Regime forfettario 2026: tutto sui limiti e i controlli automatici

assegno unico 2022

Regime forfettario 2026: rischi e controlli automatici

Per le partite IVA in regime forfettario il mese di dicembre è il momento cruciale per effettuare tutti i
controlli di fine anno e capire se sarà possibile continuare ad applicare la flat tax nel 2026.
I verifiche riguardano in particolare ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente e pensione,
oltre alle spese per dipendenti e collaboratori e alle diverse cause ostative che possono
far perdere il regime agevolato.

Un’attenta analisi dei dati entro il 31 dicembre consente di evitare errori e brutte sorprese, come l’uscita forzata dal
regime forfettario con passaggio alla tassazione ordinaria, spesso molto più onerosa
per i professionisti e le piccole imprese.

Limite di ricavi e compensi per il regime forfettario: soglia 85.000 e 100.000 euro

Il primo controllo da effettuare a fine anno per le partite IVA in regime forfettario riguarda il
limite di ricavi e compensi percepiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.
Per poter applicare il regime forfettario nel 2026, occorre rispettare la soglia di
85.000 euro.

Se il totale di ricavi e compensi supera questo limite, si presentano due scenari distinti:

  • Se il totale è superiore a 85.000 euro ma inferiore a 100.000 euro,
    si perde il regime forfettario a partire dall’anno successivo, cioè dal 2026.
    In pratica, il contribuente potrà usare ancora il forfettario per il 2025, ma dal 1° gennaio 2026 passerà
    al regime ordinario.
  • Se invece nel corso dell’anno si supera la soglia “antielusione” di
    100.000 euro, la fuoriuscita dal regime forfettario è
    immediata e la flat tax cessa di applicarsi già nel 2025.

Per questo è fondamentale monitorare con precisione l’andamento di fatturato e
incassi durante tutto l’anno, con un controllo puntuale a dicembre, così da non oltrepassare
inavvertitamente le soglie che determinano l’accesso o l’uscita dalla flat tax 2026.

Regime forfettario e criterio di cassa: contano solo gli incassi

Nella verifica della soglia di 85.000 euro, il regime forfettario segue il
criterio di cassa. Questo significa che, ai fini del conteggio, rilevano esclusivamente i
ricavi e compensi effettivamente incassati nell’anno, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

Ad esempio, una fattura emessa il 28 dicembre 2025 ma incassata nel gennaio 2026
non verrà considerata ai fini del limite di 85.000 euro per il 2025, ma peserà sul
calcolo del limite per il 2026. Viceversa, una fattura emessa a fine 2024 e incassata nel 2025 rientra
nel conteggio dei ricavi 2025.

Capire bene la logica del criterio di cassa è essenziale per evitare errori nella stima del
fatturato utile a mantenere il regime forfettario e la flat tax.

Redditi da lavoro dipendente e pensione: limite 35.000 euro per la flat tax 2026

Oltre ai ricavi e compensi della partita IVA, è necessario verificare anche la presenza di
redditi da lavoro dipendente o di pensione. Per mantenere il
regime forfettario nel 2026, il contribuente non deve superare il limite di
35.000 euro di redditi da lavoro o pensione percepiti nell’anno precedente.

Il limite ordinario dei 30.000 euro è stato infatti elevato a 35.000 euro e la soglia
risulta confermata anche per il 2026. Il riferimento è ai redditi da lavoro dipendente e pensione
percepiti nell’anno, al netto degli oneri deducibili, ma senza tenere conto delle somme
sottoposte a tassazione separata.

La verifica non è necessaria se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso del 2025 e nel medesimo
anno non sono stati percepiti ulteriori redditi di lavoro dipendente o redditi di pensione. In tutti gli altri casi,
il superamento del limite comporta la perdita della flat tax e l’uscita dal
regime forfettario.

Spese per dipendenti e collaboratori: tetto massimo 20.000 euro

Un altro controllo fondamentale di fine anno riguarda le spese per dipendenti e collaboratori.
Il regime forfettario prevede infatti un limite massimo di 20.000 euro annui per le
spese sostenute per forza lavoro, superato il quale non è più possibile mantenere la
flat tax nell’anno successivo.

Nel calcolo rientrano tutte le somme corrisposte a:

  • dipendenti;
  • collaboratori a vario titolo;
  • lavoratori a progetto;
  • altri soggetti che prestano la propria attività con forme assimilabili al lavoro dipendente.

Questa regola serve a garantire che il regime forfettario resti uno strumento pensato per
micro imprese e professionisti con una struttura ridotta, escludendo realtà con
organizzazione complessa e costi del personale elevati.

Cause ostative al regime forfettario: ex datore di lavoro, società e partecipazioni

I controlli di fine anno per la flat tax 2026 non si fermano ai limiti numerici di
ricavi, redditi e spese, ma riguardano anche le cause ostative previste dalla normativa.

Tra le principali:

  • La prevalenza dei compensi derivanti da attività svolta nei confronti dell’ex datore di lavoro
    (o soggetti a esso riconducibili) nei due anni precedenti. Se oltre il 50 per cento dei compensi
    della partita IVA deriva dall’ex datore di lavoro, di norma non si può applicare il regime forfettario.
  • La partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari con attività
    riconducibili a quella svolta come persona fisica.
  • Il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata (SRL) o associazioni in
    partecipazione che svolgono attività economiche riconducibili a quella esercitata individualmente.

Questi elementi vanno monitorati con attenzione, perché possono determinare l’esclusione dal
regime forfettario anche in presenza di limiti di ricavi e spese formalmente rispettati.

Checklist pratica dei controlli di fine anno per il regime forfettario

Per gestire correttamente i controlli di fine anno e verificare la possibilità di applicare la
flat tax nel 2026, è utile seguire una semplice checklist operativa:

  • Calcolare tutti i ricavi e compensi incassati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 e verificare
    il rispetto del limite di 85.000 euro e della soglia 100.000 euro “antielusione”.
  • Controllare i redditi da lavoro dipendente e pensione percepiti nell’anno precedente,
    verificando il limite di 35.000 euro.
  • Sommare tutte le spese per dipendenti e collaboratori sostenute nel 2025 e verificare la soglia
    di 20.000 euro.
  • Analizzare eventuali rapporti con ex datori di lavoro per verificare la prevalenza dei compensi.
  • Verificare la presenza di partecipazioni in società o il controllo di SRL con attività
    riconducibili a quella svolta a titolo individuale.

Questi passaggi permettono di avere un quadro completo e aggiornato della propria posizione rispetto al
regime forfettario e alla flat tax.

Rischi, sanzioni e conseguenze in caso di errori

Ignorare o sottovalutare i controlli di fine anno può comportare conseguenze rilevanti in
termini di accertamenti fiscali, sanzioni e recupero imposte. L’applicazione del
regime forfettario in assenza dei requisiti può portare l’Agenzia delle Entrate a:

  • recuperare le imposte non versate applicando la tassazione ordinaria in luogo della
    flat tax;
  • irrogare sanzioni e interessi per utilizzo indebito del regime agevolato;
  • effettuare controlli incrociati su fatturato, rapporti di lavoro, partecipazioni societarie e
    flussi bancari.

Per questo è opportuno muoversi in modo prudente e documentato, mantenendo sempre traccia delle verifiche
effettuate su ricavi, redditi e spese.

Consigli finali e importanza della consulenza fiscale

I controlli di fine anno sul regime forfettario sono un passaggio fondamentale per chi
vuole continuare ad applicare la flat tax nel 2026 in sicurezza. Le regole su
ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente, pensione,
spese per dipendenti e collaboratori e cause ostative sono numerose e in continua evoluzione.

Per evitare errori nella gestione del regime forfettario e ridurre il rischio di
accertamenti fiscali, è spesso consigliabile affidarsi a una consulenza fiscale specializzata,
in grado di:

  • verificare il rispetto di tutti i requisiti per la flat tax 2026;
  • simulare il confronto tra regime forfettario e regime ordinario in ottica di risparmio fiscale;
  • supportare il contribuente nella corretta gestione di fatture, incassi e adempimenti fiscali.

Un controllo accurato oggi permette di affrontare il 2026 con maggiore serenità, evitando di perdere i vantaggi della flat tax e mantenendo la propria attività in un contesto di piena
regolarità fiscale.

regime forfettario partita iva

Aggiornamento aprile 2026: SumUp offre un ecosistema completo per partite IVA e piccole attività: conto aziendale gratuito con IBAN italiano, carta Mastercard e POS senza canone. In questa recensione analizziamo prezzi, commissioni, vantaggi e limiti per capire a chi conviene davvero.

Se gestisci una piccola attività o sei un libero professionista, probabilmente hai già sentito parlare di SumUp. Fondata nel 2012, l’azienda tedesca è diventata uno dei leader europei nei pagamenti digitali, con oltre 4 milioni di clienti. Ma il conto e i POS SumUp sono davvero convenienti? Vediamolo nel dettaglio.



Conto Aziendale SumUp: caratteristiche principali

Il Conto Aziendale SumUp è un conto business pensato per liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccole imprese. Ecco le caratteristiche principali:

  • IBAN italiano intestato alla tua attività
  • Carta Mastercard Debit gratuita con tecnologia contactless
  • Bonifici SEPA istantanei in entrata e uscita, senza commissioni
  • Accredito incassi POS il giorno lavorativo successivo (anche weekend e festivi)
  • App mobile per gestire tutto da smartphone
  • Apple Pay e Google Pay supportati

Apertura rapida: Puoi aprire il conto in meno di 10 minuti, interamente online. Servono solo un documento d’identità valido e un giustificativo di indirizzo.

Servizi inclusi

Con il conto SumUp puoi:

  • Pagare F24 online direttamente dall’app
  • Effettuare pagamenti RAV, MAV, RiBA e PagoPA
  • Creare sotto-conti (fino a 3 con il piano gratuito) per organizzare le finanze
  • Ricevere gli incassi dai POS SumUp con accredito rapido
  • Programmare bonifici ricorrenti e addebiti diretti



Costi e commissioni del Conto SumUp

Uno dei punti di forza di SumUp è la trasparenza sui costi. Esistono due piani tariffari:

CaratteristicaPiano GratuitoPiano Plus (25€/mese)
Canone mensile0€25€
IBAN italiano + Carta MastercardInclusiInclusi
Bonifici SEPAGratuitiGratuiti
Prelievi ATM (Italia)3 gratuiti/mese, poi 2%3 gratuiti/mese, poi 2%
Prelievi ATM (estero)2%2%
Depositi contanti2,5%2%
Sotto-contiFino a 3Illimitati

Limiti operativi

Ecco i limiti del conto SumUp:

  • Pagamenti con carta: max 15.000€ per transazione e 15.000€ al giorno
  • Prelievi ATM: max 500€ per operazione, 2.000€ al mese
  • Bonifici in uscita: max 15.000€ per bonifico, 25.000€/giorno, 75.000€/mese
  • Bonifici in entrata: nessun limite



POS SumUp: modelli e prezzi 2026

SumUp offre diversi modelli di POS, tutti con zero costi fissi (niente canone mensile, niente costi di attivazione). Ecco la gamma completa:

ModelloPrezzoCaratteristiche
SumUp Solo Lite34€ + IVACompatto, connessione Bluetooth via smartphone, tastiera touch
SumUp Solo Lite + Base44€ + IVACome Solo Lite con base di ricarica inclusa
SumUp Solo79€ + IVASchermo touchscreen, SIM dati integrata (funziona senza smartphone)
SumUp Solo + Stampante139€ + IVASolo con stampante integrata per ricevute (800 scontrini per ricarica)
SumUp Air~39€ + IVAIl più compatto, Bluetooth, richiede smartphone

Quale modello scegliere?

La scelta dipende dalle tue esigenze:

  • Solo Lite (34€): ideale per chi ha sempre lo smartphone a portata di mano e cerca il prezzo più basso
  • Solo (79€): perfetto per chi vuole un dispositivo indipendente con SIM dati inclusa
  • Solo + Stampante (139€): per chi deve emettere ricevute cartacee
  • Air (~39€): ultra-compatto per professionisti sempre in movimento

Consiglio: Se ricevi pagamenti in mobilità (eventi, mercati, consegne), il SumUp Solo con SIM integrata è la scelta migliore: funziona ovunque senza dipendere dal tuo smartphone.



Commissioni POS SumUp: quale piano scegliere

Le commissioni sui pagamenti sono il fattore chiave per valutare la convenienza di un POS. SumUp offre due piani tariffari:

PianoCanoneCommissione POSPagamenti online
Standard (Paga per transazione)0€1,95%2,5% – 2,95%
Pagamenti Plus19€/mese0,95%*1,99%

* La commissione 0,95% si applica alle carte consumer nazionali. Carte aziendali, internazionali e premium: 1,99%.

Quando conviene il piano Plus?

Il piano Pagamenti Plus (19€/mese) conviene se incassi almeno 1.900€ al mese con carte consumer nazionali. Ecco il calcolo:

Esempio con 2.500€ di incassi/mese:

  • Piano Standard: 2.500€ x 1,95% = 48,75€ di commissioni
  • Piano Plus: 19€ canone + (2.500€ x 0,95%) = 19€ + 23,75€ = 42,75€
  • Risparmio mensile: 6€

Commissioni per tipo di carta

Attenzione: le commissioni variano in base al tipo di carta utilizzata dal cliente:

  • Carte consumer nazionali (Visa/Mastercard): 1,95% (Standard) o 0,95% (Plus)
  • Carte aziendali/business: commissione maggiorata
  • American Express: fino a 2,5%
  • Carte extra-SEE: commissione maggiorata



Normativa 2026: collegamento POS-Registratore Telematico

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova normativa che obbliga gli esercenti a collegare il POS al registratore telematico per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Cosa prevede la normativa:

  • Obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico
  • Trasmissione automatica dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle Entrate
  • Sanzioni da 1.000 a 4.000€ per mancato adeguamento

I POS SumUp sono conformi alla normativa 2026 e possono essere collegati ai principali registratori telematici. Verifica la compatibilità con il tuo modello di RT.

Credito d’imposta commissioni POS

Ricorda che è ancora attivo il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS per esercenti con ricavi fino a 400.000€ annui. Con SumUp, il risparmio effettivo sulle commissioni diventa:

  • Commissione 1,95% → effettiva 1,365% (dopo credito d’imposta)
  • Commissione 0,95% → effettiva 0,665% (dopo credito d’imposta)



Pro e contro di SumUp

Ecco un riepilogo dei punti di forza e delle limitazioni di SumUp:

Pro

  • Nessun canone mensile (piano Standard)
  • Nessun vincolo contrattuale – puoi smettere quando vuoi
  • Accredito rapido – il giorno successivo, anche weekend
  • IBAN italiano e carta Mastercard gratuiti
  • F24, PagoPA, MAV/RAV pagabili dall’app
  • POS economici – a partire da 34€
  • Conformità normativa 2026
  • Assistenza in italiano

Contro

  • Commissioni elevate per chi incassa molto con carte (oltre 2.000€/mese)
  • Assistenza telefonica solo lun-ven (no weekend)
  • Limite prelievi basso (500€/operazione, 2.000€/mese)
  • Depositi contanti con commissione 2-2,5%
  • No assegni – solo operazioni digitali

A chi conviene SumUp?

SumUp è particolarmente adatto a:

Profilo ideale

  • Liberi professionisti con incassi prevalentemente tramite bonifico
  • Piccoli commercianti con transato POS fino a 1.200€/mese
  • Artigiani e ambulanti che lavorano in mobilità
  • Startup e nuove attività che vogliono zero costi fissi
  • Attività stagionali che non vogliono pagare canoni nei mesi di chiusura

SumUp NON conviene a:

  • Attività con alto transato POS (oltre 3.000€/mese con carte) – meglio valutare alternative come Axerve
  • Chi ha bisogno di molti prelievi contanti – limiti bassi
  • Chi riceve molti pagamenti in contanti – commissioni deposito elevate
  • Grandi aziende – servizio pensato per piccole attività

Soglia di convenienza: SumUp è vantaggioso per chi incassa con carte fino a circa 1.200€/mese. Oltre questa soglia, valuta alternative con commissioni più basse (Axerve, Nexi) o piani con canone ma commissioni ridotte.



Domande frequenti

Quanto costa aprire un conto SumUp?

L’apertura del conto aziendale SumUp è completamente gratuita. Non ci sono costi di attivazione, canoni mensili (con il piano Standard), né costi per la carta Mastercard. Paghi solo quando usi il POS (1,95% per transazione).

In quanto tempo ricevo i soldi sul conto?

Gli incassi effettuati con POS SumUp vengono accreditati sul Conto Aziendale SumUp il giorno lavorativo successivo. Questo vale anche durante i weekend e le festività, rendendo SumUp uno dei servizi più rapidi nel settore.

Posso usare il POS SumUp senza il conto SumUp?

Sì, puoi collegare il POS SumUp a qualsiasi conto corrente italiano. Tuttavia, collegandolo al Conto Aziendale SumUp, gli accrediti avvengono il giorno successivo. Con altri conti bancari, i tempi possono essere più lunghi (2-3 giorni lavorativi).

SumUp accetta American Express?

Sì, tutti i POS SumUp accettano American Express. La commissione per le transazioni Amex è generalmente del 2,5%, leggermente superiore rispetto a Visa e Mastercard.

Il POS SumUp funziona senza internet?

Dipende dal modello. Il SumUp Solo ha una SIM dati integrata con traffico illimitato incluso, quindi funziona ovunque ci sia copertura mobile. I modelli Solo Lite e Air richiedono la connessione Bluetooth allo smartphone, che deve avere connessione internet.

SumUp è conforme alla normativa 2026 sui corrispettivi?

Sì, i POS SumUp sono conformi alla normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2026 che richiede il collegamento tra POS e registratore telematico. Verifica la compatibilità con il tuo specifico modello di RT.

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I nostri esperti possono aiutarti a scegliere gli strumenti giusti per la gestione della tua attività: conto business, POS, fatturazione elettronica.

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CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale per partite IVA

Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le informazioni sui prezzi e le commissioni potrebbero variare. Verifica sempre sul sito ufficiale SumUp.

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Fatturazione Avvocato 2026: Guida Completa con Esempi

La fatturazione per avvocati presenta regole specifiche che ogni professionista forense deve conoscere. Dalla fattura elettronica obbligatoria al contributo integrativo Cassa Forense, dalla ritenuta d’acconto all’imposta di bollo: in questa guida troverai tutto quello che serve per fatturare correttamente nel 2026.

Che tu sia in regime forfettario o ordinario, le regole cambiano significativamente. Vediamo nel dettaglio come emettere fatture corrette ed evitare errori costosi.

Indice dei contenuti

  1. Fattura elettronica: obbligo per tutti
  2. Elementi obbligatori in fattura
  3. Contributo integrativo Cassa Forense 4%
  4. Ritenuta d’acconto 20%
  5. Imposta di bollo 2 euro
  6. Fattura avvocato forfettario: esempio
  7. Fattura avvocato ordinario: esempio
  8. Parcella e preavviso di parcella
  9. Errori comuni da evitare
  10. Domande frequenti

Fattura Elettronica: Obbligo per Tutti

Dal 1 gennaio 2024, la fatturazione elettronica e obbligatoria per tutti gli avvocati, compresi i forfettari (che erano esonerati fino al 2023).

Come funziona la fattura elettronica

  • La fattura viene creata in formato XML
  • Viene trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate
  • Il cliente la riceve nel suo cassetto fiscale o tramite PEC
  • La fattura ha valore legale solo se accettata dal SdI

Termini di emissione

Tipo operazioneTermine emissione
Fattura immediataEntro 12 giorni dall’operazione
Fattura differitaEntro il 15 del mese successivo

Elementi Obbligatori in Fattura

Ogni fattura emessa da un avvocato deve contenere:

  • Numero progressivo univoco
  • Data di emissione
  • Dati professionista (nome, P.IVA, Albo, PEC)
  • Dati cliente (nome, CF/P.IVA, indirizzo)
  • Descrizione della prestazione
  • Importo onorario
  • Contributo integrativo Cassa Forense 4%
  • IVA (se regime ordinario) o dicitura di esenzione
  • Ritenuta d’acconto (se applicabile)
  • Imposta di bollo (se dovuta)
  • Totale da pagare

Contributo Integrativo Cassa Forense 4%

Il contributo integrativo del 4% e un elemento caratteristico della fatturazione degli avvocati.

  • Aliquota: 4% sull’imponibile
  • Chi lo paga: Il cliente (viene addebitato in fattura)
  • Chi lo versa: L’avvocato alla Cassa Forense
  • Obbligatorio: Si, per tutti gli avvocati

Trattamento fiscale del 4%

RegimeIl 4% e soggetto a…
ForfettarioNiente (esente IVA)
OrdinarioIVA 22% + ritenuta d’acconto 20%

Ritenuta d’Acconto 20%

La ritenuta d’acconto e un’anticipazione dell’IRPEF che il cliente trattiene e versa all’erario per conto dell’avvocato.

Regime fiscaleRitenuta d’acconto
Regime forfettarioNO – Mai applicata
Regime ordinario + cliente privatoNO – Privati non sono sostituti d’imposta
Regime ordinario + cliente P.IVASI – 20% sull’imponibile

Imposta di Bollo 2 Euro

L’imposta di bollo si applica alle fatture esenti IVA quando l’importo supera 77,47 euro.

CondizioneBollo dovuto
Fattura forfettario > 77,47 euroSI – 2 euro
Fattura forfettario sotto 77,47 euroNO
Fattura regime ordinario (con IVA)NO

Fattura Avvocato Forfettario: Esempio Completo

Ecco un esempio pratico di fattura emessa da un avvocato in regime forfettario:

FATTURA N. 15/2026

AVV. MARIA BIANCHI
Via Garibaldi 25, 33100 Udine
P.IVA 01234567890

Spett.le ROSSI COSTRUZIONI SRL
Via Roma 100, 33100 Udine - P.IVA 09876543210

Data fattura: 15/03/2026

DESCRIZIONE:
Consulenza legale e redazione contratto di appalto
Periodo: febbraio-marzo 2026

Onorario professionale                    2.000,00 EUR
Contributo integrativo C.F. 4%               80,00 EUR
---------------------------------------------------------
IMPONIBILE                                2.080,00 EUR

Imposta di bollo                              2,00 EUR
---------------------------------------------------------
TOTALE FATTURA                            2.082,00 EUR

Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89,
Legge n. 190/2014 (regime forfettario).
Non soggetta a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1,
comma 67, Legge n. 190/2014.

Diciture obbligatorie regime forfettario

  • “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge n. 190/2014”
  • “Non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, Legge n. 190/2014”
  • “Imposta di bollo assolta in modo virtuale” (se > 77,47 EUR)

Fattura Avvocato Regime Ordinario: Esempio

Ecco un esempio di fattura in regime ordinario verso un cliente con partita IVA:

FATTURA N. 8/2026

AVV. MARCO VERDI
Via Dante 50, 33100 Udine
P.IVA 02345678901

Spett.le ALFA SERVIZI SPA
Via Milano 200, 33100 Udine - P.IVA 08765432109

Data fattura: 20/03/2026

DESCRIZIONE:
Assistenza legale in controversia di lavoro
Redazione ricorso e partecipazione a 2 udienze

Onorario professionale                    3.000,00 EUR
Contributo integrativo C.F. 4%              120,00 EUR
---------------------------------------------------------
IMPONIBILE                                3.120,00 EUR

IVA 22%                                     686,40 EUR
---------------------------------------------------------
TOTALE LORDO                              3.806,40 EUR

Ritenuta d'acconto 20%                     -624,00 EUR
---------------------------------------------------------
TOTALE NETTO A PAGARE                     3.182,40 EUR

Parcella e Preavviso di Parcella

Gli avvocati possono emettere un preavviso di parcella (o nota pro-forma) prima della fattura definitiva.

CaratteristicaPreavviso/ParcellaFattura
Valore fiscaleNessunoDocumento fiscale
NumerazioneNon obbligatoriaProgressiva obbligatoria
Obbligo SdINoSi

Errori Comuni da Evitare

  1. Dimenticare il contributo integrativo 4% – Va sempre indicato
  2. Applicare la ritenuta in regime forfettario – Non si applica mai
  3. Dimenticare il bollo – Obbligatorio sopra 77,47 EUR per forfettari
  4. Descrizione generica – Specifica sempre la prestazione
  5. Emettere fattura in ritardo – Massimo 12 giorni dall’operazione

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande Frequenti


Conclusione

La fatturazione per avvocati richiede attenzione a diversi elementi: contributo integrativo 4%, eventuale ritenuta d’acconto, imposta di bollo e diciture corrette per il regime fiscale. Con la fatturazione elettronica obbligatoria, e fondamentale utilizzare software adeguati e rispettare i termini di emissione.

Se hai dubbi sulla fatturazione o sulla gestione fiscale del tuo studio legale, il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza personalizzata per avvocati e liberi professionisti.

Leggi anche: Partita IVA Avvocato 2026: Guida Completa

Articolo aggiornato a gennaio 2026. Le informazioni hanno carattere generale. Si consiglia di consultare un professionista per la propria situazione specifica.

fatturazione elettronica CAF Udine

I termini emissione fattura elettronica rappresentano uno degli aspetti più importanti per chi ha una partita IVA. Sbagliare le scadenze può costare caro: le sanzioni partono da 250 euro e possono arrivare al 10% dell’imposta non documentata. In questa guida aggiornata al 2026 vediamo esattamente entro quando emettere la fattura elettronica, quali sono le differenze tra fattura immediata e differita, e come evitare problemi con il Fisco.

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fatturazione elettronica si è esteso a tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari che fino al 2023 ne erano parzialmente esonerati. Conoscere i termini di emissione è quindi fondamentale per ogni professionista, artigiano e imprenditore.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la fattura elettronica e chi è obbligato
  2. Termini emissione fattura elettronica immediata
  3. Fattura differita: termini e regole
  4. Data fattura e data trasmissione SDI
  5. Specifiche tecniche: formato XML, codice destinatario e PEC
  6. Fattura elettronica a privati (B2C)
  7. Fattura elettronica per forfettari
  8. Autofattura e reverse charge
  9. Sanzioni per ritardo o mancata emissione
  10. Ravvedimento operoso per fatture tardive
  11. Conservazione sostitutiva
  12. Software e strumenti
  13. Domande frequenti

Cos’è la Fattura Elettronica e Chi è Obbligato

La fattura elettronica è un documento fiscale in formato digitale XML che viene trasmesso attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. A differenza della vecchia fattura cartacea, non basta creare un PDF e inviarlo via email: la fattura elettronica deve rispettare un formato tecnico preciso e transitare obbligatoriamente attraverso il SDI.

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo riguarda tutti i soggetti titolari di partita IVA residenti o stabiliti in Italia, senza eccezioni di fatturato. Questo significa che anche chi opera in regime forfettario o nel regime dei minimi deve emettere fattura elettronica tramite SDI.

Sono obbligati alla fatturazione elettronica:

  • Imprese di qualsiasi dimensione (ditte individuali, SRL, SPA, SNC, SAS)
  • Professionisti con partita IVA (avvocati, architetti, consulenti, ingegneri)
  • Artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio
  • Forfettari e minimi, senza limiti di ricavi dal 2024
  • Associazioni in regime 398 con partita IVA per attività commerciale

Restano esonerati solo alcuni soggetti specifici: i medici e gli operatori sanitari (per le fatture verso pazienti persone fisiche, in attesa del divieto di trasmissione dati sanitari al SDI), e i soggetti che applicano il regime speciale ex legge 398/1991 con proventi fino a 65.000 euro.

Termini Emissione Fattura Elettronica Immediata

La fattura immediata è quella che documenta una singola operazione e viene emessa contestualmente o entro breve termine dall’effettuazione dell’operazione. È il tipo di fattura più comune per professionisti e piccole imprese.

Per capire i termini di emissione della fattura elettronica immediata, occorre distinguere il momento in cui nasce l’obbligo di fatturazione. L’operazione si considera effettuata:

  • Per le cessioni di beni mobili: alla data di consegna o spedizione della merce
  • Per le prestazioni di servizi: alla data del pagamento del corrispettivo
  • Per le cessioni di beni immobili: alla data di stipula dell’atto notarile

Una volta individuato il momento di effettuazione, il termine per emettere la fattura elettronica immediata è di 12 giorni. In concreto, hai 12 giorni di tempo dalla data dell’operazione per trasmettere la fattura al Sistema di Interscambio.

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico, completi una prestazione il 10 aprile 2026 e riceva il pagamento lo stesso giorno. Marco ha tempo fino al 22 aprile 2026 per trasmettere la fattura elettronica al SDI. La data della fattura sarà comunque il 10 aprile (data dell’operazione), ma il campo “data trasmissione” potrà essere qualsiasi giorno entro il 22 aprile.

Attenzione: i 12 giorni si contano in giorni di calendario, compresi sabato, domenica e festivi. Se il dodicesimo giorno cade di sabato o festivo, la scadenza non si sposta al primo giorno lavorativo successivo. Questo è un errore molto comune che porta a sanzioni evitabili.

Fattura Differita: Termini e Regole

La fattura differita è una soluzione prevista dall’art. 21, comma 4 del DPR 633/72 che permette di riepilogare in un unico documento più operazioni effettuate nello stesso mese verso lo stesso cliente. È particolarmente utile per chi effettua consegne frequenti di merci.

Il termine per emettere la fattura differita è il 15 del mese successivo a quello in cui le operazioni sono state effettuate. Ad esempio, per tutte le consegne di merce effettuate nel mese di aprile 2026, la fattura differita può essere emessa entro il 15 maggio 2026.

Per poter emettere fattura differita, è necessario che le operazioni siano documentate da un DDT (Documento di Trasporto) o da altro documento idoneo che identifichi i soggetti, la natura, la qualità, la quantità dei beni e la data dell’operazione. Senza DDT valido, non è possibile ricorrere alla fatturazione differita.

Anche per le prestazioni di servizi è possibile emettere fattura differita, a condizione che le operazioni siano individuabili attraverso documentazione idonea (ad esempio, note di consegna lavori, rapportini, timesheet firmati dal cliente). In questo caso, il termine resta sempre il 15 del mese successivo al pagamento.

Un aspetto importante riguarda la liquidazione IVA: la fattura differita, anche se emessa entro il 15 del mese successivo, concorre alla liquidazione IVA del mese in cui le operazioni sono state effettuate. In pratica, l’IVA della fattura differita di aprile va inclusa nella liquidazione IVA di aprile, non di maggio.

Data Fattura e Data Trasmissione SDI: Differenze

Uno degli aspetti più confusi della fatturazione elettronica riguarda la differenza tra data della fattura e data di trasmissione al SDI. Si tratta di due concetti distinti che è fondamentale comprendere per evitare errori.

La data della fattura (campo “Data” nel tracciato XML) è la data in cui l’operazione si è effettuata. Questa data ha rilevanza ai fini IVA: determina in quale periodo di liquidazione rientra l’operazione.

La data di trasmissione è invece il giorno in cui il file XML viene effettivamente inviato al Sistema di Interscambio. Questa è la data che deve rientrare nei termini di emissione (12 giorni per l’immediata, 15 del mese successivo per la differita).

Facciamo un esempio concreto: Laura, avvocato, incassa il compenso per una consulenza il 5 marzo 2026. Emette la fattura con data 5 marzo 2026, ma la trasmette al SDI il 15 marzo 2026. La fattura è perfettamente regolare perché la trasmissione avviene entro i 12 giorni dalla data dell’operazione. L’IVA concorre alla liquidazione di marzo.

Attenzione al caso della fattura differita: se Laura emette una fattura differita per più prestazioni di marzo, la data della fattura sarà il 31 marzo 2026 (ultimo giorno del mese delle operazioni), mentre la data di trasmissione potrà essere qualsiasi giorno fino al 15 aprile 2026.

Specifiche Tecniche: Formato XML, Codice Destinatario e PEC

Le specifiche tecniche della fattura elettronica sono definite dall’Agenzia delle Entrate e riguardano il formato del file, i codici identificativi e le modalità di recapito. Comprendere questi aspetti tecnici è importante anche se si usa un software di fatturazione, perché gli errori tecnici causano lo scarto della fattura da parte del SDI.

Il formato obbligatorio è l’XML (eXtensible Markup Language), nella versione FatturaPA 1.2.2 attualmente in vigore. Il file deve rispettare il tracciato definito dall’Agenzia delle Entrate e contenere tutti i campi obbligatori: dati del cedente/prestatore, dati del cessionario/committente, dati della fattura e dettaglio delle righe.

Il Codice Destinatario è un codice alfanumerico di 7 caratteri che identifica il canale telematico attraverso cui il destinatario riceve le fatture. Chi usa un software di fatturazione o un intermediario (come il commercialista) ha un proprio codice destinatario. Se non si conosce il codice del cliente, si può utilizzare il valore “0000000” (sette zeri) e indicare la PEC del destinatario.

La PEC (Posta Elettronica Certificata) è un canale alternativo per il recapito delle fatture elettroniche. Se il destinatario non ha un codice destinatario attivo, il SDI tenta la consegna via PEC. Se anche la PEC non è disponibile, la fattura viene depositata nel cassetto fiscale del destinatario, accessibile dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.

I principali codici di errore che causano lo scarto della fattura da parte del SDI includono:

  • Errore 00305: partita IVA del cessionario non valida o cessata
  • Errore 00311: data fattura successiva alla data di trasmissione
  • Errore 00400: fattura duplicata (stesso numero, data, cedente e cessionario)
  • Errore 00404: importo IVA non coerente con aliquota e imponibile

Fattura Elettronica a Privati (B2C)

Quando il cliente è un privato cittadino (consumatore finale senza partita IVA), la fattura elettronica va emessa comunque tramite il SDI. La differenza principale riguarda il codice destinatario e le modalità di consegna.

Per le fatture verso privati (operazioni B2C) si utilizza il codice destinatario “0000000” (sette zeri) e si indica il codice fiscale del cliente nel campo dedicato. Non serve la PEC del privato, perché la fattura viene automaticamente depositata nel cassetto fiscale del cliente, accessibile con SPID o CIE dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Il titolare di partita IVA è comunque obbligato a consegnare al cliente privato una copia della fattura, in formato cartaceo o PDF. Questo obbligo è spesso dimenticato ma resta vigente: il cliente privato potrebbe non sapere di dover consultare il proprio cassetto fiscale, e ha diritto a ricevere il documento.

I termini di emissione per le fatture B2C sono identici a quelli delle fatture B2B: 12 giorni per la fattura immediata, 15 del mese successivo per la differita. Non ci sono differenze nei tempi, solo nel formato di compilazione.

Fattura Elettronica per Forfettari: Obbligo dal 2024

L’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari è diventato universale dal 1° gennaio 2024. Fino al 2023, i forfettari con ricavi fino a 25.000 euro potevano ancora emettere fatture cartacee. Questa eccezione è stata definitivamente eliminata.

Chi opera in regime forfettario deve quindi emettere fattura elettronica con le stesse modalità di tutti gli altri soggetti IVA. I termini di emissione sono identici: 12 giorni per la fattura immediata e 15 del mese successivo per la differita.

Una particolarità della fatturazione per i forfettari riguarda il campo “Regime Fiscale” nel tracciato XML. I forfettari devono indicare il codice RF19 (Regime forfettario), e nel campo “Natura” dell’operazione il codice N2.2 (operazioni non soggette – altri casi). L’IVA non va esposta in fattura, perché i forfettari non applicano IVA sulle cessioni e prestazioni.

Un aspetto da non dimenticare è la marca da bollo virtuale: per le fatture di importo superiore a 77,47 euro senza IVA, il forfettario deve applicare il bollo da 2 euro. Con la fattura elettronica, il bollo si indica nel campo apposito del tracciato XML e si versa trimestralmente tramite il servizio dell’Agenzia delle Entrate. Le scadenze per il versamento del bollo sono: 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo.

Autofattura e Reverse Charge: Termini Specifici

L’autofattura è un documento che il cessionario o committente emette per conto del cedente o prestatore, in situazioni specifiche previste dalla legge. I casi più comuni riguardano gli acquisti da soggetti esteri (integrazione/autofattura per operazioni intracomunitarie e da Paesi extra-UE) e le operazioni in reverse charge (inversione contabile).

Con l’introduzione dell’esterometro tramite SDI (dal 1° luglio 2022), le autofatture per acquisti da soggetti esteri devono essere trasmesse al Sistema di Interscambio utilizzando i codici documento specifici:

  • TD17: integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero
  • TD18: integrazione per acquisto beni intracomunitari
  • TD19: integrazione/autofattura per acquisto beni ex art. 17 c.2 DPR 633/72
  • TD20: autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture (art. 6 c.8 D.Lgs. 471/97)
  • TD16: integrazione fattura reverse charge interno

Il termine per la trasmissione di queste autofatture è il 15 del mese successivo a quello di ricevimento del documento (per acquisti intracomunitari) o di effettuazione dell’operazione (per acquisti da Paesi extra-UE). Per il reverse charge interno (TD16), il termine è entro la data di liquidazione IVA del periodo in cui l’operazione rientra.

Un caso particolare riguarda l’autofattura per mancata ricezione della fattura dal fornitore (TD20). Se il fornitore non emette fattura entro 4 mesi dall’operazione, il cliente è obbligato a emettere autofattura entro il 30° giorno successivo alla scadenza dei 4 mesi.

Sanzioni per Ritardo o Mancata Emissione della Fattura

Le sanzioni per la mancata o tardiva emissione della fattura elettronica sono disciplinate dall’art. 6 del D.Lgs. 471/1997 e sono state aggiornate dalla riforma delle sanzioni tributarie entrata in vigore dal 1° settembre 2024 (D.Lgs. 87/2024).

Le sanzioni si applicano in modo diverso a seconda che la violazione abbia o meno inciso sulla corretta liquidazione dell’IVA:

  • Violazione che incide sulla liquidazione IVA: sanzione dal 70% al 100% dell’imposta non documentata, con un minimo di 300 euro
  • Violazione che NON incide sulla liquidazione IVA (es. fattura emessa in ritardo ma IVA correttamente liquidata): sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo non documentato, con un minimo di 250 euro (dal 1° settembre 2024, prima era sanzione fissa di 250 euro)
  • Violazione relativa a operazioni esenti, non imponibili o non soggette: sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo, con un minimo di 250 euro

Facciamo un esempio pratico: se emetti una fattura di 5.000 euro + IVA con 10 giorni di ritardo, ma l’IVA era già stata correttamente inclusa nella liquidazione periodica, la sanzione base sarà compresa tra 250 e 500 euro (5%-10% di 5.000 euro). Se invece il ritardo ha causato un’omessa liquidazione IVA, la sanzione sale al 70-100% dell’IVA non versata.

Ravvedimento Operoso per Fatture Tardive

Se ti accorgi di aver emesso una fattura elettronica in ritardo, puoi limitare i danni economici grazie al ravvedimento operoso. Questo istituto, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, permette di regolarizzare la violazione pagando una sanzione ridotta.

Le riduzioni delle sanzioni variano in base al tempo trascorso dalla violazione:

  • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (quindi 25 euro per violazioni che non incidono sulla liquidazione IVA)
  • Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimo (circa 27,78 euro)
  • Entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno della violazione: sanzione ridotta a 1/8 del minimo (31,25 euro)
  • Entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell’anno successivo: riduzione a 1/7
  • Oltre, ma prima della notifica di un atto di accertamento: riduzione a 1/6

In pratica, se ti accorgi entro 30 giorni di non aver emesso una fattura nei termini, puoi regolarizzare pagando solo 25 euro con F24 (codice tributo 8911) oltre all’eventuale IVA dovuta con interessi. È una cifra molto contenuta rispetto alla sanzione piena di 250 euro.

Il consiglio del CAF Centro Fiscale di Udine è di monitorare costantemente i termini di emissione e, in caso di ritardo, procedere immediatamente con il ravvedimento operoso: prima si agisce, meno si paga.

Conservazione Sostitutiva delle Fatture Elettroniche

La conservazione sostitutiva (o conservazione digitale a norma) è l’obbligo di archiviare le fatture elettroniche in formato digitale per 10 anni, garantendone l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo. Non basta salvare il file XML sul proprio computer: la conservazione deve rispettare le regole tecniche definite dall’AgID.

La buona notizia è che l’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione per tutte le fatture transitate tramite il SDI. Per attivarlo, basta accedere al portale “Fatture e Corrispettivi” con le proprie credenziali SPID, CIE o CNS, e sottoscrivere l’accordo di servizio. Una volta attivato, tutte le fatture emesse e ricevute vengono conservate automaticamente.

In alternativa, si può affidare la conservazione a un servizio di conservazione certificato: molti software di fatturazione (come quelli descritti nella sezione successiva) includono già il servizio di conservazione nel proprio abbonamento. Anche il commercialista o il CAF possono occuparsi della conservazione per conto del contribuente.

Il termine per la conservazione è il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno di riferimento. In pratica, le fatture del 2025 devono essere portate in conservazione entro il 30 luglio 2026 (dichiarazione IVA 2025 con scadenza 30 aprile 2026 + 3 mesi).

Software e Strumenti per la Fatturazione Elettronica

Per emettere fatture elettroniche esistono diverse soluzioni, dal servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate ai software professionali a pagamento. La scelta dipende dal volume di fatture e dalle esigenze di integrazione con la contabilità.

Il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile dal portale “Fatture e Corrispettivi”, permette di compilare e trasmettere fatture elettroniche senza costi. È adatto a chi emette poche fatture al mese (meno di 10-15) e non ha bisogno di funzionalità avanzate. Il portale include anche la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture, ma l’interfaccia è piuttosto essenziale.

I software di fatturazione privati più utilizzati in Italia includono:

  • Aruba Fatturazione: servizio unico a 29,90 euro + IVA l’anno, senza Sistema Tessera Sanitaria. Include conservazione sostitutiva
  • Fatture in Cloud (TeamSystem): molto diffuso tra professionisti e piccole imprese, con funzionalità di contabilità integrata
  • FattureWeb (Wolters Kluwer): utilizzato da molti studi professionali, con integrazione ai gestionali contabili
  • Legalinvoice (InfoCert): ottimo per chi cerca sicurezza certificata e firma digitale integrata

In alternativa, molti commercialisti e CAF offrono il servizio di fatturazione elettronica come parte dell’assistenza contabile. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze e assisterti nella configurazione iniziale del software.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica

Entro quanti giorni devo emettere la fattura elettronica?

Per la fattura immediata hai 12 giorni di calendario dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna del bene o pagamento del servizio). Per la fattura differita, il termine è il 15 del mese successivo, a condizione che le operazioni siano supportate da DDT o documentazione equivalente.

Cosa succede se emetto la fattura elettronica in ritardo?

Se il ritardo non incide sulla liquidazione IVA, rischi una sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo, con un minimo di 250 euro. Puoi ridurre significativamente la sanzione con il ravvedimento operoso: se regolarizzi entro 30 giorni, paghi solo 25 euro.

I forfettari sono obbligati alla fattura elettronica nel 2026?

Sì, dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica, indipendentemente dal volume dei ricavi. Non esistono più esoneri legati alla soglia dei 25.000 euro.

Come emetto fattura elettronica a un privato senza partita IVA?

Devi inserire il codice destinatario “0000000” (sette zeri) e il codice fiscale del cliente. La fattura sarà depositata nel cassetto fiscale del privato. Sei comunque obbligato a consegnare una copia cartacea o PDF al cliente.

La data della fattura può essere diversa dalla data di trasmissione al SDI?

Sì, è normale e previsto dalla legge. La data della fattura è la data dell’operazione, mentre la trasmissione può avvenire entro i 12 giorni successivi (fattura immediata). L’importante è che la data della fattura non sia successiva alla data di trasmissione.

Devo conservare le fatture elettroniche? Per quanto tempo?

Sì, la conservazione digitale è obbligatoria per 10 anni. Puoi usare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (portale Fatture e Corrispettivi) oppure affidarti a un software di fatturazione che include la conservazione sostitutiva.

Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica?

I termini di emissione, le specifiche tecniche e le sanzioni possono sembrare complessi, ma con il giusto supporto la fatturazione elettronica diventa una routine semplice. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la gestione della partita IVA e degli adempimenti fiscali.

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    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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