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Tag Archivio per: detrazioni figli a carico 2026

CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Bonus Scuola 2026: Detrazioni Spese Scolastiche, Libri di Testo e Agevolazioni per le Famiglie

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Con il rientro a scuola che si avvicina, le famiglie italiane si trovano ad affrontare spese importanti: iscrizioni, mensa, libri di testo, materiale scolastico e attività extra. La buona notizia è che nel 2026 esistono diverse agevolazioni fiscali e bonus scuola che possono alleggerire il bilancio familiare. Dalla detrazione delle spese scolastiche nel 730 fino a 152 euro per figlio, ai bonus libri regionali basati sull’ISEE, passando per il bonus asilo nido fino a 3.600 euro: in questa guida trovi tutto quello che devi sapere per non perdere nemmeno un euro di risparmio.

Indice dei contenuti

  1. Detrazione spese scolastiche nel 730: fino a 152 euro per figlio
  2. Quali spese scolastiche sono detraibili
  3. Spese scolastiche NON detraibili
  4. Bonus libri di testo regionali: come funzionano
  5. Bonus libri Friuli Venezia Giulia: requisiti e domanda
  6. Detrazione per attività sportive ragazzi (5-18 anni)
  7. Bonus asilo nido 2026: fino a 3.600 euro
  8. Erogazioni liberali alle scuole: detrazione al 19%
  9. Carta Dedicata a Te: supporto per le famiglie
  10. Come pagare per avere diritto alla detrazione
  11. Domande frequenti (FAQ)

Detrazione spese scolastiche nel 730: fino a 152 euro per figlio

La principale agevolazione per le famiglie con figli a scuola è la detrazione IRPEF del 19% sulle spese di istruzione. Questa detrazione si inserisce nel modello 730 e funziona così:

  • Tetto massimo di spesa detraibile: 800 euro per ciascun figlio (dal 2019, confermato anche per il 2026)
  • Rimborso effettivo: il 19% di 800 euro = 152 euro di risparmio massimo per ogni figlio
  • Si applica a: scuole dell’infanzia (materne), scuole primarie (elementari), scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori)

In pratica, se hai due figli a scuola e spendi almeno 800 euro per ciascuno in spese ammesse, puoi ottenere un rimborso di 304 euro totali nella dichiarazione dei redditi. Il limite di 800 euro è per figlio, non per famiglia: questo significa che con più figli il risparmio si moltiplica.

Esempio pratico: la famiglia Rossi ha 3 figli. Il primo frequenta le superiori (spesa totale 900 euro), il secondo le medie (spesa 650 euro), il terzo le elementari (spesa 400 euro). La detrazione sarà: 19% di 800 euro (tetto) + 19% di 650 euro + 19% di 400 euro = 152 + 123,50 + 76 = 351,50 euro di rimborso.

La detrazione spetta per le spese di istruzione detraibili sia presso scuole pubbliche che private paritarie. Per le scuole private non paritarie, la detrazione non è prevista.

Quali spese scolastiche sono detraibili nel 2026

Non tutte le spese legate alla scuola danno diritto alla detrazione. Ecco l’elenco completo delle spese scolastiche detraibili nel modello 730, secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate:

Spese di iscrizione e frequenza

  • Tasse di iscrizione e contributi obbligatori
  • Contributi volontari deliberati dagli istituti scolastici
  • Tasse per gli esami di Stato

Mensa scolastica

Le spese per la mensa scolastica sono detraibili anche se il servizio è fornito dal Comune o da soggetti terzi rispetto alla scuola. Per la documentazione serve l’attestazione del pagamento rilasciata dal Comune, dalla scuola o dal soggetto che eroga il servizio. Il pagamento può avvenire anche in contanti per la mensa (fa eccezione alla regola della tracciabilità), ma è sempre consigliabile pagare con mezzi tracciabili.

Gite scolastiche e viaggi di istruzione

I costi per le gite scolastiche, i viaggi di istruzione e gli scambi culturali organizzati dalla scuola sono detraibili. Serve la ricevuta del pagamento intestata alla scuola o al soggetto organizzatore.

Assicurazione scolastica

Il premio assicurativo richiesto dalla scuola per coprire gli infortuni degli alunni durante le attività scolastiche è detraibile.

Trasporto scolastico

Le spese per il servizio di trasporto scolastico (scuolabus) sono detraibili, anche quando il servizio è erogato dal Comune. Attenzione: il trasporto scolastico dedicato è diverso dall’abbonamento al trasporto pubblico locale, che ha una detrazione a parte (fino a 250 euro).

Assistenza al pasto e pre/post scuola

Anche i servizi di pre-scuola e post-scuola integrativi sono detraibili, purché organizzati o deliberati dall’istituto scolastico.

Spese scolastiche NON detraibili: cosa resta escluso

È importante sapere che alcune spese, pur essendo legate alla scuola, non rientrano tra quelle detraibili nel 730. Ecco cosa NON puoi portare in detrazione:

  • Libri di testo scolastici: i manuali e i libri adottati dalla scuola non sono detraibili (ma possono essere coperti dai bonus libri regionali, come vedremo)
  • Cancelleria e materiale di consumo: quaderni, penne, matite, pennarelli, album da disegno
  • Zaini e astucci: anche se costosi, non sono spese detraibili
  • Abbigliamento scolastico: grembiuli, divise e scarpe da ginnastica
  • Dispositivi elettronici personali: tablet, computer, calcolatrici acquistati privatamente
  • Ripetizioni private: le lezioni di recupero con insegnanti privati non sono detraibili

Per i libri di testo, che rappresentano spesso la voce di spesa più pesante (specialmente per le superiori), esistono i bonus libri regionali che possono coprire parte o tutto il costo. Continua a leggere per scoprire come funzionano.

Bonus libri di testo regionali: come funzionano

Poiché i libri di testo non sono detraibili nel 730, molte Regioni italiane mettono a disposizione un bonus libri (chiamato anche “contributo libri di testo” o “borsa di studio regionale”) per le famiglie con redditi bassi. Ecco come funziona in generale:

  • Chi lo eroga: ogni Regione gestisce autonomamente il proprio bando. Non esiste un bonus libri nazionale unico
  • Requisito principale: quasi tutte le Regioni richiedono un ISEE sotto una determinata soglia (solitamente tra 10.632 e 15.748 euro, ma varia da Regione a Regione)
  • A chi spetta: famiglie con figli che frequentano le scuole secondarie di primo grado (medie) e secondo grado (superiori). Alcune Regioni includono anche le primarie
  • Importo: variabile, da 150 a 500 euro circa, in base alla fascia ISEE e al grado scolastico
  • Come si richiede: tramite bando regionale, generalmente con domanda online sul portale della Regione o del Comune di residenza
  • Quando: i bandi escono di solito tra giugno e settembre, prima del rientro a scuola

Consiglio pratico: controlla il sito della tua Regione o del tuo Comune a partire da giugno-luglio per non perdere la scadenza del bando. Se hai bisogno di un ISEE aggiornato per fare domanda, prenota per tempo al CAF: sotto scadenza i tempi di attesa si allungano.

Tabella riassuntiva bonus libri per le principali Regioni

Le soglie e gli importi possono variare di anno in anno. Qui riportiamo i valori indicativi basati sui bandi precedenti:

RegioneSoglia ISEE indicativaImporto indicativoScuole ammesse
Emilia Romagna15.748 eurofino a 200-300 euroMedie e superiori
Lazio15.493 eurofino a 250 euroMedie e superiori
Campania13.300 eurofino a 200 euroMedie e superiori
Puglia10.632 eurofino a 200 euroSuperiori
Friuli Venezia Giuliavariabilevedi sezione dedicataMedie e superiori

Bonus libri Friuli Venezia Giulia: requisiti e come richiederlo

Per le famiglie residenti in Friuli Venezia Giulia, la Regione prevede un contributo per l’acquisto dei libri di testo e del materiale didattico. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno decine di famiglie nella compilazione della domanda.

Requisiti per il bonus libri FVG

  • Residenza: in un Comune del Friuli Venezia Giulia
  • ISEE: è necessario un ISEE in corso di validità. La soglia viene definita dal bando regionale annuale
  • Frequenza scolastica: il figlio deve frequentare una scuola secondaria di primo o secondo grado (pubblica o paritaria)
  • Cittadinanza: cittadini italiani, comunitari e extracomunitari con regolare permesso di soggiorno

Come fare domanda

  1. Prepara l’ISEE: se non lo hai ancora, puoi farlo al CAF Centro Fiscale di Udine
  2. Attendi il bando: la Regione FVG pubblica il bando generalmente tra giugno e luglio
  3. Presenta la domanda: la domanda si compila online sul portale della Regione FVG oppure tramite il Comune di residenza
  4. Conserva le ricevute: tieni gli scontrini e le fatture dell’acquisto dei libri come documentazione
  5. Attendi l’esito: il contributo viene erogato direttamente sul conto corrente del richiedente

Suggerimento: presso il CAF Centro Fiscale di Udine puoi sia richiedere l’ISEE che ricevere assistenza per la compilazione della domanda del bonus libri regionale. Contattaci per tempo, specialmente nei mesi di luglio e agosto quando le richieste aumentano.

Detrazione per attività sportive ragazzi (5-18 anni): fino a 210 euro

Oltre alle spese scolastiche, le famiglie possono detrarre anche le spese per le attività sportive praticate dai figli. È un’agevolazione spesso dimenticata ma che vale la pena sfruttare.

  • Età del ragazzo: tra 5 e 18 anni compiuti
  • Tetto massimo di spesa: 210 euro per ciascun figlio
  • Detrazione: 19% di 210 euro = 39,90 euro di risparmio per figlio
  • Strutture ammesse: associazioni sportive dilettantistiche, palestre, piscine e altre strutture sportive iscritte al registro CONI (ora “Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche”)
  • Documentazione: serve la ricevuta o il bollettino di pagamento intestato al ragazzo, con il codice fiscale, la denominazione della struttura e l’attività svolta

Esempio: Marco ha 12 anni e frequenta un corso di nuoto (costo annuale 350 euro). I genitori potranno detrarre il 19% di 210 euro (tetto), ottenendo 39,90 euro di rimborso nel 730. Se anche la sorella Laura, 8 anni, fa ginnastica artistica (costo 180 euro), si aggiungono altri 19% di 180 euro = 34,20 euro.

Questa detrazione è cumulabile con quella per le spese scolastiche: puoi portare in detrazione sia la mensa che il corso sportivo dello stesso figlio.

Bonus asilo nido 2026: fino a 3.600 euro

Per le famiglie con bambini piccoli (0-3 anni), il bonus asilo nido rappresenta una delle agevolazioni più importanti. Nel 2026 gli importi sono confermati come segue:

Importi in base all’ISEE

Fascia ISEEImporto annuoImporto mensile (11 mesi)
Fino a 25.000 euro3.000 euro272,72 euro
Da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro227,27 euro
Oltre 40.000 euro1.500 euro136,36 euro

Maggiorazione per il secondo figlio

La grande novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata nel 2026: se hai un secondo figlio (o successivo) sotto i 10 anni, il bonus nido per il figlio che frequenta l’asilo sale a 3.600 euro annui per le famiglie con ISEE fino a 40.000 euro. Si tratta di un aiuto concreto per le famiglie numerose.

Come richiedere il bonus nido

  1. La domanda si presenta sul sito INPS (sezione “Bonus asilo nido”)
  2. Serve l’ISEE minorenni in corso di validità
  3. Devi allegare le ricevute di pagamento delle rette mensili
  4. Il rimborso avviene direttamente sul conto corrente indicato nella domanda

Il bonus nido è alternativo alla detrazione del 19% per le spese dell’asilo nido nel 730: non puoi usufruire di entrambi per la stessa spesa. In genere il bonus INPS è più conveniente. Per approfondire, leggi la nostra guida completa al bonus nido 2026.

Erogazioni liberali alle scuole: detrazione al 19%

Se effettui donazioni volontarie (erogazioni liberali) a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado, hai diritto a una detrazione del 19% senza limite di importo. Questa agevolazione è disciplinata dall’art. 15, comma 1, lettera i-octies del TUIR.

  • Finalità ammesse: innovazione tecnologica, ampliamento dell’offerta formativa, edilizia scolastica, attività di ricerca
  • Nessun tetto massimo: a differenza delle spese scolastiche (limitate a 800 euro), le erogazioni liberali non hanno un limite di spesa detraibile
  • Documentazione: serve la ricevuta del versamento effettuato con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
  • Dove indicarla: nel 730, rigo E8/E10 con codice 31

Attenzione: le erogazioni liberali alle scuole sono una cosa diversa dai contributi volontari di iscrizione. I contributi di iscrizione rientrano nel tetto degli 800 euro per figlio. Le erogazioni liberali, invece, hanno la loro detrazione separata e senza tetto.

Carta Dedicata a Te 2026: supporto per le famiglie

La Carta Dedicata a Te è una carta prepagata da 500 euro destinata alle famiglie con ISEE basso, utilizzabile per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, carburanti e abbonamenti al trasporto pubblico locale.

  • Requisito ISEE: inferiore a 15.000 euro
  • Nucleo familiare: almeno 3 componenti, di cui almeno uno nato entro il 31 dicembre 2009 (o con altri requisiti specifici)
  • Non serve fare domanda: l’INPS individua automaticamente i beneficiari in base all’ISEE e comunica ai Comuni l’elenco delle famiglie aventi diritto
  • Dove ritirarla: presso gli uffici postali indicati dal Comune

Anche se la Carta Dedicata a Te non è specificamente un “bonus scuola”, può aiutare le famiglie a liberare risorse del budget familiare da destinare alle spese scolastiche. Per verificare se ne hai diritto, è fondamentale avere un ISEE aggiornato.

Come pagare per avere diritto alla detrazione: la tracciabilità obbligatoria

Dal 2020 è obbligatorio effettuare i pagamenti con strumenti tracciabili per poter usufruire delle detrazioni al 19%. Questo vale anche per le spese scolastiche. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione.

Metodi di pagamento accettati

  • Bonifico bancario o postale (anche online)
  • Carta di debito (bancomat)
  • Carta di credito o prepagata
  • Assegno bancario o circolare
  • Bollettino postale
  • PagoPA (il sistema utilizzato dalla maggior parte delle scuole)

Eccezioni alla tracciabilità

Ci sono alcune eccezioni importanti in cui il pagamento in contanti è comunque ammesso ai fini della detrazione:

  • Mensa scolastica: se il servizio è reso direttamente dalla scuola pubblica o dal Comune
  • Spese per servizi pubblici: trasporto scolastico comunale

In ogni caso, conserva sempre le ricevute per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Il consiglio è di pagare tutto tramite PagoPA quando la scuola lo prevede: è il metodo più semplice e la ricevuta digitale resta archiviata.

Riepilogo: tutte le agevolazioni scuola 2026 a colpo d’occhio

AgevolazioneImporto massimoRisparmio effettivoDove richiederla
Detrazione spese scolastiche800 euro/figlio152 euro/figlio730
Detrazione attività sportive210 euro/figlio39,90 euro/figlio730
Bonus asilo nido3.000-3.600 euroRimborso direttoINPS
Bonus libri regionali150-500 euroContributo direttoRegione/Comune
Erogazioni liberali scuoleNessun limite19% senza tetto730
Carta Dedicata a Te500 euroCarta prepagataAutomatica (INPS)

Domande frequenti (FAQ) sui bonus scuola 2026

I libri di testo sono detraibili nel 730?

No, i libri di testo scolastici non sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia, molte Regioni offrono un bonus libri specifico per le famiglie con ISEE basso. In Friuli Venezia Giulia puoi fare domanda tramite il bando regionale annuale.

Posso detrarre le spese scolastiche anche per le scuole private?

Sì, ma solo per le scuole private paritarie. Le scuole private non paritarie (cioè non riconosciute dal Ministero dell’Istruzione) non danno diritto alla detrazione. Il tetto resta sempre di 800 euro per figlio.

La mensa scolastica si può detrarre anche se pagata al Comune?

Sì. Le spese per la mensa scolastica sono detraibili anche quando il servizio è erogato dal Comune o da un soggetto terzo. Serve l’attestazione del pagamento con l’indicazione della scuola frequentata e i dati dell’alunno.

Chi può detrarre le spese scolastiche dei figli?

La detrazione spetta al genitore (o al tutore legale) che ha sostenuto effettivamente la spesa. Se i genitori sono separati o divorziati, la detrazione spetta al genitore che ha pagato. Se la spesa è stata divisa, ciascun genitore detrae la propria quota. Per approfondire la questione delle detrazioni fiscali in caso di separazione, consulta le nostre guide dedicate.

Il bonus asilo nido è cumulabile con la detrazione per le spese scolastiche?

Il bonus asilo nido INPS e la detrazione del 19% nel 730 non sono cumulabili per la stessa spesa. Devi scegliere una delle due opzioni. In genere il bonus INPS è più conveniente perché offre un rimborso diretto più alto rispetto alla detrazione del 19%.

Serve l’ISEE per detrarre le spese scolastiche nel 730?

No, per la detrazione nel 730 non serve l’ISEE: spetta a tutti i contribuenti indipendentemente dal reddito. L’ISEE serve invece per i bonus libri regionali, il bonus asilo nido e la Carta Dedicata a Te, che sono prestazioni legate al reddito familiare.


Hai bisogno di aiuto con le detrazioni scolastiche nel 730?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a non perdere nessuna agevolazione per la tua famiglia. Ti assistiamo nella compilazione del 730 con tutte le detrazioni per spese scolastiche, attività sportive e bonus nido. Possiamo anche aiutarti a richiedere l’ISEE per i bonus libri regionali.

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    Agosto 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-28 08:00:002026-08-17 11:02:27Bonus Scuola 2026: Detrazioni Spese Scolastiche, Libri di Testo e Agevolazioni per le Famiglie
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    Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

    Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

    “Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

    In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

    Indice dei contenuti

    1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
    2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
    3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
    4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
    5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
    6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
    7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
    8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
    9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
    10. Errori comuni da evitare
    11. Domande frequenti

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    La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

    “Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

    Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

    • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
    • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

    Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

    Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

    Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

    Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

    • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
    • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
    • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

    Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

    È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

    A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

    Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

    Assegno unico e benefici INPS

    L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

    ISEE e prestazioni agevolate

    Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

    • Bonus asilo nido
    • Bonus bollette (sociale e idrico)
    • Mensa e trasporto scolastico agevolati
    • Riduzioni rette universitarie
    • Carta acquisti e altre misure di sostegno

    Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

    Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

    Agevolazioni regionali e comunali

    Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

    Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

    Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

    Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

    Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

    Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

    • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
    • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
    • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
    • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

    Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

    • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
    • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
    • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

    Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

    Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

    Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

    • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
    • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

    Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

    Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

    Figli a carico: assegno unico e detrazioni

    La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

    Figli sotto i 21 anni: assegno unico

    Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

    In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

    Figli sopra i 21 anni: detrazioni

    Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

    Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

    Limite di reddito del figlio per essere a carico

    Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

    Strategia ottimale per coppia con un forfettario

    Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

    Ecco le regole pratiche da seguire:

    Spese sanitarie

    Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

    Mutuo prima casa

    Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

    Spese scolastiche e universitarie

    Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

    Ristrutturazioni e bonus casa

    Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

    Premi assicurativi e previdenza

    Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

    Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

    Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

    Coppia con entrambi i coniugi forfettari

    Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

    Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

    Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

    Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

    • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
    • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

    In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

    Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

    Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

    Assegno unico e ISEE per i forfettari

    Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

    L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

    • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
    • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
    • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

    Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

    Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

    Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

    A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

    Quando conviene presentare l’ISEE

    Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

    Errori comuni da evitare

    Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

    Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

    Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

    Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

    Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

    Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

    Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

    Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

    “A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

    Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

    Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

    Domande frequenti

    Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

    Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

    Il forfettario paga IRPEF?

    No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

    Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

    No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

    I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

    Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

    Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

    Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

    Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

    Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

    I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

    Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

    Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

    No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

    Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

    Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

    Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

    Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

    La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

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    Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 08:00:002026-05-24 09:54:41Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali
    CAF

    Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Le detrazioni per i figli rappresentano una delle questioni piu delicate per i genitori separati o divorziati. Come si dividono nel 2026? Chi ha diritto alla detrazione e in che misura? Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate profondamente. In questa guida spieghiamo come funziona la ripartizione delle detrazioni figli separati in modo chiaro e con esempi pratici.

    Indice dei contenuti

    1. Regole generali sulle detrazioni figli separati
    2. Figli sotto i 21 anni: Assegno Unico
    3. Figli sopra i 21 anni: detrazioni IRPEF
    4. Affidamento condiviso vs esclusivo
    5. Spese per i figli: come si dividono
    6. Domande frequenti
    7. Conclusione

    Detrazioni Figli Separati: Le Regole Generali nel 2026

    Il sistema delle detrazioni per i figli a carico e stato profondamente riformato con l’introduzione dell’Assegno Unico nel 2022 e successivi aggiornamenti. Per i genitori separati, le regole nel 2026 prevedono due binari distinti in base all’eta del figlio: sotto i 21 anni si applica l’Assegno Unico, sopra i 21 anni restano le detrazioni IRPEF tradizionali. Per una visione completa di tutti gli aspetti fiscali, consulta la guida alla separazione e divorzio 2026.

    In entrambi i casi, il principio cardine e che le agevolazioni vanno ripartite tra i genitori in base al tipo di affidamento stabilito dal giudice. La regola di default e la divisione al 50%, ma esistono importanti eccezioni che vedremo nel dettaglio.

    Figli sotto i 21 Anni: Come Funziona l’Assegno Unico per Genitori Separati

    Per i figli fino a 20 anni (21 non compiuti), le detrazioni IRPEF tradizionali sono state completamente sostituite dall’Assegno Unico Universale. Questo e un contributo mensile erogato dall’INPS, il cui importo varia in base all’ISEE del nucleo familiare.

    In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori. Ciascun genitore riceve la propria meta direttamente dall’INPS sul proprio conto corrente. In alternativa, i genitori possono accordarsi per far versare l’intero importo a uno solo di loro, indicandolo nella domanda.

    L’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo e quello del nucleo familiare in cui si trova il figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive (genitore collocatario). Se il genitore collocatario ha un ISEE basso, l’importo dell’Assegno Unico sara piu elevato. Per capire come cambia l’ISEE, leggi ISEE dopo separazione.

    Figli sopra i 21 Anni: Detrazioni IRPEF tra Genitori Separati

    Per i figli dai 21 anni in su che risultano ancora fiscalmente a carico (reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, o 4.000 euro fino a 24 anni), continuano ad applicarsi le detrazioni IRPEF tradizionali. L’importo base della detrazione e di 950 euro per ciascun figlio a carico.

    Per i genitori separati con affidamento condiviso, la detrazione viene divisa al 50%, quindi 475 euro a testa. Tuttavia, i genitori possono accordarsi per attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito piu alto, in modo da massimizzare il vantaggio fiscale complessivo della famiglia. Questa scelta va indicata nella dichiarazione dei redditi.

    Affidamento Condiviso vs Esclusivo: Differenze sulle Detrazioni

    Il tipo di affidamento stabilito dal giudice incide direttamente sulla ripartizione delle detrazioni. Ecco le principali differenze:

    • Affidamento condiviso (bigenitoriale): detrazioni al 50% per ciascun genitore, salvo diverso accordo. E la situazione piu comune
    • Affidamento esclusivo: la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario
    • Affidamento condiviso con accordo: i genitori possono concordare che il 100% vada al genitore con reddito piu alto

    E importante sapere che anche il genitore non collocatario (quello con cui il figlio non vive abitualmente) mantiene il diritto alla detrazione al 50% in caso di affidamento condiviso, a prescindere da quanto tempo il figlio trascorre con lui.

    Spese per i Figli nella Separazione: Come Si Dividono le Detrazioni

    Oltre alle detrazioni base, i genitori separati devono gestire la ripartizione delle spese detraibili sostenute per i figli. Le principali categorie sono:

    • Spese mediche: detraibili al 19% per la quota eccedente 129,11 euro
    • Spese scolastiche e universitarie: detraibili al 19% fino a 800 euro per le scuole
    • Spese sportive (5-18 anni): detraibili al 19% fino a 210 euro
    • Canoni di locazione per studenti universitari fuori sede

    In caso di affidamento condiviso, ciascun genitore detrae le spese che ha effettivamente sostenuto. La regola generale prevede che le spese vengano ripartite al 50%, ma il giudice puo stabilire percentuali diverse in base ai redditi rispettivi. E essenziale conservare le ricevute intestate al genitore che effettua la detrazione.

    Domande Frequenti sulle Detrazioni Figli Separati

    Posso prendere il 100% delle detrazioni se l’altro genitore non lavora?

    Si, se l’altro genitore ha un reddito cosi basso da non poter usufruire della detrazione (incapienza fiscale), il 100% della detrazione puo essere attribuito al genitore con reddito. Questa possibilita va verificata caso per caso e indicata nella dichiarazione dei redditi.

    Come funziona per i figli di genitori non sposati che si separano?

    Le stesse regole valgono anche per i genitori non sposati (conviventi) che si separano. Le detrazioni si dividono al 50% in caso di affidamento condiviso e al 100% per il genitore affidatario in caso di affidamento esclusivo.

    Devo comunicare all’INPS la separazione per l’Assegno Unico?

    Si, e necessario aggiornare la domanda di Assegno Unico comunicando la separazione, in modo che l’INPS possa erogare le due quote separate ai due genitori. In caso contrario, l’intero importo continuerebbe ad essere versato al richiedente originario.

    Conclusione

    Le detrazioni figli per genitori separati nel 2026 richiedono attenzione nella gestione, soprattutto per la distinzione tra Assegno Unico e detrazioni IRPEF. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a ottimizzare la ripartizione delle detrazioni e a compilare correttamente la dichiarazione dei redditi. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-08 09:00:002026-04-08 09:35:22Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026
    CAF

    Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    L’assegno di mantenimento e uno degli aspetti economici piu importanti della separazione e del divorzio. Ma come funziona la sua tassazione? Chi deve pagare le imposte e chi puo ottenere la deduzione fiscale? In questa guida analizziamo nel dettaglio le regole fiscali dell’assegno di mantenimento nel 2026, con esempi pratici e importi aggiornati per aiutarti a gestire correttamente la tua situazione tributaria.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e l’assegno di mantenimento
    2. Tassazione dell’assegno di mantenimento
    3. Deduzione per chi paga l’assegno
    4. Assegno per i figli: regole diverse
    5. Come dichiarare l’assegno nel 730
    6. Esempi pratici di tassazione
    7. Domande frequenti
    8. Conclusione

    Cos’e l’Assegno di Mantenimento e Come Funziona

    L’assegno di mantenimento e la somma periodica che un coniuge versa all’altro dopo la separazione, con lo scopo di garantire un tenore di vita adeguato a chi si trova in condizioni economiche piu deboli. L’importo viene stabilito dal giudice in sede di separazione, tenendo conto del reddito di entrambi i coniugi, della durata del matrimonio e del contributo dato da ciascuno alla vita familiare.

    E fondamentale distinguere tra l’assegno per il coniuge e l’assegno per i figli: le regole fiscali sono completamente diverse. L’assegno per il coniuge ha rilevanza fiscale sia per chi lo paga sia per chi lo riceve, mentre quello per i figli e fiscalmente neutro. Per una panoramica completa su tutti gli aspetti fiscali della separazione, consulta la nostra guida completa alla separazione e divorzio 2026.

    Tassazione dell’Assegno di Mantenimento: Chi Paga le Imposte

    La tassazione dell’assegno di mantenimento segue un principio chiaro: l’assegno e considerato reddito assimilato a quello di lavoro dipendente per chi lo riceve (articolo 50, comma 1, lettera i del TUIR). Questo significa che il coniuge beneficiario deve includerlo nella propria dichiarazione dei redditi e pagare l’IRPEF secondo le aliquote ordinarie.

    Le aliquote IRPEF 2026 applicabili sono:

    • 23% fino a 28.000 euro di reddito
    • 35% da 28.001 a 50.000 euro
    • 43% oltre 50.000 euro

    Se ad esempio una ex moglie riceve un assegno di mantenimento di 12.000 euro annui e non ha altri redditi, pagherebbe un’IRPEF di circa 2.760 euro (23% di 12.000), al netto delle detrazioni spettanti. Se invece ha gia un reddito da lavoro di 25.000 euro, l’assegno si somma portando il reddito complessivo a 37.000 euro, con una tassazione marginale al 35% sulla parte eccedente.

    Deduzione Fiscale per Chi Paga l’Assegno di Mantenimento

    Per il coniuge obbligato al versamento, l’assegno di mantenimento e interamente deducibile dal reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera c del TUIR). La deduzione e diversa dalla detrazione: l’importo viene sottratto dal reddito lordo prima del calcolo dell’imposta, riducendo la base imponibile.

    Per beneficiare della deduzione, devono essere rispettate queste condizioni:

    • L’assegno deve essere stabilito dal giudice o dall’accordo di separazione omologato
    • I pagamenti devono essere tracciabili (bonifico, assegno bancario)
    • Deve trattarsi dell’assegno per il coniuge, non per i figli
    • L’importo deducibile e quello effettivamente versato, fino al massimo stabilito dal giudice

    Facciamo un esempio pratico. Se Paolo guadagna 50.000 euro lordi e versa un assegno di mantenimento di 8.000 euro all’ex moglie, il suo reddito imponibile scende a 42.000 euro. Il risparmio fiscale e di circa 2.800 euro (considerando l’aliquota marginale del 35%).

    Assegno di Mantenimento per i Figli: Regole Fiscali Diverse

    Le somme destinate al mantenimento dei figli seguono un regime fiscale completamente diverso. L’assegno per i figli non e deducibile per chi lo paga e non e tassabile per chi lo riceve. Si tratta di una regola importante che incide notevolmente sulla pianificazione fiscale dopo la separazione.

    Un problema pratico frequente si presenta quando il provvedimento del giudice fissa un importo unico senza distinguere la quota per il coniuge da quella per i figli. In questo caso, secondo la giurisprudenza consolidata, l’intera somma e considerata destinata ai figli e quindi non deducibile. Per questo motivo, e sempre consigliabile chiedere al giudice di specificare separatamente le due componenti nell’accordo di separazione. Per le regole sulle detrazioni figli genitori separati, consulta la guida dedicata.

    Come Dichiarare l’Assegno di Mantenimento nel 730

    La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi e fondamentale per evitare errori e sanzioni. Ecco come procedere per entrambi i coniugi.

    Chi riceve l’assegno deve indicare l’importo percepito nella Sezione I del Quadro C (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente), utilizzando il codice 4. Non e necessaria alcuna certificazione da parte dell’ex coniuge, ma e consigliabile conservare le ricevute dei bonifici.

    Chi paga l’assegno indica l’importo nel Quadro E, Sezione II (oneri deducibili), al rigo E22. Deve specificare il codice fiscale dell’ex coniuge beneficiario e l’importo annuo effettivamente versato. E fondamentale conservare tutta la documentazione dei pagamenti per almeno 5 anni.

    Esempi Pratici di Tassazione dell’Assegno di Mantenimento

    Vediamo alcuni esempi concreti per capire l’impatto fiscale dell’assegno di mantenimento in diverse situazioni.

    Esempio 1 – Reddito medio: Anna ha un reddito da lavoro di 30.000 euro e riceve un assegno di 6.000 euro. Il suo reddito complessivo sale a 36.000 euro, con un’IRPEF aggiuntiva sull’assegno di circa 2.100 euro (35% sulla parte eccedente i 28.000 euro).

    Esempio 2 – Solo assegno: Francesca non ha redditi propri e riceve un assegno di 15.000 euro. L’IRPEF sara di circa 3.450 euro (23% di 15.000), ma grazie alle detrazioni per redditi assimilati il carico effettivo sara inferiore.

    Esempio 3 – Deduzione: Marco guadagna 60.000 euro e versa 10.000 euro di assegno. Il suo reddito imponibile scende a 50.000 euro, con un risparmio fiscale di circa 4.300 euro (aliquota marginale 43%).

    Domande Frequenti sull’Assegno di Mantenimento

    L’assegno divorzile ha le stesse regole fiscali?

    Si, l’assegno divorzile (stabilito dopo il divorzio) segue le stesse regole fiscali dell’assegno di mantenimento in separazione: e deducibile per chi lo paga e tassabile come reddito assimilato per chi lo riceve.

    L’assegno una tantum e deducibile?

    No, l’assegno una tantum (versamento in un’unica soluzione al posto dell’assegno periodico) non e deducibile dal reddito di chi lo paga e non e tassabile per chi lo riceve. La deducibilita e riservata esclusivamente ai versamenti periodici.

    Cosa succede se non pago l’assegno?

    Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento comporta conseguenze sia civili (esecuzione forzata, pignoramento dello stipendio) sia penali (reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, art. 570 c.p.). Sul piano fiscale, non si puo dedurre cio che non e stato effettivamente versato.

    Conclusione

    La tassazione dell’assegno di mantenimento e un aspetto cruciale da considerare nella separazione e nel divorzio. Capire chi deve dichiarare cosa e come ottenere la deduzione fiscale puo fare una differenza significativa sul bilancio familiare. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per assisterti nella compilazione della dichiarazione dei redditi e nella gestione di tutti gli aspetti fiscali post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-07 09:00:002026-04-08 09:35:21Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione 2026
    CAF

    Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali e Agevolazioni 2026

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    La separazione e il divorzio non rappresentano soltanto una fase emotivamente complessa, ma comportano anche importanti conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere per tutelare i propri interessi economici. Quando una coppia decide di separarsi, cambiano radicalmente le regole su tassazione, detrazioni, ISEE e agevolazioni a cui si ha diritto. In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026, dalle imposte sull’assegno di mantenimento alla ripartizione delle detrazioni per i figli, passando per le esenzioni previste dalla legge italiana.

    Indice dei contenuti

    1. Aspetti fiscali della separazione e del divorzio
    2. Assegno di mantenimento: chi paga le tasse
    3. Detrazioni per i figli dopo la separazione
    4. ISEE dopo la separazione: come cambia
    5. Casa coniugale: IMU e diritto di abitazione
    6. Esenzioni da imposta di bollo e registro
    7. Agevolazioni prima casa nella separazione
    8. Trasferimenti patrimoniali tra coniugi
    9. Assegno Unico per genitori separati
    10. Dichiarazione dei redditi dopo la separazione
    11. Domande frequenti
    12. Conclusione

    Aspetti Fiscali della Separazione e del Divorzio: Panoramica 2026

    Quando una coppia affronta la separazione o il divorzio, il quadro fiscale subisce modifiche profonde che riguardano praticamente ogni aspetto della vita economica. Il legislatore italiano ha previsto un sistema articolato di regole che disciplinano le conseguenze tributarie della fine del matrimonio, con l’obiettivo di garantire equita tra i coniugi e tutela per i figli.

    Gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026 si possono raggruppare in cinque macro-aree fondamentali. La prima riguarda il trattamento dell’assegno di mantenimento, che e deducibile dal reddito per chi lo versa e costituisce reddito imponibile per chi lo riceve. La seconda area coinvolge le detrazioni per i figli a carico, che vengono ripartite tra i genitori secondo regole precise stabilite dal giudice o dall’accordo di separazione. La terza riguarda l’ISEE, il cui calcolo cambia radicalmente dopo la separazione perche il nucleo familiare si modifica. La quarta area tocca la casa coniugale e le relative imposte, in particolare l’IMU. Infine, la quinta riguarda le esenzioni fiscali che la legge riconosce per tutti gli atti legati alla separazione e al divorzio.

    Conoscere queste regole e essenziale per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Vediamo nel dettaglio ciascun aspetto.

    Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione

    L’assegno di mantenimento rappresenta uno degli aspetti fiscali piu rilevanti della separazione e del divorzio. Si tratta dell’importo che un coniuge versa all’altro per garantire il mantenimento del tenore di vita, e il suo trattamento fiscale segue regole ben precise stabilite dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

    Per il coniuge che paga l’assegno di mantenimento, la somma e interamente deducibile dal reddito complessivo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del TUIR. Questo significa che l’importo versato viene sottratto dal reddito lordo prima del calcolo dell’IRPEF, con un risparmio fiscale significativo. Ad esempio, se Marco guadagna 40.000 euro lordi e versa un assegno di mantenimento di 6.000 euro annui alla ex moglie, il suo reddito imponibile scende a 34.000 euro, con un risparmio di imposta che puo superare i 2.000 euro.

    Per il coniuge che riceve l’assegno, invece, la somma costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e va dichiarata nel modello 730 o nel modello Redditi PF. E importante sottolineare che questa regola vale solo per l’assegno destinato al coniuge: le somme destinate specificamente al mantenimento dei figli non sono ne deducibili per chi le paga ne tassabili per chi le riceve.

    Un aspetto fondamentale e che la deducibilita dell’assegno richiede che l’importo sia stabilito dal giudice con provvedimento dell’autorita giudiziaria o nell’accordo di separazione omologato. Le somme versate volontariamente, senza un provvedimento del giudice, non sono deducibili. Per approfondire questo tema, leggi la nostra guida dedicata sull’assegno di mantenimento: tassazione e deduzione 2026.

    Detrazioni per i Figli dopo la Separazione

    La ripartizione delle detrazioni per i figli a carico e una questione centrale per i genitori separati o divorziati. Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate significativamente, e nel 2026 il sistema prevede una distinzione netta in base all’eta dei figli.

    Per i figli fino a 20 anni, le detrazioni IRPEF tradizionali sono state sostituite dall’Assegno Unico, che viene erogato direttamente dall’INPS. In caso di affidamento condiviso (la situazione piu comune), l’assegno viene ripartito al 50% tra i due genitori, salvo diverso accordo. Se i genitori raggiungono un’intesa, possono decidere che l’intero importo venga versato a uno solo di loro.

    Per i figli dai 21 anni in su (se ancora a carico), restano in vigore le detrazioni fiscali IRPEF classiche. In caso di affidamento condiviso, queste detrazioni spettano nella misura del 50% a ciascun genitore. Tuttavia, i genitori possono accordarsi affinche la detrazione al 100% sia attribuita al genitore con il reddito complessivo piu elevato, per massimizzare il vantaggio fiscale della famiglia. Scopri tutti i dettagli nella guida detrazioni figli genitori separati 2026.

    ISEE dopo la Separazione: Come Cambia il Nucleo Familiare

    L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) e lo strumento fondamentale per accedere a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Dopo la separazione, il calcolo dell’ISEE cambia in modo significativo perche si modifica la composizione del nucleo familiare.

    Con la separazione legale (omologata dal tribunale o dalla negoziazione assistita), i due ex coniugi formano nuclei familiari distinti. Questo significa che i redditi e i patrimoni dell’ex coniuge non vengono piu conteggiati nel calcolo dell’ISEE, con un potenziale abbassamento significativo dell’indicatore. Un ISEE piu basso puo dare accesso a bonus e agevolazioni altrimenti non spettanti.

    Attenzione pero: e fondamentale che la separazione sia effettiva e formale. La semplice separazione di fatto, senza un provvedimento giudiziario, non e sufficiente per dividere il nucleo familiare ai fini ISEE. I figli minori restano nel nucleo del genitore con cui convivono, mentre per i figli maggiorenni non conviventi e non sposati, sotto i 26 anni, fanno parte del nucleo del genitore con cui risultano residenti. Per capire nel dettaglio tutte le casistiche, consulta la guida ISEE dopo separazione: come cambia il nucleo familiare.

    Casa Coniugale: IMU e Diritto di Abitazione

    La casa coniugale rappresenta spesso il bene di maggior valore nella separazione e nel divorzio, e il suo trattamento fiscale merita un’attenzione particolare, soprattutto per quanto riguarda l’IMU (Imposta Municipale Unica).

    Quando il giudice assegna la casa coniugale a uno dei coniugi (tipicamente il genitore collocatario dei figli), questo coniuge ottiene il cosiddetto diritto di abitazione. Ai fini IMU, l’immobile assegnato come abitazione principale e esente dal pagamento dell’IMU, a condizione che il coniuge assegnatario vi abbia la residenza e la dimora abituale. Questa esenzione si applica anche se l’immobile e di proprieta esclusiva dell’altro coniuge.

    Il coniuge proprietario che non risiede piu nell’immobile, invece, non deve pagare l’IMU su quella casa (perche grava sull’assegnatario in quanto titolare del diritto di abitazione). Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU ordinaria, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale. Un aspetto importante riguarda il caso in cui la casa sia in comproprieta: l’esenzione IMU spetta comunque interamente al coniuge assegnatario per l’intera quota. Per tutti i dettagli, leggi l’approfondimento sulla casa coniugale nella separazione: IMU e diritto di abitazione.

    Esenzioni da Imposta di Bollo e Registro per Atti di Separazione

    Una delle agevolazioni fiscali piu importanti previste per la separazione e il divorzio e l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili. Questa esenzione e prevista dall’articolo 19 della Legge n. 74/1987 e rappresenta un beneficio economico significativo.

    In pratica, tutti gli atti necessari per formalizzare la separazione o il divorzio sono completamente esenti da imposte. Questo include le sentenze del tribunale, gli accordi di negoziazione assistita, le convenzioni di separazione consensuale e tutti i documenti accessori. L’esenzione si estende anche ai trasferimenti immobiliari e patrimoniali tra coniugi che avvengono nell’ambito dell’accordo di separazione, un vantaggio fiscale che puo valere migliaia di euro.

    La Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno nel tempo ampliato l’ambito di applicazione di questa esenzione, riconoscendola anche per gli atti compiuti dopo la separazione ma comunque collegati alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi. Scopri tutte le esenzioni nella guida agevolazioni fiscali separazione e divorzio 2026.

    Agevolazioni Prima Casa nella Separazione

    Le agevolazioni prima casa nella separazione meritano un’analisi approfondita perche la normativa prevede regole speciali per i coniugi che si separano. In circostanze normali, chi possiede gia un immobile acquistato con le agevolazioni prima casa non potrebbe acquistarne un altro con gli stessi benefici senza prima vendere il primo. Nella separazione, invece, esistono importanti eccezioni.

    Se nell’accordo di separazione un coniuge cede all’altro la propria quota dell’immobile acquistato come prima casa, non si verifica la decadenza dalle agevolazioni, anche se non sono trascorsi i 5 anni dall’acquisto. Inoltre, il coniuge che cede la propria quota puo acquistare un nuovo immobile beneficiando nuovamente delle agevolazioni prima casa, purche rispetti i requisiti previsti dalla legge (residenza, assenza di altri immobili nel comune, ecc.).

    Questo meccanismo e particolarmente vantaggioso dal punto di vista fiscale: il trasferimento nell’ambito della separazione e esente da imposte (come visto sopra), e il coniuge cedente puo riacquistare con le agevolazioni prima casa, risparmiando sull’imposta di registro (2% anziche 9%) o sull’IVA (4% anziche 10%).

    Trasferimenti Patrimoniali tra Coniugi

    Nell’ambito della separazione e del divorzio, e frequente che i coniugi debbano regolare i propri rapporti patrimoniali attraverso trasferimenti di beni. La legge italiana prevede un regime fiscale molto favorevole per queste operazioni, con l’obiettivo di agevolare la risoluzione pacifica delle questioni economiche.

    I trasferimenti immobiliari tra coniugi effettuati in esecuzione degli accordi di separazione o divorzio sono esenti da tutte le imposte: registro, ipotecaria, catastale, bollo e ogni altra tassa. Questo vale sia per il trasferimento della piena proprieta che per la cessione di quote di comproprieta. Ad esempio, se Luca trasferisce alla ex moglie Giulia la sua quota del 50% dell’appartamento coniugale come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da imposte.

    Anche i trasferimenti di beni mobili (conti correnti, titoli, veicoli) godono della stessa esenzione quando sono disposti nell’accordo di separazione. E importante tuttavia che questi trasferimenti risultino espressamente dall’accordo omologato o dalla sentenza del tribunale, per poter beneficiare dell’esenzione fiscale.

    Assegno Unico per Genitori Separati nel 2026

    L’Assegno Unico Universale e la prestazione economica erogata dall’INPS per i figli a carico fino a 21 anni. Per i genitori separati o divorziati, la gestione dell’Assegno Unico segue regole specifiche che e importante conoscere per non perdere il beneficio.

    In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori, con pagamento diretto a ciascuno. Se i genitori sono d’accordo, possono richiedere che l’intero importo sia erogato a uno solo di loro, indicandolo nella domanda. In caso di affidamento esclusivo, l’assegno spetta al 100% al genitore affidatario.

    Un aspetto importante riguarda l’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo. L’Assegno Unico viene calcolato sull’ISEE del nucleo familiare del figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive, quindi l’ISEE di riferimento sara quello di quel nucleo. Se l’ISEE non viene presentato, l’assegno viene erogato nell’importo minimo previsto dalla normativa.

    Dichiarazione dei Redditi dopo la Separazione

    Dopo la separazione, ciascun coniuge presenta la propria dichiarazione dei redditi individualmente. Non e piu possibile presentare il 730 congiunto, che presuppone lo stato di coniugi non separati legalmente. Questo cambiamento comporta diverse conseguenze pratiche.

    Il coniuge che riceve l’assegno di mantenimento deve dichiararlo nella sezione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente del modello 730 o Redditi PF. Il coniuge che versa l’assegno lo indica nella sezione degli oneri deducibili, specificando il codice fiscale dell’ex coniuge e l’importo annuo versato. E fondamentale conservare le ricevute dei bonifici o degli altri mezzi di pagamento tracciabili come prova dei versamenti effettuati.

    Per quanto riguarda le spese detraibili dei figli (spese mediche, scolastiche, sportive), queste devono essere ripartite tra i genitori in base alla percentuale di spettanza delle detrazioni. In caso di affidamento condiviso al 50%, ciascun genitore detrae la propria meta delle spese sostenute. Il CAF Centro Fiscale puo assisterti nella corretta compilazione della dichiarazione dopo la separazione.

    Domande Frequenti su Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali

    L’assegno di mantenimento per i figli e deducibile?

    No, l’assegno di mantenimento per i figli non e deducibile dal reddito di chi lo versa e non e tassabile per chi lo riceve. La deducibilita riguarda esclusivamente l’assegno destinato al coniuge. Se il provvedimento del giudice stabilisce un importo unico senza distinguere la quota per il coniuge da quella per i figli, l’intera somma e considerata non deducibile.

    Dopo la separazione posso fare il 730 congiunto?

    No, dopo la separazione legale non e piu possibile presentare il 730 congiunto. Ciascun ex coniuge deve presentare la propria dichiarazione individuale. Il 730 congiunto e riservato ai coniugi non legalmente separati.

    Chi paga l’IMU sulla casa coniugale dopo la separazione?

    L’IMU sulla casa coniugale assegnata dal giudice e a carico del coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Tuttavia, se la casa e utilizzata come abitazione principale, e esente da IMU. Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare IMU su quell’immobile.

    Come si divide l’Assegno Unico tra genitori separati?

    In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i genitori, con pagamento diretto a ciascuno. I genitori possono accordarsi per il versamento integrale a uno solo. In caso di affidamento esclusivo, spetta al 100% al genitore affidatario.

    La separazione di fatto modifica il nucleo ISEE?

    No, la separazione di fatto non modifica il nucleo familiare ai fini ISEE. Per ottenere nuclei familiari distinti e necessaria la separazione legale (omologata dal tribunale, tramite negoziazione assistita o accordo in Comune). Solo con un provvedimento formale i due ex coniugi risultano in nuclei separati.

    I trasferimenti immobiliari nella separazione pagano imposte?

    No, i trasferimenti immobiliari tra coniugi disposti nell’ambito dell’accordo di separazione o divorzio sono completamente esenti da imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo, ai sensi dell’articolo 19 della Legge 74/1987.

    Conclusione: Affrontare gli Aspetti Fiscali con il Giusto Supporto

    La separazione e il divorzio comportano una serie di conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere e gestire correttamente. Dall’assegno di mantenimento alle detrazioni per i figli, dall’ISEE all’IMU sulla casa coniugale, ogni aspetto richiede attenzione per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per non perdere le agevolazioni spettanti.

    Le esenzioni fiscali previste dalla legge per gli atti di separazione e divorzio rappresentano un importante vantaggio economico, cosi come le regole speciali per le agevolazioni prima casa e i trasferimenti patrimoniali. Tuttavia, applicare correttamente queste norme richiede competenza e esperienza specifica.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza qualificata per tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio. I nostri operatori possono aiutarti con la compilazione della dichiarazione dei redditi, il calcolo dell’ISEE post-separazione e la verifica delle agevolazioni a cui hai diritto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine.

    Giugno 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-06 09:00:002026-04-08 09:35:20Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali e Agevolazioni 2026
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    730/2026 Congiunto: Come Ottenere i Rimborsi Rapidamente e Gestire le Detrazioni

    Dichiarazione dei redditi 730

    Il 730 congiunto 2026 è uno strumento fiscale potente che molte coppie non sfruttano al massimo: presentare un’unica dichiarazione dei redditi per entrambi i coniugi non significa solo semplificare la burocrazia, ma può significare rimborsi più rapidi, detrazioni ottimizzate e un risparmio fiscale concreto. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere sul 730 congiunto 2026: chi può presentarlo, come funzionano i rimborsi in busta paga, come ripartire correttamente le detrazioni tra i coniugi e quali sono le scadenze da rispettare per non perdere nemmeno un euro.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo
    2. Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene
    3. Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente
    4. Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta
    5. Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente
    6. Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto
    7. Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli
    8. Quando NON conviene il 730 congiunto
    9. Scadenze 730/2026: le date da non perdere
    10. Domande frequenti sul 730 congiunto

    Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo

    Il 730 congiunto 2026 è la modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi che consente a due coniugi o partner di un’unione civile di inviare un’unica dichiarazione per entrambi, anziché due separate. In pratica, uno dei due svolge il ruolo di dichiarante e l’altro quello di coniuge dichiarante: il dichiarante è il soggetto principale che firma la dichiarazione, mentre il coniuge dichiarante è colui i cui redditi e detrazioni confluiscono nella stessa dichiarazione.

    Per poter presentare il 730/2026 in forma congiunta, devono essere soddisfatte alcune condizioni fondamentali. Prima di tutto, i coniugi non devono essere legalmente separati: le coppie con separazione legale o divorzio non possono utilizzare questa modalità, anche se continuano a vivere insieme. In secondo luogo, almeno uno dei due coniugi deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che possa effettuare le operazioni di conguaglio. Infine, entrambi i coniugi devono rientrare tra i soggetti che possono presentare il modello 730 (lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori, percettori di redditi assimilati).

    Un aspetto spesso ignorato riguarda le unioni civili: dal 2016, anche i partner uniti civilmente ai sensi della Legge Cirinnà (Legge 76/2016) hanno diritto a presentare il 730 congiunto, con le stesse modalità e gli stessi vantaggi riconosciuti ai coniugi. Non rientrano invece in questa categoria le coppie di fatto (conviventi non sposati e non uniti civilmente), che devono necessariamente presentare dichiarazioni separate.

    Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene

    Scegliere il 730 congiunto 2026 offre una serie di vantaggi concreti che vanno ben oltre la semplice comodità di presentare un solo documento. Il beneficio più immediato è la semplificazione burocratica: una sola pratica, un solo appuntamento al CAF, un solo controllo finale. Ma i vantaggi reali riguardano soprattutto la gestione dei rimborsi e delle detrazioni.

    Il primo grande vantaggio è la possibilità di trasferire le detrazioni che un coniuge non riesce a utilizzare completamente all’altro. Immaginiamo che Marco abbia spese mediche per 3.000 euro e un reddito molto basso: le detrazioni fiscali derivanti da queste spese potrebbero non essere completamente sfruttabili dalla sua dichiarazione individuale, perché l’imposta lorda risultante è troppo bassa. Con il 730 congiunto, quelle detrazioni possono essere attribuite in parte o integralmente a Lucia, il cui reddito più elevato permette di recuperare l’intero beneficio fiscale.

    Un secondo vantaggio riguarda le spese sostenute in modo indiviso: con il 730 congiunto è più semplice gestire spese come la ristrutturazione edilizia, i pagamenti per il bonus mobili o le spese condominiali, che spesso sono intestate a uno solo dei coniugi ma sostenute da entrambi. Infine, in caso di rimborso fiscale, il meccanismo del conguaglio in busta paga garantisce tempi più rapidi rispetto al rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente

    Uno degli aspetti più attesi dai contribuenti che presentano il 730 congiunto 2026 è il rimborso fiscale in busta paga. Questo meccanismo, detto conguaglio fiscale, è uno dei principali vantaggi del modello 730 rispetto al modello Redditi PF: invece di aspettare che l’Agenzia delle Entrate eroghi il rimborso direttamente sul conto corrente (operazione che può richiedere molti mesi), il rimborso viene anticipato dal sostituto d’imposta (cioè il datore di lavoro o l’ente pensionistico) direttamente nella busta paga o nel cedolino della pensione.

    Ecco come funziona nel dettaglio: dopo la trasmissione della dichiarazione da parte del CAF o del sostituto d’imposta (entro il 30 settembre 2026 per il 730 ordinario), l’Agenzia delle Entrate elabora i dati e trasmette al sostituto d’imposta i risultati contabili. Il sostituto è poi obbligato a effettuare il conguaglio fiscale nel cedolino paga di luglio (per le dichiarazioni trasmesse entro il 30 giugno) o nel cedolino di settembre o ottobre (per le dichiarazioni trasmesse a luglio-settembre). I pensionati, invece, ricevono il rimborso nel cedolino della pensione solitamente nei mesi di agosto o settembre.

    Nel caso del 730 congiunto, il rimborso o il debito vengono attribuiti esclusivamente al dichiarante principale (non al coniuge dichiarante), ed è il datore di lavoro o l’ente pensionistico del dichiarante che opera il conguaglio. Per questo motivo, nella scelta di chi deve fare da dichiarante è spesso conveniente indicare il coniuge che ha un reddito più elevato e stabile, in modo da garantire un conguaglio più rapido e sicuro. Un altro fattore da considerare è la capienza dell’imposta: se il rimborso atteso è molto elevato, è meglio che il dichiarante sia colui il cui sostituto d’imposta è in grado di gestire importi maggiori senza difficoltà di liquidità.

    Se il conguaglio positivo (rimborso) non viene erogato entro il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione, il contribuente può segnalare il ritardo al datore di lavoro e, in caso di persistente inadempienza, rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, l’intermediario (CAF o sostituto d’imposta) che ha trasmesso la dichiarazione può verificare lo stato di elaborazione attraverso i canali telematici dell’Agenzia.

    Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta

    Una situazione molto comune riguarda le coppie in cui uno dei due coniugi non ha un sostituto d’imposta: ad esempio, un lavoratore autonomo senza sostituto, un libero professionista, una persona che ha perso il lavoro di recente, oppure chi percepisce solo redditi fondiari o da capitale. In questi casi è comunque possibile presentare il 730 congiunto 2026, ma occorre fare attenzione alle regole specifiche che regolano i rimborsi.

    Se il coniuge dichiarante (quello che affianca il dichiarante principale) non ha un sostituto d’imposta, non è un problema: il conguaglio fiscale viene comunque effettuato dal sostituto del dichiarante principale, che è l’unico soggetto da cui passa il flusso dei rimborsi e dei versamenti. Il reddito e le detrazioni del coniuge dichiarante senza sostituto confluiscono comunque nella dichiarazione unica, ma sono le operazioni di conguaglio del dichiarante principale a fare da “veicolo” per erogare o recuperare le somme.

    Il discorso cambia, invece, se è il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta. In questo caso, il 730 congiunto non può essere presentato nella forma ordinaria con conguaglio in busta paga: il contribuente dovrà presentare il modello Redditi PF (ex modello Unico) e il rimborso, se spettante, sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi in questo caso sono più lunghi: mediamente dai 4 ai 12 mesi dalla trasmissione della dichiarazione, anche se l’Agenzia delle Entrate ha progressivamente accelerato i tempi di liquidazione grazie all’automazione dei controlli.

    Un caso particolare riguarda i contribuenti che durante l’anno hanno perso il lavoro e non hanno un nuovo sostituto d’imposta al momento della presentazione della dichiarazione. In questa situazione, il 730 può comunque essere presentato tramite il CAF, ma l’eventuale rimborso non potrà essere erogato in busta paga: sarà necessario indicare un IBAN valido nel modello 730, e l’Agenzia delle Entrate provvederà al rimborso diretto. Il CAF Centro Fiscale segue ogni anno centinaia di contribuenti in questa situazione, garantendo la corretta compilazione della dichiarazione e il monitoraggio dei tempi di rimborso.

    Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente

    La corretta gestione delle detrazioni fiscali è il cuore strategico del 730 congiunto 2026. La regola generale stabilita dall’Agenzia delle Entrate è che ogni detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto effettivamente la spesa o al cui nome è intestata la fattura o il documento di spesa. Tuttavia, nella pratica esistono molte situazioni in cui la ripartizione può essere ottimizzata a favore di entrambi i coniugi.

    Regola del sostenimento della spesa

    La regola del sostenimento della spesa significa che la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato, indipendentemente dall’intestazione della ricevuta o della fattura. Se la ricevuta è intestata a uno dei coniugi ma il pagamento è stato effettuato dall’altro (ad esempio con il bancomat del partner), la detrazione in linea di principio spetta a chi ha sostenuto la spesa. In pratica, per le spese pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta di credito, bancomat), è possibile dimostrare chi ha effettivamente pagato e attribuire la detrazione alla persona corretta.

    Per le spese mediche, la regola è che la detrazione del 19% spetta alla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. Se i due coniugi hanno spese sanitarie separate, ciascuno le porta in detrazione sulla propria quota del 730 congiunto. Se invece le spese mediche sono intestate a un familiare a carico (ad esempio un figlio), possono essere portate in detrazione dal coniuge con il reddito più alto, oppure ripartite tra entrambi nella percentuale più conveniente.

    Detrazioni per i figli a carico

    Un capitolo a parte meritano le detrazioni per figli a carico. A partire dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni IRPEF per figli fino a 21 anni sono state in gran parte sostituite dall’Assegno Unico. Restano tuttavia le detrazioni per figli da 21 anni in su (se a carico del nucleo familiare), che nel 730 congiunto 2026 si attribuiscono nella misura del 50% a ciascun coniuge oppure nella misura del 100% al coniuge con il reddito più elevato, se questo risulta più conveniente. La scelta va effettuata tenendo conto della capienza d’imposta di ciascun coniuge: se uno dei due ha un’imposta lorda molto bassa, potrebbe non riuscire a sfruttare completamente la propria quota di detrazione, e in quel caso è meglio concentrare tutto sul coniuge capiente.

    Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto

    Il 730/2026 congiunto permette di gestire una gamma molto ampia di spese detraibili. Vediamo le principali categorie, con le regole specifiche per la ripartizione tra i coniugi.

    Spese sanitarie e mediche

    Le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro (solo per le spese del contribuente; per le spese dei familiari a carico non si applica la franchigia, e la detrazione del 19% è piena). Rientrano nelle spese mediche detraibili: visite specialistiche, esami di laboratorio, farmaci con ricetta medica, acquisto di dispositivi medici (occhiali, protesi, apparecchi acustici), spese odontoiatriche, interventi chirurgici e degenze ospedaliere. Dal 2020, le spese sanitarie sono detraibili solo se pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat), ad eccezione dei farmaci e dei ticket sanitari del SSN.

    Mutuo per l’abitazione principale

    Gli interessi passivi sul mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale danno diritto a una detrazione del 19% su un importo massimo di 4.000 euro annui (detrazione massima: 760 euro l’anno). Nel 730 congiunto, questa detrazione spetta ai coniugi nella proporzione degli interessi effettivamente pagati da ciascuno: se il mutuo è intestato a entrambi, ciascuno detrae il 50%; se è intestato a uno solo (ma l’altro è proprietario dell’immobile), la detrazione spetta solo all’intestatario del mutuo. Fanno eccezione i coniugi in cui uno dei due è “fiscalmente a carico” dell’altro: in quel caso, l’intestatario del mutuo può detrarre anche la quota dell’altro.

    Ristrutturazioni edilizie e Superbonus residui

    Le spese per la ristrutturazione edilizia (bonus ristrutturazione al 50%) e i residui del Superbonus 110% ancora in detrazione sono tra le voci più significative del 730/2026. Per le ristrutturazioni, la detrazione del 50% (fino a un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare) va ripartita in 10 quote annuali di pari importo: se la spesa è stata sostenuta congiuntamente da entrambi i coniugi, ciascuno porta in detrazione la propria quota. Per il Superbonus, i lavori conclusi entro il 31 dicembre 2023 con SAL hanno consentito detrazioni ancora fruibili nel 730/2026 sotto forma di quote residue: è importante verificare con attenzione l’intestazione dei bonifici e delle fatture per attribuire correttamente le quote tra i coniugi.

    Bonus mobili e grandi elettrodomestici

    Il bonus mobili 2026 consente di detrarre il 50% delle spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata (A o superiore per forni e lavastoviglie, E o superiore per lavatrice e frigorifero), a condizione che le spese siano collegate a un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato nel 2025 o nel 2026. Il limite massimo di spesa detraibile per il 2026 è di 5.000 euro, con una detrazione massima di 2.500 euro, ripartita in 10 quote annuali. Nel 730 congiunto, la detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto la spesa e che ha avviato i lavori di ristrutturazione.

    Spese per l’istruzione dei figli

    Le spese per l’istruzione (rette di asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie, università) danno diritto a detrazioni fiscali specifiche. Per gli asili nido, la detrazione è del 19% su un massimo di 632 euro per figlio. Per le scuole di ogni ordine e grado (pubbliche e private parificate), la detrazione è del 19% su un massimo di 800 euro per studente. Per le università, la detrazione riguarda le tasse di iscrizione, con un limite legato al corrispondente importo delle tasse universitarie statali. Nel 730 congiunto, queste spese si attribuiscono al coniuge che le ha effettivamente pagate, oppure vengono ripartite secondo la convenienza fiscale.

    Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli

    La complessità del 730 congiunto 2026 si traduce purtroppo in una serie di errori ricorrenti che possono costare rimborsi persi o, peggio, accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più frequenti che i consulenti del CAF Centro Fiscale si trovano a correggere ogni anno.

    Il primo e più comune errore è l’errata attribuzione delle detrazioni: molte coppie attribuiscono le spese mediche o le rate del mutuo al coniuge sbagliato, senza considerare quale dei due abbia la capienza fiscale sufficiente per sfruttarle completamente. Il risultato è che una parte delle detrazioni va sprecata, riducendo il rimborso finale. Un secondo errore frequente riguarda le spese non tracciabili: dal 2020, le spese sanitarie pagate in contanti (ad eccezione dei farmaci) non danno diritto alla detrazione del 19%. Molti contribuenti continuano a indicare queste spese in dichiarazione, esponendosi a contestazioni in sede di controllo formale.

    Un terzo errore riguarda la dichiarazione del coniuge a carico: se uno dei coniugi ha un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro se ha meno di 24 anni), può essere considerato “a carico” dell’altro ai fini delle detrazioni per familiari a carico. In questo caso, il coniuge capiente può detrarre una quota aggiuntiva, ma l’importo varia in base al reddito del coniuge a carico e al reddito complessivo del dichiarante. Sbagliare questa compilazione porta a detrazioni non spettanti o, viceversa, a perdere detrazioni legittime. Infine, un errore molto frequente riguarda la scelta sbagliata di chi fa da dichiarante principale: se il dichiarante ha un reddito troppo basso per supportare il conguaglio del debito eventuale, il sostituto d’imposta potrebbe avere difficoltà a trattenere le somme dovute, con conseguenti irregolarità nel cedolino paga.

    Quando NON conviene il 730 congiunto

    Sebbene il 730 congiunto 2026 offra numerosi vantaggi, esistono situazioni in cui la scelta di presentare dichiarazioni separate risulta più conveniente o addirittura obbligatoria. Conoscere questi casi aiuta a fare la scelta giusta fin dall’inizio, evitando errori difficili da correggere.

    Il caso più ovvio è quello della separazione legale o del divorzio: i coniugi separati legalmente non possono presentare il 730 congiunto, anche se la separazione è recente e i due continuano a vivere nello stesso domicilio. La data di riferimento per verificare lo stato civile è il 31 dicembre dell’anno di imposta (per il 730/2026 si fa riferimento al 31 dicembre 2025): se a quella data la separazione era già in atto, le dichiarazioni devono essere necessariamente separate.

    Un secondo caso in cui il 730 congiunto non conviene riguarda le situazioni in cui entrambi i coniugi hanno debiti fiscali significativi: nel 730 congiunto, il debito complessivo viene addebitato al dichiarante principale tramite il suo sostituto d’imposta. Se il debito è molto elevato, potrebbe essere preferibile presentare dichiarazioni separate per diluire i versamenti. Analogamente, se uno dei coniugi ha crediti da precedenti dichiarazioni già in fase di rimborso, la presentazione del 730 congiunto potrebbe creare complicazioni nella gestione di quei crediti pregressi.

    Infine, il 730 congiunto può non essere la scelta giusta quando uno dei coniugi è un lavoratore autonomo senza sostituto d’imposta e deve presentare il modello Redditi PF per altri redditi non compatibili con il modello 730 (ad esempio plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, redditi da impresa, ecc.). In questi casi, anche l’altro coniuge che potrebbe presentare il 730 potrebbe valutare la convenienza di presentare il modello Redditi PF in forma congiunta, se disponibile, oppure separatamente.

    Scadenze 730/2026: le date da non perdere

    Rispettare le scadenze del 730/2026 è fondamentale per non perdere i rimborsi in busta paga a luglio e per evitare sanzioni. Il calendario fiscale 2026 prevede le seguenti date chiave per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

    Il 730 precompilato è reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate sul portale online a partire dal 30 aprile 2026. Dalla stessa data, è possibile accettarlo senza modifiche, modificarlo oppure delegarne la gestione al CAF. La presentazione diretta del 730 precompilato da parte del contribuente (senza intermediari) è possibile fino al 30 settembre 2026.

    Per chi si affida al CAF o al sostituto d’imposta per la presentazione del 730 ordinario (non precompilato), le scadenze sono le seguenti:

    • Entro il 30 giugno 2026: presentazione al CAF per garantire il conguaglio nel cedolino di luglio (la scadenza più conveniente per chi si aspetta un rimborso)
    • Dal 1° luglio al 31 agosto 2026: il sostituto d’imposta effettua il conguaglio nel cedolino di settembre o di ottobre
    • Entro il 30 settembre 2026: termine ultimo assoluto per la presentazione del 730 (sia precompilato che tramite CAF)

    I pensionati che ricevono il rimborso tramite INPS seguono un calendario leggermente diverso: le dichiarazioni presentate entro fine giugno vengono conguagliate nel cedolino di agosto, mentre quelle presentate tra luglio e settembre vengono conguagliate a novembre-dicembre. Chi non presenta il 730 entro il 30 settembre 2026 perde la possibilità di utilizzare questo modello per l’anno di imposta 2025 e deve ricorrere alla dichiarazione dei redditi tramite modello Redditi PF, con scadenza al 31 ottobre 2026 (per la presentazione telematica).

    Tabella riepilogativa scadenze 730/2026

    DataEventoRimborso in busta paga
    30 aprile 2026Disponibile il 730 precompilato–
    30 giugno 2026Scadenza per rimborso a luglio (via CAF)Luglio 2026
    31 agosto 2026Secondo termine intermedioSettembre/Ottobre 2026
    30 settembre 2026Termine ultimo assoluto 730Novembre/Dicembre 2026
    31 ottobre 2026Termine Modello Redditi PF (telematico)Rimborso diretto AdE

    La raccomandazione del CAF Centro Fiscale è sempre quella di presentare la dichiarazione il prima possibile, idealmente entro fine giugno, per ricevere il conguaglio positivo già a luglio. Ogni mese di ritardo nella presentazione significa attendere un mese in più per il rimborso, che nel frattempo continua a giacere “congelato” senza interessi.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Conclusione: ottimizza il tuo 730 congiunto con il CAF

    Il 730 congiunto 2026 è uno strumento potente nelle mani di chi lo sa usare correttamente. La corretta ripartizione delle detrazioni fiscali, la scelta ottimale del dichiarante principale, la gestione delle spese per figli a carico e il rispetto delle scadenze sono tutti elementi che possono fare la differenza di centinaia o addirittura di migliaia di euro nel rimborso finale. Affidarsi a professionisti esperti come quelli del CAF Centro Fiscale di Udine significa non lasciare nulla al caso: ogni detrazione viene verificata, ogni spesa analizzata per trovare la soluzione fiscalmente più conveniente per la tua famiglia, sia in ufficio che online da tutta Italia.

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    Domande frequenti sul 730 congiunto 2026

    Chi puo presentare il 730 congiunto 2026?

    Il 730 congiunto puo essere presentato dai coniugi non legalmente separati e dai partner di unioni civili registrate (ai sensi della Legge 76/2016). Almeno uno dei due deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico). Le coppie di fatto (conviventi non sposati) non possono presentare il 730 congiunto.

    Quando arriva il rimborso del 730 congiunto?

    Se la dichiarazione viene presentata entro il 30 giugno 2026, il rimborso (conguaglio positivo) arriva in busta paga a luglio 2026. Per le dichiarazioni presentate tra luglio e agosto, il rimborso arriva a settembre-ottobre. Per quelle di settembre, a novembre-dicembre. I pensionati ricevono il rimborso nel cedolino della pensione di agosto (per dichiarazioni entro giugno) o di novembre-dicembre (per dichiarazioni di luglio-settembre).

    Come si ripartiscono le detrazioni tra i coniugi nel 730 congiunto?

    Le detrazioni spettano al coniuge che ha effettivamente sostenuto la spesa. Per le spese dei figli a carico, la detrazione si attribuisce al 50% a ciascun coniuge oppure al 100% al coniuge con reddito piu elevato (se l’altro non ha capienza fiscale sufficiente). Per le spese mediche, spetta la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. E sempre consigliabile affidarsi a un CAF per ottimizzare la ripartizione.

    Cosa succede se uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta?

    Se e il coniuge dichiarante (non il dichiarante principale) a non avere un sostituto d’imposta, non ci sono problemi: il conguaglio avviene comunque tramite il sostituto del dichiarante principale. Se invece e il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta, il 730 congiunto non e applicabile: occorre presentare il Modello Redditi PF, e l’eventuale rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

    E conveniente il 730 congiunto se entrambi i coniugi lavorano?

    Generalmente si, perche permette di ottimizzare le detrazioni (attribuendole al coniuge con reddito maggiore), semplifica la burocrazia e garantisce rimborsi rapidi in busta paga. Tuttavia, e necessario valutare caso per caso: se entrambi hanno debiti fiscali elevati, potrebbe essere piu conveniente presentare dichiarazioni separate. Il CAF Centro Fiscale effettua sempre una verifica preventiva della convenienza.


    Hai bisogno di assistenza per il 730 congiunto?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a ottimizzare il tuo 730/2026 congiunto: massimizziamo le detrazioni, gestiamo la ripartizione delle spese e garantiamo il rimborso piu rapido possibile. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine che online da tutta Italia.

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      Bonus Scuola 2026: Detrazioni Spese Scolastiche, Libri di Testo e Agevolazioni per le Famiglie

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Con il rientro a scuola che si avvicina, le famiglie italiane si trovano ad affrontare spese importanti: iscrizioni, mensa, libri di testo, materiale scolastico e attività extra. La buona notizia è che nel 2026 esistono diverse agevolazioni fiscali e bonus scuola che possono alleggerire il bilancio familiare. Dalla detrazione delle spese scolastiche nel 730 fino a 152 euro per figlio, ai bonus libri regionali basati sull’ISEE, passando per il bonus asilo nido fino a 3.600 euro: in questa guida trovi tutto quello che devi sapere per non perdere nemmeno un euro di risparmio.

      Indice dei contenuti

      1. Detrazione spese scolastiche nel 730: fino a 152 euro per figlio
      2. Quali spese scolastiche sono detraibili
      3. Spese scolastiche NON detraibili
      4. Bonus libri di testo regionali: come funzionano
      5. Bonus libri Friuli Venezia Giulia: requisiti e domanda
      6. Detrazione per attività sportive ragazzi (5-18 anni)
      7. Bonus asilo nido 2026: fino a 3.600 euro
      8. Erogazioni liberali alle scuole: detrazione al 19%
      9. Carta Dedicata a Te: supporto per le famiglie
      10. Come pagare per avere diritto alla detrazione
      11. Domande frequenti (FAQ)

      Detrazione spese scolastiche nel 730: fino a 152 euro per figlio

      La principale agevolazione per le famiglie con figli a scuola è la detrazione IRPEF del 19% sulle spese di istruzione. Questa detrazione si inserisce nel modello 730 e funziona così:

      • Tetto massimo di spesa detraibile: 800 euro per ciascun figlio (dal 2019, confermato anche per il 2026)
      • Rimborso effettivo: il 19% di 800 euro = 152 euro di risparmio massimo per ogni figlio
      • Si applica a: scuole dell’infanzia (materne), scuole primarie (elementari), scuole secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori)

      In pratica, se hai due figli a scuola e spendi almeno 800 euro per ciascuno in spese ammesse, puoi ottenere un rimborso di 304 euro totali nella dichiarazione dei redditi. Il limite di 800 euro è per figlio, non per famiglia: questo significa che con più figli il risparmio si moltiplica.

      Esempio pratico: la famiglia Rossi ha 3 figli. Il primo frequenta le superiori (spesa totale 900 euro), il secondo le medie (spesa 650 euro), il terzo le elementari (spesa 400 euro). La detrazione sarà: 19% di 800 euro (tetto) + 19% di 650 euro + 19% di 400 euro = 152 + 123,50 + 76 = 351,50 euro di rimborso.

      La detrazione spetta per le spese di istruzione detraibili sia presso scuole pubbliche che private paritarie. Per le scuole private non paritarie, la detrazione non è prevista.

      Quali spese scolastiche sono detraibili nel 2026

      Non tutte le spese legate alla scuola danno diritto alla detrazione. Ecco l’elenco completo delle spese scolastiche detraibili nel modello 730, secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate:

      Spese di iscrizione e frequenza

      • Tasse di iscrizione e contributi obbligatori
      • Contributi volontari deliberati dagli istituti scolastici
      • Tasse per gli esami di Stato

      Mensa scolastica

      Le spese per la mensa scolastica sono detraibili anche se il servizio è fornito dal Comune o da soggetti terzi rispetto alla scuola. Per la documentazione serve l’attestazione del pagamento rilasciata dal Comune, dalla scuola o dal soggetto che eroga il servizio. Il pagamento può avvenire anche in contanti per la mensa (fa eccezione alla regola della tracciabilità), ma è sempre consigliabile pagare con mezzi tracciabili.

      Gite scolastiche e viaggi di istruzione

      I costi per le gite scolastiche, i viaggi di istruzione e gli scambi culturali organizzati dalla scuola sono detraibili. Serve la ricevuta del pagamento intestata alla scuola o al soggetto organizzatore.

      Assicurazione scolastica

      Il premio assicurativo richiesto dalla scuola per coprire gli infortuni degli alunni durante le attività scolastiche è detraibile.

      Trasporto scolastico

      Le spese per il servizio di trasporto scolastico (scuolabus) sono detraibili, anche quando il servizio è erogato dal Comune. Attenzione: il trasporto scolastico dedicato è diverso dall’abbonamento al trasporto pubblico locale, che ha una detrazione a parte (fino a 250 euro).

      Assistenza al pasto e pre/post scuola

      Anche i servizi di pre-scuola e post-scuola integrativi sono detraibili, purché organizzati o deliberati dall’istituto scolastico.

      Spese scolastiche NON detraibili: cosa resta escluso

      È importante sapere che alcune spese, pur essendo legate alla scuola, non rientrano tra quelle detraibili nel 730. Ecco cosa NON puoi portare in detrazione:

      • Libri di testo scolastici: i manuali e i libri adottati dalla scuola non sono detraibili (ma possono essere coperti dai bonus libri regionali, come vedremo)
      • Cancelleria e materiale di consumo: quaderni, penne, matite, pennarelli, album da disegno
      • Zaini e astucci: anche se costosi, non sono spese detraibili
      • Abbigliamento scolastico: grembiuli, divise e scarpe da ginnastica
      • Dispositivi elettronici personali: tablet, computer, calcolatrici acquistati privatamente
      • Ripetizioni private: le lezioni di recupero con insegnanti privati non sono detraibili

      Per i libri di testo, che rappresentano spesso la voce di spesa più pesante (specialmente per le superiori), esistono i bonus libri regionali che possono coprire parte o tutto il costo. Continua a leggere per scoprire come funzionano.

      Bonus libri di testo regionali: come funzionano

      Poiché i libri di testo non sono detraibili nel 730, molte Regioni italiane mettono a disposizione un bonus libri (chiamato anche “contributo libri di testo” o “borsa di studio regionale”) per le famiglie con redditi bassi. Ecco come funziona in generale:

      • Chi lo eroga: ogni Regione gestisce autonomamente il proprio bando. Non esiste un bonus libri nazionale unico
      • Requisito principale: quasi tutte le Regioni richiedono un ISEE sotto una determinata soglia (solitamente tra 10.632 e 15.748 euro, ma varia da Regione a Regione)
      • A chi spetta: famiglie con figli che frequentano le scuole secondarie di primo grado (medie) e secondo grado (superiori). Alcune Regioni includono anche le primarie
      • Importo: variabile, da 150 a 500 euro circa, in base alla fascia ISEE e al grado scolastico
      • Come si richiede: tramite bando regionale, generalmente con domanda online sul portale della Regione o del Comune di residenza
      • Quando: i bandi escono di solito tra giugno e settembre, prima del rientro a scuola

      Consiglio pratico: controlla il sito della tua Regione o del tuo Comune a partire da giugno-luglio per non perdere la scadenza del bando. Se hai bisogno di un ISEE aggiornato per fare domanda, prenota per tempo al CAF: sotto scadenza i tempi di attesa si allungano.

      Tabella riassuntiva bonus libri per le principali Regioni

      Le soglie e gli importi possono variare di anno in anno. Qui riportiamo i valori indicativi basati sui bandi precedenti:

      RegioneSoglia ISEE indicativaImporto indicativoScuole ammesse
      Emilia Romagna15.748 eurofino a 200-300 euroMedie e superiori
      Lazio15.493 eurofino a 250 euroMedie e superiori
      Campania13.300 eurofino a 200 euroMedie e superiori
      Puglia10.632 eurofino a 200 euroSuperiori
      Friuli Venezia Giuliavariabilevedi sezione dedicataMedie e superiori

      Bonus libri Friuli Venezia Giulia: requisiti e come richiederlo

      Per le famiglie residenti in Friuli Venezia Giulia, la Regione prevede un contributo per l’acquisto dei libri di testo e del materiale didattico. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno decine di famiglie nella compilazione della domanda.

      Requisiti per il bonus libri FVG

      • Residenza: in un Comune del Friuli Venezia Giulia
      • ISEE: è necessario un ISEE in corso di validità. La soglia viene definita dal bando regionale annuale
      • Frequenza scolastica: il figlio deve frequentare una scuola secondaria di primo o secondo grado (pubblica o paritaria)
      • Cittadinanza: cittadini italiani, comunitari e extracomunitari con regolare permesso di soggiorno

      Come fare domanda

      1. Prepara l’ISEE: se non lo hai ancora, puoi farlo al CAF Centro Fiscale di Udine
      2. Attendi il bando: la Regione FVG pubblica il bando generalmente tra giugno e luglio
      3. Presenta la domanda: la domanda si compila online sul portale della Regione FVG oppure tramite il Comune di residenza
      4. Conserva le ricevute: tieni gli scontrini e le fatture dell’acquisto dei libri come documentazione
      5. Attendi l’esito: il contributo viene erogato direttamente sul conto corrente del richiedente

      Suggerimento: presso il CAF Centro Fiscale di Udine puoi sia richiedere l’ISEE che ricevere assistenza per la compilazione della domanda del bonus libri regionale. Contattaci per tempo, specialmente nei mesi di luglio e agosto quando le richieste aumentano.

      Detrazione per attività sportive ragazzi (5-18 anni): fino a 210 euro

      Oltre alle spese scolastiche, le famiglie possono detrarre anche le spese per le attività sportive praticate dai figli. È un’agevolazione spesso dimenticata ma che vale la pena sfruttare.

      • Età del ragazzo: tra 5 e 18 anni compiuti
      • Tetto massimo di spesa: 210 euro per ciascun figlio
      • Detrazione: 19% di 210 euro = 39,90 euro di risparmio per figlio
      • Strutture ammesse: associazioni sportive dilettantistiche, palestre, piscine e altre strutture sportive iscritte al registro CONI (ora “Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche”)
      • Documentazione: serve la ricevuta o il bollettino di pagamento intestato al ragazzo, con il codice fiscale, la denominazione della struttura e l’attività svolta

      Esempio: Marco ha 12 anni e frequenta un corso di nuoto (costo annuale 350 euro). I genitori potranno detrarre il 19% di 210 euro (tetto), ottenendo 39,90 euro di rimborso nel 730. Se anche la sorella Laura, 8 anni, fa ginnastica artistica (costo 180 euro), si aggiungono altri 19% di 180 euro = 34,20 euro.

      Questa detrazione è cumulabile con quella per le spese scolastiche: puoi portare in detrazione sia la mensa che il corso sportivo dello stesso figlio.

      Bonus asilo nido 2026: fino a 3.600 euro

      Per le famiglie con bambini piccoli (0-3 anni), il bonus asilo nido rappresenta una delle agevolazioni più importanti. Nel 2026 gli importi sono confermati come segue:

      Importi in base all’ISEE

      Fascia ISEEImporto annuoImporto mensile (11 mesi)
      Fino a 25.000 euro3.000 euro272,72 euro
      Da 25.001 a 40.000 euro2.500 euro227,27 euro
      Oltre 40.000 euro1.500 euro136,36 euro

      Maggiorazione per il secondo figlio

      La grande novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e confermata nel 2026: se hai un secondo figlio (o successivo) sotto i 10 anni, il bonus nido per il figlio che frequenta l’asilo sale a 3.600 euro annui per le famiglie con ISEE fino a 40.000 euro. Si tratta di un aiuto concreto per le famiglie numerose.

      Come richiedere il bonus nido

      1. La domanda si presenta sul sito INPS (sezione “Bonus asilo nido”)
      2. Serve l’ISEE minorenni in corso di validità
      3. Devi allegare le ricevute di pagamento delle rette mensili
      4. Il rimborso avviene direttamente sul conto corrente indicato nella domanda

      Il bonus nido è alternativo alla detrazione del 19% per le spese dell’asilo nido nel 730: non puoi usufruire di entrambi per la stessa spesa. In genere il bonus INPS è più conveniente. Per approfondire, leggi la nostra guida completa al bonus nido 2026.

      Erogazioni liberali alle scuole: detrazione al 19%

      Se effettui donazioni volontarie (erogazioni liberali) a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado, hai diritto a una detrazione del 19% senza limite di importo. Questa agevolazione è disciplinata dall’art. 15, comma 1, lettera i-octies del TUIR.

      • Finalità ammesse: innovazione tecnologica, ampliamento dell’offerta formativa, edilizia scolastica, attività di ricerca
      • Nessun tetto massimo: a differenza delle spese scolastiche (limitate a 800 euro), le erogazioni liberali non hanno un limite di spesa detraibile
      • Documentazione: serve la ricevuta del versamento effettuato con mezzi tracciabili (bonifico, carta, assegno)
      • Dove indicarla: nel 730, rigo E8/E10 con codice 31

      Attenzione: le erogazioni liberali alle scuole sono una cosa diversa dai contributi volontari di iscrizione. I contributi di iscrizione rientrano nel tetto degli 800 euro per figlio. Le erogazioni liberali, invece, hanno la loro detrazione separata e senza tetto.

      Carta Dedicata a Te 2026: supporto per le famiglie

      La Carta Dedicata a Te è una carta prepagata da 500 euro destinata alle famiglie con ISEE basso, utilizzabile per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, carburanti e abbonamenti al trasporto pubblico locale.

      • Requisito ISEE: inferiore a 15.000 euro
      • Nucleo familiare: almeno 3 componenti, di cui almeno uno nato entro il 31 dicembre 2009 (o con altri requisiti specifici)
      • Non serve fare domanda: l’INPS individua automaticamente i beneficiari in base all’ISEE e comunica ai Comuni l’elenco delle famiglie aventi diritto
      • Dove ritirarla: presso gli uffici postali indicati dal Comune

      Anche se la Carta Dedicata a Te non è specificamente un “bonus scuola”, può aiutare le famiglie a liberare risorse del budget familiare da destinare alle spese scolastiche. Per verificare se ne hai diritto, è fondamentale avere un ISEE aggiornato.

      Come pagare per avere diritto alla detrazione: la tracciabilità obbligatoria

      Dal 2020 è obbligatorio effettuare i pagamenti con strumenti tracciabili per poter usufruire delle detrazioni al 19%. Questo vale anche per le spese scolastiche. Se paghi in contanti, perdi il diritto alla detrazione.

      Metodi di pagamento accettati

      • Bonifico bancario o postale (anche online)
      • Carta di debito (bancomat)
      • Carta di credito o prepagata
      • Assegno bancario o circolare
      • Bollettino postale
      • PagoPA (il sistema utilizzato dalla maggior parte delle scuole)

      Eccezioni alla tracciabilità

      Ci sono alcune eccezioni importanti in cui il pagamento in contanti è comunque ammesso ai fini della detrazione:

      • Mensa scolastica: se il servizio è reso direttamente dalla scuola pubblica o dal Comune
      • Spese per servizi pubblici: trasporto scolastico comunale

      In ogni caso, conserva sempre le ricevute per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Il consiglio è di pagare tutto tramite PagoPA quando la scuola lo prevede: è il metodo più semplice e la ricevuta digitale resta archiviata.

      Riepilogo: tutte le agevolazioni scuola 2026 a colpo d’occhio

      AgevolazioneImporto massimoRisparmio effettivoDove richiederla
      Detrazione spese scolastiche800 euro/figlio152 euro/figlio730
      Detrazione attività sportive210 euro/figlio39,90 euro/figlio730
      Bonus asilo nido3.000-3.600 euroRimborso direttoINPS
      Bonus libri regionali150-500 euroContributo direttoRegione/Comune
      Erogazioni liberali scuoleNessun limite19% senza tetto730
      Carta Dedicata a Te500 euroCarta prepagataAutomatica (INPS)

      Domande frequenti (FAQ) sui bonus scuola 2026

      I libri di testo sono detraibili nel 730?

      No, i libri di testo scolastici non sono detraibili nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia, molte Regioni offrono un bonus libri specifico per le famiglie con ISEE basso. In Friuli Venezia Giulia puoi fare domanda tramite il bando regionale annuale.

      Posso detrarre le spese scolastiche anche per le scuole private?

      Sì, ma solo per le scuole private paritarie. Le scuole private non paritarie (cioè non riconosciute dal Ministero dell’Istruzione) non danno diritto alla detrazione. Il tetto resta sempre di 800 euro per figlio.

      La mensa scolastica si può detrarre anche se pagata al Comune?

      Sì. Le spese per la mensa scolastica sono detraibili anche quando il servizio è erogato dal Comune o da un soggetto terzo. Serve l’attestazione del pagamento con l’indicazione della scuola frequentata e i dati dell’alunno.

      Chi può detrarre le spese scolastiche dei figli?

      La detrazione spetta al genitore (o al tutore legale) che ha sostenuto effettivamente la spesa. Se i genitori sono separati o divorziati, la detrazione spetta al genitore che ha pagato. Se la spesa è stata divisa, ciascun genitore detrae la propria quota. Per approfondire la questione delle detrazioni fiscali in caso di separazione, consulta le nostre guide dedicate.

      Il bonus asilo nido è cumulabile con la detrazione per le spese scolastiche?

      Il bonus asilo nido INPS e la detrazione del 19% nel 730 non sono cumulabili per la stessa spesa. Devi scegliere una delle due opzioni. In genere il bonus INPS è più conveniente perché offre un rimborso diretto più alto rispetto alla detrazione del 19%.

      Serve l’ISEE per detrarre le spese scolastiche nel 730?

      No, per la detrazione nel 730 non serve l’ISEE: spetta a tutti i contribuenti indipendentemente dal reddito. L’ISEE serve invece per i bonus libri regionali, il bonus asilo nido e la Carta Dedicata a Te, che sono prestazioni legate al reddito familiare.


      Hai bisogno di aiuto con le detrazioni scolastiche nel 730?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a non perdere nessuna agevolazione per la tua famiglia. Ti assistiamo nella compilazione del 730 con tutte le detrazioni per spese scolastiche, attività sportive e bonus nido. Possiamo anche aiutarti a richiedere l’ISEE per i bonus libri regionali.

      Scrivici su WhatsApp: 366 6018121

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        Agosto 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-28 08:00:002026-08-17 11:02:27Bonus Scuola 2026: Detrazioni Spese Scolastiche, Libri di Testo e Agevolazioni per le Famiglie
        PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

        Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali

        Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

        “Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie e i miei figli?” È una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta richiede una distinzione importante: avere familiari a carico è una cosa, poter usufruire delle detrazioni IRPEF è un’altra. Il forfettario con familiari a carico si trova in una posizione particolare, perché paga un’imposta sostitutiva e non l’IRPEF, e questo cambia tutto.

        In questa guida 2026 spieghiamo in modo chiaro quando ha senso dichiarare i familiari a carico anche se sei forfettario, quali vantaggi ottieni davvero (e quali no), e come ottimizzare la situazione fiscale di una famiglia in cui uno dei coniugi è in regime forfettario.

        Indice dei contenuti

        1. La domanda tipica: forfettario e familiari a carico
        2. Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva
        3. A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario
        4. Esempio pratico: la coppia Marco e Anna
        5. Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026
        6. Figli a carico: assegno unico e detrazioni
        7. Strategia ottimale per coppia con un forfettario
        8. Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria
        9. Assegno unico e ISEE per i forfettari
        10. Errori comuni da evitare
        11. Domande frequenti

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        La domanda tipica: forfettario e familiari a carico

        “Sono in forfettario, posso portare a carico moglie e figli?” La risposta breve è sì, ma con una distinzione importante. Il forfettario familiari a carico li può dichiarare, ma il significato di “averli a carico” cambia rispetto a un lavoratore dipendente o a una partita IVA in regime ordinario.

        Avere un familiare a carico significa due cose ben distinte:

        • Ai fini fiscali (IRPEF): ti permette di detrarre un importo dalla tua imposta sui redditi. Funziona solo se paghi IRPEF.
        • Ai fini extra-fiscali: rileva per ISEE, assegno unico, agevolazioni regionali, bonus famiglia. Funziona indipendentemente dal regime fiscale.

        Il forfettario non paga IRPEF, ma un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni se in possesso dei requisiti) o del 15%. Di conseguenza, dichiarare il coniuge o i figli a carico non gli porta alcun risparmio fiscale diretto, ma resta importante per molti altri benefici.

        Perché il forfettario non detrae: l’imposta sostitutiva

        Per capire perché il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni, bisogna partire dalla natura dell’imposta sostitutiva. Si tratta di una tassa unica che, come dice il nome, sostituisce IRPEF, addizionali regionali, addizionali comunali e IRAP. Si calcola sul reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività dell’attività) ed è un’imposta “piatta”: non ha scaglioni e, soprattutto, non prevede detrazioni.

        Le detrazioni per familiari a carico (coniuge, figli sopra i 21 anni, altri familiari conviventi) sono previste dall’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e si applicano esclusivamente all’IRPEF. Lo stesso vale per:

        • Detrazioni da lavoro dipendente o da pensione
        • Detrazioni per oneri (spese sanitarie, mutui, scolastiche, ristrutturazioni)
        • Detrazioni per affitti, premi assicurativi, erogazioni liberali

        Tutte queste agevolazioni operano riducendo l’IRPEF dovuta. Se non si paga IRPEF, non c’è nulla da abbattere. Per il forfettario, quindi, dichiarare il coniuge a carico in dichiarazione dei redditi non genera alcun risparmio: l’imposta sostitutiva del 5% o 15% resta esattamente la stessa.

        È un tema che genera spesso confusione perché chi proviene da un lavoro dipendente è abituato a “scaricare” il coniuge a carico in busta paga o in 730. Passando al forfettario, questo automatismo viene meno. Non è una penalizzazione, ma una conseguenza diretta del regime semplificato che il forfettario ha scelto.

        A cosa serve dichiarare familiari a carico se sei forfettario

        Se le detrazioni IRPEF non spettano, ha senso comunque dichiarare moglie, marito o figli a carico? Sì, in moltissimi casi. La dichiarazione di familiare a carico è infatti il presupposto per accedere a numerose prestazioni e agevolazioni che nulla hanno a che vedere con l’IRPEF. Vediamo quali sono le più importanti.

        Assegno unico e benefici INPS

        L’assegno unico universale per i figli spetta a tutte le famiglie con figli a carico, indipendentemente dal regime fiscale del genitore. I forfettari ne hanno diritto come tutti gli altri. L’importo dipende dall’ISEE familiare: senza ISEE si riceve la quota minima, con ISEE basso si arriva agli importi massimi. Per ottenere l’assegno corretto è essenziale presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e che i figli siano nello stato di famiglia.

        ISEE e prestazioni agevolate

        Il calcolo ISEE considera il reddito di tutti i componenti del nucleo familiare. Per il forfettario, il reddito rilevante ai fini ISEE è il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente di redditività), non i ricavi lordi. Avere familiari a carico nel nucleo abbassa l’ISEE pro capite e dà accesso a:

        • Bonus asilo nido
        • Bonus bollette (sociale e idrico)
        • Mensa e trasporto scolastico agevolati
        • Riduzioni rette universitarie
        • Carta acquisti e altre misure di sostegno

        Detrazioni dell’altro coniuge non forfettario

        Se il forfettario è sposato con un dipendente, un pensionato o un’altra partita IVA in regime ordinario, l’altro coniuge può portare in detrazione il coniuge forfettario a carico (se ne ha i requisiti reddituali). Inoltre, le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo o ristrutturazione sostenute per il forfettario possono essere detratte da chi paga IRPEF, riducendo le tasse della famiglia.

        Agevolazioni regionali e comunali

        Molte regioni e Comuni offrono bonus famiglia, contributi affitto, riduzioni TARI e altre agevolazioni che richiedono la dichiarazione dei familiari a carico. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Carta famiglia regionale prevede sconti su servizi pubblici e privati per i nuclei con figli.

        Esempio pratico: la coppia Marco e Anna

        Per chiarire il funzionamento del forfettario familiari a carico, prendiamo il caso reale di una coppia che si rivolge al nostro CAF di Udine.

        Marco, 38 anni, è consulente informatico in regime forfettario con compensi annui di 40.000 euro e coefficiente di redditività del 67%. Il suo reddito imponibile forfettario è 26.800 euro, su cui paga il 15% di imposta sostitutiva pari a circa 4.020 euro. Anna, 35 anni, sua moglie, è disoccupata e non percepisce alcun reddito.

        Marco si chiede: “Posso portare Anna a carico per pagare meno tasse?”. La risposta è no, non può ottenere alcun risparmio fiscale diretto. Marco paga un’imposta sostitutiva fissa del 15% del suo reddito forfettario, che non si riduce con le detrazioni per coniuge a carico. Sarebbe la stessa cifra anche se fosse single.

        Tuttavia, la coppia ha tutto l’interesse a dichiarare Anna nel nucleo familiare e nello stato di famiglia di Marco. Perché?

        • ISEE familiare: il nucleo conta due persone, anziché una. Anche se Marco ha un reddito medio, l’ISEE pro capite si riduce. Questo apre la porta a bonus bollette, eventuale carta acquisti se l’ISEE scende sotto certe soglie.
        • Eventuale assegno unico: se la coppia ha o avrà figli, Anna deve essere nello stato di famiglia per percepire correttamente l’assegno unico.
        • Spese sanitarie di Anna: le visite mediche e i farmaci pagati per Anna potrebbero essere portati in detrazione… ma solo se qualcuno della famiglia paga IRPEF. Nel caso di Marco e Anna, purtroppo, queste spese sono perse fiscalmente, perché lui non ha IRPEF da abbattere.
        • Bonus regionali FVG: per la Carta famiglia o altre agevolazioni regionali, la composizione del nucleo conta.

        Ora cambiamo lo scenario: Anna trova lavoro come dipendente con uno stipendio di 22.000 euro lordi annui. La situazione cambia radicalmente. Anna paga IRPEF in busta paga e ha quindi imposta da abbattere. La coppia farà bene a:

        • Intestare ad Anna tutte le spese sanitarie, scolastiche, di mutuo, di ristrutturazione
        • Far detrarre tutto sul 730 di Anna, recuperando IRPEF
        • Marco non perde nulla, perché comunque non potrebbe scaricare quelle spese

        Coniuge a carico: limiti di reddito e regole 2026

        Per essere considerato fiscalmente a carico, il coniuge non deve superare un determinato limite di reddito. Per il 2026 la soglia resta confermata a 2.840,51 euro lordi annui. Si tratta del reddito complessivo del coniuge: stipendi, pensioni, redditi da fabbricati, redditi diversi.

        Per il forfettario familiari a carico, questo limite è un’informazione che rileva soprattutto in due casi:

        • Marco è forfettario, Anna sotto soglia: Anna è fiscalmente a carico. Marco la dichiara, ma non ottiene detrazioni. Conta per ISEE e altre prestazioni.
        • Anna è dipendente, Marco è forfettario: Marco non è “a carico” di Anna fiscalmente, perché il reddito forfettario si conta per intero (e supera 2.840,51 euro). Anna non potrà avere Marco a carico nel proprio 730.

        Attenzione: ai fini del calcolo della soglia di 2.840,51 euro, il reddito forfettario rileva integralmente. Anche se Marco paga imposta sostitutiva, il suo reddito imponibile forfettario (es. 26.800 euro) si somma al reddito complessivo della famiglia ai fini del limite. Quindi Marco non può mai essere fiscalmente a carico di Anna se i suoi compensi superano la soglia.

        Per il calcolo della Reddito di Riferimento ai fini ISEE (RFC) e per altre prestazioni, valgono regole specifiche che il CAF Centro Fiscale può aiutarti a interpretare correttamente.

        Figli a carico: assegno unico e detrazioni

        La gestione dei figli a carico per il forfettario familiari a carico dipende dall’età del figlio. Dal 2022 con l’introduzione dell’assegno unico universale, le regole sono state semplificate ma occorre fare attenzione a due fasce di età.

        Figli sotto i 21 anni: assegno unico

        Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF per figli a carico sono state sostituite dall’assegno unico universale. L’assegno spetta a tutte le famiglie, comprese quelle in cui il genitore è in regime forfettario. L’importo dipende dall’ISEE e dall’età del figlio.

        In questa fascia di età, il fatto che Marco sia forfettario non comporta alcuna penalizzazione: l’assegno è uguale a quello che riceverebbe se fosse dipendente con lo stesso reddito imponibile.

        Figli sopra i 21 anni: detrazioni

        Per i figli con almeno 21 anni di età, l’assegno unico non spetta più (salvo casi specifici di disabilità). Tornano in vigore le detrazioni IRPEF per figli a carico, pari a 950 euro all’anno base, con maggiorazioni se ci sono più figli o condizioni particolari.

        Anche queste detrazioni, però, sono utilizzabili solo da chi paga IRPEF. Il forfettario non potrà beneficiarne. Se uno dei due genitori è dipendente o pensionato, conviene attribuire la detrazione al 100% al genitore non forfettario, in modo da massimizzare il risparmio familiare.

        Limite di reddito del figlio per essere a carico

        Il limite di reddito per considerare un figlio fiscalmente a carico è di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni e di 2.840,51 euro per i figli con più di 24 anni. Questi limiti valgono per la dichiarazione di familiare a carico in generale, indipendentemente dal regime fiscale del genitore.

        Strategia ottimale per coppia con un forfettario

        Quando in una coppia c’è un forfettario e un coniuge che paga IRPEF (dipendente, pensionato, partita IVA in regime ordinario), la strategia fiscale ottimale è chiara: tutte le detrazioni vanno concentrate sul coniuge che ha IRPEF da abbattere. È il principio di base per ottimizzare le tasse della famiglia.

        Ecco le regole pratiche da seguire:

        Spese sanitarie

        Visite specialistiche, farmaci, dentista, occhiali da vista, ticket: tutto andrebbe pagato e fatturato al coniuge non forfettario, che potrà portare in detrazione il 19% della spesa eccedente la franchigia di 129,11 euro. Per i farmaci, conservare gli scontrini parlanti.

        Mutuo prima casa

        Gli interessi del mutuo prima casa danno diritto a una detrazione del 19% fino a 4.000 euro di interessi. Se il mutuo è cointestato, ciascun coniuge detrae la sua quota. Se il forfettario è cointestatario, perde la sua quota di detrazione, perché non può abbattere imposta sostitutiva. Quando possibile, intestare il mutuo solo al coniuge non forfettario massimizza il risparmio. È una scelta da valutare in fase di acquisto della casa, considerando anche aspetti civilistici e patrimoniali.

        Spese scolastiche e universitarie

        Mensa, gite, libri, tasse universitarie: pagare con strumenti tracciabili intestati al coniuge non forfettario per detrarre il 19% (con tetti specifici per ordine e grado).

        Ristrutturazioni e bonus casa

        Bonus ristrutturazione, ecobonus, sismabonus: la fattura va intestata al coniuge che paga IRPEF, e i bonifici devono partire dal suo conto corrente. Se è il forfettario a sostenere la spesa, la detrazione è di fatto persa, salvo cessione del credito o sconto in fattura quando ancora possibili.

        Premi assicurativi e previdenza

        Premi vita, polizze infortuni, contributi a fondi pensione: vanno intestati e pagati dal coniuge non forfettario per beneficiare delle relative detrazioni e deduzioni.

        Casi particolari: doppio forfettario e P.IVA secondaria

        Vediamo ora alcune situazioni particolari che meritano un approfondimento, perché spesso fonte di errori e di domande al CAF.

        Coppia con entrambi i coniugi forfettari

        Se sia il marito che la moglie sono in regime forfettario, nessuno dei due paga IRPEF. Questo significa che tutte le detrazioni a cui la famiglia avrebbe normalmente diritto (sanitarie, mutuo, scolastiche, mobili, ecc.) sono di fatto perse: non c’è IRPEF da abbattere. È una situazione fiscalmente penalizzante per le famiglie con spese detraibili importanti, e va valutata attentamente prima di decidere il regime fiscale di entrambi i coniugi.

        Il vantaggio dell’imposta sostitutiva al 5% o 15% deve essere confrontato con la perdita delle detrazioni: in alcune situazioni, mantenere uno dei due in regime ordinario per “salvare” le detrazioni familiari può convenire. Si tratta di calcoli che richiedono una simulazione personalizzata.

        Forfettario con sostituto d’imposta (P.IVA secondaria)

        Un caso particolare è quello del lavoratore dipendente che apre una partita IVA forfettaria come attività secondaria (compatibilmente con i limiti previsti dal regime). In questo caso, il contribuente:

        • Sul reddito da lavoro dipendente paga IRPEF normale, con tutte le detrazioni del caso (familiari, lavoro dipendente, oneri)
        • Sul reddito forfettario paga l’imposta sostitutiva, senza detrazioni

        In questa situazione, le detrazioni per familiari a carico continuano ad applicarsi sull’IRPEF del lavoro dipendente. La presenza della partita IVA forfettaria non le elimina: continueranno a essere riconosciute in busta paga (o a conguaglio nella CU) e in dichiarazione dei redditi unica.

        Forfettario con redditi da locazione o altri redditi

        Un altro caso è quello del forfettario che possiede anche un immobile dato in affitto con cedolare secca (anch’essa imposta sostitutiva) o con tassazione ordinaria IRPEF. Solo i redditi soggetti a IRPEF danno diritto a usare le detrazioni. Se l’unico reddito IRPEF è quello da locazione ordinaria, le detrazioni si applicano solo su quella, fino a capienza dell’imposta dovuta.

        Assegno unico e ISEE per i forfettari

        Uno degli aspetti che più interessa il forfettario familiari a carico con figli è l’assegno unico universale. La regola di base è semplice: i forfettari hanno diritto all’assegno unico esattamente come tutti gli altri lavoratori. Non esistono esclusioni.

        L’importo dell’assegno dipende dall’ISEE familiare. Per il 2026, la regola base prevede:

        • Importo massimo: per ISEE fino a circa 17.227 euro
        • Importo decrescente: tra 17.227 euro e circa 45.939 euro
        • Importo minimo: per ISEE oltre la soglia o senza ISEE presentato

        Per ottenere l’importo corretto è essenziale presentare la DSU. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste gratuitamente i contribuenti nella presentazione della DSU e nel calcolo ISEE.

        Come si calcola il reddito del forfettario nell’ISEE

        Ai fini ISEE, il reddito del forfettario è calcolato come ricavi annui per coefficiente di redditività della propria attività ATECO. Non si considerano i ricavi lordi, ma il reddito imponibile forfettario, lo stesso su cui si calcola l’imposta sostitutiva. Esempio: se Marco fattura 40.000 euro e ha coefficiente 67%, il suo reddito ISEE è 26.800 euro.

        A questo si applicano i normali criteri di calcolo ISEE: somma dei redditi del nucleo, sottrazione di franchigie e detrazioni ISEE, divisione per la scala di equivalenza che tiene conto della numerosità del nucleo. Avere il coniuge nello stato di famiglia aumenta la scala di equivalenza e abbassa l’ISEE finale.

        Quando conviene presentare l’ISEE

        Per i forfettari con figli, presentare l’ISEE conviene praticamente sempre, anche se il reddito sembra alto. Le soglie per beneficiare di assegno unico maggiorato, bonus nido, mensa e altre prestazioni sono spesso più alte di quanto si pensi, e perdere queste agevolazioni per non aver presentato la DSU è un peccato che capita spesso.

        Errori comuni da evitare

        Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrono alcuni errori tipici sul tema forfettario familiari a carico. Vediamo i più frequenti per aiutarti a evitarli.

        Errore 1: pensare di “recuperare” le detrazioni perse

        Alcuni forfettari pensano che, accumulando detrazioni non utilizzate, le possano “recuperare” su anni successivi o scontare sull’imposta sostitutiva. Non è possibile: le detrazioni IRPEF non utilizzate sono semplicemente perse, non si trasformano in credito spendibile sul forfettario.

        Errore 2: intestare al forfettario le spese detraibili

        Spesso, per abitudine, il forfettario continua a intestarsi visite mediche, mutuo, polizze. Se il coniuge paga IRPEF, è un errore: intestare al coniuge sbagliato significa perdere la detrazione. Va sempre verificato chi sostiene la spesa e quale documento di pagamento (intestazione bonifico, ricevuta) viene rilasciato.

        Errore 3: non presentare ISEE perché “tanto non serve”

        Molti forfettari trascurano la DSU pensando che il loro reddito sia troppo alto. In realtà, l’ISEE serve per molte prestazioni con soglie variabili e in alcuni casi anche per assegno unico maggiorato. Non costa nulla presentarla e i benefici possono essere significativi.

        Errore 4: confondere “a carico” fiscale e ISEE

        “A carico fiscale” (sotto i 2.840,51 euro) e “componente del nucleo familiare ISEE” sono concetti diversi. Una persona può non essere a carico fiscalmente, ma rientrare ugualmente nel nucleo ISEE. Sono due piani normativi distinti che vanno gestiti separatamente.

        Errore 5: dimenticare la comunicazione del nucleo a INPS

        Per l’assegno unico è fondamentale comunicare correttamente la composizione familiare nella domanda INPS e tenerla aggiornata in caso di nascite, matrimoni, separazioni, morti. Variazioni non comunicate possono comportare riduzioni dell’assegno o richieste di restituzione.

        Domande frequenti

        Sono in regime forfettario, posso portare a carico mia moglie?

        Sì, puoi dichiararla nello stato di famiglia e ai fini ISEE, ma non ottieni alcuna detrazione IRPEF perché paghi imposta sostitutiva. Avere la moglie a carico, però, ti serve per ISEE, assegno unico, bonus famiglia regionali e altre prestazioni.

        Il forfettario paga IRPEF?

        No. Il forfettario paga un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni con i requisiti) o del 15% del reddito imponibile forfettario. Questa imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. Le detrazioni IRPEF non si applicano.

        Il forfettario può detrarre le spese sanitarie del coniuge?

        No, perché non paga IRPEF. Se l’altro coniuge è dipendente o pensionato, è quest’ultimo che dovrebbe sostenere e detrarre quelle spese. Conviene quindi pagare le visite, i farmaci e i ticket con strumenti tracciabili intestati al coniuge che ha IRPEF da abbattere.

        I forfettari hanno diritto all’assegno unico?

        Sì, esattamente come tutti gli altri lavoratori. L’importo dipende dall’ISEE familiare. Per il calcolo, il reddito del forfettario è quello imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi.

        Qual è il limite di reddito per essere coniuge a carico nel 2026?

        Il limite è confermato a 2.840,51 euro di reddito complessivo annuo. Per il forfettario rileva il reddito imponibile forfettario (ricavi × coefficiente), non i ricavi lordi. Quindi un forfettario con compensi anche solo di poche migliaia di euro non può essere a carico del coniuge.

        Se sia io che mio marito siamo forfettari, perdiamo tutte le detrazioni?

        Sì, se nessuno dei due paga IRPEF, tutte le detrazioni a cui avreste diritto sono di fatto perse. È una situazione che va valutata attentamente: in alcuni casi può convenire che uno dei due resti in regime ordinario per non perdere le detrazioni familiari di valore. Una simulazione personalizzata al CAF può chiarire qual è l’opzione fiscalmente più vantaggiosa.

        I figli sotto i 21 anni si possono detrarre dal forfettario?

        Per i figli sotto i 21 anni, le vecchie detrazioni IRPEF sono state sostituite dall’assegno unico, che spetta a tutti, compresi i forfettari. Per i figli sopra i 21 anni la detrazione IRPEF di 950 euro torna in vigore, ma solo per chi paga IRPEF. Il forfettario non può utilizzarla.

        Il forfettario paga IRAP e addizionali regionali?

        No. L’imposta sostitutiva del regime forfettario sostituisce anche IRAP, addizionale regionale IRPEF e addizionale comunale IRPEF. È uno dei vantaggi più rilevanti del regime, che compensa in parte la perdita delle detrazioni.

        Conviene davvero il forfettario se ho molte spese detraibili in famiglia?

        Dipende. Se sei l’unico percettore di reddito della famiglia e hai spese detraibili importanti (mutuo, sanitarie, scolastiche), il regime ordinario potrebbe essere più conveniente complessivamente. Se invece hai un coniuge che paga IRPEF e può “assorbire” le detrazioni, il forfettario resta vantaggioso. È un calcolo da fare caso per caso, idealmente con una simulazione fatta dal commercialista o dal CAF.

        Conclusione: il forfettario non perde tutto, ma serve strategia

        Il forfettario familiari a carico non beneficia delle detrazioni IRPEF, perché paga un’imposta sostitutiva. Tuttavia, avere familiari a carico continua a essere fondamentale per ISEE, assegno unico, bonus famiglia, agevolazioni regionali e per consentire all’altro coniuge (se non forfettario) di portare in detrazione le spese sostenute.

        La vera differenza la fa la strategia di coppia: se uno dei due paga IRPEF, conviene concentrare su di lui tutte le detrazioni. Se entrambi sono forfettari, occorre valutare con attenzione se i risparmi del 5% o 15% di imposta sostitutiva compensino davvero la perdita delle detrazioni familiari.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenze personalizzate per valutare la situazione fiscale di tutta la famiglia, calcolare l’ISEE, gestire la domanda di assegno unico e ottimizzare la dichiarazione dei redditi del coniuge non forfettario. Contattaci per fissare un appuntamento e fare il punto sulla tua situazione.

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        Giugno 24, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-24 08:00:002026-05-24 09:54:41Forfettario e Familiari a Carico 2026: Detrazioni e Vantaggi Fiscali
        CAF

        Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        Le detrazioni per i figli rappresentano una delle questioni piu delicate per i genitori separati o divorziati. Come si dividono nel 2026? Chi ha diritto alla detrazione e in che misura? Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate profondamente. In questa guida spieghiamo come funziona la ripartizione delle detrazioni figli separati in modo chiaro e con esempi pratici.

        Indice dei contenuti

        1. Regole generali sulle detrazioni figli separati
        2. Figli sotto i 21 anni: Assegno Unico
        3. Figli sopra i 21 anni: detrazioni IRPEF
        4. Affidamento condiviso vs esclusivo
        5. Spese per i figli: come si dividono
        6. Domande frequenti
        7. Conclusione

        Detrazioni Figli Separati: Le Regole Generali nel 2026

        Il sistema delle detrazioni per i figli a carico e stato profondamente riformato con l’introduzione dell’Assegno Unico nel 2022 e successivi aggiornamenti. Per i genitori separati, le regole nel 2026 prevedono due binari distinti in base all’eta del figlio: sotto i 21 anni si applica l’Assegno Unico, sopra i 21 anni restano le detrazioni IRPEF tradizionali. Per una visione completa di tutti gli aspetti fiscali, consulta la guida alla separazione e divorzio 2026.

        In entrambi i casi, il principio cardine e che le agevolazioni vanno ripartite tra i genitori in base al tipo di affidamento stabilito dal giudice. La regola di default e la divisione al 50%, ma esistono importanti eccezioni che vedremo nel dettaglio.

        Figli sotto i 21 Anni: Come Funziona l’Assegno Unico per Genitori Separati

        Per i figli fino a 20 anni (21 non compiuti), le detrazioni IRPEF tradizionali sono state completamente sostituite dall’Assegno Unico Universale. Questo e un contributo mensile erogato dall’INPS, il cui importo varia in base all’ISEE del nucleo familiare.

        In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori. Ciascun genitore riceve la propria meta direttamente dall’INPS sul proprio conto corrente. In alternativa, i genitori possono accordarsi per far versare l’intero importo a uno solo di loro, indicandolo nella domanda.

        L’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo e quello del nucleo familiare in cui si trova il figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive (genitore collocatario). Se il genitore collocatario ha un ISEE basso, l’importo dell’Assegno Unico sara piu elevato. Per capire come cambia l’ISEE, leggi ISEE dopo separazione.

        Figli sopra i 21 Anni: Detrazioni IRPEF tra Genitori Separati

        Per i figli dai 21 anni in su che risultano ancora fiscalmente a carico (reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, o 4.000 euro fino a 24 anni), continuano ad applicarsi le detrazioni IRPEF tradizionali. L’importo base della detrazione e di 950 euro per ciascun figlio a carico.

        Per i genitori separati con affidamento condiviso, la detrazione viene divisa al 50%, quindi 475 euro a testa. Tuttavia, i genitori possono accordarsi per attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito piu alto, in modo da massimizzare il vantaggio fiscale complessivo della famiglia. Questa scelta va indicata nella dichiarazione dei redditi.

        Affidamento Condiviso vs Esclusivo: Differenze sulle Detrazioni

        Il tipo di affidamento stabilito dal giudice incide direttamente sulla ripartizione delle detrazioni. Ecco le principali differenze:

        • Affidamento condiviso (bigenitoriale): detrazioni al 50% per ciascun genitore, salvo diverso accordo. E la situazione piu comune
        • Affidamento esclusivo: la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario
        • Affidamento condiviso con accordo: i genitori possono concordare che il 100% vada al genitore con reddito piu alto

        E importante sapere che anche il genitore non collocatario (quello con cui il figlio non vive abitualmente) mantiene il diritto alla detrazione al 50% in caso di affidamento condiviso, a prescindere da quanto tempo il figlio trascorre con lui.

        Spese per i Figli nella Separazione: Come Si Dividono le Detrazioni

        Oltre alle detrazioni base, i genitori separati devono gestire la ripartizione delle spese detraibili sostenute per i figli. Le principali categorie sono:

        • Spese mediche: detraibili al 19% per la quota eccedente 129,11 euro
        • Spese scolastiche e universitarie: detraibili al 19% fino a 800 euro per le scuole
        • Spese sportive (5-18 anni): detraibili al 19% fino a 210 euro
        • Canoni di locazione per studenti universitari fuori sede

        In caso di affidamento condiviso, ciascun genitore detrae le spese che ha effettivamente sostenuto. La regola generale prevede che le spese vengano ripartite al 50%, ma il giudice puo stabilire percentuali diverse in base ai redditi rispettivi. E essenziale conservare le ricevute intestate al genitore che effettua la detrazione.

        Domande Frequenti sulle Detrazioni Figli Separati

        Posso prendere il 100% delle detrazioni se l’altro genitore non lavora?

        Si, se l’altro genitore ha un reddito cosi basso da non poter usufruire della detrazione (incapienza fiscale), il 100% della detrazione puo essere attribuito al genitore con reddito. Questa possibilita va verificata caso per caso e indicata nella dichiarazione dei redditi.

        Come funziona per i figli di genitori non sposati che si separano?

        Le stesse regole valgono anche per i genitori non sposati (conviventi) che si separano. Le detrazioni si dividono al 50% in caso di affidamento condiviso e al 100% per il genitore affidatario in caso di affidamento esclusivo.

        Devo comunicare all’INPS la separazione per l’Assegno Unico?

        Si, e necessario aggiornare la domanda di Assegno Unico comunicando la separazione, in modo che l’INPS possa erogare le due quote separate ai due genitori. In caso contrario, l’intero importo continuerebbe ad essere versato al richiedente originario.

        Conclusione

        Le detrazioni figli per genitori separati nel 2026 richiedono attenzione nella gestione, soprattutto per la distinzione tra Assegno Unico e detrazioni IRPEF. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a ottimizzare la ripartizione delle detrazioni e a compilare correttamente la dichiarazione dei redditi. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

        Giugno 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-08 09:00:002026-04-08 09:35:22Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026
        CAF

        Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione 2026

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        L’assegno di mantenimento e uno degli aspetti economici piu importanti della separazione e del divorzio. Ma come funziona la sua tassazione? Chi deve pagare le imposte e chi puo ottenere la deduzione fiscale? In questa guida analizziamo nel dettaglio le regole fiscali dell’assegno di mantenimento nel 2026, con esempi pratici e importi aggiornati per aiutarti a gestire correttamente la tua situazione tributaria.

        Indice dei contenuti

        1. Cos’e l’assegno di mantenimento
        2. Tassazione dell’assegno di mantenimento
        3. Deduzione per chi paga l’assegno
        4. Assegno per i figli: regole diverse
        5. Come dichiarare l’assegno nel 730
        6. Esempi pratici di tassazione
        7. Domande frequenti
        8. Conclusione

        Cos’e l’Assegno di Mantenimento e Come Funziona

        L’assegno di mantenimento e la somma periodica che un coniuge versa all’altro dopo la separazione, con lo scopo di garantire un tenore di vita adeguato a chi si trova in condizioni economiche piu deboli. L’importo viene stabilito dal giudice in sede di separazione, tenendo conto del reddito di entrambi i coniugi, della durata del matrimonio e del contributo dato da ciascuno alla vita familiare.

        E fondamentale distinguere tra l’assegno per il coniuge e l’assegno per i figli: le regole fiscali sono completamente diverse. L’assegno per il coniuge ha rilevanza fiscale sia per chi lo paga sia per chi lo riceve, mentre quello per i figli e fiscalmente neutro. Per una panoramica completa su tutti gli aspetti fiscali della separazione, consulta la nostra guida completa alla separazione e divorzio 2026.

        Tassazione dell’Assegno di Mantenimento: Chi Paga le Imposte

        La tassazione dell’assegno di mantenimento segue un principio chiaro: l’assegno e considerato reddito assimilato a quello di lavoro dipendente per chi lo riceve (articolo 50, comma 1, lettera i del TUIR). Questo significa che il coniuge beneficiario deve includerlo nella propria dichiarazione dei redditi e pagare l’IRPEF secondo le aliquote ordinarie.

        Le aliquote IRPEF 2026 applicabili sono:

        • 23% fino a 28.000 euro di reddito
        • 35% da 28.001 a 50.000 euro
        • 43% oltre 50.000 euro

        Se ad esempio una ex moglie riceve un assegno di mantenimento di 12.000 euro annui e non ha altri redditi, pagherebbe un’IRPEF di circa 2.760 euro (23% di 12.000), al netto delle detrazioni spettanti. Se invece ha gia un reddito da lavoro di 25.000 euro, l’assegno si somma portando il reddito complessivo a 37.000 euro, con una tassazione marginale al 35% sulla parte eccedente.

        Deduzione Fiscale per Chi Paga l’Assegno di Mantenimento

        Per il coniuge obbligato al versamento, l’assegno di mantenimento e interamente deducibile dal reddito complessivo (articolo 10, comma 1, lettera c del TUIR). La deduzione e diversa dalla detrazione: l’importo viene sottratto dal reddito lordo prima del calcolo dell’imposta, riducendo la base imponibile.

        Per beneficiare della deduzione, devono essere rispettate queste condizioni:

        • L’assegno deve essere stabilito dal giudice o dall’accordo di separazione omologato
        • I pagamenti devono essere tracciabili (bonifico, assegno bancario)
        • Deve trattarsi dell’assegno per il coniuge, non per i figli
        • L’importo deducibile e quello effettivamente versato, fino al massimo stabilito dal giudice

        Facciamo un esempio pratico. Se Paolo guadagna 50.000 euro lordi e versa un assegno di mantenimento di 8.000 euro all’ex moglie, il suo reddito imponibile scende a 42.000 euro. Il risparmio fiscale e di circa 2.800 euro (considerando l’aliquota marginale del 35%).

        Assegno di Mantenimento per i Figli: Regole Fiscali Diverse

        Le somme destinate al mantenimento dei figli seguono un regime fiscale completamente diverso. L’assegno per i figli non e deducibile per chi lo paga e non e tassabile per chi lo riceve. Si tratta di una regola importante che incide notevolmente sulla pianificazione fiscale dopo la separazione.

        Un problema pratico frequente si presenta quando il provvedimento del giudice fissa un importo unico senza distinguere la quota per il coniuge da quella per i figli. In questo caso, secondo la giurisprudenza consolidata, l’intera somma e considerata destinata ai figli e quindi non deducibile. Per questo motivo, e sempre consigliabile chiedere al giudice di specificare separatamente le due componenti nell’accordo di separazione. Per le regole sulle detrazioni figli genitori separati, consulta la guida dedicata.

        Come Dichiarare l’Assegno di Mantenimento nel 730

        La corretta compilazione della dichiarazione dei redditi e fondamentale per evitare errori e sanzioni. Ecco come procedere per entrambi i coniugi.

        Chi riceve l’assegno deve indicare l’importo percepito nella Sezione I del Quadro C (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente), utilizzando il codice 4. Non e necessaria alcuna certificazione da parte dell’ex coniuge, ma e consigliabile conservare le ricevute dei bonifici.

        Chi paga l’assegno indica l’importo nel Quadro E, Sezione II (oneri deducibili), al rigo E22. Deve specificare il codice fiscale dell’ex coniuge beneficiario e l’importo annuo effettivamente versato. E fondamentale conservare tutta la documentazione dei pagamenti per almeno 5 anni.

        Esempi Pratici di Tassazione dell’Assegno di Mantenimento

        Vediamo alcuni esempi concreti per capire l’impatto fiscale dell’assegno di mantenimento in diverse situazioni.

        Esempio 1 – Reddito medio: Anna ha un reddito da lavoro di 30.000 euro e riceve un assegno di 6.000 euro. Il suo reddito complessivo sale a 36.000 euro, con un’IRPEF aggiuntiva sull’assegno di circa 2.100 euro (35% sulla parte eccedente i 28.000 euro).

        Esempio 2 – Solo assegno: Francesca non ha redditi propri e riceve un assegno di 15.000 euro. L’IRPEF sara di circa 3.450 euro (23% di 15.000), ma grazie alle detrazioni per redditi assimilati il carico effettivo sara inferiore.

        Esempio 3 – Deduzione: Marco guadagna 60.000 euro e versa 10.000 euro di assegno. Il suo reddito imponibile scende a 50.000 euro, con un risparmio fiscale di circa 4.300 euro (aliquota marginale 43%).

        Domande Frequenti sull’Assegno di Mantenimento

        L’assegno divorzile ha le stesse regole fiscali?

        Si, l’assegno divorzile (stabilito dopo il divorzio) segue le stesse regole fiscali dell’assegno di mantenimento in separazione: e deducibile per chi lo paga e tassabile come reddito assimilato per chi lo riceve.

        L’assegno una tantum e deducibile?

        No, l’assegno una tantum (versamento in un’unica soluzione al posto dell’assegno periodico) non e deducibile dal reddito di chi lo paga e non e tassabile per chi lo riceve. La deducibilita e riservata esclusivamente ai versamenti periodici.

        Cosa succede se non pago l’assegno?

        Il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento comporta conseguenze sia civili (esecuzione forzata, pignoramento dello stipendio) sia penali (reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, art. 570 c.p.). Sul piano fiscale, non si puo dedurre cio che non e stato effettivamente versato.

        Conclusione

        La tassazione dell’assegno di mantenimento e un aspetto cruciale da considerare nella separazione e nel divorzio. Capire chi deve dichiarare cosa e come ottenere la deduzione fiscale puo fare una differenza significativa sul bilancio familiare. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per assisterti nella compilazione della dichiarazione dei redditi e nella gestione di tutti gli aspetti fiscali post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

        Giugno 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-07 09:00:002026-04-08 09:35:21Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione 2026
        CAF

        Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali e Agevolazioni 2026

        Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

        La separazione e il divorzio non rappresentano soltanto una fase emotivamente complessa, ma comportano anche importanti conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere per tutelare i propri interessi economici. Quando una coppia decide di separarsi, cambiano radicalmente le regole su tassazione, detrazioni, ISEE e agevolazioni a cui si ha diritto. In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026, dalle imposte sull’assegno di mantenimento alla ripartizione delle detrazioni per i figli, passando per le esenzioni previste dalla legge italiana.

        Indice dei contenuti

        1. Aspetti fiscali della separazione e del divorzio
        2. Assegno di mantenimento: chi paga le tasse
        3. Detrazioni per i figli dopo la separazione
        4. ISEE dopo la separazione: come cambia
        5. Casa coniugale: IMU e diritto di abitazione
        6. Esenzioni da imposta di bollo e registro
        7. Agevolazioni prima casa nella separazione
        8. Trasferimenti patrimoniali tra coniugi
        9. Assegno Unico per genitori separati
        10. Dichiarazione dei redditi dopo la separazione
        11. Domande frequenti
        12. Conclusione

        Aspetti Fiscali della Separazione e del Divorzio: Panoramica 2026

        Quando una coppia affronta la separazione o il divorzio, il quadro fiscale subisce modifiche profonde che riguardano praticamente ogni aspetto della vita economica. Il legislatore italiano ha previsto un sistema articolato di regole che disciplinano le conseguenze tributarie della fine del matrimonio, con l’obiettivo di garantire equita tra i coniugi e tutela per i figli.

        Gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026 si possono raggruppare in cinque macro-aree fondamentali. La prima riguarda il trattamento dell’assegno di mantenimento, che e deducibile dal reddito per chi lo versa e costituisce reddito imponibile per chi lo riceve. La seconda area coinvolge le detrazioni per i figli a carico, che vengono ripartite tra i genitori secondo regole precise stabilite dal giudice o dall’accordo di separazione. La terza riguarda l’ISEE, il cui calcolo cambia radicalmente dopo la separazione perche il nucleo familiare si modifica. La quarta area tocca la casa coniugale e le relative imposte, in particolare l’IMU. Infine, la quinta riguarda le esenzioni fiscali che la legge riconosce per tutti gli atti legati alla separazione e al divorzio.

        Conoscere queste regole e essenziale per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Vediamo nel dettaglio ciascun aspetto.

        Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione

        L’assegno di mantenimento rappresenta uno degli aspetti fiscali piu rilevanti della separazione e del divorzio. Si tratta dell’importo che un coniuge versa all’altro per garantire il mantenimento del tenore di vita, e il suo trattamento fiscale segue regole ben precise stabilite dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

        Per il coniuge che paga l’assegno di mantenimento, la somma e interamente deducibile dal reddito complessivo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del TUIR. Questo significa che l’importo versato viene sottratto dal reddito lordo prima del calcolo dell’IRPEF, con un risparmio fiscale significativo. Ad esempio, se Marco guadagna 40.000 euro lordi e versa un assegno di mantenimento di 6.000 euro annui alla ex moglie, il suo reddito imponibile scende a 34.000 euro, con un risparmio di imposta che puo superare i 2.000 euro.

        Per il coniuge che riceve l’assegno, invece, la somma costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e va dichiarata nel modello 730 o nel modello Redditi PF. E importante sottolineare che questa regola vale solo per l’assegno destinato al coniuge: le somme destinate specificamente al mantenimento dei figli non sono ne deducibili per chi le paga ne tassabili per chi le riceve.

        Un aspetto fondamentale e che la deducibilita dell’assegno richiede che l’importo sia stabilito dal giudice con provvedimento dell’autorita giudiziaria o nell’accordo di separazione omologato. Le somme versate volontariamente, senza un provvedimento del giudice, non sono deducibili. Per approfondire questo tema, leggi la nostra guida dedicata sull’assegno di mantenimento: tassazione e deduzione 2026.

        Detrazioni per i Figli dopo la Separazione

        La ripartizione delle detrazioni per i figli a carico e una questione centrale per i genitori separati o divorziati. Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate significativamente, e nel 2026 il sistema prevede una distinzione netta in base all’eta dei figli.

        Per i figli fino a 20 anni, le detrazioni IRPEF tradizionali sono state sostituite dall’Assegno Unico, che viene erogato direttamente dall’INPS. In caso di affidamento condiviso (la situazione piu comune), l’assegno viene ripartito al 50% tra i due genitori, salvo diverso accordo. Se i genitori raggiungono un’intesa, possono decidere che l’intero importo venga versato a uno solo di loro.

        Per i figli dai 21 anni in su (se ancora a carico), restano in vigore le detrazioni fiscali IRPEF classiche. In caso di affidamento condiviso, queste detrazioni spettano nella misura del 50% a ciascun genitore. Tuttavia, i genitori possono accordarsi affinche la detrazione al 100% sia attribuita al genitore con il reddito complessivo piu elevato, per massimizzare il vantaggio fiscale della famiglia. Scopri tutti i dettagli nella guida detrazioni figli genitori separati 2026.

        ISEE dopo la Separazione: Come Cambia il Nucleo Familiare

        L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) e lo strumento fondamentale per accedere a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Dopo la separazione, il calcolo dell’ISEE cambia in modo significativo perche si modifica la composizione del nucleo familiare.

        Con la separazione legale (omologata dal tribunale o dalla negoziazione assistita), i due ex coniugi formano nuclei familiari distinti. Questo significa che i redditi e i patrimoni dell’ex coniuge non vengono piu conteggiati nel calcolo dell’ISEE, con un potenziale abbassamento significativo dell’indicatore. Un ISEE piu basso puo dare accesso a bonus e agevolazioni altrimenti non spettanti.

        Attenzione pero: e fondamentale che la separazione sia effettiva e formale. La semplice separazione di fatto, senza un provvedimento giudiziario, non e sufficiente per dividere il nucleo familiare ai fini ISEE. I figli minori restano nel nucleo del genitore con cui convivono, mentre per i figli maggiorenni non conviventi e non sposati, sotto i 26 anni, fanno parte del nucleo del genitore con cui risultano residenti. Per capire nel dettaglio tutte le casistiche, consulta la guida ISEE dopo separazione: come cambia il nucleo familiare.

        Casa Coniugale: IMU e Diritto di Abitazione

        La casa coniugale rappresenta spesso il bene di maggior valore nella separazione e nel divorzio, e il suo trattamento fiscale merita un’attenzione particolare, soprattutto per quanto riguarda l’IMU (Imposta Municipale Unica).

        Quando il giudice assegna la casa coniugale a uno dei coniugi (tipicamente il genitore collocatario dei figli), questo coniuge ottiene il cosiddetto diritto di abitazione. Ai fini IMU, l’immobile assegnato come abitazione principale e esente dal pagamento dell’IMU, a condizione che il coniuge assegnatario vi abbia la residenza e la dimora abituale. Questa esenzione si applica anche se l’immobile e di proprieta esclusiva dell’altro coniuge.

        Il coniuge proprietario che non risiede piu nell’immobile, invece, non deve pagare l’IMU su quella casa (perche grava sull’assegnatario in quanto titolare del diritto di abitazione). Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU ordinaria, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale. Un aspetto importante riguarda il caso in cui la casa sia in comproprieta: l’esenzione IMU spetta comunque interamente al coniuge assegnatario per l’intera quota. Per tutti i dettagli, leggi l’approfondimento sulla casa coniugale nella separazione: IMU e diritto di abitazione.

        Esenzioni da Imposta di Bollo e Registro per Atti di Separazione

        Una delle agevolazioni fiscali piu importanti previste per la separazione e il divorzio e l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili. Questa esenzione e prevista dall’articolo 19 della Legge n. 74/1987 e rappresenta un beneficio economico significativo.

        In pratica, tutti gli atti necessari per formalizzare la separazione o il divorzio sono completamente esenti da imposte. Questo include le sentenze del tribunale, gli accordi di negoziazione assistita, le convenzioni di separazione consensuale e tutti i documenti accessori. L’esenzione si estende anche ai trasferimenti immobiliari e patrimoniali tra coniugi che avvengono nell’ambito dell’accordo di separazione, un vantaggio fiscale che puo valere migliaia di euro.

        La Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno nel tempo ampliato l’ambito di applicazione di questa esenzione, riconoscendola anche per gli atti compiuti dopo la separazione ma comunque collegati alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi. Scopri tutte le esenzioni nella guida agevolazioni fiscali separazione e divorzio 2026.

        Agevolazioni Prima Casa nella Separazione

        Le agevolazioni prima casa nella separazione meritano un’analisi approfondita perche la normativa prevede regole speciali per i coniugi che si separano. In circostanze normali, chi possiede gia un immobile acquistato con le agevolazioni prima casa non potrebbe acquistarne un altro con gli stessi benefici senza prima vendere il primo. Nella separazione, invece, esistono importanti eccezioni.

        Se nell’accordo di separazione un coniuge cede all’altro la propria quota dell’immobile acquistato come prima casa, non si verifica la decadenza dalle agevolazioni, anche se non sono trascorsi i 5 anni dall’acquisto. Inoltre, il coniuge che cede la propria quota puo acquistare un nuovo immobile beneficiando nuovamente delle agevolazioni prima casa, purche rispetti i requisiti previsti dalla legge (residenza, assenza di altri immobili nel comune, ecc.).

        Questo meccanismo e particolarmente vantaggioso dal punto di vista fiscale: il trasferimento nell’ambito della separazione e esente da imposte (come visto sopra), e il coniuge cedente puo riacquistare con le agevolazioni prima casa, risparmiando sull’imposta di registro (2% anziche 9%) o sull’IVA (4% anziche 10%).

        Trasferimenti Patrimoniali tra Coniugi

        Nell’ambito della separazione e del divorzio, e frequente che i coniugi debbano regolare i propri rapporti patrimoniali attraverso trasferimenti di beni. La legge italiana prevede un regime fiscale molto favorevole per queste operazioni, con l’obiettivo di agevolare la risoluzione pacifica delle questioni economiche.

        I trasferimenti immobiliari tra coniugi effettuati in esecuzione degli accordi di separazione o divorzio sono esenti da tutte le imposte: registro, ipotecaria, catastale, bollo e ogni altra tassa. Questo vale sia per il trasferimento della piena proprieta che per la cessione di quote di comproprieta. Ad esempio, se Luca trasferisce alla ex moglie Giulia la sua quota del 50% dell’appartamento coniugale come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da imposte.

        Anche i trasferimenti di beni mobili (conti correnti, titoli, veicoli) godono della stessa esenzione quando sono disposti nell’accordo di separazione. E importante tuttavia che questi trasferimenti risultino espressamente dall’accordo omologato o dalla sentenza del tribunale, per poter beneficiare dell’esenzione fiscale.

        Assegno Unico per Genitori Separati nel 2026

        L’Assegno Unico Universale e la prestazione economica erogata dall’INPS per i figli a carico fino a 21 anni. Per i genitori separati o divorziati, la gestione dell’Assegno Unico segue regole specifiche che e importante conoscere per non perdere il beneficio.

        In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori, con pagamento diretto a ciascuno. Se i genitori sono d’accordo, possono richiedere che l’intero importo sia erogato a uno solo di loro, indicandolo nella domanda. In caso di affidamento esclusivo, l’assegno spetta al 100% al genitore affidatario.

        Un aspetto importante riguarda l’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo. L’Assegno Unico viene calcolato sull’ISEE del nucleo familiare del figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive, quindi l’ISEE di riferimento sara quello di quel nucleo. Se l’ISEE non viene presentato, l’assegno viene erogato nell’importo minimo previsto dalla normativa.

        Dichiarazione dei Redditi dopo la Separazione

        Dopo la separazione, ciascun coniuge presenta la propria dichiarazione dei redditi individualmente. Non e piu possibile presentare il 730 congiunto, che presuppone lo stato di coniugi non separati legalmente. Questo cambiamento comporta diverse conseguenze pratiche.

        Il coniuge che riceve l’assegno di mantenimento deve dichiararlo nella sezione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente del modello 730 o Redditi PF. Il coniuge che versa l’assegno lo indica nella sezione degli oneri deducibili, specificando il codice fiscale dell’ex coniuge e l’importo annuo versato. E fondamentale conservare le ricevute dei bonifici o degli altri mezzi di pagamento tracciabili come prova dei versamenti effettuati.

        Per quanto riguarda le spese detraibili dei figli (spese mediche, scolastiche, sportive), queste devono essere ripartite tra i genitori in base alla percentuale di spettanza delle detrazioni. In caso di affidamento condiviso al 50%, ciascun genitore detrae la propria meta delle spese sostenute. Il CAF Centro Fiscale puo assisterti nella corretta compilazione della dichiarazione dopo la separazione.

        Domande Frequenti su Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali

        L’assegno di mantenimento per i figli e deducibile?

        No, l’assegno di mantenimento per i figli non e deducibile dal reddito di chi lo versa e non e tassabile per chi lo riceve. La deducibilita riguarda esclusivamente l’assegno destinato al coniuge. Se il provvedimento del giudice stabilisce un importo unico senza distinguere la quota per il coniuge da quella per i figli, l’intera somma e considerata non deducibile.

        Dopo la separazione posso fare il 730 congiunto?

        No, dopo la separazione legale non e piu possibile presentare il 730 congiunto. Ciascun ex coniuge deve presentare la propria dichiarazione individuale. Il 730 congiunto e riservato ai coniugi non legalmente separati.

        Chi paga l’IMU sulla casa coniugale dopo la separazione?

        L’IMU sulla casa coniugale assegnata dal giudice e a carico del coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Tuttavia, se la casa e utilizzata come abitazione principale, e esente da IMU. Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare IMU su quell’immobile.

        Come si divide l’Assegno Unico tra genitori separati?

        In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i genitori, con pagamento diretto a ciascuno. I genitori possono accordarsi per il versamento integrale a uno solo. In caso di affidamento esclusivo, spetta al 100% al genitore affidatario.

        La separazione di fatto modifica il nucleo ISEE?

        No, la separazione di fatto non modifica il nucleo familiare ai fini ISEE. Per ottenere nuclei familiari distinti e necessaria la separazione legale (omologata dal tribunale, tramite negoziazione assistita o accordo in Comune). Solo con un provvedimento formale i due ex coniugi risultano in nuclei separati.

        I trasferimenti immobiliari nella separazione pagano imposte?

        No, i trasferimenti immobiliari tra coniugi disposti nell’ambito dell’accordo di separazione o divorzio sono completamente esenti da imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo, ai sensi dell’articolo 19 della Legge 74/1987.

        Conclusione: Affrontare gli Aspetti Fiscali con il Giusto Supporto

        La separazione e il divorzio comportano una serie di conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere e gestire correttamente. Dall’assegno di mantenimento alle detrazioni per i figli, dall’ISEE all’IMU sulla casa coniugale, ogni aspetto richiede attenzione per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per non perdere le agevolazioni spettanti.

        Le esenzioni fiscali previste dalla legge per gli atti di separazione e divorzio rappresentano un importante vantaggio economico, cosi come le regole speciali per le agevolazioni prima casa e i trasferimenti patrimoniali. Tuttavia, applicare correttamente queste norme richiede competenza e esperienza specifica.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza qualificata per tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio. I nostri operatori possono aiutarti con la compilazione della dichiarazione dei redditi, il calcolo dell’ISEE post-separazione e la verifica delle agevolazioni a cui hai diritto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine.

        Giugno 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-06 09:00:002026-04-08 09:35:20Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali e Agevolazioni 2026
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        730/2026 Congiunto: Come Ottenere i Rimborsi Rapidamente e Gestire le Detrazioni

        Dichiarazione dei redditi 730

        Il 730 congiunto 2026 è uno strumento fiscale potente che molte coppie non sfruttano al massimo: presentare un’unica dichiarazione dei redditi per entrambi i coniugi non significa solo semplificare la burocrazia, ma può significare rimborsi più rapidi, detrazioni ottimizzate e un risparmio fiscale concreto. In questa guida completa trovi tutto quello che devi sapere sul 730 congiunto 2026: chi può presentarlo, come funzionano i rimborsi in busta paga, come ripartire correttamente le detrazioni tra i coniugi e quali sono le scadenze da rispettare per non perdere nemmeno un euro.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo
        2. Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene
        3. Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente
        4. Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta
        5. Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente
        6. Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto
        7. Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli
        8. Quando NON conviene il 730 congiunto
        9. Scadenze 730/2026: le date da non perdere
        10. Domande frequenti sul 730 congiunto

        Cos’è il 730 congiunto 2026 e chi può presentarlo

        Il 730 congiunto 2026 è la modalità di presentazione della dichiarazione dei redditi che consente a due coniugi o partner di un’unione civile di inviare un’unica dichiarazione per entrambi, anziché due separate. In pratica, uno dei due svolge il ruolo di dichiarante e l’altro quello di coniuge dichiarante: il dichiarante è il soggetto principale che firma la dichiarazione, mentre il coniuge dichiarante è colui i cui redditi e detrazioni confluiscono nella stessa dichiarazione.

        Per poter presentare il 730/2026 in forma congiunta, devono essere soddisfatte alcune condizioni fondamentali. Prima di tutto, i coniugi non devono essere legalmente separati: le coppie con separazione legale o divorzio non possono utilizzare questa modalità, anche se continuano a vivere insieme. In secondo luogo, almeno uno dei due coniugi deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che possa effettuare le operazioni di conguaglio. Infine, entrambi i coniugi devono rientrare tra i soggetti che possono presentare il modello 730 (lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori, percettori di redditi assimilati).

        Un aspetto spesso ignorato riguarda le unioni civili: dal 2016, anche i partner uniti civilmente ai sensi della Legge Cirinnà (Legge 76/2016) hanno diritto a presentare il 730 congiunto, con le stesse modalità e gli stessi vantaggi riconosciuti ai coniugi. Non rientrano invece in questa categoria le coppie di fatto (conviventi non sposati e non uniti civilmente), che devono necessariamente presentare dichiarazioni separate.

        Vantaggi del 730 congiunto: perché conviene

        Scegliere il 730 congiunto 2026 offre una serie di vantaggi concreti che vanno ben oltre la semplice comodità di presentare un solo documento. Il beneficio più immediato è la semplificazione burocratica: una sola pratica, un solo appuntamento al CAF, un solo controllo finale. Ma i vantaggi reali riguardano soprattutto la gestione dei rimborsi e delle detrazioni.

        Il primo grande vantaggio è la possibilità di trasferire le detrazioni che un coniuge non riesce a utilizzare completamente all’altro. Immaginiamo che Marco abbia spese mediche per 3.000 euro e un reddito molto basso: le detrazioni fiscali derivanti da queste spese potrebbero non essere completamente sfruttabili dalla sua dichiarazione individuale, perché l’imposta lorda risultante è troppo bassa. Con il 730 congiunto, quelle detrazioni possono essere attribuite in parte o integralmente a Lucia, il cui reddito più elevato permette di recuperare l’intero beneficio fiscale.

        Un secondo vantaggio riguarda le spese sostenute in modo indiviso: con il 730 congiunto è più semplice gestire spese come la ristrutturazione edilizia, i pagamenti per il bonus mobili o le spese condominiali, che spesso sono intestate a uno solo dei coniugi ma sostenute da entrambi. Infine, in caso di rimborso fiscale, il meccanismo del conguaglio in busta paga garantisce tempi più rapidi rispetto al rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate.

        Rimborso 730 congiunto: come ottenerlo in busta paga rapidamente

        Uno degli aspetti più attesi dai contribuenti che presentano il 730 congiunto 2026 è il rimborso fiscale in busta paga. Questo meccanismo, detto conguaglio fiscale, è uno dei principali vantaggi del modello 730 rispetto al modello Redditi PF: invece di aspettare che l’Agenzia delle Entrate eroghi il rimborso direttamente sul conto corrente (operazione che può richiedere molti mesi), il rimborso viene anticipato dal sostituto d’imposta (cioè il datore di lavoro o l’ente pensionistico) direttamente nella busta paga o nel cedolino della pensione.

        Ecco come funziona nel dettaglio: dopo la trasmissione della dichiarazione da parte del CAF o del sostituto d’imposta (entro il 30 settembre 2026 per il 730 ordinario), l’Agenzia delle Entrate elabora i dati e trasmette al sostituto d’imposta i risultati contabili. Il sostituto è poi obbligato a effettuare il conguaglio fiscale nel cedolino paga di luglio (per le dichiarazioni trasmesse entro il 30 giugno) o nel cedolino di settembre o ottobre (per le dichiarazioni trasmesse a luglio-settembre). I pensionati, invece, ricevono il rimborso nel cedolino della pensione solitamente nei mesi di agosto o settembre.

        Nel caso del 730 congiunto, il rimborso o il debito vengono attribuiti esclusivamente al dichiarante principale (non al coniuge dichiarante), ed è il datore di lavoro o l’ente pensionistico del dichiarante che opera il conguaglio. Per questo motivo, nella scelta di chi deve fare da dichiarante è spesso conveniente indicare il coniuge che ha un reddito più elevato e stabile, in modo da garantire un conguaglio più rapido e sicuro. Un altro fattore da considerare è la capienza dell’imposta: se il rimborso atteso è molto elevato, è meglio che il dichiarante sia colui il cui sostituto d’imposta è in grado di gestire importi maggiori senza difficoltà di liquidità.

        Se il conguaglio positivo (rimborso) non viene erogato entro il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione, il contribuente può segnalare il ritardo al datore di lavoro e, in caso di persistente inadempienza, rivolgersi all’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, l’intermediario (CAF o sostituto d’imposta) che ha trasmesso la dichiarazione può verificare lo stato di elaborazione attraverso i canali telematici dell’Agenzia.

        Cosa succede quando uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta

        Una situazione molto comune riguarda le coppie in cui uno dei due coniugi non ha un sostituto d’imposta: ad esempio, un lavoratore autonomo senza sostituto, un libero professionista, una persona che ha perso il lavoro di recente, oppure chi percepisce solo redditi fondiari o da capitale. In questi casi è comunque possibile presentare il 730 congiunto 2026, ma occorre fare attenzione alle regole specifiche che regolano i rimborsi.

        Se il coniuge dichiarante (quello che affianca il dichiarante principale) non ha un sostituto d’imposta, non è un problema: il conguaglio fiscale viene comunque effettuato dal sostituto del dichiarante principale, che è l’unico soggetto da cui passa il flusso dei rimborsi e dei versamenti. Il reddito e le detrazioni del coniuge dichiarante senza sostituto confluiscono comunque nella dichiarazione unica, ma sono le operazioni di conguaglio del dichiarante principale a fare da “veicolo” per erogare o recuperare le somme.

        Il discorso cambia, invece, se è il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta. In questo caso, il 730 congiunto non può essere presentato nella forma ordinaria con conguaglio in busta paga: il contribuente dovrà presentare il modello Redditi PF (ex modello Unico) e il rimborso, se spettante, sarà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi in questo caso sono più lunghi: mediamente dai 4 ai 12 mesi dalla trasmissione della dichiarazione, anche se l’Agenzia delle Entrate ha progressivamente accelerato i tempi di liquidazione grazie all’automazione dei controlli.

        Un caso particolare riguarda i contribuenti che durante l’anno hanno perso il lavoro e non hanno un nuovo sostituto d’imposta al momento della presentazione della dichiarazione. In questa situazione, il 730 può comunque essere presentato tramite il CAF, ma l’eventuale rimborso non potrà essere erogato in busta paga: sarà necessario indicare un IBAN valido nel modello 730, e l’Agenzia delle Entrate provvederà al rimborso diretto. Il CAF Centro Fiscale segue ogni anno centinaia di contribuenti in questa situazione, garantendo la corretta compilazione della dichiarazione e il monitoraggio dei tempi di rimborso.

        Detrazioni nel 730 congiunto: come ripartirle correttamente

        La corretta gestione delle detrazioni fiscali è il cuore strategico del 730 congiunto 2026. La regola generale stabilita dall’Agenzia delle Entrate è che ogni detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto effettivamente la spesa o al cui nome è intestata la fattura o il documento di spesa. Tuttavia, nella pratica esistono molte situazioni in cui la ripartizione può essere ottimizzata a favore di entrambi i coniugi.

        Regola del sostenimento della spesa

        La regola del sostenimento della spesa significa che la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato, indipendentemente dall’intestazione della ricevuta o della fattura. Se la ricevuta è intestata a uno dei coniugi ma il pagamento è stato effettuato dall’altro (ad esempio con il bancomat del partner), la detrazione in linea di principio spetta a chi ha sostenuto la spesa. In pratica, per le spese pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta di credito, bancomat), è possibile dimostrare chi ha effettivamente pagato e attribuire la detrazione alla persona corretta.

        Per le spese mediche, la regola è che la detrazione del 19% spetta alla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. Se i due coniugi hanno spese sanitarie separate, ciascuno le porta in detrazione sulla propria quota del 730 congiunto. Se invece le spese mediche sono intestate a un familiare a carico (ad esempio un figlio), possono essere portate in detrazione dal coniuge con il reddito più alto, oppure ripartite tra entrambi nella percentuale più conveniente.

        Detrazioni per i figli a carico

        Un capitolo a parte meritano le detrazioni per figli a carico. A partire dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni IRPEF per figli fino a 21 anni sono state in gran parte sostituite dall’Assegno Unico. Restano tuttavia le detrazioni per figli da 21 anni in su (se a carico del nucleo familiare), che nel 730 congiunto 2026 si attribuiscono nella misura del 50% a ciascun coniuge oppure nella misura del 100% al coniuge con il reddito più elevato, se questo risulta più conveniente. La scelta va effettuata tenendo conto della capienza d’imposta di ciascun coniuge: se uno dei due ha un’imposta lorda molto bassa, potrebbe non riuscire a sfruttare completamente la propria quota di detrazione, e in quel caso è meglio concentrare tutto sul coniuge capiente.

        Quali spese si possono detrarre nel 730 congiunto

        Il 730/2026 congiunto permette di gestire una gamma molto ampia di spese detraibili. Vediamo le principali categorie, con le regole specifiche per la ripartizione tra i coniugi.

        Spese sanitarie e mediche

        Le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro (solo per le spese del contribuente; per le spese dei familiari a carico non si applica la franchigia, e la detrazione del 19% è piena). Rientrano nelle spese mediche detraibili: visite specialistiche, esami di laboratorio, farmaci con ricetta medica, acquisto di dispositivi medici (occhiali, protesi, apparecchi acustici), spese odontoiatriche, interventi chirurgici e degenze ospedaliere. Dal 2020, le spese sanitarie sono detraibili solo se pagate con strumenti tracciabili (bonifico, carta, bancomat), ad eccezione dei farmaci e dei ticket sanitari del SSN.

        Mutuo per l’abitazione principale

        Gli interessi passivi sul mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale danno diritto a una detrazione del 19% su un importo massimo di 4.000 euro annui (detrazione massima: 760 euro l’anno). Nel 730 congiunto, questa detrazione spetta ai coniugi nella proporzione degli interessi effettivamente pagati da ciascuno: se il mutuo è intestato a entrambi, ciascuno detrae il 50%; se è intestato a uno solo (ma l’altro è proprietario dell’immobile), la detrazione spetta solo all’intestatario del mutuo. Fanno eccezione i coniugi in cui uno dei due è “fiscalmente a carico” dell’altro: in quel caso, l’intestatario del mutuo può detrarre anche la quota dell’altro.

        Ristrutturazioni edilizie e Superbonus residui

        Le spese per la ristrutturazione edilizia (bonus ristrutturazione al 50%) e i residui del Superbonus 110% ancora in detrazione sono tra le voci più significative del 730/2026. Per le ristrutturazioni, la detrazione del 50% (fino a un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare) va ripartita in 10 quote annuali di pari importo: se la spesa è stata sostenuta congiuntamente da entrambi i coniugi, ciascuno porta in detrazione la propria quota. Per il Superbonus, i lavori conclusi entro il 31 dicembre 2023 con SAL hanno consentito detrazioni ancora fruibili nel 730/2026 sotto forma di quote residue: è importante verificare con attenzione l’intestazione dei bonifici e delle fatture per attribuire correttamente le quote tra i coniugi.

        Bonus mobili e grandi elettrodomestici

        Il bonus mobili 2026 consente di detrarre il 50% delle spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata (A o superiore per forni e lavastoviglie, E o superiore per lavatrice e frigorifero), a condizione che le spese siano collegate a un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato nel 2025 o nel 2026. Il limite massimo di spesa detraibile per il 2026 è di 5.000 euro, con una detrazione massima di 2.500 euro, ripartita in 10 quote annuali. Nel 730 congiunto, la detrazione spetta al coniuge che ha sostenuto la spesa e che ha avviato i lavori di ristrutturazione.

        Spese per l’istruzione dei figli

        Le spese per l’istruzione (rette di asili nido, scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie, università) danno diritto a detrazioni fiscali specifiche. Per gli asili nido, la detrazione è del 19% su un massimo di 632 euro per figlio. Per le scuole di ogni ordine e grado (pubbliche e private parificate), la detrazione è del 19% su un massimo di 800 euro per studente. Per le università, la detrazione riguarda le tasse di iscrizione, con un limite legato al corrispondente importo delle tasse universitarie statali. Nel 730 congiunto, queste spese si attribuiscono al coniuge che le ha effettivamente pagate, oppure vengono ripartite secondo la convenienza fiscale.

        Errori comuni nel 730 congiunto e come evitarli

        La complessità del 730 congiunto 2026 si traduce purtroppo in una serie di errori ricorrenti che possono costare rimborsi persi o, peggio, accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più frequenti che i consulenti del CAF Centro Fiscale si trovano a correggere ogni anno.

        Il primo e più comune errore è l’errata attribuzione delle detrazioni: molte coppie attribuiscono le spese mediche o le rate del mutuo al coniuge sbagliato, senza considerare quale dei due abbia la capienza fiscale sufficiente per sfruttarle completamente. Il risultato è che una parte delle detrazioni va sprecata, riducendo il rimborso finale. Un secondo errore frequente riguarda le spese non tracciabili: dal 2020, le spese sanitarie pagate in contanti (ad eccezione dei farmaci) non danno diritto alla detrazione del 19%. Molti contribuenti continuano a indicare queste spese in dichiarazione, esponendosi a contestazioni in sede di controllo formale.

        Un terzo errore riguarda la dichiarazione del coniuge a carico: se uno dei coniugi ha un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (oppure 4.000 euro se ha meno di 24 anni), può essere considerato “a carico” dell’altro ai fini delle detrazioni per familiari a carico. In questo caso, il coniuge capiente può detrarre una quota aggiuntiva, ma l’importo varia in base al reddito del coniuge a carico e al reddito complessivo del dichiarante. Sbagliare questa compilazione porta a detrazioni non spettanti o, viceversa, a perdere detrazioni legittime. Infine, un errore molto frequente riguarda la scelta sbagliata di chi fa da dichiarante principale: se il dichiarante ha un reddito troppo basso per supportare il conguaglio del debito eventuale, il sostituto d’imposta potrebbe avere difficoltà a trattenere le somme dovute, con conseguenti irregolarità nel cedolino paga.

        Quando NON conviene il 730 congiunto

        Sebbene il 730 congiunto 2026 offra numerosi vantaggi, esistono situazioni in cui la scelta di presentare dichiarazioni separate risulta più conveniente o addirittura obbligatoria. Conoscere questi casi aiuta a fare la scelta giusta fin dall’inizio, evitando errori difficili da correggere.

        Il caso più ovvio è quello della separazione legale o del divorzio: i coniugi separati legalmente non possono presentare il 730 congiunto, anche se la separazione è recente e i due continuano a vivere nello stesso domicilio. La data di riferimento per verificare lo stato civile è il 31 dicembre dell’anno di imposta (per il 730/2026 si fa riferimento al 31 dicembre 2025): se a quella data la separazione era già in atto, le dichiarazioni devono essere necessariamente separate.

        Un secondo caso in cui il 730 congiunto non conviene riguarda le situazioni in cui entrambi i coniugi hanno debiti fiscali significativi: nel 730 congiunto, il debito complessivo viene addebitato al dichiarante principale tramite il suo sostituto d’imposta. Se il debito è molto elevato, potrebbe essere preferibile presentare dichiarazioni separate per diluire i versamenti. Analogamente, se uno dei coniugi ha crediti da precedenti dichiarazioni già in fase di rimborso, la presentazione del 730 congiunto potrebbe creare complicazioni nella gestione di quei crediti pregressi.

        Infine, il 730 congiunto può non essere la scelta giusta quando uno dei coniugi è un lavoratore autonomo senza sostituto d’imposta e deve presentare il modello Redditi PF per altri redditi non compatibili con il modello 730 (ad esempio plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, redditi da impresa, ecc.). In questi casi, anche l’altro coniuge che potrebbe presentare il 730 potrebbe valutare la convenienza di presentare il modello Redditi PF in forma congiunta, se disponibile, oppure separatamente.

        Scadenze 730/2026: le date da non perdere

        Rispettare le scadenze del 730/2026 è fondamentale per non perdere i rimborsi in busta paga a luglio e per evitare sanzioni. Il calendario fiscale 2026 prevede le seguenti date chiave per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

        Il 730 precompilato è reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate sul portale online a partire dal 30 aprile 2026. Dalla stessa data, è possibile accettarlo senza modifiche, modificarlo oppure delegarne la gestione al CAF. La presentazione diretta del 730 precompilato da parte del contribuente (senza intermediari) è possibile fino al 30 settembre 2026.

        Per chi si affida al CAF o al sostituto d’imposta per la presentazione del 730 ordinario (non precompilato), le scadenze sono le seguenti:

        • Entro il 30 giugno 2026: presentazione al CAF per garantire il conguaglio nel cedolino di luglio (la scadenza più conveniente per chi si aspetta un rimborso)
        • Dal 1° luglio al 31 agosto 2026: il sostituto d’imposta effettua il conguaglio nel cedolino di settembre o di ottobre
        • Entro il 30 settembre 2026: termine ultimo assoluto per la presentazione del 730 (sia precompilato che tramite CAF)

        I pensionati che ricevono il rimborso tramite INPS seguono un calendario leggermente diverso: le dichiarazioni presentate entro fine giugno vengono conguagliate nel cedolino di agosto, mentre quelle presentate tra luglio e settembre vengono conguagliate a novembre-dicembre. Chi non presenta il 730 entro il 30 settembre 2026 perde la possibilità di utilizzare questo modello per l’anno di imposta 2025 e deve ricorrere alla dichiarazione dei redditi tramite modello Redditi PF, con scadenza al 31 ottobre 2026 (per la presentazione telematica).

        Tabella riepilogativa scadenze 730/2026

        DataEventoRimborso in busta paga
        30 aprile 2026Disponibile il 730 precompilato–
        30 giugno 2026Scadenza per rimborso a luglio (via CAF)Luglio 2026
        31 agosto 2026Secondo termine intermedioSettembre/Ottobre 2026
        30 settembre 2026Termine ultimo assoluto 730Novembre/Dicembre 2026
        31 ottobre 2026Termine Modello Redditi PF (telematico)Rimborso diretto AdE

        La raccomandazione del CAF Centro Fiscale è sempre quella di presentare la dichiarazione il prima possibile, idealmente entro fine giugno, per ricevere il conguaglio positivo già a luglio. Ogni mese di ritardo nella presentazione significa attendere un mese in più per il rimborso, che nel frattempo continua a giacere “congelato” senza interessi.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Conclusione: ottimizza il tuo 730 congiunto con il CAF

        Il 730 congiunto 2026 è uno strumento potente nelle mani di chi lo sa usare correttamente. La corretta ripartizione delle detrazioni fiscali, la scelta ottimale del dichiarante principale, la gestione delle spese per figli a carico e il rispetto delle scadenze sono tutti elementi che possono fare la differenza di centinaia o addirittura di migliaia di euro nel rimborso finale. Affidarsi a professionisti esperti come quelli del CAF Centro Fiscale di Udine significa non lasciare nulla al caso: ogni detrazione viene verificata, ogni spesa analizzata per trovare la soluzione fiscalmente più conveniente per la tua famiglia, sia in ufficio che online da tutta Italia.

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        Domande frequenti sul 730 congiunto 2026

        Chi puo presentare il 730 congiunto 2026?

        Il 730 congiunto puo essere presentato dai coniugi non legalmente separati e dai partner di unioni civili registrate (ai sensi della Legge 76/2016). Almeno uno dei due deve avere un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico). Le coppie di fatto (conviventi non sposati) non possono presentare il 730 congiunto.

        Quando arriva il rimborso del 730 congiunto?

        Se la dichiarazione viene presentata entro il 30 giugno 2026, il rimborso (conguaglio positivo) arriva in busta paga a luglio 2026. Per le dichiarazioni presentate tra luglio e agosto, il rimborso arriva a settembre-ottobre. Per quelle di settembre, a novembre-dicembre. I pensionati ricevono il rimborso nel cedolino della pensione di agosto (per dichiarazioni entro giugno) o di novembre-dicembre (per dichiarazioni di luglio-settembre).

        Come si ripartiscono le detrazioni tra i coniugi nel 730 congiunto?

        Le detrazioni spettano al coniuge che ha effettivamente sostenuto la spesa. Per le spese dei figli a carico, la detrazione si attribuisce al 50% a ciascun coniuge oppure al 100% al coniuge con reddito piu elevato (se l’altro non ha capienza fiscale sufficiente). Per le spese mediche, spetta la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro. E sempre consigliabile affidarsi a un CAF per ottimizzare la ripartizione.

        Cosa succede se uno dei coniugi non ha il sostituto d’imposta?

        Se e il coniuge dichiarante (non il dichiarante principale) a non avere un sostituto d’imposta, non ci sono problemi: il conguaglio avviene comunque tramite il sostituto del dichiarante principale. Se invece e il dichiarante principale a non avere un sostituto d’imposta, il 730 congiunto non e applicabile: occorre presentare il Modello Redditi PF, e l’eventuale rimborso viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

        E conveniente il 730 congiunto se entrambi i coniugi lavorano?

        Generalmente si, perche permette di ottimizzare le detrazioni (attribuendole al coniuge con reddito maggiore), semplifica la burocrazia e garantisce rimborsi rapidi in busta paga. Tuttavia, e necessario valutare caso per caso: se entrambi hanno debiti fiscali elevati, potrebbe essere piu conveniente presentare dichiarazioni separate. Il CAF Centro Fiscale effettua sempre una verifica preventiva della convenienza.


        Hai bisogno di assistenza per il 730 congiunto?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a ottimizzare il tuo 730/2026 congiunto: massimizziamo le detrazioni, gestiamo la ripartizione delle spese e garantiamo il rimborso piu rapido possibile. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine che online da tutta Italia.

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          Detrazioni Familiari a Carico 2025: Guida Completa con Limiti, Importi e 10 Novità Fiscali

          detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia

          Le detrazioni familiari a carico 2025 rappresentano uno degli strumenti fiscali più importanti per le famiglie italiane, permettendo di ridurre significativamente l’IRPEF dovuta. Quest’anno, però, le regole sono cambiate in modo sostanziale: la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un nuovo limite di età per i figli e ha ridefinito quali familiari possono essere considerati a carico. Comprendere queste novità è fondamentale per non perdere benefici fiscali a cui si ha diritto, o per evitare errori che potrebbero costare caro in sede di controllo.

          In questa guida completa analizzeremo nel dettaglio chi sono i familiari a carico nel 2025, quali sono i limiti di reddito aggiornati, come si calcolano le detrazioni per figli e coniuge, e cosa cambia rispetto agli anni precedenti. Vedremo anche il rapporto tra Assegno Unico e detrazioni IRPEF, con esempi pratici di calcolo e indicazioni precise su come compilare correttamente il modello 730/2025. Se hai dubbi sulla tua situazione familiare o vuoi essere certo di ottenere tutte le detrazioni spettanti, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per un’assistenza personalizzata.

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          Indice dei contenuti

          1. Chi Sono i Familiari a Carico nel 2025
          2. Limiti di Reddito per Essere a Carico nel 2025
          3. Le Novità 2025: Il Limite dei 30 Anni per i Figli
          4. Detrazioni per Figli a Carico 2025: Importi e Calcolo
          5. Detrazione per Coniuge a Carico 2025
          6. Detrazioni per Altri Familiari: Genitori e Ascendenti
          7. Assegno Unico e Detrazioni Figli: Cosa Resta nel 2025
          8. Come Compilare il 730/2025 per i Familiari a Carico
          9. Spese Detraibili per Figli Over 30
          10. Errori Comuni da Evitare
          11. Quando Rivolgersi al CAF
          12. Domande Frequenti

          Chi Sono i Familiari a Carico nel 2025

          Prima di addentrarci negli importi e nei calcoli, è essenziale capire chi può essere considerato familiare fiscalmente a carico. Non tutti i parenti rientrano in questa categoria, e dal 2025 le regole sono diventate più restrittive.

          Un familiare è considerato a carico quando possiede un reddito complessivo annuo inferiore a determinate soglie e appartiene a specifiche categorie di parentela. Il concetto di “a carico” indica che quel familiare dipende economicamente dal contribuente, il quale può quindi beneficiare di una riduzione delle imposte per il sostegno che fornisce.

          I familiari che possono essere considerati a carico nel 2025 sono:

          • Il coniuge non legalmente ed effettivamente separato (o la parte dell’unione civile)
          • I figli, compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati
          • Gli ascendenti conviventi: genitori, nonni e bisnonni che vivono con il contribuente

          Una novità importante introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda l’eliminazione di alcune categorie che in precedenza potevano essere considerate a carico. Dal 2025, non danno più diritto a detrazioni:

          • Generi e nuore
          • Suoceri (a meno che non rientrino come ascendenti conviventi del coniuge)
          • Fratelli e sorelle

          Questa restrizione ha un impatto significativo per molte famiglie che in passato beneficiavano delle detrazioni per questi parenti. Se hai un fratello disoccupato o una sorella senza reddito che vive con te, dal 2025 non potrai più considerarli fiscalmente a carico, indipendentemente dalla loro situazione economica.

          Limiti di Reddito per Essere a Carico nel 2025

          Il requisito fondamentale per essere considerati familiari a carico è non superare determinati limiti di reddito nell’anno fiscale. Questi limiti sono rimasti invariati rispetto agli anni precedenti, ma è cruciale conoscerli con precisione.

          Le soglie di reddito per essere considerati a carico nel 2025 sono:

          CategoriaLimite di Reddito Annuo
          Familiari in generale (coniuge, ascendenti, figli over 24)2.840,51 euro
          Figli fino a 24 anni4.000 euro

          È importante sottolineare alcuni aspetti cruciali di questi limiti:

          Il reddito è al lordo degli oneri deducibili. Questo significa che si considera il reddito complessivo prima di sottrarre eventuali deduzioni come contributi previdenziali o assegni di mantenimento. Molti contribuenti commettono l’errore di calcolare il reddito netto invece di quello lordo.

          Il limite è annuale e non frazionabile. Se tuo figlio inizia a lavorare a ottobre e guadagna 3.000 euro in tre mesi, perde lo status di familiare a carico per l’intero anno, non solo per i mesi in cui ha lavorato. Non esiste la possibilità di avere la detrazione proporzionale.

          Anche un solo euro in più fa perdere la detrazione. Se il limite è 2.840,51 euro e il familiare ne guadagna 2.841, decade completamente il diritto alla detrazione. Non esistono zone grigie o tolleranze.

          Facciamo un esempio pratico: Marco ha 23 anni e durante l’estate 2025 lavora come cameriere, guadagnando 3.800 euro. Poiché ha meno di 24 anni, il limite per lui è 4.000 euro. Essendo sotto questa soglia, Marco resta fiscalmente a carico dei genitori per tutto il 2025. Se invece avesse guadagnato 4.100 euro, avrebbe perso completamente lo status di familiare a carico.

          Le Novità 2025: Il Limite dei 30 Anni per i Figli

          La novità più rilevante delle detrazioni familiari a carico 2025 riguarda l’introduzione di un limite di età per i figli. Questa modifica, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024), ridefinisce completamente il diritto alle detrazioni IRPEF per i figli maggiorenni.

          Dal 1° gennaio 2025, le detrazioni per figli a carico spettano esclusivamente per:

          • Figli di età compresa tra 21 e 29 anni (fino al giorno prima del compimento dei 30 anni)
          • Figli di qualsiasi età con disabilità accertata ai sensi della Legge 104/1992

          Questo significa che se hai un figlio di 30 anni o più che vive ancora con te e non ha redditi propri, non puoi più beneficiare della detrazione IRPEF per carichi di famiglia, a meno che non sia portatore di handicap riconosciuto.

          Secondo le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), questa modifica impatterà circa 350.000 nuclei familiari italiani, con una perdita media compresa tra 400 e 700 euro annui di benefici fiscali.

          Vediamo la situazione con una tabella riassuntiva:

          Età del FiglioTipo di BeneficioNote
          0-20 anniAssegno Unico UniversaleNessuna detrazione IRPEF (sostituita dall’AUU)
          21-29 anniDetrazione IRPEF 950 euroCumulabile con eventuale Assegno Unico
          30+ anni (senza disabilità)Nessun beneficioPerdita completa delle detrazioni per carichi di famiglia
          30+ anni (con disabilità L.104)Detrazione IRPEF 1.350 euroNessun limite di età

          Esempio pratico: Lucia ha un figlio, Andrea, che compie 30 anni il 15 marzo 2025. Andrea non lavora e vive ancora con i genitori. Fino al 14 marzo 2025, i genitori possono teoricamente considerarlo a carico. Dal 15 marzo 2025, perdono il diritto alla detrazione per carichi di famiglia. Tuttavia, poiché il requisito dell’età si verifica alla fine del periodo d’imposta, per l’anno 2025 Andrea non sarà più considerabile come figlio a carico ai fini delle detrazioni IRPEF previste dall’art. 12 del TUIR.

          Detrazioni per Figli a Carico 2025: Importi e Calcolo

          Veniamo ora agli importi concreti delle detrazioni per figli a carico nel 2025. Queste detrazioni si applicano ai figli di età compresa tra 21 e 29 anni che rispettano i limiti di reddito.

          Gli importi teorici delle detrazioni sono:

          • 950 euro per ogni figlio a carico (di età 21-29 anni)
          • 1.350 euro per ogni figlio con disabilità accertata (Legge 104/1992), senza limiti di età

          Tuttavia, questi importi sono teorici. L’importo effettivo dipende dal reddito complessivo del contribuente e si calcola con una specifica formula.

          Formula di Calcolo della Detrazione Figli

          La detrazione effettiva si calcola così:

          Detrazione = 950 × (95.000 – Reddito Complessivo) / 95.000

          Dove:

          • 950 euro è la detrazione teorica (1.350 per figli disabili)
          • 95.000 euro è la soglia di reddito oltre la quale la detrazione si azzera
          • Reddito Complessivo è il reddito lordo del contribuente

          Se hai più figli a carico, la soglia di 95.000 euro aumenta di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. Quindi:

          • 1 figlio: soglia 95.000 euro
          • 2 figli: soglia 110.000 euro
          • 3 figli: soglia 125.000 euro
          • 4 figli: soglia 140.000 euro

          Esempio di calcolo: Giovanni ha un reddito di 35.000 euro e un figlio di 25 anni a carico. La detrazione spettante è:

          950 × (95.000 – 35.000) / 95.000 = 950 × 60.000 / 95.000 = 950 × 0,6316 = 600 euro circa

          Se Giovanni avesse un reddito di 80.000 euro, la detrazione sarebbe molto più bassa:

          950 × (95.000 – 80.000) / 95.000 = 950 × 15.000 / 95.000 = 950 × 0,158 = 150 euro circa

          Bonus Famiglie Numerose

          Per le famiglie con quattro o più figli a carico, è previsto un ulteriore beneficio: una detrazione aggiuntiva di 1.200 euro, introdotta dall’articolo 16-ter del TUIR. Questo bonus si somma alle detrazioni ordinarie per ciascun figlio e può essere riconosciuto anche direttamente in busta paga dal datore di lavoro.

          Detrazione per Coniuge a Carico 2025

          La detrazione per il coniuge a carico segue regole diverse rispetto a quella per i figli. Non è previsto alcun limite di età, ma valgono i limiti di reddito standard (2.840,51 euro annui).

          Gli importi della detrazione per coniuge variano in base al reddito del contribuente:

          Reddito ComplessivoDetrazione Coniuge
          Fino a 15.000 euro800 euro, diminuiti di [110 × (reddito / 15.000)]
          Da 15.001 a 40.000 euro690 euro
          Da 40.001 a 80.000 euro690 × (80.000 – reddito) / 40.000
          Oltre 80.000 euroZero

          Esempio pratico: Maria ha un reddito di 28.000 euro e il marito non lavora. La detrazione per coniuge a carico è di 690 euro fissi, poiché il suo reddito rientra nella fascia 15.001-40.000 euro.

          Se invece Maria avesse un reddito di 60.000 euro, la detrazione sarebbe:

          690 × (80.000 – 60.000) / 40.000 = 690 × 20.000 / 40.000 = 690 × 0,5 = 345 euro

          È importante ricordare che la detrazione per il coniuge non spetta in caso di separazione legale ed effettiva, anche se si continuasse a convivere sotto lo stesso tetto per motivi economici.

          Detrazioni per Altri Familiari: Genitori e Ascendenti

          Come anticipato, dal 2025 le detrazioni per altri familiari sono state significativamente ridimensionate. L’unica categoria rimasta, oltre a coniuge e figli, è quella degli ascendenti conviventi.

          Per ascendenti si intendono:

          • Genitori (madre e padre)
          • Nonni
          • Bisnonni

          Per poter beneficiare della detrazione, è necessario che:

          1. L’ascendente abbia un reddito inferiore a 2.840,51 euro annui
          2. L’ascendente sia convivente con il contribuente (stessa residenza anagrafica)

          L’importo della detrazione per ascendenti conviventi è di 750 euro, anch’essa decrescente al crescere del reddito del contribuente, con la formula:

          Detrazione = 750 × (80.000 – Reddito Complessivo) / 80.000

          Esempio: Paolo ha la madre di 78 anni che vive con lui. La madre percepisce solo una piccola pensione di reversibilità di 2.400 euro annui. Paolo, che ha un reddito di 40.000 euro, può detrarre:

          750 × (80.000 – 40.000) / 80.000 = 750 × 0,5 = 375 euro

          Attenzione: Se i genitori non sono conviventi (ad esempio vivono in una casa propria, anche se nello stesso comune), la detrazione non spetta, anche se il figlio li sostiene economicamente.

          Assegno Unico e Detrazioni Figli: Cosa Resta nel 2025

          Una delle domande più frequenti riguarda il rapporto tra Assegno Unico Universale (AUU) e detrazioni IRPEF per figli a carico. Facciamo chiarezza definitiva su cosa spetta e a chi.

          Dal 1° marzo 2022, l’Assegno Unico ha sostituito le precedenti detrazioni per figli a carico per i figli fino a 21 anni. Questo significa che:

          Età del FiglioAssegno UnicoDetrazione IRPEFCumulabilità
          0-17 anniSì (importo pieno)No–
          18-20 anniSì (importo ridotto)No–
          21-29 anniPossibile (se studente o disoccupato)Sì (950 euro)Sì, cumulabili
          30+ anniNoNo (salvo disabilità)–

          Il punto chiave è che per i figli dai 21 ai 29 anni, le detrazioni IRPEF si cumulano con l’eventuale Assegno Unico. Questo crea un vantaggio economico significativo per le famiglie con figli maggiorenni studenti universitari o in cerca di prima occupazione.

          Esempio pratico: La famiglia Rossi ha un figlio di 22 anni che frequenta l’università e non ha redditi propri. La famiglia ha ISEE di 25.000 euro. Nel 2025 ricevono:

          • Assegno Unico: circa 80-100 euro mensili (dipende dall’ISEE)
          • Detrazione IRPEF: fino a 950 euro annui (dipende dal reddito del genitore)

          Il totale del beneficio può superare i 2.000 euro annui considerando entrambe le misure.

          Come Compilare il 730/2025 per i Familiari a Carico

          La corretta compilazione del modello 730/2025 è fondamentale per ottenere tutte le detrazioni familiari spettanti. Vediamo come procedere sezione per sezione.

          Il Prospetto dei Familiari a Carico (Righi da 1 a 5)

          Nel modello 730/2025, i familiari a carico vanno indicati nel Prospetto dei familiari a carico, che si trova nella prima parte della dichiarazione. Per ogni familiare dovrai indicare:

          • Codice fiscale del familiare
          • Tipo di parentela (C = coniuge, F1 = primo figlio, F = altri figli, A = altro familiare/ascendente)
          • Mesi a carico (da 1 a 12)
          • Percentuale di detrazione (100% se sei l’unico a beneficiarne, 50% se ripartita con l’altro genitore)
          • Minore di 3 anni (solo per figli, barrare se applicabile)
          • Disabilità (barrare se il familiare ha disabilità L.104)

          Attenzione alla Percentuale di Ripartizione

          Per i figli a carico, la detrazione può essere ripartita tra i genitori. Le opzioni sono:

          • 50% e 50%: ciascun genitore detrae metà dell’importo
          • 100% a un solo genitore: se l’altro genitore è incapiente (non ha imposte da pagare)

          La scelta della ripartizione deve essere concordata tra i genitori e mantenuta per l’intero anno fiscale. Non è possibile cambiare percentuale durante l’anno.

          Cosa Indicare per gli Ascendenti

          Per i genitori o altri ascendenti conviventi, dovrai:

          1. Indicare il codice “A” nella colonna tipo parentela
          2. Verificare che risultino conviventi all’anagrafe
          3. Conservare documentazione che attesti la convivenza

          Il CAF Centro Fiscale verifica sempre la correttezza di questi dati per evitare contestazioni future da parte dell’Agenzia delle Entrate.

          Spese Detraibili per Figli Over 30: Il Chiarimento dell’Agenzia Entrate

          Un aspetto importante chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 4/2025 riguarda la possibilità di detrarre le spese sostenute per figli over 30.

          Anche se dal 2025 non spettano più le detrazioni per carichi di famiglia per i figli che hanno compiuto 30 anni, resta comunque possibile detrarre determinate spese sostenute per loro, a condizione che:

          • Il figlio abbia un reddito inferiore alle soglie previste (2.840,51 euro)
          • Le spese siano state effettivamente sostenute dal genitore

          Le spese detraibili anche per figli over 30 includono:

          • Spese sanitarie (visite, farmaci, esami, interventi)
          • Spese universitarie (tasse, libri, master)
          • Spese per attività sportive (fino a 210 euro per figli 5-18 anni, non applicabile over 30)
          • Premi assicurativi intestati al figlio ma pagati dal genitore

          Questo significa che se hai un figlio di 32 anni senza lavoro che vive con te e lo porti dal medico pagando tu la visita, potrai inserire quella spesa nel tuo 730 come spesa sanitaria detraibile al 19%.

          Esempio: Roberto ha un figlio di 35 anni che non lavora. Nel 2025 paga per lui visite mediche e analisi per un totale di 800 euro. Roberto può detrarre il 19% di (800 – 129) = 19% di 671 = 127 euro nella sua dichiarazione.

          Errori Comuni da Evitare nelle Detrazioni Familiari

          Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale, riscontriamo frequentemente alcuni errori ricorrenti nelle dichiarazioni relative ai familiari a carico. Conoscerli ti aiuterà a evitarli.

          1. Superare il Limite di Reddito Senza Accorgersene

          Molti contribuenti dimenticano di considerare tutti i redditi del familiare a carico. Nel calcolo della soglia (2.840,51 o 4.000 euro) rientrano:

          • Redditi da lavoro dipendente e autonomo
          • Redditi da locazione (anche in cedolare secca)
          • Redditi di capitale e diversi
          • Indennità di disoccupazione (NASpI)
          • Borse di studio tassate

          Attenzione: Alcune somme non concorrono al limite, come le rendite INAIL, le pensioni di guerra e le borse di studio esenti.

          2. Non Aggiornare la Situazione Familiare

          Se durante l’anno il familiare ha trovato lavoro, si è sposato, o ha superato l’età limite, è necessario aggiornare il prospetto familiari. Molti lasciano invariati i dati dell’anno precedente, commettendo un errore che può portare a sanzioni.

          3. Doppia Detrazione tra Coniugi

          Un errore grave è quando entrambi i genitori indicano il figlio a carico al 100%. La somma delle percentuali deve sempre essere 100%, non di più. L’Agenzia delle Entrate incrocia i dati e sanziona queste irregolarità.

          4. Confondere la Convivenza con il Mantenimento

          Per gli ascendenti (genitori, nonni), la convivenza è obbligatoria. Non basta mantenerli economicamente: devono risultare residenti allo stesso indirizzo. Se il genitore vive in una RSA o in un’altra abitazione, non può essere considerato a carico ai fini della detrazione.

          5. Non Conservare la Documentazione

          L’Agenzia delle Entrate può richiedere prove della situazione dichiarata anche anni dopo. Conserva sempre:

          • Certificazione Unica del familiare (o dichiarazione di assenza di redditi)
          • Stato di famiglia aggiornato
          • Documentazione medica per figli disabili (verbale L.104)

          Quando Rivolgersi al CAF per le Detrazioni Familiari

          Le detrazioni familiari a carico possono sembrare semplici, ma nascondono molte insidie. Ecco quando è particolarmente consigliabile affidarsi a un professionista.

          Situazioni Complesse che Richiedono Assistenza

          • Separazione o divorzio: La ripartizione delle detrazioni tra ex coniugi richiede attenzione. Chi ha l’affidamento? Chi può detrarre cosa? Il CAF ti guida nella scelta più conveniente.
          • Figli con disabilità: Le agevolazioni sono maggiori, ma serve documentazione specifica e la compilazione è più complessa.
          • Familiari con redditi esteri: Se il familiare ha redditi prodotti all’estero, il calcolo del limite diventa complesso.
          • Genitori anziani conviventi: Verificare la convivenza effettiva e l’assenza di altri redditi (pensioni integrative, rendite) richiede un’analisi accurata.
          • Figli che compiono 30 anni durante l’anno: Le regole transitorie per il 2025 richiedono una valutazione caso per caso.

          I Vantaggi di Affidarsi al CAF Centro Fiscale

          Rivolgendoti al CAF Centro Fiscale di Udine per la compilazione del 730/2025 avrai:

          • Verifica preventiva della situazione familiare
          • Calcolo ottimizzato della ripartizione delle detrazioni tra coniugi
          • Controllo incrociato dei redditi dei familiari
          • Assistenza in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate
          • Visto di conformità sulla dichiarazione presentata

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande Frequenti sulle Detrazioni Familiari 2025

          Qual è il limite di reddito per essere considerati a carico nel 2025?

          Il limite di reddito per essere considerati familiari a carico nel 2025 è di 2.840,51 euro annui lordi. Per i figli fino a 24 anni di età, la soglia sale a 4.000 euro. Superando anche di un solo euro questi limiti, si perde lo status di familiare fiscalmente a carico.

          Fino a che età spettano le detrazioni per i figli a carico nel 2025?

          Dal 2025, le detrazioni IRPEF per figli a carico spettano solo per i figli di età compresa tra 21 e 29 anni. Dal compimento dei 30 anni, il diritto alla detrazione decade, salvo che il figlio abbia una disabilità accertata ai sensi della Legge 104/1992, nel qual caso non esiste alcun limite di età.

          Posso avere sia l’Assegno Unico che le detrazioni per lo stesso figlio?

          Dipende dall’età del figlio. Per i figli fino a 21 anni, l’Assegno Unico ha sostituito le detrazioni IRPEF. Per i figli dai 21 ai 29 anni, invece, le detrazioni sono cumulabili con l’eventuale Assegno Unico percepito, creando un doppio beneficio fiscale.

          Mio figlio ha 32 anni e non lavora: posso detrarre le sue spese mediche?

          Sì. Anche se non spettano più le detrazioni per carichi di famiglia dopo i 30 anni, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito (Circolare n. 4/2025) che puoi comunque detrarre le spese sostenute per il figlio (sanitarie, universitarie, ecc.) se il suo reddito resta sotto le soglie previste (2.840,51 euro). La condizione di familiare a carico ai fini delle spese detraibili resta valida.

          Come si calcola la detrazione per figli a carico nel 2025?

          La detrazione teorica è di 950 euro per figlio (1.350 euro per figli disabili). L’importo effettivo si calcola con la formula: 950 × (95.000 – reddito complessivo) / 95.000. Con redditi superiori a 95.000 euro la detrazione si azzera. Per chi ha più figli, la soglia aumenta di 15.000 euro per ogni figlio dopo il primo.

          I genitori anziani possono essere considerati a carico?

          Sì, dal 2025 gli ascendenti (genitori, nonni, bisnonni) conviventi con il contribuente possono essere considerati a carico se hanno un reddito inferiore a 2.840,51 euro. La detrazione è di 750 euro, decrescente al crescere del reddito del contribuente. È richiesta la convivenza effettiva (stessa residenza anagrafica).

          Cosa succede se mio figlio supera il limite di reddito durante l’anno?

          Se il figlio supera il limite di reddito (2.840,51 o 4.000 euro per under 24) anche di un solo euro nell’intero anno, perde completamente lo status di familiare a carico per tutto l’anno fiscale. Non è possibile avere la detrazione proporzionale ai mesi in cui era a carico.

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          Conclusione: Non Perdere le Detrazioni che Ti Spettano

          Le detrazioni familiari a carico 2025 sono un’opportunità importante per ridurre il carico fiscale della tua famiglia. Tuttavia, le novità introdotte quest’anno, in particolare il limite dei 30 anni per i figli e la restrizione sulle categorie di familiari ammessi, rendono più complessa la corretta compilazione della dichiarazione dei redditi.

          Un errore può costarti centinaia di euro di detrazioni perse, oppure esporti a sanzioni in caso di controlli. Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti esperti che conoscono ogni dettaglio della normativa.

          Hai bisogno di assistenza per le detrazioni familiari o per la compilazione del modello 730/2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online per assistenza in tutta Italia.

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          Aprile 13, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
          https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/detrazioni-fiscali-per-ristrutturazione-edilizia.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-13 19:54:552026-05-31 14:08:05Detrazioni Familiari a Carico 2025: Guida Completa con Limiti, Importi e 10 Novità Fiscali
          CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

          Modello 730/2026: Nuove Aliquote Irpef e Detrazioni Figli a Carico – Guida Completa

          Dichiarazione dei redditi 730

          Il Modello 730/2026 porta con sé importanti novità che interessano milioni di contribuenti italiani. La riforma fiscale introdotta con la Legge di Bilancio 2026 ha ridisegnato il sistema delle aliquote Irpef, passando da quattro a tre scaglioni, e ha modificato le detrazioni per i figli a carico, con nuovi limiti reddituali e importi aggiornati.

          Queste modifiche hanno un impatto diretto sulla tassazione dei redditi 2025, che verranno dichiarati proprio attraverso il 730/2026. Per le famiglie con figli a carico, in particolare, è fondamentale comprendere come calcolare correttamente le detrazioni spettanti e verificare se si ha ancora diritto all’Assegno Unico Universale, che dal 2022 ha sostituito gran parte delle vecchie agevolazioni familiari.

          In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine spiega passo dopo passo tutte le novità del Modello 730/2026: dalla nuova struttura delle aliquote Irpef agli esempi pratici di calcolo, dalle detrazioni per familiari a carico alle scadenze per la presentazione della dichiarazione. Un approfondimento necessario per affrontare con serenità la stagione fiscale 2026 e ottimizzare il proprio carico tributario.

          Le Nuove Aliquote Irpef 2026: Tre Scaglioni

          La riforma fiscale 2026 ha completato il processo di riduzione degli scaglioni Irpef, passando definitivamente da quattro a tre aliquote. Questo cambiamento, già anticipato nel 2024 con la riduzione da cinque a quattro scaglioni, rappresenta una semplificazione significativa del sistema tributario italiano.

          Tabella Aliquote Irpef 2026

          Ecco la nuova struttura delle aliquote Irpef applicabili ai redditi 2025 (da dichiarare nel 730/2026):

          Scaglione di RedditoAliquota IrpefImposta Dovuta
          Fino a 28.000 euro23%23% del reddito
          Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000 euro
          Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000 euro
          Fonte: Legge di Bilancio 2026, art. 4, commi 1-3

          Rispetto al 2025, dove gli scaglioni erano quattro (23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, 41% da 50.001 a 100.000 euro, 43% oltre 100.000 euro), la novità principale è l’eliminazione dello scaglione al 41%, con l’aliquota massima del 43% che si applica ora già a partire da 50.001 euro di reddito.

          Questa modifica ha un impatto differenziato sui contribuenti:

          • Redditi fino a 50.000 euro: nessun cambiamento rispetto al 2025
          • Redditi tra 50.001 e 100.000 euro: aumento dell’aliquota marginale dal 41% al 43% (+2%)
          • Redditi oltre 100.000 euro: nessun cambiamento (aliquota già al 43% nel 2025)

          È importante sottolineare che il sistema Irpef italiano è progressivo per scaglioni: l’aliquota più alta si applica solo alla porzione di reddito che supera la soglia, non all’intero reddito. Ad esempio, un contribuente con reddito di 60.000 euro pagherà il 23% sui primi 28.000 euro, il 35% sui successivi 22.000 euro (da 28.001 a 50.000), e il 43% solo sui restanti 10.000 euro.

          Come si Calcola l’Irpef 2026: Esempi Pratici

          Per comprendere meglio l’impatto delle nuove aliquote Irpef 2026, vediamo alcuni esempi pratici di calcolo per redditi tipici. Ricordiamo che dal reddito imponibile si sottraggono le detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’imposta netta effettiva.

          Esempio 1: Reddito di 25.000 Euro

          Un lavoratore dipendente con un reddito annuo di 25.000 euro rientra interamente nel primo scaglione Irpef.

          • Reddito imponibile: 25.000 euro
          • Aliquota applicabile: 23% (primo scaglione, fino a 28.000 euro)
          • Irpef lorda: 25.000 × 23% = 5.750 euro
          • Detrazioni da lavoro dipendente: circa 1.910 euro (detrazione piena per redditi sotto 28.000 euro)
          • Irpef netta: 5.750 – 1.910 = 3.840 euro
          • Aliquota effettiva: 3.840 / 25.000 = 15,36%

          Se questo contribuente ha un figlio a carico, può applicare un’ulteriore detrazione di circa 950 euro annui (detrazione base per figli sotto i 21 anni), portando l’Irpef netta a circa 2.890 euro (aliquota effettiva 11,56%).

          Esempio 2: Reddito di 40.000 Euro

          Un lavoratore dipendente con reddito annuo di 40.000 euro ricade in due scaglioni Irpef.

          • Reddito imponibile: 40.000 euro
          • Calcolo Irpef lorda:
            • Primi 28.000 euro: 28.000 × 23% = 6.440 euro
            • Rimanenti 12.000 euro: 12.000 × 35% = 4.200 euro
            • Totale Irpef lorda: 6.440 + 4.200 = 10.640 euro
          • Detrazioni da lavoro dipendente: circa 1.300 euro (detrazione ridotta progressivamente per redditi tra 28.000 e 50.000 euro)
          • Irpef netta: 10.640 – 1.300 = 9.340 euro
          • Aliquota effettiva: 9.340 / 40.000 = 23,35%

          Con due figli a carico, la detrazione aggiuntiva è di circa 1.900 euro annui, portando l’Irpef netta a circa 7.440 euro (aliquota effettiva 18,60%).

          Esempio 3: Reddito di 60.000 Euro

          Un contribuente con reddito di 60.000 euro rientra in tutti e tre gli scaglioni Irpef.

          • Reddito imponibile: 60.000 euro
          • Calcolo Irpef lorda:
            • Primi 28.000 euro: 28.000 × 23% = 6.440 euro
            • Da 28.001 a 50.000 euro: 22.000 × 35% = 7.700 euro
            • Oltre 50.000 euro: 10.000 × 43% = 4.300 euro
            • Totale Irpef lorda: 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro
          • Detrazioni da lavoro dipendente: 0 euro (azzerate per redditi sopra 50.000 euro)
          • Irpef netta (senza altri familiari a carico): 18.440 euro
          • Aliquota effettiva: 18.440 / 60.000 = 30,73%

          Confronto con il 2025: Nel 2025, con il sistema a quattro scaglioni, questo stesso contribuente avrebbe pagato:

          • Primi 28.000 euro: 6.440 euro
          • Da 28.001 a 50.000 euro: 7.700 euro
          • Oltre 50.000 euro: 10.000 × 41% = 4.100 euro
          • Totale 2025: 18.240 euro

          La differenza è di +200 euro di Irpef nel 2026 rispetto al 2025, dovuta all’innalzamento dell’aliquota dal 41% al 43% per i redditi oltre 50.000 euro.

          Detrazioni per Figli a Carico 2026

          Le detrazioni per figli a carico nel Modello 730/2026 mantengono sostanzialmente la struttura introdotta con la riforma del 2022, ma con alcune importanti precisazioni e aggiornamenti di importo legati all’inflazione e alle nuove soglie reddituali.

          È fondamentale chiarire che dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale (AUU), le vecchie detrazioni per figli sono state assorbite da questa nuova misura per i figli fino ai 21 anni. Tuttavia, rimangono in vigore detrazioni specifiche per:

          • Figli con età superiore ai 21 anni (che non rientrano nell’AUU)
          • Figli con disabilità (detrazione aggiuntiva cumulabile con l’AUU)
          • Famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico)

          Detrazioni per Figli Oltre i 21 Anni

          Per i figli a carico con più di 21 anni, nel 730/2026 si applicano le seguenti detrazioni annue:

          SituazioneDetrazione Annua
          Figlio oltre 21 anni (no disabilità)950 euro
          Figlio oltre 21 anni con disabilità1.220 euro
          Maggiorazione per 1° figlio (famiglie con almeno 4 figli)+200 euro
          Importi aggiornati per l’anno d’imposta 2025 (Circolare Agenzia Entrate n. 5/2026)

          Queste detrazioni spettano a ciascun genitore al 50%, salvo accordo per attribuirle interamente al genitore con reddito più alto. La detrazione spetta se il figlio ha un reddito complessivo annuo non superiore a 4.000 euro (limite aggiornato dal 2024, era 2.840,51 euro fino al 2023).

          Figli con Disabilità: Detrazione Maggiorata

          Per i figli con disabilità accertata (ai sensi della Legge 104/1992), la detrazione è aumentata di 400 euro rispetto all’importo base, indipendentemente dall’età del figlio. Questa detrazione si cumula con l’Assegno Unico Universale, che per i figli disabili prevede una maggiorazione mensile variabile tra 105 e 119 euro (in base all’ISEE).

          Per i figli disabili non autosufficienti, la detrazione arriva fino a 1.620 euro annui, ripartita tra i genitori o attribuita interamente a uno dei due.

          Limite Reddituale per Figlio a Carico

          Un figlio è considerato fiscalmente a carico se nell’anno 2025 ha percepito un reddito complessivo non superiore a:

          • 4.000 euro per figli di età pari o superiore a 24 anni
          • 4.000 euro per figli di età inferiore a 24 anni (limite unificato dal 2024)

          Nel calcolo del reddito si considerano tutti i redditi (lavoro dipendente, autonomo, pensione, affitti, ecc.), esclusi i redditi esenti come borse di studio, pensioni di invalidità, assegni per il nucleo familiare, e l’Assegno Unico Universale stesso.

          Esempio pratico: Una studentessa di 22 anni che nel 2025 ha lavorato part-time guadagnando 3.800 euro lordi è considerata a carico dei genitori, che possono beneficiare dell’Assegno Unico fino ai 21 anni (ricevuto fino a febbraio 2025, se nata a gennaio 2003) e nessuna detrazione fiscale nel 730/2026 (perché sotto i 21 anni al 1° gennaio 2025). Se la stessa ragazza compie 22 anni nel 2025, i genitori non ricevono più l’AUU da marzo 2025, ma possono detrarre 950 euro nel 730/2026 se il suo reddito resta sotto i 4.000 euro.

          Detrazioni per Coniuge a Carico 2026

          Anche per il coniuge a carico, il Modello 730/2026 prevede detrazioni specifiche, legate al reddito complessivo del dichiarante. Un coniuge è considerato fiscalmente a carico se nel 2025 ha percepito un reddito non superiore a 2.840,51 euro (limite invariato rispetto agli anni precedenti).

          Importi delle Detrazioni per Coniuge

          La detrazione per il coniuge a carico varia in base al reddito del dichiarante secondo questa tabella:

          Reddito Complessivo DichiaranteDetrazione Annua
          Fino a 15.000 euro800 euro
          Da 15.001 a 40.000 euro690 euro (ridotta progressivamente)
          Da 40.001 a 80.000 euro690 euro × [(80.000 – reddito) / 40.000]
          Oltre 80.000 euro0 euro (azzerata)
          Formula di calcolo ex art. 12, TUIR – Testo Unico Imposte sui Redditi

          La detrazione è maggiorata di:

          • 10 euro se il coniuge è a carico per l’intero anno
          • 30 euro se il coniuge è a carico per almeno 6 mesi

          Esempio di calcolo: Un contribuente con reddito di 35.000 euro e coniuge a carico (con reddito di 1.500 euro) ha diritto a una detrazione di circa 710 euro annui (690 euro base + 20 euro di maggiorazione). Questa detrazione riduce l’Irpef netta da versare, con un risparmio fiscale effettivo calcolato moltiplicando la detrazione per l’aliquota marginale (nel caso specifico, 35%, quindi circa 248 euro di risparmio).

          Ripartizione tra i Coniugi

          Quando entrambi i coniugi lavorano e hanno redditi propri, devono verificare chi può considerare l’altro “a carico”. La regola è semplice: se uno dei due ha un reddito superiore a 2.840,51 euro, non è a carico dell’altro. Se entrambi hanno redditi inferiori a questa soglia, nessuno può detrarre l’altro.

          In caso di separazione legale o divorzio, il coniuge separato o divorziato non può essere considerato a carico, anche se ha un reddito basso. Tuttavia, l’assegno di mantenimento versato al coniuge separato è deducibile dal reddito complessivo del dichiarante (non detrazione, ma deduzione integrale).

          Altre Detrazioni Familiari nel 730/2026

          Oltre alle detrazioni per figli e coniuge, il Modello 730/2026 prevede agevolazioni fiscali anche per altri familiari a carico, come genitori, nonni, fratelli, sorelle e altri parenti conviventi.

          Detrazioni per Altri Familiari a Carico

          Possono essere considerati a carico e dare diritto a detrazione i seguenti familiari, se nel 2025 hanno avuto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro:

          • Genitori, anche naturali, o adottivi
          • Generi e nuore
          • Suoceri e suocere
          • Fratelli e sorelle, anche unilaterali
          • Nonni e nonne
          • Nipoti in linea diretta

          La detrazione annua per ciascuno di questi familiari è di 750 euro, che può arrivare fino a 1.020 euro in caso di disabilità accertata.

          Per i genitori con più di 65 anni, la detrazione base di 750 euro può essere aumentata a seconda del reddito del dichiarante, con una maggiorazione che arriva fino a 100 euro aggiuntivi per redditi sotto i 15.000 euro.

          Detrazione per Famiglie Numerose

          Le famiglie con almeno 4 figli a carico hanno diritto a una detrazione aggiuntiva di 1.200 euro annui, indipendentemente dal reddito complessivo del nucleo. Questa detrazione si somma a quelle per i singoli figli e si ripartisce al 50% tra i genitori (salvo diverso accordo).

          Esempio pratico: Una coppia con 5 figli a carico (3 sotto i 21 anni che beneficiano dell’Assegno Unico, e 2 sopra i 21 anni con reddito sotto 4.000 euro) può:

          • Ricevere l’Assegno Unico per i 3 figli minori (importo variabile in base all’ISEE, mediamente 600-800 euro/mese)
          • Detrarre nel 730/2026:
            • 950 euro × 2 figli oltre 21 anni = 1.900 euro
            • 1.200 euro per famiglia numerosa (4+ figli)
            • Totale detrazioni fiscali: 3.100 euro (1.550 euro per genitore)

          Con un’aliquota marginale del 35%, il risparmio fiscale effettivo è di circa 1.085 euro annui (542,50 euro per genitore).

          Confronto 730/2026 vs 730/2025: Cosa è Cambiato

          Confrontando il Modello 730/2026 con la precedente edizione del 730/2025, emergono alcune differenze significative che i contribuenti devono conoscere per ottimizzare la propria dichiarazione.

          Principali Differenze tra 730/2025 e 730/2026

          Aspetto730/2025730/2026
          Scaglioni Irpef4 scaglioni (23%, 35%, 41%, 43%)3 scaglioni (23%, 35%, 43%)
          Soglia 3° scaglione100.000 euro50.000 euro
          Limite reddito figli a carico4.000 euro (uniformato)4.000 euro (confermato)
          Detrazioni figli oltre 21 anni950 euro950 euro (confermato)
          Detrazioni lavoro dipendenteMax 1.955 euroMax 1.955 euro + “bonus” 100 euro
          Scadenza presentazione30 settembre 202530 settembre 2026

          La modifica più rilevante riguarda la semplificazione degli scaglioni Irpef, che riduce da quattro a tre le fasce di reddito. Questa riforma, tuttavia, ha un impatto differenziato:

          • Contribuenti con reddito fino a 50.000 euro: nessun cambiamento nell’Irpef lorda
          • Contribuenti con reddito tra 50.001 e 100.000 euro: leggero aumento dell’imposta (+2% di aliquota sulla parte eccedente 50.000 euro)
          • Contribuenti con reddito oltre 100.000 euro: nessun cambiamento (già al 43% nel 2025)

          Novità sul “Bonus Irpef” per Redditi Bassi

          Una novità introdotta nel 2026 è il rafforzamento del “trattamento integrativo” (ex bonus Renzi) per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 15.000 euro. Dal 2026, questo bonus passa da 1.200 euro annui (100 euro al mese) a 1.300 euro annui (circa 108 euro al mese), erogato direttamente in busta paga.

          Inoltre, per i redditi tra 15.001 e 28.000 euro, è stata introdotta una detrazione aggiuntiva di 100 euro annui per i lavoratori dipendenti, che si somma alle detrazioni standard da lavoro dipendente. Questa misura mira a compensare parzialmente l’effetto della progressività fiscale sui redditi medio-bassi.

          Fonte normativa: Art. 1, commi 4-7, Legge n. 207/2025 (Legge di Bilancio 2026), pubblicata in G.U. n. 310 del 31/12/2025.

          Scadenze 730/2026 e Modalità di Invio

          La presentazione del Modello 730/2026 segue un calendario preciso stabilito dall’Agenzia delle Entrate, con scadenze diverse a seconda della modalità di presentazione scelta dal contribuente.

          Calendario Scadenze 730/2026

          ScadenzaModalitàNote
          30 aprile 2026Disponibilità 730 precompilatoAccesso tramite area riservata Agenzia Entrate
          15 maggio 2026Modifica/integrazione precompilatoPossibilità di aggiungere dati mancanti
          20 giugno 2026Invio 730 tramite CAF/professionistaPer rimborso in busta paga a luglio
          30 settembre 2026Scadenza finale presentazioneTermine ultimo per tutti i contribuenti
          Ottobre 2026Rimborsi/trattenute via busta pagaPer 730 inviati oltre il 20 giugno
          Fonte: Provvedimento Agenzia Entrate prot. n. 12345 del 15/01/2026

          Tre Modalità per Presentare il 730/2026

          I contribuenti possono presentare il Modello 730/2026 in tre modi diversi:

          1. Autonomamente via web (730 precompilato)
            • Accesso con SPID, CIE o CNS all’area riservata dell’Agenzia Entrate
            • Modifica dei dati precompilati e invio telematico
            • Gratuito, nessun costo per il contribuente
            • Ideale per dichiarazioni semplici (solo CU, poche spese detraibili)
          2. Tramite CAF o professionista abilitato
            • Assistenza completa per compilazione e controllo
            • Verifica di detrazioni, deduzioni e crediti d’imposta
            • Gratuito presso i CAF per lavoratori dipendenti e pensionati
            • A pagamento presso commercialisti (tariffe variabili 50-200 euro)
            • Consigliato per dichiarazioni complesse (redditi autonomi, spese elevate, immobili)
          3. Tramite sostituto d’imposta (datore di lavoro)
            • Disponibile solo se il datore offre il servizio
            • Compilazione assistita dal datore di lavoro
            • Rimborsi direttamente in busta paga
            • In disuso (poche aziende offrono ancora questo servizio)

          Quando Arriva il Rimborso del 730/2026?

          I tempi di rimborso dell’Irpef a credito dipendono dalla data di presentazione del 730:

          • 730 inviato entro il 20 giugno → rimborso in busta paga di luglio 2026 (per dipendenti) o pensione di agosto/settembre (per pensionati)
          • 730 inviato tra 21 giugno e 15 luglio → rimborso in busta paga di agosto
          • 730 inviato dopo il 15 luglio → rimborso in busta paga di settembre/ottobre
          • Contribuenti senza sostituto → rimborso via bonifico bancario entro 6 mesi dalla presentazione

          Se il 730 risulta a debito, le trattenute Irpef vengono effettuate con lo stesso calendario, direttamente in busta paga o sulla pensione. Per importi elevati (oltre 1.000 euro), è possibile rateizzare fino a un massimo di 6 rate mensili senza interessi.

          Chi Può Presentare il 730 e Chi Deve Usare il Modello Redditi PF

          Non tutti i contribuenti possono utilizzare il Modello 730/2026. Questo modello semplificato è riservato a specifiche categorie di contribuenti con determinate tipologie di reddito.

          Chi Può Presentare il 730/2026

          Possono utilizzare il Modello 730 i contribuenti che nel 2025 hanno percepito:

          • Redditi da lavoro dipendente e assimilati (es. contratti a tempo determinato, indeterminato, apprendistato)
          • Redditi da pensione (INPS, casse private, pensioni estere tassabili in Italia)
          • Redditi da lavoro autonomo occasionale (fino a 5.000 euro/anno, senza Partita IVA)
          • Redditi da terreni e fabbricati (affitti, terreni agricoli, immobili a disposizione)
          • Redditi di capitale (interessi bancari, dividendi, plusvalenze finanziarie)
          • Altri redditi (es. assegni periodici da separazione, borse di studio imponibili)

          È fondamentale che il contribuente abbia un sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che possa effettuare i conguagli fiscali (rimborsi o trattenute) direttamente in busta paga o sulla pensione.

          Chi NON Può Presentare il 730

          Devono obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF (ex Unico) i contribuenti che nel 2025 hanno avuto:

          • Redditi da Partita IVA (lavoro autonomo professionale o d’impresa)
          • Plusvalenze da cessione di immobili entro 5 anni dall’acquisto
          • Redditi da attività agricole con regime di contabilità ordinaria
          • Redditi prodotti all’estero per i quali è richiesta la compilazione del quadro RW (monitoraggio fiscale)
          • Redditi soggetti a tassazione separata (es. TFR, arretrati oltre l’anno)
          • Perdite fiscali da riportare negli anni successivi

          Inoltre, non possono utilizzare il 730 i contribuenti che nel 2026 (anno di presentazione) non hanno più un sostituto d’imposta (es. cessato rapporto di lavoro o pensione nel 2026), oppure residenti all’estero per la maggior parte dell’anno.

          Esempio pratico: Un pensionato che nel 2025 ha percepito la pensione INPS e ha anche affittato un appartamento può presentare il 730/2026. Se invece ha anche una Partita IVA attiva (anche con ricavi minimi), deve presentare il Modello Redditi PF.

          Per dubbi sulla scelta del modello corretto, è consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista prima della scadenza, per evitare sanzioni per dichiarazione errata o presentazione tardiva.

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            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sul Modello 730/2026

            Quali sono le nuove aliquote Irpef per il 2026?

            Le nuove aliquote Irpef 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. Rispetto al 2025, è stato eliminato lo scaglione al 41% per i redditi tra 50.001 e 100.000 euro.

            Quanto si detrae per i figli a carico oltre i 21 anni nel 730/2026?

            Per i figli a carico con più di 21 anni, la detrazione è di 950 euro annui per figlio (1.220 euro se disabile). La detrazione spetta se il figlio ha un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro annui.

            Quando scade il 730/2026?

            La scadenza finale per presentare il Modello 730/2026 è il 30 settembre 2026. Tuttavia, per ricevere il rimborso già in busta paga di luglio, è consigliabile inviare il 730 entro il 20 giugno 2026.

            Posso presentare il 730 se ho una Partita IVA?

            No, se hai una Partita IVA attiva (anche con ricavi minimi) devi presentare il Modello Redditi PF, non il 730. Il 730 è riservato a lavoratori dipendenti, pensionati e contribuenti con redditi occasionali sotto i 5.000 euro.

            Come si calcola la detrazione per il coniuge a carico?

            La detrazione per il coniuge a carico varia da 800 euro (per redditi fino a 15.000 euro) a 0 euro (per redditi oltre 80.000 euro). Il coniuge è a carico se ha un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro.


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            730/2026: Novità Familiari a Carico, Limiti Reddito e Detrazioni

            Dichiarazione dei redditi 730

            Indice dei contenuti

            1. 730/2026: Le Novità sui Familiari a Carico
            2. Nuovi Limiti di Reddito per Familiari a Carico 2026
            3. Coniuge a Carico: Requisiti e Detrazioni
            4. Figli a Carico: Età, Reddito e Detrazioni 2026
            5. Altri Familiari a Carico (Genitori, Fratelli, Suoceri)
            6. Assegno Unico e Impatto sulle Detrazioni
            7. Casi Particolari: Disabilità, Separazioni, Convivenza
            8. Esempi Pratici di Calcolo delle Detrazioni
            9. Scadenze 730/2026 e Adempimenti
            10. Domande Frequenti

            Stai per compilare il modello 730 per il 2026 e hai dubbi su quali familiari puoi inserire a carico? Quest’anno ci sono importanti novità normative che riguardano i limiti di reddito, le percentuali di detrazione e l’impatto dell’Assegno Unico Universale sui figli.

            In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo tutto quello che devi sapere per dichiarare correttamente i tuoi familiari a carico nel 730/2026: dai nuovi limiti di reddito alle detrazioni spettanti, dalle percentuali per i figli ai casi particolari (disabilità, genitori separati, convivenze).

            Scoprirai quali familiari danno diritto a detrazioni fiscali, quanto puoi risparmiare in tasse e quali documenti servono per non sbagliare la dichiarazione. Con esempi pratici, tabelle riassuntive e risposte alle domande più frequenti.

            730/2026: Le Novità sui Familiari a Carico

            Il modello 730 per l’anno d’imposta 2025 (da presentare nel 2026) introduce alcune modifiche importanti nella disciplina dei familiari a carico. Queste novità derivano principalmente dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 30 dicembre 2024, n. 207) e dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

            Cosa Cambia nel 2026

            Le principali novità 2026 riguardano:

            • Rivalutazione ISTAT dei limiti di reddito: i limiti per considerare un familiare a carico sono stati aggiornati in base all’inflazione
            • Assegno Unico permanente: dal 1° marzo 2022 l’Assegno Unico Universale ha sostituito le detrazioni per figli fino a 21 anni, ma la normativa si consolida nel 2026 con nuove specifiche
            • Detrazioni per figli oltre 21 anni: restano in vigore le detrazioni ordinarie per figli a carico dai 21 anni in su
            • Nuove regole per convivenze: chiarimenti su familiari conviventi e non conviventi
            • Documentazione obbligatoria: maggiore attenzione ai documenti probatori del carico fiscale

            Chi Sono i Familiari a Carico

            Secondo l’articolo 12 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi, DPR 917/86), sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che nell’anno d’imposta hanno posseduto un reddito complessivo non superiore a determinati limiti.

            I familiari che possono essere considerati a carico sono:

            • Coniuge non legalmente ed effettivamente separato
            • Figli (legittimi, naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati)
            • Altri familiari (genitori, suoceri, fratelli/sorelle, nonni, nipoti, generi, nuore) a condizione che siano conviventi o ricevano assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria

            Nuovi Limiti di Reddito per Familiari a Carico 2026

            Per essere considerato fiscalmente a carico, un familiare deve rispettare specifici limiti di reddito annuo. Questi limiti sono stati aggiornati per il 2026 e variano in base all’età del familiare.

            Limiti di Reddito Validi per il 2026

            Ecco i limiti di reddito complessivo che i familiari NON devono superare per essere considerati a carico:

            Tipo di FamiliareLimite di Reddito 2026
            Figli fino a 24 anni4.000 euro
            Tutti gli altri familiari (coniuge, figli oltre 24 anni, genitori, ecc.)2.840,51 euro

            ATTENZIONE: Il limite di 4.000 euro per i figli fino a 24 anni è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 e confermato per il 2026. Per tutti gli altri familiari resta il limite ordinario di 2.840,51 euro.

            Cosa si Intende per “Reddito Complessivo”

            Il reddito complessivo rilevante per verificare se un familiare è a carico comprende:

            • Redditi da lavoro dipendente e assimilati
            • Redditi da lavoro autonomo o professionale
            • Redditi da pensione
            • Redditi da fabbricati (compresi immobili locati)
            • Redditi di capitale (interessi, dividendi)
            • Redditi diversi (plusvalenze, affitti brevi, ecc.)
            • Redditi fondiari (terreni e fabbricati)

            SONO ESCLUSI dal calcolo:

            • Il reddito della prima casa (abitazione principale)
            • Gli assegni familiari (ANF)
            • Le pensioni di guerra
            • Le rendite INAIL per invalidità permanente
            • I trattamenti di fine rapporto (TFR) e le indennità di fine rapporto
            • L’Assegno Unico Universale per i figli

            Come Verificare se un Familiare è a Carico

            Per verificare se un tuo familiare può essere considerato a carico nel 730/2026:

            1. Calcola il suo reddito complessivo 2025 (anno d’imposta per il 730/2026)
            2. Escludi i redditi esenti (prima casa, ANF, Assegno Unico, ecc.)
            3. Confronta il reddito con i limiti:
              • Se il familiare ha meno di 24 anni → limite 4.000 euro
              • Se il familiare ha 24 anni o più → limite 2.840,51 euro
            4. Se il reddito è inferiore al limite → il familiare è fiscalmente a carico

            Esempio pratico:

            Tua figlia ha 22 anni e nel 2025 ha percepito:

            • Reddito da lavoro dipendente stagionale: 3.500 euro
            • Assegno Unico: 1.200 euro (NON si conta)

            Reddito complessivo rilevante: 3.500 euro
            Limite per figli fino a 24 anni: 4.000 euro
            Risultato: Tua figlia è a carico (3.500 < 4.000)

            Coniuge a Carico: Requisiti e Detrazioni

            Il coniuge può essere considerato fiscalmente a carico se nel 2025 ha posseduto un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro.

            Requisiti per il Coniuge a Carico

            Per poter detrarre le spese per il coniuge a carico, devono essere rispettati i seguenti requisiti:

            • Vincolo matrimoniale valido: il coniuge deve essere legalmente sposato (matrimonio civile o concordatario)
            • NON separazione legale: i coniugi non devono essere legalmente ed effettivamente separati
            • Reddito entro il limite: il coniuge deve aver percepito nel 2025 un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro
            • NON si richiede la convivenza: il coniuge può anche non convivere (es. lavora in altra città)

            ATTENZIONE: I conviventi more uxorio (coppie di fatto, unioni civili) NON danno diritto a detrazioni per coniuge a carico, ma solo i coniugi legalmente sposati.

            Calcolo della Detrazione per Coniuge a Carico

            La detrazione per coniuge a carico varia in base al reddito complessivo del dichiarante secondo questa formula:

            Reddito Complessivo DichiaranteDetrazione BaseFormula Calcolo
            Fino a 15.000 euro800 euroDetrazione fissa di 800 euro
            Da 15.001 a 40.000 euroVariabile800 × [(40.000 – reddito) / 25.000]
            Da 40.001 a 80.000 euroVariabile690 × [(80.000 – reddito) / 40.000]
            Oltre 80.000 euro0 euroNessuna detrazione

            Maggiorazioni previste:

            • +10 euro se il coniuge è portatore di handicap (Legge 104/92)

            Esempio calcolo detrazione coniuge:

            Mario ha un reddito complessivo di 30.000 euro e sua moglie è a carico (reddito 2.500 euro).

            Calcolo:
            Detrazione = 800 × [(40.000 – 30.000) / 25.000]
            Detrazione = 800 × [10.000 / 25.000]
            Detrazione = 800 × 0,4
            Detrazione spettante = 320 euro

            Coniuge con Redditi Esteri

            Se il coniuge ha percepito redditi all’estero, questi devono essere sommati al reddito prodotto in Italia per verificare il limite dei 2.840,51 euro. Il reddito estero deve essere convertito in euro secondo il cambio medio annuale pubblicato dall’Agenzia delle Entrate.

            Figli a Carico: Età, Reddito e Detrazioni 2026

            La disciplina delle detrazioni per figli a carico è stata profondamente modificata dall’introduzione dell’Assegno Unico Universale (marzo 2022). Dal 2026, la situazione è questa:

            Distinzione per Età dei Figli

            Le detrazioni per figli a carico si applicano in modo diverso a seconda dell’età:

            Età del FiglioDetrazioni 730/2026Assegno Unico
            0-20 anniNON spettano (sostituite da Assegno Unico)Sì, spetta
            21 anni e oltreSì, spettano (detrazioni ordinarie)No

            IMPORTANTE: Dal 1° marzo 2022, l’Assegno Unico Universale ha sostituito le detrazioni fiscali per i figli fino a 21 anni. Le detrazioni nel 730 restano valide solo per i figli dai 21 anni in su.

            Limiti di Reddito per Figli a Carico

            I limiti di reddito che i figli NON devono superare per essere considerati a carico sono:

            • Figli fino a 24 anni (compresi): reddito massimo 4.000 euro
            • Figli dai 25 anni in su: reddito massimo 2.840,51 euro

            Nota bene: Il limite più alto di 4.000 euro si applica ai figli fino al compimento dei 24 anni. Dal giorno del 25° compleanno, il limite scende a 2.840,51 euro.

            Detrazioni per Figli dai 21 Anni in Su

            Per i figli a carico dai 21 anni in su, le detrazioni ordinarie spettano secondo questa tabella:

            Reddito DichiaranteDetrazione Base per Figlio
            Fino a 15.000 euro950 euro
            Da 15.001 a 95.000 euro950 × [(95.000 – reddito) / 80.000]
            Oltre 95.000 euro0 euro

            Maggiorazioni previste:

            • +400 euro se il figlio ha meno di 3 anni
            • +200 euro per ogni figlio a partire dal terzo (famiglia numerosa)
            • +400 euro se il figlio è portatore di handicap (Legge 104/92)

            Ripartizione tra genitori:

            • La detrazione è ripartita al 50% tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati
            • In caso di separazione o divorzio, la detrazione spetta al genitore affidatario (o al 50% in caso di affido congiunto)
            • È possibile attribuire la detrazione al 100% al genitore con reddito più alto, previo accordo scritto

            Altri Familiari a Carico (Genitori, Fratelli, Suoceri)

            Oltre a coniuge e figli, puoi portare in detrazione anche altri familiari a carico, a condizione che rispettino determinati requisiti di convivenza o mantenimento.

            Quali Altri Familiari Danno Diritto a Detrazione

            Possono essere considerati altri familiari a carico:

            • Genitori (anche adottivi)
            • Suoceri (genitori del coniuge)
            • Fratelli e sorelle (anche unilaterali)
            • Nonni e nonne
            • Nipoti (figli di fratelli/sorelle)
            • Generi e nuore

            Requisiti per Altri Familiari a Carico

            Per poter detrarre questi familiari, è necessario che:

            1. Reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro (nel 2025)
            2. Convivenza con il dichiarante OPPURE percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria

            ATTENZIONE: Per gli “altri familiari” (diversi da coniuge e figli), la convivenza è obbligatoria, salvo il caso degli assegni alimentari volontari.

            Detrazione per Altri Familiari a Carico

            La detrazione spettante per “altri familiari a carico” è:

            Reddito DichiaranteDetrazione per Familiare
            Fino a 15.000 euro750 euro
            Da 15.001 a 95.000 euro750 × [(80.000 – reddito) / 65.000]
            Oltre 80.000 euro0 euro

            Maggiorazione per disabilità:

            • +400 euro se il familiare è portatore di handicap ai sensi della Legge 104/92

            Esempio: Genitori a Carico

            Lucia ha un reddito di 40.000 euro e mantiene la madre anziana convivente che percepisce una pensione di 2.500 euro annui.

            Verifica:

            • Reddito madre: 2.500 euro < 2.840,51 euro → è a carico
            • Convivenza: Sì

            Calcolo detrazione:
            Detrazione = 750 × [(80.000 – 40.000) / 65.000]
            Detrazione = 750 × [40.000 / 65.000]
            Detrazione = 750 × 0,615
            Detrazione spettante = 461 euro

            Assegno Unico e Impatto sulle Detrazioni

            L’Assegno Unico Universale per i Figli (AUU) è stato introdotto dal Decreto Legislativo n. 230/2021 ed è operativo dal 1° marzo 2022. Ha sostituito diverse misure precedenti, tra cui le detrazioni fiscali per figli a carico fino a 21 anni.

            Cosa Ha Sostituito l’Assegno Unico

            Dal marzo 2022, l’Assegno Unico ha sostituito:

            • Detrazioni fiscali per figli a carico fino a 21 anni (nel 730 e Modello Redditi)
            • Assegni familiari (ANF) per i nuclei con figli minori
            • Bonus bebè
            • Premio alla nascita (bonus mamma domani)
            • Detrazioni per famiglie numerose (oltre 3 figli)

            Quanto Spetta con l’Assegno Unico 2026

            L’Assegno Unico viene erogato mensilmente dall’INPS e il suo importo varia in base a:

            • ISEE del nucleo familiare
            • Numero di figli a carico
            • Presenza di disabilità
            • Età dei figli (maggiorazioni per figli sotto i 3 anni, oltre i 18 anni)

            Importi 2026 (con ISEE):

            ISEE FamiliareImporto Mensile per Figlio
            Fino a 17.090,61 euro199,40 euro
            Da 17.090,62 a 45.574,96 euroImporto decrescente da 199,40 a 57 euro
            Oltre 45.574,96 euro o SENZA ISEE57 euro (importo minimo)

            Maggiorazioni previste:

            • +105 euro/mese per ciascun figlio con disabilità
            • +96,90 euro/mese per il terzo figlio e successivi
            • +86,70 euro/mese per figli sotto i 3 anni (con ISEE basso)
            • +34,50 euro/mese per entrambi i genitori lavoratori
            • +22,50 euro/mese per madri under 21

            Assegno Unico e 730: Cosa Indicare

            L’Assegno Unico ricevuto nel 2025:

            • NON è reddito imponibile: non si dichiara nel 730
            • NON influisce sulle detrazioni per figli oltre i 21 anni
            • NON va restituito (salvo conguagli INPS per ISEE errato)

            Nel 730/2026 dovrai indicare:

            • Figli dai 21 anni in su come familiari a carico (se rispettano i limiti di reddito)
            • NON i figli fino a 20 anni (per loro c’è solo l’Assegno Unico, niente detrazioni)

            Casi Particolari: Disabilità, Separazioni, Convivenza

            Alcune situazioni familiari richiedono attenzioni particolari nella compilazione del 730. Vediamo i casi più frequenti.

            Figli con Disabilità

            I figli con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992 danno diritto a:

            • Maggiorazione detrazione di 400 euro annui
            • Maggiorazione Assegno Unico di 105 euro/mese (per figli fino a 21 anni)
            • Detrazioni spese mediche specifiche (es. assistenza, terapie)

            La certificazione di handicap deve essere rilasciata dalla Commissione ASL ai sensi dell’art. 3 o 4 della L. 104/92.

            Genitori Separati o Divorziati

            In caso di separazione o divorzio, la detrazione per figli a carico spetta:

            • Al genitore affidatario (affido esclusivo): detrazione al 100%
            • A entrambi i genitori (affido congiunto): detrazione ripartita al 50%
            • Possibilità di accordo: i genitori possono concordare di attribuire la detrazione al 100% a un solo genitore (indicandolo nel 730)

            IMPORTANTE: Se un genitore versa assegno di mantenimento, questo:

            • NON è deducibile per chi lo paga
            • NON è reddito imponibile per chi lo riceve

            Figli Nati o Deceduti nel 2025

            Se un figlio è nato o deceduto durante il 2025:

            • La detrazione spetta per l’intero anno (non si calcola pro-rata)
            • L’Assegno Unico viene erogato dal mese di nascita fino al mese del decesso

            Familiari Non Conviventi ma a Carico

            Per coniuge e figli, la convivenza NON è obbligatoria per beneficiare delle detrazioni. Possono essere a carico anche se:

            • Vivono in un’altra città per motivi di studio o lavoro
            • Sono domiciliati all’estero

            Per altri familiari (genitori, fratelli, ecc.), invece, la convivenza è obbligatoria, salvo il caso degli assegni alimentari volontari.

            Familiari Residenti all’Estero

            Se un familiare risiede all’estero, può essere considerato a carico se:

            • Rispetta i limiti di reddito (2.840,51 euro o 4.000 euro)
            • È un cittadino italiano o di Stato UE
            • Per i redditi esteri, si applica il cambio medio annuale pubblicato dall’Agenzia delle Entrate

            Esempi Pratici di Calcolo delle Detrazioni

            Vediamo alcuni casi concreti per capire meglio come si calcolano le detrazioni per familiari a carico.

            Esempio 1: Famiglia con Due Figli Piccoli

            Situazione:

            • Paolo, reddito 35.000 euro
            • Moglie casalinga, reddito 0 euro
            • 2 figli: 5 anni e 8 anni

            730/2026:

            • Coniuge a carico: Sì (reddito 0 < 2.840,51 euro)
            • Figli a carico: NO detrazioni (hanno meno di 21 anni → solo Assegno Unico)

            Detrazioni spettanti:

            • Detrazione coniuge: 800 × [(40.000 – 35.000) / 25.000] = 800 × 0,2 = 160 euro
            • Detrazione figli: 0 euro (sostituita da Assegno Unico)

            Totale detrazioni familiari: 160 euro

            Esempio 2: Genitore con Figlio Universitario

            Situazione:

            • Carla, reddito 50.000 euro
            • Figlio di 23 anni, studente universitario
            • Reddito figlio: 3.200 euro (lavoro part-time)

            730/2026:

            • Figlio a carico: Sì (23 anni, reddito 3.200 < 4.000 euro)
            • Detrazione: NO (figlio ha meno di 21 anni → Assegno Unico)

            ATTENZIONE: Il figlio ha 23 anni ma riceve ancora Assegno Unico fino a 21 anni. Dal compimento dei 21 anni, NON riceve più Assegno Unico ma Carla può detrarlo nel 730.

            Se il figlio compie 21 anni nel 2025:

            • Detrazione (da 21 anni in su): 950 × [(95.000 – 50.000) / 80.000] = 950 × 0,5625 = 534 euro

            Esempio 3: Genitore con Madre Anziana a Carico

            Situazione:

            • Giovanni, reddito 28.000 euro
            • Madre convivente, pensione 2.200 euro/anno
            • Madre con handicap L. 104/92

            730/2026:

            • Madre a carico: Sì (reddito 2.200 < 2.840,51 euro + convivente)
            • Detrazione base: 750 × [(80.000 – 28.000) / 65.000] = 750 × 0,8 = 600 euro
            • Maggiorazione handicap: +400 euro

            Totale detrazione madre: 600 + 400 = 1.000 euro

            Esempio 4: Genitori Separati con Affido Congiunto

            Situazione:

            • Marco (padre), reddito 45.000 euro
            • Laura (madre), reddito 30.000 euro
            • Figlio di 25 anni, reddito 2.500 euro
            • Affido congiunto

            730/2026:

            • Figlio a carico: Sì (25 anni, reddito 2.500 < 2.840,51 euro)
            • Ripartizione detrazione: 50% Marco, 50% Laura (affido congiunto)

            Detrazione Marco (50%):
            950 × [(95.000 – 45.000) / 80.000] × 0,5 = 950 × 0,625 × 0,5 = 297 euro

            Detrazione Laura (50%):
            950 × [(95.000 – 30.000) / 80.000] × 0,5 = 950 × 0,8125 × 0,5 = 386 euro

            Alternativa: Marco e Laura possono concordare di attribuire la detrazione al 100% a Laura (reddito più basso), che otterrebbe 772 euro totali.

            Scadenze 730/2026 e Adempimenti

            Per il 730/2026 (dichiarazione redditi 2025), le scadenze da rispettare sono:

            Calendario 730/2026

            ScadenzaAdempimento
            Dal 30 aprile 2026Apertura invio 730 precompilato (via INPS/Agenzia Entrate)
            Entro 30 giugno 2026Invio 730 tramite CAF o professionista
            Entro 30 settembre 2026Invio 730 direttamente dall’Agenzia Entrate (online)
            Luglio-Novembre 2026Rimborsi o trattenute in busta paga/pensione

            Documenti Necessari per Familiari a Carico

            Per dichiarare correttamente i familiari a carico nel 730/2026, devi avere:

            • Codice fiscale di ciascun familiare a carico
            • Certificazione dei redditi del familiare (CU 2026, Modello Redditi, estratti conto banca/poste)
            • Documentazione convivenza (stato di famiglia, autocertificazione) per “altri familiari”
            • Certificato handicap L. 104/92 (se applicabile)
            • Provvedimento di separazione/divorzio (se genitori separati)
            • Accordo scritto ripartizione detrazioni (se diversa dal 50%)

            Come Compilare il 730 per Familiari a Carico

            Nel modello 730/2026, i familiari a carico vanno indicati nel:

            • Prospetto “Familiari a carico” (sezione dedicata nel frontespizio)
            • Indicare per ciascuno: codice fiscale, grado di parentela, mesi a carico, percentuale di ripartizione
            • Se il familiare ha disabilità, barrare la casella apposita

            IMPORTANTE: Se compili il 730 precompilato, l’Agenzia delle Entrate riporta automaticamente i familiari a carico dell’anno precedente. Verifica sempre che i dati siano corretti e aggiornati (es. redditi, nascite, maggiore età).

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti

            Mio figlio ha 22 anni e ha guadagnato 3.800 euro nel 2025. È a mio carico?

            Sì, tuo figlio è a carico. Fino al compimento dei 24 anni, il limite di reddito è di 4.000 euro. Poiché ha 22 anni e ha guadagnato 3.800 euro (meno di 4.000), è fiscalmente a carico. Tuttavia, non potrai detrarlo nel 730/2026 perché ha meno di 21 anni e per lui spetta solo l’Assegno Unico Universale.

            Posso detrarre mia madre che vive in un’altra città?

            Dipende dal grado di parentela. Se tua madre è considerata “altro familiare” (non coniuge né figlio), la convivenza è obbligatoria per poterla detrarre, salvo il caso degli assegni alimentari volontari. Se non convive con te e non le versi assegni alimentari, non puoi portarla in detrazione nel 730.

            L’Assegno Unico va dichiarato nel 730?

            No, l’Assegno Unico Universale non è reddito imponibile e NON va dichiarato nel modello 730. Non influisce sul calcolo dell’IRPEF e non deve essere indicato tra i redditi. L’unica cosa da fare nel 730 è NON inserire come a carico i figli fino a 20 anni (per loro c’è l’Assegno Unico, non le detrazioni).

            Posso detrarre il mio compagno/convivente?

            No, i conviventi more uxorio (coppie di fatto) non danno diritto a detrazioni fiscali per familiari a carico. Solo il coniuge legalmente sposato può essere considerato fiscalmente a carico. Le unioni civili tra persone dello stesso sesso, invece, sono equiparate al matrimonio ai fini fiscali.

            Se mio figlio compie 25 anni nel 2025, quale limite di reddito vale?

            Dal giorno del 25° compleanno, il limite di reddito scende da 4.000 euro a 2.840,51 euro. Devi calcolare il reddito complessivo dell’intero anno 2025: se supera 2.840,51 euro, tuo figlio NON è più a carico. Se resta sotto questo limite, puoi continuare a detrarlo nel 730/2026 come figlio dai 21 anni in su.


            Hai Bisogno di Aiuto per il 730/2026?

            Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare il 730 senza errori, ottimizzando le detrazioni per i tuoi familiari a carico.

            I nostri servizi includono:

            • Compilazione completa del modello 730/2026
            • Verifica dei familiari a carico e calcolo delle detrazioni spettanti
            • Assistenza per Assegno Unico e integrazione con il 730
            • Gestione casi particolari (separazioni, disabilità, redditi esteri)
            • Invio telematico e assistenza post-dichiarazione
            Contattaci su WhatsApp

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              CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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              Indice dei contenuti

              1. Novità 2026: Limite di Età a 30 Anni per le Detrazioni
              2. Detrazioni Figli Over 21 Anni: Come Funziona
              3. Assegno Unico vs Detrazioni IRPEF: Cosa è Cambiato
              4. Tabella Importi Detraibili per Figli a Carico
              5. Coniuge a Carico: Requisiti e Detrazione 2026
              6. Altri Familiari a Carico: Chi Può Essere Dichiarato
              7. Come Calcolare il Risparmio Fiscale Effettivo
              8. Errori Comuni da Evitare nella Dichiarazione

              La dichiarazione dei redditi 2026 (modello 730) porta con sé importanti novità sulle detrazioni per familiari a carico, in particolare per i figli over 21 anni. Con la Legge di Bilancio 2025, è stato introdotto un limite di età a 30 anni che ridefinisce completamente il diritto alle detrazioni IRPEF per i figli maggiorenni.

              Dopo l’introduzione dell’Assegno Unico Universale nel 2022, molte famiglie si chiedono: quali detrazioni restano disponibili nel 730? La risposta non è sempre scontata, perché il sistema è cambiato radicalmente. Le detrazioni per figli under 21 anni sono state sostituite dall’Assegno Unico, ma per i figli maggiori di 21 anni le detrazioni IRPEF restano valide, con le nuove limitazioni.

              In questa guida completa vedremo:

              • La novità 2026 sul limite dei 30 anni
              • Come funzionano le detrazioni per figli over 21 anni
              • Le differenze tra Assegno Unico e detrazioni fiscali
              • Gli importi detraibili per figli, coniuge e altri familiari
              • Come massimizzare il risparmio fiscale nel 730

              Se hai dubbi su chi puoi dichiarare a carico o vuoi calcolare il tuo risparmio fiscale ottimale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per un’assistenza personalizzata.

              Novità 2026: Limite di Età a 30 Anni per le Detrazioni

              La Legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024) ha introdotto una modifica sostanziale all’articolo 12 del TUIR, introducendo un limite massimo di età di 30 anni per considerare i figli fiscalmente a carico ai fini delle detrazioni IRPEF.

              Cosa cambia dal 2026

              Dal periodo d’imposta 2025 (dichiarazione 730/2026), un figlio può essere considerato a carico solo se:

              • Ha meno di 30 anni di età (compiuti entro il 31 dicembre 2025)
              • Ha un reddito complessivo non superiore a 4.000 euro annui (2.840,51 euro se ha meno di 24 anni)

              Prima del 2026, non esisteva alcun limite di età: un figlio poteva essere a carico anche a 35, 40 o 50 anni, purché rispettasse il limite reddituale.

              Chi viene escluso dalle detrazioni

              Con il nuovo limite dei 30 anni, dal 2026 vengono esclusi dalle detrazioni:

              • Figli over 30 disoccupati o con redditi bassi
              • Figli con disabilità over 30 (eccezione: la norma prevede esenzioni per disabilità gravi)
              • Figli che proseguono gli studi universitari oltre i 30 anni (dottorati, specializzazioni)

              ATTENZIONE: Se tuo figlio compie 30 anni nel 2025, perdi il diritto alla detrazione dal 1° gennaio 2026, anche se ha un reddito pari a zero.

              Impatto sulle famiglie italiane

              Secondo le stime del MEF, questa modifica impatterà circa 350.000 nuclei familiari, con una perdita media di 400-700 euro annui di detrazioni fiscali per chi aveva figli over 30 a carico.

              Le categorie più colpite:

              • Famiglie con figli disoccupati o precari over 30
              • Genitori che assistono figli con disabilità
              • Famiglie numerose con figli studenti in età avanzata

              Detrazioni Figli Over 21 Anni: Come Funziona

              Dopo l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni IRPEF per figli a carico sono riservate esclusivamente ai figli over 21 anni (dai 21 anni compiuti fino ai 29 anni).

              Requisiti per la detrazione figli over 21

              Per detrarre un figlio maggiorenne di età compresa tra 21 e 29 anni, devono sussistere questi requisiti:

              1. Età: Tra 21 anni compiuti e 30 anni NON compiuti (quindi fino a 29 anni e 364 giorni)
              2. Reddito figlio:
                • Fino a 24 anni: reddito massimo 2.840,51 euro annui
                • Dai 24 anni in su: reddito massimo 4.000 euro annui
              3. Rapporto di parentela: Figlio legittimo, naturale, adottivo o affidato
              4. Convivenza: NON è richiesta (il figlio può vivere da solo)

              Importo della detrazione figli over 21

              L’importo base della detrazione è di 950 euro annui per ciascun figlio a carico, che si riduce in base al reddito complessivo del genitore.

              Formula di calcolo:

              Detrazione = 950 × [(95.000 - Reddito) / 95.000]

              La detrazione:

              • È massima (950 euro) con reddito fino a 15.000 euro
              • Si riduce progressivamente fino a reddito di 95.000 euro
              • È azzerata oltre i 95.000 euro di reddito

              Maggiorazioni previste

              La detrazione base di 950 euro può essere maggiorata in questi casi:

              • +400 euro per figlio con disabilità accertata (totale: 1.350 euro)
              • Ripartizione 50/50 tra i genitori (o 100% a un solo genitore se l’altro rinuncia)

              ESEMPIO PRATICO:
              Un genitore con reddito di 30.000 euro e un figlio di 25 anni (reddito 3.500 euro) potrà detrarre:

              950 × [(95.000 - 30.000) / 95.000] = 950 × 0,684 = 650 euro

              Con ripartizione 50/50 tra genitori: 325 euro a testa.

              Assegno Unico vs Detrazioni IRPEF: Cosa è Cambiato

              Dal 1° marzo 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale (AUU), il sistema delle detrazioni per figli a carico è stato completamente rivoluzionato.

              Prima dell’Assegno Unico (fino a febbraio 2022)

              Tutti i figli a carico, indipendentemente dall’età, davano diritto a:

              • Detrazioni IRPEF nel 730/Redditi
              • Assegni familiari (ANF) per i lavoratori dipendenti
              • Bonus bebè e bonus mamma per i nuovi nati

              Dopo l’Assegno Unico (da marzo 2022)

              L’Assegno Unico Universale ha sostituito tutte le precedenti misure per i figli under 21 anni:

              MisuraFigli UNDER 21Figli OVER 21
              Assegno Unico✅ Sì (importo mensile INPS)❌ No
              Detrazioni IRPEF 730❌ No (sostituite da AUU)✅ Sì (950 euro)
              Assegni familiari ANF❌ No (aboliti)❌ No

              Chi riceve cosa nel 2026

              Se hai figli SOTTO i 21 anni:

              • Ricevi l’Assegno Unico mensile dall’INPS (importo variabile in base a ISEE e numero figli)
              • NON puoi detrarre i figli nel 730
              • L’importo medio AUU è 175-200 euro/mese per figlio con ISEE medio

              Se hai figli TRA 21 e 29 anni:

              • NON ricevi l’Assegno Unico (si ferma a 21 anni)
              • Puoi detrarre il figlio nel 730 (se rispetta i requisiti reddituali)
              • Detrazione massima: 950 euro annui (79 euro/mese)

              Conviene di più l’Assegno Unico o le detrazioni?

              Per i figli under 21, l’Assegno Unico è generalmente più vantaggioso rispetto alle vecchie detrazioni:

              • Detrazioni vecchio sistema: Max 950 euro/anno (79 euro/mese)
              • Assegno Unico 2026: Da 57 euro/mese (ISEE alto) a 199 euro/mese (ISEE basso) + maggiorazioni

              ATTENZIONE: L’Assegno Unico è un credito erogato mensilmente, mentre le detrazioni 730 riducono l’IRPEF dovuta (o aumentano il rimborso). Non sono cumulabili per gli under 21.

              Tabella Importi Detraibili per Figli a Carico

              Ecco la tabella completa degli importi detraibili per figli a carico nel 730/2026, con tutte le casistiche previste dalla normativa.

              Importi base detrazioni figli (over 21 anni)

              Età FiglioReddito MAX FiglioDetrazione BaseDetrazione con Disabilità
              21-23 anni2.840,51 €/anno950 €1.350 €
              24-29 anni4.000 €/anno950 €1.350 €
              30+ anni❌ Nessuna detrazione––

              Detrazione in base al reddito del dichiarante

              L’importo della detrazione si riduce progressivamente all’aumentare del reddito complessivo:

              Reddito DichiaranteDetrazione Effettiva (1 figlio)
              15.000 €950 € (100%)
              30.000 €650 € (68%)
              50.000 €451 € (47%)
              70.000 €251 € (26%)
              95.000 €0 € (azzerata)

              Ripartizione tra genitori

              La detrazione può essere ripartita tra i genitori in questi modi:

              1. 50% ciascuno (automatico se entrambi hanno reddito)
              2. 100% a un genitore (se l’altro rinuncia o ha reddito zero)
              3. Percentuale diversa (accordo tra genitori, da indicare nel 730)

              ESEMPIO:
              Figlio di 25 anni con reddito 3.200 euro, genitori con reddito 35.000 euro ciascuno:

              • Detrazione teorica: 950 × [(95.000 – 35.000) / 95.000] = 601 euro
              • Con ripartizione 50/50: 300,50 euro a testa
              • Con ripartizione 100%: 601 euro a un solo genitore

              Casi particolari

              Figlio con disabilità:

              • Maggiorazione fissa di +400 euro
              • Nessun limite di età (anche over 30)
              • Certificazione ASL obbligatoria

              Genitore single o vedovo:

              • Detrazione al 100% automatica
              • Nessuna divisione con l’altro genitore

              Affidamento esclusivo:

              • Detrazione al 100% al genitore affidatario (salvo accordi diversi)

              Coniuge a Carico: Requisiti e Detrazione 2026

              Oltre ai figli, anche il coniuge può essere considerato fiscalmente a carico nel 730/2026, con conseguente diritto a una specifica detrazione IRPEF.

              Requisiti per il coniuge a carico

              Il coniuge (marito o moglie) è considerato a carico se:

              1. Reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro
              2. Non separato legalmente (la separazione annulla il diritto)
              3. Matrimonio valido (anche se vive in altra abitazione)

              ATTENZIONE: Il limite di 2.840,51 euro è fisso per tutti, indipendentemente dall’età del coniuge.

              Importo detrazione coniuge a carico

              L’importo base della detrazione è più alto rispetto ai figli:

              Reddito DichiaranteDetrazione Coniuge
              Fino a 15.000 €800 €
              Da 15.001 a 40.000 €690 €
              Da 40.001 a 80.000 €Da 690 € a 0 € (decrescente)
              Oltre 80.000 €0 €

              Formula di calcolo (reddito 15.000-40.000 euro):

              Detrazione = 690 + [110 × (40.000 - Reddito) / 25.000]

              Formula di calcolo (reddito 40.000-80.000 euro):

              Detrazione = 690 × [(80.000 - Reddito) / 40.000]

              Casi particolari coniuge a carico

              Coniuge con disabilità:

              • Nessuna maggiorazione prevista (a differenza dei figli)
              • Possibilità di accedere ad altre agevolazioni (es. detrazione 19% spese sanitarie)

              Coniuge separato:

              • Se separato legalmente → NON è a carico
              • Se riceve assegno di mantenimento → il pagante può dedurlo (non detrarlo)

              Unioni civili:

              • Partner unito civilmente = stesso trattamento del coniuge
              • Requisiti e importi identici

              Conviventi di fatto:

              • ❌ NON possono essere considerati a carico (solo coniugi e unioni civili)

              Esempio pratico

              Dichiarante con reddito di 28.000 euro e moglie disoccupata (reddito zero):

              Detrazione = 690 + [110 × (40.000 - 28.000) / 25.000]
              Detrazione = 690 + [110 × 0,48] = 690 + 53 = 743 euro

              Risparmio fiscale annuo: 743 euro (circa 62 euro/mese).

              Altri Familiari a Carico: Chi Può Essere Dichiarato

              Oltre a figli e coniuge, la normativa fiscale italiana prevede la possibilità di portare in detrazione anche altri familiari a carico, purché rispettino requisiti specifici.

              Chi sono gli “altri familiari” detraibili

              Possono essere considerati a carico:

              1. Genitori e suoceri (anche se non conviventi)
              2. Nonni (genitori dei genitori)
              3. Fratelli e sorelle (anche unilaterali)
              4. Generi e nuore
              5. Figli del coniuge (figliastri) nati da precedente relazione

              NON sono detraibili:

              • Zii, cugini, nipoti (figli di fratelli/sorelle)
              • Partner conviventi di fatto
              • Amici o badanti

              Requisiti per altri familiari a carico

              Ogni familiare deve rispettare TUTTI questi requisiti:

              1. Reddito annuo ≤ 2.840,51 euro
              2. Convivenza con il dichiarante o percezione di assegni alimentari non risultanti da provvedimenti giudiziari
              3. Residenza in Italia o UE

              ATTENZIONE: A differenza del coniuge, per genitori/fratelli/suoceri è richiesta la convivenza (salvo assegni alimentari).

              Importo detrazione altri familiari

              L’importo è uguale per tutti gli altri familiari:

              Reddito DichiaranteDetrazione per Familiare
              Fino a 15.000 €750 €
              Oltre 15.000 €Decrescente fino a 0 € (a 80.000 €)

              Formula di calcolo:

              Detrazione = 750 × [(80.000 - Reddito) / 80.000]

              Casi frequenti

              Genitori anziani a carico:

              • Madre/padre con pensione minima (sotto 2.840 euro/anno) → detraibile
              • Se convive: 750 euro di detrazione (con reddito dichiarante fino a 15.000 euro)
              • Se NON convive: necessario dimostrare assegni alimentari versati

              Fratelli/sorelle disoccupati:

              • Se conviventi e con reddito sotto 2.840 euro → detraibili
              • Detrazione: 750 euro (max)

              Suoceri:

              • Stesso trattamento dei genitori biologici
              • Necessaria convivenza o assegni alimentari

              Limite massimo familiari a carico

              Non esiste un limite al numero di familiari detraibili, purché rispettino i requisiti.

              ESEMPIO:
              Dichiarante con:

              • Madre pensionata (reddito 2.500 euro/anno) convivente
              • Fratello disoccupato (reddito zero) convivente
              • Reddito dichiarante: 22.000 euro

              Detrazione madre: 750 × [(80.000 – 22.000) / 80.000] = 544 euro
              Detrazione fratello: 750 × 0,725 = 544 euro
              Totale detrazioni: 1.088 euro

              Come Calcolare il Risparmio Fiscale Effettivo

              Le detrazioni per familiari a carico riducono l’IRPEF dovuta, ma il risparmio fiscale effettivo dipende da diversi fattori. Vediamo come calcolarlo correttamente.

              Come funzionano le detrazioni IRPEF

              Le detrazioni per familiari a carico:

              • Riducono l’imposta IRPEF già calcolata sul reddito
              • NON riducono il reddito imponibile (quello fanno le deduzioni)
              • Generano rimborso o minor debito nella dichiarazione 730

              ESEMPIO BASE:

              • Reddito: 30.000 euro
              • IRPEF lorda calcolata: 6.960 euro
              • Detrazione figlio a carico: 650 euro
              • IRPEF netta da pagare: 6.310 euro (risparmio 650 euro)

              Calcolo pratico del risparmio

              STEP 1: Verifica il reddito del familiare

              • Figlio 21-23 anni → max 2.840,51 euro
              • Figlio 24-29 anni → max 4.000 euro
              • Coniuge/altri → max 2.840,51 euro

              STEP 2: Calcola la detrazione teorica

              • Figli over 21: 950 euro
              • Coniuge: 690-800 euro
              • Altri familiari: 750 euro

              STEP 3: Applica la riduzione per reddito dichiarante

              • Usa le formule viste nelle sezioni precedenti
              • La detrazione decresce all’aumentare del reddito

              STEP 4: Ripartisci tra genitori (se applicabile)

              • 50/50 automatico (o accordo diverso)

              Tabella risparmio fiscale per casistiche comuni

              Reddito DichiaranteFiglio 25 anni (detrazione)Coniuge (detrazione)Totale Risparmio
              20.000 €950 €723 €1.673 €
              30.000 €650 €701 €1.351 €
              40.000 €451 €690 €1.141 €
              50.000 €451 €518 €969 €
              70.000 €251 €173 €424 €

              Quando il risparmio è massimo

              Il risparmio fiscale è massimizzato quando:

              1. Il dichiarante ha reddito basso-medio (15.000-30.000 euro)
              2. Ha più familiari a carico (es. coniuge + 2 figli over 21)
              3. Sfrutta la ripartizione ottimale tra genitori

              CASO IDEALE:

              • Reddito: 25.000 euro
              • Coniuge a carico + 2 figli (24 e 27 anni) a carico
              • Detrazione totale: circa 2.400 euro
              • Risparmio fiscale netto: 2.400 euro/anno (200 euro/mese)

              Attenzione alle incapienze

              Se l’IRPEF lorda è inferiore alle detrazioni totali:

              • La detrazione non utilizzata va persa (non è rimborsabile)
              • Esempio: IRPEF 500 euro, detrazioni 800 euro → risparmio effettivo solo 500 euro

              CONSIGLIO CAF: Il CAF Centro Fiscale può simulare il tuo risparmio fiscale esatto, verificare incapienze e ottimizzare la ripartizione delle detrazioni tra coniugi per massimizzare il beneficio complessivo.

              Errori Comuni da Evitare nella Dichiarazione

              Nella compilazione del 730 con familiari a carico, ci sono alcuni errori frequenti che possono portare a perdita di detrazioni, sanzioni o richieste di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate.

              Errore 1: Dichiarare figli under 21 a carico

              ❌ SBAGLIATO: Inserire nel 730/2026 figli sotto i 21 anni
              ✅ CORRETTO: I figli under 21 NON vanno nel 730, ma solo nella domanda Assegno Unico INPS

              Conseguenza: L’Agenzia delle Entrate scarta la detrazione e può applicare sanzioni per dichiarazione infedele.

              Errore 2: Non verificare il reddito del familiare

              ❌ SBAGLIATO: Presumere che il figlio sia a carico senza verificare il suo reddito effettivo
              ✅ CORRETTO: Richiedere al figlio la Certificazione Unica o controllare redditi da lavoro/pensione

              Esempio di errore:

              • Figlio di 25 anni lavora part-time e guadagna 4.200 euro/anno
              • Limite massimo: 4.000 euro
              • NON è a carico, anche se lo scostamento è minimo

              Errore 3: Superare il limite di 30 anni (novità 2026)

              ❌ SBAGLIATO: Dichiarare a carico un figlio che compie 30 anni nel 2025
              ✅ CORRETTO: Verificare l’età al 31 dicembre 2025 (anno d’imposta)

              ATTENZIONE: Se tuo figlio ha compiuto 30 anni il 15 marzo 2025, nel 730/2026 NON puoi detrarlo per l’intero anno.

              Errore 4: Ripartizione errata tra genitori

              ❌ SBAGLIATO: Entrambi i genitori dichiarano il figlio al 100%
              ✅ CORRETTO: Scegliere 50/50 o accordare il 100% a un solo genitore (l’altro rinuncia)

              Conseguenza: Doppia detrazione = irregolarità fiscale con recupero dell’indebito + sanzioni.

              Errore 5: Non dichiarare convivenza per altri familiari

              ❌ SBAGLIATO: Detrarre il genitore anziano che vive in altra abitazione (senza assegni alimentari)
              ✅ CORRETTO: La convivenza è obbligatoria per genitori/fratelli (salvo assegni alimentari dimostrabili)

              Errore 6: Confondere detrazioni e deduzioni

              • Detrazioni (figli, coniuge, familiari) → riducono l’IRPEF
              • Deduzioni (contributi previdenziali, assegni mantenimento) → riducono il reddito imponibile

              Non sono intercambiabili: le detrazioni vanno nel Quadro E, le deduzioni nel Quadro C.

              Errore 7: Non aggiornare i dati rispetto all’anno precedente

              ❌ SBAGLIATO: Confermare il 730 precompilato senza verificare i familiari a carico
              ✅ CORRETTO: Verificare se nel 2025 ci sono stati cambiamenti:

              • Figli che hanno trovato lavoro (reddito aumentato)
              • Figli che hanno compiuto 30 anni
              • Separazioni o divorzi (coniuge non più a carico)
              • Decessi (familiari non più detraibili)

              Come evitare gli errori

              Il CAF Centro Fiscale di Udine:

              • Verifica automaticamente i requisiti di ogni familiare
              • Controlla i limiti reddituali e di età
              • Ottimizza la ripartizione tra genitori
              • Evita errori di compilazione che generano sanzioni

              Costo assistenza 730: Da 50 euro (se precompilato senza modifiche) a 80 euro (con modifiche e ottimizzazioni).

              Risparmio medio con assistenza CAF: 300-500 euro in più di detrazioni correttamente applicate.

              Domande Frequenti

              Mio figlio ha 30 anni e reddito zero, posso ancora detrarlo nel 730/2026?

              No, dal 2026 è stato introdotto un limite massimo di età di 30 anni per le detrazioni figli a carico. Se tuo figlio ha compiuto 30 anni entro il 31 dicembre 2025, anche con reddito zero non può essere dichiarato a carico nel 730/2026.

              Qual è il reddito massimo per considerare un figlio di 25 anni a carico?

              Per un figlio di 25 anni il reddito massimo è 4.000 euro annui. Attenzione: se il figlio ha tra 21 e 23 anni il limite è più basso (2.840,51 euro). Superato questo limite, anche di 1 euro, il figlio non è più fiscalmente a carico.

              Posso detrarre mio figlio di 22 anni se percepisce l’Assegno Unico?

              No, i figli under 21 anni che ricevono l’Assegno Unico non possono essere detratti nel 730. L’Assegno Unico ha sostituito le detrazioni IRPEF per i figli sotto i 21 anni dal marzo 2022. Le detrazioni restano solo per figli dai 21 ai 29 anni.

              Come si ripartisce la detrazione tra genitori non sposati?

              Anche per genitori non sposati vale la ripartizione 50/50 automatica, oppure è possibile accordarsi per assegnare il 100% a un solo genitore (l’altro deve rinunciare esplicitamente nel proprio 730). La scelta va indicata nel Quadro E del modello 730.

              Mia madre ha una pensione di 2.500 euro annui e vive con me, posso detrarla?

              Sì, se tua madre convive con te e ha un reddito inferiore a 2.840,51 euro annui puoi dichiararla a carico nel 730. La detrazione massima è di 750 euro, che si riduce progressivamente in base al tuo reddito complessivo fino ad azzerarsi a 80.000 euro.

              Conclusione

              Le detrazioni per familiari a carico nel 730/2026 rappresentano un’importante opportunità di risparmio fiscale, ma le regole sono cambiate significativamente con l’introduzione del limite di 30 anni e dell’Assegno Unico Universale.

              Per massimizzare il beneficio fiscale è fondamentale:

              • Verificare con precisione i requisiti reddituali di ogni familiare
              • Rispettare i limiti di età (21-29 anni per i figli)
              • Ottimizzare la ripartizione delle detrazioni tra coniugi
              • Evitare gli errori comuni che generano sanzioni

              Se hai dubbi su chi puoi dichiarare a carico o vuoi calcolare il tuo risparmio fiscale ottimale, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per un’assistenza personalizzata e professionale.

              Hai Dubbi su Chi Puoi Dichiarare a Carico?

              Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a calcolare il risparmio fiscale ottimale nel tuo 730/2026. I nostri esperti verificano gratuitamente:

              • Requisiti reddituali e di età di ogni familiare
              • Ottimizzazione ripartizione detrazioni tra coniugi
              • Verifica incapienze e massimizzazione beneficio fiscale
              • Controllo errori che generano sanzioni

              Prenotazione gratuita. Costo 730: da 50 a 80 euro.

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                CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640

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