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Tag Archivio per: busta paga 2026

CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

Quattordicesima in busta paga: a chi spetta e come si calcola

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La quattordicesima mensilità è uno dei benefit più attesi dai lavoratori dipendenti durante l’estate. Si tratta di una somma aggiuntiva rispetto alla normale retribuzione mensile, erogata generalmente a giugno o luglio, che può arrivare a valere uno stipendio intero. Eppure, non tutti i lavoratori ne hanno diritto: spetta solo a chi è coperto da contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) che la prevedono espressamente.

In questa guida completa spieghiamo chi ha diritto alla quattordicesima, quando viene pagata, come si calcola in base alle ore lavorate e al CCNL di riferimento, e cosa succede in caso di assunzione o cessazione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno. Troverai anche tabelle riassuntive e esempi pratici di calcolo per capire subito quanto spetta.

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Che cos’è la quattordicesima mensilità

La quattordicesima mensilità è una retribuzione aggiuntiva prevista da alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro a favore dei lavoratori dipendenti. Non è una prestazione obbligatoria per legge come la tredicesima (cosiddetta “gratifica natalizia”, introdotta in modo generale dal D.P.R. n. 1070/1960 per i lavoratori dell’industria e poi estesa dagli accordi collettivi), bensì un istituto contrattuale: spetta solo se il CCNL applicato al rapporto di lavoro la prevede.

In termini pratici, è come ricevere un quattordicesimo stipendio nell’arco dell’anno, in aggiunta ai dodici mensili ordinari e alla tredicesima. Il suo importo corrisponde di norma a una mensilità intera della retribuzione base (o di determinati istituti retributivi, a seconda del CCNL), proporzionata all’anzianità di servizio maturata nel periodo di riferimento.

Quattordicesima vs tredicesima: le differenze principali

CaratteristicaTredicesimaQuattordicesima
Obbligo di leggeSì (universale, D.P.R. 1070/1960 + CCNL)No (solo da CCNL che la prevede)
Periodo maturazioneGennaio–dicembreLuglio–giugno (di norma)
Data erogazione tipicaDicembreGiugno o luglio
Importo baseMensilità interaMensilità intera (o frazione, da CCNL)
TassazioneIRPEF ordinaria in busta pagaIRPEF ordinaria in busta paga

A chi spetta la quattordicesima: i settori coperti dai CCNL

Non tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto alla quattordicesima. L’istituto è esclusivamente contrattuale: spetta unicamente ai lavoratori il cui contratto collettivo applicato la prevede. Ecco i principali settori in cui è garantita:

Commercio e terziario (CCNL Confcommercio)

Il CCNL Commercio (rinnovato con accordo del 22 marzo 2024 tra Confcommercio e Filcams-CGIL, Fisascat-CISL, Uiltucs-UIL) è uno dei contratti più diffusi e prevede espressamente la quattordicesima. Riguarda i lavoratori di:

  • Grande distribuzione organizzata (supermercati, ipermercati)
  • Negozi al dettaglio e all’ingrosso
  • Agenzie di viaggio e turismo
  • Servizi alla persona (lavanderie, estetisti, ecc.)
  • Intermediazione immobiliare e assicurativa

Periodo di maturazione: 1º luglio dell’anno precedente – 30 giugno dell’anno in corso.
Data di erogazione: luglio (con la busta paga del mese).

Turismo e pubblici esercizi (CCNL FIPE)

I lavoratori di bar, ristoranti, alberghi, hotel e strutture ricettive coperti dal CCNL FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) hanno diritto alla quattordicesima.

Periodo di maturazione: 1º luglio – 30 giugno.
Data di erogazione: luglio.

Artigianato (CCNL di settore)

Molti CCNL del settore artigiano (acconciatori, estetisti, autoriparatori, panificatori) prevedono la quattordicesima. I dettagli variano da contratto a contratto: alcuni la erogano a giugno, altri a luglio, e l’importo può differire da una mensilità intera.

Agricoltura (CCNL operai agricoli)

Il CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti prevede la quattordicesima. Vengono coperte le figure di operaio a tempo indeterminato e determinato (stagionali). La data di erogazione varia per contratto provinciale.

Settori che non prevedono la quattordicesima

Attenzione: numerosi settori non prevedono la quattordicesima. Tra questi, in linea generale:

  • Industria manifatturiera (metalmeccanici, chimici, ecc.) — il CCNL Federmeccanica non la prevede
  • Edilizia (CCNL ANCE)
  • Credito e assicurazioni — salvo accordi aziendali integrativi
  • Pubblica Amministrazione — dipendenti statali e PA in genere non hanno la quattordicesima (alcune aziende pubbliche possono averla da accordi decentrati)

Per sapere con certezza se spetta, è sufficiente verificare il proprio CCNL indicato nel contratto di assunzione o nella busta paga alla voce “Contratto collettivo applicato”.

Quando viene pagata la quattordicesima nel 2026

La data di erogazione dipende dal contratto collettivo applicato. La regola generale è che la quattordicesima viene inclusa nella busta paga di giugno o di luglio:

CCNL / SettoreMese di erogazionePeriodo di maturazione
Commercio (Confcommercio)Luglio1º luglio – 30 giugno
Turismo e pubblici esercizi (FIPE)Luglio1º luglio – 30 giugno
Terziario distribuzione servizi (Confesercenti)Luglio1º luglio – 30 giugno
Artigianato (es. acconciatori)Giugno o luglioVariabile da CCNL
Agricoltura (operai)GiugnoVariabile da CCNL
Cooperative distribuzione (Coop)Luglio1º luglio – 30 giugno

La busta paga di luglio 2026 sarà quindi “doppia” per molti lavoratori del commercio e del turismo: conterrà sia la normale retribuzione di luglio sia l’importo della quattordicesima maturata dall’1 luglio 2025 al 30 giugno 2026.

Come si calcola la quattordicesima: formula e componenti

Il calcolo della quattordicesima segue una logica simile alla tredicesima: si prende la retribuzione di riferimento stabilita dal CCNL e si moltiplica per i mesi (o frazioni) di servizio effettuati nel periodo di maturazione.

La formula base

Quattordicesima = (Retribuzione mensile di riferimento ÷ 12) × Mesi maturati

Oppure, in modo equivalente:

Quattordicesima = Retribuzione mensile di riferimento × (Mesi maturati ÷ 12)

Se il lavoratore ha lavorato l’intero periodo di maturazione (12 mesi), riceve una mensilità intera. Se ha lavorato meno (per assunzione nel corso dell’anno, dimissioni, part-time, ecc.), riceve una frazione proporzionale.

Cosa comprende la “retribuzione di riferimento”

La base di calcolo può variare a seconda del CCNL. In linea generale comprende:

  • Minimo contrattuale (paga base)
  • Scatti di anzianità
  • Eventuali superminimi o indennità contrattuali consolidate

Di norma non rientrano nella base di calcolo: straordinari, rimborsi spese, provvigioni variabili, indennità di trasferta, premi di produzione non consolidati.

Consulta sempre il testo del tuo CCNL (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di riferimento) per conoscere esattamente quali voci retributive concorrono alla base di calcolo.

Proporzionamento per frazioni di mese

Molti CCNL prevedono che le frazioni di mese superiori o uguali a 15 giorni siano conteggiate come mese intero, mentre le frazioni inferiori a 15 giorni non vengano conteggiate. Alcuni contratti usano invece la proporzionalità esatta ai giorni lavorati.

La busta paga mostrerà la voce “quattordicesima” o “XIV mensilità” con l’importo lordo, dal quale verranno detratte le normali ritenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali e comunali) e previdenziali (contributi INPS a carico del lavoratore).

Esempi pratici di calcolo della quattordicesima

Vediamo alcuni esempi concreti per capire come si calcola la quattordicesima in situazioni tipiche.

Esempio 1: lavoratrice a tempo pieno con 12 mesi interi

Situazione: Laura lavora in un supermercato (CCNL Commercio Confcommercio), livello D1, con una retribuzione mensile base + scatti di anzianità di 1.600 euro lordi. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione (1 luglio 2025 – 30 giugno 2026), cioè 12 mesi interi.

Calcolo:
Quattordicesima = 1.600 euro × (12/12) = 1.600 euro lordi

Netto in busta paga (stima): Dopo le ritenute IRPEF (aliquota IRPEF del 23% per redditi fino a 28.000 euro (primo scaglione) o del 35% per redditi fino a 50.000 euro (secondo scaglione), secondo gli scaglioni in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023)), addizionali regionali/comunali (~1,5%) e contributi INPS a carico lavoratore (9,19% per i dipendenti del commercio), il netto percepito sarà orientativamente tra 1.100 e 1.200 euro.

Esempio 2: lavoratore assunto a metà periodo

Situazione: Marco è stato assunto il 1º gennaio 2026 in un bar (CCNL FIPE). La sua retribuzione mensile di riferimento è 1.400 euro lordi. Il periodo di maturazione va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi totali), ma Marco ha lavorato solo da gennaio a giugno 2026, cioè 6 mesi.

Calcolo:
Quattordicesima = 1.400 euro × (6/12) = 700 euro lordi

Esempio 3: lavoratrice part-time

Situazione: Anna lavora part-time al 50% in un negozio di abbigliamento (CCNL Commercio). La retribuzione mensile a tempo pieno sarebbe 1.500 euro, ma con il part-time al 50% la sua retribuzione mensile è 750 euro. Ha lavorato tutto il periodo di maturazione.

Calcolo:
Quattordicesima = 750 euro × (12/12) = 750 euro lordi

Il part-time incide già sulla retribuzione mensile, che è la base di calcolo. Non c’è un ulteriore proporzionamento per il part-time, a meno che il CCNL non lo preveda diversamente.

Tabella riepilogativa importi indicativi (CCNL Commercio 2026)

Livello contrattualeRetribuzione base indicativaQuattordicesima lorda (12 mesi)
Quadro (Q)~2.600 euro~2.600 euro
1º livello~2.200 euro~2.200 euro
2º livello~1.900 euro~1.900 euro
3º livello~1.750 euro~1.750 euro
D1 (ex 4º)~1.600 euro~1.600 euro
D2 (ex 5º)~1.500 euro~1.500 euro
6º livello~1.350 euro~1.350 euro

Nota: i valori sono indicativi e si riferiscono ai minimi tabellari aggiornati dopo i rinnovi contrattuali. Verificare sempre il proprio cedolino e il CCNL applicato.

Quattordicesima e assenze: cosa riduce l’importo

Non tutte le assenze incidono sulla quattordicesima nello stesso modo. È importante sapere quali eventi durante il periodo di maturazione possono ridurre o azzerare l’importo spettante.

Assenze che non riducono la quattordicesima

  • Ferie: i periodi di ferie goduti sono considerati lavorati a tutti gli effetti per il calcolo della quattordicesima
  • Malattia (entro certi limiti contrattuali): di norma i periodi di malattia indennizzata non riducono la quattordicesima, ma ogni CCNL può prevedere regole specifiche
  • Maternità obbligatoria: il periodo di congedo di maternità obbligatoria (5 mesi) è considerato lavorato
  • Permessi per legge 104/1992: i permessi mensili (3 giorni) non incidono sulla maturazione della quattordicesima; vedi anche il nostro articolo su retribuzione permessi 104 e voci contrattuali
  • Cassa integrazione ordinaria: di norma non sospende la maturazione della quattordicesima

Assenze che possono ridurre la quattordicesima

  • Aspettativa non retribuita: i periodi di aspettativa senza retribuzione sospendono la maturazione
  • Congedo parentale facoltativo (ex maternità facoltativa): a seconda del CCNL, i periodi di congedo parentale retribuiti parzialmente possono ridurre proporzionalmente la quattordicesima
  • Sciopero: i giorni di sciopero non sono considerati giorni lavorati
  • Assenze ingiustificate: riducono i mesi lavorati ai fini del calcolo

Quattordicesima in caso di cessazione del rapporto di lavoro

Se il rapporto di lavoro termina prima della data di erogazione della quattordicesima, il lavoratore ha comunque diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione. Questa somma viene liquidata insieme al TFR e alle altre competenze di fine rapporto.

Esempio: Carlo lavora nel commercio e si dimette il 31 marzo 2026. Il periodo di maturazione della quattordicesima va dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2026 (12 mesi). Carlo ha maturato 9 mesi (luglio 2025 – marzo 2026).

Con una retribuzione mensile di 1.500 euro:
Quattordicesima pro-rata = 1.500 × (9/12) = 1.125 euro lordi

Questo importo dovrà comparire nel conguaglio di fine rapporto (il cosiddetto “saldo” finale). Se il datore di lavoro non lo eroga, il lavoratore può reclamarlo, eventualmente con l’assistenza di un sindacato o del CAF.

Per approfondire la gestione del TFR e delle competenze di fine rapporto, leggi la nostra guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo 2026.

Tassazione della quattordicesima: come viene tassata in busta paga

La quattordicesima mensilità non gode di alcuna tassazione agevolata: viene tassata con la normale aliquota IRPEF, esattamente come la retribuzione mensile ordinaria e la tredicesima.

Nella busta paga del mese di erogazione (luglio per la maggior parte dei contratti del commercio), la quattordicesima si somma alla retribuzione mensile. Ciò significa che nel mese di luglio il reddito imponibile sarà circa il doppio rispetto a un mese normale, con possibile applicazione di aliquote IRPEF più alte (effetto “scaglione superiore”).

Tuttavia, il sostituto d’imposta (il datore di lavoro) è tenuto a effettuare il conguaglio fiscale di fine anno (dicembre) che ridetermina l’IRPEF complessivamente dovuta sul reddito annuo: se nel mese di luglio sono state trattenute ritenute eccessive, verrà effettuato un rimborso a dicembre. Per capire come funziona il rimborso in busta paga, consulta il nostro articolo sul rimborso 730 in busta paga 2026.

Contributi previdenziali sulla quattordicesima

La quattordicesima è soggetta anche ai contributi previdenziali INPS, sia la quota a carico del lavoratore sia quella a carico del datore di lavoro. Per i lavoratori del commercio, la quota INPS a carico del lavoratore è pari al 9,19% (salvo variazioni introdotte da eventuali sgravi contributivi).

Vale la pena ricordare che il bonus IRPEF (ex bonus Renzi) di 100 euro mensili spettante ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro (ovvero fino a 28.000 euro con particolari condizioni) viene applicato ogni mese in cui c’è una retribuzione, quindi anche sul cedolino di luglio in cui è inclusa la quattordicesima.

Quattordicesima e detrazioni: l’impatto sulle addizionali

Le addizionali regionali e comunali IRPEF vengono calcolate sul reddito complessivo annuo e trattenute dall’anno successivo (addizionali dell’anno precedente). Quindi la quattordicesima percepita nel 2026 incide sulle addizionali 2027, che verranno trattenute in busta paga nel corso del 2027.

Questo meccanismo significa che l’impatto fiscale della quattordicesima è differito di un anno per quanto riguarda le addizionali, mentre l’IRPEF viene applicata “in acconto” sul cedolino di luglio e poi conguagliata a dicembre.

Come verificare la quattordicesima in busta paga

Per controllare che l’importo della quattordicesima ricevuta sia corretto, segui questi passaggi:

  1. Identifica il tuo CCNL: guarda la busta paga e cerca la voce “Contratto collettivo applicato” o “CCNL”. Se non lo trovi, chiedi al tuo datore di lavoro o all’ufficio paghe.
  2. Verifica il periodo di maturazione: controlla quanti mesi hai lavorato nell’arco del periodo di riferimento (di solito 1º luglio – 30 giugno).
  3. Identifica la retribuzione di riferimento: dalla busta paga di giugno (o dall’ultimo cedolino prima dell’erogazione), somma le voci retributive che il CCNL include nel calcolo (minimo contrattuale + scatti di anzianità + eventuali superminimi).
  4. Applica la formula: Retribuzione di riferimento × (mesi maturati / 12).
  5. Confronta con il lordo indicato in busta paga alla voce “XIV mensilità” o “Quattordicesima”.

Se noti una discrepanza significativa, rivolgiti all’ufficio paghe, al sindacato di categoria o al CAF Centro Fiscale per un controllo dettagliato del cedolino. Il servizio di controllo buste paga è uno dei servizi più richiesti al CAF, soprattutto nel periodo estivo.

Quattordicesima ai pensionati INPS: un istituto diverso

Attenzione: esiste anche una quattordicesima per i pensionati INPS, ma si tratta di un istituto completamente diverso dalla quattordicesima dei lavoratori dipendenti. Non si deve fare confusione.

La quattordicesima pensionistica è una somma aggiuntiva alla pensione riconosciuta dall’INPS ai pensionati con redditi bassi, introdotta dalla Legge n. 127/2007. Viene erogata ogni anno con la rata di luglio ai pensionati che hanno compiuto 64 anni entro il 31 luglio dell’anno di erogazione.

Chi ha diritto alla quattordicesima pensionistica INPS

  • Pensionati con almeno 64 anni di età (compiuti entro il 31 luglio 2026)
  • Con reddito complessivo non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo INPS per i pensionati con meno di 15 anni di contributi, oppure a 2 volte il trattamento minimo per chi ha più di 15 anni di contributi (e fino a 3 volte per chi ha più di 25 anni di contributi)

Gli importi della quattordicesima INPS variano in base agli anni di contribuzione versati:

Anzianità contributivaImporto quattordicesima INPS 2026 (indicativo)
Fino a 15 anni~437 euro
Da 15 a 25 anni~546 euro
Oltre 25 anni~655 euro

Nota: gli importi vengono aggiornati annualmente in base alla variazione ISTAT. Per i valori esatti del 2026, consulta il cedolino pensione giugno 2026 o il sito ufficiale INPS.

Per il pagamento della quattordicesima INPS di luglio 2026, consulta il calendario pagamenti INPS aggiornato.

Domande frequenti (FAQ)

La quattordicesima spetta a tutti i lavoratori dipendenti?

No. Spetta solo ai lavoratori il cui CCNL la prevede espressamente. Molti settori (industria manifatturiera, edilizia, PA) non la prevedono. Controlla il tuo contratto collettivo per sapere se ne hai diritto.

Quando viene pagata la quattordicesima 2026?

Per la maggior parte dei contratti del commercio e del turismo, viene erogata con la busta paga di luglio 2026. Alcuni CCNL dell’artigianato e dell’agricoltura la erogano a giugno. Verifica il tuo contratto collettivo.

Come si calcola la quattordicesima se sono stato assunto a metà anno?

Si calcola in proporzione ai mesi lavorati nel periodo di maturazione. Se il periodo è 12 mesi e ne hai lavorati 6, riceverai il 50% della mensilità intera. Le frazioni di mese superiori a 15 giorni vengono di norma conteggiate come mese intero.

La quattordicesima viene pagata anche in caso di dimissioni?

Sì. Hai diritto alla quota maturata fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Verrà liquidata con le competenze di fine rapporto (TFR, ferie residue, ecc.).

La quattordicesima è tassata?

Sì, viene tassata con la normale aliquota IRPEF (tassazione ordinaria), esattamente come la retribuzione mensile. Non gode di regimi fiscali agevolati come, ad esempio, il TFR (tassazione separata).

Il part-time riduce la quattordicesima?

Sì, indirettamente. La quattordicesima si calcola sulla retribuzione mensile effettiva, che per un lavoratore part-time è già ridotta proporzionalmente rispetto al tempo pieno. Se lavori al 60%, la tua retribuzione mensile è il 60% di quella a tempo pieno, e di conseguenza anche la quattordicesima sarà il 60% di quella di un collega a tempo pieno con lo stesso livello contrattuale.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga la quattordicesima?

Se il CCNL la prevede e il datore di lavoro non la eroga, il lavoratore può: rivolgersi all’ufficio paghe per verificare se c’è un errore, contattare il sindacato di categoria, o presentare un esposto all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL). In ultima istanza, è possibile agire in via giudiziaria per il recupero delle somme non corrisposte.

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Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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CAF, CALCOLO E CONTROLLO BUSTE PAGHE

Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

Se sei un lavoratore dipendente e vuoi capire quante tasse paghi davvero e quanto ti rimane in busta paga, devi conoscere le detrazioni per lavoro dipendente. Nel 2026 ci sono importanti novità che influenzano direttamente il tuo stipendio netto: dalla riforma degli scaglioni IRPEF entrata a pieno regime, agli importi aggiornati delle detrazioni di base. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere, con esempi pratici e tabelle chiare.

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Cosa sono le detrazioni per lavoro dipendente

Le detrazioni per lavoro dipendente sono riduzioni dell’imposta IRPEF che spettano automaticamente a tutti i lavoratori dipendenti, ai pensionati e ad alcune categorie assimilate. In parole semplici: lo Stato riconosce che chi lavora ha spese fisse legate al lavoro (trasporti, abbigliamento professionale, ecc.) e quindi riduce la tassa da pagare.

A differenza delle deduzioni (che abbassano il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcola la tassa), le detrazioni abbassano direttamente l’imposta finale. Questo le rende particolarmente vantaggiose: ogni euro di detrazione vale un euro in meno di IRPEF da pagare.

Esistono due grandi categorie di detrazioni:

  • Detrazioni per tipo di reddito: spettano in base alla fonte del reddito (lavoro dipendente, pensione, lavoro autonomo)
  • Detrazioni per oneri e spese: spettano per spese specifiche sostenute (spese mediche, interessi mutuo, bonus ristrutturazioni, ecc.)

In questo articolo ci concentriamo sulle detrazioni per tipo di reddito da lavoro dipendente, quelle che il tuo datore di lavoro applica automaticamente ogni mese nel calcolo del cedolino paga.

La riforma IRPEF 2024-2026: i tre scaglioni vigenti

Prima di parlare delle detrazioni, è utile capire su cosa vengono applicate. Il sistema IRPEF italiano tassa il reddito in modo progressivo: più guadagni, più paghi, ma solo sulle fasce superiori.

Con la riforma introdotta dal D.Lgs. 216/2023 (Riforma fiscale 2024), siamo passati da quattro a tre scaglioni IRPEF, vigenti anche nel 2026:

Scaglione di redditoAliquota IRPEFEsempio imposta (solo su quella fascia)
Fino a 28.000 euro23%Su 28.000 euro: 6.440 euro
Da 28.001 a 50.000 euro35%Su 22.000 euro: 7.700 euro
Oltre 50.000 euro43%Su ogni euro oltre 50.000

Prima del 2024 esisteva anche lo scaglione al 25% (da 15.001 a 28.000 euro). La sua eliminazione, unita all’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, ha portato un beneficio netto per la maggior parte dei lavoratori con redditi medio-bassi.

Importante: le aliquote si applicano in modo progressivo, non sul reddito totale. Un lavoratore con 40.000 euro di reddito paga il 23% sui primi 28.000 e il 35% sui restanti 12.000, non il 35% su tutto.

Detrazioni lavoro dipendente 2026: gli importi aggiornati

La detrazione per lavoro dipendente non è un importo fisso per tutti. Dipende dal tuo reddito complessivo annuo e si riduce all’aumentare del reddito, fino ad azzerarsi oltre una certa soglia. Ecco come funziona nel 2026:

Detrazione base per redditi fino a 15.000 euro

Per i lavoratori con reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro, la detrazione è pari a 1.955 euro, purché l’imposta lorda calcolata non sia inferiore alla detrazione stessa.

Questa è la fascia della no tax area: i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 8.500 euro non pagano IRPEF, perché la detrazione copre interamente l’imposta dovuta. In pratica, fino a 8.500 euro di reddito annuo lordo, il lavoratore è esente da IRPEF.

Detrazione per redditi da 15.001 a 28.000 euro

Per redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, la detrazione non è fissa ma viene calcolata con una formula che la riduce progressivamente. L’importo parte da 1.955 euro e si abbassa all’aumentare del reddito.

La formula di calcolo è:

Detrazione = 1.910 × [(28.000 – reddito complessivo) / (28.000 – 15.000)] + 1.190 × importo aggiuntivo

Per semplificare, ecco una tabella orientativa degli importi approssimativi per questa fascia di reddito:

Reddito annuo lordoDetrazione approssimativaNo tax area?
Fino a 8.500 euroPari all’imposta dovuta (esente)Sì
10.000 eurocirca 1.840 euroNo
15.000 euro1.955 euro (massimo)No
20.000 eurocirca 1.500 euroNo
25.000 eurocirca 900 euroNo
28.000 eurocirca 600 euroNo

Detrazione per redditi da 28.001 a 50.000 euro

Nella fascia da 28.001 a 50.000 euro, la detrazione si riduce ulteriormente in modo progressivo. A 50.000 euro di reddito, la detrazione è teoricamente pari a zero.

Tuttavia, per i redditi compresi tra 25.001 e 35.000 euro, a partire dal 2024 è stata introdotta una ulteriore detrazione aggiuntiva di 65 euro (prevista dalla riforma fiscale come misura di compensazione per la fascia di reddito che aveva beneficiato meno della riduzione degli scaglioni IRPEF).

Oltre i 50.000 euro: detrazione azzerata

Per redditi superiori a 50.000 euro, la detrazione da lavoro dipendente è pari a zero. Il lavoratore con redditi alti non beneficia di questa agevolazione. Può tuttavia detrarre altre spese specifiche (interessi mutuo, spese mediche, ecc.).

La novità del 2024 rimasta in vigore nel 2026: addio allo scaglione al 25%

La modifica più rilevante degli ultimi anni per i lavoratori dipendenti è l’eliminazione dello scaglione IRPEF al 25%. Prima del 2024, la fascia di reddito da 15.001 a 28.000 euro era tassata al 25%. Dal 2024 questa fascia è stata accorpata alla prima (23%), con un risparmio concreto per chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro.

Esempio concreto: un lavoratore con reddito di 25.000 euro pagava, prima del 2024, il 23% sui primi 15.000 euro (3.450 euro) e il 25% sui successivi 10.000 euro (2.500 euro), per un totale di 5.950 euro. Dal 2024 paga il 23% su tutti i 25.000 euro: 5.750 euro. Risparmio: 200 euro l’anno.

Questo vantaggio è confermato per il 2026: la struttura a tre scaglioni rimane invariata.

Come si calcola la detrazione in busta paga ogni mese

Il datore di lavoro (o il consulente del lavoro che gestisce le paghe) calcola e applica automaticamente le detrazioni ogni mese. Ecco il meccanismo semplificato:

  1. Calcolo del reddito lordo mensile: stipendio base + eventuali indennità + straordinari
  2. Proiezione annua: il reddito mensile viene moltiplicato per 12 (o per i mesi di lavoro previsti) per stimare il reddito annuo
  3. Calcolo della detrazione annua spettante: in base alla fascia di reddito annuo stimato
  4. Divisione mensile: la detrazione annua viene divisa per 12 e applicata ogni mese
  5. Conguaglio a fine anno: a dicembre (o alla cessazione del rapporto) si effettua il ricalcolo definitivo, restituendo eventuali detrazioni non godute o recuperando quelle eccedenti

Il risultato in busta paga è che l’IRPEF trattenuta dal datore di lavoro è già “scontata” delle detrazioni spettanti. Non devi fare nulla: è automatico.

Attenzione al part-time e ai lavori stagionali: se lavori part-time o hai un contratto di pochi mesi, le detrazioni vengono ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi. Questo può creare situazioni in cui il conguaglio di fine anno porta a versare IRPEF aggiuntiva (se si è goduto di detrazioni eccessive) o a ricevere rimborsi.

Esempio pratico: quanto cambia in busta paga nel 2026

Vediamo tre esempi concreti per capire l’impatto delle detrazioni sulla busta paga mensile netta nel 2026.

Caso 1: lavoratore con stipendio annuo lordo di 20.000 euro

Immaginiamo Marco, impiegato part-time con stipendio lordo annuo di 20.000 euro (circa 1.538 euro lordi al mese su 13 mensilità).

  • Reddito lordo annuo: 20.000 euro
  • IRPEF lorda (23% su 20.000): 4.600 euro
  • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 1.500 euro (fascia 15.001-28.000 euro)
  • IRPEF netta annua: 4.600 – 1.500 = 3.100 euro
  • Addizionali regionali e comunali (stima media): circa 300 euro
  • Trattenute IRPEF complessive mensili: circa 283 euro al mese

Caso 2: lavoratore con stipendio annuo lordo di 30.000 euro

Sara lavora a tempo pieno con un reddito annuo lordo di 30.000 euro.

  • Reddito lordo annuo: 30.000 euro
  • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (2.000 × 35%) = 6.440 + 700 = 7.140 euro
  • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 400 euro (fascia 28.001-50.000 euro)
  • Ulteriore detrazione aggiuntiva (fascia 25.001-35.000): 65 euro
  • IRPEF netta annua: 7.140 – 400 – 65 = 6.675 euro
  • Addizionali: circa 450 euro
  • Trattenute mensili: circa 594 euro al mese

Caso 3: lavoratore con stipendio annuo lordo di 45.000 euro

Luca è quadro aziendale con un reddito di 45.000 euro l’anno.

  • Reddito lordo annuo: 45.000 euro
  • IRPEF lorda: (28.000 × 23%) + (17.000 × 35%) = 6.440 + 5.950 = 12.390 euro
  • Detrazione lavoro dipendente spettante: circa 50 euro (quasi azzerata)
  • IRPEF netta annua: 12.390 – 50 = 12.340 euro
  • Addizionali: circa 700 euro
  • Trattenute mensili: circa 1.086 euro al mese

Come si vede chiaramente, la detrazione è tanto più vantaggiosa quanto più basso è il reddito. Per i redditi medio-alti il suo peso si riduce significativamente.

Detrazioni per familiari a carico: cosa cambia nel 2026

Oltre alla detrazione base per tipo di reddito, i lavoratori dipendenti possono beneficiare di detrazioni aggiuntive per familiari fiscalmente a carico. Nel 2026 valgono le seguenti regole:

Coniuge a carico

Se il coniuge (o la parte di un’unione civile) ha un reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro, è considerato fiscalmente a carico. In questo caso spetta una detrazione di 950 euro (modulata in base al reddito del richiedente).

La detrazione per il coniuge a carico si riduce all’aumentare del reddito del lavoratore e si azzera oltre i 40.000 euro circa. Per i redditi superiori a 80.000 euro, la detrazione è completamente azzerata.

Figli a carico: attenzione alla riforma Assegno Unico

Questo è uno dei punti che genera più confusione. Dal 2022, con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni per figli a carico fino a 21 anni sono state abolite e sostituite dall’assegno mensile INPS.

In busta paga, quindi, non trovi più la detrazione per figli minori di 21 anni. L’Assegno Unico viene erogato direttamente dall’INPS ogni mese sul conto corrente del genitore richiedente.

Rimangono invece le detrazioni fiscali per i figli di età superiore a 21 anni, con un importo di 950 euro per figlio (anche questa modulata in base al reddito).

Altri familiari a carico

Per altri familiari a carico (genitori, fratelli, suoceri conviventi con reddito sotto 2.840,51 euro), spetta una detrazione complessiva di 750 euro, da ripartire tra tutti i familiari che ne hanno diritto.

Come richiedere le detrazioni: il modulo al datore di lavoro

Per beneficiare delle detrazioni in busta paga, devi presentare al tuo datore di lavoro una dichiarazione di spettanza. Questa dichiarazione va consegnata:

  • All’inizio del rapporto di lavoro
  • Ogni anno (solitamente a gennaio)
  • In caso di variazioni nel corso dell’anno (cambio di reddito, nascita di un figlio, matrimonio, separazione, ecc.)

Il modulo viene fornito dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro. Nel modulo indichi:

  • Reddito stimato per l’anno in corso (inclusi altri eventuali redditi)
  • Eventuale coniuge/convivente a carico
  • Eventuali figli over 21 anni a carico
  • Eventuale richiesta di ulteriori detrazioni (redditi da locazione, mutuo, ecc.)

Attenzione: se non presenti la dichiarazione, il datore di lavoro applica comunque le detrazioni minime spettanti per legge. Ma se hai diritto a detrazioni aggiuntive (familiari a carico), devi richiederle esplicitamente.

Cosa succede se indichi un reddito sbagliato? Se sovrastimi il reddito, pagherai più IRPEF del dovuto in corso d’anno e riceverai un rimborso con il conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi. Se sottostimi il reddito, pagherai meno IRPEF ma dovrai versare la differenza al conguaglio di dicembre (o nel 730 dell’anno successivo).

Il conguaglio fiscale di fine anno: cosa aspettarsi in busta paga

Ogni anno, generalmente nel mese di dicembre (o a cessazione del rapporto di lavoro), il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale. Si tratta del ricalcolo definitivo dell’IRPEF, confrontando:

  • L’IRPEF trattenuta mese per mese durante l’anno
  • L’IRPEF effettivamente dovuta in base al reddito effettivo e alle detrazioni reali spettanti

Il risultato può essere:

  • Conguaglio a credito: hai pagato più del dovuto → ricevi una somma in più in busta paga a dicembre
  • Conguaglio a debito: hai pagato meno del dovuto → ti viene trattenuta una somma aggiuntiva

Le situazioni che più frequentemente causano un conguaglio a debito sono:

  • Cambio di lavoro in corso d’anno (due datori di lavoro, due set di detrazioni applicate)
  • Redditi aggiuntivi (affitti, partita IVA marginale, ecc.) non comunicati al datore
  • Scatto di livello o aumento di stipendio a metà anno
  • Tredicesima: incide sul reddito annuo e può spostare il contribuente in una fascia di detrazione inferiore

Per evitare brutte sorprese a dicembre, è utile fare una simulazione del reddito annuo a metà anno, eventualmente con l’aiuto del CAF.

Detrazioni e part-time: come funziona il ragguaglio

I lavoratori part-time o con contratti a tempo determinato hanno diritto alle stesse detrazioni dei lavoratori full-time, ma ragguagliate ai giorni di lavoro effettivi nell’anno solare.

La formula è: Detrazione annua × (giorni lavorati / 365)

Esempio: una lavoratrice con contratto di 6 mesi (180 giorni) e reddito annuo di 10.000 euro ha diritto a una detrazione pari a circa:

1.840 euro × (180/365) = circa 907 euro di detrazione

Questo meccanismo garantisce che nessuno sia penalizzato per avere lavorato solo una parte dell’anno.

Lavoratori con più datori di lavoro: cosa fare

Se durante l’anno hai avuto due o più datori di lavoro (cambio lavoro, lavori contemporanei), ogni datore applica le detrazioni in modo indipendente, come se il suo stipendio fosse l’unico reddito.

Questo porta quasi sempre a un conguaglio a debito a fine anno: hai goduto di più detrazioni del dovuto (ciascun datore ne ha applicate il massimo), mentre il fisco calcola le detrazioni spettanti sull’intero reddito annuo cumulato.

Soluzione: se cambi lavoro, comunica al nuovo datore il reddito percepito dal precedente datore (tramite il CU – Certificazione Unica). Questo permette al nuovo datore di calcolare le detrazioni correttamente sull’intero reddito annuo stimato, evitando il conguaglio a debito.

In ogni caso, con il Modello 730 presentato l’anno successivo, il CAF effettua la liquidazione definitiva e rimborsa (o addebita) eventuali differenze.

Riepilogo: tabella detrazioni lavoro dipendente 2026

Reddito complessivo annuoDetrazione base lavoro dipendenteNote
Fino a 8.500 euroPari all’imposta (esente da IRPEF)No tax area dipendenti
Da 8.501 a 15.000 euro1.955 euro (massimo)Importo fisso massimo
Da 15.001 a 28.000 euroDa 1.955 a circa 600 euroRiduzione progressiva
Da 25.001 a 35.000 euro+ 65 euro aggiuntiviDetrazione extra riforma 2024
Da 28.001 a 50.000 euroDa circa 600 euro a 0Azzeramento progressivo
Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

Quando conviene fare il 730: il ruolo del CAF

Le detrazioni in busta paga vengono applicate automaticamente, ma nella dichiarazione dei redditi (Modello 730) puoi beneficiare di molte altre detrazioni aggiuntive che il datore di lavoro non può applicare:

  • Spese mediche e sanitarie (detrazione 19%)
  • Interessi passivi sul mutuo per l’abitazione principale (detrazione 19%, max 4.000 euro di interessi)
  • Spese per istruzione (asili nido, università)
  • Bonus ristrutturazioni, ecobonus, sismabonus
  • Spese funebri, veterinarie, abbonamenti ai trasporti pubblici
  • Erogazioni liberali a ONLUS e enti del Terzo Settore

Il CAF Centro Fiscale ti assiste nella compilazione del Modello 730, verificando che tu ottenga tutte le detrazioni spettanti e che i dati inseriti siano corretti. Un errore nel 730 può costare caro: sanzioni, interessi e stress. Affidarsi a un professionista è sempre la scelta più conveniente.

Puoi trovare ulteriori informazioni sull’ottimizzazione fiscale anche in questi articoli correlati:

  • Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
  • Assegni Nucleo Familiare INPS 2026/2027: Tabelle Importi, Requisiti e Guida Completa
  • Bonus Donne 2026: Requisiti, Importi e Come Fare la Domanda

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Domande frequenti (FAQ)

Le detrazioni lavoro dipendente si applicano anche ai contratti a tempo determinato?

Sì, le detrazioni si applicano a tutti i lavoratori dipendenti indipendentemente dalla tipologia contrattuale (tempo determinato, indeterminato, apprendistato, somministrazione). L’importo viene ragguagliato ai giorni di lavoro effettivi nell’anno.

Posso rinunciare alle detrazioni in busta paga per ottenerle tutte con il 730?

No. Le detrazioni per tipo di reddito vengono sempre applicate mensilmente dal datore di lavoro. Non è possibile rinunciarvi per accumularle nel 730. Le detrazioni per oneri e spese (mediche, mutuo, ecc.) sono invece sempre dichiarate nel 730.

Ho un secondo lavoro: posso chiedere le detrazioni a entrambi i datori?

Tecnicamente ogni datore di lavoro le applica automaticamente, ma puoi richiedere che uno dei due non le applichi per evitare il conguaglio a debito di fine anno. Con il modulo di dichiarazione di spettanza puoi indicare di voler beneficiare delle detrazioni solo presso uno dei datori.

La no tax area vale anche per le addizionali regionali e comunali?

No. La no tax area (soglia di esenzione IRPEF) vale solo per l’IRPEF erariale. Le addizionali regionali e comunali possono avere soglie di esenzione diverse, stabilite da ciascuna Regione e Comune. Alcuni enti applicano detrazioni locali che ampliano l’esenzione, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale.

Cosa succede se cambio lavoro a metà anno e il nuovo datore non sa del reddito precedente?

Se non comunichi al nuovo datore il reddito percepito in precedenza, lui applicherà le detrazioni come se lavorassi da gennaio. A fine anno, con il conguaglio o il 730, emergerà un debito IRPEF che dovrai pagare. Per evitarlo, consegna sempre la CU del precedente datore al nuovo.

Le detrazioni cambiano se mi sposo o mi separo?

Sì. Matrimonio, separazione, nascita di un figlio, o qualsiasi cambiamento nella composizione del nucleo familiare influenzano le detrazioni per familiari a carico. Devi comunicare questi eventi al tuo datore di lavoro tempestivamente, compilando un nuovo modulo di dichiarazione di spettanza.

Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-02 11:49:372026-06-02 10:17:18Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga

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