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Tag Archivio per: agevolazioni fiscali

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Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La legge italiana prevede importanti agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio, con l’obiettivo di ridurre il peso economico della fine del matrimonio. Esenzioni dall’imposta di bollo, dall’imposta di registro e da ogni altra tassa: ecco tutte le agevolazioni separazione 2026 che devi conoscere per risparmiare durante e dopo il procedimento di separazione o divorzio.

Indice dei contenuti

  1. L’esenzione dell’articolo 19 Legge 74/1987
  2. Quali atti sono esenti nella separazione
  3. Trasferimenti immobiliari esenti da imposte
  4. Agevolazioni prima casa per coniugi separati
  5. Negoziazione assistita e accordi in Comune
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

L’Esenzione dell’Articolo 19: Il Pilastro delle Agevolazioni Separazione

Il fondamento di tutte le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio e l’articolo 19 della Legge n. 74 del 1987. Questa norma stabilisce che tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa.

La Corte Costituzionale, con la storica sentenza n. 202/2003, ha esteso questa esenzione anche ai procedimenti di separazione personale dei coniugi, non solo al divorzio. Questo significa che dal 2003 tutte le agevolazioni si applicano sia alla separazione che al divorzio. Per un quadro completo, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione 2026.

Quali Atti Sono Esenti nella Separazione e nel Divorzio

Le agevolazioni della separazione coprono una vasta gamma di atti e documenti. Ecco i principali atti esenti da imposte:

  • Sentenze di separazione e divorzio emesse dal tribunale
  • Verbali di separazione consensuale omologati
  • Accordi di negoziazione assistita (dal 2014)
  • Accordi conclusi davanti all’ufficiale di stato civile in Comune (dal 2014)
  • Atti notarili di trasferimento immobiliare eseguiti in attuazione degli accordi
  • Iscrizioni e trascrizioni nei registri immobiliari
  • Annotazioni di modifica degli atti di matrimonio

L’esenzione si applica anche alle copie autentiche degli atti, alle certificazioni e a tutti i documenti connessi al procedimento. Il risparmio complessivo puo essere molto significativo, soprattutto quando ci sono trasferimenti di beni immobili.

Trasferimenti Immobiliari Esenti da Imposte nella Separazione

Una delle agevolazioni separazione piu rilevanti dal punto di vista economico riguarda i trasferimenti di beni immobili tra coniugi. Quando un coniuge trasferisce all’altro la proprieta (o una quota) di un immobile come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da:

  • Imposta di registro (normalmente 2% o 9% del valore catastale)
  • Imposta ipotecaria (normalmente 50 euro fissi o 2%)
  • Imposta catastale (normalmente 50 euro fissi o 1%)
  • Imposta di bollo
  • Tasse ipotecarie

Per dare un’idea del risparmio: se un immobile ha un valore catastale di 200.000 euro, l’imposta di registro ordinaria sarebbe di 18.000 euro (9%) per una seconda casa. Con l’esenzione della separazione, il trasferimento e gratuito. Anche per la prima casa, si risparmiano circa 4.000 euro di imposte. Per le regole sulla casa coniugale e l’IMU, consulta la guida dedicata.

Agevolazioni Prima Casa per Coniugi Separati

Le agevolazioni prima casa nella separazione seguono regole speciali particolarmente favorevoli:

  • No decadenza: se cedi la tua quota all’ex coniuge nell’accordo di separazione, non perdi le agevolazioni prima casa anche se non sono trascorsi 5 anni dall’acquisto
  • Riacquisto agevolato: il coniuge che cede la quota puo acquistare un nuovo immobile con le agevolazioni prima casa
  • Credito d’imposta: se hai ceduto la prima casa e ne acquisti un’altra, puoi utilizzare il credito d’imposta per le imposte pagate sul primo acquisto

Queste regole permettono di gestire la transizione immobiliare post-separazione senza penalizzazioni fiscali, un vantaggio che puo valere diverse migliaia di euro. E consigliabile verificare la propria situazione con un professionista prima di procedere.

Negoziazione Assistita e Accordi in Comune: Stesse Esenzioni

Dal 2014, con il Decreto Legge n. 132/2014, e possibile separarsi anche tramite negoziazione assistita (con gli avvocati) o con accordo davanti all’ufficiale di stato civile in Comune. Le agevolazioni fiscali si applicano anche a queste modalita.

La negoziazione assistita e particolarmente vantaggiosa perche permette anche i trasferimenti immobiliari (cosa non possibile con l’accordo in Comune). Gli atti della negoziazione assistita godono delle stesse esenzioni previste dall’art. 19 della Legge 74/1987 per i procedimenti giudiziari.

L’accordo in Comune, invece, e la via piu economica e rapida ma non consente trasferimenti patrimoniali: e indicato solo per le separazioni “semplici”, senza figli minori o incapaci e senza necessita di regolare questioni patrimoniali. In questo caso, l’accordo e completamente gratuito e non richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato.

Domande Frequenti sulle Agevolazioni Separazione

L’esenzione vale anche per le unioni civili?

Si, le stesse agevolazioni fiscali previste per la separazione e il divorzio si applicano anche allo scioglimento delle unioni civili, in base alla Legge n. 76/2016 (legge Cirinna).

Devo pagare il notaio per il trasferimento immobiliare?

Le imposte sono esenti, ma la parcella del notaio e comunque dovuta se il trasferimento avviene tramite atto notarile. L’onorario del notaio non rientra nell’esenzione. Se il trasferimento e disposto direttamente nella sentenza del tribunale o nella negoziazione assistita, non serve il notaio.

L’esenzione copre anche la plusvalenza sulla vendita?

L’esenzione dell’art. 19 copre le imposte indirette (registro, bollo, ipotecaria, catastale). La plusvalenza sulla vendita di immobili e un’imposta diretta (IRPEF) e segue regole diverse. Tuttavia, i trasferimenti tra coniugi nell’accordo di separazione non generano plusvalenza tassabile.

Conclusione

Le agevolazioni fiscali per la separazione e il divorzio nel 2026 rappresentano un aiuto concreto per le coppie che affrontano la fine del matrimonio. Dall’esenzione dell’imposta di registro ai benefici sulla prima casa, conoscere questi vantaggi puo far risparmiare migliaia di euro. Il CAF Centro Fiscale di Udine e a disposizione per aiutarti a sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Giugno 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-11 09:00:002026-04-08 09:35:24Agevolazioni Fiscali Separazione e Divorzio 2026: Esenzioni e Benefici
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Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La casa coniugale e spesso il bene piu importante nella separazione. Chi paga l’IMU? Cosa succede al diritto di abitazione? La casa assegnata dal giudice e esente da imposte? Queste sono domande frequentissime tra i coniugi che si separano. In questa guida analizziamo tutti gli aspetti fiscali legati alla casa coniugale nella separazione, con particolare attenzione all’IMU e alle tasse nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. Assegnazione della casa coniugale
  2. IMU sulla casa coniugale dopo la separazione
  3. Il diritto di abitazione nella separazione
  4. Casa in comproprieta: chi paga cosa
  5. Vendita della casa coniugale e tasse
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Assegnazione della Casa Coniugale nella Separazione

L’assegnazione della casa coniugale e un provvedimento del giudice che attribuisce a uno dei coniugi il diritto di continuare a vivere nell’abitazione familiare. La finalita principale e tutelare i figli, garantendo loro la continuita dell’ambiente domestico. Per questo motivo, la casa viene generalmente assegnata al genitore collocatario, cioe quello con cui i figli vivono prevalentemente.

L’assegnazione puo avvenire anche in assenza di figli, ma in questo caso il giudice la dispone solo in situazioni particolari. E importante sottolineare che l’assegnazione della casa non trasferisce la proprieta: il coniuge assegnatario ottiene un diritto di abitazione, che e un diritto reale di godimento diverso dalla proprieta. Per tutti gli aspetti fiscali della separazione, consulta la guida completa 2026.

IMU sulla Casa Coniugale dopo la Separazione: Chi Paga

La questione dell’IMU sulla casa coniugale e una delle piu importanti dal punto di vista fiscale. La regola e chiara: il soggetto passivo dell’IMU e il coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Non importa chi sia il proprietario dell’immobile.

La buona notizia e che se il coniuge assegnatario ha la residenza e la dimora abituale nell’immobile, questo e considerato abitazione principale ed e quindi esente da IMU (salvo immobili di lusso, categorie A/1, A/8 e A/9). Questo significa che nella maggior parte dei casi, nessuno paga l’IMU sulla casa coniugale assegnata.

Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare l’IMU sulla casa assegnata all’altro. Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU secondo le aliquote ordinarie del comune, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale.

Il Diritto di Abitazione nella Separazione: Cosa Comporta

Il diritto di abitazione e un diritto reale che conferisce al coniuge assegnatario la facolta di vivere nell’immobile con la propria famiglia. Questo diritto ha importanti conseguenze fiscali e pratiche:

  • Il diritto e opponibile ai terzi se trascritto nei registri immobiliari (fondamentale in caso di vendita dell’immobile da parte del proprietario)
  • Il coniuge assegnatario e responsabile per l’IMU (ma esente se abitazione principale)
  • Le spese ordinarie di manutenzione sono a carico dell’assegnatario
  • Le spese straordinarie restano a carico del proprietario
  • La TARI (tassa rifiuti) e a carico dell’occupante, cioe il coniuge assegnatario

Il diritto di abitazione cessa quando vengono meno i presupposti che lo hanno originato: ad esempio, quando i figli diventano economicamente autosufficienti, quando l’assegnatario va a convivere con un nuovo partner o si risposa, o per decisione del giudice.

Casa in Comproprieta: Come Funzionano le Tasse nella Separazione

Quando la casa coniugale e in comproprieta (ad esempio 50% ciascun coniuge), le regole fiscali possono sembrare complesse, ma in realta il principio resta lo stesso.

Per l’IMU, il coniuge assegnatario e soggetto passivo per l’intera quota dell’immobile (non solo per la sua meta). L’esenzione per abitazione principale si applica percio all’intero immobile. Il coniuge comproprietario non assegnatario non deve pagare nulla sull’immobile assegnato.

Per la dichiarazione dei redditi, il coniuge assegnatario dichiara il reddito catastale dell’immobile per l’intera quota, beneficiando pero della deduzione per abitazione principale. Il coniuge non assegnatario non dichiara nulla per quell’immobile. Per le regole sulla dichiarazione post-separazione, consulta la guida agli aspetti fiscali della separazione.

Vendita della Casa Coniugale e Tasse nella Separazione

In molti casi, i coniugi decidono di vendere la casa coniugale e dividere il ricavato. Ecco le implicazioni fiscali principali:

  • Se la vendita avviene entro 5 anni dall’acquisto, la plusvalenza e tassata (salvo esenzioni per abitazione principale)
  • Se la casa era stata acquistata con agevolazioni prima casa e viene venduta entro 5 anni, si decade dalle agevolazioni a meno che non si riacquisti entro un anno
  • Il trasferimento tra coniugi nell’ambito della separazione e esente da imposte (Legge 74/1987)

Un’opzione frequente e che un coniuge acquisti la quota dell’altro: se questo avviene nell’accordo di separazione, l’operazione e esente da imposte. Se avviene successivamente come compravendita ordinaria, si applicano le imposte normali. Per le esenzioni complete, leggi agevolazioni fiscali separazione 2026.

Domande Frequenti sulla Casa Coniugale

Se vado via di casa devo continuare a pagare il mutuo?

Si, se sei cointestatario del mutuo, l’obbligo di pagamento resta indipendentemente dall’assegnazione della casa. Il mutuo e un rapporto con la banca che non viene modificato dalla separazione. Tuttavia, le rate di mutuo possono essere considerate dal giudice nella determinazione dell’assegno di mantenimento.

Posso detrarre gli interessi del mutuo se non vivo piu nella casa?

In linea generale, la detrazione degli interessi del mutuo prima casa richiede che l’immobile sia adibito ad abitazione principale. Tuttavia, per i coniugi separati esiste un’eccezione: il coniuge che si e trasferito puo continuare a detrarre gli interessi se l’immobile resta abitazione principale dell’altro coniuge e dei figli.

L’assegnazione della casa incide sull’ISEE?

Si, l’immobile assegnato come abitazione principale beneficia dell’abbattimento di un terzo del valore ai fini ISEE. Inoltre, se il coniuge assegnatario non e proprietario, l’immobile non viene conteggiato nel suo patrimonio. Per approfondire, leggi la guida sull’ISEE dopo la separazione.

Conclusione

La gestione fiscale della casa coniugale nella separazione richiede attenzione per non commettere errori sull’IMU e sulle dichiarazioni. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo assisterti nella verifica di tutte le imposte sulla casa e nella compilazione delle dichiarazioni post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Giugno 10, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-10 09:00:002026-04-08 09:35:23Casa Coniugale nella Separazione: IMU, Tasse e Diritto di Abitazione
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ISEE dopo Separazione: Come Cambia il Nucleo Familiare

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Dopo una separazione, una delle prime domande che ci si pone riguarda l’ISEE: come cambia il nucleo familiare? L’indicatore si abbassa? Chi rientra nel nuovo nucleo? L’ISEE dopo la separazione e un tema cruciale perche da esso dipende l’accesso a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. In questa guida spieghiamo passo passo come funziona il ricalcolo del nucleo familiare dopo la separazione legale.

Indice dei contenuti

  1. Come cambia il nucleo ISEE dopo la separazione
  2. Separazione legale vs separazione di fatto
  3. I figli nel nucleo ISEE: regole e casistiche
  4. L’ISEE si abbassa dopo la separazione?
  5. Documenti per l’ISEE post-separazione
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Come Cambia il Nucleo ISEE dopo la Separazione

Il principio fondamentale e che con la separazione legale, i due ex coniugi formano due nuclei familiari distinti ai fini ISEE. Questo significa che i redditi, i patrimoni mobiliari e immobiliari dell’ex coniuge non vengono piu conteggiati nel calcolo del tuo ISEE. E un cambiamento che puo avere effetti molto significativi sull’indicatore.

Prima della separazione, marito e moglie facevano parte dello stesso nucleo familiare, e i loro redditi e patrimoni si sommavano. Dopo la separazione, ciascuno ha il proprio nucleo che include solo se stesso e i familiari conviventi. Per una panoramica completa su tutti gli aspetti fiscali, consulta la guida alla separazione e divorzio 2026.

Separazione Legale vs Separazione di Fatto: La Differenza per l’ISEE

Un punto cruciale da comprendere e la differenza tra separazione legale e separazione di fatto ai fini del calcolo ISEE.

La separazione legale (omologata dal tribunale, tramite negoziazione assistita o accordo in Comune) determina automaticamente la formazione di nuclei familiari distinti. E sufficiente che il provvedimento sia stato emesso, anche se i coniugi vivono ancora temporaneamente sotto lo stesso tetto per motivi logistici.

La separazione di fatto, invece, non modifica il nucleo familiare ISEE. Anche se i coniugi vivono in case diverse da anni ma non hanno formalizzato la separazione, ai fini ISEE continuano a far parte dello stesso nucleo. Questo e un aspetto spesso trascurato che puo avere conseguenze importanti sull’accesso alle prestazioni.

I Figli nel Nucleo ISEE: Dove Rientrano dopo la Separazione

La collocazione dei figli nel nucleo ISEE dopo la separazione segue regole precise che dipendono dall’eta e dalla situazione abitativa:

  • Figli minori: fanno parte del nucleo del genitore con cui convivono (genitore collocatario). Se il giudice ha stabilito la residenza presso la madre, il figlio sara nel nucleo ISEE della madre
  • Figli maggiorenni conviventi: rientrano nel nucleo del genitore con cui vivono
  • Figli maggiorenni non conviventi (sotto 26 anni, non sposati, senza figli, a carico IRPEF): fanno parte del nucleo del genitore con cui risultano residenti all’anagrafe
  • Figli maggiorenni autonomi: formano un nucleo familiare proprio

E importante notare che il genitore non collocatario (quello con cui il figlio non vive) viene comunque considerato come componente aggiuntiva nell’ISEE per le prestazioni rivolte ai minori (come l’Assegno Unico o il bonus nido). In questi casi, il reddito del genitore non convivente incide comunque sull’ISEE del figlio.

L’ISEE Si Abbassa dopo la Separazione? Casi Pratici

Nella maggior parte dei casi, l’ISEE si abbassa dopo la separazione, soprattutto per il coniuge con reddito piu basso. Vediamo alcuni esempi pratici.

Esempio 1: Prima della separazione, il nucleo aveva un ISEE di 28.000 euro (marito 35.000 + moglie 15.000 di reddito). Dopo la separazione, la moglie con un figlio a carico potrebbe avere un ISEE di circa 12.000-14.000 euro, accedendo cosi a bonus e agevolazioni che prima non spettavano.

Esempio 2: In caso di separazione dove un coniuge ha patrimoni immobiliari significativi, la separazione puo far scendere l’ISEE dell’altro coniuge in modo ancora piu marcato, perche i beni immobili dell’ex non vengono piu conteggiati.

Documenti Necessari per l’ISEE dopo la Separazione

Per richiedere un nuovo ISEE dopo la separazione, servono i seguenti documenti:

  • Provvedimento di separazione (sentenza del tribunale, verbale di negoziazione assistita, accordo in Comune)
  • Stato di famiglia aggiornato con la nuova composizione del nucleo
  • Documenti reddituali del richiedente (CU, 730, redditi dell’anno precedente)
  • Patrimonio mobiliare (saldi e giacenze medie dei conti al 31/12)
  • Patrimonio immobiliare (visure catastali degli immobili di proprieta)
  • Eventuale assegno di mantenimento percepito (va dichiarato come reddito)

Il CAF Centro Fiscale puo elaborare il tuo ISEE post-separazione in tempi rapidi, verificando la corretta composizione del nucleo e il calcolo dell’indicatore.

Domande Frequenti sull’ISEE dopo Separazione

Posso fare l’ISEE corrente dopo la separazione?

Si, se dopo la separazione si verifica una variazione significativa della situazione lavorativa o reddituale (perdita del lavoro, riduzione del reddito superiore al 25%), e possibile richiedere l’ISEE corrente che fotografa la situazione economica aggiornata.

L’assegno di mantenimento va inserito nell’ISEE?

Si, l’assegno di mantenimento ricevuto costituisce reddito e va dichiarato nella DSU ai fini del calcolo ISEE. Per chi lo paga, invece, l’assegno non viene sottratto dal reddito ai fini ISEE (a differenza di quanto avviene per l’IRPEF dove e deducibile). Per le regole sulla tassazione, leggi la guida sull’assegno di mantenimento.

Quanto tempo ci vuole per avere il nuovo ISEE?

La DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) viene elaborata dall’INPS in circa 10 giorni lavorativi dalla presentazione. Il CAF puo compilarla e inviarla lo stesso giorno dell’appuntamento. L’attestazione ISEE sara disponibile sul sito INPS una volta elaborata.

Conclusione

L’ISEE dopo la separazione cambia significativamente e puo aprire l’accesso a numerose agevolazioni precedentemente non spettanti. E fondamentale formalizzare la separazione e aggiornare l’ISEE il prima possibile. Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’elaborazione dell’ISEE post-separazione. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

Giugno 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-09 09:00:002026-04-08 09:35:23ISEE dopo Separazione: Come Cambia il Nucleo Familiare
CAF

Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le detrazioni per i figli rappresentano una delle questioni piu delicate per i genitori separati o divorziati. Come si dividono nel 2026? Chi ha diritto alla detrazione e in che misura? Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate profondamente. In questa guida spieghiamo come funziona la ripartizione delle detrazioni figli separati in modo chiaro e con esempi pratici.

Indice dei contenuti

  1. Regole generali sulle detrazioni figli separati
  2. Figli sotto i 21 anni: Assegno Unico
  3. Figli sopra i 21 anni: detrazioni IRPEF
  4. Affidamento condiviso vs esclusivo
  5. Spese per i figli: come si dividono
  6. Domande frequenti
  7. Conclusione

Detrazioni Figli Separati: Le Regole Generali nel 2026

Il sistema delle detrazioni per i figli a carico e stato profondamente riformato con l’introduzione dell’Assegno Unico nel 2022 e successivi aggiornamenti. Per i genitori separati, le regole nel 2026 prevedono due binari distinti in base all’eta del figlio: sotto i 21 anni si applica l’Assegno Unico, sopra i 21 anni restano le detrazioni IRPEF tradizionali. Per una visione completa di tutti gli aspetti fiscali, consulta la guida alla separazione e divorzio 2026.

In entrambi i casi, il principio cardine e che le agevolazioni vanno ripartite tra i genitori in base al tipo di affidamento stabilito dal giudice. La regola di default e la divisione al 50%, ma esistono importanti eccezioni che vedremo nel dettaglio.

Figli sotto i 21 Anni: Come Funziona l’Assegno Unico per Genitori Separati

Per i figli fino a 20 anni (21 non compiuti), le detrazioni IRPEF tradizionali sono state completamente sostituite dall’Assegno Unico Universale. Questo e un contributo mensile erogato dall’INPS, il cui importo varia in base all’ISEE del nucleo familiare.

In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori. Ciascun genitore riceve la propria meta direttamente dall’INPS sul proprio conto corrente. In alternativa, i genitori possono accordarsi per far versare l’intero importo a uno solo di loro, indicandolo nella domanda.

L’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo e quello del nucleo familiare in cui si trova il figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive (genitore collocatario). Se il genitore collocatario ha un ISEE basso, l’importo dell’Assegno Unico sara piu elevato. Per capire come cambia l’ISEE, leggi ISEE dopo separazione.

Figli sopra i 21 Anni: Detrazioni IRPEF tra Genitori Separati

Per i figli dai 21 anni in su che risultano ancora fiscalmente a carico (reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro, o 4.000 euro fino a 24 anni), continuano ad applicarsi le detrazioni IRPEF tradizionali. L’importo base della detrazione e di 950 euro per ciascun figlio a carico.

Per i genitori separati con affidamento condiviso, la detrazione viene divisa al 50%, quindi 475 euro a testa. Tuttavia, i genitori possono accordarsi per attribuire l’intera detrazione al genitore con reddito piu alto, in modo da massimizzare il vantaggio fiscale complessivo della famiglia. Questa scelta va indicata nella dichiarazione dei redditi.

Affidamento Condiviso vs Esclusivo: Differenze sulle Detrazioni

Il tipo di affidamento stabilito dal giudice incide direttamente sulla ripartizione delle detrazioni. Ecco le principali differenze:

  • Affidamento condiviso (bigenitoriale): detrazioni al 50% per ciascun genitore, salvo diverso accordo. E la situazione piu comune
  • Affidamento esclusivo: la detrazione spetta al 100% al genitore affidatario
  • Affidamento condiviso con accordo: i genitori possono concordare che il 100% vada al genitore con reddito piu alto

E importante sapere che anche il genitore non collocatario (quello con cui il figlio non vive abitualmente) mantiene il diritto alla detrazione al 50% in caso di affidamento condiviso, a prescindere da quanto tempo il figlio trascorre con lui.

Spese per i Figli nella Separazione: Come Si Dividono le Detrazioni

Oltre alle detrazioni base, i genitori separati devono gestire la ripartizione delle spese detraibili sostenute per i figli. Le principali categorie sono:

  • Spese mediche: detraibili al 19% per la quota eccedente 129,11 euro
  • Spese scolastiche e universitarie: detraibili al 19% fino a 800 euro per le scuole
  • Spese sportive (5-18 anni): detraibili al 19% fino a 210 euro
  • Canoni di locazione per studenti universitari fuori sede

In caso di affidamento condiviso, ciascun genitore detrae le spese che ha effettivamente sostenuto. La regola generale prevede che le spese vengano ripartite al 50%, ma il giudice puo stabilire percentuali diverse in base ai redditi rispettivi. E essenziale conservare le ricevute intestate al genitore che effettua la detrazione.

Domande Frequenti sulle Detrazioni Figli Separati

Posso prendere il 100% delle detrazioni se l’altro genitore non lavora?

Si, se l’altro genitore ha un reddito cosi basso da non poter usufruire della detrazione (incapienza fiscale), il 100% della detrazione puo essere attribuito al genitore con reddito. Questa possibilita va verificata caso per caso e indicata nella dichiarazione dei redditi.

Come funziona per i figli di genitori non sposati che si separano?

Le stesse regole valgono anche per i genitori non sposati (conviventi) che si separano. Le detrazioni si dividono al 50% in caso di affidamento condiviso e al 100% per il genitore affidatario in caso di affidamento esclusivo.

Devo comunicare all’INPS la separazione per l’Assegno Unico?

Si, e necessario aggiornare la domanda di Assegno Unico comunicando la separazione, in modo che l’INPS possa erogare le due quote separate ai due genitori. In caso contrario, l’intero importo continuerebbe ad essere versato al richiedente originario.

Conclusione

Le detrazioni figli per genitori separati nel 2026 richiedono attenzione nella gestione, soprattutto per la distinzione tra Assegno Unico e detrazioni IRPEF. Il CAF Centro Fiscale di Udine puo aiutarti a ottimizzare la ripartizione delle detrazioni e a compilare correttamente la dichiarazione dei redditi. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Giugno 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-08 09:00:002026-04-08 09:35:22Detrazioni Figli Genitori Separati: Come Si Dividono nel 2026
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Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali e Agevolazioni 2026

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La separazione e il divorzio non rappresentano soltanto una fase emotivamente complessa, ma comportano anche importanti conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere per tutelare i propri interessi economici. Quando una coppia decide di separarsi, cambiano radicalmente le regole su tassazione, detrazioni, ISEE e agevolazioni a cui si ha diritto. In questa guida completa analizziamo tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026, dalle imposte sull’assegno di mantenimento alla ripartizione delle detrazioni per i figli, passando per le esenzioni previste dalla legge italiana.

Indice dei contenuti

  1. Aspetti fiscali della separazione e del divorzio
  2. Assegno di mantenimento: chi paga le tasse
  3. Detrazioni per i figli dopo la separazione
  4. ISEE dopo la separazione: come cambia
  5. Casa coniugale: IMU e diritto di abitazione
  6. Esenzioni da imposta di bollo e registro
  7. Agevolazioni prima casa nella separazione
  8. Trasferimenti patrimoniali tra coniugi
  9. Assegno Unico per genitori separati
  10. Dichiarazione dei redditi dopo la separazione
  11. Domande frequenti
  12. Conclusione

Aspetti Fiscali della Separazione e del Divorzio: Panoramica 2026

Quando una coppia affronta la separazione o il divorzio, il quadro fiscale subisce modifiche profonde che riguardano praticamente ogni aspetto della vita economica. Il legislatore italiano ha previsto un sistema articolato di regole che disciplinano le conseguenze tributarie della fine del matrimonio, con l’obiettivo di garantire equita tra i coniugi e tutela per i figli.

Gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio nel 2026 si possono raggruppare in cinque macro-aree fondamentali. La prima riguarda il trattamento dell’assegno di mantenimento, che e deducibile dal reddito per chi lo versa e costituisce reddito imponibile per chi lo riceve. La seconda area coinvolge le detrazioni per i figli a carico, che vengono ripartite tra i genitori secondo regole precise stabilite dal giudice o dall’accordo di separazione. La terza riguarda l’ISEE, il cui calcolo cambia radicalmente dopo la separazione perche il nucleo familiare si modifica. La quarta area tocca la casa coniugale e le relative imposte, in particolare l’IMU. Infine, la quinta riguarda le esenzioni fiscali che la legge riconosce per tutti gli atti legati alla separazione e al divorzio.

Conoscere queste regole e essenziale per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per sfruttare tutte le agevolazioni disponibili. Vediamo nel dettaglio ciascun aspetto.

Assegno di Mantenimento: Tassazione e Deduzione

L’assegno di mantenimento rappresenta uno degli aspetti fiscali piu rilevanti della separazione e del divorzio. Si tratta dell’importo che un coniuge versa all’altro per garantire il mantenimento del tenore di vita, e il suo trattamento fiscale segue regole ben precise stabilite dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

Per il coniuge che paga l’assegno di mantenimento, la somma e interamente deducibile dal reddito complessivo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del TUIR. Questo significa che l’importo versato viene sottratto dal reddito lordo prima del calcolo dell’IRPEF, con un risparmio fiscale significativo. Ad esempio, se Marco guadagna 40.000 euro lordi e versa un assegno di mantenimento di 6.000 euro annui alla ex moglie, il suo reddito imponibile scende a 34.000 euro, con un risparmio di imposta che puo superare i 2.000 euro.

Per il coniuge che riceve l’assegno, invece, la somma costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e va dichiarata nel modello 730 o nel modello Redditi PF. E importante sottolineare che questa regola vale solo per l’assegno destinato al coniuge: le somme destinate specificamente al mantenimento dei figli non sono ne deducibili per chi le paga ne tassabili per chi le riceve.

Un aspetto fondamentale e che la deducibilita dell’assegno richiede che l’importo sia stabilito dal giudice con provvedimento dell’autorita giudiziaria o nell’accordo di separazione omologato. Le somme versate volontariamente, senza un provvedimento del giudice, non sono deducibili. Per approfondire questo tema, leggi la nostra guida dedicata sull’assegno di mantenimento: tassazione e deduzione 2026.

Detrazioni per i Figli dopo la Separazione

La ripartizione delle detrazioni per i figli a carico e una questione centrale per i genitori separati o divorziati. Con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le regole sono cambiate significativamente, e nel 2026 il sistema prevede una distinzione netta in base all’eta dei figli.

Per i figli fino a 20 anni, le detrazioni IRPEF tradizionali sono state sostituite dall’Assegno Unico, che viene erogato direttamente dall’INPS. In caso di affidamento condiviso (la situazione piu comune), l’assegno viene ripartito al 50% tra i due genitori, salvo diverso accordo. Se i genitori raggiungono un’intesa, possono decidere che l’intero importo venga versato a uno solo di loro.

Per i figli dai 21 anni in su (se ancora a carico), restano in vigore le detrazioni fiscali IRPEF classiche. In caso di affidamento condiviso, queste detrazioni spettano nella misura del 50% a ciascun genitore. Tuttavia, i genitori possono accordarsi affinche la detrazione al 100% sia attribuita al genitore con il reddito complessivo piu elevato, per massimizzare il vantaggio fiscale della famiglia. Scopri tutti i dettagli nella guida detrazioni figli genitori separati 2026.

ISEE dopo la Separazione: Come Cambia il Nucleo Familiare

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) e lo strumento fondamentale per accedere a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Dopo la separazione, il calcolo dell’ISEE cambia in modo significativo perche si modifica la composizione del nucleo familiare.

Con la separazione legale (omologata dal tribunale o dalla negoziazione assistita), i due ex coniugi formano nuclei familiari distinti. Questo significa che i redditi e i patrimoni dell’ex coniuge non vengono piu conteggiati nel calcolo dell’ISEE, con un potenziale abbassamento significativo dell’indicatore. Un ISEE piu basso puo dare accesso a bonus e agevolazioni altrimenti non spettanti.

Attenzione pero: e fondamentale che la separazione sia effettiva e formale. La semplice separazione di fatto, senza un provvedimento giudiziario, non e sufficiente per dividere il nucleo familiare ai fini ISEE. I figli minori restano nel nucleo del genitore con cui convivono, mentre per i figli maggiorenni non conviventi e non sposati, sotto i 26 anni, fanno parte del nucleo del genitore con cui risultano residenti. Per capire nel dettaglio tutte le casistiche, consulta la guida ISEE dopo separazione: come cambia il nucleo familiare.

Casa Coniugale: IMU e Diritto di Abitazione

La casa coniugale rappresenta spesso il bene di maggior valore nella separazione e nel divorzio, e il suo trattamento fiscale merita un’attenzione particolare, soprattutto per quanto riguarda l’IMU (Imposta Municipale Unica).

Quando il giudice assegna la casa coniugale a uno dei coniugi (tipicamente il genitore collocatario dei figli), questo coniuge ottiene il cosiddetto diritto di abitazione. Ai fini IMU, l’immobile assegnato come abitazione principale e esente dal pagamento dell’IMU, a condizione che il coniuge assegnatario vi abbia la residenza e la dimora abituale. Questa esenzione si applica anche se l’immobile e di proprieta esclusiva dell’altro coniuge.

Il coniuge proprietario che non risiede piu nell’immobile, invece, non deve pagare l’IMU su quella casa (perche grava sull’assegnatario in quanto titolare del diritto di abitazione). Tuttavia, se possiede altri immobili, su quelli dovra pagare l’IMU ordinaria, senza poter beneficiare dell’esenzione per abitazione principale. Un aspetto importante riguarda il caso in cui la casa sia in comproprieta: l’esenzione IMU spetta comunque interamente al coniuge assegnatario per l’intera quota. Per tutti i dettagli, leggi l’approfondimento sulla casa coniugale nella separazione: IMU e diritto di abitazione.

Esenzioni da Imposta di Bollo e Registro per Atti di Separazione

Una delle agevolazioni fiscali piu importanti previste per la separazione e il divorzio e l’esenzione dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa per tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili. Questa esenzione e prevista dall’articolo 19 della Legge n. 74/1987 e rappresenta un beneficio economico significativo.

In pratica, tutti gli atti necessari per formalizzare la separazione o il divorzio sono completamente esenti da imposte. Questo include le sentenze del tribunale, gli accordi di negoziazione assistita, le convenzioni di separazione consensuale e tutti i documenti accessori. L’esenzione si estende anche ai trasferimenti immobiliari e patrimoniali tra coniugi che avvengono nell’ambito dell’accordo di separazione, un vantaggio fiscale che puo valere migliaia di euro.

La Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno nel tempo ampliato l’ambito di applicazione di questa esenzione, riconoscendola anche per gli atti compiuti dopo la separazione ma comunque collegati alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi. Scopri tutte le esenzioni nella guida agevolazioni fiscali separazione e divorzio 2026.

Agevolazioni Prima Casa nella Separazione

Le agevolazioni prima casa nella separazione meritano un’analisi approfondita perche la normativa prevede regole speciali per i coniugi che si separano. In circostanze normali, chi possiede gia un immobile acquistato con le agevolazioni prima casa non potrebbe acquistarne un altro con gli stessi benefici senza prima vendere il primo. Nella separazione, invece, esistono importanti eccezioni.

Se nell’accordo di separazione un coniuge cede all’altro la propria quota dell’immobile acquistato come prima casa, non si verifica la decadenza dalle agevolazioni, anche se non sono trascorsi i 5 anni dall’acquisto. Inoltre, il coniuge che cede la propria quota puo acquistare un nuovo immobile beneficiando nuovamente delle agevolazioni prima casa, purche rispetti i requisiti previsti dalla legge (residenza, assenza di altri immobili nel comune, ecc.).

Questo meccanismo e particolarmente vantaggioso dal punto di vista fiscale: il trasferimento nell’ambito della separazione e esente da imposte (come visto sopra), e il coniuge cedente puo riacquistare con le agevolazioni prima casa, risparmiando sull’imposta di registro (2% anziche 9%) o sull’IVA (4% anziche 10%).

Trasferimenti Patrimoniali tra Coniugi

Nell’ambito della separazione e del divorzio, e frequente che i coniugi debbano regolare i propri rapporti patrimoniali attraverso trasferimenti di beni. La legge italiana prevede un regime fiscale molto favorevole per queste operazioni, con l’obiettivo di agevolare la risoluzione pacifica delle questioni economiche.

I trasferimenti immobiliari tra coniugi effettuati in esecuzione degli accordi di separazione o divorzio sono esenti da tutte le imposte: registro, ipotecaria, catastale, bollo e ogni altra tassa. Questo vale sia per il trasferimento della piena proprieta che per la cessione di quote di comproprieta. Ad esempio, se Luca trasferisce alla ex moglie Giulia la sua quota del 50% dell’appartamento coniugale come parte dell’accordo di separazione, l’operazione e completamente esente da imposte.

Anche i trasferimenti di beni mobili (conti correnti, titoli, veicoli) godono della stessa esenzione quando sono disposti nell’accordo di separazione. E importante tuttavia che questi trasferimenti risultino espressamente dall’accordo omologato o dalla sentenza del tribunale, per poter beneficiare dell’esenzione fiscale.

Assegno Unico per Genitori Separati nel 2026

L’Assegno Unico Universale e la prestazione economica erogata dall’INPS per i figli a carico fino a 21 anni. Per i genitori separati o divorziati, la gestione dell’Assegno Unico segue regole specifiche che e importante conoscere per non perdere il beneficio.

In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i due genitori, con pagamento diretto a ciascuno. Se i genitori sono d’accordo, possono richiedere che l’intero importo sia erogato a uno solo di loro, indicandolo nella domanda. In caso di affidamento esclusivo, l’assegno spetta al 100% al genitore affidatario.

Un aspetto importante riguarda l’ISEE di riferimento per il calcolo dell’importo. L’Assegno Unico viene calcolato sull’ISEE del nucleo familiare del figlio. Dopo la separazione, il figlio fa parte del nucleo del genitore con cui convive, quindi l’ISEE di riferimento sara quello di quel nucleo. Se l’ISEE non viene presentato, l’assegno viene erogato nell’importo minimo previsto dalla normativa.

Dichiarazione dei Redditi dopo la Separazione

Dopo la separazione, ciascun coniuge presenta la propria dichiarazione dei redditi individualmente. Non e piu possibile presentare il 730 congiunto, che presuppone lo stato di coniugi non separati legalmente. Questo cambiamento comporta diverse conseguenze pratiche.

Il coniuge che riceve l’assegno di mantenimento deve dichiararlo nella sezione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente del modello 730 o Redditi PF. Il coniuge che versa l’assegno lo indica nella sezione degli oneri deducibili, specificando il codice fiscale dell’ex coniuge e l’importo annuo versato. E fondamentale conservare le ricevute dei bonifici o degli altri mezzi di pagamento tracciabili come prova dei versamenti effettuati.

Per quanto riguarda le spese detraibili dei figli (spese mediche, scolastiche, sportive), queste devono essere ripartite tra i genitori in base alla percentuale di spettanza delle detrazioni. In caso di affidamento condiviso al 50%, ciascun genitore detrae la propria meta delle spese sostenute. Il CAF Centro Fiscale puo assisterti nella corretta compilazione della dichiarazione dopo la separazione.

Domande Frequenti su Separazione e Divorzio: Aspetti Fiscali

L’assegno di mantenimento per i figli e deducibile?

No, l’assegno di mantenimento per i figli non e deducibile dal reddito di chi lo versa e non e tassabile per chi lo riceve. La deducibilita riguarda esclusivamente l’assegno destinato al coniuge. Se il provvedimento del giudice stabilisce un importo unico senza distinguere la quota per il coniuge da quella per i figli, l’intera somma e considerata non deducibile.

Dopo la separazione posso fare il 730 congiunto?

No, dopo la separazione legale non e piu possibile presentare il 730 congiunto. Ciascun ex coniuge deve presentare la propria dichiarazione individuale. Il 730 congiunto e riservato ai coniugi non legalmente separati.

Chi paga l’IMU sulla casa coniugale dopo la separazione?

L’IMU sulla casa coniugale assegnata dal giudice e a carico del coniuge assegnatario, in quanto titolare del diritto di abitazione. Tuttavia, se la casa e utilizzata come abitazione principale, e esente da IMU. Il coniuge proprietario non assegnatario non deve pagare IMU su quell’immobile.

Come si divide l’Assegno Unico tra genitori separati?

In caso di affidamento condiviso, l’Assegno Unico viene ripartito al 50% tra i genitori, con pagamento diretto a ciascuno. I genitori possono accordarsi per il versamento integrale a uno solo. In caso di affidamento esclusivo, spetta al 100% al genitore affidatario.

La separazione di fatto modifica il nucleo ISEE?

No, la separazione di fatto non modifica il nucleo familiare ai fini ISEE. Per ottenere nuclei familiari distinti e necessaria la separazione legale (omologata dal tribunale, tramite negoziazione assistita o accordo in Comune). Solo con un provvedimento formale i due ex coniugi risultano in nuclei separati.

I trasferimenti immobiliari nella separazione pagano imposte?

No, i trasferimenti immobiliari tra coniugi disposti nell’ambito dell’accordo di separazione o divorzio sono completamente esenti da imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo, ai sensi dell’articolo 19 della Legge 74/1987.

Conclusione: Affrontare gli Aspetti Fiscali con il Giusto Supporto

La separazione e il divorzio comportano una serie di conseguenze fiscali che e fondamentale conoscere e gestire correttamente. Dall’assegno di mantenimento alle detrazioni per i figli, dall’ISEE all’IMU sulla casa coniugale, ogni aspetto richiede attenzione per evitare errori nella dichiarazione dei redditi e per non perdere le agevolazioni spettanti.

Le esenzioni fiscali previste dalla legge per gli atti di separazione e divorzio rappresentano un importante vantaggio economico, cosi come le regole speciali per le agevolazioni prima casa e i trasferimenti patrimoniali. Tuttavia, applicare correttamente queste norme richiede competenza e esperienza specifica.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza qualificata per tutti gli aspetti fiscali della separazione e del divorzio. I nostri operatori possono aiutarti con la compilazione della dichiarazione dei redditi, il calcolo dell’ISEE post-separazione e la verifica delle agevolazioni a cui hai diritto. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, a Udine.

Giugno 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026

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La Legge 104/1992 è il principale strumento normativo in Italia a tutela delle persone con disabilità grave e dei loro familiari. Questa legge garantisce permessi lavorativi retribuiti, agevolazioni fiscali e congedi straordinari che rappresentano un aiuto concreto nella vita quotidiana di milioni di italiani. Nel 2026 restano confermate tutte le tutele previste, con alcune semplificazioni procedurali introdotte negli ultimi anni. In questa guida completa scoprirai chi ha diritto alla Legge 104, come ottenere i permessi, quali agevolazioni fiscali spettano e come presentare domanda all’INPS.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Legge 104/1992
  2. Chi ha diritto alla Legge 104
  3. Permessi retribuiti: 3 giorni al mese
  4. Congedo straordinario di 2 anni
  5. Agevolazioni fiscali Legge 104
  6. Come fare domanda INPS
  7. Documentazione necessaria
  8. Il verbale ASL: come ottenerlo
  9. Novità 2026 sulla Legge 104
  10. Legge 104 e congedi parentali
  11. Domande frequenti

Cos’è la Legge 104/1992

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104, nota semplicemente come Legge 104, è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità. Rappresenta il fondamento legislativo su cui si basano tutte le tutele per i disabili e i loro familiari in Italia.

La legge definisce tre livelli di disabilità:

  • Disabilità (art. 3, comma 1): la persona ha una minorazione fisica, psichica o sensoriale che causa difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa
  • Disabilità grave (art. 3, comma 3): la minorazione ha ridotto l’autonomia personale in modo tale da rendere necessaria un’assistenza permanente e continuativa. Questo è il requisito per accedere ai permessi lavorativi retribuiti
  • Disabilità con necessità di sostegno: situazioni intermedie valutate caso per caso dalla commissione medica

In parole semplici, la Legge 104 riconosce che chi ha una disabilità grave — o chi se ne prende cura quotidianamente — ha bisogno di tempo e risorse aggiuntive. Per questo prevede permessi dal lavoro, sconti fiscali e altre agevolazioni.

Chi ha diritto alla Legge 104

I beneficiari diretti della Legge 104 sono le persone alle quali viene riconosciuta una disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3. Ma le tutele si estendono anche ai familiari che li assistono.

Hanno diritto ai permessi lavorativi:

  • Il lavoratore disabile stesso, riconosciuto ai sensi dell’art. 3 comma 3
  • Il coniuge o la parte dell’unione civile del disabile grave
  • I parenti e affini entro il 2° grado (genitori, figli, fratelli, suoceri, cognati, nonni, nipoti)
  • I parenti e affini entro il 3° grado, ma solo se il coniuge o i genitori del disabile hanno più di 65 anni, sono deceduti o affetti da patologie invalidanti
  • Il convivente di fatto (ai sensi della Legge 76/2016)

Dal 2023, grazie al Decreto Legislativo 105/2022, non è più necessario indicare un solo referente unico: più familiari possono alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi, purché non negli stessi giorni. Questo ha semplificato molto la gestione per le famiglie con più membri lavoratori.

Permessi retribuiti: 3 giorni al mese

Uno dei benefici più importanti della Legge 104 sono i 3 giorni di permesso mensili retribuiti. Questi permessi vengono pagati dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro) e sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano la pensione.

Come funzionano i permessi:

  • Durata: 3 giorni al mese, anche frazionabili in ore (2 ore al giorno per orario full-time di 8 ore)
  • Retribuzione: 100% della retribuzione giornaliera, a carico INPS
  • Contributi: coperti da contribuzione figurativa INPS
  • Non cumulabili: i giorni non fruiti in un mese non si sommano a quelli del mese successivo
  • Comunicazione: il lavoratore deve concordare con il datore di lavoro le date di fruizione, compatibilmente con le esigenze organizzative

Ad esempio, se Maria assiste la madre anziana con disabilità grave, può prendere 3 giorni al mese di permesso retribuito per accompagnarla alle visite mediche o gestire le pratiche burocratiche, senza perdere lo stipendio.

Per il lavoratore disabile, in alternativa ai 3 giorni, è possibile scegliere 2 ore di permesso giornaliero (1 ora se l’orario è inferiore a 6 ore).

Congedo straordinario di 2 anni

Oltre ai permessi mensili, la Legge 104 prevede il congedo straordinario retribuito di 2 anni (art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001). Si tratta di un periodo continuativo o frazionato durante il quale il lavoratore può assentarsi per assistere un familiare con disabilità grave.

Caratteristiche del congedo straordinario:

  • Durata massima: 2 anni nell’arco della vita lavorativa (non per ogni familiare)
  • Retribuzione: indennità pari all’ultima retribuzione percepita, con un tetto massimo aggiornato annualmente dall’INPS (nel 2026 circa 40.600 euro annui)
  • Contributi: coperti da contribuzione figurativa entro lo stesso tetto
  • Convivenza: è richiesta la convivenza con il disabile (o l’instaurazione della convivenza entro l’inizio del congedo)
  • Ordine di priorità: coniuge convivente, genitori, figli, fratelli/sorelle, parente/affine entro il 3° grado

Il congedo straordinario può essere fruito anche in modo frazionato: ad esempio, 6 mesi consecutivi e poi periodi più brevi in momenti diversi, fino a esaurimento dei 2 anni totali. Per approfondire i congedi disponibili ai lavoratori, consulta la nostra guida sul congedo parentale 2026.

Agevolazioni fiscali Legge 104

La Legge 104 prevede importanti agevolazioni fiscali per le persone con disabilità e i loro familiari. Ecco le principali:

Detrazione IRPEF del 19%

Chi ha a carico fiscalmente una persona con disabilità può detrarre il 19% delle spese mediche e di assistenza specifica. In più, per l’acquisto di mezzi di ausilio e sussidi tecnici (computer, software, dispositivi medici), la detrazione si applica sull’intero importo, senza franchigia. Queste detrazioni si indicano nel modello 730.

IVA agevolata al 4%

Le persone con disabilità grave possono acquistare con IVA ridotta al 4% (anziché 22%):

  • Autoveicoli (fino a 2.000 cc benzina o 2.800 cc diesel), con limite di un veicolo ogni 4 anni
  • Ausili tecnici e informatici: computer, tablet, telefoni con funzionalità assistive
  • Protesi e ausili medici

Esenzione bollo auto

I titolari di Legge 104 con disabilità grave possono ottenere l’esenzione permanente dal pagamento del bollo auto, limitatamente a un solo veicolo. L’esenzione si richiede all’ufficio tributi della propria Regione o, in Friuli Venezia Giulia, all’ACI.

Altre agevolazioni

  • Deduzione spese mediche generiche e assistenza specifica dal reddito complessivo
  • Detrazione 19% sulle spese per addetti all’assistenza personale (badanti), fino a 2.100 euro, con reddito massimo di 40.000 euro
  • Esenzione ticket sanitario per determinate patologie certificate
  • Agevolazioni ISEE: il riconoscimento della disabilità può incidere sul calcolo ISEE e sull’accesso a bonus come l’Assegno Unico

Come fare domanda INPS per la Legge 104

La procedura per ottenere il riconoscimento della Legge 104 prevede due passaggi distinti: prima la visita medica e poi, una volta ottenuto il verbale, la richiesta dei permessi lavorativi. Ecco come fare, passo dopo passo.

Passo 1: Certificato del medico curante

Il percorso inizia dal medico di base, che compila un certificato medico introduttivo in via telematica sul portale INPS. Il certificato descrive le patologie e le limitazioni funzionali. Al rilascio viene assegnato un numero di protocollo che servirà per la domanda.

Passo 2: Domanda telematica all’INPS

Entro 90 giorni dal rilascio del certificato, devi presentare la domanda di accertamento all’INPS. Puoi farlo:

  • Online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS
  • Tramite un CAF o patronato (come il CAF Centro Fiscale di Udine, che ti assiste gratuitamente nella compilazione)
  • Chiamando il Contact Center INPS al numero 803 164

Passo 3: Visita medica di accertamento

L’INPS convoca il richiedente per una visita presso la Commissione medica ASL integrata da un medico INPS. La visita può avvenire anche a domicilio se il paziente non è trasportabile (serve certificazione del medico curante).

Al termine della visita, la commissione rilascia il verbale che certifica la condizione di disabilità e il grado di gravità.

Documentazione necessaria

Per presentare domanda di Legge 104 e ottenere i permessi, dovrai raccogliere questi documenti:

  • Certificato medico introduttivo rilasciato dal medico di base (con numero di protocollo)
  • Documento d’identità valido del richiedente e del disabile
  • Codice fiscale di entrambi
  • Documentazione sanitaria: referti, cartelle cliniche, certificati specialistici che attestano le patologie
  • Verbale di invalidità civile (se già in possesso)
  • SPID, CIE o CNS per l’accesso al portale INPS

Per i permessi lavorativi, dopo il riconoscimento della 104, serve anche:

  • Verbale Legge 104 con il riconoscimento dell’art. 3 comma 3
  • Dichiarazione di responsabilità del lavoratore
  • Certificato di stato di famiglia o autocertificazione del grado di parentela

Il verbale ASL: come ottenerlo e leggerlo

Il verbale ASL è il documento ufficiale che certifica il riconoscimento della Legge 104. Viene inviato tramite raccomandata oppure è consultabile nel cassetto previdenziale INPS.

Come leggere il verbale:

  • Se riporta “portatore di handicap ai sensi dell’art. 3 comma 1”: hai diritto ad alcune agevolazioni fiscali, ma non ai permessi lavorativi
  • Se riporta “portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3”: hai diritto a tutte le agevolazioni, inclusi permessi retribuiti e congedo straordinario

Il verbale può avere una scadenza (revisione) oppure essere definitivo. In caso di revisione, la commissione indicherà la data entro cui ripresentarsi. Se la condizione è stabile o ingravescente, il verbale è solitamente permanente.

Se non sei d’accordo con l’esito della visita, puoi presentare ricorso entro 6 mesi dalla notifica del verbale, tramite un avvocato, con accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale competente.

Novità 2026 sulla Legge 104

Nel 2026 la Legge 104 mantiene la sua struttura fondamentale, con alcune novità procedurali:

  • Semplificazione INPS: la procedura di richiesta permessi è stata digitalizzata ulteriormente, con possibilità di gestire tutto online dal portale MyINPS
  • Referente unico abolito: confermata la possibilità (introdotta nel 2023) per più familiari di alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi
  • Smart working prioritario: i lavoratori che assistono persone con disabilità grave hanno priorità nelle richieste di lavoro agile, dove previsto dal contratto collettivo
  • Nuova classificazione disabilità: il D.Lgs. 62/2024 ha introdotto una nuova definizione di disabilità basata sulla Classificazione Internazionale ICF dell’OMS, che sarà gradualmente applicata nelle valutazioni

Legge 104 e congedi parentali

La Legge 104 si integra con il sistema dei congedi parentali. Se hai un figlio con disabilità grave, puoi cumulare i permessi della 104 con i normali congedi parentali previsti dal Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001).

In pratica, questo significa che una madre o un padre lavoratore può:

  • Fruire dei 3 giorni di permesso mensili per la Legge 104
  • Richiedere il congedo parentale ordinario (fino a 10 mesi complessivi tra i genitori, elevabili a 11)
  • Richiedere il congedo straordinario di 2 anni se necessario
  • Accedere al prolungamento del congedo parentale fino ai 12 anni del figlio con disabilità grave

Queste tutele non sono alternative ma cumulabili, a condizione che non si sovrappongano nello stesso giorno. Per una panoramica completa dei congedi disponibili, ti consigliamo la lettura della nostra guida dedicata al congedo parentale 2026.

Domande frequenti sulla Legge 104

Quanto tempo ci vuole per ottenere la Legge 104?

Dalla presentazione della domanda INPS, la visita medica viene fissata entro 30 giorni (15 giorni per patologie oncologiche). Il verbale definitivo arriva solitamente entro 60-90 giorni dalla visita, anche se i tempi possono variare in base alla ASL territoriale.

I permessi della Legge 104 riducono lo stipendio?

No. I 3 giorni di permesso mensili sono interamente retribuiti dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro). Non comportano alcuna riduzione dello stipendio. Inoltre, sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano il calcolo della pensione futura.

Si possono frazionare i permessi in ore?

Sì. I 3 giorni mensili possono essere convertiti in permessi orari: 2 ore al giorno per chi lavora 8 ore (full-time) oppure 1 ora al giorno per chi lavora meno di 6 ore. La scelta tra giorni interi e ore deve essere comunicata mensilmente all’INPS.

La Legge 104 vale anche per i lavoratori autonomi?

I permessi lavorativi retribuiti sono previsti solo per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati). I lavoratori autonomi con partita IVA possono comunque beneficiare delle agevolazioni fiscali (IVA 4%, detrazione 19%, esenzione bollo), ma non dei permessi mensili.

Cosa succede se il verbale scade?

Se il verbale ha una data di revisione, è necessario sottoporsi a una nuova visita di accertamento. Nel frattempo, i benefici restano validi fino alla nuova valutazione, a meno che l’INPS non comunichi diversamente. È consigliabile iniziare la pratica di rinnovo con almeno 2-3 mesi di anticipo.

Più familiari possono usufruire dei permessi per lo stesso disabile?

Sì, dal 2023 è possibile. Più lavoratori possono fruire dei 3 giorni di permesso mensili per assistere la stessa persona con disabilità grave, purché non negli stessi giorni. Il totale dei giorni rimane comunque 3 al mese.


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    Aprile 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-29 09:00:002026-04-05 08:17:25Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026
    CAF

    Regime Impatriati 2026: Novità Decreto Fiscale e Requisiti Aggiornati

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il regime impatriati rappresenta una delle agevolazioni fiscali più vantaggiose per chi decide di rientrare in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero. Con il decreto fiscale 2026, il legislatore ha introdotto importanti novità che ridisegnano i requisiti di accesso, le percentuali di detassazione e la durata dell’agevolazione.

    Le modifiche introdotte mirano a rendere l’Italia più attrattiva per lavoratori qualificati, ricercatori, docenti e professionisti che operano all’estero, offrendo una tassazione agevolata dal 50% fino al 90% del reddito da lavoro dipendente e autonomo.

    In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale analizza nel dettaglio tutte le novità del decreto fiscale 2026, i requisiti aggiornati, le percentuali di agevolazione, la procedura di accesso e fornisce esempi pratici di calcolo del risparmio fiscale effettivo.

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    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il Regime Impatriati
    2. Novità Decreto Fiscale 2026
    3. Requisiti Aggiornati per Accedere
    4. Agevolazioni e Percentuali di Detassazione
    5. Durata e Proroghe del Regime
    6. Come Accedere: Procedura Completa
    7. Casi Pratici ed Esempi di Calcolo
    8. Cosa Cambia per Chi è Già nel Regime

    Cos’è il Regime Impatriati

    Il regime degli impatriati, introdotto dall’articolo 16 del Decreto Legislativo n. 147/2015 e successivamente modificato più volte, è un’agevolazione fiscale dedicata a chi trasferisce la propria residenza fiscale in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero.

    L’obiettivo principale di questa misura è favorire il rientro in Italia di lavoratori qualificati, ricercatori, docenti universitari e professionisti, offrendo loro una tassazione ridotta sui redditi prodotti in Italia per un periodo limitato di tempo.

    Il meccanismo consiste nell’applicare una riduzione della base imponibile ai fini IRPEF: in pratica, solo una percentuale del reddito viene tassata, mentre la restante parte è esente da imposizione. Questo si traduce in un significativo risparmio fiscale che può arrivare fino a diverse decine di migliaia di euro all’anno per redditi elevati.

    A Chi Si Rivolge

    Il regime impatriati si rivolge a diverse categorie di soggetti:

    • Lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza in Italia e iniziano a lavorare per aziende italiane
    • Lavoratori autonomi e professionisti che aprono partita IVA in Italia
    • Imprenditori e titolari di impresa che rientrano per gestire attività sul territorio italiano
    • Ricercatori e docenti universitari che svolgono attività di ricerca o insegnamento in Italia
    • Cittadini italiani rimpatriati dopo anni di lavoro all’estero
    • Cittadini stranieri che si trasferiscono in Italia per motivi di lavoro

    Novità Decreto Fiscale 2026

    Il decreto fiscale 2026 ha apportato modifiche sostanziali al regime degli impatriati, con l’obiettivo di renderlo più selettivo ma anche più vantaggioso per specifiche categorie di lavoratori. Le novità principali riguardano i requisiti di accesso, le percentuali di agevolazione e la durata del beneficio.

    1. Nuove Percentuali di Detassazione

    La principale novità riguarda le percentuali di reddito escluso da tassazione:

    • 50% di riduzione (tassazione sul 50% del reddito) per la generalità dei lavoratori impatriati
    • 70% di riduzione (tassazione sul 30% del reddito) per chi trasferisce la residenza nelle regioni del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia)
    • 90% di riduzione (tassazione sul 10% del reddito) per docenti universitari e ricercatori che rientrano per svolgere attività di ricerca in Italia

    2. Modifica dei Requisiti di Residenza Estera

    Il decreto fiscale 2026 ha innalzato il periodo minimo di residenza estera richiesto per accedere al regime:

    • Prima del 2026: erano sufficienti 2 anni consecutivi di residenza fiscale all’estero
    • Dal 2026: sono richiesti almeno 3 anni di residenza fiscale all’estero nei 5 anni precedenti il trasferimento in Italia
    • Per docenti e ricercatori rimane confermata la possibilità di accesso con 2 anni di residenza estera se l’attività è continuativa

    3. Durata Estesa per Specifiche Categorie

    Un’altra importante novità riguarda la durata dell’agevolazione:

    • Durata base: 5 anni di agevolazione fiscale (primo anno di iscrizione all’AIRE + 4 periodi d’imposta successivi)
    • Proroga fino a 10 anni totali per chi ha almeno 1 figlio minorenne o a carico
    • Ulteriore proroga per chi acquista un immobile di tipo residenziale in Italia entro 12 mesi dal trasferimento

    4. Nuovo Limite di Reddito per Professionisti Autonomi

    Per i lavoratori autonomi e professionisti che aprono partita IVA, il decreto fiscale 2026 ha introdotto un limite di reddito:

    • L’agevolazione si applica solo se il reddito da lavoro autonomo non supera 600.000 euro annui
    • Al di sopra di questa soglia, l’agevolazione decade completamente
    • Il limite non si applica ai lavoratori dipendenti

    5. Compatibilità con Regime Forfettario

    Una delle novità più attese riguarda la compatibilità con il regime forfettario:

    • I professionisti autonomi che rientrano dall’estero possono ora cumulare il regime impatriati con il regime forfettario
    • In pratica, si applica prima la flat tax del 15% (o 5%) sul reddito forfettario, e poi la detassazione del 50%-70% sul reddito impatriati
    • Questa combinazione può portare a un carico fiscale effettivo molto contenuto, soprattutto nei primi anni di attività

    Requisiti Aggiornati per Accedere

    Per beneficiare del regime impatriati 2026, è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

    Requisito 1: Residenza Fiscale Estera

    Il primo requisito fondamentale è aver avuto la residenza fiscale all’estero per un periodo minimo:

    • Almeno 3 anni consecutivi di residenza fiscale in un altro Stato (non necessariamente nello stesso Paese)
    • Gli anni devono essere immediatamente precedenti il trasferimento in Italia
    • La residenza deve essere effettiva, non solo formale: occorre dimostrare di aver vissuto e lavorato realmente all’estero
    • Per docenti e ricercatori: sufficiente 2 anni di residenza estera per attività continuativa di ricerca o insegnamento

    Requisito 2: Trasferimento della Residenza in Italia

    È necessario trasferire la propria residenza fiscale in Italia:

    • Iscrizione all’Anagrafe della Popolazione Residente (APR) di un Comune italiano
    • Cancellazione dall’AIRE (se si era iscritti come residente all’estero)
    • La residenza in Italia deve essere mantenuta per tutta la durata dell’agevolazione
    • Occorre avere il domicilio fiscale in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta (almeno 183 giorni)

    Requisito 3: Svolgimento di Attività Lavorativa in Italia

    L’agevolazione si applica solo se si svolge un’attività lavorativa in Italia:

    • Lavoro dipendente presso aziende italiane o presso la sede italiana di multinazionali
    • Lavoro autonomo con apertura di partita IVA in Italia
    • Attività d’impresa sul territorio italiano
    • Attività di ricerca o insegnamento presso università, enti di ricerca pubblici o privati

    Non è richiesto che il 100% dell’attività sia svolta in Italia: l’agevolazione si applica anche se parte del lavoro viene svolto all’estero, ma il datore di lavoro o il committente deve essere italiano.

    Requisito 4: Nessuna Residenza in Italia nei 2 Anni Precedenti

    Un requisito importante è che il lavoratore non deve essere stato residente fiscalmente in Italia nei 2 anni precedenti il trasferimento:

    • Questo requisito serve a evitare abusi (ad esempio, trasferirsi all’estero per 2 anni solo per beneficiare poi dell’agevolazione al rientro)
    • L’Agenzia delle Entrate può verificare l’effettiva residenza estera attraverso controlli incrociati con i Paesi esteri

    Requisito 5: Presentazione dell’Opzione

    Per accedere al regime, è necessario comunicare formalmente la volontà di avvalersi dell’agevolazione:

    • Per i lavoratori dipendenti: comunicazione al datore di lavoro, che applicherà l’agevolazione direttamente in busta paga
    • Per i lavoratori autonomi: indicazione nella dichiarazione dei redditi del primo anno
    • La comunicazione va fatta entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile

    Agevolazioni e Percentuali di Detassazione

    Il regime impatriati prevede diverse percentuali di detassazione in base alla categoria di appartenenza del lavoratore e alla località di trasferimento. Vediamo nel dettaglio le agevolazioni disponibili.

    Tabella Comparativa: Prima e Dopo il Decreto 2026

    La seguente tabella confronta le percentuali di detassazione previste prima e dopo il decreto fiscale 2026:

    CategoriaPrima del 2026Dal 2026Note
    Lavoratori generici (Nord Italia)70% esente50% esenteRiduzione dell’agevolazione
    Lavoratori Sud Italia70% esente70% esenteConfermata
    Docenti e ricercatori90% esente90% esenteConfermata
    Lavoratori con figli90% esente (con 3+ figli)50-70% esente + proroga durataCambia la modalità

    Agevolazione Standard: 50% di Detassazione

    La maggior parte dei lavoratori impatriati beneficia di una riduzione del 50% della base imponibile:

    • Solo il 50% del reddito viene tassato con le aliquote IRPEF ordinarie
    • Il restante 50% è esente da imposizione
    • L’agevolazione si applica sia ai redditi da lavoro dipendente che ai redditi da lavoro autonomo
    • Non ci sono limiti di reddito per i dipendenti; per gli autonomi il limite è 600.000 euro

    Esempio: Un lavoratore dipendente con reddito lordo di 60.000 euro pagherà le tasse solo su 30.000 euro. Con le aliquote IRPEF medie, questo si traduce in un risparmio fiscale di circa 10.000-12.000 euro all’anno.

    Agevolazione Maggiorata: 70% per il Sud Italia

    Chi trasferisce la propria residenza in una delle regioni del Sud Italia beneficia di una detassazione del 70%:

    • Regioni ammesse: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia
    • La residenza deve essere effettiva: non basta l’iscrizione anagrafica, occorre vivere e lavorare nel Sud
    • L’agevolazione si applica per tutta la durata del regime (5 anni base + eventuali proroghe)
    • Solo il 30% del reddito viene tassato

    Esempio: Un professionista autonomo che si trasferisce in Puglia con reddito di 80.000 euro pagherà le tasse solo su 24.000 euro, con un risparmio fiscale di oltre 20.000 euro all’anno.

    Agevolazione Massima: 90% per Docenti e Ricercatori

    La detassazione più elevata è riservata a docenti universitari e ricercatori:

    • 90% del reddito esente da tassazione
    • Solo il 10% del reddito viene tassato con le aliquote IRPEF
    • Si applica a chi svolge attività di ricerca o insegnamento presso università, enti di ricerca pubblici o privati accreditati
    • È richiesta la continuità dell’attività di ricerca o insegnamento per almeno 2 anni all’estero

    Esempio: Un ricercatore che rientra dall’estero con reddito di 50.000 euro pagherà le tasse solo su 5.000 euro, con un carico fiscale effettivo di circa 1.000 euro (risparmio di oltre 15.000 euro rispetto al regime ordinario).

    Agevolazioni Accessorie: Deduzioni e Contributi

    Oltre alla detassazione del reddito, il regime impatriati prevede alcune agevolazioni accessorie:

    • Contributi previdenziali ridotti per i primi anni (solo per alcune categorie di lavoratori autonomi)
    • Esenzione IMU sulla prima casa per i primi 5 anni (solo in alcuni Comuni che hanno deliberato l’agevolazione)
    • Detrazioni per spese di trasloco nella dichiarazione dei redditi del primo anno
    • Possibilità di cumulare con altre agevolazioni (ad esempio, regime forfettario per i professionisti)

    Durata e Proroghe del Regime

    Il regime impatriati ha una durata limitata nel tempo, ma prevede diverse possibilità di proroga in base alla situazione personale e familiare del contribuente.

    Durata Base: 5 Anni

    La durata standard dell’agevolazione è di 5 periodi d’imposta:

    • Il primo anno corrisponde al periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento in Italia
    • L’agevolazione si applica per i 4 anni successivi
    • In totale, quindi, sono 5 anni fiscali di detassazione
    • Non è richiesta alcuna comunicazione per i primi 5 anni: l’agevolazione si applica automaticamente

    Esempio: Un lavoratore che trasferisce la residenza in Italia il 15 maggio 2026 beneficerà dell’agevolazione per gli anni fiscali 2026, 2027, 2028, 2029 e 2030.

    Proroga di 5 Anni con Figli a Carico

    La prima proroga disponibile riguarda i lavoratori con figli minori o fiscalmente a carico:

    • Proroga di ulteriori 5 anni (totale: 10 anni di agevolazione)
    • È sufficiente avere almeno 1 figlio minorenne o fiscalmente a carico
    • Il figlio deve essere residente in Italia insieme al genitore
    • La proroga va richiesta espressamente nella dichiarazione dei redditi del quinto anno
    • Se si hanno figli nati durante i primi 5 anni, è possibile richiedere la proroga retroattivamente

    Importante: Con la riforma del 2026, la percentuale di detassazione per i lavoratori con figli resta invariata (50% o 70%), ma si allunga la durata complessiva dell’agevolazione. Prima del 2026, chi aveva 3 o più figli beneficiava del 90% di detassazione per 5 anni.

    Proroga con Acquisto Prima Casa

    Un’ulteriore possibilità di estensione è legata all’acquisto di un immobile residenziale in Italia:

    • Chi acquista un immobile di tipo residenziale entro 12 mesi dal trasferimento in Italia può ottenere 1 anno aggiuntivo di agevolazione
    • L’immobile deve essere situato in Italia e deve essere adibito a abitazione principale
    • Questa proroga è cumulabile con quella per figli a carico (totale potenziale: 11 anni)
    • La proroga va comunicata nella dichiarazione dei redditi dell’anno di acquisto

    Decadenza dal Regime

    L’agevolazione decade automaticamente in caso di:

    • Trasferimento della residenza all’estero prima del termine dei 5 anni (o 10 anni in caso di proroga)
    • Cessazione dell’attività lavorativa in Italia senza un nuovo impiego entro 6 mesi
    • Superamento del limite di reddito di 600.000 euro per i lavoratori autonomi
    • Accertamento di false dichiarazioni sui requisiti di accesso

    In caso di decadenza, il contribuente non può più beneficiare del regime impatriati e dovrà versare la differenza di imposte per gli anni in cui ha beneficiato indebitamente dell’agevolazione, oltre a sanzioni e interessi.

    Come Accedere: Procedura Completa

    Accedere al regime impatriati richiede di seguire una procedura specifica e di presentare la documentazione corretta all’Agenzia delle Entrate o al proprio datore di lavoro. Vediamo i passaggi nel dettaglio.

    Step 1: Verifica dei Requisiti

    Prima di trasferirsi in Italia, è fondamentale verificare di possedere tutti i requisiti:

    • Residenza fiscale estera per almeno 3 anni consecutivi (2 anni per docenti/ricercatori)
    • Nessuna residenza in Italia nei 2 anni precedenti
    • Attività lavorativa da svolgere in Italia (contratto di lavoro o apertura partita IVA)
    • Documentazione che provi la residenza estera (certificati di residenza, contratti di lavoro esteri, dichiarazioni dei redditi estere)

    È consigliabile consultare un CAF o un commercialista prima del trasferimento per valutare la propria situazione.

    Step 2: Trasferimento della Residenza in Italia

    Una volta verificati i requisiti, occorre trasferire formalmente la residenza:

    • Iscrizione all’Anagrafe del Comune italiano dove si intende risiedere
    • Cancellazione dall’AIRE (se iscritti come residenti all’estero)
    • Ottenimento del codice fiscale italiano (se non già in possesso)
    • Apertura di un conto corrente italiano (utile per ricevere lo stipendio o fatturare)

    Il trasferimento di residenza va effettuato entro i primi giorni dall’arrivo in Italia per non perdere l’agevolazione per l’intero anno fiscale.

    Step 3: Comunicazione al Datore di Lavoro (Lavoratori Dipendenti)

    Se si è lavoratori dipendenti, la procedura è più semplice:

    • Comunicare per iscritto al proprio datore di lavoro la volontà di avvalersi del regime impatriati
    • Fornire al datore la documentazione che prova la residenza estera (certificati di residenza, contratti di lavoro precedenti, ecc.)
    • Il datore di lavoro applicherà l’agevolazione direttamente in busta paga, calcolando le ritenute IRPEF solo sul 50% (o 30% o 10%) del reddito
    • Non è necessaria alcuna comunicazione diretta all’Agenzia delle Entrate

    Modello di comunicazione: “Il/La sottoscritto/a [Nome Cognome], nato/a a [Città] il [Data], con la presente comunica di voler esercitare l’opzione per il regime degli impatriati di cui all’art. 16 del D.Lgs. 147/2015, avendo i requisiti previsti dalla normativa. Si allega documentazione attestante la residenza fiscale estera per il periodo [Date].”

    Step 4: Apertura Partita IVA e Dichiarazione (Lavoratori Autonomi)

    Per i lavoratori autonomi e professionisti, la procedura prevede:

    • Apertura della partita IVA in Italia (tramite modello AA9/12 o tramite commercialista)
    • Scelta del regime fiscale (regime ordinario, semplificato o forfettario)
    • Indicazione dell’opzione per il regime impatriati nella prima dichiarazione dei redditi utile
    • Compilazione del quadro RM (redditi da lavoro autonomo) con l’indicazione del codice specifico per gli impatriati

    Attenzione: L’opzione va esercitata entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile. Se si perde questo termine, si perde anche l’agevolazione per quell’anno.

    Step 5: Conservazione della Documentazione

    È fondamentale conservare tutta la documentazione che prova i requisiti di accesso:

    • Certificati di residenza estera per gli anni richiesti
    • Contratti di lavoro stipulati all’estero
    • Dichiarazioni dei redditi estere (o equivalenti documenti fiscali)
    • Documenti che provano il trasferimento in Italia (iscrizione anagrafe, cancellazione AIRE)
    • Contratti di lavoro o fatture emesse in Italia

    L’Agenzia delle Entrate può richiedere questa documentazione in fase di controllo, anche a distanza di anni. La mancata produzione dei documenti può comportare la decadenza dall’agevolazione con obbligo di restituire le imposte non versate.

    Step 6: Monitoraggio Annuale e Dichiarazione dei Redditi

    Ogni anno, il contribuente deve:

    • Verificare il mantenimento dei requisiti (residenza in Italia, attività lavorativa continuativa)
    • Presentare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF) indicando correttamente l’agevolazione
    • Per i lavoratori dipendenti: controllare la busta paga per verificare che l’agevolazione sia stata applicata correttamente
    • Per i lavoratori autonomi: calcolare le imposte applicando la detassazione al reddito dichiarato

    Casi Pratici ed Esempi di Calcolo

    Per comprendere meglio il funzionamento concreto del regime impatriati, analizziamo alcuni casi pratici con calcoli dettagliati del risparmio fiscale.

    Caso 1: Manager Dipendente che Rientra da Londra (Nord Italia)

    Situazione:

    • Marco, 38 anni, ha lavorato a Londra per 4 anni come manager presso una multinazionale
    • Nel 2026 accetta un’offerta di lavoro a Milano con reddito lordo annuo di 80.000 euro
    • Trasferisce la residenza a Milano e richiede il regime impatriati
    • Non ha figli

    Calcolo senza regime impatriati (regime ordinario):

    • Reddito imponibile: 80.000 euro
    • IRPEF dovuta (aliquote ordinarie): circa 27.000 euro
    • Addizionali regionali e comunali: circa 2.500 euro
    • Totale imposte: 29.500 euro
    • Netto in busta paga: circa 50.500 euro

    Calcolo con regime impatriati (50% di detassazione):

    • Reddito imponibile ridotto: 40.000 euro (50% di 80.000)
    • IRPEF dovuta: circa 10.800 euro
    • Addizionali regionali e comunali (su 40.000): circa 1.200 euro
    • Totale imposte: 12.000 euro
    • Netto in busta paga: circa 68.000 euro

    Risparmio fiscale annuo: 17.500 euro (29.500 – 12.000)
    Risparmio in 5 anni: 87.500 euro

    Caso 2: Professionista Autonomo che Rientra in Sicilia

    Situazione:

    • Laura, 42 anni, consulente informatica, ha lavorato a Berlino per 5 anni
    • Nel 2026 rientra in Italia e apre partita IVA in Sicilia
    • Sceglie il regime forfettario con aliquota 5% (nuova attività)
    • Fatturato annuo: 50.000 euro
    • Ha 1 figlia minorenne

    Calcolo senza regime impatriati (solo forfettario):

    • Reddito imponibile forfettario (78% di 50.000): 39.000 euro
    • Imposta sostitutiva 5%: 1.950 euro
    • Contributi INPS (circa 25%): 9.750 euro
    • Totale oneri: 11.700 euro
    • Reddito netto: circa 38.300 euro

    Calcolo con regime impatriati + forfettario (70% detassazione Sud):

    • Reddito imponibile forfettario: 39.000 euro
    • Riduzione del 70% per impatriati: reddito tassabile 11.700 euro (30% di 39.000)
    • Imposta sostitutiva 5% su 11.700: 585 euro
    • Contributi INPS (invariati): 9.750 euro
    • Totale oneri: 10.335 euro
    • Reddito netto: circa 39.665 euro

    Risparmio fiscale annuo: 1.365 euro (11.700 – 10.335)
    Risparmio in 10 anni (con proroga per figlia): 13.650 euro

    Nota: Nel caso di regime forfettario, il risparmio è meno evidente perché l’aliquota di partenza è già molto bassa. Il vantaggio principale è la combinazione con altri benefici (niente IRAP, contabilità semplificata).

    Caso 3: Ricercatore Universitario che Rientra dall’Estero

    Situazione:

    • Giovanni, 35 anni, ricercatore presso l’Università di Cambridge per 3 anni
    • Nel 2026 rientra in Italia con un contratto da ricercatore presso l’Università di Bologna
    • Reddito lordo: 45.000 euro
    • Beneficia della detassazione del 90% come ricercatore

    Calcolo senza regime impatriati:

    • Reddito imponibile: 45.000 euro
    • IRPEF dovuta: circa 13.500 euro
    • Addizionali: circa 1.400 euro
    • Totale imposte: 14.900 euro
    • Netto: circa 30.100 euro

    Calcolo con regime impatriati (90% detassazione):

    • Reddito imponibile ridotto: 4.500 euro (10% di 45.000)
    • IRPEF dovuta: circa 1.035 euro
    • Addizionali (su 4.500): circa 140 euro
    • Totale imposte: 1.175 euro
    • Netto: circa 43.825 euro

    Risparmio fiscale annuo: 13.725 euro (14.900 – 1.175)
    Risparmio in 5 anni: 68.625 euro

    Come si può vedere, per i ricercatori il risparmio fiscale è estremamente significativo, rendendo molto più attrattivo il rientro in Italia.

    Confronto Riassuntivo

    ProfiloReddito LordoImposte OrdinarieImposte ImpatriatiRisparmio Annuo
    Manager Nord Italia (50%)80.000 €29.500 €12.000 €17.500 €
    Professionista Sud (70%)50.000 €11.700 €10.335 €1.365 €
    Ricercatore (90%)45.000 €14.900 €1.175 €13.725 €

    Cosa Cambia per Chi è Già nel Regime

    Il decreto fiscale 2026 introduce novità anche per chi sta già beneficiando del regime impatriati. Vediamo nel dettaglio come si applicano le nuove regole.

    Chi Ha Iniziato il Regime Prima del 2026

    Per i contribuenti che hanno già avviato il regime impatriati negli anni precedenti al 2026, valgono alcune norme di salvaguardia:

    • Le percentuali di detassazione NON cambiano: chi beneficia del 70% continua a beneficiarne fino alla scadenza naturale
    • La durata NON cambia: chi aveva diritto a 5 anni (o 10 con proroghe) li mantiene
    • I requisiti per le proroghe NON cambiano: chi aveva diritto alla proroga per figli con le vecchie regole può ancora richiederla

    In sostanza, il decreto fiscale 2026 non penalizza chi è già nel regime, garantendo il mantenimento dei benefici acquisiti.

    Lavoratori con Detassazione al 70% (Nord Italia)

    Chi ha trasferito la residenza nel Nord Italia negli anni scorsi beneficiando del 70% di detassazione:

    • Mantiene il 70% fino alla scadenza del regime (5 o 10 anni)
    • Non decade per effetto del decreto fiscale 2026
    • Può comunque richiedere le proroghe previste (figli a carico, acquisto casa)
    • Se trasferisce la residenza al Sud durante il periodo di agevolazione, continua con il 70% (non passa al 50%)

    Lavoratori con Figli: Nuove Regole per le Proroghe

    Per chi ha figli minorenni o a carico, il decreto 2026 modifica le regole delle proroghe:

    • Chi ha già richiesto la proroga con le vecchie regole (90% per chi aveva 3+ figli) la mantiene fino alla scadenza
    • Chi deve ancora richiedere la proroga seguirà le nuove regole (50-70% ma per 10 anni totali invece di 5)
    • Se durante i primi 5 anni nasce un figlio, si può richiedere retroattivamente la proroga di ulteriori 5 anni

    Compatibilità con il Regime Forfettario per Autonomi

    Una delle novità più importanti del 2026 è la conferma della compatibilità tra regime impatriati e regime forfettario:

    • Chi è già in forfettario può beneficiare dell’ulteriore detassazione impatriati
    • Chi ha aperto partita IVA nel 2025 o prima può scegliere il forfettario anche nel 2026
    • Il limite di 600.000 euro per gli autonomi si applica anche a chi è già nel regime

    Controlli e Adempimenti

    L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sul regime impatriati. Chi è già nel regime deve:

    • Conservare tutta la documentazione che prova la residenza estera e l’attività lavorativa
    • Dichiarare correttamente il reddito agevolato ogni anno
    • Comunicare eventuali cambiamenti (trasferimento residenza, cessazione attività, nascita figli)
    • Rispondere prontamente alle richieste dell’Agenzia delle Entrate

    In caso di controlli, è fondamentale poter dimostrare che i requisiti erano effettivamente soddisfatti al momento dell’accesso al regime. Per questo motivo, è consigliabile affidarsi a un CAF o a un commercialista esperto.

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    Domande Frequenti sul Regime Impatriati 2026

    Quanto dura il regime impatriati?

    Il regime impatriati ha una durata base di 5 anni (primo anno di trasferimento + 4 anni successivi). Con la presenza di almeno 1 figlio minorenne o a carico, la durata si estende a 10 anni totali. E possibile ottenere un ulteriore anno di proroga acquistando un immobile residenziale in Italia entro 12 mesi dal trasferimento.

    Posso cumulare regime impatriati e regime forfettario?

    Si, dal 2026 e confermata la piena compatibilita tra regime impatriati e regime forfettario. Si applica prima la flat tax del 15% (o 5% per nuove attivita) sul reddito forfettario, e poi la detassazione del 50-70% sul reddito impatriati. Il limite di reddito per gli autonomi e 600.000 euro annui.

    Cosa succede se perdo i requisiti durante il regime?

    Se si perde la residenza in Italia o si cessa l attivita lavorativa prima della scadenza naturale del regime, l agevolazione decade automaticamente. In questo caso, occorre versare la differenza di imposte per gli anni in cui si e beneficiato indebitamente, oltre a sanzioni e interessi. E fondamentale mantenere tutti i requisiti per l intera durata del regime.

    Il regime impatriati vale anche per cittadini stranieri?

    Si, il regime impatriati non e riservato solo ai cittadini italiani. Possono accedervi anche i cittadini stranieri che trasferiscono la propria residenza in Italia, purche soddisfino tutti i requisiti: residenza estera per almeno 3 anni, trasferimento in Italia, svolgimento di attivita lavorativa sul territorio italiano.

    Devo pagare i contributi INPS sul reddito pieno o su quello ridotto?

    I contributi previdenziali (INPS) si calcolano sul reddito pieno, non su quello ridotto. La detassazione del 50-70-90% si applica solo ai fini IRPEF, non ai fini contributivi. Quindi, un lavoratore con 60.000 euro di reddito paghera i contributi INPS su 60.000 euro, ma l IRPEF solo su 30.000 euro (con detassazione del 50%).

    Posso richiedere il regime impatriati se sono gia rientrato in Italia negli anni scorsi?

    No, il regime impatriati si applica solo a chi trasferisce la residenza in Italia a partire dalla data di entrata in vigore della norma. Chi e gia rientrato in Italia prima del 2016 non puo piu beneficiare dell agevolazione. E inoltre necessario non essere stati residenti in Italia nei 2 anni precedenti il trasferimento.

    Il regime impatriati vale anche per i pensionati?

    No, il regime impatriati si applica solo ai redditi da lavoro dipendente, autonomo o d impresa. Non si applica ai redditi da pensione. Tuttavia, esiste un regime agevolato specifico per i pensionati che trasferiscono la residenza in Italia (regime dei pensionati esteri), con regole e percentuali diverse.


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      CAF

      Codice del Terzo Settore: Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate su Iscrizione al RUNTS

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il RUNTS e perché è obbligatorio
      2. Regole per l’iscrizione al RUNTS
      3. Requisiti fiscali per gli ETS
      4. Conseguenze della mancata iscrizione
      5. Come adeguarsi: i passi da seguire

      L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato importanti chiarimenti sul Codice del Terzo Settore, fornendo indicazioni operative per l’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e sui requisiti fiscali che le organizzazioni devono rispettare. Le novità riguardano associazioni, fondazioni, cooperative sociali e tutti gli enti del terzo settore (ETS) che vogliono accedere alle agevolazioni fiscali previste dalla normativa.

      I nuovi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate risolvono molti dubbi interpretativi emersi negli ultimi mesi, soprattutto in merito ai criteri di iscrizione, alla natura non commerciale delle attività e alle conseguenze fiscali della mancata registrazione.

      Cos’è il RUNTS e perché è obbligatorio

      Il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) è il registro pubblico in cui devono iscriversi tutti gli enti del terzo settore per essere riconosciuti come tali e accedere alle agevolazioni previste dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

      L’iscrizione al RUNTS è obbligatoria per:

      • Organizzazioni di volontariato (ODV)
      • Associazioni di promozione sociale (APS)
      • Enti filantropici
      • Imprese sociali (incluse cooperative sociali)
      • Reti associative
      • Società di mutuo soccorso
      • Associazioni riconosciute e non riconosciute che svolgono attività di interesse generale

      Senza l’iscrizione al RUNTS, un’associazione non può beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dal Codice del Terzo Settore, come:

      • Esenzione IRES per attività istituzionali
      • Detrazioni fiscali per donazioni
      • Agevolazioni IMU e TARI
      • Accesso a contributi pubblici e bandi riservati agli ETS

      Regole per l’iscrizione al RUNTS: i chiarimenti dell’Agenzia

      L’Agenzia delle Entrate ha chiarito alcuni punti critici per l’iscrizione al RUNTS:

      Requisiti per l’iscrizione

      Per iscriversi al RUNTS, un ente deve:

      1. Svolgere attività di interesse generale (elencate nell’art. 5 del D.Lgs. 117/2017)
      2. Avere natura privata (non può essere ente pubblico)
      3. Essere senza scopo di lucro (utili non distribuibili)
      4. Rispettare i requisiti statutari previsti dal Codice (organi, governance, democraticità)
      5. Essere costituito con atto pubblico o scrittura privata autenticata (per enti riconosciuti)

      Documentazione necessaria

      Per l’iscrizione al RUNTS serve:

      • Statuto conforme al Codice del Terzo Settore
      • Atto costitutivo
      • Elenco degli amministratori e rappresentanti legali
      • Dichiarazione assenza cause ostative (condanne penali, conflitti di interesse)
      • Bilancio o rendiconto dell’ultimo esercizio (se già in attività)

      Tempistiche

      L’Agenzia ha chiarito che:

      • L’iscrizione deve avvenire entro 60 giorni dalla costituzione dell’ente
      • Per enti già esistenti al 3 agosto 2017, c’è stato un periodo transitorio (ormai scaduto)
      • La mancata iscrizione comporta la perdita delle agevolazioni fiscali e l’impossibilità di accedere a contributi pubblici

      Requisiti fiscali per gli ETS: le novità

      I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate si concentrano anche sui requisiti fiscali che gli enti del terzo settore devono rispettare:

      Attività istituzionali vs commerciali

      Un punto critico riguarda la distinzione tra attività istituzionali (esenti IRES) e attività commerciali (imponibili).

      L’Agenzia ha chiarito che:

      • Le attività di interesse generale (art. 5 D.Lgs. 117/2017) sono sempre istituzionali se svolte verso associati o beneficiari
      • Le attività diverse (es. vendita gadget, organizzazione eventi a pagamento) sono commerciali e tassabili
      • Gli enti del terzo settore commerciali (es. cooperative sociali) hanno un regime fiscale specifico

      Agevolazioni fiscali per donazioni

      Gli ETS iscritti al RUNTS possono ricevere donazioni deducibili/detraibili:

      • Detrazione 30% per donazioni fino a 30.000 euro (persone fisiche)
      • Deduzione integrale dal reddito d’impresa (aziende)
      • Esenzione imposta donazioni per lasciti testamentari a favore di ETS

      Obblighi contabili e dichiarativi

      L’Agenzia ha confermato gli obblighi di:

      • Tenuta registri contabili (libro giornale, inventari)
      • Redazione bilancio (annuale, secondo schemi ministeriali)
      • Presentazione Modello EAS (all’iscrizione e ad ogni variazione)
      • Dichiarazione dei redditi (Modello REDDITI ENC o Modello REDDITI SC)

      Conseguenze della mancata iscrizione

      L’Agenzia delle Entrate ha specificato le conseguenze fiscali della mancata iscrizione al RUNTS:

      • Perdita delle agevolazioni fiscali (IRES, IMU, TARI)
      • Tassazione ordinaria di tutti i proventi (anche quelli istituzionali)
      • Impossibilità di ricevere donazioni deducibili/detraibili
      • Esclusione da bandi pubblici e contributi riservati agli ETS
      • Sanzioni amministrative per mancato adempimento (da 1.000 a 10.000 euro)

      Inoltre, l’Agenzia ha chiarito che:

      • Gli enti già iscritti in registri precedenti (es. registro regionale ODV/APS) devono comunque trasmigrare al RUNTS per mantenere le agevolazioni
      • Le associazioni non riconosciute possono iscriversi al RUNTS senza necessità di riconoscimento della personalità giuridica
      • Le associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD) hanno un regime fiscale separato e non devono iscriversi al RUNTS (salvo che svolgano anche attività ETS)

      Come adeguarsi: i passi da seguire

      Per adeguarsi ai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, le associazioni e organizzazioni devono:

      1. Verificare lo statuto

      Controllare che lo statuto contenga:

      • Indicazione delle attività di interesse generale svolte
      • Assenza scopo di lucro e divieto di distribuzione utili
      • Clausole su trasparenza, democraticità, governance
      • Devoluzione patrimonio in caso di scioglimento

      Se lo statuto non è conforme, è necessario modificarlo con delibera assembleare.

      2. Presentare domanda di iscrizione

      La domanda si presenta online sul portale del RUNTS, allegando:

      • Statuto e atto costitutivo
      • Documenti degli amministratori
      • Bilancio/rendiconto ultimo esercizio

      3. Aggiornare la contabilità

      Adottare un sistema contabile conforme al Codice del Terzo Settore:

      • Registri cronologici entrate/uscite
      • Inventario beni
      • Bilancio secondo schemi ministeriali

      4. Presentare Modello EAS

      Entro 60 giorni dall’iscrizione al RUNTS, presentare il Modello EAS (Enti Associativi) all’Agenzia delle Entrate, comunicando:

      • Dati identificativi dell’ente
      • Natura e attività svolte
      • Codici ATECO delle attività commerciali

      5. Pianificare gli adempimenti annuali

      Predisporre un calendario fiscale con scadenze per:

      • Approvazione bilancio (entro 6 mesi dalla chiusura esercizio)
      • Dichiarazione dei redditi (se dovuta)
      • Aggiornamenti RUNTS (variazioni statutarie, cariche sociali)

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la gestione fiscale e amministrativa di Associazioni Sportive Dilettantistiche. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sul Codice del Terzo Settore

      Tutte le associazioni devono iscriversi al RUNTS?

      No. L’iscrizione al RUNTS è obbligatoria solo per le associazioni che vogliono essere riconosciute come Enti del Terzo Settore (ETS) e accedere alle relative agevolazioni fiscali. Le associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD) seguono un regime separato. Le associazioni che svolgono solo attività ricreative senza interesse generale possono rimanere fuori dal RUNTS.

      Quanto costa iscriversi al RUNTS?

      L’iscrizione al RUNTS è gratuita. Non ci sono tasse o diritti da pagare per la registrazione. Tuttavia, potrebbero esserci costi per l’adeguamento dello statuto (se serve notaio o commercialista) e per la tenuta della contabilità secondo gli schemi del Codice del Terzo Settore.

      Cosa succede se non mi iscrivo al RUNTS?

      Senza iscrizione al RUNTS, l’associazione perde tutte le agevolazioni fiscali previste dal Codice del Terzo Settore: esenzione IRES per attività istituzionali, detrazioni per donazioni, agevolazioni IMU e TARI. Inoltre, non può accedere a contributi pubblici riservati agli ETS e rischia sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro.

      Posso iscrivermi al RUNTS se la mia associazione non è riconosciuta?

      Sì. Le associazioni non riconosciute possono iscriversi al RUNTS senza dover prima ottenere la personalità giuridica. Basta che lo statuto sia conforme al Codice del Terzo Settore e che l’associazione svolga attività di interesse generale previste dall’art. 5 del D.Lgs. 117/2017.

      Il CAF può aiutarmi con l’iscrizione al RUNTS?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste associazioni e organizzazioni non profit per: verifica conformità statuto, assistenza compilazione domanda RUNTS, tenuta contabilità enti del terzo settore, presentazione Modello EAS e dichiarazioni dei redditi. Contattaci per una consulenza personalizzata.

      I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul Codice del Terzo Settore offrono maggiore certezza alle associazioni e organizzazioni che vogliono iscriversi al RUNTS. È fondamentale adeguare lo statuto, presentare la domanda di iscrizione e rispettare gli obblighi fiscali e contabili per mantenere le agevolazioni.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine è a disposizione per assistere enti del terzo settore, associazioni e cooperative sociali nell’adeguamento normativo e nella gestione degli adempimenti fiscali. Contattaci per una consulenza dedicata.


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