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Fatture in Cloud

Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026: Confronto Definitivo Software Fatturazione

fatturazione elettronica CAF Udine

Scegliere il software di fatturazione elettronica giusto nel 2026 non è una decisione banale: con l’obbligo di fattura elettronica esteso a tutti (anche ai forfettari) e la moltiplicazione delle offerte sul mercato, ogni partita IVA si trova davanti a una giungla di soluzioni. Tra Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione Elettronica e Danea Easyfatt come orientarsi? In questa guida definitiva analizziamo i tre software più popolari in Italia, mettendoli a confronto su prezzo, funzioni, facilità d’uso, supporto e adattabilità ai diversi profili professionali. Alla fine saprai esattamente quale conviene a te, e scoprirai anche un’alternativa integrata con la consulenza di un CAF di fiducia.

Hai già un software ma non sei sicuro che sia il migliore per la tua attività? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a scegliere e configurare la soluzione giusta. Prenota una consulenza gratuita per partire con il piede giusto.

Indice dei contenuti

  1. Come scegliere il software di fatturazione giusto nel 2026
  2. I 9 parametri di confronto fondamentali
  3. Tabella comparativa: Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea
  4. Fatture in Cloud: analisi dettagliata
  5. Aruba Fattura Elettronica: analisi dettagliata
  6. Danea Easyfatt: analisi dettagliata
  7. Casi d’uso tipici: quale software per chi
  8. Altri software da considerare nel 2026
  9. L’alternativa: portale fatturazione integrato CAF Centro Fiscale
  10. Come provare un software prima di acquistare
  11. Cosa evitare nella scelta del software
  12. Posso cambiare software a metà anno?
  13. FAQ – Domande frequenti

Come scegliere il software di fatturazione giusto nel 2026

Prima di tuffarti nel confronto tecnico, fermati un attimo e poniti tre domande chiave: che tipo di partita IVA hai? Quante fatture emetti al mese? Quanto sei a tuo agio con la tecnologia? La risposta a queste domande pesa più di qualsiasi recensione, perché il software “migliore in assoluto” non esiste: esiste quello giusto per il tuo profilo.

Nel 2026 il mercato della fatturazione elettronica è maturo e l’obbligo è esteso anche ai forfettari sotto i 25.000 euro di ricavi. Questo significa che ogni partita IVA, senza eccezioni, deve emettere fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio (SdI). La buona notizia? La concorrenza ha abbassato i prezzi e migliorato l’usabilità. La cattiva notizia? Districarsi tra decine di soluzioni può far perdere ore preziose.

I tre software che analizziamo in questa guida — Fatture in Cloud, Aruba Fattura Elettronica e Danea Easyfatt — coprono il 70% del mercato italiano delle PMI e dei professionisti. Sono soluzioni diverse per filosofia, target e modello di prezzo: capire le differenze ti farà risparmiare soldi, tempo e mal di testa.

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I 9 parametri di confronto fondamentali

Prima di mettere a confronto i tre software, è importante capire quali sono i criteri di valutazione che fanno davvero la differenza. Non tutti i parametri pesano allo stesso modo: per un forfettario freelance il prezzo è cruciale, per un’azienda con magazzino contano di più le funzioni gestionali integrate. Ecco i 9 elementi su cui valutare ogni software di fatturazione nel 2026.

1. Prezzo: il primo filtro

I modelli di prezzo dei software di fatturazione si dividono in tre famiglie: abbonamento mensile, abbonamento annuale e licenza una tantum. Attenzione ai prezzi pubblicizzati: spesso si riferiscono al solo modulo base, escludendo conservazione sostitutiva, multi-utente o app mobile, che diventano costi aggiuntivi. Calcola sempre il costo totale annuo a 12 mesi, includendo tutti i moduli che ti servono davvero.

2. Funzioni: cosa serve veramente

Un buon software deve gestire fatture elettroniche attive e passive (ricevute), proforma, note di credito, ricevute fiscali, scadenzario clienti e fornitori. Le funzioni “premium” — come preventivi, gestione magazzino, contabilità integrata, prima nota — possono essere indispensabili o inutili a seconda della tua attività. Non pagare per ciò che non userai mai.

3. Facilità d’uso (UX)

Se passi due ore a capire come emettere la prima fattura, qualcosa non va. La curva di apprendimento conta soprattutto se non sei “smanettone”: un’interfaccia moderna, in italiano, con tutorial integrati ti farà risparmiare tempo ogni mese. Le versioni desktop tendono a essere più ricche ma meno intuitive; le soluzioni cloud puntano sulla semplicità.

4. Supporto in italiano

Quando una fattura viene scartata dal Sistema di Interscambio devi risolvere subito, non aspettare 48 ore. Verifica sempre se il supporto è in italiano, gratuito o a pagamento, via chat/telefono/email, e in quali orari è disponibile. Per i professionisti l’assistenza tempestiva può valere più di 100 euro l’anno di differenza nel canone.

5. Conservazione sostitutiva inclusa

Per legge, le fatture elettroniche devono essere conservate digitalmente per 10 anni in modalità “a norma” (conservazione sostitutiva). Alcuni software la includono nel canone base, altri la fanno pagare a parte. Senza conservazione sostitutiva non sei in regola con il fisco: è un parametro non negoziabile.

6. Multi-utente: lavorare in team

Se hai un collaboratore, una segretaria o un commercialista che deve accedere ai documenti, serve la gestione multi-utente con permessi differenziati. Quasi tutti i software base sono single-user: per aggiungere altri accessi bisogna salire di piano, con costi che possono raddoppiare il canone.

7. Mobile app: fatturare in mobilità

Per artigiani, idraulici, elettricisti, agenti di commercio e professionisti che lavorano fuori sede, l’app mobile è essenziale. Verifica se permette di emettere fatture complete (non solo bozze), scansionare ricevute spese e gestire l’incasso. Le app più evolute integrano anche pagamenti istantanei tramite link.

8. Integrazioni: banca, e-commerce, CRM

Le integrazioni native fanno la differenza tra un software che aiuta e uno che fa il lavoro al posto tuo. Cerca:

  • Banca: collegamento PSD2 ai conti correnti per riconciliazione automatica
  • E-commerce: connessione a Shopify, WooCommerce, Amazon, eBay per emettere fatture in automatico
  • CRM: sincronizzazione con HubSpot, Pipedrive, Mailchimp
  • Commercialista: condivisione diretta con il commercialista (canale ufficiale)
  • Pagamenti: Stripe, PayPal, Satispay per incassi rapidi

9. Adattabilità al regime fiscale

Forfettari, regime ordinario, semplificato, IVA per cassa, reverse charge, split payment: ogni regime ha esigenze diverse. Un buon software deve adattarsi al tuo regime fiscale senza trucchi o configurazioni complesse. Per i forfettari, ad esempio, la generazione corretta della fattura senza IVA con bollo da 2 euro deve essere automatica.

Tabella comparativa: Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea Easyfatt

Ecco il confronto sintetico tra i tre software, con i parametri principali messi a fuoco. I prezzi sono indicativi e aggiornati a maggio 2026; possono variare in base a promozioni, sconti annuali o pacchetti aziendali.

ParametroFatture in CloudAruba Fattura ElettronicaDanea Easyfatt
Prezzo base18-50 euro/mese25-60 euro/anno100 euro/anno una tantum
ModelloSaaS cloudSaaS cloudDesktop (cloud opzionale)
FunzioniCompleteBuone (essenziali)Avanzate (gestionale)
Cloud nativoSìSìNo (solo desktop, cloud a pagamento)
App mobileSì (iOS/Android, completa)Sì (base)Limitato
Conservazione sostitutivaInclusa nei piani ProInclusaModulo extra a pagamento
Multi-utenteSolo nei piani ProSolo nei piani ProSì (Multipostazione)
ForfettariEccellenteBuonoBuono
E-commerceEccellente (Shopify, WooCommerce, Amazon)Buono (Aruba HiSpeed E-commerce)Avanzato (gestione magazzino)
Integrazione banchePSD2 nativaPSD2 baseLimitata
MagazzinoBase (piani Pro)LimitatoAvanzato
SupportoChat, email, telefono (orari estesi)Email, telefono (24/7 a pagamento)Telefono, email (italiano)
Costo annuo medio totale216-600 euro25-60 euro100-300 euro (con moduli)

Lettura veloce della tabella: se il prezzo è la priorità assoluta vince Aruba; se cerchi la soluzione cloud più completa e moderna vince Fatture in Cloud; se hai bisogno di gestionale e magazzino la scelta naturale è Danea Easyfatt. Ma la storia non finisce qui: nelle prossime sezioni vediamo i pro e contro di ciascuno in dettaglio.

Fatture in Cloud: il software cloud più completo

Fatture in Cloud (di proprietà del gruppo TeamSystem dal 2018) è oggi il software di fatturazione cloud più diffuso in Italia. Si rivolge a freelance, partite IVA digitali, piccole imprese e studi professionali con un’interfaccia moderna e una mole impressionante di integrazioni.

I pro di Fatture in Cloud

  • Cloud nativo: lavori da qualunque dispositivo, niente installazioni
  • Interfaccia intuitiva: la più curata del mercato, perfetta per chi non è tecnico
  • App mobile completa: emetti fatture, scansiona ricevute, riconcili pagamenti dallo smartphone
  • Integrazioni eccezionali: Shopify, WooCommerce, Amazon, eBay, Stripe, PayPal, Satispay, Mailchimp, Pipedrive, HubSpot
  • Riconciliazione bancaria PSD2: collega i conti correnti e abbina automaticamente fatture e incassi
  • Condivisione con commercialista: dashboard dedicata per il professionista che ti segue
  • Aggiornamenti continui: ogni mese nuove funzioni e miglioramenti

I contro di Fatture in Cloud

  • Costo nei piani avanzati: il piano Premium può arrivare a 50 euro/mese, oltre 600 euro/anno
  • Dipendenza da Internet: senza connessione non lavori
  • Funzioni “magazzino” limitate rispetto a un gestionale dedicato
  • Le integrazioni più potenti sono spesso vincolate ai piani Pro o Premium

A chi è adatto Fatture in Cloud

È la scelta ideale per freelance digitali, consulenti, agenzie di comunicazione, e-commerce manager, professionisti tecnologici. Se la tua attività è 100% digitale e usi già strumenti come Shopify, Stripe o HubSpot, Fatture in Cloud diventa un hub centrale che ti fa risparmiare ore di lavoro manuale ogni settimana. Anche per forfettari “evoluti” che fatturano oltre 30.000 euro/anno e gestiscono molti clienti, vale l’investimento.

Aruba Fattura Elettronica: l’opzione economica vincente

Aruba Fattura Elettronica è l’offerta del gruppo Aruba (lo stesso di Aruba Hosting e Aruba PEC) ed è probabilmente il software di fatturazione con il miglior rapporto qualità/prezzo sul mercato italiano. Con circa 25 euro all’anno per la versione base hai tutto l’essenziale per essere in regola con la fattura elettronica.

I pro di Aruba

  • Prezzo imbattibile: dai 25 euro/anno per il piano Web, 60 euro/anno per il PRO
  • Conservazione sostitutiva inclusa già nel piano base, per 10 anni
  • Integrazione con altri servizi Aruba: PEC, firma digitale, hosting, dominio
  • Cloud nativo: niente installazioni, accedi via browser
  • Affidabilità del marchio: Aruba è il principale provider italiano di servizi digitali
  • Supporto in italiano via telefono ed email

I contro di Aruba

  • Funzioni meno ricche: niente CRM evoluto, magazzino base, automazioni limitate
  • Interfaccia datata: meno moderna rispetto a Fatture in Cloud
  • Integrazioni e-commerce di base: ok per WooCommerce, ma scarse per Shopify o marketplace
  • App mobile semplice: utile per consultare, meno per lavorare in mobilità

A chi è adatto Aruba

È la scelta perfetta per forfettari, piccoli professionisti, artigiani con poche fatture al mese e per chi vuole l’essenziale a basso costo. Se emetti meno di 100 fatture l’anno e non hai esigenze di automazione spinta, Aruba ti basta e avanza. È particolarmente comoda se usi già la PEC Aruba: la sinergia tra i prodotti del gruppo semplifica la vita.

Per un’analisi completa dei costi reali e nascosti di Aruba (PEC, firma digitale, conservazione), leggi il nostro approfondimento dedicato: Aruba Fattura Elettronica Costi 2026: Quanto Costa Davvero e Alternative.

Danea Easyfatt: il gestionale desktop completo

Danea Easyfatt è un caso particolare: non è solo un software di fatturazione, è un vero e proprio gestionale con magazzino, ordini, scadenzario e contabilità integrata. Funziona come applicazione desktop installata sul PC, con possibilità di sincronizzazione cloud opzionale. È un prodotto storico del mercato italiano, apprezzato da migliaia di piccole imprese commerciali.

I pro di Danea Easyfatt

  • Software completo: fatturazione, magazzino, ordini, preventivi, scadenzario, statistiche
  • Licenza una tantum: paghi una volta e usi il software senza canoni mensili
  • Funziona offline: non dipendi dalla connessione Internet
  • Multi-postazione nativo: licenza per più PC senza costi proibitivi
  • Personalizzabile: stampe, listini, tracciati personalizzati
  • Esperienza pluriennale: software stabile e affidabile, in commercio dal 1998

I contro di Danea Easyfatt

  • Interfaccia “vecchio stile”: funzionale ma non moderna
  • Niente cloud nativo: per accedere da più dispositivi serve modulo “Easyfatt Cloud” a pagamento
  • App mobile limitata: pensata per consultazione, non per fatturare in mobilità
  • Conservazione sostitutiva non inclusa: serve modulo extra o servizio terzo
  • Curva di apprendimento più ripida: ricco di funzioni, ma serve tempo per padroneggiarle

A chi è adatto Danea Easyfatt

È la scelta naturale per piccole imprese commerciali, negozi, artigiani con magazzino, distributori, e-commerce con prodotti fisici. Se vendi merce e devi gestire scorte, ordini fornitori, listini prezzi e statistiche di vendita, Danea offre più funzioni di Fatture in Cloud e Aruba messi insieme. È anche la scelta giusta per chi preferisce il modello “compri una volta e usi a vita” rispetto agli abbonamenti mensili.

Casi d’uso tipici: quale software per chi

Per aiutarti a trovare la soluzione giusta in pochi secondi, ecco una mappa pratica dei casi d’uso più comuni con la raccomandazione corrispondente.

Sei un forfettario freelance digital?

Scegli Fatture in Cloud (piano Standard) o Aruba (piano PRO). Se fai consulenza, copywriting, sviluppo software, marketing digitale, hai pochi clienti e fatture mensili, Aruba ti basta. Se vuoi automatizzare e integrare strumenti come Stripe, Shopify, HubSpot, allora Fatture in Cloud è un investimento che si ripaga.

Sei un piccolo studio professionale?

Aruba (per il prezzo) o Fatture in Cloud (per la condivisione col commercialista). Avvocati, geometri, architetti, consulenti del lavoro, psicologi: la scelta dipende da quanto vuoi spendere e da quanto è importante per te la condivisione diretta col commercialista. Fatture in Cloud ha una dashboard dedicata al professionista che lo rende particolarmente comodo per chi vuole “passare la palla” al commercialista in modo fluido.

Hai un e-commerce con magazzino?

Danea Easyfatt o Fatture in Cloud Premium con integrazioni. Se vendi prodotti fisici e gestisci scorte, hai bisogno di un vero gestionale: Danea è la scelta storica, ma anche Fatture in Cloud Premium con i moduli e-commerce funziona bene per shop con poche centinaia di SKU. Per oltre 1.000 referenze in magazzino, Danea (o un gestionale enterprise) è quasi obbligato.

Sei un’azienda con più sedi o oltre 10 dipendenti?

Sali di categoria: TeamSystem, Zucchetti o SAP Business One. Quando l’azienda cresce, Fatture in Cloud, Aruba e Danea iniziano a stare stretti. Servono software ERP enterprise con multi-sede, multi-magazzino, contabilità integrata, controllo di gestione. Per un confronto specifico tra TeamSystem e Danea, leggi TeamSystem 2026: Fatture in Cloud vs Danea Easyfatt.

Sei un artigiano “old school” (idraulico, elettricista, falegname)?

Aruba o Danea Easyfatt. Se non sei a tuo agio con il digitale, Danea sul PC dello studio o di casa è la scelta più stabile e collaudata. Aruba è una buona alternativa se vuoi qualcosa di più “leggero” e cloud, senza installazioni.

Altri software da considerare nel 2026

Fatture in Cloud, Aruba e Danea coprono il grosso del mercato, ma non sono le uniche opzioni. Ecco altri software che vale la pena conoscere prima di decidere.

  • TeamSystem: gestionale enterprise per aziende strutturate, integrazione con software contabili professionali. Costi da 50 euro/mese in su
  • FattureWeb: soluzione cloud economica, simile ad Aruba ma meno integrata
  • Facile Fattura: software desktop italiano, alternativa a Danea per piccole imprese
  • DocEasy: pensato per chi gestisce molti documenti e ha esigenze di archiviazione
  • Fatture.it: software cloud minimal, prezzi bassi, ottimo per forfettari
  • Servizio “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate: gratuito, ma molto basico, senza app, senza integrazioni e con interfaccia spartana. Va bene solo per chi emette pochissime fatture l’anno
  • Zucchetti: gestionali enterprise per aziende medio-grandi
  • Libero Sì Fatture: soluzione cloud emergente con buoni prezzi

Il consiglio è di concentrarti sui tre software principali analizzati in questa guida: nel 95% dei casi la scelta giusta sta tra Fatture in Cloud, Aruba e Danea Easyfatt. Le alternative più piccole hanno funzioni interessanti ma comunità di utenti e supporto meno ampi.

L’alternativa: portale fatturazione integrato CAF Centro Fiscale

C’è una quarta opzione che spesso non viene considerata, ma che per molti utenti è la più sensata: utilizzare un portale di fatturazione integrato con la consulenza del proprio CAF. È la soluzione che stiamo lanciando al CAF Centro Fiscale di Udine: un portale proprietario semplice, in italiano, perfettamente integrato con le pratiche fiscali che già seguiamo per i nostri clienti.

I vantaggi del portale CAF Centro Fiscale

  • Tutto incluso: fatture elettroniche, conservazione sostitutiva 10 anni, supporto in italiano
  • Consulenza umana inclusa: non solo software, ma un consulente fiscale a portata di mano
  • Sinergia con dichiarazioni: i dati delle fatture confluiscono direttamente nelle dichiarazioni dei redditi
  • Prezzo trasparente: nessun costo nascosto, niente upselling
  • Assistenza presso lo studio: per chi è a Udine e provincia, supporto in presenza
  • Adatto a forfettari, ordinari, piccole aziende: configurato per ogni regime fiscale

Vuoi un software di fatturazione con consulenza fiscale inclusa?

Il portale di fatturazione del CAF Centro Fiscale di Udine ti dà tutto quello che ti serve, con un consulente umano a fianco quando ne hai bisogno. Trasparente, semplice, in italiano.

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Come provare un software prima di acquistare

Tutti i software seri offrono periodi di prova gratuiti. Sfruttali sempre prima di pagare. Ecco le tempistiche tipiche:

  • Fatture in Cloud: 30 giorni di prova gratuita su tutti i piani, nessuna carta di credito richiesta
  • Aruba Fattura Elettronica: 12 mesi promo a prezzo ridotto, poi rinnovo a tariffa piena
  • Danea Easyfatt: versione “Standard” gratuita illimitata fino a un certo numero di fatture/anno; le versioni Pro hanno trial 30 giorni

Cosa testare durante la prova

Per sfruttare al meglio il periodo di prova, segui questa checklist pratica:

  • Emetti almeno 5 fatture reali (anche di test) e verifica la procedura completa fino al SdI
  • Importa l’anagrafica clienti da un file Excel o CSV
  • Prova ad emettere una nota di credito
  • Configura il tuo regime fiscale (forfettario/ordinario)
  • Testa l’app mobile, se disponibile
  • Invia una richiesta al supporto e cronometra il tempo di risposta
  • Verifica la conservazione sostitutiva (è realmente attiva?)
  • Esporta i dati: in caso di cambio software, è facile portare via tutto?

Cosa evitare nella scelta del software

Alcuni errori sono purtroppo comuni e possono costarti caro, sia in termini di soldi che di problemi col fisco. Ecco cosa non fare mai.

Software senza supporto in italiano

Esistono software esteri (spesso americani) che fanno fatturazione “internazionale”. Per il mercato italiano non sono adatti: la fattura elettronica italiana ha specifiche tecniche uniche (formato XML del SdI), e quando hai un problema il supporto in inglese può essere frustrante e poco efficace. Scegli sempre software italiani o con supporto italiano dedicato.

Servizi senza conservazione sostitutiva

La conservazione sostitutiva è obbligatoria per legge: le fatture vanno conservate 10 anni in modalità a norma. Alcuni software base non la includono e devi pagare un servizio aggiuntivo (PEC, conservatori terzi). Verifica sempre prima di firmare il contratto.

Soluzioni “fai da te” non a norma

Word, Excel, generatori XML online gratuiti: NON usare strumenti improvvisati per emettere fatture elettroniche. La fattura va trasmessa al SdI con firma digitale (per chi è obbligato), va conservata correttamente, va archiviata in formato XML. Soluzioni “fai da te” rischiano scarti, sanzioni e perdita di documenti.

Abbonamenti pluriennali troppo aggressivi

Diffida dalle offerte “5 anni a 50 euro!” se l’azienda è piccola o poco conosciuta. Se chiude o cambia condizioni, hai perso i tuoi dati e i tuoi soldi. Preferisci sempre abbonamenti annuali rinnovabili con marchi affidabili.

Trascurare il backup e l’export dei dati

Prima di scegliere un software, verifica come si fa il backup e come si esportano i dati. Se domani vuoi cambiare software, devi poter portare via clienti, fatture, articoli, listini in formato standard (CSV, XML, Excel). Software che “intrappolano” i dati sono trappole.

Posso cambiare software a metà anno?

Sì, puoi cambiare software di fatturazione in qualunque momento dell’anno. Non c’è alcun obbligo fiscale di mantenere lo stesso software per l’intero esercizio. Ma ci sono alcune cautele tecniche da rispettare per non perdere dati e restare in regola.

I 4 passi per cambiare software senza problemi

  1. Esporta tutte le fatture passate in formato XML dal vecchio software (sia attive che passive). I file XML sono il formato ufficiale e vanno conservati per 10 anni
  2. Verifica la conservazione sostitutiva: il vecchio fornitore deve continuare a custodire le fatture conservate finché non scadono i 10 anni, oppure devi spostare l’archivio. Chiedi una copia integrale dell’archivio conservato
  3. Importa anagrafica clienti e fornitori nel nuovo software (di solito tramite CSV o Excel)
  4. Aggiorna il tuo commercialista: deve essere informato del cambio, soprattutto se aveva accesso al precedente software

Il momento migliore per cambiare software è l’inizio dell’anno solare (gennaio): parti con un’anagrafica pulita e fai conservare le fatture vecchie nel sistema precedente. Cambiare a metà anno è possibile ma comporta gestire due archivi per le fatture future.

Attenzione alla conservazione sostitutiva precedente. È l’aspetto più delicato: assicurati che il vecchio fornitore mantenga la conservazione, o che l’archivio venga trasferito a un nuovo conservatore. Senza questo passaggio, in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate non potrai produrre i documenti richiesti.

FAQ – Domande frequenti

Qual è il software di fatturazione migliore per i forfettari nel 2026?

Per i forfettari “essenziali” (poche fatture al mese, pochi clienti) la scelta migliore è Aruba Fattura Elettronica: costa circa 25 euro l’anno, include la conservazione sostitutiva ed è semplice. Per forfettari evoluti con e-commerce, integrazioni o molti clienti, Fatture in Cloud giustifica il costo maggiore grazie ad automazioni e integrazioni native.

Posso usare un software di fatturazione gratuito?

Sì, puoi usare il servizio gratuito “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate. È legalmente valido al 100%, ma estremamente basico: niente app mobile, niente integrazioni, interfaccia spartana, niente conservazione automatica (devi attivarla a parte, sempre gratis). Va bene per chi emette pochissime fatture l’anno e vuole “zero spese”.

Quanto costa in media un software di fatturazione nel 2026?

I costi variano molto: dai 25 euro/anno di Aruba ai 50 euro/mese di Fatture in Cloud Premium (600 euro/anno), passando per i 100-300 euro/anno di Danea Easyfatt (con moduli inclusi). In media, un piccolo professionista o forfettario spende tra 30 e 200 euro l’anno per un software di fatturazione adeguato.

Cosa succede se cambio software a metà anno?

Puoi farlo in qualunque momento. Ricordati di esportare le fatture in XML dal vecchio software, verificare la continuità della conservazione sostitutiva (10 anni obbligatori) e aggiornare il commercialista. Inizio anno è il momento ideale, ma anche metà anno è gestibile con un minimo di organizzazione.

Aruba e Fatture in Cloud sono compatibili tra loro?

Non sono direttamente “compatibili”, ma entrambi esportano fatture in XML standard (formato Sistema di Interscambio). Quindi puoi tranquillamente migrare da uno all’altro: esporti i file XML dal vecchio software e li importi nel nuovo. L’anagrafica clienti si trasferisce via CSV/Excel.

Mi serve davvero un software a pagamento o basta quello dell’Agenzia delle Entrate?

Dipende dal volume e dalle esigenze. Se emetti meno di 10 fatture l’anno e non hai bisogno di app mobile, integrazioni o automazioni, il software gratuito dell’Agenzia delle Entrate basta. Se emetti più fatture, lavori in mobilità o vuoi automazioni, conviene investire in un software a pagamento: il tempo risparmiato vale molto più del costo del canone.

Il CAF può aiutarmi a scegliere e configurare il software giusto?

Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza personalizzata per la scelta e la configurazione del software di fatturazione più adatto al tuo profilo professionale. Possiamo aiutarti a valutare i pro e contro in base al tuo regime fiscale, al volume di fatture e alle integrazioni necessarie. Prenota una consulenza per ricevere un parere su misura.

Conclusione: la scelta dipende da te

Riassumendo questo confronto definitivo: Fatture in Cloud è la scelta moderna e cloud-first per chi cerca integrazioni, mobile e automazioni; Aruba vince sul prezzo ed è perfetta per forfettari e piccoli professionisti; Danea Easyfatt resta il riferimento per chi ha bisogno di un vero gestionale con magazzino. Non c’è un vincitore assoluto: c’è il software giusto per il tuo profilo.

Il consiglio finale è: fai un test con il periodo di prova, valuta concretamente la tua quotidianità (quante fatture? quante app vuoi integrare? quanto tempo vuoi dedicare?), e solo dopo decidi. E se vuoi un parere indipendente, con una persona vera che conosce la tua situazione fiscale, il CAF Centro Fiscale di Udine è qui per aiutarti.

Hai ancora dubbi? Parla con un consulente CAF

Scegliere il software di fatturazione giusto è un investimento che dura anni. Una consulenza di 30 minuti con il CAF Centro Fiscale di Udine può farti risparmiare centinaia di euro e ore di lavoro inutile.

Prenota una consulenza gratuita

Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
Telefono: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

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Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani
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Indice dei contenuti

  • Hard fork e airdrop: cosa sono e quando interessano il Fisco
  • Tassazione hard fork 2026: redditi diversi e aliquota 33%
  • Tassazione airdrop 2026: gratuito non significa esente
  • Come si determina il valore di mercato delle crypto ricevute
  • Quadro RT: come si compila per hard fork e airdrop
  • Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA
  • Il momento impositivo: le controversie normative 2026
  • Esempi pratici di calcolo
  • Domande frequenti (FAQ)

Hard fork e airdrop: cosa sono e quando interessano il Fisco

Prima di entrare nel merito fiscale, è utile capire di cosa si tratta.

Un hard fork è una modifica radicale al protocollo di una blockchain che crea, di fatto, due reti distinte e incompatibili. Chi deteneva la criptovaluta originale si ritrova con una quantità equivalente della nuova criptovaluta “derivata”. Il caso più noto è il Bitcoin Cash (BCH), nato nel 2017 da un hard fork di Bitcoin: chi possedeva 1 BTC si è ritrovato anche 1 BCH. La caratteristica fondamentale è che la ricezione avviene automaticamente, senza alcuna azione da parte del possessore.

Un airdrop è invece una distribuzione gratuita di criptovalute o token a un gruppo di indirizzi wallet, spesso come strumento di marketing, promozione o ricompensa per i possessori di una certa crypto. A differenza dell’hard fork, l’airdrop è una scelta deliberata del progetto e non deriva dalla struttura tecnologica della blockchain. Può avvenire in modo automatico (se possiedi la crypto X, ricevi il token Y) oppure previo completamento di determinate azioni (seguire profili social, partecipare a test di rete, ecc.).

Entrambe le operazioni interessano il Fisco italiano perché generano un arricchimento patrimoniale: hai ricevuto qualcosa che non avevi prima. E anche se non hai speso un centesimo per ottenerlo, l’Agenzia delle Entrate considera questo valore come reddito imponibile.

Tassazione hard fork 2026: redditi diversi e aliquota 33%

Le criptovalute ricevute tramite hard fork rientrano nella categoria dei redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. c-sexies del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), così come modificato dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e dalla successiva Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024).

Dal 1° gennaio 2026, questi redditi sono tassati con un’aliquota del 33%, aumentata rispetto al precedente 26% (in vigore fino al 31 dicembre 2025). La norma che ha introdotto questa variazione è il L. 207/2024, art. 1, c. 25.

Attenzione: nessuna franchigia dal 2025

Fino al 31 dicembre 2024 era prevista una franchigia di esenzione di 2.000 euro annui per le plusvalenze da cripto-attività. Dal 1° gennaio 2025 questa soglia è stata abolita: ogni centesimo di reddito da hard fork va dichiarato e tassato, senza alcuna esenzione minima. Norma: L. 207/2024 art. 1 c. 25 lett. a.

Quando nasce il reddito da hard fork?

Il punto cruciale — e più controverso — riguarda il momento in cui nasce il reddito imponibile. Ci sono due interpretazioni:

  • Tesi 1 — Reddito al momento della ricezione: Le nuove crypto vanno tassate non appena vengono accreditate nel wallet, utilizzando il loro valore di mercato in quel preciso momento. È l’interpretazione più cautelativa e quella che alcune interpretazioni dottrinali hanno sostenuto.
  • Tesi 2 — Reddito al momento della cessione: Le nuove crypto derivate da hard fork hanno costo fiscale zero (non hai pagato nulla per ottenerle). Il reddito sorge solo quando le vendi, e l’intera somma ricavata costituisce plusvalenza imponibile. Questa è l’interpretazione più diffusa in ambienti fiscali.

L’Agenzia delle Entrate non ha ancora emesso una circolare definitiva e univoca su questo punto per i casi più recenti. In assenza di chiarimenti ufficiali, il comportamento più prudente è quello di dichiarare il valore delle crypto ricevute già al momento dell’hard fork, ma consultare un esperto per valutare la situazione specifica è fortemente raccomandato. Il CAF Centro Fiscale è a tua disposizione: contattaci per un appuntamento.

Per un quadro completo sulla tassazione generale delle criptovalute, consulta il nostro articolo pillar: Tassazione Criptovalute 2026: Aliquota al 33%, Quadro W e Come Dichiarare Bitcoin e Crypto.

Tassazione airdrop 2026: gratuito non significa esente

“Ho ricevuto token gratis, quindi non devo pagare tasse.” Questo è uno degli errori più comuni tra gli investitori crypto italiani. In realtà, la gratuità della ricezione non equivale a esenzione fiscale.

Anche le criptovalute ricevute tramite airdrop rientrano nella categoria dei redditi diversi e sono soggette all’aliquota del 33% (dal 2026) sul valore di mercato al momento della ricezione. La logica è la stessa che si applica, ad esempio, a un premio vinto in denaro: anche se non hai lavorato per guadagnarlo, rappresenta comunque un arricchimento imponibile.

Distinzione tra tipi di airdrop

Non tutti gli airdrop sono uguali ai fini fiscali. Occorre distinguere:

  • Airdrop automatico (snapshot-based): Ricevi token semplicemente perché possiedi una certa criptovaluta in un determinato momento (snapshot). Non hai compiuto alcuna azione specifica. Il trattamento è analogo all’hard fork: reddito diverso tassato al 33% sul valore di mercato alla ricezione.
  • Airdrop con controprestazione (task-based): Ricevi token in cambio di azioni specifiche (seguire profili social, testare un prodotto, promuovere un progetto, compilare moduli). In questo caso il reddito potrebbe essere qualificato come reddito da lavoro autonomo occasionale oppure come reddito diverso, a seconda della natura dell’attività svolta. La qualificazione dipende dalla continuità e dall’organizzazione dell’attività.

Per gli airdrop task-based in cui l’investitore ha fornito una controprestazione continuativa e organizzata, l’Agenzia delle Entrate potrebbe qualificare il reddito in modo diverso. In questi casi è fondamentale una consulenza specifica. Contatta il CAF Centro Fiscale per una valutazione personalizzata.

Per approfondire le situazioni più complesse, consulta anche: Dichiarazione Criptovalute 2026 Quadro RW: Staking, DeFi e NFT — Casi Complessi.

Come si determina il valore di mercato delle crypto ricevute

Uno degli aspetti più pratici — e spesso trascurati — riguarda la determinazione del valore di mercato delle criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop. Questo valore è fondamentale perché costituisce sia la base imponibile per l’imposta al 33%, sia il costo fiscale della nuova crypto (che servirà quando la venderai per calcolare l’eventuale plusvalenza o minusvalenza).

Regola generale: prezzo di mercato al momento della ricezione

Il valore di mercato va determinato al momento esatto della ricezione (o, in mancanza di un valore preciso, alla data del blocco della blockchain o della distribuzione dell’airdrop). Puoi usare:

  • Il prezzo listato sull’exchange dove la criptovaluta viene scambiata al momento della ricezione (preferibilmente un exchange di riferimento come Coinbase, Binance, Kraken)
  • Aggregatori di prezzi storici come CoinGecko, CoinMarketCap (nella sezione “storico prezzi”)
  • Il report dell’exchange che ha accreditato i token, se disponibile

Il valore ottenuto deve essere convertito in euro al tasso di cambio ufficiale del giorno (o, in mancanza, al tasso BCE).

Caso speciale: criptovaluta nuova senza mercato attivo

Può capitare — soprattutto con gli hard fork — che la nuova criptovaluta derivata non abbia ancora un valore di mercato al momento della ricezione, perché non è ancora quotata su nessun exchange. In questo caso:

  • Se il valore è zero o non determinabile, il reddito imponibile immediato è zero. Il reddito sorgerà al momento della prima cessione, calcolato sull’intero ricavato di vendita (costo fiscale = 0).
  • È importante documentare questa situazione (screenshot della data di fork, assenza di quotazioni, ecc.) per giustificare l’assenza di dichiarazione immediata in caso di controllo.

Per ulteriori approfondimenti su come compilare il Quadro W e il monitoraggio fiscale dopo un hard fork, leggi: Quadro RW Criptovalute 2026 Post-DAC8: Come Compilare con Scambio Dati Exchange.

Quadro RT: come si compila per hard fork e airdrop

Il Quadro RT del Modello Redditi PF è il quadro dedicato alle plusvalenze e ai redditi diversi di natura finanziaria. Per hard fork e airdrop — classificati come redditi diversi — questo è il quadro principale da compilare.

Importante: non confondere il Quadro RT con il Quadro W. Il Quadro W è per il monitoraggio fiscale (dichiarare la detenzione di cripto-attività e calcolare l’IVCA). Il Quadro RT è per dichiarare le plusvalenze e i redditi (come quelli da hard fork e airdrop). Entrambi vanno compilati.

Compilazione pratica del Quadro RT per airdrop e hard fork

Ecco i passaggi per compilare correttamente il Quadro RT (Sezione II) per redditi da hard fork e airdrop:

  1. Identifica le operazioni: Elenca tutti gli hard fork e gli airdrop ricevuti nel 2025 con le relative date e quantità di token ricevuti.
  2. Calcola il valore in euro: Per ciascun evento, determina il valore in euro al momento della ricezione (vedi sezione precedente).
  3. Riporta nella colonna “corrispettivi” (Sezione II): Il valore di mercato delle crypto ricevute costituisce il “corrispettivo” dell’operazione. Se l’hard fork o l’airdrop è trattato come reddito imponibile immediato, inserisci qui il totale.
  4. Indica il costo di acquisto: Per hard fork e airdrop il costo è zero (non hai pagato nulla per ottenerle). Quindi la plusvalenza imponibile coincide con il valore di mercato alla ricezione.
  5. Calcola l’imposta sostitutiva al 33%: Moltiplica la base imponibile per 0,33.
  6. Compensa eventuali minusvalenze pregresse: Se hai riportato minusvalenze da anni precedenti (entro il quarto anno successivo), puoi usarle per ridurre la base imponibile.

Il pagamento dell’imposta sostitutiva avviene tramite modello F24 entro le scadenze ordinarie del Modello Redditi (saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo, con possibilità di rateizzare).

Per un confronto con la dichiarazione delle criptovalute nel 730, leggi: 730 e Criptovalute 2026: Come Dichiarare Bitcoin e Crypto nel Quadro W.

Quadro W: monitoraggio fiscale e IVCA

Oltre al Quadro RT, chi detiene criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop deve compilare il Quadro W del Modello Redditi PF. Questo quadro, introdotto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) in sostituzione del precedente Quadro RW, serve per:

  • Monitoraggio fiscale: Dichiarare il valore di tutte le cripto-attività detenute al 31 dicembre dell’anno fiscale, anche se non hai venduto nulla.
  • IVCA: Calcolare e versare l’Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, pari allo 0,2% annuo (2 per mille) del valore al 31/12.

Le criptovalute ricevute tramite hard fork o airdrop — anche quelle con valore di mercato basso o nullo al momento della ricezione — devono essere incluse nel Quadro W se al 31 dicembre dell’anno fiscale hanno un valore superiore a zero.

Per approfondire la compilazione del Quadro W dopo un hard fork o airdrop: Dichiarazione Criptovalute 2026: Staking, DeFi e NFT.

Il momento impositivo: le controversie normative 2026

Uno degli aspetti più dibattuti nella fiscalità degli hard fork e degli airdrop riguarda il momento impositivo, ovvero quando nasce concretamente l’obbligo tributario. Questa è una delle aree di maggiore incertezza normativa in Italia nel 2026, anche a causa dell’assenza di una prassi consolidata dell’Agenzia delle Entrate su questi specifici eventi.

La posizione dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, nelle risposte a interpello disponibili, ha generalmente equiparato le cripto-attività ricevute gratuitamente (hard fork, airdrop) a redditi diversi ai sensi del TUIR. Tuttavia, la questione del momento esatto in cui tassare non è stata risolta univocamente per tutti i casi possibili.

In linea generale, l’approccio più prudente — e quello che minimizza il rischio di contestazioni — prevede di:

  • Dichiarare il valore delle crypto ricevute nell’anno della ricezione, utilizzando il valore di mercato al momento dell’accredito nel wallet.
  • Registrare questo valore come costo fiscale della nuova crypto (base per il calcolo della futura plusvalenza o minusvalenza).
  • In assenza di valore di mercato determinabile, documentare l’evento e dichiarare al momento della prima vendita.

DAC8 e l’impatto sui controlli

A partire dal 2026, la direttiva europea DAC8 obbliga gli exchange e le piattaforme crypto ad comunicare automaticamente i dati degli utenti alle autorità fiscali dei rispettivi Paesi. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate riceverà informazioni sempre più dettagliate sulle operazioni degli investitori italiani — inclusi gli hard fork e gli airdrop gestiti tramite exchange centralizzati.

Chi non ha dichiarato correttamente in passato è sempre più esposto al rischio di controlli. Il ravvedimento operoso resta uno strumento disponibile per regolarizzare le posizioni pregresse, con sanzioni ridotte rispetto all’accertamento d’ufficio.

Leggi anche: Quadro RW Criptovalute 2026 Post-DAC8: Come Compilare con Scambio Dati Exchange.

Esempi pratici di calcolo

Esempio 1: Marco riceve Bitcoin Cash da un hard fork di Bitcoin

Marco possiede 0,5 BTC quando avviene un hard fork che genera una nuova criptovaluta (BCH equivalente). Riceve automaticamente 0,5 BCH. Al momento dell’accredito, il valore di mercato di 0,5 BCH è 150 euro.

  • Reddito imponibile alla ricezione: 150 euro
  • Aliquota: 33%
  • Imposta dovuta: 49,50 euro (se si opta per tassazione immediata)
  • Costo fiscale del BCH registrato: 150 euro (valore di carico)
  • Se poi vende il BCH a 200 euro: plusvalenza = 200 – 150 = 50 euro → ulteriori 16,50 euro di imposta

Esempio 2: Giulia riceve un airdrop da un exchange

Giulia ha un account su un exchange che distribuisce un airdrop di token promozionali a tutti gli utenti attivi. Riceve token per un valore di 80 euro al momento della distribuzione.

  • Reddito imponibile: 80 euro
  • Aliquota: 33%
  • Imposta dovuta: 26,40 euro
  • Va dichiarato nel Quadro RT (Sezione II) del Modello Redditi PF 2026

Esempio 3: Luca riceve token da un airdrop con valore nullo iniziale

Luca riceve 10.000 token da un nuovo progetto blockchain tramite airdrop. Al momento della ricezione, i token non sono ancora quotati su nessun exchange: valore di mercato = 0.

  • Reddito imponibile alla ricezione: 0 euro → nessuna imposta immediata
  • Costo fiscale registrato: 0 euro
  • Se sei mesi dopo i token vengono quotati e Luca li vende a 500 euro: plusvalenza = 500 – 0 = 500 euro → imposta del 33% = 165 euro
  • Va dichiarato nel Modello Redditi dell’anno in cui avviene la vendita

Hai situazioni simili? Il CAF Centro Fiscale può aiutarti a calcolare correttamente le imposte e a compilare il Modello Redditi. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Domande frequenti (FAQ)

Se ricevo crypto da un hard fork ma non le vendo, devo pagarci le tasse?

Dipende dall’interpretazione applicata. Secondo l’approccio più prudente, il reddito nasce al momento della ricezione, e quindi dovresti dichiarare il valore di mercato delle crypto ricevute anche se non le hai vendute. Secondo un’interpretazione alternativa (più favorevole al contribuente), il reddito sorge solo al momento della cessione. In assenza di chiarimenti definitivi dell’Agenzia delle Entrate, ti consigliamo di consultare il CAF Centro Fiscale per valutare la scelta migliore per la tua situazione.

Gli airdrop valgono meno di 100 euro: devo comunque dichiararli?

Sì. Dal 1° gennaio 2025 la soglia di esenzione di 2.000 euro è stata abolita. Non esiste più alcuna franchigia minima: anche un airdrop di pochi euro va dichiarato nel Modello Redditi PF. La mancata dichiarazione — anche per importi piccoli — può comportare sanzioni in caso di controllo, specialmente con l’entrata in vigore di DAC8.

Come faccio a documentare il valore di mercato al momento dell’airdrop?

Salva gli screenshot del prezzo della criptovaluta sul tuo exchange o su aggregatori come CoinGecko/CoinMarketCap alla data dell’airdrop o dell’hard fork. Conserva anche i report delle transazioni forniti dagli exchange (CSV o PDF). Questi documenti sono fondamentali in caso di accertamento fiscale.

Posso usare il 730 per dichiarare redditi da airdrop?

No. Il modello 730 non consente di compilare il Quadro RT. Per i redditi da criptovalute — inclusi hard fork e airdrop — è obbligatorio il Modello Redditi PF (ex Unico). Per approfondire: 730 e Criptovalute 2026: Come Dichiarare Bitcoin e Crypto.

Se ho ricevuto token da un airdrop task-based (compiti social), come vengono tassati?

Gli airdrop task-based — dove hai svolto attività specifiche (post sui social, test di prodotto, ecc.) per ricevere i token — potrebbero essere qualificati come reddito da lavoro autonomo occasionale anziché come redditi diversi. La qualificazione dipende dalla natura e dalla continuità dell’attività svolta. In questi casi è fondamentale una consulenza specifica: contatta il CAF Centro Fiscale per una valutazione della tua situazione.

Con DAC8 l’Agenzia delle Entrate saprà degli airdrop che ho ricevuto sugli exchange?

Sì, se gli airdrop sono stati accreditati su exchange centralizzati (CEX) registrati nell’UE. Dal 2026, DAC8 obbliga questi exchange a comunicare automaticamente le transazioni degli utenti italiani — inclusi gli accrediti da airdrop. Gli airdrop accreditati direttamente su wallet non-custodial (Metamask, Ledger, ecc.) non sono soggetti a questa comunicazione, ma rimane comunque l’obbligo di dichiarazione in capo al contribuente.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.


Hai ricevuto crypto da hard fork o airdrop? Dichiariamole insieme.

Hard fork e airdrop generano obblighi fiscali spesso sottovalutati. Un errore nel Modello Redditi PF può costare sanzioni significative, specialmente con i nuovi controlli DAC8.

Il CAF Centro Fiscale ti offre:

  • Assistenza nella compilazione del Quadro RT per hard fork e airdrop
  • Determinazione corretta del valore di mercato e del costo fiscale
  • Compilazione Quadro W e calcolo IVCA
  • Consulenza su ravvedimento per anni precedenti non dichiarati

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Agosto 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 07:38:002026-08-26 07:39:14Tassazione Hard Fork e Airdrop Crypto 2026: Quadro RT e Valore di Mercato
NOTIZIE

Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute

Settembre 2026 porta con sé importanti aggiornamenti per tutti i pensionati italiani: oltre alle consuete date di accredito bancario e al calendario degli sportelli Poste Italiane, questo mese il cedolino della pensione potrebbe riportare alcune novità legate ai conguagli IRPEF e ad eventuali trattenute derivanti dalla dichiarazione dei redditi. Di seguito trovate tutte le informazioni aggiornate per sapere quando arriva la pensione, cosa aspettarsi sul cedolino e come consultarlo comodamente da casa.

Indice dei contenuti

  • Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026
  • Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale
  • Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia
  • Trattenute e conguagli IRPEF di settembre
  • Come consultare il cedolino online su MyINPS
  • Domande frequenti

Quando vengono pagate le pensioni a settembre 2026

Le pensioni erogate dall’INPS vengono accreditate il primo giorno bancario del mese. Poiche’ il 1° settembre 2026 cade di martedi’ (giorno feriale bancario), l’accredito diretto sul conto corrente avverra’ il 1° settembre 2026.

Per i pensionati che ricevono la pensione tramite bonifico bancario o postale, la cifra sara’ disponibile fin dalle prime ore del mattino del 1° settembre. Questo vale per tutti i trattamenti gestiti dall’INPS: pensione di vecchiaia, pensione anticipata, invalidita’ civile, assegno di invalidita’, pensione ai superstiti (reversibilita’).

Per approfondire il calendario completo di tutti i pagamenti INPS del mese (NASpI, ADI, Assegno Unico), puoi consultare il nostro articolo: Pagamenti INPS Settembre 2026: Calendario Completo.

Calendario Poste Italiane: ritiro in filiale

Per i pensionati che ritirano la pensione agli sportelli Poste Italiane, il pagamento viene distribuito su piu’ giorni in base all’iniziale del cognome, per evitare code e assembramenti. Il calendario alfabetico di settembre 2026 e’ il seguente:

Cognome (iniziale)Giorno di pagamento
A – CMartedi’ 1 settembre 2026
D – KMercoledi’ 2 settembre 2026
L – PGiovedi’ 3 settembre 2026
Q – ZVenerdi’ 4 settembre 2026

Nota importante: i pensionati con cognome che inizia per A, B o C possono ritirare la pensione gia’ dal 1° settembre. Chi non puo’ recarsi allo sportello nel giorno assegnato, puo’ comunque ritirare la pensione nei giorni successivi senza perdere il diritto all’importo. In alternativa, e’ sempre possibile attivare l’accredito su libretto postale o conto BancoPosta per ricevere automaticamente l’importo il 1° settembre.

Cedolino pensione settembre 2026: cosa cambia

Il cedolino della pensione e’ il documento che riporta in dettaglio l’importo lordo, le trattenute fiscali e previdenziali applicate e il netto che viene effettivamente erogato. Controllare il cedolino di settembre e’ particolarmente importante perche’ questo e’ uno dei mesi in cui l’INPS applica tipicamente conguagli e trattenute straordinarie.

Sul cedolino di settembre 2026 potreste trovare le seguenti voci:

  • Importo lordo della pensione: la prestazione mensile base rivalutata per il 2026
  • Addizionale regionale IRPEF: trattenuta calcolata sulle aliquote della regione di residenza
  • Addizionale comunale IRPEF: trattenuta in base al comune di residenza (saldo e/o acconto)
  • Conguaglio IRPEF: eventuale saldo derivante dalla dichiarazione precompilata o da comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate
  • Trattenute per prestiti/cessione del quinto: se il pensionato ha un prestito con cessione del quinto dello stipendio/pensione
  • Quote associative o sindacali: se il pensionato ha autorizzato trattenute a favore di organizzazioni sindacali

Trattenute e conguagli IRPEF di settembre

Il mese di settembre e’ tradizionalmente uno dei piu’ delicati per i pensionati dal punto di vista fiscale. L’INPS, in qualita’ di sostituto d’imposta, e’ obbligato a trattenere direttamente sulla pensione le addizionali regionali e comunali IRPEF maturate sull’anno precedente (o sull’anno in corso come acconto).

In particolare, nel 2026 settembre puo’ portare:

  • Saldo addizionale regionale 2025: trattenuto a rate da gennaio a novembre 2026. Settembre e’ la nona rata su undici.
  • Saldo addizionale comunale 2025: puo’ essere trattenuto in un’unica soluzione o rateizzato
  • Acconto addizionale comunale 2026: per alcuni comuni, il 30% dell’addizionale stimata per l’anno corrente viene trattenuto a partire da settembre
  • Conguagli da 730 precompilato: se l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’INPS un saldo a debito a seguito della dichiarazione dei redditi 2025 (modello 730 presentato a luglio 2026), il rimborso o la trattenuta viene applicata a partire dal cedolino di agosto-settembre

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, molto probabilmente la causa e’ una di queste trattenute. Verificate sempre il dettaglio sul cedolino online per capire esattamente da dove deriva la differenza. Per approfondire come funzionano le addizionali IRPEF, leggi la nostra guida: Addizionali IRPEF 2026: Guida Completa.

Come consultare il cedolino online su MyINPS

L’INPS mette a disposizione un servizio online gratuito per consultare il cedolino della pensione in qualsiasi momento. Ecco come fare:

  1. Accedi al portale MyINPS: vai su myinps.inps.it e fai clic su “Accedi ai servizi”
  2. Scegli il metodo di autenticazione: puoi accedere con SPID (Sistema Pubblico di Identita’ Digitale), CIE (Carta di Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
  3. Cerca il servizio cedolino: una volta autenticato, cerca “Cedolino della pensione” nella barra di ricerca del portale o vai in “I miei servizi”
  4. Seleziona il mese: puoi consultare il cedolino del mese corrente e degli ultimi 12 mesi
  5. Scarica o stampa il cedolino: il documento e’ disponibile in formato PDF per il download

Se non sei ancora in possesso dello SPID o della CIE, puoi rivolgerti a un CAF o a uno sportello dedicato per ottenerli. In alternativa, puoi contattare il Contact Center INPS al numero gratuito 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare, a pagamento) per ricevere informazioni sul cedolino.

Per sapere piu’ nel dettaglio le date di accredito di tutte le prestazioni INPS di settembre, consulta anche: Pagamento Pensioni Settembre 2026: Date di Accredito e Calendario INPS.

Domande frequenti

La pensione di settembre 2026 e’ aumentata rispetto ad agosto?

L’importo base della pensione per il 2026 e’ stato rivalutato a gennaio in base all’indice di inflazione ISTAT. A settembre l’importo lordo rimane uguale a quello degli altri mesi del 2026, salvo eventuali conguagli o provvedimenti specifici comunicati dall’INPS. Le variazioni sul netto dipendono principalmente dalle trattenute fiscali (addizionali, conguagli IRPEF).

Perche’ la mia pensione di settembre e’ piu’ bassa?

Se l’importo netto di settembre e’ inferiore al solito, le cause piu’ comuni sono: la trattenuta dell’addizionale regionale o comunale IRPEF (che si applica in rate da gennaio a novembre), un conguaglio IRPEF derivante dal 730 o dalla dichiarazione dei redditi, oppure una trattenuta per prestito con cessione del quinto. Consulta il cedolino online su MyINPS per vedere il dettaglio completo delle voci.

Quando viene accreditata la pensione per chi ha il conto in banca?

Per i pensionati con accredito su conto corrente bancario, la pensione di settembre 2026 viene accreditata il 1° settembre 2026 (martedi’), primo giorno bancario del mese. L’importo e’ solitamente disponibile gia’ dalle prime ore del mattino.

Posso delegare qualcuno a ritirare la pensione alle Poste per me?

Si’, e’ possibile delegare un familiare o un fiduciario al ritiro della pensione allo sportello Poste Italiane. E’ necessario presentare una delega scritta firmata dal pensionato, un documento di identita’ del delegato e una fotocopia del documento di identita’ del delegante. In alternativa, attivare l’accredito automatico su libretto postale o conto BancoPosta elimina la necessita’ di recarsi allo sportello.


Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

Agosto 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2022/12/BOX-PENSIONI.png 788 940 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-26 06:28:152026-08-26 08:30:07Pensioni settembre 2026: calendario pagamenti, cedolino e trattenute
NOTIZIE

Cedolare Secca Affitti Commerciali 2026: Ultima Chiamata per Locali C/1

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Indice dei contenuti

  • Cos’e’ la cedolare secca sugli affitti commerciali
  • Come funziona e chi puo’ applicarla
  • Perche’ si parla di ultima chiamata
  • Vantaggi per locatori e conduttori
  • Scadenze e adempimenti 2026
  • Domande frequenti

La cedolare secca sugli affitti commerciali torna al centro del dibattito fiscale. Il Sole 24 Ore segnala un’"ultima chiamata" per questa misura: l’estensione strutturale alle locazioni non abitative e’ ancora in bilico e il tempo per intervenire si stringe. Chi affitta un locale commerciale di piccole dimensioni deve sapere se puo’ ancora beneficiare di questo regime agevolato e quali sono i passi da compiere entro la fine dell’anno.

Cos’e’ la cedolare secca sugli affitti commerciali

La cedolare secca e’ un’imposta sostitutiva dell’IRPEF ordinaria che i proprietari di immobili possono applicare sui canoni di locazione. Originariamente prevista solo per gli immobili a uso abitativo, la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018, art. 1, c. 59) ha introdotto in via sperimentale la possibilita’ di applicarla anche alle locazioni di immobili ad uso commerciale appartenenti alla categoria catastale C/1 (negozi e botteghe).

L’aliquota prevista per le locazioni commerciali e’ del 21%. Si tratta di un’imposta sostitutiva che sostituisce:

  • IRPEF e relative addizionali regionali e comunali
  • imposta di registro sul contratto di locazione
  • imposta di bollo sul contratto di locazione

Per chi rientra nei requisiti, il vantaggio fiscale e’ immediato e significativo rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria, soprattutto per i redditi piu’ elevati.

Come funziona e chi puo’ applicarla

I requisiti per accedere alla cedolare secca sugli affitti commerciali sono specifici e vincolanti:

  • Tipo di immobile: solo immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe)
  • Superficie massima: fino a 600 metri quadri, escluse le pertinenze
  • Locatore: persona fisica proprietaria o titolare di diritto reale sull’immobile
  • Regime: l’opzione si esercita in sede di registrazione del contratto o di proroga

La misura non si applica agli immobili di categoria A/10 (uffici), C/3 (laboratori), C/6 (rimesse) o D (immobili industriali e commerciali di grandi dimensioni). E’ riservata esclusivamente ai negozi e botteghe C/1, che rappresentano la tipologia di locale commerciale piu’ diffusa nei centri urbani.

L’opzione per la cedolare secca va comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite modello RLI (Registrazione Locazioni Immobili), contestualmente alla registrazione del contratto o in sede di proroga.

Perche’ si parla di ultima chiamata

Secondo Il Sole 24 Ore, il termine "ultima chiamata" fa riferimento alla finestra temporale che si sta chiudendo per l’estensione strutturale di questa misura alle locazioni non abitative in senso piu’ ampio. La cedolare secca commerciale e’ stata prorogata di anno in anno senza mai diventare misura permanente a pieno regime, e il dibattito sulla sua estensione e stabilizzazione definitiva e’ ancora aperto.

Il quotidiano economico sottolinea che l’estensione della misura alle locazioni non abitative non sarebbe solo un intervento fiscale, ma uno strumento di politica economica: contribuirebbe a far emergere il nero nei contratti di locazione commerciale, a ridurre il costo degli spazi per le piccole imprese e a incentivare la stipula di contratti regolari, con effetti positivi sulla rigenerazione urbana dei centri storici.

Chi ha un contratto di locazione C/1 in corso o sta per stipularne uno nuovo deve quindi valutare subito se optare per questo regime, prima che eventuali modifiche normative o scadenze ne restringano ulteriormente la portata.

Vantaggi per locatori e conduttori

I vantaggi della cedolare secca commerciale si dispiegano su piu’ fronti:

Per il locatore (proprietario)

  • Risparmio IRPEF: l’aliquota del 21% e’ conveniente per chi e’ in scaglioni IRPEF superiori (35%, 43%)
  • Nessuna imposta di registro: non si paga il 2% annuo sull’imposta di registro
  • Nessuna imposta di bollo: il bollo sul contratto e’ incluso nel regime sostitutivo
  • Dichiarazione semplificata: il reddito da cedolare secca non si cumula con gli altri redditi ai fini delle addizionali

Per il conduttore (affittuario commerciale)

  • Blocco aggiornamento ISTAT: il locatore che opta per cedolare secca non puo’ aggiornare il canone agli indici ISTAT per tutta la durata dell’opzione
  • Canone stabile: prevedibilita’ dei costi per la piccola impresa o il commerciante
  • Incentivo alla regolarita’: il vantaggio fiscale del locatore riduce la pressione verso canoni "in nero"

Scadenze e adempimenti 2026

Chi vuole optare per la cedolare secca su un locale C/1 deve rispettare alcune scadenze fondamentali:

  • Nuovo contratto: l’opzione va esercitata contestualmente alla registrazione del contratto tramite modello RLI
  • Contratto in corso: e’ possibile optare in sede di proroga annuale, entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla proroga
  • Revoca dell’opzione: possibile ogni anno in sede di proroga
  • Acconto cedolare secca 2026: dovuto se l’imposta cedolare dell’anno precedente supera 51,65 euro; si versa in due rate se l’importo supera 257,52 euro (40% entro giugno, 60% entro 30 novembre), oppure in unica soluzione entro il 30 novembre

La dichiarazione dei redditi da locazione con cedolare secca va presentata nel Modello Redditi PF, quadro RB, indicando la scelta del regime sostitutivo. Non e’ possibile optare per la cedolare secca in sede di dichiarazione: l’opzione deve essere esercitata preventivamente con il modello RLI presso l’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

La cedolare secca si applica anche agli uffici o ai capannoni?
No. La cedolare secca commerciale si applica esclusivamente agli immobili di categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) con superficie fino a 600 mq. Gli uffici (A/10), i laboratori (C/3) e i capannoni (categoria D) sono esclusi dalla misura.
Posso optare per la cedolare secca su un contratto gia’ in corso?
Si’, ma solo in sede di proroga annuale. E’ necessario presentare il modello RLI all’Agenzia delle Entrate entro il termine di versamento dell’imposta di registro sulla proroga. Non e’ possibile esercitare l’opzione a contratto in corso senza una scadenza di proroga.
Qual e’ l’aliquota della cedolare secca per i locali commerciali?
L’aliquota e’ del 21%. E’ inferiore rispetto agli scaglioni IRPEF piu’ alti (35% e 43%), quindi il risparmio e’ tanto maggiore quanto piu’ elevato e’ il reddito complessivo del proprietario. Per i redditi medio-bassi il vantaggio puo’ essere ridotto o nullo.
Il conduttore puo’ dedurre il canone commerciale in cedolare secca come costo?
Si’. Il regime di cedolare secca riguarda la tassazione del locatore, non incide sulla deducibilita’ del canone per il conduttore. L’affittuario del locale commerciale puo’ continuare a dedurre il canone come costo inerente all’attivita’, secondo le regole ordinarie.
La cedolare secca commerciale e’ una misura definitiva o temporanea?
E’ nata come misura sperimentale con la Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) e da allora e’ stata prorogata senza diventare strutturale. Il dibattito sulla sua stabilizzazione definitiva e su una possibile estensione a categorie catastali diverse da C/1 e’ ancora in corso.

Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.

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NOTIZIE

EssilorLuxottica, Leonardo Maria Del Vecchio lascia i vertici: le ragioni dell’uscita

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, ha annunciato le proprie dimissioni dai vertici di EssilorLuxottica, il colosso franco-italiano dell’ottica quotato alla Borsa di Parigi. La notizia ha immediatamente attirato l’attenzione degli osservatori finanziari e del mondo degli affari, segnando una svolta significativa nella governance del gruppo che produce marchi iconici come Ray-Ban, Oakley e Persol.

Indice dei contenuti

  • Chi e Leonardo Maria Del Vecchio
  • Le ragioni dell’uscita da EssilorLuxottica
  • Il peso della famiglia Del Vecchio nel gruppo
  • Cosa cambia nella governance di EssilorLuxottica
  • La reazione dei mercati
  • Domande frequenti

Chi e Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio e uno dei sei figli del fondatore di Luxottica, il compianto Leonardo Del Vecchio, scomparso nel giugno 2022. Laureato in economia e con esperienze nel settore del private equity e della finanza internazionale, Leonardo Maria era entrato nel consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice, detentrice tramite la holding Delfin di una quota di controllo superiore al 30% nel gruppo.

Delfin, la cassaforte di famiglia con sede in Lussemburgo, e il principale azionista di EssilorLuxottica. La presenza dei figli Del Vecchio negli organi societari e sempre stata centrale nella governance del colosso dell’ottica, anche dopo la scomparsa del fondatore e le successive battaglie ereditarie tra i diversi rami familiari.

Le ragioni dell’uscita da EssilorLuxottica

Le motivazioni ufficiali dell’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dai vertici di EssilorLuxottica fanno riferimento a divergenze strategiche con l’attuale management del gruppo, guidato dall’amministratore delegato Francesco Milleri. Secondo quanto riportato da diverse fonti finanziarie, le tensioni riguarderebbero la direzione industriale del gruppo e la gestione delle priorita di investimento in un contesto di mercato sempre piu competitivo.

Non e la prima volta che emergono frizioni all’interno del gruppo. Dopo la morte del fondatore nel 2022, il processo di successione e la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica hanno attraversato diverse fasi di tensione, con i vari figli Del Vecchio che hanno assunto posizioni non sempre allineate sulle strategie aziendali. Leonardo Maria si era distinto per posizioni critiche rispetto ad alcune scelte del management professionale che ha assunto la guida operativa del gruppo.

Tra i nodi principali del confronto vi sarebbero le modalita di allocazione del capitale, le politiche di acquisizione e la gestione dei brand del portafoglio. EssilorLuxottica e oggi uno dei gruppi di eyewear piu grandi al mondo, con ricavi annui superiori ai 20 miliardi di euro, e le decisioni strategiche hanno impatti enormi sia sul valore azionario sia sull’assetto della governance familiare.

Il peso della famiglia Del Vecchio nel gruppo

Nonostante le uscite individuali, la famiglia Del Vecchio mantiene il controllo di EssilorLuxottica attraverso Delfin. La holding e gestita da un board familiare che comprende diversi eredi del fondatore, e la sua posizione come azionista di controllo rimane solida indipendentemente dalle scelte personali dei singoli componenti della famiglia rispetto ai ruoli consiliari.

Leonardo Del Vecchio aveva costruito Luxottica dal nulla, partendo da un piccolo laboratorio di Agordo (Belluno) negli anni Sessanta per trasformarla nel piu grande produttore mondiale di occhiali. La fusione con il gruppo francese Essilor nel 2018 aveva dato vita a EssilorLuxottica, creando un campione europeo dell’ottica con oltre 190.000 dipendenti nel mondo. La tutela di questa eredita industriale rimane la priorita condivisa da tutti i rami familiari, anche quando emergono divergenze di vedute sulla gestione corrente.

Cosa cambia nella governance di EssilorLuxottica

L’uscita di Leonardo Maria Del Vecchio dal consiglio di amministrazione non modifica la struttura proprietaria del gruppo, ma ha un impatto simbolico e pratico sulla rappresentanza familiare negli organi di governo. Il board di EssilorLuxottica e composto da esponenti della famiglia Del Vecchio, da rappresentanti della parte francese (Essilor) e da consiglieri indipendenti.

Con le dimissioni di Leonardo Maria, il peso della componente familiare nella sala del consiglio si riduce, rafforzando de facto la posizione del management professionale guidato da Milleri. Questo potrebbe accelerare alcune decisioni strategiche che in precedenza incontravano resistenze interne, ma potrebbe anche ridurre il contrappeso familiare rispetto alle scelte dell’AD.

Dal punto di vista regolamentare, le dimissioni di un consigliere non richiedono assemblee straordinarie: il board puo cooptare un sostituto fino alla prossima assemblea degli azionisti, oppure procedere senza riempire il seggio vacante se il numero minimo di consiglieri previsto dallo statuto e comunque rispettato.

La reazione dei mercati

Le notizie di turbolenze nella governance di grandi aziende familiari tendono a generare volatilita sui mercati finanziari, almeno nel breve periodo. Nel caso di EssilorLuxottica, gli investitori seguono con attenzione qualsiasi segnale relativo all’assetto della famiglia Del Vecchio, dato il peso determinante di Delfin nel capitale sociale.

Tuttavia, le dimissioni di un singolo consigliere — pur di rango familiare — non alterano la struttura di controllo. Il titolo EL (il simbolo borsistico di EssilorLuxottica su Euronext Paris) viene monitorato dagli analisti principalmente sulla base dei fondamentali industriali: crescita organica dei ricavi, andamento del mercato eyewear globale, integrazione dei brand acquisiti e marginalita operativa. Su questi fronti il gruppo ha continuato a mostrare solida performance anche dopo la scomparsa del fondatore.

Domande frequenti

Chi e Leonardo Maria Del Vecchio?
E uno dei figli del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica come rappresentante della famiglia fondatrice.

Perche Leonardo Maria Del Vecchio si e dimesso da EssilorLuxottica?
Le ragioni ufficiali fanno riferimento a divergenze strategiche con il management operativo del gruppo. Le tensioni interne non sono una novita: dopo la morte del fondatore, la gestione del potere all’interno di EssilorLuxottica ha attraversato diverse fasi di confronto tra i vari eredi e il top management.

La famiglia Del Vecchio perde il controllo di EssilorLuxottica?
No. La holding Delfin detiene oltre il 30% del capitale e rimane l’azionista di controllo. Le dimissioni personali di Leonardo Maria non modificano la struttura proprietaria del gruppo.

Cosa succedera ora nella governance di EssilorLuxottica?
Il board potra cooptare un sostituto oppure continuare con la composizione attuale, a seconda delle previsioni statutarie. Il management professionale, guidato dall’AD Francesco Milleri, mantiene la guida operativa del gruppo.

EssilorLuxottica e quotata in Italia?
EssilorLuxottica e quotata principalmente su Euronext Paris (simbolo EL). Ha una forte presenza industriale in Italia, con sedi storiche ad Agordo (Belluno) e stabilimenti produttivi nel nordest del Paese.


Questo articolo e stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e responsabile dei contenuti.

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Energia elettrica in lieve calo: PUN oggi a 0,191 €/kWh – 25 Agosto 2026

Bonus Energia

Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica registra oggi, 25 agosto 2026, un valore di 0,191 €/kWh, in lieve calo rispetto ai giorni precedenti. Un segnale positivo per le famiglie italiane che ancora oggi monitorano con attenzione i prezzi dell’elettricità, dopo i rincari che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il PUN e perché conta
  • PUN oggi 25 agosto 2026: il dato
  • Cosa significa per le bollette delle famiglie
  • Confronto con i mesi precedenti
  • Mercato libero e mercato tutelato: le differenze
  • Domande frequenti (FAQ)

Cos’è il PUN e perché conta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale è il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. In parole semplici, è il costo che i fornitori di elettricità pagano per acquistare l’energia sul mercato all’ingrosso gestito dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Questo valore influenza direttamente le tariffe che poi noi consumatori troviamo in bolletta.

Non è la stessa cosa del prezzo che paghi ogni mese: nella bolletta incidono anche le spese di rete (trasporto e distribuzione), le imposte e gli oneri di sistema. Tuttavia, il PUN è la componente più volatile e quella che determina le oscillazioni dei costi nel tempo.

PUN oggi 25 agosto 2026: il dato

Secondo i dati disponibili aggiornati al 25 agosto 2026, il Prezzo Unico Nazionale si attesta a 0,191 €/kWh. Si tratta di un valore in lieve calo rispetto ai giorni immediatamente precedenti, un movimento che gli operatori del settore interpretano come una piccola boccata d’aria per i consumatori finali.

Il dato è stato rilevato attraverso il monitoraggio del mercato all’ingrosso italiano (MGP – Mercato del Giorno Prima), la principale borsa elettrica del nostro Paese dove si forma quotidianamente il prezzo di riferimento. A titolo di confronto, nel mese di agosto i valori del PUN tendono a essere influenzati dalla stagionalità: il caldo estivo aumenta la domanda di energia per il condizionamento, ma le ore di luce prolungate favoriscono la produzione solare, creando un effetto calmierante sui prezzi nelle ore centrali della giornata.

Cosa significa per le bollette delle famiglie

Il calo del PUN è una buona notizia, ma è importante capire in che misura si riflette sulla bolletta mensile. Le famiglie nel mercato di tutela graduata (ex Maggior Tutela, la tariffa gestita da ARERA per chi non ha scelto un fornitore del mercato libero) vedono aggiornare le tariffe su base trimestrale. Quindi un calo giornaliero del PUN non si traduce immediatamente in una bolletta più leggera di questo mese.

Per chi è già nel mercato libero con un contratto a prezzo variabile indicizzato al PUN, la situazione è diversa: la componente energia della bolletta segue direttamente le variazioni del mercato all’ingrosso, quindi un calo del PUN può riflettersi nel costo della prossima lettura.

Se stai valutando se passare al mercato libero, ricorda che esistono strumenti a tua tutela: i contratti con prezzo fisso ti proteggono dalle oscillazioni del mercato, mentre quelli a prezzo variabile ti permettono di beneficiare dei ribassi (ma ti espongono anche ai rialzi). Una scelta consapevole richiede di analizzare il tuo profilo di consumo e confrontare le offerte disponibili.

Confronto con i mesi precedenti

Per capire il significato del dato odierno, è utile collocarlo in un contesto più ampio. Nel corso del 2026, il PUN ha mostrato un andamento altalenante, influenzato da diversi fattori:

  • Produzione rinnovabile: l’espansione delle installazioni fotovoltaiche in Italia ha contribuito a calmierare i prezzi nelle ore diurne, soprattutto nei mesi estivi.
  • Importazioni di gas: le quotazioni del gas naturale (usato nelle centrali termoelettriche) restano un fattore chiave per il prezzo dell’elettricità nelle ore serali e notturne.
  • Temperatura e clima: le ondate di calore estivo aumentano i consumi per il condizionamento, ma la maggiore irradiazione solare compensa parzialmente l’effetto.
  • Mercato europeo: l’interconnessione con i mercati elettrici di Francia, Austria, Slovenia e Svizzera incide sull’equilibrio domanda-offerta italiano.

Il valore di 0,191 €/kWh di oggi si colloca in una fascia che, se mantenuta, potrebbe contribuire a un aggiornamento positivo delle tariffe nel prossimo trimestre di aggiornamento ARERA.

Mercato libero e mercato tutelato: le differenze

Dal 1° luglio 2024 il mercato di maggior tutela è stato chiuso per le utenze domestiche (con eccezioni per le utenze vulnerabili: anziani over 75, soggetti in condizioni di disagio economico o fisico, residenti in zone con servizio di tutela specifica). Chi non rientra nelle categorie vulnerabili è stato automaticamente trasferito al Servizio a Tutele Graduali (STG), gestito da fornitori selezionati tramite gara ARERA su base regionale.

Se hai bisogno di verificare se hai diritto alla tutela per utenze vulnerabili o se sei già nel mercato libero senza saperlo, puoi controllare direttamente nella tua bolletta alla voce “fornitore” e “condizioni contrattuali”.

Per chi vuole approfondire le opportunità di risparmio sulle bollette, è utile consultare anche i bonus bolletta luce disponibili ad agosto 2026, che possono abbattere sensibilmente il costo per le famiglie con ISEE basso. Leggi anche la nostra guida sull’Ecobonus 2026 per il risparmio energetico, utile per chi sta pensando a interventi di efficienza nella propria abitazione.

Domande frequenti sul PUN e i prezzi dell’energia elettrica

Cos’è esattamente il PUN?

Il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, calcolato ogni giorno dalla Borsa Elettrica Italiana (GME). È il punto di riferimento per le tariffe del mercato libero a prezzo variabile e influenza indirettamente le tariffe regolate da ARERA.

Il calo del PUN oggi significa che pago meno in bolletta?

Non necessariamente in modo immediato. Se sei nel Servizio a Tutele Graduali (ex maggior tutela), le tariffe vengono aggiornate trimestralmente da ARERA. Se sei nel mercato libero con contratto indicizzato al PUN, il calo si rifletterà sulla componente energia della tua prossima bolletta.

Dove posso trovare il PUN aggiornato ogni giorno?

Il dato giornaliero ufficiale è pubblicato dal GME (Gestore dei Mercati Energetici) sul sito mercatoelettrico.org, nella sezione “Esiti MGP” (Mercato del Giorno Prima). Alcune piattaforme di comparazione tariffaria offrono anche grafici sull’andamento storico del PUN.

Cosa sono le utenze vulnerabili e come si verifica di esserlo?

Le utenze vulnerabili hanno diritto a restare in un regime di tutela prezzo anche dopo la fine del mercato di maggior tutela. Rientrano in questa categoria: persone con almeno 75 anni di età, titolari di bonus sociali per disagio economico, persone in gravi condizioni di salute che usano apparecchi salvavita, e residenti in isole minori non interconnesse alla rete nazionale. Per verificare la propria situazione, è sufficiente contattare il proprio fornitore o consultare il sito di ARERA.

Quale fornitore conviene scegliere nel mercato libero?

Non esiste un fornitore “migliore” in assoluto: dipende dal tuo profilo di consumo, dalla fascia oraria in cui consumi di più e dalla tua preferenza per un prezzo fisso o variabile. Il consiglio è di utilizzare il portale ufficiale Trova Offerte di ARERA (www.arera.it) per confrontare le offerte disponibili nella tua zona.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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NOTIZIE

Eredità dai genitori, chi la aspetta spende di più e lavora meno

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Chi si aspetta di ricevere un’eredità dai genitori tende a spendere di più, risparmiare meno e lavorare con minore intensità. È questo il dato più sorprendente che emerge da un’analisi recente sui comportamenti economici delle famiglie italiane pubblicata da PMI.it, che riprende dati elaborati su campioni rappresentativi di cittadini in attesa di una successione ereditaria. Un fenomeno che riguarda milioni di italiani e che ha implicazioni concrete sia sul piano finanziario personale, sia sul versante degli obblighi fiscali legati all’eredità.

Indice dei contenuti

  1. L’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmio
  2. Il peso dell’eredità sull’offerta di lavoro
  3. Eredità e risparmio: i dati sulle famiglie italiane
  4. Cosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscali
  5. La pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passiva

L’eredità attesa cambia i comportamenti di spesa e risparmio

L’analisi evidenzia un paradosso tipicamente umano: la sola aspettativa di ricevere un’eredità dai genitori modifica il comportamento economico ancora prima che i beni vengano effettivamente trasferiti. Chi sa — o ritiene molto probabile — di essere destinatario di un lascito patrimoniale tende ad aumentare i consumi correnti, allentare l’attitudine al risparmio e ridurre l’impegno lavorativo.

In termini economici, si parla di un classico effetto ricchezza anticipato: il patrimonio atteso viene già “scontato” nelle decisioni di oggi, come se i soldi fossero già disponibili. Questo meccanismo psicologico è ben noto agli economisti comportamentali, ma la sua intensità nelle famiglie italiane risulta particolarmente marcata rispetto ad altri Paesi europei, probabilmente per l’elevata concentrazione di ricchezza immobiliare nelle generazioni più anziane e per la forte presenza del modello familiare allargato.

Le implicazioni sono significative: chi «vive di aspettative ereditarie» può trovarsi in una situazione finanziaria fragile se l’eredità non arriva nei tempi previsti, o se risulta inferiore alle aspettative (ad esempio per debiti del defunto, altri eredi, o imposta di successione più alta del previsto).

Il peso dell’eredità sull’offerta di lavoro

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’impatto sull’offerta di lavoro. Chi si aspetta un’eredità consistente — in particolare patrimoni immobiliari di valore significativo — tende a lavorare meno ore, accettare posizioni meno esigenti o ritardare il rientro nel mercato del lavoro dopo periodi di inattività.

Questo effetto è amplificato in quei contesti in cui la ricchezza dei genitori è ben visibile (ad esempio, case di proprietà in zone di pregio, attività commerciali tramandate). In questi casi, la certezza psicologica del lascito agisce come un «reddito ombra» che abbassa la pressione a cercare o mantenere un impiego stabile.

Per chi si trova in questa situazione, è fondamentale ricordare che i beni ereditati non sono esenti da adempimenti. La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data del decesso, e l’imposta di successione si applica sulle quote che superano la franchigia prevista dalla legge (1.000.000 di euro per coniuge e figli in linea diretta). Il CAF Centro Fiscale di Udine supporta gli eredi in ogni fase della pratica.

Eredità e risparmio: i dati sulle famiglie italiane

L’Italia è uno dei Paesi con la più alta concentrazione di ricchezza privata in Europa, e gran parte di essa è destinata a trasmettersi tramite successione ereditaria nei prossimi decenni. Secondo stime di Banca d’Italia, ogni anno vengono trasferiti per via ereditaria patrimoni per diverse centinaia di miliardi di euro, tra immobili, depositi bancari e attività finanziarie.

In questo contesto, l’analisi di PMI.it mostra che le famiglie italiane che si trovano nella fascia tra 40 e 60 anni — ovvero quelle più prossime a ricevere un’eredità dai genitori anziani — presentano tassi di risparmio mediamente inferiori rispetto a famiglie di pari reddito senza aspettative ereditarie. L’effetto è più accentuato nei centri urbani del Nord Italia, dove il valore degli immobili è più elevato.

Il dato invita a una riflessione: costruire il proprio benessere finanziario unicamente sull’attesa di un lascito è una strategia rischiosa. Il patrimonio trasferito potrebbe essere ridimensionato da spese sanitarie e di assistenza degli anziani (crescenti con il progressivo invecchiamento della popolazione), da eventuali debiti del de cuius, o da una suddivisione tra più eredi che abbassa la quota individuale.

Cosa fare quando l’eredità arriva: gli obblighi fiscali

Quando l’eredità dai genitori diventa realtà, scattano precisi obblighi fiscali e civili che gli eredi devono affrontare in tempi definiti. Conoscerli in anticipo evita sanzioni e complicazioni.

I principali adempimenti sono:

  • Dichiarazione di successione: va presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. Sono obbligati gli eredi, i legatari e i chiamati all’eredità.
  • Imposta di successione: si applica sulla quota che supera la franchigia. Per figli e coniuge la franchigia è di 1.000.000 euro per ciascun beneficiario; per fratelli e sorelle è di 100.000 euro. L’aliquota base è del 4% per il coniuge e i figli in linea retta, del 6% per fratelli e sorelle, dell’8% per altri soggetti.
  • Voltura catastale: necessaria per il trasferimento della proprietà immobiliare. In Friuli Venezia Giulia, dove vige il sistema tavolare, la procedura è diversa dal resto d’Italia e richiede competenze specifiche.
  • Conto corrente del defunto: le somme depositate confluiscono nell’asse ereditario e devono essere dichiarate.

Per gli eredi residenti in Friuli Venezia Giulia, è importante ricordare che il sistema tavolare (registro catastale FVG, disciplinato dal R.D. 499/1929) richiede una procedura di intavolazione specifica, diversa dalla semplice voltura catastale nazionale. Il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale in questo ambito.

La pianificazione patrimoniale come antidoto all’attesa passiva

Il quadro descritto dallo studio di PMI.it suggerisce che la soluzione non sta nel rinunciare all’idea di ricevere un’eredità, ma nel non basare le proprie scelte finanziarie esclusivamente su di essa.

Una pianificazione patrimoniale consapevole prevede di:

  • Mantenere un tasso di risparmio adeguato al proprio reddito, indipendentemente dalle aspettative ereditarie.
  • Conoscere la composizione del patrimonio familiare (immobili, conti, attività finanziarie) per poter gestire con consapevolezza le questioni successorie quando si presenteranno.
  • Valutare con anticipo gli strumenti di pianificazione successoria disponibili: testamento, donazione, patto di famiglia.
  • Prepararsi agli aspetti fiscali della successione, in modo da non trovarsi impreparati di fronte all’imposta di successione o agli adempimenti catastali.

Una dichiarazione di successione ben preparata, con tutti i documenti in ordine, riduce i tempi di sblocco dei beni ereditati e minimizza il rischio di errori che possono costare sanzioni. Per questo motivo, rivolgersi a professionisti esperti è sempre la scelta più prudente.

L’analisi sui comportamenti economici delle famiglie italiane in attesa di un’eredità dai genitori offre uno spunto di riflessione importante: la ricchezza attesa non dovrebbe sostituire la pianificazione finanziaria personale. Quando l’eredità si concretizza, gli adempimenti fiscali vanno affrontati con tempestività e competenza per evitare sanzioni e complicazioni.

Domande Frequenti sull’Eredità dai Genitori

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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Nuovo codice stradale 2026: novità, consultazione e quando entra in vigore

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il nuovo codice stradale 2026 è al centro del dibattito normativo degli ultimi mesi. Il Governo italiano ha avviato un processo di revisione organica del Decreto Legislativo 285/1992 — il testo che regola la circolazione stradale in Italia da oltre trent’anni — con l’obiettivo di adeguarlo alle sfide della mobilità moderna: veicoli elettrici, micromobilità, guida assistita e sicurezza stradale.

In questo articolo facciamo il punto su cosa cambia, a che punto è la consultazione pubblica e quali sono i tempi previsti per l’entrata in vigore.

Indice dei contenuti

  • Perché si parla di riforma del codice stradale
  • La consultazione pubblica: cos’è e come funziona
  • Le principali novità del nuovo codice della strada
  • Sanzioni aggiornate e più severe
  • Quando entra in vigore il nuovo codice stradale
  • Domande frequenti (FAQ)

Perché si parla di riforma del codice stradale

Il codice della strada vigente risale al 1992. In oltre trent’anni il mondo della mobilità è cambiato profondamente: sono arrivati i monopattini elettrici, i veicoli a guida autonoma, le biciclette a pedalata assistita, le app di ride sharing. Tutto questo non era contemplato nel testo originale.

Allo stesso tempo, i dati sull’incidentalità stradale restano preoccupanti. Secondo le rilevazioni ISTAT più recenti, in Italia si registrano ogni anno migliaia di morti e decine di migliaia di feriti gravi sulle strade. La riforma del codice stradale risponde anche a questa emergenza, inasprendo le sanzioni per i comportamenti più pericolosi.

Il progetto di riforma è stato avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e prevede una revisione strutturale — non una semplice modifica puntuale — del Decreto Legislativo 285/1992.

La consultazione pubblica: cos’è e come funziona

Prima di approvare un testo definitivo, il Governo ha attivato una consultazione pubblica. Si tratta di un procedimento con cui cittadini, associazioni di categoria, enti locali e operatori del settore possono inviare osservazioni e proposte sul testo in bozza.

La consultazione è accessibile attraverso il portale ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I contributi ricevuti vengono analizzati prima della stesura definitiva del provvedimento e del suo iter parlamentare o governativo.

Questo strumento — previsto dalla legge sulla partecipazione dei cittadini ai processi normativi — serve a raccogliere segnalazioni dal basso: ad esempio, gli automobilisti possono segnalare situazioni di pericolosità non previste dal testo, mentre le associazioni dei ciclisti possono proporre regole più chiare per la mobilità dolce.

Il testo attualmente in consultazione raccoglie le principali novità già anticipate dai media: dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida sotto l’influenza di alcol o droghe, alle nuove regole per la micromobilità elettrica (monopattini e biciclette elettriche), fino alle disposizioni sui veicoli a guida autonoma e semiautonoma.

Le principali novità del nuovo codice della strada

Ecco le aree di intervento principali previste dalla bozza di riforma:

Alcol, droghe e distrazioni al volante

Le sanzioni per la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti vengono inasprite. Per chi viene sorpreso con un tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 g/l sono previste multa e sospensione della patente. Sopra 0,8 g/l scattano conseguenze penali più severe.

Sul fronte delle distrazioni, il testo rafforza il divieto di uso del cellulare alla guida. La norma si estende anche a smartwatch e altri dispositivi indossabili che possano distogliere l’attenzione dal traffico. In caso di violazione è prevista la sospensione immediata della patente già alla prima infrazione, se l’automobilista ha meno di 2 anni di patente.

Micromobilità: monopattini e biciclette elettriche

La riforma introduce per la prima volta regole organiche per i monopattini elettrici: obbligo di casco per i minori, divieto di trasporto passeggeri, circolazione consentita solo su piste ciclabili o strade con limite a 30 km/h. Viene anche introdotto un sistema di targhe identificative per rendere tracciabili i veicoli in caso di incidente.

Le biciclette a pedalata assistita (e-bike) vedono chiarite le regole sulla velocità massima assistita (25 km/h) e sulla potenza massima del motore, allineando la normativa italiana agli standard europei.

Veicoli a guida autonoma

Il nuovo codice introduce per la prima volta una disciplina specifica per i veicoli a guida autonoma e semiautonoma (i cosiddetti livelli SAE da 3 a 5). Viene stabilita la responsabilità del produttore nelle fasi di guida totalmente automatizzata, e sono previste procedure per l’omologazione e la circolazione sperimentale su strade pubbliche.

Zone residenziali e aree urbane

Vengono ridefinite le regole per le zone 30 (quartieri con limite a 30 km/h) e le zone residenziali. I Comuni avranno maggiore autonomia nel definire aree a traffico limitato e isole pedonali, ma con obblighi di segnaletica standardizzata.

Sanzioni aggiornate e più severe

Una delle linee guida della riforma è l’aggiornamento degli importi delle sanzioni, molti dei quali erano rimasti invariati per anni nonostante l’inflazione. Il testo prevede un meccanismo di adeguamento automatico agli indici ISTAT per evitare che le multe perdano efficacia deterrente nel tempo.

Tra le sanzioni più discusse:

  • Uso del cellulare alla guida: multa da 250 a 1.000 euro (prima infrazione) con sospensione patente da 7 giorni a 2 mesi; recidiva entro 2 anni → sospensione fino a 3 mesi e revoca nei casi più gravi.
  • Eccesso di velocità oltre 40 km/h: ritiro immediato della patente e sospensione da 6 a 12 mesi.
  • Guida in stato di ebbrezza (oltre 1,5 g/l): arresto da 6 mesi a 1 anno, ammenda da 1.500 a 6.000 euro, revoca della patente.
  • Monopattini senza assicurazione: multa da 100 a 400 euro.

Le sanzioni per violazioni commesse in prossimità di scuole, ospedali e cantieri prevedono maggiorazioni automatiche del 30%.

Quando entra in vigore il nuovo codice stradale

Al momento della pubblicazione di questo articolo (agosto 2026), il testo del nuovo codice stradale è ancora in fase di consultazione e revisione. Non è stato ancora approvato in via definitiva né pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’iter previsto è il seguente:

  • Fase 1 — Consultazione pubblica: raccolta di osservazioni da cittadini e associazioni (in corso).
  • Fase 2 — Redazione testo definitivo: il MIT elabora il testo finale tenendo conto dei contributi ricevuti.
  • Fase 3 — Approvazione: a seconda dello strumento normativo scelto (decreto legislativo delegato o disegno di legge), il testo passa al Consiglio dei Ministri e/o al Parlamento.
  • Fase 4 — Pubblicazione in G.U. e vacatio legis: dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il testo entra in vigore dopo un periodo transitorio (di norma 15-60 giorni, ma per riforme strutturali può essere più lungo).

Non ci sono ancora date ufficiali certe per il completamento dell’iter. Alcune indiscrezioni di stampa indicano un possibile approvazione entro la fine del 2026, con entrata in vigore nel 2027, ma si tratta di ipotesi non confermate dal Governo.

Per alcune norme — come quelle sui monopattini e sulla guida autonoma — è probabile che vengano previsti periodi transitori più lunghi, per dare tempo agli operatori di adeguarsi.

Nel frattempo, vale la pena ricordare che alcune modifiche al codice della strada sono già entrate in vigore negli ultimi anni tramite provvedimenti separati. Ad esempio, già l’ipotesi di multa ai pedoni che usano il telefono mentre attraversano e le norme sul costo dei carburanti hanno già prodotto dibattito normativo nel corso del 2026.

Domande frequenti (FAQ)

Il nuovo codice stradale è già in vigore?

No. Il testo è ancora in fase di consultazione pubblica e non è stato approvato definitivamente. Non ci sono ancora date certe per l’entrata in vigore.

Posso partecipare alla consultazione pubblica?

Sì. La consultazione pubblica è aperta a cittadini, associazioni e operatori del settore attraverso il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È possibile inviare osservazioni sul testo in bozza entro i termini indicati dal Ministero.

Le sanzioni attuali cambieranno?

La bozza prevede un aggiornamento generalizzato degli importi delle sanzioni, con aumenti significativi per le violazioni più gravi (cellulare alla guida, eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza). Tuttavia, fino all’approvazione definitiva, si applicano ancora le norme vigenti.

Il nuovo codice prevede regole per i monopattini?

Sì. La riforma introduce per la prima volta regole organiche per i monopattini elettrici: targhe identificative, obbligo di casco per i minori, circolazione consentita solo su piste ciclabili o zone 30. Al momento queste regole non sono ancora in vigore.

Quando verrà approvato il nuovo codice?

Non ci sono date ufficiali. Alcune fonti di stampa ipotizzano un’approvazione entro fine 2026, con entrata in vigore nel 2027. Il Governo non ha ancora confermato una tempistica precisa.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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Nuovo Codice della Strada: ipotesi multa ai pedoni che usano il telefono mentre attraversano

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il Codice della Strada torna al centro del dibattito normativo: tra le proposte in discussione c’è anche l’introduzione di sanzioni per i pedoni che utilizzano il telefono cellulare mentre attraversano la strada. Una misura che punta a ridurre gli incidenti legati alla distrazione, fenomeno in costante aumento nelle aree urbane.

Indice dei contenuti

  • Cosa prevede l’ipotesi di modifica
  • A chi si applicherebbe la multa
  • Quanto si rischia
  • Cosa dice il Codice della Strada attuale
  • La distrazione stradale in Italia
  • Domande frequenti (FAQ)

Cosa prevede l’ipotesi di modifica

La proposta emerge nell’ambito del dibattito sul nuovo Codice della Strada, il cui impianto normativo è stato aggiornato con il decreto legislativo approvato a fine 2024 ed entrato progressivamente in vigore nel 2025. Ora si discute di un ulteriore passo: sanzionare i pedoni distratti dal cellulare, in particolare durante l’attraversamento dei passaggi pedonali.

L’ipotesi, riportata da fonti come QuiFinanza, prevede che chi attraversa la strada con il telefono in mano e lo sguardo sullo schermo possa essere soggetto a una sanzione amministrativa. Il ragionamento alla base è semplice: il pedone distratto rappresenta un pericolo non solo per sé stesso, ma anche per gli altri utenti della strada, in primo luogo i conducenti che potrebbero essere costretti a frenate improvvise.

A chi si applicherebbe la multa

Stando alle ipotesi circolate, la sanzione si applicherebbe specificamente ai pedoni che:

  • Utilizzano il telefono cellulare (chiamate, messaggi, social media) durante l’attraversamento;
  • Non prestano attenzione al traffico veicolare;
  • Vengono sorpresi dalle forze dell’ordine in flagrante violazione.

Non è ancora chiaro se la norma si applicherebbe solo ai passaggi pedonali regolamentati (strisce, semafori) oppure anche in altri punti di attraversamento. Questo è uno degli aspetti tecnici ancora in discussione tra i proponenti.

Va sottolineato che si tratta ancora di una proposta in fase di discussione, non di una norma già approvata. Il percorso legislativo per trasformarla in legge richiede passaggi parlamentari e potrebbe subire modifiche significative.

Quanto si rischia

Gli importi delle sanzioni ipotizzate non sono ancora stati ufficializzati, poiché la proposta è ancora in fase embrionale. Si parla di sanzioni amministrative pecuniarie, ovvero delle comuni multe, sul modello di quelle già previste per i conducenti di veicoli che usano il cellulare alla guida.

Per fare un confronto, le sanzioni per i conducenti che utilizzano il cellulare durante la guida sono state inasprite con le ultime modifiche al Codice: si va da 250 a 1.000 euro per la prima infrazione, con sospensione della patente nei casi di recidiva. Per i pedoni, ovviamente, non è prevista sospensione della patente, ma si parla di importi nell’ordine di qualche decina o centinaio di euro.

Anche le modalità di accertamento della violazione rimangono da definire: la verifica in tempo reale da parte delle forze dell’ordine non è sempre agevole, e questo rappresenta uno dei nodi critici della proposta.

Cosa dice il Codice della Strada attuale sui pedoni

Il Codice della Strada italiano (D.Lgs. 285/1992) e le sue successive modifiche disciplinano il comportamento dei pedoni all’art. 190. La norma prevede già oggi che i pedoni:

  • Debbano attraversare sugli appositi passaggi pedonali;
  • Non debbano sostare sulla carreggiata;
  • Debbano prestare attenzione al traffico prima di attraversare.

Tuttavia, la norma attuale non prevede sanzioni specifiche per l’uso del cellulare da parte dei pedoni durante l’attraversamento. La proposta in discussione andrebbe quindi ad integrare e modificare l’articolo 190, aggiungendo un divieto esplicito all’uso di dispositivi elettronici durante l’attraversamento della carreggiata.

In Italia, al momento, le sanzioni per i pedoni sono già previste per comportamenti scorretti come l’attraversamento fuori dalle strisce o il transito in carreggiata, ma gli importi sono generalmente contenuti e le verifiche sono rare nella pratica.

La distrazione stradale in Italia: un fenomeno in crescita

La proposta nasce in un contesto di crescente preoccupazione per la distrazione stradale. I dati ISTAT sugli incidenti stradali evidenziano come la distrazione sia tra le prime cause di sinistri, sia per i conducenti che per i pedoni. L’uso massiccio degli smartphone ha aggravato questo fenomeno negli ultimi anni.

Alcuni Paesi europei hanno già adottato misure simili: in Germania e in alcuni cantoni della Svizzera esistono normative che scoraggiano o sanzionano l’uso del cellulare da parte dei pedoni in determinate situazioni. La proposta italiana si inserirebbe dunque in un trend normativo più ampio a livello continentale.

I sostenitori della misura sottolineano che la sicurezza stradale è una responsabilità condivisa: non solo i conducenti, ma anche i pedoni devono contribuire a rendere la strada più sicura. I critici, invece, temono che si tratti di una norma difficilmente applicabile e che rischi di essere percepita come un ulteriore elemento di burocrazia sanzionatoria piuttosto che come strumento reale di prevenzione.


Domande frequenti (FAQ)

La multa ai pedoni col telefono è già in vigore?

No. Si tratta di una proposta in fase di discussione, non ancora approvata né entrata in vigore. Prima di diventare legge, dovrà completare l’iter parlamentare.

A quanto ammonterebbe la multa per il pedone distratto?

Gli importi non sono stati ancora ufficializzati. Le ipotesi circolate parlano di sanzioni pecuniarie (multe), ma senza cifre definitive fino all’eventuale approvazione della norma.

Vale anche per gli auricolari e i lettori musicali?

Non è ancora chiaro. La proposta attuale si concentra sull’uso del cellulare, ma non è specificato se si estenderebbe anche all’uso di auricolari o cuffie che limitano la percezione dei suoni ambientali.

Cosa dice la legge attuale sui pedoni?

L’art. 190 del D.Lgs. 285/1992 (Codice della Strada) regola il comportamento dei pedoni: devono attraversare sulle strisce, non sostare in carreggiata e prestare attenzione al traffico. Non esiste ancora un divieto esplicito all’uso del cellulare per i pedoni.

Quando potrebbe entrare in vigore questa norma?

Non c’è ancora una data certa. L’iter legislativo potrebbe richiedere mesi, e la proposta potrebbe subire modifiche sostanziali prima di essere eventualmente approvata.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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NOTIZIE

Bonus carburanti agricoli 2026: domanda AGEA entro il 30 settembre sul SIAN

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le imprese agricole hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per presentare la domanda all’AGEA e ottenere il credito d’imposta sui bonus carburanti agricoli. La misura rimborsa il 20% delle spese sostenute per gasolio e benzina tra marzo e maggio 2026, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. La procedura va completata online sul portale SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), allegando le fatture di acquisto. Chi non rispetta la scadenza di settembre perde definitivamente il diritto al rimborso.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il credito d’imposta carburanti agricoli
  • Chi può fare domanda all’AGEA
  • Quanto vale il bonus: 20% fino a 50.000 euro
  • Come presentare la domanda sul SIAN
  • Fatture e documenti da preparare
  • Utilizzo del credito in compensazione F24
  • Domande frequenti

Cos’è il credito d’imposta carburanti agricoli

Il bonus carburanti agricoli 2026 è un credito d’imposta introdotto per sostenere le imprese del settore agricolo di fronte al caro carburante. Si tratta di un rimborso parziale (20%) sulle spese di gasolio e benzina utilizzati per l’attività agricola nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026.

La misura è prevista dall’articolo 8-ter del Decreto Legge 38/2026, convertito nella Legge 88/2026 e successivamente modificato dal DL 89/2026. Le regole operative sono contenute nel Decreto interministeriale MASAF-MEF n. 365846 del 27 luglio 2026, mentre la Circolare AGEA n. 64702 del 31 luglio 2026 chiarisce i requisiti per l’accesso alla misura.

In termini pratici: se un’azienda agricola ha speso 10.000 euro in carburante agevolabile (gasolio o benzina, al netto dell’IVA), il credito teorico è di 2.000 euro. L’importo finale dipenderà anche dal numero totale di domande ricevute e dalle risorse disponibili (90 milioni di euro stanziati).

Chi può fare domanda all’AGEA

Il bonus spetta alle imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica (ditta individuale, società semplice, SRL agricola, cooperativa) e dal regime contabile adottato. Il requisito fondamentale è possedere la qualifica di agricoltore in attività ai sensi dell’articolo 4 del DM 23 dicembre 2022 n. 660087.

Secondo la Circolare AGEA n. 64702/2026, il requisito di agricoltore in attività si considera soddisfatto in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • L’impresa è iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese come impresa agricola attiva, piccolo imprenditore agricolo o coltivatore diretto
  • Il richiedente è iscritto alla previdenza sociale agricola INPS come coltivatore diretto, imprenditore agricolo professionale, colono o mezzadro
  • L’impresa ha una partita IVA attiva in campo agricolo (codice ATECO 01) e ha presentato la dichiarazione IVA annuale relativa all’anno precedente

Per le aziende con oltre il 50% delle superfici in zone montane o svantaggiate, o per chi ha avviato l’attività nel 2026 o negli ultimi mesi del 2025, è sufficiente avere una partita IVA agricola attiva.

Le imprese con volume d’affari non superiore a 7.000 euro possono documentare l’attività con dichiarazione di esenzione, autofatture, bollette doganali, fatture di acquisto o altra documentazione fiscale e contabile.

Quanto vale il bonus: 20% fino a 50.000 euro

Il credito d’imposta è pari al 20% della spesa ammissibile al netto dell’IVA, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. Questo significa che per accedere al beneficio massimo occorre aver speso almeno 250.000 euro in carburanti agevolabili nel periodo marzo-maggio 2026 (una soglia raggiungibile solo da aziende agricole di grandi dimensioni).

Sono ammessi esclusivamente gasolio e benzina acquistati tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026 e utilizzati per:

  • Alimentare mezzi impiegati nelle attività agricole (trattori, macchine operatrici, sollevatori telescopici ad uso agricolo, motopompe per irrigazione, gruppi elettrogeni nel ciclo produttivo)
  • Riscaldamento delle serre destinate alla coltivazione di piante orticole

Sono esclusi i carburanti per autovetture, mezzi da trasporto commerciale estranei all’attività agricola e attrezzature non direttamente impiegate nella produzione.

L’importo effettivamente riconosciuto potrebbe essere ridotto proporzionalmente: il fondo complessivo ammonta a 90 milioni di euro (89,8 milioni netti destinati ai crediti). Se le domande totali superano questa disponibilità, il rimborso percentuale viene abbassato in egual misura per tutti i beneficiari.

Come presentare la domanda sul SIAN entro il 30 settembre 2026

La domanda per il credito d’imposta sui bonus carburanti agricoli deve essere presentata entro il 30 settembre 2026 attraverso la procedura telematica del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). La procedura può essere avviata direttamente dall’impresa agricola oppure, tramite delega, da un Centro di Assistenza Agricola (CAA).

Le Istruzioni AGEA n. 72 del 5 agosto 2026 descrivono nel dettaglio i passaggi da seguire:

  1. Accedere alla procedura dedicata sul SIAN e verificare i dati dell’impresa acquisiti dal Fascicolo aziendale (che deve essere aggiornato prima dell’accesso)
  2. Indicare le spese sostenute per gasolio e benzina agevolabili nel periodo marzo-maggio 2026
  3. Allegare le fatture di acquisto in formato XML o PDF, verificando gli importi imponibili al netto dell’IVA
  4. Compilare le dichiarazioni relative all’impiego agricolo del carburante, agli eventuali altri aiuti ricevuti sugli stessi costi e alla conformità della documentazione
  5. Trasmettere la richiesta entro il 30 settembre 2026 e conservare la documentazione utilizzata

Attenzione: fino alla scadenza del 30 settembre è possibile presentare una nuova domanda in sostituzione di quella già trasmessa oppure rinunciare integralmente. La nuova istanza sostituisce completamente quella precedente e deve contenere tutti i dati aggiornati.

Fatture e documenti da preparare

Prima di accedere al SIAN è fondamentale raccogliere e verificare tutta la documentazione delle spese di carburante sostenute tra marzo e maggio 2026. AGEA accetta fatture in due formati:

  • Formato XML: il sistema acquisisce automaticamente i principali dati (numero, data, partita IVA del fornitore, importo imponibile)
  • Formato PDF: i dati devono essere inseriti manualmente (numero documento, data, partita IVA fornitore, importo imponibile al netto IVA)

Un caso speciale riguarda le fatture emesse dopo il 31 maggio 2026: possono essere ammesse se documentano carburante consegnato entro quella data. In questi casi il quadro B della domanda deve riportare numero e data del documento di trasporto o della bolla di consegna; se tale informazione non compare nella fattura, il documento deve essere allegato separatamente.

Se una fattura comprende carburanti agevolabili insieme ad altri beni o servizi, nella domanda va indicata solo la quota di spesa riferibile al gasolio o alla benzina ammessi al credito. La domanda include anche una dichiarazione sostitutiva sulla conformità delle fatture inserite.

La documentazione da conservare include in particolare: fatture di acquisto carburante, eventuali documenti di trasporto o bolle di consegna collegati, registri di utilizzo dei mezzi agricoli e qualsiasi altro documento attestante l’impiego del carburante nell’attività produttiva.

Utilizzo del credito in compensazione F24

Dopo la chiusura dello sportello del 30 settembre, AGEA effettua l’istruttoria e determina il credito spettante a ciascuna impresa. Il provvedimento di concessione deve essere adottato entro 20 giorni dal termine per la presentazione delle richieste, quindi entro il 20 ottobre 2026.

Il credito riconosciuto può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento AGEA ed entro il 31 dicembre 2026. La quota non utilizzata entro fine anno non può essere trasferita agli esercizi successivi: si perde definitivamente.

Questo significa che le imprese che puntano a importi elevati devono pianificare due aspetti in parallelo: la completezza e correttezza della domanda AGEA (scadenza 30 settembre) e la capacità di utilizzare il credito in compensazione entro dicembre. Chi ha debiti fiscali o contributivi da versare tramite F24 — come accise, IVA, contributi INPS — potrà compensare senza difficoltà. Per chi ha posizioni fiscali in pareggio, potrebbe risultare più complesso esaurire il credito entro il 31 dicembre.

Per approfondire il tema dei carburanti, leggi anche: Carburanti: proroga dello sconto accise fino al 25 agosto 2026.

Domande frequenti

Entro quando scade la domanda AGEA per il bonus carburanti agricoli?

La domanda deve essere presentata sul portale SIAN entro il 30 settembre 2026. Non sono previste proroghe. Chi non invia la domanda entro questa data perde il diritto al credito d’imposta.

Chi può richiedere il credito d’imposta carburanti agricoli?

Possono fare domanda tutte le imprese agricole (ditte individuali, società semplici, SRL agricole, cooperative) in possesso della qualifica di agricoltore in attività ai sensi del DM 23 dicembre 2022 n. 660087. È sufficiente essere iscritti all’INPS agricola, avere partita IVA con ATECO 01 attiva, o risultare nel Registro delle imprese come impresa agricola.

Qual è l’importo massimo del bonus carburanti agricoli?

Il credito è pari al 20% della spesa ammissibile al netto IVA, con un tetto massimo di 50.000 euro per impresa. L’importo finale potrebbe essere ridotto proporzionalmente se il totale delle domande supera i 90 milioni di euro stanziati.

Come si usa il credito d’imposta ottenuto?

Il credito si utilizza esclusivamente in compensazione tramite modello F24, dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento AGEA (atteso entro il 20 ottobre 2026) ed entro il 31 dicembre 2026. La quota non utilizzata entro fine anno va persa.

Le fatture dopo il 31 maggio sono ammesse?

Sì, le fatture emesse dopo il 31 maggio 2026 sono ammesse solo se documentano carburante consegnato entro quella data. In questo caso occorre allegare il documento di trasporto o la bolla di consegna e inserire i relativi dati nel quadro B della domanda.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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