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Borse di Studio INPS: Quando Sono Redditi Imponibili IRPEF? Guida Completa 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le borse di studio INPS rappresentano un importante sostegno economico per studenti e specializzandi, ma dal punto di vista fiscale sollevano numerosi dubbi: quando sono esenti da IRPEF? Quando invece costituiscono redditi imponibili? Come vanno dichiarate nel 730 o nel modello Redditi PF?

In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine chiarisce tutti gli aspetti della tassazione delle borse di studio INPS, analizzando la normativa vigente (articolo 50 del TUIR), le diverse casistiche e fornendo esempi pratici aggiornati al 2026.

In sintesi:

  • Le borse di studio universitarie e scolastiche sono generalmente esenti da IRPEF
  • Le borse post-laurea (specializzazioni, dottorati) seguono regole specifiche
  • Gli assegni di ricerca sono sempre imponibili
  • L’obbligo di dichiarazione esiste anche per importi esenti
  • Le sanzioni per omessa dichiarazione possono essere significative

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Indice dei contenuti

  1. Normativa Fiscale: Art. 50 TUIR e Circolari INPS
  2. Quando le Borse INPS Diventano Redditi Imponibili
  3. Obbligo di Dichiarazione: Anche se Esenti Vanno Dichiarate
  4. Esempi Pratici con Calcoli 2026
  5. Casi Particolari e Dubbi Frequenti
  6. Come Compilare il 730: Guida Operativa
  7. Tabella Riepilogativa Completa

Normativa Fiscale: Art. 50 TUIR e Circolari INPS

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986) disciplina all’articolo 50, comma 1, lettera c) il trattamento fiscale delle borse di studio.

Cosa dice la legge

Secondo l’art. 50 TUIR, non concorrono a formare il reddito complessivo:

  • Le borse di studio corrisposte dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria
  • Le borse di studio bandite da enti pubblici (incluso INPS) destinate allo studio o alla formazione professionale
  • I compensi per attività di collaborazione coordinata e continuativa resi da studenti universitari in connessione con il corso di studi (fino a 7.000 euro annui)

Fonti normative aggiornate

  • D.P.R. 917/1986 (TUIR) – art. 50, comma 1, lett. c)
  • Circolare INPS n. 28/2020 – Chiarimenti su borse di studio e trattamento fiscale
  • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 46/E/2009 – Distinzione tra borse di studio e assegni di ricerca
  • Legge 398/1989 – Dottorati di ricerca

Attenzione: L’esenzione fiscale non è automatica per tutte le borse erogate dall’INPS. È fondamentale verificare la natura e la finalità della borsa per determinare il corretto trattamento fiscale.

Borse INPS per Scuola e Università: Esenzione Totale

Le borse di studio INPS destinate a studenti delle scuole superiori e universitari (corsi di laurea triennale, magistrale) sono totalmente esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 50 TUIR.

Borse esenti includono:

  • Borse di studio INPS per corsi scolastici (scuole superiori)
  • Borse di studio INPS per università (laurea triennale e magistrale)
  • Borse di studio INPS per master universitari di I e II livello (se erogati da università)
  • Contributi INPS per iscrizione e frequenza a corsi universitari

Importo medio borse INPS 2026:

  • Scuole superiori: da 750 a 1.500 euro
  • Università: da 2.000 a 4.000 euro (a seconda del merito e dell’ISEE)

Queste somme non devono essere indicate nel modello 730 o Redditi PF come redditi imponibili.

Borse Post-Laurea: Quando Sono Imponibili

La situazione si complica per le borse di studio post-laurea, dove la normativa distingue tra:

1. Dottorati di ricerca – ESENTI

Le borse per dottorati di ricerca regolati dalla Legge 398/1989 sono esenti da IRPEF (art. 4, Legge 476/1984).

  • Importo medio annuo 2026: 16.243 euro (lordi)
  • Non tassate, quindi netto = lordo
  • Da dichiarare nel quadro redditi esenti (quadro L del 730)

2. Specializzazioni mediche – ESENTI (con limiti)

Le borse per scuole di specializzazione medica sono esenti fino all’importo stabilito per legge.

  • Importo 2026: circa 27.000 euro lordi annui
  • Esenti da IRPEF, ma soggette a contributi previdenziali ENPAM
  • Eventuali somme aggiuntive oltre il minimo di legge possono essere imponibili

3. Master non universitari – IMPONIBILI

I master organizzati da enti privati o business school, anche se finanziati da borse INPS, possono generare redditi imponibili se prevedono una controprestazione lavorativa.

4. Assegni di ricerca – SEMPRE IMPONIBILI

Gli assegni di ricerca (disciplinati dall’art. 22 Legge 240/2010) sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, quindi:

  • Soggetti a IRPEF con aliquote progressive
  • Da dichiarare nel quadro C del 730 (redditi assimilati)
  • Importo medio 2026: da 19.367 a 28.000 euro lordi annui
  • Tassazione: si applica ritenuta alla fonte (come dipendenti)

Quando le Borse INPS Diventano Redditi Imponibili

Non tutte le borse erogate dall’INPS godono dell’esenzione fiscale. Esistono casistiche specifiche in cui la borsa costituisce reddito imponibile IRPEF.

Criteri di Imponibilità

Una borsa di studio INPS è IMPONIBILE quando:

1. Prevede una controprestazione lavorativa

Se la borsa è corrisposta in cambio di attività lavorativa (anche di formazione), configura un rapporto di lavoro:

  • Tirocini retribuiti con obbligo di presenza
  • Stage aziendali con mansioni produttive
  • Borse con obbligo di ricerca per conto dell’ente

2. Non ha finalità esclusivamente didattica

Se l’importo erogato non è strettamente collegato a spese di studio/formazione ma ha natura retributiva:

  • Compensi per collaborazioni occasionali mascherati da “borsa”
  • Rimborsi forfettari sproporzionati rispetto alle spese reali

3. Supera i limiti di esenzione previsti

Alcune borse hanno un limite massimo esente; l’eccedenza è imponibile:

  • Borse per specializzazioni con integrazioni oltre il minimo di legge
  • Cumulo di più borse che generano reddito complessivo elevato

4. È erogata da ente privato senza requisiti di legge

Borse erogate da fondazioni private, aziende, associazioni che non rispettano i requisiti dell’art. 50 TUIR possono essere imponibili.

Borse INPS vs Assegni di Ricerca: Le Differenze Fiscali

Una delle confusioni più frequenti riguarda la distinzione tra borse di studio e assegni di ricerca. Dal punto di vista fiscale, le differenze sono sostanziali.

BORSE DI STUDIO (es. Dottorato):

  • Finalità: formazione alla ricerca
  • Natura: sostegno economico per studente
  • Trattamento fiscale: ESENTE da IRPEF (art. 50 TUIR)
  • Contributi previdenziali: no (salvo iscrizione volontaria INPS)
  • Dichiarazione: quadro L (redditi esenti) del 730
  • Durata: legata al corso (3-4 anni per dottorato)

ASSEGNI DI RICERCA (post-doc):

  • Finalità: svolgimento attività di ricerca
  • Natura: compenso per prestazione lavorativa
  • Trattamento fiscale: IMPONIBILE (reddito assimilato)
  • Contributi previdenziali: sì (2/3 a carico ente, 1/3 a carico ricercatore)
  • Dichiarazione: quadro C (redditi assimilati) del 730
  • Durata: contratti annuali rinnovabili (max 6 anni complessivi)

Come verificare:

  • Controlla il titolo del contratto: se dice “assegno di ricerca” è imponibile
  • Verifica la CU (Certificazione Unica): se ricevi una CU dall’ente, è reddito imponibile
  • Leggi le condizioni di erogazione: se c’è obbligo di svolgere ricerca per conto dell’ente, è assegno

Esempio pratico 2026:

  • Dottorato di ricerca INPS: 16.243 euro annui → 0 euro IRPEF (esente)
  • Assegno di ricerca INPS: 24.000 euro annui → circa 5.200 euro IRPEF (aliquote progressive 23%-27%)

Obbligo di Dichiarazione: Anche se Esenti Vanno Dichiarate

Un errore comune è pensare che le borse di studio esenti non debbano essere dichiarate. Non è così.

Regola generale:

Anche le borse di studio esenti da IRPEF devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi, seppur in un quadro specifico dedicato ai redditi non tassabili.

Perché vanno dichiarate:

  1. Trasparenza fiscale: l’Agenzia delle Entrate deve avere evidenza di tutti i flussi di reddito
  2. Calcolo ISEE: le borse di studio influenzano l’ISEE del nucleo familiare
  3. Detrazioni per familiari a carico: un figlio con borsa superiore a 2.840,51 euro può non essere più a carico
  4. Controlli automatici: l’INPS comunica le erogazioni all’AdE, che incrocia i dati

Dove dichiararle:

Borse ESENTI (dottorati, università):

  • Modello 730: Quadro L (Altri redditi esenti)
  • Modello Redditi PF: Quadro RL (Redditi esenti)
  • Indicare: codice reddito, importo, ente erogatore

Borse/Assegni IMPONIBILI:

  • Modello 730: Quadro C (Redditi di lavoro dipendente e assimilati)
  • Modello Redditi PF: Quadro RC
  • Importo già indicato nella CU (Certificazione Unica) rilasciata dall’INPS/ente

Attenzione: Se la borsa esente supera 2.840,51 euro annui, lo studente non può essere considerato fiscalmente a carico dei genitori (ai fini delle detrazioni per figli).

Come Compilare il Quadro L del 730 (Borse Esenti)

Per le borse di studio esenti (università, dottorati, specializzazioni), la dichiarazione nel Quadro L del modello 730 è obbligatoria.

Compilazione passo-passo:

Campo 1 – Codice reddito: Inserire codice “9” (Altri redditi esenti da IRPEF)

Campo 2 – Importo: Indicare l’importo complessivo della borsa percepita nell’anno (es. 16.243 euro per dottorato)

Campo 3 – Ente erogatore: Indicare “INPS” o “Università di [nome]” a seconda di chi ha materialmente erogato la borsa

Esempio pratico:

Mario Rossi, dottorando di ricerca presso l’Università di Udine, percepisce una borsa INPS di 16.243 euro nel 2025.

Quadro L – Rigo L1:

  • Codice: 9
  • Importo: 16.243
  • Ente: INPS

Documentazione da conservare:

  • Contratto di dottorato o lettera di assegnazione borsa
  • Prospetti di pagamento INPS (disponibili su portale INPS)
  • Comunicazione INPS relativa all’erogazione

Questi documenti potrebbero essere richiesti in caso di controllo fiscale.

Esempi Pratici con Calcoli 2026

Analizziamo alcuni casi concreti per capire come funziona la tassazione delle borse INPS nelle diverse situazioni.

Esempio 1: Studente Universitario con Borsa INPS

Caso: Giovanni, 21 anni, frequenta il terzo anno di Ingegneria all’Università di Trieste. Nel 2025 percepisce:

  • Borsa di studio INPS: 3.500 euro
  • Lavoro part-time estivo: 2.000 euro lordi (con ritenute)

Analisi fiscale:

Borsa di studio:

  • Natura: sostegno per studi universitari
  • Trattamento fiscale: ESENTE (art. 50 TUIR)
  • IRPEF: 0 euro
  • Dichiarazione: Quadro L del 730 (redditi esenti)

Lavoro part-time:

  • Natura: reddito da lavoro dipendente
  • Trattamento fiscale: IMPONIBILE
  • IRPEF: circa 0 euro (sotto soglia no tax area di 8.500 euro)
  • Dichiarazione: Quadro C del 730

Reddito totale:

  • Reddito imponibile: 2.000 euro
  • Reddito esente: 3.500 euro
  • IRPEF dovuta: 0 euro (sotto no tax area)

Fiscalmente a carico dei genitori? SÌ, è ancora a carico (limite 2.840,51 euro superato per la borsa esente, ma si considera il reddito imponibile per detrazioni). I genitori mantengono le detrazioni per figli a carico (950 euro all’anno).

Attenzione: Dal 2026, per le detrazioni familiari, si considera il reddito complessivo (imponibile + esente). Se supera 4.000 euro, si perde la detrazione.

Esempio 2: Dottorando di Ricerca con Borsa INPS

Caso: Maria, 27 anni, è dottoranda in Fisica presso l’Università di Padova. Nel 2025 percepisce:

  • Borsa di dottorato INPS: 16.243 euro
  • Collaborazione occasionale (lezioni private): 1.500 euro lordi

Analisi fiscale:

Borsa di dottorato:

  • Natura: formazione alla ricerca scientifica
  • Trattamento fiscale: ESENTE (Legge 398/1989)
  • IRPEF: 0 euro
  • Dichiarazione: Quadro L del 730
  • Contributi previdenziali: no (salvo iscrizione volontaria)

Collaborazione occasionale:

  • Natura: prestazione occasionale (senza partita IVA)
  • Trattamento fiscale: IMPONIBILE
  • Ritenuta d’acconto: 20% (300 euro trattenuti dal committente)
  • IRPEF: da calcolare in dichiarazione
  • Dichiarazione: Quadro D del 730 (redditi diversi)

Calcolo IRPEF sulle collaborazioni:

  • Reddito imponibile: 1.500 euro
  • IRPEF lorda (23%): 345 euro
  • Ritenute già versate: 300 euro
  • Saldo a debito: 45 euro (da pagare con F24)

Fiscalmente a carico? NO, supera il limite di 2.840,51 euro di reddito complessivo. I genitori non possono più detrarla come figlia a carico.

Esempio 3: Assegnista di Ricerca (Post-Doc)

Caso: Luca, 32 anni, ha un assegno di ricerca presso il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Nel 2025 percepisce:

  • Assegno di ricerca annuo: 28.000 euro lordi
  • Contributi previdenziali a suo carico: 1.867 euro (1/3 del totale)
  • Ritenute IRPEF operate dal CNR: 6.200 euro

Analisi fiscale:

Assegno di ricerca:

  • Natura: compenso per attività di ricerca (reddito assimilato)
  • Trattamento fiscale: IMPONIBILE (art. 50 TUIR, redditi assimilati)
  • Contributi INPS: obbligatori (Gestione Separata)
  • Dichiarazione: Quadro C del 730 (come redditi assimilati a dipendente)

Calcolo IRPEF:

  • Reddito lordo: 28.000 euro
  • Contributi previdenziali deducibili: 1.867 euro
  • Reddito imponibile: 26.133 euro

Scaglioni IRPEF 2026:

  • Fino a 15.000 euro → 23% = 3.450 euro
  • Da 15.001 a 26.133 euro (11.133 euro) → 27% = 3.006 euro
  • IRPEF lorda: 6.456 euro

Detrazioni: Detrazione lavoro dipendente (per redditi assimilati): circa 1.000 euro

IRPEF netta: 5.456 euro

Saldo:

  • Dovuto: 5.456 euro
  • Versato: 6.200 euro
  • Rimborso a credito: 744 euro (l’Agenzia delle Entrate rimborserà questa somma)

Casi Particolari e Dubbi Frequenti

Alcune situazioni generano dubbi ricorrenti. Ecco le risposte alle domande più frequenti.

Cumulo di Più Borse: Come Si Tassano?

Domanda: Se un dottorando percepisce sia la borsa di dottorato (esente) che una borsa di mobilità internazionale, come funziona la tassazione?

Risposta: Se entrambe le borse hanno finalità di studio/formazione e sono erogate da enti pubblici o università:

  • Entrambe sono esenti da IRPEF (art. 50 TUIR)
  • Vanno sommate e dichiarate nel Quadro L del 730
  • Non c’è un limite massimo di esenzione per il cumulo di borse di studio universitarie

Esempio:

  • Borsa dottorato INPS: 16.243 euro
  • Borsa Erasmus mobilità: 3.000 euro
  • Totale esente: 19.243 euro (da dichiarare nel Quadro L)
  • IRPEF dovuta: 0 euro

Borse Estere: Come Si Dichiarano in Italia?

Domanda: Uno studente italiano con residenza fiscale in Italia percepisce una borsa Erasmus+ o una borsa da un’università estera. Come la dichiara?

Risposta: Se il beneficiario è residente fiscale in Italia, deve dichiarare tutti i redditi (anche esteri), incluse le borse di studio estere.

Borse Erasmus+ (UE):

  • Esenti da IRPEF in Italia (Decisione della Commissione UE)
  • Dichiarazione: Quadro L del 730 (redditi esenti)
  • Importo medio 2026: 200-600 euro/mese a seconda del paese

Borse da università estere (es. USA, UK):

  • Dipende dalla convenzione fiscale tra Italia e paese erogante
  • Se la convenzione prevede tassazione solo nel paese estero, la borsa è esente in Italia (ma va dichiarata)
  • Se non c’è convenzione, la borsa può essere tassata in Italia

Sanzioni per Omessa Dichiarazione

Domanda: Cosa succede se non dichiaro una borsa di studio esente? Rischio sanzioni?

Risposta: Sì, le sanzioni sono previste, anche se la borsa è esente da IRPEF.

Obbligo di dichiarazione: L’omessa indicazione nel Quadro L di redditi esenti costituisce violazione degli obblighi dichiarativi, punita con:

  • Sanzione minima: da 250 a 1.000 euro (per omessa dichiarazione di redditi esenti)
  • Sanzione per infedele dichiarazione: se l’omissione influisce su altri calcoli (es. ISEE, detrazioni)

Sanzioni per borsa imponibile non dichiarata: Se la borsa è imponibile (es. assegno di ricerca) e non viene dichiarata:

  • Sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta
  • Ravvedimento operoso: riduzione delle sanzioni se si regolarizza spontaneamente

Come regolarizzare: Se ti accorgi di non aver dichiarato una borsa negli anni passati:

  1. Presenta dichiarazione integrativa (modello 730 integrativo o Redditi correttivo)
  2. Paga eventuale imposta dovuta + interessi
  3. Applica il ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni

Come Compilare il 730: Guida Operativa

Vediamo passo-passo come compilare correttamente la dichiarazione dei redditi con borse di studio INPS.

Documenti Necessari

Prima di compilare il 730, raccogli questa documentazione:

Per borse di studio esenti:

  • Contratto di borsa o lettera di assegnazione dall’INPS/università
  • Prospetti di pagamento INPS (scaricabili dal portale INPS con SPID)
  • Comunicazione INPS con importo complessivo annuo erogato
  • Bando della borsa (conservare come prova della finalità di studio)

Per assegni di ricerca imponibili:

  • Certificazione Unica (CU) rilasciata dall’ente erogatore (entro 31 marzo)
  • Contratto di assegno di ricerca
  • Prospetti pagamento mensili/trimestrali
  • Documentazione contributi previdenziali versati (Gestione Separata INPS)

Compilazione Online o tramite CAF

Hai due opzioni per presentare il 730:

1. Compilazione autonoma online (730 precompilato):

  • Accedi al sito Agenzia delle Entrate con SPID
  • Apri il 730 precompilato (disponibile da fine aprile)
  • Verifica i dati già presenti
  • Aggiungi manualmente le borse di studio nel Quadro L o C
  • Invia telematicamente

2. Assistenza CAF (consigliato):

  • Prenota appuntamento presso CAF Centro Fiscale di Udine
  • Porta tutta la documentazione
  • Il consulente fiscale compila il 730 verificando la corretta classificazione delle borse
  • Firma e invio telematico a cura del CAF

Quando conviene il CAF:

  • Hai sia borse esenti che redditi imponibili
  • Non sei sicuro della classificazione fiscale
  • Vuoi ottimizzare detrazioni e crediti d’imposta
  • Hai redditi esteri o situazioni complesse

Tabella Riepilogativa Completa

Ecco una tabella sinottica che riassume tutte le casistiche di tassazione delle borse INPS:

Tipo Borsa/AssegnoEnte ErogatoreNaturaTrattamento IRPEFQuadro 730Contributi Previd.
Borsa università (laurea)INPS/UniversitàStudio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
Borsa scuole superioriINPS/RegioneStudio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
Dottorato di ricercaINPS/UniversitàFormazione ricerca✅ ESENTEQuadro L (esenti)No (salvo volontaria)
Specializzazione medicaINPS/SSNFormazione special.✅ ESENTE (entro limite)Quadro L (esenti)Sì (ENPAM obbligatori)
Borsa Erasmus+Commissione UEMobilità studio✅ ESENTEQuadro L (esenti)No
Assegno di ricercaINPS/Università/CNRRicerca (contratto)❌ IMPONIBILEQuadro C (assimilati)Sì (Gestione Separata)
Borsa master privato con stageEnte privato/AziendaFormazione+lavoro❌ IMPONIBILE (se c’è controprestazione)Quadro C o DDipende (caso per caso)
Tirocinio retribuitoINPS/AziendaLavoro formativo❌ IMPONIBILEQuadro C (se assimilato)Sì

Legenda:

  • ✅ ESENTE: Non si paga IRPEF, ma va dichiarato nel Quadro L
  • ❌ IMPONIBILE: Soggetto a IRPEF, va dichiarato nel Quadro C o D
  • Quadro L: Redditi esenti da IRPEF
  • Quadro C: Redditi da lavoro dipendente e assimilati
  • Quadro D: Redditi diversi (collaborazioni occasionali)

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📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sulle Borse di Studio INPS

Le borse di studio INPS sono sempre esenti da IRPEF?

No, non sempre. Le borse di studio INPS destinate a studenti universitari e scolastici sono generalmente esenti da IRPEF ai sensi dell’art. 50 TUIR. Tuttavia, gli assegni di ricerca (post-dottorato) sono sempre imponibili come redditi assimilati a lavoro dipendente. Anche le borse con controprestazione lavorativa o quelle erogate da enti privati potrebbero essere tassabili.

Devo dichiarare una borsa di studio esente nel 730?

Si, anche se la borsa e esente da IRPEF, va obbligatoriamente dichiarata nel Quadro L del modello 730 (redditi esenti). L’omessa dichiarazione puo comportare sanzioni da 250 a 1.000 euro. L’INPS comunica telematicamente all’Agenzia delle Entrate tutte le borse erogate, quindi i controlli sono automatici.

Qual e la differenza fiscale tra borsa di dottorato e assegno di ricerca?

La borsa di dottorato e esente da IRPEF (art. 50 TUIR) perche ha finalita di formazione alla ricerca. L’assegno di ricerca post-doc e invece un reddito imponibile assimilato a lavoro dipendente, soggetto a IRPEF con aliquote progressive. I dottorandi non pagano tasse sulla borsa, gli assegnisti pagano circa il 20-30% di IRPEF sull’assegno.

Se ho una borsa esente superiore a 2.840 euro, sono ancora a carico dei genitori?

Dipende dal reddito complessivo. Dal 2026, per le detrazioni familiari si considera il reddito complessivo (imponibile + esente). Se superi 4.000 euro totali, non sei piu fiscalmente a carico. Inoltre, se hai anche altri redditi imponibili (es. lavoro part-time) che superano 2.840,51 euro, perdi comunque lo status di figlio a carico.

Come si tassano le borse Erasmus percepite all’estero?

Le borse Erasmus+ sono esenti da IRPEF in Italia grazie a una Decisione della Commissione Europea. Vanno comunque dichiarate nel Quadro L del 730 come redditi esenti. Se la borsa proviene da un’universita estera non UE, bisogna verificare la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e quel paese per determinare il trattamento fiscale.

Quanto costa far fare il 730 al CAF se ho una borsa di studio?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio 730 gratuitamente per i casi semplici (1-2 redditi). Per dichiarazioni con borse di studio/assegni, il costo varia da 30 a 50 euro a seconda della complessita. Il servizio include assistenza fiscale qualificata, visto di conformita e garanzia di correttezza, proteggendoti da eventuali controlli dell’Agenzia delle Entrate.


Le borse di studio INPS rappresentano un importante sostegno per studenti e specializzandi, ma richiedono attenzione dal punto di vista fiscale. Distinguere tra borse esenti e imponibili, compilare correttamente il 730 e rispettare gli obblighi dichiarativi è fondamentale per evitare sanzioni e ottimizzare la propria situazione tributaria.

Punti chiave da ricordare:

  1. Le borse universitarie e scolastiche sono esenti da IRPEF
  2. Gli assegni di ricerca sono sempre imponibili
  3. Anche le borse esenti vanno dichiarate nel Quadro L
  4. I contributi previdenziali sugli assegni sono deducibili
  5. L’omessa dichiarazione comporta sanzioni fino a 1.000 euro

Per essere certi di adempiere correttamente agli obblighi fiscali e massimizzare le detrazioni spettanti, affidati a un CAF qualificato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza specializzata nella dichiarazione dei redditi con borse di studio, assegni di ricerca e situazioni complesse.


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    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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    Alexandra Bala
    04/09/2026
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    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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    paolino servidio
    03/09/2026
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    Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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    Lady
    01/09/2026
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    Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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    Giulia Guida
    25/08/2026
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    Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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    Paola Zilli
    07/08/2026
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    Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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    Jacqueline B.
    06/08/2026
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    Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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    Maura Masutto
    06/08/2026
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    Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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    Issam Elhefnawi
    31/07/2026
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    Molto gentile
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    Sibongile Moyana
    30/07/2026
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    Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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    Sabrina Cirina
    23/07/2026
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    Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison
     

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    Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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    Contributi INPS in Busta Paga 2026: Quanto Si Paga e Come Funzionano

    contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

    Ogni mese, guardando la busta paga, noti una voce che riduce il tuo stipendio lordo: i contributi INPS. Ma cosa sono esattamente? Quanto pesano sul tuo stipendio? E soprattutto, a cosa servono? In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano i contributi INPS in busta paga nel 2026, con aliquote aggiornate, esempi pratici e tutto quello che devi sapere per leggere correttamente il tuo cedolino. Se vuoi capire anche come si passa dal lordo al netto, ti consigliamo la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

    Indice dei contenuti

    1. Cosa sono i contributi INPS
    2. Aliquota IVS: quanto paga il dipendente e quanto l’azienda
    3. Come si calcolano i contributi in busta paga
    4. Minimali e massimali contributivi 2026
    5. Contributi per apprendisti, part-time e agricoli
    6. Dove si vedono i contributi nella busta paga
    7. Impatto dei contributi sullo stipendio netto
    8. Domande frequenti

    Cosa sono i contributi INPS

    I contributi INPS sono somme di denaro versate all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale per finanziare le prestazioni previdenziali e assistenziali. In parole semplici, sono il prezzo che paghi oggi per avere una pensione domani e per essere tutelato in caso di malattia, maternita o disoccupazione.

    Si dividono in due grandi categorie:

    • Contributi previdenziali (IVS): servono a costruire la tua futura pensione. La sigla IVS sta per Invalidita, Vecchiaia e Superstiti. Sono la voce principale e piu consistente della busta paga
    • Contributi assistenziali: finanziano ammortizzatori sociali come la NASpI (indennita di disoccupazione), la cassa integrazione, gli assegni familiari e la maternita

    Una parte dei contributi e a carico del lavoratore dipendente (viene trattenuta direttamente dalla busta paga), mentre la parte piu consistente e a carico del datore di lavoro. Il lavoratore, quindi, non vede in busta paga l’intero costo contributivo, ma solo la sua quota.

    Aliquota IVS: quanto paga il dipendente e quanto l’azienda

    L’aliquota contributiva IVS totale per i lavoratori dipendenti del settore privato e pari al 33% della retribuzione lorda imponibile. Questa percentuale si suddivide cosi:

    • 9,19% a carico del lavoratore: e la quota che vedi trattenuta in busta paga ogni mese
    • 23,81% a carico del datore di lavoro: e un costo aziendale che non compare nel tuo cedolino, ma che l’azienda versa all’INPS per tuo conto

    Per fare un esempio pratico: se il tuo stipendio lordo mensile e di 2.000 euro, i contributi INPS a tuo carico saranno circa 183,80 euro al mese (2.000 x 9,19%). L’azienda, invece, versera ulteriori 476,20 euro (2.000 x 23,81%), per un totale di 660 euro mensili versati all’INPS.

    Per i dipendenti del settore pubblico, le aliquote possono variare leggermente a seconda della cassa previdenziale di appartenenza (ex INPDAP, ex ENPAS). In generale, la quota a carico del dipendente pubblico e compresa tra l’8,80% e il 9,15%.

    Come si calcolano i contributi in busta paga

    Il calcolo dei contributi INPS in busta paga segue una logica precisa. Ecco i passaggi fondamentali:

    1. Si determina l’imponibile previdenziale: e la retribuzione lorda su cui si calcolano i contributi. Comprende lo stipendio base, gli scatti di anzianita, i premi, le maggiorazioni per straordinari e quasi tutti gli elementi retributivi
    2. Si applica l’aliquota a carico del dipendente: sull’imponibile previdenziale si calcola il 9,19%. Questo importo viene trattenuto dalla busta paga
    3. Si calcola la quota a carico azienda: il datore applica il 23,81% piu le altre aliquote minori (disoccupazione, maternita, CIG) per determinare il costo totale

    Esempio di calcolo completo: Supponiamo che Laura abbia una RAL (Retribuzione Annua Lorda) di 28.000 euro, pari a circa 2.154 euro lordi mensili su 13 mensilita.

    • Imponibile previdenziale mensile: 2.154 euro
    • Contributi a carico di Laura: 2.154 x 9,19% = 197,95 euro
    • Contributi a carico dell’azienda: 2.154 x 23,81% = 512,86 euro
    • Totale contributi INPS mensili: 710,81 euro

    I contributi a carico del lavoratore sono deducibili dal reddito: vengono sottratti prima del calcolo dell’IRPEF. Questo significa che, pur riducendo il netto in busta, ti fanno pagare meno tasse. Per approfondire il passaggio dal lordo al netto, consulta la nostra guida al calcolo dello stipendio netto 2026 con tabelle ed esempi.

    Minimali e massimali contributivi 2026

    L’INPS fissa ogni anno dei limiti minimi e massimi di retribuzione su cui calcolare i contributi. Questi valori vengono aggiornati in base all’inflazione e sono fondamentali per determinare i versamenti corretti.

    Minimale contributivo 2026

    Il minimale giornaliero e la retribuzione minima su cui devono essere calcolati i contributi, anche se il lavoratore percepisce di meno. Per il 2026, il minimale giornaliero e fissato a circa 56,87 euro (valore provvisorio, soggetto a conferma con circolare INPS). Questo significa che, su base mensile, i contributi non possono essere calcolati su una retribuzione inferiore a circa 1.479 euro.

    Massimale contributivo 2026

    Il massimale contributivo si applica ai lavoratori il cui primo accredito contributivo e successivo al 31 dicembre 1995 (sistema contributivo puro). Per il 2026 il massimale e fissato a circa 120.607 euro annui. Sulla retribuzione che supera questa soglia non si versano contributi IVS.

    Per chi ha contributi precedenti al 1996 (sistema misto o retributivo), il massimale non si applica e i contributi si calcolano sull’intera retribuzione.

    Contributi per apprendisti, part-time e agricoli

    Non tutti i lavoratori versano contributi con la stessa aliquota. Ecco le principali eccezioni:

    Apprendisti

    Per i contratti di apprendistato, la legge prevede aliquote agevolate per incentivare l’assunzione di giovani. L’aliquota a carico dell’apprendista e ridotta al 5,84%, mentre il datore di lavoro paga un’aliquota variabile in base alla dimensione aziendale, generalmente molto piu bassa rispetto al 23,81% standard. Per le aziende fino a 9 dipendenti, il costo contributivo nei primi tre anni e praticamente azzerato.

    Lavoratori part-time

    Per i lavoratori part-time, le aliquote contributive sono le stesse del tempo pieno (9,19% + 23,81%). Tuttavia, i contributi vengono calcolati sulla retribuzione effettiva, che e proporzionata alle ore lavorate. Attenzione: anche per il part-time si applica il minimale contributivo, quindi se la retribuzione scende sotto la soglia minima, il datore di lavoro deve comunque versare contributi sul minimale.

    Lavoratori agricoli

    I lavoratori agricoli (operai a tempo determinato e indeterminato) hanno un sistema contributivo specifico con aliquote differenziate per zona e tipo di contratto. L’aliquota complessiva e in genere inferiore a quella dell’industria, con agevolazioni per le aziende agricole situate in territori svantaggiati.

    Dove si vedono i contributi nella busta paga

    La busta paga (o cedolino) e divisa in diverse sezioni. I contributi INPS compaiono in punti specifici che devi imparare a riconoscere:

    • Parte alta: trovi i dati anagrafici, la qualifica, il livello contrattuale e la retribuzione base
    • Parte centrale (corpo): qui compaiono le voci retributive del mese (ore lavorate, straordinari, ferie, ecc.) e l’imponibile previdenziale
    • Parte bassa (piede): e la sezione piu importante per i contributi. Trovi le voci “Contributi c/dipendente” o “Ritenute previdenziali”, con l’importo esatto trattenuto

    Le voci che puoi trovare nel cedolino includono:

    • Imponibile previdenziale: la base su cui si calcolano i contributi
    • Contributi IVS c/dipendente: la quota previdenziale a tuo carico (9,19%)
    • Contributo DS: contributo per la disoccupazione (incluso nella quota azienda)
    • Totale contributi: il riepilogo mensile e progressivo annuale

    Se hai difficolta a leggere la tua busta paga, puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza gratuita: i nostri operatori ti aiuteranno a capire ogni voce del cedolino.

    Impatto dei contributi sullo stipendio netto

    I contributi INPS hanno un doppio effetto sulla tua busta paga:

    1. Riducono direttamente il lordo: la quota del 9,19% viene sottratta dalla retribuzione lorda prima del calcolo delle tasse
    2. Riducono la base imponibile IRPEF: poiche i contributi sono deducibili, paghi l’IRPEF su un importo inferiore. Questo e un vantaggio fiscale indiretto

    Esempio pratico con numeri: Prendiamo il caso di Marco, dipendente con stipendio lordo mensile di 2.500 euro:

    • Contributi INPS (9,19%): 2.500 x 9,19% = 229,75 euro
    • Imponibile fiscale: 2.500 – 229,75 = 2.270,25 euro
    • IRPEF lorda (aliquota media ~25%): circa 567,56 euro
    • Detrazioni lavoro dipendente: circa -150 euro
    • IRPEF netta: circa 417,56 euro
    • Addizionali regionali e comunali: circa 40 euro
    • Netto in busta: circa 1.812 euro

    Come vedi, i contributi INPS da soli tolgono quasi 230 euro dal lordo. Tuttavia, senza questa deduzione, l’IRPEF sarebbe piu alta. Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, utilizza la nostra guida al calcolo dello stipendio netto 2026 con tabelle ed esempi per ogni fascia di reddito.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il controllo della tua busta paga, verifica contributi INPS, ferie e detrazioni. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande frequenti sui contributi INPS in busta paga

    Quanto sono i contributi INPS a carico del dipendente?

    L’aliquota a carico del lavoratore dipendente del settore privato e del 9,19% della retribuzione lorda imponibile. Per un lordo di 1.500 euro, significa circa 137,85 euro al mese di trattenuta.

    I contributi INPS sono deducibili?

    Si, i contributi previdenziali a carico del lavoratore sono interamente deducibili dal reddito complessivo. Questo avviene automaticamente in busta paga: l’IRPEF viene calcolata sul lordo gia al netto dei contributi.

    Posso recuperare i contributi INPS versati?

    I contributi versati non sono rimborsabili direttamente, ma confluiscono nel tuo montante contributivo che determinera l’importo della tua pensione futura. Puoi verificare la tua posizione contributiva accedendo al portale INPS con SPID o CIE.

    Cosa succede ai contributi se cambio lavoro?

    I contributi versati restano nel tuo conto previdenziale personale presso l’INPS. Non si perdono cambiando datore di lavoro. Se passi da un settore all’altro (ad esempio da privato a pubblico), potrebbe essere necessario attivare la ricongiunzione o il cumulo gratuito dei periodi contributivi.

    Come posso controllare i contributi versati dal mio datore di lavoro?

    Accedi al portale INPS (inps.it) con le tue credenziali SPID, CIE o CNS. Nella sezione “Estratto conto contributivo” puoi verificare tutti i versamenti effettuati, mese per mese, da ciascun datore di lavoro. Se noti incongruenze, contatta immediatamente l’INPS o rivolgiti al CAF Centro Fiscale per assistenza.


    Hai bisogno di aiuto per capire la tua busta paga o verificare i contributi versati? Il CAF Centro Fiscale di Udine e a tua disposizione per una consulenza personalizzata. Contattaci al 0432 1638640 oppure scrivici su WhatsApp al 366 6018121 per prenotare un appuntamento.

    Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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    NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori

    aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

    NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori

    NASPI COM Udine comunicazioni

    Indice dei contenuti

    1. Quando Inviare la NASPI COM
    2. NASPI COM per Nuovo Lavoro Dipendente
    3. NASPI COM per Lavoro Autonomo e Partita IVA
    4. NASPI COM per Tirocini e Stage
    5. Conseguenze della Mancata Comunicazione
    6. Il Servizio CAF per NASPI COM a Udine
    7. Domande Frequenti

    La NASPI COM è la comunicazione obbligatoria che i beneficiari della NASPI (indennità di disoccupazione) devono inviare all’INPS quando si verificano variazioni nella propria situazione lavorativa durante il periodo di percezione dell’indennità.

    Se hai iniziato un nuovo lavoro, aperto una partita IVA, accettato un tirocinio o modificato il tuo reddito, devi comunicarlo tempestivamente all’INPS attraverso la NASPI COM. La mancata comunicazione può portare a sanzioni, decadenza dall’indennità e richiesta di restituzione delle somme percepite indebitamente.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio telematico della NASPI COM, sia presso i nostri uffici che online, evitando errori e garantendo il rispetto dei termini di legge.

    Quando Inviare la NASPI COM

    La NASPI COM è obbligatoria in diversi casi di variazione della situazione lavorativa del beneficiario. La comunicazione deve essere inviata entro 30 giorni dalla data in cui si verifica la variazione.

    Casi in cui è obbligatoria la NASPI COM

    • Nuovo lavoro dipendente (anche a tempo determinato o part-time)
    • Apertura di una partita IVA o inizio di attività autonoma
    • Tirocinio o stage (retribuito o non retribuito)
    • Collaborazione occasionale o lavoro accessorio
    • Variazione del reddito da lavoro autonomo già comunicato
    • Contratti di somministrazione o lavoro intermittente

    La comunicazione è necessaria anche se il lavoro è part-time o di breve durata, perché l’INPS deve ricalcolare l’importo della NASPI in base al reddito percepito.

    ATTENZIONE: La comunicazione va inviata prima di iniziare l’attività lavorativa o al massimo entro i 30 giorni successivi. Il ritardo può comportare la decadenza dall’indennità.

    NASPI COM per Nuovo Lavoro Dipendente

    Quando un beneficiario della NASPI trova un nuovo lavoro subordinato (dipendente), deve comunicarlo all’INPS attraverso la NASPI COM, specificando:

    • Data di inizio del rapporto di lavoro
    • Tipologia di contratto (tempo determinato, indeterminato, part-time)
    • Reddito annuo presunto derivante dal nuovo lavoro
    • Dati del datore di lavoro (nome, sede, CCNL applicato)

    Cosa succede alla NASPI con un nuovo lavoro?

    L’impatto sulla NASPI dipende dal tipo di contratto e dal reddito:

    Contratto a tempo indeterminato: La NASPI viene sospesa per la durata del rapporto di lavoro. Se il contratto si interrompe entro 6 mesi, la NASPI riprende per il periodo residuo.

    Contratto a tempo determinato o stagionale: La NASPI viene sospesa per la durata del contratto (massimo 6 mesi). Al termine, riprende automaticamente.

    Part-time con reddito sotto 8.500 euro annui: La NASPI continua ma viene ridotta in proporzione al reddito percepito. Il calcolo è: importo NASPI ridotto dell’80% del reddito mensile del nuovo lavoro.

    Esempio pratico

    Mario percepisce 1.200 euro/mese di NASPI. Trova un lavoro part-time con reddito annuo presunto di 7.200 euro (600 euro/mese).

    Nuovo importo NASPI = 1.200 – (600 x 0,80) = 1.200 – 480 = 720 euro/mese

    Mario percepirà quindi 720 euro di NASPI + 600 euro di stipendio = 1.320 euro totali.

    IMPORTANTE: Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione della NASPI COM e nel calcolo esatto dell’importo ridotto, evitando errori che potrebbero portare a restituzioni.

    NASPI COM per Lavoro Autonomo e Partita IVA

    L’apertura di una partita IVA o l’avvio di un’attività autonoma durante la NASPI è compatibile, ma richiede la comunicazione obbligatoria attraverso la NASPI COM.

    Cosa comunicare per l’attività autonoma

    Nella NASPI COM per lavoro autonomo devi indicare:

    • Data di inizio dell’attività (apertura partita IVA o primo atto)
    • Codice ATECO dell’attività svolta
    • Regime fiscale adottato (forfettario, ordinario, ecc.)
    • Reddito annuo presunto derivante dall’attività

    Come si calcola il reddito presunto

    Il reddito presunto è una stima dei guadagni che prevedi di ottenere dall’attività autonoma nell’anno solare. Questa stima serve all’INPS per ricalcolare la NASPI.

    Formula di riduzione: Se il reddito annuo presunto è inferiore a 5.500 euro, la NASPI viene ridotta dell’80% del reddito mensile. Se superiore, la NASPI viene sospesa.

    Esempio pratico

    Lucia percepisce 1.000 euro/mese di NASPI. Apre una partita IVA in regime forfettario e dichiara un reddito presunto di 4.800 euro annui (400 euro/mese).

    Nuovo importo NASPI = 1.000 – (400 x 0,80) = 1.000 – 320 = 680 euro/mese

    Lucia potrà quindi lavorare con la sua partita IVA e continuare a percepire 680 euro di NASPI.

    ATTENZIONE: A fine anno, l’INPS verifica il reddito effettivo dichiarato nel modello Redditi PF. Se il reddito reale supera quello dichiarato, l’INPS può richiedere la restituzione della differenza.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti supporta nella:

    • Compilazione della NASPI COM per partita IVA
    • Stima corretta del reddito presunto
    • Gestione fiscale della nuova attività (730, Redditi PF, contributi INPS)

    Serviamo i clienti sia in ufficio a Udine (Viale Tullio 13) che online via email e videochiamata.

    NASPI COM per Tirocini e Stage

    I tirocini e gli stage sono compatibili con la NASPI, ma devono essere comunicati attraverso la NASPI COM entro 30 giorni dall’inizio.

    Tirocini extracurriculari e NASPI

    I tirocini extracurriculari (non legati a percorsi di studio) possono essere svolti durante la NASPI. La comunicazione è obbligatoria anche se il tirocinio è non retribuito.

    Se il tirocinio prevede un’indennità:

    • Indennità fino a 300 euro/mese: la NASPI continua senza riduzione
    • Indennità da 300 a 600 euro/mese: la NASPI viene ridotta proporzionalmente
    • Indennità oltre 600 euro/mese: la NASPI viene sospesa

    Tirocini formativi e professionalizzanti

    I tirocini legati a politiche attive del lavoro (es. Garanzia Giovani, corsi regionali) sono pienamente compatibili con la NASPI e non comportano riduzioni, purché comunicati regolarmente.

    IMPORTANTE: La mancata comunicazione di un tirocinio può essere considerata omissione dolosa e portare alla decadenza dalla NASPI.

    Il CAF ti assiste nella verifica della compatibilità del tirocinio con la NASPI e nella compilazione della comunicazione.

    Conseguenze della Mancata Comunicazione

    La mancata o tardiva comunicazione delle variazioni lavorative durante la NASPI ha conseguenze gravi per il beneficiario.

    Sanzioni previste dalla normativa

    Decadenza dall’indennità: Se non comunichi entro 30 giorni l’inizio di un nuovo lavoro o attività, l’INPS può revocare la NASPI con effetto immediato.

    Restituzione delle somme percepite: L’INPS richiede la restituzione di tutte le mensilità di NASPI percepite dopo l’inizio del lavoro non comunicato, anche se il lavoro era compatibile.

    Sanzione amministrativa: In caso di omissione dolosa (comunicazione mancata intenzionalmente), l’INPS applica una sanzione dal 20% al 100% dell’importo indebitamente percepito.

    Esclusione da future prestazioni: La decadenza dalla NASPI per omissione può comportare l’esclusione temporanea da altre prestazioni INPS (es. DIS-COLL, indennità di mobilità).

    Controlli INPS

    L’INPS effettua controlli incrociati con:

    • Comunicazioni Obbligatorie (CO) dei datori di lavoro
    • Anagrafe Tributaria per partite IVA e redditi
    • Registro Imprese per attività autonome

    Se emerge una discrepanza, l’INPS avvia un procedimento di revoca con richiesta di restituzione.

    ATTENZIONE: Anche una comunicazione errata (es. reddito presunto sbagliato) può causare problemi. Il CAF Centro Fiscale di Udine verifica che tutti i dati siano corretti prima dell’invio.

    Il Servizio CAF per NASPI COM a Udine

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza per la NASPI COM, sia in presenza che online, per garantire l’invio corretto e tempestivo della comunicazione.

    Cosa include il servizio CAF

    • Consulenza iniziale: Analizziamo la tua situazione e verifichiamo se la variazione richiede la NASPI COM
    • Calcolo del reddito presunto: Per lavoro autonomo/partita IVA, stimiamo correttamente il reddito da dichiarare
    • Compilazione della NASPI COM: Inseriamo tutti i dati richiesti dall’INPS nel modulo telematico
    • Invio telematico: Trasmettiamo la comunicazione all’INPS tramite i nostri canali certificati
    • Ricevuta di protocollo: Ti consegnamo la ricevuta INPS che attesta l’avvenuto invio
    • Assistenza post-invio: Ti supportiamo in caso di richieste di chiarimenti da parte dell’INPS

    Modalità di accesso al servizio

    In ufficio a Udine:

    • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – 33100 Udine
    • Orari: Lunedì-Venerdì 9:00-13:00 e 14:00-18:00 (su appuntamento)
    • Telefono: 0432 1638640

    Online:

    • Email: info@centrofiscale.com (invio documentazione)
    • WhatsApp: 366 6018121 (assistenza rapida)
    • Videochiamate: Appuntamenti via Zoom/Google Meet per chi non può venire in ufficio

    Il servizio online è particolarmente utile per chi:

    • Lavora fuori Udine ma è residente in zona
    • Ha difficoltà a raggiungere l’ufficio
    • Preferisce gestire la pratica da casa

    IMPORTANTE: Il servizio NASPI COM è disponibile tutto l’anno, non solo nei periodi fiscali. Contattaci appena ricevi un’offerta di lavoro o decidi di aprire la partita IVA, per evitare di superare i 30 giorni.

    Costi del servizio

    La tariffa per la compilazione e invio NASPI COM è trasparente e varia in base alla complessità:

    • NASPI COM standard (nuovo lavoro dipendente): da 30 euro
    • NASPI COM con partita IVA (calcolo reddito presunto): da 50 euro
    • Pacchetto NASPI + gestione fiscale annuale: su preventivo

    Contattaci per un preventivo personalizzato.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre la domanda NASPI INPS presentata in giornata tramite il nostro Patronato. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla NASPI COM

    Entro quanto tempo devo inviare la NASPI COM?

    La NASPI COM deve essere inviata entro 30 giorni dalla data in cui si verifica la variazione (inizio lavoro, apertura P.IVA, tirocinio). Idealmente, va inviata prima di iniziare l’attività. Il ritardo può portare a sanzioni e decadenza dall’indennità.

    Posso lavorare con partita IVA durante la NASPI?

    Sì, puoi aprire una partita IVA durante la NASPI e svolgere attività autonoma. Se il reddito annuo presunto è sotto i 5.500 euro, la NASPI viene ridotta dell’80% del reddito mensile. Se superiore, viene sospesa. La comunicazione è obbligatoria entro 30 giorni dall’apertura P.IVA.

    Cosa rischio se non invio la NASPI COM?

    La mancata comunicazione porta a: decadenza dalla NASPI, restituzione di tutte le mensilità percepite dopo la variazione, sanzione amministrativa dal 20% al 100% dell’importo indebitamente percepito, ed eventuale esclusione da future prestazioni INPS.

    Il CAF può inviare la NASPI COM anche online?

    Sì, il CAF Centro Fiscale di Udine offre il servizio di compilazione e invio NASPI COM sia in ufficio (Viale Tullio 13) che online via email, WhatsApp o videochiamata. Puoi inviarci i documenti e gestiamo tutto telematicamente.

    Cosa succede alla NASPI con un nuovo lavoro?

    L’impatto sulla NASPI dipende dal

    Entro quanto tempo devo inviare la NASPI COM?

    La NASPI COM deve essere inviata

    Cosa rischio se non invio la NASPI COM?

    La mancata comunicazione porta a:

    Conclusione

    La NASPI COM è una comunicazione obbligatoria che non va trascurata: la mancata o tardiva trasmissione può costarti la perdita dell’indennità e la restituzione di importi già percepiti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine semplifica la procedura: ti assistiamo nella compilazione, verifichiamo i dati e inviamo la comunicazione all’INPS in modo tempestivo e corretto, sia in ufficio che online.

    Non rischiare sanzioni: affidati al CAF per la tua NASPI COM. Contattaci oggi stesso!


    Hai Bisogno di Assistenza per la NASPI COM?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per:

    • Compilazione e invio NASPI COM (nuovo lavoro, partita IVA, tirocinio)
    • Calcolo reddito presunto per lavoro autonomo
    • Verifica compatibilità lavoro-NASPI
    • Assistenza in caso di controlli INPS

    Servizio disponibile in ufficio a Udine e online!


    Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato

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      CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


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      Alexandra Bala
      04/09/2026
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      ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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      paolino servidio
      03/09/2026
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      Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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      Lady
      01/09/2026
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      Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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      Giulia Guida
      25/08/2026
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      Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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      Paola Zilli
      07/08/2026
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      Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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      Jacqueline B.
      06/08/2026
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      Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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      Maura Masutto
      06/08/2026
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      Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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      Issam Elhefnawi
      31/07/2026
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      Molto gentile
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      Sibongile Moyana
      30/07/2026
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      Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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      Sabrina Cirina
      23/07/2026
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      Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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      Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/Naspi-Anticipata-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-08 09:00:002026-05-31 18:04:58NASPI COM Udine: Come Comunicare Variazioni e Nuovi Lavori
      BONUS NASCITA, BONUS BEBE', BONUS ASILO NIDO, MATERNITA'

      Bonus Mamme Riesame INPS: Come Presentare Domanda entro 30 Giorni

      Maternità INPS CAF Udine

      Hai ricevuto una comunicazione di rigetto o sospensione della domanda di Bonus Mamme dall’INPS? Non è la fine: puoi presentare una domanda di riesame entro 30 giorni dalla notifica. Questa procedura ti permette di correggere eventuali errori, integrare documenti mancanti o contestare valutazioni errate dell’Istituto. In questa guida completa scoprirai come funziona il riesame INPS per il Bonus Mamme, quali documenti servono, come presentare la domanda online e quali errori evitare per ottenere finalmente l’esonero contributivo.

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      Indice dei contenuti

      • Cos’è la Domanda di Riesame INPS per il Bonus Mamme
      • Scadenza Entro 30 Giorni: Come Calcolarla
      • Principali Motivi di Rigetto del Bonus Mamme
      • Documenti Necessari per il Riesame
      • Procedura Online INPS Passo-Passo
      • Casi Pratici ed Esempi Concreti
      • Errori Comuni da Evitare
      • Domande Frequenti sul Riesame

      Cos’è la Domanda di Riesame INPS per il Bonus Mamme

      La domanda di riesame è uno strumento previsto dalla normativa INPS che permette alle lavoratrici di contestare o correggere una decisione negativa relativa al Bonus Mamme (esonero contributivo per madri lavoratrici). Si tratta di una procedura amministrativa che consente di:

      • Integrare documentazione mancante o incompleta
      • Correggere errori formali nella domanda originaria
      • Contestare valutazioni errate dell’INPS sui requisiti
      • Fornire chiarimenti su situazioni particolari (es. gemelli, figli disabili)

      Il riesame non è un ricorso giudiziario, ma una richiesta amministrativa che viene valutata dalla stessa struttura INPS territoriale che ha emesso il provvedimento negativo. È gratuito e può essere presentato autonomamente o tramite CAF/patronato.

      Quando è Possibile Richiedere il Riesame

      Puoi presentare domanda di riesame nei seguenti casi:

      • Rigetto totale della domanda di Bonus Mamme
      • Accoglimento parziale (es. riconosciuto solo per alcuni figli)
      • Sospensione della domanda per documentazione integrativa
      • Revoca del beneficio già concesso

      Scadenza Entro 30 Giorni: Come Calcolarla

      Il termine di 30 giorni per presentare la domanda di riesame è perentorio, ovvero non può essere prorogato. Ecco come calcolarlo correttamente:

      Decorrenza del Termine

      Il termine di 30 giorni decorre dalla data di ricezione della comunicazione INPS. Attenzione a questi dettagli:

      • PEC o email certificata: il giorno di ricezione è quello indicato nella ricevuta di consegna
      • Cassetto previdenziale: il giorno in cui visualizzi il messaggio sul portale INPS
      • Raccomandata cartacea: il giorno indicato nell’avviso di ricevimento (o presunto dopo 10 giorni dalla spedizione)
      • Notifica in area riservata: dalla data in cui accedi e visualizzi la comunicazione

      Calcolo Pratico con Esempio

      Esempio: Ricevi la comunicazione di rigetto il 15 marzo 2026.

      • Giorno 1: 16 marzo 2026 (il giorno di ricezione non conta)
      • Scadenza: 14 aprile 2026 (30° giorno dal 16 marzo)
      • Se il 14 aprile cade di sabato o festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo

      IMPORTANTE: Non aspettare l’ultimo giorno. Il sistema INPS potrebbe avere problemi tecnici o richiedere documenti aggiuntivi. Presenta la domanda entro la prima metà del termine (15 giorni) per avere margine di manovra.

      Principali Motivi di Rigetto del Bonus Mamme

      Prima di presentare il riesame, è fondamentale capire perché la domanda è stata respinta. I motivi più frequenti sono:

      1. Mancanza dei Requisiti di Maternità

      • Numero di figli insufficiente: serve almeno 1 figlio under 10 (o under 18 se disabile)
      • Date di nascita errate o non verificabili
      • Documenti anagrafici non caricati (certificato di nascita, stato di famiglia)

      2. Rapporto di Lavoro Non Idoneo

      • Contratto non a tempo indeterminato (il bonus spetta solo a rapporti stabili)
      • Part-time inferiore al minimo contributivo
      • Interruzione del rapporto prima della domanda
      • Settore escluso (es. pubblico impiego, lavoro domestico)

      3. Errori Formali nella Domanda

      • Dati anagrafici incompleti o errati
      • Codice fiscale figli sbagliato
      • Mancata dichiarazione di responsabilità
      • Firma digitale assente o non valida

      4. Superamento dei Limiti Reddituali (se previsti)

      Sebbene il Bonus Mamme 2026 non preveda limiti ISEE per l’esonero contributivo base, alcune maggiorazioni o estensioni regionali potrebbero avere soglie di reddito. Verifica sempre la comunicazione INPS per capire se questo è il motivo del rigetto.

      Documenti Necessari per il Riesame

      Per presentare una domanda di riesame efficace, prepara questa documentazione:

      Documenti Obbligatori

      • Comunicazione di rigetto INPS (PDF scaricato dal cassetto previdenziale)
      • Codice protocollo della domanda originaria
      • Documento di identità in corso di validità
      • Codice fiscale tuo e dei figli
      • Autocertificazione dello stato di famiglia aggiornata

      Documenti Integrativi (a seconda del motivo di rigetto)

      • Certificato di nascita dei figli (estratto per riassunto dall’anagrafe)
      • Certificato di disabilità (verbale Legge 104 o invalidità civile) per figli disabili
      • Contratto di lavoro o CU aggiornata per dimostrare il rapporto a tempo indeterminato
      • Buste paga recenti (ultimi 3 mesi) se contestato il requisito contributivo
      • Sentenza di affidamento o adozione (per figli non biologici)
      • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio per situazioni particolari (es. gemelli nati in date diverse registrate)

      Nota Esplicativa (Facoltativa ma Consigliata)

      Allega una lettera di accompagnamento in cui spieghi:

      • Il motivo del riesame (es. “Intendo contestare il rigetto per mancanza documentazione, che allego integralmente”)
      • I documenti che integri
      • Eventuali errori dell’INPS nella valutazione

      Questo aiuta l’istruttore a comprendere subito la tua posizione e velocizza la pratica.

      Procedura Online INPS Passo-Passo

      Ecco la guida completa per presentare la domanda di riesame sul portale INPS:

      Step 1: Accedi al Portale INPS

      1. Vai su www.inps.it
      2. Clicca su “Accedi ai servizi” in alto a destra
      3. Scegli la tua identità digitale: SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
      4. Inserisci le credenziali e autorizza l’accesso

      Step 2: Trova la Domanda Originaria

      1. Nella tua area riservata, vai su “Prestazioni e Servizi”
      2. Cerca “Bonus Mamme” o “Esonero contributivo lavoratrici madri”
      3. Clicca su “Le tue domande” o “Storico domande”
      4. Individua la domanda respinta (stato: “Respinta” o “Non accolta”)
      5. Annota il codice protocollo (serve per il riesame)

      Step 3: Avvia la Domanda di Riesame

      1. Torna al servizio “Bonus Mamme”
      2. Cerca l’opzione “Richiesta di riesame” o “Riesame domanda”
      3. Se non trovi questa voce, vai su “Contatti” → “Invio comunicazione” e seleziona “Riesame decisione negativa”
      4. Compila il form indicando:
        • Protocollo domanda originaria
        • Motivo del riesame (scegli tra le opzioni o scrivi “Altro” con descrizione)
        • Documenti da allegare

      Step 4: Allega i Documenti

      1. Clicca su “Aggiungi allegato”
      2. Carica i file in formato PDF (dimensione massima: 2 MB per file)
      3. Rinomina i file in modo chiaro (es. “Certificato_nascita_figlio1.pdf”)
      4. Verifica che tutti i documenti siano leggibili

      Step 5: Invia e Conserva la Ricevuta

      1. Controlla tutti i dati inseriti
      2. Spunta la dichiarazione di responsabilità
      3. Clicca su “Invia domanda”
      4. Scarica la ricevuta PDF con il protocollo del riesame
      5. Conserva la ricevuta (utile per eventuali solleciti)

      ATTENZIONE: Dopo l’invio, controlla la PEC o cassetto previdenziale per eventuali richieste di integrazione documentale. L’INPS ha 90 giorni per rispondere al riesame.

      Casi Pratici ed Esempi Concreti

      Ecco alcuni casi reali (dati anonimizzati) per capire come gestire situazioni specifiche:

      Caso 1: Rigetto per Documentazione Mancante

      Situazione: Giulia, mamma di due gemelli di 5 anni, riceve il rigetto perché “non risultano certificati di nascita allegati”.

      Soluzione:

      • Giulia richiede i certificati di nascita in Comune (estratto per riassunto)
      • Presenta riesame entro 20 giorni dal rigetto
      • Allega i due certificati in PDF
      • Nella nota esplicativa scrive: “Allego certificati di nascita dei gemelli richiesti, non presenti nella domanda originaria per errore tecnico”

      Esito: Riesame accolto in 45 giorni, bonus riconosciuto retroattivamente.

      Caso 2: Figlio Disabile Non Riconosciuto

      Situazione: Laura ha un figlio di 15 anni con disabilità grave (Legge 104 art. 3 comma 3). L’INPS rigetta perché “il figlio ha superato i 10 anni”.

      Soluzione:

      • Laura allega il verbale Legge 104 che attesta la disabilità grave
      • Presenta riesame specificando: “Il figlio ha diritto all’esonero fino a 18 anni per disabilità ai sensi della normativa vigente”
      • Cita l’articolo di legge che prevede l’estensione fino a 18 anni per figli disabili

      Esito: Riesame accolto, bonus riconosciuto con retroattività.

      Caso 3: Errore nel Codice Fiscale del Figlio

      Situazione: Marta inserisce il codice fiscale del figlio con un carattere sbagliato. L’INPS non trova il minore in anagrafe e rigetta.

      Soluzione:

      • Marta verifica il codice fiscale corretto sulla tessera sanitaria
      • Presenta riesame con: autocertificazione dello stato di famiglia + copia tessera sanitaria del figlio
      • Specifica: “Errore materiale nella trascrizione del codice fiscale, allego documentazione corretta”

      Esito: Riesame accolto in tempi rapidi (30 giorni).

      Errori Comuni da Evitare

      Questi sono gli errori più frequenti che compromettono l’esito del riesame:

      1. Non Rispettare la Scadenza dei 30 Giorni

      Se presenti il riesame oltre il termine, l’INPS lo dichiara inammissibile. Non ci sono deroghe, salvo casi eccezionali (es. ricovero ospedaliero documentato). Imposta un promemoria subito dopo aver ricevuto il rigetto.

      2. Allegare Documenti Non Leggibili

      Foto sfocate, scansioni parziali o file corrotti vengono rigettati automaticamente. Usa sempre scanner o app di scansione professionale (es. CamScanner, Adobe Scan). Controlla che:

      • Il testo sia nitido
      • Non ci siano ombre o riflessi
      • Il documento sia completo (tutte le pagine)

      3. Non Spiegare il Motivo del Riesame

      Inviare solo i documenti senza una nota esplicativa rallenta la pratica. L’istruttore deve capire cosa contesti e perché. Scrivi sempre una breve lettera introduttiva (anche solo 5 righe).

      4. Allegare Documenti Irrilevanti

      Non caricare tutto lo “storico familiare”. Allega solo ciò che serve per rispondere al motivo di rigetto. Troppi file confondono l’istruttore e allungano i tempi.

      5. Non Controllare lo Stato della Domanda

      Dopo l’invio, controlla regolarmente il cassetto previdenziale. L’INPS potrebbe richiedere integrazioni che, se ignorate, portano a un nuovo rigetto.

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      Domande Frequenti sul Riesame

      Quanto tempo ha l’INPS per rispondere al riesame?

      L’INPS ha 90 giorni di tempo per esaminare la domanda di riesame e comunicare l’esito. Se entro questo termine non ricevi risposta, puoi inviare un sollecito tramite il cassetto previdenziale o presentare un ricorso amministrativo.

      Posso presentare riesame se il rigetto e per mancanza requisiti oggettivi?

      Si, puoi sempre presentare riesame anche se l’INPS ha rigettato per mancanza di requisiti. Dovrai pero dimostrare che i requisiti ci sono (es. con documentazione integrativa) oppure contestare l’interpretazione normativa dell’Istituto. In questo caso e consigliabile farsi assistere da CAF o patronato.

      Il riesame sospende i termini per il ricorso giudiziario?

      No, presentare il riesame non sospende i termini per l’eventuale ricorso al giudice del lavoro. Se vuoi tutelarti completamente, puoi presentare sia riesame (gratuito) che ricorso giudiziario entro i termini di legge. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il riesame risolve la questione senza bisogno di avvocato.

      Posso farmi assistere da un CAF per il riesame?

      Si, puoi rivolgerti a un CAF o patronato per farti assistere gratuitamente nella presentazione del riesame. Il CAF ti aiutera a raccogliere i documenti corretti, compilare la domanda e seguire l’iter fino all’esito. Questo e consigliato soprattutto se il rigetto e per motivi complessi o se hai difficolta con il portale INPS.

      Cosa succede se il riesame viene respinto?

      Se il riesame viene respinto, hai ancora due opzioni: presentare un ricorso al Comitato provinciale INPS (organo amministrativo di secondo grado) oppure fare ricorso al giudice del lavoro entro 180 giorni dalla comunicazione di rigetto del riesame. Il ricorso giudiziario richiede l’assistenza di un avvocato.


      Hai Bisogno di Assistenza per il Riesame del Bonus Mamme?

      Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a presentare la domanda di riesame INPS per il Bonus Mamme. Ti seguiamo in ogni fase:

      • Analisi del rigetto e verifica requisiti
      • Raccolta documentazione integrativa
      • Compilazione e invio riesame tramite nostro intermediario abilitato
      • Monitoraggio della pratica fino all’esito
      • Assistenza per eventuali ricorsi se necessario
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        CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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        Alexandra Bala
        04/09/2026
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        ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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        paolino servidio
        03/09/2026
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        Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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        Lady
        01/09/2026
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        Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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        Giulia Guida
        25/08/2026
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        Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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        Paola Zilli
        07/08/2026
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        Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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        Jacqueline B.
        06/08/2026
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        Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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        Maura Masutto
        06/08/2026
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        Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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        Issam Elhefnawi
        31/07/2026
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        Molto gentile
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        Sibongile Moyana
        30/07/2026
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        Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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        Sabrina Cirina
        23/07/2026
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        Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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        Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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        CAF, COLF E BADANTI

        Contributi Colf e Badanti 2026: Scadenza Prima Rata 10 Aprile

        colf e badanti CAF Udine

        Il 10 aprile 2026 rappresenta una data cruciale per tutti i datori di lavoro domestico in Italia: è il termine ultimo per versare la prima rata trimestrale dei contributi INPS per colf e badanti. Il mancato rispetto di questa scadenza comporta l’applicazione di sanzioni e interessi di mora che possono incidere significativamente sull’importo finale da versare. In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine analizza tutti gli aspetti contributivi per il 2026: scadenze, calcolo degli importi, modalità di pagamento, sanzioni per ritardi e detrazioni fiscali a cui hanno diritto i datori di lavoro.

        La corretta gestione dei contributi per il lavoro domestico non è solo un obbligo normativo, ma anche una garanzia di tutela sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. I contributi versati regolarmente consentono infatti alla colf o alla badante di maturare diritti pensionistici, indennità di maternità, malattia e disoccupazione, oltre a permettere al datore di accedere alle detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi.

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        1. Calendario Scadenze Contributi 2026
        2. Come Calcolare i Contributi: Tabelle INPS 2026
        3. Modalità di Pagamento: Bollettini, Online e PagoPA
        4. Sanzioni e Interessi per Pagamenti in Ritardo
        5. Detrazioni Fiscali per Datori di Lavoro Domestico
        6. Novità Contributive 2026
        7. Domande Frequenti

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        Aprile 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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        CAF

        Certificazione Unica Lavoratori Autonomi e Provvigioni 2026: Guida Completa

        Modello 770 e certificazione unica

        La Certificazione Unica per lavoratori autonomi è il documento fiscale fondamentale che attesta i compensi erogati e le ritenute d’acconto versate ai professionisti, collaboratori occasionali e percettori di provvigioni. Nel 2026, con le nuove scadenze e i controlli sempre più stringenti dell’Agenzia delle Entrate, è essenziale comprendere quando la CU deve essere rilasciata, cosa contiene e come utilizzarla correttamente nella dichiarazione dei redditi.

        A differenza della Certificazione Unica per il lavoro dipendente, la CU per autonomi presenta particolarità legate alla natura del rapporto (occasionale o abituale), alla presenza di ritenute IRPEF del 20% e alla gestione dei contributi previdenziali. Questa guida completa analizza tutti gli aspetti: chi deve rilasciarla, i contenuti obbligatori, le scadenze 2026, le sanzioni per omissioni e come utilizzare correttamente la CU nel 730 o modello Redditi PF.

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        1. Cos’è la Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi
        2. Chi Deve Rilasciare la Certificazione Unica ai Lavoratori Autonomi
        3. Differenze tra Lavoro Autonomo Occasionale e Abituale
        4. Redditi da Provvigioni e Certificazione Unica
        5. Scadenze 2026 per il Rilascio della Certificazione Unica
        6. Contenuto della Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi
        7. Come Usare la Certificazione Unica nella Dichiarazione dei Redditi
        8. Errori Comuni nella Certificazione Unica e Come Correggerli
        9. Sanzioni per Mancato o Tardivo Rilascio della Certificazione Unica

        Cos’è la Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        La Certificazione Unica (CU) per lavoratori autonomi è il documento fiscale previsto dall’articolo 4 del D.P.R. 322/1998 che attesta:

        • Compensi lordi erogati nell’anno d’imposta precedente
        • Ritenute d’acconto IRPEF operate dal sostituto d’imposta (20%)
        • Addizionali regionali e comunali trattenute (se applicabili)
        • Contributi previdenziali versati alla Gestione Separata INPS o alla Cassa professionale

        La CU sostituisce il vecchio CUD ed è obbligatoria per tutti i committenti (sostituti d’imposta) che hanno corrisposto compensi soggetti a ritenuta d’acconto del 20% a:

        • Professionisti con partita IVA (avvocati, commercialisti, architetti, consulenti)
        • Collaboratori occasionali senza partita IVA (entro i 5.000 euro annui)
        • Agenti e rappresentanti che percepiscono provvigioni
        • Percettori di diritti d’autore
        • Amministratori di società che non sono dipendenti

        La CU è essenziale per il lavoratore autonomo perché:

        1. Documenta le ritenute subite, che costituiscono un credito d’imposta da recuperare in dichiarazione
        2. Serve per compilare il 730 o il modello Redditi PF (quadri D e RE)
        3. Certifica i contributi previdenziali versati, utili per il calcolo della pensione
        4. È richiesta per accedere a bonus e agevolazioni legate al reddito (ISEE, assegno unico, ecc.)

        Secondo la circolare INPS n. 12/2022, la CU deve riportare anche i contributi alla Gestione Separata INPS versati dal committente per i collaboratori occasionali e i professionisti senza Cassa.

        Chi Deve Rilasciare la Certificazione Unica ai Lavoratori Autonomi

        L’obbligo di rilasciare la Certificazione Unica grava sul sostituto d’imposta, cioè sul committente che ha erogato compensi soggetti a ritenuta d’acconto. Sono obbligati a rilasciare la CU:

        1. Imprese e società

        Tutte le società di capitali (SRL, SPA, SAPA), le società di persone (SNC, SAS) e le ditte individuali che hanno corrisposto compensi a:

        • Professionisti con partita IVA
        • Collaboratori occasionali
        • Agenti e rappresentanti
        • Consulenti esterni

        2. Enti pubblici

        Comuni, Regioni, Università, ASL e altri enti della Pubblica Amministrazione che hanno conferito incarichi professionali o di collaborazione occasionale.

        3. Professionisti con dipendenti o collaboratori

        I professionisti (studi legali, di commercialisti, medici) che hanno assunto praticanti, stagisti o collaboratori occasionali devono rilasciare la CU per i compensi erogati.

        4. Condomini

        Gli amministratori di condominio devono rilasciare la CU ai professionisti (es. idraulici, elettricisti, manutentori) che hanno effettuato prestazioni occasionali per conto del condominio, se le ritenute sono state operate.

        5. Privati cittadini (casi limitati)

        I privati sono obbligati a rilasciare la CU solo se hanno versato contributi INPS per il collaboratore occasionale. Se il compenso è inferiore a 5.000 euro e non sono dovuti contributi, il privato non deve rilasciare la CU (fonte: risoluzione Agenzia Entrate n. 76/E/2016).

        Esclusioni

        Non sono tenuti a rilasciare la CU:

        • I committenti che hanno erogato compensi a professionisti in regime forfettario (che non subiscono ritenute d’acconto)
        • Chi ha corrisposto rimborsi spese non soggetti a tassazione
        • Le associazioni sportive dilettantistiche per i compensi a collaboratori sportivi (fino a 15.000 euro annui esentasse)

        Differenze tra Lavoro Autonomo Occasionale e Abituale

        La distinzione tra lavoro autonomo occasionale e abituale è fondamentale per comprendere gli obblighi fiscali e previdenziali, e di conseguenza il contenuto della Certificazione Unica.

        Lavoro Autonomo Occasionale

        Si definisce occasionale l’attività svolta in modo sporadico e non continuativo, senza organizzazione di mezzi e vincolo di subordinazione. Caratteristiche:

        • Non richiede partita IVA (fino a 5.000 euro annui complessivi da tutti i committenti)
        • Ritenuta d’acconto del 20% applicata dal committente
        • Contributi INPS alla Gestione Separata (33% nel 2026) dovuti solo se il compenso supera i 5.000 euro annui da un singolo committente
        • Non c’è iscrizione alla Camera di Commercio
        • Il compenso va dichiarato nel quadro D (redditi diversi) del modello Redditi PF o nel quadro D del 730

        Esempio pratico: Un ingegnere dipendente svolge una consulenza occasionale per un’azienda, ricevendo 3.000 euro lordi. L’azienda applica la ritenuta del 20% (600 euro) e versa il netto (2.400 euro). Non sono dovuti contributi INPS perché sotto i 5.000 euro. La CU attesterà 3.000 euro di compenso e 600 euro di ritenute.

        Lavoro Autonomo Abituale

        È considerato abituale il lavoro autonomo svolto in modo continuativo, organizzato e professionale. Caratteristiche:

        • Richiede partita IVA (apertura obbligatoria entro 30 giorni dall’inizio attività)
        • Ritenuta d’acconto del 20% (salvo regime forfettario, che ne è esente)
        • Contributi previdenziali obbligatori:
          • Cassa professionale per gli iscritti agli Ordini (avvocati, commercialisti, ingegneri, ecc.)
          • Gestione Separata INPS (aliquota 26,07% nel 2026) per i professionisti senza Cassa
        • Il reddito va dichiarato nel quadro RE (redditi da lavoro autonomo) del modello Redditi PF
        • Obbligo di fatturazione elettronica (salvo regime forfettario sotto i 25.000 euro fino al 30/06/2022, poi obbligatoria per tutti)

        Tabella comparativa:

        CaratteristicaOccasionaleAbituale
        Partita IVANo (fino a 5.000 €/anno)Sì, obbligatoria
        Ritenuta d’acconto20%20% (no se forfettario)
        Contributi INPSSolo oltre 5.000 € (33%)Sempre (26,07% GS o Cassa)
        Quadro dichiarazioneD (redditi diversi)RE (lavoro autonomo)
        ContinuitàSporadicaAbituale

        La Cassazione (sentenza n. 4072/2020) ha chiarito che la differenza tra occasionale e abituale non dipende solo dal numero di prestazioni, ma dalla professionalità, organizzazione e continuità dell’attività.

        Redditi da Provvigioni e Certificazione Unica

        I redditi da provvigioni sono compensi variabili legati alle vendite o risultati commerciali ottenuti da agenti, rappresentanti, promotori finanziari e mediatori. Questi redditi hanno un trattamento fiscale specifico nella Certificazione Unica.

        Chi percepisce provvigioni

        • Agenti di commercio con partita IVA (monomandatari o plurimandatari)
        • Rappresentanti che vendono prodotti per conto di aziende
        • Promotori finanziari (ex agenti assicurativi, consulenti bancari)
        • Mediatori immobiliari (agenti immobiliari)
        • Procacciatori d’affari senza organizzazione stabile

        Ritenuta d’acconto sulle provvigioni

        Le provvigioni sono soggette a ritenuta d’acconto del 20% (o 23% in alcuni casi specifici, come i diritti d’autore). La ritenuta si applica sull’imponibile netto, cioè al netto di eventuali contributi previdenziali a carico della casa mandante.

        Esempio calcolo provvigione:

        • Provvigione lorda: 10.000 euro
        • Contributi ENASARCO a carico mandante (50% di 3%): 150 euro
        • Imponibile per ritenuta: 10.000 – 150 = 9.850 euro
        • Ritenuta d’acconto 20%: 9.850 × 20% = 1.970 euro
        • Netto percepito: 10.000 – 150 – 1.970 = 7.880 euro

        Contributi previdenziali

        Gli agenti e rappresentanti sono iscritti all’ENASARCO (Ente Nazionale Assistenza Agenti e Rappresentanti di Commercio). I contributi sono ripartiti:

        • 50% a carico dell’agente
        • 50% a carico della casa mandante

        L’aliquota contributiva ENASARCO varia in base al minimale e massimale annuo. Nel 2026:

        • Minimale: 432 euro/anno (50% agente, 50% mandante)
        • Massimale: 8.526 euro/anno
        • Aliquota: 14,65% per monomandatari (17% per plurimandatari)

        La Certificazione Unica per provvigioni deve indicare:

        1. Importo lordo delle provvigioni (punto 1 CU – redditi da lavoro autonomo)
        2. Contributi ENASARCO a carico mandante (punto 4 CU)
        3. Ritenute IRPEF operate (punto 5 e 6 CU)
        4. Addizionali regionali e comunali (se versate in acconto)

        Come si dichiarano le provvigioni

        Le provvigioni vanno dichiarate nel quadro RE del modello Redditi PF, nella sezione dedicata ai redditi da lavoro autonomo. Il reddito imponibile si calcola:

        Provvigioni lorde – Contributi ENASARCO – Spese inerenti = Reddito netto

        Le spese deducibili per gli agenti includono:

        • Carburante e pedaggi (se non in regime forfettario)
        • Ammortamento auto aziendale
        • Affitto ufficio/deposito
        • Telefono e internet
        • Spese di rappresentanza (entro limiti)

        Secondo la circolare Agenzia Entrate n. 8/E/2017, gli agenti monomandatari possono dedurre le spese anche se operano in regime ordinario, mentre chi è in regime forfettario applica l’abbattimento forfettario del 33% (coefficiente di redditività 67%).

        Scadenze 2026 per il Rilascio della Certificazione Unica

        Le scadenze per il rilascio della Certificazione Unica nel 2026 (riferita ai redditi 2025) sono stabilite dal D.M. 4 dicembre 2020 e successive modifiche. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni.

        Scadenza ordinaria: 16 marzo 2026

        Entro il 16 marzo 2026 (lunedì), i sostituti d’imposta devono:

        1. Consegnare la CU al percipiente (lavoratore autonomo, collaboratore, agente)
        2. Trasmettere telematicamente la CU all’Agenzia delle Entrate (solo le CU ordinarie, non sintetiche)

        La consegna può avvenire:

        • In formato cartaceo (consegna a mano con ricevuta)
        • Via email (PEC o email ordinaria con conferma di lettura)
        • Tramite area riservata del cassetto fiscale (se il percipiente è abilitato)

        Importante: La CU deve essere firmata digitalmente dal sostituto d’imposta o dal suo delegato (CAF, commercialista) se trasmessa telematicamente.

        Scadenza per CU sintetiche: 31 marzo 2026

        Le Certificazioni Uniche sintetiche (quelle che non devono essere trasmesse all’Agenzia delle Entrate perché i dati sono già noti) devono essere consegnate al percipiente entro il 31 marzo 2026. Rientrano in questa categoria:

        • CU per pensioni erogate da enti previdenziali (già comunicate dall’ente)
        • CU per compensi da banche e intermediari finanziari (già segnalati in Anagrafe Tributaria)

        Per i lavoratori autonomi e provvigioni, la scadenza rimane il 16 marzo 2026.

        Trasmissione telematica: modalità

        I sostituti d’imposta devono trasmettere le CU telematicamente tramite:

        1. Entratel (per intermediari abilitati: commercialisti, CAF, consulenti del lavoro)
        2. Desktop telematico (per aziende di medie/grandi dimensioni)
        3. Sistema di Interscambio (SDI) (solo per le CU ordinarie dal 2024)

        Il file da trasmettere è in formato XML conforme alle specifiche tecniche pubblicate dall’Agenzia delle Entrate (provvedimento n. 294308/2021).

        Calendario completo 2026

        ScadenzaAdempimentoDestinatari
        16 marzo 2026Consegna CU ordinarieLavoratori autonomi, agenti, collaboratori
        16 marzo 2026Trasmissione telematica all’AdEAgenzia delle Entrate
        31 marzo 2026Consegna CU sintetichePensionati, percettori di rendite finanziarie
        31 ottobre 2026Invio dichiarazione Redditi PFProfessionisti e autonomi con quadro RE
        30 novembre 2026Termine per 730 integrativoLavoratori con CU tardiva

        Nota: Se la scadenza cade di sabato o festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo (articolo 2963 Codice Civile).

        Proroga o sospensione

        In caso di eventi eccezionali (calamità naturali, emergenze sanitarie), il Governo può disporre la proroga delle scadenze fiscali tramite Decreto del MEF. Nel 2020-2021, ad esempio, le scadenze furono prorogate per l’emergenza COVID-19.

        Contenuto della Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        La Certificazione Unica per lavoratori autonomi è articolata in diverse sezioni. È fondamentale conoscere il contenuto per verificare la correttezza dei dati e utilizzarla correttamente nella dichiarazione dei redditi.

        Frontespizio

        Contiene i dati identificativi di sostituto d’imposta e percipiente:

        • Dati del sostituto: denominazione, codice fiscale, partita IVA, indirizzo
        • Dati del percipiente: cognome, nome, codice fiscale, data e luogo di nascita, residenza
        • Anno di riferimento: 2025 (per CU rilasciata nel 2026)
        • Tipo CU: ordinaria o sintetica

        Sezione 1: Dati fiscali

        Riporta i compensi erogati e le ritenute operate:

        PuntoDescrizioneEsempio
        1Ammontare lordo corrisposto15.000 euro
        2Ritenute IRPEF operate (20%)3.000 euro
        3Addizionale regionale IRPEF trattenuta150 euro
        4Addizionale comunale IRPEF trattenuta75 euro
        5Contributi previdenziali a carico percipiente3.900 euro (26,07% GS)
        6Contributi previdenziali a carico committente200 euro (ENASARCO mandante)

        Attenzione: Il punto 1 riporta l’imponibile fiscale, che può differire dall’importo fatturato se ci sono contributi previdenziali non imponibili.

        Sezione 2: Dati previdenziali

        Indica i contributi versati alla Gestione Separata INPS o ad altre Casse:

        • Codice Ente: GS (Gestione Separata), ENASARCO, ENPAM, Cassa Forense, ecc.
        • Imponibile contributivo: base di calcolo dei contributi
        • Aliquota applicata: 26,07% per GS, 14,65% per ENASARCO, variabile per Casse professionali
        • Contributi versati: importo totale versato (quota committente + quota percipiente)

        Esempio Gestione Separata INPS (2026):

        • Compenso lordo: 20.000 euro
        • Aliquota GS: 26,07% (se non iscritto ad altra Cassa e non pensionato)
        • Contributi totali: 20.000 × 26,07% = 5.214 euro
        • Quota committente: 5.214 × 55% = 2.868 euro (versata dal committente)
        • Quota percipiente: 5.214 × 45% = 2.346 euro (trattenuta dal compenso)

        Sezione 3: Annotazioni

        Eventuali note esplicative o codici specifici:

        • Codice 1: compensi non soggetti a ritenuta (es. forfettari)
        • Codice 2: ritenute sospese per eventi eccezionali
        • Codice 7: compensi a soggetti non residenti

        Casistiche particolari

        1. Professionista in regime forfettario

        Se il percipiente è in regime forfettario, la CU non viene rilasciata perché non subisce ritenute d’acconto. Il professionista deve solo conservare le fatture emesse.

        2. Collaboratore occasionale sotto 5.000 euro

        Se il compenso annuo da un singolo committente è inferiore a 5.000 euro:

        • Non sono dovuti contributi INPS
        • La CU riporta solo compenso e ritenuta IRPEF (20%)
        • Il percipiente dichiara il reddito nel quadro D (redditi diversi)

        3. Agente monomandatario ENASARCO

        La CU deve riportare:

        • Provvigioni lorde (punto 1)
        • Contributi ENASARCO mandante (punto 6)
        • Contributi ENASARCO agente (punto 5, trattenuti)
        • Ritenuta IRPEF calcolata su (provvigioni – contributi mandante)

        Secondo il provvedimento Agenzia Entrate n. 9217/2022, dal 2023 le CU devono riportare anche il codice fiscale dell’ente previdenziale per consentire controlli incrociati con le posizioni contributive.

        Come Usare la Certificazione Unica nella Dichiarazione dei Redditi

        La Certificazione Unica è il documento base per compilare la dichiarazione dei redditi. Vediamo come utilizzarla nel modello 730 e nel modello Redditi PF.

        CU nel modello 730

        Il 730 può essere utilizzato dai lavoratori autonomi solo per i redditi occasionali (quadro D – redditi diversi). I professionisti con partita IVA devono obbligatoriamente usare il modello Redditi PF.

        Quadro D – Redditi diversi (collaborazioni occasionali):

        1. Righi D4/D5: Indicare i compensi da lavoro autonomo occasionale
          • Colonna 1: Codice 1 (redditi da attività occasionale)
          • Colonna 2: Importo lordo percepito (dalla CU, punto 1)
          • Colonna 4: Ritenute IRPEF subite (dalla CU, punto 2)
        2. Rigo D6: Indicare eventuali spese deducibili sostenute per l’attività occasionale (massimo 25% del compenso)

        Esempio compilazione 730:

        • Compenso lordo CU: 4.500 euro
        • Ritenute subite: 900 euro (20%)
        • Spese deducibili documentate: 300 euro
        • Reddito imponibile: 4.500 – 300 = 4.200 euro

        Il reddito imponibile (4.200 euro) concorrerà alla formazione del reddito complessivo su cui calcolare IRPEF e addizionali. Le ritenute subite (900 euro) saranno portate in detrazione e potrebbero generare un credito a rimborso se superiori all’IRPEF dovuta.

        CU nel modello Redditi PF

        I professionisti con partita IVA devono utilizzare il quadro RE (redditi da lavoro autonomo) del modello Redditi PF.

        Quadro RE – Redditi da lavoro autonomo:

        1. Sezione I – Determinazione del reddito:
          • RE1: Compensi percepiti nell’anno (somma delle CU + fatture incassate)
          • RE2: Plusvalenze patrimoniali (se applicabili)
          • RE3: Rimanenze finali (per attività commerciali)
          • RE4: Totale ricavi/compensi
        2. Sezione II – Costi deducibili:
          • RE5-RE20: Spese per acquisto beni, collaboratori, auto, ufficio, consulenze, ecc.
          • RE21: Contributi previdenziali obbligatori (da CU, punto 5)
          • RE22: Altre spese
        3. Sezione III – Reddito netto:
          • RE23: Reddito/perdita (ricavi – costi)

        Importante: I contributi previdenziali riportati nella CU (punto 5) sono interamente deducibili dal reddito professionale, riducendo la base imponibile IRPEF.

        Quadro RN – Ritenute subite

        Le ritenute d’acconto certificate dalla CU vanno indicate nel quadro RN (calcolo IRPEF e altre imposte):

        • RN20-RN23: Ritenute da lavoro autonomo (sommare tutte le CU ricevute, punto 2)
        • RN24-RN27: Acconti IRPEF versati nell’anno precedente
        • RN28: Altre ritenute a titolo d’acconto

        Le ritenute costituiscono un credito d’imposta che riduce l’IRPEF dovuta. Se le ritenute superano l’imposta dovuta, si genera un credito a rimborso o da utilizzare in compensazione.

        Addizionali regionali e comunali

        Se la CU riporta addizionali IRPEF trattenute (punti 3 e 4), queste vanno indicate nel quadro RN:

        • RN30: Addizionale regionale trattenuta
        • RN37: Addizionale comunale trattenuta

        Nota: Per i lavoratori autonomi, le addizionali sono generalmente versate in autoliquidazione (tramite F24) e non trattenute dal committente, salvo casi particolari.

        Controlli e verifiche

        Prima di inviare la dichiarazione, verificare sempre:

        1. Coerenza tra CU e dichiarazione: i compensi dichiarati devono corrispondere alle CU ricevute
        2. Ritenute correttamente riportate: sommare tutte le CU e verificare il totale
        3. Contributi previdenziali dedotti: devono coincidere con quanto versato e certificato
        4. Codice fiscale committente corretto: per consentire controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate

        L’Agenzia delle Entrate esegue controlli automatici incrociando le CU trasmesse dai committenti con le dichiarazioni dei percipienti. Eventuali incongruenze generano comunicazioni di irregolarità (cosiddette lettere di compliance).

        Errori Comuni nella Certificazione Unica e Come Correggerli

        Gli errori nella Certificazione Unica sono frequenti e possono causare problemi nella dichiarazione dei redditi. Vediamo i più comuni e come correggerli.

        1. Importo del compenso errato

        Errore: Il committente ha indicato un importo inferiore o superiore a quello effettivamente corrisposto.

        Conseguenze:

        • Dichiarazione incompleta o sovrastimata
        • Ritenute non corrispondenti ai compensi
        • Possibili sanzioni per infedele dichiarazione

        Soluzione:

        1. Contattare immediatamente il committente e richiedere la CU sostitutiva
        2. Il committente deve inviare una CU rettificativa all’Agenzia delle Entrate (codice evento “S” per sostitutiva)
        3. Se il committente non collabora, conservare la documentazione probante (fatture, bonifici) e dichiarare l’importo corretto, annotando la difformità nella dichiarazione

        2. Ritenute non operate o operate in misura errata

        Errore: Il committente non ha applicato la ritenuta del 20% o l’ha calcolata male.

        Esempio: Compenso 10.000 euro, ritenuta applicata 1.500 euro (15%) invece di 2.000 euro (20%).

        Conseguenze:

        • Il percipiente perde il credito d’imposta sulle ritenute non operate
        • Il committente è solidalmente responsabile per le imposte non trattenute
        • Possibili sanzioni per il sostituto d’imposta (dal 20% al 50% delle ritenute non versate)

        Soluzione:

        1. Richiedere al committente di regolarizzare le ritenute tramite ravvedimento operoso
        2. Il committente deve versare le ritenute mancanti con sanzioni ridotte (articolo 13 D.Lgs. 472/1997)
        3. Emettere CU sostitutiva con le ritenute corrette
        4. Se il committente non regolarizza, il percipiente può segnalare l’omissione all’Agenzia delle Entrate (modulo di compliance)

        3. Contributi previdenziali errati o mancanti

        Errore: La CU non riporta i contributi INPS versati o riporta importi sbagliati.

        Conseguenze:

        • Perdita della deduzione fiscale sui contributi
        • Posizione contributiva INPS non aggiornata
        • Problemi futuri per il calcolo della pensione

        Soluzione:

        1. Verificare l’estratto conto contributivo INPS (accessibile dal sito INPS con SPID)
        2. Se i contributi sono stati versati ma non indicati in CU, richiedere CU sostitutiva
        3. Se i contributi non sono stati versati dal committente, segnalare all’INPS tramite PEC o sportello. L’INPS può recuperarli dal committente con sanzioni e interessi

        4. Codice fiscale errato

        Errore: Il committente ha indicato un codice fiscale sbagliato del percipiente (errore di battitura).

        Conseguenze:

        • La CU viene attribuita a un soggetto diverso
        • Il percipiente corretto non ha la CU nel cassetto fiscale
        • Impossibilità di utilizzare il 730 precompilato

        Soluzione:

        1. Richiedere CU sostitutiva con codice fiscale corretto
        2. Il committente deve annullare la CU errata (codice evento “A” per annullamento) e trasmetterne una nuova

        5. CU non pervenuta entro la scadenza

        Errore: Il committente non consegna la CU entro il 16 marzo.

        Conseguenze:

        • Il percipiente non può compilare correttamente la dichiarazione
        • Rischio di omessa o infedele dichiarazione
        • Impossibilità di accedere al 730 precompilato con dati completi

        Soluzione:

        1. Sollecitare il committente via PEC o raccomandata A/R
        2. Se il committente non risponde, inviare una diffida formale con termine di 15 giorni
        3. In ultima istanza, segnalare l’inadempienza all’Agenzia delle Entrate tramite segnalazione online (servizio “Segnala un illecito fiscale”)
        4. Dichiarare comunque i compensi percepiti utilizzando la documentazione disponibile (fatture, bonifici, F24 dei contributi)

        Secondo la risoluzione Agenzia Entrate n. 110/E/2018, il percipiente che non riceve la CU può comunque presentare la dichiarazione indicando i compensi effettivamente percepiti e le ritenute documentate, allegando copia delle fatture e dei bonifici.

        CU sostitutiva: come funziona

        La Certificazione Unica sostitutiva corregge errori materiali della CU originaria. Il committente deve:

        1. Compilare una nuova CU con i dati corretti
        2. Indicare nel frontespizio codice evento “S” (sostitutiva)
        3. Trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni dalla correzione
        4. Consegnare al percipiente la CU corretta

        La CU sostitutiva sostituisce integralmente quella precedente. Il percipiente deve utilizzare solo l’ultima versione.

        CU annullativa

        Se la CU è stata emessa per errore (es. doppia emissione), il committente deve:

        1. Compilare una CU con codice evento “A” (annullamento)
        2. Trasmettere telematicamente l’annullamento
        3. Eventualmente emettere una nuova CU corretta (con codice “O” ordinaria)

        Sanzioni per Mancato o Tardivo Rilascio della Certificazione Unica

        Il mancato o tardivo rilascio della Certificazione Unica comporta sanzioni amministrative a carico del sostituto d’imposta. È importante conoscere le conseguenze per sollecitare correttamente il committente inadempiente.

        Sanzioni per omesso rilascio (D.Lgs. 471/1997, art. 4)

        Il sostituto d’imposta che non rilascia la CU è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro per ogni CU omessa (importi aggiornati al 2026).

        Aggravanti:

        • Se l’omissione riguarda più di 50 CU, la sanzione può arrivare fino a 51.645 euro
        • Se l’omissione è reiterata (plurimi anni), l’Agenzia delle Entrate può applicare sanzioni cumulate

        Riduzione con ravvedimento operoso:

        Se il sostituto d’imposta si accorge dell’errore e provvede spontaneamente al rilascio tardivo, può beneficiare della riduzione delle sanzioni:

        Tempistica ravvedimentoRiduzione sanzioneSanzione ridotta
        Entro 90 giorni dalla scadenza1/10 del minimo (ravvedimento sprint)25,80 euro
        Entro 1 anno dalla scadenza1/9 del minimo28,67 euro
        Entro 2 anni dalla scadenza1/8 del minimo32,25 euro
        Oltre 2 anni1/7 del minimo36,86 euro

        Esempio: Un’azienda dimentica di rilasciare la CU a un collaboratore entro il 16 marzo 2026. Se regolarizza entro il 14 giugno 2026 (90 giorni), paga 25,80 euro invece di 258-2.065 euro.

        Sanzioni per omessa trasmissione telematica (D.Lgs. 471/1997, art. 4)

        Se il sostituto d’imposta consegna la CU al percipiente ma non la trasmette telematicamente all’Agenzia delle Entrate, è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro.

        Nota: La trasmissione telematica è obbligatoria per le CU ordinarie (lavoro autonomo, provvigioni), mentre le CU sintetiche (pensioni, rendite) possono essere solo consegnate al percipiente senza trasmissione.

        Sanzioni per dati errati o incompleti (D.Lgs. 471/1997, art. 11)

        Se la CU contiene dati inesatti o incompleti (es. importi sbagliati, codice fiscale errato), il sostituto d’imposta può essere sanzionato con una sanzione da 258 a 2.065 euro.

        Tuttavia, se l’errore è di modesta entità (es. errore di pochi euro), l’Agenzia delle Entrate applica il principio di proporzionalità e può non sanzionare o applicare la sanzione minima.

        Sanzioni per ritenute non versate

        Se il sostituto d’imposta ha operato le ritenute ma non le ha versate all’Erario, le sanzioni sono molto più severe:

        • Sanzione amministrativa: dal 20% al 50% delle ritenute non versate (D.Lgs. 471/1997, art. 13)
        • Interessi moratori: calcolati dal giorno successivo alla scadenza del versamento
        • Responsabilità penale: se l’importo non versato supera 10.000 euro per periodo d’imposta, scatta il reato di omesso versamento di ritenute (art. 10-bis D.Lgs. 74/2000), punito con reclusione da 6 mesi a 2 anni

        Esempio: Un’azienda ha trattenuto 15.000 euro di ritenute d’acconto da lavoratori autonomi nel 2025 ma non le ha versate. Sanzioni:

        • Sanzione amministrativa (minimo 20%): 3.000 euro
        • Interessi moratori (2% annuo per 1 anno): 300 euro
        • Denuncia penale (importo > 10.000 euro)

        Responsabilità solidale del percipiente

        In caso di omesso versamento delle ritenute, l’Agenzia delle Entrate può rivalersi sul percipiente per recuperare le imposte non versate dal sostituto d’imposta (articolo 35, D.P.R. 600/1973).

        Il percipiente può però:

        1. Dimostrare di aver subito la ritenuta (es. bonifico netto ricevuto)
        2. Rivalersi sul committente per il recupero delle somme pagate

        Secondo la Cassazione (sentenza n. 18626/2019), la responsabilità solidale del percipiente è limitata ai casi in cui ha concorso nell’evasione o era a conoscenza dell’omesso versamento.

        Come tutelare il percipiente

        Per evitare di subire conseguenze dall’inadempienza del committente, il lavoratore autonomo deve:

        1. Conservare le fatture emesse e i bonifici ricevuti (prova del compenso netto percepito)
        2. Verificare che le ritenute siano state versate controllando il cassetto fiscale (sezione “Versamenti”)
        3. Sollecitare il committente per il rilascio della CU entro la scadenza
        4. Segnalare all’Agenzia delle Entrate eventuali omissioni o irregolarità

        In caso di accertamento fiscale, il percipiente può dimostrare la buona fede allegando la documentazione e chiedendo lo sgravio delle sanzioni applicategli solidalmente.

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        Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione della Certificazione Unica e del Modello 730/Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

        Domande Frequenti sulla Certificazione Unica per Lavoratori Autonomi

        Chi deve rilasciare la Certificazione Unica ai lavoratori autonomi?

        La CU deve essere rilasciata dal sostituto d’imposta, cioè dal committente che ha erogato compensi soggetti a ritenuta d’acconto del 20%. Sono obbligati: imprese, società, enti pubblici, professionisti con collaboratori, amministratori di condominio. I privati sono obbligati solo se hanno versato contributi INPS per il collaboratore.

        Entro quando deve essere rilasciata la CU 2026?

        La Certificazione Unica 2026 (redditi 2025) deve essere rilasciata entro il 16 marzo 2026 per i lavoratori autonomi, collaboratori e agenti. Entro la stessa data deve essere trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Le CU sintetiche (pensioni, rendite) hanno scadenza 31 marzo 2026.

        Un professionista in regime forfettario riceve la CU?

        No. I professionisti in regime forfettario non subiscono ritenute d’acconto, quindi il committente non deve rilasciare la Certificazione Unica. Il forfettario conserva solo le fatture emesse e dichiara i compensi incassati nel modello Redditi PF.

        Cosa fare se la CU contiene dati errati?

        Contattare immediatamente il committente e richiedere una CU sostitutiva (codice evento S). Il committente deve correggere l’errore, trasmettere la nuova CU all’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni e consegnarla al percipiente. Se il committente non collabora, dichiarare l’importo corretto allegando la documentazione probante (fatture, bonifici).

        Quali sanzioni rischia chi non rilascia la CU?

        Il sostituto d’imposta che non rilascia la CU è soggetto a una sanzione da 258 a 2.065 euro per ogni CU omessa. Se l’omissione riguarda oltre 50 certificazioni, la sanzione può arrivare fino a 51.645 euro. Con il ravvedimento operoso entro 90 giorni la sanzione si riduce a 25,80 euro.

        Come si usano le ritenute della CU nella dichiarazione dei redditi?

        Le ritenute d’acconto certificate dalla CU (punto 2) vanno indicate nel quadro RN del modello Redditi PF o nei righi dedicati del 730. Costituiscono un credito d’imposta che riduce l’IRPEF dovuta. Se le ritenute superano l’imposta, si ottiene un rimborso o un credito da utilizzare in compensazione.


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          CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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          Alexandra Bala
          04/09/2026
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          ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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          paolino servidio
          03/09/2026
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          Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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          Lady
          01/09/2026
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          Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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          Giulia Guida
          25/08/2026
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          Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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          Paola Zilli
          07/08/2026
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          Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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          Jacqueline B.
          06/08/2026
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          Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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          Maura Masutto
          06/08/2026
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          Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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          Issam Elhefnawi profile picture
          Issam Elhefnawi
          31/07/2026
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          Molto gentile
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          Sibongile Moyana
          30/07/2026
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          Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
          Pubblicato su Google Google
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          Sabrina Cirina
          23/07/2026
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          Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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          Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
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          Domanda di Pensione di Vecchiaia: Documenti, Istruzioni INPS e Verifiche Prima dell’Invio

          Pensione 2026 INPS

          Presentare la domanda di pensione di vecchiaia rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita lavorativa di ogni cittadino. Dopo anni di contributi versati all’INPS, è fondamentale conoscere tutti i documenti necessari, le procedure corrette e le verifiche da effettuare prima dell’invio per evitare ritardi o problemi nell’erogazione della pensione.

          La pensione di vecchiaia è la prestazione economica erogata dall’INPS ai lavoratori che hanno raggiunto i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente. Nel 2026, i requisiti sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente, ma è essenziale verificare con attenzione la propria posizione contributiva prima di procedere con l’invio della domanda.

          In questa guida completa, il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna passo dopo passo nella presentazione della domanda di pensione di vecchiaia, fornendoti tutte le informazioni necessarie sui documenti da preparare, le verifiche da effettuare e gli errori comuni da evitare.

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          Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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          CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

          Domanda Pensione di Vecchiaia: Documenti e Istruzioni INPS 2026

          Pensione 2026 INPS

          Indice dei contenuti

          1. Cos’è la Pensione di Vecchiaia
          2. Requisiti Pensione di Vecchiaia 2026
          3. Documenti Necessari per la Domanda
          4. Come Fare Domanda: Procedura Passo-Passo
          5. Verifiche Preliminari Obbligatorie
          6. Tempistiche e Decorrenza della Pensione
          7. Casi Particolari: Autonomi, Gestione Separata, Dipendenti Pubblici
          8. Errori Comuni da Evitare
          9. Domande Frequenti sulla Pensione di Vecchiaia

          La domanda di pensione di vecchiaia rappresenta uno dei momenti più importanti nella vita lavorativa di ogni cittadino. Dopo decenni di contributi versati, arriva finalmente il momento di accedere alla pensione di vecchiaia INPS, la prestazione previdenziale che garantisce un reddito mensile una volta raggiunti i requisiti di età e contribuzione.

          Compilare correttamente la domanda di pensione è fondamentale per evitare ritardi, respingimenti o errori nel calcolo dell’importo. In questa guida completa scoprirai tutti i documenti necessari, i requisiti 2026 aggiornati, la procedura INPS passo-passo e le verifiche preliminari obbligatorie da effettuare prima dell’invio.

          Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno centinaia di lavoratori nella presentazione della domanda di pensione, verificando l’estratto contributivo, controllando eventuali buchi contributivi e gestendo tutta la pratica fino all’accoglimento da parte dell’INPS.

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          Cos’è la Pensione di Vecchiaia

          La pensione di vecchiaia è la prestazione previdenziale erogata dall’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) ai lavoratori che hanno raggiunto l’età pensionabile prevista dalla legge e che possono vantare un numero minimo di anni di contributi versati durante la carriera lavorativa.

          Si tratta della forma di pensione più comune in Italia, accessibile sia ai lavoratori dipendenti (pubblici e privati) che agli autonomi (artigiani, commercianti, liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS).

          A differenza della pensione anticipata, che si può ottenere prima dell’età pensionabile raggiungendo un elevato numero di anni di contributi (attualmente 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), la pensione di vecchiaia richiede un’età anagrafica minima e un requisito contributivo più basso.

          Chi può richiedere la pensione di vecchiaia?

          Possono presentare domanda di pensione di vecchiaia tutti i lavoratori che hanno maturato i requisiti previsti per il proprio anno di decorrenza, indipendentemente dal settore di appartenenza:

          • Lavoratori dipendenti del settore privato
          • Lavoratori dipendenti del settore pubblico
          • Lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti)
          • Liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS
          • Lavoratori con contribuzione mista (dipendente + autonoma)

          L’importante è aver versato contributi nelle gestioni previdenziali obbligatorie INPS per almeno il numero minimo di anni richiesto dalla normativa vigente.

          Requisiti Pensione di Vecchiaia 2026

          I requisiti pensione vecchiaia 2026 sono stabiliti dalla normativa previdenziale italiana e si basano su due elementi fondamentali: l’età anagrafica e gli anni di contribuzione.

          Età pensionabile 2026

          Nel 2026, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia è fissata a:

          • 67 anni per tutti i lavoratori (uomini e donne, dipendenti e autonomi)

          Questa età è il risultato dell’adeguamento alla speranza di vita previsto dalla Legge Fornero (Legge 214/2011). Ogni due anni, l’ISTAT rileva l’aspettativa di vita media degli italiani e, se aumentata, l’età pensionabile viene adeguata di conseguenza.

          Attenzione: per chi matura i requisiti nel 2027 o 2028, l’età potrebbe salire ulteriormente in base agli adeguamenti ISTAT previsti. Per questo è fondamentale verificare sempre i requisiti aggiornati al momento della domanda.

          Anni di contributi richiesti

          Oltre all’età, è necessario aver maturato almeno 20 anni di contribuzione effettiva (1.040 settimane). Questo requisito vale per tutti i lavoratori, senza distinzione tra dipendenti e autonomi.

          I 20 anni di contributi devono essere:

          • Effettivamente versati (contributi obbligatori, volontari, da riscatto)
          • Accreditati figurativamente per periodi coperti da INPS (maternità, disoccupazione NASpI, malattia, cassa integrazione)

          Non rientrano nei 20 anni: i periodi non coperti da contribuzione (aspettative non retribuite, periodi di lavoro all’estero senza totalizzazione, periodi senza attività lavorativa).

          Casi speciali: requisiti ridotti

          Esistono alcune deroghe che permettono di accedere alla pensione di vecchiaia con requisiti contributivi inferiori ai 20 anni:

          • Lavoratori con primo contributo successivo al 31/12/1995 (sistema contributivo puro): possono accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni con solo 5 anni di contributi, ma l’importo della pensione deve essere almeno 1,5 volte l’assegno sociale (circa 780 euro mensili nel 2026). Se l’importo è inferiore, bisogna attendere i 71 anni di età, mantenendo i 5 anni di contributi.
          • Lavoratori non vedenti: possono accedere alla pensione con requisiti ridotti (età inferiore e/o meno anni di contributi).
          • Lavoratori con invalidità grave: in alcuni casi possono beneficiare di riduzioni dell’età pensionabile.

          Per verificare se rientri in una di queste categorie speciali, è consigliabile rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine per un’analisi personalizzata della tua posizione contributiva.

          Documenti Necessari per la Domanda

          Per presentare la domanda di pensione di vecchiaia all’INPS è necessario raccogliere una serie di documenti che attestino la tua identità, la tua carriera lavorativa e la tua situazione contributiva. Ecco l’elenco completo:

          Documenti anagrafici

          • Documento d’identità valido (carta d’identità, patente, passaporto)
          • Codice fiscale
          • Certificato di stato di famiglia (se hai familiari a carico)
          • Certificato di matrimonio (se coniugato/a)

          Documenti contributivi

          • Estratto conto contributivo INPS (ECOCERT) aggiornato, scaricabile dal sito INPS con SPID/CIE/CNS
          • CU (Certificazione Unica) degli ultimi anni lavorativi
          • Buste paga recenti (ultime 3-6 mensilità), se ancora in servizio
          • Documentazione relativa a periodi di servizio militare (se non già accreditati)
          • Certificati di malattia, maternità, cassa integrazione per periodi di contribuzione figurativa non ancora registrati

          Documenti per lavoratori autonomi

          Se sei un lavoratore autonomo (artigiano, commerciante, libero professionista) dovrai presentare anche:

          • Visure camerali o certificati di iscrizione all’Albo professionale
          • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni (Modello Redditi PF)
          • Ricevute di pagamento dei contributi INPS (F24, MAV) se hai versato contributi volontari

          Documenti bancari

          • IBAN del conto corrente o libretto postale su cui ricevere la pensione
          • Il conto deve essere intestato o cointestato al richiedente

          Documenti per situazioni particolari

          In caso di situazioni specifiche, potrebbero essere necessari ulteriori documenti:

          • Certificati di invalidità se richiedi agevolazioni per invalidità
          • Documentazione di totalizzazione internazionale se hai lavorato all’estero in paesi UE o convenzionati
          • Attestazioni di riscatto periodi non coperti (laurea, maternità fuori dal rapporto di lavoro)
          • Ricongiunzione contributiva se hai contributi in gestioni diverse (dipendente + autonomo)

          Consiglio del CAF: prima di presentare domanda, richiedi sempre un controllo completo del tuo estratto contributivo. Il CAF Centro Fiscale verifica che tutti i periodi lavorativi siano correttamente accreditati e segnala eventuali anomalie da correggere PRIMA dell’invio della domanda.

          Come Fare Domanda: Procedura Passo-Passo

          La domanda di pensione di vecchiaia deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale INPS. Ecco la procedura completa:

          Opzione 1: Domanda autonoma tramite portale INPS

          Se vuoi presentare domanda in autonomia, segui questi passaggi:

          1. Accedi al sito INPS (www.inps.it) utilizzando SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
          2. Clicca su “Pensione e Previdenza” nel menu principale
          3. Seleziona “Domanda di pensione“
          4. Scegli “Pensione di vecchiaia” tra le tipologie disponibili
          5. Compila tutti i campi richiesti:
            • Dati anagrafici
            • Residenza e domicilio
            • IBAN per accredito pensione
            • Situazione familiare (coniuge, figli a carico)
            • Ultimo datore di lavoro
            • Data di cessazione del rapporto di lavoro (se già avvenuta)
          6. Allega i documenti richiesti (se necessario)
          7. Verifica il riepilogo della domanda
          8. Invia la domanda
          9. Riceverai una ricevuta di protocollazione con numero di pratica

          Attenzione: compilare correttamente la domanda è fondamentale. Errori nei dati o mancanza di documentazione possono causare ritardi o respingimenti.

          Opzione 2: Domanda tramite CAF o Patronato (CONSIGLIATO)

          Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la presentazione della domanda di pensione:

          1. Prenota un appuntamento presso la nostra sede di Udine (Viale Giuseppe Tullio 13, scala B)
          2. Il nostro operatore verifica il tuo estratto contributivo e controlla che tutti i requisiti siano soddisfatti
          3. Ti guidiamo nella raccolta dei documenti necessari
          4. Compiliamo insieme la domanda INPS, evitando errori e omissioni
          5. Inviamo la domanda per tuo conto e ti consegniamo la ricevuta di protocollo
          6. Ti teniamo aggiornato sull’iter della pratica fino all’accoglimento
          7. In caso di problemi o richieste INPS, gestiamo tutte le comunicazioni

          Vantaggi di rivolgersi al CAF:

          • ✅ Nessun rischio di errori nella compilazione
          • ✅ Verifica preventiva dell’estratto contributivo per individuare buchi o anomalie
          • ✅ Supporto completo per documenti e pratiche collaterali (totalizzazione, ricongiunzione, riscatto)
          • ✅ Assistenza post-invio per eventuali integrazioni richieste da INPS
          • ✅ Esperienza consolidata su centinaia di pratiche pensionistiche gestite ogni anno

          Opzione 3: Domanda tramite Contact Center INPS

          Puoi anche presentare domanda chiamando il Contact Center INPS al numero verde 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (a pagamento da mobile). L’operatore INPS compilerà la domanda telefonicamente seguendo le tue indicazioni.

          Tuttavia, questa modalità non è consigliata per domande complesse o se hai contributi in gestioni diverse, poiché l’operatore non può verificare preventivamente la tua posizione contributiva.

          Verifiche Preliminari Obbligatorie

          Prima di presentare la domanda di pensione, è fondamentale effettuare alcune verifiche preliminari per evitare sorprese, ritardi o respingimenti. Ecco i controlli da fare assolutamente:

          1. Scarica e controlla l’Estratto Contributivo (ECOCERT)

          L’estratto conto contributivo è il documento che riporta tutti i contributi versati durante la tua carriera lavorativa. Puoi scaricarlo gratuitamente dal sito INPS con SPID/CIE/CNS seguendo questi passaggi:

          1. Accedi al portale INPS con le tue credenziali
          2. Vai su “Fascicolo Previdenziale del Cittadino“
          3. Clicca su “Posizione Assicurativa“
          4. Seleziona “Estratto Conto Contributivo“
          5. Scarica il PDF dell’estratto completo

          Cosa verificare nell’estratto contributivo:

          • Tutti i periodi lavorativi sono registrati correttamente?
          • Ci sono buchi contributivi (periodi non coperti)?
          • I contributi da lavoro dipendente, autonomo, figurativi sono tutti presenti?
          • Il totale degli anni di contribuzione raggiunge almeno 20 anni (1.040 settimane)?

          Se noti errori o mancanze: contatta immediatamente l’INPS o rivolgiti al CAF per chiedere la rettifica dell’estratto contributivo PRIMA di presentare domanda di pensione.

          2. Verifica i periodi di contribuzione figurativa

          La contribuzione figurativa include periodi in cui non hai lavorato ma che vengono comunque accreditati come contributi dall’INPS:

          • Maternità obbligatoria e facoltativa
          • Disoccupazione NASpI o indennità di mobilità
          • Cassa integrazione guadagni (ordinaria, straordinaria, in deroga)
          • Malattia (per periodi prolungati)
          • Congedi per assistenza a familiari disabili (Legge 104)
          • Servizio militare o civile

          Questi periodi devono essere correttamente registrati nell’estratto contributivo. Se mancano, è necessario presentare domanda di accredito figurativo allegando i certificati (es. certificato di maternità, certificati NASpI, fogli di cassa integrazione).

          3. Controlla eventuali periodi all’estero (totalizzazione)

          Se hai lavorato in paesi dell’Unione Europea o in paesi convenzionati con l’Italia (Svizzera, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc.), puoi sommare i contributi esteri a quelli italiani tramite la totalizzazione internazionale.

          Per far valere i contributi esteri devi:

          1. Richiedere all’ente previdenziale estero un certificato dei contributi versati
          2. Presentare domanda di totalizzazione all’INPS allegando il certificato estero
          3. Attendere che l’INPS riconosca i periodi esteri nel tuo estratto contributivo

          Attenzione: la totalizzazione internazionale richiede tempi lunghi (anche 6-12 mesi). Per questo è fondamentale avviarla con largo anticipo rispetto alla data di pensionamento prevista.

          4. Valuta riscatto laurea o altri periodi

          Se ti mancano alcuni anni per raggiungere i 20 richiesti, puoi valutare il riscatto di periodi non coperti da contribuzione:

          • Riscatto laurea: puoi riscattare gli anni di università (massimo la durata legale del corso)
          • Riscatto periodi di aspettativa non retribuita
          • Riscatto maternità fuori dal rapporto di lavoro
          • Riscatto servizio militare (se non già accreditato d’ufficio)

          Il riscatto ha un costo che varia in base all’importo dei tuoi redditi e al numero di anni da riscattare. Il CAF può effettuare un calcolo preventivo del costo e valutare la convenienza economica.

          5. Verifica la ricongiunzione contributiva (se hai contributi in gestioni diverse)

          Se hai lavorato sia come dipendente che come autonomo, potresti avere contributi in gestioni INPS diverse (es. Fondo Lavoratori Dipendenti + Gestione Artigiani). In questo caso puoi chiedere la ricongiunzione per unificare tutti i contributi in un’unica gestione.

          La ricongiunzione può essere onerosa (a pagamento) o gratuita (per alcune categorie). Il CAF verifica quale tipo di ricongiunzione conviene e gestisce tutta la pratica.

          Tempistiche e Decorrenza della Pensione

          Uno degli aspetti più importanti da comprendere è quando inizierai a ricevere la pensione dopo aver presentato la domanda. Ecco tutte le informazioni su tempistiche e decorrenza:

          Quando presentare la domanda?

          La domanda di pensione di vecchiaia può essere presentata:

          • Fino a 3 mesi prima della data di maturazione dei requisiti
          • In qualsiasi momento dopo aver maturato i requisiti (non c’è una scadenza massima)

          Consiglio: presentare domanda con anticipo (2-3 mesi prima) permette all’INPS di istruire la pratica per tempo e garantire il pagamento della prima mensilità già dal mese di decorrenza.

          Decorrenza della pensione: quando parte il pagamento?

          La decorrenza della pensione (cioè il mese da cui inizia il pagamento) dipende dal tipo di lavoratore:

          Per i lavoratori dipendenti del settore privato:

          • La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo alla cessazione del rapporto di lavoro
          • Esempio: se cessi il lavoro il 15 maggio 2026, la pensione parte dal 1° giugno 2026

          Per i lavoratori autonomi:

          • La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda
          • Esempio: se presenti domanda il 10 aprile 2026, la pensione parte dal 1° maggio 2026

          Per i dipendenti pubblici:

          • La pensione decorre dal giorno successivo alla cessazione del servizio
          • Esempio: se vai in pensione il 31 agosto 2026, la pensione parte dal 1° settembre 2026

          Finestre mobili (abolite dal 2012)

          Prima della Riforma Fornero (2011), esistevano le cosiddette “finestre mobili” che ritardavano di alcuni mesi la decorrenza della pensione. Queste finestre sono state abolite per la pensione di vecchiaia dal 1° gennaio 2012.

          Quindi oggi, se maturi i requisiti e cessi il lavoro, la pensione parte dal mese successivo senza ulteriori ritardi.

          Quanto tempo impiega l’INPS a lavorare la domanda?

          Dopo l’invio della domanda, l’INPS ha fino a 120 giorni per istruire la pratica e comunicare l’esito (accoglimento o rigetto). Nella maggior parte dei casi, le domande vengono lavorate in 30-60 giorni.

          Se la domanda è completa e corretta, riceverai:

          1. Lettera di accoglimento con l’importo della pensione e la data di decorrenza
          2. Primo pagamento entro il mese di decorrenza (se la domanda è stata presentata per tempo)

          Attenzione: se la domanda presenta errori, mancanze o richiede integrazioni documentali, i tempi si allungano. Per questo è fondamentale compilarla correttamente fin dall’inizio.

          Pagamento della pensione: quando arriva?

          La pensione viene pagata mensilmente il primo giorno bancabile del mese (solitamente il 1° o il 2 del mese, se il 1° è domenica o festivo). Il pagamento avviene tramite:

          • Accredito su conto corrente bancario o postale (modalità più comune)
          • Bonifico domiciliato presso ufficio postale (ritiro in contanti, per importi fino a 1.000 euro)
          • Libretto postale

          Casi Particolari: Autonomi, Gestione Separata, Dipendenti Pubblici

          La pensione di vecchiaia presenta alcune differenze in base alla categoria di lavoratore. Ecco i casi particolari più comuni:

          Lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti)

          I lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali INPS (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) hanno gli stessi requisiti dei dipendenti:

          • 67 anni di età nel 2026
          • 20 anni di contributi

          Particolarità per gli autonomi:

          • Non è obbligatorio cessare l’attività per andare in pensione. Puoi continuare a lavorare e ricevere la pensione contemporaneamente.
          • Tuttavia, se continui a lavorare come autonomo, dovrai continuare a versare i contributi INPS sulla tua attività.
          • I redditi da lavoro autonomo dopo la pensione sono totalmente cumulabili con la pensione (nessun taglio).

          Liberi professionisti (Gestione Separata INPS)

          I liberi professionisti senza Cassa (collaboratori, consulenti, partite IVA in regime forfettario senza ordine professionale) iscritti alla Gestione Separata INPS seguono le stesse regole:

          • 67 anni di età
          • 20 anni di contributi

          Anche in questo caso è possibile cumulare pensione e redditi da lavoro senza limiti.

          Dipendenti pubblici

          I dipendenti pubblici (statali, regionali, comunali, insegnanti, personale sanitario) hanno requisiti identici ai privati:

          • 67 anni di età
          • 20 anni di contributi

          Differenze per i dipendenti pubblici:

          • La pensione è gestita da INPS Gestione Dipendenti Pubblici (ex INPDAP)
          • La domanda si presenta sempre tramite portale INPS (non più tramite l’ente di appartenenza)
          • La decorrenza è dal giorno successivo alla cessazione (non dal mese successivo)
          • La liquidazione (TFS/TFR) viene pagata separatamente e con tempistiche diverse dalla pensione

          Lavoratori con contribuzione mista (dipendente + autonomo)

          Se hai lavorato sia come dipendente che come autonomo, i tuoi contributi sono registrati in gestioni diverse. Hai due opzioni:

          1. Totalizzazione gratuita: sommi tutti i contributi delle diverse gestioni senza costi, ma con una decorrenza ritardata di 18 mesi (finestra mobile). La pensione viene calcolata pro-quota da ciascuna gestione.
          2. Ricongiunzione onerosa: trasferisci tutti i contributi in un’unica gestione pagando un onere (che può essere molto elevato). La pensione viene calcolata con le regole della gestione di destinazione.

          Il CAF effettua un calcolo comparativo per verificare quale opzione conviene economicamente.

          Lavoratori con contributi esteri

          Se hai lavorato in paesi UE o in paesi convenzionati con l’Italia, puoi sommare i contributi esteri a quelli italiani tramite:

          • Totalizzazione internazionale (gratuita): sommi i contributi di tutti i paesi per raggiungere i 20 anni richiesti. Ogni paese paga una quota di pensione proporzionale ai contributi versati.
          • Cumulo comunitario: per i soli paesi UE, puoi cumulare i periodi per il raggiungimento del requisito contributivo minimo.

          Attenzione: le pratiche internazionali richiedono tempi molto lunghi (anche 12-18 mesi). È fondamentale avviarle con largo anticipo.

          Errori Comuni da Evitare

          Quando si presenta la domanda di pensione di vecchiaia, molti lavoratori commettono errori che causano ritardi, respingimenti o perdite economiche. Ecco gli errori più frequenti e come evitarli:

          1. Non verificare l’estratto contributivo prima di presentare domanda

          Molti lavoratori presentano domanda senza aver mai controllato il proprio estratto contributivo. Risultato: scoprono solo dopo che mancano periodi, ci sono buchi contributivi o errori nei dati.

          Come evitarlo: scarica l’estratto contributivo dal sito INPS almeno 6 mesi prima della data prevista di pensionamento. Se noti errori, chiedi subito la rettifica tramite CAF o INPS.

          2. Presentare domanda troppo tardi

          Alcuni lavoratori aspettano di aver già compiuto 67 anni o addirittura di aver già cessato il lavoro prima di presentare domanda. Questo causa un ritardo nel pagamento della prima mensilità.

          Come evitarlo: presenta la domanda almeno 2-3 mesi prima della data di maturazione dei requisiti. Così l’INPS ha il tempo di istruire la pratica e pagare la prima mensilità puntualmente.

          3. Non comunicare correttamente la data di cessazione del rapporto di lavoro

          Per i lavoratori dipendenti, la data di cessazione del rapporto di lavoro è fondamentale per determinare la decorrenza della pensione. Molti indicano una data errata o non la comunicano affatto.

          Come evitarlo: nella domanda, indica con precisione la data di cessazione prevista. Se non sei sicuro, lascia il campo vuoto e aggiornalo successivamente tramite INPS.

          4. Sbagliare l’IBAN del conto corrente

          Un errore apparentemente banale ma molto comune: indicare un IBAN errato nella domanda. Risultato: la pensione non viene accreditata e bisogna fare una rettifica con ulteriori ritardi.

          Come evitarlo: verifica SEMPRE l’IBAN prima di inviare la domanda. Controlla che il conto sia intestato o cointestato a te e che sia attivo.

          5. Non dichiarare i redditi da lavoro dopo la pensione

          Se continui a lavorare dopo la pensione (come autonomo o con contratti occasionali), devi dichiarare i redditi percepiti. Altrimenti rischi sanzioni e recuperi da parte dell’INPS.

          Come evitarlo: comunica sempre all’INPS i redditi da lavoro percepiti dopo la pensione tramite la dichiarazione dei redditi 730 o il modello Redditi PF.

          6. Non considerare il riscatto della laurea o di altri periodi

          Molti lavoratori scoprono di essere a pochi mesi o anni dal requisito contributivo minimo (20 anni) solo quando è troppo tardi per riscattare periodi utili come la laurea o altri periodi non coperti.

          Come evitarlo: verifica la tua posizione contributiva con anticipo e valuta il riscatto se ti mancano contributi. Il CAF può effettuare un calcolo preventivo del costo.

          7. Ignorare i contributi versati all’estero

          Se hai lavorato all’estero, spesso i contributi versati in altri paesi NON vengono automaticamente considerati dall’INPS. Devi presentare esplicita domanda di totalizzazione internazionale.

          Come evitarlo: se hai lavorato in paesi UE o convenzionati, avvia la procedura di totalizzazione almeno 12-18 mesi prima della pensione.

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          • Verifica estratto contributivo e individuazione buchi o errori
          • Compilazione domanda INPS senza rischio di errori
          • Gestione pratiche collaterali (riscatto laurea, ricongiunzione, totalizzazione)
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            04/09/2026
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            ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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            03/09/2026
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            Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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            01/09/2026
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            Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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            Giulia Guida
            25/08/2026
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            Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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            Paola Zilli
            07/08/2026
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            Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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            Jacqueline B.
            06/08/2026
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            Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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            Maura Masutto
            06/08/2026
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            Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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            Issam Elhefnawi
            31/07/2026
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            Molto gentile
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            Sibongile Moyana
            30/07/2026
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            Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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            Sabrina Cirina
            23/07/2026
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            Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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            Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
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            CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

            Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730

            Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

            Dal 15 aprile 2026 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la precompilata del Modello Redditi PF (Persone Fisiche), un servizio che affianca la più nota precompilata del 730. Ma quando è necessario utilizzare il Modello Redditi al posto del 730? E quali sono le differenze tra i due modelli? La scelta del modello corretto è fondamentale per evitare errori, sanzioni e per ottimizzare la propria posizione fiscale. In questa guida completa analizziamo tutti i casi in cui la precompilata modello redditi 2026 è obbligatoria o consigliata, le tempistiche da rispettare e le differenze procedurali con il 730. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per guidarti nella scelta del modello più adatto alla tua situazione e per assisterti nella compilazione e invio della dichiarazione, sia in ufficio che online.

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            Indice dei contenuti

            1. Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026
            2. Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730
            3. Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026
            4. Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026
            5. Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730
            6. Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti
            7. Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

            Cos’è la Precompilata del Modello Redditi PF 2026

            La precompilata del Modello Redditi PF 2026 è un servizio offerto dall’Agenzia delle Entrate che predispone automaticamente la dichiarazione dei redditi per le persone fisiche che non possono o non vogliono utilizzare il Modello 730. A partire dal 15 aprile 2026, i contribuenti possono accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate e consultare la dichiarazione già compilata con i dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria.

            Il Modello Redditi Persone Fisiche (ex Unico PF) è il modello fiscale più completo disponibile in Italia e consente di dichiarare qualsiasi tipologia di reddito, anche quelli più complessi come redditi d’impresa, redditi da partecipazione, plusvalenze finanziarie, redditi esteri e molto altro. A differenza del 730, che è un modello semplificato riservato a lavoratori dipendenti e pensionati con situazioni fiscali standard, il Modello Redditi è più articolato e permette di gestire casistiche fiscali particolari.

            La precompilata del Modello Redditi 2026 contiene già precaricati i dati comunicati dai sostituti d’imposta (datori di lavoro, enti pensionistici), dalle banche e assicurazioni (CU, certificazioni interessi mutui, premi assicurativi), dalle strutture sanitarie (spese mediche) e da altri enti che trasmettono informazioni all’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, o il suo intermediario abilitato come il CAF Centro Fiscale, deve verificare la correttezza dei dati precaricati, integrare eventuali informazioni mancanti e inviare la dichiarazione.

            Principali caratteristiche della precompilata Modello Redditi 2026:

            • Disponibilità dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
            • Accesso con SPID, CIE o CNS per garantire sicurezza e privacy
            • Dati precaricati da CU, spese sanitarie, interessi mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali
            • Modificabile e integrabile prima dell’invio con eventuali dati mancanti
            • Invio diretto online oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista)
            • Scadenza 30 novembre 2026 per l’invio telematico (salvo proroghe)

            Quando Serve il Modello Redditi al Posto del 730

            Non tutti i contribuenti possono utilizzare il Modello 730. Esistono infatti situazioni in cui è obbligatorio presentare il Modello Redditi PF, anche se la precompilata è disponibile. Vediamo nel dettaglio tutti i casi in cui il Modello Redditi 2026 è necessario al posto del 730.

            Casi Obbligatori di Utilizzo del Modello Redditi

            Il Modello Redditi PF è obbligatorio nei seguenti casi:

            • Titolari di partita IVA: chi ha partita IVA (anche in regime forfettario) deve sempre presentare il Modello Redditi, non il 730. Questo vale per imprenditori individuali, professionisti, artigiani, commercianti.
            • Redditi d’impresa: chi possiede redditi derivanti da attività d’impresa (ditta individuale, società di persone in qualità di socio) deve utilizzare il Modello Redditi.
            • Redditi da partecipazione in società di persone: soci di SNC, SAS, società semplici che percepiscono redditi da partecipazione devono dichiarare tramite Modello Redditi.
            • Plusvalenze e minusvalenze finanziarie: chi ha realizzato plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, di immobili, di terreni edificabili entro 5 anni dall’acquisto deve presentare il Modello Redditi.
            • Redditi esteri: chi possiede redditi prodotti all’estero (lavoro dipendente estero, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri) che non rientrano nelle casistiche gestibili dal 730 deve usare il Modello Redditi. Questo include anche i contribuenti residenti fiscalmente in Italia con redditi esteri da dichiarare.
            • Redditi di capitale non soggetti a ritenuta: interessi, dividendi, proventi finanziari non assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta devono essere dichiarati con il Modello Redditi.
            • Redditi diversi: redditi occasionali non da lavoro dipendente o pensione, compensi per attività occasionali superiori a determinate soglie, redditi da sublocazione, ecc.
            • Perdite fiscali pregresse da compensare: chi ha perdite d’impresa o di lavoro autonomo degli anni precedenti da portare in compensazione deve utilizzare il Modello Redditi.
            • Crediti d’imposta da utilizzare in compensazione: alcuni crediti d’imposta (come bonus ristrutturazioni, crediti d’imposta per investimenti) richiedono l’utilizzo del Modello Redditi.
            • Opzioni fiscali particolari: contribuenti che devono esercitare opzioni fiscali specifiche (es. regime dei contribuenti minimi cessato, opzione per la trasparenza fiscale) devono usare il Modello Redditi.
            • Immobili locati con cedolare secca: chi ha immobili affittati con cedolare secca può utilizzare il 730 solo se il reddito da cedolare è l’unico reddito aggiuntivo a lavoro dipendente/pensione. Se ci sono altre situazioni complesse, è preferibile il Modello Redditi.
            • Contribuenti non residenti in Italia: i non residenti fiscalmente in Italia che producono redditi in Italia devono presentare il Modello Redditi (se obbligati a presentare dichiarazione).

            Esempi Pratici: Chi Deve Usare il Modello Redditi

            Esempio 1 – Lavoratore dipendente con partita IVA:

            Marco è un dipendente di un’azienda ma ha aperto una partita IVA in regime forfettario per svolgere attività di consulenza nel tempo libero. Anche se il reddito principale è da lavoro dipendente, Marco deve presentare il Modello Redditi PF 2026 per dichiarare sia il reddito da lavoro dipendente che il reddito da partita IVA. Non può utilizzare il 730.

            Esempio 2 – Pensionato con affitti e dividendi esteri:

            Maria è una pensionata che percepisce una pensione INPS e possiede un appartamento in Francia che affitta. Inoltre riceve dividendi da azioni di società francesi. Maria deve presentare il Modello Redditi perché i redditi esteri (affitto francese, dividendi esteri) non possono essere dichiarati con il 730.

            Esempio 3 – Dipendente con plusvalenza da vendita terreno:

            Luca è un lavoratore dipendente che nel 2025 ha venduto un terreno edificabile acquistato 3 anni prima, realizzando una plusvalenza di 50.000 euro. Luca deve presentare il Modello Redditi 2026 per dichiarare la plusvalenza imponibile derivante dalla vendita del terreno entro i 5 anni.

            Come Funziona la Precompilata Modello Redditi 2026

            La precompilata del Modello Redditi 2026 semplifica notevolmente la compilazione della dichiarazione per i contribuenti obbligati a presentare il Modello Redditi anziché il 730. Ecco come funziona il processo passo dopo passo.

            Accesso alla Precompilata Modello Redditi

            Per accedere alla precompilata Modello Redditi 2026 è necessario:

            1. Collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it
            2. Accedere all’area riservata tramite una delle seguenti credenziali:
              • SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
              • CIE (Carta d’Identità Elettronica)
              • CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
            3. Selezionare la sezione “Dichiarazione precompilata”
            4. Scegliere “Modello Redditi PF” (anziché 730)
            5. Consultare la dichiarazione precaricata con i dati già disponibili

            La precompilata è disponibile dal 15 aprile 2026 e può essere consultata, modificata e inviata fino alla scadenza del 30 novembre 2026 (salvo proroghe).

            Verifica e Integrazione dei Dati

            Una volta aperta la precompilata, il contribuente deve:

            • Verificare i dati anagrafici: residenza, stato civile, familiari a carico
            • Controllare i redditi precaricati: CU da lavoro dipendente/pensione, redditi da partecipazione, redditi esteri già noti all’Agenzia
            • Verificare le spese detraibili/deducibili: spese mediche, interessi mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali
            • Integrare eventuali dati mancanti: spese sanitarie non tracciate (es. pagate in contanti), spese non comunicate all’Agenzia, altri redditi non precaricati
            • Correggere eventuali errori: dati errati trasmessi da sostituti d’imposta o altri enti

            Attenzione: La precompilata del Modello Redditi è meno completa rispetto alla precompilata del 730. Molti quadri specifici (quadri RL, RG, RT, RW per redditi esteri, ecc.) devono essere compilati manualmente dal contribuente o dal suo intermediario. Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a un CAF o commercialista per verificare la correttezza della dichiarazione.

            Invio della Dichiarazione

            Una volta completata la compilazione, il contribuente può procedere all’invio in due modi:

            1. Invio diretto online: tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, il contribuente può inviare autonomamente la dichiarazione. In questo caso, l’Agenzia rilascia immediatamente la ricevuta di avvenuta presentazione.
            2. Invio tramite intermediario: il contribuente può delegare l’invio a un CAF, commercialista o altro intermediario abilitato. L’intermediario verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e procede all’invio telematico per conto del contribuente.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione e invio del Modello Redditi 2026, verificando tutti i dati, integrando le informazioni mancanti e garantendo il rispetto delle scadenze fiscali.

            Scadenze e Modalità di Invio Modello Redditi 2026

            Le scadenze del Modello Redditi 2026 sono diverse da quelle del 730. È fondamentale rispettarle per evitare sanzioni e interessi di mora. Ecco il calendario completo delle scadenze per il Modello Redditi anno d’imposta 2025 (da presentare nel 2026).

            Calendario Scadenze Modello Redditi 2026

            • 15 aprile 2026: disponibilità della precompilata Modello Redditi nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate
            • 30 giugno 2026: scadenza per il versamento del saldo 2025 e primo acconto 2026 delle imposte (IRPEF, addizionali, cedolare secca, ecc.). Chi presenta la dichiarazione tramite intermediario può versare entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%.
            • 30 novembre 2026: scadenza per l’invio telematico del Modello Redditi PF 2026 (salvo proroghe annunciate dal Governo). Questa è la scadenza ordinaria per tutti i contribuenti, sia che presentino autonomamente che tramite intermediario.

            Nota importante: A differenza del 730, che ha scadenza 30 settembre (o 15 ottobre per invii tramite CAF/commercialista), il Modello Redditi ha una scadenza più lunga (30 novembre) ma comporta la necessità di calcolare e versare autonomamente le imposte entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione).

            Modalità di Invio

            Il Modello Redditi 2026 può essere inviato esclusivamente in modalità telematica. Non è più ammesso l’invio cartaceo. Le modalità di invio sono:

            1. Invio autonomo online: il contribuente accede all’area riservata del sito Agenzia delle Entrate, compila o modifica la precompilata e invia autonomamente. Questa modalità è consigliata solo per contribuenti con situazioni fiscali semplici e buona conoscenza della normativa.
            2. Invio tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista, consulente del lavoro): l’intermediario compila o verifica la dichiarazione, appone il visto di conformità (se richiesto) e invia telematicamente per conto del contribuente. Questa è la modalità più sicura e consigliata, soprattutto per dichiarazioni complesse.

            Il CAF Centro Fiscale di Udine gestisce l’invio telematico del Modello Redditi per migliaia di contribuenti ogni anno, garantendo puntualità, correttezza e assistenza post-invio in caso di comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

            Versamenti delle Imposte

            A differenza del 730, dove le imposte vengono trattenute direttamente in busta paga o sulla pensione, con il Modello Redditi il contribuente deve:

            • Calcolare autonomamente le imposte dovute (o farle calcolare dall’intermediario)
            • Versare il saldo 2025 (differenza tra imposte dovute per l’anno 2025 e imposte già versate tramite ritenute/acconti) entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%)
            • Versare il primo acconto 2026 (pari al 40% delle imposte dovute per il 2025, se superiore a 51 euro) entro il 30 giugno 2026
            • Versare il secondo acconto 2026 (pari al 60% delle imposte dovute per il 2025) entro il 30 novembre 2026

            I versamenti si effettuano tramite modello F24 utilizzando i codici tributo specifici per IRPEF, addizionali comunali e regionali, cedolare secca, ecc.

            Vantaggi e Svantaggi del Modello Redditi rispetto al 730

            Scegliere tra Modello Redditi e 730 (quando possibile) richiede una valutazione attenta dei vantaggi e svantaggi di ciascun modello. Ecco una tabella comparativa che riassume le principali differenze.

            Tabella Comparativa: Modello Redditi vs 730

            AspettoModello Redditi PFModello 730
            Tipologie di redditi dichiarabili✅ Tutti i tipi di reddito (lavoro dipendente, autonomo, impresa, partecipazioni, finanziari, esteri, diversi)❌ Solo redditi da lavoro dipendente, pensione, alcuni redditi da locazione con cedolare secca, alcuni redditi di capitale
            Partita IVA✅ Obbligatorio per titolari di P.IVA❌ Non utilizzabile se si ha partita IVA
            Redditi esteri✅ Dichiarabili tutti i redditi esteri (quadro RL, RW per investimenti esteri)❌ Limitato a pochi casi specifici
            Scadenza invio30 novembre 202630 settembre 2026 (o 15 ottobre tramite CAF)
            Versamento imposte❌ Calcolo e versamento autonomo tramite F24 (30 giugno saldo+1° acconto, 30 novembre 2° acconto)✅ Trattenuta automatica in busta paga o pensione (rimborso automatico entro pochi mesi)
            Rimborsi fiscali❌ Erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo controlli (tempi più lunghi, anche 6-12 mesi)✅ Erogati rapidamente dal datore di lavoro/INPS (2-3 mesi)
            Complessità compilazione❌ Molto complesso, richiede conoscenze fiscali avanzate. Consigliato affidarsi a CAF/commercialista✅ Più semplice, utilizzabile anche autonomamente (se situazione standard)
            Costo assistenza CAF/commercialista❌ Generalmente più elevato (dichiarazione più complessa)✅ Generalmente più economico (per CAF spesso gratuito per casi standard)
            Possibilità di correzione✅ Modello Redditi integrativo entro termini accertamento✅ 730 integrativo entro 30 settembre anno successivo, poi Modello Redditi integrativo
            Visto di conformitàOpzionale (ma consigliato per evitare controlli)Rilasciato automaticamente da CAF (riduce rischio controlli)

            Quando Conviene Scegliere il Modello Redditi (se si ha la scelta)

            In alcuni casi, anche se il contribuente potrebbe utilizzare il 730, può essere conveniente optare per il Modello Redditi:

            • Non si ha un sostituto d’imposta (es. pensionati che hanno cessato la pensione, disoccupati): con il 730 senza sostituto, i rimborsi arrivano dall’Agenzia con tempi simili al Modello Redditi, quindi tanto vale usare il Modello Redditi che permette maggiore flessibilità.
            • Si prevedono perdite fiscali da riportare negli anni successivi: il Modello Redditi permette di gestire meglio le perdite pregresse e il loro riporto.
            • Si hanno situazioni fiscali complesse che richiedono quadri non disponibili nel 730: in questo caso il Modello Redditi è l’unica opzione.

            Quando conviene il 730: Se si è lavoratori dipendenti o pensionati con situazioni fiscali semplici (solo CU, spese mediche, interessi mutuo, nessun reddito da partita IVA o redditi esteri), il 730 è più conveniente perché garantisce rimborsi rapidi e non richiede versamenti autonomi.

            Precompilata Modello Redditi 2026: Novità e Aggiornamenti

            La precompilata Modello Redditi 2026 presenta alcune novità rispetto agli anni precedenti, in linea con le modifiche normative intervenute nel 2025. Ecco le principali novità da conoscere.

            Nuovi Dati Precaricati nella Precompilata 2026

            L’Agenzia delle Entrate ha ampliato progressivamente le informazioni disponibili nella precompilata. Per il Modello Redditi 2026 (anno d’imposta 2025), i dati precaricati includono:

            • Spese mediche e sanitarie: comunicate direttamente da farmacie, medici, strutture sanitarie tramite il Sistema Tessera Sanitaria
            • Premi assicurativi: premi vita, infortuni, malattia comunicati dalle compagnie assicurative
            • Contributi previdenziali: contributi versati a casse previdenziali, fondi pensione
            • Interessi passivi mutui: interessi su mutui prima casa comunicati dalle banche
            • Spese universitarie: rette e contributi universitari comunicati dagli atenei
            • Bonifici ristrutturazioni ed efficientamento energetico: bonifici per lavori edilizi con detrazioni 50%, 65%, Superbonus (comunicati dalle banche)
            • Erogazioni liberali: donazioni a ONLUS, enti no profit

            Novità 2026: Dall’anno d’imposta 2025, sono precaricate anche le spese veterinarie per animali da affezione (già introdotte gradualmente negli anni scorsi) e le spese per asili nido (comunicate dai gestori degli asili).

            Modifiche Normative 2025 da Considerare nel Modello Redditi 2026

            Alcune modifiche normative introdotte nel 2025 impattano sul Modello Redditi 2026:

            • Nuove aliquote IRPEF: se nel 2025 sono state introdotte modifiche alle aliquote IRPEF (da verificare nella Legge di Bilancio 2025), queste si riflettono nel calcolo delle imposte nel Modello Redditi 2026.
            • Detrazioni fiscali modificate: eventuali modifiche alle detrazioni per carichi di famiglia, lavoro dipendente, pensione introdotte nel 2025 vanno applicate nella dichiarazione 2026.
            • Regime forfettario 2025: se nel 2025 sono cambiate le soglie o le regole del regime forfettario, queste vanno considerate nel Modello Redditi 2026 per i titolari di partita IVA forfettaria.
            • Crediti d’imposta 2025: nuovi crediti d’imposta introdotti per investimenti, transizione 4.0/5.0, efficientamento energetico vanno dichiarati nel Modello Redditi 2026.

            È fondamentale essere aggiornati sulle novità normative per compilare correttamente il Modello Redditi. Il CAF Centro Fiscale monitora costantemente le modifiche legislative e garantisce la corretta applicazione delle nuove disposizioni.

            Errori Comuni nella Compilazione del Modello Redditi

            La compilazione del Modello Redditi PF è complessa e richiede attenzione per evitare errori che possono causare sanzioni, interessi di mora o controlli fiscali. Ecco gli errori più comuni da evitare.

            1. Omessa Dichiarazione di Redditi Esteri

            Uno degli errori più gravi è non dichiarare redditi esteri percepiti (stipendi esteri, pensioni estere, affitti esteri, dividendi esteri, interessi su conti esteri). I contribuenti residenti fiscalmente in Italia devono dichiarare tutti i redditi worldwide, anche quelli prodotti all’estero. L’omessa dichiarazione di redditi esteri può comportare sanzioni molto elevate (dal 120% al 240% delle imposte evase) e, in casi gravi, configurare reati tributari.

            Come evitarlo: Compilare correttamente il quadro RL (redditi esteri) e il quadro RW (investimenti esteri e attività finanziarie detenute all’estero). Richiedere assistenza a un CAF o commercialista esperto in fiscalità internazionale.

            2. Errata Compilazione del Quadro RW (Monitoraggio Fiscale)

            Il quadro RW deve essere compilato da chi detiene investimenti esteri (conti correnti, depositi, azioni, obbligazioni, immobili) oltre determinate soglie. Molti contribuenti dimenticano di compilarlo o lo compilano in modo errato. Il quadro RW serve per il monitoraggio fiscale (non necessariamente comporta imposte aggiuntive, ma la sua omissione è sanzionata pesantemente).

            Come evitarlo: Verificare se si possiedono attività finanziarie o patrimoniali all’estero (anche ereditate) e compilare il quadro RW con l’assistenza di un esperto.

            3. Omissione di Plusvalenze Finanziarie o Immobiliari

            Le plusvalenze derivanti da vendita di immobili (entro 5 anni dall’acquisto per immobili non prima casa), terreni edificabili, partecipazioni qualificate, criptovalute devono essere dichiarate nel Modello Redditi. Molti contribuenti dimenticano di dichiararle, pensando erroneamente che siano esenti o che nessuno le controlli.

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            Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

            Domande Frequenti sulla Precompilata Modello Redditi 2026

            Chi deve presentare il Modello Redditi invece del 730?

            Devono presentare il Modello Redditi PF tutti i contribuenti che hanno partita IVA, redditi d’impresa, redditi da partecipazione in societa di persone, plusvalenze finanziarie o immobiliari, redditi esteri non gestibili con il 730, perdite fiscali da compensare. Anche chi non ha un sostituto d’imposta puo scegliere il Modello Redditi al posto del 730 senza sostituto.

            Quando e disponibile la precompilata del Modello Redditi 2026?

            La precompilata del Modello Redditi PF 2026 e disponibile dal 15 aprile 2026 nell’area riservata del sito Agenzia delle Entrate. Si accede con SPID, CIE o CNS. La dichiarazione puo essere consultata, modificata e inviata fino al 30 novembre 2026.

            Come si versano le imposte con il Modello Redditi?

            Con il Modello Redditi il contribuente deve calcolare e versare autonomamente le imposte tramite modello F24. Il saldo 2025 e il primo acconto 2026 vanno versati entro il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40 percento). Il secondo acconto 2026 va versato entro il 30 novembre 2026.

            Posso inviare il Modello Redditi autonomamente o devo rivolgermi a un CAF?

            Il Modello Redditi puo essere inviato autonomamente tramite l’area riservata del sito Agenzia delle Entrate oppure tramite intermediario abilitato (CAF, commercialista). Data la complessita del modello, si consiglia di rivolgersi a un CAF o commercialista, soprattutto se si hanno redditi complessi, redditi esteri, partita IVA.

            Quali dati sono gia precaricati nella precompilata Modello Redditi?

            La precompilata Modello Redditi contiene gia i dati delle CU (Certificazioni Uniche), spese mediche, interessi passivi su mutui, premi assicurativi, contributi previdenziali, spese universitarie, bonifici per ristrutturazioni. Molti quadri specifici (redditi esteri, plusvalenze, redditi d’impresa) devono essere compilati manualmente.

            Se ho partita IVA in regime forfettario devo usare il Modello Redditi?

            Si, chi ha partita IVA in regime forfettario deve obbligatoriamente presentare il Modello Redditi PF, anche se ha solo il reddito da lavoro autonomo forfettario. Il 730 non e utilizzabile per chi ha partita IVA attiva.

            Cosa succede se presento il Modello Redditi in ritardo?

            Se il Modello Redditi viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza (30 novembre 2026), si applica una sanzione ridotta di 25 euro. Oltre i 90 giorni la dichiarazione e considerata omessa e le sanzioni sono piu elevate (da 250 a 1.000 euro). Anche i versamenti tardivi comportano sanzioni e interessi di mora.

            Quando arrivano i rimborsi fiscali con il Modello Redditi?

            I rimborsi fiscali derivanti dal Modello Redditi vengono erogati dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli automatici, generalmente entro 6-12 mesi dall’invio della dichiarazione. I tempi sono piu lunghi rispetto al 730, dove i rimborsi arrivano in busta paga o pensione entro 2-3 mesi.


            Hai Bisogno di Assistenza per il Modello Redditi 2026?

            Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con la compilazione e invio del Modello Redditi PF 2026. Verifichiamo tutti i dati, integriamo le informazioni mancanti e garantiamo il rispetto delle scadenze fiscali.

            I nostri servizi per il Modello Redditi:

            • Compilazione completa Modello Redditi PF (tutti i quadri: RA, RB, RC, RL, RW, ecc.)
            • Dichiarazione redditi esteri e investimenti esteri (quadro RL e RW)
            • Gestione partite IVA in regime forfettario e ordinario
            • Calcolo e versamento imposte (F24 saldo e acconti)
            • Assistenza su plusvalenze finanziarie e immobiliari
            • Visto di conformità per ridurre i controlli fiscali
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              Settembre 28, 2026
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              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-28 08:00:002026-09-21 13:44:07Cosa Fare Entro il 31 Dicembre 2026 per Pagare Meno Tasse nel 730/2027: la Checklist Completa
              Dichiarazione dei redditi 730
              DICHIARAZIONE DEI REDDITI

              Dichiarazione dei Redditi Tardiva 2026: Sanzioni Ridotte, Ravvedimento e Come Presentarla

              Dichiarazione Redditi Tardiva 2026: Sanzioni e Ravvedimento
              Settembre 18, 2026
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              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-18 08:00:002026-08-17 11:03:33Dichiarazione dei Redditi Tardiva 2026: Sanzioni Ridotte, Ravvedimento e Come Presentarla
              Dichiarazione dei redditi 730
              DICHIARAZIONE DEI REDDITI

              Calendario Fiscale 2026: Tutte le Scadenze per Privati e Imprese

              Calendario Fiscale 2026: Tutte le Scadenze per Privati e Imprese
              Settembre 15, 2026
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              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-15 09:00:002026-08-17 11:03:20Calendario Fiscale 2026: Tutte le Scadenze per Privati e Imprese

              CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

              ECCELLENTE
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              Alexandra Bala
              04/09/2026
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              ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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              paolino servidio
              03/09/2026
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              Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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              Lady
              01/09/2026
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              Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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              Giulia Guida
              25/08/2026
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              Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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              Paola Zilli
              07/08/2026
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              Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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              Jacqueline B.
              06/08/2026
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              Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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              Maura Masutto
              06/08/2026
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              Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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              Issam Elhefnawi
              31/07/2026
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              Molto gentile
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              Sibongile Moyana
              30/07/2026
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              Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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              Sabrina Cirina
              23/07/2026
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              Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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              Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-04-07 12:57:492026-09-28 20:21:14Precompilata dal 15 aprile 2026 con il Modello Redditi PF: quando serve al posto del 730
              CAF

              Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità

              aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni

              Capire come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 è fondamentale per sapere quante tasse paghi sul tuo reddito. Con la riforma fiscale confermata anche per il 2026, le aliquote restano tre: 23%, 33% e 43%. In questa guida ti spieghiamo nel dettaglio come funzionano le fasce di reddito, come si calcola l’IRPEF lorda con un esempio pratico step by step e quali novità sono state introdotte rispetto al sistema precedente.

              Se vuoi approfondire come gli scaglioni IRPEF influiscono sul tuo stipendio, leggi anche la nostra guida completa al calcolo dello stipendio netto 2026.

              Indice dei contenuti

              1. Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote
              2. Tabella aliquote IRPEF 2026
              3. Come si calcola l’IRPEF lorda 2026
              4. No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF
              5. Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026
              6. Impatto degli scaglioni sulla busta paga
              7. Detrazioni fiscali e IRPEF netta
              8. IRPEF per pensionati 2026
              9. FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

              Scaglioni IRPEF 2026: le tre aliquote

              L’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) è la principale imposta che ogni lavoratore dipendente, autonomo o pensionato paga sui propri guadagni. Si tratta di un’imposta progressiva: significa che più guadagni, più alta è la percentuale che paghi, ma solo sulla parte di reddito che supera determinate soglie.

              La riforma fiscale 2024 (D.Lgs. 216/2023), poi confermata dalla Legge di Bilancio 2025 e prorogata per il 2026, ha ridotto gli scaglioni da quattro a tre. Questo ha portato un risparmio concreto soprattutto per chi ha un reddito tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’accorpamento dei primi due scaglioni nella stessa aliquota al 23%.

              I tre scaglioni IRPEF 2026 sono:

              • Primo scaglione: redditi fino a 28.000 euro → aliquota del 23%
              • Secondo scaglione: redditi da 28.001 a 50.000 euro → aliquota del 33%
              • Terzo scaglione: redditi oltre 50.000 euro → aliquota del 43%

              Tabella aliquote IRPEF 2026

              Ecco la tabella riassuntiva con gli scaglioni IRPEF 2026, le aliquote e l’imposta massima per ogni fascia:

              Scaglione di redditoAliquota IRPEFImposta massima
              Fino a 28.000 €23%6.440 €
              Da 28.001 a 50.000 €33%7.260 €
              Oltre 50.000 €43%Nessun limite

              Come leggere la tabella: se il tuo reddito imponibile annuo è di 35.000 euro, non paghi il 33% su tutto. Paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sulla parte eccedente (7.000 euro). Questo è il principio della progressività dell’imposta.

              Come si calcola l’IRPEF lorda 2026: esempio step by step

              Vediamo un esempio pratico di calcolo dell’IRPEF lorda per un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 38.000 euro nel 2026.

              Step 1 – Primo scaglione (fino a 28.000 euro):

              28.000 € × 23% = 6.440 €

              Step 2 – Secondo scaglione (da 28.001 a 38.000 euro):

              La parte eccedente è: 38.000 − 28.000 = 10.000 €

              10.000 € × 33% = 3.300 €

              Step 3 – IRPEF lorda totale:

              6.440 + 3.300 = 9.740 €

              Questo significa che su 38.000 euro di reddito, l’aliquota media effettiva è circa il 25,6% (9.740 / 38.000). Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni (lavoro dipendente, familiari a carico, spese detraibili) per ottenere l’IRPEF netta, cioè l’imposta che effettivamente paghi.

              No tax area 2026: chi non paga l’IRPEF

              La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF, grazie alle detrazioni che azzerano l’imposta. Nel 2026 le soglie sono:

              • Lavoratori dipendenti: fino a 8.500 euro di reddito annuo (grazie alla detrazione da lavoro dipendente portata a 1.955 euro)
              • Pensionati: fino a 8.500 euro di reddito annuo (equiparati ai dipendenti dalla riforma)
              • Lavoratori autonomi: fino a 5.500 euro di reddito annuo

              In pratica, se sei un lavoratore dipendente e guadagni meno di 8.500 euro lordi all’anno, l’IRPEF che dovresti pagare viene completamente assorbita dalle detrazioni. Non paghi nulla.

              Una novità importante della riforma è che la soglia per i pensionati è stata equiparata a quella dei dipendenti a 8.500 euro, mentre in precedenza era leggermente inferiore (8.174 euro).

              Confronto scaglioni 2024-2025 vs 2026

              Per capire il vantaggio della riforma, confrontiamo gli scaglioni attuali con quelli che erano in vigore fino al 2023:

              Fascia di redditoAliquota fino al 2023Aliquota 2024-2026Risparmio
              Fino a 15.000 €23%23%Invariato
              Da 15.001 a 28.000 €25%23%−2 punti
              Da 28.001 a 50.000 €35%33%−2 punti
              Oltre 50.000 €43%43%Invariato

              I vantaggi principali della riforma:

              • Chi guadagna tra 15.000 e 28.000 euro risparmia fino a 260 euro all’anno (la fascia 15.001-28.000 passa dal 25% al 23%)
              • Chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro risparmia fino a 700 euro all’anno (cumulando il vantaggio sulle due fasce: 260 euro dalla prima riduzione + fino a 440 euro dalla seconda)
              • Chi guadagna oltre 50.000 euro risparmia comunque 700 euro sulle fasce intermedie

              Il risparmio massimo si concentra quindi sui redditi medi, quelli compresi tra 28.000 e 50.000 euro, che rappresentano la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani.

              Impatto degli scaglioni IRPEF sulla busta paga 2026

              Ma concretamente, quanto cambiano gli scaglioni IRPEF 2026 nella busta paga di un lavoratore dipendente? Vediamo alcuni esempi pratici con stipendi lordi diversi:

              RAL (lordo annuo)IRPEF lorda 2026Risparmio vs 2023Netto mensile in più (circa)
              20.000 €4.600 €100 €/anno~8 €/mese
              30.000 €7.100 €400 €/anno~33 €/mese
              40.000 €10.400 €600 €/anno~50 €/mese
              55.000 €16.050 €700 €/anno~58 €/mese

              Questi valori sono indicativi e si riferiscono all’IRPEF lorda, senza considerare detrazioni e bonus. Il risparmio effettivo in busta paga dipende anche dalle addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune e alla Regione di residenza.

              Per un calcolo preciso del tuo stipendio netto, consulta la nostra guida al calcolo stipendio netto 2026 con tabelle aggiornate e simulatore.

              Detrazioni fiscali e IRPEF netta

              L’IRPEF lorda calcolata con gli scaglioni non è l’importo finale che paghi. Dall’imposta lorda si sottraggono le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta dovuta. Le principali detrazioni nel 2026 sono:

              • Detrazione da lavoro dipendente: fino a 1.955 euro per redditi bassi, decresce al crescere del reddito e si azzera sopra i 50.000 euro
              • Detrazione per familiari a carico: per il coniuge e i figli oltre i 21 anni (per i figli fino a 21 anni c’è l’Assegno Unico)
              • Detrazioni per spese: il 19% su spese mediche, interessi mutuo, istruzione, assicurazioni e altre spese indicate nel modello 730
              • Bonus 100 euro (ex bonus Renzi): spetta ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, e in alcuni casi fino a 28.000 euro

              La formula completa è: IRPEF netta = IRPEF lorda − detrazioni. Se le detrazioni superano l’IRPEF lorda, l’imposta è pari a zero (rientri nella no tax area).

              IRPEF per pensionati 2026

              I pensionati seguono gli stessi scaglioni IRPEF 2026 dei lavoratori dipendenti: 23%, 33% e 43%. La differenza sta nelle detrazioni, che per i pensionati hanno una struttura leggermente diversa ma con lo stesso risultato pratico:

              • No tax area a 8.500 euro: equiparata a quella dei dipendenti (prima era 8.174 euro)
              • Detrazione massima: 1.955 euro per redditi fino a 8.500 euro
              • L’INPS trattiene l’IRPEF direttamente dalla pensione: non devi fare nulla, il calcolo è automatico

              Se hai una pensione di 1.200 euro netti al mese, l’INPS ha già applicato le trattenute IRPEF corrette. Puoi verificare l’importo nel cedolino pensione disponibile sul portale MyINPS.

              Se percepisci altri redditi oltre alla pensione (affitti, collaborazioni, redditi esteri), potresti dover presentare il modello 730 o Redditi PF per dichiarare il reddito complessivo e ricalcolare l’IRPEF totale dovuta.

              📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

              Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

              FAQ: domande frequenti sugli scaglioni IRPEF 2026

              Quanti sono gli scaglioni IRPEF nel 2026?

              Nel 2026 gli scaglioni IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, e 43% oltre 50.000 euro. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata introdotta nel 2024 e confermata per il triennio 2024-2026.

              Come si calcola l’IRPEF sul mio stipendio?

              L’IRPEF si calcola applicando le aliquote in modo progressivo sul reddito imponibile (il lordo meno i contributi previdenziali). Sui primi 28.000 euro paghi il 23%, sulla parte tra 28.001 e 50.000 euro paghi il 33%, e sull’eventuale eccedenza il 43%. Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni.

              Quanto risparmio con i nuovi scaglioni IRPEF 2026?

              Il risparmio massimo è di circa 700 euro all’anno per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro. Per un reddito di 30.000 euro il risparmio è di circa 400 euro, mentre per 20.000 euro è di circa 100 euro rispetto al sistema a 4 scaglioni del 2023.

              Cos’è la no tax area e a chi si applica?

              La no tax area è la soglia di reddito sotto la quale non si paga IRPEF. Nel 2026, per lavoratori dipendenti e pensionati è fissata a 8.500 euro annui, mentre per i lavoratori autonomi è a 5.500 euro. Se guadagni meno di queste soglie, le detrazioni azzerano completamente l’imposta.

              Gli scaglioni IRPEF 2026 cambieranno nel 2027?

              Al momento non è certo. Il Governo ha confermato i tre scaglioni per il 2026, ma la struttura definitiva dal 2027 dipenderà dalla prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo dichiarato è rendere permanente il sistema a tre aliquote ed eventualmente ridurre ulteriormente la seconda aliquota dal 33% al 33% o meno.

              Conclusione

              I tre scaglioni IRPEF 2026 rappresentano un sistema semplificato rispetto al passato, con un risparmio concreto soprattutto per i redditi medi tra 15.000 e 50.000 euro. L’accorpamento delle prime due aliquote al 23% e la riduzione del secondo scaglione al 33% si traducono in un vantaggio fino a 700 euro all’anno.

              Se hai dubbi su come gli scaglioni IRPEF influiscono sulla tua situazione fiscale, o vuoi sapere se stai pagando il giusto, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione. I nostri consulenti possono aiutarti con il calcolo dell’IRPEF, la compilazione del modello 730 e l’ottimizzazione delle detrazioni.

              Prenota un appuntamento presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

              Aprile 7, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
              https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-07 09:00:002026-05-31 16:55:54Scaglioni IRPEF 2026: Aliquote, Calcolo e Novità
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