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Tag Archivio per: partita iva forfettaria

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il 20 luglio 2026 si avvicina e per migliaia di titolari di partita IVA in regime forfettario si tratta di una delle date più attese — e temute — dell’anno fiscale. In quella giornata scade il termine per versare il saldo dell’imposta sostitutiva 2025 e il primo acconto 2026, due voci che possono impattare in modo significativo sulla cassa di chi lavora in proprio.

Niente panico: con la giusta pianificazione e le informazioni corrette, è possibile affrontare questa scadenza con serenità. In questa guida trovi tutto ciò che devi sapere: come si calcolano le imposte, quando e come rateizzarle, e quali strategie adottare fin da oggi per non trovarti mai più a corto di liquidità a luglio.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo
  2. Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario
  3. Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?
  4. Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione
  5. Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile
  6. I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio
  7. Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità
  8. Codici Tributo F24 per il Forfettario
  9. Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia
  10. Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo
  11. Domande Frequenti (FAQ)

Cosa Scade il 20 Luglio 2026: il Quadro Completo

Il 20 luglio è il termine di proroga ordinario per i soggetti con partita IVA che non hanno versato entro il 30 giugno la prima rata delle imposte dovute con il Modello Redditi. Questo slittamento comporta però una maggiorazione dello 0,40% sugli importi versati, a titolo di interesse compensativo. Nel 2026 il 20 luglio cade di lunedì, quindi non ci sono ulteriori slittamenti.

Per i contribuenti in regime forfettario, le somme da versare entro quella data riguardano:

  • Saldo dell’imposta sostitutiva 2025 (anno d’imposta 2025, dichiarato nel Modello Redditi 2026)
  • Primo acconto 2026 calcolato in base ai redditi 2025
  • Contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti) se non rateizzati

Vedi anche la nostra guida completa sulle scadenze fiscali di luglio 2026 per il quadro generale di tutte le date di questo mese.

Come si Calcola l’Imposta Sostitutiva del Forfettario

Il regime forfettario applica un’imposta sostitutiva che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP e IVA. L’aliquota è:

  • 15% per chi è già in attività
  • 5% per le nuove attività (startup) nei primi cinque anni, purché non si sia esercitata un’attività analoga nei tre anni precedenti e non si tratti di prosecuzione di un’attività precedente

Il calcolo avviene sulla base imponibile così determinata:

Base imponibile = Ricavi/compensi × Coefficiente di redditività − Contributi previdenziali versati nell’anno

Il coefficiente di redditività varia in base al codice ATECO dell’attività. I principali sono:

Categoria attivitàCoefficiente
Professionisti (legali, sanitari, tecnici, informatici)78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante alimentari e bevande40%
Commercio ambulante altro54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio e ristorazione67%
Costruzioni e immobiliari86%
Altre attività economiche67%

Per approfondire i coefficienti per singolo settore, leggi la nostra guida ai coefficienti di redditività forfettario 2026.

Simulazioni Pratiche: Quante Tasse Paghi a Luglio?

Vediamo tre scenari concreti per un professionista (coefficiente 78%) in regime forfettario ordinario (aliquota 15%), ipotizzando contributi INPS gestione separata già versati di circa 3.500 euro nel 2025.

Scenario A — Ricavi 2025: 45.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202545.000 euro
Coefficiente redditività (78%)35.100 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile31.600 euro
Imposta sostitutiva (15%)4.740 euro
Primo acconto (50% del dovuto)2.370 euro
Totale da versare entro il 20 luglio7.110 euro (saldo 2025 + acconto)

Nota: il saldo 2025 riduce l’acconto già versato a novembre 2025 (se presente). Il totale qui indicato presuppone che l’acconto di novembre 2025 non fosse stato ancora pagato o che si tratti del primo anno.

Scenario B — Ricavi 2025: 65.000 euro

VoceImporto
Ricavi 202565.000 euro
Coefficiente redditività (78%)50.700 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile47.200 euro
Imposta sostitutiva (15%)7.080 euro
Primo acconto (50% del dovuto)3.540 euro
Totale da versare entro il 20 luglio10.620 euro

Scenario C — Ricavi 2025: 85.000 euro (vicino al limite)

VoceImporto
Ricavi 202585.000 euro
Coefficiente redditività (78%)66.300 euro
Deduzione contributi INPS– 3.500 euro
Base imponibile62.800 euro
Imposta sostitutiva (15%)9.420 euro
Primo acconto (50% del dovuto)4.710 euro
Totale da versare entro il 20 luglio14.130 euro

Attenzione: chi ha superato 85.000 euro di ricavi nel 2025 esce dal regime forfettario dall’1 gennaio 2026. Chi ha superato 100.000 euro esce immediatamente, già nell’anno in corso, con obbligo di ricalcolo IVA. Se sei in questa situazione, contatta il CAF Centro Fiscale per una verifica immediata.

Chi Può Rateizzare? Le Regole della Proroga con Maggiorazione

La rateizzazione è uno strumento utilissimo per chi non riesce a versare tutto in un’unica soluzione. Ecco come funziona per i forfettari nel 2026:

Proroga dal 30 giugno al 20 luglio (+0,40%)

Tutti i contribuenti titolari di partita IVA possono versare entro il 20 luglio anziché il 30 giugno, applicando una maggiorazione dello 0,40% sull’intero importo. Non è necessario presentare alcuna richiesta: basta versare con F24 entro quella data e indicare la maggiorazione nel calcolo.

Rateizzazione in 6 rate mensili da luglio

Se non riesci a pagare tutto il 20 luglio, puoi rateizzare il saldo e l’acconto in un massimo di 6 rate mensili (luglio-dicembre), con queste caratteristiche:

  • Prima rata: entro il 20 luglio (con maggiorazione 0,40%)
  • Rate successive: entro il 16 di ogni mese
  • Interessi: 4% annuo (pari a circa 0,33% al mese) sulle rate successive alla prima
  • Nessuna richiesta formale: basta compilare i campi corrispondenti nel software di dichiarazione o calcolare manualmente

Il piano di rateizzazione si attiva automaticamente in fase di compilazione del Modello Redditi: il software di elaborazione (o il CAF) calcola le singole rate con i relativi interessi e genera i modelli F24 precompilati per ciascuna scadenza.

N. rataScadenzaInteressi aggiuntivi
1ª20 luglio 2026+ 0,40% (proroga giugno)
2ª16 agosto 2026+ 4% annuo (1/12 del 4%)
3ª16 settembre 2026+ 4% annuo (2/12 del 4%)
4ª16 ottobre 2026+ 4% annuo (3/12 del 4%)
5ª16 novembre 2026+ 4% annuo (4/12 del 4%)
6ª16 dicembre 2026+ 4% annuo (5/12 del 4%)

Gestire la Liquidità: il Metodo dell’Accantonamento Mensile

La regola d’oro per non farsi trovare impreparati a luglio è semplice: accantona ogni mese una percentuale dei tuoi incassi in un conto separato dedicato alle tasse. Questo approccio — usato da tutti i professionisti organizzati — trasforma una spesa enorme e improvvisa in un flusso gestibile.

Quanto Mettere da Parte?

Tipo attivitàAliquota effettiva stimata (imposta + INPS)Percentuale da accantonare
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 5% startupcirca 15-18%20-25%
Professionista (coeff. 78%) — aliquota 15%circa 28-35%30-35%
Commerciante (coeff. 40%) — aliquota 15%circa 18-22%20-25%
Artigiano/Commerciante con minimale INPSvariabile25-30%

Consiglio pratico: apri un conto corrente dedicato (anche un conto di risparmio senza vincolo) e ogni volta che ricevi un pagamento trasferisci automaticamente il 30% su quel conto. Lo dimentichi fino a luglio. Il giorno della scadenza sei sereno.

App e Strumenti Utili

Molti strumenti di gestione finanziaria per freelance e partite IVA permettono di impostare regole automatiche di accantonamento:

  • Conti business separati: Qonto, N26 Business, BBVA Business permettono di creare “vault” o sottoconto tassazione
  • Software di contabilità: Fatture in Cloud, Aruba eInvoice — molti hanno dashboard con stima tasse in tempo reale
  • Promemoria F24: imposta alert mensili nel calendario per non dimenticare i versamenti delle rate

I 7 Errori Comuni dei Forfettari a Luglio

  1. Dimenticare la maggiorazione 0,40% — Non basta versare l’importo base entro il 20 luglio: devi aggiungere lo 0,40%. Se dimentichi, ti esponi a sanzioni per versamento insufficiente.
  2. Confondere saldo e acconto — Molti credono di dover versare solo le tasse sui redditi 2025. In realtà si versa anche il primo acconto per il 2026 (metodo storico o previsionale).
  3. Usare il metodo previsionale senza documentarlo — Se prevedi ricavi 2026 inferiori al 2025 e vuoi usare il metodo previsionale per ridurre l’acconto, devi avere un calcolo preciso e documentato. Se sbagli al ribasso pagi sanzioni.
  4. Non dedurre i contributi INPS — I contributi previdenziali versati nel 2025 si deducono dalla base imponibile. Molti li dimenticano e pagano più del dovuto.
  5. Ignorare l’uscita dal regime — Se nel 2025 hai superato 85.000 euro sei uscito dal forfettario dal 1° gennaio 2026. Se hai superato 100.000 sei uscito già nel 2025. In entrambi i casi l’imposta da versare è diversa.
  6. Perdere la scadenza del 20 luglio — Passato quel giorno, il versamento tardivo comporta sanzioni del 30% con ravvedimento operoso. È sempre meglio rateizzare che saltare la scadenza.
  7. Non aggiornare il codice tributo F24 — L’imposta sostitutiva del regime forfettario si versa con codici tributo specifici (non quelli IRPEF). Errori di compilazione dell’F24 vanno corretti tempestivamente.

Cosa Fare se Sei a Corto di Liquidità

Se il 20 luglio si avvicina e la cassa non basta, non c’è motivo di andare nel panico. Esistono soluzioni legittime e convenienti:

1. Rateizzazione fino a dicembre

Come spiegato sopra, puoi suddividere il debito in 6 rate mensili. Paga la prima il 20 luglio e il resto da agosto a dicembre, con interessi al 4% annuo. È la soluzione più semplice e non richiede autorizzazioni.

2. Compensazione con crediti fiscali

Se hai crediti IRPEF, crediti per bonus edilizi, o altri crediti tributari, puoi compensare il debito tramite l’F24. La compensazione orizzontale (crediti e debiti di tributi diversi) è ammessa entro certi limiti e richiede che il credito sia indicato in dichiarazione. Verifica con il CAF se hai crediti compensabili.

3. Riduzione dell’acconto con metodo previsionale

Se nel 2026 stai fatturando meno rispetto al 2025 (malattia, gravidanza, calo attività), puoi calcolare l’acconto con il metodo previsionale: stima i ricavi 2026, calcola l’imposta attesa e versa il 100% di quella cifra (non del dato storico 2025). Questo riduce subito il pagamento di luglio. Attenzione: se poi i ricavi reali superano la stima, a novembre pagherai la differenza con una piccola sanzione (tramite ravvedimento). È comunque una scelta utile in caso di calo documentato.

4. Rateizzazione lunga con l’Agenzia delle Entrate

In caso di grave difficoltà economica, è possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un piano di rateizzazione più lungo (fino a 72 rate mensili, in alcuni casi fino a 120) tramite istanza formale. Questa opzione è riservata a situazioni di reale difficoltà e comporta l’iscrizione a ruolo del debito: è uno strumento di ultima istanza, da valutare con un professionista.

Codici Tributo F24 per il Forfettario

Per versare l’imposta sostitutiva del regime forfettario occorre usare i codici tributo corretti nel modello F24. Ecco i principali:

CodiceDescrizioneQuando si usa
1790Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — saldoSaldo imposta sostitutiva 2025
1791Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — primo accontoPrimo acconto 2026 (luglio)
1792Imposta sostitutiva IRPEF e addizionali — secondo accontoSecondo acconto 2026 (novembre)

Per i contribuenti INPS Gestione Separata, i contributi si versano con il codice PXX (saldo) e P10 (primo acconto), aggiornati annualmente dall’INPS. Per artigiani e commercianti si usano codici specifici per le quote mensili e l’eventuale eccedenza sul minimale.

Novità 2026 per i Forfettari: Cosa Cambia

Anche per il 2026 il regime forfettario rimane sostanzialmente stabile, ma ci sono alcune novità e conferme da tenere a mente:

  • Soglia ricavi confermata a 85.000 euro — nessun cambiamento rispetto al 2025. Chi supera questa soglia esce dal regime dall’anno successivo.
  • Soglia reddito dipendente elevata a 35.000 euro — la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ha alzato il limite da 30.000 a 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente. Confermata per il 2026.
  • Fatturazione elettronica obbligatoria — dal 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica via SDI. Nessuna esenzione residua per soglia di ricavi.
  • Limite spese personale ridotto — dal 2025 il limite di spese per lavoratori dipendenti e collaboratori scende da 30.000 a 20.000 euro (causa ostativa).
  • Cause ostative invariate — partecipazione in SRL a controllo diretto, produzione e cessione di beni/servizi al datore di lavoro e simili restano cause di esclusione.

Per capire quanto potresti guadagnare netto dal tuo fatturato, consulta la nostra guida allo stipendio netto forfettario 2026 per professione.

Il Ruolo del CAF Centro Fiscale: Non Affrontare il 20 Luglio da Solo

Gestire autonomamente i calcoli di imposta sostitutiva, acconto, deduzioni e rateizzazione è tecnicamente possibile, ma espone a errori costosi. Il CAF Centro Fiscale ti affianca con:

  • Calcolo preciso dell’imposta sostitutiva saldo e acconto, con verifica di tutte le deduzioni applicabili
  • Compilazione F24 con i codici tributo corretti e gli importi esatti per ogni rata
  • Piano di rateizzazione personalizzato sulla base della tua situazione di liquidità
  • Verifica requisiti forfettario per evitare sorprese in caso di superamento soglie
  • Assistenza continua durante l’anno per evitare di arrivare a luglio impreparato

Contattaci per un preventivo personalizzato sui servizi di assistenza fiscale per partite IVA forfettarie.

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Domande Frequenti (FAQ)

Il 20 luglio 2026 cade di weekend o festivo?

No, il 20 luglio 2026 cade di lunedì: non ci sono slittamenti. La scadenza è confermata al 20 luglio 2026.

Chi è in regime forfettario startup (5%) come calcola l’acconto?

Anche i forfettari con aliquota al 5% devono versare il primo acconto, calcolato sulla base dell’imposta sostitutiva 2025 (a sua volta al 5%). Il meccanismo di calcolo è identico al 15%, cambia solo l’aliquota applicata alla base imponibile.

Posso pagare con il 730 precompilato?

No. I forfettari presentano il Modello Redditi PF (non il 730) e dichiarano il reddito nel quadro LM. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti e pensionati senza redditi da attività d’impresa autonoma.

Se non pago entro il 20 luglio cosa succede?

Puoi ricorrere al ravvedimento operoso: il versamento tardivo comporta una sanzione ridotta in base ai giorni di ritardo. Entro 14 giorni la sanzione è dello 0,0833% al giorno; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%. Meglio sempre pagare prima possibile per minimizzare le sanzioni.

I contributi INPS vanno versati anche loro entro il 20 luglio?

Sì, anche i contributi INPS del saldo 2025 e il primo acconto 2026 seguono le stesse scadenze. Per la Gestione Separata, il versamento avviene in due rate: 40% entro il 20 luglio, 60% entro il 30 novembre (date standard per i titolari di partita IVA).

Posso compensare l’imposta forfettaria con un credito IVA?

I forfettari non hanno debiti IVA (sono fuori dal campo IVA), quindi non hanno neanche crediti IVA pregressi da compensare. Tuttavia, se hai crediti di altra natura (es. IRPEF da anni precedenti prima dell’accesso al forfettario), rivolgiti al CAF per valutare le opzioni di compensazione.

Cosa significa “metodo previsionale” per l’acconto?

Il metodo previsionale consente di versare l’acconto basandosi sui redditi che si stima di ottenere nell’anno in corso (2026), anziché sui dati storici del 2025. Se prevedi di fatturare meno, paghi meno acconto adesso. Se invece fatturi di più, integri a novembre (con possibili sanzioni minori rispetto alla dilazione dell’intera somma).

Luglio 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-03 06:04:252026-07-03 07:53:35Forfettari alla Prova del 20 Luglio 2026: Come Gestire Tasse e Liquidità senza Ansia
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettari e dichiarazione precompilata 2026: l’intervento del commercialista resta indispensabile

regime forfettario partita iva

Ogni anno, con l’arrivo della stagione delle dichiarazioni fiscali, milioni di contribuenti italiani si interrogano sulla possibilita di compilare la propria dichiarazione dei redditi in autonomia, sfruttando il servizio di precompilata messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Per i titolari di partita IVA in regime forfettario, pero, il quadro e molto diverso: la precompilata non e uno strumento a loro disposizione nei termini ordinari, e il ruolo del commercialista — o di un CAF abilitato — rimane non solo utile ma in molti casi indispensabile.

In questo articolo analizziamo nel dettaglio perche i forfettari non possono affidarsi al 730 precompilato, quali adempimenti dichiarativi li riguardano nel 2026, e in che cosa consiste concretamente il contributo professionale di un consulente fiscale nella gestione della loro posizione tributaria.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’e la dichiarazione precompilata e chi puo usarla
  2. Perche i forfettari non possono usare il 730 precompilato
  3. La precompilata parziale del Modello Redditi: cosa c’e e cosa manca
  4. Come funziona il calcolo del reddito nel regime forfettario 2026
  5. I requisiti del regime forfettario nel 2026: le cause ostative da verificare
  6. Cosa fa concretamente il commercialista per un forfettario
  7. Scadenze dichiarative 2026 per i forfettari
  8. La novita 2026: i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari
  9. CAF e forfettari: quando il CAF puo essere un’alternativa al commercialista
  10. Errori comuni dei forfettari fai da te
  11. Il caso dei forfettari con redditi misti: la complessita aumenta
  12. FAQ — Domande frequenti

Cos’e la dichiarazione precompilata e chi puo usarla

La dichiarazione dei redditi precompilata e un servizio introdotto dall’Agenzia delle Entrate con il D.Lgs. 175/2014 e progressivamente esteso negli anni successivi. A partire dal 30 aprile di ogni anno, i contribuenti interessati possono accedere al proprio cassetto fiscale tramite SPID/CIE e trovare una bozza della dichiarazione gia compilata con i dati in possesso del Fisco: redditi da lavoro dipendente, pensioni, spese sanitarie, interessi sui mutui, contributi previdenziali.

Il modello messo a disposizione e il 730, pensato per i lavoratori dipendenti, i pensionati e alcune categorie di soggetti con redditi semplici. Il 730 ha il vantaggio di non richiedere versamenti diretti: il conguaglio fiscale (a debito o a credito) transita attraverso il sostituto d’imposta o viene rimborsato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

La questione fondamentale per i titolari di partita IVA in regime forfettario e la seguente: il 730 — anche nella versione precompilata — non e il modello dichiarativo che li riguarda.

Perche i forfettari non possono usare il 730 precompilato

Il regime forfettario e disciplinato dalla Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e prevede un sistema di tassazione completamente separato rispetto all’IRPEF ordinaria. Il reddito dei forfettari e determinato in modo forfetario, applicando un coefficiente di redditivita ai ricavi o compensi lordi, e su questo reddito si applica una imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attivita, in presenza dei requisiti richiesti).

Questa caratteristica — l’imposta sostitutiva — e la ragione tecnica per cui il 730 non e utilizzabile. Il 730 e il modello dell’IRPEF progressiva, mentre il forfettario paga un’imposta sostitutiva che si dichiara nel Modello Redditi Persone Fisiche (Modello Redditi PF), specificamente nel Quadro LM (Lavoro autonomo, impresa e regimi fiscali agevolati).

Caratteristica730 precompilatoModello Redditi PF (forfettari)
Soggetti interessatiLavoratori dipendenti, pensionatiTitolari P.IVA regime forfettario
Tipo di tassazioneIRPEF progressiva (23%-43%)Imposta sostitutiva 15% (o 5%)
Quadro principaleQuadro C (lavoro dipendente)Quadro LM
Scadenza trasmissione30 settembre31 ottobre (tramite intermediario)
Versamenti direttiNo (tramite sostituto d’imposta)Si (acconto + saldo)
Precompilata disponibileSi (dal 30 aprile)Solo bozza parziale (Quadro LM vuoto)

E importante chiarire un aspetto: dal 2022, l’Agenzia delle Entrate ha esteso il servizio di precompilata anche ai titolari di partita IVA che presentano il Modello Redditi PF. Tuttavia, questa bozza per i forfettari e significativamente diversa — e molto piu incompleta — rispetto a quella per i lavoratori dipendenti.

La precompilata parziale del Modello Redditi: cosa c’e e cosa manca

La bozza precompilata del Modello Redditi PF contiene i dati che il Fisco gia conosce: informazioni anagrafiche, redditi da lavoro dipendente eventualmente percepiti in parallelo, interessi passivi su mutui, contributi previdenziali comunicati dagli enti previdenziali.

Tuttavia, il Quadro LM — il cuore della dichiarazione del forfettario — e completamente vuoto nella bozza precompilata. Il Fisco non conosce in automatico:

  • L’ammontare dei ricavi o compensi dell’anno di imposta
  • Il coefficiente di redditivita applicabile in base al codice ATECO
  • I contributi previdenziali obbligatori deducibili dal reddito lordo
  • L’imposta sostitutiva da versare (acconto e saldo)
  • Le eventuali perdite pregresse in regime agevolato
  • La presenza o meno dei requisiti per l’aliquota ridotta al 5%

Tutti questi dati devono essere inseriti manualmente. E non si tratta di semplice trascrizione: richiede conoscenza delle norme, verifica dei requisiti, calcolo corretto del reddito imponibile e delle imposte dovute.

Come funziona il calcolo del reddito nel regime forfettario 2026

Per capire perche la compilazione del Quadro LM richiede competenze specifiche, e utile ripercorrere la logica del calcolo del reddito nel regime forfettario.

Formula di calcolo:

Ricavi o compensi lordi × Coefficiente di redditivita = Reddito lordo

Reddito lordo − Contributi previdenziali obbligatori = Reddito netto imponibile

Reddito netto imponibile × 15% (o 5%) = Imposta sostitutiva dovuta

Il coefficiente di redditivita varia in base al codice ATECO dell’attivita svolta. La tabella prevista dalla Legge 190/2014, confermata per il 2026:

Gruppo di attivitaCoefficiente
Industrie alimentari e bevande40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari40%
Commercio ambulante di altri prodotti54%
Intermediari del commercio62%
Alloggio, ristorazione e servizi di ristorazione67%
Attivita professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione78%
Costruzioni e attivita immobiliari86%
Altre attivita economiche67%

Esempio pratico — Consulente informatico, ricavi 60.000 euro

  • Ricavi: 60.000 euro
  • Coefficiente attivita professionali: 78%
  • Reddito lordo: 60.000 × 78% = 46.800 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata (aliquota 26,07%): circa 12.200 euro versati*
  • Reddito imponibile: 46.800 − 12.200 = 34.600 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.190 euro

*Calcolo semplificato. I contributi effettivamente deducibili sono quelli versati nell’anno di imposta.

I requisiti del regime forfettario nel 2026: le cause ostative da verificare

Un aspetto critico che spesso sfugge ai forfettari che si cimentano nell’auto-dichiarazione e la verifica delle cause ostative: le condizioni che, se verificate nell’anno precedente, escludono l’accesso o la permanenza nel regime. Per il 2026 (anno d’imposta 2025), le principali cause ostative previste dalla normativa vigente (L. 190/2014 e L. 207/2024):

  • Ricavi o compensi superiori a 85.000 euro nell’anno precedente: comporta l’uscita dal regime nell’anno successivo. Se i ricavi superano 100.000 euro nell’anno corrente, l’uscita e immediata con obbligo di applicare IVA dal mese successivo al superamento.
  • Redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024, da 30.000 euro): questa causa ostativa riguarda anche i pensionati con pensione superiore a tale importo.
  • Partecipazione in societa di persone, associazioni professionali o SRL con controllo diretto che svolgono attivita riconducibile a quella della P.IVA forfettaria.
  • Esercizio di attivita principalmente verso datori di lavoro attuali o dei due anni precedenti.
  • Spese per lavoro accessorio e personale superiori a 20.000 euro lordi nell’anno precedente (soglia ridotta dalla L. 207/2024 da 30.000 a 20.000 euro).

La verifica di queste cause ostative richiede conoscenza della normativa e capacita di interpretazione. Errori in questa fase possono comportare l’applicazione del regime sbagliato, con conseguenti obblighi di IVA e tassazione IRPEF o, al contrario, rischio di accertamento per applicazione indebita del regime agevolato.

Cosa fa concretamente il commercialista per un forfettario

1. Verifica annuale dei requisiti di permanenza

Il commercialista esegue ogni anno un controllo sistematico delle cause ostative. Il confronto tra redditi da lavoro dipendente e la soglia dei 35.000 euro richiede la lettura corretta della Certificazione Unica (CU), la distinzione tra redditi imponibili e non, e la verifica di eventuali redditi da pensione o collaborazione che concorrono al limite.

2. Compilazione corretta del Quadro LM

Il Quadro LM del Modello Redditi PF e articolato in sezioni distinte. La scelta della sezione corretta, l’inserimento preciso dei ricavi, la deduzione dei contributi e il calcolo dell’imposta richiedono competenze specifiche. Un errore nel codice ATECO puo portare all’applicazione del coefficiente di redditivita sbagliato e a un’imposta sostitutiva non corretta.

3. Gestione di redditi misti

Moltissimi forfettari hanno redditi di piu natura: la P.IVA forfettaria ma anche un lavoro dipendente part-time, proventi da locazioni, interessi, dividendi. In questi casi la dichiarazione si complica significativamente: il Modello Redditi PF deve raccogliere tutti i quadri rilevanti (LM per il forfettario, Quadro C per il lavoro dipendente, FA per affitti, RL per altri redditi).

4. Calcolo degli acconti e pianificazione del cash flow fiscale

Il regime forfettario prevede il versamento dell’imposta sostitutiva in acconto (prima rata 40% entro il 30 giugno, seconda rata 60% entro il 30 novembre) e in saldo (entro il 30 giugno dell’anno successivo). Il commercialista calcola gli importi, valuta l’opportunita di ridurre gli acconti se il reddito del periodo in corso e presumibilmente inferiore, e pianifica i versamenti per evitare sanzioni.

5. Verifica delle detrazioni accessorie

I forfettari non beneficiano delle detrazioni IRPEF ordinarie (spese mediche, interessi sul mutuo, spese per i figli a carico, ecc.) perche pagano un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF. Tuttavia, in presenza di redditi misti, alcune detrazioni possono essere applicate sulla quota di reddito soggetta a IRPEF. Capire cosa si puo o non si puo detrarre richiede un’analisi caso per caso.

Scadenze dichiarative 2026 per i forfettari

ScadenzaAdempimentoNote
30 aprile 2026Disponibilita bozza precompilata (Modello Redditi PF)Solo parzialmente compilata — Quadro LM vuoto
30 giugno 2026Saldo anno precedente + prima rata acconto (40%)F24 — codice tributo 1793
30 luglio 2026Versamento con maggiorazione 0,40% (proroga estiva)Alternativa al 30 giugno se si opta per la proroga
31 ottobre 2026Trasmissione Modello Redditi PF tramite intermediarioScadenza ordinaria per invio tramite CAF o commercialista
30 novembre 2026Seconda rata acconto imposta sostitutiva (60%)F24 — codice tributo 1793 (acconto seconda rata)

Il Modello Redditi PF, a differenza del 730, non viene inviato tramite il portale precompilata in modalita semplificata: il forfettario deve avvalersi di un intermediario abilitato (CAF con servizio P.IVA, commercialista, consulente del lavoro) oppure, se dotato di idoneo software, inviarlo tramite i canali Fisconline/Entratel.

La novita 2026: i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari

Un tema sempre piu rilevante nel 2026 riguarda l’intensificazione dell’attivita di controllo dell’Agenzia delle Entrate sui forfettari. L’Agenzia ha aumentato le comunicazioni di anomalia inviate ai titolari di P.IVA, concentrandosi su:

  • Verifica del superamento della soglia di 85.000 euro di ricavi: l’incrocio dei dati delle fatture elettroniche con le dichiarazioni presentate permette di individuare i casi di mancata uscita dal regime.
  • Controllo delle cause ostative, in particolare la verifica del reddito da lavoro dipendente attraverso i flussi delle Certificazioni Uniche.
  • Verifica della corretta applicazione dell’imposta sostitutiva: sono stati segnalati casi di forfettari che applicavano erroneamente l’aliquota del 5% pur non avendo i requisiti (attivita non nuova, o gia esercitata nei tre anni precedenti).

In questo contesto, avere un professionista che ha verificato la correttezza della dichiarazione e degli adempimenti non e solo un vantaggio operativo: e una forma di tutela preventiva. In caso di comunicazione di irregolarita, il commercialista risponde tempestivamente, valuta la fondatezza della contestazione e, se necessario, presenta memorie difensive o procede al ravvedimento operoso nei termini.

CAF e forfettari: quando il CAF puo essere un’alternativa al commercialista

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono abilitati ad assistere i contribuenti nella presentazione del Modello 730, ma non tutti i CAF sono abilitati alla presentazione del Modello Redditi PF, che e il modello dei forfettari.

I CAF che gestiscono anche le partite IVA in regime forfettario sono quelli che dispongono di intermediari abilitati (dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro) nel proprio organico o in convenzione. Questi CAF possono offrire:

  • Analisi della situazione fiscale complessiva del contribuente
  • Verifica dei requisiti di permanenza nel regime forfettario
  • Compilazione e trasmissione del Modello Redditi PF
  • Calcolo e supporto nella predisposizione dei versamenti F24
  • Assistenza in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per i titolari di partita IVA in regime forfettario, con consulenti qualificati in grado di gestire la dichiarazione annuale e la pianificazione fiscale durante l’anno. Leggi anche: Ritenuta d’Acconto Regime Forfettario 2026: Quando Si Applica e Come Gestirla.

Errori comuni dei forfettari fai da te

  • Confondere il 730 con il Modello Redditi: alcuni forfettari presentano il 730 (sbagliato) invece del Modello Redditi PF, omettendo la dichiarazione dei ricavi dell’attivita.
  • Non dedurre i contributi INPS versati: la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori e una delle poche riduzioni consentite ai forfettari. Ometterla porta a pagare piu imposte del dovuto.
  • Applicare l’aliquota al 5% senza averne i diritti: la riduzione al 5% per i primi cinque anni si applica solo se l’attivita e nuova (nei tre anni precedenti non e stata esercitata attivita artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata).
  • Non comunicare l’uscita dal regime: chi supera i 85.000 euro di ricavi deve uscire dal forfettario dall’anno successivo e impostare correttamente la propria contabilita.
  • Ignorare la gestione dei versamenti F24: i codici tributo corretti, le scadenze e le modalita di compensazione non sono intuitive per chi non ha familiarita con la fiscalita delle partite IVA.

Il caso dei forfettari con redditi misti: la complessita aumenta

Una delle situazioni piu delicate e frequenti e quella del forfettario con redditi misti: chi svolge un’attivita professionale in regime forfettario ma ha anche un rapporto di lavoro dipendente, percepisce pensione, ha immobili in affitto o ha altri redditi soggetti a IRPEF.

In questi casi il Modello Redditi PF deve contenere:

  • Il Quadro LM per il reddito in regime forfettario (imposta sostitutiva)
  • Il Quadro C per i redditi da lavoro dipendente (dati dalla CU del datore di lavoro)
  • Il Quadro RB per gli eventuali redditi fondiari
  • Il Quadro RL per altri redditi (locazioni brevi, compensi occasionali)
  • Il Quadro RP per le detrazioni — applicabili pero solo sulla parte di reddito IRPEF, non su quello forfettario

Le detrazioni per carichi di famiglia si calcolano sull’IRPEF lorda dovuta sul reddito complessivo IRPEF (escludendo quello forfettario). Se la quota IRPEF e modesta, la detrazione potrebbe non trovare capienza. Questo aspetto richiede un’analisi professionale per ottimizzare la posizione fiscale del contribuente. Leggi anche: Partita IVA Logopedista 2026 e Partita IVA Veterinario 2026.

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FAQ — Domande frequenti

I forfettari possono usare la dichiarazione precompilata 2026?

I forfettari non possono usare il 730 precompilato, riservato ai lavoratori dipendenti e pensionati. Dal 2022 esiste una bozza precompilata del Modello Redditi PF, ma il Quadro LM — il cuore della dichiarazione del forfettario — e sempre vuoto e va compilato manualmente da un professionista.

Qual e il modello dichiarativo dei forfettari?

I titolari di partita IVA in regime forfettario devono presentare il Modello Redditi Persone Fisiche (Modello Redditi PF), compilando il Quadro LM. Questo modello va trasmesso tramite intermediario abilitato (CAF con servizio P.IVA, commercialista) entro il 31 ottobre di ogni anno.

Quando scade la dichiarazione dei redditi per i forfettari nel 2026?

La scadenza per la trasmissione del Modello Redditi PF tramite intermediario abilitato e il 31 ottobre 2026 (per l’anno d’imposta 2025). L’invio autonomo tramite Fisconline/Entratel scade invece al 30 novembre 2026.

Quanto paga di tasse un forfettario nel 2026?

Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito netto imponibile (ricavi × coefficiente − contributi previdenziali). Per le nuove attivita che rispettano i requisiti, l’aliquota e ridotta al 5% per i primi cinque anni. Non applica l’IVA sulle fatture e non beneficia delle detrazioni IRPEF ordinarie.

Posso detrarre le spese mediche se sono in regime forfettario?

No, se il reddito e interamente forfettario. Le detrazioni IRPEF (spese mediche, interessi mutuo, spese per figli a carico) si applicano sull’IRPEF dovuta, ma il forfettario paga un’imposta sostitutiva. Chi ha redditi misti (forfettario + lavoro dipendente) puo invece beneficiare delle detrazioni sulla quota di reddito soggetta a IRPEF.

Cosa succede se un forfettario supera i 85.000 euro di ricavi?

Se i ricavi superano 85.000 euro nell’anno, il forfettario perde il regime dall’anno successivo e deve passare al regime ordinario con IVA e contabilita ordinaria. Se i ricavi superano 100.000 euro nell’anno in corso, l’uscita dal regime e immediata: dall’operazione che ha determinato il superamento occorre applicare IVA e ricalcolare le imposte.

Il CAF puo assistere un forfettario nella dichiarazione dei redditi?

Si, ma solo i CAF dotati di intermediari abilitati (commercialisti, ragionieri) possono gestire il Modello Redditi PF dei forfettari. I CAF che gestiscono solo il 730 non possono assistere i titolari di P.IVA in regime forfettario. E fondamentale verificare preventivamente i servizi offerti dal CAF a cui ci si rivolge.

Giugno 23, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-23 12:23:482026-06-28 00:15:47Forfettari e dichiarazione precompilata 2026: l’intervento del commercialista resta indispensabile
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA

Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

regime forfettario partita iva

“Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

Indice dei contenuti

  1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
  2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
  3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
  4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
  5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
  6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
  7. Caso 3: Avvocato + influencer
  8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
  9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
  10. Impresa individuale + libera professione
  11. Societa e partita IVA del socio
  12. Come gestire concretamente piu attivita
  13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
  14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
  15. FAQ – Domande frequenti

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La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

Perche non si possono avere due P.IVA distinte

La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

  • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
  • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
  • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
  • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

Cosa e possibile invece: le alternative legali

Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

  • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
  • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
  • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
  • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

Codice ATECO principale

E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

  • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
  • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
  • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
  • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

Codici ATECO secondari

Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

  • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
  • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
  • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

  • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
  • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

Caso 2: Medico + affitti immobiliari

Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

Cosa fare in pratica:

  • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
  • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
  • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

Caso 3: Avvocato + influencer

Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

  • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
  • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
  • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

Aspetti pratici:

  • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
  • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
  • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
  • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

Compensi da amministratore

I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

Cause ostative al forfettario

Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

  • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
  • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

Impresa individuale + libera professione

Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

  • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
  • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
  • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
  • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

Societa e partita IVA del socio

Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

Socio di SRL

  • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
  • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
  • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
  • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

Socio di SNC o SAS

  • La societa di persone ha la propria P.IVA
  • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
  • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

Conflitto cause ostative forfettario

Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

  • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
  • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
  • Avere quote in imprese familiari

Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

Come gestire concretamente piu attivita

Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

1. Variazione attivita – Modello AA9/12

Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

2. Contabilita separata per attivita

Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

  • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
  • Imputare le spese alla rispettiva attivita
  • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
  • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

3. Limiti del forfettario su totale attivita

I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

  • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
  • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
  • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

4. Fatturazione

Le fatture devono indicare:

  • La P.IVA unica del titolare
  • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
  • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
  • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

Chiusura e riapertura di una partita IVA

Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

Chiusura P.IVA

  • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
  • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
  • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
  • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

Riapertura

La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

Italiano residente all’estero con attivita in Italia

  • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
  • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
  • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
  • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

Convenzioni contro le doppie imposizioni

L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

  • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
  • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
  • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
  • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
  • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Contributi INPS Ridotti Forfettari 2026: Guida Completa con Esempi e Calcoli

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

I contributi INPS ridotti forfettari rappresentano una delle agevolazioni più importanti per chi opera con partita IVA in regime forfettario. Nel 2026, artigiani e commercianti possono beneficiare di una riduzione del 35% sui contributi previdenziali, mentre chi ha avviato l’attività nel 2025 può ancora usufruire della riduzione del 50% per i primi 36 mesi.

Questa guida completa ti spiega nel dettaglio come funzionano i contributi INPS ridotti forfettari, quali sono le aliquote aggiornate al 2026, come calcolare esattamente quanto pagare e come presentare la domanda all’INPS. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per ottimizzare il carico fiscale della tua attività: con la riduzione contributiva puoi risparmiare oltre 1.500 euro all’anno rispetto al regime ordinario.

Indice dei contenuti

  1. Cosa Sono i Contributi INPS Ridotti per Forfettari
  2. Chi Può Richiedere la Riduzione Contributi INPS 35%
  3. Riduzione Contributi INPS 50% per Nuove Attività 2025
  4. Aliquote Contributive INPS 2026: Tutti i Numeri
  5. Contributi Fissi sul Minimale 2026: Quanto Pagare
  6. Contributi Eccedenti il Minimale: Come Si Calcolano
  7. 3 Esempi Pratici di Calcolo Contributi INPS Forfettari
  8. Come Richiedere la Riduzione Contributi INPS: Procedura
  9. Scadenze Importanti per i Contributi INPS Forfettari 2026
  10. Effetti della Riduzione Contributi sulla Pensione Futura
  11. Contributi INPS Gestione Separata: Cosa Sapere
  12. Tabella Riepilogativa Contributi INPS Forfettari 2026
  13. Errori da Evitare con i Contributi INPS Forfettari
  14. Domande Frequenti

Cosa Sono i Contributi INPS Ridotti per Forfettari

I contributi INPS ridotti forfettari sono un’agevolazione prevista dalla Legge 190/2014 (la legge che ha istituito il regime forfettario) che consente agli artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS di pagare contributi previdenziali inferiori rispetto al regime ordinario.

In pratica, invece di versare l’intero importo dei contributi dovuti, chi aderisce al regime forfettario può richiedere una riduzione del 35% sia sulla parte fissa (i cosiddetti contributi sul minimale) sia sulla parte variabile (i contributi eccedenti il minimale). Questo significa che se normalmente dovresti pagare 100 euro di contributi, con la riduzione ne paghi solo 65.

È importante capire che questa agevolazione è riservata esclusivamente a chi è iscritto alla Gestione Artigiani o alla Gestione Commercianti dell’INPS. I liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS (come consulenti, web designer, copywriter senza cassa previdenziale di categoria) non possono accedere a questa riduzione: per loro i contributi si calcolano sempre in percentuale sul reddito effettivo, senza minimali né riduzioni.

Dal 2025 è stata introdotta anche una novità importante: per chi si iscrive per la prima volta alle gestioni artigiani o commercianti, è disponibile una riduzione ancora più vantaggiosa del 50% per i primi 36 mesi di attività. Questa misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, è alternativa alla riduzione del 35% e comporta requisiti specifici che vedremo nel dettaglio.

Chi Può Richiedere la Riduzione Contributi INPS 35%

Per accedere ai contributi INPS ridotti forfettari con la riduzione del 35%, devi soddisfare requisiti specifici. Non basta essere in regime forfettario: serve anche l’iscrizione alla gestione previdenziale corretta.

I requisiti fondamentali per la riduzione del 35% sono:

  • Essere titolari di partita IVA in regime forfettario: devi aver aderito al regime agevolato previsto dalla Legge 190/2014, rispettando tutti i limiti previsti (ricavi fino a 85.000 euro, nessuna partecipazione in società di persone, ecc.)
  • Essere iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti INPS: questa è la condizione essenziale. Se svolgi un’attività artigianale (idraulico, elettricista, parrucchiere, falegname, ecc.) o commerciale (negozio, e-commerce, agente di commercio, ecc.) e sei iscritto alla relativa gestione INPS, puoi richiedere la riduzione
  • Non essere iscritti alla Gestione Separata INPS: i liberi professionisti senza cassa previdenziale di categoria (consulenti, formatori, professionisti digitali) pagano i contributi alla Gestione Separata con aliquote diverse e non possono accedere a questa riduzione
  • Non beneficiare già della riduzione 50% per nuove attività: le due agevolazioni sono alternative e non cumulabili

Chi NON può richiedere i contributi INPS ridotti forfettari:

  • Professionisti con cassa previdenziale propria (avvocati, ingegneri, medici, commercialisti)
  • Professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS
  • Chi ha superato i limiti del regime forfettario ed è passato al regime ordinario
  • Chi ha già richiesto la riduzione 50% per nuove attività 2025

Riduzione Contributi INPS 50% per Nuove Attività 2025

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un’agevolazione ancora più vantaggiosa per chi avvia una nuova attività: la riduzione del 50% sui contributi INPS per i primi 36 mesi dall’iscrizione.

Questa misura è pensata per incentivare l’imprenditoria e alleggerire il carico contributivo nella fase di avvio, quando i ricavi sono spesso ancora limitati.

Chi può richiedere la riduzione 50%:

  • Artigiani e commercianti che si iscrivono per la prima volta alla Gestione INPS tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2025
  • Collaboratori familiari che effettuano la prima iscrizione nello stesso periodo
  • Soggetti che riattivano una posizione previdenziale dopo almeno 3 anni di inattività

Caratteristiche dell’agevolazione:

  • Durata: 36 mesi dalla data di avvio dell’attività
  • Percentuale: riduzione del 50% della sola aliquota IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti)
  • Contributi esclusi: restano dovuti per intero il contributo di maternità e, per i commercianti, l’aliquota aggiuntiva per l’indennizzo cessazione attività

Attenzione importante: le due riduzioni (35% e 50%) sono alternative. Se hai diritto alla riduzione 50% per nuove attività, non puoi richiedere contemporaneamente quella del 35%. Dovrai valutare quale conviene di più in base alla tua situazione specifica.

Aliquote Contributive INPS 2026: Tutti i Numeri

Per calcolare correttamente i contributi INPS ridotti forfettari, devi conoscere le aliquote contributive aggiornate al 2026. Queste aliquote variano in base alla gestione di appartenenza (artigiani, commercianti o gestione separata) e all’età del contribuente.

Il reddito minimale su cui si calcolano i contributi fissi per il 2026 è pari a 18.808 euro. Questo significa che anche se hai guadagnato meno (o niente), l’INPS calcola i contributi minimi come se avessi prodotto almeno questo reddito.

Aliquote Gestione Artigiani 2026:

  • Aliquota ordinaria: 24,00%
  • Aliquota per collaboratori under 21: 23,70%
  • Con riduzione 35%: 15,60% (24% x 0,65)
  • Con riduzione 50%: 12,00% (24% x 0,50)

Aliquote Gestione Commercianti 2026:

  • Aliquota ordinaria: 24,48% (include 0,48% per indennizzo cessazione attività)
  • Aliquota per collaboratori under 21: 24,18%
  • Con riduzione 35%: 15,91% (24,48% x 0,65)
  • Con riduzione 50%: 12,24% (24,48% x 0,50)

Aliquote Gestione Separata INPS 2026 (professionisti):

  • Aliquota ordinaria senza altra copertura: 26,07%
  • Aliquota con altra forma previdenziale: 24,00%
  • Aliquota sportivi dilettantisti ASD/SSD: 25,00%

Nota importante: la Gestione Separata non prevede riduzioni per i forfettari. L’aliquota si applica sempre sull’intero reddito imponibile senza minimali né agevolazioni specifiche per questo regime fiscale.

Contributi Fissi sul Minimale 2026: Quanto Pagare

I contributi fissi sul minimale rappresentano la quota minima di contributi INPS che ogni artigiano o commerciante deve versare, indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto. Questi contributi si pagano in quattro rate trimestrali.

Contributi fissi 2026 SENZA riduzione
GestioneContributo AnnuoRata Trimestrale
Artigiani4.521,36 euro1.130,34 euro
Commercianti4.611,64 euro1.152,91 euro
Contributi fissi 2026 CON riduzione 35% (forfettari)
GestioneContributo AnnuoRata Trimestrale
Artigiani2.938,88 euro734,72 euro
Commercianti2.997,57 euro749,39 euro

Come puoi vedere, la differenza è notevole: un artigiano forfettario con riduzione del 35% risparmia circa 1.582 euro all’anno rispetto a un artigiano in regime ordinario. Con la riduzione del 50% il risparmio sale a oltre 2.260 euro all’anno.

Le scadenze per il versamento dei contributi fissi trimestrali sono:

  • 16 maggio (I trimestre)
  • 20 agosto (II trimestre)
  • 16 novembre (III trimestre)
  • 16 febbraio anno successivo (IV trimestre)

Contributi Eccedenti il Minimale: Come Si Calcolano

Se il tuo reddito imponibile supera il minimale di 18.808 euro, devi versare anche i contributi eccedenti. Questi si calcolano applicando l’aliquota percentuale sulla differenza tra il reddito effettivo e il minimale.

Anche sui contributi eccedenti si applica la riduzione del 35% (o 50% per le nuove attività), rendendo il regime forfettario ancora più vantaggioso per chi ha redditi medio-alti.

Formula di calcolo contributi eccedenti:

Contributi eccedenti = (Reddito imponibile - 18.808) x Aliquota x (1 - percentuale riduzione)

Esempio per artigiano forfettario con reddito 30.000 euro:

  • Reddito imponibile: 30.000 euro
  • Reddito eccedente il minimale: 30.000 – 18.808 = 11.192 euro
  • Aliquota artigiani: 24%
  • Contributi eccedenti senza riduzione: 11.192 x 24% = 2.686,08 euro
  • Contributi eccedenti con riduzione 35%: 2.686,08 x 0,65 = 1.745,95 euro

3 Esempi Pratici di Calcolo Contributi INPS Forfettari

Vediamo ora tre esempi concreti e dettagliati per capire esattamente quanto pagare di contributi INPS ridotti forfettari in diverse situazioni reali.

ESEMPIO 1: Elettricista forfettario con fatturato 35.000 euro

Marco è un elettricista iscritto alla Gestione Artigiani che ha fatturato 35.000 euro nel 2025.

Calcolo reddito imponibile:

  • Fatturato: 35.000 euro
  • Coefficiente di redditività (codice ATECO 43.21): 86%
  • Reddito imponibile: 35.000 x 86% = 30.100 euro

Calcolo contributi CON riduzione 35%:

  • Contributi fissi sul minimale: 2.938,88 euro
  • Reddito eccedente: 30.100 – 18.808 = 11.292 euro
  • Contributi eccedenti: 11.292 x 24% x 0,65 = 1.761,55 euro
  • TOTALE CONTRIBUTI: 4.700,43 euro

RISPARMIO ANNUO: 2.531,01 euro rispetto al regime ordinario

ESEMPIO 2: E-commerce forfettario con fatturato 50.000 euro

Giulia gestisce un negozio online e ha fatturato 50.000 euro nel 2025.

Calcolo reddito imponibile:

  • Fatturato: 50.000 euro
  • Coefficiente di redditività (commercio): 40%
  • Reddito imponibile: 50.000 x 40% = 20.000 euro

Calcolo contributi CON riduzione 35%:

  • Contributi fissi sul minimale: 2.997,57 euro
  • Reddito eccedente: 20.000 – 18.808 = 1.192 euro
  • Contributi eccedenti: 1.192 x 24,48% x 0,65 = 189,73 euro
  • TOTALE CONTRIBUTI: 3.187,30 euro

RISPARMIO ANNUO: 1.716,22 euro rispetto al regime ordinario

ESEMPIO 3: Nuovo parrucchiere con riduzione 50%

Luca ha aperto il suo salone nel marzo 2025 e beneficia della riduzione 50%.

Calcolo reddito imponibile:

  • Fatturato: 25.000 euro
  • Coefficiente di redditività (servizi alla persona): 67%
  • Reddito imponibile: 25.000 x 67% = 16.750 euro

Calcolo contributi CON riduzione 50%:

  • Reddito sotto il minimale: 16.750 < 18.808
  • Contributi fissi con riduzione 50%: 2.260,68 euro
  • Contributi eccedenti: nessuno (reddito sotto minimale)
  • TOTALE CONTRIBUTI: 2.260,68 euro

RISPARMIO ANNUO: 2.260,68 euro rispetto al regime ordinario

Come Richiedere la Riduzione Contributi INPS: Procedura

La domanda per i contributi INPS ridotti forfettari si presenta esclusivamente online attraverso il portale INPS. La procedura è diversa a seconda che tu richieda la riduzione del 35% o quella del 50%.

Procedura per la riduzione 35% (artigiani e commercianti forfettari):

  1. Accedi al sito INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca la sezione “Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti”
  3. Vai su “Comunicazioni” e poi “Riduzione contributiva regime forfettario”
  4. Compila la dichiarazione confermando di essere in regime forfettario
  5. Invia la comunicazione e conserva la ricevuta

Scadenza per la domanda riduzione 35%:

  • Per chi è già forfettario: 28 febbraio di ogni anno
  • Per chi apre nuova attività: entro l’anno di apertura
  • Buona notizia: chi ha già ottenuto la riduzione negli anni precedenti non deve ripresentare la domanda. L’agevolazione si rinnova automaticamente salvo esplicita rinuncia

Scadenze Importanti per i Contributi INPS Forfettari 2026

Per gestire correttamente i contributi INPS ridotti forfettari, è fondamentale rispettare tutte le scadenze previste. Ecco il calendario completo per il 2026.

Scadenze versamento contributi fissi trimestrali 2026
TrimestreScadenza
I trimestre (gennaio-marzo)16 maggio 2026
II trimestre (aprile-giugno)20 agosto 2026
III trimestre (luglio-settembre)16 novembre 2026
IV trimestre (ottobre-dicembre)16 febbraio 2027

Effetti della Riduzione Contributi sulla Pensione Futura

Prima di richiedere i contributi INPS ridotti forfettari, è importante conoscere le conseguenze sulla tua futura pensione. La riduzione contributiva ha infatti un impatto diretto sull’accumulo dei contributi pensionistici.

Il principio di base: l’INPS accredita i mesi ai fini pensionistici in proporzione ai contributi effettivamente versati. Se paghi meno contributi, accumuli meno anzianità contributiva.

Esempio con riduzione 35%: Se paghi contributi sul minimale con riduzione del 35%, versi circa il 65% del contributo pieno. Di conseguenza, invece di 12 mesi, ti vengono accreditati circa 7,8 mesi (12 x 0,65). In un anno accumuli quindi meno di un anno di contributi pensionistici.

Esempio con riduzione 50%: Con la riduzione al 50%, paghi la metà dei contributi ordinari. L’INPS accredita quindi solo 6 mesi di contributi per ogni anno di attività. Per maturare un anno intero ai fini pensionistici, devi lavorare effettivamente due anni.

Quando conviene comunque la riduzione:

  • Se hai già altri contributi versati (es. lavoro dipendente precedente)
  • Se il risparmio ti permette di investire in previdenza integrativa
  • Se prevedi di incrementare i ricavi e superare il minimale nei prossimi anni
  • Se hai difficolta di liquidità nella fase di avvio

Contributi INPS Gestione Separata: Cosa Sapere

Se sei un libero professionista senza cassa previdenziale di categoria (consulente, formatore, web designer, social media manager, ecc.), la tua situazione contributiva è diversa da artigiani e commercianti.

I professionisti forfettari iscritti alla Gestione Separata INPS non possono accedere alle riduzioni del 35% o 50%. Tuttavia, il loro regime contributivo presenta caratteristiche specifiche che possono comunque risultare vantaggiose.

Vantaggi della Gestione Separata per forfettari:

  • Nessun minimale contributivo: paghi i contributi solo sul reddito effettivamente prodotto. Se guadagni poco o niente, non devi versare contributi minimi
  • Calcolo proporzionale: i contributi si calcolano in percentuale sul reddito imponibile (fatturato x coefficiente di redditività), rendendo il carico previsibile
  • Nessun contributo fisso trimestrale: versi tutto con le imposte (saldo a giugno, acconti a giugno e novembre)

Tabella Riepilogativa Contributi INPS Forfettari 2026

Ecco una tabella riassuntiva completa per confrontare rapidamente tutte le opzioni dei contributi INPS ridotti forfettari disponibili nel 2026.

Confronto contributi fissi sul minimale 2026
GestioneSenza riduzioneRiduzione 35%Riduzione 50%
Artigiani4.521,36 euro2.938,88 euro2.260,68 euro
Commercianti4.611,64 euro2.997,57 euro2.305,82 euro
Gestione SeparataNessun minimoN/AN/A

Errori da Evitare con i Contributi INPS Forfettari

Gestire i contributi INPS ridotti forfettari richiede attenzione per evitare errori che possono costare caro. Ecco i problemi più comuni e come prevenirli.

1. Dimenticare di presentare la domanda di riduzione

L’errore più frequente: molti forfettari non sanno che la riduzione del 35% va richiesta esplicitamente la prima volta. L’INPS non la applica automaticamente. Se non presenti la domanda, paghi i contributi pieni.

2. Richiedere la riduzione senza essere idonei

Alcuni professionisti iscritti alla Gestione Separata credono di poter accedere alla riduzione 35%, ma questa è riservata solo ad artigiani e commercianti.

3. Non considerare gli effetti sulla pensione

Molti scelgono la riduzione massima senza valutare l’impatto sulla pensione futura. Con la riduzione 50%, accumuli solo 6 mesi di contributi per ogni anno lavorato.

4. Non dedurre i contributi dal reddito imponibile

I contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito. Se non li indichi in dichiarazione, paghi più tasse del dovuto.

5. Versare in ritardo senza ravvedimento operoso

Il ritardo nel versamento genera sanzioni e interessi. Molti pagano in ritardo senza applicare il ravvedimento operoso, accumulando ulteriori sanzioni. Se sei in ritardo, calcola subito sanzioni e interessi ridotti con il ravvedimento operoso, oppure rivolgiti al CAF.

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Domande Frequenti sui Contributi INPS Ridotti Forfettari

Posso richiedere la riduzione contributi INPS se sono un libero professionista?

Dipende dalla gestione previdenziale. Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS (consulenti, formatori, professionisti senza cassa), NON puoi richiedere la riduzione del 35% o 50%. Se invece sei iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti (es. artigiano, negoziante, agente di commercio), puoi accedere alle riduzioni previste per i forfettari.

La riduzione contributi INPS forfettari si rinnova automaticamente?

Sì, per la riduzione del 35%. Una volta ottenuta, si rinnova automaticamente ogni anno senza necessità di ripresentare la domanda, a meno che tu non rinunci esplicitamente o perda i requisiti del regime forfettario. Per la riduzione del 50% invece il beneficio dura 36 mesi dalla prima iscrizione e poi termina automaticamente.

Quanto risparmio con i contributi INPS ridotti forfettari?

Con la riduzione del 35%, un artigiano risparmia circa 1.582 euro all’anno sui contributi fissi, un commerciante circa 1.614 euro. Con la riduzione del 50%, il risparmio sale rispettivamente a circa 2.260 e 2.305 euro. A questi importi si aggiunge il risparmio sui contributi eccedenti il minimale se il tuo reddito supera i 18.808 euro.

Posso cumulare la riduzione 35% con quella del 50%?

No, le due riduzioni sono alternative e non cumulabili. Se hai diritto alla riduzione del 50% per nuove attività 2025, non puoi contemporaneamente richiedere quella del 35%. Dovrai scegliere una delle due opzioni in base alla tua convenienza. La riduzione 50% è generalmente più vantaggiosa ma dura solo 36 mesi.

Entro quando devo presentare la domanda di riduzione contributi?

Per la riduzione del 35%, la scadenza è il 28 febbraio di ogni anno per chi è già in regime forfettario. Per chi apre una nuova attività, la domanda va presentata entro l’anno di apertura. Per la riduzione del 50% per nuove attività 2025, il termine era il 19 gennaio 2026: verifica sul sito INPS eventuali proroghe o riaperture dei termini.

La riduzione contributi INPS influisce sulla mia pensione?

Sì, significativamente. Pagando contributi ridotti, accumuli meno anzianità contributiva. Con la riduzione del 35% ottieni circa 7-8 mesi di contributi per ogni anno lavorato. Con la riduzione del 50% ottieni solo 6 mesi. Questo può allungare il tempo necessario per raggiungere i requisiti pensionistici e ridurre l’importo della pensione futura.

Cosa succede se perdo i requisiti del regime forfettario?

Se superi il limite di 85.000 euro di ricavi o perdi un altro requisito del regime forfettario, dall’anno successivo passi automaticamente al regime ordinario. Di conseguenza, perdi anche il diritto alla riduzione contributiva del 35% e dovrai versare i contributi INPS in misura piena. La perdita del requisito va comunicata all’INPS.

I contributi INPS ridotti forfettari rappresentano un’opportunità concreta per alleggerire il carico previdenziale della tua attività. Che tu possa accedere alla riduzione del 35% (per artigiani e commercianti forfettari) o alla più vantaggiosa riduzione del 50% (per le nuove attività 2025), il risparmio può superare i 2.000 euro all’anno. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente gli effetti sulla pensione futura e rispettare tutte le scadenze per non perdere il beneficio.

Hai bisogno di assistenza per la richiesta dei contributi INPS ridotti forfettari o per valutare la convenienza della riduzione? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online.

Marzo 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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