Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale

Tag Archivio per: lavoratrici autonome

BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA', PATRONATO

Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli 2026: Guida Completa ai 60 Euro

Bonus mamma

Il bonus mamme lavoratrici 2 figli è una delle misure più cercate del 2026, e anche una delle più fraintese. Il motivo è semplice: sotto lo stesso nome convivono due agevolazioni completamente diverse, con requisiti, importi e modalità di richiesta che non coincidono. Chi ha due figli rischia così di cercare l’agevolazione sbagliata, o peggio di credere di non averne diritto quando invece le spetta.

In questa guida ci concentriamo esclusivamente sul caso “due figli”. Non troverai una panoramica generica: troverai la risposta a domande molto concrete. Quanto spetta esattamente a una mamma con 2 figli? Fino a quando? Cosa succede quando il figlio più piccolo compie 10 anni? E se sono una lavoratrice autonoma o una partita IVA, cambia qualcosa? Se cerchi invece un quadro d’insieme, puoi partire da come funziona il bonus mamme INPS e tornare qui per il dettaglio.

Il bonus mamme lavoratrici 2 figli per il 2026 vale 60 euro al mese, fino a un massimo di 720 euro annui, e richiede un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro. Vediamo nel dettaglio chi può ottenerlo, come si calcola e quali sono gli errori che ogni anno fanno perdere l’agevolazione a migliaia di madri.

Indice dei contenuti

  1. Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli: Due Misure Diverse da Non Confondere
  2. Chi Sono le Beneficiarie del Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli
  3. Il Requisito dei 10 Anni: Perche l’Eta del Secondo Figlio e Decisiva
  4. Quanto Spetta: il Calcolo del Bonus Mamme 2 Figli 2026
  5. Differenze tra Bonus Mamme 2 Figli e Bonus Mamme 3 Figli
  6. Il Requisito di Reddito: la Soglia dei 40.000 Euro
  7. Come si Ottiene il Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli
  8. Cumulabilita con Assegno Unico e Altri Bonus Famiglia
  9. Errori Frequenti che Fanno Perdere il Bonus Mamme 2 Figli
  10. Domande Frequenti sul Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli
  11. Assistenza CAF per il Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli

Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli: Due Misure Diverse da Non Confondere

Prima di parlare di importi, è indispensabile chiarire un punto che genera moltissima confusione. Quando si parla di bonus mamme lavoratrici 2 figli, ci si può riferire a due strumenti profondamente diversi tra loro.

Il primo è il bonus mamme storico, tecnicamente un esonero contributivo. L’esonero contributivo non è un accredito di denaro: è uno sconto sui contributi previdenziali che la lavoratrice versa all’INPS. In pratica, invece di ricevere una somma in più, la mamma paga meno contributi e quindi si ritrova un netto in busta paga più alto. Questa misura ha riguardato le madri con tre o più figli assunte a tempo indeterminato, fino al diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, con esonero del 100% dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice entro un tetto di 3.000 euro annui (riparametrato su base mensile). Attenzione: quel tetto di 3.000 euro non è l’importo spettante alle madri con 2 figli.

Il secondo è la nuova misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, ridisegnata dal Decreto Legge n. 95/2025 (art. 6) e potenziata per il 2026 dalla Legge di Bilancio 2026. Qui non si tratta di uno sconto sui contributi, ma di una somma di denaro erogata direttamente dall’INPS: un contributo forfettario mensile, cioè un importo fisso uguale per tutte, che non dipende dallo stipendio. Ed è proprio questa seconda misura quella che riguarda le lavoratrici con 2 figli.

La distinzione è cruciale e va memorizzata così:

  • Esonero contributivo storico: riservato alle madri con 3 o più figli a tempo indeterminato, sconto sui contributi fino a 3.000 euro annui
  • Nuovo bonus mamme 2026: aperto anche alle madri con 2 figli, somma in denaro di 60 euro mensili, con limite di reddito a 40.000 euro
  • Le due misure hanno platee, importi e procedure di richiesta differenti
  • L’estensione dell’esonero contributivo pieno alle madri con 2 figli, gia rinviata al 2026 dal DL 95/2025 (art. 6), e stata ulteriormente differita al 1° gennaio 2027

Se hai due figli, quindi, la misura che ti riguarda nel 2026 è la seconda: il contributo mensile in denaro. Questo spiega perché molte mamme con 2 figli, cercando informazioni sull’esonero contributivo, concludono erroneamente di essere escluse da tutto.

Chi Sono le Beneficiarie del Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli

Il bonus mamme lavoratrici 2 figli ha una platea molto più ampia di quanto si pensi, e questa è forse la notizia più importante per chi legge. La nuova misura non si limita infatti alle dipendenti stabili, ma include categorie storicamente escluse dalle agevolazioni contributive.

Hanno diritto al bonus mamme 2 figli 2026 le madri che rientrano in una di queste situazioni lavorative:

  • Lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, sia full time che part time
  • Lavoratrici dipendenti a tempo determinato, incluse quindi le assunzioni a termine
  • Lavoratrici autonome iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette)
  • Libere professioniste e partite IVA, comprese le iscritte alla Gestione Separata INPS e alle casse professionali

L’apertura alle lavoratrici autonome e alle partite IVA rappresenta la vera novità rispetto al passato. Una professionista in regime forfettario con due bambini piccoli, ad esempio, in precedenza restava fuori da qualsiasi agevolazione perché l’esonero contributivo era legato al rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Con la nuova misura, invece, rientra pienamente tra le beneficiarie.

Chi Resta Escluso dal Bonus

Esiste però un’esclusione significativa che riguarda un settore intero. Le lavoratrici domestiche, cioè colf, badanti e baby sitter assunte con il contratto di lavoro domestico, non rientrano tra le beneficiarie. Si tratta di una scelta legata alle particolarità del rapporto di lavoro domestico, dove il datore è una famiglia e la gestione contributiva segue regole proprie. Abbiamo approfondito questa esclusione e le sue conseguenze nell’analisi dedicata al motivo per cui colf e badanti sono escluse dal bonus mamme.

Restano fuori anche le imprenditrici non iscritte all’assicurazione generale obbligatoria e, naturalmente, chi non svolge alcuna attività lavorativa: il bonus mamme lavoratrici 2 figli è una misura pensata per sostenere la permanenza delle madri nel mercato del lavoro, quindi presuppone sempre un’occupazione in essere.

Il Requisito dei 10 Anni: Perche l’Eta del Secondo Figlio e Decisiva

Questo è il requisito che più frequentemente viene frainteso, e sbagliarlo significa fare calcoli completamente errati sul bonus mamme lavoratrici 2 figli.

La regola è la seguente: per le madri con due figli, il diritto al bonus spetta fino al decimo anno di età del figlio più piccolo. Attenzione: si guarda al figlio più giovane, non al primo, non alla media, non alla somma delle età. Il riferimento è sempre l’ultimo nato.

Facciamo un esempio pratico. Immagina che Giulia abbia due figli: Marco di 14 anni e Sofia di 6 anni. Il figlio più piccolo è Sofia, che ha 6 anni, quindi sotto i 10: Giulia rientra nel bonus mamme 2 figli 2026. Il fatto che Marco abbia superato i 10 anni è del tutto irrilevante.

Supponiamo invece che Elena abbia due figli di 13 e 11 anni. Il più piccolo ha già compiuto 10 anni: in questo caso il diritto al bonus mamme lavoratrici 2 figli non sussiste più. Ed è proprio qui che si concentra la delusione di molte famiglie, che scoprono di aver superato la soglia per pochi mesi.

Un aspetto delicato riguarda l’anno del compimento dei 10 anni. Il diritto non si esaurisce necessariamente il giorno del compleanno per l’intero anno: la spettanza è calcolata su base mensile, quindi il bonus matura per i mesi in cui il requisito risulta effettivamente soddisfatto. Se il figlio più piccolo compie 10 anni a metà anno, il bonus mamme spetta per i mesi precedenti al compimento e si interrompe successivamente. Verificare correttamente questo passaggio richiede attenzione, ed è uno dei controlli che eseguiamo insieme allo CAF Centro Fiscale a Udine quando una mamma ci porta la propria situazione.

Quanto Spetta: il Calcolo del Bonus Mamme 2 Figli 2026

Arriviamo alla domanda che interessa di più: quanto vale concretamente il bonus mamme lavoratrici 2 figli nel 2026?

L’importo è di 60 euro mensili. Si tratta di un aumento rispetto ai 40 euro mensili previsti nella prima applicazione della misura nel 2025. Su base annua, il beneficio massimo raggiunge quindi 720 euro, corrispondenti a dodici mensilità piene (nel 2025, con 40 euro mensili, il massimo era di 480 euro). L’importo matura mese per mese ma non viene accreditato mensilmente: l’INPS lo eroga in un’unica soluzione, secondo le indicazioni operative diffuse per il 2026.

La caratteristica più importante da comprendere è che si tratta di un importo forfettario. Forfettario significa che la cifra è fissa e uguale per tutte: non aumenta se guadagni di più, non diminuisce se guadagni di meno, non cambia in base al numero esatto di figli sopra la soglia minima. Una dipendente con stipendio da 1.400 euro e una professionista con reddito da 35.000 euro ricevono lo stesso importo, purché entrambe rispettino i requisiti.

Ci sono poi due aspetti fiscali particolarmente favorevoli che vale la pena evidenziare:

  • Il contributo non è imponibile né ai fini fiscali né contributivi: significa che i 60 euro non vengono tassati e arrivano interi, senza trattenute IRPEF
  • Il bonus non incide sull’ISEE: non fa quindi aumentare l’indicatore e non compromette l’accesso ad altre agevolazioni legate alla situazione economica del nucleo
  • La spettanza è mensile, quindi va verificata mese per mese in relazione ai requisiti

Il fatto che il bonus non pesi sull’ISEE è un dettaglio tutt’altro che secondario. Molte famiglie temono che ricevere un contributo faccia salire l’indicatore e faccia perdere altri benefici: in questo caso il timore è infondato.

Differenze tra Bonus Mamme 2 Figli e Bonus Mamme 3 Figli

Capire le differenze tra la misura per chi ha due figli e quella per chi ne ha tre o più è essenziale per non commettere errori. Il legislatore ha infatti differenziato principalmente il limite di età del figlio più piccolo.

Per le madri con 2 figli, come abbiamo visto, il riferimento è il decimo anno di età del figlio più giovane. Per le madri con almeno 3 figli, invece, la soglia si alza notevolmente: il diritto permane fino al diciottesimo anno di età del figlio più piccolo. La logica è evidente: le famiglie numerose sostengono un carico economico più prolungato nel tempo, quindi il sostegno viene esteso per un periodo più lungo.

Ecco un confronto sintetico delle due situazioni nel 2026:

  • Madri con 2 figli: figlio più piccolo under 10, contributo di 60 euro mensili, aperto a dipendenti (anche a termine), autonome e professioniste
  • Madri con 3 o più figli: figlio più piccolo under 18, stesso contributo di 60 euro mensili per le lavoratrici a termine, autonome e professioniste
  • Madri con 3 o più figli a tempo indeterminato: possono accedere all’esonero contributivo pieno, con beneficio massimo fino a 3.000 euro annui

Il punto chiave è che l’importo del contributo in denaro non cambia in funzione del numero di figli: sono 60 euro sia con due che con tre figli. Ciò che cambia è per quanti anni si può beneficiare della misura, e per le madri con tre figli a tempo indeterminato la possibilità di accedere allo strumento contributivo, decisamente più generoso.

Il Requisito di Reddito: la Soglia dei 40.000 Euro

Il bonus mamme lavoratrici 2 figli non è universale: è subordinato a un limite reddituale. Per accedere alla misura, il reddito da lavoro della madre non deve superare i 40.000 euro annui.

È importante notare che il riferimento è al reddito da lavoro della singola lavoratrice, non al reddito complessivo della famiglia. Il reddito del partner, quindi, non entra nel calcolo. Questo rende la misura accessibile anche a nuclei familiari con un reddito complessivo relativamente elevato, purché il reddito individuale della madre resti sotto la soglia.

La soglia dei 40.000 euro è piuttosto ampia e include la grande maggioranza delle lavoratrici dipendenti italiane. Per le autonome e le professioniste il ragionamento è leggermente diverso, perché il reddito rilevante è quello determinato secondo le regole della propria categoria: chi opera in regime forfettario, ad esempio, deve considerare il reddito calcolato applicando il coefficiente di redditività, cioè quella percentuale fissa che determina quanta parte dei compensi incassati viene considerata reddito imponibile.

Proprio la verifica del reddito rilevante è uno degli aspetti su cui più spesso emergono dubbi. Una partita IVA con fatturato vicino alla soglia deve capire quale valore considerare, e un errore in questa fase può portare a una domanda respinta oppure, al contrario, a rinunciare a un bonus che spettava. Per questo la valutazione preventiva della propria posizione con un professionista del CAF Centro Fiscale di Udine evita sorprese.

Come si Ottiene il Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli

Qui torna utile la distinzione iniziale tra le due misure, perché le modalità di accesso sono diverse e confonderle è l’errore più diffuso.

Per il nuovo bonus mamme in denaro, quello che riguarda le lavoratrici con 2 figli, è necessaria una domanda all’INPS. Il beneficio non arriva in automatico: senza una richiesta correttamente presentata e accolta, l’importo non viene erogato. L’INPS ha predisposto un servizio online dedicato, accessibile con SPID, CIE o CNS; in alternativa si può passare dal contact center INPS o da un patronato o intermediario abilitato.

Per l’esonero contributivo storico, riservato alle madri con 3 o più figli a tempo indeterminato, la logica è opposta: non si presenta domanda all’INPS, ma si comunica al datore di lavoro il numero dei figli e i relativi codici fiscali. È poi il datore ad applicare la riduzione contributiva direttamente in busta paga.

Documenti Necessari per la Domanda

La pratica richiede una serie di elementi che vanno raccolti con precisione:

  • Codici fiscali di tutti i figli e date di nascita esatte, per la verifica del requisito dei 10 anni
  • Documentazione relativa al rapporto di lavoro in essere (contratto, ultima busta paga, oppure iscrizione alla gestione previdenziale per le autonome)
  • Dati sul reddito da lavoro, per l’autocertificazione del rispetto della soglia dei 40.000 euro
  • IBAN intestato o cointestato alla richiedente per l’accredito del contributo

La compilazione richiede attenzione: un dato anagrafico errato o una dichiarazione reddituale imprecisa possono bloccare la pratica o farla respingere, con la necessità di ripresentarla. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa dell’intera procedura, dalla verifica preliminare dei requisiti fino alla trasmissione della domanda, sia in ufficio che online in tutta Italia. Puoi prenotare un appuntamento e portare semplicemente i documenti: al resto pensiamo noi.

Cumulabilita con Assegno Unico e Altri Bonus Famiglia

Una preoccupazione ricorrente riguarda la possibilità di perdere altri sostegni richiedendo il bonus mamme lavoratrici 2 figli. La risposta è rassicurante: la misura è cumulabile con le principali agevolazioni per la famiglia.

In particolare, il bonus si somma all’assegno unico e universale, che resta la misura strutturale di sostegno per i figli a carico e che nel 2026 ha visto la rivalutazione degli importi. Chi vuole approfondire le variazioni può consultare il dettaglio sugli aumenti dell’assegno unico. Il bonus mamme non sostituisce l’assegno unico né lo riduce: sono strumenti paralleli con finalità diverse.

Poiché il contributo non incide sull’ISEE, restano inoltre accessibili tutte le prestazioni legate all’indicatore, tra cui il bonus asilo nido, le agevolazioni sulle utenze e i servizi comunali a tariffa agevolata. Per una famiglia di Udine che utilizza mense scolastiche o servizi educativi comunali, questo significa che il bonus non fa scattare alcun aumento tariffario.

Il bonus è compatibile anche con le ordinarie detrazioni fiscali per figli a carico applicabili secondo le regole vigenti, e non interferisce con la presentazione del CAF Centro Fiscale di Udine per il modello 730. Trattandosi di somma non imponibile, non va nemmeno dichiarata come reddito.

Errori Frequenti che Fanno Perdere il Bonus Mamme 2 Figli

Dall’esperienza quotidiana allo sportello emergono alcuni errori ricorrenti che portano a perdere il bonus mamme lavoratrici 2 figli. Conoscerli in anticipo permette di evitarli.

Il primo errore, il più diffuso, è confondere le due misure. Molte mamme con due figli leggono che l’esonero contributivo spetta solo con tre figli a tempo indeterminato e concludono di non avere diritto a nulla, rinunciando così a un contributo che invece le spetterebbe. Come abbiamo visto, la nuova misura in denaro ha requisiti diversi e più inclusivi.

Il secondo errore è guardare all’età del figlio sbagliato. Alcune madri verificano l’età del primogenito invece che del figlio più piccolo, e si autoescludono. Il riferimento normativo è sempre e solo l’ultimo nato.

Altri errori frequenti riguardano:

  • Ritenere che il bonus arrivi automaticamente in busta paga: per le madri con 2 figli serve invece la domanda all’INPS
  • Considerare il reddito familiare invece del reddito individuale della lavoratrice ai fini della soglia dei 40.000 euro
  • Non presentare domanda entro i termini previsti, perdendo le mensilità arretrate
  • Per le autonome, calcolare il reddito sul fatturato lordo anziché sul reddito effettivamente rilevante
  • Dimenticare di aggiornare la posizione in caso di nascita di un terzo figlio, che può modificare i requisiti applicabili

Un ultimo aspetto riguarda le tempistiche. Le scadenze per la presentazione delle domande sono definite dall’INPS con propri messaggi e circolari operative, e vengono aggiornate di anno in anno. Muoversi con anticipo, senza attendere gli ultimi giorni utili, resta la strategia più sicura per non perdere il beneficio.

Domande Frequenti sul Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Assistenza CAF per il Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli

Il bonus mamme lavoratrici 2 figli è un’opportunità concreta, ma la coesistenza di due misure diverse con requisiti differenti rende facile commettere errori di valutazione. Verificare l’età esatta del figlio più piccolo, individuare il reddito rilevante, capire quale delle due agevolazioni si applica al proprio caso e presentare correttamente la domanda sono passaggi che meritano un controllo professionale.

Il CAF Centro Fiscale di Udine segue ogni fase della pratica: dalla verifica preliminare dei requisiti al calcolo dell’ISEE se necessario per altre prestazioni collegate, fino alla presentazione della domanda. Ti forniamo un preventivo personalizzato in base alla tua situazione e ti seguiamo anche negli anni successivi, perché i requisiti vanno riverificati periodicamente. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia.

Hai bisogno di assistenza per il bonus mamme lavoratrici 2 figli? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Agosto 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-07 13:00:002026-08-07 07:54:05Bonus Mamme Lavoratrici 2 Figli 2026: Guida Completa ai 60 Euro
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario in Maternità 2026: Indennità INPS Gestione Separata e Diritti delle Lavoratrici Autonome

Maternità INPS CAF Udine

La maternità del forfettario 2026 è un tema delicato per molte professioniste in partita IVA: diventare madri non significa rinunciare ai propri diritti, ma le regole sono diverse rispetto alle lavoratrici dipendenti. Le forfettarie hanno diritto all’indennità di maternità INPS erogata dalla Gestione Separata, pari all’80% del reddito medio degli ultimi 12 mesi, per 5 mesi complessivi.

In questa guida completa al forfettario maternità 2026 spieghiamo come funziona l’indennità, quali sono i requisiti contributivi, come presentare la domanda INPS, se si può continuare a fatturare durante i 5 mesi di astensione e quali sono le tutele aggiuntive previste, incluso il congedo parentale. Una guida pensata per le lavoratrici autonome che vogliono pianificare la gravidanza senza brutte sorprese economiche.

Indice dei contenuti

  1. Diritto delle lavoratrici autonome alla maternità
  2. Indennità di maternità INPS Gestione Separata: importi 2026
  3. Requisiti per accedere all’indennità di maternità
  4. Come presentare la domanda all’INPS
  5. Contributi INPS durante la maternità
  6. Lavoro e fatturazione durante i 5 mesi di maternità
  7. Interdizione anticipata per gravidanza a rischio
  8. Congedo parentale per le forfettarie
  9. Bonus mamma INPS 2026: forfettarie escluse
  10. Esempio pratico: il caso di Anna
  11. Documenti necessari e cosa comunicare al CAF
  12. Dopo la maternità: bonus, detrazioni e ripresa attività
  13. Domande frequenti

Diritto delle lavoratrici autonome alla maternità

La tutela della maternità non è un privilegio riservato alle dipendenti: il D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità e Paternità) riconosce questo diritto anche alle lavoratrici autonome, incluse le professioniste in regime forfettario 2026 iscritte alla Gestione Separata INPS. Le forfettarie iscritte a casse private (avvocate, geometre, ingegnere) seguono invece le regole della propria cassa di categoria.

C’è però una differenza fondamentale rispetto alle dipendenti: la partita IVA non si interrompe automaticamente con la gravidanza. La professionista resta titolare dell’attività, non c’è un datore di lavoro che firma un’astensione obbligatoria. È la lavoratrice stessa a decidere come gestire il periodo, presentando la domanda di indennità all’INPS e organizzando la sospensione dell’attività.

Per le forfettarie iscritte alla Gestione Separata, l’aliquota contributiva 2026 è del 26,07%, di cui lo 0,72% finanzia proprio l’indennità di maternità, la malattia e altre prestazioni a sostegno del reddito. Questo significa che, pagando regolarmente i contributi, ogni forfettaria contribuisce al fondo da cui poi attingerà al momento del bisogno.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Indennità di maternità INPS Gestione Separata: importi 2026

L’indennità di maternità per il forfettario 2026 iscritto alla Gestione Separata copre 5 mesi complessivi. La modalità classica prevede 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 mesi dopo. Dal 2019 è ammessa anche la flessibilità, con la formula 1 mese prima + 4 mesi dopo, previa certificazione del ginecologo che attesti l’assenza di rischi per madre e bambino.

Calcolo dell’importo: l’80% del reddito medio

L’importo dell’indennità di maternità INPS è pari all’80% di 1/365 del reddito derivante dall’attività professionale dichiarato nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile. Per le forfettarie, il reddito di riferimento è quello imponibile previdenziale, ossia i compensi lordi moltiplicati per il coefficiente di redditività ATECO (78% per gli avvocati, 67% per i consulenti, ecc.).

L’INPS calcola un’indennità giornaliera e la moltiplica per i giorni di astensione (di solito 150). Il risultato è erogato in un’unica soluzione dopo l’approvazione della domanda. È importante avere i contributi in regola: anche un solo mese non versato può ridurre la base di calcolo.

Limiti minimo e massimo 2026

L’indennità di maternità Gestione Separata non può essere inferiore al limite minimo, agganciato al trattamento minimo di pensione INPS: per il 2026 si attesta intorno a 534 euro al mese (cifra rivalutata annualmente). Anche chi nei 12 mesi precedenti ha guadagnato poco ha quindi un tetto minimo garantito che permette di affrontare la maternità con dignità.

Sul lato opposto c’è un limite massimo, parametrato al massimale contributivo annuo della Gestione Separata (per il 2026 circa 119.650 euro). Le professioniste con redditi molto elevati vedono quindi l’indennità calcolata fino a quel tetto, non oltre. Per la maggior parte delle forfettarie, che restano sotto la soglia degli 85.000 euro di compensi, questo limite non è un problema.

Requisiti per accedere all’indennità di maternità

Per ottenere l’indennità di maternità in regime forfettario 2026, l’INPS richiede tre requisiti fondamentali. Il primo è l’iscrizione attiva alla Gestione Separata INPS: la partita IVA deve essere aperta e i contributi versati con la causale corretta nei modelli F24 (codici P10, PXX).

Il secondo requisito è il versamento di almeno 3 mesi di contributi effettivi nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile. Si parla di contributi effettivi, quindi non bastano accrediti figurativi: serve aver dichiarato compensi e versato i relativi contributi previdenziali. Il terzo requisito è la regolarità contributiva: chi ha contributi arretrati rischia il rigetto della domanda.

  • Iscrizione attiva alla Gestione Separata INPS
  • Almeno 3 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti
  • Regolarità contributiva: nessun debito INPS pendente
  • Coefficiente di redditività applicato correttamente al fatturato
  • Documentazione medica della data presunta del parto

Una nota importante: chi ha aperto la partita IVA da poco può comunque presentare domanda, purché abbia maturato i 3 mesi minimi di contributi. Le neo-forfettarie devono quindi pianificare con attenzione il momento della gravidanza per maturare i requisiti.

Come presentare la domanda all’INPS

La domanda di indennità di maternità per le forfettarie deve essere presentata all’INPS tramite il modello SR23 (versione telematica). La procedura richiede particolare attenzione: errori formali o documentazione incompleta possono ritardare la liquidazione di mesi, creando difficoltà economiche proprio nel momento in cui servono di più. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto, dalla raccolta documenti alla trasmissione telematica.

Tempi e scadenze della domanda

La domanda può essere presentata prima del parto (allegando il certificato di gravidanza con la data presunta) oppure dopo, una volta nato il bambino. Il termine massimo è di 1 anno dalla nascita: oltre questa scadenza il diritto decade. Il consiglio è di muoversi già dal 7° mese di gravidanza, così l’INPS ha tempo di istruire la pratica e l’erogazione arriva nei tempi giusti.

Documenti da allegare

I documenti richiesti per la domanda di maternità INPS includono il certificato medico di gravidanza, il documento di identità della richiedente, il codice fiscale del bambino (dopo la nascita) e gli estremi delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi 2 anni. È utile preparare anche l’estratto contributivo INPS, scaricabile dal cassetto previdenziale, per verificare in anticipo la regolarità dei versamenti.

La compilazione richiede competenza tecnica: il CAF Centro Fiscale di Udine, sia in ufficio che online, accompagna le forfettarie in tutte le fasi della pratica, evitando errori che potrebbero ritardare l’arrivo dell’indennità.

Contributi INPS durante la maternità

Una domanda frequente delle forfettarie riguarda i contributi INPS durante la maternità: vanno versati o sono sospesi? La risposta è chiara: i contributi continuano a essere dovuti secondo le scadenze ordinarie. La Gestione Separata non prevede sospensioni automatiche, quindi gli acconti di giugno e novembre e il saldo di giugno dell’anno successivo restano regolari.

Va però ricordato che se durante i 5 mesi di indennità la forfettaria sospende la fatturazione (scelta quasi obbligata, come vedremo), i compensi 2026 saranno più bassi e di conseguenza anche i contributi calcolati sull’imponibile previdenziale 2026 saranno proporzionalmente ridotti. L’aliquota 2026 è del 26,07%, di cui lo 0,72% finanzia proprio l’indennità di maternità.

  • Contributi non sospesi: scadenze regolari di acconto e saldo
  • Aliquota 2026: 26,07% sul reddito imponibile previdenziale
  • 0,72% finanzia maternità, malattia e altre prestazioni
  • Eventuali contributi minimi non sono dovuti dalla Gestione Separata (a differenza degli artigiani/commercianti)
  • Possibilità di rateizzazione in caso di difficoltà economiche temporanee

Lavoro e fatturazione durante i 5 mesi di maternità

Tema delicato: la forfettaria in maternità può continuare a lavorare e fatturare durante i 5 mesi di indennità? Tecnicamente sì, perché la partita IVA resta aperta e non c’è un divieto formale come per le dipendenti. Ma dal punto di vista pratico, la fatturazione attiva è incompatibile con la percezione dell’indennità INPS.

L’indennità di maternità è infatti una prestazione sostitutiva del reddito: presuppone che la lavoratrice si astenga effettivamente dall’attività. Se l’INPS rileva fatturazione attiva negli stessi mesi coperti dall’indennità, può chiederne la restituzione e contestare un’indebita percezione. La soluzione corretta è quindi sospendere la fatturazione per i 5 mesi e concentrarsi sul recupero post-parto.

Come gestire la sospensione operativa

La sospensione non richiede comunicazioni formali all’Agenzia delle Entrate (la P.IVA resta aperta), ma è buona prassi: avvisare i clienti abituali con anticipo, completare i lavori in corso prima dell’astensione, non emettere fatture nei 5 mesi indennizzati e conservare la corrispondenza che dimostra la sospensione.

Una fattura emessa durante la maternità per servizi effettivamente svolti prima (incassi posticipati) non costituisce di per sé prova di lavoro attivo, ma è bene documentarne le tempistiche reali. Per evitare contestazioni, il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta a gestire correttamente la sospensione fiscale e previdenziale.

Interdizione anticipata per gravidanza a rischio

A differenza delle dipendenti, le forfettarie non hanno un’interdizione obbligatoria automatica: nessun datore di lavoro può imporre l’astensione, è la lavoratrice a deciderne l’inizio (al massimo 2 mesi prima della data presunta del parto). È invece prevista l’interdizione anticipata per gravidanza a rischio, su prescrizione medica.

In presenza di patologie che mettono a rischio la gestazione (minaccia di parto prematuro, gestosi, ipertensione, altre complicanze), il ginecologo rilascia un certificato di gravidanza a rischio. Con questo documento, la forfettaria può richiedere all’INPS l’anticipo dell’inizio dell’indennità, anche prima dei 2 mesi standard. L’indennità copre quindi un periodo più lungo di astensione, sempre commisurato all’80% del reddito medio.

  • Necessario il certificato medico ginecologico dettagliato
  • L’indennità copre l’astensione anticipata oltre i 2 mesi standard
  • La domanda all’INPS va presentata tempestivamente con la documentazione clinica
  • In alcuni casi l’INPS richiede una visita medico-legale di conferma

Congedo parentale per le forfettarie

Oltre ai 5 mesi di indennità di maternità, le forfettarie iscritte alla Gestione Separata hanno diritto al congedo parentale: 3 mesi indennizzati al 30% del reddito, fruibili entro i 12 anni di vita del bambino. È una tutela importante che permette di gestire esigenze familiari (malattia del figlio, inserimento scolastico, primi anni di vita) senza perdere completamente il reddito.

Il congedo parentale può essere fruito in modo continuativo o frazionato: ad esempio 1 mese subito dopo la maternità, poi mezzo mese all’anno per qualche tempo. La domanda si presenta all’INPS prima dell’inizio del periodo, con un’organizzazione simile a quella della maternità. Il calcolo del 30% avviene sulla stessa base reddituale dell’indennità di maternità.

Bonus mamma INPS 2026: forfettarie escluse

Una nota dolente per le forfettarie: il Bonus Mamme Lavoratrici 2026 (decontribuzione fino a 3.000 euro annui per le madri con 2 o più figli) è riservato esclusivamente alle lavoratrici dipendenti. Le partite IVA, anche in regime forfettario, sono escluse dalla misura perché si tratta di un esonero della quota contributiva a carico del lavoratore, che le autonome non hanno.

Esistono però altre agevolazioni a cui le forfettarie con figli possono accedere: l’Assegno Unico Universale, il bonus asilo nido basato sull’ISEE, le detrazioni per figli a carico in dichiarazione dei redditi (per le forfettarie tramite Modello Redditi PF), il congedo parentale e l’indennità di maternità stessa. Una rete di sostegno che, ben gestita, permette di affrontare la genitorialità anche con la P.IVA.

Esempio pratico: il caso di Anna

Per chiarire come si calcola l’indennità di maternità del forfettario 2026, vediamo un esempio pratico. Anna è una consulente in regime forfettario, con codice ATECO che prevede un coefficiente di redditività del 78%. Nei 12 mesi precedenti la maternità ha fatturato 35.000 euro.

Il calcolo procede così. Il reddito imponibile previdenziale è 35.000 × 78% = 27.300 euro. L’indennità di maternità INPS è pari all’80% di questo reddito, rapportato a 5 mesi: 27.300 × 80% = 21.840 euro annui, divisi per 12 mesi e moltiplicati per 5 = 9.100 euro circa. Anna riceverà quindi un’unica erogazione di circa 9.100 euro, che le permetterà di affrontare i mesi di astensione senza patemi economici.

  • Compensi lordi 2025: 35.000 euro
  • Coefficiente redditività 78%: 27.300 euro (imponibile previdenziale)
  • Indennità annua teorica 80%: 21.840 euro
  • Indennità per 5 mesi: 9.100 euro circa
  • Erogazione: in unica soluzione dopo approvazione INPS

Se Anna avesse fatturato di meno, ad esempio 20.000 euro, l’indennità sarebbe stata di circa 5.200 euro (20.000 × 78% × 80% × 5/12). In ogni caso, mai sotto il limite minimo agganciato al trattamento minimo INPS, pari per il 2026 a circa 534 euro al mese.

Documenti necessari e cosa comunicare al CAF

La pianificazione della maternità del forfettario richiede dialogo costante con il proprio CAF di fiducia. Già nei primi mesi di gravidanza è bene comunicare la situazione, così da verificare la regolarità contributiva, pianificare la sospensione della fatturazione, organizzare la domanda INPS e gestire correttamente la dichiarazione dei redditi dell’anno della maternità.

Documenti da preparare

  • Certificato medico di gravidanza con data presunta del parto
  • Documento di identità in corso di validità
  • Codice fiscale della richiedente e (dopo nascita) del bambino
  • Estratto contributivo INPS aggiornato
  • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi 2 anni
  • F24 versati negli ultimi 12 mesi
  • Certificato di nascita del bambino (dopo il parto)

Quando contattare il CAF

Il momento ideale per il primo confronto con il CAF è il 4°-5° mese di gravidanza, quando la situazione clinica è stabile ma c’è ancora tempo per pianificare. Un secondo incontro è utile poco prima del parto per finalizzare la domanda, e un terzo dopo la nascita per integrare con il certificato del bambino. Il CAF Centro Fiscale di Udine accompagna tutto il percorso, sia in ufficio che online in tutta Italia.

Dopo la maternità: bonus, detrazioni e ripresa attività

Conclusi i 5 mesi di indennità, la forfettaria riprende la fatturazione regolare. È un momento di transizione delicato: i clienti vanno riavvicinati, l’attività riorganizzata, il bilancio annuale rivisto alla luce del calo di compensi. Il regime forfettario non perde validità per la sospensione: il limite degli 85.000 euro resta riferito all’anno solare, quindi il fatturato dei 7 mesi attivi viene considerato per intero.

Bonus e agevolazioni accessibili dopo la maternità

  • Bonus asilo nido INPS: SÌ, basato su ISEE (fino a 3.600 euro annui per ISEE bassi)
  • Assegno Unico Universale: erogato a tutte le madri con figli fino a 21 anni
  • Detrazioni figli a carico: SÌ, in Modello Redditi PF (le forfettarie non fanno il 730)
  • Bonus Mamme Lavoratrici 2026: NO, escluse perché lavoratrici autonome
  • Congedo parentale 30%: SÌ, fino a 12 anni del bambino
  • Detrazione spese istruzione e sportive: SÌ in Modello Redditi PF

Alternative private al sostegno reddituale

Per chi vuole una protezione aggiuntiva, esistono polizze assicurative private maternità che integrano l’indennità INPS, garantendo somme aggiuntive durante i mesi di astensione. È una scelta personale, valida soprattutto per professioniste con redditi elevati che vedono l’indennità INPS coprire solo una parte del fatturato perso. Anche la riduzione dell’attività con il sostegno del coniuge resta una strada praticabile, da pianificare in famiglia.

Domande frequenti

Una forfettaria ha diritto alla maternità INPS?

Sì, le forfettarie iscritte alla Gestione Separata INPS hanno diritto all’indennità di maternità per 5 mesi all’80% del reddito medio dei 12 mesi precedenti, purché abbiano almeno 3 mesi di contributi versati e siano in regola contributiva.

Quanto guadagna una forfettaria in maternità?

L’indennità di maternità del forfettario 2026 è pari all’80% del reddito imponibile previdenziale medio degli ultimi 12 mesi, per 5 mesi. Su un fatturato di 35.000 euro con coefficiente 78%, l’indennità è di circa 9.100 euro. Mai inferiore al limite minimo (circa 534 euro/mese 2026).

Una forfettaria può lavorare durante la maternità?

Tecnicamente la partita IVA resta aperta, ma la fatturazione attiva è incompatibile con la percezione dell’indennità INPS. Si rischia la richiesta di restituzione per indebita percezione. La soluzione corretta è sospendere la fatturazione per i 5 mesi indennizzati.

I contributi INPS si pagano durante la maternità del forfettario?

Sì, i contributi INPS Gestione Separata continuano alle scadenze ordinarie (acconto giugno, acconto novembre, saldo giugno successivo). Saranno proporzionalmente ridotti perché calcolati sui compensi effettivi dell’anno, ridotti dalla sospensione.

Come si fa domanda di maternità per il forfettario?

La domanda si presenta all’INPS con modello SR23 telematico, allegando certificato medico, documento di identità ed estratti contributivi. Il termine massimo è 1 anno dal parto. Il CAF Centro Fiscale gestisce tutta la pratica per evitare errori e ritardi.

Le forfettarie hanno diritto al Bonus Mamme 2026?

No, il Bonus Mamme Lavoratrici 2026 è una decontribuzione riservata alle lavoratrici dipendenti con 2 o più figli. Le forfettarie sono escluse, ma possono accedere ad Assegno Unico, bonus asilo nido e detrazioni figli in dichiarazione dei redditi.

Pianifica la tua maternità in regime forfettario con il CAF

La maternità del forfettario 2026 è un diritto pieno, ma richiede una pianificazione attenta: regolarità contributiva, scelta del momento giusto, documentazione corretta, gestione della sospensione e domanda INPS senza errori. Un percorso che, se gestito bene, garantisce fino a 9.000-10.000 euro di indennità per molte forfettarie, oltre al congedo parentale e ai bonus per i figli.

Hai bisogno di assistenza per il forfettario in maternità? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti seguiamo dalla pianificazione della gravidanza alla domanda all’INPS, fino alla ripresa dell’attività dopo il parto.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/maternita.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 08:00:002026-05-24 09:54:36Forfettario in Maternità 2026: Indennità INPS Gestione Separata e Diritti delle Lavoratrici Autonome
BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA', PATRONATO

Bonus Mamme lavoratrici 2026: domanda entro 30 giugno, requisiti e importo INPS

Bonus mamma

Il bonus mamme lavoratrici 2026 — tecnicamente chiamato esonero contributivo per le lavoratrici madri — è una misura di sostegno alla natalita che riduce i contributi previdenziali a carico delle donne con 2 o piu figli. La scadenza per presentare la domanda INPS è il 30 giugno 2026: chi non ha ancora aderito ha circa 20 giorni di tempo.

In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: chi puo beneficiarne, quanto vale l’esonero, come presentare la domanda e quando arriva il beneficio in busta paga o sulle quote contributive.

Cos’e il bonus mamme lavoratrici 2026

Il bonus mamme lavoratrici e un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice. In pratica, una quota dei contributi che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga (o versati dall’autonoma) viene azzerata, con un risparmio diretto in tasca alla madre.

La misura e stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) per le lavoratrici con 3 o piu figli e successivamente estesa anche a quelle con 2 figli dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, commi 219-220). Per il 2026 la disciplina e confermata con le stesse condizioni.

Chi ha diritto al bonus mamme: i requisiti 2026

I requisiti per il bonus mamme lavoratrici 2026 sono i seguenti:

  • Lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno 2 figli, di cui il figlio piu giovane di eta inferiore ai 10 anni
  • Lavoratrici dipendenti a tempo determinato con almeno 3 figli, di cui il figlio piu giovane di eta inferiore ai 18 anni
  • Lavoratrici autonome iscritte all’INPS (artigiane, commercianti, lavoratrici agricole) o alle casse previdenziali private, con almeno 2 figli e figlio minore di eta inferiore ai 10 anni

Attenzione alla differenza tra dipendenti a tempo indeterminato e a tempo determinato: le prime accedono con 2 figli (figlio minore sotto i 10 anni), le seconde devono avere almeno 3 figli (figlio minore sotto i 18 anni). Questa distinzione e fondamentale per capire se si rientra nel beneficio.

Sono escluse le lavoratrici in congedo di maternita nel periodo in cui godono gia dell’esonero totale sui contributi previsto dalla maternita obbligatoria.

Quanto vale il bonus: importo 2026 per dipendenti e autonome

L’importo del bonus mamme varia a seconda della categoria lavorativa:

CategoriaImporto massimoModalita
Dipendenti a tempo indeterminato3.000 euro annui250 euro/mese in busta paga (esonero contributi)
Dipendenti a tempo determinato (3+ figli)3.000 euro annui250 euro/mese in busta paga (esonero contributi)
Lavoratrici autonome INPS3.000 euro annuiRiduzione versamenti contributivi tramite F24
Professioniste casse private3.000 euro annuiRiduzione quota contributiva annuale

Il beneficio massimo e di 3.000 euro annui (250 euro al mese), che corrispondono all’azzeramento della quota IVS (Invalidita, Vecchiaia e Superstiti) a carico della lavoratrice fino a quel massimale. Se i contributi effettivi sono inferiori, l’esonero si applica nella misura reale senza superare il tetto.

Come funziona il beneficio in busta paga

Per le lavoratrici dipendenti, il bonus mamme si traduce in un aumento netto della busta paga. Il datore di lavoro riceve dall’INPS il codice di autorizzazione e applica l’esonero mese per mese sul cedolino. Non c’e nessun accredito separato: la riduzione appare direttamente nella voce “esonero contributivo” del cedolino.

Il meccanismo e il seguente:

  • I contributi previdenziali a carico della lavoratrice (normalmente circa il 9,19% per i dipendenti) vengono ridotti fino a un massimo di 250 euro mensili
  • L’INPS comunica al datore di lavoro l’autorizzazione dopo l’accoglimento della domanda
  • L’esonero parte dal mese di accoglimento della domanda (o retroattivamente al 1° gennaio 2026 se la domanda e stata presentata entro i termini)

Per le lavoratrici autonome, l’INPS riduce direttamente la contribuzione dovuta sulle rate dei versamenti previdenziali. L’esonero viene comunicato tramite il portale INPS e si riflette sul debito contributivo dell’anno.

Come presentare la domanda INPS entro il 30 giugno 2026

La domanda per il bonus mamme lavoratrici 2026 si presenta online sul portale INPS entro il 30 giugno 2026. Ecco i passaggi:

  1. Accedi al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio “Esonero contributivo madri lavoratrici” o naviga in “Prestazioni e servizi” > “Maternita e famiglia”
  3. Compila il modulo indicando: dati anagrafici, dati dei figli (codice fiscale e data di nascita), tipologia di rapporto di lavoro
  4. Allega eventuale documentazione se richiesta (per le autonome con cassa privata potrebbe essere necessario il certificato di iscrizione alla cassa)
  5. Invia la domanda e salva il numero di protocollo

In alternativa, la domanda si puo presentare tramite CAF o patronato. Il Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e l’invio della domanda INPS: puoi contattarci per un appuntamento.

Articoli correlati che potrebbero interessarti:

  • Maternita Obbligatoria e Facoltativa 2026: Differenze e Importi
  • Maternita INPS: quando scatta la decadenza per il ricorso
  • Pagamenti INPS Giugno 2026: Calendario Completo

Bonus mamme e cumulabilita con altri sgravi

Il bonus mamme lavoratrici 2026 e compatibile con altre misure di sostegno alla famiglia, tra cui:

  • Assegno Unico Universale: si percepisce senza problemi in contemporanea all’esonero contributivo
  • Detrazioni per figli a carico (per figli oltre i 21 anni, non sostituiti dall’Assegno Unico): compatibili
  • Bonus nido e altri bonus famiglia INPS: compatibili

Non e invece cumulabile con l’esonero totale contributi durante il congedo di maternita obbligatoria (nel periodo di assenza per maternita, l’esonero specifico del bonus mamme e sospeso).

Per le lavoratrici in regime forfettario che sono anche madri, vale la pena ricordare che l’esonero contributivo del bonus mamme si applica sui contributi previdenziali effettivamente dovuti, riducendone l’importo fino al massimale annuo di 3.000 euro.

Dipendenti vs autonome: le differenze principali

AspettoDipendente a tempo indeterminatoDipendente a tempo determinatoAutonoma INPS/cassa
Numero figli richiesto2 figli (minore < 10 anni)3 figli (minore < 18 anni)2 figli (minore < 10 anni)
Importo massimo annuo3.000 euro3.000 euro3.000 euro
Come si riceveIn busta paga (meno contributi trattenuti)In busta paga (meno contributi trattenuti)Riduzione versamenti contributivi
Chi presenta domandaLa lavoratrice via INPSLa lavoratrice via INPSLa lavoratrice via INPS/cassa

Domande frequenti (FAQ)

Ho presentato la domanda nel 2025: devo richiederla di nuovo per il 2026?

Si, la domanda va presentata ogni anno perche il beneficio e annuale. Se hai gia aderito nel 2025, per il 2026 devi presentare una nuova domanda entro il 30 giugno 2026.

Cosa succede se presento la domanda dopo il 30 giugno 2026?

Le domande presentate dopo il 30 giugno 2026 potrebbero non essere accettate per l’annualita 2026 (il beneficio e riconosciuto dall’INPS in base alle risorse disponibili e ai termini fissati dalla circolare INPS). E importante non perdere la scadenza.

Il bonus mamme spetta anche alle lavoratrici con figlio adottato o affidato?

Si, il beneficio si applica anche ai figli adottati o in affidamento preadottivo, a condizione che il figlio piu giovane abbia eta inferiore al limite previsto (10 o 18 anni a seconda della tipologia contrattuale).

Il bonus mamme e tassato IRPEF?

No. L’esonero contributivo non costituisce reddito imponibile ai fini IRPEF: e una riduzione dei contributi versati, non un’erogazione di somme. Non va dichiarato nel 730 o nel Modello Redditi.

Sono una lavoratrice part-time: posso beneficiarne?

Si, le lavoratrici part-time a tempo indeterminato con i requisiti richiesti hanno diritto al bonus. L’importo sara proporzionato ai contributi effettivamente dovuti sul part-time (con il tetto massimo di 3.000 euro annui).

Come possiamo aiutarti al CAF Centro Fiscale di Udine

Se hai bisogno di assistenza per la domanda del bonus mamme lavoratrici 2026, il nostro team e a disposizione. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto per:

  • Verifica dei requisiti e valutazione del diritto al beneficio
  • Compilazione e invio della domanda INPS tramite SPID/CIE
  • Assistenza per lavoratrici autonome con casse private
  • Coordinamento con il datore di lavoro per l’attivazione dell’esonero in cedolino

Contattaci per un appuntamento: la consulenza e personalizzata e valutiamo insieme tutte le misure a cui hai diritto. Ricorda che la scadenza e il 30 giugno 2026: non aspettare l’ultimo momento.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/bonus-mamma.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 07:50:512026-06-12 07:51:04Bonus Mamme lavoratrici 2026: domanda entro 30 giugno, requisiti e importo INPS

Ultime notizie

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Omessa comunicazione dati conducente: ecco cosa rischi (art. 126-bis)Settembre 11, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Licenziamento illecito: chi sceglie l’indennità perde la NaspiSettembre 11, 2026 - 10:00 amin: NOTIZIE
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani: la proposta di GiorgettiSettembre 11, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
Search Search

Seguici su Facebook

Categorie Articoli

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Omessa comunicazione dati conducente: ecco cosa rischi (art. 126-bis)Settembre 11, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Licenziamento illecito: chi sceglie l’indennità perde la NaspiSettembre 11, 2026 - 10:00 am
  • Dichiarazione dei redditi 730
    Contratto di Locazione 2026: Registrazione, Tasse e ObblighiSettembre 11, 2026 - 9:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani: la proposta di GiorgettiSettembre 11, 2026 - 9:00 am
  • Naspi Anticipata CAF Udine
    NASPI e Partita IVA 2026: Compatibilità e Limiti di RedditoSettembre 11, 2026 - 6:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Sbloccare Conti Correnti e Titoli del Defunto 2026: Documenti, Tempi Bancari e Cosa Succede al Conto CointestatoSettembre 10, 2026 - 7:00 pm
  • Dimissioni Volontarie 2026 TFR e Naspi
    Naspi: cosa succede quando finisce l’indennità di disoccupazioneSettembre 10, 2026 - 6:00 pm
  • regime forfettario partita iva
    Partita IVA per Professionisti Sanitari 2026: Guida Completa (Codici ATECO, Casse Previdenziali, Forfettario e Sistema TS)Settembre 10, 2026 - 5:00 pm
CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

Contatti

Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
Email: info@centrofiscale.com
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
WhatsApp Patronato: 324 7411699

Ultimi Articoli

  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Omessa comunicazione dati conducente: ecco cosa rischi (art. 126-bis)Settembre 11, 2026 - 11:00 am
  • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    Licenziamento illecito: chi sceglie l’indennità perde la NaspiSettembre 11, 2026 - 10:00 am
  • Dichiarazione dei redditi 730
    Contratto di Locazione 2026: Registrazione, Tasse e ObblighiSettembre 11, 2026 - 9:00 am
© Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Rss questo sito
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto