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GESTIONE PARTITA IVA, Guide Fatturazione Elettronica, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Modello Fattura Regime Forfettario 2026: Template Word ed Esempi Pratici

fatturazione elettronica CAF Udine

Cercare un modello di fattura per il regime forfettario 2026 in formato Word, Excel o PDF è una delle ricerche più frequenti tra le partite IVA forfettarie italiane. La motivazione è chiara: ogni fattura forfettaria ha una struttura specifica, con diciture obbligatorie, codici natura IVA particolari e regole sul bollo che, se sbagliate, possono portare a sanzioni o contestazioni fiscali.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto quello che serve: la struttura completa della fattura forfettaria 2026, gli elementi obbligatori, la dicitura corretta dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, le regole sull’imposta di bollo da 2 euro, tre esempi pratici compilati (B2B, B2C e fattura sotto 77,47 euro) e l’indicazione su come ottenere il modello Word/PDF gratuito.

Premessa: dal 2024 anche i forfettari fanno fattura elettronica

La prima cosa da chiarire è fondamentale: dal 1° gennaio 2024 anche le partite IVA in regime forfettario sono obbligate a emettere fattura elettronica (art. 18 D.L. 36/2022), senza eccezioni di fatturato. Fino al 2023 esisteva una soglia minima (25.000 euro di ricavi) sotto la quale era ancora possibile emettere fattura cartacea, ma nel 2026 questa esenzione non esiste più: tutti i forfettari, anche chi fattura 1.000 euro l’anno, devono usare il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

Questo significa che il classico “modello Word” o “modello PDF” della fattura forfettaria non ha più valore fiscale: il documento da emettere e trasmettere al cliente deve essere un file XML con firma digitale, inviato tramite SDI con codice destinatario o PEC.

A cosa serve allora un modello Word o PDF di fattura forfettaria? Ha tre utilità concrete:

  • Riferimento per compilare il software di fatturazione: avere sotto mano un esempio compilato aiuta a riempire correttamente i campi del software (Fatture e Corrispettivi, Aruba, Fatture in Cloud, ecc.) senza dimenticare la dicitura del regime, il codice natura N2.2 o l’imposta di bollo.
  • Uso interno e preventivi: per un preventivo da inviare a un cliente prima dell’incarico, oppure per archivio interno, il formato Word/PDF rimane comodo e veloce.
  • Imparare la struttura corretta: per chi ha appena aperto la partita IVA forfettaria, vedere un modello compilato è il modo più rapido per capire come deve essere fatta una fattura senza IVA con regime agevolato.

Quindi sì, il modello Word/PDF serve ancora, ma per uso pratico e didattico, non come documento fiscale ufficiale. La fattura “vera” deve sempre passare dal SDI in formato XML.

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Elementi obbligatori della fattura forfettaria 2026

Una fattura forfettaria, sia in formato XML che in modello cartaceo di riferimento, deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 21 del D.P.R. 633/1972, con alcune specificità tipiche del regime agevolato. Ecco la lista completa degli elementi obbligatori:

  1. Numero progressivo: numerazione univoca crescente nell’anno solare (es. 1/2026, 2/2026…). È ammessa anche la numerazione per sezionali (es. 1A/2026, 1B/2026).
  2. Data di emissione: la data in cui la fattura viene emessa e trasmessa al SDI (entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione per fattura immediata, entro il 15 del mese successivo per fattura differita).
  3. Dati emittente: nome e cognome (o ragione sociale), partita IVA, codice fiscale, indirizzo completo (via, CAP, città, provincia).
  4. Dati cliente: nome e cognome o denominazione, P.IVA o codice fiscale, indirizzo, codice destinatario (7 caratteri per chi ha SDI proprio, “0000000” per privati senza PEC) oppure indirizzo PEC.
  5. Descrizione dei beni o servizi: indicare in modo chiaro la natura, qualità e quantità della prestazione (es. “Consulenza fiscale per l’anno 2026” o “Corso online di marketing digitale – 8 ore”).
  6. Quantità e prezzo unitario: per ogni voce, indicare quante unità e il prezzo singolo.
  7. Imponibile: l’importo totale della prestazione, che per il forfettario coincide con il totale lordo (non c’è IVA da scorporare).
  8. Codice natura IVA N2.2: nel campo IVA del file XML va indicato “0,00%” e nel campo “Natura” il codice N2.2 – Non soggette – altri casi.
  9. Dicitura obbligatoria del regime forfettario: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA”.
  10. Imposta di bollo da 2 euro: se l’imponibile supera 77,47 euro, è obbligatoria l’imposta di bollo. Va indicata in fattura con la dicitura “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014”.
  11. Totale fattura: somma dell’imponibile più il bollo (se dovuto).
  12. Modalità di pagamento e IBAN: indicare se il pagamento è a vista, a 30 giorni, ecc., e includere l’IBAN per bonifico bancario.
  13. Firma: non obbligatoria per legge nella fattura elettronica (la firma digitale del SDI ha valore legale), ma consigliata nei modelli Word/PDF di riferimento.

Mancare uno di questi elementi può comportare il rigetto della fattura da parte del SDI (con scarto), oppure problemi in caso di controllo fiscale. La dicitura del regime forfettario è fondamentale: senza quella, la fattura potrebbe essere considerata “ordinaria” e teoricamente assoggettata a IVA.

Codice natura IVA N2.2: cos’è e perché si usa nel forfettario

Quando si compila la fattura elettronica forfettaria nel software, il sistema chiede sempre di indicare un codice natura IVA. Per il regime forfettario il codice corretto è N2.2 – Non soggette – altri casi.

Questo codice serve a comunicare al Sistema di Interscambio che l’operazione non è soggetta a IVA non perché esente o fuori campo, ma perché rientra in un regime speciale agevolato. Attenzione: il vecchio codice N2 generico è stato eliminato dal 1° gennaio 2021, sostituito da N2.1 (operazioni non soggette a IVA per mancanza di territorialità) e N2.2 (altri casi, tra cui il regime forfettario).

Nei principali software di fatturazione (Fatture e Corrispettivi, Aruba, Fatture in Cloud, Subito Fatture, ecc.) il codice N2.2 è di solito già preimpostato come default per gli utenti che dichiarano di essere in regime forfettario in fase di configurazione. È comunque sempre buona norma verificare prima dell’invio che nel campo “Natura” della fattura compaia esattamente “N2.2”.

Per approfondire la disciplina IVA del forfettario, leggi anche la nostra guida sull’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026, che spiega tutti i casi particolari (reverse charge, acquisti UE, importazioni, OSS).

Imposta di bollo da 2 euro: quando va applicata e come

Una delle peculiarità della fattura forfettaria è l’imposta di bollo da 2 euro. Si tratta di un’imposta sostitutiva (in luogo dell’IVA) che il forfettario deve applicare quando l’imponibile della singola fattura supera 77,47 euro.

Quando si applica il bollo da 2 euro

  • Fattura con imponibile superiore a 77,47 euro: bollo da 2 euro obbligatorio.
  • Fattura con imponibile pari o inferiore a 77,47 euro: bollo non dovuto.
  • La soglia si calcola sul singolo documento, non sul totale annuo.
  • Il bollo si applica anche alle ricevute fiscali e quietanze rilasciate dal forfettario.

Bollo virtuale e versamento trimestrale con F24

Dal 2019, con l’arrivo della fattura elettronica obbligatoria, il bollo si applica in modalità virtuale: non si attacca più la marca da bollo cartacea sulla fattura, ma si versa cumulativamente all’Agenzia delle Entrate con modello F24 ogni trimestre.

I codici tributo F24 da utilizzare per il versamento del bollo virtuale sulle fatture elettroniche sono:

  • 2521 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 1° trimestre (gennaio-marzo)
  • 2522 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 2° trimestre (aprile-giugno)
  • 2523 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 3° trimestre (luglio-settembre)
  • 2524 – Imposta di bollo fatture elettroniche – 4° trimestre (ottobre-dicembre)

Le scadenze di versamento sono il 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo. Se l’importo trimestrale è inferiore a 5.000 euro, il versamento può essere posticipato al trimestre successivo.

Indicazione obbligatoria in fattura

Quando si emette una fattura con bollo, in fattura va sempre indicata la dicitura: “Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014”. Nel software di fatturazione c’è di solito un flag dedicato che, se attivato, inserisce automaticamente sia l’importo (2 euro) che la dicitura nel file XML.

Il bollo viene addebitato al cliente: il forfettario lo incassa insieme al corrispettivo della prestazione e poi lo riversa all’erario. Quindi se la prestazione è 1.500 euro, il cliente paga 1.502 euro (1.500 + 2 di bollo).

Esempio pratico 1: fattura B2B per consulenza professionale

Vediamo ora un esempio concreto di fattura forfettaria B2B (cliente azienda con partita IVA), che è il caso più frequente per consulenti, commercialisti, avvocati, formatori e professionisti in genere.

Scenario: Mario Rossi, dottore commercialista in regime forfettario, emette fattura a “Alfa SRL” per un incarico di consulenza fiscale per l’anno 2026.

FATTURA N. 12/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Mario Rossi
Dottore Commercialista
Via Roma 12 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02345678901
C.F.: RSSMRA80A01L483Z
Cassa: CNPADC
CLIENTE
Alfa SRL
Via Garibaldi 45 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 03456789012
C.F.: 03456789012
Codice destinatario: ABCDEF1
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Consulenza fiscale e tributaria – Anno 2026
(servizio continuativo gennaio-dicembre 2026)
1€ 1.500,00€ 1.500,00
Imponibile€ 1.500,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollo€ 2,00
TOTALE FATTURA€ 1.502,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.
Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014.

Modalità di pagamento: Bonifico bancario a 30 giorni data fattura

IBAN: IT60 X054 2811 1010 0000 0123 456 – Banca Friuli

Punti chiave dell’esempio:

  • Cliente con partita IVA → cliente “soggetto IVA” (B2B)
  • Codice destinatario di 7 caratteri perché Alfa SRL ha SDI proprio
  • Imponibile 1.500 euro > 77,47 → bollo 2 euro obbligatorio
  • Totale fattura: 1.500 + 2 = 1.502 euro
  • Codice natura IVA: N2.2 (compilato nel software, non visibile sulla rappresentazione cartacea)
  • Dicitura art. 1 c. 58 L. 190/2014 sempre presente

Esempio pratico 2: fattura B2C a un privato (corso online)

Vediamo ora il caso B2C: il forfettario emette fattura a un cliente privato (consumatore finale), che non ha partita IVA né codice destinatario.

Scenario: Giulia Bianchi, formatrice in regime forfettario, vende un corso online di marketing digitale a Luca Verdi, privato cittadino.

FATTURA N. 5/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Giulia Bianchi
Formatrice / Consulente marketing
Via Mazzini 8 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02567891234
C.F.: BNCGLI85B41L483K
Cassa: Gestione Separata INPS
CLIENTE
Luca Verdi
Via Dante 22 – 33170 Pordenone (PN)
C.F.: VRDLCU90C15G888J
Codice destinatario: 0000000
(privato senza PEC)
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Corso online “Marketing digitale per piccole imprese” – 8 ore
Accesso piattaforma e materiale didattico
1€ 200,00€ 200,00
Imponibile€ 200,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollo€ 2,00
TOTALE FATTURA€ 202,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.
Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del DM 17/06/2014.

Modalità di pagamento: Bonifico bancario / PayPal anticipato

IBAN: IT45 K030 6909 6061 0000 0098 765

Punti chiave dell’esempio B2C:

  • Cliente privato → si indica solo il codice fiscale, non la P.IVA
  • Codice destinatario 0000000 (sette zeri): obbligatorio per privati senza PEC
  • La fattura passa comunque dal SDI: il privato la riceve come copia analogica via email o cartacea, oppure può scaricarla dal proprio cassetto fiscale
  • Imponibile 200 euro > 77,47 → bollo 2 euro obbligatorio
  • Totale: 200 + 2 = 202 euro

Importante: per i clienti privati, oltre alla trasmissione SDI, è buona norma consegnare anche una copia analogica (PDF via email, oppure stampata) al momento del pagamento. Il SDI riconsegna la fattura nel cassetto fiscale del privato, ma molti consumatori non sanno come accedervi.

Esempio pratico 3: fattura sotto 77,47 euro (senza bollo)

Terzo caso: fattura di piccolo importo, sotto la soglia dei 77,47 euro. È il classico esempio di una piccola prestazione occasionale o di un acconto, dove l’imposta di bollo NON va applicata.

Scenario: Andrea Costa, grafico freelance in regime forfettario, fattura un piccolo lavoro (logo veloce) a un cliente privato.

FATTURA N. 18/2026

Data emissione: 11/05/2026

EMITTENTE
Andrea Costa
Grafico freelance
Via Aquileia 33 – 33100 Udine (UD)
P.IVA: 02789012345
C.F.: CSTNDR92D10L483W
Cassa: Gestione Separata INPS
CLIENTE
Sara Neri
Via Cavour 7 – 33100 Udine (UD)
C.F.: NRESRA88E55L483B
Codice destinatario: 0000000
DescrizioneQ.tàPrezzo unit.Imponibile
Realizzazione logo personale base
(consegna 1 file PNG + 1 file vettoriale)
1€ 50,00€ 50,00
Imponibile€ 50,00
IVA (Natura N2.2)€ 0,00
Imposta di bollonon dovuta (imp. < 77,47 €)
TOTALE FATTURA€ 50,00

Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 – regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA.

Modalità di pagamento: Bonifico immediato

IBAN: IT78 P020 0805 3640 0000 0654 321

Punti chiave:

  • Imponibile 50 euro < 77,47 → nessuna imposta di bollo
  • Totale fattura = imponibile = 50 euro
  • La dicitura del regime forfettario è comunque obbligatoria
  • Nel software di fatturazione il flag “Imposta di bollo” va lasciato disattivato

Attenzione: la soglia di 77,47 euro si applica al singolo documento. Quindi se nello stesso giorno emetti due fatture da 50 euro ciascuna, in nessuna delle due c’è bollo (anche se la somma è 100 euro). Se invece emetti un’unica fattura da 100 euro, il bollo è dovuto.

Download modello fattura forfettaria Word/PDF gratuito

Il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione gratuitamente un modello di fattura forfettaria 2026 in formato Word e PDF, già strutturato con tutti gli elementi obbligatori, le diciture corrette dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014 e i campi pre-impostati per imposta di bollo e codice destinatario.

Cosa contiene il modello scaricabile:

  • Modello Word editabile (.docx) per uso interno e preventivi
  • Modello PDF compilabile (.pdf) come traccia di riferimento
  • Versione con bollo (per fatture > 77,47 euro)
  • Versione senza bollo (per fatture < 77,47 euro)
  • Esempio compilato B2B e B2C
  • Mini-guida con istruzioni di compilazione

Come riceverlo: invia una richiesta via email a successioni@centrofiscale.com indicando nome, cognome e città di residenza. Il modello viene inviato gratuitamente in allegato entro 24-48 ore.

Ricorda: questo modello è valido come strumento di riferimento e per uso interno. Per la fattura ufficiale verso un cliente devi sempre usare un software di fatturazione elettronica che invii il file XML al SDI.

Software gratuiti per fattura elettronica forfettaria

Per emettere fatture elettroniche valide nel 2026, ecco i principali software disponibili sul mercato, con un focus su quelli adatti ai forfettari:

1. “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)

È il portale ufficiale e gratuito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile dall’area riservata con SPID/CIE/CNS. Permette di:

  • Compilare e inviare fatture elettroniche con interfaccia web
  • Conservare a norma le fatture emesse e ricevute
  • Visualizzare il proprio cassetto fiscale
  • Calcolare automaticamente il bollo virtuale dovuto

Pro: totalmente gratuito, ufficiale, integrato con SDI.
Contro: interfaccia spartana, poche funzioni di gestione (no scadenzario, no numerazione automatica progettata).

2. Software a pagamento (più completi)

  • Fatture in Cloud (TeamSystem) – Da circa 4 €/mese, una delle soluzioni più usate dai forfettari. Numerazione automatica, scadenzario, gestione bollo, conservazione decennale a norma inclusa.
  • Aruba Fatturazione Elettronica – Da circa 1 €/mese (piano base), molto economico. Buona integrazione con i servizi PEC Aruba.
  • Subito Fatture, FattureGratis, Fattura24 – Altre alternative valide, con prezzi e funzionalità variabili.

Per chi è agli inizi e fattura poco, il portale gratuito dell’Agenzia delle Entrate è più che sufficiente. Quando il volume di fatture cresce, conviene passare a un software dedicato per risparmiare tempo nella gestione.

Errori comuni nella fattura forfettaria (e come evitarli)

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale, ecco gli errori più frequenti che troviamo sulle fatture dei forfettari, soprattutto chi ha appena aperto la P.IVA:

  1. Dimenticare la dicitura art. 1 c. 58 L. 190/2014: senza questa frase, la fattura potrebbe essere riqualificata come operazione ordinaria con IVA.
  2. Indicare aliquota IVA invece di N2.2: alcuni software, se non configurati correttamente, mettono di default l’aliquota 22%. Verificare sempre che il campo “Natura” sia N2.2 e l’aliquota 0%.
  3. Bollo non applicato sopra 77,47 euro: dimenticare il bollo significa dover comunque versare l’imposta in F24 più la sanzione (30% dell’imposta non versata).
  4. Bollo applicato anche sotto 77,47 euro: errore opposto, meno grave ma scorretto.
  5. Numerazione non progressiva: ogni fattura deve avere numero univoco crescente. Saltare numeri (es. 1, 2, 4, 5…) o ripetere lo stesso numero è una violazione formale.
  6. Codice destinatario sbagliato: per privati va sempre “0000000” (sette zeri); per imprese, va il codice di 7 caratteri o la PEC del cliente.
  7. Indicare ritenuta d’acconto: il forfettario non è soggetto a ritenuta (art. 1 c. 67 L. 190/2014). Se il cliente la trattiene per errore, va richiesta la riemissione.
  8. Errore sul codice fiscale del cliente privato: 16 caratteri obbligatori. Un errore qui può far scartare la fattura dal SDI.
  9. Mancato versamento bollo trimestrale: dimenticare la scadenza del 31 maggio (1° trim.) o successive comporta sanzioni.
  10. Non conservare le fatture: anche le fatture emesse via SDI vanno conservate per 10 anni a norma. Il portale gratuito Agenzia Entrate include questa conservazione.

Un controllo periodico delle fatture emesse, ancora meglio se affidato a un CAF o a un commercialista, evita la maggior parte di questi errori.

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Domande frequenti sulla fattura forfettaria 2026

Posso ancora emettere fattura cartacea nel 2026 se sono forfettario?

No. Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari, anche con ricavi sotto 25.000 euro, devono emettere fattura elettronica via SDI. La fattura cartacea o il PDF non hanno più valore fiscale come documento ufficiale.

Cosa succede se mando per errore una fattura cartacea?

La fattura non emessa via SDI è considerata “non emessa” ai fini fiscali. La sanzione amministrativa va dal 90% al 180% dell’imposta non documentata, con minimo 250 euro per fattura. È sempre possibile sanare la situazione con il ravvedimento operoso, riducendo le sanzioni.

Quale codice natura IVA usare in fattura forfettaria?

Sempre N2.2 – Non soggette – altri casi. Il vecchio codice N2 generico è stato eliminato dal 2021 e non è più valido.

Devo applicare la ritenuta d’acconto sulle mie fatture?

No. I contribuenti in regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d’acconto (art. 1 c. 67 L. 190/2014). Va indicato in fattura: “Non si applica ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1 c. 67 L. 190/2014”. Se il cliente la trattiene per errore, va richiesta la riemissione corretta.

Come faccio a sapere il codice destinatario del mio cliente?

Per le aziende: si chiede direttamente al cliente, che lo comunica al momento della prima fattura. Per i privati: usa “0000000” (sette zeri). Se il cliente fornisce solo la PEC, va inserita nel campo “PEC destinatario” e il codice destinatario va a “0000000”.

Quando devo versare il bollo da 2 euro all’Agenzia delle Entrate?

Il versamento è trimestrale, con questi codici tributo F24: 2521 (1° trim.), 2522 (2° trim.), 2523 (3° trim.), 2524 (4° trim.). Le scadenze sono il 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo. Se l’importo dovuto nel trimestre è inferiore a 5.000 euro, si può rinviare al trimestre successivo.

Se il cliente paga in ritardo, quando devo versare il bollo?

Il bollo si versa in base alla data di emissione della fattura, non alla data di pagamento. Quindi anche se il cliente paga a 90 giorni, il bollo va comunque versato nei termini trimestrali in base a quando è stata emessa la fattura.

Posso usare un modello Word personalizzato come fattura ufficiale?

No. La fattura ufficiale deve essere in formato XML e transitare dal SDI. Il modello Word può servire come bozza interna, preventivo o documento di lavoro, ma non sostituisce la fattura elettronica obbligatoria.

Il CAF può aiutarmi a emettere le fatture?

Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per partite IVA forfettarie: configurazione del software di fatturazione, controllo periodico delle fatture emesse, calcolo e versamento del bollo trimestrale, conservazione a norma. Contatta il CAF per un preventivo personalizzato.

Hai bisogno di aiuto con la fattura forfettaria? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine

Hai aperto da poco la partita IVA in regime forfettario e non sai come configurare il software di fatturazione? Vuoi un controllo delle fatture emesse per essere sicuro di non aver sbagliato la dicitura, il codice natura o il bollo? Vuoi ricevere il modello Word/PDF gratuito con esempi compilati?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di partite IVA forfettarie nella gestione della fatturazione elettronica, dei versamenti trimestrali del bollo e della dichiarazione dei redditi annuale. Il nostro team segue il forfettario in tutte le sue fasi: dall’apertura della P.IVA alla configurazione del software, dall’emissione corretta della prima fattura al monitoraggio dei limiti di 85.000 e 100.000 euro.

Contattaci per:

  • Ricevere il modello fattura forfettaria 2026 Word/PDF gratuito
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  • Gestire dichiarazione dei redditi e contributi INPS
  • Aprire una nuova partita IVA in regime forfettario

CAF Centro Fiscale Udine
Email: successioni@centrofiscale.com
Sito: centrofiscale.com

Ultimo aggiornamento: maggio 2026. Le informazioni contenute in questo articolo sono basate sulla normativa fiscale italiana vigente al momento della pubblicazione (art. 1 c. 54-89 L. 190/2014, D.M. 17/06/2014, Provvedimento Agenzia Entrate n. 89757/2018). Per situazioni specifiche è sempre consigliato richiedere un parere personalizzato.

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Maggio 11, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-11 08:00:002026-08-17 10:16:43Modello Fattura Regime Forfettario 2026: Template Word ed Esempi Pratici
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari

regime forfettario partita iva

L’esigibilità IVA nel regime forfettario 2026 è uno dei temi più cercati e meno chiari da chi gestisce una partita IVA agevolata, soprattutto nei momenti delicati di passaggio da o verso il regime ordinario. La domanda è ricorrente: il forfettario, che non addebita IVA in fattura, deve preoccuparsi dell’esigibilità? E cosa succede in casi particolari come reverse charge, acquisti intracomunitari, importazioni o superamento delle soglie di 85.000 e 100.000 euro?

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo il concetto di esigibilità immediata e differita, la regola generale per il forfettario (esonero da addebito IVA ex art. 1 comma 58 della Legge 190/2014), tutti i casi particolari in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA, e cosa accade quando si esce dal regime agevolato. Con esempi pratici, calcoli e una sezione FAQ finale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica
  2. Emissione fattura vs esigibilità: la differenza
  3. Esigibilità immediata: la regola generale
  4. Esigibilità differita e IVA per cassa
  5. Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale
  6. Casi particolari di IVA per i forfettari
  7. Reverse charge interno: come si comporta il forfettario
  8. Acquisti intracomunitari e prestazioni UE
  9. Importazioni extra-UE: IVA in dogana
  10. Vendite a privati UE: regime OSS
  11. Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro
  12. Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita
  13. Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti
  14. Esempi pratici con calcoli
  15. FAQ – Domande frequenti

Cos’è l’esigibilità IVA: la definizione tecnica

L’esigibilità IVA è il momento in cui l’imposta sul valore aggiunto diventa “dovuta” all’erario. È il punto temporale preciso in cui sorge il debito IVA del cedente/prestatore verso lo Stato e, contemporaneamente, il diritto alla detrazione per il cessionario/committente. La disciplina è contenuta nell’art. 6 del DPR 633/1972 (Decreto IVA), modificato più volte negli ultimi quindici anni.

Capire l’esigibilità è fondamentale perché determina:

  • Quando l’IVA va versata all’Agenzia delle Entrate (con F24)
  • In quale liquidazione periodica (mensile o trimestrale) far confluire l’operazione
  • Quando il cliente può detrarre l’IVA pagata sugli acquisti
  • Quale anno fiscale “vede” l’operazione ai fini della dichiarazione IVA

Esistono due grandi famiglie di esigibilità: esigibilità immediata (la regola generale) ed esigibilità differita (l’eccezione, legata all’incasso). Una terza categoria, l’esigibilità “split payment” verso la PA, è rilevante solo per chi fattura alla Pubblica Amministrazione e i forfettari ne sono esclusi.

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Emissione fattura vs esigibilità: la differenza

Molti contribuenti, anche esperti, confondono il momento di emissione della fattura con il momento di esigibilità dell’IVA. Sono due concetti distinti, anche se nella maggior parte dei casi coincidono.

Il momento di effettuazione dell’operazione (art. 6 DPR 633/72) è:

  • Beni mobili: consegna o spedizione
  • Beni immobili: stipula del contratto/atto
  • Prestazioni di servizi: pagamento del corrispettivo

La fattura deve essere emessa (in formato elettronico via SDI dal 2024 per quasi tutti, forfettari inclusi) entro 12 giorni dall’effettuazione per le fatture immediate, oppure entro il giorno 15 del mese successivo per le fatture differite. L’esigibilità IVA coincide, di regola, con il momento di effettuazione dell’operazione, non con la data di emissione della fattura.

Esempio: se consegno una merce il 28 maggio 2026 e fatturo l’8 giugno 2026, l’IVA è esigibile a maggio 2026, non a giugno. Per i forfettari, come vedremo, questa distinzione è in gran parte irrilevante perché non addebitano IVA, ma diventa cruciale in caso di reverse charge o uscita dal regime.

Esigibilità immediata: la regola generale

L’esigibilità immediata è il regime ordinario applicato alla stragrande maggioranza delle operazioni IVA in Italia. Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento stesso in cui l’operazione è effettuata, indipendentemente dal fatto che il cliente abbia pagato o meno.

In pratica, il fornitore in regime ordinario:

  1. Emette fattura con IVA (per esempio 22%)
  2. Inserisce l’IVA nella liquidazione periodica del mese/trimestre di emissione
  3. Versa l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo (mensili) o entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre (trimestrali)
  4. Lo deve fare anche se il cliente non ha ancora pagato

Questo crea il classico problema di finanza d’impresa: anticipare al fisco un’IVA che non è ancora stata incassata dal cliente. Per mitigare il problema, il legislatore ha introdotto due eccezioni: l’esigibilità differita per le fatture verso enti pubblici e il regime di IVA per cassa (cash accounting).

Esigibilità differita e IVA per cassa

L’esigibilità differita sposta il momento di versamento dell’IVA al momento dell’incasso del corrispettivo. È il principio di “cassa” applicato all’IVA. In Italia, esistono due forme principali:

Esigibilità differita “automatica” (art. 6 c. 5 DPR 633/72)

Si applica obbligatoriamente alle cessioni e prestazioni effettuate verso enti pubblici (Stato, Regioni, Comuni, ASL, Università, ecc.). L’IVA diventa esigibile al pagamento, non all’emissione della fattura. Tuttavia, dal 2015 lo “split payment” ha sostituito in larga parte questa disciplina per la PA. I forfettari, comunque, non addebitano IVA neanche verso la PA, quindi la questione li riguarda marginalmente.

IVA per cassa – Cash accounting (art. 32-bis DL 83/2012)

Introdotto dal Decreto Crescita 2012, il regime di IVA per cassa consente di posticipare:

  • Il versamento dell’IVA a debito al momento dell’incasso della fattura
  • La detrazione dell’IVA a credito al momento del pagamento al fornitore

L’opzione è disponibile per i contribuenti con volume d’affari fino a 2 milioni di euro annui e va esercitata in dichiarazione IVA. Esiste un limite temporale: trascorso un anno dall’effettuazione dell’operazione, l’IVA diventa comunque esigibile, anche se la fattura non è stata pagata (salvo procedure concorsuali).

I forfettari non possono optare per l’IVA per cassa, semplicemente perché non applicano IVA in fattura. Il regime per cassa è pensato per i contribuenti ordinari semplificati o i piccoli professionisti che vogliono allineare obblighi fiscali e flussi di cassa.

Forfettario: nessuna IVA in fattura, nessuna esigibilità tradizionale

Veniamo al cuore della questione. Il regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, modificato dalla Legge di Bilancio 2023 e successive) prevede un esonero generalizzato dall’addebito dell’IVA. Lo stabilisce in modo cristallino il comma 58:

“I contribuenti che applicano il regime forfettario non addebitano l’imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti.”

Questo significa, per il forfettario:

  • Niente IVA in fattura verso il cliente (no rivalsa)
  • Niente detrazione IVA sugli acquisti effettuati
  • Nessun obbligo di liquidazione periodica IVA (mensile o trimestrale)
  • Nessun obbligo di versamento IVA con F24
  • Nessuna dichiarazione annuale IVA (modello IVA)
  • Nessuna comunicazione LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA)

In sostanza, per il forfettario “puro” il concetto di esigibilità IVA non esiste. Le fatture devono però riportare la dicitura obbligatoria:

Dicitura obbligatoria in fattura forfettaria:
“Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – regime forfettario. Non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 1 comma 58 L. 190/2014.”

Nel formato XML della fattura elettronica, il forfettario indica come natura IVA il codice “N2.2” (operazioni non soggette – altri casi). La marca da bollo da 2 euro va apposta sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro.

Casi particolari di IVA per i forfettari

Detto questo, esistono almeno cinque situazioni in cui anche il forfettario “incontra” l’IVA e deve gestirne il versamento. È fondamentale conoscerle, perché in questi casi il debito IVA esiste eccome, e va versato.

  1. Reverse charge interno (cessione di rottami, edilizia in subappalto, fabbricati strumentali)
  2. Reverse charge UE (acquisti intracomunitari di beni e servizi)
  3. Importazioni extra-UE (IVA dovuta in dogana)
  4. Operazioni con autofattura (prestazioni da soggetti extra-UE)
  5. Vendite a privati UE oltre soglia 10.000 euro (regime OSS)

In tutti questi casi il forfettario, pur restando nel regime agevolato per i ricavi nazionali, deve versare l’IVA con F24 e in alcuni casi presentare comunicazioni specifiche. Vediamoli uno per uno.

Reverse charge interno: come si comporta il forfettario

Il reverse charge interno (inversione contabile) è disciplinato dall’art. 17 commi 5 e 6 del DPR 633/72. Si applica a operazioni come:

  • Cessione di rottami, cascami ferrosi e non ferrosi
  • Cessione di fabbricati strumentali in opzione IVA
  • Subappalti in edilizia (settore costruzioni)
  • Cessione di console, tablet, PC, microprocessori (cessione B2B)
  • Cessione di oro industriale
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti in edifici

La regola del reverse charge è semplice: l’IVA è assolta dal cessionario/committente, non dal cedente/prestatore. Per il forfettario, le situazioni si dividono in due:

Forfettario come cedente/prestatore

Se il forfettario emette una fattura per un’operazione in reverse charge (per esempio, un piccolo edile forfettario in subappalto), non addebita IVA (come sempre) e indica nella fattura la natura “N2.2” (forfettario). Non scatta l’inversione contabile, perché il forfettario non è soggetto IVA. Il cliente quindi non deve integrare la fattura.

Forfettario come cessionario/committente

Caso completamente diverso: se il forfettario riceve una fattura senza IVA in reverse charge (ad esempio, acquista rottami o riceve un servizio in edilizia subappalto), deve:

  1. Integrare la fattura con l’IVA (di regola 22%, salvo aliquote specifiche)
  2. Versare l’IVA all’erario con F24, codice tributo specifico
  3. Non detrarla (perché il forfettario non ha diritto a detrazione)
  4. L’IVA versata diventa costo deducibile ai fini del coefficiente di redditività

Il versamento avviene entro il 16 del mese successivo all’operazione. Va indicato nel quadro VJ del modello IVA (che il forfettario deve presentare se ha avuto reverse charge). Il codice tributo F24 dipende dalla tipologia (es. 6099 per IVA mensile reverse charge).

Attenzione: in caso di reverse charge ricevuto, il forfettario è tenuto a presentare la dichiarazione IVA annuale (modello IVA) limitatamente alle operazioni con reverse charge. Va compilato il quadro VJ e versato l’IVA in F24.

Acquisti intracomunitari e prestazioni UE

Il forfettario che acquista beni o servizi da soggetti UE deve gestire il reverse charge intracomunitario. La disciplina è contenuta nell’art. 7-bis e seguenti del DPR 633/72, integrati dal DL 331/1993.

Acquisti di beni intracomunitari

Se il forfettario acquista beni da un fornitore UE, esistono due regimi a seconda della soglia annua di 10.000 euro:

  • Sotto i 10.000 euro/anno: il fornitore UE addebita la propria IVA (es. IVA tedesca al 19%). Il forfettario paga e basta. Non integra né versa IVA italiana.
  • Oltre i 10.000 euro/anno: il forfettario deve iscriversi al VIES, comunicare al fornitore di voler acquistare in regime intracomunitario, e integrare la fattura con IVA italiana, da versare con F24 entro il 16 del mese successivo.

Servizi ricevuti da soggetti UE

Per i servizi B2B (es. abbonamento software cloud da Irlanda, Google Ads, hosting estero), si applica sempre il reverse charge ex art. 7-ter, indipendentemente dalla soglia. Il forfettario deve:

  1. Iscriversi al VIES (Modello AA9/12 o online)
  2. Comunicare la propria partita IVA italiana al fornitore
  3. Ricevere fattura senza IVA
  4. Integrare con IVA italiana (22% standard)
  5. Versare l’IVA con F24 entro il 16 del mese successivo
  6. Presentare modello INTRA mensile o trimestrale (acquisti)

L’IVA versata in reverse charge UE è un costo per il forfettario, non recuperabile, ma “assorbito” dal coefficiente di redditività che riconosce un costo forfettizzato.

Importazioni extra-UE: IVA in dogana

Quando un forfettario importa beni da Paesi extra-UE (Cina, USA, UK post-Brexit, Svizzera, ecc.), l’IVA è dovuta in dogana, calcolata sul valore del bene + dazi + spese di trasporto. Si tratta di un’IVA esigibile immediatamente al momento dell’introduzione del bene nel territorio italiano.

Il forfettario:

  • Paga l’IVA in dogana (di solito tramite spedizioniere)
  • Non può detrarla
  • L’IVA versata è un costo incluso nel valore del bene importato
  • Non deve presentare alcuna dichiarazione IVA per la sola importazione

Per i piccoli importatori (es. acquisti su Alibaba, AliExpress) che superano la soglia di 150 euro per spedizione, l’IVA è calcolata e riscossa in dogana. Sotto la soglia, dal 2021 vige il regime IOSS (Import One Stop Shop) gestito direttamente dal venditore.

Vendite a privati UE: regime OSS oltre 10.000 euro

Caso meno noto ma sempre più rilevante per e-commerce e creator: il forfettario che vende beni o servizi digitali a privati consumatori UE. La disciplina è il regime OSS (One Stop Shop), attivo dal 1° luglio 2021.

  • Sotto i 10.000 euro/anno di vendite UE B2C: si applica l’IVA italiana (per il forfettario, niente IVA – dicitura N2.2)
  • Oltre i 10.000 euro/anno: si applica l’IVA del Paese di destinazione del consumatore. Il forfettario deve:
  1. Iscriversi al regime OSS tramite portale Agenzia Entrate
  2. Applicare l’IVA del Paese del cliente (es. 19% Germania, 20% Francia)
  3. Versare l’IVA trimestralmente tramite OSS
  4. Presentare dichiarazione OSS trimestrale

In questo caso, il forfettario perde di fatto l’agevolazione IVA italiana ma resta nel regime forfettario per i ricavi (purché entro 85.000 euro). L’IVA OSS versata è un costo, non un’imposta sostitutiva.

Uscita dal forfettario: 85.000 e 100.000 euro

Veniamo al tema più delicato: quando il forfettario diventa contribuente IVA “vero”, cioè inizia ad addebitare IVA in fattura e a gestirne l’esigibilità in modo ordinario. Le due soglie chiave sono 85.000 e 100.000 euro.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se il forfettario, in un anno, supera 85.000 euro di ricavi/compensi ma resta sotto i 100.000 euro, esce dal regime dall’anno successivo. Esempio:

  • Anno 2026: ricavi 90.000 euro (forfettario)
  • Anno 2027: passa al regime ordinario dal 1° gennaio
  • Le fatture 2026 restano senza IVA
  • Dal 1° gennaio 2027 le fatture si emettono con IVA al 22% (o aliquota applicabile)

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece i ricavi superano 100.000 euro nello stesso anno, l’uscita è immediata e retroattiva al momento del superamento. È la novità più impattante introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e confermata negli anni successivi.

  • Tutte le operazioni effettuate fino alla fattura che fa superare la soglia (esclusa) restano forfettarie
  • La fattura che determina lo “sforo” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA
  • Se il superamento avviene a metà anno, il contribuente deve attivarsi immediatamente: aprire i registri IVA, iscriversi a INPS Gestione Separata o gestione artigiani/commercianti come “ordinario”, presentare LIPE

Esempio pratico: Mario, forfettario, a settembre 2026 emette fattura di 8.000 euro che fa superare i 100.000 euro complessivi. Quella fattura va emessa con IVA al 22% (1.760 euro). Tutte le fatture successive devono avere IVA. Le fatture pregresse del 2026 restano senza IVA. Da settembre 2026 Mario diventa contribuente IVA ordinario “trimestrale” di norma.

Calcolo IVA pro-rata in caso di uscita

Quando si esce dal forfettario, scatta una norma poco conosciuta ma importante: il diritto alla detrazione “retroattiva” dell’IVA sui beni strumentali e sulle rimanenze, prevista dall’art. 1 c. 61 L. 190/2014.

In pratica, il contribuente che passa al regime ordinario può detrarre l’IVA assolta in regime forfettario su:

  • Rimanenze finali di beni acquistati e non venduti
  • Beni strumentali ammortizzabili acquistati negli ultimi 5 anni (10 anni per immobili)
  • Servizi non ancora utilizzati alla data di uscita (es. canoni anticipati)

Il calcolo è pro-rata temporis per i beni ammortizzabili: si recupera la quota di IVA proporzionale al periodo residuo di ammortamento. Esempio:

  • PC acquistato nel 2024 a 1.220 euro (1.000 + IVA 220)
  • Periodo ammortamento PC: 5 anni (quote del 20%)
  • Uscita dal forfettario: 1° gennaio 2027
  • Quote residue: 2027, 2028 (2 anni su 5)
  • IVA detraibile: 220 × (2/5) = 88 euro

La detrazione si effettua nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime, presentando una rettifica ai sensi dell’art. 19-bis2 DPR 633/72. È un’operazione delicata che richiede di conservare le fatture di acquisto degli anni precedenti.

Comunicazioni LIPE per i forfettari uscenti

Una volta usciti dal regime forfettario, il contribuente è tenuto a tutti gli adempimenti IVA ordinari, tra cui le LIPE – Liquidazioni Periodiche IVA. Si tratta di comunicazioni trimestrali (telematiche) che riepilogano le operazioni IVA del trimestre.

Scadenze LIPE 2026-2027:

  • I trimestre (gen-mar): entro 31 maggio
  • II trimestre (apr-giu): entro 30 settembre
  • III trimestre (lug-set): entro 30 novembre
  • IV trimestre (ott-dic): entro fine febbraio dell’anno successivo (oppure dichiarazione IVA annuale presentata entro fine febbraio)

Per chi esce dal forfettario per superamento dei 100.000 euro a metà anno, la prima LIPE deve essere presentata per il trimestre di superamento. Esempio: superamento il 15 settembre 2026, prima LIPE per il III trimestre 2026 entro il 30 novembre 2026.

Esempi pratici con calcoli

Esempio 1: Forfettario “puro” senza casi particolari

Anna, copywriter forfettaria, fattura nel 2026 a clienti italiani per 35.000 euro. Tutte le fatture sono senza IVA con dicitura N2.2.

  • IVA da versare: 0 euro
  • LIPE: non dovute
  • Modello IVA: non dovuto
  • Esigibilità IVA: concetto non applicabile

Esempio 2: Forfettario con servizio UE (Google Ads)

Marco, web designer forfettario, nel 2026 spende 2.000 euro in Google Ads (Irlanda). Riceve fattura senza IVA con reverse charge UE.

  • Integrazione fattura: 2.000 × 22% = 440 euro IVA
  • F24 codice 6099 entro il 16 del mese successivo: 440 euro
  • Modello INTRA acquisti servizi: dovuto
  • Modello IVA annuale (quadro VJ): dovuto
  • I 440 euro versati sono un costo “assorbito” dal coefficiente forfettario

Esempio 3: Forfettario edile con reverse charge interno

Giuseppe, idraulico forfettario in Friuli, lavora in subappalto per 8.000 euro per un’impresa edile. Emette fattura senza IVA (forfettario) ma non scatta il reverse charge: la fattura riporta solo la dicitura forfettaria N2.2.

Diversamente: se Giuseppe acquista materiale di rottame da 1.500 euro per 1.000 euro di valore reale, la fattura del rivenditore è in reverse charge. Giuseppe deve integrare con IVA al 22% (220 euro) e versarla.

Esempio 4: Uscita per superamento 100.000 euro

Laura, consulente forfettaria, nel 2026 ha già fatturato 95.000 euro al 30 giugno. A luglio emette una fattura da 8.000 euro: ricavi totali 103.000 euro = uscita immediata.

  • Fattura di luglio: 8.000 + IVA 22% (1.760) = 9.760 euro
  • Tutte le fatture successive con IVA
  • Apertura registri IVA con effetto dal 1° luglio (o dalla data della fattura “sforo”)
  • Prima LIPE: III trimestre 2026, entro 30 novembre 2026
  • Modello IVA 2027 con quadro VJ e VL
  • Possibile rettifica IVA su beni strumentali e rimanenze (art. 19-bis2)

Esempio 5: Vendita digitale a privati UE oltre soglia

Sara, content creator forfettaria, vende corsi online a privati UE per 15.000 euro nel 2026. Supera la soglia di 10.000 euro: deve iscriversi a OSS.

  • Vendite a francesi: IVA francese 20%
  • Vendite a tedeschi: IVA tedesca 19%
  • Versamento OSS trimestrale tramite portale Agenzia Entrate
  • I ricavi (al netto IVA OSS) restano nel forfettario, purché totali sotto 85.000 euro

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FAQ – Domande frequenti

Il forfettario deve preoccuparsi dell’esigibilità IVA?

Per le operazioni “ordinarie” (cessioni e prestazioni B2B e B2C in Italia), no: il forfettario non addebita IVA in fattura ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, quindi il concetto di esigibilità non si applica. Diventa rilevante in caso di reverse charge, acquisti UE, importazioni, vendite OSS o uscita dal regime.

Cosa significa “esigibilità immediata” sulla fattura?

Significa che l’IVA è dovuta all’erario nel momento in cui l’operazione è effettuata (consegna del bene o pagamento del servizio), indipendentemente dall’incasso effettivo. È la regola standard per i contribuenti ordinari. Il forfettario, non addebitando IVA, riporta in fattura “esigibilità immediata” come campo formale ma senza imposta dovuta.

Posso scegliere l’IVA per cassa se sono forfettario?

No. L’IVA per cassa (art. 32-bis DL 83/2012) è disponibile solo per chi addebita IVA in fattura. Il forfettario, esonerato dall’addebito IVA, non può optare per il regime cash accounting. Se vuoi la “logica per cassa” anche sui ricavi, il forfettario è già di per sé un regime di cassa per le imposte sui redditi.

Cosa succede se ricevo una fattura in reverse charge come forfettario?

Devi integrare la fattura con l’IVA italiana (di solito 22%), versarla con F24 entro il 16 del mese successivo (codice tributo specifico) e presentare la dichiarazione IVA annuale con il quadro VJ compilato. Non puoi detrarre l’IVA versata, che diventa un costo. Esempi tipici: acquisto rottami, lavori in subappalto edile ricevuti, console/PC B2B.

Devo iscrivermi al VIES se sono forfettario e compro su Amazon Business?

Se acquisti da Amazon Business sotto i 10.000 euro/anno da fornitori UE, no: paghi l’IVA del Paese di origine. Se superi i 10.000 euro/anno o ricevi servizi B2B da fornitori UE (es. AWS, Microsoft Ireland, Google Ads Ireland), sì: devi iscriverti al VIES e gestire il reverse charge intracomunitario, con integrazione e versamento IVA italiana.

Se supero 100.000 euro a metà anno, devo riemettere le fatture precedenti con IVA?

No. Le fatture emesse prima di quella che determina il superamento restano senza IVA (forfettarie). Solo la fattura che fa “sforare” e tutte quelle successive devono essere emesse con IVA. È una novità della Legge di Bilancio 2023 che ha eliminato la “retroattività” piena dell’uscita immediata.

Posso recuperare l’IVA pagata in regime forfettario quando passo all’ordinario?

Sì, parzialmente. L’art. 19-bis2 DPR 633/72 consente la rettifica della detrazione per beni strumentali ammortizzabili (entro 5 anni dall’acquisto, 10 anni per immobili) e per le rimanenze finali. Si calcola pro-rata temporis e si fa valere nella prima dichiarazione IVA del nuovo regime. È un’operazione tecnica, conviene farsi assistere da un commercialista o CAF.

Devo presentare LIPE se sono forfettario?

No, il forfettario “puro” non presenta LIPE perché non liquida IVA. Eccezione: se hai operazioni in reverse charge (interno o UE) o vendite OSS, devi presentare il modello IVA annuale con i quadri specifici (VJ, ecc.), ma non le LIPE trimestrali. Le LIPE diventano obbligatorie solo se esci dal forfettario e passi al regime ordinario.

L’IVA in dogana sulle importazioni è recuperabile?

No, il forfettario non può recuperare l’IVA versata in dogana sulle importazioni extra-UE. È un costo definitivo, che entra nel valore d’acquisto del bene. Solo passando al regime ordinario potresti detrarre l’IVA su acquisti futuri, ma non su quelli pregressi (salvo la rettifica per beni strumentali ex art. 19-bis2).

Cosa devo fare se ho dubbi sul mio regime IVA come forfettario?

Il consiglio è di rivolgersi a un CAF o commercialista esperto in regime forfettario. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA forfettarie su tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia per fatturazione elettronica, gestione casi particolari, passaggio al regime ordinario e adempimenti IVA. Prima visita gratuita su appuntamento al 0432 1638640.

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Maggio 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-07 08:00:002026-08-17 10:16:40Esigibilita IVA nel Regime Forfettario 2026: Come Funziona e Casi Particolari
GESTIONE PARTITA IVA

Software Contabilita Semplificata 2026: I 5 Migliori per PMI

regime forfettario partita iva

Aggiornamento 2026: Gestire la contabilità semplificata con un software dedicato ti permette di risparmiare tempo e ridurre gli errori. In questa guida confrontiamo i migliori programmi per prima nota, registri IVA e gestione contabile per piccole imprese e partite IVA.

La contabilità semplificata è il regime contabile obbligatorio per le imprese con ricavi entro 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività). Anche se meno complessa della contabilità ordinaria, richiede comunque la tenuta di registri IVA, prima nota e la gestione di incassi e pagamenti.



Indice dei contenuti

  1. Cosa serve in un software di contabilità
  2. Confronto: i 5 migliori software 2026
  3. Software gratuiti: pro e contro
  4. TeamSystem Contabilità in Cloud
  5. Atlantis Evo
  6. Finson Falco Contabilità
  7. Quale software scegliere
  8. Domande frequenti

Cosa deve avere un software di contabilità semplificata

Prima di scegliere un software, è importante capire quali funzionalità sono essenziali per la gestione della contabilità semplificata:

Funzionalità obbligatorie

  • Gestione Prima Nota: registrazione di entrate, uscite, incassi e pagamenti
  • Registri IVA: registro acquisti, vendite e corrispettivi
  • Liquidazioni IVA: calcolo automatico mensile o trimestrale
  • Fatturazione elettronica: emissione e ricezione tramite SDI
  • Scadenzario: gestione delle scadenze clienti e fornitori

Funzionalità utili

  • Piano dei conti personalizzabile
  • Gestione ritenute d’acconto
  • Stampa bilancio e situazione contabile
  • Export dati per il commercialista
  • Backup automatico in cloud



Confronto: i 5 migliori software 2026

Ecco una tabella comparativa dei principali software per contabilità semplificata disponibili in Italia:

SoftwarePrezzoTipologiaIdeale per
TeamSystem Contabilità in CloudDa 398€/annoCloudPMI strutturate
Atlantis EvoDa 290€ una tantumDesktopPiccole imprese
Finson Falco 15Da 149€ una tantumDesktopArtigiani, professionisti
GnuCashGratuitoDesktopMicro imprese
Prima Nota SempliceGratuitoDesktopGestione base



Software gratuiti: pro e contro

Esistono diverse soluzioni gratuite per la gestione della contabilità semplificata. Ecco le principali:

GnuCash

GnuCash è un programma open source disponibile per Windows, Mac e Linux. Permette di gestire conti bancari, entrate, uscite e tenere traccia delle operazioni in partita doppia.

  • Pro: Completamente gratuito, multipiattaforma, aggiornamenti costanti
  • Contro: Interfaccia datata, nessun supporto fatturazione elettronica italiana, curva di apprendimento ripida

Prima Nota Semplice

Software freeware italiano per la gestione della prima nota. Ideale per chi ha bisogno solo di tenere traccia dei flussi di cassa giornalieri.

  • Pro: Semplicissimo da usare, non richiede competenze contabili
  • Contro: Funzionalità limitate, nessuna gestione IVA, no fatturazione elettronica

Easy Planet Free

Gestionale gratuito che unisce contabilità e magazzino. Supporta la fatturazione elettronica verso la PA.

  • Pro: Gratuito senza scadenza, gestione magazzino inclusa
  • Contro: Interfaccia poco moderna, supporto limitato

Attenzione: I software gratuiti spesso non includono la fatturazione elettronica conforme al Sistema di Interscambio (SDI). Per un’attività reale, dovrai comunque integrare un servizio di fatturazione elettronica a pagamento.



TeamSystem Contabilità in Cloud

TeamSystem è uno dei leader italiani nel software gestionale. La soluzione “Contabilità in Cloud” è pensata per commercialisti, studi professionali e PMI che vogliono una gestione contabile completa.

Caratteristiche principali

  • 100% cloud: accessibile da qualsiasi dispositivo
  • Collaborazione: condivisione documenti con commercialista in tempo reale
  • Fatturazione elettronica: integrata con SDI
  • Contabilità ordinaria e semplificata
  • Gestione cespiti e ritenute
  • Liquidazioni IVA automatiche

Piani e prezzi 2026

PianoPrezzo/annoFunzionalità
Starter398€Contabilità base, 1 azienda, fatturazione
Premium798€Multi-azienda, cespiti, ritenute, report avanzati
Enterprise1.188€Tutte le funzionalità, utenti illimitati, supporto prioritario

Per chi è adatto: PMI con necessità di collaborare con il commercialista, studi professionali, aziende che gestiscono più società.



Atlantis Evo

Atlantis Evo è un gestionale desktop italiano, economico e completo. A differenza dei software cloud, si paga una sola volta (più eventuali aggiornamenti annuali).

Caratteristiche principali

  • Desktop: installazione locale, dati sul tuo PC
  • Multiazienda e multiutente
  • Contabilità ordinaria e semplificata
  • Prima nota, registri IVA, liquidazioni
  • Scadenzario clienti/fornitori
  • Stampa bilancio e situazione contabile

Prezzi

  • Licenza base: da 290€ una tantum
  • Aggiornamenti annuali: circa 100-150€/anno (opzionali)

Per chi è adatto: Piccole imprese che preferiscono un software installato localmente, chi vuole evitare abbonamenti mensili.



Finson Falco 15 Contabilità Semplificata

Finson Falco 15 è il software entry-level per professionisti, artigiani e piccole imprese. Offre un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Caratteristiche principali

  • Registrazione acquisti e vendite
  • Gestione incassi e pagamenti
  • Registri IVA e liquidazioni
  • Stampe fiscali conformi
  • Interfaccia semplice e intuitiva

Prezzi

  • Falco 15 Contabilità Semplificata: 149€ una tantum
  • Versione con fatturazione elettronica: da 199€

Consiglio: Finson offre spesso bundle con fatturazione elettronica inclusa. Verifica le offerte sul sito ufficiale prima dell’acquisto.

Per chi è adatto: Artigiani, piccoli commercianti, professionisti che gestiscono poche operazioni mensili.

Quale software scegliere: guida alla decisione

La scelta del software dipende dalle tue esigenze specifiche. Ecco una guida rapida:

Scegli TeamSystem se:

  • Hai bisogno di collaborare in tempo reale con il commercialista
  • Gestisci più aziende o società
  • Vuoi un software sempre aggiornato senza installazioni
  • Il budget non è un problema (400-1.200€/anno)

Scegli Atlantis Evo se:

  • Preferisci un software installato sul PC
  • Vuoi pagare una sola volta (no abbonamento)
  • Hai competenze informatiche di base
  • Cerchi un buon compromesso qualità/prezzo

Scegli Finson Falco se:

  • Sei un artigiano o piccolo professionista
  • Hai poche operazioni mensili (< 50)
  • Cerchi il miglior prezzo possibile
  • Non hai bisogno di funzionalità avanzate

Scegli un software gratuito se:

  • Stai iniziando e vuoi capire le basi
  • Hai un’attività molto piccola (< 20 operazioni/mese)
  • Sei disposto a integrare separatamente la fatturazione elettronica

Alternativa: affidarsi al commercialista

Se la gestione contabile ti sembra troppo complessa, puoi delegare tutto al commercialista. Il costo medio per la contabilità semplificata è di circa 3.000€/anno (fino a 360 operazioni). Include la tenuta dei registri, le liquidazioni IVA e le dichiarazioni fiscali.



Domande frequenti

Qual è il miglior software gratuito per contabilità semplificata?

Per una gestione di base, GnuCash è il più completo tra i software gratuiti. Tuttavia, non supporta la fatturazione elettronica italiana. Per un’attività reale, dovrai integrare un servizio di fatturazione elettronica separato o considerare un software a pagamento che includa tutto.

Posso usare Excel per la contabilità semplificata?

Tecnicamente sì, ma è sconsigliato. Excel non genera automaticamente i registri IVA conformi, non calcola le liquidazioni e non si integra con la fatturazione elettronica. Il rischio di errori è elevato e in caso di controllo potresti avere problemi a dimostrare la correttezza delle registrazioni.

Il software di contabilità sostituisce il commercialista?

No, il software ti aiuta nella gestione quotidiana delle registrazioni, ma per le dichiarazioni fiscali (IVA annuale, dichiarazione dei redditi, IRAP) e per consulenze specifiche avrai comunque bisogno di un commercialista. Molti imprenditori usano il software per le operazioni correnti e poi esportano i dati per il professionista.

Qual è la differenza tra contabilità semplificata e ordinaria?

La contabilità semplificata prevede solo i registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi), mentre la contabilità ordinaria richiede anche il libro giornale, il libro degli inventari e la partita doppia completa. La semplificata è obbligatoria per imprese con ricavi fino a 500.000€ (servizi) o 800.000€ (altre attività).

I forfettari hanno bisogno di un software di contabilità?

I contribuenti in regime forfettario non sono obbligati a tenere scritture contabili, quindi non hanno bisogno di un software di contabilità in senso stretto. È sufficiente un software di fatturazione elettronica e conservare le fatture di acquisto. Per la gestione del flusso di cassa, può essere utile un semplice programma di prima nota.

Hai bisogno di assistenza per la tua contabilità?

Il CAF Centro Fiscale offre servizi di consulenza fiscale e contabile per partite IVA, piccole imprese e professionisti.

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CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale e contabile

Articolo aggiornato a maggio 2026. I prezzi indicati potrebbero variare. Verifica sempre sui siti ufficiali dei produttori.

Maggio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-05 08:00:002026-03-17 19:03:20Software Contabilita Semplificata 2026: I 5 Migliori per PMI
GESTIONE PARTITA IVA, Guide Fatturazione Elettronica

Bollo Fatture Elettroniche 2026: Guida Completa per Forfettari

regime forfettario partita iva

Aggiornamento 2026: L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche di importo superiore a 77,47 euro senza IVA è obbligatoria per forfettari, professionisti e imprese. In questa guida spieghiamo quando applicarla, come inserirla correttamente e quali sono le scadenze di pagamento 2026.

Se sei un contribuente in regime forfettario o emetti fatture per operazioni esenti o fuori campo IVA, devi applicare l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture elettroniche. Vediamo nel dettaglio tutti gli adempimenti.



Indice dei contenuti

  1. Quando è obbligatorio il bollo
  2. La soglia di 77,47 euro
  3. Come applicare il bollo virtuale
  4. Scadenze di pagamento 2026
  5. Come pagare l’imposta di bollo
  6. Controlli dell’Agenzia delle Entrate
  7. Sanzioni per omesso pagamento
  8. Domande frequenti

Quando è obbligatorio il bollo sulla fattura elettronica

L’imposta di bollo di 2 euro è dovuta sulle fatture elettroniche che soddisfano entrambe queste condizioni:

  1. Importo superiore a 77,47 euro
  2. Operazioni non soggette a IVA

In particolare, l’obbligo riguarda:

  • Contribuenti in regime forfettario (tutte le fatture sopra soglia)
  • Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)
  • Operazioni esenti IVA (art. 10 DPR 633/72)
  • Operazioni fuori campo IVA
  • Operazioni non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie)
  • Operazioni in reverse charge (per la parte non soggetta)

Attenzione: Se una fattura contiene sia operazioni soggette a IVA sia importi non assoggettati, il bollo è dovuto solo se la parte non soggetta a IVA supera 77,47 euro.

Operazioni escluse dal bollo

Non è dovuto il bollo sulle fatture relative a:

  • Operazioni soggette a IVA (anche se esenti per specifiche ragioni)
  • Fatture di importo uguale o inferiore a 77,47 euro
  • Esportazioni di merci
  • Fatture già assoggettate a IVA con dicitura “inversione contabile”



La soglia di 77,47 euro: come si calcola

La soglia di 77,47 euro (equivalente alle vecchie 150.000 lire) è l’importo oltre il quale scatta l’obbligo di bollo. Ma come si calcola esattamente?

Per i forfettari

Per i contribuenti in regime forfettario, si considera l’imponibile totale della fattura, escluso il bollo stesso (se addebitato al cliente) e le eventuali spese anticipate in nome e per conto.

Esempio pratico

Fattura forfettario:

  • Compenso professionale: 80,00 euro
  • Imposta di bollo: 2,00 euro
  • Totale fattura: 82,00 euro

Risultato: Il bollo è dovuto perché l’imponibile (80 euro) supera la soglia di 77,47 euro.

Fatture miste (con e senza IVA)

Se la fattura contiene sia importi soggetti a IVA sia importi esenti/fuori campo, il bollo si applica solo se la parte non soggetta a IVA supera 77,47 euro.



Come applicare il bollo virtuale nella fattura elettronica

Nelle fatture elettroniche, l’imposta di bollo si assolve in modo “virtuale”, senza applicare fisicamente la marca da bollo. Ecco come fare:

1. Impostare il campo “Bollo Virtuale”

Nel file XML della fattura elettronica, è necessario valorizzare a “SI” il campo “Bollo Virtuale”:

  • Fattura ordinaria: campo 2.1.1.6.1 del tracciato XML
  • Fattura semplificata: campo 2.1.1.5 del tracciato XML

I software di fatturazione elettronica (Fatture in Cloud, Aruba, Namirial, ecc.) hanno un’opzione specifica per attivare questa funzione con un semplice flag.

2. Inserire la dicitura corretta

È consigliato (ma non obbligatorio) inserire in fattura la seguente dicitura:

“Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. 642/1972 e del D.M. 17/06/2014”

3. Addebitare il bollo al cliente (facoltativo)

Puoi scegliere se:

  • Addebitare il bollo al cliente: aggiungi una riga separata in fattura per i 2 euro
  • Assorbire il costo: il bollo resta a tuo carico senza addebitarlo

Nota: Se addebiti il bollo al cliente, questo non va considerato nel calcolo della soglia di 77,47 euro.



Scadenze di pagamento imposta di bollo 2026

Il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche avviene con cadenza trimestrale. Ecco il calendario completo per il 2026:

TrimestreFatture emesseScadenza pagamentoCodice tributo F24
1° TrimestreGen-Feb-Mar 20261 giugno 2026*2521
2° TrimestreApr-Mag-Giu 202630 settembre 20262522
3° TrimestreLug-Ago-Set 202630 novembre 20262523
4° TrimestreOtt-Nov-Dic 20261 marzo 2027**2524

* Il 31 maggio 2026 cade di domenica, quindi la scadenza slitta al 1° giugno.
** Il 28 febbraio 2027 cade di domenica, quindi la scadenza slitta al 1° marzo.

La regola dei 5.000 euro: versamento cumulativo

Se l’importo dell’imposta di bollo di un trimestre è inferiore a 5.000 euro, puoi rimandare il pagamento al trimestre successivo:

Versamento cumulativo (soglia 5.000 euro):

  • 1° trimestre < 5.000€: puoi versare entro il 30 settembre (insieme al 2°)
  • 1° + 2° trimestre < 5.000€: puoi versare entro il 30 novembre (insieme al 3°)
  • 3° e 4° trimestre: sempre alle scadenze ordinarie

Esempio: Se nel 1° trimestre hai un bollo totale di 120 euro e nel 2° trimestre di 80 euro, puoi versare i 200 euro cumulativamente entro il 30 settembre 2026.



Come pagare l’imposta di bollo

Esistono due modalità per versare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche:

1. Addebito diretto su conto corrente (consigliato)

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate
  2. Vai alla sezione “Consultazione > Fatture elettroniche e altri dati IVA”
  3. Seleziona “Pagamento imposta di bollo”
  4. Indica l’IBAN del tuo conto corrente
  5. Conferma l’addebito

L’importo viene calcolato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate in base alle fatture trasmesse.

2. Modello F24 telematico

In alternativa, puoi pagare tramite modello F24 da presentare in modalità telematica. I codici tributo da utilizzare sono:

  • 2521 – Primo trimestre
  • 2522 – Secondo trimestre
  • 2523 – Terzo trimestre
  • 2524 – Quarto trimestre
  • 2525 – Sanzioni
  • 2526 – Interessi



Controlli dell’Agenzia delle Entrate: Elenchi A e B

L’Agenzia delle Entrate elabora automaticamente le fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio (SDI) per verificare la corretta applicazione del bollo. I risultati sono disponibili nel portale “Fatture e Corrispettivi”.

Elenco A (non modificabile)

Contiene le fatture elettroniche correttamente assoggettate a imposta di bollo. Non è modificabile dal contribuente.

Elenco B (modificabile)

Contiene le fatture elettroniche che non riportano il bollo ma che, in base ai dati, avrebbero dovuto essere assoggettate. Questo elenco può essere modificato dal contribuente.

Tempistiche elenchi

  • Pubblicazione elenchi: entro il 15 del mese successivo alla fine del trimestre
  • Modifiche Elenco B: entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre

Esempio: Per il 1° trimestre 2026, gli elenchi sono disponibili dal 15 aprile 2026 e le modifiche all’Elenco B vanno effettuate entro il 30 aprile 2026.

Sanzioni per omesso o tardivo pagamento

Se non paghi l’imposta di bollo entro le scadenze previste, l’Agenzia delle Entrate ti invia una comunicazione telematica all’indirizzo PEC.

Sanzione ridotta (entro 30 giorni)

Se paghi entro 30 giorni dalla comunicazione, la sanzione è ridotta a un terzo del minimo edittale.

Sanzione ordinaria

In caso di mancato pagamento anche dopo la comunicazione, si applicano le sanzioni ordinarie previste dal D.Lgs. 471/1997:

  • Sanzione dal 100% al 500% dell’imposta dovuta
  • Interessi legali maturati

Ravvedimento operoso: Puoi regolarizzare spontaneamente il versamento tardivo utilizzando il ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte in base al tempo trascorso dalla scadenza. I codici tributo per sanzioni e interessi sono 2525 e 2526.



Domande frequenti

Il bollo addebitato al cliente fa reddito per il forfettario?

Sì, se addebiti il bollo al cliente, l’importo di 2 euro entra a far parte del tuo fatturato e viene quindi tassato come reddito. Per questo motivo, alcuni professionisti preferiscono non addebitarlo e considerarlo un costo a proprio carico.

Il bollo di 2 euro è deducibile nel forfettario?

No, nel regime forfettario non puoi dedurre alcun costo effettivo, nemmeno l’imposta di bollo. Il coefficiente di redditività include già forfettariamente tutti i costi sostenuti per l’attività.

Cosa succede se dimentico di applicare il bollo su una fattura?

L’Agenzia delle Entrate inserirà la fattura nell’Elenco B. Potrai verificare e confermare (o contestare) l’inserimento entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre. Se confermi, l’importo verrà aggiunto al totale da versare.

Devo applicare il bollo sulle note di credito?

No, le note di credito sono esenti dall’imposta di bollo. L’obbligo riguarda solo le fatture (documenti che attestano un credito) e non i documenti che attestano un debito o una rettifica.

Il software di fatturazione calcola automaticamente il bollo?

La maggior parte dei software di fatturazione elettronica (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem, ecc.) ha un’opzione per applicare automaticamente il bollo virtuale quando l’importo supera 77,47 euro. Verifica le impostazioni del tuo software e attiva questa funzione per evitare dimenticanze.

Posso usare ancora la marca da bollo cartacea sulle fatture?

No, per le fatture elettroniche trasmesse al Sistema di Interscambio (SDI) si deve utilizzare esclusivamente il bollo virtuale. La marca da bollo cartacea può essere usata solo su documenti cartacei (es. ricevute, quietanze non elettroniche).

Hai dubbi sulla gestione della tua partita IVA?

I nostri esperti possono aiutarti con la fatturazione elettronica, gli adempimenti fiscali e la corretta applicazione dell’imposta di bollo.

Richiedi Assistenza

CAF Centro Fiscale – Udine | Assistenza fiscale per partite IVA e forfettari

Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le scadenze indicate potrebbero subire variazioni. Verifica sempre sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Aprile 28, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-28 08:00:002026-05-24 09:38:07Bollo Fatture Elettroniche 2026: Guida Completa per Forfettari
GESTIONE PARTITA IVA

SumUp Conto e POS 2026: Recensione Completa, Prezzi e Commissioni

regime forfettario partita iva

Aggiornamento aprile 2026: SumUp offre un ecosistema completo per partite IVA e piccole attività: conto aziendale gratuito con IBAN italiano, carta Mastercard e POS senza canone. In questa recensione analizziamo prezzi, commissioni, vantaggi e limiti per capire a chi conviene davvero.

Se gestisci una piccola attività o sei un libero professionista, probabilmente hai già sentito parlare di SumUp. Fondata nel 2012, l’azienda tedesca è diventata uno dei leader europei nei pagamenti digitali, con oltre 4 milioni di clienti. Ma il conto e i POS SumUp sono davvero convenienti? Vediamolo nel dettaglio.



Indice dei contenuti

  1. Conto Aziendale SumUp: caratteristiche
  2. Costi e commissioni del conto
  3. POS SumUp: modelli e prezzi 2026
  4. Commissioni POS: quale piano scegliere
  5. Normativa 2026: conformità POS
  6. Pro e contro di SumUp
  7. A chi conviene SumUp
  8. Domande frequenti

Conto Aziendale SumUp: caratteristiche principali

Il Conto Aziendale SumUp è un conto business pensato per liberi professionisti, artigiani, commercianti e piccole imprese. Ecco le caratteristiche principali:

  • IBAN italiano intestato alla tua attività
  • Carta Mastercard Debit gratuita con tecnologia contactless
  • Bonifici SEPA istantanei in entrata e uscita, senza commissioni
  • Accredito incassi POS il giorno lavorativo successivo (anche weekend e festivi)
  • App mobile per gestire tutto da smartphone
  • Apple Pay e Google Pay supportati

Apertura rapida: Puoi aprire il conto in meno di 10 minuti, interamente online. Servono solo un documento d’identità valido e un giustificativo di indirizzo.

Servizi inclusi

Con il conto SumUp puoi:

  • Pagare F24 online direttamente dall’app
  • Effettuare pagamenti RAV, MAV, RiBA e PagoPA
  • Creare sotto-conti (fino a 3 con il piano gratuito) per organizzare le finanze
  • Ricevere gli incassi dai POS SumUp con accredito rapido
  • Programmare bonifici ricorrenti e addebiti diretti



Costi e commissioni del Conto SumUp

Uno dei punti di forza di SumUp è la trasparenza sui costi. Esistono due piani tariffari:

CaratteristicaPiano GratuitoPiano Plus (25€/mese)
Canone mensile0€25€
IBAN italiano + Carta MastercardInclusiInclusi
Bonifici SEPAGratuitiGratuiti
Prelievi ATM (Italia)3 gratuiti/mese, poi 2%3 gratuiti/mese, poi 2%
Prelievi ATM (estero)2%2%
Depositi contanti2,5%2%
Sotto-contiFino a 3Illimitati

Limiti operativi

Ecco i limiti del conto SumUp:

  • Pagamenti con carta: max 15.000€ per transazione e 15.000€ al giorno
  • Prelievi ATM: max 500€ per operazione, 2.000€ al mese
  • Bonifici in uscita: max 15.000€ per bonifico, 25.000€/giorno, 75.000€/mese
  • Bonifici in entrata: nessun limite



POS SumUp: modelli e prezzi 2026

SumUp offre diversi modelli di POS, tutti con zero costi fissi (niente canone mensile, niente costi di attivazione). Ecco la gamma completa:

ModelloPrezzoCaratteristiche
SumUp Solo Lite34€ + IVACompatto, connessione Bluetooth via smartphone, tastiera touch
SumUp Solo Lite + Base44€ + IVACome Solo Lite con base di ricarica inclusa
SumUp Solo79€ + IVASchermo touchscreen, SIM dati integrata (funziona senza smartphone)
SumUp Solo + Stampante139€ + IVASolo con stampante integrata per ricevute (800 scontrini per ricarica)
SumUp Air~39€ + IVAIl più compatto, Bluetooth, richiede smartphone

Quale modello scegliere?

La scelta dipende dalle tue esigenze:

  • Solo Lite (34€): ideale per chi ha sempre lo smartphone a portata di mano e cerca il prezzo più basso
  • Solo (79€): perfetto per chi vuole un dispositivo indipendente con SIM dati inclusa
  • Solo + Stampante (139€): per chi deve emettere ricevute cartacee
  • Air (~39€): ultra-compatto per professionisti sempre in movimento

Consiglio: Se ricevi pagamenti in mobilità (eventi, mercati, consegne), il SumUp Solo con SIM integrata è la scelta migliore: funziona ovunque senza dipendere dal tuo smartphone.



Commissioni POS SumUp: quale piano scegliere

Le commissioni sui pagamenti sono il fattore chiave per valutare la convenienza di un POS. SumUp offre due piani tariffari:

PianoCanoneCommissione POSPagamenti online
Standard (Paga per transazione)0€1,95%2,5% – 2,95%
Pagamenti Plus19€/mese0,95%*1,99%

* La commissione 0,95% si applica alle carte consumer nazionali. Carte aziendali, internazionali e premium: 1,99%.

Quando conviene il piano Plus?

Il piano Pagamenti Plus (19€/mese) conviene se incassi almeno 1.900€ al mese con carte consumer nazionali. Ecco il calcolo:

Esempio con 2.500€ di incassi/mese:

  • Piano Standard: 2.500€ x 1,95% = 48,75€ di commissioni
  • Piano Plus: 19€ canone + (2.500€ x 0,95%) = 19€ + 23,75€ = 42,75€
  • Risparmio mensile: 6€

Commissioni per tipo di carta

Attenzione: le commissioni variano in base al tipo di carta utilizzata dal cliente:

  • Carte consumer nazionali (Visa/Mastercard): 1,95% (Standard) o 0,95% (Plus)
  • Carte aziendali/business: commissione maggiorata
  • American Express: fino a 2,5%
  • Carte extra-SEE: commissione maggiorata



Normativa 2026: collegamento POS-Registratore Telematico

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova normativa che obbliga gli esercenti a collegare il POS al registratore telematico per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Cosa prevede la normativa:

  • Obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico
  • Trasmissione automatica dei corrispettivi elettronici all’Agenzia delle Entrate
  • Sanzioni da 1.000 a 4.000€ per mancato adeguamento

I POS SumUp sono conformi alla normativa 2026 e possono essere collegati ai principali registratori telematici. Verifica la compatibilità con il tuo modello di RT.

Credito d’imposta commissioni POS

Ricorda che è ancora attivo il credito d’imposta del 30% sulle commissioni POS per esercenti con ricavi fino a 400.000€ annui. Con SumUp, il risparmio effettivo sulle commissioni diventa:

  • Commissione 1,95% → effettiva 1,365% (dopo credito d’imposta)
  • Commissione 0,95% → effettiva 0,665% (dopo credito d’imposta)



Pro e contro di SumUp

Ecco un riepilogo dei punti di forza e delle limitazioni di SumUp:

Pro

  • Nessun canone mensile (piano Standard)
  • Nessun vincolo contrattuale – puoi smettere quando vuoi
  • Accredito rapido – il giorno successivo, anche weekend
  • IBAN italiano e carta Mastercard gratuiti
  • F24, PagoPA, MAV/RAV pagabili dall’app
  • POS economici – a partire da 34€
  • Conformità normativa 2026
  • Assistenza in italiano

Contro

  • Commissioni elevate per chi incassa molto con carte (oltre 2.000€/mese)
  • Assistenza telefonica solo lun-ven (no weekend)
  • Limite prelievi basso (500€/operazione, 2.000€/mese)
  • Depositi contanti con commissione 2-2,5%
  • No assegni – solo operazioni digitali

A chi conviene SumUp?

SumUp è particolarmente adatto a:

Profilo ideale

  • Liberi professionisti con incassi prevalentemente tramite bonifico
  • Piccoli commercianti con transato POS fino a 1.200€/mese
  • Artigiani e ambulanti che lavorano in mobilità
  • Startup e nuove attività che vogliono zero costi fissi
  • Attività stagionali che non vogliono pagare canoni nei mesi di chiusura

SumUp NON conviene a:

  • Attività con alto transato POS (oltre 3.000€/mese con carte) – meglio valutare alternative come Axerve
  • Chi ha bisogno di molti prelievi contanti – limiti bassi
  • Chi riceve molti pagamenti in contanti – commissioni deposito elevate
  • Grandi aziende – servizio pensato per piccole attività

Soglia di convenienza: SumUp è vantaggioso per chi incassa con carte fino a circa 1.200€/mese. Oltre questa soglia, valuta alternative con commissioni più basse (Axerve, Nexi) o piani con canone ma commissioni ridotte.



Domande frequenti

Quanto costa aprire un conto SumUp?

L’apertura del conto aziendale SumUp è completamente gratuita. Non ci sono costi di attivazione, canoni mensili (con il piano Standard), né costi per la carta Mastercard. Paghi solo quando usi il POS (1,95% per transazione).

In quanto tempo ricevo i soldi sul conto?

Gli incassi effettuati con POS SumUp vengono accreditati sul Conto Aziendale SumUp il giorno lavorativo successivo. Questo vale anche durante i weekend e le festività, rendendo SumUp uno dei servizi più rapidi nel settore.

Posso usare il POS SumUp senza il conto SumUp?

Sì, puoi collegare il POS SumUp a qualsiasi conto corrente italiano. Tuttavia, collegandolo al Conto Aziendale SumUp, gli accrediti avvengono il giorno successivo. Con altri conti bancari, i tempi possono essere più lunghi (2-3 giorni lavorativi).

SumUp accetta American Express?

Sì, tutti i POS SumUp accettano American Express. La commissione per le transazioni Amex è generalmente del 2,5%, leggermente superiore rispetto a Visa e Mastercard.

Il POS SumUp funziona senza internet?

Dipende dal modello. Il SumUp Solo ha una SIM dati integrata con traffico illimitato incluso, quindi funziona ovunque ci sia copertura mobile. I modelli Solo Lite e Air richiedono la connessione Bluetooth allo smartphone, che deve avere connessione internet.

SumUp è conforme alla normativa 2026 sui corrispettivi?

Sì, i POS SumUp sono conformi alla normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2026 che richiede il collegamento tra POS e registratore telematico. Verifica la compatibilità con il tuo specifico modello di RT.

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Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le informazioni sui prezzi e le commissioni potrebbero variare. Verifica sempre sul sito ufficiale SumUp.

Aprile 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-21 08:00:002026-03-17 19:02:52SumUp Conto e POS 2026: Recensione Completa, Prezzi e Commissioni
GESTIONE PARTITA IVA, Guide Fatturazione Elettronica, PARTITA IVA

Termini Emissione Fattura Elettronica 2026: Scadenze, Sanzioni e Regole Aggiornate

fatturazione elettronica CAF Udine

I termini emissione fattura elettronica rappresentano uno degli aspetti più importanti per chi ha una partita IVA. Sbagliare le scadenze può costare caro: le sanzioni partono da 250 euro e possono arrivare al 10% dell’imposta non documentata. In questa guida aggiornata al 2026 vediamo esattamente entro quando emettere la fattura elettronica, quali sono le differenze tra fattura immediata e differita, e come evitare problemi con il Fisco.

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fatturazione elettronica si è esteso a tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari che fino al 2023 ne erano parzialmente esonerati. Conoscere i termini di emissione è quindi fondamentale per ogni professionista, artigiano e imprenditore.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la fattura elettronica e chi è obbligato
  2. Termini emissione fattura elettronica immediata
  3. Fattura differita: termini e regole
  4. Data fattura e data trasmissione SDI
  5. Specifiche tecniche: formato XML, codice destinatario e PEC
  6. Fattura elettronica a privati (B2C)
  7. Fattura elettronica per forfettari
  8. Autofattura e reverse charge
  9. Sanzioni per ritardo o mancata emissione
  10. Ravvedimento operoso per fatture tardive
  11. Conservazione sostitutiva
  12. Software e strumenti
  13. Domande frequenti

Cos’è la Fattura Elettronica e Chi è Obbligato

La fattura elettronica è un documento fiscale in formato digitale XML che viene trasmesso attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. A differenza della vecchia fattura cartacea, non basta creare un PDF e inviarlo via email: la fattura elettronica deve rispettare un formato tecnico preciso e transitare obbligatoriamente attraverso il SDI.

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo riguarda tutti i soggetti titolari di partita IVA residenti o stabiliti in Italia, senza eccezioni di fatturato. Questo significa che anche chi opera in regime forfettario o nel regime dei minimi deve emettere fattura elettronica tramite SDI.

Sono obbligati alla fatturazione elettronica:

  • Imprese di qualsiasi dimensione (ditte individuali, SRL, SPA, SNC, SAS)
  • Professionisti con partita IVA (avvocati, architetti, consulenti, ingegneri)
  • Artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio
  • Forfettari e minimi, senza limiti di ricavi dal 2024
  • Associazioni in regime 398 con partita IVA per attività commerciale

Restano esonerati solo alcuni soggetti specifici: i medici e gli operatori sanitari (per le fatture verso pazienti persone fisiche, in attesa del divieto di trasmissione dati sanitari al SDI), e i soggetti che applicano il regime speciale ex legge 398/1991 con proventi fino a 65.000 euro.

Termini Emissione Fattura Elettronica Immediata

La fattura immediata è quella che documenta una singola operazione e viene emessa contestualmente o entro breve termine dall’effettuazione dell’operazione. È il tipo di fattura più comune per professionisti e piccole imprese.

Per capire i termini di emissione della fattura elettronica immediata, occorre distinguere il momento in cui nasce l’obbligo di fatturazione. L’operazione si considera effettuata:

  • Per le cessioni di beni mobili: alla data di consegna o spedizione della merce
  • Per le prestazioni di servizi: alla data del pagamento del corrispettivo
  • Per le cessioni di beni immobili: alla data di stipula dell’atto notarile

Una volta individuato il momento di effettuazione, il termine per emettere la fattura elettronica immediata è di 12 giorni. In concreto, hai 12 giorni di tempo dalla data dell’operazione per trasmettere la fattura al Sistema di Interscambio.

Facciamo un esempio pratico: supponiamo che Marco, consulente informatico, completi una prestazione il 10 aprile 2026 e riceva il pagamento lo stesso giorno. Marco ha tempo fino al 22 aprile 2026 per trasmettere la fattura elettronica al SDI. La data della fattura sarà comunque il 10 aprile (data dell’operazione), ma il campo “data trasmissione” potrà essere qualsiasi giorno entro il 22 aprile.

Attenzione: i 12 giorni si contano in giorni di calendario, compresi sabato, domenica e festivi. Se il dodicesimo giorno cade di sabato o festivo, la scadenza non si sposta al primo giorno lavorativo successivo. Questo è un errore molto comune che porta a sanzioni evitabili.

Fattura Differita: Termini e Regole

La fattura differita è una soluzione prevista dall’art. 21, comma 4 del DPR 633/72 che permette di riepilogare in un unico documento più operazioni effettuate nello stesso mese verso lo stesso cliente. È particolarmente utile per chi effettua consegne frequenti di merci.

Il termine per emettere la fattura differita è il 15 del mese successivo a quello in cui le operazioni sono state effettuate. Ad esempio, per tutte le consegne di merce effettuate nel mese di aprile 2026, la fattura differita può essere emessa entro il 15 maggio 2026.

Per poter emettere fattura differita, è necessario che le operazioni siano documentate da un DDT (Documento di Trasporto) o da altro documento idoneo che identifichi i soggetti, la natura, la qualità, la quantità dei beni e la data dell’operazione. Senza DDT valido, non è possibile ricorrere alla fatturazione differita.

Anche per le prestazioni di servizi è possibile emettere fattura differita, a condizione che le operazioni siano individuabili attraverso documentazione idonea (ad esempio, note di consegna lavori, rapportini, timesheet firmati dal cliente). In questo caso, il termine resta sempre il 15 del mese successivo al pagamento.

Un aspetto importante riguarda la liquidazione IVA: la fattura differita, anche se emessa entro il 15 del mese successivo, concorre alla liquidazione IVA del mese in cui le operazioni sono state effettuate. In pratica, l’IVA della fattura differita di aprile va inclusa nella liquidazione IVA di aprile, non di maggio.

Data Fattura e Data Trasmissione SDI: Differenze

Uno degli aspetti più confusi della fatturazione elettronica riguarda la differenza tra data della fattura e data di trasmissione al SDI. Si tratta di due concetti distinti che è fondamentale comprendere per evitare errori.

La data della fattura (campo “Data” nel tracciato XML) è la data in cui l’operazione si è effettuata. Questa data ha rilevanza ai fini IVA: determina in quale periodo di liquidazione rientra l’operazione.

La data di trasmissione è invece il giorno in cui il file XML viene effettivamente inviato al Sistema di Interscambio. Questa è la data che deve rientrare nei termini di emissione (12 giorni per l’immediata, 15 del mese successivo per la differita).

Facciamo un esempio concreto: Laura, avvocato, incassa il compenso per una consulenza il 5 marzo 2026. Emette la fattura con data 5 marzo 2026, ma la trasmette al SDI il 15 marzo 2026. La fattura è perfettamente regolare perché la trasmissione avviene entro i 12 giorni dalla data dell’operazione. L’IVA concorre alla liquidazione di marzo.

Attenzione al caso della fattura differita: se Laura emette una fattura differita per più prestazioni di marzo, la data della fattura sarà il 31 marzo 2026 (ultimo giorno del mese delle operazioni), mentre la data di trasmissione potrà essere qualsiasi giorno fino al 15 aprile 2026.

Specifiche Tecniche: Formato XML, Codice Destinatario e PEC

Le specifiche tecniche della fattura elettronica sono definite dall’Agenzia delle Entrate e riguardano il formato del file, i codici identificativi e le modalità di recapito. Comprendere questi aspetti tecnici è importante anche se si usa un software di fatturazione, perché gli errori tecnici causano lo scarto della fattura da parte del SDI.

Il formato obbligatorio è l’XML (eXtensible Markup Language), nella versione FatturaPA 1.2.2 attualmente in vigore. Il file deve rispettare il tracciato definito dall’Agenzia delle Entrate e contenere tutti i campi obbligatori: dati del cedente/prestatore, dati del cessionario/committente, dati della fattura e dettaglio delle righe.

Il Codice Destinatario è un codice alfanumerico di 7 caratteri che identifica il canale telematico attraverso cui il destinatario riceve le fatture. Chi usa un software di fatturazione o un intermediario (come il commercialista) ha un proprio codice destinatario. Se non si conosce il codice del cliente, si può utilizzare il valore “0000000” (sette zeri) e indicare la PEC del destinatario.

La PEC (Posta Elettronica Certificata) è un canale alternativo per il recapito delle fatture elettroniche. Se il destinatario non ha un codice destinatario attivo, il SDI tenta la consegna via PEC. Se anche la PEC non è disponibile, la fattura viene depositata nel cassetto fiscale del destinatario, accessibile dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.

I principali codici di errore che causano lo scarto della fattura da parte del SDI includono:

  • Errore 00305: partita IVA del cessionario non valida o cessata
  • Errore 00311: data fattura successiva alla data di trasmissione
  • Errore 00400: fattura duplicata (stesso numero, data, cedente e cessionario)
  • Errore 00404: importo IVA non coerente con aliquota e imponibile

Fattura Elettronica a Privati (B2C)

Quando il cliente è un privato cittadino (consumatore finale senza partita IVA), la fattura elettronica va emessa comunque tramite il SDI. La differenza principale riguarda il codice destinatario e le modalità di consegna.

Per le fatture verso privati (operazioni B2C) si utilizza il codice destinatario “0000000” (sette zeri) e si indica il codice fiscale del cliente nel campo dedicato. Non serve la PEC del privato, perché la fattura viene automaticamente depositata nel cassetto fiscale del cliente, accessibile con SPID o CIE dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Il titolare di partita IVA è comunque obbligato a consegnare al cliente privato una copia della fattura, in formato cartaceo o PDF. Questo obbligo è spesso dimenticato ma resta vigente: il cliente privato potrebbe non sapere di dover consultare il proprio cassetto fiscale, e ha diritto a ricevere il documento.

I termini di emissione per le fatture B2C sono identici a quelli delle fatture B2B: 12 giorni per la fattura immediata, 15 del mese successivo per la differita. Non ci sono differenze nei tempi, solo nel formato di compilazione.

Fattura Elettronica per Forfettari: Obbligo dal 2024

L’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari è diventato universale dal 1° gennaio 2024. Fino al 2023, i forfettari con ricavi fino a 25.000 euro potevano ancora emettere fatture cartacee. Questa eccezione è stata definitivamente eliminata.

Chi opera in regime forfettario deve quindi emettere fattura elettronica con le stesse modalità di tutti gli altri soggetti IVA. I termini di emissione sono identici: 12 giorni per la fattura immediata e 15 del mese successivo per la differita.

Una particolarità della fatturazione per i forfettari riguarda il campo “Regime Fiscale” nel tracciato XML. I forfettari devono indicare il codice RF19 (Regime forfettario), e nel campo “Natura” dell’operazione il codice N2.2 (operazioni non soggette – altri casi). L’IVA non va esposta in fattura, perché i forfettari non applicano IVA sulle cessioni e prestazioni.

Un aspetto da non dimenticare è la marca da bollo virtuale: per le fatture di importo superiore a 77,47 euro senza IVA, il forfettario deve applicare il bollo da 2 euro. Con la fattura elettronica, il bollo si indica nel campo apposito del tracciato XML e si versa trimestralmente tramite il servizio dell’Agenzia delle Entrate. Le scadenze per il versamento del bollo sono: 31 maggio, 30 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo.

Autofattura e Reverse Charge: Termini Specifici

L’autofattura è un documento che il cessionario o committente emette per conto del cedente o prestatore, in situazioni specifiche previste dalla legge. I casi più comuni riguardano gli acquisti da soggetti esteri (integrazione/autofattura per operazioni intracomunitarie e da Paesi extra-UE) e le operazioni in reverse charge (inversione contabile).

Con l’introduzione dell’esterometro tramite SDI (dal 1° luglio 2022), le autofatture per acquisti da soggetti esteri devono essere trasmesse al Sistema di Interscambio utilizzando i codici documento specifici:

  • TD17: integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero
  • TD18: integrazione per acquisto beni intracomunitari
  • TD19: integrazione/autofattura per acquisto beni ex art. 17 c.2 DPR 633/72
  • TD20: autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture (art. 6 c.8 D.Lgs. 471/97)
  • TD16: integrazione fattura reverse charge interno

Il termine per la trasmissione di queste autofatture è il 15 del mese successivo a quello di ricevimento del documento (per acquisti intracomunitari) o di effettuazione dell’operazione (per acquisti da Paesi extra-UE). Per il reverse charge interno (TD16), il termine è entro la data di liquidazione IVA del periodo in cui l’operazione rientra.

Un caso particolare riguarda l’autofattura per mancata ricezione della fattura dal fornitore (TD20). Se il fornitore non emette fattura entro 4 mesi dall’operazione, il cliente è obbligato a emettere autofattura entro il 30° giorno successivo alla scadenza dei 4 mesi.

Sanzioni per Ritardo o Mancata Emissione della Fattura

Le sanzioni per la mancata o tardiva emissione della fattura elettronica sono disciplinate dall’art. 6 del D.Lgs. 471/1997 e sono state aggiornate dalla riforma delle sanzioni tributarie entrata in vigore dal 1° settembre 2024 (D.Lgs. 87/2024).

Le sanzioni si applicano in modo diverso a seconda che la violazione abbia o meno inciso sulla corretta liquidazione dell’IVA:

  • Violazione che incide sulla liquidazione IVA: sanzione dal 70% al 100% dell’imposta non documentata, con un minimo di 300 euro
  • Violazione che NON incide sulla liquidazione IVA (es. fattura emessa in ritardo ma IVA correttamente liquidata): sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo non documentato, con un minimo di 250 euro (dal 1° settembre 2024, prima era sanzione fissa di 250 euro)
  • Violazione relativa a operazioni esenti, non imponibili o non soggette: sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo, con un minimo di 250 euro

Facciamo un esempio pratico: se emetti una fattura di 5.000 euro + IVA con 10 giorni di ritardo, ma l’IVA era già stata correttamente inclusa nella liquidazione periodica, la sanzione base sarà compresa tra 250 e 500 euro (5%-10% di 5.000 euro). Se invece il ritardo ha causato un’omessa liquidazione IVA, la sanzione sale al 70-100% dell’IVA non versata.

Ravvedimento Operoso per Fatture Tardive

Se ti accorgi di aver emesso una fattura elettronica in ritardo, puoi limitare i danni economici grazie al ravvedimento operoso. Questo istituto, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. 472/1997, permette di regolarizzare la violazione pagando una sanzione ridotta.

Le riduzioni delle sanzioni variano in base al tempo trascorso dalla violazione:

  • Entro 30 giorni dalla scadenza: sanzione ridotta a 1/10 del minimo (quindi 25 euro per violazioni che non incidono sulla liquidazione IVA)
  • Entro 90 giorni: sanzione ridotta a 1/9 del minimo (circa 27,78 euro)
  • Entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno della violazione: sanzione ridotta a 1/8 del minimo (31,25 euro)
  • Entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell’anno successivo: riduzione a 1/7
  • Oltre, ma prima della notifica di un atto di accertamento: riduzione a 1/6

In pratica, se ti accorgi entro 30 giorni di non aver emesso una fattura nei termini, puoi regolarizzare pagando solo 25 euro con F24 (codice tributo 8911) oltre all’eventuale IVA dovuta con interessi. È una cifra molto contenuta rispetto alla sanzione piena di 250 euro.

Il consiglio del CAF Centro Fiscale di Udine è di monitorare costantemente i termini di emissione e, in caso di ritardo, procedere immediatamente con il ravvedimento operoso: prima si agisce, meno si paga.

Conservazione Sostitutiva delle Fatture Elettroniche

La conservazione sostitutiva (o conservazione digitale a norma) è l’obbligo di archiviare le fatture elettroniche in formato digitale per 10 anni, garantendone l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo. Non basta salvare il file XML sul proprio computer: la conservazione deve rispettare le regole tecniche definite dall’AgID.

La buona notizia è che l’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito di conservazione per tutte le fatture transitate tramite il SDI. Per attivarlo, basta accedere al portale “Fatture e Corrispettivi” con le proprie credenziali SPID, CIE o CNS, e sottoscrivere l’accordo di servizio. Una volta attivato, tutte le fatture emesse e ricevute vengono conservate automaticamente.

In alternativa, si può affidare la conservazione a un servizio di conservazione certificato: molti software di fatturazione (come quelli descritti nella sezione successiva) includono già il servizio di conservazione nel proprio abbonamento. Anche il commercialista o il CAF possono occuparsi della conservazione per conto del contribuente.

Il termine per la conservazione è il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno di riferimento. In pratica, le fatture del 2025 devono essere portate in conservazione entro il 30 luglio 2026 (dichiarazione IVA 2025 con scadenza 30 aprile 2026 + 3 mesi).

Software e Strumenti per la Fatturazione Elettronica

Per emettere fatture elettroniche esistono diverse soluzioni, dal servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate ai software professionali a pagamento. La scelta dipende dal volume di fatture e dalle esigenze di integrazione con la contabilità.

Il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, accessibile dal portale “Fatture e Corrispettivi”, permette di compilare e trasmettere fatture elettroniche senza costi. È adatto a chi emette poche fatture al mese (meno di 10-15) e non ha bisogno di funzionalità avanzate. Il portale include anche la generazione, trasmissione e conservazione delle fatture, ma l’interfaccia è piuttosto essenziale.

I software di fatturazione privati più utilizzati in Italia includono:

  • Aruba Fatturazione: tra i più economici, con piani da circa 25 euro/anno per forfettari. Include conservazione sostitutiva
  • Fatture in Cloud (TeamSystem): molto diffuso tra professionisti e piccole imprese, con funzionalità di contabilità integrata
  • FattureWeb (Wolters Kluwer): utilizzato da molti studi professionali, con integrazione ai gestionali contabili
  • Legalinvoice (InfoCert): ottimo per chi cerca sicurezza certificata e firma digitale integrata

In alternativa, molti commercialisti e CAF offrono il servizio di fatturazione elettronica come parte dell’assistenza contabile. Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a scegliere la soluzione più adatta alle tue esigenze e assisterti nella configurazione iniziale del software.

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Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica

Entro quanti giorni devo emettere la fattura elettronica?

Per la fattura immediata hai 12 giorni di calendario dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna del bene o pagamento del servizio). Per la fattura differita, il termine è il 15 del mese successivo, a condizione che le operazioni siano supportate da DDT o documentazione equivalente.

Cosa succede se emetto la fattura elettronica in ritardo?

Se il ritardo non incide sulla liquidazione IVA, rischi una sanzione dal 5% al 10% del corrispettivo, con un minimo di 250 euro. Puoi ridurre significativamente la sanzione con il ravvedimento operoso: se regolarizzi entro 30 giorni, paghi solo 25 euro.

I forfettari sono obbligati alla fattura elettronica nel 2026?

Sì, dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica, indipendentemente dal volume dei ricavi. Non esistono più esoneri legati alla soglia dei 25.000 euro.

Come emetto fattura elettronica a un privato senza partita IVA?

Devi inserire il codice destinatario “0000000” (sette zeri) e il codice fiscale del cliente. La fattura sarà depositata nel cassetto fiscale del privato. Sei comunque obbligato a consegnare una copia cartacea o PDF al cliente.

La data della fattura può essere diversa dalla data di trasmissione al SDI?

Sì, è normale e previsto dalla legge. La data della fattura è la data dell’operazione, mentre la trasmissione può avvenire entro i 12 giorni successivi (fattura immediata). L’importante è che la data della fattura non sia successiva alla data di trasmissione.

Devo conservare le fatture elettroniche? Per quanto tempo?

Sì, la conservazione digitale è obbligatoria per 10 anni. Puoi usare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (portale Fatture e Corrispettivi) oppure affidarti a un software di fatturazione che include la conservazione sostitutiva.

Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica?

I termini di emissione, le specifiche tecniche e le sanzioni possono sembrare complessi, ma con il giusto supporto la fatturazione elettronica diventa una routine semplice. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la gestione della partita IVA e degli adempimenti fiscali.

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    Aprile 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-20 14:00:002026-08-17 10:16:09Termini Emissione Fattura Elettronica 2026: Scadenze, Sanzioni e Regole Aggiornate
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    Spese Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa

    regime forfettario partita iva

    Aggiornamento 2026: Nel regime forfettario le spese effettive non sono deducibili dal reddito. L’unica eccezione? I contributi previdenziali obbligatori. In questa guida chiariamo definitivamente cosa puoi e cosa non puoi “scaricare” con la partita IVA forfettaria.

    Una delle domande più frequenti tra chi ha una partita IVA in regime forfettario è: “Quali spese posso scaricare?”. La risposta sorprende molti: nessuna spesa professionale, perché il forfettario funziona in modo completamente diverso dal regime ordinario.



    Indice dei contenuti

    1. Come funziona il regime forfettario
    2. Coefficienti di redditività per ATECO
    3. L’unica spesa deducibile: contributi previdenziali
    4. Spese NON deducibili nel forfettario
    5. Detrazioni IRPEF: quando sono possibili
    6. Esempio pratico di calcolo
    7. Quando il forfettario NON conviene
    8. Domande frequenti

    Come funziona il regime forfettario: il principio base

    Il regime forfettario è un sistema semplificato di tassazione introdotto dalla Legge 190/2014. A differenza del regime ordinario, dove si deducono i costi reali sostenuti, nel forfettario il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività al fatturato.

    In pratica, il fisco presume che tu sostenga una certa percentuale di costi, calcolata forfettariamente in base al tuo settore di attività. Questo significa che:

    • Non devi conservare fatture d’acquisto per la deduzione fiscale
    • Non puoi dedurre costi superiori a quelli “presunti” dal coefficiente
    • La contabilità è notevolmente semplificata

    Attenzione: Il regime forfettario è accessibile nel 2026 con un limite di fatturato di 85.000 euro annui. Se superi questo limite in corso d’anno, passerai al regime ordinario dall’anno successivo (o immediatamente se superi 100.000 euro).



    Coefficienti di redditività 2026: tabella per settore ATECO

    Il coefficiente di redditività determina quale percentuale del tuo fatturato costituisce reddito imponibile. La parte restante viene considerata “spesa forfettaria” e non viene tassata.

    Ecco la tabella completa dei coefficienti 2026 (invariati rispetto al 2025):

    Settore di attivitàCoefficienteSpese forfettarie
    Industrie alimentari e bevande40%60%
    Commercio all’ingrosso e al dettaglio40%60%
    Commercio ambulante di alimentari40%60%
    Commercio ambulante di altri prodotti54%46%
    Costruzioni e attività immobiliari86%14%
    Intermediari del commercio62%38%
    Servizi di alloggio e ristorazione40%60%
    Attività professionali e scientifiche78%22%
    Servizi sanitari e assistenza sociale78%22%
    Istruzione, servizi finanziari, altri servizi67%33%

    Nota: Con i nuovi codici ATECO 2025 in vigore da aprile 2025, il Governo sta elaborando una nuova tabella di coefficienti. Fino alla pubblicazione, si applicano i coefficienti esistenti (D.L. 81/2025).



    L’unica spesa deducibile: i contributi previdenziali

    Nel regime forfettario esiste una sola categoria di spesa deducibile: i contributi previdenziali obbligatori versati durante l’anno.

    Puoi dedurre dal reddito forfettario:

    • Contributi INPS Gestione Separata (per professionisti senza cassa)
    • Contributi INPS Commercianti e Artigiani
    • Contributi a casse professionali (CNPADC per commercialisti, Inarcassa per ingegneri, ENPAM per medici, ecc.)

    Come funziona la deduzione: I contributi vengono sottratti dal reddito imponibile forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Se il reddito forfettario è 30.000 euro e hai versato 7.000 euro di contributi INPS, pagherai l’imposta su 23.000 euro.

    Contributi eccedenti il reddito

    Se i contributi versati superano il reddito forfettario dell’anno (capita soprattutto nelle prime annualità), puoi dedurre l’eccedenza da altri redditi IRPEF che eventualmente possiedi (lavoro dipendente, pensione, redditi fondiari).



    Spese NON deducibili nel regime forfettario

    Tutte le spese professionali che sostieni per la tua attività non sono deducibili nel regime forfettario, perché già “incorporate” nel coefficiente di redditività.

    Ecco l’elenco completo delle spese che NON puoi scaricare:

    CategoriaEsempi specifici
    Auto e trasportiAcquisto auto, leasing, noleggio, carburante, assicurazione, manutenzione, pedaggi, parcheggi
    Immobili e utenzeAffitto ufficio/studio, bollette luce/gas, spese condominiali, riscaldamento
    TecnologiaComputer, smartphone, tablet, stampanti, software, abbonamenti cloud, hosting
    ComunicazioniTelefono fisso e mobile, internet, linea dati
    FormazioneCorsi, master, libri professionali, convegni, iscrizioni ad associazioni
    MarketingPubblicità, sito web, social media marketing, biglietti da visita, brochure
    Servizi professionaliCommercialista, consulenze, collaboratori, compensi a terzi
    AttrezzatureMacchinari, arredi, strumenti di lavoro, beni strumentali
    AltroCancelleria, materiale di consumo, spese bancarie, viaggi e trasferte

    Importante: Nel regime forfettario non è possibile nemmeno l’ammortamento dei beni strumentali. Se acquisti un macchinario da 10.000 euro, non potrai dedurlo in quote annuali come nel regime ordinario.



    Detrazioni IRPEF: quando sono possibili per i forfettari

    Molti confondono deduzioni (che riducono il reddito imponibile) e detrazioni (che riducono direttamente l’imposta). Vediamo come funzionano le detrazioni IRPEF per chi ha partita IVA forfettaria.

    La regola fondamentale

    Le detrazioni IRPEF (spese mediche, interessi mutuo, affitto, familiari a carico) si applicano solo sull’imposta IRPEF. Ma chi è in regime forfettario paga un’imposta sostitutiva (5% o 15%), non l’IRPEF.

    Questo significa che:

    • Se il tuo unico reddito è quello da partita IVA forfettaria → non puoi usare le detrazioni IRPEF
    • Se hai anche altri redditi IRPEF (lavoro dipendente, pensione, affitti, ecc.) → puoi detrarre su quei redditi

    Detrazioni utilizzabili con altri redditi IRPEF

    Se oltre al reddito forfettario hai altri redditi soggetti a IRPEF, puoi detrarre:

    Tipo di spesaDetrazioneNote
    Spese mediche e sanitarie19%Oltre franchigia 129,11 euro – escluse da limiti 2026
    Interessi mutuo prima casa19%Max 4.000 euro di interessi annui
    Affitto abitazione principaleVariabile300-1.200 euro in base al reddito e all’età
    Spese istruzione19%Scuola, università, asili nido
    Assicurazione vita/infortuni19%Max 530 euro di premio
    Spese veterinarie19%Max 550 euro con franchigia 129,11 euro
    Bonus ristrutturazioni/mobili50%In 10 rate annuali

    Novità 2026 – Limiti alle detrazioni:

    Per redditi superiori a 75.000 euro, sono stati introdotti tetti massimi alle detrazioni. Le spese sanitarie sono però escluse da questi limiti e restano sempre detraibili al 19%.



    Esempio pratico: calcolo tasse forfettario 2026

    Vediamo un esempio concreto per capire come funziona il regime forfettario e perché le spese reali non incidono sul calcolo delle imposte.

    Esempio: Consulente marketing (Codice ATECO 73.11.02)

    Dati:

    • Fatturato annuo: 50.000 euro
    • Coefficiente di redditività: 78%
    • Contributi INPS Gestione Separata versati: 8.000 euro
    • Spese effettive sostenute (auto, ufficio, PC, ecc.): 12.000 euro
    • Aliquota imposta sostitutiva: 15%

    Calcolo:

    1. Reddito lordo forfettario: 50.000 x 78% = 39.000 euro
    2. Deduzione contributi: 39.000 – 8.000 = 31.000 euro
    3. Imposta sostitutiva: 31.000 x 15% = 4.650 euro

    Nota: I 12.000 euro di spese effettive non incidono sul calcolo. Il fisco presume che le tue spese siano il 22% del fatturato (11.000 euro), indipendentemente da quanto hai speso realmente.

    Confronto con il regime ordinario

    Lo stesso professionista in regime ordinario:

    • Reddito lordo: 50.000 – 12.000 (spese reali) = 38.000 euro
    • Dopo contributi: 38.000 – 8.000 = 30.000 euro
    • IRPEF (aliquote 2026): circa 7.200 euro + addizionali regionali/comunali

    In questo esempio, il forfettario conviene perché l’imposta è più bassa (4.650 vs 7.200+ euro), nonostante le spese reali siano superiori a quelle forfettarie presunto.

    Quando il regime forfettario NON conviene

    Il regime forfettario non sempre è la scelta migliore. Ecco quando potrebbe essere svantaggioso:

    1. Spese molto elevate

    Se i tuoi costi reali superano significativamente la percentuale forfettaria, potresti pagare meno tasse in regime ordinario. Questo accade spesso per:

    • Commercianti con alto costo del venduto
    • Artigiani con costose materie prime
    • Professionisti con affitto studio e collaboratori

    2. Necessità di detrazioni IRPEF

    Se non hai altri redditi IRPEF e hai significative spese detraibili (mutuo, spese mediche elevate, ristrutturazioni), perdi tutti questi benefici fiscali.

    3. Investimenti in beni strumentali

    Chi deve acquistare macchinari costosi, attrezzature o automezzi non può ammortizzarli nel forfettario. In regime ordinario, questi costi si deducono in più anni.

    Consiglio: Prima di scegliere il regime fiscale, fai una simulazione comparativa con l’aiuto di un commercialista. Il CAF Centro Fiscale offre consulenze per partite IVA e può aiutarti a valutare la convenienza del forfettario per la tua situazione specifica.



    Domande frequenti

    Posso scaricare l’auto nel regime forfettario?

    No, nel regime forfettario non puoi dedurre né l’acquisto dell’auto né le spese correlate (carburante, assicurazione, manutenzione). Il coefficiente di redditività include già una quota presunta per queste spese, indipendentemente da quanto spendi realmente.

    I contributi previdenziali del coniuge sono deducibili?

    No, puoi dedurre solo i contributi previdenziali versati a tuo nome per la tua attività. I contributi del coniuge possono essere dedotti solo dal suo reddito personale.

    Se sono forfettario posso detrarre le spese mediche?

    Dipende. Se il reddito forfettario è il tuo unico reddito, no: l’imposta sostitutiva non ammette detrazioni. Se hai anche altri redditi soggetti a IRPEF (lavoro dipendente, pensione, affitti), puoi detrarre le spese mediche su quei redditi.

    Il commercialista è deducibile nel forfettario?

    No, le parcelle del commercialista non sono deducibili nel regime forfettario, come tutte le altre spese professionali. Tuttavia, i forfettari hanno obblighi contabili molto ridotti, quindi il costo del commercialista è generalmente più basso rispetto al regime ordinario.

    Quanto risparmio con l’aliquota al 5% dei primi 5 anni?

    L’aliquota ridotta al 5% (invece del 15%) si applica per i primi 5 anni di attività se rispetti determinati requisiti (nuova attività, non mera prosecuzione). Su un reddito imponibile di 30.000 euro, paghi 1.500 euro invece di 4.500 euro, con un risparmio di 3.000 euro all’anno.

    Posso dedurre i contributi INPS versati in ritardo con sanzioni?

    Sì, i contributi previdenziali sono deducibili anche se versati con ritardo, comprensivi di sanzioni e interessi. La deduzione spetta nell’anno in cui avviene il pagamento effettivo (principio di cassa).

    Hai bisogno di una consulenza personalizzata?

    Il regime forfettario non è sempre la scelta migliore. I nostri esperti possono analizzare la tua situazione e consigliarti il regime fiscale più conveniente.

    Richiedi Consulenza

    CAF Centro Fiscale – Udine | Consulenza fiscale per partite IVA

    Articolo aggiornato ad aprile 2026. Le informazioni contenute hanno carattere generale. Per casi specifici si consiglia di consultare un professionista abilitato.

    Aprile 14, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-14 08:00:002026-05-30 00:09:55Spese Deducibili Regime Forfettario 2026: Guida Completa
    GESTIONE PARTITA IVA, Qonto

    Qonto Business 2026: Recensione Pro, Prezzi e Come Aprire il Conto

    regime forfettario partita iva

    Aprire una Partita IVA è un grande passo, ma porta con sé una verità scomoda che molti scoprono solo dopo: il conto corrente personale non basta più. Mescolare incassi professionali e spese personali è uno dei più grandi errori che un freelance, un professionista o una PMI possa fare. Significa fare i salti mortali a fine mese per capire quanto hai realmente guadagnato, perdere deduzioni fiscali importanti e – nei casi peggiori – attirare l’attenzione del Fisco per movimenti poco trasparenti.

    La soluzione esiste e si chiama conto business. Ma non un conto business qualsiasi: serve uno strumento vero, pensato per chi lavora con la Partita IVA, integrato con la fatturazione elettronica, capace di categorizzare automaticamente le spese deducibili e – soprattutto – con un IBAN italiano per non avere problemi con SEPA, INPS, F24 e clienti italiani.

    In questa guida completa ti racconto perché il CAF Centro Fiscale consiglia Qonto ai propri clienti: dalla nostra esperienza diretta con centinaia di Partite IVA, è la soluzione più equilibrata sul mercato italiano in termini di costi, funzionalità, integrazione fiscale e affidabilità. Non è il conto più economico in assoluto, ma è quello che ti fa risparmiare di più in tempo, errori e commercialista. Vedremo insieme tutti i piani 2026 con prezzi aggiornati, le funzioni reali, come aprirlo in 10 minuti, i pro e contro onesti e i confronti con i principali concorrenti (Revolut, N26, Hype, Finom, Tot).

    Alla fine saprai esattamente se Qonto fa al caso tuo, quale piano scegliere e come attivarlo senza errori. Apri Qonto cliccando qui se hai già le idee chiare, oppure continua a leggere per la recensione completa.

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    Cos’è Qonto: storia, sede legale e target

    Qonto è una fintech europea specializzata in conti business per professionisti, freelance, Partite IVA e PMI. Fondata nel 2016 a Parigi da Alexandre Prot e Steve Anavi, oggi è uno degli operatori finanziari più importanti d’Europa per il segmento business, con oltre 500.000 clienti tra Francia, Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi e un team di più di 1.400 persone.

    Qonto non è una banca tradizionale: opera come istituto di pagamento autorizzato dalla Banque de France (ACPR) e iscritto all’albo degli istituti di pagamento. In Italia opera tramite la sede legale di Qonto Italia S.r.l. e i fondi dei clienti sono segregati su conti vigilati presso banche partner, garantendo la massima sicurezza patrimoniale.

    Il target di Qonto è chiarissimo: chi lavora. Non si rivolge ai privati che cercano un conto per la spesa o lo stipendio, ma esclusivamente a chi ha bisogno di gestire flussi finanziari professionali. Questa specializzazione è il suo grande vantaggio: ogni funzione è pensata per il tuo lavoro, non per “consumer” generici.

    Nel 2022 Qonto ha acquisito Penta (concorrente tedesco) e ha continuato a crescere fino a diventare un punto di riferimento per il neobanking business in Europa. Per maggiori dettagli puoi visitare la pagina ufficiale Qonto e vedere le ultime offerte.

    Per chi è ideale Qonto: profili professionali

    Non tutti i conti business si adattano a tutti. Qonto eccelle in alcuni profili specifici e offre meno valore in altri. Vediamo per chi è davvero la scelta giusta:

    • Freelance e Partite IVA in regime forfettario: il piano Basic a 9€/mese è perfetto. Hai IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata e categorizzazione automatica. Ti consente di gestire incassi e spese deducibili senza commercialista per il day-by-day.
    • Professionisti con cassa di previdenza (avvocati, ingegneri, geometri, psicologi, medici): l’integrazione con la fattura elettronica è fondamentale per gestire le ritenute d’acconto e il flusso clienti.
    • SRL e SRLS: il piano Smart o Premium offre più carte, più utenti e funzionalità di multi-utente con permessi differenziati. Ideale per società con 2-10 collaboratori.
    • Startup e fondatori: Qonto è amato dall’ecosistema startup per la sua API, le integrazioni con Stripe, Shopify e i tool di accounting moderni. Apertura conto rapida anche per società appena costituite.
    • Liberi professionisti con regime ordinario: per chi ha volumi più alti, Qonto offre limiti operativi più ampi e funzioni avanzate come bonifici batch e gestione fornitori.
    • E-commerce e dropshipper: integrazione nativa con Shopify, PayPal, Stripe e gestione cambio valuta a costi competitivi.
    • Associazioni e cooperative: i piani business permettono di gestire conti collettivi con più amministratori.

    Per chi non è ideale Qonto? Per chi cerca un conto privato (Qonto è solo business), per chi vuole massimizzare il cashback su acquisti personali, o per chi necessita di servizi bancari complessi come mutui ipotecari (per cui serve una banca tradizionale).

    Tutti i piani Qonto 2026 con prezzi dettagliati

    Qonto offre due famiglie di piani: una per liberi professionisti e freelance (Solo Basic, Solo Smart, Solo Premium) e una per società e team (Team Essential, Team Business, Team Enterprise). Ecco la panoramica completa dei prezzi 2026:

    PianoTargetPrezzoCarte incluseBonifici SEPAUtenti
    BasicFreelance forfettari9€/mese1 (One)30/mese1
    Solo SmartFreelance attivi19€/mese1 (Plus)60/mese1
    Solo PremiumProfessionisti avanzati39€/mese1 (X) + 2 virtuali100/mese1
    Team EssentialPiccole società49€/mese2100/mese5
    Team BusinessSRL strutturate99€/mese5500/mese10
    Team EnterpriseAziende grandi199€/mese15+IllimitatiIllimitati

    Sconto pagamento annuale: tutti i piani offrono uno sconto del 10-20% se paghi annualmente invece che mensilmente. Per un Basic, ad esempio, il costo annuale è di circa 99€ invece di 108€.

    Piano Basic (9€/mese): perfetto per forfettari

    È il piano d’ingresso, pensato per chi ha appena aperto Partita IVA o ha volumi limitati. Include: IBAN italiano, 1 carta Mastercard One, 30 bonifici SEPA al mese, fatturazione elettronica illimitata in entrata e in uscita, app mobile e desktop, supporto in italiano. Ideale per regime forfettario sotto i 30.000€ annui.

    Piano Solo Smart (19€/mese): il più scelto da freelance

    Aggiunge al Basic: 60 bonifici, carta Plus con limiti più alti e cashback (1% su Google/Facebook Ads, utile per chi fa marketing), 1 carta virtuale, integrazione con Apple Pay e Google Pay potenziata, supporto prioritario. È il piano più scelto dai freelance attivi.

    Piano Solo Premium (39€/mese): per chi fattura tanto

    Per Partite IVA strutturate. Include: 100 bonifici, carta X metallica con assicurazione viaggio fino a 5.000€, 2 carte virtuali, accesso a salotti aeroportuali, gestione multi-valuta, integrazioni avanzate (Zapier, Make), assistenza dedicata.

    Piani per società: Team Essential, Team Business, Team Enterprise

    I piani per società partono da Team Essential a 49€/mese (5 utenti, 2 carte) e arrivano a Team Enterprise a 199€/mese con utenti illimitati e API personalizzate. Il piano Team Business a 99€/mese è il più scelto da SRL con 3-10 dipendenti: include 10 utenti, controllo accessi, approvazioni multi-livello, esportazione contabile automatica.

    Per scegliere il piano giusto, vai sul sito Qonto e usa il configuratore: ti aiuta a stimare il piano in base ai tuoi volumi.

    Le 12 funzioni principali di Qonto

    Qonto non è solo un conto: è una piattaforma finanziaria completa. Ecco le 12 funzioni che fanno la differenza nel quotidiano:

    • 🇮🇹 IBAN italiano IT60 – nessun problema con SEPA Italia, F24, INPS, addebiti.
    • 📄 Fatturazione elettronica integrata – emetti e ricevi fatture XML SDI direttamente dall’app.
    • 🏷️ Categorizzazione automatica spese – l’AI di Qonto cataloga ogni movimento (carburante, ristoranti, software).
    • 💳 Carte fisiche e virtuali Mastercard – con limiti personalizzabili e cashback su categorie.
    • 📱 App mobile e web – sincronizzate, intuitive, in italiano.
    • 👥 Multi-utente con permessi – aggiungi commercialista, soci, dipendenti con ruoli granulari.
    • 📊 Dashboard analytics – grafici di entrate/uscite, cash flow, previsioni.
    • 🔄 Bonifici SEPA Instant – arrivi in 10 secondi 24/7.
    • 📥 Bonifici batch (CBI) – paga 100 fornitori in un click caricando un file.
    • 🔗 Integrazioni – Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem, Shopify, Stripe, Zapier.
    • 🤝 Accesso commercialista – il tuo professionista ha login dedicato per scaricare estratti conto.
    • 🛡️ Sicurezza 3D Secure – autenticazione forte SCA su ogni operazione.

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    Apertura conto Qonto: guida step-by-step

    Aprire un conto Qonto è uno dei processi più rapidi del mercato: in 10 minuti hai compilato la richiesta, in 24-48 ore il conto è operativo. Ecco i passaggi reali:

    1. Step 1 – Vai sul sito Qonto (2 min): apri Qonto cliccando qui e seleziona “Apri un conto”. Scegli tra Freelance/Professionista o Società.
    2. Step 2 – Inserisci dati personali (3 min): nome, cognome, email, password, numero di telefono. Verifica via SMS.
    3. Step 3 – Inserisci dati Partita IVA o società (3 min): codice fiscale, P.IVA, codice ATECO, regime fiscale, indirizzo legale. Per le SRL: visura camerale e atto costitutivo (basta foto).
    4. Step 4 – Verifica identità via video (2 min): selfie con documento (carta d’identità o passaporto). Tutto via app.
    5. Step 5 – Scegli il piano: in base al tuo profilo Qonto ti suggerisce il piano migliore. Puoi cambiarlo in qualsiasi momento.
    6. Step 6 – Firma il contratto digitale: tramite SPID, identità digitale o codice OTP. IBAN italiano attivato in 24-48 ore lavorative.

    Tempo totale stimato: 10-15 minuti per la compilazione, 24-48h per l’attivazione completa con IBAN operativo.

    Documenti necessari per aprire Qonto

    I documenti richiesti variano in base al tipo di soggetto:

    Per Freelance e Partita IVA individuale

    • Documento d’identità valido (carta d’identità, passaporto o patente).
    • Codice fiscale.
    • Certificato di attribuzione Partita IVA (rilasciato dall’Agenzia Entrate).
    • Conferma del codice ATECO e del regime fiscale.
    • Selfie con documento per video-verifica.

    Per SRL, SAS, SNC e società

    • Visura camerale aggiornata (ultimi 6 mesi).
    • Atto costitutivo e statuto.
    • Documento d’identità del legale rappresentante e dei beneficiari effettivi (chi detiene > 25%).
    • Codice fiscale dei soci.
    • In caso di S.r.l.s.: tutti i documenti sopra + verbale di nomina amministratore.

    Verifica identità e attivazione del conto

    Qonto utilizza una procedura di video-identificazione KYC (Know Your Customer) conforme alle normative anti-riciclaggio europee. Il processo è 100% digitale, dura circa 2 minuti e prevede:

    • Foto del documento: fronte e retro della carta d’identità o foto del passaporto.
    • Selfie dinamico: la app ti chiede di girare la testa e fare alcuni movimenti per verificare che sei reale (anti-spoofing).
    • Validazione automatica: in pochi minuti ricevi conferma. Se ci sono dubbi, un operatore Qonto ti contatta entro 24 ore.

    Una volta validata l’identità, il conto è attivo e l’IBAN ti viene comunicato. La carta fisica arriva via posta in 5-7 giorni lavorativi, ma puoi già usare la carta virtuale immediatamente per pagamenti online o aggiungerla a Apple Pay/Google Pay.

    IBAN italiano Qonto: il vantaggio chiave

    Questo è il vantaggio decisivo che rende Qonto superiore a molti concorrenti come Revolut, N26 o Wise: l’IBAN è italiano (IT60…), non lituano, francese o britannico. Cosa cambia in pratica?

    • Domiciliazioni F24: puoi domiciliare gli F24 senza problemi (alcuni IBAN esteri sono rifiutati da Entratel).
    • INPS e Agenzia delle Entrate: nessun blocco su rimborsi e pagamenti.
    • Stipendi e clienti italiani: nessun cliente ti chiederà “ma è davvero un IBAN italiano?”.
    • RID/SDD diretti: puoi attivare addebiti automatici per utenze, abbonamenti, leasing.
    • Fattura elettronica: i tuoi clienti ti pagano senza problemi anche con bonifico ordinario.

    Questa caratteristica è una delle principali ragioni per cui il CAF Centro Fiscale raccomanda Qonto: abbiamo visto troppi clienti con IBAN esteri avere problemi con F24 o rimborsi IRPEF. Con Qonto, questo problema non esiste.

    Carta Mastercard Qonto: tipologie e plafond

    Qonto offre tre tipologie di carte fisiche più carte virtuali illimitate (a seconda del piano):

    CartaMaterialePlafond mensileCashbackInclusa in
    OnePlastica20.000€NoSolo Basic, Team Essential
    PlusPlastica nera40.000€1% Google/Meta AdsSolo Smart, Team Business
    XMetallo200.000€1% + assicurazioniSolo Premium, Team Enterprise

    Carte virtuali: create in 10 secondi dall’app, ideali per abbonamenti SaaS o spese una tantum. Puoi cancellarle quando vuoi senza commissioni.

    Limiti personalizzabili: ogni carta ha limiti giornalieri, settimanali e mensili modificabili dall’app. Utilissimo se dai una carta a un dipendente o collaboratore.

    Compatibile con: Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay, Garmin Pay. Pagamento contactless e prelievi bancomat in tutta l’area SEPA (alcuni gratis, altri con piccola commissione in base al piano).

    Fatturazione elettronica integrata: come funziona

    Questa è una delle funzioni che rendono Qonto unico in Italia. La fatturazione elettronica è obbligatoria per quasi tutti i soggetti P.IVA dal 2024 (anche forfettari sopra i 25.000€) e Qonto la integra nativamente, senza bisogno di software esterni.

    Cosa puoi fare:

    • Emettere fatture elettroniche direttamente dall’app o dal web, con invio automatico al SDI (Sistema di Interscambio).
    • Ricevere fatture passive dei tuoi fornitori, accessibili nell’archivio Qonto.
    • Riconciliazione automatica: Qonto associa la fattura al pagamento bancario in modo automatico (matching incassi).
    • Esportazione contabile verso il commercialista (formato XML SDI o Excel/CSV).
    • Conservazione sostitutiva a norma per 10 anni (in alcuni piani superiori).

    Per la maggior parte dei freelance e Partite IVA forfettarie, questo elimina completamente la necessità di software come Aruba Fattura Elettronica (35€/anno) o Fatture in Cloud (8€/mese), facendoti risparmiare 100-150€ l’anno solo su questo.

    Categorizzazione automatica spese

    L’intelligenza artificiale di Qonto categorizza ogni movimento in 30+ categorie predefinite: ristoranti, carburante, hotel, software, marketing, formazione, trasporti, utenze, fornitori, ecc.

    Vantaggi pratici:

    • Risparmio commercialista: a fine anno tutte le spese sono già divise per categoria. Il commercialista impiega meno ore = meno parcella.
    • Deduzioni fiscali ottimizzate: identifichi subito spese deducibili e non deducibili (es. ristoranti al 75%, formazione al 100%).
    • Allegato ricevute: scatti la foto allo scontrino dall’app e Qonto lo allega al movimento. Niente più scatole di scontrini.
    • Etichette personalizzate: crei tag come “Cliente X” o “Progetto Y” per il job costing.
    • Report mensili: dashboard con grafici di entrate/uscite per categoria.

    Integrazione con software gestionali e e-commerce

    Qonto si integra con i principali software che utilizzano professionisti e aziende italiane:

    • Fatture in Cloud – sincronizzazione automatica fatture e movimenti.
    • Aruba Fattura Elettronica – import/export XML SDI.
    • TeamSystem – per studi commercialisti strutturati.
    • Fatturapro.click – integrazione completa.
    • Shopify, WooCommerce, PrestaShop – per e-commerce.
    • Stripe, PayPal, GoCardless – per incassi online.
    • Zapier, Make (ex Integromat) – per automazioni custom.
    • API REST pubblica – per chi vuole integrazioni su misura.

    Se hai un software gestionale specifico, controlla sul marketplace integrazioni Qonto – la lista cresce ogni mese.

    Qonto vs concorrenti: confronto rapido

    Sul mercato italiano i principali concorrenti di Qonto sono Revolut Business, N26 Business, Hype Business, Finom e Tot. Ecco un confronto onesto:

    CaratteristicaQontoRevolutN26HypeFinomTot
    IBAN italiano✅ Sì❌ Lituano❌ Tedesco✅ Sì❌ Estone✅ Sì
    Fattura elettronica✅ Integrata❌ No❌ No⚠️ Limitata✅ Sì✅ Sì
    Prezzo base9€0-10€0-9€9,90€9€10€
    Multi-utente✅ Avanzato✅ Base❌ No❌ No✅ Base✅ Sì
    Categorizzazione AI✅ Eccellente⚠️ Base⚠️ Base⚠️ Base✅ Sì✅ Sì
    Supporto in italiano✅ Ottimo⚠️ Limitato⚠️ Limitato✅ Sì✅ Sì✅ Sì
    TargetP.IVA & PMIMistoPrivati e P.IVAPrivati e mini P.IVAFreelanceP.IVA

    Verdetto onesto del CAF: Qonto è la soluzione più completa e bilanciata per chi cerca un conto business “serio”. Revolut è più economico ma manca di IBAN italiano e fattura elettronica. Hype è più friendly ma meno potente. Finom è ottimo per freelance internazionali. Tot è un’alternativa italiana valida ma con un ecosistema integrazioni più piccolo.

    Pro e Contro onesti di Qonto

    ✅ Pro di Qonto

    • IBAN italiano nativo (zero problemi con F24, INPS, Agenzia Entrate).
    • Fatturazione elettronica integrata – elimina software esterni.
    • Apertura conto rapidissima – 10 minuti, zero burocrazia fisica.
    • Categorizzazione AI eccellente – risparmio sul commercialista.
    • Supporto in italiano di qualità, anche via chat.
    • App mobile e web moderne e intuitive.
    • Integrazioni nutrite (Fatture in Cloud, Shopify, Zapier…).
    • Sicurezza europea: fondi segregati, ACPR, PSD2.
    • Multi-utente con permessi granulari (ottimo per SRL).
    • Prova gratuita di 30 giorni su tutti i piani.

    ❌ Contro di Qonto

    • Non è una banca tradizionale: niente mutui, prestiti personali o investimenti.
    • Costo mensile: a differenza di alcuni concorrenti non c’è un piano “free” (ma il valore lo giustifica).
    • Limiti bonifici nel piano Basic: 30/mese possono essere pochi per chi paga tanti fornitori.
    • Cashback limitato (solo su carte Plus/X e categorie specifiche).
    • Niente conto privato: non puoi mescolare uso personale e business (anche se questo è in realtà un pro).
    • Costo cambio valuta meno competitivo rispetto a Revolut o Wise.

    Recensioni utenti reali su Qonto

    Qonto ha un punteggio medio di 4,7/5 su Trustpilot con oltre 30.000 recensioni in Europa. In Italia, le recensioni sui principali store e portali confermano:

    • App Store iOS: 4,8/5 stelle.
    • Google Play: 4,6/5 stelle.
    • Altroconsumo / forum freelance: uno dei conti business più consigliati.

    Cosa apprezzano gli utenti: la rapidità di apertura, la qualità del supporto, l’integrazione fattura elettronica, la pulizia dell’app, la stabilità del servizio (downtime quasi zero).

    Critiche più comuni: il costo per chi parte (per chi è abituato al “free”), alcuni utenti vorrebbero limiti più alti nel Basic, qualche recensione si lamenta della verifica KYC se i documenti sono scaduti o di scarsa qualità.

    Casi d’uso reali per professione

    Marco, 32 anni – Web designer freelance forfettario

    Marco fattura 35.000€/anno a 8-10 clienti diversi. Ha aperto Qonto Basic (9€/mese). Oggi: emette tutte le fatture elettroniche dall’app, riconcilia gli incassi automaticamente, ha eliminato Aruba (-35€/anno), il commercialista impiega 3 ore in meno a fine anno (-150€). Risparmio netto annuo: ~70€ rispetto al setup precedente. Il vero valore: 5 ore al mese in meno di “amministrazione”.

    Avv. Laura, 45 anni – Studio legale individuale

    Laura ha scelto Qonto Solo Smart (19€/mese). Le serve la carta Plus per le spese di trasferta e gli abbonamenti professionali. Apprezza la categorizzazione automatica per separare spese deducibili (formazione 100%, ristoranti 75%) e la possibilità di dare al suo commercialista accesso in sola lettura.

    Studio Rossi & Bianchi – SRL di consulenza con 6 dipendenti

    Hanno scelto Qonto Team Business (99€/mese). I 10 utenti inclusi nel piano coprono i 6 collaboratori e i ruoli admin/contabilità, ciascuno con carta a limiti differenziati. I bonifici stipendi vengono fatti in batch (file CBI). Le spese viaggio dei consulenti vengono caricate dall’app con foto degli scontrini. Il sistema di approvazione interno (manager → admin) ha eliminato l’uso di anticipi cassa.

    Anna – E-commerce di abbigliamento (Shopify)

    Anna gestisce un Shopify con 200 ordini al mese. Qonto è collegato a Stripe e Shopify: ogni incasso si riconcilia automaticamente, le fatture verso clienti privati italiani sono generate via Qonto. Usa la carta X (Solo Premium) per le campagne Meta Ads e ottiene 1% cashback (oltre 600€ all’anno solo di cashback su pubblicità).

    Dott. Verdi – Dentista con studio

    Il dottor Verdi usa Qonto Solo Premium per le sue trasferte ai congressi (assicurazione viaggio inclusa nella carta X). La fattura elettronica integrata gestisce sia i pazienti privati sia il convenzionato SSN. La categorizzazione automatica gli permette di tracciare in tempo reale spese di studio, attrezzature e formazione (100% deducibili).

    Costi nascosti e cose da sapere prima

    Per essere onesti: Qonto non è “gratis” e ha alcuni costi extra che è bene conoscere prima:

    • Bonifici extra-plan: oltre la soglia mensile (es. 30 nel Basic), ogni bonifico costa 0,40€.
    • Prelievo ATM: nel Basic 5 prelievi gratis/mese, poi 2€ a prelievo.
    • Cambio valuta: 1-2% sul cambio ufficiale (più alto di Revolut/Wise).
    • Rinnovo carta dopo perdita: 10€ per la sostituzione fisica (la virtuale è gratuita).
    • Bonifici extra-SEPA: SWIFT internazionali con commissioni dedicate (10-25€).
    • SDD attivi: l’invio massivo di SDD (incassi RID) è un servizio aggiuntivo a pagamento.

    Per la maggior parte dei freelance forfettari, questi costi extra sono trascurabili. Per chi fa molti bonifici internazionali o cambi valuta, conviene considerare anche un conto Wise affiancato.

    Come disdire il conto Qonto

    Disdire Qonto è semplice e gratuito (nessuna penale di uscita anche per i piani annuali, salvo recupero pro-rata):

    1. Accedi all’app o al sito web Qonto.
    2. Vai su Impostazioni → Il mio piano → Disdici.
    3. Selezioni il motivo (è una semplice survey, non blocca nulla).
    4. Confermi via OTP/SMS.
    5. Il conto resta attivo fino alla fine del periodo già pagato.
    6. Trasferisci eventuali fondi residui sul tuo nuovo conto.

    Se hai pagato annualmente, il rimborso pro-rata viene accreditato in 5-10 giorni lavorativi. Nessuna domiciliazione “fantasma” prosegue: tutto si chiude pulito.

    Perché il CAF Centro Fiscale consiglia Qonto

    Negli anni il CAF Centro Fiscale di Udine ha avuto centinaia di clienti con i conti business più diversi. Abbiamo visto:

    • Clienti con Revolut Business non riuscire a domiciliare F24 → bloccati per giorni.
    • Freelance pasticciare con conti correnti personali e perdere deduzioni.
    • SRL gestire 5 carte aziendali su Excel senza tracciabilità.
    • Studi legali pagare 200€/anno per software fattura elettronica + 100€/anno per gestionale spese.

    Con Qonto, questi problemi spariscono. Il CAF Centro Fiscale lo consiglia attivamente per 3 motivi concreti:

    1. Risparmio reale: tra eliminazione di software esterni e tempo risparmiato in contabilità, il “vero costo” netto di Qonto si avvicina allo zero per la maggior parte dei freelance.
    2. Meno errori fiscali: tracciabilità completa, IBAN italiano, integrazione con commercialista. Tutti i nostri clienti Qonto hanno chiusure d’anno più rapide e con meno correzioni.
    3. Affidabilità europea: fondi segregati, regolamentazione ACPR, sicurezza enterprise. Niente “sorprese” come succede con alcune startup fintech.

    Per questo abbiamo deciso di diventare partner ufficiali Qonto: i nostri clienti che lo aprono tramite il nostro link ricevono assistenza dedicata anche dal nostro team in caso di dubbi su categorie, deducibilità o integrazione con la nostra contabilità.

    Partner ufficiale CAF Centro Fiscale

    Apri il conto business consigliato dai professionisti

    Qonto è la soluzione integrata che il nostro CAF consiglia a freelance, professionisti e PMI per gestire fatturazione, spese e contabilità in un unico posto.

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    Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni.

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    FAQ – Domande frequenti su Qonto

    1. Qonto è una banca?

    No, Qonto è un istituto di pagamento autorizzato (ACPR – Banque de France). I fondi dei clienti sono segregati su conti vigilati presso banche partner, con la stessa sicurezza patrimoniale di una banca.

    2. L’IBAN Qonto è davvero italiano?

    Sì, gli IBAN Qonto attivati per l’Italia iniziano con IT60 e sono al 100% italiani. Funzionano per F24, INPS, Agenzia Entrate, RID/SDD e tutti gli usi domestici.

    3. Qonto è adatto al regime forfettario?

    Sì, è il conto business più consigliato per il regime forfettario. Il piano Basic a 9€/mese è perfetto e tutto il costo è deducibile (anzi, abbattuto al 78% in base al coefficiente).

    4. Posso usare Qonto come unico conto?

    Per uso professionale sì. Per la vita privata serve comunque un conto personale separato (cosa che peraltro raccomandiamo sempre dal punto di vista fiscale).

    5. Quanto tempo ci vuole per aprire il conto?

    10-15 minuti per la compilazione, 24-48 ore per l’attivazione completa con IBAN operativo. Per le SRL può essere leggermente più lungo (fino a 5 giorni in caso di documenti complessi).

    6. C’è una prova gratuita?

    Sì, Qonto offre 30 giorni di prova gratuita su quasi tutti i piani. Se disdici prima, non paghi nulla. Apri Qonto qui per attivare la prova.

    7. Posso dare accesso al mio commercialista?

    Sì. Qonto ha una sezione “Commercialista” gratuita: il professionista accede in sola lettura, scarica estratti conto, esporta CSV e XML SDI senza poter operare sul conto.

    8. Qonto deduce dal reddito tutta la quota mensile?

    Sì, il costo del conto è una spesa professionale 100% deducibile (per regimi ordinari) o pesata sul coefficiente di redditività (per i forfettari).

    9. Posso aprire Qonto se ho meno di 18 anni?

    No, devi essere maggiorenne e avere una Partita IVA o una società attiva. Per i minori P.IVA serve l’intermediazione del genitore esercente la potestà.

    10. Qonto trattiene tasse o ritenute?

    No, Qonto è un puro conto operativo. Non versa tasse al posto tuo, non gestisce ritenute d’acconto. Tu rimani il responsabile fiscale tramite il tuo commercialista.


    Questo articolo è stato curato dal team del CAF Centro Fiscale di Udine, partner ufficiale Qonto. I link al sito Qonto sono link di affiliazione: cliccandoli non hai nessun costo aggiuntivo, ma supporti il nostro lavoro di divulgazione gratuita su fiscalità e gestione finanziaria. Per consulenza personalizzata contattaci direttamente in sede o tramite il nostro sito.

    Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 08:00:002026-08-17 10:15:36Qonto Business 2026: Recensione Pro, Prezzi e Come Aprire il Conto
    GESTIONE PARTITA IVA

    Corrispettivi Elettronici Telematici 2026: Guida Completa con Novita POS

    regime forfettario partita iva

    Indice dei contenuti

    1. Cosa Sono i Corrispettivi Elettronici
    2. Novita 2026: Obbligo Collegamento POS
    3. Il Registratore Telematico
    4. Software per Corrispettivi Elettronici
    5. Sanzioni per Mancata Trasmissione
    6. Scadenze e Adempimenti
    7. Domande Frequenti

    Novita Importante 2026

    Dal 1 gennaio 2026 e obbligatorio il collegamento tra POS e registratore telematico. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le modalita operative (Provv. n. 424470/2025). Leggi la sezione Novita 2026 per tutti i dettagli.

    I corrispettivi elettronici sono gli incassi derivanti da vendite al dettaglio e prestazioni di servizi, che devono essere memorizzati e trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Questo sistema ha sostituito i vecchi scontrini fiscali cartacei.

    In questa guida completa vedremo come funzionano i corrispettivi telematici, quali sono le novita 2026 (obbligo collegamento POS), i software disponibili e le sanzioni per chi non si adegua.

    Cosa Sono i Corrispettivi Elettronici

    I corrispettivi sono gli importi incassati da commercianti, artigiani, ristoratori e altri esercenti per vendite al dettaglio o prestazioni dirette al consumatore finale.

    Chi e obbligato alla trasmissione telematica

    Devono trasmettere i corrispettivi elettronici:

    • Negozianti al dettaglio
    • Ristoratori (bar, ristoranti, pizzerie)
    • Grande distribuzione (supermercati)
    • Artigiani che vendono direttamente al pubblico
    • Liberi professionisti con vendita al banco
    • E-commerce B2C (vendite a privati)

    Chi e esonerato

    Sono esonerati dall’obbligo di registratore telematico:

    • Tabaccai (per i prodotti soggetti a monopolio)
    • Edicolanti (per giornali e riviste)
    • Gestori di sale giochi
    • Distributori automatici (hanno obbligo specifico)
    • Alcune categorie con fatturato minimo

    Differenza tra corrispettivi e fattura

    CaratteristicaCorrispettiviFattura
    Documento emessoDocumento commerciale (scontrino)Fattura elettronica
    Destinatario tipicoConsumatore finaleAltra P.IVA o su richiesta
    TrasmissioneGiornaliera (aggregata)Singola (immediata)
    StrumentoRegistratore telematicoSoftware fatturazione

    Novita 2026: Obbligo Collegamento POS – Registratore Telematico

    La Legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024, art. 1, commi 74-77) ha introdotto un’importante novita: dal 1 gennaio 2026 e obbligatorio il collegamento tra strumenti di pagamento elettronico e registratori telematici.

    Cosa cambia in pratica

    A partire dal 2026, chi gestisce corrispettivi dovra disporre di:

    1. Registratore Telematico (o software equivalente approvato)
    2. POS o altro strumento per pagamenti elettronici
    3. Collegamento logico tra i due strumenti

    Il collegamento e logico, non fisico: non serve collegare cavi o modificare dispositivi. L’associazione avviene online tramite i numeri di matricola nel portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate.

    Perche questo obbligo

    L’obiettivo e incrociare i dati tra corrispettivi trasmessi e pagamenti elettronici ricevuti. In questo modo l’Agenzia delle Entrate puo:

    • Verificare la coerenza tra incassi e scontrini emessi
    • Individuare evasione (pagamenti senza scontrino)
    • Automatizzare i controlli fiscali

    Scadenze per il collegamento

    SituazioneScadenza
    POS gia attivi al 1/1/202645 giorni dall’avvio del servizio online (marzo 2026)
    Nuovi POS attivati dopo gennaio 2026Entro l’ultimo giorno lavorativo del 2° mese successivo

    Esempio: Se attivi un nuovo POS a maggio 2026, hai tempo fino a fine luglio 2026 per effettuare il collegamento.

    Il Registratore Telematico: Come Funziona

    Il Registratore Telematico (RT) e il dispositivo che memorizza le operazioni di vendita ed emette il documento commerciale (scontrino elettronico).

    Funzionamento base

    1. Vendita: inserisci l’importo nel registratore
    2. Documento commerciale: il RT stampa lo scontrino per il cliente
    3. Memorizzazione: i dati vengono salvati nel dispositivo
    4. Chiusura cassa: il RT prepara il file giornaliero
    5. Trasmissione: il file viene inviato automaticamente all’Agenzia delle Entrate

    Caratteristiche tecniche

    • Sigillo elettronico: i dati sono protetti da manomissioni
    • Connessione internet: necessaria per la trasmissione (anche solo WiFi)
    • Memoria fiscale: conserva i dati per eventuali controlli
    • QR Code: sullo scontrino per verifica online

    Costi indicativi

    • Registratore telematico base: 300-500 euro
    • Registratore con stampante termica: 400-800 euro
    • Attivazione e configurazione: 50-100 euro
    • Manutenzione annuale: variabile

    Software per Corrispettivi Elettronici

    Da marzo 2025, l’Agenzia delle Entrate ha approvato la possibilita di gestire i corrispettivi solo con software, senza registratore telematico fisico.

    Come funziona

    Il nuovo sistema si basa su:

    • PEM (Punto di Emissione): tablet, smartphone o PC dove inserisci i dati
    • PEL (Punto di Elaborazione): server che gestisce la trasmissione all’AdE

    In pratica puoi usare un tablet o smartphone con un’app approvata per emettere documenti commerciali e trasmettere i corrispettivi, senza acquistare hardware dedicato.

    Software approvati

    Tra i software e soluzioni disponibili:

    • Cassa in Cloud (TeamSystem) – da 29 euro/mese
    • SumUp Cassa – integrato con POS SumUp
    • Easycassa – soluzione per piccole attivita
    • Tilby (ex Scloby) – per ristorazione
    • Lightspeed – per retail e ristorazione

    Vantaggi del software vs RT fisico

    Vantaggi del Software

    • Costo iniziale inferiore: no acquisto hardware
    • Flessibilita: usi il tuo tablet o smartphone
    • Aggiornamenti automatici: sempre a norma
    • Report e statistiche: dashboard integrate
    • Integrazione POS: alcuni includono il lettore carte

    Sanzioni per Mancata Trasmissione Corrispettivi

    Le sanzioni per violazioni in materia di corrispettivi elettronici sono state aggiornate con la Legge di Bilancio 2025.

    ViolazioneSanzione
    Omessa installazione del registratore telematico1.000 – 4.000 euro
    Mancato collegamento POS-registratore (dal 2026)1.000 euro (minimo)
    Mancata trasmissione giornaliera corrispettivi100 euro per ogni giorno
    Mancato invio dati pagamenti elettronici (dal 2026)100 euro per ogni giorno
    Mancata emissione scontrino (documento commerciale)100% dell’IVA evasa (min. 500 euro)

    Attenzione: In caso di recidiva (4 violazioni in 5 anni), puo scattare la sospensione dell’attivita.

    Scadenze e Adempimenti 2026

    Calendario obblighi

    • 1 gennaio 2026: entra in vigore obbligo collegamento POS-RT
    • Marzo 2026: disponibili le funzionalita online nel portale AdE
    • 45 giorni dal lancio: scadenza per collegare POS gia attivi
    • Giornalmente: trasmissione corrispettivi (entro 12 giorni in caso di guasto)

    Cosa fare adesso

    1. Verifica di avere un registratore telematico conforme
    2. Controlla che il tuo POS sia compatibile con il collegamento
    3. Prepara i dati (numero matricola RT e POS)
    4. Attendi l’apertura del servizio online (marzo 2026)
    5. Effettua il collegamento entro i termini

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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    Domande Frequenti sui Corrispettivi Elettronici

    Cosa succede se il registratore telematico non funziona?

    In caso di malfunzionamento del registratore telematico, hai 12 giorni per trasmettere i corrispettivi manualmente tramite il portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Devi comunicare lo stato “fuori servizio” del dispositivo e poi caricare i dati manualmente.

    Devo collegare fisicamente il POS al registratore telematico?

    No, il collegamento e logico, non fisico. Non servono cavi o modifiche hardware. L’associazione avviene online nel portale dell’Agenzia delle Entrate, inserendo i numeri di matricola del registratore telematico e del POS.

    Posso usare un tablet al posto del registratore telematico?

    Si, da marzo 2025 e possibile gestire i corrispettivi solo con software approvato, usando tablet, smartphone o PC. Servono un’app di cassa certificata e una stampante per il documento commerciale. Questa soluzione e alternativa al registratore telematico fisico.

    Quanto costa un registratore telematico?

    Un registratore telematico base costa tra 300 e 500 euro. I modelli con stampante termica di qualita arrivano a 400-800 euro. A questo si aggiungono i costi di attivazione (50-100 euro) e la manutenzione periodica. Le soluzioni software possono costare meno nel lungo periodo.

    Cosa rischio se non collego POS e registratore entro il 2026?

    Il mancato collegamento comporta una sanzione minima di 1.000 euro. Inoltre, per ogni giornata in cui non vengono trasmessi i dati dei pagamenti elettronici, si applica una sanzione di 100 euro al giorno. In caso di violazioni ripetute, puo scattare la sospensione dell’attivita.

    I forfettari devono trasmettere i corrispettivi?

    Dipende dall’attivita. I forfettari che effettuano vendite al dettaglio o prestazioni dirette al pubblico sono obbligati alla trasmissione dei corrispettivi. I professionisti che lavorano solo con fattura (B2B) non hanno questo obbligo, ma devono comunque emettere fattura elettronica.

    Conclusioni

    Il sistema dei corrispettivi elettronici si arricchisce nel 2026 con l’obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico. E un passaggio importante verso la digitalizzazione completa delle transazioni commerciali.

    Se hai un’attivita di vendita al dettaglio o ristorazione:

    • Verifica di essere in regola con il registratore telematico
    • Prepara il collegamento con il POS per marzo 2026
    • Valuta soluzioni software se vuoi piu flessibilita

    Per approfondire la fatturazione, leggi anche: Miglior Software Fatturazione Elettronica 2026.

    Hai bisogno di assistenza?

    Se hai dubbi sui corrispettivi elettronici o sulla gestione fiscale della tua attivita, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione.

    Contattaci:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Email: info@centrofiscale.com

    Ultimo aggiornamento: aprile 2026. Riferimenti: Legge 207/2024, Provv. AdE 424470/2025.

    Aprile 1, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-01 08:00:002026-08-17 10:15:33Corrispettivi Elettronici Telematici 2026: Guida Completa con Novita POS
    GESTIONE PARTITA IVA, N26 Business

    N26 Business 2026: Recensione Completa del Conto per Freelancer

    regime forfettario partita iva

    Indice dei contenuti

    1. Cos’e N26 Business
    2. Piani e Prezzi 2026
    3. Caratteristiche Principali
    4. Commissioni Dettagliate
    5. Pro e Contro
    6. Confronto con i Competitor
    7. Domande Frequenti

    Aggiornamento Importante – Marzo 2026

    Banca d’Italia ha ordinato a N26 di sospendere l’acquisizione di nuovi clienti in Italia a causa di carenze nel rispetto della normativa antiriciclaggio. Se sei gia cliente N26, il tuo conto resta attivo. Per nuove aperture, valuta le alternative elencate in questa guida.

    N26 Business e il conto per partite IVA della banca digitale tedesca N26. Nato nel 2013, N26 e diventato uno dei conti online piu popolari in Europa, con oltre 8 milioni di clienti. La versione Business e pensata per freelancer, liberi professionisti e ditte individuali.

    In questa recensione analizzeremo piani, prezzi, funzionalita e limiti di N26 Business nel 2026, per aiutarti a capire se e la soluzione giusta per la tua attivita.

    Cos’e N26 Business

    N26 e una banca tedesca (N26 Bank GmbH) con licenza bancaria europea, autorizzata ad operare in Italia. Offre conti personali e business 100% digitali, gestibili interamente da app mobile.

    N26 Business e riservato esclusivamente a:

    • Liberi professionisti iscritti ad albi (avvocati, architetti, commercialisti…)
    • Freelancer e lavoratori autonomi con partita IVA
    • Ditte individuali iscritte al Registro Imprese
    • Imprenditori individuali (es. titolari di B&B con P.IVA)

    Attenzione: N26 Business non e disponibile per societa (SRL, SNC, SPA). Se hai una societa, valuta alternative come Tot o Finom.

    Piani e Prezzi N26 Business 2026

    N26 Business offre 4 piani tariffari, dal gratuito al premium.

    PianoCanone MensileCarta FisicaPrelievi GratisCashback
    Standard0 euro10 euro (opzionale)3/mese0,1%
    Smart4,90 euroInclusaIllimitati (zona Euro)0,1%
    You9,90 euroInclusaIllimitati (mondo)0,1%
    Metal16,90 euroCarta MetalIllimitati (mondo)0,1%

    Cosa include ogni piano

    Standard (gratuito):

    • IBAN italiano
    • Carta Mastercard virtuale gratuita
    • Carta fisica opzionale (10 euro una tantum)
    • 3 prelievi gratuiti al mese (poi 2 euro/prelievo)
    • Bonifici SEPA gratuiti
    • Bonifici istantanei: 0,99 euro
    • Cashback 0,1% su tutti gli acquisti

    Smart (4,90 euro/mese):

    • Tutto quello di Standard, piu:
    • Carta fisica inclusa
    • Prelievi illimitati in zona Euro
    • Bonifici istantanei gratuiti
    • 10 Spaces (sotto-conti) per organizzare le finanze
    • Spaces condivisi con collaboratori

    You e Metal (per chi viaggia):

    • Prelievi gratuiti in tutto il mondo
    • Assicurazione viaggi inclusa
    • Assicurazione bagaglio e ritardo volo
    • Carta Metal esclusiva (solo piano Metal)

    Caratteristiche Principali di N26 Business

    IBAN Italiano

    N26 Business offre un IBAN italiano (che inizia per IT), facilitando le operazioni domestiche e l’accettazione da parte di clienti e fornitori italiani.

    Cashback dello 0,1%

    Ogni acquisto effettuato con la carta N26 Business genera un cashback dello 0,1%. A fine mese, il cashback viene accreditato automaticamente sul conto. Non e molto, ma su volumi elevati puo accumularsi.

    Bonifici Internazionali con Wise

    Per i bonifici fuori zona Euro, N26 utilizza Wise (ex TransferWise) integrato nell’app. Le commissioni sono variabili ma generalmente inferiori alle banche tradizionali.

    Spaces (Sotto-conti)

    I piani Smart e superiori permettono di creare fino a 10 Spaces, spazi separati dal conto principale per organizzare le finanze (es. “Tasse”, “Investimenti”, “Fondo emergenza”).

    MoneyBeam

    MoneyBeam permette di inviare denaro istantaneamente ad altri utenti N26, gratis e in tempo reale.

    Commissioni Dettagliate N26 Business

    OperazioneStandardSmart
    Canone mensileGratis4,90 euro
    Bonifici SEPAGratisGratis
    Bonifici istantanei0,99 euroGratis
    Prelievi ATM (zona Euro)3 gratis, poi 2 euroIllimitati gratis
    Carta fisica10 euroInclusa
    Commissione saldo > 50.000 euroSi applicaSi applica

    Nota: Se il saldo supera i 50.000 euro, N26 applica una commissione sulla liquidita in eccesso.

    Pro e Contro di N26 Business

    PUNTI DI FORZA

    • Piano gratuito (Standard)
    • IBAN italiano
    • Bonifici SEPA gratuiti e illimitati
    • Cashback 0,1% su tutti gli acquisti
    • App intuitiva e moderna
    • Apertura rapida da smartphone
    • Integrazione Wise per bonifici internazionali
    • Depositi protetti fino a 100.000 euro

    LIMITI

    • No F24: non si possono pagare tasse
    • No bollettini: niente PagoPA, MAV, RAV
    • No societa: solo freelancer e ditte individuali
    • No fatturazione: nessun gestionale integrato
    • No deposito contanti: conto 100% digitale
    • Commissione su saldi elevati (oltre 50.000 euro)
    • Nuove aperture sospese (provvedimento Banca d’Italia)

    Confronto con i Principali Competitor

    CaratteristicaN26 BusinessRevolutTot
    Piano GratuitoSiSi (Basic)No (da 7 euro)
    IBAN ItalianoSiSiSi
    Societa (SRL)NoSiSi
    F24NoNoSi
    Interessi LiquiditaNoNo4%
    Cashback0,1%No1%
    MultivalutaSi (via Wise)25+ valuteSolo EUR

    Alternative a N26 Business

    Data la sospensione delle nuove aperture in Italia, ecco le migliori alternative:

    • Revolut Business: piano gratuito, multivaluta, ideale per chi lavora con l’estero
    • Vivid Money Business: piano gratuito, cashback fino al 10%
    • Tot Business: IBAN italiano, F24, interessi al 4% (banca italiana)
    • Finom: conto + fatturazione integrata

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    Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Include il software di fatturazione elettronica fatturazioneitalia.it con prezzo bloccato 3 anni.

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    Domande Frequenti su N26 Business

    N26 Business ha l’IBAN italiano?

    Si, N26 Business offre un IBAN italiano (che inizia per IT). Questo facilita i bonifici domestici, la domiciliazione utenze e l’accettazione da parte di clienti italiani.

    Posso aprire un conto N26 Business in Italia?

    Al momento no. Banca d’Italia ha ordinato a N26 di sospendere l’acquisizione di nuovi clienti italiani a causa di carenze nella normativa antiriciclaggio. Se sei gia cliente, il tuo conto resta attivo. Per nuove aperture, valuta alternative come Revolut, Vivid o Tot.

    Posso pagare F24 con N26 Business?

    No, N26 Business non supporta il pagamento di F24, MAV, RAV e bollettini PagoPA. Per pagare le tasse dovrai usare un altro conto italiano. Se hai bisogno di F24, considera Tot Business.

    N26 Business e adatto per SRL?

    No, N26 Business e riservato esclusivamente a freelancer, liberi professionisti e ditte individuali. Le societa (SRL, SNC, SPA) non possono aprire un conto N26 Business. Per le societa, valuta Tot, Revolut o Finom.

    N26 Business e sicuro?

    Si, N26 e una banca tedesca (N26 Bank GmbH) con licenza bancaria europea. I depositi sono protetti dal Fondo di Garanzia Tedesco fino a 100.000 euro. L’app utilizza autenticazione biometrica e notifiche in tempo reale per ogni transazione.

    Quanto costa N26 Business Standard?

    N26 Business Standard e completamente gratuito: zero canone mensile, zero costi di attivazione, bonifici SEPA illimitati gratis. L’unico costo e la carta fisica (10 euro una tantum) se la richiedi. Oltre i 50.000 euro di saldo si applica una commissione.

    Verdetto Finale: Conviene N26 Business?

    N26 Business e (o era) un’ottima scelta per freelancer e liberi professionisti che cercano un conto semplice, gratuito e con IBAN italiano. Il cashback dello 0,1%, i bonifici gratuiti e l’app intuitiva lo rendono competitivo.

    Tuttavia, i limiti sono significativi: niente F24, niente societa, niente fatturazione integrata. E soprattutto, la sospensione delle nuove aperture in Italia lo rende attualmente non disponibile per nuovi clienti.

    Se stai cercando un conto business oggi, valuta le alternative: Revolut per il multivaluta, Vivid per il cashback, Tot per F24 e interessi.

    Per una panoramica completa, leggi: Miglior Conto Corrente Partita IVA 2026.

    Hai bisogno di assistenza per la tua partita IVA?

    Se hai dubbi sulla scelta del conto business o sulla gestione fiscale della tua attivita, il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione.

    Contattaci:

    • Telefono: 0432 1638640
    • WhatsApp: 366 6018121
    • Email: info@centrofiscale.com

    Ultimo aggiornamento: marzo 2026. Situazione nuove aperture verificata a marzo 2026.

    Marzo 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-03-19 08:00:002026-08-17 10:15:31N26 Business 2026: Recensione Completa del Conto per Freelancer
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