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Saldo IVA 2025: Scadenza 16 Marzo, Come Pagare con F24

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il saldo IVA 2025 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali più importanti per le partite IVA e i professionisti italiani. Entro il 16 marzo 2026, tutti i contribuenti tenuti al versamento dell’IVA devono effettuare il pagamento del saldo annuale relativo all’anno d’imposta 2025, utilizzando il modello F24. Questa scadenza riguarda chi presenta la dichiarazione IVA annuale e ha un debito residuo da versare dopo aver considerato gli acconti già pagati durante l’anno.

Ma chi deve pagare il saldo IVA? Come si calcola l’importo? Quali sono i codici tributo da utilizzare nel modello F24? E cosa succede se non si paga entro la scadenza? In questa guida completa rispondiamo a tutte queste domande, fornendo esempi pratici, tabelle riassuntive e le informazioni aggiornate per il 2025.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della dichiarazione IVA, nel calcolo del saldo e nella gestione degli adempimenti fiscali per la tua partita IVA. Scopri come evitare errori e sanzioni con il supporto dei nostri esperti.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Saldo IVA e Chi Deve Pagarlo
  2. Scadenza 16 Marzo 2026: Quando Pagare
  3. Come Calcolare il Saldo IVA 2025
  4. Come Compilare il Modello F24 per il Saldo IVA
  5. Codici Tributo F24 per il Saldo IVA
  6. Regimi Speciali: Forfettario, Agricolo, Esoneri
  7. Sanzioni per Ritardo o Omesso Versamento
  8. Ravvedimento Operoso: Come Regolarizzare
  9. Esempi Pratici di Calcolo
  10. Domande Frequenti

Cos’è il Saldo IVA e Chi Deve Pagarlo

Il saldo IVA è la differenza tra l’IVA a debito (incassata sulle vendite) e l’IVA a credito (pagata sugli acquisti) che emerge dalla dichiarazione IVA annuale. Se questa differenza è positiva, il contribuente deve versare la somma all’Agenzia delle Entrate tramite modello F24.

Devono pagare il saldo IVA 2025 tutti i titolari di partita IVA che:

  • Presentano la dichiarazione IVA annuale (modello IVA/2026 per l’anno 2025)
  • Hanno un debito IVA risultante dalla dichiarazione
  • Non rientrano in regimi speciali esonerati dall’IVA (come il regime forfettario)
  • Effettuano liquidazioni periodiche dell’IVA (mensili o trimestrali)

Chi è escluso dal pagamento del saldo IVA?

  • Regime forfettario: I contribuenti in regime forfettario non applicano l’IVA e quindi non devono versare né acconti né saldo IVA
  • Regime di vantaggio (ex minimi): Anche in questo caso non c’è obbligo di versamento IVA
  • Contribuenti con IVA a credito: Chi ha IVA a credito può richiedere il rimborso o riportare il credito negli anni successivi
  • Operazioni esenti IVA: Alcuni settori (sanità, istruzione, attività finanziarie) possono avere operazioni esenti

La normativa di riferimento è contenuta nel D.P.R. 633/1972 (legge IVA) e nelle successive modifiche, con particolare riferimento all’art. 1 del D.P.R. 435/2001 che disciplina i termini di versamento.

Scadenza 16 Marzo 2026: Quando Pagare

La scadenza per il saldo IVA 2025 è fissata al 16 marzo 2026. Questa data coincide con il termine per la presentazione della dichiarazione IVA annuale in modalità telematica.

Calendario delle scadenze IVA 2025-2026:

ScadenzaAdempimentoChi riguarda
16 marzo 2026Versamento saldo IVA 2025 + presentazione dichiarazione IVA/2026Tutti i contribuenti IVA ordinari
16 aprile 2026Scadenza prorogata per chi paga con maggiorazione 0,40%Contribuenti che scelgono la proroga
16 febbraio 2026Versamento secondo acconto IVA (riferito al 2026)Contribuenti con liquidazioni IVA trimestrali
27 dicembre 2025Versamento secondo acconto IVA (contribuenti mensili)Contribuenti con liquidazioni IVA mensili

Perché il 16 marzo? Questa scadenza è stabilita dall’art. 5-bis del D.P.R. 322/1998, che prevede che il saldo IVA debba essere versato contestualmente alla presentazione della dichiarazione annuale IVA. Il termine ordinario sarebbe il 28 febbraio, ma per chi trasmette telematicamente la dichiarazione (obbligo dal 2017), la scadenza è prorogata al 16 marzo.

Proroga con maggiorazione: È possibile differire il pagamento del saldo IVA di 30 giorni, portando la scadenza al 16 aprile 2026, applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi. Questa maggiorazione si calcola sull’importo del saldo da versare.

Differenze tra Contribuenti Mensili e Trimestrali

I contribuenti IVA possono scegliere tra liquidazione mensile o trimestrale:

  • Mensile: Le liquidazioni IVA vanno effettuate entro il 16 del mese successivo. Il saldo annuale si calcola considerando tutti i 12 mesi del 2025.
  • Trimestrale: Le liquidazioni IVA si fanno entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (es. IVA gennaio-marzo 2025 va versata entro 16 maggio 2025). Il saldo annuale considera i 4 trimestri.

Indipendentemente dalla periodicità, la scadenza del saldo IVA al 16 marzo è uguale per tutti.

Come Calcolare il Saldo IVA 2025

Il calcolo del saldo IVA si basa sulla differenza tra IVA a debito e IVA a credito, considerando anche eventuali acconti già versati durante l’anno.

Formula del calcolo:

Saldo IVA = (IVA a debito 2025) - (IVA a credito 2025) - (Acconti IVA versati nel 2025)

Vediamo nel dettaglio ogni componente:

1. IVA a Debito

L’IVA a debito è l’imposta applicata sulle vendite e prestazioni di servizi effettuate durante l’anno 2025. Si calcola sommando l’IVA fatturata ai clienti in tutte le fatture emesse.

Esempio: Un professionista ha emesso fatture per 50.000 euro + IVA 22% = 11.000 euro di IVA a debito.

2. IVA a Credito

L’IVA a credito è l’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi necessari per l’attività. Include l’IVA sulle fatture ricevute dai fornitori, purché inerenti all’attività professionale.

Esempio: Lo stesso professionista ha acquistato beni/servizi per 20.000 euro + IVA 22% = 4.400 euro di IVA a credito.

3. Acconti IVA Versati

Durante l’anno 2025, i contribuenti IVA hanno già versato due acconti IVA:

  • Primo acconto: Versato entro il 27 dicembre 2024, pari all’88% del debito IVA del periodo ottobre-novembre 2024 (per mensili) o del terzo trimestre 2024 (per trimestrali)
  • Secondo acconto: Versato entro il 27 dicembre 2025 (mensili) o 16 febbraio 2026 (trimestrali)

Esempio: Il professionista ha versato 3.000 euro di acconti IVA nel 2025.

Calcolo Finale

Riprendiamo l’esempio completo:

  • IVA a debito: 11.000 euro
  • IVA a credito: 4.400 euro
  • Acconti versati: 3.000 euro
Saldo IVA = 11.000 - 4.400 - 3.000 = 3.600 euro

Il professionista dovrà versare 3.600 euro entro il 16 marzo 2026.

Attenzione: Se il risultato è negativo, significa che il contribuente ha un credito IVA da riportare negli anni successivi o da chiedere a rimborso (secondo le condizioni previste dall’art. 30 D.P.R. 633/1972).

Come Compilare il Modello F24 per il Saldo IVA

Il pagamento del saldo IVA avviene esclusivamente tramite modello F24, che può essere compilato e trasmesso:

  • Online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel)
  • Tramite home banking del proprio istituto di credito
  • Presso banche, Poste Italiane o intermediari abilitati (commercialisti, CAF)

Guida Passo-Passo alla Compilazione del F24

Sezione da compilare: “Erario” del modello F24

Campi obbligatori:

  1. Codice tributo: 6099 (saldo IVA) – vedi sezione successiva per tutti i codici
  2. Anno di riferimento: 2025 (anno d’imposta cui si riferisce il saldo)
  3. Importi a debito versati: L’importo del saldo IVA da pagare (es. 3.600,00)
  4. Codice ufficio: Lasciare vuoto (non necessario per IVA)
  5. Codice atto: Lasciare vuoto

Esempio di Compilazione F24

CampoValore
Codice tributo6099
Rateazione/regione/prov/mese rif.0101 (non rateizzato)
Anno di riferimento2025
Importi a debito versati3.600,00
Importi a credito compensati0,00 (se non si compensa con altri crediti)
TOTALE A3.600,00

Modalità di pagamento:

  • Versamento diretto: Si paga l’intero importo entro il 16 marzo 2026
  • Compensazione: È possibile compensare il debito IVA con eventuali crediti fiscali (IRPEF, IRES, contributi INPS) utilizzando il modello F24
  • Rateizzazione: NON è possibile rateizzare il saldo IVA (a differenza di imposte sui redditi o contributi)

Attenzione alla compensazione: La compensazione di crediti tributari superiori a 5.000 euro annui richiede l’apposizione del visto di conformità sulla dichiarazione (art. 35 D.Lgs. 241/1997) o la sottoscrizione da parte di un professionista abilitato.

Codici Tributo F24 per il Saldo IVA

L’Agenzia delle Entrate prevede codici tributo specifici per il versamento del saldo IVA, a seconda della tipologia di contribuente e della situazione fiscale.

Tabella completa dei codici tributo IVA:

CodiceDescrizioneQuando si usa
6099Saldo IVA annualeVersamento ordinario del saldo IVA risultante dalla dichiarazione annuale
6001IVA mensile (mese di gennaio)Liquidazione IVA periodica del primo mese
6002IVA mensile (febbraio)Liquidazione IVA mensile di febbraio
6003-6012IVA mensile (altri mesi)Un codice per ogni mese da marzo a dicembre
6031IVA primo trimestreLiquidazione IVA trimestrale gennaio-marzo
6032IVA secondo trimestreLiquidazione IVA trimestrale aprile-giugno
6033IVA terzo trimestreLiquidazione IVA trimestrale luglio-settembre
6034IVA quarto trimestreLiquidazione IVA trimestrale ottobre-dicembre
6035Acconto IVA (metodo storico)Versamento secondo acconto IVA
6036Acconto IVA (metodo previsionale)Versamento acconto con metodo previsionale
6037Acconto IVA (metodo da operazioni effettuate)Versamento acconto calcolato sulle operazioni reali
6098Interessi da saldo IVA dilazionatoInteressi per rateizzazione (NON applicabile al saldo IVA)

Codice 6099: il più utilizzato

Il codice tributo 6099 è quello standard per il versamento del saldo IVA annuale. Va utilizzato quando:

  • Si presenta la dichiarazione IVA annuale
  • Il risultato è un debito IVA da versare
  • Non si tratta di liquidazioni periodiche o acconti

Attenzione: Se stai versando un acconto IVA (secondo acconto per l’anno 2026), devi utilizzare i codici 6035, 6036 o 6037, NON il 6099.

Interessi per Versamento Posticipato (0,40%)

Se decidi di pagare il saldo IVA entro il 16 aprile 2026 invece del 16 marzo, devi applicare una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi. Questa maggiorazione:

  • Si calcola sull’importo del saldo da versare
  • Va indicata nello stesso F24 con il codice tributo 6099
  • Si somma all’importo del saldo

Esempio: Saldo IVA di 3.600 euro con proroga al 16 aprile:

Interessi 0,40% = 3.600 × 0,0040 = 14,40 euro
Totale da versare = 3.600 + 14,40 = 3.614,40 euro

Regimi Speciali: Forfettario, Agricolo, Esoneri

Non tutti i titolari di partita IVA sono tenuti al versamento del saldo IVA. Alcuni regimi fiscali speciali prevedono l’esonero dagli obblighi IVA.

Regime Forfettario

I contribuenti che aderiscono al regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89) sono esonerati da IVA. Questo significa che:

  • Non addebitano IVA nelle fatture emesse ai clienti
  • Non detraggono IVA sugli acquisti
  • Non presentano la dichiarazione IVA
  • Non versano acconti né saldo IVA

Limiti del regime forfettario 2025:

  • Ricavi/compensi annui fino a 85.000 euro
  • Applicazione di coefficienti di redditività diversi per settore
  • Imposta sostitutiva del 15% o 5% (primi 5 anni di attività)

Attenzione: Se nel corso del 2025 superi il limite di 85.000 euro di ricavi, esci dal regime forfettario e dall’anno successivo (2026) dovrai applicare l’IVA ordinaria e versare acconti/saldo.

Regime di Vantaggio (ex Minimi)

Il regime di vantaggio per i contribuenti minimi (Legge 244/2007) è stato abolito dal 2016, ma chi vi rientrava può continuare fino alla scadenza naturale del quinquennio. Anche questo regime prevede l’esonero da IVA.

Regime Speciale Agricolo

Gli agricoltori in regime speciale IVA (art. 34 D.P.R. 633/1972) applicano percentuali di compensazione IVA forfettarie e possono avere semplificazioni negli adempimenti, ma restano tenuti al versamento del saldo IVA se risultante dalla dichiarazione.

Operazioni Esenti IVA

Alcuni settori effettuano operazioni esenti da IVA (art. 10 D.P.R. 633/1972):

  • Sanità e servizi socio-sanitari
  • Istruzione (scuole, università)
  • Attività finanziarie e assicurative
  • Locazioni immobiliari ad uso abitativo

Chi effettua solo operazioni esenti non versa IVA, ma non può nemmeno detrarla sugli acquisti. Chi ha operazioni miste (esenti e imponibili) deve calcolare la pro-rata di detrazione.

Esonero per Volume d’Affari Ridotto

Non esiste un esonero automatico dal saldo IVA per chi ha un volume d’affari ridotto. Anche con pochi euro di debito IVA, il versamento è obbligatorio. L’unica eccezione è per importi inferiori a 10,33 euro, che non vanno versati (importo minimo di versamento).

Sanzioni per Ritardo o Omesso Versamento

Il mancato o tardivo versamento del saldo IVA comporta l’applicazione di sanzioni amministrative e interessi moratori, come previsto dal D.Lgs. 471/1997.

Sanzioni per Omesso Versamento

Se non versi il saldo IVA entro il 16 marzo 2026, incorri nella sanzione del 30% dell’importo non versato (art. 13 D.Lgs. 471/1997).

Esempio: Saldo IVA di 3.600 euro non versato:

Sanzione = 3.600 × 30% = 1.080 euro

Questa sanzione si somma agli interessi moratori, calcolati al tasso legale (attualmente 2,5% annuo per il 2025) per ogni giorno di ritardo.

Riduzione delle Sanzioni con Ravvedimento Operoso

È possibile ridurre le sanzioni utilizzando il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), regolarizzando il pagamento spontaneamente prima di eventuali accertamenti. Vedi la sezione successiva per i dettagli.

Interessi Moratori

Gli interessi moratori si calcolano dal giorno successivo alla scadenza (17 marzo 2026) fino al giorno del pagamento effettivo, applicando il tasso legale annuo.

Formula interessi:

Interessi = (Importo dovuto × Tasso legale × Giorni di ritardo) / 36500

Esempio: Pagamento in ritardo di 30 giorni (saldo 3.600 euro, tasso legale 2,5%):

Interessi = (3.600 × 2,5 × 30) / 36500 = 7,40 euro

Conseguenze in Caso di Inadempienza Prolungata

Se il mancato pagamento del saldo IVA si protrae oltre i termini del ravvedimento operoso, l’Agenzia delle Entrate può procedere con:

  • Cartella di pagamento: Notifica dell’importo dovuto (saldo + sanzioni + interessi)
  • Iscrizione a ruolo: Riscossione coattiva tramite Agenzia delle Entrate-Riscossione
  • Fermo amministrativo di veicoli intestati
  • Ipoteca su beni immobili
  • Pignoramento di beni mobili, conti correnti, stipendi

Importante: Le sanzioni per omesso versamento IVA sono penalmente rilevanti se l’importo evaso supera i 250.000 euro per anno d’imposta (art. 10-ter D.Lgs. 74/2000), con pene detentive da 6 mesi a 2 anni.

Ravvedimento Operoso: Come Regolarizzare

Il ravvedimento operoso è lo strumento che consente di regolarizzare spontaneamente il mancato o tardivo versamento del saldo IVA, beneficiando di sanzioni ridotte.

L’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 prevede diverse tipologie di ravvedimento a seconda dei giorni di ritardo:

Tipologie di Ravvedimento e Sanzioni Ridotte

Tipo ravvedimentoEntro quandoSanzione ridotta
SprintEntro 14 giorni dalla scadenza0,1% per ogni giorno di ritardo (max 1,4%)
BreveDal 15° al 30° giorno1,5% dell’importo dovuto
IntermedioDal 31° al 90° giorno1,67% dell’importo dovuto
LungoEntro il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell’anno successivo3,75% dell’importo dovuto
LunghissimoOltre il termine dichiarazione, ma entro 2 anni4,29% dell’importo dovuto
Oltre 2 anniOltre 2 anni dalla scadenza5% dell’importo dovuto

Come Calcolare il Ravvedimento

Per regolarizzare il saldo IVA 2025 in ritardo, devi versare con F24:

  1. Importo del saldo IVA originario (codice tributo 6099)
  2. Sanzione ridotta (codice tributo 8904 – sanzioni pecuniarie IVA)
  3. Interessi legali (codice tributo 1991 – interessi sul ravvedimento)

Esempio pratico: Saldo IVA di 3.600 euro pagato con 20 giorni di ritardo (5 aprile 2026).

Si applica il ravvedimento breve (1,5%):

Sanzione ridotta = 3.600 × 1,5% = 54 euro
Interessi (20 gg, tasso 2,5%) = (3.600 × 2,5 × 20) / 36500 = 4,93 euro
Totale da versare = 3.600 + 54 + 4,93 = 3.658,93 euro

Codici Tributo per il Ravvedimento

Nel modello F24 per il ravvedimento operoso del saldo IVA, utilizza:

  • 6099: Importo del saldo IVA
  • 8904: Sanzioni pecuniarie per irregolarità IVA
  • 1991: Interessi sul ravvedimento per liquidazioni periodiche e dichiarazioni IVA

Quando NON è Possibile Ravvedersi

Il ravvedimento operoso non è ammesso se:

  • Hai già ricevuto una comunicazione di irregolarità (PVC, avviso bonario)
  • È stata notificata una cartella di pagamento
  • Sono iniziati accessi, ispezioni o verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate
  • Sono decorsi più di 5 anni dalla violazione (termine prescrizionale)

Consiglio: Se hai dimenticato di pagare il saldo IVA, procedi immediatamente con il ravvedimento operoso per limitare le sanzioni. Più tempo passa, più la sanzione aumenta (fino al 30% se non ti ravvedi).

Esempi Pratici di Calcolo

Vediamo alcuni casi concreti di calcolo e pagamento del saldo IVA 2025, con situazioni tipiche di diversi professionisti e imprese.

Esempio 1: Professionista con Liquidazione Mensile

Situazione: Commercialista con partita IVA in regime ordinario, liquidazione mensile.

  • IVA a debito 2025: 22.000 euro (fatture emesse ai clienti)
  • IVA a credito 2025: 6.500 euro (spese professionali, attrezzature, software)
  • Acconti IVA versati nel 2025: 8.000 euro

Calcolo saldo IVA:

Saldo IVA = 22.000 - 6.500 - 8.000 = 7.500 euro

Scadenza: 16 marzo 2026
Codice tributo F24: 6099
Importo da versare: 7.500 euro

Esempio 2: Piccola Impresa con Liquidazione Trimestrale

Situazione: Negozio di abbigliamento, liquidazione IVA trimestrale.

  • IVA a debito 2025: 55.000 euro (vendite al dettaglio)
  • IVA a credito 2025: 38.000 euro (acquisto merce, utenze, affitto)
  • Acconti IVA versati: 10.000 euro

Calcolo saldo IVA:

Saldo IVA = 55.000 - 38.000 - 10.000 = 7.000 euro

Opzione proroga: L’imprenditore decide di pagare il 16 aprile 2026 con maggiorazione 0,40%:

Interessi proroga = 7.000 × 0,40% = 28 euro
Totale da versare = 7.000 + 28 = 7.028 euro

Esempio 3: Contribuente in Regime Forfettario

Situazione: Grafico freelance in regime forfettario.

  • Ricavi 2025: 45.000 euro
  • Regime: Forfettario (coefficiente redditività 78%, imposta sostitutiva 15%)

Saldo IVA:

NON DOVUTO - Il regime forfettario è esente da IVA.
Non si presenta dichiarazione IVA e non si versa alcun saldo.

Il grafico verserà solo l’imposta sostitutiva sui redditi, ma nessun adempimento IVA.

Esempio 4: Professionista con Credito IVA

Situazione: Ingegnere che ha sostenuto investimenti importanti nel 2025.

  • IVA a debito 2025: 18.000 euro
  • IVA a credito 2025: 25.000 euro (acquisto attrezzature, auto aziendale)
  • Acconti IVA versati: 3.500 euro

Calcolo:

Saldo IVA = 18.000 - 25.000 - 3.500 = -10.500 euro (CREDITO)

Risultato: L’ingegnere ha un credito IVA di 10.500 euro. Può:

  • Riportarlo in compensazione negli anni successivi
  • Chiedere il rimborso se i requisiti sono soddisfatti (attività da almeno 2 anni, credito superiore a 2.582,28 euro)
  • Compensare con altri tributi (IRPEF, INPS) tramite F24

In questo caso NON si versa alcun saldo IVA.

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Domande Frequenti sul Saldo IVA 2025

Entro quando devo pagare il saldo IVA 2025?

Il saldo IVA 2025 deve essere versato entro il 16 marzo 2026. È possibile posticipare il pagamento al 16 aprile 2026 applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi.

Quale codice tributo devo usare per il saldo IVA?

Il codice tributo da utilizzare nel modello F24 per il versamento del saldo IVA annuale è il 6099. Nel campo anno di riferimento va indicato 2025.

Chi è esonerato dal pagamento del saldo IVA?

Sono esonerati dal saldo IVA i contribuenti in regime forfettario e in regime di vantaggio, poiché non applicano l’IVA. Anche chi ha un credito IVA risultante dalla dichiarazione non deve versare alcun saldo.

Cosa succede se pago il saldo IVA in ritardo?

Il mancato o ritardato pagamento comporta sanzioni del 30% dell’importo dovuto più interessi moratori. È possibile ridurre le sanzioni utilizzando il ravvedimento operoso, che prevede sanzioni ridotte dall’1% al 5% a seconda dei giorni di ritardo.

Posso rateizzare il saldo IVA?

No, il saldo IVA non è rateizzabile. Deve essere versato in un’unica soluzione entro il 16 marzo (o 16 aprile con maggiorazione). La rateizzazione è prevista solo per le imposte sui redditi, non per l’IVA.

Come si calcola il saldo IVA?

Il saldo IVA si calcola con la formula: IVA a debito – IVA a credito – Acconti già versati. Se il risultato è positivo, si deve versare quella somma. Se negativo, si ha un credito IVA da compensare o richiedere a rimborso.

Posso compensare il saldo IVA con altri crediti fiscali?

Sì, è possibile compensare il debito da saldo IVA con eventuali crediti fiscali (IRPEF, INPS, altre imposte) utilizzando il modello F24. Per compensazioni superiori a 5.000 euro annui è necessario il visto di conformità.


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    Autofattura TD17 forfettario: sono tre parole che mettono in difficoltà molti titolari di partita IVA agevolata. Succede quasi sempre allo stesso modo: paghi una campagna su Google Ads o Meta, rinnovi l'abbonamento a Canva o Adobe, ordini…
    Ottobre 2, 2026
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    regime forfettario partita iva
    Geometri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Geometra Dipendente con Partita IVA 2027: Incompatibilità, Limite 35.000 Euro e Obblighi CIPAG

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    Ottobre 2, 2026
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    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
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    Dichiarazione Annuale Inarcassa 2026: Scadenza 31 Ottobre (slitta al 2 Novembre), Come Compilarla e Sanzioni

    La dichiarazione annuale Inarcassa 2026 va inviata entro il 2 novembre: è obbligatoria anche a reddito zero. Scopri quali dati servono, come funziona il conguaglio contributivo e quali sanzioni rischi in caso di comunicazione omessa, tardiva o infedele.
    Ottobre 1, 2026
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    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Marzo 13, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    Marzo 13, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Co.Co.Co. Sportivo e Partita IVA Forfettaria 2026: Guida Completa alla Compatibilita

    società sportiva SSD

    Aggiornato a marzo 2026 – Sei un istruttore sportivo con un contratto Co.Co.Co. e stai pensando di aprire partita IVA forfettaria? Oppure hai già una P.IVA e vuoi capire se puoi accettare anche compensi sportivi? La buona notizia è che le due forme sono perfettamente compatibili, ma ci sono regole precise da conoscere per non perdere i benefici fiscali. In questa guida completa analizziamo tutto: soglie, contributi INPS, tassazione e esempi pratici con calcoli reali.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Contratto Co.Co.Co. Sportivo
    2. Le Soglie di Esenzione Fiscale 2026
    3. Requisiti Regime Forfettario 2026
    4. Compatibilità Co.Co.Co. e Forfettario
    5. Contributi INPS: Come Funzionano
    6. Esempi Pratici con Calcoli Dettagliati
    7. Obblighi Fiscali e Dichiarativi
    8. Quando Conviene Aprire P.IVA
    9. Domande Frequenti

    Cos’è il Contratto Co.Co.Co. Sportivo

    Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa sportiva (Co.Co.Co. sportivo) è una forma contrattuale introdotta dal D.Lgs. 36/2021 (Riforma dello Sport), entrata pienamente in vigore dal 1° luglio 2023. Si tratta di una tipologia contrattuale specifica per il settore sportivo dilettantistico che permette alle associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD/SSD) di instaurare rapporti di lavoro con istruttori, allenatori, preparatori e altri collaboratori sportivi.

    Le caratteristiche distintive del Co.Co.Co. sportivo sono:

    • Coordinamento con l’ente sportivo: il lavoratore organizza la propria attività seguendo le direttive dell’ASD/SSD
    • Continuità della prestazione: non si tratta di prestazioni occasionali, ma di un rapporto stabile nel tempo
    • Prevalenza personale: il lavoro viene svolto personalmente dal collaboratore
    • Assenza di vincolo di subordinazione: diversamente dal lavoro dipendente, il collaboratore mantiene autonomia organizzativa

    Chi può avere un Co.Co.Co. sportivo? Questo contratto è riservato a figure professionali del mondo sportivo dilettantistico: istruttori di nuoto, fitness, tennis, calcio, pallavolo, preparatori atletici, allenatori di squadre giovanili, direttori tecnici e altre figure previste dai regolamenti delle federazioni sportive.

    Le Soglie di Esenzione Fiscale 2026

    Uno dei principali vantaggi del Co.Co.Co. sportivo è il regime fiscale agevolato. Per il 2026, le soglie di esenzione sono confermate come segue:

    Fascia di CompensoTassazione IRPEFContributi INPS
    0 – 5.000 euroEsenteEsenti
    5.001 – 15.000 euroEsenteDovuti (con riduzione 50%)
    Oltre 15.000 euroTassati (solo parte eccedente)Dovuti

    Soglia 5.000 euro: esenzione totale

    I compensi sportivi fino a 5.000 euro annui lordi sono completamente esenti sia da IRPEF che da contributi INPS. Questa soglia è cumulativa: se lavori per più ASD/SSD, devi sommare tutti i compensi ricevuti. Ad esempio, se ricevi 3.000 euro da un’ASD e 4.000 euro da un’altra, il totale di 7.000 euro supera la soglia dei 5.000 euro.

    Soglia 15.000 euro: esenzione solo IRPEF

    I compensi tra 5.001 e 15.000 euro restano esenti da IRPEF, ma sono soggetti a contributi INPS. La contribuzione si calcola sulla parte eccedente i 5.000 euro, con una riduzione del 50% dell’imponibile contributivo valida fino al 31 dicembre 2027.

    Oltre 15.000 euro: tassazione ordinaria

    Superata la soglia di 15.000 euro, i compensi eccedenti vengono tassati secondo le aliquote IRPEF ordinarie. La tassazione si applica solo sulla parte che supera i 15.000 euro, non sull’intero importo.

    Requisiti Regime Forfettario 2026

    Per comprendere la compatibilità tra Co.Co.Co. sportivo e partita IVA forfettaria, è fondamentale conoscere i requisiti del regime forfettario 2026:

    Limite di ricavi: 85.000 euro

    Il limite principale è quello dei ricavi/compensi: per restare nel regime forfettario, non devi superare 85.000 euro annui di fatturato dalla tua attività con partita IVA. Se superi questa soglia ma resti sotto i 100.000 euro, esci dal regime forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata.

    Limite redditi da lavoro dipendente: 35.000 euro

    Attenzione a questo requisito: se nell’anno precedente hai percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro (limite elevato per il 2025-2026, in precedenza era 30.000 euro), non puoi accedere al forfettario. Tuttavia, i compensi sportivi Co.Co.Co. NON rientrano in questo limite, come vedremo nel prossimo paragrafo.

    Altre cause di esclusione

    • Spese per dipendenti: non devi aver sostenuto spese per lavoro dipendente superiori a 20.000 euro lordi
    • Partecipazioni societarie: non puoi possedere quote in società di persone o controllare SRL con attività riconducibile alla tua
    • Ex datore di lavoro: se oltre il 50% dei tuoi compensi deriva dal tuo ex datore di lavoro dei 2 anni precedenti, sei escluso
    • Regimi speciali IVA: non puoi utilizzare contemporaneamente regimi speciali IVA

    Aliquote del regime forfettario

    TipologiaAliquotaRequisiti
    Start-up5%Primi 5 anni, nuova attività
    Ordinaria15%Dal 6° anno o senza requisiti start-up

    Il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Per le attività sportive (codice ATECO 85.51 e simili), il coefficiente è del 78%.

    Compatibilità Co.Co.Co. Sportivo e P.IVA Forfettaria

    Arriviamo alla domanda centrale: si può avere contemporaneamente un Co.Co.Co. sportivo e una partita IVA forfettaria? La risposta è sì, sono perfettamente compatibili.

    Perché sono compatibili

    I compensi sportivi percepiti con Co.Co.Co. sono classificati fiscalmente come redditi diversi (art. 67, comma 1, lettera m del TUIR) e non come redditi da lavoro dipendente o assimilati. Questo significa che:

    • Non contano ai fini del limite 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente/assimilato
    • Non contano ai fini del limite 85.000 euro di ricavi forfettari (sono redditi separati)
    • Non creano incompatibilità con il regime forfettario

    Questa interpretazione è confermata dalla Circolare Agenzia delle Entrate 10/E del 4 aprile 2016 e dalla Risoluzione 64/E del 2019, che chiariscono la natura dei compensi sportivi e la loro compatibilità con altri regimi fiscali.

    Come si cumulano i redditi

    I due redditi vengono dichiarati separatamente e tassati con regole diverse:

    • Reddito forfettario: tassato con imposta sostitutiva 5% o 15%
    • Compensi sportivi fino a 15.000 euro: esenti IRPEF
    • Compensi sportivi oltre 15.000 euro: tassati con IRPEF ordinaria (solo la parte eccedente)

    Contributi INPS: Come Funzionano

    La gestione contributiva è uno degli aspetti più complessi quando si combinano Co.Co.Co. sportivo e P.IVA forfettaria. Vediamo nel dettaglio come funzionano i contributi INPS 2026.

    Contributi sul Co.Co.Co. sportivo

    I collaboratori sportivi sono iscritti alla Gestione Separata INPS. Le aliquote 2026, secondo la Circolare INPS n. 8/2026, sono:

    SituazioneAliquota IVSAliquota totale
    Senza altra copertura previdenziale25%27,03% (+ contributi minori)
    Con altra copertura (es. P.IVA)24%24%

    Riduzione 50% fino al 2027: per i lavoratori sportivi, l’imponibile contributivo è ridotto del 50% sulla parte eccedente i 5.000 euro. Questo significa che su 10.000 euro di compensi sportivi, i contributi si calcolano solo su 2.500 euro (metà di 5.000 euro eccedenti).

    Ripartizione dell’onere: 2/3 a carico dell’ASD/SSD, 1/3 a carico del collaboratore.

    Contributi sulla P.IVA forfettaria

    Se sei iscritto alla Gestione Separata anche per la P.IVA (professionista senza cassa), l’aliquota 2026 è:

    • 26,07% se non hai altra copertura previdenziale
    • 24% se hai già altra copertura (es. dal Co.Co.Co. sportivo)

    In caso di doppia iscrizione, puoi beneficiare dell’aliquota ridotta del 24% sulla P.IVA, poiché risulti già coperto dalla previdenza del Co.Co.Co.

    Esempi Pratici con Calcoli Dettagliati

    Vediamo ora tre esempi pratici con calcoli reali per capire concretamente quanto si paga e quanto resta netto.

    Esempio 1: Istruttore di nuoto con P.IVA personal trainer

    Situazione:

    • Co.Co.Co. sportivo presso piscina comunale: 12.000 euro/anno
    • P.IVA forfettaria come personal trainer: 28.000 euro/anno

    Calcolo imposte e contributi:

    Compensi sportivi (12.000 euro):

    • IRPEF: 0 euro (sotto soglia 15.000 euro, esente)
    • Contributi INPS: base imponibile = (12.000 – 5.000) x 50% = 3.500 euro
    • Contributi dovuti: 3.500 x 24% = 840 euro (di cui 280 euro a carico del lavoratore)

    Reddito forfettario (28.000 euro):

    • Reddito imponibile: 28.000 x 78% = 21.840 euro
    • Imposta sostitutiva (15%): 21.840 x 15% = 3.276 euro
    • Contributi INPS (24%): 21.840 x 24% = 5.242 euro

    Totale imposte e contributi annui:

    • IRPEF/Imposta sostitutiva: 3.276 euro
    • Contributi totali a carico: 280 + 5.242 = 5.522 euro
    • Totale: 8.798 euro

    Reddito netto annuo: 40.000 – 8.798 = 31.202 euro (circa 2.600 euro/mese)

    Esempio 2: Personal trainer con doppia attività intensa

    Situazione:

    • Co.Co.Co. sportivo presso 2 palestre: 8.000 euro/anno
    • P.IVA forfettaria (corsi privati + online): 45.000 euro/anno

    Calcolo imposte e contributi:

    Compensi sportivi (8.000 euro):

    • IRPEF: 0 euro (esente)
    • Contributi INPS: base = (8.000 – 5.000) x 50% = 1.500 euro
    • Contributi dovuti: 1.500 x 24% = 360 euro (120 euro a carico lavoratore)

    Reddito forfettario (45.000 euro):

    • Reddito imponibile: 45.000 x 78% = 35.100 euro
    • Imposta sostitutiva (15%): 35.100 x 15% = 5.265 euro
    • Contributi INPS (24%): 35.100 x 24% = 8.424 euro

    Totale imposte e contributi: 5.265 + 120 + 8.424 = 13.809 euro

    Reddito netto annuo: 53.000 – 13.809 = 39.191 euro (circa 3.266 euro/mese)

    Esempio 3: Fisioterapista sportivo (caso limite)

    Situazione:

    • Co.Co.Co. sportivo presso società calcio: 20.000 euro/anno
    • P.IVA forfettaria come fisioterapista: 60.000 euro/anno

    Verifica compatibilità: OK – il Co.Co.Co. sportivo non conta per il limite 85.000 euro forfettario né per il limite 35.000 euro redditi dipendenti.

    Calcolo imposte e contributi:

    Compensi sportivi (20.000 euro):

    • IRPEF su parte eccedente 15.000: (20.000 – 15.000) x 23% = 1.150 euro
    • Contributi INPS: base = (20.000 – 5.000) x 50% = 7.500 euro
    • Contributi dovuti: 7.500 x 24% = 1.800 euro (600 euro a carico lavoratore)

    Reddito forfettario (60.000 euro):

    • Reddito imponibile: 60.000 x 78% = 46.800 euro
    • Imposta sostitutiva (15%): 46.800 x 15% = 7.020 euro
    • Contributi INPS (24%): 46.800 x 24% = 11.232 euro

    Totale imposte e contributi: 1.150 + 600 + 7.020 + 11.232 = 20.002 euro

    Reddito netto annuo: 80.000 – 20.002 = 59.998 euro (circa 5.000 euro/mese)

    Obblighi Fiscali e Dichiarativi

    Chi ha sia Co.Co.Co. sportivo che P.IVA forfettaria deve presentare il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Ecco i quadri da compilare:

    Quadri del Modello Redditi PF

    • Quadro LM: per il reddito forfettario (sezione II per forfettari)
    • Quadro RL: per i compensi sportivi (rigo RL21/RL22 per redditi diversi)
    • Quadro RR: per i contributi INPS Gestione Separata

    Certificazione Unica (CU)

    L’ASD/SSD che ti corrisponde i compensi sportivi deve rilasciarti la Certificazione Unica entro il 16 marzo di ogni anno. Questo documento riporta i compensi erogati e le eventuali ritenute/contributi.

    Scadenze 2026

    AdempimentoScadenza
    Ricezione CU dall’ASD16 marzo 2026
    Dichiarazione Redditi PF30 settembre 2026
    Saldo imposte + 1° acconto30 giugno 2026
    2° acconto imposte30 novembre 2026

    Quando Conviene Aprire Partita IVA

    Non sempre conviene aprire partita IVA se hai già un Co.Co.Co. sportivo. Ecco una checklist decisionale:

    Conviene aprire P.IVA se:

    • Hai clienti privati che vogliono fattura
    • Vuoi offrire servizi a palestre/centri sportivi come fornitore esterno
    • I tuoi compensi sportivi sono stabili e vuoi diversificare
    • Vuoi dedurre costi (nel forfettario solo in modo forfettario)
    • Hai prospettive di crescita oltre i limiti del Co.Co.Co.

    Non conviene aprire P.IVA se:

    • I compensi sportivi sono già sufficienti
    • Non hai clienti esterni all’ASD
    • Vuoi mantenere la semplicità gestionale
    • Rischi di superare i limiti del forfettario

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    Domande Frequenti

    Posso avere Co.Co.Co. sportivo e P.IVA forfettaria insieme?

    Sì, le due forme sono perfettamente compatibili. I compensi sportivi sono classificati come redditi diversi e non interferiscono con i requisiti del regime forfettario.

    I compensi sportivi contano per il limite 85.000 euro del forfettario?

    No, i compensi sportivi da Co.Co.Co. non rientrano nel calcolo dei ricavi/compensi forfettari. Sono redditi di natura diversa e vengono dichiarati separatamente.

    Cosa succede se supero 35.000 euro di compensi sportivi?

    I compensi sportivi non sono redditi da lavoro dipendente, quindi non contano ai fini del limite 35.000 euro per l’accesso al forfettario. Puoi percepire qualsiasi importo di compensi sportivi senza perdere il diritto al regime forfettario.

    Devo emettere fattura per i compensi sportivi?

    No, i compensi sportivi da Co.Co.Co. non richiedono fattura. L’ASD/SSD ti rilascia una ricevuta o un cedolino e ti fornisce la Certificazione Unica a fine anno.

    Posso avere più Co.Co.Co. con diverse ASD?

    Sì, puoi collaborare con più associazioni sportive. Ricorda però che le soglie di esenzione (5.000 e 15.000 euro) sono cumulative: devi sommare tutti i compensi ricevuti da tutte le ASD/SSD.

    Quali contributi pago in totale?

    Se hai entrambe le attività, paghi: contributi sul Co.Co.Co. (24% sulla base ridotta al 50%, di cui 1/3 a tuo carico) + contributi sulla P.IVA (24% sul reddito forfettario, avendo già altra copertura). L’aliquota ridotta del 24% anziché 26,07% si applica perché risulti già coperto previdenzialmente.

    Come dichiaro i redditi delle due attività?

    Devi presentare il Modello Redditi PF, compilando il Quadro LM per il reddito forfettario e il Quadro RL per i compensi sportivi. Il CAF Centro Fiscale può assisterti nella compilazione corretta.

    Conviene aprire P.IVA se ho compensi sportivi stabili?

    Dipende dalla tua situazione. Se hai già compensi sportivi significativi (oltre 10-15.000 euro) e la possibilità di acquisire clienti privati, la P.IVA forfettaria può essere un ottimo complemento. Se invece i compensi sportivi ti bastano e non hai prospettive di clientela esterna, potrebbe non convenire aggiungere gli adempimenti della partita IVA.

    Hai bisogno di assistenza?

    La gestione fiscale di Co.Co.Co. sportivo e partita IVA forfettaria richiede attenzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella valutazione della tua situazione, nell’apertura della partita IVA e nella corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

    Contattaci:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
    Marzo 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/guida-SSD.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-12 12:51:312026-09-27 00:07:39Co.Co.Co. Sportivo e Partita IVA Forfettaria 2026: Guida Completa alla Compatibilita
    PAC per la Famiglia

    Investire per l’Universita dei Figli: Quanto Serve e Come Fare

    Risparmio e Investimenti

    L’università rappresenta uno degli investimenti più importanti per il futuro dei figli. Ma quanto costa davvero? E soprattutto: come pianificare in anticipo per non trovarsi impreparati? In questa guida analizziamo i costi reali dell’istruzione universitaria in Italia nel 2026 e ti mostriamo come, con una strategia di risparmio intelligente, puoi garantire ai tuoi figli le migliori opportunità senza sacrifici impossibili.

    Indice dei contenuti

    1. Quanto Costa Davvero l’Università in Italia
    2. Costo Totale Stimato per Percorso
    3. Quando Iniziare a Risparmiare
    4. Il PAC come Strumento Ideale
    5. Alternative a Confronto
    6. Cosa Succede se il Figlio Non Va all’Università
    7. Le Borse di Studio: Un Aiuto, Non Una Strategia
    8. Domande Frequenti

    Quanto Costa Davvero l’Università in Italia (Dati 2026)

    Prima di pianificare il risparmio, è fondamentale avere un quadro chiaro dei costi. L’università in Italia presenta un ventaglio di spese che va ben oltre la semplice retta annuale.

    Rette universitarie 2026

    Università pubbliche: le tasse variano in base all’ISEE familiare e all’ateneo. La forbice va da circa 1.500 euro a 3.000 euro all’anno per chi non rientra nelle fasce di esenzione. Le università del Nord tendono ad avere costi leggermente superiori rispetto a quelle del Sud.

    Università private: qui i costi lievitano sensibilmente. Si parte da 8.000 euro annui per arrivare a 15.000 euro e oltre per atenei prestigiosi come Bocconi, LUISS o Cattolica. Alcune facoltà di medicina private superano i 20.000 euro annui.

    I costi nascosti che molti dimenticano

    La retta è solo la punta dell’iceberg. Ecco le altre voci di spesa da considerare:

    • Libri e materiale didattico: 300-600 euro all’anno, variabile per facoltà
    • Trasporti: abbonamento mensile da 30 a 50 euro per i pendolari
    • Affitto fuori sede: da 350 a 700 euro al mese, a seconda della città
    • Vitto: 200-400 euro mensili per chi vive fuori casa
    • Utenze e spese varie: 50-100 euro mensili
    Voce di spesaStudente in sedeStudente fuori sede
    Retta annua (pubblica)1.500-3.000 euro1.500-3.000 euro
    Libri e materiali400 euro400 euro
    Trasporti400 euroincluso nell’affitto
    Affitto (10 mesi)–4.000-7.000 euro
    Vitto (10 mesi)–2.500-4.000 euro
    Totale annuo2.300-3.800 euro8.400-14.400 euro

    Costo Totale Stimato per Percorso Universitario

    Considerando un percorso completo di 5 anni (3 anni di triennale + 2 di magistrale), ecco le stime realistiche per il 2026:

    Studente in sede (vive con i genitori)

    Costo totale stimato: 15.000 – 25.000 euro

    Questa è la situazione più economica. Lo studente frequenta un ateneo nella propria città, vive a casa e sostiene solo i costi di retta, libri e trasporto locale.

    Studente fuori sede in Italia

    Costo totale stimato: 35.000 – 50.000 euro

    Qui l’affitto incide pesantemente. In città come Milano, Roma o Bologna i costi sono più alti; in centri universitari più piccoli come Padova, Pisa o Torino si può risparmiare qualcosa.

    Università all’estero

    Costo totale stimato: 50.000 – 100.000 euro

    Studiare all’estero moltiplica i costi. Nel Regno Unito post-Brexit le rette per studenti internazionali superano i 20.000 sterline annue. Negli USA si arriva facilmente a 50.000-60.000 dollari all’anno tra tuition e living expenses.

    Consiglio pratico: anche se oggi il tuo obiettivo sembra essere l’università pubblica in sede, pianifica per lo scenario “fuori sede”. Se alla fine tuo figlio resterà in città, avrai accumulato un bel gruzzolo per altri obiettivi. Meglio trovarsi con più soldi del previsto che con meno.


    Quando Iniziare a Risparmiare: Le Simulazioni

    Il tempo è il tuo migliore alleato quando si tratta di risparmiare per l’università dei figli. Prima inizi, meno dovrai versare ogni mese grazie all’effetto dell’interesse composto.

    Vediamo quanto dovresti mettere da parte mensilmente per raggiungere un obiettivo di 30.000 euro (sufficiente per un percorso fuori sede in Italia), ipotizzando un rendimento medio del 5% annuo:

    Quando iniziAnni disponibiliVersamento mensileTotale versatoGuadagno da interessi
    Alla nascita18 anni86 euro18.576 euro11.424 euro
    A 5 anni13 anni137 euro21.372 euro8.628 euro
    A 10 anni8 anni255 euro24.480 euro5.520 euro
    A 13 anni5 anni442 euro26.520 euro3.480 euro

    La differenza è impressionante: iniziando dalla nascita, verserai meno della metà rispetto a chi inizia quando il figlio ha 13 anni. E guadagnerai oltre 11.000 euro solo dagli interessi.

    Per approfondire i calcoli e simulare il tuo scenario specifico, consulta la nostra simulazione PAC.


    Il PAC come Strumento Ideale per l’Università

    Tra tutti gli strumenti di risparmio disponibili, il Piano di Accumulo del Capitale (PAC) si distingue come la soluzione più adatta per costruire il capitale universitario dei figli. Ecco perché:

    Versamenti automatici: non dimentichi mai

    Con il PAC imposti un addebito automatico mensile. Non devi ricordarti di fare bonifici, non rischi di “saltare un mese perché ci sono altre spese”. Il risparmio diventa automatico e indolore.

    L’interesse composto lavora per te

    I rendimenti generati vengono reinvestiti automaticamente. Anno dopo anno, guadagni interessi sugli interessi. Su un orizzonte di 15-18 anni, l’effetto è potentissimo: come abbiamo visto, puoi accumulare oltre 10.000 euro solo dagli interessi.

    Flessibilità totale

    Puoi modificare l’importo del versamento in qualsiasi momento. Hai avuto un aumento di stipendio? Aumenta la rata. Periodo difficile? Riducila temporaneamente. Il PAC si adatta alla tua vita, non viceversa.

    Diversificazione automatica

    Investendo in fondi comuni o ETF, il tuo capitale viene distribuito su centinaia di titoli diversi, riducendo il rischio. Non devi essere un esperto di finanza: il gestore del fondo fa tutto per te.

    Per una guida completa sulle caratteristiche e i vantaggi del PAC, leggi il nostro articolo dedicato al PAC per figli minori.


    Alternative a Confronto: Perché il PAC Vince

    Esistono altre opzioni per risparmiare per l’università dei figli. Vediamole nel dettaglio:

    Conto deposito

    Pro: capitale garantito, nessun rischio.
    Contro: rendimenti bassissimi (1-2% nel 2026), inflazione erode il potere d’acquisto.
    Verdetto: su 18 anni, perdi potenzialmente decine di migliaia di euro rispetto a un PAC.

    Buoni fruttiferi postali

    Pro: garanzia dello Stato, nessun costo.
    Contro: rendimenti modesti, non proteggono dall’inflazione sul lungo periodo.
    Verdetto: meglio di tenere i soldi sul conto corrente, ma inferiori al PAC per obiettivi a lungo termine.

    Investimento in un fondo lump sum

    Pro: potenzialmente i rendimenti migliori.
    Contro: richiede un capitale iniziale importante; rischio di entrare nel momento sbagliato.
    Verdetto: ottimo se hai già 20-30.000 euro da investire subito, ma la maggior parte delle famiglie non ce l’ha.

    StrumentoRendimento attesoRischioAccessibilitàFlessibilità
    Conto deposito1-2%NulloAltaAlta
    Buoni fruttiferi2-3%NulloAltaMedia
    Fondo lump sum5-7%Medio-altoBassaAlta
    PAC5-7%MedioAltaAlta

    Il PAC combina i vantaggi del fondo comune (rendimenti potenzialmente elevati) con l’accessibilità del conto deposito (puoi iniziare con 50-100 euro al mese).


    Cosa Succede se il Figlio Non Va all’Università?

    Una preoccupazione comune: “E se poi mio figlio decide di non studiare?”. Tranquillo, il PAC non è un vincolo rigido.

    Riscatto anticipato

    Puoi riscattare il capitale in qualsiasi momento. Alcuni fondi prevedono penalità decrescenti nei primi anni (tipicamente 1-2%), ma dopo 5-7 anni di solito non ci sono più costi di uscita.

    Cambio beneficiario

    Se hai più figli, puoi semplicemente destinare il capitale accumulato a un altro figlio. Oppure a un nipote, o a te stesso per altri progetti.

    Altri obiettivi di vita

    I soldi risparmiati non vanno persi. Tuo figlio potrebbe usarli per:

    • Avviare un’attività imprenditoriale
    • Acquistare la prima casa
    • Frequentare corsi di formazione professionale
    • Viaggiare e fare esperienze formative

    Il capitale accumulato è sempre un vantaggio, qualunque strada scelga.


    Le Borse di Studio: Un Aiuto, Non Una Strategia

    Molti genitori pensano: “Se mio figlio è bravo, prenderà una borsa di studio”. Attenzione: non è una strategia affidabile.

    I numeri parlano chiaro

    In Italia, solo il 10-15% degli studenti riceve una borsa di studio che copre integralmente i costi. Le borse parziali sono più comuni, ma raramente coprono più del 50% delle spese totali.

    I requisiti sono stringenti

    Le borse di studio richiedono combinazioni di:

    • ISEE basso (sotto 20.000-25.000 euro per le borse regionali)
    • Merito accademico eccellente
    • Progressione regolare negli esami

    Se la tua famiglia ha un ISEE medio-alto, probabilmente non avrai accesso alle borse per reddito. E contare solo sul merito significa scommettere su variabili non controllabili.

    La strategia corretta

    Pianifica come se le borse non esistessero. Se poi tuo figlio ne otterrà una, sarà un bonus gradito che potrai destinare ad altro (master, Erasmus, libri). Ma non costruire il tuo piano finanziario su un’incertezza.


    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la presentazione di tutti i bonus famiglia (asilo nido, assegno unico, premio nascita) tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sull’Investimento per l’Università

    Da che età posso aprire un PAC intestato a mio figlio?

    Puoi aprire un PAC intestato a un minore fin dalla nascita. Servono i documenti di entrambi i genitori (o del tutore legale). In alternativa, puoi aprire il PAC a tuo nome con l’obiettivo di destinare il capitale al figlio una volta maggiorenne.

    Quanto devo versare al minimo ogni mese?

    Dipende dal fondo scelto. Molti PAC partono da 50 euro al mese, alcuni anche meno. L’importante è iniziare: potrai sempre aumentare l’importo in seguito.

    Il PAC è rischioso? Posso perdere i soldi?

    Il PAC in fondi azionari comporta oscillazioni di valore nel breve termine. Tuttavia, su orizzonti di 10-18 anni, storicamente i mercati hanno sempre generato rendimenti positivi. La chiave è non farsi prendere dal panico durante le fasi negative e mantenere l’investimento.

    Posso interrompere i versamenti se ho difficoltà economiche?

    Assolutamente sì. Puoi sospendere, ridurre o interrompere i versamenti in qualsiasi momento senza penalità (a differenza delle polizze assicurative). Il capitale già versato resta investito.

    Meglio un PAC in banca o tramite consulente finanziario?

    Entrambe le opzioni sono valide. I PAC bancari sono comodi ma spesso hanno costi più alti. Un consulente finanziario indipendente può aiutarti a scegliere fondi con commissioni più basse e rendimenti storici migliori. Per importi rilevanti (oltre 200 euro/mese), vale la pena consultare un esperto.


    Inizia Oggi a Costruire il Futuro dei Tuoi Figli

    L’università costa, ma non deve essere un peso impossibile. Con una pianificazione intelligente iniziata per tempo, puoi garantire ai tuoi figli le migliori opportunità educative senza compromettere il bilancio familiare.

    Ricorda: il momento migliore per iniziare era ieri. Il secondo momento migliore è oggi.

    Leggi anche la nostra guida completa al PAC per approfondire tutti gli aspetti tecnici e fiscali.

    Vuoi Pianificare il Risparmio per l’Università dei Tuoi Figli?

    I nostri consulenti possono aiutarti a costruire un piano personalizzato in base alla tua situazione familiare, ai tuoi obiettivi e al tempo che hai a disposizione.

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      Marzo 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Risparmio-e-Investimenti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-12 10:30:002026-05-31 18:13:23Investire per l’Universita dei Figli: Quanto Serve e Come Fare
      Geometri

      Contributi CIPAG 2026: Guida Completa Aliquote e Scadenze per Geometri

      regime forfettario partita iva

      Se sei un geometra iscritto alla CIPAG (Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri), è fondamentale conoscere gli obblighi contributivi per il 2026. Quest’anno porta importanti conferme sulle aliquote e introduce novità che entreranno in vigore dal 2027, con un aumento previsto al 22%.

      In questa guida completa scoprirai quanto devi versare, come si calcolano i contributi, quali scadenze rispettare e quali agevolazioni sono disponibili per i neo-iscritti. Ti spiegheremo anche come gestire correttamente il contributo integrativo in fattura, un aspetto spesso fonte di dubbi.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la CIPAG e chi deve iscriversi
      2. Aliquote Contributive 2026
      3. Contributo Minimo 4.205 euro
      4. Come si Calcolano i Contributi CIPAG
      5. Contributo Integrativo in Fattura
      6. Scadenze Versamenti 2026
      7. Agevolazioni per Geometri Under 30
      8. Sanzioni per Mancato Pagamento
      9. Novità: Aumento al 22% dal 2027
      10. Domande Frequenti

      Cos’è la CIPAG e chi deve iscriversi

      La CIPAG (Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri) è l’ente previdenziale obbligatorio per tutti i geometri liberi professionisti iscritti all’Albo. Non si tratta di un’assicurazione facoltativa: l’iscrizione è automatica e obbligatoria dal momento in cui apri partita IVA come geometra e inizi l’attività professionale.

      La CIPAG gestisce la previdenza (pensione di vecchiaia, invalidità, superstiti) e l’assistenza (indennità di maternità, sussidi per malattia) dei geometri. A differenza dell’INPS, che si occupa dei lavoratori dipendenti, la CIPAG è una cassa privatizzata riservata esclusivamente alla categoria dei geometri.

      Chi deve iscriversi:

      • Geometri con partita IVA individuale iscritti all’Albo professionale
      • Geometri che esercitano in forma di società tra professionisti (STP)
      • Anche chi opera in regime forfettario è obbligato al versamento

      Chi NON deve iscriversi:

      • Geometri dipendenti a tempo pieno (coperti da INPS)
      • Geometri pensionati che non esercitano più attività professionale
      • Chi ha sospeso l’iscrizione all’Albo (ma attenzione: la sospensione non è automatica, va richiesta formalmente)

      L’iscrizione va effettuata entro 60 giorni dall’apertura della partita IVA. Il mancato rispetto comporta l’applicazione di sanzioni e interessi di mora.


      Aliquote Contributive 2026

      I contributi CIPAG 2026 si compongono di tre voci principali, ciascuna con una propria aliquota. È importante capire la differenza tra queste voci perché si calcolano in modo diverso e hanno finalità distinte.

      1. Contributo Soggettivo (20%)

      Il contributo soggettivo è la componente principale dei versamenti alla CIPAG. Serve per finanziare la tua futura pensione (vecchiaia, invalidità, superstiti). L’aliquota per il 2026 rimane al 20% del reddito professionale netto, confermata rispetto agli anni precedenti.

      Questo significa che, se nel 2026 dichiari un reddito professionale di 30.000 euro, dovrai versare 6.000 euro di contributo soggettivo (20% di 30.000). Il reddito professionale è quello dichiarato nel modello Redditi o nel 730, al netto delle spese deducibili.

      Attenzione: Se il tuo reddito è basso o nullo, sei comunque tenuto a versare il contributo minimo (vedi sezione dedicata), che per il 2026 è pari a 4.205 euro.

      2. Contributo Integrativo (5%)

      Il contributo integrativo ha un’aliquota del 5% e si applica sul volume d’affari, cioè sul totale dei compensi fatturati ai clienti (IVA esclusa). A differenza del contributo soggettivo, che si calcola sul reddito netto, l’integrativo si basa sul fatturato lordo.

      Questo contributo ha una particolarità importante: va addebitato in fattura al cliente, proprio come l’IVA. In pratica, quando emetti una fattura per una prestazione professionale, devi aggiungere il 5% di contributo integrativo che il cliente ti pagherà insieme al compenso. Tu poi lo verserai alla CIPAG.

      Esempio di fattura:

      • Compenso professionale: 1.000 euro
      • Contributo integrativo 5%: 50 euro
      • Imponibile totale: 1.050 euro
      • IVA 22% su 1.050: 231 euro
      • Totale fattura: 1.281 euro

      I 50 euro di contributo integrativo li incassi dal cliente, ma dovrai versarli alla CIPAG nelle scadenze previste.

      3. Contributo di Maternità (0,50%)

      Il contributo di maternità è un versamento solidale, obbligatorio per tutti gli iscritti (uomini e donne), e serve a finanziare l’indennità di maternità e l’indennità di paternità. L’aliquota per il 2026 è dello 0,50% del reddito professionale netto.

      Si tratta di un importo relativamente contenuto: su un reddito di 30.000 euro, il contributo di maternità è di 150 euro annui (0,50% di 30.000).

      Riepilogo aliquote 2026:

      • Contributo soggettivo: 20% del reddito netto
      • Contributo integrativo: 5% del fatturato (addebitabile in fattura)
      • Contributo maternità: 0,50% del reddito netto

      Contributo Minimo 4.205 euro

      Anche se il tuo reddito professionale è basso o addirittura nullo, la CIPAG ti richiede il versamento di un contributo minimo. Per il 2026, l’importo del contributo minimo è pari a 4.205 euro, confermato rispetto al 2025.

      Questo significa che, indipendentemente da quanto guadagni, sei tenuto a versare almeno questa somma per mantenere la tua posizione previdenziale attiva e maturare i requisiti per la pensione.

      A chi si applica il contributo minimo

      Il contributo minimo scatta quando il 20% del tuo reddito professionale risulta inferiore a 4.205 euro. In altre parole, se il tuo reddito annuo è inferiore a 21.025 euro, paghi comunque il minimo di 4.205 euro.

      Esempio pratico:

      • Geometra A – Reddito 2026: 15.000 euro – 20% = 3.000 euro – Si applica il minimo di 4.205 euro
      • Geometra B – Reddito 2026: 25.000 euro – 20% = 5.000 euro – Si versa 5.000 euro (sopra il minimo)
      • Geometra C – Reddito 2026: 0 euro (primo anno di attività) – Si versa comunque 4.205 euro

      Il contributo minimo rappresenta un impegno economico significativo, soprattutto per chi inizia l’attività o attraversa un periodo di fatturato basso.


      Come si Calcolano i Contributi CIPAG

      Capire come si calcolano i contributi CIPAG 2026 è fondamentale per pianificare correttamente i tuoi versamenti. Vediamo tre esempi pratici con diversi livelli di reddito.

      Esempio 1: Reddito 20.000 euro

      Geometra con reddito professionale di 20.000 euro e fatturato totale di 28.000 euro.

      • Contributo soggettivo: 20.000 x 20% = 4.000 euro – Si applica il minimo di 4.205 euro
      • Contributo maternità: 20.000 x 0,50% = 100 euro
      • Contributo integrativo: 28.000 x 5% = 1.400 euro

      Totale: 4.305 euro (più 1.400 euro integrativo già incassati dai clienti)

      Esempio 2: Reddito 40.000 euro

      Geometra con reddito di 40.000 euro e fatturato di 55.000 euro.

      • Contributo soggettivo: 40.000 x 20% = 8.000 euro
      • Contributo maternità: 40.000 x 0,50% = 200 euro
      • Contributo integrativo: 55.000 x 5% = 2.750 euro

      Totale: 8.200 euro (più 2.750 euro integrativo)

      Esempio 3: Reddito 60.000 euro

      Geometra con reddito di 60.000 euro e fatturato di 80.000 euro.

      • Contributo soggettivo: 60.000 x 20% = 12.000 euro
      • Contributo maternità: 60.000 x 0,50% = 300 euro
      • Contributo integrativo: 80.000 x 5% = 4.000 euro

      Totale: 12.300 euro (più 4.000 euro integrativo)


      Contributo Integrativo in Fattura

      Il contributo integrativo del 5% va addebitato in fattura al cliente. Vediamo come funziona in pratica.

      Struttura di una fattura corretta:

      1. Compenso professionale: 1.500 euro
      2. Contributo integrativo CIPAG 5%: 75 euro
      3. Imponibile IVA: 1.575 euro
      4. IVA 22%: 346,50 euro
      5. Totale fattura: 1.921,50 euro

      Regime forfettario

      Se operi in regime forfettario, devi comunque addebitare il contributo integrativo 5%, ma senza IVA.

      Esempio: Compenso 1.000 euro + Contributo 5% (50 euro) = Totale 1.050 euro


      Scadenze Versamenti 2026

      I contributi CIPAG 2026 vanno versati in quattro rate trimestrali:

      RataScadenzaNote
      Prima rata31 maggio 202625% importo annuo
      Seconda rata31 agosto 202625% importo annuo
      Terza rata30 novembre 202625% importo annuo
      Quarta rata28 febbraio 2027Saldo conguaglio

      È fondamentale rispettare queste scadenze per evitare sanzioni e interessi di mora.


      Agevolazioni per Geometri Under 30

      Se sei un geometra under 30 che si iscrive per la prima volta alla CIPAG, hai diritto a significative agevolazioni contributive nei primi cinque anni.

      Riduzione nei primi 2 anni

      Durante i primi due anni, paghi solo un quarto del contributo soggettivo minimo.

      • Contributo ordinario: 4.205 euro
      • Contributo agevolato: 1.051 euro
      • Risparmio: 3.154 euro/anno

      Risparmio totale 5 anni

      Un geometra under 30 risparmia oltre 12.600 euro nei primi 5 anni grazie alle agevolazioni!


      Sanzioni per Mancato Pagamento

      Non versare i contributi CIPAG comporta interessi di mora al 5,5% annuo e sanzioni amministrative dal 2% al 10% in base ai mesi di ritardo.

      Ravvedimento operoso

      Se regolarizzi spontaneamente, puoi ridurre le sanzioni:

      • Entro 14 giorni: 0,1% per giorno
      • Entro 30 giorni: 1,5%
      • Entro 90 giorni: 1,67%

      Novità: Aumento al 22% dal 2027

      Dal 1 gennaio 2027 l’aliquota del contributo soggettivo aumenterà dal 20% al 22%. Questo incremento è necessario per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale.

      Quanto pagherai in più

      • Reddito 30.000 euro: +600 euro/anno
      • Reddito 40.000 euro: +800 euro/anno
      • Reddito 50.000 euro: +1.000 euro/anno
      • Reddito 60.000 euro: +1.200 euro/anno

      È consigliabile pianificare il budget e valutare un eventuale adeguamento delle tariffe professionali.


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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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      Domande Frequenti sui Contributi CIPAG 2026

      Posso versare i contributi CIPAG in unica soluzione?

      Sì, puoi versare l’intero importo annuale in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2026. Tuttavia, non ci sono vantaggi economici nel pagare anticipatamente.

      Se chiudo la partita IVA a metà anno, devo versare i contributi per l’intero anno?

      No, i contributi sono dovuti solo per i mesi di effettiva attività professionale. Devi comunicare formalmente la cessazione alla CIPAG entro 60 giorni.

      I contributi CIPAG sono deducibili dal reddito?

      Sì, i contributi previdenziali CIPAG sono interamente deducibili dal reddito professionale ai fini IRPEF. Questo riduce il reddito imponibile e le tasse da pagare.

      Cosa succede se dimentico di addebitare il contributo integrativo in fattura?

      Perdi definitivamente quel compenso: non puoi emettere una nota integrativa successiva. Inoltre, sei comunque tenuto a versare l’integrativo alla CIPAG, quindi la perdita è a tuo carico.

      Come faccio a sapere se ho diritto alle agevolazioni under 30?

      Hai diritto alle agevolazioni se al momento della prima iscrizione hai meno di 30 anni. L’agevolazione non è automatica: devi presentare domanda formale entro 60 giorni dall’apertura della partita IVA.

      Posso rateizzare un debito contributivo pregresso?

      Sì, puoi richiedere un piano di rateizzazione fino a 72 rate mensili. Devi presentare domanda formale alla CIPAG, che valuterà la tua situazione economica.


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      • Compilare correttamente il modello F24 per i versamenti
      • Regolarizzare eventuali debiti contributivi con ravvedimento operoso o rateizzazione
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      Il nostro servizio è disponibile sia in ufficio a Udine che online, per offrirti assistenza ovunque ti trovi.

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      Leggi anche: Guida completa alla Partita IVA Geometra 2026

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      Primo Prestito Senza Storia Creditizia: Come Ottenerlo nel 2026

      finanziamenti e prestiti CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cosa Significa Non Avere Storia Creditizia
      2. Perché le Banche Sono Diffidenti
      3. Come Costruire una Storia Creditizia da Zero
      4. Soluzioni per Ottenere il Primo Prestito
      5. Garante e Coobbligato: Quando Servono
      6. Prestiti per Giovani e Neoassunti
      7. Errori da Evitare nella Prima Richiesta

      Ottenere il primo prestito senza storia creditizia è una delle sfide più comuni per giovani, neoassunti e chiunque non abbia mai richiesto un finanziamento. Le banche valutano il rischio attraverso lo storico dei rapporti bancari precedenti, e l’assenza di dati rappresenta un ostacolo significativo. La mancanza di una storia creditizia non significa necessariamente inaffidabilità, ma le istituzioni finanziarie hanno bisogno di garanzie per concedere credito. In questa guida vedremo come superare questo ostacolo, quali soluzioni concrete esistono per ottenere il primo prestito, e come costruire gradualmente un profilo creditizio positivo che faciliterà le richieste future.

      Cosa Significa Non Avere Storia Creditizia

      La storia creditizia è l’insieme dei dati relativi ai rapporti finanziari che una persona ha intrattenuto con banche, finanziarie e altri istituti di credito. Questo storico viene raccolto da sistemi di informazioni creditizie come il CRIF (Centrale Rischi Finanziari), il SIC (Sistema di Informazioni Creditizie) e la Centrale Rischi della Banca d’Italia.

      Quando non si ha mai richiesto un prestito, una carta di credito o un finanziamento, il proprio profilo risulta “bianco” o “vuoto” in questi database. È importante distinguere tra:

      • Storia creditizia assente: nessun dato disponibile, né positivo né negativo
      • Storia creditizia negativa: presenza di protesti, segnalazioni di insolvenza, ritardi nei pagamenti

      La storia assente rappresenta un’incognita per le banche, mentre quella negativa è un vero e proprio ostacolo. Nel primo caso esistono soluzioni concrete, nel secondo la situazione è più complessa e richiede spesso interventi di risanamento creditizio.

      Il sistema CRIF conserva le informazioni per 24-36 mesi dopo la chiusura di un rapporto finanziario, mentre la Centrale Rischi mantiene i dati fino a 12 mesi dopo l’estinzione del debito. Questo significa che anche piccoli finanziamenti regolarmente saldati contribuiscono a costruire uno storico positivo nel tempo.

      Perché le Banche Sono Diffidenti

      Le banche utilizzano modelli di scoring creditizio per valutare il rischio di insolvenza di un richiedente. Questi algoritmi assegnano un punteggio basato su diversi fattori:

      • Storico dei pagamenti precedenti (peso: 35-40%)
      • Livello di indebitamento attuale (peso: 30%)
      • Anzianità dei rapporti bancari (peso: 15%)
      • Tipologia di credito utilizzato (peso: 10%)
      • Nuove richieste di credito (peso: 10%)

      Chi non ha storia creditizia non riceve alcun punteggio, o riceve un punteggio minimo di default. Questo si traduce in:

      • Tassi di interesse più elevati (anche +2-4% rispetto ai clienti con storico positivo)
      • Importi finanziabili ridotti (spesso massimo 5.000-10.000 euro)
      • Richiesta di garanzie aggiuntive (garante, pegno, ipoteca)
      • Tempistiche di istruttoria più lunghe (fino a 30-45 giorni)

      Dal punto di vista della banca, l’assenza di dati equivale a un rischio non quantificabile, quindi la prudenza porta a condizioni meno favorevoli. Il tasso di insolvenza sui prestiti a soggetti senza storico è statisticamente 2-3 volte superiore rispetto ai clienti con almeno 24 mesi di storico positivo, secondo dati Banca d’Italia 2025.

      Come Costruire una Storia Creditizia da Zero

      Costruire una storia creditizia positiva richiede tempo e strategia, ma è fondamentale per accedere a condizioni di credito migliori in futuro. Ecco i passi consigliati:

      1. Aprire un Conto Corrente Attivo

      Un conto corrente intestato con movimenti regolari (accredito stipendio, pagamenti utenze, addebiti SDD) dimostra stabilità finanziaria. Le banche verificano l’anzianità del rapporto bancario e la presenza di uno stipendio ricorrente.

      2. Richiedere una Carta di Credito con Plafond Ridotto

      Una carta di credito con limite di 500-1.000 euro, utilizzata regolarmente e saldata ogni mese, genera uno storico positivo presso il CRIF. Le banche vedono la capacità di gestire il credito revolving in modo responsabile. Evitare assolutamente il saldo minimo: pagare sempre l’intero importo entro la scadenza.

      3. Finanziamenti Minimi (Telefonia, Elettronica)

      Molti negozi offrono finanziamenti a tasso zero per smartphone, computer o elettrodomestici. Importi di 300-800 euro, rateizzati su 12-24 mesi, vengono segnalati ai SIC e contribuiscono a costruire storico. L’importante è non saltare mai una rata.

      4. Tempistiche per Costruire Storico Positivo

      Secondo CRIF, servono almeno:

      • 6 mesi: per iniziare a comparire nei database
      • 12 mesi: per avere uno storico minimo valutabile
      • 24 mesi: per uno storico solido che migliora significativamente lo scoring

      Ogni operazione di credito chiusa positivamente incrementa il punteggio e facilita l’accesso a prestiti maggiori. La pazienza e la coerenza nei pagamenti sono fondamentali.

      Soluzioni per Ottenere il Primo Prestito

      Anche senza storia creditizia esistono diverse soluzioni concrete per ottenere il primo prestito personale. Vediamo le opzioni più efficaci:

      1. Prestiti con Garante

      Il garante è una persona (generalmente un familiare o conoscente) che si impegna a ripagare il debito in caso di insolvenza del richiedente. La presenza di un garante con reddito stabile e storia creditizia positiva compensa l’assenza di storico. Le banche concedono prestiti fino a 30.000 euro con questa formula.

      2. Coobbligato Solidale

      Il coobbligato è diverso dal garante: si assume la responsabilità del debito in solido con il richiedente, cioè la banca può rivolgersi indifferentemente a uno o all’altro. Questa figura è più vincolante del semplice garante ma offre maggiori garanzie agli istituti, aumentando le probabilità di approvazione.

      3. Prestiti Agevolati per Giovani

      Esistono strumenti pubblici dedicati:

      • Fondo di Garanzia PMI (sezione giovani imprenditori): copre fino all’80% del prestito per under 35
      • Prestiti d’onore erogati da Comuni, Regioni o enti no-profit
      • Microcredito sociale: importi fino a 10.000 euro senza garanzie reali, con valutazione basata su progetto

      4. Microcredito

      Il microcredito è una forma di prestito fino a 25.000 euro (limite normativo italiano) destinato a soggetti con difficoltà di accesso al credito tradizionale. Non richiede storia creditizia ma un progetto concreto (avvio attività, formazione, spese urgenti). Tassi agevolati (TAEG intorno al 5-8%).

      5. Cessione del Quinto per Neoassunti

      La cessione del quinto è teoricamente accessibile anche a neoassunti, ma richiede:

      • Superamento del periodo di prova (generalmente 3-6 mesi)
      • Contratto a tempo indeterminato (preferibile) o determinato con residuo di almeno 36 mesi
      • Assicurazione sulla vita inclusa nel finanziamento

      Questa forma di prestito non richiede garanzie esterne perché la rata viene trattenuta direttamente dalla busta paga, ma l’importo massimo è limitato a 1/5 dello stipendio netto mensile.

      Garante e Coobbligato: Quando Servono

      Capire la differenza tra garante e coobbligato è fondamentale per scegliere la soluzione giusta e tutelare entrambe le parti.

      Differenza tra Garante e Coobbligato

      AspettoGaranteCoobbligato
      Tipo di obbligazioneSussidiariaSolidale
      Quando intervieneSolo se il debitore non pagaSubito, la banca può rivolgersi a lui direttamente
      Beneficio di escussionePuò pretendere che la banca aggredisca prima il patrimonio del debitoreNon ha questa possibilità
      ResponsabilitàLimitata all’importo garantitoTotale e solidale

      Requisiti del Garante

      Per essere accettato come garante serve:

      • Reddito stabile e dimostrabile (stipendio, pensione, redditi da lavoro autonomo)
      • Assenza di segnalazioni negative presso SIC e Centrale Rischi
      • Rapporto reddito/rata sostenibile: il garante deve avere un reddito tale da coprire sia le sue rate in corso che quelle del prestito garantito
      • Età compatibile: generalmente non oltre i 75 anni alla scadenza del prestito

      Come Scegliere il Garante Giusto

      Scegliere un garante è una decisione delicata che implica responsabilità reciproca. Criteri consigliati:

      • Rapporto di fiducia solido: generalmente genitori, coniuge, fratelli
      • Stabilità economica comprovata: preferibile un garante con contratto a tempo indeterminato o pensione
      • Disponibilità documentale: il garante dovrà fornire CU, buste paga, estratti conto
      • Consapevolezza del ruolo: il garante deve comprendere che in caso di insolvenza la banca si rivarrà su di lui

      È sempre consigliabile stipulare un accordo privato tra debitore e garante, specificando tempi e modalità di rimborso in caso di intervento della garanzia.

      Prestiti per Giovani e Neoassunti

      Diverse banche e istituzioni offrono prodotti dedicati a giovani e neoassunti, con condizioni agevolate per compensare l’assenza di storia creditizia.

      Prodotti Specifici delle Banche

      Molti istituti hanno linee dedicate:

      • Prestiti Under 30: tassi ridotti (TAN 4-6%), importi fino a 15.000 euro, durata massima 60 mesi
      • Prestiti Neoassunti: dopo 3 mesi di lavoro, con garante o polizza assicurativa
      • Prestiti Studenti/Laureati: destinati a spese di formazione, master, specializzazioni

      Attenzione: anche con condizioni agevolate, le banche richiedono sempre documentazione completa (contratto di lavoro, ultime 3 buste paga, CU anno precedente).

      Fondo Garanzia Giovani

      Il Fondo di Garanzia per le PMI (gestito da Mediocredito Centrale) include una sezione per under 35 che vogliono avviare un’attività imprenditoriale o diventare liberi professionisti. Caratteristiche:

      • Garanzia pubblica fino all’80% del prestito
      • Importo massimo garantito: 2,5 milioni di euro
      • Non richiede controgaranzie personali
      • Accesso tramite banche convenzionate

      Prima Casa Giovani Under 36

      Per l’acquisto della prima abitazione, i giovani under 36 con ISEE inferiore a 40.000 euro possono accedere a:

      • Esenzione imposte di registro, ipotecaria e catastale
      • Garanzia statale fino all’80% del mutuo tramite Fondo Garanzia Prima Casa
      • Nessuna storia creditizia richiesta se l’importo finanziato non supera l’80% del valore immobile

      Contratti a Tempo Determinato: È Possibile?

      Ottenere un prestito con contratto a tempo determinato è più difficile ma non impossibile:

      • Servono almeno 12 mesi residui dalla data di richiesta
      • Importi massimi ridotti (generalmente 5.000-10.000 euro)
      • Durata del prestito non superiore alla durata residua del contratto
      • Spesso richiesto un garante

      Alcune finanziarie specializzate (es. Agos, Compass, Findomestic) hanno prodotti specifici per questa categoria, con TAEG più elevato (12-15%).

      Errori da Evitare nella Prima Richiesta

      Quando si richiede il primo prestito è facile commettere errori che compromettono l’esito positivo della pratica. Ecco gli errori più comuni e come evitarli:

      1. Chiedere Importi Troppo Alti

      Richiedere 10.000-15.000 euro senza storico creditizio porta quasi sempre a un rifiuto. Meglio iniziare con importi modesti (3.000-5.000 euro), ottenere l’approvazione e costruire storico positivo. Dopo 12-24 mesi si potranno richiedere importi maggiori.

      2. Presentare Documentazione Incompleta

      La mancanza di documenti rallenta l’istruttoria e può portare al rigetto. Verificare sempre di avere:

      • Documento d’identità e codice fiscale
      • Ultime 3 buste paga o CU anno precedente
      • Estratto conto ultimi 3 mesi
      • Contratto di lavoro
      • Autocertificazione residenza e stato di famiglia
      • Se richiesto: documentazione del garante

      3. Non Comparare le Offerte

      Accettare la prima proposta senza confrontare può significare pagare centinaia di euro in più di interessi. Utilizzare comparatori online (es. Facile.it, Segugio.it, MutuiOnline) e richiedere preventivi a almeno 3-4 istituti. Attenzione al TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), non solo al TAN.

      4. Affidarsi a Finanziarie Sospette

      Evitare assolutamente:

      • Società che richiedono pagamenti anticipati (“commissioni di istruttoria” prima dell’approvazione)
      • Offerte “troppo belle per essere vere” (tassi allo 0% senza condizioni)
      • Finanziarie non iscritte all’Albo degli Intermediari Finanziari (verificabile sul sito Banca d’Italia)
      • Contatti tramite SMS o email non richiesti

      5. Generare Segnalazioni Negative

      Comportamenti da evitare:

      • Richiedere contemporaneamente prestiti a più banche (ogni richiesta viene registrata e troppe richieste ravvicinate abbassano lo scoring)
      • Dichiarare dati falsi o non veritieri (es. reddito gonfiato)
      • Saltare rate di pagamento di finanziamenti minori già in corso (es. telefono)

      Una volta ottenuto il primo prestito, la puntualità nei pagamenti è fondamentale: anche un solo ritardo di 30 giorni viene segnalato e peggiora lo storico.

      Ottenere il primo prestito senza storia creditizia richiede strategia, pazienza e scelte informate. Iniziare con importi modesti, utilizzare un garante se necessario, e costruire gradualmente uno storico positivo attraverso piccoli finanziamenti regolarmente saldati sono le chiavi del successo. È fondamentale comparare le offerte, evitare finanziarie poco trasparenti e presentare documentazione completa. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza per valutare la tua situazione finanziaria, verificare i requisiti per prestiti agevolati e assistere nella presentazione delle richieste con la documentazione corretta. Non lasciare al caso una decisione così importante: un’analisi preliminare può fare la differenza tra un prestito approvato e un rifiuto.

      Domande Frequenti sul Primo Prestito Senza Storia Creditizia


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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi profile picture
        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Marzo 12, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/finanziamenti-e-prestiti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-12 09:00:002026-03-18 09:21:49Primo Prestito Senza Storia Creditizia: Come Ottenerlo nel 2026
        Fatture in Cloud, GESTIONE PARTITA IVA

        TeamSystem 2026: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt – Confronto Completo

        regime forfettario partita iva

        Indice dei contenuti

        1. L’Ecosistema TeamSystem
        2. Fatture in Cloud: Prezzi e Funzionalità 2026
        3. Danea Easyfatt: Prezzi e Funzionalità 2026
        4. Confronto Dettagliato
        5. Quando Scegliere Quale
        6. Alternative a TeamSystem
        7. Domande Frequenti

        Fatture in Cloud e Danea Easyfatt sono entrambi prodotti TeamSystem, il più grande gruppo italiano di software gestionali. Sebbene facciano parte dello stesso ecosistema, si rivolgono a target diversi e hanno filosofie opposte: cloud vs desktop.

        In questo confronto analizzeremo prezzi, funzionalità e limiti di entrambi nel 2026, per aiutarti a scegliere la soluzione giusta per la tua partita IVA o PMI.

        L’Ecosistema TeamSystem: Una Panoramica

        TeamSystem è il leader italiano dei software gestionali, con oltre 2 milioni di clienti. L’azienda offre soluzioni per ogni dimensione aziendale:

        • Fatture in Cloud: software cloud per micro-imprese, forfettari e liberi professionisti
        • Danea Easyfatt: software desktop per PMI, negozianti e artigiani
        • TeamSystem ERP: piattaforme enterprise per aziende strutturate
        • Contabilità in Cloud: gestione contabile avanzata

        Il vantaggio dell’ecosistema TeamSystem è l’integrazione verticale: puoi partire con Fatture in Cloud e, man mano che cresci, passare a soluzioni più avanzate mantenendo i dati.

        Fatture in Cloud: Prezzi e Funzionalità 2026

        Fatture in Cloud è la soluzione cloud di TeamSystem pensata per forfettari, micro-imprese e liberi professionisti. Oggi è usato da oltre 580.000 partite IVA in Italia.

        Prezzi Fatture in Cloud 2026

        PianoPrezzo/MesePrezzo/AnnoTarget
        Standard Forfettari4 euro48 euro + IVAForfettari
        Standard12 euro144 euro + IVAP.IVA ordinarie
        Premium21 euro252 euro + IVAPMI con magazzino
        Premium Plus29 euro348 euro + IVAPMI con dipendenti
        Complete51 euro612 euro + IVAAziende strutturate

        Cosa include Fatture in Cloud

        Tutti i piani includono:

        • Fatturazione elettronica (emissione, invio, ricezione)
        • Conservazione sostitutiva a norma
        • App mobile iOS, Android, AppGallery
        • Preventivi e note di credito
        • Prima nota e scadenzario
        • Accesso cloud da qualsiasi dispositivo
        • POS digitale TS Pay (incasso con QR code)

        Piani Premium e superiori aggiungono:

        • Gestione magazzino e giacenze
        • Corrispettivi e vendite al banco
        • Gestione dipendenti (Premium Plus)
        • Listini prezzi avanzati
        • Report IVA dettagliati
        • Multiutente (Complete)

        Punti di forza Fatture in Cloud

        • Semplicità: interfaccia moderna e intuitiva
        • Accessibilità: lavori da PC, tablet o smartphone
        • Prezzo entry-level: 4 euro/mese per forfettari
        • Aggiornamenti automatici: sempre l’ultima versione
        • Nessuna installazione: basta un browser

        Danea Easyfatt: Prezzi e Funzionalità 2026

        Danea Easyfatt è il gestionale desktop di TeamSystem, nato nei primi anni 2000 e acquisito dal gruppo nel 2014. È la scelta classica di artigiani, negozianti e PMI che preferiscono un software installato in locale.

        Prezzi Danea Easyfatt 2026

        VersionePrezzo/AnnoFatture ElettronichePostazioni
        Professional180 euro + IVA400 incluse2 PC (no rete)
        Enterprise One288 euro + IVA800 incluse2 PC (no rete)
        Enterprise420 euro + IVAIllimitate5 PC in rete LAN

        Nota: Esistono anche versioni Cloud di Easyfatt con prezzi simili.

        Cosa include Danea Easyfatt

        Professional include:

        • Fatturazione elettronica (400 documenti/anno)
        • Gestione clienti e fornitori
        • Magazzino e giacenze
        • Stampa etichette con codice a barre
        • Registri IVA e liquidazione
        • Import/export Excel, OpenOffice, XML
        • Installazione su 2 PC (non in rete)

        Enterprise One aggiunge:

        • Vendita al banco con registratore di cassa
        • Modalità touch-screen
        • 800 fatture elettroniche incluse

        Enterprise aggiunge:

        • Multiutenza (5 postazioni in rete LAN)
        • Gestione diritti di accesso utenti
        • Gestione agenti e provvigioni
        • Carte fedeltà clienti
        • Integrazione e-commerce
        • Fatture elettroniche illimitate

        Punti di forza Danea Easyfatt

        • Potenza: funzionalità avanzate per PMI
        • Lavoro offline: non serve connessione internet
        • Multiutenza: più operatori in rete locale
        • Gestione negozio: touch-screen e registratore di cassa
        • Storicità: software collaudato da 20+ anni

        Confronto Dettagliato: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt

        CaratteristicaFatture in CloudDanea Easyfatt
        TipologiaCloud (browser)Desktop (Windows)
        Prezzo minimo48 euro/anno180 euro/anno
        Target principaleForfettari, freelancerPMI, negozianti
        Accesso mobileSì (app)No
        Lavoro offlineNoSì
        MultiutenzaSolo Complete (51 euro/mese)Enterprise (420 euro/anno)
        Vendita al bancoSì (Premium+)Sì (touch-screen)
        Gestione agentiNoSì (Enterprise)
        Integrazione e-commerceLimitataSì (Enterprise)
        InterfacciaModernaClassica Windows
        AggiornamentiAutomaticiManuali

        Costo annuale a confronto

        Per capire meglio il risparmio, confrontiamo scenari tipici:

        • Forfettario base: Fatture in Cloud (48 euro) vs Easyfatt Professional (180 euro) = risparmio 132 euro/anno
        • PMI con magazzino: Fatture in Cloud Premium (252 euro) vs Easyfatt Professional (180 euro) = Easyfatt più conveniente
        • PMI multiutente: Fatture in Cloud Complete (612 euro) vs Easyfatt Enterprise (420 euro) = risparmio 192 euro/anno con Easyfatt

        Quando Scegliere Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt

        Scegli Fatture in Cloud se:

        • Sei un forfettario o libero professionista
        • Vuoi lavorare da smartphone e tablet
        • Emetti poche fatture al mese (meno di 30)
        • Non hai bisogno di multiutenza
        • Preferisci un’interfaccia moderna e semplice
        • Cerchi il prezzo più basso possibile
        • Lavori sempre connesso a internet

        Scegli Danea Easyfatt se:

        • Sei un negoziante con vendita al banco
        • Hai bisogno di multiutenza in rete locale
        • Gestisci agenti e provvigioni
        • Vuoi lavorare anche offline
        • Hai un e-commerce da integrare
        • Emetti centinaia di fatture al mese
        • Preferisci un software installato in locale
        • Hai già familiarità con gestionali Windows

        Alternative a TeamSystem

        Se l’ecosistema TeamSystem non fa per te, ecco le principali alternative:

        Alternative cloud a Fatture in Cloud

        • Fatturazione Italia: piano Start 49 euro/anno IVA inclusa (150 fatture) o Pro 89 euro/anno IVA inclusa (500 fatture, Sistema Tessera Sanitaria incluso) – prezzo bloccato 3 anni, 30 giorni di prova senza carta
        • Aruba Fatturazione: da 29,90 euro/anno – più economico ma meno funzionalità
        • Finom: conto business + fatturazione integrata
        • Fattura24: alternativa cloud con prezzi simili

        Alternative desktop a Danea Easyfatt

        • Zucchetti: competitor storico per PMI
        • Buffetti: gestionali per commercialisti
        • Passepartout: soluzioni per studi professionali

        Per un confronto completo, leggi: Miglior Software Fatturazione Elettronica 2026.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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        Domande Frequenti su TeamSystem

        Fatture in Cloud e Danea Easyfatt sono della stessa azienda?

        Sì, entrambi sono prodotti TeamSystem, il più grande gruppo italiano di software gestionali. Danea è stata acquisita da TeamSystem nel 2014. Pur appartenendo allo stesso ecosistema, i due software hanno filosofie diverse: Fatture in Cloud è cloud-based, Danea Easyfatt è un software desktop.

        Posso passare da Fatture in Cloud a Danea Easyfatt?

        Sì, è possibile migrare i dati tra i due software. Entrambi offrono funzioni di import/export in formati standard (Excel, XML). Tuttavia, non esiste una migrazione automatica diretta. Dovrai esportare i dati da un software e importarli nell’altro, oppure contattare l’assistenza TeamSystem per supporto.

        Quanto costa Fatture in Cloud per forfettari?

        Il piano Standard Forfettari costa 4 euro al mese (48 euro il primo anno + IVA, poi 96 euro + IVA dal rinnovo). È il piano più economico ed è riservato esclusivamente ai titolari di partita IVA in regime forfettario. Include fatturazione elettronica illimitata, conservazione sostitutiva e app mobile.

        Danea Easyfatt funziona su Mac?

        No, Danea Easyfatt è un software solo Windows. Per usarlo su Mac dovresti installare Windows tramite Boot Camp o una macchina virtuale (Parallels, VMware). In alternativa, puoi usare la versione Easyfatt Cloud che funziona via browser su qualsiasi sistema operativo, oppure scegliere Fatture in Cloud.

        Quale software TeamSystem scegliere per un negozio?

        Per un negozio con vendita al banco, la scelta migliore è Danea Easyfatt Enterprise One (288 euro/anno). Include la gestione del registratore di cassa, modalità touch-screen per vendita rapida e corrispettivi. Fatture in Cloud ha funzionalità simili solo nei piani Premium (252 euro/anno) ma con meno opzioni per il retail.

        La conservazione sostitutiva è inclusa?

        Sì, sia Fatture in Cloud che Danea Easyfatt includono la conservazione sostitutiva a norma in tutti i piani a pagamento. È un obbligo di legge e viene gestito automaticamente per 10 anni. L’unica eccezione è il periodo di prova gratuita di Fatture in Cloud, che non include la conservazione.

        Conclusioni: Quale Scegliere?

        Fatture in Cloud è la scelta ideale per forfettari e micro-imprese che cercano semplicità, mobilità e costi contenuti. A 48 euro/anno è imbattibile per chi emette poche fatture.

        Danea Easyfatt è perfetto per PMI, negozianti e artigiani che hanno bisogno di funzionalità avanzate: multiutenza, gestione agenti, vendita al banco touch-screen. Costa di più ma offre strumenti professionali.

        Il bello dell’ecosistema TeamSystem è che puoi iniziare in piccolo e crescere: parti con Fatture in Cloud e, quando la tua attività si espande, passi a Easyfatt o alle soluzioni ERP enterprise.

        Per approfondire le alternative, leggi anche: Gestionale Partita IVA 2026: Quale Scegliere.

        Hai bisogno di assistenza per la tua partita IVA?

        Se hai dubbi sulla scelta del gestionale o sulla fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

        Contattaci:

        • Telefono: 0432 1638640
        • WhatsApp: 366 6018121
        • Email: info@centrofiscale.com

        Ultimo aggiornamento: marzo 2026. Prezzi verificati su fattureincloud.it e danea.it.

        Marzo 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-12 08:00:002026-09-27 09:15:08TeamSystem 2026: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt – Confronto Completo
        ASSEGNO UNICO

        Assegno Unico Marzo 2026: Importo Ridotto Senza DSU Aggiornata

        ASSEGNO UNICO UNIVERSALEASSEGNO UNICO UNIVERSALE

        A partire da marzo 2026, migliaia di famiglie italiane rischiano di vedere ridotto drasticamente l’importo dell’assegno unico se non avranno provveduto ad aggiornare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per ottenere l’ISEE 2026. La differenza economica può essere molto significativa: da oltre 175 euro al mese per figlio con ISEE basso, si passa a soli 57 euro senza certificazione ISEE valida.

        In questo articolo approfondiamo tutto quello che serve sapere per evitare di perdere centinaia di euro ogni mese: scadenze da rispettare, importi esatti con e senza ISEE, procedure di aggiornamento e casi pratici con esempi di calcolo reali.

        Cos’è la DSU e Perché Serve per l’Assegno Unico

        La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) è il documento che contiene tutti i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare, necessari per calcolare l’indicatore ISEE. L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) misura la condizione economica delle famiglie italiane ed è utilizzato per determinare l’accesso e l’importo di numerose prestazioni sociali agevolate, tra cui l’assegno unico universale.

        Per l’assegno unico, l’ISEE è fondamentale perché determina l’ammontare mensile del beneficio. Il meccanismo è progressivo: più basso è l’ISEE, più alto è l’importo dell’assegno. Le famiglie con ISEE fino a 17.090,61 euro ricevono l’importo massimo (199,40 euro per figlio minorenne nel 2026, con possibili maggiorazioni). All’aumentare dell’ISEE, l’importo decresce gradualmente fino a raggiungere l’importo minimo di 57 euro per ISEE oltre 45.574,96 euro.

        Chi non presenta la DSU o presenta una DSU scaduta viene automaticamente classificato dall’INPS come “senza ISEE” e riceve quindi solo l’importo minimo, indipendentemente dalla reale situazione economica del nucleo familiare.

        Dati necessari per la DSU 2026

        Per compilare la DSU 2026 serve avere a disposizione:

        • Codice fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
        • Documento di identità valido del dichiarante
        • Redditi 2024: modelli CU, dichiarazione dei redditi 2025 (anno d’imposta 2024), certificazioni di redditi esteri
        • Patrimonio mobiliare al 31/12/2024: saldi e giacenze medie di conti correnti, depositi, titoli, azioni, fondi
        • Patrimonio immobiliare al 31/12/2024: visure catastali aggiornate, contratti di mutuo
        • Canone di affitto annuo (se si vive in locazione) con estremi del contratto registrato
        • Targa o estremi identificativi di autoveicoli e motoveicoli di cilindrata superiore a 500cc
        • Eventuali assegni di mantenimento percepiti o corrisposti

        La DSU può essere presentata in modalità precompilata tramite il portale INPS, dove molti dati sono già acquisiti automaticamente dall’Agenzia delle Entrate. In alternativa, è possibile rivolgersi a un CAF o commercialista per l’assistenza gratuita nella compilazione.

        Scadenze DSU 2026: Date da Non Dimenticare

        Per evitare la riduzione dell’assegno unico a marzo 2026, è fondamentale rispettare le seguenti scadenze:

        • 1° gennaio 2026: Decorrenza validità ISEE 2026. L’ISEE 2025 scade il 31 dicembre 2025.
        • 28 febbraio 2026: Scadenza consigliata per presentare la DSU 2026 e ottenere l’ISEE aggiornato entro marzo. Presentando entro questa data, l’INPS elabora l’ISEE in tempo utile per il pagamento di marzo.
        • 1° marzo 2026: L’INPS calcola l’assegno unico di marzo sulla base dell’ISEE 2026. Chi non ha ISEE valido riceve l’importo minimo.
        • 30 giugno 2026: Scadenza ultima per presentare la DSU 2026 e ottenere gli arretrati. Chi presenta l’ISEE tra marzo e giugno riceve comunque gli importi maggiorati, con conguaglio retroattivo da marzo.

        Importante: Anche se si presenta la DSU dopo il 28 febbraio, l’INPS riconosce gli arretrati degli importi maggiorati a partire da marzo, purché la presentazione avvenga entro il 30 giugno 2026. Tuttavia, i tempi di elaborazione dell’ISEE possono variare da pochi giorni a 2-3 settimane, quindi è consigliabile non aspettare l’ultimo momento.

        Chi presenta la DSU dopo il 30 giugno 2026 riceve gli importi maggiorati solo dal mese successivo alla presentazione, senza diritto agli arretrati dei mesi precedenti.

        Tabella Importi: Con ISEE vs Senza ISEE

        Gli importi dell’assegno unico 2026 variano in base alla fascia ISEE e alla composizione del nucleo familiare. Ecco la tabella completa aggiornata per il 2026 (importi rivalutati con inflazione):

        Importo base mensile per figlio minorenne (0-17 anni)

        Fascia ISEEImporto mensileImporto annuo
        Fino a 17.090,61 euro199,40 euro2.392,80 euro
        Da 17.090,62 a 45.574,96 euroDa 199,40 a 57 euro (scala progressiva)Da 2.392,80 a 684 euro
        Oltre 45.574,96 euro57 euro684 euro
        SENZA ISEE valido57 euro684 euro

        Importo base mensile per figlio maggiorenne (18-21 anni)

        Fascia ISEEImporto mensileImporto annuo
        Fino a 17.090,61 euro96,90 euro1.162,80 euro
        Da 17.090,62 a 45.574,96 euroDa 96,90 a 27,70 euro (scala progressiva)Da 1.162,80 a 332,40 euro
        Oltre 45.574,96 euro27,70 euro332,40 euro
        SENZA ISEE valido27,70 euro332,40 euro

        Maggiorazioni previste

        Oltre all’importo base, sono previste maggiorazioni mensili che si sommano alla quota base:

        • Maggiorazione per nuclei con 3 o più figli: 96,90 euro al mese (per ISEE fino a 45.574,96 euro)
        • Maggiorazione per figli sotto i 12 mesi: 96,90 euro al mese (per ISEE fino a 45.574,96 euro)
        • Maggiorazione per figli con disabilità:
          • Non autosufficiente: 119,60 euro al mese
          • Disabilità grave: 108,20 euro al mese
          • Disabilità media: 96,90 euro al mese
        • Maggiorazione per madri under 21: 22,80 euro al mese (per ISEE fino a 45.574,96 euro)
        • Maggiorazione per nuclei con entrambi i genitori lavoratori: 34,20 euro al mese (per ISEE fino a 17.090,61 euro, decrescente fino a ISEE 45.574,96 euro)

        Attenzione: Tutte le maggiorazioni si applicano solo se è presente un ISEE valido. Chi non presenta la DSU perde sia l’importo maggiorato base sia tutte le maggiorazioni, ricevendo solo i 57 euro mensili per figlio minorenne (o 27,70 euro per maggiorenne 18-21 anni).

        Chi Rischia di Perdere Soldi

        Le categorie di famiglie che rischiano maggiormente la riduzione dell’assegno unico a marzo 2026 sono:

        1. Famiglie con ISEE basso (sotto 17.091 euro)

        Sono le famiglie che subiscono la perdita economica più elevata. Passando dall’importo massimo (199,40 euro) all’importo minimo (57 euro), la riduzione è di 142,40 euro al mese per figlio, pari a 1.708,80 euro all’anno per ogni figlio minorenne.

        Una famiglia con 2 figli minorenni e ISEE sotto i 17.091 euro perde 284,80 euro al mese (oltre 3.400 euro all’anno) se non aggiorna la DSU entro febbraio 2026.

        2. Famiglie numerose (3 o più figli)

        Le famiglie con 3 o più figli perdono non solo l’importo base maggiorato, ma anche la maggiorazione per nucleo numeroso (96,90 euro al mese). Una famiglia con 3 figli minorenni e ISEE basso senza DSU aggiornata:

        • Con ISEE valido: (199,40 × 3) + 96,90 = 695,10 euro al mese
        • Senza ISEE: 57 × 3 = 171 euro al mese
        • Perdita mensile: 524,10 euro (oltre 6.289 euro all’anno)

        3. Famiglie con figli neonati (sotto 12 mesi)

        I genitori con figli sotto l’anno di età hanno diritto a una maggiorazione mensile di 96,90 euro, che si perde completamente senza ISEE valido. Per un neonato con ISEE sotto 17.091 euro:

        • Con ISEE valido: 199,40 + 96,90 = 296,30 euro al mese
        • Senza ISEE: 57 euro al mese
        • Perdita mensile: 239,30 euro (2.871,60 euro in un anno)

        4. Famiglie con figli disabili

        Le maggiorazioni per disabilità sono tra le più elevate (fino a 119,60 euro al mese per non autosufficienza) e si perdono interamente senza ISEE. Una famiglia con un figlio disabile non autosufficiente e ISEE basso:

        • Con ISEE valido: 199,40 + 119,60 = 319 euro al mese
        • Senza ISEE: 57 euro al mese
        • Perdita mensile: 262 euro (3.144 euro all’anno)

        5. Famiglie con entrambi i genitori lavoratori

        La maggiorazione per doppio reddito da lavoro (34,20 euro al mese per ISEE fino a 17.091 euro) viene riconosciuta solo con ISEE valido. Chi perde questa maggiorazione rinuncia a 410,40 euro all’anno, oltre alla riduzione dell’importo base.

        Come Aggiornare la DSU per Tempo

        Esistono tre modalità per presentare la DSU 2026 e ottenere l’ISEE aggiornato:

        1. DSU Precompilata sul portale INPS

        La modalità più veloce per chi ha SPID, CIE o CNS. Il portale INPS acquisisce automaticamente gran parte dei dati da Agenzia delle Entrate e altri enti:

        1. Accedere al portale www.inps.it con le proprie credenziali digitali
        2. Cercare il servizio “ISEE precompilato“
        3. Verificare i dati precompilati (nucleo familiare, redditi, patrimonio)
        4. Integrare eventuali dati mancanti (es. conti correnti non tracciati, immobili non registrati)
        5. Confermare e inviare la DSU
        6. Attendere l’elaborazione (da 1 a 10 giorni lavorativi)
        7. Scaricare l’attestazione ISEE 2026

        Vantaggio: Procedura gratuita e veloce, con molti dati già acquisiti. Svantaggio: Richiede dimestichezza digitale e possesso di credenziali SPID/CIE.

        2. Assistenza CAF (Centro di Assistenza Fiscale)

        Il CAF offre assistenza gratuita per la compilazione della DSU. È la modalità consigliata per chi:

        • Non ha dimestichezza con il portale INPS
        • Ha situazioni familiari complesse (genitori separati, figli in affido, ecc.)
        • Ha redditi esteri o patrimonio articolato
        • Preferisce essere seguito da un operatore esperto

        Procedura:

        1. Prendere appuntamento presso un CAF della propria zona
        2. Portare tutti i documenti necessari (vedi lista sopra)
        3. L’operatore CAF compila la DSU e la trasmette telematicamente all’INPS
        4. Il CAF comunica quando l’ISEE è disponibile (di solito 5-10 giorni)
        5. Ritirare l’attestazione ISEE 2026 presso il CAF o scaricarla dal portale INPS

        Vantaggio: Assistenza personalizzata gratuita, nessuna competenza digitale richiesta. Svantaggio: Necessità di appuntamento e di recarsi fisicamente presso gli uffici CAF.

        3. Commercialista o consulente del lavoro

        Anche commercialisti e consulenti del lavoro possono compilare e trasmettere la DSU. Tuttavia, questo servizio è generalmente a pagamento (tariffe variabili da 30 a 100 euro), quindi meno conveniente rispetto al CAF gratuito.

        Quanto tempo serve per ottenere l’ISEE?

        I tempi di elaborazione dell’ISEE 2026 variano in base al periodo:

        • Gennaio-febbraio 2026: 3-10 giorni lavorativi (periodo poco affollato)
        • Marzo-aprile 2026: 10-15 giorni lavorativi (picco di richieste)
        • Maggio-giugno 2026: 5-10 giorni lavorativi (ritorno alla normalità)

        È quindi consigliabile presentare la DSU entro metà febbraio 2026 per avere la certezza di ricevere l’ISEE entro fine mese e garantirsi l’importo pieno dell’assegno unico già da marzo.

        Esempi Pratici di Calcolo

        Vediamo alcuni casi concreti per capire meglio l’impatto economico della mancata presentazione della DSU:

        Esempio 1: Famiglia con 2 figli minorenni, ISEE 15.000 euro

        Composizione nucleo: Coppia con 2 figli di 5 e 8 anni. ISEE 2026: 15.000 euro. Entrambi i genitori lavoratori dipendenti.

        Con ISEE valido:

        • Importo base per 2 figli: 199,40 × 2 = 398,80 euro/mese
        • Maggiorazione doppio reddito: 34,20 euro/mese
        • Totale mensile: 433 euro
        • Totale annuo: 5.196 euro

        Senza ISEE:

        • Importo minimo per 2 figli: 57 × 2 = 114 euro/mese
        • Nessuna maggiorazione
        • Totale mensile: 114 euro
        • Totale annuo: 1.368 euro

        Perdita economica: 319 euro al mese, 3.828 euro all’anno.

        Esempio 2: Famiglia numerosa con 4 figli, ISEE 12.000 euro

        Composizione nucleo: Coppia con 4 figli (2, 5, 9, 12 anni). ISEE 2026: 12.000 euro. Solo un genitore lavoratore.

        Con ISEE valido:

        • Importo base per 4 figli: 199,40 × 4 = 797,60 euro/mese
        • Maggiorazione nucleo numeroso (3+ figli): 96,90 euro/mese
        • Totale mensile: 894,50 euro
        • Totale annuo: 10.734 euro

        Senza ISEE:

        • Importo minimo per 4 figli: 57 × 4 = 228 euro/mese
        • Nessuna maggiorazione
        • Totale mensile: 228 euro
        • Totale annuo: 2.736 euro

        Perdita economica: 666,50 euro al mese, 7.998 euro all’anno.

        Esempio 3: Famiglia con neonato, ISEE 10.000 euro

        Composizione nucleo: Coppia con 1 figlio di 6 mesi. ISEE 2026: 10.000 euro. Entrambi i genitori lavoratori.

        Con ISEE valido:

        • Importo base: 199,40 euro/mese
        • Maggiorazione neonato (sotto 12 mesi): 96,90 euro/mese
        • Maggiorazione doppio reddito: 34,20 euro/mese
        • Totale mensile: 330,50 euro
        • Totale annuo: 3.966 euro

        Senza ISEE:

        • Importo minimo: 57 euro/mese
        • Nessuna maggiorazione
        • Totale mensile: 57 euro
        • Totale annuo: 684 euro

        Perdita economica: 273,50 euro al mese, 3.282 euro all’anno.

        Esempio 4: Famiglia con figlio disabile, ISEE 14.000 euro

        Composizione nucleo: Coppia con 1 figlio di 10 anni con disabilità grave. ISEE 2026: 14.000 euro.

        Con ISEE valido:

        • Importo base: 199,40 euro/mese
        • Maggiorazione disabilità grave: 108,20 euro/mese
        • Totale mensile: 307,60 euro
        • Totale annuo: 3.691,20 euro

        Senza ISEE:

        • Importo minimo: 57 euro/mese
        • Nessuna maggiorazione
        • Totale mensile: 57 euro
        • Totale annuo: 684 euro

        Perdita economica: 250,60 euro al mese, 3.007,20 euro all’anno.

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        Domande Frequenti

        Cosa succede se non presento la DSU entro febbraio 2026?

        Se non presenti la DSU entro febbraio 2026, a partire da marzo riceverai solo l’importo minimo dell’assegno unico (57 euro per figlio minorenne, 27,70 euro per maggiorenne 18-21 anni), senza alcuna maggiorazione. Puoi comunque presentare la DSU entro il 30 giugno 2026 e ottenere gli arretrati dei mesi precedenti. Dopo il 30 giugno, gli importi maggiorati si applicano solo dal mese successivo alla presentazione, senza diritto agli arretrati.

        L’ISEE 2025 vale anche per il 2026?

        No. L’ISEE 2025 scade il 31 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026 è necessario presentare una nuova DSU per ottenere l’ISEE 2026, basato sui redditi 2024 e il patrimonio al 31 dicembre 2024. Senza ISEE 2026 valido, a partire da marzo 2026 si riceve solo l’importo minimo dell’assegno unico.

        Posso recuperare gli importi persi se presento la DSU in ritardo?

        Sì, ma solo se presenti la DSU entro il 30 giugno 2026. In questo caso, l’INPS eroga gli importi maggiorati con effetto retroattivo da marzo 2026, pagando gli arretrati dei mesi precedenti. Se presenti la DSU dopo il 30 giugno, gli importi maggiorati si applicano solo dal mese successivo alla presentazione, e perdi definitivamente le differenze dei mesi precedenti.

        Quanto tempo ci vuole per ottenere l’ISEE 2026?

        I tempi di elaborazione variano da 3 a 15 giorni lavorativi, a seconda del periodo. Gennaio-febbraio è il periodo meno affollato (3-10 giorni), mentre marzo-aprile vede picchi di richieste (10-15 giorni). Per essere sicuri di avere l’ISEE pronto per il pagamento di marzo, è consigliabile presentare la DSU entro metà febbraio 2026.

        Quanto perdo se non aggiorno la DSU con 2 figli?

        Con 2 figli minorenni e ISEE sotto 17.091 euro, la perdita è di circa 285 euro al mese (oltre 3.400 euro all’anno), passando da 398,80 euro mensili (con ISEE) a 114 euro (senza ISEE). Se hai anche la maggiorazione per doppio reddito, la perdita supera i 319 euro al mese. Famiglie con ISEE più alto perdono comunque cifre significative, proporzionali alla loro fascia.


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          Conto IG Italia Regime Dichiarativo: Quadro RW, IVAFE e IBAN Germania

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Chi opera sui mercati finanziari attraverso IG Italia con un conto in regime dichiarativo deve affrontare specifici obblighi fiscali che riguardano la compilazione del quadro RW e il pagamento dell’IVAFE. Un aspetto che genera frequenti dubbi tra gli investitori italiani riguarda il fatto che IG Italia, pur essendo una succursale italiana del broker britannico IG Group, utilizza un IBAN tedesco per i conti dei clienti. Questa guida approfondita analizza nel dettaglio come gestire correttamente la dichiarazione dei redditi quando si utilizza il conto IG Italia in regime dichiarativo, con particolare attenzione alla compilazione del quadro RW, al calcolo dell’IVAFE e alle implicazioni fiscali dell’IBAN estero.

          La scelta del regime dichiarativo rispetto al regime amministrato comporta che sia il contribuente a dover calcolare e versare le imposte sulle plusvalenze e a compilare il quadro RW per il monitoraggio fiscale delle attività estere. Poiché il conto IG Italia è tecnicamente detenuto presso una banca tedesca (con IBAN che inizia per DE), scattano gli obblighi di dichiarazione previsti dal D.L. 167/1990 e successive modifiche. In questa guida vedremo passo passo come adempiere correttamente a tutti gli obblighi fiscali, evitando errori che potrebbero comportare pesanti sanzioni.

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          Indice dei contenuti

          1. Cos’è IG Italia e il Regime Dichiarativo
          2. IBAN in Germania: Perché e Quali Implicazioni
          3. Compilazione del Quadro RW per Conto IG Italia
          4. IVAFE: Calcolo e Pagamento 2026
          5. Plusvalenze e Minusvalenze: Quadro RT
          6. Documentazione Necessaria per la Dichiarazione
          7. Sanzioni per Omissioni e Errori
          8. Domande Frequenti

          Cos’è IG Italia e il Regime Dichiarativo

          IG Italia è la succursale italiana di IG Group, uno dei broker più importanti al mondo nel settore del trading online di CFD (Contracts for Difference), Forex e altri strumenti derivati. La società madre, IG Group Holdings plc, è quotata alla Borsa di Londra (FTSE 250) ed è autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority (FCA) britannica. La succursale italiana è iscritta all’Albo delle imprese di investimento comunitarie presso la CONSOB con il numero di registrazione 1174.

          Quando si apre un conto con IG Italia, il cliente può scegliere tra due regimi fiscali: il regime amministrato e il regime dichiarativo. Nel regime amministrato, è il broker che agisce come sostituto d’imposta, calcolando e versando automaticamente le imposte sulle plusvalenze (attualmente al 26% per la maggior parte degli strumenti finanziari). Nel regime dichiarativo, invece, è il contribuente stesso che deve provvedere alla dichiarazione e al versamento delle imposte nella propria dichiarazione dei redditi annuale.

          Perché scegliere il Regime Dichiarativo

          Il regime dichiarativo offre alcuni vantaggi significativi per i trader più attivi e consapevoli. In primo luogo, consente la compensazione delle minusvalenze in modo più flessibile, permettendo di utilizzare le perdite realizzate su un conto per compensare i guadagni su altri conti o strumenti. Inoltre, nel regime dichiarativo le imposte vengono versate solo una volta all’anno (al momento della dichiarazione dei redditi), anziché essere trattenute immediatamente dal broker, garantendo così una maggiore liquidità operativa.

          Tuttavia, il regime dichiarativo comporta anche maggiori responsabilità. Il contribuente deve conservare tutta la documentazione delle operazioni, calcolare correttamente plusvalenze e minusvalenze, compilare i quadri RT (per i redditi diversi di natura finanziaria) e RW (per il monitoraggio fiscale), e versare l’IVAFE sulle attività finanziarie detenute all’estero. Qualsiasi errore o omissione può comportare sanzioni anche rilevanti.

          IBAN in Germania: Perché e Quali Implicazioni

          Uno degli aspetti che genera maggiore confusione tra i clienti di IG Italia riguarda l’IBAN del conto di trading. Nonostante si tratti di un conto aperto con la succursale italiana del broker, l’IBAN fornito inizia con il prefisso “DE”, che identifica un conto corrente presso una banca tedesca. Questo accade perché IG Group utilizza una banca tedesca (solitamente Commerzbank o altro istituto di credito con sede in Germania) come depositaria per i fondi dei clienti europei.

          Dal punto di vista fiscale italiano, questa configurazione ha conseguenze importanti. Secondo l’articolo 4 del D.L. 167/1990 (convertito dalla Legge n. 227/1990) e successive modificazioni, le persone fisiche residenti in Italia sono tenute a dichiarare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi tutte le attività finanziarie detenute all’estero che siano suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia. Un conto con IBAN tedesco è considerato a tutti gli effetti un’attività finanziaria estera, anche se il rapporto commerciale è gestito dalla succursale italiana del broker.

          Conseguenze fiscali dell’IBAN estero

          La presenza di un IBAN tedesco comporta tre obblighi fiscali principali per il contribuente italiano che opera con IG Italia in regime dichiarativo:

          • Compilazione del Quadro RW: obbligo di indicare il conto nel quadro RW per il monitoraggio fiscale delle attività estere, ai sensi del D.L. 167/1990
          • Pagamento dell’IVAFE: l’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero si applica con aliquota dello 0,2% annuo sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero
          • Dichiarazione delle plusvalenze: le plusvalenze realizzate devono essere dichiarate nel Quadro RT del Modello Redditi PF, con applicazione dell’imposta sostitutiva del 26%

          È importante sottolineare che questi obblighi sussistono indipendentemente dal fatto che il broker abbia una succursale italiana. Il criterio determinante è la localizzazione dei fondi, che nel caso di IG Italia si trovano presso un istituto bancario tedesco. La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 38/E del 2013 ha chiarito che l’obbligo di compilazione del quadro RW sussiste anche per i rapporti con intermediari esteri che operano in Italia tramite succursale, qualora i fondi siano depositati all’estero.

          Compilazione del Quadro RW per Conto IG Italia

          Il Quadro RW del Modello Redditi PF è lo strumento attraverso il quale il contribuente italiano adempie agli obblighi di monitoraggio fiscale previsti dalla normativa antiriciclaggio e fiscale. Per il conto IG Italia con IBAN in Germania, la compilazione del quadro RW è obbligatoria e deve essere effettuata seguendo precise indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate.

          Dati da indicare nel Quadro RW

          Per ogni rigo del Quadro RW dedicato al conto IG Italia, è necessario compilare i seguenti campi:

          • Colonna 1 – Codice titolo di possesso: indicare “1” per proprietà piena, “2” per nuda proprietà, “3” per usufrutto, ecc.
          • Colonna 3 – Codice individuazione bene: per i prodotti finanziari si utilizza il codice “20” (prodotti finanziari, conti correnti e libretti di deposito esteri)
          • Colonna 4 – Codice Stato estero: indicare “276” che corrisponde alla Germania (secondo la tabella dei codici paese dell’Agenzia delle Entrate)
          • Colonna 5 – Quota di possesso: generalmente “100” per il possesso integrale
          • Colonna 6 – Criterio determinazione valore: indicare “1” per il valore di mercato, “2” per il valore nominale, “4” per il valore di acquisto
          • Colonna 7 – Valore iniziale: il valore del conto al 1° gennaio dell’anno di riferimento (o alla data di apertura se successiva)
          • Colonna 8 – Valore finale: il valore del conto al 31 dicembre dell’anno di riferimento (o alla data di chiusura se precedente)
          • Colonna 9 – Valore massimo raggiunto nel periodo: il valore più alto registrato dal conto durante l’anno
          • Colonna 10 – Giorni di detenzione: il numero di giorni in cui si è posseduto il conto nell’anno
          • Colonna 11 – IVAFE dovuta: si calcola come lo 0,2% del valore medio, rapportato ai giorni di detenzione

          Esempio pratico di compilazione Quadro RW

          Vediamo un esempio concreto per chiarire la compilazione del quadro RW per un conto IG Italia. Supponiamo che Mario abbia aperto un conto IG Italia in regime dichiarativo il 15 marzo 2025, con un versamento iniziale di 10.000 euro. Durante l’anno ha effettuato varie operazioni di trading su CFD, raggiungendo un valore massimo di 18.000 euro a luglio. Al 31 dicembre 2025 il saldo del conto è di 14.500 euro.

          La compilazione del Quadro RW nella dichiarazione dei redditi 2026 (per l’anno d’imposta 2025) sarà la seguente:

          • Colonna 1: 1 (proprietà piena)
          • Colonna 3: 20 (prodotti finanziari)
          • Colonna 4: 276 (Germania)
          • Colonna 5: 100
          • Colonna 6: 1 (valore di mercato)
          • Colonna 7: 10.000 (valore al 15 marzo, data apertura)
          • Colonna 8: 14.500 (valore al 31 dicembre)
          • Colonna 9: 18.000 (valore massimo raggiunto)
          • Colonna 10: 292 (giorni dal 15 marzo al 31 dicembre)
          • Colonna 11: l’IVAFE viene calcolata separatamente (vedi sezione dedicata)

          IVAFE: Calcolo e Pagamento 2026

          L’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero) è un’imposta patrimoniale introdotta dal D.L. 201/2011 (c.d. “Decreto Salva Italia”) che si applica alle attività finanziarie detenute all’estero da soggetti residenti fiscalmente in Italia. L’aliquota vigente per l’anno 2026 è dello 0,2% annuo (2 per mille), calcolata sul valore delle attività finanziarie. Per il conto IG Italia con IBAN tedesco, l’IVAFE è dovuta in quanto i fondi sono depositati presso un istituto bancario estero.

          Base imponibile IVAFE per conti trading

          Per i conti correnti e depositi esteri, la base imponibile dell’IVAFE è determinata dalla giacenza media annua. Tuttavia, per i prodotti finanziari come i conti trading (che includono CFD, opzioni, futures e altri strumenti derivati), la base imponibile è costituita dal valore di mercato delle attività finanziarie detenute al termine del periodo d’imposta, ovvero al 31 dicembre.

          Nel caso del conto IG Italia, che contiene sia liquidità (euro disponibili per il trading) sia posizioni aperte su strumenti finanziari, l’IVAFE si calcola sul valore complessivo del conto, comprendente:

          • Liquidità disponibile: il denaro depositato sul conto non ancora investito
          • Margini impegnati: i fondi bloccati come garanzia per le posizioni aperte
          • Valore delle posizioni aperte: il valore di mercato (mark-to-market) delle posizioni in essere al 31 dicembre
          • Profitti non realizzati: eventuali plusvalenze latenti sulle posizioni aperte

          Formula di calcolo IVAFE

          La formula per calcolare l’IVAFE dovuta per il conto IG Italia è la seguente:

          IVAFE = (Valore al 31/12) x 0,2% x (Giorni di detenzione / 365)

          Riprendendo l’esempio di Mario, con un conto IG Italia del valore di 14.500 euro al 31 dicembre 2025 e 292 giorni di detenzione, il calcolo dell’IVAFE sarà:

          IVAFE = 14.500 x 0,002 x (292/365) = 14.500 x 0,002 x 0,80 = 23,20 euro

          Tuttavia, l’IVAFE prevede una soglia minima di esenzione: se l’imposta calcolata risulta inferiore a 34,20 euro (per i conti correnti e libretti di risparmio) o se il valore medio dell’attività finanziaria non supera i 15.000 euro in nessun momento dell’anno, l’imposta non è dovuta. Per i prodotti finanziari diversi dai conti correnti (come i conti trading), non si applica la soglia dei 34,20 euro ma solo il limite dei 15.000 euro.

          Versamento IVAFE: modalità e scadenze

          L’IVAFE si versa con le stesse modalità e scadenze previste per l’IRPEF. Il versamento avviene tramite Modello F24 con il codice tributo “4043” (IVAFE – saldo) e “4047” (IVAFE – acconto prima rata) o “4048” (IVAFE – acconto seconda rata). Le scadenze per il 2026 sono:

          • 30 giugno 2026: versamento saldo IVAFE 2025 + primo acconto IVAFE 2026
          • 31 luglio 2026: versamento saldo IVAFE 2025 + primo acconto IVAFE 2026 con maggiorazione dello 0,40%
          • 30 novembre 2026: versamento secondo acconto IVAFE 2026

          Plusvalenze e Minusvalenze: Quadro RT

          Oltre agli obblighi di monitoraggio fiscale (Quadro RW) e al pagamento dell’IVAFE, chi opera con IG Italia in regime dichiarativo deve dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze realizzate durante l’anno nel Quadro RT del Modello Redditi PF. Le plusvalenze derivanti dalla negoziazione di CFD, Forex, opzioni e altri strumenti derivati sono classificate come “redditi diversi” ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater del TUIR.

          Aliquota imposta sostitutiva

          Le plusvalenze realizzate dalla negoziazione di strumenti finanziari derivati sono soggette a un’imposta sostitutiva con aliquota del 26%. Questa aliquota si applica alla differenza positiva tra i corrispettivi percepiti (o il valore normale dei beni acquisiti) e il costo di acquisto (o il valore normale dei beni ceduti), al netto dei costi di transazione documentati.

          Ad esempio, se durante il 2025 un trader ha realizzato con IG Italia plusvalenze nette per 5.000 euro, l’imposta sostitutiva dovuta sarà: 5.000 x 26% = 1.300 euro.

          Compensazione delle minusvalenze

          Una delle caratteristiche più importanti del regime dichiarativo è la possibilità di compensare le minusvalenze con le plusvalenze realizzate. Le minusvalenze non compensate in un anno possono essere riportate a nuovo per i 4 anni successivi. È possibile compensare:

          • Minusvalenze su CFD con plusvalenze su altri CFD o strumenti derivati
          • Minusvalenze su Forex con plusvalenze su azioni, ETF, obbligazioni
          • Minusvalenze su opzioni con plusvalenze su qualsiasi strumento finanziario

          È importante ricordare che le minusvalenze su fondi comuni e ETF armonizzati non sono compensabili con le plusvalenze su altri strumenti, mentre le minusvalenze su CFD (essendo strumenti derivati) possono essere compensate con qualsiasi tipologia di plusvalenza finanziaria.

          Documentazione Necessaria per la Dichiarazione

          Per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi con il conto IG Italia in regime dichiarativo, è fondamentale raccogliere e conservare tutta la documentazione necessaria. IG Italia mette a disposizione dei propri clienti una serie di report e certificazioni attraverso la piattaforma di trading o l’area riservata del sito web.

          Documenti da richiedere a IG Italia

          I principali documenti da scaricare o richiedere per la dichiarazione fiscale sono:

          • Estratto conto annuale: documento che riporta tutti i movimenti del conto (depositi, prelievi, commissioni, interessi)
          • Report delle operazioni chiuse: dettaglio di tutte le operazioni di trading concluse nell’anno con indicazione di data apertura, data chiusura, strumento, importo e risultato (utile/perdita)
          • Certificazione dei valori di fine anno: documento che attesta il valore del conto al 31 dicembre, necessario per il Quadro RW e il calcolo IVAFE
          • Riepilogo plusvalenze/minusvalenze: molti broker forniscono già un calcolo preliminare delle plusvalenze e minusvalenze annuali
          • Certificazione interessi e dividendi: se il conto ha generato interessi sulla liquidità o dividendi su posizioni in azioni

          È consigliabile scaricare questi documenti entro i primi mesi dell’anno successivo (gennaio-febbraio) per avere tempo di verificarli e eventualmente richiedere chiarimenti a IG Italia prima della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

          Conservazione della documentazione

          La documentazione relativa alle attività finanziarie estere deve essere conservata per almeno 5 anni dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi (ai fini degli accertamenti fiscali ordinari) o fino a 10 anni in caso di contestazioni per reati tributari. Si consiglia di conservare:

          • Copia cartacea e digitale di tutti i report annuali
          • Screenshot dei valori del conto alle date chiave (1 gennaio, 31 dicembre)
          • Ricevute dei bonifici di deposito e prelievo
          • Corrispondenza con il broker relativa a questioni fiscali
          • Copia della dichiarazione dei redditi presentata

          Sanzioni per Omissioni e Errori

          La mancata o errata compilazione del Quadro RW, il mancato versamento dell’IVAFE o l’omessa dichiarazione delle plusvalenze comportano sanzioni amministrative anche significative. La normativa vigente prevede un sistema sanzionatorio graduato in base alla gravità della violazione e alla possibilità di regolarizzazione spontanea.

          Sanzioni per omessa compilazione Quadro RW

          L’omessa o infedele compilazione del Quadro RW è punita con una sanzione che va dal 3% al 15% del valore non dichiarato. Se le attività finanziarie sono detenute in Stati o territori a fiscalità privilegiata (c.d. paradisi fiscali), la sanzione è raddoppiata e va dal 6% al 30%. La Germania non è considerata un paradiso fiscale, quindi per il conto IG Italia si applicano le sanzioni ordinarie.

          La sanzione minima è comunque di 258 euro per ogni violazione. In caso di accertamento, oltre alla sanzione si applicano anche gli interessi di mora.

          Sanzioni per omesso versamento IVAFE

          Il mancato versamento dell’IVAFE è sanzionato con il 30% dell’imposta non versata (ridotto al 15% in caso di versamento entro 90 giorni dalla scadenza). È possibile beneficiare del ravvedimento operoso per ridurre significativamente la sanzione:

          • Entro 14 giorni: sanzione dello 0,1% per ogni giorno di ritardo
          • Entro 30 giorni: sanzione del 1,5%
          • Entro 90 giorni: sanzione del 1,67%
          • Entro 1 anno: sanzione del 3,75%
          • Entro 2 anni: sanzione del 4,29%
          • Oltre 2 anni: sanzione del 5%

          Sanzioni per omessa dichiarazione plusvalenze

          L’omessa dichiarazione delle plusvalenze nel Quadro RT comporta una sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. In caso di dichiarazione infedele (importi sottostimati), la sanzione va dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta.

          È importante sottolineare che l’Agenzia delle Entrate ha accesso ai dati sui conti esteri attraverso lo scambio automatico di informazioni (CRS – Common Reporting Standard) tra i paesi aderenti, inclusa la Germania. Questo significa che le omissioni possono essere facilmente individuate attraverso controlli incrociati.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti

          Devo compilare il Quadro RW anche se non ho fatto operazioni durante l’anno?

          Sì, l’obbligo di compilare il Quadro RW sussiste per il solo fatto di detenere un’attività finanziaria all’estero, indipendentemente dal fatto che siano state effettuate operazioni di trading. Se il conto IG Italia con IBAN tedesco è rimasto aperto anche senza movimenti, va comunque dichiarato nel Quadro RW e, se il valore supera determinate soglie, va versata l’IVAFE.

          Se chiudo il conto IG Italia a metà anno, devo comunque dichiararlo?

          Sì, il Quadro RW va compilato anche per i conti chiusi durante l’anno. In questo caso, si indicherà il valore al momento della chiusura nella colonna 8 e si calcolerà l’IVAFE proporzionalmente ai giorni di detenzione. Se il conto è stato chiuso con il trasferimento dei fondi su un conto italiano, l’obbligo di dichiarazione riguarderà solo il periodo di effettiva detenzione.

          Posso passare dal regime dichiarativo al regime amministrato con IG Italia?

          Sì, è possibile cambiare regime fiscale contattando il servizio clienti di IG Italia. Tuttavia, il cambio di regime ha efficacia solo per le operazioni successive alla data di modifica. Le operazioni effettuate nel periodo in cui era attivo il regime dichiarativo dovranno comunque essere dichiarate dal contribuente. Il passaggio al regime amministrato elimina gli obblighi del Quadro RW e dell’IVAFE solo se i fondi vengono trasferiti su un conto con IBAN italiano.

          Come calcolo il valore del conto se ho posizioni aperte al 31 dicembre?

          Il valore da indicare nel Quadro RW è il valore complessivo del conto al 31 dicembre, comprensivo della liquidità disponibile, dei margini impegnati e del valore di mercato (mark-to-market) delle posizioni aperte. IG Italia fornisce nella piattaforma di trading il dato del “patrimonio netto” o “equity” che rappresenta esattamente questo valore. In alternativa, è possibile scaricare il report di fine anno dall’area clienti.

          L’IVAFE è deducibile dalle imposte sulle plusvalenze?

          No, l’IVAFE non è deducibile dall’imposta sostitutiva sulle plusvalenze. Si tratta di due imposte distinte: l’IVAFE è un’imposta patrimoniale sul possesso di attività finanziarie all’estero, mentre l’imposta sostitutiva del 26% si applica ai redditi (plusvalenze) generati da tali attività. Entrambe vanno pagate separatamente senza possibilità di compensazione tra loro.

          In Sintesi

          La gestione fiscale del conto IG Italia in regime dichiarativo richiede attenzione a diversi adempimenti: la compilazione del Quadro RW per il monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero (l’IBAN tedesco rende il conto formalmente “estero” ai fini fiscali italiani), il calcolo e versamento dell’IVAFE con aliquota dello 0,2% sul valore del conto, e la dichiarazione delle plusvalenze nel Quadro RT con applicazione dell’imposta sostitutiva del 26%.

          È fondamentale conservare tutta la documentazione fornita da IG Italia (estratti conto, report delle operazioni, certificazioni di fine anno) per almeno 5 anni e verificare attentamente i calcoli prima della presentazione della dichiarazione dei redditi. Le sanzioni per omissioni o errori possono essere significative, ma il meccanismo del ravvedimento operoso consente di regolarizzare la propria posizione con sanzioni ridotte se si interviene prima di eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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          Marzo 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-11 12:00:002026-05-31 18:13:40Conto IG Italia Regime Dichiarativo: Quadro RW, IVAFE e IBAN Germania
          PARTITA IVA

          Part-time con Partita IVA: Quando i Contributi INPS Restano Dovuti nel 2026

          regime forfettario partita iva

          Sempre più professionisti si trovano a gestire contemporaneamente un lavoro dipendente part-time e una Partita IVA. Una situazione comune, ad esempio, per chi lavora come impiegato part-time e nel tempo libero svolge consulenze autonome, oppure per chi mantiene un contratto a tempo parziale mentre avvia la propria attività.

          La domanda che sorge spontanea è: devo pagare i contributi INPS per entrambe le attività? La risposta non è semplice e dipende da diversi fattori: il tipo di gestione previdenziale, il reddito complessivo, il regime fiscale adottato e le specifiche normative INPS.

          In questa guida approfondita analizziamo quando i contributi INPS restano dovuti anche in presenza di doppio lavoro, quali sono i casi di esonero contributivo, e come funzionano le regole specifiche per chi è in regime forfettario.

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          La Normativa sui Contributi INPS: Gestione Separata e Altre Casse

          Per comprendere quando i contributi INPS restano dovuti anche con un lavoro part-time, è fondamentale conoscere le diverse gestioni previdenziali previste dall’ordinamento italiano.

          Gestione Separata INPS (Legge 335/1995)

          La Gestione Separata INPS è stata istituita con la Legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma Dini) e riguarda i lavoratori autonomi che non hanno una propria cassa professionale. Sono iscritti alla Gestione Separata:

          • Professionisti senza cassa (consulenti, formatori, web designer, copywriter, ecc.)
          • Collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.)
          • Amministratori di società
          • Venditori porta a porta
          • Lavoratori autonomi occasionali (oltre i 5.000 euro annui)

          L’aliquota contributiva 2026 per la Gestione Separata è pari al 26,07% per i non pensionati e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Tuttavia, questa aliquota si riduce quando il soggetto è già coperto da altra forma pensionistica obbligatoria (come un lavoro dipendente).

          Gestione Commercianti e Artigiani

          Se la tua Partita IVA riguarda un’attività commerciale o artigianale, devi iscriverti alla relativa gestione INPS. I contributi per commercianti e artigiani nel 2026 prevedono:

          • Contributo fisso minimo: circa 4.200 euro annui (indipendentemente dal reddito)
          • Contributo eccedente: 24% sul reddito eccedente il minimale
          • Contributo maternità: 0,62% sul minimale

          Questi contributi sono sempre dovuti, anche se hai un lavoro dipendente part-time. Non esiste esonero contributivo per commercianti e artigiani che svolgono contemporaneamente lavoro dipendente.

          Casse Professionali Private (Avvocati, Ingegneri, Medici, ecc.)

          Le casse professionali privatizzate (come Cassa Forense per gli avvocati, INARCASSA per ingegneri e architetti, ENPAM per i medici) hanno regolamenti autonomi. Generalmente, non prevedono esonero contributivo per chi svolge contemporaneamente lavoro dipendente, e i contributi vanno versati indipendentemente da altre coperture previdenziali.

          Esonero Contributivo: Quando Si Applica e Limiti

          L’esonero contributivo per i titolari di Partita IVA con lavoro dipendente è previsto solo per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS e già coperto da altra forma pensionistica obbligatoria.

          Requisiti per l’Esonero (Art. 2, comma 26, Legge 335/1995)

          Secondo l’articolo 2, comma 26 della Legge 335/1995, come modificato dalla Legge 326/2003, l’esonero dal versamento dei contributi alla Gestione Separata si applica quando:

          1. Il soggetto è già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente, commercianti, artigiani, cassa professionale)
          2. Il soggetto è già titolare di pensione diretta

          In pratica: se hai un contratto di lavoro dipendente part-time (che ti iscrive automaticamente all’INPS gestione lavoratori dipendenti) e apri una Partita IVA in Gestione Separata, non devi versare i contributi alla Gestione Separata per l’attività autonoma.

          Aliquota Ridotta per Chi Non Ha Diritto all’Esonero Totale

          Attenzione: l’esonero non è automatico. Se sei iscritto alla Gestione Separata ma non rientri nei casi sopra citati, dovrai comunque versare i contributi, seppur con aliquota ridotta:

          • 24% se sei già pensionato o iscritto ad altra gestione obbligatoria
          • 26,07% se non sei coperto da altra forma pensionistica

          Fonte: Circolare INPS n. 12 del 3 febbraio 2020 – “Aliquote contributive Gestione Separata”.

          Tabella Riepilogativa: Quando Si Pagano i Contributi

          SituazioneGestione P.IVAContributi Dovuti?Aliquota
          Part-time dipendente + P.IVA professionaleGestione SeparataNO (esonero)0%
          Part-time dipendente + P.IVA commercioCommerciantiSÌFisso ~4.200€ + 24% eccedente
          Part-time dipendente + P.IVA artigianoArtigianiSÌFisso ~4.200€ + 24% eccedente
          Part-time dipendente + P.IVA professionale con cassaCassa privataSÌVariabile (dipende dalla cassa)
          Pensionato + P.IVA professionaleGestione SeparataNO (esonero)0%

          Quando i Contributi Restano Dovuti: Casi Specifici

          Nonostante l’esonero contributivo previsto dalla legge, esistono situazioni particolari in cui i contributi alla Gestione Separata INPS restano comunque dovuti, anche in presenza di lavoro dipendente part-time.

          Caso 1: Attività Occasionale Oltre i 5.000 Euro

          Se svolgi prestazioni occasionali (senza Partita IVA) che superano i 5.000 euro lordi annui, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata e il versamento dei contributi, anche se hai un lavoro dipendente. In questo caso, però, l’aliquota è ridotta al 24% perché sei già coperto da altra forma pensionistica.

          Fonte: Circolare INPS n. 104 del 18 novembre 2003.

          Caso 2: Collaborazione Coordinata e Continuativa (Co.Co.Co.)

          Se il tuo “lavoro autonomo” è configurato come collaborazione coordinata e continuativa, i contributi alla Gestione Separata sono sempre dovuti, con ripartizione 2/3 committente e 1/3 collaboratore. L’aliquota complessiva è del 26,07% se non sei pensionato né iscritto ad altra gestione, oppure 24% se hai già copertura previdenziale da lavoro dipendente.

          Caso 3: Contributo di Solidarietà (DL 269/2003)

          Anche se benefici dell’esonero contributivo per la Gestione Separata, esiste un contributo di solidarietà del 0,72% previsto dal Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269 (convertito nella Legge 326/2003). Questo contributo è dovuto sul reddito eccedente il massimale contributivo (pari a 119.650 euro per il 2026).

          In pratica, se il tuo reddito complessivo da lavoro autonomo supera i 119.650 euro, dovrai versare lo 0,72% sulla parte eccedente, anche se sei esonerato dai contributi ordinari.

          Caso 4: Cambio di Regime Fiscale Durante l’Anno

          Se cambi regime fiscale durante l’anno (ad esempio, passi dal regime ordinario al forfettario o viceversa), l’INPS potrebbe richiedere il versamento dei contributi anche per periodi in cui credevi di essere esonerato. È importante comunicare tempestivamente all’INPS ogni variazione della tua situazione lavorativa.

          Regime Forfettario e Lavoro Dipendente: Regole Specifiche

          Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato più diffuso tra le Partite IVA in Italia. Ma si può accedere al forfettario avendo un lavoro dipendente part-time? E quali sono le implicazioni sui contributi INPS?

          Requisiti di Accesso al Forfettario con Lavoro Dipendente

          Secondo la Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), come modificata dalla Legge di Bilancio 2023, il regime forfettario è accessibile se rispetti questi limiti:

          • Ricavi/compensi annui fino a 85.000 euro
          • Spese per lavoro dipendente/collaboratori fino a 20.000 euro lordi annui
          • Costo beni strumentali (valore complessivo) fino a 20.000 euro

          La novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 197/2022) riguarda i redditi da lavoro dipendente. Fino al 2022, chi percepiva oltre 30.000 euro lordi da lavoro dipendente non poteva accedere al forfettario. Dal 2023, questo limite è stato abolito.

          Quindi, ad oggi (2026), puoi avere un lavoro dipendente part-time con qualsiasi reddito e contemporaneamente una Partita IVA in regime forfettario, purché rispetti i limiti sopra indicati.

          Contributi INPS in Regime Forfettario con Lavoro Dipendente

          Se sei in regime forfettario e iscritto alla Gestione Separata INPS, mentre hai contemporaneamente un lavoro dipendente part-time, benefici dell’esonero contributivo per l’attività autonoma, come spiegato nei paragrafi precedenti.

          In pratica:

          • Per il lavoro dipendente part-time: versamento regolare dei contributi INPS con ripartizione datore di lavoro/dipendente (circa 33% a carico datore, 9,19% a carico tuo)
          • Per l’attività in Partita IVA forfettaria (Gestione Separata): nessun contributo se hai già la copertura pensionistica da lavoro dipendente

          Attenzione: Regime Forfettario con Gestione Commercianti/Artigiani

          Se la tua Partita IVA forfettaria riguarda un’attività commerciale o artigianale, devi iscriverti alla relativa gestione INPS e versare i contributi fissi (circa 4.200 euro annui), indipendentemente dal fatto che tu abbia un lavoro dipendente. In questo caso, non c’è esonero contributivo.

          Questa è una delle differenze più importanti tra Gestione Separata e Gestioni speciali (commercianti/artigiani).

          Esempi Pratici con Calcoli

          Vediamo alcuni esempi concreti per chiarire quando i contributi INPS sono dovuti e in che misura.

          Esempio 1: Impiegato Part-time + Consulente Informatico

          Situazione:
          Mario lavora come impiegato part-time in un’azienda (18 ore settimanali) con reddito annuo lordo di 15.000 euro. Nel tempo libero svolge consulenze informatiche con Partita IVA in regime forfettario, con compensi annui di 25.000 euro.

          Gestione previdenziale: Gestione Separata INPS (professionista senza cassa)

          Contributi dovuti:

          • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari con ripartizione datore/dipendente (circa 1.400 euro annui a carico di Mario)
          • Sulla Partita IVA: 0 euro (esonero contributivo perché già coperto da lavoro dipendente)

          Risparmio: Se non avesse il lavoro dipendente, Mario dovrebbe versare il 26,07% di 25.000 euro = 6.517,50 euro di contributi Gestione Separata. Grazie all’esonero, risparmia questa cifra.

          Esempio 2: Commessa Part-time + Negozio E-commerce

          Situazione:
          Laura lavora come commessa part-time (20 ore settimanali) con reddito annuo lordo di 12.000 euro. Apre una Partita IVA per vendere prodotti online (e-commerce) con ricavi annui di 30.000 euro.

          Gestione previdenziale: Commercianti (attività di vendita)

          Contributi dovuti:

          • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari (circa 1.100 euro annui a carico di Laura)
          • Sulla Partita IVA: contributi fissi commercianti pari a circa 4.200 euro annui (contributo minimo) + 24% sul reddito eccedente il minimale

          Totale contributi P.IVA: Considerando un reddito imponibile di circa 18.000 euro (60% forfettario sui 30.000 di ricavi), il contributo eccedente sarà: 24% di (18.000 – 17.504 minimale 2026) = circa 119 euro. Totale: 4.319 euro di contributi INPS commercianti.

          Attenzione: In questo caso, Laura non beneficia dell’esonero perché la gestione commercianti ha regole diverse dalla Gestione Separata.

          Esempio 3: Segretaria Part-time + Collaborazione Occasionale

          Situazione:
          Anna lavora come segretaria part-time con reddito annuo lordo di 10.000 euro. Svolge anche prestazioni occasionali di traduzione per 6.500 euro lordi annui, senza Partita IVA.

          Gestione previdenziale: Gestione Separata INPS (prestazioni occasionali oltre 5.000 euro)

          Contributi dovuti:

          • Sul lavoro dipendente: contributi INPS regolari (circa 920 euro annui a carico di Anna)
          • Sulle prestazioni occasionali: 24% di 6.500 euro = 1.560 euro (aliquota ridotta perché già coperta da lavoro dipendente)

          Importante: Anche se Anna non ha Partita IVA, superando i 5.000 euro di prestazioni occasionali scatta l’obbligo di contributi alla Gestione Separata. L’aliquota è ridotta al 24% invece del 26,07% perché ha già copertura pensionistica.

          Obblighi di Comunicazione all’INPS

          Per beneficiare correttamente dell’esonero contributivo, è fondamentale comunicare tempestivamente all’INPS la propria situazione lavorativa. Ecco gli adempimenti principali.

          Comunicazione di Inizio Attività

          Quando apri la Partita IVA, devi presentare la Comunicazione Unica tramite il portale Impresa in un giorno (o tramite commercialista). In questa sede, dovrai indicare:

          • La gestione previdenziale a cui intendi iscriverti
          • Se sei già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente)
          • Se richiedi l’esonero contributivo per la Gestione Separata

          La comunicazione viene trasmessa automaticamente all’INPS tramite il sistema ComUnica.

          Dichiarazione Annuale dei Redditi

          Ogni anno, con la dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF o 730 se applicabile), dovrai comunicare:

          • I redditi da lavoro autonomo percepiti (Quadro RE o Quadro LM per i forfettari)
          • I redditi da lavoro dipendente (Quadro RC, tramite CU del datore)

          L’INPS riceve automaticamente questi dati dall’Agenzia delle Entrate e verifica la correttezza dell’esonero contributivo applicato.

          Variazioni in Corso d’Anno

          Se durante l’anno cambia la tua situazione lavorativa (ad esempio, perdi il lavoro dipendente o vai in pensione), devi comunicarlo tempestivamente all’INPS tramite:

          • Portale INPS (area “Cassetto Previdenziale”)
          • PEC alla sede INPS territoriale
          • CAF o commercialista

          Questo è fondamentale perché, perdendo il lavoro dipendente, perdi anche l’esonero contributivo e dovrai iniziare a versare i contributi alla Gestione Separata con aliquota piena (26,07%).

          Strategie di Ottimizzazione Contributiva

          Esistono alcune strategie lecite per ottimizzare il carico contributivo quando si gestisce un doppio lavoro part-time + Partita IVA.

          Mantenere un Contratto Dipendente Part-time

          Se la tua attività autonoma è in Gestione Separata, mantenere anche solo poche ore di lavoro dipendente (es. 10-15 ore settimanali) può farti risparmiare migliaia di euro di contributi INPS grazie all’esonero contributivo.

          Esempio: con 15.000 euro di compensi da Partita IVA, risparmi circa 3.910 euro annui (26,07% di 15.000) mantenendo un lavoro dipendente anche part-time.

          Valutare il Regime Fiscale in Base ai Contributi

          Il regime forfettario prevede tassazione agevolata (5% per startup o 15% a regime) ma non permette di dedurre i contributi pagati. Se sei in regime ordinario e versi contributi INPS, puoi dedurli interamente dal reddito imponibile, riducendo IRPEF e addizionali.

          Prima di scegliere il regime fiscale, fai una simulazione comparativa considerando anche l’impatto contributivo.

          Pianificazione Pensionistica Integrata

          Se benefici dell’esonero contributivo per la Gestione Separata, stai comunque maturando contributi solo dal lavoro dipendente. Questo potrebbe non essere sufficiente per una pensione adeguata.

          Valuta l’opportunità di:

          • Versamenti volontari INPS per integrare la posizione contributiva
          • Previdenza complementare (fondi pensione) per costruire una pensione integrativa
          • Riscatto contributivo di periodi non coperti (laurea, altri periodi)

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          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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          Domande Frequenti (FAQ)

          Posso avere un lavoro dipendente part-time e una Partita IVA contemporaneamente?

          Sì, è assolutamente possibile avere un contratto di lavoro dipendente part-time e contemporaneamente una Partita IVA. Dal 2023 è stato abolito il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente per accedere al regime forfettario. Devi però rispettare i limiti di ricavi/compensi del regime fiscale scelto (85.000 euro per il forfettario).

          Devo pagare i contributi INPS su entrambe le attività?

          Dipende dalla gestione previdenziale della tua Partita IVA. Se sei in Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa), benefici dell’esonero contributivo e non devi versare contributi sull’attività autonoma. Se sei commerciante o artigiano, devi versare i contributi fissi (circa 4.200 euro annui) indipendentemente dal lavoro dipendente.

          Cosa succede se perdo il lavoro dipendente?

          Se perdi il lavoro dipendente, perdi anche l’esonero contributivo per la Gestione Separata INPS. Dal momento della cessazione del rapporto di lavoro, dovrai iniziare a versare i contributi sulla tua attività autonoma con aliquota piena (26,07%). Devi comunicare tempestivamente la variazione all’INPS tramite il portale online o tramite CAF.

          Il regime forfettario conviene con un lavoro dipendente part-time?

          Generalmente sì, perché il forfettario prevede tassazione agevolata (5% primi 5 anni o 15% a regime) e semplificazioni amministrative. Inoltre, se sei in Gestione Separata, benefici dell’esonero contributivo grazie al lavoro dipendente. Tuttavia, devi valutare caso per caso con una simulazione, considerando che nel forfettario non puoi dedurre i costi effettivi.

          Devo comunicare all’INPS che ho due lavori?

          Sì, quando apri la Partita IVA tramite Comunicazione Unica, devi dichiarare di essere già iscritto ad altra forma pensionistica obbligatoria (lavoro dipendente) e richiedere l’esonero contributivo per la Gestione Separata. Inoltre, con la dichiarazione dei redditi annuale, l’INPS riceve automaticamente i dati sui tuoi redditi da entrambe le fonti.

          Quali sono i vantaggi dell’esonero contributivo?

          L’esonero contributivo per la Gestione Separata ti permette di risparmiare il 26,07% sui tuoi compensi da Partita IVA. Ad esempio, con 20.000 euro di compensi annui, risparmi circa 5.214 euro di contributi. Questo rende molto più conveniente avviare un’attività autonoma mantenendo un lavoro dipendente part-time.


          Hai Bisogno di Assistenza per la Tua Situazione Contributiva?

          Gestire lavoro dipendente e Partita IVA può essere complesso. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a:

          • Verificare il diritto all’esonero contributivo
          • Aprire e gestire la Partita IVA (forfettario o ordinario)
          • Compilare la dichiarazione dei redditi con entrambe le fonti di reddito
          • Comunicare le variazioni all’INPS
          • Pianificare la tua posizione previdenziale
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            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            01/09/2026
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Molto gentile
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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            Marzo 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-03-11 11:00:002026-09-27 00:07:53Part-time con Partita IVA: Quando i Contributi INPS Restano Dovuti nel 2026
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