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CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pignoramento Pensione 2026: Sale la Soglia Minima Intoccabile

calcolo pensione CAF Udine

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Pignoramento della Pensione
  2. Nuova Soglia Minima Intoccabile 2026
  3. Come Funziona il Pignoramento Pensione
  4. Limiti e Percentuali Pignorabili
  5. Differenze tra Pensione INPS e Altri Redditi
  6. Come Tutelarsi dal Pignoramento
  7. Procedure di Opposizione
  8. Domande Frequenti

AGGIORNAMENTO 12 febbraio 2026: Articolo corretto e aggiornato con la distinzione tra soglia per pignoramento presso INPS (doppio assegno sociale = 1.092 euro) e soglia per conto corrente (triplo = 1.638 euro), come previsto dall’art. 545 c.p.c. Grazie ai lettori per la segnalazione.

Il pignoramento della pensione è una procedura esecutiva che consente ai creditori di rivalersi sulle somme accreditate mensilmente dall’INPS al pensionato debitore. Nel 2026, grazie all’adeguamento annuale all’inflazione previsto dalla normativa vigente, la soglia minima impignorabile della pensione è aumentata, offrendo maggiore tutela ai pensionati con redditi bassi.

La soglia impignorabile rappresenta l’importo mensile che non può essere toccato dai creditori, anche in presenza di debiti. Questa protezione è fondamentale per garantire al pensionato le risorse minime necessarie per vivere dignitosamente. Per chi percepisce una pensione minima INPS, le tutele sono ancora più stringenti.

In questa guida scoprirai qual è la nuova soglia impignorabile 2026, come funziona il pignoramento della pensione INPS, quali sono i limiti e le percentuali pignorabili in base al tipo di credito, le differenze tra pensione e altri redditi, come tutelarsi dal pignoramento e quali sono le procedure di opposizione disponibili.

Cos’è il Pignoramento della Pensione

Il pignoramento della pensione è una procedura esecutiva forzata prevista dal Codice di Procedura Civile che consente a un creditore (banca, Agenzia delle Entrate, ente previdenziale, condominio, fornitore, ecc.) di recuperare il proprio credito trattenendo una quota della pensione erogata dall’INPS o da altro ente pensionistico.

Il pignoramento può avvenire in due modalità:

**1. Pignoramento presso terzi (INPS)** Il creditore notifica l’atto di pignoramento direttamente all’INPS (terzo pignorato), che diventa responsabile di trattenere una quota della pensione ogni mese e versarla al creditore. Il pensionato vede ridotto l’importo accreditato sul proprio conto corrente.

**2. Pignoramento del conto corrente dove arriva la pensione** Il creditore pignora il conto corrente bancario o postale su cui viene accreditata la pensione. In questo caso, la banca blocca le somme presenti sul conto fino a concorrenza del debito. Tuttavia, se le somme provengono da pensione, stipendio o altri redditi da lavoro, si applicano le tutele previste dalla legge (triple del minimo vitale impignorabile).

Chi può pignorare la pensione?

Possono pignorare la pensione: – Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia) per debiti fiscali, multe, bolli auto, tasse non pagate – Banche e finanziarie per mutui, prestiti, finanziamenti non rimborsati – Fornitori e creditori privati con sentenza esecutiva (es. bollette non pagate, debiti commerciali) – Condominio per spese condominiali non pagate – INPS per recupero indebiti (pensioni erogate per errore)

Nuova Soglia Minima Intoccabile 2026

Nel 2026, la normativa italiana prevede due diverse soglie di protezione per il pignoramento della pensione, a seconda della modalita con cui avviene l’esecuzione forzata.

IMPORTANTE: Due soglie diverse per due situazioni diverse

L’art. 545 del Codice di Procedura Civile stabilisce soglie differenti:

Tipo di pignoramentoSoglia impignorabileImporto 2026
Presso INPS (alla fonte)DOPPIO dell’assegno sociale1.092,82 euro/mese
Su conto corrente (somme depositate)TRIPLO dell’assegno sociale1.638,72 euro
Art. 545 c.p.c., commi 7 e 8 – Assegno sociale 2026: 546,24 euro (importo aggiornato INPS)

1. Pignoramento diretto presso INPS (art. 545 comma 7)

Quando il creditore pignora la pensione direttamente presso l’INPS, la soglia impignorabile e pari al doppio dell’assegno sociale, comunque non inferiore a 1.000 euro.

Calcolo 2026: 546,24 euro x 2 = 1.092,48 euro al mese

Questo significa che se la pensione netta mensile e pari o inferiore a 1.092,48 euro, essa non puo essere pignorata dall’INPS (salvo debiti alimentari).

2. Pignoramento del conto corrente (art. 545 comma 8)

Quando il creditore pignora il conto corrente bancario dove viene accreditata la pensione, le somme gia depositate sono protette fino al triplo dell’assegno sociale.

Calcolo 2026: 546,24 euro x 3 = 1.638,72 euro

Questa protezione maggiore sul conto corrente serve a garantire che il pensionato abbia sempre disponibile una somma sufficiente per le spese essenziali del mese.

Tabella soglie impignorabili 2024-2026

AnnoAssegno socialeSoglia INPS (x2)Soglia Conto (x3)
2024534,41 euro1.068,82 euro1.603,23 euro
2025538,69 euro1.077,38 euro1.616,07 euro
2026546,24 euro1.092,48 euro1.638,72 euro
Fonte: INPS – Importi rivalutati annualmente

Esempio pratico: Pignoramento INPS vs Conto Corrente

Pensione netta mensile: 1.300 euro

Caso A – Pignoramento presso INPS:

  • Soglia impignorabile: 1.092,48 euro (doppio assegno sociale)
  • Parte pignorabile: 1.300 – 1.092,48 = 207,52 euro
  • Quota massima pignorabile (1/5): 41,50 euro/mese

Caso B – Pignoramento conto corrente:

  • Soglia impignorabile: 1.638,72 euro (triplo assegno sociale)
  • La pensione (1.300 euro) e interamente protetta
  • Quota pignorabile: 0 euro

Come si vede, la protezione sul conto corrente e piu ampia di quella sul pignoramento diretto INPS.

Come Funziona il Pignoramento Pensione

Il pignoramento della pensione segue un iter procedurale preciso regolato dal Codice di Procedura Civile e dalle norme speciali previste per i redditi da lavoro e pensione.

Step 1: Titolo esecutivo

Il creditore deve avere un titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo, ingiunzione fiscale, atto notarile, ecc.) che certifichi l’esistenza del debito e il diritto di recuperarlo.

Step 2: Notifica dell’atto di pignoramento

Il creditore, tramite un ufficiale giudiziario, notifica: – Al debitore (pensionato): l’atto di pignoramento – Al terzo pignorato (INPS): l’ordinanza di pignoramento con l’obbligo di trattenere le somme

Step 3: Dichiarazione del terzo (INPS)

L’INPS (o altro ente pensionistico) ha l’obbligo di rispondere entro 10 giorni con una dichiarazione in cui indica: – Se è debitore del pensionato (se eroga la pensione) – Importo della pensione netta mensile – Eventuali altri pignoramenti in corso – Quota pignorabile nei limiti di legge

Step 4: Trattenuta mensile

Dalla dichiarazione positiva dell’INPS, inizia la trattenuta mensile sulla pensione. L’INPS trattiene la quota pignorabile e la versa al creditore tramite l’ufficiale giudiziario o direttamente, secondo le modalità indicate nell’atto di pignoramento.

Step 5: Udienza di assegnazione

Entro 45 giorni dalla notifica del pignoramento, si tiene l’udienza di assegnazione davanti al giudice, in cui il creditore chiede l’attribuzione delle somme pignorate. Il debitore può opporsi o contestare il pignoramento.

Durata del pignoramento

Il pignoramento prosegue fino a quando: – Il debito è completamente estinto – Il debitore estingue il debito in via volontaria – Il giudice revoca il pignoramento (per vizi formali, opposizione accolta, ecc.)

Limiti e Percentuali Pignorabili

La normativa italiana prevede limiti stringenti al pignoramento della pensione, per tutelare il minimo vitale necessario al sostentamento del pensionato.

Regola generale: 1/5 della parte eccedente la soglia

La quota massima pignorabile della pensione e pari a un quinto (20%) della parte che eccede la soglia impignorabile:

  • Pignoramento INPS: 1/5 della parte eccedente il doppio dell’assegno sociale (1.092,48 euro nel 2026)
  • Pignoramento conto corrente: 1/5 della parte eccedente il triplo dell’assegno sociale (1.638,72 euro nel 2026)

Formula di calcolo (pignoramento INPS)

Quota pignorabile = (Pensione netta – 1.092,48 euro) x 20%

Esempi pratici

Esempio 1: Pensione 1.000 euro

  • Pensione netta: 1.000 euro
  • Soglia impignorabile INPS: 1.092,48 euro
  • Parte eccedente: 0 euro (la pensione e inferiore alla soglia)
  • Quota pignorabile: 0 euro – Pensione totalmente impignorabile

Esempio 2: Pensione 1.500 euro

  • Pensione netta: 1.500 euro
  • Soglia impignorabile INPS: 1.092,48 euro
  • Parte eccedente: 407,52 euro (1.500 – 1.092,48)
  • Quota pignorabile: 81,50 euro (20% di 407,52)
  • Pensione netta dopo pignoramento: 1.418,50 euro

Esempio 3: Pensione 2.500 euro

  • Pensione netta: 2.500 euro
  • Soglia impignorabile INPS: 1.092,48 euro
  • Parte eccedente: 1.407,52 euro (2.500 – 1.092,48)
  • Quota pignorabile: 281,50 euro (20% di 1.407,52)
  • Pensione netta dopo pignoramento: 2.218,50 euro

Differenze tra Pensione INPS e Altri Redditi

Le tutele previste per il pignoramento della pensione sono diverse rispetto ad altri tipi di reddito o crediti sul conto corrente.

1. Pensione INPS vs Stipendio

La pensione e lo stipendio godono delle stesse tutele in caso di pignoramento: entrambi sono pignorabili solo per 1/5 della parte eccedente la soglia impignorabile (doppio per INPS, triplo per conto corrente). Non ci sono differenze sostanziali nella quota pignorabile.

2. Pensione vs Redditi da lavoro autonomo

I redditi da lavoro autonomo (partita IVA, professionisti, artigiani, commercianti) non godono delle stesse tutele della pensione e dello stipendio. In caso di pignoramento del conto corrente, possono essere pignorati fino alla concorrenza del debito, senza il limite del 1/5.

3. Pignoramento del conto corrente con pensione accreditata

Se il creditore pignora il conto corrente bancario o postale su cui viene accreditata la pensione, la banca deve verificare la natura delle somme presenti sul conto:

  • Se le somme provengono da pensione o stipendio accreditati negli ultimi 3 mesi, si applicano le tutele del triplo dell’assegno sociale
  • Se le somme sono depositate da più di 3 mesi, possono essere pignorate senza limiti
  • Se il conto contiene somme miste (pensione + altri accrediti), la banca deve distinguere le somme impignorabili

Esempio

Conto corrente con saldo di 5.000 euro: – 1.800 euro = pensione accreditata il mese scorso (impignorabile fino a 1.603,23 euro) – 1.500 euro = pensione accreditata 2 mesi fa (impignorabile fino a 1.603,23 euro) – 1.700 euro = risparmi depositati da più di 3 mesi (pignorabili senza limiti)

In questo caso, la banca può pignorare: – 196,77 euro dalla pensione del mese scorso (1.800 – 1.603,23) – 0 euro dalla pensione di 2 mesi fa (1.500 < 1.603,23) - 1.700 euro dai risparmi depositati

Totale pignorabile: 1.896,77 euro

4. Pensione minima e assegno sociale

La pensione minima INPS (circa 598 euro nel 2026) e l’assegno sociale (534 euro) sono totalmente impignorabili, salvo per debiti alimentari. Non può essere pignorata alcuna somma da queste prestazioni.

Come Tutelarsi dal Pignoramento

Esistono diverse strategie per tutelarsi dal pignoramento della pensione o ridurne l’impatto.

1. Accordo stragiudiziale con il creditore

Prima che il pignoramento venga avviato, è possibile cercare un accordo di rateizzazione con il creditore, proponendo un piano di rimborso sostenibile. Molti creditori preferiscono evitare le spese e i tempi del pignoramento e accettano dilazioni di pagamento.

2. Rateizzazione del debito fiscale (Agenzia Entrate)

Se il debito è con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, è possibile richiedere la rateizzazione del debito (fino a 72 rate mensili senza necessità di documentazione). Una volta ottenuta la rateizzazione e rispettate le scadenze, l’Agenzia non può avviare o proseguire il pignoramento.

Per approfondire le modalità di rateizzazione dei debiti fiscali, consulta la nostra guida sulla Rottamazione Quinquies 2026.

3. Opposizione al pignoramento per vizi formali

Se l’atto di pignoramento presenta vizi formali (es. mancata notifica, errori nei dati, mancanza del titolo esecutivo), il debitore può presentare opposizione all’esecuzione entro 20 giorni dalla notifica, chiedendo la revoca del pignoramento.

4. Riduzione della quota pignorabile

In caso di particolare disagio economico (spese mediche, figli a carico, altre obbligazioni), il pensionato può richiedere al giudice la riduzione della quota pignorabile al di sotto del 1/5, dimostrando l’impossibilità di far fronte alle spese essenziali con la pensione residua.

5. Usare un conto corrente “protetto”

Alcune banche offrono conti correnti con tutela antipigoramento, che applicano automaticamente i limiti previsti dalla legge (triplo dell’assegno sociale) anche in caso di pignoramento del conto. Questo evita che la banca blocchi somme superiori al dovuto in attesa della verifica.

6. Chiedere assistenza a un CAF o consulente fiscale

Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella: – Verifica della regolarità dell’atto di pignoramento – Predisposizione di opposizioni e ricorsi – Richiesta di rateizzazione dei debiti fiscali – Negoziazione con i creditori – Calcolo della quota pignorabile secondo le norme vigenti

Procedure di Opposizione

Il pensionato che subisce un pignoramento può opporsi attraverso diverse procedure legali, a seconda del vizio o del motivo di contestazione.

1. Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.)

L’opposizione all’esecuzione può essere presentata quando si contesta: – L’inesistenza del debito (il debito è già stato pagato, non è mai esistito, è prescritto) – La nullità del titolo esecutivo (sentenza viziata, decreto ingiuntivo irregolare)

Termini: L’opposizione va presentata entro 20 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento.

Procedura: – Deposito del ricorso presso il Tribunale competente – Eventuale richiesta di sospensione del pignoramento in via cautelare (se ci sono gravi motivi) – Udienza di discussione davanti al giudice – Sentenza di accoglimento o rigetto

2. Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.)

L’opposizione agli atti esecutivi può essere presentata quando si contesta: – Vizi formali dell’atto di pignoramento (notifica irregolare, dati errati, violazione delle norme procedurali) – Eccesso di pignoramento (quota pignorata superiore al 1/5, pignoramento di somme impignorabili)

Termini: L’opposizione va presentata entro 20 giorni dalla conoscenza del vizio.

Procedura: – Deposito del ricorso presso il Giudice dell’Esecuzione – Udienza di discussione – Ordinanza di accoglimento o rigetto

3. Opposizione di terzo (art. 619 c.p.c.)

L’opposizione di terzo può essere presentata quando il pignoramento colpisce beni o crediti appartenenti a terzi, non al debitore. Questo può accadere, ad esempio, se viene pignorato un conto corrente cointestato.

4. Ricorso per riduzione della quota pignorabile

Il pensionato può presentare un ricorso al Giudice dell’Esecuzione per chiedere la riduzione della quota pignorabile al di sotto del 1/5, dimostrando: – Particolare disagio economico – Spese mediche straordinarie – Figli a carico o altre obbligazioni alimentari – Impossibilità di far fronte alle spese essenziali con la pensione residua

Documenti da allegare: – Cedolini pensione ultimi 6 mesi – Stato di famiglia – Certificazione ISEE – Documentazione spese mediche, affitto, bollette – Dichiarazione dei redditi

5. Assistenza legale e CAF

Per presentare un’opposizione al pignoramento è consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto esecutivo oppure a un CAF per l’assistenza nella raccolta della documentazione e nella verifica della regolarità dell’atto.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre: – Analisi preliminare dell’atto di pignoramento – Verifica della quota pignorabile – Assistenza nella predisposizione di rateizzazioni fiscali – Invio a legali convenzionati per le opposizioni

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Pignoramento Pensione 2026

Quanto può essere pignorata la pensione nel 2026?

La pensione può essere pignorata fino a un massimo di 1/5 (20%) della parte che eccede 1.603,23 euro mensili (triplo dell’assegno sociale 2026). Se la pensione è inferiore a 1.603,23 euro, è totalmente impignorabile, salvo per debiti alimentari.

La pensione minima può essere pignorata?

No, la pensione minima INPS (circa 598 euro nel 2026) e l’assegno sociale (534 euro) sono totalmente impignorabili, perché inferiori alla soglia del triplo dell’assegno sociale (1.603,23 euro). Fanno eccezione i debiti alimentari e gli assegni di mantenimento.

Chi può pignorare la pensione?

Possono pignorare la pensione: Agenzia delle Entrate-Riscossione per debiti fiscali, banche e finanziarie per prestiti non rimborsati, creditori privati con sentenza esecutiva, condominio per spese condominiali, INPS per recupero indebiti. Tutti devono avere un titolo esecutivo.

Come posso evitare il pignoramento della pensione?

Puoi evitare il pignoramento cercando un accordo di rateizzazione con il creditore prima dell’esecuzione forzata. Per debiti fiscali, richiedi la rateizzazione all’Agenzia delle Entrate (fino a 72 rate). Una volta ottenuta e rispettata la rateizzazione, il pignoramento non può essere avviato.

Posso oppormi al pignoramento della pensione?

Sì, puoi presentare opposizione all’esecuzione entro 20 giorni se il debito non esiste o è già stato pagato, oppure opposizione agli atti esecutivi se l’atto presenta vizi formali o la quota pignorata è superiore ai limiti di legge. Rivolgiti a un avvocato o al CAF per assistenza.

Il pignoramento della pensione vale anche per il conto corrente?

Sì, se il creditore pignora il conto corrente su cui arriva la pensione, la banca deve applicare le stesse tutele: sono impignorabili le somme fino a 1.603,23 euro mensili provenienti da pensione accreditata negli ultimi 3 mesi. Le somme depositate da più tempo possono essere pignorate senza limiti.


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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella verifica dell’atto, calcolo della quota pignorabile e predisposizione di opposizioni o rateizzazioni fiscali.

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    Pagamenti INPS Febbraio 2026: Calendario Completo con Tutte le Date

    calcolo pensione CAF Udine

    Indice dei contenuti

    1. Pensioni Febbraio 2026: Date di Accredito e Modalità
    2. NASPI Febbraio 2026: Quando Arriva l’Indennità
    3. Assegno Unico Febbraio 2026: Calendario Famiglie
    4. ADI Febbraio 2026: Date Assegno di Inclusione
    5. Novità INPS Febbraio 2026: Circolari e Scadenze
    6. Come Verificare i Pagamenti INPS Online

    Febbraio 2026 porta con sé importanti scadenze per i pagamenti INPS: pensioni, NASPI, Assegno Unico e Assegno di Inclusione (ADI) hanno date di accredito precise che è fondamentale conoscere per organizzare le proprie finanze familiari.

    In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti fornisce il calendario completo dei pagamenti INPS di febbraio 2026 con tutte le date da segnare, le modalità di accredito (banca, Poste Italiane, contanti) e le eventuali novità normative del mese.

    Che tu sia pensionato, percettore di NASPI, genitore con figli a carico o beneficiario ADI, troverai qui tutte le informazioni necessarie per sapere quando arriverà il tuo pagamento e come verificarne l’accredito online.

    Pensioni Febbraio 2026: Date di Accredito e Modalità

    Il pagamento delle pensioni di febbraio 2026 segue il calendario mensile standard dell’INPS, con alcune particolarità legate ai giorni festivi e al tipo di riscossione scelto dal pensionato.

    Date di accredito pensioni febbraio 2026

    Il primo giorno bancabile di febbraio 2026 è lunedì 2 febbraio (il 1° febbraio cade domenica). Pertanto:

    • Accredito su conto corrente bancario/postale: dal 2 febbraio 2026 (di solito l’accredito avviene automaticamente nella mattinata)
    • Ritiro in contanti agli sportelli postali: dal 2 al 7 febbraio 2026 secondo scaglioni alfabetici
    • Bonifico domiciliato in banca: dal 2 febbraio 2026 (verificare orari sportello della propria banca)

    Calendario scaglionato ritiro contanti Poste Italiane

    Per chi ritira la pensione in contanti presso gli uffici postali, l’INPS e Poste Italiane organizzano lo scaglionamento alfabetico per evitare assembramenti:

    Cognome inizialeData ritiro
    A – BLunedì 2 febbraio 2026
    C – DMartedì 3 febbraio 2026
    E – KMercoledì 4 febbraio 2026
    L – OGiovedì 5 febbraio 2026
    P – RVenerdì 6 febbraio 2026
    S – ZSabato 7 febbraio 2026 (solo mattina)

    IMPORTANTE: È consigliabile recarsi presso l’ufficio postale nella data indicata per il proprio cognome, portando con sé documento di identità valido e codice fiscale.

    Importi pensioni febbraio 2026

    Gli importi delle pensioni di febbraio 2026 restano invariati rispetto a gennaio, salvo eventuali conguagli legati a:

    • Perequazione automatica (rivalutazione annuale già applicata a gennaio 2026)
    • Trattenute fiscali IRPEF calcolate sui redditi 2025
    • Rimborsi o recuperi da parte dell’INPS
    • Addizionali comunali/regionali (se dovute)

    Per verificare l’importo esatto della tua pensione, accedi all’area MyINPS con SPID, CIE o CNS e consulta il cedolino pensione di febbraio 2026.

    NASPI Febbraio 2026: Quando Arriva l’Indennità di Disoccupazione

    La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS a chi ha perso involontariamente il lavoro. Il pagamento della NASPI segue un calendario mensile diverso da quello delle pensioni.

    Data pagamento NASPI febbraio 2026

    Il pagamento della NASPI di febbraio 2026 è previsto intorno al 15-16 febbraio, con possibili variazioni di 1-2 giorni lavorativi in base ai tempi tecnici bancari.

    Modalità di accredito NASPI:

    • Accredito su conto corrente bancario/postale indicato nella domanda NASPI
    • Bonifico domiciliato presso sportelli bancari/postali (da ritirare entro 60 giorni)
    • Libretto postale o Postepay Evolution intestati al beneficiario

    ATTENZIONE: Se hai presentato la domanda NASPI a gennaio 2026, il primo pagamento potrebbe arrivare solo a fine febbraio o inizio marzo, poiché l’INPS impiega circa 30-45 giorni per l’istruttoria della pratica.

    Come verificare il pagamento NASPI

    1. Accedi a www.inps.it con SPID/CIE/CNS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Fascicolo previdenziale del cittadino”
    3. Seleziona “Pagamenti” per vedere l’elenco dei pagamenti NASPI ricevuti
    4. Controlla la voce “NASPI mese di competenza febbraio 2026” con data di accredito

    Il cedolino NASPI di febbraio 2026 è consultabile nell’area riservata circa 5-7 giorni prima del pagamento effettivo.

    Novità NASPI 2026

    A partire dal 1° gennaio 2026, sono entrate in vigore alcune modifiche normative sulla NASPI:

    • Massimale NASPI 2026: 1.550,42 euro mensili (per redditi superiori a 1.425,21 euro, si applica una riduzione del 25% sulla parte eccedente)
    • Decalage più rapido: la riduzione del 3% mensile parte dal sesto mese invece che dall’ottavo (novità Legge Bilancio 2026)
    • Controlli più stringenti sull’obbligo di accettare offerte di lavoro congrue

    Per maggiori dettagli sui nuovi importi NASPI 2026, consulta la nostra guida dedicata agli importi NASPI, CIG e AIS INPS 2026.

    Assegno Unico Febbraio 2026: Calendario Pagamenti per le Famiglie

    L’Assegno Unico Universale è il sostegno economico mensile erogato dall’INPS alle famiglie con figli a carico fino a 21 anni (o senza limiti di età per figli disabili).

    Date pagamento Assegno Unico febbraio 2026

    Il pagamento dell’Assegno Unico di febbraio 2026 è previsto nel periodo dal 17 al 21 febbraio 2026, con possibili variazioni in base a:

    • Data di presentazione della domanda (chi ha fatto domanda prima riceve il pagamento prima)
    • Modalità di pagamento scelta (IBAN bancario, postale, accredito su libretto)
    • Eventuali verifiche INPS su ISEE o dati anagrafici

    Calendario orientativo Assegno Unico febbraio 2026:

    • 17-18 febbraio: prime erogazioni per domande presentate entro dicembre 2025
    • 19-20 febbraio: seconda ondata pagamenti (domande gennaio 2026)
    • 21-22 febbraio: pagamenti residuali e conguagli

    Importo Assegno Unico febbraio 2026

    L’importo dell’Assegno Unico varia in base all’ISEE familiare e alle caratteristiche del nucleo (numero figli, presenza figli disabili, età dei figli, condizione lavorativa genitori).

    Importi base mensili per figlio (anno 2026):

    ISEE familiareImporto mensile per figlio minorenneImporto figlio 18-21 anni
    Fino a 17.090,61 euro199,40 euro96,90 euro
    Da 17.090,62 a 45.574,96 euroDa 57,00 a 199,40 euro (scala decrescente)Da 27,80 a 96,90 euro
    Oltre 45.574,96 euro o senza ISEE57,00 euro27,80 euro

    Maggiorazioni previste:

    • +105 euro per figli disabili (maggiorazione fissa indipendente da ISEE)
    • +94,40 euro per nuclei con 4 o più figli
    • +35 euro per figli sotto i 3 anni (solo con ISEE fino a 45.574,96 euro)
    • +35 euro per entrambi genitori lavoratori con figli sotto 3 anni (solo con ISEE fino a 45.574,96 euro)
    • +17,50 euro per madri under 21

    Come verificare il pagamento Assegno Unico

    1. Accedi a www.inps.it con SPID/CIE/CNS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Assegno Unico”
    3. Seleziona “Consultazione domande”
    4. Controlla lo stato della domanda e i pagamenti ricevuti

    Il dettaglio dell’importo pagato per febbraio 2026 sarà disponibile nell’area riservata circa 3-5 giorni dopo l’accredito.

    ISEE 2026 e Assegno Unico

    IMPORTANTE: Se non hai ancora presentato l’ISEE 2026, l’INPS continuerà a pagarti l’Assegno Unico con l’importo minimo (57 euro per figlio minorenne, 27,80 euro per figlio 18-21 anni).

    Per ottenere l’importo pieno in base al tuo reddito familiare, devi presentare la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) presso un CAF o direttamente online sul sito INPS. Una volta elaborato l’ISEE 2026, l’INPS ricalcolerà automaticamente l’Assegno Unico e ti pagherà gli arretrati da gennaio.

    ADI Febbraio 2026: Date Pagamento Assegno di Inclusione

    L’Assegno di Inclusione (ADI) è la misura di sostegno al reddito introdotta nel 2024 in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, destinata a nuclei familiari con componenti fragili (disabili, minori, over 60, persone in condizione di svantaggio).

    Date pagamento ADI febbraio 2026

    Il pagamento dell’ADI di febbraio 2026 segue il calendario mensile standard dell’INPS, con erogazione prevista tra il 15 e il 27 febbraio 2026.

    Calendario orientativo ADI febbraio 2026:

    • 15-17 febbraio: prime erogazioni per beneficiari con domanda accolta da almeno 2 mesi
    • 18-22 febbraio: seconda ondata pagamenti (maggioranza beneficiari)
    • 23-27 febbraio: pagamenti residuali e nuove domande accolte a gennaio 2026

    ATTENZIONE: Se hai presentato la prima domanda ADI a gennaio 2026, il primo pagamento potrebbe arrivare solo a fine febbraio o inizio marzo, dopo l’istruttoria completa da parte dell’INPS e la convocazione presso il centro per l’impiego.

    Modalità di pagamento ADI

    L’ADI viene erogato tramite:

    • Carta Assegno di Inclusione (carta prepagata Poste Italiane ricaricabile mensilmente)
    • Bonifico bancario/postale per la quota destinata al pagamento dell’affitto (se prevista)

    La Carta ADI può essere utilizzata per:

    • Prelievo contante fino a 100 euro al mese per nucleo
    • Pagamenti con POS presso negozi, supermercati, farmacie
    • Utenze domestiche (bollette luce, gas, acqua)

    NON è possibile utilizzare la Carta ADI per acquistare:

    • Bevande alcoliche e prodotti da gioco
    • Beni di lusso
    • Servizi finanziari (pagamento rate prestiti, investimenti)

    Importi ADI febbraio 2026

    L’importo dell’ADI varia in base alla composizione del nucleo familiare e alla situazione reddituale:

    • Integrazione al reddito familiare fino a 6.000 euro annui (500 euro mensili) moltiplicati per la scala di equivalenza
    • Contributo affitto fino a 3.360 euro annui (280 euro mensili) se il nucleo vive in affitto
    • Scala di equivalenza: da 1 (single) a max 2,3 (nuclei numerosi con minori/disabili)

    Esempio calcolo ADI:

    Nucleo di 3 persone (madre, 2 figli minori) con scala di equivalenza 1,8 e reddito familiare zero:

    • ADI mensile: 500 euro × 1,8 = 900 euro
    • Contributo affitto (se in affitto): 280 euro
    • Totale mensile: 1.180 euro

    Come verificare il pagamento ADI

    1. Accedi a www.inps.it con SPID/CIE/CNS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Assegno di Inclusione”
    3. Seleziona “Consultazione domande”
    4. Controlla lo stato della domanda e visualizza i pagamenti ricevuti

    Per il saldo della Carta ADI, puoi:

    • Consultare l’app PostePay (se hai associato la carta)
    • Chiamare il numero verde Poste 800.00.33.22
    • Recarti presso un ufficio postale con la carta e un documento

    Novità ADI 2026

    La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’ADI senza modifiche sostanziali rispetto al 2025. Restano in vigore:

    • Obbligo di partecipazione ai percorsi di formazione/inserimento lavorativo presso i centri per l’impiego
    • Controlli rafforzati sulle condizioni di accesso (ISEE, patrimoni, residenza)
    • Decadenza immediata in caso di rifiuto di offerte di lavoro congrue

    Per approfondire requisiti e modalità di accesso, consulta la nostra guida ADI e SFL: riesame ISEE 2026.

    Novità INPS Febbraio 2026: Circolari e Scadenze Importanti

    Febbraio 2026 porta con sé alcune novità normative e scadenze amministrative importanti per i beneficiari di prestazioni INPS.

    Scadenza ISEE 2026

    Il 28 febbraio 2026 (ultimo giorno del mese) è una scadenza importante per chi vuole:

    • Ricevere arretrati Assegno Unico da gennaio: presentando l’ISEE entro febbraio, l’INPS ricalcola l’importo e paga gli arretrati di gennaio e febbraio
    • Confermare l’ADI per marzo 2026: senza ISEE aggiornato, l’ADI potrebbe essere sospeso
    • Accedere a bonus e agevolazioni (bonus bollette, bonus asilo nido, ecc.)

    CONSIGLIO: Prenota subito un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine per compilare la DSU e ottenere l’ISEE 2026 aggiornato.

    Recupero crediti INPS su pensioni

    A febbraio 2026, l’INPS ha avviato il recupero di crediti non dovuti erogati nel 2025 su alcune tipologie di pensioni (pensioni di reversibilità, pensioni con integrazioni al minimo). Se il tuo cedolino di febbraio mostra importi inferiori al solito, verifica l’eventuale presenza di:

    • Trattenute per conguagli fiscali (IRPEF, addizionali)
    • Recupero somme non dovute (verifica nella sezione “Detrazioni e trattenute” del cedolino)
    • Sospensione provvisoria in attesa di verifiche reddituali

    In caso di dubbi, contatta il numero verde INPS 803.164 (da fisso) o 06.164164 (da mobile, a pagamento) per chiarimenti.

    Scadenze contributi INPS febbraio 2026

    Per lavoratori autonomi, artigiani e commercianti, febbraio porta con sé scadenze contributive:

    • 16 febbraio 2026: scadenza F24 per contributi fissi trimestrali INPS (prima rata trimestrale 2026)
    • 28 febbraio 2026: scadenza invio flussi Uniemens per datori di lavoro (contributi dipendenti gennaio 2026)

    Calendario scadenze INPS febbraio 2026

    DataScadenza
    2 febbraioAccredito pensioni su conto corrente
    2-7 febbraioRitiro pensioni in contanti (scaglioni alfabetici)
    15-16 febbraioPagamento NASPI
    16 febbraioScadenza F24 contributi INPS autonomi
    17-21 febbraioPagamento Assegno Unico
    15-27 febbraioPagamento ADI
    28 febbraioScadenza ISEE 2026 per arretrati (consigliato)
    28 febbraioScadenza Uniemens datori lavoro

    Come Verificare i Pagamenti INPS Online: Guida Passo Passo

    L’INPS mette a disposizione diversi strumenti online per verificare in autonomia lo stato dei pagamenti e consultare i cedolini. Ecco come fare.

    Accesso all’area riservata INPS

    Per accedere ai servizi online INPS devi avere:

    • SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale) – il metodo più comune e veloce
    • CIE (Carta d’Identità Elettronica) con PIN attivato
    • CNS (Carta Nazionale Servizi) con lettore smartcard

    Procedura di accesso:

    1. Vai su www.inps.it
    2. Clicca su “Entra in MyINPS” (pulsante in alto a destra)
    3. Seleziona la modalità di accesso (SPID, CIE o CNS)
    4. Inserisci le tue credenziali e autorizza l’accesso

    Verifica cedolino pensione

    1. Accedi a MyINPS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Cedolino pensione”
    3. Seleziona il mese di competenza (febbraio 2026)
    4. Visualizza il cedolino in PDF con tutti i dettagli del pagamento

    Nel cedolino trovi:

    • Importo lordo pensione
    • Trattenute fiscali (IRPEF, addizionali regionali/comunali)
    • Trattenute sindacali (se iscritto a un sindacato)
    • Importo netto accreditato
    • Data prevista accredito

    Verifica pagamento NASPI

    1. Accedi a MyINPS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Fascicolo previdenziale del cittadino”
    3. Seleziona “Pagamenti”
    4. Cerca la voce “NASPI” con mese di competenza febbraio 2026

    Puoi anche consultare direttamente la sezione “NASPI” → “Consultazione domande” per vedere:

    • Stato della domanda (accolta, in lavorazione, respinta)
    • Importo mensile spettante
    • Durata residua NASPI (mesi rimanenti)
    • Storico pagamenti ricevuti

    Verifica pagamento Assegno Unico

    1. Accedi a MyINPS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Assegno Unico e Universale”
    3. Seleziona “Consultazione domande”
    4. Visualizza lo stato della domanda e i pagamenti ricevuti

    L’area riservata mostra:

    • Importo totale mensile per il nucleo familiare
    • Dettaglio importi per figlio
    • Maggiorazioni applicate (figli disabili, nuclei numerosi, ecc.)
    • ISEE utilizzato per il calcolo
    • Date accrediti mensili

    Verifica pagamento ADI

    1. Accedi a MyINPS
    2. Vai su “Prestazioni e Servizi” → “Assegno di Inclusione”
    3. Seleziona “Consultazione domande”
    4. Controlla lo stato della domanda e i dettagli pagamenti

    App INPS Mobile

    L’app INPS Mobile (disponibile per iOS e Android) permette di verificare velocemente i pagamenti da smartphone:

    1. Scarica l’app “INPS Mobile” da App Store o Google Play
    2. Accedi con SPID (metodo più semplice)
    3. Consulta la sezione “Pagamenti” per vedere tutti gli accrediti ricevuti

    Servizio SMS e notifiche push

    Puoi attivare il servizio di notifiche INPS per ricevere un SMS o una notifica push quando viene erogato un pagamento:

    1. Accedi a MyINPS
    2. Vai su “Impostazioni” → “Notifiche”
    3. Attiva le notifiche pagamenti via SMS o push
    4. Inserisci il tuo numero di cellulare (se non già presente)

    Il servizio è gratuito e molto utile per monitorare in tempo reale gli accrediti.

    Assistenza INPS

    Se hai problemi tecnici o dubbi sui pagamenti, puoi contattare:

    • Contact Center INPS: 803.164 (da fisso, gratuito) o 06.164164 (da mobile, a pagamento)
    • Servizio di prenotazione appuntamento: prenota online un appuntamento presso la sede INPS più vicina
    • CAF Centro Fiscale di Udine: assistenza completa su tutte le prestazioni INPS (pensioni, NASPI, Assegno Unico, ADI, ISEE)

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sui Pagamenti INPS Febbraio 2026

    Quando arriva la pensione di febbraio 2026?

    La pensione di febbraio 2026 viene accreditata su conto corrente bancario o postale a partire dal 2 febbraio 2026 (primo giorno bancabile del mese). Per il ritiro in contanti presso Poste Italiane, il calendario scaglionato va dal 2 al 7 febbraio secondo l’iniziale del cognome.

    In quale data viene pagata la NASPI di febbraio 2026?

    Il pagamento della NASPI di febbraio 2026 è previsto intorno al 15-16 febbraio, con accredito su conto corrente, bonifico domiciliato o libretto postale indicato nella domanda NASPI.

    Come verificare quando arriva l’Assegno Unico di febbraio 2026?

    Puoi verificare la data di pagamento dell’Assegno Unico accedendo all’area riservata MyINPS con SPID, CIE o CNS, sezione Assegno Unico → Consultazione domande. Il pagamento è previsto tra il 17 e il 21 febbraio 2026.

    Se non ho ancora l’ISEE 2026, ricevo comunque l’Assegno Unico a febbraio?

    Sì, l’INPS continua a pagare l’Assegno Unico anche senza ISEE 2026, ma con l’importo minimo (57 euro per figlio minorenne). Presentando l’ISEE entro febbraio, riceverai gli arretrati di gennaio e febbraio ricalcolati in base al tuo reddito.

    L’ADI di febbraio 2026 quando viene accreditato sulla carta?

    Il pagamento dell’Assegno di Inclusione (ADI) di febbraio 2026 viene erogato tra il 15 e il 27 febbraio sulla Carta ADI (carta prepagata Poste Italiane). La data esatta dipende dai tempi di lavorazione INPS della tua pratica.

    Come faccio a sapere se la mia pensione è stata accreditata?

    Puoi verificare l’accredito della pensione consultando il cedolino online nell’area MyINPS (sezione Cedolino pensione), controllando l’estratto conto bancario/postale, oppure attivando le notifiche SMS INPS che ti avvisano dell’avvenuto pagamento.

    Conoscere il calendario dei pagamenti INPS di febbraio 2026 ti permette di organizzare al meglio le finanze familiari, evitando sorprese e pianificando spese e scadenze con serenità.

    Che si tratti di pensione, NASPI, Assegno Unico o ADI, l’importante è verificare periodicamente lo stato dei pagamenti nell’area riservata MyINPS e assicurarsi di aver presentato tutta la documentazione necessaria (in particolare l’ISEE 2026 per ottenere gli importi pieni).

    Il nostro consiglio: Se non hai ancora fatto l’ISEE 2026, prenota subito un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine. Presentando la DSU entro febbraio, potrai ricevere gli arretrati di gennaio e febbraio dell’Assegno Unico e continuare a percepire l’ADI senza interruzioni.

    Inoltre, se hai dubbi su importi ridotti, trattenute fiscali o conguagli INPS visibili sul cedolino, il nostro team di esperti è a tua disposizione per analizzare la tua posizione e aiutarti a risolvere eventuali anomalie.

    Non aspettare: contattaci oggi stesso per ricevere assistenza completa su tutte le prestazioni INPS.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutte le prestazioni INPS: compilazione ISEE 2026, domanda NASPI, Assegno Unico, ADI, verifica cedolini pensione e molto altro.

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      Gennaio 31, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/calcolo-pensione-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-01-31 10:06:422026-05-31 16:16:50Pagamenti INPS Febbraio 2026: Calendario Completo con Tutte le Date
      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      I Contributi Figurativi Valgono per la Pensione? Guida 2026

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cosa Sono i Contributi Figurativi
      2. Quando Si Accreditano i Contributi Figurativi
      3. Come Valgono per la Pensione
      4. Come Verificare i Contributi Figurativi
      5. Domande Frequenti

      I contributi figurativi sono una forma di accredito contributivo riconosciuta dall’INPS ai lavoratori che, pur non versando contributi effettivi, si trovano in particolari situazioni tutelate dalla legge. Ma i contributi figurativi valgono per la pensione? La risposta è sì, ma con regole specifiche che è importante conoscere.

      Questi contributi vengono accreditati durante periodi di maternità obbligatoria, disoccupazione indennizzata (NASPI), malattia, servizio militare e altre situazioni previste dalla normativa. Comprendere come funzionano i contributi figurativi INPS è fondamentale per chi sta pianificando la propria pensione e vuole sapere se i periodi di assenza dal lavoro verranno conteggiati nel calcolo dell’anzianità contributiva.

      In questa guida scoprirai cosa sono i contributi figurativi, quando vengono accreditati, come valgono ai fini pensionistici e come verificare che siano stati correttamente registrati nel tuo estratto conto INPS.

      Cosa Sono i Contributi Figurativi

      I contributi figurativi sono contributi che l’INPS accredita gratuitamente al lavoratore durante periodi in cui, pur non lavorando (e quindi senza versare contributi effettivi), si trova in situazioni tutelate dalla legge previdenziale. A differenza dei contributi obbligatori (versati dal datore di lavoro e dal lavoratore durante il rapporto di lavoro) e dei contributi volontari (versati autonomamente dal lavoratore per coprire periodi di inattività), i contributi figurativi sono completamente gratuiti e automatici.

      L’accredito figurativo serve a garantire che determinati eventi della vita lavorativa – come la maternità, la disoccupazione involontaria, la malattia prolungata o il servizio militare – non penalizzino il lavoratore ai fini del diritto e del calcolo della pensione. In altre parole, l’INPS “finge” (da qui il termine “figurativo”) che il lavoratore abbia continuato a versare contributi anche durante questi periodi di assenza.

      Differenza tra contributi figurativi, obbligatori e volontari

      • Contributi obbligatori: Versati durante il rapporto di lavoro dipendente o autonomo, a carico di datore di lavoro e lavoratore (o solo del lavoratore se autonomo)
      • Contributi figurativi: Accreditati gratuitamente dall’INPS per periodi tutelati (maternità, NASPI, malattia, ecc.)
      • Contributi volontari: Versati volontariamente dal lavoratore per coprire periodi di inattività non coperti da contribuzione figurativa (es. lavoro all’estero, pause lavorative)

      ⚠️ IMPORTANTE: I contributi figurativi valgono sia per il diritto alla pensione (raggiungimento dell’anzianità contributiva minima) sia per il calcolo dell’importo (anche se con alcune limitazioni nel sistema contributivo).

      Quando Si Accreditano i Contributi Figurativi

      L’INPS accredita contributi figurativi in diverse situazioni previste dalla legge. Ecco i casi più comuni:

      1. Maternità obbligatoria e congedi parentali

      • Congedo di maternità obbligatoria: 5 mesi (2 prima del parto + 3 dopo, oppure 1 prima + 4 dopo) con contributi figurativi al 100%
      • Congedo parentale facoltativo: Fino a 10 mesi (6 per la madre, 7 per il padre, 10 in totale per coppia) con accredito contributivo figurativo parziale
      • Congedo per malattia del bambino: Primi 3 anni di vita del bambino, con limiti di giorni annui

      💡 I contributi figurativi maternità sono tra i più importanti e valgono al 100% sia per il diritto che per il calcolo della pensione.

      2. Disoccupazione indennizzata (NASPI, DIS-COLL)

      • NASPI: Durante tutto il periodo di percezione dell’indennità di disoccupazione NASPI, l’INPS accredita contributi figurativi
      • DIS-COLL: Anche per i collaboratori coordinati e continuativi che percepiscono la DIS-COLL
      • NASpI anticipata: Se si richiede la NASPI in un’unica soluzione per avviare un’attività autonoma, NON si maturano contributi figurativi (perché si rinuncia al diritto mensile)

      ⚠️ ATTENZIONE: I contributi figurativi disoccupazione valgono per il diritto alla pensione, ma nel sistema contributivo (lavoratori senza contributi al 31/12/1995) hanno un valore ridotto ai fini del calcolo dell’importo.

      3. Malattia e infortunio

      • Malattia: I periodi di assenza per malattia indennizzati dall’INPS comportano l’accredito di contributi figurativi
      • Infortunio sul lavoro: Durante l’assenza per infortunio indennizzato dall’INAIL, vengono accreditati contributi figurativi

      4. Servizio militare o civile

      • Servizio militare di leva: Tutto il periodo di servizio militare obbligatorio è coperto da contributi figurativi
      • Servizio civile: Anche il servizio civile volontario prevede l’accredito contributivo figurativo

      5. Cassa Integrazione Guadagni (CIG)

      • Cassa integrazione ordinaria (CIGO): Contributi figurativi per tutto il periodo di sospensione o riduzione dell’orario
      • Cassa integrazione straordinaria (CIGS): Idem per la CIGS
      • Cassa integrazione in deroga: Anche per le forme di CIG in deroga previste in situazioni emergenziali

      6. Donazione di sangue e midollo osseo

      • I giorni di assenza dal lavoro per donazione di sangue o midollo osseo sono coperti da contributi figurativi

      7. Permessi legge 104 e aspettativa per assistenza familiari disabili

      • Alcuni periodi di permessi retribuiti ex legge 104 per assistenza a familiari disabili comportano accredito figurativo

      📌 Questi sono i casi più comuni, ma esistono altre situazioni specifiche. Per verificare se un periodo di assenza è coperto da contribuzione figurativa, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine.

      Come Valgono i Contributi Figurativi per la Pensione

      I contributi figurativi valgono per la pensione sia ai fini del diritto (raggiungimento dei requisiti contributivi minimi) sia del calcolo dell’importo, ma con regole diverse a seconda del sistema pensionistico applicabile (retributivo, misto o contributivo).

      Valore per il diritto alla pensione

      I contributi figurativi contano al 100% per il raggiungimento dei requisiti contributivi minimi necessari per accedere alle varie forme di pensione:

      • Pensione di vecchiaia: Servono almeno 20 anni di contribuzione (compresa quella figurativa) + età anagrafica (67 anni nel 2026)
      • Pensione anticipata ordinaria: Servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne), senza limiti di età
      • Quota 103, APE sociale, Opzione Donna: Anche per queste misure di pensionamento anticipato, i contributi figurativi contano per il raggiungimento dei requisiti

      ✅ In sintesi: per il diritto alla pensione, i contributi figurativi valgono esattamente come quelli obbligatori.

      Valore per il calcolo dell’importo della pensione

      Per il calcolo dell’importo della pensione, il valore dei contributi figurativi dipende dal sistema di calcolo applicato:

      Sistema retributivo (contributi versati fino al 31/12/1995)

      Nel sistema retributivo, i contributi figurativi valgono al 100% ai fini del calcolo della pensione, che si basa sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro. Non c’è penalizzazione.

      Sistema contributivo (contributi versati dal 1/1/1996 in poi)

      Nel sistema contributivo, i contributi figurativi hanno un valore ridotto per alcuni eventi. Ecco le regole:

      • Contributi figurativi per maternità: Valgono al 100% (nessuna penalizzazione)
      • Contributi figurativi per malattia e infortunio: Valgono al 100%
      • Contributi figurativi per disoccupazione (NASPI): Valgono solo per il diritto, ma per il calcolo dell’importo sono rivalutati con un coefficiente ridotto rispetto ai contributi obbligatori (circa il 70-80% del valore pieno)
      • Contributi figurativi per cassa integrazione: Stesso trattamento della disoccupazione (valore ridotto nel contributivo)

      ⚠️ IMPORTANTE: Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 (sistema interamente contributivo) vedrà una pensione leggermente inferiore se ha molti anni di contributi figurativi da disoccupazione o CIG, rispetto a chi ha solo contributi obbligatori da lavoro.

      Sistema misto (contributi sia prima che dopo il 1996)

      Per chi ha contributi sia prima che dopo il 1996, si applica il sistema misto:

      • La quota di pensione calcolata con i contributi fino al 31/12/1995 usa il sistema retributivo (contributi figurativi al 100%)
      • La quota di pensione calcolata con i contributi dal 1/1/1996 in poi usa il sistema contributivo (con le riduzioni sopra descritte)

      💡 CONSIGLIO: Prima di andare in pensione, fai verificare l’estratto conto contributivo INPS al CAF per controllare che tutti i contributi figurativi siano stati correttamente accreditati.

      Come Verificare i Contributi Figurativi INPS

      Per sapere se i tuoi contributi figurativi sono stati correttamente accreditati dall’INPS, devi consultare l’estratto conto contributivo. Ecco come fare:

      1. Accedi al portale INPS

      1. Vai su www.inps.it
      2. Accedi con SPID, CIE o CNS
      3. Cerca il servizio: “Estratto Conto Contributivo”
      4. Clicca su “Accedi al servizio”

      2. Visualizza l’estratto conto

      L’estratto conto mostra tutti i contributi accreditati anno per anno, suddivisi in:

      • Contributi obbligatori: Versati durante il lavoro dipendente o autonomo
      • Contributi figurativi: Accreditati per maternità, disoccupazione, malattia, ecc.
      • Contributi volontari: Versati volontariamente dal lavoratore

      Nella colonna “Causale” o “Tipo contribuzione”, l’INPS indica la natura del contributo. I contributi figurativi sono contrassegnati con sigle specifiche come:

      • “FIG MAT” = Contributi figurativi per maternità
      • “FIG DISOC” = Contributi figurativi per disoccupazione
      • “FIG MAL” = Contributi figurativi per malattia
      • “FIG CIG” = Contributi figurativi per cassa integrazione

      3. Controlla le settimane e l’importo

      Per ogni anno, verifica:

      • Il numero di settimane accreditate (i contributi figurativi sono espressi in settimane, come quelli obbligatori)
      • L’importo della retribuzione figurativa (per il sistema contributivo)
      • La copertura dei periodi: i mesi in cui hai percepito NASPI, sei stata in maternità, ecc., devono corrispondere ai contributi figurativi accreditati

      4. Segnala eventuali errori o mancanze

      Se noti che mancano dei contributi figurativi che ti spettano (es. hai percepito NASPI per 6 mesi ma non trovi i contributi figurativi nel periodo corrispondente), puoi:

      1. Presentare domanda di accredito contributivo all’INPS tramite il portale (servizio “Domanda Accredito Contributi”)
      2. Rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per assistenza nella verifica e nell’eventuale ricorso

      ⚠️ PRESCRIZIONE: La richiesta di accredito di contributi figurativi mancanti deve essere presentata entro 10 anni dal periodo cui si riferiscono. Oltre tale termine, i contributi si prescrivono e non possono più essere recuperati.

      💡 SUGGERIMENTO: Controlla il tuo estratto conto INPS almeno una volta all’anno, specialmente dopo periodi di maternità, disoccupazione o malattia prolungata, per assicurarti che i contributi figurativi siano stati correttamente accreditati.

      Assistenza CAF per la verifica contributiva

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di verifica estratto conto contributivo completo, con:

      • Controllo della correttezza di tutti i contributi accreditati (obbligatori, figurativi, volontari)
      • Individuazione di periodi scoperti o errori di accredito
      • Assistenza nella presentazione di domande di rettifica all’INPS
      • Simulazione della pensione futura considerando i contributi figurativi

      📞 Contatta il CAF al 0432 1638640 o su WhatsApp 366 6018121 per prenotare una consulenza contributiva.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sui Contributi Figurativi

      I contributi figurativi da NASPI valgono per la pensione?

      Si, i contributi figurativi accreditati durante la percezione della NASPI valgono per il diritto alla pensione (contano per raggiungere i 20 anni o i 42 anni e 10 mesi necessari). Per il calcolo dell’importo, nel sistema contributivo (post-1996) hanno un valore ridotto rispetto ai contributi obbligatori da lavoro. Nel sistema retributivo (pre-1996) valgono al 100 percento.

      I contributi figurativi per maternita vengono accreditati automaticamente?

      Si, nella maggior parte dei casi i contributi figurativi per maternita obbligatoria vengono accreditati automaticamente dall’INPS, senza necessita di domanda. Tuttavia, e sempre consigliabile verificare nell’estratto conto contributivo che l’accredito sia avvenuto correttamente. Se mancano, puoi presentare domanda di accredito entro 10 anni.

      Posso integrare i contributi figurativi con versamenti volontari?

      I contributi figurativi non possono essere integrati con versamenti volontari per lo stesso periodo, perche sono gia coperti. I contributi volontari servono per coprire periodi di inattivita NON coperti da contribuzione figurativa (es. lavoro all’estero fuori dall’UE, pause lavorative volontarie, disoccupazione non indennizzata).

      Quanto valgono i contributi figurativi per la pensione anticipata?

      Per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi uomini, 41 anni e 10 mesi donne), i contributi figurativi contano al 100 percento per il raggiungimento del requisito contributivo. Non ci sono limiti al numero di anni figurativi utilizzabili. Per Quota 103 e altre forme di pensionamento anticipato, valgono le stesse regole.

      I contributi figurativi rappresentano una tutela fondamentale per i lavoratori che attraversano periodi di assenza dal lavoro per cause legittime come maternità, disoccupazione involontaria o malattia. Comprendere come valgono per la pensione – sia per il diritto che per il calcolo dell’importo – è essenziale per pianificare correttamente il proprio futuro previdenziale.

      Se hai dubbi sui tuoi contributi figurativi INPS o vuoi verificare che siano stati correttamente accreditati, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza contributiva completa. Non aspettare l’ultimo momento: controlla subito il tuo estratto conto e assicurati che ogni periodo coperto sia stato regolarmente conteggiato.


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      CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

      Tassazione TFR Pregresso nel Fondo Pensione: Guida Completa 2026

      Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il TFR Pregresso nel Fondo Pensione
      2. Differenza tra TFR in Azienda e TFR nel Fondo Pensione
      3. Come Viene Tassato il TFR Pregresso alla Liquidazione
      4. Come Si Calcola l’Aliquota Media degli Ultimi 5 Anni
      5. Esempi Pratici di Calcolo della Tassazione
      6. Vantaggi Fiscali del Fondo Pensione rispetto al TFR in Azienda
      7. Riscatto Anticipato del TFR Pregresso: Cosa Cambia
      8. Confronto Tassazione: TFR in Azienda vs TFR nel Fondo Pensione

      Quando si versa il TFR nel fondo pensione, molti lavoratori si chiedono: come verrà tassato il TFR pregresso al momento della liquidazione? La risposta non è semplice, perché il TFR pregresso ha un trattamento fiscale diverso rispetto ai contributi versati volontariamente.

      In questa guida completa spieghiamo come viene tassato il TFR pregresso versato nel fondo pensione, quali sono le aliquote applicate, come si calcola la tassazione separata e quali vantaggi fiscali offre rispetto al TFR lasciato in azienda.

      Se hai dubbi sulla tassazione del tuo TFR nel fondo pensione, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre consulenza specializzata per ottimizzare la tua posizione previdenziale.

      Cos’è il TFR Pregresso nel Fondo Pensione

      Il TFR pregresso è la quota di Trattamento di Fine Rapporto che il lavoratore ha deciso di trasferire dal datore di lavoro al fondo pensione complementare.

      A differenza dei contributi volontari (che il lavoratore versa con denaro proprio e che sono deducibili dal reddito), il TFR pregresso:

      • Non è stato mai tassato durante la vita lavorativa
      • Non è deducibile dal reddito (perché non è un versamento volontario)
      • Viene tassato solo alla liquidazione del fondo pensione
      • Gode di un regime fiscale agevolato rispetto al TFR lasciato in azienda

      Quanto TFR si può versare nel fondo pensione?

      Il lavoratore può decidere di versare nel fondo pensione:

      • 100% del TFR maturando (quota che matura anno per anno)
      • Il TFR già maturato (TFR pregresso), se il fondo lo prevede

      Molti fondi negoziali (come Cometa, Fonchim, Previambiente) permettono di trasferire anche il TFR pregresso maturato negli anni precedenti all’adesione al fondo.

      Differenza tra TFR in Azienda e TFR nel Fondo Pensione

      La scelta di versare il TFR nel fondo pensione ha importanti conseguenze fiscali. Vediamo le differenze:

      TFR lasciato in azienda

      • Tassazione separata al momento della liquidazione (fine rapporto)
      • Aliquota media degli ultimi 5 anni di lavoro
      • Rivalutazione ISTAT + 1,5% fisso annuo
      • Nessun vantaggio fiscale aggiuntivo

      TFR versato nel fondo pensione

      • Tassazione separata alla liquidazione del fondo (pensione o riscatto)
      • Aliquota media ultimi 5 anni sul TFR pregresso
      • Aliquota agevolata 15% (riducibile fino al 9%) sui rendimenti del fondo
      • Rendimento potenzialmente superiore al TFR in azienda (dipende dal fondo)
      • Deducibilità fiscale dei contributi volontari (fino a 5.164 euro/anno)

      IMPORTANTE: Il TFR pregresso versato nel fondo non perde il diritto alla tassazione separata, ma beneficia di un trattamento fiscale più vantaggioso rispetto al TFR in azienda.

      Come Viene Tassato il TFR Pregresso alla Liquidazione

      Quando si liquida il fondo pensione (per pensionamento, riscatto o RITA), il TFR pregresso viene tassato separatamente rispetto ai contributi volontari e ai rendimenti.

      Tassazione del TFR pregresso: le regole

      Il TFR pregresso versato nel fondo pensione viene tassato con:

      • Tassazione separata (come il TFR lasciato in azienda)
      • Aliquota media degli ultimi 5 anni di reddito prima della cessazione del rapporto di lavoro
      • Aliquota minima del 23% (anche se l’aliquota media fosse inferiore)

      Questa tassazione si applica solo al capitale TFR versato nel fondo, non ai rendimenti generati da quel capitale (che sono tassati con l’aliquota agevolata del fondo pensione).

      Tassazione dei rendimenti del TFR pregresso

      I rendimenti generati dal TFR pregresso investito nel fondo pensione vengono tassati con l’aliquota agevolata del fondo pensione:

      • 15% base per anzianità fino a 15 anni
      • Riduzione dello 0,30% per ogni anno oltre il 15° anno di iscrizione
      • Aliquota minima del 9% dopo 35 anni di adesione al fondo

      ESEMPIO: Se hai versato 50.000 euro di TFR pregresso nel fondo, e dopo 10 anni il fondo ha generato 15.000 euro di rendimenti:

      • 50.000 euro (capitale TFR pregresso): tassazione separata con aliquota media ultimi 5 anni (es. 30%)
      • 15.000 euro (rendimenti): aliquota agevolata 15%

      Come Si Calcola l’Aliquota Media degli Ultimi 5 Anni

      L’aliquota media degli ultimi 5 anni è il parametro chiave per calcolare la tassazione del TFR pregresso. Vediamo come si calcola.

      Formula di calcolo

      L’aliquota media si calcola dividendo:

      • IRPEF pagata negli ultimi 5 anni (somma totale)
      • Reddito imponibile degli ultimi 5 anni (somma totale)

      Formula: Aliquota media = (IRPEF totale 5 anni / Reddito totale 5 anni) × 100

      Esempio pratico di calcolo

      Lavoratore con i seguenti redditi negli ultimi 5 anni:

      AnnoReddito imponibileIRPEF pagata
      202130.000 euro6.800 euro
      202232.000 euro7.400 euro
      202333.000 euro7.700 euro
      202435.000 euro8.300 euro
      202536.000 euro8.600 euro
      TOTALE166.000 euro38.800 euro

      Aliquota media: (38.800 / 166.000) × 100 = 23,37%

      Questa sarà l’aliquota applicata al TFR pregresso versato nel fondo pensione.

      Aliquota minima del 23%

      Se l’aliquota media risulta inferiore al 23%, si applica comunque l’aliquota minima del 23% sul TFR pregresso.

      Questo accade raramente, perché per avere un’aliquota media sotto il 23% bisognerebbe avere redditi molto bassi (sotto i 15.000 euro annui).

      Esempi Pratici di Calcolo della Tassazione

      Esempio 1: TFR pregresso con 10 anni di permanenza nel fondo

      Dati:

      • TFR pregresso versato nel fondo: 60.000 euro
      • Rendimento generato in 10 anni: 18.000 euro
      • Totale capitale al momento della liquidazione: 78.000 euro
      • Aliquota media ultimi 5 anni: 28%
      • Anzianità nel fondo: 10 anni (aliquota rendimenti: 15%)

      Calcolo tassazione:

      • TFR pregresso (60.000 euro): 60.000 × 28% = 16.800 euro
      • Rendimenti (18.000 euro): 18.000 × 15% = 2.700 euro
      • TOTALE IMPOSTE: 16.800 + 2.700 = 19.500 euro
      • NETTO LIQUIDATO: 78.000 – 19.500 = 58.500 euro

      Esempio 2: TFR pregresso con 20 anni di permanenza nel fondo

      Dati:

      • TFR pregresso versato: 50.000 euro
      • Rendimento generato in 20 anni: 35.000 euro
      • Totale capitale: 85.000 euro
      • Aliquota media ultimi 5 anni: 30%
      • Anzianità nel fondo: 20 anni (aliquota rendimenti: 13,5%)

      Calcolo tassazione:

      • TFR pregresso (50.000 euro): 50.000 × 30% = 15.000 euro
      • Rendimenti (35.000 euro): 35.000 × 13,5% = 4.725 euro
      • TOTALE IMPOSTE: 15.000 + 4.725 = 19.725 euro
      • NETTO LIQUIDATO: 85.000 – 19.725 = 65.275 euro

      Risparmio fiscale rispetto al TFR in azienda: Grazie all’aliquota agevolata sui rendimenti, si risparmiano circa 600 euro di imposte (rispetto a una tassazione al 30% anche sui rendimenti).

      Vantaggi Fiscali del Fondo Pensione rispetto al TFR in Azienda

      Versare il TFR nel fondo pensione offre significativi vantaggi fiscali rispetto a lasciarlo in azienda.

      1. Tassazione agevolata sui rendimenti

      I rendimenti del TFR investito nel fondo sono tassati con aliquota del 15% (riducibile al 9%), mentre il TFR lasciato in azienda è rivalutato con ISTAT+1,5% e tassato interamente con l’aliquota media (spesso 28-35%).

      ESEMPIO: Su 20.000 euro di rendimenti:

      • Nel fondo pensione (15%): 3.000 euro di imposte → netto 17.000 euro
      • TFR in azienda (30%): 6.000 euro di imposte → netto 14.000 euro
      • Risparmio fiscale: 3.000 euro

      2. Deducibilità dei contributi volontari

      Oltre al TFR pregresso, puoi versare contributi volontari deducibili fino a 5.164 euro all’anno, con un risparmio fiscale immediato del 23-43% (in base al tuo scaglione IRPEF).

      3. Rendimento potenzialmente superiore

      Il TFR in azienda ha una rivalutazione fissa (ISTAT+1,5%, circa 2-3% annuo). Il TFR investito nel fondo pensione può generare rendimenti superiori al 4-6% annuo (dipende dal fondo e dalla linea di investimento scelta).

      4. Flessibilità nelle modalità di liquidazione

      Con il fondo pensione puoi scegliere tra:

      • Capitale (100%)
      • Rendita vitalizia (100%)
      • Mix capitale + rendita (fino al 50% in capitale)
      • RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) prima della pensione

      Il TFR in azienda è liquidato solo in capitale alla cessazione del rapporto.

      Riscatto Anticipato del TFR Pregresso: Cosa Cambia

      Se hai necessità di liquidare il fondo pensione prima della pensione, puoi richiedere un riscatto anticipato. Ma attenzione: la tassazione del TFR pregresso cambia in base al motivo del riscatto.

      Tipologie di riscatto anticipato

      Il riscatto può essere:

      • Totale (100% del capitale accumulato)
      • Parziale (fino al 50% del capitale, a seconda dei casi)

      Tassazione del riscatto anticipato

      In caso di riscatto anticipato, il TFR pregresso viene comunque tassato con tassazione separata (aliquota media ultimi 5 anni), ma:

      • Non beneficia della riduzione dell’anzianità (applicata solo ai rendimenti)
      • L’aliquota media potrebbe essere più alta se si è ancora in età lavorativa

      RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata)

      La RITA è un’alternativa vantaggiosa al riscatto totale. Permette di ricevere il capitale del fondo pensione a rate mensili (come una rendita) prima della pensione ufficiale, con una tassazione agevolata del 15% (anziché l’aliquota media).

      Requisiti RITA:

      • Almeno 5 anni di anzianità nel fondo
      • Almeno 20 anni di contributi previdenziali
      • Disoccupazione da almeno 24 mesi
      • Età massima 5 anni prima della pensione di vecchiaia

      VANTAGGIO FISCALE: Con la RITA, anche il TFR pregresso può essere tassato al 15% (anziché al 28-35%), con un risparmio fiscale enorme.

      Confronto Tassazione: TFR in Azienda vs TFR nel Fondo Pensione

      Riepiloghiamo le differenze di tassazione tra le due opzioni:

      AspettoTFR in AziendaTFR nel Fondo Pensione
      Tassazione capitale TFRTassazione separata (aliquota media ultimi 5 anni)Tassazione separata (aliquota media ultimi 5 anni)
      Tassazione rendimentiInclusi nella tassazione separata (aliquota media)Aliquota agevolata 15% (riducibile al 9%)
      Aliquota tipica28-35%15-23% (TFR) + 9-15% (rendimenti)
      Deducibilità contributiNOSÌ (fino a 5.164 euro/anno)
      Rendimento atteso2-3% annuo (ISTAT+1,5%)4-6% annuo (variabile)
      Flessibilità liquidazioneSolo capitale, solo a fine rapportoCapitale, rendita, RITA

      Risparmio fiscale stimato: Su un TFR di 100.000 euro versato per 20 anni nel fondo pensione, il risparmio fiscale può arrivare a 5.000-10.000 euro rispetto al TFR lasciato in azienda.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande Frequenti sulla Tassazione del TFR Pregresso


      La tassazione del TFR pregresso versato nel fondo pensione è un tema complesso, ma offre vantaggi fiscali significativi rispetto al TFR lasciato in azienda, soprattutto grazie all’aliquota agevolata sui rendimenti (15% riducibile al 9%).

      Punti chiave da ricordare:

      • Il TFR pregresso è tassato con tassazione separata (aliquota media ultimi 5 anni)
      • I rendimenti del TFR nel fondo sono tassati al 15% (riducibile al 9%)
      • Il risparmio fiscale può arrivare a migliaia di euro su TFR elevati
      • La RITA offre tassazione agevolata del 15% anche sul TFR pregresso
      • I contributi volontari sono deducibili fino a 5.164 euro/anno

      Se hai dubbi sulla tassazione del tuo TFR nel fondo pensione o vuoi valutare se conviene trasferire il TFR pregresso, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine.


      Consulenza su Fondi Pensione e Tassazione TFR

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a valutare la convenienza fiscale del fondo pensione e a calcolare la tassazione del tuo TFR pregresso.

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        https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-01-17 16:49:252026-05-31 16:23:23Tassazione TFR Pregresso nel Fondo Pensione: Guida Completa 2026
        CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

        APE Sociale 2026: Proroga Confermata, Domanda e Scadenze INPS

        calcolo pensione CAF Udine

        Indice dei contenuti

        1. Cos’è l’APE Sociale e come funziona
        2. Requisiti generali per l’APE Sociale 2026
        3. Le 4 categorie di lavoratori ammessi all’APE Sociale
          • Disoccupati che hanno esaurito la NASPI
          • Caregiver che assistono familiari con disabilità grave
          • Invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa
          • Lavoratori impegnati in attività gravose
        4. Come presentare domanda di APE Sociale all’INPS
        5. Scadenze APE Sociale 2026: quando presentare domanda
        6. Importo dell’APE Sociale e durata del beneficio
        7. Differenza tra APE Sociale, Quota 103 e pensione anticipata

        La Legge di Bilancio 2026 ha confermato la proroga dell’APE Sociale, la misura di sostegno al reddito che consente ai lavoratori in condizioni di difficoltà di accedere a un’indennità mensile fino al raggiungimento dell’età pensionabile. La proroga APE Sociale 2026 è un’opportunità concreta per disoccupati, caregiver, invalidi civili e lavoratori impegnati in attività gravose che non hanno ancora maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia.

        Cos’è l’APE Sociale e come funziona

        L’APE Sociale (Anticipo PEnsionistico Sociale) è un’indennità mensile erogata dall’INPS ai lavoratori che si trovano in particolari condizioni di disagio economico, sociale o lavorativo. Non si tratta di una vera e propria pensione, ma di un sostegno economico ponte che accompagna il lavoratore fino al compimento dei 67 anni, età prevista per la pensione di vecchiaia.

        L’APE Sociale 2026 è stata confermata dalla Legge di Bilancio ed è rivolta a chi ha almeno 63 anni di età e appartiene a una delle quattro categorie protette individuate dalla normativa. L’indennità ha un importo massimo di 1.500 euro lordi mensili e viene corrisposta per 12 mensilità all’anno (senza tredicesima) fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

        Caratteristiche principali dell’APE Sociale:

        • È un’indennità temporanea, non una pensione definitiva
        • Non prevede contribuzione figurativa (non aumenta l’assegno pensionistico futuro)
        • È incompatibile con attività lavorativa (tranne lavoro occasionale entro 5.000 euro/anno)
        • Non è reversibile ai superstiti
        • Non è soggetta a rivalutazione ISTAT

        Requisiti generali per l’APE Sociale 2026

        Per accedere all’APE Sociale 2026 è necessario soddisfare requisiti anagrafici e contributivi che variano in base alla categoria di appartenenza. Vediamo i requisiti di base comuni a tutte le categorie:

        Requisito anagrafico:

        • Almeno 63 anni di età entro il 31 dicembre 2026

        Requisito contributivo minimo:

        • 30 anni di contributi per disoccupati, caregiver e invalidi civili
        • 36 anni di contributi per lavoratori impegnati in attività gravose

        Altri requisiti comuni:

        • Non essere già titolare di pensione diretta in Italia o all’estero
        • Non aver maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne)
        • Rientrare in una delle quattro categorie protette previste dalla legge

        ⚠️ IMPORTANTE: I requisiti devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e mantenuti fino alla decorrenza dell’indennità.

        Le 4 categorie di lavoratori ammessi all’APE Sociale

        L’APE Sociale 2026 è riservata ai lavoratori che si trovano in una delle seguenti quattro condizioni di tutela:

        1. Disoccupati che hanno esaurito la NASPI

        Possono accedere all’APE Sociale i lavoratori che:

        • Hanno cessato l’attività lavorativa a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale
        • Hanno concluso integralmente la prestazione di disoccupazione NASPI (o DIS-COLL)
        • Hanno maturato almeno 30 anni di contributi
        • Si trovano in stato di disoccupazione da almeno 3 mesi alla data di presentazione della domanda

        ⚠️ ATTENZIONE: Non sono ammessi i lavoratori che si sono dimessi volontariamente senza giusta causa o che hanno concluso un rapporto a tempo determinato senza rinnovo.

        2. Caregiver che assistono familiari con disabilità grave

        Rientrano in questa categoria i lavoratori che:

        • Assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104/1992, art. 3 comma 3
        • In alternativa, assistono un parente o affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto 70 anni oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti/mancanti
        • Hanno maturato almeno 30 anni di contributi

        📌 DOCUMENTAZIONE RICHIESTA: Verbale di handicap grave (art. 3 comma 3 L. 104/92), certificato di residenza che attesti la convivenza, autocertificazione sull’assistenza continuativa.

        3. Invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa

        Possono richiedere l’APE Sociale i lavoratori che:

        • Sono riconosciuti invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%
        • Hanno maturato almeno 30 anni di contributi

        📌 DOCUMENTAZIONE RICHIESTA: Verbale di invalidità civile rilasciato da Commissione Medica ASL/INPS attestante invalidità ≥ 74%.

        4. Lavoratori impegnati in attività gravose

        Rientrano in questa categoria i lavoratori dipendenti che:

        • Svolgono da almeno 7 anni negli ultimi 10 (o 6 anni negli ultimi 7 per lavori particolarmente gravosi) una delle 36 professioni individuate dalla legge
        • Hanno maturato almeno 36 anni di contributi

        Esempi di lavori gravosi ammessi (lista non esaustiva):

        • Operai dell’industria estrattiva, edilizia e manutenzione
        • Conduttori di gru, macchinari agricoli e industriali
        • Conciatori di pelli e pellicce
        • Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante
        • Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche (solo lavoro notturno)
        • Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza (badanti, OSS)
        • Insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido
        • Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati
        • Personale non qualificato nei servizi di pulizia
        • Operatori ecologici

        📌 NOTA: Per la lista completa delle 36 mansioni gravose, consulta la Tabella allegata al D.Lgs. 67/2011 e successive modifiche.

        ⚠️ REQUISITO TEMPORALE: È necessario aver svolto l’attività gravosa per almeno 7 anni negli ultimi 10 prima della decorrenza dell’APE Sociale. Per alcune professioni particolarmente usuranti (es. lavoro notturno per almeno 78 notti all’anno) bastano 6 anni negli ultimi 7.

        Come presentare domanda di APE Sociale all’INPS

        La richiesta di APE Sociale 2026 avviene in due fasi:

        FASE 1: Domanda di certificazione dei requisiti

        Prima di richiedere l’indennità vera e propria, è necessario presentare una domanda di verifica dei requisiti all’INPS. Questa domanda serve a far certificare dall’Istituto il possesso di tutti i requisiti anagrafici, contributivi e di categoria.

        Come presentarla:

        • Accedere al portale INPS con SPID, CIE o CNS
        • Cercare il servizio “APE Sociale – Certificazione del diritto“
        • Compilare il modulo online inserendo tutti i dati richiesti (anzianità contributiva, categoria di appartenenza, condizione lavorativa, ecc.)
        • Allegare la documentazione richiesta (es. verbale invalidità, certificato handicap, dichiarazione stato di disoccupazione)
        • Inviare la domanda telematicamente

        FASE 2: Domanda di accesso all’indennità

        Una volta ricevuta la certificazione positiva dei requisiti dall’INPS, è possibile presentare la domanda di accesso all’indennità APE Sociale.

        Come presentarla:

        • Accedere al portale INPS
        • Cercare il servizio “APE Sociale – Domanda di accesso alla prestazione“
        • Compilare il modulo confermando i dati già certificati
        • Inviare la domanda telematicamente

        💡 CONSIGLIO: Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e l’invio delle domande APE Sociale, verificando preventivamente il possesso di tutti i requisiti ed evitando errori che potrebbero causare il rigetto della richiesta.

        Scadenze APE Sociale 2026: quando presentare domanda

        Per l’APE Sociale 2026, l’INPS ha fissato tre finestre temporali per la presentazione delle domande di certificazione dei requisiti:

        📅 SCADENZE 2026:

        • Prima finestra: entro il 31 marzo 2026
        • Seconda finestra: entro il 15 luglio 2026
        • Terza finestra: entro il 30 novembre 2026

        ⚠️ IMPORTANTE: Le domande di certificazione vengono esaminate in ordine cronologico di presentazione entro ciascuna finestra. Chi presenta domanda prima ha la priorità nella lavorazione e nell’accesso al beneficio, nei limiti delle risorse stanziate.

        Decorrenza dell’indennità:

        • Se la domanda di certificazione è presentata entro il 31 marzo 2026, l’APE Sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti (o dalla domanda di accesso, se successiva)
        • Per le domande presentate dopo il 31 marzo, la decorrenza slitta di qualche mese in base ai tempi di lavorazione INPS

        💡 SUGGERIMENTO: È consigliabile presentare la domanda di certificazione il prima possibile, preferibilmente entro la prima finestra (31 marzo), per evitare ritardi nell’erogazione dell’indennità.

        Importo dell’APE Sociale e durata del beneficio

        L’APE Sociale viene erogata mensilmente dall’INPS sotto forma di indennità fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

        💰 IMPORTO MENSILE:

        • L’indennità ha un importo massimo di 1.500 euro lordi al mese
        • L’importo effettivo è pari alla pensione maturata al momento della domanda, calcolata con il sistema contributivo o misto
        • Se la pensione teorica supera 1.500 euro, l’APE Sociale viene comunque erogata al massimo di 1.500 euro
        • Sono previste 12 mensilità annue (no tredicesima)

        ⏱️ DURATA:

        • L’APE Sociale viene corrisposta dal mese di decorrenza fino al mese precedente il compimento dei 67 anni (età pensionabile 2026)
        • Al compimento dei 67 anni, l’indennità viene sostituita automaticamente dalla pensione di vecchiaia, ricalcolata con la contribuzione completa

        ⚠️ INCOMPATIBILITÀ CON ALTRI REDDITI:

        • L’APE Sociale è incompatibile con attività lavorativa dipendente o autonoma
        • È consentito solo lavoro occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui
        • È incompatibile con trattamenti pensionistici diretti italiani o esteri

        Differenza tra APE Sociale, Quota 103 e pensione anticipata

        Molti lavoratori si chiedono quale sia la differenza tra APE Sociale, Quota 103 e pensione anticipata ordinaria. Ecco un confronto sintetico:

        APE SOCIALE 2026:

        • Età minima: 63 anni
        • Contributi: 30 o 36 anni (a seconda della categoria)
        • Requisito categoriale: appartenenza a una delle 4 categorie protette
        • Importo: max 1.500 euro/mese
        • Non è una pensione, ma un’indennità temporanea
        • Incompatibile con lavoro dipendente/autonomo (tranne occasionale entro 5.000 euro)

        QUOTA 103 (2026):

        • Età minima: 62 anni
        • Contributi: 41 anni
        • Nessun requisito categoriale
        • Calcolo contributivo dell’assegno (penalizzazione rispetto al metodo retributivo)
        • È una pensione anticipata vera e propria
        • Limiti al cumulo con redditi da lavoro nei primi anni

        PENSIONE ANTICIPATA ORDINARIA:

        • Nessun requisito di età
        • Contributi: 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne)
        • Nessun requisito categoriale
        • Calcolo con sistema retributivo/misto (più vantaggioso)
        • Nessun limite al cumulo con altri redditi

        💡 QUANDO CONVIENE L’APE SOCIALE? L’APE Sociale è la scelta ideale per chi:

        • Non ha ancora maturato 41-42 anni di contributi per Quota 103 o pensione anticipata
        • Si trova in condizioni di difficoltà (disoccupazione, assistenza familiare, invalidità, lavoro gravoso)
        • Ha almeno 63 anni e 30 anni di contributi
        • Vuole uscire dal lavoro il prima possibile senza attendere i 67 anni

        L’APE Sociale 2026 rappresenta un’opportunità concreta per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro in presenza di condizioni di difficoltà economica, sociale o lavorativa. La proroga confermata dalla Legge di Bilancio 2026 consente a migliaia di lavoratori di accedere a un’indennità mensile fino al raggiungimento dell’età pensionabile, garantendo un sostegno al reddito in una fase delicata della vita.

        📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

        Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sull’APE Sociale 2026

        Posso lavorare mentre percepisco l’APE Sociale?

        No, l’APE Sociale e incompatibile con attivita lavorativa dipendente o autonoma. E consentito solo lavoro occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. Se si superano i 5.000 euro o si inizia un rapporto di lavoro dipendente/autonomo, l’indennita viene sospesa o revocata.

        L’APE Sociale viene tassata come una pensione?

        Si, l’indennita APE Sociale e soggetta a tassazione IRPEF come reddito assimilato a quelli da lavoro dipendente. Sull’importo lordo mensile vengono applicate ritenute fiscali progressive in base agli scaglioni IRPEF. Non e prevista tassazione separata.

        Se ho 63 anni ma non rientro in nessuna delle 4 categorie, posso accedere all’APE Sociale?

        No, l’APE Sociale e riservata esclusivamente ai lavoratori che appartengono a una delle quattro categorie protette: disoccupati, caregiver, invalidi civili maggiori o uguali a 74 percento, lavoratori gravosi. Senza rientrare in una di queste condizioni, non e possibile accedere al beneficio, anche se si possiedono eta e contributi richiesti.

        Cosa succede quando compio 67 anni e ho l’APE Sociale?

        Al compimento dei 67 anni (eta pensionabile), l’indennita APE Sociale cessa automaticamente e viene sostituita dalla pensione di vecchiaia, calcolata con tutta la contribuzione maturata. Non e necessario presentare una nuova domanda: la conversione avviene d’ufficio da parte dell’INPS.

        Posso richiedere l’APE Sociale se sono gia in pensione di vecchiaia all’estero?

        No, l’APE Sociale e incompatibile con qualsiasi trattamento pensionistico diretto (vecchiaia, invalidita, anzianita) italiano o estero. Se si percepisce gia una pensione estera, non si ha diritto all’indennita.


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          CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

          Fondi Pensione: Versamenti Deducibili fino a 5.164,57 Euro

          Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

          Indice dei contenuti

          1. Come Funziona la Deduzione dei Fondi Pensione
          2. Chi Può Beneficiare della Deduzione
          3. Vantaggi Fiscali Concreti: Quanto Risparmi
          4. Come Indicare i Versamenti nella Dichiarazione dei Redditi
          5. Domande Frequenti

          I versamenti ai fondi pensione rappresentano uno degli strumenti fiscali più vantaggiosi per ridurre il carico tributario annuale. Dal 2026 è confermato il limite di deducibilità di 5.164,57 euro per i contributi versati alla previdenza complementare, un’opportunità che consente di risparmiare centinaia di euro in tasse ogni anno.

          Molti contribuenti ignorano questa possibilità o sottovalutano il risparmio fiscale concreto che deriva dall’adesione a un fondo pensione. Eppure, si tratta di uno degli investimenti più intelligenti: costruisci un capitale per il futuro e nel frattempo riduci le tasse da pagare oggi.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di lavoratori nella compilazione della dichiarazione dei redditi 730, garantendo che tutti i versamenti ai fondi pensione vengano correttamente dedotti dal reddito imponibile. In questa guida scoprirai come funziona la deduzione, chi può beneficiarne e quanto potresti risparmiare concretamente.

          Come Funziona la Deduzione dei Fondi Pensione

          La deduzione fiscale dei fondi pensione funziona riducendo il reddito imponibile su cui vengono calcolate le imposte. Non si tratta di una detrazione (che riduce le imposte dovute), ma di una deduzione dal reddito complessivo, meccanismo ancora più vantaggioso.

          In pratica: se il tuo reddito annuo lordo è di 35.000 euro e versi 5.164,57 euro al fondo pensione, il tuo reddito imponibile scende a 29.835,43 euro. Le imposte vengono calcolate su quest’ultimo importo, generando un risparmio fiscale immediato.

          Il limite massimo di 5.164,57 euro annui è valido per tutti i lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto (dipendente, autonomo, libero professionista). Questo significa che puoi versare anche importi superiori, ma solo i primi 5.164,57 euro saranno deducibili fiscalmente.

          Importante: La deduzione si applica nell’anno in cui effettui materialmente il versamento al fondo pensione. Se versi a dicembre 2026, la deduzione vale per il 730/2027 (redditi 2026).

          Chi Può Beneficiare della Deduzione

          La deduzione dei versamenti ai fondi pensione è accessibile a tutte le categorie di lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare. Vediamo nel dettaglio:

          Lavoratori Dipendenti

          I lavoratori dipendenti possono aderire a:

          • Fondi pensione negoziali (chiusi) previsti dal proprio CCNL
          • Fondi pensione aperti offerti da banche, assicurazioni, SGR
          • PIP (Piani Individuali Pensionistici) assicurativi

          Possono versare al fondo il TFR maturando, contributi volontari personali e contributi del datore di lavoro. Tutti questi importi (con il limite di 5.164,57 euro per i contributi personali) sono deducibili dal reddito.

          Lavoratori Autonomi e Liberi Professionisti

          Anche chi ha partita IVA (inclusi i forfettari) può aderire ai fondi pensione aperti o ai PIP. La deduzione funziona allo stesso modo: fino a 5.164,57 euro annui deducibili dal reddito complessivo.

          Per i professionisti in regime forfettario la deduzione si applica all’interno del calcolo del reddito imponibile forfettario, riducendo quindi l’imposta sostitutiva del 5% o 15%.

          Pensionati

          Anche i pensionati possono continuare a versare contributi ai fondi pensione e dedurre gli importi dal reddito da pensione, beneficiando del risparmio fiscale. Particolarmente utile per chi integra la pensione con altre entrate (affitti, lavoro occasionale).

          Disoccupati e Inoccupati

          Chi non ha reddito può comunque aderire a un fondo pensione, ma la deduzione fiscale ha effetto solo se si hanno redditi imponibili. Senza redditi, non si beneficia del vantaggio fiscale immediato.

          Vantaggi Fiscali Concreti: Quanto Risparmi

          Il risparmio fiscale derivante dalla deduzione dei fondi pensione dipende dalla tua aliquota IRPEF marginale. Più alto è il tuo reddito, maggiore sarà il risparmio in termini assoluti.

          Con le aliquote IRPEF 2026 confermate dalla Legge di Bilancio, ecco quanto risparmi versando il massimo deducibile di 5.164,57 euro:

          Scaglione IRPEF 23% (Redditi fino a 28.000 euro)

          Risparmio fiscale annuo: 1.187,85 euro

          Se guadagni 25.000 euro lordi e versi 5.164,57 euro al fondo pensione, il tuo reddito imponibile scende a 19.835,43 euro. Risparmierai il 23% di 5.164,57 euro, pari a 1.187,85 euro di tasse in meno.

          In pratica, l’investimento netto al fondo pensione è di soli 3.976,72 euro, perché 1.187,85 euro te li restituisce lo Stato sotto forma di minori imposte.

          Scaglione IRPEF 33% (Redditi tra 28.001 e 50.000 euro)

          Risparmio fiscale annuo: 1.704,31 euro

          Con un reddito di 40.000 euro, versando il massimo al fondo pensione risparmi il 33% di 5.164,57 euro, ovvero 1.704,31 euro. L’investimento netto scende a 3.460,26 euro.

          Scaglione IRPEF 43% (Redditi oltre 50.000 euro)

          Risparmio fiscale annuo: 2.220,76 euro

          Per redditi elevati, il vantaggio fiscale è massimo. Versando 5.164,57 euro, risparmi 2.220,76 euro di IRPEF, rendendo l’investimento netto di soli 2.943,81 euro.

          Tabella Riepilogativa Risparmio Fiscale:

          Scaglione IRPEFAliquotaRisparmio AnnuoInvestimento Netto
          Fino a 28.000 euro23%1.187,85 euro3.976,72 euro
          28.001 – 50.000 euro33%1.704,31 euro3.460,26 euro
          Oltre 50.000 euro43%2.220,76 euro2.943,81 euro

          Oltre al risparmio IRPEF, si risparmiano anche le addizionali regionali e comunali, che aumentano ulteriormente il vantaggio fiscale complessivo.

          Come Indicare i Versamenti nella Dichiarazione dei Redditi

          Per beneficiare della deduzione dei fondi pensione, devi indicare correttamente gli importi versati nella tua dichiarazione dei redditi 730 o nel Modello Redditi PF.

          Quadro E – Sezione I del Modello 730

          I contributi ai fondi pensione vanno inseriti nel Quadro E, Sezione I, righi da E27 a E32, a seconda del tipo di fondo pensione:

          • Rigo E27: Fondi pensione negoziali (chiusi)
          • Rigo E28: Fondi pensione aperti
          • Rigo E29: PIP (Piani Individuali Pensionistici)

          Devi indicare l’importo totale versato nell’anno, comprensivo di contributi personali, TFR e contributi del datore di lavoro. Il software fiscale calcola automaticamente la deduzione rispettando il limite di 5.164,57 euro.

          Certificazione del Fondo Pensione

          Entro marzo dell’anno successivo, il tuo fondo pensione ti invia una certificazione con l’importo totale dei contributi versati nell’anno. Questo documento è fondamentale per la compilazione del 730.

          Se non l’hai ricevuta, puoi scaricarla dall’area riservata del sito del fondo pensione o richiederla direttamente.

          Compilazione Assistita al CAF

          Il CAF Centro Fiscale di Udine compila gratuitamente il tuo 730 inserendo correttamente tutti i versamenti ai fondi pensione, verificando il rispetto dei limiti di deducibilità e massimizzando il tuo risparmio fiscale.

          Porta con te:

          • Certificazione Unica (CU) 2026
          • Certificazione del fondo pensione con l’importo versato nel 2025
          • Documento d’identità e codice fiscale

          I nostri operatori verificheranno che tutti i dati siano corretti e che tu ottenga il massimo rimborso IRPEF possibile.

          Domande Frequenti sui Fondi Pensione Deducibili

          Posso dedurre i versamenti al fondo pensione se sono in regime forfettario?

          Si, anche chi e in regime forfettario puo dedurre i contributi ai fondi pensione. La deduzione si applica sul reddito imponibile forfettario, riducendo quindi l imposta sostitutiva del 5 percento o 15 percento. Il limite di 5.164,57 euro annui resta valido anche per i forfettari.

          Il TFR versato al fondo pensione rientra nel limite di 5.164,57 euro?

          No, il TFR versato al fondo pensione non concorre al limite di 5.164,57 euro. Questo limite riguarda solo i contributi volontari personali. Il TFR e sempre deducibile interamente, senza limiti, perche rappresenta una quota di retribuzione differita gia tassata.

          Cosa succede se verso piu di 5.164,57 euro in un anno?

          Se versi piu di 5.164,57 euro, puoi dedurre fiscalmente solo questo importo. La parte eccedente resta versata al fondo pensione e concorre alla formazione del capitale finale, ma non genera risparmio fiscale nell anno corrente. Non puoi riportare la deduzione negli anni successivi.

          I fondi pensione convengono davvero rispetto ad altri investimenti?

          I fondi pensione offrono un vantaggio fiscale immediato (deduzione fino a 5.164,57 euro) che altri investimenti non hanno. In piu, beneficiano di tassazione agevolata sui rendimenti (20 percento contro 26 percento) e sulla prestazione finale (da 15 percento a 9 percento). Il vincolo e la disponibilita limitata del capitale prima della pensione.


          I fondi pensione deducibili rappresentano uno strumento doppiamente vantaggioso: costruisci un capitale per integrare la pensione pubblica e nel frattempo risparmi centinaia di euro di tasse ogni anno. Con un limite di deduzione di 5.164,57 euro annui, il risparmio fiscale può arrivare fino a 2.220 euro per i redditi più alti.

          Non perdere questa opportunità. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730 garantendo che tutti i versamenti al fondo pensione vengano correttamente dedotti. Contattaci oggi stesso per una consulenza gratuita e scopri quanto puoi risparmiare.


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