PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIORiaprire Partita IVA dopo Chiusura 2026: Regole, Tempi e ProceduraHai chiuso la tua partita IVA in passato e ora stai pensando di riaprirla nel 2026? La buona notizia è che riaprire partita IVA dopo chiusura è sempre possibile, ma ci sono regole precise da rispettare, soprattutto se vuoi accedere al regime forfettario. Esistono limiti temporali, requisiti specifici e una norma anti-elusione che molti contribuenti non conoscono. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come riaprire la partita IVA, quanto tempo aspettare, quali sono i costi e perché in alcuni casi non potrai più beneficiare dell’aliquota agevolata al 5%.Ultimo aggiornamento: luglio 2026 — fonti: Agenzia delle Entrate, INPS, Legge di Bilancio 2026.Indice dei contenutiSi può riaprire partita IVA dopo averla chiusa?Tempi di attesa per la riaperturaRegola anti-elusione del regime forfettarioProcedura: come riaprire partita IVA con modello AA9/12Costi della riaperturaScelta del regime fiscale alla riaperturaRequisiti forfettario per chi riapreAliquota 5% primi 5 anni: quando spettaCasi particolari: NASPI, fallimento, doppia iscrizioneEsempi pratici di riaperturaConseguenze fiscali della riaperturaDocumenti necessari e tempisticheDomande frequenti★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Si può riaprire partita IVA dopo averla chiusa?La risposta è sì, sempre. Chi ha cessato la partita IVA in passato — per pensionamento, cambio attività, periodo di lavoro dipendente o semplicemente perché l’attività non era più sostenibile — può riaprire partita IVA dopo chiusura in qualsiasi momento. Non esiste un divieto assoluto né un numero massimo di volte in cui si può aprire e chiudere una posizione fiscale.Tuttavia, riaprire una partita IVA non è un’operazione del tutto libera. Esistono regole precise sui tempi minimi di attesa (in alcuni casi), sulla scelta del regime fiscale e — soprattutto — sull’aliquota agevolata al 5% che spetta solo a chi apre la partita IVA per la prima volta. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha introdotto controlli specifici per evitare comportamenti elusivi, ovvero pratiche fraudolente di chi chiude e riapre la partita IVA solo per ottenere benefici fiscali indebiti.In pratica, la riapertura è possibile, ma va pianificata con attenzione, soprattutto se hai intenzione di entrare nel regime forfettario. Vediamo quali sono le regole da rispettare. Tempi di attesa per la riaperturaUna delle domande più frequenti è: quanto tempo devo aspettare per riaprire partita IVA dopo chiusura? La risposta dipende da un fattore chiave: se cambi o meno l’attività.Nessun limite minimo se cambi attivitàSe la nuova partita IVA che vuoi aprire ha un codice ATECO diverso da quello precedente, puoi riaprirla anche il giorno dopo la chiusura. Ad esempio, se chiudi una partita IVA come web designer (ATECO 74.10.21) e vuoi riaprirla come fotografo (ATECO 74.20.19), non c’è alcun periodo di attesa imposto dalla normativa.6 mesi minimo se l’attività è identicaSe invece vuoi riaprire la stessa identica attività con lo stesso codice ATECO, è opportuno attendere almeno 6 mesi. Questo non è tanto un divieto formale, quanto una cautela anti-elusione: l’Agenzia delle Entrate considera sospette le riaperture immediate con stesso ATECO, soprattutto se finalizzate a “trucchi” sul regime forfettario.Immagina questo scenario: un professionista nel 2025 supera gli 85.000 euro di compensi. Per non uscire dal forfettario, chiude la partita IVA il 31 dicembre e la riapre il 2 gennaio 2026 con lo stesso codice ATECO, sperando di “azzerare” i compensi superati. Questa pratica è considerata elusiva e può essere contestata in sede di controllo, con perdita del beneficio forfettario.Regola anti-elusione del regime forfettarioQuesto è uno dei punti più delicati per chi vuole riaprire partita IVA in regime forfettario. La normativa fiscale italiana prevede una specifica disciplina anti-elusione (basata sull’art. 10-bis dello Statuto del Contribuente) che permette all’Agenzia delle Entrate di disconoscere i benefici ottenuti tramite operazioni “abusive”.Quando scatta la contestazioneLe situazioni considerate a rischio sono principalmente:Chi ha una partita IVA in regime ordinario con compensi superiori a 85.000 euro e la chiude per riaprirla immediatamente in regime forfettarioChi chiude e riapre la stessa attività entro 6 mesi senza un valido motivo economicoChi cambia formalmente il codice ATECO ma di fatto continua a svolgere la medesima prestazione per gli stessi clientiSanzioni e conseguenzeSe l’Agenzia delle Entrate accerta un comportamento elusivo, le conseguenze sono pesanti:Perdita del beneficio forfettario per il periodo contestatoRicalcolo delle imposte con tassazione ordinaria (IRPEF, addizionali, IVA)Sanzioni amministrative dal 90% al 180% dell’imposta non versataInteressi di mora sulle somme dovutePer evitare questi rischi, è fondamentale che la riapertura abbia valide ragioni economiche e sostanziali: un cambio reale di attività, una nuova clientela, una diversa modalità operativa. In caso di dubbi, è sempre consigliabile rivolgersi a un consulente prima di procedere. Procedura: come riaprire partita IVA con modello AA9/12Per riaprire partita IVA dopo chiusura, la procedura è la stessa che si segue per una nuova apertura. Lo strumento è il modello AA9/12, da inviare all’Agenzia delle Entrate. Ti spieghiamo nel dettaglio come funziona.Modello AA9/12: cos’è e come si compilaIl modello AA9/12 è il modulo ufficiale per la dichiarazione di inizio, variazione o cessazione attività per le persone fisiche con partita IVA. Per riaprire devi indicare:Dati anagrafici: nome, cognome, codice fiscale, residenzaCodice ATECO principale: il codice che identifica la nuova attività che vuoi svolgereCodice ATECO secondario (se applicabile): per attività multipleData di inizio attività: la data effettiva da cui partono gli adempimenti fiscaliVolume d’affari presunto: stima dei compensi annuiRegime fiscale prescelto: forfettario, semplificato o ordinarioInvio online tramite SPIDL’invio del modello AA9/12 può essere effettuato in tre modi:Online tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS (modalità più veloce e gratuita)Tramite intermediario abilitato: commercialista, CAF o consulente fiscaleIn presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, con appuntamentoAggiornamento residenza e cassa previdenzialeSe nel frattempo è cambiata la tua residenza, devi aggiornarla in fase di riapertura. Inoltre, ricorda di:Iscriverti alla Camera di Commercio (CCIAA) se sei artigiano o commercianteIscriverti alla cassa previdenziale se sei un professionista con cassa propria (es. Inarcassa per architetti, Cassa Forense per avvocati, ENPAM per medici)Iscriverti alla Gestione Separata INPS se sei un professionista senza cassa specificaCosti della riaperturaUn aspetto che molti contribuenti sottovalutano sono i costi della riapertura partita IVA. Vediamoli nel dettaglio.Apertura partita IVA: gratuitaL’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è completamente gratuita. Non sono previsti diritti né bolli per la presentazione del modello AA9/12. Anche tramite SPID online non si paga nulla.Camera di Commercio: circa 120 euro l’annoSe l’attività richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio (artigiani, commercianti, alcune categorie di liberi professionisti), il costo medio annuo è di circa 120 euro per il diritto annuale CCIAA. A questo si aggiungono eventuali diritti di segreteria per l’iscrizione iniziale (sui 30-50 euro).Cassa previdenziale: variabileI contributi alla cassa previdenziale variano molto in base alla professione:Gestione Separata INPS: 26,07% sul reddito (2026), con minimo non previstoGestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi fissi minimi attorno ai 4.500 euro l’anno + percentuale sul reddito eccedenteCasse private (Forense, Inarcassa, ENPAM, ecc.): contributi minimi specifici, generalmente tra 2.000 e 5.000 euro l’anno Scelta del regime fiscale alla riaperturaAl momento della riapertura puoi scegliere tra diversi regimi fiscali. La scelta è cruciale perché incide su tasse, adempimenti contabili e gestione dell’attività.Regime forfettarioIl regime forfettario è l’opzione preferita da chi riapre la partita IVA, soprattutto per professionisti e piccoli imprenditori. Vantaggi principali:Imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi 5 anni se è la prima apertura)Esonero IVA sulle fatture emesseContabilità semplificata (basta conservare le fatture)No applicazione di studi di settore o ISAPer accedervi devi rispettare alcuni requisiti, che vedremo a breve.Regime ordinario semplificatoÈ il regime “standard” per chi non rientra nel forfettario. Si applica IRPEF a scaglioni (dal 23% al 43%), IVA al 22% e si tengono i registri contabili semplificati. Adatto a chi ha compensi superiori a 85.000 euro o non rispetta le cause ostative del forfettario.Regime ordinarioObbligatorio per chi supera i 500.000 euro di ricavi (servizi) o 800.000 euro (cessioni di beni). Comporta contabilità completa con bilancio. Raramente è la scelta di chi riapre partita IVA in piccola scala.Requisiti forfettario per chi riapreSe vuoi riaprire partita IVA in regime forfettario, devi rispettare i seguenti requisiti, che valgono al momento dell’apertura e di anno in anno per il mantenimento del regime.Compensi anno precedente sotto 85.000 euro: il limite si calcola sui ricavi/compensi totali dell’anno precedente, anche di altre attività esercitateReddito da lavoro dipendente o pensione sotto 30.000 euro: chi ha un reddito da dipendente o pensionato superiore a questa soglia non può accedere al forfettarioCause ostative non presenti: ad esempio, non si può lavorare prevalentemente per il proprio ex datore di lavoro, non si possono possedere quote di società di persone, ecc.Non aver chiuso e riaperto la stessa attività entro 6 mesi per beneficiare del forfettario in modo elusivoSpese per dipendenti sotto 20.000 euro: limite per chi ha collaboratoriÈ importante valutare con attenzione le cause ostative: sono il motivo più frequente di esclusione dal forfettario per chi riapre la partita IVA. Per approfondire, ti consigliamo di rivolgerti a un consulente fiscale o al CAF. Aliquota 5% primi 5 anni: quando spetta a chi riapreUna delle agevolazioni più note del regime forfettario è l’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni di attività. Ma chi riapre partita IVA dopo chiusura ha diritto a questo beneficio? La risposta è: nella maggior parte dei casi no.L’aliquota 5% si applica solo alle “nuove iniziative produttive”L’aliquota agevolata del 5% è riservata a chi apre per la prima volta una partita IVA. Significa che chi ha già avuto una partita IVA in passato — anche chiusa molti anni fa — non può beneficiarne: dovrà applicare la normale aliquota del 15%.L’eccezione: attività completamente diversaC’è un’unica eccezione: se la nuova attività è completamente diversa da quella precedente — sia per codice ATECO, sia per natura della prestazione — alcuni interpelli dell’Agenzia delle Entrate hanno riconosciuto l’aliquota agevolata. Tuttavia, si tratta di un’interpretazione restrittiva e va valutata caso per caso, possibilmente con un parere preventivo (interpello).Quindi, riassumendo:Mai aperto una partita IVA prima → aliquota 5% per 5 anniGià aperta in passato, anche con attività diversa → aliquota 15% (regola generale)Già aperta in passato ma cambio settore radicale → valutazione caso per caso, eventualmente con interpelloCasi particolari: NASPI, fallimento, doppia iscrizioneEsistono situazioni specifiche in cui la riapertura della partita IVA richiede attenzioni aggiuntive.Riapertura dopo fallimento personaleChi è stato dichiarato fallito (o ha subito una procedura di sovraindebitamento) può riaprire la partita IVA solo dopo la chiusura formale della procedura e ottenuta la riabilitazione. In alcuni casi possono esistere limitazioni temporanee all’esercizio di attività commerciali.Riapertura dopo NASPI percepitaSe hai percepito la NASPI dopo la chiusura della partita IVA precedente (o di un rapporto di lavoro dipendente) e vuoi riaprire, devi comunicare all’INPS l’inizio della nuova attività entro 30 giorni. Se non lo fai, rischi di dover restituire le mensilità percepite. È possibile inoltre richiedere la NASPI anticipata in unica soluzione per finanziare l’avvio della nuova attività.Riapertura come artigiano dopo libera professioneSe prima esercitavi come libero professionista (es. consulente) e ora vuoi riaprire come artigiano, devi sapere che potresti dover gestire una doppia iscrizione: alla Gestione Artigiani INPS per la nuova attività e — se mantieni anche la professione precedente — alla Gestione Separata. La gestione contributiva può diventare complessa e va pianificata con cura. Esempi pratici di riapertura partita IVAPer rendere più concrete le regole che abbiamo visto, ecco tre casi pratici di riapertura partita IVA dopo chiusura.Caso 1: web designer che riapre come fotografoMarco aveva una partita IVA come web designer (ATECO 74.10.21), chiusa nel 2020 per dedicarsi al lavoro dipendente. Nel 2026 vuole riaprire come fotografo (ATECO 74.20.19). Risultato:Cambio attività con ATECO diverso → nessun limite di tempoPuò accedere al forfettario se rispetta i requisitiNiente aliquota 5%: ha già avuto una partita IVA in passato. Si applica il 15%Caso 2: medico in pensione che riapre come consulenteLa dottoressa Anna ha chiuso la partita IVA come medico di base nel 2024 per andare in pensione. Nel 2026 vuole riaprire come consulente sanitario. Da valutare:Pensione superiore a 30.000 euro? Se sì, esclusione dal forfettarioVerificare causa ostativa relativa al lavoro precedente (collaborazioni con ex strutture sanitarie pubbliche)Necessaria iscrizione ENPAM (cassa medici) anche per attività di consulenzaAliquota 15%: già aperta partita IVA in passatoCaso 3: artigiano che riapre con stesso ATECO dopo un annoLuca, idraulico, ha chiuso la partita IVA nel 2025 per cessazione attività. Dopo un anno (2026), decide di riaprire con lo stesso codice ATECO. Risultato:Pausa di oltre 6 mesi → nessun problema anti-elusioneStesso ATECO non è un problema dopo un anno effettivo di interruzioneRiapertura serena, può accedere al forfettario se rispetta i requisitiAliquota 15% (non è prima apertura)Conseguenze fiscali della riaperturaUna preoccupazione comune di chi riapre la partita IVA è: devo pagare qualcosa per gli anni “di vacanza”? La risposta è rassicurante: no.Per gli anni in cui non hai avuto la partita IVA non si applicano imposte retroattiveI redditi percepiti come lavoratore dipendente o pensionato in quegli anni sono già stati tassati separatamenteEventuali contributi previdenziali non versati negli anni di chiusura non sono dovuti (la partita IVA non era attiva)Solo l’esercizio in corso al momento della riapertura genera nuovi obblighi fiscaliL’unica accortezza: se hai eventuali debiti fiscali pregressi non saldati al momento della chiusura precedente (es. cartelle dell’Agenzia Entrate Riscossione), questi restano dovuti e potranno essere oggetto di compensazione o pignoramento. La riapertura non li cancella.Documenti necessari e tempistichePer riaprire partita IVA dopo chiusura, prepara questi documenti.Documenti da raccogliereDocumento d’identità in corso di validitàCodice fiscaleIndirizzo di residenza aggiornatoSPID, CIE o CNS per l’invio onlineEventuale certificato di chiusura precedente (raramente richiesto, ma utile per ricostruire la propria storia fiscale)Indicazione del codice ATECO della nuova attività (se non lo conosci, puoi consultarlo sul sito ISTAT o farti aiutare dal CAF)Tempistiche di attivazioneUna volta inviata la pratica, i tempi di attivazione sono in genere rapidi:Apertura partita IVA presso Agenzia Entrate: immediata, entro 1-2 giorni lavorativiIscrizione INPS (Gestione Separata o Artigiani/Commercianti): 3-5 giorniIscrizione CCIAA: 7-10 giorni (per artigiani e commercianti)Iscrizione cassa privata (Forense, ENPAM, Inarcassa, ecc.): variabile, da 1 a 4 settimaneUna volta ottenuta la nuova partita IVA, puoi iniziare a fatturare immediatamente, anche prima del completamento delle iscrizioni accessorie. Ricorda però di adempiere a tutti gli obblighi previdenziali entro i termini per evitare sanzioni.Domande frequenti sulla riapertura della partita IVAPosso riaprire la partita IVA il giorno dopo averla chiusa?Sì, se cambi codice ATECO. Se invece mantieni la stessa attività, è opportuno attendere almeno 6 mesi per evitare contestazioni anti-elusive da parte dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto se vuoi entrare in regime forfettario.Quanto costa riaprire la partita IVA?L’apertura presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita. Costi variabili sono legati all’iscrizione CCIAA (circa 120 euro l’anno), ai contributi previdenziali (variabili in base al regime e all’attività) ed eventualmente al supporto di un consulente o CAF per la pratica.Posso entrare in regime forfettario riaprendo la partita IVA?Sì, se rispetti i requisiti: compensi anno precedente sotto 85.000 euro, reddito da dipendente o pensione sotto 30.000 euro, assenza di cause ostative e nessuna riapertura sospetta entro 6 mesi con stessa attività. Verifica sempre prima di optare per il regime.Ho diritto all’aliquota 5% se ho già avuto una partita IVA?Generalmente no. L’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni spetta solo a chi apre partita IVA per la prima volta. Chi ha già avuto una partita IVA in passato si applica il 15%. Esistono eccezioni se la nuova attività è radicalmente diversa, ma vanno valutate con interpello.Devo pagare arretrati per gli anni in cui non avevo la partita IVA?No. La riapertura non comporta tassazione retroattiva. I redditi degli anni in cui non avevi partita IVA sono già stati tassati separatamente (es. come dipendente o pensionato). Solo l’esercizio in corso al momento della riapertura genera nuovi obblighi fiscali.Cosa succede se chiudo e riapro per non superare gli 85.000 euro?Si tratta di una pratica considerata elusiva. L’Agenzia delle Entrate può contestare l’operazione e farti perdere il beneficio forfettario, applicando le imposte ordinarie più sanzioni dal 90% al 180% e interessi. È un comportamento da evitare assolutamente.Serve aiuto per riaprire la partita IVA?Riaprire una partita IVA dopo chiusura sembra semplice sulla carta, ma nasconde insidie: la scelta del regime fiscale, le cause ostative del forfettario, la gestione delle iscrizioni previdenziali, l’eventuale doppia iscrizione e — soprattutto — l’attenzione alle regole anti-elusione.Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta in tutte le fasi: dalla scelta del regime più conveniente alla compilazione del modello AA9/12, dalle iscrizioni INPS e CCIAA all’analisi preventiva delle cause ostative. Evita errori che possono costarti caro: contattaci per una consulenza personalizzata e affronta la riapertura della tua partita IVA con la sicurezza di chi è seguito da professionisti.Prenota un appuntamento presso la nostra sede di Udine o richiedi una consulenza online. Il nostro team è a tua disposizione per pianificare insieme la tua nuova partita IVA in modo sicuro, conveniente e conforme alla normativa 2026.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Luglio 6, 2026/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-06 08:00:002026-05-24 09:54:35Riaprire Partita IVA dopo Chiusura 2026: Regole, Tempi e Procedura
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOInvestimenti Strumentali Regime Forfettario 2026: Acquisto Beni e AutoUna delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine riguarda gli investimenti strumentali nel regime forfettario: se compro un computer, un’auto o un macchinario per la mia attività, posso scaricarlo dalle tasse? La risposta, purtroppo, è quasi sempre no. Nel forfettario il meccanismo di calcolo delle imposte è completamente diverso da quello del regime ordinario, è questo ha conseguenze importanti per chi deve investire nella propria attività.In questa guida ti spieghiamo in modo semplice come funzionano gli investimenti strumentali nel regime forfettario 2026, qual e il temuto limite di 20.000 euro sui beni strumentali, cosa rientra e cosa non rientra in questo calcolo, come gestire l’acquisto di un’auto e quando conviene valutare il passaggio al regime ordinario. Troverai anche esempi pratici per categoria professionale e una checklist operativa per non sbagliare.Indice dei contenutiRegola fondamentale: nel forfettario i costi non si deduconoL’unica vera eccezione: i contributi previdenzialiIl limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcolaCosa rientra nel limite 20.000 euroCosa non rientra nel limite 20.000 euroAuto in regime forfettario: conviene davvero?Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliereAttrezzature professionali per categoriaQuando conviene uscire dal forfettario per gli acquistiRegistro investimenti e quadro RSEsempio pratico: il caso di un web designerBeni usati e acquisti all’esteroDomande frequenti★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deduconoPartiamo dal principio più importante, perché è la chiave per capire tutto il resto: nel regime forfettario i costi reali della tua attività non sono deducibili. Questo significa che, qualunque spesa tu sostenga (computer, auto, attrezzature, mobili, software), non potrai sottrarla dai ricavi per ridurre le tasse. La spesa esce dalle tue tasche per intero, senza alcun risparmio fiscale.Il motivo è semplice: il forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Il coefficiente di redditività è una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO della tua attività. Per esempio, un consulente con coefficiente 78% paga le tasse sul 78% del fatturato, qualunque siano stati i suoi costi reali. Il restante 22% è considerato “costo forfettario” già compreso nel calcolo. Per questo si chiama “regime forfettario”: i costi sono già stati forfetizzati a monte. Cosa significa in pratica? Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco, consulente informatico in forfettario, fatturi 50.000 euro nel 2026 e abbia un coefficiente di redditività del 78%. Marco paghera l’imposta sostitutiva del 15% su 39.000 euro (cioè sul 78% di 50.000), quindi circa 5.850 euro di tasse. Se durante l’anno Marco ha comprato un MacBook da 3.500 euro, due monitor da 800 euro l’uno, una sedia ergonomica da 600 euro e un software da 500 euro (totale 6.200 euro), quei 6.200 euro non riducono in nessun modo le sue tasse. Sono soldi usciti dal suo conto e basta.Questo è un punto su cui molti commettono errori, soprattutto chi viene dal regime ordinario o da un’esperienza da dipendente. Nel forfettario non esistono “spese aziendali da scaricare”. Non esiste l’IVA detraibile. Non esiste l’ammortamento. Non esistono i costi di gestione. Esiste solo il forfait. Per approfondire l’argomento puoi leggere la nostra guida sulle spese deducibili nel regime forfettario 2026, dove trovi l’elenco completo di cio che si può (e cio che non si può) sottrarre.L’unica vera eccezione: i contributi previdenzialiSe hai letto fin qui pensando “ma quindi proprio nulla e deducibile?”, ti diamo una buona notizia. Esiste una sola eccezione alla regola dell’indeducibilita totale dei costi nel forfettario: i contributi previdenziali obbligatori. Questi contributi (INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti, oppure Casse private come Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI) sono gli unici “costi” che puoi sottrarre dal reddito imponibile prima di applicare l’imposta sostitutiva del 15%.Il meccanismo e questo: prima si calcola il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, poi si sottraggono i contributi previdenziali pagati nell’anno e infine si applica l’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti per il forfettario “startup”). Questo unico spiraglio di deducibilita è regolato in modo preciso e ti consigliamo di approfondirlo nella nostra guida sui contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, dove trovi calcoli, esempi e tutte le casse professionali. Tutto il resto, invece, segue la regola generale. Niente affitti deducibili, niente carburanti, niente formazione, niente attrezzature: nel forfettario sono considerati già compresi nel coefficiente. Per gli investimenti strumentali, in particolare, c’e una complicazione in più: anche se non li puoi dedurre, devi comunque tenerne traccia perché oltre una certa soglia ti fanno uscire dal regime.Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcolaVeniamo al punto forse più delicato di tutti. Anche se i beni strumentali non sono deducibili, esiste comunque un limite operativo che devi rispettare per restare nel forfettario: il valore complessivo dei beni strumentali utilizzati nei 3 anni precedenti non deve superare 20.000 euro. Se sfori questa soglia, scatta una causa ostativa e nell’anno successivo dovrai uscire dal regime forfettario per passare al regime ordinario.Attenzione a un dettaglio importante: il limite si calcola sui beni “utilizzati” nei 3 anni precedenti, non solo su quelli acquistati nell’anno in corso. Quindi se ad inizio 2026 hai già un computer comprato nel 2024 da 2.000 euro, una stampante professionale del 2025 da 1.500 euro e attrezzature varie del 2024 per 3.000 euro, sei già a 6.500 euro di beni “in uso” e dovrai calcolare quanto puoi ancora investire prima di sforare.La logica del legislatore è chiara: il forfettario è pensato per piccole attività con struttura leggera. Se la tua attività richiede investimenti importanti in beni strumentali (un magazzino pieno di macchinari, una flotta di veicoli, server e infrastrutture costose), non e più compatibile con un regime semplificato e devi passare a quello ordinario, dove peraltro potrai dedurti tutti questi costi attraverso l’ammortamento. Importante: il limite di 20.000 euro è una causa ostativa di permanenza, non di accesso. Significa che si verifica anno per anno guardando ai 3 esercizi precedenti. Se sfori nel 2026, esci dal forfettario nel 2027. Se nel 2027 hai dismesso alcuni beni e torni sotto la soglia, potrai eventualmente rientrare nel forfettario dal 2028 (sempre rispettando tutti gli altri requisiti). Tieni un controllo costante della situazione.Cosa rientra nel limite 20.000 euroA questo punto la domanda e: cosa devo conteggiare in quel limite? La regola generale e che rientrano tutti i beni strumentali pluriennali, cioè i beni che durano più di un esercizio e che vengono utilizzati per produrre il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Vediamo gli esempi più comuni:PC, laptop, smartphone e tablet usati per lavoro: vanno conteggiati al costo di acquisto comprensivo di IVA (perché il forfettario non detrae l’IVA, quindi il costo “reale” include l’imposta).Macchinari professionali di qualsiasi tipo: macchine da cucire per sarti, attrezzature da estetista, strumenti di laboratorio, attrezzi da elettricista, macchine fotografiche professionali.Auto aziendale: rientra al 50% del costo di acquisto, perché si presume un uso promiscuo (privato e professionale). Se hai pagato 30.000 euro per un’auto, ne conti 15.000 nel limite 20K.Mobili e arredi per ufficio o studio: scrivanie, sedie ergonomiche, librerie, lampade da lavoro, armadi per archivio.Software acquistati una tantum: licenze perpetue (es. AutoCAD perpetuo, Office 2024 in versione perpetua, software gestionali con licenza definitiva).Apparecchiature elettroniche di valore: stampanti professionali, server, sistemi di videosorveglianza, attrezzature audio-video.Il valore da conteggiare e il costo storico di acquisto, cioè quanto hai effettivamente speso al momento dell’acquisto, IVA inclusa (visto che nel forfettario l’IVA non è detraibile). Non si applicano riduzioni per ammortamenti o usura: il bene “vale” quanto l’hai pagato fino a quando lo dismetti dall’attività.Cosa non rientra nel limite 20.000 euroNon tutto cio che compri per la tua attività rientra nel calcolo. Vediamo cosa non si conteggia nel limite di 20.000 euro, perché questo ti permette di pianificare meglio gli acquisti senza rischiare di sforare:Materiali di consumo: carta, cancelleria, toner, materiale di pulizia, piccola minuteria. Sono spese ricorrenti che si esauriscono nell’esercizio.Spese ricorrenti e abbonamenti: abbonamenti software SaaS (Adobe Creative Cloud, Microsoft 365 in abbonamento, gestionali in cloud), domini e hosting, abbonamenti a banche dati professionali. Non sono beni strumentali ma servizi.Affitti e leasing operativi: il canone di locazione di un ufficio non rientra. Anche il noleggio a lungo termine (NLT) e il leasing operativo non si conteggiano, perché non c’e acquisto.Materie prime e merci: per artigiani e commercianti, il magazzino e le materie prime usate per produrre i beni venduti non rientrano. Sono costi di produzione, non beni strumentali.Terreni e immobili: per espressa previsione normativa, gli immobili sono esclusi dal calcolo del limite 20K, sia che si tratti di acquisto sia di affitto. Questo vale anche per chi compra lo studio professionale o il negozio.Beni di valore inferiore a 516,46 euro: tradizionalmente sono considerati beni di “modico valore” e secondo la prassi prevalente non rientrano nel calcolo. Su questo punto è sempre meglio confrontarsi con un consulente per casi specifici. Questo elenco apre opportunita interessanti di pianificazione. Se sai di dover investire molto, puoi orientarti verso soluzioni in abbonamento o noleggio per non saturare il limite di 20.000 euro. Per esempio, scegliere Microsoft 365 in abbonamento annuale anziche Office in licenza perpetua ti tiene fuori dal calcolo. Allo stesso modo, una formula di noleggio a lungo termine per l’auto è fiscalmente più “leggera” rispetto all’acquisto, almeno ai fini del limite.Auto in regime forfettario: conviene davvero?L’acquisto di un’auto nel regime forfettario e uno dei temi più spinosi. La domanda che ci sentiamo fare più spesso e: “ma se compro un’auto come partita IVA forfettaria, posso scaricarla?”. La risposta breve è no, non puoi dedurre il costo. Vediamo nel dettaglio cosa succede:Costo di acquisto: completamente non deducibile. L’auto la paghi con i tuoi soldi senza alcun beneficio fiscale.Limite 20.000 euro: il valore dell’auto rientra al 50% del costo di acquisto IVA inclusa. Esempio: auto da 30.000 euro = 15.000 euro contati nel limite, auto da 20.000 euro = 10.000 euro contati.IVA: non detraibile, perché il forfettario non gestisce l’IVA. Tutti i costi auto includono il 22% di IVA che paghi e non recuperi mai.Carburante, manutenzione, assicurazione, bollo: tutti costi non deducibili.Per fare un confronto onesto: nel regime ordinario un professionista può dedurre il 20% del costo dell’auto attraverso l’ammortamento (con un tetto di costo deducibile di 18.075,99 euro), detrarre il 40% dell’IVA e dedurre il 20% delle spese di gestione. Nel forfettario, invece, zero deduzioni e zero detrazioni IVA. Per le imprese (es. agenti di commercio, autotrasporto) le percentuali ordinarie sono ancora più alte (80% o anche 100% in alcuni casi), rendendo la differenza tra forfettario e ordinario ancora più marcata.Conclusione pratica: se per la tua attività l’auto è un investimento marginale (un consulente che si sposta poco, un freelance che lavora da casa), il forfettario va benissimo anche con un’auto modesta. Ma se sei un agente di commercio, un installatore, un fotografo che gira tutta Italia, o comunque qualcuno per cui l’auto è uno strumento di lavoro principale, il regime ordinario potrebbe essere economicamente più conveniente nonostante la maggiore complessita.Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliereLa scelta della modalità di acquisizione del bene ha un impatto importante sul calcolo del limite 20.000 euro. Vediamo le tre opzioni principali:Acquisto diretto: il bene entra nel patrimonio. Si conteggia nel limite 20K per il valore di acquisto (al 50% per le auto).Leasing finanziario: a fine contratto è prevista l’opzione di riscatto. Fiscalmente il bene si considera “utilizzato” e i canoni rientrano nel calcolo del limite 20.000 euro.Leasing operativo o noleggio a lungo termine (NLT): non c’e opzione di riscatto, il bene resta del noleggiatore. Non si conteggia nel limite 20K perché non c’e acquisto e non c’e disponibilita “patrimoniale” del bene. Per chi e in forfettario e ha bisogno di un veicolo importante, il noleggio a lungo termine (NLT) o il leasing operativo sono spesso la soluzione più intelligente. Non sono deducibili (come tutto il resto nel forfettario), ma almeno non vanno a saturare il limite di 20.000 euro, lasciandoti spazio per altri investimenti come computer, attrezzature o software. In più, il noleggio include spesso assicurazione, manutenzione e bollo in un canone unico, semplificando la gestione.Anche per i macchinari e l’attrezzatura professionale, il leasing operativo sta diventando un’opzione sempre più diffusa. Per esempio, un fotografo può noleggiare illuminazione professionale per un servizio specifico, un estetista può prendere a noleggio un macchinario per laser senza saturare il limite, un informatico può usare formule di “hardware as a service” per server e workstation.Attrezzature professionali per categoriaVediamo concretamente cosa rientra nel calcolo del limite 20.000 euro per alcune categorie professionali tipiche dei nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine:Fotografo professionistaCorpi macchina fotografici professionali (3.000-8.000 euro l’uno)Obiettivi (da 500 a 3.000 euro ciascuno)Sistema di illuminazione, flash, softboxComputer per post-produzione, monitor calibrati, hard disk esterniSoftware con licenza perpetua (ma Adobe in abbonamento NO)Drone se uso professionaleUn fotografo che inizia con un set completo da 12.000-15.000 euro e già molto vicino al limite. Conviene scaglionare gli acquisti negli anni o orientarsi su noleggio per le attrezzature di nicchia.Estetista o centro esteticoLettino professionale (1.000-3.000 euro)Macchinari per trattamenti (laser, radiofrequenza, ultrasuoni: 5.000-15.000 euro l’uno)Lampade lupe, sterilizzatori, scaldaceraMobili e arredi del centroCassa fiscale e POSLe estetiste sono tra le categorie che più rapidamente saturano il limite 20K, soprattutto se aprono un centro estetico nuovo con macchinari moderni. In molti casi conviene valutare già in partenza il regime ordinario.Elettricista o artigiano installatoreFurgone (al 50% del costo per il limite 20K)Attrezzatura specifica: cercacavi, pinze amperometriche, oscilloscopi, scaleMagazzino con materiali di scorta (i materiali sono costi di produzione, non beni strumentali)Trapani, avvitatori, sega circolare Consulente informaticoWorkstation potenti (2.000-5.000 euro)Monitor multipli, anche curvi e ad alta risoluzioneServer per laboratorio o testingSedia ergonomica, scrivania regolabileSmartphone professionale (al 100% se uso esclusivo lavorativo)Per un informatico in forfettario, in genere il limite 20K è gestibile distribuendo gli acquisti su 2-3 anni. La maggior parte dei software professionali oggi e in abbonamento, quindi non incide sul limite.Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquistiCi sono due scenari principali in cui valutare il passaggio al regime ordinario diventa una scelta razionale dal punto di vista degli investimenti:Hai bisogno di investire più di 20.000 euro in 3 anni: se la tua attività richiede strumentazione importante, sei comunque costretto ad uscire dal forfettario quando sfori il limite. Tanto vale pianificare il passaggio in modo strategico.Vuoi dedurre costi importanti: se ogni anno sostieni costi reali per più del 30-40% del fatturato (tra investimenti, affitti, dipendenti, materie prime), il forfettario probabilmente ti sta facendo pagare più tasse di quante ne pagheresti in ordinario, anche con aliquota marginale più alta.La valutazione di convenienza tra forfettario e ordinario è sempre specifica per ogni contribuente. Dipende dal coefficiente di redditività del codice ATECO, dal volume di costi reali, dai contributi previdenziali, dalla situazione familiare (perché in ordinario IRPEF si applicano le detrazioni per familiari a carico, mentre in forfettario no). Al CAF Centro Fiscale di Udine facciamo simulazioni personalizzate per capire qual e il regime più conveniente nel tuo caso specifico.Nel regime ordinario potrai dedurre il costo dei beni strumentali tramite l’ammortamento, cioè distribuendo la deduzione su più esercizi in base alla vita utile del bene (in genere dal 5% al 25% all’anno a seconda della categoria). Inoltre, per certi tipi di beni esistono incentivi specifici come l’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che permette deduzioni fino al 130-140% del costo per beni 4.0.Registro investimenti e quadro RSAnche se nel forfettario la contabilita e semplificata, gli investimenti strumentali devono essere tracciati e comunicati al Fisco. Vediamo cosa devi fare in pratica:Tieni un registro investimenti: non e formalmente obbligatorio nel forfettario, ma e fortemente consigliato. Annota data di acquisto, descrizione del bene, fornitore, importo IVA inclusa, modalità (acquisto, leasing, NLT). Ti serve per dimostrare in caso di controllo di non aver superato il limite 20K.Conserva fatture e documenti di acquisto: le fatture vanno conservate per 10 anni (5 anni per i normali documenti fiscali, ma per beni strumentali è prudente tenerle finche il bene è in uso più altri 5 anni).Comunica i dati nel Quadro RS della dichiarazione dei redditi: il forfettario compila il quadro LM ma anche un quadro RS specifico dove vanno indicati alcuni dati riepilogativi sui beni strumentali e sui costi sostenuti, anche se non deducibili.