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Tag Archivio per: codice ateco

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime Fiscale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Vuoi metterti in proprio come agente di commercio o aprire un’agenzia immobiliare? Sono due professioni regolamentate, con percorsi di accesso, casse previdenziali e regimi fiscali profondamente diversi. L’agente di commercio versa contributi a ENASARCO e Gestione Separata INPS, il mediatore immobiliare paga la Gestione Commercianti INPS ed è obbligato a sottoscrivere una polizza fideiussoria. Entrambi possono accedere al regime forfettario con coefficiente di redditività del 62%, ma le regole pratiche cambiano molto. In questa guida 2026 trovi tutto: iscrizione REA, codici ATECO, aliquote contributive, ritenute, esempi concreti di calcolo tasse e provvigioni di mercato.

Indice dei contenuti

  1. Agente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiave
  2. Agente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECO
  3. ENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRR
  4. Mediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoria
  5. Regime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%
  6. INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliare
  7. Ritenuta d’acconto e rivalsa INPS in fattura
  8. Provvigioni di mercato: agente vs mediatore
  9. Esempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euro
  10. Esempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euro
  11. Procacciatore d’affari: differenze con l’agente
  12. Spese deducibili: auto, telefono, formazione
  13. Errori comuni da evitare nel primo anno
  14. Domande frequenti

Agente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiave

Le due figure vengono spesso confuse, ma la legge italiana le distingue nettamente. La differenza non è solo terminologica: cambiano il tipo di contratto, gli obblighi previdenziali e perfino la natura del compenso.

L’agente di commercio (artt. 1742-1753 c.c.) è un professionista che, in base a un mandato continuativo con una o più aziende mandanti, promuove la conclusione di contratti di vendita di beni o servizi in una zona definita. Lavora “per conto di” un’azienda specifica e riceve provvigioni sui contratti andati a buon fine. Il rapporto è stabile e regolato dagli AEC (Accordi Economici Collettivi).

Il mediatore immobiliare (legge 39/1989 e D.Lgs. 59/2010) è invece un professionista terzo e imparziale: mette in contatto venditore e acquirente di un immobile senza essere legato ad alcuna delle due parti da un rapporto di rappresentanza. Per questo viene retribuito da entrambe le parti del contratto, secondo la classica formula “provvigione per ciascuna parte”.

AspettoAgente di commercioMediatore immobiliare
RapportoMandato continuativo con casa mandanteImparziale tra le parti
IscrizioneREA agenti (no esame)REA mediatori (esame CCIAA)
Cassa previdenzialeENASARCO + Gestione SeparataINPS Gestione Commercianti
Codice ATECO46.18.00 / 46.19.0068.31.00
Polizza fideiussoriaNon obbligatoriaObbligatoria
Compenso tipico5-15% sul venduto2-4% per parte

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Agente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECO

Per avviare l’attività di agente di commercio nel 2026 servono tre adempimenti principali: apertura della partita IVA, iscrizione al REA con SCIA, iscrizione a ENASARCO. Vediamoli in ordine.

Apertura della partita IVA

L’apertura avviene tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, telematicamente via ComUnica. È gratuita. I codici ATECO 2025 più utilizzati per gli agenti di commercio sono:

  • 46.18.00 – Agenti specializzati nella vendita di altri prodotti specifici (per esempio: agenti monomandatari di un settore particolare)
  • 46.19.00 – Agenti e rappresentanti di vari prodotti senza prevalenza di alcuno (per chi vende prodotti di settori diversi)
  • 46.14.0X – Agenti per prodotti specifici (macchinari, autoveicoli, prodotti industriali)
  • 46.16.0X – Agenti per tessili, abbigliamento e calzature
  • 46.17.0X – Agenti per prodotti alimentari, bevande, tabacco

Iscrizione al REA con SCIA

Dal 2012 (D.Lgs. 59/2010 e D.M. 26/10/2011) il vecchio “ruolo agenti” è stato abolito e sostituito dall’iscrizione al REA (Repertorio Economico Amministrativo) della Camera di Commercio competente, mediante SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Per essere iscritti come agenti occorre uno dei seguenti requisiti professionali:

  1. Diploma di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo commerciale, oppure laurea in materie economico-giuridiche
  2. Aver frequentato un corso di formazione per agenti e rappresentanti riconosciuto dalla Regione (durata media 230 ore)
  3. Aver svolto attività come dipendente con qualifica di agente per almeno due anni nei cinque precedenti

L’iscrizione al REA è gratuita ma richiede il diritto annuale CCIAA (variabile da circa 53 a 200 euro a seconda del fatturato).

Mandato di agenzia

Una volta iscritti, prima di iniziare l’attività occorre firmare il contratto di agenzia con la casa mandante. Gli AEC (Accordo Economico Collettivo) di settore – industria, commercio, piccole imprese – disciplinano provvigioni minime, esclusive di zona, durata, preavviso, indennità di clientela e di scioglimento. È fondamentale leggere bene il mandato prima di firmare: la zona, il portafoglio clienti, l’esclusiva e le aliquote provvigionali sono i punti che incidono di più sul futuro reddituale.

ENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRR

L’ENASARCO (Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e i Rappresentanti di Commercio) è la cassa previdenziale obbligatoria integrativa per gli agenti di commercio. Si tratta di un secondo pilastro aggiuntivo: non sostituisce l’INPS Gestione Separata, vi si affianca.

Aliquote contributive 2026

Per il 2026 l’aliquota complessiva ENASARCO è del 17% delle provvigioni maturate, suddivisa al 50% tra agente e mandante:

  • 8,5% a carico dell’agente (trattenuto dalla mandante in fattura)
  • 8,5% a carico della mandante (versato direttamente da quest’ultima)

Il versamento è trimestrale ed è effettuato dalla casa mandante per entrambe le quote. L’agente non deve preoccuparsi del versamento materiale: la casa mandante gli trattiene la sua quota in fattura e versa il totale direttamente all’ENASARCO entro il 20 del secondo mese successivo al trimestre.

Massimali e minimali ENASARCO 2026

Il massimale provvigionale 2026 è fissato attorno a 65.485 euro per ogni rapporto di agenzia plurimandatario (38.500 euro per i monomandatari, importi soggetti a rivalutazione ISTAT). Sopra questa soglia non si versa più ENASARCO su quel mandato. Il minimale annuo garantito è di circa 909 euro per i plurimandatari e 1.819 euro per i monomandatari: se le provvigioni sono inferiori, la mandante deve comunque integrare fino al minimo.

FIRR – Fondo Indennità Risoluzione Rapporto

Oltre ai contributi previdenziali, la mandante versa al FIRR un’aliquota crescente sul totale delle provvigioni maturate dall’agente:

  • 4% sulla quota fino a 12.400 euro annui
  • 2% sulla quota tra 12.400 e 18.600 euro
  • 1% sulla quota eccedente 18.600 euro

Il FIRR viene erogato all’agente al momento della cessazione del mandato e rappresenta una sorta di “TFR” per gli agenti.

Indennità di clientela

Alla cessazione del rapporto, l’agente ha diritto anche all’indennità di clientela (art. 1751 c.c.) se ha incrementato il portafoglio clienti della mandante e se la cessazione non è dovuta a sua colpa. L’indennità è calcolata sulla media delle provvigioni degli ultimi 5 anni, con un tetto pari alla provvigione media annua. Si somma al FIRR.

Attenzione: il forfettario, pur essendo un regime semplificato, NON esonera dall’obbligo ENASARCO. La cassa va versata sempre, indipendentemente dal regime fiscale.

Mediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoria

Il mediatore immobiliare ha un percorso di accesso più articolato rispetto all’agente di commercio. Vediamo gli step obbligatori per il 2026.

Esame in Camera di Commercio

Per esercitare la professione di agente immobiliare è necessario superare un esame di abilitazione presso la CCIAA della provincia di residenza. L’esame consiste in:

  • Una prova scritta con quesiti a risposta multipla e aperta su diritto civile, urbanistica, tributario, catasto, deontologia
  • Una prova orale di approfondimento sugli stessi argomenti

Sono ammessi alla prova chi ha frequentato un corso di formazione di almeno 80 ore presso enti accreditati, oppure chi ha conseguito laurea in materie economico-giuridiche o un diploma in mediazione.

Iscrizione REA con qualifica di mediatore

Superato l’esame, il candidato presenta SCIA al REA con la qualifica di mediatore immobiliare. La SCIA può essere personale (ditta individuale) o societaria (Srl, Snc, Sas). Solo da quel momento si può iniziare l’attività.

Polizza fideiussoria obbligatoria

Tra gli obblighi più impattanti dal punto di vista economico c’è la polizza fideiussoria a copertura dei rischi professionali, prevista dall’art. 3 comma 5-bis L. 39/1989. La polizza tutela i clienti per eventuali danni patrimoniali derivanti dall’attività di mediazione.

  • Massimale minimo: 260.000 euro per i singoli mediatori, fino a 1,5 milioni per le società
  • Costo medio annuo: circa 2.500-3.500 euro per agente singolo, in base al massimale e alla compagnia
  • Durata: annuale, da rinnovare ogni anno

Assicurazione RC professionale

Oltre alla fideiussione, è opportuno (e talvolta richiesto dal franchising di rete) sottoscrivere una RC professionale aggiuntiva, con costi che vanno da 400 a 1.200 euro all’anno.

Codici ATECO per il mediatore immobiliare

  • 68.31.00 – Attività di mediazione immobiliare (codice principale)
  • 68.32.00 – Gestione di immobili per conto terzi (eventuale codice secondario)

Regime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%

Sia gli agenti di commercio sia i mediatori immobiliari rientrano nel codice ATECO degli “intermediari del commercio” e sono associati al coefficiente di redditività del 62%. Questo significa che il reddito imponibile su cui pagare imposte e contributi è pari al 62% del fatturato lordo, mentre il restante 38% è considerato “spese forfettarie”.

Limiti del regime forfettario 2026

  • Soglia ricavi: 85.000 euro annui (provvigioni lorde)
  • Spese per personale: max 20.000 euro annui
  • Reddito da lavoro dipendente: max 35.000 euro l’anno precedente
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni se “nuova attività”, poi 15%

Calcolo del reddito imponibile

Formula:

Reddito imponibile = Provvigioni × 62%
Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile – Contributi versati) × 5% o 15%

Esempio rapido: con 50.000 euro di provvigioni, il reddito imponibile forfettario è 31.000 euro (50.000 × 62%). Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno (ENASARCO 8,5% per gli agenti, INPS Commercianti per i mediatori), e sul risultato si applica l’aliquota del 5% o 15%.

Vantaggi del forfettario per agenti e mediatori

  • Niente IVA: fatture senza addebito IVA, nessuna liquidazione trimestrale
  • Niente ritenuta d’acconto in fattura (con dichiarazione esplicita al cliente)
  • Niente IRAP e niente studi di settore/ISA
  • Contabilità semplificata: registro corrispettivi e fatture emesse
  • Riduzione 35% contributi INPS Commercianti (per mediatori)

Svantaggi: spese non deducibili

Il limite principale è che non è possibile detrarre le spese effettive: né l’auto, né il telefono, né la formazione, né l’affitto dell’ufficio. Tutto è già “incluso” nel coefficiente del 62%. Per chi sostiene molte spese reali (auto, carburante, autostrade, fiere) il regime ordinario può risultare più conveniente, soprattutto per agenti commerciali con grandi spostamenti.

INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliare

Il mediatore immobiliare non è un agente di commercio e quindi NON paga ENASARCO. Versa i contributi alla Gestione Speciale Commercianti dell’INPS, la stessa cassa di artigiani e commercianti.

Contributi fissi e variabili 2026

I contributi alla Gestione Commercianti si compongono di una parte fissa e una variabile:

TipologiaImporto / Aliquota 2026
Minimale di reddito~ 18.555 euro (rivalutato)
Contributo fisso annuo~ 4.200 euro (24,48% sul minimale)
Aliquota oltre minimale24,48%
Aliquota oltre 55.448 euro25,48%
Massimale imponibile~ 92.000 euro
Riduzione under 213 punti percentuali in meno

Riduzione 35% per forfettari

I mediatori immobiliari che adottano il regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Commercianti. La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole la riduzione, tramite servizio online INPS. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale sia alla parte variabile sul reddito eccedente.

Esempio: contributo fisso normale 4.200 euro → con riduzione 35% diventa 2.730 euro/anno. Risparmio: 1.470 euro.

Scadenze versamento

  • Contributi fissi: 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02)
  • Contributi variabili: con il saldo della dichiarazione redditi (30/06 saldo + I acconto, 30/11 II acconto)

Ritenuta d’acconto e rivalsa INPS in fattura

La fatturazione di agenti e mediatori presenta alcune peculiarità rispetto ad altre partite IVA. Vediamole nel dettaglio.

Ritenuta d’acconto agenti di commercio

L’agente di commercio in regime ordinario applica una ritenuta d’acconto del 23% calcolata sul 50% dell’imponibile (per via dell’abbattimento forfettario delle spese previsto dall’art. 25-bis DPR 600/73). Quindi la ritenuta effettiva è dell’11,5% sull’imponibile lordo.

Se l’agente ha collaboratori o altri agenti dipendenti, può autocertificare alla mandante che la ritenuta sia ridotta al 4,6% (calcolata sul 20% dell’imponibile invece che sul 50%). La dichiarazione va presentata entro il 31 dicembre con effetto per l’anno successivo.

Ritenuta mediatore immobiliare

Il mediatore immobiliare in regime ordinario applica la ritenuta del 23% sull’intero imponibile quando il cliente è impresa o professionista (no se cliente è privato). Per i privati, ovviamente, la ritenuta non si applica.

Forfettari: niente ritenuta

I forfettari, sia agenti sia mediatori, NON subiscono ritenuta d’acconto. In fattura va riportata la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della L. 190/2014. Si richiede la non applicazione della ritenuta d’acconto alla fonte ai sensi dell’art. 1, comma 67, della stessa legge”.

Rivalsa INPS in fattura (4%)

Tra le specificità dei mediatori immobiliari, c’è la possibilità di rivalersi del 4% dei contributi INPS Commercianti sul cliente (art. 1, comma 787 L. 296/2006). Si tratta di un addebito aggiuntivo del 4% del totale fattura, che il cliente paga e che concorre al reddito tassato.

Esempio fattura mediatore forfettario con rivalsa INPS:

Provvigione: 5.000 euro
Rivalsa INPS 4%: 200 euro
Totale fattura: 5.200 euro
Imposta di bollo (sopra 77,47 euro): 2 euro a carico cliente

Provvigioni di mercato: agente vs mediatore

Quanto si guadagna effettivamente? Le provvigioni di mercato variano molto in base al settore, alla zona e all’esperienza, ma esistono dei range tipici sia per gli agenti di commercio sia per i mediatori immobiliari.

Provvigioni agente di commercio

  • Beni di consumo (alimentari, food&beverage): 3-7%
  • Tessile, abbigliamento, calzature: 6-10%
  • Industriale, macchinari, ricambi: 5-15%
  • Servizi (telecomunicazioni, energia): 5-12%
  • Beni di lusso, gioielleria, mobili: 8-15%

Le aliquote più alte si concentrano nei settori dove le vendite sono più complesse e i cicli più lunghi. Le aliquote più basse riguardano prodotti a rotazione rapida e bassi margini.

Provvigioni mediatore immobiliare

Il mediatore immobiliare, secondo gli usi e gli accordi locali tipici, applica una provvigione del 2-4% del prezzo di vendita a carico di ciascuna delle due parti (acquirente e venditore). La media nazionale si attesta intorno al 3% per parte, con punte fino al 4% per immobili di prestigio.

Esempio provvigione su appartamento da 200.000 euro:

Provvigione 3% dal venditore: 6.000 euro + IVA
Provvigione 3% dall’acquirente: 6.000 euro + IVA
Totale fattura agenzia: 12.000 euro + IVA (o senza IVA se forfettario)

Per le locazioni, la provvigione tipica è pari a una mensilità di canone più IVA per ciascuna parte (proprietario + inquilino).

Esempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euro

Vediamo un caso pratico: Marco, 35 anni, agente di commercio plurimandatario nel settore tessile, primo anno di attività in regime forfettario, 50.000 euro di provvigioni lorde nel 2026.

Calcolo ENASARCO

  • Provvigioni: 50.000 euro
  • ENASARCO 8,5% trattenuto in fattura: 4.250 euro (versati dalle mandanti per conto di Marco)

Calcolo Gestione Separata INPS

L’agente di commercio è iscritto sia a ENASARCO sia alla Gestione Separata INPS (per la quota residuale di pensione obbligatoria). L’aliquota Gestione Separata 2026 è del 26,07% per chi non ha altra cassa obbligatoria, ma per gli agenti con ENASARCO si applica un’aliquota ridotta intorno al 24%. La base imponibile è il reddito netto forfettario.

  • Reddito imponibile forfettario: 50.000 × 62% = 31.000 euro
  • Gestione Separata 24% su 31.000 = 7.440 euro circa

Calcolo imposta sostitutiva

  • Reddito imponibile: 31.000 euro
  • Meno contributi versati: -7.440 (Gestione Separata)
  • Base imponibile imposta: 23.560 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.178 euro

Riepilogo carico fiscale

VoceImporto
ENASARCO 8,5%4.250 euro
Gestione Separata INPS7.440 euro
Imposta sostitutiva 5%1.178 euro
TOTALE12.868 euro (25,7%)
Netto Marco37.132 euro

Dopo il quinto anno, l’imposta passa al 15% e il carico fiscale sale a circa il 28-29%. Marco riceve anche i benefici FIRR e indennità clientela alla cessazione del mandato.

Esempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euro

Secondo caso: Sara, 32 anni, mediatore immobiliare, primo anno di attività in regime forfettario con riduzione 35% INPS, 60.000 euro di provvigioni nel 2026.

Calcolo INPS Commercianti con riduzione 35%

  • Reddito imponibile forfettario: 60.000 × 62% = 37.200 euro
  • Contributo fisso annuo (ridotto 35%): 4.200 × 0,65 = 2.730 euro
  • Eccedenza minimale: 37.200 – 18.555 = 18.645 euro
  • Contributo variabile 24,48% × 0,65 (riduzione): 18.645 × 15,91% = 2.967 euro
  • Totale INPS: 5.697 euro

Calcolo imposta sostitutiva

  • Reddito imponibile: 37.200 euro
  • Meno contributi versati: -5.697 euro
  • Base imponibile imposta: 31.503 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.575 euro

Costi di esercizio aggiuntivi

  • Polizza fideiussoria: ~3.000 euro/anno (NON deducibile in forfettario)
  • RC professionale: ~600 euro/anno (NON deducibile)
  • Diritto annuale CCIAA: ~120 euro

Riepilogo carico totale

VoceImporto
INPS Commercianti (con riduzione 35%)5.697 euro
Imposta sostitutiva 5%1.575 euro
Polizza fideiussoria + RC3.600 euro
Diritto CCIAA120 euro
TOTALE costi/tasse10.992 euro (18,3%)
Netto Sara49.008 euro

Il mediatore ha contributi più alti in valore assoluto (a causa del minimale fisso) ma a parità di fatturato il netto è competitivo, soprattutto sfruttando la riduzione 35%.

Procacciatore d’affari: differenze con l’agente

Spesso confuso con l’agente di commercio, il procacciatore d’affari è una figura distinta e non regolamentata da norme specifiche. Si tratta di chi promuove occasionalmente la conclusione di affari per conto altrui, senza un mandato continuativo.

Differenze sostanziali

CaratteristicaAgenteProcacciatore
MandatoContinuativoOccasionale
Iscrizione REAObbligatoriaNon richiesta
ENASARCOObbligatoriaNon dovuta
Esclusiva di zonaTipicaAssente
Limite reddito occasionaleNessuno5.000 euro/anno (poi p.IVA)

Se i compensi superano stabilmente i 5.000 euro l’anno o l’attività diventa abituale, l’Agenzia delle Entrate riqualifica il procacciatore come agente di commercio “di fatto”, con tutte le conseguenze previdenziali e fiscali (sanzioni ENASARCO incluse).

Spese deducibili: auto, telefono, formazione

Per chi adotta il regime ordinario (semplificato o ordinario), le spese sostenute per l’attività sono deducibili secondo le regole generali del TUIR. Per chi è in forfettario, invece, le spese sono già “incluse” nel coefficiente del 38% (cioè il complemento al 62% di redditività).

Auto e carburanti (regime ordinario)

  • Agenti di commercio: deducibilità all’80% dei costi e ammortamenti, con tetto del costo di acquisto a 25.823 euro
  • Mediatori immobiliari: deducibilità al 20% con tetto 18.076 euro (regola standard)
  • IVA detraibile: 100% per agenti, 40% per mediatori

Telefono, internet, software gestionali

  • Deducibili all’80% sia per agenti sia per mediatori
  • IVA detraibile al 50% se uso promiscuo

Formazione e aggiornamento

Corsi di aggiornamento, fiere di settore, abbonamenti professionali sono integralmente deducibili in ordinario fino a 10.000 euro/anno (art. 54 TUIR). In forfettario, come tutte le spese, sono già nel coefficiente.

Quando conviene il regime ordinario?

Per gli agenti di commercio con grandi spostamenti (auto, autostrade, alberghi, ristoranti) il regime ordinario può essere più vantaggioso. Indicativamente, se le spese reali superano il 38% del fatturato, l’ordinario batte il forfettario. Per i mediatori immobiliari, invece, le spese tipiche (polizza, ufficio, marketing) raramente superano il 38%, quindi il forfettario resta normalmente più conveniente nei primi anni.

Errori comuni da evitare nel primo anno

Tra i casi che vediamo più spesso al CAF Centro Fiscale, ecco gli errori più frequenti commessi da agenti e mediatori al primo anno di attività.

  1. Iniziare prima dell’iscrizione REA: emettere fatture senza essere iscritti al REA è un illecito amministrativo con sanzioni fino a 5.000 euro
  2. Dimenticare la richiesta riduzione 35% entro il 28 febbraio: per i mediatori forfettari significa perdere 1.500 euro circa di risparmio per quell’anno
  3. Non sottoscrivere la polizza fideiussoria prima di iniziare: il mediatore senza fideiussione viene sospeso dal REA
  4. Confondere ENASARCO con la Gestione Separata: l’agente paga ENTRAMBE, non è un’alternativa
  5. Forfettario senza valutare le spese reali: per agenti con auto aziendale il forfettario può essere svantaggioso
  6. Ritenuta d’acconto applicata in forfettario: ogni anno tantissimi agenti si vedono trattenere il 23% senza diritto, e devono richiederla a rimborso
  7. Mancata indicazione rivalsa INPS in fattura: per i mediatori vale 4% del fatturato perso ogni anno
  8. Confondere agente con procacciatore “per occasionale”: oltre 5.000 euro/anno scatta riqualificazione e sanzioni ENASARCO

Domande frequenti

Posso essere agente di commercio E mediatore immobiliare contemporaneamente?

No, le due attività sono incompatibili per legge (art. 5 L. 39/1989 e D.Lgs. 59/2010). Un mediatore immobiliare non può svolgere attività di agenzia commerciale per conto terzi e viceversa. È invece possibile cumulare due settori diversi come agente di commercio (es. tessile e alimentare) o gestire più immobili come mediatore.

Quanto costa aprire una partita IVA da agente di commercio?

I costi di apertura sono molto contenuti: l’apertura della p.IVA è gratuita all’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione REA costa il diritto annuale CCIAA (circa 53-200 euro). Servono inoltre 200-400 euro per l’eventuale corso di formazione regionale (se non si ha già il titolo). In totale: circa 300-700 euro per partire.

Quanto costa aprire un’agenzia immobiliare?

Per il mediatore immobiliare i costi iniziali sono più alti: corso di formazione 80 ore (~400-800 euro), tassa esame CCIAA (~200 euro), polizza fideiussoria (~3.000 euro/anno), RC professionale (~600 euro/anno), eventuale ufficio. In totale: 5.000-10.000 euro per il primo anno, escluso ufficio.

L’ENASARCO sostituisce l’INPS?

No. L’ENASARCO è un secondo pilastro pensionistico obbligatorio per gli agenti di commercio, ma NON sostituisce l’INPS. Gli agenti pagano sia ENASARCO sia la Gestione Separata INPS. Solo cumulando le due posizioni si raggiunge una copertura previdenziale completa.

Quanto guadagna in media un agente immobiliare in Italia?

Secondo i dati FIAIP e Nomisma 2025, il fatturato medio annuo di un agente immobiliare italiano è di circa 50.000-70.000 euro, con grande variabilità: nelle grandi città (Milano, Roma, Firenze) si superano gli 80.000 euro, nelle zone provinciali si scende sotto i 40.000 euro. I primi due anni sono solitamente sotto la media a causa del portafoglio clienti ancora in costruzione.

Posso fatturare a privati come mediatore senza ritenuta?

Sì. La ritenuta d’acconto si applica solo quando il cliente è un sostituto d’imposta (impresa, professionista). I clienti privati non sono sostituti d’imposta, quindi non applicano alcuna ritenuta. La fattura viene emessa al netto, e il mediatore paga le imposte direttamente in dichiarazione redditi.

Posso lavorare come agente plurimandatario?

Sì, l’agente plurimandatario ha più mandati con aziende diverse e non in concorrenza tra loro. È la forma più diffusa. L’agente monomandatario ha invece un unico mandato esclusivo (più tutelato sui minimi ENASARCO ma con vincoli maggiori).

La rivalsa INPS 4% è obbligatoria per il mediatore?

No, è una facoltà. Il mediatore può scegliere se applicarla o meno in fattura. Se applicata, l’addebito del 4% è a carico del cliente (impresa o privato che sia) e concorre comunque al reddito imponibile del mediatore. Per fatture verso aziende è prassi applicarla; per piccoli importi a privati spesso si rinuncia per semplicità commerciale.

Quando si versa l’IRPEF in regime ordinario?

Sia agenti sia mediatori in regime ordinario versano IRPEF con i normali termini: 30 giugno (saldo + I acconto 40%) e 30 novembre (II acconto 60%). L’aliquota IRPEF è progressiva (23%, 35%, 43%) e si somma alle addizionali regionali e comunali.

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CAF Centro Fiscale Udine
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Tel. 0432 1638640 – WhatsApp 366 6018121
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Articolo aggiornato a luglio 2026. Aliquote ENASARCO, INPS Commercianti e massimali sono soggetti a rivalutazione annuale: verifica sempre i valori in vigore al momento della tua apertura partita IVA con il tuo CAF di fiducia.

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Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-21 14:00:002026-05-23 07:40:54Partita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime Fiscale
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire una partita IVA in regime forfettario non significa essere costretti a una sola attività. Molti professionisti e piccoli imprenditori scoprono nel tempo nuove opportunità di business e si chiedono se sia possibile gestire più codici ATECO contemporaneamente all’interno della stessa partita IVA forfettaria. La risposta è sì, ma con regole precise da conoscere per non rischiare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate e per scegliere la combinazione fiscalmente più conveniente.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo come registrare più codici ATECO, come funziona il coefficiente di redditività con attività multiple, quale soglia rispettare per il limite degli 85.000€ e quali sono i casi pratici più frequenti — dall’architetto che vende online all’estetista che organizza corsi formativi.

Questa guida è complementare al nostro approfondimento sulla doppia partita IVA, che riguarda invece l’apertura di due partite IVA distinte.

Indice dei contenuti

  1. Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?
  2. ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza
  3. Come registrare più ATECO: modello AA9/12
  4. Coefficiente di redditività con più ATECO
  5. Limite 85.000€ e somma dei compensi
  6. Casi pratici: combinazioni reali
  7. Combinazioni vantaggiose e svantaggiose
  8. Cambio di prevalenza durante l’anno
  9. Impatto sulla gestione previdenziale
  10. Limite investimenti 20.000€ con più ATECO
  11. Domande frequenti

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Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?

Sì, una partita IVA in regime forfettario può avere più codici ATECO. La normativa italiana (Legge 190/2014) non pone alcun divieto a esercitare attività multiple sotto la stessa partita IVA. Anzi, è una situazione molto comune: il libero professionista che diversifica i ricavi, l’artigiano che amplia la gamma di servizi, il commerciante che aggiunge una linea online.

L’unico vincolo riguarda la compatibilità tra codici ATECO: ogni nuovo codice deve essere coerente con la natura giuridica della partita IVA (ditta individuale, libero professionista) e non deve attivare cause ostative al regime forfettario. Per esempio, un dipendente non può aprire un’attività che si configuri come prevalentemente rivolta verso il proprio datore di lavoro.

L’Agenzia delle Entrate, attraverso varie risposte ad interpello (ad esempio Risposta n. 169/2020), ha chiarito che il forfettario “non è incompatibile con l’esercizio di più attività identificate con codici ATECO differenti”. L’importante è gestire correttamente la fatturazione separata e applicare il giusto coefficiente di redditività.

ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza

Quando hai più codici ATECO, l’Agenzia delle Entrate richiede di indicarne uno come principale (prevalente) e gli altri come secondari (accessori). La distinzione non è formale: ha conseguenze fiscali concrete sul calcolo del reddito e sulla cassa previdenziale di iscrizione.

ATECO principale

L’ATECO principale identifica l’attività prevalente, quella da cui deriva la quota maggiore di fatturato. Il criterio per stabilire la prevalenza è chiaro: è prevalente l’attività che genera oltre il 51% dei compensi annui. In caso di parità o difficoltà di calcolo, vale il principio della “stabilità”: prevale l’attività esercitata in modo più strutturato e continuativo.

ATECO secondari

Gli ATECO secondari sono attività complementari, accessorie o di diversificazione che generano una parte minoritaria del fatturato. Possono essere uno o più di uno (la legge non fissa un limite numerico, anche se l’Agenzia delle Entrate generalmente accetta fino a 5-6 codici secondari senza obiezioni).

Importante: ogni codice ATECO deve essere effettivamente esercitato. Aprire codici “preventivi” che non corrispondono ad attività reali è sconsigliato e può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di controlli.

Come registrare più ATECO: modello AA9/12

La registrazione di codici ATECO multipli avviene tramite il modello AA9/12, il documento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per dichiarare inizio attività, variazioni e cessazioni delle persone fisiche. Esistono due scenari principali.

1. Apertura iniziale con più ATECO

Se sai già fin dall’inizio di voler esercitare più attività, puoi indicare tutti i codici ATECO direttamente in fase di apertura della partita IVA. Nel modello AA9/12 troverai il quadro B (attività esercitate): qui inserisci il codice prevalente e, nel riquadro dedicato, gli eventuali codici secondari.

2. Variazione successiva

Se hai già una partita IVA aperta e vuoi aggiungere un nuovo ATECO, presenti un AA9/12 di variazione. La modifica è gratuita e va effettuata entro 30 giorni dall’inizio effettivo della nuova attività. La variazione produce effetti immediati: dal giorno della comunicazione puoi fatturare anche con il nuovo codice.

Modalità di invio

  • Online via SPID/CIE sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Servizi – Partita IVA”)
  • Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF)
  • In presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (su appuntamento)

Se hai una partita IVA artigiana o commerciale iscritta in Camera di Commercio, oltre all’AA9/12 dovrai aggiornare anche la visura camerale tramite ComUnica.

Coefficiente di redditività con più ATECO

Questo è probabilmente il punto più delicato e meno conosciuto. Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola moltiplicando i compensi per un coefficiente di redditività che varia da attività a attività (40% commercio, 67% servizi, 78% professioni, 86% costruzioni, ecc.).

Quando hai più ATECO, la regola dell’Agenzia delle Entrate (chiarita nella Circolare 10/E/2016) è chiara: si applica il coefficiente di redditività dell’attività prevalente a tutto il fatturato complessivo. Non si fa una media ponderata, non si applicano coefficienti differenti alle singole attività.

Esempio concreto

  • Attività A (coefficiente 78%): fatturato 32.000€ → 80% del totale
  • Attività B (coefficiente 40%): fatturato 8.000€ → 20% del totale
  • Coefficiente unico applicato: 78% (perché A è prevalente)
  • Reddito imponibile = 40.000€ × 78% = 31.200€

Questa regola può essere svantaggiosa se l’attività prevalente ha un coefficiente alto e quella secondaria un coefficiente basso. Al contrario, può essere conveniente se la prevalenza è invertita.

La soglia del 51%

Per essere considerata prevalente, un’attività deve generare più del 51% dei compensi annui. Se nessuna attività raggiunge questa soglia (per esempio 45% + 35% + 20%), prevale comunque quella con la quota maggiore. Il calcolo si fa a fine anno sulla base della contabilità effettiva, non delle previsioni iniziali.

Limite 85.000€ e somma dei compensi

La soglia di permanenza nel regime forfettario è di 85.000€ di compensi annui. Con più codici ATECO la regola è semplice: il limite si calcola sulla somma totale di tutti i compensi, senza distinzioni per attività.

Esempio: se incassi 60.000€ con l’attività principale (architetto) e 30.000€ con l’attività secondaria (e-commerce), il totale è 90.000€ — oltre il limite. Anche se nessuna delle due attività singolarmente supererebbe gli 85.000€, la somma fa scattare la fuoriuscita dal forfettario (con regole differenti se hai superato 100.000€ rispetto a 85.000-100.000€).

Per gli aspetti operativi del superamento della soglia, ti rimandiamo alla nostra guida specifica sulla soglia di 85.000€ nel regime forfettario.

Casi pratici: combinazioni reali

Caso 1 — Architetto con e-commerce di design

Marco è architetto e vuole vendere online complementi d’arredo da lui disegnati.

  • ATECO principale: 71.11.00 (Attività degli studi di architettura) — coefficiente 78%
  • ATECO secondario: 47.91.10 (Commercio al dettaglio prodotti via internet) — coefficiente 40%
  • Fatturato: 30.000€ architetto + 10.000€ e-commerce = 40.000€
  • Coefficiente applicato: 78% (architetto prevalente con 75% del totale)
  • Reddito imponibile: 40.000€ × 78% = 31.200€
  • Imposta sostitutiva 15%: 4.680€

Se Marco fosse partito con due partite IVA separate, avrebbe pagato 78% sui 30K (architetto) + 40% sui 10K (e-commerce). Risultato: 23.400€ + 4.000€ = 27.400€ di reddito, contro i 31.200€ con un’unica P.IVA. Differenza: 3.800€.

Caso 2 — Estetista con corsi formativi

Laura ha un centro estetico e tiene anche corsi di trucco semi-permanente.

  • ATECO 96.02.02 (Servizi degli istituti di bellezza) — coefficiente 67%
  • ATECO 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi e altra istruzione) — coefficiente 78%

Scenario A — Estetista prevalente (70% fatturato): Si applica il coefficiente 67% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 33.500€.

Scenario B — Corsi prevalenti (60% fatturato): Si applica il coefficiente 78% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 39.000€.

In questo caso a Laura conviene mantenere l’estetica come prevalente, non solo per coerenza con la sua attività storica ma anche perché il coefficiente 67% è più favorevole del 78%.

Caso 3 — Personal trainer con vendita integratori

Luca è personal trainer e vuole vendere integratori ai suoi clienti.

  • ATECO 85.51.00 o 93.13.00 (attività sportive) — coefficiente 78%
  • ATECO 47.75.10 o simili (commercio al dettaglio prodotti per igiene/integratori) — coefficiente 40%

Attenzione: la vendita di integratori al pubblico richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, l’apertura di posizione INPS gestione commercianti e potenzialmente la SCIA al Comune. Non è un semplice “aggiungo un ATECO al volo”: va valutato attentamente l’aspetto autorizzativo, oltre a quello fiscale.

Combinazioni vantaggiose e svantaggiose

Combinazioni potenzialmente vantaggiose

La logica fiscale è chiara: più basso è il coefficiente di redditività, più basso è il reddito imponibile. Quindi, a parità di compensi, conviene avere come prevalente l’attività con coefficiente più basso.

Confronto a parità di 100.000€ di compensi:

  • Coefficiente 78% (professionisti) → reddito 78.000€ → imposta 11.700€
  • Coefficiente 67% (servizi) → reddito 67.000€ → imposta 10.050€
  • Coefficiente 40% (commercio) → reddito 40.000€ → imposta 6.000€

La differenza tra avere un’attività commerciale prevalente (40%) e una professionale prevalente (78%) può valere oltre 5.000€ di imposte all’anno a parità di fatturato.

Combinazioni svantaggiose (e rischiose)

Attenzione però a queste situazioni:

  • Cambiare ATECO prevalente ogni anno per “ottimizzare”: l’Agenzia delle Entrate può contestare comportamenti elusivi se la prevalenza appare costruita artificialmente
  • Aprire ATECO che non eserciti realmente: rischio di accertamento e perdita del regime forfettario
  • Combinare attività incompatibili con il regime forfettario (es. attività finanziarie particolari, immobiliari ai sensi dell’art. 1 comma 57 L.190/2014)
  • Ignorare il cambio di prevalenza: se la prevalenza cambia di fatto e non lo comunichi, la cassa previdenziale di riferimento può essere quella sbagliata

Il principio guida è la genuinità: ogni attività deve essere reale, ogni cambio di prevalenza deve essere giustificato dai numeri effettivi.

Cambio di prevalenza durante l’anno

Cosa succede se nel corso dell’anno l’attività che era prevalente diventa secondaria? Per esempio, un grafico che a inizio anno fa l’80% di fatturato come libero professionista e poi sviluppa una linea di prodotti digitali venduti online che a dicembre rappresenta il 60% del fatturato.

La regola operativa è la seguente:

  • Il coefficiente di redditività applicato all’intero anno fiscale è quello dell’attività che risulta prevalente a fine anno (sulla base dei compensi totali del periodo d’imposta)
  • Il cambio di ATECO principale in visura va comunicato con AA9/12 di variazione entro 30 giorni dal momento in cui ti rendi conto del cambio strutturale
  • Le cause ostative vanno valutate sull’attività prevalente reale: per esempio, se un dipendente sviluppa un’attività che si rivolge prevalentemente al proprio datore di lavoro e questa diventa l’attività principale (anche solo come ATECO secondario), può scattare la causa ostativa

Per le cause ostative complete del regime forfettario, vedi la nostra guida dedicata alle cause ostative del regime forfettario.

Impatto sulla gestione previdenziale

Ogni codice ATECO è collegato a una cassa previdenziale. Quando hai più ATECO, possono verificarsi tre scenari:

1. Tutti gli ATECO afferiscono alla stessa cassa

Esempio: due attività professionali entrambe in Gestione Separata INPS, oppure due attività entrambe artigiane. In questo caso paghi i contributi normalmente sulla base del reddito complessivo.

2. ATECO prevalente determina la cassa

Quando le attività afferiscono a casse diverse, in genere la cassa di iscrizione segue l’attività prevalente. Esempio: estetista (artigiana — INPS gestione artigiani) + corsi formativi occasionali (Gestione Separata) → l’iscrizione principale è agli artigiani.

3. Doppia iscrizione previdenziale

In alcuni casi è obbligatoria la doppia iscrizione. Esempio reale:

  • Marco è psicologo (ATECO 86.90.30, coefficiente 78%) iscritto a ENPAP
  • Apre un corso online di psicologia (ATECO 85.51.00, coefficiente 78%)
  • Stesso coefficiente, MA la cassa è diversa: i compensi dei corsi vanno in Gestione Separata INPS
  • Risultato: Marco paga ENPAP sull’attività di psicologo + Gestione Separata sui ricavi dei corsi → doppia iscrizione obbligatoria

Casi tipici di doppia iscrizione:

  • Professionista con cassa autonoma + attività commerciale → cassa professionale + Gestione commercianti
  • Artigiano + libero professionista senza cassa → Gestione artigiani + Gestione Separata
  • Avvocato + corsi formativi → Cassa Forense + Gestione Separata

La doppia iscrizione comporta doppi obblighi contributivi e raddoppia gli adempimenti. Va valutata attentamente prima di aprire un ATECO secondario su una cassa diversa.

Limite investimenti 20.000€ con più ATECO

Tra i requisiti del regime forfettario c’è il limite di 20.000€ lordi per spese di lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori. Con più ATECO la regola è la stessa del limite degli 85.000€: il calcolo si fa sulla somma di tutte le attività, non per singolo codice.

Esempio: se hai 12.000€ di spese personale per l’attività A e 10.000€ per l’attività B, il totale è 22.000€ — fuori dal limite, quindi causa di fuoriuscita dal forfettario nell’anno successivo.

Anche il limite ulteriore dei 30.000€ di redditi da lavoro dipendente (causa ostativa) si valuta complessivamente sui redditi della persona, non per singola attività.

Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: tempistiche

Riepiloghiamo gli obblighi comunicativi quando hai più ATECO:

  • Apertura nuovo ATECO secondario: AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività
  • Cambio di prevalenza (variazione ATECO principale): AA9/12 entro 30 giorni dal cambio strutturale
  • Chiusura ATECO secondario non più esercitato: AA9/12 di variazione (consigliato per non avere ATECO “inattivi” in visura)
  • Variazioni anagrafiche: 30 giorni

Le omissioni comportano sanzioni amministrative (da 250€ a 2.000€ ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 471/1997). Più importante: un ATECO non aggiornato può portare a problemi con la cassa previdenziale e con eventuali bandi/agevolazioni il cui requisito è proprio il codice ATECO.

Domande frequenti su più ATECO in regime forfettario

Posso avere più di 5 codici ATECO sulla stessa partita IVA?

Sì, la legge non pone un limite numerico esplicito. Tuttavia, è prassi non avere più di 4-6 codici ATECO secondari attivi contemporaneamente. Avere troppi codici inattivi può attirare attenzione in caso di controlli e complica la gestione previdenziale.

Devo emettere fatture separate per ciascun ATECO?

No, non è obbligatorio: la fattura è unica per partita IVA. Ma è consigliabile tenere una contabilità interna distinta per attività, in modo da poter calcolare facilmente la prevalenza a fine anno e giustificare il coefficiente applicato in caso di verifica.

Se ho due ATECO con coefficienti diversi, quale uso per la fattura elettronica?

Sulla fattura indichi sempre l’ATECO principale (visura). Il coefficiente di redditività si applica solo al momento del calcolo del reddito imponibile in dichiarazione, quindi non c’entra direttamente con la singola fattura. La fattura segue la regola del regime forfettario standard: senza IVA, con bollo se importo > 77,47€, riferimento alla L. 190/2014.

Posso passare da un solo ATECO a due ATECO senza chiudere e riaprire la P.IVA?

Sì. Basta presentare un AA9/12 di variazione aggiungendo il nuovo codice ATECO. Non serve chiudere la partita IVA né cambiare numero di P.IVA.

Cambiando ATECO principale rischio di perdere il regime forfettario?

No, il cambio di ATECO principale non comporta automaticamente la perdita del regime, a condizione che:

  • la nuova attività prevalente non attivi una causa ostativa (es. attività rivolta prevalentemente a un ex datore di lavoro)
  • tu rispetti tutti i limiti (85.000€, 20.000€ spese, 30.000€ redditi dipendente)
  • la nuova attività sia compatibile con il regime forfettario

Aggiungere un ATECO secondario costa qualcosa?

L’aggiornamento del modello AA9/12 in Agenzia delle Entrate è gratuito. Eventuali costi possono derivare da: aggiornamento visura camerale (16€ + diritti CCIAA per attività iscritte al Registro Imprese), eventuale parcella del commercialista o del CAF, eventuali licenze/SCIA/autorizzazioni specifiche per la nuova attività.

Più ATECO con casse diverse: pago il doppio dei contributi?

Sì, in caso di doppia iscrizione previdenziale paghi i contributi a entrambe le casse, secondo le regole di ciascuna. Per la Gestione Separata INPS l’aliquota è applicata sui compensi netti dell’attività afferente, non su tutti i redditi della partita IVA.

Hai dubbi sui codici ATECO della tua P.IVA forfettaria?

Aggiungere o cambiare codici ATECO nella tua partita IVA forfettaria ha implicazioni fiscali (coefficiente di redditività), previdenziali (cassa di riferimento, possibile doppia iscrizione) e autorizzative (CCIAA, SCIA, licenze). Una scelta sbagliata può costare migliaia di euro all’anno o farti uscire dal regime forfettario.

Al CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo la tua situazione, calcoliamo il coefficiente di redditività ottimale, gestiamo la pratica AA9/12 e ti supportiamo per la corretta gestione della cassa previdenziale. Ti aiutiamo a scegliere la combinazione ATECO più conveniente per la tua attività.

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Luglio 10, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-10 08:00:002026-05-24 09:54:34Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come web designer o grafico nel 2026 significa entrare in uno dei mercati più dinamici del lavoro autonomo italiano. Web designer, UX/UI designer, graphic designer, illustratori, motion designer e brand designer sono tra le professioni creative-digitali a più alta domanda, soprattutto grazie alla crescente digitalizzazione delle PMI italiane.

A differenza dello sviluppatore (che scrive codice), il designer si occupa di progettazione visiva, esperienza utente e identità di marca. Non esistono albi professionali né esami di Stato: per iniziare bastano portfolio, competenze e una corretta apertura della partita IVA.

In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto: codici ATECO corretti per le diverse specializzazioni del design, regime forfettario al 78% di coefficiente di redditività, contributi alla Gestione Separata INPS, gestione dei diritti d’autore sulle opere creative, fatturazione B2B e B2C, clienti esteri, contratti e tariffe di mercato 2026.

In sintesi: il web designer e il grafico in regime forfettario applicano un coefficiente di redditività del 78% (categoria professionale), pagano contributi alla Gestione Separata INPS (26,07%) e versano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%. Il limite di ricavi è 85.000€/anno.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il web designer e cosa fa nel 2026
  2. Web designer vs sviluppatore: le differenze
  3. Requisiti pratici per iniziare
  4. Codice ATECO per web designer e grafici
  5. Regime forfettario al 78%
  6. Contributi Gestione Separata INPS
  7. Modelli di tariffazione del designer
  8. Diritti d’autore su grafica e illustrazioni
  9. Cessione diritti vs licenza limitata
  10. Fatturazione B2C e B2B
  11. Subappalto da agenzie creative
  12. Clienti esteri: fatturazione e tasse
  13. Diritto morale dell’autore
  14. Stock graphic e marketplace template
  15. Contratto cliente: clausole essenziali
  16. Tariffe tipiche del designer nel 2026
  17. Esempi di calcolo tasse
  18. FAQ – Domande frequenti

Chi è il web designer e cosa fa nel 2026

Il web designer è un professionista che progetta l’aspetto visivo, la struttura e l’esperienza di siti web, app e prodotti digitali. Sotto questa etichetta rientrano molte specializzazioni che, dal punto di vista fiscale, condividono regole simili.

Profilo professionaleCosa faTariffa media 2026
Web DesignerProgetta layout, grafica e usabilità di siti web35-80 €/h
UX/UI DesignerStudia esperienza utente e disegna interfacce50-100 €/h
Graphic DesignerCrea grafica per stampa, social, packaging30-70 €/h
IllustratoreRealizza illustrazioni per editoria, brand, web40-90 €/h
Motion DesignerAnima grafica per video, social, advertising50-120 €/h
Brand DesignerDefinisce identità visiva e linee guida brand60-150 €/h

Tutti questi profili condividono lo stesso quadro fiscale: codice ATECO della categoria design, regime forfettario al 78%, Gestione Separata INPS. Cambiano gli strumenti (Adobe Creative Cloud, Figma, Sketch, After Effects) e le tariffe, ma non l’inquadramento fiscale.

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Web designer vs sviluppatore: le differenze

Una confusione comune riguarda la differenza tra web designer e sviluppatore (developer). Entrambi lavorano nel digitale ma con competenze e codici ATECO diversi.

AspettoWeb DesignerSviluppatore
OutputProgettazione visiva (layout, mockup, prototipi)Codice funzionante (HTML, CSS, JS, backend)
Strumenti tipiciFigma, Adobe XD, Photoshop, Illustrator, SketchVS Code, Git, framework (React, Laravel, etc.)
Codice ATECO consigliato74.10.21 / 74.10.3062.01.00
Coefficiente forfettario78%67%
Diritti d’autoreSì (opere grafiche e illustrazioni)Solo per software originale

Molti freelance lavorano in modo ibrido: progettano e sviluppano. In tal caso si può scegliere il codice ATECO prevalente (quello dell’attività con maggior fatturato) e indicare gli altri come secondari. Per dettagli sulla parte sviluppo, vedi la nostra guida dedicata: Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026.

Requisiti pratici per iniziare

La professione di web designer e graphic designer in Italia non è regolamentata: non esiste un albo professionale, non serve un esame di Stato, non sono richiesti titoli di studio specifici per esercitare. Chiunque può aprire partita IVA e proporsi sul mercato.

Tuttavia, per essere competitivi servono requisiti pratici imprescindibili:

  • Portfolio professionale: minimo 5-10 progetti reali, anche personali se sei agli inizi (caso studio, behance, dribbble);
  • Software professionali: Adobe Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, InDesign), Figma, Sketch, Adobe XD, After Effects per motion;
  • Competenze tecniche: tipografia, teoria del colore, layout, gerarchia visiva, principi UX, responsive design;
  • Conoscenze base di codice (per web designer): HTML, CSS, basi di WordPress o framework no-code (Webflow);
  • Soft skill: gestione cliente, time management, presentazione progetto, capacità di accettare feedback;
  • Inglese B2 minimo: per accedere a clienti esteri e marketplace internazionali;
  • Profili pubblici aggiornati: Behance, Dribbble, LinkedIn, sito personale.

Una laurea in design (ISIA, IED, Politecnico, NABA) o un diploma di un’accademia non sono obbligatori, ma forniscono base teorica solida e network professionale. Sul mercato, però, contano molto di più portfolio e referenze rispetto al titolo di studio.

Codice ATECO per web designer e grafici

La scelta del codice ATECO è uno dei nodi più delicati per il designer freelance. La categoria del design rientra nei “servizi professionali” (Sezione M Ateco) e il coefficiente di redditività in regime forfettario è del 78%.

Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
74.10.21Attività di design di moda e design industrialeDesigner di prodotto, fashion design, packaging
74.10.30Altre attività di design (graphic design, web)Codice più usato per grafici e web designer
74.10.10Attività di design di modaSolo per fashion design
62.01.00Produzione di software non connesso all’edizioneSolo se sviluppi anche codice (developer ibrido)
59.12.00Attività di post-produzione cinematograficaMotion designer / video editor

Codice consigliato per la maggior parte dei designer: 74.10.30 (“Altre attività di design non specializzato”). È il più ampio e copre web design, graphic design, brand identity, illustrazione, UX/UI design.

Cosa fare se svolgi più attività? Si indica il codice prevalente (quello che genera maggior fatturato) e si possono aggiungere codici secondari in fase di apertura della partita IVA al modello AA9/12. È molto comune avere come prevalente il 74.10.30 e secondari come il 62.01.00 (sviluppo) o il 73.11.02 (servizi pubblicitari, copywriting, branding).

Regime forfettario al 78%

Il regime forfettario è la scelta naturale per la stragrande maggioranza dei designer freelance, almeno fino a quando i ricavi restano contenuti. Vediamo numeri e regole 2026.

ParametroValore 2026
Limite ricavi85.000 € annui
Coefficiente di redditività78% (categoria design / professionisti)
Aliquota imposta sostitutiva (5 anni)5% (start-up, primi 5 anni)
Aliquota imposta sostitutiva (a regime)15%
IVANon applicata sulle fatture
Ritenuta d’accontoNon applicata
Limite spese personale dipendente20.000 € annui

Come funziona il calcolo: il regime forfettario presume che il 22% dei tuoi ricavi siano costi (la differenza tra 100% e 78%). Quindi il reddito imponibile è sempre il 78% del fatturato, a prescindere dalle spese reali.

Esempio rapido:

Fatturato annuo: 30.000 €
Reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 €
Imposta sostitutiva 5%: 23.400 × 5% = 1.170 €
Imposta sostitutiva 15%: 23.400 × 15% = 3.510 €

Requisiti per accedere e mantenere il regime:

  • Ricavi anno precedente sotto 85.000 €;
  • Spese per lavoro dipendente sotto 20.000 €;
  • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 € (anno precedente);
  • Non avere partecipazioni in società o SRL controllanti;
  • Non aver fatturato oltre il 50% al precedente datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Contributi Gestione Separata INPS

Il web designer e il graphic designer, non avendo una cassa professionale dedicata (a differenza di avvocati con Cassa Forense o geometri con CIPAG), si iscrivono alla Gestione Separata INPS.

TipologiaAliquota 2026Note
Senza altra copertura26,07%Aliquota piena
Con altra copertura previdenziale24%Es. dipendente part-time, pensionato
Massimale annuo 2026~119.650 €Soglia oltre cui non si versa
Riduzione 35% forfettariDisponibile su richiestaRiduce contributi ma anche pensione

Esempio pratico: con un fatturato di 30.000 € e coefficiente 78%, il reddito imponibile contributi è 23.400 €. I contributi INPS dovuti sono 23.400 × 26,07% = 6.100 € circa. È possibile dedurli integralmente dal reddito imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

Riduzione 35% forfettari: i forfettari iscritti a casse non professionali possono richiedere uno sconto del 35% sui contributi. Va valutata caso per caso: riduce l’esborso ma anche la futura pensione. Per i designer giovani con orizzonte lungo non sempre conviene.

Scadenze versamenti 2026:

  • 30 giugno: saldo anno precedente + 1° acconto (50%);
  • 30 novembre: 2° acconto (50%);
  • Possibilità di rateizzare con maggiorazione 0,33% mensile.

Modelli di tariffazione del designer

Il modo in cui il designer fattura e si fa pagare ha un impatto enorme sulla redditività. I principali modelli di tariffazione 2026:

1. Progetto chiuso (fixed price)

Si concorda un prezzo totale per il deliverable (es. brand identity, sito web, set di illustrazioni). Vantaggi: il cliente sa quanto spenderà; il designer può lavorare in modo efficiente. Svantaggi: rischio scope creep (richieste extra non previste).

Pratica comune: pagamento al 30/50/70% con saldo a consegna oppure 50% acconto + 50% saldo. Per progetti grandi (oltre 5.000 €), si dividono in milestone (es. 30% kickoff + 30% revisione + 40% consegna).

2. Hourly rate (tariffa oraria)

Si concorda una tariffa per ora di lavoro effettiva. Tipica per consulenze, modifiche, progetti con scope variabile. Tariffe orarie 2026:

  • Junior (0-2 anni): 25-40 €/h
  • Mid level (2-5 anni): 40-60 €/h
  • Senior (5+ anni): 60-100 €/h
  • Specialista UX/UI: 70-150 €/h

3. Retainer mensile

Il cliente paga una quota fissa mensile (es. 1.500-3.500 €) per un monte ore garantito (es. 30 ore/mese). Ottimo per agency creative interne ad aziende, social media designer, brand designer. Garantisce flusso di cassa stabile al designer.

4. Modello ad abbonamento (subscription design)

Trend in crescita: il cliente paga 500-2.500 €/mese e ha diritto a un certo numero di richieste illimitate (es. design “as-a-service” stile Designjoy, ManyPixels). Funziona bene per graphic designer con processi standardizzati.

Diritti d’autore su grafica e illustrazioni

Una specificità del designer (rispetto allo sviluppatore o ad altre professioni) è che le sue opere sono protette dal diritto d’autore (Legge 633/1941). Logo, illustrazioni, layout, opere grafiche originali rientrano tra le opere dell’ingegno tutelate.

Dopo la Riforma del 2017 (D.Lgs. 142/2017 di recepimento direttiva UE 2014/26), lo sfruttamento economico delle opere è stato chiarito: il designer mantiene la titolarità dei diritti d’autore salvo cessione esplicita per iscritto.

Tipologie di diritti d’autore in capo al designer:

  • Diritti patrimoniali: riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica. Cedibili al cliente in tutto o in parte;
  • Diritto morale: paternità dell’opera, integrità dell’opera. Inalienabile e irrinunciabile;
  • Diritti connessi: per certe opere (fotografie, illustrazioni editoriali) sono distinti dai patrimoniali.

Importante: in regime forfettario i compensi per cessione di diritti d’autore connessi all’attività professionale rientrano nei ricavi e si applicano gli stessi coefficienti. Se invece sono autonomi e svincolati dall’attività di lavoro autonomo, valgono regole diverse (vedi guida diritti d’autore forfettario).

Cessione diritti vs licenza limitata

Il punto più delicato del lavoro del designer: cosa cedi davvero al cliente quando consegni il file? La risposta dipende da cosa scrivete nel contratto. Senza specifica scritta, vale la presunzione minima: il cliente acquisisce solo il diritto d’uso per la finalità concordata, non la titolarità.

TipologiaCosa comportaQuando usarla
Cessione totale dei dirittiIl cliente diventa titolare dei diritti patrimoniali (può modificare, rivendere, sub-licenziare)Brand identity, logo, opere chiave del cliente. Tariffa più alta.
Licenza esclusivaSolo il cliente può usare l’opera, ma il designer ne resta titolareCampagne pubblicitarie, illustrazioni editoriali
Licenza non esclusivaIl designer può cedere la stessa opera anche ad altriStock graphic, template, illustrazioni standard
Licenza limitataUso solo per certi canali, territorio, durataEs. uso solo web, solo Italia, 2 anni

Clausole essenziali nel contratto designer-cliente:

  • Tipologia di trasferimento dei diritti (cessione totale / licenza esclusiva / non esclusiva);
  • Ambito d’uso (web / stampa / merchandising / ovunque);
  • Territorio (Italia / UE / mondiale);
  • Durata (illimitata / temporanea con scadenza);
  • Trasferimento file sorgente (sì/no): un logo lavorato in Illustrator può essere consegnato come PDF, AI, o solo PNG. Va specificato!
  • Diritto di pubblicare nel proprio portfolio (di norma il designer mantiene questo diritto promozionale);
  • Royalty (eventuale percentuale su utilizzi futuri commerciali).

Fatturazione B2C e B2B

Il designer può fatturare a due tipi di clienti molto diversi: privati (B2C) ed aziende (B2B). Le regole differiscono per IVA, fatturazione elettronica e fiscalità.

Cliente B2C (privato)

  • Fattura semplificata o ordinaria;
  • Codice destinatario: 0000000 + indicare codice fiscale del cliente;
  • Niente reverse charge, niente split payment;
  • In forfettario: nessuna IVA in fattura, dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014”.

Cliente B2B (azienda italiana)

  • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024);
  • Codice destinatario SDI a 7 caratteri o PEC;
  • P.IVA del cliente nel campo cessionario;
  • In forfettario: niente IVA, niente ritenuta d’acconto, dicitura forfettario;
  • Niente bollo da 2 € se fattura sotto 77,47 € (sopra: bollo virtuale).

Bollo da 2 € sulle fatture forfettarie: obbligatorio se l’importo della fattura è superiore a 77,47 €. Si applica con bollo virtuale (versato trimestralmente con F24, codice tributo 2521). La parte può essere addebitata al cliente.

Subappalto da agenzie creative

Molti designer freelance ricevono lavoro tramite agenzie creative o studi di design. È un caso di “subappalto” dal punto di vista commerciale, ma fiscalmente è una normale prestazione professionale B2B.

Caratteristiche tipiche del rapporto designer-agenzia:

  • Tariffe più basse rispetto al cliente diretto (l’agenzia trattiene un margine);
  • Pagamento a 30/60/90 giorni (versus saldo immediato del cliente diretto);
  • NDA (non disclosure agreement) per non rivelare l’identità del cliente finale;
  • Spesso il designer firma una cessione totale dei diritti all’agenzia (che li gira al cliente finale);
  • Niente firma sull’opera (il designer “ghost” non appare).

Gestione fatturazione e nota di credito: capita spesso che l’agenzia chieda modifiche al progetto o cancellazione. Se la fattura è già stata emessa:

  • Modifica importi → emissione nota di credito a parziale storno + nuova fattura corretta;
  • Cancellazione totale → nota di credito a totale storno (se servizio non reso) o trattenuta acconto (se previsto da contratto);
  • Termine di emissione nota credito: entro 12 mesi dall’operazione originaria.

Clienti esteri: fatturazione e tasse

Lavorare con clienti esteri è una pratica diffusa per i designer italiani, soprattutto verso UE, USA, UK e mercati globali. Le regole sono identiche a quelle previste per gli sviluppatori: vedi la nostra guida sviluppatori per i dettagli su VIES, reverse charge UE, USA e Upwork. In sintesi:

ClienteIVAFattura elettronicaNote
Azienda UE (con VIES)Reverse charge (no IVA)Sì (codice XXXXXXX)Iscrizione VIES obbligatoria
Azienda Extra-UE (USA, UK)Fuori campo IVA art. 7-terSì (codice XXXXXXX)No reverse charge
Privato UEIVA del paese cliente (OSS) – solo non forfettariSìForfettari: regole specifiche

Marketplace internazionali (Upwork, Fiverr, Toptal): il pagamento viene mediato dalla piattaforma. La fattura va emessa al marketplace o al cliente finale a seconda del modello. Gli accrediti su Wise/PayPal vanno tracciati e dichiarati nel quadro RW se i saldi superano 15.000 € (giacenza media) o 5.000 € (max nell’anno).

Diritto morale dell’autore

Anche dopo la cessione totale dei diritti patrimoniali, il designer mantiene il diritto morale d’autore, che è inalienabile e irrinunciabile. La Legge 633/1941 (artt. 20-24) tutela:

  • Diritto di paternità: rivendicare di essere l’autore dell’opera;
  • Diritto all’integrità: opporsi a modifiche, deformazioni o mutilazioni dell’opera che pregiudichino l’onore o la reputazione;
  • Diritto di rivelazione: scegliere se e quando pubblicare l’opera (se non c’è ancora cessione);
  • Diritto di pentimento: ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali (rarissimo, comporta indennizzo).

Caso pratico: hai venduto a un cliente i diritti patrimoniali completi sul logo che gli hai disegnato. Dopo 2 anni il cliente lo modifica radicalmente trasformandolo in qualcosa di volgare o di scarsa qualità. Hai diritto a opporti? Sì, sulla base del diritto morale all’integrità dell’opera. La cessione patrimoniale non cancella mai questo diritto.

Pratica consigliata: nei contratti complessi, inserire una clausola che disciplini esplicitamente le modalità di firma/non-firma sull’opera (es. “il designer rinuncia a essere menzionato come autore nelle versioni commerciali”). La rinuncia alla menzione è generalmente valida se libera, mentre la rinuncia al diritto morale in sé non lo è.

Stock graphic e marketplace template

Una fonte di reddito complementare per molti designer è la vendita di stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock, iStock, Freepik) o di template marketplace (ThemeForest, Creative Market, UI8).

Stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock)

Carichi illustrazioni, vector, fotografie. Quando un utente le scarica, ricevi una royalty (in genere 25-50% del prezzo di vendita). Modello passive income tipico: lavori una volta, monetizzi nel tempo.

  • Le piattaforme USA pagano in dollari su Wise/Payoneer/PayPal;
  • Va emessa fattura alla piattaforma (Adobe Inc., Shutterstock Inc.) come cliente extra-UE;
  • Tassazione USA: la maggior parte delle piattaforme applica 0% di withholding se compili il W-8BEN (trattato Italia-USA);
  • I ricavi rientrano normalmente nel limite forfettario 85.000 €.

Template marketplace (ThemeForest, Creative Market)

Vendi template di siti, kit di icone, font, mockup. Funzionamento simile allo stock ma con licenze più articolate (Standard / Extended / Multi-use). Considerazioni:

  • Envato (ThemeForest) trattiene il 30-50% di commissione;
  • Creative Market trattiene il 30%;
  • Va emessa fattura alla piattaforma per i payout ricevuti;
  • Documentare bene il “punto di vendita” (sede della piattaforma) per la classificazione fiscale.

Contratto cliente: clausole essenziali

Un contratto scritto è la migliore tutela per designer e cliente. Anche per piccoli progetti (1.000-3.000 €) vale la pena formalizzare. Ecco le clausole tipo di un contratto di prestazione di servizi creativi:

  • Oggetto del progetto: descrizione precisa del deliverable (es. “logo aziendale + 5 declinazioni + brand book di 20 pagine”);
  • Tempistiche: data di kickoff, milestone intermedi, data di consegna finale;
  • Numero di revisioni incluse: tipicamente 2-3. Oltre, tariffa oraria o pacchetto;
  • Acconto: 30%, 50% o 70% al kickoff (non rimborsabile in caso di recesso del cliente);
  • Saldo: a consegna finale, prima della trasmissione dei file sorgente;
  • Trasferimento dei diritti: cessione totale / licenza esclusiva / licenza limitata (vedi sezione precedente);
  • File sorgente: sì/no, formati specifici (.ai, .psd, .fig);
  • Diritto di portfolio: il designer può pubblicare il lavoro nel proprio portfolio (sì/no, eventuali NDA);
  • Penali per ritardi: di norma simbolichi (1-2% per giorno, max 10%);
  • Foro competente: tribunale del designer o del cliente;
  • Privacy/GDPR: trattamento dati cliente.

Tip pratico: usa un servizio di firma digitale (DocuSign, HelloSign, Yousign) per firmare il contratto a distanza. È valido legalmente e velocissimo. Costo: 10-25 €/mese per professionisti con volumi normali.

Briefing iniziale: prima di partire, fai compilare al cliente un brief strutturato (Google Form / Typeform). Domande chiave: target, competitor, mood/stile, deliverable richiesti, timeline, budget, materiali da fornire, referenti per approvazioni. Un brief solido riduce le revisioni del 50-70%.

Tariffe tipiche del designer nel 2026

Un panorama dei prezzi medi di mercato 2026 per i progetti più richiesti:

Tipologia di progettoJuniorSenior
Logo design (singolo)300-800 €1.500-5.000 €
Brand identity completa1.500-3.500 €5.000-15.000 €
Sito web vetrina (5-10 pagine)1.000-2.500 €3.500-8.000 €
E-commerce (Shopify/WooCommerce)3.000-6.000 €8.000-25.000 €
UI/UX design app mobile2.500-5.000 €7.000-30.000 €
Set di illustrazioni (5-10 pezzi)800-2.000 €3.000-10.000 €
Motion graphic (15-30 sec)800-2.500 €3.000-12.000 €
Packaging design600-1.500 €2.500-8.000 €
Social kit mensile (15-30 post)400-900 €1.200-3.000 €

Costi software detraibili in forfettario? NO. In regime forfettario non si possono detrarre i costi reali (Adobe Creative Cloud ~60 €/mese, Figma Pro ~12 €/mese, font, hardware, formazione). Tutti questi costi sono compresi forfettariamente nel 22% non considerato come reddito imponibile.

Quando conviene NON essere forfettario? Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato. Esempio: designer con MacBook Pro nuovo (3.000 €), abbonamenti software (1.500 €/anno), corsi (2.000 €), affitto studio (6.000 €) e fatturato 40.000 €. Costi reali: 12.500 € (31% del fatturato). In tal caso il regime ordinario o semplificato può convenire. Vieni in CAF a fare il calcolo personalizzato.

Esempi di calcolo tasse

Vediamo tre esempi concreti di carico fiscale per un designer in regime forfettario al 78% con Gestione Separata INPS al 26,07%, primi 5 anni di attività (aliquota 5%).

Esempio 1: Designer junior – Fatturato 25.000 €

Fatturato annuo25.000 €
Reddito imponibile (78%)19.500 €
Contributi INPS (26,07%)5.084 €
Reddito netto da imposta (19.500 – 5.084)14.416 €
Imposta sostitutiva 5%721 €
NETTO DISPONIBILE19.195 € (76,8%)

Esempio 2: Designer mid-level – Fatturato 45.000 €

Fatturato annuo45.000 €
Reddito imponibile (78%)35.100 €
Contributi INPS (26,07%)9.151 €
Reddito netto da imposta (35.100 – 9.151)25.949 €
Imposta sostitutiva 5%1.297 €
NETTO DISPONIBILE34.552 € (76,8%)

Esempio 3: Designer senior – Fatturato 70.000 €

Fatturato annuo70.000 €
Reddito imponibile (78%)54.600 €
Contributi INPS (26,07%)14.234 €
Reddito netto da imposta (54.600 – 14.234)40.366 €
Imposta sostitutiva 5%2.018 €
NETTO DISPONIBILE53.748 € (76,8%)

Attenzione all’aliquota 15%: dopo i primi 5 anni di partita IVA, l’imposta sostitutiva passa dal 5% al 15%. Per fatturato 45.000 €, l’imposta diventerebbe 25.949 × 15% = 3.892 € (anziché 1.297 €). Pianifica con anticipo questa transizione.

FAQ – Domande frequenti

Devo iscrivermi a un albo per fare il web designer?

No. La professione di web designer e graphic designer non è regolamentata in Italia. Non esiste un albo, non serve esame di Stato. Puoi aprire partita IVA liberamente.

Quale codice ATECO scegliere se faccio sia web design che sviluppo?

Indica come codice prevalente quello dell’attività con maggior fatturato. Se prevale il design, usa 74.10.30. Se prevale lo sviluppo, usa 62.01.00. Puoi aggiungere codici secondari nel modello AA9/12.

Posso detrarre Adobe Creative Cloud o Figma?

In regime forfettario no. Tutti i costi sono compresi forfettariamente nel 22% non tassato. Solo in regime ordinario o semplificato puoi detrarre i costi reali (con fattura intestata alla tua partita IVA).

Quanto guadagna davvero un web designer freelance?

Dipende dall’esperienza. Un junior fattura 15.000-30.000 €/anno (12.000-23.000 € netti). Un mid-level 30.000-60.000 € (23.000-46.000 € netti). Un senior 60.000-100.000+ € (46.000-77.000+ € netti). Sopra 85.000 € si esce dal forfettario.

Devo emettere fattura elettronica anche con clienti esteri?

Sì. Dal 2022 è obbligatoria la fattura elettronica anche verso clienti esteri (codice destinatario “XXXXXXX”). Sostituisce il vecchio esterometro.

Cosa succede se supero gli 85.000 € a metà anno?

Se superi 100.000 € esci subito dal forfettario (con applicazione IVA da quel momento). Se sei tra 85.000 e 100.000 €, esci dal forfettario solo dall’anno successivo (puoi finire l’anno in forfettario, ma applicando IVA sulle eventuali fatture estere).

Devo registrare il marchio del logo che disegno?

Il marchio è del cliente, non del designer. Sarà il cliente a registrarlo all’UIBM (Italia) o EUIPO (UE). Tu hai solo il diritto d’autore sull’opera grafica, che è automatico (non serve registrazione).

Cliente non paga la fattura: cosa fare?

Step: 1) Sollecito scritto via PEC. 2) Diffida ad adempiere (avvocato). 3) Decreto ingiuntivo (entro 5 anni). Per importi piccoli (sotto 5.000 €): mediazione obbligatoria + giudice di pace. Prevenzione: lavora sempre con acconto e verifica il cliente prima di iniziare.

Posso lavorare come dipendente e avere partita IVA da designer?

Sì, ma con limiti. Non puoi fatturare oltre il 50% al tuo datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto. Inoltre, se sei dipendente puoi avere il forfettario solo se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 €/anno.

I miei guadagni da Adobe Stock vanno dichiarati?

Sì, sempre. Vanno fatturati come ricavi della tua attività professionale. Adobe trattiene 0% se hai compilato il modulo W-8BEN. Le entrate rientrano nel limite forfettario di 85.000 €.

Hai bisogno di aiuto per la tua partita IVA da designer?

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste designer e creativi nell’apertura della partita IVA, nella scelta del codice ATECO, nella tenuta contabile e nelle dichiarazioni dei redditi.

Veniamo a un appuntamento gratuito di valutazione: ti aiutiamo a capire se il forfettario è la scelta giusta per te.

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Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 08:00:002026-05-23 07:41:40Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026: Regime Forfettario, ATECO e Fatturazione Clienti Esteri

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative

Il codice ATECO è la classificazione statistica dell’attività economica: serve all’Agenzia delle Entrate e all’INPS per inquadrare la tua attività e applicare la giusta tassazione. Per uno sviluppatore freelance la scelta è cruciale, perché determina il coefficiente di redditività nel forfettario (67% o 78%), e quindi quante tasse pagherai.

Il codice principale per chi scrive codice e produce software su commessa è il 62.01.00 – Produzione di software non connesso all’edizione. È quello scelto dalla maggior parte dei developer freelance, perché copre lo sviluppo di applicazioni, software gestionali, app mobile, siti web personalizzati, micro-servizi, librerie, plugin.

Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario
62.01.00Produzione di software non connesso all’edizione67%
62.02.00Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica78%
62.03.00Gestione di strutture e apparecchiature informatiche hardware – housing67%
62.09.09Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica67%
63.11.30Hosting e fornitura di servizi applicativi (ASP)67%

62.01.00 vs 62.02.00: quale scegliere?

La differenza pratica è sostanziale, perché impatta direttamente sulle tasse pagate.

  • 62.01.00 (produzione di software): coefficiente di redditività 67%. Significa che il fisco considera reddito imponibile il 67% di quanto fatturi (il restante 33% è “spesa forfettaria” detratta in automatico). È il codice giusto se sviluppi software, app, siti, codice per i clienti.
  • 62.02.00 (consulenza informatica): coefficiente 78%. Significa imponibile più alto e quindi più tasse. È il codice corretto se la tua attività prevalente è consulenza, advisory, formazione tecnica e non lo sviluppo diretto di codice.

In dubbio? La maggior parte dei freelance sceglie il 62.01.00: anche se fai consulenza tecnica, finché il prodotto finale è codice o software questo è il codice corretto. La consulenza pura (62.02.00) si applica a chi vende solo expertise, audit di codice altrui, formazione, advisory strategico senza scrivere codice in prima persona.

Attenzione: il codice ATECO si può cambiare in seguito, ma comporta pratiche e variazioni di inquadramento. Meglio scegliere bene fin da subito. Se hai dubbi, contatta il CAF Centro Fiscale prima dell’apertura.

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Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente

Il regime forfettario è la scelta naturale per chi inizia, e nel 2026 conviene praticamente sempre fino a quando si resta sotto la soglia di 85.000 euro di ricavi annui. È un regime fiscale agevolato che sostituisce IRPEF, IRAP, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva.

Aliquote forfettario 2026

  • 5%: per i primi 5 anni di attività, se è la tua prima partita IVA e rispetti i requisiti delle “nuove attività” (non hai esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti, non sei mero prosecutore di attività di altro soggetto)
  • 15%: aliquota standard, dal sesto anno in poi oppure subito se non rispetti i requisiti per il 5%

Come si calcola il reddito imponibile

Il forfettario non considera le tue spese reali (computer, abbonamenti SaaS, formazione, server cloud): applica un coefficiente di redditività forfettario. Per uno sviluppatore con ATECO 62.01.00 il coefficiente è 67%:

Reddito imponibile = Fatturato × 67%
Imposta = Reddito imponibile × 5% (o 15%)

Esempio pratico: Marco fattura 40.000€ in un anno con ATECO 62.01.00.

  • Reddito imponibile: 40.000 × 67% = 26.800 €
  • Imposta sostitutiva (5%): 26.800 × 5% = 1.340 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 26.800 × 15% = 4.020 €

Requisiti per restare in forfettario

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 € (oltre 100.000 € si esce subito; tra 85.001 e 100.000 € si esce dall’anno successivo)
  • Spese per collaboratori e dipendenti non superiori a 20.000 € lordi annui
  • Non possesso di partecipazioni di controllo in società/SRL che svolgono attività riconducibili a quella in forfettario
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superiori a 30.000 € (esclusa cessazione)

Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo

Lo sviluppatore non ha una cassa previdenziale dedicata (come ENPACL per consulenti del lavoro o INARCASSA per architetti): versa quindi alla Gestione Separata INPS, la cassa per i lavoratori autonomi senza cassa di categoria.

Aliquote Gestione Separata 2026

  • 26,07% per lavoratori autonomi esclusivi (non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria)
  • 24% per chi è iscritto ad altra forma previdenziale (es. lavoratore dipendente che apre partita IVA, pensionato)

I contributi si applicano sul reddito imponibile (cioè 67% del fatturato per ATECO 62.01.00, lo stesso usato per l’imposta).

Riprendendo l’esempio di Marco (40.000€ fatturati):

  • Imponibile previdenziale: 26.800 €
  • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 6.987 €
  • Se è anche dipendente, scende a 24%: 6.432 €

Aprire la partita IVA come sviluppatore o programmatore nel 2026 è una scelta sempre più frequente: la professione tech è tra le più richieste al mondo, il lavoro remoto permette di collaborare con clienti italiani, europei e americani, e il regime forfettario offre vantaggi fiscali concreti per chi inizia. Tuttavia, per un developer freelance le insidie non mancano: scelta del codice ATECO corretto, fatturazione internazionale con reverse charge, registrazione VIES, gestione dei pagamenti via PayPal o Wise, dichiarazione dei compensi da Upwork o Fiverr, e tassazione internazionale per chi vive da nomade digitale.

In questa guida completa 2026 vedremo, passo dopo passo, come aprire la partita IVA da programmatore, quale codice ATECO scegliere tra il 62.01.00 e gli altri della famiglia 62, come funziona il forfettario al 67% o 78%, quanto costa la Gestione Separata INPS, come si fattura un cliente in Germania, negli USA o un cliente privato extra-UE, e come gestire le piattaforme freelance internazionali. Troverai esempi pratici di calcolo tasse per fatturati di 35.000, 55.000 e 80.000 euro, oltre alle FAQ più frequenti dei nostri clienti tech a Udine.

Hai bisogno di assistenza per aprire la partita IVA da sviluppatore? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti segue passo dopo passo: scelta del codice ATECO, apertura, registrazione VIES, fatturazione clienti esteri e gestione contabile. Prenota un appuntamento o chiamaci al 0432 1638640.

Indice dei contenuti

  1. Profilo sviluppatore: chi può aprire partita IVA
  2. Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative
  3. Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente
  4. Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo
  5. Fatturazione clienti esteri: la guida operativa
  6. Identificativo VIES, esterometro e Intrastat
  7. Upwork, Fiverr e Toptal: come fatturare
  8. Pagamenti internazionali: bonifico SEPA, Wise, PayPal
  9. Cambio valuta: fatturare in USD, GBP, CHF
  10. Diritti d’autore sul software e licenze
  11. Smart working e residenza fiscale: regola dei 183 giorni
  12. Tariffe sviluppatori 2026: junior, senior, lead
  13. Contratti tipo: time & material vs progetto
  14. Esempi pratici di calcolo tasse
  15. Errori comuni dei dev freelance e come evitarli
  16. Documenti e procedura per aprire la partita IVA
  17. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine
  18. FAQ partita IVA sviluppatore 2026

Profilo sviluppatore: chi può aprire partita IVA

La partita IVA da sviluppatore non è riservata a una specifica figura professionale: rientrano tutti i profili tech che producono software, codice, applicazioni o servizi digitali a fronte di un compenso. Diversamente da avvocati, medici o ingegneri, lo sviluppatore non è una professione regolamentata: non serve laurea, non c’è un albo, non esistono cassa previdenziale dedicata né esami di Stato. Chiunque abbia le competenze tecniche può aprire una partita IVA tech.

I profili più diffusi che apriamo presso il CAF Centro Fiscale sono:

  • Sviluppatore software generico: realizza programmi, gestionali, software desktop su commessa
  • Programmatore web full-stack: gestisce sia frontend (React, Vue, Angular) sia backend (Node.js, Python, PHP)
  • Backend developer: API REST, microservizi, database, architetture cloud
  • Frontend developer: interfacce utente, single page application, UI/UX in codice
  • Mobile developer: app iOS (Swift), Android (Kotlin), cross-platform (Flutter, React Native)
  • DevOps engineer: CI/CD, infrastrutture cloud (AWS, Azure, GCP), Kubernetes, automazione
  • Data engineer / ML engineer: pipeline dati, machine learning, intelligenza artificiale applicata
  • QA / test engineer: test automation, quality assurance, sviluppo test in codice

Cosa serve davvero per iniziare

Sul piano burocratico non servono titoli: nessuna laurea in informatica, nessun esame, nessuna iscrizione a ordini professionali. Sul piano pratico, invece, contano enormemente le competenze tecniche dimostrabili. I clienti, soprattutto esteri, valutano il portfolio e la reputazione, non i titoli.

  • Profilo GitHub attivo: con repository pubblici, contributi a progetti open source, README curati
  • Portfolio personale: sito web con casi studio, progetti realizzati, demo live
  • LinkedIn aggiornato: con esperienze, certificazioni cloud (AWS Certified, Azure, GCP) e raccomandazioni
  • Profilo Stack Overflow (utile ma non indispensabile): risposte tecniche e reputazione
  • Conoscenza della lingua inglese: requisito di fatto per lavorare con clienti esteri o piattaforme internazionali

Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative

Il codice ATECO è la classificazione statistica dell’attività economica: serve all’Agenzia delle Entrate e all’INPS per inquadrare la tua attività e applicare la giusta tassazione. Per uno sviluppatore freelance la scelta è cruciale, perché determina il coefficiente di redditività nel forfettario (67% o 78%), e quindi quante tasse pagherai.

Il codice principale per chi scrive codice e produce software su commessa è il 62.01.00 – Produzione di software non connesso all’edizione. È quello scelto dalla maggior parte dei developer freelance, perché copre lo sviluppo di applicazioni, software gestionali, app mobile, siti web personalizzati, micro-servizi, librerie, plugin.

Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario
62.01.00Produzione di software non connesso all’edizione67%
62.02.00Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica78%
62.03.00Gestione di strutture e apparecchiature informatiche hardware – housing67%
62.09.09Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica67%
63.11.30Hosting e fornitura di servizi applicativi (ASP)67%

62.01.00 vs 62.02.00: quale scegliere?

La differenza pratica è sostanziale, perché impatta direttamente sulle tasse pagate.

  • 62.01.00 (produzione di software): coefficiente di redditività 67%. Significa che il fisco considera reddito imponibile il 67% di quanto fatturi (il restante 33% è “spesa forfettaria” detratta in automatico). È il codice giusto se sviluppi software, app, siti, codice per i clienti.
  • 62.02.00 (consulenza informatica): coefficiente 78%. Significa imponibile più alto e quindi più tasse. È il codice corretto se la tua attività prevalente è consulenza, advisory, formazione tecnica e non lo sviluppo diretto di codice.

In dubbio? La maggior parte dei freelance sceglie il 62.01.00: anche se fai consulenza tecnica, finché il prodotto finale è codice o software questo è il codice corretto. La consulenza pura (62.02.00) si applica a chi vende solo expertise, audit di codice altrui, formazione, advisory strategico senza scrivere codice in prima persona.

Attenzione: il codice ATECO si può cambiare in seguito, ma comporta pratiche e variazioni di inquadramento. Meglio scegliere bene fin da subito. Se hai dubbi, contatta il CAF Centro Fiscale prima dell’apertura.

Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente

Il regime forfettario è la scelta naturale per chi inizia, e nel 2026 conviene praticamente sempre fino a quando si resta sotto la soglia di 85.000 euro di ricavi annui. È un regime fiscale agevolato che sostituisce IRPEF, IRAP, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva.

Aliquote forfettario 2026

  • 5%: per i primi 5 anni di attività, se è la tua prima partita IVA e rispetti i requisiti delle “nuove attività” (non hai esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti, non sei mero prosecutore di attività di altro soggetto)
  • 15%: aliquota standard, dal sesto anno in poi oppure subito se non rispetti i requisiti per il 5%

Come si calcola il reddito imponibile

Il forfettario non considera le tue spese reali (computer, abbonamenti SaaS, formazione, server cloud): applica un coefficiente di redditività forfettario. Per uno sviluppatore con ATECO 62.01.00 il coefficiente è 67%:

Reddito imponibile = Fatturato × 67%
Imposta = Reddito imponibile × 5% (o 15%)

Esempio pratico: Marco fattura 40.000€ in un anno con ATECO 62.01.00.

  • Reddito imponibile: 40.000 × 67% = 26.800 €
  • Imposta sostitutiva (5%): 26.800 × 5% = 1.340 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 26.800 × 15% = 4.020 €

Requisiti per restare in forfettario

  • Ricavi annui non superiori a 85.000 € (oltre 100.000 € si esce subito; tra 85.001 e 100.000 € si esce dall’anno successivo)
  • Spese per collaboratori e dipendenti non superiori a 20.000 € lordi annui
  • Non possesso di partecipazioni di controllo in società/SRL che svolgono attività riconducibili a quella in forfettario
  • Redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superiori a 30.000 € (esclusa cessazione)

Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo

Lo sviluppatore non ha una cassa previdenziale dedicata (come ENPACL per consulenti del lavoro o INARCASSA per architetti): versa quindi alla Gestione Separata INPS, la cassa per i lavoratori autonomi senza cassa di categoria.

Aliquote Gestione Separata 2026

  • 26,07% per lavoratori autonomi esclusivi (non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria)
  • 24% per chi è iscritto ad altra forma previdenziale (es. lavoratore dipendente che apre partita IVA, pensionato)

I contributi si applicano sul reddito imponibile (cioè 67% del fatturato per ATECO 62.01.00, lo stesso usato per l’imposta).

Riprendendo l’esempio di Marco (40.000€ fatturati):

  • Imponibile previdenziale: 26.800 €
  • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 6.987 €
  • Se è anche dipendente, scende a 24%: 6.432 €

La rivalsa del 4% in fattura

Lo sviluppatore può addebitare in fattura, ai clienti italiani titolari di partita IVA, una rivalsa del 4% a titolo di contributo INPS. È una sorta di “ricarico” sul compenso che recupera parte dei contributi versati. Concorre però alla base imponibile, quindi va dichiarato come ricavo. Verso clienti esteri o privati italiani la rivalsa di solito non si applica.

Fatturazione clienti esteri: la guida operativa

Questo è il capitolo cruciale per qualunque sviluppatore freelance: lavorare con clienti esteri è la norma, ma la fatturazione internazionale segue regole IVA molto diverse a seconda di chi sia il cliente (azienda o privato) e dove si trovi (UE o extra-UE). Vediamo i quattro scenari principali, dei quali il forfettario semplifica alcuni aspetti ma non tutti.

1) Cliente UE B2B (es. azienda tedesca, francese, spagnola)

Il principio generale è il reverse charge: la fattura si emette senza IVA, perché l’imposta sarà assolta dal cliente nel suo Paese. In pratica:

  • Devi essere iscritto al VIES (vedi sezione successiva)
  • Devi avere il VAT number del cliente, valido nel database VIES europeo
  • Sulla fattura indichi: “Operazione non soggetta a IVA – art. 7-ter DPR 633/72 – inversione contabile” oppure “Reverse charge”
  • Imposta di bollo da 2 euro se l’importo supera 77,47 € (anche per fatture estere)
  • Devi presentare il modello Intrastat / esterometro (da gennaio 2025 confluito nella fattura elettronica con codice destinatario XXXXXXX)

Il forfettario emette comunque fattura elettronica via SDI con codice destinatario XXXXXXX per le operazioni con l’estero (Tipo Documento TD17, TD18 o TD19 a seconda del caso, oppure TD01 con natura N2.1 / N6.x).

2) Cliente UE B2C (privato europeo)

Quando vendi servizi digitali (software scaricabile, app, abbonamenti SaaS, formazione online, e-book) a un privato di un altro Paese UE, l’IVA si applica nel Paese del cliente. Per non doverti registrare in ogni singolo Paese UE, esiste il regime OSS – One Stop Shop: una procedura semplificata che ti permette di versare l’IVA estera tramite un unico portale italiano (Agenzia delle Entrate), che poi la redistribuisce ai vari Stati.

Attenzione: i forfettari italiani non applicano IVA italiana, ma se cedono servizi digitali a privati UE oltre la soglia di 10.000 € annui devono valutare l’iscrizione all’OSS o ai regimi locali. Sotto i 10.000 € si applica l’IVA del Paese del prestatore (cioè non si applica, in forfettario). È un punto delicato: in caso di dubbi, fatti seguire da un commercialista o dal CAF.

3) Cliente extra-UE B2B (es. azienda USA, UK, Svizzera)

Per le aziende fuori dall’Unione Europea (USA, Regno Unito post-Brexit, Svizzera, Canada, Australia), la fattura si emette senza IVA ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR 633/72. Non esiste reverse charge UE perché il cliente è in un altro sistema fiscale: la prestazione è semplicemente fuori campo IVA italiana.

  • Fattura elettronica via SDI con codice destinatario XXXXXXX
  • Indicazione: “Operazione non soggetta – art. 7-ter DPR 633/72”
  • Non serve VIES (riguarda solo l’UE)
  • Non serve Intrastat (riguarda solo l’UE)
  • Imposta di bollo 2 euro se importo > 77,47 €
  • Non serve VAT number USA o EIN, ma è buona prassi richiederlo per la propria documentazione

4) Cliente extra-UE B2C (privato extra-UE)

Per privati extra-UE che acquistano servizi digitali, la regola generale è di fuori campo IVA (art. 7-septies, lett. f e g, DPR 633/72): la prestazione si considera resa fuori dal territorio UE. Il forfettario emette fattura senza IVA con la stessa annotazione.

Tipo clienteIVA in fatturaNormaVIES
Privato ItaliaNo (forfettario)Comma 67 L. 190/2014No
Azienda ItaliaNo (forfettario)Comma 67 L. 190/2014No
Azienda UENo (reverse charge)Art. 7-ter DPR 633/72Sì obbligatorio
Privato UEDipende (OSS oltre 10K€)Reg. UE 282/2011No
Azienda extra-UENo (fuori campo)Art. 7-ter DPR 633/72No
Privato extra-UENo (fuori campo)Art. 7-septies DPR 633/72No

Identificativo VIES, esterometro e Intrastat

Il VIES (VAT Information Exchange System) è il database europeo dei soggetti IVA abilitati alle operazioni intracomunitarie. Per fatturare in reverse charge a un’azienda UE, lo sviluppatore italiano deve essere iscritto e il cliente deve avere un VAT number valido VIES.

Come iscriversi al VIES

  • Si può chiedere contestualmente all’apertura della partita IVA, barrando l’apposita casella nel modello AA9/12 (per persone fisiche)
  • Oppure successivamente, tramite servizio online dell’Agenzia delle Entrate (sezione “VIES”)
  • L’iscrizione è operativa dopo controlli dell’Agenzia, normalmente entro 30 giorni
  • Si può verificare il proprio o l’altrui status su VIES VAT number validation

Esterometro 2026

Dal 2022 l’esterometro non è più una comunicazione separata: è confluito nella fattura elettronica. Quando emetti una fattura verso un cliente estero (UE o extra-UE), basta inviarla allo SdI con codice destinatario “XXXXXXX”: l’Agenzia delle Entrate recupera così i dati senza ulteriori adempimenti.

Per le fatture passive (acquisti dall’estero), invece, devi inviare un’autofattura elettronica con tipo documento TD17, TD18 o TD19 a seconda della natura dell’operazione.

Intrastat: serve ancora?

I modelli Intrastat (Intra 1-quater per i servizi prestati, Intra 2-quater per quelli ricevuti) sono ancora obbligatori per gli scambi intracomunitari, anche per i forfettari, sopra determinate soglie. Dal 2022 le soglie sono state alzate (50.000 € trimestrali per servizi), e per la maggior parte dei freelance non sussiste l’obbligo. In dubbio, il CAF Centro Fiscale ti aiuta a valutarlo caso per caso.

Upwork, Fiverr e Toptal: come fatturare

Lavorare tramite piattaforme di freelancing internazionali è la nuova normalità per molti developer. Ma chi è il “cliente” da fatturare? Dipende dalla piattaforma:

Upwork (USA)

Upwork agisce di fatto come marketplace e processore di pagamento. La piattaforma trattiene una commissione (variabile, tipicamente 5-10%) e ti accredita il netto. Ai fini fiscali italiani, il cliente è l’azienda Upwork Inc. con sede in California: emetti quindi una fattura “extra-UE B2B” con annotazione art. 7-ter DPR 633/72, fuori campo IVA. Le commissioni Upwork sono costi (rilevanti solo nel regime ordinario; nel forfettario non si scaricano).

Per quanto riguarda la ritenuta US (1099/W-8BEN): in qualità di residente fiscale italiano dovrai compilare il modulo W-8BEN per evitare la ritenuta del 30% sui pagamenti, sfruttando il trattato Italia-USA contro le doppie imposizioni.

Fiverr (Israele/USA)

Fiverr funziona similmente: i pagamenti sono gestiti dalla piattaforma e il cliente fiscale è Fiverr International Ltd (sede a Tel Aviv) o Fiverr Inc. (USA), a seconda del rapporto contrattuale. Anche qui, fattura extra-UE B2B, fuori campo IVA. La commissione del 20% di Fiverr non è scaricabile in forfettario.

Toptal (USA)

Su Toptal il rapporto è solitamente di lavoro a tariffa oraria, con pagamenti settimanali via Wise o bonifico. Il cliente è Toptal LLC (USA): fatturazione extra-UE B2B, art. 7-ter, fuori campo IVA. Toptal non trattiene commissioni dirette al freelancer (il margine è già nel prezzo verso il cliente finale).

Importante: tutti i compensi ricevuti tramite piattaforma vanno fatturati per il lordo, e poi le commissioni sono “spese” della piattaforma. Nel forfettario non incide praticamente nulla (il coefficiente del 67% copre le spese), ma il fatturato dichiarato deve essere il lordo, non il netto bonificato.

Pagamenti internazionali: bonifico SEPA, Wise, PayPal

Ricevere pagamenti dall’estero ha implicazioni pratiche: commissioni, cambio valuta, tracciabilità, antiriciclaggio. Vediamo gli strumenti più usati dai dev freelance.

  • Bonifico SEPA: gratuito o a basso costo entro l’UE per pagamenti in euro. Tempi 1-2 giorni lavorativi. Per importi extra-SEPA o non in euro le commissioni salgono significativamente.
  • Wise (ex TransferWise): tra le soluzioni più usate dai freelance. Permette di avere conti multivaluta (EUR, USD, GBP, CHF, AUD), ricevere pagamenti come “locali” (es. ACH USA) e cambiare valuta a tassi reali (mid-market) con commissioni minime. Esistono conto Personal e Wise Business: per uso professionale è consigliato il Business.
  • PayPal Business: utile per piccoli importi e pagamenti rapidi, ma le commissioni sono alte (tipicamente 4-5% sui pagamenti internazionali, oltre allo spread sul cambio). Da considerare solo se richiesto dal cliente.
  • Stripe Connect / payment links: utile se hai un sito o vendi prodotti digitali, meno per consulenza pura.
  • Revolut Business: alternativa a Wise con conti multivaluta e cambio favorevole. Commissioni applicate sopra soglia.

Tracciabilità e antiriciclaggio

I pagamenti devono sempre essere tracciabili: bonifico, accredito su conto, carta. Pagamenti in contanti sopra 5.000 € sono vietati (limite 2026). Conserva sempre la copia della fattura emessa e la ricevuta del pagamento (estratto conto bancario o report Wise/PayPal): in caso di accertamento sono fondamentali.

Conto Wise: dichiarazione nel quadro RW?

Se usi Wise con saldi superiori a 15.000 € in qualunque momento dell’anno (saldo massimo) o con giacenza media oltre 5.000 €, hai obblighi di monitoraggio fiscale: il conto Wise va indicato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi (e potresti dover pagare l’IVAFE, l’imposta sui prodotti finanziari esteri). Stesso discorso per PayPal Business e Revolut UK. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella compilazione del quadro RW per redditi e attività estere.

Cambio valuta: fatturare in USD, GBP, CHF

Puoi tranquillamente fatturare in valuta estera (USD, GBP, CHF, AUD), ma la fattura deve riportare anche il controvalore in euro calcolato al cambio del giorno di emissione. La regola di riferimento è il cambio BCE del giorno (oppure il cambio del giorno della cessione o del pagamento, secondo i casi).

  • Sulla fattura indica importo in valuta + controvalore EUR + tasso applicato
  • Per il forfettario, conta l’importo in euro al momento dell’incasso ai fini della soglia 85.000 €
  • Eventuali differenze cambio tra fattura e incasso sono irrilevanti (forfettario “per cassa”)
  • Conserva il documento di cambio (estratto Wise, PayPal) per giustificare il tasso applicato

Diritti d’autore sul software e licenze

Il software è opera dell’ingegno tutelata dal diritto d’autore (Legge 633/1941, modificata anche dal D.Lgs. 518/1992 e dalla Riforma 2017). Per i lavoratori autonomi che cedono diritti d’autore, esiste un regime fiscale agevolato (art. 53, comma 2 lett. b, TUIR): il 25% del compenso non concorre alla base imponibile per chi ha meno di 35 anni (40% per chi ha 35 o più), una sorta di “deduzione forfettaria” a copertura dei costi.

Attenzione: i diritti d’autore non si applicano in forfettario

Per uno sviluppatore in regime forfettario, i compensi per cessione di codice e licenze software rientrano nel reddito d’impresa/lavoro autonomo e sono tassati con il forfettario “ordinario” (coefficiente 67% + 5%/15%). Il regime agevolato dei diritti d’autore (con la deduzione del 25% / 40%) si applica solo se il software è qualificabile come “opera dell’ingegno” ceduta a titolo di diritti d’autore fuori dall’esercizio dell’attività di impresa: caso raro per il developer che lavora full time come freelance.

Software open source: come fatturare?

Se sviluppi codice open source per un cliente (es. plugin GPL, libreria MIT, contributo a progetto Apache), il rapporto fiscale è identico a un software proprietario: emetti fattura per il servizio di sviluppo. La licenza open source riguarda la distribuzione, non il pagamento. Se invece ricevi donazioni per progetti open source, vanno valutate caso per caso (sponsorizzazione, donazione, contributo): in dubbio, chiedi al CAF.

Software proprietario: cessione di codice o licenza?

Vendere a un cliente “il software” può significare due cose diverse:

  • Cessione di codice sorgente con tutti i diritti: il cliente diventa proprietario e può modificarlo. Fattura per “sviluppo software su misura”
  • Concessione di licenza d’uso: tu mantieni la proprietà del codice, il cliente lo usa. Fattura per “licenza d’uso software” o “abbonamento SaaS”

Sul piano IVA il regime è simile (servizi digitali), ma sul piano contrattuale è importante essere chiari nel contratto e nella descrizione fattura: questo influenza eventuali dispute e la titolarità del prodotto.

Smart working e residenza fiscale: regola dei 183 giorni

Sempre più developer italiani lavorano da nomadi digitali: 3 mesi a Lisbona, 4 a Bali, 2 a Berlino. La domanda fiscale è: dove si pagano le tasse? La risposta dipende dalla residenza fiscale, che secondo l’art. 2 TUIR si determina con criteri precisi.

Quando sei fiscalmente residente in Italia

Sei residente fiscale in Italia se per la maggior parte dell’anno (più di 183 giorni, anche non consecutivi) sussiste anche solo una di queste condizioni:

  • Sei iscritto all’anagrafe della popolazione residente in Italia
  • Hai il domicilio in Italia (centro principale degli affari e interessi)
  • Hai la residenza in Italia (dimora abituale)
  • Sei fisicamente presente sul territorio italiano per più di 183 giorni (criterio aggiunto dalla riforma 2024)

Se sei residente fiscale in Italia, paghi le tasse italiane sul reddito mondiale (worldwide taxation): tutti i compensi, anche da clienti USA o tedeschi, vanno dichiarati in Italia.

Trasferimento di residenza all’estero

Se ti trasferisci stabilmente all’estero (Portogallo, Estonia, Dubai, ecc.) puoi perdere la residenza fiscale italiana, ma servono alcune condizioni:

  • Iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) presso il consolato
  • Trasferimento effettivo della vita personale (famiglia, abitazione, conti bancari)
  • Permanenza all’estero per oltre 183 giorni l’anno
  • Documentazione (contratto di locazione, utenze, contributi previdenziali esteri)

Attenzione: l’iscrizione AIRE da sola non basta. L’Agenzia delle Entrate può contestare la residenza fiscale se gli interessi vitali (famiglia, beni, partecipazioni societarie) restano in Italia. Inoltre, il trasferimento in Paesi a fiscalità privilegiata (black list) inverte l’onere della prova: tocca a te dimostrare di essere effettivamente residente all’estero.

Nomadi digitali: il caso più complesso

Per chi viaggia continuamente senza una “base fissa”, il rischio è di restare residente fiscale in Italia (perché non si è acquisita altra residenza). Pianificare il proprio assetto fiscale prima di partire è fondamentale: il CAF Centro Fiscale può aiutarti a valutare lo scenario specifico.

Tariffe sviluppatori 2026: junior, senior, lead

Conoscere le tariffe di mercato è importante per posizionarsi correttamente. Ovviamente variano per stack tecnologico, dominio (fintech e healthcare pagano di più), seniority e mercato di riferimento (clienti italiani vs UE vs USA).

ProfiloTariffa orariaEsperienza tipica
Junior dev20-40 €/h0-2 anni
Mid-level dev40-65 €/h2-5 anni
Senior dev50-100 €/h5-10 anni
Full-stack lead / tech lead80-150 €/h10+ anni
Specialist (AI/ML, blockchain)100-200 €/h5-10 anni

Per i clienti USA le tariffe possono raddoppiare (un senior dev italiano in Toptal o Upwork facilmente fattura 80-120 €/h verso clienti americani). Per i clienti italiani PMI, invece, è più difficile superare i 50-60 €/h.

Contratti tipo: time & material vs progetto

Esistono due grandi modalità contrattuali per il developer freelance:

Time & material (T&M)

  • Si fattura sulla base delle ore effettivamente lavorate, a tariffa concordata
  • Tipico per sviluppo continuativo, mantenimento, evolutive
  • Si invia un timesheet mensile o quindicinale, con dettaglio attività
  • Vantaggio: il rischio di sforamento è del cliente, non tuo
  • Svantaggio: meno prevedibilità del fatturato

Fixed price / a progetto

  • Si concorda un prezzo forfettario per un deliverable definito (es. 8.000 € per sviluppo MVP)
  • Tipico per progetti chiavi in mano, MVP, redesign
  • Pagamento spesso in SAL (Stato Avanzamento Lavori): 30% all’avvio, 30% a metà, 40% alla consegna
  • Vantaggio: prevedibilità per entrambe le parti
  • Svantaggio: il rischio di sforamento è tuo (tipico errore: stimare male)

In entrambi i casi, è fondamentale firmare un contratto scritto (anche con scambio email o PDF firmato digitalmente) che chiarisca: oggetto, tempi, pagamenti, proprietà del codice, NDA, foro competente, gestione delle modifiche in corsa (change request).

Esempi pratici di calcolo tasse

Vediamo tre scenari realistici per uno sviluppatore in regime forfettario, ATECO 62.01.00, coefficiente 67%, lavoratore autonomo esclusivo (Gestione Separata 26,07%).

Esempio 1: Junior dev, 35.000 € fatturato annuo

  • Reddito imponibile: 35.000 × 67% = 23.450 €
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.173 €
  • Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario): 3.518 €
  • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 6.114 €
  • Totale tasse + contributi (con 5%): 7.287 € (~21% del fatturato)
  • Totale tasse + contributi (con 15%): 9.632 € (~28% del fatturato)

Esempio 2: Mid-level dev, 55.000 € fatturato annuo

  • Reddito imponibile: 55.000 × 67% = 36.850 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.843 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.528 €
  • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 9.609 €
  • Totale (5%): 11.452 € (~21% del fatturato)
  • Totale (15%): 15.137 € (~28% del fatturato)

Esempio 3: Senior dev, 80.000 € fatturato annuo

  • Reddito imponibile: 80.000 × 67% = 53.600 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 2.680 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 8.040 €
  • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 13.974 €
  • Totale (5%): 16.654 € (~21% del fatturato)
  • Totale (15%): 22.014 € (~28% del fatturato)

Come vedi, il forfettario è estremamente vantaggioso per profili tech. Per fare un confronto, in regime ordinario o IRPEF lo stesso senior dev pagherebbe il 35-40% complessivo del fatturato. Il vantaggio si attenua però oltre gli 85.000 €, dove si esce obbligatoriamente.

Vuoi simulare il tuo caso specifico? Il CAF Centro Fiscale di Udine calcola gratuitamente il carico fiscale del tuo fatturato previsto, valutando regime ordinario vs forfettario. Prenota una consulenza.

Errori comuni dei dev freelance e come evitarli

  • Non iscriversi al VIES prima del primo cliente UE: la fattura senza VIES applica IVA italiana, e il cliente UE può rifiutarla
  • Confondere fatturato lordo e netto Upwork: dichiarare il netto bonificato è errore comune che porta ad accertamenti
  • Sforare gli 85.000 € senza accorgersene a fine anno: tieni un foglio Excel aggiornato del fatturato in tempo reale
  • Non dichiarare il conto Wise nel quadro RW: oltre la soglia 15.000 € è obbligatorio
  • Dimenticare l’imposta di bollo da 2 € sulle fatture a clienti esteri sopra 77,47 €
  • Scegliere il codice ATECO sbagliato (es. 62.02.00 quando si fa sviluppo, perdendo l’11% di vantaggio sul coefficiente)
  • Non firmare contratti: le mail sono valide, ma in caso di disputa un PDF firmato vale di più
  • Non valutare la convenienza del regime ordinario oltre certi fatturati con molte spese reali (server, licenze)

Documenti e procedura per aprire la partita IVA

L’apertura della partita IVA da sviluppatore richiede pochi passaggi, gestibili online o tramite il CAF in 24-48 ore.

  • Codice fiscale e documento d’identità in corso di validità
  • SPID o CIE per la procedura online (modulo AA9/12 telematico)
  • PEC personale (obbligatoria per ricevere comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate)
  • Codice univoco o portale di fatturazione elettronica (puoi indicare 0000000 se userai un portale di fatturazione)
  • Casella per richiesta VIES da spuntare contestualmente, se prevedi clienti UE
  • IBAN del conto corrente (consigliato un conto dedicato all’attività, anche personale va bene per i forfettari)
  • Iscrizione INPS Gestione Separata (automatica dopo apertura, ma il CAF te la conferma)

Dal punto di vista operativo, ti servirà anche:

  • Un software di fatturazione elettronica (es. Fatture in Cloud, Aruba Fattura, FattureGo): nel forfettario la fattura elettronica è obbligatoria dal 2024 per tutti
  • Una firma digitale (utile ma non sempre obbligatoria) per firmare contratti e fatture PDF
  • Un commercialista o CAF di riferimento per la dichiarazione annuale e le scadenze (acconti, saldi, F24)

Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine

Aprire una partita IVA è semplice. Gestirla bene, soprattutto se lavori con clienti esteri, no. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste decine di developer e freelance digital, sia residenti in Friuli Venezia Giulia sia italiani che lavorano da remoto in tutto il mondo.

  • Apertura partita IVA con scelta ottimale del codice ATECO e iscrizione VIES
  • Gestione fatturazione internazionale, reverse charge, OSS, Intrastat
  • Quadro RW per conti esteri (Wise, PayPal, Revolut UK, broker stranieri)
  • IVAFE e tassazione redditi esteri: anche per developer che lavorano via Toptal, Upwork, contratti USA
  • Dichiarazione redditi annuale e gestione F24, acconti e saldi
  • Consulenza per nomadi digitali e trasferimento residenza fiscale all’estero
  • Specialisti del territorio friulano con sistema tavolare per chi ha proprietà immobiliari

Vuoi aprire la partita IVA da sviluppatore senza errori?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti segue dalla scelta del codice ATECO alla prima fattura internazionale.

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FAQ partita IVA sviluppatore 2026

Posso aprire la partita IVA da sviluppatore senza laurea in informatica?

Sì. Lo sviluppatore non è una professione regolamentata: non serve laurea, esami di Stato o iscrizione ad albi. Bastano le competenze tecniche dimostrabili, generalmente attraverso portfolio GitHub, esperienze pregresse e progetti realizzati.

Qual è il codice ATECO migliore per uno sviluppatore freelance?

Per chi scrive codice e produce software, il codice corretto è il 62.01.00 (Produzione di software non connesso all’edizione), con coefficiente forfettario al 67%. Per chi fa solo consulenza tecnica senza sviluppare codice, il codice è 62.02.00 (consulenza informatica), con coefficiente al 78%.

Posso fatturare clienti USA con la partita IVA italiana in forfettario?

Sì, senza problemi. La fattura va emessa via SDI (codice destinatario XXXXXXX), in forfettario senza IVA, con annotazione “Operazione non soggetta – art. 7-ter DPR 633/72”. Per evitare la ritenuta US del 30%, devi compilare il modulo W-8BEN sfruttando il trattato Italia-USA contro le doppie imposizioni.

Devo iscrivermi al VIES per fatturare un cliente in Germania?

Sì, se il cliente è un’azienda (B2B) e vuoi applicare il reverse charge. Senza VIES, la fattura emessa applicherebbe IVA italiana, e il cliente UE potrebbe rifiutarla. L’iscrizione al VIES è gratuita e si fa contestualmente all’apertura partita IVA o successivamente online.

Come dichiaro i compensi di Upwork?

Devi fatturare il lordo ricevuto da Upwork (prima della commissione). Il cliente fiscale è Upwork Inc. (USA): operazione extra-UE B2B, fuori campo IVA, art. 7-ter. La commissione Upwork (5-10%) è una “spesa” della piattaforma che nel forfettario non incide. Conserva i report e gli estratti conto come documentazione.

Devo dichiarare il conto Wise nel quadro RW?

Sì, se in qualunque momento dell’anno il saldo del tuo conto Wise supera i 15.000 € oppure se la giacenza media è oltre i 5.000 €. In questo caso scatta anche l’IVAFE (imposta annuale sui prodotti finanziari esteri, 34,20 € fissi per conti correnti). Vale anche per PayPal Business e Revolut UK.

Quanto pago di tasse con 50.000 € fatturati come sviluppatore in forfettario?

Su 50.000 € con ATECO 62.01.00 (coefficiente 67%) il reddito imponibile è 33.500 €. Pagherai: imposta sostitutiva 5% = 1.675 € (oppure 15% = 5.025 € se non hai i requisiti start-up); contributi INPS Gestione Separata 26,07% = 8.734 €. Totale: circa 10.400 € (con 5%) o 13.760 € (con 15%), pari al 21-28% del fatturato.

Posso restare in forfettario se mi trasferisco all’estero?

Solo se mantieni la residenza fiscale in Italia. Se ti iscrivi all’AIRE e diventi residente fiscale di un altro Paese, perdi il regime forfettario italiano e dovrai aprire una partita IVA (o equivalente) nel nuovo Stato. La residenza fiscale dipende da molti fattori: meglio pianificare con il CAF prima di partire.

I diritti d’autore al 50% si applicano agli sviluppatori in forfettario?

No. Il regime agevolato dei diritti d’autore (con la deduzione del 25-40% per chi ha meno o più di 35 anni, modificata dalla riforma 2017) si applica ai compensi occasionali per cessione di opere dell’ingegno fuori dall’esercizio dell’attività di impresa. Il developer freelance in forfettario fattura sviluppi software come reddito d’impresa, applicando il coefficiente forfettario del 67%.

Quanto tempo ci vuole per aprire la partita IVA da sviluppatore?

Con il CAF Centro Fiscale, l’apertura richiede in media 24-48 ore (procedura telematica via modello AA9/12). Se richiedi anche l’iscrizione VIES, può servire qualche giorno in più per l’attivazione effettiva (l’Agenzia delle Entrate può svolgere controlli entro 30 giorni). Hai bisogno di una mano? Contattaci.

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Giugno 30, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-30 08:00:002026-05-23 07:41:51Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026: Regime Forfettario, ATECO e Fatturazione Clienti Esteri
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico nel 2026 significa entrare in uno dei comparti artigiani piu richiesti d’Italia, ma anche affrontare una normativa tecnica stringente: il DM 37/2008 (ex Legge 46/90), l’iscrizione alla CCIAA, all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani. In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega requisiti professionali, codici ATECO, regime forfettario, contributi previdenziali, deducibilita di furgone e materiali, fatturazione con detrazioni edilizie ed esempi reali di calcolo tasse per fatturati da 35.000, 55.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico
  2. DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita
  3. Requisiti tecnico-professionali per esercitare
  4. Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008
  5. SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani
  6. Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico
  7. Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%
  8. INPS Gestione Artigiani: contributi 2026
  9. Riduzione contributiva 35% per forfettari
  10. Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino
  11. Furgone in forfettario vs ordinario
  12. Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi
  13. Fatturazione B2B e reverse charge IVA
  14. Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus
  15. Comunicazione ENEA e attestato di conformita
  16. Tariffe orarie tipiche e intervento minimo
  17. Esempi calcolo tasse: 35K, 55K, 80K
  18. Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato
  19. Errori comuni da evitare
  20. FAQ: domande frequenti

Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico

Sotto la categoria degli installatori di impianti il legislatore distingue tre figure spesso sovrapposte sul cantiere ma giuridicamente ben separate dal DM 37/2008.

Elettricista. Si occupa della progettazione, installazione, manutenzione e messa in sicurezza di impianti elettrici (lettera A del DM 37/2008) e impianti elettronici come antenne, citofoni, videosorveglianza, allarmi, domotica (lettera B). E la figura piu richiesta in edilizia residenziale, terziario e industria. Per i lavori sopra i 6 kW di potenza o sopra i 1000 V e obbligatorio il progetto firmato da professionista iscritto all’albo.

Idraulico. Lavora sugli impianti idrico-sanitari (lettera D): allacciamenti acqua, scarichi, sanitari, bagni, cucine, impianti antincendio (lettera F per gli aspetti idrici). E la professione che gestisce il “ciclo dell’acqua” in casa: dal contatore allo scarico fognario.

Termoidraulico. Figura ibrida (e oggi la piu remunerativa) che unisce idraulica e impianti di riscaldamento/raffrescamento (lettera C): caldaie, pompe di calore, climatizzatori split e VRF, pannelli radianti a pavimento, solare termico, fotovoltaico nella parte termica. Spesso il termoidraulico e abilitato anche per impianti gas (lettera E) e quindi puo installare e fare la manutenzione di caldaie a gas e piani cottura.

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DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita

Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37, noto come “Decreto Impianti“, ha sostituito la storica Legge 46/90 ed e ancora oggi la normativa di riferimento per chi installa impianti negli edifici. Si applica indipendentemente dalla destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale) e copre tutti i lavori sugli impianti citati nelle 7 lettere (A-G) che vediamo piu avanti.

Cosa impone in concreto il DM 37/2008:

  • L’impresa installatrice deve essere iscritta alla CCIAA e in possesso dei requisiti tecnico-professionali (titolare o responsabile tecnico abilitato).
  • Per ogni intervento (nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria) va rilasciata la Dichiarazione di Conformita al committente.
  • Per impianti che superano determinate soglie (potenza, complessita) e obbligatorio il progetto preliminare firmato da un professionista iscritto all’albo (perito industriale, ingegnere).
  • Le opere abusive o senza dichiarazione di conformita comportano sanzioni pesanti e, in caso di sinistro, responsabilita penale del committente e dell’installatore.

Senza i requisiti del DM 37/2008 non puoi nemmeno aprire la partita IVA come elettricista o idraulico: la CCIAA blocca l’iscrizione all’Albo Artigiani con la qualifica di “installatore di impianti”.

Requisiti tecnico-professionali per esercitare

L’articolo 4 del DM 37/2008 elenca quattro percorsi alternativi per dimostrare i requisiti tecnico-professionali. Ne basta uno.

  1. Diploma di laurea in materia tecnica (ingegneria elettrica, energetica, meccanica) presso un’universita o ITS, attinente al tipo di impianto.
  2. Diploma di scuola secondaria superiore tecnica – perito industriale, perito tecnico, geometra – in indirizzo specifico (elettrotecnica, energia, termotecnica), + 2 anni di inserimento in azienda del settore come operaio, apprendista o tecnico.
  3. Qualifica professionale o diploma triennale (es. IeFP, IPSIA “operatore elettrico/termoidraulico”) + 4 anni di lavoro documentato (busta paga, contratto) presso un’impresa abilitata.
  4. Esperienza lavorativa di almeno 6 anni a tempo pieno presso un’impresa abilitata, con mansioni dirette di installazione/manutenzione, senza titoli scolastici specifici.

Designazione del responsabile tecnico. Se i requisiti li ha il titolare, va bene cosi. Se invece il titolare e amministrativo (per esempio un familiare o un socio non operativo), va designato un responsabile tecnico abilitato, che deve essere socio, dipendente full-time o collaboratore familiare. Il responsabile tecnico puo coprire una sola impresa alla volta.

Per il gas (lettera E) e l’antincendio (lettera F) servono spesso patentini specifici (es. patentino frigorista F-Gas regolamento UE 517/2014 per condizionatori e pompe di calore).

Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008

L’articolo 1 del DM 37/2008 classifica le attivita in 7 lettere. La CCIAA rilascia l’abilitazione lettera per lettera, in base ai requisiti documentati. Una stessa impresa puo coprire piu lettere se il responsabile tecnico le possiede.

LetteraTipologia di impiantoFigura tipica
AProduzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica, impianti di protezione dalle scariche atmosferiche, impianti di automazione di porte, cancelli e barriereElettricista
BImpianti radiotelevisivi e elettronici (antenne, citofoni, videosorveglianza, antifurto, domotica)Elettricista / antennista
CImpianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione di qualsiasi natura, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condenseTermoidraulico / frigorista
DImpianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specieIdraulico
EImpianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo (metano, GPL), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustioneTermoidraulico / installatore gas
FImpianti di protezione antincendioAntincendista specializzato
GImpianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili e similiAscensorista

L’elettricista “completo” tipicamente apre con A + B. L’idraulico con D. Il termoidraulico moderno aggiunge C + D + E (riscaldamento, idrico, gas). Le imprese piu strutturate coprono A+B+C+D+E.

SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani

L’apertura della partita IVA segue un percorso preciso. Saltare uno step significa esercitare abusivamente.

  1. Apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (gratis se fatto in autonomia o tramite CAF/commercialista).
  2. SCIA artigiana (Segnalazione Certificata Inizio Attivita) presentata al SUAP del Comune dove si trova la sede dell’impresa, allegando il modello DM 37/2008 con dichiarazione delle lettere richieste.
  3. Iscrizione al Registro Imprese della CCIAA tramite la ComUnica: pratica unica che riunisce CCIAA, INPS, INAIL e SUAP.
  4. Iscrizione all’Albo Artigiani (Sezione speciale del Registro Imprese): obbligatoria per tutte le imprese artigiane individuali. Da qui parte la copertura INPS Gestione Artigiani.
  5. Iscrizione INAIL con codice ditta: copertura assicurativa obbligatoria contro infortuni sul lavoro.

Il diritto annuale CCIAA per ditte individuali artigiane e di circa 53-88 euro all’anno, in funzione del fatturato. La CCIAA puo richiedere fino a 6-8 settimane per concludere l’istruttoria sulle abilitazioni DM 37/2008.

Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico

Dal 1 gennaio 2025 e operativa la nuova classificazione ATECO 2025 (in vigore anche nel 2026), che ha riscritto numerosi codici. Per gli installatori di impianti la sezione di riferimento e F-43.2 “Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione”.

Codice ATECOAttivitaTipico per
43.21.01Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)Elettricista
43.21.02Installazione di impianti elettronici (incluse antenne, allarmi, videosorveglianza)Antennista / domotica
43.22.01Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione)Idraulico / termoidraulico generico
43.22.02Installazione di impianti per la distribuzione del gasInstallatore gas
43.22.03Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione)Antincendista
43.29.09Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (es. pannelli solari termici, isolamento)Termoidraulico / coibentazione

Attenzione: i codici 43.21.x e 43.22.x rientrano nella sezione F (Costruzioni) ai fini del coefficiente di redditivita forfettario. Verifica sempre con il commercialista o il CAF il codice esatto da indicare nel modello AA9/12 e nella visura camerale, perche la scelta incide direttamente sul reddito imponibile.

Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%

Il regime forfettario e di gran lunga la scelta piu vantaggiosa per il piccolo artigiano edile che resta sotto i 85.000 euro di ricavi annui. Il calcolo del reddito si fa cosi:

Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditivita – Contributi INPS pagati

Imposta sostitutiva = 5% (primi 5 anni, se start-up) oppure 15% (regime ordinario forfettario)

Per i codici ATECO della sezione F “Costruzioni e attivita immobiliari” (a cui appartengono 43.21.x e 43.22.x) il coefficiente di redditivita e 86%. Significa che su 100 euro di fatturato, 86 sono considerati reddito imponibile e 14 sono i “costi forfettari” riconosciuti dal Fisco.

Esempio veloce. Elettricista con 50.000 euro di fatturato:

  • Reddito lordo forfettario: 50.000 x 86% = 43.000 euro
  • Meno contributi INPS pagati nell’anno (es. 4.000 euro): reddito imponibile = 39.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.850 euro
  • Aliquota 5% start-up (primi 5 anni se rispetta i requisiti): 1.950 euro

Cosa NON si paga in forfettario: IRPEF ordinaria (sostituita dall’imposta del 5/15%), IVA sulle fatture (con eccezione del reverse charge interno, vedi sotto), IRAP, addizionali regionali e comunali, ISA. Niente liquidazioni IVA trimestrali, niente esterometro, niente split payment.

Limite 85.000 euro. Se superi questa soglia di ricavi nell’anno, l’anno successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario dalla data di superamento e devi fatturare con IVA da quel giorno.

INPS Gestione Artigiani: contributi 2026

Tutti gli installatori di impianti che esercitano in forma di impresa individuale o snc sono iscritti d’ufficio all’INPS Gestione Artigiani (cassa dedicata agli artigiani iscritti all’Albo Artigiani della CCIAA). E una cassa obbligatoria: non si puo esercitare l’attivita senza pagare i contributi previdenziali.

Aliquota 2026: 24% circa sul reddito d’impresa (il dato esatto viene fissato ogni anno con circolare INPS di gennaio/febbraio). Aliquota ridotta al 23,25% per i collaboratori familiari sotto i 21 anni.

Reddito minimale 2026. Anche se il reddito reale e basso o zero, INPS Artigiani richiede contributi su un reddito minimale di circa 17.500 euro (valore stimato 2026, allineato all’andamento ISTAT). Su questo minimale si calcola un contributo fisso annuo di circa 4.200 euro, suddiviso in 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02).

Reddito massimale 2026. Il “tetto” oltre il quale non si pagano piu contributi e di circa 92.000 euro (per chi ha iniziato l’attivita prima del 1996) o 120.000 euro circa (per chi e iscritto all’INPS dopo il 1996).

Contributo aggiuntivo IVS 1%. Sulla quota di reddito eccedente il minimale e fino al cosiddetto “scaglione” (circa 55.000 euro nel 2026) c’e un’aliquota +1% destinata al fondo IVS.

Voce INPS Artigiani 2026Importo / aliquota
Aliquota base titolare24% (circa)
Aliquota collaboratori < 21 anni23,25%
Reddito minimale~17.500 euro/anno
Contributo fisso minimo~4.200 euro/anno (in 4 rate)
Aliquota aggiuntiva oltre minimale+1% sopra ~55.000 euro
Massimale (post 1996)~120.000 euro

Importante: i contributi INPS pagati sono interamente deducibili dal reddito imponibile, sia in forfettario sia in ordinario. Conserva sempre le ricevute F24.

Riduzione contributiva 35% per forfettari

I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi (Legge 190/2014 art. 1 comma 77). E un’agevolazione storica, ancora pienamente operativa nel 2026.

Effetto pratico:

  • Contributo fisso minimo passa da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro all’anno.
  • L’aliquota effettiva si abbassa dal 24% a circa il 15,6% sul reddito eccedente il minimale.
  • La riduzione si applica all’intera contribuzione (minimale + eccedente).

Attenzione al rovescio della medaglia: chi sceglie la riduzione del 35% accumula contribuzione ridotta, quindi la pensione sara piu bassa. L’INPS applica un coefficiente di riduzione anche al periodo accreditato (es. 12 mesi versati col 65% valgono come ~7,8 mesi piena contribuzione). Va valutata caso per caso.

Come si chiede. Per i nuovi iscritti: barrando l’apposita casella nel modulo di iscrizione INPS Gestione Artigiani. Per chi e gia iscritto: presentando domanda telematica entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (es. entro 28/02/2026 per beneficiarne nel 2026). La domanda si rinnova tacitamente fino a quando si rispettano i requisiti del forfettario.

Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino

Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico richiede un investimento iniziale piu alto rispetto ad altre attivita artigiane. Ecco una stima realistica per chi parte da zero.

VoceCosto indicativo
Furgone usato (es. Ducato, Master 5-7 anni)10.000 – 18.000 euro
Furgone nuovo medio28.000 – 40.000 euro
Allestimento interno (scaffalature, organizer)2.000 – 4.500 euro
Attrezzatura elettricista (pinze crimpatrici, multimetro, tester, trapani, scanalatore, FOP, scala)2.500 – 5.000 euro
Attrezzatura idraulico (pressatrice elettrica, smerigliatrice, saldatrice TIG, attrezzi gas)3.500 – 7.000 euro
Magazzino materiali iniziale (cavi, tubi, valvole, accessori)3.000 – 6.000 euro
DPI (caschetto, scarpe antinfortunistiche, occhiali, guanti dielettrici)300 – 600 euro
RC professionale annua (massimale 1 mln)350 – 800 euro
Apertura PIVA + SCIA + iscrizione CCIAA + INAIL (con CAF)300 – 600 euro
Software fatturazione elettronica + gestionale120 – 300 euro/anno
Sito web + biglietti da visita + grafica furgone800 – 2.500 euro

Totale indicativo avvio: da 20.000 euro (furgone usato, attrezzatura essenziale) fino a 60.000 euro (furgone nuovo allestito, attrezzatura completa per piu lettere DM 37/2008).

Furgone in forfettario vs ordinario

Questa e una delle differenze piu rilevanti tra i due regimi e va valutata prima di scegliere come aprire la partita IVA.

In regime forfettario:

  • Il furgone NON si puo dedurre come costo: il coefficiente del 86% gia ingloba forfettariamente tutte le spese.
  • L’IVA pagata sull’acquisto del veicolo NON e detraibile.
  • L’ammortamento (per veicoli aziendali strumentali, normalmente al 25% annuo) NON si applica.
  • Carburante, assicurazione, bollo, manutenzione: NON deducibili in forfettario.

In regime ordinario semplificato:

  • Furgone N1 immatricolato come autocarro e considerato bene strumentale “esclusivamente aziendale”: IVA detraibile al 100% e ammortamento al 25% annuo (4 anni).
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi, bollo: deducibili al 100% se l’uso e esclusivamente professionale.
  • Per le auto promiscue (M1) la deducibilita e ridotta al 20% e l’IVA al 40%.

Quando conviene il regime ordinario? Se nel primo anno prevedi di acquistare furgone nuovo (es. 35.000 euro + IVA), attrezzatura cospicua e magazzino, l’ordinario potrebbe far recuperare 8-10.000 euro tra IVA detraibile e costi deducibili. Da valutare con il commercialista o il CAF gia in fase di apertura.

Una soluzione spesso adottata: aprire in ordinario il primo anno per scaricare gli investimenti, poi passare al forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo se i ricavi restano sotto 85.000 euro. La transizione e legittima e va comunicata in dichiarazione annuale.

Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi

La fatturazione al cliente privato (persona fisica, condominio per parti private) e l’attivita prevalente per la maggior parte degli installatori. Ecco le regole 2026.

Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 anche i forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni di soglia. Va emessa entro 12 giorni dalla prestazione (corrispettivo) o 12 giorni dal pagamento (cash basis applicabile in forfettario).

Aliquota IVA per impianti su immobile residenziale:

  • 10% IVA per manutenzione ordinaria/straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata (legge 488/1999 art. 7 comma 1 lett. b).
  • 4% IVA per interventi connessi all’acquisto/costruzione “prima casa” o per opere agevolate.
  • 22% IVA sui beni di valore significativo (caldaia, condizionatore, serramenti, ascensori) per la quota che eccede il valore della prestazione lavorativa.

Forfettario e IVA. Il forfettario emette fatture senza IVA (regola generale). Sulla fattura va indicata la dicitura: “Operazione effettuata in regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014. Non soggetta a IVA”. Sul cliente privato l’aliquota IVA agevolata 10/4% non si applica perche il forfettario non addebita IVA tout court.

Ritenuta d’acconto? Il cliente privato non e sostituto d’imposta, quindi non applica ritenuta. Anche le aziende clienti, sui forfettari, non applicano la ritenuta del 20% (basta indicare la dicitura “soggetto in regime forfettario, non assoggettato a ritenuta d’acconto”).

Fatturazione B2B e reverse charge IVA

Quando l’elettricista o l’idraulico lavora come subappaltatore per un’altra impresa edile, scatta il reverse charge interno (inversione contabile, articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 lettera a-ter).

Come funziona: il subappaltatore emette fattura senza IVA con dicitura “Inversione contabile – art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72”. L’IVA la versa l’appaltatore principale (committente) attraverso il meccanismo di autofatturazione.

Quando si applica il reverse charge:

  • Subappalti edili tra imprese (es. elettricista che lavora per un’impresa generale di costruzioni).
  • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti, completamento relativi a edifici (art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72).
  • NON si applica nei rapporti diretti con il committente finale (privato o impresa che usera l’edificio per se).

Forfettari e reverse charge. Il forfettario che riceve fatture in reverse charge da fornitori esteri o italiani (es. acquisto materiale da fornitore extra-UE) deve versare l’IVA con F24 codice tributo 6099, anche se non puo detrarla. E un’eccezione importante: pur essendo “fuori IVA”, in reverse charge l’IVA va comunque versata. Il consiglio del CAF: se possibile, evita acquisti in reverse charge intra-UE preferendo fornitori italiani.

Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus

Una larga fetta del lavoro per elettricisti e idraulici e legata ai bonus edilizi e fiscali. Ecco la mappa aggiornata al 2026.

BonusAliquota 2026Lavori tipici per elettricista/idraulico
Bonus Ristrutturazione (50%)50% prima casa, 36% altri immobili (max 96.000 euro)Rifacimento impianto elettrico, sostituzione caldaia, rifacimento bagno, antifurto
Ecobonus (65/50%)50% prima casa, 36% altri immobili (allineati al 50% standard)Caldaia a condensazione classe A+, pompa di calore, solare termico, fotovoltaico termico
Superbonus residuo65% per condomini con CILAS depositata entro 15/10/2024 (lavori in corso)Cappotto + impianti integrati (solo come “trainato”)
Bonus Mobili (50%)50% (max 5.000 euro)Grandi elettrodomestici classe energetica alta acquistati con la ristrutturazione
Bonus Sismico (Sismabonus)50-85% in base al miglioramento di classeAllarmi sismici, impianti integrati nelle opere strutturali

Cessione del credito e sconto in fattura SOSPESI. Il DL 11/2023 ha bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura per gran parte dei bonus edilizi (con eccezioni residuali per zone sismiche e barriere architettoniche). Nel 2026 il cliente deve pagare integralmente la fattura all’installatore e poi recupera il bonus in dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali costanti. Comunica chiaramente questa regola al cliente prima di accettare il lavoro.

Documenti da fornire al cliente per il bonus:

  • Fattura elettronica con causale dettagliata (es. “intervento di manutenzione straordinaria su impianto idrico ai sensi DPR 380/2001 art. 3 c.1 lett. b”).
  • Bonifico parlante con causale specifica (legge 449/97, codice fiscale committente, P.IVA fornitore).
  • Dichiarazione di conformita DM 37/2008 firmata dal responsabile tecnico.
  • Asseverazione tecnica per Ecobonus (firmata da tecnico abilitato).

Comunicazione ENEA e attestato di conformita

Due adempimenti che capitano quasi sempre nei lavori edili agevolati e che ricadono sull’installatore o sul committente con il supporto del tecnico.

Comunicazione ENEA. Per i lavori che fruiscono di Ecobonus o Bonus Casa con risparmio energetico (es. nuova caldaia a condensazione, climatizzatore in pompa di calore, infissi, fotovoltaico termico), va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori la comunicazione telematica al portale ENEA (efficienzaenergetica.enea.it). Il file richiede dati tecnici dell’impianto (potenza, COP, classe energetica). Spesso e l’installatore o il termotecnico ad occuparsene.

Attestato/Dichiarazione di Conformita DM 37/2008. E un documento obbligatorio che l’installatore rilascia al committente al termine di ogni lavoro (anche piccolo). Contiene:

  • Dati identificativi dell’impresa installatrice e del responsabile tecnico (con timbro).
  • Tipologia di intervento (lettera DM 37, descrizione tecnica).
  • Schemi e disegni dell’impianto, allegati materiali utilizzati con marcature CE.
  • Dichiarazione di rispetto delle norme tecniche (CEI per gli impianti elettrici, UNI per quelli idrici e gas).
  • Firma del responsabile tecnico abilitato.

Costo ENEA + dichiarazione di conformita (lavoro tecnico interno o consulenza esterna): da 50 a 200 euro a pratica. E un costo che va riaddebitato al cliente o incluso nel preventivo.

Tariffe orarie tipiche e intervento minimo

Le tariffe variano molto in base alla zona geografica (Nord vs Sud), alla specializzazione e al tipo di cliente (privato vs impresa). Sono indicazioni di mercato 2026 raccolte dal Centro Fiscale presso le imprese del Friuli Venezia Giulia.

VoceElettricistaIdraulicoTermoidraulico
Tariffa oraria base30 – 50 euro/h35 – 55 euro/h40 – 60 euro/h
Intervento minimo80 – 130 euro90 – 150 euro100 – 180 euro
Tariffa oraria notturna/festiva60 – 90 euro/h70 – 100 euro/h80 – 120 euro/h
Diritto di chiamata urgente40 – 80 euro50 – 100 euro60 – 120 euro

Indicazioni utili per il preventivo:

  • Materiali a parte (con ricarico tipico 20-35% sul prezzo di acquisto).
  • Trasferta forfettaria oltre i 10-15 km dalla sede (es. 0,50 euro/km o pacchetto fisso).
  • Diritto di chiamata urgente fuori orario (festivi, notturno): forfait 50-100 euro indipendente dalla durata dell’intervento.
  • Sopralluogo: gratuito per lavori di una certa entita; a pagamento (40-80 euro) per piccoli interventi o consulenze.

Esempi calcolo tasse: fatturato 35K, 55K, 80K

Vediamo tre scenari concreti per un installatore di impianti in regime forfettario con coefficiente 86% e riduzione contributiva 35%. Aliquota imposta sostitutiva: 15% (regime ordinario) o 5% (start-up nei primi 5 anni).

Scenario 1 – Elettricista al primo anno (start-up): 35.000 euro

Fatturato annuo35.000 euro
Reddito lordo (35.000 x 86%)30.100 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 euro + (30.100 – 17.500) x 15,6%
~ 4.700 euro
Reddito imponibile (30.100 – 4.700)25.400 euro
Imposta sostitutiva 5% (start-up)1.270 euro
Totale tasse + contributi~ 5.970 euro (17% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 24.130 euro/anno (~2.000 euro/mese)

Scenario 2 – Idraulico avviato: 55.000 euro

Fatturato annuo55.000 euro
Reddito lordo (55.000 x 86%)47.300 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (47.300 – 17.500) x 15,6%
~ 7.380 euro
Reddito imponibile (47.300 – 7.380)39.920 euro
Imposta sostitutiva 15% (forfettario standard)5.988 euro
Totale tasse + contributi~ 13.370 euro (24% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 33.930 euro/anno (~2.830 euro/mese)

Scenario 3 – Termoidraulico al limite: 80.000 euro

Fatturato annuo80.000 euro
Reddito lordo (80.000 x 86%)68.800 euro
Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
Minimale 2.730 + (68.800 – 17.500) x ~16,5% (con +1% oltre 55.000)
~ 11.180 euro
Reddito imponibile (68.800 – 11.180)57.620 euro
Imposta sostitutiva 15%8.643 euro
Totale tasse + contributi~ 19.823 euro (24,8% del fatturato)
Reddito netto disponibile~ 48.977 euro/anno (~4.080 euro/mese)

Nota. Le simulazioni considerano solo l’impatto previdenziale e fiscale. Devi aggiungere a parte i costi reali di carburante, materiali, attrezzature e RC professionale (in forfettario non sono deducibili ma li paghi comunque). La marginalita lorda tipica di un installatore al netto dei materiali e tra il 35 e il 55% del fatturato.

Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato

Quando il volume di lavoro cresce, e tipico assumere un primo aiutante o apprendista. Il contratto collettivo di riferimento e il CCNL Edilizia Artigianato (siglato Confartigianato Imprese / CNA / Casartigiani con FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL).

  • Apprendistato professionalizzante (18-29 anni): durata 3 anni, retribuzione progressiva (60% al 1 anno, 75% al 2 anno, 90% al 3 anno del livello finale). Sgravio contributivo 11,61% per i primi 3 anni nelle aziende fino a 9 dipendenti.
  • Apprendistato di primo livello (15-25 anni con qualifica/diploma): contratto duale scuola-lavoro, fino a 4 anni.
  • Operaio comune (livello 1), operaio qualificato (livello 2), operaio specializzato (livello 3): la maggior parte degli aiutanti elettricisti/idraulici e inquadrata come livello 2 o 3.
  • Cassa edile. Iscrizione obbligatoria alla Cassa Edile territoriale (in FVG: Cassa Edile Artigiana FVG) per gli operai del settore edilizia artigianato. Versamenti mensili per ferie, gratifica natalizia, mutualita e formazione (Edilcassa).
  • DURC. Documento di Regolarita Contributiva, indispensabile per partecipare a gare pubbliche e per la cessione del credito (quando attiva). Si scarica gratuitamente da INPS, INAIL e Cassa Edile.

Costo lordo aziendale di un apprendista al 1 anno: indicativamente 1.250-1.500 euro/mese (RAL ~15-18.000 euro), con sgravi contributivi ridotti. Costo lordo di un operaio specializzato livello 3: 2.300-2.700 euro/mese (RAL ~28-32.000 euro). Aggiungere TFR e accantonamenti Cassa Edile.

Errori comuni da evitare

  1. Non avere la lettera DM 37/2008 corretta. Lavorare su impianti gas senza lettera E o su climatizzatori (F-Gas) senza patentino significa esporsi a sanzioni penali in caso di sinistro e impossibilita di rilasciare la dichiarazione di conformita.
  2. Aprire forfettario con grandi investimenti iniziali. Se nel primo anno acquisti un furgone nuovo da 40.000 euro + magazzino, in forfettario perdi tutto il vantaggio fiscale dell’IVA detraibile e dell’ammortamento.
  3. Dimenticare la riduzione 35% INPS. Per i forfettari e una scelta da quasi 1.500 euro all’anno di risparmio. Va richiesta entro il 28 febbraio.
  4. Non emettere la dichiarazione di conformita. Senza, il cliente non puo accedere ai bonus edilizi e l’impresa rischia sanzioni amministrative oltre alla responsabilita civile/penale.
  5. Sbagliare il regime IVA su subappalti edili. Fatturare con IVA quando dovrebbe essere reverse charge significa addebito errato che il cliente potra contestare.
  6. Sottovalutare la RC professionale. Un cortocircuito o una perdita d’acqua puo provocare danni per decine di migliaia di euro: la RC e indispensabile e i 400-700 euro l’anno sono il costo della tranquillita.
  7. Ignorare la comunicazione ENEA. Se il cliente non riceve i bonus per colpa di una mancata comunicazione dell’installatore, l’impresa rischia richieste di risarcimento.

FAQ: domande frequenti

Posso aprire la partita IVA come elettricista senza diploma?

Si, ma serve dimostrare almeno 6 anni di lavoro continuativo a tempo pieno presso un’impresa abilitata DM 37/2008 (con buste paga, contratto, mansioni di installazione/manutenzione effettive). In alternativa: qualifica triennale + 4 anni, oppure diploma tecnico + 2 anni. Senza nessuno di questi requisiti la CCIAA non rilascia l’abilitazione e non si puo aprire l’impresa.

Quanto costa aprire la partita IVA come idraulico?

L’apertura formale (PIVA + SCIA + CCIAA + INAIL) costa tra 200 e 500 euro tramite CAF o commercialista, piu il diritto annuale CCIAA di circa 53-88 euro. La parte pesante e l’investimento iniziale: furgone, attrezzatura, magazzino e RC professionale, per un totale realistico tra 20.000 e 60.000 euro.

Conviene il forfettario o il regime ordinario per un installatore?

Dipende dai costi reali. Se i tuoi costi (materiali, furgone, attrezzature) superano il 14% del fatturato (cioe il “forfait” implicito nel coefficiente 86%), conviene il regime ordinario semplificato con IVA detraibile e costi deducibili al 100%. Se hai pochi costi e fatturato sotto 85.000 euro, il forfettario e quasi sempre vincente. Confrontati con il CAF Centro Fiscale prima di scegliere: il primo anno e cruciale.

L’aliquota 5% start-up vale anche per chi lavorava come dipendente in un’impresa edile?

Si, ma con un vincolo importante: l’attivita aperta in proprio non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta come dipendente. Significa che non puoi aprire P.IVA e fatturare al 90-100% al tuo ex datore di lavoro: l’Agenzia delle Entrate riqualifica il rapporto come lavoro dipendente mascherato e perdi il 5%. Devi avere un portafoglio clienti diversificato.

Come fatturo la sostituzione di una caldaia con bonus 50%?

Emetti fattura elettronica al committente, separando la parte di “manodopera” da quella della “caldaia” (bene di valore significativo). Il cliente paga con bonifico parlante (causale legge 449/97 + dati anagrafici), tu rilasci la dichiarazione di conformita DM 37/2008 e il cliente o tu trasmettete la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Il 50% del bonus il cliente lo recupera in dichiarazione dei redditi in 10 anni: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura sono sospesi.

Devo iscrivermi alla Cassa Edile come ditta individuale senza dipendenti?

No, finche lavori da solo (titolare senza dipendenti) NON sei obbligato all’iscrizione alla Cassa Edile (che riguarda i lavoratori subordinati del settore edilizia). Diventa obbligatoria al primo dipendente o apprendista assunto con CCNL Edilizia Artigianato. Alcuni committenti pubblici o grandi appaltatori, pero, richiedono il DURC anche per le ditte individuali: in quel caso devi essere in regola con INPS Artigiani e INAIL.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro in regime forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, l’anno corrente lo concludi in forfettario; dal 1 gennaio successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita e immediata: dalla data di superamento devi emettere fatture con IVA, applicare la ritenuta d’acconto sui collaboratori, applicare i regimi ordinari. E un cambio importante che va gestito con il commercialista o il CAF.

Posso lavorare nel weekend o di notte come elettricista in pronto intervento?

Si, come titolare di impresa individuale non sei soggetto a vincoli di orario. Puoi anzi differenziare il servizio applicando una tariffa maggiorata (50-100% in piu) per interventi notturni, festivi o urgenti. E un mercato remunerativo soprattutto per emergenze elettriche e perdite idriche. L’unica cautela: rispetta i tempi di guida e riposo se il furgone supera 3,5 t (cronotachigrafo).

Devo applicare il reverse charge anche al cliente privato?

No. Il reverse charge interno (art. 17 c.6 lett. a-ter DPR 633/72) si applica solo nei rapporti B2B tra imprese per subappalti edili o prestazioni su edifici. Nei lavori al cliente privato (consumatore finale, persona fisica) si applica l’IVA ordinaria al 10% per manutenzioni o al 22% per forniture significative. Ricorda comunque che il forfettario emette sempre fatture senza IVA.

Posso assumere mio figlio come apprendista nella mia impresa artigiana?

Si. Esiste anche la figura del collaboratore familiare artigiano (parente entro il 3 grado), iscritto all’INPS Artigiani con aliquota ridotta al 23,25% se sotto i 21 anni. In alternativa il figlio puo essere assunto con regolare contratto di apprendistato professionalizzante CCNL Edilizia Artigianato. La scelta dipende dalla volonta di farne un futuro socio/erede dell’impresa o un dipendente “classico”.

Conclusione: parti col piede giusto con il CAF di Udine

Aprire la partita IVA come elettricista, idraulico o termoidraulico nel 2026 richiede attenzione su tre piani: tecnico (DM 37/2008, lettere abilitative, dichiarazioni di conformita), amministrativo (SCIA, CCIAA, Albo Artigiani, INAIL), fiscale e previdenziale (forfettario o ordinario, INPS Artigiani, riduzione 35%). Sbagliare uno di questi passaggi puo costarti migliaia di euro o esporti a responsabilita personali in caso di sinistro.

Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’apertura e gestione di partite IVA artigiane edili: ti accompagniamo dalla SCIA alla prima dichiarazione, ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu vantaggioso, gestiamo i contributi INPS Artigiani e ti assistiamo nelle comunicazioni ENEA e nella fatturazione con bonus edilizi.

Vuoi aprire la partita IVA come elettricista o idraulico?

Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti seguiamo dall’apertura alla dichiarazione, con un servizio dedicato agli artigiani edili.

Telefono: 0432 1840130
Email: info@centrofiscale.com

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Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:00:002026-05-23 07:42:02Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Veterinari

Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire una partita IVA come tatuatore nel 2026 significa entrare in un settore in forte espansione, ma anche affrontare uno dei percorsi piu’ regolamentati del panorama professionale italiano. A differenza di altre attivita’ artigianali, il tatuatore non ha un albo nazionale: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con requisiti formativi e igienico-sanitari che variano da regione a regione. La base normativa comune resta l’Accordo Stato-Regioni del 2007, che ha fissato gli standard minimi di sicurezza per studi di tatuaggio e piercing.

In questa guida completa CAF Centro Fiscale trovi tutto quello che serve per aprire uno studio di tatuaggio: codice ATECO corretto, scelta tra regime forfettario e ordinario, contributi INPS Artigiani con riduzione 35%, requisiti formativi (corso regionale, HACCP, primo soccorso), autorizzazione ASL, SCIA, attrezzature, smaltimento rifiuti speciali, assicurazione RC, GDPR e registro tatuaggi, fatturazione B2C e tariffe di mercato. Con esempi reali di calcolo tasse su fatturato 30K, 50K e 75K.

Indice dei contenuti

  1. Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale
  2. Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista
  3. Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso
  4. Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL
  5. Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio
  6. SCIA al Comune e iter burocratico
  7. Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09
  8. Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota
  9. Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%
  10. Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata
  11. Assicurazione RC professionale obbligatoria
  12. Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi
  13. Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti
  14. Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata
  15. Stagionalita’, convention e guest tattoo
  16. Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps
  17. Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro
  18. FAQ partita IVA tatuatore

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Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale

Il tatuatore e’ un artigiano che esegue tatuaggi permanenti sulla pelle del cliente attraverso l’iniezione di pigmenti coloranti tramite ago. In Italia non esiste un albo professionale nazionale dei tatuatori: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con normative diverse da regione a regione. La cornice unitaria e’ rappresentata dalle Linee Guida del Ministero della Salute e dall’Accordo Stato-Regioni del 2007, che fissano gli standard minimi igienico-sanitari per chi esegue tatuaggi e piercing.

Le regioni hanno recepito queste linee guida con leggi regionali e regolamenti che disciplinano nel dettaglio:

  • Formazione obbligatoria (corso regionale di tatuaggio con esame finale)
  • Requisiti del locale (sterilizzazione, autoclave, lavabi, smaltimento)
  • Autorizzazione sanitaria ASL rilasciata dopo sopralluogo
  • Tracciabilita’ di pigmenti, aghi e materiali monouso
  • Tenuta del registro dei tatuaggi eseguiti

In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la materia e’ disciplinata dalla L.R. 22/2010 e successivi regolamenti, mentre in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio esistono normative regionali specifiche con piccole differenze su orari del corso e modalita’ d’esame. Prima di aprire uno studio, il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia sempre di verificare la normativa della regione in cui si intende operare.

Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista

Sebbene spesso vengano confuse, tatuatore, piercer e dermopigmentista sono tre figure professionali distinte, con corsi formativi e autorizzazioni separate (anche se cumulabili in un’unica partita IVA e un unico studio).

Tatuatore

Esegue tatuaggi decorativi permanenti tramite macchinetta e aghi sterili monouso. Il pigmento viene iniettato nel derma. Richiede corso regionale di tatuaggio (90-150 ore a seconda della regione) con prova pratica.

Piercer

Esegue forature corporee per applicare gioielli (orecchino, naso, ombelico, capezzolo, lingua, intimo). Anche per il piercing serve un corso regionale specifico (in genere 90 ore) e l’autorizzazione ASL del locale. La normativa e’ la stessa dell’Accordo Stato-Regioni 2007.

Dermopigmentista (trucco semipermanente)

Esegue trucco permanente o semipermanente: sopracciglia (microblading, powder), eyeliner, labbra, areole post-mastectomia. Il pigmento e’ diverso da quello del tatuaggio decorativo (semipermanente, durata 1-3 anni). Richiede corso specifico di dermopigmentazione, distinto da quello di tatuaggio. In molte regioni e’ assimilato al tatuaggio dal punto di vista autorizzativo.

Le tre attivita’ possono essere svolte nello stesso studio dallo stesso professionista, a patto di aver conseguito i relativi attestati regionali e che il locale sia autorizzato per tutte e tre le tipologie di trattamento.

Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso

Per aprire una partita IVA come tatuatore e ottenere l’autorizzazione ASL serve dimostrare di aver completato un percorso formativo specifico. Tre attestati sono fondamentali:

1. Corso regionale di tatuaggio (90-150 ore)

E’ il corso abilitante che ogni regione ha disciplinato in modo autonomo. Generalmente prevede:

  • Modulo teorico: anatomia della pelle, microbiologia, malattie infettive, normativa, deontologia
  • Modulo pratico: utilizzo della macchinetta, tecniche di linework, ombreggiature, riempimenti, gestione asetticita’
  • Tirocinio presso uno studio convenzionato (durata variabile)
  • Esame finale: prova teorica e prova pratica con esecuzione di un tatuaggio davanti a commissione

La durata varia da regione a regione: in alcune basta un corso di 90 ore, in altre si arriva a 150 ore e oltre. L’attestato regionale e’ valido sull’intero territorio nazionale per il principio del mutuo riconoscimento.

2. Corso HACCP (igiene alimentare adattato ai servizi alla persona)

Anche se il tatuatore non manipola alimenti, in molte regioni e’ richiesto un corso di igiene mutuato dalla normativa HACCP, della durata di 8-12 ore. Copre gestione delle contaminazioni, pulizia e sanificazione delle superfici, gestione dei DPI.

3. Corso di primo soccorso (BLS-D)

Obbligatorio in molte regioni: corso di primo soccorso con prova pratica (compressioni, uso del defibrillatore semiautomatico DAE), durata 12-16 ore. L’attestato va rinnovato ogni 2-3 anni a seconda della normativa regionale.

Senza questi tre attestati l’ASL non rilascia l’autorizzazione al locale e l’attivita’ non puo’ iniziare. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la documentazione formativa prima di procedere con SCIA e iscrizione CCIAA.

Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL

L’Accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007 rappresenta il riferimento normativo nazionale per l’attivita’ di tatuaggio e piercing. Stabilisce gli standard minimi igienico-sanitari che devono essere rispettati in tutta Italia, integrati poi dalle leggi regionali.

Autorizzazione ASL: il passaggio piu’ importante

Prima di iniziare l’attivita’ e’ obbligatoria l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL competente per territorio. La procedura prevede:

  1. Presentazione di domanda al Dipartimento di Prevenzione ASL con planimetria del locale, attestati formativi, dichiarazione di conformita’ impianti
  2. Sopralluogo di un tecnico ASL che verifica metratura, lavabi, separazione zone, autoclave, sterilizzatore
  3. Esito favorevole con eventuali prescrizioni
  4. Rilascio dell’autorizzazione (in genere entro 30-60 giorni)

Standard minimi obbligatori

  • Aghi e cartucce monouso sterili (mai riutilizzati)
  • Pigmenti certificati conformi al Regolamento UE REACH 2021/1297
  • Autoclave a vapore classe B per sterilizzazione strumenti riutilizzabili
  • Sterilizzatore a calore secco in alternativa o complemento
  • DPI: guanti monouso, mascherina, occhiali protettivi
  • Smaltimento rifiuti speciali in container di sicurezza
  • Tenuta del registro tatuaggi con dati cliente, data, area trattata, pigmenti utilizzati

L’ASL puo’ effettuare controlli a sorpresa in qualsiasi momento. In caso di violazioni gravi puo’ sospendere l’autorizzazione fino alla regolarizzazione.

Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio

Requisiti del locale

Il locale dello studio deve rispettare standard precisi:

  • Superficie minima: 25-30 m² (varia per regione)
  • Zona accoglienza/reception separata dalla zona operativa
  • Sala tatuaggio con pareti lavabili, pavimento facilmente sanificabile
  • Lavabi con erogatore non manuale (a pedale o a fotocellula) e dispenser sapone-disinfettante
  • Servizio igienico per il pubblico
  • Locale separato per autoclave e sterilizzazione (o area dedicata ben separata)
  • Aerazione naturale o forzata, illuminazione adeguata (almeno 500 lux sulla zona di lavoro)
  • Conformita’ impianti elettrico e idraulico (DM 37/2008)

Attrezzature: investimento iniziale

Aprire uno studio di tatuaggio richiede un investimento iniziale tra 15.000 e 30.000 euro, a seconda di metratura e qualita’ delle attrezzature. Voci principali:

AttrezzaturaCosto indicativo
Macchinette rotative/coil (2-3 unita’)800 – 2.500 euro
Cartucce e aghi monouso (scorta iniziale)500 – 1.000 euro
Pigmenti certificati REACH (set base)1.500 – 3.000 euro
Autoclave classe B2.500 – 4.500 euro
Lampada LED senza ombre300 – 800 euro
Lettino professionale regolabile500 – 1.500 euro
Sgabello ergonomico tatuatore200 – 500 euro
Mobiletto carrello porta-strumenti200 – 600 euro
Sterilizzatore UV/calore secco400 – 1.200 euro
Arredo reception e sala d’attesa1.500 – 4.000 euro
Ristrutturazione locale e impianti5.000 – 15.000 euro

In regime forfettario non e’ possibile dedurre i costi analiticamente: l’investimento iniziale resta a carico del professionista senza beneficio fiscale (vedi paragrafo dedicato).

SCIA al Comune e iter burocratico

Una volta ottenuti gli attestati formativi e l’autorizzazione ASL, occorre presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita’) al SUAP del Comune dove ha sede lo studio. La SCIA e’ la formalizzazione dell’apertura dell’attivita’ commerciale-artigianale.

Documenti per la SCIA

  • Modulo SCIA SUAP compilato
  • Attestato regionale di tatuatore (e di piercer/dermopigmentista se attivita’ connesse)
  • Attestati HACCP e primo soccorso
  • Autorizzazione sanitaria ASL
  • Planimetria del locale firmata da tecnico abilitato
  • Certificato di agibilita’ del locale
  • Conformita’ impianti elettrico (DM 37/2008) e idraulico
  • Documento d’identita’ e codice fiscale del titolare
  • Visura catastale dell’immobile

Iter completo passo per passo

  1. Apertura partita IVA presso Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) con codice ATECO
  2. Iscrizione Camera di Commercio (CCIAA) come impresa artigiana
  3. Iscrizione INPS Gestione Artigiani contestuale all’iscrizione CCIAA
  4. Apertura posizione INAIL per assicurazione infortuni
  5. Autorizzazione ASL (sopralluogo e via libera Dipartimento Prevenzione)
  6. SCIA al SUAP comunale con tutta la documentazione
  7. Apertura conto corrente dedicato (consigliato)
  8. Attivazione fatturazione elettronica e cassetto fiscale

Tempi medi: 60-90 giorni dall’inizio della procedura all’apertura effettiva dello studio. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutte le fasi amministrative, fiscali e contabili.

Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09

La scelta del codice ATECO e’ uno degli aspetti piu’ delicati per il tatuatore. La classificazione ATECO 2025 (entrata in vigore dal 1° gennaio 2025) ha aggiornato i codici per i servizi alla persona. Per l’attivita’ di tatuaggio e piercing si utilizza un codice della divisione 96.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a..

96.09.04 – Servizi di tatuaggio e piercing

E’ il codice ATECO specifico introdotto con la classificazione ATECO 2025 per chi esegue tatuaggi, piercing e dermopigmentazione. E’ la scelta corretta per uno studio dedicato.

96.09.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a.

Codice piu’ generico, utilizzato in passato (prima del 2025) anche per tatuatori e piercer. Resta valido come alternativa qualora alcune Camere di Commercio non avessero ancora aggiornato la procedura al codice 96.09.04. Il CAF Centro Fiscale verifica con la CCIAA territoriale quale codice utilizzare.

Coefficiente di redditivita’ forfettario: 67%

Indipendentemente dalla scelta tra 96.09.04 e 96.09.09, entrambi i codici rientrano nella categoria forfettaria “Altre attivita’ economiche” con coefficiente di redditivita’ del 67%. Significa che il 67% del fatturato e’ considerato reddito imponibile, il restante 33% e’ forfettariamente abbattuto come “costi”. Confermato anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio.

Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota

Il regime forfettario e’ quasi sempre la scelta piu’ conveniente per un tatuatore in fase di avvio. Caratteristiche principali per il 2026:

  • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui
  • Coefficiente redditivita’: 67% (categoria altre attivita’)
  • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • No IVA, no IRAP, no ISA
  • Niente fatturazione elettronica obbligatoria sotto 25.000 euro di ricavi anno precedente, obbligatoria sopra

Calcolo del reddito imponibile

Esempio: tatuatore con fatturato annuo 50.000 euro

  • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
  • Si sottraggono i contributi INPS Artigiani versati nell’anno (es. 4.500 euro) = 29.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 29.000 × 15% = 4.350 euro
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 29.000 × 5% = 1.450 euro

Aliquota 5% start-up: i requisiti

L’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni e’ applicabile se:

  • Non hai esercitato attivita’ artistica, professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
  • L’attivita’ non e’ una mera prosecuzione di altra attivita’ precedentemente svolta come dipendente o assimilato
  • Se subentri in un’attivita’ altrui, i ricavi del cedente nell’anno precedente non superano 85.000 euro

Cause di esclusione dal forfettario

Il forfettario non e’ applicabile se:

  • Hai partecipazioni in societa’ di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
  • Sei lavoratore dipendente con redditi superiori a 35.000 euro nell’anno precedente
  • Fatturi prevalentemente a un ex datore di lavoro o soggetti collegati
  • Superi gli 85.000 euro di ricavi

Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%

Il tatuatore, in quanto artigiano iscritto alla Camera di Commercio, deve obbligatoriamente versare contributi alla Gestione Artigiani INPS. Non esiste una cassa privata di categoria: l’iscrizione alla Gestione Artigiani e’ contestuale all’iscrizione CCIAA.

Contributi INPS Artigiani 2026

  • Reddito minimale 2026: circa 18.500 euro (importo soggetto ad aggiornamento annuale ISTAT)
  • Aliquota artigiani: 24% (di cui 24% IVS sopra il minimale e una piccola quota maternita’)
  • Contributi minimi fissi: circa 4.200 euro/anno (sul reddito minimale, divisi in 4 rate trimestrali)
  • Contributi a percentuale: 24% sul reddito eccedente il minimale fino al massimale (circa 92.000 euro)

Riduzione 35% per forfettari (DOMANDA OBBLIGATORIA)

I tatuatori in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Artigiani. La riduzione si applica sia ai contributi minimi sia a quelli a percentuale.

  • Contributi minimi ridotti: 4.200 × 65% = circa 2.730 euro/anno
  • Aliquota effettiva: 24% × 65% = 15,6% sul reddito eccedente

Attenzione: la riduzione 35% non e’ automatica. Va richiesta tramite il cassetto previdenziale INPS entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro la stessa data se si apre P.IVA in corso d’anno). Se non richiesta, si pagano i contributi pieni. Lo svantaggio: con la riduzione, anche la contribuzione ai fini pensionistici e’ ridotta proporzionalmente.

Scadenze versamento contributi 2026

  • 16 maggio 2026: 1° rata fissa
  • 20 agosto 2026: 2° rata fissa
  • 16 novembre 2026: 3° rata fissa
  • 16 febbraio 2027: 4° rata fissa
  • 30 giugno 2026: saldo + 1° acconto contributi a percentuale 2025
  • 30 novembre 2026: 2° acconto

Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata

Lo studio di tatuaggio produce rifiuti sanitari speciali a rischio infettivo (CER 18.01.03*): aghi usati, cartucce, garze imbevute di sangue, guanti contaminati, residui di pigmenti. Questi rifiuti non possono essere conferiti nei normali cassonetti: vanno smaltiti tramite ditta autorizzata.

Procedura corretta

  1. Conferimento aghi e taglienti in contenitori rigidi monouso certificati UN3291
  2. Conferimento garze, guanti e materiali assorbenti in buste rosse a doppio strato
  3. Stoccaggio temporaneo in zona dedicata dello studio (massimo 30 giorni)
  4. Contratto con ditta autorizzata al trasporto e smaltimento (Albo Gestori Ambientali)
  5. FIR (Formulario Identificazione Rifiuti) per ogni ritiro
  6. Registro carico/scarico rifiuti vidimato

Costo medio: 50-150 euro/mese a seconda della frequenza dei ritiri e del volume di rifiuti prodotto. Le sanzioni per smaltimento improprio possono arrivare a 26.000 euro.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

L’assicurazione RC professionale e’ obbligatoria per i tatuatori. Copre i danni causati al cliente durante e dopo l’esecuzione del tatuaggio: reazioni allergiche, infezioni, cicatrici cheloidi, contestazioni estetiche. La maggior parte delle regioni la richiede esplicitamente come requisito per il rilascio dell’autorizzazione.

Cosa deve coprire la polizza

  • Responsabilita’ civile verso terzi (RCT) per danni a clienti e visitatori
  • Responsabilita’ civile professionale (RC professional)
  • Massimale consigliato: minimo 1.000.000 di euro per sinistro
  • Coperture aggiuntive: tutela legale, perdite del locale, furto attrezzature

Costo medio della polizza: 250-500 euro/anno per uno studio singolo. Cresce in caso di studi con piu’ artisti o massimali piu’ elevati.

Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi

Liberatoria e consenso informato

Prima di ogni tatuaggio e’ obbligatorio far firmare al cliente un modulo di consenso informato (anche detto “liberatoria“). Il modulo deve contenere:

  • Dati anagrafici completi del cliente (con copia documento d’identita’)
  • Descrizione del tatuaggio e zona del corpo
  • Informazioni sui rischi: dolore, infezioni, allergie ai pigmenti, esiti cicatriziali
  • Dichiarazione di buono stato di salute (assenza di patologie incompatibili)
  • Dichiarazione di non assunzione di anticoagulanti o farmaci che possono interferire
  • Indicazioni post-trattamento (cura del tatuaggio, prodotti consigliati)
  • Liberatoria su uso eventuale dell’immagine sui social
  • Dichiarazione di maggiore eta’ o consenso del genitore (per minorenni, dove ammesso)

Tatuaggi a minorenni

La maggior parte delle regioni vieta tatuaggi a minori di 14 anni. Per la fascia 14-18 anni e’ richiesto consenso scritto di entrambi i genitori e presenza di almeno uno di essi durante l’esecuzione. Verificare sempre la normativa regionale specifica.

GDPR e registro tatuaggi

Il tatuatore tratta dati personali e sanitari sensibili: e’ soggetto al Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Obblighi principali:

  • Informativa privacy consegnata al cliente prima della raccolta dati
  • Registro dei trattamenti (art. 30 GDPR)
  • Consenso esplicito per dati sanitari (art. 9 GDPR)
  • Misure di sicurezza per la conservazione (cassetti chiusi a chiave, file con password)
  • Conservazione moduli e foto: minimo 5 anni dalla fine del rapporto
  • Nomina DPO se trattamento sistematico su larga scala (raro per studi piccoli)

Il registro dei tatuaggi richiesto dall’ASL (con dati cliente, data, area, pigmenti, lotto aghi) e’ un documento sanitario obbligatorio distinto dal registro GDPR ma compatibile con esso.

Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti

Fatturazione B2C: codice destinatario 0000000

I clienti del tatuatore sono prevalentemente privati (B2C). La fattura va emessa con:

  • Codice destinatario “0000000” (sette zeri) per il cliente privato
  • Codice fiscale del cliente nei dati anagrafici (no P.IVA)
  • Indirizzo email opzionale per la copia di cortesia
  • Indicazione del regime forfettario in calce: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, Legge 190/2014 – Regime forfettario“
  • Marca da bollo da 2,00 euro per fatture sopra 77,47 euro (a carico del cliente o del professionista)

Soglia obbligo fattura elettronica

Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell’anno precedente. Sotto questa soglia resta facoltativa, ma il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia di adottarla comunque per uniformita’ e tracciabilita’.

Sessioni multiple: gestione acconto + saldo

I tatuaggi grandi (sleeve, schiena, gamba) richiedono spesso piu’ sessioni in giorni diversi. Come gestire la fatturazione?

  • Opzione 1 – Fattura a saldo unica: si emette un’unica fattura al termine dell’ultima sessione
  • Opzione 2 – Acconto + saldo: si emette una fattura “acconto su tatuaggio” alla prima sessione, e una fattura saldo alla conclusione
  • Opzione 3 – Fattura per ogni sessione: si fattura ogni singola sessione

La scelta dipende dall’organizzazione interna. Importante: il regime forfettario adotta il principio di cassa, quindi i ricavi vanno imputati nell’anno in cui il cliente paga, non in quello in cui viene completato il tatuaggio.

Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata

Le tariffe medie di mercato nel 2026 (variabili in base a esperienza, citta’ e fama dell’artista):

TipologiaTariffa indicativaDurata
Tatuaggio piccolo (5-8 cm)80 – 150 euro30-60 minuti
Tatuaggio medio (10-15 cm)200 – 500 euro1-3 ore
Tatuaggio grande / mezza giornata500 – 1.000 euro4-5 ore
Giornata intera1.000 – 1.500 euro7-8 ore
Coverup (copertura tatuaggio esistente)+30/50% rispetto a tariffa standardvariabile
Piercing standard30 – 80 euro (gioiello escluso)15-30 minuti
Microblading sopracciglia250 – 500 euro2-3 ore

Molti tatuatori applicano una tariffa oraria tra 80 e 150 euro/ora, con un minimo studio di 80-100 euro anche per il tatuaggio piu’ piccolo (per coprire i costi fissi di setup e materiali monouso).

Stagionalita’, convention e guest tattoo

Stagionalita’ del business

L’attivita’ di tatuaggio ha una marcata stagionalita’:

  • Picco gennaio-aprile: clienti che vogliono il tatuaggio “guarito” prima dell’estate
  • Calo estate (giugno-agosto): il sole e’ nemico dei tatuaggi freschi, molti rinviano
  • Ripresa settembre-novembre: clienti con tempo libero post-vacanze
  • Calo dicembre: spese natalizie

Per destagionalizzare, molti studi puntano su tatuaggi piccoli a tariffa fissa estiva, sessioni serali, eventi tematici.

Convention e guest tattoo

Le convention di tatuaggio (Milan Tattoo Convention, Roma Tattoo Expo, ecc.) sono opportunita’ importanti di visibilita’ e fatturato. Aspetti fiscali da considerare:

  • Iscrizione come espositore (in genere 500-2.000 euro per il box)
  • I tatuaggi eseguiti in convention vanno fatturati regolarmente con la propria P.IVA
  • Spese trasferta: in regime forfettario non sono deducibili analiticamente
  • Possibile collaborazione con guest tattooer ospitati nel proprio studio

Guest tattoo: collaborazioni tra P.IVA

Quando un tatuatore ospite (italiano o straniero) lavora nel tuo studio per qualche giorno, la gestione fiscale e’:

  • Il guest fattura direttamente al cliente con la propria P.IVA (se italiano) o emette ricevuta (se straniero senza P.IVA italiana)
  • Lo studio puo’ richiedere una quota di affitto postazione (es. 30% sul ricavato), fatturata B2B al guest tatuatore
  • Necessario contratto scritto tra studio e guest che definisca i termini economici e le responsabilita’
  • Verificare che il guest abbia attestati e RC valida nella regione di lavoro

Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps

Il marketing per uno studio di tatuaggio gioca un ruolo decisivo: la maggior parte dei clienti sceglie il tatuatore guardando portfolio fotografici online. Le leve principali:

Instagram: il portfolio digitale

  • Profilo professionale con foto in alta qualita’ di ogni lavoro completato
  • Reel di setup, processo di lavorazione (rispettando privacy del cliente)
  • Hashtag mirati: #tatuaggio[citta’], #tattoolife, #blackworktattoo, #realisticotattoo, ecc.
  • Stories con disponibilita’ settimanale e nuove flash
  • Collaborazioni con altri tatuatori per scambio visibilita’

Google Maps e Google Business Profile

  • Profilo Google Business verificato con orari, foto del locale, contatti
  • Recensioni clienti: chiedere sempre dopo il tatuaggio (effetto positivo enorme su SEO locale)
  • Foto geolocalizzate dei lavori per ranking nelle ricerche “tatuatore vicino a me”
  • Risposta tempestiva ai messaggi e alle recensioni (anche negative, in modo professionale)

Sito web professionale

Un sito web e’ utile per: portfolio strutturato per stili, biografia dell’artista, sezione FAQ, modulo prenotazione, blog SEO con articoli tipo “quanto costa un tatuaggio” o “cura post-tatuaggio“. Costo dello sviluppo: 800-2.500 euro una tantum + 50-100 euro/anno di hosting e dominio.

Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro

Esempi di calcolo tasse e contributi per un tatuatore in regime forfettario, con coefficiente 67% e riduzione INPS Artigiani 35%. Ipotesi: aliquota 15% (post primi 5 anni di attivita’).

Esempio 1: tatuatore alle prime armi – fatturato 30.000 euro

  • Reddito imponibile: 30.000 × 67% = 20.100 euro
  • Contributi INPS Artigiani (minimi ridotti): circa 2.730 euro
  • Reddito netto fiscale: 20.100 – 2.730 = 17.370 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 17.370 × 15% = 2.605 euro
  • Totale tasse + contributi: 5.335 euro
  • Netto in tasca: circa 24.665 euro (82% del fatturato)

Con aliquota 5% start-up: imposta sostitutiva 868 euro, netto in tasca circa 26.402 euro (88%).

Esempio 2: tatuatore affermato – fatturato 50.000 euro

  • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
  • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (33.500 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 2.340 = 5.070 euro
  • Reddito netto fiscale: 33.500 – 5.070 = 28.430 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 28.430 × 15% = 4.265 euro
  • Totale tasse + contributi: 9.335 euro
  • Netto in tasca: circa 40.665 euro (81% del fatturato)

Esempio 3: tatuatore di alto livello – fatturato 75.000 euro

  • Reddito imponibile: 75.000 × 67% = 50.250 euro
  • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (50.250 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 4.953 = 7.683 euro
  • Reddito netto fiscale: 50.250 – 7.683 = 42.567 euro
  • Imposta sostitutiva 15%: 42.567 × 15% = 6.385 euro
  • Totale tasse + contributi: 14.068 euro
  • Netto in tasca: circa 60.932 euro (81% del fatturato)

Nota: questi calcoli sono indicativi e non considerano altri redditi del contribuente, eventuali addizionali o variazioni di aliquota INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora il preventivo personalizzato sulla base della tua situazione specifica.

Confronto forfettario vs regime ordinario

Per un tatuatore con fatturato 50.000 euro e costi reali documentati di 12.000 euro/anno (attrezzature, locale, materiali), il regime ordinario semplificato porterebbe a:

  • Reddito ordinario: 50.000 – 12.000 = 38.000 euro (vs 33.500 forfettario)
  • IRPEF su 38.000 con scaglioni 2026: circa 9.500 euro
  • INPS Artigiani su 38.000 (no riduzione 35%): circa 7.500 euro
  • IVA da versare: 22% su 50.000 – IVA detraibile su acquisti = saldo netto a debito
  • Conclusione: in genere il forfettario resta piu’ conveniente sotto gli 80.000 euro, salvo investimenti molto rilevanti

FAQ partita IVA tatuatore

Posso fare il tatuatore senza partita IVA?

No. Tatuare in modo abituale dietro corrispettivo richiede l’apertura di partita IVA, l’iscrizione CCIAA come artigiano e tutte le autorizzazioni sanitarie. Il tatuaggio “in nero” e’ sanzionato sia dal punto di vista fiscale (evasione) sia da quello sanitario.

Quale codice ATECO devo usare: 96.09.04 o 96.09.09?

Dal 2025 esiste il codice 96.09.04 “Servizi di tatuaggio e piercing”: e’ la scelta corretta. In passato (e ancora oggi presso alcune CCIAA) si utilizzava il 96.09.09 generico. Entrambi rientrano nella categoria “Altre attivita’” del forfettario con coefficiente 67%.

Quanto guadagna in media un tatuatore in Italia?

Molto variabile: un tatuatore alle prime armi fattura 20.000-30.000 euro/anno, un tatuatore affermato 40.000-60.000, gli artisti di alto livello con riconoscibilita’ superano i 75.000 euro. Lo studio in proprio (senza dipendenti) consente generalmente margini netti dell’80% del fatturato in regime forfettario.

Posso tatuare a casa o devo aprire uno studio?

Tatuare nel proprio domicilio e’ generalmente vietato dalla normativa regionale: serve un locale autorizzato dall’ASL con caratteristiche igienico-sanitarie precise (lavabi, autoclave, separazione zone). Alcune regioni consentono studi “casalinghi” solo se dedicano un locale separato con accesso autonomo e tutti i requisiti.

Devo iscrivermi all’INAIL?

Si’, se hai dipendenti o collaboratori. Per il tatuatore titolare in proprio l’iscrizione INAIL e’ invece facoltativa (ma consigliata per la copertura infortuni sul lavoro).

Posso assumere altri tatuatori nel mio studio?

Si’. I rapporti possibili sono: contratto di affitto poltrona/postazione (collaborazione tra P.IVA, il piu’ diffuso), contratto di lavoro dipendente CCNL artigiani, contratto di apprendistato per giovani in formazione. Ogni inquadramento ha implicazioni contributive e fiscali diverse: il CAF Centro Fiscale assiste nella scelta corretta.

Posso vendere prodotti per la cura post-tatuaggio?

Si’, integrando l’attivita’ di servizio con la vendita di creme, cerotti, t-shirt brandizzate. La vendita rientra sempre nel regime forfettario fino a 85.000 euro complessivi, ma cambia il coefficiente di redditivita’: se la vendita diventa prevalente, applica il coefficiente del 40% (commercio al dettaglio). Per integrare la vendita serve aggiornare il codice ATECO secondario presso CCIAA.

I tatuaggi sono detraibili dal cliente come spese mediche?

No, i tatuaggi decorativi non sono detraibili. Solo la dermopigmentazione medica (ad esempio ricostruzione dell’areola post-mastectomia, vitiligine, alopecia) puo’ essere detraibile dal cliente come spesa sanitaria al 19%, se prescritta da medico e fatturata correttamente con codice ATECO compatibile.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di fatturato?

Se superi gli 85.000 ma resti sotto i 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci immediatamente con applicazione di IVA, IRPEF a scaglioni e regime ordinario in corso d’anno. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a pianificare il passaggio gradualmente.

Apri la partita IVA da tatuatore con il CAF Centro Fiscale di Udine

Aprire uno studio di tatuaggio nel 2026 e’ un percorso impegnativo ma fattibile, a patto di seguire l’iter formativo regionale, ottenere l’autorizzazione ASL, presentare la SCIA al Comune e attivare la posizione fiscale e previdenziale corretta. Il regime forfettario con coefficiente 67% e la riduzione INPS Artigiani del 35% sono gli strumenti fiscali piu’ vantaggiosi per la maggior parte dei tatuatori.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste tatuatori, piercer e dermopigmentisti in tutta la fase di apertura: scelta del codice ATECO, apertura partita IVA, iscrizione CCIAA come artigiani, attivazione INPS Artigiani con richiesta riduzione 35%, SCIA, supporto su autorizzazione ASL, fatturazione elettronica, gestione contabile annuale, modello redditi PF, F24, scadenze contributive. Contattaci per un preventivo personalizzato e una consulenza dedicata sulla tua nuova attivita’.

CAF Centro Fiscale – Udine
Via Roma, 24 – Udine
Telefono: 0432 506512
Email: info@centrofiscale.com

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Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 08:00:002026-05-24 09:36:53Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
  • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
  • Specchiere: 200-800 euro l’una
  • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
  • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
  • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
  • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
  • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
  • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

Aprire la partita IVA come parrucchiere o gestire un barber shop nel 2026 significa entrare in una professione artigianale regolamentata dalla Legge n. 174/2005, che disciplina l’attivita di acconciatore richiedendo una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. Sia il parrucchiere unisex tradizionale, sia il barbiere, sia il moderno barber shop sono inquadrati come imprese artigiane, con obbligo di iscrizione all’INPS Artigiani anche in regime forfettario.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.01, le differenze tra parrucchiere, barbiere e barber shop, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi di SCIA e responsabile tecnico, e i calcoli concreti su fatturati di 40.000, 65.000 e 85.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005
  2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
  3. L’esame di abilitazione
  4. Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze
  5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
  6. Responsabile tecnico obbligatorio
  7. Requisiti igienico-sanitari del salone
  8. Codice ATECO parrucchiere 96.02.01
  9. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
  10. Ditta individuale artigiana ordinaria
  11. Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%
  12. Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci
  13. Contributi INPS Artigiani 2026
  14. Riduzione 35% contributi per forfettari
  15. Quando conviene forfettario vs ordinario
  16. Attrezzature e costi apertura salone
  17. Tariffe tipiche di taglio, colore e barba
  18. Fatturazione e corrispettivi telematici
  19. Registratore di cassa telematico 2026
  20. Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura
  21. Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale
  22. Vendita prodotti retail in salone
  23. Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop
  24. Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K
  25. FAQ

Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005

L’attivita di parrucchiere e barbiere e disciplinata dalla Legge 17 agosto 2005, n. 174, che ha unificato le due figure professionali sotto la denominazione di acconciatore. La legge definisce questa professione come comprendente “tutti i trattamenti e i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implichino prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonche il taglio e il trattamento estetico della barba”.

La Legge 174/2005 ha rappresentato una vera rivoluzione: prima del 2005 esistevano due qualifiche separate (parrucchiere per uomo/barbiere e parrucchiere per donna), con percorsi formativi distinti. Dal 2005 esiste un’unica figura professionale, l’acconciatore, che puo esercitare indifferentemente su clientela maschile, femminile e mista.

I trattamenti che rientrano nella professione di acconciatore comprendono:

  • Taglio dei capelli e della barba
  • Acconciature e messa in piega
  • Colore (tinte, meches, balayage, decolorazioni)
  • Permanente e trattamenti di stiratura
  • Trattamenti tricologici complementari (impacchi, maschere)
  • Rasatura e regolazione barba
  • Vendita di prodotti per capelli e accessori

Sono invece esclusi dalla professione i trattamenti medico-curativi (cure tricologiche con farmaci, trapianti di capelli, mesoterapia), che richiedono qualifiche sanitarie. Sono escluse anche le prestazioni tipiche dell’estetista (manicure, pedicure, trattamenti viso e corpo): per queste serve la qualifica estetista regolata dalla Legge 1/1990.

Requisiti per esercitare: qualifica professionale

Per aprire la partita IVA come parrucchiere e gestire l’attivita in proprio o come responsabile tecnico, e obbligatoria la qualifica professionale di acconciatore. Senza questa qualifica non e possibile aprire un salone, ne in forma individuale ne come responsabile tecnico di una societa.

La Legge 174/2005 prevede due percorsi alternativi per ottenere la qualifica di acconciatore:

Percorso 1: Diploma + esame di abilitazione

  • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) presso enti accreditati dalle Regioni
  • Al termine del corso si consegue la qualifica professionale di operatore del benessere – acconciatura
  • Per esercitare in autonomia (titolare o responsabile tecnico) e necessario sostenere e superare l’esame di abilitazione dopo:
  • Un anno di lavoro presso impresa di acconciatura abilitata, OPPURE
  • Un corso di specializzazione post-qualifica di almeno 2 anni

Percorso 2: Esperienza lavorativa qualificata

In alternativa al diploma triennale, e possibile ottenere la qualifica di acconciatore con:

  • 3 anni di lavoro come dipendente qualificato in salone di acconciatura
  • Periodo che deve essere svolto nell’arco di 5 anni
  • Lavoro a tempo pieno con inquadramento contrattuale qualificato (non apprendistato)
  • Al termine si accede direttamente all’esame di abilitazione

Questo secondo percorso e particolarmente utilizzato da chi inizia a lavorare giovane in salone e vuole poi mettersi in proprio: dopo 3 anni di lavoro qualificato si puo sostenere l’esame senza dover frequentare il corso triennale.

L’esame di abilitazione

L’esame di abilitazione e organizzato dalle Regioni (a Udine dalla Regione Friuli Venezia Giulia) e rappresenta lo step fondamentale per esercitare in autonomia. Senza superare questo esame non e possibile aprire un salone proprio o essere responsabile tecnico di un’impresa di acconciatura.

L’esame si compone tipicamente di:

  • Prova teorica: tricologia, chimica dei prodotti, anatomia di cuoio capelluto e capelli, normativa di settore (Legge 174/2005), igiene e sicurezza, gestione d’impresa
  • Prova pratica: esecuzione di tagli, colorazioni, acconciature, trattamenti barba davanti alla commissione
  • Colloquio orale sui contenuti teorici e sulla pratica eseguita

Il superamento dell’esame da diritto al rilascio dell’attestato di abilitazione professionale per acconciatore, valido su tutto il territorio nazionale e indispensabile per:

  • Aprire un salone come ditta individuale
  • Essere responsabile tecnico di una societa di acconciatura
  • Iscriversi all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio

Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze

Una delle domande piu frequenti riguarda le differenze tra parrucchiere unisex, barbiere tradizionale e moderno barber shop. Dal punto di vista normativo e fiscale, sono tutte e tre la stessa cosa: imprese artigiane di acconciatura, regolate dalla Legge 174/2005 e classificate con il codice ATECO 96.02.01. Le differenze sono pratiche e di mercato.

Parrucchiere unisex tradizionale

  • Servizi rivolti a clientela femminile, maschile e mista
  • Offerta ampia: tagli, colore, meches, permanente, acconciature da cerimonia
  • Tariffe medie: taglio donna 30-80 euro, colore 50-150 euro
  • Layout salone: postazioni miste, area lavaggio, area colore
  • Cliente target: ampio e generalista

Barbiere tradizionale

  • Servizi esclusivamente maschili: taglio, rasatura, regolazione barba
  • Tariffe contenute: taglio uomo 15-25 euro, barba 10-20 euro
  • Layout sobrio, atmosfera tradizionale
  • Cliente target: uomini di tutte le eta, fascia popolare/media

Barber shop (moderno)

  • Evoluzione moderna del barbiere, con forte identita visiva e brand
  • Servizi premium: taglio uomo 25-40 euro, barba con asciugamano caldo 20-30 euro, pacchetti combo 40-60 euro
  • Atmosfera vintage/industrial, arredo curato (poltrone in pelle, mobili in legno)
  • Forte presenza social (Instagram, TikTok), prenotazione online
  • Cliente target: uomini 18-45 anni, attenti allo stile
  • Spesso vendita di prodotti grooming professionali (cere, oli, balsami barba)

Il barber shop e oggi una delle attivita artigianali in piu forte crescita in Italia: dal 2015 al 2025 il numero di barber shop e quintuplicato, con un trend trainato dalla riscoperta della cura della barba e dall’influenza dei social media. La marginalita e generalmente piu alta rispetto al parrucchiere unisex grazie a tariffe premium e clientela fidelizzata.

SCIA al Comune e autorizzazione ASL

Per aprire un salone di acconciatura e necessario presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita) al Comune dove si trova il locale. La SCIA va presentata prima dell’avvio dell’attivita e consente l’inizio immediato dell’esercizio, salvo successivi controlli.

Documenti da allegare alla SCIA

  • Visura camerale dell’iscrizione all’Albo Artigiani
  • Attestato di abilitazione di acconciatore (proprio o del responsabile tecnico)
  • Planimetria del locale in scala 1:100 firmata da tecnico abilitato
  • Relazione tecnico-sanitaria sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari
  • Titolo di disponibilita del locale (contratto di affitto o atto di proprieta)
  • Certificato di destinazione d’uso commerciale del locale
  • Documentazione impianto elettrico a norma (DM 37/2008)
  • Conformita impianti idrico e fognario

Autorizzazione ASL e parere igienico-sanitario

L’ASL verifica il rispetto dei requisiti igienico-sanitari del salone tramite sopralluogo. In molte Regioni il parere ASL e preliminare alla SCIA, mentre in altre l’ASL effettua un sopralluogo successivo. A Udine la prassi e quella di richiedere il parere preventivo prima dell’apertura, per evitare problemi a posteriori.

I controlli ASL piu frequenti riguardano:

  • Superficie minima del locale (variabile per Regolamento comunale, generalmente 25-30 mq)
  • Altezza minima dei locali (2,70 m in genere)
  • Presenza di servizi igienici per clienti e personale
  • Spogliatoio per il personale separato dall’area lavoro
  • Lavandino con acqua calda e fredda per ogni postazione
  • Sterilizzatore per gli strumenti (forbici, rasoi, pettini)
  • Pavimenti e pareti lavabili e disinfettabili
  • Aerazione e illuminazione adeguate

Responsabile tecnico obbligatorio

La Legge 174/2005 impone che ogni salone di acconciatura abbia un responsabile tecnico abilitato. Questa figura e obbligatoria in ogni impresa di acconciatura, indipendentemente dalla forma giuridica:

  • Ditta individuale: il titolare deve essere acconciatore abilitato e svolge anche il ruolo di responsabile tecnico
  • SAS o SNC: almeno un socio (preferibilmente accomandatario in SAS) deve essere abilitato
  • SRL: deve essere nominato un responsabile tecnico (puo essere un socio o un dipendente abilitato)
  • Aperture in piu sedi: ogni unita locale deve avere il proprio responsabile tecnico

Il responsabile tecnico deve essere presente in salone durante l’attivita o garantire una supervisione effettiva. La sua assenza prolungata o la mancata nomina possono comportare sanzioni amministrative e, nei casi piu gravi, la sospensione dell’attivita.

Questa norma rende indispensabile, per chi vuole investire in un barber shop senza essere acconciatore (ad esempio un imprenditore o un investitore), la collaborazione con un acconciatore abilitato da assumere o associare come responsabile tecnico.

Requisiti igienico-sanitari del salone

I saloni di acconciatura sono soggetti a controlli igienico-sanitari periodici da parte dell’ASL. La normativa di riferimento e composta dai Regolamenti comunali di igiene, dal D.M. 110/2011 (sterilizzazione strumenti) e dalla normativa regionale di settore.

Sterilizzazione strumenti

  • Forbici, rasoi, pettini: devono essere disinfettati dopo ogni cliente
  • Strumenti che tagliano la cute (rasoi, lame): sterilizzazione con autoclave o disinfettanti chimici di alto livello
  • Asciugamani, mantelle: sostituzione per ogni cliente, lavaggio a 60 gradi
  • Tenuta del registro di sterilizzazione con date e modalita

Smaltimento rifiuti

  • Capelli tagliati: rifiuto urbano speciale, smaltimento in sacchi separati
  • Tinture e prodotti chimici esauriti: rifiuti speciali pericolosi, contratto con ditta autorizzata
  • Lame monouso: contenitori rigidi anti-puntura

HACCP e prodotti chimici

I parrucchieri non sono soggetti all’HACCP alimentare, ma devono rispettare il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro e il Regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Le tinture, decoloranti e prodotti per permanente devono essere conservati correttamente, nel rispetto delle schede di sicurezza, e il personale deve essere formato sull’uso in sicurezza.

Codice ATECO parrucchiere 96.02.01

Il codice ATECO specifico per parrucchieri, barbieri e barber shop e:

96.02.01 – Servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici

Questo codice comprende:

  • Lavaggio, taglio e acconciatura dei capelli
  • Tintura, schiaritura e altri trattamenti
  • Permanente e stiratura
  • Rasatura e regolazione barba
  • Trattamenti tricologici complementari
  • Servizi di acconciatura per uomo, donna e bambino

Da non confondere con:

  • 96.02.02 – Servizi degli istituti di bellezza (estetiste, cura del corpo)
  • 96.02.03 – Servizi di manicure e pedicure

Per i fini del regime forfettario, il codice ATECO 96.02.01 rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%. Questo significa che, in forfettario, il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per costi.

Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

Il parrucchiere/barbiere e per natura un artigiano: l’iscrizione alla Camera di Commercio (sezione Albo Artigiani) e all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria, indipendentemente dal regime fiscale scelto.

Tuttavia, dal punto di vista fiscale (cioe come vengono tassati i redditi prodotti), il parrucchiere puo scegliere tra due regimi:

  • Regime ordinario semplificato (ditta individuale artigiana ordinaria): IVA al 22%, IRPEF a scaglioni, deducibilita reale dei costi
  • Regime forfettario: niente IVA, imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni) o 15%, costi forfettizzati al 33%

Attenzione: anche scegliendo il forfettario, l’iscrizione all’INPS Artigiani resta obbligatoria, con i contributi minimi previsti. La sola differenza e la possibilita di richiedere la riduzione del 35% sui contributi (ne parliamo piu avanti).

Ditta individuale artigiana ordinaria

La ditta individuale artigiana in regime ordinario e la forma classica per parrucchieri con fatturato superiore a 85.000 euro o con elevati costi deducibili (locale di proprieta in ammortamento, dipendenti, attrezzature costose).

Caratteristiche fiscali

  • IVA al 22% applicata ai servizi e alle vendite
  • Diritto alla detrazione IVA sugli acquisti (prodotti, attrezzature, affitto se locazione commerciale con IVA)
  • Costi deducibili: affitto, utenze, prodotti, attrezzature in ammortamento, dipendenti, marketing, formazione
  • IRPEF a scaglioni progressivi: 23% fino a 28K, 35% da 28K a 50K, 43% oltre 50K
  • Addizionali regionale e comunale (FVG: addizionale regionale 1,23%, comunale variabile)
  • IRAP: esonerata per ditte individuali dal 2022
  • Obbligo di contabilita semplificata (registri IVA acquisti/vendite, beni ammortizzabili)

Quando conviene

  • Fatturato superiore a 85.000 euro (limite forfettario)
  • Elevati costi documentati (oltre il 33% di abbattimento forfettario)
  • Attivita strutturata con piu dipendenti e investimenti importanti
  • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti significativi
  • Vendita prodotti retail con margini significativi

Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%

Il regime forfettario e la scelta piu diffusa per chi apre un nuovo salone, soprattutto barber shop di medie dimensioni con un singolo titolare. Il forfettario presenta caratteristiche favorevoli, ma con alcuni limiti.

Caratteristiche del forfettario per parrucchieri

  • Limite fatturato: 85.000 euro/anno (decadenza con superamento del 50%, cioe 100.000 euro, durante l’anno)
  • Coefficiente di redditivita: 67% (gruppo “Altre attivita economiche”)
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • Niente IVA sulle prestazioni: il prezzo praticato al cliente e gia il prezzo finale
  • Niente detrazione IVA sugli acquisti
  • Niente IRAP, niente IRPEF a scaglioni, niente studi di settore/ISA
  • Costi deducibili al 33% in modo forfettario (33% = 100% – 67% coefficiente di redditivita)
  • Possibilita di richiedere la riduzione 35% INPS Artigiani

Calcolo reddito imponibile

Il reddito imponibile in forfettario si calcola applicando il coefficiente di redditivita del 67% al fatturato lordo:

Reddito imponibile = Fatturato x 67%

Esempio con fatturato 50.000 euro:

  • Reddito imponibile = 50.000 x 67% = 33.500 euro
  • Contributi INPS deducibili (circa 4.500 euro) = base imponibile fiscale 29.000 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 4.350 euro (oppure 5% start-up = 1.450 euro)

Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci

Quando il barber shop coinvolge piu soci (esempio: due barbieri amici che aprono insieme, oppure investitore + responsabile tecnico), la ditta individuale non e piu adatta. Le opzioni sono:

SAS (Societa in Accomandita Semplice)

  • Costi costituzione contenuti (1.500-2.500 euro)
  • Soci accomandatari: rispondono illimitatamente, gestiscono l’attivita (almeno uno deve essere acconciatore abilitato)
  • Soci accomandanti: rispondono solo per il capitale conferito, non possono gestire
  • Tassazione per trasparenza: gli utili sono attribuiti ai soci pro-quota e tassati IRPEF
  • Iscrizione INPS Artigiani per i soci che lavorano
  • Adatta a: due partner che vogliono lavorare insieme con divisione utili

SRL (Societa a Responsabilita Limitata)

  • Costi costituzione: 2.500-4.000 euro (notaio + Camera di Commercio)
  • Capitale sociale: minimo 1 euro (SRLS) o 10.000 euro (SRL ordinaria)
  • Responsabilita limitata al patrimonio sociale
  • Tassazione: IRES 24% sull’utile + IRAP 3,9% (in FVG aliquota 3,9%)
  • Soci che lavorano: iscritti INPS Artigiani con minimale
  • Distribuzione dividendi: tassati al 26% in capo al socio
  • Obbligo di contabilita ordinaria, bilancio depositato
  • Adatta a: barber shop con piu sedi, investitori esterni, aperture su catena

Per un primo barber shop con 2-3 soci la SAS e generalmente piu conveniente della SRL grazie ai costi di gestione piu bassi. La SRL diventa interessante quando il volume d’affari supera i 200.000 euro/anno, quando si vogliono limitare i rischi patrimoniali, o quando si pensa di aprire piu sedi.

Contributi INPS Artigiani 2026

I parrucchieri sono iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Cassa Artigiani), che prevede contributi previdenziali calcolati su un reddito minimale e sull’eventuale eccedenza.

Aliquote 2026

  • Aliquota base: 24% per titolari, soci collaboratori, coadiuvanti
  • Aliquota collaboratori under 21: 23,25% (riduzione di 0,75 punti)
  • Massimale: 87.000 euro circa (riferimento INPS 2026)
  • Contributo aggiuntivo maternita: 7,44 euro/anno

Reddito minimale 2026

Il reddito minimale Artigiani 2026 e fissato in circa 17.500 euro. Sotto questa soglia di reddito, l’artigiano paga comunque i contributi sul minimale:

Contributo minimo Artigiani 2026 = 17.500 x 24% = circa 4.200 euro/anno

Questo importo e dovuto in 4 rate trimestrali (16 febbraio, 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre) anche con fatturato zero.

Eccedenza sul minimale

Sul reddito che eccede il minimale (17.500 euro), si paga il 24% calcolato a saldo + acconto con il modello Redditi:

  • Esempio: reddito 33.500 euro (forfettario su 50K)
  • Eccedenza = 33.500 – 17.500 = 16.000 euro
  • Contributo eccedenza = 16.000 x 24% = 3.840 euro
  • Totale INPS = 4.200 + 3.840 = 8.040 euro

Riduzione 35% contributi per forfettari

I parrucchieri in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS Artigiani, ai sensi dell’art. 1 c. 77 della Legge 190/2014. Si tratta di un’agevolazione molto vantaggiosa, ma con conseguenze previdenziali da considerare.

Come funziona

  • La riduzione si applica al 35% del contributo dovuto
  • Contributo minimo ridotto: 4.200 x 65% = circa 2.730 euro/anno
  • Il risparmio sul minimale e di circa 1.470 euro/anno
  • La riduzione si applica anche all’eccedenza sopra il minimale
  • La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si chiede l’agevolazione (per il 2026: entro 28 febbraio 2026)
  • Per le nuove attivita: domanda contestuale all’iscrizione INPS Artigiani

Conseguenze previdenziali

La riduzione comporta una corrispondente riduzione del valore previdenziale dei periodi accreditati. In pratica, pagando il 35% in meno, si accumula il 35% in meno di contribuzione utile per la pensione futura. La scelta va quindi ponderata:

  • Conviene per giovani in fase di start-up con cash flow limitato
  • Conviene per chi pensa di chiudere il forfettario in pochi anni e tornare al regime ordinario
  • Sconsigliata per chi e gia avanti con gli anni e vicino alla pensione
  • Sconsigliata per chi punta a una pensione adeguata e ha pochi altri anni di contributi

Quando conviene forfettario vs ordinario

La scelta tra forfettario e ordinario dipende dalla struttura dei costi reali. Vediamo le situazioni tipiche.

Conviene il forfettario

  • Fatturato sotto 85.000 euro
  • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (struttura snella)
  • Lavoratore singolo senza dipendenti, o con un solo apprendista
  • Locale in affitto a canone modesto (sotto i 1.000 euro/mese)
  • Attrezzature gia ammortizzate o di valore contenuto
  • Vendita prodotti retail marginale o assente
  • Primi 5 anni di attivita (aliquota 5% start-up)

Conviene l’ordinario

  • Fatturato superiore a 85.000 euro
  • Costi reali superiori al 33% del fatturato
  • Affitto commerciale alto (oltre 1.500 euro/mese)
  • Investimenti rilevanti in attrezzature (oltre 30.000 euro)
  • Piu di 2 dipendenti o apprendisti
  • Vendita prodotti retail con margine significativo
  • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti consistenti

Una regola pratica: se i costi reali superano i 28.000 euro su un fatturato di 85.000 (cioe oltre il 33%), il regime ordinario inizia a essere piu vantaggioso. Per fatturati inferiori a 60.000 euro, il forfettario e quasi sempre la scelta migliore per parrucchieri.

Attrezzature e costi apertura salone

Aprire un salone di acconciatura comporta un investimento iniziale che varia molto in base alla tipologia (parrucchiere unisex, barbiere classico, barber shop premium) e alla zona. Vediamo i costi medi.

Investimenti tipici (range 15.000-80.000 euro)

  • Cauzione e affitto locale: 3-6 mensilita anticipo (3.000-15.000 euro)
  • Ristrutturazione e adeguamento sanitario: 5.000-25.000 euro (impianti, pavimenti, idraulica)
  • Arredo: 5.000-25.000 euro (poltrone, specchiere, mobili reception)
  • Attrezzature: 3.000-12.000 euro (asciugacapelli, ferri, tagliacapelli, sterilizzatore)
  • Stock prodotti professionali: 1.500-5.000 euro
  • Insegna e branding: 1.000-5.000 euro
  • Software gestionale e POS: 500-1.500 euro
  • Pratiche burocratiche, SCIA, consulenze: 1.000-2.000 euro
  • Marketing iniziale e social: 1.000-5.000 euro

Attrezzature dettaglio

  • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
  • Specchiere: 200-800 euro l’una
  • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
  • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
  • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
  • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
  • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
  • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

Deducibilita in forfettario

Attenzione: in regime forfettario le attrezzature, l’arredo, gli stock di prodotti e tutte le altre spese di apertura NON sono deducibili dal reddito. L’abbattimento del 33% e gia incluso nel coefficiente di redditivita 67%, e non si possono dedurre costi reali in aggiunta.

Questo significa che se gli investimenti iniziali sono molto alti (oltre 30.000 euro), conviene valutare il regime ordinario che permette di ammortizzare le attrezzature in 5-7 anni e dedurre tutti i costi reali, oppure di scaricare l’IVA al 22% sugli acquisti.

Tariffe tipiche di taglio, colore e barba

Le tariffe medie praticate in Italia variano molto per zona geografica e tipologia di salone. Ecco un riferimento generale aggiornato al 2026.

Tariffe parrucchiere unisex

  • Taglio donna: 30-80 euro (capelli corti/lunghi)
  • Taglio uomo: 20-40 euro
  • Piega: 20-50 euro
  • Taglio bambino/bambina: 15-25 euro
  • Colore radici: 40-80 euro
  • Colore lunghezze: 60-120 euro
  • Meches/Balayage: 80-200 euro
  • Permanente: 60-130 euro
  • Trattamenti speciali (cheratina, botox capelli): 100-300 euro

Tariffe barber shop

  • Taglio uomo: 25-40 euro (barber shop premium)
  • Rasatura tradizionale con asciugamano caldo: 20-30 euro
  • Regolazione barba: 15-25 euro
  • Pacchetto taglio + barba: 40-60 euro
  • Pacchetto VIP (taglio, barba, asciugamano caldo, massaggio cuoio): 50-80 euro
  • Taglio bambino: 15-25 euro
  • Colorazione barba: 25-40 euro

Tariffe barbiere tradizionale

  • Taglio uomo: 15-25 euro
  • Rasatura: 10-15 euro
  • Barba: 8-15 euro
  • Taglio + barba: 20-35 euro

Fatturazione e corrispettivi telematici

I parrucchieri/barbieri operano principalmente con clientela privata, e per ogni prestazione devono emettere un documento fiscale. Le opzioni sono due:

Corrispettivo telematico (la prassi)

  • E il sistema standard per i parrucchieri che lavorano con clientela privata
  • Si emette un documento commerciale tramite registratore di cassa telematico (RT)
  • I corrispettivi vengono trasmessi automaticamente all’Agenzia delle Entrate ogni giorno
  • Il cliente riceve uno scontrino/documento commerciale per il pagamento
  • Per il forfettario: niente IVA, ma comunque obbligo di emissione del documento commerciale

Fattura elettronica (per richiesta o B2B)

  • Solo se il cliente la richiede esplicitamente (per detrazioni, spese aziendali)
  • Va emessa tramite SDI (Sistema di Interscambio)
  • Forfettari obbligati alla fattura elettronica dal 2024 (per chi ha fatturato 2022 superiore a 25.000 euro)
  • Nel 2025 e 2026: obbligo esteso a tutti i forfettari, indipendentemente dal fatturato

Registratore di cassa telematico 2026

Il registratore di cassa telematico (RT) e obbligatorio per tutti i parrucchieri/barbieri dal 2020. Trasmette automaticamente i corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate, sostituendo lo scontrino fiscale tradizionale.

Caratteristiche e costi

  • Costo nuovo RT: 700-1.500 euro
  • Adattamento RT esistente: 250-400 euro
  • Canone manutenzione annuale: 80-150 euro
  • Verifica periodica: ogni 2 anni circa, costo 60-100 euro
  • Software gestionale opzionale per integrazione: 30-100 euro/mese

Bonus fiscale RT

Per l’acquisto o l’adattamento del registratore di cassa telematico e prevista una detrazione IRPEF:

  • 50% del costo in 5 quote annuali
  • Massimale 250 euro per nuovo acquisto, 50 euro per adattamento
  • Si recupera direttamente nel modello Redditi (non spettante in forfettario perche niente IRPEF)
  • Per i forfettari: vantaggio limitato, ma comunque utile per la detrazione IVA al 22% sull’acquisto se in regime ordinario

Pagamenti elettronici e POS

Dal 30 giugno 2022 e obbligatorio accettare pagamenti con carte per tutti gli esercizi commerciali. Il salone deve dotarsi di POS, integrato con il registratore di cassa per semplificare le operazioni di cassa.

  • Sanzione mancata accettazione: 30 euro + 4% del valore della transazione
  • Costi medi POS: 0,5%-2% di commissioni + canone mensile 5-25 euro
  • Soluzioni alternative: SumUp, MyPos, Square, iZettle (POS mobile a costi ridotti)

Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura

I parrucchieri e barber shop applicano il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto da Confartigianato, CNA, Casartigiani con CGIL, CISL, UIL e altre sigle. E il riferimento contrattuale obbligatorio per tutti i dipendenti del settore.

Inquadramenti tipici

  • Apprendista (3 anni durata massima): retribuzione progressiva, contributi ridotti per il datore
  • Operatore qualificato (livello 2): acconciatore qualificato senza esame di abilitazione
  • Tecnico qualificato (livello 3): acconciatore abilitato (con esame)
  • Tecnico specializzato (livello 4): acconciatore con specializzazione (es. colorista esperto)
  • Responsabile tecnico (livello 5): titolare o coordinatore di salone

Apprendistato

L’apprendistato professionalizzante e la formula piu utilizzata per assumere un giovane parrucchiere/barbiere. I vantaggi:

  • Durata massima 3 anni
  • Sottoinquadramento di 2 livelli rispetto alla qualifica finale
  • Contributi previdenziali ridotti per il datore (5% nei primi 3 anni in molti casi)
  • Sgravi regionali aggiuntivi (in FVG bando regionale apprendistato)
  • Costo orario ridotto rispetto al qualificato

Costi medi dipendente parrucchiere

  • Apprendista: 900-1.300 euro netti/mese, costo aziendale 1.300-1.700 euro
  • Tecnico qualificato: 1.300-1.700 euro netti/mese, costo aziendale 2.200-2.700 euro
  • Tecnico specializzato: 1.500-2.000 euro netti/mese, costo aziendale 2.500-3.300 euro

Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale

Le piattaforme di prenotazione online sono ormai uno standard per parrucchieri e barber shop. Le piu diffuse in Italia sono Fresha (gratuito), Treatwell (commissioni), Booksy (canone). Tutte permettono ai clienti di prenotare 24/7 e gestiscono in automatico le riconferme.

Fresha (gratuito + opzionali)

  • Software gratuito: agenda, gestione clienti, promozioni
  • Pagamenti integrati con commissione 1,29% + 0,30 euro
  • Marketplace clienti nuovi: 20% di commissione sul primo appuntamento di ogni nuovo cliente generato dal marketplace
  • Vantaggio fiscale: l’incasso dal cliente arriva sul conto del salone, da emettere documento commerciale come da prassi

Treatwell e Booksy

  • Treatwell: commissioni 30% sui clienti generati, oppure abbonamento per clientela propria
  • Booksy: canone fisso mensile (39-99 euro), no commissioni
  • Da inserire le commissioni come costi nei registri IVA (regime ordinario) o ininfluenti in forfettario

Vendita prodotti retail in salone

Molti saloni e barber shop affiancano alla prestazione la vendita di prodotti professionali: shampoo, balsami, oli da barba, cere, pomate, accessori. La vendita retail e una fonte di reddito accessoria importante con marginalita superiori al 50%.

Aspetti fiscali

  • La vendita e compresa nel codice ATECO 96.02.01 come attivita complementare
  • Regime ordinario: IVA al 22% sulla vendita, IVA detraibile sull’acquisto da fornitori, costi deducibili
  • Regime forfettario: incluso nel fatturato totale (limite 85.000 euro), tassato al 67% di redditivita
  • Margini tipici: 50-60% sul prezzo di acquisto

Quando conviene

La vendita retail conviene soprattutto:

  • Nei barber shop premium, dove il cliente associa il prodotto al servizio (oli da barba, cere)
  • Per saloni con brand riconoscibile e clientela fidelizzata
  • Quando si dispone di spazio espositivo dedicato (vetrine, scaffali)
  • Con linee professionali esclusive non disponibili nelle catene retail

Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop

I parrucchieri e soprattutto i barber shop hanno trovato nei social media il canale di marketing piu efficace e a basso costo. Instagram e TikTok sono diventati strumenti fondamentali per acquisire clientela, soprattutto giovane.

Instagram per parrucchieri

  • Foto before/after di tagli e colori: il contenuto piu efficace
  • Reels di tagli/colorazioni in time-lapse: alta visibilita organica
  • Stories quotidiane con il dietro le quinte del salone
  • Hashtag locali: #parrucchiereudine, #barbershopudine, #fvg
  • Collaborazioni con micro-influencer locali
  • Funzione “Prenota” integrata con Fresha/Treatwell

TikTok per barber shop

  • Trasformazioni di taglio: contenuto virale per eccellenza
  • Tutorial brevi su tagli e barba
  • “Day in the life” del barbiere
  • Trend music + taglio: alta probabilita di virale
  • Reach organico ancora elevato (a differenza di Instagram)

Aspetti normativi e fiscali

  • Pubblicare foto di clienti richiede consenso esplicito per privacy (firma modulo o consenso digitale)
  • Spese pubblicitarie deducibili in regime ordinario (Facebook Ads, Instagram Ads, Google Ads)
  • In forfettario, niente deducibilita ma neanche obblighi particolari
  • Le collaborazioni con influencer richiedono fattura del compenso (anche se in cambio di servizi gratuiti, va valorizzato come permuta)

Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K

Vediamo tre scenari concreti per capire quanto guadagna realmente un parrucchiere/barber shop al netto di tasse e contributi nel 2026, con confronto tra forfettario e regime ordinario.

Scenario 1: barber shop start-up – 40.000 euro fatturato

Forfettario start-up (5%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 40.000 x 67% = 26.800 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35% = circa 2.730 euro (sul minimale di 17.500 x 24% x 65%)
  • Reddito al netto INPS = 26.800 – 2.730 = 24.070 euro
  • Imposta sostitutiva 5% = 24.070 x 5% = 1.203 euro
  • Costi reali (affitto, utenze, prodotti): stimati 8.000 euro (non deducibili in forfettario)
  • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 2.730 – 1.203 = 28.067 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 40.000 – 8.000 (costi reali) = 32.000 euro lordi
  • INPS Artigiani senza riduzione = circa 4.700 euro (4.200 minimale + eccedenza)
  • Reddito al netto INPS = 32.000 – 4.700 = 27.300 euro
  • IRPEF: 23% fino a 28.000 = 6.279 euro – detrazioni circa 1.880 euro = circa 4.400 euro
  • Addizionali = circa 600 euro
  • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 4.700 – 4.400 – 600 = 22.300 euro

Verdetto: forfettario start-up vince di circa 5.700 euro/anno

Scenario 2: barber shop rodato – 65.000 euro fatturato

Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 65.000 x 67% = 43.550 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35% sull’eccedenza:
  • Minimale ridotto = 2.730 euro
  • Eccedenza = 43.550 – 17.500 = 26.050 x 24% x 65% = 4.064 euro
  • Totale INPS = 2.730 + 4.064 = circa 6.800 euro
  • Reddito al netto INPS = 43.550 – 6.800 = 36.750 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 36.750 x 15% = 5.512 euro
  • Costi reali stimati: 18.000 euro (locale piu grande, 1 dipendente part-time, prodotti)
  • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 6.800 – 5.512 = 34.688 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 65.000 – 18.000 = 47.000 euro lordi
  • INPS Artigiani = circa 11.300 euro
  • Reddito al netto INPS = 47.000 – 11.300 = 35.700 euro
  • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 35.700 = 6.440 + 2.695 = 9.135 – detrazioni 1.880 = circa 7.250 euro
  • Addizionali = circa 800 euro
  • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 11.300 – 7.250 – 800 = 27.650 euro

Verdetto: forfettario vince di circa 7.000 euro/anno

Scenario 3: salone strutturato – 85.000 euro fatturato (limite forfettario)

Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

  • Reddito imponibile = 85.000 x 67% = 56.950 euro
  • INPS Artigiani con riduzione 35%:
  • Minimale ridotto = 2.730 euro
  • Eccedenza = 56.950 – 17.500 = 39.450 x 24% x 65% = 6.154 euro
  • Totale INPS = 2.730 + 6.154 = circa 8.880 euro
  • Reddito al netto INPS = 56.950 – 8.880 = 48.070 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 48.070 x 15% = 7.210 euro
  • Costi reali stimati: 30.000 euro (2 dipendenti, locale ampio, prodotti)
  • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 8.880 – 7.210 = 38.910 euro

Regime ordinario:

  • Reddito = 85.000 – 30.000 = 55.000 euro lordi
  • INPS Artigiani = circa 13.200 euro
  • Reddito al netto INPS = 55.000 – 13.200 = 41.800 euro
  • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 41.800 = 6.440 + 4.830 = 11.270 – detrazioni 1.880 = circa 9.400 euro
  • Addizionali = circa 950 euro
  • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 13.200 – 9.400 – 950 = 31.450 euro

Verdetto: forfettario vince di circa 7.500 euro/anno

Importante: questi calcoli ipotizzano costi reali pari al 33-35% del fatturato. Se i costi reali superano significativamente il 33% (ad esempio in saloni con grandi locali, piu dipendenti, attrezzature di alta gamma), il regime ordinario diventa piu conveniente. Si consiglia di fare due conti precisi prima della scelta.

FAQ – Domande frequenti

Posso aprire un barber shop senza essere parrucchiere?

Si, ma e necessario nominare un responsabile tecnico abilitato (acconciatore con esame di abilitazione superato), che deve essere presente nel salone durante l’attivita o garantirne la supervisione effettiva. La forma giuridica tipica in questo caso e la SAS o la SRL, dove l’investitore detiene quote ma il responsabile tecnico e dipendente o socio operativo.

Qual e il coefficiente forfettario corretto per il parrucchiere?

Il codice ATECO 96.02.01 (Servizi dei parrucchieri) rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” del regime forfettario, con coefficiente di redditivita del 67%. Significa che il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per i costi. Lo stesso coefficiente vale anche per le estetiste (96.02.02).

Quanto costa aprire un barber shop a Udine?

L’investimento iniziale per un barber shop di medie dimensioni a Udine va da 25.000 a 60.000 euro: cauzione e ristrutturazione locale 8.000-20.000, arredo e attrezzature 10.000-25.000, stock prodotti 2.000-5.000, marketing iniziale 2.000-5.000, pratiche burocratiche 1.000-2.000. Per un barber shop premium con location centrale si puo arrivare a 80.000 euro.

I 3 anni di lavoro come dipendente per la qualifica devono essere consecutivi?

No, devono essere svolti nell’arco di 5 anni ma non necessariamente in modo continuativo. Il requisito e di 3 anni di lavoro qualificato (non apprendistato) come dipendente in salone di acconciatura. Si possono cumulare periodi presso datori diversi, purche la qualifica contrattuale sia adeguata e attestata dalla busta paga.

Posso lavorare a domicilio come parrucchiere?

Si, la Legge 174/2005 ha aperto alla possibilita di esercitare anche presso il domicilio del cliente o presso il proprio domicilio (con specifici requisiti igienici). Resta comunque obbligatoria la qualifica di acconciatore abilitato, l’iscrizione all’Albo Artigiani e la SCIA al Comune di residenza. La tipologia “domiciliare” e adatta soprattutto a chi inizia l’attivita con investimenti minimi.

Devo iscrivermi all’INPS Artigiani anche se sono in forfettario?

Si, sempre. L’iscrizione all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria per natura dell’attivita (artigiano), indipendentemente dal regime fiscale. In forfettario si puo richiedere la riduzione del 35% sui contributi (entro 28 febbraio dell’anno), ma il contributo minimo annuale (circa 2.730 euro ridotto, 4.200 euro intero) e dovuto comunque, anche con fatturato pari a zero.

Quale forma giuridica scegliere per due barbieri che aprono insieme?

Per due barbieri amici/colleghi che vogliono aprire insieme, la SAS (Societa in Accomandita Semplice) e generalmente la scelta migliore: costi di costituzione contenuti (1.500-2.500 euro), tassazione per trasparenza (utili divisi e tassati IRPEF), gestione semplice. Entrambi possono essere soci accomandatari (gestori) con responsabilita limitata al capitale conferito. La SRL diventa preferibile per fatturati oltre 200.000 euro o aperture multi-sede.

Le commissioni di Fresha e Treatwell sono deducibili?

In regime ordinario si: le commissioni delle piattaforme (Treatwell 30% sui clienti generati, Fresha 20% solo sul primo appuntamento, Booksy canone fisso) sono costi deducibili dal reddito d’impresa, e l’IVA e detraibile. Le piattaforme estere emettono fattura con reverse charge (autoliquidazione IVA). In regime forfettario, le commissioni non sono deducibili (l’abbattimento e gia incluso nel coefficiente 67%).

Posso aprire un barber shop con la formula della partita IVA forfettaria sotto i 25 anni?

Si, sotto i 35 anni (e in alcuni bandi regionali sotto i 40) sono disponibili incentivi specifici per giovani imprenditori: ON Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (Invitalia), Resto al Sud (per Friuli VG limitato a Sappada), bandi regionali del Friuli Venezia Giulia per artigiani giovani. Il forfettario start-up al 5% nei primi 5 anni e gia di per se molto vantaggioso e si applica indipendentemente dall’eta, a condizione di non aver svolto attivita d’impresa nei 3 anni precedenti.

Quale CCNL si applica al mio dipendente parrucchiere?

Si applica il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto dalle associazioni datoriali artigiane (Confartigianato, CNA, Casartigiani) e dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). Prevede 5 livelli di inquadramento, dall’apprendista al responsabile tecnico, con tabelle retributive aggiornate periodicamente. La forma di assunzione piu utilizzata per i giovani e l’apprendistato professionalizzante (durata 3 anni).

Conclusioni: aprire un parrucchiere o barber shop nel 2026

Aprire la partita IVA come parrucchiere o barber shop nel 2026 e una scelta imprenditoriale solida ma articolata, che richiede una qualifica professionale specifica (acconciatore abilitato per Legge 174/2005), un investimento iniziale significativo (15.000-80.000 euro) e una pianificazione fiscale attenta tra forfettario e regime ordinario.

Il regime forfettario al 67% di redditivita con riduzione INPS del 35% e generalmente la scelta piu conveniente per fatturati fino a 85.000 euro, soprattutto nei primi 5 anni grazie all’aliquota start-up al 5%. Per fatturati superiori, attivita strutturate con piu dipendenti o investimenti rilevanti, conviene il regime ordinario con deducibilita reale dei costi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste parrucchieri, barbieri e barber shop di Udine e provincia in tutte le fasi: valutazione preliminare del business plan, scelta della forma giuridica (ditta individuale, SAS, SRL), iscrizione all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani, gestione contabile in regime ordinario o forfettario, dichiarazione redditi annuale, gestione dipendenti e apprendisti, consulenza per aperture multiple e franchising.

Per una consulenza personalizzata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, email info@centrofiscale.com.

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Giugno 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-18 08:00:002026-05-23 07:42:21Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 significa entrare in una professione regolamentata dalla Legge n. 1/1990, che richiede una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. A differenza di altre professioni, l’estetista non puo scegliere liberamente tra ditta artigiana e altre forme: l’iscrizione all’INPS Artigiani e obbligatoria, anche se si opta per il regime forfettario.

In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.02, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi del registratore di cassa telematico e i calcoli concreti su fatturati di 30.000, 50.000 e 80.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990
  2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
  3. L’esame finale abilitativo
  4. Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole
  5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
  6. Requisiti igienico-sanitari del centro estetico
  7. Codice ATECO estetista 96.02.02
  8. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
  9. Ditta individuale artigiana ordinaria
  10. Forfettario per estetista: coefficiente 40%
  11. Contributi INPS Artigiani 2026
  12. Riduzione 35% contributi per forfettari
  13. Quando conviene forfettario vs ordinario
  14. Attrezzature e costi apertura centro estetico
  15. Tariffe tipiche dei trattamenti estetici
  16. Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici
  17. Registratore di cassa telematico 2026
  18. Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato
  19. Dipendenti, collaboratori e apprendistato
  20. Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K
  21. FAQ

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Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990

L’attivita di estetista e disciplinata dalla Legge 4 gennaio 1990, n. 1, che la definisce come “tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti”.

La legge specifica chiaramente i confini della professione:

  • SI consentito: trattamenti estetici manuali, con apparecchi elettromeccanici, applicazione di prodotti cosmetici, depilazione, manicure, pedicure estetico, massaggio estetico, trucco
  • NO vietato: qualsiasi prestazione diretta, anche in modo indiretto, a finalita di carattere terapeutico (curare malattie della pelle, eliminare patologie)

L’estetista non puo diagnosticare patologie cutanee, prescrivere terapie, eseguire trattamenti medici (laser medico, iniezioni, peeling chimici profondi). Queste attivita sono di competenza del medico estetico (laureato in medicina con specializzazione).

Requisiti per esercitare: qualifica professionale

Per esercitare la professione di estetista e obbligatorio possedere la qualifica professionale prevista dalla Legge 1/1990, art. 3. Esistono due percorsi formativi alternativi:

Percorso 1: corso biennale + praticantato

  • Corso biennale di qualifica professionale di estetista: 900 ore di formazione teorica e pratica
  • Praticantato: 1.800 ore di tirocinio (1 anno effettivo) presso un’impresa di estetista regolarmente abilitata
  • Esame finale di abilitazione professionale

Percorso 2: diploma triennale IFP

  • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP), riconosciuto dalla Regione
  • Frequenza obbligatoria di almeno 990 ore annue
  • Al termine del triennio: esame finale di qualifica
  • Possibilita di accedere al quarto anno per ottenere il diploma professionale

Riconoscimento titoli esteri: i diplomi conseguiti all’estero devono essere riconosciuti dalla Regione di residenza tramite procedura di equipollenza.

L’esame finale abilitativo

L’esame di abilitazione professionale di estetista e organizzato dalle Regioni e prevede generalmente:

  • Prova teorica scritta: domande su anatomia, fisiologia, dermatologia, cosmetologia, normativa di settore
  • Prova pratica: esecuzione di trattamenti estetici (pulizia viso, manicure, depilazione, massaggio)
  • Colloquio orale: verifica delle conoscenze tecniche e normative

Solo dopo il superamento dell’esame si ottiene la qualifica professionale di estetista, indispensabile per aprire l’attivita o per essere assunti come dipendenti qualificati. Senza qualifica, l’apertura di un centro estetico non e consentita.

Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole

L’attivita di estetista puo essere svolta in tre modalita principali, ciascuna con regole specifiche:

1. Centro estetico (locale dedicato)

E la modalita classica: si apre un negozio aperto al pubblico in locali commerciali destinati esclusivamente all’attivita estetica. I locali devono rispettare i requisiti igienico-sanitari previsti dal regolamento comunale e dalle norme ASL.

2. A domicilio del cliente

L’estetista puo recarsi presso il domicilio del cliente per eseguire trattamenti, purche:

  • Sia in possesso della qualifica professionale
  • Sia iscritto all’Albo Artigiani
  • Disponga di una sede dichiarata (anche presso la propria abitazione, come “sede operativa”)
  • Trasporti attrezzature e prodotti rispettando le norme igieniche

3. All’interno di altre strutture (con limiti)

L’estetista puo esercitare all’interno di palestre, hotel, centri benessere, SPA e strutture sanitarie convenzionate, ma sempre come impresa autonoma o dipendente qualificato di tali strutture.

ATTENZIONE – cosa NON e consentito:

  • NO esercizio di estetica in negozi non autorizzati (es. profumerie senza SCIA, parrucchiere senza qualifica estetica)
  • NO trattamenti estetici “abusivi” da parte di personale non qualificato
  • NO apertura di centri senza qualifica del titolare o di un “responsabile tecnico” qualificato

SCIA al Comune e autorizzazione ASL

Per aprire un centro estetico e necessaria la Segnalazione Certificata di Inizio Attivita (SCIA) da presentare al Comune in cui si trovano i locali, tramite lo Sportello Unico per le Attivita Produttive (SUAP).

Documenti per la SCIA estetista

  • Modulo SCIA compilato (modulistica del Comune o regionale)
  • Qualifica professionale del titolare o del responsabile tecnico
  • Visura catastale dei locali
  • Planimetria dei locali con destinazione d’uso
  • Dichiarazione di conformita impianti elettrico, idrico, climatizzazione
  • Certificazione agibilita dei locali
  • Autocertificazione requisiti igienico-sanitari
  • Documento d’identita e codice fiscale del titolare
  • Versamento diritti SUAP (variabile da Comune a Comune)

La SCIA permette di iniziare l’attivita immediatamente dalla data di presentazione, fatti salvi i controlli successivi da parte di Comune e ASL.

Autorizzazione ASL

L’ASL di competenza territoriale effettua un sopralluogo nei locali per verificare:

  • Idoneita igienico-sanitaria degli ambienti
  • Presenza di area trattamenti separata da spogliatoio e area attesa
  • Servizi igienici dedicati
  • Sterilizzatori per attrezzature riutilizzabili
  • Smaltimento rifiuti speciali (aghi, materiali contaminati)

Requisiti igienico-sanitari del centro estetico

I locali del centro estetico devono rispettare requisiti minimi stabiliti dal regolamento di esecuzione della Legge 1/1990 e dai regolamenti ASL regionali:

Caratteristiche dei locali

  • Superficie minima: generalmente almeno 25-30 m2 per la sola attivita estetica (variabile per regione)
  • Altezza minima: 2,70 m (alcuni Comuni accettano 2,40 m)
  • Aerazione: finestre apribili o impianto VMC
  • Illuminazione: naturale e artificiale adeguata
  • Pavimenti e pareti: lavabili, non porosi, fino almeno 2 m di altezza

Aree obbligatorie

  • Area accoglienza/attesa separata
  • Area trattamenti con cabine private (almeno 6-8 m2 ciascuna)
  • Spogliatoio per il personale
  • Servizi igienici per clienti e personale (anche unico se l’attivita e di piccole dimensioni)
  • Locale o armadio per attrezzature sterili
  • Zona deposito per prodotti cosmetici e biancheria pulita

HACCP e sicurezza sul lavoro

Il HACCP in senso stretto si applica al settore alimentare, ma per i centri estetici esistono protocolli equivalenti di sicurezza igienica:

  • Procedure di sterilizzazione attrezzature riutilizzabili (autoclave o sterilizzatore a calore secco)
  • Smaltimento rifiuti speciali (aghi monouso, garze contaminate) tramite ditte autorizzate
  • DPI (guanti monouso, mascherine, camice) per il personale
  • Registro dei trattamenti per tracciabilita
  • Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) obbligatorio per legge (D.Lgs. 81/2008)
  • Corso di primo soccorso e antincendio per il titolare e i dipendenti

Codice ATECO estetista 96.02.02

Il codice ATECO ufficiale per l’attivita di estetista e:

  • 96.02.02 – “Servizi degli istituti di bellezza”

Comprende: trattamenti di bellezza del viso, manicure, pedicure estetico, depilazione, trattamenti corpo, massaggi estetici, applicazione di prodotti cosmetici, trucco e make-up.

Codici ATECO correlati

  • 96.02.01 – “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere” (NO estetista)
  • 96.02.03 – “Servizi di manicure e pedicure” (specifico se attivita esclusiva)
  • 96.04.10 – “Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali)” – per SPA, palestre con servizi benessere
  • 86.90.21 – “Fisioterapia” (RISERVATO ai fisioterapisti laureati)

Nel regime forfettario, il codice 96.02.02 rientra nella categoria “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%… ATTENZIONE: questa e una semplificazione comune ma errata. Vediamo meglio nel paragrafo dedicato al forfettario.

Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

L’estetista e classificata come professione artigianale ai sensi della Legge 443/1985 (Legge quadro sull’artigianato). Questo significa che, indipendentemente dal regime fiscale scelto, l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio (CCIAA) e obbligatoria e comporta l’iscrizione automatica all’INPS Gestione Artigiani.

La scelta riguarda esclusivamente il regime fiscale di tassazione del reddito:

  1. Ditta individuale artigiana in regime ordinario o semplificato (con IVA al 22%, IRPEF a scaglioni)
  2. Ditta individuale artigiana in regime forfettario (senza IVA, imposta sostitutiva 5% o 15%)

Forme societarie alternative (meno comuni per estetiste single):

  • SNC artigiana (con un socio): entrambi i soci devono possedere la qualifica professionale
  • SRL artigiana: possibile ma maggiori adempimenti contabili

Ditta individuale artigiana ordinaria

Il regime ordinario (o semplificato per fatturati sotto i 500.000 EUR) per estetiste prevede:

Caratteristiche

  • IVA 22% applicata su tutti i trattamenti
  • Tenuta dei registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi)
  • Liquidazione IVA trimestrale o mensile
  • IRPEF a scaglioni sul reddito netto (dal 23% al 43%)
  • Addizionali regionali e comunali
  • IRAP esente fino a una certa franchigia (verificare normativa regionale)
  • Studi di settore / ISA (Indici Sintetici di Affidabilita)
  • Deducibilita integrale di tutte le spese inerenti l’attivita

Iscrizioni obbligatorie

  • Camera di Commercio (CCIAA): Albo Imprese Artigiane (diritto annuale ~88 EUR)
  • INPS Gestione Artigiani (vedi paragrafo dedicato)
  • INAIL (assicurazione infortuni – obbligatoria per il titolare e dipendenti)
  • Comune (SCIA)
  • Agenzia delle Entrate: apertura partita IVA

Quando conviene il regime ordinario

  • Fatturato sopra i 85.000 EUR (limite forfettario)
  • Costi elevati (acquisto attrezzature, affitto, dipendenti) che superano il 33% del fatturato (la soglia di convenienza rispetto al coefficiente forfettario al 67%)
  • Necessita di portare in detrazione/deduzione l’IVA su grandi investimenti (laser, macchinari)

Forfettario per estetista: coefficiente 40%

ATTENZIONE – chiarimento importante: in molti articoli online si legge che l’estetista in forfettario applica il coefficiente del 67% (“altre attivita”), ma questa e una semplificazione errata.

Il coefficiente di redditivita corretto per il codice ATECO 96.02.02 (servizi degli istituti di bellezza) e generalmente del 67% (categoria “altre attivita”) per chi presta servizi senza vendita prevalente di prodotti, ma se l’estetista vende anche cosmetici come attivita commerciale principale potrebbe applicare il coefficiente del 40% (commercio al minuto). Per la quasi totalita delle estetiste che effettuano trattamenti, il coefficiente applicato e 67%.

In pratica nel forfettario:

  • Reddito imponibile = Fatturato x 67%
  • Imposta sostitutiva = 5% i primi 5 anni (start-up), poi 15%
  • NO IVA in fattura
  • NO ritenute d’acconto
  • NO studi di settore/ISA
  • NO deducibilita costi (attrezzature, affitto, prodotti) – sono gia “incorporati” nel coefficiente

Requisiti accesso forfettario 2026

  • Ricavi/compensi anno precedente non superiori a 85.000 EUR
  • Spese per lavoro dipendente/collaboratori non superiori a 20.000 EUR
  • NO partecipazioni in societa di persone o SRL trasparenti
  • NO precedente attivita di lavoro dipendente verso lo stesso committente (con specifiche eccezioni)

Causa di esclusione automatica

Se durante l’anno si superano i 100.000 EUR di ricavi, si esce immediatamente dal forfettario (con applicazione retroattiva dell’IVA dal momento del superamento). Tra 85.001 e 100.000 EUR si esce dal forfettario dall’anno successivo.

Contributi INPS Artigiani 2026

L’estetista, come tutti gli artigiani, e iscritta obbligatoriamente alla Gestione Artigiani INPS e versa contributi previdenziali calcolati con il seguente schema 2026 (valori indicativi soggetti a rivalutazione annuale):

Aliquota contributiva 2026

  • Aliquota IVS: 24% sul reddito imponibile (di cui 24% per tutti, escluso lo 0,62% per indennita di maternita applicabile in quote diverse)
  • Contributo aggiuntivo per redditi sopra una certa soglia: +1% per la quota eccedente

Minimale e massimale 2026

  • Reddito minimale 2026: circa 17.500-18.000 EUR (rivalutazione ISTAT)
  • Contributo minimo annuo: circa 4.200 EUR (24% del minimale + maternita + altre quote)
  • Massimale contributivo: circa 120.000 EUR (oltre questa soglia non si versano piu contributi proporzionali)

I contributi minimi sono dovuti SEMPRE, anche se l’estetista ha fatturato zero o ha avuto perdite. Non sono “compensabili” con anni successivi se non si raggiunge il minimale.

Scadenze pagamento contributi

  • Quattro rate trimestrali per i contributi sul minimale: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio
  • Saldi e acconti sui redditi eccedenti il minimale: 30 giugno e 30 novembre (in coincidenza con scadenze fiscali)

Riduzione 35% contributi per forfettari

Una delle agevolazioni piu importanti del regime forfettario per gli artigiani e la riduzione del 35% dei contributi INPS, prevista dalla Legge 190/2014 (art. 1, c. 77).

Come funziona la riduzione

  • Riduzione del 35% applicata sia ai contributi sul minimale sia ai contributi proporzionali eccedenti
  • Opzione facoltativa: va richiesta esplicitamente all’INPS via cassetto previdenziale entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro 30 giorni dall’iscrizione per i nuovi iscritti)
  • Validita: finche permane il regime forfettario

Effetto pratico sui contributi minimi

Con la riduzione del 35%, il contributo minimo annuo passa da circa 4.200 EUR a circa 2.730 EUR. Risparmio: circa 1.470 EUR all’anno.

Impatto sulla pensione futura

ATTENZIONE: la riduzione comporta una riduzione proporzionale dell’anzianita contributiva ai fini pensionistici. In altre parole, versando il 65% dei contributi, si accumula il 65% dei mesi/anni utili. Esempio: 12 mesi di lavoro con riduzione = circa 7,8 mesi accreditati.

Per chi e all’inizio della carriera puo essere conveniente, ma per chi e prossimo alla pensione potrebbe rallentare il raggiungimento dei requisiti. Valutare con un consulente previdenziale.

Quando conviene forfettario vs ordinario

La scelta tra forfettario e regime ordinario artigiana dipende da diversi fattori. Vediamo i casi tipici:

Conviene il FORFETTARIO se…

  • Fatturato sotto gli 85.000 EUR annui
  • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (cioe sotto i 28.000 EUR su 85.000 EUR di ricavi)
  • Sei nei primi 5 anni di attivita (start-up al 5%)
  • Vuoi semplicita gestionale (no IVA, no ISA, no contabilita complessa)
  • Lavori a domicilio o hai pochi macchinari (basso investimento iniziale)

Conviene il REGIME ORDINARIO/SEMPLIFICATO se…

  • Fatturato sopra gli 85.000 EUR annui (oltre il limite)
  • Hai costi reali oltre il 33% del fatturato (affitto centro, dipendenti, macchinari costosi)
  • Hai investito in laser, lampade IPL, macchinari da decine di migliaia di euro (vuoi dedurre IVA e ammortamenti)
  • Hai dipendenti con costo del lavoro elevato (oltre 20.000 EUR limite forfettario)
  • I tuoi clienti sono prevalentemente aziende che vogliono detrarre l’IVA

Caso ibrido: alta marginalita servizi, bassa marginalita prodotti

Le estetiste che vendono anche cosmetici (creme, prodotti) potrebbero trovarsi in una zona grigia. Il consiglio e fare il doppio calcolo:

  • Calcolo tasse in forfettario al 67%
  • Calcolo tasse in regime ordinario con costi reali
  • Confronto e scelta del regime piu conveniente

Attrezzature e costi apertura centro estetico

I costi di apertura di un centro estetico variano molto in base alla location, alle dimensioni, alle attrezzature e all’arredo. Vediamo le principali voci di spesa:

Costi una tantum di apertura

  • Apertura partita IVA: gratuita (presso CAF o online)
  • Iscrizione CCIAA: circa 90 EUR (diritto annuale + bolli)
  • Spese SCIA Comune: 50-300 EUR variabili
  • Tassa concessione governativa: circa 168 EUR
  • Caparra affitto + 1 mese anticipato: 2.000-8.000 EUR
  • Ristrutturazione/adeguamento locali: 5.000-20.000 EUR
  • Arredamento (lettini, sedie attesa, reception): 3.000-10.000 EUR
  • Attrezzature base: 2.000-15.000 EUR (lampada, vapore, sterilizzatore, lettino elettrico, ecc.)
  • Attrezzature avanzate: laser depilazione 5.000-30.000 EUR, lampada IPL 3.000-12.000 EUR, radiofrequenza 2.000-8.000 EUR, cavitazione 1.500-5.000 EUR
  • Prodotti cosmetici scorta iniziale: 1.500-5.000 EUR
  • Software gestionale e cassa telematica: 800-2.000 EUR
  • Sito web + branding + insegna: 1.000-4.000 EUR

Costi totali stimati

  • Centro estetico minimal (a domicilio): 3.000-8.000 EUR
  • Centro estetico piccolo (1-2 cabine): 10.000-25.000 EUR
  • Centro estetico medio (3-4 cabine + macchinari): 25.000-50.000 EUR
  • Centro estetico premium (5+ cabine + laser + SPA): 50.000-150.000 EUR

Costi correnti mensili

  • Affitto: 600-2.500 EUR/mese
  • Utenze (luce, acqua, gas): 200-600 EUR/mese
  • Prodotti cosmetici e materiale di consumo: 300-1.500 EUR/mese
  • Pulizie e biancheria: 100-400 EUR/mese
  • Software gestionale: 30-100 EUR/mese
  • Marketing online: 100-500 EUR/mese

IMPORTANTE per il forfettario: tutti questi costi NON sono deducibili in forfettario, perche il regime applica gia il coefficiente del 67%. Significa che se in un anno si spendono 20.000 EUR di costi reali su 50.000 EUR di fatturato, il regime ordinario sarebbe piu conveniente.

Tariffe tipiche dei trattamenti estetici

Le tariffe medie nei centri estetici italiani nel 2026 (variabili per localita e fascia di mercato):

TrattamentoDurataPrezzo medio
Pulizia viso base45-60 min40-80 EUR
Pulizia viso profonda75-90 min70-120 EUR
Massaggio rilassante50 min50-90 EUR
Massaggio drenante/anticellulite50 min60-110 EUR
Depilazione gambe complete30 min20-40 EUR
Depilazione totale corpo90 min50-100 EUR
Manicure30 min15-30 EUR
Manicure con semipermanente50 min25-45 EUR
Pedicure estetico45 min25-50 EUR
Trattamento corpo (cavitazione, radiofrequenza)50 min60-150 EUR
Epilazione laser zona piccola (es. ascelle)20 min40-80 EUR
Epilazione laser corpo intero120 min200-400 EUR
Trucco evento/sposa60-90 min80-200 EUR

Considerando un centro con 1 estetista che lavora 6 ore al giorno per 22 giorni al mese, con uno scontrino medio di 50-70 EUR e 3-5 clienti al giorno, il fatturato mensile lordo si attesta tra 4.000 e 9.000 EUR (annuo: 48.000-108.000 EUR).

Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici

La maggior parte dei clienti dell’estetista sono privati (B2C). Le regole di documentazione fiscale sono:

Cliente privato (B2C)

  • Corrispettivo telematico via registratore di cassa (obbligatorio se locale aperto al pubblico)
  • Scontrino fiscale rilasciato al cliente al momento del pagamento
  • Fattura elettronica SOLO se richiesta esplicitamente dal cliente (anche privato puo richiederla)

Cliente azienda (B2B)

  • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024)
  • Trasmissione tramite Sistema di Interscambio (SDI)
  • Indicazione del codice destinatario o PEC dell’azienda

Differenze tra ordinario e forfettario in fattura

Regime ordinario: applicare IVA al 22% sul corrispettivo. Es. trattamento 100 EUR + 22% IVA = 122 EUR totali.

Regime forfettario: NO IVA in fattura. Riportare la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014. Operazione senza applicazione dell’IVA”. Es. trattamento 100 EUR = 100 EUR totali.

Imposta di bollo

In forfettario, le fatture sopra 77,47 EUR richiedono l’applicazione del bollo da 2 EUR (a carico del cliente o del professionista a seconda dell’accordo). Per scontrini e ricevute fiscali NON serve il bollo.

Registratore di cassa telematico 2026

Dal 2026 e obbligatorio per tutti i centri estetici con locale aperto al pubblico utilizzare il registratore di cassa telematico (RT) per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Caratteristiche RT

  • Trasmissione giornaliera automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate
  • Stampa del “documento commerciale” (ex scontrino fiscale)
  • Possibilita di emettere “documento commerciale parlante” con codice fiscale del cliente per detrazioni
  • Memorizzazione dei dati su memoria fiscale interna

Costi del registratore telematico

  • Acquisto: 600-1.500 EUR (modelli base-medi)
  • Verifica biennale obbligatoria: 60-100 EUR
  • Bonus fiscale 2026: credito d’imposta del 50% per acquisto/adattamento RT (max 250 EUR per dispositivo)

Esonero dal RT

Le estetiste che lavorano esclusivamente a domicilio del cliente (senza locale aperto al pubblico) non sono obbligate al registratore telematico. In questo caso possono utilizzare:

  • Il “corrispettivo via web” tramite portale Agenzia Entrate (gratuito)
  • App mobili autorizzate per la memorizzazione e trasmissione corrispettivi
  • Ricevuta fiscale cartacea (sempre meno usata)

Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato

La pubblicita dei trattamenti estetici e regolamentata da norme molto precise. Le violazioni possono comportare sanzioni amministrative significative e provvedimenti dell’Antitrust o del Ministero della Salute.

Cosa NON si puo dire

  • NO claim medici: “cura la cellulite”, “elimina le rughe definitivamente”, “guarisce dall’acne”, “tratta patologie”
  • NO termini sanitari: “terapia”, “diagnosi”, “patologia”, “guarigione”, “remissione”
  • NO confusione con medicina estetica: non puoi pubblicizzare botox, filler, peeling chimici medici, mesoterapia (sono atti medici)
  • NO promesse irrealistiche: “perdita di 10 kg in 1 settimana”, “ringiovanimento di 20 anni”
  • NO testimonianze ingannevoli con foto prima/dopo manipolate

Cosa SI puo dire

  • “Trattamenti estetici per il benessere della pelle”
  • “Riduzione dell’aspetto degli inestetismi della cellulite”
  • “Migliora l’aspetto estetico del viso”
  • “Trattamenti di bellezza personalizzati”
  • Indicazioni di prezzo e durata trasparenti

Pubblicita su social network

Instagram, Facebook, TikTok sono potenti canali di acquisizione clienti, ma valgono le stesse regole. ATTENZIONE alle foto prima/dopo: devono rappresentare risultati realistici e ottenibili dalla maggioranza dei clienti, mai manipolate. Sempre indicare il rispetto della privacy e ottenere consenso scritto del cliente prima di pubblicare immagini riconoscibili.

Dipendenti, collaboratori e apprendistato

Il centro estetico puo crescere assumendo personale qualificato. Ecco le forme contrattuali principali:

Dipendenti a tempo indeterminato/determinato

  • CCNL applicabile: CCNL Acconciatura ed Estetica (settore artigianato)
  • Tutti i dipendenti che svolgono trattamenti devono avere la qualifica di estetista
  • Costo del lavoro: stipendio lordo + 30-35% di contributi a carico azienda + TFR + 13a/14a
  • ATTENZIONE forfettario: il costo del personale non puo superare 20.000 EUR/anno

Apprendistato professionalizzante

  • Eta apprendista: 18-29 anni
  • Durata: massimo 3 anni (5 per l’artigianato)
  • Sgravi contributivi elevati per il datore di lavoro (riduzione fino al 100% per i primi anni nelle micro-imprese)
  • Retribuzione: 60-95% del livello finale a seconda dell’anno di apprendistato
  • Obbligo di formazione (almeno 120 ore/anno)

Tirocini formativi e curricolari

  • Per studenti dei corsi di estetica (parte delle 1.800 ore di praticantato)
  • Indennita di partecipazione: minimo 300-500 EUR/mese (variabile per Regione)
  • NON sono lavoratori subordinati, ma vanno comunicati al Centro per l’Impiego

Collaboratrici “a partita IVA”

ATTENZIONE: le “false partite IVA” sono frequentemente sanzionate nel settore estetico. Se la collaboratrice lavora solo per te, con orari fissi e attrezzature tue, l’INPS puo riqualificare il rapporto in lavoro subordinato con sanzioni e contributi arretrati. Le vere collaborazioni autonome devono avere autonomia organizzativa, propria attrezzatura, piu clienti.

Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K

Vediamo tre esempi concreti per estetiste con fatturati diversi nel regime forfettario con coefficiente 67%, riduzione contributi 35%, aliquota imposta sostitutiva al 15% (post primi 5 anni). Tutti i valori sono indicativi 2026.

Esempio 1 – Estetista a domicilio: fatturato 30.000 EUR

  • Fatturato: 30.000 EUR
  • Reddito imponibile (30.000 x 67%): 20.100 EUR
  • Imposta sostitutiva (20.100 x 15%): 3.015 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 2.600 al 24%, con riduzione 35%): circa 3.135 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 6.240 EUR
  • Netto in tasca (30.000 – 6.240): 23.760 EUR
  • Pressione fiscale effettiva: 20,8%

Esempio 2 – Centro estetico piccolo: fatturato 50.000 EUR

  • Fatturato: 50.000 EUR
  • Reddito imponibile (50.000 x 67%): 33.500 EUR
  • Imposta sostitutiva (33.500 x 15%): 5.025 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 16.000 al 24%, con riduzione 35%): circa 5.225 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 10.340 EUR
  • Netto in tasca (50.000 – 10.340): 39.660 EUR (lordo, da cui detrarre costi reali NON deducibili)
  • Pressione fiscale effettiva: 20,7%

Se i costi reali (affitto, prodotti, utenze) sono di 18.000 EUR, il netto reale “in tasca” sarebbe 39.660 – 18.000 = 21.660 EUR.

Esempio 3 – Centro estetico medio: fatturato 80.000 EUR

  • Fatturato: 80.000 EUR (al limite del forfettario)
  • Reddito imponibile (80.000 x 67%): 53.600 EUR
  • Imposta sostitutiva (53.600 x 15%): 8.040 EUR
  • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 36.100 al 24%, con riduzione 35%): circa 8.355 EUR
  • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
  • Totale tasse + contributi: circa 16.485 EUR
  • Lordo dopo tasse (80.000 – 16.485): 63.515 EUR
  • Pressione fiscale effettiva: 20,6%

Se i costi reali sono 35.000 EUR, il netto reale e 63.515 – 35.000 = 28.515 EUR. In questo caso potrebbe convenire valutare il regime ordinario se i costi sono molto elevati.

Confronto rapido con regime ordinario (semplificato)

Per fatturato 50.000 EUR e costi reali 18.000 EUR (reddito netto fiscale 32.000 EUR), in regime ordinario:

  • IRPEF a scaglioni (23% fino 28.000 + 35% oltre): circa 7.840 EUR
  • Addizionali regionali e comunali: circa 600 EUR
  • Contributi INPS 24% su 32.000 EUR (NO riduzione 35%): circa 7.680 EUR
  • IVA: a saldo zero se IVA acquisti compensa IVA vendite (di solito si versa qualcosa)
  • Totale tasse + contributi: circa 16.120 EUR

Risultato: con costi reali al 36% del fatturato, il regime ordinario diventa competitivo. Sotto il 33% di costi, il forfettario e quasi sempre piu conveniente.

FAQ – Domande frequenti

Posso aprire un centro estetico senza qualifica professionale?

NO. La Legge 1/1990 impone che il titolare dell’attivita o un “responsabile tecnico” alle sue dipendenze abbia la qualifica professionale di estetista. Aprire senza qualifica e considerato esercizio abusivo della professione, sanzionato con multe da 516 a 5.165 EUR e chiusura dell’attivita.

Posso fare l’estetista a domicilio in regime forfettario?

SI, e una delle modalita piu flessibili e meno costose. Devi comunque aprire la partita IVA, iscriverti all’Albo Artigiani della CCIAA, versare i contributi INPS Artigiani (con riduzione 35%) e dichiarare la sede operativa (puo essere anche la tua abitazione, con destinazione d’uso compatibile).

Quanto tempo ci vuole per aprire un centro estetico?

Mediamente 2-4 mesi dall’avvio delle pratiche, considerando: ricerca locale, ristrutturazione/adeguamento, presentazione SCIA, ispezione ASL, acquisto attrezzature. Per attivita a domicilio i tempi si riducono a 1-2 settimane.

Quanto guadagna un’estetista in Italia?

Una dipendente guadagna in media 1.300-1.700 EUR netti/mese (CCNL Estetica). Una titolare di centro estetico ben avviato puo guadagnare 2.500-5.000 EUR netti/mese al netto di tasse e costi, ma dipende molto da location, marketing e numero di trattatamenti giornalieri.

Posso usare il laser estetico senza essere medico?

Dipende dal tipo di laser. I laser di Classe 4 (es. laser CO2 ablativo) sono riservati ai medici. I laser di Classe 3B (es. laser a diodo per epilazione, IPL) possono essere usati da estetiste qualificate dopo aver seguito un corso specifico. Verificare sempre la classe del macchinario e la normativa regionale.

Devo emettere fattura elettronica anche in forfettario?

SI, dal 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica per le operazioni B2B (verso aziende con partita IVA). Per i clienti privati continua a valere il sistema dei corrispettivi telematici (scontrino RT). La fattura elettronica al privato e obbligatoria solo se richiesta dal cliente.

Cosa succede se supero gli 85.000 EUR di fatturato in forfettario?

Se a fine anno il fatturato e tra 85.001 e 100.000 EUR, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 EUR in corso d’anno, esci immediatamente dal mese stesso del superamento, con obbligo di applicare l’IVA retroattivamente da quel momento.

Posso assumere un’apprendista anche se sono in forfettario?

SI, ma attenzione al limite di 20.000 EUR/anno di spese per lavoro dipendente e collaboratori. Per un’apprendista al primo anno, il costo totale (stipendio + contributi ridotti per apprendistato) si aggira sui 12.000-15.000 EUR/anno, quindi rientra nel limite. Se assumi due apprendiste o un’apprendista + altre forme, fai bene i conti.

Mi conviene aprire come SRL artigiana invece che ditta individuale?

Per la maggior parte delle estetiste single, la ditta individuale e piu conveniente per semplicita e costi (no contabilita ordinaria, no bilancio depositato in CCIAA, no tassazione IRES). La SRL ha senso se: si superano fatturati di 100-150.000 EUR, si vuole separare patrimonio personale da quello aziendale, si pianifica un’apertura con piu socie professioniste.

Il CAF puo aiutarmi ad aprire la partita IVA come estetista?

SI. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le aspiranti estetiste in tutto il percorso: apertura partita IVA, iscrizione CCIAA, comunicazione INPS Artigiani, presentazione SCIA al Comune, scelta del regime fiscale piu vantaggioso, gestione contabile annuale, dichiarazione redditi e pagamento contributi.

Conclusione: aprire la partita IVA da estetista nel 2026

Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 richiede un percorso strutturato: qualifica professionale, iscrizione all’Albo Artigiani, SCIA al Comune, autorizzazione ASL, scelta del regime fiscale. Il regime forfettario con riduzione contributi del 35% e la soluzione piu conveniente per chi parte e ha costi contenuti, mentre il regime ordinario e indicato per centri estetici con investimenti elevati e dipendenti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in tutte le fasi: dall’apertura partita IVA alla gestione fiscale annuale, calcolando il regime piu conveniente in base al tuo fatturato e ai tuoi costi reali. Contatta lo studio per una consulenza personalizzata e parti con il piede giusto nella tua attivita di estetista.

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  • Dichiarazione redditi (Modello Redditi PF)
  • Calcolo e versamento F24 contributi e tasse
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Giugno 14, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-14 08:00:002026-05-23 07:42:32Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA

Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

regime forfettario partita iva

“Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

Indice dei contenuti

  1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
  2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
  3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
  4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
  5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
  6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
  7. Caso 3: Avvocato + influencer
  8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
  9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
  10. Impresa individuale + libera professione
  11. Societa e partita IVA del socio
  12. Come gestire concretamente piu attivita
  13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
  14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
  15. FAQ – Domande frequenti

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La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

Perche non si possono avere due P.IVA distinte

La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

  • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
  • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
  • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
  • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

Cosa e possibile invece: le alternative legali

Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

  • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
  • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
  • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
  • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

Codice ATECO principale

E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

  • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
  • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
  • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
  • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

Codici ATECO secondari

Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

  • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
  • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
  • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

  • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
  • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

Caso 2: Medico + affitti immobiliari

Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

Cosa fare in pratica:

  • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
  • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
  • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

Caso 3: Avvocato + influencer

Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

  • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
  • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
  • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

Aspetti pratici:

  • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
  • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
  • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
  • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

Compensi da amministratore

I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

Cause ostative al forfettario

Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

  • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
  • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

Impresa individuale + libera professione

Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

  • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
  • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
  • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
  • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

Societa e partita IVA del socio

Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

Socio di SRL

  • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
  • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
  • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
  • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

Socio di SNC o SAS

  • La societa di persone ha la propria P.IVA
  • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
  • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

Conflitto cause ostative forfettario

Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

  • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
  • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
  • Avere quote in imprese familiari

Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

Come gestire concretamente piu attivita

Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

1. Variazione attivita – Modello AA9/12

Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

2. Contabilita separata per attivita

Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

  • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
  • Imputare le spese alla rispettiva attivita
  • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
  • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

3. Limiti del forfettario su totale attivita

I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

  • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
  • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
  • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

4. Fatturazione

Le fatture devono indicare:

  • La P.IVA unica del titolare
  • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
  • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
  • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

Chiusura e riapertura di una partita IVA

Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

Chiusura P.IVA

  • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
  • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
  • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
  • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

Riapertura

La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

Italiano residente all’estero con attivita in Italia

  • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
  • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
  • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
  • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

Convenzioni contro le doppie imposizioni

L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

  • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
  • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
  • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
  • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
  • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Aprire Partita IVA 2026 e Iniziare a Fatturare: Guida Completa Step-by-Step

regime forfettario partita iva

Indice dei contenuti

  1. Chi deve aprire Partita IVA nel 2026
  2. Forfettario vs Ordinario: la prima scelta
  3. Codice ATECO 2026: come scegliere quello giusto
  4. Procedura di apertura step-by-step
  5. Cassa previdenziale: quale ti spetta
  6. Costi e adempimenti del primo anno
  7. Software di fatturazione: la scelta al day 1
  8. Errori comuni dei neo-titolari di P.IVA
  9. Domande frequenti sull’apertura P.IVA 2026

Stai pensando di aprire Partita IVA 2026 ma non sai da dove iniziare? Tranquillo, sei nel posto giusto. Aprire la P.IVA e un passaggio importante, ma con le informazioni giuste e il supporto del CAF diventa una procedura semplice e veloce. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come aprire P.IVA 2026, quale regime fiscale scegliere, come selezionare il codice ATECO giusto per la tua attivita e quali sono i costi reali del primo anno. Che tu sia un freelance alle prime armi, un neolaureato o un lavoratore in transizione, aprire Partita IVA 2026 e il primo passo per iniziare a fatturare legalmente i tuoi servizi. Ti accompagniamo dall’iscrizione fino all’emissione della prima fattura, evitando gli errori piu comuni che fanno perdere tempo e soldi ai neo-imprenditori.

Chi deve aprire Partita IVA nel 2026

Devi aprire Partita IVA 2026 ogni volta che svolgi un’attivita economica abituale (anche part-time) volta a produrre reddito. La regola e semplice: se l’attivita non e occasionale ma continuativa, la P.IVA e obbligatoria, indipendentemente dall’importo fatturato. Molti pensano che ci sia una soglia minima sotto la quale si puo lavorare senza P.IVA, ma non e cosi: il discrimine e l’abitualita della prestazione, non l’ammontare dei compensi.

I casi tipici in cui aprire P.IVA 2026 e obbligatorio sono i seguenti:

  • Freelance e professionisti che lavorano per piu clienti (grafici, copywriter, sviluppatori, traduttori, consulenti)
  • Professionisti sanitari come fisioterapisti, psicologi, osteopati, dietisti, logopedisti
  • Liberi professionisti iscritti ad albi (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, medici)
  • E-commerce e venditori online anche tramite marketplace come Amazon, Etsy o Vinted (sopra una certa frequenza)
  • Artigiani e commercianti che aprono un’attivita in proprio
  • Influencer e creator con guadagni stabili da contenuti, sponsorizzazioni o affiliate marketing
  • Lavoratori autonomi occasionali che superano i 5.000 euro lordi annui o che lavorano in modo continuativo per lo stesso committente

Un errore frequente riguarda le prestazioni occasionali: si possono fare senza P.IVA solo se sono davvero sporadiche e non rappresentano la tua attivita principale. Se ti accorgi che il lavoro e diventato regolare, devi aprire Partita IVA 2026 entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita, per evitare sanzioni dall’Agenzia delle Entrate.

Forfettario vs Ordinario: la prima scelta quando apri Partita IVA 2026

La prima decisione importante quando vuoi aprire Partita IVA 2026 e il regime fiscale. Esistono due opzioni principali: il regime forfettario (agevolato) e il regime ordinario (semplificato o ordinario vero e proprio). La scelta giusta dipende dal tuo volume di affari previsto, dal tipo di attivita e dalle spese che dovrai sostenere.

Il regime forfettario e quasi sempre la scelta migliore per chi parte da zero. Prevede una imposta sostitutiva unica del 15% (che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP) oppure del 5% per i primi 5 anni se sei una nuova attivita che non hai mai svolto prima. In parole semplici, paghi una tassa sola al posto di tre.

Ecco una tabella comparativa per orientarti:

CaratteristicaRegime ForfettarioRegime Ordinario
Limite ricavi/compensi85.000 euro annuiNessun limite
Imposta15% (5% startup primi 5 anni)IRPEF a scaglioni 23%-43%
IVA in fatturaEsente (no IVA)Si (22% standard)
Fatturazione elettronicaObbligatoriaObbligatoria
Tenuta contabilitaSemplificataCompleta
Deducibilita speseForfettaria (coefficiente)Analitica per ogni spesa
Ritenuta d’accontoNon si applicaSi (20%)

Il primo anno forfettario e particolarmente conveniente: oltre all’aliquota ridotta al 5%, non devi gestire l’IVA, non applichi la ritenuta d’acconto e la contabilita e ridotta al minimo. Per accedere al regime devi rispettare alcuni requisiti: ricavi inferiori a 85.000 euro, spese per personale sotto i 20.000 euro, redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente sotto i 30.000 euro (se sei dipendente part-time).

Codice ATECO 2026: come scegliere quello giusto per la tua attivita

Il codice ATECO 2026 e un codice numerico che identifica l’attivita economica che svolgi. Va indicato nel modulo di apertura della P.IVA e determina aspetti cruciali: il coefficiente di redditivita nel forfettario (cioe la percentuale di ricavi che diventa reddito tassabile), la cassa previdenziale di iscrizione, le eventuali abilitazioni richieste e il regime IVA. Scegliere il codice sbagliato e uno degli errori piu costosi quando decidi di aprire P.IVA 2026.

Dal 1 aprile 2025 e entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 (in uso anche nel 2026), che ha aggiornato e raggruppato molti codici. La transizione dalla precedente classificazione ATECO 2007/2022 e gestita con tabelle di raccordo ufficiali ISTAT: chi aveva gia aperto P.IVA con i vecchi codici e stato riclassificato automaticamente. Per chi apre P.IVA oggi e importante verificare il nuovo codice direttamente sul sito ISTAT, perche molti codici hanno cambiato numerazione.

Ecco alcuni esempi indicativi delle categorie di attivita piu richieste (i numeri esatti vanno sempre verificati sulla classificazione ATECO 2025 aggiornata):

  • Sviluppatori software e programmatori (sezione 62 – servizi informatici): coefficiente redditivita 67%
  • Consulenti aziendali e di management (sezione 70 – attivita di consulenza imprenditoriale): coefficiente 78%
  • Grafici e designer freelance (sezione 74 – attivita professionali, scientifiche e tecniche): coefficiente 78%
  • Copywriter, traduttori e content creator (sezione 74 oppure sezione 90 – attivita creative artistiche): coefficiente 78%
  • Fisioterapisti (sezione 86 – assistenza sanitaria): coefficiente 78%
  • Psicologi (sezione 86 – assistenza sanitaria): coefficiente 78%
  • Estetisti (sezione 96 – servizi per la persona): coefficiente 67%
  • E-commerce e vendita online (sezione 47 – commercio al dettaglio per corrispondenza/internet): coefficiente 40%
  • Ristorazione e bar (sezione 56): coefficiente 40%

Il coefficiente di redditivita indica quale percentuale dei tuoi ricavi viene considerata reddito imponibile. Facciamo un esempio: se fatturi 30.000 euro come consulente (coefficiente 78%), il tuo reddito tassabile sara 23.400 euro (30.000 x 78%). Su questi pagherai il 15% (o il 5% se startup), quindi 3.510 euro di imposta sostitutiva (oppure 1.170 euro in caso di startup).

Procedura di apertura step-by-step per aprire Partita IVA 2026

Vediamo ora i 6 step concreti per aprire Partita IVA 2026 in modo corretto. La procedura sembra complicata, ma seguendo l’ordine giusto evita ritardi e errori. Tutto il processo, con il supporto del CAF, si conclude in 3-5 giorni lavorativi.

Step 1 – Scelta del regime fiscale

Prima di tutto si decide se aderire al regime forfettario o all’ordinario. Come abbiamo visto, nel 95% dei casi il forfettario e la scelta corretta per chi parte. La scelta va comunicata nel modello di apertura: se non la specifichi, vieni inserito automaticamente in regime ordinario, costringendoti a una variazione successiva.

Step 2 – Scelta del codice ATECO 2026

Identifica con precisione il codice ATECO che descrive la tua attivita principale. Puoi avere anche piu codici (uno principale e altri secondari) se svolgi attivita diverse. Il codice determina coefficiente, cassa previdenziale e regime IVA, quindi va scelto con cura.

Step 3 – Compilazione del modello AA9/12 (o ComUnica)

Per aprire una P.IVA come libero professionista (senza obbligo di iscrizione al Registro Imprese), si usa il modello AA9/12. Si presenta all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita, gratuitamente, via PEC oppure dall’area riservata del sito dell’Agenzia. Se invece apri un’attivita di impresa o artigianale, serve la ComUnica (Comunicazione Unica d’Impresa) tramite il portale Infocamere.

Step 4 – Attivazione della cassa previdenziale

In base al codice ATECO scelto, devi iscriverti alla giusta cassa previdenziale: INPS Gestione Separata (professionisti senza albo), Cassa privata (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri), INPS Artigiani o INPS Commercianti.

Step 5 – Iscrizione INPS

L’iscrizione all’INPS e obbligatoria per quasi tutti i titolari di P.IVA. Se sei un professionista senza albo, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Se sei artigiano o commerciante, all’apposita gestione (con contributi fissi minimi obbligatori, anche se non guadagni nulla).

Step 6 – Emissione prima fattura e fatturazione elettronica

Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria anche per i forfettari. Quindi appena apri la P.IVA, devi attrezzarti con un software di fatturazione elettronica abilitato al Sistema di Interscambio (SdI). Vedremo nella sezione 7 quali sono le opzioni migliori.

Cassa previdenziale: quale ti spetta quando apri P.IVA 2026

La cassa previdenziale e l’ente a cui versi i contributi pensionistici quando hai la Partita IVA. Dipende dal tipo di attivita e dal codice ATECO che hai scelto. Sbagliare cassa significa versare contributi nel posto sbagliato, perdere coperture e rischiare sanzioni. Vediamo le tre principali tipologie.

INPS Gestione Separata

E la cassa per la maggior parte dei liberi professionisti senza albo: consulenti, copywriter, sviluppatori, grafici, formatori, web designer. Per il 2026 le aliquote confermate dalla circolare INPS n. 8/2026 sono:

  • 26,07% per professionisti senza altra copertura previdenziale (la situazione piu comune)
  • 24% per chi ha gia un’altra copertura previdenziale (es. lavoratori dipendenti che aprono P.IVA in parallelo, pensionati)

Il massimale di reddito per il 2026 oltre il quale non si versano contributi e di 122.295 euro, mentre il minimale di reddito e 18.808 euro. La caratteristica fondamentale della Gestione Separata e che paghi contributi solo su quanto effettivamente fatturi: non ci sono contributi fissi obbligatori.

Casse private per professionisti iscritti ad albi

Se sei iscritto a un albo professionale (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, medici), ti iscrivi alla cassa professionale di categoria: Cassa Forense (avvocati), CNPADC (dottori commercialisti), Inarcassa (architetti e ingegneri), ENPAM (medici), ENPAPI (infermieri), CIPAG (geometri). Ogni cassa ha le sue aliquote, i suoi minimali e le sue regole.

INPS Artigiani e INPS Commercianti

Riservata a chi svolge attivita di impresa. Le aliquote 2026 (circolare INPS n. 14/2026) sono: Artigiani 24%, Commercianti 24,48%. Attenzione: in queste due gestioni esistono i contributi fissi obbligatori sul minimale di 18.808 euro, anche se in un anno non hai guadagnato nulla. Per il 2026 i contributi fissi annui sono: Artigiani circa 4.521,36 euro, Commercianti circa 4.611,64 euro. I forfettari possono richiedere la riduzione contributiva del 35%.

Costi e adempimenti del primo anno con Partita IVA 2026

Una delle domande piu frequenti di chi vuole aprire Partita IVA 2026 e: “Quanto mi costa davvero il primo anno?”. Sfatiamo subito un mito: aprire P.IVA in se e gratis. L’Agenzia delle Entrate non chiede nessuna tassa per l’apertura. I costi veri arrivano dopo, e dipendono da regime fiscale, cassa e fatturato.

Facciamo un esempio realistico. Marco apre P.IVA a gennaio 2026 come consulente di marketing freelance (coefficiente 78%) in regime forfettario startup al 5%. Si iscrive alla Gestione Separata INPS (aliquota 26,07%). Nel primo anno fattura 25.000 euro lordi:

  • Reddito imponibile: 25.000 x 78% = 19.500 euro
  • Imposta sostitutiva 5%: 19.500 x 5% = 975 euro
  • Contributi INPS Gestione Separata: 19.500 x 26,07% = 5.083 euro
  • Totale tasse + contributi: 6.058 euro (circa 24% del fatturato)

Altri costi tipici del primo anno:

  • Software di fatturazione elettronica: dai 0 euro (Agenzia Entrate gratis, con limiti) ai 40-80 euro annui (software professionali)
  • PEC obbligatoria: circa 10-30 euro annui
  • Firma digitale (se serve): 30-50 euro una tantum
  • Marca da bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro in forfettario (a tuo carico)
  • CAF o commercialista: dai 300-500 euro annui (CAF e servizi online) ai 1.500-2.000 euro (commercialista tradizionale)

Quando si pagano le tasse? Tutti i versamenti si fanno tramite modello F24. Il calendario cambia in base alla cassa previdenziale di iscrizione.

Per chi e iscritto alla Gestione Separata INPS le scadenze coincidono con il calendario IRPEF:

  • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva anno precedente + primo acconto + saldo contributi Gestione Separata
  • 30 novembre 2026: secondo acconto imposta sostitutiva + secondo acconto contributi Gestione Separata

Per chi e iscritto a INPS Artigiani o Commercianti valgono invece 4 rate trimestrali fisse sul minimale:

  • 16 maggio 2026
  • 20 agosto 2026
  • 16 novembre 2026
  • 16 febbraio 2027

Il primo anno hai una bella notizia: non paghi acconti sull’imposta sostitutiva perche non esiste un anno precedente. Il nostro consiglio? Metti da parte ogni mese il 25-30% di quanto fatturi: a fine anno avrai esattamente quello che serve per F24 senza brutte sorprese.

Scegliere il software di fatturazione al day 1 dopo aver aperto P.IVA 2026

Appena finisci di aprire Partita IVA 2026 e ottieni il numero di P.IVA dall’Agenzia delle Entrate, c’e un’ultima cosa da fare prima di iniziare a fatturare: scegliere il software di fatturazione elettronica. Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria anche per i forfettari, senza eccezioni. Non puoi piu usare il blocchetto cartaceo o un PDF inviato via email: ogni fattura deve passare dal Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.

1. Software Agenzia delle Entrate (gratuito)

L’Agenzia delle Entrate offre un servizio di fatturazione elettronica gratuito tramite il portale Fatture e Corrispettivi. Pro: costa zero. Contro: l’interfaccia e ostica, non gestisce in automatico le configurazioni del forfettario (RF19, codice natura N2.2, bollo, diciture obbligatorie). Devi inserire tutto manualmente, e un errore puo rendere la fattura non valida.

2. Fatturazione Italia (consigliato per chi parte da zero)

Fatturazione Italia e la soluzione zero-config per forfettari: quando apri la P.IVA forfettaria e crei l’account, il sistema configura automaticamente tutti i parametri tecnici. Non devi sapere cosa sono RF19, N2.2, il bollo da 2 euro sopra 77,47 euro, l’IVA al 0%, la rivalsa INPS: il software se ne occupa per te. Questi i vantaggi concreti: 30 giorni di trial gratis, prezzo bloccato per 5 anni (circa 40-60 euro l’anno), setup automatico per forfettari (codice natura, dicitura obbligatoria, bollo, ritenuta non applicabile) e interfaccia semplificata.

3. Fatture in Cloud forfettario

Fatture in Cloud e una delle alternative piu diffuse sul mercato. Pro: brand riconosciuto, app mobile completa, integrazioni con tanti tool. Contro: il prezzo del piano base parte da circa 70-80 euro l’anno (senza prezzo bloccato) e l’interfaccia e meno semplificata. Va bene se hai gia esperienza con software gestionali e cerchi molte integrazioni.

Il nostro consiglio: per il day 1 del tuo percorso da freelance, scegli un software che ti tolga problemi invece di crearne. Fatturazione Italia e pensata esattamente per questo: lasciare il neo-imprenditore concentrato sul lavoro vero, non sulla burocrazia.

Errori comuni dei neo-titolari di Partita IVA 2026

Negli anni abbiamo visto centinaia di persone affrontare l’apertura di P.IVA e commettere errori che hanno generato sanzioni, ritardi e costi extra. Ti elenchiamo i 5 errori piu comuni cosi puoi evitarli fin dal primo giorno quando decidi di aprire P.IVA 2026.

Errore 1 – Scegliere il codice ATECO sbagliato

E l’errore piu frequente e piu costoso. Un codice ATECO errato significa: coefficiente di redditivita sbagliato (paghi piu tasse), cassa previdenziale sbagliata (contributi nel posto sbagliato) e talvolta esclusione dal regime forfettario. Chi sceglie il codice errato puo trovarsi in INPS Commercianti con contributi fissi obbligatori di 4.611 euro l’anno anche fatturando zero.

Errore 2 – Non aprire la Gestione Separata INPS

Molti aprono la P.IVA all’Agenzia delle Entrate ma si dimenticano di iscriversi alla Gestione Separata INPS. Risultato: dopo 1-2 anni arriva una cartella esattoriale per contributi non versati, con sanzioni e interessi. Aprire la P.IVA all’Agenzia Entrate e iscriversi all’INPS sono due procedure separate che vanno fatte entrambe.

Errore 3 – Sottovalutare i contributi INPS

Molti neo-imprenditori calcolano solo l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) e si dimenticano dei contributi INPS che sono il 26,07% (Gestione Separata senza altra copertura). Il carico totale reale e quindi del 20-30% del fatturato. Il consiglio: accantona ogni mese il 25-30% di quanto incassi.

Errore 4 – Emettere fatture senza marca da bollo

In regime forfettario, ogni fattura imponibile oltre 77,47 euro deve avere una marca da bollo da 2 euro. Il versamento dei bolli si fa trimestralmente tramite F24 (codici tributo 2521-2524). Molti neo-titolari non lo sanno e finiscono per pagare loro i bolli mancanti.

Errore 5 – Scegliere un software di fatturazione troppo complicato

Il forfettario ha regole tecniche specifiche: codice natura N2.2, regime fiscale RF19, dicitura obbligatoria sull’articolo 1 comma 58 L. 190/2014, no IVA, ritenuta non applicabile. Chi sceglie un software pensato per il regime ordinario passa ore a configurarlo manualmente, e ogni errore genera fatture non valide o respinte dallo SdI.

Conclusione: apri la tua P.IVA con il supporto del CAF

Aprire Partita IVA 2026 e il primo passo per trasformare la tua attivita in un lavoro vero e legale. Con le scelte giuste fin dal day 1 – regime forfettario, codice ATECO corretto, cassa previdenziale adeguata e software di fatturazione elettronica semplice – puoi concentrarti sul tuo business invece di perdere tempo con la burocrazia. Il primo anno e anche il piu favorevole dal punto di vista fiscale: imposta sostitutiva al 5%, nessun acconto da versare e supporto totale del CAF. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121: analizziamo insieme la tua situazione e ti accompagniamo fino all’emissione della prima fattura.

Domande frequenti sull’apertura Partita IVA 2026

Quanto costa aprire Partita IVA 2026?

Aprire Partita IVA 2026 all’Agenzia delle Entrate e gratuito: non si paga nessuna tassa di apertura. I costi del primo anno arrivano dai contributi INPS (26,07% del reddito in Gestione Separata), dall’imposta sostitutiva (5% startup o 15% standard), dal software di fatturazione (40-80 euro annui), dalla PEC obbligatoria (10-30 euro) e dall’eventuale supporto del CAF (300-500 euro annui).

Posso aprire Partita IVA da solo o serve un commercialista?

Tecnicamente il modello AA9/12 puo essere inviato autonomamente, ma nella pratica aprire P.IVA senza supporto e rischioso: la scelta del codice ATECO, del regime fiscale, della cassa previdenziale e del setup di fatturazione richiede competenze fiscali specifiche. Un errore al day 1 puo costare anni di sanzioni e contributi versati in eccesso. Il CAF Centro Fiscale analizza il tuo caso, sceglie l’ATECO corretto, presenta i modelli e ti segue dal primo F24.

Cosa serve per emettere la prima fattura dopo aver aperto P.IVA 2026?

Servono tre cose: il numero di Partita IVA (te lo da l’Agenzia delle Entrate entro 24-48 ore dall’apertura), un software di fatturazione elettronica abilitato allo SdI e le credenziali di accesso all’area riservata dell’Agenzia (SPID, CIE o CNS). Con questi tre elementi il CAF Centro Fiscale ti supporta nell’emettere correttamente la prima fattura, evitando errori sulle diciture obbligatorie.

Come si fattura al primo cliente in regime forfettario?

La prima fattura forfettaria deve contenere: dati anagrafici, descrizione della prestazione, importo, codice natura N2.2 (operazione senza IVA), dicitura obbligatoria ‘Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA’, indicazione che la ritenuta d’acconto non si applica (art. 1 c. 67 L. 190/2014) e marca da bollo da 2 euro se l’imponibile supera 77,47 euro.

Quali tasse pago il primo anno con la mia Partita IVA 2026?

Il primo anno di P.IVA forfettaria startup paghi: imposta sostitutiva del 5% sul reddito imponibile (ricavi x coefficiente ATECO) e contributi INPS del 26,07% (Gestione Separata senza altra copertura) o 24% (con altra copertura). Il vantaggio e che il primo anno non paghi acconti: l’F24 di giugno 2027 sara solo il saldo dei ricavi 2026. Per un fatturato di 25.000 euro con coefficiente 78%, il totale tra imposta e contributi e circa 6.000 euro (24% del fatturato).


Apri la tua Partita IVA con il CAF Centro Fiscale

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta ad aprire P.IVA 2026 in modo corretto: scelta del regime, codice ATECO, iscrizione INPS e prima fattura. Tutto in un unico servizio.

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    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-09 09:00:002026-05-23 07:51:29Aprire Partita IVA 2026 e Iniziare a Fatturare: Guida Completa Step-by-Step
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime Fiscale

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Vuoi metterti in proprio come agente di commercio o aprire un’agenzia immobiliare? Sono due professioni regolamentate, con percorsi di accesso, casse previdenziali e regimi fiscali profondamente diversi. L’agente di commercio versa contributi a ENASARCO e Gestione Separata INPS, il mediatore immobiliare paga la Gestione Commercianti INPS ed è obbligato a sottoscrivere una polizza fideiussoria. Entrambi possono accedere al regime forfettario con coefficiente di redditività del 62%, ma le regole pratiche cambiano molto. In questa guida 2026 trovi tutto: iscrizione REA, codici ATECO, aliquote contributive, ritenute, esempi concreti di calcolo tasse e provvigioni di mercato.

    Indice dei contenuti

    1. Agente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiave
    2. Agente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECO
    3. ENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRR
    4. Mediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoria
    5. Regime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%
    6. INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliare
    7. Ritenuta d’acconto e rivalsa INPS in fattura
    8. Provvigioni di mercato: agente vs mediatore
    9. Esempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euro
    10. Esempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euro
    11. Procacciatore d’affari: differenze con l’agente
    12. Spese deducibili: auto, telefono, formazione
    13. Errori comuni da evitare nel primo anno
    14. Domande frequenti

    Agente di commercio o mediatore immobiliare: differenze chiave

    Le due figure vengono spesso confuse, ma la legge italiana le distingue nettamente. La differenza non è solo terminologica: cambiano il tipo di contratto, gli obblighi previdenziali e perfino la natura del compenso.

    L’agente di commercio (artt. 1742-1753 c.c.) è un professionista che, in base a un mandato continuativo con una o più aziende mandanti, promuove la conclusione di contratti di vendita di beni o servizi in una zona definita. Lavora “per conto di” un’azienda specifica e riceve provvigioni sui contratti andati a buon fine. Il rapporto è stabile e regolato dagli AEC (Accordi Economici Collettivi).

    Il mediatore immobiliare (legge 39/1989 e D.Lgs. 59/2010) è invece un professionista terzo e imparziale: mette in contatto venditore e acquirente di un immobile senza essere legato ad alcuna delle due parti da un rapporto di rappresentanza. Per questo viene retribuito da entrambe le parti del contratto, secondo la classica formula “provvigione per ciascuna parte”.

    AspettoAgente di commercioMediatore immobiliare
    RapportoMandato continuativo con casa mandanteImparziale tra le parti
    IscrizioneREA agenti (no esame)REA mediatori (esame CCIAA)
    Cassa previdenzialeENASARCO + Gestione SeparataINPS Gestione Commercianti
    Codice ATECO46.18.00 / 46.19.0068.31.00
    Polizza fideiussoriaNon obbligatoriaObbligatoria
    Compenso tipico5-15% sul venduto2-4% per parte

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    Agente di commercio 2026: requisiti, REA, SCIA e ATECO

    Per avviare l’attività di agente di commercio nel 2026 servono tre adempimenti principali: apertura della partita IVA, iscrizione al REA con SCIA, iscrizione a ENASARCO. Vediamoli in ordine.

    Apertura della partita IVA

    L’apertura avviene tramite il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, telematicamente via ComUnica. È gratuita. I codici ATECO 2025 più utilizzati per gli agenti di commercio sono:

    • 46.18.00 – Agenti specializzati nella vendita di altri prodotti specifici (per esempio: agenti monomandatari di un settore particolare)
    • 46.19.00 – Agenti e rappresentanti di vari prodotti senza prevalenza di alcuno (per chi vende prodotti di settori diversi)
    • 46.14.0X – Agenti per prodotti specifici (macchinari, autoveicoli, prodotti industriali)
    • 46.16.0X – Agenti per tessili, abbigliamento e calzature
    • 46.17.0X – Agenti per prodotti alimentari, bevande, tabacco

    Iscrizione al REA con SCIA

    Dal 2012 (D.Lgs. 59/2010 e D.M. 26/10/2011) il vecchio “ruolo agenti” è stato abolito e sostituito dall’iscrizione al REA (Repertorio Economico Amministrativo) della Camera di Commercio competente, mediante SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Per essere iscritti come agenti occorre uno dei seguenti requisiti professionali:

    1. Diploma di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo commerciale, oppure laurea in materie economico-giuridiche
    2. Aver frequentato un corso di formazione per agenti e rappresentanti riconosciuto dalla Regione (durata media 230 ore)
    3. Aver svolto attività come dipendente con qualifica di agente per almeno due anni nei cinque precedenti

    L’iscrizione al REA è gratuita ma richiede il diritto annuale CCIAA (variabile da circa 53 a 200 euro a seconda del fatturato).

    Mandato di agenzia

    Una volta iscritti, prima di iniziare l’attività occorre firmare il contratto di agenzia con la casa mandante. Gli AEC (Accordo Economico Collettivo) di settore – industria, commercio, piccole imprese – disciplinano provvigioni minime, esclusive di zona, durata, preavviso, indennità di clientela e di scioglimento. È fondamentale leggere bene il mandato prima di firmare: la zona, il portafoglio clienti, l’esclusiva e le aliquote provvigionali sono i punti che incidono di più sul futuro reddituale.

    ENASARCO 2026: aliquote, massimali e FIRR

    L’ENASARCO (Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e i Rappresentanti di Commercio) è la cassa previdenziale obbligatoria integrativa per gli agenti di commercio. Si tratta di un secondo pilastro aggiuntivo: non sostituisce l’INPS Gestione Separata, vi si affianca.

    Aliquote contributive 2026

    Per il 2026 l’aliquota complessiva ENASARCO è del 17% delle provvigioni maturate, suddivisa al 50% tra agente e mandante:

    • 8,5% a carico dell’agente (trattenuto dalla mandante in fattura)
    • 8,5% a carico della mandante (versato direttamente da quest’ultima)

    Il versamento è trimestrale ed è effettuato dalla casa mandante per entrambe le quote. L’agente non deve preoccuparsi del versamento materiale: la casa mandante gli trattiene la sua quota in fattura e versa il totale direttamente all’ENASARCO entro il 20 del secondo mese successivo al trimestre.

    Massimali e minimali ENASARCO 2026

    Il massimale provvigionale 2026 è fissato attorno a 65.485 euro per ogni rapporto di agenzia plurimandatario (38.500 euro per i monomandatari, importi soggetti a rivalutazione ISTAT). Sopra questa soglia non si versa più ENASARCO su quel mandato. Il minimale annuo garantito è di circa 909 euro per i plurimandatari e 1.819 euro per i monomandatari: se le provvigioni sono inferiori, la mandante deve comunque integrare fino al minimo.

    FIRR – Fondo Indennità Risoluzione Rapporto

    Oltre ai contributi previdenziali, la mandante versa al FIRR un’aliquota crescente sul totale delle provvigioni maturate dall’agente:

    • 4% sulla quota fino a 12.400 euro annui
    • 2% sulla quota tra 12.400 e 18.600 euro
    • 1% sulla quota eccedente 18.600 euro

    Il FIRR viene erogato all’agente al momento della cessazione del mandato e rappresenta una sorta di “TFR” per gli agenti.

    Indennità di clientela

    Alla cessazione del rapporto, l’agente ha diritto anche all’indennità di clientela (art. 1751 c.c.) se ha incrementato il portafoglio clienti della mandante e se la cessazione non è dovuta a sua colpa. L’indennità è calcolata sulla media delle provvigioni degli ultimi 5 anni, con un tetto pari alla provvigione media annua. Si somma al FIRR.

    Attenzione: il forfettario, pur essendo un regime semplificato, NON esonera dall’obbligo ENASARCO. La cassa va versata sempre, indipendentemente dal regime fiscale.

    Mediatore immobiliare 2026: esame, REA e polizza fideiussoria

    Il mediatore immobiliare ha un percorso di accesso più articolato rispetto all’agente di commercio. Vediamo gli step obbligatori per il 2026.

    Esame in Camera di Commercio

    Per esercitare la professione di agente immobiliare è necessario superare un esame di abilitazione presso la CCIAA della provincia di residenza. L’esame consiste in:

    • Una prova scritta con quesiti a risposta multipla e aperta su diritto civile, urbanistica, tributario, catasto, deontologia
    • Una prova orale di approfondimento sugli stessi argomenti

    Sono ammessi alla prova chi ha frequentato un corso di formazione di almeno 80 ore presso enti accreditati, oppure chi ha conseguito laurea in materie economico-giuridiche o un diploma in mediazione.

    Iscrizione REA con qualifica di mediatore

    Superato l’esame, il candidato presenta SCIA al REA con la qualifica di mediatore immobiliare. La SCIA può essere personale (ditta individuale) o societaria (Srl, Snc, Sas). Solo da quel momento si può iniziare l’attività.

    Polizza fideiussoria obbligatoria

    Tra gli obblighi più impattanti dal punto di vista economico c’è la polizza fideiussoria a copertura dei rischi professionali, prevista dall’art. 3 comma 5-bis L. 39/1989. La polizza tutela i clienti per eventuali danni patrimoniali derivanti dall’attività di mediazione.

    • Massimale minimo: 260.000 euro per i singoli mediatori, fino a 1,5 milioni per le società
    • Costo medio annuo: circa 2.500-3.500 euro per agente singolo, in base al massimale e alla compagnia
    • Durata: annuale, da rinnovare ogni anno

    Assicurazione RC professionale

    Oltre alla fideiussione, è opportuno (e talvolta richiesto dal franchising di rete) sottoscrivere una RC professionale aggiuntiva, con costi che vanno da 400 a 1.200 euro all’anno.

    Codici ATECO per il mediatore immobiliare

    • 68.31.00 – Attività di mediazione immobiliare (codice principale)
    • 68.32.00 – Gestione di immobili per conto terzi (eventuale codice secondario)

    Regime forfettario per agenti e mediatori: coefficiente 62%

    Sia gli agenti di commercio sia i mediatori immobiliari rientrano nel codice ATECO degli “intermediari del commercio” e sono associati al coefficiente di redditività del 62%. Questo significa che il reddito imponibile su cui pagare imposte e contributi è pari al 62% del fatturato lordo, mentre il restante 38% è considerato “spese forfettarie”.

    Limiti del regime forfettario 2026

    • Soglia ricavi: 85.000 euro annui (provvigioni lorde)
    • Spese per personale: max 20.000 euro annui
    • Reddito da lavoro dipendente: max 35.000 euro l’anno precedente
    • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni se “nuova attività”, poi 15%

    Calcolo del reddito imponibile

    Formula:

    Reddito imponibile = Provvigioni × 62%
    Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile – Contributi versati) × 5% o 15%

    Esempio rapido: con 50.000 euro di provvigioni, il reddito imponibile forfettario è 31.000 euro (50.000 × 62%). Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno (ENASARCO 8,5% per gli agenti, INPS Commercianti per i mediatori), e sul risultato si applica l’aliquota del 5% o 15%.

    Vantaggi del forfettario per agenti e mediatori

    • Niente IVA: fatture senza addebito IVA, nessuna liquidazione trimestrale
    • Niente ritenuta d’acconto in fattura (con dichiarazione esplicita al cliente)
    • Niente IRAP e niente studi di settore/ISA
    • Contabilità semplificata: registro corrispettivi e fatture emesse
    • Riduzione 35% contributi INPS Commercianti (per mediatori)

    Svantaggi: spese non deducibili

    Il limite principale è che non è possibile detrarre le spese effettive: né l’auto, né il telefono, né la formazione, né l’affitto dell’ufficio. Tutto è già “incluso” nel coefficiente del 62%. Per chi sostiene molte spese reali (auto, carburante, autostrade, fiere) il regime ordinario può risultare più conveniente, soprattutto per agenti commerciali con grandi spostamenti.

    INPS Gestione Commercianti per il mediatore immobiliare

    Il mediatore immobiliare non è un agente di commercio e quindi NON paga ENASARCO. Versa i contributi alla Gestione Speciale Commercianti dell’INPS, la stessa cassa di artigiani e commercianti.

    Contributi fissi e variabili 2026

    I contributi alla Gestione Commercianti si compongono di una parte fissa e una variabile:

    TipologiaImporto / Aliquota 2026
    Minimale di reddito~ 18.555 euro (rivalutato)
    Contributo fisso annuo~ 4.200 euro (24,48% sul minimale)
    Aliquota oltre minimale24,48%
    Aliquota oltre 55.448 euro25,48%
    Massimale imponibile~ 92.000 euro
    Riduzione under 213 punti percentuali in meno

    Riduzione 35% per forfettari

    I mediatori immobiliari che adottano il regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Commercianti. La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole la riduzione, tramite servizio online INPS. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sul minimale sia alla parte variabile sul reddito eccedente.

    Esempio: contributo fisso normale 4.200 euro → con riduzione 35% diventa 2.730 euro/anno. Risparmio: 1.470 euro.

    Scadenze versamento

    • Contributi fissi: 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02)
    • Contributi variabili: con il saldo della dichiarazione redditi (30/06 saldo + I acconto, 30/11 II acconto)

    Ritenuta d’acconto e rivalsa INPS in fattura

    La fatturazione di agenti e mediatori presenta alcune peculiarità rispetto ad altre partite IVA. Vediamole nel dettaglio.

    Ritenuta d’acconto agenti di commercio

    L’agente di commercio in regime ordinario applica una ritenuta d’acconto del 23% calcolata sul 50% dell’imponibile (per via dell’abbattimento forfettario delle spese previsto dall’art. 25-bis DPR 600/73). Quindi la ritenuta effettiva è dell’11,5% sull’imponibile lordo.

    Se l’agente ha collaboratori o altri agenti dipendenti, può autocertificare alla mandante che la ritenuta sia ridotta al 4,6% (calcolata sul 20% dell’imponibile invece che sul 50%). La dichiarazione va presentata entro il 31 dicembre con effetto per l’anno successivo.

    Ritenuta mediatore immobiliare

    Il mediatore immobiliare in regime ordinario applica la ritenuta del 23% sull’intero imponibile quando il cliente è impresa o professionista (no se cliente è privato). Per i privati, ovviamente, la ritenuta non si applica.

    Forfettari: niente ritenuta

    I forfettari, sia agenti sia mediatori, NON subiscono ritenuta d’acconto. In fattura va riportata la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della L. 190/2014. Si richiede la non applicazione della ritenuta d’acconto alla fonte ai sensi dell’art. 1, comma 67, della stessa legge”.

    Rivalsa INPS in fattura (4%)

    Tra le specificità dei mediatori immobiliari, c’è la possibilità di rivalersi del 4% dei contributi INPS Commercianti sul cliente (art. 1, comma 787 L. 296/2006). Si tratta di un addebito aggiuntivo del 4% del totale fattura, che il cliente paga e che concorre al reddito tassato.

    Esempio fattura mediatore forfettario con rivalsa INPS:

    Provvigione: 5.000 euro
    Rivalsa INPS 4%: 200 euro
    Totale fattura: 5.200 euro
    Imposta di bollo (sopra 77,47 euro): 2 euro a carico cliente

    Provvigioni di mercato: agente vs mediatore

    Quanto si guadagna effettivamente? Le provvigioni di mercato variano molto in base al settore, alla zona e all’esperienza, ma esistono dei range tipici sia per gli agenti di commercio sia per i mediatori immobiliari.

    Provvigioni agente di commercio

    • Beni di consumo (alimentari, food&beverage): 3-7%
    • Tessile, abbigliamento, calzature: 6-10%
    • Industriale, macchinari, ricambi: 5-15%
    • Servizi (telecomunicazioni, energia): 5-12%
    • Beni di lusso, gioielleria, mobili: 8-15%

    Le aliquote più alte si concentrano nei settori dove le vendite sono più complesse e i cicli più lunghi. Le aliquote più basse riguardano prodotti a rotazione rapida e bassi margini.

    Provvigioni mediatore immobiliare

    Il mediatore immobiliare, secondo gli usi e gli accordi locali tipici, applica una provvigione del 2-4% del prezzo di vendita a carico di ciascuna delle due parti (acquirente e venditore). La media nazionale si attesta intorno al 3% per parte, con punte fino al 4% per immobili di prestigio.

    Esempio provvigione su appartamento da 200.000 euro:

    Provvigione 3% dal venditore: 6.000 euro + IVA
    Provvigione 3% dall’acquirente: 6.000 euro + IVA
    Totale fattura agenzia: 12.000 euro + IVA (o senza IVA se forfettario)

    Per le locazioni, la provvigione tipica è pari a una mensilità di canone più IVA per ciascuna parte (proprietario + inquilino).

    Esempio calcolo tasse: agente di commercio con 50.000 euro

    Vediamo un caso pratico: Marco, 35 anni, agente di commercio plurimandatario nel settore tessile, primo anno di attività in regime forfettario, 50.000 euro di provvigioni lorde nel 2026.

    Calcolo ENASARCO

    • Provvigioni: 50.000 euro
    • ENASARCO 8,5% trattenuto in fattura: 4.250 euro (versati dalle mandanti per conto di Marco)

    Calcolo Gestione Separata INPS

    L’agente di commercio è iscritto sia a ENASARCO sia alla Gestione Separata INPS (per la quota residuale di pensione obbligatoria). L’aliquota Gestione Separata 2026 è del 26,07% per chi non ha altra cassa obbligatoria, ma per gli agenti con ENASARCO si applica un’aliquota ridotta intorno al 24%. La base imponibile è il reddito netto forfettario.

    • Reddito imponibile forfettario: 50.000 × 62% = 31.000 euro
    • Gestione Separata 24% su 31.000 = 7.440 euro circa

    Calcolo imposta sostitutiva

    • Reddito imponibile: 31.000 euro
    • Meno contributi versati: -7.440 (Gestione Separata)
    • Base imponibile imposta: 23.560 euro
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.178 euro

    Riepilogo carico fiscale

    VoceImporto
    ENASARCO 8,5%4.250 euro
    Gestione Separata INPS7.440 euro
    Imposta sostitutiva 5%1.178 euro
    TOTALE12.868 euro (25,7%)
    Netto Marco37.132 euro

    Dopo il quinto anno, l’imposta passa al 15% e il carico fiscale sale a circa il 28-29%. Marco riceve anche i benefici FIRR e indennità clientela alla cessazione del mandato.

    Esempio calcolo tasse: mediatore immobiliare con 60.000 euro

    Secondo caso: Sara, 32 anni, mediatore immobiliare, primo anno di attività in regime forfettario con riduzione 35% INPS, 60.000 euro di provvigioni nel 2026.

    Calcolo INPS Commercianti con riduzione 35%

    • Reddito imponibile forfettario: 60.000 × 62% = 37.200 euro
    • Contributo fisso annuo (ridotto 35%): 4.200 × 0,65 = 2.730 euro
    • Eccedenza minimale: 37.200 – 18.555 = 18.645 euro
    • Contributo variabile 24,48% × 0,65 (riduzione): 18.645 × 15,91% = 2.967 euro
    • Totale INPS: 5.697 euro

    Calcolo imposta sostitutiva

    • Reddito imponibile: 37.200 euro
    • Meno contributi versati: -5.697 euro
    • Base imponibile imposta: 31.503 euro
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.575 euro

    Costi di esercizio aggiuntivi

    • Polizza fideiussoria: ~3.000 euro/anno (NON deducibile in forfettario)
    • RC professionale: ~600 euro/anno (NON deducibile)
    • Diritto annuale CCIAA: ~120 euro

    Riepilogo carico totale

    VoceImporto
    INPS Commercianti (con riduzione 35%)5.697 euro
    Imposta sostitutiva 5%1.575 euro
    Polizza fideiussoria + RC3.600 euro
    Diritto CCIAA120 euro
    TOTALE costi/tasse10.992 euro (18,3%)
    Netto Sara49.008 euro

    Il mediatore ha contributi più alti in valore assoluto (a causa del minimale fisso) ma a parità di fatturato il netto è competitivo, soprattutto sfruttando la riduzione 35%.

    Procacciatore d’affari: differenze con l’agente

    Spesso confuso con l’agente di commercio, il procacciatore d’affari è una figura distinta e non regolamentata da norme specifiche. Si tratta di chi promuove occasionalmente la conclusione di affari per conto altrui, senza un mandato continuativo.

    Differenze sostanziali

    CaratteristicaAgenteProcacciatore
    MandatoContinuativoOccasionale
    Iscrizione REAObbligatoriaNon richiesta
    ENASARCOObbligatoriaNon dovuta
    Esclusiva di zonaTipicaAssente
    Limite reddito occasionaleNessuno5.000 euro/anno (poi p.IVA)

    Se i compensi superano stabilmente i 5.000 euro l’anno o l’attività diventa abituale, l’Agenzia delle Entrate riqualifica il procacciatore come agente di commercio “di fatto”, con tutte le conseguenze previdenziali e fiscali (sanzioni ENASARCO incluse).

    Spese deducibili: auto, telefono, formazione

    Per chi adotta il regime ordinario (semplificato o ordinario), le spese sostenute per l’attività sono deducibili secondo le regole generali del TUIR. Per chi è in forfettario, invece, le spese sono già “incluse” nel coefficiente del 38% (cioè il complemento al 62% di redditività).

    Auto e carburanti (regime ordinario)

    • Agenti di commercio: deducibilità all’80% dei costi e ammortamenti, con tetto del costo di acquisto a 25.823 euro
    • Mediatori immobiliari: deducibilità al 20% con tetto 18.076 euro (regola standard)
    • IVA detraibile: 100% per agenti, 40% per mediatori

    Telefono, internet, software gestionali

    • Deducibili all’80% sia per agenti sia per mediatori
    • IVA detraibile al 50% se uso promiscuo

    Formazione e aggiornamento

    Corsi di aggiornamento, fiere di settore, abbonamenti professionali sono integralmente deducibili in ordinario fino a 10.000 euro/anno (art. 54 TUIR). In forfettario, come tutte le spese, sono già nel coefficiente.

    Quando conviene il regime ordinario?

    Per gli agenti di commercio con grandi spostamenti (auto, autostrade, alberghi, ristoranti) il regime ordinario può essere più vantaggioso. Indicativamente, se le spese reali superano il 38% del fatturato, l’ordinario batte il forfettario. Per i mediatori immobiliari, invece, le spese tipiche (polizza, ufficio, marketing) raramente superano il 38%, quindi il forfettario resta normalmente più conveniente nei primi anni.

    Errori comuni da evitare nel primo anno

    Tra i casi che vediamo più spesso al CAF Centro Fiscale, ecco gli errori più frequenti commessi da agenti e mediatori al primo anno di attività.

    1. Iniziare prima dell’iscrizione REA: emettere fatture senza essere iscritti al REA è un illecito amministrativo con sanzioni fino a 5.000 euro
    2. Dimenticare la richiesta riduzione 35% entro il 28 febbraio: per i mediatori forfettari significa perdere 1.500 euro circa di risparmio per quell’anno
    3. Non sottoscrivere la polizza fideiussoria prima di iniziare: il mediatore senza fideiussione viene sospeso dal REA
    4. Confondere ENASARCO con la Gestione Separata: l’agente paga ENTRAMBE, non è un’alternativa
    5. Forfettario senza valutare le spese reali: per agenti con auto aziendale il forfettario può essere svantaggioso
    6. Ritenuta d’acconto applicata in forfettario: ogni anno tantissimi agenti si vedono trattenere il 23% senza diritto, e devono richiederla a rimborso
    7. Mancata indicazione rivalsa INPS in fattura: per i mediatori vale 4% del fatturato perso ogni anno
    8. Confondere agente con procacciatore “per occasionale”: oltre 5.000 euro/anno scatta riqualificazione e sanzioni ENASARCO

    Domande frequenti

    Posso essere agente di commercio E mediatore immobiliare contemporaneamente?

    No, le due attività sono incompatibili per legge (art. 5 L. 39/1989 e D.Lgs. 59/2010). Un mediatore immobiliare non può svolgere attività di agenzia commerciale per conto terzi e viceversa. È invece possibile cumulare due settori diversi come agente di commercio (es. tessile e alimentare) o gestire più immobili come mediatore.

    Quanto costa aprire una partita IVA da agente di commercio?

    I costi di apertura sono molto contenuti: l’apertura della p.IVA è gratuita all’Agenzia delle Entrate, l’iscrizione REA costa il diritto annuale CCIAA (circa 53-200 euro). Servono inoltre 200-400 euro per l’eventuale corso di formazione regionale (se non si ha già il titolo). In totale: circa 300-700 euro per partire.

    Quanto costa aprire un’agenzia immobiliare?

    Per il mediatore immobiliare i costi iniziali sono più alti: corso di formazione 80 ore (~400-800 euro), tassa esame CCIAA (~200 euro), polizza fideiussoria (~3.000 euro/anno), RC professionale (~600 euro/anno), eventuale ufficio. In totale: 5.000-10.000 euro per il primo anno, escluso ufficio.

    L’ENASARCO sostituisce l’INPS?

    No. L’ENASARCO è un secondo pilastro pensionistico obbligatorio per gli agenti di commercio, ma NON sostituisce l’INPS. Gli agenti pagano sia ENASARCO sia la Gestione Separata INPS. Solo cumulando le due posizioni si raggiunge una copertura previdenziale completa.

    Quanto guadagna in media un agente immobiliare in Italia?

    Secondo i dati FIAIP e Nomisma 2025, il fatturato medio annuo di un agente immobiliare italiano è di circa 50.000-70.000 euro, con grande variabilità: nelle grandi città (Milano, Roma, Firenze) si superano gli 80.000 euro, nelle zone provinciali si scende sotto i 40.000 euro. I primi due anni sono solitamente sotto la media a causa del portafoglio clienti ancora in costruzione.

    Posso fatturare a privati come mediatore senza ritenuta?

    Sì. La ritenuta d’acconto si applica solo quando il cliente è un sostituto d’imposta (impresa, professionista). I clienti privati non sono sostituti d’imposta, quindi non applicano alcuna ritenuta. La fattura viene emessa al netto, e il mediatore paga le imposte direttamente in dichiarazione redditi.

    Posso lavorare come agente plurimandatario?

    Sì, l’agente plurimandatario ha più mandati con aziende diverse e non in concorrenza tra loro. È la forma più diffusa. L’agente monomandatario ha invece un unico mandato esclusivo (più tutelato sui minimi ENASARCO ma con vincoli maggiori).

    La rivalsa INPS 4% è obbligatoria per il mediatore?

    No, è una facoltà. Il mediatore può scegliere se applicarla o meno in fattura. Se applicata, l’addebito del 4% è a carico del cliente (impresa o privato che sia) e concorre comunque al reddito imponibile del mediatore. Per fatture verso aziende è prassi applicarla; per piccoli importi a privati spesso si rinuncia per semplicità commerciale.

    Quando si versa l’IRPEF in regime ordinario?

    Sia agenti sia mediatori in regime ordinario versano IRPEF con i normali termini: 30 giugno (saldo + I acconto 40%) e 30 novembre (II acconto 60%). L’aliquota IRPEF è progressiva (23%, 35%, 43%) e si somma alle addizionali regionali e comunali.

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    Luglio 21, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-21 14:00:002026-05-23 07:40:54Partita IVA Agente Immobiliare e Commerciale 2026: Enasarco, Provvigioni e Regime Fiscale
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Più ATECO in Regime Forfettario 2026: Come Gestire Attività Multiple

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire una partita IVA in regime forfettario non significa essere costretti a una sola attività. Molti professionisti e piccoli imprenditori scoprono nel tempo nuove opportunità di business e si chiedono se sia possibile gestire più codici ATECO contemporaneamente all’interno della stessa partita IVA forfettaria. La risposta è sì, ma con regole precise da conoscere per non rischiare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate e per scegliere la combinazione fiscalmente più conveniente.

    In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo come registrare più codici ATECO, come funziona il coefficiente di redditività con attività multiple, quale soglia rispettare per il limite degli 85.000€ e quali sono i casi pratici più frequenti — dall’architetto che vende online all’estetista che organizza corsi formativi.

    Questa guida è complementare al nostro approfondimento sulla doppia partita IVA, che riguarda invece l’apertura di due partite IVA distinte.

    Indice dei contenuti

    1. Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?
    2. ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza
    3. Come registrare più ATECO: modello AA9/12
    4. Coefficiente di redditività con più ATECO
    5. Limite 85.000€ e somma dei compensi
    6. Casi pratici: combinazioni reali
    7. Combinazioni vantaggiose e svantaggiose
    8. Cambio di prevalenza durante l’anno
    9. Impatto sulla gestione previdenziale
    10. Limite investimenti 20.000€ con più ATECO
    11. Domande frequenti

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    Una P.IVA forfettaria può avere più codici ATECO?

    Sì, una partita IVA in regime forfettario può avere più codici ATECO. La normativa italiana (Legge 190/2014) non pone alcun divieto a esercitare attività multiple sotto la stessa partita IVA. Anzi, è una situazione molto comune: il libero professionista che diversifica i ricavi, l’artigiano che amplia la gamma di servizi, il commerciante che aggiunge una linea online.

    L’unico vincolo riguarda la compatibilità tra codici ATECO: ogni nuovo codice deve essere coerente con la natura giuridica della partita IVA (ditta individuale, libero professionista) e non deve attivare cause ostative al regime forfettario. Per esempio, un dipendente non può aprire un’attività che si configuri come prevalentemente rivolta verso il proprio datore di lavoro.

    L’Agenzia delle Entrate, attraverso varie risposte ad interpello (ad esempio Risposta n. 169/2020), ha chiarito che il forfettario “non è incompatibile con l’esercizio di più attività identificate con codici ATECO differenti”. L’importante è gestire correttamente la fatturazione separata e applicare il giusto coefficiente di redditività.

    ATECO principale vs ATECO secondari: la differenza

    Quando hai più codici ATECO, l’Agenzia delle Entrate richiede di indicarne uno come principale (prevalente) e gli altri come secondari (accessori). La distinzione non è formale: ha conseguenze fiscali concrete sul calcolo del reddito e sulla cassa previdenziale di iscrizione.

    ATECO principale

    L’ATECO principale identifica l’attività prevalente, quella da cui deriva la quota maggiore di fatturato. Il criterio per stabilire la prevalenza è chiaro: è prevalente l’attività che genera oltre il 51% dei compensi annui. In caso di parità o difficoltà di calcolo, vale il principio della “stabilità”: prevale l’attività esercitata in modo più strutturato e continuativo.

    ATECO secondari

    Gli ATECO secondari sono attività complementari, accessorie o di diversificazione che generano una parte minoritaria del fatturato. Possono essere uno o più di uno (la legge non fissa un limite numerico, anche se l’Agenzia delle Entrate generalmente accetta fino a 5-6 codici secondari senza obiezioni).

    Importante: ogni codice ATECO deve essere effettivamente esercitato. Aprire codici “preventivi” che non corrispondono ad attività reali è sconsigliato e può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in caso di controlli.

    Come registrare più ATECO: modello AA9/12

    La registrazione di codici ATECO multipli avviene tramite il modello AA9/12, il documento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per dichiarare inizio attività, variazioni e cessazioni delle persone fisiche. Esistono due scenari principali.

    1. Apertura iniziale con più ATECO

    Se sai già fin dall’inizio di voler esercitare più attività, puoi indicare tutti i codici ATECO direttamente in fase di apertura della partita IVA. Nel modello AA9/12 troverai il quadro B (attività esercitate): qui inserisci il codice prevalente e, nel riquadro dedicato, gli eventuali codici secondari.

    2. Variazione successiva

    Se hai già una partita IVA aperta e vuoi aggiungere un nuovo ATECO, presenti un AA9/12 di variazione. La modifica è gratuita e va effettuata entro 30 giorni dall’inizio effettivo della nuova attività. La variazione produce effetti immediati: dal giorno della comunicazione puoi fatturare anche con il nuovo codice.

    Modalità di invio

    • Online via SPID/CIE sul sito dell’Agenzia delle Entrate (sezione “Servizi – Partita IVA”)
    • Tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF)
    • In presenza presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate (su appuntamento)

    Se hai una partita IVA artigiana o commerciale iscritta in Camera di Commercio, oltre all’AA9/12 dovrai aggiornare anche la visura camerale tramite ComUnica.

    Coefficiente di redditività con più ATECO

    Questo è probabilmente il punto più delicato e meno conosciuto. Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola moltiplicando i compensi per un coefficiente di redditività che varia da attività a attività (40% commercio, 67% servizi, 78% professioni, 86% costruzioni, ecc.).

    Quando hai più ATECO, la regola dell’Agenzia delle Entrate (chiarita nella Circolare 10/E/2016) è chiara: si applica il coefficiente di redditività dell’attività prevalente a tutto il fatturato complessivo. Non si fa una media ponderata, non si applicano coefficienti differenti alle singole attività.

    Esempio concreto

    • Attività A (coefficiente 78%): fatturato 32.000€ → 80% del totale
    • Attività B (coefficiente 40%): fatturato 8.000€ → 20% del totale
    • Coefficiente unico applicato: 78% (perché A è prevalente)
    • Reddito imponibile = 40.000€ × 78% = 31.200€

    Questa regola può essere svantaggiosa se l’attività prevalente ha un coefficiente alto e quella secondaria un coefficiente basso. Al contrario, può essere conveniente se la prevalenza è invertita.

    La soglia del 51%

    Per essere considerata prevalente, un’attività deve generare più del 51% dei compensi annui. Se nessuna attività raggiunge questa soglia (per esempio 45% + 35% + 20%), prevale comunque quella con la quota maggiore. Il calcolo si fa a fine anno sulla base della contabilità effettiva, non delle previsioni iniziali.

    Limite 85.000€ e somma dei compensi

    La soglia di permanenza nel regime forfettario è di 85.000€ di compensi annui. Con più codici ATECO la regola è semplice: il limite si calcola sulla somma totale di tutti i compensi, senza distinzioni per attività.

    Esempio: se incassi 60.000€ con l’attività principale (architetto) e 30.000€ con l’attività secondaria (e-commerce), il totale è 90.000€ — oltre il limite. Anche se nessuna delle due attività singolarmente supererebbe gli 85.000€, la somma fa scattare la fuoriuscita dal forfettario (con regole differenti se hai superato 100.000€ rispetto a 85.000-100.000€).

    Per gli aspetti operativi del superamento della soglia, ti rimandiamo alla nostra guida specifica sulla soglia di 85.000€ nel regime forfettario.

    Casi pratici: combinazioni reali

    Caso 1 — Architetto con e-commerce di design

    Marco è architetto e vuole vendere online complementi d’arredo da lui disegnati.

    • ATECO principale: 71.11.00 (Attività degli studi di architettura) — coefficiente 78%
    • ATECO secondario: 47.91.10 (Commercio al dettaglio prodotti via internet) — coefficiente 40%
    • Fatturato: 30.000€ architetto + 10.000€ e-commerce = 40.000€
    • Coefficiente applicato: 78% (architetto prevalente con 75% del totale)
    • Reddito imponibile: 40.000€ × 78% = 31.200€
    • Imposta sostitutiva 15%: 4.680€

    Se Marco fosse partito con due partite IVA separate, avrebbe pagato 78% sui 30K (architetto) + 40% sui 10K (e-commerce). Risultato: 23.400€ + 4.000€ = 27.400€ di reddito, contro i 31.200€ con un’unica P.IVA. Differenza: 3.800€.

    Caso 2 — Estetista con corsi formativi

    Laura ha un centro estetico e tiene anche corsi di trucco semi-permanente.

    • ATECO 96.02.02 (Servizi degli istituti di bellezza) — coefficiente 67%
    • ATECO 85.51.00 (Corsi sportivi e ricreativi e altra istruzione) — coefficiente 78%

    Scenario A — Estetista prevalente (70% fatturato): Si applica il coefficiente 67% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 33.500€.

    Scenario B — Corsi prevalenti (60% fatturato): Si applica il coefficiente 78% a tutto. Su 50.000€ totali → reddito 39.000€.

    In questo caso a Laura conviene mantenere l’estetica come prevalente, non solo per coerenza con la sua attività storica ma anche perché il coefficiente 67% è più favorevole del 78%.

    Caso 3 — Personal trainer con vendita integratori

    Luca è personal trainer e vuole vendere integratori ai suoi clienti.

    • ATECO 85.51.00 o 93.13.00 (attività sportive) — coefficiente 78%
    • ATECO 47.75.10 o simili (commercio al dettaglio prodotti per igiene/integratori) — coefficiente 40%

    Attenzione: la vendita di integratori al pubblico richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio, l’apertura di posizione INPS gestione commercianti e potenzialmente la SCIA al Comune. Non è un semplice “aggiungo un ATECO al volo”: va valutato attentamente l’aspetto autorizzativo, oltre a quello fiscale.

    Combinazioni vantaggiose e svantaggiose

    Combinazioni potenzialmente vantaggiose

    La logica fiscale è chiara: più basso è il coefficiente di redditività, più basso è il reddito imponibile. Quindi, a parità di compensi, conviene avere come prevalente l’attività con coefficiente più basso.

    Confronto a parità di 100.000€ di compensi:

    • Coefficiente 78% (professionisti) → reddito 78.000€ → imposta 11.700€
    • Coefficiente 67% (servizi) → reddito 67.000€ → imposta 10.050€
    • Coefficiente 40% (commercio) → reddito 40.000€ → imposta 6.000€

    La differenza tra avere un’attività commerciale prevalente (40%) e una professionale prevalente (78%) può valere oltre 5.000€ di imposte all’anno a parità di fatturato.

    Combinazioni svantaggiose (e rischiose)

    Attenzione però a queste situazioni:

    • Cambiare ATECO prevalente ogni anno per “ottimizzare”: l’Agenzia delle Entrate può contestare comportamenti elusivi se la prevalenza appare costruita artificialmente
    • Aprire ATECO che non eserciti realmente: rischio di accertamento e perdita del regime forfettario
    • Combinare attività incompatibili con il regime forfettario (es. attività finanziarie particolari, immobiliari ai sensi dell’art. 1 comma 57 L.190/2014)
    • Ignorare il cambio di prevalenza: se la prevalenza cambia di fatto e non lo comunichi, la cassa previdenziale di riferimento può essere quella sbagliata

    Il principio guida è la genuinità: ogni attività deve essere reale, ogni cambio di prevalenza deve essere giustificato dai numeri effettivi.

    Cambio di prevalenza durante l’anno

    Cosa succede se nel corso dell’anno l’attività che era prevalente diventa secondaria? Per esempio, un grafico che a inizio anno fa l’80% di fatturato come libero professionista e poi sviluppa una linea di prodotti digitali venduti online che a dicembre rappresenta il 60% del fatturato.

    La regola operativa è la seguente:

    • Il coefficiente di redditività applicato all’intero anno fiscale è quello dell’attività che risulta prevalente a fine anno (sulla base dei compensi totali del periodo d’imposta)
    • Il cambio di ATECO principale in visura va comunicato con AA9/12 di variazione entro 30 giorni dal momento in cui ti rendi conto del cambio strutturale
    • Le cause ostative vanno valutate sull’attività prevalente reale: per esempio, se un dipendente sviluppa un’attività che si rivolge prevalentemente al proprio datore di lavoro e questa diventa l’attività principale (anche solo come ATECO secondario), può scattare la causa ostativa

    Per le cause ostative complete del regime forfettario, vedi la nostra guida dedicata alle cause ostative del regime forfettario.

    Impatto sulla gestione previdenziale

    Ogni codice ATECO è collegato a una cassa previdenziale. Quando hai più ATECO, possono verificarsi tre scenari:

    1. Tutti gli ATECO afferiscono alla stessa cassa

    Esempio: due attività professionali entrambe in Gestione Separata INPS, oppure due attività entrambe artigiane. In questo caso paghi i contributi normalmente sulla base del reddito complessivo.

    2. ATECO prevalente determina la cassa

    Quando le attività afferiscono a casse diverse, in genere la cassa di iscrizione segue l’attività prevalente. Esempio: estetista (artigiana — INPS gestione artigiani) + corsi formativi occasionali (Gestione Separata) → l’iscrizione principale è agli artigiani.

    3. Doppia iscrizione previdenziale

    In alcuni casi è obbligatoria la doppia iscrizione. Esempio reale:

    • Marco è psicologo (ATECO 86.90.30, coefficiente 78%) iscritto a ENPAP
    • Apre un corso online di psicologia (ATECO 85.51.00, coefficiente 78%)
    • Stesso coefficiente, MA la cassa è diversa: i compensi dei corsi vanno in Gestione Separata INPS
    • Risultato: Marco paga ENPAP sull’attività di psicologo + Gestione Separata sui ricavi dei corsi → doppia iscrizione obbligatoria

    Casi tipici di doppia iscrizione:

    • Professionista con cassa autonoma + attività commerciale → cassa professionale + Gestione commercianti
    • Artigiano + libero professionista senza cassa → Gestione artigiani + Gestione Separata
    • Avvocato + corsi formativi → Cassa Forense + Gestione Separata

    La doppia iscrizione comporta doppi obblighi contributivi e raddoppia gli adempimenti. Va valutata attentamente prima di aprire un ATECO secondario su una cassa diversa.

    Limite investimenti 20.000€ con più ATECO

    Tra i requisiti del regime forfettario c’è il limite di 20.000€ lordi per spese di lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori. Con più ATECO la regola è la stessa del limite degli 85.000€: il calcolo si fa sulla somma di tutte le attività, non per singolo codice.

    Esempio: se hai 12.000€ di spese personale per l’attività A e 10.000€ per l’attività B, il totale è 22.000€ — fuori dal limite, quindi causa di fuoriuscita dal forfettario nell’anno successivo.

    Anche il limite ulteriore dei 30.000€ di redditi da lavoro dipendente (causa ostativa) si valuta complessivamente sui redditi della persona, non per singola attività.

    Comunicazione all’Agenzia delle Entrate: tempistiche

    Riepiloghiamo gli obblighi comunicativi quando hai più ATECO:

    • Apertura nuovo ATECO secondario: AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio attività
    • Cambio di prevalenza (variazione ATECO principale): AA9/12 entro 30 giorni dal cambio strutturale
    • Chiusura ATECO secondario non più esercitato: AA9/12 di variazione (consigliato per non avere ATECO “inattivi” in visura)
    • Variazioni anagrafiche: 30 giorni

    Le omissioni comportano sanzioni amministrative (da 250€ a 2.000€ ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 471/1997). Più importante: un ATECO non aggiornato può portare a problemi con la cassa previdenziale e con eventuali bandi/agevolazioni il cui requisito è proprio il codice ATECO.

    Domande frequenti su più ATECO in regime forfettario

    Posso avere più di 5 codici ATECO sulla stessa partita IVA?

    Sì, la legge non pone un limite numerico esplicito. Tuttavia, è prassi non avere più di 4-6 codici ATECO secondari attivi contemporaneamente. Avere troppi codici inattivi può attirare attenzione in caso di controlli e complica la gestione previdenziale.

    Devo emettere fatture separate per ciascun ATECO?

    No, non è obbligatorio: la fattura è unica per partita IVA. Ma è consigliabile tenere una contabilità interna distinta per attività, in modo da poter calcolare facilmente la prevalenza a fine anno e giustificare il coefficiente applicato in caso di verifica.

    Se ho due ATECO con coefficienti diversi, quale uso per la fattura elettronica?

    Sulla fattura indichi sempre l’ATECO principale (visura). Il coefficiente di redditività si applica solo al momento del calcolo del reddito imponibile in dichiarazione, quindi non c’entra direttamente con la singola fattura. La fattura segue la regola del regime forfettario standard: senza IVA, con bollo se importo > 77,47€, riferimento alla L. 190/2014.

    Posso passare da un solo ATECO a due ATECO senza chiudere e riaprire la P.IVA?

    Sì. Basta presentare un AA9/12 di variazione aggiungendo il nuovo codice ATECO. Non serve chiudere la partita IVA né cambiare numero di P.IVA.

    Cambiando ATECO principale rischio di perdere il regime forfettario?

    No, il cambio di ATECO principale non comporta automaticamente la perdita del regime, a condizione che:

    • la nuova attività prevalente non attivi una causa ostativa (es. attività rivolta prevalentemente a un ex datore di lavoro)
    • tu rispetti tutti i limiti (85.000€, 20.000€ spese, 30.000€ redditi dipendente)
    • la nuova attività sia compatibile con il regime forfettario

    Aggiungere un ATECO secondario costa qualcosa?

    L’aggiornamento del modello AA9/12 in Agenzia delle Entrate è gratuito. Eventuali costi possono derivare da: aggiornamento visura camerale (16€ + diritti CCIAA per attività iscritte al Registro Imprese), eventuale parcella del commercialista o del CAF, eventuali licenze/SCIA/autorizzazioni specifiche per la nuova attività.

    Più ATECO con casse diverse: pago il doppio dei contributi?

    Sì, in caso di doppia iscrizione previdenziale paghi i contributi a entrambe le casse, secondo le regole di ciascuna. Per la Gestione Separata INPS l’aliquota è applicata sui compensi netti dell’attività afferente, non su tutti i redditi della partita IVA.

    Hai dubbi sui codici ATECO della tua P.IVA forfettaria?

    Aggiungere o cambiare codici ATECO nella tua partita IVA forfettaria ha implicazioni fiscali (coefficiente di redditività), previdenziali (cassa di riferimento, possibile doppia iscrizione) e autorizzative (CCIAA, SCIA, licenze). Una scelta sbagliata può costare migliaia di euro all’anno o farti uscire dal regime forfettario.

    Al CAF Centro Fiscale di Udine analizziamo la tua situazione, calcoliamo il coefficiente di redditività ottimale, gestiamo la pratica AA9/12 e ti supportiamo per la corretta gestione della cassa previdenziale. Ti aiutiamo a scegliere la combinazione ATECO più conveniente per la tua attività.

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    Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse

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    Aprire la partita IVA come web designer o grafico nel 2026 significa entrare in uno dei mercati più dinamici del lavoro autonomo italiano. Web designer, UX/UI designer, graphic designer, illustratori, motion designer e brand designer sono tra le professioni creative-digitali a più alta domanda, soprattutto grazie alla crescente digitalizzazione delle PMI italiane.

    A differenza dello sviluppatore (che scrive codice), il designer si occupa di progettazione visiva, esperienza utente e identità di marca. Non esistono albi professionali né esami di Stato: per iniziare bastano portfolio, competenze e una corretta apertura della partita IVA.

    In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto: codici ATECO corretti per le diverse specializzazioni del design, regime forfettario al 78% di coefficiente di redditività, contributi alla Gestione Separata INPS, gestione dei diritti d’autore sulle opere creative, fatturazione B2B e B2C, clienti esteri, contratti e tariffe di mercato 2026.

    In sintesi: il web designer e il grafico in regime forfettario applicano un coefficiente di redditività del 78% (categoria professionale), pagano contributi alla Gestione Separata INPS (26,07%) e versano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, poi del 15%. Il limite di ricavi è 85.000€/anno.

    Indice dei contenuti

    1. Chi è il web designer e cosa fa nel 2026
    2. Web designer vs sviluppatore: le differenze
    3. Requisiti pratici per iniziare
    4. Codice ATECO per web designer e grafici
    5. Regime forfettario al 78%
    6. Contributi Gestione Separata INPS
    7. Modelli di tariffazione del designer
    8. Diritti d’autore su grafica e illustrazioni
    9. Cessione diritti vs licenza limitata
    10. Fatturazione B2C e B2B
    11. Subappalto da agenzie creative
    12. Clienti esteri: fatturazione e tasse
    13. Diritto morale dell’autore
    14. Stock graphic e marketplace template
    15. Contratto cliente: clausole essenziali
    16. Tariffe tipiche del designer nel 2026
    17. Esempi di calcolo tasse
    18. FAQ – Domande frequenti

    Chi è il web designer e cosa fa nel 2026

    Il web designer è un professionista che progetta l’aspetto visivo, la struttura e l’esperienza di siti web, app e prodotti digitali. Sotto questa etichetta rientrano molte specializzazioni che, dal punto di vista fiscale, condividono regole simili.

    Profilo professionaleCosa faTariffa media 2026
    Web DesignerProgetta layout, grafica e usabilità di siti web35-80 €/h
    UX/UI DesignerStudia esperienza utente e disegna interfacce50-100 €/h
    Graphic DesignerCrea grafica per stampa, social, packaging30-70 €/h
    IllustratoreRealizza illustrazioni per editoria, brand, web40-90 €/h
    Motion DesignerAnima grafica per video, social, advertising50-120 €/h
    Brand DesignerDefinisce identità visiva e linee guida brand60-150 €/h

    Tutti questi profili condividono lo stesso quadro fiscale: codice ATECO della categoria design, regime forfettario al 78%, Gestione Separata INPS. Cambiano gli strumenti (Adobe Creative Cloud, Figma, Sketch, After Effects) e le tariffe, ma non l’inquadramento fiscale.

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    Web designer vs sviluppatore: le differenze

    Una confusione comune riguarda la differenza tra web designer e sviluppatore (developer). Entrambi lavorano nel digitale ma con competenze e codici ATECO diversi.

    AspettoWeb DesignerSviluppatore
    OutputProgettazione visiva (layout, mockup, prototipi)Codice funzionante (HTML, CSS, JS, backend)
    Strumenti tipiciFigma, Adobe XD, Photoshop, Illustrator, SketchVS Code, Git, framework (React, Laravel, etc.)
    Codice ATECO consigliato74.10.21 / 74.10.3062.01.00
    Coefficiente forfettario78%67%
    Diritti d’autoreSì (opere grafiche e illustrazioni)Solo per software originale

    Molti freelance lavorano in modo ibrido: progettano e sviluppano. In tal caso si può scegliere il codice ATECO prevalente (quello dell’attività con maggior fatturato) e indicare gli altri come secondari. Per dettagli sulla parte sviluppo, vedi la nostra guida dedicata: Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026.

    Requisiti pratici per iniziare

    La professione di web designer e graphic designer in Italia non è regolamentata: non esiste un albo professionale, non serve un esame di Stato, non sono richiesti titoli di studio specifici per esercitare. Chiunque può aprire partita IVA e proporsi sul mercato.

    Tuttavia, per essere competitivi servono requisiti pratici imprescindibili:

    • Portfolio professionale: minimo 5-10 progetti reali, anche personali se sei agli inizi (caso studio, behance, dribbble);
    • Software professionali: Adobe Creative Cloud (Photoshop, Illustrator, InDesign), Figma, Sketch, Adobe XD, After Effects per motion;
    • Competenze tecniche: tipografia, teoria del colore, layout, gerarchia visiva, principi UX, responsive design;
    • Conoscenze base di codice (per web designer): HTML, CSS, basi di WordPress o framework no-code (Webflow);
    • Soft skill: gestione cliente, time management, presentazione progetto, capacità di accettare feedback;
    • Inglese B2 minimo: per accedere a clienti esteri e marketplace internazionali;
    • Profili pubblici aggiornati: Behance, Dribbble, LinkedIn, sito personale.

    Una laurea in design (ISIA, IED, Politecnico, NABA) o un diploma di un’accademia non sono obbligatori, ma forniscono base teorica solida e network professionale. Sul mercato, però, contano molto di più portfolio e referenze rispetto al titolo di studio.

    Codice ATECO per web designer e grafici

    La scelta del codice ATECO è uno dei nodi più delicati per il designer freelance. La categoria del design rientra nei “servizi professionali” (Sezione M Ateco) e il coefficiente di redditività in regime forfettario è del 78%.

    Codice ATECODescrizioneQuando usarlo
    74.10.21Attività di design di moda e design industrialeDesigner di prodotto, fashion design, packaging
    74.10.30Altre attività di design (graphic design, web)Codice più usato per grafici e web designer
    74.10.10Attività di design di modaSolo per fashion design
    62.01.00Produzione di software non connesso all’edizioneSolo se sviluppi anche codice (developer ibrido)
    59.12.00Attività di post-produzione cinematograficaMotion designer / video editor

    Codice consigliato per la maggior parte dei designer: 74.10.30 (“Altre attività di design non specializzato”). È il più ampio e copre web design, graphic design, brand identity, illustrazione, UX/UI design.

    Cosa fare se svolgi più attività? Si indica il codice prevalente (quello che genera maggior fatturato) e si possono aggiungere codici secondari in fase di apertura della partita IVA al modello AA9/12. È molto comune avere come prevalente il 74.10.30 e secondari come il 62.01.00 (sviluppo) o il 73.11.02 (servizi pubblicitari, copywriting, branding).

    Regime forfettario al 78%

    Il regime forfettario è la scelta naturale per la stragrande maggioranza dei designer freelance, almeno fino a quando i ricavi restano contenuti. Vediamo numeri e regole 2026.

    ParametroValore 2026
    Limite ricavi85.000 € annui
    Coefficiente di redditività78% (categoria design / professionisti)
    Aliquota imposta sostitutiva (5 anni)5% (start-up, primi 5 anni)
    Aliquota imposta sostitutiva (a regime)15%
    IVANon applicata sulle fatture
    Ritenuta d’accontoNon applicata
    Limite spese personale dipendente20.000 € annui

    Come funziona il calcolo: il regime forfettario presume che il 22% dei tuoi ricavi siano costi (la differenza tra 100% e 78%). Quindi il reddito imponibile è sempre il 78% del fatturato, a prescindere dalle spese reali.

    Esempio rapido:

    Fatturato annuo: 30.000 €
    Reddito imponibile: 30.000 × 78% = 23.400 €
    Imposta sostitutiva 5%: 23.400 × 5% = 1.170 €
    Imposta sostitutiva 15%: 23.400 × 15% = 3.510 €

    Requisiti per accedere e mantenere il regime:

    • Ricavi anno precedente sotto 85.000 €;
    • Spese per lavoro dipendente sotto 20.000 €;
    • Non aver percepito redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 30.000 € (anno precedente);
    • Non avere partecipazioni in società o SRL controllanti;
    • Non aver fatturato oltre il 50% al precedente datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

    Contributi Gestione Separata INPS

    Il web designer e il graphic designer, non avendo una cassa professionale dedicata (a differenza di avvocati con Cassa Forense o geometri con CIPAG), si iscrivono alla Gestione Separata INPS.

    TipologiaAliquota 2026Note
    Senza altra copertura26,07%Aliquota piena
    Con altra copertura previdenziale24%Es. dipendente part-time, pensionato
    Massimale annuo 2026~119.650 €Soglia oltre cui non si versa
    Riduzione 35% forfettariDisponibile su richiestaRiduce contributi ma anche pensione

    Esempio pratico: con un fatturato di 30.000 € e coefficiente 78%, il reddito imponibile contributi è 23.400 €. I contributi INPS dovuti sono 23.400 × 26,07% = 6.100 € circa. È possibile dedurli integralmente dal reddito imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

    Riduzione 35% forfettari: i forfettari iscritti a casse non professionali possono richiedere uno sconto del 35% sui contributi. Va valutata caso per caso: riduce l’esborso ma anche la futura pensione. Per i designer giovani con orizzonte lungo non sempre conviene.

    Scadenze versamenti 2026:

    • 30 giugno: saldo anno precedente + 1° acconto (50%);
    • 30 novembre: 2° acconto (50%);
    • Possibilità di rateizzare con maggiorazione 0,33% mensile.

    Modelli di tariffazione del designer

    Il modo in cui il designer fattura e si fa pagare ha un impatto enorme sulla redditività. I principali modelli di tariffazione 2026:

    1. Progetto chiuso (fixed price)

    Si concorda un prezzo totale per il deliverable (es. brand identity, sito web, set di illustrazioni). Vantaggi: il cliente sa quanto spenderà; il designer può lavorare in modo efficiente. Svantaggi: rischio scope creep (richieste extra non previste).

    Pratica comune: pagamento al 30/50/70% con saldo a consegna oppure 50% acconto + 50% saldo. Per progetti grandi (oltre 5.000 €), si dividono in milestone (es. 30% kickoff + 30% revisione + 40% consegna).

    2. Hourly rate (tariffa oraria)

    Si concorda una tariffa per ora di lavoro effettiva. Tipica per consulenze, modifiche, progetti con scope variabile. Tariffe orarie 2026:

    • Junior (0-2 anni): 25-40 €/h
    • Mid level (2-5 anni): 40-60 €/h
    • Senior (5+ anni): 60-100 €/h
    • Specialista UX/UI: 70-150 €/h

    3. Retainer mensile

    Il cliente paga una quota fissa mensile (es. 1.500-3.500 €) per un monte ore garantito (es. 30 ore/mese). Ottimo per agency creative interne ad aziende, social media designer, brand designer. Garantisce flusso di cassa stabile al designer.

    4. Modello ad abbonamento (subscription design)

    Trend in crescita: il cliente paga 500-2.500 €/mese e ha diritto a un certo numero di richieste illimitate (es. design “as-a-service” stile Designjoy, ManyPixels). Funziona bene per graphic designer con processi standardizzati.

    Diritti d’autore su grafica e illustrazioni

    Una specificità del designer (rispetto allo sviluppatore o ad altre professioni) è che le sue opere sono protette dal diritto d’autore (Legge 633/1941). Logo, illustrazioni, layout, opere grafiche originali rientrano tra le opere dell’ingegno tutelate.

    Dopo la Riforma del 2017 (D.Lgs. 142/2017 di recepimento direttiva UE 2014/26), lo sfruttamento economico delle opere è stato chiarito: il designer mantiene la titolarità dei diritti d’autore salvo cessione esplicita per iscritto.

    Tipologie di diritti d’autore in capo al designer:

    • Diritti patrimoniali: riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico, modifica. Cedibili al cliente in tutto o in parte;
    • Diritto morale: paternità dell’opera, integrità dell’opera. Inalienabile e irrinunciabile;
    • Diritti connessi: per certe opere (fotografie, illustrazioni editoriali) sono distinti dai patrimoniali.

    Importante: in regime forfettario i compensi per cessione di diritti d’autore connessi all’attività professionale rientrano nei ricavi e si applicano gli stessi coefficienti. Se invece sono autonomi e svincolati dall’attività di lavoro autonomo, valgono regole diverse (vedi guida diritti d’autore forfettario).

    Cessione diritti vs licenza limitata

    Il punto più delicato del lavoro del designer: cosa cedi davvero al cliente quando consegni il file? La risposta dipende da cosa scrivete nel contratto. Senza specifica scritta, vale la presunzione minima: il cliente acquisisce solo il diritto d’uso per la finalità concordata, non la titolarità.

    TipologiaCosa comportaQuando usarla
    Cessione totale dei dirittiIl cliente diventa titolare dei diritti patrimoniali (può modificare, rivendere, sub-licenziare)Brand identity, logo, opere chiave del cliente. Tariffa più alta.
    Licenza esclusivaSolo il cliente può usare l’opera, ma il designer ne resta titolareCampagne pubblicitarie, illustrazioni editoriali
    Licenza non esclusivaIl designer può cedere la stessa opera anche ad altriStock graphic, template, illustrazioni standard
    Licenza limitataUso solo per certi canali, territorio, durataEs. uso solo web, solo Italia, 2 anni

    Clausole essenziali nel contratto designer-cliente:

    • Tipologia di trasferimento dei diritti (cessione totale / licenza esclusiva / non esclusiva);
    • Ambito d’uso (web / stampa / merchandising / ovunque);
    • Territorio (Italia / UE / mondiale);
    • Durata (illimitata / temporanea con scadenza);
    • Trasferimento file sorgente (sì/no): un logo lavorato in Illustrator può essere consegnato come PDF, AI, o solo PNG. Va specificato!
    • Diritto di pubblicare nel proprio portfolio (di norma il designer mantiene questo diritto promozionale);
    • Royalty (eventuale percentuale su utilizzi futuri commerciali).

    Fatturazione B2C e B2B

    Il designer può fatturare a due tipi di clienti molto diversi: privati (B2C) ed aziende (B2B). Le regole differiscono per IVA, fatturazione elettronica e fiscalità.

    Cliente B2C (privato)

    • Fattura semplificata o ordinaria;
    • Codice destinatario: 0000000 + indicare codice fiscale del cliente;
    • Niente reverse charge, niente split payment;
    • In forfettario: nessuna IVA in fattura, dicitura “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 190/2014”.

    Cliente B2B (azienda italiana)

    • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024);
    • Codice destinatario SDI a 7 caratteri o PEC;
    • P.IVA del cliente nel campo cessionario;
    • In forfettario: niente IVA, niente ritenuta d’acconto, dicitura forfettario;
    • Niente bollo da 2 € se fattura sotto 77,47 € (sopra: bollo virtuale).

    Bollo da 2 € sulle fatture forfettarie: obbligatorio se l’importo della fattura è superiore a 77,47 €. Si applica con bollo virtuale (versato trimestralmente con F24, codice tributo 2521). La parte può essere addebitata al cliente.

    Subappalto da agenzie creative

    Molti designer freelance ricevono lavoro tramite agenzie creative o studi di design. È un caso di “subappalto” dal punto di vista commerciale, ma fiscalmente è una normale prestazione professionale B2B.

    Caratteristiche tipiche del rapporto designer-agenzia:

    • Tariffe più basse rispetto al cliente diretto (l’agenzia trattiene un margine);
    • Pagamento a 30/60/90 giorni (versus saldo immediato del cliente diretto);
    • NDA (non disclosure agreement) per non rivelare l’identità del cliente finale;
    • Spesso il designer firma una cessione totale dei diritti all’agenzia (che li gira al cliente finale);
    • Niente firma sull’opera (il designer “ghost” non appare).

    Gestione fatturazione e nota di credito: capita spesso che l’agenzia chieda modifiche al progetto o cancellazione. Se la fattura è già stata emessa:

    • Modifica importi → emissione nota di credito a parziale storno + nuova fattura corretta;
    • Cancellazione totale → nota di credito a totale storno (se servizio non reso) o trattenuta acconto (se previsto da contratto);
    • Termine di emissione nota credito: entro 12 mesi dall’operazione originaria.

    Clienti esteri: fatturazione e tasse

    Lavorare con clienti esteri è una pratica diffusa per i designer italiani, soprattutto verso UE, USA, UK e mercati globali. Le regole sono identiche a quelle previste per gli sviluppatori: vedi la nostra guida sviluppatori per i dettagli su VIES, reverse charge UE, USA e Upwork. In sintesi:

    ClienteIVAFattura elettronicaNote
    Azienda UE (con VIES)Reverse charge (no IVA)Sì (codice XXXXXXX)Iscrizione VIES obbligatoria
    Azienda Extra-UE (USA, UK)Fuori campo IVA art. 7-terSì (codice XXXXXXX)No reverse charge
    Privato UEIVA del paese cliente (OSS) – solo non forfettariSìForfettari: regole specifiche

    Marketplace internazionali (Upwork, Fiverr, Toptal): il pagamento viene mediato dalla piattaforma. La fattura va emessa al marketplace o al cliente finale a seconda del modello. Gli accrediti su Wise/PayPal vanno tracciati e dichiarati nel quadro RW se i saldi superano 15.000 € (giacenza media) o 5.000 € (max nell’anno).

    Diritto morale dell’autore

    Anche dopo la cessione totale dei diritti patrimoniali, il designer mantiene il diritto morale d’autore, che è inalienabile e irrinunciabile. La Legge 633/1941 (artt. 20-24) tutela:

    • Diritto di paternità: rivendicare di essere l’autore dell’opera;
    • Diritto all’integrità: opporsi a modifiche, deformazioni o mutilazioni dell’opera che pregiudichino l’onore o la reputazione;
    • Diritto di rivelazione: scegliere se e quando pubblicare l’opera (se non c’è ancora cessione);
    • Diritto di pentimento: ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali (rarissimo, comporta indennizzo).

    Caso pratico: hai venduto a un cliente i diritti patrimoniali completi sul logo che gli hai disegnato. Dopo 2 anni il cliente lo modifica radicalmente trasformandolo in qualcosa di volgare o di scarsa qualità. Hai diritto a opporti? Sì, sulla base del diritto morale all’integrità dell’opera. La cessione patrimoniale non cancella mai questo diritto.

    Pratica consigliata: nei contratti complessi, inserire una clausola che disciplini esplicitamente le modalità di firma/non-firma sull’opera (es. “il designer rinuncia a essere menzionato come autore nelle versioni commerciali”). La rinuncia alla menzione è generalmente valida se libera, mentre la rinuncia al diritto morale in sé non lo è.

    Stock graphic e marketplace template

    Una fonte di reddito complementare per molti designer è la vendita di stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock, iStock, Freepik) o di template marketplace (ThemeForest, Creative Market, UI8).

    Stock graphic (Adobe Stock, Shutterstock)

    Carichi illustrazioni, vector, fotografie. Quando un utente le scarica, ricevi una royalty (in genere 25-50% del prezzo di vendita). Modello passive income tipico: lavori una volta, monetizzi nel tempo.

    • Le piattaforme USA pagano in dollari su Wise/Payoneer/PayPal;
    • Va emessa fattura alla piattaforma (Adobe Inc., Shutterstock Inc.) come cliente extra-UE;
    • Tassazione USA: la maggior parte delle piattaforme applica 0% di withholding se compili il W-8BEN (trattato Italia-USA);
    • I ricavi rientrano normalmente nel limite forfettario 85.000 €.

    Template marketplace (ThemeForest, Creative Market)

    Vendi template di siti, kit di icone, font, mockup. Funzionamento simile allo stock ma con licenze più articolate (Standard / Extended / Multi-use). Considerazioni:

    • Envato (ThemeForest) trattiene il 30-50% di commissione;
    • Creative Market trattiene il 30%;
    • Va emessa fattura alla piattaforma per i payout ricevuti;
    • Documentare bene il “punto di vendita” (sede della piattaforma) per la classificazione fiscale.

    Contratto cliente: clausole essenziali

    Un contratto scritto è la migliore tutela per designer e cliente. Anche per piccoli progetti (1.000-3.000 €) vale la pena formalizzare. Ecco le clausole tipo di un contratto di prestazione di servizi creativi:

    • Oggetto del progetto: descrizione precisa del deliverable (es. “logo aziendale + 5 declinazioni + brand book di 20 pagine”);
    • Tempistiche: data di kickoff, milestone intermedi, data di consegna finale;
    • Numero di revisioni incluse: tipicamente 2-3. Oltre, tariffa oraria o pacchetto;
    • Acconto: 30%, 50% o 70% al kickoff (non rimborsabile in caso di recesso del cliente);
    • Saldo: a consegna finale, prima della trasmissione dei file sorgente;
    • Trasferimento dei diritti: cessione totale / licenza esclusiva / licenza limitata (vedi sezione precedente);
    • File sorgente: sì/no, formati specifici (.ai, .psd, .fig);
    • Diritto di portfolio: il designer può pubblicare il lavoro nel proprio portfolio (sì/no, eventuali NDA);
    • Penali per ritardi: di norma simbolichi (1-2% per giorno, max 10%);
    • Foro competente: tribunale del designer o del cliente;
    • Privacy/GDPR: trattamento dati cliente.

    Tip pratico: usa un servizio di firma digitale (DocuSign, HelloSign, Yousign) per firmare il contratto a distanza. È valido legalmente e velocissimo. Costo: 10-25 €/mese per professionisti con volumi normali.

    Briefing iniziale: prima di partire, fai compilare al cliente un brief strutturato (Google Form / Typeform). Domande chiave: target, competitor, mood/stile, deliverable richiesti, timeline, budget, materiali da fornire, referenti per approvazioni. Un brief solido riduce le revisioni del 50-70%.

    Tariffe tipiche del designer nel 2026

    Un panorama dei prezzi medi di mercato 2026 per i progetti più richiesti:

    Tipologia di progettoJuniorSenior
    Logo design (singolo)300-800 €1.500-5.000 €
    Brand identity completa1.500-3.500 €5.000-15.000 €
    Sito web vetrina (5-10 pagine)1.000-2.500 €3.500-8.000 €
    E-commerce (Shopify/WooCommerce)3.000-6.000 €8.000-25.000 €
    UI/UX design app mobile2.500-5.000 €7.000-30.000 €
    Set di illustrazioni (5-10 pezzi)800-2.000 €3.000-10.000 €
    Motion graphic (15-30 sec)800-2.500 €3.000-12.000 €
    Packaging design600-1.500 €2.500-8.000 €
    Social kit mensile (15-30 post)400-900 €1.200-3.000 €

    Costi software detraibili in forfettario? NO. In regime forfettario non si possono detrarre i costi reali (Adobe Creative Cloud ~60 €/mese, Figma Pro ~12 €/mese, font, hardware, formazione). Tutti questi costi sono compresi forfettariamente nel 22% non considerato come reddito imponibile.

    Quando conviene NON essere forfettario? Se i tuoi costi reali superano il 22% del fatturato. Esempio: designer con MacBook Pro nuovo (3.000 €), abbonamenti software (1.500 €/anno), corsi (2.000 €), affitto studio (6.000 €) e fatturato 40.000 €. Costi reali: 12.500 € (31% del fatturato). In tal caso il regime ordinario o semplificato può convenire. Vieni in CAF a fare il calcolo personalizzato.

    Esempi di calcolo tasse

    Vediamo tre esempi concreti di carico fiscale per un designer in regime forfettario al 78% con Gestione Separata INPS al 26,07%, primi 5 anni di attività (aliquota 5%).

    Esempio 1: Designer junior – Fatturato 25.000 €

    Fatturato annuo25.000 €
    Reddito imponibile (78%)19.500 €
    Contributi INPS (26,07%)5.084 €
    Reddito netto da imposta (19.500 – 5.084)14.416 €
    Imposta sostitutiva 5%721 €
    NETTO DISPONIBILE19.195 € (76,8%)

    Esempio 2: Designer mid-level – Fatturato 45.000 €

    Fatturato annuo45.000 €
    Reddito imponibile (78%)35.100 €
    Contributi INPS (26,07%)9.151 €
    Reddito netto da imposta (35.100 – 9.151)25.949 €
    Imposta sostitutiva 5%1.297 €
    NETTO DISPONIBILE34.552 € (76,8%)

    Esempio 3: Designer senior – Fatturato 70.000 €

    Fatturato annuo70.000 €
    Reddito imponibile (78%)54.600 €
    Contributi INPS (26,07%)14.234 €
    Reddito netto da imposta (54.600 – 14.234)40.366 €
    Imposta sostitutiva 5%2.018 €
    NETTO DISPONIBILE53.748 € (76,8%)

    Attenzione all’aliquota 15%: dopo i primi 5 anni di partita IVA, l’imposta sostitutiva passa dal 5% al 15%. Per fatturato 45.000 €, l’imposta diventerebbe 25.949 × 15% = 3.892 € (anziché 1.297 €). Pianifica con anticipo questa transizione.

    FAQ – Domande frequenti

    Devo iscrivermi a un albo per fare il web designer?

    No. La professione di web designer e graphic designer non è regolamentata in Italia. Non esiste un albo, non serve esame di Stato. Puoi aprire partita IVA liberamente.

    Quale codice ATECO scegliere se faccio sia web design che sviluppo?

    Indica come codice prevalente quello dell’attività con maggior fatturato. Se prevale il design, usa 74.10.30. Se prevale lo sviluppo, usa 62.01.00. Puoi aggiungere codici secondari nel modello AA9/12.

    Posso detrarre Adobe Creative Cloud o Figma?

    In regime forfettario no. Tutti i costi sono compresi forfettariamente nel 22% non tassato. Solo in regime ordinario o semplificato puoi detrarre i costi reali (con fattura intestata alla tua partita IVA).

    Quanto guadagna davvero un web designer freelance?

    Dipende dall’esperienza. Un junior fattura 15.000-30.000 €/anno (12.000-23.000 € netti). Un mid-level 30.000-60.000 € (23.000-46.000 € netti). Un senior 60.000-100.000+ € (46.000-77.000+ € netti). Sopra 85.000 € si esce dal forfettario.

    Devo emettere fattura elettronica anche con clienti esteri?

    Sì. Dal 2022 è obbligatoria la fattura elettronica anche verso clienti esteri (codice destinatario “XXXXXXX”). Sostituisce il vecchio esterometro.

    Cosa succede se supero gli 85.000 € a metà anno?

    Se superi 100.000 € esci subito dal forfettario (con applicazione IVA da quel momento). Se sei tra 85.000 e 100.000 €, esci dal forfettario solo dall’anno successivo (puoi finire l’anno in forfettario, ma applicando IVA sulle eventuali fatture estere).

    Devo registrare il marchio del logo che disegno?

    Il marchio è del cliente, non del designer. Sarà il cliente a registrarlo all’UIBM (Italia) o EUIPO (UE). Tu hai solo il diritto d’autore sull’opera grafica, che è automatico (non serve registrazione).

    Cliente non paga la fattura: cosa fare?

    Step: 1) Sollecito scritto via PEC. 2) Diffida ad adempiere (avvocato). 3) Decreto ingiuntivo (entro 5 anni). Per importi piccoli (sotto 5.000 €): mediazione obbligatoria + giudice di pace. Prevenzione: lavora sempre con acconto e verifica il cliente prima di iniziare.

    Posso lavorare come dipendente e avere partita IVA da designer?

    Sì, ma con limiti. Non puoi fatturare oltre il 50% al tuo datore di lavoro nei 2 anni successivi alla cessazione del rapporto. Inoltre, se sei dipendente puoi avere il forfettario solo se il reddito da lavoro dipendente non supera 30.000 €/anno.

    I miei guadagni da Adobe Stock vanno dichiarati?

    Sì, sempre. Vanno fatturati come ricavi della tua attività professionale. Adobe trattiene 0% se hai compilato il modulo W-8BEN. Le entrate rientrano nel limite forfettario di 85.000 €.

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    Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

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    Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 08:00:002026-05-23 07:41:40Partita IVA Web Designer e Grafico 2026: Regime Forfettario, ATECO e Tasse
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026: Regime Forfettario, ATECO e Fatturazione Clienti Esteri

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative

    Il codice ATECO è la classificazione statistica dell’attività economica: serve all’Agenzia delle Entrate e all’INPS per inquadrare la tua attività e applicare la giusta tassazione. Per uno sviluppatore freelance la scelta è cruciale, perché determina il coefficiente di redditività nel forfettario (67% o 78%), e quindi quante tasse pagherai.

    Il codice principale per chi scrive codice e produce software su commessa è il 62.01.00 – Produzione di software non connesso all’edizione. È quello scelto dalla maggior parte dei developer freelance, perché copre lo sviluppo di applicazioni, software gestionali, app mobile, siti web personalizzati, micro-servizi, librerie, plugin.

    Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario
    62.01.00Produzione di software non connesso all’edizione67%
    62.02.00Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica78%
    62.03.00Gestione di strutture e apparecchiature informatiche hardware – housing67%
    62.09.09Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica67%
    63.11.30Hosting e fornitura di servizi applicativi (ASP)67%

    62.01.00 vs 62.02.00: quale scegliere?

    La differenza pratica è sostanziale, perché impatta direttamente sulle tasse pagate.

    • 62.01.00 (produzione di software): coefficiente di redditività 67%. Significa che il fisco considera reddito imponibile il 67% di quanto fatturi (il restante 33% è “spesa forfettaria” detratta in automatico). È il codice giusto se sviluppi software, app, siti, codice per i clienti.
    • 62.02.00 (consulenza informatica): coefficiente 78%. Significa imponibile più alto e quindi più tasse. È il codice corretto se la tua attività prevalente è consulenza, advisory, formazione tecnica e non lo sviluppo diretto di codice.

    In dubbio? La maggior parte dei freelance sceglie il 62.01.00: anche se fai consulenza tecnica, finché il prodotto finale è codice o software questo è il codice corretto. La consulenza pura (62.02.00) si applica a chi vende solo expertise, audit di codice altrui, formazione, advisory strategico senza scrivere codice in prima persona.

    Attenzione: il codice ATECO si può cambiare in seguito, ma comporta pratiche e variazioni di inquadramento. Meglio scegliere bene fin da subito. Se hai dubbi, contatta il CAF Centro Fiscale prima dell’apertura.

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    Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente

    Il regime forfettario è la scelta naturale per chi inizia, e nel 2026 conviene praticamente sempre fino a quando si resta sotto la soglia di 85.000 euro di ricavi annui. È un regime fiscale agevolato che sostituisce IRPEF, IRAP, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva.

    Aliquote forfettario 2026

    • 5%: per i primi 5 anni di attività, se è la tua prima partita IVA e rispetti i requisiti delle “nuove attività” (non hai esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti, non sei mero prosecutore di attività di altro soggetto)
    • 15%: aliquota standard, dal sesto anno in poi oppure subito se non rispetti i requisiti per il 5%

    Come si calcola il reddito imponibile

    Il forfettario non considera le tue spese reali (computer, abbonamenti SaaS, formazione, server cloud): applica un coefficiente di redditività forfettario. Per uno sviluppatore con ATECO 62.01.00 il coefficiente è 67%:

    Reddito imponibile = Fatturato × 67%
    Imposta = Reddito imponibile × 5% (o 15%)

    Esempio pratico: Marco fattura 40.000€ in un anno con ATECO 62.01.00.

    • Reddito imponibile: 40.000 × 67% = 26.800 €
    • Imposta sostitutiva (5%): 26.800 × 5% = 1.340 €
    • Imposta sostitutiva (15%): 26.800 × 15% = 4.020 €

    Requisiti per restare in forfettario

    • Ricavi annui non superiori a 85.000 € (oltre 100.000 € si esce subito; tra 85.001 e 100.000 € si esce dall’anno successivo)
    • Spese per collaboratori e dipendenti non superiori a 20.000 € lordi annui
    • Non possesso di partecipazioni di controllo in società/SRL che svolgono attività riconducibili a quella in forfettario
    • Redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superiori a 30.000 € (esclusa cessazione)

    Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo

    Lo sviluppatore non ha una cassa previdenziale dedicata (come ENPACL per consulenti del lavoro o INARCASSA per architetti): versa quindi alla Gestione Separata INPS, la cassa per i lavoratori autonomi senza cassa di categoria.

    Aliquote Gestione Separata 2026

    • 26,07% per lavoratori autonomi esclusivi (non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria)
    • 24% per chi è iscritto ad altra forma previdenziale (es. lavoratore dipendente che apre partita IVA, pensionato)

    I contributi si applicano sul reddito imponibile (cioè 67% del fatturato per ATECO 62.01.00, lo stesso usato per l’imposta).

    Riprendendo l’esempio di Marco (40.000€ fatturati):

    • Imponibile previdenziale: 26.800 €
    • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 6.987 €
    • Se è anche dipendente, scende a 24%: 6.432 €

    Aprire la partita IVA come sviluppatore o programmatore nel 2026 è una scelta sempre più frequente: la professione tech è tra le più richieste al mondo, il lavoro remoto permette di collaborare con clienti italiani, europei e americani, e il regime forfettario offre vantaggi fiscali concreti per chi inizia. Tuttavia, per un developer freelance le insidie non mancano: scelta del codice ATECO corretto, fatturazione internazionale con reverse charge, registrazione VIES, gestione dei pagamenti via PayPal o Wise, dichiarazione dei compensi da Upwork o Fiverr, e tassazione internazionale per chi vive da nomade digitale.

    In questa guida completa 2026 vedremo, passo dopo passo, come aprire la partita IVA da programmatore, quale codice ATECO scegliere tra il 62.01.00 e gli altri della famiglia 62, come funziona il forfettario al 67% o 78%, quanto costa la Gestione Separata INPS, come si fattura un cliente in Germania, negli USA o un cliente privato extra-UE, e come gestire le piattaforme freelance internazionali. Troverai esempi pratici di calcolo tasse per fatturati di 35.000, 55.000 e 80.000 euro, oltre alle FAQ più frequenti dei nostri clienti tech a Udine.

    Hai bisogno di assistenza per aprire la partita IVA da sviluppatore? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti segue passo dopo passo: scelta del codice ATECO, apertura, registrazione VIES, fatturazione clienti esteri e gestione contabile. Prenota un appuntamento o chiamaci al 0432 1638640.

    Indice dei contenuti

    1. Profilo sviluppatore: chi può aprire partita IVA
    2. Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative
    3. Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente
    4. Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo
    5. Fatturazione clienti esteri: la guida operativa
    6. Identificativo VIES, esterometro e Intrastat
    7. Upwork, Fiverr e Toptal: come fatturare
    8. Pagamenti internazionali: bonifico SEPA, Wise, PayPal
    9. Cambio valuta: fatturare in USD, GBP, CHF
    10. Diritti d’autore sul software e licenze
    11. Smart working e residenza fiscale: regola dei 183 giorni
    12. Tariffe sviluppatori 2026: junior, senior, lead
    13. Contratti tipo: time & material vs progetto
    14. Esempi pratici di calcolo tasse
    15. Errori comuni dei dev freelance e come evitarli
    16. Documenti e procedura per aprire la partita IVA
    17. Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine
    18. FAQ partita IVA sviluppatore 2026

    Profilo sviluppatore: chi può aprire partita IVA

    La partita IVA da sviluppatore non è riservata a una specifica figura professionale: rientrano tutti i profili tech che producono software, codice, applicazioni o servizi digitali a fronte di un compenso. Diversamente da avvocati, medici o ingegneri, lo sviluppatore non è una professione regolamentata: non serve laurea, non c’è un albo, non esistono cassa previdenziale dedicata né esami di Stato. Chiunque abbia le competenze tecniche può aprire una partita IVA tech.

    I profili più diffusi che apriamo presso il CAF Centro Fiscale sono:

    • Sviluppatore software generico: realizza programmi, gestionali, software desktop su commessa
    • Programmatore web full-stack: gestisce sia frontend (React, Vue, Angular) sia backend (Node.js, Python, PHP)
    • Backend developer: API REST, microservizi, database, architetture cloud
    • Frontend developer: interfacce utente, single page application, UI/UX in codice
    • Mobile developer: app iOS (Swift), Android (Kotlin), cross-platform (Flutter, React Native)
    • DevOps engineer: CI/CD, infrastrutture cloud (AWS, Azure, GCP), Kubernetes, automazione
    • Data engineer / ML engineer: pipeline dati, machine learning, intelligenza artificiale applicata
    • QA / test engineer: test automation, quality assurance, sviluppo test in codice

    Cosa serve davvero per iniziare

    Sul piano burocratico non servono titoli: nessuna laurea in informatica, nessun esame, nessuna iscrizione a ordini professionali. Sul piano pratico, invece, contano enormemente le competenze tecniche dimostrabili. I clienti, soprattutto esteri, valutano il portfolio e la reputazione, non i titoli.

    • Profilo GitHub attivo: con repository pubblici, contributi a progetti open source, README curati
    • Portfolio personale: sito web con casi studio, progetti realizzati, demo live
    • LinkedIn aggiornato: con esperienze, certificazioni cloud (AWS Certified, Azure, GCP) e raccomandazioni
    • Profilo Stack Overflow (utile ma non indispensabile): risposte tecniche e reputazione
    • Conoscenza della lingua inglese: requisito di fatto per lavorare con clienti esteri o piattaforme internazionali

    Codice ATECO sviluppatore 2026: 62.01.00 e alternative

    Il codice ATECO è la classificazione statistica dell’attività economica: serve all’Agenzia delle Entrate e all’INPS per inquadrare la tua attività e applicare la giusta tassazione. Per uno sviluppatore freelance la scelta è cruciale, perché determina il coefficiente di redditività nel forfettario (67% o 78%), e quindi quante tasse pagherai.

    Il codice principale per chi scrive codice e produce software su commessa è il 62.01.00 – Produzione di software non connesso all’edizione. È quello scelto dalla maggior parte dei developer freelance, perché copre lo sviluppo di applicazioni, software gestionali, app mobile, siti web personalizzati, micro-servizi, librerie, plugin.

    Codice ATECODescrizioneCoefficiente forfettario
    62.01.00Produzione di software non connesso all’edizione67%
    62.02.00Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica78%
    62.03.00Gestione di strutture e apparecchiature informatiche hardware – housing67%
    62.09.09Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica67%
    63.11.30Hosting e fornitura di servizi applicativi (ASP)67%

    62.01.00 vs 62.02.00: quale scegliere?

    La differenza pratica è sostanziale, perché impatta direttamente sulle tasse pagate.

    • 62.01.00 (produzione di software): coefficiente di redditività 67%. Significa che il fisco considera reddito imponibile il 67% di quanto fatturi (il restante 33% è “spesa forfettaria” detratta in automatico). È il codice giusto se sviluppi software, app, siti, codice per i clienti.
    • 62.02.00 (consulenza informatica): coefficiente 78%. Significa imponibile più alto e quindi più tasse. È il codice corretto se la tua attività prevalente è consulenza, advisory, formazione tecnica e non lo sviluppo diretto di codice.

    In dubbio? La maggior parte dei freelance sceglie il 62.01.00: anche se fai consulenza tecnica, finché il prodotto finale è codice o software questo è il codice corretto. La consulenza pura (62.02.00) si applica a chi vende solo expertise, audit di codice altrui, formazione, advisory strategico senza scrivere codice in prima persona.

    Attenzione: il codice ATECO si può cambiare in seguito, ma comporta pratiche e variazioni di inquadramento. Meglio scegliere bene fin da subito. Se hai dubbi, contatta il CAF Centro Fiscale prima dell’apertura.

    Regime forfettario per programmatori: limiti, aliquote e coefficiente

    Il regime forfettario è la scelta naturale per chi inizia, e nel 2026 conviene praticamente sempre fino a quando si resta sotto la soglia di 85.000 euro di ricavi annui. È un regime fiscale agevolato che sostituisce IRPEF, IRAP, addizionali regionali e comunali con un’unica imposta sostitutiva.

    Aliquote forfettario 2026

    • 5%: per i primi 5 anni di attività, se è la tua prima partita IVA e rispetti i requisiti delle “nuove attività” (non hai esercitato attività analoga nei 3 anni precedenti, non sei mero prosecutore di attività di altro soggetto)
    • 15%: aliquota standard, dal sesto anno in poi oppure subito se non rispetti i requisiti per il 5%

    Come si calcola il reddito imponibile

    Il forfettario non considera le tue spese reali (computer, abbonamenti SaaS, formazione, server cloud): applica un coefficiente di redditività forfettario. Per uno sviluppatore con ATECO 62.01.00 il coefficiente è 67%:

    Reddito imponibile = Fatturato × 67%
    Imposta = Reddito imponibile × 5% (o 15%)

    Esempio pratico: Marco fattura 40.000€ in un anno con ATECO 62.01.00.

    • Reddito imponibile: 40.000 × 67% = 26.800 €
    • Imposta sostitutiva (5%): 26.800 × 5% = 1.340 €
    • Imposta sostitutiva (15%): 26.800 × 15% = 4.020 €

    Requisiti per restare in forfettario

    • Ricavi annui non superiori a 85.000 € (oltre 100.000 € si esce subito; tra 85.001 e 100.000 € si esce dall’anno successivo)
    • Spese per collaboratori e dipendenti non superiori a 20.000 € lordi annui
    • Non possesso di partecipazioni di controllo in società/SRL che svolgono attività riconducibili a quella in forfettario
    • Redditi da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non superiori a 30.000 € (esclusa cessazione)

    Gestione Separata INPS: aliquote 2026 e calcolo

    Lo sviluppatore non ha una cassa previdenziale dedicata (come ENPACL per consulenti del lavoro o INARCASSA per architetti): versa quindi alla Gestione Separata INPS, la cassa per i lavoratori autonomi senza cassa di categoria.

    Aliquote Gestione Separata 2026

    • 26,07% per lavoratori autonomi esclusivi (non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria)
    • 24% per chi è iscritto ad altra forma previdenziale (es. lavoratore dipendente che apre partita IVA, pensionato)

    I contributi si applicano sul reddito imponibile (cioè 67% del fatturato per ATECO 62.01.00, lo stesso usato per l’imposta).

    Riprendendo l’esempio di Marco (40.000€ fatturati):

    • Imponibile previdenziale: 26.800 €
    • Contributi INPS Gestione Separata (26,07%): 6.987 €
    • Se è anche dipendente, scende a 24%: 6.432 €

    La rivalsa del 4% in fattura

    Lo sviluppatore può addebitare in fattura, ai clienti italiani titolari di partita IVA, una rivalsa del 4% a titolo di contributo INPS. È una sorta di “ricarico” sul compenso che recupera parte dei contributi versati. Concorre però alla base imponibile, quindi va dichiarato come ricavo. Verso clienti esteri o privati italiani la rivalsa di solito non si applica.

    Fatturazione clienti esteri: la guida operativa

    Questo è il capitolo cruciale per qualunque sviluppatore freelance: lavorare con clienti esteri è la norma, ma la fatturazione internazionale segue regole IVA molto diverse a seconda di chi sia il cliente (azienda o privato) e dove si trovi (UE o extra-UE). Vediamo i quattro scenari principali, dei quali il forfettario semplifica alcuni aspetti ma non tutti.

    1) Cliente UE B2B (es. azienda tedesca, francese, spagnola)

    Il principio generale è il reverse charge: la fattura si emette senza IVA, perché l’imposta sarà assolta dal cliente nel suo Paese. In pratica:

    • Devi essere iscritto al VIES (vedi sezione successiva)
    • Devi avere il VAT number del cliente, valido nel database VIES europeo
    • Sulla fattura indichi: “Operazione non soggetta a IVA – art. 7-ter DPR 633/72 – inversione contabile” oppure “Reverse charge”
    • Imposta di bollo da 2 euro se l’importo supera 77,47 € (anche per fatture estere)
    • Devi presentare il modello Intrastat / esterometro (da gennaio 2025 confluito nella fattura elettronica con codice destinatario XXXXXXX)

    Il forfettario emette comunque fattura elettronica via SDI con codice destinatario XXXXXXX per le operazioni con l’estero (Tipo Documento TD17, TD18 o TD19 a seconda del caso, oppure TD01 con natura N2.1 / N6.x).

    2) Cliente UE B2C (privato europeo)

    Quando vendi servizi digitali (software scaricabile, app, abbonamenti SaaS, formazione online, e-book) a un privato di un altro Paese UE, l’IVA si applica nel Paese del cliente. Per non doverti registrare in ogni singolo Paese UE, esiste il regime OSS – One Stop Shop: una procedura semplificata che ti permette di versare l’IVA estera tramite un unico portale italiano (Agenzia delle Entrate), che poi la redistribuisce ai vari Stati.

    Attenzione: i forfettari italiani non applicano IVA italiana, ma se cedono servizi digitali a privati UE oltre la soglia di 10.000 € annui devono valutare l’iscrizione all’OSS o ai regimi locali. Sotto i 10.000 € si applica l’IVA del Paese del prestatore (cioè non si applica, in forfettario). È un punto delicato: in caso di dubbi, fatti seguire da un commercialista o dal CAF.

    3) Cliente extra-UE B2B (es. azienda USA, UK, Svizzera)

    Per le aziende fuori dall’Unione Europea (USA, Regno Unito post-Brexit, Svizzera, Canada, Australia), la fattura si emette senza IVA ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR 633/72. Non esiste reverse charge UE perché il cliente è in un altro sistema fiscale: la prestazione è semplicemente fuori campo IVA italiana.

    • Fattura elettronica via SDI con codice destinatario XXXXXXX
    • Indicazione: “Operazione non soggetta – art. 7-ter DPR 633/72”
    • Non serve VIES (riguarda solo l’UE)
    • Non serve Intrastat (riguarda solo l’UE)
    • Imposta di bollo 2 euro se importo > 77,47 €
    • Non serve VAT number USA o EIN, ma è buona prassi richiederlo per la propria documentazione

    4) Cliente extra-UE B2C (privato extra-UE)

    Per privati extra-UE che acquistano servizi digitali, la regola generale è di fuori campo IVA (art. 7-septies, lett. f e g, DPR 633/72): la prestazione si considera resa fuori dal territorio UE. Il forfettario emette fattura senza IVA con la stessa annotazione.

    Tipo clienteIVA in fatturaNormaVIES
    Privato ItaliaNo (forfettario)Comma 67 L. 190/2014No
    Azienda ItaliaNo (forfettario)Comma 67 L. 190/2014No
    Azienda UENo (reverse charge)Art. 7-ter DPR 633/72Sì obbligatorio
    Privato UEDipende (OSS oltre 10K€)Reg. UE 282/2011No
    Azienda extra-UENo (fuori campo)Art. 7-ter DPR 633/72No
    Privato extra-UENo (fuori campo)Art. 7-septies DPR 633/72No

    Identificativo VIES, esterometro e Intrastat

    Il VIES (VAT Information Exchange System) è il database europeo dei soggetti IVA abilitati alle operazioni intracomunitarie. Per fatturare in reverse charge a un’azienda UE, lo sviluppatore italiano deve essere iscritto e il cliente deve avere un VAT number valido VIES.

    Come iscriversi al VIES

    • Si può chiedere contestualmente all’apertura della partita IVA, barrando l’apposita casella nel modello AA9/12 (per persone fisiche)
    • Oppure successivamente, tramite servizio online dell’Agenzia delle Entrate (sezione “VIES”)
    • L’iscrizione è operativa dopo controlli dell’Agenzia, normalmente entro 30 giorni
    • Si può verificare il proprio o l’altrui status su VIES VAT number validation

    Esterometro 2026

    Dal 2022 l’esterometro non è più una comunicazione separata: è confluito nella fattura elettronica. Quando emetti una fattura verso un cliente estero (UE o extra-UE), basta inviarla allo SdI con codice destinatario “XXXXXXX”: l’Agenzia delle Entrate recupera così i dati senza ulteriori adempimenti.

    Per le fatture passive (acquisti dall’estero), invece, devi inviare un’autofattura elettronica con tipo documento TD17, TD18 o TD19 a seconda della natura dell’operazione.

    Intrastat: serve ancora?

    I modelli Intrastat (Intra 1-quater per i servizi prestati, Intra 2-quater per quelli ricevuti) sono ancora obbligatori per gli scambi intracomunitari, anche per i forfettari, sopra determinate soglie. Dal 2022 le soglie sono state alzate (50.000 € trimestrali per servizi), e per la maggior parte dei freelance non sussiste l’obbligo. In dubbio, il CAF Centro Fiscale ti aiuta a valutarlo caso per caso.

    Upwork, Fiverr e Toptal: come fatturare

    Lavorare tramite piattaforme di freelancing internazionali è la nuova normalità per molti developer. Ma chi è il “cliente” da fatturare? Dipende dalla piattaforma:

    Upwork (USA)

    Upwork agisce di fatto come marketplace e processore di pagamento. La piattaforma trattiene una commissione (variabile, tipicamente 5-10%) e ti accredita il netto. Ai fini fiscali italiani, il cliente è l’azienda Upwork Inc. con sede in California: emetti quindi una fattura “extra-UE B2B” con annotazione art. 7-ter DPR 633/72, fuori campo IVA. Le commissioni Upwork sono costi (rilevanti solo nel regime ordinario; nel forfettario non si scaricano).

    Per quanto riguarda la ritenuta US (1099/W-8BEN): in qualità di residente fiscale italiano dovrai compilare il modulo W-8BEN per evitare la ritenuta del 30% sui pagamenti, sfruttando il trattato Italia-USA contro le doppie imposizioni.

    Fiverr (Israele/USA)

    Fiverr funziona similmente: i pagamenti sono gestiti dalla piattaforma e il cliente fiscale è Fiverr International Ltd (sede a Tel Aviv) o Fiverr Inc. (USA), a seconda del rapporto contrattuale. Anche qui, fattura extra-UE B2B, fuori campo IVA. La commissione del 20% di Fiverr non è scaricabile in forfettario.

    Toptal (USA)

    Su Toptal il rapporto è solitamente di lavoro a tariffa oraria, con pagamenti settimanali via Wise o bonifico. Il cliente è Toptal LLC (USA): fatturazione extra-UE B2B, art. 7-ter, fuori campo IVA. Toptal non trattiene commissioni dirette al freelancer (il margine è già nel prezzo verso il cliente finale).

    Importante: tutti i compensi ricevuti tramite piattaforma vanno fatturati per il lordo, e poi le commissioni sono “spese” della piattaforma. Nel forfettario non incide praticamente nulla (il coefficiente del 67% copre le spese), ma il fatturato dichiarato deve essere il lordo, non il netto bonificato.

    Pagamenti internazionali: bonifico SEPA, Wise, PayPal

    Ricevere pagamenti dall’estero ha implicazioni pratiche: commissioni, cambio valuta, tracciabilità, antiriciclaggio. Vediamo gli strumenti più usati dai dev freelance.

    • Bonifico SEPA: gratuito o a basso costo entro l’UE per pagamenti in euro. Tempi 1-2 giorni lavorativi. Per importi extra-SEPA o non in euro le commissioni salgono significativamente.
    • Wise (ex TransferWise): tra le soluzioni più usate dai freelance. Permette di avere conti multivaluta (EUR, USD, GBP, CHF, AUD), ricevere pagamenti come “locali” (es. ACH USA) e cambiare valuta a tassi reali (mid-market) con commissioni minime. Esistono conto Personal e Wise Business: per uso professionale è consigliato il Business.
    • PayPal Business: utile per piccoli importi e pagamenti rapidi, ma le commissioni sono alte (tipicamente 4-5% sui pagamenti internazionali, oltre allo spread sul cambio). Da considerare solo se richiesto dal cliente.
    • Stripe Connect / payment links: utile se hai un sito o vendi prodotti digitali, meno per consulenza pura.
    • Revolut Business: alternativa a Wise con conti multivaluta e cambio favorevole. Commissioni applicate sopra soglia.

    Tracciabilità e antiriciclaggio

    I pagamenti devono sempre essere tracciabili: bonifico, accredito su conto, carta. Pagamenti in contanti sopra 5.000 € sono vietati (limite 2026). Conserva sempre la copia della fattura emessa e la ricevuta del pagamento (estratto conto bancario o report Wise/PayPal): in caso di accertamento sono fondamentali.

    Conto Wise: dichiarazione nel quadro RW?

    Se usi Wise con saldi superiori a 15.000 € in qualunque momento dell’anno (saldo massimo) o con giacenza media oltre 5.000 €, hai obblighi di monitoraggio fiscale: il conto Wise va indicato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi (e potresti dover pagare l’IVAFE, l’imposta sui prodotti finanziari esteri). Stesso discorso per PayPal Business e Revolut UK. Il CAF Centro Fiscale di Udine è specializzato nella compilazione del quadro RW per redditi e attività estere.

    Cambio valuta: fatturare in USD, GBP, CHF

    Puoi tranquillamente fatturare in valuta estera (USD, GBP, CHF, AUD), ma la fattura deve riportare anche il controvalore in euro calcolato al cambio del giorno di emissione. La regola di riferimento è il cambio BCE del giorno (oppure il cambio del giorno della cessione o del pagamento, secondo i casi).

    • Sulla fattura indica importo in valuta + controvalore EUR + tasso applicato
    • Per il forfettario, conta l’importo in euro al momento dell’incasso ai fini della soglia 85.000 €
    • Eventuali differenze cambio tra fattura e incasso sono irrilevanti (forfettario “per cassa”)
    • Conserva il documento di cambio (estratto Wise, PayPal) per giustificare il tasso applicato

    Diritti d’autore sul software e licenze

    Il software è opera dell’ingegno tutelata dal diritto d’autore (Legge 633/1941, modificata anche dal D.Lgs. 518/1992 e dalla Riforma 2017). Per i lavoratori autonomi che cedono diritti d’autore, esiste un regime fiscale agevolato (art. 53, comma 2 lett. b, TUIR): il 25% del compenso non concorre alla base imponibile per chi ha meno di 35 anni (40% per chi ha 35 o più), una sorta di “deduzione forfettaria” a copertura dei costi.

    Attenzione: i diritti d’autore non si applicano in forfettario

    Per uno sviluppatore in regime forfettario, i compensi per cessione di codice e licenze software rientrano nel reddito d’impresa/lavoro autonomo e sono tassati con il forfettario “ordinario” (coefficiente 67% + 5%/15%). Il regime agevolato dei diritti d’autore (con la deduzione del 25% / 40%) si applica solo se il software è qualificabile come “opera dell’ingegno” ceduta a titolo di diritti d’autore fuori dall’esercizio dell’attività di impresa: caso raro per il developer che lavora full time come freelance.

    Software open source: come fatturare?

    Se sviluppi codice open source per un cliente (es. plugin GPL, libreria MIT, contributo a progetto Apache), il rapporto fiscale è identico a un software proprietario: emetti fattura per il servizio di sviluppo. La licenza open source riguarda la distribuzione, non il pagamento. Se invece ricevi donazioni per progetti open source, vanno valutate caso per caso (sponsorizzazione, donazione, contributo): in dubbio, chiedi al CAF.

    Software proprietario: cessione di codice o licenza?

    Vendere a un cliente “il software” può significare due cose diverse:

    • Cessione di codice sorgente con tutti i diritti: il cliente diventa proprietario e può modificarlo. Fattura per “sviluppo software su misura”
    • Concessione di licenza d’uso: tu mantieni la proprietà del codice, il cliente lo usa. Fattura per “licenza d’uso software” o “abbonamento SaaS”

    Sul piano IVA il regime è simile (servizi digitali), ma sul piano contrattuale è importante essere chiari nel contratto e nella descrizione fattura: questo influenza eventuali dispute e la titolarità del prodotto.

    Smart working e residenza fiscale: regola dei 183 giorni

    Sempre più developer italiani lavorano da nomadi digitali: 3 mesi a Lisbona, 4 a Bali, 2 a Berlino. La domanda fiscale è: dove si pagano le tasse? La risposta dipende dalla residenza fiscale, che secondo l’art. 2 TUIR si determina con criteri precisi.

    Quando sei fiscalmente residente in Italia

    Sei residente fiscale in Italia se per la maggior parte dell’anno (più di 183 giorni, anche non consecutivi) sussiste anche solo una di queste condizioni:

    • Sei iscritto all’anagrafe della popolazione residente in Italia
    • Hai il domicilio in Italia (centro principale degli affari e interessi)
    • Hai la residenza in Italia (dimora abituale)
    • Sei fisicamente presente sul territorio italiano per più di 183 giorni (criterio aggiunto dalla riforma 2024)

    Se sei residente fiscale in Italia, paghi le tasse italiane sul reddito mondiale (worldwide taxation): tutti i compensi, anche da clienti USA o tedeschi, vanno dichiarati in Italia.

    Trasferimento di residenza all’estero

    Se ti trasferisci stabilmente all’estero (Portogallo, Estonia, Dubai, ecc.) puoi perdere la residenza fiscale italiana, ma servono alcune condizioni:

    • Iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) presso il consolato
    • Trasferimento effettivo della vita personale (famiglia, abitazione, conti bancari)
    • Permanenza all’estero per oltre 183 giorni l’anno
    • Documentazione (contratto di locazione, utenze, contributi previdenziali esteri)

    Attenzione: l’iscrizione AIRE da sola non basta. L’Agenzia delle Entrate può contestare la residenza fiscale se gli interessi vitali (famiglia, beni, partecipazioni societarie) restano in Italia. Inoltre, il trasferimento in Paesi a fiscalità privilegiata (black list) inverte l’onere della prova: tocca a te dimostrare di essere effettivamente residente all’estero.

    Nomadi digitali: il caso più complesso

    Per chi viaggia continuamente senza una “base fissa”, il rischio è di restare residente fiscale in Italia (perché non si è acquisita altra residenza). Pianificare il proprio assetto fiscale prima di partire è fondamentale: il CAF Centro Fiscale può aiutarti a valutare lo scenario specifico.

    Tariffe sviluppatori 2026: junior, senior, lead

    Conoscere le tariffe di mercato è importante per posizionarsi correttamente. Ovviamente variano per stack tecnologico, dominio (fintech e healthcare pagano di più), seniority e mercato di riferimento (clienti italiani vs UE vs USA).

    ProfiloTariffa orariaEsperienza tipica
    Junior dev20-40 €/h0-2 anni
    Mid-level dev40-65 €/h2-5 anni
    Senior dev50-100 €/h5-10 anni
    Full-stack lead / tech lead80-150 €/h10+ anni
    Specialist (AI/ML, blockchain)100-200 €/h5-10 anni

    Per i clienti USA le tariffe possono raddoppiare (un senior dev italiano in Toptal o Upwork facilmente fattura 80-120 €/h verso clienti americani). Per i clienti italiani PMI, invece, è più difficile superare i 50-60 €/h.

    Contratti tipo: time & material vs progetto

    Esistono due grandi modalità contrattuali per il developer freelance:

    Time & material (T&M)

    • Si fattura sulla base delle ore effettivamente lavorate, a tariffa concordata
    • Tipico per sviluppo continuativo, mantenimento, evolutive
    • Si invia un timesheet mensile o quindicinale, con dettaglio attività
    • Vantaggio: il rischio di sforamento è del cliente, non tuo
    • Svantaggio: meno prevedibilità del fatturato

    Fixed price / a progetto

    • Si concorda un prezzo forfettario per un deliverable definito (es. 8.000 € per sviluppo MVP)
    • Tipico per progetti chiavi in mano, MVP, redesign
    • Pagamento spesso in SAL (Stato Avanzamento Lavori): 30% all’avvio, 30% a metà, 40% alla consegna
    • Vantaggio: prevedibilità per entrambe le parti
    • Svantaggio: il rischio di sforamento è tuo (tipico errore: stimare male)

    In entrambi i casi, è fondamentale firmare un contratto scritto (anche con scambio email o PDF firmato digitalmente) che chiarisca: oggetto, tempi, pagamenti, proprietà del codice, NDA, foro competente, gestione delle modifiche in corsa (change request).

    Esempi pratici di calcolo tasse

    Vediamo tre scenari realistici per uno sviluppatore in regime forfettario, ATECO 62.01.00, coefficiente 67%, lavoratore autonomo esclusivo (Gestione Separata 26,07%).

    Esempio 1: Junior dev, 35.000 € fatturato annuo

    • Reddito imponibile: 35.000 × 67% = 23.450 €
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 1.173 €
    • Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario): 3.518 €
    • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 6.114 €
    • Totale tasse + contributi (con 5%): 7.287 € (~21% del fatturato)
    • Totale tasse + contributi (con 15%): 9.632 € (~28% del fatturato)

    Esempio 2: Mid-level dev, 55.000 € fatturato annuo

    • Reddito imponibile: 55.000 × 67% = 36.850 €
    • Imposta sostitutiva 5%: 1.843 €
    • Imposta sostitutiva 15%: 5.528 €
    • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 9.609 €
    • Totale (5%): 11.452 € (~21% del fatturato)
    • Totale (15%): 15.137 € (~28% del fatturato)

    Esempio 3: Senior dev, 80.000 € fatturato annuo

    • Reddito imponibile: 80.000 × 67% = 53.600 €
    • Imposta sostitutiva 5%: 2.680 €
    • Imposta sostitutiva 15%: 8.040 €
    • Contributi INPS Gestione Separata 26,07%: 13.974 €
    • Totale (5%): 16.654 € (~21% del fatturato)
    • Totale (15%): 22.014 € (~28% del fatturato)

    Come vedi, il forfettario è estremamente vantaggioso per profili tech. Per fare un confronto, in regime ordinario o IRPEF lo stesso senior dev pagherebbe il 35-40% complessivo del fatturato. Il vantaggio si attenua però oltre gli 85.000 €, dove si esce obbligatoriamente.

    Vuoi simulare il tuo caso specifico? Il CAF Centro Fiscale di Udine calcola gratuitamente il carico fiscale del tuo fatturato previsto, valutando regime ordinario vs forfettario. Prenota una consulenza.

    Errori comuni dei dev freelance e come evitarli

    • Non iscriversi al VIES prima del primo cliente UE: la fattura senza VIES applica IVA italiana, e il cliente UE può rifiutarla
    • Confondere fatturato lordo e netto Upwork: dichiarare il netto bonificato è errore comune che porta ad accertamenti
    • Sforare gli 85.000 € senza accorgersene a fine anno: tieni un foglio Excel aggiornato del fatturato in tempo reale
    • Non dichiarare il conto Wise nel quadro RW: oltre la soglia 15.000 € è obbligatorio
    • Dimenticare l’imposta di bollo da 2 € sulle fatture a clienti esteri sopra 77,47 €
    • Scegliere il codice ATECO sbagliato (es. 62.02.00 quando si fa sviluppo, perdendo l’11% di vantaggio sul coefficiente)
    • Non firmare contratti: le mail sono valide, ma in caso di disputa un PDF firmato vale di più
    • Non valutare la convenienza del regime ordinario oltre certi fatturati con molte spese reali (server, licenze)

    Documenti e procedura per aprire la partita IVA

    L’apertura della partita IVA da sviluppatore richiede pochi passaggi, gestibili online o tramite il CAF in 24-48 ore.

    • Codice fiscale e documento d’identità in corso di validità
    • SPID o CIE per la procedura online (modulo AA9/12 telematico)
    • PEC personale (obbligatoria per ricevere comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate)
    • Codice univoco o portale di fatturazione elettronica (puoi indicare 0000000 se userai un portale di fatturazione)
    • Casella per richiesta VIES da spuntare contestualmente, se prevedi clienti UE
    • IBAN del conto corrente (consigliato un conto dedicato all’attività, anche personale va bene per i forfettari)
    • Iscrizione INPS Gestione Separata (automatica dopo apertura, ma il CAF te la conferma)

    Dal punto di vista operativo, ti servirà anche:

    • Un software di fatturazione elettronica (es. Fatture in Cloud, Aruba Fattura, FattureGo): nel forfettario la fattura elettronica è obbligatoria dal 2024 per tutti
    • Una firma digitale (utile ma non sempre obbligatoria) per firmare contratti e fatture PDF
    • Un commercialista o CAF di riferimento per la dichiarazione annuale e le scadenze (acconti, saldi, F24)

    Perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine

    Aprire una partita IVA è semplice. Gestirla bene, soprattutto se lavori con clienti esteri, no. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste decine di developer e freelance digital, sia residenti in Friuli Venezia Giulia sia italiani che lavorano da remoto in tutto il mondo.

    • Apertura partita IVA con scelta ottimale del codice ATECO e iscrizione VIES
    • Gestione fatturazione internazionale, reverse charge, OSS, Intrastat
    • Quadro RW per conti esteri (Wise, PayPal, Revolut UK, broker stranieri)
    • IVAFE e tassazione redditi esteri: anche per developer che lavorano via Toptal, Upwork, contratti USA
    • Dichiarazione redditi annuale e gestione F24, acconti e saldi
    • Consulenza per nomadi digitali e trasferimento residenza fiscale all’estero
    • Specialisti del territorio friulano con sistema tavolare per chi ha proprietà immobiliari

    Vuoi aprire la partita IVA da sviluppatore senza errori?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti segue dalla scelta del codice ATECO alla prima fattura internazionale.

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    FAQ partita IVA sviluppatore 2026

    Posso aprire la partita IVA da sviluppatore senza laurea in informatica?

    Sì. Lo sviluppatore non è una professione regolamentata: non serve laurea, esami di Stato o iscrizione ad albi. Bastano le competenze tecniche dimostrabili, generalmente attraverso portfolio GitHub, esperienze pregresse e progetti realizzati.

    Qual è il codice ATECO migliore per uno sviluppatore freelance?

    Per chi scrive codice e produce software, il codice corretto è il 62.01.00 (Produzione di software non connesso all’edizione), con coefficiente forfettario al 67%. Per chi fa solo consulenza tecnica senza sviluppare codice, il codice è 62.02.00 (consulenza informatica), con coefficiente al 78%.

    Posso fatturare clienti USA con la partita IVA italiana in forfettario?

    Sì, senza problemi. La fattura va emessa via SDI (codice destinatario XXXXXXX), in forfettario senza IVA, con annotazione “Operazione non soggetta – art. 7-ter DPR 633/72”. Per evitare la ritenuta US del 30%, devi compilare il modulo W-8BEN sfruttando il trattato Italia-USA contro le doppie imposizioni.

    Devo iscrivermi al VIES per fatturare un cliente in Germania?

    Sì, se il cliente è un’azienda (B2B) e vuoi applicare il reverse charge. Senza VIES, la fattura emessa applicherebbe IVA italiana, e il cliente UE potrebbe rifiutarla. L’iscrizione al VIES è gratuita e si fa contestualmente all’apertura partita IVA o successivamente online.

    Come dichiaro i compensi di Upwork?

    Devi fatturare il lordo ricevuto da Upwork (prima della commissione). Il cliente fiscale è Upwork Inc. (USA): operazione extra-UE B2B, fuori campo IVA, art. 7-ter. La commissione Upwork (5-10%) è una “spesa” della piattaforma che nel forfettario non incide. Conserva i report e gli estratti conto come documentazione.

    Devo dichiarare il conto Wise nel quadro RW?

    Sì, se in qualunque momento dell’anno il saldo del tuo conto Wise supera i 15.000 € oppure se la giacenza media è oltre i 5.000 €. In questo caso scatta anche l’IVAFE (imposta annuale sui prodotti finanziari esteri, 34,20 € fissi per conti correnti). Vale anche per PayPal Business e Revolut UK.

    Quanto pago di tasse con 50.000 € fatturati come sviluppatore in forfettario?

    Su 50.000 € con ATECO 62.01.00 (coefficiente 67%) il reddito imponibile è 33.500 €. Pagherai: imposta sostitutiva 5% = 1.675 € (oppure 15% = 5.025 € se non hai i requisiti start-up); contributi INPS Gestione Separata 26,07% = 8.734 €. Totale: circa 10.400 € (con 5%) o 13.760 € (con 15%), pari al 21-28% del fatturato.

    Posso restare in forfettario se mi trasferisco all’estero?

    Solo se mantieni la residenza fiscale in Italia. Se ti iscrivi all’AIRE e diventi residente fiscale di un altro Paese, perdi il regime forfettario italiano e dovrai aprire una partita IVA (o equivalente) nel nuovo Stato. La residenza fiscale dipende da molti fattori: meglio pianificare con il CAF prima di partire.

    I diritti d’autore al 50% si applicano agli sviluppatori in forfettario?

    No. Il regime agevolato dei diritti d’autore (con la deduzione del 25-40% per chi ha meno o più di 35 anni, modificata dalla riforma 2017) si applica ai compensi occasionali per cessione di opere dell’ingegno fuori dall’esercizio dell’attività di impresa. Il developer freelance in forfettario fattura sviluppi software come reddito d’impresa, applicando il coefficiente forfettario del 67%.

    Quanto tempo ci vuole per aprire la partita IVA da sviluppatore?

    Con il CAF Centro Fiscale, l’apertura richiede in media 24-48 ore (procedura telematica via modello AA9/12). Se richiedi anche l’iscrizione VIES, può servire qualche giorno in più per l’attivazione effettiva (l’Agenzia delle Entrate può svolgere controlli entro 30 giorni). Hai bisogno di una mano? Contattaci.

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    Giugno 30, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-30 08:00:002026-05-23 07:41:51Partita IVA Sviluppatore e Programmatore 2026: Regime Forfettario, ATECO e Fatturazione Clienti Esteri
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico nel 2026 significa entrare in uno dei comparti artigiani piu richiesti d’Italia, ma anche affrontare una normativa tecnica stringente: il DM 37/2008 (ex Legge 46/90), l’iscrizione alla CCIAA, all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani. In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega requisiti professionali, codici ATECO, regime forfettario, contributi previdenziali, deducibilita di furgone e materiali, fatturazione con detrazioni edilizie ed esempi reali di calcolo tasse per fatturati da 35.000, 55.000 e 80.000 euro.

    Indice dei contenuti

    1. Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico
    2. DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita
    3. Requisiti tecnico-professionali per esercitare
    4. Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008
    5. SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani
    6. Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico
    7. Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%
    8. INPS Gestione Artigiani: contributi 2026
    9. Riduzione contributiva 35% per forfettari
    10. Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino
    11. Furgone in forfettario vs ordinario
    12. Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi
    13. Fatturazione B2B e reverse charge IVA
    14. Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus
    15. Comunicazione ENEA e attestato di conformita
    16. Tariffe orarie tipiche e intervento minimo
    17. Esempi calcolo tasse: 35K, 55K, 80K
    18. Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato
    19. Errori comuni da evitare
    20. FAQ: domande frequenti

    Profilo professionale: elettricista, idraulico e termoidraulico

    Sotto la categoria degli installatori di impianti il legislatore distingue tre figure spesso sovrapposte sul cantiere ma giuridicamente ben separate dal DM 37/2008.

    Elettricista. Si occupa della progettazione, installazione, manutenzione e messa in sicurezza di impianti elettrici (lettera A del DM 37/2008) e impianti elettronici come antenne, citofoni, videosorveglianza, allarmi, domotica (lettera B). E la figura piu richiesta in edilizia residenziale, terziario e industria. Per i lavori sopra i 6 kW di potenza o sopra i 1000 V e obbligatorio il progetto firmato da professionista iscritto all’albo.

    Idraulico. Lavora sugli impianti idrico-sanitari (lettera D): allacciamenti acqua, scarichi, sanitari, bagni, cucine, impianti antincendio (lettera F per gli aspetti idrici). E la professione che gestisce il “ciclo dell’acqua” in casa: dal contatore allo scarico fognario.

    Termoidraulico. Figura ibrida (e oggi la piu remunerativa) che unisce idraulica e impianti di riscaldamento/raffrescamento (lettera C): caldaie, pompe di calore, climatizzatori split e VRF, pannelli radianti a pavimento, solare termico, fotovoltaico nella parte termica. Spesso il termoidraulico e abilitato anche per impianti gas (lettera E) e quindi puo installare e fare la manutenzione di caldaie a gas e piani cottura.

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    DM 37/2008: il “Decreto Impianti” che regola l’attivita

    Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37, noto come “Decreto Impianti“, ha sostituito la storica Legge 46/90 ed e ancora oggi la normativa di riferimento per chi installa impianti negli edifici. Si applica indipendentemente dalla destinazione d’uso (residenziale, commerciale, industriale) e copre tutti i lavori sugli impianti citati nelle 7 lettere (A-G) che vediamo piu avanti.

    Cosa impone in concreto il DM 37/2008:

    • L’impresa installatrice deve essere iscritta alla CCIAA e in possesso dei requisiti tecnico-professionali (titolare o responsabile tecnico abilitato).
    • Per ogni intervento (nuova installazione, trasformazione, ampliamento, manutenzione straordinaria) va rilasciata la Dichiarazione di Conformita al committente.
    • Per impianti che superano determinate soglie (potenza, complessita) e obbligatorio il progetto preliminare firmato da un professionista iscritto all’albo (perito industriale, ingegnere).
    • Le opere abusive o senza dichiarazione di conformita comportano sanzioni pesanti e, in caso di sinistro, responsabilita penale del committente e dell’installatore.

    Senza i requisiti del DM 37/2008 non puoi nemmeno aprire la partita IVA come elettricista o idraulico: la CCIAA blocca l’iscrizione all’Albo Artigiani con la qualifica di “installatore di impianti”.

    Requisiti tecnico-professionali per esercitare

    L’articolo 4 del DM 37/2008 elenca quattro percorsi alternativi per dimostrare i requisiti tecnico-professionali. Ne basta uno.

    1. Diploma di laurea in materia tecnica (ingegneria elettrica, energetica, meccanica) presso un’universita o ITS, attinente al tipo di impianto.
    2. Diploma di scuola secondaria superiore tecnica – perito industriale, perito tecnico, geometra – in indirizzo specifico (elettrotecnica, energia, termotecnica), + 2 anni di inserimento in azienda del settore come operaio, apprendista o tecnico.
    3. Qualifica professionale o diploma triennale (es. IeFP, IPSIA “operatore elettrico/termoidraulico”) + 4 anni di lavoro documentato (busta paga, contratto) presso un’impresa abilitata.
    4. Esperienza lavorativa di almeno 6 anni a tempo pieno presso un’impresa abilitata, con mansioni dirette di installazione/manutenzione, senza titoli scolastici specifici.

    Designazione del responsabile tecnico. Se i requisiti li ha il titolare, va bene cosi. Se invece il titolare e amministrativo (per esempio un familiare o un socio non operativo), va designato un responsabile tecnico abilitato, che deve essere socio, dipendente full-time o collaboratore familiare. Il responsabile tecnico puo coprire una sola impresa alla volta.

    Per il gas (lettera E) e l’antincendio (lettera F) servono spesso patentini specifici (es. patentino frigorista F-Gas regolamento UE 517/2014 per condizionatori e pompe di calore).

    Le 7 lettere di abilitazione del DM 37/2008

    L’articolo 1 del DM 37/2008 classifica le attivita in 7 lettere. La CCIAA rilascia l’abilitazione lettera per lettera, in base ai requisiti documentati. Una stessa impresa puo coprire piu lettere se il responsabile tecnico le possiede.

    LetteraTipologia di impiantoFigura tipica
    AProduzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica, impianti di protezione dalle scariche atmosferiche, impianti di automazione di porte, cancelli e barriereElettricista
    BImpianti radiotelevisivi e elettronici (antenne, citofoni, videosorveglianza, antifurto, domotica)Elettricista / antennista
    CImpianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione di qualsiasi natura, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condenseTermoidraulico / frigorista
    DImpianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specieIdraulico
    EImpianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo (metano, GPL), comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustioneTermoidraulico / installatore gas
    FImpianti di protezione antincendioAntincendista specializzato
    GImpianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili e similiAscensorista

    L’elettricista “completo” tipicamente apre con A + B. L’idraulico con D. Il termoidraulico moderno aggiunge C + D + E (riscaldamento, idrico, gas). Le imprese piu strutturate coprono A+B+C+D+E.

    SCIA al Comune, CCIAA e Albo Artigiani

    L’apertura della partita IVA segue un percorso preciso. Saltare uno step significa esercitare abusivamente.

    1. Apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate (gratis se fatto in autonomia o tramite CAF/commercialista).
    2. SCIA artigiana (Segnalazione Certificata Inizio Attivita) presentata al SUAP del Comune dove si trova la sede dell’impresa, allegando il modello DM 37/2008 con dichiarazione delle lettere richieste.
    3. Iscrizione al Registro Imprese della CCIAA tramite la ComUnica: pratica unica che riunisce CCIAA, INPS, INAIL e SUAP.
    4. Iscrizione all’Albo Artigiani (Sezione speciale del Registro Imprese): obbligatoria per tutte le imprese artigiane individuali. Da qui parte la copertura INPS Gestione Artigiani.
    5. Iscrizione INAIL con codice ditta: copertura assicurativa obbligatoria contro infortuni sul lavoro.

    Il diritto annuale CCIAA per ditte individuali artigiane e di circa 53-88 euro all’anno, in funzione del fatturato. La CCIAA puo richiedere fino a 6-8 settimane per concludere l’istruttoria sulle abilitazioni DM 37/2008.

    Codici ATECO 2026: elettricista, idraulico, termoidraulico

    Dal 1 gennaio 2025 e operativa la nuova classificazione ATECO 2025 (in vigore anche nel 2026), che ha riscritto numerosi codici. Per gli installatori di impianti la sezione di riferimento e F-43.2 “Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione”.

    Codice ATECOAttivitaTipico per
    43.21.01Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)Elettricista
    43.21.02Installazione di impianti elettronici (incluse antenne, allarmi, videosorveglianza)Antennista / domotica
    43.22.01Installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria (inclusa manutenzione e riparazione)Idraulico / termoidraulico generico
    43.22.02Installazione di impianti per la distribuzione del gasInstallatore gas
    43.22.03Installazione di impianti di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati e la manutenzione e riparazione)Antincendista
    43.29.09Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a. (es. pannelli solari termici, isolamento)Termoidraulico / coibentazione

    Attenzione: i codici 43.21.x e 43.22.x rientrano nella sezione F (Costruzioni) ai fini del coefficiente di redditivita forfettario. Verifica sempre con il commercialista o il CAF il codice esatto da indicare nel modello AA9/12 e nella visura camerale, perche la scelta incide direttamente sul reddito imponibile.

    Regime forfettario: coefficiente di redditivita 86%

    Il regime forfettario e di gran lunga la scelta piu vantaggiosa per il piccolo artigiano edile che resta sotto i 85.000 euro di ricavi annui. Il calcolo del reddito si fa cosi:

    Reddito imponibile = Ricavi x Coefficiente di redditivita – Contributi INPS pagati

    Imposta sostitutiva = 5% (primi 5 anni, se start-up) oppure 15% (regime ordinario forfettario)

    Per i codici ATECO della sezione F “Costruzioni e attivita immobiliari” (a cui appartengono 43.21.x e 43.22.x) il coefficiente di redditivita e 86%. Significa che su 100 euro di fatturato, 86 sono considerati reddito imponibile e 14 sono i “costi forfettari” riconosciuti dal Fisco.

    Esempio veloce. Elettricista con 50.000 euro di fatturato:

    • Reddito lordo forfettario: 50.000 x 86% = 43.000 euro
    • Meno contributi INPS pagati nell’anno (es. 4.000 euro): reddito imponibile = 39.000 euro
    • Imposta sostitutiva 15%: 5.850 euro
    • Aliquota 5% start-up (primi 5 anni se rispetta i requisiti): 1.950 euro

    Cosa NON si paga in forfettario: IRPEF ordinaria (sostituita dall’imposta del 5/15%), IVA sulle fatture (con eccezione del reverse charge interno, vedi sotto), IRAP, addizionali regionali e comunali, ISA. Niente liquidazioni IVA trimestrali, niente esterometro, niente split payment.

    Limite 85.000 euro. Se superi questa soglia di ricavi nell’anno, l’anno successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario dalla data di superamento e devi fatturare con IVA da quel giorno.

    INPS Gestione Artigiani: contributi 2026

    Tutti gli installatori di impianti che esercitano in forma di impresa individuale o snc sono iscritti d’ufficio all’INPS Gestione Artigiani (cassa dedicata agli artigiani iscritti all’Albo Artigiani della CCIAA). E una cassa obbligatoria: non si puo esercitare l’attivita senza pagare i contributi previdenziali.

    Aliquota 2026: 24% circa sul reddito d’impresa (il dato esatto viene fissato ogni anno con circolare INPS di gennaio/febbraio). Aliquota ridotta al 23,25% per i collaboratori familiari sotto i 21 anni.

    Reddito minimale 2026. Anche se il reddito reale e basso o zero, INPS Artigiani richiede contributi su un reddito minimale di circa 17.500 euro (valore stimato 2026, allineato all’andamento ISTAT). Su questo minimale si calcola un contributo fisso annuo di circa 4.200 euro, suddiviso in 4 rate trimestrali (16/05, 16/08, 16/11, 16/02).

    Reddito massimale 2026. Il “tetto” oltre il quale non si pagano piu contributi e di circa 92.000 euro (per chi ha iniziato l’attivita prima del 1996) o 120.000 euro circa (per chi e iscritto all’INPS dopo il 1996).

    Contributo aggiuntivo IVS 1%. Sulla quota di reddito eccedente il minimale e fino al cosiddetto “scaglione” (circa 55.000 euro nel 2026) c’e un’aliquota +1% destinata al fondo IVS.

    Voce INPS Artigiani 2026Importo / aliquota
    Aliquota base titolare24% (circa)
    Aliquota collaboratori < 21 anni23,25%
    Reddito minimale~17.500 euro/anno
    Contributo fisso minimo~4.200 euro/anno (in 4 rate)
    Aliquota aggiuntiva oltre minimale+1% sopra ~55.000 euro
    Massimale (post 1996)~120.000 euro

    Importante: i contributi INPS pagati sono interamente deducibili dal reddito imponibile, sia in forfettario sia in ordinario. Conserva sempre le ricevute F24.

    Riduzione contributiva 35% per forfettari

    I contribuenti in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono richiedere all’INPS la riduzione del 35% dei contributi (Legge 190/2014 art. 1 comma 77). E un’agevolazione storica, ancora pienamente operativa nel 2026.

    Effetto pratico:

    • Contributo fisso minimo passa da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro all’anno.
    • L’aliquota effettiva si abbassa dal 24% a circa il 15,6% sul reddito eccedente il minimale.
    • La riduzione si applica all’intera contribuzione (minimale + eccedente).

    Attenzione al rovescio della medaglia: chi sceglie la riduzione del 35% accumula contribuzione ridotta, quindi la pensione sara piu bassa. L’INPS applica un coefficiente di riduzione anche al periodo accreditato (es. 12 mesi versati col 65% valgono come ~7,8 mesi piena contribuzione). Va valutata caso per caso.

    Come si chiede. Per i nuovi iscritti: barrando l’apposita casella nel modulo di iscrizione INPS Gestione Artigiani. Per chi e gia iscritto: presentando domanda telematica entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (es. entro 28/02/2026 per beneficiarne nel 2026). La domanda si rinnova tacitamente fino a quando si rispettano i requisiti del forfettario.

    Costi di avvio: furgone, attrezzature, magazzino

    Aprire la partita IVA come elettricista o idraulico richiede un investimento iniziale piu alto rispetto ad altre attivita artigiane. Ecco una stima realistica per chi parte da zero.

    VoceCosto indicativo
    Furgone usato (es. Ducato, Master 5-7 anni)10.000 – 18.000 euro
    Furgone nuovo medio28.000 – 40.000 euro
    Allestimento interno (scaffalature, organizer)2.000 – 4.500 euro
    Attrezzatura elettricista (pinze crimpatrici, multimetro, tester, trapani, scanalatore, FOP, scala)2.500 – 5.000 euro
    Attrezzatura idraulico (pressatrice elettrica, smerigliatrice, saldatrice TIG, attrezzi gas)3.500 – 7.000 euro
    Magazzino materiali iniziale (cavi, tubi, valvole, accessori)3.000 – 6.000 euro
    DPI (caschetto, scarpe antinfortunistiche, occhiali, guanti dielettrici)300 – 600 euro
    RC professionale annua (massimale 1 mln)350 – 800 euro
    Apertura PIVA + SCIA + iscrizione CCIAA + INAIL (con CAF)300 – 600 euro
    Software fatturazione elettronica + gestionale120 – 300 euro/anno
    Sito web + biglietti da visita + grafica furgone800 – 2.500 euro

    Totale indicativo avvio: da 20.000 euro (furgone usato, attrezzatura essenziale) fino a 60.000 euro (furgone nuovo allestito, attrezzatura completa per piu lettere DM 37/2008).

    Furgone in forfettario vs ordinario

    Questa e una delle differenze piu rilevanti tra i due regimi e va valutata prima di scegliere come aprire la partita IVA.

    In regime forfettario:

    • Il furgone NON si puo dedurre come costo: il coefficiente del 86% gia ingloba forfettariamente tutte le spese.
    • L’IVA pagata sull’acquisto del veicolo NON e detraibile.
    • L’ammortamento (per veicoli aziendali strumentali, normalmente al 25% annuo) NON si applica.
    • Carburante, assicurazione, bollo, manutenzione: NON deducibili in forfettario.

    In regime ordinario semplificato:

    • Furgone N1 immatricolato come autocarro e considerato bene strumentale “esclusivamente aziendale”: IVA detraibile al 100% e ammortamento al 25% annuo (4 anni).
    • Carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi, bollo: deducibili al 100% se l’uso e esclusivamente professionale.
    • Per le auto promiscue (M1) la deducibilita e ridotta al 20% e l’IVA al 40%.

    Quando conviene il regime ordinario? Se nel primo anno prevedi di acquistare furgone nuovo (es. 35.000 euro + IVA), attrezzatura cospicua e magazzino, l’ordinario potrebbe far recuperare 8-10.000 euro tra IVA detraibile e costi deducibili. Da valutare con il commercialista o il CAF gia in fase di apertura.

    Una soluzione spesso adottata: aprire in ordinario il primo anno per scaricare gli investimenti, poi passare al forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo se i ricavi restano sotto 85.000 euro. La transizione e legittima e va comunicata in dichiarazione annuale.

    Fatturazione al cliente privato e bonus edilizi

    La fatturazione al cliente privato (persona fisica, condominio per parti private) e l’attivita prevalente per la maggior parte degli installatori. Ecco le regole 2026.

    Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 anche i forfettari sono tenuti alla fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI), senza eccezioni di soglia. Va emessa entro 12 giorni dalla prestazione (corrispettivo) o 12 giorni dal pagamento (cash basis applicabile in forfettario).

    Aliquota IVA per impianti su immobile residenziale:

    • 10% IVA per manutenzione ordinaria/straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata (legge 488/1999 art. 7 comma 1 lett. b).
    • 4% IVA per interventi connessi all’acquisto/costruzione “prima casa” o per opere agevolate.
    • 22% IVA sui beni di valore significativo (caldaia, condizionatore, serramenti, ascensori) per la quota che eccede il valore della prestazione lavorativa.

    Forfettario e IVA. Il forfettario emette fatture senza IVA (regola generale). Sulla fattura va indicata la dicitura: “Operazione effettuata in regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014. Non soggetta a IVA”. Sul cliente privato l’aliquota IVA agevolata 10/4% non si applica perche il forfettario non addebita IVA tout court.

    Ritenuta d’acconto? Il cliente privato non e sostituto d’imposta, quindi non applica ritenuta. Anche le aziende clienti, sui forfettari, non applicano la ritenuta del 20% (basta indicare la dicitura “soggetto in regime forfettario, non assoggettato a ritenuta d’acconto”).

    Fatturazione B2B e reverse charge IVA

    Quando l’elettricista o l’idraulico lavora come subappaltatore per un’altra impresa edile, scatta il reverse charge interno (inversione contabile, articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 lettera a-ter).

    Come funziona: il subappaltatore emette fattura senza IVA con dicitura “Inversione contabile – art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72”. L’IVA la versa l’appaltatore principale (committente) attraverso il meccanismo di autofatturazione.

    Quando si applica il reverse charge:

    • Subappalti edili tra imprese (es. elettricista che lavora per un’impresa generale di costruzioni).
    • Servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti, completamento relativi a edifici (art. 17 c. 6 lett. a-ter DPR 633/72).
    • NON si applica nei rapporti diretti con il committente finale (privato o impresa che usera l’edificio per se).

    Forfettari e reverse charge. Il forfettario che riceve fatture in reverse charge da fornitori esteri o italiani (es. acquisto materiale da fornitore extra-UE) deve versare l’IVA con F24 codice tributo 6099, anche se non puo detrarla. E un’eccezione importante: pur essendo “fuori IVA”, in reverse charge l’IVA va comunque versata. Il consiglio del CAF: se possibile, evita acquisti in reverse charge intra-UE preferendo fornitori italiani.

    Detrazioni 50%, 65%, ecobonus e Superbonus

    Una larga fetta del lavoro per elettricisti e idraulici e legata ai bonus edilizi e fiscali. Ecco la mappa aggiornata al 2026.

    BonusAliquota 2026Lavori tipici per elettricista/idraulico
    Bonus Ristrutturazione (50%)50% prima casa, 36% altri immobili (max 96.000 euro)Rifacimento impianto elettrico, sostituzione caldaia, rifacimento bagno, antifurto
    Ecobonus (65/50%)50% prima casa, 36% altri immobili (allineati al 50% standard)Caldaia a condensazione classe A+, pompa di calore, solare termico, fotovoltaico termico
    Superbonus residuo65% per condomini con CILAS depositata entro 15/10/2024 (lavori in corso)Cappotto + impianti integrati (solo come “trainato”)
    Bonus Mobili (50%)50% (max 5.000 euro)Grandi elettrodomestici classe energetica alta acquistati con la ristrutturazione
    Bonus Sismico (Sismabonus)50-85% in base al miglioramento di classeAllarmi sismici, impianti integrati nelle opere strutturali

    Cessione del credito e sconto in fattura SOSPESI. Il DL 11/2023 ha bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura per gran parte dei bonus edilizi (con eccezioni residuali per zone sismiche e barriere architettoniche). Nel 2026 il cliente deve pagare integralmente la fattura all’installatore e poi recupera il bonus in dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali costanti. Comunica chiaramente questa regola al cliente prima di accettare il lavoro.

    Documenti da fornire al cliente per il bonus:

    • Fattura elettronica con causale dettagliata (es. “intervento di manutenzione straordinaria su impianto idrico ai sensi DPR 380/2001 art. 3 c.1 lett. b”).
    • Bonifico parlante con causale specifica (legge 449/97, codice fiscale committente, P.IVA fornitore).
    • Dichiarazione di conformita DM 37/2008 firmata dal responsabile tecnico.
    • Asseverazione tecnica per Ecobonus (firmata da tecnico abilitato).

    Comunicazione ENEA e attestato di conformita

    Due adempimenti che capitano quasi sempre nei lavori edili agevolati e che ricadono sull’installatore o sul committente con il supporto del tecnico.

    Comunicazione ENEA. Per i lavori che fruiscono di Ecobonus o Bonus Casa con risparmio energetico (es. nuova caldaia a condensazione, climatizzatore in pompa di calore, infissi, fotovoltaico termico), va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori la comunicazione telematica al portale ENEA (efficienzaenergetica.enea.it). Il file richiede dati tecnici dell’impianto (potenza, COP, classe energetica). Spesso e l’installatore o il termotecnico ad occuparsene.

    Attestato/Dichiarazione di Conformita DM 37/2008. E un documento obbligatorio che l’installatore rilascia al committente al termine di ogni lavoro (anche piccolo). Contiene:

    • Dati identificativi dell’impresa installatrice e del responsabile tecnico (con timbro).
    • Tipologia di intervento (lettera DM 37, descrizione tecnica).
    • Schemi e disegni dell’impianto, allegati materiali utilizzati con marcature CE.
    • Dichiarazione di rispetto delle norme tecniche (CEI per gli impianti elettrici, UNI per quelli idrici e gas).
    • Firma del responsabile tecnico abilitato.

    Costo ENEA + dichiarazione di conformita (lavoro tecnico interno o consulenza esterna): da 50 a 200 euro a pratica. E un costo che va riaddebitato al cliente o incluso nel preventivo.

    Tariffe orarie tipiche e intervento minimo

    Le tariffe variano molto in base alla zona geografica (Nord vs Sud), alla specializzazione e al tipo di cliente (privato vs impresa). Sono indicazioni di mercato 2026 raccolte dal Centro Fiscale presso le imprese del Friuli Venezia Giulia.

    VoceElettricistaIdraulicoTermoidraulico
    Tariffa oraria base30 – 50 euro/h35 – 55 euro/h40 – 60 euro/h
    Intervento minimo80 – 130 euro90 – 150 euro100 – 180 euro
    Tariffa oraria notturna/festiva60 – 90 euro/h70 – 100 euro/h80 – 120 euro/h
    Diritto di chiamata urgente40 – 80 euro50 – 100 euro60 – 120 euro

    Indicazioni utili per il preventivo:

    • Materiali a parte (con ricarico tipico 20-35% sul prezzo di acquisto).
    • Trasferta forfettaria oltre i 10-15 km dalla sede (es. 0,50 euro/km o pacchetto fisso).
    • Diritto di chiamata urgente fuori orario (festivi, notturno): forfait 50-100 euro indipendente dalla durata dell’intervento.
    • Sopralluogo: gratuito per lavori di una certa entita; a pagamento (40-80 euro) per piccoli interventi o consulenze.

    Esempi calcolo tasse: fatturato 35K, 55K, 80K

    Vediamo tre scenari concreti per un installatore di impianti in regime forfettario con coefficiente 86% e riduzione contributiva 35%. Aliquota imposta sostitutiva: 15% (regime ordinario) o 5% (start-up nei primi 5 anni).

    Scenario 1 – Elettricista al primo anno (start-up): 35.000 euro

    Fatturato annuo35.000 euro
    Reddito lordo (35.000 x 86%)30.100 euro
    Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
    Minimale 2.730 euro + (30.100 – 17.500) x 15,6%
    ~ 4.700 euro
    Reddito imponibile (30.100 – 4.700)25.400 euro
    Imposta sostitutiva 5% (start-up)1.270 euro
    Totale tasse + contributi~ 5.970 euro (17% del fatturato)
    Reddito netto disponibile~ 24.130 euro/anno (~2.000 euro/mese)

    Scenario 2 – Idraulico avviato: 55.000 euro

    Fatturato annuo55.000 euro
    Reddito lordo (55.000 x 86%)47.300 euro
    Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
    Minimale 2.730 + (47.300 – 17.500) x 15,6%
    ~ 7.380 euro
    Reddito imponibile (47.300 – 7.380)39.920 euro
    Imposta sostitutiva 15% (forfettario standard)5.988 euro
    Totale tasse + contributi~ 13.370 euro (24% del fatturato)
    Reddito netto disponibile~ 33.930 euro/anno (~2.830 euro/mese)

    Scenario 3 – Termoidraulico al limite: 80.000 euro

    Fatturato annuo80.000 euro
    Reddito lordo (80.000 x 86%)68.800 euro
    Contributi INPS Artigiani (riduzione 35%):
    Minimale 2.730 + (68.800 – 17.500) x ~16,5% (con +1% oltre 55.000)
    ~ 11.180 euro
    Reddito imponibile (68.800 – 11.180)57.620 euro
    Imposta sostitutiva 15%8.643 euro
    Totale tasse + contributi~ 19.823 euro (24,8% del fatturato)
    Reddito netto disponibile~ 48.977 euro/anno (~4.080 euro/mese)

    Nota. Le simulazioni considerano solo l’impatto previdenziale e fiscale. Devi aggiungere a parte i costi reali di carburante, materiali, attrezzature e RC professionale (in forfettario non sono deducibili ma li paghi comunque). La marginalita lorda tipica di un installatore al netto dei materiali e tra il 35 e il 55% del fatturato.

    Apprendistato e dipendenti: CCNL Edilizia Artigianato

    Quando il volume di lavoro cresce, e tipico assumere un primo aiutante o apprendista. Il contratto collettivo di riferimento e il CCNL Edilizia Artigianato (siglato Confartigianato Imprese / CNA / Casartigiani con FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL).

    • Apprendistato professionalizzante (18-29 anni): durata 3 anni, retribuzione progressiva (60% al 1 anno, 75% al 2 anno, 90% al 3 anno del livello finale). Sgravio contributivo 11,61% per i primi 3 anni nelle aziende fino a 9 dipendenti.
    • Apprendistato di primo livello (15-25 anni con qualifica/diploma): contratto duale scuola-lavoro, fino a 4 anni.
    • Operaio comune (livello 1), operaio qualificato (livello 2), operaio specializzato (livello 3): la maggior parte degli aiutanti elettricisti/idraulici e inquadrata come livello 2 o 3.
    • Cassa edile. Iscrizione obbligatoria alla Cassa Edile territoriale (in FVG: Cassa Edile Artigiana FVG) per gli operai del settore edilizia artigianato. Versamenti mensili per ferie, gratifica natalizia, mutualita e formazione (Edilcassa).
    • DURC. Documento di Regolarita Contributiva, indispensabile per partecipare a gare pubbliche e per la cessione del credito (quando attiva). Si scarica gratuitamente da INPS, INAIL e Cassa Edile.

    Costo lordo aziendale di un apprendista al 1 anno: indicativamente 1.250-1.500 euro/mese (RAL ~15-18.000 euro), con sgravi contributivi ridotti. Costo lordo di un operaio specializzato livello 3: 2.300-2.700 euro/mese (RAL ~28-32.000 euro). Aggiungere TFR e accantonamenti Cassa Edile.

    Errori comuni da evitare

    1. Non avere la lettera DM 37/2008 corretta. Lavorare su impianti gas senza lettera E o su climatizzatori (F-Gas) senza patentino significa esporsi a sanzioni penali in caso di sinistro e impossibilita di rilasciare la dichiarazione di conformita.
    2. Aprire forfettario con grandi investimenti iniziali. Se nel primo anno acquisti un furgone nuovo da 40.000 euro + magazzino, in forfettario perdi tutto il vantaggio fiscale dell’IVA detraibile e dell’ammortamento.
    3. Dimenticare la riduzione 35% INPS. Per i forfettari e una scelta da quasi 1.500 euro all’anno di risparmio. Va richiesta entro il 28 febbraio.
    4. Non emettere la dichiarazione di conformita. Senza, il cliente non puo accedere ai bonus edilizi e l’impresa rischia sanzioni amministrative oltre alla responsabilita civile/penale.
    5. Sbagliare il regime IVA su subappalti edili. Fatturare con IVA quando dovrebbe essere reverse charge significa addebito errato che il cliente potra contestare.
    6. Sottovalutare la RC professionale. Un cortocircuito o una perdita d’acqua puo provocare danni per decine di migliaia di euro: la RC e indispensabile e i 400-700 euro l’anno sono il costo della tranquillita.
    7. Ignorare la comunicazione ENEA. Se il cliente non riceve i bonus per colpa di una mancata comunicazione dell’installatore, l’impresa rischia richieste di risarcimento.

    FAQ: domande frequenti

    Posso aprire la partita IVA come elettricista senza diploma?

    Si, ma serve dimostrare almeno 6 anni di lavoro continuativo a tempo pieno presso un’impresa abilitata DM 37/2008 (con buste paga, contratto, mansioni di installazione/manutenzione effettive). In alternativa: qualifica triennale + 4 anni, oppure diploma tecnico + 2 anni. Senza nessuno di questi requisiti la CCIAA non rilascia l’abilitazione e non si puo aprire l’impresa.

    Quanto costa aprire la partita IVA come idraulico?

    L’apertura formale (PIVA + SCIA + CCIAA + INAIL) costa tra 200 e 500 euro tramite CAF o commercialista, piu il diritto annuale CCIAA di circa 53-88 euro. La parte pesante e l’investimento iniziale: furgone, attrezzatura, magazzino e RC professionale, per un totale realistico tra 20.000 e 60.000 euro.

    Conviene il forfettario o il regime ordinario per un installatore?

    Dipende dai costi reali. Se i tuoi costi (materiali, furgone, attrezzature) superano il 14% del fatturato (cioe il “forfait” implicito nel coefficiente 86%), conviene il regime ordinario semplificato con IVA detraibile e costi deducibili al 100%. Se hai pochi costi e fatturato sotto 85.000 euro, il forfettario e quasi sempre vincente. Confrontati con il CAF Centro Fiscale prima di scegliere: il primo anno e cruciale.

    L’aliquota 5% start-up vale anche per chi lavorava come dipendente in un’impresa edile?

    Si, ma con un vincolo importante: l’attivita aperta in proprio non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta come dipendente. Significa che non puoi aprire P.IVA e fatturare al 90-100% al tuo ex datore di lavoro: l’Agenzia delle Entrate riqualifica il rapporto come lavoro dipendente mascherato e perdi il 5%. Devi avere un portafoglio clienti diversificato.

    Come fatturo la sostituzione di una caldaia con bonus 50%?

    Emetti fattura elettronica al committente, separando la parte di “manodopera” da quella della “caldaia” (bene di valore significativo). Il cliente paga con bonifico parlante (causale legge 449/97 + dati anagrafici), tu rilasci la dichiarazione di conformita DM 37/2008 e il cliente o tu trasmettete la comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine lavori. Il 50% del bonus il cliente lo recupera in dichiarazione dei redditi in 10 anni: nel 2026 cessione del credito e sconto in fattura sono sospesi.

    Devo iscrivermi alla Cassa Edile come ditta individuale senza dipendenti?

    No, finche lavori da solo (titolare senza dipendenti) NON sei obbligato all’iscrizione alla Cassa Edile (che riguarda i lavoratori subordinati del settore edilizia). Diventa obbligatoria al primo dipendente o apprendista assunto con CCNL Edilizia Artigianato. Alcuni committenti pubblici o grandi appaltatori, pero, richiedono il DURC anche per le ditte individuali: in quel caso devi essere in regola con INPS Artigiani e INAIL.

    Cosa succede se supero gli 85.000 euro in regime forfettario?

    Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, l’anno corrente lo concludi in forfettario; dal 1 gennaio successivo passi al regime ordinario semplificato. Se invece superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita e immediata: dalla data di superamento devi emettere fatture con IVA, applicare la ritenuta d’acconto sui collaboratori, applicare i regimi ordinari. E un cambio importante che va gestito con il commercialista o il CAF.

    Posso lavorare nel weekend o di notte come elettricista in pronto intervento?

    Si, come titolare di impresa individuale non sei soggetto a vincoli di orario. Puoi anzi differenziare il servizio applicando una tariffa maggiorata (50-100% in piu) per interventi notturni, festivi o urgenti. E un mercato remunerativo soprattutto per emergenze elettriche e perdite idriche. L’unica cautela: rispetta i tempi di guida e riposo se il furgone supera 3,5 t (cronotachigrafo).

    Devo applicare il reverse charge anche al cliente privato?

    No. Il reverse charge interno (art. 17 c.6 lett. a-ter DPR 633/72) si applica solo nei rapporti B2B tra imprese per subappalti edili o prestazioni su edifici. Nei lavori al cliente privato (consumatore finale, persona fisica) si applica l’IVA ordinaria al 10% per manutenzioni o al 22% per forniture significative. Ricorda comunque che il forfettario emette sempre fatture senza IVA.

    Posso assumere mio figlio come apprendista nella mia impresa artigiana?

    Si. Esiste anche la figura del collaboratore familiare artigiano (parente entro il 3 grado), iscritto all’INPS Artigiani con aliquota ridotta al 23,25% se sotto i 21 anni. In alternativa il figlio puo essere assunto con regolare contratto di apprendistato professionalizzante CCNL Edilizia Artigianato. La scelta dipende dalla volonta di farne un futuro socio/erede dell’impresa o un dipendente “classico”.

    Conclusione: parti col piede giusto con il CAF di Udine

    Aprire la partita IVA come elettricista, idraulico o termoidraulico nel 2026 richiede attenzione su tre piani: tecnico (DM 37/2008, lettere abilitative, dichiarazioni di conformita), amministrativo (SCIA, CCIAA, Albo Artigiani, INAIL), fiscale e previdenziale (forfettario o ordinario, INPS Artigiani, riduzione 35%). Sbagliare uno di questi passaggi puo costarti migliaia di euro o esporti a responsabilita personali in caso di sinistro.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine e specializzato nell’apertura e gestione di partite IVA artigiane edili: ti accompagniamo dalla SCIA alla prima dichiarazione, ti aiutiamo a scegliere il regime fiscale piu vantaggioso, gestiamo i contributi INPS Artigiani e ti assistiamo nelle comunicazioni ENEA e nella fatturazione con bonus edilizi.

    Vuoi aprire la partita IVA come elettricista o idraulico?

    Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: ti seguiamo dall’apertura alla dichiarazione, con un servizio dedicato agli artigiani edili.

    Telefono: 0432 1840130
    Email: info@centrofiscale.com

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    Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 08:00:002026-05-23 07:42:02Partita IVA Elettricista e Idraulico 2026: Regime Forfettario, INPS Artigiani e Tasse
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Veterinari

    Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire una partita IVA come tatuatore nel 2026 significa entrare in un settore in forte espansione, ma anche affrontare uno dei percorsi piu’ regolamentati del panorama professionale italiano. A differenza di altre attivita’ artigianali, il tatuatore non ha un albo nazionale: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con requisiti formativi e igienico-sanitari che variano da regione a regione. La base normativa comune resta l’Accordo Stato-Regioni del 2007, che ha fissato gli standard minimi di sicurezza per studi di tatuaggio e piercing.

    In questa guida completa CAF Centro Fiscale trovi tutto quello che serve per aprire uno studio di tatuaggio: codice ATECO corretto, scelta tra regime forfettario e ordinario, contributi INPS Artigiani con riduzione 35%, requisiti formativi (corso regionale, HACCP, primo soccorso), autorizzazione ASL, SCIA, attrezzature, smaltimento rifiuti speciali, assicurazione RC, GDPR e registro tatuaggi, fatturazione B2C e tariffe di mercato. Con esempi reali di calcolo tasse su fatturato 30K, 50K e 75K.

    Indice dei contenuti

    1. Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale
    2. Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista
    3. Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso
    4. Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL
    5. Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio
    6. SCIA al Comune e iter burocratico
    7. Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09
    8. Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota
    9. Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%
    10. Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata
    11. Assicurazione RC professionale obbligatoria
    12. Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi
    13. Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti
    14. Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata
    15. Stagionalita’, convention e guest tattoo
    16. Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps
    17. Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro
    18. FAQ partita IVA tatuatore

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    Chi e’ il tatuatore: professione regolamentata a livello regionale

    Il tatuatore e’ un artigiano che esegue tatuaggi permanenti sulla pelle del cliente attraverso l’iniezione di pigmenti coloranti tramite ago. In Italia non esiste un albo professionale nazionale dei tatuatori: la professione e’ regolamentata a livello regionale, con normative diverse da regione a regione. La cornice unitaria e’ rappresentata dalle Linee Guida del Ministero della Salute e dall’Accordo Stato-Regioni del 2007, che fissano gli standard minimi igienico-sanitari per chi esegue tatuaggi e piercing.

    Le regioni hanno recepito queste linee guida con leggi regionali e regolamenti che disciplinano nel dettaglio:

    • Formazione obbligatoria (corso regionale di tatuaggio con esame finale)
    • Requisiti del locale (sterilizzazione, autoclave, lavabi, smaltimento)
    • Autorizzazione sanitaria ASL rilasciata dopo sopralluogo
    • Tracciabilita’ di pigmenti, aghi e materiali monouso
    • Tenuta del registro dei tatuaggi eseguiti

    In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la materia e’ disciplinata dalla L.R. 22/2010 e successivi regolamenti, mentre in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio esistono normative regionali specifiche con piccole differenze su orari del corso e modalita’ d’esame. Prima di aprire uno studio, il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia sempre di verificare la normativa della regione in cui si intende operare.

    Differenza tra tatuatore, piercer e dermopigmentista

    Sebbene spesso vengano confuse, tatuatore, piercer e dermopigmentista sono tre figure professionali distinte, con corsi formativi e autorizzazioni separate (anche se cumulabili in un’unica partita IVA e un unico studio).

    Tatuatore

    Esegue tatuaggi decorativi permanenti tramite macchinetta e aghi sterili monouso. Il pigmento viene iniettato nel derma. Richiede corso regionale di tatuaggio (90-150 ore a seconda della regione) con prova pratica.

    Piercer

    Esegue forature corporee per applicare gioielli (orecchino, naso, ombelico, capezzolo, lingua, intimo). Anche per il piercing serve un corso regionale specifico (in genere 90 ore) e l’autorizzazione ASL del locale. La normativa e’ la stessa dell’Accordo Stato-Regioni 2007.

    Dermopigmentista (trucco semipermanente)

    Esegue trucco permanente o semipermanente: sopracciglia (microblading, powder), eyeliner, labbra, areole post-mastectomia. Il pigmento e’ diverso da quello del tatuaggio decorativo (semipermanente, durata 1-3 anni). Richiede corso specifico di dermopigmentazione, distinto da quello di tatuaggio. In molte regioni e’ assimilato al tatuaggio dal punto di vista autorizzativo.

    Le tre attivita’ possono essere svolte nello stesso studio dallo stesso professionista, a patto di aver conseguito i relativi attestati regionali e che il locale sia autorizzato per tutte e tre le tipologie di trattamento.

    Requisiti formativi: corso regionale, HACCP e primo soccorso

    Per aprire una partita IVA come tatuatore e ottenere l’autorizzazione ASL serve dimostrare di aver completato un percorso formativo specifico. Tre attestati sono fondamentali:

    1. Corso regionale di tatuaggio (90-150 ore)

    E’ il corso abilitante che ogni regione ha disciplinato in modo autonomo. Generalmente prevede:

    • Modulo teorico: anatomia della pelle, microbiologia, malattie infettive, normativa, deontologia
    • Modulo pratico: utilizzo della macchinetta, tecniche di linework, ombreggiature, riempimenti, gestione asetticita’
    • Tirocinio presso uno studio convenzionato (durata variabile)
    • Esame finale: prova teorica e prova pratica con esecuzione di un tatuaggio davanti a commissione

    La durata varia da regione a regione: in alcune basta un corso di 90 ore, in altre si arriva a 150 ore e oltre. L’attestato regionale e’ valido sull’intero territorio nazionale per il principio del mutuo riconoscimento.

    2. Corso HACCP (igiene alimentare adattato ai servizi alla persona)

    Anche se il tatuatore non manipola alimenti, in molte regioni e’ richiesto un corso di igiene mutuato dalla normativa HACCP, della durata di 8-12 ore. Copre gestione delle contaminazioni, pulizia e sanificazione delle superfici, gestione dei DPI.

    3. Corso di primo soccorso (BLS-D)

    Obbligatorio in molte regioni: corso di primo soccorso con prova pratica (compressioni, uso del defibrillatore semiautomatico DAE), durata 12-16 ore. L’attestato va rinnovato ogni 2-3 anni a seconda della normativa regionale.

    Senza questi tre attestati l’ASL non rilascia l’autorizzazione al locale e l’attivita’ non puo’ iniziare. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica la documentazione formativa prima di procedere con SCIA e iscrizione CCIAA.

    Requisiti igienico-sanitari: Accordo Stato-Regioni 2007 e ASL

    L’Accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2007 rappresenta il riferimento normativo nazionale per l’attivita’ di tatuaggio e piercing. Stabilisce gli standard minimi igienico-sanitari che devono essere rispettati in tutta Italia, integrati poi dalle leggi regionali.

    Autorizzazione ASL: il passaggio piu’ importante

    Prima di iniziare l’attivita’ e’ obbligatoria l’autorizzazione sanitaria rilasciata dall’ASL competente per territorio. La procedura prevede:

    1. Presentazione di domanda al Dipartimento di Prevenzione ASL con planimetria del locale, attestati formativi, dichiarazione di conformita’ impianti
    2. Sopralluogo di un tecnico ASL che verifica metratura, lavabi, separazione zone, autoclave, sterilizzatore
    3. Esito favorevole con eventuali prescrizioni
    4. Rilascio dell’autorizzazione (in genere entro 30-60 giorni)

    Standard minimi obbligatori

    • Aghi e cartucce monouso sterili (mai riutilizzati)
    • Pigmenti certificati conformi al Regolamento UE REACH 2021/1297
    • Autoclave a vapore classe B per sterilizzazione strumenti riutilizzabili
    • Sterilizzatore a calore secco in alternativa o complemento
    • DPI: guanti monouso, mascherina, occhiali protettivi
    • Smaltimento rifiuti speciali in container di sicurezza
    • Tenuta del registro tatuaggi con dati cliente, data, area trattata, pigmenti utilizzati

    L’ASL puo’ effettuare controlli a sorpresa in qualsiasi momento. In caso di violazioni gravi puo’ sospendere l’autorizzazione fino alla regolarizzazione.

    Locale e attrezzature dello studio di tatuaggio

    Requisiti del locale

    Il locale dello studio deve rispettare standard precisi:

    • Superficie minima: 25-30 m² (varia per regione)
    • Zona accoglienza/reception separata dalla zona operativa
    • Sala tatuaggio con pareti lavabili, pavimento facilmente sanificabile
    • Lavabi con erogatore non manuale (a pedale o a fotocellula) e dispenser sapone-disinfettante
    • Servizio igienico per il pubblico
    • Locale separato per autoclave e sterilizzazione (o area dedicata ben separata)
    • Aerazione naturale o forzata, illuminazione adeguata (almeno 500 lux sulla zona di lavoro)
    • Conformita’ impianti elettrico e idraulico (DM 37/2008)

    Attrezzature: investimento iniziale

    Aprire uno studio di tatuaggio richiede un investimento iniziale tra 15.000 e 30.000 euro, a seconda di metratura e qualita’ delle attrezzature. Voci principali:

    AttrezzaturaCosto indicativo
    Macchinette rotative/coil (2-3 unita’)800 – 2.500 euro
    Cartucce e aghi monouso (scorta iniziale)500 – 1.000 euro
    Pigmenti certificati REACH (set base)1.500 – 3.000 euro
    Autoclave classe B2.500 – 4.500 euro
    Lampada LED senza ombre300 – 800 euro
    Lettino professionale regolabile500 – 1.500 euro
    Sgabello ergonomico tatuatore200 – 500 euro
    Mobiletto carrello porta-strumenti200 – 600 euro
    Sterilizzatore UV/calore secco400 – 1.200 euro
    Arredo reception e sala d’attesa1.500 – 4.000 euro
    Ristrutturazione locale e impianti5.000 – 15.000 euro

    In regime forfettario non e’ possibile dedurre i costi analiticamente: l’investimento iniziale resta a carico del professionista senza beneficio fiscale (vedi paragrafo dedicato).

    SCIA al Comune e iter burocratico

    Una volta ottenuti gli attestati formativi e l’autorizzazione ASL, occorre presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita’) al SUAP del Comune dove ha sede lo studio. La SCIA e’ la formalizzazione dell’apertura dell’attivita’ commerciale-artigianale.

    Documenti per la SCIA

    • Modulo SCIA SUAP compilato
    • Attestato regionale di tatuatore (e di piercer/dermopigmentista se attivita’ connesse)
    • Attestati HACCP e primo soccorso
    • Autorizzazione sanitaria ASL
    • Planimetria del locale firmata da tecnico abilitato
    • Certificato di agibilita’ del locale
    • Conformita’ impianti elettrico (DM 37/2008) e idraulico
    • Documento d’identita’ e codice fiscale del titolare
    • Visura catastale dell’immobile

    Iter completo passo per passo

    1. Apertura partita IVA presso Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) con codice ATECO
    2. Iscrizione Camera di Commercio (CCIAA) come impresa artigiana
    3. Iscrizione INPS Gestione Artigiani contestuale all’iscrizione CCIAA
    4. Apertura posizione INAIL per assicurazione infortuni
    5. Autorizzazione ASL (sopralluogo e via libera Dipartimento Prevenzione)
    6. SCIA al SUAP comunale con tutta la documentazione
    7. Apertura conto corrente dedicato (consigliato)
    8. Attivazione fatturazione elettronica e cassetto fiscale

    Tempi medi: 60-90 giorni dall’inizio della procedura all’apertura effettiva dello studio. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste in tutte le fasi amministrative, fiscali e contabili.

    Codice ATECO tatuatore: 96.09.04 o 96.09.09

    La scelta del codice ATECO e’ uno degli aspetti piu’ delicati per il tatuatore. La classificazione ATECO 2025 (entrata in vigore dal 1° gennaio 2025) ha aggiornato i codici per i servizi alla persona. Per l’attivita’ di tatuaggio e piercing si utilizza un codice della divisione 96.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a..

    96.09.04 – Servizi di tatuaggio e piercing

    E’ il codice ATECO specifico introdotto con la classificazione ATECO 2025 per chi esegue tatuaggi, piercing e dermopigmentazione. E’ la scelta corretta per uno studio dedicato.

    96.09.09 – Altre attivita’ di servizi alla persona n.c.a.

    Codice piu’ generico, utilizzato in passato (prima del 2025) anche per tatuatori e piercer. Resta valido come alternativa qualora alcune Camere di Commercio non avessero ancora aggiornato la procedura al codice 96.09.04. Il CAF Centro Fiscale verifica con la CCIAA territoriale quale codice utilizzare.

    Coefficiente di redditivita’ forfettario: 67%

    Indipendentemente dalla scelta tra 96.09.04 e 96.09.09, entrambi i codici rientrano nella categoria forfettaria “Altre attivita’ economiche” con coefficiente di redditivita’ del 67%. Significa che il 67% del fatturato e’ considerato reddito imponibile, il restante 33% e’ forfettariamente abbattuto come “costi”. Confermato anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio.

    Regime forfettario tatuatore: coefficiente 67% e aliquota

    Il regime forfettario e’ quasi sempre la scelta piu’ conveniente per un tatuatore in fase di avvio. Caratteristiche principali per il 2026:

    • Limite ricavi/compensi: 85.000 euro annui
    • Coefficiente redditivita’: 67% (categoria altre attivita’)
    • Aliquota imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
    • No IVA, no IRAP, no ISA
    • Niente fatturazione elettronica obbligatoria sotto 25.000 euro di ricavi anno precedente, obbligatoria sopra

    Calcolo del reddito imponibile

    Esempio: tatuatore con fatturato annuo 50.000 euro

    • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
    • Si sottraggono i contributi INPS Artigiani versati nell’anno (es. 4.500 euro) = 29.000 euro
    • Imposta sostitutiva 15%: 29.000 × 15% = 4.350 euro
    • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 29.000 × 5% = 1.450 euro

    Aliquota 5% start-up: i requisiti

    L’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni e’ applicabile se:

    • Non hai esercitato attivita’ artistica, professionale o d’impresa nei 3 anni precedenti
    • L’attivita’ non e’ una mera prosecuzione di altra attivita’ precedentemente svolta come dipendente o assimilato
    • Se subentri in un’attivita’ altrui, i ricavi del cedente nell’anno precedente non superano 85.000 euro

    Cause di esclusione dal forfettario

    Il forfettario non e’ applicabile se:

    • Hai partecipazioni in societa’ di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali
    • Sei lavoratore dipendente con redditi superiori a 35.000 euro nell’anno precedente
    • Fatturi prevalentemente a un ex datore di lavoro o soggetti collegati
    • Superi gli 85.000 euro di ricavi

    Cassa INPS Artigiani: contributi 2026 e riduzione 35%

    Il tatuatore, in quanto artigiano iscritto alla Camera di Commercio, deve obbligatoriamente versare contributi alla Gestione Artigiani INPS. Non esiste una cassa privata di categoria: l’iscrizione alla Gestione Artigiani e’ contestuale all’iscrizione CCIAA.

    Contributi INPS Artigiani 2026

    • Reddito minimale 2026: circa 18.500 euro (importo soggetto ad aggiornamento annuale ISTAT)
    • Aliquota artigiani: 24% (di cui 24% IVS sopra il minimale e una piccola quota maternita’)
    • Contributi minimi fissi: circa 4.200 euro/anno (sul reddito minimale, divisi in 4 rate trimestrali)
    • Contributi a percentuale: 24% sul reddito eccedente il minimale fino al massimale (circa 92.000 euro)

    Riduzione 35% per forfettari (DOMANDA OBBLIGATORIA)

    I tatuatori in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS Artigiani. La riduzione si applica sia ai contributi minimi sia a quelli a percentuale.

    • Contributi minimi ridotti: 4.200 × 65% = circa 2.730 euro/anno
    • Aliquota effettiva: 24% × 65% = 15,6% sul reddito eccedente

    Attenzione: la riduzione 35% non e’ automatica. Va richiesta tramite il cassetto previdenziale INPS entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro la stessa data se si apre P.IVA in corso d’anno). Se non richiesta, si pagano i contributi pieni. Lo svantaggio: con la riduzione, anche la contribuzione ai fini pensionistici e’ ridotta proporzionalmente.

    Scadenze versamento contributi 2026

    • 16 maggio 2026: 1° rata fissa
    • 20 agosto 2026: 2° rata fissa
    • 16 novembre 2026: 3° rata fissa
    • 16 febbraio 2027: 4° rata fissa
    • 30 giugno 2026: saldo + 1° acconto contributi a percentuale 2025
    • 30 novembre 2026: 2° acconto

    Smaltimento rifiuti speciali e ditta autorizzata

    Lo studio di tatuaggio produce rifiuti sanitari speciali a rischio infettivo (CER 18.01.03*): aghi usati, cartucce, garze imbevute di sangue, guanti contaminati, residui di pigmenti. Questi rifiuti non possono essere conferiti nei normali cassonetti: vanno smaltiti tramite ditta autorizzata.

    Procedura corretta

    1. Conferimento aghi e taglienti in contenitori rigidi monouso certificati UN3291
    2. Conferimento garze, guanti e materiali assorbenti in buste rosse a doppio strato
    3. Stoccaggio temporaneo in zona dedicata dello studio (massimo 30 giorni)
    4. Contratto con ditta autorizzata al trasporto e smaltimento (Albo Gestori Ambientali)
    5. FIR (Formulario Identificazione Rifiuti) per ogni ritiro
    6. Registro carico/scarico rifiuti vidimato

    Costo medio: 50-150 euro/mese a seconda della frequenza dei ritiri e del volume di rifiuti prodotto. Le sanzioni per smaltimento improprio possono arrivare a 26.000 euro.

    Assicurazione RC professionale obbligatoria

    L’assicurazione RC professionale e’ obbligatoria per i tatuatori. Copre i danni causati al cliente durante e dopo l’esecuzione del tatuaggio: reazioni allergiche, infezioni, cicatrici cheloidi, contestazioni estetiche. La maggior parte delle regioni la richiede esplicitamente come requisito per il rilascio dell’autorizzazione.

    Cosa deve coprire la polizza

    • Responsabilita’ civile verso terzi (RCT) per danni a clienti e visitatori
    • Responsabilita’ civile professionale (RC professional)
    • Massimale consigliato: minimo 1.000.000 di euro per sinistro
    • Coperture aggiuntive: tutela legale, perdite del locale, furto attrezzature

    Costo medio della polizza: 250-500 euro/anno per uno studio singolo. Cresce in caso di studi con piu’ artisti o massimali piu’ elevati.

    Liberatoria cliente, GDPR e registro tatuaggi

    Liberatoria e consenso informato

    Prima di ogni tatuaggio e’ obbligatorio far firmare al cliente un modulo di consenso informato (anche detto “liberatoria“). Il modulo deve contenere:

    • Dati anagrafici completi del cliente (con copia documento d’identita’)
    • Descrizione del tatuaggio e zona del corpo
    • Informazioni sui rischi: dolore, infezioni, allergie ai pigmenti, esiti cicatriziali
    • Dichiarazione di buono stato di salute (assenza di patologie incompatibili)
    • Dichiarazione di non assunzione di anticoagulanti o farmaci che possono interferire
    • Indicazioni post-trattamento (cura del tatuaggio, prodotti consigliati)
    • Liberatoria su uso eventuale dell’immagine sui social
    • Dichiarazione di maggiore eta’ o consenso del genitore (per minorenni, dove ammesso)

    Tatuaggi a minorenni

    La maggior parte delle regioni vieta tatuaggi a minori di 14 anni. Per la fascia 14-18 anni e’ richiesto consenso scritto di entrambi i genitori e presenza di almeno uno di essi durante l’esecuzione. Verificare sempre la normativa regionale specifica.

    GDPR e registro tatuaggi

    Il tatuatore tratta dati personali e sanitari sensibili: e’ soggetto al Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Obblighi principali:

    • Informativa privacy consegnata al cliente prima della raccolta dati
    • Registro dei trattamenti (art. 30 GDPR)
    • Consenso esplicito per dati sanitari (art. 9 GDPR)
    • Misure di sicurezza per la conservazione (cassetti chiusi a chiave, file con password)
    • Conservazione moduli e foto: minimo 5 anni dalla fine del rapporto
    • Nomina DPO se trattamento sistematico su larga scala (raro per studi piccoli)

    Il registro dei tatuaggi richiesto dall’ASL (con dati cliente, data, area, pigmenti, lotto aghi) e’ un documento sanitario obbligatorio distinto dal registro GDPR ma compatibile con esso.

    Fatturazione B2C, sessioni multiple e acconti

    Fatturazione B2C: codice destinatario 0000000

    I clienti del tatuatore sono prevalentemente privati (B2C). La fattura va emessa con:

    • Codice destinatario “0000000” (sette zeri) per il cliente privato
    • Codice fiscale del cliente nei dati anagrafici (no P.IVA)
    • Indirizzo email opzionale per la copia di cortesia
    • Indicazione del regime forfettario in calce: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, Legge 190/2014 – Regime forfettario“
    • Marca da bollo da 2,00 euro per fatture sopra 77,47 euro (a carico del cliente o del professionista)

    Soglia obbligo fattura elettronica

    Dal 2024 la fatturazione elettronica e’ obbligatoria per tutti i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell’anno precedente. Sotto questa soglia resta facoltativa, ma il CAF Centro Fiscale di Udine consiglia di adottarla comunque per uniformita’ e tracciabilita’.

    Sessioni multiple: gestione acconto + saldo

    I tatuaggi grandi (sleeve, schiena, gamba) richiedono spesso piu’ sessioni in giorni diversi. Come gestire la fatturazione?

    • Opzione 1 – Fattura a saldo unica: si emette un’unica fattura al termine dell’ultima sessione
    • Opzione 2 – Acconto + saldo: si emette una fattura “acconto su tatuaggio” alla prima sessione, e una fattura saldo alla conclusione
    • Opzione 3 – Fattura per ogni sessione: si fattura ogni singola sessione

    La scelta dipende dall’organizzazione interna. Importante: il regime forfettario adotta il principio di cassa, quindi i ricavi vanno imputati nell’anno in cui il cliente paga, non in quello in cui viene completato il tatuaggio.

    Tariffe tatuatore 2026: piccolo, medio, giornata

    Le tariffe medie di mercato nel 2026 (variabili in base a esperienza, citta’ e fama dell’artista):

    TipologiaTariffa indicativaDurata
    Tatuaggio piccolo (5-8 cm)80 – 150 euro30-60 minuti
    Tatuaggio medio (10-15 cm)200 – 500 euro1-3 ore
    Tatuaggio grande / mezza giornata500 – 1.000 euro4-5 ore
    Giornata intera1.000 – 1.500 euro7-8 ore
    Coverup (copertura tatuaggio esistente)+30/50% rispetto a tariffa standardvariabile
    Piercing standard30 – 80 euro (gioiello escluso)15-30 minuti
    Microblading sopracciglia250 – 500 euro2-3 ore

    Molti tatuatori applicano una tariffa oraria tra 80 e 150 euro/ora, con un minimo studio di 80-100 euro anche per il tatuaggio piu’ piccolo (per coprire i costi fissi di setup e materiali monouso).

    Stagionalita’, convention e guest tattoo

    Stagionalita’ del business

    L’attivita’ di tatuaggio ha una marcata stagionalita’:

    • Picco gennaio-aprile: clienti che vogliono il tatuaggio “guarito” prima dell’estate
    • Calo estate (giugno-agosto): il sole e’ nemico dei tatuaggi freschi, molti rinviano
    • Ripresa settembre-novembre: clienti con tempo libero post-vacanze
    • Calo dicembre: spese natalizie

    Per destagionalizzare, molti studi puntano su tatuaggi piccoli a tariffa fissa estiva, sessioni serali, eventi tematici.

    Convention e guest tattoo

    Le convention di tatuaggio (Milan Tattoo Convention, Roma Tattoo Expo, ecc.) sono opportunita’ importanti di visibilita’ e fatturato. Aspetti fiscali da considerare:

    • Iscrizione come espositore (in genere 500-2.000 euro per il box)
    • I tatuaggi eseguiti in convention vanno fatturati regolarmente con la propria P.IVA
    • Spese trasferta: in regime forfettario non sono deducibili analiticamente
    • Possibile collaborazione con guest tattooer ospitati nel proprio studio

    Guest tattoo: collaborazioni tra P.IVA

    Quando un tatuatore ospite (italiano o straniero) lavora nel tuo studio per qualche giorno, la gestione fiscale e’:

    • Il guest fattura direttamente al cliente con la propria P.IVA (se italiano) o emette ricevuta (se straniero senza P.IVA italiana)
    • Lo studio puo’ richiedere una quota di affitto postazione (es. 30% sul ricavato), fatturata B2B al guest tatuatore
    • Necessario contratto scritto tra studio e guest che definisca i termini economici e le responsabilita’
    • Verificare che il guest abbia attestati e RC valida nella regione di lavoro

    Marketing studio tatuaggio: Instagram e Google Maps

    Il marketing per uno studio di tatuaggio gioca un ruolo decisivo: la maggior parte dei clienti sceglie il tatuatore guardando portfolio fotografici online. Le leve principali:

    Instagram: il portfolio digitale

    • Profilo professionale con foto in alta qualita’ di ogni lavoro completato
    • Reel di setup, processo di lavorazione (rispettando privacy del cliente)
    • Hashtag mirati: #tatuaggio[citta’], #tattoolife, #blackworktattoo, #realisticotattoo, ecc.
    • Stories con disponibilita’ settimanale e nuove flash
    • Collaborazioni con altri tatuatori per scambio visibilita’

    Google Maps e Google Business Profile

    • Profilo Google Business verificato con orari, foto del locale, contatti
    • Recensioni clienti: chiedere sempre dopo il tatuaggio (effetto positivo enorme su SEO locale)
    • Foto geolocalizzate dei lavori per ranking nelle ricerche “tatuatore vicino a me”
    • Risposta tempestiva ai messaggi e alle recensioni (anche negative, in modo professionale)

    Sito web professionale

    Un sito web e’ utile per: portfolio strutturato per stili, biografia dell’artista, sezione FAQ, modulo prenotazione, blog SEO con articoli tipo “quanto costa un tatuaggio” o “cura post-tatuaggio“. Costo dello sviluppo: 800-2.500 euro una tantum + 50-100 euro/anno di hosting e dominio.

    Esempi calcolo tasse: 30K, 50K, 75K euro

    Esempi di calcolo tasse e contributi per un tatuatore in regime forfettario, con coefficiente 67% e riduzione INPS Artigiani 35%. Ipotesi: aliquota 15% (post primi 5 anni di attivita’).

    Esempio 1: tatuatore alle prime armi – fatturato 30.000 euro

    • Reddito imponibile: 30.000 × 67% = 20.100 euro
    • Contributi INPS Artigiani (minimi ridotti): circa 2.730 euro
    • Reddito netto fiscale: 20.100 – 2.730 = 17.370 euro
    • Imposta sostitutiva 15%: 17.370 × 15% = 2.605 euro
    • Totale tasse + contributi: 5.335 euro
    • Netto in tasca: circa 24.665 euro (82% del fatturato)

    Con aliquota 5% start-up: imposta sostitutiva 868 euro, netto in tasca circa 26.402 euro (88%).

    Esempio 2: tatuatore affermato – fatturato 50.000 euro

    • Reddito imponibile: 50.000 × 67% = 33.500 euro
    • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (33.500 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 2.340 = 5.070 euro
    • Reddito netto fiscale: 33.500 – 5.070 = 28.430 euro
    • Imposta sostitutiva 15%: 28.430 × 15% = 4.265 euro
    • Totale tasse + contributi: 9.335 euro
    • Netto in tasca: circa 40.665 euro (81% del fatturato)

    Esempio 3: tatuatore di alto livello – fatturato 75.000 euro

    • Reddito imponibile: 75.000 × 67% = 50.250 euro
    • Contributi INPS Artigiani: minimi 2.730 + (50.250 – 18.500) × 24% × 65% = 2.730 + 4.953 = 7.683 euro
    • Reddito netto fiscale: 50.250 – 7.683 = 42.567 euro
    • Imposta sostitutiva 15%: 42.567 × 15% = 6.385 euro
    • Totale tasse + contributi: 14.068 euro
    • Netto in tasca: circa 60.932 euro (81% del fatturato)

    Nota: questi calcoli sono indicativi e non considerano altri redditi del contribuente, eventuali addizionali o variazioni di aliquota INPS. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora il preventivo personalizzato sulla base della tua situazione specifica.

    Confronto forfettario vs regime ordinario

    Per un tatuatore con fatturato 50.000 euro e costi reali documentati di 12.000 euro/anno (attrezzature, locale, materiali), il regime ordinario semplificato porterebbe a:

    • Reddito ordinario: 50.000 – 12.000 = 38.000 euro (vs 33.500 forfettario)
    • IRPEF su 38.000 con scaglioni 2026: circa 9.500 euro
    • INPS Artigiani su 38.000 (no riduzione 35%): circa 7.500 euro
    • IVA da versare: 22% su 50.000 – IVA detraibile su acquisti = saldo netto a debito
    • Conclusione: in genere il forfettario resta piu’ conveniente sotto gli 80.000 euro, salvo investimenti molto rilevanti

    FAQ partita IVA tatuatore

    Posso fare il tatuatore senza partita IVA?

    No. Tatuare in modo abituale dietro corrispettivo richiede l’apertura di partita IVA, l’iscrizione CCIAA come artigiano e tutte le autorizzazioni sanitarie. Il tatuaggio “in nero” e’ sanzionato sia dal punto di vista fiscale (evasione) sia da quello sanitario.

    Quale codice ATECO devo usare: 96.09.04 o 96.09.09?

    Dal 2025 esiste il codice 96.09.04 “Servizi di tatuaggio e piercing”: e’ la scelta corretta. In passato (e ancora oggi presso alcune CCIAA) si utilizzava il 96.09.09 generico. Entrambi rientrano nella categoria “Altre attivita’” del forfettario con coefficiente 67%.

    Quanto guadagna in media un tatuatore in Italia?

    Molto variabile: un tatuatore alle prime armi fattura 20.000-30.000 euro/anno, un tatuatore affermato 40.000-60.000, gli artisti di alto livello con riconoscibilita’ superano i 75.000 euro. Lo studio in proprio (senza dipendenti) consente generalmente margini netti dell’80% del fatturato in regime forfettario.

    Posso tatuare a casa o devo aprire uno studio?

    Tatuare nel proprio domicilio e’ generalmente vietato dalla normativa regionale: serve un locale autorizzato dall’ASL con caratteristiche igienico-sanitarie precise (lavabi, autoclave, separazione zone). Alcune regioni consentono studi “casalinghi” solo se dedicano un locale separato con accesso autonomo e tutti i requisiti.

    Devo iscrivermi all’INAIL?

    Si’, se hai dipendenti o collaboratori. Per il tatuatore titolare in proprio l’iscrizione INAIL e’ invece facoltativa (ma consigliata per la copertura infortuni sul lavoro).

    Posso assumere altri tatuatori nel mio studio?

    Si’. I rapporti possibili sono: contratto di affitto poltrona/postazione (collaborazione tra P.IVA, il piu’ diffuso), contratto di lavoro dipendente CCNL artigiani, contratto di apprendistato per giovani in formazione. Ogni inquadramento ha implicazioni contributive e fiscali diverse: il CAF Centro Fiscale assiste nella scelta corretta.

    Posso vendere prodotti per la cura post-tatuaggio?

    Si’, integrando l’attivita’ di servizio con la vendita di creme, cerotti, t-shirt brandizzate. La vendita rientra sempre nel regime forfettario fino a 85.000 euro complessivi, ma cambia il coefficiente di redditivita’: se la vendita diventa prevalente, applica il coefficiente del 40% (commercio al dettaglio). Per integrare la vendita serve aggiornare il codice ATECO secondario presso CCIAA.

    I tatuaggi sono detraibili dal cliente come spese mediche?

    No, i tatuaggi decorativi non sono detraibili. Solo la dermopigmentazione medica (ad esempio ricostruzione dell’areola post-mastectomia, vitiligine, alopecia) puo’ essere detraibile dal cliente come spesa sanitaria al 19%, se prescritta da medico e fatturata correttamente con codice ATECO compatibile.

    Cosa succede se supero gli 85.000 euro di fatturato?

    Se superi gli 85.000 ma resti sotto i 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro, esci immediatamente con applicazione di IVA, IRPEF a scaglioni e regime ordinario in corso d’anno. Il CAF Centro Fiscale ti aiuta a pianificare il passaggio gradualmente.

    Apri la partita IVA da tatuatore con il CAF Centro Fiscale di Udine

    Aprire uno studio di tatuaggio nel 2026 e’ un percorso impegnativo ma fattibile, a patto di seguire l’iter formativo regionale, ottenere l’autorizzazione ASL, presentare la SCIA al Comune e attivare la posizione fiscale e previdenziale corretta. Il regime forfettario con coefficiente 67% e la riduzione INPS Artigiani del 35% sono gli strumenti fiscali piu’ vantaggiosi per la maggior parte dei tatuatori.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste tatuatori, piercer e dermopigmentisti in tutta la fase di apertura: scelta del codice ATECO, apertura partita IVA, iscrizione CCIAA come artigiani, attivazione INPS Artigiani con richiesta riduzione 35%, SCIA, supporto su autorizzazione ASL, fatturazione elettronica, gestione contabile annuale, modello redditi PF, F24, scadenze contributive. Contattaci per un preventivo personalizzato e una consulenza dedicata sulla tua nuova attivita’.

    CAF Centro Fiscale – Udine
    Via Roma, 24 – Udine
    Telefono: 0432 506512
    Email: info@centrofiscale.com

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    Giugno 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-22 08:00:002026-05-24 09:36:53Partita IVA Tatuatore 2026: Regime Forfettario, Requisiti Sanitari e Fatturazione
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
    • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
    • Specchiere: 200-800 euro l’una
    • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
    • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
    • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
    • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
    • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
    • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

    Aprire la partita IVA come parrucchiere o gestire un barber shop nel 2026 significa entrare in una professione artigianale regolamentata dalla Legge n. 174/2005, che disciplina l’attivita di acconciatore richiedendo una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. Sia il parrucchiere unisex tradizionale, sia il barbiere, sia il moderno barber shop sono inquadrati come imprese artigiane, con obbligo di iscrizione all’INPS Artigiani anche in regime forfettario.

    In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.01, le differenze tra parrucchiere, barbiere e barber shop, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi di SCIA e responsabile tecnico, e i calcoli concreti su fatturati di 40.000, 65.000 e 85.000 euro.

    Indice dei contenuti

    1. Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005
    2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
    3. L’esame di abilitazione
    4. Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze
    5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
    6. Responsabile tecnico obbligatorio
    7. Requisiti igienico-sanitari del salone
    8. Codice ATECO parrucchiere 96.02.01
    9. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
    10. Ditta individuale artigiana ordinaria
    11. Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%
    12. Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci
    13. Contributi INPS Artigiani 2026
    14. Riduzione 35% contributi per forfettari
    15. Quando conviene forfettario vs ordinario
    16. Attrezzature e costi apertura salone
    17. Tariffe tipiche di taglio, colore e barba
    18. Fatturazione e corrispettivi telematici
    19. Registratore di cassa telematico 2026
    20. Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura
    21. Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale
    22. Vendita prodotti retail in salone
    23. Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop
    24. Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K
    25. FAQ

    Chi e l’acconciatore: professione regolamentata Legge 174/2005

    L’attivita di parrucchiere e barbiere e disciplinata dalla Legge 17 agosto 2005, n. 174, che ha unificato le due figure professionali sotto la denominazione di acconciatore. La legge definisce questa professione come comprendente “tutti i trattamenti e i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implichino prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonche il taglio e il trattamento estetico della barba”.

    La Legge 174/2005 ha rappresentato una vera rivoluzione: prima del 2005 esistevano due qualifiche separate (parrucchiere per uomo/barbiere e parrucchiere per donna), con percorsi formativi distinti. Dal 2005 esiste un’unica figura professionale, l’acconciatore, che puo esercitare indifferentemente su clientela maschile, femminile e mista.

    I trattamenti che rientrano nella professione di acconciatore comprendono:

    • Taglio dei capelli e della barba
    • Acconciature e messa in piega
    • Colore (tinte, meches, balayage, decolorazioni)
    • Permanente e trattamenti di stiratura
    • Trattamenti tricologici complementari (impacchi, maschere)
    • Rasatura e regolazione barba
    • Vendita di prodotti per capelli e accessori

    Sono invece esclusi dalla professione i trattamenti medico-curativi (cure tricologiche con farmaci, trapianti di capelli, mesoterapia), che richiedono qualifiche sanitarie. Sono escluse anche le prestazioni tipiche dell’estetista (manicure, pedicure, trattamenti viso e corpo): per queste serve la qualifica estetista regolata dalla Legge 1/1990.

    Requisiti per esercitare: qualifica professionale

    Per aprire la partita IVA come parrucchiere e gestire l’attivita in proprio o come responsabile tecnico, e obbligatoria la qualifica professionale di acconciatore. Senza questa qualifica non e possibile aprire un salone, ne in forma individuale ne come responsabile tecnico di una societa.

    La Legge 174/2005 prevede due percorsi alternativi per ottenere la qualifica di acconciatore:

    Percorso 1: Diploma + esame di abilitazione

    • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) presso enti accreditati dalle Regioni
    • Al termine del corso si consegue la qualifica professionale di operatore del benessere – acconciatura
    • Per esercitare in autonomia (titolare o responsabile tecnico) e necessario sostenere e superare l’esame di abilitazione dopo:
    • Un anno di lavoro presso impresa di acconciatura abilitata, OPPURE
    • Un corso di specializzazione post-qualifica di almeno 2 anni

    Percorso 2: Esperienza lavorativa qualificata

    In alternativa al diploma triennale, e possibile ottenere la qualifica di acconciatore con:

    • 3 anni di lavoro come dipendente qualificato in salone di acconciatura
    • Periodo che deve essere svolto nell’arco di 5 anni
    • Lavoro a tempo pieno con inquadramento contrattuale qualificato (non apprendistato)
    • Al termine si accede direttamente all’esame di abilitazione

    Questo secondo percorso e particolarmente utilizzato da chi inizia a lavorare giovane in salone e vuole poi mettersi in proprio: dopo 3 anni di lavoro qualificato si puo sostenere l’esame senza dover frequentare il corso triennale.

    L’esame di abilitazione

    L’esame di abilitazione e organizzato dalle Regioni (a Udine dalla Regione Friuli Venezia Giulia) e rappresenta lo step fondamentale per esercitare in autonomia. Senza superare questo esame non e possibile aprire un salone proprio o essere responsabile tecnico di un’impresa di acconciatura.

    L’esame si compone tipicamente di:

    • Prova teorica: tricologia, chimica dei prodotti, anatomia di cuoio capelluto e capelli, normativa di settore (Legge 174/2005), igiene e sicurezza, gestione d’impresa
    • Prova pratica: esecuzione di tagli, colorazioni, acconciature, trattamenti barba davanti alla commissione
    • Colloquio orale sui contenuti teorici e sulla pratica eseguita

    Il superamento dell’esame da diritto al rilascio dell’attestato di abilitazione professionale per acconciatore, valido su tutto il territorio nazionale e indispensabile per:

    • Aprire un salone come ditta individuale
    • Essere responsabile tecnico di una societa di acconciatura
    • Iscriversi all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio

    Parrucchiere, barbiere e barber shop: differenze

    Una delle domande piu frequenti riguarda le differenze tra parrucchiere unisex, barbiere tradizionale e moderno barber shop. Dal punto di vista normativo e fiscale, sono tutte e tre la stessa cosa: imprese artigiane di acconciatura, regolate dalla Legge 174/2005 e classificate con il codice ATECO 96.02.01. Le differenze sono pratiche e di mercato.

    Parrucchiere unisex tradizionale

    • Servizi rivolti a clientela femminile, maschile e mista
    • Offerta ampia: tagli, colore, meches, permanente, acconciature da cerimonia
    • Tariffe medie: taglio donna 30-80 euro, colore 50-150 euro
    • Layout salone: postazioni miste, area lavaggio, area colore
    • Cliente target: ampio e generalista

    Barbiere tradizionale

    • Servizi esclusivamente maschili: taglio, rasatura, regolazione barba
    • Tariffe contenute: taglio uomo 15-25 euro, barba 10-20 euro
    • Layout sobrio, atmosfera tradizionale
    • Cliente target: uomini di tutte le eta, fascia popolare/media

    Barber shop (moderno)

    • Evoluzione moderna del barbiere, con forte identita visiva e brand
    • Servizi premium: taglio uomo 25-40 euro, barba con asciugamano caldo 20-30 euro, pacchetti combo 40-60 euro
    • Atmosfera vintage/industrial, arredo curato (poltrone in pelle, mobili in legno)
    • Forte presenza social (Instagram, TikTok), prenotazione online
    • Cliente target: uomini 18-45 anni, attenti allo stile
    • Spesso vendita di prodotti grooming professionali (cere, oli, balsami barba)

    Il barber shop e oggi una delle attivita artigianali in piu forte crescita in Italia: dal 2015 al 2025 il numero di barber shop e quintuplicato, con un trend trainato dalla riscoperta della cura della barba e dall’influenza dei social media. La marginalita e generalmente piu alta rispetto al parrucchiere unisex grazie a tariffe premium e clientela fidelizzata.

    SCIA al Comune e autorizzazione ASL

    Per aprire un salone di acconciatura e necessario presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attivita) al Comune dove si trova il locale. La SCIA va presentata prima dell’avvio dell’attivita e consente l’inizio immediato dell’esercizio, salvo successivi controlli.

    Documenti da allegare alla SCIA

    • Visura camerale dell’iscrizione all’Albo Artigiani
    • Attestato di abilitazione di acconciatore (proprio o del responsabile tecnico)
    • Planimetria del locale in scala 1:100 firmata da tecnico abilitato
    • Relazione tecnico-sanitaria sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari
    • Titolo di disponibilita del locale (contratto di affitto o atto di proprieta)
    • Certificato di destinazione d’uso commerciale del locale
    • Documentazione impianto elettrico a norma (DM 37/2008)
    • Conformita impianti idrico e fognario

    Autorizzazione ASL e parere igienico-sanitario

    L’ASL verifica il rispetto dei requisiti igienico-sanitari del salone tramite sopralluogo. In molte Regioni il parere ASL e preliminare alla SCIA, mentre in altre l’ASL effettua un sopralluogo successivo. A Udine la prassi e quella di richiedere il parere preventivo prima dell’apertura, per evitare problemi a posteriori.

    I controlli ASL piu frequenti riguardano:

    • Superficie minima del locale (variabile per Regolamento comunale, generalmente 25-30 mq)
    • Altezza minima dei locali (2,70 m in genere)
    • Presenza di servizi igienici per clienti e personale
    • Spogliatoio per il personale separato dall’area lavoro
    • Lavandino con acqua calda e fredda per ogni postazione
    • Sterilizzatore per gli strumenti (forbici, rasoi, pettini)
    • Pavimenti e pareti lavabili e disinfettabili
    • Aerazione e illuminazione adeguate

    Responsabile tecnico obbligatorio

    La Legge 174/2005 impone che ogni salone di acconciatura abbia un responsabile tecnico abilitato. Questa figura e obbligatoria in ogni impresa di acconciatura, indipendentemente dalla forma giuridica:

    • Ditta individuale: il titolare deve essere acconciatore abilitato e svolge anche il ruolo di responsabile tecnico
    • SAS o SNC: almeno un socio (preferibilmente accomandatario in SAS) deve essere abilitato
    • SRL: deve essere nominato un responsabile tecnico (puo essere un socio o un dipendente abilitato)
    • Aperture in piu sedi: ogni unita locale deve avere il proprio responsabile tecnico

    Il responsabile tecnico deve essere presente in salone durante l’attivita o garantire una supervisione effettiva. La sua assenza prolungata o la mancata nomina possono comportare sanzioni amministrative e, nei casi piu gravi, la sospensione dell’attivita.

    Questa norma rende indispensabile, per chi vuole investire in un barber shop senza essere acconciatore (ad esempio un imprenditore o un investitore), la collaborazione con un acconciatore abilitato da assumere o associare come responsabile tecnico.

    Requisiti igienico-sanitari del salone

    I saloni di acconciatura sono soggetti a controlli igienico-sanitari periodici da parte dell’ASL. La normativa di riferimento e composta dai Regolamenti comunali di igiene, dal D.M. 110/2011 (sterilizzazione strumenti) e dalla normativa regionale di settore.

    Sterilizzazione strumenti

    • Forbici, rasoi, pettini: devono essere disinfettati dopo ogni cliente
    • Strumenti che tagliano la cute (rasoi, lame): sterilizzazione con autoclave o disinfettanti chimici di alto livello
    • Asciugamani, mantelle: sostituzione per ogni cliente, lavaggio a 60 gradi
    • Tenuta del registro di sterilizzazione con date e modalita

    Smaltimento rifiuti

    • Capelli tagliati: rifiuto urbano speciale, smaltimento in sacchi separati
    • Tinture e prodotti chimici esauriti: rifiuti speciali pericolosi, contratto con ditta autorizzata
    • Lame monouso: contenitori rigidi anti-puntura

    HACCP e prodotti chimici

    I parrucchieri non sono soggetti all’HACCP alimentare, ma devono rispettare il D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro e il Regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Le tinture, decoloranti e prodotti per permanente devono essere conservati correttamente, nel rispetto delle schede di sicurezza, e il personale deve essere formato sull’uso in sicurezza.

    Codice ATECO parrucchiere 96.02.01

    Il codice ATECO specifico per parrucchieri, barbieri e barber shop e:

    96.02.01 – Servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici

    Questo codice comprende:

    • Lavaggio, taglio e acconciatura dei capelli
    • Tintura, schiaritura e altri trattamenti
    • Permanente e stiratura
    • Rasatura e regolazione barba
    • Trattamenti tricologici complementari
    • Servizi di acconciatura per uomo, donna e bambino

    Da non confondere con:

    • 96.02.02 – Servizi degli istituti di bellezza (estetiste, cura del corpo)
    • 96.02.03 – Servizi di manicure e pedicure

    Per i fini del regime forfettario, il codice ATECO 96.02.01 rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%. Questo significa che, in forfettario, il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per costi.

    Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

    Il parrucchiere/barbiere e per natura un artigiano: l’iscrizione alla Camera di Commercio (sezione Albo Artigiani) e all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria, indipendentemente dal regime fiscale scelto.

    Tuttavia, dal punto di vista fiscale (cioe come vengono tassati i redditi prodotti), il parrucchiere puo scegliere tra due regimi:

    • Regime ordinario semplificato (ditta individuale artigiana ordinaria): IVA al 22%, IRPEF a scaglioni, deducibilita reale dei costi
    • Regime forfettario: niente IVA, imposta sostitutiva 5% (primi 5 anni) o 15%, costi forfettizzati al 33%

    Attenzione: anche scegliendo il forfettario, l’iscrizione all’INPS Artigiani resta obbligatoria, con i contributi minimi previsti. La sola differenza e la possibilita di richiedere la riduzione del 35% sui contributi (ne parliamo piu avanti).

    Ditta individuale artigiana ordinaria

    La ditta individuale artigiana in regime ordinario e la forma classica per parrucchieri con fatturato superiore a 85.000 euro o con elevati costi deducibili (locale di proprieta in ammortamento, dipendenti, attrezzature costose).

    Caratteristiche fiscali

    • IVA al 22% applicata ai servizi e alle vendite
    • Diritto alla detrazione IVA sugli acquisti (prodotti, attrezzature, affitto se locazione commerciale con IVA)
    • Costi deducibili: affitto, utenze, prodotti, attrezzature in ammortamento, dipendenti, marketing, formazione
    • IRPEF a scaglioni progressivi: 23% fino a 28K, 35% da 28K a 50K, 43% oltre 50K
    • Addizionali regionale e comunale (FVG: addizionale regionale 1,23%, comunale variabile)
    • IRAP: esonerata per ditte individuali dal 2022
    • Obbligo di contabilita semplificata (registri IVA acquisti/vendite, beni ammortizzabili)

    Quando conviene

    • Fatturato superiore a 85.000 euro (limite forfettario)
    • Elevati costi documentati (oltre il 33% di abbattimento forfettario)
    • Attivita strutturata con piu dipendenti e investimenti importanti
    • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti significativi
    • Vendita prodotti retail con margini significativi

    Forfettario per parrucchiere: coefficiente 67%

    Il regime forfettario e la scelta piu diffusa per chi apre un nuovo salone, soprattutto barber shop di medie dimensioni con un singolo titolare. Il forfettario presenta caratteristiche favorevoli, ma con alcuni limiti.

    Caratteristiche del forfettario per parrucchieri

    • Limite fatturato: 85.000 euro/anno (decadenza con superamento del 50%, cioe 100.000 euro, durante l’anno)
    • Coefficiente di redditivita: 67% (gruppo “Altre attivita economiche”)
    • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (start-up), poi 15%
    • Niente IVA sulle prestazioni: il prezzo praticato al cliente e gia il prezzo finale
    • Niente detrazione IVA sugli acquisti
    • Niente IRAP, niente IRPEF a scaglioni, niente studi di settore/ISA
    • Costi deducibili al 33% in modo forfettario (33% = 100% – 67% coefficiente di redditivita)
    • Possibilita di richiedere la riduzione 35% INPS Artigiani

    Calcolo reddito imponibile

    Il reddito imponibile in forfettario si calcola applicando il coefficiente di redditivita del 67% al fatturato lordo:

    Reddito imponibile = Fatturato x 67%

    Esempio con fatturato 50.000 euro:

    • Reddito imponibile = 50.000 x 67% = 33.500 euro
    • Contributi INPS deducibili (circa 4.500 euro) = base imponibile fiscale 29.000 euro
    • Imposta sostitutiva 15% = 4.350 euro (oppure 5% start-up = 1.450 euro)

    Quando scegliere SRL o SAS per barber shop con soci

    Quando il barber shop coinvolge piu soci (esempio: due barbieri amici che aprono insieme, oppure investitore + responsabile tecnico), la ditta individuale non e piu adatta. Le opzioni sono:

    SAS (Societa in Accomandita Semplice)

    • Costi costituzione contenuti (1.500-2.500 euro)
    • Soci accomandatari: rispondono illimitatamente, gestiscono l’attivita (almeno uno deve essere acconciatore abilitato)
    • Soci accomandanti: rispondono solo per il capitale conferito, non possono gestire
    • Tassazione per trasparenza: gli utili sono attribuiti ai soci pro-quota e tassati IRPEF
    • Iscrizione INPS Artigiani per i soci che lavorano
    • Adatta a: due partner che vogliono lavorare insieme con divisione utili

    SRL (Societa a Responsabilita Limitata)

    • Costi costituzione: 2.500-4.000 euro (notaio + Camera di Commercio)
    • Capitale sociale: minimo 1 euro (SRLS) o 10.000 euro (SRL ordinaria)
    • Responsabilita limitata al patrimonio sociale
    • Tassazione: IRES 24% sull’utile + IRAP 3,9% (in FVG aliquota 3,9%)
    • Soci che lavorano: iscritti INPS Artigiani con minimale
    • Distribuzione dividendi: tassati al 26% in capo al socio
    • Obbligo di contabilita ordinaria, bilancio depositato
    • Adatta a: barber shop con piu sedi, investitori esterni, aperture su catena

    Per un primo barber shop con 2-3 soci la SAS e generalmente piu conveniente della SRL grazie ai costi di gestione piu bassi. La SRL diventa interessante quando il volume d’affari supera i 200.000 euro/anno, quando si vogliono limitare i rischi patrimoniali, o quando si pensa di aprire piu sedi.

    Contributi INPS Artigiani 2026

    I parrucchieri sono iscritti alla Gestione Artigiani INPS (Cassa Artigiani), che prevede contributi previdenziali calcolati su un reddito minimale e sull’eventuale eccedenza.

    Aliquote 2026

    • Aliquota base: 24% per titolari, soci collaboratori, coadiuvanti
    • Aliquota collaboratori under 21: 23,25% (riduzione di 0,75 punti)
    • Massimale: 87.000 euro circa (riferimento INPS 2026)
    • Contributo aggiuntivo maternita: 7,44 euro/anno

    Reddito minimale 2026

    Il reddito minimale Artigiani 2026 e fissato in circa 17.500 euro. Sotto questa soglia di reddito, l’artigiano paga comunque i contributi sul minimale:

    Contributo minimo Artigiani 2026 = 17.500 x 24% = circa 4.200 euro/anno

    Questo importo e dovuto in 4 rate trimestrali (16 febbraio, 16 maggio, 16 agosto, 16 novembre) anche con fatturato zero.

    Eccedenza sul minimale

    Sul reddito che eccede il minimale (17.500 euro), si paga il 24% calcolato a saldo + acconto con il modello Redditi:

    • Esempio: reddito 33.500 euro (forfettario su 50K)
    • Eccedenza = 33.500 – 17.500 = 16.000 euro
    • Contributo eccedenza = 16.000 x 24% = 3.840 euro
    • Totale INPS = 4.200 + 3.840 = 8.040 euro

    Riduzione 35% contributi per forfettari

    I parrucchieri in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi INPS Artigiani, ai sensi dell’art. 1 c. 77 della Legge 190/2014. Si tratta di un’agevolazione molto vantaggiosa, ma con conseguenze previdenziali da considerare.

    Come funziona

    • La riduzione si applica al 35% del contributo dovuto
    • Contributo minimo ridotto: 4.200 x 65% = circa 2.730 euro/anno
    • Il risparmio sul minimale e di circa 1.470 euro/anno
    • La riduzione si applica anche all’eccedenza sopra il minimale
    • La domanda va presentata entro il 28 febbraio dell’anno per cui si chiede l’agevolazione (per il 2026: entro 28 febbraio 2026)
    • Per le nuove attivita: domanda contestuale all’iscrizione INPS Artigiani

    Conseguenze previdenziali

    La riduzione comporta una corrispondente riduzione del valore previdenziale dei periodi accreditati. In pratica, pagando il 35% in meno, si accumula il 35% in meno di contribuzione utile per la pensione futura. La scelta va quindi ponderata:

    • Conviene per giovani in fase di start-up con cash flow limitato
    • Conviene per chi pensa di chiudere il forfettario in pochi anni e tornare al regime ordinario
    • Sconsigliata per chi e gia avanti con gli anni e vicino alla pensione
    • Sconsigliata per chi punta a una pensione adeguata e ha pochi altri anni di contributi

    Quando conviene forfettario vs ordinario

    La scelta tra forfettario e ordinario dipende dalla struttura dei costi reali. Vediamo le situazioni tipiche.

    Conviene il forfettario

    • Fatturato sotto 85.000 euro
    • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (struttura snella)
    • Lavoratore singolo senza dipendenti, o con un solo apprendista
    • Locale in affitto a canone modesto (sotto i 1.000 euro/mese)
    • Attrezzature gia ammortizzate o di valore contenuto
    • Vendita prodotti retail marginale o assente
    • Primi 5 anni di attivita (aliquota 5% start-up)

    Conviene l’ordinario

    • Fatturato superiore a 85.000 euro
    • Costi reali superiori al 33% del fatturato
    • Affitto commerciale alto (oltre 1.500 euro/mese)
    • Investimenti rilevanti in attrezzature (oltre 30.000 euro)
    • Piu di 2 dipendenti o apprendisti
    • Vendita prodotti retail con margine significativo
    • Necessita di scaricare l’IVA su acquisti consistenti

    Una regola pratica: se i costi reali superano i 28.000 euro su un fatturato di 85.000 (cioe oltre il 33%), il regime ordinario inizia a essere piu vantaggioso. Per fatturati inferiori a 60.000 euro, il forfettario e quasi sempre la scelta migliore per parrucchieri.

    Attrezzature e costi apertura salone

    Aprire un salone di acconciatura comporta un investimento iniziale che varia molto in base alla tipologia (parrucchiere unisex, barbiere classico, barber shop premium) e alla zona. Vediamo i costi medi.

    Investimenti tipici (range 15.000-80.000 euro)

    • Cauzione e affitto locale: 3-6 mensilita anticipo (3.000-15.000 euro)
    • Ristrutturazione e adeguamento sanitario: 5.000-25.000 euro (impianti, pavimenti, idraulica)
    • Arredo: 5.000-25.000 euro (poltrone, specchiere, mobili reception)
    • Attrezzature: 3.000-12.000 euro (asciugacapelli, ferri, tagliacapelli, sterilizzatore)
    • Stock prodotti professionali: 1.500-5.000 euro
    • Insegna e branding: 1.000-5.000 euro
    • Software gestionale e POS: 500-1.500 euro
    • Pratiche burocratiche, SCIA, consulenze: 1.000-2.000 euro
    • Marketing iniziale e social: 1.000-5.000 euro

    Attrezzature dettaglio

    • Poltrone professionali: 400-1.500 euro l’una
    • Specchiere: 200-800 euro l’una
    • Lavatesta: 600-2.000 euro l’una
    • Asciugacapelli professionali: 80-300 euro l’uno
    • Tagliacapelli e regolabarba: 50-250 euro l’uno
    • Ferri arricciacapelli/piastre: 50-200 euro l’uno
    • Sterilizzatore UV o autoclave: 200-1.500 euro
    • Casco asciugacapelli: 300-800 euro

    Deducibilita in forfettario

    Attenzione: in regime forfettario le attrezzature, l’arredo, gli stock di prodotti e tutte le altre spese di apertura NON sono deducibili dal reddito. L’abbattimento del 33% e gia incluso nel coefficiente di redditivita 67%, e non si possono dedurre costi reali in aggiunta.

    Questo significa che se gli investimenti iniziali sono molto alti (oltre 30.000 euro), conviene valutare il regime ordinario che permette di ammortizzare le attrezzature in 5-7 anni e dedurre tutti i costi reali, oppure di scaricare l’IVA al 22% sugli acquisti.

    Tariffe tipiche di taglio, colore e barba

    Le tariffe medie praticate in Italia variano molto per zona geografica e tipologia di salone. Ecco un riferimento generale aggiornato al 2026.

    Tariffe parrucchiere unisex

    • Taglio donna: 30-80 euro (capelli corti/lunghi)
    • Taglio uomo: 20-40 euro
    • Piega: 20-50 euro
    • Taglio bambino/bambina: 15-25 euro
    • Colore radici: 40-80 euro
    • Colore lunghezze: 60-120 euro
    • Meches/Balayage: 80-200 euro
    • Permanente: 60-130 euro
    • Trattamenti speciali (cheratina, botox capelli): 100-300 euro

    Tariffe barber shop

    • Taglio uomo: 25-40 euro (barber shop premium)
    • Rasatura tradizionale con asciugamano caldo: 20-30 euro
    • Regolazione barba: 15-25 euro
    • Pacchetto taglio + barba: 40-60 euro
    • Pacchetto VIP (taglio, barba, asciugamano caldo, massaggio cuoio): 50-80 euro
    • Taglio bambino: 15-25 euro
    • Colorazione barba: 25-40 euro

    Tariffe barbiere tradizionale

    • Taglio uomo: 15-25 euro
    • Rasatura: 10-15 euro
    • Barba: 8-15 euro
    • Taglio + barba: 20-35 euro

    Fatturazione e corrispettivi telematici

    I parrucchieri/barbieri operano principalmente con clientela privata, e per ogni prestazione devono emettere un documento fiscale. Le opzioni sono due:

    Corrispettivo telematico (la prassi)

    • E il sistema standard per i parrucchieri che lavorano con clientela privata
    • Si emette un documento commerciale tramite registratore di cassa telematico (RT)
    • I corrispettivi vengono trasmessi automaticamente all’Agenzia delle Entrate ogni giorno
    • Il cliente riceve uno scontrino/documento commerciale per il pagamento
    • Per il forfettario: niente IVA, ma comunque obbligo di emissione del documento commerciale

    Fattura elettronica (per richiesta o B2B)

    • Solo se il cliente la richiede esplicitamente (per detrazioni, spese aziendali)
    • Va emessa tramite SDI (Sistema di Interscambio)
    • Forfettari obbligati alla fattura elettronica dal 2024 (per chi ha fatturato 2022 superiore a 25.000 euro)
    • Nel 2025 e 2026: obbligo esteso a tutti i forfettari, indipendentemente dal fatturato

    Registratore di cassa telematico 2026

    Il registratore di cassa telematico (RT) e obbligatorio per tutti i parrucchieri/barbieri dal 2020. Trasmette automaticamente i corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate, sostituendo lo scontrino fiscale tradizionale.

    Caratteristiche e costi

    • Costo nuovo RT: 700-1.500 euro
    • Adattamento RT esistente: 250-400 euro
    • Canone manutenzione annuale: 80-150 euro
    • Verifica periodica: ogni 2 anni circa, costo 60-100 euro
    • Software gestionale opzionale per integrazione: 30-100 euro/mese

    Bonus fiscale RT

    Per l’acquisto o l’adattamento del registratore di cassa telematico e prevista una detrazione IRPEF:

    • 50% del costo in 5 quote annuali
    • Massimale 250 euro per nuovo acquisto, 50 euro per adattamento
    • Si recupera direttamente nel modello Redditi (non spettante in forfettario perche niente IRPEF)
    • Per i forfettari: vantaggio limitato, ma comunque utile per la detrazione IVA al 22% sull’acquisto se in regime ordinario

    Pagamenti elettronici e POS

    Dal 30 giugno 2022 e obbligatorio accettare pagamenti con carte per tutti gli esercizi commerciali. Il salone deve dotarsi di POS, integrato con il registratore di cassa per semplificare le operazioni di cassa.

    • Sanzione mancata accettazione: 30 euro + 4% del valore della transazione
    • Costi medi POS: 0,5%-2% di commissioni + canone mensile 5-25 euro
    • Soluzioni alternative: SumUp, MyPos, Square, iZettle (POS mobile a costi ridotti)

    Dipendenti, apprendisti e CCNL Acconciatura

    I parrucchieri e barber shop applicano il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto da Confartigianato, CNA, Casartigiani con CGIL, CISL, UIL e altre sigle. E il riferimento contrattuale obbligatorio per tutti i dipendenti del settore.

    Inquadramenti tipici

    • Apprendista (3 anni durata massima): retribuzione progressiva, contributi ridotti per il datore
    • Operatore qualificato (livello 2): acconciatore qualificato senza esame di abilitazione
    • Tecnico qualificato (livello 3): acconciatore abilitato (con esame)
    • Tecnico specializzato (livello 4): acconciatore con specializzazione (es. colorista esperto)
    • Responsabile tecnico (livello 5): titolare o coordinatore di salone

    Apprendistato

    L’apprendistato professionalizzante e la formula piu utilizzata per assumere un giovane parrucchiere/barbiere. I vantaggi:

    • Durata massima 3 anni
    • Sottoinquadramento di 2 livelli rispetto alla qualifica finale
    • Contributi previdenziali ridotti per il datore (5% nei primi 3 anni in molti casi)
    • Sgravi regionali aggiuntivi (in FVG bando regionale apprendistato)
    • Costo orario ridotto rispetto al qualificato

    Costi medi dipendente parrucchiere

    • Apprendista: 900-1.300 euro netti/mese, costo aziendale 1.300-1.700 euro
    • Tecnico qualificato: 1.300-1.700 euro netti/mese, costo aziendale 2.200-2.700 euro
    • Tecnico specializzato: 1.500-2.000 euro netti/mese, costo aziendale 2.500-3.300 euro

    Appuntamenti online: Fresha, Treatwell e gestione fiscale

    Le piattaforme di prenotazione online sono ormai uno standard per parrucchieri e barber shop. Le piu diffuse in Italia sono Fresha (gratuito), Treatwell (commissioni), Booksy (canone). Tutte permettono ai clienti di prenotare 24/7 e gestiscono in automatico le riconferme.

    Fresha (gratuito + opzionali)

    • Software gratuito: agenda, gestione clienti, promozioni
    • Pagamenti integrati con commissione 1,29% + 0,30 euro
    • Marketplace clienti nuovi: 20% di commissione sul primo appuntamento di ogni nuovo cliente generato dal marketplace
    • Vantaggio fiscale: l’incasso dal cliente arriva sul conto del salone, da emettere documento commerciale come da prassi

    Treatwell e Booksy

    • Treatwell: commissioni 30% sui clienti generati, oppure abbonamento per clientela propria
    • Booksy: canone fisso mensile (39-99 euro), no commissioni
    • Da inserire le commissioni come costi nei registri IVA (regime ordinario) o ininfluenti in forfettario

    Vendita prodotti retail in salone

    Molti saloni e barber shop affiancano alla prestazione la vendita di prodotti professionali: shampoo, balsami, oli da barba, cere, pomate, accessori. La vendita retail e una fonte di reddito accessoria importante con marginalita superiori al 50%.

    Aspetti fiscali

    • La vendita e compresa nel codice ATECO 96.02.01 come attivita complementare
    • Regime ordinario: IVA al 22% sulla vendita, IVA detraibile sull’acquisto da fornitori, costi deducibili
    • Regime forfettario: incluso nel fatturato totale (limite 85.000 euro), tassato al 67% di redditivita
    • Margini tipici: 50-60% sul prezzo di acquisto

    Quando conviene

    La vendita retail conviene soprattutto:

    • Nei barber shop premium, dove il cliente associa il prodotto al servizio (oli da barba, cere)
    • Per saloni con brand riconoscibile e clientela fidelizzata
    • Quando si dispone di spazio espositivo dedicato (vetrine, scaffali)
    • Con linee professionali esclusive non disponibili nelle catene retail

    Pubblicita, Instagram e TikTok per il barber shop

    I parrucchieri e soprattutto i barber shop hanno trovato nei social media il canale di marketing piu efficace e a basso costo. Instagram e TikTok sono diventati strumenti fondamentali per acquisire clientela, soprattutto giovane.

    Instagram per parrucchieri

    • Foto before/after di tagli e colori: il contenuto piu efficace
    • Reels di tagli/colorazioni in time-lapse: alta visibilita organica
    • Stories quotidiane con il dietro le quinte del salone
    • Hashtag locali: #parrucchiereudine, #barbershopudine, #fvg
    • Collaborazioni con micro-influencer locali
    • Funzione “Prenota” integrata con Fresha/Treatwell

    TikTok per barber shop

    • Trasformazioni di taglio: contenuto virale per eccellenza
    • Tutorial brevi su tagli e barba
    • “Day in the life” del barbiere
    • Trend music + taglio: alta probabilita di virale
    • Reach organico ancora elevato (a differenza di Instagram)

    Aspetti normativi e fiscali

    • Pubblicare foto di clienti richiede consenso esplicito per privacy (firma modulo o consenso digitale)
    • Spese pubblicitarie deducibili in regime ordinario (Facebook Ads, Instagram Ads, Google Ads)
    • In forfettario, niente deducibilita ma neanche obblighi particolari
    • Le collaborazioni con influencer richiedono fattura del compenso (anche se in cambio di servizi gratuiti, va valorizzato come permuta)

    Esempi di calcolo tasse: 40K, 65K, 85K

    Vediamo tre scenari concreti per capire quanto guadagna realmente un parrucchiere/barber shop al netto di tasse e contributi nel 2026, con confronto tra forfettario e regime ordinario.

    Scenario 1: barber shop start-up – 40.000 euro fatturato

    Forfettario start-up (5%, riduzione 35% INPS):

    • Reddito imponibile = 40.000 x 67% = 26.800 euro
    • INPS Artigiani con riduzione 35% = circa 2.730 euro (sul minimale di 17.500 x 24% x 65%)
    • Reddito al netto INPS = 26.800 – 2.730 = 24.070 euro
    • Imposta sostitutiva 5% = 24.070 x 5% = 1.203 euro
    • Costi reali (affitto, utenze, prodotti): stimati 8.000 euro (non deducibili in forfettario)
    • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 2.730 – 1.203 = 28.067 euro

    Regime ordinario:

    • Reddito = 40.000 – 8.000 (costi reali) = 32.000 euro lordi
    • INPS Artigiani senza riduzione = circa 4.700 euro (4.200 minimale + eccedenza)
    • Reddito al netto INPS = 32.000 – 4.700 = 27.300 euro
    • IRPEF: 23% fino a 28.000 = 6.279 euro – detrazioni circa 1.880 euro = circa 4.400 euro
    • Addizionali = circa 600 euro
    • Netto in tasca = 40.000 – 8.000 – 4.700 – 4.400 – 600 = 22.300 euro

    Verdetto: forfettario start-up vince di circa 5.700 euro/anno

    Scenario 2: barber shop rodato – 65.000 euro fatturato

    Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

    • Reddito imponibile = 65.000 x 67% = 43.550 euro
    • INPS Artigiani con riduzione 35% sull’eccedenza:
    • Minimale ridotto = 2.730 euro
    • Eccedenza = 43.550 – 17.500 = 26.050 x 24% x 65% = 4.064 euro
    • Totale INPS = 2.730 + 4.064 = circa 6.800 euro
    • Reddito al netto INPS = 43.550 – 6.800 = 36.750 euro
    • Imposta sostitutiva 15% = 36.750 x 15% = 5.512 euro
    • Costi reali stimati: 18.000 euro (locale piu grande, 1 dipendente part-time, prodotti)
    • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 6.800 – 5.512 = 34.688 euro

    Regime ordinario:

    • Reddito = 65.000 – 18.000 = 47.000 euro lordi
    • INPS Artigiani = circa 11.300 euro
    • Reddito al netto INPS = 47.000 – 11.300 = 35.700 euro
    • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 35.700 = 6.440 + 2.695 = 9.135 – detrazioni 1.880 = circa 7.250 euro
    • Addizionali = circa 800 euro
    • Netto in tasca = 65.000 – 18.000 – 11.300 – 7.250 – 800 = 27.650 euro

    Verdetto: forfettario vince di circa 7.000 euro/anno

    Scenario 3: salone strutturato – 85.000 euro fatturato (limite forfettario)

    Forfettario (15%, riduzione 35% INPS):

    • Reddito imponibile = 85.000 x 67% = 56.950 euro
    • INPS Artigiani con riduzione 35%:
    • Minimale ridotto = 2.730 euro
    • Eccedenza = 56.950 – 17.500 = 39.450 x 24% x 65% = 6.154 euro
    • Totale INPS = 2.730 + 6.154 = circa 8.880 euro
    • Reddito al netto INPS = 56.950 – 8.880 = 48.070 euro
    • Imposta sostitutiva 15% = 48.070 x 15% = 7.210 euro
    • Costi reali stimati: 30.000 euro (2 dipendenti, locale ampio, prodotti)
    • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 8.880 – 7.210 = 38.910 euro

    Regime ordinario:

    • Reddito = 85.000 – 30.000 = 55.000 euro lordi
    • INPS Artigiani = circa 13.200 euro
    • Reddito al netto INPS = 55.000 – 13.200 = 41.800 euro
    • IRPEF: 23% fino 28K + 35% da 28K a 41.800 = 6.440 + 4.830 = 11.270 – detrazioni 1.880 = circa 9.400 euro
    • Addizionali = circa 950 euro
    • Netto in tasca = 85.000 – 30.000 – 13.200 – 9.400 – 950 = 31.450 euro

    Verdetto: forfettario vince di circa 7.500 euro/anno

    Importante: questi calcoli ipotizzano costi reali pari al 33-35% del fatturato. Se i costi reali superano significativamente il 33% (ad esempio in saloni con grandi locali, piu dipendenti, attrezzature di alta gamma), il regime ordinario diventa piu conveniente. Si consiglia di fare due conti precisi prima della scelta.

    FAQ – Domande frequenti

    Posso aprire un barber shop senza essere parrucchiere?

    Si, ma e necessario nominare un responsabile tecnico abilitato (acconciatore con esame di abilitazione superato), che deve essere presente nel salone durante l’attivita o garantirne la supervisione effettiva. La forma giuridica tipica in questo caso e la SAS o la SRL, dove l’investitore detiene quote ma il responsabile tecnico e dipendente o socio operativo.

    Qual e il coefficiente forfettario corretto per il parrucchiere?

    Il codice ATECO 96.02.01 (Servizi dei parrucchieri) rientra nel gruppo “Altre attivita economiche” del regime forfettario, con coefficiente di redditivita del 67%. Significa che il 67% del fatturato e considerato reddito imponibile, mentre il 33% e abbattimento forfettario per i costi. Lo stesso coefficiente vale anche per le estetiste (96.02.02).

    Quanto costa aprire un barber shop a Udine?

    L’investimento iniziale per un barber shop di medie dimensioni a Udine va da 25.000 a 60.000 euro: cauzione e ristrutturazione locale 8.000-20.000, arredo e attrezzature 10.000-25.000, stock prodotti 2.000-5.000, marketing iniziale 2.000-5.000, pratiche burocratiche 1.000-2.000. Per un barber shop premium con location centrale si puo arrivare a 80.000 euro.

    I 3 anni di lavoro come dipendente per la qualifica devono essere consecutivi?

    No, devono essere svolti nell’arco di 5 anni ma non necessariamente in modo continuativo. Il requisito e di 3 anni di lavoro qualificato (non apprendistato) come dipendente in salone di acconciatura. Si possono cumulare periodi presso datori diversi, purche la qualifica contrattuale sia adeguata e attestata dalla busta paga.

    Posso lavorare a domicilio come parrucchiere?

    Si, la Legge 174/2005 ha aperto alla possibilita di esercitare anche presso il domicilio del cliente o presso il proprio domicilio (con specifici requisiti igienici). Resta comunque obbligatoria la qualifica di acconciatore abilitato, l’iscrizione all’Albo Artigiani e la SCIA al Comune di residenza. La tipologia “domiciliare” e adatta soprattutto a chi inizia l’attivita con investimenti minimi.

    Devo iscrivermi all’INPS Artigiani anche se sono in forfettario?

    Si, sempre. L’iscrizione all’INPS Gestione Artigiani e Commercianti e obbligatoria per natura dell’attivita (artigiano), indipendentemente dal regime fiscale. In forfettario si puo richiedere la riduzione del 35% sui contributi (entro 28 febbraio dell’anno), ma il contributo minimo annuale (circa 2.730 euro ridotto, 4.200 euro intero) e dovuto comunque, anche con fatturato pari a zero.

    Quale forma giuridica scegliere per due barbieri che aprono insieme?

    Per due barbieri amici/colleghi che vogliono aprire insieme, la SAS (Societa in Accomandita Semplice) e generalmente la scelta migliore: costi di costituzione contenuti (1.500-2.500 euro), tassazione per trasparenza (utili divisi e tassati IRPEF), gestione semplice. Entrambi possono essere soci accomandatari (gestori) con responsabilita limitata al capitale conferito. La SRL diventa preferibile per fatturati oltre 200.000 euro o aperture multi-sede.

    Le commissioni di Fresha e Treatwell sono deducibili?

    In regime ordinario si: le commissioni delle piattaforme (Treatwell 30% sui clienti generati, Fresha 20% solo sul primo appuntamento, Booksy canone fisso) sono costi deducibili dal reddito d’impresa, e l’IVA e detraibile. Le piattaforme estere emettono fattura con reverse charge (autoliquidazione IVA). In regime forfettario, le commissioni non sono deducibili (l’abbattimento e gia incluso nel coefficiente 67%).

    Posso aprire un barber shop con la formula della partita IVA forfettaria sotto i 25 anni?

    Si, sotto i 35 anni (e in alcuni bandi regionali sotto i 40) sono disponibili incentivi specifici per giovani imprenditori: ON Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (Invitalia), Resto al Sud (per Friuli VG limitato a Sappada), bandi regionali del Friuli Venezia Giulia per artigiani giovani. Il forfettario start-up al 5% nei primi 5 anni e gia di per se molto vantaggioso e si applica indipendentemente dall’eta, a condizione di non aver svolto attivita d’impresa nei 3 anni precedenti.

    Quale CCNL si applica al mio dipendente parrucchiere?

    Si applica il CCNL Acconciatura, Estetica, Tricologia non curativa, Tatuaggio, Piercing e Centri Benessere, sottoscritto dalle associazioni datoriali artigiane (Confartigianato, CNA, Casartigiani) e dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). Prevede 5 livelli di inquadramento, dall’apprendista al responsabile tecnico, con tabelle retributive aggiornate periodicamente. La forma di assunzione piu utilizzata per i giovani e l’apprendistato professionalizzante (durata 3 anni).

    Conclusioni: aprire un parrucchiere o barber shop nel 2026

    Aprire la partita IVA come parrucchiere o barber shop nel 2026 e una scelta imprenditoriale solida ma articolata, che richiede una qualifica professionale specifica (acconciatore abilitato per Legge 174/2005), un investimento iniziale significativo (15.000-80.000 euro) e una pianificazione fiscale attenta tra forfettario e regime ordinario.

    Il regime forfettario al 67% di redditivita con riduzione INPS del 35% e generalmente la scelta piu conveniente per fatturati fino a 85.000 euro, soprattutto nei primi 5 anni grazie all’aliquota start-up al 5%. Per fatturati superiori, attivita strutturate con piu dipendenti o investimenti rilevanti, conviene il regime ordinario con deducibilita reale dei costi.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste parrucchieri, barbieri e barber shop di Udine e provincia in tutte le fasi: valutazione preliminare del business plan, scelta della forma giuridica (ditta individuale, SAS, SRL), iscrizione all’Albo Artigiani e all’INPS Gestione Artigiani, gestione contabile in regime ordinario o forfettario, dichiarazione redditi annuale, gestione dipendenti e apprendisti, consulenza per aperture multiple e franchising.

    Per una consulenza personalizzata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, telefono 0432 1638640, WhatsApp 366 6018121, email info@centrofiscale.com.

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    Giugno 18, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-18 08:00:002026-05-23 07:42:21Partita IVA Parrucchiere e Barber Shop 2026: Guida Apertura e Tasse
    PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

    Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 significa entrare in una professione regolamentata dalla Legge n. 1/1990, che richiede una qualifica professionale specifica e l’iscrizione all’Albo Artigiani. A differenza di altre professioni, l’estetista non puo scegliere liberamente tra ditta artigiana e altre forme: l’iscrizione all’INPS Artigiani e obbligatoria, anche se si opta per il regime forfettario.

    In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo tutti i requisiti per esercitare la professione, il codice ATECO 96.02.02, la scelta tra forfettario e regime ordinario, i contributi INPS Artigiani 2026 con la riduzione del 35%, gli obblighi del registratore di cassa telematico e i calcoli concreti su fatturati di 30.000, 50.000 e 80.000 euro.

    Indice dei contenuti

    1. Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990
    2. Requisiti per esercitare: qualifica professionale
    3. L’esame finale abilitativo
    4. Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole
    5. SCIA al Comune e autorizzazione ASL
    6. Requisiti igienico-sanitari del centro estetico
    7. Codice ATECO estetista 96.02.02
    8. Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario
    9. Ditta individuale artigiana ordinaria
    10. Forfettario per estetista: coefficiente 40%
    11. Contributi INPS Artigiani 2026
    12. Riduzione 35% contributi per forfettari
    13. Quando conviene forfettario vs ordinario
    14. Attrezzature e costi apertura centro estetico
    15. Tariffe tipiche dei trattamenti estetici
    16. Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici
    17. Registratore di cassa telematico 2026
    18. Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato
    19. Dipendenti, collaboratori e apprendistato
    20. Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K
    21. FAQ

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    Chi e l’estetista: professione regolamentata Legge 1/1990

    L’attivita di estetista e disciplinata dalla Legge 4 gennaio 1990, n. 1, che la definisce come “tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti”.

    La legge specifica chiaramente i confini della professione:

    • SI consentito: trattamenti estetici manuali, con apparecchi elettromeccanici, applicazione di prodotti cosmetici, depilazione, manicure, pedicure estetico, massaggio estetico, trucco
    • NO vietato: qualsiasi prestazione diretta, anche in modo indiretto, a finalita di carattere terapeutico (curare malattie della pelle, eliminare patologie)

    L’estetista non puo diagnosticare patologie cutanee, prescrivere terapie, eseguire trattamenti medici (laser medico, iniezioni, peeling chimici profondi). Queste attivita sono di competenza del medico estetico (laureato in medicina con specializzazione).

    Requisiti per esercitare: qualifica professionale

    Per esercitare la professione di estetista e obbligatorio possedere la qualifica professionale prevista dalla Legge 1/1990, art. 3. Esistono due percorsi formativi alternativi:

    Percorso 1: corso biennale + praticantato

    • Corso biennale di qualifica professionale di estetista: 900 ore di formazione teorica e pratica
    • Praticantato: 1.800 ore di tirocinio (1 anno effettivo) presso un’impresa di estetista regolarmente abilitata
    • Esame finale di abilitazione professionale

    Percorso 2: diploma triennale IFP

    • Corso triennale di Istruzione e Formazione Professionale (IFP), riconosciuto dalla Regione
    • Frequenza obbligatoria di almeno 990 ore annue
    • Al termine del triennio: esame finale di qualifica
    • Possibilita di accedere al quarto anno per ottenere il diploma professionale

    Riconoscimento titoli esteri: i diplomi conseguiti all’estero devono essere riconosciuti dalla Regione di residenza tramite procedura di equipollenza.

    L’esame finale abilitativo

    L’esame di abilitazione professionale di estetista e organizzato dalle Regioni e prevede generalmente:

    • Prova teorica scritta: domande su anatomia, fisiologia, dermatologia, cosmetologia, normativa di settore
    • Prova pratica: esecuzione di trattamenti estetici (pulizia viso, manicure, depilazione, massaggio)
    • Colloquio orale: verifica delle conoscenze tecniche e normative

    Solo dopo il superamento dell’esame si ottiene la qualifica professionale di estetista, indispensabile per aprire l’attivita o per essere assunti come dipendenti qualificati. Senza qualifica, l’apertura di un centro estetico non e consentita.

    Dove esercitare: centro estetico, domicilio, regole

    L’attivita di estetista puo essere svolta in tre modalita principali, ciascuna con regole specifiche:

    1. Centro estetico (locale dedicato)

    E la modalita classica: si apre un negozio aperto al pubblico in locali commerciali destinati esclusivamente all’attivita estetica. I locali devono rispettare i requisiti igienico-sanitari previsti dal regolamento comunale e dalle norme ASL.

    2. A domicilio del cliente

    L’estetista puo recarsi presso il domicilio del cliente per eseguire trattamenti, purche:

    • Sia in possesso della qualifica professionale
    • Sia iscritto all’Albo Artigiani
    • Disponga di una sede dichiarata (anche presso la propria abitazione, come “sede operativa”)
    • Trasporti attrezzature e prodotti rispettando le norme igieniche

    3. All’interno di altre strutture (con limiti)

    L’estetista puo esercitare all’interno di palestre, hotel, centri benessere, SPA e strutture sanitarie convenzionate, ma sempre come impresa autonoma o dipendente qualificato di tali strutture.

    ATTENZIONE – cosa NON e consentito:

    • NO esercizio di estetica in negozi non autorizzati (es. profumerie senza SCIA, parrucchiere senza qualifica estetica)
    • NO trattamenti estetici “abusivi” da parte di personale non qualificato
    • NO apertura di centri senza qualifica del titolare o di un “responsabile tecnico” qualificato

    SCIA al Comune e autorizzazione ASL

    Per aprire un centro estetico e necessaria la Segnalazione Certificata di Inizio Attivita (SCIA) da presentare al Comune in cui si trovano i locali, tramite lo Sportello Unico per le Attivita Produttive (SUAP).

    Documenti per la SCIA estetista

    • Modulo SCIA compilato (modulistica del Comune o regionale)
    • Qualifica professionale del titolare o del responsabile tecnico
    • Visura catastale dei locali
    • Planimetria dei locali con destinazione d’uso
    • Dichiarazione di conformita impianti elettrico, idrico, climatizzazione
    • Certificazione agibilita dei locali
    • Autocertificazione requisiti igienico-sanitari
    • Documento d’identita e codice fiscale del titolare
    • Versamento diritti SUAP (variabile da Comune a Comune)

    La SCIA permette di iniziare l’attivita immediatamente dalla data di presentazione, fatti salvi i controlli successivi da parte di Comune e ASL.

    Autorizzazione ASL

    L’ASL di competenza territoriale effettua un sopralluogo nei locali per verificare:

    • Idoneita igienico-sanitaria degli ambienti
    • Presenza di area trattamenti separata da spogliatoio e area attesa
    • Servizi igienici dedicati
    • Sterilizzatori per attrezzature riutilizzabili
    • Smaltimento rifiuti speciali (aghi, materiali contaminati)

    Requisiti igienico-sanitari del centro estetico

    I locali del centro estetico devono rispettare requisiti minimi stabiliti dal regolamento di esecuzione della Legge 1/1990 e dai regolamenti ASL regionali:

    Caratteristiche dei locali

    • Superficie minima: generalmente almeno 25-30 m2 per la sola attivita estetica (variabile per regione)
    • Altezza minima: 2,70 m (alcuni Comuni accettano 2,40 m)
    • Aerazione: finestre apribili o impianto VMC
    • Illuminazione: naturale e artificiale adeguata
    • Pavimenti e pareti: lavabili, non porosi, fino almeno 2 m di altezza

    Aree obbligatorie

    • Area accoglienza/attesa separata
    • Area trattamenti con cabine private (almeno 6-8 m2 ciascuna)
    • Spogliatoio per il personale
    • Servizi igienici per clienti e personale (anche unico se l’attivita e di piccole dimensioni)
    • Locale o armadio per attrezzature sterili
    • Zona deposito per prodotti cosmetici e biancheria pulita

    HACCP e sicurezza sul lavoro

    Il HACCP in senso stretto si applica al settore alimentare, ma per i centri estetici esistono protocolli equivalenti di sicurezza igienica:

    • Procedure di sterilizzazione attrezzature riutilizzabili (autoclave o sterilizzatore a calore secco)
    • Smaltimento rifiuti speciali (aghi monouso, garze contaminate) tramite ditte autorizzate
    • DPI (guanti monouso, mascherine, camice) per il personale
    • Registro dei trattamenti per tracciabilita
    • Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) obbligatorio per legge (D.Lgs. 81/2008)
    • Corso di primo soccorso e antincendio per il titolare e i dipendenti

    Codice ATECO estetista 96.02.02

    Il codice ATECO ufficiale per l’attivita di estetista e:

    • 96.02.02 – “Servizi degli istituti di bellezza”

    Comprende: trattamenti di bellezza del viso, manicure, pedicure estetico, depilazione, trattamenti corpo, massaggi estetici, applicazione di prodotti cosmetici, trucco e make-up.

    Codici ATECO correlati

    • 96.02.01 – “Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere” (NO estetista)
    • 96.02.03 – “Servizi di manicure e pedicure” (specifico se attivita esclusiva)
    • 96.04.10 – “Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali)” – per SPA, palestre con servizi benessere
    • 86.90.21 – “Fisioterapia” (RISERVATO ai fisioterapisti laureati)

    Nel regime forfettario, il codice 96.02.02 rientra nella categoria “Altre attivita economiche” con coefficiente di redditivita del 67%… ATTENZIONE: questa e una semplificazione comune ma errata. Vediamo meglio nel paragrafo dedicato al forfettario.

    Scelta del regime fiscale: artigiano o forfettario

    L’estetista e classificata come professione artigianale ai sensi della Legge 443/1985 (Legge quadro sull’artigianato). Questo significa che, indipendentemente dal regime fiscale scelto, l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane presso la Camera di Commercio (CCIAA) e obbligatoria e comporta l’iscrizione automatica all’INPS Gestione Artigiani.

    La scelta riguarda esclusivamente il regime fiscale di tassazione del reddito:

    1. Ditta individuale artigiana in regime ordinario o semplificato (con IVA al 22%, IRPEF a scaglioni)
    2. Ditta individuale artigiana in regime forfettario (senza IVA, imposta sostitutiva 5% o 15%)

    Forme societarie alternative (meno comuni per estetiste single):

    • SNC artigiana (con un socio): entrambi i soci devono possedere la qualifica professionale
    • SRL artigiana: possibile ma maggiori adempimenti contabili

    Ditta individuale artigiana ordinaria

    Il regime ordinario (o semplificato per fatturati sotto i 500.000 EUR) per estetiste prevede:

    Caratteristiche

    • IVA 22% applicata su tutti i trattamenti
    • Tenuta dei registri IVA (acquisti, vendite, corrispettivi)
    • Liquidazione IVA trimestrale o mensile
    • IRPEF a scaglioni sul reddito netto (dal 23% al 43%)
    • Addizionali regionali e comunali
    • IRAP esente fino a una certa franchigia (verificare normativa regionale)
    • Studi di settore / ISA (Indici Sintetici di Affidabilita)
    • Deducibilita integrale di tutte le spese inerenti l’attivita

    Iscrizioni obbligatorie

    • Camera di Commercio (CCIAA): Albo Imprese Artigiane (diritto annuale ~88 EUR)
    • INPS Gestione Artigiani (vedi paragrafo dedicato)
    • INAIL (assicurazione infortuni – obbligatoria per il titolare e dipendenti)
    • Comune (SCIA)
    • Agenzia delle Entrate: apertura partita IVA

    Quando conviene il regime ordinario

    • Fatturato sopra i 85.000 EUR (limite forfettario)
    • Costi elevati (acquisto attrezzature, affitto, dipendenti) che superano il 33% del fatturato (la soglia di convenienza rispetto al coefficiente forfettario al 67%)
    • Necessita di portare in detrazione/deduzione l’IVA su grandi investimenti (laser, macchinari)

    Forfettario per estetista: coefficiente 40%

    ATTENZIONE – chiarimento importante: in molti articoli online si legge che l’estetista in forfettario applica il coefficiente del 67% (“altre attivita”), ma questa e una semplificazione errata.

    Il coefficiente di redditivita corretto per il codice ATECO 96.02.02 (servizi degli istituti di bellezza) e generalmente del 67% (categoria “altre attivita”) per chi presta servizi senza vendita prevalente di prodotti, ma se l’estetista vende anche cosmetici come attivita commerciale principale potrebbe applicare il coefficiente del 40% (commercio al minuto). Per la quasi totalita delle estetiste che effettuano trattamenti, il coefficiente applicato e 67%.

    In pratica nel forfettario:

    • Reddito imponibile = Fatturato x 67%
    • Imposta sostitutiva = 5% i primi 5 anni (start-up), poi 15%
    • NO IVA in fattura
    • NO ritenute d’acconto
    • NO studi di settore/ISA
    • NO deducibilita costi (attrezzature, affitto, prodotti) – sono gia “incorporati” nel coefficiente

    Requisiti accesso forfettario 2026

    • Ricavi/compensi anno precedente non superiori a 85.000 EUR
    • Spese per lavoro dipendente/collaboratori non superiori a 20.000 EUR
    • NO partecipazioni in societa di persone o SRL trasparenti
    • NO precedente attivita di lavoro dipendente verso lo stesso committente (con specifiche eccezioni)

    Causa di esclusione automatica

    Se durante l’anno si superano i 100.000 EUR di ricavi, si esce immediatamente dal forfettario (con applicazione retroattiva dell’IVA dal momento del superamento). Tra 85.001 e 100.000 EUR si esce dal forfettario dall’anno successivo.

    Contributi INPS Artigiani 2026

    L’estetista, come tutti gli artigiani, e iscritta obbligatoriamente alla Gestione Artigiani INPS e versa contributi previdenziali calcolati con il seguente schema 2026 (valori indicativi soggetti a rivalutazione annuale):

    Aliquota contributiva 2026

    • Aliquota IVS: 24% sul reddito imponibile (di cui 24% per tutti, escluso lo 0,62% per indennita di maternita applicabile in quote diverse)
    • Contributo aggiuntivo per redditi sopra una certa soglia: +1% per la quota eccedente

    Minimale e massimale 2026

    • Reddito minimale 2026: circa 17.500-18.000 EUR (rivalutazione ISTAT)
    • Contributo minimo annuo: circa 4.200 EUR (24% del minimale + maternita + altre quote)
    • Massimale contributivo: circa 120.000 EUR (oltre questa soglia non si versano piu contributi proporzionali)

    I contributi minimi sono dovuti SEMPRE, anche se l’estetista ha fatturato zero o ha avuto perdite. Non sono “compensabili” con anni successivi se non si raggiunge il minimale.

    Scadenze pagamento contributi

    • Quattro rate trimestrali per i contributi sul minimale: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio
    • Saldi e acconti sui redditi eccedenti il minimale: 30 giugno e 30 novembre (in coincidenza con scadenze fiscali)

    Riduzione 35% contributi per forfettari

    Una delle agevolazioni piu importanti del regime forfettario per gli artigiani e la riduzione del 35% dei contributi INPS, prevista dalla Legge 190/2014 (art. 1, c. 77).

    Come funziona la riduzione

    • Riduzione del 35% applicata sia ai contributi sul minimale sia ai contributi proporzionali eccedenti
    • Opzione facoltativa: va richiesta esplicitamente all’INPS via cassetto previdenziale entro il 28 febbraio dell’anno per cui si vuole l’agevolazione (o entro 30 giorni dall’iscrizione per i nuovi iscritti)
    • Validita: finche permane il regime forfettario

    Effetto pratico sui contributi minimi

    Con la riduzione del 35%, il contributo minimo annuo passa da circa 4.200 EUR a circa 2.730 EUR. Risparmio: circa 1.470 EUR all’anno.

    Impatto sulla pensione futura

    ATTENZIONE: la riduzione comporta una riduzione proporzionale dell’anzianita contributiva ai fini pensionistici. In altre parole, versando il 65% dei contributi, si accumula il 65% dei mesi/anni utili. Esempio: 12 mesi di lavoro con riduzione = circa 7,8 mesi accreditati.

    Per chi e all’inizio della carriera puo essere conveniente, ma per chi e prossimo alla pensione potrebbe rallentare il raggiungimento dei requisiti. Valutare con un consulente previdenziale.

    Quando conviene forfettario vs ordinario

    La scelta tra forfettario e regime ordinario artigiana dipende da diversi fattori. Vediamo i casi tipici:

    Conviene il FORFETTARIO se…

    • Fatturato sotto gli 85.000 EUR annui
    • Costi reali inferiori al 33% del fatturato (cioe sotto i 28.000 EUR su 85.000 EUR di ricavi)
    • Sei nei primi 5 anni di attivita (start-up al 5%)
    • Vuoi semplicita gestionale (no IVA, no ISA, no contabilita complessa)
    • Lavori a domicilio o hai pochi macchinari (basso investimento iniziale)

    Conviene il REGIME ORDINARIO/SEMPLIFICATO se…

    • Fatturato sopra gli 85.000 EUR annui (oltre il limite)
    • Hai costi reali oltre il 33% del fatturato (affitto centro, dipendenti, macchinari costosi)
    • Hai investito in laser, lampade IPL, macchinari da decine di migliaia di euro (vuoi dedurre IVA e ammortamenti)
    • Hai dipendenti con costo del lavoro elevato (oltre 20.000 EUR limite forfettario)
    • I tuoi clienti sono prevalentemente aziende che vogliono detrarre l’IVA

    Caso ibrido: alta marginalita servizi, bassa marginalita prodotti

    Le estetiste che vendono anche cosmetici (creme, prodotti) potrebbero trovarsi in una zona grigia. Il consiglio e fare il doppio calcolo:

    • Calcolo tasse in forfettario al 67%
    • Calcolo tasse in regime ordinario con costi reali
    • Confronto e scelta del regime piu conveniente

    Attrezzature e costi apertura centro estetico

    I costi di apertura di un centro estetico variano molto in base alla location, alle dimensioni, alle attrezzature e all’arredo. Vediamo le principali voci di spesa:

    Costi una tantum di apertura

    • Apertura partita IVA: gratuita (presso CAF o online)
    • Iscrizione CCIAA: circa 90 EUR (diritto annuale + bolli)
    • Spese SCIA Comune: 50-300 EUR variabili
    • Tassa concessione governativa: circa 168 EUR
    • Caparra affitto + 1 mese anticipato: 2.000-8.000 EUR
    • Ristrutturazione/adeguamento locali: 5.000-20.000 EUR
    • Arredamento (lettini, sedie attesa, reception): 3.000-10.000 EUR
    • Attrezzature base: 2.000-15.000 EUR (lampada, vapore, sterilizzatore, lettino elettrico, ecc.)
    • Attrezzature avanzate: laser depilazione 5.000-30.000 EUR, lampada IPL 3.000-12.000 EUR, radiofrequenza 2.000-8.000 EUR, cavitazione 1.500-5.000 EUR
    • Prodotti cosmetici scorta iniziale: 1.500-5.000 EUR
    • Software gestionale e cassa telematica: 800-2.000 EUR
    • Sito web + branding + insegna: 1.000-4.000 EUR

    Costi totali stimati

    • Centro estetico minimal (a domicilio): 3.000-8.000 EUR
    • Centro estetico piccolo (1-2 cabine): 10.000-25.000 EUR
    • Centro estetico medio (3-4 cabine + macchinari): 25.000-50.000 EUR
    • Centro estetico premium (5+ cabine + laser + SPA): 50.000-150.000 EUR

    Costi correnti mensili

    • Affitto: 600-2.500 EUR/mese
    • Utenze (luce, acqua, gas): 200-600 EUR/mese
    • Prodotti cosmetici e materiale di consumo: 300-1.500 EUR/mese
    • Pulizie e biancheria: 100-400 EUR/mese
    • Software gestionale: 30-100 EUR/mese
    • Marketing online: 100-500 EUR/mese

    IMPORTANTE per il forfettario: tutti questi costi NON sono deducibili in forfettario, perche il regime applica gia il coefficiente del 67%. Significa che se in un anno si spendono 20.000 EUR di costi reali su 50.000 EUR di fatturato, il regime ordinario sarebbe piu conveniente.

    Tariffe tipiche dei trattamenti estetici

    Le tariffe medie nei centri estetici italiani nel 2026 (variabili per localita e fascia di mercato):

    TrattamentoDurataPrezzo medio
    Pulizia viso base45-60 min40-80 EUR
    Pulizia viso profonda75-90 min70-120 EUR
    Massaggio rilassante50 min50-90 EUR
    Massaggio drenante/anticellulite50 min60-110 EUR
    Depilazione gambe complete30 min20-40 EUR
    Depilazione totale corpo90 min50-100 EUR
    Manicure30 min15-30 EUR
    Manicure con semipermanente50 min25-45 EUR
    Pedicure estetico45 min25-50 EUR
    Trattamento corpo (cavitazione, radiofrequenza)50 min60-150 EUR
    Epilazione laser zona piccola (es. ascelle)20 min40-80 EUR
    Epilazione laser corpo intero120 min200-400 EUR
    Trucco evento/sposa60-90 min80-200 EUR

    Considerando un centro con 1 estetista che lavora 6 ore al giorno per 22 giorni al mese, con uno scontrino medio di 50-70 EUR e 3-5 clienti al giorno, il fatturato mensile lordo si attesta tra 4.000 e 9.000 EUR (annuo: 48.000-108.000 EUR).

    Fatturazione, ricevute e corrispettivi telematici

    La maggior parte dei clienti dell’estetista sono privati (B2C). Le regole di documentazione fiscale sono:

    Cliente privato (B2C)

    • Corrispettivo telematico via registratore di cassa (obbligatorio se locale aperto al pubblico)
    • Scontrino fiscale rilasciato al cliente al momento del pagamento
    • Fattura elettronica SOLO se richiesta esplicitamente dal cliente (anche privato puo richiederla)

    Cliente azienda (B2B)

    • Fattura elettronica obbligatoria (anche per forfettari dal 2024)
    • Trasmissione tramite Sistema di Interscambio (SDI)
    • Indicazione del codice destinatario o PEC dell’azienda

    Differenze tra ordinario e forfettario in fattura

    Regime ordinario: applicare IVA al 22% sul corrispettivo. Es. trattamento 100 EUR + 22% IVA = 122 EUR totali.

    Regime forfettario: NO IVA in fattura. Riportare la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014. Operazione senza applicazione dell’IVA”. Es. trattamento 100 EUR = 100 EUR totali.

    Imposta di bollo

    In forfettario, le fatture sopra 77,47 EUR richiedono l’applicazione del bollo da 2 EUR (a carico del cliente o del professionista a seconda dell’accordo). Per scontrini e ricevute fiscali NON serve il bollo.

    Registratore di cassa telematico 2026

    Dal 2026 e obbligatorio per tutti i centri estetici con locale aperto al pubblico utilizzare il registratore di cassa telematico (RT) per la trasmissione automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

    Caratteristiche RT

    • Trasmissione giornaliera automatica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate
    • Stampa del “documento commerciale” (ex scontrino fiscale)
    • Possibilita di emettere “documento commerciale parlante” con codice fiscale del cliente per detrazioni
    • Memorizzazione dei dati su memoria fiscale interna

    Costi del registratore telematico

    • Acquisto: 600-1.500 EUR (modelli base-medi)
    • Verifica biennale obbligatoria: 60-100 EUR
    • Bonus fiscale 2026: credito d’imposta del 50% per acquisto/adattamento RT (max 250 EUR per dispositivo)

    Esonero dal RT

    Le estetiste che lavorano esclusivamente a domicilio del cliente (senza locale aperto al pubblico) non sono obbligate al registratore telematico. In questo caso possono utilizzare:

    • Il “corrispettivo via web” tramite portale Agenzia Entrate (gratuito)
    • App mobili autorizzate per la memorizzazione e trasmissione corrispettivi
    • Ricevuta fiscale cartacea (sempre meno usata)

    Pubblicita dei servizi estetici: cosa e vietato

    La pubblicita dei trattamenti estetici e regolamentata da norme molto precise. Le violazioni possono comportare sanzioni amministrative significative e provvedimenti dell’Antitrust o del Ministero della Salute.

    Cosa NON si puo dire

    • NO claim medici: “cura la cellulite”, “elimina le rughe definitivamente”, “guarisce dall’acne”, “tratta patologie”
    • NO termini sanitari: “terapia”, “diagnosi”, “patologia”, “guarigione”, “remissione”
    • NO confusione con medicina estetica: non puoi pubblicizzare botox, filler, peeling chimici medici, mesoterapia (sono atti medici)
    • NO promesse irrealistiche: “perdita di 10 kg in 1 settimana”, “ringiovanimento di 20 anni”
    • NO testimonianze ingannevoli con foto prima/dopo manipolate

    Cosa SI puo dire

    • “Trattamenti estetici per il benessere della pelle”
    • “Riduzione dell’aspetto degli inestetismi della cellulite”
    • “Migliora l’aspetto estetico del viso”
    • “Trattamenti di bellezza personalizzati”
    • Indicazioni di prezzo e durata trasparenti

    Pubblicita su social network

    Instagram, Facebook, TikTok sono potenti canali di acquisizione clienti, ma valgono le stesse regole. ATTENZIONE alle foto prima/dopo: devono rappresentare risultati realistici e ottenibili dalla maggioranza dei clienti, mai manipolate. Sempre indicare il rispetto della privacy e ottenere consenso scritto del cliente prima di pubblicare immagini riconoscibili.

    Dipendenti, collaboratori e apprendistato

    Il centro estetico puo crescere assumendo personale qualificato. Ecco le forme contrattuali principali:

    Dipendenti a tempo indeterminato/determinato

    • CCNL applicabile: CCNL Acconciatura ed Estetica (settore artigianato)
    • Tutti i dipendenti che svolgono trattamenti devono avere la qualifica di estetista
    • Costo del lavoro: stipendio lordo + 30-35% di contributi a carico azienda + TFR + 13a/14a
    • ATTENZIONE forfettario: il costo del personale non puo superare 20.000 EUR/anno

    Apprendistato professionalizzante

    • Eta apprendista: 18-29 anni
    • Durata: massimo 3 anni (5 per l’artigianato)
    • Sgravi contributivi elevati per il datore di lavoro (riduzione fino al 100% per i primi anni nelle micro-imprese)
    • Retribuzione: 60-95% del livello finale a seconda dell’anno di apprendistato
    • Obbligo di formazione (almeno 120 ore/anno)

    Tirocini formativi e curricolari

    • Per studenti dei corsi di estetica (parte delle 1.800 ore di praticantato)
    • Indennita di partecipazione: minimo 300-500 EUR/mese (variabile per Regione)
    • NON sono lavoratori subordinati, ma vanno comunicati al Centro per l’Impiego

    Collaboratrici “a partita IVA”

    ATTENZIONE: le “false partite IVA” sono frequentemente sanzionate nel settore estetico. Se la collaboratrice lavora solo per te, con orari fissi e attrezzature tue, l’INPS puo riqualificare il rapporto in lavoro subordinato con sanzioni e contributi arretrati. Le vere collaborazioni autonome devono avere autonomia organizzativa, propria attrezzatura, piu clienti.

    Esempi di calcolo tasse: 30K, 50K, 80K

    Vediamo tre esempi concreti per estetiste con fatturati diversi nel regime forfettario con coefficiente 67%, riduzione contributi 35%, aliquota imposta sostitutiva al 15% (post primi 5 anni). Tutti i valori sono indicativi 2026.

    Esempio 1 – Estetista a domicilio: fatturato 30.000 EUR

    • Fatturato: 30.000 EUR
    • Reddito imponibile (30.000 x 67%): 20.100 EUR
    • Imposta sostitutiva (20.100 x 15%): 3.015 EUR
    • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 2.600 al 24%, con riduzione 35%): circa 3.135 EUR
    • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
    • Totale tasse + contributi: circa 6.240 EUR
    • Netto in tasca (30.000 – 6.240): 23.760 EUR
    • Pressione fiscale effettiva: 20,8%

    Esempio 2 – Centro estetico piccolo: fatturato 50.000 EUR

    • Fatturato: 50.000 EUR
    • Reddito imponibile (50.000 x 67%): 33.500 EUR
    • Imposta sostitutiva (33.500 x 15%): 5.025 EUR
    • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 16.000 al 24%, con riduzione 35%): circa 5.225 EUR
    • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
    • Totale tasse + contributi: circa 10.340 EUR
    • Netto in tasca (50.000 – 10.340): 39.660 EUR (lordo, da cui detrarre costi reali NON deducibili)
    • Pressione fiscale effettiva: 20,7%

    Se i costi reali (affitto, prodotti, utenze) sono di 18.000 EUR, il netto reale “in tasca” sarebbe 39.660 – 18.000 = 21.660 EUR.

    Esempio 3 – Centro estetico medio: fatturato 80.000 EUR

    • Fatturato: 80.000 EUR (al limite del forfettario)
    • Reddito imponibile (80.000 x 67%): 53.600 EUR
    • Imposta sostitutiva (53.600 x 15%): 8.040 EUR
    • Contributi INPS (sul minimale 17.500 + eccedenza 36.100 al 24%, con riduzione 35%): circa 8.355 EUR
    • Diritto annuale CCIAA: 90 EUR
    • Totale tasse + contributi: circa 16.485 EUR
    • Lordo dopo tasse (80.000 – 16.485): 63.515 EUR
    • Pressione fiscale effettiva: 20,6%

    Se i costi reali sono 35.000 EUR, il netto reale e 63.515 – 35.000 = 28.515 EUR. In questo caso potrebbe convenire valutare il regime ordinario se i costi sono molto elevati.

    Confronto rapido con regime ordinario (semplificato)

    Per fatturato 50.000 EUR e costi reali 18.000 EUR (reddito netto fiscale 32.000 EUR), in regime ordinario:

    • IRPEF a scaglioni (23% fino 28.000 + 35% oltre): circa 7.840 EUR
    • Addizionali regionali e comunali: circa 600 EUR
    • Contributi INPS 24% su 32.000 EUR (NO riduzione 35%): circa 7.680 EUR
    • IVA: a saldo zero se IVA acquisti compensa IVA vendite (di solito si versa qualcosa)
    • Totale tasse + contributi: circa 16.120 EUR

    Risultato: con costi reali al 36% del fatturato, il regime ordinario diventa competitivo. Sotto il 33% di costi, il forfettario e quasi sempre piu conveniente.

    FAQ – Domande frequenti

    Posso aprire un centro estetico senza qualifica professionale?

    NO. La Legge 1/1990 impone che il titolare dell’attivita o un “responsabile tecnico” alle sue dipendenze abbia la qualifica professionale di estetista. Aprire senza qualifica e considerato esercizio abusivo della professione, sanzionato con multe da 516 a 5.165 EUR e chiusura dell’attivita.

    Posso fare l’estetista a domicilio in regime forfettario?

    SI, e una delle modalita piu flessibili e meno costose. Devi comunque aprire la partita IVA, iscriverti all’Albo Artigiani della CCIAA, versare i contributi INPS Artigiani (con riduzione 35%) e dichiarare la sede operativa (puo essere anche la tua abitazione, con destinazione d’uso compatibile).

    Quanto tempo ci vuole per aprire un centro estetico?

    Mediamente 2-4 mesi dall’avvio delle pratiche, considerando: ricerca locale, ristrutturazione/adeguamento, presentazione SCIA, ispezione ASL, acquisto attrezzature. Per attivita a domicilio i tempi si riducono a 1-2 settimane.

    Quanto guadagna un’estetista in Italia?

    Una dipendente guadagna in media 1.300-1.700 EUR netti/mese (CCNL Estetica). Una titolare di centro estetico ben avviato puo guadagnare 2.500-5.000 EUR netti/mese al netto di tasse e costi, ma dipende molto da location, marketing e numero di trattatamenti giornalieri.

    Posso usare il laser estetico senza essere medico?

    Dipende dal tipo di laser. I laser di Classe 4 (es. laser CO2 ablativo) sono riservati ai medici. I laser di Classe 3B (es. laser a diodo per epilazione, IPL) possono essere usati da estetiste qualificate dopo aver seguito un corso specifico. Verificare sempre la classe del macchinario e la normativa regionale.

    Devo emettere fattura elettronica anche in forfettario?

    SI, dal 2024 anche i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica per le operazioni B2B (verso aziende con partita IVA). Per i clienti privati continua a valere il sistema dei corrispettivi telematici (scontrino RT). La fattura elettronica al privato e obbligatoria solo se richiesta dal cliente.

    Cosa succede se supero gli 85.000 EUR di fatturato in forfettario?

    Se a fine anno il fatturato e tra 85.001 e 100.000 EUR, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se invece superi i 100.000 EUR in corso d’anno, esci immediatamente dal mese stesso del superamento, con obbligo di applicare l’IVA retroattivamente da quel momento.

    Posso assumere un’apprendista anche se sono in forfettario?

    SI, ma attenzione al limite di 20.000 EUR/anno di spese per lavoro dipendente e collaboratori. Per un’apprendista al primo anno, il costo totale (stipendio + contributi ridotti per apprendistato) si aggira sui 12.000-15.000 EUR/anno, quindi rientra nel limite. Se assumi due apprendiste o un’apprendista + altre forme, fai bene i conti.

    Mi conviene aprire come SRL artigiana invece che ditta individuale?

    Per la maggior parte delle estetiste single, la ditta individuale e piu conveniente per semplicita e costi (no contabilita ordinaria, no bilancio depositato in CCIAA, no tassazione IRES). La SRL ha senso se: si superano fatturati di 100-150.000 EUR, si vuole separare patrimonio personale da quello aziendale, si pianifica un’apertura con piu socie professioniste.

    Il CAF puo aiutarmi ad aprire la partita IVA come estetista?

    SI. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le aspiranti estetiste in tutto il percorso: apertura partita IVA, iscrizione CCIAA, comunicazione INPS Artigiani, presentazione SCIA al Comune, scelta del regime fiscale piu vantaggioso, gestione contabile annuale, dichiarazione redditi e pagamento contributi.

    Conclusione: aprire la partita IVA da estetista nel 2026

    Aprire la partita IVA come estetista nel 2026 richiede un percorso strutturato: qualifica professionale, iscrizione all’Albo Artigiani, SCIA al Comune, autorizzazione ASL, scelta del regime fiscale. Il regime forfettario con riduzione contributi del 35% e la soluzione piu conveniente per chi parte e ha costi contenuti, mentre il regime ordinario e indicato per centri estetici con investimenti elevati e dipendenti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna in tutte le fasi: dall’apertura partita IVA alla gestione fiscale annuale, calcolando il regime piu conveniente in base al tuo fatturato e ai tuoi costi reali. Contatta lo studio per una consulenza personalizzata e parti con il piede giusto nella tua attivita di estetista.

    Servizi del CAF Centro Fiscale per estetiste:

    • Apertura partita IVA gratuita
    • Iscrizione CCIAA Albo Artigiani
    • Comunicazione INPS Artigiani con domanda di riduzione 35%
    • Assistenza SCIA al Comune
    • Tenuta contabilita ordinaria o forfettaria
    • Dichiarazione redditi (Modello Redditi PF)
    • Calcolo e versamento F24 contributi e tasse
    • Consulenza per assunzioni e apprendistato

    Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per fissare un appuntamento e iniziare la tua attivita di estetista nel migliore dei modi.

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    Giugno 14, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-14 08:00:002026-05-23 07:42:32Partita IVA Estetista 2026: Apertura, Tasse, Artigiana o Forfettaria
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    Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

    regime forfettario partita iva

    “Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

    In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

    Indice dei contenuti

    1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
    2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
    3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
    4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
    5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
    6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
    7. Caso 3: Avvocato + influencer
    8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
    9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
    10. Impresa individuale + libera professione
    11. Societa e partita IVA del socio
    12. Come gestire concretamente piu attivita
    13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
    14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
    15. FAQ – Domande frequenti

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    La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

    L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

    Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

    La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

    Perche non si possono avere due P.IVA distinte

    La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

    • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
    • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
    • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
    • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

    Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

    Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

    Cosa e possibile invece: le alternative legali

    Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

    • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
    • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
    • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
    • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
    • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

    Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

    La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

    Codice ATECO principale

    E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

    • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
    • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
    • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
    • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

    Codici ATECO secondari

    Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

    Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

    Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

    • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
    • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
    • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

    Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

    Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

    Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

    Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

    Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

    • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
    • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

    Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

    Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

    Caso 2: Medico + affitti immobiliari

    Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

    Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

    Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

    Cosa fare in pratica:

    • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
    • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
    • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

    Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

    Caso 3: Avvocato + influencer

    Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

    Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

    Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

    • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
    • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
    • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

    Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

    Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

    Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

    Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

    Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

    Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

    Aspetti pratici:

    • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
    • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
    • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
    • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

    Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

    Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

    Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

    Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

    Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

    Compensi da amministratore

    I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

    Cause ostative al forfettario

    Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

    • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
    • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

    Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

    Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

    Impresa individuale + libera professione

    Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

    E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

    • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
    • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
    • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
    • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

    Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

    Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

    Societa e partita IVA del socio

    Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

    Socio di SRL

    • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
    • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
    • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
    • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

    Socio di SNC o SAS

    • La societa di persone ha la propria P.IVA
    • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
    • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
    • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

    Conflitto cause ostative forfettario

    Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

    • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
    • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
    • Avere quote in imprese familiari

    Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

    Come gestire concretamente piu attivita

    Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

    1. Variazione attivita – Modello AA9/12

    Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

    2. Contabilita separata per attivita

    Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

    • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
    • Imputare le spese alla rispettiva attivita
    • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
    • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

    3. Limiti del forfettario su totale attivita

    I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

    • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
    • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
    • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

    4. Fatturazione

    Le fatture devono indicare:

    • La P.IVA unica del titolare
    • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
    • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
    • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

    Chiusura e riapertura di una partita IVA

    Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

    Chiusura P.IVA

    • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
    • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
    • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
    • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

    Riapertura

    La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

    Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

    Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

    Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

    Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

    Italiano residente all’estero con attivita in Italia

    • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
    • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
    • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
    • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

    Convenzioni contro le doppie imposizioni

    L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

    Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

    FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

    Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

    Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

    Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

    L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

    In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

    Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

    Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

    Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

    Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

    Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

    Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

    No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

    Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

    Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

    Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

    No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

    Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

    Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

    Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

    Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

    Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

    Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

    • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
    • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
    • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
    • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
    • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

    Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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    Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
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    Aprire Partita IVA 2026 e Iniziare a Fatturare: Guida Completa Step-by-Step

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    Indice dei contenuti

    1. Chi deve aprire Partita IVA nel 2026
    2. Forfettario vs Ordinario: la prima scelta
    3. Codice ATECO 2026: come scegliere quello giusto
    4. Procedura di apertura step-by-step
    5. Cassa previdenziale: quale ti spetta
    6. Costi e adempimenti del primo anno
    7. Software di fatturazione: la scelta al day 1
    8. Errori comuni dei neo-titolari di P.IVA
    9. Domande frequenti sull’apertura P.IVA 2026

    Stai pensando di aprire Partita IVA 2026 ma non sai da dove iniziare? Tranquillo, sei nel posto giusto. Aprire la P.IVA e un passaggio importante, ma con le informazioni giuste e il supporto del CAF diventa una procedura semplice e veloce. In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo come aprire P.IVA 2026, quale regime fiscale scegliere, come selezionare il codice ATECO giusto per la tua attivita e quali sono i costi reali del primo anno. Che tu sia un freelance alle prime armi, un neolaureato o un lavoratore in transizione, aprire Partita IVA 2026 e il primo passo per iniziare a fatturare legalmente i tuoi servizi. Ti accompagniamo dall’iscrizione fino all’emissione della prima fattura, evitando gli errori piu comuni che fanno perdere tempo e soldi ai neo-imprenditori.

    Chi deve aprire Partita IVA nel 2026

    Devi aprire Partita IVA 2026 ogni volta che svolgi un’attivita economica abituale (anche part-time) volta a produrre reddito. La regola e semplice: se l’attivita non e occasionale ma continuativa, la P.IVA e obbligatoria, indipendentemente dall’importo fatturato. Molti pensano che ci sia una soglia minima sotto la quale si puo lavorare senza P.IVA, ma non e cosi: il discrimine e l’abitualita della prestazione, non l’ammontare dei compensi.

    I casi tipici in cui aprire P.IVA 2026 e obbligatorio sono i seguenti:

    • Freelance e professionisti che lavorano per piu clienti (grafici, copywriter, sviluppatori, traduttori, consulenti)
    • Professionisti sanitari come fisioterapisti, psicologi, osteopati, dietisti, logopedisti
    • Liberi professionisti iscritti ad albi (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, medici)
    • E-commerce e venditori online anche tramite marketplace come Amazon, Etsy o Vinted (sopra una certa frequenza)
    • Artigiani e commercianti che aprono un’attivita in proprio
    • Influencer e creator con guadagni stabili da contenuti, sponsorizzazioni o affiliate marketing
    • Lavoratori autonomi occasionali che superano i 5.000 euro lordi annui o che lavorano in modo continuativo per lo stesso committente

    Un errore frequente riguarda le prestazioni occasionali: si possono fare senza P.IVA solo se sono davvero sporadiche e non rappresentano la tua attivita principale. Se ti accorgi che il lavoro e diventato regolare, devi aprire Partita IVA 2026 entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita, per evitare sanzioni dall’Agenzia delle Entrate.

    Forfettario vs Ordinario: la prima scelta quando apri Partita IVA 2026

    La prima decisione importante quando vuoi aprire Partita IVA 2026 e il regime fiscale. Esistono due opzioni principali: il regime forfettario (agevolato) e il regime ordinario (semplificato o ordinario vero e proprio). La scelta giusta dipende dal tuo volume di affari previsto, dal tipo di attivita e dalle spese che dovrai sostenere.

    Il regime forfettario e quasi sempre la scelta migliore per chi parte da zero. Prevede una imposta sostitutiva unica del 15% (che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, IRAP) oppure del 5% per i primi 5 anni se sei una nuova attivita che non hai mai svolto prima. In parole semplici, paghi una tassa sola al posto di tre.

    Ecco una tabella comparativa per orientarti:

    CaratteristicaRegime ForfettarioRegime Ordinario
    Limite ricavi/compensi85.000 euro annuiNessun limite
    Imposta15% (5% startup primi 5 anni)IRPEF a scaglioni 23%-43%
    IVA in fatturaEsente (no IVA)Si (22% standard)
    Fatturazione elettronicaObbligatoriaObbligatoria
    Tenuta contabilitaSemplificataCompleta
    Deducibilita speseForfettaria (coefficiente)Analitica per ogni spesa
    Ritenuta d’accontoNon si applicaSi (20%)

    Il primo anno forfettario e particolarmente conveniente: oltre all’aliquota ridotta al 5%, non devi gestire l’IVA, non applichi la ritenuta d’acconto e la contabilita e ridotta al minimo. Per accedere al regime devi rispettare alcuni requisiti: ricavi inferiori a 85.000 euro, spese per personale sotto i 20.000 euro, redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente sotto i 30.000 euro (se sei dipendente part-time).

    Codice ATECO 2026: come scegliere quello giusto per la tua attivita

    Il codice ATECO 2026 e un codice numerico che identifica l’attivita economica che svolgi. Va indicato nel modulo di apertura della P.IVA e determina aspetti cruciali: il coefficiente di redditivita nel forfettario (cioe la percentuale di ricavi che diventa reddito tassabile), la cassa previdenziale di iscrizione, le eventuali abilitazioni richieste e il regime IVA. Scegliere il codice sbagliato e uno degli errori piu costosi quando decidi di aprire P.IVA 2026.

    Dal 1 aprile 2025 e entrata in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 (in uso anche nel 2026), che ha aggiornato e raggruppato molti codici. La transizione dalla precedente classificazione ATECO 2007/2022 e gestita con tabelle di raccordo ufficiali ISTAT: chi aveva gia aperto P.IVA con i vecchi codici e stato riclassificato automaticamente. Per chi apre P.IVA oggi e importante verificare il nuovo codice direttamente sul sito ISTAT, perche molti codici hanno cambiato numerazione.

    Ecco alcuni esempi indicativi delle categorie di attivita piu richieste (i numeri esatti vanno sempre verificati sulla classificazione ATECO 2025 aggiornata):

    • Sviluppatori software e programmatori (sezione 62 – servizi informatici): coefficiente redditivita 67%
    • Consulenti aziendali e di management (sezione 70 – attivita di consulenza imprenditoriale): coefficiente 78%
    • Grafici e designer freelance (sezione 74 – attivita professionali, scientifiche e tecniche): coefficiente 78%
    • Copywriter, traduttori e content creator (sezione 74 oppure sezione 90 – attivita creative artistiche): coefficiente 78%
    • Fisioterapisti (sezione 86 – assistenza sanitaria): coefficiente 78%
    • Psicologi (sezione 86 – assistenza sanitaria): coefficiente 78%
    • Estetisti (sezione 96 – servizi per la persona): coefficiente 67%
    • E-commerce e vendita online (sezione 47 – commercio al dettaglio per corrispondenza/internet): coefficiente 40%
    • Ristorazione e bar (sezione 56): coefficiente 40%

    Il coefficiente di redditivita indica quale percentuale dei tuoi ricavi viene considerata reddito imponibile. Facciamo un esempio: se fatturi 30.000 euro come consulente (coefficiente 78%), il tuo reddito tassabile sara 23.400 euro (30.000 x 78%). Su questi pagherai il 15% (o il 5% se startup), quindi 3.510 euro di imposta sostitutiva (oppure 1.170 euro in caso di startup).

    Procedura di apertura step-by-step per aprire Partita IVA 2026

    Vediamo ora i 6 step concreti per aprire Partita IVA 2026 in modo corretto. La procedura sembra complicata, ma seguendo l’ordine giusto evita ritardi e errori. Tutto il processo, con il supporto del CAF, si conclude in 3-5 giorni lavorativi.

    Step 1 – Scelta del regime fiscale

    Prima di tutto si decide se aderire al regime forfettario o all’ordinario. Come abbiamo visto, nel 95% dei casi il forfettario e la scelta corretta per chi parte. La scelta va comunicata nel modello di apertura: se non la specifichi, vieni inserito automaticamente in regime ordinario, costringendoti a una variazione successiva.

    Step 2 – Scelta del codice ATECO 2026

    Identifica con precisione il codice ATECO che descrive la tua attivita principale. Puoi avere anche piu codici (uno principale e altri secondari) se svolgi attivita diverse. Il codice determina coefficiente, cassa previdenziale e regime IVA, quindi va scelto con cura.

    Step 3 – Compilazione del modello AA9/12 (o ComUnica)

    Per aprire una P.IVA come libero professionista (senza obbligo di iscrizione al Registro Imprese), si usa il modello AA9/12. Si presenta all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attivita, gratuitamente, via PEC oppure dall’area riservata del sito dell’Agenzia. Se invece apri un’attivita di impresa o artigianale, serve la ComUnica (Comunicazione Unica d’Impresa) tramite il portale Infocamere.

    Step 4 – Attivazione della cassa previdenziale

    In base al codice ATECO scelto, devi iscriverti alla giusta cassa previdenziale: INPS Gestione Separata (professionisti senza albo), Cassa privata (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri), INPS Artigiani o INPS Commercianti.

    Step 5 – Iscrizione INPS

    L’iscrizione all’INPS e obbligatoria per quasi tutti i titolari di P.IVA. Se sei un professionista senza albo, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Se sei artigiano o commerciante, all’apposita gestione (con contributi fissi minimi obbligatori, anche se non guadagni nulla).

    Step 6 – Emissione prima fattura e fatturazione elettronica

    Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria anche per i forfettari. Quindi appena apri la P.IVA, devi attrezzarti con un software di fatturazione elettronica abilitato al Sistema di Interscambio (SdI). Vedremo nella sezione 7 quali sono le opzioni migliori.

    Cassa previdenziale: quale ti spetta quando apri P.IVA 2026

    La cassa previdenziale e l’ente a cui versi i contributi pensionistici quando hai la Partita IVA. Dipende dal tipo di attivita e dal codice ATECO che hai scelto. Sbagliare cassa significa versare contributi nel posto sbagliato, perdere coperture e rischiare sanzioni. Vediamo le tre principali tipologie.

    INPS Gestione Separata

    E la cassa per la maggior parte dei liberi professionisti senza albo: consulenti, copywriter, sviluppatori, grafici, formatori, web designer. Per il 2026 le aliquote confermate dalla circolare INPS n. 8/2026 sono:

    • 26,07% per professionisti senza altra copertura previdenziale (la situazione piu comune)
    • 24% per chi ha gia un’altra copertura previdenziale (es. lavoratori dipendenti che aprono P.IVA in parallelo, pensionati)

    Il massimale di reddito per il 2026 oltre il quale non si versano contributi e di 122.295 euro, mentre il minimale di reddito e 18.808 euro. La caratteristica fondamentale della Gestione Separata e che paghi contributi solo su quanto effettivamente fatturi: non ci sono contributi fissi obbligatori.

    Casse private per professionisti iscritti ad albi

    Se sei iscritto a un albo professionale (avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, medici), ti iscrivi alla cassa professionale di categoria: Cassa Forense (avvocati), CNPADC (dottori commercialisti), Inarcassa (architetti e ingegneri), ENPAM (medici), ENPAPI (infermieri), CIPAG (geometri). Ogni cassa ha le sue aliquote, i suoi minimali e le sue regole.

    INPS Artigiani e INPS Commercianti

    Riservata a chi svolge attivita di impresa. Le aliquote 2026 (circolare INPS n. 14/2026) sono: Artigiani 24%, Commercianti 24,48%. Attenzione: in queste due gestioni esistono i contributi fissi obbligatori sul minimale di 18.808 euro, anche se in un anno non hai guadagnato nulla. Per il 2026 i contributi fissi annui sono: Artigiani circa 4.521,36 euro, Commercianti circa 4.611,64 euro. I forfettari possono richiedere la riduzione contributiva del 35%.

    Costi e adempimenti del primo anno con Partita IVA 2026

    Una delle domande piu frequenti di chi vuole aprire Partita IVA 2026 e: “Quanto mi costa davvero il primo anno?”. Sfatiamo subito un mito: aprire P.IVA in se e gratis. L’Agenzia delle Entrate non chiede nessuna tassa per l’apertura. I costi veri arrivano dopo, e dipendono da regime fiscale, cassa e fatturato.

    Facciamo un esempio realistico. Marco apre P.IVA a gennaio 2026 come consulente di marketing freelance (coefficiente 78%) in regime forfettario startup al 5%. Si iscrive alla Gestione Separata INPS (aliquota 26,07%). Nel primo anno fattura 25.000 euro lordi:

    • Reddito imponibile: 25.000 x 78% = 19.500 euro
    • Imposta sostitutiva 5%: 19.500 x 5% = 975 euro
    • Contributi INPS Gestione Separata: 19.500 x 26,07% = 5.083 euro
    • Totale tasse + contributi: 6.058 euro (circa 24% del fatturato)

    Altri costi tipici del primo anno:

    • Software di fatturazione elettronica: dai 0 euro (Agenzia Entrate gratis, con limiti) ai 40-80 euro annui (software professionali)
    • PEC obbligatoria: circa 10-30 euro annui
    • Firma digitale (se serve): 30-50 euro una tantum
    • Marca da bollo da 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro in forfettario (a tuo carico)
    • CAF o commercialista: dai 300-500 euro annui (CAF e servizi online) ai 1.500-2.000 euro (commercialista tradizionale)

    Quando si pagano le tasse? Tutti i versamenti si fanno tramite modello F24. Il calendario cambia in base alla cassa previdenziale di iscrizione.

    Per chi e iscritto alla Gestione Separata INPS le scadenze coincidono con il calendario IRPEF:

    • 30 giugno 2026: saldo imposta sostitutiva anno precedente + primo acconto + saldo contributi Gestione Separata
    • 30 novembre 2026: secondo acconto imposta sostitutiva + secondo acconto contributi Gestione Separata

    Per chi e iscritto a INPS Artigiani o Commercianti valgono invece 4 rate trimestrali fisse sul minimale:

    • 16 maggio 2026
    • 20 agosto 2026
    • 16 novembre 2026
    • 16 febbraio 2027

    Il primo anno hai una bella notizia: non paghi acconti sull’imposta sostitutiva perche non esiste un anno precedente. Il nostro consiglio? Metti da parte ogni mese il 25-30% di quanto fatturi: a fine anno avrai esattamente quello che serve per F24 senza brutte sorprese.

    Scegliere il software di fatturazione al day 1 dopo aver aperto P.IVA 2026

    Appena finisci di aprire Partita IVA 2026 e ottieni il numero di P.IVA dall’Agenzia delle Entrate, c’e un’ultima cosa da fare prima di iniziare a fatturare: scegliere il software di fatturazione elettronica. Dal 2024 la fatturazione elettronica e obbligatoria anche per i forfettari, senza eccezioni. Non puoi piu usare il blocchetto cartaceo o un PDF inviato via email: ogni fattura deve passare dal Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate.

    1. Software Agenzia delle Entrate (gratuito)

    L’Agenzia delle Entrate offre un servizio di fatturazione elettronica gratuito tramite il portale Fatture e Corrispettivi. Pro: costa zero. Contro: l’interfaccia e ostica, non gestisce in automatico le configurazioni del forfettario (RF19, codice natura N2.2, bollo, diciture obbligatorie). Devi inserire tutto manualmente, e un errore puo rendere la fattura non valida.

    2. Fatturazione Italia (consigliato per chi parte da zero)

    Fatturazione Italia e la soluzione zero-config per forfettari: quando apri la P.IVA forfettaria e crei l’account, il sistema configura automaticamente tutti i parametri tecnici. Non devi sapere cosa sono RF19, N2.2, il bollo da 2 euro sopra 77,47 euro, l’IVA al 0%, la rivalsa INPS: il software se ne occupa per te. Questi i vantaggi concreti: 30 giorni di trial gratis, prezzo bloccato per 5 anni (circa 40-60 euro l’anno), setup automatico per forfettari (codice natura, dicitura obbligatoria, bollo, ritenuta non applicabile) e interfaccia semplificata.

    3. Fatture in Cloud forfettario

    Fatture in Cloud e una delle alternative piu diffuse sul mercato. Pro: brand riconosciuto, app mobile completa, integrazioni con tanti tool. Contro: il prezzo del piano base parte da circa 70-80 euro l’anno (senza prezzo bloccato) e l’interfaccia e meno semplificata. Va bene se hai gia esperienza con software gestionali e cerchi molte integrazioni.

    Il nostro consiglio: per il day 1 del tuo percorso da freelance, scegli un software che ti tolga problemi invece di crearne. Fatturazione Italia e pensata esattamente per questo: lasciare il neo-imprenditore concentrato sul lavoro vero, non sulla burocrazia.

    Errori comuni dei neo-titolari di Partita IVA 2026

    Negli anni abbiamo visto centinaia di persone affrontare l’apertura di P.IVA e commettere errori che hanno generato sanzioni, ritardi e costi extra. Ti elenchiamo i 5 errori piu comuni cosi puoi evitarli fin dal primo giorno quando decidi di aprire P.IVA 2026.

    Errore 1 – Scegliere il codice ATECO sbagliato

    E l’errore piu frequente e piu costoso. Un codice ATECO errato significa: coefficiente di redditivita sbagliato (paghi piu tasse), cassa previdenziale sbagliata (contributi nel posto sbagliato) e talvolta esclusione dal regime forfettario. Chi sceglie il codice errato puo trovarsi in INPS Commercianti con contributi fissi obbligatori di 4.611 euro l’anno anche fatturando zero.

    Errore 2 – Non aprire la Gestione Separata INPS

    Molti aprono la P.IVA all’Agenzia delle Entrate ma si dimenticano di iscriversi alla Gestione Separata INPS. Risultato: dopo 1-2 anni arriva una cartella esattoriale per contributi non versati, con sanzioni e interessi. Aprire la P.IVA all’Agenzia Entrate e iscriversi all’INPS sono due procedure separate che vanno fatte entrambe.

    Errore 3 – Sottovalutare i contributi INPS

    Molti neo-imprenditori calcolano solo l’imposta sostitutiva del 15% (o 5%) e si dimenticano dei contributi INPS che sono il 26,07% (Gestione Separata senza altra copertura). Il carico totale reale e quindi del 20-30% del fatturato. Il consiglio: accantona ogni mese il 25-30% di quanto incassi.

    Errore 4 – Emettere fatture senza marca da bollo

    In regime forfettario, ogni fattura imponibile oltre 77,47 euro deve avere una marca da bollo da 2 euro. Il versamento dei bolli si fa trimestralmente tramite F24 (codici tributo 2521-2524). Molti neo-titolari non lo sanno e finiscono per pagare loro i bolli mancanti.

    Errore 5 – Scegliere un software di fatturazione troppo complicato

    Il forfettario ha regole tecniche specifiche: codice natura N2.2, regime fiscale RF19, dicitura obbligatoria sull’articolo 1 comma 58 L. 190/2014, no IVA, ritenuta non applicabile. Chi sceglie un software pensato per il regime ordinario passa ore a configurarlo manualmente, e ogni errore genera fatture non valide o respinte dallo SdI.

    Conclusione: apri la tua P.IVA con il supporto del CAF

    Aprire Partita IVA 2026 e il primo passo per trasformare la tua attivita in un lavoro vero e legale. Con le scelte giuste fin dal day 1 – regime forfettario, codice ATECO corretto, cassa previdenziale adeguata e software di fatturazione elettronica semplice – puoi concentrarti sul tuo business invece di perdere tempo con la burocrazia. Il primo anno e anche il piu favorevole dal punto di vista fiscale: imposta sostitutiva al 5%, nessun acconto da versare e supporto totale del CAF. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121: analizziamo insieme la tua situazione e ti accompagniamo fino all’emissione della prima fattura.

    Domande frequenti sull’apertura Partita IVA 2026

    Quanto costa aprire Partita IVA 2026?

    Aprire Partita IVA 2026 all’Agenzia delle Entrate e gratuito: non si paga nessuna tassa di apertura. I costi del primo anno arrivano dai contributi INPS (26,07% del reddito in Gestione Separata), dall’imposta sostitutiva (5% startup o 15% standard), dal software di fatturazione (40-80 euro annui), dalla PEC obbligatoria (10-30 euro) e dall’eventuale supporto del CAF (300-500 euro annui).

    Posso aprire Partita IVA da solo o serve un commercialista?

    Tecnicamente il modello AA9/12 puo essere inviato autonomamente, ma nella pratica aprire P.IVA senza supporto e rischioso: la scelta del codice ATECO, del regime fiscale, della cassa previdenziale e del setup di fatturazione richiede competenze fiscali specifiche. Un errore al day 1 puo costare anni di sanzioni e contributi versati in eccesso. Il CAF Centro Fiscale analizza il tuo caso, sceglie l’ATECO corretto, presenta i modelli e ti segue dal primo F24.

    Cosa serve per emettere la prima fattura dopo aver aperto P.IVA 2026?

    Servono tre cose: il numero di Partita IVA (te lo da l’Agenzia delle Entrate entro 24-48 ore dall’apertura), un software di fatturazione elettronica abilitato allo SdI e le credenziali di accesso all’area riservata dell’Agenzia (SPID, CIE o CNS). Con questi tre elementi il CAF Centro Fiscale ti supporta nell’emettere correttamente la prima fattura, evitando errori sulle diciture obbligatorie.

    Come si fattura al primo cliente in regime forfettario?

    La prima fattura forfettaria deve contenere: dati anagrafici, descrizione della prestazione, importo, codice natura N2.2 (operazione senza IVA), dicitura obbligatoria ‘Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 c. 58 L. 190/2014, regime forfettario – operazione senza applicazione di IVA’, indicazione che la ritenuta d’acconto non si applica (art. 1 c. 67 L. 190/2014) e marca da bollo da 2 euro se l’imponibile supera 77,47 euro.

    Quali tasse pago il primo anno con la mia Partita IVA 2026?

    Il primo anno di P.IVA forfettaria startup paghi: imposta sostitutiva del 5% sul reddito imponibile (ricavi x coefficiente ATECO) e contributi INPS del 26,07% (Gestione Separata senza altra copertura) o 24% (con altra copertura). Il vantaggio e che il primo anno non paghi acconti: l’F24 di giugno 2027 sara solo il saldo dei ricavi 2026. Per un fatturato di 25.000 euro con coefficiente 78%, il totale tra imposta e contributi e circa 6.000 euro (24% del fatturato).


    Apri la tua Partita IVA con il CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta ad aprire P.IVA 2026 in modo corretto: scelta del regime, codice ATECO, iscrizione INPS e prima fattura. Tutto in un unico servizio.

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