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Tag Archivio per: aliquote irpef 2026

NOTIZIE

Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  • Come funziona l'IRPEF oggi
  • La proposta: dal 23% al 22%
  • Chi beneficia del taglio
  • Quanto si risparmia concretamente
  • L'iter della Legge di Bilancio 2027
  • Domande frequenti

Il governo italiano sta studiando un’ulteriore riduzione dell’IRPEF per i lavoratori e i pensionati con redditi medio-bassi. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da La Legge per Tutti, nella prossima Legge di Bilancio 2027 potrebbe essere previsto un taglio dell’aliquota del primo scaglione dal 23% al 22%, a beneficio di chi guadagna fino a 28.000 euro l’anno. Una misura che si inserisce nel solco della riforma fiscale avviata con il DLgs 216/2023 e che punta a ridurre il carico fiscale sui contribuenti a reddito basso e medio.

Come funziona l’IRPEF oggi

L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) colpisce i redditi prodotti in Italia da persone fisiche residenti e non residenti. Dal 2024, in seguito alla riforma introdotta dal DLgs 216/2023, il sistema si articola su tre scaglioni:

Scaglione di redditoAliquota attuale
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

Questa struttura ha sostituito il precedente sistema a quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%) che era in vigore fino al 31 dicembre 2023. La riforma del 2024 aveva già portato un beneficio concreto per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, eliminando l’aliquota intermedia del 25%.

La proposta: dal 23% al 22%

Secondo quanto riportato da La Legge per Tutti, il governo starebbe valutando di abbassare di un punto percentuale l’aliquota del primo scaglione IRPEF: dall’attuale 23% al 22%. La misura si applicherebbe ai redditi imponibili fino a 28.000 euro annui, la soglia che delimita il primo scaglione.

La proposta fa parte di un più ampio pacchetto di interventi fiscali che il governo intende inserire nella Legge di Bilancio 2027, attualmente in fase di elaborazione. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati con redditi modesti, categorie che tradizionalmente sopportano un carico proporzionalmente più elevato rispetto ai contribuenti con redditi alti, anche grazie all’accesso a regimi fiscali agevolati come il regime forfettario.

Attenzione: si tratta ancora di una proposta in discussione, non di una norma approvata. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre 2026 e approvata entro il 31 dicembre 2026.

Chi beneficia del taglio

Il taglio dell’aliquota al 22% interessa potenzialmente tutti i contribuenti IRPEF, poiché il primo scaglione si applica ai primi 28.000 euro di reddito per chiunque. Tuttavia, il beneficio effettivo è maggiore in termini relativi per chi ha un reddito complessivo che non supera o supera di poco questa soglia.

In concreto, potrebbero beneficiare della misura:

  • Lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro (inclusi part-time, stagionali, apprendisti);
  • Pensionati con assegni mensili fino a circa 2.150 euro lordi;
  • Lavoratori autonomi in regime ordinario con redditi imponibili bassi;
  • Contribuenti con redditi misti (es. lavoro dipendente + affitti o altri redditi), per la parte rientrante nel primo scaglione.

Restano invece esclusi dal beneficio i titolari di partita IVA in regime forfettario, che già pagano un’imposta sostitutiva dell’IRPEF (5% o 15% a seconda dei casi) e non sono soggetti agli scaglioni ordinari.

Quanto si risparmia concretamente

La riduzione di un punto percentuale sull’intero primo scaglione produce un risparmio massimo di 280 euro l’anno (1% di 28.000 euro) per chi ha un reddito imponibile pari o superiore a 28.000 euro. Chi guadagna di meno risparmia proporzionalmente:

Reddito imponibileRisparmio annuo (stima)Risparmio mensile (stima)
10.000 euro100 euro~8 euro
15.000 euro150 euro~12,50 euro
20.000 euro200 euro~16,70 euro
28.000 euro o piu280 euro~23,30 euro

Si tratta di cifre moderate ma significative per chi ha redditi contenuti. Va precisato che il risparmio effettivo dipende anche dalle detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili), che possono ridurre ulteriormente l’imposta netta dovuta.

L’iter della Legge di Bilancio 2027

La misura, se confermata, diventerebbe operativa a partire dal 1 gennaio 2027. Il percorso legislativo prevede:

  1. Presentazione DDL Bilancio 2027 al Parlamento: entro il 15 ottobre 2026;
  2. Esame e approvazione da parte di Camera e Senato: ottobre-dicembre 2026;
  3. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore: entro il 31 dicembre 2026;
  4. Applicazione sui redditi 2027, con effetti visibili in busta paga dal gennaio 2027 (per i lavoratori dipendenti, tramite il sostituto d’imposta).

Come sempre nelle manovre finanziarie, la misura potrebbe essere confermata, modificata o anche stralciata in sede parlamentare a seconda delle risorse disponibili e delle priorità politiche. Torneremo ad aggiornare questa notizia non appena il testo del disegno di legge sarà ufficialmente depositato.

Domande frequenti sul taglio IRPEF

Quando entra in vigore il taglio IRPEF al 22%?

La proposta, se approvata nella Legge di Bilancio 2027, entrerebbe in vigore dal 1 gennaio 2027. Al momento è ancora in fase di discussione e non è stata inserita in un testo normativo ufficiale.

Chi non beneficia del taglio?

I titolari di partita IVA in regime forfettario non beneficiano della riduzione, poiché non pagano l’IRPEF ordinaria ma un’imposta sostitutiva (5% nei primi cinque anni, 15% a regime). Sono inoltre escluse le società di capitali, che non sono soggette all’IRPEF.

Qual è la differenza rispetto alla riforma del 2024?

La riforma del 2024 (DLgs 216/2023) aveva ridotto gli scaglioni da quattro a tre, eliminando l’aliquota del 25% e portando il primo scaglione al 23% per redditi fino a 28.000 euro. La proposta attuale rappresenta un’ulteriore riduzione di un punto percentuale, sempre sul primo scaglione.

Il taglio vale anche per i pensionati?

Si. Le pensioni sono redditi soggetti a IRPEF ordinaria, quindi i pensionati con assegno annuo fino a 28.000 euro lordi beneficerebbero dell’intera riduzione (massimo 280 euro annui). L’effetto si rifletterebbe nelle rate mensili della pensione, tramite trattenuta del sostituto d’imposta (INPS).


Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 12:00:002026-08-29 14:34:25Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro
NOTIZIE

IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una delle novità più rilevanti della riforma fiscale in corso riguarda l’addizionale IRPEF regionale: con le nuove norme che stanno prendendo forma, le Regioni italiane potrebbero ottenere la facoltà di abbassare – fino ad azzerare – questa voce che pesa ogni anno sulle buste paga e sui redditi dei contribuenti. Una flessibilità finora mai concessa, che apre scenari inediti nell’autonomia tributaria territoriale.

Indice dei contenuti

  • Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF
  • Cosa prevede la nuova riforma
  • Chi ci guadagna e chi rischia
  • Quando entreranno in vigore le modifiche
  • Domande e risposte

Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF

L’addizionale regionale all’IRPEF è un’imposta che si aggiunge all’IRPEF nazionale e viene pagata dai contribuenti a favore della propria Regione di residenza. In parole semplici: oltre alle tasse che versate allo Stato per il vostro reddito, ne versate un’altra quota alla Regione dove vivete.

L’aliquota base è fissata per legge all’1,23% del reddito imponibile, ma ogni Regione può applicare una maggiorazione aggiuntiva fino a 2,10 punti percentuali (aliquota massima complessiva: 3,33%). Nella pratica, quasi tutte le Regioni applicano aliquote superiori al minimo, con alcune che arrivano vicino al tetto. Per sapere quanta addizionale state pagando oggi, potete consultare la nostra guida completa: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale.

Cosa prevede la nuova riforma

Secondo quanto riportato da Commercialista Telematico il 27 agosto 2026, il processo di riforma fiscale in atto sta ridisegnando i rapporti tra Stato centrale e Regioni in materia di IRPEF. La novità chiave è la seguente: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di modulare l’addizionale IRPEF in modo più flessibile rispetto ad oggi, inclusa la possibilità – mai prevista finora – di portarla fino a zero.

In sostanza, una Regione potrebbe decidere di non applicare alcuna addizionale IRPEF ai propri residenti, rinunciando a questa entrata fiscale in cambio di altri vantaggi competitivi (attrazione di residenti, investimenti, lavoratori). Si tratta di una logica di competizione fiscale tra territori, analoga a quella già esistente in altri Paesi europei con sistemi federali.

La riforma prevede anche la possibilità di differenziare le aliquote per scaglioni di reddito a livello regionale, creando una vera e propria IRPEF “su misura” per ogni territorio. Questo significa che una Regione potrebbe scegliere di azzerare l’addizionale per i redditi bassi e mantenerla (o alzarla) per i redditi più alti, oppure viceversa.

Chi ci guadagna e chi rischia

L’impatto di questa riforma dipenderà in larga misura dalle scelte che ogni singola Regione farà. Possiamo individuare due scenari principali:

  • Regioni che abbassano (o azzerano) l’addizionale: i contribuenti residenti avranno un beneficio diretto in busta paga o nel conguaglio fiscale annuale. Per un reddito medio di 25.000 euro, ogni punto percentuale di addizionale vale circa 250 euro l’anno. Un azzeramento completo potrebbe quindi tradursi in un risparmio significativo.
  • Regioni che mantengono o alzano l’addizionale: non cambierà nulla per i contribuenti, oppure potrebbero subire un aggravio se la Regione decide di sfruttare la nuova flessibilità al rialzo.

Il rischio principale della riforma è quello di aumentare le disparità territoriali: i contribuenti residenti in Regioni ricche e con bilanci in ordine potrebbero godere di sgravi fiscali, mentre quelli in Regioni con deficit sanitari o sociali potrebbero trovarsi con addizionali più alte. Un tema molto dibattuto nel contesto del più ampio progetto di autonomia differenziata.

Per chi è pensionato, il discorso è rilevante: l’addizionale regionale viene trattenuta sulla pensione e incide sull’importo netto mensile. Se siete curiosi di capire quante tasse pagate sulla pensione, leggete: Pensione e Tasse: Quanto Resta in Tasca Davvero nel 2026.

Quando entreranno in vigore le modifiche

Al momento, la riforma è ancora in fase di definizione legislativa. Le norme dovranno essere recepite con appositi decreti attuativi e, successivamente, ogni Regione dovrà adottare le proprie delibere per modificare le aliquote dell’addizionale. I tempi non sono ancora certi, ma è ragionevole ipotizzare che gli effetti concreti sui contribuenti potrebbero arrivare non prima del 2027, con delibere regionali da adottare entro le scadenze previste dalla legge.

Nel frattempo, per il 2026, le aliquote dell’addizionale regionale restano quelle già deliberate da ciascuna Regione. Se volete sapere cosa state pagando oggi nella vostra Regione, il punto di riferimento rimane la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: tutte le aliquote aggiornate.

Domande e risposte

Le Regioni possono davvero azzerare l’addizionale IRPEF?

Con la riforma fiscale in corso, sì: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di portare l’addizionale IRPEF anche a zero. Finora questa possibilità non era prevista: il minimo era l’aliquota base dell’1,23%. La nuova norma è ancora in fase di approvazione definitiva.

Quando potrei vedere meno trattenute in busta paga?

Non prima del 2027, e solo se la tua Regione decide di ridurre o azzerare l’addizionale. Per il 2026 le aliquote restano invariate rispetto a quelle già deliberate.

Come si calcola l’addizionale regionale IRPEF?

L’addizionale si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla tua Regione al reddito imponibile IRPEF. Ad esempio, con un reddito di 25.000 euro e un’aliquota del 2%, l’addizionale regionale annua è di 500 euro.

Tutte le Regioni azzereranno l’addizionale?

Non necessariamente. La riforma dà la facoltà, non l’obbligo. Le Regioni con bilanci in difficoltà potrebbero mantenere o addirittura aumentare l’addizionale per non perdere entrate fondamentali destinate a sanità e servizi sociali.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-27 19:08:002026-08-27 18:25:57IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2026

Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.

In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.

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Indice dei contenuti

  1. Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale
  2. Calendario delle scadenze IRPEF 2026
  3. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore
  4. Come calcolare il saldo IRPEF 2026
  5. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale
  6. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate
  7. Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito
  8. Soglie minime per i versamenti IRPEF
  9. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF
  10. Rateizzazione dei versamenti IRPEF
  11. Errori e ritardi: ravvedimento operoso
  12. Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026
  13. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale

Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.

Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.

Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.

La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Calendario delle scadenze IRPEF 2026

Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.

ScadenzaAdempimentoNote
30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile
30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)
30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni
30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione
25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore
30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica
30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVA

La data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.

Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate.

Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore

Per calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).

Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovuta
Fino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibile
Oltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000
Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000

Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.

Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata.

Come calcolare il saldo IRPEF 2026

Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.

Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF

  • 1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).
  • 2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).
  • 3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.
  • 4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.
  • 5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).
  • 6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.
  • 7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.
  • 8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.

Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).

Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro.

Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale

L’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.

Metodo storico: calcolo automatico sul 2025

Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.

Metodo previsionale: stima sui redditi 2026

Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.

La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale.

Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate

L’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.

Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenze
Fino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026
Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026

La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.

Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.

E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).

Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito

La maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.

Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.

Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.

Soglie minime per i versamenti IRPEF

Non sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.

Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenza
Saldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovuto
Acconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto
1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rata
Addizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovuta
Addizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovuta

La soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).

Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori.

Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF

Per versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.

Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)
4001Saldo IRPEF2025
4033Primo acconto IRPEF2026
4034Secondo acconto IRPEF2026
3801Addizionale regionale IRPEF2025
3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.

I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

Rateizzazione dei versamenti IRPEF

Il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.

  • Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.
  • Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.
  • Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.
  • Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.

La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni.

Errori e ritardi: ravvedimento operoso

Se non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.

Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressi
Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuo
Da 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuo
Da 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuo
Entro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuo
Oltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuo

Il ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026

Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.

Esempio 1: dipendente con redditi da locazione

Anna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.

Esempio 2: professionista in regime ordinario

Luca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.

Esempio 3: pensionato con seconda casa

Giuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.

Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi.

Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

Quando scade il saldo IRPEF 2026?

Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.

Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?

L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.

Quali sono le aliquote IRPEF 2026?

Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.

Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?

Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.

Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?

Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.

Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?

Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.

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Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAF

Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.

Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.

Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno dei passaggi fiscali piu importanti per contribuenti, partite IVA, lavoratori autonomi e dipendenti che presentano la dichiarazione dei redditi. La gestione corretta di queste scadenze permette di evitare sanzioni, interessi e ravvedimenti, garantendo al tempo stesso una pianificazione finanziaria piu efficace per l’intero anno.

In questa guida completa trovi il calendario delle scadenze IRPEF 2026 riferite all’anno d’imposta 2025, le modalita per calcolare il saldo e gli acconti con il metodo storico e previsionale, i codici tributo da utilizzare nel modello F24, le regole per la rateizzazione e i casi specifici per dipendenti, autonomi, forfettari e pensionati.

Indice dei contenuti

  1. Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo
  2. Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF
  3. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale
  4. Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali
  5. Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento
  6. Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026
  7. Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario
  8. IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730
  9. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
  10. Domande frequenti

Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo

Le scadenze IRPEF 2026 riguardano l’anno d’imposta 2025 e seguono il calendario stabilito dal DPR 435/2001 e successive modifiche. Conoscere con esattezza le date e i meccanismi del versamento e fondamentale per evitare ritardi e per programmare la liquidita aziendale e familiare.

Ecco le principali scadenze da segnare in calendario per il 2026:

  • 30 giugno 2026: termine ordinario per il versamento del saldo IRPEF 2025 e del primo acconto IRPEF 2026, senza alcuna maggiorazione.
  • 30 luglio 2026: termine prorogato con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse, per chi sceglie di differire il pagamento.
  • 30 novembre 2026: scadenza unica per il versamento del secondo o unico acconto IRPEF relativo all’anno d’imposta 2026.
  • 30 settembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026.
  • 30 novembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello Redditi PF 2026.

Per i soggetti ISA (Indici Sintetici di Affidabilita fiscale) e per i contribuenti in regime forfettario, e prevista una proroga abituale al 20 luglio 2026 senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto attuativo. La proroga viene generalmente comunicata con DPCM nei mesi precedenti la scadenza.

Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF

Il sistema fiscale italiano per l’IRPEF si basa su un meccanismo di versamento anticipato: il contribuente paga in via preventiva una parte dell’imposta che si presume dovuta per l’anno in corso (acconto), per poi conguagliare l’anno successivo con il saldo. In sintesi:

  • il saldo IRPEF rappresenta il conguaglio definitivo dell’imposta dovuta per l’anno d’imposta concluso (es. nel 2026 si paga il saldo riferito al 2025);
  • il primo acconto IRPEF e una somma versata anticipatamente per l’anno d’imposta in corso (es. nel 2026 si versa l’acconto per l’IRPEF 2026);
  • il secondo acconto IRPEF integra il primo per coprire l’intero anticipo previsto dalla legge.

Il meccanismo nasce dalla necessita dello Stato di anticipare il gettito fiscale ed evitare l’eccessiva concentrazione dei versamenti in un unico momento. Per il contribuente, questo comporta la necessita di una pianificazione finanziaria piu attenta, soprattutto per chi ha redditi variabili.

L’importo dell’acconto e calcolato in misura pari al 100% dell’IRPEF dovuta per l’anno precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute (cosiddetta “imposta storica”). Il contribuente puo tuttavia scegliere di applicare il metodo previsionale, ricalcolando l’acconto sulla base dei redditi attesi per l’anno in corso.

Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale

Il contribuente puo scegliere tra due modalita di calcolo dell’acconto IRPEF: il metodo storico e il metodo previsionale. La scelta dipende dalla situazione reddituale dell’anno in corso e dalle previsioni future.

Metodo storico

Il metodo storico e il metodo standard ed e calcolato sull’imposta dovuta nell’anno precedente. Si fa riferimento al rigo “Differenza” della dichiarazione dei redditi (rigo RN34 del Modello Redditi PF, rigo 70 del 730), che rappresenta l’IRPEF dovuta al netto di detrazioni, crediti e ritenute.

  • se l’imposta dell’anno precedente e inferiore o pari a 51,65 euro: nessun acconto e dovuto;
  • se l’imposta e superiore a 51,65 euro: l’acconto e pari al 100% dell’imposta storica.

Esempio pratico: se la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) presenta un’IRPEF dovuta pari a 4.000 euro, l’acconto totale per il 2026 sara di 4.000 euro, da versare in due rate.

Metodo previsionale

Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto in base ai redditi che si presume di conseguire nell’anno in corso. E particolarmente utile quando si prevede una riduzione significativa del reddito, ad esempio per cessazione dell’attivita, riduzione del fatturato o cambio di regime fiscale.

Attenzione: scegliendo il metodo previsionale, in caso di errato calcolo (acconto versato inferiore al dovuto), si applicano sanzioni sulla differenza, riducibili tramite ravvedimento operoso. E quindi consigliabile applicare il metodo previsionale solo con previsioni prudenziali e documentabili.

Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali

L’acconto IRPEF viene generalmente versato in due rate, con scadenze e percentuali differenti. La suddivisione dipende dall’importo complessivo dell’acconto dovuto.

  • Acconto inferiore a 257,52 euro: versamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026.
  • Acconto pari o superiore a 257,52 euro: versamento in due rate:
    • prima rata – 40% dell’acconto, entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%);
    • seconda rata – 60% dell’acconto, entro il 30 novembre 2026.

Esempio pratico: con un’IRPEF storica 2025 di 3.000 euro, l’acconto totale per il 2026 e pari a 3.000 euro. La prima rata di acconto (40%) sara di 1.200 euro entro il 30 giugno 2026, mentre la seconda rata (60%) sara di 1.800 euro entro il 30 novembre 2026. Al saldo IRPEF 2025 (da versare insieme alla prima rata) si aggiungera il primo acconto, generando un esborso complessivo significativo a fine giugno.

Per i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), la suddivisione dell’acconto e tipicamente 50% + 50%, secondo quanto previsto dal D.L. 124/2019.

Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento

I versamenti del saldo e degli acconti IRPEF vanno effettuati tramite modello F24, utilizzando codici tributo specifici. La compilazione corretta del modello e fondamentale per evitare errori che potrebbero generare avvisi bonari o cartelle esattoriali.

I principali codici tributo IRPEF da utilizzare nel 2026 sono:

  • 4001 – IRPEF saldo: per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2025);
  • 4033 – IRPEF acconto prima rata: per il versamento del primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026);
  • 4034 – IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione: per il versamento del secondo acconto o dell’acconto in unica soluzione.

Nel modello F24, in corrispondenza dell’anno di riferimento, occorre indicare:

  • 2025 per il codice 4001 (saldo dell’anno d’imposta concluso);
  • 2026 per i codici 4033 e 4034 (acconto sull’anno d’imposta in corso).

I versamenti vanno effettuati esclusivamente tramite F24 telematico: i contribuenti titolari di partita IVA hanno l’obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 web, F24 online o intermediari). I privati senza partita IVA possono utilizzare anche l’home banking abilitato.

Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026

Il contribuente puo scegliere di rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto, suddividendo l’importo in piu rate mensili. La seconda rata di acconto (quella di novembre) non e mai rateizzabile e va versata in un’unica soluzione.

Le regole della rateizzazione sono diverse per titolari di partita IVA e per i contribuenti privati senza partita IVA:

  • Titolari di partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro il 16 di ogni mese (l’ultima entro il 16 dicembre 2026);
  • Privati senza partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro la fine di ogni mese (l’ultima entro il 30 novembre 2026).

Sulle rate successive alla prima si applicano interessi mensili dello 0,33% (4% annuo), non capitalizzati. La prima rata coincide con la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%).

Per indicare la rateizzazione nel modello F24, occorre compilare il campo “rateazione/regione/prov.” con il formato NNRR, dove NN e il numero della rata in pagamento e RR e il numero totale di rate scelte (es. 0107 per la prima di sette rate).

Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario

I contribuenti in regime forfettario non versano l’IRPEF ordinaria ma sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attivita, in presenza dei requisiti di legge). Anche per loro vale il meccanismo del saldo + acconto, con le stesse scadenze IRPEF:

  • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva 2025 + primo acconto 2026;
  • 30 luglio 2026: stesso termine con maggiorazione 0,40%;
  • 30 novembre 2026: secondo o unico acconto imposta sostitutiva 2026.

I codici tributo dell’imposta sostitutiva forfettaria sono diversi da quelli IRPEF:

  • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – saldo;
  • 1790 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rata;
  • 1791 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rata o acconto unica soluzione.

I contribuenti forfettari beneficiano abitualmente della proroga al 20 luglio per il versamento senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto annuale. La proroga riguarda anche chi applica gli ISA, sebbene per i forfettari la motivazione sia diversa (esonero ISA per legge).

IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730

I lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano il modello 730/2026 non utilizzano in genere il modello F24 per il versamento del saldo e degli acconti. Le somme dovute (o a credito) sono gestite direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) attraverso le trattenute o i rimborsi in busta paga o nel cedolino della pensione.

Il calendario delle operazioni di conguaglio per il 730/2026 e il seguente:

  • Luglio 2026: prima trattenuta del saldo IRPEF e del primo acconto, ovvero rimborso di eventuale credito;
  • Agosto-novembre 2026: eventuale rateizzazione delle trattenute fino a un massimo di novembre;
  • Novembre 2026: trattenuta della seconda rata di acconto IRPEF (oppure unica rata).

Per i pensionati, le trattenute avvengono sul cedolino della pensione INPS o dell’ente erogatore. Eventuali ritardi nelle trattenute possono verificarsi per problematiche tecniche degli enti previdenziali, come accaduto in passato con casi di errata trasmissione delle Certificazioni Uniche.

Il contribuente che presenta il 730 senza sostituto d’imposta (es. lavoratori che hanno perso l’occupazione, contribuenti con redditi diversi) deve versare in F24 come i titolari di partita IVA, rispettando le scadenze del 30 giugno e 30 novembre 2026.

Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

Il mancato o insufficiente versamento del saldo o degli acconti IRPEF entro le scadenze previste comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. La sanzione base e pari al 25% dell’importo non versato (come previsto dal D.Lgs. 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024), oltre agli interessi legali maturati dal giorno successivo alla scadenza.

Il contribuente puo regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in base al ritardo:

  • entro 14 giorni: sanzione 0,083% per ogni giorno di ritardo;
  • da 15 a 30 giorni: sanzione 1,25%;
  • da 31 a 90 giorni: sanzione 1,39%;
  • oltre 90 giorni ed entro 1 anno: sanzione 3,125%;
  • oltre 1 anno ed entro 2 anni: sanzione 3,572%;
  • oltre 2 anni: sanzione 4,167%.

Gli interessi legali da applicare per i versamenti tardivi sono pari al 2% annuo dal 1° gennaio 2025 (Decreto MEF 10 dicembre 2024). Per i versamenti effettuati nel corso del 2026, occorrera verificare se il tasso legale e stato eventualmente aggiornato con decreto ministeriale.

I codici tributo per sanzioni e interessi da ravvedimento sono:

  • 8901 – sanzione pecuniaria IRPEF;
  • 1989 – interessi sul ravvedimento IRPEF.

Domande frequenti

Quando si paga il saldo IRPEF 2025?

Il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 si versa entro il 30 giugno 2026, senza maggiorazione. E possibile prorogare il versamento al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

Quando si versa il secondo acconto IRPEF 2026?

Il secondo acconto IRPEF per l’anno d’imposta 2026 si versa entro il 30 novembre 2026. Se l’acconto totale e inferiore a 257,52 euro, si versa in unica soluzione sempre entro il 30 novembre.

Come si calcola l’acconto IRPEF 2026?

L’acconto IRPEF si calcola con il metodo storico applicando il 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente (rigo “Differenza” della dichiarazione). In alternativa, si puo applicare il metodo previsionale stimando i redditi dell’anno in corso, ma con il rischio di sanzioni in caso di errato calcolo.

Quali sono i codici tributo per il saldo e gli acconti IRPEF?

I codici tributo IRPEF sono: 4001 per il saldo, 4033 per il primo acconto e 4034 per il secondo acconto o acconto in unica soluzione.

Posso rateizzare il secondo acconto IRPEF?

No, la seconda rata di acconto IRPEF non e rateizzabile e va versata in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Solo il saldo e la prima rata di acconto possono essere rateizzati fino a un massimo di 7 rate mensili.

Cosa succede se non pago in tempo l’IRPEF?

In caso di omesso o tardivo versamento si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato, oltre agli interessi legali. E possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in funzione del ritardo (da 0,083% a 4,167%).

Hai bisogno di assistenza per il calcolo e il versamento IRPEF?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste contribuenti, lavoratori dipendenti, pensionati, partite IVA e contribuenti forfettari nel calcolo del saldo e degli acconti IRPEF, nella compilazione del modello F24 e nella pianificazione delle scadenze fiscali 2026.

Il nostro team di esperti fiscali e tributari ti supporta nella scelta del metodo di calcolo piu vantaggioso (storico o previsionale), nella verifica della rateizzazione e nella gestione di eventuali ravvedimenti operosi. Contatta il CAF Centro Fiscale per fissare un appuntamento e ottenere assistenza personalizzata sulle scadenze IRPEF 2026.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 22:48:572026-05-21 22:49:25Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

Saldo e Acconto Irpef 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresentano due dei momenti fiscali più importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani: dipendenti senza sostituto, lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario e forfettario, pensionati con redditi ulteriori e tutti coloro che dichiarano con il Modello Redditi PF. Nel 2026 (anno d’imposta 2025) le scadenze restano scolpite in tre date chiave: 30 giugno 2026 per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026, 30 luglio 2026 come finestra di proroga con maggiorazione dello 0,40%, e 30 novembre 2026 per il versamento del secondo acconto. In questa guida, aggiornata alle disposizioni vigenti del DPR 917/1986 (TUIR), del DLgs 216/2023 (riforma scaglioni a tre aliquote) e del calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate, troverai il calendario completo, le aliquote IRPEF 2026, gli esempi di calcolo passo per passo per saldo, primo e secondo acconto, le regole di rateizzazione, i codici tributo F24 e i casi di esonero dal versamento.

Comprendere correttamente quando, quanto e come pagare l’IRPEF è fondamentale per evitare sanzioni che, in caso di omesso o tardivo versamento, possono arrivare fino al 25% dell’imposta dovuta (DLgs 471/1997 e modifiche del DLgs 87/2024). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto completo nella compilazione del Modello 730/Redditi PF, nel calcolo degli acconti e nella predisposizione dei modelli F24, ma in questa guida ti diamo tutti gli strumenti per orientarti autonomamente.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa sono saldo e acconto IRPEF: definizioni e logica del meccanismo
  2. Chi deve versare saldo e acconto IRPEF 2026
  3. Calendario scadenze IRPEF 2026: tutte le date da segnare
  4. Aliquote IRPEF 2026: i tre scaglioni vigenti
  5. Come si calcola il saldo IRPEF 2025
  6. Come si calcolano gli acconti IRPEF 2026
  7. Esempi pratici di calcolo: dipendente, autonomo, forfettario
  8. Metodo storico e metodo previsionale per gli acconti
  9. Rateizzazione: come dilazionare i versamenti
  10. Codici tributo F24 IRPEF: la lista completa
  11. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
  12. Errori frequenti da evitare
  13. Domande frequenti (FAQ)

Cosa sono saldo e acconto IRPEF: definizioni e logica del meccanismo

L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), disciplinata dal DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), funziona con un sistema di versamento “anticipato”: il contribuente paga l’imposta dovuta per l’anno in corso non a consuntivo, ma in parte già durante l’anno stesso. Questo si traduce in tre tipologie di versamento:

  • Saldo IRPEF: è il conguaglio tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno precedente (es. 2025) e gli acconti versati nello stesso anno. Se gli acconti versati nel 2025 sono inferiori al dovuto, il saldo è “a debito”; se sono superiori, il saldo è “a credito” (rimborsabile o compensabile).
  • Primo acconto: è una percentuale dell’imposta dovuta per l’anno precedente, anticipata a giugno dell’anno successivo. Per l’IRPEF 2026 l’acconto è pari al 40% del 100% dell’imposta storica.
  • Secondo acconto: è la quota restante (60%) dell’acconto sull’imposta presunta dell’anno in corso, da versare entro novembre.

La logica è che l’Erario incassi parte dell’imposta gradualmente, riducendo l’esposizione fiscale del contribuente al momento del saldo finale. Il meccanismo è regolato dalla L. 23 marzo 1977 n. 97 per il principio generale dell’acconto e dal DPR 600/1973 art. 17 per le modalità di versamento tramite F24.

Acconto al 100% o al 40%/60%?

L’acconto complessivo IRPEF è pari al 100% dell’imposta storica dell’anno precedente (riga “differenza” del modello), suddiviso in due rate:

  • 40% entro il 30 giugno (insieme al saldo);
  • 60% entro il 30 novembre.

Tuttavia, se l’imposta storica non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto. Se è compresa tra 51,65 e 257,52 euro, si versa in unica soluzione il 30 novembre (100% in un’unica rata). Sopra i 257,52 euro, si versano le due rate del 40% e del 60% (riferimento: art. 17 L. 97/1977).

Chi deve versare saldo e acconto IRPEF 2026

L’obbligo di versare saldo e acconto IRPEF riguarda tutti i soggetti tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 con sostituto, 730 senza sostituto o Modello Redditi PF) con imposta a debito. In particolare:

  • Lavoratori autonomi e professionisti con o senza partita IVA (regime ordinario, semplificato, forfettario).
  • Titolari di partita IVA in regime forfettario, soggetti a imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività), che segue le stesse scadenze IRPEF (codici tributo 1790 per saldo, 1791 e 1792 per acconti).
  • Imprese individuali e soci di società di persone.
  • Lavoratori dipendenti senza sostituto d’imposta (es. colf, badanti, lavoratori in cassa integrazione che non hanno potuto chiudere il 730 con il datore di lavoro).
  • Pensionati con redditi ulteriori (locazioni, attività occasionali, redditi esteri) non assoggettati a ritenuta integrale.
  • Soggetti con redditi diversi: locazioni cedolare secca esclusa, plusvalenze finanziarie da gestione amministrata esclusa, redditi da lavoro autonomo occasionale oltre 5.000 euro.

I lavoratori dipendenti e pensionati con sostituto d’imposta che presentano il 730 ordinario NON versano direttamente: il conguaglio (saldo + acconti) viene operato dal sostituto in busta paga/cedolino tra luglio e novembre 2026.

Casi di esonero dal versamento

Sono esonerati dal versamento del saldo o degli acconti i contribuenti nei seguenti casi:

  • Imposta a debito non superiore a 12 euro (saldo): non si versa (art. 1 c. 137 L. 266/2005).
  • Acconto IRPEF inferiore a 51,65 euro: non dovuto.
  • Contribuenti che hanno cessato l’attività nel 2025 senza redditi prodotti nel 2026 (acconto previsionale a zero).
  • Soggetti che, per il 2026, prevedono un’imposta inferiore a quella del 2025 (possono ridurre o azzerare l’acconto con il metodo previsionale, vedi sezione dedicata).

Calendario scadenze IRPEF 2026: tutte le date da segnare

Il calendario fiscale 2026 (anno d’imposta 2025) per saldo e acconti IRPEF è il seguente. Tutte le date si riferiscono al versamento tramite Modello F24 telematico:

ScadenzaAdempimentoNote
30 aprile 2026Disponibilità Modello 730 precompilatoNovità 2026: posticipo da 15 aprile a 30 aprile
30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + primo acconto 2026 (40%)Versamento ordinario senza maggiorazione
30 luglio 2026Saldo IRPEF 2025 + primo acconto 2026 con maggiorazione 0,40%Finestra di proroga per chi non ha versato entro il 30 giugno
30 settembre 2026Termine invio 730 ordinarioRilevante per chi compila il 730 senza sostituto
25 ottobre 2026Termine invio 730 integrativoPer correggere errori a favore del contribuente
30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (60%)Da versare a saldo della quota acconti
30 novembre 2026Invio Modello Redditi PF 2026Per chi non presenta il 730

Maggiorazione 0,40% per slittamento al 30 luglio

I contribuenti che non riescono a versare entro il 30 giugno 2026 possono usufruire di una finestra di trenta giorni (fino al 30 luglio 2026) versando l’importo dovuto maggiorato dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (non sanzione). La maggiorazione si applica sull’intero importo (saldo + primo acconto) e si versa sommando la quota dello 0,40% al totale, sempre tramite F24. Riferimento normativo: art. 17 c. 2 DPR 435/2001.

Soglia 51,65 euro e versamento unico a novembre

Come anticipato, se l’imposta IRPEF dovuta dell’anno precedente è compresa tra 51,65 e 257,52 euro, l’acconto si versa in unica soluzione il 30 novembre. Se supera 257,52 euro, scatta la suddivisione 40% (30 giugno) + 60% (30 novembre).

Aliquote IRPEF 2026: i tre scaglioni vigenti

Dal 1° gennaio 2024, per effetto del DLgs 30 dicembre 2023 n. 216, l’IRPEF è strutturata su tre scaglioni (in luogo dei precedenti quattro). La struttura è confermata anche per il 2026 (anno d’imposta 2025) ed è la seguente:

Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta cumulata massima
Fino a 28.000 euro23%6.440 euro
Da 28.000,01 a 50.000 euro35%14.140 euro (6.440 + 7.700)
Oltre 50.000 euro43%14.140 + 43% sull’eccedenza

Il calcolo è progressivo: ciascuno scaglione si applica solo alla quota di reddito che ricade in quella fascia. Esempio rapido: su un reddito di 40.000 euro, l’IRPEF lorda è pari a 6.440 + 35% × (40.000 − 28.000) = 6.440 + 4.200 = 10.640 euro (prima delle detrazioni).

Confronto con i vecchi 4 scaglioni (deprecati)

Fino al 31 dicembre 2023, la struttura IRPEF era a 4 scaglioni: 23% (fino 15.000), 25% (15.000-28.000), 35% (28.000-50.000), 43% (oltre 50.000). L’aliquota intermedia del 25% è stata eliminata dal DLgs 216/2023 ed estesa al 23%, portando un beneficio annuo massimo di 260 euro per i redditi sopra i 15.000 euro.

Detrazioni IRPEF 2026

Le aliquote sono ridotte dalle detrazioni d’imposta spettanti per tipologia di reddito (lavoro dipendente, pensione, autonomo) e per oneri (art. 13 e art. 15 TUIR). Tra le principali confermate per il 2026:

  • Detrazione lavoro dipendente fino a 15.000 euro: 1.955 euro;
  • No-tax area dipendenti (reddito complessivo): 8.500 euro;
  • Detrazione coniuge a carico: fino a 950 euro (modulato per reddito);
  • Detrazione figli a carico oltre 21 anni: 950 euro per figlio;
  • Figli fino a 21 anni: detrazione azzerata, sostituita dall’Assegno Unico.

Come si calcola il saldo IRPEF 2025

Il saldo IRPEF 2025 è il differenziale tra l’imposta netta effettivamente dovuta per il 2025 e gli acconti già versati nel corso del 2025 (primo acconto a giugno 2025 + secondo acconto a novembre 2025), nonché le ritenute d’acconto subite.

Formula sintetica:

Saldo IRPEF 2025 = IRPEF netta 2025 − Acconti versati 2025 − Ritenute d'acconto subite − Crediti d'imposta

Se il risultato è positivo (a debito), si versa il 30 giugno 2026; se negativo (a credito), si può scegliere tra:

  • Rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate (tempi 12-24 mesi);
  • Compensazione in F24 di altri tributi (anche acconto IRPEF 2026 stesso) ex DLgs 241/1997 art. 17.

Passaggi del calcolo

  1. Reddito complessivo 2025: somma dei redditi di lavoro dipendente, pensione, autonomo, fabbricati (esclusa cedolare), capitale tassati in dichiarazione, redditi diversi.
  2. Sottrazione oneri deducibili (contributi previdenziali, assegno al coniuge separato, ecc.) → Reddito imponibile.
  3. Applicazione aliquote IRPEF (23%/35%/43%) per scaglioni → IRPEF lorda.
  4. Sottrazione detrazioni (lavoro, familiari, oneri detraibili al 19%, ristrutturazioni, ecc.) → IRPEF netta.
  5. Sottrazione ritenute e acconti → Saldo IRPEF 2025.

Come si calcolano gli acconti IRPEF 2026

Gli acconti IRPEF 2026 si calcolano sulla base dell’imposta storica 2025 (riga “differenza” del Modello 730/Redditi PF), salvo opzione per il metodo previsionale.

Formula:

Acconto IRPEF 2026 = 100% × IRPEF storica 2025 (riga "Differenza")

Suddivisione delle rate:

  • 1ª rata: 40% dell’acconto totale, da versare entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con +0,40%).
  • 2ª rata: 60% dell’acconto totale, da versare entro il 30 novembre 2026.

Casi particolari

Forfettari: l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% startup) segue lo stesso meccanismo dell’IRPEF (codici 1790 saldo, 1791 1° acconto, 1792 2° acconto). L’acconto è pari al 100% dell’imposta storica.

Cedolare secca: anch’essa soggetta a acconto al 100%, in due rate o unica (codici 1840 e 1841).

Imposta sostitutiva IRPEF lavoratori autonomi (regime forfettario): identica metodologia, scadenze sovrapposte.

Esempi pratici di calcolo: dipendente, autonomo, forfettario

Esempio 1: Lavoratore dipendente senza sostituto (730 senza datore)

Dati: Reddito 2025 = 32.000 euro, ritenute subite = 5.500 euro, acconti versati 2025 = 200 euro, nessun coniuge a carico, detrazione lavoro dipendente standard.

  • IRPEF lorda: 23% × 28.000 + 35% × 4.000 = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro
  • Detrazione lavoro dipendente (approssimata): 1.500 euro
  • IRPEF netta 2025: 7.840 − 1.500 = 6.340 euro
  • Saldo IRPEF 2025: 6.340 − 5.500 − 200 = 640 euro a debito (da versare 30/06/2026, codice 4001)
  • Acconto IRPEF 2026 (100% dell’imposta storica = 6.340): 40% = 2.536 euro al 30/06/2026, 60% = 3.804 euro al 30/11/2026
  • Totale F24 30/06/2026: 640 (saldo) + 2.536 (1° acconto) = 3.176 euro

Esempio 2: Partita IVA forfettario startup (5%)

Dati: Compensi 2025 = 40.000 euro, coefficiente redditività 78% (servizi professionali), 2° anno attività (5%), contributi INPS gestione separata pagati = 2.500 euro.

  • Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 euro
  • Reddito imponibile dopo deduzione contributi: 31.200 − 2.500 = 28.700 euro
  • Imposta sostitutiva 5%: 28.700 × 5% = 1.435 euro
  • Saldo (nessun acconto versato per startup primo anno fiscale rilevante): 1.435 euro al 30/06/2026 (codice 1790)
  • Acconto 2026: 100% di 1.435 = 1.435 euro → 1ª rata 40% = 574 euro (30/06, cod. 1791), 2ª rata 60% = 861 euro (30/11, cod. 1792)
  • Totale F24 30/06/2026: 1.435 + 574 = 2.009 euro

Esempio 3: Pensionato con redditi da locazione

Dati: Pensione 2025 = 22.000 euro (con ritenuta INPS), affitto immobile (no cedolare) = 6.000 euro, già pagati 250 euro di acconto 2025.

  • Reddito complessivo: 22.000 + 6.000 (al netto deduzione 5% canone = 5.700) = 27.700 euro
  • IRPEF lorda 23%: 6.371 euro
  • Detrazione pensione (stima): 1.880 euro
  • IRPEF netta: 6.371 − 1.880 = 4.491 euro
  • Saldo IRPEF: 4.491 − ritenute INPS già operate (es. 4.200) − 250 acconto = 41 euro a debito
  • Acconto 2026: 100% di 4.491 = 4.491 euro → 1ª rata 1.796 euro, 2ª rata 2.695 euro

Metodo storico e metodo previsionale per gli acconti

Il contribuente può scegliere tra due metodi per il calcolo dell’acconto:

Metodo storico

È il metodo “automatico” e più sicuro: si versa il 100% dell’imposta dell’anno precedente. Non comporta rischi di sanzioni anche se l’imposta effettiva del 2026 sarà superiore (eventuale conguaglio a saldo nel 2027).

Metodo previsionale

Consente di versare un acconto inferiore (o nullo) se si prevede un’imposta 2026 minore rispetto al 2025 (es. calo di fatturato, perdita lavoro, riduzione redditi). Attenzione: se la previsione si rivela errata e l’imposta effettiva supera quella versata in acconto, si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato (art. 13 c. 1 DLgs 471/1997, come modificato dal DLgs 87/2024 con effetto dal 01/09/2024 – prima era 30%), oltre agli interessi legali.

Quando conviene il previsionale?

  • Cessazione attività nel 2026: acconto = 0;
  • Drastico calo dei ricavi (es. -40% rispetto al 2025);
  • Passaggio a regime fiscale meno oneroso (es. uscita dal forfettario);
  • Perdita lavoro dipendente o riduzione orario.

In tutti gli altri casi, si consiglia il metodo storico.

Rateizzazione: come dilazionare i versamenti

Il saldo IRPEF e il primo acconto possono essere rateizzati in più rate mensili, di pari importo, con interesse pari al 4% annuo (interesse legale ai fini fiscali ex DM 21/05/2009). Le regole, disciplinate dall’art. 20 DLgs 241/1997, prevedono:

  • Massimo 6 rate: da giugno (1ª) a novembre 2026 (6ª);
  • Ogni rata in scadenza il giorno 16 del mese (16 luglio, 16 agosto, ecc.) per titolari di partita IVA; fine mese per i non titolari;
  • Interessi calcolati sulla singola rata in base al numero di mesi di differimento;
  • La rateizzazione NON si applica al 2° acconto IRPEF (30 novembre): va versato in unica soluzione.

Per calcolare gli interessi: interesse = rata × 4% × (mesi di differimento / 12). Esempio: rata di 1.000 euro versata 3 mesi dopo la 1ª → interesse = 1.000 × 4% × 3/12 = 10 euro.

Rateizzazione con maggiorazione 0,40%

Chi sceglie di versare entro il 30 luglio 2026 (+0,40%) può ulteriormente rateizzare da luglio a novembre (5 rate). L’interesse del 4% si applica alle rate successive alla prima.

Codici tributo F24 IRPEF: la lista completa

Il versamento avviene esclusivamente tramite Modello F24 telematico (servizi Agenzia Entrate, home banking convenzionato, intermediari abilitati). Per i titolari di partita IVA, l’invio telematico è obbligatorio (art. 37 c. 49 DL 223/2006).

Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento
4001IRPEF saldo2025
4033IRPEF acconto prima rata2026
4034IRPEF acconto seconda rata o unica soluzione2026
1790Imposta sostitutiva forfettario – saldo2025
1791Imposta sostitutiva forfettario – 1° acconto2026
1792Imposta sostitutiva forfettario – 2° acconto2026
1842Cedolare secca affitti – saldo2025
1840Cedolare secca – 1° acconto2026
1841Cedolare secca – 2° acconto2026
3801Addizionale regionale IRPEF – saldo2025
3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

L’omesso o tardivo versamento del saldo o degli acconti IRPEF comporta sanzioni amministrative previste dall’art. 13 DLgs 471/1997, modificato dal DLgs 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024:

  • Sanzione ordinaria: 25% dell’importo non versato (prima era 30%);
  • Sanzione ridotta per versamenti tardivi entro 90 giorni: 12,5% (metà della sanzione ordinaria);
  • Sanzione ridotta per ritardi fino a 15 giorni: 1/15 della sanzione ridotta per ogni giorno (es. 1 giorno di ritardo = 0,083% × importo).

Ravvedimento operoso (art. 13 DLgs 472/1997)

Il contribuente che si “autodenuncia” prima di accertamenti può beneficiare di forti riduzioni:

Termine ravvedimentoSanzione applicata
Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno (sprint)
Da 15 a 30 giorni1/10 di 12,5% = 1,25%
Da 31 a 90 giorni1/9 di 12,5% = 1,389%
Entro 1 anno (dichiarazione)1/8 di 25% = 3,125%
Entro 2 anni1/7 di 25% = 3,571%
Oltre 2 anni1/6 di 25% = 4,167%

Va inoltre versato interesse legale (al 2,5% annuo per il 2026, salvo aggiornamento DM MEF). Il tutto tramite F24 con codice 8901 (sanzione) e 1989 (interessi).

Errori frequenti da evitare

  • Confondere imposta lorda e netta: l’acconto si calcola sull’imposta NETTA dopo detrazioni (riga “differenza” del modello, non IRPEF lorda).
  • Dimenticare l’addizionale regionale e comunale: vanno versate con codici dedicati (3801, 3844), spesso in unica rata a saldo.
  • Sbagliare l’anno di riferimento sul F24: per il saldo IRPEF 2025 va indicato “2025” anche se il versamento è nel 2026.
  • Versare l’acconto con il vecchio metodo 40/60 anche sotto soglia: se l’imposta storica è tra 51,65 e 257,52 euro, si versa in unica soluzione a novembre.
  • Non considerare la compensazione orizzontale: crediti IVA, INPS, IRPEF e bonus possono essere compensati in F24 nello stesso modello (art. 17 DLgs 241/1997).
  • Saltare il ravvedimento operoso: dopo la scadenza, il ravvedimento riduce drasticamente la sanzione.

Domande frequenti (FAQ)

Cosa succede se l’imposta a saldo è inferiore a 12 euro?

Non si versa nulla (art. 1 c. 137 L. 266/2005). L’importo resta indicato in dichiarazione ma non genera obbligo.

Posso versare il saldo IRPEF in ritardo senza sanzioni?

No, ma con il ravvedimento operoso entro 14 giorni la sanzione è dello 0,083% giornaliero. Conviene sempre regolarizzare prima di un accertamento.

Il primo acconto IRPEF si può rateizzare?

Sì, fino a 6 rate mensili (titolari P.IVA: 16 luglio, 16 agosto, ecc.) con interesse del 4% annuo sulla rata differita.

Forfettari pagano saldo e acconto IRPEF?

No, pagano l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% startup primi 5 anni), ma seguono le stesse scadenze del 30 giugno e 30 novembre. Codici tributo: 1790 (saldo), 1791 (1° acconto), 1792 (2° acconto).

Come posso pagare l’F24 IRPEF?

Solo telematicamente: servizio “F24 web” Agenzia Entrate (Fisconline/Entratel), home banking convenzionato, oppure tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF). Per i titolari di partita IVA l’invio telematico è obbligatorio.

Cosa scelgo: metodo storico o previsionale?

Se prevedi redditi simili o superiori al 2025, usa il metodo storico (più sicuro). Se hai cessato l’attività o subito un calo importante, il previsionale ti consente di ridurre o azzerare l’acconto, ma attenzione alla sanzione del 25% se la previsione è errata in difetto.

Quando arriva l’F24 precompilato?

Per chi compila il 730 ordinario, le rate di acconto sono già caricate dal sostituto d’imposta. Per chi presenta il Modello Redditi PF o il 730 senza sostituto, il F24 va compilato in autonomia: l’Agenzia Entrate mette a disposizione il modello F24 elaborato all’interno della precompilata 2026 dal 30 aprile 2026.

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Conclusioni e supporto del CAF Centro Fiscale

Le scadenze IRPEF 2026 – 30 giugno per saldo e primo acconto, 30 luglio per la finestra con maggiorazione 0,40%, 30 novembre per il secondo acconto – rappresentano momenti chiave del calendario fiscale italiano. La complessità del calcolo (aliquote progressive, detrazioni, rateizzazione, compensazioni) può portare a errori costosi: un acconto sbagliato o un omesso versamento generano sanzioni fino al 25% dell’imposta, ravvedimenti onerosi e, nei casi peggiori, accertamenti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per il calcolo del saldo, la predisposizione degli F24, la valutazione della convenienza tra metodo storico e previsionale, la rateizzazione e la compensazione di eventuali crediti. Operiamo su Udine e provincia, con servizi telematici per tutto il Friuli Venezia Giulia. Affidati a professionisti per evitare errori e ottimizzare il tuo carico fiscale.

Fonti normative principali: DPR 917/1986 (TUIR), DLgs 216/2023 (riforma scaglioni IRPEF), DPR 600/1973 art. 17 (versamenti), DPR 435/2001 art. 17 c. 2 (maggiorazione 0,40%), L. 97/1977 (acconto), DLgs 241/1997 art. 17 (compensazioni F24), DLgs 471/1997 art. 13 (sanzioni), DLgs 87/2024 (riduzione sanzione a 25%), DLgs 472/1997 art. 13 (ravvedimento operoso), L. 266/2005 art. 1 c. 137 (soglia 12 euro). Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate (calendario contribuente), MEF (decreti perequazione e interessi legali).

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 18:10:562026-05-30 00:20:32Saldo e Acconto Irpef 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti
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Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026

cedolare secca

Scegliere tra cedolare secca e IRPEF per tassare i redditi da locazione è una delle decisioni fiscali più importanti per chi affitta un immobile. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, ma non sempre: dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni fiscali di cui si dispone e dal tipo di contratto. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo nel dettaglio quando conviene la cedolare secca al 21%, quando è meglio restare con la tassazione IRPEF ordinaria e quali sono gli impatti su ISEE e detrazioni familiari. Se hai dubbi sulla scelta migliore per la tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con un’analisi personalizzata.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la cedolare secca e come funziona
  2. Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo
  3. Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa
  4. Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero
  5. Quando NON conviene la cedolare secca
  6. Impatto su ISEE e detrazioni familiari
  7. Cedolare secca al 10%: canone concordato
  8. Esempi pratici di calcolo
  9. Domande frequenti

Cos’è la cedolare secca e come funziona

La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto nel 2011 che permette ai proprietari di immobili ad uso abitativo di pagare un’imposta sostitutiva fissa sui redditi da locazione, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. In pratica, invece di sommare il canone di affitto agli altri redditi e pagare l’imposta progressiva, si applica un’aliquota fissa del 21% (o del 10% per i contratti a canone concordato) direttamente sul canone annuo.

Chi sceglie la cedolare secca rinuncia alla possibilità di aggiornare il canone con l’indice ISTAT per tutta la durata del contratto. In compenso, non paga l’imposta di registro (2% annuo) né l’imposta di bollo sulla registrazione. Per approfondire tutti i requisiti e le modalità di adesione, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla cedolare secca 2026.

Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo

Per capire se la cedolare secca conviene, bisogna prima conoscere come funziona la tassazione IRPEF ordinaria. Con l’IRPEF, i redditi da locazione si sommano a quelli da lavoro, pensione o altri redditi e vengono tassati con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF confermati dalla Legge di Bilancio sono tre:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
  • 35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro
  • 43% sui redditi oltre 50.000 euro

A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della Regione) e le addizionali comunali (fino allo 0,8%). Questo significa che un contribuente con redditi nella fascia più alta può pagare fino al 47% di imposte sul canone d’affitto percepito. Con la tassazione IRPEF, però, il canone viene abbattuto del 5% a titolo forfettario (si dichiara solo il 95% del canone), un vantaggio che con la cedolare secca non si applica perché si tassa il 100% del canone.

Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa

Vediamo ora il confronto numerico tra cedolare secca al 21% e IRPEF per diversi livelli di reddito complessivo, ipotizzando un canone annuo di 9.600 euro (800 euro al mese). La tabella mostra l’imposta totale sul solo reddito da locazione, considerando anche le addizionali medie (stimiamo un 2% complessivo tra regionali e comunali).

Reddito complessivoAliquota marginale IRPEF + addizionaliImposta IRPEF sul canone (95%)Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare
15.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
25.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
35.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
50.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
60.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro
75.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro

Come si vede dalla tabella, la cedolare secca conviene praticamente sempre in termini di tassazione pura. Il vantaggio cresce man mano che aumenta il reddito complessivo: per chi ha redditi sopra i 50.000 euro, il risparmio supera i 2.000 euro l’anno su un singolo contratto. Anche nella fascia di reddito più bassa (sotto i 28.000 euro), dove l’aliquota IRPEF è del 23%, la cedolare secca resta comunque conveniente perché l’imposta sul canone include anche le addizionali.

Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero

Il break-even point, ovvero il punto di pareggio, è il livello di reddito e di detrazioni in cui la cedolare secca e l’IRPEF producono lo stesso carico fiscale. In termini puramente di aliquota, la cedolare secca al 21% diventa conveniente già quando l’aliquota marginale effettiva IRPEF (comprensiva di addizionali) supera il 22,1%. Questo perché con l’IRPEF il canone viene abbattuto al 95%, quindi l’aliquota effettiva si riduce leggermente.

In pratica, il calcolo è il seguente: 21% del 100% del canone = 22,1% del 95% del canone. Questo significa che se la tua aliquota marginale complessiva (IRPEF + addizionali) è superiore al 22,1%, la cedolare secca conviene. Dato che l’aliquota minima IRPEF è del 23% più le addizionali (circa 2%), nella stragrande maggioranza dei casi il regime sostitutivo risulta più vantaggioso. Il vero calcolo di convenienza, però, deve tenere conto anche delle detrazioni perse e dell’impatto sull’ISEE.

Quando NON conviene la cedolare secca

Esistono situazioni specifiche in cui la cedolare secca non conviene e la tassazione IRPEF ordinaria risulta più vantaggiosa. Vediamo i casi principali in cui è meglio valutare attentamente prima di optare per il regime sostitutivo.

Detrazioni elevate non utilizzabili. Questo è il caso più frequente. Con la cedolare secca, il reddito da locazione non entra nella base imponibile IRPEF. Questo significa che chi ha molte detrazioni fiscali (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni, bonus nido, spese scolastiche) potrebbe non avere sufficiente imposta IRPEF lorda su cui “scaricarle”. In altre parole, le detrazioni restano inutilizzate perché manca capienza fiscale.

Canone concordato al 10%. Se hai un contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa, l’aliquota della cedolare secca scende al 10%. In questo caso la cedolare conviene quasi sempre. Ma attenzione: se il canone concordato è molto basso e hai redditi complessivi modesti, potresti comunque trovarti nella situazione di perdere detrazioni importanti.

Redditi molto bassi con familiari a carico. Se il tuo reddito complessivo è vicino alla no tax area (8.500 euro per pensionati, 8.174 euro per dipendenti), aggiungere il canone alla base IRPEF potrebbe non generare imposta grazie alle detrazioni per lavoro o pensione. In questo caso, la cedolare secca al 21% rappresenterebbe un costo che altrimenti non avresti. Se hai familiari a carico, l’assegno unico universale non viene influenzato, ma le detrazioni per coniuge a carico dipendono dal reddito complessivo IRPEF.

Rinuncia all’aggiornamento ISTAT. Optando per la cedolare secca, rinunci alla possibilità di adeguare il canone all’inflazione per tutta la durata del contratto. Con un’inflazione del 2-3% annuo, su un contratto 4+4 questo può significare perdere centinaia di euro di adeguamento. Se prevedi un periodo di inflazione elevata, questo aspetto va considerato nel calcolo complessivo di convenienza.

Impatto su ISEE e detrazioni familiari

Un aspetto spesso trascurato riguarda l’impatto della cedolare secca sull’ISEE. Il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque incluso nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che, anche se paghi meno tasse grazie alla cedolare, il tuo ISEE sarà lo stesso sia che tu scelga la cedolare secca sia che opti per l’IRPEF ordinaria.

Perché è importante? Perché un ISEE più alto può farti perdere l’accesso a prestazioni agevolate come la bonus mamme, le agevolazioni per le rette universitarie, le prestazioni sociali comunali e le tariffe ridotte per i servizi pubblici. In pratica, la cedolare secca ti fa risparmiare sulle tasse ma non riduce il tuo ISEE.

Per quanto riguarda le detrazioni per familiari a carico, la situazione è diversa. Il reddito da cedolare secca non concorre al reddito complessivo IRPEF, quindi non aumenta la base su cui vengono calcolate le detrazioni. Tuttavia, non genera nemmeno imposta IRPEF su cui “scaricare” le detrazioni stesse. Se hai figli a carico, ricorda che l’assegno unico universale ha sostituito le vecchie detrazioni per figli e non dipende dall’IRPEF versata. Chi presenta il modello 730 deve valutare attentamente questo aspetto con l’aiuto di un professionista.

Cedolare secca al 10%: canone concordato

La cedolare secca al 10% è riservata ai contratti a canone concordato (tipologia 3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza. Questa aliquota ridotta rende la cedolare secca estremamente conveniente rispetto all’IRPEF in quasi tutti i casi.

Per accedere al canone concordato, il canone deve rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Generalmente il canone concordato è inferiore del 20-30% rispetto al canone di mercato. Nonostante il canone più basso, l’aliquota ridotta al 10% spesso compensa la differenza, soprattutto per chi ha redditi medio-alti. Inoltre, i Comuni possono applicare un’ulteriore riduzione dell’IMU fino al 75% per gli immobili affittati a canone concordato. Per verificare se il tuo Comune prevede queste agevolazioni, consulta la nostra guida alla cedolare secca 2026.

Esempi pratici di calcolo

Vediamo tre esempi concreti per capire quando la cedolare secca conviene e quando no.

Esempio 1: Mario, dipendente con reddito medio

Mario ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro e affitta un appartamento a 700 euro al mese (8.400 euro annui). Non ha particolari detrazioni oltre a quelle per lavoro dipendente.

  • Con IRPEF: il canone (95% = 7.980 euro) viene tassato all’aliquota marginale del 35% + 2% addizionali = 2.953 euro di imposte. A questo va aggiunta l’imposta di registro (2% di 8.400 = 168 euro, metà a carico = 84 euro)
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 8.400 = 1.764 euro. Nessuna imposta di registro
  • Risparmio annuo con cedolare: 1.273 euro

Per Mario la cedolare secca conviene nettamente.

Esempio 2: Giulia, pensionata con reddito basso

Giulia è pensionata con un reddito di 12.000 euro, affitta una stanza a 350 euro al mese (4.200 euro annui) e ha 3.000 euro di spese mediche detraibili al 19%.

  • Con IRPEF: il canone (95% = 3.990 euro) viene tassato al 23% + 2% = 998 euro. Però Giulia può detrarre le spese mediche (19% di 2.871 euro netti = 545 euro) dall’IRPEF lorda. Imposta effettiva sul canone: circa 453 euro
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 4.200 = 882 euro. Le spese mediche non si possono scaricare sul canone da cedolare
  • Con cedolare paga 429 euro in più

Per Giulia la cedolare secca non conviene perché ha detrazioni mediche significative che con l’IRPEF abbattono l’imposta.

Esempio 3: Roberto, libero professionista con reddito alto

Roberto è un professionista con un regime forfettario che genera 65.000 euro di reddito e affitta un bilocale a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui).

  • Con IRPEF: il canone (95% = 11.400 euro) viene tassato al 43% + 2% = 5.130 euro
  • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 12.000 = 2.520 euro
  • Risparmio annuo con cedolare: 2.610 euro

Per Roberto il vantaggio è enorme. Con redditi alti, la cedolare secca conviene in modo molto significativo, a meno che non abbia un ingente volume di detrazioni inutilizzate.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

La cedolare secca conviene sempre?

No, non sempre. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto per chi ha redditi medi e alti. Tuttavia, se hai molte detrazioni fiscali non utilizzate (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e un reddito basso, la tassazione ordinaria IRPEF potrebbe essere più vantaggiosa perché ti permette di “scaricare” queste detrazioni.

La cedolare secca incide sull’ISEE?

Sì, il reddito da cedolare secca viene incluso nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che il tuo indicatore economico sarà lo stesso indipendentemente dalla scelta del regime fiscale. Se accedi a prestazioni sociali legate all’ISEE, questo aspetto non cambia scegliendo cedolare o IRPEF.

Posso passare da IRPEF a cedolare secca?

Sì, puoi optare per la cedolare secca sia al momento della registrazione del contratto che nelle annualità successive, comunicando la scelta con il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. La scelta vale per l’intera durata del contratto, salvo revoca.

La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi?

Sì, dal 2024 la cedolare secca si applica agli affitti brevi con aliquota del 21% per il primo immobile e del 26% dal secondo immobile in poi. Questa novità ha reso meno conveniente la cedolare per chi affitta più appartamenti con contratti brevi. Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida completa alla cedolare secca.

Come si calcola la convenienza della cedolare secca?

Il calcolo va fatto confrontando l’imposta totale nei due scenari. Con l’IRPEF calcola: (canone x 95%) x (aliquota marginale + addizionali) – detrazioni non godibili. Con la cedolare calcola: canone x 21% (o 10%). Se il secondo importo è inferiore, la cedolare secca conviene. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

Hai bisogno di aiuto per la scelta fiscale giusta?

Scegliere tra cedolare secca e IRPEF richiede un’analisi attenta della tua situazione personale: redditi, detrazioni, familiari a carico e prestazioni sociali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione personalizzata per individuare la soluzione più vantaggiosa per te.

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    Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 09:00:002026-05-31 17:56:43Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025

    Dichiarazione dei redditi 730

    L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è una delle voci fiscali che riguarda praticamente tutti i contribuenti italiani, eppure rimane spesso poco compresa. Si tratta di un'imposta aggiuntiva all'IRPEF che ogni regione italiana applica in misura variabile, con aliquote e soglie di esenzione diverse da territorio a territorio. Capire come funziona l'addizionale regionale IRPEF 730, dove si dichiara e quanto si paga è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi ed evitare brutte sorprese in busta paga o in fase di conguaglio fiscale.

    In questa guida completa trovi tutto quello che ti serve sapere sull'addizionale regionale IRPEF 2025: cos'è, come si calcola, dove si inserisce nel modello 730, le aliquote aggiornate per tutte e 20 le regioni italiane, le soglie di esenzione e gli esempi pratici per capire quanto pagherai davvero.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos'è l'addizionale regionale IRPEF
    2. Come si calcola: base imponibile e aliquote
    3. Il Quadro RV nel modello 730
    4. Aliquote 2025 per tutte le Regioni italiane
    5. Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale
    6. Addizionale regionale e comunale: le differenze
    7. Acconto, saldo e conguaglio in busta paga
    8. Esempi pratici di calcolo
    9. Domande Frequenti

    Cos'è l'addizionale regionale IRPEF

    L'addizionale regionale IRPEF è un'imposta locale sul reddito delle persone fisiche che si aggiunge all'IRPEF statale. È istituita dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997 e deve essere versata da tutti i contribuenti che risiedono in una regione italiana e che hanno prodotto un reddito imponibile positivo ai fini IRPEF. In parole semplici: se paghi l'IRPEF, con ogni probabilità paghi anche l'addizionale regionale.

    A differenza dell'IRPEF statale, che segue scaglioni e aliquote uguali per tutti i cittadini italiani, l'addizionale regionale IRPEF varia da regione a regione. Ogni amministrazione regionale ha la facoltà di stabilire la propria aliquota, nel rispetto di un tetto minimo fissato per legge. L'aliquota base è pari all'1,23% del reddito imponibile, ma le regioni possono maggiorarla fino a un massimo di 2,33% (ovvero fino a 1,1 punti percentuali in più rispetto all'aliquota base, in base a quanto consentito dalla normativa vigente).

    Le regioni possono anche prevedere aliquote differenziate per scaglioni di reddito, analogamente all'IRPEF statale, oppure esenzioni per i redditi più bassi. Questo significa che, a parità di reddito, un contribuente residente in Lombardia potrebbe pagare un'addizionale regionale diversa rispetto a uno residente in Sicilia o in Friuli Venezia Giulia.

    Come si calcola: base imponibile e aliquote

    Il calcolo dell'addizionale regionale IRPEF parte dalla stessa base imponibile dell'IRPEF ordinaria. Non si tratta del reddito lordo, ma del reddito complessivo al netto delle deduzioni ammesse dalla legge (come i contributi previdenziali, le spese per addetti alla cura di familiari, ecc.). In sostanza, la formula è:

    Addizionale regionale = Reddito imponibile IRPEF × Aliquota regionale

    Le detrazioni IRPEF (per lavoro dipendente, per carichi familiari, per spese sanitarie, ecc.) non riducono la base imponibile dell'addizionale regionale: vengono sottratte solo dall'IRPEF statale, non dall'addizionale. Questo è un aspetto spesso fonte di confusione: le detrazioni fiscali che ottieni nel 730 abbattono l'IRPEF che devi allo Stato, ma non abbattono l'addizionale regionale che devi alla tua regione.

    Alcune regioni hanno adottato un sistema di aliquote progressive a scaglioni, simile a quello dell'IRPEF nazionale. In questi casi, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce e a ciascuna fascia si applica un'aliquota diversa. Ad esempio, la regione Lazio applica aliquote differenti per chi guadagna fino a 15.000 euro, tra 15.000 e 28.000 euro, tra 28.000 e 55.000 euro, e oltre 55.000 euro. Altre regioni invece applicano un'aliquota unica (flat) su tutto il reddito imponibile.

    Il Quadro RV nel modello 730

    Nel modello 730, l'addizionale regionale IRPEF viene gestita nel Quadro RV (denominato anche “Addizionale regionale all'IRPEF” nelle istruzioni ministeriali). In questo quadro il contribuente — o il CAF che compila il modello per conto del contribuente — inserisce i dati relativi all'addizionale dovuta e agli eventuali acconti già versati.

    Nella dichiarazione dei redditi 730, il Quadro RV svolge una funzione di liquidazione: sulla base del reddito imponibile e dell'aliquota applicabile nella regione di residenza, viene calcolato l'importo totale dovuto, viene confrontato con quanto già versato (acconto) e si determina se il contribuente deve ancora versare qualcosa (saldo a debito) oppure ha diritto a un rimborso (saldo a credito).

    Per i lavoratori dipendenti, il sostituto d'imposta (il datore di lavoro) gestisce automaticamente le trattenute in busta paga e il conguaglio di fine anno. Per i pensionati, è l'INPS a effettuare le trattenute direttamente dalla pensione. Per i lavoratori autonomi o per chi ha redditi diversi, l'addizionale viene versata tramite modello F24, con scadenze specifiche legate alla presentazione del 730 o del Modello Redditi PF.

    Dati fondamentali nel Quadro RV:

    • Codice regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta (non quella attuale, se diversa)
    • Reddito imponibile su cui calcolare l'addizionale
    • Aliquota applicabile (determinata automaticamente dal software del CAF sulla base della regione)
    • Addizionale totale dovuta
    • Acconto già versato (trattenuto dal datore di lavoro o versato con F24)
    • Saldo a debito o credito

    Aliquote addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le Regioni italiane

    Ecco le aliquote dell'addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le 20 regioni italiane, comprese le regioni a statuto speciale. I dati si riferiscono all'anno d'imposta 2025 (quello che dichiari nel 730 presentato nel 2026). Le aliquote sono quelle deliberate dalle singole regioni e aggiornate in base alle ultime normative disponibili.

    Regioni a Statuto Ordinario:

    RegioneAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
    Piemonte1,62% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Reddito ≤ 15.000 euro: 1,62%
    Valle d’Aosta1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 7.500 euro
    Lombardia1,23% (fino a 15.000€) → 1,58% (15.001-28.000€) → 1,72% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Liguria1,23% (fino a 15.000€) → 2,33% (oltre 15.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Veneto1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro (con figli a carico)
    Emilia-Romagna1,33% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Toscana1,42% (fino a 15.000€) → 1,92% (15.001-28.000€) → 2,12% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro
    Umbria1,23% (fino a 15.000€) → 1,63% (15.001-28.000€) → 1,93% (28.001-55.000€) → 2,13% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Marche1,23% (fino a 15.000€) → 1,53% (15.001-28.000€) → 1,73% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
    Lazio1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Abruzzo1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Molise1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Campania2,03% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Puglia1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Basilicata1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
    Calabria1,73% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro

    Regioni e Province a Statuto Speciale:

    Regione / Provincia AutonomaAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
    Sicilia1,23% (fino a 15.000€) → 1,83% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,23% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
    Sardegna1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
    Friuli Venezia Giulia1,23% (fino a 15.000€) → 1,43% (15.001-28.000€) → 1,63% (28.001-55.000€) → 1,63% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 11.000 euro
    Trentino-Alto Adige / Prov. Aut. Trento1,23% (aliquota base provinciale)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro (Trento), variabile Bolzano

    Nota bene: Le aliquote indicate sono quelle deliberate dalle regioni per l'anno d'imposta 2025. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario (come la Calabria e la Campania) applicano le maggiorazioni massime consentite dalla legge. Verifica sempre le delibere regionali aggiornate o affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione del 730: i nostri esperti applicano automaticamente l'aliquota corretta per la tua regione di residenza.

    Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale IRPEF

    Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare l'addizionale regionale IRPEF. La legge nazionale e le delibere regionali prevedono alcune esenzioni importanti che riguardano principalmente i redditi più bassi e alcune categorie particolari. Conoscere queste esenzioni può fare una differenza concreta nel calcolo finale della tua dichiarazione dei redditi.

    La prima e più importante esenzione è quella legata alla soglia minima di reddito. Quasi tutte le regioni italiane prevedono che i contribuenti con un reddito imponibile al di sotto di una certa soglia non paghino l'addizionale regionale. Queste soglie variano significativamente da regione a regione: si va dagli 8.000 euro di alcune regioni meridionali fino ai 15.000 euro di regioni come Toscana e Calabria.

    Oltre alla soglia di reddito, alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni o agevolazioni per specifiche categorie:

    • Famiglie con figli a carico: Alcune regioni (come Veneto e Lombardia) prevedono soglie di esenzione più elevate o riduzioni dell'addizionale per i contribuenti con figli fiscalmente a carico. Il numero di figli e l'importo dell'ISEE del nucleo familiare possono incidere sul calcolo.
    • Pensionati con redditi bassi: I pensionati con reddito da pensione inferiore alle soglie regionali di esenzione non pagano l'addizionale regionale. Per un pensionato con pensione minima INPS, l'addizionale regionale è tipicamente pari a zero.
    • Redditi assimilati esenti: Alcune tipologie di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo IRPEF possono essere escluse dalla base di calcolo dell'addizionale regionale in specifiche regioni (ad esempio, alcune indennità di mobilità o integrazioni salariali).
    • Contribuenti incapienti: Chi ha un'IRPEF lorda pari a zero (perché le detrazioni eccedono l'imposta lorda) non produce un'addizionale regionale dovuta.

    È importante ricordare che le esenzioni si applicano in base alla regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta. Se ti sei trasferito da una regione all'altra durante l'anno, la tua addizionale si calcola in base alla regione in cui risiedevi a fine anno, indipendentemente da dove abitavi a inizio anno.

    Addizionale regionale e comunale: le differenze essenziali

    L'addizionale regionale IRPEF non va confusa con l'addizionale comunale IRPEF: sono due imposte distinte, entrambe previste nel 730, ma con caratteristiche e importi differenti. Capire la differenza tra le due è fondamentale per leggere correttamente il tuo 730 e comprendere quanto stai pagando di tasse locali.

    CaratteristicaAddizionale RegionaleAddizionale Comunale
    Chi la stabilisceRegione di residenzaComune di residenza
    Aliquota minima1,23%0% (alcuni comuni non la applicano)
    Aliquota massima2,33%0,80% (in generale)
    Numero soggetti deliberanti20 regioniCirca 7.900 comuni
    Quadro nel 730Quadro RVQuadro RV (sezione distinta)
    Acconto previstoSì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)Sì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)
    Base imponibileReddito imponibile IRPEFReddito imponibile IRPEF

    La principale differenza pratica è che l'addizionale regionale è generalmente più elevata in termini assoluti rispetto all'addizionale comunale, perché le aliquote regionali sono significativamente superiori a quelle comunali. Per un lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro residente in una grande città, l'addizionale regionale può ammontare a diverse centinaia di euro, mentre quella comunale è solitamente inferiore a 100 euro.

    Acconto, saldo e conguaglio in busta paga

    L'addizionale regionale IRPEF segue una modalità di pagamento in due fasi: un acconto e un saldo. Questo meccanismo riguarda sia i lavoratori dipendenti (che vedono le trattenute in busta paga) sia i contribuenti che versano autonomamente tramite F24.

    L'acconto sull'addizionale regionale è pari al 30% dell'addizionale dovuta sull'anno precedente. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro trattiene questo acconto a novembre, contestualmente al conguaglio di fine anno IRPEF. Per i contribuenti che presentano il 730 tramite CAF (o il Modello Redditi PF), l'acconto va versato entro novembre tramite modello F24.

    Il saldo dell'addizionale regionale rappresenta la differenza tra il totale dovuto per l'anno d'imposta e l'acconto già versato. Per i lavoratori dipendenti con 730, il saldo viene trattenuto in busta paga a partire da luglio (o agosto) dell'anno successivo, suddiviso in rate mensili fino a novembre. Per i contribuenti senza sostituto d'imposta, il saldo si versa tramite F24 entro giugno o luglio.

    Il conguaglio fiscale di fine anno, effettuato dal datore di lavoro a novembre-dicembre, ricalcola l'addizionale regionale tenendo conto del reddito effettivo dell'intero anno. Se durante l'anno il datore di lavoro ha trattenuto un importo inferiore a quanto dovuto (ad esempio perché il reddito finale è risultato superiore alle previsioni), il dipendente si troverà un importo aggiuntivo trattenuto in busta paga. Al contrario, se sono state trattenute più somme del dovuto, avrà diritto a un rimborso in busta paga.

    Per i pensionati, il meccanismo è analogo: l'INPS gestisce le trattenute sulla pensione e il conguaglio annuale, liquidando l'addizionale regionale direttamente sull'assegno mensile. Anche per questo motivo, la dichiarazione dei redditi 730 dei pensionati deve essere compilata con attenzione, poiché le trattenute INPS potrebbero non corrispondere perfettamente a quanto dovuto, generando saldi a debito o credito.

    Esempi pratici di calcolo dell'addizionale regionale IRPEF

    Per capire concretamente quanto incide l'addizionale regionale IRPEF sul carico fiscale complessivo, vediamo alcuni esempi pratici con redditi e regioni diversi. Questi esempi ti aiuteranno a orientarti prima di presentare il 730.

    Esempio 1: Lavoratore dipendente in Lombardia, reddito 30.000 euro

    Supponiamo che Marco lavori come impiegato a Milano e abbia un reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro nell'anno d'imposta 2025. La Lombardia applica l'aliquota dell'1,72% per il terzo scaglione (28.001-55.000 euro), ma con un sistema progressivo.

    • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
    • Da 15.001 a 28.000 euro (13.000 euro) al 1,58% = 205,40 euro
    • Da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 1,72% = 34,40 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 424 euro

    Esempio 2: Pensionato in Friuli Venezia Giulia, reddito 18.000 euro

    Anna è pensionata a Udine e riceve una pensione con reddito imponibile di 18.000 euro. Il Friuli Venezia Giulia applica l'aliquota dell'1,23% fino a 15.000 euro e dell'1,43% per la fascia 15.001-28.000 euro.

    • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
    • Da 15.001 a 18.000 euro (3.000 euro) al 1,43% = 42,90 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 227 euro

    Il Friuli Venezia Giulia ha tra le aliquote regionali più basse d'Italia, il che rappresenta un vantaggio fiscale concreto per i residenti nella regione.

    Esempio 3: Lavoratore in Campania, reddito 22.000 euro

    Giuseppe lavora a Napoli e ha un reddito imponibile di 22.000 euro. La Campania, essendo in piano di rientro dal deficit sanitario, applica aliquote tra le più elevate d'Italia: 2,03% per i redditi fino a 15.000 euro e 2,13% per la fascia successiva.

    • Primi 15.000 euro al 2,03% = 304,50 euro
    • Da 15.001 a 22.000 euro (7.000 euro) al 2,13% = 149,10 euro
    • Addizionale regionale totale: circa 454 euro

    Il confronto tra questi tre esempi mostra chiaramente come la residenza regionale possa fare una differenza sostanziale nel carico fiscale: a parità di reddito, un residente in Campania paga significativamente di più rispetto a uno in Friuli Venezia Giulia o in Lombardia.

    Se vuoi verificare l'importo esatto della tua addizionale regionale IRPEF 2025, il CAF Centro Fiscale di Udine può calcolarla con precisione durante la compilazione del tuo 730. Il servizio è disponibile sia in sede a Udine che online per tutta Italia: i nostri esperti si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti al calcolo definitivo e alla presentazione della dichiarazione.

    Come gestire l'addizionale regionale nel 730: il ruolo del CAF

    L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è un'imposta che, pur non essendo elevata in termini assoluti per redditi bassi e medi, richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione. Un errore nel codice regione, nell'aliquota applicata o nel calcolo dell'acconto può generare sanzioni o un versamento insufficiente con successivi avvisi di accertamento.

    Affidare la compilazione del modello 730 al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere la certezza che l'addizionale regionale venga calcolata correttamente per la tua specifica regione di residenza, con le aliquote aggiornate e le eventuali esenzioni a cui hai diritto. I nostri operatori conoscono le delibere di tutte le regioni italiane e aggiornano i software di calcolo ogni anno in base alle variazioni normative.

    Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida in ogni fase della compilazione del 730, garantendo la massima precisione nel calcolo di IRPEF, addizionali regionali e comunali, detrazioni e rimborsi.

    Cos’è l’addizionale regionale IRPEF nel 730?

    L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta locale che si aggiunge all’IRPEF statale. Si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla propria regione di residenza al reddito imponibile IRPEF. Nel modello 730, viene liquidata nel Quadro RV e può essere trattenuta direttamente in busta paga (per i lavoratori dipendenti) o versata tramite F24.

    Quanto è l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF?

    L’aliquota base minima dell’addizionale regionale IRPEF è pari all’1,23% del reddito imponibile IRPEF. Tuttavia, le regioni possono maggiorarla fino a un massimo del 2,33%. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario applicano tipicamente le aliquote più elevate.

    Chi non paga l’addizionale regionale IRPEF?

    Non pagano l’addizionale regionale i contribuenti il cui reddito imponibile è inferiore alla soglia di esenzione deliberata dalla propria regione (che varia da 7.500 a 15.000 euro a seconda della regione), i contribuenti con IRPEF lorda pari a zero, e alcune categorie particolari previste dalle delibere regionali (es. famiglie con figli a carico in alcune regioni).

    La regione di residenza per l’addizionale regionale qual è?

    L’addizionale regionale si calcola in base alla regione in cui il contribuente risulta iscritto all’anagrafe al 31 dicembre dell’anno d’imposta. Anche se ti sei trasferito durante l’anno, fa fede la residenza a fine anno.

    Come viene pagata l’addizionale regionale per i lavoratori dipendenti?

    Per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. L’acconto (30%) viene trattenuto a novembre, mentre il saldo viene rateizzato nei mesi successivi alla presentazione del 730 (luglio-novembre). Non è necessario alcun versamento autonomo tramite F24.


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      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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      Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-05 07:22:322026-05-31 16:14:56Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025
      NOTIZIE

      Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      • Come funziona l'IRPEF oggi
      • La proposta: dal 23% al 22%
      • Chi beneficia del taglio
      • Quanto si risparmia concretamente
      • L'iter della Legge di Bilancio 2027
      • Domande frequenti

      Il governo italiano sta studiando un’ulteriore riduzione dell’IRPEF per i lavoratori e i pensionati con redditi medio-bassi. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da La Legge per Tutti, nella prossima Legge di Bilancio 2027 potrebbe essere previsto un taglio dell’aliquota del primo scaglione dal 23% al 22%, a beneficio di chi guadagna fino a 28.000 euro l’anno. Una misura che si inserisce nel solco della riforma fiscale avviata con il DLgs 216/2023 e che punta a ridurre il carico fiscale sui contribuenti a reddito basso e medio.

      Come funziona l’IRPEF oggi

      L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) colpisce i redditi prodotti in Italia da persone fisiche residenti e non residenti. Dal 2024, in seguito alla riforma introdotta dal DLgs 216/2023, il sistema si articola su tre scaglioni:

      Scaglione di redditoAliquota attuale
      Fino a 28.000 euro23%
      Da 28.001 a 50.000 euro35%
      Oltre 50.000 euro43%

      Questa struttura ha sostituito il precedente sistema a quattro scaglioni (23%, 25%, 35%, 43%) che era in vigore fino al 31 dicembre 2023. La riforma del 2024 aveva già portato un beneficio concreto per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro, eliminando l’aliquota intermedia del 25%.

      La proposta: dal 23% al 22%

      Secondo quanto riportato da La Legge per Tutti, il governo starebbe valutando di abbassare di un punto percentuale l’aliquota del primo scaglione IRPEF: dall’attuale 23% al 22%. La misura si applicherebbe ai redditi imponibili fino a 28.000 euro annui, la soglia che delimita il primo scaglione.

      La proposta fa parte di un più ampio pacchetto di interventi fiscali che il governo intende inserire nella Legge di Bilancio 2027, attualmente in fase di elaborazione. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati con redditi modesti, categorie che tradizionalmente sopportano un carico proporzionalmente più elevato rispetto ai contribuenti con redditi alti, anche grazie all’accesso a regimi fiscali agevolati come il regime forfettario.

      Attenzione: si tratta ancora di una proposta in discussione, non di una norma approvata. La Legge di Bilancio 2027 deve essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre 2026 e approvata entro il 31 dicembre 2026.

      Chi beneficia del taglio

      Il taglio dell’aliquota al 22% interessa potenzialmente tutti i contribuenti IRPEF, poiché il primo scaglione si applica ai primi 28.000 euro di reddito per chiunque. Tuttavia, il beneficio effettivo è maggiore in termini relativi per chi ha un reddito complessivo che non supera o supera di poco questa soglia.

      In concreto, potrebbero beneficiare della misura:

      • Lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro (inclusi part-time, stagionali, apprendisti);
      • Pensionati con assegni mensili fino a circa 2.150 euro lordi;
      • Lavoratori autonomi in regime ordinario con redditi imponibili bassi;
      • Contribuenti con redditi misti (es. lavoro dipendente + affitti o altri redditi), per la parte rientrante nel primo scaglione.

      Restano invece esclusi dal beneficio i titolari di partita IVA in regime forfettario, che già pagano un’imposta sostitutiva dell’IRPEF (5% o 15% a seconda dei casi) e non sono soggetti agli scaglioni ordinari.

      Quanto si risparmia concretamente

      La riduzione di un punto percentuale sull’intero primo scaglione produce un risparmio massimo di 280 euro l’anno (1% di 28.000 euro) per chi ha un reddito imponibile pari o superiore a 28.000 euro. Chi guadagna di meno risparmia proporzionalmente:

      Reddito imponibileRisparmio annuo (stima)Risparmio mensile (stima)
      10.000 euro100 euro~8 euro
      15.000 euro150 euro~12,50 euro
      20.000 euro200 euro~16,70 euro
      28.000 euro o piu280 euro~23,30 euro

      Si tratta di cifre moderate ma significative per chi ha redditi contenuti. Va precisato che il risparmio effettivo dipende anche dalle detrazioni spettanti (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili), che possono ridurre ulteriormente l’imposta netta dovuta.

      L’iter della Legge di Bilancio 2027

      La misura, se confermata, diventerebbe operativa a partire dal 1 gennaio 2027. Il percorso legislativo prevede:

      1. Presentazione DDL Bilancio 2027 al Parlamento: entro il 15 ottobre 2026;
      2. Esame e approvazione da parte di Camera e Senato: ottobre-dicembre 2026;
      3. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore: entro il 31 dicembre 2026;
      4. Applicazione sui redditi 2027, con effetti visibili in busta paga dal gennaio 2027 (per i lavoratori dipendenti, tramite il sostituto d’imposta).

      Come sempre nelle manovre finanziarie, la misura potrebbe essere confermata, modificata o anche stralciata in sede parlamentare a seconda delle risorse disponibili e delle priorità politiche. Torneremo ad aggiornare questa notizia non appena il testo del disegno di legge sarà ufficialmente depositato.

      Domande frequenti sul taglio IRPEF

      Quando entra in vigore il taglio IRPEF al 22%?

      La proposta, se approvata nella Legge di Bilancio 2027, entrerebbe in vigore dal 1 gennaio 2027. Al momento è ancora in fase di discussione e non è stata inserita in un testo normativo ufficiale.

      Chi non beneficia del taglio?

      I titolari di partita IVA in regime forfettario non beneficiano della riduzione, poiché non pagano l’IRPEF ordinaria ma un’imposta sostitutiva (5% nei primi cinque anni, 15% a regime). Sono inoltre escluse le società di capitali, che non sono soggette all’IRPEF.

      Qual è la differenza rispetto alla riforma del 2024?

      La riforma del 2024 (DLgs 216/2023) aveva ridotto gli scaglioni da quattro a tre, eliminando l’aliquota del 25% e portando il primo scaglione al 23% per redditi fino a 28.000 euro. La proposta attuale rappresenta un’ulteriore riduzione di un punto percentuale, sempre sul primo scaglione.

      Il taglio vale anche per i pensionati?

      Si. Le pensioni sono redditi soggetti a IRPEF ordinaria, quindi i pensionati con assegno annuo fino a 28.000 euro lordi beneficerebbero dell’intera riduzione (massimo 280 euro annui). L’effetto si rifletterebbe nelle rate mensili della pensione, tramite trattenuta del sostituto d’imposta (INPS).


      Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

      Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 12:00:002026-08-29 14:34:25Taglio IRPEF 2027: l’aliquota scende al 22% per i redditi fino a 28.000 euro
      NOTIZIE

      IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Una delle novità più rilevanti della riforma fiscale in corso riguarda l’addizionale IRPEF regionale: con le nuove norme che stanno prendendo forma, le Regioni italiane potrebbero ottenere la facoltà di abbassare – fino ad azzerare – questa voce che pesa ogni anno sulle buste paga e sui redditi dei contribuenti. Una flessibilità finora mai concessa, che apre scenari inediti nell’autonomia tributaria territoriale.

      Indice dei contenuti

      • Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF
      • Cosa prevede la nuova riforma
      • Chi ci guadagna e chi rischia
      • Quando entreranno in vigore le modifiche
      • Domande e risposte

      Che cos’è l’addizionale regionale IRPEF

      L’addizionale regionale all’IRPEF è un’imposta che si aggiunge all’IRPEF nazionale e viene pagata dai contribuenti a favore della propria Regione di residenza. In parole semplici: oltre alle tasse che versate allo Stato per il vostro reddito, ne versate un’altra quota alla Regione dove vivete.

      L’aliquota base è fissata per legge all’1,23% del reddito imponibile, ma ogni Regione può applicare una maggiorazione aggiuntiva fino a 2,10 punti percentuali (aliquota massima complessiva: 3,33%). Nella pratica, quasi tutte le Regioni applicano aliquote superiori al minimo, con alcune che arrivano vicino al tetto. Per sapere quanta addizionale state pagando oggi, potete consultare la nostra guida completa: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa a Regionale e Comunale.

      Cosa prevede la nuova riforma

      Secondo quanto riportato da Commercialista Telematico il 27 agosto 2026, il processo di riforma fiscale in atto sta ridisegnando i rapporti tra Stato centrale e Regioni in materia di IRPEF. La novità chiave è la seguente: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di modulare l’addizionale IRPEF in modo più flessibile rispetto ad oggi, inclusa la possibilità – mai prevista finora – di portarla fino a zero.

      In sostanza, una Regione potrebbe decidere di non applicare alcuna addizionale IRPEF ai propri residenti, rinunciando a questa entrata fiscale in cambio di altri vantaggi competitivi (attrazione di residenti, investimenti, lavoratori). Si tratta di una logica di competizione fiscale tra territori, analoga a quella già esistente in altri Paesi europei con sistemi federali.

      La riforma prevede anche la possibilità di differenziare le aliquote per scaglioni di reddito a livello regionale, creando una vera e propria IRPEF “su misura” per ogni territorio. Questo significa che una Regione potrebbe scegliere di azzerare l’addizionale per i redditi bassi e mantenerla (o alzarla) per i redditi più alti, oppure viceversa.

      Chi ci guadagna e chi rischia

      L’impatto di questa riforma dipenderà in larga misura dalle scelte che ogni singola Regione farà. Possiamo individuare due scenari principali:

      • Regioni che abbassano (o azzerano) l’addizionale: i contribuenti residenti avranno un beneficio diretto in busta paga o nel conguaglio fiscale annuale. Per un reddito medio di 25.000 euro, ogni punto percentuale di addizionale vale circa 250 euro l’anno. Un azzeramento completo potrebbe quindi tradursi in un risparmio significativo.
      • Regioni che mantengono o alzano l’addizionale: non cambierà nulla per i contribuenti, oppure potrebbero subire un aggravio se la Regione decide di sfruttare la nuova flessibilità al rialzo.

      Il rischio principale della riforma è quello di aumentare le disparità territoriali: i contribuenti residenti in Regioni ricche e con bilanci in ordine potrebbero godere di sgravi fiscali, mentre quelli in Regioni con deficit sanitari o sociali potrebbero trovarsi con addizionali più alte. Un tema molto dibattuto nel contesto del più ampio progetto di autonomia differenziata.

      Per chi è pensionato, il discorso è rilevante: l’addizionale regionale viene trattenuta sulla pensione e incide sull’importo netto mensile. Se siete curiosi di capire quante tasse pagate sulla pensione, leggete: Pensione e Tasse: Quanto Resta in Tasca Davvero nel 2026.

      Quando entreranno in vigore le modifiche

      Al momento, la riforma è ancora in fase di definizione legislativa. Le norme dovranno essere recepite con appositi decreti attuativi e, successivamente, ogni Regione dovrà adottare le proprie delibere per modificare le aliquote dell’addizionale. I tempi non sono ancora certi, ma è ragionevole ipotizzare che gli effetti concreti sui contribuenti potrebbero arrivare non prima del 2027, con delibere regionali da adottare entro le scadenze previste dalla legge.

      Nel frattempo, per il 2026, le aliquote dell’addizionale regionale restano quelle già deliberate da ciascuna Regione. Se volete sapere cosa state pagando oggi nella vostra Regione, il punto di riferimento rimane la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: tutte le aliquote aggiornate.

      Domande e risposte

      Le Regioni possono davvero azzerare l’addizionale IRPEF?

      Con la riforma fiscale in corso, sì: alle Regioni verrebbe attribuita la facoltà di portare l’addizionale IRPEF anche a zero. Finora questa possibilità non era prevista: il minimo era l’aliquota base dell’1,23%. La nuova norma è ancora in fase di approvazione definitiva.

      Quando potrei vedere meno trattenute in busta paga?

      Non prima del 2027, e solo se la tua Regione decide di ridurre o azzerare l’addizionale. Per il 2026 le aliquote restano invariate rispetto a quelle già deliberate.

      Come si calcola l’addizionale regionale IRPEF?

      L’addizionale si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla tua Regione al reddito imponibile IRPEF. Ad esempio, con un reddito di 25.000 euro e un’aliquota del 2%, l’addizionale regionale annua è di 500 euro.

      Tutte le Regioni azzereranno l’addizionale?

      Non necessariamente. La riforma dà la facoltà, non l’obbligo. Le Regioni con bilanci in difficoltà potrebbero mantenere o addirittura aumentare l’addizionale per non perdere entrate fondamentali destinate a sanità e servizi sociali.


      Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

      Agosto 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-27 19:08:002026-08-27 18:25:57IRPEF, arriva la stretta “su misura”: le Regioni potranno azzerare l’addizionale
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2026

      Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno degli appuntamenti fiscali piu’ importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani. Entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) e’ necessario versare il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 e il primo acconto IRPEF per il 2026. Il secondo acconto IRPEF ha invece scadenza al 30 novembre 2026.

      In questa guida completa al saldo e acconto IRPEF 2026 trovi il calendario delle scadenze aggiornato, le aliquote IRPEF 2026 ridotte a tre scaglioni dopo la riforma fiscale, il metodo per calcolare i versamenti sia con il metodo storico sia con quello previsionale, i codici tributo F24 da utilizzare e tutti gli esempi pratici per capire quanto pagare. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, calcolando con precisione il saldo e l’acconto IRPEF dovuti.

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      Indice dei contenuti

      1. Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale
      2. Calendario delle scadenze IRPEF 2026
      3. Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore
      4. Come calcolare il saldo IRPEF 2026
      5. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale
      6. Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate
      7. Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito
      8. Soglie minime per i versamenti IRPEF
      9. Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF
      10. Rateizzazione dei versamenti IRPEF
      11. Errori e ritardi: ravvedimento operoso
      12. Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026
      13. Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

      Saldo e acconto IRPEF 2026: quadro generale

      Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un meccanismo di versamento che funziona in due tempi. Da un lato si paga il saldo IRPEF, ovvero la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno appena trascorso (il 2025) e quanto e’ gia’ stato versato durante l’anno tramite ritenute, acconti e crediti d’imposta. Dall’altro lato si versano gli acconti IRPEF per l’anno in corso (il 2026), che anticipano l’imposta che si stima di dover pagare l’anno successivo sulla base dei redditi attuali.

      Questo sistema, regolato dall’art. 17 della Legge 97/1977 e dal DPR 322/1998, riguarda tutte le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF), quindi lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario, professionisti, imprenditori, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati che hanno redditi ulteriori (locazioni, attivita’ occasionali, dividendi) e che non utilizzano il sostituto d’imposta come tramite per i conguagli.

      Per chi presenta il modello 730 dipendente o pensionato, il saldo e l’acconto IRPEF vengono trattenuti automaticamente dal datore di lavoro o dall’INPS in busta paga o nella rata di pensione, senza bisogno di compilare un F24. Per chi presenta il modello Redditi PF (titolari di partita IVA in regime ordinario, contribuenti senza sostituto, soggetti con redditi particolari) il versamento avviene tramite F24 telematico entro le scadenze fissate dall’Agenzia delle Entrate.

      La distinzione tra saldo e acconto IRPEF e’ fondamentale. Il saldo chiude i conti dell’anno precedente: se hai versato meno di quanto dovuto, paghi la differenza; se hai versato di piu’, maturi un credito che puoi compensare. L’acconto, invece, e’ un’anticipazione dell’imposta futura: serve allo Stato per incassare gradualmente le imposte durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione successiva. Per un approfondimento completo sui versamenti, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

      Calendario delle scadenze IRPEF 2026

      Il calendario delle scadenze IRPEF 2026 e’ definito dall’Agenzia delle Entrate sulla base del DPR 322/1998 e tiene conto sia della dichiarazione dei redditi anno d’imposta 2025 sia degli adempimenti per i versamenti. Ecco le date chiave da tenere a mente per non incorrere in sanzioni o ritardi.

      ScadenzaAdempimentoNote
      30 aprile 2026Apertura 730 precompilatoDal 2026 anticipata dal 15 al 30 aprile
      30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + 1° acconto IRPEF 2026Termine ordinario (senza maggiorazione)
      30 luglio 2026Saldo IRPEF + 1° acconto con maggiorazione 0,40%Differimento di 30 giorni
      30 settembre 2026Invio definitivo modello 730/2026Scadenza dichiarazione
      25 ottobre 2026730 integrativoCorrezioni a favore
      30 novembre 20262° acconto IRPEF 2026Rata unica
      30 novembre 2026Invio modello Redditi PF 2026Dichiarazione titolari P.IVA

      La data piu’ importante e’ senza dubbio il 30 giugno 2026, scadenza ordinaria per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto IRPEF 2026. Chi non riesce a versare entro questa data ha la possibilita’ di differire di 30 giorni, fino al 30 luglio 2026, pagando pero’ una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto. Si tratta di un interesse forfettario, non di una sanzione: il contribuente che sceglie questa opzione non commette alcun illecito, semplicemente paga una piccola somma in piu’ per avere 30 giorni di tempo aggiuntivo.

      Il 30 novembre 2026 e’ invece la scadenza per il secondo acconto IRPEF, che si paga in un’unica soluzione senza possibilita’ di differimento. Per chi presenta il modello Redditi PF, il 30 novembre coincide anche con la data ultima per l’invio telematico della dichiarazione. Per gli adempimenti relativi al modello 730 a debito, leggi la guida su come pagare il 730 a debito a rate.

      Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni in vigore

      Per calcolare il saldo e l’acconto IRPEF 2026 e’ necessario partire dalle aliquote IRPEF attualmente in vigore. Dal 2024, con il DLgs 216/2023, e’ stata introdotta una riforma che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF. Questa struttura e’ confermata anche per il 2026 ed e’ la base per calcolare l’imposta dovuta sui redditi del 2025 (saldo) e per stimare quella del 2026 (acconto).

      Scaglione di redditoAliquota IRPEF 2026Imposta dovuta
      Fino a 28.000 euro23%23% del reddito imponibile
      Oltre 28.000 fino a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000
      Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000

      Rispetto al sistema in vigore fino al 2023 (quattro scaglioni: 23% / 25% / 35% / 43%), la riforma ha unito i primi due scaglioni applicando l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro di reddito. Questo significa un beneficio fiscale per chi ha redditi tra 15.000 e 28.000 euro, che prima erano tassati al 25% e ora scendono al 23%. La terza aliquota del 35% resta in vigore per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre la quarta aliquota del 43% si applica oltre i 50.000 euro.

      Oltre all’IRPEF nazionale, sui redditi delle persone fisiche gravano anche le addizionali regionali (variano da regione a regione, generalmente tra l’1,23% e il 3,33%) e le addizionali comunali (definite dal singolo Comune, fino allo 0,8%). Le addizionali si pagano separatamente, con codici tributo specifici, ma seguono lo stesso calendario del saldo IRPEF: entro il 30 giugno 2026 per il saldo dell’anno precedente. Per approfondire le detrazioni fiscali che riducono l’IRPEF dovuta, consulta la nostra sezione dedicata.

      Come calcolare il saldo IRPEF 2026

      Il calcolo del saldo IRPEF 2026 riguarda l’imposta dovuta sui redditi prodotti nel 2025. La procedura prevede diversi passaggi, che il modello 730 o il modello Redditi PF eseguono automaticamente, ma che e’ utile conoscere per capire come si arriva all’importo finale da versare il 30 giugno.

      Passaggi per il calcolo del saldo IRPEF

      • 1. Determinazione del reddito complessivo: somma di tutti i redditi del 2025 (lavoro dipendente, autonomo, fabbricati, capitale, diversi).
      • 2. Calcolo del reddito imponibile: reddito complessivo meno deduzioni (es. contributi previdenziali, assegni al coniuge, rendita catastale abitazione principale).
      • 3. Applicazione delle aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro, 35% tra 28.000 e 50.000, 43% oltre 50.000.
      • 4. Calcolo dell’IRPEF lorda: imposta risultante dall’applicazione delle aliquote agli scaglioni.
      • 5. Scomputo delle detrazioni d’imposta: detrazioni per lavoro dipendente (fino a 1.955 euro), per familiari a carico, per oneri (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo).
      • 6. Calcolo dell’IRPEF netta: IRPEF lorda meno detrazioni.
      • 7. Sottrazione di ritenute e acconti gia’ versati: ritenute IRPEF subite, acconti versati nel novembre 2025.
      • 8. Risultato finale: se positivo, e’ il saldo IRPEF a debito; se negativo, e’ un credito da compensare o rimborsare.

      Il saldo IRPEF e’ quindi una differenza algebrica tra cio’ che si dovrebbe pagare e cio’ che si e’ gia’ pagato durante l’anno tramite ritenute alla fonte e acconti. Per un lavoratore dipendente con un solo reddito, in genere il sostituto d’imposta (datore di lavoro) trattiene gia’ tutta l’IRPEF dovuta in busta paga, quindi il saldo a giugno e’ spesso pari a zero o addirittura a credito. Per un autonomo o un titolare di partita IVA in regime ordinario, invece, il saldo IRPEF e’ quasi sempre a debito, perche’ l’imposta sui compensi non e’ trattenuta alla fonte (salvo eccezioni come la ritenuta d’acconto del 20% per professionisti).

      Un esempio concreto: Marco, libero professionista, nel 2025 ha avuto un reddito imponibile di 45.000 euro. L’IRPEF lorda si calcola cosi’: 23% su 28.000 = 6.440 euro, piu’ 35% su (45.000 – 28.000) = 35% su 17.000 = 5.950 euro. Totale IRPEF lorda: 12.390 euro. Supponendo detrazioni per 1.500 euro e ritenute d’acconto subite per 3.000 euro, l’IRPEF netta e’ 12.390 – 1.500 = 10.890 euro. Sottraendo le ritenute (3.000) e il primo e secondo acconto versati nel 2025 (poniamo 5.000 euro totali), il saldo IRPEF da versare entro il 30 giugno 2026 e’: 10.890 – 3.000 – 5.000 = 2.890 euro.

      Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico vs previsionale

      L’acconto IRPEF 2026 e’ un’anticipazione dell’imposta che si presume di dover pagare l’anno prossimo (il 2027) sui redditi del 2026. Il contribuente puo’ scegliere tra due metodi di calcolo: il metodo storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e il metodo previsionale, basato su una stima dei redditi attuali. La scelta tra i due metodi e’ libera e ognuno ha vantaggi e rischi.

      Metodo storico: calcolo automatico sul 2025

      Il metodo storico e’ il piu’ semplice e il piu’ usato. L’acconto IRPEF si calcola in misura pari al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente (anno d’imposta 2025), risultante dalla dichiarazione dei redditi. Si prende quindi l’IRPEF netta indicata nel rigo dichiarativo del modello 730 o del modello Redditi PF 2026 e si versa quella cifra (al netto delle riduzioni previste). Il vantaggio del metodo storico e’ che non comporta rischi: se applichi correttamente la regola del 100%, non rischi sanzioni per insufficiente versamento. Lo svantaggio e’ che, se nel 2026 i redditi sono nettamente inferiori al 2025, potresti versare un acconto piu’ alto del dovuto.

      Metodo previsionale: stima sui redditi 2026

      Il metodo previsionale permette di versare un acconto piu’ basso (o anche nessun acconto) se si prevede che il reddito 2026 sara’ inferiore a quello del 2025. In pratica, il contribuente calcola in via previsionale l’IRPEF che dovra’ pagare nel 2027 sui redditi del 2026 e versa il 100% di quella cifra come acconto. Il vantaggio e’ un risparmio finanziario nell’immediato. Il rischio, pero’, e’ importante: se la stima si rivela sbagliata e l’imposta effettiva 2026 supera l’acconto versato di oltre il 20%, scatta una sanzione del 25% sull’importo non versato (oltre agli interessi), salva la possibilita’ di ravvedimento operoso.

      La scelta tra metodo storico e previsionale deve essere ragionata. Il metodo previsionale conviene quando si ha la quasi certezza di un calo di reddito (ad esempio per cessazione di un’attivita’, per riduzione del fatturato gia’ confermata, per passaggio al regime forfettario). In tutti gli altri casi, il metodo storico e’ piu’ prudente. Il CAF Centro Fiscale aiuta i clienti a valutare quale metodo sia piu’ conveniente in base alla situazione personale.

      Primo e secondo acconto IRPEF 2026: importi e rate

      L’acconto IRPEF 2026, calcolato con metodo storico o previsionale, va versato in due rate distinte secondo le regole stabilite dal DPR 322/1998 e dalle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate. La ripartizione e gli importi delle rate dipendono dal valore complessivo dell’acconto dovuto.

      Acconto totale dovuto1° rata2° rataScadenze
      Fino a 257,52 euroNon dovuta100% in unica soluzione30 novembre 2026
      Oltre 257,52 euro40% dell’acconto totale60% dell’acconto totale30 giugno e 30 novembre 2026

      La soglia di 257,52 euro e’ il punto di discrimine tra rata unica e doppia rata. Se l’acconto IRPEF complessivo dovuto e’ inferiore o uguale a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno: tutto l’importo si versa in unica soluzione entro il 30 novembre 2026. Se invece l’acconto supera 257,52 euro, si divide in due tranche: il 40% entro il 30 giugno 2026 (insieme al saldo IRPEF) e il restante 60% entro il 30 novembre 2026.

      Continuando l’esempio di Marco visto sopra: la sua IRPEF netta 2025 era di 10.890 euro. Applicando il metodo storico, l’acconto totale 2026 e’ pari al 100% di questa cifra, quindi 10.890 euro. Suddividendo in rate: 4.356 euro (40%) da versare entro il 30 giugno 2026 insieme al saldo, e 6.534 euro (60%) entro il 30 novembre 2026. Quindi a giugno Marco dovra’ pagare in totale: saldo IRPEF 2.890 + primo acconto 4.356 = 7.246 euro; a novembre versera’ il secondo acconto di 6.534 euro.

      E’ importante sottolineare che la prima rata d’acconto si paga insieme al saldo: entrambi entro il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione). Il secondo acconto, invece, e’ un versamento autonomo da fare entro il 30 novembre, senza possibilita’ di differimento ne’ di rateizzazione (salvo che per i forfettari, che hanno regole specifiche in alcune annualita’).

      Maggiorazione dello 0,40% per pagamento differito

      La maggiorazione dello 0,40% e’ una facolta’ prevista dalla normativa fiscale che permette al contribuente di posticipare di 30 giorni il pagamento del saldo IRPEF e del primo acconto IRPEF. Anziche’ versare entro il 30 giugno 2026 (scadenza ordinaria), si puo’ versare entro il 30 luglio 2026 applicando un interesse forfettario dello 0,40% sull’imposta dovuta.

      Per applicare la maggiorazione, basta moltiplicare l’importo dell’IRPEF dovuta per 1,004. Ad esempio, se devi versare 5.000 euro entro il 30 giugno, posticipando al 30 luglio dovrai pagare 5.000 x 1,004 = 5.020 euro. La maggiorazione non e’ una sanzione, ma un costo finanziario opzionale: il contribuente non commette alcuna irregolarita’ scegliendo di pagare con i 30 giorni di differimento. La condizione e’ che il versamento avvenga entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione gia’ inclusa nell’importo versato sul codice tributo corrispondente.

      Attenzione: la maggiorazione dello 0,40% non si applica al secondo acconto IRPEF in scadenza il 30 novembre. Per quella data non e’ previsto alcun differimento ordinario: chi paga in ritardo deve ricorrere al ravvedimento operoso, che comporta sanzioni piu’ alte. Inoltre, la maggiorazione non e’ deducibile come interesse passivo: e’ un costo finale per il contribuente.

      Soglie minime per i versamenti IRPEF

      Non sempre il saldo e acconto IRPEF vanno versati: la normativa fiscale prevede infatti soglie minime al di sotto delle quali il versamento non e’ dovuto. Queste soglie servono a evitare versamenti minimi che genererebbero piu’ costi amministrativi che gettito fiscale.

      Tipologia versamentoSoglia minimaConseguenza
      Saldo IRPEF12 euroSotto soglia: non dovuto
      Acconto IRPEF totale51,65 euroSotto soglia: nessun acconto dovuto
      1° rata acconto (in due rate)40% di 257,52 = 103,01 euroSotto soglia: prima rata non dovuta, tutto in seconda rata
      Addizionale regionale12 euroSotto soglia: non dovuta
      Addizionale comunale12 euroSotto soglia: non dovuta

      La soglia di 51,65 euro per l’acconto IRPEF totale e’ particolarmente rilevante per i piccoli contribuenti. Se l’IRPEF netta 2025 e’ inferiore a 51,65 euro, non si paga alcun acconto per il 2026. Sopra questa soglia, scatta l’obbligo di versamento con le regole gia’ viste (rata unica o doppia rata in base alla soglia di 257,52 euro).

      Per il saldo IRPEF la soglia e’ invece di 12 euro: se l’imposta a debito risultante dalla dichiarazione e’ inferiore a questo importo, non si versa nulla. La stessa soglia di 12 euro vale per le addizionali regionale e comunale, calcolate separatamente dall’IRPEF nazionale. Queste soglie minime semplificano la vita ai contribuenti e all’amministrazione fiscale, evitando versamenti irrisori.

      Codici tributo F24 per saldo e acconto IRPEF

      Per versare il saldo e acconto IRPEF 2026 tramite modello F24 telematico, e’ fondamentale utilizzare i codici tributo corretti. L’Agenzia delle Entrate ha definito codici specifici per ciascun tipo di versamento, distinguendo tra saldo, primo acconto, secondo acconto e addizionali. Un errore nei codici tributo puo’ rendere il versamento inefficace e generare sanzioni.

      Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento (rateo)
      4001Saldo IRPEF2025
      4033Primo acconto IRPEF2026
      4034Secondo acconto IRPEF2026
      3801Addizionale regionale IRPEF2025
      3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
      3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

      Nel modello F24 ogni codice tributo va compilato con il relativo anno di riferimento (es. 2025 per il saldo, 2026 per gli acconti) e con l’importo a debito. E’ possibile compensare crediti d’imposta (es. crediti IRPEF di anni precedenti, crediti IVA) con i versamenti dovuti, riducendo l’esborso effettivo. La compensazione orizzontale fino a 5.000 euro non richiede visto di conformita’; oltre questa soglia, e’ necessario il visto del professionista abilitato (commercialista, CAF) sulla dichiarazione.

      I versamenti tramite F24 devono essere effettuati esclusivamente in via telematica per i titolari di partita IVA. I privati possono utilizzare il F24 ordinario cartaceo presso banche, poste o agenti della riscossione, oppure il F24 online tramite home banking o servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Per la lista completa dei codici tributo, consulta la nostra guida ai codici tributo F24 2026.

      Rateizzazione dei versamenti IRPEF

      Il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF 2026 possono essere rateizzati, distribuendo l’importo in piu’ versamenti mensili. Questa possibilita’ e’ particolarmente utile per chi ha importi elevati da pagare e preferisce diluire l’esborso nell’arco di alcuni mesi. La normativa di riferimento e’ l’art. 20 DLgs 241/1997, modificato dalla L. 122/2010.

      • Privati (non titolari di P.IVA): possono rateizzare in massimo 7 rate mensili di pari importo. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a dicembre.
      • Titolari di partita IVA: possono rateizzare in massimo 6 rate mensili. Le rate scadono il 16 di ogni mese, da giugno a novembre.
      • Interessi: sulle rate successive alla prima si applica un tasso annuo del 4%, calcolato in misura giornaliera.
      • Secondo acconto: non e’ rateizzabile, si paga in unica soluzione entro il 30 novembre 2026.

      La rateizzazione si comunica direttamente nel modello F24, indicando nella colonna “rateazione/regione” il numero della rata in pagamento e il numero totale di rate scelte (es. “0107” per la prima rata su sette). E’ importante mantenere la stessa rateazione per tutta la durata: se si saltano rate o si modificano gli importi, l’amministrazione fiscale considera l’intero importo come non versato e applica sanzioni.

      Errori e ritardi: ravvedimento operoso

      Se non si versa il saldo o l’acconto IRPEF entro le scadenze previste, e’ possibile sanare il ritardo tramite ravvedimento operoso, regolato dall’art. 13 DLgs 472/1997. Il ravvedimento riduce le sanzioni in proporzione alla rapidita’ con cui si regolarizza la posizione. La riforma sanzioni entrata in vigore con il DLgs 87/2024 ha rivisto al ribasso le sanzioni base, rendendo il ravvedimento ancora piu’ conveniente.

      Tempo di ravvedimentoSanzione ridottaInteressi
      Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno di ritardoTasso legale annuo
      Da 15 a 30 giorni1,25% (1/10 del 12,5%)Tasso legale annuo
      Da 31 a 90 giorni1,39% (1/9 del 12,5%)Tasso legale annuo
      Entro il termine dichiarazione anno successivo3,125% (1/8 del 25%)Tasso legale annuo
      Oltre, ma entro 2 anni3,57% (1/7 del 25%)Tasso legale annuo

      Il ravvedimento operoso e’ particolarmente vantaggioso se applicato nei primi 30 giorni dalla scadenza. Per regolarizzare, si versa con F24 l’imposta originariamente dovuta, la sanzione ridotta (codice tributo 8901 per IRPEF) e gli interessi legali (codice tributo 1989). E’ una procedura accessibile anche senza l’aiuto di un professionista, ma se hai dubbi sui calcoli e’ bene rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che potrebbero invalidare il ravvedimento.

      Esempi pratici di calcolo IRPEF 2026

      Per fissare i concetti, vediamo tre esempi pratici di calcolo del saldo e acconto IRPEF 2026 in situazioni diverse: lavoratore dipendente con redditi aggiuntivi, professionista in regime ordinario, e pensionato con seconda casa.

      Esempio 1: dipendente con redditi da locazione

      Anna e’ dipendente di una grande azienda, reddito 2025 di 32.000 euro lordi (CU rilasciata dal datore di lavoro). Ha anche un appartamento in affitto con cedolare secca al 21% che produce un reddito di 7.200 euro annui. Il sostituto d’imposta ha gia’ trattenuto in busta paga l’IRPEF sul reddito da lavoro. L’IRPEF residua dovuta riguarda quindi la sola sezione ordinaria del reddito complessivo (la cedolare e’ tassazione separata). Calcolando: 23% su 28.000 + 35% su (32.000-28.000) = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro di IRPEF lorda. Detrazione lavoro dipendente per 32.000 euro: circa 1.910 euro. IRPEF netta: 7.840 – 1.910 = 5.930 euro. Trattenute dal datore: 5.930 euro (ipotesi conguaglio in busta). Saldo IRPEF da versare: 0 euro. Acconto IRPEF 2026: 100% di 5.930 = 5.930 euro, di cui prima rata 40% = 2.372 entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 3.558 entro il 30/11/2026.

      Esempio 2: professionista in regime ordinario

      Luca, avvocato, reddito imponibile 2025 di 60.000 euro (compensi al netto dei costi). IRPEF lorda: 23% su 28.000 + 35% su 22.000 + 43% su 10.000 = 6.440 + 7.700 + 4.300 = 18.440 euro. Detrazioni varie: 1.200 euro. IRPEF netta: 17.240 euro. Ritenute d’acconto subite sui compensi: 4.800 euro. Acconti gia’ versati nel 2025: 10.000 euro (40% + 60% sul 2024). Saldo IRPEF 2026: 17.240 – 4.800 – 10.000 = 2.440 euro. Acconto 2026 (metodo storico, 100% di 17.240): 17.240 euro, di cui prima rata 40% = 6.896 euro + saldo 2.440 = 9.336 euro entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 10.344 euro entro il 30/11/2026.

      Esempio 3: pensionato con seconda casa

      Giuseppe, pensionato INPS, pensione 2025 di 18.000 euro annui. Possiede una seconda casa che usa come dimora secondaria (rendita catastale rivalutata: 800 euro). Reddito complessivo: 18.000 + 800 = 18.800 euro. IRPEF lorda: 23% su 18.800 = 4.324 euro. Detrazione pensione: circa 1.880 euro. IRPEF netta: 4.324 – 1.880 = 2.444 euro. L’INPS ha trattenuto in pensione l’IRPEF sui 18.000 euro di pensione, circa 2.260 euro (pari al 23% al netto delle detrazioni pro-quota). Saldo IRPEF da versare per la seconda casa: circa 184 euro. Acconto 2026: 100% di 2.444 = 2.444 euro, di cui prima rata 40% = 977,60 euro (sopra soglia 257,52, quindi divisibile in due) + saldo 184 = 1.162 euro circa entro il 30/06/2026, seconda rata 60% = 1.466 euro entro il 30/11/2026.

      Questi esempi mostrano come il saldo e acconto IRPEF 2026 possa variare sensibilmente in base alla tipologia di reddito e alla presenza o meno di un sostituto d’imposta. In casi complessi (redditi misti, partita IVA, immobili) e’ fondamentale rivolgersi a un CAF o a un commercialista per evitare errori che possono costare in termini di sanzioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine e’ specializzato nella compilazione del modello 730 e del modello Redditi PF, con particolare attenzione alle esigenze dei contribuenti del Friuli Venezia Giulia, dove il sistema tavolare richiede competenze specifiche per la gestione degli immobili nelle dichiarazioni dei redditi.

      Domande frequenti sul saldo e acconto IRPEF 2026

      Quando scade il saldo IRPEF 2026?

      Il saldo IRPEF 2026 (relativo ai redditi 2025) scade il 30 giugno 2026. E’ possibile differire il versamento al 30 luglio 2026 applicando la maggiorazione dello 0,40% sull’imposta dovuta.

      Quanto si paga di acconto IRPEF nel 2026?

      L’acconto IRPEF 2026 e’ pari al 100% dell’IRPEF netta dovuta per l’anno d’imposta 2025 (metodo storico). In alternativa, si puo’ utilizzare il metodo previsionale, basato sulla stima del reddito 2026. L’acconto si versa in due rate: 40% entro il 30 giugno e 60% entro il 30 novembre 2026, se l’acconto totale supera 257,52 euro.

      Quali sono le aliquote IRPEF 2026?

      Le aliquote IRPEF 2026 sono articolate in tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. La riforma del DLgs 216/2023 ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni IRPEF a partire dal 2024.

      Cosa succede se non pago il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2026?

      Se non versi entro il 30 giugno 2026, hai due opzioni: pagare entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%, oppure ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare il ritardo con sanzioni ridotte. Piu’ tardi paghi, piu’ alta sara’ la sanzione.

      Posso rateizzare il saldo IRPEF 2026?

      Si’, il saldo IRPEF e il primo acconto IRPEF possono essere rateizzati. I privati possono dividere il versamento in massimo 7 rate mensili (con interessi del 4% annuo sulle rate successive alla prima), mentre i titolari di partita IVA in massimo 6 rate. Il secondo acconto non e’ rateizzabile.

      Quando il secondo acconto IRPEF non si paga?

      Il secondo acconto IRPEF 2026 (scadenza 30 novembre) non e’ dovuto quando l’imposta netta dell’anno precedente e’ inferiore a 51,65 euro. Inoltre, quando l’acconto totale e’ inferiore a 257,52 euro, non si paga la prima rata di giugno e l’intero importo viene versato in unica soluzione il 30 novembre.

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      Conclusione: gestire il saldo e acconto IRPEF 2026 con il CAF

      Il saldo e acconto IRPEF 2026 e’ un adempimento articolato che richiede attenzione su scadenze, calcoli e codici tributo. Le date fondamentali da memorizzare sono il 30 giugno 2026 per saldo e primo acconto (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%) e il 30 novembre 2026 per il secondo acconto. Le aliquote IRPEF 2026 restano confermate a tre scaglioni (23% / 35% / 43%) come stabilito dal DLgs 216/2023.

      Se vuoi essere certo di calcolare correttamente il saldo e acconto IRPEF 2026, evitare sanzioni e cogliere tutte le opportunita’ di risparmio fiscale (detrazioni, deduzioni, compensazioni), affidati al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri operatori sono specializzati in dichiarazione dei redditi, sia con modello 730 sia con modello Redditi PF, e ti supportano in ogni fase: dalla raccolta documenti al calcolo dell’imposta, dalla compilazione del modello al versamento tramite F24. Prenota un appuntamento chiamando il nostro centralino o tramite il sito centrofiscale.com.

      Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 08:44:012026-05-22 08:09:57Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresenta uno dei passaggi fiscali piu importanti per contribuenti, partite IVA, lavoratori autonomi e dipendenti che presentano la dichiarazione dei redditi. La gestione corretta di queste scadenze permette di evitare sanzioni, interessi e ravvedimenti, garantendo al tempo stesso una pianificazione finanziaria piu efficace per l’intero anno.

      In questa guida completa trovi il calendario delle scadenze IRPEF 2026 riferite all’anno d’imposta 2025, le modalita per calcolare il saldo e gli acconti con il metodo storico e previsionale, i codici tributo da utilizzare nel modello F24, le regole per la rateizzazione e i casi specifici per dipendenti, autonomi, forfettari e pensionati.

      Indice dei contenuti

      1. Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo
      2. Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF
      3. Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale
      4. Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali
      5. Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento
      6. Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026
      7. Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario
      8. IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730
      9. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
      10. Domande frequenti

      Scadenze saldo e acconto IRPEF 2026: il calendario completo

      Le scadenze IRPEF 2026 riguardano l’anno d’imposta 2025 e seguono il calendario stabilito dal DPR 435/2001 e successive modifiche. Conoscere con esattezza le date e i meccanismi del versamento e fondamentale per evitare ritardi e per programmare la liquidita aziendale e familiare.

      Ecco le principali scadenze da segnare in calendario per il 2026:

      • 30 giugno 2026: termine ordinario per il versamento del saldo IRPEF 2025 e del primo acconto IRPEF 2026, senza alcuna maggiorazione.
      • 30 luglio 2026: termine prorogato con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse, per chi sceglie di differire il pagamento.
      • 30 novembre 2026: scadenza unica per il versamento del secondo o unico acconto IRPEF relativo all’anno d’imposta 2026.
      • 30 settembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello 730/2026.
      • 30 novembre 2026: termine ultimo per la presentazione del modello Redditi PF 2026.

      Per i soggetti ISA (Indici Sintetici di Affidabilita fiscale) e per i contribuenti in regime forfettario, e prevista una proroga abituale al 20 luglio 2026 senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto attuativo. La proroga viene generalmente comunicata con DPCM nei mesi precedenti la scadenza.

      Come funziona il meccanismo saldo + acconto IRPEF

      Il sistema fiscale italiano per l’IRPEF si basa su un meccanismo di versamento anticipato: il contribuente paga in via preventiva una parte dell’imposta che si presume dovuta per l’anno in corso (acconto), per poi conguagliare l’anno successivo con il saldo. In sintesi:

      • il saldo IRPEF rappresenta il conguaglio definitivo dell’imposta dovuta per l’anno d’imposta concluso (es. nel 2026 si paga il saldo riferito al 2025);
      • il primo acconto IRPEF e una somma versata anticipatamente per l’anno d’imposta in corso (es. nel 2026 si versa l’acconto per l’IRPEF 2026);
      • il secondo acconto IRPEF integra il primo per coprire l’intero anticipo previsto dalla legge.

      Il meccanismo nasce dalla necessita dello Stato di anticipare il gettito fiscale ed evitare l’eccessiva concentrazione dei versamenti in un unico momento. Per il contribuente, questo comporta la necessita di una pianificazione finanziaria piu attenta, soprattutto per chi ha redditi variabili.

      L’importo dell’acconto e calcolato in misura pari al 100% dell’IRPEF dovuta per l’anno precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute (cosiddetta “imposta storica”). Il contribuente puo tuttavia scegliere di applicare il metodo previsionale, ricalcolando l’acconto sulla base dei redditi attesi per l’anno in corso.

      Come calcolare l’acconto IRPEF: metodo storico e previsionale

      Il contribuente puo scegliere tra due modalita di calcolo dell’acconto IRPEF: il metodo storico e il metodo previsionale. La scelta dipende dalla situazione reddituale dell’anno in corso e dalle previsioni future.

      Metodo storico

      Il metodo storico e il metodo standard ed e calcolato sull’imposta dovuta nell’anno precedente. Si fa riferimento al rigo “Differenza” della dichiarazione dei redditi (rigo RN34 del Modello Redditi PF, rigo 70 del 730), che rappresenta l’IRPEF dovuta al netto di detrazioni, crediti e ritenute.

      • se l’imposta dell’anno precedente e inferiore o pari a 51,65 euro: nessun acconto e dovuto;
      • se l’imposta e superiore a 51,65 euro: l’acconto e pari al 100% dell’imposta storica.

      Esempio pratico: se la dichiarazione 2026 (anno d’imposta 2025) presenta un’IRPEF dovuta pari a 4.000 euro, l’acconto totale per il 2026 sara di 4.000 euro, da versare in due rate.

      Metodo previsionale

      Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto in base ai redditi che si presume di conseguire nell’anno in corso. E particolarmente utile quando si prevede una riduzione significativa del reddito, ad esempio per cessazione dell’attivita, riduzione del fatturato o cambio di regime fiscale.

      Attenzione: scegliendo il metodo previsionale, in caso di errato calcolo (acconto versato inferiore al dovuto), si applicano sanzioni sulla differenza, riducibili tramite ravvedimento operoso. E quindi consigliabile applicare il metodo previsionale solo con previsioni prudenziali e documentabili.

      Prima e seconda rata di acconto: importi e percentuali

      L’acconto IRPEF viene generalmente versato in due rate, con scadenze e percentuali differenti. La suddivisione dipende dall’importo complessivo dell’acconto dovuto.

      • Acconto inferiore a 257,52 euro: versamento in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026.
      • Acconto pari o superiore a 257,52 euro: versamento in due rate:
        • prima rata – 40% dell’acconto, entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%);
        • seconda rata – 60% dell’acconto, entro il 30 novembre 2026.

      Esempio pratico: con un’IRPEF storica 2025 di 3.000 euro, l’acconto totale per il 2026 e pari a 3.000 euro. La prima rata di acconto (40%) sara di 1.200 euro entro il 30 giugno 2026, mentre la seconda rata (60%) sara di 1.800 euro entro il 30 novembre 2026. Al saldo IRPEF 2025 (da versare insieme alla prima rata) si aggiungera il primo acconto, generando un esborso complessivo significativo a fine giugno.

      Per i contribuenti soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), la suddivisione dell’acconto e tipicamente 50% + 50%, secondo quanto previsto dal D.L. 124/2019.

      Codici tributo IRPEF: F24 e modalita di versamento

      I versamenti del saldo e degli acconti IRPEF vanno effettuati tramite modello F24, utilizzando codici tributo specifici. La compilazione corretta del modello e fondamentale per evitare errori che potrebbero generare avvisi bonari o cartelle esattoriali.

      I principali codici tributo IRPEF da utilizzare nel 2026 sono:

      • 4001 – IRPEF saldo: per il versamento del saldo della dichiarazione dei redditi (anno d’imposta 2025);
      • 4033 – IRPEF acconto prima rata: per il versamento del primo acconto IRPEF (anno d’imposta 2026);
      • 4034 – IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione: per il versamento del secondo acconto o dell’acconto in unica soluzione.

      Nel modello F24, in corrispondenza dell’anno di riferimento, occorre indicare:

      • 2025 per il codice 4001 (saldo dell’anno d’imposta concluso);
      • 2026 per i codici 4033 e 4034 (acconto sull’anno d’imposta in corso).

      I versamenti vanno effettuati esclusivamente tramite F24 telematico: i contribuenti titolari di partita IVA hanno l’obbligo di utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (F24 web, F24 online o intermediari). I privati senza partita IVA possono utilizzare anche l’home banking abilitato.

      Rateizzazione del saldo e del primo acconto IRPEF 2026

      Il contribuente puo scegliere di rateizzare il saldo IRPEF e il primo acconto, suddividendo l’importo in piu rate mensili. La seconda rata di acconto (quella di novembre) non e mai rateizzabile e va versata in un’unica soluzione.

      Le regole della rateizzazione sono diverse per titolari di partita IVA e per i contribuenti privati senza partita IVA:

      • Titolari di partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro il 16 di ogni mese (l’ultima entro il 16 dicembre 2026);
      • Privati senza partita IVA: rateizzazione fino a un massimo di 7 rate, da versare entro la fine di ogni mese (l’ultima entro il 30 novembre 2026).

      Sulle rate successive alla prima si applicano interessi mensili dello 0,33% (4% annuo), non capitalizzati. La prima rata coincide con la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%).

      Per indicare la rateizzazione nel modello F24, occorre compilare il campo “rateazione/regione/prov.” con il formato NNRR, dove NN e il numero della rata in pagamento e RR e il numero totale di rate scelte (es. 0107 per la prima di sette rate).

      Saldo e acconto per partite IVA in regime forfettario

      I contribuenti in regime forfettario non versano l’IRPEF ordinaria ma sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attivita, in presenza dei requisiti di legge). Anche per loro vale il meccanismo del saldo + acconto, con le stesse scadenze IRPEF:

      • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva 2025 + primo acconto 2026;
      • 30 luglio 2026: stesso termine con maggiorazione 0,40%;
      • 30 novembre 2026: secondo o unico acconto imposta sostitutiva 2026.

      I codici tributo dell’imposta sostitutiva forfettaria sono diversi da quelli IRPEF:

      • 1792 – Imposta sostitutiva regime forfettario – saldo;
      • 1790 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto prima rata;
      • 1791 – Imposta sostitutiva regime forfettario – acconto seconda rata o acconto unica soluzione.

      I contribuenti forfettari beneficiano abitualmente della proroga al 20 luglio per il versamento senza maggiorazione, qualora confermata dal decreto annuale. La proroga riguarda anche chi applica gli ISA, sebbene per i forfettari la motivazione sia diversa (esonero ISA per legge).

      IRPEF a debito per dipendenti e pensionati con modello 730

      I lavoratori dipendenti e i pensionati che presentano il modello 730/2026 non utilizzano in genere il modello F24 per il versamento del saldo e degli acconti. Le somme dovute (o a credito) sono gestite direttamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) attraverso le trattenute o i rimborsi in busta paga o nel cedolino della pensione.

      Il calendario delle operazioni di conguaglio per il 730/2026 e il seguente:

      • Luglio 2026: prima trattenuta del saldo IRPEF e del primo acconto, ovvero rimborso di eventuale credito;
      • Agosto-novembre 2026: eventuale rateizzazione delle trattenute fino a un massimo di novembre;
      • Novembre 2026: trattenuta della seconda rata di acconto IRPEF (oppure unica rata).

      Per i pensionati, le trattenute avvengono sul cedolino della pensione INPS o dell’ente erogatore. Eventuali ritardi nelle trattenute possono verificarsi per problematiche tecniche degli enti previdenziali, come accaduto in passato con casi di errata trasmissione delle Certificazioni Uniche.

      Il contribuente che presenta il 730 senza sostituto d’imposta (es. lavoratori che hanno perso l’occupazione, contribuenti con redditi diversi) deve versare in F24 come i titolari di partita IVA, rispettando le scadenze del 30 giugno e 30 novembre 2026.

      Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

      Il mancato o insufficiente versamento del saldo o degli acconti IRPEF entro le scadenze previste comporta l’applicazione di sanzioni amministrative. La sanzione base e pari al 25% dell’importo non versato (come previsto dal D.Lgs. 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024), oltre agli interessi legali maturati dal giorno successivo alla scadenza.

      Il contribuente puo regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in base al ritardo:

      • entro 14 giorni: sanzione 0,083% per ogni giorno di ritardo;
      • da 15 a 30 giorni: sanzione 1,25%;
      • da 31 a 90 giorni: sanzione 1,39%;
      • oltre 90 giorni ed entro 1 anno: sanzione 3,125%;
      • oltre 1 anno ed entro 2 anni: sanzione 3,572%;
      • oltre 2 anni: sanzione 4,167%.

      Gli interessi legali da applicare per i versamenti tardivi sono pari al 2% annuo dal 1° gennaio 2025 (Decreto MEF 10 dicembre 2024). Per i versamenti effettuati nel corso del 2026, occorrera verificare se il tasso legale e stato eventualmente aggiornato con decreto ministeriale.

      I codici tributo per sanzioni e interessi da ravvedimento sono:

      • 8901 – sanzione pecuniaria IRPEF;
      • 1989 – interessi sul ravvedimento IRPEF.

      Domande frequenti

      Quando si paga il saldo IRPEF 2025?

      Il saldo IRPEF relativo all’anno d’imposta 2025 si versa entro il 30 giugno 2026, senza maggiorazione. E possibile prorogare il versamento al 30 luglio 2026 con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

      Quando si versa il secondo acconto IRPEF 2026?

      Il secondo acconto IRPEF per l’anno d’imposta 2026 si versa entro il 30 novembre 2026. Se l’acconto totale e inferiore a 257,52 euro, si versa in unica soluzione sempre entro il 30 novembre.

      Come si calcola l’acconto IRPEF 2026?

      L’acconto IRPEF si calcola con il metodo storico applicando il 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente (rigo “Differenza” della dichiarazione). In alternativa, si puo applicare il metodo previsionale stimando i redditi dell’anno in corso, ma con il rischio di sanzioni in caso di errato calcolo.

      Quali sono i codici tributo per il saldo e gli acconti IRPEF?

      I codici tributo IRPEF sono: 4001 per il saldo, 4033 per il primo acconto e 4034 per il secondo acconto o acconto in unica soluzione.

      Posso rateizzare il secondo acconto IRPEF?

      No, la seconda rata di acconto IRPEF non e rateizzabile e va versata in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Solo il saldo e la prima rata di acconto possono essere rateizzati fino a un massimo di 7 rate mensili.

      Cosa succede se non pago in tempo l’IRPEF?

      In caso di omesso o tardivo versamento si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato, oltre agli interessi legali. E possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, beneficiando di sanzioni ridotte in funzione del ritardo (da 0,083% a 4,167%).

      Hai bisogno di assistenza per il calcolo e il versamento IRPEF?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste contribuenti, lavoratori dipendenti, pensionati, partite IVA e contribuenti forfettari nel calcolo del saldo e degli acconti IRPEF, nella compilazione del modello F24 e nella pianificazione delle scadenze fiscali 2026.

      Il nostro team di esperti fiscali e tributari ti supporta nella scelta del metodo di calcolo piu vantaggioso (storico o previsionale), nella verifica della rateizzazione e nella gestione di eventuali ravvedimenti operosi. Contatta il CAF Centro Fiscale per fissare un appuntamento e ottenere assistenza personalizzata sulle scadenze IRPEF 2026.

      Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 22:48:572026-05-21 22:49:25Saldo e Acconto IRPEF 2026: Calendario Scadenze e Come Calcolare i Versamenti
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI, IMU, TASI E MODELLO F24

      Saldo e Acconto Irpef 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Il saldo e acconto IRPEF 2026 rappresentano due dei momenti fiscali più importanti dell’anno per milioni di contribuenti italiani: dipendenti senza sostituto, lavoratori autonomi, partite IVA in regime ordinario e forfettario, pensionati con redditi ulteriori e tutti coloro che dichiarano con il Modello Redditi PF. Nel 2026 (anno d’imposta 2025) le scadenze restano scolpite in tre date chiave: 30 giugno 2026 per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026, 30 luglio 2026 come finestra di proroga con maggiorazione dello 0,40%, e 30 novembre 2026 per il versamento del secondo acconto. In questa guida, aggiornata alle disposizioni vigenti del DPR 917/1986 (TUIR), del DLgs 216/2023 (riforma scaglioni a tre aliquote) e del calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate, troverai il calendario completo, le aliquote IRPEF 2026, gli esempi di calcolo passo per passo per saldo, primo e secondo acconto, le regole di rateizzazione, i codici tributo F24 e i casi di esonero dal versamento.

      Comprendere correttamente quando, quanto e come pagare l’IRPEF è fondamentale per evitare sanzioni che, in caso di omesso o tardivo versamento, possono arrivare fino al 25% dell’imposta dovuta (DLgs 471/1997 e modifiche del DLgs 87/2024). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto completo nella compilazione del Modello 730/Redditi PF, nel calcolo degli acconti e nella predisposizione dei modelli F24, ma in questa guida ti diamo tutti gli strumenti per orientarti autonomamente.

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      Indice dei contenuti

      1. Cosa sono saldo e acconto IRPEF: definizioni e logica del meccanismo
      2. Chi deve versare saldo e acconto IRPEF 2026
      3. Calendario scadenze IRPEF 2026: tutte le date da segnare
      4. Aliquote IRPEF 2026: i tre scaglioni vigenti
      5. Come si calcola il saldo IRPEF 2025
      6. Come si calcolano gli acconti IRPEF 2026
      7. Esempi pratici di calcolo: dipendente, autonomo, forfettario
      8. Metodo storico e metodo previsionale per gli acconti
      9. Rateizzazione: come dilazionare i versamenti
      10. Codici tributo F24 IRPEF: la lista completa
      11. Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento
      12. Errori frequenti da evitare
      13. Domande frequenti (FAQ)

      Cosa sono saldo e acconto IRPEF: definizioni e logica del meccanismo

      L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), disciplinata dal DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR), funziona con un sistema di versamento “anticipato”: il contribuente paga l’imposta dovuta per l’anno in corso non a consuntivo, ma in parte già durante l’anno stesso. Questo si traduce in tre tipologie di versamento:

      • Saldo IRPEF: è il conguaglio tra l’imposta effettivamente dovuta per l’anno precedente (es. 2025) e gli acconti versati nello stesso anno. Se gli acconti versati nel 2025 sono inferiori al dovuto, il saldo è “a debito”; se sono superiori, il saldo è “a credito” (rimborsabile o compensabile).
      • Primo acconto: è una percentuale dell’imposta dovuta per l’anno precedente, anticipata a giugno dell’anno successivo. Per l’IRPEF 2026 l’acconto è pari al 40% del 100% dell’imposta storica.
      • Secondo acconto: è la quota restante (60%) dell’acconto sull’imposta presunta dell’anno in corso, da versare entro novembre.

      La logica è che l’Erario incassi parte dell’imposta gradualmente, riducendo l’esposizione fiscale del contribuente al momento del saldo finale. Il meccanismo è regolato dalla L. 23 marzo 1977 n. 97 per il principio generale dell’acconto e dal DPR 600/1973 art. 17 per le modalità di versamento tramite F24.

      Acconto al 100% o al 40%/60%?

      L’acconto complessivo IRPEF è pari al 100% dell’imposta storica dell’anno precedente (riga “differenza” del modello), suddiviso in due rate:

      • 40% entro il 30 giugno (insieme al saldo);
      • 60% entro il 30 novembre.

      Tuttavia, se l’imposta storica non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto. Se è compresa tra 51,65 e 257,52 euro, si versa in unica soluzione il 30 novembre (100% in un’unica rata). Sopra i 257,52 euro, si versano le due rate del 40% e del 60% (riferimento: art. 17 L. 97/1977).

      Chi deve versare saldo e acconto IRPEF 2026

      L’obbligo di versare saldo e acconto IRPEF riguarda tutti i soggetti tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 con sostituto, 730 senza sostituto o Modello Redditi PF) con imposta a debito. In particolare:

      • Lavoratori autonomi e professionisti con o senza partita IVA (regime ordinario, semplificato, forfettario).
      • Titolari di partita IVA in regime forfettario, soggetti a imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni di nuova attività), che segue le stesse scadenze IRPEF (codici tributo 1790 per saldo, 1791 e 1792 per acconti).
      • Imprese individuali e soci di società di persone.
      • Lavoratori dipendenti senza sostituto d’imposta (es. colf, badanti, lavoratori in cassa integrazione che non hanno potuto chiudere il 730 con il datore di lavoro).
      • Pensionati con redditi ulteriori (locazioni, attività occasionali, redditi esteri) non assoggettati a ritenuta integrale.
      • Soggetti con redditi diversi: locazioni cedolare secca esclusa, plusvalenze finanziarie da gestione amministrata esclusa, redditi da lavoro autonomo occasionale oltre 5.000 euro.

      I lavoratori dipendenti e pensionati con sostituto d’imposta che presentano il 730 ordinario NON versano direttamente: il conguaglio (saldo + acconti) viene operato dal sostituto in busta paga/cedolino tra luglio e novembre 2026.

      Casi di esonero dal versamento

      Sono esonerati dal versamento del saldo o degli acconti i contribuenti nei seguenti casi:

      • Imposta a debito non superiore a 12 euro (saldo): non si versa (art. 1 c. 137 L. 266/2005).
      • Acconto IRPEF inferiore a 51,65 euro: non dovuto.
      • Contribuenti che hanno cessato l’attività nel 2025 senza redditi prodotti nel 2026 (acconto previsionale a zero).
      • Soggetti che, per il 2026, prevedono un’imposta inferiore a quella del 2025 (possono ridurre o azzerare l’acconto con il metodo previsionale, vedi sezione dedicata).

      Calendario scadenze IRPEF 2026: tutte le date da segnare

      Il calendario fiscale 2026 (anno d’imposta 2025) per saldo e acconti IRPEF è il seguente. Tutte le date si riferiscono al versamento tramite Modello F24 telematico:

      ScadenzaAdempimentoNote
      30 aprile 2026Disponibilità Modello 730 precompilatoNovità 2026: posticipo da 15 aprile a 30 aprile
      30 giugno 2026Saldo IRPEF 2025 + primo acconto 2026 (40%)Versamento ordinario senza maggiorazione
      30 luglio 2026Saldo IRPEF 2025 + primo acconto 2026 con maggiorazione 0,40%Finestra di proroga per chi non ha versato entro il 30 giugno
      30 settembre 2026Termine invio 730 ordinarioRilevante per chi compila il 730 senza sostituto
      25 ottobre 2026Termine invio 730 integrativoPer correggere errori a favore del contribuente
      30 novembre 2026Secondo acconto IRPEF 2026 (60%)Da versare a saldo della quota acconti
      30 novembre 2026Invio Modello Redditi PF 2026Per chi non presenta il 730

      Maggiorazione 0,40% per slittamento al 30 luglio

      I contribuenti che non riescono a versare entro il 30 giugno 2026 possono usufruire di una finestra di trenta giorni (fino al 30 luglio 2026) versando l’importo dovuto maggiorato dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (non sanzione). La maggiorazione si applica sull’intero importo (saldo + primo acconto) e si versa sommando la quota dello 0,40% al totale, sempre tramite F24. Riferimento normativo: art. 17 c. 2 DPR 435/2001.

      Soglia 51,65 euro e versamento unico a novembre

      Come anticipato, se l’imposta IRPEF dovuta dell’anno precedente è compresa tra 51,65 e 257,52 euro, l’acconto si versa in unica soluzione il 30 novembre. Se supera 257,52 euro, scatta la suddivisione 40% (30 giugno) + 60% (30 novembre).

      Aliquote IRPEF 2026: i tre scaglioni vigenti

      Dal 1° gennaio 2024, per effetto del DLgs 30 dicembre 2023 n. 216, l’IRPEF è strutturata su tre scaglioni (in luogo dei precedenti quattro). La struttura è confermata anche per il 2026 (anno d’imposta 2025) ed è la seguente:

      Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta cumulata massima
      Fino a 28.000 euro23%6.440 euro
      Da 28.000,01 a 50.000 euro35%14.140 euro (6.440 + 7.700)
      Oltre 50.000 euro43%14.140 + 43% sull’eccedenza

      Il calcolo è progressivo: ciascuno scaglione si applica solo alla quota di reddito che ricade in quella fascia. Esempio rapido: su un reddito di 40.000 euro, l’IRPEF lorda è pari a 6.440 + 35% × (40.000 − 28.000) = 6.440 + 4.200 = 10.640 euro (prima delle detrazioni).

      Confronto con i vecchi 4 scaglioni (deprecati)

      Fino al 31 dicembre 2023, la struttura IRPEF era a 4 scaglioni: 23% (fino 15.000), 25% (15.000-28.000), 35% (28.000-50.000), 43% (oltre 50.000). L’aliquota intermedia del 25% è stata eliminata dal DLgs 216/2023 ed estesa al 23%, portando un beneficio annuo massimo di 260 euro per i redditi sopra i 15.000 euro.

      Detrazioni IRPEF 2026

      Le aliquote sono ridotte dalle detrazioni d’imposta spettanti per tipologia di reddito (lavoro dipendente, pensione, autonomo) e per oneri (art. 13 e art. 15 TUIR). Tra le principali confermate per il 2026:

      • Detrazione lavoro dipendente fino a 15.000 euro: 1.955 euro;
      • No-tax area dipendenti (reddito complessivo): 8.500 euro;
      • Detrazione coniuge a carico: fino a 950 euro (modulato per reddito);
      • Detrazione figli a carico oltre 21 anni: 950 euro per figlio;
      • Figli fino a 21 anni: detrazione azzerata, sostituita dall’Assegno Unico.

      Come si calcola il saldo IRPEF 2025

      Il saldo IRPEF 2025 è il differenziale tra l’imposta netta effettivamente dovuta per il 2025 e gli acconti già versati nel corso del 2025 (primo acconto a giugno 2025 + secondo acconto a novembre 2025), nonché le ritenute d’acconto subite.

      Formula sintetica:

      Saldo IRPEF 2025 = IRPEF netta 2025 − Acconti versati 2025 − Ritenute d'acconto subite − Crediti d'imposta

      Se il risultato è positivo (a debito), si versa il 30 giugno 2026; se negativo (a credito), si può scegliere tra:

      • Rimborso diretto da parte dell’Agenzia delle Entrate (tempi 12-24 mesi);
      • Compensazione in F24 di altri tributi (anche acconto IRPEF 2026 stesso) ex DLgs 241/1997 art. 17.

      Passaggi del calcolo

      1. Reddito complessivo 2025: somma dei redditi di lavoro dipendente, pensione, autonomo, fabbricati (esclusa cedolare), capitale tassati in dichiarazione, redditi diversi.
      2. Sottrazione oneri deducibili (contributi previdenziali, assegno al coniuge separato, ecc.) → Reddito imponibile.
      3. Applicazione aliquote IRPEF (23%/35%/43%) per scaglioni → IRPEF lorda.
      4. Sottrazione detrazioni (lavoro, familiari, oneri detraibili al 19%, ristrutturazioni, ecc.) → IRPEF netta.
      5. Sottrazione ritenute e acconti → Saldo IRPEF 2025.

      Come si calcolano gli acconti IRPEF 2026

      Gli acconti IRPEF 2026 si calcolano sulla base dell’imposta storica 2025 (riga “differenza” del Modello 730/Redditi PF), salvo opzione per il metodo previsionale.

      Formula:

      Acconto IRPEF 2026 = 100% × IRPEF storica 2025 (riga "Differenza")

      Suddivisione delle rate:

      • 1ª rata: 40% dell’acconto totale, da versare entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con +0,40%).
      • 2ª rata: 60% dell’acconto totale, da versare entro il 30 novembre 2026.

      Casi particolari

      Forfettari: l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% startup) segue lo stesso meccanismo dell’IRPEF (codici 1790 saldo, 1791 1° acconto, 1792 2° acconto). L’acconto è pari al 100% dell’imposta storica.

      Cedolare secca: anch’essa soggetta a acconto al 100%, in due rate o unica (codici 1840 e 1841).

      Imposta sostitutiva IRPEF lavoratori autonomi (regime forfettario): identica metodologia, scadenze sovrapposte.

      Esempi pratici di calcolo: dipendente, autonomo, forfettario

      Esempio 1: Lavoratore dipendente senza sostituto (730 senza datore)

      Dati: Reddito 2025 = 32.000 euro, ritenute subite = 5.500 euro, acconti versati 2025 = 200 euro, nessun coniuge a carico, detrazione lavoro dipendente standard.

      • IRPEF lorda: 23% × 28.000 + 35% × 4.000 = 6.440 + 1.400 = 7.840 euro
      • Detrazione lavoro dipendente (approssimata): 1.500 euro
      • IRPEF netta 2025: 7.840 − 1.500 = 6.340 euro
      • Saldo IRPEF 2025: 6.340 − 5.500 − 200 = 640 euro a debito (da versare 30/06/2026, codice 4001)
      • Acconto IRPEF 2026 (100% dell’imposta storica = 6.340): 40% = 2.536 euro al 30/06/2026, 60% = 3.804 euro al 30/11/2026
      • Totale F24 30/06/2026: 640 (saldo) + 2.536 (1° acconto) = 3.176 euro

      Esempio 2: Partita IVA forfettario startup (5%)

      Dati: Compensi 2025 = 40.000 euro, coefficiente redditività 78% (servizi professionali), 2° anno attività (5%), contributi INPS gestione separata pagati = 2.500 euro.

      • Reddito imponibile: 40.000 × 78% = 31.200 euro
      • Reddito imponibile dopo deduzione contributi: 31.200 − 2.500 = 28.700 euro
      • Imposta sostitutiva 5%: 28.700 × 5% = 1.435 euro
      • Saldo (nessun acconto versato per startup primo anno fiscale rilevante): 1.435 euro al 30/06/2026 (codice 1790)
      • Acconto 2026: 100% di 1.435 = 1.435 euro → 1ª rata 40% = 574 euro (30/06, cod. 1791), 2ª rata 60% = 861 euro (30/11, cod. 1792)
      • Totale F24 30/06/2026: 1.435 + 574 = 2.009 euro

      Esempio 3: Pensionato con redditi da locazione

      Dati: Pensione 2025 = 22.000 euro (con ritenuta INPS), affitto immobile (no cedolare) = 6.000 euro, già pagati 250 euro di acconto 2025.

      • Reddito complessivo: 22.000 + 6.000 (al netto deduzione 5% canone = 5.700) = 27.700 euro
      • IRPEF lorda 23%: 6.371 euro
      • Detrazione pensione (stima): 1.880 euro
      • IRPEF netta: 6.371 − 1.880 = 4.491 euro
      • Saldo IRPEF: 4.491 − ritenute INPS già operate (es. 4.200) − 250 acconto = 41 euro a debito
      • Acconto 2026: 100% di 4.491 = 4.491 euro → 1ª rata 1.796 euro, 2ª rata 2.695 euro

      Metodo storico e metodo previsionale per gli acconti

      Il contribuente può scegliere tra due metodi per il calcolo dell’acconto:

      Metodo storico

      È il metodo “automatico” e più sicuro: si versa il 100% dell’imposta dell’anno precedente. Non comporta rischi di sanzioni anche se l’imposta effettiva del 2026 sarà superiore (eventuale conguaglio a saldo nel 2027).

      Metodo previsionale

      Consente di versare un acconto inferiore (o nullo) se si prevede un’imposta 2026 minore rispetto al 2025 (es. calo di fatturato, perdita lavoro, riduzione redditi). Attenzione: se la previsione si rivela errata e l’imposta effettiva supera quella versata in acconto, si applica una sanzione del 25% sull’importo non versato (art. 13 c. 1 DLgs 471/1997, come modificato dal DLgs 87/2024 con effetto dal 01/09/2024 – prima era 30%), oltre agli interessi legali.

      Quando conviene il previsionale?

      • Cessazione attività nel 2026: acconto = 0;
      • Drastico calo dei ricavi (es. -40% rispetto al 2025);
      • Passaggio a regime fiscale meno oneroso (es. uscita dal forfettario);
      • Perdita lavoro dipendente o riduzione orario.

      In tutti gli altri casi, si consiglia il metodo storico.

      Rateizzazione: come dilazionare i versamenti

      Il saldo IRPEF e il primo acconto possono essere rateizzati in più rate mensili, di pari importo, con interesse pari al 4% annuo (interesse legale ai fini fiscali ex DM 21/05/2009). Le regole, disciplinate dall’art. 20 DLgs 241/1997, prevedono:

      • Massimo 6 rate: da giugno (1ª) a novembre 2026 (6ª);
      • Ogni rata in scadenza il giorno 16 del mese (16 luglio, 16 agosto, ecc.) per titolari di partita IVA; fine mese per i non titolari;
      • Interessi calcolati sulla singola rata in base al numero di mesi di differimento;
      • La rateizzazione NON si applica al 2° acconto IRPEF (30 novembre): va versato in unica soluzione.

      Per calcolare gli interessi: interesse = rata × 4% × (mesi di differimento / 12). Esempio: rata di 1.000 euro versata 3 mesi dopo la 1ª → interesse = 1.000 × 4% × 3/12 = 10 euro.

      Rateizzazione con maggiorazione 0,40%

      Chi sceglie di versare entro il 30 luglio 2026 (+0,40%) può ulteriormente rateizzare da luglio a novembre (5 rate). L’interesse del 4% si applica alle rate successive alla prima.

      Codici tributo F24 IRPEF: la lista completa

      Il versamento avviene esclusivamente tramite Modello F24 telematico (servizi Agenzia Entrate, home banking convenzionato, intermediari abilitati). Per i titolari di partita IVA, l’invio telematico è obbligatorio (art. 37 c. 49 DL 223/2006).

      Codice tributoDescrizioneAnno di riferimento
      4001IRPEF saldo2025
      4033IRPEF acconto prima rata2026
      4034IRPEF acconto seconda rata o unica soluzione2026
      1790Imposta sostitutiva forfettario – saldo2025
      1791Imposta sostitutiva forfettario – 1° acconto2026
      1792Imposta sostitutiva forfettario – 2° acconto2026
      1842Cedolare secca affitti – saldo2025
      1840Cedolare secca – 1° acconto2026
      1841Cedolare secca – 2° acconto2026
      3801Addizionale regionale IRPEF – saldo2025
      3844Addizionale comunale IRPEF – saldo2025
      3843Addizionale comunale IRPEF – acconto2026

      Sanzioni e ravvedimento operoso in caso di omesso versamento

      L’omesso o tardivo versamento del saldo o degli acconti IRPEF comporta sanzioni amministrative previste dall’art. 13 DLgs 471/1997, modificato dal DLgs 87/2024 in vigore dal 1° settembre 2024:

      • Sanzione ordinaria: 25% dell’importo non versato (prima era 30%);
      • Sanzione ridotta per versamenti tardivi entro 90 giorni: 12,5% (metà della sanzione ordinaria);
      • Sanzione ridotta per ritardi fino a 15 giorni: 1/15 della sanzione ridotta per ogni giorno (es. 1 giorno di ritardo = 0,083% × importo).

      Ravvedimento operoso (art. 13 DLgs 472/1997)

      Il contribuente che si “autodenuncia” prima di accertamenti può beneficiare di forti riduzioni:

      Termine ravvedimentoSanzione applicata
      Entro 14 giorni dalla scadenza0,083% per ogni giorno (sprint)
      Da 15 a 30 giorni1/10 di 12,5% = 1,25%
      Da 31 a 90 giorni1/9 di 12,5% = 1,389%
      Entro 1 anno (dichiarazione)1/8 di 25% = 3,125%
      Entro 2 anni1/7 di 25% = 3,571%
      Oltre 2 anni1/6 di 25% = 4,167%

      Va inoltre versato interesse legale (al 2,5% annuo per il 2026, salvo aggiornamento DM MEF). Il tutto tramite F24 con codice 8901 (sanzione) e 1989 (interessi).

      Errori frequenti da evitare

      • Confondere imposta lorda e netta: l’acconto si calcola sull’imposta NETTA dopo detrazioni (riga “differenza” del modello, non IRPEF lorda).
      • Dimenticare l’addizionale regionale e comunale: vanno versate con codici dedicati (3801, 3844), spesso in unica rata a saldo.
      • Sbagliare l’anno di riferimento sul F24: per il saldo IRPEF 2025 va indicato “2025” anche se il versamento è nel 2026.
      • Versare l’acconto con il vecchio metodo 40/60 anche sotto soglia: se l’imposta storica è tra 51,65 e 257,52 euro, si versa in unica soluzione a novembre.
      • Non considerare la compensazione orizzontale: crediti IVA, INPS, IRPEF e bonus possono essere compensati in F24 nello stesso modello (art. 17 DLgs 241/1997).
      • Saltare il ravvedimento operoso: dopo la scadenza, il ravvedimento riduce drasticamente la sanzione.

      Domande frequenti (FAQ)

      Cosa succede se l’imposta a saldo è inferiore a 12 euro?

      Non si versa nulla (art. 1 c. 137 L. 266/2005). L’importo resta indicato in dichiarazione ma non genera obbligo.

      Posso versare il saldo IRPEF in ritardo senza sanzioni?

      No, ma con il ravvedimento operoso entro 14 giorni la sanzione è dello 0,083% giornaliero. Conviene sempre regolarizzare prima di un accertamento.

      Il primo acconto IRPEF si può rateizzare?

      Sì, fino a 6 rate mensili (titolari P.IVA: 16 luglio, 16 agosto, ecc.) con interesse del 4% annuo sulla rata differita.

      Forfettari pagano saldo e acconto IRPEF?

      No, pagano l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% startup primi 5 anni), ma seguono le stesse scadenze del 30 giugno e 30 novembre. Codici tributo: 1790 (saldo), 1791 (1° acconto), 1792 (2° acconto).

      Come posso pagare l’F24 IRPEF?

      Solo telematicamente: servizio “F24 web” Agenzia Entrate (Fisconline/Entratel), home banking convenzionato, oppure tramite un intermediario abilitato (commercialista, CAF). Per i titolari di partita IVA l’invio telematico è obbligatorio.

      Cosa scelgo: metodo storico o previsionale?

      Se prevedi redditi simili o superiori al 2025, usa il metodo storico (più sicuro). Se hai cessato l’attività o subito un calo importante, il previsionale ti consente di ridurre o azzerare l’acconto, ma attenzione alla sanzione del 25% se la previsione è errata in difetto.

      Quando arriva l’F24 precompilato?

      Per chi compila il 730 ordinario, le rate di acconto sono già caricate dal sostituto d’imposta. Per chi presenta il Modello Redditi PF o il 730 senza sostituto, il F24 va compilato in autonomia: l’Agenzia Entrate mette a disposizione il modello F24 elaborato all’interno della precompilata 2026 dal 30 aprile 2026.

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      Conclusioni e supporto del CAF Centro Fiscale

      Le scadenze IRPEF 2026 – 30 giugno per saldo e primo acconto, 30 luglio per la finestra con maggiorazione 0,40%, 30 novembre per il secondo acconto – rappresentano momenti chiave del calendario fiscale italiano. La complessità del calcolo (aliquote progressive, detrazioni, rateizzazione, compensazioni) può portare a errori costosi: un acconto sbagliato o un omesso versamento generano sanzioni fino al 25% dell’imposta, ravvedimenti onerosi e, nei casi peggiori, accertamenti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per il calcolo del saldo, la predisposizione degli F24, la valutazione della convenienza tra metodo storico e previsionale, la rateizzazione e la compensazione di eventuali crediti. Operiamo su Udine e provincia, con servizi telematici per tutto il Friuli Venezia Giulia. Affidati a professionisti per evitare errori e ottimizzare il tuo carico fiscale.

      Fonti normative principali: DPR 917/1986 (TUIR), DLgs 216/2023 (riforma scaglioni IRPEF), DPR 600/1973 art. 17 (versamenti), DPR 435/2001 art. 17 c. 2 (maggiorazione 0,40%), L. 97/1977 (acconto), DLgs 241/1997 art. 17 (compensazioni F24), DLgs 471/1997 art. 13 (sanzioni), DLgs 87/2024 (riduzione sanzione a 25%), DLgs 472/1997 art. 13 (ravvedimento operoso), L. 266/2005 art. 1 c. 137 (soglia 12 euro). Fonti ufficiali: Agenzia delle Entrate (calendario contribuente), MEF (decreti perequazione e interessi legali).

      Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 18:10:562026-05-30 00:20:32Saldo e Acconto Irpef 2026: Calendario Scadenze e Calcolo Versamenti
      CAF

      Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026

      cedolare secca

      Scegliere tra cedolare secca e IRPEF per tassare i redditi da locazione è una delle decisioni fiscali più importanti per chi affitta un immobile. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, ma non sempre: dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni fiscali di cui si dispone e dal tipo di contratto. In questa guida aggiornata al 2026 analizziamo nel dettaglio quando conviene la cedolare secca al 21%, quando è meglio restare con la tassazione IRPEF ordinaria e quali sono gli impatti su ISEE e detrazioni familiari. Se hai dubbi sulla scelta migliore per la tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti con un’analisi personalizzata.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è la cedolare secca e come funziona
      2. Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo
      3. Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa
      4. Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero
      5. Quando NON conviene la cedolare secca
      6. Impatto su ISEE e detrazioni familiari
      7. Cedolare secca al 10%: canone concordato
      8. Esempi pratici di calcolo
      9. Domande frequenti

      Cos’è la cedolare secca e come funziona

      La cedolare secca è un regime fiscale opzionale introdotto nel 2011 che permette ai proprietari di immobili ad uso abitativo di pagare un’imposta sostitutiva fissa sui redditi da locazione, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. In pratica, invece di sommare il canone di affitto agli altri redditi e pagare l’imposta progressiva, si applica un’aliquota fissa del 21% (o del 10% per i contratti a canone concordato) direttamente sul canone annuo.

      Chi sceglie la cedolare secca rinuncia alla possibilità di aggiornare il canone con l’indice ISTAT per tutta la durata del contratto. In compenso, non paga l’imposta di registro (2% annuo) né l’imposta di bollo sulla registrazione. Per approfondire tutti i requisiti e le modalità di adesione, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa alla cedolare secca 2026.

      Aliquote IRPEF 2026: scaglioni e calcolo

      Per capire se la cedolare secca conviene, bisogna prima conoscere come funziona la tassazione IRPEF ordinaria. Con l’IRPEF, i redditi da locazione si sommano a quelli da lavoro, pensione o altri redditi e vengono tassati con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF confermati dalla Legge di Bilancio sono tre:

      • 23% sui redditi fino a 28.000 euro
      • 35% sui redditi da 28.001 a 50.000 euro
      • 43% sui redditi oltre 50.000 euro

      A queste aliquote si aggiungono le addizionali regionali (dallo 0,9% al 3,33% a seconda della Regione) e le addizionali comunali (fino allo 0,8%). Questo significa che un contribuente con redditi nella fascia più alta può pagare fino al 47% di imposte sul canone d’affitto percepito. Con la tassazione IRPEF, però, il canone viene abbattuto del 5% a titolo forfettario (si dichiara solo il 95% del canone), un vantaggio che con la cedolare secca non si applica perché si tassa il 100% del canone.

      Confronto cedolare secca 21% vs IRPEF: tabella comparativa

      Vediamo ora il confronto numerico tra cedolare secca al 21% e IRPEF per diversi livelli di reddito complessivo, ipotizzando un canone annuo di 9.600 euro (800 euro al mese). La tabella mostra l’imposta totale sul solo reddito da locazione, considerando anche le addizionali medie (stimiamo un 2% complessivo tra regionali e comunali).

      Reddito complessivoAliquota marginale IRPEF + addizionaliImposta IRPEF sul canone (95%)Cedolare secca 21%Risparmio con cedolare
      15.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
      25.000 euro25% (23% + 2% add.)2.280 euro2.016 euro264 euro
      35.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
      50.000 euro37% (35% + 2% add.)3.374 euro2.016 euro1.358 euro
      60.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro
      75.000 euro45% (43% + 2% add.)4.104 euro2.016 euro2.088 euro

      Come si vede dalla tabella, la cedolare secca conviene praticamente sempre in termini di tassazione pura. Il vantaggio cresce man mano che aumenta il reddito complessivo: per chi ha redditi sopra i 50.000 euro, il risparmio supera i 2.000 euro l’anno su un singolo contratto. Anche nella fascia di reddito più bassa (sotto i 28.000 euro), dove l’aliquota IRPEF è del 23%, la cedolare secca resta comunque conveniente perché l’imposta sul canone include anche le addizionali.

      Break-even point: quando la cedolare secca conviene davvero

      Il break-even point, ovvero il punto di pareggio, è il livello di reddito e di detrazioni in cui la cedolare secca e l’IRPEF producono lo stesso carico fiscale. In termini puramente di aliquota, la cedolare secca al 21% diventa conveniente già quando l’aliquota marginale effettiva IRPEF (comprensiva di addizionali) supera il 22,1%. Questo perché con l’IRPEF il canone viene abbattuto al 95%, quindi l’aliquota effettiva si riduce leggermente.

      In pratica, il calcolo è il seguente: 21% del 100% del canone = 22,1% del 95% del canone. Questo significa che se la tua aliquota marginale complessiva (IRPEF + addizionali) è superiore al 22,1%, la cedolare secca conviene. Dato che l’aliquota minima IRPEF è del 23% più le addizionali (circa 2%), nella stragrande maggioranza dei casi il regime sostitutivo risulta più vantaggioso. Il vero calcolo di convenienza, però, deve tenere conto anche delle detrazioni perse e dell’impatto sull’ISEE.

      Quando NON conviene la cedolare secca

      Esistono situazioni specifiche in cui la cedolare secca non conviene e la tassazione IRPEF ordinaria risulta più vantaggiosa. Vediamo i casi principali in cui è meglio valutare attentamente prima di optare per il regime sostitutivo.

      Detrazioni elevate non utilizzabili. Questo è il caso più frequente. Con la cedolare secca, il reddito da locazione non entra nella base imponibile IRPEF. Questo significa che chi ha molte detrazioni fiscali (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni, bonus nido, spese scolastiche) potrebbe non avere sufficiente imposta IRPEF lorda su cui “scaricarle”. In altre parole, le detrazioni restano inutilizzate perché manca capienza fiscale.

      Canone concordato al 10%. Se hai un contratto a canone concordato in un Comune ad alta densità abitativa, l’aliquota della cedolare secca scende al 10%. In questo caso la cedolare conviene quasi sempre. Ma attenzione: se il canone concordato è molto basso e hai redditi complessivi modesti, potresti comunque trovarti nella situazione di perdere detrazioni importanti.

      Redditi molto bassi con familiari a carico. Se il tuo reddito complessivo è vicino alla no tax area (8.500 euro per pensionati, 8.174 euro per dipendenti), aggiungere il canone alla base IRPEF potrebbe non generare imposta grazie alle detrazioni per lavoro o pensione. In questo caso, la cedolare secca al 21% rappresenterebbe un costo che altrimenti non avresti. Se hai familiari a carico, l’assegno unico universale non viene influenzato, ma le detrazioni per coniuge a carico dipendono dal reddito complessivo IRPEF.

      Rinuncia all’aggiornamento ISTAT. Optando per la cedolare secca, rinunci alla possibilità di adeguare il canone all’inflazione per tutta la durata del contratto. Con un’inflazione del 2-3% annuo, su un contratto 4+4 questo può significare perdere centinaia di euro di adeguamento. Se prevedi un periodo di inflazione elevata, questo aspetto va considerato nel calcolo complessivo di convenienza.

      Impatto su ISEE e detrazioni familiari

      Un aspetto spesso trascurato riguarda l’impatto della cedolare secca sull’ISEE. Il reddito soggetto a cedolare secca viene comunque incluso nel calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Questo significa che, anche se paghi meno tasse grazie alla cedolare, il tuo ISEE sarà lo stesso sia che tu scelga la cedolare secca sia che opti per l’IRPEF ordinaria.

      Perché è importante? Perché un ISEE più alto può farti perdere l’accesso a prestazioni agevolate come la bonus mamme, le agevolazioni per le rette universitarie, le prestazioni sociali comunali e le tariffe ridotte per i servizi pubblici. In pratica, la cedolare secca ti fa risparmiare sulle tasse ma non riduce il tuo ISEE.

      Per quanto riguarda le detrazioni per familiari a carico, la situazione è diversa. Il reddito da cedolare secca non concorre al reddito complessivo IRPEF, quindi non aumenta la base su cui vengono calcolate le detrazioni. Tuttavia, non genera nemmeno imposta IRPEF su cui “scaricare” le detrazioni stesse. Se hai figli a carico, ricorda che l’assegno unico universale ha sostituito le vecchie detrazioni per figli e non dipende dall’IRPEF versata. Chi presenta il modello 730 deve valutare attentamente questo aspetto con l’aiuto di un professionista.

      Cedolare secca al 10%: canone concordato

      La cedolare secca al 10% è riservata ai contratti a canone concordato (tipologia 3+2) stipulati nei Comuni ad alta tensione abitativa o nei Comuni per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza. Questa aliquota ridotta rende la cedolare secca estremamente conveniente rispetto all’IRPEF in quasi tutti i casi.

      Per accedere al canone concordato, il canone deve rispettare i parametri stabiliti dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Generalmente il canone concordato è inferiore del 20-30% rispetto al canone di mercato. Nonostante il canone più basso, l’aliquota ridotta al 10% spesso compensa la differenza, soprattutto per chi ha redditi medio-alti. Inoltre, i Comuni possono applicare un’ulteriore riduzione dell’IMU fino al 75% per gli immobili affittati a canone concordato. Per verificare se il tuo Comune prevede queste agevolazioni, consulta la nostra guida alla cedolare secca 2026.

      Esempi pratici di calcolo

      Vediamo tre esempi concreti per capire quando la cedolare secca conviene e quando no.

      Esempio 1: Mario, dipendente con reddito medio

      Mario ha un reddito da lavoro dipendente di 32.000 euro e affitta un appartamento a 700 euro al mese (8.400 euro annui). Non ha particolari detrazioni oltre a quelle per lavoro dipendente.

      • Con IRPEF: il canone (95% = 7.980 euro) viene tassato all’aliquota marginale del 35% + 2% addizionali = 2.953 euro di imposte. A questo va aggiunta l’imposta di registro (2% di 8.400 = 168 euro, metà a carico = 84 euro)
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 8.400 = 1.764 euro. Nessuna imposta di registro
      • Risparmio annuo con cedolare: 1.273 euro

      Per Mario la cedolare secca conviene nettamente.

      Esempio 2: Giulia, pensionata con reddito basso

      Giulia è pensionata con un reddito di 12.000 euro, affitta una stanza a 350 euro al mese (4.200 euro annui) e ha 3.000 euro di spese mediche detraibili al 19%.

      • Con IRPEF: il canone (95% = 3.990 euro) viene tassato al 23% + 2% = 998 euro. Però Giulia può detrarre le spese mediche (19% di 2.871 euro netti = 545 euro) dall’IRPEF lorda. Imposta effettiva sul canone: circa 453 euro
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 4.200 = 882 euro. Le spese mediche non si possono scaricare sul canone da cedolare
      • Con cedolare paga 429 euro in più

      Per Giulia la cedolare secca non conviene perché ha detrazioni mediche significative che con l’IRPEF abbattono l’imposta.

      Esempio 3: Roberto, libero professionista con reddito alto

      Roberto è un professionista con un regime forfettario che genera 65.000 euro di reddito e affitta un bilocale a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui).

      • Con IRPEF: il canone (95% = 11.400 euro) viene tassato al 43% + 2% = 5.130 euro
      • Con cedolare secca 21%: imposta = 21% di 12.000 = 2.520 euro
      • Risparmio annuo con cedolare: 2.610 euro

      Per Roberto il vantaggio è enorme. Con redditi alti, la cedolare secca conviene in modo molto significativo, a meno che non abbia un ingente volume di detrazioni inutilizzate.

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      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti

      La cedolare secca conviene sempre?

      No, non sempre. La cedolare secca conviene nella maggior parte dei casi, soprattutto per chi ha redditi medi e alti. Tuttavia, se hai molte detrazioni fiscali non utilizzate (spese mediche, interessi mutuo, ristrutturazioni) e un reddito basso, la tassazione ordinaria IRPEF potrebbe essere più vantaggiosa perché ti permette di “scaricare” queste detrazioni.

      La cedolare secca incide sull’ISEE?

      Sì, il reddito da cedolare secca viene incluso nel calcolo dell’ISEE. Questo significa che il tuo indicatore economico sarà lo stesso indipendentemente dalla scelta del regime fiscale. Se accedi a prestazioni sociali legate all’ISEE, questo aspetto non cambia scegliendo cedolare o IRPEF.

      Posso passare da IRPEF a cedolare secca?

      Sì, puoi optare per la cedolare secca sia al momento della registrazione del contratto che nelle annualità successive, comunicando la scelta con il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente. La scelta vale per l’intera durata del contratto, salvo revoca.

      La cedolare secca si applica anche agli affitti brevi?

      Sì, dal 2024 la cedolare secca si applica agli affitti brevi con aliquota del 21% per il primo immobile e del 26% dal secondo immobile in poi. Questa novità ha reso meno conveniente la cedolare per chi affitta più appartamenti con contratti brevi. Per maggiori dettagli, leggi la nostra guida completa alla cedolare secca.

      Come si calcola la convenienza della cedolare secca?

      Il calcolo va fatto confrontando l’imposta totale nei due scenari. Con l’IRPEF calcola: (canone x 95%) x (aliquota marginale + addizionali) – detrazioni non godibili. Con la cedolare calcola: canone x 21% (o 10%). Se il secondo importo è inferiore, la cedolare secca conviene. Per un calcolo preciso sulla tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

      Hai bisogno di aiuto per la scelta fiscale giusta?

      Scegliere tra cedolare secca e IRPEF richiede un’analisi attenta della tua situazione personale: redditi, detrazioni, familiari a carico e prestazioni sociali. Il CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una simulazione personalizzata per individuare la soluzione più vantaggiosa per te.

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        Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 09:00:002026-05-31 17:56:43Cedolare Secca o IRPEF: Quando Conviene – Confronto 2026
        CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

        Addizionale Regionale IRPEF nel 730: Aliquote, Esenzioni e Calcolo per Ogni Regione 2025

        Dichiarazione dei redditi 730

        L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è una delle voci fiscali che riguarda praticamente tutti i contribuenti italiani, eppure rimane spesso poco compresa. Si tratta di un'imposta aggiuntiva all'IRPEF che ogni regione italiana applica in misura variabile, con aliquote e soglie di esenzione diverse da territorio a territorio. Capire come funziona l'addizionale regionale IRPEF 730, dove si dichiara e quanto si paga è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi ed evitare brutte sorprese in busta paga o in fase di conguaglio fiscale.

        In questa guida completa trovi tutto quello che ti serve sapere sull'addizionale regionale IRPEF 2025: cos'è, come si calcola, dove si inserisce nel modello 730, le aliquote aggiornate per tutte e 20 le regioni italiane, le soglie di esenzione e gli esempi pratici per capire quanto pagherai davvero.

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        Indice dei contenuti

        1. Cos'è l'addizionale regionale IRPEF
        2. Come si calcola: base imponibile e aliquote
        3. Il Quadro RV nel modello 730
        4. Aliquote 2025 per tutte le Regioni italiane
        5. Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale
        6. Addizionale regionale e comunale: le differenze
        7. Acconto, saldo e conguaglio in busta paga
        8. Esempi pratici di calcolo
        9. Domande Frequenti

        Cos'è l'addizionale regionale IRPEF

        L'addizionale regionale IRPEF è un'imposta locale sul reddito delle persone fisiche che si aggiunge all'IRPEF statale. È istituita dal Decreto Legislativo n. 446 del 1997 e deve essere versata da tutti i contribuenti che risiedono in una regione italiana e che hanno prodotto un reddito imponibile positivo ai fini IRPEF. In parole semplici: se paghi l'IRPEF, con ogni probabilità paghi anche l'addizionale regionale.

        A differenza dell'IRPEF statale, che segue scaglioni e aliquote uguali per tutti i cittadini italiani, l'addizionale regionale IRPEF varia da regione a regione. Ogni amministrazione regionale ha la facoltà di stabilire la propria aliquota, nel rispetto di un tetto minimo fissato per legge. L'aliquota base è pari all'1,23% del reddito imponibile, ma le regioni possono maggiorarla fino a un massimo di 2,33% (ovvero fino a 1,1 punti percentuali in più rispetto all'aliquota base, in base a quanto consentito dalla normativa vigente).

        Le regioni possono anche prevedere aliquote differenziate per scaglioni di reddito, analogamente all'IRPEF statale, oppure esenzioni per i redditi più bassi. Questo significa che, a parità di reddito, un contribuente residente in Lombardia potrebbe pagare un'addizionale regionale diversa rispetto a uno residente in Sicilia o in Friuli Venezia Giulia.

        Come si calcola: base imponibile e aliquote

        Il calcolo dell'addizionale regionale IRPEF parte dalla stessa base imponibile dell'IRPEF ordinaria. Non si tratta del reddito lordo, ma del reddito complessivo al netto delle deduzioni ammesse dalla legge (come i contributi previdenziali, le spese per addetti alla cura di familiari, ecc.). In sostanza, la formula è:

        Addizionale regionale = Reddito imponibile IRPEF × Aliquota regionale

        Le detrazioni IRPEF (per lavoro dipendente, per carichi familiari, per spese sanitarie, ecc.) non riducono la base imponibile dell'addizionale regionale: vengono sottratte solo dall'IRPEF statale, non dall'addizionale. Questo è un aspetto spesso fonte di confusione: le detrazioni fiscali che ottieni nel 730 abbattono l'IRPEF che devi allo Stato, ma non abbattono l'addizionale regionale che devi alla tua regione.

        Alcune regioni hanno adottato un sistema di aliquote progressive a scaglioni, simile a quello dell'IRPEF nazionale. In questi casi, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce e a ciascuna fascia si applica un'aliquota diversa. Ad esempio, la regione Lazio applica aliquote differenti per chi guadagna fino a 15.000 euro, tra 15.000 e 28.000 euro, tra 28.000 e 55.000 euro, e oltre 55.000 euro. Altre regioni invece applicano un'aliquota unica (flat) su tutto il reddito imponibile.

        Il Quadro RV nel modello 730

        Nel modello 730, l'addizionale regionale IRPEF viene gestita nel Quadro RV (denominato anche “Addizionale regionale all'IRPEF” nelle istruzioni ministeriali). In questo quadro il contribuente — o il CAF che compila il modello per conto del contribuente — inserisce i dati relativi all'addizionale dovuta e agli eventuali acconti già versati.

        Nella dichiarazione dei redditi 730, il Quadro RV svolge una funzione di liquidazione: sulla base del reddito imponibile e dell'aliquota applicabile nella regione di residenza, viene calcolato l'importo totale dovuto, viene confrontato con quanto già versato (acconto) e si determina se il contribuente deve ancora versare qualcosa (saldo a debito) oppure ha diritto a un rimborso (saldo a credito).

        Per i lavoratori dipendenti, il sostituto d'imposta (il datore di lavoro) gestisce automaticamente le trattenute in busta paga e il conguaglio di fine anno. Per i pensionati, è l'INPS a effettuare le trattenute direttamente dalla pensione. Per i lavoratori autonomi o per chi ha redditi diversi, l'addizionale viene versata tramite modello F24, con scadenze specifiche legate alla presentazione del 730 o del Modello Redditi PF.

        Dati fondamentali nel Quadro RV:

        • Codice regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta (non quella attuale, se diversa)
        • Reddito imponibile su cui calcolare l'addizionale
        • Aliquota applicabile (determinata automaticamente dal software del CAF sulla base della regione)
        • Addizionale totale dovuta
        • Acconto già versato (trattenuto dal datore di lavoro o versato con F24)
        • Saldo a debito o credito

        Aliquote addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le Regioni italiane

        Ecco le aliquote dell'addizionale regionale IRPEF 2025 per tutte le 20 regioni italiane, comprese le regioni a statuto speciale. I dati si riferiscono all'anno d'imposta 2025 (quello che dichiari nel 730 presentato nel 2026). Le aliquote sono quelle deliberate dalle singole regioni e aggiornate in base alle ultime normative disponibili.

        Regioni a Statuto Ordinario:

        RegioneAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
        Piemonte1,62% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Reddito ≤ 15.000 euro: 1,62%
        Valle d’Aosta1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 7.500 euro
        Lombardia1,23% (fino a 15.000€) → 1,58% (15.001-28.000€) → 1,72% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Liguria1,23% (fino a 15.000€) → 2,33% (oltre 15.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Veneto1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro (con figli a carico)
        Emilia-Romagna1,33% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
        Toscana1,42% (fino a 15.000€) → 1,92% (15.001-28.000€) → 2,12% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro
        Umbria1,23% (fino a 15.000€) → 1,63% (15.001-28.000€) → 1,93% (28.001-55.000€) → 2,13% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
        Marche1,23% (fino a 15.000€) → 1,53% (15.001-28.000€) → 1,73% (28.001-55.000€) → 1,73% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
        Lazio1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
        Abruzzo1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Molise1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Campania2,03% (fino a 15.000€) → 2,13% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-50.000€) → 2,33% (oltre 50.000€)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
        Puglia1,23% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,33% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Basilicata1,23% (fino a 15.000€) → 1,73% (15.001-28.000€) → 2,23% (oltre 28.000€)Esenzione per redditi ≤ 8.000 euro
        Calabria1,73% (fino a 15.000€) → 2,03% (15.001-28.000€) → 2,23% (28.001-55.000€) → 2,33% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro

        Regioni e Province a Statuto Speciale:

        Regione / Provincia AutonomaAliquota / ScaglioniSoglia esenzione
        Sicilia1,23% (fino a 15.000€) → 1,83% (15.001-28.000€) → 2,03% (28.001-55.000€) → 2,23% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 10.000 euro
        Sardegna1,23% (aliquota unica)Esenzione per redditi ≤ 12.000 euro
        Friuli Venezia Giulia1,23% (fino a 15.000€) → 1,43% (15.001-28.000€) → 1,63% (28.001-55.000€) → 1,63% (oltre 55.000€)Esenzione per redditi ≤ 11.000 euro
        Trentino-Alto Adige / Prov. Aut. Trento1,23% (aliquota base provinciale)Esenzione per redditi ≤ 15.000 euro (Trento), variabile Bolzano

        Nota bene: Le aliquote indicate sono quelle deliberate dalle regioni per l'anno d'imposta 2025. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario (come la Calabria e la Campania) applicano le maggiorazioni massime consentite dalla legge. Verifica sempre le delibere regionali aggiornate o affidati al CAF Centro Fiscale per la compilazione del 730: i nostri esperti applicano automaticamente l'aliquota corretta per la tua regione di residenza.

        Esenzioni: chi non paga l'addizionale regionale IRPEF

        Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare l'addizionale regionale IRPEF. La legge nazionale e le delibere regionali prevedono alcune esenzioni importanti che riguardano principalmente i redditi più bassi e alcune categorie particolari. Conoscere queste esenzioni può fare una differenza concreta nel calcolo finale della tua dichiarazione dei redditi.

        La prima e più importante esenzione è quella legata alla soglia minima di reddito. Quasi tutte le regioni italiane prevedono che i contribuenti con un reddito imponibile al di sotto di una certa soglia non paghino l'addizionale regionale. Queste soglie variano significativamente da regione a regione: si va dagli 8.000 euro di alcune regioni meridionali fino ai 15.000 euro di regioni come Toscana e Calabria.

        Oltre alla soglia di reddito, alcune regioni prevedono ulteriori esenzioni o agevolazioni per specifiche categorie:

        • Famiglie con figli a carico: Alcune regioni (come Veneto e Lombardia) prevedono soglie di esenzione più elevate o riduzioni dell'addizionale per i contribuenti con figli fiscalmente a carico. Il numero di figli e l'importo dell'ISEE del nucleo familiare possono incidere sul calcolo.
        • Pensionati con redditi bassi: I pensionati con reddito da pensione inferiore alle soglie regionali di esenzione non pagano l'addizionale regionale. Per un pensionato con pensione minima INPS, l'addizionale regionale è tipicamente pari a zero.
        • Redditi assimilati esenti: Alcune tipologie di reddito che concorrono a formare il reddito complessivo IRPEF possono essere escluse dalla base di calcolo dell'addizionale regionale in specifiche regioni (ad esempio, alcune indennità di mobilità o integrazioni salariali).
        • Contribuenti incapienti: Chi ha un'IRPEF lorda pari a zero (perché le detrazioni eccedono l'imposta lorda) non produce un'addizionale regionale dovuta.

        È importante ricordare che le esenzioni si applicano in base alla regione di residenza al 31 dicembre dell'anno d'imposta. Se ti sei trasferito da una regione all'altra durante l'anno, la tua addizionale si calcola in base alla regione in cui risiedevi a fine anno, indipendentemente da dove abitavi a inizio anno.

        Addizionale regionale e comunale: le differenze essenziali

        L'addizionale regionale IRPEF non va confusa con l'addizionale comunale IRPEF: sono due imposte distinte, entrambe previste nel 730, ma con caratteristiche e importi differenti. Capire la differenza tra le due è fondamentale per leggere correttamente il tuo 730 e comprendere quanto stai pagando di tasse locali.

        CaratteristicaAddizionale RegionaleAddizionale Comunale
        Chi la stabilisceRegione di residenzaComune di residenza
        Aliquota minima1,23%0% (alcuni comuni non la applicano)
        Aliquota massima2,33%0,80% (in generale)
        Numero soggetti deliberanti20 regioniCirca 7.900 comuni
        Quadro nel 730Quadro RVQuadro RV (sezione distinta)
        Acconto previstoSì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)Sì (30% dell'addizionale dell'anno precedente)
        Base imponibileReddito imponibile IRPEFReddito imponibile IRPEF

        La principale differenza pratica è che l'addizionale regionale è generalmente più elevata in termini assoluti rispetto all'addizionale comunale, perché le aliquote regionali sono significativamente superiori a quelle comunali. Per un lavoratore dipendente con reddito di 28.000 euro residente in una grande città, l'addizionale regionale può ammontare a diverse centinaia di euro, mentre quella comunale è solitamente inferiore a 100 euro.

        Acconto, saldo e conguaglio in busta paga

        L'addizionale regionale IRPEF segue una modalità di pagamento in due fasi: un acconto e un saldo. Questo meccanismo riguarda sia i lavoratori dipendenti (che vedono le trattenute in busta paga) sia i contribuenti che versano autonomamente tramite F24.

        L'acconto sull'addizionale regionale è pari al 30% dell'addizionale dovuta sull'anno precedente. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro trattiene questo acconto a novembre, contestualmente al conguaglio di fine anno IRPEF. Per i contribuenti che presentano il 730 tramite CAF (o il Modello Redditi PF), l'acconto va versato entro novembre tramite modello F24.

        Il saldo dell'addizionale regionale rappresenta la differenza tra il totale dovuto per l'anno d'imposta e l'acconto già versato. Per i lavoratori dipendenti con 730, il saldo viene trattenuto in busta paga a partire da luglio (o agosto) dell'anno successivo, suddiviso in rate mensili fino a novembre. Per i contribuenti senza sostituto d'imposta, il saldo si versa tramite F24 entro giugno o luglio.

        Il conguaglio fiscale di fine anno, effettuato dal datore di lavoro a novembre-dicembre, ricalcola l'addizionale regionale tenendo conto del reddito effettivo dell'intero anno. Se durante l'anno il datore di lavoro ha trattenuto un importo inferiore a quanto dovuto (ad esempio perché il reddito finale è risultato superiore alle previsioni), il dipendente si troverà un importo aggiuntivo trattenuto in busta paga. Al contrario, se sono state trattenute più somme del dovuto, avrà diritto a un rimborso in busta paga.

        Per i pensionati, il meccanismo è analogo: l'INPS gestisce le trattenute sulla pensione e il conguaglio annuale, liquidando l'addizionale regionale direttamente sull'assegno mensile. Anche per questo motivo, la dichiarazione dei redditi 730 dei pensionati deve essere compilata con attenzione, poiché le trattenute INPS potrebbero non corrispondere perfettamente a quanto dovuto, generando saldi a debito o credito.

        Esempi pratici di calcolo dell'addizionale regionale IRPEF

        Per capire concretamente quanto incide l'addizionale regionale IRPEF sul carico fiscale complessivo, vediamo alcuni esempi pratici con redditi e regioni diversi. Questi esempi ti aiuteranno a orientarti prima di presentare il 730.

        Esempio 1: Lavoratore dipendente in Lombardia, reddito 30.000 euro

        Supponiamo che Marco lavori come impiegato a Milano e abbia un reddito imponibile IRPEF di 30.000 euro nell'anno d'imposta 2025. La Lombardia applica l'aliquota dell'1,72% per il terzo scaglione (28.001-55.000 euro), ma con un sistema progressivo.

        • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
        • Da 15.001 a 28.000 euro (13.000 euro) al 1,58% = 205,40 euro
        • Da 28.001 a 30.000 euro (2.000 euro) al 1,72% = 34,40 euro
        • Addizionale regionale totale: circa 424 euro

        Esempio 2: Pensionato in Friuli Venezia Giulia, reddito 18.000 euro

        Anna è pensionata a Udine e riceve una pensione con reddito imponibile di 18.000 euro. Il Friuli Venezia Giulia applica l'aliquota dell'1,23% fino a 15.000 euro e dell'1,43% per la fascia 15.001-28.000 euro.

        • Primi 15.000 euro al 1,23% = 184,50 euro
        • Da 15.001 a 18.000 euro (3.000 euro) al 1,43% = 42,90 euro
        • Addizionale regionale totale: circa 227 euro

        Il Friuli Venezia Giulia ha tra le aliquote regionali più basse d'Italia, il che rappresenta un vantaggio fiscale concreto per i residenti nella regione.

        Esempio 3: Lavoratore in Campania, reddito 22.000 euro

        Giuseppe lavora a Napoli e ha un reddito imponibile di 22.000 euro. La Campania, essendo in piano di rientro dal deficit sanitario, applica aliquote tra le più elevate d'Italia: 2,03% per i redditi fino a 15.000 euro e 2,13% per la fascia successiva.

        • Primi 15.000 euro al 2,03% = 304,50 euro
        • Da 15.001 a 22.000 euro (7.000 euro) al 2,13% = 149,10 euro
        • Addizionale regionale totale: circa 454 euro

        Il confronto tra questi tre esempi mostra chiaramente come la residenza regionale possa fare una differenza sostanziale nel carico fiscale: a parità di reddito, un residente in Campania paga significativamente di più rispetto a uno in Friuli Venezia Giulia o in Lombardia.

        Se vuoi verificare l'importo esatto della tua addizionale regionale IRPEF 2025, il CAF Centro Fiscale di Udine può calcolarla con precisione durante la compilazione del tuo 730. Il servizio è disponibile sia in sede a Udine che online per tutta Italia: i nostri esperti si occupano di tutto, dalla raccolta dei documenti al calcolo definitivo e alla presentazione della dichiarazione.

        Come gestire l'addizionale regionale nel 730: il ruolo del CAF

        L'addizionale regionale IRPEF nel 730 è un'imposta che, pur non essendo elevata in termini assoluti per redditi bassi e medi, richiede attenzione nella compilazione della dichiarazione. Un errore nel codice regione, nell'aliquota applicata o nel calcolo dell'acconto può generare sanzioni o un versamento insufficiente con successivi avvisi di accertamento.

        Affidare la compilazione del modello 730 al CAF Centro Fiscale di Udine significa avere la certezza che l'addizionale regionale venga calcolata correttamente per la tua specifica regione di residenza, con le aliquote aggiornate e le eventuali esenzioni a cui hai diritto. I nostri operatori conoscono le delibere di tutte le regioni italiane e aggiornano i software di calcolo ogni anno in base alle variazioni normative.

        Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione dei redditi 2025? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online, in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il nostro team ti guida in ogni fase della compilazione del 730, garantendo la massima precisione nel calcolo di IRPEF, addizionali regionali e comunali, detrazioni e rimborsi.

        Cos’è l’addizionale regionale IRPEF nel 730?

        L’addizionale regionale IRPEF è un’imposta locale che si aggiunge all’IRPEF statale. Si calcola applicando l’aliquota deliberata dalla propria regione di residenza al reddito imponibile IRPEF. Nel modello 730, viene liquidata nel Quadro RV e può essere trattenuta direttamente in busta paga (per i lavoratori dipendenti) o versata tramite F24.

        Quanto è l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF?

        L’aliquota base minima dell’addizionale regionale IRPEF è pari all’1,23% del reddito imponibile IRPEF. Tuttavia, le regioni possono maggiorarla fino a un massimo del 2,33%. Le regioni in piano di rientro dal deficit sanitario applicano tipicamente le aliquote più elevate.

        Chi non paga l’addizionale regionale IRPEF?

        Non pagano l’addizionale regionale i contribuenti il cui reddito imponibile è inferiore alla soglia di esenzione deliberata dalla propria regione (che varia da 7.500 a 15.000 euro a seconda della regione), i contribuenti con IRPEF lorda pari a zero, e alcune categorie particolari previste dalle delibere regionali (es. famiglie con figli a carico in alcune regioni).

        La regione di residenza per l’addizionale regionale qual è?

        L’addizionale regionale si calcola in base alla regione in cui il contribuente risulta iscritto all’anagrafe al 31 dicembre dell’anno d’imposta. Anche se ti sei trasferito durante l’anno, fa fede la residenza a fine anno.

        Come viene pagata l’addizionale regionale per i lavoratori dipendenti?

        Per i lavoratori dipendenti, l’addizionale regionale viene trattenuta automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. L’acconto (30%) viene trattenuto a novembre, mentre il saldo viene rateizzato nei mesi successivi alla presentazione del 730 (luglio-novembre). Non è necessario alcun versamento autonomo tramite F24.


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          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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          CAF

          Addizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e Calcolo

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Le addizionali IRPEF 2026 sono imposte locali che si aggiungono all’imposta sul reddito delle persone fisiche e incidono in modo significativo sul netto in busta paga. Ogni lavoratore dipendente, pensionato o contribuente con redditi soggetti a IRPEF deve pagare sia l’addizionale regionale che quella comunale, con aliquote che variano in base alla regione e al comune di residenza. Comprendere come funzionano queste imposte è fondamentale per calcolare correttamente il proprio stipendio netto e pianificare le spese familiari.

          Indice dei contenuti

          1. Cosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEF
          2. Come si calcolano le addizionali IRPEF 2026
          3. Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioni
          4. Addizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquota
          5. Come vengono trattenute le addizionali in busta paga
          6. Esenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEF
          7. Domande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026

          Cosa sono le addizionali regionali e comunali IRPEF

          Le addizionali IRPEF sono imposte locali istituite per finanziare i servizi erogati da regioni e comuni. Si tratta di due tributi distinti che si sommano all’IRPEF nazionale:

          • Addizionale regionale IRPEF: istituita con il D.Lgs. 446/1997, è dovuta alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Finanzia la sanità regionale e altri servizi territoriali.
          • Addizionale comunale IRPEF: introdotta con il D.Lgs. 360/1998, è versata al comune di residenza al 1° gennaio. Contribuisce al bilancio comunale per servizi come trasporti, scuole e manutenzione del territorio.

          A differenza dell’IRPEF nazionale, che prevede aliquote progressive uguali in tutta Italia, le addizionali regionali e comunali variano sensibilmente da un territorio all’altro. Questo significa che due lavoratori con lo stesso reddito lordo possono avere uno stipendio netto diverso semplicemente perché risiedono in regioni o comuni differenti.

          Come si calcolano le addizionali IRPEF 2026

          Il calcolo delle addizionali IRPEF 2026 segue una procedura precisa. La base imponibile è la stessa dell’IRPEF nazionale, cioè il reddito complessivo meno le deduzioni spettanti (contributi previdenziali obbligatori, deduzione abitazione principale, altri oneri deducibili).

          Ecco i passaggi per il calcolo:

          1. Determina il reddito complessivo: somma di tutti i redditi (lavoro dipendente, pensione, fondiari, ecc.)
          2. Sottrai le deduzioni: contributi previdenziali, deduzione per abitazione principale, altri oneri deducibili previsti dall’art. 10 del TUIR
          3. Ottieni la base imponibile: reddito complessivo meno deduzioni
          4. Applica l’aliquota regionale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota della tua regione
          5. Applica l’aliquota comunale: moltiplica la base imponibile per l’aliquota del tuo comune

          Esempio pratico: supponiamo che Marco, residente a Udine, abbia un reddito complessivo di 30.000 euro e deduzioni per 3.500 euro. La sua base imponibile sarà 26.500 euro. Con un’aliquota regionale FVG dell’1,23% e un’aliquota comunale di Udine dello 0,8%, Marco pagherà circa 326 euro di addizionale regionale e 212 euro di addizionale comunale, per un totale di circa 538 euro annui di addizionali IRPEF.

          Aliquote regionali IRPEF 2026: tabella principali regioni

          Le aliquote dell’addizionale regionale IRPEF 2026 sono fissate da ciascuna regione e possono essere proporzionali (un’unica aliquota) oppure progressive per scaglioni di reddito. La legge stabilisce un’aliquota base dell’1,23% che le regioni possono maggiorare fino al 3,33%.

          Ecco le aliquote delle principali regioni italiane per il 2026:

          RegioneAliquota / ScaglioniNote
          Lombardia1,23% fino a 15.000 euro; 1,58% fino a 28.000; 1,72% fino a 50.000; 1,73% oltreProgressiva per scaglioni
          Lazio1,73% fino a 15.000 euro; 2,73% fino a 28.000; 2,93% fino a 50.000; 3,33% oltreTra le più alte d’Italia
          Campania2,03% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,33% fino a 50.000; 3,33% oltreDisavanzo sanitario
          Veneto1,23% unica per tutti gli scaglioniAliquota minima di legge
          Friuli Venezia Giulia0,70% fino a 15.000 euro; 1,23% oltreAgevolazione redditi bassi
          Piemonte1,62% fino a 15.000 euro; 2,13% fino a 28.000; 2,75% fino a 50.000; 3,33% oltreProgressiva
          Emilia-Romagna1,33% fino a 15.000 euro; 1,93% fino a 28.000; 2,03% fino a 50.000; 2,33% oltreProgressiva moderata
          Sicilia1,23% fino a 15.000 euro; 1,53% fino a 28.000; 1,73% oltreStatuto speciale

          Nota importante: le aliquote possono subire variazioni annuali. Per i valori esatti del 2026, è consigliabile verificare sul sito del Dipartimento delle Finanze del MEF o rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine, che tiene costantemente aggiornate le tabelle per tutti i propri assistiti.

          Addizionale comunale IRPEF: come varia e dove trovare l’aliquota

          L’addizionale comunale IRPEF è forse la più variabile tra le imposte sui redditi, perché ogni comune italiano può fissare la propria aliquota entro un massimo dello 0,8% (elevabile allo 0,9% per i comuni capoluogo di provincia). Alcuni comuni applicano un’aliquota unica, altri prevedono scaglioni progressivi, e altri ancora non applicano alcuna addizionale.

          Per conoscere l’aliquota del proprio comune nel 2026, puoi consultare:

          • Sito del Dipartimento delle Finanze: il portale finanze.gov.it mette a disposizione un motore di ricerca per consultare le aliquote deliberate da ogni comune italiano
          • Sito istituzionale del tuo comune: nella sezione “Tributi” o “Finanze” trovi le delibere con le aliquote vigenti
          • Il tuo CAF di fiducia: presso il CAF Centro Fiscale verifichiamo gratuitamente le aliquote applicabili al tuo caso specifico

          Ad esempio, il Comune di Udine nel 2026 applica un’addizionale comunale allo 0,8% con esenzione per i redditi fino a 12.000 euro. Il Comune di Roma applica lo 0,9% con scaglioni progressivi, mentre Milano prevede aliquote dallo 0% (per redditi fino a 21.000 euro) allo 0,8%.

          Come vengono trattenute le addizionali in busta paga

          Se sei un lavoratore dipendente, le addizionali IRPEF non vengono pagate in un’unica soluzione, ma trattenute direttamente dal datore di lavoro attraverso la busta paga. Il meccanismo di rateizzazione funziona in modo diverso per l’addizionale regionale e quella comunale.

          Addizionale regionale IRPEF in busta paga

          L’addizionale regionale dell’anno precedente viene trattenuta in rate mensili da gennaio a novembre dell’anno successivo (massimo 11 rate). Ad esempio, l’addizionale regionale relativa ai redditi 2025 viene trattenuta nelle buste paga da gennaio a novembre 2026.

          Addizionale comunale IRPEF in busta paga

          L’addizionale comunale prevede un doppio meccanismo:

          • Saldo anno precedente: trattenuto in rate da gennaio a novembre dell’anno successivo (come la regionale)
          • Acconto anno in corso: pari al 30% dell’addizionale dell’anno precedente, trattenuto in 9 rate da marzo a novembre

          Per i pensionati, le addizionali vengono trattenute direttamente dall’INPS sul cedolino della pensione, con lo stesso principio di rateizzazione. Questo spiega perché nei primi mesi dell’anno il netto in busta paga o in pensione è spesso più basso: è il periodo in cui partono le trattenute delle addizionali dell’anno precedente. Se vuoi capire nel dettaglio tutte le voci che compongono il tuo netto, consulta la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

          Esenzioni e soglie di esenzione addizionali IRPEF 2026

          Non tutti i contribuenti sono tenuti al pagamento delle addizionali IRPEF. Esistono diverse situazioni di esenzione:

          • Reddito sotto la soglia di esenzione: molte regioni e comuni prevedono soglie sotto le quali l’addizionale non è dovuta. Ad esempio, in Friuli Venezia Giulia l’aliquota ridotta allo 0,70% si applica ai redditi fino a 15.000 euro
          • Reddito complessivo pari a zero: se dopo le deduzioni il reddito imponibile è zero o negativo, nessuna addizionale è dovuta
          • IRPEF azzerata dalle detrazioni: se le detrazioni per lavoro dipendente, carichi familiari o altre spese azzerano completamente l’IRPEF lorda, anche le addizionali non sono dovute
          • Redditi esenti: alcuni redditi non concorrono alla base imponibile delle addizionali (es. rendita catastale dell’abitazione principale)
          • Contribuenti in regime forfettario: chi aderisce al regime forfettario non paga addizionali IRPEF, poiché l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) sostituisce anche queste imposte locali

          È importante sapere che le soglie di esenzione funzionano in modo diverso da regione a regione: alcune applicano una franchigia (si paga solo sulla parte eccedente), altre una soglia di esclusione (superata la soglia, si paga su tutto il reddito). Il modello 730 calcola automaticamente le addizionali dovute, ma è sempre utile verificare con un esperto.

          📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

          Domande frequenti sulle addizionali IRPEF 2026

          Qual è la differenza tra addizionale regionale e comunale?

          L’addizionale regionale è versata alla regione di residenza al 1° gennaio e finanzia principalmente la sanità. L’addizionale comunale va al comune di residenza e finanzia i servizi locali. Entrambe si calcolano sulla stessa base imponibile IRPEF, ma hanno aliquote diverse stabilite rispettivamente dalla regione e dal comune.

          Chi è esente dalle addizionali IRPEF?

          Sono esenti i contribuenti con reddito imponibile pari a zero, chi ha l’IRPEF completamente azzerata dalle detrazioni, chi risiede in comuni che prevedono soglie di esenzione (e non le supera), e i contribuenti in regime forfettario che pagano un’imposta sostitutiva.

          Come faccio a sapere quanto pago di addizionali?

          Se sei un lavoratore dipendente, trovi le addizionali trattenute nella busta paga mensile (voci separate per regionale e comunale). In alternativa, il modello 730 le calcola automaticamente. Puoi anche rivolgerti al CAF Centro Fiscale per una simulazione personalizzata.

          Perché a gennaio lo stipendio netto è più basso?

          A gennaio iniziano le trattenute del saldo delle addizionali dell’anno precedente. Queste rate si aggiungono alle normali trattenute mensili, riducendo temporaneamente il netto percepito. Le rate proseguono fino a novembre. Per approfondire tutte le voci dello stipendio netto, consulta la nostra guida dedicata.

          Se cambio residenza, quale aliquota si applica?

          Per le addizionali IRPEF conta la residenza al 1° gennaio dell’anno di riferimento. Se ti trasferisci durante l’anno, per quell’anno continuerai a pagare le addizionali del vecchio comune e della vecchia regione. Il cambio avrà effetto dall’anno successivo.

          Hai bisogno di aiuto con le addizionali IRPEF?

          Il calcolo delle addizionali IRPEF può sembrare complicato, soprattutto quando si devono considerare esenzioni, scaglioni regionali e aliquote comunali diverse. Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a verificare le addizionali applicate, controllare che le trattenute in busta paga siano corrette e preparare la dichiarazione dei redditi senza errori.

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            CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

            Aprile 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-10 09:00:002026-05-31 10:13:07Addizionali Regionali e Comunali IRPEF 2026: Aliquote e Calcolo
            CAF

            Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità

            aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

            Capire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.

            Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

            Indice dei contenuti

            1. Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote
            2. Tabella aliquote IRPEF 2026
            3. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026
            4. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF
            5. Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026
            6. Impatto degli scaglioni sulla busta paga
            7. Detrazioni fiscali e IRPEF netta
            8. IRPEF per pensionati 2026
            9. FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

            Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote

            L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.

            La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.

            I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:

            • Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%
            • Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%
            • Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43%

            Tabella aliquote IRPEF 2026

            Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:

            Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massima
            Fino a 28.000 €23%6.440 €
            Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €
            Oltre 50.000 €43%Nessun limite

            Come leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta.

            Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by step

            Vediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.

            Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):

            28.000 € × 23% = 6.440 €

            Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):

            La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €

            10.000 € × 33% = 3.300 €

            Step 3 – IRPEF lorda totale:

            6.440 + 3.300 = 9.740 €

            Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi.

            No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF

            La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:

            • Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)
            • Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)
            • Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuo

            In pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.

            Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro).

            Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026

            Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:

            Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026Risparmio
            Fino a 15.000 €23%23%Invariato
            Da 15.001 a 28.000 €25%23%−2 punti
            Da 28.001 a 50.000 €35%33%−2 punti
            Oltre 50.000 €43%43%Invariato

            I vantaggi principali della riforma:

            • Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)
            • Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)
            • Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedie

            Il risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani.

            Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026

            Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:

            RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)
            20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese
            30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese
            40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese
            55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/mese

            Questi valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.

            Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.

            Detrazioni fiscali e IRPEF netta

            L’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:

            • Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euro
            • Detrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)
            • Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730
            • Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euro

            La formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area).

            IRPEF per pensionati 2026

            I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:

            • No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)
            • Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euro
            • L’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automatico

            Se hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.

            Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

            Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

            Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.

            Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?

            L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.

            Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?

            Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.

            Cos’è la no tax area e a chi si applica?

            La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.

            Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?

            Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno.

            Conclusione

            I tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.

            Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.

            Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

            Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
            https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità
            CAF

            Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi

            aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

            Quanto ti resta davvero in tasca ogni mese? Il calcolo stipendio netto e una delle operazioni piu ricercate dai lavoratori dipendenti italiani, eppure resta spesso un mistero. Tra contributi INPS, scaglioni IRPEF, detrazioni e addizionali, passare dallo stipendio lordo al netto richiede diversi passaggi. In questa guida completa ti spieghiamo, passo dopo passo, come calcolare il tuo stipendio netto nel 2026, con tabelle aggiornate, esempi pratici per diverse fasce di reddito e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente la tua busta paga.

            Indice dei contenuti

            1. Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa
            2. Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate
            3. Contributi INPS a Carico del Dipendente
            4. Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026
            5. Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026
            6. Addizionali Regionali e Comunali IRPEF
            7. Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL
            8. Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL
            9. Stipendio Netto nei CCNL Principali
            10. Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto
            11. Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima
            12. Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto
            13. Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

            Come si Calcola lo Stipendio Netto: la Formula Completa

            Il calcolo stipendio netto parte da un concetto semplice: dal tuo stipendio lordo vengono sottratte diverse voci fino ad arrivare a quanto effettivamente percepisci. Ecco la formula completa per calcolare lo stipendio netto dal lordo:

            Stipendio Netto = Stipendio Lordo – Contributi INPS – IRPEF + Detrazioni Lavoro Dipendente + Trattamento Integrativo – Addizionali Regionali – Addizionali Comunali

            Vediamo nel dettaglio ogni componente della formula:

            • Stipendio lordo (RAL): e la Retribuzione Annua Lorda concordata nel tuo contratto di lavoro. Include paga base, contingenza, scatti di anzianita e altri elementi fissi. La RAL viene divisa per il numero di mensilita (solitamente 13 o 14)
            • Contributi INPS: la quota a carico del lavoratore, generalmente il 9,19% dello stipendio lordo. Questi contributi servono a finanziare la tua futura pensione e le prestazioni previdenziali
            • Imponibile fiscale: si ottiene sottraendo i contributi INPS dal lordo. Su questo importo si calcola l’IRPEF
            • IRPEF lorda: l’imposta sui redditi calcolata con gli scaglioni progressivi (23%, 33%, 43%)
            • Detrazioni: riducono l’IRPEF lorda. La principale e la detrazione per lavoro dipendente, che varia in base al reddito
            • IRPEF netta: IRPEF lorda meno le detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF, questa non puo scendere sotto zero
            • Addizionali: si aggiungono le addizionali regionali e comunali IRPEF, che variano in base al luogo di residenza
            • Trattamento integrativo: il cosiddetto Bonus Renzi, fino a 1.200 euro annui per redditi fino a 28.000 euro

            Per capire quanto guadagni netto, quindi, non basta guardare il lordo indicato nel contratto: bisogna considerare tutti questi passaggi. Nelle sezioni seguenti analizzeremo ogni voce nel dettaglio con numeri aggiornati al 2026.

            Scaglioni IRPEF 2026: le Aliquote Aggiornate

            L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e la tassa principale che incide sul tuo stipendio netto. Nel 2026, a seguito della riforma fiscale, gli scaglioni IRPEF sono confermati a tre aliquote, come introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e reso strutturale dal 2025:

            Scaglione di RedditoAliquota IRPEF 2026Imposta Dovuta
            Fino a 28.000 euro23%23% sul reddito
            Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 euro + 35% sulla parte eccedente 28.000 euro
            Oltre 50.000 euro43%14.140 euro + 43% sulla parte eccedente 50.000 euro

            Come funziona il calcolo progressivo? L’IRPEF non si applica con un’unica aliquota su tutto il reddito, ma a scaglioni. Questo significa che se guadagni 35.000 euro lordi annui:

            • Sui primi 28.000 euro paghi il 23% = 6.440 euro
            • Sui restanti 7.000 euro (da 28.001 a 35.000) paghi il 35% = 2.450 euro
            • Totale IRPEF lorda = 8.890 euro

            E importante sapere che l’IRPEF si calcola sull’imponibile fiscale, cioe sullo stipendio lordo al netto dei contributi previdenziali INPS. Non si calcola direttamente sulla RAL.

            Contributi INPS a Carico del Dipendente

            I contributi previdenziali INPS rappresentano la prima trattenuta sulla tua busta paga. Sono obbligatori e servono a finanziare la tua pensione futura, la cassa integrazione e altre prestazioni sociali.

            Aliquote contributive 2026 per lavoratori dipendenti

            L’aliquota contributiva totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari a circa il 33% della retribuzione lorda, suddivisa cosi:

            • A carico del datore di lavoro: circa 23,81% (non visibile in busta paga al dipendente)
            • A carico del lavoratore: 9,19% della retribuzione lorda imponibile

            Per i redditi piu bassi, la Legge di Bilancio 2024 (confermata strutturalmente nel 2025-2026) ha introdotto un esonero contributivo che riduce la quota a carico del dipendente:

            Retribuzione Mensile LordaEsonero ContributivoAliquota Effettiva Dipendente
            Fino a 1.923 euro (RAL fino a ~25.000 euro)Taglio cuneo 7 punti2,19%
            Da 1.923 a 2.692 euro (RAL fino a ~35.000 euro)Taglio cuneo 6 punti3,19%
            Oltre 2.692 euroNessun esonero9,19%

            Attenzione: dal 2025 il taglio del cuneo fiscale e stato rimodulato. Per i redditi fino a 20.000 euro il beneficio viene erogato come bonus diretto (non piu come riduzione contributi), mentre per i redditi tra 20.000 e 40.000 euro si applica una detrazione aggiuntiva decrescente. L’effetto netto in busta paga resta simile, ma il meccanismo e cambiato. Nei nostri calcoli di esempio terremo conto di questi aggiornamenti.

            I contributi INPS si calcolano sulla retribuzione imponibile previdenziale, che include paga base, straordinari, indennita varie e tredicesima/quattordicesima. Sono esclusi alcuni rimborsi spese e i buoni pasto entro i limiti di legge (8 euro per buoni elettronici, 4 euro per buoni cartacei).

            Detrazioni per Lavoro Dipendente 2026

            Le detrazioni per lavoro dipendente sono uno sconto sull’IRPEF riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga. Riducono l’imposta che devi pagare e quindi aumentano il tuo stipendio netto. Nel 2026, le detrazioni funzionano cosi:

            Reddito ComplessivoDetrazione AnnuaNote
            Fino a 15.000 euro1.955 euroMinimo 690 euro (1.380 per tempo determinato). Aumentata da 1.880 a 1.955 dal 2024
            Da 15.001 a 28.000 euro1.910 + 1.190 x (28.000 – reddito) / 13.000Detrazione decrescente
            Da 28.001 a 50.000 euro1.910 x (50.000 – reddito) / 22.000Detrazione decrescente fino a zero
            Oltre 50.000 euro0 euroNessuna detrazione

            Come incidono le detrazioni sullo stipendio netto? Facciamo un esempio pratico. Se il tuo reddito e di 25.000 euro:

            • La detrazione base e 1.910 euro
            • La quota variabile e: 1.190 x (28.000 – 25.000) / 13.000 = 1.190 x 0,2308 = 274,62 euro
            • Detrazione totale = 1.910 + 274,62 = 2.184,62 euro
            • Questa cifra viene sottratta dall’IRPEF lorda, riducendo le tasse da pagare

            Le detrazioni per lavoro dipendente sono rapportate al periodo di lavoro nell’anno. Se hai lavorato solo 6 mesi, avrai diritto alla meta della detrazione. Queste detrazioni si sommano ad altre eventuali detrazioni fiscali come quelle per figli a carico, spese mediche o interessi sul mutuo, che pero vengono recuperate con il modello 730.

            Trattamento Integrativo (ex Bonus Renzi) 2026

            Il trattamento integrativo, conosciuto anche come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, e un’agevolazione che aumenta lo stipendio netto dei lavoratori con redditi medio-bassi. Nel 2026, funziona cosi:

            Chi ha diritto al trattamento integrativo

            • Reddito fino a 15.000 euro: trattamento integrativo pieno di 1.200 euro annui (100 euro al mese), a condizione che l’IRPEF lorda superi le detrazioni per lavoro dipendente
            • Reddito tra 15.001 e 28.000 euro: trattamento integrativo riconosciuto solo se la somma di detrazioni specifiche (familiari a carico, mutuo prima casa, spese sanitarie, ecc.) supera l’IRPEF lorda. In questo caso spetta la differenza, fino a un massimo di 1.200 euro
            • Reddito oltre 28.000 euro: non spetta il trattamento integrativo

            Dal 2025 e stato introdotto anche un bonus aggiuntivo per redditi fino a 20.000 euro (fino al 7,1% del reddito) e una ulteriore detrazione per redditi tra 20.000 e 32.000 euro (fino a 1.000 euro, decrescente tra 32.000 e 40.000 euro). Queste misure si sommano al trattamento integrativo tradizionale per massimizzare il netto in busta paga dei lavoratori a reddito medio-basso.

            Esempio pratico: un dipendente con RAL di 22.000 euro riceve in busta paga circa 100 euro netti al mese in piu grazie al trattamento integrativo, oltre al beneficio del taglio del cuneo fiscale. L’effetto complessivo puo arrivare a oltre 150 euro mensili in piu rispetto a uno scenario senza agevolazioni.

            Addizionali Regionali e Comunali IRPEF

            Oltre all’IRPEF nazionale, sullo stipendio gravano anche due imposte locali: l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Queste tasse variano in base alla regione e al comune di residenza e rappresentano una quota aggiuntiva da sottrarre per arrivare al calcolo dello stipendio netto reale.

            Addizionale regionale IRPEF 2026

            Ogni regione stabilisce la propria aliquota, che puo variare dallo 0,9% al 3,33% del reddito imponibile. Ecco alcune aliquote regionali di riferimento per il 2026:

            RegioneAliquota (redditi fino a 28.000 euro)Aliquota (redditi oltre 50.000 euro)
            Lombardia1,23%1,74%
            Lazio1,73%3,33%
            Friuli Venezia Giulia0,70%1,23%
            Veneto1,23%1,23%
            Emilia-Romagna1,33%2,03%
            Campania1,73%3,33%
            Piemonte1,62%3,33%
            Sicilia1,23%1,23%

            Buona notizia per i residenti in Friuli Venezia Giulia: la regione applica aliquote tra le piu basse d’Italia, con un’aliquota base dello 0,70%. Questo significa che a parita di reddito lordo, chi risiede in FVG ha uno stipendio netto leggermente superiore rispetto a chi vive in regioni con addizionali piu alte come Lazio o Campania.

            Addizionale comunale IRPEF 2026

            L’addizionale comunale varia da comune a comune, con aliquote che vanno dallo 0% allo 0,9% (con alcune eccezioni per i comuni che hanno deliberato maggiorazioni). A Udine, ad esempio, l’aliquota e dello 0,8% per i redditi superiori a 15.000 euro. Molti comuni prevedono esenzioni per redditi molto bassi (sotto i 12.000-15.000 euro).

            Le addizionali vengono trattenute in busta paga con modalita diverse: l’addizionale regionale dell’anno precedente viene rateizzata da gennaio a novembre, mentre l’addizionale comunale prevede sia un acconto (da marzo a novembre) che un saldo (da gennaio a novembre dell’anno successivo).

            Esempi Pratici di Calcolo Stipendio Netto per RAL

            Veniamo alla parte piu pratica di questa guida: il calcolo stipendio netto con esempi concreti per diverse fasce di Retribuzione Annua Lorda. In tutti gli esempi consideriamo un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, senza figli a carico, residente in Friuli Venezia Giulia (addizionale regionale 0,70%, comunale 0,8%), con 13 mensilita.

            Esempio 1: RAL 20.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL (Stipendio Lordo Annuo)20.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-1.838 euro
            Imponibile fiscale18.162 euro
            IRPEF lorda (23%)-4.177 euro
            Detrazione lavoro dipendente+2.785 euro
            IRPEF netta-1.392 euro
            Trattamento integrativo+1.200 euro
            Bonus cuneo fiscale (DL 2025)+1.100 euro circa
            Addizionale regionale FVG (0,70%)-127 euro
            Addizionale comunale (0,8%)-145 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO18.798 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.446 euro circa

            Esempio 2: RAL 25.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL25.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-2.298 euro
            Imponibile fiscale22.702 euro
            IRPEF lorda (23%)-5.222 euro
            Detrazione lavoro dipendente+2.185 euro
            IRPEF netta-3.037 euro
            Trattamento integrativo+1.200 euro
            Bonus cuneo fiscale+950 euro circa
            Addizionale regionale FVG-159 euro
            Addizionale comunale-182 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO21.474 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.652 euro circa

            Esempio 3: RAL 30.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL30.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-2.757 euro
            Imponibile fiscale27.243 euro
            IRPEF lorda (23%)-6.266 euro
            Detrazione lavoro dipendente+1.988 euro
            IRPEF netta-4.278 euro
            Trattamento integrativo / bonus cuneo+800 euro circa
            Addizionale regionale FVG-191 euro
            Addizionale comunale-218 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO23.356 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.797 euro circa

            Esempio 4: RAL 35.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL35.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-3.217 euro
            Imponibile fiscale31.784 euro
            IRPEF lorda (23% su 28k + 35% sul resto)-7.774 euro
            Detrazione lavoro dipendente+1.582 euro
            IRPEF netta-6.192 euro
            Detrazione aggiuntiva cuneo (decrescente)+500 euro circa
            Addizionale regionale FVG-223 euro
            Addizionale comunale-254 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO25.614 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)1.970 euro circa

            Esempio 5: RAL 40.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL40.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-3.676 euro
            Imponibile fiscale36.324 euro
            IRPEF lorda-9.353 euro
            Detrazione lavoro dipendente+1.188 euro
            IRPEF netta-8.165 euro
            Addizionale regionale FVG-254 euro
            Addizionale comunale-291 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO27.614 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.124 euro circa

            Esempio 6: RAL 50.000 euro

            VoceImporto Annuo
            RAL50.000 euro
            Contributi INPS (9,19%)-4.595 euro
            Imponibile fiscale45.405 euro
            IRPEF lorda-12.532 euro
            Detrazione lavoro dipendente+399 euro
            IRPEF netta-12.133 euro
            Addizionale regionale FVG-318 euro
            Addizionale comunale-363 euro
            STIPENDIO NETTO ANNUO32.591 euro circa
            STIPENDIO NETTO MENSILE (x13)2.507 euro circa

            Tabella Stipendio Netto Mensile per RAL

            Ecco una tabella riepilogativa che mostra il rapporto tra stipendio lordo e netto per le principali fasce di reddito nel 2026. I valori sono indicativi e calcolati per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, single, senza figli, residente in FVG con 13 mensilita:

            RAL (Lordo Annuo)Lordo MensileNetto Mensile (x13)Netto Annuo% Netto su Lordo
            15.000 euro1.154 euro1.130 euro14.690 euro97,9%
            18.000 euro1.385 euro1.290 euro16.770 euro93,2%
            20.000 euro1.538 euro1.446 euro18.798 euro94,0%
            22.000 euro1.692 euro1.540 euro20.020 euro91,0%
            25.000 euro1.923 euro1.652 euro21.474 euro85,9%
            28.000 euro2.154 euro1.780 euro23.140 euro82,6%
            30.000 euro2.308 euro1.797 euro23.356 euro77,9%
            35.000 euro2.692 euro1.970 euro25.614 euro73,2%
            40.000 euro3.077 euro2.124 euro27.614 euro69,0%
            45.000 euro3.462 euro2.315 euro30.095 euro66,9%
            50.000 euro3.846 euro2.507 euro32.591 euro65,2%
            60.000 euro4.615 euro2.820 euro36.660 euro61,1%
            70.000 euro5.385 euro3.110 euro40.430 euro57,8%
            80.000 euro6.154 euro3.395 euro44.135 euro55,2%

            Nota importante: i valori in tabella sono indicativi. Il calcolo stipendio netto esatto dipende da molti fattori individuali: regione e comune di residenza, presenza di figli o coniuge a carico, detrazioni aggiuntive (mutuo, spese mediche), eventuali straordinari e indennita. Per un calcolo preciso della tua situazione, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

            Stipendio Netto nei CCNL Principali

            Lo stipendio lordo (e quindi il netto) varia notevolmente in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato e al livello di inquadramento. Ecco una panoramica degli stipendi netti medi mensili per i principali CCNL in Italia nel 2026:

            CCNLLivelloRAL IndicativaNetto Mensile Stimato
            Commercio e Terziario4 livello (impiegato)24.000 – 26.000 euro1.580 – 1.680 euro
            Commercio e Terziario3 livello (impiegato esperto)26.000 – 28.000 euro1.680 – 1.780 euro
            Metalmeccanico (Industria)C3 (ex 3 livello)25.000 – 27.000 euro1.630 – 1.740 euro
            Metalmeccanico (Industria)D1 (ex 5 livello)28.000 – 32.000 euro1.780 – 1.870 euro
            Pubblico Impiego (Funzioni Centrali)Area Funzionari28.000 – 35.000 euro1.780 – 1.970 euro
            Turismo e Pubblici Esercizi4 livello20.000 – 22.000 euro1.446 – 1.540 euro
            Edilizia (Industria)Operaio specializzato26.000 – 30.000 euro1.680 – 1.797 euro
            Logistica e Trasporti3 livello Super26.000 – 29.000 euro1.680 – 1.780 euro
            Sanita Privata (AIOP)Infermiere24.000 – 28.000 euro1.580 – 1.780 euro
            Alimentare (Industria)3 livello27.000 – 30.000 euro1.740 – 1.797 euro

            Perche lo stipendio netto varia tra CCNL diversi? Perche ogni contratto nazionale stabilisce le tabelle retributive minime per ogni livello, il numero di mensilita (13 o 14), indennita specifiche (mensa, trasferta, turni) e benefit contrattuali. Ad esempio, il CCNL Metalmeccanico prevede 13 mensilita, mentre il CCNL Commercio prevede 14 mensilita: a parita di RAL, chi ha 14 mensilita riceve mensilmente meno ma ha una busta paga aggiuntiva a giugno.

            Come Leggere la Busta Paga: da Lordo a Netto

            La busta paga (o cedolino) e il documento che il datore di lavoro consegna ogni mese al dipendente. Capire come leggerla e fondamentale per verificare che il calcolo stipendio netto sia corretto. Ecco le sezioni principali:

            Intestazione

            Contiene i dati del datore di lavoro (ragione sociale, sede, codice fiscale) e del dipendente (nome, codice fiscale, data assunzione, qualifica, livello CCNL, tipo contratto).

            Corpo della busta paga: le competenze

            • Paga base: il minimo tabellare previsto dal CCNL per il tuo livello
            • Contingenza: elemento residuo dell’ex scala mobile (importo fisso)
            • Scatti di anzianita: aumenti periodici per anni di servizio
            • Superminimo: importo aggiuntivo concordato individualmente
            • Straordinari: ore lavorate oltre l’orario contrattuale (maggiorate del 15-50%)
            • Indennita varie: mensa, trasferta, turni, rischio, ecc.

            Trattenute

            • Contributi INPS: la quota del 9,19% (o meno con esonero) calcolata sull’imponibile previdenziale
            • IRPEF: calcolata sull’imponibile fiscale (lordo meno contributi) con applicazione delle detrazioni
            • Addizionali regionali/comunali: trattenute mensili relative all’anno precedente
            • Eventuali trattenute: anticipi, prestiti, cessione del quinto, contributi sindacali

            Il netto in busta paga

            In fondo alla busta paga trovi il netto da pagare: e il risultato finale del calcolo stipendio netto, cioe l’importo che viene effettivamente accreditato sul tuo conto corrente. Controlla sempre che corrisponda all’accredito bancario, tenendo presente che eventuali arrotondamenti di pochi centesimi sono normali.

            Se noti discrepanze significative nella tua busta paga, il consiglio e di rivolgerti a un professionista. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre anche servizi di verifica buste paga e consulenza per lavoratori dipendenti.

            Casi Particolari: Part-time, Apprendistato e Tredicesima

            Il calcolo stipendio netto cambia in alcune situazioni particolari. Vediamole nel dettaglio.

            Stipendio netto con contratto part-time

            Nel part-time, lo stipendio lordo viene riproporzionato in base alle ore lavorate rispetto al full-time. Se il CCNL prevede 40 ore settimanali e tu lavori 20 ore (part-time al 50%), il tuo lordo sara la meta. Tuttavia, il calcolo delle tasse segue le stesse regole: scaglioni IRPEF, contributi INPS e detrazioni si applicano sul reddito annuo complessivo. Un vantaggio del part-time e che, con un reddito piu basso, potresti rientrare nelle fasce che beneficiano del trattamento integrativo o delle aliquote IRPEF piu basse.

            Stipendio netto con apprendistato

            L’apprendistato prevede un’aliquota contributiva agevolata per il lavoratore: solo il 5,84% invece del 9,19%. Questo significa che, a parita di lordo, l’apprendista ha un netto leggermente superiore rispetto a un dipendente ordinario. Inoltre, lo stipendio lordo dell’apprendista e generalmente inferiore di 1-2 livelli rispetto a quello di un lavoratore qualificato con le stesse mansioni.

            Tredicesima e quattordicesima mensilita

            La tredicesima e obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti e viene erogata a dicembre. La quattordicesima e prevista solo da alcuni CCNL (Commercio, Turismo, Pulizie, Chimico) e viene pagata a giugno/luglio. Sulla tredicesima e quattordicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente (vengono gia distribuite sulle 12 mensilita ordinarie), quindi l’IRPEF e piu alta. Di conseguenza, il netto della tredicesima e sempre inferiore rispetto a una mensilita ordinaria, anche se il lordo e identico.

            Esempio: con RAL di 30.000 euro e 13 mensilita, il lordo mensile e circa 2.308 euro. Lo stipendio netto ordinario e circa 1.797 euro, mentre la tredicesima netta sara circa 1.600-1.650 euro per effetto della maggiore IRPEF.

            📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sul Calcolo dello Stipendio Netto

            Quanto e il netto di 1.500 euro lordi al mese?

            Con uno stipendio lordo mensile di 1.500 euro (RAL circa 19.500 euro con 13 mensilita), lo stipendio netto mensile e di circa 1.350-1.400 euro, grazie al trattamento integrativo (ex Bonus Renzi) e al taglio del cuneo fiscale. Questa fascia di reddito beneficia delle agevolazioni massime.

            Come si calcola lo stipendio netto dal lordo annuo?

            Per calcolare lo stipendio netto dal lordo annuo (RAL): 1) Sottrai i contributi INPS (circa 9,19%). 2) Calcola l’IRPEF con gli scaglioni (23%, 35%, 43%). 3) Sottrai l’IRPEF e aggiungi le detrazioni per lavoro dipendente. 4) Aggiungi eventuale trattamento integrativo. 5) Sottrai le addizionali regionali e comunali. Il risultato e il tuo netto annuo, da dividere per 12 o 13 mensilita.

            Perche lo stipendio netto di gennaio e diverso dagli altri mesi?

            A gennaio il netto puo variare per diversi motivi: iniziano le trattenute per il conguaglio fiscale dell’anno precedente (eventuali IRPEF residue), cambiano le addizionali regionali e comunali (si inizia a pagare il saldo dell’anno precedente), e il datore di lavoro ricalcola le detrazioni per l’anno nuovo. Normalmente, da febbraio la busta paga si stabilizza.

            Quanto incidono le tasse sullo stipendio in Italia?

            Il cuneo fiscale in Italia e tra i piu alti in Europa. Per un lavoratore con RAL di 35.000 euro, le tasse e i contributi (a carico del dipendente) incidono per circa il 27-30% del lordo. Se si considerano anche i contributi a carico del datore di lavoro, il costo totale del lavoro e circa il 40-45% superiore allo stipendio netto percepito dal dipendente.

            Lo stipendio netto cambia se ho figli a carico?

            Per i figli sotto i 21 anni, dal 2022 le detrazioni per figli a carico sono state sostituite dall’Assegno Unico Universale, erogato direttamente dall’INPS. Quindi la busta paga non cambia. Per i figli dai 21 anni in su ancora a carico (reddito annuo sotto 2.840,51 euro o 4.000 euro se under 24), spettano ancora le detrazioni per figli a carico in busta paga, che aumentano lo stipendio netto di circa 50-100 euro al mese a seconda del reddito.

            Come cambia il netto con il regime forfettario?

            Il regime forfettario si applica solo a lavoratori autonomi e partite IVA, non ai dipendenti. Se stai valutando di passare da dipendente a autonomo, il confronto non e diretto: il forfettario ha un’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), ma non prevede detrazioni per lavoro dipendente ne trattamento integrativo. Inoltre, i contributi previdenziali hanno aliquote e basi imponibili diverse.

            Hai Bisogno di Aiuto con la Tua Busta Paga?

            Capire il calcolo stipendio netto puo sembrare complicato, ma non devi farlo da solo. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per:

            • Verifica e controllo busta paga
            • Dichiarazione dei redditi (Modello 730)
            • Calcolo detrazioni fiscali e bonus spettanti
            • Consulenza su TFR e trattamento di fine rapporto
            • Assistenza per pensioni e contributi previdenziali

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              Aprile 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-03 09:00:002026-05-31 10:09:55Calcolo Stipendio Netto 2026: Da Lordo a Netto con Tabelle e Esempi
              Pagina 1 di 212

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