NOTIZIERisarcimento al figlio abbandonato dal padre: quando spetta e come funzionaUn padre che sparisce dalla vita di un figlio, senza mai occuparsi di lui né dal punto di vista economico né da quello affettivo, non commette soltanto una scorrettezza morale. Può trattarsi di un vero e proprio illecito civile, per cui la legge prevede la possibilità di un risarcimento al figlio abbandonato dal padre. Non è un automatismo: servono condizioni precise e una valutazione del giudice caso per caso. Vediamo cosa dice la normativa italiana e quali orientamenti ha espresso la Corte di Cassazione su questo tema, sempre più frequente nelle aule di tribunale.Indice dei contenutiIl dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figliMantenimento arretrato e risarcimento del danno: due cose diverseL’illecito endofamiliare: quando l’abbandono diventa un danno risarcibilePrescrizione e onere della prova: cosa deve dimostrare il figlioDomande frequenti sul risarcimento al figlio abbandonato dal padreIl dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figliLa responsabilità genitoriale non è solo un principio etico, ma un obbligo giuridico preciso. L’articolo 30 della Costituzione stabilisce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Questo principio è ripreso e specificato dal Codice Civile, in particolare dagli articoli 147 e 315-bis, che elencano in modo dettagliato i doveri verso i figli: assistenza morale, mantenimento economico, educazione e istruzione adeguate alle capacità e alle inclinazioni di ciascun figlio.Quando un genitore, in particolare il padre, si sottrae completamente a questi doveri, non compare mai, non contribuisce al mantenimento e non partecipa in alcun modo alla crescita del figlio, la conseguenza non riguarda solo il piano economico. Il figlio può infatti subire un danno più profondo, legato alla mancanza di una figura genitoriale fondamentale per la propria crescita psicologica ed emotiva. Mantenimento arretrato e risarcimento del danno: due cose diverseÈ importante non confondere due strumenti giuridici distinti. Da un lato c’è il mantenimento arretrato, cioè la richiesta delle somme che il padre avrebbe dovuto versare nel tempo per il sostentamento del figlio e che non ha mai corrisposto. Si tratta di un obbligo economico che nasce automaticamente dalla condizione di genitore, indipendentemente dal riconoscimento formale del figlio o da un giudizio di colpa.Dall’altro lato c’è il risarcimento del danno non patrimoniale, una voce completamente diversa che non riguarda le spese sostenute o da sostenere, ma il pregiudizio esistenziale subito dal figlio per essere stato privato della figura paterna. Questo secondo tipo di richiesta richiede la dimostrazione di un vero e proprio illecito, non basta il semplice disinteresse economico: occorre provare un comportamento gravemente omissivo e ingiustificato, protratto nel tempo, che abbia inciso in modo significativo sulla crescita e sull’equilibrio psicologico del figlio. L’illecito endofamiliare: quando l’abbandono diventa un danno risarcibileNegli ultimi decenni la giurisprudenza ha elaborato il concetto di illecito endofamiliare: la violazione dei doveri familiari, se particolarmente grave, può generare una responsabilità civile autonoma, risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 del Codice Civile, del tutto indipendente dagli strumenti tipici del diritto di famiglia come la revoca della responsabilità genitoriale o la richiesta di mantenimento. In pratica, la famiglia non è più considerata un ambito “protetto” dove i comportamenti lesivi restano privi di conseguenze sul piano risarcitorio.La Corte di Cassazione si è espressa più volte su casi di abbandono genitoriale, confermando in diverse occasioni il diritto al risarcimento a favore di figli lasciati privi di ogni riferimento paterno fin dalla nascita o dalla prima infanzia. Tra le pronunce più note in materia figura l’ordinanza n. 15148 del 2022, con cui i giudici hanno respinto il ricorso di un padre che si era completamente disinteressato del figlio, confermando il diritto al risarcimento di tutti i danni conseguenti a questo comportamento.È bene chiarire subito un aspetto centrale: la legge non prevede un importo fisso o una tabella di riferimento per questo tipo di risarcimento. Il giudice quantifica il danno in via equitativa, cioè secondo il proprio prudente apprezzamento, tenendo conto delle circostanze concrete del caso: la durata dell’abbandono, l’età del figlio, la gravità della condotta del genitore e le conseguenze psicologiche accertate o presumibili. Diffidate quindi da chi promette cifre certe o range predefiniti: ogni causa fa storia a sé. Prescrizione e onere della prova: cosa deve dimostrare il figlioCome tutte le azioni di risarcimento da fatto illecito, anche questa è soggetta a un termine di prescrizione, generalmente quinquennale ai sensi dell’articolo 2947 del Codice Civile. Il punto delicato riguarda però il momento da cui questo termine inizia a decorrere: nei casi di abbandono genitoriale la giurisprudenza tende a valutare con attenzione quando il danno si sia effettivamente manifestato o quando il figlio abbia acquisito consapevolezza del pregiudizio subito, che può non coincidere con il raggiungimento della maggiore età. Si tratta di un aspetto tecnico che richiede sempre una valutazione specifica del singolo caso, affidata a un legale esperto in diritto di famiglia.Un altro elemento fondamentale riguarda l’onere della prova. Chi chiede il risarcimento, il figlio stesso una volta maggiorenne oppure il genitore che agisce nel suo interesse quando è ancora minore, deve dimostrare tre elementi: l’effettivo abbandono, cioè l’assenza totale o quasi totale di rapporti e di contributo genitoriale; il nesso causale tra questo comportamento e il danno lamentato; e infine l’esistenza concreta di un pregiudizio, che nei casi più gravi può essere presunto dal giudice anche senza una perizia psicologica, quando la condotta del genitore appare palesemente grave e ingiustificabile. Domande frequenti sul risarcimento al figlio abbandonato dal padre Il risarcimento spetta automaticamente se il padre non ha mai visto il figlio?No, non è automatico. Serve dimostrare in giudizio l’abbandono, il collegamento tra questo comportamento e il danno subito, oltre all’effettiva esistenza di un pregiudizio esistenziale a carico del figlio.Qual è la differenza tra mantenimento arretrato e risarcimento del danno?Il mantenimento arretrato riguarda le somme economiche mai versate per il sostentamento del figlio. Il risarcimento del danno riguarda invece il pregiudizio non patrimoniale, cioè psicologico ed esistenziale, causato dalla privazione della figura paterna.Esiste un importo fisso per questo tipo di risarcimento?No. Non esiste una tabella o una cifra predefinita: il giudice quantifica il danno in via equitativa, valutando le circostanze concrete di ogni singolo caso, come la durata dell’abbandono e le conseguenze accertate sul figlio.Entro quanto tempo si può chiedere il risarcimento?L’azione di risarcimento da fatto illecito si prescrive generalmente in cinque anni. Il momento da cui decorre questo termine, però, va valutato caso per caso, perché nei casi di abbandono genitoriale il danno può manifestarsi o essere percepito anche molto tempo dopo la maggiore età.Chi può presentare la richiesta di risarcimento?Può agire il figlio stesso, una volta raggiunta la maggiore età, oppure il genitore che si occupa di lui, in sua rappresentanza, quando è ancora minorenne.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 9, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-09 11:00:002026-09-05 20:17:04Risarcimento al figlio abbandonato dal padre: quando spetta e come funziona