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Tag Archivio per: trattamento integrativo

NOTIZIE

Bonus esentasse nel 730/2026: quali dichiarare e quali no

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Con l’avvicinarsi della scadenza per la dichiarazione dei redditi, molti contribuenti si chiedono quali bonus e indennità percepiti nel corso del 2025 debbano essere inseriti nel 730/2026. La domanda non è banale: alcune misure sono esenti da IRPEF e non vanno dichiarate, mentre altre concorrono a formare il reddito imponibile e devono essere indicate con attenzione, pena il rischio di errori e conguagli in fase di controllo. Vediamo insieme quali sono i bonus esentasse e quali invece rientrano tra i redditi da dichiarare nel 730/2026.

Bonus esentasse 730/2026: cosa non si dichiara

Partiamo dai bonus esentasse, cioè quelle somme che la legge esclude espressamente dalla base imponibile IRPEF. Il caso più diffuso è l’Assegno Unico e Universale (AUU) per i figli a carico, erogato mensilmente dall’INPS. Si tratta di una prestazione che, per espressa previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito complessivo: non va quindi inserita nel modello 730/2026 e non incide né sull’IRPEF dovuta né sul calcolo dell’ISEE ai fini della prestazione stessa. In pratica, chi ha percepito l’Assegno Unico nel 2025 non troverà (e non deve cercare) alcuna riga dedicata nel quadro dei redditi.

Discorso simile vale per il cosiddetto bonus Renzi, oggi trasformato nel trattamento integrativo IRPEF. Questa somma, se spettante, viene già erogata direttamente in busta paga dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) e non richiede una dichiarazione separata come “reddito”: semmai, in fase di 730, si verifica se il trattamento integrativo è stato correttamente riconosciuto durante l’anno o se serve un conguaglio a favore del contribuente. Per approfondire questo meccanismo, il CAF Centro Fiscale ha dedicato una guida al trattamento integrativo IRPEF 2026 e al recupero del bonus Renzi nel 730.

Rientrano generalmente tra le somme esenti anche diversi bonus una tantum introdotti da specifici provvedimenti normativi (ad esempio contributi straordinari per il caro energia o per particolari categorie di famiglie), quando la norma istitutiva ne prevede espressamente la non tassabilità. In questi casi è sempre bene verificare puntualmente il testo della misura, perché non esiste una regola generale valida per ogni bonus: ogni provvedimento può stabilire un trattamento fiscale diverso.

Cosa va inserito nel 730/2026: i redditi imponibili

Sul fronte opposto troviamo le indennità che, pur avendo una funzione di sostegno al reddito, sono fiscalmente equiparate a un reddito da lavoro dipendente e devono quindi essere dichiarate nel 730/2026. L’esempio più rilevante è la NASpI, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Anche se la NASpI è già soggetta a ritenuta IRPEF operata direttamente dall’INPS in qualità di sostituto d’imposta, questo non significa che non vada dichiarata: si tratta infatti di un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, che concorre alla formazione del reddito complessivo e va riportato nel Quadro C del modello 730 (o quadro RC del modello Redditi Persone Fisiche), sulla base di quanto indicato nella Certificazione Unica rilasciata dall’INPS.

In altre parole, chi ha percepito la NASpI nel corso del 2025 dovrà controllare con attenzione la propria Certificazione Unica INPS e riportare l’importo indicato nella dichiarazione, proprio come farebbe con lo stipendio di un lavoro dipendente. Questo passaggio è fondamentale anche per calcolare correttamente eventuali detrazioni per lavoro dipendente spettanti sul periodo di percezione dell’indennità. Per capire come si gestiscono questi redditi all’interno della dichiarazione, può essere utile consultare la guida sul Quadro C del 730/2026 dedicato ai redditi di lavoro dipendente.

Vale la pena ricordare che il trattamento fiscale delle indennità sostitutive di reddito (disoccupazione, malattia, maternità erogata da INPS in alcuni casi) può presentare differenze in base alla natura specifica della prestazione e alla categoria di lavoratore coinvolta. Per questo motivo, prima di compilare autonomamente il modello, è sempre consigliabile far verificare la propria posizione da un professionista, così da evitare errori che potrebbero generare successivi accertamenti o richieste di conguaglio da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Come riconoscere i bonus esentasse nella propria situazione

Per orientarsi tra le diverse misure, un primo criterio pratico è controllare se il bonus percepito compare o meno nella Certificazione Unica (CU): se un’indennità è riportata nella CU come reddito, quasi certamente andrà inserita nel 730/2026. Se invece si tratta di un contributo non fiscalmente rilevante, come l’Assegno Unico, normalmente non comparirà tra i redditi imponibili della certificazione.

Un secondo elemento utile riguarda la fonte normativa del bonus: molte misure una tantum prevedono espressamente, nel decreto o nella legge istitutiva, la clausola di esenzione fiscale. In assenza di questa indicazione, la regola generale del Testo Unico delle Imposte sui Redditi tende a considerare imponibili le somme che sostituiscono un reddito da lavoro. Tra gli aspetti da monitorare per la campagna 730/2026 rientra anche il tema dei rimborsi e conguagli sulle pensioni, un ambito in cui le tempistiche di erogazione INPS incidono direttamente sulle scadenze della dichiarazione: ne parliamo nell’approfondimento su pensioni, quattordicesima e rimborsi 730 a luglio 2026.

Va infine ricordato che gli errori nella dichiarazione di redditi esenti o, al contrario, l’omissione di indennità imponibili come la NASpI, possono generare lettere di compliance o richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo affidarsi a un professionista che verifichi puntualmente ogni voce della Certificazione Unica resta la soluzione più sicura per evitare sorprese.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la compilazione del 730/2026, verificando caso per caso quali bonus vanno dichiarati e quali sono esenti, sia in ufficio che online. Per informazioni e un preventivo personalizzato, contattaci al numero 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 11:00:002026-07-18 09:56:10Bonus esentasse nel 730/2026: quali dichiarare e quali no
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Bonus Renzi 2026: cos’è diventato oggi (guida al Trattamento integrativo)

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  1. Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga
  2. Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo
  3. Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026
  4. Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate
  5. Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026
  6. Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga
  7. Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito
  8. La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo
  9. Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

Il Bonus Renzi 2026 è uno di quei nomi che, nonostante gli anni, resta ancora saldamente nel linguaggio comune degli italiani. Molti lavoratori dipendenti continuano a cercarlo online, chiedendosi se esista ancora e a quanto ammonta oggi. La verità è che il Bonus Renzi, così come lo abbiamo conosciuto nel 2014 con i famosi 80 euro in busta paga, non esiste più con quel nome. Si è trasformato, evoluto e ha cambiato ufficialmente denominazione. Oggi la misura si chiama Trattamento integrativo, vale fino a 1.200 euro all’anno e viene erogata direttamente in busta paga. In questa guida ti spieghiamo con parole semplici cos’era il Bonus Renzi 2026, come si è trasformato, chi ne beneficia oggi e quali sono le soglie di reddito aggiornate. Se hai dubbi o non ti è stato erogato correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a recuperarlo in dichiarazione dei redditi.

Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga

Per capire cosa sia il Bonus Renzi 2026, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Il cosiddetto Bonus Renzi nasce nel 2014, durante il governo guidato da Matteo Renzi, da cui prende il nome colloquiale. La misura fu introdotta con il Decreto Legge n. 66/2014, articolo 1, e prevedeva un credito di 80 euro al mese in busta paga per i lavoratori dipendenti con un reddito complessivo inferiore a 26.000 euro all’anno.

L’obiettivo era chiaro: aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori con redditi medio-bassi, mettendo qualche euro in più direttamente nel loro stipendio mensile. Non si trattava di un rimborso da richiedere, ma di un credito d’imposta erogato automaticamente dal datore di lavoro. In parole semplici, un credito d’imposta è una somma che lo Stato riconosce al cittadino riducendo le tasse che deve pagare, o versandogliela direttamente.

Gli ex bonus 80 euro in busta paga divennero rapidamente popolarissimi, tanto che il nome “Bonus Renzi” entrò nel linguaggio quotidiano. Ancora oggi, chi cerca il Bonus Renzi 2026 pensa spesso a quei famosi 80 euro mensili.

Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo

Il grande cambiamento arriva nel 2020. Con la Legge di Bilancio 2020 e il Decreto Legge n. 3/2020, il vecchio Bonus Renzi viene sostituito da una nuova misura chiamata Trattamento integrativo. Non è solo un cambio di nome: cambiano anche l’importo e le regole.

Con la riforma, il beneficio sale da 80 a 100 euro al mese, per un totale di 1.200 euro all’anno. La soglia di reddito viene innalzata a 28.000 euro. Nasce così quello che oggi molti chiamano ancora ex bonus 100 euro dipendenti, o più tecnicamente Trattamento integrativo.

Una novità importante riguarda il cosiddetto requisito di capienza IRPEF. Cosa significa? In pratica, per avere diritto al beneficio, l’imposta lorda che il lavoratore deve pagare (l’IRPEF) deve essere superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che gli spettano. L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè la tassa principale che paghiamo sui nostri guadagni. Se le detrazioni azzerano completamente l’imposta, il diritto al Trattamento integrativo potrebbe venire meno o ridursi. Per approfondire tutti i dettagli operativi della misura attuale, ti consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al Trattamento integrativo 2026.

Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026

Se il Bonus Renzi è stato ufficialmente sostituito dal Trattamento integrativo già dal 2020, perché milioni di persone cercano ancora online il Bonus Renzi 2026? La risposta sta nella forza dell’abitudine linguistica.

Il nome “Bonus Renzi” è diventato un termine legacy, cioè un’espressione ereditata dal passato che continua a sopravvivere anche quando la realtà è cambiata. È un fenomeno comune: la gente usa il nome che ha imparato per primo, quello più semplice e immediato, anche se non è più tecnicamente corretto.

È un po’ come chi continua a chiamare la SIAE “il bollino” o il codice fiscale “il tesserino”. Il Bonus Renzi 2026 è di fatto l’ex bonus renzi trattamento integrativo: lo stesso spirito della misura, con requisiti aggiornati. Chi cerca “Bonus Renzi” e chi cerca “Trattamento integrativo” cercano quindi la stessa cosa. Ecco perché è importante fare chiarezza: sapere che si tratta della medesima agevolazione ti aiuta a non farti confondere e a capire davvero a cosa hai diritto.

Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate

Veniamo alla domanda più importante: quanto vale il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, e con quali soglie di reddito? Nel 2026 le regole prevedono tre fasce di reddito ben distinte, come confermato dalle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Ecco come funziona nel dettaglio:

  • Reddito fino a 15.000 euro: spetta il Trattamento integrativo pieno, pari a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese), a condizione che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.
  • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro: il beneficio spetta in misura ridotta. L’importo è pari alla differenza tra le detrazioni fiscali spettanti e l’imposta IRPEF lorda, entro il limite massimo di 1.200 euro annui.
  • Reddito superiore a 28.000 euro: non spetta alcun Trattamento integrativo.

La fascia intermedia, quella tra 15.000 e 28.000 euro, è la più complessa da calcolare. In questa situazione il beneficio non è fisso, ma dipende dall’incrocio tra le detrazioni a cui hai diritto e l’imposta che devi versare. Proprio per questa complessità, molti lavoratori si rivolgono al CAF Centro Fiscale di Udine per verificare l’importo esatto che spetta loro. Ti ricordiamo che tutti gli importi indicati fanno riferimento alla disciplina vigente confermata per il Bonus Renzi 2026.

Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026

Un punto fondamentale da chiarire riguarda i beneficiari. Il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, è riservato esclusivamente a una categoria precisa di contribuenti: i lavoratori dipendenti e i soggetti a essi assimilati (come alcune collaborazioni).

È altrettanto importante sapere chi NON ne ha diritto:

  • I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa agevolazione.
  • I lavoratori autonomi con partita IVA non rientrano tra i beneficiari.
  • I forfettari (chi aderisce al regime forfettario) sono esclusi, perché il loro reddito è tassato con imposta sostitutiva e non con l’IRPEF ordinaria.

Quindi, se sei un dipendente con reddito nella fascia giusta, il Bonus Renzi 2026 ti spetta. Se invece sei un pensionato o un autonomo, purtroppo questa specifica misura non fa per te. Esistono però altre agevolazioni dedicate alle famiglie, come l’Assegno Unico 2026, di cui possono beneficiare anche i lavoratori autonomi. Per capire esattamente a cosa hai diritto in base alla tua situazione, il CAF Centro Fiscale a Udine è a tua disposizione.

Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga

Una delle domande più frequenti riguarda le modalità di erogazione: come si riceve concretamente il Bonus Renzi 2026? La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non devi fare nulla.

Il Trattamento integrativo viene infatti erogato automaticamente dal tuo datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta. Un sostituto d’imposta è chi, per conto dello Stato, trattiene ed eroga somme legate alle tasse: nel caso del datore di lavoro, calcola e versa il beneficio direttamente nella tua busta paga mensile, insieme allo stipendio.

In pratica, ogni mese trovi il tuo ex bonus 100 euro dipendenti già accreditato, senza dover presentare alcuna domanda. Tuttavia, può capitare che l’erogazione non avvenga correttamente durante l’anno: ad esempio se hai cambiato lavoro, se il datore non ha applicato bene i calcoli, o se hai avuto redditi da più fonti. In questi casi, il Bonus Renzi 2026 può essere recuperato in sede di dichiarazione dei redditi con il modello 730. Il conguaglio permette di riottenere quanto ti spettava e non ti è stato versato.

Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito

Per rendere più concreto il funzionamento del Bonus Renzi 2026, vediamo alcuni esempi pratici in base al reddito. Ricorda che nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro l’importo dipende dal rapporto tra detrazioni e imposta lorda, quindi i valori riportati sono indicativi e vanno verificati caso per caso.

Reddito annuoTrattamento integrativo spettanteNote
14.000 euro1.200 euro (pieno)Spetta l’importo intero se c’è capienza IRPEF
20.000 euroImporto ridottoPari alla differenza tra detrazioni e IRPEF lorda
25.000 euroImporto ridottoGeneralmente inferiore, va calcolato individualmente
28.000 euroFino a 0 euroSoglia limite: oltre non spetta nulla

Come vedi, il Bonus Renzi 2026 premia soprattutto i redditi più bassi con l’importo pieno di 1.200 euro. Man mano che il reddito sale verso i 28.000 euro, il beneficio si riduce progressivamente fino ad azzerarsi. La storia del bonus renzi 1200 euro mostra proprio questa logica: sostenere chi ha redditi medio-bassi. Per un calcolo preciso della tua fascia intermedia, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine, che verificano detrazioni e capienza IRPEF nel dettaglio.

La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo

Facciamo ora un riepilogo storico completo, in forma di timeline, per capire l’evoluzione del Bonus Renzi 2026 nel corso degli anni. È utile per orientarsi tra i vari nomi e importi che si sono succeduti.

  • 2014 – Nascita del Bonus Renzi: con il Decreto Legge n. 66/2014 arrivano gli 80 euro al mese in busta paga per redditi sotto i 26.000 euro. È l’era degli ex bonus 80 euro busta paga.
  • 2020 – Trasformazione: la Legge di Bilancio 2020 e il DL n. 3/2020 sostituiscono il vecchio bonus con il Trattamento integrativo. L’importo sale a 100 euro al mese (1.200 euro annui) e la soglia a 28.000 euro.
  • 2022 – Revisione soglie: con la riforma IRPEF vengono ridefinite le fasce, introducendo il meccanismo attuale con la soglia dei 15.000 euro per l’importo pieno.
  • 2026 – Situazione attuale: il Trattamento integrativo resta in vigore con importo massimo di 1.200 euro annui e le tre fasce di reddito che abbiamo visto.

Come si nota, il Bonus Renzi 2026 è il frutto di un percorso di oltre dieci anni. Il nome popolare è rimasto, ma la sostanza si è evoluta. Conoscere questa storia del bonus renzi 1200 euro aiuta a non confondersi tra vecchi e nuovi importi.

Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

Attorno al Bonus Renzi 2026 circolano ancora molti equivoci. Vediamo gli errori più diffusi, così da evitarli.

Il più frequente è pensare che il Bonus Renzi sia ancora una misura da richiedere separatamente. Molti cercano moduli, portali o domande da compilare, convinti di dover fare una richiesta. In realtà, come abbiamo visto, oggi il Trattamento integrativo è automatico: viene erogato direttamente in busta paga dal sostituto d’imposta, senza alcuna domanda.

Un altro errore comune è credere che spetti a tutti i lavoratori, indipendentemente dal reddito. Non è così: superata la soglia dei 28.000 euro, il beneficio non spetta più. Allo stesso modo, molti pensionati e autonomi si aspettano di riceverlo, ma sono esclusi.

Infine, c’è chi non verifica mai la busta paga e non si accorge che il Bonus Renzi 2026 non gli è stato erogato correttamente. In quel caso si rischia di perdere somme che spettano di diritto. La soluzione è controllare in sede di dichiarazione dei redditi ed eventualmente recuperare l’importo. Il CAF Centro Fiscale a Udine effettua proprio questa verifica per te.

Conclusione

Il Bonus Renzi 2026 non è scomparso: si è semplicemente evoluto nel Trattamento integrativo, mantenendo l’obiettivo di sostenere i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Abbiamo visto come dagli 80 euro del 2014 si sia passati agli attuali 1.200 euro annui, con soglie di reddito precise e il requisito di capienza IRPEF. Conoscere questa evoluzione ti permette di capire davvero a cosa hai diritto e di non farti confondere dai nomi legacy. Se hai il dubbio che il Bonus Renzi 2026 non ti sia stato erogato correttamente, o se rientri nella complessa fascia tra 15.000 e 28.000 euro e vuoi conoscere l’importo esatto, non lasciare nulla al caso.

Hai bisogno di assistenza per il recupero del Trattamento integrativo o per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online in tutta Italia. Puoi prenotare un appuntamento o contattarci al 0432 1638640, oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti verificano la tua busta paga, calcolano l’importo spettante e recuperano le somme non erogate direttamente nel tuo 730.

Domande Frequenti sul Bonus Renzi 2026

Il Bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

Sì, ma non con quel nome. Il Bonus Renzi 2026 esiste sotto la denominazione ufficiale di Trattamento integrativo. La sostanza è la stessa (un beneficio in busta paga per i dipendenti), ma importo e soglie sono stati aggiornati: oggi vale fino a 1.200 euro annui per redditi entro i 28.000 euro.

Gli autonomi possono avere il Bonus Renzi 2026?

No. Il Bonus Renzi 2026 (Trattamento integrativo) è riservato ai lavoratori dipendenti e assimilati. I lavoratori autonomi con partita IVA e i forfettari sono esclusi, perché il loro reddito non è tassato con l’IRPEF ordinaria richiesta dalla misura.

I pensionati hanno diritto al Bonus Renzi 2026?

No. I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa specifica agevolazione. Esistono però altre misure dedicate ai pensionati che il CAF Centro Fiscale può illustrarti.

Un dipendente che ha anche partita IVA può ricevere il Bonus Renzi 2026?

Sì, è possibile. Se il rapporto di lavoro dipendente è quello prevalente e il reddito da lavoro dipendente rientra nelle soglie previste, il Bonus Renzi 2026 può spettare. Ogni situazione va però valutata singolarmente: gli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine verificano il tuo caso specifico.

Quanto vale il Bonus Renzi 2026?

Il Trattamento integrativo vale fino a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese) per i redditi fino a 15.000 euro con capienza IRPEF. Tra 15.000 e 28.000 euro l’importo è ridotto e va calcolato individualmente. Oltre i 28.000 euro non spetta nulla.

Come recupero il Bonus Renzi 2026 se non l’ho ricevuto in busta paga?

Se il Trattamento integrativo non ti è stato erogato correttamente durante l’anno, puoi recuperarlo tramite conguaglio nel modello 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della verifica e del recupero delle somme che ti spettano.


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    Con l’avvicinarsi della scadenza per la dichiarazione dei redditi, molti contribuenti si chiedono quali bonus e indennità percepiti nel corso del 2025 debbano essere inseriti nel 730/2026. La domanda non è banale: alcune misure sono esenti da IRPEF e non vanno dichiarate, mentre altre concorrono a formare il reddito imponibile e devono essere indicate con attenzione, pena il rischio di errori e conguagli in fase di controllo. Vediamo insieme quali sono i bonus esentasse e quali invece rientrano tra i redditi da dichiarare nel 730/2026.

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    Partiamo dai bonus esentasse, cioè quelle somme che la legge esclude espressamente dalla base imponibile IRPEF. Il caso più diffuso è l’Assegno Unico e Universale (AUU) per i figli a carico, erogato mensilmente dall’INPS. Si tratta di una prestazione che, per espressa previsione normativa, non concorre alla formazione del reddito complessivo: non va quindi inserita nel modello 730/2026 e non incide né sull’IRPEF dovuta né sul calcolo dell’ISEE ai fini della prestazione stessa. In pratica, chi ha percepito l’Assegno Unico nel 2025 non troverà (e non deve cercare) alcuna riga dedicata nel quadro dei redditi.

    Discorso simile vale per il cosiddetto bonus Renzi, oggi trasformato nel trattamento integrativo IRPEF. Questa somma, se spettante, viene già erogata direttamente in busta paga dal datore di lavoro (sostituto d’imposta) e non richiede una dichiarazione separata come “reddito”: semmai, in fase di 730, si verifica se il trattamento integrativo è stato correttamente riconosciuto durante l’anno o se serve un conguaglio a favore del contribuente. Per approfondire questo meccanismo, il CAF Centro Fiscale ha dedicato una guida al trattamento integrativo IRPEF 2026 e al recupero del bonus Renzi nel 730.

    Rientrano generalmente tra le somme esenti anche diversi bonus una tantum introdotti da specifici provvedimenti normativi (ad esempio contributi straordinari per il caro energia o per particolari categorie di famiglie), quando la norma istitutiva ne prevede espressamente la non tassabilità. In questi casi è sempre bene verificare puntualmente il testo della misura, perché non esiste una regola generale valida per ogni bonus: ogni provvedimento può stabilire un trattamento fiscale diverso.

    Cosa va inserito nel 730/2026: i redditi imponibili

    Sul fronte opposto troviamo le indennità che, pur avendo una funzione di sostegno al reddito, sono fiscalmente equiparate a un reddito da lavoro dipendente e devono quindi essere dichiarate nel 730/2026. L’esempio più rilevante è la NASpI, l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS. Anche se la NASpI è già soggetta a ritenuta IRPEF operata direttamente dall’INPS in qualità di sostituto d’imposta, questo non significa che non vada dichiarata: si tratta infatti di un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, che concorre alla formazione del reddito complessivo e va riportato nel Quadro C del modello 730 (o quadro RC del modello Redditi Persone Fisiche), sulla base di quanto indicato nella Certificazione Unica rilasciata dall’INPS.

    In altre parole, chi ha percepito la NASpI nel corso del 2025 dovrà controllare con attenzione la propria Certificazione Unica INPS e riportare l’importo indicato nella dichiarazione, proprio come farebbe con lo stipendio di un lavoro dipendente. Questo passaggio è fondamentale anche per calcolare correttamente eventuali detrazioni per lavoro dipendente spettanti sul periodo di percezione dell’indennità. Per capire come si gestiscono questi redditi all’interno della dichiarazione, può essere utile consultare la guida sul Quadro C del 730/2026 dedicato ai redditi di lavoro dipendente.

    Vale la pena ricordare che il trattamento fiscale delle indennità sostitutive di reddito (disoccupazione, malattia, maternità erogata da INPS in alcuni casi) può presentare differenze in base alla natura specifica della prestazione e alla categoria di lavoratore coinvolta. Per questo motivo, prima di compilare autonomamente il modello, è sempre consigliabile far verificare la propria posizione da un professionista, così da evitare errori che potrebbero generare successivi accertamenti o richieste di conguaglio da parte dell’Agenzia delle Entrate.

    Come riconoscere i bonus esentasse nella propria situazione

    Per orientarsi tra le diverse misure, un primo criterio pratico è controllare se il bonus percepito compare o meno nella Certificazione Unica (CU): se un’indennità è riportata nella CU come reddito, quasi certamente andrà inserita nel 730/2026. Se invece si tratta di un contributo non fiscalmente rilevante, come l’Assegno Unico, normalmente non comparirà tra i redditi imponibili della certificazione.

    Un secondo elemento utile riguarda la fonte normativa del bonus: molte misure una tantum prevedono espressamente, nel decreto o nella legge istitutiva, la clausola di esenzione fiscale. In assenza di questa indicazione, la regola generale del Testo Unico delle Imposte sui Redditi tende a considerare imponibili le somme che sostituiscono un reddito da lavoro. Tra gli aspetti da monitorare per la campagna 730/2026 rientra anche il tema dei rimborsi e conguagli sulle pensioni, un ambito in cui le tempistiche di erogazione INPS incidono direttamente sulle scadenze della dichiarazione: ne parliamo nell’approfondimento su pensioni, quattordicesima e rimborsi 730 a luglio 2026.

    Va infine ricordato che gli errori nella dichiarazione di redditi esenti o, al contrario, l’omissione di indennità imponibili come la NASpI, possono generare lettere di compliance o richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per questo motivo affidarsi a un professionista che verifichi puntualmente ogni voce della Certificazione Unica resta la soluzione più sicura per evitare sorprese.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza per la compilazione del 730/2026, verificando caso per caso quali bonus vanno dichiarati e quali sono esenti, sia in ufficio che online. Per informazioni e un preventivo personalizzato, contattaci al numero 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Luglio 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-18 11:00:002026-07-18 09:56:10Bonus esentasse nel 730/2026: quali dichiarare e quali no
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Bonus Renzi 2026: cos’è diventato oggi (guida al Trattamento integrativo)

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Indice dei contenuti

    1. Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga
    2. Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo
    3. Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026
    4. Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate
    5. Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026
    6. Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga
    7. Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito
    8. La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo
    9. Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

    Il Bonus Renzi 2026 è uno di quei nomi che, nonostante gli anni, resta ancora saldamente nel linguaggio comune degli italiani. Molti lavoratori dipendenti continuano a cercarlo online, chiedendosi se esista ancora e a quanto ammonta oggi. La verità è che il Bonus Renzi, così come lo abbiamo conosciuto nel 2014 con i famosi 80 euro in busta paga, non esiste più con quel nome. Si è trasformato, evoluto e ha cambiato ufficialmente denominazione. Oggi la misura si chiama Trattamento integrativo, vale fino a 1.200 euro all’anno e viene erogata direttamente in busta paga. In questa guida ti spieghiamo con parole semplici cos’era il Bonus Renzi 2026, come si è trasformato, chi ne beneficia oggi e quali sono le soglie di reddito aggiornate. Se hai dubbi o non ti è stato erogato correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a recuperarlo in dichiarazione dei redditi.

    Cos’era il Bonus Renzi: gli 80 euro in busta paga

    Per capire cosa sia il Bonus Renzi 2026, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Il cosiddetto Bonus Renzi nasce nel 2014, durante il governo guidato da Matteo Renzi, da cui prende il nome colloquiale. La misura fu introdotta con il Decreto Legge n. 66/2014, articolo 1, e prevedeva un credito di 80 euro al mese in busta paga per i lavoratori dipendenti con un reddito complessivo inferiore a 26.000 euro all’anno.

    L’obiettivo era chiaro: aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori con redditi medio-bassi, mettendo qualche euro in più direttamente nel loro stipendio mensile. Non si trattava di un rimborso da richiedere, ma di un credito d’imposta erogato automaticamente dal datore di lavoro. In parole semplici, un credito d’imposta è una somma che lo Stato riconosce al cittadino riducendo le tasse che deve pagare, o versandogliela direttamente.

    Gli ex bonus 80 euro in busta paga divennero rapidamente popolarissimi, tanto che il nome “Bonus Renzi” entrò nel linguaggio quotidiano. Ancora oggi, chi cerca il Bonus Renzi 2026 pensa spesso a quei famosi 80 euro mensili.

    Come si è trasformato il Bonus Renzi nel Trattamento integrativo

    Il grande cambiamento arriva nel 2020. Con la Legge di Bilancio 2020 e il Decreto Legge n. 3/2020, il vecchio Bonus Renzi viene sostituito da una nuova misura chiamata Trattamento integrativo. Non è solo un cambio di nome: cambiano anche l’importo e le regole.

    Con la riforma, il beneficio sale da 80 a 100 euro al mese, per un totale di 1.200 euro all’anno. La soglia di reddito viene innalzata a 28.000 euro. Nasce così quello che oggi molti chiamano ancora ex bonus 100 euro dipendenti, o più tecnicamente Trattamento integrativo.

    Una novità importante riguarda il cosiddetto requisito di capienza IRPEF. Cosa significa? In pratica, per avere diritto al beneficio, l’imposta lorda che il lavoratore deve pagare (l’IRPEF) deve essere superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che gli spettano. L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè la tassa principale che paghiamo sui nostri guadagni. Se le detrazioni azzerano completamente l’imposta, il diritto al Trattamento integrativo potrebbe venire meno o ridursi. Per approfondire tutti i dettagli operativi della misura attuale, ti consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al Trattamento integrativo 2026.

    Perché la gente cerca ancora il Bonus Renzi 2026

    Se il Bonus Renzi è stato ufficialmente sostituito dal Trattamento integrativo già dal 2020, perché milioni di persone cercano ancora online il Bonus Renzi 2026? La risposta sta nella forza dell’abitudine linguistica.

    Il nome “Bonus Renzi” è diventato un termine legacy, cioè un’espressione ereditata dal passato che continua a sopravvivere anche quando la realtà è cambiata. È un fenomeno comune: la gente usa il nome che ha imparato per primo, quello più semplice e immediato, anche se non è più tecnicamente corretto.

    È un po’ come chi continua a chiamare la SIAE “il bollino” o il codice fiscale “il tesserino”. Il Bonus Renzi 2026 è di fatto l’ex bonus renzi trattamento integrativo: lo stesso spirito della misura, con requisiti aggiornati. Chi cerca “Bonus Renzi” e chi cerca “Trattamento integrativo” cercano quindi la stessa cosa. Ecco perché è importante fare chiarezza: sapere che si tratta della medesima agevolazione ti aiuta a non farti confondere e a capire davvero a cosa hai diritto.

    Bonus Renzi 2026: importi e soglie di reddito aggiornate

    Veniamo alla domanda più importante: quanto vale il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, e con quali soglie di reddito? Nel 2026 le regole prevedono tre fasce di reddito ben distinte, come confermato dalle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

    Ecco come funziona nel dettaglio:

    • Reddito fino a 15.000 euro: spetta il Trattamento integrativo pieno, pari a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese), a condizione che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.
    • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro: il beneficio spetta in misura ridotta. L’importo è pari alla differenza tra le detrazioni fiscali spettanti e l’imposta IRPEF lorda, entro il limite massimo di 1.200 euro annui.
    • Reddito superiore a 28.000 euro: non spetta alcun Trattamento integrativo.

    La fascia intermedia, quella tra 15.000 e 28.000 euro, è la più complessa da calcolare. In questa situazione il beneficio non è fisso, ma dipende dall’incrocio tra le detrazioni a cui hai diritto e l’imposta che devi versare. Proprio per questa complessità, molti lavoratori si rivolgono al CAF Centro Fiscale di Udine per verificare l’importo esatto che spetta loro. Ti ricordiamo che tutti gli importi indicati fanno riferimento alla disciplina vigente confermata per il Bonus Renzi 2026.

    Chi beneficia oggi del Bonus Renzi 2026

    Un punto fondamentale da chiarire riguarda i beneficiari. Il Bonus Renzi 2026, cioè il Trattamento integrativo, è riservato esclusivamente a una categoria precisa di contribuenti: i lavoratori dipendenti e i soggetti a essi assimilati (come alcune collaborazioni).

    È altrettanto importante sapere chi NON ne ha diritto:

    • I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa agevolazione.
    • I lavoratori autonomi con partita IVA non rientrano tra i beneficiari.
    • I forfettari (chi aderisce al regime forfettario) sono esclusi, perché il loro reddito è tassato con imposta sostitutiva e non con l’IRPEF ordinaria.

    Quindi, se sei un dipendente con reddito nella fascia giusta, il Bonus Renzi 2026 ti spetta. Se invece sei un pensionato o un autonomo, purtroppo questa specifica misura non fa per te. Esistono però altre agevolazioni dedicate alle famiglie, come l’Assegno Unico 2026, di cui possono beneficiare anche i lavoratori autonomi. Per capire esattamente a cosa hai diritto in base alla tua situazione, il CAF Centro Fiscale a Udine è a tua disposizione.

    Come si riceve il Bonus Renzi 2026 in busta paga

    Una delle domande più frequenti riguarda le modalità di erogazione: come si riceve concretamente il Bonus Renzi 2026? La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non devi fare nulla.

    Il Trattamento integrativo viene infatti erogato automaticamente dal tuo datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta. Un sostituto d’imposta è chi, per conto dello Stato, trattiene ed eroga somme legate alle tasse: nel caso del datore di lavoro, calcola e versa il beneficio direttamente nella tua busta paga mensile, insieme allo stipendio.

    In pratica, ogni mese trovi il tuo ex bonus 100 euro dipendenti già accreditato, senza dover presentare alcuna domanda. Tuttavia, può capitare che l’erogazione non avvenga correttamente durante l’anno: ad esempio se hai cambiato lavoro, se il datore non ha applicato bene i calcoli, o se hai avuto redditi da più fonti. In questi casi, il Bonus Renzi 2026 può essere recuperato in sede di dichiarazione dei redditi con il modello 730. Il conguaglio permette di riottenere quanto ti spettava e non ti è stato versato.

    Tabella Bonus Renzi 2026: esempi per fasce di reddito

    Per rendere più concreto il funzionamento del Bonus Renzi 2026, vediamo alcuni esempi pratici in base al reddito. Ricorda che nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro l’importo dipende dal rapporto tra detrazioni e imposta lorda, quindi i valori riportati sono indicativi e vanno verificati caso per caso.

    Reddito annuoTrattamento integrativo spettanteNote
    14.000 euro1.200 euro (pieno)Spetta l’importo intero se c’è capienza IRPEF
    20.000 euroImporto ridottoPari alla differenza tra detrazioni e IRPEF lorda
    25.000 euroImporto ridottoGeneralmente inferiore, va calcolato individualmente
    28.000 euroFino a 0 euroSoglia limite: oltre non spetta nulla

    Come vedi, il Bonus Renzi 2026 premia soprattutto i redditi più bassi con l’importo pieno di 1.200 euro. Man mano che il reddito sale verso i 28.000 euro, il beneficio si riduce progressivamente fino ad azzerarsi. La storia del bonus renzi 1200 euro mostra proprio questa logica: sostenere chi ha redditi medio-bassi. Per un calcolo preciso della tua fascia intermedia, affidati agli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine, che verificano detrazioni e capienza IRPEF nel dettaglio.

    La timeline: dagli 80 euro al Trattamento integrativo

    Facciamo ora un riepilogo storico completo, in forma di timeline, per capire l’evoluzione del Bonus Renzi 2026 nel corso degli anni. È utile per orientarsi tra i vari nomi e importi che si sono succeduti.

    • 2014 – Nascita del Bonus Renzi: con il Decreto Legge n. 66/2014 arrivano gli 80 euro al mese in busta paga per redditi sotto i 26.000 euro. È l’era degli ex bonus 80 euro busta paga.
    • 2020 – Trasformazione: la Legge di Bilancio 2020 e il DL n. 3/2020 sostituiscono il vecchio bonus con il Trattamento integrativo. L’importo sale a 100 euro al mese (1.200 euro annui) e la soglia a 28.000 euro.
    • 2022 – Revisione soglie: con la riforma IRPEF vengono ridefinite le fasce, introducendo il meccanismo attuale con la soglia dei 15.000 euro per l’importo pieno.
    • 2026 – Situazione attuale: il Trattamento integrativo resta in vigore con importo massimo di 1.200 euro annui e le tre fasce di reddito che abbiamo visto.

    Come si nota, il Bonus Renzi 2026 è il frutto di un percorso di oltre dieci anni. Il nome popolare è rimasto, ma la sostanza si è evoluta. Conoscere questa storia del bonus renzi 1200 euro aiuta a non confondersi tra vecchi e nuovi importi.

    Errori comuni sul Bonus Renzi 2026 da evitare

    Attorno al Bonus Renzi 2026 circolano ancora molti equivoci. Vediamo gli errori più diffusi, così da evitarli.

    Il più frequente è pensare che il Bonus Renzi sia ancora una misura da richiedere separatamente. Molti cercano moduli, portali o domande da compilare, convinti di dover fare una richiesta. In realtà, come abbiamo visto, oggi il Trattamento integrativo è automatico: viene erogato direttamente in busta paga dal sostituto d’imposta, senza alcuna domanda.

    Un altro errore comune è credere che spetti a tutti i lavoratori, indipendentemente dal reddito. Non è così: superata la soglia dei 28.000 euro, il beneficio non spetta più. Allo stesso modo, molti pensionati e autonomi si aspettano di riceverlo, ma sono esclusi.

    Infine, c’è chi non verifica mai la busta paga e non si accorge che il Bonus Renzi 2026 non gli è stato erogato correttamente. In quel caso si rischia di perdere somme che spettano di diritto. La soluzione è controllare in sede di dichiarazione dei redditi ed eventualmente recuperare l’importo. Il CAF Centro Fiscale a Udine effettua proprio questa verifica per te.

    Conclusione

    Il Bonus Renzi 2026 non è scomparso: si è semplicemente evoluto nel Trattamento integrativo, mantenendo l’obiettivo di sostenere i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Abbiamo visto come dagli 80 euro del 2014 si sia passati agli attuali 1.200 euro annui, con soglie di reddito precise e il requisito di capienza IRPEF. Conoscere questa evoluzione ti permette di capire davvero a cosa hai diritto e di non farti confondere dai nomi legacy. Se hai il dubbio che il Bonus Renzi 2026 non ti sia stato erogato correttamente, o se rientri nella complessa fascia tra 15.000 e 28.000 euro e vuoi conoscere l’importo esatto, non lasciare nulla al caso.

    Hai bisogno di assistenza per il recupero del Trattamento integrativo o per la dichiarazione dei redditi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online in tutta Italia. Puoi prenotare un appuntamento o contattarci al 0432 1638640, oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121. I nostri esperti verificano la tua busta paga, calcolano l’importo spettante e recuperano le somme non erogate direttamente nel tuo 730.

    Domande Frequenti sul Bonus Renzi 2026

    Il Bonus Renzi esiste ancora nel 2026?

    Sì, ma non con quel nome. Il Bonus Renzi 2026 esiste sotto la denominazione ufficiale di Trattamento integrativo. La sostanza è la stessa (un beneficio in busta paga per i dipendenti), ma importo e soglie sono stati aggiornati: oggi vale fino a 1.200 euro annui per redditi entro i 28.000 euro.

    Gli autonomi possono avere il Bonus Renzi 2026?

    No. Il Bonus Renzi 2026 (Trattamento integrativo) è riservato ai lavoratori dipendenti e assimilati. I lavoratori autonomi con partita IVA e i forfettari sono esclusi, perché il loro reddito non è tassato con l’IRPEF ordinaria richiesta dalla misura.

    I pensionati hanno diritto al Bonus Renzi 2026?

    No. I pensionati non possono ricevere il Trattamento integrativo, perché la pensione non è considerata reddito da lavoro dipendente ai fini di questa specifica agevolazione. Esistono però altre misure dedicate ai pensionati che il CAF Centro Fiscale può illustrarti.

    Un dipendente che ha anche partita IVA può ricevere il Bonus Renzi 2026?

    Sì, è possibile. Se il rapporto di lavoro dipendente è quello prevalente e il reddito da lavoro dipendente rientra nelle soglie previste, il Bonus Renzi 2026 può spettare. Ogni situazione va però valutata singolarmente: gli esperti del CAF Centro Fiscale di Udine verificano il tuo caso specifico.

    Quanto vale il Bonus Renzi 2026?

    Il Trattamento integrativo vale fino a 1.200 euro annui (circa 100 euro al mese) per i redditi fino a 15.000 euro con capienza IRPEF. Tra 15.000 e 28.000 euro l’importo è ridotto e va calcolato individualmente. Oltre i 28.000 euro non spetta nulla.

    Come recupero il Bonus Renzi 2026 se non l’ho ricevuto in busta paga?

    Se il Trattamento integrativo non ti è stato erogato correttamente durante l’anno, puoi recuperarlo tramite conguaglio nel modello 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa della verifica e del recupero delle somme che ti spettano.


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    Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la tua busta paga, calcola l’importo spettante del Trattamento integrativo e ti aiuta a recuperarlo in dichiarazione dei redditi se non ti e stato erogato correttamente.

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      Il trattamento integrativo 2026 — quello che molti chiamano ancora “bonus Renzi” o “bonus 100 euro” — è un beneficio fiscale riservato ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo inferiore a 28.000 euro. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi ha diritto al trattamento integrativo, come si calcola, come appare in busta paga e come recuperarlo o restituirlo tramite il modello 730.

      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il trattamento integrativo 2026
      2. Chi ha diritto al trattamento integrativo 2026
      3. Come si calcola il trattamento integrativo 2026
      4. Esempi pratici: trattamento integrativo in busta paga
      5. Il trattamento integrativo nel 730 2026
      6. Trattamento integrativo e esonero contributivo 7%: le differenze
      7. Cosa fare se il TI non è stato erogato in busta paga
      8. Cosa fare se il TI è stato erogato in eccesso
      9. Casi particolari: pensionati, part-time, più datori di lavoro
      10. FAQ: domande frequenti sul trattamento integrativo 2026
      11. Hai dubbi sul trattamento integrativo nel tuo 730?

      Cos’è il trattamento integrativo 2026

      Il trattamento integrativo nasce con il Decreto Legge 3/2020 (convertito con Legge 21/2020), che ha sostituito il vecchio bonus Renzi da 80 euro mensili (istituito nel 2014). Dal 1° gennaio 2022, con la Legge 234/2021 (Legge di Bilancio 2022), è stato ridefinito nella forma attuale: un contributo di 1.200 euro annui (100 euro mensili) per i redditi più bassi, e una forma ridotta calcolata per differenza tra i 28.000 euro.

      Il trattamento integrativo non è un bonus «una tantum»: viene erogato mensilmente in busta paga dal datore di lavoro che opera come sostituto d’imposta, oppure recuperato direttamente nel modello 730 se non percepito durante l’anno.

      Attenzione: il trattamento integrativo è cosa diversa dall’esonero contributivo del 7% introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, c.d. “Bonus Babbo Natale”). Sono due misure distinte, non cumulabili sullo stesso importo di reddito, come spieghiamo più avanti.

      Chi ha diritto al trattamento integrativo 2026

      Il trattamento integrativo spetta ai lavoratori dipendenti e assimilati che soddisfano precise condizioni reddituali. Vediamo chi rientra e chi no.

      Beneficiari (chi riceve il TI)

      • Lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico
      • Collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.) e assimilati
      • Percettori di reddito assimilato al lavoro dipendente (es. alcune borse di studio, compensi amministratori con rapporto parasubordinato)
      • Lavoratori con contratto part-time (proporzionato al periodo lavorato)

      Chi NON ha diritto al TI

      • Pensionati: la pensione è reddito assimilato ma il TI è escluso esplicitamente per i pensionati
      • Lavoratori autonomi (P.IVA, professionisti, ditte individuali): il trattamento integrativo si applica solo a redditi di lavoro dipendente
      • Imprenditori con reddito d’impresa
      • Soggetti con reddito complessivo superiore a 28.000 euro

      Le due fasce di reddito per il TI 2026

      Reddito complessivoTrattamento integrativoImporto annuo
      Fino a 15.000 euroPieno (se imposta lorda > 0)1.200 euro
      Da 15.000 a 28.000 euroRidotto (per differenza)Variabile (da 0 a 1.200 euro)
      Oltre 28.000 euroNessuno0 euro

      Condizione aggiuntiva per i redditi fino a 15.000 euro: il TI pieno da 1.200 euro spetta solo se l’imposta lorda calcolata sul reddito da lavoro dipendente è superiore a zero. Chi ricade nella no tax area (reddito complessivo sotto 8.500 euro) non ha imposta lorda, quindi non ha diritto al TI.

      Come si calcola il trattamento integrativo 2026

      Fascia fino a 15.000 euro: calcolo TI pieno

      Per redditi complessivi fino a 15.000 euro il trattamento integrativo è fisso a 1.200 euro annui, purché:

      1. Il reddito complessivo sia almeno pari alla no tax area dei dipendenti (circa 8.500 euro)
      2. L’imposta lorda calcolata sia maggiore di zero

      Formula:

      Imposta lorda = Reddito complessivo × aliquota IRPEF 23%
      Detrazione lavoro dipendente (per reddito fino a 15.000 euro) = 1.955 euro
      Se Imposta lorda > Detrazione lavoro dipendente → TI = 1.200 euro
      Altrimenti → TI = Imposta lorda - Detrazione lavoro dipendente (se positivo)

      Fascia 15.000–28.000 euro: calcolo TI ridotto

      Per redditi tra 15.000 e 28.000 euro, il trattamento integrativo non è automatico: spetta solo se la somma delle detrazioni fiscali spettanti supera l’imposta lorda dovuta. In questo caso il TI è pari alla differenza tra detrazioni e imposta lorda, fino a un massimo di 1.200 euro.

      Formula fascia 15.000–28.000 euro:

      TI = MIN(1.200 euro ; Somma detrazioni spettanti - Imposta lorda)
      Se Somma detrazioni ≤ Imposta lorda → TI = 0

      Le detrazioni rilevanti per questo calcolo includono: detrazione da lavoro dipendente, detrazioni per familiari a carico, detrazioni per oneri (mutuo, spese sanitarie, ecc.), detrazioni per canoni di locazione.

      Esempi pratici: trattamento integrativo in busta paga

      Esempio 1: dipendente con reddito 14.000 euro

      • Reddito complessivo: 14.000 euro
      • Imposta lorda (23%): 3.220 euro
      • Detrazione lavoro dipendente: 1.955 euro
      • Imposta lorda > 0 → TI pieno: 1.200 euro annui (100 euro/mese in busta paga)

      Esempio 2: dipendente con reddito 20.000 euro

      • Reddito complessivo: 20.000 euro (fascia 15.000–28.000)
      • Imposta lorda: 23% su 28.000 = 6.440 euro → ma il primo scaglione è 23% fino a 28.000, quindi: 4.600 euro (23% di 20.000)
      • Detrazione lavoro dipendente: proporzionata a 20.000 euro (circa 962 euro)
      • Se detrazioni totali (lavoro + familiari + oneri) superano 4.600 euro → TI pari alla differenza (es. se detrazioni tot = 5.100 → TI = MIN(1.200; 5.100 – 4.600) = MIN(1.200; 500) = 500 euro)
      • Se detrazioni totali ≤ 4.600 euro → TI = 0

      Esempio 3: part-time per 6 mesi (rapporto parziale)

      Per rapporti di lavoro che non coprono l’intero anno, il TI è proporzionato ai giorni lavorati. Se un dipendente lavora 180 giorni su 365: TI proporzionato = 1.200 × (180/365) = circa 591 euro.

      Il trattamento integrativo nel 730 2026

      Nel modello 730/2026 (anno di imposta 2025), il trattamento integrativo si gestisce nel Quadro C, sezione dedicata ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. Il rigo specifico è il C14, dove il sostituto d’imposta (datore di lavoro) indica l’importo del TI già erogato durante l’anno.

      In sede di dichiarazione dei redditi avviene il conguaglio:

      • Se il TI erogato in busta paga è corretto → nessuna variazione
      • Se il TI erogato è inferiore a quanto spettante → il CAF o sostituto riconosce la differenza come credito (rimborso in busta paga o in dichiarazione)
      • Se il TI erogato è superiore a quanto spettante → il lavoratore deve restituire la differenza (detratto dalle successive buste paga o dalla dichiarazione)

      Per approfondire la compilazione del quadro relativo ai redditi di lavoro dipendente nel 730, leggi anche il nostro articolo su Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari.

      Trattamento integrativo e esonero contributivo 7%: le differenze

      Con la Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) è stato introdotto un ulteriore sgravio per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 35.000 euro: l’esonero contributivo del 7% (o 6% per redditi tra 25.000 e 35.000 euro), comunemente noto come “Bonus Babbo Natale” o “Cuneo Contributivo”.

      Molti lavoratori confondono le due misure. Ecco le differenze essenziali:

      CaratteristicaTrattamento IntegrativoEsonero Contributivo 7%
      Base normativaDL 3/2020 + L. 234/2021L. 207/2024 (LB 2025)
      NaturaCredito fiscale (IRPEF)Riduzione contributi INPS
      Fascia redditoFino a 28.000 euroFino a 35.000 euro
      ImportoMax 1.200 euro/annoPercentuale su contributi IVS
      Appare in busta pagaSì (voce TI)Sì (riduzione contributi)
      CumulabilitàSì, possibile insiemeSì, possibile insieme

      Le due misure non si escludono ma operano su piani diversi: il TI è un credito IRPEF, l’esonero è una riduzione dei contributi previdenziali. Chi rientra in entrambe le fasce può beneficiare di entrambi contemporaneamente.

      Per le detrazioni da lavoro dipendente e come cambiano in busta paga, consulta anche: Detrazioni Lavoro Dipendente 2026: Importi, Novità e Come Cambiano in Busta Paga.

      Cosa fare se il TI non è stato erogato in busta paga

      Può capitare che il datore di lavoro non abbia erogato il trattamento integrativo, ad esempio per:

      • Reddito stimato superiore a 28.000 euro (ma poi risultato inferiore)
      • Cambio di lavoro a metà anno (il nuovo datore non conosceva il reddito del periodo precedente)
      • Errore del sostituto d’imposta
      • Lavoratori con più rapporti di lavoro contemporanei

      In questi casi, il TI non percepito si recupera integralmente tramite il modello 730. Il CAF calcola l’importo spettante e lo riconosce come credito IRPEF, che viene poi rimborsato:

      • In busta paga (tramite il sostituto d’imposta), oppure
      • Tramite rimborso diretto dell’Agenzia delle Entrate (per chi non ha sostituto)

      Per capire come funziona il rimborso in busta paga del 730, leggi: Rimborso 730 in Busta Paga 2026: Quando Arriva, Come Funziona e Cosa Verificare.

      Cosa fare se il TI è stato erogato in eccesso

      Se il datore di lavoro ha erogato il trattamento integrativo per un importo superiore a quello spettante (ad esempio perché il reddito complessivo finale è risultato superiore al limite), il lavoratore deve restituire la differenza tramite il conguaglio del 730.

      La restituzione avviene automaticamente: l’importo da restituire viene trattenuto nelle buste paga successive (tipicamente luglio–dicembre) oppure portato a debito nella dichiarazione dei redditi. Non si tratta di una sanzione: è semplicemente un ricalcolo del beneficio effettivamente spettante.

      Casi particolari: pensionati, part-time, più datori di lavoro

      • Pensionati: NON hanno diritto al trattamento integrativo, anche se il loro reddito da pensione è inferiore a 15.000 euro. La pensione INPS, pur essendo tecnicamente reddito assimilato al lavoro dipendente per la tassazione IRPEF, è esclusa dal perimetro del TI.
      • Lavoratori part-time: hanno diritto al TI proporzionato ai giorni di lavoro effettuati nell’anno, se il reddito complessivo rientra nelle soglie previste.
      • Più datori di lavoro contemporanei: ciascun sostituto eroga il TI in autonomia; in sede di conguaglio 730 si verifica l’importo complessivamente spettante, con possibile restituzione se il cumulato supera le soglie.
      • Lavoratori stagionali: ricevono il TI proporzionato al periodo lavorato; il recupero del residuo avviene col 730.
      • Lavoratori autonomi con partita IVA: non spetta alcun trattamento integrativo, indipendentemente dal reddito prodotto.

      FAQ: domande frequenti sul trattamento integrativo 2026

      Il trattamento integrativo è imponibile IRPEF?

      No. Il TI non concorre alla formazione del reddito complessivo e non è soggetto a IRPEF. È un credito fiscale che riduce l’imposta dovuta, non un reddito aggiuntivo.

      Il bonus Renzi del 2014 è ancora in vigore nel 2026?

      No. Il vecchio «bonus Renzi» da 80 euro (poi 100 euro) è stato formalmente abolito e sostituito dal trattamento integrativo con il DL 3/2020. Il TI 2026 è l’erede diretto di quel bonus, con regole aggiornate.

      Se cambio lavoro a metà anno, perdo il TI?

      No. Puoi recuperare tutto il TI spettante presentando il modello 730. Il nuovo datore calcolerà il TI solo dal momento in cui sei stato assunto; la differenza per il periodo precedente si recupera in dichiarazione.

      Il TI si vede in busta paga?

      Sì, di solito appare come voce separata denominata “Trattamento Integrativo” o abbreviata “T.I.” per un importo di 100 euro mensili (TI pieno) o inferiore (TI ridotto). Se non la vedi, controlla con l’ufficio paghe o verifica in sede di 730.

      Cosa c’è di nuovo nel 2026 rispetto al 2025?

      Le regole base del trattamento integrativo restano invariate nel 2026. La novità rilevante riguarda l’interazione con l’esonero contributivo della L. 207/2024, che ha introdotto la struttura a due aliquote (7% e 6%) confermata anche per il 2026. Le soglie reddituali (15.000 e 28.000 euro) e l’importo massimo (1.200 euro) non sono stati modificati.

      Il TI si applica anche all’indennità di disoccupazione (NASpI)?

      No. La NASpI è una prestazione di sostegno al reddito, non un reddito da lavoro dipendente, quindi non è nel perimetro del trattamento integrativo.

      Hai dubbi sul trattamento integrativo nel tuo 730?

      Il calcolo del trattamento integrativo 2026 dipende dalla tua situazione reddituale complessiva: reddito da lavoro, detrazioni spettanti, eventuali altri redditi. Un errore nel conguaglio può portare a dover restituire somme anche significative.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione del 730/2026: verificheremo il TI correttamente, ottimizzeremo le detrazioni spettanti e ti aiuteremo a capire ogni voce della tua busta paga. Contattaci per un preventivo personalizzato.

      Leggi anche: Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

      Giugno 19, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-19 11:00:002026-07-03 07:55:25Trattamento integrativo 2026: chi spetta, calcolo e novità nel 730
      CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari

      Dichiarazione dei redditi 730

      Il quadro C del Modello 730/2026 è la sezione dedicata ai redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensione. Si tratta del quadro più compilato in assoluto, perché riguarda la maggior parte dei contribuenti italiani che devono dichiarare i propri redditi all’Agenzia delle Entrate.

      In questa guida completa scoprirai come si compila il quadro C del 730/2026 sezione per sezione, quali importi inserire, come funzionano il Bonus IRPEF e il Trattamento Integrativo, la detassazione dei premi di risultato e l’imposta sostitutiva sulle mance per il settore turistico-alberghiero. Troverai esempi pratici, tabelle riassuntive con gli scaglioni IRPEF aggiornati e le scadenze ufficiali per il 2026.

      Il Modello 730/2026 si riferisce ai redditi percepiti nel 2025 (anno d’imposta 2025) e la scadenza per l’invio definitivo è fissata al 30 settembre 2026. Vediamo nel dettaglio come orientarsi tra righi, sezioni e casi particolari del quadro C.

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      Cos’è il quadro C del Modello 730/2026 e a cosa serve

      Il quadro C del Modello 730/2026 raccoglie tutti i redditi che, ai fini fiscali, vengono trattati come “redditi di lavoro dipendente”. Comprende quindi non solo lo stipendio del lavoratore subordinato, ma anche le pensioni, le indennità sostitutive (come la Cassa Integrazione o la NASPI) e una serie di redditi assimilati, come quelli da collaborazione coordinata e continuativa.

      La struttura del quadro è organizzata in sette sezioni, ognuna dedicata a una tipologia specifica di reddito o di ritenuta. Ecco la mappa generale:

      • Sezione I (righi C1–C3): redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensioni
      • Sezione II (righi C4–C5): altri redditi assimilati senza detrazione
      • Sezione III (righi C9–C11): ritenute IRPEF e addizionali regionali/comunali
      • Sezione IV (rigo C12): ritenute per lavori socialmente utili
      • Sezione V (righi C14–C15): Bonus IRPEF (ex Bonus Renzi 100 euro) e Trattamento Integrativo
      • Sezione VI (rigo C4 specifico): detassazione premi di risultato
      • Sezione VII: opzione imposta sostitutiva sulle mance (settore turistico-alberghiero)

      Tutti i dati da inserire nel quadro C provengono dalla Certificazione Unica (CU) che il datore di lavoro o l’ente pensionistico (INPS) consegna entro il 16 marzo di ogni anno. Per il 730/2026, dovrai utilizzare la CU 2026, riferita ai redditi 2025.

      Sezione I: Redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensione (righi C1–C3)

      La Sezione I è il cuore del quadro C. Qui devi indicare i redditi che danno diritto alla detrazione per lavoro dipendente o pensione. La compilazione richiede attenzione perché ogni rigo ha un codice specifico (colonna 1) che identifica il tipo di reddito.

      Rigo C1: tipologia di reddito

      Nel rigo C1 devi indicare:

      • Colonna 1 (Tipologia reddito): un codice numerico che identifica il tipo di reddito:
        • Codice 1: reddito di pensione
        • Codice 2: reddito di lavoro dipendente o assimilato per il quale è stata riconosciuta la detrazione
        • Codice 3: compensi percepiti da lavoratori socialmente utili (LSU) in regime agevolato
        • Codice 4: redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera (frontalieri)
      • Colonna 2 (Indeterminato/Determinato): codice 1 se contratto a tempo indeterminato, codice 2 se a tempo determinato
      • Colonna 3 (Reddito): l’importo del reddito percepito, così come risulta dal punto 1 (o 2 per i pensionati) della CU 2026

      Esempio pratico: Marco è un impiegato a tempo indeterminato e nel 2025 ha percepito uno stipendio lordo di 28.500 euro (punto 1 della CU). Compilerà il rigo C1 inserendo: colonna 1 = “2”, colonna 2 = “1”, colonna 3 = “28.500”.

      Righi C2 e C3: ulteriori redditi

      I righi C2 e C3 seguono la stessa logica del C1 e servono a indicare ulteriori redditi di lavoro dipendente o pensione percepiti nel 2025. Sono utili nei casi in cui hai cambiato datore di lavoro durante l’anno o percepisci più redditi contemporaneamente (ad esempio uno stipendio e una pensione).

      Attenzione: se hai ricevuto più CU dallo stesso sostituto d’imposta, devi sommare gli importi e inserirli in un unico rigo, salvo che le condizioni di lavoro siano cambiate (es. passaggio da tempo determinato a indeterminato).

      Sezione II: Altri redditi assimilati (righi C4–C5)

      La Sezione II ospita i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per i quali NON spetta la detrazione prevista dall’art. 13 del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di una categoria residuale che include casistiche specifiche.

      Tra i redditi che vanno inseriti in questa sezione troviamo:

      • Assegni periodici percepiti dal coniuge in caso di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio (esclusi quelli per il mantenimento dei figli)
      • Assegni periodici alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro (es. rendite vitalizie)
      • Compensi per cariche elettive (consiglieri comunali, regionali, parlamentari) e per l’esercizio di pubbliche funzioni
      • Indennità giudiziarie e compensi corrisposti dallo Stato a giudici tributari, di pace, esperti del tribunale di sorveglianza

      Nei righi C4 e C5 devi indicare:

      • Colonna 1 (Reddito): l’importo lordo del reddito percepito

      Da non confondere con le collaborazioni coordinate e continuative (Co.Co.Co.) che, dal 2001, sono assimilate a tutti gli effetti ai redditi di lavoro dipendente e vanno quindi inserite nella Sezione I (rigo C1, codice 2).

      Sezione III: Ritenute IRPEF e addizionali (righi C9–C11)

      La Sezione III è dedicata all’indicazione delle ritenute fiscali già subite sui redditi dichiarati nelle Sezioni I e II. Si tratta di un passaggio cruciale perché determina se sei a credito (rimborso) o a debito (pagamento) nei confronti dell’Erario.

      Rigo C9: Ritenute IRPEF

      Nel rigo C9 devi inserire il totale delle ritenute IRPEF subite, che troverai al punto 21 della CU 2026. Le ritenute IRPEF sono l’imposta sui redditi delle persone fisiche trattenuta direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico ogni mese e versata all’Erario per tuo conto.

      Rigo C10: Ritenute Addizionale Regionale

      Nel rigo C10 indichi le ritenute per l’addizionale regionale all’IRPEF, riportate al punto 22 della CU 2026. L’aliquota dell’addizionale regionale varia da regione a regione (in base alla Delibera del Consiglio Regionale) e si applica al reddito imponibile dell’anno precedente.

      Rigo C11: Ritenute Addizionale Comunale (saldo + acconto)

      Il rigo C11 richiede due valori distinti:

      • Colonna 1: acconto addizionale comunale 2025 (punto 26 della CU)
      • Colonna 2: saldo addizionale comunale 2024 + eventuale acconto 2025 trattenuto (punti 27 e 29 della CU)

      L’addizionale comunale, come quella regionale, è determinata dal Comune di residenza al 1° gennaio dell’anno di riferimento.

      Sezione IV: Ritenute per lavori socialmente utili (rigo C12)

      La Sezione IV è una sezione molto specifica, dedicata ai lavoratori impiegati in attività socialmente utili (LSU) che hanno raggiunto l’età pensionabile.

      I compensi percepiti dai lavoratori LSU che hanno raggiunto l’età pensionabile godono di un regime fiscale agevolato: sono assoggettati a una ritenuta a titolo d’imposta del 23% (con franchigia agevolata). Nel rigo C12 vanno indicate le ritenute IRPEF e le addizionali regionali specificamente operate su questi compensi.

      Questa sezione interessa una platea ristretta di contribuenti, ma è importante compilarla correttamente per evitare doppie tassazioni. Per maggiori informazioni puoi consultare le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

      Sezione V: Bonus IRPEF e Trattamento Integrativo (righi C14–C15)

      La Sezione V è una delle più importanti del quadro C, perché determina il diritto al Trattamento Integrativo (l’evoluzione del cosiddetto “Bonus Renzi” da 100 euro mensili) e all’eventuale Bonus IRPEF aggiuntivo.

      Cos’è il Trattamento Integrativo

      Il Trattamento Integrativo è una somma erogata mensilmente in busta paga ai lavoratori dipendenti con un reddito complessivo annuo fino a 15.000 euro. L’importo massimo erogabile è di 1.200 euro annui (pari a 100 euro mensili), riconosciuto in proporzione al periodo di lavoro nell’anno.

      Il Trattamento Integrativo è disciplinato dall’articolo 1 del D.L. 3/2020, convertito in Legge 21/2020, e successivamente modificato dalla Legge di Bilancio 2022 (L. 234/2021) e dalla riforma fiscale del 2024 (DLgs 216/2023).

      Estensione fino a 28.000 euro: casi particolari

      Per i redditi tra 15.001 e 28.000 euro, il Trattamento Integrativo spetta solo se l’imposta lorda calcolata sui redditi da lavoro dipendente e assimilati è superiore al totale delle detrazioni per lavoro dipendente, familiari a carico e altre spese detraibili. In questo caso, l’importo è pari alla differenza (max 1.200 euro).

      Compilazione dei righi C14 e C15

      Nel rigo C14 (Bonus IRPEF) e nel rigo C15 (Trattamento Integrativo) devi indicare:

      • Colonna 1 (Codice): “1” se il sostituto d’imposta ha erogato il bonus/trattamento, “2” se NON l’ha erogato pur spettando
      • Colonna 2 (Importo): l’importo del bonus erogato (punto 391/392 della CU 2026 per il Trattamento Integrativo)

      Esempio pratico – Recupero del Trattamento Integrativo: Anna è una collaboratrice domestica che ha lavorato presso più famiglie nel 2025 senza che nessuno le abbia erogato il Trattamento Integrativo (i datori di lavoro domestico non sono sostituti d’imposta). Il suo reddito complessivo è di 12.000 euro. Nel 730/2026 compilerà il rigo C15 con codice “2” e importo “0” per richiedere il rimborso del Trattamento Integrativo non erogato, che riceverà come credito in dichiarazione.

      Restituzione del Trattamento Integrativo

      Attenzione al caso opposto: se hai ricevuto il Trattamento Integrativo in busta paga ma in dichiarazione risulti non averne diritto (ad esempio perché hai superato la soglia di reddito), dovrai restituirlo. La somma verrà calcolata e inserita automaticamente nel debito IRPEF del 730/2026.

      Sezione VI: Detassazione premi di risultato

      La Sezione VI riguarda la detassazione dei premi di risultato, un’agevolazione fiscale prevista per i lavoratori del settore privato che ricevono somme variabili legate a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione.

      Come funziona la detassazione

      I premi di risultato, fino a un importo lordo di 3.000 euro annui (elevati a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro), sono assoggettati a un’imposta sostitutiva del 5% dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.

      L’aliquota agevolata al 5% per il 2025 è stata confermata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ed è stata prorogata anche per il triennio 2025-2027.

      Requisiti per accedere alla detassazione

      • Reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente non superiore a 80.000 euro
      • Il premio deve essere previsto da un contratto collettivo aziendale o territoriale depositato presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro
      • Erogazione collegata a parametri oggettivi e misurabili di incremento di produttività, redditività, qualità o efficienza

      In alternativa, il lavoratore può scegliere di convertire il premio (in tutto o in parte) in servizi di welfare aziendale (buoni pasto, asili nido, polizze sanitarie, contributi previdenza complementare), che sono completamente esentasse.

      Compilazione del rigo C4 per la detassazione

      Le informazioni sui premi di risultato vanno riportate nel rigo C4, utilizzando i dati indicati ai punti 571-580 della CU 2026:

      • Colonna 1: somme tassate con imposta sostitutiva del 5%
      • Colonna 2: somme tassate ordinariamente (se hai rinunciato all’agevolazione)
      • Colonna 3: ritenute operate
      • Colonna 4: benefit di welfare in sostituzione del premio
      • Colonne 5-7: opzione di tassazione (sostitutiva o ordinaria), utile se la scelta del datore di lavoro non è quella più conveniente

      Sezione VII: Imposta sostitutiva sulle mance (settore turistico-alberghiero)

      La Sezione VII è stata introdotta recentemente dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022, art. 1 commi 58-62) e riguarda esclusivamente i lavoratori del settore turistico-alberghiero e della ristorazione.

      Come funziona la tassazione agevolata delle mance

      Le mance percepite dai lavoratori del settore privato di strutture ricettive e di somministrazione di pasti e bevande sono qualificate come redditi di lavoro dipendente, ma possono essere assoggettate a un’imposta sostitutiva del 5% dell’IRPEF e delle addizionali.

      Limiti e requisiti

      • L’agevolazione si applica fino al 25% del reddito percepito nel periodo d’imposta per le prestazioni di lavoro
      • Il lavoratore non deve aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 75.000 euro nell’anno precedente (soglia confermata dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024, che ha esteso e potenziato la misura)
      • Il lavoratore può comunque rinunciare alla tassazione sostitutiva e optare per quella ordinaria, se più conveniente

      Esempio pratico: Luca lavora come cameriere in un ristorante e nel 2025 ha percepito uno stipendio di 18.000 euro e mance per 3.500 euro. Il 25% del reddito è pari a 4.500 euro, quindi le mance rientrano interamente nel limite e sono tassate al 5% (175 euro di imposta sostitutiva), invece che con l’aliquota IRPEF ordinaria (805 euro, calcolando il 23% su 3.500 euro). Risparmio: 630 euro.

      Scaglioni IRPEF 2025 per la dichiarazione 2026: tabella riassuntiva

      Per calcolare l’imposta dovuta sui redditi indicati nel quadro C, è fondamentale conoscere gli scaglioni IRPEF 2025. Dal 2024, infatti, gli scaglioni sono passati da quattro a tre (DLgs 216/2023, riforma fiscale Meloni), e questa modifica è stata resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).

      Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta da pagare
      Fino a 28.000 euro23%23% del reddito
      Da 28.001 a 50.000 euro35%6.440 € + 35% sulla parte eccedente 28.000 €
      Oltre 50.000 euro43%14.140 € + 43% sulla parte eccedente 50.000 €

      Esempio di calcolo IRPEF lordo: Su un reddito imponibile di 35.000 euro l’IRPEF lorda è pari a:

      • 23% × 28.000 = 6.440 euro (sul primo scaglione)
      • 35% × 7.000 = 2.450 euro (sulla parte eccedente i 28.000 euro fino a 35.000)
      • IRPEF lorda totale = 8.890 euro

      A questo importo si applicano poi le detrazioni (per lavoro dipendente, per familiari a carico, per spese sanitarie, ecc.) per ottenere l’IRPEF netta effettivamente dovuta.

      Detrazione per lavoro dipendente 2025

      La detrazione per i redditi di lavoro dipendente è regolata dall’art. 13 del TUIR ed è stata aggiornata nel 2024:

      • Per redditi fino a 15.000 euro: detrazione fissa di 1.955 euro (con minimo garantito non inferiore a 690 euro o 1.380 euro per i contratti a tempo determinato)
      • Per redditi tra 15.001 e 28.000 euro: detrazione decrescente con formula proporzionale
      • Per redditi tra 28.001 e 50.000 euro: detrazione ulteriormente ridotta
      • Oltre 50.000 euro: detrazione azzerata

      La cosiddetta “no tax area” per i lavoratori dipendenti è stata portata a 8.500 euro di reddito complessivo: chi guadagna meno non paga IRPEF (allineamento con la no tax area dei pensionati).

      Casi particolari: dipendenti pubblici, residenti esteri, frontalieri, sportivi

      Dipendenti pubblici

      I dipendenti delle pubbliche amministrazioni compilano il quadro C esattamente come i dipendenti privati, indicando i redditi al punto 1 della CU. Una specificità riguarda il conguaglio di fine anno: il sostituto d’imposta pubblico effettua il conguaglio entro il 28 febbraio dell’anno successivo, e gli effetti possono comparire nella CU 2026.

      Residenti all’estero che lavorano in Italia

      I soggetti non residenti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente in Italia non possono utilizzare il Modello 730. Devono presentare il Modello Redditi PF. L’unica eccezione: i lavoratori italiani residenti in Stati di confine (frontalieri) che mantengono la residenza fiscale in Italia.

      Frontalieri

      I lavoratori frontalieri (residenti in Italia che lavorano stabilmente all’estero in zone di confine) godono di una franchigia di esenzione IRPEF aggiornata, di norma indicata dalla Legge di Bilancio dell’anno. Il reddito viene comunque indicato nel quadro C con il codice 4 nella colonna 1 e l’importo che eccede la franchigia è soggetto a tassazione ordinaria.

      Per il Friuli Venezia Giulia, regione particolarmente interessata dal lavoro frontaliero con Slovenia e Austria, la disciplina ha specificità ulteriori che richiedono assistenza qualificata. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza specialistica per i frontalieri della regione.

      Sportivi dilettanti

      I compensi degli sportivi dilettanti sono stati radicalmente riformati dal DLgs 36/2021 (Riforma dello Sport), entrato pienamente in vigore dal 1° luglio 2023. Ora i compensi sportivi sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente e:

      • Fino a 15.000 euro annui sono esenti da imposizione
      • L’eccedenza è soggetta a tassazione ordinaria nel quadro C

      Scadenze e termini di presentazione del 730/2026

      Le date da ricordare per il Modello 730/2026 (riferito ai redditi 2025) sono:

      DataAdempimento
      30 aprile 2026Disponibilità del 730 precompilato sul sito Agenzia delle Entrate (in precedenza era il 15 aprile)
      15 giugno 2026Termine per primi conguagli e rimborsi via sostituto d’imposta (per chi presenta entro maggio)
      30 settembre 2026Scadenza invio definitivo del 730/2026
      25 ottobre 2026Termine per la presentazione del 730 integrativo
      30 novembre 2026Scadenza Modello Redditi PF (per chi non può usare il 730)

      L’apertura del precompilato è stata spostata dal 15 al 30 aprile a partire dal 2026, per consentire all’Agenzia delle Entrate di disporre di più tempo per la verifica dei dati trasmessi da banche, datori di lavoro ed enti previdenziali.

      Errori comuni nel quadro C e come correggerli

      Compilare correttamente il quadro C è fondamentale per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate. Ecco gli errori più frequenti e come rimediare.

      Errori più comuni

      • Inserire l’importo netto invece del lordo: nel rigo C1 va inserito sempre il reddito lordo (punto 1 della CU), non il netto in busta paga
      • Dimenticare di richiedere il Trattamento Integrativo: se hai diritto al bonus ma il datore di lavoro non l’ha erogato, devi compilare il rigo C15 con codice “2”
      • Confondere ritenute IRPEF e addizionali: ogni voce ha un rigo dedicato (C9, C10, C11). Riportare i valori in righi errati può generare errori di calcolo
      • Non sommare più CU dello stesso datore: se hai ricevuto più CU dallo stesso sostituto, gli importi vanno sommati
      • Indicare i redditi del coniuge: nel quadro C vanno solo i tuoi redditi, anche nel 730 congiunto (il coniuge ha una colonna separata)

      730 integrativo: come correggere a favore del contribuente

      Se ti accorgi di aver dimenticato detrazioni o deduzioni che ti spettavano (a tuo favore), puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. È utilizzabile esclusivamente per modifiche che aumentano il credito o riducono il debito. Va presentato esclusivamente tramite un CAF o un professionista abilitato (intermediario fiscale).

      730 correttivo e dichiarazione integrativa nel Modello Redditi PF

      Per le correzioni che aumentano il debito o quelle effettuate dopo il 25 ottobre 2026, non è possibile presentare un 730 integrativo. Bisogna ricorrere al Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo (in regime di ravvedimento operoso, con sanzioni e interessi ridotti progressivamente in base alla tempestività della correzione).

      730 precompilato: cosa controllare nel quadro C

      Il 730 precompilato messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate il 30 aprile 2026 contiene già i dati del quadro C preimpostati grazie alle informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta. Tuttavia, è sempre opportuno verificare:

      • Che tutti i datori di lavoro abbiano trasmesso la CU (le CU non trasmesse non saranno nel precompilato)
      • Che gli importi delle ritenute corrispondano a quelli effettivamente subiti
      • Che il codice tipologia reddito (colonna 1 del rigo C1) sia corretto
      • Che il Trattamento Integrativo sia stato correttamente erogato (o richiesto)
      • Che i premi di risultato siano stati assoggettati all’imposta sostitutiva del 5% se vi avete diritto

      Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per il tuo 730/2026

      Il quadro C del Modello 730/2026 è composto da numerose sezioni e richiede attenzione ai dettagli: un errore può costare caro in termini di rimborsi mancati o di accertamenti futuri. Affidarsi a un CAF qualificato significa avere la certezza di:

      • Compilazione corretta di tutti i righi e codici
      • Massimizzazione del credito (rimborsi più alti possibili)
      • Recupero del Trattamento Integrativo non erogato
      • Verifica dei calcoli su scaglioni IRPEF e detrazioni
      • Assistenza in caso di controllo o richiesta di documenti da parte dell’Agenzia delle Entrate
      • Apposizione del visto di conformità, indispensabile per rimborsi superiori a 4.000 euro

      Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di contribuenti del Friuli Venezia Giulia nella compilazione del Modello 730, con particolare specializzazione su casistiche complesse come frontalieri Italia-Slovenia/Austria, redditi esteri e casi particolari di Trattamento Integrativo.

      Prenota un appuntamento online per la compilazione del tuo 730/2026 o vieni a trovarci direttamente in sede a Udine. Ti aspettiamo per offrirti un servizio professionale, rapido e a un costo trasparente.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti sul quadro C del 730/2026

      Posso compilare il quadro C se ho solo redditi da pensione?

      Sì, anche i pensionati compilano il quadro C utilizzando il codice “1” nella colonna 1 del rigo C1. Il reddito di pensione va riportato dal punto 1 (o 2, in casi specifici) della CU 2026 ricevuta dall’INPS o dall’ente previdenziale.

      Cosa succede se non ho ricevuto la CU dal datore di lavoro?

      Il datore di lavoro è obbligato a consegnare la CU entro il 16 marzo. Se non l’hai ricevuta, contatta il datore o l’INPS. In ultima istanza, puoi richiedere all’Agenzia delle Entrate una copia della CU trasmessa al sistema fiscale, oppure ricostruire i redditi dalle buste paga, segnalando l’anomalia.

      Il Trattamento Integrativo spetta anche con la NASPI?

      Sì. La NASPI è un reddito di lavoro dipendente assimilato e quindi rientra nel quadro C, dando diritto al Trattamento Integrativo a condizione che il reddito complessivo annuo non superi i 15.000 euro (o, in alcuni casi, i 28.000 euro con i parametri della “capienza fiscale” sopra descritta).

      Devo dichiarare le mance se sono cameriere?

      Sì, le mance sono redditi imponibili e vanno dichiarate. Se lavori in una struttura del settore turistico-alberghiero o di ristorazione, fino al 25% del reddito da lavoro le mance possono essere assoggettate all’imposta sostitutiva del 5% (Legge di Bilancio 2025), che è generalmente molto più vantaggiosa della tassazione ordinaria.

      Posso correggere il 730 dopo averlo presentato?

      Sì. Per correzioni a tuo favore (più rimborso o meno debito), puoi presentare il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026. Per correzioni a sfavore (più debito), devi utilizzare il Modello Redditi PF integrativo entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con eventuali sanzioni ridotte tramite ravvedimento operoso.

      Le collaborazioni coordinate e continuative vanno nel quadro C?

      Sì. I redditi delle Co.Co.Co. sono assimilati al lavoro dipendente e vanno indicati nella Sezione I del quadro C (di norma rigo C1 con codice “2”), dando diritto alla detrazione per lavoro dipendente prevista dall’art. 13 del TUIR.

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      Fonti ufficiali e riferimenti normativi

      • DPR 22 dicembre 1986 n. 917 (TUIR – Testo Unico Imposte sui Redditi), artt. 49–52 e art. 13
      • DLgs 30 dicembre 2023 n. 216 – Riforma fiscale (riduzione scaglioni IRPEF da 4 a 3)
      • L. 30 dicembre 2024 n. 207 (Legge di Bilancio 2025) – Conferma strutturale aliquote IRPEF, proroga detassazione premi di risultato e tassazione agevolata mance
      • D.L. 5 febbraio 2020 n. 3 convertito in L. 21/2020 – Trattamento Integrativo
      • L. 29 dicembre 2022 n. 197 (Legge di Bilancio 2023), art. 1 commi 58-62 – Imposta sostitutiva mance settore turistico-alberghiero
      • DLgs 28 febbraio 2021 n. 36 – Riforma dello Sport
      • Agenzia delle Entrate – Istruzioni Modello 730/2026
      • Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
      Maggio 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 07:25:432026-05-31 17:44:59Quadro C 730/2026: redditi lavoro dipendente, bonus IRPEF e casi particolari
      DICHIARAZIONE DEI REDDITI

      Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

      Dichiarazione dei redditi 730

      Il trattamento integrativo IRPEF, conosciuto da tutti come Bonus Renzi o Bonus 100 euro, è un’agevolazione fiscale destinata ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Si traduce in un importo fino a 1.200 euro l’anno erogato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Ma cosa succede se il datore di lavoro non lo ha riconosciuto, oppure se è stato riconosciuto in misura inferiore al dovuto? La buona notizia è che puoi recuperarlo direttamente nel modello 730/2026, ottenendolo come rimborso dal sostituto d’imposta o dall’Agenzia delle Entrate.

      In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo passo passo come funziona il trattamento integrativo nel 2026, chi ne ha diritto, come compilare correttamente il rigo C14 del modello 730 per recuperarlo, quando invece bisogna restituirlo e quali documenti servono. Troverai anche esempi pratici con calcoli concreti per capire esattamente quanto ti spetta.

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      Indice dei contenuti

      1. Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)
      2. Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026
      3. Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula
      4. Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi
      5. Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14
      6. Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026
      7. Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza
      8. Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026
      9. Documenti necessari per il recupero al CAF
      10. Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso
      11. Errori comuni da evitare nella compilazione
      12. Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

      Cos’è il trattamento integrativo IRPEF (ex Bonus Renzi)

      Il trattamento integrativo è un’agevolazione fiscale introdotta dal Decreto Legge n. 3 del 5 febbraio 2020 (il cosiddetto “Decreto Bonus Renzi”), che ha sostituito il precedente Bonus 80 euro voluto dal Governo Renzi nel 2014. La normativa è stata poi modificata dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/2021) e ulteriormente adeguata con la Riforma IRPEF entrata in vigore dal 2024 (D.Lgs. 216/2023).

      In termini semplici, si tratta di una somma in denaro che lo Stato riconosce ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi per aumentare il loro potere d’acquisto. Non è una detrazione fiscale tradizionale, ma una vera e propria erogazione che il datore di lavoro paga in busta paga mese per mese, anticipandola per conto dello Stato e poi recuperandola tramite il modello F24.

      L’importo massimo annuo è di 1.200 euro, che corrispondono a circa 100 euro al mese se erogati in 12 mensilità (da qui il soprannome popolare di “Bonus 100 euro”). Il bonus è esentasse: non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF e quindi non viene tassato.

      Chi ha diritto al trattamento integrativo nel 2026

      Per avere diritto al trattamento integrativo nel 2026 devono ricorrere due condizioni essenziali e contemporanee: una soggettiva (essere un lavoratore con redditi specifici) e una oggettiva (avere un reddito complessivo entro determinati limiti). Vediamole nel dettaglio.

      Categorie di lavoratori beneficiari

      Hanno diritto al trattamento integrativo IRPEF 2026:

      • Lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) con contratto a tempo determinato o indeterminato
      • Lavoratori parasubordinati con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente (es. co.co.co.)
      • Soci lavoratori di cooperative
      • Lavoratori a domicilio
      • Sacerdoti e ministri di culto
      • Lavoratori in cassa integrazione (CIG) o in mobilità, limitatamente al reddito da lavoro
      • Percettori di indennità sostitutive del reddito da lavoro (es. NASpI, indennità di maternità)

      Sono esclusi: i titolari di partita IVA in regime forfettario (la cui tassazione è già agevolata con imposta sostitutiva al 15% o al 5% per i primi 5 anni), i pensionati (che hanno detrazioni specifiche per redditi da pensione) e i contribuenti con redditi solo da lavoro autonomo professionale ordinario.

      Limiti di reddito 2026

      La soglia di reddito per avere pieno diritto al trattamento integrativo è di 15.000 euro annui di reddito complessivo. Sotto questa soglia, e con un’imposta lorda superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, hai diritto all’intero importo di 1.200 euro.

      Per i redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro si applica una regola particolare: il trattamento integrativo spetta solo se la somma di alcune detrazioni specifiche (lavoro dipendente, familiari a carico, interessi mutui, ristrutturazioni, ecc.) supera l’imposta lorda, e comunque entro precisi limiti calcolati. Si tratta della cosiddetta “clausola di salvaguardia” introdotta proprio per evitare distorsioni con la riforma IRPEF.

      Importo e calcolo del bonus: come funziona la formula

      Il calcolo dell’importo spettante dipende dal reddito complessivo annuo del contribuente. Ecco la tabella riepilogativa per il 2026:

      Reddito complessivo annuoTrattamento integrativo spettanteNote
      Fino a 8.500 euroNon spettaReddito incapiente (vedi paragrafo dedicato)
      Da 8.500 a 15.000 euroFino a 1.200 euroImporto pieno se l’imposta lorda supera le detrazioni lavoro
      Da 15.000 a 28.000 euroSolo in casi specificiSe la somma di detrazioni specifiche supera l’imposta lorda
      Oltre 28.000 euroNon spettaSoglia di esclusione

      Riproporzionamento per lavoro part-time o stagionale

      Se non hai lavorato per tutto l’anno (perché hai iniziato a metà anno, lavori part-time o sei stagionale), l’importo si riduce in proporzione ai giorni di lavoro effettivo. Ad esempio, se hai lavorato solo 6 mesi (183 giorni) con i requisiti per il bonus, ti spetterà la metà: 600 euro circa (1.200 × 183/365).

      Perché il bonus non arriva in busta paga: 5 motivi

      Normalmente il datore di lavoro eroga automaticamente il trattamento integrativo in busta paga, calcolandolo mese per mese sulla base della retribuzione presunta annua. Ma può capitare che il bonus non venga riconosciuto, oppure venga erogato in misura inferiore a quanto effettivamente spettante. Ecco i 5 motivi più frequenti che riscontriamo al CAF Centro Fiscale di Udine:

      1. Nuovo lavoro iniziato a metà anno: il datore di lavoro non conosce il reddito complessivo annuo del lavoratore e potrebbe non aver applicato correttamente il bonus, soprattutto se il lavoratore proviene da un altro impiego.
      2. Rinuncia espressa al bonus: il lavoratore, prevedendo un reddito superiore alla soglia, può aver chiesto al datore di non erogarlo per evitare di doverlo restituire. Se poi il reddito effettivo è risultato sotto soglia, ha diritto al recupero.
      3. Cambio di datore di lavoro: se hai avuto più datori di lavoro nello stesso anno, ciascuno calcola il bonus solo sui propri redditi, senza considerare il totale.
      4. Lavoratori con più rapporti contemporanei: chi ha più CUD (oggi CU) deve verificare che la somma dei redditi rientri nei limiti e ricalcolare in dichiarazione.
      5. Errore di calcolo del datore di lavoro: capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto per lavoratori con redditi vicini alla soglia di 15.000 o 28.000 euro.

      Come recuperare il trattamento integrativo nel 730: rigo C14

      Per recuperare il trattamento integrativo non erogato (o erogato in misura inferiore) devi compilare correttamente il rigo C14 del modello 730/2026, situato nella sezione “Altri dati” del Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati).

      Struttura del rigo C14

      Il rigo C14 si compone di tre colonne:

      • Colonna 1 – Codice: indica la situazione del bonus. I codici principali sono:
        • Codice 1: il sostituto d’imposta ha erogato il bonus (puoi confermarlo o riconfermarlo)
        • Codice 2: il sostituto d’imposta NON ha erogato il bonus (richiesta di recupero)
      • Colonna 2 – Trattamento integrativo erogato dal sostituto: riporta l’importo che il datore di lavoro ha già erogato in busta paga durante l’anno (lo trovi nel punto 400 della CU)
      • Colonna 3 – Esenzione ricercatori/docenti/impatriati: da compilare solo se si appartiene a categorie speciali con regimi agevolati

      Dove trovi i dati: la Certificazione Unica

      Tutti i dati per compilare correttamente il rigo C14 li trovi nella Certificazione Unica 2026 (riferita ai redditi 2025) rilasciata dal datore di lavoro entro il 16 marzo 2026. In particolare:

      • Punto 391 della CU: codice trattamento integrativo (1 = erogato, 2 = non erogato)
      • Punto 400 della CU: importo trattamento integrativo erogato
      • Punto 401 della CU: importo trattamento integrativo non erogato ma riconosciuto come spettante

      Suggerimento pratico del CAF: prima di compilare il 730, controlla sempre attentamente la tua CU. Spesso i lavoratori non sanno nemmeno di non aver ricevuto il bonus, semplicemente perché non lo hanno cercato in busta paga. Il punto 400 della CU è la prova ufficiale di quanto erogato.

      Esempi pratici di recupero nel modello 730/2026

      Vediamo tre esempi concreti che riproducono i casi più frequenti che gestiamo allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

      Esempio 1: Marco, dipendente con reddito 14.000 euro

      Marco ha lavorato tutto il 2025 come operaio in un’azienda metalmeccanica di Udine con un reddito complessivo di 14.000 euro. Il datore di lavoro non gli ha erogato il bonus perché Marco aveva firmato una rinuncia all’inizio dell’anno (temeva di superare la soglia per altri redditi che poi non si sono realizzati). La sua imposta lorda è di 3.220 euro (23% di 14.000), superiore alle detrazioni per lavoro dipendente che ammontano a circa 1.880 euro: ha dunque pieno diritto al trattamento integrativo di 1.200 euro.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 0 (nulla erogato dal sostituto)

      Risultato: Marco recupera 1.200 euro a credito nel 730, che riceverà come rimborso direttamente in busta paga a luglio 2026 dal suo datore di lavoro (che funge da sostituto d’imposta), oppure dall’Agenzia delle Entrate se non ha un sostituto.

      Esempio 2: Laura, due datori di lavoro nel 2025

      Laura ha cambiato lavoro nel 2025: da gennaio a giugno presso un negozio di abbigliamento (reddito 7.000 euro), da luglio a dicembre presso un ristorante (reddito 7.500 euro). Totale: 14.500 euro. Ciascun datore di lavoro ha erogato il bonus solo sulla propria parte di reddito, calcolando come se Laura guadagnasse il doppio se proiettato sull’anno intero. Risultato: il primo le ha dato 600 euro, il secondo 600 euro. Totale erogato: 1.200 euro. In questo caso il bonus è già completo, ma è importante confermarlo in dichiarazione.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 1 (bonus erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 1.200 euro (somma di quanto erogato dai due sostituti)

      Esempio 3: Antonio, lavoratore stagionale

      Antonio ha lavorato solo da maggio a settembre 2025 (153 giorni) come cameriere stagionale presso un ristorante della costa friulana, percependo 6.000 euro. Il suo datore di lavoro non ha riconosciuto il bonus per timore di errori. Antonio ha diritto al trattamento integrativo proporzionato ai giorni lavorati: 1.200 × 153/365 = 503 euro circa.

      Compilazione 730:

      • Rigo C14, Colonna 1: codice 2 (bonus non erogato)
      • Rigo C14, Colonna 2: importo 0
      • L’importo spettante (503 euro) sarà calcolato automaticamente dal software del 730 sulla base dei giorni lavorativi indicati nel rigo C5

      Quando devi restituire il bonus: i casi di incapienza

      Attenzione: il trattamento integrativo non è “sempre tuo”. Esistono casi in cui devi restituirlo, in tutto o in parte, attraverso il 730. Questo accade quando, in sede di conguaglio annuale, emerge che non avevi i requisiti per riceverlo.

      I casi più tipici di restituzione obbligatoria sono:

      • Hai superato la soglia dei 28.000 euro di reddito complessivo (es. per straordinari, premi di produzione, secondo lavoro): devi restituire l’intero importo ricevuto
      • Reddito tra 15.000 e 28.000 euro senza i requisiti specifici: in questa fascia il bonus spetta solo in casi precisi (clausola di salvaguardia), e se in sede di dichiarazione si verifica che le condizioni non c’erano, va restituito in tutto o in parte
      • Incapienza fiscale: se la tua imposta lorda è inferiore o uguale alle detrazioni per lavoro dipendente, il bonus generalmente non spetta (con eccezione del trattamento per gli incapienti, vedi paragrafo dedicato)
      • Hai cambiato regime fiscale: ad esempio, sei passato a regime forfettario nel corso dell’anno mantenendo un rapporto di lavoro dipendente residuale

      La restituzione avviene automaticamente in dichiarazione: il software del 730 calcola la differenza e la indica come debito da pagare. Se la differenza supera 60 euro, è possibile rateizzarla in massimo 8 rate mensili a partire dal mese di luglio.

      Il bonus per gli incapienti: la novità 2024-2026

      Una delle novità più importanti introdotte con la Riforma IRPEF 2024 (poi confermata per il 2025 e 2026) è il cosiddetto trattamento integrativo per gli incapienti. Si tratta di un meccanismo che tutela i lavoratori dipendenti con redditi molto bassi (fino a 8.500 euro) che, a causa dell’introduzione delle nuove aliquote IRPEF e dell’innalzamento delle detrazioni per lavoro dipendente, rischiavano di perdere il diritto al bonus.

      Per questi lavoratori “incapienti” (la cui imposta lorda è interamente assorbita dalle detrazioni), è stato previsto comunque il riconoscimento di una somma a titolo di trattamento integrativo, calcolata come differenza tra il valore delle detrazioni teoricamente spettanti e l’imposta lorda. In pratica, lo Stato eroga questa “differenza” che, in mancanza dell’agevolazione, andrebbe persa.

      Esempio: Sara, lavoratrice part-time con reddito 8.000 euro l’anno, ha imposta lorda di 1.840 euro (23% di 8.000), interamente assorbita dalle detrazioni per lavoro dipendente di circa 1.955 euro. Senza il meccanismo per gli incapienti, Sara non avrebbe diritto al bonus. Con la nuova norma, le viene comunque riconosciuta una somma proporzionata.

      Documenti necessari per il recupero al CAF

      Se vuoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per il recupero del trattamento integrativo tramite 730/2026, porta con te questi documenti:

      • Certificazione Unica 2026 (CU) di tutti i datori di lavoro avuti nel 2025
      • Documento d’identità e tessera sanitaria/codice fiscale
      • Codici fiscali dei familiari a carico
      • Eventuali altre certificazioni di reddito (es. NASpI, INPS per cassa integrazione)
      • Coordinate bancarie (IBAN) per l’accredito di eventuali rimborsi superiori a 4.000 euro
      • Ultime buste paga 2025 (utili per verificare se il bonus è stato erogato correttamente)
      • Modello 730/2025 dell’anno precedente (se presentato)

      Il nostro consiglio è di prenotare un appuntamento già da marzo, appena disponibile la CU. In questo modo eviti le code di maggio e giugno e hai più tempo per recuperare eventuali documenti mancanti.

      Scadenze 730/2026 e tempistiche di rimborso

      Per il modello 730/2026 le scadenze principali sono:

      DataAdempimento
      16 marzo 2026Termine ultimo per il rilascio della CU 2026 da parte dei sostituti d’imposta
      30 aprile 2026Disponibilità della dichiarazione 730 precompilata sul portale Agenzia delle Entrate
      30 settembre 2026Termine ultimo per l’invio definitivo del 730/2026
      25 ottobre 2026Termine per il 730 integrativo (per correggere errori a favore del contribuente)

      Quando arriva il rimborso del bonus?

      Se hai presentato il 730 a un CAF entro il 31 maggio, il rimborso (compreso il trattamento integrativo) ti arriverà direttamente in busta paga di luglio 2026, accreditato dal tuo datore di lavoro come sostituto d’imposta. Se hai presentato il 730 più tardi (giugno-settembre), il rimborso slitterà ai mesi successivi (agosto, settembre, ottobre).

      Se invece hai presentato il 730 senza sostituto d’imposta (perché non hai un datore di lavoro attivo al momento del conguaglio), il rimborso ti arriverà direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite bonifico bancario sull’IBAN comunicato, di solito entro fine anno.

      Errori comuni da evitare nella compilazione

      Negli ultimi anni allo sportello del CAF abbiamo riscontrato alcuni errori ricorrenti nella compilazione del rigo C14. Eccoli, con il modo corretto per evitarli:

      1. Indicare il codice 1 quando il bonus non è stato erogato: sembra banale, ma molti contribuenti per “abitudine” mettono sempre 1. Il risultato? Il sistema pensa che il bonus sia già stato pagato e non lo riconosce in dichiarazione. Verifica sempre il punto 391 e 400 della tua CU.
      2. Dimenticare di sommare gli importi di più CU: se hai avuto più datori di lavoro, devi sommare i punti 400 di tutte le CU e indicare il totale, non solo l’importo dell’ultima CU.
      3. Non indicare i giorni di lavoro nel rigo C5: i giorni di lavoro sono fondamentali per il calcolo proporzionale del bonus per stagionali e part-time. Senza questi dati il software non può calcolare correttamente l’importo spettante.
      4. Confondere il trattamento integrativo con il bonus Renzi originario da 80 euro: il vecchio bonus 80 euro è stato sostituito dal trattamento integrativo dal 1° luglio 2020. Per il 730/2026 si parla solo del nuovo bonus 100 euro.
      5. Non considerare i redditi assimilati: le indennità NASpI, le borse di studio, alcuni redditi parasubordinati concorrono a determinare la soglia. Vanno tutti sommati.

      📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

      Domande frequenti sul recupero del Bonus Renzi

      1. Posso recuperare il trattamento integrativo anche se non presento il 730?

      Sì, in alternativa al 730 puoi presentare il Modello Redditi PF 2026 (ex Modello Unico), che ha le stesse funzionalità di recupero del bonus. La scadenza per il Modello Redditi PF è il 30 novembre 2026. Tuttavia, il 730 è generalmente più conveniente perché permette il rimborso diretto in busta paga.

      2. Cosa succede se ho rinunciato al bonus all’inizio dell’anno?

      Nessun problema. La rinuncia in busta paga non è definitiva: in sede di dichiarazione dei redditi puoi sempre richiedere il bonus, se ne avevi i requisiti. Indica nel rigo C14 il codice 2 e l’importo erogato dal sostituto (che sarà 0).

      3. I pensionati hanno diritto al trattamento integrativo?

      No, i pensionati sono esclusi dal trattamento integrativo, perché beneficiano di un sistema di detrazioni specifiche per redditi da pensione. Per loro esistono altre agevolazioni, come l’esonero contributivo per chi continua a lavorare oltre l’età pensionabile (Bonus Maroni).

      4. Il trattamento integrativo viene tassato?

      No, il trattamento integrativo è completamente esentasse. Non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF, quindi non aumenta le tasse da pagare. È un’erogazione “netta” che entra direttamente nella tua disponibilità.

      5. Posso recuperare il bonus degli anni precedenti se non lo ho fatto?

      Sì, è possibile presentare una dichiarazione integrativa a favore entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria. In pratica, nel 2026 puoi ancora recuperare il bonus non percepito per gli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025, presentando un Modello Redditi PF integrativo.

      6. Il trattamento integrativo conta per l’ISEE?

      No, il trattamento integrativo NON concorre al calcolo dell’ISEE, perché non è considerato reddito imponibile ai fini IRPEF. Quindi non incide sull’attestazione ISEE che ti serve per richiedere altri bonus o agevolazioni (assegno unico, bonus asilo nido, agevolazioni universitarie).

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      Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per recuperare quello che ti spetta

      Il trattamento integrativo IRPEF rappresenta fino a 1.200 euro all’anno di potere d’acquisto in più. Se per qualsiasi motivo il datore di lavoro non te lo ha erogato, o lo ha erogato in misura inferiore, hai pieno diritto di recuperarlo nel modello 730/2026. La compilazione del rigo C14 richiede attenzione, perché un errore può tradursi nella perdita del bonus oppure in una richiesta di restituzione imprevista.

      Al CAF Centro Fiscale di Udine elaboriamo migliaia di dichiarazioni 730 ogni anno e siamo specializzati nel verificare il corretto riconoscimento del trattamento integrativo. Controlliamo la tua Certificazione Unica, ricalcoliamo l’importo spettante, ti spieghiamo chiaramente quanto recuperi (o quanto eventualmente devi restituire) e curiamo l’invio del modello.

      Prenota subito un appuntamento presso la nostra sede di Udine: ti aspettiamo per gestire al meglio il tuo 730/2026 e farti recuperare ogni euro che ti spetta. Contattaci telefonicamente, via email o tramite il modulo sul nostro sito. Ricorda: presentando il 730 entro fine maggio, il rimborso arriva direttamente in busta paga a luglio.

      Maggio 23, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-23 08:34:342026-05-31 17:45:46Trattamento Integrativo IRPEF 2026: Come Recuperare il Bonus Renzi nel 730

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