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Tag Archivio per: quadro w criptovalute 2026

CAF, CRIPTOVALUTE

Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa

Dichiarazione redditi Criptovalute

Hai guadagnato con Crypto.com nel 2025 e adesso non sai come comportarti con il Fisco italiano? Sei nel posto giusto. La dichiarazione dei redditi per chi usa Crypto.com è diventata obbligatoria e sempre più controllata: dal 2026 è entrata in vigore la Direttiva europea DAC8, che impone agli exchange di comunicare automaticamente i dati degli utenti all’Agenzia delle Entrate. In altre parole, se hai usato Crypto.com nel 2025, il Fisco probabilmente lo sa già.

In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi fare: quale modello compilare, come calcolare le plusvalenze, quante tasse pagherai, quando si applica la soglia di esenzione di 2.000 euro e cosa rischi se non dichiari. Segui i passaggi con calma: è più semplice di quello che pensi, ma richiede attenzione ai dettagli.

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Indice dei contenuti

  1. Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto
  2. Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare
  3. Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com
  4. Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com
  5. Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici
  6. La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?
  7. Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026
  8. DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già
  9. Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com
  10. Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24
  11. Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com
  12. Domande Frequenti (FAQ)

Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto

Crypto.com è uno degli exchange di criptovalute più popolari al mondo, con milioni di utenti italiani che vi accedono per acquistare, vendere e guadagnare interessi su criptovalute come Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH), CRO (il token nativo della piattaforma) e decine di altri asset digitali.

In Italia, le criptovalute sono soggette a tassazione dal 2023, con regole ridisegnate dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e poi modificate nuovamente dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Per l’anno fiscale 2025, che dichiari nel 2026, ci sono importanti novità che devi conoscere.

La cosa più importante da capire subito è questa: non tutte le operazioni su Crypto.com generano tasse. Occorre distinguere tra situazioni diverse, come vedremo nei prossimi paragrafi. Ma se hai realizzato plusvalenze superiori a 2.000 euro nel corso del 2025, sei quasi certamente obbligato a dichiarare.

Perché il 2026 è un Anno Cruciale per i Possessori di Crypto.com

Il 2026 segna una svolta importante per due motivi principali:

  • Aliquota aumentata al 33%: dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute dal 26% al 33%. Questo vale per l’anno d’imposta 2026 (dichiarazione 2027), ma è utile capire la direzione del Fisco.
  • Entra in vigore DAC8: la Direttiva europea DAC8 impone agli exchange, incluso Crypto.com, di comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutti gli utenti italiani. Il Fisco avrà quindi dati certi su operazioni, volumi e saldi.

Per l’anno fiscale 2025 (che dichiari nel 2026), l’aliquota vigente sulle plusvalenze da criptovalute era ancora del 26%. Questo è il dato che ti interessa per compilare la dichiarazione del 2026 relativa ai redditi 2025.

Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare

Non tutte le attività su Crypto.com hanno le stesse implicazioni fiscali. Ecco una panoramica delle principali operazioni e come vengono trattate dal Fisco italiano.

Acquisto e Vendita di Criptovalute (Plusvalenze)

Se nel 2025 hai venduto criptovalute a un prezzo superiore a quello di acquisto, hai realizzato una plusvalenza. Questa è la situazione più comune e quella che genera tasse.

La plusvalenza si calcola sottraendo il prezzo di acquisto (il cosiddetto costo fiscale) dal prezzo di vendita. Se per esempio hai comprato Bitcoin a 20.000 euro e lo hai venduto a 30.000 euro, la plusvalenza è di 10.000 euro.

Attenzione alla soglia di esenzione: se la somma di tutte le tue plusvalenze da criptovalute nel 2025 è inferiore a 2.000 euro, non paghi tasse. Se supera i 2.000 euro, paghi il 26% sull’intera somma (non solo sulla parte che eccede la soglia).

Plusvalenza totale 2025Tasse da pagareAliquota
Fino a 2.000 euroNessunaEsente
Oltre 2.000 euro26% sull’intera plusvalenza26% (imposta sostitutiva)

Il metodo di calcolo ufficiale per le criptovalute in Italia è il LIFO (Last In First Out): quando vendi, si considera che tu stia vendendo per prime le cripto acquistate più di recente. Questo può influenzare significativamente la plusvalenza calcolata.

Conversione tra Criptovalute (Crypto-to-Crypto)

Molti utenti di Crypto.com scambiano una criptovaluta con un’altra (ad esempio, vendono Bitcoin per comprare Ethereum). In Italia, anche queste conversioni sono tassabili: ogni scambio crypto-to-crypto viene trattato come una vendita della prima e un acquisto della seconda, e se c’è una plusvalenza, va dichiarata.

Cashback e Reward di Crypto.com (CRO)

Crypto.com è famosa per il suo programma di cashback in CRO (il suo token nativo) collegato alla carta Visa. I reward e il cashback ricevuti in CRO sono considerati redditi al momento della loro ricezione, tassati come redditi diversi. Quando poi vendi i CRO ricevuti come cashback, la plusvalenza si calcola rispetto al valore del CRO al momento della ricezione.

Earn e Staking su Crypto.com

Crypto.com offre la possibilità di depositare le proprie criptovalute nei programmi Earn o di fare staking per ottenere rendimenti periodici. Questi rendimenti, dal 2023, sono trattati come redditi diversi tassati al 26% (aliquota in vigore per il 2025) al momento della loro ricezione. Per approfondire questo tema specifico, leggi la nostra guida sulla tassazione dello staking 2026.

Acquisto di Beni e Servizi con Crypto

Se hai utilizzato la carta Crypto.com Visa per pagare acquisti, tecnicamente stai vendendo criptovalute per acquistare beni. Anche in questo caso, se c’è una differenza positiva tra il prezzo di acquisto della cripto e il suo valore al momento del pagamento, si genera una plusvalenza tassabile. Nella pratica, per importi piccoli e frammentati, il calcolo è complesso: è consigliabile affidarsi a un software di contabilità crypto o al CAF.

Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com

Prima di compilare la dichiarazione, devi raccogliere tutti i dati sulle tue operazioni del 2025. Crypto.com mette a disposizione degli utenti un report esportabile con tutte le transazioni.

Procedura per Scaricare il Report

  1. Accedi all’app Crypto.com o alla versione web (crypto.com/exchange)
  2. Vai su Profilo → Gestione Account
  3. Cerca la sezione Tax Report o Report transazioni
  4. Seleziona il periodo: 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025
  5. Esporta in formato CSV o PDF

Il report include tutte le operazioni: acquisti, vendite, scambi, reward, staking, prelievi e depositi. Tieni presente che il report di Crypto.com mostra i valori in USD o EUR, ma per la dichiarazione italiana devi utilizzare i valori in euro al tasso di cambio della data della singola operazione.

Consiglio pratico: se hai fatto molte operazioni nel 2025, considera l’utilizzo di software specializzati come Koinly, CoinTracking o CryptoTax che integrano direttamente con Crypto.com via API e generano automaticamente i report fiscali per il Fisco italiano. Questi strumenti semplificano notevolmente il calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO.

Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com

Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF (o 730) dedicata alla dichiarazione delle cripto-attività. Ha sostituito il vecchio Quadro RW dal 2023 (Legge di Bilancio 2023, L. 197/2022). Devi compilarlo anche se non hai realizzato plusvalenze, semplicemente perché detenevi criptovalute su Crypto.com durante il 2025 (obbligo di monitoraggio fiscale).

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W, ti rimandiamo al nostro articolo dedicato: Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF.

Sezione I: Monitoraggio Fiscale (Obbligatorio per Tutti)

La Sezione I del Quadro W serve a dichiarare il monitoraggio fiscale: devi indicare il valore delle cripto-attività detenute su Crypto.com al 31 dicembre 2025. Non si tratta di pagare tasse su questo valore, ma di comunicare al Fisco quante criptovalute possiedi.

  • Colonna 1 (Codice Paese): SC per Crypto.com (sede alle Seychelles, codice SC. Verifica il codice corretto nella lista ufficiale AdE)
  • Colonna 2 (Codice identificativo): il tuo indirizzo del wallet o l’ID account Crypto.com
  • Colonna 3 (Valore iniziale): valore delle cripto al 1° gennaio 2025 (o alla data di apertura del conto se hai iniziato nel 2025)
  • Colonna 4 (Valore finale): valore delle cripto al 31 dicembre 2025

Sezione II: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività)

La Sezione II del Quadro W è dedicata all’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Si tratta di un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore medio annuo delle criptovalute detenute su Crypto.com nel 2025.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Mario abbia avuto le seguenti posizioni su Crypto.com nel 2025:

  • Valore al 1° gennaio 2025: 5.000 euro
  • Valore al 31 dicembre 2025: 8.000 euro
  • Valore medio annuo: (5.000 + 8.000) / 2 = 6.500 euro
  • IVCA dovuta: 6.500 x 0,2% = 13 euro

Come vedi, l’IVCA è generalmente un importo modesto. L’errore comune è confonderla con l’aliquota sulle plusvalenze (26%): sono due imposte completamente diverse. L’IVCA si applica sul valore posseduto, non sui guadagni.

Sezione III: Plusvalenze e Redditi da Cripto-Attività

La Sezione III del Quadro W riguarda le plusvalenze realizzate e gli altri redditi da cripto-attività (staking, earn, reward). Se nel 2025 hai venduto criptovalute con guadagno superiore a 2.000 euro in totale, devi compilare questa sezione e versare il 26% di imposta sostitutiva.

Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici

Il metodo LIFO (Last In First Out) è il criterio ufficiale per il calcolo delle plusvalenze sulle criptovalute in Italia. Significa che quando vendi delle cripto, si considera che tu stia vendendo per prime quelle acquistate più di recente.

Esempio 1: Caso Semplice (Una Sola Transazione)

Giulia ha acquistato 0,5 Bitcoin su Crypto.com il 15 marzo 2025 a un prezzo di 50.000 euro per BTC, investendo quindi 25.000 euro. Il 10 settembre 2025 ha venduto i suoi 0,5 BTC a un prezzo di 70.000 euro per BTC, ricevendo 35.000 euro.

  • Ricavo di vendita: 35.000 euro
  • Costo di acquisto: 25.000 euro
  • Plusvalenza: 10.000 euro
  • Tassa (26%): 2.600 euro

Poiché la plusvalenza supera i 2.000 euro, Giulia deve dichiarare i 10.000 euro nel Quadro W e versare 2.600 euro di imposta sostitutiva.

Esempio 2: Caso con Più Acquisti (LIFO in Azione)

Marco ha effettuato tre acquisti di Ethereum su Crypto.com nel 2025:

  • Acquisto 1 (gennaio 2025): 1 ETH a 2.800 euro
  • Acquisto 2 (aprile 2025): 1 ETH a 3.200 euro
  • Acquisto 3 (luglio 2025): 1 ETH a 3.500 euro

A dicembre 2025 decide di vendere 1 ETH a 4.000 euro. Con il metodo LIFO, si considera venduto l’ETH acquistato per ultimo (luglio 2025 a 3.500 euro).

  • Ricavo di vendita: 4.000 euro
  • Costo LIFO (ultimo acquisto): 3.500 euro
  • Plusvalenza: 500 euro

In questo caso, con il metodo LIFO la plusvalenza è di soli 500 euro (sotto la soglia di 2.000 euro), quindi Marco non paga tasse sulla vendita. Nota come con il metodo FIFO (primo acquistato primo venduto), la plusvalenza sarebbe stata di 1.200 euro (4.000 – 2.800). Il LIFO in questo caso è più favorevole perché l’acquisto più recente era a prezzo più alto.

La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?

Se possiedi criptovalute, devi scegliere il modello di dichiarazione corretto:

SituazioneModello correttoNote
Solo monitoraggio fiscale (IVCA, niente plusvalenze)Modello Redditi PF con Quadro WIl 730 tradizionale NON include il Quadro W
Plusvalenze realizzate (vendite in utile)Modello Redditi PF con Quadro W Sezione IIIObbligatorio Modello Redditi PF
Dipendente/pensionato senza plusvalenze crypto, solo monitoraggio730 + Quadro W (730 con Quadro aggiuntivo)Verifica con il tuo CAF

Attenzione: il modello 730 ordinario non include il Quadro W. Se devi dichiarare criptovalute, nella maggior parte dei casi dovrai presentare il Modello Redditi PF, più complesso del 730. Questo è uno dei motivi per cui molti possessori di crypto si rivolgono a un CAF o commercialista.

Hai dubbi su quale modello scegliere? Il nostro articolo sul Quadro W nel Modello Redditi PF 2026 ti aiuta a orientarti con esempi pratici.

Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026

Ecco le scadenze principali per la dichiarazione dei redditi da Crypto.com (anno fiscale 2025):

AdempimentoScadenza 2026
Apertura 730 precompilato (solo lavoratori dipendenti/pensionati senza crypto)2 maggio 2026
Invio Modello Redditi PF (con Quadro W)30 novembre 2026
Versamento imposta sostitutiva (acconto)30 novembre 2026
Versamento IVCA (con F24)30 giugno 2026 (acconto) + 30 novembre 2026 (saldo)

Nota: le scadenze fiscali possono essere soggette a proroghe. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate o consulta il tuo CAF per le date aggiornate.

DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già

Dal 2026 è operativa la Direttiva DAC8, che ha cambiato radicalmente il quadro dei controlli fiscali sulle criptovalute in Europa. Crypto.com, come tutti gli exchange che operano in Europa, deve ora comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate italiana i dati degli utenti residenti in Italia: saldi, operazioni, guadagni, prelievi.

In pratica, l’Agenzia delle Entrate riceve da Crypto.com un report con tutti i tuoi movimenti, simile a quello che già riceve dalle banche italiane. Questo significa che non dichiarare diventa estremamente rischioso: il Fisco può incrociare i dati ricevuti dalla piattaforma con quelli della tua dichiarazione e individuare le omissioni.

Per approfondire le implicazioni della DAC8, leggi il nostro articolo dedicato: DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola.

Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com

Le sanzioni per chi non dichiara le criptovalute sono significative. Distinguiamo tra due tipi di violazioni:

Sanzioni per Omesso Monitoraggio Fiscale

Se detieni criptovalute ma non compili la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W, rischi sanzioni che vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. Se le criptovalute sono detenute presso intermediari in paesi a fiscalità privilegiata (la lista nera dell’OCSE), le sanzioni possono raddoppiarsi.

Sanzioni per Omessa Dichiarazione delle Plusvalenze

Se non dichiari le plusvalenze da Crypto.com superiori a 2.000 euro, all’imposta sostitutiva evasa del 26% si aggiunge una sanzione del 30% dell’imposta non versata più gli interessi legali. Se l’accertamento viene fatto entro 5 anni, potresti trovarti a pagare molto di più di quanto avresti pagato dichiarando regolarmente.

Se invece sei in regola ma hai saltato anni precedenti, considera il ravvedimento operoso: presentando spontaneamente la dichiarazione omessa prima di ricevere un avviso dall’Agenzia delle Entrate, puoi beneficiare di sanzioni ridotte. Per tutti i dettagli, leggi la nostra guida su criptovalute non dichiarate, sanzioni e ravvedimento operoso.

Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24

Una volta calcolata l’imposta dovuta (sia l’IVCA dello 0,2% che l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze), il pagamento avviene tramite modello F24, il classico strumento di pagamento delle tasse italiane.

I codici tributo da utilizzare sono:

  • Codice 1728: imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività (26%)
  • Codice 1729: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, 0,2%)

Il modello F24 può essere compilato e pagato online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il servizio di internet banking della tua banca. Se preferisci, puoi anche rivolgerti al nostro CAF che ti assiste nella compilazione e nel pagamento.

Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com

La dichiarazione dei redditi da criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più tecnici e in rapida evoluzione. Ogni anno cambiano le aliquote, i modelli, le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e le regole europee (come la DAC8). Fare da soli è possibile, ma il rischio di commettere errori è elevato.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste cittadini italiani con le dichiarazioni crypto già dal 2022 e offre:

  • Compilazione del Modello Redditi PF con Quadro W
  • Calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO a partire dal tuo report Crypto.com
  • Calcolo dell’IVCA e dell’imposta sostitutiva
  • Compilazione e invio del modello F24
  • Assistenza in caso di accertamenti fiscali
  • Consulenza personalizzata per strategie di ottimizzazione fiscale nei limiti di legge

Per prenotare una consulenza o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

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Domande Frequenti (FAQ)

Devo dichiarare Crypto.com anche se non ho venduto niente?

Sì. Anche se nel 2025 non hai venduto nessuna criptovaluta e non hai realizzato alcuna plusvalenza, se detenevi criptovalute su Crypto.com al 31 dicembre 2025, sei obbligato a compilare la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W (Modello Redditi PF). In questo caso non pagherai l’imposta sulle plusvalenze, ma dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore medio delle cripto detenute).

Qual è l’aliquota sulle plusvalenze da Crypto.com per il 2025?

Per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione presentata nel 2026), l’aliquota è del 26%. Dal 2026 l’aliquota sale al 33% (Legge di Bilancio 2025). La soglia di esenzione rimane 2.000 euro: se le tue plusvalenze totali da cripto nel 2025 non superano questo importo, non paghi tasse.

Cosa succede se ho perso denaro con Crypto.com nel 2025?

Se hai realizzato minusvalenze (vendite in perdita) su Crypto.com nel 2025, queste possono essere portate in compensazione con le plusvalenze dello stesso anno. Se le minusvalenze superano le plusvalenze, il saldo negativo può essere riportato nei 4 anni successivi per compensare futuri guadagni. Anche in caso di perdite, l’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W resta.

Il cashback in CRO della carta Crypto.com va dichiarato?

Sì, i reward in CRO ricevuti come cashback sono considerati redditi al momento della ricezione e vanno dichiarati. Il valore da dichiarare è il controvalore in euro del CRO al momento in cui lo hai ricevuto. Se poi hai venduto il CRO ricevuto come cashback a un prezzo diverso, la differenza genera un’ulteriore plusvalenza o minusvalenza.

Posso dedurre le commissioni pagate a Crypto.com?

Le commissioni di trading pagate a Crypto.com per eseguire le operazioni di compravendita possono essere incluse nel costo fiscale delle cripto-attività, riducendo la plusvalenza tassabile. Per esempio, se hai pagato 50 euro di commissioni per acquistare Bitcoin, il tuo costo di acquisto è il prezzo pagato per il Bitcoin più i 50 euro di commissioni. Gli abbonamenti mensili alla piattaforma non sono generalmente deducibili come costo delle operazioni.

Cosa si intende per NFT su Crypto.com ai fini fiscali?

Gli NFT (Non Fungible Token) negoziati su Crypto.com sono trattati come cripto-attività dal 2023. Le plusvalenze da vendita di NFT superiori a 2.000 euro sono tassate al 26% (per il 2025) e vanno dichiarate nel Quadro W. Per una guida completa, leggi il nostro articolo: NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi.

Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 02:23:482026-06-28 00:18:04Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa
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NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi e Quanto Si Paga

Dichiarazione redditi Criptovalute

Gli NFT e tasse 2026 rappresentano un tema sempre più rilevante per chi opera nel mercato dei Non-Fungible Token. Dal 2023, la Legge di Bilancio ha ufficialmente classificato gli NFT come cripto-attività, sottoponendoli agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali previsti per Bitcoin, Ethereum e le altre criptovalute. Se possiedi NFT, li hai venduti con profitto o li hai ricevuti gratuitamente tramite airdrop, devi sapere esattamente come dichiararli nel Modello Redditi PF e quanto pagare di imposte. In questa guida completa ti spieghiamo tutto: dalla tassazione delle plusvalenze NFT con la nuova aliquota al 33%, alla compilazione del Quadro W, fino all’IVCA e al trattamento fiscale dei creator di NFT. Il Modello Redditi Criptovalute 2026 è lo strumento principale per adempiere a questi obblighi.

Indice dei contenuti

  1. Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge
  2. Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze
  3. Quando si genera una plusvalenza sugli NFT
  4. Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate
  5. Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF
  6. IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore
  7. NFT come arte digitale vs NFT come investimento
  8. NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero
  9. Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione
  10. Royalties su marketplace: come dichiararle
  11. Domande frequenti su NFT e tasse 2026

Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge

La Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022, articolo 1, commi 126-147) ha introdotto un quadro normativo organico per la tassazione delle cripto-attività in Italia. La definizione di cripto-attività adottata dal legislatore è estremamente ampia e comprende “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga”.

Questa definizione include senza alcun dubbio gli NFT (Non-Fungible Token), che sono a tutti gli effetti token registrati su blockchain. Non importa se il tuo NFT rappresenta un’opera d’arte digitale, un oggetto collezionabile, un terreno virtuale nel metaverso o un biglietto per un evento: dal punto di vista fiscale italiano, è una cripto-attività e segue le stesse regole di Bitcoin e delle altre criptovalute.

Prima della riforma del 2023, la situazione era molto più incerta. L’Agenzia delle Entrate non aveva mai fornito indicazioni specifiche sugli NFT, e molti contribuenti non sapevano come comportarsi. Oggi, grazie alla disciplina uniforme delle cripto-attività, le regole sono chiare: gli NFT vanno dichiarati e, in caso di plusvalenze, tassati. Se vuoi approfondire come funzionava il regime precedente, puoi leggere il nostro articolo sulla tassazione delle plusvalenze criptovalute prima della riforma.

Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze

Dal 1° gennaio 2026, la tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività — e quindi anche sugli NFT — sale al 33%. Questa aliquota sostituisce la precedente del 26% che era in vigore dal 2023 al 2025. L’aumento è stato previsto dalla Legge di Bilancio 2025 (inizialmente si parlava del 42%, poi ridotto al 33% in sede di approvazione finale).

Ma cosa significa in pratica? Quando vendi un NFT a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto, la differenza costituisce una plusvalenza. Su questa plusvalenza dovrai versare un’imposta sostitutiva del 33%. Si chiama “imposta sostitutiva” perché sostituisce l’IRPEF e le addizionali: invece di pagare le aliquote progressive ordinarie (che possono arrivare fino al 43%), paghi un’unica imposta fissa del 33%.

Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato un NFT della collezione Bored Ape per 5.000 euro nel 2023 e lo venda nel 2026 per 15.000 euro. La plusvalenza è di 10.000 euro (15.000 – 5.000). L’imposta da pagare sarà: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Per una guida completa sulla dichiarazione crypto, consulta il nostro articolo Modello Redditi Criptovalute 2026.

Quando si genera una plusvalenza sugli NFT

Non tutte le operazioni con gli NFT generano un obbligo di tassazione. La plusvalenza si realizza solo in determinati momenti. Capire quando scatta l’obbligo fiscale è fondamentale per non commettere errori nella dichiarazione dei redditi.

Le operazioni che generano plusvalenza tassabile sono:

  • Vendita di un NFT a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto (comprese le gas fee sostenute per l’acquisto)
  • Scambio tra NFT di diversa tipologia o collezione (considerato come vendita + riacquisto)
  • Conversione di un NFT in criptovaluta (ad esempio, vendita su OpenSea e ricezione di ETH)
  • Utilizzo di un NFT come mezzo di pagamento per beni o servizi

Al contrario, non generano plusvalenza:

  • Il semplice possesso di un NFT senza operazioni di vendita o scambio
  • Il trasferimento tra wallet di proprietà dello stesso soggetto
  • La donazione di un NFT (che però ha regole proprie)

Un aspetto importante riguarda le gas fee (le commissioni pagate sulla blockchain per completare le transazioni). Le gas fee sostenute per l’acquisto dell’NFT si sommano al costo di acquisto, riducendo la plusvalenza futura. Le gas fee sostenute per la vendita si sottraggono dal prezzo di cessione. Questo meccanismo è analogo a quello previsto per le criptovalute tradizionali.

Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate

Una delle novità più importanti introdotte dalla riforma del 2023 è la soglia di esenzione di 2.000 euro. Questa regola prevede che le plusvalenze complessive da cripto-attività (inclusi gli NFT) realizzate nell’anno d’imposta non siano tassate se inferiori a 2.000 euro.

Attenzione: la soglia si calcola considerando il saldo netto di tutte le operazioni in cripto-attività effettuate nell’anno. Questo significa che devi sommare tutte le plusvalenze e sottrarre tutte le minusvalenze derivanti da NFT, criptovalute, token e qualsiasi altra cripto-attività. Se il risultato è inferiore a 2.000 euro, non devi pagare l’imposta del 33%.

Facciamo un esempio. Supponiamo che nell’anno 2026 Laura abbia effettuato queste operazioni:

  • Vendita NFT CryptoPunk: plusvalenza di 3.000 euro
  • Vendita Bitcoin: minusvalenza di -1.500 euro
  • Vendita altro NFT: plusvalenza di 400 euro

Il saldo netto è: 3.000 – 1.500 + 400 = 1.900 euro. Poiché il totale è inferiore a 2.000 euro, Laura non dovrà pagare alcuna imposta sulle plusvalenze. Se invece il saldo fosse stato di 2.100 euro, l’imposta si sarebbe applicata sull’intero importo (2.100 x 33% = 693 euro), non solo sulla parte eccedente i 2.000 euro. È quindi una franchigia, non una deduzione.

Importante: anche se le plusvalenze sono sotto la soglia dei 2.000 euro, resta comunque l’obbligo di dichiarare il possesso degli NFT nel Quadro W ai fini del monitoraggio fiscale e dell’IVCA.

Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF

La dichiarazione degli NFT avviene attraverso il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto con la riforma, ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività e serve sia per il monitoraggio fiscale sia per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Se utilizzi il modello 730, sappi che dal 2024 esiste il Quadro W anche nel 730.

Ecco i passaggi per compilare correttamente il Quadro W per i tuoi NFT:

1. Raccogli le informazioni necessarie. Per ogni NFT posseduto al 31 dicembre dell’anno d’imposta (o venduto durante l’anno), ti serviranno: il nome o identificativo dell’NFT, la blockchain su cui è registrato (Ethereum, Solana, Polygon, ecc.), il wallet che lo detiene, il valore di acquisto in euro, il valore al 31 dicembre in euro e le eventuali date di acquisto e vendita.

2. Compila il rigo W del Quadro W. Per ogni cripto-attività (o gruppo omogeneo) devi indicare:

  • Colonna 1 (Codice individuazione): il codice “14” per le cripto-attività
  • Colonna 3 (Valore iniziale): il valore in euro al 1° gennaio (o alla data di acquisto se successiva)
  • Colonna 4 (Valore finale): il valore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita se precedente)
  • Colonna 7 (IVCA dovuta): il risultato del calcolo IVCA (0,2% del valore finale)

3. Determina il valore dell’NFT in euro. Questo è spesso l’aspetto più complesso. Se l’NFT è stato acquistato con criptovaluta (es. ETH), il valore in euro si calcola al cambio del giorno dell’operazione. Per il valore al 31 dicembre, puoi utilizzare il floor price della collezione sul marketplace di riferimento (OpenSea, Magic Eden, ecc.) convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato liquido, puoi utilizzare il prezzo dell’ultimo scambio disponibile.

4. Calcola le plusvalenze nel Quadro RT. Se hai venduto NFT durante l’anno con profitto, le plusvalenze vanno indicate anche nella Sezione II del Quadro RT, dove si calcola l’imposta sostitutiva del 33%. Per chi ha operato su exchange come Binance o Coinbase, può essere utile consultare le nostre guide specifiche sulla dichiarazione redditi Binance 2026 e sulla dichiarazione redditi Coinbase 2026.

IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore

Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede NFT deve pagare anche l’IVCA — Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale, simile all’IVAFE che si applica ai conti esteri, pari allo 0,2% annuo del valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno d’imposta.

Il calcolo è proporzionale al periodo di detenzione nell’anno. Se hai posseduto un NFT per tutto l’anno (365 giorni), paghi lo 0,2% pieno. Se lo hai posseduto per 6 mesi, paghi la metà. La formula è: Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365).

Facciamo un esempio pratico. Giovanni possiede un NFT dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2026 (184 giorni). Il valore dell’NFT al 31 dicembre è di 10.000 euro. L’IVCA dovuta sarà: 10.000 x 0,2% x (184/365) = 10,08 euro. Come vedi, per importi contenuti l’IVCA è molto bassa, ma può diventare significativa per collezioni di alto valore.

L’IVCA va indicata nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite il modello F24 con il codice tributo 1727. I termini di versamento seguono quelli dell’imposta sui redditi (30 giugno, con possibilità di rateizzazione). Per approfondire il funzionamento dell’IVCA in relazione ad altre cripto-attività, consulta la guida sulla dichiarazione crypto nel 730.

NFT come arte digitale vs NFT come investimento

Nel mondo degli NFT convivono realtà molto diverse: c’è chi acquista un’opera d’arte digitale per collezionismo, chi compra token legati a giochi play-to-earn, chi investe in terreni virtuali nel metaverso e chi specula sulle fluttuazioni di prezzo delle collezioni più popolari. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, la distinzione più rilevante è quella tra NFT detenuti come investimento e NFT utilizzati per finalità personali.

La normativa italiana attuale non opera una distinzione esplicita tra queste due tipologie. Tutti gli NFT, indipendentemente dalla loro natura, rientrano nella definizione di cripto-attività e sono soggetti agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali. Questa è una differenza importante rispetto ad altri paesi (come il Regno Unito), dove gli NFT acquistati per uso personale possono godere di esenzioni.

In Italia, dunque, sia che tu possieda un CryptoPunk da 100.000 euro come investimento, sia che tu abbia acquistato un NFT da 50 euro come avatar per i social media, gli obblighi sono gli stessi: dichiarazione nel Quadro W, pagamento dell’IVCA e, in caso di vendita con profitto, tassazione della plusvalenza al 33%. Questo approccio è stato criticato da diversi esperti, ma al momento la legge non prevede eccezioni.

NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero

Molti utenti ricevono NFT gratuitamente, attraverso airdrop (distribuzione gratuita di token), mint gratuiti (coniazione senza costo di acquisto, pagando solo le gas fee) o programmi di fidelizzazione. Questi casi presentano regole fiscali specifiche che è importante conoscere.

Quando ricevi un NFT gratis tramite airdrop, il suo valore di acquisizione è pari a zero euro. Questo ha una conseguenza importante: se in futuro lo venderai, l’intera somma ricavata dalla vendita costituirà plusvalenza. Ad esempio, se ricevi un NFT in airdrop e lo vendi dopo un anno per 5.000 euro, la plusvalenza sarà di 5.000 euro (5.000 – 0 = 5.000), su cui pagherai il 33% di imposta, ossia 1.650 euro.

Per i mint gratuiti, il discorso è simile, ma con una sfumatura: le gas fee pagate per completare il mint possono essere considerate come costo di acquisizione. Se hai pagato 30 euro di gas fee per mintare un NFT gratuito, il tuo costo di acquisto sarà 30 euro, e la plusvalenza futura si calcolerà sottraendo questa cifra dal prezzo di vendita.

In entrambi i casi, l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W sussiste dal momento in cui l’NFT entra nel tuo wallet, anche se il suo valore è minimo. L’IVCA si calcola sul valore al 31 dicembre, che potrebbe essere molto diverso da zero se nel frattempo la collezione ha acquisito valore di mercato.

Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione

La situazione fiscale cambia radicalmente se non sei un semplice acquirente o venditore di NFT, ma un creator — cioè la persona che crea e vende NFT originali. In questo caso, i proventi dalla vendita degli NFT che hai creato non sono plusvalenze da cripto-attività, ma costituiscono reddito d’impresa o reddito di lavoro autonomo, a seconda di come è strutturata la tua attività.

Se crei e vendi NFT in modo abituale e organizzato — ad esempio sei un artista digitale che produce regolarmente collezioni NFT — i proventi saranno generalmente qualificati come reddito d’impresa e dovrai:

  • Aprire una partita IVA con codice ATECO appropriato (generalmente 90.03.09 per attività artistiche o 62.01.00 per attività informatiche)
  • Emettere fattura per ogni vendita (o documento commerciale equivalente)
  • Dichiarare i proventi nel Quadro RF (reddito d’impresa) del Modello Redditi
  • Versare IVA, IRPEF e contributi previdenziali

Se invece la creazione di NFT è un’attività occasionale (un singolo progetto, poche vendite nell’anno), i proventi possono essere qualificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, senza necessità di partita IVA (entro il limite di 5.000 euro annui per l’obbligo contributivo). In ogni caso, è fondamentale distinguere tra il reddito derivante dalla creazione dell’NFT (che è reddito d’impresa/lavoro autonomo) e le eventuali plusvalenze derivanti dalla successiva rivendita di NFT acquistati da terzi (che seguono le regole delle cripto-attività al 33%). Chi ha già una partita IVA in regime forfettario, può includere i proventi dalla vendita di NFT nella propria attività.

Royalties su marketplace: come dichiararle

Una delle caratteristiche uniche degli NFT è la possibilità per il creator di percepire royalties sulle vendite successive. Quando un artista crea un NFT e lo vende per la prima volta, può impostare una percentuale di royalty (tipicamente dal 2,5% al 10%) che riceverà automaticamente ogni volta che l’NFT viene rivenduto su un marketplace che supporta questa funzionalità.

Le royalties da NFT hanno un trattamento fiscale specifico. Non si tratta di plusvalenze da cripto-attività, ma di proventi derivanti dallo sfruttamento economico di un’opera. La qualificazione fiscale dipende dalla situazione del creator:

  • Creator con partita IVA: le royalties confluiscono nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo e vanno fatturate e dichiarate come gli altri proventi dell’attività
  • Creator occasionale: le royalties possono essere qualificate come redditi diversi (art. 67 TUIR) se l’attività non è abituale
  • Royalties su opere dell’ingegno: se l’NFT è qualificabile come opera dell’ingegno (opera d’arte, software, musica), le royalties possono rientrare nella disciplina del diritto d’autore (art. 53, comma 2, lettera b, TUIR), con una deduzione forfettaria del 25% (o 40% se il creator ha meno di 35 anni)

Va notato che molti marketplace (come OpenSea) hanno reso le royalties opzionali per gli acquirenti, riducendo significativamente i ricavi per i creator. Tuttavia, quando le royalties vengono effettivamente percepite, l’obbligo dichiarativo resta. Le royalties ricevute in criptovaluta (es. ETH) devono essere convertite in euro al cambio del giorno di ricezione per determinare il reddito imponibile.

Domande frequenti su NFT e tasse 2026

Devo dichiarare gli NFT che non ho venduto?

Sì, il semplice possesso di NFT va dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non li hai venduti e non hai realizzato alcuna plusvalenza. Questo obbligo serve ai fini del monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). La mancata dichiarazione può comportare sanzioni.

Come si calcola il valore di un NFT al 31 dicembre?

Il valore di un NFT al 31 dicembre si determina utilizzando il prezzo di mercato alla data. Puoi utilizzare il floor price della collezione su un marketplace riconosciuto (OpenSea, Magic Eden, Blur), convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato attivo, puoi utilizzare l’ultimo prezzo di scambio disponibile o, in assenza, il costo di acquisto originale.

Posso compensare le minusvalenze da NFT con le plusvalenze crypto?

Sì, poiché gli NFT sono classificati come cripto-attività, le minusvalenze derivanti dalla vendita di NFT possono essere compensate con le plusvalenze da criptovalute e viceversa. Se in un anno hai una minusvalenza netta, puoi riportarla nei 4 anni successivi per compensare eventuali plusvalenze future. Questo vale anche per la rivalutazione delle criptovalute.

Un NFT regalato va dichiarato?

Sì, un NFT ricevuto in regalo (donazione) va dichiarato nel Quadro W dal momento in cui entra nel tuo wallet. Il valore di acquisizione per il calcolo di eventuali future plusvalenze sarà il valore di mercato al momento della donazione. Inoltre, le donazioni di cripto-attività possono essere soggette all’imposta sulle donazioni, con le stesse franchigie previste per le donazioni tradizionali (1 milione di euro tra genitori e figli).

Cosa rischio se non dichiaro i miei NFT?

La mancata dichiarazione degli NFT nel Quadro W comporta sanzioni che variano dal 3% al 15% del valore non dichiarato (raddoppiate se i fondi sono detenuti in paesi a fiscalità privilegiata). In caso di plusvalenze non dichiarate, si aggiungono le sanzioni per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% dell’imposta non versata) più gli interessi di mora. È quindi fondamentale mettersi in regola.

Posso usare il 730 per dichiarare gli NFT?

Dal 2024, è possibile utilizzare il 730 con il Quadro W per dichiarare le cripto-attività, inclusi gli NFT, ai fini del monitoraggio e dell’IVCA. Tuttavia, se hai realizzato plusvalenze da vendita di NFT, dovrai necessariamente utilizzare il Modello Redditi PF (che include il Quadro RT per il calcolo dell’imposta sostitutiva). Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere il modello più adatto alla tua situazione.


Hai NFT da dichiarare? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

La dichiarazione degli NFT e delle cripto-attività richiede competenze specifiche che non tutti i professionisti possiedono. Al CAF Centro Fiscale di Udine abbiamo un team dedicato alla fiscalità crypto e NFT, in grado di assisterti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA, e nella corretta qualificazione dei tuoi redditi da NFT.

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    Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    CAF, CRIPTOVALUTE

    Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Mining di Criptovalute
    2. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali
    3. Tassazione del Mining Occasionale nel 2026
    4. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi
    5. Valore di Acquisizione delle Crypto Minate
    6. Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026
    7. Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione
    8. Costi Deducibili per il Mining Professionale
    9. Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute
    10. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

    Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?

    Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.

    Cos’è il Mining di Criptovalute

    Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).

    Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.

    Esistono diverse modalità di mining:

    • Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicate
    • Mining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensa
    • Cloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchine

    Ciascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato.

    Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali

    La prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.

    Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.

    Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.

    La tabella seguente riassume le principali differenze:

    CaratteristicaMining OccasionaleMining Professionale
    OrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicato
    ContinuitàSaltuariaSistematica e continuativa
    Partita IVANon necessariaObbligatoria
    Tipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresa
    Momento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del mining
    Aliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAP
    Contributi INPSNoSì (Gestione Commercianti)

    Tassazione del Mining Occasionale nel 2026

    Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.

    Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.

    Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.

    I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:

    1. Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazione
    2. Detenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro W
    3. Vendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)
    4. Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%

    Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT.

    Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi

    Quando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.

    Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:

    • Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)
    • Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o società
    • Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenziali
    • Tenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)
    • Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attività

    Il reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.

    Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.

    Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.

    Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining.

    Valore di Acquisizione delle Crypto Minate

    Uno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.

    Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:

    Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.

    Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.

    In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:

    • Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompense
    • Registri di mining (log del software utilizzato)
    • Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)
    • Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al mining
    • Fatture di acquisto dell’hardware utilizzato

    Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026

    La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.

    Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:

    Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.

    Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.

    Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:

    • Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costi
    • Quadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovuti
    • Quadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenute

    Per approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.

    Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione

    Il cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.

    La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.

    Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.

    Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.

    L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute.

    Costi Deducibili per il Mining Professionale

    Chi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.

    I principali costi deducibili per il mining professionale sono:

    Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.

    Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.

    Gli altri costi deducibili comprendono:

    • Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)
    • Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al mining
    • Manutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardware
    • Software e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestione
    • Consulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legale
    • Assicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il locale
    • Fee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazione

    Per massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.

    Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute

    La questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.

    Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:

    Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.

    Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:

    • Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVA
    • Vendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarie
    • Cloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizio

    Per il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA.

    Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

    Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?

    Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.

    Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?

    Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).

    Serve la partita IVA per fare mining?

    Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.

    Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?

    Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).

    Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?

    Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.

    Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?

    La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.

    Conclusione

    Il mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.

    La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.

    Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata.

    Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi
    CAF, CRIPTOVALUTE, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Criptovalute nel Modello 730/2026, quando e come si dichiarano: le regole

    Dichiarazione dei redditi 730

    Se nel 2025 hai comprato, venduto, scambiato Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute, oppure se semplicemente le hai detenute su un wallet o su un exchange estero, la dichiarazione dei redditi 2026 ti riguarda direttamente. La domanda che ci sentiamo fare ogni primavera al CAF Centro Fiscale di Udine è sempre la stessa: «Posso dichiarare le mie cripto nel Modello 730/2026?». La risposta breve è: no, non puoi. La risposta lunga è che il 730 non è lo strumento adatto e che, per le cripto-attività, devi obbligatoriamente compilare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, anche se per il resto dei tuoi redditi il 730 sarebbe sufficiente.

    In questa guida operativa spiegheremo, in modo chiaro e con esempi concreti, perché le criptovalute non si dichiarano nel 730, quali quadri devi usare nel Modello Redditi PF 2026, qual è la nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze in vigore dal 2026, come funzionano il Quadro W e il Quadro RT, qual è la soglia di esenzione e come gestire la direttiva DAC8 che, dal 2026, obbliga gli exchange a comunicare i dati al Fisco. Tutto aggiornato alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e alle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate.

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    Indice dei contenuti

    1. Perché le criptovalute non si dichiarano nel Modello 730/2026
    2. Chi deve dichiarare le criptovalute nel 2026
    3. Quali quadri usare nel Modello Redditi PF 2026
    4. Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA
    5. Quadro RT: plusvalenze e nuova aliquota 33%
    6. Aliquota 33% dal 2026: cosa cambia rispetto al 26%
    7. Soglia di esenzione 2.000 euro: come funziona
    8. Esempi pratici di calcolo (LIFO, plusvalenze, minusvalenze)
    9. IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività
    10. Mining, staking, airdrop e NFT: come si tassano
    11. DAC8: cosa cambia dal 2026 con lo scambio automatico
    12. Sanzioni e ravvedimento operoso
    13. Scadenze 2026 e modalità di pagamento
    14. Gli errori più comuni da evitare
    15. Domande frequenti

    Perché le criptovalute non si dichiarano nel Modello 730/2026

    La regola, spesso ignorata, è semplice: il Modello 730 è pensato per lavoratori dipendenti e pensionati con redditi «ordinari», che non richiede compilazioni complesse e che permette di ottenere il rimborso o pagare l’eventuale debito direttamente in busta paga o sulla pensione. Le cripto-attività sono però trattate dal Fisco come strumenti finanziari particolari, soggetti a:

    • monitoraggio fiscale (obbligo di indicare wallet e saldi al 31/12);
    • imposta sostitutiva sulle plusvalenze;
    • IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività.

    Tutti questi adempimenti richiedono quadri specifici (il Quadro W e il Quadro RT) che non esistono nel Modello 730/2026. Di conseguenza, se nel 2025 hai detenuto o movimentato criptovalute, il 730 da solo non basta. La soluzione corretta è presentare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, eventualmente in aggiunta al 730 (modalità nota come «730 + Redditi PF integrativo») oppure presentando solo il Modello Redditi PF.

    Chi deve dichiarare le criptovalute nel 2026

    L’obbligo di dichiarazione delle cripto-attività nasce in due situazioni distinte, e non sempre coincidono:

    • Detenzione di cripto al 31/12/2025 (anche senza vendite): scatta l’obbligo di compilare il Quadro W per il monitoraggio fiscale e per il versamento dell’IVCA (0,2% sul valore detenuto).
    • Realizzo di plusvalenze nel 2025 (vendita, scambio, conversione in euro o in altra crypto, pagamento di beni/servizi): scatta l’obbligo di compilare il Quadro RT per la tassazione delle plusvalenze.

    In altre parole: anche chi nel 2025 non ha venduto nemmeno un satoshi, ma ha lasciato fermi 1.000 euro di Bitcoin sull’exchange Binance al 31/12, ha l’obbligo di dichiararli nel Quadro W. Viceversa, chi ha venduto cripto generando plusvalenze deve compilare il Quadro RT, anche se al 31/12 non ne deteneva più nemmeno una.

    Attenzione: i wallet self-custody (Ledger, Trezor, MetaMask, Phantom, ecc.) e quelli su exchange esteri (Binance, Kraken, Coinbase) sono i casi più comuni di obbligo dichiarativo. Anche gli exchange italiani (Young Platform, Conio, The Rock Trading) implicano dichiarazione del saldo nel Quadro W, salvo che applichino regime amministrato: in tal caso, l’IVCA è trattenuta dall’intermediario.

    Quali quadri usare nel Modello Redditi PF 2026

    Nel Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) la dichiarazione delle cripto-attività si gioca su tre quadri principali, da compilare a seconda della situazione del contribuente:

    QuadroA cosa serveQuando si compila
    Quadro WMonitoraggio fiscale delle cripto detenute all’estero e su exchange senza ritenuta + calcolo IVCASempre, se hai detenuto cripto nel 2025 (anche senza vendite)
    Quadro RT, Sezione II-bisPlusvalenze da cripto-attività tassate al 33% (dal 2026)Quando hai realizzato plusvalenze o minusvalenze nel 2025
    Quadro RL, Sezione IIRedditi diversi da mining/staking/airdrop se occasionaliSolo per casi specifici (mining hobbistico, airdrop ricevuti, alcune forme di staking)

    Il Quadro W, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività dal 2023. Resta tuttavia consuetudine, anche nelle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, sentire parlare di «monitoraggio fiscale via RW»: oggi, per le crypto, il quadro corretto è W.

    Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA

    Il Quadro W del Modello Redditi PF 2026 ha due funzioni complementari:

    • Sezione I – Monitoraggio fiscale: serve a comunicare al Fisco l’esistenza e il valore delle cripto detenute all’estero (o su intermediari non residenti). È un obbligo formale di trasparenza.
    • Sezione II – IVCA: serve a liquidare l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, pari allo 0,2% (2 per mille) del valore complessivo al 31/12/2025.

    Per ogni rigo del Quadro W devi indicare:

    • codice cripto-attività (es. codice 21 per «cripto-attività»);
    • identificativo dell’exchange o del wallet;
    • quota di possesso (%);
    • valore iniziale e finale dell’anno;
    • periodo di possesso (in giorni);
    • importo dell’IVCA dovuta.

    Esempio: hai detenuto 0,5 BTC dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 su un wallet self-custody. Valore al 31/12/2025: 32.000 euro. IVCA dovuta = 32.000 × 0,2% = 64 euro. L’imposta va versata con i codici tributo dedicati (1727 per saldo, 1728 per la prima rata di acconto, 1729 per la seconda) entro le scadenze ordinarie del Modello Redditi PF.

    Quadro RT: plusvalenze e nuova aliquota 33%

    Il Quadro RT, Sezione II-bis è il cuore della tassazione cripto. Qui si calcolano le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività nel 2025 e si applica l’imposta sostitutiva.

    Per la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) l’aliquota applicabile è ancora il 26%, in quanto la riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 si applica alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 in poi. Quindi:

    • Plusvalenze realizzate nel 2025 (Modello Redditi PF 2026) → aliquota 26%;
    • Plusvalenze realizzate nel 2026 (Modello Redditi PF 2027) → aliquota 33%.

    Questa è una delle informazioni più importanti, perché molti utenti commettono l’errore di applicare già il 33% sulla dichiarazione 2026. Attenzione: i 730 e i Redditi PF presentati nel 2026 si riferiscono ai redditi 2025 e quindi all’aliquota del 26%. Le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026 in avanti saranno invece tassate al 33% e finiranno nel Modello Redditi PF 2027.

    Metodo LIFO obbligatorio

    Per calcolare la plusvalenza si usa il metodo LIFO (Last In, First Out): si considera che le prime cripto vendute siano le ultime acquistate. Questo criterio è stato espressamente confermato dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare 30/E/2023 e successive risoluzioni.

    Aliquota 33% dal 2026: cosa cambia rispetto al 26%

    La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, comma 25) ha innalzato l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività dal 26% al 33%, con decorrenza 1° gennaio 2026. Si tratta dell’aliquota più alta mai applicata in Italia a una rendita finanziaria di questo tipo, persino superiore al 26% dei dividendi e degli interessi sui titoli di Stato esteri.

    Periodo realizzoAliquotaDichiarazioneNorma
    202326%Redditi PF 2024L. 197/2022
    202426%Redditi PF 2025L. 197/2022
    202526%Redditi PF 2026L. 197/2022
    202633%Redditi PF 2027L. 207/2024

    L’aumento al 33% è stato accompagnato dall’eliminazione della franchigia di 2.000 euro a partire dalle plusvalenze del 2026: dall’anno fiscale 2026 in poi, infatti, anche le plusvalenze sotto soglia diventano imponibili. Questa è una novità di rilievo che deve far riflettere chi gestisce piccole somme: fino al 31/12/2025 valeva la soglia di esenzione di 2.000 euro annui; dal 2026 ogni euro di plusvalenza sarà tassato. Tieni quindi presente che nella dichiarazione 2026 (redditi 2025) la franchigia 2.000 euro è ancora valida, mentre sparirà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026).

    Soglia di esenzione 2.000 euro: come funziona

    Per il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) vige ancora la soglia di esenzione di 2.000 euro introdotta dalla L. 197/2022. La regola è questa: se la somma algebrica annua di plusvalenze e minusvalenze realizzate è inferiore o uguale a 2.000 euro, queste plusvalenze non sono tassate e non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

    Attenzione: la soglia è di esenzione, non di franchigia. Cosa significa?

    • Se realizzi 1.800 euro di plusvalenza → non paghi nulla;
    • Se realizzi 2.500 euro di plusvalenza → tassi l’intera somma al 26% (= 650 euro), non solo i 500 euro eccedenti.

    Inoltre, anche se la plusvalenza è sotto soglia e non viene tassata, restano comunque obbligatori il monitoraggio fiscale (Quadro W) e il versamento dell’IVCA.

    Esempi pratici di calcolo (LIFO, plusvalenze, minusvalenze)

    Vediamo tre casi concreti di contribuenti che si rivolgono al CAF Centro Fiscale, per capire come si calcolano le imposte.

    Caso 1 – Piccolo investitore con plusvalenza sotto soglia

    Marco ha comprato 0,02 BTC a marzo 2025 per 1.400 euro e li ha rivenduti a novembre per 2.900 euro. Plusvalenza: 1.500 euro. Essendo sotto la soglia di 2.000 euro, Marco non paga imposta sostitutiva, ma deve comunque compilare il Quadro W per il monitoraggio (nei mesi di possesso) e versare l’IVCA proporzionale al periodo.

    Caso 2 – Investitore medio con plusvalenza tassabile

    Laura ha acquistato 1 ETH a gennaio 2024 per 2.200 euro e lo ha venduto a ottobre 2025 per 4.700 euro. Plusvalenza: 2.500 euro. Supera la soglia, quindi l’intera plusvalenza è tassabile: 2.500 × 26% = 650 euro di imposta sostitutiva da versare con il codice tributo 1715. Anche in questo caso vanno compilati il Quadro RT, Sezione II-bis, e il Quadro W.

    Caso 3 – Operatore attivo con metodo LIFO

    Davide ha acquistato 3 ETH in tre tranche: aprile 2023 a 1.800 euro, gennaio 2024 a 2.500 euro, agosto 2025 a 3.200 euro. A novembre 2025 vende 1 ETH a 3.500 euro. Con il metodo LIFO, l’ETH venduto è quello acquistato più di recente (agosto 2025 a 3.200 euro). Plusvalenza: 3.500 − 3.200 = 300 euro (sotto soglia). Davide non paga imposta, ma deve dichiarare tutti i 3 ETH detenuti nel Quadro W.

    Caso 4 – Compensazione delle minusvalenze

    Le minusvalenze realizzate sulle cripto-attività possono essere portate in compensazione con plusvalenze cripto fino ai 4 periodi d’imposta successivi. Importante: non possono compensare plusvalenze di altri strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ETF), e viceversa.

    IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività

    L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è analoga all’IVAFE applicata ai conti esteri: si versa annualmente in misura pari allo 0,2% (2 per mille) del valore complessivo delle cripto detenute al 31 dicembre 2025, indipendentemente dall’aver realizzato o meno plusvalenze.

    Differenze rispetto all’IVAFE:

    • Base imponibile: valore al 31/12 di tutte le cripto detenute (non la giacenza media);
    • Esonero: se il versamento dovuto è inferiore a 12 euro, non si paga;
    • Esonero ulteriore: niente IVCA per le cripto su exchange italiani con regime amministrato che fungono da sostituti d’imposta;
    • Codici tributo: 1727 (saldo), 1728 (acconto 1° rata), 1729 (acconto 2° rata).

    Un esempio rapido: se al 31/12/2025 detieni cripto per un controvalore complessivo di 10.000 euro, l’IVCA dovuta è 10.000 × 0,002 = 20 euro. Se ne detieni 5.000, l’imposta sarebbe di 10 euro: sotto la soglia minima di 12 euro, quindi non dovuta.

    Mining, staking, airdrop e NFT: come si tassano

    Oltre alle plusvalenze classiche da compravendita, esistono altre forme di reddito legate alle cripto-attività che hanno una tassazione propria.

    Mining

    Il mining svolto in modalità hobbistica/occasionale rientra tra i redditi diversi (Quadro RL, Sezione II) e si tassa come reddito ordinario in base all’aliquota IRPEF del contribuente. Se invece il mining è svolto in forma professionale e organizzata, costituisce reddito d’impresa con apertura di partita IVA, fatturazione elettronica e tutti i relativi adempimenti contabili.

    Staking

    Lo staking, ossia il blocco di cripto per ottenere ricompense (rewards), è trattato come plusvalenza cripto: i rewards confluiscono nel Quadro RT e sono tassati al 26% per le maturazioni 2025 (33% dal 2026). Il momento impositivo è quello in cui i rewards diventano disponibili, valutati al cambio del giorno di accredito.

    Airdrop

    Gli airdrop ricevuti gratuitamente sono inquadrati come redditi diversi occasionali, tassati secondo aliquota IRPEF nel Quadro RL al momento in cui sono percepiti, valutati al cambio di ricezione. Quando vengono successivamente venduti, si determina poi un’eventuale plusvalenza/minusvalenza sulla base del costo fiscale già tassato come reddito diverso.

    NFT

    Gli NFT sono assimilati a cripto-attività dal 2023 e seguono le stesse regole: plusvalenze nel Quadro RT, monitoraggio e IVCA nel Quadro W, con valutazione al valore di mercato al 31/12.

    DAC8: cosa cambia dal 2026 con lo scambio automatico

    La direttiva europea DAC8 (Direttiva UE 2023/2226) ha introdotto, per la prima volta a livello UE, un sistema di scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra Stati membri. Il recepimento italiano è in vigore dal 2026: significa che, da quest’anno, gli exchange e i prestatori di servizi cripto (CASP) con clientela italiana saranno tenuti a comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di:

    • identità degli utenti residenti in Italia;
    • saldi delle cripto detenute;
    • operazioni di compravendita e scambio effettuate.

    In pratica, dal 2026 chi pensa di non dichiarare le proprie cripto rischia di essere scoperto in automatico. L’Agenzia delle Entrate sta già ricevendo i dati di milioni di account italiani aperti su Binance, Coinbase, Kraken e altri exchange. Anche se DAC8 entra ufficialmente in regime dal 2026, gli effetti sui controlli si vedranno già sulle dichiarazioni 2026 (redditi 2025), perché il Fisco incrocerà le informazioni a posteriori.

    Sanzioni e ravvedimento operoso

    Le sanzioni per chi omette o dichiara parzialmente le cripto-attività sono particolarmente severe. Ecco un riepilogo delle principali violazioni e delle relative sanzioni:

    ViolazioneSanzione minimaSanzione massimaNote
    Omessa compilazione Quadro W (monitoraggio)3% del valore non dichiarato15% del valore non dichiaratoRaddoppiata per Paesi black list
    Omesso versamento IVCA30% dell’imposta30% dell’impostaRiducibile con ravvedimento
    Omessa indicazione plusvalenze (Quadro RT)90% imposta non versata180% imposta non versataSi applica anche se l’imposta è pari a zero
    Dichiarazione infedele90% maggiore imposta180% maggiore impostaRiducibile con ravvedimento

    Chi si accorge dell’errore può sanare la posizione con il ravvedimento operoso, ottenendo una forte riduzione della sanzione in base al tempo trascorso (da 1/10 entro 30 giorni a 1/5 oltre i 2 anni). Per i casi più complessi, è consigliato rivolgersi a un professionista o al CAF per evitare ulteriori errori in fase di regolarizzazione.

    Scadenze 2026 e modalità di pagamento

    Le principali scadenze del Modello Redditi Persone Fisiche 2026 sono:

    • 30 giugno 2026 – versamento del saldo IRPEF, dell’imposta sostitutiva sulle cripto e dell’IVCA, senza maggiorazione;
    • 30 luglio 2026 – versamento con maggiorazione dello 0,4%;
    • 30 novembre 2026 – secondo acconto IRPEF e seconda rata di acconto IVCA;
    • 31 ottobre 2026 – presentazione telematica del Modello Redditi PF 2026.

    I codici tributo principali da usare nel Modello F24 sono:

    • 1715 – imposta sostitutiva su plusvalenze da cripto-attività;
    • 1727 – saldo IVCA;
    • 1728 – prima rata di acconto IVCA;
    • 1729 – seconda rata di acconto IVCA.

    Gli errori più comuni da evitare

    Negli anni abbiamo visto ripetersi gli stessi errori. I principali, da evitare assolutamente:

    1. Pensare di poter dichiarare le cripto nel 730: il 730 non prevede i quadri W e RT, è obbligatorio il Modello Redditi PF.
    2. Applicare già il 33% sulle plusvalenze 2025: l’aliquota 33% si applica solo alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026.
    3. Dimenticare il Quadro W in caso di sola detenzione: anche senza vendite, se hai cripto al 31/12 devi dichiarare i wallet e versare l’IVCA.
    4. Confondere franchigia ed esenzione: la soglia 2.000 euro è di esenzione totale, ma una volta superata si tassa l’intero importo.
    5. Considerare estere solo le cripto su Binance o Coinbase: anche le cripto in self-custody (Ledger, MetaMask) richiedono monitoraggio.
    6. Compensare minusvalenze cripto con plusvalenze azionarie: i due regimi sono separati.
    7. Trascurare gli airdrop ricevuti: sono redditi diversi tassati a IRPEF nel momento della percezione.
    8. Dimenticare le operazioni di swap: anche lo scambio crypto-to-crypto realizza plusvalenza.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti

    Posso aggiungere le criptovalute al mio Modello 730/2026?

    No. Il 730 non prevede i quadri W e RT, fondamentali per dichiarare le cripto. Devi presentare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, eventualmente in aggiunta al 730 se hai redditi da lavoro dipendente o pensione.

    Se ho solo 200 euro di Bitcoin su Binance devo dichiararli?

    Sì. L’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W non ha una soglia di esenzione: anche piccoli importi vanno dichiarati. L’IVCA non si paga se inferiore a 12 euro, ma la sola compilazione del quadro è comunque obbligatoria.

    L’aliquota 33% si applica già nella dichiarazione 2026?

    No. Nel Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) le plusvalenze restano tassate al 26%. L’aliquota del 33% si applica solo alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026, che andranno dichiarate nel Modello Redditi PF 2027.

    Cos’è la rivalutazione cripto e mi conviene?

    La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto la possibilità di rivalutare le cripto detenute al 1° gennaio, versando un’imposta sostitutiva agevolata. Successive proroghe hanno reiterato la possibilità di rivalutare anche le cripto possedute al 1° gennaio 2025 e 1° gennaio 2026 (consulta gli ultimi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate per aliquote e scadenze aggiornate). La rivalutazione conviene se prevedi una vendita futura con plusvalenza significativa: aumentando il costo fiscale, riduci l’imponibile da tassare al 33%. È una valutazione caso per caso che richiede simulazioni.

    Come dichiaro le cripto se uso più exchange e wallet?

    Ogni exchange/wallet va indicato in un rigo separato del Quadro W, con i propri valori al 1° gennaio e al 31 dicembre 2025. Per il Quadro RT (plusvalenze) si sommano invece tutte le operazioni dell’anno, applicando il metodo LIFO sull’insieme delle cripto della stessa tipologia.

    E se l’exchange italiano fa da sostituto d’imposta?

    Alcuni exchange italiani (come Young Platform per il regime amministrato) trattengono direttamente l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e versano l’IVCA. In tal caso, sei esonerato dalla compilazione del Quadro W e del Quadro RT per le cripto custodite presso quell’intermediario, ma resta l’obbligo dichiarativo per quelle detenute altrove.

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    Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per la tua dichiarazione cripto

    La dichiarazione delle cripto-attività è uno degli adempimenti più complessi della dichiarazione dei redditi, con rischi elevati di errore e sanzioni significative. Il nostro team di esperti del CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase:

    • raccolta degli estratti conto di tutti i tuoi exchange e wallet;
    • calcolo accurato di plusvalenze e minusvalenze con metodo LIFO;
    • compilazione del Quadro W (monitoraggio + IVCA) e del Quadro RT per le plusvalenze;
    • simulazione del vantaggio della rivalutazione cripto;
    • predisposizione e invio del Modello Redditi PF 2026 integrato con il 730;
    • assistenza per il ravvedimento operoso in caso di omissioni passate.

    Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per fissare un appuntamento dedicato: ti aiuteremo a regolarizzare la tua posizione, evitando sanzioni e ottimizzando il carico fiscale. Telefono, email e indirizzo sono disponibili nella pagina contatti del nostro sito.

    Fonti normative principali: Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Bilancio 2023), art. 1 commi 126-147; Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Bilancio 2025), art. 1 c. 25; Agenzia delle Entrate – Sezione cripto-attività; Circolare n. 30/E del 27/10/2023; D.Lgs. attuativo direttiva UE 2023/2226 (DAC8); TUIR – D.P.R. 917/1986, art. 67 comma 1 lett. c-sexies.

    Maggio 25, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 08:25:432026-05-31 17:44:43Criptovalute nel Modello 730/2026, quando e come si dichiarano: le regole
    CAF, CRIPTOVALUTE

    Criptovalute Non Dichiarate: Sanzioni 2026, Ravvedimento Operoso e 5 Passi per Regolarizzarsi

    Dichiarazione redditi Criptovalute

    Hai acquistato criptovalute negli anni scorsi e non le hai mai inserite nella dichiarazione dei redditi? Non sei solo: migliaia di contribuenti italiani si trovano nella stessa situazione e oggi cercano un modo per regolarizzare la propria posizione fiscale. Il problema delle criptovalute non dichiarate riguarda sia chi ha ottenuto plusvalenze senza versare le imposte, sia chi ha semplicemente omesso di compilare il Quadro W (ex Quadro RW) per il monitoraggio fiscale.

    Con l’entrata in vigore della riforma fiscale crypto dal 1° gennaio 2023 e il progressivo inasprimento dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, il rischio di sanzioni è concreto e crescente. Le sanzioni per criptovalute non dichiarate possono arrivare fino al 240% dell’imposta dovuta, senza contare le multe per la mancata compilazione del Quadro W e il mancato versamento dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività).

    La buona notizia? Esiste il ravvedimento operoso, uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente la propria posizione pagando sanzioni notevolmente ridotte. In questa guida ti spieghiamo tutto: quali sono le sanzioni, come funziona il ravvedimento operoso per le criptovalute, quali documenti servono e, soprattutto, come il CAF Centro Fiscale può aiutarti a risolvere la situazione nel modo più vantaggioso.

    Indice dei contenuti

    1. Obbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la legge
    2. Sanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026
    3. Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funziona
    4. Sanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attiva
    5. Come regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentali
    6. Documenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiarate
    7. Quanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completo
    8. Rischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattano
    9. Perché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle Entrate
    10. Domande frequenti sulle criptovalute non dichiarate

    Obbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la legge

    Il primo passo per capire se hai un problema con le criptovalute non dichiarate è conoscere esattamente quali sono i tuoi obblighi. La normativa italiana sulla tassazione delle criptovalute si è evoluta significativamente negli ultimi anni, creando non poca confusione tra i contribuenti.

    Con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), il legislatore ha introdotto per la prima volta un quadro normativo organico per le cripto-attività. Dal 1° gennaio 2023, tutte le criptovalute detenute da residenti fiscali italiani devono essere dichiarate, indipendentemente dal loro valore. Questo obbligo si concretizza in due adempimenti principali:

    • Quadro W (ex Quadro RW) del Modello 730 o del Modello Redditi PF: serve per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA
    • Quadro RT del Modello Redditi PF: per dichiarare le plusvalenze (guadagni) realizzate dalla vendita o conversione di crypto

    Ma attenzione: l’obbligo di dichiarazione non nasce nel 2023. Già dal 2016, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate (Risoluzione n. 72/E del 2016), le criptovalute dovevano essere indicate nel Quadro RW come attività finanziarie detenute all’estero. Tuttavia, prima del 2023, l’assenza di una normativa specifica creava un’area grigia che molti contribuenti hanno sfruttato, consapevolmente o meno.

    Chi deve dichiarare le criptovalute

    L’obbligo di dichiarazione delle criptovalute riguarda tutti i residenti fiscali in Italia che possiedono o hanno posseduto cripto-attività in qualsiasi momento durante l’anno fiscale. Non importa se le crypto sono su un exchange come Binance, Coinbase, Kraken o Crypto.com, oppure su un wallet personale (cold wallet o hot wallet).

    In sintesi, devi dichiarare le criptovalute se:

    • Sei residente fiscale in Italia
    • Possiedi o hai posseduto Bitcoin, Ethereum, stablecoin o qualsiasi altra cripto-attività durante l’anno
    • Hai realizzato plusvalenze dalla vendita, conversione o scambio di crypto
    • Hai ricevuto redditi da staking, lending, airdrop o mining

    Anche chi detiene importi modesti deve compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda l’IVCA, che non è dovuta se il valore complessivo delle cripto-attività non supera i 2.000 euro.

    Sanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026

    Se hai criptovalute non dichiarate, devi sapere che le sanzioni si applicano su tre fronti distinti, ciascuno con il proprio regime sanzionatorio. Comprendere queste sanzioni è fondamentale per valutare l’urgenza di una regolarizzazione e il risparmio ottenibile con il ravvedimento operoso.

    Sanzioni per mancata dichiarazione delle plusvalenze crypto

    La sanzione più pesante colpisce chi ha realizzato plusvalenze da criptovalute senza dichiararle e senza versare l’imposta sostitutiva. In pratica, se hai venduto Bitcoin o altre crypto in guadagno e non hai pagato le tasse, rischi una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta non versata.

    Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato Bitcoin per 10.000 euro nel 2021 e li abbia venduti per 30.000 euro nel 2024. La plusvalenza è di 20.000 euro, e l’imposta sostitutiva del 26% ammonta a 5.200 euro. Se Marco non ha dichiarato questa operazione, la sanzione per infedele dichiarazione va da un minimo di 6.240 euro (120% di 5.200) a un massimo di 12.480 euro (240% di 5.200), oltre ovviamente ai 5.200 euro di imposta dovuta più gli interessi legali.

    Questa sanzione è prevista dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 471/1997 e si applica sia in caso di dichiarazione omessa sia in caso di dichiarazione infedele (cioè presentata ma con redditi non dichiarati).

    Sanzioni per mancata compilazione del Quadro W

    Anche chi non ha realizzato plusvalenze ma ha semplicemente detenuto criptovalute senza dichiararle nel Quadro W rischia sanzioni significative. La mancata o infedele compilazione del Quadro W (monitoraggio fiscale) comporta una sanzione fissa che va da 250 a 2.000 euro per ogni anno di omissione.

    Questo significa che se hai detenuto crypto dal 2020 al 2024 senza mai compilare il Quadro RW/W, rischi sanzioni da un minimo di 1.250 euro (250 euro per 5 anni) a un massimo di 10.000 euro (2.000 euro per 5 anni). La sanzione si applica per ciascun anno fiscale in cui l’obbligo è stato violato.

    Se le cripto-attività sono detenute in Paesi black list (lista di Paesi a fiscalità privilegiata), la sanzione raddoppia: da 500 a 4.000 euro per anno. Molti exchange hanno sede in giurisdizioni che potrebbero rientrare in questa categoria, rendendo la situazione ancora più delicata.

    Sanzioni per mancato versamento dell’IVCA

    L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è un’imposta patrimoniale introdotta dal 2023, pari allo 0,2% del valore delle cripto-attività al 31 dicembre di ogni anno (con una soglia di esenzione di 2.000 euro). Chi non versa l’IVCA rischia una sanzione pari al 30% dell’imposta non versata.

    Ad esempio, se al 31 dicembre 2024 detenevi crypto per un valore di 50.000 euro, l’IVCA dovuta sarebbe di 100 euro (0,2% di 50.000). La sanzione per mancato versamento ammonterebbe a 30 euro (30% di 100 euro), oltre ovviamente ai 100 euro di imposta. Sebbene gli importi dell’IVCA siano generalmente contenuti, la sanzione si somma a tutte le altre, aggravando il quadro complessivo.

    Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funziona

    Il ravvedimento operoso è lo strumento più efficace per chi ha criptovalute non dichiarate e vuole regolarizzare la propria posizione prima che l’Agenzia delle Entrate avvii un accertamento. Si tratta di un istituto previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 che consente al contribuente di sanare spontaneamente le violazioni fiscali pagando sanzioni significativamente ridotte.

    Il principio è semplice: prima ti ravvedi, meno paghi. Le riduzioni delle sanzioni variano in base al tempo trascorso dalla violazione originaria. Vediamo nel dettaglio come si applicano al caso delle criptovalute non dichiarate.

    Tempistiche e riduzioni delle sanzioni nel ravvedimento operoso

    Le riduzioni previste dal ravvedimento operoso seguono una scala progressiva. Prima agisci, maggiore sarà il risparmio sulle sanzioni:

    • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni dalla scadenza): sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo (massimo 1,4%)
    • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione ridotta al 1,5% (1/10 del 15%)
    • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione ridotta al 1,67% (1/9 del 15%)
    • Ravvedimento lungo (entro 1 anno o entro il termine della dichiarazione successiva): sanzione ridotta al 3,75% (1/8 del 30%)
    • Ravvedimento biennale (entro 2 anni): sanzione ridotta al 4,29% (1/7 del 30%)
    • Ravvedimento ultrannuale (oltre 2 anni): sanzione ridotta al 5% (1/6 del 30%)
    • Ravvedimento post-PVC (dopo processo verbale di constatazione): sanzione ridotta al 6% (1/5 del 30%)

    Per le violazioni relative al Quadro W (monitoraggio fiscale), la riduzione si applica alla sanzione fissa (250-2.000 euro). Nella pratica, con un ravvedimento lungo la sanzione minima per ogni anno si riduce a circa 31 euro (1/8 di 250 euro).

    Esempio pratico di ravvedimento operoso crypto

    Riprendiamo l’esempio di Marco, che ha venduto Bitcoin nel 2024 con una plusvalenza di 20.000 euro e non ha dichiarato nulla. L’imposta dovuta è di 5.200 euro (26% di 20.000). Vediamo quanto pagherebbe con il ravvedimento operoso rispetto a un accertamento:

    Senza ravvedimento (accertamento dell’Agenzia delle Entrate):

    • Imposta dovuta: 5.200 euro
    • Sanzione infedele dichiarazione (120-240%): da 6.240 a 12.480 euro
    • Sanzione Quadro W omesso: da 250 a 2.000 euro
    • Sanzione IVCA non versata (30%): variabile
    • Interessi legali: variabili
    • Totale stimato: da 11.700 a oltre 20.000 euro

    Con ravvedimento operoso (entro 1 anno dalla scadenza):

    • Imposta dovuta: 5.200 euro
    • Sanzione ridotta (3,75% dell’imposta): 195 euro
    • Sanzione Quadro W ridotta (1/8 di 250): 31 euro
    • Sanzione IVCA ridotta: importo minimo
    • Interessi legali: circa 130 euro (al tasso del 2,5%)
    • Totale stimato: circa 5.600 euro

    Il risparmio con il ravvedimento operoso è evidente: Marco pagherebbe circa 5.600 euro invece di un importo che potrebbe superare i 20.000 euro in caso di accertamento. Un risparmio di oltre il 70%.

    Sanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attiva

    La Legge di Bilancio 2023 aveva introdotto una speciale procedura di regolarizzazione delle cripto-attività, comunemente nota come sanatoria crypto. Questa misura straordinaria consentiva ai contribuenti di regolarizzare le criptovalute non dichiarate per i periodi d’imposta fino al 2021, pagando un’imposta sostitutiva pari al 3,5% del valore delle cripto-attività al termine di ciascun anno (o al momento della cessione, se avvenuta prima).

    In caso di plusvalenze non dichiarate, era prevista un’ulteriore imposta sostitutiva dello 0,5% per ogni anno di possesso non dichiarato. La procedura richiedeva la presentazione di un apposito modello di istanza all’Agenzia delle Entrate e il pagamento in unica soluzione o in rate.

    La scadenza originaria per aderire alla sanatoria era fissata al 30 novembre 2023, successivamente prorogata al 30 novembre 2024. Alla data attuale (2026), la sanatoria crypto è scaduta e non è più possibile aderirvi.

    Tuttavia, chi non ha aderito alla sanatoria può ancora regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso, che resta sempre disponibile. Il costo sarà superiore rispetto alla sanatoria, ma comunque molto inferiore rispetto a un eventuale accertamento.

    Come regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentali

    Se hai deciso di regolarizzare le criptovalute non dichiarate, ecco il percorso da seguire. Si tratta di una procedura che richiede precisione e competenza tecnica: ogni anno fiscale non dichiarato deve essere sanato singolarmente con una dichiarazione integrativa.

    Passo 1: Ricostruzione della cronologia delle transazioni

    Il primo passo, e anche il più complesso, consiste nel ricostruire l’intera cronologia delle operazioni in criptovalute per ogni anno fiscale da regolarizzare. Questo significa recuperare:

    • Estratti conto da tutti gli exchange utilizzati (Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, ecc.)
    • Storico delle transazioni on-chain (da blockchain explorer)
    • Prove di acquisto: ricevute di bonifici verso exchange, screenshot di acquisti
    • Valori di mercato delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno
    • Dettaglio di ogni vendita, conversione o scambio con date, importi e controvalore in euro

    Molti exchange conservano lo storico per un periodo limitato. Se hai usato piattaforme che nel frattempo hanno cessato l’attività o hai perso l’accesso, la ricostruzione potrebbe richiedere un lavoro certosino sui blockchain explorer. Il team del CAF Centro Fiscale ti può assistere anche in questa fase delicata.

    Passo 2: Calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA per ogni anno

    Una volta ricostruita la cronologia, occorre calcolare per ciascun anno fiscale:

    • Le plusvalenze (e le eventuali minusvalenze) realizzate
    • Il valore complessivo delle crypto al 31 dicembre (per il calcolo dell’IVCA)
    • Il saldo e la giacenza media (necessari anche per l’ISEE)

    Per gli anni precedenti al 2023, il calcolo delle plusvalenze segue regole diverse: prima della riforma, le plusvalenze da criptovalute erano tassabili come redditi diversi solo se il controvalore complessivo superava i 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi. Dal 2023, invece, ogni plusvalenza è tassabile indipendentemente dall’importo.

    Passo 3: Presentazione delle dichiarazioni integrative

    Per ogni anno fiscale da regolarizzare, occorre presentare una dichiarazione integrativa (Modello Redditi PF) che includa:

    • Quadro W compilato con tutti i dati delle cripto-attività detenute
    • Quadro RT con le plusvalenze realizzate (se presenti)
    • Calcolo e liquidazione dell’IVCA dovuta

    La dichiarazione integrativa può essere presentata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria. Ad esempio, per l’anno fiscale 2020 (dichiarazione 2021), il termine è il 31 dicembre 2026. Questo significa che il tempo stringe per gli anni più vecchi.

    Passo 4: Versamento con F24 delle imposte, sanzioni e interessi

    Dopo aver presentato le dichiarazioni integrative, bisogna versare tramite modello F24:

    • Imposte dovute: imposta sostitutiva sulle plusvalenze (26%) e IVCA (0,2%)
    • Sanzioni ridotte secondo le percentuali del ravvedimento operoso
    • Interessi legali calcolati giorno per giorno dalla scadenza originaria

    I codici tributo da utilizzare nell’F24 sono specifici per le cripto-attività. Il CAF Centro Fiscale si occupa della compilazione corretta dell’F24 per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

    Passo 5: Verifica e messa in regola per il futuro

    Una volta completata la regolarizzazione degli anni pregressi, è fondamentale impostare correttamente la dichiarazione per gli anni futuri. Questo significa:

    • Compilare regolarmente il Quadro W ogni anno
    • Dichiarare le plusvalenze nel Quadro RT
    • Versare l’IVCA entro le scadenze
    • Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni

    Il CAF Centro Fiscale offre un servizio di assistenza continuativa per la gestione fiscale delle criptovalute, sia in ufficio a Udine che online per clienti in tutta Italia.

    Documenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiarate

    Per avviare la procedura di regolarizzazione delle criptovalute non dichiarate, è necessario raccogliere una serie di documenti. Prepararli in anticipo velocizza notevolmente il lavoro e riduce il rischio di errori. Ecco la lista completa:

    • Cronologia completa delle transazioni da ogni exchange utilizzato (esportabile in CSV dalla sezione storico/report di ciascuna piattaforma)
    • Estratti conto degli exchange al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno
    • Prove dei versamenti: bonifici bancari verso exchange, ricevute di acquisto tramite carta
    • Documentazione wallet: indirizzi dei wallet personali, transazioni on-chain
    • Dichiarazioni dei redditi presentate negli anni da regolarizzare (per verificare cosa è stato dichiarato)
    • Codice fiscale e documento di identità
    • Credenziali SPID o CIE (necessarie per l’invio telematico)

    Se hai utilizzato piattaforme DeFi (finanza decentralizzata), la ricostruzione è più complessa perché richiede l’analisi delle transazioni direttamente sulla blockchain. In questi casi, il supporto di un professionista esperto in tassazione crypto è praticamente indispensabile.

    Quanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completo

    Vediamo un esempio pratico completo per capire concretamente quanto costa regolarizzare le criptovalute non dichiarate. Prendiamo il caso di Laura, che ha iniziato a investire in crypto nel 2021 e non ha mai dichiarato nulla.

    Situazione di Laura:

    • 2021: acquisto di 5.000 euro in Bitcoin e Ethereum. Nessuna vendita. Valore al 31/12: 8.000 euro
    • 2022: nessuna operazione. Valore al 31/12: 3.500 euro (mercato in calo)
    • 2023: vendita parziale con plusvalenza di 2.000 euro. Valore al 31/12: 6.000 euro
    • 2024: vendita totale con plusvalenza di 7.000 euro. Valore al 31/12: 0 euro

    Calcolo dei costi con ravvedimento operoso (effettuato nel 2026):

    Per il 2021 e 2022 (prima della riforma): nessuna plusvalenza tassabile (soglia 51.645 euro non superata), ma omesso Quadro RW. Sanzione monitoraggio ridotta: circa 42 euro per anno (1/6 di 250 euro per ravvedimento ultrannuale).

    Per il 2023: plusvalenza di 2.000 euro, imposta 26% = 520 euro. IVCA su 6.000 euro = 12 euro. Sanzione ridotta sull’imposta (1/7 di 30% di 520): circa 22 euro. Sanzione Quadro W (1/7 di 250): 36 euro.

    Per il 2024: plusvalenza di 7.000 euro, imposta 26% = 1.820 euro. IVCA non dovuta (valore 0 al 31/12). Sanzione ridotta (1/8 di 30% di 1.820): circa 68 euro. Sanzione Quadro W (1/8 di 250): 31 euro.

    Riepilogo costi totali per Laura:

    • Imposte arretrate: 2.352 euro (520 + 12 + 1.820)
    • Sanzioni ridotte: circa 241 euro
    • Interessi legali: circa 80 euro
    • Totale: circa 2.673 euro

    Senza ravvedimento, Laura avrebbe rischiato sanzioni fino a 8.000-10.000 euro oltre alle imposte. Il risparmio è notevole e dimostra quanto sia importante agire tempestivamente.

    Rischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattano

    Nella maggior parte dei casi, le criptovalute non dichiarate comportano esclusivamente sanzioni amministrative. Tuttavia, esistono situazioni in cui si può incorrere in responsabilità penale. È fondamentale conoscere le soglie oltre le quali il rischio diventa molto più grave.

    Il D.Lgs. 74/2000 (reati tributari) prevede il reato di dichiarazione infedele quando:

    • L’imposta evasa supera i 100.000 euro
    • Gli elementi attivi sottratti a tassazione (cioè i redditi non dichiarati) superano il 10% del totale degli elementi attivi dichiarati, o comunque i 2 milioni di euro

    In caso di dichiarazione fraudolenta (con uso di documenti falsi o artifici contabili), le soglie si abbassano ulteriormente e le pene possono arrivare fino a 6 anni di reclusione.

    Per la stragrande maggioranza dei possessori di criptovalute, queste soglie non vengono raggiunte. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti e non ha mai dichiarato nulla dovrebbe valutare urgentemente la propria posizione con un professionista qualificato. Il ravvedimento operoso, se effettuato prima dell’avvio di accertamenti, esclude la punibilità penale.

    Perché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle Entrate

    Se ti stai chiedendo se valga davvero la pena regolarizzare le criptovalute non dichiarate, la risposta è un deciso sì, e il momento migliore è adesso. Ecco perché:

    L’Agenzia delle Entrate ha intensificato significativamente i controlli sulle cripto-attività. Dal 2024, gli exchange operanti in Italia devono essere iscritti al Registro OAM (Organismo Agenti e Mediatori) e sono obbligati a comunicare i dati dei clienti italiani alle autorità fiscali. Inoltre, la Direttiva DAC8 dell’Unione Europea, in fase di recepimento, impone lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi membri.

    Questo significa che l’Agenzia delle Entrate avrà accesso a informazioni dettagliate su chi detiene criptovalute e su quali operazioni ha effettuato. Chi non ha dichiarato sarà facilmente individuabile attraverso il data matching tra i dati degli exchange e le dichiarazioni dei redditi presentate.

    Inoltre, ricordiamo che i termini di accertamento sono di 5 anni dalla presentazione della dichiarazione (7 anni se la dichiarazione è stata omessa). Questo significa che, ad esempio, per il 2020 l’Agenzia può ancora accertare fino al 2027. Ogni anno che passa, però, le sanzioni del ravvedimento operoso aumentano. Agire subito conviene sia in termini di risparmio che di serenità.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sulle criptovalute non dichiarate

    Cosa succede se non dichiaro le criptovalute nel 730?

    Se non dichiari le criptovalute rischi sanzioni su più fronti: dal 120% al 240% dell’imposta sulle plusvalenze non dichiarate, da 250 a 2.000 euro per anno per l’omessa compilazione del Quadro W, e il 30% dell’IVCA non versata. Con il ravvedimento operoso puoi ridurre queste sanzioni fino al 70-80%. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione.

    Il ravvedimento operoso per le crypto richiede assistenza professionale?

    La procedura di ravvedimento operoso per le criptovalute è tecnicamente complessa: richiede la ricostruzione dello storico delle transazioni, il calcolo delle plusvalenze per ogni anno, la compilazione di dichiarazioni integrative e il versamento con codici tributo specifici. Il rischio di commettere errori che invaliderebbero il ravvedimento è concreto. Il CAF Centro Fiscale, specializzato nella fiscalità delle cripto-attività, ti assiste in ogni fase.

    Entro quando devo regolarizzare le criptovalute non dichiarate?

    Il ravvedimento operoso non ha una scadenza fissa, ma diventa più costoso con il passare del tempo. Inoltre, non è più possibile ravvedersi se l’Agenzia delle Entrate ha già avviato un accertamento formale. Per gli anni più vecchi, il termine per le dichiarazioni integrative (5 anni) sta per scadere. Per il 2020, ad esempio, la scadenza è il 31 dicembre 2026.

    La sanatoria crypto del 3,5% è ancora disponibile?

    No, la sanatoria crypto introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 è scaduta. Il termine ultimo per aderire era il 30 novembre 2024. Chi non ha aderito alla sanatoria può comunque regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso ordinario, che comporta costi superiori rispetto alla sanatoria ma comunque molto inferiori rispetto alle sanzioni piene.

    Rischio conseguenze penali per le criptovalute non dichiarate?

    Nella maggior parte dei casi, no. Le conseguenze penali scattano solo quando l’imposta evasa supera i 100.000 euro o i redditi non dichiarati superano i 2 milioni di euro. Per la maggioranza dei possessori di crypto, le sanzioni restano in ambito amministrativo. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti dovrebbe consultare urgentemente un professionista. Il ravvedimento operoso esclude la punibilità penale se effettuato prima dell’avvio di accertamenti.

    Devo dichiarare le criptovalute anche se non ho guadagnato nulla?

    Sì. L’obbligo di compilare il Quadro W per il monitoraggio fiscale sussiste anche se non hai realizzato plusvalenze. La sola detenzione di cripto-attività genera l’obbligo di dichiarazione e, se il valore supera i 2.000 euro, anche il versamento dell’IVCA. La mancata compilazione del Quadro W comporta sanzioni da 250 a 2.000 euro per anno.

    Le criptovalute non dichiarate rappresentano una situazione da risolvere il prima possibile. Con il progressivo rafforzamento dei controlli fiscali e l’obbligo di comunicazione da parte degli exchange, il rischio di essere scoperti aumenta ogni giorno. Fortunatamente, il ravvedimento operoso offre una via d’uscita conveniente, con sanzioni ridotte fino al 70-80% rispetto a quelle previste in caso di accertamento.

    Non aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a bussare alla tua porta: agire spontaneamente non solo costa meno, ma esclude anche il rischio di conseguenze penali.

    Hai bisogno di assistenza per regolarizzare le tue criptovalute non dichiarate? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Il nostro team è specializzato nella fiscalità delle cripto-attività e ti guida passo dopo passo nella procedura di ravvedimento.
    Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Regolarizza le tue criptovalute: chiedi assistenza al CAF Centro Fiscale

    Il nostro team specializzato in fiscalità delle cripto-attività ti guida nella procedura di ravvedimento operoso, dalla ricostruzione delle transazioni alla presentazione delle dichiarazioni integrative. Servizio disponibile in ufficio a Udine e online in tutta Italia.

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      CAF, CRIPTOVALUTE

      Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa

      Dichiarazione redditi Criptovalute

      Hai guadagnato con Crypto.com nel 2025 e adesso non sai come comportarti con il Fisco italiano? Sei nel posto giusto. La dichiarazione dei redditi per chi usa Crypto.com è diventata obbligatoria e sempre più controllata: dal 2026 è entrata in vigore la Direttiva europea DAC8, che impone agli exchange di comunicare automaticamente i dati degli utenti all’Agenzia delle Entrate. In altre parole, se hai usato Crypto.com nel 2025, il Fisco probabilmente lo sa già.

      In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi fare: quale modello compilare, come calcolare le plusvalenze, quante tasse pagherai, quando si applica la soglia di esenzione di 2.000 euro e cosa rischi se non dichiari. Segui i passaggi con calma: è più semplice di quello che pensi, ma richiede attenzione ai dettagli.

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      Indice dei contenuti

      1. Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto
      2. Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare
      3. Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com
      4. Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com
      5. Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici
      6. La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?
      7. Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026
      8. DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già
      9. Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com
      10. Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24
      11. Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com
      12. Domande Frequenti (FAQ)

      Crypto.com e il Fisco Italiano: Cosa Devi Sapere Prima di Tutto

      Crypto.com è uno degli exchange di criptovalute più popolari al mondo, con milioni di utenti italiani che vi accedono per acquistare, vendere e guadagnare interessi su criptovalute come Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH), CRO (il token nativo della piattaforma) e decine di altri asset digitali.

      In Italia, le criptovalute sono soggette a tassazione dal 2023, con regole ridisegnate dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e poi modificate nuovamente dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024). Per l’anno fiscale 2025, che dichiari nel 2026, ci sono importanti novità che devi conoscere.

      La cosa più importante da capire subito è questa: non tutte le operazioni su Crypto.com generano tasse. Occorre distinguere tra situazioni diverse, come vedremo nei prossimi paragrafi. Ma se hai realizzato plusvalenze superiori a 2.000 euro nel corso del 2025, sei quasi certamente obbligato a dichiarare.

      Perché il 2026 è un Anno Cruciale per i Possessori di Crypto.com

      Il 2026 segna una svolta importante per due motivi principali:

      • Aliquota aumentata al 33%: dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute dal 26% al 33%. Questo vale per l’anno d’imposta 2026 (dichiarazione 2027), ma è utile capire la direzione del Fisco.
      • Entra in vigore DAC8: la Direttiva europea DAC8 impone agli exchange, incluso Crypto.com, di comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di tutti gli utenti italiani. Il Fisco avrà quindi dati certi su operazioni, volumi e saldi.

      Per l’anno fiscale 2025 (che dichiari nel 2026), l’aliquota vigente sulle plusvalenze da criptovalute era ancora del 26%. Questo è il dato che ti interessa per compilare la dichiarazione del 2026 relativa ai redditi 2025.

      Quali Operazioni su Crypto.com Devi Dichiarare

      Non tutte le attività su Crypto.com hanno le stesse implicazioni fiscali. Ecco una panoramica delle principali operazioni e come vengono trattate dal Fisco italiano.

      Acquisto e Vendita di Criptovalute (Plusvalenze)

      Se nel 2025 hai venduto criptovalute a un prezzo superiore a quello di acquisto, hai realizzato una plusvalenza. Questa è la situazione più comune e quella che genera tasse.

      La plusvalenza si calcola sottraendo il prezzo di acquisto (il cosiddetto costo fiscale) dal prezzo di vendita. Se per esempio hai comprato Bitcoin a 20.000 euro e lo hai venduto a 30.000 euro, la plusvalenza è di 10.000 euro.

      Attenzione alla soglia di esenzione: se la somma di tutte le tue plusvalenze da criptovalute nel 2025 è inferiore a 2.000 euro, non paghi tasse. Se supera i 2.000 euro, paghi il 26% sull’intera somma (non solo sulla parte che eccede la soglia).

      Plusvalenza totale 2025Tasse da pagareAliquota
      Fino a 2.000 euroNessunaEsente
      Oltre 2.000 euro26% sull’intera plusvalenza26% (imposta sostitutiva)

      Il metodo di calcolo ufficiale per le criptovalute in Italia è il LIFO (Last In First Out): quando vendi, si considera che tu stia vendendo per prime le cripto acquistate più di recente. Questo può influenzare significativamente la plusvalenza calcolata.

      Conversione tra Criptovalute (Crypto-to-Crypto)

      Molti utenti di Crypto.com scambiano una criptovaluta con un’altra (ad esempio, vendono Bitcoin per comprare Ethereum). In Italia, anche queste conversioni sono tassabili: ogni scambio crypto-to-crypto viene trattato come una vendita della prima e un acquisto della seconda, e se c’è una plusvalenza, va dichiarata.

      Cashback e Reward di Crypto.com (CRO)

      Crypto.com è famosa per il suo programma di cashback in CRO (il suo token nativo) collegato alla carta Visa. I reward e il cashback ricevuti in CRO sono considerati redditi al momento della loro ricezione, tassati come redditi diversi. Quando poi vendi i CRO ricevuti come cashback, la plusvalenza si calcola rispetto al valore del CRO al momento della ricezione.

      Earn e Staking su Crypto.com

      Crypto.com offre la possibilità di depositare le proprie criptovalute nei programmi Earn o di fare staking per ottenere rendimenti periodici. Questi rendimenti, dal 2023, sono trattati come redditi diversi tassati al 26% (aliquota in vigore per il 2025) al momento della loro ricezione. Per approfondire questo tema specifico, leggi la nostra guida sulla tassazione dello staking 2026.

      Acquisto di Beni e Servizi con Crypto

      Se hai utilizzato la carta Crypto.com Visa per pagare acquisti, tecnicamente stai vendendo criptovalute per acquistare beni. Anche in questo caso, se c’è una differenza positiva tra il prezzo di acquisto della cripto e il suo valore al momento del pagamento, si genera una plusvalenza tassabile. Nella pratica, per importi piccoli e frammentati, il calcolo è complesso: è consigliabile affidarsi a un software di contabilità crypto o al CAF.

      Come Scaricare il Report Fiscale da Crypto.com

      Prima di compilare la dichiarazione, devi raccogliere tutti i dati sulle tue operazioni del 2025. Crypto.com mette a disposizione degli utenti un report esportabile con tutte le transazioni.

      Procedura per Scaricare il Report

      1. Accedi all’app Crypto.com o alla versione web (crypto.com/exchange)
      2. Vai su Profilo → Gestione Account
      3. Cerca la sezione Tax Report o Report transazioni
      4. Seleziona il periodo: 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025
      5. Esporta in formato CSV o PDF

      Il report include tutte le operazioni: acquisti, vendite, scambi, reward, staking, prelievi e depositi. Tieni presente che il report di Crypto.com mostra i valori in USD o EUR, ma per la dichiarazione italiana devi utilizzare i valori in euro al tasso di cambio della data della singola operazione.

      Consiglio pratico: se hai fatto molte operazioni nel 2025, considera l’utilizzo di software specializzati come Koinly, CoinTracking o CryptoTax che integrano direttamente con Crypto.com via API e generano automaticamente i report fiscali per il Fisco italiano. Questi strumenti semplificano notevolmente il calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO.

      Il Quadro W: Come Compilarlo per Crypto.com

      Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF (o 730) dedicata alla dichiarazione delle cripto-attività. Ha sostituito il vecchio Quadro RW dal 2023 (Legge di Bilancio 2023, L. 197/2022). Devi compilarlo anche se non hai realizzato plusvalenze, semplicemente perché detenevi criptovalute su Crypto.com durante il 2025 (obbligo di monitoraggio fiscale).

      Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W, ti rimandiamo al nostro articolo dedicato: Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF.

      Sezione I: Monitoraggio Fiscale (Obbligatorio per Tutti)

      La Sezione I del Quadro W serve a dichiarare il monitoraggio fiscale: devi indicare il valore delle cripto-attività detenute su Crypto.com al 31 dicembre 2025. Non si tratta di pagare tasse su questo valore, ma di comunicare al Fisco quante criptovalute possiedi.

      • Colonna 1 (Codice Paese): SC per Crypto.com (sede alle Seychelles, codice SC. Verifica il codice corretto nella lista ufficiale AdE)
      • Colonna 2 (Codice identificativo): il tuo indirizzo del wallet o l’ID account Crypto.com
      • Colonna 3 (Valore iniziale): valore delle cripto al 1° gennaio 2025 (o alla data di apertura del conto se hai iniziato nel 2025)
      • Colonna 4 (Valore finale): valore delle cripto al 31 dicembre 2025

      Sezione II: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività)

      La Sezione II del Quadro W è dedicata all’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Si tratta di un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore medio annuo delle criptovalute detenute su Crypto.com nel 2025.

      Facciamo un esempio pratico. Immagina che Mario abbia avuto le seguenti posizioni su Crypto.com nel 2025:

      • Valore al 1° gennaio 2025: 5.000 euro
      • Valore al 31 dicembre 2025: 8.000 euro
      • Valore medio annuo: (5.000 + 8.000) / 2 = 6.500 euro
      • IVCA dovuta: 6.500 x 0,2% = 13 euro

      Come vedi, l’IVCA è generalmente un importo modesto. L’errore comune è confonderla con l’aliquota sulle plusvalenze (26%): sono due imposte completamente diverse. L’IVCA si applica sul valore posseduto, non sui guadagni.

      Sezione III: Plusvalenze e Redditi da Cripto-Attività

      La Sezione III del Quadro W riguarda le plusvalenze realizzate e gli altri redditi da cripto-attività (staking, earn, reward). Se nel 2025 hai venduto criptovalute con guadagno superiore a 2.000 euro in totale, devi compilare questa sezione e versare il 26% di imposta sostitutiva.

      Calcolo delle Plusvalenze con Metodo LIFO: Esempi Pratici

      Il metodo LIFO (Last In First Out) è il criterio ufficiale per il calcolo delle plusvalenze sulle criptovalute in Italia. Significa che quando vendi delle cripto, si considera che tu stia vendendo per prime quelle acquistate più di recente.

      Esempio 1: Caso Semplice (Una Sola Transazione)

      Giulia ha acquistato 0,5 Bitcoin su Crypto.com il 15 marzo 2025 a un prezzo di 50.000 euro per BTC, investendo quindi 25.000 euro. Il 10 settembre 2025 ha venduto i suoi 0,5 BTC a un prezzo di 70.000 euro per BTC, ricevendo 35.000 euro.

      • Ricavo di vendita: 35.000 euro
      • Costo di acquisto: 25.000 euro
      • Plusvalenza: 10.000 euro
      • Tassa (26%): 2.600 euro

      Poiché la plusvalenza supera i 2.000 euro, Giulia deve dichiarare i 10.000 euro nel Quadro W e versare 2.600 euro di imposta sostitutiva.

      Esempio 2: Caso con Più Acquisti (LIFO in Azione)

      Marco ha effettuato tre acquisti di Ethereum su Crypto.com nel 2025:

      • Acquisto 1 (gennaio 2025): 1 ETH a 2.800 euro
      • Acquisto 2 (aprile 2025): 1 ETH a 3.200 euro
      • Acquisto 3 (luglio 2025): 1 ETH a 3.500 euro

      A dicembre 2025 decide di vendere 1 ETH a 4.000 euro. Con il metodo LIFO, si considera venduto l’ETH acquistato per ultimo (luglio 2025 a 3.500 euro).

      • Ricavo di vendita: 4.000 euro
      • Costo LIFO (ultimo acquisto): 3.500 euro
      • Plusvalenza: 500 euro

      In questo caso, con il metodo LIFO la plusvalenza è di soli 500 euro (sotto la soglia di 2.000 euro), quindi Marco non paga tasse sulla vendita. Nota come con il metodo FIFO (primo acquistato primo venduto), la plusvalenza sarebbe stata di 1.200 euro (4.000 – 2.800). Il LIFO in questo caso è più favorevole perché l’acquisto più recente era a prezzo più alto.

      La Dichiarazione 730 o il Modello Redditi PF: Quale Scegliere?

      Se possiedi criptovalute, devi scegliere il modello di dichiarazione corretto:

      SituazioneModello correttoNote
      Solo monitoraggio fiscale (IVCA, niente plusvalenze)Modello Redditi PF con Quadro WIl 730 tradizionale NON include il Quadro W
      Plusvalenze realizzate (vendite in utile)Modello Redditi PF con Quadro W Sezione IIIObbligatorio Modello Redditi PF
      Dipendente/pensionato senza plusvalenze crypto, solo monitoraggio730 + Quadro W (730 con Quadro aggiuntivo)Verifica con il tuo CAF

      Attenzione: il modello 730 ordinario non include il Quadro W. Se devi dichiarare criptovalute, nella maggior parte dei casi dovrai presentare il Modello Redditi PF, più complesso del 730. Questo è uno dei motivi per cui molti possessori di crypto si rivolgono a un CAF o commercialista.

      Hai dubbi su quale modello scegliere? Il nostro articolo sul Quadro W nel Modello Redditi PF 2026 ti aiuta a orientarti con esempi pratici.

      Scadenze per la Dichiarazione Crypto.com 2026

      Ecco le scadenze principali per la dichiarazione dei redditi da Crypto.com (anno fiscale 2025):

      AdempimentoScadenza 2026
      Apertura 730 precompilato (solo lavoratori dipendenti/pensionati senza crypto)2 maggio 2026
      Invio Modello Redditi PF (con Quadro W)30 novembre 2026
      Versamento imposta sostitutiva (acconto)30 novembre 2026
      Versamento IVCA (con F24)30 giugno 2026 (acconto) + 30 novembre 2026 (saldo)

      Nota: le scadenze fiscali possono essere soggette a proroghe. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate o consulta il tuo CAF per le date aggiornate.

      DAC8 e Crypto.com: Il Fisco Ti Vede Già

      Dal 2026 è operativa la Direttiva DAC8, che ha cambiato radicalmente il quadro dei controlli fiscali sulle criptovalute in Europa. Crypto.com, come tutti gli exchange che operano in Europa, deve ora comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate italiana i dati degli utenti residenti in Italia: saldi, operazioni, guadagni, prelievi.

      In pratica, l’Agenzia delle Entrate riceve da Crypto.com un report con tutti i tuoi movimenti, simile a quello che già riceve dalle banche italiane. Questo significa che non dichiarare diventa estremamente rischioso: il Fisco può incrociare i dati ricevuti dalla piattaforma con quelli della tua dichiarazione e individuare le omissioni.

      Per approfondire le implicazioni della DAC8, leggi il nostro articolo dedicato: DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola.

      Cosa Rischi se Non Dichiari i Redditi da Crypto.com

      Le sanzioni per chi non dichiara le criptovalute sono significative. Distinguiamo tra due tipi di violazioni:

      Sanzioni per Omesso Monitoraggio Fiscale

      Se detieni criptovalute ma non compili la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W, rischi sanzioni che vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. Se le criptovalute sono detenute presso intermediari in paesi a fiscalità privilegiata (la lista nera dell’OCSE), le sanzioni possono raddoppiarsi.

      Sanzioni per Omessa Dichiarazione delle Plusvalenze

      Se non dichiari le plusvalenze da Crypto.com superiori a 2.000 euro, all’imposta sostitutiva evasa del 26% si aggiunge una sanzione del 30% dell’imposta non versata più gli interessi legali. Se l’accertamento viene fatto entro 5 anni, potresti trovarti a pagare molto di più di quanto avresti pagato dichiarando regolarmente.

      Se invece sei in regola ma hai saltato anni precedenti, considera il ravvedimento operoso: presentando spontaneamente la dichiarazione omessa prima di ricevere un avviso dall’Agenzia delle Entrate, puoi beneficiare di sanzioni ridotte. Per tutti i dettagli, leggi la nostra guida su criptovalute non dichiarate, sanzioni e ravvedimento operoso.

      Come Si Paga l’Imposta sulle Cripto con il Modello F24

      Una volta calcolata l’imposta dovuta (sia l’IVCA dello 0,2% che l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze), il pagamento avviene tramite modello F24, il classico strumento di pagamento delle tasse italiane.

      I codici tributo da utilizzare sono:

      • Codice 1728: imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività (26%)
      • Codice 1729: IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, 0,2%)

      Il modello F24 può essere compilato e pagato online tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il servizio di internet banking della tua banca. Se preferisci, puoi anche rivolgerti al nostro CAF che ti assiste nella compilazione e nel pagamento.

      Perché Affidarti al CAF per la Dichiarazione Crypto.com

      La dichiarazione dei redditi da criptovalute è uno degli adempimenti fiscali più tecnici e in rapida evoluzione. Ogni anno cambiano le aliquote, i modelli, le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e le regole europee (come la DAC8). Fare da soli è possibile, ma il rischio di commettere errori è elevato.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste cittadini italiani con le dichiarazioni crypto già dal 2022 e offre:

      • Compilazione del Modello Redditi PF con Quadro W
      • Calcolo delle plusvalenze con metodo LIFO a partire dal tuo report Crypto.com
      • Calcolo dell’IVCA e dell’imposta sostitutiva
      • Compilazione e invio del modello F24
      • Assistenza in caso di accertamenti fiscali
      • Consulenza personalizzata per strategie di ottimizzazione fiscale nei limiti di legge

      Per prenotare una consulenza o richiedere un preventivo personalizzato, contatta il CAF Centro Fiscale.

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      Domande Frequenti (FAQ)

      Devo dichiarare Crypto.com anche se non ho venduto niente?

      Sì. Anche se nel 2025 non hai venduto nessuna criptovaluta e non hai realizzato alcuna plusvalenza, se detenevi criptovalute su Crypto.com al 31 dicembre 2025, sei obbligato a compilare la sezione monitoraggio fiscale del Quadro W (Modello Redditi PF). In questo caso non pagherai l’imposta sulle plusvalenze, ma dovrai versare l’IVCA (0,2% sul valore medio delle cripto detenute).

      Qual è l’aliquota sulle plusvalenze da Crypto.com per il 2025?

      Per l’anno fiscale 2025 (dichiarazione presentata nel 2026), l’aliquota è del 26%. Dal 2026 l’aliquota sale al 33% (Legge di Bilancio 2025). La soglia di esenzione rimane 2.000 euro: se le tue plusvalenze totali da cripto nel 2025 non superano questo importo, non paghi tasse.

      Cosa succede se ho perso denaro con Crypto.com nel 2025?

      Se hai realizzato minusvalenze (vendite in perdita) su Crypto.com nel 2025, queste possono essere portate in compensazione con le plusvalenze dello stesso anno. Se le minusvalenze superano le plusvalenze, il saldo negativo può essere riportato nei 4 anni successivi per compensare futuri guadagni. Anche in caso di perdite, l’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W resta.

      Il cashback in CRO della carta Crypto.com va dichiarato?

      Sì, i reward in CRO ricevuti come cashback sono considerati redditi al momento della ricezione e vanno dichiarati. Il valore da dichiarare è il controvalore in euro del CRO al momento in cui lo hai ricevuto. Se poi hai venduto il CRO ricevuto come cashback a un prezzo diverso, la differenza genera un’ulteriore plusvalenza o minusvalenza.

      Posso dedurre le commissioni pagate a Crypto.com?

      Le commissioni di trading pagate a Crypto.com per eseguire le operazioni di compravendita possono essere incluse nel costo fiscale delle cripto-attività, riducendo la plusvalenza tassabile. Per esempio, se hai pagato 50 euro di commissioni per acquistare Bitcoin, il tuo costo di acquisto è il prezzo pagato per il Bitcoin più i 50 euro di commissioni. Gli abbonamenti mensili alla piattaforma non sono generalmente deducibili come costo delle operazioni.

      Cosa si intende per NFT su Crypto.com ai fini fiscali?

      Gli NFT (Non Fungible Token) negoziati su Crypto.com sono trattati come cripto-attività dal 2023. Le plusvalenze da vendita di NFT superiori a 2.000 euro sono tassate al 26% (per il 2025) e vanno dichiarate nel Quadro W. Per una guida completa, leggi il nostro articolo: NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi.

      Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 02:23:482026-06-28 00:18:04Dichiarazione Redditi Crypto.com 2026 (anno fiscale 2025): La Guida Completa
      CAF, CRIPTOVALUTE

      NFT e Tasse 2026: Come Dichiarare gli NFT nel Modello Redditi e Quanto Si Paga

      Dichiarazione redditi Criptovalute

      Gli NFT e tasse 2026 rappresentano un tema sempre più rilevante per chi opera nel mercato dei Non-Fungible Token. Dal 2023, la Legge di Bilancio ha ufficialmente classificato gli NFT come cripto-attività, sottoponendoli agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali previsti per Bitcoin, Ethereum e le altre criptovalute. Se possiedi NFT, li hai venduti con profitto o li hai ricevuti gratuitamente tramite airdrop, devi sapere esattamente come dichiararli nel Modello Redditi PF e quanto pagare di imposte. In questa guida completa ti spieghiamo tutto: dalla tassazione delle plusvalenze NFT con la nuova aliquota al 33%, alla compilazione del Quadro W, fino all’IVCA e al trattamento fiscale dei creator di NFT. Il Modello Redditi Criptovalute 2026 è lo strumento principale per adempiere a questi obblighi.

      Indice dei contenuti

      1. Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge
      2. Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze
      3. Quando si genera una plusvalenza sugli NFT
      4. Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate
      5. Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF
      6. IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore
      7. NFT come arte digitale vs NFT come investimento
      8. NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero
      9. Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione
      10. Royalties su marketplace: come dichiararle
      11. Domande frequenti su NFT e tasse 2026

      Gli NFT sono cripto-attività: cosa dice la legge

      La Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022, articolo 1, commi 126-147) ha introdotto un quadro normativo organico per la tassazione delle cripto-attività in Italia. La definizione di cripto-attività adottata dal legislatore è estremamente ampia e comprende “una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito o una tecnologia analoga”.

      Questa definizione include senza alcun dubbio gli NFT (Non-Fungible Token), che sono a tutti gli effetti token registrati su blockchain. Non importa se il tuo NFT rappresenta un’opera d’arte digitale, un oggetto collezionabile, un terreno virtuale nel metaverso o un biglietto per un evento: dal punto di vista fiscale italiano, è una cripto-attività e segue le stesse regole di Bitcoin e delle altre criptovalute.

      Prima della riforma del 2023, la situazione era molto più incerta. L’Agenzia delle Entrate non aveva mai fornito indicazioni specifiche sugli NFT, e molti contribuenti non sapevano come comportarsi. Oggi, grazie alla disciplina uniforme delle cripto-attività, le regole sono chiare: gli NFT vanno dichiarati e, in caso di plusvalenze, tassati. Se vuoi approfondire come funzionava il regime precedente, puoi leggere il nostro articolo sulla tassazione delle plusvalenze criptovalute prima della riforma.

      Tassazione NFT 2026: aliquota al 33% sulle plusvalenze

      Dal 1° gennaio 2026, la tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività — e quindi anche sugli NFT — sale al 33%. Questa aliquota sostituisce la precedente del 26% che era in vigore dal 2023 al 2025. L’aumento è stato previsto dalla Legge di Bilancio 2025 (inizialmente si parlava del 42%, poi ridotto al 33% in sede di approvazione finale).

      Ma cosa significa in pratica? Quando vendi un NFT a un prezzo superiore rispetto a quello di acquisto, la differenza costituisce una plusvalenza. Su questa plusvalenza dovrai versare un’imposta sostitutiva del 33%. Si chiama “imposta sostitutiva” perché sostituisce l’IRPEF e le addizionali: invece di pagare le aliquote progressive ordinarie (che possono arrivare fino al 43%), paghi un’unica imposta fissa del 33%.

      Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato un NFT della collezione Bored Ape per 5.000 euro nel 2023 e lo venda nel 2026 per 15.000 euro. La plusvalenza è di 10.000 euro (15.000 – 5.000). L’imposta da pagare sarà: 10.000 x 33% = 3.300 euro. Per una guida completa sulla dichiarazione crypto, consulta il nostro articolo Modello Redditi Criptovalute 2026.

      Quando si genera una plusvalenza sugli NFT

      Non tutte le operazioni con gli NFT generano un obbligo di tassazione. La plusvalenza si realizza solo in determinati momenti. Capire quando scatta l’obbligo fiscale è fondamentale per non commettere errori nella dichiarazione dei redditi.

      Le operazioni che generano plusvalenza tassabile sono:

      • Vendita di un NFT a un prezzo superiore rispetto al costo di acquisto (comprese le gas fee sostenute per l’acquisto)
      • Scambio tra NFT di diversa tipologia o collezione (considerato come vendita + riacquisto)
      • Conversione di un NFT in criptovaluta (ad esempio, vendita su OpenSea e ricezione di ETH)
      • Utilizzo di un NFT come mezzo di pagamento per beni o servizi

      Al contrario, non generano plusvalenza:

      • Il semplice possesso di un NFT senza operazioni di vendita o scambio
      • Il trasferimento tra wallet di proprietà dello stesso soggetto
      • La donazione di un NFT (che però ha regole proprie)

      Un aspetto importante riguarda le gas fee (le commissioni pagate sulla blockchain per completare le transazioni). Le gas fee sostenute per l’acquisto dell’NFT si sommano al costo di acquisto, riducendo la plusvalenza futura. Le gas fee sostenute per la vendita si sottraggono dal prezzo di cessione. Questo meccanismo è analogo a quello previsto per le criptovalute tradizionali.

      Soglia 2.000 euro: quando le plusvalenze NON sono tassate

      Una delle novità più importanti introdotte dalla riforma del 2023 è la soglia di esenzione di 2.000 euro. Questa regola prevede che le plusvalenze complessive da cripto-attività (inclusi gli NFT) realizzate nell’anno d’imposta non siano tassate se inferiori a 2.000 euro.

      Attenzione: la soglia si calcola considerando il saldo netto di tutte le operazioni in cripto-attività effettuate nell’anno. Questo significa che devi sommare tutte le plusvalenze e sottrarre tutte le minusvalenze derivanti da NFT, criptovalute, token e qualsiasi altra cripto-attività. Se il risultato è inferiore a 2.000 euro, non devi pagare l’imposta del 33%.

      Facciamo un esempio. Supponiamo che nell’anno 2026 Laura abbia effettuato queste operazioni:

      • Vendita NFT CryptoPunk: plusvalenza di 3.000 euro
      • Vendita Bitcoin: minusvalenza di -1.500 euro
      • Vendita altro NFT: plusvalenza di 400 euro

      Il saldo netto è: 3.000 – 1.500 + 400 = 1.900 euro. Poiché il totale è inferiore a 2.000 euro, Laura non dovrà pagare alcuna imposta sulle plusvalenze. Se invece il saldo fosse stato di 2.100 euro, l’imposta si sarebbe applicata sull’intero importo (2.100 x 33% = 693 euro), non solo sulla parte eccedente i 2.000 euro. È quindi una franchigia, non una deduzione.

      Importante: anche se le plusvalenze sono sotto la soglia dei 2.000 euro, resta comunque l’obbligo di dichiarare il possesso degli NFT nel Quadro W ai fini del monitoraggio fiscale e dell’IVCA.

      Come dichiarare gli NFT nel Quadro W del Modello Redditi PF

      La dichiarazione degli NFT avviene attraverso il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto con la riforma, ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività e serve sia per il monitoraggio fiscale sia per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività). Se utilizzi il modello 730, sappi che dal 2024 esiste il Quadro W anche nel 730.

      Ecco i passaggi per compilare correttamente il Quadro W per i tuoi NFT:

      1. Raccogli le informazioni necessarie. Per ogni NFT posseduto al 31 dicembre dell’anno d’imposta (o venduto durante l’anno), ti serviranno: il nome o identificativo dell’NFT, la blockchain su cui è registrato (Ethereum, Solana, Polygon, ecc.), il wallet che lo detiene, il valore di acquisto in euro, il valore al 31 dicembre in euro e le eventuali date di acquisto e vendita.

      2. Compila il rigo W del Quadro W. Per ogni cripto-attività (o gruppo omogeneo) devi indicare:

      • Colonna 1 (Codice individuazione): il codice “14” per le cripto-attività
      • Colonna 3 (Valore iniziale): il valore in euro al 1° gennaio (o alla data di acquisto se successiva)
      • Colonna 4 (Valore finale): il valore in euro al 31 dicembre (o alla data di vendita se precedente)
      • Colonna 7 (IVCA dovuta): il risultato del calcolo IVCA (0,2% del valore finale)

      3. Determina il valore dell’NFT in euro. Questo è spesso l’aspetto più complesso. Se l’NFT è stato acquistato con criptovaluta (es. ETH), il valore in euro si calcola al cambio del giorno dell’operazione. Per il valore al 31 dicembre, puoi utilizzare il floor price della collezione sul marketplace di riferimento (OpenSea, Magic Eden, ecc.) convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato liquido, puoi utilizzare il prezzo dell’ultimo scambio disponibile.

      4. Calcola le plusvalenze nel Quadro RT. Se hai venduto NFT durante l’anno con profitto, le plusvalenze vanno indicate anche nella Sezione II del Quadro RT, dove si calcola l’imposta sostitutiva del 33%. Per chi ha operato su exchange come Binance o Coinbase, può essere utile consultare le nostre guide specifiche sulla dichiarazione redditi Binance 2026 e sulla dichiarazione redditi Coinbase 2026.

      IVCA sugli NFT: l’imposta dello 0,2% sul valore

      Oltre alla tassazione sulle plusvalenze, chi possiede NFT deve pagare anche l’IVCA — Imposta sul Valore delle Cripto-Attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale, simile all’IVAFE che si applica ai conti esteri, pari allo 0,2% annuo del valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno d’imposta.

      Il calcolo è proporzionale al periodo di detenzione nell’anno. Se hai posseduto un NFT per tutto l’anno (365 giorni), paghi lo 0,2% pieno. Se lo hai posseduto per 6 mesi, paghi la metà. La formula è: Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365).

      Facciamo un esempio pratico. Giovanni possiede un NFT dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2026 (184 giorni). Il valore dell’NFT al 31 dicembre è di 10.000 euro. L’IVCA dovuta sarà: 10.000 x 0,2% x (184/365) = 10,08 euro. Come vedi, per importi contenuti l’IVCA è molto bassa, ma può diventare significativa per collezioni di alto valore.

      L’IVCA va indicata nel Quadro W del Modello Redditi PF e si versa tramite il modello F24 con il codice tributo 1727. I termini di versamento seguono quelli dell’imposta sui redditi (30 giugno, con possibilità di rateizzazione). Per approfondire il funzionamento dell’IVCA in relazione ad altre cripto-attività, consulta la guida sulla dichiarazione crypto nel 730.

      NFT come arte digitale vs NFT come investimento

      Nel mondo degli NFT convivono realtà molto diverse: c’è chi acquista un’opera d’arte digitale per collezionismo, chi compra token legati a giochi play-to-earn, chi investe in terreni virtuali nel metaverso e chi specula sulle fluttuazioni di prezzo delle collezioni più popolari. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, la distinzione più rilevante è quella tra NFT detenuti come investimento e NFT utilizzati per finalità personali.

      La normativa italiana attuale non opera una distinzione esplicita tra queste due tipologie. Tutti gli NFT, indipendentemente dalla loro natura, rientrano nella definizione di cripto-attività e sono soggetti agli stessi obblighi dichiarativi e fiscali. Questa è una differenza importante rispetto ad altri paesi (come il Regno Unito), dove gli NFT acquistati per uso personale possono godere di esenzioni.

      In Italia, dunque, sia che tu possieda un CryptoPunk da 100.000 euro come investimento, sia che tu abbia acquistato un NFT da 50 euro come avatar per i social media, gli obblighi sono gli stessi: dichiarazione nel Quadro W, pagamento dell’IVCA e, in caso di vendita con profitto, tassazione della plusvalenza al 33%. Questo approccio è stato criticato da diversi esperti, ma al momento la legge non prevede eccezioni.

      NFT gratuiti: airdrop e mint a costo zero

      Molti utenti ricevono NFT gratuitamente, attraverso airdrop (distribuzione gratuita di token), mint gratuiti (coniazione senza costo di acquisto, pagando solo le gas fee) o programmi di fidelizzazione. Questi casi presentano regole fiscali specifiche che è importante conoscere.

      Quando ricevi un NFT gratis tramite airdrop, il suo valore di acquisizione è pari a zero euro. Questo ha una conseguenza importante: se in futuro lo venderai, l’intera somma ricavata dalla vendita costituirà plusvalenza. Ad esempio, se ricevi un NFT in airdrop e lo vendi dopo un anno per 5.000 euro, la plusvalenza sarà di 5.000 euro (5.000 – 0 = 5.000), su cui pagherai il 33% di imposta, ossia 1.650 euro.

      Per i mint gratuiti, il discorso è simile, ma con una sfumatura: le gas fee pagate per completare il mint possono essere considerate come costo di acquisizione. Se hai pagato 30 euro di gas fee per mintare un NFT gratuito, il tuo costo di acquisto sarà 30 euro, e la plusvalenza futura si calcolerà sottraendo questa cifra dal prezzo di vendita.

      In entrambi i casi, l’obbligo di dichiarazione nel Quadro W sussiste dal momento in cui l’NFT entra nel tuo wallet, anche se il suo valore è minimo. L’IVCA si calcola sul valore al 31 dicembre, che potrebbe essere molto diverso da zero se nel frattempo la collezione ha acquisito valore di mercato.

      Creator di NFT: come si tassano i proventi dalla creazione

      La situazione fiscale cambia radicalmente se non sei un semplice acquirente o venditore di NFT, ma un creator — cioè la persona che crea e vende NFT originali. In questo caso, i proventi dalla vendita degli NFT che hai creato non sono plusvalenze da cripto-attività, ma costituiscono reddito d’impresa o reddito di lavoro autonomo, a seconda di come è strutturata la tua attività.

      Se crei e vendi NFT in modo abituale e organizzato — ad esempio sei un artista digitale che produce regolarmente collezioni NFT — i proventi saranno generalmente qualificati come reddito d’impresa e dovrai:

      • Aprire una partita IVA con codice ATECO appropriato (generalmente 90.03.09 per attività artistiche o 62.01.00 per attività informatiche)
      • Emettere fattura per ogni vendita (o documento commerciale equivalente)
      • Dichiarare i proventi nel Quadro RF (reddito d’impresa) del Modello Redditi
      • Versare IVA, IRPEF e contributi previdenziali

      Se invece la creazione di NFT è un’attività occasionale (un singolo progetto, poche vendite nell’anno), i proventi possono essere qualificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67 del TUIR, senza necessità di partita IVA (entro il limite di 5.000 euro annui per l’obbligo contributivo). In ogni caso, è fondamentale distinguere tra il reddito derivante dalla creazione dell’NFT (che è reddito d’impresa/lavoro autonomo) e le eventuali plusvalenze derivanti dalla successiva rivendita di NFT acquistati da terzi (che seguono le regole delle cripto-attività al 33%). Chi ha già una partita IVA in regime forfettario, può includere i proventi dalla vendita di NFT nella propria attività.

      Royalties su marketplace: come dichiararle

      Una delle caratteristiche uniche degli NFT è la possibilità per il creator di percepire royalties sulle vendite successive. Quando un artista crea un NFT e lo vende per la prima volta, può impostare una percentuale di royalty (tipicamente dal 2,5% al 10%) che riceverà automaticamente ogni volta che l’NFT viene rivenduto su un marketplace che supporta questa funzionalità.

      Le royalties da NFT hanno un trattamento fiscale specifico. Non si tratta di plusvalenze da cripto-attività, ma di proventi derivanti dallo sfruttamento economico di un’opera. La qualificazione fiscale dipende dalla situazione del creator:

      • Creator con partita IVA: le royalties confluiscono nel reddito d’impresa o di lavoro autonomo e vanno fatturate e dichiarate come gli altri proventi dell’attività
      • Creator occasionale: le royalties possono essere qualificate come redditi diversi (art. 67 TUIR) se l’attività non è abituale
      • Royalties su opere dell’ingegno: se l’NFT è qualificabile come opera dell’ingegno (opera d’arte, software, musica), le royalties possono rientrare nella disciplina del diritto d’autore (art. 53, comma 2, lettera b, TUIR), con una deduzione forfettaria del 25% (o 40% se il creator ha meno di 35 anni)

      Va notato che molti marketplace (come OpenSea) hanno reso le royalties opzionali per gli acquirenti, riducendo significativamente i ricavi per i creator. Tuttavia, quando le royalties vengono effettivamente percepite, l’obbligo dichiarativo resta. Le royalties ricevute in criptovaluta (es. ETH) devono essere convertite in euro al cambio del giorno di ricezione per determinare il reddito imponibile.

      Domande frequenti su NFT e tasse 2026

      Devo dichiarare gli NFT che non ho venduto?

      Sì, il semplice possesso di NFT va dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non li hai venduti e non hai realizzato alcuna plusvalenza. Questo obbligo serve ai fini del monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). La mancata dichiarazione può comportare sanzioni.

      Come si calcola il valore di un NFT al 31 dicembre?

      Il valore di un NFT al 31 dicembre si determina utilizzando il prezzo di mercato alla data. Puoi utilizzare il floor price della collezione su un marketplace riconosciuto (OpenSea, Magic Eden, Blur), convertito in euro al cambio del giorno. Se l’NFT non ha un mercato attivo, puoi utilizzare l’ultimo prezzo di scambio disponibile o, in assenza, il costo di acquisto originale.

      Posso compensare le minusvalenze da NFT con le plusvalenze crypto?

      Sì, poiché gli NFT sono classificati come cripto-attività, le minusvalenze derivanti dalla vendita di NFT possono essere compensate con le plusvalenze da criptovalute e viceversa. Se in un anno hai una minusvalenza netta, puoi riportarla nei 4 anni successivi per compensare eventuali plusvalenze future. Questo vale anche per la rivalutazione delle criptovalute.

      Un NFT regalato va dichiarato?

      Sì, un NFT ricevuto in regalo (donazione) va dichiarato nel Quadro W dal momento in cui entra nel tuo wallet. Il valore di acquisizione per il calcolo di eventuali future plusvalenze sarà il valore di mercato al momento della donazione. Inoltre, le donazioni di cripto-attività possono essere soggette all’imposta sulle donazioni, con le stesse franchigie previste per le donazioni tradizionali (1 milione di euro tra genitori e figli).

      Cosa rischio se non dichiaro i miei NFT?

      La mancata dichiarazione degli NFT nel Quadro W comporta sanzioni che variano dal 3% al 15% del valore non dichiarato (raddoppiate se i fondi sono detenuti in paesi a fiscalità privilegiata). In caso di plusvalenze non dichiarate, si aggiungono le sanzioni per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% dell’imposta non versata) più gli interessi di mora. È quindi fondamentale mettersi in regola.

      Posso usare il 730 per dichiarare gli NFT?

      Dal 2024, è possibile utilizzare il 730 con il Quadro W per dichiarare le cripto-attività, inclusi gli NFT, ai fini del monitoraggio e dell’IVCA. Tuttavia, se hai realizzato plusvalenze da vendita di NFT, dovrai necessariamente utilizzare il Modello Redditi PF (che include il Quadro RT per il calcolo dell’imposta sostitutiva). Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere il modello più adatto alla tua situazione.


      Hai NFT da dichiarare? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

      La dichiarazione degli NFT e delle cripto-attività richiede competenze specifiche che non tutti i professionisti possiedono. Al CAF Centro Fiscale di Udine abbiamo un team dedicato alla fiscalità crypto e NFT, in grado di assisterti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA, e nella corretta qualificazione dei tuoi redditi da NFT.

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        CAF, CRIPTOVALUTE

        Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        Indice dei contenuti

        1. Cos’è il Mining di Criptovalute
        2. Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali
        3. Tassazione del Mining Occasionale nel 2026
        4. Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi
        5. Valore di Acquisizione delle Crypto Minate
        6. Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026
        7. Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione
        8. Costi Deducibili per il Mining Professionale
        9. Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute
        10. Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

        Il mining criptovalute 2026 rappresenta una delle attività più dibattute dal punto di vista fiscale nel panorama delle cripto-attività. Minare Bitcoin o altre criptovalute significa utilizzare la potenza di calcolo del proprio computer (o di hardware specializzato) per validare le transazioni sulla blockchain e ricevere in cambio nuove monete digitali. Ma come si tassano questi proventi? E quali obblighi fiscali deve rispettare chi fa mining in Italia?

        Con la riforma della tassazione delle cripto-attività introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e le successive modifiche del 2025, il quadro normativo si è fatto più chiaro ma anche più complesso. L’aliquota sulle plusvalenze crypto è passata al 33% dal 2026, e chi si dedica al mining criptovalute 2026 deve conoscere le regole per evitare sanzioni. In questa guida completa analizziamo ogni aspetto: dalla differenza tra mining occasionale e professionale, al valore di acquisizione delle crypto minate, fino alla compilazione del Quadro W e degli altri quadri dichiarativi.

        Cos’è il Mining di Criptovalute

        Il mining di criptovalute è il processo attraverso il quale vengono create nuove unità di moneta digitale e, contemporaneamente, vengono validate le transazioni sulla rete blockchain. In termini semplici, il miner mette a disposizione la potenza di calcolo del proprio hardware per risolvere complessi problemi matematici: chi trova la soluzione per primo riceve una ricompensa in criptovaluta (il cosiddetto block reward).

        Il meccanismo più conosciuto è il Proof of Work (PoW), utilizzato da Bitcoin e da altre criptovalute. In questo sistema, i miner competono tra loro per aggiungere un nuovo blocco alla catena. La competizione richiede hardware sempre più potente e un consumo energetico significativo, motivo per cui il mining criptovalute 2026 è diventato un’attività che comporta costi rilevanti per energia elettrica e attrezzature.

        Esistono diverse modalità di mining:

        • Mining individuale (solo mining): il miner opera in autonomia con il proprio hardware, come ASIC o GPU dedicate
        • Mining pool: più miner uniscono le proprie risorse di calcolo per aumentare le probabilità di trovare un blocco e dividono la ricompensa
        • Cloud mining: si acquista potenza di calcolo da un provider esterno che gestisce l’infrastruttura hardware, senza possedere fisicamente le macchine

        Ciascuna di queste modalità ha implicazioni fiscali diverse, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime sezioni. La distinzione fondamentale, dal punto di vista del fisco italiano, è tra chi fa mining come attività occasionale (hobby) e chi lo svolge come attività d’impresa in modo continuativo e organizzato.

        Mining Occasionale vs Mining Professionale: Differenze Fiscali

        La prima domanda che ogni miner deve porsi riguarda la natura della propria attività. Il fisco italiano distingue nettamente tra due situazioni, e questa classificazione determina tutto il trattamento fiscale del mining criptovalute 2026.

        Mining occasionale (hobby): si configura quando una persona fisica mina criptovalute in modo saltuario, senza un’organizzazione imprenditoriale strutturata. In genere si tratta di chi utilizza il proprio computer di casa o un piccolo rig con poche schede video. Non c’è continuità sistematica, non ci sono dipendenti, e l’investimento in hardware è contenuto. In questo caso, le crypto minate non generano reddito al momento della creazione: il reddito imponibile si manifesta solo quando le criptovalute vengono vendute o scambiate, sotto forma di plusvalenze.

        Mining professionale (attività d’impresa): si configura quando l’attività è svolta in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi. Indicatori tipici sono: l’acquisto di hardware dedicato costoso (ASIC, farm di GPU), l’allestimento di locali appositi, il consumo energetico elevato, la presenza di personale, e l’intento di lucro sistematico. In questa ipotesi, il mining produce reddito d’impresa ed è necessario aprire partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio e versare i contributi INPS.

        La tabella seguente riassume le principali differenze:

        CaratteristicaMining OccasionaleMining Professionale
        OrganizzazioneMinima, hardware personaleStrutturata, hardware dedicato
        ContinuitàSaltuariaSistematica e continuativa
        Partita IVANon necessariaObbligatoria
        Tipo di redditoRedditi diversi (plusvalenze)Reddito d’impresa
        Momento imposizioneAlla vendita/scambioAl momento del mining
        Aliquota33% sulle plusvalenzeIRPEF progressiva + IRAP
        Contributi INPSNoSì (Gestione Commercianti)

        Tassazione del Mining Occasionale nel 2026

        Per chi svolge mining criptovalute 2026 in modo occasionale, il trattamento fiscale segue le regole generali delle cripto-attività per le persone fisiche. Il principio fondamentale è che le criptovalute ottenute tramite mining non vengono tassate nel momento in cui vengono create, ma solo quando si realizza una plusvalenza attraverso la cessione o lo scambio.

        Quando il miner occasionale decide di vendere le crypto minate, la plusvalenza viene calcolata come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisizione. Qui emerge una questione critica: qual è il costo di acquisizione di una criptovaluta che non è stata acquistata ma creata dal nulla? Questo aspetto, che approfondiremo nella sezione dedicata, è uno dei nodi più delicati della tassazione mining crypto.

        Dal 1 gennaio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività è pari al 33% (in aumento rispetto al 26% degli anni precedenti). La plusvalenza è soggetta a imposta sostitutiva, ovvero una tassa unica che sostituisce l’IRPEF ordinaria su quei redditi specifici.

        I passaggi per la tassazione del mining occasionale sono:

        1. Mining: si ottengono criptovalute. Nessuna tassazione al momento della creazione
        2. Detenzione: le crypto restano nel wallet. Obbligo di monitoraggio nel Quadro W
        3. Vendita/Scambio: si calcola la plusvalenza (prezzo di vendita meno costo di acquisizione)
        4. Dichiarazione: la plusvalenza va indicata nel Quadro RT del Modello Redditi PF e si paga il 33%

        Un aspetto importante: le minusvalenze (perdite) possono essere compensate con le plusvalenze entro i 4 anni successivi. Questo significa che se in un anno il miner vende in perdita, può utilizzare quella perdita per ridurre le tasse sulle plusvalenze future. Per approfondire la gestione delle minusvalenze, consulta la nostra guida sugli errori nel Quadro RT.

        Mining come Attività d’Impresa: P.IVA e Contributi

        Quando il mining criptovalute 2026 viene svolto in forma organizzata e continuativa, il fisco lo classifica come attività d’impresa. Questo comporta una serie di obblighi significativamente più gravosi rispetto al mining occasionale, ma offre anche la possibilità di dedurre tutti i costi sostenuti per l’attività.

        Per avviare l’attività di mining professionale è necessario:

        • Aprire la partita IVA con codice ATECO appropriato (tipicamente 62.09.09 – “Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie informatiche” oppure 63.11.19 – “Altre elaborazioni elettroniche di dati”)
        • Iscriversi alla Camera di Commercio come ditta individuale o società
        • Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS per il versamento dei contributi previdenziali
        • Tenere la contabilità (semplificata o ordinaria a seconda del fatturato)
        • Emettere fattura in caso di cessione delle criptovalute a terzi nell’ambito dell’attività

        Il reddito da mining professionale viene tassato come reddito d’impresa, ovvero con le aliquote IRPEF progressive (dal 23% al 43%) più le addizionali regionali e comunali. A questo si aggiunge l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) con aliquota ordinaria del 3,9%.

        Una differenza cruciale rispetto al mining occasionale riguarda il momento dell’imposizione. Nel mining professionale, il reddito si genera al momento in cui le criptovalute vengono minate, non quando vengono vendute. Il valore delle crypto minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato alla data del mining, e concorre a formare il reddito d’esercizio.

        Per quanto riguarda i contributi INPS, il miner professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Commercianti. L’importo si calcola sul reddito d’impresa e comprende una quota fissa (circa 4.500 euro annui nel 2026, da versare indipendentemente dal reddito) più una quota variabile sul reddito eccedente il minimale. Questo aspetto rende il mining professionale conveniente solo quando i proventi superano significativamente i costi fissi.

        Chi ha un reddito d’impresa contenuto potrebbe valutare il regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni) e la riduzione del 35% dei contributi INPS. Tuttavia, il regime forfettario ha limiti di ricavi (85.000 euro) e non consente la deduzione analitica dei costi, il che potrebbe non essere vantaggioso per un’attività ad alto consumo energetico come il mining.

        Valore di Acquisizione delle Crypto Minate

        Uno degli aspetti più controversi della tassazione mining crypto riguarda la determinazione del valore di acquisizione delle criptovalute ottenute tramite mining. A differenza delle crypto acquistate su un exchange (dove il costo è il prezzo pagato), le crypto minate vengono create, e il loro costo di acquisizione non è immediatamente evidente.

        Esistono due approcci principali, e la scelta dipende dalla qualificazione dell’attività:

        Per il mining occasionale (persona fisica), l’orientamento prevalente è che il costo di acquisizione sia pari a zero o, al massimo, pari ai costi documentabili direttamente sostenuti per il mining (energia elettrica, quota di ammortamento dell’hardware). L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un chiarimento ufficiale specifico sul mining, ma la Circolare 30/E del 2023 stabilisce che per le cripto-attività ricevute a titolo gratuito (come le ricompense di staking) il costo è determinato dal valore normale al momento della ricezione. Per analogia, molti professionisti applicano lo stesso principio al mining.

        Per il mining professionale (reddito d’impresa), il valore delle criptovalute minate viene iscritto in bilancio al valore di mercato al momento del mining. Questo valore rappresenta sia il ricavo dell’attività sia il costo di acquisizione per future cessioni. I costi sostenuti (energia, hardware, manutenzione) vengono dedotti separatamente come costi d’esercizio.

        In pratica, per il miner occasionale conviene documentare accuratamente tutti i costi sostenuti (bollette elettriche proporzionate all’uso per mining, fatture di acquisto hardware) e il valore di mercato delle crypto al momento del mining. Questa documentazione sarà fondamentale in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si consiglia di conservare:

        • Screenshot del wallet con data e ora di ricezione delle ricompense
        • Registri di mining (log del software utilizzato)
        • Prezzi di mercato alla data di ogni ricompensa ricevuta (da siti come CoinMarketCap o CoinGecko)
        • Bollette dell’energia elettrica e calcolo della quota imputabile al mining
        • Fatture di acquisto dell’hardware utilizzato

        Come Dichiarare i Proventi da Mining nel 2026

        La dichiarazione dei proventi da mining criptovalute 2026 richiede la compilazione di diversi quadri del Modello Redditi PF. Il 730 ordinario non è sufficiente per chi ha cripto-attività da dichiarare, a meno che non si utilizzi il nuovo Quadro W introdotto nel 730/2026.

        Ecco i quadri da compilare per il mining occasionale:

        Quadro W (Monitoraggio fiscale): serve per dichiarare la detenzione delle criptovalute. Ogni crypto-attività detenuta al 31 dicembre va indicata con il valore di mercato a fine anno. Il Quadro W è obbligatorio anche se non si sono realizzate plusvalenze durante l’anno. Va indicato il controvalore in euro delle crypto possedute, specificando la tipologia di cripto-attività e l’intermediario (exchange) o il tipo di wallet utilizzato.

        Quadro RT (Plusvalenze): va compilato solo se durante l’anno si sono vendute o scambiate criptovalute realizzando plusvalenze o minusvalenze. Si indica il corrispettivo totale delle cessioni, il costo di acquisizione, e si calcola la plusvalenza netta su cui si applica l’imposta sostitutiva del 33%.

        Per il mining professionale, invece, i proventi vanno dichiarati nel:

        • Quadro RF (Reddito d’impresa in contabilità ordinaria) o Quadro RG (contabilità semplificata): qui si dichiarano i ricavi dell’attività di mining e si deducono i costi
        • Quadro RR: per il calcolo dei contributi INPS dovuti
        • Quadro W: resta comunque obbligatorio per il monitoraggio delle cripto-attività detenute

        Per approfondire la compilazione del Quadro W e le novità del 2026, ti consigliamo la nostra guida completa al Quadro W del 730/2026. Se utilizzi exchange come Binance, consulta anche la guida alla dichiarazione redditi Binance 2026 per le istruzioni specifiche su come estrarre i dati necessari.

        Cloud Mining: Inquadramento Fiscale e Tassazione

        Il cloud mining rappresenta un caso particolare nel panorama del mining criptovalute 2026. In questa modalità, il contribuente non possiede fisicamente l’hardware di mining, ma acquista potenza di calcolo (hashrate) da un provider specializzato che gestisce l’infrastruttura in data center remoti.

        La questione fiscale centrale è: il cloud mining è un’attività di mining vera e propria o un contratto di investimento? La risposta ha conseguenze importanti sul trattamento fiscale.

        Se il cloud mining viene qualificato come investimento finanziario (il contribuente investe denaro e riceve periodicamente crypto come rendimento), i proventi potrebbero essere trattati come redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria, con tassazione al momento della percezione. In questa interpretazione, il “contratto di cloud mining” è assimilabile a un prodotto finanziario.

        Se invece viene qualificato come attività di mining (il contribuente noleggia hardware per svolgere mining), si applicano le stesse regole del mining diretto: tassazione delle plusvalenze alla vendita per l’attività occasionale, o reddito d’impresa per l’attività professionale.

        L’Agenzia delle Entrate non ha ancora fornito un’interpretazione ufficiale specifica sul cloud mining. In assenza di chiarimenti, l’approccio più prudente e condiviso dalla maggior parte dei professionisti fiscali è trattare il cloud mining come investimento in cripto-attività: le crypto ricevute vanno monitorate nel Quadro W, e le eventuali plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%. I costi del contratto di cloud mining possono essere considerati come costo di acquisizione delle crypto ricevute.

        Costi Deducibili per il Mining Professionale

        Chi svolge il mining criptovalute 2026 come attività d’impresa può dedurre dal reddito tutti i costi inerenti all’attività. Questa è una delle poche consolazioni per chi affronta la tassazione progressiva IRPEF: a differenza del miner occasionale, il professionista può abbattere significativamente la base imponibile.

        I principali costi deducibili per il mining professionale sono:

        Hardware e attrezzature: l’acquisto di ASIC miner, schede video (GPU), alimentatori, sistemi di raffreddamento e altri componenti. Questi beni vengono ammortizzati secondo i coefficienti fiscali previsti (tipicamente 20% annuo per apparecchiature informatiche, con ammortamento completo in 5 anni). Se il costo unitario del bene è inferiore a 516,46 euro, è possibile la deduzione integrale nell’anno di acquisto.

        Energia elettrica: è generalmente la voce di costo più rilevante per un’attività di mining. Le bollette dell’energia sono integralmente deducibili se il locale è adibito esclusivamente al mining. Se il mining avviene in un locale ad uso promiscuo (ad esempio una stanza dell’abitazione), la deducibilità è limitata al 50%, salvo prova contraria con contatori separati.

        Gli altri costi deducibili comprendono:

        • Connessione internet: canone mensile dell’abbonamento (al 50% se uso promiscuo)
        • Affitto del locale: se si utilizza un locale dedicato al mining
        • Manutenzione e riparazioni: costi per la sostituzione di componenti, pulizia e manutenzione dell’hardware
        • Software e licenze: programmi di mining, monitoraggio e gestione
        • Consulenze professionali: commercialista, consulente fiscale, legale
        • Assicurazioni: polizze per l’attrezzatura e il locale
        • Fee delle mining pool: commissioni versate alla pool per la partecipazione

        Per massimizzare le deduzioni e gestire correttamente la contabilità dell’attività di mining, è fondamentale conservare tutta la documentazione: fatture, ricevute, contratti e registri di produzione. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assistere nella corretta impostazione della contabilità per un’attività di mining professionale.

        Obblighi IVA per il Mining di Criptovalute

        La questione dell’IVA sul mining di criptovalute è stata in parte chiarita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la sentenza Hedqvist (C-264/14), che ha stabilito che le operazioni di cambio tra valuta tradizionale e Bitcoin (e altre cripto) sono esenti da IVA ai sensi della direttiva IVA europea.

        Per quanto riguarda specificamente il mining, la situazione nel contesto del mining criptovalute 2026 è la seguente:

        Il mining puro non è soggetto a IVA. La ragione è che il miner non fornisce un servizio a un cliente identificabile: la ricompensa in criptovaluta viene dalla rete blockchain stessa, non da un committente specifico. Manca quindi il requisito del rapporto sinallagmatico (prestazione a fronte di un corrispettivo) necessario per l’applicazione dell’IVA.

        Tuttavia, ci sono delle eccezioni importanti:

        • Servizi di mining per conto terzi: se il miner fornisce servizi di validazione o elaborazione a un cliente specifico dietro compenso, il servizio è soggetto a IVA
        • Vendita di hardware usato: la cessione di attrezzature di mining è soggetta a IVA con le regole ordinarie
        • Cloud mining come servizio: il provider di cloud mining che vende potenza di calcolo a clienti è soggetto a IVA sul corrispettivo del servizio

        Per il miner professionista con partita IVA, questo significa che le ricompense da mining non generano IVA a debito, ma i costi sostenuti (hardware, energia) hanno IVA a credito che potrebbe non essere detraibile in tutto o in parte, configurandosi un’attività esente. È un aspetto tecnico complesso che richiede l’assistenza di un professionista fiscale per la corretta gestione del pro-rata IVA.

        Domande Frequenti sul Mining Criptovalute 2026

        Devo pagare le tasse sulle crypto che mino se non le vendo?

        Se fai mining come hobby (attività occasionale), non devi pagare tasse sulle crypto che mino finché non le vendi o le scambi. Tuttavia, hai l’obbligo di dichiararle nel Quadro W della dichiarazione dei redditi, indicando il loro valore al 31 dicembre. Se invece fai mining come attività d’impresa, il reddito si tassa al momento del mining, indipendentemente dalla vendita.

        Quanto si paga di tasse sul mining nel 2026?

        Per il mining occasionale, si paga il 33% sulle plusvalenze realizzate quando si vendono le crypto minate. Per il mining professionale, si paga l’IRPEF progressiva (dal 23% al 43%) più i contributi INPS e l’IRAP. Chi opta per il regime forfettario paga il 15% di imposta sostitutiva (o 5% per i primi 5 anni).

        Serve la partita IVA per fare mining?

        Non serve la partita IVA se il mining è un’attività occasionale e non organizzata. Serve obbligatoriamente se il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con investimenti significativi in hardware e infrastrutture. La distinzione dipende da fattori come l’entità dell’investimento, la continuità dell’attività e l’organizzazione dei mezzi.

        Come calcolo il costo di acquisizione delle crypto minate?

        Per il mining occasionale, il costo di acquisizione può essere determinato in base ai costi documentabili sostenuti (energia, quota hardware) o, in alternativa, al valore di mercato al momento del mining. Per il mining professionale, il valore è quello di mercato alla data di creazione, iscritto in bilancio. È fondamentale conservare tutta la documentazione (log di mining, bollette, screenshot del wallet con date).

        Il cloud mining viene tassato diversamente dal mining diretto?

        Il cloud mining può essere trattato come un investimento finanziario (redditi diversi) o come attività di mining (stesse regole del mining diretto). L’approccio più prudente è trattarlo come investimento: le crypto ricevute vanno nel Quadro W, le plusvalenze alla vendita sono tassate al 33%, e i costi del contratto sono il costo di acquisizione delle crypto.

        Cosa rischio se non dichiaro i proventi da mining?

        La mancata dichiarazione delle cripto-attività comporta sanzioni severe: dal 3% al 15% degli importi non dichiarati nel Quadro W per il monitoraggio fiscale, più sanzioni per l’omessa dichiarazione dei redditi (dal 120% al 240% dell’imposta dovuta). In caso di importi rilevanti, si possono configurare anche reati penali (dichiarazione infedele o omessa). Conviene sempre regolarizzare la propria posizione.

        Conclusione

        Il mining criptovalute 2026 è un’attività che richiede una pianificazione fiscale attenta. Che si tratti di mining occasionale tassato al 33% sulle plusvalenze o di mining professionale con partita IVA e obblighi contabili, è fondamentale conoscere le regole e rispettare gli adempimenti dichiarativi. Il Quadro W per il monitoraggio e il Quadro RT per le plusvalenze sono i due strumenti principali per il miner occasionale, mentre il professionista deve gestire una contabilità completa.

        La normativa sulle cripto-attività è in continua evoluzione, e aspetti come il valore di acquisizione delle crypto minate e il trattamento del cloud mining attendono ancora chiarimenti ufficiali dall’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti è la scelta migliore per evitare errori e sanzioni.

        Hai bisogno di assistenza per dichiarare i tuoi proventi da mining? Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione dei redditi da criptovalute e può aiutarti a gestire tutti gli adempimenti fiscali legati al mining. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento. Puoi anche scriverci a info@centrofiscale.com per una consulenza personalizzata.

        Maggio 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-28 14:00:002026-05-30 01:03:51Mining Criptovalute 2026: Tassazione, Obblighi Fiscali e Come Dichiarare i Proventi
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        Criptovalute nel Modello 730/2026, quando e come si dichiarano: le regole

        Dichiarazione dei redditi 730

        Se nel 2025 hai comprato, venduto, scambiato Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute, oppure se semplicemente le hai detenute su un wallet o su un exchange estero, la dichiarazione dei redditi 2026 ti riguarda direttamente. La domanda che ci sentiamo fare ogni primavera al CAF Centro Fiscale di Udine è sempre la stessa: «Posso dichiarare le mie cripto nel Modello 730/2026?». La risposta breve è: no, non puoi. La risposta lunga è che il 730 non è lo strumento adatto e che, per le cripto-attività, devi obbligatoriamente compilare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, anche se per il resto dei tuoi redditi il 730 sarebbe sufficiente.

        In questa guida operativa spiegheremo, in modo chiaro e con esempi concreti, perché le criptovalute non si dichiarano nel 730, quali quadri devi usare nel Modello Redditi PF 2026, qual è la nuova aliquota al 33% sulle plusvalenze in vigore dal 2026, come funzionano il Quadro W e il Quadro RT, qual è la soglia di esenzione e come gestire la direttiva DAC8 che, dal 2026, obbliga gli exchange a comunicare i dati al Fisco. Tutto aggiornato alla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e alle ultime circolari dell’Agenzia delle Entrate.

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        Indice dei contenuti

        1. Perché le criptovalute non si dichiarano nel Modello 730/2026
        2. Chi deve dichiarare le criptovalute nel 2026
        3. Quali quadri usare nel Modello Redditi PF 2026
        4. Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA
        5. Quadro RT: plusvalenze e nuova aliquota 33%
        6. Aliquota 33% dal 2026: cosa cambia rispetto al 26%
        7. Soglia di esenzione 2.000 euro: come funziona
        8. Esempi pratici di calcolo (LIFO, plusvalenze, minusvalenze)
        9. IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività
        10. Mining, staking, airdrop e NFT: come si tassano
        11. DAC8: cosa cambia dal 2026 con lo scambio automatico
        12. Sanzioni e ravvedimento operoso
        13. Scadenze 2026 e modalità di pagamento
        14. Gli errori più comuni da evitare
        15. Domande frequenti

        Perché le criptovalute non si dichiarano nel Modello 730/2026

        La regola, spesso ignorata, è semplice: il Modello 730 è pensato per lavoratori dipendenti e pensionati con redditi «ordinari», che non richiede compilazioni complesse e che permette di ottenere il rimborso o pagare l’eventuale debito direttamente in busta paga o sulla pensione. Le cripto-attività sono però trattate dal Fisco come strumenti finanziari particolari, soggetti a:

        • monitoraggio fiscale (obbligo di indicare wallet e saldi al 31/12);
        • imposta sostitutiva sulle plusvalenze;
        • IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività.

        Tutti questi adempimenti richiedono quadri specifici (il Quadro W e il Quadro RT) che non esistono nel Modello 730/2026. Di conseguenza, se nel 2025 hai detenuto o movimentato criptovalute, il 730 da solo non basta. La soluzione corretta è presentare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, eventualmente in aggiunta al 730 (modalità nota come «730 + Redditi PF integrativo») oppure presentando solo il Modello Redditi PF.

        Chi deve dichiarare le criptovalute nel 2026

        L’obbligo di dichiarazione delle cripto-attività nasce in due situazioni distinte, e non sempre coincidono:

        • Detenzione di cripto al 31/12/2025 (anche senza vendite): scatta l’obbligo di compilare il Quadro W per il monitoraggio fiscale e per il versamento dell’IVCA (0,2% sul valore detenuto).
        • Realizzo di plusvalenze nel 2025 (vendita, scambio, conversione in euro o in altra crypto, pagamento di beni/servizi): scatta l’obbligo di compilare il Quadro RT per la tassazione delle plusvalenze.

        In altre parole: anche chi nel 2025 non ha venduto nemmeno un satoshi, ma ha lasciato fermi 1.000 euro di Bitcoin sull’exchange Binance al 31/12, ha l’obbligo di dichiararli nel Quadro W. Viceversa, chi ha venduto cripto generando plusvalenze deve compilare il Quadro RT, anche se al 31/12 non ne deteneva più nemmeno una.

        Attenzione: i wallet self-custody (Ledger, Trezor, MetaMask, Phantom, ecc.) e quelli su exchange esteri (Binance, Kraken, Coinbase) sono i casi più comuni di obbligo dichiarativo. Anche gli exchange italiani (Young Platform, Conio, The Rock Trading) implicano dichiarazione del saldo nel Quadro W, salvo che applichino regime amministrato: in tal caso, l’IVCA è trattenuta dall’intermediario.

        Quali quadri usare nel Modello Redditi PF 2026

        Nel Modello Redditi Persone Fisiche 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) la dichiarazione delle cripto-attività si gioca su tre quadri principali, da compilare a seconda della situazione del contribuente:

        QuadroA cosa serveQuando si compila
        Quadro WMonitoraggio fiscale delle cripto detenute all’estero e su exchange senza ritenuta + calcolo IVCASempre, se hai detenuto cripto nel 2025 (anche senza vendite)
        Quadro RT, Sezione II-bisPlusvalenze da cripto-attività tassate al 33% (dal 2026)Quando hai realizzato plusvalenze o minusvalenze nel 2025
        Quadro RL, Sezione IIRedditi diversi da mining/staking/airdrop se occasionaliSolo per casi specifici (mining hobbistico, airdrop ricevuti, alcune forme di staking)

        Il Quadro W, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), ha sostituito il vecchio Quadro RW per le cripto-attività dal 2023. Resta tuttavia consuetudine, anche nelle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate, sentire parlare di «monitoraggio fiscale via RW»: oggi, per le crypto, il quadro corretto è W.

        Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA

        Il Quadro W del Modello Redditi PF 2026 ha due funzioni complementari:

        • Sezione I – Monitoraggio fiscale: serve a comunicare al Fisco l’esistenza e il valore delle cripto detenute all’estero (o su intermediari non residenti). È un obbligo formale di trasparenza.
        • Sezione II – IVCA: serve a liquidare l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, pari allo 0,2% (2 per mille) del valore complessivo al 31/12/2025.

        Per ogni rigo del Quadro W devi indicare:

        • codice cripto-attività (es. codice 21 per «cripto-attività»);
        • identificativo dell’exchange o del wallet;
        • quota di possesso (%);
        • valore iniziale e finale dell’anno;
        • periodo di possesso (in giorni);
        • importo dell’IVCA dovuta.

        Esempio: hai detenuto 0,5 BTC dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 su un wallet self-custody. Valore al 31/12/2025: 32.000 euro. IVCA dovuta = 32.000 × 0,2% = 64 euro. L’imposta va versata con i codici tributo dedicati (1727 per saldo, 1728 per la prima rata di acconto, 1729 per la seconda) entro le scadenze ordinarie del Modello Redditi PF.

        Quadro RT: plusvalenze e nuova aliquota 33%

        Il Quadro RT, Sezione II-bis è il cuore della tassazione cripto. Qui si calcolano le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività nel 2025 e si applica l’imposta sostitutiva.

        Per la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) l’aliquota applicabile è ancora il 26%, in quanto la riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 si applica alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 in poi. Quindi:

        • Plusvalenze realizzate nel 2025 (Modello Redditi PF 2026) → aliquota 26%;
        • Plusvalenze realizzate nel 2026 (Modello Redditi PF 2027) → aliquota 33%.

        Questa è una delle informazioni più importanti, perché molti utenti commettono l’errore di applicare già il 33% sulla dichiarazione 2026. Attenzione: i 730 e i Redditi PF presentati nel 2026 si riferiscono ai redditi 2025 e quindi all’aliquota del 26%. Le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026 in avanti saranno invece tassate al 33% e finiranno nel Modello Redditi PF 2027.

        Metodo LIFO obbligatorio

        Per calcolare la plusvalenza si usa il metodo LIFO (Last In, First Out): si considera che le prime cripto vendute siano le ultime acquistate. Questo criterio è stato espressamente confermato dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare 30/E/2023 e successive risoluzioni.

        Aliquota 33% dal 2026: cosa cambia rispetto al 26%

        La Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, comma 25) ha innalzato l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività dal 26% al 33%, con decorrenza 1° gennaio 2026. Si tratta dell’aliquota più alta mai applicata in Italia a una rendita finanziaria di questo tipo, persino superiore al 26% dei dividendi e degli interessi sui titoli di Stato esteri.

        Periodo realizzoAliquotaDichiarazioneNorma
        202326%Redditi PF 2024L. 197/2022
        202426%Redditi PF 2025L. 197/2022
        202526%Redditi PF 2026L. 197/2022
        202633%Redditi PF 2027L. 207/2024

        L’aumento al 33% è stato accompagnato dall’eliminazione della franchigia di 2.000 euro a partire dalle plusvalenze del 2026: dall’anno fiscale 2026 in poi, infatti, anche le plusvalenze sotto soglia diventano imponibili. Questa è una novità di rilievo che deve far riflettere chi gestisce piccole somme: fino al 31/12/2025 valeva la soglia di esenzione di 2.000 euro annui; dal 2026 ogni euro di plusvalenza sarà tassato. Tieni quindi presente che nella dichiarazione 2026 (redditi 2025) la franchigia 2.000 euro è ancora valida, mentre sparirà nella dichiarazione 2027 (redditi 2026).

        Soglia di esenzione 2.000 euro: come funziona

        Per il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) vige ancora la soglia di esenzione di 2.000 euro introdotta dalla L. 197/2022. La regola è questa: se la somma algebrica annua di plusvalenze e minusvalenze realizzate è inferiore o uguale a 2.000 euro, queste plusvalenze non sono tassate e non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

        Attenzione: la soglia è di esenzione, non di franchigia. Cosa significa?

        • Se realizzi 1.800 euro di plusvalenza → non paghi nulla;
        • Se realizzi 2.500 euro di plusvalenza → tassi l’intera somma al 26% (= 650 euro), non solo i 500 euro eccedenti.

        Inoltre, anche se la plusvalenza è sotto soglia e non viene tassata, restano comunque obbligatori il monitoraggio fiscale (Quadro W) e il versamento dell’IVCA.

        Esempi pratici di calcolo (LIFO, plusvalenze, minusvalenze)

        Vediamo tre casi concreti di contribuenti che si rivolgono al CAF Centro Fiscale, per capire come si calcolano le imposte.

        Caso 1 – Piccolo investitore con plusvalenza sotto soglia

        Marco ha comprato 0,02 BTC a marzo 2025 per 1.400 euro e li ha rivenduti a novembre per 2.900 euro. Plusvalenza: 1.500 euro. Essendo sotto la soglia di 2.000 euro, Marco non paga imposta sostitutiva, ma deve comunque compilare il Quadro W per il monitoraggio (nei mesi di possesso) e versare l’IVCA proporzionale al periodo.

        Caso 2 – Investitore medio con plusvalenza tassabile

        Laura ha acquistato 1 ETH a gennaio 2024 per 2.200 euro e lo ha venduto a ottobre 2025 per 4.700 euro. Plusvalenza: 2.500 euro. Supera la soglia, quindi l’intera plusvalenza è tassabile: 2.500 × 26% = 650 euro di imposta sostitutiva da versare con il codice tributo 1715. Anche in questo caso vanno compilati il Quadro RT, Sezione II-bis, e il Quadro W.

        Caso 3 – Operatore attivo con metodo LIFO

        Davide ha acquistato 3 ETH in tre tranche: aprile 2023 a 1.800 euro, gennaio 2024 a 2.500 euro, agosto 2025 a 3.200 euro. A novembre 2025 vende 1 ETH a 3.500 euro. Con il metodo LIFO, l’ETH venduto è quello acquistato più di recente (agosto 2025 a 3.200 euro). Plusvalenza: 3.500 − 3.200 = 300 euro (sotto soglia). Davide non paga imposta, ma deve dichiarare tutti i 3 ETH detenuti nel Quadro W.

        Caso 4 – Compensazione delle minusvalenze

        Le minusvalenze realizzate sulle cripto-attività possono essere portate in compensazione con plusvalenze cripto fino ai 4 periodi d’imposta successivi. Importante: non possono compensare plusvalenze di altri strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ETF), e viceversa.

        IVCA: l’imposta sul valore delle cripto-attività

        L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è analoga all’IVAFE applicata ai conti esteri: si versa annualmente in misura pari allo 0,2% (2 per mille) del valore complessivo delle cripto detenute al 31 dicembre 2025, indipendentemente dall’aver realizzato o meno plusvalenze.

        Differenze rispetto all’IVAFE:

        • Base imponibile: valore al 31/12 di tutte le cripto detenute (non la giacenza media);
        • Esonero: se il versamento dovuto è inferiore a 12 euro, non si paga;
        • Esonero ulteriore: niente IVCA per le cripto su exchange italiani con regime amministrato che fungono da sostituti d’imposta;
        • Codici tributo: 1727 (saldo), 1728 (acconto 1° rata), 1729 (acconto 2° rata).

        Un esempio rapido: se al 31/12/2025 detieni cripto per un controvalore complessivo di 10.000 euro, l’IVCA dovuta è 10.000 × 0,002 = 20 euro. Se ne detieni 5.000, l’imposta sarebbe di 10 euro: sotto la soglia minima di 12 euro, quindi non dovuta.

        Mining, staking, airdrop e NFT: come si tassano

        Oltre alle plusvalenze classiche da compravendita, esistono altre forme di reddito legate alle cripto-attività che hanno una tassazione propria.

        Mining

        Il mining svolto in modalità hobbistica/occasionale rientra tra i redditi diversi (Quadro RL, Sezione II) e si tassa come reddito ordinario in base all’aliquota IRPEF del contribuente. Se invece il mining è svolto in forma professionale e organizzata, costituisce reddito d’impresa con apertura di partita IVA, fatturazione elettronica e tutti i relativi adempimenti contabili.

        Staking

        Lo staking, ossia il blocco di cripto per ottenere ricompense (rewards), è trattato come plusvalenza cripto: i rewards confluiscono nel Quadro RT e sono tassati al 26% per le maturazioni 2025 (33% dal 2026). Il momento impositivo è quello in cui i rewards diventano disponibili, valutati al cambio del giorno di accredito.

        Airdrop

        Gli airdrop ricevuti gratuitamente sono inquadrati come redditi diversi occasionali, tassati secondo aliquota IRPEF nel Quadro RL al momento in cui sono percepiti, valutati al cambio di ricezione. Quando vengono successivamente venduti, si determina poi un’eventuale plusvalenza/minusvalenza sulla base del costo fiscale già tassato come reddito diverso.

        NFT

        Gli NFT sono assimilati a cripto-attività dal 2023 e seguono le stesse regole: plusvalenze nel Quadro RT, monitoraggio e IVCA nel Quadro W, con valutazione al valore di mercato al 31/12.

        DAC8: cosa cambia dal 2026 con lo scambio automatico

        La direttiva europea DAC8 (Direttiva UE 2023/2226) ha introdotto, per la prima volta a livello UE, un sistema di scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra Stati membri. Il recepimento italiano è in vigore dal 2026: significa che, da quest’anno, gli exchange e i prestatori di servizi cripto (CASP) con clientela italiana saranno tenuti a comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate i dati di:

        • identità degli utenti residenti in Italia;
        • saldi delle cripto detenute;
        • operazioni di compravendita e scambio effettuate.

        In pratica, dal 2026 chi pensa di non dichiarare le proprie cripto rischia di essere scoperto in automatico. L’Agenzia delle Entrate sta già ricevendo i dati di milioni di account italiani aperti su Binance, Coinbase, Kraken e altri exchange. Anche se DAC8 entra ufficialmente in regime dal 2026, gli effetti sui controlli si vedranno già sulle dichiarazioni 2026 (redditi 2025), perché il Fisco incrocerà le informazioni a posteriori.

        Sanzioni e ravvedimento operoso

        Le sanzioni per chi omette o dichiara parzialmente le cripto-attività sono particolarmente severe. Ecco un riepilogo delle principali violazioni e delle relative sanzioni:

        ViolazioneSanzione minimaSanzione massimaNote
        Omessa compilazione Quadro W (monitoraggio)3% del valore non dichiarato15% del valore non dichiaratoRaddoppiata per Paesi black list
        Omesso versamento IVCA30% dell’imposta30% dell’impostaRiducibile con ravvedimento
        Omessa indicazione plusvalenze (Quadro RT)90% imposta non versata180% imposta non versataSi applica anche se l’imposta è pari a zero
        Dichiarazione infedele90% maggiore imposta180% maggiore impostaRiducibile con ravvedimento

        Chi si accorge dell’errore può sanare la posizione con il ravvedimento operoso, ottenendo una forte riduzione della sanzione in base al tempo trascorso (da 1/10 entro 30 giorni a 1/5 oltre i 2 anni). Per i casi più complessi, è consigliato rivolgersi a un professionista o al CAF per evitare ulteriori errori in fase di regolarizzazione.

        Scadenze 2026 e modalità di pagamento

        Le principali scadenze del Modello Redditi Persone Fisiche 2026 sono:

        • 30 giugno 2026 – versamento del saldo IRPEF, dell’imposta sostitutiva sulle cripto e dell’IVCA, senza maggiorazione;
        • 30 luglio 2026 – versamento con maggiorazione dello 0,4%;
        • 30 novembre 2026 – secondo acconto IRPEF e seconda rata di acconto IVCA;
        • 31 ottobre 2026 – presentazione telematica del Modello Redditi PF 2026.

        I codici tributo principali da usare nel Modello F24 sono:

        • 1715 – imposta sostitutiva su plusvalenze da cripto-attività;
        • 1727 – saldo IVCA;
        • 1728 – prima rata di acconto IVCA;
        • 1729 – seconda rata di acconto IVCA.

        Gli errori più comuni da evitare

        Negli anni abbiamo visto ripetersi gli stessi errori. I principali, da evitare assolutamente:

        1. Pensare di poter dichiarare le cripto nel 730: il 730 non prevede i quadri W e RT, è obbligatorio il Modello Redditi PF.
        2. Applicare già il 33% sulle plusvalenze 2025: l’aliquota 33% si applica solo alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026.
        3. Dimenticare il Quadro W in caso di sola detenzione: anche senza vendite, se hai cripto al 31/12 devi dichiarare i wallet e versare l’IVCA.
        4. Confondere franchigia ed esenzione: la soglia 2.000 euro è di esenzione totale, ma una volta superata si tassa l’intero importo.
        5. Considerare estere solo le cripto su Binance o Coinbase: anche le cripto in self-custody (Ledger, MetaMask) richiedono monitoraggio.
        6. Compensare minusvalenze cripto con plusvalenze azionarie: i due regimi sono separati.
        7. Trascurare gli airdrop ricevuti: sono redditi diversi tassati a IRPEF nel momento della percezione.
        8. Dimenticare le operazioni di swap: anche lo scambio crypto-to-crypto realizza plusvalenza.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande frequenti

        Posso aggiungere le criptovalute al mio Modello 730/2026?

        No. Il 730 non prevede i quadri W e RT, fondamentali per dichiarare le cripto. Devi presentare il Modello Redditi Persone Fisiche 2026, eventualmente in aggiunta al 730 se hai redditi da lavoro dipendente o pensione.

        Se ho solo 200 euro di Bitcoin su Binance devo dichiararli?

        Sì. L’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W non ha una soglia di esenzione: anche piccoli importi vanno dichiarati. L’IVCA non si paga se inferiore a 12 euro, ma la sola compilazione del quadro è comunque obbligatoria.

        L’aliquota 33% si applica già nella dichiarazione 2026?

        No. Nel Modello Redditi PF 2026 (relativo all’anno d’imposta 2025) le plusvalenze restano tassate al 26%. L’aliquota del 33% si applica solo alle plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026, che andranno dichiarate nel Modello Redditi PF 2027.

        Cos’è la rivalutazione cripto e mi conviene?

        La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto la possibilità di rivalutare le cripto detenute al 1° gennaio, versando un’imposta sostitutiva agevolata. Successive proroghe hanno reiterato la possibilità di rivalutare anche le cripto possedute al 1° gennaio 2025 e 1° gennaio 2026 (consulta gli ultimi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate per aliquote e scadenze aggiornate). La rivalutazione conviene se prevedi una vendita futura con plusvalenza significativa: aumentando il costo fiscale, riduci l’imponibile da tassare al 33%. È una valutazione caso per caso che richiede simulazioni.

        Come dichiaro le cripto se uso più exchange e wallet?

        Ogni exchange/wallet va indicato in un rigo separato del Quadro W, con i propri valori al 1° gennaio e al 31 dicembre 2025. Per il Quadro RT (plusvalenze) si sommano invece tutte le operazioni dell’anno, applicando il metodo LIFO sull’insieme delle cripto della stessa tipologia.

        E se l’exchange italiano fa da sostituto d’imposta?

        Alcuni exchange italiani (come Young Platform per il regime amministrato) trattengono direttamente l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e versano l’IVCA. In tal caso, sei esonerato dalla compilazione del Quadro W e del Quadro RT per le cripto custodite presso quell’intermediario, ma resta l’obbligo dichiarativo per quelle detenute altrove.

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        Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per la tua dichiarazione cripto

        La dichiarazione delle cripto-attività è uno degli adempimenti più complessi della dichiarazione dei redditi, con rischi elevati di errore e sanzioni significative. Il nostro team di esperti del CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in ogni fase:

        • raccolta degli estratti conto di tutti i tuoi exchange e wallet;
        • calcolo accurato di plusvalenze e minusvalenze con metodo LIFO;
        • compilazione del Quadro W (monitoraggio + IVCA) e del Quadro RT per le plusvalenze;
        • simulazione del vantaggio della rivalutazione cripto;
        • predisposizione e invio del Modello Redditi PF 2026 integrato con il 730;
        • assistenza per il ravvedimento operoso in caso di omissioni passate.

        Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per fissare un appuntamento dedicato: ti aiuteremo a regolarizzare la tua posizione, evitando sanzioni e ottimizzando il carico fiscale. Telefono, email e indirizzo sono disponibili nella pagina contatti del nostro sito.

        Fonti normative principali: Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Bilancio 2023), art. 1 commi 126-147; Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Bilancio 2025), art. 1 c. 25; Agenzia delle Entrate – Sezione cripto-attività; Circolare n. 30/E del 27/10/2023; D.Lgs. attuativo direttiva UE 2023/2226 (DAC8); TUIR – D.P.R. 917/1986, art. 67 comma 1 lett. c-sexies.

        Maggio 25, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 08:25:432026-05-31 17:44:43Criptovalute nel Modello 730/2026, quando e come si dichiarano: le regole
        CAF, CRIPTOVALUTE

        Criptovalute Non Dichiarate: Sanzioni 2026, Ravvedimento Operoso e 5 Passi per Regolarizzarsi

        Dichiarazione redditi Criptovalute

        Hai acquistato criptovalute negli anni scorsi e non le hai mai inserite nella dichiarazione dei redditi? Non sei solo: migliaia di contribuenti italiani si trovano nella stessa situazione e oggi cercano un modo per regolarizzare la propria posizione fiscale. Il problema delle criptovalute non dichiarate riguarda sia chi ha ottenuto plusvalenze senza versare le imposte, sia chi ha semplicemente omesso di compilare il Quadro W (ex Quadro RW) per il monitoraggio fiscale.

        Con l’entrata in vigore della riforma fiscale crypto dal 1° gennaio 2023 e il progressivo inasprimento dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, il rischio di sanzioni è concreto e crescente. Le sanzioni per criptovalute non dichiarate possono arrivare fino al 240% dell’imposta dovuta, senza contare le multe per la mancata compilazione del Quadro W e il mancato versamento dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività).

        La buona notizia? Esiste il ravvedimento operoso, uno strumento che consente di regolarizzare spontaneamente la propria posizione pagando sanzioni notevolmente ridotte. In questa guida ti spieghiamo tutto: quali sono le sanzioni, come funziona il ravvedimento operoso per le criptovalute, quali documenti servono e, soprattutto, come il CAF Centro Fiscale può aiutarti a risolvere la situazione nel modo più vantaggioso.

        Indice dei contenuti

        1. Obbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la legge
        2. Sanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026
        3. Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funziona
        4. Sanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attiva
        5. Come regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentali
        6. Documenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiarate
        7. Quanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completo
        8. Rischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattano
        9. Perché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle Entrate
        10. Domande frequenti sulle criptovalute non dichiarate

        Obbligo di dichiarazione delle criptovalute: cosa dice la legge

        Il primo passo per capire se hai un problema con le criptovalute non dichiarate è conoscere esattamente quali sono i tuoi obblighi. La normativa italiana sulla tassazione delle criptovalute si è evoluta significativamente negli ultimi anni, creando non poca confusione tra i contribuenti.

        Con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), il legislatore ha introdotto per la prima volta un quadro normativo organico per le cripto-attività. Dal 1° gennaio 2023, tutte le criptovalute detenute da residenti fiscali italiani devono essere dichiarate, indipendentemente dal loro valore. Questo obbligo si concretizza in due adempimenti principali:

        • Quadro W (ex Quadro RW) del Modello 730 o del Modello Redditi PF: serve per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA
        • Quadro RT del Modello Redditi PF: per dichiarare le plusvalenze (guadagni) realizzate dalla vendita o conversione di crypto

        Ma attenzione: l’obbligo di dichiarazione non nasce nel 2023. Già dal 2016, secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate (Risoluzione n. 72/E del 2016), le criptovalute dovevano essere indicate nel Quadro RW come attività finanziarie detenute all’estero. Tuttavia, prima del 2023, l’assenza di una normativa specifica creava un’area grigia che molti contribuenti hanno sfruttato, consapevolmente o meno.

        Chi deve dichiarare le criptovalute

        L’obbligo di dichiarazione delle criptovalute riguarda tutti i residenti fiscali in Italia che possiedono o hanno posseduto cripto-attività in qualsiasi momento durante l’anno fiscale. Non importa se le crypto sono su un exchange come Binance, Coinbase, Kraken o Crypto.com, oppure su un wallet personale (cold wallet o hot wallet).

        In sintesi, devi dichiarare le criptovalute se:

        • Sei residente fiscale in Italia
        • Possiedi o hai posseduto Bitcoin, Ethereum, stablecoin o qualsiasi altra cripto-attività durante l’anno
        • Hai realizzato plusvalenze dalla vendita, conversione o scambio di crypto
        • Hai ricevuto redditi da staking, lending, airdrop o mining

        Anche chi detiene importi modesti deve compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda l’IVCA, che non è dovuta se il valore complessivo delle cripto-attività non supera i 2.000 euro.

        Sanzioni per criptovalute non dichiarate: tutti gli importi 2026

        Se hai criptovalute non dichiarate, devi sapere che le sanzioni si applicano su tre fronti distinti, ciascuno con il proprio regime sanzionatorio. Comprendere queste sanzioni è fondamentale per valutare l’urgenza di una regolarizzazione e il risparmio ottenibile con il ravvedimento operoso.

        Sanzioni per mancata dichiarazione delle plusvalenze crypto

        La sanzione più pesante colpisce chi ha realizzato plusvalenze da criptovalute senza dichiararle e senza versare l’imposta sostitutiva. In pratica, se hai venduto Bitcoin o altre crypto in guadagno e non hai pagato le tasse, rischi una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta non versata.

        Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco abbia acquistato Bitcoin per 10.000 euro nel 2021 e li abbia venduti per 30.000 euro nel 2024. La plusvalenza è di 20.000 euro, e l’imposta sostitutiva del 26% ammonta a 5.200 euro. Se Marco non ha dichiarato questa operazione, la sanzione per infedele dichiarazione va da un minimo di 6.240 euro (120% di 5.200) a un massimo di 12.480 euro (240% di 5.200), oltre ovviamente ai 5.200 euro di imposta dovuta più gli interessi legali.

        Questa sanzione è prevista dall’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 471/1997 e si applica sia in caso di dichiarazione omessa sia in caso di dichiarazione infedele (cioè presentata ma con redditi non dichiarati).

        Sanzioni per mancata compilazione del Quadro W

        Anche chi non ha realizzato plusvalenze ma ha semplicemente detenuto criptovalute senza dichiararle nel Quadro W rischia sanzioni significative. La mancata o infedele compilazione del Quadro W (monitoraggio fiscale) comporta una sanzione fissa che va da 250 a 2.000 euro per ogni anno di omissione.

        Questo significa che se hai detenuto crypto dal 2020 al 2024 senza mai compilare il Quadro RW/W, rischi sanzioni da un minimo di 1.250 euro (250 euro per 5 anni) a un massimo di 10.000 euro (2.000 euro per 5 anni). La sanzione si applica per ciascun anno fiscale in cui l’obbligo è stato violato.

        Se le cripto-attività sono detenute in Paesi black list (lista di Paesi a fiscalità privilegiata), la sanzione raddoppia: da 500 a 4.000 euro per anno. Molti exchange hanno sede in giurisdizioni che potrebbero rientrare in questa categoria, rendendo la situazione ancora più delicata.

        Sanzioni per mancato versamento dell’IVCA

        L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è un’imposta patrimoniale introdotta dal 2023, pari allo 0,2% del valore delle cripto-attività al 31 dicembre di ogni anno (con una soglia di esenzione di 2.000 euro). Chi non versa l’IVCA rischia una sanzione pari al 30% dell’imposta non versata.

        Ad esempio, se al 31 dicembre 2024 detenevi crypto per un valore di 50.000 euro, l’IVCA dovuta sarebbe di 100 euro (0,2% di 50.000). La sanzione per mancato versamento ammonterebbe a 30 euro (30% di 100 euro), oltre ovviamente ai 100 euro di imposta. Sebbene gli importi dell’IVCA siano generalmente contenuti, la sanzione si somma a tutte le altre, aggravando il quadro complessivo.

        Ravvedimento operoso per criptovalute non dichiarate: come funziona

        Il ravvedimento operoso è lo strumento più efficace per chi ha criptovalute non dichiarate e vuole regolarizzare la propria posizione prima che l’Agenzia delle Entrate avvii un accertamento. Si tratta di un istituto previsto dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 che consente al contribuente di sanare spontaneamente le violazioni fiscali pagando sanzioni significativamente ridotte.

        Il principio è semplice: prima ti ravvedi, meno paghi. Le riduzioni delle sanzioni variano in base al tempo trascorso dalla violazione originaria. Vediamo nel dettaglio come si applicano al caso delle criptovalute non dichiarate.

        Tempistiche e riduzioni delle sanzioni nel ravvedimento operoso

        Le riduzioni previste dal ravvedimento operoso seguono una scala progressiva. Prima agisci, maggiore sarà il risparmio sulle sanzioni:

        • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni dalla scadenza): sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo (massimo 1,4%)
        • Ravvedimento breve (dal 15° al 30° giorno): sanzione ridotta al 1,5% (1/10 del 15%)
        • Ravvedimento intermedio (dal 31° al 90° giorno): sanzione ridotta al 1,67% (1/9 del 15%)
        • Ravvedimento lungo (entro 1 anno o entro il termine della dichiarazione successiva): sanzione ridotta al 3,75% (1/8 del 30%)
        • Ravvedimento biennale (entro 2 anni): sanzione ridotta al 4,29% (1/7 del 30%)
        • Ravvedimento ultrannuale (oltre 2 anni): sanzione ridotta al 5% (1/6 del 30%)
        • Ravvedimento post-PVC (dopo processo verbale di constatazione): sanzione ridotta al 6% (1/5 del 30%)

        Per le violazioni relative al Quadro W (monitoraggio fiscale), la riduzione si applica alla sanzione fissa (250-2.000 euro). Nella pratica, con un ravvedimento lungo la sanzione minima per ogni anno si riduce a circa 31 euro (1/8 di 250 euro).

        Esempio pratico di ravvedimento operoso crypto

        Riprendiamo l’esempio di Marco, che ha venduto Bitcoin nel 2024 con una plusvalenza di 20.000 euro e non ha dichiarato nulla. L’imposta dovuta è di 5.200 euro (26% di 20.000). Vediamo quanto pagherebbe con il ravvedimento operoso rispetto a un accertamento:

        Senza ravvedimento (accertamento dell’Agenzia delle Entrate):

        • Imposta dovuta: 5.200 euro
        • Sanzione infedele dichiarazione (120-240%): da 6.240 a 12.480 euro
        • Sanzione Quadro W omesso: da 250 a 2.000 euro
        • Sanzione IVCA non versata (30%): variabile
        • Interessi legali: variabili
        • Totale stimato: da 11.700 a oltre 20.000 euro

        Con ravvedimento operoso (entro 1 anno dalla scadenza):

        • Imposta dovuta: 5.200 euro
        • Sanzione ridotta (3,75% dell’imposta): 195 euro
        • Sanzione Quadro W ridotta (1/8 di 250): 31 euro
        • Sanzione IVCA ridotta: importo minimo
        • Interessi legali: circa 130 euro (al tasso del 2,5%)
        • Totale stimato: circa 5.600 euro

        Il risparmio con il ravvedimento operoso è evidente: Marco pagherebbe circa 5.600 euro invece di un importo che potrebbe superare i 20.000 euro in caso di accertamento. Un risparmio di oltre il 70%.

        Sanatoria crypto 2023-2024: cosa prevedeva e se è ancora attiva

        La Legge di Bilancio 2023 aveva introdotto una speciale procedura di regolarizzazione delle cripto-attività, comunemente nota come sanatoria crypto. Questa misura straordinaria consentiva ai contribuenti di regolarizzare le criptovalute non dichiarate per i periodi d’imposta fino al 2021, pagando un’imposta sostitutiva pari al 3,5% del valore delle cripto-attività al termine di ciascun anno (o al momento della cessione, se avvenuta prima).

        In caso di plusvalenze non dichiarate, era prevista un’ulteriore imposta sostitutiva dello 0,5% per ogni anno di possesso non dichiarato. La procedura richiedeva la presentazione di un apposito modello di istanza all’Agenzia delle Entrate e il pagamento in unica soluzione o in rate.

        La scadenza originaria per aderire alla sanatoria era fissata al 30 novembre 2023, successivamente prorogata al 30 novembre 2024. Alla data attuale (2026), la sanatoria crypto è scaduta e non è più possibile aderirvi.

        Tuttavia, chi non ha aderito alla sanatoria può ancora regolarizzare la propria posizione attraverso il ravvedimento operoso, che resta sempre disponibile. Il costo sarà superiore rispetto alla sanatoria, ma comunque molto inferiore rispetto a un eventuale accertamento.

        Come regolarizzare le criptovalute non dichiarate: i 5 passi fondamentali

        Se hai deciso di regolarizzare le criptovalute non dichiarate, ecco il percorso da seguire. Si tratta di una procedura che richiede precisione e competenza tecnica: ogni anno fiscale non dichiarato deve essere sanato singolarmente con una dichiarazione integrativa.

        Passo 1: Ricostruzione della cronologia delle transazioni

        Il primo passo, e anche il più complesso, consiste nel ricostruire l’intera cronologia delle operazioni in criptovalute per ogni anno fiscale da regolarizzare. Questo significa recuperare:

        • Estratti conto da tutti gli exchange utilizzati (Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, ecc.)
        • Storico delle transazioni on-chain (da blockchain explorer)
        • Prove di acquisto: ricevute di bonifici verso exchange, screenshot di acquisti
        • Valori di mercato delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno
        • Dettaglio di ogni vendita, conversione o scambio con date, importi e controvalore in euro

        Molti exchange conservano lo storico per un periodo limitato. Se hai usato piattaforme che nel frattempo hanno cessato l’attività o hai perso l’accesso, la ricostruzione potrebbe richiedere un lavoro certosino sui blockchain explorer. Il team del CAF Centro Fiscale ti può assistere anche in questa fase delicata.

        Passo 2: Calcolo delle plusvalenze e dell’IVCA per ogni anno

        Una volta ricostruita la cronologia, occorre calcolare per ciascun anno fiscale:

        • Le plusvalenze (e le eventuali minusvalenze) realizzate
        • Il valore complessivo delle crypto al 31 dicembre (per il calcolo dell’IVCA)
        • Il saldo e la giacenza media (necessari anche per l’ISEE)

        Per gli anni precedenti al 2023, il calcolo delle plusvalenze segue regole diverse: prima della riforma, le plusvalenze da criptovalute erano tassabili come redditi diversi solo se il controvalore complessivo superava i 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi. Dal 2023, invece, ogni plusvalenza è tassabile indipendentemente dall’importo.

        Passo 3: Presentazione delle dichiarazioni integrative

        Per ogni anno fiscale da regolarizzare, occorre presentare una dichiarazione integrativa (Modello Redditi PF) che includa:

        • Quadro W compilato con tutti i dati delle cripto-attività detenute
        • Quadro RT con le plusvalenze realizzate (se presenti)
        • Calcolo e liquidazione dell’IVCA dovuta

        La dichiarazione integrativa può essere presentata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria. Ad esempio, per l’anno fiscale 2020 (dichiarazione 2021), il termine è il 31 dicembre 2026. Questo significa che il tempo stringe per gli anni più vecchi.

        Passo 4: Versamento con F24 delle imposte, sanzioni e interessi

        Dopo aver presentato le dichiarazioni integrative, bisogna versare tramite modello F24:

        • Imposte dovute: imposta sostitutiva sulle plusvalenze (26%) e IVCA (0,2%)
        • Sanzioni ridotte secondo le percentuali del ravvedimento operoso
        • Interessi legali calcolati giorno per giorno dalla scadenza originaria

        I codici tributo da utilizzare nell’F24 sono specifici per le cripto-attività. Il CAF Centro Fiscale si occupa della compilazione corretta dell’F24 per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

        Passo 5: Verifica e messa in regola per il futuro

        Una volta completata la regolarizzazione degli anni pregressi, è fondamentale impostare correttamente la dichiarazione per gli anni futuri. Questo significa:

        • Compilare regolarmente il Quadro W ogni anno
        • Dichiarare le plusvalenze nel Quadro RT
        • Versare l’IVCA entro le scadenze
        • Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni

        Il CAF Centro Fiscale offre un servizio di assistenza continuativa per la gestione fiscale delle criptovalute, sia in ufficio a Udine che online per clienti in tutta Italia.

        Documenti necessari per regolarizzare le criptovalute non dichiarate

        Per avviare la procedura di regolarizzazione delle criptovalute non dichiarate, è necessario raccogliere una serie di documenti. Prepararli in anticipo velocizza notevolmente il lavoro e riduce il rischio di errori. Ecco la lista completa:

        • Cronologia completa delle transazioni da ogni exchange utilizzato (esportabile in CSV dalla sezione storico/report di ciascuna piattaforma)
        • Estratti conto degli exchange al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno
        • Prove dei versamenti: bonifici bancari verso exchange, ricevute di acquisto tramite carta
        • Documentazione wallet: indirizzi dei wallet personali, transazioni on-chain
        • Dichiarazioni dei redditi presentate negli anni da regolarizzare (per verificare cosa è stato dichiarato)
        • Codice fiscale e documento di identità
        • Credenziali SPID o CIE (necessarie per l’invio telematico)

        Se hai utilizzato piattaforme DeFi (finanza decentralizzata), la ricostruzione è più complessa perché richiede l’analisi delle transazioni direttamente sulla blockchain. In questi casi, il supporto di un professionista esperto in tassazione crypto è praticamente indispensabile.

        Quanto costa regolarizzarsi: un esempio pratico completo

        Vediamo un esempio pratico completo per capire concretamente quanto costa regolarizzare le criptovalute non dichiarate. Prendiamo il caso di Laura, che ha iniziato a investire in crypto nel 2021 e non ha mai dichiarato nulla.

        Situazione di Laura:

        • 2021: acquisto di 5.000 euro in Bitcoin e Ethereum. Nessuna vendita. Valore al 31/12: 8.000 euro
        • 2022: nessuna operazione. Valore al 31/12: 3.500 euro (mercato in calo)
        • 2023: vendita parziale con plusvalenza di 2.000 euro. Valore al 31/12: 6.000 euro
        • 2024: vendita totale con plusvalenza di 7.000 euro. Valore al 31/12: 0 euro

        Calcolo dei costi con ravvedimento operoso (effettuato nel 2026):

        Per il 2021 e 2022 (prima della riforma): nessuna plusvalenza tassabile (soglia 51.645 euro non superata), ma omesso Quadro RW. Sanzione monitoraggio ridotta: circa 42 euro per anno (1/6 di 250 euro per ravvedimento ultrannuale).

        Per il 2023: plusvalenza di 2.000 euro, imposta 26% = 520 euro. IVCA su 6.000 euro = 12 euro. Sanzione ridotta sull’imposta (1/7 di 30% di 520): circa 22 euro. Sanzione Quadro W (1/7 di 250): 36 euro.

        Per il 2024: plusvalenza di 7.000 euro, imposta 26% = 1.820 euro. IVCA non dovuta (valore 0 al 31/12). Sanzione ridotta (1/8 di 30% di 1.820): circa 68 euro. Sanzione Quadro W (1/8 di 250): 31 euro.

        Riepilogo costi totali per Laura:

        • Imposte arretrate: 2.352 euro (520 + 12 + 1.820)
        • Sanzioni ridotte: circa 241 euro
        • Interessi legali: circa 80 euro
        • Totale: circa 2.673 euro

        Senza ravvedimento, Laura avrebbe rischiato sanzioni fino a 8.000-10.000 euro oltre alle imposte. Il risparmio è notevole e dimostra quanto sia importante agire tempestivamente.

        Rischi penali per criptovalute non dichiarate: quando scattano

        Nella maggior parte dei casi, le criptovalute non dichiarate comportano esclusivamente sanzioni amministrative. Tuttavia, esistono situazioni in cui si può incorrere in responsabilità penale. È fondamentale conoscere le soglie oltre le quali il rischio diventa molto più grave.

        Il D.Lgs. 74/2000 (reati tributari) prevede il reato di dichiarazione infedele quando:

        • L’imposta evasa supera i 100.000 euro
        • Gli elementi attivi sottratti a tassazione (cioè i redditi non dichiarati) superano il 10% del totale degli elementi attivi dichiarati, o comunque i 2 milioni di euro

        In caso di dichiarazione fraudolenta (con uso di documenti falsi o artifici contabili), le soglie si abbassano ulteriormente e le pene possono arrivare fino a 6 anni di reclusione.

        Per la stragrande maggioranza dei possessori di criptovalute, queste soglie non vengono raggiunte. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti e non ha mai dichiarato nulla dovrebbe valutare urgentemente la propria posizione con un professionista qualificato. Il ravvedimento operoso, se effettuato prima dell’avvio di accertamenti, esclude la punibilità penale.

        Perché regolarizzarsi adesso: i controlli dell’Agenzia delle Entrate

        Se ti stai chiedendo se valga davvero la pena regolarizzare le criptovalute non dichiarate, la risposta è un deciso sì, e il momento migliore è adesso. Ecco perché:

        L’Agenzia delle Entrate ha intensificato significativamente i controlli sulle cripto-attività. Dal 2024, gli exchange operanti in Italia devono essere iscritti al Registro OAM (Organismo Agenti e Mediatori) e sono obbligati a comunicare i dati dei clienti italiani alle autorità fiscali. Inoltre, la Direttiva DAC8 dell’Unione Europea, in fase di recepimento, impone lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi membri.

        Questo significa che l’Agenzia delle Entrate avrà accesso a informazioni dettagliate su chi detiene criptovalute e su quali operazioni ha effettuato. Chi non ha dichiarato sarà facilmente individuabile attraverso il data matching tra i dati degli exchange e le dichiarazioni dei redditi presentate.

        Inoltre, ricordiamo che i termini di accertamento sono di 5 anni dalla presentazione della dichiarazione (7 anni se la dichiarazione è stata omessa). Questo significa che, ad esempio, per il 2020 l’Agenzia può ancora accertare fino al 2027. Ogni anno che passa, però, le sanzioni del ravvedimento operoso aumentano. Agire subito conviene sia in termini di risparmio che di serenità.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande frequenti sulle criptovalute non dichiarate

        Cosa succede se non dichiaro le criptovalute nel 730?

        Se non dichiari le criptovalute rischi sanzioni su più fronti: dal 120% al 240% dell’imposta sulle plusvalenze non dichiarate, da 250 a 2.000 euro per anno per l’omessa compilazione del Quadro W, e il 30% dell’IVCA non versata. Con il ravvedimento operoso puoi ridurre queste sanzioni fino al 70-80%. Rivolgiti al CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione.

        Il ravvedimento operoso per le crypto richiede assistenza professionale?

        La procedura di ravvedimento operoso per le criptovalute è tecnicamente complessa: richiede la ricostruzione dello storico delle transazioni, il calcolo delle plusvalenze per ogni anno, la compilazione di dichiarazioni integrative e il versamento con codici tributo specifici. Il rischio di commettere errori che invaliderebbero il ravvedimento è concreto. Il CAF Centro Fiscale, specializzato nella fiscalità delle cripto-attività, ti assiste in ogni fase.

        Entro quando devo regolarizzare le criptovalute non dichiarate?

        Il ravvedimento operoso non ha una scadenza fissa, ma diventa più costoso con il passare del tempo. Inoltre, non è più possibile ravvedersi se l’Agenzia delle Entrate ha già avviato un accertamento formale. Per gli anni più vecchi, il termine per le dichiarazioni integrative (5 anni) sta per scadere. Per il 2020, ad esempio, la scadenza è il 31 dicembre 2026.

        La sanatoria crypto del 3,5% è ancora disponibile?

        No, la sanatoria crypto introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 è scaduta. Il termine ultimo per aderire era il 30 novembre 2024. Chi non ha aderito alla sanatoria può comunque regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso ordinario, che comporta costi superiori rispetto alla sanatoria ma comunque molto inferiori rispetto alle sanzioni piene.

        Rischio conseguenze penali per le criptovalute non dichiarate?

        Nella maggior parte dei casi, no. Le conseguenze penali scattano solo quando l’imposta evasa supera i 100.000 euro o i redditi non dichiarati superano i 2 milioni di euro. Per la maggioranza dei possessori di crypto, le sanzioni restano in ambito amministrativo. Tuttavia, chi ha operato con volumi importanti dovrebbe consultare urgentemente un professionista. Il ravvedimento operoso esclude la punibilità penale se effettuato prima dell’avvio di accertamenti.

        Devo dichiarare le criptovalute anche se non ho guadagnato nulla?

        Sì. L’obbligo di compilare il Quadro W per il monitoraggio fiscale sussiste anche se non hai realizzato plusvalenze. La sola detenzione di cripto-attività genera l’obbligo di dichiarazione e, se il valore supera i 2.000 euro, anche il versamento dell’IVCA. La mancata compilazione del Quadro W comporta sanzioni da 250 a 2.000 euro per anno.

        Le criptovalute non dichiarate rappresentano una situazione da risolvere il prima possibile. Con il progressivo rafforzamento dei controlli fiscali e l’obbligo di comunicazione da parte degli exchange, il rischio di essere scoperti aumenta ogni giorno. Fortunatamente, il ravvedimento operoso offre una via d’uscita conveniente, con sanzioni ridotte fino al 70-80% rispetto a quelle previste in caso di accertamento.

        Non aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a bussare alla tua porta: agire spontaneamente non solo costa meno, ma esclude anche il rischio di conseguenze penali.

        Hai bisogno di assistenza per regolarizzare le tue criptovalute non dichiarate? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Il nostro team è specializzato nella fiscalità delle cripto-attività e ti guida passo dopo passo nella procedura di ravvedimento.
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          CRIPTOVALUTE

          DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola

          Dichiarazione redditi Criptovalute

          Dal 1° gennaio 2026 è ufficialmente entrata in vigore in Italia la DAC8 (Directive on Administrative Cooperation n. 8), la direttiva europea che impone agli exchange di criptovalute, ai prestatori di servizi cripto e alle piattaforme di trading di comunicare automaticamente alle autorità fiscali i dati dei contribuenti italiani. Si tratta della più importante rivoluzione in materia di trasparenza fiscale sulle cripto-attività da quando il legislatore ha introdotto, con la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022), un quadro normativo organico per il settore.

          La DAC8, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 1° marzo 2024 n. 16, in attuazione della Direttiva UE 2023/2226 del Consiglio del 17 ottobre 2023 (pubblicata in GUUE L del 24 ottobre 2023), estende il modello dello scambio automatico di informazioni già operativo per i conti finanziari (CRS/DAC2) al mondo delle cripto-attività. La prima rendicontazione da parte degli exchange avverrà entro il 31 gennaio 2027 e riguarderà tutte le operazioni effettuate dagli utenti italiani nell’anno fiscale 2026.

          In questa guida completa analizziamo come funziona lo scambio automatico di dati DAC8, quali informazioni saranno trasmesse all’Agenzia delle Entrate, quali sono i controlli fiscali attesi nei prossimi mesi e – soprattutto – come mettersi in regola con la dichiarazione delle plusvalenze cripto (aliquota del 33% dal 2026), del monitoraggio fiscale nel Quadro W e dell’imposta patrimoniale IVCA sulle cripto-attività detenute. Includiamo tabelle riassuntive, esempi pratici di calcolo e i riferimenti normativi ufficiali.

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          Cos’è la DAC8 e perché cambia tutto per chi possiede criptovalute

          La DAC8 è l’ottava modifica della Direttiva 2011/16/UE sulla cooperazione amministrativa in ambito fiscale tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Approvata dal Consiglio UE il 17 ottobre 2023 (Direttiva UE 2023/2226), estende per la prima volta il principio dello scambio automatico di informazioni al mondo delle cripto-attività, allineandosi al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) elaborato dall’OCSE nel 2022.

          In termini pratici, la DAC8 obbliga tutti i prestatori di servizi di cripto-attività (i cosiddetti CASP, Crypto-Asset Service Providers) – exchange centralizzati, piattaforme di trading, custodian, gestori di NFT marketplace, e in alcuni casi anche piattaforme DeFi soggette al regolamento MiCA – a raccogliere informazioni dettagliate sui propri utenti residenti in UE e a trasmetterle automaticamente, una volta all’anno, all’amministrazione finanziaria del Paese di residenza del cliente.

          Le quattro novità chiave introdotte dalla DAC8

          • Scambio automatico globale: i dati transazionali viaggiano da exchange → autorità del paese del CASP → Agenzia delle Entrate italiana, senza necessità di alcuna richiesta specifica.
          • Inclusione di tutte le cripto-attività: Bitcoin, altcoin, stablecoin, token DeFi, e-money token (EMT) e asset-referenced token (ART) ai sensi del regolamento MiCA, NFT con funzione di investimento.
          • Estensione al ruling fiscale: obbligo di scambio automatico anche dei tax ruling preventivi su persone fisiche con patrimoni significativi (HNWI).
          • Sanzioni armonizzate: minimo 500 euro per ogni segnalazione omessa o errata, con sanzioni penali in caso di omissione sistematica.

          Il quadro normativo: dalla Legge di Bilancio 2023 alla DAC8

          Per comprendere la portata della DAC8 è necessario inquadrarla nell’evoluzione normativa italiana sulle cripto-attività degli ultimi anni. Fino al 2022 la disciplina era frammentaria e basata su risoluzioni e interpelli dell’Agenzia delle Entrate (in particolare la Risoluzione n. 72/E del 2 settembre 2016 e gli interpelli successivi che assimilavano le criptovalute alle valute estere). Con la Legge di Bilancio 2023 (L. 29 dicembre 2022 n. 197), commi 126-147, il legislatore ha introdotto per la prima volta una disciplina organica.

          Cronologia delle norme rilevanti

          NormaAnnoContenuto principale
          L. 197/2022 (commi 126-147)2023Definizione “cripto-attività”, aliquota plusvalenze 26%, Quadro W, IVCA 0,2%, sanatoria
          Provvedimento AdE 7 agosto 20232023Istruzioni operative per la regolarizzazione e per il Quadro W
          Direttiva UE 2023/2226 (DAC8)2023Scambio automatico dati cripto tra Stati UE
          L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025)2024Aliquota plusvalenze cripto al 33% dal 2026, conferma soglia 2.000 €
          D.Lgs. 16/20242024Recepimento DAC8 in Italia, in vigore dal 1° gennaio 2026
          Provvedimento AdE attuativo DAC82025-2026Specifiche tecniche tracciato XML per CASP

          Il D.Lgs. 16/2024 ha integrato il D.Lgs. 29/2014 (che già recepiva DAC1-DAC7) con un nuovo capo dedicato esclusivamente ai CASP, prevedendo regole di due diligence per identificare i clienti residenti, obblighi di raccolta del codice fiscale (TIN), tenuta della documentazione per cinque anni e procedure di verifica di residenza basate sui criteri OCSE/CARF.

          Quali dati saranno trasmessi all’Agenzia delle Entrate

          La domanda che ogni titolare di un portafoglio cripto si pone è: quali informazioni vedranno esattamente le autorità fiscali italiane? La risposta è contenuta nell’allegato VI alla Direttiva UE 2023/2226, che definisce il tracciato di reporting obbligatorio per ogni CASP. Si tratta di un dataset estremamente granulare.

          Categorie di dati comunicati

          • Dati identificativi dell’utente: nome, cognome, indirizzo, data e luogo di nascita, codice fiscale italiano (TIN), Stato di residenza fiscale.
          • Saldi a fine periodo: valore di ogni cripto-attività detenuta al 31 dicembre dell’anno di riferimento, espresso in euro al cambio ufficiale.
          • Operazioni di acquisto e vendita: per ogni transazione data, controparte (se nota), tipologia di asset, quantità, prezzo, commissioni.
          • Operazioni di scambio cripto-cripto: swap tra asset diversi (es. BTC → ETH), che secondo l’AdE non realizzano plusvalenze fiscalmente rilevanti se cripto della stessa categoria, ma vengono comunque comunicate.
          • Trasferimenti verso wallet esterni: ogni prelievo verso wallet non custoditi viene segnalato con indirizzo blockchain di destinazione.
          • Servizi di staking, lending, mining-pool: rendimenti maturati, quantità accreditate, durata del vincolo.
          • Operazioni con NFT se trattati come asset di investimento (dal 2023).

          L’aspetto più rilevante è la tracciabilità delle operazioni “off-chain”: le movimentazioni interne all’exchange (che non lasciano traccia sulla blockchain pubblica) saranno comunque visibili all’Agenzia delle Entrate. In passato erano l’unica zona grigia su cui contava chi non dichiarava; con la DAC8 questa opacità sparisce del tutto.

          Tempistica della trasmissione

          1. Anno fiscale 2026 (1° gennaio – 31 dicembre): i CASP raccolgono dati su tutti gli utenti italiani.
          2. Entro il 31 gennaio 2027: i CASP trasmettono il file XML all’autorità del Paese in cui sono stabiliti.
          3. Entro 9 mesi dalla fine dell’anno fiscale (settembre 2027): l’autorità del CASP inoltra i dati all’Agenzia delle Entrate italiana.
          4. Anni successivi: stesso schema, con flussi ricorrenti annuali.

          L’aliquota del 33% sulle plusvalenze cripto dal 2026

          Il vero spartiacque fiscale del 2026 non è soltanto la DAC8 ma anche il nuovo regime di tassazione delle plusvalenze da cripto-attività. La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024 n. 207), art. 1 comma 25, ha modificato l’art. 67 comma 1 c-sexies del TUIR portando l’aliquota dal 26% (in vigore fino al 31/12/2025) al 33% a decorrere dal 1° gennaio 2026.

          Come si calcola la plusvalenza

          La plusvalenza è la differenza tra il corrispettivo percepito (in caso di vendita o conversione in valuta fiat o in stablecoin di categoria diversa) e il costo o valore di acquisto, considerato in euro. Il legislatore ha imposto il metodo LIFO (Last In, First Out): si considerano cedute per prime le criptovalute acquistate più di recente. Resta confermata la soglia di esenzione di 2.000 euro annui: plusvalenze complessive inferiori a tale importo non sono tassate.

          Esempio pratico di calcolo

          Mario nel 2026 compra 0,5 BTC a 50.000 €/BTC (totale 25.000 €) e poi 0,3 BTC a 60.000 €/BTC (totale 18.000 €). A novembre 2026 vende 0,4 BTC al prezzo di 70.000 €/BTC (corrispettivo 28.000 €).

          • LIFO: vende prima 0,3 BTC del secondo acquisto (costo 18.000 €) + 0,1 BTC del primo acquisto (costo 5.000 €) = costo totale 23.000 €.
          • Plusvalenza lorda: 28.000 € − 23.000 € = 5.000 €.
          • Soglia esenzione 2.000 € → imponibile 3.000 € (NB: la soglia opera per tutte le plusvalenze cumulate dell’anno, non per singola operazione; alcuni interpreti la considerano franchigia, l’AdE la qualifica come soglia di rilevanza).
          • Imposta sostitutiva: 5.000 € × 33% = 1.650 € (oppure 3.000 € × 33% = 990 € secondo l’interpretazione di franchigia).

          L’imposta sostitutiva si liquida nel Quadro RT del Modello Redditi PF con codice tributo dedicato e va versata entro il termine del saldo IRPEF (in via ordinaria 30 giugno dell’anno successivo, con possibilità di pagamento a luglio con maggiorazione 0,40%).

          Quadro W e monitoraggio fiscale delle cripto-attività

          Oltre alla tassazione delle plusvalenze, ogni residente in Italia che possiede cripto-attività ha l’obbligo di compilare il Quadro W del Modello Redditi PF (che ha sostituito il precedente Quadro RW dal 2023). Si tratta dell’adempimento di monitoraggio fiscale che ha una doppia funzione: dichiarazione delle attività detenute all’estero ai sensi del D.L. 167/1990 e liquidazione dell’IVCA, l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività.

          Chi deve compilare il Quadro W

          • Chiunque detenga cripto-attività su exchange esteri (Binance, Kraken, Bybit, ecc.), per qualsiasi importo.
          • Chiunque detenga cripto-attività su wallet self-custody (Ledger, Trezor, MetaMask, ecc.), per qualsiasi importo.
          • Anche chi detiene cripto su exchange italiani regolamentati (es. The Rock Trading, Conio), per finalità IVCA.

          L’IVCA: Imposta sul Valore delle Cripto-Attività

          L’IVCA è un’imposta patrimoniale dello 0,2% (2 per mille) calcolata sul valore al 31 dicembre di tutte le cripto-attività detenute. È analoga all’IVAFE per i conti esteri. Si liquida nel Quadro W e si versa con i codici tributo dedicati istituiti con risoluzione AdE.

          Esempio: Lucia al 31/12/2026 possiede cripto-attività per un controvalore di 50.000 €. IVCA dovuta = 50.000 × 0,2% = 100 €.

          Sanzioni per omessa dichiarazione e accertamenti DAC8

          Con la DAC8 a regime, l’Agenzia delle Entrate disporrà di un incrocio automatico tra dati comunicati dagli exchange e dichiarazioni fiscali presentate. Chi non avrà dichiarato correttamente plusvalenze, IVCA o monitoraggio riceverà lettere di compliance o veri e propri avvisi di accertamento.

          ViolazioneSanzioneRiferimento
          Omessa compilazione Quadro W (monitoraggio)Dal 3% al 15% degli importi non dichiarati (raddoppiata in paesi black list)D.L. 167/1990 art. 5
          Omesso versamento IVCA30% dell’imposta non versata + interessi legaliD.Lgs. 471/1997 art. 13
          Omessa dichiarazione plusvalenzeDal 120% al 240% dell’imposta dovuta (min. 250 €)D.Lgs. 471/1997 art. 1
          Infedele dichiarazione plusvalenzeDal 90% al 180% dell’imposta dovutaD.Lgs. 471/1997 art. 1 c. 2
          Omissione CASP (mancata segnalazione DAC8)Minimo 500 € per segnalazione, fino a sanzioni penali per omissioni sistematicheD.Lgs. 16/2024

          È importante ricordare che il contribuente può sempre ricorrere al ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni, purché prima dell’avvio formale di un accertamento. La riduzione varia da 1/10 al 1/5 del minimo a seconda della tempestività.

          Come mettersi in regola: la roadmap pratica

          Se hai sottoscritto in passato operazioni su exchange (anche solo per piccoli importi) e non sei sicuro di aver dichiarato correttamente, il 2026 è l’anno spartiacque per regolarizzare la tua posizione prima che arrivino i dati DAC8. Ecco i passaggi consigliati.

          Step 1: Ricostruisci la cronologia operativa

          1. Scarica gli export CSV di tutte le operazioni da ogni exchange utilizzato (anche quelli ormai chiusi: contatta il customer care, sono obbligati a conservare 5 anni di dati).
          2. Recupera la cronologia dei wallet self-custody tramite block explorer (Etherscan, Blockchain.com).
          3. Annota in un file Excel ogni acquisto, vendita, scambio, prelievo, deposito con data, asset, quantità, prezzo in euro.

          Step 2: Calcola plusvalenze, minusvalenze e patrimonio

          • Applica il metodo LIFO anno per anno.
          • Compensa plusvalenze e minusvalenze nello stesso periodo d’imposta (le minusvalenze cripto sono riportabili nei 4 anni successivi).
          • Calcola il valore al 31/12 di ogni anno per la base IVCA.
          • Tieni conto della soglia di 2.000 € (in vigore già dal 2023).

          Step 3: Sana le annualità pregresse con il ravvedimento operoso

          Per il 2023, 2024 e 2025 – cioè per le dichiarazioni Redditi PF 2024, 2025 e 2026 – è possibile presentare una dichiarazione integrativa con ravvedimento. Le riduzioni delle sanzioni dipendono dal momento in cui si interviene:

          • Entro 90 giorni dal termine: sanzione ridotta a 1/9.
          • Entro il termine della dichiarazione dell’anno successivo: sanzione ridotta a 1/8.
          • Oltre tale termine ma prima dell’accertamento: sanzione ridotta a 1/7 o 1/6.

          Step 4: Affidati a un CAF o a un professionista

          La materia è tecnica e gli errori sono frequenti, specialmente nella ricostruzione LIFO multi-anno e nella corretta valorizzazione dei token in euro al momento dell’operazione. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i contribuenti nella compilazione del Quadro W, nel calcolo dell’IVCA e nelle dichiarazioni integrative.

          Implicazioni pratiche per il contribuente medio

          Molti pensano che la DAC8 riguardi solo i “grandi pesci”. Niente di più sbagliato: il sistema è progettato per essere massivo e automatico. Anche chi nel 2026 ha solo qualche centinaio di euro in Bitcoin su un exchange estero sarà segnalato. Tre scenari ricorrenti.

          Caso A: Trader occasionale con piccole somme

          Andrea ha 1.500 € su Binance. Non realizza plusvalenze superiori alla soglia ma deve comunque compilare il Quadro W (monitoraggio) e versare l’IVCA (3 € l’anno su 1.500 €). Senza compilazione: sanzione minima 3% × 1.500 = 45 €, ben più dell’IVCA dovuta.

          Caso B: Investitore con plusvalenze rilevanti

          Giulia nel 2026 realizza 15.000 € di plusvalenze. Imposta sostitutiva: (15.000 − 2.000) × 33% = 4.290 €. Deve compilare Quadro RT e Quadro W, versare il saldo entro il 30/6/2027.

          Caso C: Holder long-term con wallet self-custody

          Roberto detiene 1 BTC su Ledger dal 2020. Non ha mai venduto, quindi non realizza plusvalenze, ma DEVE comunque compilare il Quadro W per il monitoraggio e versare l’IVCA annuale calcolata sul valore al 31/12.

          Staking, mining, NFT: regole 2026

          La normativa italiana 2026 chiarisce anche il trattamento di redditi accessori del mondo cripto.

          • Staking: i rendimenti sono qualificati come “redditi diversi” tassati con l’aliquota sostitutiva del 33% dal 2026, al momento in cui le coin sono accreditate sul wallet del contribuente. Le coin ricevute entrano nel costo medio del patrimonio (LIFO).
          • Mining hobbystico: redditi diversi (TUIR art. 67) tassati a 33%. Il costo di acquisto è zero (mining puro) o pari al costo dell’energia se documentato.
          • Mining professionale: reddito d’impresa, P. IVA obbligatoria, IVA, contributi.
          • NFT con funzione di investimento: trattati come cripto-attività (Risoluzione AdE 2023), tassazione plusvalenze 33%, da inserire nel Quadro W.
          • Airdrop: valorizzati al momento dell’accredito al cambio del giorno, concorrono come “redditi diversi” (interpretazione AdE).

          Le scadenze fiscali per cripto-attività 2026-2027

          ScadenzaAdempimento
          30 giugno 2026Versamento saldo IRPEF + imposta sostitutiva plusvalenze 2025 (aliquota 26%) + IVCA 2025
          30 settembre 2026Termine ordinario invio telematico Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025)
          31 gennaio 2027Primo invio DAC8 da parte dei CASP (dati 2026)
          30 giugno 2027Versamento saldo plusvalenze 2026 (aliquota 33%) e IVCA 2026
          30 settembre 2027Invio Redditi PF 2027 (primo modello con dati incrociati DAC8)

          Errori comuni da evitare

          • Pensare che gli exchange esteri non comunichino: con DAC8 ogni CASP UE è obbligato. Per quelli extra-UE è in arrivo il CARF OCSE che già 60+ Paesi (USA, UK, Svizzera, Singapore inclusi) hanno aderito.
          • Non dichiarare i wallet self-custody: non vengono comunicati da exchange ma sono comunque oggetto di monitoraggio fiscale. La mancata dichiarazione è autonoma violazione.
          • Confondere franchigia e soglia: i 2.000 € sono una soglia di rilevanza – se superata, è tassata tutta la plusvalenza (interpretazione AdE prevalente).
          • Ignorare swap cripto-cripto: alcuni scambi tra asset diversi realizzano plusvalenze rilevanti (es. da BTC a stablecoin).
          • Usare il FIFO invece del LIFO: il legislatore impone il LIFO; il FIFO è ammesso solo se documentato e tracciato puntualmente per ogni lotto.

          Cosa fare subito: checklist operativa 2026

          1. Verifica di aver registrato il codice fiscale italiano su tutti gli exchange usati (i CASP non potranno segnalare senza TIN).
          2. Recupera la cronologia completa di tutte le operazioni dal 2020 in avanti (5 anni di accertamento).
          3. Ricostruisci con software dedicati (CoinTracking, Koinly, CoinLedger) o con un commercialista esperto.
          4. Predisponi un foglio Excel con valore al 31/12 di ogni anno per IVCA.
          5. Programma un controllo della tua dichiarazione Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) prima del 30 settembre 2026.
          6. Se rilevi omissioni 2023-2024, presenta integrativa con ravvedimento prima di ricevere lettere AdE.
          7. Per il 2026 in corso, tieni traccia in tempo reale di ogni operazione con prezzo in euro.

          Hai dubbi sulla tua posizione cripto? Contatta il CAF Centro Fiscale

          La materia delle cripto-attività è in continua evoluzione e richiede competenze trasversali tra fiscalità internazionale, blockchain analytics e dichiarativi italiani. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza specializzata per:

          • Ricostruzione storica delle operazioni e calcolo plusvalenze con metodo LIFO.
          • Compilazione Quadro W e versamento IVCA.
          • Dichiarazioni integrative con ravvedimento operoso per anni pregressi.
          • Assistenza in caso di lettere di compliance o accertamenti DAC8.
          • Pianificazione fiscale per investitori cripto sopra soglia.

          Per fissare un appuntamento o ricevere un preventivo, contatta il nostro studio: la prima consulenza informativa è disponibile in sede a Udine o in videocollegamento.

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          Domande frequenti su DAC8 e criptovalute 2026

          Da quando si applica concretamente la DAC8 in Italia?

          Gli obblighi di raccolta dati sono operativi dal 1° gennaio 2026. La prima trasmissione effettiva dei dati dai CASP alle autorità è prevista entro il 31 gennaio 2027 e riguarderà l’anno fiscale 2026.

          Qual è l’aliquota sulle plusvalenze cripto nel 2026?

          Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività è del 33% (in precedenza era 26%), come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024 art. 1 c. 25). Resta confermata la soglia di esenzione di 2.000 € annui.

          Devo dichiarare le cripto detenute su wallet self-custody?

          Sì. L’obbligo di monitoraggio fiscale nel Quadro W e di versamento dell’IVCA (0,2% sul valore al 31/12) si applica a tutte le cripto-attività detenute, indipendentemente dal fatto che siano su un exchange o su un wallet personale.

          Cosa succede se ho omesso dichiarazioni in anni precedenti?

          Puoi rimediare con il ravvedimento operoso: presenta una dichiarazione integrativa, versa l’imposta dovuta, le sanzioni ridotte (da 1/10 a 1/5 del minimo) e gli interessi legali. Lo strumento è disponibile fintanto che l’Agenzia non ti ha notificato un avviso di accertamento.

          Gli exchange extra-UE comunicano i dati all’Agenzia delle Entrate?

          La DAC8 si applica solo agli operatori dell’UE. Per gli exchange extra-UE è operativo il CARF dell’OCSE, già recepito da oltre 60 Paesi tra cui USA, UK, Svizzera, Singapore e UAE. Lo scambio di informazioni con questi Paesi è attivo o si attiverà progressivamente entro il 2027-2028.

          Cosa rischio se non dichiaro le cripto?

          Le sanzioni per omessa compilazione del Quadro W vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. L’omessa dichiarazione di plusvalenze comporta sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta. In caso di omessi versamenti IVCA si applica il 30% dell’imposta non pagata più gli interessi.

          Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 10:48:442026-05-30 01:04:03DAC8 e Criptovalute 2026: Scambio Dati, Controlli Fiscali e Come Mettersi in Regola
          CAF, CRIPTOVALUTE

          Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia

          Dichiarazione redditi Criptovalute

          Staking criptovalute 2026: come funziona la tassazione dei rendimenti crypto in Italia? Se possiedi Bitcoin, Ethereum o altre criptovalute e stai guadagnando ricompense tramite staking, devi sapere che il fisco italiano considera questi rendimenti come redditi imponibili. Con l’aliquota al 33% introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, capire come dichiarare correttamente i proventi da staking criptovalute è diventato fondamentale per evitare sanzioni e problemi con l’Agenzia delle Entrate.

          In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sullo staking criptovalute 2026: cos’è, come vengono tassati i reward, quale modello dichiarativo usare (Quadro W e Quadro RT), e ti mostriamo un esempio pratico con il calcolo dell’imposta. Se hai dubbi sulla tua situazione fiscale crypto, il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione criptovalute 2026 e può assisterti in ogni fase della dichiarazione.

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona
          2. Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze
          3. Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026
          4. Momento Imponibile e Valore di Acquisizione
          5. Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF
          6. Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta
          7. Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking
          8. Exchange e Report Fiscale per lo Staking
          9. Domande Frequenti
          10. Assistenza per la Dichiarazione Crypto

          Cos’è lo Staking Crypto e Come Funziona

          Lo staking criptovalute è un meccanismo che permette di ottenere rendimenti passivi bloccando le proprie crypto a supporto di una blockchain che utilizza il protocollo Proof of Stake (PoS). In pratica, invece di lasciare le criptovalute ferme nel wallet senza produrre nulla, le “metti in staking” per contribuire alla validazione delle transazioni sulla rete. In cambio, ricevi delle ricompense (chiamate staking rewards) sotto forma di nuove unità della stessa criptovaluta.

          Il funzionamento è semplice: le blockchain Proof of Stake come Ethereum, Solana, Cardano e Polkadot non richiedono enormi consumi energetici come il mining di Bitcoin. Al contrario, selezionano i validatori in base alla quantità di crypto che hanno vincolato. Più token metti in staking, maggiore è la probabilità di essere selezionato come validatore e di ricevere reward.

          Esistono diverse modalità di staking criptovalute 2026:

          • Staking diretto (nativo): blocchi i token direttamente sulla blockchain, diventando un validatore o delegando a uno. Richiede un importo minimo (ad esempio, 32 ETH per Ethereum)
          • Staking tramite exchange: piattaforme come Binance, Coinbase e Kraken offrono servizi di staking semplificato, senza importi minimi elevati
          • Liquid staking: ricevi un token derivato (es. stETH per Ethereum) che rappresenta la tua posizione in staking, mantenendo la liquidità dei tuoi fondi
          • Staking su DeFi: protocolli decentralizzati come Lido, Rocket Pool o Marinade offrono staking con rendimenti variabili

          I rendimenti da staking variano in base alla criptovaluta e alla piattaforma utilizzata. Nel 2026, le percentuali annue (APY) si aggirano mediamente tra il 3% e il 12%, con alcune altcoin che offrono rendimenti ancora superiori ma con rischi maggiori.

          Staking, Lending e Liquidity Providing: le Differenze

          Quando si parla di rendimenti crypto, è importante distinguere tra tre attività diverse che, pur generando tutte dei proventi, hanno caratteristiche e trattamenti fiscali differenti. Vediamo nel dettaglio le differenze per capire come ciascuna impatta sulla tua dichiarazione dei redditi.

          Lo staking, come abbiamo visto, consiste nel bloccare le proprie criptovalute per partecipare alla validazione delle transazioni su una blockchain Proof of Stake. I reward vengono generati dal protocollo stesso e sono proporzionali alla quantità vincolata. Dal punto di vista fiscale, i rendimenti da staking criptovalute 2026 sono classificati come redditi diversi ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies) del TUIR.

          Il lending crypto (prestito di criptovalute) funziona in modo diverso: presti le tue crypto a una piattaforma o a un altro utente e ricevi in cambio un interesse. Piattaforme centralizzate e protocolli DeFi come Aave o Compound offrono questo servizio. I proventi da lending, secondo l’interpretazione prevalente, rientrano anch’essi tra i redditi diversi di natura finanziaria, tassati con la stessa aliquota dello staking.

          Il liquidity providing consiste nel depositare coppie di token in un pool di liquidità (ad esempio su Uniswap o PancakeSwap) per facilitare gli scambi decentralizzati. In cambio ricevi una quota delle commissioni di trading. Questa attività presenta una complessità fiscale maggiore perché, oltre ai rendimenti, si verifica il fenomeno dell’impermanent loss (perdita temporanea), che rende più difficile il calcolo delle plusvalenze crypto.

          In sintesi, ecco un confronto rapido:

          AttivitàMeccanismoClassificazione fiscaleComplessità dichiarativa
          StakingBlocco token per validazioneRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
          LendingPrestito crypto con interesseRedditi diversi (art. 67 TUIR)Media
          Liquidity ProvidingDeposito in pool di liquiditàRedditi diversi + impermanent lossAlta

          Qualunque sia l’attività che svolgi, i rendimenti vanno dichiarati. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a classificare correttamente ogni tipo di provento e a compilare la dichiarazione senza errori.

          Come Viene Tassato lo Staking Criptovalute nel 2026

          La tassazione staking criptovalute 2026 segue le regole introdotte dalla riforma fiscale delle cripto-attività. I rendimenti da staking sono considerati redditi diversi di natura finanziaria e vengono tassati con l’imposta sostitutiva. Ma qual è l’aliquota applicabile?

          Con la Legge di Bilancio 2026, l’aliquota sulle plusvalenze da criptovalute è passata dal 26% al 33%. Questa aliquota si applica anche ai rendimenti derivanti da staking, lending e altre attività che generano proventi da cripto-attività. In pratica, se durante l’anno fiscale 2025 hai maturato reward dallo staking, dovrai versare il 33% di imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate.

          È fondamentale capire un aspetto chiave: lo staking criptovalute genera un doppio evento fiscale:

          1. Al momento della percezione del reward: ricevi nuovi token. Il loro valore in euro al momento dell’accredito diventa il tuo costo di acquisizione (o “prezzo di carico”)
          2. Al momento della vendita o conversione: quando vendi o converti quei token in euro o in un’altra crypto, la differenza tra il prezzo di vendita e il costo di acquisizione costituisce la plusvalenza tassabile al 33%

          Questa distinzione è cruciale perché il semplice accredito dei reward nel wallet non genera di per sé una plusvalenza: stabilisce solo il valore di carico. La tassazione vera e propria scatta quando realizzi il guadagno, cioè quando vendi o scambi i token ricevuti come reward.

          Momento Imponibile e Valore di Acquisizione nello Staking

          Uno degli aspetti più delicati della tassazione staking crypto riguarda la determinazione del momento imponibile e del valore di acquisizione dei token ricevuti come reward. Capire bene questi concetti è essenziale per calcolare correttamente le imposte dovute.

          Il momento della percezione coincide con l’istante in cui i reward da staking vengono accreditati nel tuo wallet o nel tuo account sull’exchange. In quel preciso momento, il valore di mercato dei token ricevuti in euro diventa il loro costo di acquisizione ai fini fiscali. Supponiamo che il 15 marzo 2025 ricevi 0,05 ETH come reward di staking e che in quel momento Ethereum vale 3.200 euro: il tuo costo di acquisizione per quei 0,05 ETH sarà di 160 euro.

          Questo valore è importante perché, quando successivamente venderai o scambierai quei 0,05 ETH, la plusvalenza sarà calcolata come differenza tra il prezzo di vendita e i 160 euro di costo di acquisizione. Se li vendi quando ETH vale 4.000 euro, riceverai 200 euro e la plusvalenza sarà di 40 euro (200 – 160), su cui pagherai il 33% di imposta.

          Per determinare correttamente il valore di mercato al momento della percezione, puoi utilizzare:

          • Il prezzo riportato dall’exchange al momento dell’accredito (la fonte più semplice e documentabile)
          • Piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko, che registrano i prezzi storici
          • Il report fiscale dell’exchange, che spesso include già il controvalore in euro

          Un aspetto da non sottovalutare: se ricevi reward di staking con frequenza giornaliera (come accade su molte piattaforme), avrai potenzialmente 365 eventi di acquisizione in un anno, ciascuno con un valore di mercato diverso. Questo rende la gestione contabile particolarmente complessa e rende quasi indispensabile l’utilizzo di un software di tracciamento o il supporto di un professionista.

          Come Dichiarare lo Staking nel Modello Redditi PF

          Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, devi utilizzare il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico). Non è possibile utilizzare il 730 per le criptovalute se hai plusvalenze da staking da dichiarare. Vediamo quali quadri compilare.

          Quadro W: Monitoraggio delle Cripto-attività

          Il Quadro W (che ha sostituito il vecchio Quadro RW) serve per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute. Qui devi indicare il valore delle criptovalute possedute al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno fiscale, incluse quelle in staking. Il Quadro W è obbligatorio per tutte le cripto-attività, indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato o meno delle plusvalenze.

          Nel Quadro W devi riportare:

          • Colonna 1: codice identificativo della cripto-attività
          • Colonna 3: valore iniziale (1° gennaio)
          • Colonna 4: valore finale (31 dicembre)
          • Sezione IVAFE: l’imposta sul valore delle cripto-attività è pari allo 0,2% annuo sul valore di mercato

          I token ricevuti come reward di staking durante l’anno vanno inclusi nel valore al 31 dicembre, aumentando quindi la base imponibile IVAFE.

          Quadro RT: Plusvalenze da Cripto-attività

          Il Quadro RT è dove dichiari le plusvalenze realizzate dalla vendita o conversione delle criptovalute, inclusi i token ottenuti da staking. Qui indicherai:

          • Corrispettivi: il totale dei ricavi dalle vendite/conversioni di crypto nell’anno
          • Costo di acquisizione: il valore di carico dei token al momento della percezione (per i reward di staking) o dell’acquisto
          • Plusvalenza netta: la differenza tra corrispettivi e costo, su cui si applica l’aliquota del 33%

          La compilazione corretta del Modello Redditi PF con Quadro W e Quadro RT richiede precisione e competenza. Un errore nella determinazione del costo di acquisizione o nella classificazione dei redditi può comportare sanzioni significative. Il CAF Centro Fiscale di Udine dispone di operatori specializzati in dichiarazioni crypto che possono gestire la tua pratica dall’inizio alla fine.

          Esempio Pratico: Staking ETH con Calcolo Imposta

          Vediamo un esempio pratico di staking criptovalute 2026 per capire concretamente come funziona il calcolo dell’imposta. Supponiamo che Marco abbia messo in staking 10 ETH su Coinbase a partire da gennaio 2025, con un rendimento annuo (APY) del 4%.

          Fase 1: Accredito dei Reward

          Durante il 2025, Marco riceve complessivamente 0,4 ETH come reward di staking. Ipotizziamo che il prezzo medio di Ethereum al momento dei vari accrediti sia stato di 3.500 euro. Il valore di acquisizione dei reward è quindi:

          0,4 ETH x 3.500 euro = 1.400 euro (costo di acquisizione dei reward)

          Fase 2: Vendita dei Reward

          A novembre 2025, Marco decide di vendere i suoi 0,4 ETH di reward quando il prezzo di Ethereum è salito a 4.200 euro. Il ricavo dalla vendita è:

          0,4 ETH x 4.200 euro = 1.680 euro (corrispettivo di vendita)

          Fase 3: Calcolo della Plusvalenza e Imposta

          La plusvalenza è la differenza tra corrispettivo e costo di acquisizione:

          1.680 – 1.400 = 280 euro (plusvalenza netta)

          L’imposta sostitutiva al 33% sulla plusvalenza è:

          280 x 33% = 92,40 euro (imposta dovuta)

          Riepilogo dell’Esempio

          VoceImporto
          ETH in staking10 ETH
          Reward ricevuti (APY 4%)0,4 ETH
          Valore acquisizione reward1.400 euro
          Corrispettivo vendita reward1.680 euro
          Plusvalenza280 euro
          Imposta 33%92,40 euro

          Inoltre, Marco dovrà pagare l’IVAFE dello 0,2% sul valore totale delle cripto-attività detenute al 31 dicembre 2025, calcolata nel Quadro W. Considerando i 10 ETH iniziali più i reward, se il valore totale al 31 dicembre fosse di circa 43.680 euro, l’IVAFE sarebbe di circa 87,36 euro.

          Soglia 2.000 Euro e Rendimenti da Staking

          Una delle domande più frequenti sulla tassazione staking criptovalute 2026 riguarda la soglia di 2.000 euro. La normativa prevede infatti che le plusvalenze da cripto-attività inferiori a 2.000 euro nell’anno fiscale non siano soggette a tassazione. Ma come funziona questa soglia in relazione ai rendimenti da staking?

          La soglia di 2.000 euro si applica alle plusvalenze complessive realizzate nell’anno da tutte le operazioni su cripto-attività: vendite, conversioni, permute e anche vendita dei token ottenuti da staking. Questo significa che i rendimenti da staking contribuiscono al raggiungimento della soglia.

          Facciamo un esempio concreto per chiarire:

          • Plusvalenza dalla vendita di Bitcoin: 1.200 euro
          • Plusvalenza dalla vendita di reward da staking ETH: 600 euro
          • Totale plusvalenze: 1.800 euro → sotto la soglia di 2.000 euro, nessuna imposta dovuta

          Se invece il totale superasse i 2.000 euro, l’intera plusvalenza sarebbe tassata (non solo la parte eccedente). Ad esempio, con plusvalenze totali di 2.500 euro, pagheresti il 33% su tutti i 2.500 euro, non solo sui 500 euro eccedenti.

          Attenzione: la soglia di 2.000 euro riguarda solo le plusvalenze, cioè i guadagni effettivamente realizzati dalla vendita. L’obbligo di monitoraggio nel Quadro W e il pagamento dell’IVAFE restano comunque dovuti, anche se non hai realizzato alcuna plusvalenza. Il semplice possesso di criptovalute, anche quelle in staking, va sempre dichiarato.

          Exchange e Report Fiscale per lo Staking

          Per dichiarare correttamente i rendimenti da staking criptovalute 2026, è fondamentale avere una documentazione precisa di tutte le operazioni. Molti exchange offrono strumenti per generare report fiscali che semplificano notevolmente il lavoro dichiarativo. Vediamo quali piattaforme offrono i migliori strumenti.

          Binance è uno degli exchange più utilizzati in Italia e offre un servizio di report fiscale dedicato. Nella sezione “Tax” del tuo account puoi scaricare un riepilogo completo che include tutte le transazioni di staking, con il controvalore in euro al momento di ogni accredito. Binance collabora anche con piattaforme di terze parti come Koinly e CoinTracker per generare report conformi alla normativa italiana.

          Coinbase mette a disposizione una sezione “Taxes” dove puoi generare un riepilogo delle tue attività, incluso lo staking. Il report include i reward ricevuti, le date di accredito e il valore in euro. Coinbase è particolarmente apprezzato per la chiarezza dei suoi report, che facilitano la compilazione del Modello Redditi PF.

          Kraken offre un report dettagliato delle operazioni di staking nella sezione “History” dell’account. Puoi esportare i dati in formato CSV per importarli in software di calcolo fiscale. Crypto.com fornisce un servizio simile con report scaricabili in diversi formati.

          Per chi utilizza wallet decentralizzati (MetaMask, Ledger) o protocolli DeFi, la situazione è più complessa perché non esiste un report fiscale automatico. In questi casi è consigliabile utilizzare software specializzati come:

          • Koinly: supporta oltre 350 exchange e blockchain, genera report fiscali specifici per l’Italia
          • CoinTracker: traccia automaticamente le transazioni on-chain e genera un riepilogo fiscale
          • CryptoTaxCalculator: software specializzato con supporto per DeFi e staking su protocolli decentralizzati

          Qualunque strumento tu utilizzi, è fondamentale conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni. Il CAF Centro Fiscale può verificare la correttezza dei report generati dagli exchange e integrarli nella tua dichiarazione dei redditi crypto.

          Domande Frequenti sullo Staking Criptovalute 2026

          Lo staking di criptovalute va dichiarato anche se non vendo i reward?

          Sì, il possesso di criptovalute in staking va sempre dichiarato nel Quadro W del Modello Redditi PF, anche se non hai venduto nulla. I reward accreditati aumentano il valore del tuo portafoglio e vanno inclusi nel calcolo al 31 dicembre. L’IVAFE dello 0,2% è dovuta sul valore complessivo. La plusvalenza, invece, si tassa solo quando vendi o converti i token.

          Qual è l’aliquota sullo staking crypto nel 2026?

          L’aliquota sulle plusvalenze da staking criptovalute 2026 è del 33%, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Questa aliquota si applica alla differenza tra il corrispettivo di vendita dei token ottenuti come reward e il loro valore di acquisizione al momento dell’accredito.

          Come si calcola il valore di acquisizione dei reward da staking?

          Il valore di acquisizione dei reward corrisponde al prezzo di mercato in euro della criptovaluta nel momento esatto in cui i reward vengono accreditati nel tuo wallet o account. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange o il valore su CoinMarketCap alla data dell’accredito.

          I rendimenti da staking contribuiscono alla soglia di 2.000 euro?

          Sì, le plusvalenze derivanti dalla vendita di token ottenuti tramite staking si sommano a tutte le altre plusvalenze crypto dell’anno. Se il totale complessivo supera la soglia di 2.000 euro, l’intera somma è soggetta a tassazione al 33%. Se resta sotto i 2.000 euro, non è dovuta alcuna imposta sulle plusvalenze (ma l’IVAFE è sempre dovuta).

          Posso compensare le perdite da staking con le plusvalenze?

          Sì, le minusvalenze realizzate dalla vendita di token (inclusi quelli ottenuti da staking) possono essere compensate con le plusvalenze dello stesso anno o dei 4 anni successivi. Ad esempio, se hai venduto reward da staking in perdita, puoi utilizzare quella minusvalenza per ridurre le plusvalenze future.

          Hai Bisogno di Assistenza per la Dichiarazione Crypto?

          La tassazione dello staking criptovalute 2026 presenta complessità che richiedono competenze specifiche: dalla determinazione del valore di acquisizione dei reward, alla compilazione corretta del Quadro W e del Quadro RT, fino al calcolo dell’IVAFE. Un errore nella dichiarazione può comportare sanzioni anche pesanti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella tassazione delle criptovalute e offre un servizio dedicato per chi fa staking, lending o trading crypto. I nostri operatori analizzano i report degli exchange, calcolano le plusvalenze e compilano la dichiarazione per te, garantendo la conformità con la normativa vigente.

          Non rischiare errori nella dichiarazione crypto: affidati a professionisti che conoscono la materia. Contatta il CAF Centro Fiscale per una consulenza personalizzata sulla tua situazione fiscale legata alle criptovalute.

          Scrivici su WhatsApp: 366 601 8121

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            Maggio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/12/Dichiarazione-redditi-Criptovalute.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-18 14:00:002026-05-30 01:04:18Staking Criptovalute 2026: Come Funziona la Tassazione dei Rendimenti Crypto in Italia
            CAF, CRIPTOVALUTE

            Quadro W Criptovalute 2026: Come Compilarlo nel Modello Redditi PF con Esempi Pratici

            Dichiarazione redditi Criptovalute

            Il Quadro W criptovalute 2026 è il modulo obbligatorio del Modello Redditi PF attraverso il quale ogni residente fiscale italiano deve dichiarare il possesso di Bitcoin, Ethereum e qualsiasi altra cripto-attività. Se possiedi criptovalute su exchange come Binance, Coinbase o Kraken, oppure in un wallet personale, sei tenuto a compilare questa sezione per il monitoraggio fiscale e per il calcolo dell’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) pari allo 0,2%.

            A partire dal periodo d’imposta 2023, il legislatore ha introdotto il Quadro W in sostituzione del vecchio Quadro RW specificamente per le cripto-attività, semplificando la struttura ma rendendo più stringenti gli obblighi dichiarativi. Con l’aliquota sulle plusvalenze salita al 33% dal 2026, compilare correttamente il quadro W criptovalute 2026 è fondamentale per evitare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa.

            In questa guida completa ti spieghiamo passo dopo passo come compilare il Quadro W nel Modello Redditi PF 2026, con esempi pratici con numeri reali, il calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e tutti gli errori da evitare. Se hai dubbi, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per assisterti nella compilazione.

            Indice dei contenuti

            1. Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute
            2. Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026
            3. Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW
            4. Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto
            5. Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet
            6. Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026
            7. Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%
            8. Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%
            9. Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto
            10. Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare
            11. Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026
            12. Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

            Cos’è il Quadro W e Perché è Obbligatorio per le Criptovalute

            Il Quadro W è la sezione del Modello Redditi PF dedicata al monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute da persone fisiche residenti in Italia. Questo quadro assolve una duplice funzione: da un lato consente all’Agenzia delle Entrate di monitorare le attività in criptovalute possedute dai contribuenti italiani, dall’altro serve come base per il calcolo dell’IVCA, l’imposta patrimoniale dello 0,2% sul valore delle crypto.

            L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 nasce dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022), che ha introdotto per la prima volta un quadro fiscale specifico per le cripto-attività, separandole dagli altri investimenti esteri che continuano a essere dichiarati nel Quadro RW. Questa scelta del legislatore riflette la crescente importanza del fenomeno crypto e la necessità di un monitoraggio dedicato.

            In termini pratici, il Quadro W funziona come una sorta di “fotografia” del tuo portafoglio crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Devi indicare il valore iniziale (quanto valevano le tue crypto all’inizio dell’anno) e il valore finale (quanto valevano alla fine dell’anno). Su quest’ultimo importo si calcola poi l’imposta IVCA.

            È importante capire che l’obbligo sussiste indipendentemente dal fatto che tu abbia realizzato guadagni o perdite. Anche se non hai venduto nulla e il valore delle tue crypto è diminuito, devi comunque compilare il Quadro W. L’unica esenzione riguarda chi non ha mai detenuto cripto-attività durante l’anno d’imposta.

            Chi Deve Compilare il Quadro W per le Criptovalute nel 2026

            L’obbligo di compilazione del quadro W criptovalute 2026 riguarda tutti i residenti fiscali italiani che, nel corso del 2025 (anno d’imposta di riferimento), hanno detenuto cripto-attività in qualsiasi forma. Non esiste una soglia minima al di sotto della quale l’obbligo viene meno: anche chi possiede pochi euro in Bitcoin deve dichiararlo.

            Soggetti obbligati alla compilazione

            I soggetti tenuti alla compilazione includono chi detiene criptovalute su exchange centralizzati come Binance, Coinbase, Kraken, Crypto.com, Bitpanda e simili, chi possiede crypto in wallet non custodial (MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet), chi ha token DeFi depositati in protocolli di finanza decentralizzata come staking, lending o liquidity pool, chi possiede NFT (Non-Fungible Token) con valore economico e chi ha ricevuto criptovalute in regalo, airdrop o mining.

            Un aspetto fondamentale da sottolineare: l’obbligo riguarda la residenza fiscale, non la cittadinanza. Anche uno straniero residente in Italia deve compilare il quadro W criptovalute 2026. Allo stesso modo, un italiano residente all’estero (iscritto AIRE) non è tenuto a questo adempimento in Italia, ma dovrà verificare le regole fiscali del proprio Paese di residenza.

            La differenza rispetto al 730 è importante: il Quadro W esiste solo nel Modello Redditi PF, quindi chi normalmente presenta il 730 dovrà predisporre anche il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W, oppure optare direttamente per il Modello Redditi PF completo. Dal 2024, il Quadro W è stato introdotto anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per la dichiarazione completa delle cripto-attività con calcolo plusvalenze, resta consigliato il Modello Redditi PF.

            Differenza tra Quadro W e Vecchio Quadro RW

            Prima del 2023, le criptovalute venivano dichiarate nel Quadro RW, lo stesso utilizzato per conti correnti esteri, immobili all’estero e investimenti finanziari detenuti fuori dall’Italia. Il Quadro W rappresenta l’evoluzione specifica per le cripto-attività e presenta diverse differenze sostanziali rispetto al precedente sistema.

            La prima grande differenza riguarda la collocazione: il Quadro RW continua a esistere per gli altri investimenti esteri (conti correnti esteri, immobili, partecipazioni), mentre il Quadro W è riservato esclusivamente alle cripto-attività. Questa separazione permette un monitoraggio più preciso e specifico.

            La seconda differenza riguarda l’imposta applicata. Nel Quadro RW si calcola l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere) con aliquota del 0,2%. Nel Quadro W si calcola l’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività), anch’essa allo 0,2%, ma con regole di calcolo specifiche per le crypto.

            La terza differenza è il codice identificativo: nel Quadro RW le criptovalute usavano il codice generico 14, ora nel Quadro W il codice investimento 14 è dedicato specificamente alle cripto-attività con una classificazione più dettagliata.

            Infine, il Quadro W prevede una sezione specifica per le plusvalenze (la sezione II), che nel vecchio sistema richiedeva la compilazione separata del Quadro RT. Oggi, con il Quadro W del Modello Redditi PF, hai tutto in un unico modulo: monitoraggio, IVCA e tassazione delle plusvalenze.

            Quali Dati Inserire nel Quadro W per le Crypto

            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 richiede l’inserimento di dati precisi per ogni posizione in cripto-attività che detieni. Vediamo campo per campo cosa devi indicare nel modulo.

            Sezione I: Monitoraggio fiscale e IVCA

            Nella Sezione I del Quadro W devi indicare i seguenti dati per ciascuna cripto-attività detenuta:

            • Codice investimento: inserisci il codice 14, che identifica le cripto-attività
            • Tipo di operazione: codice 1 se la posizione è stata mantenuta per tutto l’anno, 2 se è stata aperta durante l’anno, 3 se è stata chiusa, 4 se è stata sia aperta che chiusa nello stesso anno
            • Valore iniziale (colonna 7): il controvalore in euro delle cripto-attività al 1° gennaio 2025 (o alla data di acquisto se successiva)
            • Valore finale (colonna 8): il controvalore in euro al 31 dicembre 2025 (o alla data di cessione se precedente)
            • Giorni di possesso (colonna 6): il numero di giorni in cui hai detenuto le cripto-attività durante l’anno (massimo 365)
            • Stato estero: indicare il codice dello Stato in cui ha sede l’exchange o, per i wallet decentralizzati, non compilare questo campo

            Il valore in euro si determina utilizzando il cambio rilevato sul sito dell’exchange dove sono detenute le crypto, oppure su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko alla data di riferimento.

            Sezione II: Plusvalenze e minusvalenze

            La Sezione II del Quadro W serve per dichiarare le plusvalenze (guadagni) e le minusvalenze (perdite) realizzate durante l’anno dalla vendita o conversione di cripto-attività. Qui devi indicare:

            • Corrispettivo di cessione: quanto hai incassato (in euro) dalla vendita delle crypto
            • Costo di acquisto: quanto avevi pagato (in euro) per acquistare le crypto vendute
            • Plusvalenza o minusvalenza: la differenza tra corrispettivo e costo
            • Imposta sostitutiva: il 33% calcolato sulla plusvalenza netta

            Ricorda che le plusvalenze sono tassabili solo se realizzate, cioè solo se hai effettivamente venduto, scambiato o convertito le cripto-attività. Il semplice aumento di valore senza vendita (plusvalenza latente) non genera obbligo fiscale nella Sezione II, ma il valore finale va comunque indicato nella Sezione I per il calcolo dell’IVCA.

            Come Recuperare i Dati dagli Exchange e Wallet

            Uno degli aspetti più impegnativi nella compilazione del quadro W criptovalute 2026 è la raccolta dei dati necessari. Ogni exchange e wallet ha le proprie modalità per esportare le informazioni fiscali. Ecco come procedere per le piattaforme più utilizzate in Italia.

            Dati da Binance

            Su Binance, accedi alla sezione “Tax Report” o “Report Fiscale” disponibile nel menu utente. La piattaforma permette di scaricare il report delle transazioni annuali in formato CSV. Per il Quadro W ti servono in particolare il saldo totale del portafoglio al 1° gennaio 2025 e al 31 dicembre 2025, convertito in euro al cambio del giorno. Binance offre anche un report specifico con i guadagni e le perdite realizzati durante l’anno. In alternativa, puoi scaricare lo storico completo delle transazioni dalla sezione “Ordini” > “Storico transazioni” e calcolare i valori manualmente o tramite software dedicati.

            Dati da Coinbase

            Coinbase mette a disposizione un report fiscale nella sezione “Imposte” (Taxes) del profilo. Puoi generare un report con tutte le transazioni dell’anno, i guadagni realizzati e i saldi a inizio e fine periodo. Coinbase fornisce anche un documento riepilogativo in formato PDF che può essere utilizzato come base per la compilazione del Quadro W. I valori sono già convertiti nella valuta del tuo account.

            Dati da Kraken

            Su Kraken, vai nella sezione “History” > “Export” per scaricare lo storico completo delle operazioni. Kraken offre anche un report fiscale specifico nella sezione “Tax Documents”. Per il Quadro W, scarica il report dei saldi (Balances) alle date del 1° gennaio e 31 dicembre, e il report delle operazioni (Trades) per calcolare le plusvalenze.

            Wallet non custodial e DeFi

            Per i wallet non custodial come MetaMask, Ledger o Trezor, la raccolta dati è più complessa perché non esiste un report automatico. Devi ricostruire manualmente i saldi e le transazioni. Puoi utilizzare gli explorer blockchain come Etherscan (per Ethereum) o Blockchain.com (per Bitcoin) inserendo il tuo indirizzo pubblico per verificare i saldi alle date rilevanti.

            Per le posizioni in DeFi (staking, lending, liquidity pool), devi considerare anche i rendimenti maturati come reddito e il valore complessivo delle posizioni aperte. Software come Koinly, CoinTracking o CryptoTaxCalculator possono aiutare ad aggregare i dati da più fonti.

            Data la complessità di questa operazione, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specifica per la raccolta e la riconciliazione dei dati da più exchange e wallet.

            Esempio Pratico di Compilazione del Quadro W Criptovalute 2026

            Vediamo un esempio pratico di compilazione del quadro W criptovalute 2026 con numeri reali, per capire concretamente come procedere. Prendiamo il caso di Marco, un lavoratore dipendente di Udine che possiede criptovalute su Binance.

            Il portafoglio crypto di Marco

            Marco ha acquistato nel 2024 le seguenti criptovalute su Binance:

            • 0,15 Bitcoin (BTC) acquistati a ottobre 2024 per 5.400 euro
            • 2 Ethereum (ETH) acquistati a novembre 2024 per 4.800 euro
            • 1.000 USDT (stablecoin) acquistati a dicembre 2024 per 920 euro

            Investimento totale: 11.120 euro

            Al 1° gennaio 2025, il portafoglio di Marco valeva:

            • 0,15 BTC x 40.200 euro/BTC = 6.030 euro
            • 2 ETH x 2.350 euro/ETH = 4.700 euro
            • 1.000 USDT = 920 euro
            • Totale al 1° gennaio 2025: 11.650 euro

            Durante il 2025, Marco ha venduto 0,05 BTC a giugno 2025 per 3.850 euro (prezzo BTC a quel momento: 77.000 euro). Non ha fatto altre operazioni.

            Al 31 dicembre 2025, il portafoglio residuo valeva:

            • 0,10 BTC x 93.500 euro/BTC = 9.350 euro
            • 2 ETH x 3.400 euro/ETH = 6.800 euro
            • 1.000 USDT = 920 euro
            • Totale al 31 dicembre 2025: 17.070 euro

            Compilazione Sezione I del Quadro W

            Marco compila la Sezione I del Quadro W così:

            Rigo W1 (posizione complessiva crypto):

            • Codice investimento: 14 (cripto-attività)
            • Tipo operazione: 1 (posizione mantenuta tutto l’anno)
            • Giorni di possesso: 365
            • Valore iniziale: 11.650 euro
            • Valore finale: 17.070 euro

            Calcolo IVCA:

            • Base imponibile = valore finale = 17.070 euro
            • IVCA = 17.070 x 0,2% = 34,14 euro
            • IVCA dovuta (arrotondata): 34 euro

            Marco dovrà versare 34 euro di IVCA tramite il codice tributo 1727 nel modello F24, entro la scadenza del 30 novembre 2026.

            Compilazione Sezione II: Plusvalenza sulla vendita

            Marco ha venduto 0,05 BTC durante il 2025. Deve calcolare la plusvalenza:

            • Corrispettivo di cessione: 3.850 euro (quanto ha incassato dalla vendita)
            • Costo di acquisto proporzionale: Marco aveva acquistato 0,15 BTC a 5.400 euro, quindi il costo di 0,05 BTC è 5.400 / 3 = 1.800 euro
            • Plusvalenza realizzata: 3.850 – 1.800 = 2.050 euro
            • Imposta sostitutiva al 33%: 2.050 x 33% = 676,50 euro, arrotondati a 677 euro

            Marco compila la Sezione II indicando:

            • Corrispettivo: 3.850 euro
            • Costo: 1.800 euro
            • Plusvalenza: 2.050 euro
            • Imposta sostitutiva: 677 euro

            Totale imposte crypto di Marco per il 2025:

            • IVCA: 34 euro
            • Imposta sostitutiva plusvalenze: 677 euro
            • Totale: 711 euro

            Calcolo IVCA: l’Imposta sulle Cripto-Attività dello 0,2%

            L’IVCA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) è l’equivalente dell’IVAFE ma applicata specificamente alle cripto-attività. Si tratta di un’imposta patrimoniale che si calcola sul valore delle crypto detenute al 31 dicembre di ogni anno, con aliquota dello 0,2%.

            Il calcolo dell’IVCA nel quadro W criptovalute 2026 segue regole precise. La base imponibile è il valore di mercato in euro delle cripto-attività al 31 dicembre 2025. Se hai detenuto le crypto per un periodo inferiore all’anno intero, l’imposta viene rapportata ai giorni effettivi di possesso (ad esempio, se hai acquistato crypto il 1° luglio, paghi l’IVCA solo per 184 giorni su 365).

            La formula di calcolo è la seguente: IVCA = Valore al 31/12 x 0,2% x (giorni di possesso / 365). Per chi ha detenuto le crypto per tutto l’anno, il calcolo si semplifica a Valore al 31/12 x 0,2%.

            Esistono alcune casistiche particolari da considerare. Se durante l’anno hai acquistato ulteriori crypto, devi ricalcolare il valore iniziale considerando i nuovi acquisti. Se hai venduto parte delle crypto, il valore finale sarà inferiore e l’IVCA si calcolerà solo sul valore residuo al 31 dicembre.

            L’IVCA si versa tramite il modello F24 utilizzando il codice tributo 1727 per il saldo e il codice tributo 1728 per l’acconto. Il versamento segue le stesse scadenze del Modello Redditi PF: saldo entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%) e acconti a giugno e novembre.

            Per importi inferiori a 12 euro, l’IVCA non è dovuta. Questa franchigia riguarda chi possiede piccole quantità di criptovalute con un controvalore modesto.

            Calcolo Plusvalenze e Imposta Sostitutiva al 33%

            Dal 2026, le plusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività sono soggette a un’imposta sostitutiva del 33%, aumentata rispetto al precedente 26%. Questa modifica, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, ha un impatto significativo sulla tassazione dei guadagni in criptovalute.

            La plusvalenza si realizza quando vendi, scambi o converti cripto-attività ricavando più di quanto hai speso per acquistarle. Il calcolo è semplice: Plusvalenza = Corrispettivo di cessione – Costo di acquisto. Se il risultato è negativo, si tratta di una minusvalenza, che può essere compensata con plusvalenze future entro i successivi 4 anni.

            Attenzione: l’imposta sostitutiva al 33% si applica alle plusvalenze dell’anno d’imposta 2025 (dichiarate nel Modello Redditi PF 2026). Per l’anno d’imposta 2024, l’aliquota era ancora al 26%.

            Le operazioni che generano plusvalenze tassabili nel quadro W criptovalute 2026 includono la vendita di crypto contro euro o altra valuta fiat, lo scambio tra criptovalute diverse (ad esempio BTC contro ETH), l’utilizzo di crypto per acquistare beni o servizi e la conversione di crypto in stablecoin.

            Non generano invece plusvalenze tassabili il trasferimento tra wallet propri (da exchange a Ledger, per esempio), la ricezione di crypto da airdrop o fork (tassata al momento della successiva vendita) e lo staking, che genera redditi diversi e non plusvalenze da cessione.

            Per determinare il costo di acquisto, si utilizza il metodo LIFO (Last In, First Out): le ultime crypto acquistate sono le prime a essere considerate vendute. Questo metodo può risultare vantaggioso o svantaggioso a seconda dell’andamento dei prezzi.

            Il versamento dell’imposta sostitutiva avviene tramite modello F24 con il codice tributo 1100 entro le scadenze previste per il Modello Redditi PF.

            Errori Comuni nella Compilazione del Quadro W Crypto

            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 presenta diverse insidie che portano molti contribuenti a commettere errori, con il rischio di sanzioni. Ecco i più frequenti e come evitarli.

            Il primo errore comune è non dichiarare le criptovalute perché si ritiene che importi piccoli siano esenti. Non esiste alcuna soglia minima: anche 10 euro in Bitcoin devono essere indicati nel Quadro W. L’unica franchigia riguarda il versamento dell’IVCA (sotto i 12 euro non si paga), ma l’obbligo dichiarativo resta.

            Il secondo errore è confondere il Quadro W con il Quadro RW. Molti contribuenti, abituati al vecchio sistema, continuano a inserire le crypto nel Quadro RW. Le cripto-attività devono essere dichiarate esclusivamente nel Quadro W. Il Quadro RW resta per conti correnti esteri, immobili e altri investimenti finanziari all’estero.

            Il terzo errore è calcolare male il valore iniziale e finale. Il valore deve essere espresso in euro al cambio del giorno di riferimento (1° gennaio e 31 dicembre). Molti usano il valore in dollari senza convertirlo o utilizzano il cambio sbagliato. È fondamentale fare riferimento al cambio EUR/crypto della piattaforma dove sono detenute le crypto, o in subordine a CoinMarketCap.

            Il quarto errore riguarda le operazioni crypto-to-crypto. Uno scambio tra Bitcoin ed Ethereum genera una cessione (di BTC) e un acquisto (di ETH), e la plusvalenza sulla cessione è tassabile. Molti contribuenti non considerano questi scambi come eventi fiscali.

            Il quinto errore è non considerare le commissioni (fee) di exchange e rete. Le commissioni pagate per acquistare o vendere crypto sono parte del costo di acquisto (si sommano) o riducono il corrispettivo di cessione, diminuendo la plusvalenza tassabile.

            Per evitare questi errori, affidarsi al CAF Centro Fiscale è la scelta migliore: i nostri operatori specializzati verificano la correttezza di ogni dato e ti guidano nella compilazione.

            Crypto Non Dichiarate negli Anni Precedenti: Come Regolarizzare

            Se hai posseduto criptovalute negli anni precedenti senza dichiararle nel Quadro RW (fino al 2022) o nel Quadro W (dal 2023), ti trovi in una situazione di omessa dichiarazione che può comportare sanzioni rilevanti. Tuttavia, esistono strumenti per regolarizzare la propria posizione.

            La prima opzione è il ravvedimento operoso, che ti permette di presentare le dichiarazioni integrative per gli anni non dichiarati pagando sanzioni ridotte. Per il monitoraggio fiscale (Quadro W/RW), la sanzione piena va dal 3% al 15% del valore non dichiarato, ma con il ravvedimento si riduce sensibilmente in base al ritardo. Per le imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze), la sanzione base è del 30%, riducibile con il ravvedimento.

            La sanatoria crypto prevista dalla Legge di Bilancio 2023 ha permesso di regolarizzare le posizioni fino al 2021 pagando un’imposta sostitutiva agevolata. Sebbene i termini per questa sanatoria siano scaduti, è comunque possibile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso ordinario.

            È fondamentale agire il prima possibile: più tempo passa, più aumentano le sanzioni e gli interessi. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli sulle cripto-attività grazie allo scambio automatico di informazioni con gli exchange esteri attraverso il protocollo DAC8 e il CRS (Common Reporting Standard).

            Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella valutazione della tua situazione pregressa, nel calcolo delle sanzioni ridotte e nella predisposizione delle dichiarazioni integrative necessarie per metterti in regola.

            Scadenze e Sanzioni per il Modello Redditi PF 2026

            La scadenza per la presentazione del Modello Redditi PF 2026 (con il Quadro W criptovalute 2026 per l’anno d’imposta 2025) è fissata al 30 novembre 2026. Questa è la data entro cui il modello deve essere trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

            Per quanto riguarda i versamenti, le scadenze sono differenti:

            • 30 giugno 2026: saldo imposte 2025 e primo acconto 2026 (IVCA e imposta sostitutiva plusvalenze)
            • 30 luglio 2026: saldo con maggiorazione dello 0,40% per chi non riesce a pagare entro giugno
            • 30 novembre 2026: secondo acconto 2026

            Le sanzioni per omessa o infedele dichiarazione del Quadro W sono severe. Per l’omesso monitoraggio fiscale, la sanzione va dal 3% al 15% del valore delle cripto-attività non dichiarate, che sale dal 6% al 30% se le attività sono detenute in Paesi a fiscalità privilegiata (black list). Per l’omesso o insufficiente versamento dell’IVCA, la sanzione è del 30% dell’imposta non versata. Per le plusvalenze non dichiarate, oltre alla sanzione del 30%, si applicano interessi legali e la possibile segnalazione per evasione fiscale nei casi più gravi.

            Data la complessità delle scadenze e l’importanza di rispettarle, il consiglio è di iniziare a raccogliere i dati con largo anticipo e rivolgersi al CAF Centro Fiscale per una compilazione accurata e nei tempi previsti.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sul Quadro W Criptovalute

            Devo compilare il Quadro W anche se non ho venduto criptovalute?

            Sì, l’obbligo di compilazione del Quadro W sussiste per il solo fatto di detenere cripto-attività, indipendentemente dalla vendita. Il Quadro W serve sia per il monitoraggio fiscale che per il calcolo dell’IVCA (0,2% sul valore al 31 dicembre). Anche se non hai realizzato plusvalenze, devi dichiarare il possesso nel Modello Redditi PF 2026.

            Qual è il codice investimento da usare nel Quadro W per le crypto?

            Il codice investimento da indicare nel Quadro W per le cripto-attività è il 14. Questo codice è specifico per Bitcoin, Ethereum, stablecoin e tutte le altre criptovalute e cripto-attività, inclusi i token e gli NFT con valore economico.

            Posso dichiarare le criptovalute nel 730 invece che nel Modello Redditi PF?

            Dal 2024, il Quadro W è disponibile anche nel 730, ma con funzionalità limitate. Per una dichiarazione completa che includa il calcolo delle plusvalenze e dell’imposta sostitutiva al 33%, è consigliabile utilizzare il Modello Redditi PF. In alternativa, puoi presentare il 730 per i redditi ordinari e il Modello Redditi PF aggiuntivo per il solo Quadro W.

            Come calcolo il valore delle crypto al 1° gennaio e al 31 dicembre?

            Il valore si determina in base al controvalore in euro delle cripto-attività alla data di riferimento. Puoi utilizzare il prezzo indicato dall’exchange dove detieni le crypto (Binance, Coinbase, Kraken) oppure il prezzo di mercato su piattaforme di riferimento come CoinMarketCap o CoinGecko. È importante conservare la documentazione del prezzo utilizzato.

            L’IVCA dello 0,2% si paga anche sulle stablecoin come USDT e USDC?

            Sì, l’IVCA si applica anche alle stablecoin come USDT, USDC e DAI, perché rientrano nella definizione di cripto-attività. Il valore al 31 dicembre sarà sostanzialmente pari al controvalore in euro dei token detenuti. Anche le stablecoin devono essere indicate nel Quadro W con codice investimento 14.

            Cosa rischio se non dichiaro le criptovalute nel Quadro W?

            L’omessa dichiarazione comporta sanzioni dal 3% al 15% del valore non dichiarato per il mancato monitoraggio fiscale, oltre al 30% delle imposte non versate (IVCA e imposta sulle plusvalenze). Con lo scambio automatico di informazioni tra Paesi (DAC8), l’Agenzia delle Entrate può incrociare i dati degli exchange esteri. È consigliabile regolarizzarsi tramite il ravvedimento operoso con l’assistenza del CAF Centro Fiscale.


            La compilazione del quadro W criptovalute 2026 nel Modello Redditi PF può sembrare complessa, soprattutto se hai operato su più exchange o utilizzi wallet decentralizzati. Tra codice investimento 14, calcolo dell’IVCA allo 0,2%, determinazione delle plusvalenze con aliquota al 33% e la raccolta dei dati da piattaforme diverse, il margine di errore è significativo.

            Non rischiare sanzioni che possono arrivare fino al 240% dell’imposta evasa: affidati a professionisti esperti nella fiscalità delle criptovalute. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione completa del Quadro W, dalla raccolta dei dati dagli exchange fino alla trasmissione del Modello Redditi PF, sia in ufficio che online.

            Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione delle criptovalute? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

            Hai Bisogno di Aiuto con il Quadro W Criptovalute?

            Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella dichiarazione delle cripto-attività. I nostri operatori ti guidano nella compilazione del Quadro W, nel calcolo dell’IVCA e delle plusvalenze, e nella trasmissione del Modello Redditi PF.

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