Menu
CAF Centro Fiscale
  • SERVIZI FISCALI
        • Modello ISEE
        • Dichiarazione dei Redditi Modello 730 / Redditi
        • Dichiarazione dei Redditi per le Criptovalute
        • Pratica ENEA
        • Contratti di Locazione
        • Dichiarazione di Successione
        • Calcolo IMU
        • Cessione del Credito per Ristrutturazione
        • Gestione COLF e Badanti
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Modello 770 e Certificazioni Uniche
  • PATRONATO
        • NASPI / Disoccupazione
        • Richiesta NASpI Anticipata
        • Disoccupazione Agricola
        • Dimissioni Online
        • Elenco bonus Maternità INPS
          • Bonus Asilo Nido
        • Calcolo Pensione
        • Riscatto Anni Laurea: Agevolato e Ordinario
        • Invalidità Civile / Handicap (Legge 104) 
  • COLF E BADANTI
  • PARTITA IVA
        • Partita Iva Regime Forfettario
        • Gestione Partita IVA ordinaria
        • Gestione completa Partita IVA Agricola
  • BLOG
        • CAF – NOTIZIE FISCALI
        • PATRONATO
        • PARTITA IVA
        • NOTIZIE
  • Menu Menu
CAF Centro Fiscale

Tag Archivio per: contributi partita iva

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza

regime forfettario partita iva

Sempre più lavoratori dipendenti italiani si chiedono se possano aprire una partita IVA in regime forfettario per portare avanti un’attività secondaria, magari nel tempo libero o nei weekend. La risposta è sì, ma con regole precise che è fondamentale conoscere prima di fare il passo.

Nel 2026 la combinazione tra lavoro dipendente e partita IVA forfettaria resta una delle situazioni più frequenti: dipendenti che vogliono avviare consulenze, e-commerce, attività artigianali, prestazioni occasionali strutturate o semplicemente diversificare le entrate. Il limite cruciale dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente e una causa ostativa specifica rendono la scelta meno banale di quanto sembri.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto ciò che serve sapere: requisiti, compatibilità per ogni tipologia di rapporto (full-time, part-time, Co.Co.Co, pensionati, apprendisti), come funziona la tassazione separata, quali contributi INPS si pagano, un esempio pratico di calcolo e i casi in cui aprire la P.IVA non conviene.

Indice dei contenuti

  1. Si può avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?
  2. Il limite fondamentale dei 30.000 euro
  3. Causa ostativa: attività verso il datore di lavoro
  4. Compatibilità per tipologia di rapporto
  5. Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusività
  6. Tassazione combinata: come funziona
  7. Contributi INPS: cosa cambia
  8. Esempio pratico di calcolo
  9. Vantaggi e rischi di avere entrambi
  10. Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria
  11. Domande frequenti

Si può avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?

La risposta è sì: la legge italiana non vieta in linea generale ai lavoratori dipendenti del settore privato di aprire una partita IVA, anche in regime forfettario. La possibilità di sommare un reddito da lavoro subordinato con un reddito da attività autonoma è una realtà diffusa, soprattutto tra giovani professionisti, freelance del digitale, artigiani e consulenti. Per chi parte da zero, è utile conoscere prima la procedura completa di apertura partita IVA.

Questa apertura, però, è accompagnata da tre condizioni fondamentali che la normativa pone per accedere o restare nel regime forfettario:

  • Limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato nell’anno precedente: massimo 30.000 euro lordi.
  • Causa ostativa specifica: l’attività di P.IVA non deve essere svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o un ex datore degli ultimi due anni.
  • Rispetto degli altri requisiti standard del forfettario (limite ricavi 85.000 euro, no partecipazione qualificata in società che svolgono attività assimilabile, etc.).

Per i dipendenti pubblici, invece, esistono vincoli aggiuntivi: il pubblico impiego prevede di norma il regime di esclusività, salvo specifiche autorizzazioni del datore di lavoro (per dipendenti part-time fino al 50% l’attività autonoma è generalmente compatibile, per il full-time servono autorizzazioni preventive nei casi previsti dalla legge).

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni più complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Il limite fondamentale dei 30.000 euro

Il vero spartiacque per chi ha un lavoro dipendente e vuole aprire o mantenere il regime forfettario è il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente.

Tradotto in pratica:

  • Per aprire o restare nel forfettario nel 2026, il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025 non deve superare 30.000 euro lordi.
  • Se nel 2025 hai guadagnato 32.000 euro lordi come dipendente, nel 2026 non puoi accedere al forfettario (o devi uscirne se già eri dentro): dovrai aprire la P.IVA in regime ordinario o semplificato.
  • Il limite si verifica ogni anno: vale anche se ci si entra a metà anno o per chi è già in regime.

L’eccezione: rapporto di lavoro cessato

La legge prevede una importante eccezione: il limite dei 30.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno. Esempio concreto:

  • Nel 2025 hai percepito 45.000 euro come dipendente.
  • A novembre 2025 ti sei licenziato (o sei stato licenziato).
  • Nel 2026 puoi aprire la P.IVA forfettaria anche se nel 2025 hai superato i 30.000 euro, purché al momento dell’apertura non hai già un nuovo rapporto di lavoro dipendente in essere.

Attenzione: se nel corso del 2026 trovi un nuovo lavoro dipendente che ti porta sopra i 30.000 euro, l’eccezione decade per l’anno successivo. La verifica, infatti, va fatta ogni anno.

Cosa rientra nel “reddito da lavoro dipendente”

Per il calcolo del limite valgono i redditi da:

  • Lavoro dipendente classico (a tempo indeterminato, determinato, part-time).
  • Pensione (le pensioni sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: rientrano nel computo).
  • Co.Co.Co. e collaborazioni assimilate al lavoro dipendente.
  • Borse di studio e assegni di ricerca soggetti a tassazione.
  • Indennità NASPI o ammortizzatori sociali (parificati a redditi assimilati).

Causa ostativa: attività verso il datore di lavoro

Una delle cause ostative più insidiose è quella che impedisce di accedere al forfettario quando l’attività autonoma viene svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o verso un ex datore di lavoro con cui sono intercorsi rapporti negli ultimi due anni.

L’obiettivo della norma è evitare operazioni elusive: il classico caso del dipendente che si licenzia, apre P.IVA e continua a lavorare per la stessa azienda con un risparmio fiscale enorme. Nel dettaglio:

  • Si parla di prevalenza quando oltre il 50% dei ricavi della P.IVA proviene dal datore di lavoro o ex datore.
  • Il controllo opera per i 2 anni precedenti alla data di apertura della P.IVA o di scelta del regime.
  • Sono esclusi dalla causa ostativa i praticanti (es. praticanti avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro).

In altre parole: se sei dipendente di un’azienda informatica e vuoi aprire una P.IVA per fare consulenza IT alla stessa azienda nei weekend, non puoi accedere al regime forfettario. Devi prendere clienti diversi dal tuo datore di lavoro (o ex degli ultimi due anni) per la maggior parte del fatturato.

Compatibilità per tipologia di rapporto

Vediamo nel dettaglio le casistiche più frequenti che ci capita di analizzare allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

Dipendente full-time + P.IVA forfettaria secondaria

Compatibile, a patto di:

  • Rispettare il limite dei 30.000 euro lordi annui da dipendente.
  • Rispettare le clausole di esclusività o non concorrenza nel contratto di lavoro.
  • Comunicare al datore (consigliato) per evitare conflitti di interesse.
  • Rispettare la causa ostativa (attività prevalente diretta a soggetti diversi dal datore).

Part-time + P.IVA forfettaria

Compatibile e spesso ottimale: il part-time tipicamente garantisce un reddito sotto i 30.000 euro e lascia tempo libero per l’attività autonoma. È la combinazione più flessibile e tutelata.

Co.Co.Co. + P.IVA forfettaria

Compatibile, ma con cautele: il reddito da Co.Co.Co. è assimilato al lavoro dipendente e quindi rientra nel limite dei 30.000 euro. Inoltre i contributi alla Gestione Separata si versano sia per la collaborazione sia per la P.IVA, con una possibile sovrapposizione che merita un controllo professionale.

Pensionato + P.IVA forfettaria

Compatibile. La pensione è un reddito assimilato: vale quindi il limite dei 30.000 euro lordi annui di pensione percepiti nell’anno precedente. Il pensionato che apre P.IVA forfettaria gode di un vantaggio particolare: non versa i contributi INPS sulla P.IVA se ha già maturato la pensione di vecchiaia (o per categorie specifiche, come ex artigiani già pensionati).

Apprendistato + P.IVA forfettaria

Compatibile in linea teorica, ma spesso sconsigliato: il contratto di apprendistato è un rapporto a contenuto formativo che presuppone una dedizione formativa rilevante. Aprire una P.IVA secondaria può essere visto come incompatibile con il percorso formativo. Verificare sempre il contratto collettivo applicato e il percorso formativo previsto.

Lavoratore stagionale + P.IVA

Spesso compatibile perché il reddito stagionale tende a rimanere sotto i 30.000 euro lordi e non c’è sovrapposizione temporale con l’attività autonoma. Verificare sempre la causa ostativa.

Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusività

La legge italiana non impone al dipendente di comunicare al datore l’apertura di una partita IVA. Tuttavia, in pratica, la comunicazione è fortemente consigliata per due motivi:

  1. Verifica delle clausole contrattuali: molti contratti di lavoro contengono clausole di esclusività, di non concorrenza o di obbligo di comunicazione di altre attività. Violarle può portare a richiami, sanzioni disciplinari fino al licenziamento per giusta causa.
  2. Trasparenza e fiducia: aprire un’attività parallela senza informare il datore può creare problemi se quest’ultimo lo scopre da fonti terze (registro imprese, social media, segnalazioni).

Prima di aprire la P.IVA, è fondamentale:

  • Leggere con attenzione il contratto individuale di lavoro e il CCNL applicato.
  • Verificare la presenza di clausole di esclusività o di obbligo di preventiva autorizzazione.
  • Verificare clausole di non concorrenza (es. divieto di svolgere attività simile a quella del datore).
  • Per il pubblico impiego, richiedere l’autorizzazione preventiva all’amministrazione di appartenenza.

Tassazione combinata: come funziona

Il punto più importante – e spesso meno compreso – della combinazione forfettario + lavoro dipendente è che le due forme di reddito NON si cumulano ai fini IRPEF. Si tratta di due binari separati. Per approfondire la matematica del regime, leggi anche il nostro articolo sul calcolo tasse del regime forfettario.

Reddito da lavoro dipendente

Tassato a IRPEF ordinaria con scaglioni progressivi:

  • Fino a 15.000 euro: 23%
  • Da 15.001 a 28.000 euro: 25%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: 35%
  • Oltre 50.000 euro: 43%

Si applicano inoltre addizionali regionali e comunali e si beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente (decrescenti con il reddito) e di tutte le altre detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese sanitarie, ristrutturazioni, etc.).

Reddito da P.IVA forfettaria

Tassato con imposta sostitutiva separata dall’IRPEF:

  • 5% per i primi 5 anni di attività (regime startup, se rispetti i requisiti previsti).
  • 15% dal sesto anno in poi.

L’imposta si calcola sul reddito imponibile forfettario, che si ottiene applicando ai compensi/ricavi un coefficiente di redditività variabile per codice ATECO (dal 40% all’86%), poi sottraendo i contributi previdenziali versati.

I due redditi NON si sommano

Il vantaggio principale è proprio questo: il reddito forfettario non aumenta lo scaglione IRPEF del lavoro dipendente. Esempio: con 25.000 euro lordi da dipendente sei nel 25%, anche se aggiungi 15.000 euro di reddito forfettario il tuo reddito da dipendente continua a essere tassato al 25% (non scivoli nel 35%).

Attenzione alle detrazioni

Un dettaglio fondamentale: il reddito forfettario, pur non essendo soggetto a IRPEF, concorre alla determinazione di alcune soglie per:

  • Detrazioni per lavoro dipendente (potresti perdere parte delle detrazioni se il reddito complessivo cresce).
  • Detrazioni per familiari a carico.
  • ISEE familiare.
  • Bonus sociali e agevolazioni con tetto reddituale.

Contributi INPS: cosa cambia

Lato previdenziale, la combinazione lavoro dipendente + forfettario ha implicazioni interessanti:

Contributi sul lavoro dipendente

Sono versati direttamente dal datore di lavoro e trattenuti in busta paga. Per il dipendente del settore privato, l’aliquota a suo carico è circa il 9,19-9,49% sulla retribuzione lorda; l’aliquota totale (datore + dipendente) è circa il 33%.

Contributi sulla P.IVA forfettaria

Dipende dalla cassa previdenziale di riferimento:

  • Gestione Separata INPS (es. consulenti, professionisti senza cassa, lavoratori del digitale): aliquota piena 26,07% nel 2026 oppure aliquota ridotta del 24% (con piccola variazione annuale) se il professionista è già coperto da altra forma previdenziale obbligatoria (es. è dipendente con contributi INPS o ha altra cassa). È proprio il caso del dipendente con P.IVA: scatta l’aliquota ridotta.
  • Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi minimi forfettari + percentuale sul reddito. Per il forfettario c’è la riduzione del 35% sui contributi se richiesta.
  • Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, etc.): contributi minimi e percentuali secondo regole proprie della cassa.

Ricorda: i contributi versati alla Gestione Separata o alle casse contribuiscono a maturare una pensione aggiuntiva. La cumulazione dei contributi pensionistici tra fondi diversi può essere richiesta in fase di pensione.

Esempio pratico di calcolo

Vediamo un caso concreto per capire l’impatto fiscale e contributivo della combinazione.

Dati di partenza

  • Lavoro dipendente: stipendio lordo 28.000 euro / netto stimato circa 22.000 euro all’anno.
  • Partita IVA forfettaria: consulenza informatica, codice ATECO 62.02.00 (coefficiente di redditività 67%).
  • Compensi annui da P.IVA: 20.000 euro.
  • Aliquota: 5% (regime startup, primi 5 anni).
  • Contributi: Gestione Separata INPS al 24% (aliquota ridotta perché già dipendente).

Calcolo lavoro dipendente

Il netto annuo stimato è di circa 22.000 euro (già comprensivo di trattenute IRPEF, contributi a carico del dipendente e detrazioni). Le imposte e i contributi sono già gestiti dal datore via sostituzione.

Calcolo P.IVA forfettaria

  • Reddito imponibile lordo: 20.000 x 67% = 13.400 euro.
  • Contributi Gestione Separata (24% su 13.400): 3.216 euro.
  • Reddito imponibile netto (per imposta sostitutiva): 13.400 – 3.216 = 10.184 euro.
  • Imposta sostitutiva al 5%: 10.184 x 5% = 509,20 euro.

Riepilogo annuale

  • Netto da dipendente: circa 22.000 euro.
  • Compensi P.IVA: 20.000 euro.
  • Tasse P.IVA (imposta sostitutiva): 509 euro.
  • Contributi INPS P.IVA: 3.216 euro.
  • Netto P.IVA stimato: 20.000 – 509 – 3.216 = 16.275 euro.
  • TOTALE NETTO ANNUO: circa 22.000 + 16.275 = 38.275 euro.

Da notare: se gli stessi 13.400 euro di reddito da P.IVA fossero stati cumulati al reddito da lavoro dipendente in regime ordinario, sarebbero stati tassati al 35% (oltre lo scaglione dei 28.000 euro), con un costo ben superiore ai 509 euro di imposta sostitutiva. Ecco perché la combinazione è così interessante.

Vantaggi e rischi di avere entrambi

Vantaggi

  • Stabilità + flessibilità: lo stipendio garantisce la base economica, la P.IVA permette di crescere e diversificare.
  • Diversificazione delle entrate: minor rischio in caso di perdita di una delle due fonti.
  • Aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni se requisiti startup rispettati.
  • Tassazione separata: il reddito autonomo non fa salire lo scaglione IRPEF dello stipendio.
  • Maturazione di contributi pensionistici aggiuntivi.
  • Possibilità di testare un’attività imprenditoriale senza abbandonare il lavoro dipendente.
  • Coperture INPS già attive (malattia, maternità, NASPI) garantite dal lavoro dipendente.

Rischi e svantaggi

  • Conflitto con il datore di lavoro in caso di clausole di esclusività o non concorrenza.
  • Stress operativo e burnout: doppio lavoro = doppia gestione (clienti, fatture, scadenze).
  • Rischio di superare il limite 85.000 euro di ricavi P.IVA: in caso di superamento si esce dal forfettario (fino a 100.000 euro si applicano regole ordinarie da subito).
  • Adempimenti contabili: fatturazione elettronica, dichiarazione redditi (LM), contributi INPS, scadenze.
  • Causa ostativa sempre da monitorare se la fatturazione tende a concentrarsi su pochi clienti.
  • Riduzione delle detrazioni IRPEF in alcuni casi.

Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria

La combinazione forfettario + lavoro dipendente non è sempre la soluzione migliore. Ecco i casi in cui è meglio fermarsi a riflettere:

  • Reddito da dipendente sopra i 30.000 euro: non si può accedere al forfettario, va valutato regime ordinario o semplificato (con costi più alti). In questo caso è utile leggere la nostra guida al passaggio dal forfettario al regime ordinario.
  • Attività prevalentemente diretta al datore di lavoro: causa ostativa attiva, si finisce in regime ordinario.
  • Compensi previsti molto bassi (es. sotto 5.000 euro/anno): meglio valutare la prestazione occasionale (no P.IVA, no fattura elettronica, ritenuta d’acconto 20%).
  • Clausole di esclusività stringenti nel contratto di lavoro non superabili.
  • Settore pubblico senza autorizzazione: meglio non aprire e attendere/richiedere autorizzazione.
  • Compensi previsti oltre 85.000 euro: il forfettario non è fattibile, si va su regimi ordinari.

💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Per le fatture elettroniche ti consigliamo fatturazioneitalia.it: da 49 € l’anno IVA inclusa con prezzo bloccato 3 anni, Sistema Tessera Sanitaria nel piano Pro e 30 giorni di prova gratuita senza carta.

📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Prova gratis 30 giorni

Domande frequenti

Posso aprire P.IVA forfettaria con uno stipendio da 35.000 euro lordi?

No: superi il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente. Puoi aprire P.IVA, ma in regime ordinario o semplificato. Resta il forfettario solo se il rapporto di lavoro è cessato nell’anno.

Devo dirlo al mio datore di lavoro?

Non c’è obbligo di legge per il privato (per il pubblico impiego invece serve autorizzazione), ma è fortemente consigliato. Verifica prima il contratto e il CCNL: clausole di esclusività o non concorrenza vanno rispettate.

Pago doppi contributi INPS?

I contributi sul lavoro dipendente li versa il datore. Sulla P.IVA paghi i contributi alla cassa di pertinenza (Gestione Separata 24% se già coperto da altra previdenza). Sono due contribuzioni distinte che concorrono a formare la pensione futura.

I redditi si sommano per IRPEF?

No: il reddito forfettario è tassato con imposta sostitutiva separata (5% o 15%). Il reddito da dipendente segue gli scaglioni IRPEF normali. I due binari sono separati ai fini fiscali, ma il reddito complessivo può influire su detrazioni e ISEE.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi P.IVA?

Se nel corso dell’anno superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito dall’anno in corso e devi aprire la partita IVA con IVA ordinaria.

Posso lavorare per la mia azienda come freelance?

No: la causa ostativa vieta l’attività prevalentemente diretta al datore di lavoro o ex datore degli ultimi 2 anni. Per accedere al forfettario, oltre il 50% dei tuoi ricavi deve provenire da clienti diversi dal tuo datore.

Sono pensionato: posso aprire P.IVA forfettaria?

Sì, con la pensione che entra nel computo del limite 30.000 euro (assimilata al lavoro dipendente). Vantaggio: se hai già maturato la pensione di vecchiaia, puoi essere esonerato dai contributi INPS sulla nuova attività autonoma.

Apprendista può aprire P.IVA?

Tecnicamente sì, ma è spesso sconsigliato per la natura formativa del contratto e per possibili conflitti con il percorso di apprendistato. Verifica sempre CCNL e contratto individuale.

Per quanti anni dura l’aliquota al 5%?

L’aliquota agevolata al 5% si applica per 5 anni dall’apertura della P.IVA, a condizione di rispettare i requisiti previsti per il regime startup (no attività simile svolta nei 3 anni precedenti, no continuazione di attività altrui, etc.). Dal sesto anno in poi si passa al 15%.

Posso avere P.IVA forfettaria se sono in NASPI?

Sì, ma con regole specifiche: la NASPI continua a essere erogata se l’attività autonoma genera un reddito stimato sotto certe soglie e va comunicata all’INPS. In alcuni casi è possibile chiedere l’anticipo NASPI in unica soluzione per avviare l’attività.

Conclusioni: come scegliere bene

Combinare regime forfettario e lavoro dipendente è una delle scelte più intelligenti per chi vuole costruirsi un’attività parallela senza abbandonare la sicurezza dello stipendio. La normativa italiana lo permette, ma le regole – in particolare il limite 30.000 euro, la causa ostativa verso il datore e la tassazione separata – vanno conosciute e applicate con attenzione.

Ogni situazione è diversa: tipologia di contratto, settore, compensi previsti, presenza di clausole di esclusività, posizione previdenziale, età e prospettive pensionistiche. Una simulazione preventiva permette di capire se la combinazione è davvero conveniente nel tuo caso specifico.

Al CAF Centro Fiscale di Udine seguiamo ogni anno centinaia di contribuenti nella scelta del regime più conveniente, nella corretta apertura della P.IVA, nella gestione delle dichiarazioni e dei contributi. Se stai pensando di aprire una partita IVA forfettaria mantenendo il tuo lavoro dipendente, prenota un appuntamento: analizziamo insieme la tua situazione, calcoliamo costi e benefici e ti seguiamo passo dopo passo.

CAF Centro Fiscale – Udine
Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
Telefono: 0432 1638640
WhatsApp: 366 6018121
Email: info@centrofiscale.com

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilità in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale può ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Maggio 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-31 08:00:002026-09-27 09:14:51Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilità, Limiti e Convenienza
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Partita IVA Commercialista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Cassa Ragionieri e Tasse

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come commercialista nel 2026 significa avviare un percorso professionale ricco di opportunità ma anche di adempimenti specifici. Dalla scelta del codice ATECO (69.20.11 per i dottori commercialisti o 69.20.12 per ragionieri e periti) alla valutazione del regime forfettario con coefficiente al 78%, passando per l’iscrizione alla CNPADC o alla CNPR fino alla gestione della fatturazione elettronica: ogni scelta iniziale ha conseguenze importanti sulla tua operatività e sul carico fiscale.

In questa guida completa aggiornata al 2026, pensata per i giovani dottori commercialisti e i ragionieri che stanno aprendo il proprio studio, trovi tutti i passaggi per avviare correttamente l’attività: dai requisiti di iscrizione all’Albo ODCEC, al praticantato, all’esame di Stato, fino al calcolo concreto di tasse e contributi con esempi su redditi di 40.000, 60.000 e 85.000 euro.

Indice dei contenuti

  1. Requisiti per aprire la Partita IVA come commercialista
  2. Codice ATECO commercialista: 69.20.11 e 69.20.12
  3. Regime forfettario commercialista: limiti e coefficiente 78%
  4. Quando NON si può accedere al forfettario
  5. Cassa previdenziale: CNPADC o CNPR
  6. Contributi CNPADC 2026: aliquote e minimi
  7. Contributi CNPR 2026: soggettivo e integrativo
  8. Contribuzione ridotta per neoiscritti
  9. Quanto costa aprire lo studio
  10. Fatturazione: codici natura IVA e marca da bollo
  11. Codici ATECO secondari per commercialisti
  12. Contributi al Consiglio nazionale e all’Ordine territoriale
  13. Tassazione: esempi con redditi 40K, 60K, 85K
  14. Assicurazione RC professionale obbligatoria
  15. Fatturazione elettronica B2B e B2C
  16. Domande frequenti

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Qonto: il conto business per Partita IVA

Tra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.

  • ✓ Apertura 100% online in 10 minuti
  • ✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile
  • ✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)
  • ✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software
Visita Qonto e prova gratis →

Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Requisiti per aprire la Partita IVA come commercialista

Per esercitare la professione di dottore commercialista o di ragioniere ed esperto contabile è obbligatorio essere iscritti all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (ODCEC). L’iscrizione richiede un percorso articolato che unisce formazione universitaria, tirocinio ed esame di Stato.

Titolo di studio richiesto

  • Sezione A (Dottori commercialisti): laurea magistrale (LM-56 Scienze dell’economia, LM-77 Scienze economico-aziendali o equipollenti) oppure laurea specialistica o diploma di laurea del vecchio ordinamento in materie economiche, giuridiche o aziendali;
  • Sezione B (Esperti contabili): laurea triennale (L-18 Scienze dell’economia e della gestione aziendale o L-33 Scienze economiche).

Praticantato (tirocinio professionale)

Dopo la laurea è obbligatorio svolgere un tirocinio di 18 mesi presso lo studio di un commercialista iscritto da almeno cinque anni. Durante il praticantato vanno seguiti anche i corsi di formazione professionale previsti dal Consiglio Nazionale. Il tirocinio può essere anticipato: si possono svolgere gli ultimi sei mesi durante il percorso di laurea magistrale, riducendo così i tempi di accesso alla professione.

Esame di Stato

L’esame di Stato per l’abilitazione si sostiene nelle sessioni di giugno e novembre organizzate dalle università convenzionate. È composto da tre prove scritte (ragioneria e bilancio, diritto tributario, diritto commerciale e societario) e una prova orale. Superato l’esame, entro 60 giorni è possibile richiedere l’iscrizione all’Albo ODCEC della provincia di residenza professionale.

Codice ATECO commercialista: 69.20.11 e 69.20.12

Il codice ATECO identifica l’attività economica ai fini fiscali, statistici e previdenziali. Per i commercialisti esistono due codici principali, in base al titolo abilitativo:

  • 69.20.11 – Servizi forniti da dottori commercialisti;
  • 69.20.12 – Servizi forniti da ragionieri e periti commerciali.

Entrambi i codici rientrano nella categoria ATECO 2025 “Attività degli studi di contabilità e consulenza fiscale” e prevedono un coefficiente di redditività del 78% ai fini del regime forfettario. La scelta tra 69.20.11 e 69.20.12 dipende esclusivamente dall’iscrizione in sezione A o B dell’Albo: non si tratta di un’opzione libera, ma del riconoscimento del proprio titolo professionale.

Il codice ATECO va dichiarato all’Agenzia delle Entrate al momento dell’apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 (persone fisiche) presentabile online tramite i servizi telematici dell’Agenzia. Anche un errore nella scelta del codice può creare problemi con INPS o con la Cassa di categoria: un controllo con il CAF o con un collega esperto è sempre consigliato.

Regime forfettario commercialista: limiti e coefficiente 78%

Il regime forfettario è la soluzione fiscale più scelta dai giovani commercialisti che aprono lo studio. Offre una tassazione agevolata, adempimenti ridotti e nessun obbligo di IVA. Per accedervi è necessario rispettare il limite di 85.000 euro di compensi annui (ragguagliato all’anno in caso di apertura in corso d’anno) e non incorrere in una delle cause ostative previste dalla normativa.

Coefficiente di redditività al 78%

Per i commercialisti (codici ATECO 69.20.11 e 69.20.12) il coefficiente di redditività è del 78%. Significa che il reddito imponibile si calcola così:

Reddito imponibile = Compensi incassati × 78% − Contributi previdenziali versati

Il restante 22% è considerato forfettariamente come “costi di produzione”: non rileva quanto hai speso effettivamente per software, affitto studio o collaboratori, perché l’abbattimento è automatico.

Aliquota 5% per i primi 5 anni

Chi apre la prima partita IVA in regime forfettario beneficia di un’aliquota sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni, al posto del 15% ordinario. Le condizioni per accedere al 5% sono tre:

  • Non aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività professionale analoga (nemmeno come praticante retribuito oltre determinate soglie);
  • L’attività da intraprendere non deve costituire mera prosecuzione di un’attività svolta come lavoro dipendente o autonomo;
  • Se si prosegue l’attività di un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente non devono superare gli 85.000 euro.

Quando NON si può accedere al forfettario

Esistono diverse cause ostative che impediscono l’accesso al regime forfettario anche se si rispetta il limite di 85.000 euro. Per i commercialisti le più rilevanti sono:

  • Cliente prevalente ex datore di lavoro: se più del 50% dei compensi deriva da un soggetto che è stato tuo datore di lavoro nei due periodi d’imposta precedenti, il forfettario è precluso. Attenzione tipica per chi apre studio dopo il praticantato retribuito: se il “dominus” diventa il tuo principale cliente, rischi la causa ostativa.
  • Partecipazione a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • Controllo diretto o indiretto di SRL con attività economica riconducibile a quella svolta come forfettario;
  • Aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro (salvo rapporti di lavoro cessati);
  • Sostenere spese per collaboratori superiori a 20.000 euro lordi annui.

Verifica sempre la tua posizione prima di aprire la partita IVA: un errore sulle cause ostative può costare la fuoriuscita retroattiva dal regime e il ricalcolo delle imposte in regime ordinario. La guida completa alle cause ostative del regime forfettario 2026 ti aiuta a inquadrare tutti i casi.

Cassa previdenziale: CNPADC o CNPR

Il commercialista non è iscritto alla Gestione separata INPS, ma a una Cassa di previdenza privata, obbligatoriamente in base alla sezione dell’Albo:

  • CNPADC – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti (sezione A);
  • CNPR – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali (sezione A “ragionieri” e sezione B).

L’iscrizione alla Cassa è automatica e contestuale all’iscrizione all’Albo: entro 30 giorni dall’inizio attività occorre comunicare alla Cassa i propri dati anagrafici e fiscali. Non è possibile scegliere di non iscriversi, né sostituire la Cassa con la Gestione separata INPS.

Contributi CNPADC 2026: aliquote e minimi

La CNPADC, per i dottori commercialisti, prevede tre componenti contributive:

  • Contributo soggettivo: 12% del reddito professionale netto dichiarato (aliquota base), con possibilità di optare per aliquote più elevate (fino al 26%) per aumentare la futura pensione;
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari IVA, addebitato in fattura al cliente e interamente a suo carico (per i forfettari l’integrativo è dovuto anche se in fattura non si indica IVA);
  • Contributo di maternità: quota fissa annuale modesta (circa 70-80 euro).

Contributi minimi CNPADC 2026

Anche chi non raggiunge una certa soglia di reddito deve versare i contributi minimi. Per il 2026 si attestano attorno a:

  • Minimo soggettivo: circa 2.800 euro;
  • Minimo integrativo: circa 800 euro;
  • Totale minimo: circa 3.100 euro annui (al netto dei minimi ridotti per neoiscritti).

Gli importi esatti vengono pubblicati ogni anno sul sito ufficiale CNPADC e comunicati con il MAV annuale. Per i forfettari, i contributi previdenziali sono deducibili dal reddito imponibile e rappresentano una leva importante per ridurre la tassazione effettiva.

Contributi CNPR 2026: soggettivo e integrativo

La CNPR, per ragionieri e periti commerciali, ha una struttura simile ma con aliquote leggermente diverse:

  • Contributo soggettivo: 18% del reddito professionale netto (aliquota base, con possibilità di scegliere aliquota ridotta al 9% per redditi inferiori o aliquote maggiorate per incrementare la pensione);
  • Contributo integrativo: 4% sul volume d’affari IVA, addebitato in fattura al cliente;
  • Contributo di maternità: quota fissa annuale.

Il contributo minimo CNPR si aggira intorno ai 2.900-3.200 euro annui, con riduzioni specifiche per i neoiscritti. La Cassa pubblica ogni anno le quote definitive entro gennaio, consultabili nell’area riservata degli iscritti.

Importante: mentre il contributo soggettivo è a carico esclusivo del professionista e deducibile dal reddito, il contributo integrativo del 4% viene addebitato al cliente in fattura. Per i clienti privati (consumatori finali) il 4% è un costo effettivo che si aggiunge al compenso; per clienti soggetti passivi IVA diventa normalmente detraibile.

Contribuzione ridotta per neoiscritti

Sia CNPADC che CNPR prevedono agevolazioni specifiche per i neoiscritti nei primi anni di attività, per alleggerire l’impatto dei contributi minimi su redditi ancora bassi.

CNPADC – Riduzioni neoiscritti

  • Nei primi tre anni: riduzione del 50% sul contributo soggettivo minimo, a condizione di essere iscritti per la prima volta prima del compimento dei 35 anni;
  • Possibilità di rateizzare i contributi in quote trimestrali.

CNPR – Riduzioni neoiscritti

  • Nei primi anni di attività, su richiesta: aliquota soggettiva ridotta al 9% per i redditi entro determinate soglie;
  • Possibilità di versare il contributo minimo ridotto per i primi tre anni, con successivo recupero in percentuale o rinuncia definitiva (con conseguente riduzione dell’anzianità contributiva).

Le agevolazioni vanno richieste espressamente alla Cassa con apposito modulo: non sono automatiche. Pianificare bene questo passaggio, magari con il supporto di un commercialista esperto in previdenza professionale o del CAF, è fondamentale per non perdere i benefici previsti.

Quanto costa aprire lo studio

I costi di avvio dello studio di un commercialista dipendono dalla scelta di lavorare in proprio o in condivisione, ma una stima realistica per i primi 12 mesi si colloca tra 8.000 e 20.000 euro. Ecco le voci principali:

  • Iscrizione all’Albo ODCEC: tassa di prima iscrizione variabile per Ordine (in media 200-400 euro);
  • Quota annuale Ordine territoriale: 250-450 euro l’anno, con quota ridotta per i neoiscritti;
  • Contributo Consiglio Nazionale: circa 90-130 euro l’anno;
  • Software gestionale e contabilità: 500-2.000 euro/anno (TeamSystem, Zucchetti, Buffetti, Profis, ecc.);
  • Software fatturazione elettronica: spesso incluso nel gestionale o SdI gratuito dell’Agenzia Entrate;
  • Firma digitale e PEC: 50-100 euro l’anno;
  • Cassetto fiscale, delega Entratel: gratuiti, richiedono tempo di attivazione;
  • Arredo ufficio (scrivania, libreria, cassettiera, sedute clienti): da 1.500 euro per soluzione essenziale;
  • Affitto studio: variabile da zero (coworking o condivisione con colleghi) a 500-1.200 euro/mese per studio indipendente in città medio-grandi;
  • Assicurazione RC professionale: da 350 a 900 euro annui per massimali da 250.000 a 1.000.000 euro;
  • Marketing e sito web: 500-2.000 euro una tantum + gestione annuale.

Molti giovani colleghi iniziano con una condivisione studio presso un collega già strutturato: soluzione ottimale per ridurre i costi fissi nei primi due-tre anni e costruire la prima clientela senza grandi investimenti iniziali.

Fatturazione: codici natura IVA e marca da bollo

I commercialisti in regime forfettario non applicano l’IVA in fattura. Il riferimento normativo da indicare è l’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Il codice natura IVA da utilizzare nell’XML della fattura elettronica è N2.2 – “Operazioni non soggette – altri casi”.

Marca da bollo da 2 euro

Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo di 2 euro. Per i forfettari e per tutte le fatture emesse senza addebito IVA (anche con altri regimi particolari) la regola è sempre questa: se l’imponibile supera 77,47 euro, scatta il bollo.

Per la fatturazione elettronica, il bollo non si applica più fisicamente sulla fattura cartacea: viene assolto in modo virtuale trimestralmente tramite F24, con importi calcolati automaticamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base delle fatture trasmesse al Sistema di Interscambio. Puoi scegliere di:

  • Addebitare il bollo al cliente in fattura (prassi corretta e più diffusa): in tal caso l’importo diventa ricavo imponibile ai fini del forfettario;
  • Lasciare il bollo a tuo carico, riducendo la marginalità.

Per approfondire aspetti pratici della fatturazione vedi la guida Fatturazione avvocato 2026, che tratta meccanismi analoghi, e termini di emissione fattura elettronica 2026.

Codici ATECO secondari per commercialisti

Molti commercialisti svolgono attività connesse che possono essere identificate con codici ATECO secondari. Le più frequenti:

  • 69.20.13 – Servizi forniti da revisori contabili, periti, consulenti ed altri soggetti che svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità e tributi;
  • 69.10.10 – Attività degli studi legali (solo se svolte in qualità di avvocato abilitato: non alternativa al commercialista);
  • 74.90.99 – Altre attività professionali, scientifiche e tecniche NCA;
  • 66.19.21 – Promotori finanziari e consulenti finanziari iscritti in apposito Albo;
  • 70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale.

L’aggiunta di un ATECO secondario si comunica all’Agenzia delle Entrate con modello AA9/12. Attenzione: nel regime forfettario i diversi codici ATECO possono avere coefficienti di redditività differenti. In caso di pluralità di attività, il reddito si calcola applicando i relativi coefficienti ai compensi di ciascuna, sommando poi i risultati per determinare il reddito imponibile complessivo.

Contributi al Consiglio nazionale e all’Ordine territoriale

Oltre ai contributi previdenziali versati alla Cassa, ogni commercialista iscritto all’Albo paga due quote associative annuali:

  • Contributo al Consiglio Nazionale (CNDCEC): quota unica deliberata annualmente, in genere tra 90 e 130 euro;
  • Quota Ordine territoriale: variabile per Ordine provinciale (in genere tra 250 e 450 euro annui, con riduzioni per neoiscritti nei primi 3-5 anni di iscrizione).

Entrambe le quote sono deducibili dal reddito professionale in regime ordinario (come spese inerenti all’attività). In regime forfettario, invece, non sono deducibili perché l’abbattimento del 22% (cioè il 100% meno il coefficiente del 78%) copre forfettariamente ogni spesa di produzione, incluse quote e contributi associativi.

Il mancato pagamento delle quote all’Ordine è causa di procedimento disciplinare e, in caso di inadempienza prolungata, di sospensione dall’Albo.

Tassazione: esempi con redditi 40K, 60K, 85K

Vediamo tre esempi concreti di tassazione per un giovane commercialista iscritto CNPADC, in regime forfettario con aliquota al 5% (primi 5 anni) e coefficiente 78%. I dati contributivi sono puramente indicativi (riduzioni neoiscritti escluse per semplicità).

Esempio 1 – Compensi 40.000 euro

  • Reddito lordo (78% × 40.000) = 31.200 euro;
  • Contributi CNPADC (12% soggettivo + integrativo addebitato al cliente): stimabile circa 3.750 euro;
  • Reddito imponibile dopo deduzione contributi: 31.200 − 3.750 = 27.450 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 1.370 euro;
  • Totale tasse + contributi: circa 5.120 euro (pari a circa il 12,8% dei compensi).

Esempio 2 – Compensi 60.000 euro

  • Reddito lordo (78% × 60.000) = 46.800 euro;
  • Contributi CNPADC soggettivi: ≈ 5.620 euro;
  • Reddito imponibile: 46.800 − 5.620 = 41.180 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 2.060 euro;
  • Totale tasse + contributi soggettivi: circa 7.680 euro (circa 12,8% dei compensi).

Esempio 3 – Compensi 85.000 euro (soglia massima)

  • Reddito lordo (78% × 85.000) = 66.300 euro;
  • Contributi CNPADC soggettivi: ≈ 7.960 euro;
  • Reddito imponibile: 66.300 − 7.960 = 58.340 euro;
  • Imposta sostitutiva 5%: ≈ 2.920 euro;
  • Totale tasse + contributi soggettivi: circa 10.880 euro (circa 12,8% dei compensi).

Dopo il quinto anno, passando all’aliquota al 15%, per 85.000 euro di compensi l’imposta sostitutiva sale a circa 8.750 euro, con un incremento di circa 5.800 euro annui: motivo per cui molti colleghi valutano l’uscita dal forfettario verso il regime ordinario quando il carico fiscale e le esigenze di dedurre costi reali superano il vantaggio del 15%.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

La legge 148/2011 e il DPR 137/2012 impongono a tutti i professionisti iscritti ad Albi, inclusi i commercialisti, di stipulare una polizza di responsabilità civile professionale. L’obbligo è funzionale a garantire i clienti in caso di errori professionali.

Caratteristiche della polizza RC professionale

  • Massimale minimo consigliato: 250.000 euro (molti Ordini territoriali hanno convenzioni con compagnie che offrono massimali più elevati a prezzi calmierati);
  • Retroattività: deve coprire anche eventuali errori commessi in passato, se non coperti da altra polizza;
  • Ultrattività (postuma): copre richieste di risarcimento che pervengono dopo la cessazione dell’attività per fatti avvenuti durante la vigenza della polizza;
  • Comunicazione al cliente: estremi di polizza, massimale e compagnia vanno indicati al cliente al momento del primo incarico (art. 9 DPR 137/2012).

Il costo medio per un giovane commercialista in regime forfettario si aggira sui 350-500 euro annui per massimali fino a 500.000 euro. Molti Ordini convenzionati con broker specializzati offrono condizioni a partire da poche centinaia di euro per i neoiscritti.

Fatturazione elettronica B2B e B2C

Dal 2024 tutti i contribuenti, compresi i forfettari, sono obbligati a emettere fattura elettronica via SdI per tutte le prestazioni rese sia verso soggetti passivi IVA (B2B) sia verso privati consumatori (B2C). Non esistono più soglie di ricavi che esonerano dall’obbligo.

Fatturazione verso aziende (B2B)

  • Fattura elettronica trasmessa al codice destinatario o PEC del cliente;
  • Codice natura IVA N2.2 per forfettari;
  • Possibilità di addebitare marca da bollo 2 euro se imponibile > 77,47 euro;
  • Contributo integrativo 4% addebitato al cliente (detraibile per il cliente soggetto IVA).

Fatturazione verso clienti privati (B2C)

  • Fattura elettronica trasmessa tramite SdI con codice destinatario “0000000” e inserimento del codice fiscale del cliente;
  • Copia di cortesia (PDF) da consegnare al cliente via email o cartacea;
  • Le stesse regole su bollo e contributo integrativo si applicano anche alle prestazioni verso privati.

Per i commercialisti, praticamente tutte le prestazioni rientrano in fattura elettronica: consulenze fiscali, redazione dichiarazioni, bilanci, contabilità, consulenza societaria, CTU, ecc. Le prestazioni sanitarie (trasmesse al Sistema TS) sono l’unica eccezione comune, ma non riguardano la categoria dei commercialisti.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

💼 Hai bisogno di gestire la tua Partita IVA forfettario?

Il CAF Centro Fiscale è specializzato in apertura e gestione P.IVA forfettario per professionisti: medici, psicologi, fisioterapisti, infermieri, architetti, ingegneri, geometri e altre categorie. Servizio completo interamente online da tutta Italia o in sede a Udine/Cividale. Per le fatture elettroniche ti consigliamo fatturazioneitalia.it: da 49 € l’anno IVA inclusa con prezzo bloccato 3 anni, Sistema Tessera Sanitaria nel piano Pro e 30 giorni di prova gratuita senza carta.

📋 Scopri il servizio 💬 Scrivici su WhatsApp 🧾 Prova gratis 30 giorni

Domande frequenti sulla Partita IVA del Commercialista

Quanto costa aprire la Partita IVA come commercialista?

L’apertura della partita IVA all’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi effettivi del primo anno (tra iscrizione Albo, Cassa, software, arredo minimo e RC professionale) si aggirano tra 8.000 e 12.000 euro per uno studio essenziale condiviso, fino a 20.000 euro per uno studio autonomo.

Un neolaureato commercialista può aprire subito la Partita IVA?

No. Per esercitare la professione e aprire la partita IVA con codice ATECO 69.20.11 è necessario essere iscritti all’Albo ODCEC, dopo laurea, 18 mesi di tirocinio ed esame di Stato. Prima dell’abilitazione si può lavorare come praticante presso uno studio, con compenso o a titolo di rimborso spese a seconda del tipo di contratto.

Quanto paga di tasse un commercialista forfettario con 50.000 euro di compensi?

Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%, il reddito lordo è 39.000 euro. Detratti circa 4.680 euro di contributi soggettivi CNPADC (12%), il reddito imponibile scende a 34.320 euro. Con aliquota 5% (primi 5 anni), l’imposta sostitutiva è di circa 1.715 euro, oltre ai contributi: totale circa 6.400 euro, pari al 12,8% dei compensi.

Il praticante commercialista può diventare cliente nel forfettario dopo l’abilitazione?

Sì, ma con cautela. Se il “dominus” (titolare dello studio) era il tuo datore di lavoro o ti retribuiva in modo assimilabile al lavoro dipendente, e i suoi compensi dopo l’abilitazione superano il 50% del totale dei tuoi ricavi, si configura la causa ostativa da cliente prevalente ex datore di lavoro e il forfettario è precluso. Il divieto opera per i due periodi d’imposta successivi alla cessazione del rapporto.

Devo aprire la Partita IVA prima o dopo l’esame di Stato?

Dopo l’iscrizione all’Albo. L’apertura con codice 69.20.11 o 69.20.12 presuppone il diritto all’esercizio della professione. Puoi però aprire partita IVA con altro codice ATECO (es. 74.90.99) per attività di consulenza aziendale o amministrativa prima dell’abilitazione, senza qualificarti come commercialista.

CNPADC o CNPR: posso scegliere?

No. L’iscrizione alla Cassa è determinata dalla sezione dell’Albo cui si appartiene e dal titolo conseguito. I dottori commercialisti si iscrivono alla CNPADC, i ragionieri e periti commerciali alla CNPR. Gli esperti contabili (sezione B) seguono le stesse regole del ramo d’origine.

La marca da bollo di 2 euro è obbligatoria in forfettario?

Sì, sempre quando la fattura è emessa senza IVA e l’imponibile supera 77,47 euro. Per le fatture elettroniche si assolve virtualmente con F24 trimestrale. È prassi comune e legittima addebitare il bollo al cliente in una riga a parte della fattura: l’importo addebitato concorre a formare il reddito forfettario.

Posso lavorare come dipendente e aprire partita IVA come commercialista?

Dipende dal contratto di lavoro e dal datore di lavoro. Nel lavoro pubblico (salvo part-time ≤ 50%) l’esercizio della libera professione è generalmente incompatibile. Nel privato la compatibilità va verificata con il contratto aziendale e il CCNL. In ogni caso, se l’anno precedente hai percepito redditi di lavoro dipendente > 30.000 euro (con rapporto ancora in essere), il forfettario è precluso.

I contributi CNPADC o CNPR si versano anche senza reddito?

Sì. Sia CNPADC che CNPR prevedono contributi minimi dovuti anche in assenza di reddito professionale o con ricavi bassi. Per i neoiscritti sono previste riduzioni fino al 50% nei primi tre anni. È possibile chiedere rateizzazioni o, in casi particolari, la sospensione temporanea (maternità, malattia).

L’RC professionale è davvero obbligatoria dal primo giorno?

Sì. La polizza RC professionale deve essere attiva dal momento in cui si inizia a svolgere attività per clienti. Gli estremi della polizza (compagnia, massimale, scadenza) vanno comunicati al cliente al primo incarico. La mancanza di copertura può dar luogo a sanzione disciplinare e, in caso di errore professionale, a responsabilità personale illimitata.

Conclusioni: il CAF al tuo fianco per aprire lo studio

Aprire la partita IVA come commercialista richiede di orchestrare scelte tecniche (codice ATECO, regime fiscale, cassa) con la realtà operativa dello studio (software, arredo, clientela, polizze). La strada più frequente per i giovani colleghi è il regime forfettario con aliquota al 5% nei primi cinque anni: tassazione effettiva intorno al 12-13% dei compensi, pochi adempimenti e tempo per costruire la clientela.

Non sottovalutare le cause ostative (in particolare il cliente prevalente ex datore di lavoro) e pianifica da subito i contributi CNPADC o CNPR chiedendo le riduzioni previste per neoiscritti. Una buona assicurazione RC e un software gestionale adeguato completano la dotazione di base.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i professionisti nella fase di avvio e nella gestione ordinaria dello studio: apertura partita IVA, scelta del regime fiscale, fatturazione elettronica, dichiarazioni dei redditi, pianificazione contributiva. Contattaci per una consulenza dedicata e per pianificare l’apertura del tuo studio con serenità.

★ Scelta in evidenza · Sponsor

Apri un conto business con Qonto

Una soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.

🇮🇹

IBAN italiano

⚡

Apertura in 10 min

📄

Fattura elettronica

💳

Carta Mastercard

🚀 Visita Qonto e apri il conto →

Link affiliato. Aprendo il conto tramite questo link, il CAF Centro Fiscale puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.

Maggio 6, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-06 08:00:002026-09-27 00:05:41Partita IVA Commercialista 2026: Guida Completa Regime Forfettario, Cassa Ragionieri e Tasse
CAF, PARTITA IVA

Bando Imprese Giovanili FVG 2026: Contributi fino a 40.000€ – Guida Completa

Apertura e gestione partita iva udine caf

Il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 rappresenta un’opportunità concreta per i giovani imprenditori del Friuli Venezia Giulia che vogliono avviare o consolidare la propria attività imprenditoriale. La Regione FVG mette a disposizione contributi a fondo perduto fino a 40.000 euro per sostenere progetti imprenditoriali innovativi e sostenibili.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il Bando Imprese Giovanili FVG 2026
  2. Importi e Percentuali di Contributo
  3. Requisiti Soggettivi: Chi Può Partecipare
  4. Settori Ammessi e Prioritari
  5. Spese Ammissibili: Cosa Finanziare
  6. Come Presentare Domanda: Procedura Completa
  7. Scadenze e Tempistiche del Bando
  8. Cosa Fare Dopo l’Approvazione del Contributo

Cos’è il Bando Imprese Giovanili FVG 2026

Il bando per imprese giovanili della Regione Friuli Venezia Giulia è uno strumento di finanza agevolata pensato specificamente per sostenere l’autoimprenditorialità giovanile e favorire la creazione di nuove imprese sul territorio regionale.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche regionali per l’occupazione giovanile e lo sviluppo economico locale, puntando a trattenere i talenti nel territorio e contrastare la fuga dei giovani verso altre regioni.

Obiettivi del Bando

Il bando persegue finalità precise:

  • Sostegno alla nuova imprenditorialità: favorire la nascita di nuove imprese a conduzione giovanile
  • Innovazione e competitività: promuovere progetti con elementi di innovazione tecnologica, organizzativa o di mercato
  • Sviluppo territoriale: rafforzare il tessuto imprenditoriale locale e creare nuova occupazione
  • Settori strategici: incentivare attività nei settori prioritari per lo sviluppo regionale (digitale, sostenibilità, manifattura avanzata, turismo)

A chi si rivolge

Il bando è destinato a:

  • Giovani imprenditori che vogliono avviare una nuova attività
  • Startup innovative già costituite ma in fase iniziale
  • Imprese individuali a conduzione giovanile
  • Società con compagine sociale a maggioranza under 40

Tipologie di interventi finanziabili

I contributi possono essere destinati a diversi tipi di investimento:

  1. Investimenti materiali: acquisto di macchinari, attrezzature, arredi, impianti
  2. Investimenti immateriali: software, licenze, brevetti, know-how
  3. Servizi di consulenza: studi di fattibilità, business plan, marketing
  4. Formazione specialistica: corsi professionalizzanti per imprenditori e collaboratori
  5. Spese di gestione iniziale: limitatamente al primo anno di attività

Importi e Percentuali di Contributo

Il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 prevede contributi significativi, calibrati sulle caratteristiche del progetto e del soggetto beneficiario.

Massimali di Contributo

Tipologia BeneficiarioContributo MassimoPercentuale sul Progetto
Micro impresa40.000 €Fino al 70%
Piccola impresa30.000 €Fino al 60%
Impresa individuale25.000 €Fino al 65%

NOTA IMPORTANTE: Gli importi indicati sono basati sulle edizioni precedenti del bando. Si raccomanda di verificare gli importi esatti sul sito ufficiale della Regione FVG al momento dell’uscita del bando 2026.

Esempi Pratici di Calcolo

Esempio 1: Startup Digitale (Micro Impresa)

Progetto: Sviluppo piattaforma e-commerce artigianato locale

  • Investimento totale: 50.000 €
  • Spese ammissibili: 45.000 €
  • Contributo richiesto (70%): 31.500 €
  • Contributo concesso: 31.500 € ✅ (sotto il massimale 40.000 €)
  • Quota a carico impresa: 13.500 €

Dettaglio spese:

  • Sviluppo software: 20.000 €
  • Hardware e server: 8.000 €
  • Marketing digitale: 7.000 €
  • Consulenza SEO: 5.000 €
  • Formazione team: 5.000 €

Requisiti Soggettivi: Chi Può Partecipare

Per accedere al Bando Imprese Giovanili FVG 2026 è necessario possedere specifici requisiti soggettivi, sia anagrafici che imprenditoriali.

Requisiti di Età

Il bando è destinato a imprenditori giovani. I requisiti tipici sono:

  • Impresa individuale: titolare con età non superiore a 40 anni alla data di presentazione della domanda
  • Società di persone (snc, sas): almeno il 60% dei soci deve avere età non superiore a 40 anni
  • Società di capitali (srl, spa): almeno il 60% delle quote deve essere detenuto da soci under 40
  • Cooperative: almeno il 60% dei soci deve essere under 40

ATTENZIONE: Il requisito anagrafico va posseduto al momento della presentazione della domanda e mantenuto per tutta la durata dell’investimento (generalmente 24 mesi).

Settori Ammessi e Prioritari

Il Bando Imprese Giovanili FVG finanzia progetti in diversi settori economici, con particolare attenzione ad ambiti strategici per lo sviluppo regionale.

Settori Prioritari (con premialità)

  1. Digitale e ICT: Sviluppo software, servizi cloud, e-commerce, digital marketing
  2. Green Economy e Sostenibilità: Energie rinnovabili, economia circolare, prodotti eco-sostenibili
  3. Manifattura Avanzata: Industria 4.0, stampa 3D, robotica, meccanica di precisione
  4. Turismo Esperienziale: Turismo outdoor, enogastronomia, ospitalità innovativa
  5. Servizi alle Imprese: Consulenza gestionale, formazione, export

Spese Ammissibili: Cosa Finanziare

Il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 consente di finanziare diverse categorie di spesa, purché funzionali al progetto imprenditoriale.

Macro-Categorie di Spesa

  1. Investimenti Materiali: macchinari, attrezzature, arredi, veicoli commerciali (max 30%)
  2. Investimenti Immateriali: software, licenze, brevetti, certificazioni (max 50%)
  3. Servizi di Consulenza: business plan, marketing, consulenza tecnica (max 20%)
  4. Formazione: corsi professionalizzanti, formazione digitale (max 10%)
  5. Spese di Gestione Iniziale: canoni, utenze, assicurazioni (max 20%, solo primo anno)

Spese NON Ammissibili

  • ❌ IVA recuperabile (ammessa solo se indetraibile)
  • ❌ Acquisto immobili
  • ❌ Spese notarili per costituzione società
  • ❌ Beni usati o rigenerati
  • ❌ Scorte di magazzino
  • ❌ Spese sostenute prima dell’approvazione del contributo

Come Presentare Domanda: Procedura Completa

La presentazione della domanda per il Bando Imprese Giovanili FVG 2026 segue una procedura telematica standardizzata.

Fase 1: Preparazione Pre-Domanda

Documenti necessari:

  • ✅ Visura Camerale aggiornata (non oltre 30 giorni)
  • ✅ Documento identità e codice fiscale
  • ✅ DURC (Documento Unico Regolarità Contributiva)
  • ✅ Business plan dettagliato
  • ✅ Piano investimenti con preventivi
  • ✅ Piano economico-finanziario triennale
  • ✅ SPID o CIE per accesso piattaforma

Fase 2: Compilazione Online

Accesso Piattaforma Regione FVG:

  1. Collegarsi a www.regione.fvg.it
  2. Area “Bandi e Contributi”
  3. Selezionare “Bando Imprese Giovanili 2026”
  4. Autenticarsi con SPID o CIE
  5. Compilare tutte le sezioni richieste

Errori da Evitare

  • ❌ Inviare domanda l’ultimo giorno (rischio sovraccarico)
  • ❌ Dimenticare allegati (causa esclusione)
  • ❌ Preventivi non confrontabili
  • ❌ Importi IVA errati
  • ❌ Firma digitale non valida

Scadenze e Tempistiche del Bando

IMPORTANTE: Le date seguenti sono indicative. Consultare sempre il bando ufficiale sul sito della Regione FVG.

Calendario Indicativo 2026

FaseData PrevistaDurata
Pubblicazione bandoFebbraio 2026–
Apertura sportelloMarzo 2026–
Scadenza domandeAprile 202630-45 gg
Graduatoria definitivaSettembre 2026–
Decreti concessioneOttobre 202630 gg
Rendicontazione finaleDicembre 202824 mesi

Cosa Fare Dopo l’Approvazione del Contributo

Ottenere l’approvazione del contributo è solo il primo passo. La fase di realizzazione e rendicontazione è cruciale.

Step Fondamentali

  1. Accettazione contributo (entro 30 giorni): firma decreto, comunicazione IBAN
  2. Richiesta anticipo (opzionale): fino al 30% con fideiussione bancaria
  3. Realizzazione investimenti: tracciabilità pagamenti, archiviazione documenti
  4. Rendicontazione finale: entro 24 mesi, documentazione completa
  5. Erogazione saldo: 60-120 giorni dopo approvazione rendiconto

Vincoli Post-Erogazione

I beni finanziati devono:

  • Rimanere nella disponibilità dell’impresa per 5 anni
  • Essere utilizzati esclusivamente per l’attività finanziata
  • Rimanere nella sede regionale FVG

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti sul Bando Imprese Giovanili FVG

Posso presentare domanda se ho gia un’altra attivita?

Si, e possibile presentare domanda anche se si e gia titolari di altra partita IVA, purche la nuova impresa sia autonoma e distinta dalla precedente, costituita da non oltre 36 mesi e rispetti tutti i requisiti del bando. Attenzione al requisito de minimis: il massimale di 200.000 euro in tre anni si calcola su tutte le imprese.

L’IVA e una spesa ammissibile?

L’IVA e ammissibile solo se NON detraibile. Se l’impresa opera in regime ordinario e puo detrarre l’IVA, l’imposta non puo essere rendicontata. In regime forfettario o con IVA indetraibile, puo essere inclusa nel contributo.

Posso iniziare ad acquistare prima dell’approvazione?

No, le spese sostenute prima della data di approvazione sono generalmente NON ammissibili. Il consiglio e di attendere sempre la comunicazione ufficiale di ammissione prima di effettuare acquisti.

Quanto tempo passa dalla domanda all’erogazione?

Dalla presentazione alla graduatoria definitiva passano 4-6 mesi. L’anticipo viene erogato entro 2-3 mesi dall’accettazione. Il saldo finale 2-4 mesi dopo la rendicontazione. In totale circa 24-30 mesi per l’intero ciclo.

Il contributo e cumulabile con altri finanziamenti?

Si, il contributo e cumulabile con altri incentivi pubblici, purche la somma non superi i massimali de minimis (200.000 euro in 3 anni). Non e possibile ottenere contributi diversi per la stessa identica spesa.


Richiedi Assistenza per il Bando Imprese Giovanili FVG

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta nella compilazione della domanda e nella rendicontazione del Bando Imprese Giovanili FVG 2026.

I nostri servizi:

  • Verifica requisiti e fattibilità progetto
  • Redazione business plan e piano economico-finanziario
  • Compilazione domanda su piattaforma regionale
  • Raccolta preventivi e documentazione
  • Rendicontazione intermedia e finale
  • Assistenza durante controlli e verifiche
Contattaci su WhatsApp

Oppure compila il modulo qui sotto per essere ricontattato


    Il tuo nome (*)

    La tua email (*)

    Il tuo telefono (*)

    Richiesta (eventuale)

    Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

    CAF Centro Fiscale Udine – Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Tel: 0432 1638640


    ARTICOLI CORRELATI

    Bonus Mobili

    CAF

    Bonus Mobili 2025 per Inquilini e Comodatari: Guida Completa

    Molti inquilini e comodatari pensano che il Bonus Mobili 2025 sia riservato solo ai proprietari di casa. In realtà, anche chi vive in affitto o in comodato può beneficiare della detrazione fiscale del 50% sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici,…
    Febbraio 16, 2026

    /
    0 Commenti



    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2016/11/bonus-mobili-640×342.jpg
    342
    640


    Team CAF Centro Fiscale

    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png

    Team CAF Centro Fiscale2026-02-16 12:53:042026-02-16 12:57:20Bonus Mobili 2025 per Inquilini e Comodatari: Guida Completa

    colf e badanti CAF Udine

    CAF, COLF E BADANTI

    TFR Badante 2026: Come Si Calcola la Liquidazione (Guida + Esempi)

    TFR Badante: Come Si Calcola la Liquidazione nel 2026

    Il TFR badante (Trattamento di Fine Rapporto) e un diritto irrinunciabile che spetta a ogni lavoratrice domestica alla cessazione del rapporto di lavoro. Molte famiglie sottovalutano questo…

    Febbraio 13, 2026

    /
    0 Commenti



    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png
    924
    1640


    Andrea Damiani

    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png

    Andrea Damiani2026-02-13 09:00:002026-02-01 08:24:41TFR Badante 2026: Come Si Calcola la Liquidazione (Guida + Esempi)

    colf e badanti CAF Udine

    CAF, COLF E BADANTI

    Retribuzioni Colf, Badanti e Baby Sitter 2026: Le Nuove Cifre in Vigore

    Indice dei contenuti

    Novità Retributive 2026
    Tabelle Retributive Complete 2026
    Retribuzioni Badanti Conviventi
    Retribuzioni Badanti Non Conviventi
    Retribuzioni Baby Sitter 2026
    Indennità Vitto e Alloggio
    Come Calcolare lo Stipendio
    Contributi…

    Febbraio 12, 2026

    /
    0 Commenti



    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/11/colf-e-badanti-2.png
    924
    1640


    Team CAF Centro Fiscale

    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png

    Team CAF Centro Fiscale2026-02-12 20:37:582026-02-12 17:36:15Retribuzioni Colf, Badanti e Baby Sitter 2026: Le Nuove Cifre in Vigore


    CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

    Leggi tutte le recensioni del nostro CAF Centro Fiscale

    Vuoi aprire la Partita IVA senza pensieri?

    Il nostro team di esperti ti guida in ogni passaggio: dall’apertura della partita IVA alla gestione fiscale completa. Nessun errore, nessuna sorpresa.

    +2000
    Partite IVA aperte
    100%
    Assistenza garantita

    Compila il modulo per una consulenza gratuita:

      Il tuo nome (*)

      La tua email (*)

      Il tuo telefono (*)

      Richiesta (eventuale)

      Autorizzo al trattamento i miei dati personali ai sensi della legge D. Lgs 196/2003 e s.m

      Oppure chiamaci: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121

      Febbraio 8, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
      https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2017/01/arton36144.jpg 516 1024 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-02-08 11:04:202026-05-31 17:02:54Bando Imprese Giovanili FVG 2026: Contributi fino a 40.000€ – Guida Completa

      Ultime notizie

      • fatturazione elettronica CAF Udine
        Errori Fattura Elettronica 2026: Come Correggere e Ravvedimento OperosoOttobre 7, 2026 - 3:00 pmin: Finanza & Servizi, Guide Fatturazione Elettronica, Software Fatturazione Elettronica
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 amin: NOTIZIE
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteOttobre 7, 2026 - 9:00 amin: NOTIZIE
      Search Search

      Seguici su Facebook

      Categorie Articoli

      Ultimi Articoli

      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteOttobre 7, 2026 - 9:00 am
      • Bonus Partita IVA Under 35
        Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?Ottobre 7, 2026 - 7:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Lettere compliance Agenzia Entrate ricavi 2023: fatture e corrispettivi non dichiarati in RF, RG e LMOttobre 6, 2026 - 6:00 pm
      • Dichiarazione di successione CAF - assistenza ereditaria Centro Fiscale Udine
        Successione Figli 2026: Quote, Diritti e Imposte – Guida CompletaOttobre 6, 2026 - 2:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Sicurezza sul lavoro, niente rateizzazione delle sanzioni: pagamento entro 30 giorniOttobre 6, 2026 - 12:00 pm
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Incentivi MIMIT compliance digitale: chi può ottenere i contributi fino al 50%Ottobre 6, 2026 - 10:00 am
      • aliquote irpef 2024 e calcolo detrazioni
        Acconto IRPEF 2026 a Novembre: Busta Paga Più Bassa, Ecco PerchéOttobre 5, 2026 - 12:30 pm
      CAF Udine Centro Assistenza Fiscale Udine

      Contatti

      Viale Giuseppe Tullio 13, scala B - Udine
      Email: info@centrofiscale.com
      Telefono: 0432 1638640
      WhatsApp CAF Udine: 366 6018121
      WhatsApp Patronato: 324 7411699

      Ultimi Articoli

      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Portiere a termine: diritto di precedenza in condominioOttobre 7, 2026 - 11:00 am
      • Notizie fiscali CAF Centro Fiscale
        Indagini sui conti correnti e doppia attività: l’onere della prova resta al contribuenteOttobre 7, 2026 - 9:00 am
      • Bonus Partita IVA Under 35
        Bonus 500 Euro Partite IVA, Domande “In Lavorazione”: Cosa Controlla INPS?Ottobre 7, 2026 - 7:00 am
      © Copyright - CAF Centro Fiscale Udine è un brand di Be Smart srls | P.Iva: 03031220308 |Viale Giuseppe Tullio 13 scala B, 33100 Udine
      mail: info@centrofiscale.com | Tel: 0432 1638640 | WhatsApp: 366 6018121 | Privacy Policy
      • Collegamento a Facebook
      • Collegamento a Instagram
      • Collegamento a Rss questo sito
      Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto