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ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Estratto contributivo INPS: come richiederlo e leggerlo

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Estratto Contributivo INPS: Come Richiederlo e Come Leggerlo nel 2026

L’estratto contributivo INPS e il documento che riporta tutta la storia previdenziale di un lavoratore: settimane e mesi di contributi versati, gestioni previdenziali di appartenenza, periodi di contribuzione figurativa e molto altro. E lo strumento fondamentale per verificare la propria posizione pensionistica e pianificare il pensionamento.

Questa guida spiega come richiederlo, come interpretarne le sezioni principali e cosa fare se si trovano errori o lacune. Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la verifica della posizione contributiva. Contattaci.

Cos’e l’estratto contributivo INPS

L’estratto contributivo (o estratto conto contributivo) e un documento rilasciato dall’INPS che mostra in modo cronologico tutti i contributi previdenziali versati a nome di un lavoratore, relativi a tutte le gestioni INPS a cui il soggetto ha aderito nel corso della propria vita lavorativa. Include:

  • Contributi versati come lavoratore dipendente (FPLD – Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti)
  • Contributi versati come lavoratore autonomo (artigiani, commercianti)
  • Contributi versati alla Gestione Separata (collaboratori, co.co.co., professionisti senza cassa)
  • Periodi di contribuzione figurativa (maternita, malattia, cassa integrazione, disoccupazione)
  • Periodi di riscatto (es. anni di laurea riscattati ai fini pensionistici)
  • Contributi volontari eventualmente versati

Come richiedere l’estratto contributivo INPS: procedura 2026

  1. Accesso a myINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identita Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
  2. Sezione estratto conto: dal menu principale, seleziona “Pensione e previdenza” e poi “Estratto conto contributivo”.
  3. Visualizzazione immediata: l’estratto e disponibile online in tempo reale. Puoi consultarlo direttamente a schermo o scaricarlo in formato PDF.
  4. Richiesta via patronato: se non hai SPID o hai difficolta con il portale, puoi delegare il patronato CAF a richiedere l’estratto per tuo conto. Il servizio e gratuito.

In alternativa, puoi richiedere l’estratto contributivo tramite:

  • Contact center INPS: chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da mobile, a pagamento)
  • Sede INPS territoriale: previo appuntamento, recandoti fisicamente allo sportello

Come leggere l’estratto contributivo INPS: le sezioni principali

L’estratto contributivo INPS e organizzato per gestioni previdenziali. Le sezioni principali che trovi sono:

FPLD – Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti

E la sezione relativa ai periodi di lavoro dipendente. Per ogni anno lavorato trovi: datore di lavoro, periodo di occupazione, settimane di contribuzione, retribuzione imponibile e contributi versati. Questa e la gestione principale per la maggior parte dei lavoratori italiani.

Gestione Separata

Per chi ha svolto attivita di collaborazione coordinata e continuativa, lavoro autonomo occasionale, o attivita professionale senza cassa previdenziale dedicata. L’aliquota contributiva nel 2026 e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, o del 24% per chi ha altra copertura (es. iscritti a casse professionali).

Gestione Artigiani e Commercianti

Per lavoratori autonomi iscritti alle gestioni artigiani o commercianti INPS. Include il minimale contributivo annuo (circa 4.200 euro nel 2026) e i contributi eccedentari sul reddito.

Contribuzione Figurativa

Periodi in cui non si lavora ma si accumulano comunque contributi: maternita obbligatoria, malattia, cassa integrazione, disoccupazione (NASpI), congedo parentale, servizio militare. Questi periodi valgono ai fini del diritto alla pensione (anzianita) ma possono avere regole particolari per il calcolo dell’importo.

Errori comuni nell’estratto contributivo: come correggerli

E frequente trovare nell’estratto contributivo periodi mancanti o errori. Le cause piu comuni:

  • Periodi di lavoro non versati: datore di lavoro che non ha versato i contributi pur trattenendoli in busta paga
  • Periodi di lavoro in nero non dichiarati: periodi lavorativi non coperti da contribuzione
  • Ditte cessate senza versamento contributi: aziende fallite o cessate che non hanno regolarizzato la posizione
  • Contributi versati con codice fiscale errato: contributi non attribuiti correttamente
  • Periodi di Cassa Integrazione non registrati: lacune nella registrazione CIG

Come procedere per la correzione:

  1. Raccogli la documentazione che prova il periodo lavorativo mancante (buste paga, CUD, contratti, lettere di assunzione)
  2. Presenta istanza di rettifica all’INPS, tramite il portale myINPS o tramite il patronato CAF
  3. In caso di contributi non versati dal datore, l’INPS puo procedere al recupero coattivo
  4. Se il datore e fallito, l’INPS garantisce la copertura contributiva solo per periodi limitati (Fondo Garanzia INPS)

La busta arancione INPS: estratto conto e previsione pensione

Oltre all’estratto contributivo tradizionale, l’INPS offre la “busta arancione” (Informativa previdenziale individuale): un documento che non solo riepiloga la posizione contributiva attuale, ma fornisce anche una stima della pensione futura in base a diversi scenari di pensionamento (anticipata, di vecchiaia, con diverse aliquote di crescita del PIL).

La busta arancione e accessibile dalla stessa sezione myINPS dell’estratto contributivo. E particolarmente utile per pianificare il pensionamento con anni di anticipo e valutare l’opportunita di riscatti, versamenti volontari o fondi pensione integrativi.

Domande frequenti – Estratto contributivo INPS

Quanto tempo impiega l’INPS a rilasciare l’estratto contributivo?

L’estratto e disponibile immediatamente online su myINPS senza attese. La richiesta tramite patronato viene evasa in genere in pochi giorni lavorativi.

L’estratto contributivo e lo stesso per tutti i tipi di lavoratori?

No, il contenuto varia a seconda delle gestioni a cui il lavoratore e iscritto. Un dipendente avra solo la sezione FPLD, un freelance avra la Gestione Separata, un artigiano la gestione artigiani. Chi ha avuto piu tipi di lavoro vedra tutte le gestioni attive.

Posso verificare i contributi versati dai miei datori di lavoro precedenti?

Si, l’estratto contributivo mostra tutti i contributi versati da tutti i datori di lavoro nel corso della carriera, anche quelli di decenni fa. Se mancano periodi, e possibile presentare istanza di rettifica.

Quanti contributi devo avere per andare in pensione nel 2026?

Per la pensione di vecchiaia nel 2026 servono 67 anni di eta e almeno 20 anni di contributi. Per la pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne), indipendentemente dall’eta. Per le opzioni alternative (Quota 103, APE Sociale) le regole cambiano: contatta il nostro patronato per una verifica della tua posizione specifica.

Come il patronato CAF puo aiutarti a verificare la tua posizione

Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre gratuitamente:

  • Richiesta e analisi dell’estratto contributivo INPS per tuo conto
  • Verifica della completezza della posizione contributiva
  • Identificazione di eventuali lacune o errori
  • Stima dei requisiti e della data di accesso alla pensione
  • Assistenza per la rettifica di posizioni contributive errate
  • Consulenza su riscatti, versamenti volontari e fondi pensione

Contatta il patronato CAF Centro Fiscale per una verifica gratuita della tua posizione contributiva INPS.

Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-04 12:30:002026-06-02 08:12:33Estratto contributivo INPS: come richiederlo e leggerlo
CAF, COMUNICAZIONE ENEA, RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA

Conto Termico 3.0: Guida Completa alla Cumulabilita con Altri Incentivi (Ecobonus Escluso)

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il Conto Termico 3.0 e uno degli incentivi piu interessanti per chi vuole migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione o di un edificio pubblico. Ma una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF e: il Conto Termico 3.0 e cumulabile con altri incentivi? E perche, invece, non si puo abbinare all’Ecobonus? In questa guida spieghiamo tutto in modo chiaro, con esempi pratici e riferimenti normativi aggiornati al 2026, cosi puoi sfruttare al massimo i contributi disponibili senza incorrere in errori che potrebbero costarti il rimborso.

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Indice dei Contenuti
  1. Cos’e il Conto Termico 3.0 e come funziona
  2. Cumulabilita Conto Termico 3.0: la regola generale
  3. Con quali incentivi e cumulabile il Conto Termico 3.0
  4. Perche l’Ecobonus e escluso dalla cumulabilita
  5. Conto Termico e Superbonus: attenzione alle regole
  6. Esempi pratici di cumulabilita: cosa conviene fare
  7. La comunicazione ENEA nel Conto Termico 3.0
  8. Come richiedere il Conto Termico 3.0
  9. Domande Frequenti

Cos’e il Conto Termico 3.0 e come funziona

Il Conto Termico 3.0 e un incentivo gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), introdotto con il DM 16 febbraio 2016 (Conto Termico 2.0) come successivamente modificato dal DM 23 giugno 2022. Si tratta di un contributo in conto capitale — ovvero una somma di denaro accreditata direttamente sul conto corrente del beneficiario — destinato a sostenere interventi di efficienza energetica e di produzione di calore da fonti rinnovabili.

A differenza delle detrazioni fiscali come l’Ecobonus, il Conto Termico 3.0 non funziona come sconto sull’IRPEF: non scala dalle tasse che paghi ogni anno, ma ti da direttamente dei soldi in due o cinque rate annuali. Questo lo rende particolarmente utile per chi ha un’IRPEF bassa (come pensionati o contribuenti in regime forfettario) e non riuscirebbe a sfruttare appieno una detrazione fiscale.

Gli interventi ammessi al Conto Termico 3.0 riguardano principalmente:

  • Installazione di pompe di calore per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria
  • Installazione di caldaie a biomassa (pellet, legna) certificate
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con sistemi a energia rinnovabile
  • Installazione di collettori solari termici per acqua calda sanitaria
  • Isolamento termico dell’involucro edilizio (per la PA — Pubblica Amministrazione)
  • Installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore

I soggetti ammessi sono sia le Pubbliche Amministrazioni sia i privati (persone fisiche, condomini, imprese, ONLUS). Per i privati, il contributo varia normalmente tra il 30% e il 65% della spesa ammissibile, a seconda del tipo di intervento e della zona climatica dell’edificio.

Cumulabilita Conto Termico 3.0: la regola generale

La cumulabilita del Conto Termico 3.0 con altri incentivi e regolata dall’articolo 11 del DM 16 febbraio 2016 (come successivamente modificato). La norma stabilisce un principio fondamentale: il Conto Termico 3.0 non e cumulabile con altre agevolazioni pubbliche che abbiano la stessa natura, ossia che riguardino le stesse spese ammissibili per lo stesso intervento. In parole semplici: non puoi prendere due contributi statali sullo stesso lavoro di ristrutturazione energetica, a meno che la norma specifica non lo consenta espressamente.

Questo principio di non cumulabilita generale ha pero importanti eccezioni e distinzioni che e fondamentale conoscere. La regola si applica a:

  • Incentivi statali che coprono le stesse spese ammissibili
  • Detrazioni fiscali energetiche (come l’Ecobonus) collegate ai medesimi interventi
  • Contributi europei in regime de minimis per lo stesso investimento

La logica della norma e chiara: lo Stato non vuole finanziare due volte lo stesso intervento. Se ricevi il Conto Termico 3.0 per l’installazione di una pompa di calore, non puoi contemporaneamente detrarre la stessa spesa con l’Ecobonus al 65%. Questo perche entrambi gli incentivi andrebbero a ridurre il costo netto dello stesso intervento, creando una copertura superiore al 100% della spesa.

Con quali incentivi e cumulabile il Conto Termico 3.0

Nonostante le limitazioni, il Conto Termico 3.0 e cumulabile con una serie importante di agevolazioni, purche riguardino spese diverse o abbiano una natura diversa. Ecco le principali categorie di incentivi compatibili:

1. Bonus Ristrutturazione (detrazione 50%)

Il Bonus Ristrutturazione al 50% (ex art. 16-bis TUIR) e cumulabile con il Conto Termico 3.0, a condizione che le spese siano separate e distinte. Se stai ristrutturando il bagno (Bonus Ristrutturazione) e allo stesso tempo installi una pompa di calore (Conto Termico 3.0), puoi accedere a entrambi gli incentivi perche riguardano lavori diversi. La chiave e la separazione delle fatture e la chiara distinzione degli interventi.

2. Contributi regionali e comunali

I contributi regionali, provinciali e comunali a fondo perduto per l’efficienza energetica sono generalmente cumulabili con il Conto Termico 3.0, salvo diversa disposizione del singolo bando regionale. Molte Regioni, tra cui il Friuli Venezia Giulia, prevedono co-finanziamenti per installazioni di pannelli solari termici, pompe di calore e caldaie a biomassa che si sommano all’incentivo statale.

3. Detrazioni per ristrutturazione edilizia non energetica

Le detrazioni fiscali ordinarie per ristrutturazione edilizia che non riguardano l’efficienza energetica sono pienamente cumulabili. Se abbini l’installazione di una pompa di calore (incentivata con il Conto Termico 3.0) al rifacimento del tetto per motivi strutturali, la detrazione del 50% per quest’ultimo intervento non e in conflitto con l’incentivo GSE sul primo.

4. Bonus mobili ed elettrodomestici

Il Bonus Mobili (detrazione 50% per arredi e grandi elettrodomestici) non ha alcuna sovrapposizione con il Conto Termico 3.0, poiche riguarda spese completamente diverse. I due incentivi sono pertanto cumulabili senza alcuna limitazione.

5. Incentivi per il fotovoltaico (con attenzione)

Gli incentivi per il fotovoltaico riguardano la produzione di energia elettrica, mentre il Conto Termico 3.0 si occupa di energia termica (calore). Se installi sia pannelli solari fotovoltaici che un impianto solare termico per l’acqua calda, potresti accedere a incentivi distinti per ciascun impianto, poiche la natura degli interventi e diversa.

6. Finanziamenti agevolati e mutui green

I finanziamenti agevolati — come mutui green o prestiti a tasso zero per la riqualificazione energetica — non sono considerati incentivi pubblici ai fini della cumulabilita, poiche costituiscono prestiti da restituire. Il Conto Termico 3.0 e quindi pienamente cumulabile con i finanziamenti agevolati, anche quelli promossi da Cassa Depositi e Prestiti o da fondi europei come il PNRR.

Perche l’Ecobonus e escluso dalla cumulabilita con il Conto Termico 3.0

L’Ecobonus e la detrazione fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici disciplinata dall’art. 14 del DL 63/2013. Prevede detrazioni dal 50% al 65% delle spese sostenute per interventi come:

  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione o pompe di calore
  • Installazione di pannelli solari per acqua calda
  • Coibentazione dell’involucro opaco (cappotto termico)
  • Sostituzione di serramenti e infissi
  • Sistemi di schermatura solare

Il problema e evidente: gli interventi ammessi all’Ecobonus e quelli ammessi al Conto Termico 3.0 si sovrappongono in modo quasi totale. Entrambi incentivano la sostituzione di impianti di riscaldamento con tecnologie piu efficienti, l’installazione di pompe di calore, i collettori solari termici. Trattandosi delle stesse spese per gli stessi interventi, l’art. 11 del DM 16 febbraio 2016 (come successivamente modificato) vieta esplicitamente la cumulabilita.

Il GSE ha ribadito questo divieto in molteplici circolari interpretative. Il contributo del Conto Termico 3.0, sommato alla detrazione Ecobonus, potrebbe superare il 100% della spesa ammissibile, il che e contrario ai principi fondamentali degli aiuti di Stato in materia energetica.

Ecco un esempio concreto. Supponiamo che Mario installi una pompa di calore per 10.000 euro. Se potesse cumulare entrambi gli incentivi:

IncentivoPercentualeBeneficio netto
Conto Termico 3.0 (contributo)65% su 10.000 euro6.500 euro cash
Ecobonus (detrazione IRPEF)65% su 10.000 euro6.500 euro in 10 anni
TOTALE (se cumulabili)130%13.000 euro su 10.000 di spesa

Come si vede dalla tabella, la cumulabilita porterebbe a un beneficio del 130% sulla spesa sostenuta — chiaramente inaccettabile. Per questo motivo, il beneficiario deve scegliere tra i due incentivi: o il Conto Termico 3.0 o l’Ecobonus, mai entrambi per lo stesso intervento.

Come scegliere? Dipende dalla tua situazione:

  • Se hai poca IRPEF da pagare (es. pensionato, forfettario, reddito basso): meglio il Conto Termico 3.0, che ti da soldi cash indipendentemente dalle tasse
  • Se hai alta IRPEF e fai lavori importanti: l’Ecobonus puo essere piu conveniente per spese molto elevate
  • Se hai bisogno di liquidita immediata: il Conto Termico 3.0 eroga il contributo in 1-5 anni, non spalma la detrazione in 10 anni

Conto Termico e Superbonus: attenzione alle regole

Il Superbonus — nella sua versione conclusiva al 65% per il 2025 per i condomini con CILAS presentata entro il 31 dicembre 2023 (L. 207/2024, non prorogato oltre il 2025 per nuovi lavori) — pone questioni simili a quelle dell’Ecobonus. Anche in questo caso, gli interventi trainanti e trainati del Superbonus si sovrappongono con quelli ammessi al Conto Termico 3.0. La regola e la stessa: Conto Termico 3.0 e Superbonus non sono cumulabili sulle medesime spese.

C’e pero una situazione particolare da considerare per i condomini. Nel caso in cui il condominio acceda al Superbonus per gli interventi trainanti (es. isolamento dell’involucro), il singolo condomino potrebbe in linea teorica accedere al Conto Termico 3.0 per un intervento distinto nella propria unita immobiliare (es. sostituzione della propria caldaia con una pompa di calore), purche tale intervento non sia gia incluso tra quelli incentivati dal Superbonus condominiale. Questa situazione e pero molto delicata e richiede un’analisi specifica caso per caso.

Il CAF Centro Fiscale di Udine dispone di esperti che possono aiutarti a valutare la situazione specifica del tuo condominio e capire se esistono margini per accedere al Conto Termico 3.0 in parallelo con il Superbonus condominiale.

Esempi pratici di cumulabilita: cosa conviene fare nel 2026

Per rendere piu chiaro il funzionamento della cumulabilita del Conto Termico 3.0, vediamo alcuni scenari pratici che riceviamo spesso al CAF:

Scenario A: Pompa di calore + ristrutturazione bagno

Situazione: Anna vuole installare una pompa di calore (10.000 euro) e ristrutturare il bagno (15.000 euro).

Strategia: Per la pompa di calore, Anna accede al Conto Termico 3.0 (contributo fino al 65% = 6.500 euro cash). Per il bagno, utilizza il Bonus Ristrutturazione al 50% (detrazione 7.500 euro in 10 anni). I due incentivi riguardano spese completamente diverse, quindi sono cumulabili. Anna ottiene sia contributo in denaro che detrazione fiscale, massimizzando il risparmio complessivo.

Scenario B: Caldaia a pellet + contributo regionale FVG

Situazione: Luigi, residente in Friuli Venezia Giulia, vuole installare una caldaia a pellet (8.000 euro).

Strategia: Luigi accede al Conto Termico 3.0 tramite GSE per il contributo statale. Verifica poi se la Regione FVG ha bandi attivi per biomasse. Se il bando regionale non esclude la cumulabilita con il Conto Termico, Luigi puo sommare i due contributi. Tuttavia, la somma dei contributi non puo superare il 100% della spesa ammissibile.

Scenario C: Solare termico + fotovoltaico nella stessa abitazione

Situazione: Giulia vuole installare pannelli solari termici per l’acqua calda (5.000 euro) e un impianto fotovoltaico (12.000 euro).

Strategia: Per il solare termico, Giulia accede al Conto Termico 3.0. Per il fotovoltaico, puo accedere alle detrazioni fiscali al 50% o agli eventuali incentivi GSE vigenti. Trattandosi di tecnologie diverse — termica vs elettrica — i due incentivi sono cumulabili sulle rispettive spese, purche le fatture siano separate.

Scenario D: L’errore da evitare

Situazione sbagliata: Marco installa una pompa di calore (12.000 euro) e chiede sia il Conto Termico 3.0 sia l’Ecobonus al 65% per la stessa spesa.

Conseguenza: Il GSE rileva la duplicazione degli incentivi. Marco e tenuto alla restituzione di tutto il contributo ricevuto dal Conto Termico 3.0, oltre a potenziali sanzioni. Questo e uno degli errori piu gravi — e purtroppo comuni — proprio perche la norma sulla cumulabilita non e sempre chiara a chi non e esperto del settore.

La comunicazione ENEA nel Conto Termico 3.0

Per accedere al Conto Termico 3.0, una parte degli interventi richiede la comunicazione all’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile). Questa comunicazione deve essere trasmessa entro 90 giorni dalla fine dei lavori tramite il portale dedicato del GSE.

La comunicazione ENEA e un passaggio tecnico che richiede attenzione: raccoglie dati sull’intervento realizzato, sulla tipologia di impianto installato, sulla zona climatica dell’edificio e sulle caratteristiche energetiche prima e dopo i lavori. Un errore nella comunicazione puo comportare il diniego o la riduzione del contributo.

Il CAF Centro Fiscale Udine si occupa della compilazione e trasmissione della comunicazione ENEA per i propri clienti, verificando che tutti i dati siano corretti e che l’intervento rispetti i requisiti tecnici richiesti dal GSE. Questo servizio e particolarmente utile per chi non ha dimestichezza con i portali telematici o con la documentazione tecnica richiesta.

Come richiedere il Conto Termico 3.0 nel 2026

La procedura per richiedere il Conto Termico 3.0 prevede diversi passaggi da seguire nell’ordine corretto:

  1. Verifica preliminare dei requisiti tecnici — Prima di avviare i lavori, assicurati che l’intervento rientri tra quelli ammessi dal DM 16 febbraio 2016 (come successivamente modificato) e che l’impianto rispetti i requisiti minimi di efficienza energetica.
  2. Realizzazione dell’intervento — Esegui i lavori affidandoti a installatori certificati. Conserva tutte le fatture, i libretti d’impianto, le schede tecniche e le certificazioni energetiche.
  3. Comunicazione ENEA (entro 90 giorni dalla fine lavori) — Per gli interventi che la richiedono, trasmetti la comunicazione ENEA tramite il portale GSE-ENEA.
  4. Registrazione sul portale GSE — Accedi al portale GSE (www.gse.it) e registrati come soggetto beneficiario.
  5. Invio della richiesta di incentivo (entro 60 giorni per Accesso Diretto) — Compila il modulo online caricando tutta la documentazione richiesta: fatture, schede tecniche, asseverazione tecnica.
  6. Attesa dell’istruttoria GSE — Il GSE verifica la domanda e, se tutto e regolare, emette il contratto di incentivazione. I tempi medi sono da 3 a 6 mesi.
  7. Erogazione del contributo — Il contributo viene erogato in un’unica soluzione (per importi fino a 5.000 euro) o in rate annuali (per importi superiori), sul conto corrente indicato.

La procedura richiede attenzione in ogni fase, poiche errori nella documentazione possono comportare la decadenza dal beneficio. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta in tutte le fasi, dalla verifica iniziale dei requisiti alla predisposizione della documentazione, fino alla trasmissione della comunicazione ENEA. Contattaci per avere un preventivo personalizzato sul tuo intervento.

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Domande Frequenti sul Conto Termico 3.0 e la Cumulabilita

Il Conto Termico 3.0 e cumulabile con il Bonus Ristrutturazione?

Si, il Conto Termico 3.0 e cumulabile con il Bonus Ristrutturazione purche le spese riguardino interventi diversi. Ad esempio, puoi usare il Conto Termico per l’installazione di una pompa di calore e il Bonus Ristrutturazione al 50% per il rifacimento del bagno. Le spese devono essere chiaramente distinte nelle fatture.

Perche non posso usare sia il Conto Termico 3.0 che l’Ecobonus per la stessa pompa di calore?

Perche entrambi gli incentivi coprono le stesse spese per lo stesso intervento. La normativa (art. 11 del DM 16 febbraio 2016, come successivamente modificato) vieta la cumulabilita di due agevolazioni pubbliche sulle medesime spese ammissibili. In caso di verifica, il GSE chiederebbe la restituzione del contributo ricevuto.

Il Conto Termico 3.0 e cumulabile con contributi regionali?

Generalmente si, ma dipende dalla specifica normativa regionale. Molte Regioni consentono la cumulabilita con il Conto Termico 3.0, talvolta imponendo un tetto massimo complessivo (es. non piu del 100% della spesa). Verifica sempre le condizioni del bando regionale o rivolgiti al CAF Centro Fiscale per un’analisi della tua situazione specifica.

Conviene di piu il Conto Termico 3.0 o l’Ecobonus?

Dipende dalla tua situazione fiscale. Il Conto Termico 3.0 eroga denaro cash direttamente sul conto corrente, ideale per chi ha poca IRPEF (pensionati, forfettari). L’Ecobonus e una detrazione fiscale spalmata in 10 anni, piu conveniente per chi ha un’IRPEF elevata. Per una valutazione personalizzata, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine.

Quanto tempo ho per richiedere il Conto Termico 3.0 dopo aver fatto i lavori?

Devi inviare la richiesta al GSE entro 60 giorni dalla fine dei lavori per gli interventi di piccole dimensioni (Accesso Diretto). La comunicazione ENEA, dove richiesta, deve essere trasmessa entro 90 giorni dalla fine lavori. Rispettare queste scadenze e fondamentale per non perdere il diritto all’incentivo.

Il Conto Termico 3.0 e ancora attivo nel 2026?

Si, il Conto Termico 3.0 e attivo nel 2026. Il meccanismo incentivante del GSE non ha una scadenza fissa legata all’anno solare, ma e soggetto al raggiungimento del contingente di spesa previsto dal decreto. E comunque sempre consigliabile non rimandare la richiesta, considerando i tempi di istruttoria del GSE.

Hai bisogno di assistenza per il Conto Termico 3.0 e la valutazione degli incentivi cumulabili? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione, sia in ufficio che online. I nostri esperti ti guidano in ogni fase: dalla verifica preliminare dei requisiti, alla comunicazione ENEA, alla predisposizione di tutta la documentazione per il GSE. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Il servizio e disponibile sia in presenza a Udine che online in tutta Italia.

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04/09/2026
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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Giulia Guida
25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
 
Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-04 12:16:102026-06-04 11:49:28Conto Termico 3.0: Guida Completa alla Cumulabilita con Altri Incentivi (Ecobonus Escluso)
CAF, IMU, TASI E MODELLO F24

Come si calcola l’IMU 2026: formula, moltiplicatori, aliquote e acconto del 16 giugno

calcolo imu CAF Udine

L’IMU 2026 (Imposta Municipale Propria) è uno degli adempimenti fiscali più attesi dell’anno: la prima rata, il cosiddetto acconto del 16 giugno 2026, si avvicina rapidamente e milioni di proprietari immobiliari devono sapere esattamente quanto versare. Ma come si calcola l’IMU? La formula può sembrare complicata a prima vista, eppure seguendo i passaggi giusti è assolutamente alla portata di tutti.

In questa guida troverai la formula IMU passo per passo, i moltiplicatori catastali per ogni tipo di immobile, le aliquote di riferimento 2026, e due esempi pratici di calcolo. Saprai anche come pagare con il modello F24 e quali immobili sono esenti.

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Che cos’è l’IMU e chi la deve pagare

L’IMU è l’Imposta Municipale Propria istituita dalla Legge 160/2019 (art. 1, commi 738–783). Si tratta di un’imposta patrimoniale locale che colpisce il possesso di immobili: fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli situati in Italia.

Chi deve pagarla? Il soggetto passivo è chiunque possieda — a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie — un immobile in Italia. In caso di comproprietà, ciascun comproprietario versa la propria quota in proporzione alla quota di possesso. In caso di decesso del proprietario, gli eredi sono tenuti al pagamento fin dalla data di apertura della successione (questo vale anche in Friuli Venezia Giulia, dove l’intavolazione catastale non è automatica).

Chi NON la deve pagare? Il caso più importante è quello dell’abitazione principale non di lusso: se abiti nell’immobile di tua proprietà e non appartiene alle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 (ville, castelli e abitazioni signorili), sei completamente esente IMU. Stessa esenzione per le pertinenze dell’abitazione principale (una per categoria: C/2, C/6, C/7). Sono inoltre esenti i terreni agricoli in zone montane o collinari classificate svantaggiate, e gli immobili di interesse culturale o artistico inagibili.

La formula IMU 2026: come si calcola passo per passo

La formula per calcolare l’IMU si compone di tre ingredienti fondamentali: la rendita catastale rivalutata, il moltiplicatore catastale e l’aliquota. Vediamoli uno per uno.

Formula IMU 2026

IMU = Rendita catastale × 1,05 × Moltiplicatore × Aliquota

Poi si divide per i mesi di possesso (se < 12) e per la quota di proprietà (se < 100%)

Analizziamo ogni termine:

  • Rendita catastale: il valore attribuito al tuo immobile dall’Agenzia delle Entrate. La trovi sulla visura catastale o sul sito dell’Agenzia delle Entrate inserendo i dati dell’immobile.
  • Rivalutazione del 5% (×1,05): per legge, la rendita catastale va sempre aumentata del 5% prima di qualsiasi altro calcolo. Se la tua rendita è 800 euro, la base di partenza diventa 840 euro.
  • Moltiplicatore catastale: un coefficiente fisso che varia in base alla categoria catastale dell’immobile (vedi tabella sotto). Per le abitazioni ordinarie (A/2, A/3, A/4, A/5, A/6, A/7) il moltiplicatore è 160, che incluso già nella rivalutazione del 5% porta al valore finale di 168.
  • Aliquota: la percentuale fissata dal Comune dove si trova l’immobile. Ogni Comune può scostarsi dall’aliquota base del 7,6 per mille (0,76%) entro i limiti di legge.

Tabella moltiplicatori catastali IMU 2026

Categoria catastaleTipologia immobileMoltiplicatore baseCon rivalutazione 5%
A (eccetto A/10), C/2, C/6, C/7Abitazioni, cantine, garages160168
A/10Uffici e studi privati8084
BCollegi, conventi, ospizi, scuole140147
C/1Negozi e botteghe5557,75
C/3, C/4, C/5Laboratori, stabilimenti, magazzini140147
D (eccetto D/5)Immobili industriali, alberghi, teatri6568,25
D/5Istituti di credito, cambio, assicurazione8084
Terreni agricoliReddito dominicale × 1,25135—

Nota: per i terreni agricoli la rivalutazione del 5% si applica al reddito dominicale, e poi si moltiplica per 135.

Aliquote IMU 2026: base e variazioni comunali

Le aliquote IMU 2026 sono stabilite annualmente da ciascun Comune entro i limiti fissati dalla Legge 160/2019. Se il Comune non delibera nuove aliquote entro i termini di legge, si applicano quelle dell’anno precedente. I limiti nazionali sono:

Tipologia immobileAliquota base (per mille)Minimo consentitoMassimo consentito
Fabbricati diversi dall’abitazione principale7,6 ‰ (0,76%)4,6 ‰11,4 ‰
Abitazione principale di lusso (A/1, A/8, A/9)4 ‰—6 ‰
Aree edificabili7,6 ‰—11,4 ‰
Terreni agricoli (zone non montane)7,6 ‰—11,4 ‰

Come verificare l’aliquota del tuo Comune? Il Dipartimento delle Finanze del MEF pubblica le delibere comunali sul portale www.finanze.gov.it nella sezione “Fiscalità locale – IMU”. In alternativa, consulta il sito del tuo Comune o contatta il CAF. L’aliquota deliberata per il 2026 deve essere pubblicata entro il 28 ottobre 2025 per essere applicabile all’acconto di giugno 2026; in assenza di delibera, si usa quella 2025.

Detrazione per abitazione principale di lusso: se la tua prima casa rientra nelle categorie A/1, A/8 o A/9, hai diritto a una detrazione fissa di 200 euro dall’IMU dovuta. L’imposta non può mai diventare negativa: se il calcolo dà un importo inferiore a 200 euro, l’IMU è pari a zero.

Esempi pratici di calcolo IMU 2026

Vediamo come funziona la formula con due scenari reali, usando le aliquote base del 7,6 per mille (come riferimento — verifica sempre quella del tuo Comune).

Esempio 1 — Appartamento A/3 in affitto (seconda casa)

Marco possiede un appartamento in categoria A/3 (abitazione di tipo economico) che affitta come seconda casa. La rendita catastale è di 450 euro. Il Comune ha deliberato l’aliquota standard del 7,6 per mille. Marco è proprietario al 100% e possiede l’immobile per tutti e 12 i mesi.

Passaggio 1 — Rivalutazione 5%:

450 × 1,05 = 472,50 euro

Passaggio 2 — Moltiplicatore A/3 (abitazioni):

472,50 × 160 = 75.600 euro (base imponibile)

Passaggio 3 — Applicazione aliquota 7,6‰:

75.600 × 0,0076 = 574,56 euro (IMU annuale)

Acconto 16 giugno 2026 (50%):

574,56 / 2 = 287,28 euro (arrotondato a 287 euro)

Esempio 2 — Garage C/6 di proprietà (pertinenza non collegata ad abitazione principale)

Giulia ha un garage in categoria C/6 con rendita catastale di 120 euro. Non è pertinenza dell’abitazione principale (che è in affitto), quindi è soggetto a IMU. Il Comune ha deliberato un’aliquota del 8,6 per mille per i fabbricati diversi dall’abitazione principale. Giulia è proprietaria al 50% (l’altra metà è del marito).

Passaggio 1 — Rivalutazione 5%:

120 × 1,05 = 126 euro

Passaggio 2 — Moltiplicatore C/6 (pertinenze/garages, stesso gruppo A):

126 × 160 = 20.160 euro (base imponibile)

Passaggio 3 — Applicazione aliquota 8,6‰:

20.160 × 0,0086 = 173,38 euro (IMU annuale piena)

Quota Giulia (50%):

173,38 × 0,50 = 86,69 euro

Acconto 16 giugno 2026 (50% della quota):

86,69 / 2 = 43,34 euro (arrotondato a 43 euro)

Arrotondamento: l’IMU si arrotonda all’euro per difetto se i centesimi sono inferiori a 0,50 e per eccesso se superiori o uguali a 0,50. Se l’importo dovuto è inferiore a 12 euro, non si versa (il Comune può alzare questa soglia minima).

Acconto IMU 16 giugno 2026: come funziona il calcolo a metà anno

L’IMU si paga in due rate:

  • Acconto: entro il 16 giugno 2026 (lunedì — la data non cade di sabato/domenica quindi rimane ferma)
  • Saldo: entro il 16 dicembre 2026

Come si calcola l’acconto? La regola generale è semplice: l’acconto è pari al 50% dell’IMU calcolata con le aliquote deliberate dal Comune per l’anno precedente (2025). Il saldo di dicembre è la differenza tra l’IMU totale dovuta per il 2026 (calcolata con le nuove aliquote, se modificate) e l’acconto già versato.

In pratica: se il tuo Comune non ha cambiato le aliquote dal 2025, l’acconto di giugno e il saldo di dicembre saranno entrambi il 50% dell’IMU annuale (cifre identiche). Se invece il Comune ha alzato o abbassato le aliquote per il 2026, la differenza emerge solo al saldo di dicembre.

Possesso per meno di 12 mesi: se hai acquistato l’immobile durante l’anno, l’IMU si calcola solo per i mesi effettivi di possesso. Il mese conta intero se il possesso dura almeno 15 giorni. Formula: IMU annuale × (mesi di possesso / 12). Ad esempio, se acquisti il 20 aprile 2026, il mese di aprile conta (15 o più giorni), e pagherai l’IMU per 9 mesi (aprile–dicembre). L’acconto di giugno coprirà i mesi gennaio–giugno calcolati sulla situazione 2025.

Puoi consultare anche il nostro articolo sulle scadenze fiscali di giugno 2026 per un calendario completo di tutti gli adempimenti del mese.

Come pagare l’IMU: modello F24 e codici tributo

Il pagamento dell’IMU avviene esclusivamente tramite modello F24, disponibile presso qualsiasi banca, ufficio postale, CAF o compilabile direttamente online sul sito dell’Agenzia delle Entrate (servizio F24 web) o tramite home banking.

Sezione da compilare: la sezione IMU e altri tributi locali. I campi principali sono: codice tributo, codice Comune (codice catastale a 4 caratteri), se si tratta di acconto o saldo, il numero di immobili, l’anno di riferimento e l’importo.

Tabella codici tributo IMU 2026

Codice tributoTipologia immobile
3912Abitazione principale e pertinenze (categorie A/1, A/8, A/9)
3918Altri fabbricati (seconda casa, affitti brevi, ecc.)
3913Fabbricati rurali strumentali
3914Terreni agricoli
3916Aree fabbricabili
3925Immobili categoria D — quota Stato
3930Immobili categoria D — quota Comune

Attenzione agli immobili di categoria D (capannoni, alberghi, centri commerciali): il gettito si divide tra Stato e Comune. La quota Stato (7,6 per mille, codice 3925) va alla colonna “importi a debito versati allo Stato”; la quota Comune (eventuale maggiorazione deliberata dal Comune, codice 3930) va alla colonna “Sezione IMU e altri tributi locali”. Se il Comune non ha deliberato aumenti, si versa solo la quota Stato.

Compensazione: l’IMU non può essere compensata con altri crediti fiscali (ad esempio crediti IRPEF) nel modello F24. Va versata per intero.

Esenzioni e casi speciali IMU 2026

Oltre all’esenzione per l’abitazione principale non di lusso, esistono altri casi in cui l’IMU non si deve o si riduce:

  • Immobili concessi in comodato d’uso gratuito a figli o genitori: riduzione del 50% della base imponibile, a condizione che il contratto sia registrato, il comodante non possieda altri immobili nello stesso Comune e abbia la residenza anagrafica nello stesso Comune.
  • Immobili locati con contratto a canone concordato: riduzione del 25% dell’IMU dovuta (non della base imponibile, ma dell’imposta calcolata).
  • Immobili inagibili o inabitabili: riduzione del 50% della base imponibile, previa dichiarazione del Comune o perizia giurata.
  • Immobili di interesse storico-artistico: riduzione del 50% della base imponibile (art. 10 D.Lgs. 42/2004).
  • Terreni agricoli in zone montane: esenzione totale per i terreni ubicati in Comuni montani o parzialmente montani indicati nella Circolare MEF del 14 giugno 1993.
  • IACP e cooperative edilizie a proprietà indivisa: esenzione per gli alloggi assegnati ai soci.

IMU e affitti brevi (Airbnb, case vacanze)

Un immobile destinato agli affitti brevi (Airbnb, Booking, ecc.) è considerato a tutti gli effetti una “seconda casa” ai fini IMU: si paga l’aliquota ordinaria deliberata dal Comune per i fabbricati diversi dall’abitazione principale. Non è possibile fruire delle riduzioni per canone concordato (riservate ai contratti a uso abitativo con affitti 4+4 anni o 3+2 anni a canone concordato).

IMU e coniugi con residenze separate

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, in caso di coniugi con residenze anagrafiche in immobili diversi, l’esenzione per abitazione principale spetta a ciascun coniuge per il proprio immobile, purché entrambi vi risiedano effettivamente e abitualmente. Non è più necessario che la famiglia risieda nello stesso comune.

La dichiarazione IMU: quando si presenta

Il pagamento dell’IMU e la presentazione della dichiarazione IMU sono due adempimenti distinti. La dichiarazione non è obbligatoria ogni anno: va presentata solo quando si verificano variazioni che il Comune non può conoscere autonomamente dai dati in suo possesso. Ecco i casi principali:

  • Acquisto o vendita di un immobile (di solito il Comune lo viene a sapere dalla voltura catastale, ma è buona norma verificare)
  • Inizio o fine di un contratto di comodato d’uso gratuito
  • Inizio o fine di un contratto di locazione a canone concordato
  • Immobile dichiarato inagibile o inabitabile
  • Variazione di destinazione d’uso dell’immobile
  • Acquisizione per successione (specialmente in Friuli Venezia Giulia dove l’intavolazione nel Libro Fondiario non è automatica)

La scadenza per la dichiarazione IMU relativa all’anno 2025 è il 30 giugno 2026. Si presenta al Comune dove è situato l’immobile, utilizzando il modello approvato dal MEF con D.M. 29 luglio 2022.

In Friuli Venezia Giulia, dove vige il sistema tavolare, chi eredita un immobile deve prestare particolare attenzione: la variazione di proprietà nel Libro Fondiario non avviene automaticamente come nel catasto ordinario. Gli eredi sono soggetti passivi IMU fin dalla data di apertura della successione, anche prima che l’intavolazione sia completata. Il CAF Centro Fiscale di Udine, con la sua esperienza specifica nel sistema tavolare, può assisterti nella corretta gestione di questi adempimenti.

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Domande frequenti sul calcolo IMU 2026

Come trovo la rendita catastale del mio immobile?

La rendita catastale è indicata nella visura catastale, ottenibile gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate (servizio “Consultazione Catasto” con SPID, CIE o CNS) oppure presso qualsiasi CAF o ufficio dell’Agenzia. In alternativa, si trova nell’atto notarile di acquisto dell’immobile.

Se ho acquistato casa a maggio 2026, pago l’acconto di giugno?

Dipende dalla data esatta. Se hai acquistato prima del 16 giugno 2026, in linea teorica dovresti versare l’acconto per i mesi di possesso nel 2026 (da aprile o maggio in poi). Tuttavia, poiché l’acconto si calcola sulla base delle aliquote 2025 e del 50% dell’IMU annuale, molti contribuenti che acquistano nel corso dell’anno preferiscono effettuare un unico versamento a saldo a dicembre. Questa scelta è possibile se non si ritiene di dover versare un acconto specifico: la legge non prevede sanzioni per chi versa tutta l’IMU di un nuovo acquisto nel saldo di dicembre, purché l’importo totale sia corretto. Consigliamo di verificare con il vostro CAF la situazione specifica.

L’IMU sulla seconda casa è detraibile in dichiarazione dei redditi?

No. L’IMU sugli immobili non è detraibile dall’IRPEF nel modello 730 o Redditi PF. Fa eccezione l’IMU pagata su immobili che producono reddito d’impresa (per gli imprenditori). L’IRPEF sui fabbricati non locati non è più dovuta dal 2022 (era già ridotta al 50% nel biennio 2020-2021), confermando che l’IMU è l’unica imposizione patrimoniale su questi immobili.

Cosa succede se non pago l’acconto IMU del 16 giugno?

Il mancato pagamento nei termini comporta sanzioni e interessi. È possibile regolarizzare spontaneamente tramite il ravvedimento operoso: entro 14 giorni dalla scadenza la sanzione è solo dell’1,5% (0,1% per giorno di ritardo fino a 14 gg); entro 30 giorni è del 3%. Più passa il tempo, più la sanzione aumenta. Prima di arrivare alle sanzioni d’ufficio (dal 30% in su), è sempre meglio regolarizzare autonomamente.

Il box auto è soggetto a IMU anche se è pertinenza dell’abitazione principale?

Se il box (categoria C/6) è pertinenza della tua abitazione principale non di lusso, è esente IMU come l’abitazione principale, ma solo entro il limite di una pertinenza per categoria catastale. Quindi se hai un solo box auto, è esente. Se ne hai due (entrambi C/6), uno è esente e l’altro paga l’IMU come fabbricato ordinario.

Come funziona il calcolo IMU per un immobile ereditato nel 2026?

Gli eredi diventano soggetti passivi IMU dalla data di apertura della successione (data del decesso). L’imposta si calcola in proporzione ai mesi di possesso successivi al decesso. Se la successione si è aperta, per esempio, il 10 marzo 2026, marzo conta intero (più di 15 giorni) e l’IMU annuale si moltiplica per 10/12. L’acconto di giugno 2026 va versato se ci si trova già in una posizione di possesso a quella data. In FVG, non aspettare il completamento dell’intavolazione: il debito IMU decorre dalla data del decesso.

Hai bisogno di aiuto con il calcolo IMU? Contatta il CAF

Il calcolo IMU 2026 non è difficile una volta compresa la formula, ma ci sono molte variabili che possono complicare la situazione: aliquote comunali aggiornate, comproprietà, immobili ereditati, comodati d’uso, riduzioni per affitti concordati. Se vuoi essere sicuro di pagare l’importo giusto — né troppo né troppo poco — il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione.

Il nostro team può verificare la tua situazione, calcolare con precisione l’IMU dovuta per ogni immobile, compilare il modello F24 e assicurarsi che tutte le esenzioni e riduzioni a cui hai diritto siano applicate correttamente.

Prenota una consulenza IMU al CAF Centro Fiscale

Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Telefono: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

Fonte normativa: Legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020), art. 1 commi 738–783; Dipartimento delle Finanze MEF – www.finanze.gov.it/it/fiscalita-locale/imposta-municipale-propria-imu/. Dati aggiornati a giugno 2026.

Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/imu.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-04 11:16:102026-06-04 11:24:08Come si calcola l’IMU 2026: formula, moltiplicatori, aliquote e acconto del 16 giugno
CAF

Pagamento Disoccupazione Agricola 2026: Quando Arriva

disoccupazione agricola CAF Udine

Il pagamento disoccupazione agricola è l’aspetto che più interessa a chi ha presentato la domanda: quando arrivano i soldi? In che modo vengono erogati? Quanto si deve aspettare? In questa guida ti spieghiamo le tempistiche di pagamento dell’INPS, le modalità di accredito e cosa fare se il pagamento tarda ad arrivare. Per la guida completa sulla prestazione, consulta il nostro articolo sulla disoccupazione agricola 2026.

Indice dei contenuti

  1. Quando viene pagata la disoccupazione agricola
  2. Modalità di pagamento dell’INPS
  3. Importo netto: cosa viene accreditato
  4. Ritardo nel pagamento: cosa fare
  5. Calendario pagamenti 2026
  6. Domande frequenti sui pagamenti

Quando viene pagata la disoccupazione agricola

Il pagamento della disoccupazione agricola non avviene immediatamente dopo la presentazione della domanda. L’INPS necessita di tempo per verificare i requisiti, controllare le giornate lavorate e calcolare l’importo spettante. In genere, i pagamenti iniziano tra giugno e luglio dell’anno in cui è stata presentata la domanda.

Considerando che la domanda di disoccupazione agricola va presentata entro il 31 marzo, il tempo di attesa medio è di circa 3-6 mesi dalla presentazione. Questo periodo può variare a seconda del volume di domande ricevute dalla sede INPS provinciale e dalla complessità della verifica. Le domande presentate all’inizio dell’anno (gennaio-febbraio) tendono a essere elaborate prima rispetto a quelle dell’ultimo momento (marzo).

Modalità di pagamento dell’INPS

Il pagamento della disoccupazione agricola viene effettuato dall’INPS tramite accredito diretto sul conto corrente indicato nella domanda. È fondamentale che l’IBAN inserito sia corretto e intestato al richiedente. Un errore nell’IBAN è una delle cause più frequenti di ritardo nel pagamento della disoccupazione agricola.

A differenza della NASpI, che viene erogata mensilmente, la disoccupazione agricola viene pagata in un’unica soluzione o, in alcuni casi, in due rate. L’intero importo calcolato per l’anno di riferimento viene accreditato in un’unica operazione, rendendo il bonifico spesso consistente. Per sapere quanto aspettarti, consulta la nostra guida sul calcolo della disoccupazione agricola.

Importo netto: cosa viene accreditato

L’importo accreditato sul conto corrente è l’importo netto della disoccupazione agricola, ovvero il lordo meno le trattenute obbligatorie. Le principali voci che riducono l’importo lordo sono:

  • Contributi figurativi: il 9% viene trattenuto a titolo di contribuzione previdenziale (utile per la futura pensione)
  • Ritenute IRPEF: l’imposta sul reddito viene calcolata in base all’aliquota marginale del lavoratore
  • Eventuali addizionali regionali e comunali

In media, l’importo netto si aggira intorno al 75-85% dell’importo lordo calcolato. Per una stima precisa del tuo importo netto, il CAF Centro Fiscale può effettuare un calcolo personalizzato tenendo conto della tua situazione fiscale complessiva.

Ritardo nel pagamento: cosa fare

Se il pagamento della disoccupazione agricola non arriva nei tempi previsti, non farti prendere dal panico. Ci sono diverse ragioni che possono causare ritardi e altrettante azioni che puoi intraprendere. Le cause più comuni di ritardo includono:

  • IBAN errato o conto chiuso: il bonifico viene restituito e l’INPS deve rielaborarlo
  • Verifiche aggiuntive: l’INPS sta controllando dati discordanti con le dichiarazioni del datore di lavoro
  • Alto volume di domande: nelle annate con molti richiedenti, i tempi si allungano
  • Errori nella domanda: campi compilati in modo errato richiedono integrazioni

Se sono trascorsi più di 6 mesi dalla presentazione della domanda senza ricevere il pagamento della disoccupazione agricola, è il momento di agire. Il CAF Centro Fiscale di Udine può verificare lo stato della tua pratica direttamente con l’INPS, individuare eventuali problemi e sollecitare la lavorazione. Non restare in attesa passiva: contattaci per un controllo gratuito della tua posizione.

Calendario pagamenti 2026

Sulla base degli anni precedenti e delle informazioni disponibili, ecco le tempistiche indicative per il pagamento della disoccupazione agricola 2026 (relativa all’anno 2025):

  • Gennaio – Marzo 2026: periodo di presentazione delle domande
  • Aprile – Maggio 2026: l’INPS elabora e verifica le domande ricevute
  • Giugno – Luglio 2026: primi pagamenti per le domande presentate a gennaio-febbraio
  • Agosto – Settembre 2026: pagamenti per le domande di febbraio-marzo
  • Ottobre – Dicembre 2026: pagamenti residui e recupero ritardi

Queste date sono indicative e possono variare in base alla sede INPS di competenza. Il modo più affidabile per conoscere lo stato del tuo pagamento disoccupazione agricola è rivolgersi al CAF Centro Fiscale, che può accedere al fascicolo della tua pratica e fornirti informazioni precise.

Domande frequenti sui pagamenti

La disoccupazione agricola si paga in una volta sola?

Sì, nella maggior parte dei casi il pagamento della disoccupazione agricola avviene in un’unica soluzione. Solo in rari casi l’INPS suddivide l’importo in due rate.

Come verifico se il pagamento è stato disposto?

Il CAF Centro Fiscale può verificare lo stato della tua pratica e controllare se l’INPS ha già disposto il bonifico. Contattaci al 0432 1638640 per un controllo rapido.

Cosa faccio se l’IBAN nella domanda è sbagliato?

Se ti accorgi dell’errore prima del pagamento, contatta immediatamente il CAF Centro Fiscale che provvederà a comunicare l’IBAN corretto all’INPS. Se il bonifico è già partito verso un IBAN errato, i tempi si allungano ma l’importo non va perduto.

Verifica il tuo pagamento con il CAF Centro Fiscale

Attendi il pagamento della disoccupazione agricola e vuoi sapere a che punto è la tua pratica? Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica lo stato della domanda e ti aggiorna sulle tempistiche. Servizio disponibile sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

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    Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/disoccupazione-agricola.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-04 09:00:002026-06-04 09:00:00Pagamento Disoccupazione Agricola 2026: Quando Arriva
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

    Badante e Colf nel 730 2026: Deduzioni e Detrazioni

    Dichiarazione dei redditi 730

    Badante e Colf nel 730 2026: Detrazioni e Deduzioni

    Chi ha assunto una badante o una colf puo beneficiare di agevolazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi. Esistono sia deduzioni (sui contributi INPS versati) sia detrazioni (sulle spese per l’assistenza a persone non autosufficienti).

    E importante conoscere la differenza tra le due agevolazioni e sapere quali documenti conservare per il 730/2026. Vediamo nel dettaglio come funzionano.

    Indice dei contenuti

    1. Differenza tra deduzione e detrazione
    2. Deduzione contributi INPS
    3. Detrazione assistenza non autosufficienti
    4. Documenti necessari
    5. Come compilare il 730
    6. Domande frequenti



    Differenza tra Deduzione e Detrazione

    Prima di entrare nel dettaglio, e importante capire la differenza tra le due agevolazioni.

    Deduzione

    La deduzione riduce il reddito imponibile. Se hai un reddito di 30.000 euro e deduci 1.500 euro, paghi le tasse su 28.500 euro. Il risparmio effettivo dipende dalla tua aliquota IRPEF.

    Detrazione

    La detrazione riduce direttamente l’imposta da pagare. Se la tua IRPEF e di 5.000 euro e hai una detrazione di 399 euro, paghi 4.601 euro.

    Quali si applicano a badante e colf

    • Contributi INPS: DEDUZIONE (per tutti i datori di lavoro domestico)
    • Spese assistenza: DETRAZIONE (solo per assistenza a non autosufficienti)



    Deduzione Contributi INPS per Colf e Badanti

    I contributi INPS versati per colf, badanti e altri collaboratori domestici sono deducibili dal reddito.

    Importo deducibile

    • Limite massimo: 1.549,37 euro all’anno
    • Si deduce solo la quota a carico del datore di lavoro (non quella trattenuta al lavoratore)

    Chi puo dedurre

    La deduzione spetta al datore di lavoro che ha versato i contributi, indipendentemente da:

    • Il tipo di mansione (colf, badante, baby-sitter)
    • Le ore di lavoro (part-time o full-time)
    • Lo stato di salute della persona assistita

    Esempio pratico

    Se hai versato contributi INPS per 2.000 euro (quota datore):

    • Puoi dedurre solo 1.549,37 euro (il limite massimo)
    • Con aliquota IRPEF del 35%, risparmi: 1.549,37 x 35% = 542,28 euro



    Detrazione per Assistenza a Persone Non Autosufficienti

    Se la badante assiste una persona non autosufficiente, oltre alla deduzione dei contributi hai diritto a una detrazione sulle spese di assistenza.

    Requisiti della persona assistita

    La detrazione spetta se la persona assistita:

    • Non e in grado di compiere autonomamente le attivita quotidiane (alimentarsi, vestirsi, lavarsi)
    • Necessita di sorveglianza continua
    • La condizione deve risultare da certificazione medica o verbale di invalidita

    Importo della detrazione

    • Aliquota: 19%
    • Limite massimo di spesa: 2.100 euro
    • Detrazione massima: 2.100 x 19% = 399 euro

    Limite di reddito

    La detrazione spetta solo se il reddito complessivo non supera 40.000 euro.

    Cosa si puo detrarre

    • Spese per assistenza personale (compenso alla badante)
    • Non sono detraibili: vitto, alloggio, contributi INPS (gia deducibili)



    Documenti Necessari

    Per usufruire delle agevolazioni, devi conservare la documentazione relativa al rapporto di lavoro e ai pagamenti.

    Per la deduzione contributi INPS

    • MAV o ricevute INPS dei contributi versati
    • Prospetto contributi INPS (disponibile sul cassetto previdenziale INPS)

    Per la detrazione assistenza

    • Certificazione medica attestante la non autosufficienza
    • Contratto di lavoro con la badante
    • Buste paga o ricevute del compenso
    • Bonifici o assegni (pagamenti tracciabili)

    Obbligo tracciabilita

    Per la detrazione assistenza, il pagamento deve essere tracciabile:

    • Bonifico bancario o postale
    • Assegno bancario o circolare
    • Carte di credito/debito

    La deduzione contributi INPS non richiede pagamento tracciabile (i contributi si versano gia tramite MAV).



    Come Compilare il 730

    Le due agevolazioni vanno indicate in sezioni diverse del 730.

    Deduzione contributi INPS

    I contributi INPS deducibili vanno indicati nel quadro E, Sezione II (oneri deducibili), rigo E23.

    Detrazione assistenza

    Le spese per assistenza a non autosufficienti vanno indicate nel quadro E, Sezione I (oneri detraibili), righi E8-E10, con codice 15.

    730 precompilato

    I contributi INPS sono generalmente gia presenti nel 730 precompilato (comunicati dall’INPS). Le spese per assistenza invece non sono precompilate e vanno inserite manualmente.

    Domande Frequenti su Badante e Colf nel 730

    Posso avere sia la deduzione che la detrazione?

    Si, se la badante assiste una persona non autosufficiente puoi:

    • Dedurre i contributi INPS (fino a 1.549,37 euro)
    • Detrarre le spese di assistenza (19% su max 2.100 euro)

    Se la badante assiste mia madre che vive da sola?

    Puoi usufruire delle agevolazioni se sei tu a sostenere le spese, anche se la persona assistita non convive con te. L’importante e che risulti dal contratto e dai pagamenti.

    Ho due badanti per mio padre: posso raddoppiare?

    No, il limite di 2.100 euro per la detrazione e riferito alla persona assistita, non al numero di badanti. Anche con piu assistenti, la detrazione massima resta 399 euro.

    La colf che pulisce casa da diritto alla detrazione?

    No, la detrazione per assistenza (19%) spetta solo per l’assistenza a persone non autosufficienti. Per la colf puoi solo dedurre i contributi INPS.

    📚 Approfondisci: Leggi la nostra Guida completa 730 2026 per una panoramica completa.



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    Leggi anche la nostra guida completa al 730/2026 per scoprire tutte le detrazioni disponibili.

    Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-04 09:00:002026-03-17 19:04:52Badante e Colf nel 730 2026: Deduzioni e Detrazioni
    Guide Fatturazione Elettronica

    Fatturare all’Estero in Regime Forfettario 2026: UE, Extra-UE, OSS e Reverse Charge

    regime forfettario partita iva

    Sempre più freelance, consulenti digitali, sviluppatori e professionisti in regime forfettario lavorano con clienti esteri: aziende UE, startup americane, marketplace britannici, clienti privati che acquistano corsi online. La domanda ricorrente è semplice: si può fatturare all’estero in regime forfettario? La risposta è sì, ma le regole cambiano in base al cliente (azienda o privato) e al Paese (UE o extra-UE). Ogni scenario richiede una specifica gestione di IVA, dichiarazioni e adempimenti.

    In questa guida completa 2026 analizziamo i 4 scenari possibili, gli adempimenti VIES, il regime OSS per i servizi digitali, il funzionamento del reverse charge, l’esterometro (obbligatorio anche per i forfettari), gli strumenti di pagamento internazionali (Wise, PayPal, Stripe), il quadro RW per il monitoraggio dei conti esteri, oltre a esempi pratici di fatture compilate. Una guida pensata per chi vuole espandere il proprio business oltre i confini italiani senza errori.

    In sintesi: il forfettario può fatturare clienti esteri senza addebitare IVA italiana nella maggior parte dei casi. Per i clienti UE B2B serve l’iscrizione al VIES e si applica il reverse charge. Per i clienti UE B2C contano la soglia di 10.000€ e il regime OSS. Per gli extra-UE l’operazione è fuori campo IVA. Anche i forfettari sono soggetti all’esterometro, che si assolve trasmettendo le fatture allo SDI.

    Indice dei contenuti

    1. Fatturare all’estero in regime forfettario: si può?
    2. I 4 scenari di fatturazione estera
    3. Scenario 1: Cliente UE B2B (azienda con P.IVA)
    4. Scenario 2: Cliente UE B2C (privato consumatore)
    5. Scenario 3: Cliente extra-UE B2B
    6. Scenario 4: Cliente extra-UE B2C
    7. VIES: come iscriversi e perché serve
    8. Esterometro 2026: obbligatorio anche per i forfettari
    9. Strumenti di pagamento internazionali
    10. Gestione del cambio valuta
    11. Tassazione redditi esteri nel forfettario
    12. Quadro RW: monitoraggio conti esteri
    13. Esempi pratici di fatture estere
    14. Domande frequenti

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    Fatturare all’estero in regime forfettario: si può?

    Sì, il regime forfettario (Legge 190/2014) consente pienamente di emettere fatture verso clienti esteri, sia all’interno dell’Unione Europea sia fuori UE. Non esistono limiti specifici al fatturato estero: l’unico limite generale resta la soglia di 85.000 euro di ricavi annui complessivi (italiani + esteri sommati) per restare nel regime agevolato.

    La particolarità riguarda l’IVA: il forfettario non addebita IVA in fattura ai clienti italiani (art. 1 c. 58 L. 190/2014) e, per le operazioni estere, generalmente continua a non addebitarla. Cambiano però le diciture obbligatorie, gli obblighi di registrazione e gli adempimenti dichiarativi a seconda del tipo di cliente e della sua localizzazione. Capire quale scenario applicare alla propria fattura è il punto di partenza per non commettere errori e per non incorrere in sanzioni dell’Agenzia delle Entrate.

    I 4 scenari di fatturazione estera

    Per stabilire come compilare una fattura estera in regime forfettario occorre rispondere a due domande:

    • Il cliente è un’azienda (B2B) o un privato consumatore (B2C)?
    • Il cliente ha sede in un Paese UE o extra-UE?

    Combinando le due variabili otteniamo 4 scenari, ognuno con regole IVA, diciture e adempimenti diversi:

    ScenarioClienteTrattamento IVAAdempimento principale
    1UE B2B (azienda)Reverse charge (no IVA)VIES obbligatorio
    2UE B2C (privato)IVA italiana o OSSSoglia 10.000€ e OSS
    3Extra-UE B2B (azienda)Fuori campo IVA art. 7-terFattura elettronica via SDI (codice XXXXXXX)
    4Extra-UE B2C (privato)Dipende dal servizioVariabile

    Scenario 1: Cliente UE B2B (azienda con P.IVA)

    È il caso più comune per i freelance digitali italiani: un’agenzia tedesca, una software house olandese, una startup francese acquistano servizi di consulenza, sviluppo, design o marketing. Il cliente è un soggetto passivo IVA in un Paese UE, dotato di partita IVA comunitaria.

    Reverse charge: l’inversione contabile

    Per i servizi B2B intra-UE si applica l’art. 7-ter DPR 633/1972: la prestazione si considera effettuata nel Paese del committente (Germania, Francia, ecc.). Il forfettario emette la fattura senza addebitare IVA italiana, e il cliente UE assolve l’imposta nel proprio Paese tramite il meccanismo del reverse charge (inversione contabile).

    Diciture obbligatorie

    Una fattura B2B intra-UE emessa da un forfettario deve riportare due diciture distinte:

    • Dicitura forfettario: “Operazione senza applicazione dell’IVA effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014 – Regime forfettario”
    • Dicitura reverse charge: “Operazione non soggetta a IVA – Reverse charge ex art. 7-ter DPR 633/1972”

    Iscrizione al VIES: obbligatoria

    Per emettere fatture intracomunitarie B2B occorre essere iscritti al VIES (VAT Information Exchange System), il sistema europeo che identifica i soggetti passivi IVA abilitati alle operazioni transfrontaliere. L’iscrizione si fa con il modulo AA9/12 (per le persone fisiche) presso l’Agenzia delle Entrate, oppure online tramite Fisconline/Entratel. È possibile richiederla anche al momento dell’apertura della partita IVA.

    Attenzione: emettere fatture intra-UE B2B senza essere iscritti al VIES espone a sanzioni e fa considerare l’operazione come interna (con obbligo di IVA italiana). Verificare sempre la P.IVA del cliente sul portale ufficiale vies.europa.eu prima di emettere la fattura.

    Codice destinatario per cliente UE

    Per la fattura elettronica verso un cliente UE va indicato un codice destinatario convenzionale di 7 caratteri “X” (XXXXXXX). Lo SDI (Sistema di Interscambio) gestisce così le fatture intracomunitarie, distinguendole da quelle interne. Il file XML va comunque trasmesso allo SDI: dal 2024 il forfettario è obbligato alla fatturazione elettronica anche verso clienti esteri.

    Modello Intrastat: esonero per i forfettari

    I contribuenti in regime forfettario sono esonerati dalla presentazione del modello Intrastat per le prestazioni di servizi rese a soggetti UE. L’esonero deriva dal fatto che il forfettario non applica IVA e non ha obbligo di liquidazione periodica. Tuttavia, le operazioni intra-UE concorrono al limite di 85.000 euro annui per la permanenza nel regime.

    Scenario 2: Cliente UE B2C (privato consumatore)

    Quando il cliente è un consumatore finale residente in un altro Paese UE (un privato tedesco che compra un corso online, un cittadino francese che acquista un e-book), le regole cambiano profondamente rispetto al B2B. Bisogna distinguere tra servizi tradizionali e servizi digitali/elettronici.

    Servizi tradizionali B2C

    Per le prestazioni “tradizionali” (consulenze in presenza, prestazioni rese in loco, servizi alla persona) si applica generalmente l’art. 7-ter DPR 633/1972 che, per i servizi B2C, considera l’operazione effettuata nel Paese del prestatore. Il forfettario emette quindi una fattura ordinaria senza IVA, applicando solo la dicitura del regime forfettario (art. 1 c. 58 L. 190/2014). Esistono però eccezioni per servizi specifici (immobiliari, trasporti, ristorazione) regolati da norme speciali.

    Servizi digitali ed elettronici (TBE/MOSS-OSS)

    Per i servizi TBE (Telecommunications, Broadcasting, Electronic services) la regola è diversa: software scaricabili, e-book, corsi online registrati, app, hosting, streaming, accessi a piattaforme digitali. Questi servizi sono regolati dall’art. 7-octies DPR 633/1972: l’operazione si considera effettuata nel Paese del consumatore.

    Per evitare a ogni venditore di doversi registrare in ognuno dei 27 Paesi UE, l’Unione Europea ha istituito il regime OSS (One Stop Shop), evoluzione del precedente MOSS. Con OSS si versa l’IVA del Paese del cliente attraverso un unico portale italiano (Agenzia delle Entrate), che ridistribuisce l’imposta agli Stati membri.

    Soglia di 10.000 euro: il bivio

    La soglia di 10.000 euro annui di vendite UE B2C complessive determina due strade:

    • Sotto i 10.000€ annui: il forfettario applica le regole italiane. Per i servizi digitali può fatturare con IVA italiana (anche se in forfettario non si addebita), oppure aderire facoltativamente all’OSS.
    • Sopra i 10.000€ annui: registrazione OSS obbligatoria. L’IVA va versata nei Paesi dei consumatori finali tramite l’unico portale OSS italiano.

    Forfettari e OSS: i contribuenti in regime forfettario possono aderire al regime OSS pur restando nel regime agevolato. In questo specifico caso, e solo per le vendite estere B2C OSS, sono tenuti ad applicare e versare l’IVA del Paese del cliente. Il regime forfettario resta valido per la tassazione del reddito (5% o 15%).

    Scenario 3: Cliente extra-UE B2B (USA, UK, Svizzera)

    Quando il cliente è un’azienda con sede fuori dall’Unione Europea (USA, Regno Unito post-Brexit, Svizzera, Canada, Australia, Emirati Arabi, Singapore, ecc.) la fatturazione è più semplice. L’operazione è considerata fuori campo IVA ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/1972: la prestazione si considera effettuata nel Paese del committente, fuori dal perimetro IVA italiano.

    Come si compila la fattura

    La fattura per un cliente extra-UE B2B in regime forfettario riporta:

    • Nessuna IVA in fattura
    • Dicitura art. 7-ter: “Operazione non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/1972”
    • Dicitura forfettario: “Operazione senza applicazione dell’IVA – Regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014”
    • Codice destinatario “XXXXXXX” per la trasmissione SDI
    • Tax ID/EIN del cliente USA (o equivalente per altro Paese) nel campo del codice fiscale

    Niente VIES, ma esterometro via SDI

    Per le operazioni con clienti extra-UE non serve l’iscrizione al VIES (è richiesta solo per le operazioni intra-UE). Resta però l’esterometro (vedi sezione dedicata), che il forfettario assolve con la trasmissione elettronica della fattura via SDI, obbligatoria dal 2024 per tutti i forfettari anche per le operazioni con l’estero.

    Scenario 4: Cliente extra-UE B2C (privato consumatore)

    Quando un consumatore finale extra-UE acquista un servizio da un forfettario italiano (un cittadino americano che compra un corso online, un australiano che acquista una consulenza in videocall) la regola cambia in base alla natura del servizio.

    Servizi tradizionali

    Per i servizi B2C “tradizionali” (consulenza, formazione individuale, prestazioni intellettuali) prestati a privati extra-UE si applica generalmente la regola del Paese del prestatore (art. 7-ter): la fattura riporta la sola dicitura del regime forfettario, senza IVA italiana.

    Servizi digitali

    Per i servizi digitali/elettronici verso privati extra-UE si applica l’art. 7-octies DPR 633/1972: l’operazione è fuori campo IVA in Italia perché il consumo avviene fuori UE. Non si applica il regime OSS (limitato all’UE) e non è dovuta IVA italiana. Va inserita la dicitura: “Operazione non soggetta a IVA art. 7-octies DPR 633/1972”.

    Casistiche specifiche: alcune categorie di servizi (immobiliari, trasporti, ristorazione, fiere) hanno regole speciali a prescindere dal Paese del cliente. In caso di dubbio è sempre consigliato un confronto con il proprio CAF o un commercialista, soprattutto per attività ricorrenti o di importo rilevante.

    VIES: come iscriversi e perché serve

    Il VIES (VAT Information Exchange System) è il sistema europeo che identifica i soggetti passivi IVA autorizzati alle operazioni intracomunitarie. Senza iscrizione, una partita IVA italiana viene considerata “interna” e non può effettuare operazioni intra-UE in reverse charge.

    Quando è obbligatorio

    • Cessioni di beni o prestazioni di servizi a soggetti passivi UE (B2B intra-UE)
    • Acquisti di beni o servizi da soggetti passivi UE (per applicare il reverse charge sugli acquisti)

    Come iscriversi

    1. In sede di apertura della partita IVA: spuntare la casella “Operazioni intracomunitarie” nel modello AA9/12 (persone fisiche) o AA7/10 (società)
    2. Successivamente: presentare il modello AA9/12 di variazione all’Agenzia delle Entrate, anche online via Fisconline/Entratel
    3. Tempi: l’iscrizione è generalmente immediata e visibile sul portale VIES entro pochi giorni lavorativi

    Verifica della P.IVA del cliente

    Prima di emettere una fattura intra-UE B2B occorre sempre verificare la partita IVA del cliente sul portale ufficiale vies.europa.eu. Una P.IVA non valida o non iscritta al VIES rende l’operazione interna, con obbligo di applicare IVA italiana e responsabilità del prestatore. Conviene salvare lo screenshot della verifica come prova in caso di controllo.

    Esterometro 2026: obbligatorio anche per i forfettari

    L’esterometro è la comunicazione delle operazioni transfrontaliere all’Agenzia delle Entrate. Dal 2022 viene assolto trasmettendo allo SDI i file XML delle fatture verso/da soggetti esteri. Per i contribuenti in regime forfettario, dal 2024 è prevista l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica anche alle operazioni con l’estero: i forfettari quindi non sono esonerati dall’esterometro (art. 18 DL 36/2022).

    Cosa è cambiato

    Per i forfettari l’adempimento si concretizza nella trasmissione del file XML allo SDI con il codice destinatario “XXXXXXX” (per i clienti esteri, UE ed extra-UE), entro i termini ordinari. Per gli acquisti di servizi e beni da fornitori esteri si trasmettono allo SDI le autofatture TD17, TD18 o TD19. Non c’è più una comunicazione separata: è il flusso SDI a fungere da esterometro. Le sanzioni per omessa o tardiva trasmissione restano applicabili (2€ per fattura, fino a 400€ mensili).

    Strumenti di pagamento internazionali

    Lavorare con clienti esteri significa scegliere strumenti di incasso adatti, sicuri ed economici. Le principali alternative al bonifico tradizionale sono:

    Bonifico SEPA

    Per i pagamenti dall’area SEPA (UE + alcuni Paesi limitrofi) il bonifico bancario tradizionale resta la soluzione più semplice. Costi bassi, tempi 1-2 giorni lavorativi, nessuna commissione di cambio per pagamenti in euro. È la scelta consigliata per clienti UE in eurozona.

    Wise (ex TransferWise)

    Wise è la piattaforma di riferimento per professionisti con clienti internazionali. Offre conti multi-valuta (USD, GBP, EUR, AUD, CAD), IBAN locali in più Paesi, cambio valuta a costo reale (mid-market) e commissioni trasparenti. Ideale per ricevere pagamenti da USA, UK, Svizzera. Le movimentazioni vanno comunque dichiarate nel quadro RW se i saldi superano i limiti.

    PayPal Business

    Strumento storico per pagamenti internazionali, soprattutto B2C e per piccole somme. Costi più alti rispetto a Wise (commissioni di ricezione e cambio), ma riconoscibilità globale e protezione del venditore. Tutti gli incassi vanno comunque fatturati e dichiarati come ricavi forfettari.

    Stripe

    Soluzione professionale per chi vende servizi digitali, abbonamenti SaaS o e-commerce. Permette di accettare carte di credito da clienti di tutto il mondo, integrazione con software di fatturazione, gestione automatica delle ricorrenze. Commissioni standard: 1,5% + 0,25€ per carte UE, 3,25% + 0,25€ per carte extra-UE.

    Revolut Business

    Conto multi-valuta business con IBAN locali, cambio competitivo, integrazione contabile e API. Sempre più diffuso tra freelance e PMI italiane con esposizione estera. Anche in questo caso, attenzione al quadro RW per i saldi sui conti detenuti all’estero.

    Gestione del cambio valuta

    Quando il cliente paga in valuta diversa dall’euro (USD, GBP, CHF) si pongono due questioni: in che valuta emettere la fattura e come contabilizzare il cambio.

    • Valuta della fattura: è possibile emettere fattura sia in euro sia in valuta estera. Se in valuta estera, va indicato il tasso di cambio applicato e l’importo equivalente in euro alla data di emissione.
    • Cambio di riferimento: si utilizza il tasso BCE (Banca Centrale Europea) del giorno di effettuazione dell’operazione, oppure quello del giorno di emissione della fattura. Per il forfettario è prassi consolidata l’uso del cambio BCE.
    • Differenze di cambio: nel forfettario non si distingue tra ricavo nominale e differenze di cambio; conta il corrispettivo effettivamente incassato in euro.

    Tassazione redditi esteri nel forfettario

    Una domanda frequente: il reddito prodotto fatturando all’estero ha una tassazione diversa? No. I corrispettivi incassati da clienti esteri concorrono al fatturato del forfettario esattamente come quelli italiani:

    • Si applica il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO (es. 78% per le professioni)
    • Sul reddito imponibile si versa l’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni (regime start-up) o del 15% a regime
    • I ricavi esteri concorrono al limite di 85.000 euro annui per restare nel regime
    • Sopra i 100.000€ in corso d’anno si esce immediatamente dal regime

    Esempio: un consulente forfettario incassa 30.000€ dall’Italia e 25.000€ (in equivalente euro) da clienti USA e Germania. Totale: 55.000€. Coefficiente 78%: reddito 42.900€. Imposta sostitutiva 15%: 6.435€. Nessuna distinzione tra reddito italiano ed estero ai fini fiscali.

    Quadro RW: monitoraggio dei conti esteri

    Chi incassa pagamenti su conti esteri (Wise, Revolut, PayPal collegato a IBAN estero, conti bancari fuori Italia) deve compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi per il monitoraggio fiscale delle attività estere. Questo obbligo riguarda anche i forfettari: l’esonero IVA non incide sul monitoraggio.

    Quando si compila il quadro RW

    • Conti correnti esteri con giacenza media superiore a 5.000€ o saldo a fine anno superiore a 15.000€
    • Conti Wise/Revolut/PayPal con IBAN non italiano: si valutano caso per caso. Wise e Revolut Business hanno spesso IBAN UE (Belgio, Lituania): obbligano al quadro RW
    • Crypto-asset detenuti su exchange esteri (regole specifiche)
    • Investimenti finanziari all’estero (azioni, obbligazioni, ETF)

    IVAFE e IVIE

    Sui conti esteri si applica anche l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero), pari a 34,20€ annui per ogni conto detenuto da persona fisica. Sugli immobili esteri si applica l’IVIE. Anche queste imposte vanno liquidate in dichiarazione.

    Sanzioni quadro RW omesso: da 3% a 15% degli importi non dichiarati (raddoppiate per Paesi black list). Una sanzione minima fissa di 250€ si applica per ogni anno omesso. Considerato l’utilizzo crescente di Wise e Revolut, è cruciale verificare con il proprio CAF se i propri conti sono soggetti al monitoraggio.

    Esempi pratici di fatture estere

    Esempio 1: Fattura UE B2B (cliente tedesco)

    Fattura n. 12/2026 del 10/04/2026

    Cedente/Prestatore:
    Mario Rossi – Consulente IT
    Via Roma 10, 33100 Udine – Italia
    P.IVA IT01234567890 (iscritto VIES)

    Cessionario/Committente:
    Müller GmbH
    Hauptstraße 5, 10115 Berlin – Germania
    USt-IdNr. DE123456789 (verificata VIES)

    Codice destinatario: XXXXXXX

    Descrizione: Consulenza sviluppo software marzo 2026
    Imponibile: 3.500,00€
    IVA: 0,00€
    Totale fattura: 3.500,00€

    Operazione senza applicazione dell’IVA effettuata ai sensi dell’art. 1 commi 54-89 L. 190/2014 – Regime forfettario.
    Operazione non soggetta a IVA – Reverse charge ex art. 7-ter DPR 633/1972.

    Esempio 2: Fattura extra-UE B2B (cliente USA)

    Fattura n. 13/2026 del 12/04/2026

    Cedente/Prestatore:
    Mario Rossi – Consulente IT
    Via Roma 10, 33100 Udine – Italia
    P.IVA IT01234567890

    Cessionario/Committente:
    Acme Corp Inc.
    500 Tech Avenue, San Francisco CA 94105 – USA
    EIN: 12-3456789

    Codice destinatario: XXXXXXX

    Descrizione: Web design project – April 2026
    Imponibile: USD 4.500,00 (cambio BCE 1,08 = 4.166,67€)
    IVA: 0,00€
    Totale fattura: USD 4.500,00 / 4.166,67€

    Operazione senza applicazione dell’IVA effettuata ai sensi dell’art. 1 commi 54-89 L. 190/2014 – Regime forfettario.
    Operazione non soggetta a IVA ai sensi dell’art. 7-ter DPR 633/1972.

    Fatturi all’estero in regime forfettario? Non rischiare errori

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste freelance e professionisti con clienti internazionali: iscrizione VIES, gestione fatture intra-UE, regime OSS, quadro RW e dichiarazione dei redditi forfettari.

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    Domande frequenti sulla fatturazione estera in forfettario

    Posso fatturare a un cliente USA in regime forfettario?

    Sì. La fattura è fuori campo IVA art. 7-ter DPR 633/1972 e va emessa senza addebitare IVA, riportando le diciture del regime forfettario e dell’art. 7-ter. Non è richiesta l’iscrizione al VIES (necessaria solo per UE) e non c’è obbligo di esterometro separato: il file XML viene trasmesso allo SDI con codice destinatario XXXXXXX.

    Devo iscrivermi al VIES anche se fatturo solo agli USA?

    No. Il VIES è obbligatorio solo per le operazioni con soggetti passivi UE (B2B intra-UE). Se i tuoi clienti sono solo extra-UE (USA, UK post-Brexit, Svizzera, Australia, ecc.) non devi iscriverti al VIES. L’iscrizione diventa necessaria al primo cliente UE B2B.

    Cosa succede se emetto fattura intra-UE senza VIES?

    L’operazione viene riqualificata come interna: dovresti applicare IVA italiana. Per i forfettari, che non addebitano IVA, l’errore comporta la perdita della “non imponibilità” e possibili sanzioni amministrative. È fondamentale iscriversi al VIES prima di emettere la prima fattura UE B2B.

    Il fatturato estero conta per il limite di 85.000 euro del forfettario?

    Sì. I corrispettivi esteri (UE ed extra-UE) si sommano a quelli italiani per il calcolo del limite annuo di 85.000€ per la permanenza nel regime e dei 100.000€ per l’uscita immediata. La conversione in euro avviene al cambio BCE del giorno di effettuazione dell’operazione.

    Devo aderire al regime OSS se vendo corsi online a privati UE?

    Solo se superi i 10.000€ annui di vendite UE B2C complessive (tutti i Paesi sommati). Sotto soglia puoi applicare le regole italiane; sopra è obbligatoria la registrazione al portale OSS dell’Agenzia delle Entrate. L’adesione facoltativa è sempre possibile, anche sotto soglia, e talvolta conviene per semplicità gestionale.

    I conti Wise e Revolut vanno dichiarati nel quadro RW?

    Generalmente sì, perché Wise e Revolut Business operano con IBAN esteri (Belgio, Lituania, ecc.). Vanno indicati nel quadro RW per il monitoraggio fiscale e si applica l’IVAFE di 34,20€ annui. La giacenza media e il saldo a fine anno determinano l’eventuale superamento delle soglie minime di esonero.

    Posso emettere fattura in dollari a un cliente USA?

    Sì. La fattura può essere emessa in valuta estera, indicando il tasso di cambio applicato (cambio BCE del giorno) e l’equivalente in euro. La contabilità del forfettario va comunque tenuta in euro, e l’incasso effettivo (al cambio del giorno di accredito) determina il ricavo da computare nel limite di 85.000€.

    I forfettari sono ancora obbligati all’esterometro?

    Dal 2024 l’esterometro non è più una comunicazione separata: l’obbligo è assolto attraverso la trasmissione delle fatture estere allo SDI in formato XML, con codice destinatario “XXXXXXX”. I forfettari, divenuti obbligati alla fatturazione elettronica, rispettano l’adempimento semplicemente emettendo la fattura via SDI.

    Posso fatturare a un cliente UK dopo la Brexit?

    Sì. Dopo la Brexit il Regno Unito è considerato Paese extra-UE: si applicano le regole dello scenario 3 (B2B) o 4 (B2C). Fattura fuori campo IVA art. 7-ter, nessuna iscrizione VIES necessaria per i clienti UK, codice destinatario XXXXXXX per la trasmissione SDI.

    Come gestisco le commissioni di Stripe o PayPal in fattura?

    Le commissioni trattenute dalle piattaforme sono costi: nel forfettario non sono deducibili analiticamente (si applica il coefficiente di redditività), ma vanno comunque registrate. Il ricavo da fatturare è l’importo lordo concordato col cliente, non il netto accreditato. Le ricevute Stripe/PayPal sono utili come prova in caso di controllo.

    Conclusione: l’estero è un’opportunità (gestita bene)

    Fatturare all’estero in regime forfettario è non solo possibile, ma spesso vantaggioso: nessuna IVA da addebitare nella maggior parte degli scenari, accesso a mercati B2B più ricchi, possibilità di lavorare con startup e aziende internazionali. Le regole però cambiano in base al Paese e al cliente, e gli errori più comuni (VIES dimenticato, OSS non attivato, quadro RW omesso) possono costare caro in termini di sanzioni.

    Una corretta gestione passa da quattro pilastri: iscrizione VIES per i clienti UE B2B, regime OSS per i servizi digitali B2C, fatturazione elettronica via SDI per ogni operazione (anche estera) e quadro RW per i conti detenuti all’estero. Se hai dubbi sulla tua specifica situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo, dalla pianificazione delle prime fatture alla dichiarazione dei redditi annuale.

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    Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-04 08:00:002026-09-27 19:04:08Fatturare all’Estero in Regime Forfettario 2026: UE, Extra-UE, OSS e Reverse Charge
    NASPI / DISOCCUPAZIONE, PATRONATO

    Pagamento NASPI giugno 2026: date di accredito, importo e cedolino INPS

    NASPI 2025

    Il pagamento NASPI giugno 2026 è uno dei temi più cercati da chi percepisce l’indennità di disoccupazione, perché conoscere con precisione la data di accredito aiuta a organizzare le spese del mese. L’INPS eroga la NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) seguendo un calendario preciso, ma capire quando arriva esattamente sul conto corrente non è sempre semplice, soprattutto per chi ha appena presentato domanda. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo tutto: le date previste, come leggere il cedolino NASPI su MyINPS, il calcolo dell’importo con il décalage del 3% e cosa succede in caso di lavoro occasionale.

    Capire il pagamento NASPI giugno 2026 significa orientarsi tra mensilità ordinarie, prime erogazioni e variazioni dovute alla sede INPS territoriale. La data pagamento NASPI non è infatti la stessa per tutti: chi riceve l’indennità da mesi vede l’accredito nella prima metà del mese, mentre chi ha presentato la domanda da poco potrebbe attendere fino alla fine di giugno. Vediamo nel dettaglio cosa aspettarti, come verificare il cedolino NASPI giugno e quando rivolgersi al CAF Centro Fiscale a Udine per assistenza personalizzata.

    Pagamento NASPI giugno 2026: quando arriva sul conto

    La regola generale stabilita dall’INPS prevede che il pagamento NASPI giugno 2026 avvenga entro il 15 del mese successivo a quello di competenza. In pratica, l’indennità erogata a giugno si riferisce alle giornate di disoccupazione di maggio 2026. Questo significa che chi è già percettore da mesi vedrà l’accredito NASPI giugno 2026 tra il 10 e il 15 giugno, salvo lievi variazioni dovute ai tempi di elaborazione della sede INPS territoriale che gestisce la pratica.

    La domanda più frequente è proprio: NASPI giugno 2026 quando arriva? La risposta cambia a seconda della situazione personale. Per i beneficiari ordinari, ovvero chi riceve l’indennità da più di un mese, l’INPS dispone i bonifici tra il 9 e il 15 giugno. Le differenze di qualche giorno dipendono dalla banca o dall’ufficio postale che riceve l’ordine di pagamento e dai tempi tecnici di accredito interbancario. Per questo motivo non esiste una data fissa unica, ma una finestra di accredito generalmente affidabile.

    Prime erogazioni: chi ha presentato domanda di recente

    Se hai presentato la domanda di NASPI nelle ultime settimane e l’INPS l’ha accolta a maggio, la situazione è differente. La prima rata non segue il calendario delle mensilità ordinarie ma viene erogata nella seconda metà del mese: indicativamente tra il 15 e il 25 giugno 2026. Questo perché l’INPS deve completare la lavorazione della pratica, calcolare gli arretrati dal giorno successivo alla cessazione del lavoro e verificare l’IBAN comunicato in fase di domanda.

    Per chi attende la prima erogazione, è normale che il pagamento NASPI giugno 2026 includa anche le mensilità arretrate. Ad esempio, immaginiamo che Marco abbia perso il lavoro il 10 marzo 2026 e abbia presentato la domanda il 30 marzo. Se l’INPS accoglie la pratica a maggio, il primo accredito di giugno conterrà gli importi dovuti da marzo, aprile e maggio. È importante quindi non allarmarsi se la cifra è più alta del previsto: si tratta di un cumulo di mensilità.

    Perché la data pagamento NASPI può variare

    La data pagamento NASPI non è scolpita nella pietra. L’INPS effettua le elaborazioni in modo decentrato: ogni sede territoriale ha tempi tecnici leggermente diversi, e questo può causare anticipi o ritardi di 1-3 giorni rispetto alla media nazionale. Inoltre, se il 15 del mese cade di sabato, domenica o festivo, il bonifico potrebbe slittare al primo giorno lavorativo successivo. Nel caso di giugno 2026, il 15 cade di lunedì, quindi non sono previsti slittamenti significativi.

    • Beneficiari ordinari: accredito tra il 10 e il 15 giugno 2026
    • Prime erogazioni: tra il 15 e il 25 giugno 2026
    • Pagamenti con arretrati: possono slittare verso fine mese
    • Sospensioni temporanee: riprese di pagamento entro 30 giorni dalla regolarizzazione

    Cedolino NASPI giugno 2026: come consultarlo su MyINPS

    Il cedolino NASPI giugno è il documento ufficiale che riepiloga l’importo erogato, le trattenute fiscali e il periodo di competenza. Si tratta di uno strumento fondamentale per capire esattamente quanto stai ricevendo e perché. Per consultarlo serve accedere al portale INPS nell’area riservata MyINPS, ma navigare tra le voci del sito può essere complicato per chi non è abituato. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a scaricare e interpretare il cedolino, evitandoti di perdere tempo tra menu e password dimenticate.

    Sul cedolino NASPI trovi alcune informazioni chiave: l’importo lordo dell’indennità, le ritenute IRPEF trattenute alla fonte, l’importo netto accreditato, il periodo di riferimento e l’IBAN su cui è stato disposto il bonifico. Capire ogni voce è importante per evitare brutte sorprese a fine anno con la dichiarazione dei redditi, perché la NASPI è soggetta a tassazione IRPEF come un normale reddito da lavoro dipendente.

    Le voci principali del cedolino NASPI

    Quando apri il cedolino NASPI giugno sul portale INPS, ti trovi davanti a una struttura tabellare con diverse colonne. La prima cosa da verificare è la corrispondenza tra il periodo indicato (maggio 2026) e i giorni effettivi di disoccupazione. Se hai svolto attività di lavoro occasionale durante il mese, alcuni giorni potrebbero essere stati esclusi dal calcolo. Le ritenute IRPEF applicate dipendono dallo scaglione di reddito in cui rientri annualmente: ad esempio, fino a 28.000 euro l’aliquota base è del 23%.

    Un aspetto spesso trascurato è il conguaglio fiscale che compare a fine anno o all’esaurimento della NASPI. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, ricalcola le ritenute basandosi sul reddito complessivo e potrebbe trattenere o restituire una differenza. Il nostro team del CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a inserire correttamente la NASPI nel modello 730, evitando errori che potrebbero generare avvisi bonari dall’Agenzia delle Entrate.

    Importo del pagamento NASPI giugno 2026: come si calcola

    L’importo del pagamento NASPI giugno 2026 dipende dalla retribuzione media percepita negli ultimi quattro anni di lavoro. Il calcolo segue una formula precisa: l’INPS prende come riferimento la retribuzione imponibile degli ultimi 48 mesi e la divide per il numero di settimane contributive, ottenendo una retribuzione media settimanale che viene poi moltiplicata per 4,33 per ottenere la retribuzione mensile di riferimento.

    L’importo della NASPI è pari al 75% della retribuzione mensile se quest’ultima è inferiore o uguale a 1.480,30 euro (soglia 2026). Se invece la retribuzione media è superiore a questa soglia, alla base del 75% si aggiunge il 25% della parte eccedente. In ogni caso, l’importo massimo erogabile non può superare il massimale 2026 di circa 1.575,42 euro mensili lordi. Vediamo un esempio pratico per capire meglio.

    Esempio pratico di calcolo NASPI

    Supponiamo che Laura abbia avuto una retribuzione media mensile di 1.800 euro lordi negli ultimi quattro anni. Il calcolo NASPI sarà così strutturato: 75% di 1.480,30 euro fa 1.110,22 euro, a cui si aggiunge il 25% della differenza tra 1.800 e 1.480,30 (cioè il 25% di 319,70 euro = 79,92 euro). Il totale lordo della NASPI di Laura sarebbe quindi 1.190,14 euro mensili, importo entro il massimale previsto. Da questo lordo vanno poi sottratte le ritenute IRPEF per ottenere il netto effettivamente accreditato.

    Se invece prendiamo il caso di Stefano, che aveva una retribuzione media di 1.200 euro, il calcolo è più semplice: 75% di 1.200 = 900 euro lordi mensili di NASPI. Da notare che, dal 2026, la retribuzione di riferimento è rivalutata annualmente in base all’indice ISTAT. Il Patronato CAF Centro Fiscale ti aiuta a verificare il calcolo con i tuoi dati reali, evitando contestazioni con l’INPS in caso di importi anomali.

    Décalage del 3%: la riduzione dopo il sesto mese

    Una caratteristica fondamentale del pagamento NASPI giugno 2026 è il cosiddetto décalage del 3%. Si tratta di una riduzione progressiva dell’importo che scatta a partire dal settimo mese di percezione dell’indennità. In parole semplici, dopo i primi sei mesi pieni, ogni mese successivo la NASPI diminuisce del 3% rispetto all’importo del mese precedente. Questo meccanismo è stato pensato per incentivare il rapido reinserimento nel mondo del lavoro.

    Facciamo un esempio concreto. Se a giugno 2026 stai ricevendo la NASPI da gennaio 2026, sei al sesto mese e l’importo è ancora quello pieno calcolato all’inizio. Da luglio (settimo mese) scatta la prima riduzione del 3%. Se l’importo era 1.000 euro, da luglio diventa 970 euro. Da agosto (ottavo mese) si applica un altro 3% sui 970 euro, quindi circa 941 euro. E così via, mese dopo mese, fino al termine della prestazione o al ritorno al lavoro.

    Eccezioni al décalage

    Esistono alcune eccezioni al décalage del 3%: i lavoratori con almeno 55 anni di età al momento della cessazione del rapporto di lavoro vedono applicarsi la riduzione solo dopo l’ottavo mese di percezione, non dal settimo. Questa agevolazione è stata introdotta per tutelare i lavoratori over 55, generalmente più difficili da ricollocare. Inoltre, alcune sospensioni temporanee della NASPI (come quelle per lavoro occasionale) non interrompono il conteggio dei mesi ai fini del décalage.

    Il calcolo mensile della riduzione viene applicato automaticamente dall’INPS sul cedolino NASPI, ma vale la pena verificare ogni mese che la decurtazione sia stata applicata correttamente. Errori non sono rari, soprattutto in caso di sospensioni e riprese del trattamento. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica con te il cedolino e, se rileva anomalie, ti assiste nella presentazione di una richiesta di riesame all’INPS.

    Riduzione 60% e 45%: come funziona nel pagamento NASPI giugno 2026

    Oltre al décalage del 3%, esistono altre riduzioni che possono influire sul pagamento NASPI giugno 2026: parliamo delle riduzioni al 60% e al 45%. Queste si applicano in caso di cumulo della NASPI con redditi da lavoro. Capire come funzionano è essenziale per non perdere il diritto all’indennità o, peggio, per evitare di dover restituire somme percepite indebitamente. Vediamo i casi più comuni nel dettaglio.

    Se durante la percezione della NASPI inizi un’attività di lavoro autonomo o di impresa individuale che produce un reddito annuo previsto fino a 5.500 euro, mantieni il diritto alla NASPI ma con una riduzione dell’80% del reddito stimato. In sostanza, l’INPS riduce la tua indennità di una somma pari all’80% di quanto ti aspetti di guadagnare. Devi però comunicare entro 30 giorni l’inizio dell’attività al portale INPS, altrimenti perdi tutto il beneficio.

    NASPI e lavoro subordinato a tempo determinato

    Se invece accetti un lavoro subordinato a tempo determinato di durata inferiore a 6 mesi, la NASPI viene sospesa per la durata del contratto. Una volta terminato il nuovo rapporto, la prestazione riprende per il periodo residuo. Se la durata supera i 6 mesi, invece, la NASPI decade definitivamente. Questo regime è particolarmente complesso e ogni situazione va valutata individualmente: ti consigliamo di rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine prima di accettare qualsiasi nuovo contratto.

    Particolare attenzione meritano i contratti misti, dove un percettore NASPI svolge sia lavoro autonomo sia occasionale. Le regole di cumulo possono ridurre l’importo NASPI a percentuali del 60% o anche del 45% dell’originario, a seconda del reddito previsto. La gestione corretta di queste comunicazioni all’INPS è cruciale: una dichiarazione errata può comportare la richiesta di restituzione di tutte le somme percepite. Per questo affidarsi a professionisti esperti fa la differenza.

    IBAN per il pagamento NASPI giugno 2026: come modificarlo

    L’IBAN comunicato all’INPS è l’elemento chiave per ricevere il pagamento NASPI giugno 2026 sul conto corrente. Se hai cambiato banca, chiuso un conto o aperto un nuovo libretto postale, è fondamentale aggiornare i dati prima del prossimo accredito. Un IBAN errato o non più attivo causa il rifiuto del bonifico da parte dell’istituto di credito, con conseguente sospensione dei pagamenti fino alla regolarizzazione della pratica.

    Modificare l’IBAN per la NASPI richiede attenzione e va fatto tramite il modello apposito SR163, l’unico documento riconosciuto dall’INPS. Il modulo deve essere firmato e contrassegnato dalla banca o dalle Poste, perché serve come garanzia che l’IBAN appartiene effettivamente al beneficiario. Errori nella compilazione possono rallentare il pagamento NASPI anche di settimane. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il modello SR163 e a presentarlo nei tempi giusti per non perdere mensilità.

    Tempistiche del cambio IBAN

    Una volta presentato il modello SR163, l’INPS richiede generalmente 30-45 giorni per recepire la modifica e applicarla ai successivi pagamenti. Se la richiesta arriva in prossimità della data di erogazione mensile, potrebbe non essere lavorata in tempo e il bonifico verrebbe ancora disposto sul vecchio IBAN. Per questo conviene presentare le modifiche con almeno un mese di anticipo rispetto al prossimo accredito atteso. Per il pagamento NASPI giugno 2026, ad esempio, le richieste pervenute dopo metà maggio difficilmente saranno applicate in tempo.

    Sospensione NASPI per lavoro occasionale: cosa cambia

    Un caso particolarmente delicato che può influire sul pagamento NASPI giugno 2026 è la sospensione per lavoro occasionale. Se durante la percezione della NASPI accetti un incarico saltuario, anche di pochi giorni, devi comunicarlo all’INPS preventivamente. Le prestazioni occasionali sono ammesse fino a un certo limite di reddito, oltre il quale scattano automaticamente la riduzione o la decadenza dell’indennità di disoccupazione.

    Per le prestazioni di lavoro occasionale retribuite tramite il sistema dei voucher (PrestO o Libretto Famiglia), il limite annuo previsto è di 5.000 euro da tutti i committenti. Sotto questa soglia non sussiste obbligo di comunicazione preventiva, ma è comunque consigliabile informare l’INPS per evitare contestazioni successive. Oltre i 5.000 euro, invece, la NASPI viene ridotta proporzionalmente o sospesa fino al termine dell’attività.

    Come comunicare il lavoro occasionale all’INPS

    La comunicazione di inizio attività occasionale deve avvenire entro 30 giorni dall’inizio dell’incarico, tramite l’apposito modulo INPS. Vanno indicati: tipologia di attività, durata prevista, compenso atteso e generalità del committente. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste in tutta la procedura, perché un errore in questa fase può causare la sospensione dei pagamenti successivi o, peggio, la richiesta di restituzione delle somme già percepite. Affidarsi a chi conosce le procedure ti tutela da brutte sorprese.

    Particolare attenzione va prestata anche ai compensi cumulati nel corso dell’anno solare. Se a giugno 2026 hai già superato la soglia annuale e percepisci ancora la NASPI, l’INPS effettuerà i conguagli e potresti vederti recapitare un avviso di restituzione. Verificare mensilmente la situazione contributiva tramite il Fascicolo Previdenziale del Cittadino è il modo migliore per evitare sorprese a fine anno.

    Durata della NASPI: per quanti mesi spetta

    La durata massima della NASPI è pari alla metà delle settimane di contribuzione versate negli ultimi 4 anni precedenti la cessazione del lavoro, fino a un tetto di 24 mesi. Se hai versato 4 anni pieni di contributi (208 settimane), avrai diritto a 104 settimane di indennità, cioè i 24 mesi massimi. Chi invece ha versato meno contributi vedrà ridotta proporzionalmente la durata: ad esempio, 50 settimane di lavoro nei 4 anni precedenti danno diritto a 25 settimane di NASPI, circa 6 mesi.

    Per verificare con precisione la durata della tua NASPI, occorre consultare l’estratto contributivo INPS e contare le settimane di contribuzione utili nel periodo di riferimento. Il calcolo non è banale, perché alcune tipologie di rapporto (come l’apprendistato o i contratti di solidarietà) sono valutate diversamente. Inoltre, periodi di malattia, maternità o servizio militare possono essere considerati come contribuzione figurativa utile ai fini NASPI. Il Patronato CAF Centro Fiscale ti calcola con precisione la durata spettante.

    Requisiti per accedere alla NASPI

    Per percepire la NASPI nel 2026 servono tre requisiti fondamentali: lo stato di disoccupazione involontario, almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la cessazione del lavoro e almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti. Lo stato di disoccupazione si attesta tramite la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) presentata al Centro per l’Impiego.

    Non tutti i tipi di cessazione del lavoro danno diritto alla NASPI: le dimissioni volontarie ne escludono il diritto, tranne in alcuni casi tutelati (dimissioni per giusta causa, dimissioni della madre lavoratrice nel primo anno di vita del figlio). La domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto: oltre questo termine si perde il diritto al beneficio per i giorni di ritardo. Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine per evitare errori nei termini.

    Tassazione NASPI e dichiarazione dei redditi

    Il pagamento NASPI giugno 2026 e di tutti gli altri mesi è soggetto a tassazione IRPEF come un normale reddito da lavoro dipendente. L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applica direttamente le ritenute mensili sul cedolino. Tuttavia, all’inizio dell’anno successivo, l’INPS emette la Certificazione Unica (CU) che riepiloga tutti gli importi percepiti e le ritenute trattenute. Questo documento è essenziale per la dichiarazione dei redditi annuale.

    La NASPI deve essere indicata nel modello 730 nella sezione dei redditi di lavoro dipendente e assimilati. Spesso i percettori NASPI ricevono un piccolo rimborso IRPEF in dichiarazione, perché le ritenute mensili dell’INPS non tengono conto di detrazioni per familiari a carico o altre detrazioni spettanti. Il CAF Centro Fiscale di Udine elabora la dichiarazione recuperando ogni euro di credito d’imposta che ti spetta, in ufficio o anche comodamente online da casa.

    Problemi col pagamento NASPI giugno 2026: cosa fare

    Se a giugno 2026 non ricevi l’accredito NASPI entro le date previste, non bisogna allarmarsi immediatamente. Spesso si tratta di semplici ritardi tecnici della sede INPS territoriale o di errori di trasmissione del bonifico. Tuttavia, dopo qualche giorno di attesa è opportuno verificare alcuni elementi chiave: lo stato della pratica sul portale INPS, l’eventuale presenza di comunicazioni nell’area MyINPS e la corretta visualizzazione del cedolino del mese.

    Le cause più frequenti di un mancato pagamento sono: IBAN errato o non aggiornato, sospensione automatica per attività lavorativa non comunicata, mancato rinnovo della DID al Centro per l’Impiego, controlli straordinari INPS in corso. In tutti questi casi è importante intervenire rapidamente per non perdere mensilità arretrate. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a contattare l’INPS tramite i canali ufficiali del patronato, accelerando la risoluzione della pratica.

    Verifica del Fascicolo Previdenziale

    L’unico modo per sapere con certezza quando arriverà il prossimo pagamento NASPI è consultare il Fascicolo Previdenziale del Cittadino, accessibile dal portale INPS con SPID, CIE o CNS. All’interno del fascicolo trovi tutti i dettagli: data di disposizione del pagamento, IBAN su cui è stato disposto, importo lordo e netto, eventuali trattenute. Se vedi il pagamento già “Disposto” significa che l’INPS ha trasmesso l’ordine alla banca e l’accredito arriverà entro pochi giorni lavorativi.

    Se invece lo stato è ancora “In elaborazione” o “Sospeso”, potrebbe esserci un’anomalia da risolvere. In questi casi conviene rivolgersi tempestivamente al patronato per capire la causa del blocco e procedere alla regolarizzazione. Spesso bastano poche ore di lavoro di un operatore esperto per sbloccare situazioni che, lasciate al fai-da-te, potrebbero protrarsi per settimane con conseguenze economiche pesanti per le famiglie.

    Domande frequenti sul pagamento NASPI giugno 2026

    Quando arriva il pagamento NASPI a giugno 2026?

    Il pagamento NASPI giugno 2026 per i beneficiari ordinari è previsto tra il 10 e il 15 giugno 2026. Per chi ha presentato domanda recentemente e ha ottenuto l’accoglimento a maggio, la prima erogazione arriva tra il 15 e il 25 giugno. Le date possono variare leggermente in base alla sede INPS territoriale che gestisce la pratica.

    Dove trovo il cedolino NASPI giugno?

    Il cedolino NASPI giugno è consultabile sul portale INPS nell’area MyINPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Va cercato nel Fascicolo Previdenziale del Cittadino, sezione “Pagamenti effettuati”. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a scaricarlo e interpretarlo correttamente.

    Quando inizia il décalage del 3% sulla NASPI?

    Il décalage del 3% scatta dal settimo mese di percezione della NASPI (dall’ottavo mese per i lavoratori over 55). Ogni mese successivo l’importo viene ridotto del 3% rispetto a quello precedente, in modo cumulativo.

    Qual è l’importo massimo della NASPI nel 2026?

    Nel 2026 l’importo massimo NASPI erogabile è di circa 1.575,42 euro lordi mensili. Questo massimale è soggetto a riduzione del 3% mensile a partire dal settimo mese di percezione.

    Cosa fare se la NASPI di giugno non arriva?

    Se entro il 20 giugno non hai ancora ricevuto la NASPI, verifica il Fascicolo Previdenziale sul portale INPS. Le cause più comuni sono: IBAN errato, mancato rinnovo DID, sospensione per lavoro non comunicato. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a sbloccare la pratica con il patronato.

    Hai bisogno di assistenza per la NASPI a giugno 2026?

    Gestire la NASPI e tutti gli adempimenti collegati (domanda, IBAN, cedolino, comunicazioni di lavoro occasionale, tassazione) può essere complesso. Il CAF Centro Fiscale di Udine è il tuo punto di riferimento in Friuli Venezia Giulia: il nostro Patronato ti segue dalla presentazione della domanda fino all’ultimo cedolino, verificando importi, scadenze e comunicazioni con l’INPS. Servizio disponibile sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) sia online in tutta Italia.

    Per ricevere un preventivo personalizzato e fissare un appuntamento, puoi Contattaci direttamente. I nostri operatori esperti ti seguono passo passo, garantendoti tranquillità e precisione in ogni fase della pratica. Hai bisogno di assistenza per la NASPI? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

    Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/NASPI.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-03 22:26:042026-06-03 21:26:31Pagamento NASPI giugno 2026: date di accredito, importo e cedolino INPS
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

    Pensione giugno 2026: quando viene pagata, calendario accrediti e cedolino

    Pensione 2026 INPS

    Indice dei contenuti

    1. Pensione giugno 2026 quando viene pagata: la data ufficiale
    2. Calendario pensioni giugno 2026: accredito su conto bancario
    3. Accredito pensione giugno 2026 alle Poste: il calendario alfabetico
    4. Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo sul portale INPS
    5. Importi pensione giugno 2026: la rivalutazione ISTAT 1,4%
    6. Quattordicesima 2026: in arrivo a luglio, ma il cedolino arriva prima
    7. Ritenute IRPEF sulla pensione di giugno 2026: come si calcolano
    8. Pensione di giugno 2026 quando viene pagata se non arriva: cosa fare
    9. Domande frequenti su pensione giugno 2026
    10. Hai bisogno di assistenza sulla tua pensione? Affidati al CAF Centro Fiscale

    La pensione di giugno 2026 quando viene pagata? Una domanda che ogni mese si pongono milioni di pensionati italiani, soprattutto in un mese particolare come giugno 2026, segnato dalla Festa della Repubblica del 2 giugno e dall’attesa della quattordicesima per chi ne ha diritto. In questa guida completa ti spieghiamo, in modo semplice e con esempi concreti, quando arriva l’accredito della pensione di giugno 2026, qual è il calendario differenziato tra banche e Poste Italiane, come leggere il cedolino INPS e quali importi aspettarti dopo la rivalutazione ISTAT dell’1,4%.

    Sapere con precisione quando viene pagata la pensione di giugno 2026 è fondamentale per pianificare le spese mensili, soprattutto in un periodo in cui scadono diverse rate (IMU, bollette, eventuali rate per l’IRPEF). Vediamo insieme tutte le date, gli importi e cosa fare se il pagamento della pensione di giugno 2026 non dovesse arrivare puntuale.

    Pensione giugno 2026 quando viene pagata: la data ufficiale

    La pensione di giugno 2026 viene pagata lunedì 1° giugno 2026. Si tratta del primo giorno del mese, che nel 2026 cade di lunedì ed è un giorno bancabile a tutti gli effetti, ovvero un giorno lavorativo in cui banche e Poste eseguono le operazioni di accredito.

    Questo significa che, sia per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, sia per chi la ritira allo sportello di Poste Italiane, il riferimento per il pagamento pensione giugno 2026 è proprio lunedì 1° giugno. La Festa della Repubblica del 2 giugno, pur cadendo di martedì, non incide in alcun modo sul pagamento, che risulta gia accreditato il giorno precedente.

    Per i pensionati il 1° giugno 2026 è quindi una data importante da segnare in calendario, perché coincide con la disponibilità dell’intera mensilità sul proprio conto o presso lo sportello postale. Vediamo nel dettaglio come funziona in base al canale di pagamento scelto.

    Calendario pensioni giugno 2026: accredito su conto bancario

    Per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, l’importo viene messo a disposizione lunedì 1° giugno 2026. Le banche italiane eseguono i bonifici INPS nelle prime ore del mattino: l’orario esatto può variare da istituto a istituto, ma generalmente l’accredito della pensione di giugno 2026 compare sul conto tra le 6:00 e le 12:00 della giornata.

    Alcune banche, come Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER o BPM, anticipano la visualizzazione dell’importo gia dalla sera del 31 maggio (il cosiddetto “valore data” coincide comunque con il 1° giugno). Altri istituti più piccoli potrebbero rendere il bonifico disponibile solo nel pomeriggio del lunedì. Ecco una sintesi del calendario pensioni giugno 2026 per i principali canali bancari:

    • Conti correnti bancari tradizionali: accredito disponibile dalle prime ore di lunedì 1° giugno 2026, con valuta stessa data.
    • Banche online (es. Fineco, Hype, Revolut, N26 collegate a IBAN italiano): accredito spesso visibile gia dalla notte tra il 31 maggio e il 1° giugno.
    • BancoPosta (conto corrente Poste Italiane): accredito alle 00:00 del 1° giugno 2026.
    • Postepay Evolution: stesso giorno del conto bancario, con disponibilità immediata della somma.

    Se hai dubbi sul fatto che il pagamento della pensione di giugno 2026 sia arrivato correttamente sul tuo conto, ti basta verificare l’estratto conto online oppure contattare il tuo istituto bancario. In caso di mancato accredito entro la giornata del 1° giugno, è consigliabile attendere fino al 2-3 giugno e poi rivolgersi al patronato per una verifica tramite il cedolino INPS.

    Accredito pensione giugno 2026 alle Poste: il calendario alfabetico

    Per i pensionati che ritirano la pensione di giugno 2026 in contanti allo sportello postale, Poste Italiane applica il consueto calendario alfabetico, suddiviso in base alla prima lettera del cognome. Questa modalità serve a evitare assembramenti negli uffici postali, distribuendo gli accessi su più giorni della prima settimana del mese.

    Il calendario pensioni giugno 2026 di Poste Italiane per il ritiro in contanti è il seguente:

    • Lunedì 1° giugno 2026: cognomi dalla A alla B
    • Martedì 2 giugno 2026: uffici postali CHIUSI (Festa della Repubblica)
    • Mercoledì 3 giugno 2026: cognomi C e D
    • Giovedì 4 giugno 2026: cognomi dalla E alla K
    • Venerdì 5 giugno 2026: cognomi dalla L alla O
    • Sabato 6 giugno 2026 (solo mattina): cognomi dalla P alla R
    • Lunedì 8 giugno 2026: cognomi dalla S alla Z

    Un aspetto importante da ricordare: chi ha la carta Postamat o Postepay collegata alla pensione puo prelevare la somma in qualsiasi momento a partire dalle ore 00:00 del 1° giugno 2026, senza dover rispettare la turnazione alfabetica. Questa modalità è particolarmente utile per chi vuole evitare le code negli uffici postali nei primi giorni del mese.

    Ad esempio, immagina che Mario Bianchi viva a Udine e debba ritirare la pensione di giugno 2026 allo sportello: dovrà recarsi all’ufficio postale lunedì 1° giugno, primo giorno del calendario alfabetico per la lettera B. Se invece Mario ha la Postamat collegata al conto BancoPosta, potrà prelevare anche di notte o nei giorni successivi, senza vincoli di turnazione.

    Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo sul portale INPS

    Il cedolino pensione giugno 2026 è il documento ufficiale rilasciato dall’INPS che riepiloga in modo dettagliato tutti gli importi della tua mensilità: pensione lorda, trattenute fiscali (IRPEF e addizionali), eventuali conguagli e l’importo netto effettivamente accreditato. È fondamentale consultarlo ogni mese per verificare la correttezza del pagamento della pensione di giugno 2026.

    Il cedolino è solitamente visibile sul portale INPS qualche giorno prima del pagamento, in genere a partire dal 20-25 del mese precedente. Per il cedolino di giugno 2026, ad esempio, è possibile consultarlo fin dagli ultimi giorni di maggio. Tuttavia, se non vuoi gestire da solo la procedura online (che richiede SPID, CIE o CNS e una certa dimestichezza con il portale INPS), puoi affidarti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine, che si occupa di scaricare, stampare e spiegare il tuo cedolino mese per mese.

    Le voci principali del cedolino pensione giugno 2026 sono:

    • Importo lordo mensile: la pensione spettante prima delle trattenute
    • Ritenute IRPEF: calcolate con i tre scaglioni 23%, 35% e 43% in vigore dal 2024
    • Addizionali regionali e comunali: prelevate in rate mensili
    • Importo netto: quanto viene effettivamente accreditato
    • Conguagli: eventuali differenze positive o negative su mesi precedenti
    • Trattenute sindacali: se aderisci a un sindacato dei pensionati
    • Trattenute per prestiti o cessioni del quinto: se applicabili

    Verificare ogni mese il cedolino INPS ti permette di accorgerti subito di eventuali errori, conguagli imprevisti o variazioni nelle ritenute fiscali. Il patronato del CAF Centro Fiscale puo aiutarti a leggere il documento e a chiedere chiarimenti all’INPS in caso di anomalie.

    Importi pensione giugno 2026: la rivalutazione ISTAT 1,4%

    Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la rivalutazione ISTAT pari all’1,4%, che ha aggiornato gli importi di tutte le pensioni in base all’inflazione registrata nell’anno precedente. Anche nel cedolino di giugno 2026 trovi quindi gli importi gia rivalutati, con effetto retroattivo da gennaio.

    Il trattamento minimo INPS per il 2026 è fissato a 611,85 euro mensili, in aumento rispetto ai 603,40 euro provvisori inizialmente comunicati. Questo è il riferimento per molte prestazioni assistenziali e per calcolare alcune maggiorazioni sociali. La perequazione 1,4% si applica:

    • Al 100% per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (circa 2.447 euro lordi mensili)
    • Al 90% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo
    • Al 75% per le pensioni superiori a 5 volte il minimo

    In termini concreti, una pensione che a dicembre 2025 era di 1.000 euro netti mensili è diventata, dopo la rivalutazione, di circa 1.014 euro netti dal 2026. Per chi percepisce assegni più alti, l’incremento è proporzionalmente ridotto a tutela dei conti pubblici. Tutti questi importi sono riportati nel cedolino pensione giugno 2026 sotto la voce “perequazione” o “rivalutazione ISTAT”.

    Quattordicesima 2026: in arrivo a luglio, ma il cedolino arriva prima

    Un’attenzione particolare meritano i pensionati che hanno diritto alla quattordicesima, somma aggiuntiva erogata una volta all’anno. Pur essendo pagata insieme alla pensione di luglio 2026 (e non a giugno), già nel cedolino di giugno puoi trovare anticipazioni o voci che la riguardano, ad esempio per controllare il diritto alla maturazione.

    La quattordicesima 2026 spetta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito personale entro determinate soglie. L’importo varia in base agli anni di contribuzione versati:

    • Lavoratori dipendenti: 437 euro (fino a 15 anni di contributi), 546 euro (tra 15 e 25 anni), 655 euro (oltre 25 anni)
    • Lavoratori autonomi: 336 euro (fino a 18 anni), 420 euro (tra 18 e 28 anni), 504 euro (oltre 28 anni)

    I requisiti di reddito sono particolarmente importanti: per la quattordicesima piena occorre un reddito personale annuo entro 1,5 volte il trattamento minimo, mentre per la quattordicesima ridotta la soglia sale a 2 volte. Se hai dubbi sul tuo diritto alla quattordicesima 2026, ti consigliamo di rivolgerti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica gratuita della tua posizione INPS.

    Ritenute IRPEF sulla pensione di giugno 2026: come si calcolano

    Una delle voci che incide maggiormente sull’importo netto del pagamento pensione giugno 2026 sono le ritenute IRPEF. L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e viene trattenuta direttamente dall’INPS, che agisce come sostituto d’imposta. In pratica, quando ricevi la pensione, hai gia pagato le tasse senza dover fare nulla.

    Dal 2024 sono in vigore i nuovi tre scaglioni IRPEF, semplificati rispetto ai quattro precedenti:

    • 23% sui redditi fino a 28.000 euro annui
    • 35% sulla parte di reddito tra 28.000 e 50.000 euro
    • 43% sulla parte di reddito oltre i 50.000 euro

    Sul cedolino pensione giugno 2026 trovi quindi la trattenuta IRPEF calcolata in base allo scaglione applicabile alla tua pensione annua complessiva. A questo si aggiungono le addizionali regionali (variabili in base alla regione di residenza, ad esempio in Friuli Venezia Giulia l’addizionale è dell’1,23% sui redditi più bassi) e l’addizionale comunale (a Udine attualmente fissata allo 0,8%).

    Le addizionali vengono trattenute in rate mensili, da gennaio a novembre, dopo il conguaglio annuale. Questo significa che nel cedolino di giugno 2026 trovi una quota delle addizionali 2025 (calcolate sul reddito dell’anno precedente). Se durante l’anno hai variazioni di reddito, potresti vedere conguagli positivi o negativi.

    Pensione di giugno 2026 quando viene pagata se non arriva: cosa fare

    Può capitare, anche se raramente, che il pagamento della pensione di giugno 2026 non risulti accreditato il 1° giugno. Le cause possono essere diverse: ritardi tecnici della banca, problemi nel passaggio dei flussi tra INPS e istituto, blocchi temporanei per verifiche, oppure modifiche anagrafiche non ancora aggiornate. Vediamo come comportarsi in questi casi.

    Prima di tutto, è importante controllare il cedolino INPS: se il cedolino mostra l’importo corretto e la dicitura “pagato”, il problema è sicuramente bancario o postale. In questo caso, rivolgiti al tuo istituto per verificare la posizione. Se invece il cedolino non risulta disponibile o riporta anomalie (es. importo zero, voci di sospensione), il problema è all’origine, presso l’INPS.

    Le situazioni che richiedono un intervento urgente del patronato sono:

    • Sospensione cautelare per accertamento ISEE o redditi non comunicati
    • Modifiche anagrafiche non aggiornate (cambio residenza, IBAN, stato civile)
    • Mancata trasmissione della dichiarazione di esistenza in vita per pensionati residenti all’estero
    • Errori sul codice fiscale o nei dati identificativi
    • Pignoramenti o cessioni non comunicati correttamente

    In tutti questi casi, il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza completa per risolvere la situazione: dalla verifica del cedolino, alla presentazione di domande di riesame, fino alla regolarizzazione di pratiche complesse con l’INPS. Non aspettare il mese successivo: prima si interviene, prima si sblocca il pagamento.

    Domande frequenti su pensione giugno 2026

    Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

    La pensione di giugno 2026 viene pagata lunedì 1° giugno 2026, sia per chi riceve il pagamento tramite accredito su conto bancario, sia per chi ritira la somma in contanti allo sportello postale (con calendario alfabetico). Il 2 giugno, Festa della Repubblica, non incide sul pagamento perché la pensione è gia stata accreditata il giorno precedente.

    Dove posso vedere il cedolino della pensione di giugno 2026?

    Il cedolino pensione giugno 2026 è disponibile sul portale INPS qualche giorno prima del pagamento, generalmente dal 20-25 maggio. Per accedere serve SPID, CIE o CNS. Se preferisci, il patronato del CAF Centro Fiscale di Udine può scaricarti e stamparti il cedolino, spiegandoti tutte le voci.

    Qual è il calendario di pagamento delle pensioni alle Poste a giugno 2026?

    Il calendario pensioni giugno 2026 di Poste Italiane prevede il pagamento dal 1° giugno (cognomi A-B) all’8 giugno (cognomi S-Z), con uffici chiusi il 2 giugno per la Festa della Repubblica. Chi ha la Postamat o la Postepay collegata alla pensione puo prelevare in qualsiasi momento senza turnazione.

    La quattordicesima viene pagata a giugno 2026?

    No, la quattordicesima 2026 viene pagata insieme alla pensione di luglio 2026, non a giugno. Spetta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito entro determinate soglie. L’importo varia da 336 a 655 euro in base alla categoria (lavoratori dipendenti o autonomi) e agli anni di contribuzione.

    Cosa fare se la pensione di giugno 2026 non arriva?

    Se il pagamento della pensione di giugno 2026 non risulta accreditato entro la giornata del 1° giugno, verifica prima il cedolino INPS. Se è regolare, contatta la banca; se invece il cedolino presenta anomalie, rivolgiti al patronato del CAF Centro Fiscale di Udine per una verifica e l’eventuale presentazione di domande di riesame all’INPS.

    Hai bisogno di assistenza sulla tua pensione? Affidati al CAF Centro Fiscale

    Sapere quando viene pagata la pensione di giugno 2026 è solo il primo passo. Per molti pensionati, la gestione del cedolino, delle ritenute, della quattordicesima, delle addizionali regionali e comunali e di eventuali anomalie richiede un’assistenza qualificata. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di patronato per pensionati, in ufficio o online, su tutto il territorio nazionale.

    I nostri operatori ti aiutano a:

    • Consultare e leggere il cedolino pensione ogni mese
    • Verificare la corretta applicazione della rivalutazione ISTAT 1,4%
    • Controllare il diritto alla quattordicesima 2026
    • Risolvere blocchi e sospensioni del pagamento
    • Presentare domande di pensione anticipata, ricostituzione o supplemento
    • Calcolare la pensione futura e valutare opzioni di anticipo
    • Compilare il modello RED, ICRIC, ICLAV e ACC.AS/PS

    Hai bisogno di assistenza per la pensione di giugno 2026 o per qualsiasi altra pratica INPS? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio in Viale Tullio 13 sia online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per un preventivo personalizzato e gratuito. I nostri esperti ti guidano in ogni passaggio, evitandoti complicazioni e perdite di tempo.


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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-03 21:26:152026-06-03 21:26:15Pensione giugno 2026: quando viene pagata, calendario accrediti e cedolino
      CAF

      Domanda Disoccupazione Agricola Online: Guida Passo Passo

      disoccupazione agricola CAF Udine

      La domanda disoccupazione agricola è il passaggio fondamentale per ottenere l’indennità prevista dall’INPS a favore dei lavoratori agricoli. Presentarla correttamente e nei tempi previsti è essenziale per non perdere il diritto alla prestazione. La scadenza tassativa è il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione. In questa guida passo passo ti spieghiamo come funziona la procedura, quali documenti servono e perché affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine è la scelta più sicura. Per la guida completa, consulta il nostro articolo sulla disoccupazione agricola 2026.

      Indice dei contenuti

      1. La scadenza: entro il 31 marzo
      2. Documenti necessari per la domanda
      3. La procedura di presentazione
      4. Errori comuni da evitare
      5. Dopo la presentazione: cosa succede
      6. Domande frequenti sulla domanda

      La scadenza: entro il 31 marzo

      La domanda di disoccupazione agricola segue tempistiche diverse rispetto alla NASpI. Mentre la NASpI va richiesta entro 68 giorni dalla perdita del lavoro, la domanda di disoccupazione agricola si presenta sempre entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento. Ad esempio, per la disoccupazione relativa al 2025, la scadenza è il 31 marzo 2026.

      Questa scadenza è tassativa e inderogabile: presentare la domanda disoccupazione agricola anche un solo giorno dopo il 31 marzo comporta la perdita completa del diritto all’indennità per quell’anno. Non esistono proroghe né eccezioni. Per questo motivo, è fondamentale muoversi con anticipo e non ridursi all’ultimo momento. Il CAF Centro Fiscale consiglia di iniziare la raccolta documenti già a gennaio-febbraio per avere tutto pronto con largo anticipo.

      Documenti necessari per la domanda

      Per presentare la domanda di disoccupazione agricola servono diversi documenti che il CAF Centro Fiscale ti aiuta a raccogliere. Ecco l’elenco completo di tutto ciò che devi preparare:

      • Documento di identità in corso di validità (carta d’identità, patente o passaporto)
      • Codice fiscale o tessera sanitaria
      • Permesso di soggiorno valido (per cittadini extracomunitari)
      • IBAN del conto corrente su cui ricevere il pagamento
      • Buste paga dell’anno di riferimento (utili per verificare la retribuzione)
      • Dichiarazione del datore di lavoro attestante le giornate lavorate
      • Eventuali certificati di malattia, maternità o infortunio del periodo

      Non tutti questi documenti sono obbligatori in ogni caso: il CAF Centro Fiscale valuta la tua situazione specifica e ti indica esattamente cosa portare. In molti casi, i dati relativi alle giornate lavorate e ai contributi possono essere recuperati direttamente dall’estratto contributivo INPS, senza bisogno di richiedere nulla al datore di lavoro.

      La procedura di presentazione

      La domanda di disoccupazione agricola viene trasmessa per via telematica all’INPS. La procedura prevede la compilazione del modello SR85, che contiene tutti i dati del lavoratore, le informazioni sul rapporto di lavoro e le coordinate bancarie per il pagamento.

      Affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine per la presentazione della domanda disoccupazione agricola significa avere la garanzia che ogni campo sia compilato correttamente. I nostri operatori verificano preventivamente i requisiti, controllano la coerenza dei dati con l’estratto contributivo INPS e trasmettono la domanda assicurandosi che venga accettata dal sistema. Tutto il processo si svolge senza che tu debba preoccuparti di aspetti tecnici o burocratici.

      Il servizio è disponibile sia presso il nostro ufficio di Udine in Viale Giuseppe Tullio 13, sia online per chi risiede fuori dal Friuli. Per la pratica da remoto è sufficiente inviare i documenti in formato digitale e il CAF si occupa di tutto il resto.

      Errori comuni da evitare

      La domanda di disoccupazione agricola può essere respinta o ritardata a causa di errori nella compilazione. Ecco i problemi più frequenti che il CAF Centro Fiscale aiuta a prevenire:

      • IBAN errato: coordinate bancarie sbagliate o non aggiornate causano il blocco del pagamento
      • Dati anagrafici non corrispondenti: discrepanze tra i dati nella domanda e quelli registrati all’INPS
      • Mancata verifica dei requisiti: presentare domanda senza aver controllato il possesso delle 102 giornate nel biennio
      • Ritardo nella presentazione: superare la scadenza del 31 marzo comporta la perdita del diritto
      • Documentazione incompleta: mancanza del permesso di soggiorno per extracomunitari o di altri documenti richiesti

      Ogni errore può tradursi in settimane o mesi di ritardo nell’erogazione dell’indennità. Per questo motivo, affidarsi a professionisti esperti come quelli del CAF Centro Fiscale è la scelta più prudente e sicura per proteggere i tuoi diritti.

      Dopo la presentazione: cosa succede

      Dopo la trasmissione della domanda disoccupazione agricola, l’INPS avvia il processo di verifica. L’istituto controlla i requisiti, le giornate lavorate, i contributi versati e la correttezza dei dati inseriti. Questa fase può richiedere diverse settimane.

      Il pagamento della disoccupazione agricola avviene generalmente tra giugno e settembre dell’anno in cui si è presentata la domanda. L’importo viene accreditato in un’unica soluzione sul conto corrente indicato. Se la domanda viene respinta, l’INPS comunica le motivazioni e, in molti casi, è possibile presentare ricorso. Anche in questa fase, il CAF Centro Fiscale ti assiste nella gestione di eventuali problematiche.

      Domande frequenti sulla domanda

      Posso presentare domanda da solo online?

      La procedura telematica richiede competenze specifiche e attenzione ai dettagli. Il rischio di errori che ritardano o bloccano il pagamento è concreto. Il CAF Centro Fiscale si occupa di tutto, garantendo la correttezza della domanda di disoccupazione agricola.

      Cosa succede se presento domanda dopo il 31 marzo?

      Purtroppo, il diritto alla disoccupazione agricola per quell’anno decade completamente. Non sono previste proroghe. Per questo è fondamentale iniziare la pratica con anticipo, contattando il CAF già a gennaio.

      Quanto costa il servizio CAF per la domanda?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine offre tariffe competitive per l’assistenza alla domanda disoccupazione agricola. Contattaci per conoscere i costi del servizio, che include verifica requisiti, raccolta documenti e trasmissione telematica.

      Presenta la domanda con il CAF Centro Fiscale

      Non rischiare di perdere la tua disoccupazione agricola per un errore nella domanda. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna dall’inizio alla fine: raccolta documenti, verifica requisiti e trasmissione telematica all’INPS. Servizio disponibile sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

      Scrivici su WhatsApp

      Oppure compila il modulo per essere ricontattato:

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        CAF Centro Fiscale – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine | Tel. 0432 1638640

        Giugno 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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        PATRONATO

        Calcolo NASPI 2026: Importo, Formula e Simulazione

        SERVIZI CAF Centro Fiscale

        Il calcolo della NASPI 2026 si basa su una formula precisa che tiene conto della retribuzione media degli ultimi 4 anni e del massimale INPS aggiornato a 1.550,42 euro mensili. Conoscere come si calcola l’importo della NASPI è fondamentale per pianificare il periodo di disoccupazione e comprendere quanto effettivamente percepirai ogni mese. In questa guida completa vediamo la formula di calcolo, la retribuzione media imponibile, il massimale 2026, la differenza tra importo netto e lordo, come utilizzare il simulatore INPS e diversi esempi pratici di calcolo.

        Indice dei contenuti

        1. Come si calcola la NASPI 2026
        2. Retribuzione media imponibile
        3. Massimale NASPI 1.550 euro
        4. Importo netto e lordo NASPI
        5. Simulatore calcolo NASPI INPS
        6. Esempi pratici di calcolo
        7. Domande frequenti

        Come si calcola la NASPI 2026

        Il calcolo dell’importo mensile della NASPI segue una formula precisa stabilita dall’INPS che varia in base alla retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

        Formula di calcolo NASPI

        La NASPI si calcola in modo differente a seconda che la retribuzione media mensile sia superiore o inferiore al massimale INPS (1.550,42 euro nel 2026):

        • Se la retribuzione media è pari o inferiore a 1.550,42 euro: la NASPI è pari al 75% della retribuzione media mensile
        • Se la retribuzione media supera 1.550,42 euro: la NASPI è pari al 75% di 1.550,42 euro + il 25% della differenza tra la retribuzione media e l’importo di 1.550,42 euro

        Esempio formula completa:

        NASPI = (75% × 1.550,42) + (25% × (Retribuzione Media - 1.550,42))

        In ogni caso, l’importo della NASPI non può mai superare il massimale INPS che per il 2026 è fissato a 1.550,42 euro mensili.

        Riduzione progressiva del 3%

        Un aspetto importante del calcolo NASPI è la riduzione progressiva del 3% mensile che si applica a partire dal sesto mese (181° giorno) di fruizione dell’indennità. Questo significa che:

        • Dal 1° al 180° giorno: importo NASPI invariato
        • Dal 181° giorno in poi: riduzione del 3% ogni mese
        • Dal settimo mese: -3%
        • Dall’ottavo mese: -6% rispetto all’importo iniziale
        • E così via fino all’esaurimento della prestazione

        Retribuzione media imponibile

        La retribuzione media imponibile è l’elemento centrale per il calcolo della NASPI. Si tratta della media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali percepite negli ultimi 4 anni (48 mesi) precedenti la cessazione del rapporto di lavoro.

        Come si calcola la retribuzione media

        Per calcolare la retribuzione media imponibile devi:

        1. Sommare tutte le retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni (comprese tredicesima, quattordicesima, premi produzione)
        2. Dividere per il numero di settimane di contribuzione presenti nel periodo
        3. Moltiplicare per 4,33 (coefficiente per ottenere l’importo mensile)

        Formula:

        Retribuzione Media Mensile = (Somma Retribuzioni Imponibili / Numero Settimane) × 4,33

        Cosa include la retribuzione imponibile

        Nel calcolo della retribuzione media vengono considerate:

        • Stipendio base mensile
        • Tredicesima e quattordicesima mensilità
        • Premi di produzione
        • Straordinari
        • Indennità varie previste dal CCNL
        • Tutte le voci soggette a contribuzione INPS

        Non vengono considerate: TFR, rimborsi spese, fringe benefit non imponibili, buoni pasto oltre il limite esente.

        Massimale NASPI 1.550 euro

        Il massimale NASPI per il 2026 è stato fissato dall’INPS a 1.550,42 euro mensili. Questo valore rappresenta l’importo massimo che può essere erogato come indennità di disoccupazione, indipendentemente dalla retribuzione precedente del lavoratore.

        Soglie di calcolo 2026

        Ecco le soglie principali per il calcolo NASPI 2026:

        Retribuzione Media MensileImporto NASPI MensileFormula Applicata
        Fino a 1.550,42 €75% della retribuzioneRetribuzione × 0,75
        Da 1.550,43 a 2.500 €1.162,82 + 25% eccedenza(1.550,42 × 0,75) + ((RM – 1.550,42) × 0,25)
        Oltre 2.500 €Massimo 1.550,42 €Importo massimo bloccato

        Il massimale viene aggiornato annualmente dall’INPS sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

        Esempio con retribuzione alta

        Se un lavoratore ha una retribuzione media di 2.200 euro:

        • 75% di 1.550,42 = 1.162,82 euro
        • 25% di (2.200 – 1.550,42) = 25% di 649,58 = 162,40 euro
        • NASPI totale = 1.162,82 + 162,40 = 1.325,22 euro

        Importo netto e lordo NASPI

        Un aspetto che genera spesso confusione riguarda la differenza tra importo lordo e netto della NASPI. L’importo calcolato con la formula INPS è sempre lordo, quindi soggetto a tassazione IRPEF.

        Tassazione NASPI

        La NASPI è soggetta a:

        • IRPEF con aliquote progressive (23%, 25%, 35%, 43%)
        • Addizionali regionali e comunali IRPEF
        • NO contributi previdenziali (la NASPI è esente da contribuzione)

        L’INPS applica una ritenuta fiscale del 23% a titolo di acconto IRPEF. Questo significa che mensilmente ricevi l’importo NASPI già decurtato delle imposte.

        Calcolo netto da lordo

        Per calcolare indicativamente l’importo netto mensile:

        NASPI Netta (approssimativa) = NASPI Lorda × 0,77
        (applicando ritenuta IRPEF 23%)

        Esempio pratico:

        • NASPI lorda: 1.200 euro
        • IRPEF 23%: 276 euro
        • NASPI netta: circa 924 euro

        Attenzione: l’importo netto effettivo dipende dalla tua situazione fiscale complessiva (altri redditi, detrazioni, addizionali locali). In sede di dichiarazione dei redditi potrebbe risultare un conguaglio a credito o debito.

        Simulatore calcolo NASPI INPS

        L’INPS mette a disposizione un simulatore online gratuito per calcolare l’importo della NASPI in base alla tua situazione contributiva. Il servizio è accessibile dal portale INPS con SPID, CIE o CNS.

        Come usare il simulatore NASPI

        Per utilizzare il simulatore:

        1. Accedi al sito inps.it con le tue credenziali
        2. Vai su “Prestazioni e servizi” → “NASpI”
        3. Seleziona “Calcolo simulato dell’importo”
        4. Inserisci la data di cessazione del rapporto di lavoro
        5. Il sistema recupera automaticamente la tua storia contributiva degli ultimi 4 anni
        6. Visualizzi l’importo mensile teorico della NASPI
        7. Puoi vedere anche la durata prevista della prestazione

        Dati necessari per la simulazione

        Il simulatore INPS utilizza:

        • Estratto conto contributivo del lavoratore
        • Retribuzioni imponibili comunicate dai datori di lavoro tramite UNIEMENS
        • Numero di settimane contributive negli ultimi 4 anni
        • Data di cessazione del rapporto di lavoro

        Il calcolo fornito è indicativo e potrebbe variare leggermente rispetto all’importo effettivamente liquidato dall’INPS dopo la presentazione della domanda.

        Esempi pratici di calcolo

        Vediamo ora tre esempi concreti di calcolo NASPI con diverse situazioni retributive.

        Esempio 1: Retribuzione bassa (1.200 euro)

        Situazione:

        • Retribuzione media mensile: 1.200 euro
        • Inferiore al massimale 1.550,42 euro

        Calcolo NASPI:

        • NASPI = 1.200 × 75% = 900 euro lordi
        • NASPI netta (circa): 900 × 0,77 = 693 euro netti

        Durata: Se hai 100 settimane contributive → 50 settimane di NASPI (circa 11,5 mesi)

        Esempio 2: Retribuzione media (1.800 euro)

        Situazione:

        • Retribuzione media mensile: 1.800 euro
        • Superiore al massimale 1.550,42 euro

        Calcolo NASPI:

        • Base: 1.550,42 × 75% = 1.162,82 euro
        • Eccedenza: (1.800 – 1.550,42) × 25% = 249,58 × 0,25 = 62,40 euro
        • NASPI totale = 1.162,82 + 62,40 = 1.225,22 euro lordi
        • NASPI netta (circa): 1.225,22 × 0,77 = 943 euro netti

        Esempio 3: Retribuzione alta (2.500 euro)

        Situazione:

        • Retribuzione media mensile: 2.500 euro
        • Molto superiore al massimale

        Calcolo NASPI:

        • Base: 1.550,42 × 75% = 1.162,82 euro
        • Eccedenza: (2.500 – 1.550,42) × 25% = 949,58 × 0,25 = 237,40 euro
        • NASPI totale = 1.162,82 + 237,40 = 1.400,22 euro lordi
        • NASPI netta (circa): 1.400,22 × 0,77 = 1.078 euro netti

        Nota: Anche con retribuzione di 2.500 euro, la NASPI non raggiunge il massimale di 1.550,42 euro a causa della formula che applica solo il 25% sull’eccedenza.

        Domande frequenti sul calcolo NASPI

        Quanto è il massimale NASPI nel 2026?

        Il massimale NASPI per il 2026 è di 1.550,42 euro mensili. Si tratta dell’importo massimo lordo che può essere erogato come indennità di disoccupazione.

        Come si calcola la retribuzione media per la NASPI?

        La retribuzione media si calcola sommando tutte le retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni, dividendo per il numero di settimane contributive e moltiplicando per 4,33 per ottenere l’importo mensile.

        La NASPI è lorda o netta?

        L’importo calcolato dall’INPS è sempre lordo. Sulla NASPI viene applicata una ritenuta fiscale IRPEF del 23% a titolo di acconto. L’importo netto è circa il 77% del lordo.

        Quando si riduce l’importo della NASPI?

        La NASPI si riduce del 3% ogni mese a partire dal 181° giorno (sesto mese) di fruizione dell’indennità. La riduzione continua fino all’esaurimento della prestazione.

        Dove trovo il simulatore NASPI dell’INPS?

        Il simulatore è disponibile sul sito inps.it nella sezione “Prestazioni e servizi → NASpI → Calcolo simulato”. Serve SPID, CIE o CNS per accedere.

        Il calcolo della NASPI include la tredicesima?

        Sì, nel calcolo della retribuzione media vengono considerate anche tredicesima, quattordicesima, premi produzione e tutte le voci soggette a contribuzione INPS.


        Conclusione

        Il calcolo della NASPI 2026 richiede la conoscenza di diversi parametri: retribuzione media degli ultimi 4 anni, massimale INPS di 1.550,42 euro, formula di calcolo differenziata e riduzione progressiva del 3%. Comprendere questi elementi ti permette di stimare con precisione l’importo mensile che percepirai durante il periodo di disoccupazione.

        Ricorda che l’importo calcolato è lordo e soggetto a tassazione IRPEF del 23%, quindi l’importo netto sarà inferiore di circa il 23%. Utilizza il simulatore INPS per avere una stima personalizzata basata sulla tua effettiva storia contributiva.

        Hai bisogno di assistenza per il calcolo NASPI?

        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

        • ✓ Calcolo personalizzato dell’importo NASPI
        • ✓ Compilazione domanda NASPI online
        • ✓ Verifica requisiti contributivi
        • ✓ Assistenza documentale completa
        • ✓ Supporto per ricorsi in caso di rigetto
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        Contatti CAF Centro Fiscale:
        📍 Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
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        ✉️ Email: info@centrofiscale.com

        Non lasciare al caso il calcolo della tua NASPI. Affidati all’esperienza del CAF Centro Fiscale per ottenere l’importo corretto e massimizzare i tuoi diritti.

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