NOTIZIERisarcimento al figlio abbandonato dal padre: quando spetta e come funzionaUn padre che sparisce dalla vita di un figlio, senza mai occuparsi di lui né dal punto di vista economico né da quello affettivo, non commette soltanto una scorrettezza morale. Può trattarsi di un vero e proprio illecito civile, per cui la legge prevede la possibilità di un risarcimento al figlio abbandonato dal padre. Non è un automatismo: servono condizioni precise e una valutazione del giudice caso per caso. Vediamo cosa dice la normativa italiana e quali orientamenti ha espresso la Corte di Cassazione su questo tema, sempre più frequente nelle aule di tribunale.Indice dei contenutiIl dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figliMantenimento arretrato e risarcimento del danno: due cose diverseL’illecito endofamiliare: quando l’abbandono diventa un danno risarcibilePrescrizione e onere della prova: cosa deve dimostrare il figlioDomande frequenti sul risarcimento al figlio abbandonato dal padreIl dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figliLa responsabilità genitoriale non è solo un principio etico, ma un obbligo giuridico preciso. L’articolo 30 della Costituzione stabilisce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Questo principio è ripreso e specificato dal Codice Civile, in particolare dagli articoli 147 e 315-bis, che elencano in modo dettagliato i doveri verso i figli: assistenza morale, mantenimento economico, educazione e istruzione adeguate alle capacità e alle inclinazioni di ciascun figlio.Quando un genitore, in particolare il padre, si sottrae completamente a questi doveri, non compare mai, non contribuisce al mantenimento e non partecipa in alcun modo alla crescita del figlio, la conseguenza non riguarda solo il piano economico. Il figlio può infatti subire un danno più profondo, legato alla mancanza di una figura genitoriale fondamentale per la propria crescita psicologica ed emotiva. Mantenimento arretrato e risarcimento del danno: due cose diverseÈ importante non confondere due strumenti giuridici distinti. Da un lato c’è il mantenimento arretrato, cioè la richiesta delle somme che il padre avrebbe dovuto versare nel tempo per il sostentamento del figlio e che non ha mai corrisposto. Si tratta di un obbligo economico che nasce automaticamente dalla condizione di genitore, indipendentemente dal riconoscimento formale del figlio o da un giudizio di colpa.Dall’altro lato c’è il risarcimento del danno non patrimoniale, una voce completamente diversa che non riguarda le spese sostenute o da sostenere, ma il pregiudizio esistenziale subito dal figlio per essere stato privato della figura paterna. Questo secondo tipo di richiesta richiede la dimostrazione di un vero e proprio illecito, non basta il semplice disinteresse economico: occorre provare un comportamento gravemente omissivo e ingiustificato, protratto nel tempo, che abbia inciso in modo significativo sulla crescita e sull’equilibrio psicologico del figlio. L’illecito endofamiliare: quando l’abbandono diventa un danno risarcibileNegli ultimi decenni la giurisprudenza ha elaborato il concetto di illecito endofamiliare: la violazione dei doveri familiari, se particolarmente grave, può generare una responsabilità civile autonoma, risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 del Codice Civile, del tutto indipendente dagli strumenti tipici del diritto di famiglia come la revoca della responsabilità genitoriale o la richiesta di mantenimento. In pratica, la famiglia non è più considerata un ambito “protetto” dove i comportamenti lesivi restano privi di conseguenze sul piano risarcitorio.La Corte di Cassazione si è espressa più volte su casi di abbandono genitoriale, confermando in diverse occasioni il diritto al risarcimento a favore di figli lasciati privi di ogni riferimento paterno fin dalla nascita o dalla prima infanzia. Tra le pronunce più note in materia figura l’ordinanza n. 15148 del 2022, con cui i giudici hanno respinto il ricorso di un padre che si era completamente disinteressato del figlio, confermando il diritto al risarcimento di tutti i danni conseguenti a questo comportamento.È bene chiarire subito un aspetto centrale: la legge non prevede un importo fisso o una tabella di riferimento per questo tipo di risarcimento. Il giudice quantifica il danno in via equitativa, cioè secondo il proprio prudente apprezzamento, tenendo conto delle circostanze concrete del caso: la durata dell’abbandono, l’età del figlio, la gravità della condotta del genitore e le conseguenze psicologiche accertate o presumibili. Diffidate quindi da chi promette cifre certe o range predefiniti: ogni causa fa storia a sé. Prescrizione e onere della prova: cosa deve dimostrare il figlioCome tutte le azioni di risarcimento da fatto illecito, anche questa è soggetta a un termine di prescrizione, generalmente quinquennale ai sensi dell’articolo 2947 del Codice Civile. Il punto delicato riguarda però il momento da cui questo termine inizia a decorrere: nei casi di abbandono genitoriale la giurisprudenza tende a valutare con attenzione quando il danno si sia effettivamente manifestato o quando il figlio abbia acquisito consapevolezza del pregiudizio subito, che può non coincidere con il raggiungimento della maggiore età. Si tratta di un aspetto tecnico che richiede sempre una valutazione specifica del singolo caso, affidata a un legale esperto in diritto di famiglia.Un altro elemento fondamentale riguarda l’onere della prova. Chi chiede il risarcimento, il figlio stesso una volta maggiorenne oppure il genitore che agisce nel suo interesse quando è ancora minore, deve dimostrare tre elementi: l’effettivo abbandono, cioè l’assenza totale o quasi totale di rapporti e di contributo genitoriale; il nesso causale tra questo comportamento e il danno lamentato; e infine l’esistenza concreta di un pregiudizio, che nei casi più gravi può essere presunto dal giudice anche senza una perizia psicologica, quando la condotta del genitore appare palesemente grave e ingiustificabile. Domande frequenti sul risarcimento al figlio abbandonato dal padre Il risarcimento spetta automaticamente se il padre non ha mai visto il figlio?No, non è automatico. Serve dimostrare in giudizio l’abbandono, il collegamento tra questo comportamento e il danno subito, oltre all’effettiva esistenza di un pregiudizio esistenziale a carico del figlio.Qual è la differenza tra mantenimento arretrato e risarcimento del danno?Il mantenimento arretrato riguarda le somme economiche mai versate per il sostentamento del figlio. Il risarcimento del danno riguarda invece il pregiudizio non patrimoniale, cioè psicologico ed esistenziale, causato dalla privazione della figura paterna.Esiste un importo fisso per questo tipo di risarcimento?No. Non esiste una tabella o una cifra predefinita: il giudice quantifica il danno in via equitativa, valutando le circostanze concrete di ogni singolo caso, come la durata dell’abbandono e le conseguenze accertate sul figlio.Entro quanto tempo si può chiedere il risarcimento?L’azione di risarcimento da fatto illecito si prescrive generalmente in cinque anni. Il momento da cui decorre questo termine, però, va valutato caso per caso, perché nei casi di abbandono genitoriale il danno può manifestarsi o essere percepito anche molto tempo dopo la maggiore età.Chi può presentare la richiesta di risarcimento?Può agire il figlio stesso, una volta raggiunta la maggiore età, oppure il genitore che si occupa di lui, in sua rappresentanza, quando è ancora minorenne.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 11:00:002026-09-05 20:17:04Risarcimento al figlio abbandonato dal padre: quando spetta e come funziona
NOTIZIEAssegno di Divorzio: Quando si Perde il Diritto?L’assegno di divorzio non è per sempre. Molti pensano che, una volta ottenuto dal giudice, resti dovuto a vita, ma non è così. La legge italiana prevede diverse situazioni in cui il diritto a percepire l’assegno divorzile viene meno, in tutto o in parte. Come riportato da La Legge per Tutti in un recente approfondimento, le cause principali di perdita del diritto sono le nuove nozze, la convivenza stabile con un nuovo partner, il raggiungimento dell’autosufficienza economica e il mutamento delle condizioni patrimoniali dell’ex coniuge obbligato. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la normativa e cosa ha chiarito la Cassazione con una pronuncia diventata un punto di riferimento per tutti gli avvocati matrimonialisti.Indice dei contenutiQuando si perde il diritto all’assegno di divorzioNuove nozze: la perdita automatica per leggeConvivenza more uxorio: nessun automatismoAutosufficienza economica e mutamento delle condizioni economicheLa differenza con l’assegno di mantenimento per i figliDomande frequenti sull’assegno di divorzioQuando si perde il diritto all’assegno di divorzioL’articolo 5 della legge 898/1970, più volte modificata nel corso degli anni, disciplina i presupposti dell’assegno di divorzio. Si tratta di una somma che un ex coniuge può essere tenuto a versare all’altro quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati per vivere in autonomia e non può procurarseli per ragioni oggettive. Proprio perché legato a una condizione di squilibrio economico, l’assegno non è immutabile nel tempo: se cambiano le circostanze che lo hanno giustificato, può essere ridotto, sospeso o revocato del tutto.Le situazioni che, secondo la giurisprudenza più recente, incidono sul diritto all’assegno divorzile sono sostanzialmente quattro: le nuove nozze del beneficiario, l’instaurazione di una convivenza di fatto stabile, il raggiungimento di una condizione di autosufficienza economica e un peggioramento significativo della situazione economica dell’ex coniuge obbligato a versarlo. A queste si aggiunge il caso, meno discusso ma rilevante, del decesso di una delle parti. Nuove nozze: la perdita automatica per leggeIl caso più chiaro, e su cui la legge non lascia margini di interpretazione, riguarda le nuove nozze dell’ex coniuge beneficiario. Se la persona che riceve l’assegno si risposa, perde automaticamente il diritto a percepirlo. Non si tratta di un principio elaborato dalla giurisprudenza, ma di una regola scritta direttamente nella legge: l’articolo 5, comma 10, della legge 898/1970 stabilisce che “l’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge, al quale deve essere corrisposto, passa a nuove nozze”.Questa cessazione è automatica, integrale e definitiva: decorre dal giorno stesso in cui vengono celebrate le nuove nozze, senza che sia necessaria una sentenza del giudice che la dichiari. Il tribunale, se interpellato, si limita ad accertare il nuovo matrimonio già avvenuto, ma non serve una pronuncia costitutiva perché l’effetto si produce già per legge. In pratica, dal giorno delle nuove nozze l’ex coniuge obbligato può smettere di versare l’assegno, fermo restando l’onere di provare, in caso di contestazione, che il nuovo matrimonio è stato effettivamente celebrato.È importante chiarire un punto spesso frainteso: una volta cessato l’assegno per nuove nozze, la legge non prevede alcun rimedio successivo come una “liquidazione una tantum” a favore del beneficiario. L’unica somma una tantum ammessa dalla normativa (articolo 5, comma 8, della legge 898/1970) è un’opzione che i due ex coniugi possono concordare al momento stesso del divorzio, in alternativa all’assegno periodico e soggetta al controllo di equità del tribunale. Non si tratta quindi di un beneficio richiedibile dopo le nuove nozze, ma di una modalità di liquidazione alternativa decisa una volta per tutte in sede di divorzio. Convivenza more uxorio: nessun automatismoDiverso, e più delicato, è il caso della convivenza more uxorio, cioè una convivenza stabile e continuativa con un nuovo partner senza un vero e proprio matrimonio. È proprio su questo tema che è intervenuta la Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 32198 del 5 novembre 2021, chiarendo che l’assegno di divorzio è in realtà composto da due componenti distinte, che seguono regole diverse quando il beneficiario avvia una nuova convivenza.La componente assistenziale dell’assegno, quella legata al bisogno di sostentamento del beneficiario, si estingue quando viene accertata giudizialmente una convivenza di fatto stabile e continuativa: il nuovo assetto di vita, infatti, è considerato di per sé indice di un raggiunto equilibrio economico e di un progetto esistenziale alternativo al precedente matrimonio. La componente compensativa-perequativa, invece, quella che riconosce il contributo dato dall’ex coniuge alla vita familiare e alla costruzione del patrimonio comune durante il matrimonio, non si estingue automaticamente con la nuova convivenza.Chi convive con un nuovo partner può quindi continuare a percepire, o chiederne il riconoscimento, la quota compensativa dell’assegno, ma deve dimostrare, con l’onere della prova a proprio carico, di aver dato un contributo significativo alla vita familiare e al patrimonio comune durante il matrimonio, anche sacrificando aspettative professionali o di carriera per dedicarsi alla famiglia. Questa impostazione ha superato un precedente orientamento (Cassazione n. 6855/2015) che trattava la nuova convivenza come causa di estinzione automatica e integrale dell’intero assegno, sullo stesso piano delle nuove nozze: oggi, invece, la Cassazione richiede una valutazione distinta per ciascuna delle due componenti dell’assegno divorzile. Autosufficienza economica e mutamento delle condizioni economicheUn’altra causa frequente di revisione dell’assegno di divorzio riguarda il raggiungimento dell’autosufficienza economica da parte del beneficiario. Se la persona che riceve l’assegno trova un lavoro stabile, riceve un’eredità consistente o comunque migliora la propria condizione patrimoniale al punto da non avere più bisogno di sostegno economico, l’ex coniuge obbligato può chiedere al giudice la revisione o la revoca dell’assegno.Vale anche il percorso opposto: se è l’ex coniuge obbligato a versare l’assegno ad avere un peggioramento significativo della propria situazione economica, ad esempio a causa della perdita del lavoro o di un grave problema di salute, può chiedere una riduzione dell’importo dovuto. In entrambi i casi occorre presentare una domanda di modifica delle condizioni di divorzio, supportata da prove concrete sulla nuova situazione reddituale e patrimoniale.È utile ricordare che situazioni di questo tipo, legate a cambiamenti di reddito o all’ingresso di nuove entrate patrimoniali, possono avere effetti anche su altre prestazioni economiche legate all’ISEE o al reddito familiare complessivo. Chi si trova a valutare la propria posizione dopo un divorzio può approfondire, ad esempio, come viene considerato il mantenimento nel calcolo dell’assegno sociale e nel reddito rilevante ai fini del mantenimento. La differenza con l’assegno di mantenimento per i figliÈ importante non confondere l’assegno di divorzio, destinato all’ex coniuge, con l’assegno di mantenimento per i figli, che segue regole completamente diverse. Il mantenimento dei figli minori o non ancora economicamente autosufficienti non si estingue per effetto delle nuove nozze o della nuova convivenza del genitore che li ha in affidamento prevalente. Il dovere di mantenere i figli, infatti, discende dalla responsabilità genitoriale e prescinde dalla situazione sentimentale dei genitori.Anche in questi casi, comunque, possono cambiare gli importi dovuti se cambiano le esigenze dei figli o le condizioni economiche dei genitori. Chi gestisce figli a carico dopo una separazione o un divorzio può inoltre avere diritto a specifiche detrazioni per i familiari a carico, un aspetto fiscale spesso sottovalutato ma rilevante nella gestione economica post-divorzio.Un ultimo aspetto riguarda il decesso di una delle parti. In linea generale l’assegno di divorzio si estingue con la morte di chi lo percepisce o di chi lo versa, ma possono sussistere diritti di reversibilità disciplinati da norme specifiche, oppure questioni legate alla successione dei beni, comprese le vicende della casa coniugale nelle famiglie separate o divorziate, un tema che in Friuli Venezia Giulia presenta ulteriori particolarità legate al sistema tavolare nella successione della casa coniugale. Domande frequenti sull’assegno di divorzioLe nuove nozze fanno perdere sempre l’assegno di divorzio?Sì, ma il fondamento è nella legge, non in una pronuncia della Cassazione: l’articolo 5, comma 10, della legge 898/1970 stabilisce che l’obbligo di versare l’assegno di divorzio cessa in modo automatico e integrale dal giorno delle nuove nozze del beneficiario, senza bisogno di una sentenza costitutiva del giudice. Non è previsto alcun rimedio successivo come una liquidazione una tantum: l’unica una tantum ammessa dalla legge può essere concordata soltanto in sede di divorzio, come alternativa all’assegno periodico.La convivenza con un nuovo compagno fa perdere l’assegno divorzile?Dipende dalla componente dell’assegno. Secondo la Cassazione a Sezioni Unite n. 32198/2021, la componente assistenziale si estingue quando viene accertata giudizialmente una convivenza di fatto stabile e continuativa. La componente compensativa, invece, non si perde automaticamente: il beneficiario può continuare a percepirla se dimostra di aver dato un contributo significativo alla vita familiare, anche sacrificando aspettative professionali, durante il matrimonio.Chi deve dimostrare l’autosufficienza economica dell’ex coniuge?In genere è l’ex coniuge obbligato a versare l’assegno a dover fornire al giudice le prove del raggiunto benessere economico dell’altra parte, ad esempio un nuovo impiego stabile o un’eredità, per chiedere la revisione o la revoca dell’assegno di divorzio.L’assegno di mantenimento per i figli si perde con le nuove nozze?No. L’assegno di mantenimento per i figli è indipendente dall’assegno di divorzio e non si estingue per effetto delle nuove nozze o della nuova convivenza del genitore, perché discende dalla responsabilità genitoriale verso i figli.Cosa succede all’assegno di divorzio in caso di decesso?In linea generale l’assegno di divorzio si estingue con il decesso di una delle parti, salvi eventuali diritti di reversibilità riconosciuti dalla legge a chi ne aveva diritto, disciplinati da norme specifiche distinte da quelle sull’assegno divorzile in vita.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 10:00:002026-09-05 20:06:06Assegno di Divorzio: Quando si Perde il Diritto?
NOTIZIEAvvocati Low Cost, Abbonamenti Vietati: la Stangata del CNF su Sconti e Tariffe BasseCambia il mercato dei servizi legali: gli avvocati low cost e gli abbonamenti vietati sono ormai al centro di un giro di vite deontologico che riguarda tutta la categoria forense. Il Consiglio Nazionale Forense ha ribadito con forza che le proposte commerciali basate su sconti aggressivi, tariffe forfettarie fuori misura o formule in abbonamento non sono compatibili con la dignità della professione. Una stretta che tocca da vicino anche i cittadini, spesso attratti da promozioni legali apparentemente vantaggiose che, dietro il prezzo basso, possono nascondere prestazioni scadenti o un rapporto squilibrato tra costo e qualità del servizio. Vediamo che cosa prevede questo orientamento, quali pratiche commerciali sono ormai considerate scorrette per gli avvocati e quali conseguenze rischia chi non si adegua.Indice dei contenutiCosa significa il divieto per gli avvocati low cost e abbonamentiAbbonamenti legali e sconti aggressivi: cosa non si può più offrireEquo compenso e dignità della professione forense: il quadro normativoLe conseguenze disciplinari per gli avvocati che non si adeguanoCosa cambia per chi cerca un avvocatoDomande frequenti su avvocati low cost e abbonamenti vietatiCosa significa il divieto per gli avvocati low cost e abbonamentiIl Codice Deontologico Forense stabilisce da tempo che la pubblicità informativa dell’avvocato deve rispettare la dignità e il decoro della professione. In pratica, questo significa che non è ammessa una comunicazione commerciale che punti solo sul prezzo più basso, ignorando la qualità e la complessità del lavoro da svolgere. Il tema degli avvocati low cost è tornato d’attualità perché diverse offerte sul mercato propongono compensi talmente ridotti da risultare, secondo l’orientamento degli organi forensi, sproporzionati rispetto all’attività effettivamente richiesta.Non si tratta di vietare la concorrenza sui prezzi in assoluto, ma di impedire che un compenso troppo basso diventi uno strumento di marketing scorretto, capace di attirare clienti con promesse che poi non trovano riscontro in un servizio adeguato. È qui che entra in gioco il concetto di equo compenso: la parcella deve sempre essere proporzionata al lavoro svolto, alla complessità della pratica e alla responsabilità assunta dal professionista. Abbonamenti legali e sconti aggressivi: cosa non si può più offrireUno dei punti più delicati riguarda proprio gli abbonamenti legali. Il modello contestato è quello in cui il cliente paga in anticipo una somma fissa, mensile o annuale, a fronte di consulenze che potrebbero anche non essere mai richieste. Gli organi forensi parlano in questi casi di rottura del cosiddetto sinallagma contrattuale, un termine tecnico che indica semplicemente l’equilibrio tra le prestazioni delle due parti: il cliente paga una cifra certa per un servizio incerto, mentre l’avvocato incassa comunque, anche senza lavorare davvero.Tra le pratiche che, secondo l’orientamento degli organi forensi, rischiano di essere considerate scorrette per un avvocato rientrano, in particolare:gli abbonamenti forfettari che promettono consulenze illimitate a fronte di un canone fisso, senza alcun collegamento con l’attività realmente svolta;gli sconti aggressivi del tipo “prima consulenza gratis più tariffa piatta per ogni pratica successiva”, indipendentemente dalla complessità del caso;i pacchetti “tutto incluso” che non tengono conto del valore della causa né del tempo necessario per seguirla;le promozioni a tempo, i coupon o le offerte last minute che trattano la prestazione legale come un prodotto da vetrina.In tutti questi casi il problema non è solo economico: un compenso troppo basso, secondo l’orientamento della categoria forense, può essere il sintomo di un servizio non adeguatamente seguito, con il rischio concreto che il cliente riceva un’assistenza superficiale proprio nel momento in cui ne avrebbe più bisogno. Equo compenso e dignità della professione forense: il quadro normativoIl punto di riferimento resta l’articolo 2233 del Codice Civile, secondo cui il compenso del professionista deve essere proporzionato all’importanza dell’opera svolta e commisurato al decoro della professione. È un principio antico, pensato proprio per evitare che la concorrenza sul prezzo trasformi le professioni intellettuali, come quella forense, in un mercato di massa senza garanzie di qualità.A questo principio generale si è aggiunta negli ultimi anni la disciplina sull’equo compenso, pensata soprattutto per tutelare gli avvocati (e altri professionisti) nei rapporti con controparti economicamente più forti, come banche, assicurazioni, grandi imprese e pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è impedire che questi soggetti impongano tariffe talmente basse da risultare, appunto, non eque. Il Consiglio Nazionale Forense è intervenuto anche sul proprio Codice Deontologico per dare attuazione a questa disciplina, precisando però che il dovere deontologico di rispettare l’equo compenso riguarda proprio quei rapporti con imprese bancarie e assicurative, grandi imprese e pubbliche amministrazioni, e non i rapporti con i clienti privati o le piccole imprese. Resta invece valido, verso tutta la clientela, il principio generale per cui un compenso sproporzionato per difetto non è meno problematico di uno eccessivo: entrambi minano la dignità della professione e, in ultima analisi, la qualità del servizio reso ai cittadini.Va detto con chiarezza, senza inutili allarmismi: questo non significa che ogni avvocato che pratica tariffe contenute sia automaticamente scorretto. Il tema riguarda in particolare le pratiche commerciali sistematiche, gli abbonamenti vietati e gli sconti pubblicizzati in modo aggressivo, non il singolo caso in cui un professionista applica un prezzo equo e trasparente per una pratica semplice. Le conseguenze disciplinari per gli avvocati che non si adeguanoChi non rispetta i principi del Codice Deontologico Forense su compensi e pubblicità rischia un procedimento disciplinare davanti al Consiglio Distrettuale di Disciplina competente. Le sanzioni possono variare in base alla gravità e alla reiterazione della condotta: si va da richiami e avvertimenti fino a misure più severe nei casi più gravi o ripetuti, quando la pratica commerciale scorretta abbia effettivamente danneggiato il cliente o leso in modo evidente il decoro della professione.Non si tratta quindi solo di un richiamo di principio: gli avvocati low cost che continuano a proporre abbonamenti forfettari o sconti aggressivi si espongono a un rischio professionale concreto, che può incidere sulla reputazione e sulla possibilità di continuare a esercitare determinate pratiche commerciali. Cosa cambia per chi cerca un avvocatoPer i cittadini, il messaggio principale è uno solo: il prezzo più basso non è più una garanzia di convenienza, anzi può essere un campanello d’allarme. Diffidare da abbonamenti legali troppo aggressivi o da sconti che sembrano irrealistici è una forma di tutela per sé stessi, non solo un tema che riguarda la categoria forense. Meglio sempre chiedere un preventivo scritto, chiaro e proporzionato alla complessità della pratica, così da capire fin da subito cosa comprende davvero il compenso richiesto.Vale la pena ricordare che questi principi di equità sui compensi valgono per tutti i professionisti forensi, indipendentemente dal regime fiscale con cui operano: anche gli avvocati che gestiscono la propria attività con una partita IVA in regime forfettario restano soggetti alle stesse regole deontologiche su dignità e proporzionalità del compenso, a prescindere dal proprio inquadramento fiscale. Domande frequenti su avvocati low cost e abbonamenti vietatiCosa si intende esattamente per “avvocati low cost”?Con questa espressione si indicano proposte commerciali che offrono servizi legali a prezzi molto ridotti, spesso senza alcun collegamento con la complessità reale della pratica, tramite sconti aggressivi o formule forfettarie.Un avvocato non può più fare nessuno sconto sulla parcella?Il problema non è lo sconto occasionale su un caso specifico, ma le pratiche commerciali sistematiche che propongono compensi sproporzionati per difetto, usati come strumento di marketing aggressivo.Gli abbonamenti legali forfettari sono vietati per tutti gli avvocati?Il modello dell’abbonamento con canone fisso per consulenze illimitate è considerato problematico perché rompe l’equilibrio tra le prestazioni delle parti, indipendentemente dalle dimensioni dello studio legale che lo propone.Cosa rischia un avvocato che non rispetta le regole sull’equo compenso?Rischia un procedimento disciplinare davanti al Consiglio Distrettuale di Disciplina, con sanzioni che vanno dal richiamo fino a misure più severe nei casi gravi o ripetuti.Come faccio a capire se un preventivo legale è corretto?Un preventivo corretto deve essere scritto, chiaro e proporzionato alla complessità della pratica: diffida da cifre troppo basse rispetto al lavoro richiesto o da abbonamenti che sembrano troppo vantaggiosi per essere veri.Il divieto riguarda anche i servizi di consulenza legale online?Sì, il principio di proporzionalità del compenso e di rispetto della dignità professionale vale indipendentemente dal canale, fisico o digitale, con cui viene offerto il servizio legale.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 09:00:002026-09-05 19:50:04Avvocati Low Cost, Abbonamenti Vietati: la Stangata del CNF su Sconti e Tariffe Basse
NOTIZIEConcorso Aeronautica Militare 2026: 50 posti da Ufficiale, per tutti basta il diplomaIndice dei contenutiCosa prevede il concorso Aeronautica Militare 2026 per 50 postiRequisiti di studio: per tutti i 50 posti basta il diplomaLimiti di età e modalità di domanda per il concorso Aeronautica Militare 2026Cosa fanno gli Ufficiali dell’Aeronautica MilitareIl Ministero della Difesa ha pubblicato un nuovo concorso Aeronautica Militare 2026 per l’ammissione di 50 allievi ufficiali. Il bando, firmato dalla Direzione Generale per il Personale Militare e pubblicato su inPA l’11 agosto 2026, riguarda due percorsi distinti: il 133° corso Allievi Ufficiali Piloti di Complemento (AUPC) e il 18° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (AUFP). La notizia interessa in particolare i giovani diplomati, perché per tutti e cinque i profili banditi non serve la laurea: basta il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Le domande si presentano esclusivamente online, con termine perentorio fissato al 10 settembre 2026. Vediamo nel dettaglio numero di posti, requisiti richiesti e modalità di partecipazione al concorso Aeronautica Militare 2026.Cosa prevede il concorso Aeronautica Militare 2026 per 50 postiIl bando mette a disposizione complessivamente 50 posti, suddivisi tra due corsi distinti. Il primo percorso è quello dei piloti di complemento: sono previsti 20 posti per il 133° corso AUPC, riservato a chi vuole diventare pilota militare, con obbligo di ferma di dodici anni decorrente dall’inizio del corso. Il secondo percorso riguarda invece gli ufficiali in ferma prefissata, ausiliari del ruolo speciale, con 30 posti complessivi distribuiti sul 18° corso AUFP tra diversi settori.Nello specifico, i 30 posti AUFP si dividono così: 14 posti per le Armi dell’Arma Aeronautica, 6 posti per il Commissariato Aeronautico, 8 posti per il Genio Aeronautico – Infrastrutture e 2 posti per il Genio Aeronautico – Motorizzazione. Ogni candidato può presentare domanda per un solo Ruolo o Corpo tra quelli banditi, scegliendo il profilo più adatto al proprio titolo di studio e alle proprie aspirazioni professionali. Requisiti di studio: per tutti i 50 posti basta il diplomaL’aspetto più interessante del concorso Aeronautica Militare 2026 riguarda i requisiti di accesso: per tutti i cinque profili banditi, e quindi per tutti i 50 posti messi a concorso, è sufficiente il diploma di istruzione secondaria di secondo grado. Non è richiesta alcuna laurea per partecipare, né per i posti da pilota, né per i posti del ruolo speciale AUFP.Per i posti AUPC (piloti) e per i 14 posti Armi dell’Arma Aeronautica vale il diploma di qualsiasi indirizzo, senza vincoli particolari sul tipo di istituto frequentato. Per i 6 posti del Commissariato Aeronautico basta allo stesso modo il diploma: non è necessaria, come si potrebbe pensare, una laurea in Giurisprudenza, Economia o Scienze Politiche. Per i 10 posti del Genio Aeronautico (Infrastrutture e Motorizzazione), invece, il diploma deve essere di un indirizzo tecnico specifico, coerente con la specializzazione.Per il Genio Aeronautico – Infrastrutture (8 posti) sono ammessi i diplomi di perito industriale in edilizia, termotecnica o elettronica e automazione, di geometra, oppure di istituto tecnico del settore tecnologico. Per il Genio Aeronautico – Motorizzazione (2 posti) sono ammessi il liceo scientifico e i diplomi di perito industriale in costruzioni aeronautiche, metalmeccanica, meccanica o meccanica di precisione, oltre ad altri indirizzi di istituto tecnico. Per questi 10 posti il bando prevede anche, in alternativa e non come obbligo, la possibilità di partecipare con una laurea triennale o magistrale in classi di laurea tecniche coerenti con la specializzazione: chi ha già un diploma tecnico adeguato, però, non ha bisogno di alcun titolo universitario. Limiti di età e modalità di domanda per il concorso Aeronautica Militare 2026Anche i limiti di età cambiano in base al corso scelto. Per candidarsi al 133° corso AUPC (piloti) bisogna avere almeno 17 anni compiuti e non oltre i 23 anni non compiuti. Per i profili del 18° corso AUFP il limite si allarga: si può partecipare avendo almeno 17 anni compiuti e non oltre i 38 anni non compiuti. Questa differenza rende il concorso accessibile anche a candidati con un percorso di studi più lungo o qualche anno di esperienza lavorativa alle spalle, purché scelgano un profilo compatibile con la propria età.La partecipazione al concorso Aeronautica Militare 2026 avviene esclusivamente in modalità telematica, tramite il portale concorsi.difesa.it oppure attraverso il portale del reclutamento inPA, autenticandosi con SPID o CIE (Carta d’Identità Elettronica). Non sono previste altre modalità di invio della candidatura. Il termine per l’invio della domanda è fissato al 10 settembre 2026: si tratta di una scadenza perentoria, pari a 30 giorni dalla pubblicazione del bando su inPA avvenuta l’11 agosto 2026, oltre la quale non sarà più possibile candidarsi. Ogni aspirante può presentare domanda per una sola categoria tra quelle bandite, quindi è importante scegliere con attenzione il profilo più coerente con il proprio titolo di studio e la propria età anagrafica. Cosa fanno gli Ufficiali dell’Aeronautica MilitareDiventare Ufficiale dell’Aeronautica Militare significa intraprendere una carriera nelle Forze Armate con responsabilità diverse a seconda del corso frequentato. Chi supera il concorso per pilota di complemento viene avviato alla formazione di volo, per operare successivamente su velivoli militari con un impegno di lungo periodo, coerente con l’obbligo di ferma dodicennale. Chi invece accede ai profili del ruolo speciale AUFP si occupa di settori tecnico-amministrativi essenziali per il funzionamento della Forza Armata: dalla gestione delle infrastrutture aeroportuali militari, alla manutenzione dei sistemi di motorizzazione, fino agli aspetti amministrativi e logistici legati al Commissariato Aeronautico.Si tratta in ogni caso di percorsi che uniscono la formazione post-diploma a un addestramento specifico, con la prospettiva di una carriera stabile all’interno delle Forze Armate italiane. Per questo il concorso Aeronautica Militare 2026 rappresenta un’opportunità concreta soprattutto per i neodiplomati, dato che il diploma è sufficiente per accedere a tutti i 50 posti messi a bando. ConclusioneIl concorso Aeronautica Militare 2026 offre quindi 50 possibilità di carriera nelle Forze Armate, tutte accessibili con il solo diploma di scuola secondaria di secondo grado. Chi fosse interessato dovrà muoversi rapidamente, considerando che la scadenza per l’invio della domanda è fissata al 10 settembre 2026. Per il testo integrale del bando e tutti i dettagli relativi alle prove di selezione, si rimanda ai portali ufficiali concorsi.difesa.it e inPA. Domande Frequenti sul Concorso Aeronautica Militare 2026Quanti posti mette a disposizione il concorso Aeronautica Militare 2026?Il bando prevede complessivamente 50 posti da allievo ufficiale: 20 per il 133° corso Piloti di Complemento (AUPC) e 30 per il 18° corso Allievi Ufficiali in Ferma Prefissata (AUFP), a loro volta suddivisi in 14 posti Armi dell’Arma Aeronautica, 6 posti Commissariato Aeronautico, 8 posti Genio Aeronautico Infrastrutture e 2 posti Genio Aeronautico Motorizzazione.Serve la laurea per partecipare al concorso Aeronautica Militare 2026?No. Per tutti i 50 posti banditi basta il diploma di istruzione secondaria di secondo grado. Per i soli 10 posti del Genio Aeronautico il diploma deve essere di indirizzo tecnico specifico, ma anche in questo caso la laurea resta una possibilità alternativa, non un obbligo.Entro quando bisogna presentare la domanda per il concorso Aeronautica Militare 2026?Il termine perentorio per l’invio della domanda è il 10 settembre 2026, tramite il portale concorsi.difesa.it o il portale inPA con autenticazione SPID o CIE.Quali sono i limiti di età per partecipare al concorso?Per il corso AUPC (piloti) bisogna avere almeno 17 anni compiuti e non oltre 23 anni non compiuti. Per i profili del corso AUFP il limite va da 17 anni compiuti a 38 anni non compiuti.Si può partecipare a più profili contemporaneamente?No, ogni candidato può presentare domanda per un solo Ruolo o Corpo tra quelli banditi, quindi è necessario scegliere in anticipo il profilo più adatto al proprio titolo di studio e alla propria età.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 08:00:002026-09-05 19:37:24Concorso Aeronautica Militare 2026: 50 posti da Ufficiale, per tutti basta il diploma
NOTIZIEBonus energia macchinari salvavita: come funziona e come ottenerloChi utilizza a casa un macchinario elettromedicale salvavita, come un ventilatore polmonare, una macchina per la dialisi o un concentratore di ossigeno, sostiene ogni mese costi molto elevati in bolletta elettrica. Per alleviare questo peso esiste il bonus energia macchinari salvavita, un’agevolazione pensata per le famiglie che hanno tra i propri componenti una persona con gravi condizioni di salute. Si tratta di uno sconto diretto sulla bolletta della luce, riconosciuto dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) a prescindere dal reddito del nucleo familiare.A differenza di altre agevolazioni, infatti, il bonus energia per macchinari salvavita non richiede la presentazione dell’ISEE: ciò che conta è la certificazione medica che attesta la necessità di utilizzare l’apparecchiatura. Vediamo nel dettaglio come funziona, chi può richiederlo e quali sono i passaggi previsti per ottenerlo.Indice dei contenutiCos’è il bonus energia per chi usa macchinari salvavitaChi ha diritto al bonus energia macchinari salvavitaQuanto vale il bonus energia macchinari salvavitaCome ottenere il bonus energia macchinari salvavitaDomande frequenti sul bonus energia macchinari salvavitaCos’è il bonus energia per chi usa macchinari salvavitaIl bonus energia macchinari salvavita, noto anche come bonus per disagio fisico, rientra nel più ampio sistema dei bonus sociali sulle utenze domestiche. Mentre il bonus sociale per disagio economico dipende dal valore dell’ISEE, questa misura nasce per compensare i maggiori consumi elettrici generati da apparecchiature elettromedicali indispensabili alla sopravvivenza o alla cura di una persona.In pratica, lo Stato riconosce che chi ha bisogno di tenere accesi ventilatori polmonari, macchine per la dialisi o altri dispositivi salvavita anche per molte ore al giorno consuma molta più energia rispetto a una famiglia media. Per questo motivo è previsto uno sconto proporzionale, applicato direttamente sulla bolletta elettrica, che va a ridurre il costo dei consumi legati a questi apparecchi. Chi ha diritto al bonus energia macchinari salvavitaIl bonus energia macchinari salvavita spetta ai nuclei familiari in cui è presente una persona che, per la propria condizione di salute, deve utilizzare in modo continuativo un’apparecchiatura elettromedicale ad alto consumo energetico. Le apparecchiature elettromedicali che danno diritto al bonus sono individuate dal Decreto del Ministero della Salute del 13 gennaio 2011: tra quelle più diffuse rientrano:Ventilatori polmonari e apparecchi per la ventilazione assistita, compresi i dispositivi CPAPMacchine per la dialisi peritoneale o per l’emodialisi domiciliareConcentratori di ossigeno e apparecchi per l’ossigenoterapiaNutripompe utilizzate per l’alimentazione artificialeMaterassi antidecubito, carrozzine elettriche e sollevatori elettrici, mobili o fissiLa necessità di utilizzare uno di questi macchinari deve essere attestata dalla ASL di competenza, che rilascia una certificazione sanitaria da allegare alla domanda. Non basta quindi possedere l’apparecchio in casa: occorre una certificazione medica che confermi l’effettiva necessità terapeutica del suo utilizzo continuativo.Chi si trova ad affrontare situazioni di disabilità può inoltre valutare altre forme di tutela economica, come i bonus disabilità ottenibili anche tramite giudice e tribunale, spesso complementari a questa agevolazione sull’energia elettrica. Quanto vale il bonus energia macchinari salvavitaL’importo del bonus energia macchinari salvavita non è uguale per tutti, ma varia in base a tre elementi: la potenza impegnata del contratto di fornitura elettrica, la tipologia di apparecchiatura utilizzata e il numero di ore di utilizzo giornaliero del macchinario. In generale, più il dispositivo richiede energia e più a lungo resta acceso nell’arco della giornata, maggiore sarà lo sconto riconosciuto in bolletta.L’agevolazione viene calcolata su fasce di consumo aggiuntivo rispetto a un’utenza domestica standard e viene ripartita sulle bollette dei dodici mesi successivi alla presentazione della domanda, così da distribuire il beneficio nel tempo anziché erogarlo in un’unica soluzione. Gli importi in vigore dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, definiti nelle tabelle ufficiali ARERA, vanno da 142,35 euro all’anno nella fascia minima (extra consumo fino a 600 kWh/anno e potenza fino a 3 kW) a 463,55 euro all’anno nella fascia massima (extra consumo oltre 1.200 kWh/anno e potenza da 4,5 kW in su); nella fascia media, tra 600 e 1.200 kWh/anno aggiuntivi, il bonus va da 284,70 a 335,80 euro annui a seconda della potenza impegnata. Per conoscere lo sconto esatto applicabile al proprio caso è quindi indispensabile fare riferimento alle tabelle in vigore al momento della domanda, che vengono periodicamente rivalutate. Come ottenere il bonus energia macchinari salvavitaPer ottenere il bonus energia macchinari salvavita è necessario presentare una domanda specifica, diversa da quella prevista per il bonus sociale legato al reddito. La richiesta va indirizzata al Comune di residenza, oppure a un altro ente indicato dal Comune stesso, utilizzando l’apposito modulo comunemente indicato come modulo B.Per completare la pratica servono in genere alcuni documenti fondamentali:Certificazione rilasciata dalla ASL che attesta la necessità del macchinario salvavitaModulo di richiesta compilato con i dati dell’utenza elettrica intestataDocumento di identità del richiedente e, se diverso, del beneficiario dell’apparecchiaturaCodice fiscale della persona che utilizza il macchinario elettromedicaleUna volta accolta la domanda, il fornitore di energia elettrica applica automaticamente lo sconto sulle bollette successive, senza che il beneficiario debba presentare ulteriori richieste per ogni fattura. Il bonus per disagio fisico, inoltre, non deve essere rinnovato: viene erogato fino al cessato uso delle apparecchiature elettromedicali. Se cambiano i macchinari utilizzati o le ore di utilizzo giornaliero è possibile presentare una domanda di variazione con lo stesso modulo B, mentre quando le apparecchiature non vengono più usate occorre informare tempestivamente il proprio venditore di energia elettrica. Domande frequenti sul bonus energia macchinari salvavitaIl bonus energia macchinari salvavita richiede l’ISEE?No. A differenza del bonus sociale per disagio economico, il bonus energia per macchinari salvavita non dipende dal reddito o dall’ISEE del nucleo familiare, ma dalla presenza di un componente che utilizza un’apparecchiatura elettromedicale salvavita.Quali documenti servono per richiedere il bonus energia macchinari salvavita?Servono principalmente la certificazione ASL che attesta la necessità del macchinario, il modulo di domanda con i dati dell’utenza elettrica e i documenti di identità del richiedente e del beneficiario.Il bonus energia macchinari salvavita va rinnovato ogni anno?No. ARERA chiarisce che il bonus per disagio fisico non deve essere rinnovato e viene erogato fino al cessato uso delle apparecchiature elettromedicali. Va invece presentata una domanda di variazione se cambiano le apparecchiature utilizzate o le ore di utilizzo giornaliero.Il bonus energia macchinari salvavita è cumulabile con altre agevolazioni?Sì, in linea generale può essere cumulato con il bonus sociale per disagio economico legato all’ISEE, poiché si tratta di due misure con presupposti diversi: una legata al reddito, l’altra alla condizione di salute.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Bonus-Energia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 19:00:002026-09-05 19:19:31Bonus energia macchinari salvavita: come funziona e come ottenerlo
NOTIZIECondominio, addio poteri: l’amministratore scaduto non può operareUn amministratore condominio scaduto non può più agire come se il suo incarico fosse ancora valido. Lo ha ribadito con chiarezza la giurisprudenza più recente, superando in modo netto una prassi che per anni ha creato confusione in migliaia di condomini italiani: quella della cosiddetta prorogatio, cioè la convinzione che l’amministratore potesse continuare a gestire il condominio anche dopo la scadenza del mandato, semplicemente perché l’assemblea non aveva ancora provveduto a nominare un successore.Oggi la situazione è diversa e le conseguenze pratiche per i condomini sono rilevanti. Vediamo che cosa prevede la legge, che cosa ha stabilito la Corte di Cassazione e, soprattutto, che cosa cambia in concreto quando il mandato dell’amministratore di condominio non viene rinnovato in tempo.Indice dei contenutiAmministratore condominio scaduto: cosa cambia per il condominioLa durata del mandato secondo l’art. 1129 del Codice CivileAddio alla prorogatio: la svolta della CassazioneCosa può fare (e cosa non può fare) l’amministratore condominio scadutoCosa devono fare i condomini per evitare problemiDomande frequenti sull’amministratore condominio scadutoAmministratore condominio scaduto: cosa cambia per il condominioQuando si parla di amministratore condominio scaduto ci si riferisce alla situazione in cui il mandato conferito dall’assemblea è arrivato al termine previsto e nessuna delibera successiva lo ha rinnovato o prorogato in modo esplicito. In questi casi, per lungo tempo si è ritenuto che l’amministratore potesse comunque continuare a occuparsi dell’ordinaria amministrazione, in attesa che i condomini si riunissero per decidere sul rinnovo o sulla nomina di un nuovo professionista.Questa impostazione, però, è stata progressivamente smontata dalla giurisprudenza. Il punto centrale è semplice da capire anche per chi non ha competenze giuridiche: l’amministratore agisce in nome e per conto del condominio in virtù di un mandato con una durata precisa. Scaduto quel termine, senza un rinnovo formale, viene meno anche il titolo che gli permette di rappresentare legalmente l’edificio, firmare contratti, gestire il conto corrente condominiale o agire in giudizio. La durata del mandato secondo l’art. 1129 del Codice CivileLa disciplina di riferimento è contenuta nell’art. 1129 del Codice Civile, la norma che regola nomina, revoca e obblighi dell’amministratore di condominio. La legge stabilisce che l’incarico dura un anno e si intende rinnovato automaticamente per uguale durata, senza bisogno di una nuova delibera: di regola, quindi, la vera scadenza del mandato matura al termine del secondo anno, salvo revoca o sostituzione decisa dall’assemblea. Non si tratta quindi di un rapporto a tempo indeterminato: ogni anno l’assemblea condominiale è chiamata a fare il punto sull’operato dell’amministratore, approvare il rendiconto e decidere se confermarlo, sostituirlo o affidare l’incarico a un nuovo professionista.Proprio l’articolo 1129, all’ottavo comma, prevede inoltre che l’amministratore che cessa dall’incarico sia tenuto a compiere esclusivamente le attività urgenti, cioè quelle che non possono essere rinviate senza generare un danno per il condominio, al fine di evitare pregiudizi agli interessi comuni. È proprio questa previsione, per anni interpretata in modo estensivo, ad aver alimentato la teoria della prorogatio dei poteri. Addio alla prorogatio: la svolta della CassazionePer lungo tempo si è ritenuto che l’amministratore scaduto conservasse tutte le attribuzioni ordinarie previste dall’art. 1130 del Codice Civile, fino a quando l’assemblea non avesse nominato un successore. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Cass. civ., sez. II, 26 marzo 2026, n. 7247) ha però chiarito che questa interpretazione non è più sostenibile: superata la scadenza del mandato, per cessazione del termine, revoca o dimissioni, l’amministratore non può continuare a esercitare i poteri gestori ordinari, ma deve limitarsi alle sole attività urgenti e indifferibili, senza peraltro avere diritto a un compenso per l’attività eventualmente svolta oltre il termine.Su questo tema, del resto, abbiamo già approfondito perché la prorogatio è stata abolita, ricostruendo passo dopo passo l’evoluzione giurisprudenziale che ha portato a questo cambio di rotta. Il concetto di fondo resta lo stesso: l’assemblea non può più permettersi di rinviare la decisione sul rinnovo, perché ogni ritardo espone il condominio a rischi operativi concreti. Cosa può fare (e cosa non può fare) l’amministratore condominio scadutoUna volta scaduto il mandato senza rinnovo, i poteri dell’amministratore condominio scaduto si riducono drasticamente. Non si tratta di una zona grigia lasciata all’interpretazione del singolo professionista: la legge, così come confermata dalla Cassazione, traccia un confine netto tra ciò che resta consentito e ciò che invece diventa un atto privo di efficacia nei confronti del condominio.Attività ancora consentite: solo gli interventi urgenti e indifferibili, indispensabili per evitare danni al condominio (ad esempio una riparazione indispensabile per la sicurezza dello stabile).Attività non più consentite: firmare nuovi contratti, riscuotere le quote condominiali con effetti pienamente validi, rappresentare il condominio in giudizio, gestire in autonomia il conto corrente condominiale.Compenso: per l’attività svolta dopo la scadenza del mandato, al di fuori delle urgenze, l’amministratore non ha più diritto ad alcun compenso.Effetti sugli atti compiuti: i provvedimenti adottati dall’amministratore scaduto, al di fuori delle urgenze, possono essere contestati e privati di efficacia nei confronti dei condomini.Le conseguenze pratiche non sono trascurabili. Un condominio con un mandato amministratore condominio scaduto rischia di trovarsi bloccato proprio nei momenti in cui servirebbe maggiore tempestività, ad esempio davanti a una controversia con un fornitore, a una morosità da recuperare o a un intervento urgente da autorizzare. Cosa devono fare i condomini per evitare problemiPer evitare di trovarsi con un amministratore condominio scaduto e privo di poteri, la soluzione più semplice ed efficace resta una sola: convocare per tempo l’assemblea condominiale chiamata a deliberare sul rinnovo dell’incarico o sulla nomina di un nuovo amministratore, prima che il mandato in corso giunga a scadenza.Nella pratica, questo significa rispettare alcuni passaggi che tutelano sia i condomini sia lo stesso amministratore, evitando contestazioni successive sulla validità degli atti compiuti nel frattempo.Verificare con anticipo la data di scadenza del mandato, che decorre dall’anniversario della nomina originaria tenendo conto del rinnovo automatico per un ulteriore anno.Convocare l’assemblea in tempo utile per deliberare su conferma, sostituzione o proroga esplicita dell’incarico.Far verbalizzare in modo chiaro la delibera di rinnovo, indicando la nuova durata del mandato.In caso di mancato accordo tra i condomini, valutare per tempo alternative come la nomina di un nuovo amministratore, per evitare vuoti di rappresentanza.In assenza di una delibera assembleare tempestiva, il rischio concreto è quello di trovarsi con una gestione condominiale priva di una guida pienamente legittimata ad agire, proprio nel momento in cui potrebbero presentarsi le esigenze più delicate, dalle spese straordinarie alle controversie con terzi. Domande frequenti sull’amministratore condominio scadutoQuanto dura il mandato dell’amministratore di condominio?Secondo l’art. 1129 del Codice Civile, l’incarico dura un anno e si intende rinnovato automaticamente per la stessa durata: la scadenza effettiva matura quindi, di norma, dopo due anni, salvo revoca o sostituzione deliberata dall’assemblea.Che cosa può fare un amministratore condominio scaduto?Può occuparsi soltanto delle attività urgenti e indifferibili, necessarie per evitare pregiudizi agli interessi comuni del condominio, senza avere diritto a compenso per queste ultime.La prorogatio dell’amministratore esiste ancora?No. La giurisprudenza più recente ha superato questo istituto, chiarendo che l’amministratore scaduto non conserva automaticamente i poteri di gestione ordinaria previsti dall’art. 1130 del Codice Civile.Cosa succede agli atti firmati dall’amministratore dopo la scadenza del mandato?Gli atti compiuti al di fuori delle urgenze possono essere contestati dai condomini e considerati privi di efficacia, proprio perché mancano del titolo di rappresentanza necessario.Cosa deve fare l’assemblea per evitare il vuoto di rappresentanza?Deve essere convocata in tempo utile prima della scadenza del mandato, per deliberare sul rinnovo dell’amministratore in carica o sulla nomina di un nuovo professionista.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/04/logo-condominioamico.png 597 2201 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 18:00:002026-09-05 09:28:29Condominio, addio poteri: l’amministratore scaduto non può operare
NOTIZIEMalattia INPS: la circolare 92/2026 paga anche il giorno prima del certificatoCon la circolare INPS 92/2026, pubblicata il 4 settembre 2026, cambiano le regole sulla malattia INPS: giorno prima del certificato adesso può essere riconosciuto anche quando la visita è avvenuta in ambulatorio, e non più solo a domicilio. È una novità che riguarda milioni di lavoratori dipendenti, spesso costretti a presentarsi al lavoro il giorno prima di ottenere il certificato medico semplicemente perché non erano riusciti a prenotare una visita in tempo. D’ora in avanti, a determinate condizioni, quella giornata potrà essere coperta dall’indennità di malattia. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la nuova circolare, quali sono i limiti applicati dall’INPS e cosa cambia per lavoratori e datori di lavoro.Indice dei contenutiCosa cambia con la circolare INPS 92/2026 sulla malattiaPerché prima contava solo la visita a domicilioI limiti alla retrodatazione del certificato di malattiaEffetti sul periodo di carenza e sulla busta pagaCosa cambia con la circolare INPS 92/2026 sulla malattiaFino a pochi giorni fa, la possibilità di far coincidere l’inizio della malattia con il giorno precedente al rilascio del certificato era riconosciuta solo in un caso preciso: quando il medico aveva effettuato una visita domiciliare. Se invece il lavoratore si era recato in ambulatorio, quella possibilità era esclusa a prescindere. Con la circolare INPS 92/2026, adottata con il parere del Ministero del Lavoro, questa distinzione viene superata: anche in caso di visita ambulatoriale, il medico può ora attestare che i sintomi erano presenti già dal giorno precedente. In pratica, il certificato può indicare come data di inizio della prognosi il giorno prima rispetto a quello della visita, garantendo così la copertura previdenziale anche per quella giornata di assenza dal lavoro. Perché prima contava solo la visita a domicilioLa vecchia regola nasceva da un principio semplice: solo il medico che visitava il paziente direttamente a casa poteva verificare le condizioni di salute anche nei giorni immediatamente precedenti. Chi invece si presentava in ambulatorio veniva considerato idoneo a raggiungere lo studio medico, e per questo la retrodatazione non era ammessa. Questa impostazione, però, penalizzava chi non riusciva a ottenere un appuntamento lo stesso giorno in cui si erano manifestati i sintomi, magari per le liste d’attesa degli studi medici o dei servizi di continuità assistenziale. Con la nuova circolare, l’INPS riconosce che anche una visita ambulatoriale può attestare uno stato di malattia iniziato il giorno precedente, ampliando così la tutela per i lavoratori dipendenti che restano a casa per un solo giorno prima di riuscire a farsi visitare. I limiti alla retrodatazione del certificato di malattiaLa novità non è però priva di paletti. La retrodatazione del certificato di malattia resta limitata a un solo giorno: il medico può attestare sintomi presenti dal giorno prima della visita, ma non può andare oltre. Inoltre, la copertura per la giornata precedente non viene riconosciuta se quel giorno cade di sabato, domenica o in occasione di una festività infrasettimanale. In questi casi, infatti, il lavoratore avrebbe comunque potuto rivolgersi al servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica, attivo proprio nei giorni festivi e prefestivi. Significa che la nuova regola si applica soltanto ai giorni feriali in cui gli studi medici e gli ambulatori sono regolarmente aperti, ma la prenotazione non è stata possibile in tempo utile. Effetti sul periodo di carenza e sulla busta pagaIl riconoscimento del giorno precedente incide anche sul calcolo del cosiddetto periodo di carenza, cioè i primi giorni di malattia che restano a carico del datore di lavoro prima che scatti l’indennità INPS. Aggiungendo una giornata di copertura in più, cambia infatti il computo complessivo dell’assenza e, di conseguenza, gli importi che compaiono in busta paga. Gli effetti pratici della circolare INPS 92/2026 dovrebbero diventare visibili nei cedolini relativi ai mesi successivi all’entrata in vigore, quando le aziende e i sostituti d’imposta adegueranno i propri sistemi di elaborazione alle nuove indicazioni. Per i lavoratori, resta comunque fondamentale controllare che il certificato medico riporti correttamente la data di inizio della prognosi, così da evitare contestazioni successive con il datore di lavoro.La circolare INPS 92/2026 introduce quindi una modifica pratica ma significativa nella gestione della malattia INPS: giorno prima del certificato può ora essere coperto anche dopo una visita ambulatoriale, non solo domiciliare. Resta da vedere come le aziende e i sistemi di elaborazione delle buste paga recepiranno concretamente la novità nei prossimi mesi, e se ulteriori chiarimenti dell’INPS arriveranno per definire casi particolari non ancora trattati dalla circolare. Domande Frequenti sulla Malattia INPS Giorno PrimaDa quando si applica la novità sulla malattia INPS giorno prima?La circolare INPS 92/2026 è stata pubblicata il 4 settembre 2026 e da quella data si applicano le nuove indicazioni sulla decorrenza dell’indennità di malattia.Chi ha diritto al riconoscimento del giorno prima del certificato di malattia?Possono beneficiarne i lavoratori dipendenti che si sono recati in ambulatorio per una visita medica e per i quali il medico attesta sintomi già presenti dal giorno precedente, purché quel giorno non sia sabato, domenica o una festività infrasettimanale.Cosa cambia rispetto alle regole precedenti sulla malattia INPS?In precedenza la retrodatazione di un giorno era ammessa solo per le visite domiciliari. Con la nuova circolare, la stessa possibilità viene estesa anche alle visite effettuate in ambulatorio, con gli stessi limiti temporali.Il certificato di malattia può essere retrodatato di più di un giorno?No. Il medico può attestare l’inizio della malattia soltanto per il giorno immediatamente precedente alla visita, non oltre.La retrodatazione del certificato vale anche nei giorni festivi?No, se il giorno precedente cade di sabato, domenica o in una festività infrasettimanale la copertura non viene riconosciuta, perché in quei giorni è attivo il servizio di continuità assistenziale (guardia medica).Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. 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I Comuni, però, possono comunque verificare. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/12/registrazione-contratto-di-locazione-caf-centro-fiscale-udine.jpg 500 800 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 09:00:002026-09-29 10:03:59IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la CassazioneRateizzazioni agenzia entrateNOTIZIE Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenzaL'Agenzia delle Entrate ha esteso gli orari di apertura di circa 160 uffici, con due pomeriggi in più dedicati all'assistenza fiscale in presenza e a distanza. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Rateizzazioni-agenzia-entrate.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 07:00:002026-09-29 07:23:25Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenzaSettembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 17:00:002026-09-05 09:18:36Malattia INPS: la circolare 92/2026 paga anche il giorno prima del certificato
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NOTIZIE IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la CassazioneLa Cassazione, con l'ordinanza n. 8236/2026, chiarisce che affittare una o più stanze della propria casa non fa perdere l'esenzione IMU sull'abitazione principale, a patto che restino residenza anagrafica e dimora abituale effettiva. I Comuni, però, possono comunque verificare. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/12/registrazione-contratto-di-locazione-caf-centro-fiscale-udine.jpg 500 800 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 09:00:002026-09-29 10:03:59IMU, Locazione Parziale e Abitazione Principale: Cosa Dice la Cassazione
Rateizzazioni agenzia entrateNOTIZIE Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenzaL'Agenzia delle Entrate ha esteso gli orari di apertura di circa 160 uffici, con due pomeriggi in più dedicati all'assistenza fiscale in presenza e a distanza. https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/Rateizzazioni-agenzia-entrate.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-30 07:00:002026-09-29 07:23:25Agenzia delle Entrate, uffici aperti più a lungo: due pomeriggi in più per l’assistenza
NOTIZIESport Dilettantistico, Tornano i Premi Esenti fino a 300 EuroTorna una misura attesa da società e associazioni sportive di base: i premi sport dilettantistico esenti fino a 300 euro l’anno. L’articolo 9 del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38 (decreto fiscale), entrato in vigore il 28 marzo 2026 e convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88, ripristina, per l’anno in corso, l’esenzione dalla ritenuta del 20% sui premi corrisposti agli atleti che partecipano a gare e manifestazioni sportive dilettantistiche. Una notizia che riguarda migliaia di piccole realtà sportive del territorio, dalle società calcistiche amatoriali ai circoli di atletica, passando per le tante associazioni che ogni anno organizzano tornei e gare locali.La misura sui premi sport dilettantistico esenti non è una novità assoluta: si tratta del ritorno di un’agevolazione già vista in passato, pensata per alleggerire gli adempimenti fiscali delle piccole manifestazioni sportive amatoriali, dove spesso i premi in denaro hanno un valore simbolico più che economico. Vediamo nel dettaglio cosa prevede, a chi si rivolge e quali sono gli aspetti pratici da conoscere.Indice dei contenutiCosa prevede la novità sui premi sport dilettantistico esentiA chi si applica l’esenzione sui premi sportiviCome funziona il limite dei 300 euroCosa cambia per le associazioni sportive dilettantisticheDomande frequenti sui premi sport dilettantistico esentiCosa prevede la novità sui premi sport dilettantistico esentiNel dettaglio, la norma stabilisce che le somme corrisposte a titolo di premio agli atleti dilettanti – le somme richiamate dall’articolo 36, comma 6-quater, del D.Lgs. 36/2021 – non sono soggette alla ritenuta del 20% a titolo d’imposta prevista dall’articolo 30, comma 2, del DPR 600/1973, a condizione che l’ammontare complessivo attribuito dal medesimo soggetto erogante allo stesso atleta non superi i 300 euro. In pratica, chi organizza una gara o un torneo amatoriale e riconosce ai partecipanti un premio in denaro entro questa soglia può erogarlo senza operare la trattenuta fiscale che si applicherebbe in condizioni ordinarie.Va precisato che l’esenzione riguarda le somme corrisposte nel periodo compreso tra il 28 marzo e il 31 dicembre 2026: si tratta quindi di una misura temporanea, legata all’anno in corso e non strutturale, confermata in sede di conversione del decreto. I premi erogati tra il 1° gennaio e il 27 marzo 2026 restano invece soggetti a ritenuta, ma concorrono comunque al conteggio del limite di 300 euro dell’anno d’imposta. A chi si applica l’esenzione sui premi sportiviL’agevolazione sui premi sport dilettantistico esenti non riguarda tutti gli operatori del mondo sportivo dilettantistico, ma è circoscritta a una platea ben precisa. La norma parla espressamente di somme corrisposte agli atleti che partecipano a manifestazioni sportive dilettantistiche, come gare, tornei e competizioni amatoriali organizzate da associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e società sportive dilettantistiche (SSD).Un aspetto importante riguarda invece chi resta escluso dal beneficio. Il testo dell’articolo 9 fa riferimento ai soli atleti partecipanti alle manifestazioni sportive dilettantistiche, mentre l’articolo 36, comma 6-quater, del D.Lgs. 36/2021 richiamato dalla norma comprende anche i tecnici tesserati: su questo disallineamento restano attesi chiarimenti ufficiali. In sintesi, i soggetti coinvolti sono:Atleti dilettanti che partecipano a gare, tornei o manifestazioni sportive amatorialiAssociazioni sportive dilettantistiche (ASD) ed enti sportivi che organizzano l’evento ed erogano il premioSocietà sportive dilettantistiche (SSD) con finalità non professionisticheNon richiamati dal testo dell’articolo 9, in attesa di chiarimenti ufficiali: tecnici, allenatori, dirigenti e collaboratori diversi dagli atletiChi lavora nel settore sportivo, ad esempio come istruttore o personal trainer con partita IVA, ha comunque un proprio inquadramento fiscale specifico, diverso da quello dei premi occasionali agli atleti: su questo tema può essere utile consultare la nostra guida sulla Partita IVA Personal Trainer 2026. Come funziona il limite dei 300 euroUno degli aspetti più delicati della misura sui premi sport dilettantistico esenti riguarda il funzionamento pratico della soglia. Molti potrebbero pensare che i primi 300 euro siano sempre esenti da ritenuta, anche quando il premio complessivo supera questo importo: non è così. La soglia di 300 euro non funziona come una franchigia, cioè come una quota sempre esclusa dal calcolo.In pratica, se il totale dei premi corrisposti resta entro i 300 euro, l’intera somma è esente da ritenuta. Se invece l’importo supera questa soglia, la ritenuta del 20% torna ad applicarsi sull’intero importo erogato, e non solo sulla parte eccedente i 300 euro. Si tratta di una differenza tecnica fondamentale, perché cambia in modo significativo il calcolo del netto che arriva effettivamente nelle tasche dell’atleta.Per questo motivo, chi organizza manifestazioni sportive dilettantistiche e deve stabilire l’importo dei premi da assegnare dovrebbe valutare con attenzione questa soglia, evitando ad esempio di superarla di poco senza rendersi conto delle conseguenze fiscali. Un errore di valutazione su questo punto può tradursi in un premio netto molto più basso di quanto preventivato, sia per l’associazione organizzatrice sia per l’atleta beneficiario. Cosa cambia per le associazioni sportive dilettantistichePer le associazioni sportive dilettantistiche e le società che organizzano gare, tornei e manifestazioni amatoriali, il ritorno dei premi sport dilettantistico esenti significa soprattutto una semplificazione degli adempimenti legati all’erogazione dei premi entro la soglia prevista. Meno ritenute da calcolare e versare, per importi comunque contenuti, si traduce in una gestione amministrativa più snella per realtà che spesso sono guidate da volontari e non dispongono di una struttura fiscale complessa.Resta comunque fondamentale documentare correttamente ogni premio erogato, indicando importo, beneficiario e manifestazione di riferimento, per poter dimostrare in caso di controllo il rispetto della soglia dei 300 euro. Le associazioni dovranno inoltre monitorare l’ammontare complessivo dei premi corrisposti allo stesso atleta nel corso dell’anno, dato che il limite è annuale, riferito al singolo soggetto erogante e non alla singola manifestazione.Il tema della fiscalità applicata al mondo sportivo si intreccia spesso con altre novità che riguardano lavoratori e famiglie, come le misure di alleggerimento fiscale su altre voci del reddito: ne è un esempio la detassazione tredicesima 2027, un’altra novità che punta a lasciare più liquidità nelle tasche dei contribuenti.Va infine ricordato che si tratta di una misura temporanea, valida fino al 31 dicembre 2026: le associazioni sportive dilettantistiche dovranno quindi tenere d’occhio gli sviluppi normativi dei prossimi mesi, in particolare la prossima legge di bilancio, per capire se l’esenzione sui premi sport dilettantistico esenti verrà prorogata, modificata o resa strutturale. Domande frequenti sui premi sport dilettantistico esenti Cosa sono i premi sport dilettantistico esenti fino a 300 euro?Sono le somme corrisposte agli atleti dilettanti in occasione di gare o manifestazioni sportive amatoriali che, in base all’articolo 9 del DL 38/2026, non sono soggette alla ritenuta del 20% se non superano i 300 euro complessivi erogati dallo stesso soggetto allo stesso atleta.Da quando è in vigore l’esenzione sui premi sportivi dilettantistici?La misura è in vigore dal 28 marzo 2026, data di entrata in vigore del decreto-legge 38/2026, e resta valida fino al 31 dicembre 2026; la conversione in legge (L. 88/2026) ne ha confermato l’impianto.Se il premio supera 300 euro, cosa succede alla ritenuta?La soglia non funziona come una franchigia: se il totale dei premi erogati dallo stesso soggetto supera i 300 euro, la ritenuta del 20% si applica sull’intero importo corrisposto, e non solo sulla quota eccedente.L’esenzione sui premi sport dilettantistico si applica anche ad allenatori e tecnici?Il testo dell’articolo 9 del DL 38/2026 fa riferimento specificamente agli atleti partecipanti alle manifestazioni sportive dilettantistiche; per i tecnici tesserati, inclusi invece nell’articolo 36, comma 6-quater, del D.Lgs. 36/2021, restano attesi chiarimenti ufficiali.Le associazioni sportive dilettantistiche devono comunque documentare i premi erogati?Sì. Anche in presenza dell’esenzione, è opportuno che l’associazione conservi la documentazione relativa a ogni premio corrisposto, indicando beneficiario, importo e manifestazione di riferimento, per poter dimostrare il rispetto della soglia annua in caso di controllo.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/01/associazioni-sportive-dilettantistiche.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 14:00:002026-09-05 09:06:35Sport Dilettantistico, Tornano i Premi Esenti fino a 300 Euro
CAF, SUCCESSIONIConto Corrente del Defunto 2026: Come Sbloccarlo, Documenti per la Banca e Tempi RealiQuando una persona cara viene a mancare, il conto corrente del defunto viene bloccato dalla banca e gli eredi si trovano improvvisamente senza accesso a quelle somme. È una situazione che genera ansia, soprattutto quando ci sono spese urgenti da sostenere proprio nei giorni del lutto. In questa guida aggiornata al 2026 spieghiamo, con parole semplici, cosa accade davvero al conto corrente del defunto, quali documenti chiede la banca per sbloccarlo, quali sono i tempi reali di attesa e come ottenere lo svincolo anticipato di alcune somme.Vedremo anche una distinzione che molti scoprono solo davanti allo sportello: il trattamento del conto corrente del defunto cambia radicalmente a seconda che il conto sia intestato a una sola persona oppure cointestato, e in questo secondo caso a seconda che sia a firma disgiunta o a firma congiunta. Sono differenze che possono valere settimane, se non mesi, di attesa in più o in meno.Per una panoramica completa su tutta la pratica successoria — termini, imposte, franchigie e documenti — consulta la nostra guida completa alle successioni 2026. Questo articolo, invece, si concentra esclusivamente sul lato bancario.Indice dei contenutiCosa Succede al Conto Corrente del Defunto: il Blocco Automatico della BancaConto Corrente del Defunto Cointestato: Firma Disgiunta e Firma CongiuntaDocumenti per Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoTempi Reali per Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoSvincolo Anticipato: Spese Funerarie e Imposta di SuccessioneSe la Banca Rifiuta di Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoConto Corrente del Defunto e Successione in Friuli Venezia GiuliaAssistenza per lo Sblocco del Conto Corrente del DefuntoDomande Frequenti sul Conto Corrente del DefuntoCosa Succede al Conto Corrente del Defunto: il Blocco Automatico della BancaNel momento esatto in cui la banca viene a conoscenza del decesso del titolare, il conto corrente del defunto viene bloccato. Non si tratta di una decisione discrezionale dell’istituto né di un dispetto verso la famiglia: è un obbligo di legge. L’articolo 48 del D.Lgs. 346/1990 (il testo che disciplina l’imposta di successione) vieta ai debitori del defunto — e la banca, custodendo i soldi sul conto, è a tutti gli effetti sua debitrice — di pagare le somme agli eredi prima che sia stata fornita la prova della presentazione della dichiarazione di successione.Il blocco non riguarda solo i prelievi. Dal giorno del decesso, sul conto corrente del defunto si fermano di fatto tutte le operazioni ordinarie. Ecco cosa viene sospeso o annullato:Bancomat e carte di credito intestate al defunto, che vengono disattivateHome banking e disposizioni online, non più utilizzabiliAssegni emessi e non ancora incassati, che la banca non paga piùAddebiti automatici (SDD/RID) di utenze, rate e abbonamenti, che restano insolutiAccrediti della pensione, che l’INPS sospende e di cui può chiedere la restituzione se relativi a mensilità successive al decessoUn avvertimento importante e spesso sottovalutato: utilizzare il bancomat del defunto dopo la sua morte è illecito, anche quando lo si fa in buona fede per pagare il funerale o una bolletta. Il codice PIN è personale e il suo utilizzo dopo il decesso può configurare responsabilità penali oltre che civili verso gli altri eredi. Meglio quindi fermarsi subito e avviare la procedura corretta, con l’assistenza di un professionista. Chi deve comunicare il decesso alla bancaLa comunicazione spetta agli eredi, che devono inviare alla banca il certificato di morte. Attenzione però: non conviene ritardare la comunicazione sperando di guadagnare tempo. Gli istituti di credito incrociano regolarmente i dati con l’Anagrafe Tributaria e, quando scoprono il decesso, bloccano comunque il conto corrente del defunto con effetto retroattivo, chiedendo conto delle operazioni compiute nel frattempo. La trasparenza, in questa fase, è la strada più rapida.Conto Corrente del Defunto Cointestato: Firma Disgiunta e Firma CongiuntaQui si gioca la differenza più importante di tutta la vicenda. Se il conto corrente del defunto era cointestato — tipicamente con il coniuge o con un figlio — bisogna guardare la modalità di firma indicata nel contratto di conto:Firma disgiunta: ciascun cointestatario può operare da solo, senza il consenso degli altri (è la formula più diffusa tra i conti di famiglia)Firma congiunta: ogni operazione richiede la firma di tutti i cointestatariIn caso di firma congiunta, la morte di un cointestatario paralizza il conto: venendo a mancare una delle firme necessarie, la banca blocca l’intero saldo fino alla conclusione della pratica di successione. Il cointestatario superstite, per quanto possa sembrare ingiusto, non può muovere nemmeno la parte che gli spetta.In caso di firma disgiunta, invece, la situazione è molto più favorevole. La banca blocca la quota del defunto, mentre il cointestatario superstite conserva l’operatività sulla propria quota. Vale infatti la presunzione civilistica secondo cui le somme depositate su un conto cointestato appartengono in parti uguali a ciascun intestatario: con due cointestatari, la quota del defunto che entra in successione è quindi il 50% del saldo, salvo prova contraria. Cosa può fare il cointestatario superstiteFacciamo un esempio concreto. Anna e suo marito hanno un conto cointestato a firma disgiunta con un saldo di 20.000 euro. Alla morte del marito, la banca congela la quota di 10.000 euro che entra nell’asse ereditario, mentre Anna continua a disporre dei restanti 10.000 euro per le spese quotidiane. Nella pratica, però, alcuni istituti adottano un approccio prudenziale e bloccano l’intero conto fino a quando non ricevono i documenti degli eredi: è una prassi contestabile, ma diffusa.Un punto delicato che genera molti equivoci: il fatto che il conto sia cointestato non significa che il superstite erediti automaticamente tutto. La quota del defunto si divide fra tutti gli eredi legittimi secondo le regole della successione, e va comunque indicata nella dichiarazione di successione. Se preferisci approfondire l’iter passo passo, trovi un percorso complementare nella nostra guida su successione del conto corrente: sblocco e procedura.Documenti per Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoPer sbloccare il conto corrente del defunto la banca richiede un fascicolo di documenti che serve a dimostrare due cose: chi sono gli eredi e che gli obblighi fiscali verso l’Agenzia delle Entrate sono stati assolti. Ogni istituto ha una modulistica propria, ma il nucleo dei documenti richiesti è sostanzialmente sempre questo:Certificato di morte rilasciato dal Comune (o autocertificazione, se accettata dall’istituto)Copia della dichiarazione di successione con la ricevuta telematica di presentazione all’Agenzia delle EntrateAtto notorio o dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con l’elenco completo degli eredi e le rispettive quoteDocumento d’identità e codice fiscale di ciascun erede, in corso di validitàCopia del testamento pubblicato dal notaio, se il defunto ne aveva lasciato unoModulo di richiesta di svincolo della banca, firmato da tutti gli erediLa firma di tutti gli eredi è il passaggio che più spesso rallenta la pratica. Se anche un solo coerede è irreperibile, residente all’estero o in disaccordo con gli altri, la banca non procede allo sblocco del conto corrente del defunto. In presenza di eredi residenti in altri Paesi europei può inoltre rendersi utile il certificato successorio europeo, il documento che permette di far valere la qualità di erede negli altri Stati dell’Unione senza doversi districare tra procedure locali diverse. Atto notorio o dichiarazione sostitutiva: che differenza c’èSono due strumenti che dicono la stessa cosa — chi sono gli eredi — ma con forma diversa. L’atto notorio è una dichiarazione resa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale, alla presenza di due testimoni. La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà è invece un’autocertificazione che l’erede firma sotto la propria responsabilità. La legge le equipara nei rapporti con la pubblica amministrazione, ma le banche sono soggetti privati: molti istituti pretendono ancora l’atto notorio, soprattutto quando in gioco ci sono saldi rilevanti o titoli e investimenti. Prima di sostenere una spesa notarile inutile, conviene verificare cosa accetta concretamente quella specifica banca.Tempi Reali per Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoLa domanda che tutti gli eredi fanno per prima è: quanto tempo ci vuole? Non esiste una risposta unica, perché i tempi dipendono da come è intestato il conto e soprattutto da quando viene presentata la dichiarazione di successione. Questi sono i range realistici che osserviamo nella pratica quotidiana:Conto cointestato a firma disgiunta: il superstite torna operativo sulla propria quota in genere in pochi giorni o poche settimane dalla comunicazione del decessoErede unico con documenti pronti: dalla consegna del fascicolo completo, la banca impiega mediamente alcune settimane per l’istruttoria internaPiù eredi da coordinare: si passa facilmente a diversi mesi, perché serve la firma di tutti sul modulo di svincoloPresenza di testamento o eredi all’estero: i tempi si allungano ulteriormente per la pubblicazione dell’atto e la raccolta della documentazioneIl vero collo di bottiglia è la dichiarazione di successione, che va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso. Molti eredi commettono l’errore di sfruttare tutto il termine, ritrovandosi con il conto corrente del defunto congelato per oltre un anno. Presentare la dichiarazione già dopo due o tre mesi, quando la documentazione è pronta, accorcia drasticamente l’attesa: la ricevuta telematica di presentazione è infatti il documento che apre la porta allo sblocco. Svincolo Anticipato: Spese Funerarie e Imposta di SuccessioneAspettare mesi prima di poter toccare il conto corrente del defunto può creare difficoltà concrete, perché alcune spese non possono attendere. Per questo motivo esistono margini di svincolo anticipato, cioè la possibilità di ottenere una parte delle somme prima che la successione sia completata.Il caso più frequente riguarda le spese funerarie. Molte banche, per prassi commerciale e non per obbligo di legge, accettano di liquidare direttamente all’impresa di onoranze funebri (o di rimborsare l’erede che ha anticipato) un importo limitato, dietro presentazione della fattura intestata e con il consenso scritto di tutti gli eredi. Non esiste una soglia uniforme valida per tutti gli istituti: l’importo massimo varia da banca a banca ed è discrezionale, quindi va sempre verificato con il proprio istituto prima di contare su questa possibilità.Il secondo caso riguarda il pagamento delle imposte legate alla successione. Dal 2025, con la riforma introdotta dal D.Lgs. 139/2024, l’imposta di successione è passata al meccanismo dell’autoliquidazione: sono gli eredi stessi a calcolarla nella dichiarazione e a versarla, entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, con possibilità di rateizzazione versando almeno il 20% nel termine e il resto a rate trimestrali. Per capire quanto dovrai effettivamente versare, tenendo conto della franchigia di 1.000.000 di euro per coniuge e figli e dell’aliquota del 4% sull’eccedenza, puoi consultare la nostra guida al calcolo dell’imposta di successione 2026.La normativa prevede inoltre un’ipotesi particolare di svincolo anticipato a favore dell’erede unico di età non superiore a 26 anni: quando nell’asse ereditario ci sono immobili, la banca può liberare le somme necessarie al pagamento delle imposte ipotecaria, catastale e di bollo anche prima della presentazione della dichiarazione di successione. È una previsione poco conosciuta ma molto utile per i giovani eredi che si trovano a dover pagare imposte su un patrimonio a cui non hanno ancora accesso. Se la Banca Rifiuta di Sbloccare il Conto Corrente del DefuntoPuò accadere che, pur avendo consegnato tutti i documenti, la banca continui a non sbloccare il conto corrente del defunto oppure richieda carte su carte, allungando l’attesa senza una ragione evidente. Prima di irrigidirsi, conviene capire il motivo: nella grande maggioranza dei casi il rifiuto ha una causa tecnica risolvibile.Documentazione incompleta o non aggiornata (certificati scaduti, codici fiscali mancanti)Manca la firma di un coerede sul modulo di svincoloIncertezza sull’asse ereditario: testamento contestato, eredi che non hanno ancora accettato o rinunciatoProdotti finanziari collegati al conto (titoli, fondi, dossier) che seguono procedure interne più lungheDebiti del defunto verso la stessa banca, che l’istituto tende a compensare con il saldoSe il rifiuto persiste anche con la pratica in regola, la strada corretta è il reclamo scritto all’ufficio reclami della banca, con l’indicazione precisa di cosa è stato consegnato e quando. La banca è tenuta a rispondere per iscritto nei termini fissati dalla normativa di trasparenza di Banca d’Italia. Se la risposta non arriva o non è soddisfacente, è possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), un organismo che decide le controversie tra clienti e banche con una procedura molto più rapida ed economica di una causa civile.Il consiglio pratico è però un altro: la quasi totalità dei rifiuti si previene a monte, presentando alla banca un fascicolo già completo e coerente. Un errore nella dichiarazione di successione o un atto notorio impreciso possono costare mesi di rimpalli. Farsi assistere fin dall’inizio da chi gestisce queste pratiche ogni giorno è il modo più semplice per evitarli.Conto Corrente del Defunto e Successione in Friuli Venezia GiuliaSe la successione riguarda una famiglia residente in Friuli Venezia Giulia, allo sblocco del conto corrente del defunto si affianca una particolarità che nel resto d’Italia non esiste: il sistema tavolare, chiamato anche Libro Fondiario. Si tratta di un registro immobiliare diverso dal catasto ordinario, in vigore nelle province di Udine, Gorizia, Trieste e in parte di quella di Pordenone.La differenza è sostanziale: nel sistema tavolare l’iscrizione ha efficacia costitutiva, cioè il passaggio di proprietà si perfeziona davvero solo con l’iscrizione nel Libro Fondiario. Di conseguenza, dopo la successione la voltura non è automatica: serve una domanda di intavolazione separata. È un errore molto comune pensare che la sola dichiarazione di successione trasmessa all’Agenzia delle Entrate basti a intestare gli immobili agli eredi — in Friuli Venezia Giulia non è così, e trascurare questo passaggio può bloccare per mesi la vendita di un immobile ereditato.Per questo motivo, quando la pratica comprende sia conti bancari sia immobili in regione, è preferibile affidarsi a un professionista del territorio che conosca entrambi i binari. Il CAF Centro Fiscale di Udine segue da anni pratiche successorie con sistema tavolare, coordinando la dichiarazione di successione, l’intavolazione al Libro Fondiario e i rapporti con gli istituti di credito per lo sblocco dei conti. Assistenza per lo Sblocco del Conto Corrente del DefuntoGestire il conto corrente del defunto nei mesi successivi a un lutto è un peso che si somma a un momento già difficile. La buona notizia è che, con un fascicolo impostato bene fin dall’inizio, la procedura è del tutto gestibile e i tempi si accorciano sensibilmente. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa dell’intera pratica: raccolta dei documenti, redazione e invio telematico della dichiarazione di successione, calcolo delle imposte, predisposizione della documentazione per la banca e assistenza fino allo sblocco effettivo del conto.Ogni successione è diversa: per questo lavoriamo con un preventivo personalizzato, costruito sulla base della composizione dell’asse ereditario e del numero di eredi coinvolti. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia, con invio della documentazione a distanza. Contattaci per fissare un appuntamento e valutare insieme la tua situazione, senza impegno.Hai bisogno di assistenza per la successione e lo sblocco del conto corrente del defunto? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Domande Frequenti sul Conto Corrente del DefuntoQuanto tempo resta bloccato il conto corrente del defunto?Dipende dall’intestazione. Su un conto cointestato a firma disgiunta il superstite torna operativo sulla propria quota in pochi giorni o poche settimane. Per l’erede unico o per più eredi, lo sblocco arriva dopo la presentazione della dichiarazione di successione: presentandola rapidamente si può chiudere tutto in pochi mesi, mentre attendendo i 12 mesi di termine il conto resta congelato oltre un anno.Posso prelevare dal conto corrente del defunto con il bancomat?No. Utilizzare bancomat, carte o home banking del defunto dopo il decesso e illecito, anche se lo si fa per pagare il funerale o le utenze. Il PIN e strettamente personale e l’operazione puo comportare responsabilita verso gli altri eredi e conseguenze penali. La strada corretta e la richiesta di svincolo alla banca.Il conto cointestato a firma disgiunta viene bloccato del tutto?In linea di principio no: la banca dovrebbe bloccare solo la quota del defunto, presunta pari al 50% con due cointestatari, lasciando operativo il superstite sulla propria parte. Alcuni istituti, pero, per prudenza bloccano l’intero saldo fino a ricevere i documenti degli eredi. E una prassi contestabile ma diffusa, che si risolve consegnando rapidamente la documentazione.Quali documenti servono per sbloccare il conto corrente del defunto?Certificato di morte, copia della dichiarazione di successione con ricevuta telematica di presentazione, atto notorio o dichiarazione sostitutiva con l’elenco degli eredi, documento d’identita e codice fiscale di ogni erede, eventuale testamento pubblicato e il modulo di svincolo della banca firmato da tutti gli eredi.Si possono usare i soldi del defunto per pagare il funerale?Molte banche accettano di liquidare le spese funerarie in via anticipata, dietro presentazione della fattura dell’impresa di onoranze funebri e con il consenso di tutti gli eredi. Si tratta pero di una prassi commerciale e non di un obbligo di legge: l’importo massimo varia da banca a banca e va sempre verificato con il proprio istituto.Serve la dichiarazione di successione anche solo per un conto corrente?Nella maggior parte dei casi si: e proprio la prova della presentazione della dichiarazione che consente alla banca di sbloccare le somme. Esistono ipotesi di esonero previste dalla normativa quando l’eredita e di modesta entita e si devolve a coniuge e parenti in linea retta senza immobili, ma vanno valutate caso per caso da un professionista.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/11/DOCUMENTI-NECESSARI-PER-LA-SUCCESSIONE-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 13:00:002026-09-05 09:07:44Conto Corrente del Defunto 2026: Come Sbloccarlo, Documenti per la Banca e Tempi Reali
NOTIZIEBonus Librerie Under 35: Domande Prorogate al 13 Ottobre 2026Nuova proroga per il bonus librerie under 35: il Ministero della Cultura ha spostato al 13 ottobre 2026 il termine per presentare la domanda di partecipazione al bando che sostiene l’apertura di nuove librerie da parte dei giovani. La decisione è arrivata con il Decreto Direttoriale Generale (DDG) n. 792 del 13 agosto 2026, che ha concesso più tempo a chi vuole trasformare la passione per i libri in un’attività imprenditoriale. Il contributo, non a caso soprannominato bonus librai under 35, può arrivare fino a 24.000 euro per ogni progetto ammesso.Indice dei contenutiCos’è il bonus librerie under 35La proroga del bonus librerie under 35 al 13 ottobre 2026Chi può richiedere il bonus librerie under 35: i requisitiCome fare domanda per il bonus librerie under 35Altre agevolazioni per famiglie e giovani nel 2026Domande frequenti sul bonus librerie under 35Cos’è il bonus librerie under 35Il bonus librerie under 35 è un bando promosso dal Ministero della Cultura, gestito dalla Direzione generale Biblioteche e istituti culturali (DGBIC), con l’obiettivo di favorire la nascita e il consolidamento di librerie indipendenti gestite da giovani imprenditori. La misura mette a disposizione una dotazione complessiva di 4 milioni di euro, destinata a finanziare l’avvio di nuove attività di vendita di libri sul territorio nazionale.L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le librerie di quartiere, soprattutto nei piccoli centri, svolgono un ruolo culturale e sociale importante, ma faticano a reggere la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. Per questo il bonus librerie under 35 premia chi sceglie di investire in questo settore in giovane età, offrendo un sostegno economico concreto alle spese di avviamento. La proroga del bonus librerie under 35 al 13 ottobre 2026La finestra per presentare domanda era originariamente aperta dalle ore 15:00 del 15 giugno 2026, con una prima scadenza fissata a settembre. Con il DDG n. 792 del 13 agosto 2026, il Ministero della Cultura ha deciso di prorogare i termini fino alle ore 15:00 del 13 ottobre 2026, dando così più tempo ai giovani interessati a completare la documentazione richiesta.Questa non è una novità isolata: i bandi legati al mondo della cultura e dell’editoria vengono spesso prorogati per garantire la massima partecipazione, soprattutto quando la modulistica richiede tempo per essere predisposta correttamente. Chi non ha ancora presentato domanda per il bonus librerie under 35 ha quindi ancora qualche settimana a disposizione, ma è consigliabile non ridursi agli ultimi giorni utili. Chi può richiedere il bonus librerie under 35: i requisitiIl bando è riservato ai giovani fino a 35 anni e che intendono aprire una nuova libreria, oppure consolidare un’attività avviata da poco. Tra i requisiti principali richiesti dal bando figurano:Età anagrafica: il titolare o il legale rappresentante dell’impresa non deve superare i 35 anniIscrizione al Registro delle Imprese, secondo i criteri di ammissione previsti dal bandoApertura di una nuova libreria sul territorio nazionale, oppure consolidamento di un’attività già avviata nei tempi indicati dal bandoRispetto delle finestre temporali previste per l’avvio dell’attività, differenziate a seconda della tipologia di comune e della data di aperturaLa dotazione finanziaria complessiva del bonus librerie under 35 è suddivisa in due quote: una parte è riservata a iniziative avviate in determinati comuni a partire da fine 2023, l’altra è destinata alle librerie aperte più di recente o ancora da avviare. Questa suddivisione serve a garantire una distribuzione più equa delle risorse su tutto il territorio nazionale. Come fare domanda per il bonus librerie under 35La domanda per il bonus librerie under 35 va presentata esclusivamente tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) all’indirizzo dedicato del Ministero della Cultura, utilizzando in modo obbligatorio la modulistica ufficiale pubblicata sul sito dell’amministrazione. Non sono ammesse altre modalità di invio, come l’email ordinaria o la consegna a mano.Prima di inviare la documentazione è fondamentale verificare con attenzione ogni allegato richiesto: eventuali errori formali, moduli incompleti o mancanza di firme possono infatti compromettere l’ammissibilità della domanda. Considerato che si tratta di un bando pubblico con risorse limitate, la corretta predisposizione della pratica fa spesso la differenza tra un progetto ammesso e uno escluso dal finanziamento. Altre agevolazioni per famiglie e giovani nel 2026Il bonus librerie under 35 non è l’unica misura pensata per sostenere giovani e famiglie nel corso del 2026. Ad esempio, per le famiglie con un reddito più contenuto è attivo il bonus ISEE sotto i 30.000 euro, che comprende agevolazioni su trasporti, mensa scolastica e libri di testo. Chi invece sta ristrutturando casa può valutare il bonus mobili 2026, con l’elenco completo dei beni che rientrano nell’agevolazione, oppure approfondire requisiti e modalità per ottenere la detrazione legata all’acquisto di arredi ed elettrodomestici. Domande frequenti sul bonus librerie under 35Cos’è il bonus librerie under 35?È un bando del Ministero della Cultura che finanzia l’apertura o il consolidamento di librerie gestite da giovani fino a 35 anni, con un contributo che può arrivare fino a 24.000 euro.Qual è la nuova scadenza per presentare la domanda?Il termine, inizialmente fissato a settembre 2026, è stato prorogato alle ore 15:00 del 13 ottobre 2026 con il DDG n. 792 del 13 agosto 2026.Chi può partecipare al bando librerie under 35?Possono partecipare i giovani fino a 35 anni che intendono aprire una nuova libreria sul territorio nazionale o consolidare un’attività avviata di recente, nel rispetto dei requisiti di iscrizione al Registro delle Imprese previsti dal bando.Come si presenta la domanda?La domanda va inviata esclusivamente via PEC, utilizzando la modulistica ufficiale disponibile sul sito del Ministero della Cultura.Il bando resta dunque aperto ancora per alcune settimane, con la nuova scadenza fissata al 13 ottobre 2026. Per i giovani interessati ad aprire una libreria si tratta di un’occasione da non lasciarsi sfuggire, considerata la dotazione limitata di risorse messe a disposizione dal Ministero della Cultura.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-08 12:00:002026-09-05 08:51:48Bonus Librerie Under 35: Domande Prorogate al 13 Ottobre 2026