Guide Fatturazione ElettronicaID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come FunzionaQuando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.Indice dei contenutiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaNumeroFattura: il progressivo dell’emittenteCodice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaCodice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPACodice fiscale del cliente privatoDove trovare l’ID SDI di una fatturaA cosa serve l’ID SDI nella praticaCome compilare nota di credito con ID SDIContatore progressivo fatture 2026Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTEsempio XML con tutti gli ID compilatiCome recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaDifferenza con il numero progressivo di invioErrori comuni sugli ID della fattura elettronicaDomande frequentiL’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funzionaL’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.NumeroFattura: il progressivo dell’emittenteIl numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegnaIl codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.I valori possibili del codice destinatario sono:7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).“0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).“XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPAQuando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA). Codice fiscale del cliente privatoIl quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.Dove trovare l’ID SDI di una fatturaUna delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI> <DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione> <DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e CorrispettiviAccedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.3. Software di fatturazioneTutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione. A cosa serve l’ID SDI nella praticaComprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.Come compilare nota di credito con ID SDIQuando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:<DatiFattureCollegate> <IdDocumento>001/2026</IdDocumento> <Data>2026-03-15</Data> <NumItem>2</NumItem> </DatiFattureCollegate>Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972. Contatore progressivo fatture 2026Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDTOltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.CIG – Codice Identificativo GaraIl CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.CUP – Codice Unico ProgettoIl CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.DDT – Documento Di TrasportoIl DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo. Esempio XML con tutti gli ID compilatiPer chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.<FatturaElettronica versione="FPA12"> <FatturaElettronicaHeader> <DatiTrasmissione> <IdTrasmittente> <IdPaese>IT</IdPaese> <IdCodice>01234567890</IdCodice> </IdTrasmittente> <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio> <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione> <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario> </DatiTrasmissione> ... </FatturaElettronicaHeader> <FatturaElettronicaBody> <DatiGenerali> <DatiGeneraliDocumento> <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento> <Divisa>EUR</Divisa> <Data>2026-07-04</Data> <Numero>145/2026</Numero> </DatiGeneraliDocumento> <DatiOrdineAcquisto> <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP> <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG> </DatiOrdineAcquisto> </DatiGenerali> ... </FatturaElettronicaBody> </FatturaElettronica>In questo esempio puoi notare:ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fatturaCapita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa. Differenza con il numero progressivo di invioUn altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.Errori comuni sugli ID della fattura elettronicaLavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.Confondere il numero della fattura con l’IdSdiL’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.Inserire lo stesso numero fattura su più documentiErrore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVAInserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.Saltare numeri nel progressivoCancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PANelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura. Domande frequentiCos’è l’ID di una fattura elettronica?L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.L’IdSdi è uguale al numero della fattura?No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? ContattaciCapire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026La fattura elettronica rifiutata dalla PA e un problema che molti fornitori della Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare almeno una volta. A differenza della fattura “scartata” dal Sistema di Interscambio per errori tecnici, qui parliamo di una fattura trasmessa correttamente ma che la Pubblica Amministrazione decide di non accettare nel merito, inviando un esito negativo (codice EC02). In questa guida ti spieghiamo passo-passo come comportarti, quali sono i motivi piu comuni di rifiuto, la differenza tra nota di credito e autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 e cosa fare se la PA rifiuta senza motivo.Scartata da SDI o rifiutata dalla PA: la differenza chiaveSono due situazioni completamente diverse, anche se spesso vengono confuse. La distinzione e fondamentale perche le procedure di rimedio sono opposte.Fattura scartata dal SDI: il Sistema di Interscambio rileva un errore tecnico (formale o sostanziale) e blocca la fattura. Per il fisco la fattura non esiste: non e mai stata emessa. Hai 5 giorni per re-inviarla con la stessa data e numerazione. Se vuoi approfondire questo caso, leggi la nostra guida dedicata alla fattura elettronica scartata.Fattura rifiutata dalla PA: il SDI ha consegnato correttamente la fattura, che risulta regolarmente emessa a tutti gli effetti fiscali. Pero la Pubblica Amministrazione destinataria, dopo averla ricevuta, decide di rifiutarla nel merito (importo errato, dati ordine sbagliati, riferimenti mancanti). In questo caso la procedura di rimedio passa da nota di credito e nuova fattura.Esiste poi un terzo scenario, la decorrenza termini: la PA non ha risposto entro 15 giorni e il SDI considera la fattura come consegnata in via definitiva. Vediamo nel dettaglio. ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Solo la Pubblica Amministrazione puo rifiutare: privati e aziende noUna precisazione importante che molti contribuenti ignorano: il rifiuto della fattura elettronica e una facolta riservata esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni. Aziende private, professionisti e privati che ricevono una fattura elettronica B2B o B2C non possono rifiutarla tramite SDI: la ricevono e basta.Se un cliente privato contesta la fattura, deve farlo attraverso canali diversi (PEC, raccomandata, vie legali) e la regolarizzazione passa comunque da nota di credito concordata fra le parti. Nessun cliente B2B puo “rispedire al mittente” la fattura via SDI.Per la PA invece esiste una procedura formalizzata: il DM 132/2020 ha definito i casi in cui la PA puo legittimamente rifiutare una fattura, riducendoli rispetto al passato e imponendo un obbligo di motivazione.Codici esito: EC01, EC02 e decorrenza terminiQuando trasmetti una fattura a una PA tramite SDI, dopo la consegna possono arrivarti tre tipi di notifica di esito:Codice esitoSignificatoCosa fareEC01Notifica di esito committente — Accettazione: la PA ha verificato la fattura e l’ha accettata.Niente. La fattura e definitivamente accettata e si attendono i pagamenti.EC02Notifica di esito committente — Rifiuto: la PA non accetta la fattura e specifica la motivazione.Leggere la motivazione, valutare se fondata, emettere nota credito + nuova fattura corretta (se rifiuto legittimo).Decorrenza terminiSono trascorsi 15 giorni dalla consegna senza risposta della PA.La fattura si considera comunque consegnata e regolarmente emessa. Si procede con la richiesta di pagamento.L’esito EC02 deve sempre contenere una motivazione testuale. Se trovi un EC02 con motivazione vaga o assente, hai diritto a contestarlo: vediamo come. I 6 motivi di rifiuto piu comuni della PAIl DM 132/2020 ha tipizzato i casi di rifiuto legittimo. Ecco i motivi piu frequenti per cui una PA invia un EC02:Codice CIG / CUP errato o assente: per gli appalti pubblici e obbligatorio inserire il Codice Identificativo Gara e, se previsto, il CUP. Se sono sbagliati o mancanti, la fattura non puo essere liquidata.Importi non corrispondenti al contratto/ordine: la fattura indica un importo diverso da quello ordinato o contrattualizzato. Caso tipico: errore di battitura, applicazione errata dell’IVA, mancato sconto.Cliente sbagliato: hai inviato la fattura a una PA diversa da quella che ha emesso l’ordine. Capita spesso con enti che hanno articolazioni territoriali (es. ASL, regioni).Servizio o bene gia fatturato: la stessa prestazione e stata fatturata due volte (duplicato).Mancanza di dati essenziali per la liquidazione: mancano riferimenti all’ordine, al determinato, al contratto, al codice impegno di spesa.Fattura emessa prima dell’esecuzione dell’ordine: stai fatturando prima di aver consegnato il bene o erogato il servizio (anche solo parzialmente).Esistono poi rifiuti per codice destinatario errato o ufficio inesistente: in questo caso e bene verificare l’indice IPA (Indice Pubbliche Amministrazioni) per individuare il codice univoco corretto dell’ufficio destinatario.Rifiuto motivato vs immotivato: cosa puo fare la PADopo il DM 132/2020 la PA non puo piu rifiutare arbitrariamente una fattura. Il rifiuto deve essere:Motivato: deve indicare la ragione specifica (uno dei casi tipizzati).Tempestivo: deve avvenire entro 15 giorni dalla data di ricevimento.Basato su uno dei casi previsti dal DM: rifiuti per ragioni diverse sono illegittimi.In particolare, la PA non puo rifiutare una fattura solo perche pensa che il prezzo sia troppo alto, perche vuole rinegoziare, perche c’e un contenzioso in corso, o perche ha ricevuto la fattura “fuori budget”. In questi casi il rifiuto e illegittimo e devi attivare i rimedi che vediamo piu avanti. Cosa fare quando la PA rifiuta: procedura passo-passoHai ricevuto un EC02. Niente panico: ecco la procedura corretta per gestire il rifiuto, sia che sia legittimo, sia che sia infondato.Passo 1: leggere la motivazione del rifiutoAccedi all’area “Fatture e Corrispettivi” nel tuo Cassetto Fiscale (o tramite il tuo gestionale di fatturazione elettronica) e individua la fattura. Scarica il file XML della notifica EC02: nel campo Descrizione trovi la motivazione testuale del rifiuto. Annota tutto: ti servira per la decisione successiva.Passo 2: verificare la fondatezza del rifiutoConfronta la motivazione con i dati della fattura, l’ordine, il contratto e la documentazione di consegna/esecuzione. Chiediti:Il CIG/CUP indicato e corretto?L’importo corrisponde all’ordine?Il destinatario (codice univoco IPA) e quello giusto?Ho gia fatturato in precedenza la stessa prestazione?Ho fatturato dopo aver completato l’esecuzione?Passo 3a: rifiuto LEGITTIMO — nota credito + nuova fatturaSe il rifiuto e fondato, la procedura corretta e questa:Emetti una nota di credito per stornare integralmente la fattura rifiutata. La nota credito deve riportare il riferimento alla fattura originaria (numero e data) e azzerare l’imponibile e l’IVA.Emetti una nuova fattura con i dati corretti (CIG/CUP giusto, importo corretto, destinatario corretto, ecc.), con nuova numerazione e nuova data.Trasmetti entrambe via SDI alla PA destinataria.In questo modo la posizione fiscale e contabile risulta neutralizzata e la PA puo procedere con la liquidazione della fattura corretta.Passo 3b: rifiuto INFONDATO — contattare la PASe ritieni che il rifiuto sia ingiustificato, non emettere nota credito (significherebbe rinunciare al credito). Procedi cosi:Contatta l’ufficio della PA via PEC, allegando la fattura, l’ordine, il contratto e tutta la documentazione che dimostra la correttezza della fatturazione.Chiedi formalmente di riesaminare il rifiuto e di accettare la fattura.Conserva tutta la corrispondenza: ti servira come prova in caso di azione legale.Se la PA continua a rifiutare ingiustamente e a non pagare, hai due strade: il decreto ingiuntivo (azione giudiziale per il recupero del credito) oppure, se la situazione si protrae e l’imposta resta a tuo carico, l’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 per non cumulare ulteriori sanzioni. Autofattura ex art. 6 DLgs 471/97: quando e comeL’autofattura denuncia prevista dall’art. 6, comma 8, del DLgs 471/97 e uno strumento poco noto ma fondamentale per chi rischia sanzioni a causa dell’inadempienza del cliente. Si applica quando il cessionario/committente non emette o non riceve la fattura, costringendo il cedente/prestatore a regolarizzare la propria posizione IVA per evitare sanzioni.Quando si usa l’autofatturaIn ambito PA, l’autofattura ex art. 6 puo essere utilizzata se:Hai erogato la prestazione, hai emesso la fattura, ma la PA continua a rifiutarla senza motivazione legittima;Devi assolvere comunque l’obbligo IVA per non incorrere in sanzioni;Il rapporto e in stallo e non riesci a chiudere la posizione contabile.ProceduraPredisponi un’autofattura con tipo documento TD20 (autofattura per regolarizzazione e integrazione), indicando come cedente la PA inadempiente e come cessionario te stesso.Trasmetti l’autofattura al SDI entro 30 giorni dal termine in cui sarebbe dovuta avvenire la regolarizzazione.Versa l’IVA con modello F24, codice tributo specifico.Conserva la documentazione che giustifica il ricorso alla procedura (corrispondenza con la PA, prove di esecuzione, ecc.).Attenzione: l’autofattura denuncia non sostituisce l’azione di recupero del credito verso la PA, ma serve solo a regolarizzare la propria posizione fiscale ed evitare sanzioni a carico del fornitore.Nota credito e autofattura: due strumenti diversiSono spesso confuse, ma hanno funzioni completamente diverse:Nota di creditoAutofattura ex art. 6FunzioneStorna integralmente o parzialmente una fattura emessa.Regolarizza la posizione IVA in caso di inadempimento del cliente.Tipo documentoTD04 (nota di credito)TD20 (autofattura denuncia)Quando si usaQuando il rifiuto e legittimo e devi correggere errori.Quando il cliente non paga ne risponde, e tu devi versare comunque l’IVA.EffettoAnnulla la fattura. Ne segue una nuova fattura corretta.Sposta l’obbligo IVA dal cliente al fornitore. Decorrenza termini: i 15 giorni di silenzioLa PA ha 15 giorni di tempo dalla consegna della fattura tramite SDI per esprimere un esito (EC01 o EC02). Se non risponde entro questo termine, scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica al cedente attestante che la fattura si considera comunque emessa e consegnata, e la posizione fiscale e definitivamente regolarizzata.In altre parole, il silenzio della PA non blocca la fattura: ai fini fiscali e a tutti gli effetti emessa. Resta da gestire il pagamento, ma quello e un’altra storia (vedi paragrafo successivo).Tempi di pagamento della PA: 30 o 60 giorni?Una volta accettata la fattura (EC01 o decorrenza termini), inizia il calcolo dei tempi di pagamento previsti dal DLgs 231/2002:30 giorni dalla data di ricevimento della fattura, come termine standard.60 giorni per le PA che operano nel settore sanitario (ASL, ospedali, IRCCS).Termini diversi possono essere previsti contrattualmente, ma sempre nel rispetto dei limiti di legge.Se la PA non paga entro questi termini, hai diritto agli interessi di mora automatici (al tasso BCE maggiorato di 8 punti) e al recupero forfettario di 40 euro per spese di recupero. Per il recupero del credito puoi attivare un decreto ingiuntivo o rivolgerti a un legale.Comunicazione con la PA: PEC e tracciaturaTutte le comunicazioni formali con la PA (contestazioni, richieste di chiarimento, solleciti di pagamento) devono passare via PEC all’indirizzo dell’ufficio competente. La PEC ha valore legale equivalente a una raccomandata e crea una traccia documentale fondamentale.Buone pratiche di gestione:Conserva tutte le ricevute di accettazione e consegna PEC.Allega sempre la fattura, l’ordine, il contratto e ogni documento utile.Nei tuoi messaggi richiama il numero della fattura, la data, l’importo e il riferimento all’ordine.Se la PA non risponde, sollecita per iscritto, tenendo traccia dei solleciti.Indica sempre un termine ragionevole entro cui attendi risposta (es. 15 giorni).Casi pratici: 3 esempi di rifiuto e soluzioneCaso 1: CIG errato sulla fatturaHai emesso fattura n. 142 del 10 aprile per un importo di 5.000 euro indicando il CIG 1234567ABC. La PA invia EC02 perche il CIG corretto era 1234567BCD.Soluzione: emetti nota credito (TD04) n. 015/CN del 25 aprile a storno totale della fattura 142. Quindi emetti nuova fattura n. 145 del 25 aprile con il CIG corretto. Trasmetti entrambe via SDI.Caso 2: importo diverso dall’ordineL’ordine prevedeva 12.000 euro IVA esclusa, ma per errore in fattura hai indicato 12.500 euro. La PA rifiuta con EC02.Soluzione: emetti nota credito a storno totale della fattura sbagliata, poi nuova fattura con l’importo corretto (12.000 euro). Non emettere solo nota credito parziale: la PA preferisce vedere la fattura emessa con i dati corretti dall’inizio.Caso 3: la PA cambia denominazione (riorganizzazione)Hai sempre fatturato a un ufficio comunale “Settore Lavori Pubblici”, ma a seguito di riorganizzazione l’ufficio e stato accorpato e cambia il codice univoco IPA. Tu continui a usare il vecchio codice e ricevi EC02.Soluzione: consulta l’Indice IPA per trovare il nuovo codice destinatario. Emetti nota credito sulla fattura rifiutata e nuova fattura con il codice univoco aggiornato. Piattaforme utili: IPA, SDI, Cassetto FiscalePer gestire correttamente le fatture verso la PA, conviene tenere a portata di mano queste piattaforme:Indice PA (indicepa.gov.it): per cercare il codice univoco destinatario corretto di ogni ufficio della PA. Aggiornato in tempo reale, e l’unica fonte ufficiale.Fatture e Corrispettivi (Agenzia delle Entrate): il portale ufficiale dove visualizzare tutte le fatture trasmesse, gli esiti SDI e le notifiche EC01/EC02.Cassetto Fiscale: per la consultazione dello storico, la situazione IVA e i versamenti F24 collegati.Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC): portale del MEF per monitorare i tempi di pagamento delle PA e certificare i crediti.Gestionale di fatturazione: il tuo software (Aruba, Fattura24, Fatture in Cloud, ecc.) deve essere in grado di leggere e gestire correttamente i codici esito.Se vuoi un quadro completo dei codici di errore restituiti dal SDI e dalla PA, leggi anche la nostra guida completa ai codici errore SDI.Domande frequentiLa PA puo rifiutare una fattura per qualsiasi motivo?No. Dopo il DM 132/2020 il rifiuto deve essere motivato e basato su uno dei casi tipizzati (CIG errato, importo diverso, duplicazione, dati mancanti, fattura prematura, cliente sbagliato). Rifiuti per ragioni economiche generiche o per “mancanza di fondi” non sono legittimi.Anche un cliente privato puo rifiutare una fattura elettronica?No. Il rifiuto via SDI e una facolta riservata alla sola Pubblica Amministrazione. I privati e le aziende ricevono la fattura: eventuali contestazioni vanno fatte fuori dal canale SDI, tramite PEC, raccomandata o vie legali, e si risolvono con accordi tra le parti e nota di credito.Cosa succede se la PA non risponde entro 15 giorni?Scatta la decorrenza termini: il SDI invia una notifica e la fattura si considera definitivamente consegnata e regolarmente emessa. Da quel momento iniziano i termini per il pagamento (30 o 60 giorni a seconda della tipologia di PA).Quando devo emettere autofattura ex art. 6 DLgs 471/97?L’autofattura denuncia (TD20) si usa quando il cliente (anche PA) non emette o non accetta la fattura ingiustamente, e tu devi comunque regolarizzare la tua posizione IVA per evitare sanzioni. Si trasmette via SDI entro 30 giorni dal termine ordinario di registrazione.La nota di credito sostituisce l’autofattura?No, sono strumenti diversi. La nota di credito (TD04) storna una fattura emessa per errori formali o sostanziali. L’autofattura (TD20) regolarizza la posizione IVA quando il cliente non adempie. In ambito PA, la nota credito si usa quando il rifiuto e legittimo; l’autofattura quando il rifiuto e illegittimo e devi tutelarti dalle sanzioni.Posso contestare un rifiuto immotivato della PA?Si. Invia una PEC formale all’ufficio della PA chiedendo il riesame del rifiuto e allegando tutta la documentazione (ordine, contratto, prove di esecuzione). Se la PA persiste nel rifiuto ingiustificato, puoi attivare un decreto ingiuntivo per il recupero del credito.Conclusioni: chiedi assistenza al CAF Centro FiscaleGestire una fattura rifiutata dalla PA richiede attenzione ai dettagli, conoscenza dei codici esito e delle procedure di rimedio (nota credito, autofattura, contestazioni). Un errore nella scelta dello strumento puo costarti caro in termini di sanzioni o di credito perduto.Al CAF Centro Fiscale di Udine aiutiamo professionisti, partite IVA e piccole imprese a gestire la fatturazione elettronica verso la PA: dalla verifica dei dati IPA alla predisposizione delle note di credito, fino all’autofattura ex art. 6 DLgs 471/97 nei casi piu complessi.Contattaci: telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, oppure passa in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine. Ti aiutiamo a chiudere la pratica nel modo corretto e in tempi rapidi.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 14:00:002026-05-24 09:36:54Fattura Elettronica Rifiutata dalla PA: Come Rimediare 2026