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CAF, CRIPTOVALUTE, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Modello Redditi Criptovalute 2026: Guida Completa Quadro RT e RW

Dichiarazione redditi Criptovalute

Guida definitiva 2026: tutto ciò che devi sapere per dichiarare correttamente le tue criptovalute nel Modello Redditi. Quadro RT, Quadro RW, calcolo plusvalenze, nuova aliquota 33% e come evitare sanzioni.

Indice dei contenuti

  1. Introduzione: perché dichiarare le crypto
  2. Normativa fiscale 2025-2026
  3. Obblighi dichiarativi
  4. Quadro RW: monitoraggio fiscale
  5. Quadro RT: plusvalenze
  6. Come calcolare le plusvalenze
  7. Il metodo LIFO spiegato
  8. Gestire le minusvalenze
  9. Affrancamento e rivalutazione
  10. Scadenze e versamenti
  11. Errori comuni da evitare
  12. Domande frequenti

Introduzione: perché è fondamentale dichiarare le criptovalute

Le criptovalute non sono più un Far West fiscale. L’Italia ha introdotto regole precise per la tassazione e il monitoraggio delle cripto-attività, con sanzioni severe per chi non le rispetta.

Dal 2023, le plusvalenze da criptovalute sono equiparate ai redditi diversi di natura finanziaria e devono essere dichiarate nel Modello Redditi Persone Fisiche. Chi detiene crypto deve inoltre compilare il Quadro RW per il monitoraggio fiscale.

Questa guida ti accompagna passo passo attraverso tutti gli adempimenti fiscali legati alle criptovalute, con le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 che cambiano significativamente il panorama fiscale.

Normativa fiscale 2025-2026: cosa è cambiato

La Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) ha introdotto modifiche importanti alla tassazione delle cripto-attività:

Novità dal 2025

  • Eliminazione della franchigia: abolita la soglia di esenzione di 2.000 euro. Tutte le plusvalenze sono ora tassabili
  • Aliquota invariata: per il 2025 resta al 26%
  • Inclusione ISEE: le criptovalute entrano nel calcolo del patrimonio mobiliare ISEE

Novità dal 2026

  • Aumento aliquota al 33%: le plusvalenze saranno tassate al 33% invece che al 26%
  • Eccezione stablecoin euro: i token di moneta elettronica in euro (MiCAR) mantengono il 26%

Approfondimento: Tassazione al 33% per le Plusvalenze su Cripto-Attività: Cosa Cambia

Obblighi dichiarativi: chi deve dichiarare

Ogni persona fisica residente in Italia che detiene o negozia criptovalute ha due obblighi distinti:

ObbligoQuadroQuando scatta
Monitoraggio fiscaleRW (o W nel 730)Sempre, se detieni crypto al 31/12
Dichiarazione plusvalenzeRT (o T nel 730)Solo se hai venduto/convertito crypto

Importante: l’obbligo di monitoraggio nel Quadro RW sussiste anche se non hai fatto alcuna operazione durante l’anno. Se al 31 dicembre detenevi anche solo 1 euro in criptovalute, devi dichiararlo.

Quadro RW: il monitoraggio fiscale

Il Quadro RW serve per il monitoraggio delle attività estere, incluse le criptovalute (considerate sempre “estere” indipendentemente da dove sono custodite).

Come compilare il Quadro RW

Devi compilare un rigo per ogni wallet o exchange dove detieni criptovalute:

  • Colonna 1 (Codice): indicare “14” per cripto-attività
  • Colonna 3 (Valore iniziale): valore in euro al 1° gennaio dell’anno
  • Colonna 4 (Valore finale): valore in euro al 31 dicembre dell’anno
  • Colonna 7 (Giorni): numero di giorni di detenzione
  • Colonna 20: barrare se le crypto sono detenute in cold wallet

Attenzione: se utilizzi più exchange (Binance, Coinbase, Kraken, ecc.) o hai wallet diversi (hardware wallet, MetaMask, ecc.), devi compilare un rigo separato per ciascuno.

IVAFE sulle criptovalute

Le criptovalute non sono soggette all’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere). Questo perché non rientrano nella definizione di “prodotti finanziari” ai fini dell’imposta patrimoniale.

Quadro RT: dichiarare le plusvalenze

Il Quadro RT (sezione II-B per le cripto-attività) è dove dichiari le plusvalenze realizzate dalla vendita o conversione di criptovalute.

Quando si genera una plusvalenza tassabile

  • Vendita per euro o altra valuta fiat (es. vendi Bitcoin e incassi euro)
  • Conversione tra criptovalute (es. converti Bitcoin in Ethereum)
  • Acquisto di beni o servizi con criptovalute
  • Pagamento di prestazioni ricevuto in crypto

Righi da compilare nel Quadro RT

  • RT41 Col. 1: totale corrispettivi delle cessioni (quanto hai incassato)
  • RT41 Col. 2: costo fiscale riconosciuto (prezzo di acquisto con metodo LIFO)
  • RT42: plusvalenze da affrancamento (se hai aderito)
  • RT43: plusvalenza netta imponibile
  • RT44: imposta sostitutiva (26% per 2025, 33% dal 2026)

Come calcolare le plusvalenze

Il calcolo delle plusvalenze può essere complesso, soprattutto per chi fa trading frequente. Ecco i passaggi fondamentali:

1. Raccogli lo storico delle operazioni

Per ogni exchange o wallet, scarica lo storico completo delle transazioni. Servono:

  • Data e ora di ogni acquisto
  • Quantità acquistata
  • Prezzo pagato in euro
  • Commissioni pagate
  • Data e ora di ogni vendita/conversione
  • Quantità venduta
  • Controvalore in euro incassato

2. Applica il metodo LIFO

Per ogni vendita, identifica quali unità sono state cedute usando il criterio LIFO (ultime entrate, prime uscite).

3. Calcola la plusvalenza per ogni operazione

Plusvalenza = Corrispettivo vendita - Costo acquisto (LIFO) - Commissioni

4. Somma tutte le plusvalenze dell’anno

Il totale delle plusvalenze nette va riportato nel Quadro RT.

Il metodo LIFO spiegato con esempio

Il metodo LIFO (Last In, First Out) prevede che si considerino cedute per prime le criptovalute acquistate più di recente.

Esempio pratico:

DataOperazioneQuantità BTCPrezzo unitarioTotale
01/03/2024Acquisto0,540.000€20.000€
15/06/2024Acquisto0,355.000€16.500€
01/09/2024Acquisto0,250.000€10.000€
15/11/2024Vendita0,480.000€32.000€

Applicazione LIFO per la vendita di 0,4 BTC:

  1. Si cedono prima i 0,2 BTC del 01/09 (costo: 10.000€)
  2. Poi si cedono 0,2 BTC dei 0,3 del 15/06 (costo: 11.000€)

Calcolo plusvalenza:

  • Corrispettivo vendita: 32.000€
  • Costo LIFO: 10.000€ + 11.000€ = 21.000€
  • Plusvalenza: 11.000€

Gestire le minusvalenze

Se le tue operazioni hanno generato una perdita (minusvalenza), hai comunque interesse a dichiararla. Le minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze future nei quattro anni successivi.

Esempio:

  • 2025: realizzi una minusvalenza di 5.000€ → la dichiari nel Quadro RT
  • 2026: realizzi una plusvalenza di 8.000€
  • Plusvalenza imponibile 2026: 8.000€ – 5.000€ = 3.000€

Affrancamento e rivalutazione al 18%

La Legge di Bilancio 2025 offre la possibilità di rivalutare il valore fiscale delle criptovalute al 1° gennaio 2025, pagando un’imposta sostitutiva del 18% sulla plusvalenza latente.

Come funziona

  1. Calcoli il valore delle tue crypto al 1° gennaio 2025
  2. Sottrai il costo storico di acquisto
  3. Sulla differenza paghi il 18%
  4. Il nuovo costo fiscale diventa il valore al 1° gennaio 2025

Quando conviene

L’affrancamento conviene se:

  • Hai acquistato crypto a prezzi molto bassi (es. Bitcoin a 3.000€)
  • Prevedi di vendere nei prossimi anni
  • Vuoi “cristallizzare” la plusvalenza latente a un’aliquota inferiore

Scadenza versamento: 30 novembre 2025

Scadenze e versamenti

AdempimentoScadenza
Dichiarazione Redditi PF (Quadri RT/RW)30 settembre (anno successivo)
Versamento imposta sostitutiva30 giugno (anno successivo)
Versamento affrancamento 18%30 novembre 2025

Errori comuni da evitare

  1. Non dichiarare il possesso: anche senza vendite, devi compilare il Quadro RW
  2. Confondere detenzione e realizzo: la detenzione non genera plusvalenze, solo la vendita/conversione
  3. Dimenticare le conversioni crypto-crypto: anche lo scambio tra criptovalute genera plusvalenza
  4. Usare il metodo sbagliato: il calcolo va fatto con LIFO, non con media ponderata
  5. Non considerare le commissioni: le fee degli exchange sono deducibili dal costo
  6. Dichiarare valori approssimativi: usa sempre lo storico ufficiale degli exchange

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Devo dichiarare le crypto se le ho solo comprate e non vendute?

Sì, devi comunque compilare il Quadro RW per il monitoraggio fiscale. Non devi invece compilare il Quadro RT perché non hai realizzato plusvalenze.

Come dichiaro crypto su exchange diversi?

Devi compilare un rigo separato nel Quadro RW per ogni exchange o wallet dove detieni criptovalute. Indica il valore iniziale e finale per ciascuna posizione.

Le crypto regalate vanno dichiarate?

Sì, le crypto ricevute in regalo vanno dichiarate nel Quadro RW. Il costo fiscale da assumere è il valore al momento del ricevimento (potrebbero applicarsi anche imposte su donazioni).

Posso usare il 730 per dichiarare le crypto?

Sì, dal 2024 puoi usare il Modello 730 compilando il Quadro W (analogo del RW) e il Quadro T (analogo del RT) se hai plusvalenze.

Cosa succede se ho minusvalenze?

Le minusvalenze vanno comunque dichiarate e possono essere compensate con plusvalenze realizzate nei quattro anni successivi.

Devo dichiarare gli NFT?

Sì, gli NFT sono cripto-attività a tutti gli effetti. Vanno dichiarati nel Quadro RW e le plusvalenze dalla vendita nel Quadro RT.

Come recupero lo storico delle operazioni?

Ogni exchange offre la possibilità di scaricare lo storico completo delle transazioni. Cerca nelle impostazioni la sezione ‘Storico’ o ‘Report fiscale’.

Posso fare la dichiarazione da solo?

Tecnicamente sì, ma data la complessità dei calcoli (soprattutto con molte operazioni) è consigliabile affidarsi a un CAF o professionista esperto in cripto-attività.

Affida la dichiarazione delle tue criptovalute al CAF Centro Fiscale

I nostri esperti ti aiutano a calcolare correttamente le plusvalenze, compilare i Quadri RT e RW, e valutare la convenienza dell’affrancamento. Dichiarazione completa a partire da 80€.

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    DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Tassazione Auto Aziendale: Come si Tassano i Rimborsi del Dipendente

    Dichiarazione dei redditi 730

    Indice dei contenuti

    1. Fringe Benefit Auto Aziendale: Richiamo Rapido
    2. Quando il Dipendente Paga Somme all’Azienda
    3. Come si Tassano le Somme Pagate dal Dipendente
    4. Esempi Pratici di Calcolo
    5. Domande Frequenti

    L’auto aziendale concessa in uso promiscuo al dipendente genera un fringe benefit tassato come reddito da lavoro dipendente. Ma cosa succede quando il dipendente paga delle somme all’azienda per l’utilizzo dell’auto oltre il benefit standard? Come vengono tassate queste somme pagate dal dipendente all’azienda? La questione è rilevante per migliaia di lavoratori dipendenti e per le aziende che gestiscono le auto aziendali.

    In questo articolo analizziamo il trattamento fiscale dei rimborsi auto aziendale pagati dal dipendente all’azienda, alla luce delle recenti circolari dell’Agenzia delle Entrate e della normativa vigente.

    Fringe Benefit Auto Aziendale: Richiamo Rapido

    Cos’è il fringe benefit auto aziendale

    Il fringe benefit per auto aziendale è il valore del benefit tassato come reddito da lavoro dipendente quando l’azienda concede al dipendente un’auto in uso promiscuo (uso aziendale e privato).

    Il calcolo del fringe benefit si basa sul:

    • 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 km annui
    • Costo chilometrico ACI del veicolo
    • Emissioni CO2 del veicolo (dal 2020)

    Questo importo viene tassato come reddito da lavoro dipendente e soggetto a ritenute IRPEF e contributi INPS.

    Quando si applica il fringe benefit

    Il fringe benefit auto aziendale si applica quando:

    • L’auto è di proprietà o in leasing all’azienda
    • Il dipendente può utilizzarla anche per fini privati (uso promiscuo)
    • L’auto non è utilizzata esclusivamente per trasferte di lavoro

    L’importo del benefit viene indicato nella CU (Certificazione Unica) e concorre alla formazione del reddito imponibile del dipendente.

    Quando il Dipendente Paga Somme all’Azienda

    Casistiche di rimborsi auto aziendale

    Esistono diversi casi in cui il dipendente paga somme all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale:

    1. Contributo mensile fisso per l’uso dell’auto (es. 100 euro/mese)
    2. Rimborso chilometrico per i km percorsi privatamente
    3. Rimborso carburante per uso privato
    4. Quota assicurazione o manutenzione straordinaria
    5. Penale per utilizzo improprio o danni all’auto

    Queste somme vengono versate dal dipendente all’azienda tramite:

    • Trattenute in busta paga
    • Bonifici diretti
    • Compensazione su rimborsi spese

    Perché il dipendente paga questi rimborsi

    Le aziende richiedono questi rimborsi per:

    • Coprire i costi reali dell’auto (carburante, manutenzione, assicurazione)
    • Limitare l’uso privato dell’auto aziendale
    • Responsabilizzare il dipendente sull’utilizzo del veicolo
    • Ridurre il costo fiscale del benefit per entrambe le parti

    Ma come si tassano fiscalmente queste somme?

    Come si Tassano le Somme Pagate dal Dipendente

    Principio fiscale fondamentale

    Secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 326/E del 1997 e successive), le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale:

    NON riducono il fringe benefit tassato, ma hanno un trattamento fiscale distinto:

    1. Le somme pagate dal dipendente NON sono deducibili dal suo reddito
    2. Il fringe benefit rimane invariato (calcolato con la formula standard ACI)
    3. Le somme pagate sono considerate corrispettivi per un servizio ricevuto

    Questo significa che il dipendente:

    • Paga il fringe benefit come reddito tassato (tassazione IRPEF + contributi)
    • Paga le somme all’azienda con reddito già tassato (no deducibilità)

    Risultato: Doppia tassazione economica (ma non fiscale in senso stretto).

    Posizione dell’Agenzia delle Entrate

    L’Agenzia delle Entrate ha chiarito nella Circolare 326/E/1997 che:

    “Le somme corrisposte dal dipendente al datore di lavoro a titolo di rimborso per l’uso privato dell’auto aziendale non riducono il valore del fringe benefit da assoggettare a tassazione.”

    La ratio di questa interpretazione è che:

    • Il fringe benefit è calcolato con criteri forfettari (tabelle ACI)
    • I rimborsi reali pagati dal dipendente sono indipendenti dal calcolo forfettario
    • Accettare la deducibilità creerebbe distorsioni e arbitraggi fiscali

    Quindi, anche se il dipendente paga 200 euro/mese all’azienda, il benefit tassato resta quello calcolato con le tabelle ACI.

    Esempi Pratici di Calcolo

    Esempio 1: Auto aziendale con contributo mensile

    Dati:

    • Auto aziendale: BMW Serie 3 (emissioni 120 g/km CO2)
    • Costo chilometrico ACI: 0,50 euro/km
    • Fringe benefit annuo: 0,50 x 15.000 x 30% = 2.250 euro
    • Contributo mensile pagato dal dipendente: 150 euro/mese (1.800 euro/anno)

    Tassazione:

    • Fringe benefit tassato: 2.250 euro (invariato)
    • IRPEF su benefit (aliquota 38%): 2.250 x 38% = 855 euro
    • Contributi INPS (9,19%): 2.250 x 9,19% = 207 euro
    • Somme pagate all’azienda: 1.800 euro (NO deducibili)

    Costo totale per il dipendente:

    • Tasse su benefit: 855 + 207 = 1.062 euro
    • Contributo azienda: 1.800 euro
    • TOTALE: 2.862 euro/anno

    Se il dipendente avesse potuto dedurre i 1.800 euro, avrebbe risparmiato circa 680 euro di IRPEF.

    Esempio 2: Rimborso carburante uso privato

    Dati:

    • Auto aziendale: Fiat 500 elettrica (emissioni 0 g/km CO2)
    • Fringe benefit annuo: ridotto del 50% = 1.125 euro
    • Rimborso carburante (ricariche private): 600 euro/anno

    Tassazione:

    • Fringe benefit tassato: 1.125 euro (invariato)
    • IRPEF + contributi (47,19%): 1.125 x 47,19% = 531 euro
    • Rimborso carburante: 600 euro (NO deducibili)

    Costo totale: 531 + 600 = 1.131 euro

    Anche in questo caso, il rimborso carburante non riduce il benefit.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Tassazione Auto Aziendale

    Le somme pagate dal dipendente per l’auto aziendale sono deducibili?

    No, secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare 326/E/1997) le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale NON sono deducibili dal reddito del dipendente e NON riducono il fringe benefit tassato.

    Posso chiedere all’azienda di ridurre il benefit se pago contributi mensili?

    No, il fringe benefit e calcolato con criteri forfettari (tabelle ACI) indipendentemente dai rimborsi effettivi pagati dal dipendente. L’importo del benefit non puo essere ridotto neanche se il dipendente paga somme all’azienda.

    Come vengono tassate le somme che pago all’azienda per l’auto?

    Le somme pagate dal dipendente all’azienda sono pagate con reddito gia tassato (netto in busta paga) e non sono deducibili. In pratica, rappresentano un costo aggiuntivo rispetto alle tasse sul fringe benefit.

    Conviene tenere l’auto aziendale se devo pagare contributi all’azienda?

    Dipende dall’importo totale (benefit tassato + contributi azienda). Bisogna fare un calcolo comparativo tra il costo dell’auto aziendale (tasse + contributi) e il costo di un’auto personale (rate leasing + assicurazione + carburante + manutenzione).

    Le somme pagate dal dipendente all’azienda per l’utilizzo dell’auto aziendale oltre il fringe benefit standard NON riducono il benefit tassato e NON sono deducibili dal reddito del dipendente. Questo comporta un doppio onere economico: tasse sul benefit forfettario + rimborsi reali all’azienda.

    Per i dipendenti con auto aziendale è fondamentale:

    • Calcolare il costo reale totale (benefit tassato + contributi azienda)
    • Confrontare con un’auto personale per valutare la convenienza
    • Verificare in busta paga che il benefit sia calcolato correttamente

    Per maggiori informazioni sulla tassazione delle auto aziendali e sui fringe benefit, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata.


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    4. Prestazioni Sanitarie ed Educative Esenti da IVA

    L’IVA 2026 presenta importanti novità per chi opera in regime forfettario e per le piccole attività. La normativa italiana prevede specifici esoneri dall’IVA per determinate categorie di contribuenti che rispettano precise soglie di fatturato. Conoscere quando si è esonerati dall’IVA è fondamentale per gestire correttamente la propria posizione fiscale e evitare errori nella fatturazione. Vediamo nel dettaglio chi è esonerato dall’IVA nel 2026 e quali sono i requisiti da rispettare.

    Regime Forfettario: Esonero IVA Confermato

    Il regime forfettario resta la principale forma di esonero IVA per i contribuenti italiani nel 2026. Chi aderisce a questo regime agevolato non applica IVA sulle fatture emesse e, di conseguenza, non detrae l’IVA sugli acquisti.

    Soglia di accesso 2026: il limite di ricavi per accedere al regime forfettario rimane 85.000 euro annui. Superata questa soglia, si esce automaticamente dal regime e si diventa soggetti IVA ordinari dall’anno successivo.

    Vantaggi dell’esonero IVA:

    • Fatturazione semplificata (senza IVA)
    • Nessun obbligo di dichiarazione IVA trimestrale o annuale
    • Nessuna liquidazione periodica IVA
    • Tassazione sostitutiva al 5% (primi 5 anni) o 15%

    Le fatture dei forfettari devono riportare la dicitura “Operazione senza applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 1, comma 58, L. 190/2014”.

    Regime di Vantaggio per Giovani

    Il regime di vantaggio (o regime dei minimi) è stato abrogato dal 2016, ma chi ne beneficiava prima di quella data ha potuto mantenerlo fino al completamento dei 5 anni previsti. Dal 2026, questo regime non è più operativo.

    I giovani che avviano una nuova attività devono orientarsi sul regime forfettario, che prevede aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni se:

    • Non hanno svolto attività d’impresa/lavoro autonomo nei 3 anni precedenti
    • L’attività non costituisce mera prosecuzione di precedente attività
    • Hanno meno di 35 anni (requisito eliminato dal 2023)

    Anche in questo caso, si beneficia dell’esonero IVA previsto per i forfettari.

    Agricoltori e Produttori Agricoli: Regime Speciale

    Gli agricoltori e i produttori agricoli possono beneficiare di un regime IVA speciale che, di fatto, li esonera dagli adempimenti ordinari IVA. Si tratta del regime IVA agricolo previsto dall’art. 34 del DPR 633/72.

    Come funziona:

    • L’IVA è applicata in modo forfettario sulle cessioni di prodotti agricoli
    • Le percentuali di compensazione variano dal 4% al 10% a seconda del prodotto
    • Non è necessaria la liquidazione periodica IVA
    • La dichiarazione annuale IVA è semplificata

    Produttori agricoli esonerati completamente: chi realizza un volume d’affari inferiore a 7.000 euro può richiedere l’esonero totale dagli adempimenti IVA (art. 34-bis DPR 633/72).

    Prestazioni Sanitarie ed Educative Esenti da IVA

    Alcune categorie professionali sono esenti da IVA per natura dell’attività svolta. Non si tratta di un esonero volontario, ma di esenzione obbligatoria prevista dalla legge.

    Prestazioni sanitarie esenti (art. 10, DPR 633/72):

    • Medici, odontoiatri, veterinari
    • Psicologi, biologi, infermieri (se iscritti all’albo)
    • Fisioterapisti, ostetriche, laboratori di analisi

    Prestazioni educative e sociali esenti:

    • Insegnanti privati (lezioni individuali o di gruppo)
    • Educatori, formatori professionali
    • Servizi socio-assistenziali

    Anche chi è in regime ordinario, se svolge queste attività, non applica IVA sulle fatture. Tuttavia, non può detrarre l’IVA sugli acquisti relativi a tali prestazioni esenti.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sull’IVA 2026

    Chi è esonerato dall’IVA nel 2026?

    Sono esonerati dall’IVA i contribuenti in regime forfettario (fino a 85.000 euro di ricavi annui), gli agricoltori con volume d’affari sotto 7.000 euro e i professionisti che svolgono attività esenti come prestazioni sanitarie o educative. L’esonero comporta l’impossibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti.

    Qual è la soglia IVA per il regime forfettario 2026?

    La soglia di accesso al regime forfettario per il 2026 è di 85.000 euro di ricavi annui. Chi supera questo limite esce dal regime dall’anno successivo e diventa soggetto IVA ordinario, con obbligo di fatturazione con IVA e presentazione delle dichiarazioni periodiche.

    Chi è in regime forfettario deve fare la dichiarazione IVA?

    No, i contribuenti in regime forfettario sono esonerati dalla dichiarazione IVA annuale e dalle liquidazioni periodiche. Devono solo presentare la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF) con i ricavi conseguiti, ai quali si applica l’imposta sostitutiva del 5% o 15%.

    Gli agricoltori sono esonerati dall’IVA?

    Gli agricoltori possono beneficiare del regime IVA speciale agricolo (con compensazioni forfettarie) oppure, se il volume d’affari è inferiore a 7.000 euro annui, possono richiedere l’esonero totale dagli adempimenti IVA secondo l’art. 34-bis del DPR 633/72.


    L’esonero dall’IVA nel 2026 riguarda principalmente i contribuenti in regime forfettario, gli agricoltori sotto soglia e chi svolge attività esenti come prestazioni sanitarie ed educative. Conoscere questi meccanismi è fondamentale per evitare errori nella fatturazione e gestire correttamente la propria posizione fiscale. Per chi si trova vicino alle soglie di fatturato o vuole valutare il passaggio al regime ordinario, è consigliabile rivolgersi a un CAF o a un commercialista per una consulenza personalizzata.

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    Professionisti: Addio Soglia 5.000 Euro per Pagamenti della PA

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    Indice dei contenuti

    1. Cosa cambia per i professionisti
    2. La novità normativa nel dettaglio
    3. Vantaggi della nuova disciplina
    4. Domande frequenti

    Una importante novità normativa interessa i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione: è stata eliminata la soglia di 5.000 euro per i controlli sui pagamenti. Questa modifica, in vigore dal 2026, rappresenta una semplificazione burocratica significativa che accelera i tempi di liquidazione delle fatture.

    La soglia dei 5.000 euro era stata introdotta per distinguere i pagamenti che richiedevano verifiche più approfondite da quelli di importo inferiore. Con la sua eliminazione, tutti i pagamenti della PA ai professionisti seguono ora la stessa procedura semplificata, indipendentemente dall’importo.

    Vediamo nel dettaglio cosa cambia, quali sono i vantaggi concreti per i professionisti e come si applicano le nuove regole.

    Cosa cambia per i professionisti

    L’eliminazione della soglia di 5.000 euro per i pagamenti PA comporta diverse modifiche operative per i professionisti:

    • Uniformità dei controlli: non c’è più distinzione tra pagamenti sotto o sopra la soglia
    • Procedure semplificate: tutti i pagamenti seguono lo stesso iter amministrativo
    • Tempi ridotti: eliminati i controlli aggiuntivi che rallentavano i pagamenti oltre i 5.000 euro
    • Meno burocrazia: documentazione richiesta standardizzata per qualsiasi importo

    Prima della riforma, i pagamenti superiori a 5.000 euro richiedevano verifiche supplementari da parte degli uffici amministrativi della PA, con conseguenti rallentamenti nei tempi di liquidazione. Questa distinzione creava spesso disagi operativi e ritardi nei pagamenti, specialmente per fatture di importo appena superiore alla soglia.

    Con la nuova disciplina, la Pubblica Amministrazione applica la stessa procedura di verifica e pagamento indipendentemente dall’importo della fattura, garantendo maggiore prevedibilità dei tempi di incasso per i professionisti.

    La novità normativa nel dettaglio

    La modifica normativa che elimina la soglia di 5.000 euro si inserisce in un più ampio processo di semplificazione dei rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

    Ambito di applicazione

    La nuova disciplina si applica a:

    • Prestazioni professionali rese da liberi professionisti alla PA
    • Consulenze e collaborazioni con enti pubblici
    • Servizi specialistici (legali, fiscali, tecnici, sanitari)
    • Incarichi professionali affidati tramite procedure pubbliche o dirette

    Cosa non cambia

    Restano invariati:

    • Gli obblighi di fatturazione elettronica verso la PA
    • I termini di pagamento previsti dal D.Lgs. 231/2002 (30-60 giorni)
    • Le verifiche antimafia e di regolarità contributiva (DURC)
    • Gli adempimenti fiscali e previdenziali del professionista

    L’eliminazione della soglia riguarda esclusivamente le procedure interne di controllo amministrativo e contabile della PA, non gli obblighi formali del professionista.

    Vantaggi della nuova disciplina

    La rimozione della soglia di 5.000 euro porta vantaggi concreti sia per i professionisti che per la Pubblica Amministrazione:

    Per i professionisti

    • Tempi di pagamento più rapidi: eliminati i controlli aggiuntivi che rallentavano l’iter
    • Maggiore liquidità: incassi più prevedibili e tempestivi
    • Semplificazione operativa: stessa procedura per tutti gli importi
    • Riduzione del contenzioso: meno contestazioni legate a ritardi di pagamento

    Per la Pubblica Amministrazione

    • Snellimento delle procedure: un solo iter amministrativo invece di due
    • Riduzione dei costi: meno risorse dedicate a controlli differenziati
    • Efficienza organizzativa: processi standardizzati e più rapidi
    • Migliori rapporti con i fornitori di servizi professionali

    Questa riforma si colloca nel solco delle semplificazioni amministrative avviate negli ultimi anni per migliorare i rapporti tra cittadini, imprese, professionisti e PA.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Soglia 5.000 Euro PA

    Da quando è eliminata la soglia di 5.000 euro per i pagamenti PA?

    La modifica normativa è in vigore dal 2026. Tutti i pagamenti della Pubblica Amministrazione ai professionisti, indipendentemente dall importo, seguono ora la stessa procedura semplificata senza distinzione di soglia.

    La soglia di 5.000 euro riguarda anche i pagamenti dell Agenzia delle Entrate?

    No, la soglia eliminata riguarda i controlli amministrativi interni della PA per i pagamenti ai professionisti. Non ha nulla a che vedere con le soglie fiscali per tracciabilita o deducibilita delle spese, che restano invariate.

    Cambiano i tempi di pagamento delle fatture alla PA?

    I tempi massimi di pagamento (30-60 giorni) previsti dal D.Lgs. 231/2002 restano invariati. Tuttavia, l eliminazione dei controlli aggiuntivi per importi oltre i 5.000 euro puo accelerare l iter di liquidazione effettivo.

    Devo modificare qualcosa nella mia fatturazione elettronica?

    No, non cambiano gli obblighi di fatturazione elettronica verso la PA. La novita riguarda solo le procedure interne di controllo amministrativo della Pubblica Amministrazione, non gli adempimenti del professionista.


    L’eliminazione della soglia di 5.000 euro per i controlli sui pagamenti PA rappresenta un passo importante verso la semplificazione burocratica e il miglioramento dei rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione.

    Per i professionisti, questa novita si traduce in tempi di pagamento più prevedibili, maggiore liquidita e meno burocrazia. Per la PA, significa procedure più snelle e costi amministrativi ridotti.

    Se sei un professionista che lavora con la PA e hai dubbi su questa o altre novita normative, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per consulenze personalizzate su regime fiscale, adempimenti e semplificazioni.


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    Forex e Quadro RW 2026: Guida Completa alla Dichiarazione Fiscale del Trading Valutario


    Il **trading Forex** (Foreign Exchange, ovvero il mercato delle valute) è diventato sempre più popolare tra gli investitori italiani. Ma quando si parla di **investimenti in valute estere** e **operazioni di trading online**, sorgono spesso dubbi sugli **obblighi fiscali**: devo dichiarare il conto Forex? Cos’è il **quadro RW**? Come funziona la **tassazione delle plusvalenze** sul Forex? In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sul **Forex e quadro RW**, con particolare attenzione alla differenza cruciale tra **broker italiani e broker esteri**, per aiutarti a gestire correttamente i tuoi adempimenti fiscali e evitare sanzioni.


    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Trading Forex e Come Funziona dal Punto di Vista Fiscale
    2. Broker Italiani vs Broker Esteri: La Differenza Cruciale per il Quadro RW
    3. Quando è Obbligatorio Compilare il Quadro RW per il Forex
    4. Come Compilare il Quadro RW per il Conto Forex Estero
    5. Tassazione delle Plusvalenze Forex: Come Funziona il Capital Gains al 26%
    6. Documenti Necessari per Dichiarare il Forex nel Quadro RW
    7. Sanzioni per la Mancata Dichiarazione del Forex nel Quadro RW
    8. Forex e Criptovalute: Differenze nel Quadro RW
    9. Domande Frequenti


    Cos’è il Trading Forex e Come Funziona dal Punto di Vista Fiscale

    Il **mercato Forex** è il più grande mercato finanziario al mondo, dove si scambiano coppie di valute (euro/dollaro, sterlina/yen, ecc.). Quando fai **trading Forex**, in pratica compri una valuta vendendone un’altra, sperando che il tasso di cambio si muova a tuo favore per ottenere un profitto.

    Dal punto di vista fiscale italiano, le **operazioni in valuta estera** sono considerate **redditi diversi** quando generano una **plusvalenza** (guadagno). L’Agenzia delle Entrate equipara il trading Forex alle altre forme di investimento finanziario, applicando una **tassazione del 26%** sui guadagni netti (capital gains).

    Ma c’è una distinzione fondamentale che devi conoscere: l’obbligo dichiarativo cambia radicalmente a seconda che tu operi con un **broker italiano** oppure con un **broker estero**. Questa differenza influisce direttamente sull’obbligo di compilare il **quadro RW** nella dichiarazione dei redditi.


    Broker Italiani vs Broker Esteri: La Differenza Cruciale per il Quadro RW

    Questa è la distinzione più importante da comprendere quando si parla di **Forex e quadro RW**. Vediamo le due situazioni:


    Trading con Broker Italiani (con Sostituto d’Imposta)

    Se il tuo broker ha sede in Italia e agisce come **sostituto d’imposta**, significa che:

    • Il broker applica automaticamente la **ritenuta fiscale del 26%** sui tuoi guadagni
    • **Non devi compilare il quadro RW** nella dichiarazione dei redditi
    • **Non devi dichiarare le plusvalenze** autonomamente nel modello Redditi
    • Il broker si occupa di tutto: versa le tasse al fisco italiano per tuo conto

    In questo caso, l’adempimento fiscale è completamente automatizzato. Tu ricevi i guadagni già al netto delle tasse, senza ulteriori obblighi dichiarativi. È la soluzione più semplice per chi non vuole preoccuparsi della dichiarazione fiscale del trading.


    Trading con Broker Esteri (Regime Dichiarativo)

    Se operi con un broker con sede all’estero (anche europeo), la situazione cambia completamente:

    • Il broker **NON applica** alcuna ritenuta fiscale sui tuoi guadagni
    • **Sei obbligato a compilare il quadro RW** per il monitoraggio fiscale del conto estero
    • **Devi dichiarare autonomamente** le plusvalenze nel modello Redditi (quadro RT)
    • **Devi calcolare e versare tu** l’imposta del 26% sui guadagni netti
    • Devi pagare l’**IVAFE** (imposta patrimoniale dello 0,2% annuo sul valore del conto)

    Questa modalità si chiama **regime dichiarativo**: sei tu responsabile di ogni adempimento fiscale. L’obbligo sussiste anche se il conto è intestato a te presso broker regolamentati nell’Unione Europea (UK, Cipro, Malta, ecc.).


    Quando è Obbligatorio Compilare il Quadro RW per il Forex

    Il **quadro RW** è la sezione del modello Redditi dedicata al **monitoraggio fiscale** delle attività finanziarie detenute all’estero. Compilare correttamente questo quadro è fondamentale per evitare sanzioni molto pesanti.

    Devi compilare il **quadro RW per il Forex** in questi casi:

    • Hai un conto trading presso un **broker estero** (anche se europeo)
    • Il conto è stato aperto e/o detenuto per **almeno un giorno** durante l’anno fiscale
    • L’obbligo sussiste **indipendentemente dal saldo**: anche se il conto ha pochi euro o è in perdita, va dichiarato
    • Anche se non hai fatto operazioni durante l’anno, se il conto è attivo va segnalato

    Il quadro RW serve all’Agenzia delle Entrate per monitorare i capitali detenuti all’estero dai residenti fiscali italiani. Non è solo una formalità: la mancata compilazione comporta sanzioni che possono arrivare al **30% del valore del conto non dichiarato**.

    Importante: se il tuo broker ha sede in Italia e agisce come sostituto d’imposta, **NON devi compilare** il quadro RW. È questa la differenza cruciale tra le due tipologie di intermediari.


    Come Compilare il Quadro RW per il Conto Forex Estero

    La compilazione del **quadro RW** per un conto di **trading Forex** estero richiede attenzione e precisione. Ecco i passaggi fondamentali:


    Dati da Indicare nel Quadro RW

    Nel quadro RW dovrai inserire:

    • **Codice dello Stato estero** dove ha sede il broker (es. codice 6 per UK, 29 per Cipro)
    • **Periodo di detenzione** del conto (dal… al…)
    • **Valore iniziale** del conto al 1° gennaio (o alla data di apertura se successiva)
    • **Valore finale** del conto al 31 dicembre (o alla data di chiusura se precedente)
    • **Valore massimo** raggiunto durante l’anno (giacenza media)

    Tutti i valori vanno indicati in euro, convertendo eventuali importi in valuta estera al tasso di cambio ufficiale della Banca d’Italia alla data di riferimento.


    Calcolo dell’IVAFE sul Conto Forex

    Oltre alla compilazione del quadro RW, se detieni un conto presso un broker estero devi versare l’**IVAFE** (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero).

    L’aliquota IVAFE è pari allo **0,2% del valore del conto** calcolato sulla giacenza media annua. Ad esempio, se la giacenza media del tuo conto Forex è stata di 10.000 euro, dovrai versare 20 euro di IVAFE (10.000 x 0,2%).

    L’IVAFE si paga tramite **modello F24**, utilizzando il codice tributo specifico. Il CAF Centro Fiscale può aiutarti nel calcolo corretto e nella predisposizione del modello di pagamento.


    Tassazione delle Plusvalenze Forex: Come Funziona il Capital Gains al 26%

    Se operi in **regime dichiarativo** (broker estero), oltre al quadro RW devi dichiarare le **plusvalenze** ottenute dal trading Forex nel **quadro RT** (Redditi Diversi) del modello Redditi.

    La **tassazione delle plusvalenze Forex** funziona così:

    • Le plusvalenze (guadagni) sono tassate con **aliquota fissa del 26%**
    • Puoi compensare le plusvalenze con le eventuali **minusvalenze** (perdite) dello stesso anno o dei 4 anni precedenti
    • Il calcolo è sulla **differenza netta** tra tutti i guadagni e tutte le perdite dell’anno
    • L’imposta va versata tramite **modello F24** entro la scadenza della dichiarazione dei redditi

    Ad esempio, se nell’anno hai realizzato 5.000 euro di guadagni e 2.000 euro di perdite sul Forex, il **capital gain netto** è di 3.000 euro. Su questa cifra pagherai il 26%, ovvero 780 euro di tasse.

    Attenzione: esiste un’eccezione per le operazioni in valuta detenute a **titolo di investimento** (non speculativo) per importi inferiori a 51.645,69 euro: in questo caso le plusvalenze sono esenti da tassazione. Ma questa esenzione raramente si applica al trading Forex, che è considerato attività speculativa.


    Documenti Necessari per Dichiarare il Forex nel Quadro RW

    Per compilare correttamente la dichiarazione fiscale del trading Forex con broker estero, dovrai raccogliere questi documenti:

    • **Estratti conto** del broker con i saldi al 1° gennaio e 31 dicembre
    • **Report delle operazioni** (trading statement) con tutte le transazioni dell’anno
    • **Calcolo delle plusvalenze e minusvalenze** realizzate
    • **Dati anagrafici del broker** (nome, indirizzo, Paese di residenza)
    • **Giacenza media annua** del conto (per il calcolo IVAFE)

    Molti broker esteri forniscono report fiscali già pronti per la dichiarazione italiana, ma non sempre sono completi o corretti secondo le normative del fisco italiano. Per questo è consigliabile affidarsi a un CAF o commercialista esperto che possa verificare i dati e compilare correttamente tutti i quadri.


    Sanzioni per la Mancata Dichiarazione del Forex nel Quadro RW

    Le **sanzioni per la mancata compilazione del quadro RW** sono molto severe. L’Agenzia delle Entrate considera l’omessa dichiarazione delle attività finanziarie estere una violazione grave, che può portare a conseguenze pesanti:

    • **Sanzione amministrativa** dal 3% al 15% del valore del conto non dichiarato (minimo 258 euro)
    • Se il conto è detenuto in un **Paese black list** (paradiso fiscale), la sanzione sale dal 6% al **30%**
    • **Raddoppio dei termini** di accertamento: il fisco può contestare l’omissione fino a 8 anni invece di 4
    • Nei casi più gravi, può configurarsi il reato di **dichiarazione infedele** o addirittura **dichiarazione fraudolenta**

    Ad esempio, se hai un conto Forex estero con giacenza media di 20.000 euro e non lo dichiari nel quadro RW, la sanzione minima è di 600 euro (3%), ma può arrivare fino a 3.000 euro (15%) in casi di particolare gravità.

    Oltre alle sanzioni sul quadro RW, se non dichiari le plusvalenze nel quadro RT, l’Agenzia delle Entrate può recuperare le imposte non versate (26% sui guadagni) con sanzioni e interessi che possono superare il 30% dell’imposta dovuta.

    Per questo è fondamentale non sottovalutare gli obblighi dichiarativi: meglio rivolgersi a un professionista che possa guidarti nella corretta compilazione.


    Forex e Criptovalute: Differenze nel Quadro RW

    Molti trader operano sia sul **Forex** (valute tradizionali) che sulle **criptovalute** (Bitcoin, Ethereum, ecc.). Anche se entrambi rientrano nel quadro RW quando detenuti all’estero, ci sono alcune differenze importanti:

    • Il **Forex** è regolamentato come strumento finanziario tradizionale, le **criptovalute** hanno una normativa specifica più recente
    • Per il Forex si usa il **codice 1** (conti correnti e depositi) o **codice 14** (contratti derivati), per le crypto il **codice 14** (altre attività estere di natura finanziaria)
    • La **tassazione** è uguale (26% capital gains), ma le criptovalute hanno una franchigia: le plusvalenze sotto i 2.000 euro annui sono esenti
    • Per le crypto esiste anche la possibilità di **rivalutazione** al 1° gennaio 2025 con imposta sostitutiva del 18%

    Se vuoi approfondire la dichiarazione fiscale delle criptovalute, ti consigliamo di leggere il nostro articolo dedicato: Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute, dove troverai tutte le informazioni su quadro RW, quadro RL/RM e obblighi dichiarativi per Bitcoin e altre valute digitali.


    Domande Frequenti

    Devo dichiarare il conto Forex se non ho fatto operazioni durante l’anno?

    Sì, se il conto presso broker estero è stato aperto e attivo (anche senza operazioni), va dichiarato nel quadro RW. L’obbligo sussiste indipendentemente dall’operatività o dal saldo del conto.

    Se ho un broker italiano con sostituto d’imposta, devo compilare il quadro RW?

    No, se il broker agisce come sostituto d’imposta (applica la ritenuta del 26%), non devi compilare il quadro RW né dichiarare le plusvalenze. Il broker si occupa di tutto.

    Posso compensare le perdite Forex con guadagni da altri investimenti?

    Sì, le minusvalenze da trading Forex possono essere compensate con plusvalenze da altri redditi diversi di capitale (azioni, obbligazioni, ETF) nello stesso anno fiscale o nei 4 anni successivi.

    Come si calcola il valore del conto Forex in euro per il quadro RW?

    Si usa il tasso di cambio ufficiale della Banca d’Italia al 31 dicembre (o alla data di apertura/chiusura conto). Il broker spesso fornisce già il dato in euro negli estratti conto.

    Devo pagare IVAFE anche se il conto Forex è in perdita?

    Sì, l’IVAFE (0,2% annuo) si calcola sul valore del conto indipendentemente dal fatto che tu abbia guadagni o perdite. Si paga sulla giacenza media, non sul risultato economico.


    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione del Forex?

    La gestione fiscale del **trading Forex** richiede attenzione e competenza, soprattutto se operi con **broker esteri**. La compilazione del **quadro RW**, il calcolo delle **plusvalenze**, il versamento dell’**IVAFE** e dell’**imposta sostitutiva del 26%** sono adempimenti che non possono essere sottovalutati: le sanzioni per errori o omissioni sono molto pesanti. La differenza fondamentale tra **broker italiani** (con sostituto d’imposta, nessun obbligo dichiarativo) e **broker esteri** (regime dichiarativo, obbligo quadro RW) deve essere chiara fin dall’inizio, per evitare sorprese spiacevoli. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale nell’assistenza ai trader per la compilazione del **modello Redditi** con quadro RW, quadro RT e tutti gli adempimenti connessi. Ti aiutiamo a calcolare correttamente le imposte, a predisporre i modelli F24 e a conservare la documentazione necessaria in caso di controlli fiscali. Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione fiscale del trading Forex? Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.


    Gennaio 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png 0 0 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-01-25 09:00:002026-02-25 03:13:59Forex e Quadro RW 2026: Guida Completa alla Dichiarazione Fiscale del Trading Valutario
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    Bonus Mobili Caldaia Gas: Stop Alla Detrazione Dal 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cosa Cambia per il Bonus Mobili dal 2026
    2. Quali Interventi Danno Ancora Diritto al Bonus Mobili
    3. Alternative Alla Caldaia a Gas per Mantenere il Bonus
    4. Scadenze e Cosa Fare Se Avevi Programmato la Sostituzione

    Dal 1° gennaio 2026 non sarà più possibile accedere al Bonus Mobili attraverso la semplice sostituzione della caldaia a gas. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti recepito le direttive europee sull’efficienza energetica, escludendo l’installazione di caldaie alimentate a combustibili fossili dagli interventi agevolati. Questa modifica normativa ha conseguenze importanti per chi stava pianificando di usufruire della detrazione fiscale del 50% sui mobili ed elettrodomestici collegandola alla sostituzione della caldaia. In questo articolo chiariamo cosa cambia dal 2026, quali interventi danno ancora diritto al Bonus Mobili e come comportarsi se avevi programmato lavori di questo tipo.

    Cosa Cambia per il Bonus Mobili dal 2026

    Fino al 31 dicembre 2025, la sostituzione della caldaia era considerata un intervento di manutenzione straordinaria che dava diritto al Bonus Ristrutturazione e, di conseguenza, anche al Bonus Mobili per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici.

    Dal 1° gennaio 2026, la normativa cambia radicalmente. La Legge di Bilancio 2026 ha escluso dalla detrazione fiscale del 50% (Bonus Ristrutturazione) gli interventi di installazione di impianti termici alimentati a combustibili fossili, comprese le caldaie a gas metano o GPL.

    Poiché il Bonus Mobili è strettamente legato al Bonus Ristrutturazione (si può ottenere solo se si effettuano lavori di ristrutturazione edilizia agevolati), l’esclusione della caldaia a gas dal bonus ristrutturazione comporta automaticamente l’impossibilità di usufruire del Bonus Mobili con questo tipo di intervento.

    In sintesi:

    • Fino al 31 dicembre 2025: sostituzione caldaia a gas → Bonus Ristrutturazione + Bonus Mobili
    • Dal 1° gennaio 2026: sostituzione caldaia a gas → NESSUNA detrazione (né Bonus Ristrutturazione né Bonus Mobili)

    Questa esclusione fa parte della più ampia strategia europea di decarbonizzazione degli edifici e di promozione delle fonti rinnovabili (pompe di calore, caldaie a biomassa, solare termico).

    Quali Interventi Danno Ancora Diritto al Bonus Mobili

    Nonostante l’esclusione della caldaia a gas, il Bonus Mobili 2026 resta pienamente operativo per tutti gli altri interventi di ristrutturazione edilizia agevolati:

    INTERVENTI CHE DANNO DIRITTO AL BONUS MOBILI 2026:

    • Ristrutturazione completa dell’immobile o di parte di esso
    • Manutenzione straordinaria su parti comuni condominiali o singole unità (esclusa sostituzione caldaia a gas)
    • Restauro e risanamento conservativo
    • Installazione di impianti termici a energia rinnovabile: pompe di calore, caldaie a biomassa, pannelli solari termici
    • Rifacimento bagno o cucina (purché con opere edili strutturali, non solo estetica)
    • Consolidamento strutturale, antisismico
    • Efficientamento energetico (cappotto termico, sostituzione infissi) che dà diritto all’Ecobonus
    • Eliminazione barriere architettoniche

    IMPORTANTE: Se stai già effettuando un altro intervento di ristrutturazione agevolato (es. rifacimento bagno, sostituzione infissi con Ecobonus), puoi comunque accedere al Bonus Mobili anche se contestualmente sostituisci la caldaia a gas. La caldaia non dà diritto alla detrazione, ma non impedisce di usufruire del bonus mobili per gli altri lavori.

    Esempio pratico: Sostituisci la caldaia a gas + rifai il bagno nel 2026 → la caldaia non è detraibile, ma il rifacimento bagno sì → puoi accedere al Bonus Mobili per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

    Alternative Alla Caldaia a Gas per Mantenere il Bonus

    Se il tuo obiettivo era sostituire la caldaia e accedere al Bonus Mobili, esistono alternative energeticamente più efficienti che continuano a dare diritto alle detrazioni fiscali:

    1. Pompa di calore elettrica

    Le pompe di calore sono la soluzione più incentivata. Permettono di ottenere:

    • Ecobonus 50-65% (detrazione su 10 anni) oppure Superbonus residuo in casi specifici
    • Bonus Mobili per acquisto arredi ed elettrodomestici
    • Elevata efficienza energetica (COP > 3)
    • Possibilità di integrazione con impianto fotovoltaico

    2. Caldaia a biomassa (pellet o legna)

    Anche le caldaie a pellet o legna sono considerate impianti a energia rinnovabile e danno diritto a:

    • Ecobonus 50% o Conto Termico GSE (contributo a fondo perduto)
    • Bonus Mobili

    3. Sistema ibrido (pompa di calore + caldaia a condensazione)

    I sistemi ibridi combinano pompa di calore elettrica con caldaia a condensazione (che interviene solo in caso di temperature molto rigide). Questi sistemi danno diritto a:

    • Ecobonus 50-65%
    • Bonus Mobili

    Confronto costi-benefici: Nonostante il costo iniziale più elevato rispetto a una caldaia a gas tradizionale, le pompe di calore permettono di recuperare l’investimento grazie a detrazioni fiscali più elevate (Ecobonus 65% vs nessuna detrazione per caldaia a gas), minori consumi energetici (bollette più basse) e Bonus Mobili per arredare casa.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine può supportarti nella valutazione economica delle diverse opzioni e nella gestione delle pratiche fiscali per Ecobonus e Bonus Mobili.

    Scadenze e Cosa Fare Se Avevi Programmato la Sostituzione

    Se avevi programmato la sostituzione della caldaia a gas nel 2026 contando sul Bonus Mobili, ecco cosa puoi fare:

    OPZIONE 1: Anticipa al 2025 (se ancora in tempo)

    Se i lavori possono essere completati entro il 31 dicembre 2025, puoi ancora accedere sia al Bonus Ristrutturazione (50% sulla caldaia) che al Bonus Mobili (50% su massimo 5.000 euro di arredi).

    ATTENZIONE: Per il Bonus Mobili è fondamentale che i lavori inizino PRIMA dell’acquisto dei mobili, i pagamenti (caldaia e mobili) siano effettuati entro il 31 dicembre 2025 e i mobili siano acquistati nello stesso anno della ristrutturazione o nell’anno successivo.

    OPZIONE 2: Valuta tecnologie alternative

    Se i tempi sono stretti, considera di passare direttamente a una pompa di calore o caldaia a biomassa, che offrono incentivi più alti e continuano a dare diritto al Bonus Mobili anche nel 2026.

    OPZIONE 3: Aggiungi altri interventi

    Se la sostituzione della caldaia a gas è urgente, valuta di abbinarla ad altri lavori agevolati (es. sostituzione infissi, cappotto termico, rifacimento impianto elettrico) per poter comunque accedere al Bonus Mobili.

    Documenti da conservare: Indipendentemente dall’opzione scelta, ricorda di conservare fatture dei lavori edili e degli acquisti mobili, bonifici parlanti per lavori di ristrutturazione, bonifici o pagamenti tracciabili per mobili ed elettrodomestici e comunicazione inizio lavori (CILA, SCIA) se richiesta.

    Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella raccolta documentazione e nella compilazione del modello 730 per recuperare tutte le detrazioni fiscali spettanti.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sul Bonus Mobili e Caldaia a Gas

    Posso ancora usufruire del Bonus Mobili se sostituisco la caldaia a gas nel 2026?

    No, dal 1 gennaio 2026 la sostituzione della caldaia a gas non da piu diritto al Bonus Ristrutturazione e di conseguenza nemmeno al Bonus Mobili. Devi effettuare altri interventi di ristrutturazione agevolati (rifacimento bagno, sostituzione infissi con Ecobonus, installazione pompa di calore) per poter accedere al bonus mobili.

    Quali impianti termici danno ancora diritto al Bonus Mobili dal 2026?

    Danno diritto al Bonus Mobili (tramite Ecobonus) le pompe di calore elettriche, le caldaie a biomassa (pellet o legna), i sistemi ibridi e gli impianti solari termici. Tutti gli impianti a energia rinnovabile restano agevolati e permettono di accedere anche al bonus per l’arredo.

    Se ho gia ordinato la caldaia a gas, posso ancora detrarre i mobili?

    Dipende dalla data di installazione. Se la caldaia viene installata entro il 31 dicembre 2025 e anche i mobili sono acquistati entro quella data, puoi ancora usufruire di entrambe le detrazioni (Bonus Ristrutturazione caldaia + Bonus Mobili). Se l’installazione avviene nel 2026, ne la caldaia ne i mobili sono detraibili tramite questo intervento.

    La pompa di calore costa di piu: conviene rispetto alla caldaia a gas?

    Si, conviene. Oltre a consumi energetici molto inferiori (che riducono le bollette), la pompa di calore beneficia dell’Ecobonus 50-65 percento (contro nessuna detrazione per la caldaia a gas) e da diritto al Bonus Mobili. Il maggiore investimento iniziale si ammortizza in 5-7 anni grazie a detrazioni e risparmi in bolletta.

    L’esclusione della caldaia a gas dal Bonus Mobili 2026 segna un cambio di rotta importante nella politica energetica italiana, in linea con le direttive europee sulla decarbonizzazione. Per chi aveva programmato la sostituzione della caldaia, la soluzione migliore è valutare il passaggio a tecnologie a energia rinnovabile (pompe di calore, biomassa), che offrono incentivi più alti e continuano a dare accesso al Bonus Mobili. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per supportarti nella scelta dell’intervento più vantaggioso e nella gestione delle pratiche fiscali. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp 366 6018121.


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    Bonus Mobili 2026: Guida Completa, Requisiti e Scadenze Aggiornate

    Bonus Mobili

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Bonus Mobili 2026 e Come Funziona
    2. Requisiti per Accedere al Bonus Mobili 2026
    3. Quali Mobili ed Elettrodomestici Sono Detraibili
    4. Limiti di Spesa e Importo della Detrazione 2026
    5. Come Pagare per Ottenere il Bonus Mobili
    6. Documenti Necessari per il Bonus Mobili 2026
    7. Come Richiedere il Bonus Mobili nel 730
    8. Scadenze Bonus Mobili 2026

    Il Bonus Mobili 2026 è una detrazione fiscale del 50% che consente di recuperare parte delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione edilizia. La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato l’agevolazione con alcune novità importanti sui limiti di spesa e sui requisiti. In questa guida completa scoprirai come funziona il bonus mobili 2026, quali sono i requisiti per accedervi, quali spese sono detraibili e come ottenere il massimo vantaggio fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730 per recuperare le detrazioni spettanti.

    Cos’è il Bonus Mobili 2026 e Come Funziona

    Il Bonus Mobili 2026 è una detrazione IRPEF del 50% riconosciuta su una spesa massima di 5.000 euro per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata. L’agevolazione si ottiene attraverso la dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF) e viene restituita in 10 rate annuali di pari importo.

    Esempio pratico: Se acquisti mobili per 4.000 euro, la detrazione totale sarà di 2.000 euro (50% di 4.000), recuperabili in 10 rate da 200 euro all’anno per 10 anni.

    È fondamentale sapere che il Bonus Mobili 2026 è legato a interventi di ristrutturazione edilizia: non puoi richiedere il bonus se non hai in corso lavori di ristrutturazione sull’immobile dove destinerai i mobili acquistati. La data di inizio dei lavori deve essere precedente alla data di acquisto dei mobili.

    Differenza con il Bonus Ristrutturazione

    Il Bonus Mobili 2026 è un’agevolazione aggiuntiva e distinta rispetto al Bonus Ristrutturazione. Mentre il bonus ristrutturazione copre i lavori edili (con detrazione del 50% su massimo 96.000 euro), il bonus mobili copre l’arredo dell’immobile ristrutturato (detrazione del 50% su massimo 5.000 euro).

    Puoi quindi cumulare entrambe le detrazioni, a condizione di rispettare i requisiti specifici di ciascuna agevolazione.

    Requisiti per Accedere al Bonus Mobili 2026

    Per beneficiare del Bonus Mobili 2026 devi soddisfare questi requisiti obbligatori:

    • Ristrutturazione in corso: Devi aver avviato lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile. Sono validi interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia (art. 16-bis DPR 917/86).
    • Data lavori precedente agli acquisti: La data di inizio lavori deve essere antecedente alla data di acquisto dei mobili. Se compri i mobili prima di iniziare i lavori, perdi il diritto alla detrazione.
    • Mobili nuovi: Sono detraibili solo mobili nuovi (non usati) ed elettrodomestici di classe energetica elevata.
    • Pagamento tracciabile: Gli acquisti devono essere pagati con bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito. NO contanti o assegni.
    • Fattura o ricevuta fiscale: Devi conservare le fatture con indicazione della natura, qualità e quantità dei beni acquistati.

    IMPORTANTE: Il Bonus Mobili 2026 non è cumulabile con altri incentivi per gli stessi beni (es. Ecobonus sugli elettrodomestici).

    Quali Lavori Danno Diritto al Bonus Mobili

    Non tutti i lavori edilizi consentono di accedere al Bonus Mobili 2026. Sono ammessi solo i seguenti interventi:

    • Manutenzione straordinaria (solo su parti comuni condominiali o singole unità immobiliari)
    • Restauro e risanamento conservativo
    • Ristrutturazione edilizia
    • Ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati da eventi calamitosi

    NON danno diritto al bonus mobili i lavori di manutenzione ordinaria (es. tinteggiatura, sostituzione pavimenti senza opere murarie).

    Come Dimostrare l’Inizio dei Lavori

    Per provare che i lavori sono iniziati prima dell’acquisto dei mobili, conserva uno di questi documenti:

    • Comunicazione inizio lavori (CILA, SCIA, permesso di costruire) presentata al Comune
    • Fatture dei lavori edili datate prima dell’acquisto mobili
    • Bonifico parlante per pagamento lavori edili con data antecedente
    • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (autocertificazione) se i lavori non richiedono titoli abilitativi

    Quali Mobili ed Elettrodomestici Sono Detraibili

    Il Bonus Mobili 2026 copre l’acquisto di:

    MOBILI NUOVI

    • Letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie
    • Comodini, divani, poltrone, credenze
    • Materassi e apparecchi di illuminazione (lampadari, applique, lampade)

    GRANDI ELETTRODOMESTICI (classe energetica minima richiesta)

    • Frigoriferi e congelatori: classe F o superiore
    • Lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie: classe E o superiore
    • Forni elettrici: classe A o superiore
    • Forni a gas e microonde: nessun requisito di classe
    • Piani cottura elettrici: classe A o superiore
    • Apparecchi di riscaldamento elettrici: classe A o superiore

    ATTENZIONE: Sono esclusi dal bonus:

    • Porte, pavimentazioni (es. parquet), tende, tendaggi
    • Elettrodomestici non conformi ai requisiti di classe energetica
    • Mobili usati o rigenerati

    Limiti di Spesa e Importo della Detrazione 2026

    Per il Bonus Mobili 2026, il limite massimo di spesa su cui calcolare la detrazione è di 5.000 euro. Questo significa che:

    • Spesa massima detraibile: 5.000 euro
    • Detrazione massima ottenibile: 2.500 euro (50% di 5.000)
    • Recupero annuale: 250 euro all’anno per 10 anni

    Esempio 1: Acquisti mobili per 3.000 euro → detrazione totale 1.500 euro → recuperi 150 euro/anno per 10 anni.

    Esempio 2: Acquisti mobili per 8.000 euro → la detrazione si calcola comunque solo su 5.000 euro → detrazione totale 2.500 euro → recuperi 250 euro/anno per 10 anni.

    NOVITÀ 2026: Il limite di spesa di 5.000 euro è per immobile ristrutturato, non per contribuente. Se hai più immobili in ristrutturazione, puoi usufruire del bonus per ciascuno di essi (massimo 5.000 euro per immobile).

    Bonus Mobili per Coniugi e Conviventi

    Se entrambi i coniugi (o conviventi) sostengono le spese per l’acquisto di mobili e risultano intestatari dei bonifici, ciascuno può portare in detrazione la propria quota di spesa, rispettando il limite complessivo di 5.000 euro per l’immobile.

    Esempio: Marito paga 3.000 euro di mobili, moglie paga 2.000 euro → limite totale rispettato (5.000 euro) → ciascuno detrae il 50% della propria spesa.

    Come Pagare per Ottenere il Bonus Mobili

    Il metodo di pagamento è fondamentale per accedere al Bonus Mobili 2026. Sono ammessi solo pagamenti tracciabili:

    • Bonifico bancario o postale (ordinario, NON necessario il bonifico parlante)
    • Carta di credito o carta di debito (bancomat)
    • Finanziamento a rate con pagamento tramite bonifico o carta

    NON sono ammessi:

    • Contanti
    • Assegni bancari
    • Assegni circolari

    ATTENZIONE: Per il Bonus Mobili NON è richiesto il bonifico parlante (quello con causale specifica per ristrutturazioni). Puoi usare un bonifico ordinario, purché tracciabile.

    Cosa Fare se Hai Pagato in Contanti

    Se hai pagato i mobili in contanti, perdi il diritto alla detrazione. Purtroppo non ci sono rimedi: il pagamento tracciabile è un requisito inderogabile per legge.

    Se hai pagato un acconto in contanti e il saldo con bonifico/carta, puoi detrarre solo la parte pagata con metodo tracciabile.

    Documenti Necessari per il Bonus Mobili 2026

    Per richiedere il Bonus Mobili 2026 nella dichiarazione dei redditi, devi conservare:

    DOCUMENTI RELATIVI AI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE

    • Comunicazione inizio lavori (CILA, SCIA, DIA, permesso di costruire) con data antecedente agli acquisti
    • Fatture dei lavori edili
    • Ricevute bonifici parlanti per pagamento lavori
    • Autocertificazione inizio lavori (se lavori senza titoli abilitativi)

    DOCUMENTI RELATIVI ALL’ACQUISTO MOBILI

    • Fatture di acquisto con indicazione di natura, qualità, quantità dei beni
    • Ricevute pagamento con bonifico/carta
    • Scheda tecnica elettrodomestici con classe energetica

    IMPORTANTE: Conserva tutti i documenti per almeno 10 anni (durata delle rate di detrazione), perché l’Agenzia delle Entrate può richiedere controlli anche a distanza di tempo.

    Come Richiedere il Bonus Mobili nel 730

    Il Bonus Mobili 2026 si richiede compilando la dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF).

    Passaggi per richiedere il bonus:

    1. Quadro E del 730 – sezione “Spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio”
    2. Indica il codice 12 (acquisto mobili e grandi elettrodomestici)
    3. Inserisci l’importo totale della spesa sostenuta nell’anno
    4. Riporta i dati catastali dell’immobile ristrutturato

    La detrazione verrà restituita in 10 rate annuali di pari importo, direttamente nella busta paga (se sei lavoratore dipendente) o tramite rimborso IRPEF (se sei pensionato o autonomo).

    ATTENZIONE: Se cambi residenza o vendi l’immobile, le rate residue del bonus mobili si trasferiscono al nuovo proprietario (se previsto nell’atto di vendita) oppure si perdono.

    Il CAF Ti Aiuta con la Dichiarazione

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730 per richiedere il Bonus Mobili 2026. Il nostro servizio comprende:

    • Controllo documentazione (fatture, bonifici, titoli abilitativi)
    • Verifica requisiti per l’accesso al bonus
    • Compilazione Quadro E con tutti i dati richiesti
    • Invio telematico della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate
    • Assistenza in caso di controlli fiscali

    Prenota il tuo appuntamento presso la nostra sede di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B.

    Scadenze Bonus Mobili 2026

    Per beneficiare del Bonus Mobili 2026, è fondamentale rispettare queste scadenze:

    • Acquisto mobili: La spesa deve essere sostenuta tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026
    • Inizio lavori: La data di inizio dei lavori di ristrutturazione deve essere precedente alla data di acquisto mobili (anche di un solo giorno)
    • Dichiarazione dei redditi: Il bonus si richiede nel 730 dell’anno successivo (per spese 2026 → 730 del 2027)

    PROROGA 2026: La Legge di Bilancio 2026 ha confermato la proroga del bonus anche per il 2026. Resta da verificare se ci sarà un ulteriore rinnovo per il 2027 (aggiornamenti previsti a fine 2026).

    Il Bonus Mobili 2026 rappresenta un’opportunità concreta per recuperare il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e elettrodomestici destinati ad arredare un immobile in ristrutturazione. Per massimizzare il vantaggio fiscale è fondamentale rispettare tutti i requisiti richiesti: pagare con metodi tracciabili, conservare la documentazione completa e verificare che i lavori di ristrutturazione siano iniziati prima dell’acquisto dei mobili. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a recuperare tutte le detrazioni fiscali spettanti attraverso la compilazione del 730 e la verifica della tua posizione. Non lasciare soldi sul tavolo: prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640. I nostri esperti fiscali ti guideranno passo dopo passo nella richiesta del Bonus Mobili 2026 e di tutte le altre agevolazioni disponibili.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sul Bonus Mobili 2026

    Posso richiedere il Bonus Mobili 2026 senza ristrutturazione?

    No, il Bonus Mobili 2026 e strettamente legato a interventi di ristrutturazione edilizia. Senza lavori in corso sull’immobile, non puoi accedere alla detrazione. La data di inizio lavori deve essere precedente all’acquisto dei mobili.

    Qual e il limite di spesa per il Bonus Mobili 2026?

    Il limite massimo di spesa detraibile per il Bonus Mobili 2026 e di 5.000 euro per immobile ristrutturato. La detrazione fiscale e del 50%, quindi puoi recuperare fino a 2.500 euro in 10 rate annuali da 250 euro ciascuna.

    Quali elettrodomestici rientrano nel Bonus Mobili?

    Rientrano nel Bonus Mobili 2026 i grandi elettrodomestici con classe energetica elevata: frigoriferi (min. classe F), lavatrici e lavastoviglie (min. classe E), forni elettrici (min. classe A). Sono esclusi piccoli elettrodomestici come aspirapolvere, macchine caffe e ferri da stiro.

    Posso pagare i mobili in contanti per il Bonus Mobili?

    No, per accedere al Bonus Mobili 2026 e obbligatorio pagare con metodi tracciabili: bonifico bancario, carta di credito o carta di debito. Il pagamento in contanti esclude automaticamente la detrazione.

    Come si richiede il Bonus Mobili 2026?

    Il Bonus Mobili 2026 si richiede compilando il Quadro E del modello 730 o Redditi PF, indicando il codice 12 per acquisto mobili ed elettrodomestici. La detrazione viene restituita in 10 rate annuali di pari importo. Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione.


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      Bonus Mamme 2025: Domanda Integrativa Entro il 31 Gennaio 2026

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il Bonus Mamme 2025
      2. Chi Può Presentare Domanda Integrativa o Tardiva
      3. Requisiti per il Bonus Mamme 2025
      4. Come Presentare la Domanda Integrativa
      5. Documentazione Necessaria
      6. Scadenza Improrogabile: 31 Gennaio 2026
      7. Domande Frequenti

      Il bonus mamme 2025 può ancora essere richiesto con domanda integrativa o tardiva entro il 31 gennaio 2026. L’INPS ha confermato che le lavoratrici madri dipendenti e autonome che non hanno presentato la domanda nei termini ordinari, o che devono integrarla con nuove informazioni, hanno tempo fino alla fine di gennaio per regolarizzare la propria posizione.

      Si tratta dell’esonero contributivo totale per le madri lavoratrici con almeno due figli, una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e prorogata per il 2025. La scadenza del 31 gennaio 2026 rappresenta l’ultima possibilità per ottenere il beneficio retroattivo sui contributi versati nel 2025.

      Cos’è il Bonus Mamme 2025

      Il bonus mamme 2025, tecnicamente chiamato esonero contributivo per lavoratrici madri, consiste nell’azzeramento totale dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice (9,19% per le dipendenti, 100% per le autonome) fino a un massimo di 3.000 euro annui.

      La misura si applica per l’intero anno 2025 e riguarda:

      • Lavoratrici dipendenti del settore privato con almeno 2 figli
      • Lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata INPS
      • Madri con almeno 2 figli, di cui il più piccolo sotto i 10 anni (o 18 anni se ci sono 3 o più figli)

      L’esonero si traduce in un aumento dello stipendio netto mensile, poiché i contributi che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga non sono più dovuti. Per una lavoratrice dipendente con reddito medio, il beneficio può arrivare a 150-200 euro al mese in più.

      Chi Può Presentare Domanda Integrativa o Tardiva

      La domanda integrativa può essere presentata da chi si trova in una di queste situazioni:

      Domanda Integrativa

      • Chi ha già presentato domanda ma deve aggiungere informazioni mancanti (es. codice fiscale del secondo figlio)
      • Chi ha presentato domanda ma è stata respinta per incompletezza
      • Chi deve rettificare dati errati nella domanda originale
      • Chi ha avuto un secondo figlio nel corso del 2025 e ora soddisfa i requisiti

      Domanda Tardiva

      • Chi non ha mai presentato domanda entro i termini ordinari (30 settembre 2025)
      • Chi non era a conoscenza del bonus e vuole recuperare i contributi versati nel 2025
      • Chi ha iniziato a lavorare dopo la scadenza ordinaria ma nel 2025

      ATTENZIONE: La domanda tardiva consente di recuperare l’esonero per i mesi del 2025 in cui sussistevano i requisiti, ma non è automatica: serve presentare la domanda entro il 31 gennaio 2026.

      Requisiti per il Bonus Mamme 2025

      Per accedere all’esonero contributivo 2025, la lavoratrice deve soddisfare contemporaneamente tutti questi requisiti:

      • Essere madre di almeno 2 figli (il figlio più piccolo deve avere meno di 10 anni)
      • Oppure avere 3 o più figli (il figlio più piccolo deve avere meno di 18 anni)
      • Essere lavoratrice dipendente del settore privato o autonoma con partita IVA (gestione separata INPS)
      • Non superare il limite di reddito di 40.000 euro annui lordi
      • Avere un rapporto di lavoro attivo nel 2025

      L’esonero NON spetta a:

      • Dipendenti pubbliche (solo per loro è previsto un bonus diverso)
      • Lavoratrici domestiche (colf e badanti)
      • Lavoratrici agricole
      • Percettori di NASpI o altre indennità di disoccupazione

      Come Presentare la Domanda Integrativa

      La domanda integrativa o tardiva per il bonus mamme 2025 si presenta esclusivamente online tramite il portale INPS, accedendo con:

      • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
      • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
      • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)

      Procedura Passo-Passo

      1. Accedi al sito www.inps.it con SPID/CIE/CNS
      2. Cerca il servizio “Esonero contributivo lavoratrici madri”
      3. Seleziona “Domanda integrativa” o “Domanda tardiva”
      4. Compila il form con i dati richiesti (vedi sezione successiva)
      5. Allega la documentazione necessaria (se richiesta)
      6. Invia la domanda e salva la ricevuta con protocollo

      IMPORTANTE: Se la domanda viene presentata tramite CAF o patronato, il CAF può accedere al servizio INPS per conto della lavoratrice utilizzando il PIN del CAF. In questo caso, la lavoratrice non deve fare nulla, basta fornire i documenti al CAF.

      Documentazione Necessaria

      Per presentare la domanda integrativa o tardiva, servono i seguenti documenti:

      Documenti Obbligatori

      • Documento d’identità in corso di validità
      • Codice fiscale della lavoratrice
      • Codice fiscale di tutti i figli (anche maggiorenni)
      • Certificato di nascita dei figli (o autocertificazione)
      • Ultima busta paga (per verificare il reddito)
      • CU 2025 (Certificazione Unica relativa al 2024, per verifica redditi)

      Documenti Aggiuntivi (se applicabili)

      • Contratto di lavoro (se assunta nel 2025)
      • Visura partita IVA (per lavoratrici autonome)
      • Sentenza di affidamento (in caso di figli in affidamento)
      • Certificato di adozione (per figli adottivi)

      Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella raccolta e verifica della documentazione prima dell’invio della domanda.

      Scadenza Improrogabile: 31 Gennaio 2026

      La scadenza del 31 gennaio 2026 è IMPROROGABILE. Dopo questa data, non sarà più possibile presentare domande integrative o tardive per il bonus mamme 2025.

      Cosa Succede Dopo la Scadenza

      Se la domanda non viene presentata entro il 31 gennaio 2026:

      • Si perde il diritto all’esonero contributivo per il 2025
      • I contributi versati nel 2025 non saranno rimborsati
      • Non è possibile recuperare il beneficio con domande successive
      • Il bonus 2026 (se prorogato) richiederà una nuova domanda separata

      Tempi di Lavorazione INPS

      L’INPS impiega mediamente 30-60 giorni per processare le domande integrative o tardive. Anche se presentate il 31 gennaio, il beneficio sarà riconosciuto retroattivamente dal mese in cui si maturavano i requisiti (es. se avevi i requisiti da gennaio 2025, l’esonero parte da gennaio).

      CONSIGLIO: Non aspettare gli ultimi giorni. Presenta la domanda il prima possibile per evitare problemi tecnici o disguidi.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti

      Posso presentare domanda tardiva se ho già ricevuto il bonus per alcuni mesi del 2025?

      Sì, puoi presentare domanda integrativa per i mesi in cui non hai ricevuto il bonus, anche se lo hai già percepito per altri mesi. L’INPS calcolerà l’esonero solo per i mesi mancanti.

      La domanda integrativa può essere presentata anche da chi lavora a tempo parziale?

      Sì, il bonus mamme spetta anche alle lavoratrici part-time. L’importo dell’esonero sarà proporzionato alle ore lavorate e alla retribuzione effettiva.

      Cosa succede se presento la domanda il 1 febbraio 2026?

      Se presenti la domanda dopo il 31 gennaio 2026, questa sarà respinta. La scadenza è improrogabile e non ci sono deroghe previste dalla normativa INPS.

      Devo presentare una nuova domanda per il 2026?

      Se il bonus mamme sarà prorogato anche per il 2026 (da confermare con la Legge di Bilancio 2026), sarà necessario presentare una nuova domanda separata. L’esonero del 2025 non si rinnova automaticamente.

      La scadenza del 31 gennaio 2026 per la domanda integrativa o tardiva del bonus mamme 2025 è un’opportunità da non perdere per le lavoratrici madri che non hanno ancora richiesto l’esonero contributivo o che devono integrare la domanda già presentata.

      Con un beneficio che può arrivare a 3.000 euro annui, si tratta di un sostegno economico significativo per le famiglie con figli. Non aspettare l’ultimo momento: verifica i requisiti, raccogli la documentazione e presenta la domanda quanto prima.


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