NOTIZIEManovra 2027, flat tax e bonus casa: il Governo punta su ceto medio e giovaniLa Manovra 2027 comincia a prendere forma e, stando alle prime indiscrezioni circolate nelle ultime ore, il Governo starebbe lavorando a un pacchetto di misure pensato per due categorie considerate prioritarie: il ceto medio e i giovani. Tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe una flat tax 2027 su alcune componenti del reddito, insieme a un possibile alleggerimento dell’Irpef per i redditi medio-alti e al ritorno di un ecobonus potenziato per chi ristruttura casa in chiave di efficienza energetica. Il quadro, va detto, resta ancora fluido: le misure sono al vaglio del Governo e potrebbero cambiare nelle prossime settimane, man mano che si avvicina la presentazione ufficiale della legge di bilancio.Indice dei contenutiCosa prevede la Manovra 2027: le prime linee guida del GovernoCeto medio: la possibile sforbiciata all’IrpefLe misure per i giovani: flat tax sugli aumenti di stipendio e affitti più leggeriEcoedilizia: verso il ritorno dell’ecobonus potenziato al 65%Tempistiche e iter parlamentare della Manovra 2027Domande frequenti sulla Manovra 2027 e la flat taxCosa prevede la Manovra 2027: le prime linee guida del GovernoSecondo le prime indicazioni circolate, la Manovra 2027 dovrebbe muoversi lungo alcune direttrici principali: un intervento sull’Irpef per alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, una flat tax agevolata dedicata ai giovani lavoratori, e il rilancio delle detrazioni per la casa attraverso un ecobonus rinnovato. A queste misure si affiancherebbero interventi minori, come un possibile bonus una tantum legato al caro carburanti per le famiglie sotto una certa soglia ISEE.Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo pubblicamente nei giorni scorsi, ha confermato che il confronto tra i partiti di maggioranza è ancora in corso e che le risorse a disposizione restano limitate. Questo significa che non tutte le misure allo studio troveranno necessariamente spazio nel testo definitivo: molto dipenderà dalla copertura finanziaria che si riuscirà a trovare nelle prossime settimane. Ceto medio: la possibile sforbiciata all’IrpefUna delle ipotesi più discusse riguarda una revisione degli scaglioni Irpef per alleggerire il carico fiscale su quello che viene definito il ceto medio, ovvero i redditi collocati tra i 50.000 e i 60.000 euro annui. L’idea, ancora in fase di valutazione, sarebbe quella di estendere l’aliquota intermedia del 33% anche a questa fascia di reddito, che oggi sconta l’aliquota più alta del 43%. Un intervento di questo tipo avrebbe un costo stimato di diversi miliardi di euro e per questo motivo non è ancora certo che venga confermato nella versione definitiva della manovra.Va precisato che si tratta, al momento, di un’ipotesi allo studio e non di una misura già approvata: i numeri definitivi (soglie di reddito, aliquote, decorrenza) potranno essere confermati soltanto con la pubblicazione del testo ufficiale della legge di bilancio, atteso nelle prossime settimane. Chi ha un reddito in questa fascia farà bene a monitorare gli sviluppi, perché un’eventuale riduzione dell’aliquota si tradurrebbe in un risparmio concreto in busta paga o nella dichiarazione dei redditi. Le misure per i giovani: flat tax sugli aumenti di stipendio e affitti più leggeriIl secondo grande capitolo della Manovra 2027 riguarda i giovani lavoratori. Tra le proposte più discusse c’è quella di una flat tax agevolata, indicativamente al 5%, da applicare non allo stipendio nel suo complesso ma alla sola quota di aumento riconosciuta dal datore di lavoro. In pratica, se un’azienda decide di alzare la retribuzione di un giovane dipendente, quella parte aggiuntiva verrebbe tassata con un’aliquota molto più bassa rispetto all’ordinaria Irpef, incentivando così le imprese a riconoscere incrementi salariali più consistenti a chi è all’inizio della carriera.Chi vuole approfondire il funzionamento di questa misura può leggere il nostro articolo dedicato alla flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani, che spiega più nel dettaglio la proposta e le fasce di età potenzialmente coinvolte.Sul fronte casa, per i giovani che cercano un alloggio in affitto (le ipotesi circolate parlano di under 35 oppure di under 36: la soglia anagrafica non è ancora definita) starebbe circolando anche l’ipotesi di dimezzare l’Iva sugli affitti, portandola dal 10% al 5%. Attenzione però al perimetro della misura: riguarderebbe soltanto le locazioni abitative soggette a Iva, cioè quelle stipulate con imprese costruttrici, fondi immobiliari e società di gestione del risparmio. La maggior parte degli affitti tra privati è invece esente da Iva (art. 10 c. 1 n. 8 DPR 633/1972, con eventuale cedolare secca) e resterebbe quindi fuori dall’agevolazione. Se confermata, la misura andrebbe ad affiancarsi ad altri strumenti già esistenti per agevolare l’accesso alla prima casa in locazione da parte delle nuove generazioni.Nel filone delle misure legate alla flat tax rientra anche il tema, già trattato in altri nostri approfondimenti, della detassazione della tredicesima 2027 e della possibile flat tax al 15% sulla tredicesima, misure distinte da quelle rivolte specificamente ai giovani ma che si inseriscono nello stesso disegno complessivo di riduzione del carico fiscale sul lavoro. Ecoedilizia: verso il ritorno dell’ecobonus potenziato al 65%Il terzo pilastro della manovra riguarda l’edilizia sostenibile. Secondo le indiscrezioni raccolte da diverse testate economiche, il Governo starebbe valutando di riportare la detrazione per gli interventi di efficientamento energetico al 65% sulla prima casa, mantenendo un’aliquota più contenuta, intorno al 36%, per le abitazioni diverse dalla prima casa. Un innalzamento che, se confermato, rappresenterebbe un vero e proprio potenziamento rispetto alle percentuali attualmente in vigore, e non una semplice proroga delle detrazioni esistenti.Tra gli interventi che potrebbero rientrare nel nuovo ecobonus figurano la sostituzione di infissi e serramenti, l’installazione di pompe di calore e sistemi ibridi, i pannelli solari termici, le schermature solari e gli interventi di isolamento termico dell’edificio. Si tratta, ricordiamo, di lavori che oggi rientrano già in parte nelle agevolazioni fiscali per la casa, ma che con la nuova manovra potrebbero beneficiare di una percentuale di detrazione più alta.Anche in questo caso è bene mantenere prudenza: fino alla pubblicazione del testo ufficiale, percentuali, massimali di spesa e requisiti di accesso restano ipotesi allo studio e potrebbero subire modifiche nel corso dell’iter parlamentare. Tempistiche e iter parlamentare della Manovra 2027Come ogni anno, la legge di bilancio dovrà seguire un percorso definito: prima l’approvazione in Consiglio dei Ministri, poi l’invio alle Camere per la discussione e le eventuali modifiche, fino all’approvazione definitiva entro la fine dell’anno. Il confronto tra i partiti della maggioranza sulle coperture finanziarie è ancora in corso, e proprio da questo dipenderà quali delle misure oggi allo studio troveranno davvero spazio nel testo finale della Manovra 2027.Nelle prossime settimane sono attesi ulteriori dettagli su aliquote, soglie di reddito e requisiti di accesso alle diverse misure. Continueremo a seguire gli sviluppi della manovra per fornire aggiornamenti puntuali su flat tax, Irpef e agevolazioni per la casa. Domande frequenti sulla Manovra 2027 e la flat taxQuando entrerà in vigore la Manovra 2027?Come da prassi, la legge di bilancio dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine dell’anno, con le misure in vigore dal 1° gennaio 2027, salvo modifiche in corso di approvazione parlamentare.Che cos’è la flat tax sugli aumenti di stipendio per i giovani?È una proposta allo studio del Governo che prevede una tassazione agevolata, indicativamente al 5%, non sull’intero stipendio ma solo sulla quota di aumento riconosciuta ai giovani lavoratori dalle aziende.La riduzione Irpef per il ceto medio riguarda tutti i redditi?No, l’ipotesi allo studio riguarda in particolare la fascia di reddito tra 50.000 e 60.000 euro annui, che potrebbe passare dall’aliquota del 43% a quella intermedia del 33%, ma la misura non è ancora confermata.L’ecobonus al 65% sarà valido per tutte le case?Secondo le indiscrezioni circolate, la percentuale più alta del 65% dovrebbe applicarsi alla prima casa, mentre per le altre abitazioni potrebbe restare un’aliquota più bassa, intorno al 36%. Anche questi dettagli dovranno essere confermati dal testo ufficiale.Ci sono altre misure previste per i giovani nella Manovra 2027?Tra le ipotesi allo studio figura anche una riduzione dell’Iva sugli affitti ai giovani (under 35 o under 36 a seconda delle ipotesi circolate), che potrebbe scendere dal 10% al 5%. La misura riguarderebbe però solo le locazioni soggette a Iva, cioè quelle stipulate con imprese costruttrici, fondi immobiliari e società di gestione: gli affitti tra privati, esenti da Iva, ne resterebbero esclusi.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/01/legge-di-bilancio-2025.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-20 14:00:002026-09-30 08:45:11Manovra 2027, flat tax e bonus casa: il Governo punta su ceto medio e giovani
NOTIZIEFlat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani: la proposta di GiorgettiNegli ultimi giorni si parla molto di una possibile flat tax aumento stipendio giovani, un’idea lanciata dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’ambito dei lavori per la manovra 2027. Va detto subito, con la massima chiarezza, che si tratta di una proposta politica ancora in fase di discussione, non di una norma già approvata né tantomeno in vigore. Manca infatti un testo normativo definitivo, e i dettagli concreti potrebbero cambiare più volte prima di un eventuale via libera parlamentare.L’idea di fondo, secondo le prime indiscrezioni circolate dopo un evento della Lega a inizio settembre 2026, sarebbe quella di incentivare le aziende ad aumentare gli stipendi dei lavoratori più giovani, applicando una tassazione agevolata proprio sulla quota di incremento salariale. In pratica, non si tasserebbe l’intera busta paga con l’aliquota ordinaria, ma solo la parte “aggiuntiva” con un’imposta sostitutiva più leggera. Vediamo cosa si sa finora e quali sono i punti ancora da chiarire.Indice dei contenutiCos’è la proposta di Giorgetti sulla flat tax per i giovaniCome potrebbe funzionare la flat tax sugli aumenti di stipendioPerché si parla di flat tax per i giovani nella manovra 2027Cosa cambierebbe per lavoratori e imprese con la nuova flat taxDomande frequenti sulla flat tax aumento stipendio giovaniCos’è la proposta di Giorgetti sulla flat tax per i giovaniIl Ministro Giorgetti avrebbe illustrato l’ipotesi di una flat tax aumento stipendio giovani come strumento per contrastare la cosiddetta fuga dei cervelli, cioè il fenomeno per cui molti giovani italiani qualificati scelgono di lavorare all’estero attratti da stipendi più alti. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di rendere più conveniente, per le imprese, aumentare la retribuzione dei lavoratori under 35 (o comunque di una fascia di età ancora da definire), sapendo che su quella quota di aumento si applicherebbe un prelievo fiscale ridotto rispetto all’IRPEF ordinaria.Il meccanismo richiamerebbe, nelle intenzioni, quello già sperimentato con la detassazione al 5% prevista per i rinnovi contrattuali nella legge di bilancio 2026. In quel caso, gli aumenti derivanti dal rinnovo del contratto collettivo hanno beneficiato di un’imposta sostitutiva agevolata invece della tassazione IRPEF piena. Per approfondire questo meccanismo già esistente, può essere utile leggere la nostra guida sulla detassazione tredicesima Manovra 2027 con flat tax al 15%, che spiega come funzionano le imposte sostitutive applicate a specifiche voci della busta paga. Come potrebbe funzionare la flat tax sugli aumenti di stipendioSecondo le prime ricostruzioni giornalistiche, il meccanismo allo studio prevederebbe una sorta di accordo tra Stato e imprese: le aziende disposte ad aumentare gli stipendi dei giovani dipendenti potrebbero applicare, sulla parte di reddito corrispondente all’aumento, un’aliquota agevolata anziché le aliquote IRPEF ordinarie (che oggi, ricordiamolo, arrivano fino al 43% per gli scaglioni di reddito più alti). Non si tratterebbe quindi di un aumento automatico riconosciuto a tutti i lavoratori, ma di un incentivo fiscale che le imprese potrebbero decidere di attivare volontariamente.L’ipotesi allo studio richiamerebbe il modello già utilizzato per i rinnovi contrattuali, con un’imposta sostitutiva che, in parole semplici, è una tassa unica che prende il posto di più imposte (IRPEF e addizionali) su una determinata quota di reddito. In questo modo, invece di applicare l’aliquota marginale piena sull’aumento, si pagherebbe una percentuale fissa e più bassa. Al momento, però, non esistono cifre ufficiali sull’aliquota che verrebbe applicata: qualsiasi percentuale circolata sui media resta un’ipotesi giornalistica, non un dato confermato dal Ministero dell’Economia.Nello stesso pacchetto di dichiarazioni, Giorgetti avrebbe fatto riferimento anche a un possibile innalzamento della soglia di ricavi per accedere al regime forfettario delle partite IVA, portandola dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro. Anche in questo caso si tratta di una proposta e non di una misura già decisa. Chi gestisce una partita IVA e vuole capire come funziona oggi il regime agevolato può consultare la nostra guida al regime forfettario 2026 con requisiti e aliquote vigenti. Perché si parla di flat tax per i giovani nella manovra 2027La discussione sulla flat tax aumento stipendio giovani si inserisce nel più ampio dibattito sulla manovra 2027, la legge di bilancio che il Governo dovrà presentare nei prossimi mesi. Tra i temi affrontati da Giorgetti, oltre alla tassazione degli aumenti salariali e all’ampliamento del forfettario, sarebbero emerse anche riflessioni sul sistema pensionistico, con l’obiettivo dichiarato di trovare un equilibrio tra sostenibilità dei conti pubblici ed equità generazionale.Va sottolineato che, in questa fase, si tratta di orientamenti politici emersi durante un evento di partito, non di testi già trasmessi al Parlamento. La strada per arrivare a una norma effettiva passa attraverso diversi passaggi: la stesura di un disegno di legge di bilancio, l’esame parlamentare, eventuali emendamenti e, infine, l’approvazione definitiva, che normalmente avviene entro la fine dell’anno per le manovre economiche. Solo a quel punto sapremo se la flat tax giovani diventerà una misura concreta e con quali regole precise.Chi si occupa di dichiarazioni fiscali sa bene quanto sia importante distinguere tra proposte allo studio e norme effettivamente in vigore, perché applicare regole non ancora approvate può generare errori nella busta paga o nella dichiarazione dei redditi. Per chi in futuro dovesse verificare l’effetto di eventuali imposte sostitutive sul proprio modello 730, sarà comunque utile affidarsi a professionisti aggiornati sulle norme effettivamente vigenti in quel momento. Cosa cambierebbe per lavoratori e imprese con la nuova flat taxSe la proposta dovesse trasformarsi in norma, gli effetti pratici dipenderebbero molto dai dettagli tecnici che verranno definiti. Per i lavoratori giovani, un’eventuale tassazione incrementi salariali più leggera significherebbe vedere una parte più consistente dell’aumento di stipendio riflessa in busta paga netta, invece di essere in gran parte assorbita dalle imposte. Per le imprese, invece, l’incentivo sarebbe quello di rendere più sostenibile, dal punto di vista del costo del lavoro, la scelta di premiare i dipendenti più giovani.Tra i punti ancora da chiarire ci sarebbero, tra gli altri:la fascia d’età esatta dei lavoratori beneficiari (si parla genericamente di “giovani”, senza un limite anagrafico ufficiale);l’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile sulla quota di aumento;se la misura sarà obbligatoria per le aziende o basata su adesione volontaria;l’eventuale tetto massimo di reddito o di importo dell’aumento agevolabile;la copertura finanziaria della misura, elemento sempre decisivo nell’iter di approvazione di una manovra.Solo con la pubblicazione di un testo normativo, anche in bozza, sarà possibile valutare con precisione la reale portata di questa flat tax aumento stipendio giovani e capire quanti lavoratori potrebbero effettivamente beneficiarne. Chi in questi mesi ha già usufruito di imposte sostitutive in dichiarazione, ad esempio su premi di produttività o rinnovi contrattuali, e si chiede come vengono gestite in fase di conguaglio, può trovare utili indicazioni nel nostro approfondimento sui rimborsi 730 e imposte sostitutive. Domande frequenti sulla flat tax aumento stipendio giovaniLa flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani è già legge?No. Al momento si tratta soltanto di una proposta emersa dalle dichiarazioni del Ministro Giorgetti in vista della manovra 2027. Non esiste ancora un testo normativo, né una data ufficiale di presentazione in Parlamento.Quando potrebbe entrare in vigore questa flat tax per i giovani?Se la proposta venisse effettivamente inserita nella legge di bilancio, l’iter prevederebbe la discussione parlamentare nei mesi finali del 2026, con un’eventuale entrata in vigore dal 1° gennaio 2027. Si tratta comunque di un’ipotesi, condizionata all’effettiva approvazione della misura.Chi potrebbe beneficiare della flat tax sugli aumenti di stipendio?Secondo le prime indiscrezioni, la misura sarebbe pensata per i lavoratori dipendenti più giovani che ricevono un aumento di stipendio dall’azienda. Non è ancora chiaro quale sarebbe il limite di età esatto né se ci saranno altri requisiti di reddito o di settore.Quanto si risparmierebbe con la flat tax aumento stipendio giovani?Non ci sono ancora cifre ufficiali sul risparmio fiscale. L’ipotesi allo studio è di applicare un’imposta sostitutiva più bassa dell’aliquota IRPEF ordinaria sulla sola quota di aumento, ma l’entità esatta del beneficio dipenderà dall’aliquota che verrà eventualmente stabilita nel testo definitivo.Questa proposta è collegata ad altre misure della manovra 2027?Sì, secondo le dichiarazioni riportate, la stessa occasione sarebbe stata usata da Giorgetti per parlare anche di un possibile innalzamento della soglia del regime forfettario per le partite IVA e di temi legati al sistema pensionistico, nell’ambito della più ampia discussione sulla manovra 2027.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti. Settembre 11, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-11 09:00:002026-09-10 16:24:12Flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani: la proposta di Giorgetti
NOTIZIEDetassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposteCon l’avvicinarsi della stagione autunnale, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sulla Manovra 2027. Tra le misure allo studio del governo c’e’ la detassazione della tredicesima mensilita’, con l’applicazione di una flat tax al 15% in sostituzione della tassazione ordinaria IRPEF. Una proposta che, se confermata, potrebbe portare a un risparmio concreto per milioni di lavoratori dipendenti. Indice dei contenutiCos’e la tredicesima e come viene tassata oggiLa proposta: flat tax al 15% sulla tredicesimaChi beneficerebbe della detassazioneLe altre proposte nella Manovra 2027Quando potrebbe entrare in vigoreDomande frequentiCos’e’ la tredicesima e come viene tassata oggiLa tredicesima mensilita’ e’ una voce di retribuzione aggiuntiva che quasi tutti i lavoratori dipendenti ricevono solitamente a dicembre, in coincidenza con le festivita’ natalizie. Viene calcolata in proporzione ai mesi lavorati nell’anno ed e’ pari, nella maggior parte dei contratti collettivi, a una mensilita’ intera di stipendio.Dal punto di vista fiscale, la tredicesima e’ trattata come un reddito ordinario da lavoro dipendente: viene quindi tassata con le aliquote IRPEF progressive, che nel 2026 si articolano in tre scaglioni:23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile35% da 28.001 a 50.000 euro43% oltre i 50.000 euroA differenza del trattamento di fine rapporto (TFR), che gode di una tassazione separata e mediamente piu’ vantaggiosa, la tredicesima concorre alla formazione del reddito complessivo e quindi puo’ far scattare l’aliquota marginale piu’ alta. Questo significa che per chi si trova vicino alla soglia di uno scaglione IRPEF, la tredicesima potrebbe essere tassata in modo significativamente piu’ pesante rispetto alle normali mensilita’. La proposta: flat tax al 15% sulla tredicesimaLa proposta in discussione prevede di applicare alla tredicesima un’imposta sostitutiva flat al 15%, in luogo delle aliquote IRPEF ordinarie. Il meccanismo e’ simile a quello gia’ adottato in passato per i premi di produttivita’: anziche’ sommare la tredicesima al reddito annuo e tassare tutto insieme con le aliquote progressive, si tasserebbe questa voce separatamente con un’aliquota fissa e piu’ bassa.Facciamo un esempio concreto per capire la differenza:Lavoratore con reddito annuo di 25.000 euro e tredicesima di 1.800 euro: oggi paga il 23% sulla tredicesima (414 euro di IRPEF). Con la flat tax al 15% pagherebbe 270 euro, risparmiando 144 euro.Lavoratore con reddito di 35.000 euro e tredicesima di 2.500 euro: oggi la tredicesima potrebbe essere tassata in parte al 35% (aliquota marginale). Con la flat tax al 15% il risparmio sarebbe piu’ consistente, nell’ordine di alcune centinaia di euro.Si tratta, in sostanza, di un’agevolazione che riduce il peso fiscale su una voce di reddito che molte famiglie utilizzano per spese straordinarie di fine anno, come regali, bollette arretrate o piccoli investimenti domestici. Chi beneficerebbe della detassazioneLa misura, se approvata, riguarderebbe tutti i lavoratori dipendenti del settore privato che percepiscono la tredicesima in base al proprio contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). Nella maggior parte dei CCNL italiani la tredicesima e’ prevista per contratto, ma le modalita’ di erogazione possono variare.Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, potrebbero essere previste soglie di reddito oltre le quali l’agevolazione non si applica. L’ipotesi piu’ citata e’ quella di un tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in linea con la platea gia’ individuata per la detassazione dei premi di produttivita’. In questo modo il beneficio sarebbe concentrato sulle fasce di lavoratori piu’ bisognose di sostegno al reddito.Sono invece esclusi dalla proposta, nella forma attuale:I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA (che non percepiscono la tredicesima per definizione)I dipendenti pubblici, per i quali occorrerebbero disposizioni separate legate ai contratti della pubblica amministrazioneI pensionati, che pur ricevendo la tredicesima INPS (la cosiddetta “mensilita’ aggiuntiva”) potrebbero essere soggetti a regole distinte Le altre proposte nella Manovra 2027La detassazione della tredicesima non e’ l’unica misura fiscale in discussione per la prossima legge di bilancio. Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane figurano anche:Proroga e ampliamento del taglio del cuneo fiscale: il bonus sulle buste paga introdotto nel 2024 e confermato nel 2025 e nel 2026 potrebbe essere stabilizzato in forma strutturale nella Manovra 2027, con un’eventuale estensione alle fasce di reddito tra 35.000 e 40.000 euro.Revisione delle detrazioni per carichi familiari: si discute di rimodulare le detrazioni per figli a carico in coordinamento con l’Assegno Unico, per evitare sovrapposizioni e semplificare il sistema.Riduzione IRPEF al 35% sul secondo scaglione: alcune forze di maggioranza propongono di portare l’aliquota intermedia dal 35% al 33%, con un beneficio per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro.Estensione della flat tax incrementale: la misura che consente ai lavoratori autonomi di tassare al 15% la parte di reddito che supera il massimo degli ultimi tre anni potrebbe essere resa strutturale o ampliata come soglia massima di incremento tassabile.Tutte queste proposte sono ancora in fase di discussione e non hanno trovato una forma definitiva. La presentazione ufficiale del disegno di legge di bilancio e’ attesa entro il 15 ottobre 2026, termine entro cui il governo deve depositare il testo alle Camere. Quando potrebbe entrare in vigoreIl calendario parlamentare prevede che la legge di bilancio venga approvata entro il 31 dicembre 2026 per entrare in vigore dal 1 gennaio 2027. Se la detassazione della tredicesima trovasse spazio nel testo definitivo, i lavoratori potrebbero beneficiarne gia’ dalla tredicesima di dicembre 2027.Tuttavia, come sempre accade in questa fase dell’anno, molte delle misure annunciate vengono poi ridimensionate o stralciate durante il dibattito parlamentare, sia per ragioni di copertura finanziaria sia per scelte politiche. Il costo stimato della sola detassazione della tredicesima e’ nell’ordine di 3-4 miliardi di euro annui, una cifra significativa che dovra’ essere trovata tra tagli di spesa o nuove entrate.In ogni caso, il tema della tredicesima mostra come il dibattito sulla riforma fiscale in Italia rimanga centrale: dopo anni di interventi frammentati, la prospettiva e’ quella di una progressiva semplificazione del sistema, con meno scaglioni e aliquote piu’ chiare per i contribuenti. Domande frequenti sulla tredicesima e la Manovra 2027 La detassazione della tredicesima e’ gia’ legge?No. Al momento si tratta di una proposta in fase di discussione nell’ambito della Manovra 2027. Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio sara’ presentato entro il 15 ottobre 2026 e approvato dal Parlamento entro fine anno. Chi percepisce la tredicesima?La tredicesima spetta a quasi tutti i lavoratori dipendenti del settore privato in base al proprio contratto collettivo. Anche i pensionati ricevono una mensilita’ aggiuntiva INPS. I lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA non hanno diritto alla tredicesima. Qual e’ la differenza tra flat tax e IRPEF ordinaria sulla tredicesima?Con l’IRPEF ordinaria la tredicesima si somma al reddito annuo e viene tassata con le aliquote progressive (23%, 35%, 43%). Con la flat tax al 15% verrebbe tassata separatamente a un’aliquota fissa e piu’ bassa, risultando in un risparmio per la maggior parte dei lavoratori. Ci sono limiti di reddito per beneficiare della detassazione?Le prime indiscrezioni parlano di un possibile tetto a 35.000 euro di reddito lordo annuo, in analogia con la platea dei premi di produttivita’. Tuttavia, questo limite non e’ ancora ufficiale e potrebbe variare nel testo definitivo della legge. Quando verrebbe erogata la tredicesima detassata?Se la misura fosse approvata nella Manovra 2027 ed entrasse in vigore dal 1 gennaio 2027, il primo beneficio pratico si vedrebbe sulla tredicesima di dicembre 2027, erogata dal datore di lavoro.Questo articolo e’ stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne e’ responsabile dei contenuti.Settembre 1, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/04/aliquote-irpef-2024-e-calcolo-detrazioni-2.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-01 18:00:002026-08-31 15:14:00Detassazione della tredicesima in Manovra 2027: flat tax al 15% al posto dell’IRPEF e le altre proposte
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOForfettari verso l’addio alla riduzione dei termini di accertamentoI contribuenti in regime forfettario potrebbero dover fare i conti con una novità tutt’altro che gradita: la possibile eliminazione del vantaggio legato alla riduzione dei termini di accertamento fiscale. Da anni questa agevolazione rappresentava uno dei benefici meno noti — ma molto concreti — del regime agevolato. Oggi, tra proposte normative, orientamenti dell’Agenzia delle Entrate e nuovi obblighi di fatturazione elettronica, lo scenario sta cambiando in modo significativo. In questo articolo analizziamo tutto quello che devi sapere: cos’è la riduzione dei termini, perché rischia di scomparire, e cosa puoi fare per tutelarti.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Cos’è la riduzione dei termini di accertamento nel regime forfettario Prima di capire cosa rischia di cambiare, è fondamentale spiegare cos’è questo beneficio e perché era così importante per chi ha una partita IVA in regime forfettario.In linea generale, l’Agenzia delle Entrate ha il potere di accertare le dichiarazioni fiscali dei contribuenti entro determinati limiti di tempo. Se questo termine scade senza che l’ufficio abbia notificato un avviso di accertamento, il contribuente è al sicuro: non può più essere contestato per quell’annualità.Per la generalità dei contribuenti, la regola ordinaria prevede che l’Agenzia delle Entrate possa accertare le dichiarazioni dei redditi entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata (art. 43 del DPR 600/1973). In caso di omessa dichiarazione, il termine si allunga fino al settimo anno successivo.Per i contribuenti che emettono fatture elettroniche e rispettano determinati obblighi di trasparenza, invece, era prevista una riduzione di questi termini: la legge consentiva di abbattere di due anni sia il termine ordinario sia quello in caso di omessa dichiarazione. Tradotto in pratica: invece di cinque anni ordinari, il fisco avrebbe avuto solo tre anni per accertare la dichiarazione.Per i forfettari che adottavano la fatturazione elettronica — seppur non obbligatoria fino al 2024 — la norma riconosceva questa riduzione biennale come incentivo alla trasparenza digitale. Era una forma di riconoscimento per chi si mostrava collaborativo con il fisco.La normativa di riferimento: articolo 3 del D.Lgs. 127/2015 La riduzione biennale dei termini di accertamento trova la sua base normativa nell’articolo 3, comma 3, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127 (il decreto sulla fatturazione elettronica). La disposizione stabilisce che, per i soggetti che documentano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi mediante fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI), i termini ordinari di accertamento sono ridotti di due anni.Questa norma era stata pensata come incentivo all’adozione volontaria della fatturazione elettronica, in un periodo in cui l’obbligo generalizzato ancora non esisteva. Il legislatore aveva immaginato un meccanismo premiante: più il contribuente è trasparente e documentato, meno anni il fisco ha a disposizione per controllarlo.Dal 1° gennaio 2024, però, la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria anche per i contribuenti in regime forfettario (L. 190/2014 art. 1 c. 54-89), eliminando in pratica la distinzione tra chi adottava la e-fattura volontariamente e chi era costretto a farlo. Questo ha aperto una questione interpretativa: se tutti sono obbligati alla fattura elettronica, ha ancora senso mantenere la riduzione dei termini come meccanismo premiale?Perché i forfettari rischiano di perdere questo beneficio Il problema nasce da un elemento specifico del regime forfettario che lo distingue dagli altri regimi fiscali: i contribuenti forfettari non registrano le operazioni IVA (non emettono fatture con IVA, non hanno diritto alla detrazione, non presentano la dichiarazione IVA annuale). Questo crea una incongruenza tecnica con la norma del D.Lgs. 127/2015.L’Agenzia delle Entrate ha più volte chiarito, in diverse risposte a interpelli e circolari, che la riduzione dei termini di accertamento presuppone non solo l’emissione di fatture elettroniche, ma anche che il contribuente garantisca la tracciabilità completa di tutte le operazioni, sia attive che passive. Per i forfettari, che non detraggono l’IVA sugli acquisti e quindi non registrano gli acquisti in senso IVA-rilevante, questa condizione è considerata parzialmente non soddisfatta da alcuni orientamenti interpretativi.A questo si aggiunge la questione del concordato preventivo biennale (CPB): il D.Lgs. 13/2024 (poi modificato con il D.Lgs. 108/2024) ha introdotto per i forfettari la possibilità di aderire al concordato, accettando i redditi proposti dall’Agenzia delle Entrate in cambio di una sostanziale immunità da accertamenti. Per chi ha aderito al CPB, i termini di accertamento seguono regole specifiche, rendendo ancor più complessa la questione della riduzione biennale.Il dibattito normativo in corsoIl tema è stato oggetto di discussione nell’ambito della riforma fiscale avviata con la Legge delega n. 111 del 9 agosto 2023, che ha dato vita a numerosi decreti legislativi di attuazione. In questo contesto, si è discusso di riallineare le regole per i forfettari agli standard degli altri contribuenti, eliminando alcune specificità che — pur nate come agevolazioni — avevano generato incertezze interpretative.In particolare, i tecnici dell’Amministrazione finanziaria hanno sollevato il problema di un sistema in cui i forfettari godevano formalmente della riduzione dei termini sulla base della sola emissione di fatture elettroniche, senza però garantire la tracciabilità completa che la norma originariamente presupponeva. La proposta è quella di uniformare i termini di accertamento applicabili ai forfettari a quelli ordinari, rimuovendo il beneficio della riduzione biennale.I termini di accertamento: prima e dopo la possibile modifica Per comprendere concretamente l’impatto della possibile modifica, ecco un confronto chiaro tra la situazione attuale (con la riduzione) e quella futura (senza riduzione):ScenarioCon riduzione biennale (attuale)Senza riduzione (possibile futuro)Dichiarazione presentataTermine 3 anni dalla presentazioneTermine 5 anni dalla presentazioneDichiarazione omessaTermine 5 anni dalla scadenzaTermine 7 anni dalla scadenzaEsempio: dich. 2024 (redditi 2023)Accertamento fino al 31/12/2027Accertamento fino al 31/12/2029Anni di esposizione3 anni5 anniCome si vede dalla tabella, la differenza è sostanziale: due anni in più durante i quali l’Agenzia delle Entrate potrebbe notificare un avviso di accertamento. Per un contribuente forfettario con ricavi annui che si avvicinano alla soglia degli 85.000 euro, questo allungamento del periodo di rischio può avere implicazioni concrete sulla gestione della documentazione e sulla conservazione delle prove.Cosa significa concretamente per la tua partita IVA forfettaria Se la norma dovesse cambiare — e l’evoluzione attuale del quadro normativo lascia pensare che questa sia una possibilità concreta — le conseguenze pratiche per i titolari di partita IVA in regime forfettario sarebbero le seguenti.1. Conservazione dei documenti: cinque anni invece di treIl primo impatto riguarda l’obbligo di conservare tutta la documentazione fiscale. Fatture emesse, ricevute, contratti, estratti conto bancari: tutti questi documenti devono essere disponibili per rispondere a eventuali richieste dell’Agenzia delle Entrate. Con il termine ridotto a tre anni, molti forfettari si sentivano al sicuro dopo poco tempo. Con cinque anni, il periodo di rischio si allunga notevolmente.Un esempio pratico: supponiamo che Marco, freelance in regime forfettario, abbia presentato la dichiarazione per l’anno d’imposta 2025 nel mese di ottobre 2026. Con la riduzione biennale, l’Agenzia delle Entrate avrebbe tempo fino al 31 dicembre 2029 per notificargli un accertamento. Senza la riduzione, il termine si sposta al 31 dicembre 2031. Due anni in più in cui Marco dovrà conservare tutta la documentazione e rispondere a eventuali richieste di chiarimenti.2. Maggiore esposizione al rischio di accertamentoUn termine più lungo non significa automaticamente un rischio più alto di essere accertati. Tuttavia, l’allungamento del periodo durante il quale l’Agenzia può agire comporta statisticamente una maggiore probabilità di incorrere in controlli. Soprattutto per i forfettari che si avvicinano alla soglia di ricavi di 85.000 euro (il limite del regime agevolato stabilito dalla L. 190/2014), un controllo su più anni potrebbe rilevare situazioni di superamento del limite in un dato anno, con tutte le conseguenze fiscali del caso.3. Impatto sul concordato preventivo biennalePer i forfettari che hanno aderito o stanno valutando il concordato preventivo biennale, l’eliminazione della riduzione dei termini ha un’ulteriore implicazione: i periodi d’imposta non coperti dal CPB resteranno accertabili per cinque anni. Il CPB offre una protezione per i due anni di competenza, ma le annualità precedenti — già presentate senza concordato — seguirebbero i termini ordinari.Il regime forfettario nel 2026: requisiti e limiti principali Per contestualizzare meglio l’impatto di questa modifica, vale la pena ricordare le caratteristiche essenziali del regime forfettario 2026, così come definite dalla L. 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e successivamente modificate:Limite ricavi/compensi annui: 85.000 euro. Se si supera questa soglia, si resta nel forfettario per l’anno in corso ma si esce dall’anno successivo. Se si supera la soglia di 100.000 euro, si esce immediatamente con obbligo di ricalcolo IVA.Causa ostativa lavoro dipendente: chi ha percepito redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 35.000 euro nell’anno precedente non può accedere al forfettario (soglia elevata da 30.000 a 35.000 euro dalla L. 207/2024, Legge di Bilancio 2025, art. 1 c. 12).Aliquota sostitutiva: 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per le nuove partite IVA senza esercizio analogo nei 3 anni precedenti).Coefficiente di redditività: varia dal 40% all’86% a seconda del codice ATECO. I professionisti (sanitari, tecnici, scientifici) applicano il coefficiente del 78%.Spese personale: limite di 20.000 euro annui (ridotto da 30.000 a 20.000 dalla L. 207/2024).Fatturazione elettronica: obbligatoria dal 1° gennaio 2024 per tutti i forfettari, senza distinzione di soglia di ricavi.Questi parametri non cambiano con la potenziale modifica ai termini di accertamento. Quello che cambia è il periodo durante il quale l’Agenzia può verificare se questi parametri sono stati rispettati.Accertamento fiscale nel regime forfettario: come funzionaMolti contribuenti forfettari pensano erroneamente di essere al riparo dagli accertamenti grazie alla semplicità del regime. In realtà, il forfettario è soggetto a controlli che possono riguardare diversi aspetti:Cosa può verificare l’Agenzia delle EntrateSuperamento del limite di ricavi: l’Agenzia può verificare se i ricavi dichiarati corrispondono a quelli effettivi, attraverso l’incrocio con le fatture elettroniche emesse e ricevute tramite SdI.Cause ostative non rispettate: ad esempio, partecipazione a società di persone o a SRL con controllo (diretto o indiretto), o percezione di redditi da lavoro dipendente oltre la soglia.Errata applicazione del coefficiente di redditività: se il contribuente applica un coefficiente inferiore a quello corretto per il suo codice ATECO, il reddito imponibile è artificialmente ridotto.Operazioni fittizie o irregolari: l’emissione di fatture senza una corrispondente prestazione reale è perseguibile anche nel regime forfettario.Con termini di accertamento a cinque anni invece di tre, l’Agenzia avrebbe un orizzonte temporale più ampio per incrociare i dati e avviare eventuali contestazioni. Non si tratta di un rischio teorico: negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli sul regime forfettario, anche grazie all’analisi automatizzata dei dati del Sistema di Interscambio.Come tutelarsi: consigli pratici per i forfettariIndipendentemente dall’esito della riforma normativa, ci sono alcune buone pratiche che ogni contribuente in regime forfettario dovrebbe adottare per essere sempre in regola e pronto a rispondere a eventuali controlli.1. Conservazione scrupolosa dei documentiConserva tutte le fatture emesse e ricevute per almeno cinque anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Anche se la norma attuale prevede la riduzione a tre anni, è sempre prudente andare oltre il minimo obbligatorio. Includi nella conservazione: fatture elettroniche emesse (file XML e ricevute SdI), fatture e ricevute di acquisto, estratti conto bancari, contratti con clienti e fornitori, documentazione relativa a eventuali beni strumentali acquistati.2. Monitoraggio costante dei ricaviTieni sempre sotto controllo l’andamento dei tuoi ricavi nel corso dell’anno. Utilizza un semplice foglio di calcolo o uno dei tanti software di gestione disponibili per verificare mensilmente di non avvicinarti pericolosamente alla soglia degli 85.000 euro. Ricorda che il superamento della soglia durante l’anno ti costringerà a uscire dal forfettario dall’anno successivo, con un impatto significativo sulla pressione fiscale. Se noti che potresti superare la soglia, è il momento di consultare un professionista fiscale per pianificare il passaggio al regime ordinario in modo ottimale.3. Gestione corretta della fatturazione elettronicaDal 1° gennaio 2024, la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. Assicurati di emettere fatture con il codice natura N2.2 (operazione non soggetta IVA per regime forfettario) e di inserire la dicitura obbligatoria prevista dall’art. 1 c. 58 L. 190/2014. Conserva le ricevute di accettazione del SdI per ogni fattura emessa e verifica che il software di fatturazione sia aggiornato ai formati richiesti (FatturaPA v1.2.2).4. Affidarsi a un CAF per la dichiarazione dei redditiLa dichiarazione dei redditi per i forfettari si presenta sul Modello Redditi PF, quadro LM. Pur essendo relativamente semplice rispetto al regime ordinario, presenta aspetti che richiedono attenzione: il calcolo corretto del coefficiente di redditività, la gestione delle eventuali contribuzioni ridotte INPS, la compilazione degli acconti IRPEF. Un errore nella dichiarazione — anche in buona fede — può diventare un problema in sede di accertamento. Affidarsi a un CAF qualificato ti garantisce una dichiarazione corretta e assistenza in caso di controlli.Il confronto con altri regimi: perché questa modifica preoccupa i forfettariPer capire perché l’eventuale eliminazione della riduzione dei termini di accertamento sia particolarmente sentita dai forfettari, è utile confrontare la loro situazione con quella di un contribuente in regime ordinario.Un lavoratore autonomo o un professionista in regime ordinario (IRPEF progressiva con IVA) ha già oggi termini di accertamento di cinque anni. Beneficia della riduzione biennale solo se ha adottato gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) e ha ottenuto un punteggio elevato.Il forfettario, invece, non è soggetto agli ISA e non ha possibilità di guadagnarsi benefici premiali attraverso la trasparenza degli ISA. La riduzione biennale dei termini di accertamento era, in questo senso, l’unico strumento premiale specifico per la sua categoria. Rimuoverlo significherebbe aumentare la pressione di controllo sul forfettario, portandola allo stesso livello del regime ordinario ma senza le protezioni aggiuntive che gli ISA offrono ai contribuenti ordinari.Aggiornamenti normativi: cosa monitorare nel 2026La situazione normativa è ancora in evoluzione. Ecco i principali aggiornamenti da tenere d’occhio nel corso del 2026: i decreti attuativi della riforma fiscale (L. 111/2023) potrebbero ridefinire i termini anche per i forfettari; una circolare dell’Agenzia delle Entrate è attesa per chiarire l’applicazione della riduzione biennale ai forfettari dopo il 2024; il tema potrebbe essere inserito nella Legge di Bilancio 2027; eventuali sentenze della Corte di Giustizia Tributaria sull’interpretazione dell’art. 3 D.Lgs. 127/2015 per i forfettari potrebbero fare chiarezza.Ti consigliamo di consultare il tuo consulente fiscale o il CAF per essere aggiornato sugli sviluppi e valutare insieme le strategie migliori per la tua situazione specifica.Piano d’azione: cosa fare oggiIndipendentemente da come si evolve la normativa, il momento migliore per organizzarsi è adesso. Ecco un piano d’azione concreto in cinque passi:Analisi degli anni aperti: calcola quali dichiarazioni degli anni scorsi sono ancora accertabili (sia con il termine ridotto che con quello ordinario) e verifica di avere tutta la documentazione disponibile.Archivio digitale: crea una cartella per ogni anno d’imposta con tutte le fatture elettroniche, gli estratti conto e le ricevute principali. L’ideale è un sistema di backup automatico su cloud.Verifica del codice ATECO: assicurati che il codice ATECO registrato alla Camera di Commercio corrisponda effettivamente alla tua attività principale e che il coefficiente di redditività applicato sia quello corretto.Controllo cause ostative: verifica ogni anno di non incorrere in nessuna delle cause ostative al regime forfettario (partecipazioni societarie, redditi da lavoro dipendente, ecc.).Consulenza professionale: prima della presentazione della dichiarazione dei redditi annuale, prenota un appuntamento con il CAF per una revisione completa della tua posizione fiscale.📬Resta aggiornato sulle novità fiscaliBonus, scadenze, detrazioni: ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua email. Iscriviti Gratis →🔒 Niente spam. Cancellati quando vuoi.Domande frequenti (FAQ)I forfettari sono già soggetti agli accertamenti fiscali ordinari?Sì, i contribuenti in regime forfettario sono sempre stati soggetti a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. La riduzione biennale dei termini rappresentava un vantaggio, non un’esenzione dagli accertamenti. Con l’eventuale modifica normativa, i termini tornerebbero a quelli ordinari di cinque anni (o sette in caso di omessa dichiarazione), come per la generalità dei contribuenti.La modifica si applicherà retroattivamente?In linea generale, le modifiche ai termini di accertamento non possono avere effetto retroattivo su periodi d’imposta già chiusi. Se la norma cambia nel 2026, si applicherà probabilmente a partire dalle dichiarazioni presentate per l’anno d’imposta 2025. Le dichiarazioni precedenti continuerebbero a seguire i termini in vigore al momento della loro presentazione.Chi ha aderito al CPB è protetto dagli accertamenti?L’adesione al concordato preventivo biennale offre una protezione specifica per i due anni di competenza (2024-2025 o 2025-2026). Per gli anni non coperti dal CPB, i termini di accertamento seguono le regole ordinarie. Pertanto, l’eliminazione della riduzione biennale avrebbe comunque un impatto sulle annualità non coperte dal concordato.Devo aspettarmi più controlli come forfettario?Il piano di controlli dell’Agenzia delle Entrate per il 2026 prevede un’attenzione particolare ai contribuenti in regime forfettario che si avvicinano alla soglia di 85.000 euro. L’incrocio automatizzato dei dati del SdI permette di identificare facilmente i soggetti a rischio di superamento. Essere in regola con documentazione e dichiarazione è la migliore difesa.Posso ancora beneficiare della riduzione biennale nel 2026?Allo stato attuale (giugno 2026), la norma che prevede la riduzione biennale è ancora tecnicamente in vigore, anche se la sua applicazione ai forfettari è oggetto di discussione interpretativa. La situazione è in evoluzione: ti consigliamo di verificare gli aggiornamenti più recenti con il tuo consulente fiscale o contattando direttamente il CAF Centro Fiscale.Conclusione: il regime forfettario cambia, ma resta convenienteLa possibile eliminazione della riduzione dei termini di accertamento per i forfettari rappresenta uno dei tanti aggiornamenti normativi che stanno ridefinendo il perimetro del regime agevolato. Tuttavia, è importante non drammatizzare: anche con termini di accertamento a cinque anni, il regime forfettario resta uno strumento fiscalmente conveniente per le partite IVA che rientrano nei requisiti previsti dalla L. 190/2014.L’aliquota sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up), la semplicità degli adempimenti, l’esclusione dall’IVA e dagli ISA, e la riduzione contributiva del 35% per artigiani e commercianti continuano a rendere questo regime molto vantaggioso rispetto al regime ordinario. Quello che cambia è la necessità di un’attenzione ancora maggiore alla correttezza e completezza della documentazione fiscale.Se hai una partita IVA in regime forfettario e vuoi verificare la tua situazione fiscale alla luce di queste novità, il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una consulenza personalizzata. Puoi prenotare un appuntamento chiamando il numero 0432 1638640 o scrivendo su WhatsApp al 366 6018121.Giugno 13, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-13 10:25:152026-06-13 10:41:51Forfettari verso l’addio alla riduzione dei termini di accertamento