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CAF, PARTITA IVA

Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una nuova sanatoria per le partite IVA torna al centro del dibattito parlamentare. Un emendamento presentato in sede di conversione di uno dei decreti fiscali in discussione punta a riaprire i termini del ravvedimento speciale collegato al Concordato Preventivo Biennale (CPB), dando una seconda possibilità ai contribuenti che non hanno aderito entro la scadenza ordinaria del 16 marzo 2026 oppure che hanno aderito ma non hanno versato per intero la prima rata. L’obiettivo politico dichiarato è duplice: sanare le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 per i soggetti ISA che decidono di entrare nel CPB 2024-2025, e al tempo stesso fare cassa con un’imposta sostitutiva ridotta rispetto alla tassazione ordinaria.

In questa guida operativa il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro che cos’è il ravvedimento speciale CPB, perché si parla di “riapertura”, chi può accedervi, come si calcola l’imposta sostitutiva, quali sono le aliquote previste, come si compila il modello F24 e quali sono le possibili nuove scadenze ipotizzate dall’emendamento. Trovi anche esempi pratici di calcolo, una tabella riepilogativa per voto ISA e una FAQ con le risposte ai dubbi più frequenti dei contribuenti che ci contattano allo sportello.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria
  2. L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare
  3. Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA
  4. Annualità coperte e cause ostative
  5. Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA
  6. Come si calcola la base imponibile del ravvedimento
  7. Esempio pratico di calcolo per un professionista
  8. Scadenze di versamento e rateazione F24
  9. Codici tributo F24 e modalità di compilazione
  10. Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale
  11. Gli errori più comuni da evitare
  12. Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine
  13. Domande frequenti

Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria

Il ravvedimento speciale CPB è una misura fiscale introdotta dall’articolo 2-quater del Decreto Legge 9 agosto 2024 n. 113 (il cosiddetto “Decreto Omnibus”, convertito con modificazioni dalla Legge 7 ottobre 2024 n. 143). Si tratta, in sostanza, di una sanatoria riservata alle partite IVA che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) e che decidono di aderire al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025.

In parole semplici: chi aderisce al CPB può “chiudere i conti” con il Fisco per le annualità precedenti pagando un’imposta sostitutiva una tantum sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo e sul valore della produzione netta IRAP. In cambio, ottiene una protezione dagli accertamenti fiscali per le annualità sanate, con alcune importanti eccezioni che vedremo più avanti.

La norma ha avuto un’accoglienza inferiore alle aspettative del Governo. Per questo motivo, già una prima riapertura era stata disposta con il Decreto Legge 19 ottobre 2024 n. 155 (Decreto Fiscale collegato alla Manovra 2025), che aveva spostato il termine per aderire e pagare la prima rata. Oggi, a maggio 2026, si discute di una seconda finestra di adesione, perché molti contribuenti — anche per scarsa informazione o per timore di pagare troppo — hanno lasciato passare le precedenti scadenze.

L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare

L’emendamento per la riapertura del ravvedimento CPB nasce dall’esigenza di rispondere a tre problemi concreti emersi nei primi mesi del 2026:

  • Adesioni inferiori al previsto: molte partite IVA non hanno aderito al CPB 2024-2025 entro il 31 ottobre 2024 e di conseguenza non hanno potuto attivare nemmeno il ravvedimento speciale.
  • Calcoli complessi sul reddito storico: la base imponibile del ravvedimento dipende dai redditi ISA degli anni precedenti, e molti contribuenti si sono trovati a dover rifare i conti a ridosso della scadenza.
  • Decadenze formali: alcuni soggetti che avevano aderito hanno saltato il versamento della prima rata del 31 marzo 2025, decadendo automaticamente dal beneficio.

L’emendamento, nelle versioni rese note dagli organi di stampa specializzata, prevede in linea di massima quattro misure:

  1. Una nuova finestra temporale per aderire al ravvedimento speciale CPB, ipotizzata a cavallo della seconda metà del 2026.
  2. La possibilità di riammettere chi è decaduto dal beneficio per omesso versamento della prima rata, dietro pagamento di una piccola maggiorazione.
  3. La conferma del meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva basato sul voto ISA e sul reddito storico, senza modifiche sostanziali alle aliquote.
  4. L’estensione del ravvedimento speciale ai contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024 (oggi limitato all’annualità 2024 per i forfettari).

L’iter è ancora in corso. Per questo motivo invitiamo i contribuenti a non assumere decisioni definitive sulla base delle bozze in discussione, ma ad attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo definitivo. Nel frattempo, è utile prepararsi raccogliendo la documentazione necessaria e simulando il costo dell’eventuale adesione.

Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA

La sanatoria partite IVA tramite ravvedimento CPB non è aperta a tutti: il legislatore l’ha riservata a una platea ben precisa. Possono aderire i contribuenti che, contemporaneamente, soddisfano le seguenti condizioni:

  • Sono soggetti ISA (cioè applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità nelle dichiarazioni dei redditi).
  • Hanno aderito (o aderiranno, se passa la riapertura) al Concordato Preventivo Biennale per le annualità 2024-2025.
  • Non hanno cause di esclusione automatica (ad esempio, condanne per determinati reati tributari nei dieci anni precedenti).

Cosa significa essere “soggetti ISA”

Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) sono lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate misura il grado di “affidabilità fiscale” di imprese e lavoratori autonomi. Ogni anno, in dichiarazione dei redditi, il contribuente ISA riceve un voto da 1 a 10: più alto è il voto, più premiale è il trattamento fiscale (in termini, ad esempio, di esoneri da visto di conformità o di riduzione dei termini di accertamento). Sono soggetti ISA gli esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo con ricavi o compensi fino a 5.164.569 euro annui, con esclusione dei forfettari (per i quali esiste un CPB specifico e semplificato).

Chi resta escluso anche dopo la riapertura

Anche se l’emendamento dovesse passare, restano esclusi dalla sanatoria:

  • I contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi per una o più delle annualità da sanare (in questo caso si parla di omessa dichiarazione, fattispecie non rimediabile con il ravvedimento speciale).
  • Coloro che hanno ricevuto processi verbali di constatazione (PVC), schemi di atto di accertamento o atti impositivi per le annualità che si intenderebbero sanare e che non sono ancora stati definiti.
  • I soggetti con cause ostative di natura penale previste dal D.Lgs. 74/2000.

Annualità coperte e cause ostative

Il ravvedimento speciale CPB copre cinque annualità d’imposta: 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022. Sono escluse le annualità 2023 e successive, che restano accertabili con le ordinarie regole del ravvedimento operoso o tramite gli istituti deflativi del contenzioso. Il senso dell’operazione è quello di consentire al contribuente che sceglie di “fare pace” con il Fisco aderendo al CPB di chiudere anche eventuali pendenze del passato pagando un’imposta proporzionalmente ridotta.

Sconto specifico per le annualità Covid

Per le annualità 2020 e 2021, che hanno risentito pesantemente della pandemia, la legge prevede una riduzione del 30% dell’imposta sostitutiva dovuta. Questo riconoscimento tiene conto del fatto che, in quegli anni, l’affidabilità fiscale misurata dagli ISA è stata influenzata dagli effetti economici del Covid-19 e dai correttivi straordinari approvati dal MEF.

Cause ostative che fanno decadere la protezione

Anche dopo il pagamento dell’imposta sostitutiva, la protezione dagli accertamenti non è assoluta: decade nei seguenti casi:

  • Decadenza dal Concordato Preventivo Biennale (ad esempio per omesso versamento dell’acconto CPB o per cessazione dell’attività).
  • Applicazione di misure cautelari personali o reali, oppure notifica di provvedimenti che comportano l’esercizio dell’azione penale per i reati tributari più gravi.
  • Mancato pagamento, anche parziale, delle rate del ravvedimento (per chi sceglie la rateazione).

Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA

Il cuore tecnico della sanatoria partite IVA è il meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva, che varia in funzione del voto ISA ottenuto in ciascuna annualità da sanare. L’aliquota colpisce sia l’imposta sostitutiva sui redditi (IRPEF/IRES + addizionali) sia, separatamente, una sostitutiva sull’IRAP.

Aliquote sull’imposta sostitutiva dei redditi

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva redditi
ISA pari a 1010%
ISA da 8 a meno di 1012%
ISA inferiore a 815%

Aliquote sull’imposta sostitutiva IRAP

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva IRAP
ISA pari a 103,9%
ISA da 8 a meno di 103,9%
ISA inferiore a 83,9%

L’aliquota IRAP è dunque fissa al 3,9%, indipendentemente dal voto ISA. La progressività del prelievo opera solo sulla parte “redditi”, che è anche quella che pesa di più sul costo complessivo della sanatoria.

Importo minimo dovuto

Per ciascuna delle annualità sanate, l’imposta sostitutiva sui redditi non può comunque essere inferiore a 1.000 euro, anche nel caso in cui il contribuente non abbia conseguito redditi imponibili o abbia chiuso in perdita. Questo importo minimo è una clausola di salvaguardia: serve a evitare adesioni “simboliche” con esborsi irrisori.

Come si calcola la base imponibile del ravvedimento

La base imponibile dell’imposta sostitutiva non coincide con il reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato nell’annualità: è un valore “incrementato” che dipende dal voto ISA. La logica è quella di chiedere un’imposta proporzionale all’incremento teorico del reddito che il Fisco avrebbe potuto contestare in sede di accertamento.

  • Per ISA 10: incremento del 5% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 9: incremento del 10% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 8: incremento del 20% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 7: incremento del 30% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 6: incremento del 40% del reddito dichiarato.
  • Per ISA inferiore a 6: incremento del 50% del reddito dichiarato.

Sull’incremento così determinato si applica l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui redditi prevista per quel voto ISA (10%, 12% o 15%). Analogo meccanismo opera per l’IRAP, dove però la base imponibile di riferimento è il valore della produzione netta dichiarato in dichiarazione IRAP per l’annualità da sanare.

Esempio pratico di calcolo per un professionista

Immaginiamo il caso di Marco, ingegnere con partita IVA in regime ordinario semplificato. Marco è soggetto ISA, ha aderito al CPB 2024-2025 e vuole valutare la convenienza del ravvedimento speciale per l’annualità 2022. In quell’anno ha dichiarato:

  • Reddito di lavoro autonomo: 60.000 euro.
  • Voto ISA conseguito: 8,5.
  • IRAP: nessuna, in quanto privo di autonoma organizzazione.

Il calcolo del ravvedimento per il 2022 di Marco si svolge in tre passaggi:

  1. Incremento del reddito: con voto ISA 8,5, applicando il coefficiente di incremento previsto per la fascia ISA 8 (cioè 20%, essendo i coefficienti applicati per voto pieno arrotondato per difetto secondo la prassi operativa più diffusa) → 60.000 x 20% = 12.000 euro di base imponibile incrementale.
  2. Aliquota applicabile: 12% (fascia ISA 8-10) → 12.000 x 12% = 1.440 euro.
  3. Confronto con minimo: 1.440 euro è superiore al minimo di 1.000 euro, quindi è dovuta la cifra calcolata. Marco verserà 1.440 euro per sanare il 2022.

Se Marco decidesse di estendere la sanatoria a tutte e cinque le annualità (2018-2022) — supponendo redditi e voti ISA paragonabili — il costo complessivo si aggirerebbe attorno ai 6.000-8.000 euro. Una cifra significativa, ma da confrontare con il rischio (concreto, per soggetti ISA medio-bassi) di un accertamento ordinario che potrebbe ricostruire ricavi superiori e applicare aliquote IRPEF marginali fino al 43%, oltre a sanzioni dal 90% al 180% dell’imposta evasa.

Variante: l’annualità 2020 con sconto Covid

Se la stessa annualità 2020 avesse generato un’imposta sostitutiva di 1.440 euro, lo sconto Covid del 30% ridurrebbe l’importo a circa 1.008 euro. Tuttavia, scattando il minimo di 1.000 euro, il contribuente verserebbe comunque 1.008 euro (di fatto sopra soglia). Il minimo opera quindi come “pavimento” che limita l’effetto agevolativo dello sconto Covid sulle posizioni meno onerose.

Scadenze di versamento e rateazione F24

Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere effettuato in un’unica soluzione oppure in rate mensili. La normativa originaria prevedeva un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con applicazione di interessi al tasso legale e con prima rata a marzo 2025. Le riaperture successive — e quella oggi all’esame del Parlamento — riprogrammano le scadenze, ma mantengono la struttura del piano di ammortamento.

Il punto cruciale è che il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza dalla sanatoria, con conseguente perdita della protezione dagli accertamenti per tutte le annualità sanate, salvo il riconoscimento del versato come acconto sulle imposte ordinariamente dovute. È quindi essenziale, prima di optare per il ravvedimento, valutare con realismo la propria sostenibilità finanziaria sui prossimi 24 mesi.

Possibile nuovo calendario con l’emendamento

Le bozze dell’emendamento ipotizzano un calendario di questo tipo (da confermare con il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale):

  • Nuova finestra di adesione: aperta nella seconda metà del 2026 (i tempi precisi dipendono dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto in cui l’emendamento si innesta).
  • Prima rata o pagamento unico: collocato in prossimità della chiusura della nuova finestra di adesione.
  • Rateazione: confermata la possibilità di rateizzare fino a 24 mesi.
  • Riammissione decaduti: per chi è decaduto, possibilità di rientrare versando le rate arretrate maggiorate di interessi e di una piccola sanzione “di rientro”.

Codici tributo F24 e modalità di compilazione

Il versamento avviene tramite modello F24 in modalità telematica (F24 web, Entratel/Fisconline o tramite intermediario abilitato). Per i versamenti del ravvedimento speciale CPB l’Agenzia delle Entrate ha istituito appositi codici tributo dedicati tramite specifica risoluzione pubblicata nell’autunno 2024. I codici tributo sono distinti per tipologia:

  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva sui redditi e relative addizionali per i soggetti ISA che applicano l’art. 2-quater D.L. 113/2024.
  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva IRAP per i medesimi soggetti.
  • Un codice tributo distinto per i contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024.

Nel modello F24 il contribuente deve indicare, per ciascun codice tributo, l’anno di riferimento dell’annualità sanata (es. 2018, 2019, 2020, 2021 o 2022) e, in caso di rateazione, il numero della rata e il numero totale delle rate (es. “0124” per la prima di 24 rate). È fondamentale prestare attenzione alla corretta indicazione dell’anno: errori nella compilazione possono determinare imputazioni sbagliate e generare avvisi bonari evitabili.

Compensazione con crediti d’imposta

L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB è compensabile orizzontalmente in F24 con altri crediti d’imposta nel rispetto delle regole ordinarie sulle compensazioni (visto di conformità sopra i 5.000 euro per i crediti tributari, tetti di compensazione annuali, eventuali sospensioni per debiti iscritti a ruolo superiori a 100.000 euro). Per i contribuenti che hanno crediti IRPEF, IRES o IVA inutilizzati, la compensazione è una leva utile per ridurre l’esborso di cassa.

Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale

Prima di firmare l’adesione, occorre fare un bilancio onesto di pro e contro. Il ravvedimento speciale CPB non è una scelta neutra: ha un costo certo immediato (l’imposta sostitutiva) a fronte di un beneficio probabilistico (la riduzione del rischio di accertamento). Ecco una sintesi.

I principali vantaggi

  • Aliquote agevolate (10%, 12% o 15%) molto inferiori alle aliquote IRPEF marginali (fino al 43%) e alle addizionali regionali e comunali.
  • Sterilizzazione del rischio accertamento per le annualità sanate, salvo le cause ostative residuali.
  • Rateazione fino a 24 mesi, utile per chi non può sostenere l’esborso in un’unica soluzione.
  • Compensabilità in F24 con altri crediti d’imposta.
  • Effetto premiale sul rating fiscale: chi aderisce dimostra cooperazione con l’Amministrazione finanziaria, elemento utile in ottica di tax compliance pluriennale.

I rischi da considerare

  • Esborso certo anche in caso di posizione fiscale corretta: chi non ha nulla da temere paga comunque, e questo è il principale motivo di disaffezione verso lo strumento.
  • Decadenza per omesso versamento: la perdita anche di una sola rata azzera il beneficio per tutte le annualità.
  • Decadenza dal CPB: la sanatoria è legata all’adesione al Concordato Preventivo Biennale. Se il contribuente decade dal CPB, perde anche gli effetti del ravvedimento speciale.
  • Eccezioni alla protezione: l’accertamento resta possibile in caso di reati tributari gravi, frode fiscale, e in alcuni casi di reddito non dichiarato emerso da fonti esterne (es. indagini finanziarie).

Quando il ravvedimento conviene davvero

In termini molto pragmatici, il ravvedimento speciale CPB è particolarmente conveniente per:

  • Partite IVA con voti ISA medio-bassi (sotto 8) e redditi storici significativi, che hanno una probabilità di accertamento più elevata.
  • Contribuenti con annualità a rischio di prescrizione “imminente”: il ravvedimento “blinda” il passato.
  • Soggetti che vogliono pianificare il futuro fiscale ripartendo da un foglio pulito, magari in vista di un’operazione straordinaria (cessione d’azienda, ingresso di soci, accesso al credito bancario).

Al contrario, è meno conveniente per chi ha sempre dichiarato in modo trasparente, ha voti ISA elevati (9-10) e nessun elemento di rischio: in questi casi l’imposta sostitutiva diventa di fatto un “premio” pagato per un’assicurazione poco utile.

Gli errori più comuni da evitare

Nel primo anno di applicazione della norma abbiamo visto, presso lo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrere alcuni errori tipici. Eccoli, perché la riapertura non si trasformi in una nuova occasione persa.

  • Aderire senza simulare il costo: il calcolo dell’imposta sostitutiva, soprattutto su cinque annualità, richiede attenzione. Procedere senza una simulazione precisa rischia di portare a sorprese di cassa.
  • Confondere il ravvedimento speciale con il ravvedimento operoso ordinario: sono due istituti diversi. Il ravvedimento operoso ordinario sana errori specifici dichiarati spontaneamente; il ravvedimento speciale CPB è una sanatoria forfettaria che copre tutte le annualità incluse, indipendentemente dalla presenza di errori.
  • Saltare il versamento di una rata: come detto, fa decadere l’intera sanatoria. Impostare reminder e domiciliazioni bancarie è fondamentale.
  • Non valutare le cause ostative: aderire avendo già un PVC o un atto in corso significa, in concreto, pagare senza ottenere protezione su quegli atti.
  • Trascurare l’effetto sul CPB: la decadenza dal CPB (es. per omesso versamento dell’acconto annuale) compromette anche il ravvedimento. Tenere insieme i due adempimenti è la regola d’oro.

Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le partite IVA del territorio nell’analisi della convenienza del ravvedimento speciale CPB, nella simulazione del costo per ogni annualità, nella compilazione dei modelli F24 e nella gestione delle rate. Offriamo:

  • Check-up preliminare gratuito della posizione ISA degli ultimi cinque anni.
  • Calcolo personalizzato dell’imposta sostitutiva con due scenari di pagamento (unica soluzione vs rateazione).
  • Predisposizione e invio telematico dei modelli F24.
  • Monitoraggio delle scadenze e dei pagamenti, con alert su eventuali rate in scadenza.
  • Consulenza integrata sul Concordato Preventivo Biennale 2024-2025 e sulle adesioni future.

Per fissare un appuntamento, è possibile contattare il CAF tramite il sito centrofiscale.com o chiamando i recapiti pubblicati. Per gli aspetti più tecnici legati alla disciplina, restiamo in attesa del testo definitivo dell’emendamento e ne pubblicheremo un aggiornamento dedicato non appena la legge sarà in Gazzetta Ufficiale.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti sulla sanatoria partite IVA e il ravvedimento CPB

Posso aderire alla sanatoria senza essere nel Concordato Preventivo Biennale?

No. Il ravvedimento speciale CPB è strutturalmente collegato all’adesione al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025: chi non aderisce al CPB non può accedere alla sanatoria. L’emendamento in discussione punta proprio a permettere a chi non aveva aderito al CPB di farlo ora, riaprendo entrambi i termini.

Quali annualità posso sanare con il ravvedimento speciale?

Le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 incluse. Le annualità più recenti non rientrano nella sanatoria e devono essere gestite con gli ordinari istituti del ravvedimento operoso, dell’accertamento con adesione o degli altri strumenti deflativi del contenzioso.

Sono in regime forfettario: posso accedere alla sanatoria?

Il regime forfettario ha un proprio Concordato Preventivo Biennale sperimentale limitato al solo 2024 e una versione di ravvedimento speciale dedicata. L’emendamento in discussione potrebbe estenderne l’operatività o riaprirne i termini. Suggeriamo ai forfettari di valutare la propria posizione caso per caso con l’assistenza del CAF.

Cosa succede se salto una rata?

Il mancato pagamento, anche parziale, di una rata fa decadere la sanatoria su tutte le annualità incluse. Il versato resta acquisito a titolo di acconto sulle imposte ordinariamente dovute, ma il contribuente perde la protezione dagli accertamenti. Per questo è essenziale pianificare con cura la rateazione.

L’imposta sostitutiva è deducibile dal reddito?

No. L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB non è deducibile né dal reddito d’impresa né dal reddito di lavoro autonomo. Si tratta di un costo “puro” che il contribuente sopporta in cambio della chiusura delle pendenze passate.

Se sono stato escluso dal CPB perché ho cessato l’attività, posso comunque sanare?

La cessazione dell’attività è una delle cause di decadenza dal CPB e, di conseguenza, dal ravvedimento speciale. In presenza di cessazione intervenuta dopo l’adesione, la posizione va valutata caso per caso, perché possono esserci profili di tutela dei versamenti già effettuati. Consigliamo di rivolgersi al CAF per un’analisi puntuale della situazione.

Aggiornamento: la pagina sarà aggiornata non appena il testo definitivo dell’emendamento sulla sanatoria delle partite IVA e del ravvedimento speciale CPB verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per non perdere gli aggiornamenti, iscriviti alla newsletter del CAF Centro Fiscale di Udine.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 13:10:272026-09-27 00:04:42Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026: Come Modificare l’Aliquota Errata

cedolare secca

La cedolare secca nel Modello Redditi PF precompilato 2026 è uno degli elementi che generano più dubbi tra i contribuenti italiani. L’Agenzia delle Entrate carica automaticamente i contratti di locazione registrati e calcola l’imposta sostitutiva, ma capita spesso che l’aliquota proposta sia errata: vuoi perché un contratto a canone concordato risulta indicato con il 21% invece del 10%, vuoi perché una locazione breve dal secondo immobile non riporta il nuovo 26% introdotto dal 2024. Il problema è tutt’altro che marginale: una percentuale sbagliata può tradursi in centinaia di euro di imposte versate in eccesso oppure in sanzioni per insufficiente versamento.

In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo passo passo come verificare e modificare l’aliquota cedolare secca nel Modello Redditi PF 2026 precompilato (anno d’imposta 2025), quali sono le aliquote in vigore (21%, 10% e 26%), come gestire il Quadro RB, quali codici utilizzare e quando conviene rivolgersi a un operatore qualificato per evitare errori. La precompilata è uno strumento utile, ma resta a tutti gli effetti la tua dichiarazione: la responsabilità dei dati inviati è del contribuente.

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Cedolare secca nel precompilato Redditi PF: cosa cambia nel 2026

La cedolare secca è il regime opzionale di tassazione sostitutiva sui redditi da locazione di immobili abitativi, introdotto con il D.Lgs. 23/2011 articolo 3. Chi sceglie la cedolare paga un’imposta unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, imposta di registro e imposta di bollo sul contratto: in pratica un solo versamento, calcolato sul canone annuo lordo senza deduzioni o detrazioni.

Nel precompilato Modello Redditi PF 2026, l’Agenzia delle Entrate inserisce automaticamente:

  • i dati catastali degli immobili di tua proprietà,
  • i contratti di locazione registrati presso l’Agenzia (sia per cassa che per competenza),
  • l’importo del canone annuo dichiarato in fase di registrazione,
  • l’opzione cedolare secca se attivata al momento della registrazione o con successivo modello RLI.

La novità del 2026 rispetto alle annualità precedenti riguarda principalmente le locazioni brevi: i contratti di durata inferiore a 30 giorni stipulati nel 2025 sono soggetti alla nuova doppia aliquota (21% per il primo immobile, 26% dal secondo al quarto), e il sistema precompilato deve essere in grado di riconoscerli correttamente. Tuttavia, il riconoscimento non è sempre automatico: ti spiego perché tra poco.

Le aliquote cedolare secca vigenti per il 2026 (anno imposta 2025)

Per compilare correttamente il Modello Redditi PF 2026 devi conoscere le tre aliquote attualmente in vigore. Ognuna si riferisce a una tipologia contrattuale specifica e, nel Quadro RB, viene identificata da un codice utilizzo numerico (colonna 2). Ecco la sintesi aggiornata:

Tipologia contrattoAliquotaCodice utilizzo RBRiferimento normativo
Canone libero (4+4 ex art. 2 c. 1 L. 431/98)21%3D.Lgs. 23/2011 art. 3 c. 2
Canone concordato (3+2 in Comuni alta tensione abitativa)10%8 / 12D.Lgs. 23/2011 art. 3 c. 2 – L. 431/98 art. 2 c. 3
Locazione breve – primo immobile21%3 (sezione II RB)D.L. 50/2017 art. 4
Locazione breve – dal 2° al 4° immobile26%14 (sezione II RB)L. 213/2023 art. 1 c. 63

Attenzione: oltre il quarto immobile destinato a locazione breve nell’anno, l’attività si presume commerciale e la cedolare secca non è più applicabile. In questo caso si rientra nei redditi d’impresa con obbligo di partita IVA.

Quando si applica l’aliquota agevolata del 10%

L’aliquota ridotta del 10% spetta soltanto per i contratti a canone concordato stipulati in base agli accordi territoriali firmati tra organizzazioni dei proprietari e dei conduttori, e solo nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE (delibera 87/2003 e successivi aggiornamenti). Per il 2025-2026 sono confermati Comuni come Udine, Trieste, Pordenone, Roma, Milano, Napoli, Torino e tutti i capoluoghi di provincia. L’elenco completo è disponibile sul portale del MIT-MEF e sui siti dei singoli Comuni.

Per godere del 10% serve l’attestazione di rispondenza rilasciata da una delle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale. Senza questa attestazione il contratto, pur stipulato in forma 3+2, rischia di non poter beneficiare dell’aliquota agevolata e l’Agenzia può contestarla in fase di controllo.

Perché l’aliquota nel precompilato può risultare errata

L’aliquota cedolare secca proposta dal precompilato Redditi PF 2026 viene dedotta dal codice tipologia contrattuale indicato in fase di registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate (modello RLI). Se al momento della registrazione il codice è stato indicato in modo impreciso, o se successivamente sono cambiate le condizioni del contratto, il precompilato può proporre l’aliquota sbagliata.

I casi più frequenti di errore nel precompilato sono:

  • Contratto registrato come canone libero ma in realtà concordato → l’AdE propone il 21% invece del 10%;
  • Mancata indicazione dell’attestazione di rispondenza → il sistema applica cautelativamente il 21%;
  • Locazioni brevi non comunicate dagli intermediari (es. piattaforme online che non hanno trasmesso i dati con il modello CU locazioni brevi) → il reddito non compare nel precompilato e va aggiunto manualmente;
  • Più immobili in locazione breve nello stesso anno → il precompilato applica il 21% su tutti, mentre dal secondo dovrebbe scattare il 26%;
  • Comproprietà al 50% → l’AdE divide automaticamente, ma se le quote sono diverse (es. 30/70) il dato va corretto;
  • Subentro per successione o donazione in corso d’anno → l’imputazione temporale può risultare imprecisa.

In tutti questi casi devi intervenire manualmente sul Quadro RB del Modello Redditi PF prima di inviare la dichiarazione. Non confidare nel fatto che “se è precompilato, sarà giusto”: come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 19/E del 2025 e nelle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, la responsabilità dei dati dichiarati resta sempre del contribuente, anche se i dati provengono dalla precompilata.

Quadro RB del Modello Redditi PF: come modificare l’aliquota cedolare secca

Il Quadro RB del Modello Redditi PF è la sezione dedicata ai redditi dei fabbricati, comprese le locazioni con cedolare secca. È composto da due sezioni principali:

  1. Sezione I – dati identificativi degli immobili (rendita catastale, possesso, utilizzo, canone);
  2. Sezione II – dati relativi ai contratti di locazione (estremi di registrazione, codici tipologia, opzione cedolare).

Per modificare l’aliquota cedolare secca nel precompilato segui questa procedura passo passo:

Passo 1: accesso alla precompilata

Collegati al portale dell’Agenzia delle Entrate sulla sezione “La tua area riservata”, accedi con SPID, CIE o CNS, e dal menu “Dichiarazione precompilata” seleziona il Modello Redditi Persone Fisiche (non il 730, se hai redditi che richiedono il modello unico, come locazioni brevi sopra le 4 unità, redditi da quadro RW o RT). Le credenziali Entratel/Fisconline sono state disattivate dal 2024 per i contribuenti persone fisiche.

Passo 2: apertura Quadro RB

Una volta dentro il Modello Redditi PF, individua il Quadro RB – Redditi dei fabbricati. Vedrai l’elenco degli immobili precompilati con i relativi righi (RB1, RB2, RB3…). Ogni immobile occupa un rigo della Sezione I e, se locato, ha i relativi dati contrattuali nella Sezione II.

Passo 3: clicca su “Modifica” sul rigo da correggere

Il sistema ti consente di intervenire sui singoli campi. Per la cedolare secca, le colonne fondamentali sono:

  • Colonna 2 – Utilizzo: indica il codice tipologia (es. 3 = canone libero, 8 = canone concordato con riduzione, 12 = canone concordato in Comuni colpiti da calamità, 14 = locazioni brevi dal 2° immobile);
  • Colonna 6 – Canone: importo del canone annuo (di norma 100%, salvo scelte particolari);
  • Colonna 11 – Cedolare secca: barrare la casella se l’opzione è stata esercitata;
  • Colonna 12 – Casi particolari IMU: solo se ricorrono;
  • Colonna 8 – Continuazione: si compila in caso di prosieguo del rigo precedente.

Passo 4: cambia il codice utilizzo (questo determina l’aliquota)

Per passare dal 21% al 10% (canone concordato) devi sostituire il codice utilizzo in colonna 2: da 3 (canone libero) a 8 (canone concordato con attestazione di rispondenza). Salva e verifica nel riepilogo dell’imposta che la nuova aliquota sia applicata correttamente.

Passo 5: ricalcolo dell’imposta

Dopo la modifica, il sistema ricalcola automaticamente la cedolare dovuta nel Quadro RB sezione III e aggiorna il Quadro LC – liquidazione imposta cedolare secca. Verifica che gli acconti versati a giugno e novembre 2025 vengano correttamente scomputati e che il saldo a debito o a credito sia coerente.

Passare dall’aliquota 21% al 10% del canone concordato: la procedura

Questo è uno dei casi più frequenti di rettifica nel Modello Redditi PF precompilato. Immagina che Maria abbia stipulato a Udine un contratto di locazione 3+2 a canone concordato per un appartamento (rendita catastale 480 euro, canone annuo 6.000 euro). Il contratto è stato registrato regolarmente con cedolare secca, ma il sistema precompilato propone il 21%, applicando un’imposta di 1.260 euro. In realtà, trattandosi di canone concordato in Comune ad alta tensione abitativa, l’aliquota corretta è il 10%, con un’imposta di soli 600 euro: un risparmio di 660 euro.

Per applicare l’aliquota corretta nel precompilato Maria deve:

  1. Verificare di avere a portata di mano l’attestazione di rispondenza rilasciata da un’organizzazione firmataria dell’accordo territoriale (ad es. SUNIA, SICET, UNIAT, oppure Confedilizia, Asppi, UPPI);
  2. Entrare nel Modello Redditi PF precompilato, Quadro RB, e individuare il rigo relativo all’immobile;
  3. Cliccare su “Modifica” nella Sezione II e cambiare il codice utilizzo da 3 a 8;
  4. Confermare l’opzione cedolare in colonna 11;
  5. Salvare e verificare nel Quadro LC che l’imposta calcolata sia ora il 10% del canone (600 euro nell’esempio).

Importante: conserva l’attestazione di rispondenza per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione (termine ordinario di accertamento ex art. 43 DPR 600/1973). In caso di controllo formale, l’Agenzia delle Entrate può richiederla e, se mancante o non valida, il 10% può essere disconosciuto con recupero della differenza, sanzioni e interessi.

Cosa fare se l’attestazione è scaduta o mancante

Se l’attestazione non è mai stata richiesta o è scaduta, puoi richiederla a sanatoria alle organizzazioni firmatarie. Il costo varia da 50 a 150 euro a seconda dell’ente. L’attestazione ha effetto dichiarativo: certifica che il contratto rispetta gli accordi territoriali. Senza di essa, l’aliquota agevolata del 10% è formalmente non spettante anche per i contratti stipulati correttamente come 3+2.

Locazioni brevi 2026: quando si applica il 26% e come segnalarlo nel precompilato

Dal 1° gennaio 2024, in attuazione della Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1 c. 63), la cedolare secca sulle locazioni brevi (contratti di durata inferiore a 30 giorni, anche con servizi accessori non professionali) è cambiata:

  • 21% sul reddito derivante dalla locazione del primo immobile destinato a locazione breve nell’anno;
  • 26% sul reddito derivante dalla locazione dal secondo al quarto immobile destinati a locazione breve nello stesso periodo d’imposta;
  • Cedolare non ammessa oltre il quarto immobile: l’attività si presume imprenditoriale, con obbligo di partita IVA e regime ordinario.

Nel Modello Redditi PF 2026 precompilato, il riconoscimento automatico delle locazioni brevi avviene solo se gli intermediari (Airbnb, Booking, agenzie immobiliari) hanno trasmesso all’Agenzia delle Entrate la CU locazioni brevi entro le scadenze previste. Se la CU non è arrivata, il reddito non risulterà nel precompilato e dovrai inserirlo manualmente nella Sezione II del Quadro RB con il codice 3 (primo immobile) oppure 14 (dal secondo).

Esempio pratico: due immobili in locazione breve

Luca possiede due appartamenti a Trieste che ha affittato come locazioni brevi nel 2025: il primo gli ha fruttato 8.000 euro lordi (al netto delle commissioni dei portali), il secondo 6.000 euro. Per il primo immobile applicherà la cedolare al 21% (1.680 euro), per il secondo il 26% (1.560 euro), per un totale di 3.240 euro di imposta sostitutiva.

Se il precompilato applicasse erroneamente il 21% anche al secondo immobile, Luca verserebbe 1.260 euro invece di 1.560: rischierebbe in seguito un avviso bonario con recupero della differenza (300 euro), sanzione ridotta (90 euro circa) e interessi. Controllare e correggere l’aliquota nel Quadro RB è quindi indispensabile.

Ritenuta del 21% applicata dagli intermediari

Ricorda che gli intermediari che incassano i canoni (es. Airbnb, Booking) operano una ritenuta del 21% a titolo d’acconto. Nel Quadro RB devi scomputarla in colonna apposita e nel Quadro LC sezione II (liquidazione cedolare locazioni brevi). Se hai applicato il 26% dal secondo immobile, devi versare la differenza (5%) tramite F24.

Scadenze Modello Redditi PF 2026 e termini per accettare o modificare la precompilata

Per il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) le date da segnare in calendario sono:

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione
Disponibilità precompilata online15 maggio 2026–
Modifica/invio precompilata (apertura)20 maggio 2026–
Versamento saldo cedolare secca (F24)30 giugno 202630 luglio 2026 (+0,40%)
Primo acconto cedolare 202630 giugno 202630 luglio 2026 (+0,40%)
Secondo acconto cedolare 202630 novembre 2026–
Invio telematico Modello Redditi PF 202630 novembre 2026–

Le scadenze del Modello Redditi PF restano confermate al 30 novembre 2026 come termine ultimo di invio, mentre i versamenti seguono il calendario IRPEF. Conviene modificare il precompilato prima della scadenza dei versamenti (30 giugno 2026), per evitare di pagare F24 calcolati su aliquote errate e doversi poi destreggiare tra ravvedimenti operosi o richieste di rimborso.

Rateizzazione del saldo cedolare

Il saldo cedolare secca può essere rateizzato fino a un massimo di 7 rate mensili (con maggiorazione progressiva degli interessi), con prima rata entro il 30 giugno 2026 e ultima rata entro il 16 dicembre 2026. La rateizzazione si attiva direttamente nel Modello Redditi PF compilando il Quadro RX.

Errori comuni e come evitarli in fase di modifica

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, gli errori più frequenti che riscontriamo quando i contribuenti modificano in autonomia la cedolare secca nel precompilato sono questi:

  • Modificare il codice utilizzo senza prima salvare la sezione I: porta a perdere i dati appena inseriti;
  • Dimenticare di barrare l’opzione cedolare (colonna 11): senza la spunta il sistema applica la tassazione IRPEF ordinaria, anche se il contratto è registrato con cedolare;
  • Indicare il codice 12 al posto del 8: il codice 12 è riservato ai Comuni colpiti da eventi calamitosi (es. terremoto), non al canone concordato ordinario;
  • Non aggiornare il Quadro LC: dopo la modifica nel Quadro RB, il sistema dovrebbe ricalcolare automaticamente, ma talvolta servono click di conferma aggiuntivi;
  • Inserire due volte lo stesso immobile: tipico quando l’immobile compare nel precompilato e si aggiunge manualmente “non vedendolo”;
  • Sbagliare la quota di possesso: in caso di comproprietà, la quota va indicata in formato percentuale (es. 50 o 33,33);
  • Confondere il periodo di possesso (giorni) con i giorni di locazione: sono due campi diversi e vanno entrambi compilati correttamente.

Un controllo finale utile, prima dell’invio, è confrontare l’imposta cedolare risultante con il calcolo manuale: canone annuo × aliquota = imposta dovuta. Se il valore è palesemente diverso, c’è un errore di compilazione.

Documenti necessari per modificare l’aliquota cedolare secca

Per intervenire correttamente sul Modello Redditi PF 2026 e modificare l’aliquota cedolare secca, è bene avere a portata di mano i seguenti documenti:

  • Copia del contratto di locazione registrato (anche scaricabile dall’area riservata AdE);
  • Ricevuta di registrazione con estremi (data, numero, ufficio territoriale, codice tipologia);
  • Attestazione di rispondenza per i contratti a canone concordato (rilasciata dalle associazioni firmatarie);
  • Modello RLI di opzione cedolare (se l’opzione è stata esercitata dopo la registrazione);
  • Visura catastale aggiornata dell’immobile (rendita, categoria, classe);
  • F24 degli acconti versati nel 2025 (codici tributo 1840 e 1841);
  • Per le locazioni brevi: ricevute delle piattaforme (Airbnb, Booking) con dettaglio canoni incassati e ritenute subite, oltre alla CU rilasciata dall’intermediario;
  • SPID, CIE o CNS per accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate.

Tenere ordinata questa documentazione ti permette di rispondere rapidamente a eventuali richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia, che ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo per controllare la dichiarazione (quindi fino al 31 dicembre 2031 per i redditi 2025).

Quando rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine

Modificare l’aliquota cedolare secca nel Modello Redditi PF precompilato è un’operazione apparentemente semplice, ma diventa delicata in alcune situazioni specifiche. Conviene affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine se ti trovi in uno di questi casi:

  • Più contratti con tipologie diverse (canone libero + concordato + breve) sullo stesso immobile o su immobili diversi;
  • Locazioni brevi con multipli immobili e necessità di gestire il passaggio dal 21% al 26%;
  • Subentro per successione o donazione in corso d’anno (situazione frequente in Friuli Venezia Giulia per via del sistema tavolare, che richiede attenzioni specifiche sull’imputazione temporale dei redditi);
  • Contratti rinegoziati o cambio di destinazione d’uso a metà anno;
  • Errori già commessi negli anni precedenti da sanare con dichiarazione integrativa;
  • Comunicazioni di irregolarità già ricevute dall’Agenzia delle Entrate;
  • Mancata attestazione di rispondenza per contratti concordati passati: il CAF può aiutarti a richiederla a sanatoria.

In Friuli Venezia Giulia vige il sistema tavolare, un registro catastale diverso dal resto d’Italia. Questo richiede competenze specifiche nella gestione delle pratiche immobiliari e delle dichiarazioni dei redditi che coinvolgono successioni con immobili locati: il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale con questo sistema ed è il punto di riferimento per chi opera in regione.

Il nostro staff può verificare la correttezza del precompilato, calcolare la convenienza tra cedolare e regime ordinario IRPEF, gestire la modifica del Quadro RB, predisporre gli F24 con i corretti codici tributo (1840 saldo, 1841 acconti) e seguirti per eventuali comunicazioni successive dall’Agenzia. Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza dedicata.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulla cedolare secca nel precompilato

Posso modificare l’aliquota cedolare secca direttamente dal precompilato online?

Sì, una volta entrato nell’area precompilata con SPID/CIE/CNS, selezionando il Modello Redditi PF 2026 puoi modificare i dati del Quadro RB, comprese le aliquote di cedolare secca (codice 3 per aliquota 21%, codice 8 per aliquota 10%, codice 14 per locazioni brevi 26% dal secondo immobile).

Quale aliquota cedolare secca si applica al canone concordato nel 2026?

Il canone concordato (contratti 3+2 ex Legge 431/1998 art. 2 comma 3) gode dell’aliquota agevolata del 10% in tutti i Comuni ad alta tensione abitativa o tra quelli colpiti da calamità. Negli altri Comuni si applica l’aliquota standard del 21%.

Come funziona la cedolare secca al 26% per le locazioni brevi nel 2026?

Dal 2024 (L. 213/2023) la cedolare secca per locazioni brevi è al 21% se loci un solo immobile, e al 26% dal secondo al quarto immobile destinato a locazione breve nell’anno. Oltre il quarto immobile si configura attività d’impresa e la cedolare non è ammessa.

Cosa rischio se accetto il precompilato con l’aliquota cedolare secca sbagliata?

Rischi di pagare imposte maggiori del dovuto (es. 21% invece di 10%) oppure, al contrario, una sanzione per omesso/insufficiente versamento se applichi un’aliquota più bassa di quella spettante. La precompilata accettata senza modifiche evita controlli formali, ma non sana dati errati di partenza: la responsabilità resta del contribuente.

Quanto tempo ho per modificare il Modello Redditi PF 2026 precompilato?

Il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) deve essere inviato entro il 30 novembre 2026. Tuttavia il termine per la cedolare secca legato al versamento del saldo è il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%). Conviene modificare e inviare prima delle scadenze di pagamento per evitare errori sui versamenti F24.

Devo rivolgermi al CAF anche se il precompilato sembra corretto?

Per dichiarazioni semplici puoi procedere autonomamente. Tuttavia, se hai contratti misti (parte canone libero, parte concordato), locazioni brevi, immobili in comproprietà o quote diverse, è preferibile rivolgersi al CAF per evitare errori sulle aliquote e sugli adempimenti collaterali (es. SIIP per locazioni brevi).

Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/cedolare-secca.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 12:10:272026-05-31 17:43:23Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026: Come Modificare l’Aliquota Errata
CAF

Reversibilità ai Figli: Quando Spetta e Fino a Che Età

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La pensione di reversibilità ai figli è una prestazione INPS che tutela i figli rimasti orfani di un genitore pensionato o lavoratore. Ma fino a che età spetta? Quali sono le percentuali? E cosa cambia per i figli studenti o inabili? Scopriamo tutte le regole aggiornate al 2026. Per la guida completa, leggi il nostro articolo sulla pensione di reversibilità 2026.

Indice dei contenuti

  1. Quali figli hanno diritto alla reversibilità
  2. Limiti di età per i figli
  3. Percentuali spettanti ai figli
  4. Figli studenti: requisiti specifici
  5. Figli inabili al lavoro
  6. Orfani di entrambi i genitori
  7. Domande frequenti

Quali figli hanno diritto alla reversibilità

Hanno diritto alla pensione ai superstiti tutti i figli del defunto, compresi:

  • Figli legittimi (nati nel matrimonio)
  • Figli naturali (riconosciuti)
  • Figli adottivi e affiliati
  • Figli legittimati
  • Figli nati da precedente matrimonio del defunto

Il diritto spetta se i figli sono a carico del genitore deceduto al momento della morte e rientrano in una delle categorie previste dalla legge per età e condizione.

Limiti di età per i figli

La reversibilità ai figli è legata all’età e alla condizione del figlio:

Condizione del figlioLimite di età
Figlio minorenneFino a 18 anni
Figlio studente scuola superioreFino a 21 anni
Figlio studente universitarioFino a 26 anni
Figlio inabile al lavoroSenza limite di età

Al compimento dell’età limite (o al termine degli studi), il figlio perde il diritto e la quota viene ricalcolata. Se c’è anche il coniuge superstite, la pensione continua con la percentuale ridotta spettante al solo coniuge.

Percentuali spettanti ai figli

L’importo della reversibilità per i figli dipende dalla presenza o meno del coniuge:

  • Con coniuge superstite: 20% per ciascun figlio (coniuge 60% + figlio 20% = 80%; coniuge + 2 figli = 100%)
  • Senza coniuge (orfani totali): 70% per un solo figlio, 80% per due figli, 100% per tre o più figli

Esempio: se la pensione del genitore defunto era di 1.500 euro al mese e rimangono due figli orfani senza l’altro genitore, riceveranno l’80% cioè 1.200 euro al mese da dividere tra loro.

Importante: le decurtazioni per reddito non si applicano ai figli, ma solo al coniuge. Inoltre, la presenza di figli minori o studenti esclude le decurtazioni anche per il coniuge.

Figli studenti: requisiti specifici

Per i figli studenti, la legge prevede condizioni precise:

  • Studenti di scuola superiore (fino a 21 anni): devono frequentare regolarmente e non lavorare. Se il figlio interrompe gli studi o inizia a lavorare con reddito superiore al trattamento minimo, perde il diritto.
  • Studenti universitari (fino a 26 anni): devono essere iscritti regolarmente e non fuori corso da troppo tempo. L’INPS verifica la continuità degli studi.

Il requisito fondamentale è che il figlio fosse a carico del genitore al momento del decesso, ovvero non avesse un reddito proprio significativo. La soglia di reddito per essere considerato “a carico” segue i parametri fiscali (circa 2.840,51 euro annui, elevati a 4.000 euro per i figli sotto i 24 anni).

Figli inabili al lavoro

I figli riconosciuti inabili al lavoro (con invalidità al 100%) hanno diritto alla reversibilità senza limiti di età, purché:

  • L’inabilità sia stata accertata da commissione medica
  • Fossero a carico del genitore defunto al momento del decesso
  • Non siano titolari di pensione propria

La pensione dura finché persiste lo stato di inabilità. Se il figlio inabile guarisce o trova un’occupazione compatibile, il diritto cessa. L’INPS può disporre visite di revisione periodiche.

Orfani di entrambi i genitori

I figli che perdono entrambi i genitori hanno diritto a una maggiorazione. Se l’unico figlio superstite è orfano di entrambi, la quota sale al 70% (rispetto al 20% che avrebbe percepito con il coniuge). Se l’altro genitore percepiva una propria pensione, i figli possono avere diritto a due pensioni ai superstiti distinte.

Questa situazione richiede un’attenzione particolare nella presentazione delle domande. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella gestione di pratiche complesse come queste.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Se mio figlio lavora part-time, perde la reversibilità?

Dipende dal reddito. Se il figlio studente ha un lavoretto con reddito annuo superiore al trattamento minimo INPS, potrebbe perdere il requisito di “a carico” e quindi il diritto alla reversibilità.

Mio figlio si è laureato a 24 anni. Perde subito la reversibilità?

Sì, il diritto cessa alla data di conseguimento della laurea. Se si iscrive a un corso di laurea magistrale, può continuare a percepirla fino a 26 anni.

I figli del coniuge superstite (non del defunto) hanno diritto?

No, la reversibilità spetta solo ai figli del defunto. I figli del coniuge superstite nati da un’altra relazione non hanno diritto.

Hai dubbi sulla reversibilità per i tuoi figli? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 09:00:002026-05-31 17:43:33Reversibilità ai Figli: Quando Spetta e Fino a Che Età
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il regime forfettario è una scelta vantaggiosa per molte partite IVA italiane, ma non è un porto sicuro per sempre. Esistono casi obbligatori in cui devi uscirne (superamento dei limiti di ricavi o cause ostative) e casi volontari in cui ti conviene davvero passare al regime ordinario, soprattutto quando hai costi elevati o investimenti importanti da ammortizzare.

In questa guida completa al passaggio da forfettario a ordinario nel 2026 trovi: i limiti di legge aggiornati (85.000 e 100.000 euro), come si comunica l’opzione all’Agenzia delle Entrate, la soglia di convenienza con esempi numerici reali, le regole su IVA, IRPEF, ammortamenti e detrazioni. Se hai dubbi sulla tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare i conti corretti prima di prendere una decisione che vale anni di tasse.

Indice dei contenuti

  1. Quando passare da forfettario a ordinario: i casi
  2. Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro
  3. Cause ostative sopravvenute
  4. Uscita volontaria: quando conviene
  5. Come passare: opzione e comunicazione AdE
  6. Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP
  7. IVA, liquidazioni periodiche e LIPE
  8. Deducibilità costi e ammortamenti
  9. Calcolo soglia di convenienza con esempi
  10. Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi
  11. Pratica con commercialista o CAF
  12. Domande frequenti

Quando passare da forfettario a ordinario: i casi

Il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario può avvenire per due motivi principali: una causa obbligatoria prevista dalla legge (Legge 190/2014 e successive modifiche) o una scelta volontaria fatta per convenienza fiscale. Nel primo caso non hai margine di manovra: appena si verifica il presupposto, devi uscire. Nel secondo caso, invece, devi fare i conti con calma e capire se l’ordinario ti porta davvero un vantaggio.

Le situazioni più frequenti che ci troviamo a gestire al CAF Centro Fiscale sono quattro: superamento del limite di 85.000 euro di ricavi, sforamento della soglia di 100.000 euro (caso più raro ma con conseguenze immediate), insorgere di una causa ostativa (es. partecipazione in una SRL controllata) e la convenienza economica per chi ha costi reali molto alti rispetto al coefficiente di redditività previsto dal forfettario.

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Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro

La normativa prevede due soglie distinte di ricavi/compensi che determinano l’uscita dal forfettario, con effetti molto diversi tra loro. Capire la differenza è fondamentale perché se sbagli la valutazione rischi di emettere fatture senza IVA quando invece dovevi già applicarla, con sanzioni pesanti.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se nel 2026 incassi più di 85.000 euro ma resti sotto i 100.000 euro, continui a fatturare in regime forfettario fino al 31 dicembre dell’anno corrente. L’uscita scatta dal 1 gennaio 2027. In pratica:

  • Tutto il 2026 fatturi senza IVA con la dicitura forfettaria abituale
  • Paghi sostitutiva 15% (o 5% nei primi 5 anni) sui redditi 2026
  • Dal 1 gennaio 2027 inizi a fatturare in regime ordinario con IVA
  • Devi gestire numerazione fatture, IVA periodica e contabilità ordinaria

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece nel 2026 superi i 100.000 euro di ricavi, l’uscita è immediata e retroattiva: dal momento esatto in cui incassi la fattura che ti porta oltre soglia, esci dal forfettario per tutto l’anno 2026. Le conseguenze sono pesanti:

  • La fattura che fa superare 100.000 euro deve essere emessa con IVA
  • Devi ricalcolare l’IVA su tutte le operazioni dell’anno (con scorporo) ed emettere note di variazione
  • Il reddito 2026 è tassato con IRPEF ordinaria a scaglioni, non con sostitutiva
  • Devi tenere contabilità ordinaria o semplificata già per l’anno in corso

Questa norma, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, è stata pensata per evitare comportamenti elusivi: prima si poteva fatturare 200.000 euro in dicembre restando forfettari per tutto l’anno. Oggi non è più possibile. Per approfondire la disciplina del regime, leggi anche la nostra guida al regime forfettario 2026.

Cause ostative sopravvenute

Anche restando ampiamente sotto le soglie di ricavi, esistono cause ostative che ti fanno perdere il diritto al forfettario. Se una di queste si verifica nel 2026, esci dal regime dal 1 gennaio 2027 (non immediatamente). Le più rilevanti sono:

  • Reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore a 30.000 euro nell’anno precedente: se nel 2025 hai percepito più di 30.000 euro lordi come dipendente o pensionato, dal 2026 non puoi essere forfettario (eccezione: rapporto cessato durante il 2025)
  • Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari
  • Controllo, diretto o indiretto, di SRL o associazioni in partecipazione che svolgono attività riconducibili a quella del forfettario (es. medesimo codice ATECO)
  • Attività prevalente verso datori di lavoro attuali o di anni precedenti (entro i 2 anni precedenti) o soggetti riconducibili: la cosiddetta “fattura mascherata”
  • Soggetti che si avvalgono di regimi speciali IVA (es. agricoltura, agenzie di viaggio, vendita sali e tabacchi)
  • Residenza fiscale all’estero (salvo Stati UE/SEE con almeno il 75% dei redditi prodotti in Italia)

Attenzione alla partecipazione in SRL: è la causa ostativa più insidiosa. Se controlli (anche tramite familiari conviventi) una SRL e quella SRL fattura ad attività simili alla tua, esci dal forfettario. La verifica va fatta caso per caso analizzando codici ATECO e cessione di servizi/beni tra le due posizioni.

Uscita volontaria: quando conviene davvero

Uscire volontariamente dal forfettario per scegliere l’ordinario può avere senso in quattro situazioni tipiche. Vediamole una per una con le condizioni in cui il calcolo gioca a tuo favore.

1. Spese deducibili elevate (oltre il forfait del coefficiente)

Il forfettario ti riconosce un coefficiente di redditività fisso (40%, 67%, 78%, 86% a seconda del codice ATECO). I costi reali NON contano: anche se spendi 30.000 euro in materiale, paghi le tasse sul forfait. Se invece i tuoi costi reali superano la quota forfettaria, in ordinario li deduci tutti e abbatti la base imponibile.

2. Acquisto di attrezzature, auto o immobili strumentali

Se devi comprare un macchinario da 50.000 euro, un’auto strumentale o un immobile per lo studio, in forfettario non scarichi nulla: né il costo né l’IVA. In ordinario invece detrai l’IVA all’atto dell’acquisto e deduci l’ammortamento per quote annuali. Su acquisti importanti il risparmio può essere di migliaia di euro.

3. Crescita prevista oltre 85.000 euro

Se sai già che nel 2026 supererai abbondantemente i 100.000 euro, conviene passare in ordinario fin dall’inizio dell’anno. Eviti la trappola dell’uscita immediata con ricalcolo IVA retroattivo, gestisci la contabilità in modo lineare dal 1 gennaio e i clienti si abituano da subito a vedere l’IVA in fattura.

4. Necessità di detrarre IVA e fatturare a clienti privati con IVA

Se lavori molto B2B, i tuoi clienti spesso preferiscono ricevere fatture con IVA detraibile per loro. Inoltre se hai acquisti importanti, l’IVA su quelle fatture in forfettario è un costo secco. In ordinario diventa un credito da compensare.

Come passare: opzione e comunicazione AdE

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non avviene automaticamente: devi esercitare l’opzione con due strade alternative, comportamento concludente più comunicazione formale.

Comportamento concludente

Per uscire volontariamente dal forfettario basta iniziare a fatturare con IVA dal 1 gennaio dell’anno scelto. Il comportamento concludente è sufficiente per attivare il regime ordinario, ma deve essere confermato dalla compilazione del quadro VO nella dichiarazione IVA dell’anno successivo.

Quadro VO del modello IVA

Il quadro VO della dichiarazione IVA serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’opzione (o la revoca) per regimi diversi da quello naturale. Per chi esce dal forfettario:

  • Si compila il rigo VO33 barrando la casella 2 (revoca regime forfettario)
  • L’opzione vincola per almeno 3 anni: non puoi rientrare in forfettario subito dopo
  • Si presenta entro la scadenza ordinaria della dichiarazione IVA (fine aprile dell’anno successivo)

Ordinario semplificato vs ordinario contabile

Una volta usciti dal forfettario hai due alternative:

  • Regime ordinario semplificato: è la scelta naturale per professionisti e imprese minori (ricavi sotto 500.000 euro per servizi e 800.000 per altre attività). Tieni solo registri IVA e libro beni ammortizzabili. Tassazione per cassa
  • Regime ordinario contabile: obbligatorio sopra le soglie viste o per opzione. Bilancio completo con stato patrimoniale, registri obbligatori più numerosi, tassazione per competenza

Per la grande maggioranza dei professionisti che escono dal forfettario, il regime semplificato è la soluzione corretta: meno burocrazia, criterio di cassa simile al forfettario.

Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP

Il salto più sentito riguarda la tassazione del reddito. Si passa dalla sostitutiva piatta (15% o 5%) all’IRPEF ordinaria progressiva, con effetto pesante sui redditi medio-alti.

Scaglioni IRPEF 2026

Gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026 (dopo la riforma a tre scaglioni resa strutturale) sono:

  • Fino a 28.000 euro: aliquota 23%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota 35%
  • Oltre 50.000 euro: aliquota 43%

Si aggiungono addizionale regionale (in FVG circa 1,23%) e addizionale comunale (variabile, a Udine 0,8%). Quindi sui redditi più alti si arriva agevolmente al 45% complessivo.

IRAP: chi la paga e chi no

I professionisti senza autonoma organizzazione (dal 2022) sono esonerati IRAP: nessuna dichiarazione, nessun versamento. Le imprese individuali invece la pagano sul valore della produzione netta (aliquota base 3,9%, ma esistono deduzioni che spesso azzerano il dovuto sotto certi importi).

IVA, liquidazioni periodiche e LIPE

Una delle differenze gestionali più pesanti è l’IVA. Da forfettario non te ne occupavi, in ordinario diventa un adempimento mensile o trimestrale.

Aliquote IVA da applicare

L’aliquota IVA standard è 22%, ma per alcune attività si applicano aliquote ridotte: 4% (beni di prima necessità, libri, alcuni servizi), 5% (alcuni servizi sanitari e sociali), 10% (turismo, ristorazione, alcuni alimentari ed edilizia agevolata).

Liquidazioni IVA: mensile o trimestrale

La periodicità di liquidazione IVA dipende dal volume d’affari:

  • Trimestrale: se nell’anno precedente il volume d’affari è stato sotto 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività). Si versa entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, con maggiorazione 1%
  • Mensile: oltre quelle soglie. Versamento entro il 16 del mese successivo

La quasi totalità dei professionisti che escono dal forfettario rientrano nella liquidazione trimestrale.

LIPE: comunicazioni trimestrali

Le LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA) sono comunicazioni trimestrali da inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro la fine del secondo mese successivo al trimestre. Sono obbligatorie anche se non c’è IVA a debito o a credito.

Deducibilità costi e ammortamenti

Il vantaggio più concreto del passaggio in ordinario è la deducibilità dei costi inerenti all’attività. Nel forfettario i costi non si deducevano: nell’ordinario invece tutto ciò che è inerente, documentato e tracciato può essere portato in deduzione.

Costi 100% deducibili

  • Materie prime e merci per la rivendita
  • Cancelleria, software, abbonamenti professionali
  • Affitto ufficio o studio dedicato esclusivamente all’attività
  • Utenze dello studio (luce, gas, internet)
  • Compensi a collaboratori e dipendenti
  • Consulenze (commercialista, legale, marketing)
  • Formazione professionale obbligatoria

Costi a deducibilità parziale

  • Auto aziendale o professionale: 20% deducibile per professionisti, 20% IVA detraibile (40% per agenti e rappresentanti). Tetto di 18.075,99 euro sul costo per l’ammortamento
  • Telefono cellulare: 80% deducibile e 50% IVA detraibile
  • Spese di rappresentanza: deducibili nei limiti dell’1,5% dei ricavi
  • Pasti e alberghi professionali: 75% deducibili, IVA detraibile al 100% (se inerenti)
  • Studio in casa: 50% delle spese se non hai altro studio (regola del “promiscuo”)

Ammortamento beni strumentali

I beni strumentali con costo unitario superiore a 516,46 euro non si deducono in un colpo solo, ma si ammortizzano in più anni in base ai coefficienti ministeriali (DM 31/12/1988). Esempi tipici: macchinari (12,5%), arredi (15%), computer (20%), veicoli (25%). Sotto i 516,46 euro la deduzione è integrale nell’anno di acquisto.

Calcolo soglia di convenienza con esempi

Per capire se ti conviene volontariamente passare in ordinario serve il calcolo della soglia di convenienza: il livello di costi reali oltre il quale l’ordinario inizia a essere più vantaggioso del forfettario.

Formula di base

Nel forfettario il reddito imponibile è fisso al (1 – coefficiente di redditività) dei ricavi. Il margine “presunto” di costi è dunque:

  • Coefficiente 78% (professionisti): margine implicito di costi 22%
  • Coefficiente 67% (intermediari, agenti): margine 33%
  • Coefficiente 40% (commercio): margine 60%
  • Coefficiente 86% (costruzioni e attività varie): margine 14%

Regola pratica: se i tuoi costi reali documentabili superano il margine implicito del coefficiente, l’ordinario inizia a convenire dal punto di vista del reddito imponibile. Ma attenzione: in ordinario paghi IRPEF progressiva (fino al 43%) invece della sostitutiva 15%, quindi il vantaggio si verifica solo con costi significativamente superiori al margine.

Soglie indicative di convenienza

Una stima pratica (al lordo di contributi previdenziali, che sono deducibili in entrambi i regimi):

  • Professionista coefficiente 78%: l’ordinario inizia a convenire con costi reali oltre 35-40% dei ricavi (rispetto al 22% forfait)
  • Intermediario coefficiente 67%: convenienza con costi oltre il 45-50%
  • Commerciante coefficiente 40%: convenienza solo con costi oltre il 70-75% (raro)

Sono indicazioni di massima: il calcolo va sempre personalizzato sulla tua situazione, considerando tipologia di clientela, IVA recuperabile, presenza di familiari a carico (detrazioni), redditi aggiuntivi.

Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi

Vediamo un caso reale, semplificato per chiarezza, di un professionista con codice ATECO al coefficiente 78% (es. consulente, libero professionista). Compensi annui 70.000 euro, costi documentati 25.000 euro (quasi il 36% dei ricavi).

Scenario A: regime forfettario

  • Reddito imponibile (78% di 70.000) = 54.600 euro
  • Contributi gestione separata INPS (26,07% su imponibile) = circa 14.234 euro (deducibili dall’imponibile)
  • Reddito netto post contributi = 54.600 – 14.234 = 40.366 euro
  • Imposta sostitutiva 15% (oltre i primi 5 anni) = 6.055 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.289 euro
  • Netto in tasca: 70.000 – 25.000 (costi reali) – 20.289 = 24.711 euro

Scenario B: regime ordinario semplificato

  • Ricavi 70.000 – costi deducibili 25.000 = reddito imponibile lordo 45.000 euro
  • Contributi INPS gestione separata (26,07% su 45.000) = 11.731 euro (deducibili)
  • Reddito netto post contributi = 45.000 – 11.731 = 33.269 euro
  • IRPEF progressiva: 23% su 28.000 (6.440) + 35% su 5.269 (1.844) = 8.284 euro
  • Addizionali regionale + comunale (circa 2%) = 665 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.680 euro
  • Netto in tasca (al netto IVA gestita): 70.000 – 25.000 – 20.680 = 24.320 euro

Conclusione del confronto

In questo caso il forfettario resta leggermente più vantaggioso (circa 390 euro di differenza netta) anche con costi al 36% dei ricavi. Per il coefficiente 78%, il punto di pareggio si trova intorno al 40-42% di costi reali sui ricavi. Sopra quella soglia l’ordinario inizia a essere più conveniente, anche grazie al recupero IVA sugli acquisti che nell’esempio non è stato conteggiato.

Va detto che l’ordinario diventa molto più conveniente quando: hai familiari a carico (detrazioni IRPEF importanti), acquisti grossi beni strumentali (ammortamenti), fatturi prevalentemente B2B con IVA recuperabile dai clienti, o sei nei primi 5 anni con sostitutiva al 5% nel forfettario (in quel caso il forfettario vince quasi sempre).

Pratica con commercialista o CAF

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non è una decisione da prendere a cuor leggero né da gestire da soli. Comporta:

  • Apertura di un sezionale IVA dal 1 gennaio dell’anno di passaggio
  • Gestione delle fatture in corso al 31/12: incassi sotto il forfettario, le successive con IVA
  • Magazzino e rimanenze: vanno valorizzati al costo
  • Fatture differite e operazioni in sospensione: trattamento specifico
  • Compilazione del quadro VO in dichiarazione IVA
  • Eventuale rettifica della detrazione IVA sui beni acquistati in forfettario (recupero parziale)

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare il calcolo di convenienza prima della decisione, gestire il passaggio formale, impostare contabilità semplificata e adempimenti IVA, e affianca un commercialista convenzionato per le pratiche di natura strettamente professionale (registri, libro inventari, fatturazione elettronica avanzata).

Se hai una partita IVA forfettaria attiva e stai valutando il passaggio, fissa un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Faremo insieme i conti sulla tua situazione concreta. Per orientarti puoi consultare anche le nostre guide al regime forfettario 2026 e al calcolo tasse forfettario.

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Domande frequenti

Posso rientrare nel forfettario dopo essere uscito?

Sì, ma solo dopo almeno 3 anni dal cambio di regime se l’opzione è stata volontaria, e comunque rispettando di nuovo tutti i requisiti (ricavi sotto 85.000 euro, assenza di cause ostative). Se invece l’uscita è stata obbligatoria per superamento soglie, il rientro è possibile dall’anno successivo a quello in cui torni sotto i limiti.

Cosa succede alle fatture incassate dopo il passaggio?

Le fatture emesse in regime forfettario ma incassate dopo il passaggio in ordinario seguono il regime di emissione: restano senza IVA. Le nuove fatture emesse dal 1 gennaio dell’anno di ordinario si emettono con IVA dal primo cliente. Per evitare problemi, conviene chiudere il più possibile gli incassi sospesi entro il 31 dicembre.

Devo cambiare codice ATECO?

No, il codice ATECO non cambia: sei sempre la stessa persona con la stessa attività. Cambia solo il regime fiscale di tassazione. Se invece cambi anche tipologia di attività, allora va aggiornato il codice ATECO con apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12).

Quanto costa la contabilità ordinaria rispetto al forfettario?

I costi di gestione contabile aumentano: si passa da circa 400-800 euro/anno di un forfettario semplice a 1.200-2.500 euro/anno per un ordinario semplificato (cifre indicative, variano per attività e volume). È un costo che va sommato alle tasse nel calcolo di convenienza.

Quando è meglio passare a metà anno o dal 1 gennaio?

Il passaggio volontario avviene sempre dal 1 gennaio: non è possibile cambiare regime in corso d’anno per scelta. L’unica eccezione è l’uscita immediata per superamento dei 100.000 euro, che è obbligatoria e retroattiva sull’anno in corso.

Cosa succede al credito IVA accumulato in forfettario?

In forfettario non si genera credito IVA perché non si emette né si detrae IVA. Si può invece recuperare parzialmente l’IVA sui beni strumentali acquistati negli ultimi 5 anni di forfettario (10 anni per immobili) tramite il meccanismo della rettifica della detrazione nel primo anno di ordinario, in proporzione agli anni residui.

Conviene il passaggio se ho un mutuo per lo studio?

Sì, spesso conviene. Gli interessi passivi del mutuo per immobile strumentale sono deducibili al 100% in ordinario, mentre in forfettario sono persi. Lo stesso vale per spese di manutenzione e ristrutturazione dello studio, che generano deduzioni o crediti d’imposta importanti.

Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni hanno carattere divulgativo: per la tua situazione personale ti invitiamo a fissare un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine.

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Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 08:00:002026-09-27 09:13:24Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi
CAF

Reversibilità e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La pensione di reversibilità può essere ridotta se il beneficiario possiede redditi propri oltre certe soglie. In questa guida analizziamo nel dettaglio i limiti di reddito 2026 per la reversibilità, con la tabella aggiornata delle decurtazioni e gli esempi pratici di calcolo. Per una panoramica completa sulla pensione ai superstiti, consulta la nostra guida alla pensione di reversibilità 2026.

Indice dei contenuti

  1. Come funzionano le decurtazioni
  2. Tabella limiti di reddito 2026
  3. Quali redditi contano nel calcolo
  4. Quando non si applicano le riduzioni
  5. Esempi pratici di calcolo
  6. La clausola di salvaguardia
  7. Domande frequenti

Come funzionano le decurtazioni

Le decurtazioni sulla pensione di reversibilità sono state introdotte dalla Legge n. 335/1995 (Tabella F) e si applicano esclusivamente al coniuge superstite (o all’ex coniuge divorziato titolare di assegno). Non riguardano figli, genitori o fratelli/sorelle.

Il meccanismo è semplice: si confronta il reddito personale del beneficiario con multipli del trattamento minimo INPS. Più alto è il reddito, maggiore è la percentuale di riduzione applicata alla pensione di reversibilità. Il trattamento minimo INPS per il 2026 è pari a circa 7.844,20 euro annui (611,85 euro mensili).

Tabella limiti di reddito 2026

Ecco la tabella completa con le fasce di reddito e le corrispondenti riduzioni sulla reversibilità per il 2026:

Fascia di reddito annuoMultiplo del minimoRiduzioneQuota effettiva
Fino a 23.532,60 euroEntro 3 volte0%60% pieno
Da 23.532,61 a 31.376,80 euroDa 3 a 4 volte25%45% della pensione
Da 31.376,81 a 39.221,00 euroDa 4 a 5 volte40%36% della pensione
Oltre 39.221,00 euroOltre 5 volte50%30% della pensione

Come leggere la tabella: la riduzione si applica alla quota di reversibilità (normalmente il 60% per il solo coniuge). Quindi, se la riduzione è del 25%, il coniuge riceverà il 60% meno il 25% del 60%, cioè il 45% della pensione originaria del defunto.

Quali redditi contano nel calcolo

Non tutti i redditi vengono considerati ai fini della verifica dei limiti. Ecco cosa conta e cosa no:

Redditi che contano:

  • Redditi da lavoro dipendente e autonomo
  • Redditi da pensione propria (diretta)
  • Redditi da fabbricati (affitti)
  • Redditi da capitale e partecipazioni
  • Redditi diversi (collaborazioni, lavoro occasionale)

Redditi esclusi dal calcolo:

  • La stessa pensione di reversibilità
  • Reddito della casa di abitazione
  • TFR e competenze arretrate soggette a tassazione separata
  • Arretrati sottoposti a tassazione separata
  • Assegni familiari e assegno unico

Quando non si applicano le riduzioni

Esiste un’importante eccezione: le decurtazioni non si applicano quando nel nucleo familiare del titolare della reversibilità sono presenti:

  • Figli minori del defunto
  • Figli studenti (fino a 21 anni per scuole superiori, fino a 26 per università)
  • Figli inabili al lavoro

In pratica, se il coniuge superstite convive con un figlio minorenne o studente a carico del defunto, percepirà la reversibilità piena (80% con un figlio) senza alcuna riduzione per reddito, indipendentemente dal proprio reddito personale. Questo è un punto molto importante e spesso sottovalutato.

Esempi pratici di calcolo

Vediamo alcuni esempi concreti per capire come si calcolano le decurtazioni:

Esempio 1: Coniuge senza altri redditi

Maria è vedova e non ha altri redditi. La pensione del marito era di 1.800 euro al mese. Maria riceve il 60% di 1.800 = 1.080 euro al mese, senza alcuna decurtazione perché il suo reddito è zero (ben sotto i 23.532,60 euro annui).

Esempio 2: Coniuge con reddito da lavoro medio

Giuseppe è vedovo e ha un reddito da lavoro di 28.000 euro annui. Rientra nella fascia 3-4 volte il minimo, quindi la reversibilità subisce una riduzione del 25%. Se la pensione della moglie era di 1.200 euro, la reversibilità piena sarebbe 720 euro (60%), ridotta del 25% diventa 540 euro al mese.

Esempio 3: Coniuge con figlio minore

Laura è vedova con un figlio di 10 anni e un reddito da lavoro di 45.000 euro annui. Nonostante il reddito elevato (oltre 5 volte il minimo), non subisce alcuna decurtazione perché ha un figlio minore. Riceve l’80% pieno (coniuge + 1 figlio) della pensione del marito.

La clausola di salvaguardia

La legge prevede una clausola di salvaguardia (o “clausola di cristallizzazione”): l’importo della pensione di reversibilità, sommato al reddito personale, non può essere inferiore a quello che il beneficiario avrebbe percepito se il reddito fosse pari al limite massimo della fascia precedente.

In termini semplici: se il tuo reddito supera di poco una soglia, la riduzione non può penalizzarti al punto da farti guadagnare complessivamente meno di chi sta appena sotto la soglia. L’INPS effettua questo controllo in automatico e applica l’importo più favorevole.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Ogni anno devo dichiarare il reddito all’INPS?

Sì, ogni anno l’INPS verifica i redditi attraverso i dati fiscali. Se ci sono variazioni significative, l’importo della reversibilità può essere ricalcolato con conguagli a debito o a credito.

La pensione propria viene conteggiata come reddito?

Sì, se percepisci una tua pensione diretta (ad esempio pensione di vecchiaia), questo reddito rientra nel calcolo delle fasce per le decurtazioni sulla reversibilità.

Se il mio reddito cambia, cambia anche la reversibilità?

Sì. Le decurtazioni vengono ricalcolate ogni anno in base al reddito effettivo. Se il tuo reddito diminuisce (ad esempio perdi il lavoro), la reversibilità può aumentare; se il reddito aumenta, può diminuire.

Per un’assistenza personalizzata sul calcolo della reversibilità in base al tuo reddito, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine. Chiama il 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-26 09:00:002026-05-31 17:43:56Reversibilità e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Errori Comuni 730 2026 Come Evitarli

Dichiarazione dei redditi 730

La dichiarazione dei redditi tramite modello 730 è uno degli adempimenti fiscali più importanti per milioni di contribuenti italiani. Ogni anno, però, errori comuni nella compilazione del 730 possono causare sanzioni, ritardi nei rimborsi o accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

In questa guida completa per il 730/2026 (anno d’imposta 2025) analizziamo gli errori più frequenti, le conseguenze e soprattutto come correggerli tempestivamente per evitare problemi con il Fisco.

1. Errori nei Dati Anagrafici e nel Codice Fiscale

Uno degli errori più banali ma più comuni riguarda i dati anagrafici: codice fiscale errato, indirizzo di residenza non aggiornato o stato civile non corretto.

Conseguenze

  • Dichiarazione non valida se il codice fiscale non corrisponde
  • Rimborsi inviati all’indirizzo sbagliato
  • Comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate non ricevute
  • Possibili controlli automatici

Come Evitarlo

  • Verificare sempre il codice fiscale sulla tessera sanitaria
  • Controllare che la residenza anagrafica sia aggiornata
  • Comunicare tempestivamente i cambi di indirizzo all’Anagrafe comunale
  • Verificare lo stato civile (celibe/nubile, coniugato, divorziato, vedovo)

2. Familiari a Carico: Errori su Detrazioni e Percentuali

Le detrazioni per familiari a carico sono tra le voci che generano più errori nel 730. Molti contribuenti non sanno che dal 2022 le detrazioni per figli sono sostituite dall’Assegno Unico Universale.

Errori Più Comuni

  • Indicare figli a carico nel 730/2026: le detrazioni per figli under 21 non vanno più indicate (c’è l’Assegno Unico)
  • Percentuale di carico errata tra coniugi (deve essere 50%-50% salvo accordo diverso)
  • Indicare familiari con reddito superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per figli under 24)
  • Non comunicare variazioni (es. figlio che inizia a lavorare)

Come Correggersi

  • Verificare il reddito complessivo di ogni familiare
  • Per i figli, indicare solo quelli over 21 o disabili
  • Accordarsi con il coniuge sulla ripartizione percentuale (50-50, 100-0, ecc.)
  • Conservare documentazione dei redditi dei familiari

3. Spese Sanitarie: Documentazione e Limiti di Detrazione

Le spese mediche e sanitarie sono detraibili al 19% sulla parte eccedente 129,11 euro. Tuttavia, molti contribuenti commettono errori nella loro indicazione.

Errori Tipici

  • Includere spese non tracciabili (pagate in contanti senza fattura elettronica)
  • Non sottrarre la franchigia di 129,11 euro
  • Indicare spese sanitarie di familiari non a carico
  • Inserire ticket e prestazioni già rimborsate da assicurazione/azienda
  • Non conservare le ricevute/fatture per 5 anni

Tracciabilità Obbligatoria dal 2020

Dal 2020, le spese sanitarie devono essere pagate con mezzi tracciabili (bancomat, carta di credito, bonifico) per essere detraibili. Fanno eccezione:

  • Acquisto farmaci e dispositivi medici
  • Prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o accreditate SSN

Come Evitare Errori

  • Verificare che le spese siano nel 730 precompilato (Sistema Tessera Sanitaria)
  • Pagare sempre con mezzi tracciabili
  • Conservare fatture e ricevute
  • Controllare eventuali rimborsi assicurativi da sottrarre

4. Bonus Casa, Ristrutturazioni e Superbonus: Errori Catastali

Le detrazioni per ristrutturazioni edilizie, bonus mobili, ecobonus e superbonus richiedono dati catastali precisi e documentazione specifica.

Errori Frequenti

  • Dati catastali errati (sezione, foglio, particella, subalterno)
  • Anno di sostenimento spesa non corretto
  • Indicare il 100% della detrazione in un solo anno invece di ripartirla in 10 anni
  • Non indicare la quota di detrazione se l’immobile è in comproprietà
  • Confondere bonifico ordinario con bonifico parlante (obbligatorio per le detrazioni)

Superbonus 110%: Attenzione Speciale

Per il Superbonus (ora al 70% nel 2024-2025) è fondamentale:

  • Verificare se si è optato per sconto in fattura o cessione del credito
  • Non indicare spese nel 730 se già cedute
  • Conservare comunicazione di opzione all’Agenzia delle Entrate

Come Correggersi

  • Richiedere visura catastale aggiornata su CatastoOnline
  • Verificare bonifici parlanti con causale corretta
  • Ripartire correttamente le quote annuali (1/10 ogni anno)
  • Conservare comunicazioni ENEA per ecobonus

5. Redditi da Lavoro Dipendente e Pensione: CU Errata

La Certificazione Unica (CU) fornita da datore di lavoro o INPS può contenere errori. Molti contribuenti la inseriscono nel 730 senza verificarla.

Errori Tipici

  • Dati previdenziali errati
  • Giorni di lavoro non corretti
  • Detrazioni applicate in modo errato dal sostituto d’imposta
  • Trattamenti integrativi mancanti o duplicati
  • Non indicare più CU se si hanno avuto più datori di lavoro

Come Verificare

  • Confrontare la CU con le buste paga dell’anno
  • Verificare che tutte le CU siano nel 730 precompilato
  • Controllare giorni di lavoro e detrazioni
  • Richiedere CU sostitutiva al datore di lavoro se errata

6. Contratti di Affitto: Canone e Cedolare Secca

Chi percepisce redditi da locazione deve indicarli correttamente nel 730, scegliendo tra regime ordinario o cedolare secca.

Errori Comuni

  • Indicare il canone annuo invece che quello effettivamente percepito
  • Non comunicare l’opzione per la cedolare secca
  • Errori nel calcolo della percentuale di possesso
  • Non indicare contratti registrati tardivamente
  • Confondere affitto abitazione con affitto commerciale

Cedolare Secca: Come Funziona

La cedolare secca è un’imposta sostitutiva del 21% (10% per contratti a canone concordato) che sostituisce IRPEF, addizionali e imposte di registro/bollo.

  • Va comunicata al conduttore con rinuncia all’aggiornamento ISTAT
  • Si sceglie alla registrazione del contratto o in dichiarazione
  • Vale solo per locazioni abitative a persone fisiche

Come Evitare Errori

  • Conservare copia del contratto registrato
  • Verificare i canoni effettivamente incassati
  • Comunicare tempestivamente l’opzione cedolare secca
  • Indicare correttamente percentuale di possesso

7. Redditi da Lavoro Autonomo e Occasionale

I redditi di lavoro autonomo occasionale (senza partita IVA) vanno indicati nel quadro D del 730, ma molti contribuenti li omettono o li dichiarano in modo errato.

Errori Tipici

  • Non dichiarare collaborazioni occasionali sotto i 5.000 euro
  • Confondere lavoro occasionale con lavoro autonomo abituale
  • Non sottrarre le ritenute d’acconto già versate
  • Indicare compensi lordi invece che netti di contributi

Soglie di Attenzione

  • Lavoro occasionale fino a 5.000 euro/anno: no partita IVA necessaria
  • Oltre 5.000 euro: scatta obbligo di iscrizione Gestione Separata INPS
  • Ritenuta d’acconto del 20% applicata dal committente

Come Dichiarare Correttamente

  • Richiedere ricevute o certificazioni ai committenti
  • Indicare compensi al lordo delle ritenute subite
  • Sottrarre nel quadro D le ritenute già versate
  • Conservare documentazione per 5 anni

8. Oneri Deducibili e Detraibili: Confusione e Limiti

Molti contribuenti confondono oneri deducibili (riducono il reddito imponibile) e oneri detraibili (riducono l’imposta al 19%).

Oneri Deducibili Principali

  • Contributi previdenziali obbligatori
  • Contributi previdenziali integrativi
  • Contributi per fondo pensione (limite 5.164,57 euro)
  • Assegno di mantenimento all’ex coniuge

Oneri Detraibili al 19%

  • Spese mediche (oltre 129,11 euro)
  • Interessi mutuo prima casa (limite 4.000 euro)
  • Spese scolastiche e universitarie
  • Spese funebri (limite 1.550 euro)
  • Attività sportiva figli (limite 210 euro per figlio)

Errori Comuni

  • Inserire oneri deducibili tra quelli detraibili e viceversa
  • Superare i limiti di spesa detraibile
  • Non sottrarre franchigie (es. 129,11 euro per spese mediche)
  • Indicare spese non documentate

9. Come Correggere un 730 Già Inviato

Se ti accorgi di aver commesso un errore dopo aver inviato il 730, puoi correggerlo con diverse modalità a seconda del tipo di errore e del momento.

730 Integrativo (entro il 25 ottobre 2026)

Se l’errore comporta un maggior rimborso o minor debito, puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre dell’anno di presentazione.

  • Si presenta tramite CAF o professionista abilitato
  • Non comporta sanzioni
  • Permette di recuperare maggiori detrazioni dimenticate

Modello Redditi Correttivo (entro il 30 novembre 2026)

Se l’errore comporta un maggior debito o minor credito, devi presentare il modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre.

  • Si paga l’imposta dovuta con ravvedimento operoso
  • Sanzione ridotta: 1/10 del minimo (dal 10% al 1%)
  • Calcolo interessi legali

Dichiarazione Integrativa (entro 5 anni)

Oltre i termini del 730 integrativo, puoi presentare una dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del 5° anno successivo.

  • Modello Redditi PF obbligatorio
  • Ravvedimento operoso con sanzioni e interessi
  • Utile per recuperare detrazioni dimenticate

10. Sanzioni per Errori nel 730: Cosa Rischi

Le sanzioni fiscali per errori nel 730 dipendono dalla natura dell’errore e dal comportamento del contribuente.

Dichiarazione Infedele

Se l’errore comporta un minor versamento di imposte:

  • Sanzione dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta
  • Ridotta al 10% con ravvedimento operoso entro 90 giorni
  • Ridotta a 1/9 del minimo se corretta prima dell’accertamento

Dichiarazione Omessa

Se non presenti il 730 pur essendo obbligato:

  • Sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta
  • Minimo 250 euro anche senza imposta dovuta
  • Ravvedimento operoso: sanzione ridotta se presenti entro 90 giorni

Errori Formali Senza Maggiori Imposte

Se l’errore è solo formale (es. dati catastali sbagliati ma spesa corretta):

  • Sanzione da 250 a 2.000 euro
  • Riducibile con ravvedimento operoso
  • Eliminabile se si corregge tempestivamente

Consigli Pratici per Evitare Errori nel 730/2026

  1. Verifica il 730 precompilato: controlla ogni voce, non fidarti ciecamente
  2. Conserva tutta la documentazione: scontrini, fatture, ricevute per almeno 5 anni
  3. Paga con mezzi tracciabili: usa bancomat/carta per spese detraibili
  4. Affidati a un CAF o commercialista: il visto di conformità ti protegge da sanzioni
  5. Controlla le CU: verifica che i dati coincidano con buste paga
  6. Aggiorna dati anagrafici: residenza e stato civile devono essere corretti
  7. Rivedi familiari a carico: verifica requisiti reddituali ogni anno
  8. Non dimenticare redditi occasionali: anche piccoli importi vanno dichiarati
  9. Calcola correttamente le quote pluriennali: ristrutturazioni, mutui, ecc.
  10. Se hai dubbi, chiedi: meglio una consulenza preventiva che sanzioni successive

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Conclusione

Evitare errori comuni nel 730/2026 è fondamentale per non incorrere in sanzioni, ritardi nei rimborsi o accertamenti fiscali. La maggior parte degli errori deriva da disattenzione, mancata documentazione o scarsa conoscenza delle regole fiscali.

Se hai commesso un errore, ricorda che puoi sempre correggerlo con il 730 integrativo o il ravvedimento operoso, riducendo notevolmente le sanzioni.

Hai bisogno di aiuto per il tuo 730/2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione, verifica e correzione della dichiarazione dei redditi. Contattaci per una consulenza personalizzata e evita errori costosi!

📞 Prenota un appuntamento presso il nostro CAF e presenta il 730 con la certezza di averlo fatto correttamente.

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Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-26 09:00:002026-05-31 17:44:07Errori Comuni 730 2026 Come Evitarli
Qonto

Conto Qonto per Forfettari 2026: Vantaggi e Configurazione Ottimale

regime forfettario partita iva

Il regime forfettario è la formula fiscale più scelta da chi apre Partita IVA in Italia: aliquota agevolata al 5% o 15%, contabilità semplificata, niente IVA in fattura. Ma proprio questa semplicità si ribalta nel suo contrario quando si parla di gestione dei conti bancari: la legge non impone un conto separato, ma le complicazioni pratiche di mescolare incassi P.IVA e spese personali superano di gran lunga il presunto risparmio. In questa guida vediamo perché un conto Qonto è particolarmente adatto al forfettario, come configurarlo in modo ottimale e quanto costa davvero su 12 mesi.

Il forfettario ha esigenze specifiche: pochi movimenti, fatture in cui il bollo da 2 euro va applicato sopra i 77,47 euro, contributi INPS da pagare con F24, nessuna IVA da gestire. Una banca tradizionale spesso propone offerte business pensate per imprese ordinarie, con costi fissi che non hanno senso per chi fattura 30.000 euro l’anno. Qonto, conto business 100% online, riempie esattamente questa nicchia: piano Solo Basic da 9 euro al mese, IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, F24 con addebito automatico.

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Questa pagina contiene link sponsorizzati: se apri un conto Qonto tramite i nostri link, CAF Centro Fiscale può ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. La nostra recensione resta indipendente: presentiamo Qonto come scelta in evidenza · sponsor, non come prodotto raccomandato dal CAF, e segnaliamo onestamente anche i casi in cui Qonto non conviene. La scelta finale del conto resta una decisione personale.

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Indice dei contenuti

  1. Obbligo conto separato per forfettari?
  2. Vantaggi del conto separato per forfettari
  3. Perché Qonto è adatto ai forfettari
  4. Qonto e fatturazione elettronica forfettario
  5. Configurazione ottimale di Qonto per forfettario
  6. Tracciatura per commercialista e CAF
  7. Contributi INPS via Qonto
  8. F24 con Qonto: addebito automatico
  9. Quando NON serve Qonto per forfettario
  10. Costi reali per forfettario su 1 anno
  11. FAQ

Obbligo conto separato per forfettari?

La domanda è classica e merita una risposta chiara: nessuna norma fiscale italiana obbliga il contribuente in regime forfettario ad avere un conto corrente dedicato all’attività. La Legge 190/2014 (che ha istituito il forfettario) e le successive modifiche non prevedono questo obbligo, a differenza di quanto avviene per società di capitali o liberi professionisti iscritti ad albi specifici.

Tuttavia, “non obbligatorio” non significa “non consigliato”. Anzi, dal 1° gennaio 2024 sono entrati in vigore i nuovi limiti alla tracciabilità dei pagamenti: per beneficiare delle deduzioni e per non incorrere in sanzioni, il contante è limitato a 5.000 euro per singola transazione. Questo significa che la quasi totalità dei movimenti P.IVA passa per conto corrente — e poter dimostrare in modo limpido quali movimenti siano “P.IVA” e quali “personali” diventa cruciale in caso di accesso, ispezione o controllo dell’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate, in caso di controllo, può infatti applicare la presunzione legale sui versamenti su conti correnti: ogni accredito non giustificato può essere considerato ricavo non dichiarato. Se sul tuo conto personale arrivano sia stipendi del coniuge, sia rimborsi familiari, sia incassi P.IVA, dovrai ricostruire tutto a posteriori. Se invece hai un conto separato, il lavoro è già fatto.

Vantaggi del conto separato per forfettari

Anche senza obbligo, separare i flussi P.IVA da quelli personali porta vantaggi concreti che ogni forfettario percepisce dopo pochi mesi. Vediamoli uno per uno.

1. Tracciabilità immediata di ricavi e spese

Il forfettario calcola l’imposta su un coefficiente di redditività applicato ai ricavi lordi (78% per professionisti, 67% per commercio al dettaglio, 86% per costruzioni e via dicendo). Sapere con precisione “quanto hai incassato” è la base di tutto. Su un conto separato basta sommare gli accrediti dell’anno; su un conto misto serve un foglio Excel.

2. Identificazione delle spese deducibili (limitate ma esistenti)

Il forfettario non deduce le spese in senso classico, ma alcune voci restano utili da tracciare: contributi previdenziali deducibili dal reddito imponibile, marca da bollo virtuale, costi del conto stesso (per le valutazioni del commercialista). Avere tutto categorizzato su Qonto significa avere già il report annuale pronto.

3. Protezione in caso di controllo fiscale

Come anticipato, la presunzione legale dell’Agenzia delle Entrate sui conti misti può trasformarsi in un incubo. Un conto dedicato risolve il problema alla radice.

4. Migliore gestione del flusso di cassa

Il forfettario sa che deve accantonare tra il 25% e il 35% di ogni incasso (5-15% di imposta sostitutiva + circa 26% di INPS Gestione Separata, o contributi minimi per artigiani/commercianti). Con un conto dedicato puoi creare casseforti virtuali Qonto per separare imposte e contributi dal saldo operativo, senza spostare denaro su conti esterni.

5. Professionalità verso i clienti

Comunicare ai clienti un IBAN intestato a “Mario Rossi P.IVA” (oppure alla ragione sociale, se hai impresa individuale) trasmette serietà rispetto a un IBAN personale. È una percezione, ma funziona — soprattutto con clienti aziendali che ti faranno transazioni importanti.

Perché Qonto è adatto ai forfettari

Qonto nasce in Francia nel 2017 e arriva in Italia nel 2020. È un conto business 100% online, autorizzato come istituto di pagamento dalla Banque de France e operativo in Italia tramite passaporto europeo. La caratteristica che lo rende particolarmente adatto al forfettario è la sua scalabilità verso il basso: a differenza di banche tradizionali che propongono pacchetti business da 15-25 euro al mese pensati per imprese ordinarie, Qonto offre il piano Solo Basic a 9 euro al mese con tutto ciò che serve a una P.IVA forfettaria. Chi vuole valutarlo prima di decidere può aprire una prova gratuita Qonto di 30 giorni e testarlo nella vita reale.

Costi contenuti: piano Solo Basic da 9€/mese

Il piano Solo Basic è il livello d’ingresso pensato per il libero professionista o ditta individuale. Costa 9 euro al mese (108 euro l’anno) + IVA, dichiarata interamente al netto al netto del bollo. Include:

  • Conto business con IBAN italiano (IT)
  • 1 carta Mastercard Business standard inclusa
  • 30 bonifici SEPA al mese inclusi
  • Fatturazione elettronica con codice destinatario
  • App mobile e web banking
  • Categorizzazione automatica spese
  • Esportazione movimenti per commercialista

Per un forfettario che fattura 20.000-40.000 euro l’anno, 108 euro di costo annuo del conto sono assolutamente sostenibili — peraltro, sono spesa categorizzabile come servizio bancario professionale.

IBAN italiano: requisito chiave per F24

Punto critico spesso ignorato: per pagare l’F24 (imposta sostitutiva, contributi INPS, bollo, marche, ecc.) serve un IBAN italiano (IT). Alcuni neobank europei offrono IBAN tedeschi o lituani che, pur essendo SEPA, possono dare problemi con servizi pubblici italiani come l’F24 telematico Entratel/Fisconline. Qonto offre IBAN italiano IT dal 2022, eliminando questo problema. È uno dei motivi principali per cui Qonto è preferibile a Revolut Business o N26 Business per chi gestisce P.IVA italiana.

Categorizzazione automatica delle spese

Qonto applica machine learning ai movimenti: ogni transazione viene classificata automaticamente in categorie (Software & SaaS, Trasporti, Pasti & Eventi, Marketing, Bancari, Tasse e tributi, ecc.). Il forfettario non deduce le singole spese, ma questa categorizzazione serve per:

  • Capire dove finiscono i soldi e ottimizzare le marginalità
  • Distinguere le spese strettamente professionali da rimborsi spese
  • Preparare un report annuale ordinato per il commercialista in caso di passaggio a regime ordinario

Fatturazione elettronica integrata

Dal 1° gennaio 2024, anche i forfettari sotto i 25.000 euro di ricavi devono emettere fatture elettroniche verso lo SDI. Qonto include un modulo di fatturazione elettronica conforme al tracciato XML dell’Agenzia delle Entrate, con codice destinatario integrato. Significa che dalla stessa interfaccia in cui vedi il saldo del conto, emetti la fattura, la spedisci allo SDI e quando il cliente paga il sistema riconcilia automaticamente l’incasso con la fattura emessa. Per chi parte da zero senza un gestionale dedicato è un vantaggio enorme.

Niente complicazioni di banche con offerte solo per ordinari

Le banche tradizionali italiane (Intesa, Unicredit, BPER, BNL) offrono pacchetti business pensati per società di capitali con cassa, dipendenti, POS, finanziamenti, fideiussioni. Un forfettario che chiede semplicemente “un conto per la mia P.IVA” finisce a pagare 15-25 euro al mese per servizi che non userà mai, con limiti di operatività online ridotti rispetto al neobank. Qonto è progettato dal primo giorno per il libero professionista digitale: il piano Solo Basic Qonto include solo ciò che serve davvero.

Qonto e fatturazione elettronica forfettario

La fatturazione elettronica è il punto in cui i forfettari sentono di più la differenza fra Qonto e altri conti business. Vediamo cosa offre nel dettaglio.

Codice destinatario integrato

Quando emetti una fattura elettronica, devi indicare il codice destinatario del cliente (un codice di 7 caratteri) o, in alternativa, la PEC. Qonto, come hub per fatturazione, può emettere e ricevere fatture elettroniche tramite SDI. Il sistema permette di archiviare ogni fattura emessa in PDF + XML originale (formato richiesto dalla normativa, da conservare per 10 anni). Per chi vuole esplorare la funzione, è sufficiente attivare la prova Qonto e provare ad emettere una fattura di prova.

Bollo virtuale automatico

Il forfettario applica la marca da bollo da 2 euro sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro (in luogo dell’IVA non addebitata). Sulla fattura elettronica il bollo è “virtuale”: il sistema indica il flag “SI” nel campo BolloVirtuale del tracciato XML, e l’imposta di bollo si versa cumulativamente all’Agenzia delle Entrate ogni trimestre con F24 (codice tributo 2521). Il modulo Qonto:

  • Aggiunge automaticamente il flag BolloVirtuale=SI sulle fatture sopra 77,47 euro
  • Calcola il totale bolli accumulati per trimestre e ti ricorda quando versare
  • Aiuta a pianificare il versamento col F24 trimestrale

Senza un gestionale integrato, dimenticare il bollo è un errore frequente che porta sanzioni del 30% (riducibili con ravvedimento operoso).

Note di credito

Quando devi annullare o correggere una fattura emessa, devi creare una nota di credito elettronica (TD04) e inviarla allo SDI. Qonto permette di generare la nota di credito direttamente dalla fattura originaria, con i riferimenti corretti, riducendo il rischio di errore di trascrizione del numero/data della fattura di riferimento.

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Configurazione ottimale di Qonto per forfettario

Aprire il conto è il primo passo, ma una configurazione ben fatta in 30 minuti ti farà risparmiare ore al mese. Vediamo come impostare Qonto specificamente per il regime forfettario.

Piano consigliato: Solo Basic per chi inizia

Il Solo Basic da 9 euro/mese è perfetto per il forfettario tipico nel suo primo o secondo anno di attività. Comprende:

  • 30 bonifici SEPA in uscita al mese (più che sufficienti per un forfettario)
  • 1 carta business inclusa
  • Fatturazione elettronica
  • F24 illimitati

Se prevedi di emettere fino a 50 fatture l’anno e ricevi/effettui meno di 30 bonifici al mese, è il piano giusto. Per attivare Qonto Solo Basic servono 10 minuti e codice fiscale + carta d’identità.

Quando fare upgrade a Solo Smart

Il piano Solo Smart (19 euro/mese) ha senso quando:

  • Superi i 30 bonifici al mese (Solo Smart ne include 100)
  • Ti serve la carta One Mastercard con assicurazione viaggi (utile se viaggi per lavoro)
  • Vuoi attivare i SDD diretti per autorizzare addebiti automatici da clienti ricorrenti
  • Hai bisogno di più di una persona autorizzata (es. socio o commercialista con accesso)

In genere, il passaggio Solo Basic → Solo Smart conviene quando i ricavi superano i 35.000 euro l’anno e l’attività ha movimenti più frequenti.

Categorizzazione spese deducibili

Anche se il forfettario non deduce le singole spese, ti consiglio di:

  • Creare la categoria personalizzata “Contributi INPS” per tracciare i versamenti previdenziali (deducibili dal reddito imponibile prima del calcolo coefficiente)
  • Usare la categoria “Tasse e tributi” per F24 imposta sostitutiva, bolli, addizionali
  • Attivare la categoria “Bancari” per le commissioni Qonto
  • Creare un’etichetta “Investimenti formazione” per corsi e libri (utili in caso di passaggio a regime ordinario)

Etichette personali

Qonto permette di applicare etichette (#tag) ai movimenti. Per un forfettario, etichette utili sono:

  • #Cliente-Acme: aggregare tutti gli incassi/spese di un singolo cliente strategico
  • #2026-T1, #2026-T2: separazione trimestrale per F24
  • #Acconto-imposte: tracciare gli accantonamenti per imposta sostitutiva
  • #INPS-rata: separare le 4 rate trimestrali Gestione Separata

Tracciatura per commercialista e CAF

Anche il forfettario, prima o poi, ha bisogno del commercialista o del CAF per dichiarazione redditi (Quadro LM del modello Redditi PF), F24 elide, eventuali rettifiche o passaggio a ordinario. Qonto rende il loro lavoro semplicissimo.

Export movimenti

Dal pannello Qonto puoi esportare in pochi click:

  • CSV con tutti i movimenti del periodo selezionato (ideale per Excel del commercialista)
  • PDF dell’estratto conto in formato bancario standard (richiesto in caso di controllo)
  • QIF / OFX per importazione automatica in software contabili (Profis, TS Studio, Datev Koinos, ecc.)

Reportistica automatica

Qonto genera automaticamente:

  • Riepilogo entrate/uscite mensile e annuale
  • Spaccato per categoria di spesa
  • Saldo medio del periodo
  • Top 10 fornitori e top 10 clienti

Il commercialista riceve un quadro chiaro senza dover ricostruire nulla, e il forfettario risparmia ore di colloquio.

Riconciliazione fatture-pagamenti

Quando emetti una fattura tramite Qonto e il cliente paga sul tuo IBAN, il sistema riconosce l’importo e marca la fattura come “incassata”. Vedi a colpo d’occhio quali fatture non sono ancora state pagate, in modo da inviare promemoria. È una funzione che, su una banca tradizionale, richiede un gestionale a parte da 30-50 euro al mese.

Contributi INPS via Qonto

I forfettari versano i contributi INPS in modi diversi a seconda della categoria:

  • Liberi professionisti senza cassa: Gestione Separata INPS, aliquota 26,07% per il 2026, calcolata sul reddito imponibile (ricavi × coefficiente di redditività). Versamento con F24, 4 rate (giugno, agosto, novembre + saldo a giugno anno successivo) seguendo le scadenze unificate.
  • Artigiani e commercianti: contributi fissi minimi su minimale di 18.555 euro 2026 (circa 4.515 euro/anno) + contributi sul reddito eccedente. 4 rate fisse (16/5, 16/8, 16/11, 16/2 anno successivo).
  • Professionisti con cassa privata (avvocati, geometri, ingegneri, ecc.): contributi alla rispettiva cassa professionale, NON alla Gestione Separata.

Su Qonto puoi:

  • Pagare F24 INPS direttamente da homebanking, con addebito sul conto corrente Qonto
  • Etichettare ogni rata con tag #INPS-rata per ritrovarle facilmente a fine anno
  • Salvare la ricevuta F24 in PDF nell’area documenti Qonto
  • Esportare il riepilogo annuale per il modello Redditi PF

Suggerimento operativo: crea una cassaforte virtuale Qonto “INPS Acconto” e accantona ogni mese il 26% degli incassi (per Gestione Separata) o circa 376 euro fissi (per artigiani/commercianti). Quando arriva la rata, non avrai sorprese.

F24 con Qonto: addebito automatico

Il modello F24 è il modulo unificato con cui in Italia si pagano praticamente tutti i tributi (imposta sostitutiva forfettario, contributi INPS, addizionali, bolli, IRAP per chi ne è soggetto, IMU, TASI, ravvedimenti). Su Qonto puoi:

Modalità 1: F24 manuale dall’app

Inserisci il codice tributo, il periodo di riferimento, l’importo. Qonto invia il pagamento all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite il circuito Entratel/Fisconline. Riceverai la ricevuta telematica entro 24-48 ore.

Modalità 2: F24 precompilato dal commercialista

Il commercialista predispone l’F24 sul suo gestionale e ti invia il file FE (Flusso Entratel). Lo carichi su Qonto, autorizzi il pagamento, vai. Il flusso è quello standard del CAF/commercialista italiano.

Modalità 3: Addebito automatico

Imposti l’F24 ricorrente (es. acconto IRPEF di novembre, contributi INPS trimestrali) e Qonto preleva l’importo alla scadenza. Riduce il rischio di dimenticare scadenze e relative sanzioni del 30% per omesso versamento.

Costi F24 Qonto

Buona notizia: l’F24 su Qonto è gratuito. Banche tradizionali talvolta applicano commissioni di 1-3 euro per F24 (specie se telematico). Su un anno medio (10 F24 tra imposte e INPS), Qonto ti fa risparmiare 20-30 euro.

Quando NON serve Qonto per forfettario

Per onestà editoriale: ci sono casi in cui aprire un conto Qonto (o qualsiasi altro conto separato) ha poco senso economico. Ecco quando ripensarci.

Volume bassissimo: meno di 5 fatture l’anno

Se hai aperto la P.IVA forfettaria solo per una collaborazione occasionale (es. un docente che fa 3-4 corsi in un anno per un totale di 4.000 euro) e prevedi una manciata di fatture annue, 108 euro di canone Qonto su 4.000 euro di ricavi sono il 2,7% del fatturato — sproporzionato. In questo caso conviene continuare a usare il conto personale, prendendo nota dei movimenti P.IVA con un foglio Excel ben tenuto.

Cliente unico con incassi cumulativi

Se hai un solo cliente che ti paga una volta al mese o ogni trimestre con un singolo bonifico, la tracciabilità è già garantita dal flusso unico. Anche qui, la complessità non giustifica l’investimento. Diventa invece consigliato Qonto se il cliente unico ti paga 50.000+ euro all’anno e vuoi sembrare professionale con un IBAN business.

Profilo che chiude P.IVA entro 12 mesi

Se sai già che la P.IVA è temporanea (es. sostituzione maternità di una collega o consulenza spot di breve durata), il costo di apertura/chiusura del conto e l’effort di configurazione non vale la pena. Aspetta di consolidare l’attività.

Forfettario in seconda attività marginale

Dipendente che fa qualche consulenza extra come forfettario per 2.000-5.000 euro l’anno: spesso non vale la pena. Se invece la “seconda attività” cresce verso i 15.000-20.000 euro, la valutazione cambia.

Costi reali per forfettario su 1 anno

Vediamo i numeri concreti. Forfettario tipico, 30.000 euro di ricavi/anno, 50 fatture emesse, 20 movimenti in uscita al mese, 4 F24 INPS + 1 F24 imposta sostitutiva.

Scenario A: Qonto Solo Basic

  • Canone: 9 € × 12 = 108 €/anno
  • Bonifici SEPA inclusi (30/mese, ne usi 20): 0 €
  • F24 (5 l’anno): 0 €
  • Fatturazione elettronica: inclusa, 0 €
  • Carta Mastercard: inclusa, 0 €
  • Prelievi ATM (max 5/mese): 0 €
  • TOTALE ANNO 1: 108 € + IVA = ~131 €

Scenario B: Banca tradizionale conto business

  • Canone medio conto business: 13 € × 12 = 156 €
  • Bonifici 20/mese a 0,50 € = 120 €/anno
  • F24: 5 × 1,50 € = 7,50 €
  • Fatturazione elettronica esterna (Aruba, Fattura24): 60-80 €/anno
  • Carta business: 30 €/anno
  • Imposta di bollo conto: 100 € (se saldo medio > 5.000 €)
  • TOTALE ANNO 1: ~470 € + IVA = ~573 €

Scenario C: Conto personale con tracciatura manuale

  • Canone conto personale: spesso 0 € (in promo)
  • Tempo di tracciatura manuale Excel: 2-3 ore/mese × 12 mesi = 24-36 ore l’anno
  • Costo opportunità: 30 €/ora di lavoro perso = 720-1.080 € equivalenti
  • Rischio di errori e sanzioni in caso di controllo: variabile, 0-2.000 €
  • TOTALE ANNO 1: 0 € apparenti, ma 700-3.000 € di costo nascosto

Il confronto è chiaro: Qonto Solo Basic costa il 75% in meno di un conto business tradizionale e libera 24-36 ore l’anno rispetto alla tracciatura manuale. Per chi vuole partire subito, l’apertura del conto Qonto richiede 10 minuti.

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FAQ Qonto Forfettario

1. Sono obbligato come forfettario ad avere un conto separato?

No, la legge italiana non lo impone per i forfettari. Tuttavia è fortemente consigliato per la tracciabilità dei movimenti, la protezione in caso di controllo Agenzia Entrate, e la gestione ordinata di imposte e contributi.

2. Posso pagare F24 con Qonto?

Sì, Qonto permette F24 manuale dall’app, F24 da file Entratel del commercialista, e F24 ricorrenti con addebito automatico. Il servizio è incluso nel canone, senza commissioni aggiuntive.

3. Qonto ha IBAN italiano?

Sì, dal 2022 Qonto rilascia IBAN italiano IT ai correntisti italiani. È un requisito chiave per usare F24 telematico Entratel/Fisconline e per evitare problemi con servizi pubblici italiani.

4. Quanto costa Qonto per un forfettario?

Il piano Solo Basic costa 9 €/mese (108 €/anno) + IVA, ed è il più adatto al forfettario tipico. Include 30 bonifici SEPA al mese, fatturazione elettronica, F24, 1 carta business e categorizzazione spese.

5. Qonto include la fatturazione elettronica per forfettari?

Sì, Qonto include fatturazione elettronica conforme al tracciato XML SDI, con bollo virtuale automatico per fatture sopra 77,47 € e gestione note di credito (TD04). Il modulo è incluso nel piano Solo Basic.

6. Posso aprire Qonto senza essere ancora P.IVA?

No, per aprire un conto Qonto Business devi essere già titolare di P.IVA attiva (forfettaria o ordinaria). Se devi ancora aprire la P.IVA, il consiglio è: prima apri P.IVA tramite il CAF (compresa scelta del codice ATECO e del regime), poi apri Qonto.

7. Qonto è sicuro? È coperto come una banca?

Qonto è un istituto di pagamento autorizzato dalla Banque de France, vigilato secondo standard europei. I depositi sono segregati presso una banca depositaria (CACEIS Bank), il che significa che in caso di crisi di Qonto, i fondi sono separati e non rientrano nel patrimonio aggredibile dai creditori. Non c’è invece la garanzia FITD italiana fino a 100.000 € (riservata alle banche): per saldi molto alti potrebbe valere la pena valutare anche un conto in banca tradizionale.

8. Qonto ha bancomat e carte fisiche?

Sì, Qonto include una carta Mastercard Business fisica nel piano Solo Basic. Si possono richiedere carte aggiuntive (anche virtuali, monouso) a costi contenuti. La rete ATM Mastercard ti permette prelievi in tutto il mondo, con limiti previsti dal piano.

9. Posso passare da Qonto a una banca tradizionale in seguito?

Certo, in qualunque momento. Esporti i movimenti, comunichi il nuovo IBAN ai clienti, chiudi il conto Qonto. La portabilità è garantita dalla normativa SEPA. Lo stesso vale al contrario: chi parte da una banca può migrare a Qonto rapidamente.

10. Conviene Qonto se passo dal forfettario al regime ordinario?

Sì, Qonto scala bene. Quando passerai a regime ordinario (oltre 85.000 € di ricavi), potrai upgradare al piano Solo Smart o, se prendi dipendenti/soci, ai piani Team Essential / Business. La piattaforma è la stessa: storico movimenti, fatture e categorizzazioni rimangono accessibili.

In sintesi: Qonto è la scelta naturale per il forfettario digitale

Il regime forfettario è progettato per minimizzare la burocrazia e massimizzare la semplicità operativa. Avere un conto in linea con questa filosofia — economico, online, integrato con fatturazione elettronica, IBAN italiano per F24 — è il completamento naturale della scelta fiscale. Qonto Solo Basic a 9 €/mese copre tutte le esigenze di una P.IVA forfettaria nei suoi primi 3-5 anni di attività, con un risparmio del 75% rispetto a un conto business tradizionale e senza i compromessi dei conti europei senza IBAN italiano.

Resta la regola d’oro: il conto separato si giustifica quando hai almeno 6-8 fatture l’anno e vuoi tutelarti dalla presunzione legale dell’Agenzia delle Entrate. Sotto questa soglia, valuta un foglio Excel ben tenuto. Sopra, aprire un conto Qonto Solo Basic è la mossa più razionale che puoi fare oggi per la tua attività.

Hai dubbi sul regime forfettario, sui contributi INPS o vuoi una consulenza su come aprire o gestire la tua P.IVA? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti accompagniamo passo passo dall’apertura della Partita IVA alla dichiarazione dei redditi annuale.

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-26 08:00:002026-05-24 09:37:06Conto Qonto per Forfettari 2026: Vantaggi e Configurazione Ottimale
GESTIONE PARTITA IVA

Carta di Credito Business per Partita IVA 2026: Confronto e Guida alla Scelta

regime forfettario partita iva

Scegliere la carta di credito business giusta per la propria partita IVA nel 2026 significa ottimizzare la gestione delle spese aziendali, accedere a plafond dedicati e semplificare la contabilita. Ma con decine di opzioni disponibili tra fintech e banche tradizionali, quale conviene davvero?

In questa guida analizziamo le migliori carte business per partite IVA e liberi professionisti: confrontiamo costi, plafond, cashback e funzionalita per aiutarti a scegliere quella piu adatta alle tue esigenze operative.



Indice dei contenuti

  1. Carta di debito vs carta di credito business
  2. Le migliori carte business 2026
  3. HYPE Business
  4. Tot Business
  5. Finom
  6. Blank (Credit Agricole)
  7. Wallester Business
  8. Tabella confronto carte business
  9. Come scegliere la carta giusta
  10. Vantaggi fiscali delle carte business
  11. Domande frequenti

Carta di debito vs carta di credito business: le differenze

Prima di scegliere, e fondamentale capire la differenza tra le due tipologie:

Carta di debito business

  • Addebito immediato sul conto corrente
  • Spendi solo quello che hai disponibile
  • Nessun rischio di indebitamento
  • Ideale per chi preferisce il controllo totale

Carta di credito business

  • Addebito posticipato (solitamente a fine mese o dopo 30-60 giorni)
  • Plafond di credito indipendente dal saldo
  • Utile per gestire il cash flow aziendale
  • Spesso richiede garanzie o fatturato minimo

Nota importante: molte fintech offrono carte di debito con circuito Visa/Mastercard che funzionano come carte di credito per prenotazioni hotel, noleggio auto e acquisti online, pur avendo addebito immediato.



Le migliori carte business per partita IVA 2026

Ecco la nostra selezione delle carte piu competitive per freelance, professionisti e piccole imprese:



1. HYPE Business – La piu completa per forfettari

HYPE Business e la soluzione pensata specificamente per partite IVA e liberi professionisti italiani, con un’attenzione particolare al regime forfettario.

Caratteristiche principali:

  • Canone: 2,90 euro/mese (34,80 euro/anno)
  • Carta: World Elite Mastercard fisica + virtuale
  • IBAN italiano: Si, completo
  • Prelievi ATM: gratuiti in Italia e UE
  • Bonifici SEPA: illimitati e gratuiti

Funzionalita esclusive:

  • Tax Manager integrato: calcola automaticamente tasse e contributi per forfettari
  • Accantonamento automatico: mette da parte la quota per le imposte
  • Categorizzazione spese: per semplificare la contabilita
  • Fatturazione elettronica: inclusa nel piano

Ideale per: forfettari che vogliono una gestione fiscale semplificata e automatizzata.



2. Tot Business – Vera carta di credito con plafond

Tot e una delle poche fintech che offre una vera carta di credito business con plafond dedicato e addebito posticipato.

Caratteristiche principali:

  • Canone conto: 7 euro/mese (piano Essentials)
  • Carta di credito: Visa Business Credit
  • Plafond: da 1.000 a 50.000 euro (in base al fatturato)
  • Dilazione: fino a 60 giorni senza interessi
  • IBAN italiano: Si

Requisiti per il plafond:

  • Fatturato annuo minimo: 50.000 euro
  • Attivita operativa da almeno 12 mesi
  • Collegamento conto corrente aziendale per analisi flussi

Ideale per: PMI e professionisti con fatturato consistente che necessitano di liquidita per anticipare spese.



3. Finom – Cashback fino al 3%

Finom e la fintech franco-tedesca che offre uno dei programmi di cashback piu generosi per carte business.

Piani disponibili:

PianoCanoneCashbackCarte incluse
SoloGratuito0%1 virtuale
Start14 euro/mese1%2 fisiche
Premium24 euro/mese2%5 fisiche
CorporateSu misuraFino a 3%Illimitate

Caratteristiche:

  • Carta: Visa Business Debit
  • IBAN: Tedesco (DE) – funziona per F24 e stipendi
  • Multi-utente: ideale per team
  • Integrazione contabile: export automatico per commercialista

Ideale per: aziende con spese elevate che vogliono recuperare una percentuale tramite cashback.



4. Blank (Credit Agricole) – Solidita bancaria

Blank e la soluzione business del gruppo Credit Agricole, che combina la solidita di una banca tradizionale con l’agilita di una fintech.

Caratteristiche principali:

  • Canone: da 6 euro/mese
  • Carta: Visa Business (debito e credito disponibili)
  • IBAN italiano: Si (IT)
  • Assistenza: telefonica in italiano
  • Garanzia depositi: fino a 100.000 euro (FITD)

Vantaggi:

  • Sicurezza di una banca tradizionale
  • App moderna e intuitiva
  • Possibilita di carta di credito con plafond
  • Nessun vincolo di fatturato minimo

Ideale per: chi preferisce la sicurezza di un istituto bancario tradizionale con servizi digitali.

5. Wallester Business – Carte virtuali illimitate

Wallester e la soluzione ideale per chi gestisce molte spese ricorrenti o abbonamenti software.

Caratteristiche principali:

  • Canone: Gratuito (piano Free)
  • Carte virtuali: fino a 300 gratuite
  • Carte fisiche: da 5 euro cad.
  • Circuito: Visa Business

Casi d’uso:

  • Una carta per ogni abbonamento: Netflix, Adobe, hosting, pubblicita
  • Controllo spese per progetto: limiti personalizzati per carta
  • Sicurezza: se una carta viene compromessa, blocchi solo quella

Ideale per: agenzie, startup e professionisti con molti abbonamenti SaaS.



Tabella confronto carte business 2026

CartaCanoneTipoIBAN ITCashbackPlafond credito
HYPE Business2,90 euro/meseDebitoSiNoNo
Tot7 euro/meseCreditoSiNoSi (60 gg)
Finom0-24 euro/meseDebitoNo (DE)1-3%No
Blank6 euro/meseDebito/CreditoSiNoSu richiesta
WallesterGratuitoDebitoNoNoNo

Come scegliere la carta business giusta

La scelta dipende dalle tue esigenze specifiche:

Scegli HYPE Business se:

  • Sei un forfettario e vuoi il Tax Manager integrato
  • Ti serve IBAN italiano per F24 e clienti PA
  • Preferisci un canone basso e prevedibile

Scegli Tot se:

  • Hai bisogno di una vera linea di credito
  • Fatturi oltre 50.000 euro/anno
  • Vuoi dilazionare pagamenti a fornitori

Scegli Finom se:

  • Hai spese elevate e vuoi il cashback
  • Gestisci un team con piu collaboratori
  • L’IBAN tedesco non e un problema per la tua attivita

Scegli Blank se:

  • Preferisci la sicurezza di una banca tradizionale
  • Hai bisogno di assistenza telefonica
  • Vuoi la garanzia FITD sui depositi

Scegli Wallester se:

  • Gestisci molti abbonamenti software/SaaS
  • Vuoi una carta virtuale per ogni fornitore
  • Cerchi una soluzione gratuita



Vantaggi fiscali delle carte business

Utilizzare una carta dedicata all’attivita professionale offre diversi vantaggi:

Per la contabilita:

  • Separazione spese: personali e professionali sempre distinte
  • Estratto conto dedicato: documento ufficiale per il commercialista
  • Export automatico: molte carte permettono l’export in formato compatibile con i software contabili

Per le deduzioni (solo ordinario):

  • Le spese sostenute con carta business sono facilmente documentabili
  • Il canone della carta e deducibile come costo aziendale
  • Eventuali commissioni sono costi deducibili

Attenzione forfettari: nel regime forfettario i costi non sono deducibili analiticamente (si applica il coefficiente di redditivita). Tuttavia, la carta business resta utile per:

  • Separare le finanze personali da quelle professionali
  • Documentare le spese in caso di controlli
  • Semplificare la gestione con il Tax Manager (es. HYPE)

Domande frequenti

Posso usare la carta personale per le spese della partita IVA?

Tecnicamente si, ma e sconsigliato. Mescolare spese personali e professionali complica la contabilita e puo creare problemi in caso di accertamento fiscale. Una carta business dedicata separa chiaramente i flussi e semplifica la documentazione.

L’IBAN straniero crea problemi con l’Agenzia delle Entrate?

No, gli IBAN europei (anche tedeschi o francesi) sono perfettamente legali e utilizzabili per l’attivita. Tuttavia, alcuni enti pubblici e clienti PA potrebbero preferire o richiedere un IBAN italiano (IT). Inoltre, per alcuni adempimenti fiscali come l’addebito diretto F24 potrebbe essere richiesto un conto italiano.

Qual e la differenza tra carta di debito e prepagata?

La carta di debito e collegata direttamente al conto corrente e scala dal saldo disponibile. La carta prepagata ha un “borsellino” separato che va ricaricato. Per uso business, le carte di debito sono generalmente preferibili perche hanno limiti piu alti e funzionalita complete.

Quanto plafond posso ottenere con una carta di credito business?

Il plafond dipende dal fatturato e dalla solidita finanziaria dell’azienda. Con Tot, ad esempio, si parte da 1.000 euro per arrivare fino a 50.000 euro. Le banche tradizionali possono offrire plafond anche superiori, ma richiedono garanzie e documentazione piu approfondita.

Il canone della carta business e deducibile?

Si, per chi e in regime ordinario il canone della carta business e un costo deducibile al 100% come spesa per servizi bancari. Per i forfettari, invece, i costi non sono deducibili analiticamente ma rientrano nel calcolo forfettario tramite il coefficiente di redditivita.

Hai bisogno di supporto per la gestione fiscale della tua partita IVA?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per professionisti e piccole imprese. Possiamo aiutarti a:

  • Scegliere il regime fiscale piu conveniente
  • Ottimizzare la gestione delle spese aziendali
  • Preparare la dichiarazione dei redditi
  • Gestire gli adempimenti IVA e contributivi

Contattaci per una consulenza: siamo a Udine in Via Tullio 19.

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-26 08:00:002026-05-30 00:43:13Carta di Credito Business per Partita IVA 2026: Confronto e Guida alla Scelta
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

Bonus Giorgetti 2026: 9,19% in Busta per Restare al Lavoro Oltre i 67 Anni

Bonus mamma

Il Bonus Giorgetti 2026 è la misura introdotta per incentivare i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione a restare al lavoro: in pratica, chi rinuncia ad andare in pensione vede aumentare la propria busta paga del 9,19% (la parte di contributi a carico del lavoratore), perché quei contributi previdenziali non vengono più versati e finiscono direttamente nello stipendio. Si applica a chi ha già maturato i requisiti per la pensione anticipata o per la pensione di vecchiaia ordinaria. Vediamo come funziona, a chi conviene e come richiederlo.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

Bonus Giorgetti in 30 secondi

Il Bonus Giorgetti (dal nome del Ministro dell’Economia che lo ha proposto) prevede che il lavoratore con requisiti per andare in pensione possa scegliere di posticipare l’uscita e ricevere subito in busta paga la quota di contributi previdenziali che altrimenti il datore di lavoro verserebbe a INPS. Il vantaggio è doppio:

  • Aumento immediato dello stipendio netto pari a circa il 9,19% (aliquota contributiva IVS a carico del lavoratore).
  • Possibilità di posticipare il pensionamento mantenendo l’ultimo stipendio per ricalcolare in seguito una pensione potenzialmente più alta.

Per il 2026 la misura è confermata e potenziata rispetto alle versioni precedenti dalla Legge di Bilancio.

Chi può chiederlo: requisiti 2026

Per accedere al Bonus Giorgetti nel 2026 occorre rientrare in una di queste categorie:

  • Lavoratore con requisiti di pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.
  • Lavoratore con requisiti di pensione di vecchiaia: 67 anni di età e 20 anni di contributi (almeno).
  • Lavoratore dipendente del settore privato o pubblico con rapporto di lavoro attivo.
  • Non aver presentato domanda di pensione: chi ha già attivato la prestazione non può richiedere il bonus.

I lavoratori autonomi e i forfettari restano fuori dalla misura, che si applica solo al lavoro dipendente.

Come funziona la decontribuzione 9,19%

L’aliquota contributiva IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) a carico del lavoratore dipendente è del 9,19% sulla retribuzione lorda. Con il Bonus Giorgetti:

  • Questa quota non viene più versata a INPS dal lavoratore.
  • L’importo corrispondente viene aggiunto allo stipendio netto.
  • Il datore di lavoro continua a versare la sua quota di contributi (23,81%).
  • La rinuncia ai contributi del lavoratore comporta che quei mesi non aumentano l’anzianità contributiva per il calcolo della pensione futura.

Quanto si guadagna: 3 esempi (RAL 30/45/60k)

RAL lordaContributi 9,19% annuiAumento mensile netto stimato
30.000 €~ 2.757 €~ 200 € lordi/mese
45.000 €~ 4.135 €~ 300 € lordi/mese
60.000 €~ 5.514 €~ 400 € lordi/mese

Gli importi netti dipendono dall’aliquota IRPEF marginale del lavoratore: il 9,19% in più di lordo è tassato normalmente, quindi il netto effettivo è leggermente inferiore. Per un calcolo personalizzato, il CAF può simulare lo scenario sulla base della tua busta paga.

Come richiederlo all’INPS: domanda online

La richiesta si presenta online attraverso il portale MyINPS:

  1. Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS.
  2. Cerca il servizio “Incentivo al posticipo del pensionamento” o “Bonus Giorgetti”.
  3. Compila la domanda indicando i tuoi dati anagrafici e contributivi.
  4. Il datore di lavoro riceve la comunicazione e applica la decontribuzione dalla mensilità successiva.

In alternativa, puoi presentare la domanda attraverso un patronato o tramite il CAF Centro Fiscale di Udine, che ti assiste anche nella valutazione di convenienza con la simulazione della pensione futura.

Bonus Giorgetti vs Quota 103: confronto

Le due misure rispondono a logiche opposte: Quota 103 consente l’uscita anticipata, Bonus Giorgetti incentiva a restare. Ecco il confronto:

  • Quota 103: pensione anticipata con 62 anni di età e 41 anni di contributi, ma con tetto al primo importo (max 4 volte il minimo INPS) e calcolo contributivo.
  • Bonus Giorgetti: prosecuzione del lavoro oltre i requisiti di pensione con +9,19% in busta paga e nessun tetto.
  • Stato Quota 103 nel 2026: la misura è stata bloccata per il 2026 (vedi aggiornamento Legge di Bilancio 2026).

Effetti sulla pensione futura

Aderire al Bonus Giorgetti ha alcuni effetti sulla pensione futura:

  • Non si accumulano contributi per i mesi in cui si beneficia del bonus: l’anzianità contributiva resta ferma.
  • Si continua a lavorare con stipendio più alto: questo può comunque rivalutare la base di calcolo della pensione (ultime retribuzioni).
  • Una volta cessato il rapporto, si va in pensione con i requisiti maturati al momento dell’adesione, ma con un coefficiente potenzialmente più favorevole grazie all’età maggiore.

FAQ

Quanto dura il Bonus Giorgetti?

Il bonus si applica fino a quando il lavoratore decide di andare in pensione o cessa il rapporto. Non c’è una scadenza massima fissata dalla legge, ma in pratica il lavoratore continua a maturare il diritto fino al pensionamento.

Come si calcola il 9,19%?

Il 9,19% è l’aliquota contributiva IVS standard a carico del lavoratore dipendente, calcolata sulla retribuzione lorda. Su uno stipendio mensile lordo di 2.500 €, l’aumento è di circa 230 € lordi, che diventano poi 130-160 € netti a seconda dell’IRPEF marginale.

Bonus Giorgetti è compatibile con Quota 103?

No: sono misure alternative. Inoltre, Quota 103 è stata bloccata nel 2026, quindi resta solo il Bonus Giorgetti per chi vuole rimandare il pensionamento.

La pensione futura cala?

I mesi in Bonus Giorgetti non aumentano l’anzianità contributiva, ma l’età più alta porta a un coefficiente di trasformazione più favorevole, che può compensare. In molti casi la pensione finale resta simile o addirittura più alta.

Posso fermarmi e riprendere?

Sì. In qualsiasi momento puoi rinunciare al bonus e presentare domanda di pensione. Una volta uscito, però, non puoi rientrare nel beneficio. Il CAF può aiutarti a valutare il momento migliore.

Vuoi un controllo personalizzato della tua pensione?

Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine. I nostri esperti analizzano cedolino, contributi e diritti per garantirti la pensione corretta.

Tel: 0432 1638640  |  WhatsApp: 366 6018121

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Logopedisti, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Logopedista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Tasse e Contributi

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 significa intraprendere una libera professione sanitaria regolamentata, con regole fiscali specifiche e vantaggi importanti grazie al regime forfettario. Il logopedista è infatti un professionista sanitario riconosciuto dalla Legge 42/1999 e dal D.M. 14/09/1994 n. 742, iscritto all’Albo TSRM-PSTRP, che si occupa della prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento.

In questa guida completa, aggiornata al 2026, spiegheremo passo dopo passo come aprire partita IVA, quale codice ATECO utilizzare, come funziona il regime forfettario al 5% o 15%, quali sono i contributi alla Gestione Separata INPS, come emettere fatture esenti IVA detraibili al 19%, e quanto si paga di tasse con esempi pratici a 25.000 €, 40.000 € e 55.000 € di fatturato.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario
  2. Aree di intervento del logopedista
  3. Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP
  4. Codice ATECO logopedista: 86.90.29
  5. Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote
  6. Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%
  7. Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%
  8. Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972
  9. Fatturazione elettronica logopedista B2C
  10. Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento
  11. Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali
  12. Logopedia pediatrica vs logopedia adulti
  13. Teleriabilitazione e online consulting 2026
  14. Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria
  15. Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K
  16. Come trovare i primi pazienti
  17. FAQ Partita IVA Logopedista 2026

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Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario

Il logopedista è un professionista sanitario il cui profilo è stato istituito con il D.M. 14 settembre 1994, n. 742 e successivamente inquadrato dalla Legge 26 febbraio 1999, n. 42, che ha eliminato la dicitura “ausiliaria” e riconosciuto piena autonomia professionale alle professioni sanitarie tecnico-riabilitative. La Legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha completato il quadro normativo istituendo gli Ordini delle Professioni Sanitarie e l’Albo della Federazione Nazionale TSRM-PSTRP.

In termini operativi, il logopedista svolge la propria attività in autonomia o in équipe con medici (foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, otorinolaringoiatri), psicologi, fisioterapisti, neuropsicomotricisti dell’età evolutiva e insegnanti. Non si tratta di un “tecnico” subordinato al medico, ma di un professionista che, sulla base della prescrizione medica, elabora autonomamente il piano di trattamento riabilitativo.

Aree di intervento del logopedista

Il D.M. 742/1994 individua quattro grandi aree di intervento del logopedista:

  • Disturbi del linguaggio e della comunicazione: ritardi del linguaggio, disturbi specifici del linguaggio (DSL), disfasie, afasie post-ictus o post-trauma, disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla).
  • Disturbi della voce: disfonie funzionali e organiche, noduli e polipi delle corde vocali, riabilitazione vocale post-chirurgica, voice training per professionisti della voce (insegnanti, cantanti, attori).
  • Disturbi della deglutizione: disfagie nei pazienti neurologici, oncologici (post-radioterapia testa-collo), pediatrici e geriatrici; disturbi della suzione e dell’alimentazione nel neonato e nel bambino.
  • Disturbi dell’apprendimento: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, ai sensi della Legge 170/2010.

A queste si aggiungono interventi su balbuzie e disfluenze, disturbi della comunicazione nello spettro autistico, sordità infantile (con riabilitazione protesica e impianto cocleare), deglutizione deviata e ortognatica in collaborazione con ortodontisti, e counseling familiare per supportare genitori e caregiver.

Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP

Per esercitare la professione di logopedista in Italia nel 2026 sono richiesti due requisiti fondamentali:

  • Laurea triennale in Logopedia (Classe L/SNT2 – Professioni sanitarie della riabilitazione), abilitante alla professione. Il corso prevede 180 CFU, di cui circa 60 di tirocinio pratico nelle strutture sanitarie convenzionate. L’esame finale ha valore di esame di Stato abilitante.
  • Iscrizione all’Albo della professione di Logopedista presso l’Ordine TSRM-PSTRP territoriale di competenza. L’iscrizione è obbligatoria per esercitare sia come dipendente sia come libero professionista, ai sensi della Legge 3/2018.

Per chi desidera proseguire gli studi sono disponibili la Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie (LM/SNT2), utile per ruoli di coordinamento, didattica e ricerca, oltre a master universitari di I e II livello in aree specialistiche (logopedia in età evolutiva, disfagia, voce artistica, neuroriabilitazione cognitiva, DSA).

L’iscrizione all’Albo comporta il pagamento di una quota annuale (mediamente 100-150 euro) e l’obbligo di formazione continua ECM (50 crediti annui, 150 nel triennio) ai sensi del D.lgs. 502/1992.

Codice ATECO logopedista: 86.90.29

Il codice ATECO 2025 (in vigore dal 1° gennaio 2025 e applicato anche nel 2026) corretto per il logopedista che apre partita IVA è il 86.90.29 – Altri servizi di assistenza sanitaria n.c.a. (non classificati altrove). Questo codice raggruppa le professioni sanitarie tecnico-riabilitative diverse dai medici, infermieri, fisioterapisti e psicologi.

In sede di apertura partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 telematico o tramite intermediario CAF), occorre indicare:

  • Codice ATECO primario: 86.90.29
  • Descrizione attività: “Servizi di logopedia – prestazioni sanitarie di valutazione e trattamento riabilitativo dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento”
  • Natura giuridica: persona fisica (lavoratore autonomo / libero professionista)
  • Regime fiscale: forfettario (codice “CM”) se si rispettano i requisiti
  • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS (non esiste cassa autonoma per logopedisti)

L’apertura della partita IVA è gratuita e immediata. Tramite il CAF Centro Fiscale di Udine è possibile ottenere assistenza completa nella compilazione del modello AA9/12 e nella pianificazione fiscale e previdenziale dell’attività.

Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote

Il regime forfettario introdotto dalla Legge 190/2014 e modificato dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) è la scelta più conveniente per la maggior parte dei logopedisti, soprattutto nei primi anni di attività. Le caratteristiche per il 2026 sono:

  • Limite di ricavi: 85.000 euro annui (sopra i 100.000 euro decadenza immediata in corso d’anno)
  • Coefficiente di redditività per ATECO 86.90.29: 78% (gruppo “altre attività”)
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (regime “start-up” se rispettati i requisiti); 15% dal sesto anno o se non si rispettano i requisiti start-up
  • Esenzione IVA: nessun obbligo di addebito IVA in fattura (a doppio titolo: regime forfettario + esenzione sanitaria art. 10)
  • Niente IRAP e niente studi di settore / ISA
  • Contabilità semplificata: solo registro cronologico delle fatture emesse (con software gestionale o anche in Excel)

Per accedere al regime start-up al 5% sono richiesti tre requisiti cumulativi:

  • Non aver esercitato attività professionale o di impresa nei 3 anni precedenti l’apertura partita IVA
  • L’attività non deve essere mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta come lavoratore dipendente o autonomo (eccetto pratica obbligatoria)
  • Se si prosegue un’attività altrui, i ricavi del cedente nel periodo d’imposta precedente non devono superare 85.000 euro

Il tirocinio universitario svolto durante il corso di laurea in Logopedia non è considerato “attività professionale precedente” e quindi non preclude l’accesso al regime start-up al 5%.

Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%

Il logopedista libero professionista, non avendo una cassa di previdenza autonoma, è obbligatoriamente iscritto alla Gestione Separata INPS ai sensi dell’art. 2, comma 26, della Legge 335/1995. L’iscrizione è gratuita e si effettua online sul portale INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Le aliquote contributive 2026 della Gestione Separata si applicano al reddito imponibile previdenziale (nel forfettario: ricavi × 78%):

  • 26,07%: per professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria (è la situazione standard del logopedista libero professionista a tempo pieno)
  • 24%: per professionisti già iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria (es. lavoratori dipendenti che esercitano in P.IVA in regime di doppio lavoro) o pensionati

Il massimale contributivo 2026 è di circa 119.650 euro (rivalutato annualmente). I contributi si versano tramite modello F24 con due saldi (giugno e novembre) e si calcolano in dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF, quadro RR sezione II). I contributi versati sono integralmente deducibili dal reddito ai fini IRPEF (anche nel forfettario, dove riducono direttamente l’imponibile dell’imposta sostitutiva).

Importante: il logopedista in P.IVA può addebitare in fattura al cliente la rivalsa INPS del 4% (art. 1, comma 212, L. 662/1996). Questa rivalsa concorre a formare il reddito imponibile IRPEF/sostitutiva ma non è soggetta a ritenuta.

Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%

Il logopedista è obbligato a trasmettere i dati delle prestazioni sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria (STS) ai sensi del D.lgs. 175/2014 e del D.M. 19 ottobre 2020 (che ha inserito gli iscritti agli Albi delle professioni sanitarie tra i soggetti tenuti all’invio).

L’invio dei dati al Sistema TS produce due effetti pratici fondamentali:

  • Detraibilità 19%: il paziente può detrarre le spese sostenute per prestazioni logopediche come spese sanitarie ex art. 15, comma 1, lett. c) TUIR, sopra la franchigia di 129,11 euro, nel modello 730 o Redditi PF. La detrazione è confermata anche per il 2026 (con il limite di reddito complessivo introdotto dalla Manovra per i redditi sopra 75.000 euro).
  • Precompilata: i dati trasmessi confluiscono automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata del paziente, semplificandone la compilazione.

Le scadenze 2026 per l’invio al Sistema TS sono semestrali (entro il 30 settembre per il primo semestre, entro il 31 gennaio dell’anno successivo per il secondo semestre), come stabilito dal D.M. 8 febbraio 2024. Per ogni prestazione il logopedista deve indicare data, importo, tipologia (TK = “altre spese sanitarie”), modalità di pagamento e codice fiscale del paziente.

Il paziente ha sempre diritto al diritto di opposizione alla trasmissione dei propri dati al STS: in tal caso il logopedista non invia i dati di quella prestazione e annota l’opposizione sul registro.

Per beneficiare della detrazione il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta di credito/debito, bancomat, app di pagamento) ai sensi della Legge 160/2019, art. 1, c. 679-680. È quindi sconsigliato il pagamento in contanti.

Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972

Le prestazioni rese dal logopedista sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 18, del DPR 633/1972, che esonera le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza”.

L’esenzione si applica indipendentemente dal regime fiscale (ordinario, semplificato o forfettario) e si fonda sul fatto che il logopedista è una professione sanitaria iscritta a un Albo. In fattura va indicata la dicitura: “Operazione esente IVA art. 10, n. 18, DPR 633/1972” e, se in regime forfettario, anche “Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”.

Importante: anche in caso di esenzione IVA, sulle fatture in regime forfettario di importo superiore a 77,47 euro va apposta una marca da bollo da 2 euro (art. 13 Tariffa allegata al DPR 642/1972). La marca può essere a carico del cliente (se indicata in fattura) e va versata cumulativamente entro 120 giorni dalla chiusura dell’anno tramite F24 (codice tributo 2505).

Per le prestazioni rese a strutture sanitarie pubbliche o private accreditate (es. ASL, cliniche), è opportuno verificare con il committente se la fattura debba riportare anche il riferimento al D.M. 17 maggio 2002 sull’esenzione delle prestazioni sanitarie rese in regime di accreditamento.

Fatturazione elettronica logopedista B2C

Dal 1° gennaio 2024, con l’entrata a regime della fatturazione elettronica per tutti i forfettari (D.L. 36/2022, art. 18), anche il logopedista deve emettere fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio (SdI). Tuttavia, esiste una regola specifica per le prestazioni sanitarie rese a privati:

  • Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche (B2C) i cui dati sono inviati al Sistema TS NON devono essere trasmesse via SdI in formato elettronico, ma vanno emesse in formato cartaceo o PDF e consegnate al paziente. Lo stabilisce l’art. 10-bis del D.L. 119/2018, prorogato fino al 31 dicembre 2025 (e con tutta probabilità prorogato anche per il 2026 con la Legge di Bilancio).
  • Le fatture verso aziende, enti, ASL, studi medici (B2B) vanno invece emesse tramite SdI in formato XML, indicando il codice destinatario o la PEC del committente. In questo caso il codice destinatario “0000000” si usa solo se il committente non lo ha comunicato.

In pratica, il logopedista che lavora prevalentemente con privati (B2C) non emette fatture elettroniche via SdI, ma cartacee o PDF, e si limita a inviare i dati al Sistema TS. Questo semplifica enormemente la gestione amministrativa.

Elementi obbligatori della fattura del logopedista (anche se cartacea):

  • Numerazione progressiva e data
  • Dati anagrafici e P.IVA del logopedista
  • Codice fiscale del paziente (obbligatorio per il Sistema TS)
  • Descrizione della prestazione (es. “valutazione logopedica”, “trattamento riabilitativo”)
  • Importo della prestazione
  • Dicitura esenzione IVA art. 10 n. 18 DPR 633/1972
  • Dicitura regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014
  • Eventuale marca da bollo da 2 euro (sopra 77,47 euro)
  • Modalità di pagamento (preferibilmente tracciabile)

Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento

Le tariffe del logopedista libero professionista sono liberamente determinate dal singolo professionista (non esistono più tariffari minimi obbligatori dopo la Legge Bersani 248/2006). Tuttavia, sulla base dei tariffari indicativi della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) e di rilevazioni di mercato 2025-2026, le tariffe più diffuse sono:

  • Valutazione logopedica iniziale (60-90 minuti, anamnesi, somministrazione test standardizzati, stesura relazione): 80-120 euro
  • Seduta di trattamento individuale (45-50 minuti): 40-70 euro in base alla città e all’esperienza
  • Bilancio periodico / aggiornamento valutazione: 50-90 euro
  • Counseling familiare (50 minuti): 50-80 euro
  • Relazione clinica per pediatra, scuola o altri specialisti: 40-80 euro
  • Trattamento di gruppo (es. gruppi DSA o di voice training): 20-35 euro a partecipante
  • Teleriabilitazione (videochiamata 30-45 minuti): 35-60 euro

Le tariffe variano sensibilmente in base alla città (Milano, Roma e Bologna sono mediamente più alte di 15-25%), all’esperienza, alla specializzazione (es. disfagia oncologica e voce artistica hanno tariffe più alte) e al tipo di paziente (le sedute di logopedia pediatrica sono mediamente più richieste).

Un logopedista libero professionista a tempo pieno con 25-30 ore settimanali di lavoro clinico (lasciando tempo per refertazione, formazione, counseling) può raggiungere un fatturato annuo di 35.000-55.000 euro, perfettamente compatibile con il regime forfettario.

Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali

Aprire uno studio professionale di logopedia richiede alcuni adempimenti, semplificati rispetto alle strutture sanitarie ambulatoriali ma non assenti:

  • SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale (a seconda della normativa regionale): è una segnalazione certificata di inizio attività che attesta il rispetto dei requisiti igienico-sanitari, di sicurezza e di idoneità dei locali. Per gli studi professionali “monoprofessionali” la procedura è generalmente semplificata e non richiede autorizzazione preventiva.
  • Requisiti dei locali: superficie minima dello studio (10-12 mq utili), bagno con antibagno, areazione e illuminazione naturale, climatizzazione, accessibilità per persone con disabilità (se nuova costruzione/ristrutturazione), insonorizzazione adeguata per le sedute di voice training e teleriabilitazione.
  • Destinazione d’uso: lo studio professionale può essere ubicato anche in unità immobiliari residenziali (categoria A/2, A/3) come “studio professionale” senza necessità di cambio d’uso, ai sensi della Legge 392/1978 art. 27 e della giurisprudenza consolidata.
  • RC professionale: la polizza di responsabilità civile professionale è obbligatoria ai sensi della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) per tutti i professionisti sanitari, con massimali tipicamente di 1-3 milioni di euro. Il costo annuo per logopedisti varia da 150 a 400 euro.
  • Privacy e GDPR: nomina del DPO se si trattano dati di particolari categorie su larga scala, registro dei trattamenti, informativa privacy specifica per dati sanitari.
  • Sicurezza sul lavoro: D.lgs. 81/2008 anche per studi professionali (DVR, formazione, primo soccorso e antincendio se ci sono dipendenti o collaboratori).

Per i materiali professionali, l’investimento iniziale tipico include:

  • Test standardizzati e batterie diagnostiche: PVCL, BVL 4-12, TROG-2, CMF, BVN 5-11, BVN 12-18, ABCA, MT, prove di lettura e scrittura DDE-2, ecc. (1.500-3.500 euro)
  • Strumentazione audio: registratore digitale di alta qualità, cuffie professionali, microfoni, software di analisi spettrografica della voce (Praat è gratuito, software specifici 200-800 euro)
  • Materiali per terapia: schede operative, libri specialistici, giochi terapeutici, software per CAA, app per riabilitazione (300-1.000 euro iniziali)
  • Arredamento: scrivania, sedie ergonomiche, lettino o poltrona pediatrica, armadi chiusi (per privacy dei materiali clinici), specchio da parete (utile per voice training e articolazione)
  • Strumentazione sanitaria di base: abbassalingua monouso, guanti, mascherine, gel disinfettante, cestini differenziati

Investimento iniziale complessivo: circa 3.000-7.000 euro per uno studio piccolo, fino a 15.000 euro per uno studio attrezzato con cabina insonorizzata e strumentazione avanzata.

Logopedia pediatrica vs logopedia adulti

La libera professione del logopedista si articola tipicamente in due grandi filoni, che richiedono competenze, materiali e approcci differenti:

Logopedia pediatrica (0-18 anni): rappresenta il segmento più richiesto del mercato libero professionale. Comprende:

  • Disturbi del linguaggio in età evolutiva (ritardi semplici, DSL, disturbi fonetico-fonologici)
  • Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia
  • Sordità infantile e riabilitazione protesica/cocleare
  • Balbuzie evolutiva e in età scolare
  • Disturbi della deglutizione neonatale e svezzamento difficile
  • Comunicazione nei disturbi dello spettro autistico
  • Deglutizione deviata e ortognatica (in collaborazione con ortodontisti)

Il logopedista pediatrico lavora prevalentemente con genitori paganti privati (la richiesta di valutazioni e trattamenti DSA è in continua crescita), in collaborazione con pediatri di libera scelta, neuropsichiatri infantili e centri di neuropsichiatria. Le tariffe medie sono leggermente più alte e la frequenza delle sedute è generalmente bisettimanale.

Logopedia adulti e geriatrica: comprende:

  • Afasie post-ictus o post-trauma cranico
  • Disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla, Alzheimer)
  • Disfagia neurologica, oncologica e geriatrica
  • Disfonie funzionali e organiche, voice training per professionisti della voce
  • Riabilitazione post-laringectomia e post-chirurgia testa-collo
  • Balbuzie persistente nell’adulto

Il logopedista per adulti collabora frequentemente con neurologi, otorinolaringoiatri, foniatri, fisiatri, oncologi, geriatri e RSA. Una parte significativa del lavoro può svolgersi a domicilio del paziente (afasie, SLA, esiti di ictus), con tariffe maggiorate per il trasferimento.

Molti logopedisti scelgono di specializzarsi in una nicchia specifica (es. solo DSA, solo voce, solo disfagia oncologica) per posizionarsi come riferimento territoriale e applicare tariffe più alte.

Teleriabilitazione e online consulting 2026

La teleriabilitazione logopedica, esplosa durante la pandemia, è ormai una modalità consolidata e regolamentata anche per il 2026. Le linee guida di riferimento sono:

  • Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 17 dicembre 2020 e successivi aggiornamenti del Ministero della Salute), che includono espressamente la teleriabilitazione tra le prestazioni erogabili
  • D.M. 30 settembre 2022 sui requisiti delle piattaforme di telemedicina e i flussi informativi del FSE 2.0
  • Position paper della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) sulle buone pratiche della teleriabilitazione logopedica

Dal punto di vista pratico, il logopedista può erogare in modalità telematica:

  • Teleconsulto e counseling familiare (sempre possibile)
  • Trattamento riabilitativo: consigliato dopo una prima valutazione in presenza, per pazienti collaboranti, con setup tecnologico adeguato e supporto del caregiver per i bambini
  • Bilanci periodici e supervisione di programmi di lavoro a casa
  • Formazione e parent training

Aspetti fiscali della teleriabilitazione: la prestazione resta una prestazione sanitaria a tutti gli effetti, esente IVA art. 10, soggetta a invio al Sistema TS e detraibile al 19%. La fattura va emessa con la stessa modalità delle prestazioni in presenza. È buona pratica indicare in fattura la dicitura aggiuntiva “Prestazione erogata in modalità di teleriabilitazione”.

Aspetti tecnologici minimi: piattaforma di videoconferenza GDPR-compliant (Doxee, GoToMeeting Health, Microsoft Teams in versione sanitaria, ecc.), connessione stabile, webcam HD, microfono di buona qualità (essenziale per i disturbi della voce e dell’articolazione), illuminazione adeguata.

Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria

Una situazione molto frequente è quella del logopedista dipendente di ASL o struttura sanitaria pubblica che vuole integrare il proprio reddito con un’attività libero professionale in regime forfettario. La compatibilità è possibile ma con regole specifiche:

  • Autorizzazione del datore di lavoro: il dipendente pubblico deve presentare istanza di autorizzazione all’esercizio della libera professione (D.lgs. 165/2001, art. 53). L’autorizzazione viene concessa salvo conflitti di interesse o incompatibilità con l’orario di servizio.
  • Regime intramoenia o extramoenia: il logopedista dipendente del SSN può aderire al regime intramoenia (con visite a tariffe regolate dal contratto) oppure svolgere la libera professione extramoenia, ma deve sceglierne uno solo per ogni Azienda.
  • Limite reddituale per il forfettario: chi nel 2025 ha avuto redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 30.000 euro NON può accedere al regime forfettario nel 2026, salvo che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato (art. 1 comma 57 lett. d-ter, L. 190/2014). Questo è un punto cruciale: molti logopedisti dipendenti ASL superano questa soglia e devono valutare il regime ordinario o semplificato.
  • Aliquota Gestione Separata: il dipendente che apre P.IVA paga la Gestione Separata INPS al 24% (e non al 26,07%) perché ha già altra copertura previdenziale obbligatoria
  • Niente regime start-up al 5%: la prosecuzione di un’attività di logopedia già svolta come dipendente preclude di norma l’aliquota agevolata (salvo eccezioni motivate)

Per il logopedista dipendente privato (es. cliniche, centri convenzionati) le regole sono più morbide: di norma è sufficiente verificare il contratto di lavoro per eventuali clausole di esclusiva e ottenere il consenso scritto del datore. Il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente per il forfettario si applica comunque.

Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K

Vediamo concretamente quanto paga di tasse e contributi un logopedista in regime forfettario, con tre scenari realistici. Le formule sono:

  • Reddito imponibile = Ricavi × 78% (coefficiente redditività ATECO 86.90.29)
  • Contributi INPS Gestione Separata = Reddito imponibile × 26,07% (senza altra copertura)
  • Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile − Contributi INPS) × 5% (start-up) o 15%
  • Carico fiscale totale = Imposta sostitutiva + Contributi INPS
  • Netto in tasca = Ricavi − Carico fiscale totale

Scenario 1: Fatturato 25.000 euro (logopedista neolaureata, primi anni)

  • Ricavi: 25.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 19.500 €
  • Contributi INPS (26,07% di 19.500): 5.084 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (19.500 − 5.084): 14.416 €
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 721 €
  • Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario): 2.162 €
  • Netto in tasca con 5%: 25.000 − 5.084 − 721 = 19.195 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 25.000 − 5.084 − 2.162 = 17.754 € (71,0%)

Scenario 2: Fatturato 40.000 euro (logopedista 3-4 anni di attività)

  • Ricavi: 40.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 31.200 €
  • Contributi INPS (26,07% di 31.200): 8.134 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (31.200 − 8.134): 23.066 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.153 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 3.460 €
  • Netto in tasca con 5%: 40.000 − 8.134 − 1.153 = 30.713 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 40.000 − 8.134 − 3.460 = 28.406 € (71,0%)

Scenario 3: Fatturato 55.000 euro (logopedista esperto, studio strutturato)

  • Ricavi: 55.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 42.900 €
  • Contributi INPS (26,07% di 42.900): 11.184 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (42.900 − 11.184): 31.716 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.586 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 4.757 €
  • Netto in tasca con 5%: 55.000 − 11.184 − 1.586 = 42.230 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 55.000 − 11.184 − 4.757 = 39.059 € (71,0%)

Come si vede, il regime forfettario consente al logopedista di trattenere il 71-77% del fatturato, decisamente più del regime ordinario (dove l’IRPEF a scaglioni più contributi può portare il carico fiscale al 38-43%). Il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività comporta una “perdita” di circa il 5,8% del fatturato, da pianificare con attenzione.

Come trovare i primi pazienti

Una volta aperta la partita IVA e allestito lo studio, la sfida principale del logopedista neoprofessionista è costruire la propria clientela. Le strategie più efficaci nel 2026 sono:

  • Convenzioni con studi medici e poliambulatori: contattare otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, dentisti/ortodontisti, geriatri della propria zona e proporre collaborazioni a tariffa concordata o invii reciproci. Questo è il canale storicamente più produttivo.
  • Referral con pediatri di libera scelta: per chi si occupa di logopedia pediatrica, costruire un rapporto solido con 4-5 pediatri della zona può portare 30-50 valutazioni l’anno. È utile preparare brochure informative e presentazioni di 30 minuti su DSA, ritardi del linguaggio o disfagia neonatale.
  • Convenzioni con scuole, asili e nidi: proporsi per screening del linguaggio nelle scuole materne (in collaborazione con i pediatri di comunità), per formazione agli insegnanti su DSA e per consulenze al doposcuola specializzato.
  • Convenzioni ASL per liste d’attesa: alcune ASL stipulano convenzioni con liberi professionisti per smaltire le liste d’attesa, soprattutto per DSA e ritardi del linguaggio. Le tariffe sono regolate ma il volume è significativo.
  • Google Business Profile: una scheda Google ottimizzata con foto dello studio, recensioni dei pazienti (richieste con tatto e privacy), orari, mappa e categorie corrette (“Logopedista”, “Speech Therapist”) porta in media il 30-40% dei nuovi pazienti privati.
  • Sito web professionale e SEO locale: anche un sito di 5-6 pagine ottimizzato per “logopedista [città]”, “trattamento DSA [città]”, “balbuzie bambini [città]” è un investimento di 800-1.500 euro che genera contatti per anni.
  • Social media specializzati: Instagram e TikTok funzionano bene per logopedia pediatrica e voice training (contenuti educativi per genitori), LinkedIn per il networking professionale con altri sanitari.
  • Iscrizione a piattaforme: MioDottore, Pagine Bianche Salute, Doctolib aumentano la visibilità (ma comportano costi mensili o commissioni).
  • Eventi formativi e divulgativi: organizzare incontri gratuiti su DSA per genitori, screening gratuiti nelle scuole o conferenze per insegnanti è un ottimo modo per farsi conoscere.

Tipicamente serve circa 1 anno di attività per raggiungere un volume di lavoro stabile (15-20 pazienti settimanali) e 2-3 anni per un’agenda completa. Per accelerare, può essere utile partire affittando ore in uno studio già avviato o lavorando come collaboratore in un poliambulatorio nei primi 12-18 mesi.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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FAQ Partita IVA Logopedista 2026

Quanto costa aprire la partita IVA come logopedista?

L’apertura della partita IVA è gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. I costi indiretti includono: marca da bollo per dichiarazione (gratis se telematica), iscrizione Albo TSRM-PSTRP (100-150 euro/anno), iscrizione gratuita alla Gestione Separata INPS, RC professionale (150-400 euro/anno), eventuali costi di consulenza CAF/commercialista (200-600 euro/anno per la dichiarazione dei redditi e la tenuta del registro forfettario).

Posso fare il logopedista in regime forfettario se sono dipendente ASL?

Sì, ma solo se il reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente è stato inferiore o uguale a 30.000 euro. Inoltre serve l’autorizzazione del datore di lavoro (D.lgs. 165/2001) e l’aliquota Gestione Separata sarà del 24% (non 26,07%) perché si ha già altra copertura previdenziale.

Le mie prestazioni di logopedia sono detraibili al 19%?

Sì. Le prestazioni del logopedista sono spese sanitarie detraibili al 19% (oltre la franchigia di 129,11 euro complessivi), trasmesse automaticamente al Sistema Tessera Sanitaria e precaricate nella dichiarazione precompilata del paziente. Il pagamento deve essere tracciabile (no contanti).

Devo fatturare con IVA al 22%?

No. Le prestazioni sanitarie del logopedista sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, del DPR 633/1972, indipendentemente dal regime fiscale (forfettario o ordinario). In fattura va indicata la dicitura di esenzione e, sopra 77,47 euro, applicata la marca da bollo da 2 euro.

Devo iscrivermi a una cassa professionale specifica?

No. I logopedisti non hanno una cassa di previdenza autonoma e si iscrivono obbligatoriamente alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota è del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, del 24% per chi è già coperto altrove.

Posso fare teleriabilitazione e fatturarla come prestazione sanitaria?

Sì. La teleriabilitazione è espressamente prevista dalle Linee guida nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 2020) e dal D.M. 30 settembre 2022. È una prestazione sanitaria a tutti gli effetti: esente IVA, soggetta a invio Sistema TS, detraibile al 19%. È buona pratica indicare in fattura la modalità “teleriabilitazione”.

Quanto guadagna un logopedista in regime forfettario?

Con il regime forfettario start-up al 5%, un logopedista trattiene circa il 76-77% del fatturato. Esempi: 25.000 € fatturato → ~19.200 € netti; 40.000 € fatturato → ~30.700 € netti; 55.000 € fatturato → ~42.200 € netti. Con aliquota al 15% (dal sesto anno) la percentuale netta scende a circa il 71%.

Devo fare fattura elettronica via SdI ai privati?

No. Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche i cui dati sono inviati al Sistema TS non vanno trasmesse via SdI (art. 10-bis D.L. 119/2018). Si emettono in cartaceo o PDF e si consegnano al paziente. La fatturazione elettronica via SdI resta obbligatoria solo per le prestazioni B2B (verso aziende, ASL, studi medici).

Serve la SCIA per aprire uno studio di logopedia?

Sì, è generalmente richiesta una SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale, con regole che variano da Regione a Regione. Per gli studi monoprofessionali la procedura è semplificata. Vanno rispettati requisiti di idoneità dei locali, igiene, sicurezza e accessibilità. Lo studio può essere ubicato anche in immobile residenziale come “studio professionale” senza cambio d’uso.

Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarmi?

Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i logopedisti nella scelta del regime fiscale, nell’apertura della partita IVA, nella gestione delle dichiarazioni dei redditi (modello Redditi PF), nell’invio al Sistema Tessera Sanitaria, nel calcolo dei contributi INPS Gestione Separata e nella pianificazione fiscale per ottimizzare il carico tributario. Contattaci per una consulenza personalizzata.

Conclusioni: aprire P.IVA logopedista nel 2026 conviene

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 rappresenta una scelta professionale e fiscale conveniente per molti motivi: il regime forfettario al 5% per i primi 5 anni consente di trattenere oltre tre quarti del fatturato; l’esenzione IVA art. 10 e la detraibilità 19% rendono le prestazioni più appetibili per i pazienti; la teleriabilitazione apre nuovi mercati anche oltre la propria città; il crescente bisogno di interventi su DSA, balbuzie, disfagia geriatrica e voice training garantisce una domanda sostenuta.

Le criticità da pianificare con attenzione sono il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente (cruciale per chi è già dipendente ASL), la corretta gestione del Sistema TS, la marca da bollo sulle fatture e il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività.

Per ricevere assistenza completa nell’apertura della partita IVA, nella scelta del regime fiscale e nella gestione fiscale e previdenziale annuale, il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione consulenti specializzati nelle professioni sanitarie. Prenota una consulenza online o in sede.

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Maggio 25, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-25 14:00:002026-09-27 00:04:49Partita IVA Logopedista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Tasse e Contributi
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