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Guide Fatturazione Elettronica

Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.

In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica
  2. Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML
  3. I 5 tipi di destinatario: quale codice usare
  4. Come ottenere il codice destinatario del cliente
  5. Cosa succede se sbagli il codice destinatario
  6. Come verificare il codice destinatario di una PA
  7. Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori
  8. Errori comuni da evitare
  9. Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture
  10. Domande frequenti (FAQ)

Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica

Il codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.

Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:

  • Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);
  • Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);
  • Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).

Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA.

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Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML

La fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:

<DatiTrasmissione>
   <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
   <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
   <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
   <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario>
</DatiTrasmissione>

In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.

Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:

  • FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);
  • FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione.

I 5 tipi di destinatario: quale codice usare

Esistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.

1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)

Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:

  • Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);
  • Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);
  • Lascia vuoto il campo PEC.

Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.

2. Cliente azienda o professionista con codice univoco

È il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).

  • Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;
  • Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;
  • Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.

3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)

Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;
  • Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.

Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.

4. Pubblica Amministrazione (PA)

Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:

  • Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);
  • FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);
  • Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).

Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.

5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)

Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:

  • Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);
  • Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;
  • Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);
  • Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso.

Come ottenere il codice destinatario del cliente

Prima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:

  1. Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).
  2. Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.
  3. Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).

Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura.

Cosa succede se sbagli il codice destinatario

Le conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:

Codice formalmente non valido (errore 00417)

Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.

Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)

Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:

  • Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);
  • Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;
  • Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.

Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.

Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?

Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha.

Come verificare il codice destinatario di una PA

Per le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:

  1. Vai su indicepa.gov.it;
  2. Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;
  3. Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;
  4. Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.

Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).

Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori

Anche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:

  1. Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.
  2. PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.
  3. Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.

Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.

Forfettari: cosa fare

Dal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:

  • Codice destinatario: 0000000;
  • Comunicare ai fornitori la propria PEC;
  • Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate.

Errori comuni da evitare

Nella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:

  • Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.
  • Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.
  • Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.
  • Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.
  • Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.
  • Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.
  • Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.

Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture

Quando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:

  1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;
  2. Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;
  3. Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);
  4. Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.

L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.).

Domande frequenti (FAQ)

Il codice destinatario è uguale al codice univoco?

Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.

Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?

Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.

Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?

Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.

Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?

Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.

Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?

Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.

Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?

No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.

Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

Il codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.

Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

  • Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;
  • Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;
  • Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;
  • Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.

Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.

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Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori

fatturazione elettronica CAF Udine

Indice dei contenuti

  1. Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA
  2. Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA
  3. Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche
  4. Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona
  5. Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo
  6. Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori
  7. Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona
  8. Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA
  9. Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto
  10. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA
  11. Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA
  12. Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

La fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.

Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.

In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.

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Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA

L’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:

  • Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e università
  • Decreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPA
  • Legge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)
  • Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)

La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.

Riferimenti normativi principali:

  • DL 66/2014 (Legge 89/2014)
  • DM MEF 55/2013
  • Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214
  • DM MEF 17 giugno 2014 (split payment)

Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA

La fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:

  • Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionali
  • Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montane
  • Enti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS
  • Scuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAM
  • Altri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubblici

L’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).

Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.

Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.

Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche

La fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.

Struttura del file FatturaPA:

  • FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)
  • FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogo

Informazioni obbligatorie nel file XML:

  • Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscale
  • Dati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)
  • Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA
  • Codice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubblici
  • Totale documento: imponibile, IVA, totale fattura
  • Modalità pagamento: bonifico, RID, altro
  • Dati di pagamento: IBAN, banca, scadenza

Estensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).

Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml).

Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona

Il Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).

Come funziona il processo di invio:

  1. Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPA
  2. Invio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediario
  3. Controlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)
  4. Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinataria
  5. Esito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviare

Canali di trasmissione verso lo SDI:

  • PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it
  • Web service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)
  • FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)
  • Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)
  • Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDI

Importante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.

Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo

Il Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.

Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:

Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:

www.indicepa.gov.it

Attenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.

Cosa succede se il CUU è errato:

  • Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esiste
  • Se il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagata
  • Bisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU corretto

Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori

Nelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.

Codice Identificativo Gara (CIG):

  • Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblico
  • Quando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitaria
  • Formato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)

Codice Unico di Progetto (CUP):

  • Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico
  • Quando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubblici
  • Formato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)

Sanzioni per omissione CIG/CUP:

  • Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazione
  • Mancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro

Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona

Lo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.

Come funziona lo split payment:

  1. Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)
  2. Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)
  3. Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle Entrate

Indicazione dello split payment nella fattura elettronica:

Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:

  • <EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)

Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:

“Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”

Gestione IVA per il fornitore:

  • Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmente
  • Nella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debito
  • Se l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborso

Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA

I termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).

Termine di emissione:

  • La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)
  • Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazione

Termine di invio allo SDI:

  • La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)
  • La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDI

Attenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.

Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto

Quando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.

Controlli formali eseguiti dallo SDI:

  • Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPA
  • Partita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attiva
  • Codice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPA
  • Dimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XML

Tipologie di notifiche inviate dallo SDI:

  • Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PA
  • Notifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviare
  • Notifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)

Errori comuni che causano scarto:

  • Codice CUU errato o inesistente
  • Partita IVA fornitore non valida
  • File XML non conforme allo schema
  • Dimensione file superiore a 5 MB

Importante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni.

Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA

L’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.

Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:

  • Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euro
  • Se la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euro

Sanzioni per ritardo nell’emissione:

  • Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euro
  • Se il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)

Ravvedimento operoso:

È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.

Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.

Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA

Per emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.

1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITO

  • Accesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.it
  • Autenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/Fisconline
  • Funzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anni
  • Pro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa

2. Software gestionali commerciali

La maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:

  • TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020
  • Zucchetti: Gestionale 1, Mago.Net
  • Wolters Kluwer: Genya, Adhoc Revolution
  • Aruba: Aruba Fatturazione Elettronica

Vantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.

Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.

Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

Le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).

Cosa si intende per conservazione sostitutiva:

  • È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informatici
  • Sostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettroniche

Documenti da conservare:

  • File XML della fattura (fattura attiva e passiva)
  • Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)
  • Eventuali allegati (DDT, contratti)

Modalità di conservazione:

1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)

  • Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anni
  • Vantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo

2. Conservazione tramite software gestionale

  • La maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazione
  • Costi: da 20-50 euro/anno per piccoli volumi

Sanzioni per mancata conservazione:

  • Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euro
  • Esibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente

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Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PA

Posso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?

No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.

Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?

Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.

Come gestisco l’IVA con lo split payment?

Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.

Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?

No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.

Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?

La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.

Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?

No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.

Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?

I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.


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    Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Quando emetti una fattura elettronica, il codice destinatario è il dato più importante: senza il codice corretto, la fattura non arriva mai al cliente o, peggio, finisce nelle mani sbagliate. Si tratta di un indirizzo telematico univoco di sette caratteri che il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate utilizza per recapitare il documento al destinatario giusto.

    In questa guida pratica vedremo cos’è il codice destinatario, dove va inserito nell’XML, quali codici usare nei diversi casi (privato, azienda, PEC, Pubblica Amministrazione, cliente estero), come ottenere quello del cliente e come gestire il tuo per ricevere fatture dai fornitori. Troverai anche gli errori più comuni e come evitarli.

    Indice dei contenuti

    1. Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica
    2. Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML
    3. I 5 tipi di destinatario: quale codice usare
    4. Come ottenere il codice destinatario del cliente
    5. Cosa succede se sbagli il codice destinatario
    6. Come verificare il codice destinatario di una PA
    7. Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori
    8. Errori comuni da evitare
    9. Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture
    10. Domande frequenti (FAQ)

    Cos’è il codice destinatario della fattura elettronica

    Il codice destinatario è un indirizzo telematico univoco di 7 caratteri alfanumerici che identifica il “canale” attraverso cui il Sistema di Interscambio recapita la fattura elettronica al cliente. È l’equivalente digitale di un indirizzo postale: senza, la lettera (in questo caso la fattura) non sa dove andare.

    Ogni soggetto che riceve fatture elettroniche (azienda, professionista, ente pubblico) può scegliere come riceverle:

    • Tramite un codice destinatario assegnato dal proprio software di fatturazione (cassetto fiscale, gestionali, intermediari);
    • Tramite PEC (in questo caso il codice destinatario è “0000000”);
    • Tramite l’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, se non si è registrato un canale telematico (anche qui codice “0000000”).

    Il codice è diverso dalla partita IVA e dal codice fiscale: è un identificativo tecnico che riguarda solo il flusso telematico, non l’identità anagrafica del cliente. Un’azienda può cambiare codice destinatario in qualsiasi momento (ad esempio cambiando software gestionale), senza modificare la propria P.IVA.

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    Dove si inserisce: il tag CodiceDestinatario nell’XML

    La fattura elettronica è un file XML strutturato secondo le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. All’interno del tracciato, il codice destinatario è obbligatorio e va inserito nel tag:

    <DatiTrasmissione>
       <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
       <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
       <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
       <CodiceDestinatario>ABC1234</CodiceDestinatario>
    </DatiTrasmissione>

    In quasi tutti i software di fatturazione (Fattura24, Fatture in Cloud, Aruba, Libero SiFattura, ecc.) non devi modificare l’XML manualmente: ti basta inserire il codice nel campo “Codice destinatario” o “Codice univoco” del cliente nell’anagrafica, e il software lo riporterà automaticamente nel tag corretto.

    Il FormatoTrasmissione indica anche il tipo di destinatario:

    • FPR12: fattura verso privati (B2B/B2C);
    • FPA12: fattura verso Pubblica Amministrazione.

    I 5 tipi di destinatario: quale codice usare

    Esistono cinque casistiche principali a seconda del cliente che ricevi fattura. Vediamole una per una con il codice da usare.

    1. Cliente privato (cittadino comune senza P.IVA)

    Quando emetti fattura a un consumatore finale (un privato che non ha P.IVA), devi usare:

    • Codice destinatario: 0000000 (sette zeri);
    • Inserisci il codice fiscale del cliente (non la P.IVA, perché non ce l’ha);
    • Lascia vuoto il campo PEC.

    Lo SDI in questo caso recapita la fattura nell’area riservata del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e tu come emittente sei tenuto a consegnare al cliente una copia analogica (cartacea o PDF). Il privato può consultare la fattura nel proprio cassetto fiscale accedendo con SPID o CIE alla sezione “Fatture e Corrispettivi”.

    2. Cliente azienda o professionista con codice univoco

    È il caso più frequente nelle operazioni B2B. Il cliente (azienda, ditta individuale, professionista con P.IVA) ha attivato un canale telematico tramite il proprio software di fatturazione e dispone di un codice destinatario di 7 caratteri alfanumerici (esempio: ABC1234, M5UXCR1, USAL8PV).

    • Codice destinatario: i 7 caratteri forniti dal cliente;
    • Va richiesto al cliente prima di emettere la prima fattura;
    • Il cliente lo trova nel proprio software di fatturazione o nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

    Questa è l’opzione più rapida: la fattura viene recapitata in tempo reale nel gestionale del cliente, senza passaggi intermedi.

    3. Cliente azienda con PEC (senza codice univoco)

    Se il cliente B2B non ha un codice univoco ma vuole ricevere la fattura sulla propria casella di Posta Elettronica Certificata:

    • Codice destinatario: 0000000;
    • Compila il campo PECDestinatario con l’indirizzo PEC del cliente;
    • Lo SDI recapita la fattura direttamente nella PEC indicata.

    Questa modalità è frequente tra partite IVA in regime forfettario e piccole attività che non usano gestionali avanzati.

    4. Pubblica Amministrazione (PA)

    Le fatture verso enti pubblici (Comuni, ASL, scuole, ministeri) hanno regole particolari:

    • Codice destinatario: 6 caratteri alfanumerici (esempio: UF12X3);
    • FormatoTrasmissione: FPA12 (non FPR12);
    • Il codice si trova sul sito ufficiale indicepa.gov.it (Indice delle Pubbliche Amministrazioni).

    Attenzione: ogni PA può avere più uffici, ognuno con un codice diverso. Devi usare quello dell’ufficio che ti ha conferito l’incarico (es. “Ufficio Ragioneria” del Comune X), non un codice generico dell’ente. Il codice della PA è obbligatoriamente diverso da quello del trasmittente.

    5. Cliente non residente in Italia (estero UE o extra-UE)

    Per le operazioni transfrontaliere la regola è cambiata dal 2022: oggi tutte le fatture verso l’estero passano dallo SDI ed è obbligatorio l’esterometro tramite XML. Il codice da usare è:

    • Codice destinatario: XXXXXXX (sette X maiuscole);
    • Lo SDI riconosce automaticamente l’operazione come transfrontaliera e gestisce la trasmissione ai fini dell’esterometro;
    • Per operazioni B2B intra-UE: indica l’identificativo IVA del cliente (es. DE123456789) e applica il reverse charge (Natura N6 o operazione non imponibile art. 41 DL 331/93);
    • Per operazioni extra-UE: operazione non imponibile art. 7-ter o 8 DPR 633/72 a seconda del caso.

    Come ottenere il codice destinatario del cliente

    Prima di emettere fattura a un nuovo cliente, devi conoscere il suo codice destinatario. Le strade sono tre:

    1. Chiederlo direttamente al cliente. È la via più veloce: il cliente lo conosce (o dovrebbe). In genere viene comunicato insieme ai dati di fatturazione (ragione sociale, P.IVA, sede legale, codice destinatario o PEC).
    2. Verificare nel cassetto fiscale del cliente, se hai delega come professionista o intermediario abilitato.
    3. Se il cliente non ha un canale telematico: usa 0000000 abbinato alla sua PEC (per aziende) o al codice fiscale (per privati).

    Una buona pratica è inserire nel contratto o preventivo un campo dedicato per “Codice destinatario / PEC”, in modo da raccogliere il dato all’inizio della collaborazione e non dover rincorrere il cliente al momento della fattura.

    Cosa succede se sbagli il codice destinatario

    Le conseguenze di un errore dipendono dal tipo di sbaglio:

    Codice formalmente non valido (errore 00417)

    Se inserisci un codice destinatario che non rispetta il formato (lunghezza diversa da 7 caratteri per privati o da 6 per PA, caratteri non ammessi), lo SDI scarta la fattura con il codice di errore 00417 – “CodiceDestinatario non valido”. La fattura non viene mai recapitata e tu hai 5 giorni di tempo per correggere e ritrasmettere il file XML.

    Codice formalmente valido ma errato (cliente diverso)

    Questo è il caso più pericoloso. Se inserisci un codice di 7 caratteri esistente ma appartenente a un altro soggetto, lo SDI recapita correttamente la fattura… ma al cliente sbagliato! Il tuo cliente non la riceverà e potresti avere:

    • Problemi di privacy (dati commerciali finiti a terzi);
    • Mancato pagamento perché il cliente non si accorge della fattura;
    • Necessità di emettere nota di credito e rifare la fattura corretta.

    Per questo è fondamentale verificare due volte il codice prima di trasmettere la fattura, soprattutto la prima volta che si fattura a un nuovo cliente.

    Codice 0000000 senza PEC: cosa succede?

    Se invii una fattura con codice destinatario 0000000 ma senza compilare il campo PEC (e il cliente è un soggetto B2B), la fattura viene comunque accettata dallo SDI e messa a disposizione nell’area riservata del cliente sull’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, il cliente potrebbe non accorgersene se non controlla il cassetto fiscale: meglio sempre indicare PEC o codice univoco quando il cliente li ha.

    Come verificare il codice destinatario di una PA

    Per le fatture alla Pubblica Amministrazione, il codice destinatario di 6 caratteri si verifica sul sito ufficiale indicepa.gov.it (IPA). La procedura è:

    1. Vai su indicepa.gov.it;
    2. Cerca l’ente per denominazione, codice fiscale o codice IPA;
    3. Apri la scheda dell’ente e individua la sezione “Servizi di fatturazione elettronica”;
    4. Annota il codice univoco ufficio di 6 caratteri (es. UF12X3) corrispondente all’ufficio che ti ha conferito l’incarico.

    Se il codice non è pubblicato o trovi più uffici, chiedi conferma scritta all’ente prima di emettere fattura: una fattura PA con codice errato viene scartata e bisogna ritrasmetterla, con conseguenti ritardi nei pagamenti (che per le PA sono già lunghi di loro).

    Il tuo codice destinatario: come riceverlo dai fornitori

    Anche tu, in quanto soggetto IVA, devi avere un codice destinatario per ricevere le fatture dai fornitori. Hai tre opzioni:

    1. Codice destinatario fornito dal software di fatturazione: la maggior parte dei gestionali (Aruba, Fatture in Cloud, Fattura24, Libero SiFattura, TeamSystem, Zucchetti) assegna automaticamente un codice di 7 caratteri al momento dell’attivazione. Lo trovi nel pannello di amministrazione del software.
    2. PEC + codice 0000000: se non usi un gestionale o vuoi ricevere le fatture direttamente sulla PEC. Soluzione tipica per regime forfettario e piccoli professionisti.
    3. Solo cassetto fiscale: se non comunichi né PEC né codice destinatario, lo SDI mette comunque le fatture nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate, ma rischi di non accorgerti subito di nuove fatture in arrivo.

    Una volta che hai il tuo codice (o PEC), comunicalo a tutti i fornitori: aggiornalo nei rapporti commerciali esistenti, indicalo nel piè di pagina delle email, sui contratti e sui preventivi. Puoi anche registrarlo nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate in “Fatture e Corrispettivi → Servizi disponibili → Registrazione dell’indirizzo telematico”, in modo che lo SDI lo usi automaticamente anche se il fornitore inserisce 0000000.

    Forfettari: cosa fare

    Dal 2024 anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a fattura elettronica. Per molti la scelta più semplice è:

    • Codice destinatario: 0000000;
    • Comunicare ai fornitori la propria PEC;
    • Registrare la PEC nel servizio “Registrazione dell’indirizzo telematico” dell’Agenzia delle Entrate.

    Errori comuni da evitare

    Nella pratica quotidiana ricorrono alcuni errori tipici:

    • Confondere codice destinatario con altri identificativi (P.IVA, codice fiscale, REA): sono dati distinti, non vanno mai mischiati.
    • Inserire la P.IVA al posto del codice destinatario: la P.IVA va nel campo IdFiscaleIVA, non nel CodiceDestinatario.
    • Riutilizzare il codice univoco di una società del gruppo: ogni ragione sociale ha (può avere) il proprio codice, non sono trasferibili.
    • Usare 0000000 senza compilare PEC per clienti aziende: la fattura passa, ma il cliente potrebbe non accorgersene fino al controllo del cassetto fiscale.
    • Usare codice di 7 caratteri per la PA: per la Pubblica Amministrazione il codice è di 6 caratteri e il FormatoTrasmissione è FPA12.
    • Dimenticare il codice XXXXXXX per l’estero: senza, lo SDI non identifica correttamente la transazione transfrontaliera.
    • Non aggiornare il codice quando il cliente cambia software: se il cliente cambia gestionale, anche il codice destinatario può cambiare. Verificalo periodicamente.

    Privati e cassetto fiscale: come consultare le fatture

    Quando ricevi una fattura come privato consumatore (codice 0000000 + codice fiscale), il documento finisce nella tua area riservata sull’Agenzia delle Entrate. Per consultarla:

    1. Vai su agenziaentrate.gov.it e accedi con SPID, CIE o CNS;
    2. Entra nel cassetto fiscale e poi nel servizio “Fatture e Corrispettivi”;
    3. Nella sezione “Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA” trovi tutte le fatture ricevute (e quelle eventualmente emesse, se sei una P.IVA);
    4. Puoi scaricare il file XML, una versione PDF e visualizzare i dettagli.

    L’emittente è comunque obbligato a consegnarti una copia analogica (cartacea o PDF via email) al momento dell’operazione, ai sensi dell’art. 1, comma 909, L. 205/2017. La copia analogica ha lo stesso valore probatorio della fattura elettronica per le tue eventuali detrazioni fiscali (730, spese mediche, ecc.).

    Domande frequenti (FAQ)

    Il codice destinatario è uguale al codice univoco?

    Sì, sono sinonimi. “Codice destinatario”, “codice univoco” e “codice univoco ufficio” (quest’ultimo per la PA) indicano lo stesso campo: l’indirizzo telematico univoco usato dallo SDI per recapitare la fattura. Per i soggetti privati è di 7 caratteri, per la PA di 6.

    Posso usare 0000000 anche se il cliente ha un codice destinatario?

    Tecnicamente sì, la fattura non viene scartata. Ma se il cliente ha registrato il proprio codice destinatario o PEC nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, lo SDI userà quello e bypasserà il tuo 0000000. Meglio comunque inserire il codice corretto: il recapito è più rapido e il cliente lo riceve direttamente nel proprio gestionale.

    Cosa cambia tra codice destinatario e PEC?

    Sono due canali alternativi. Il codice destinatario è un canale “dedicato” gestito dal software di fatturazione del cliente (più veloce, integrato nei gestionali). La PEC è una casella email certificata (più semplice da attivare ma meno integrata). Quando usi la PEC, il codice destinatario nell’XML è 0000000.

    Il codice destinatario di un’azienda può cambiare nel tempo?

    Sì. Se l’azienda cambia software di fatturazione o intermediario, il codice destinatario può essere diverso. Per questo è buona norma verificare i dati di fatturazione con il cliente almeno una volta l’anno, soprattutto se non emetti fatture spesso a quel cliente.

    Cosa succede se il cliente è un forfettario senza P.IVA estera?

    Se il cliente è un forfettario italiano, è comunque un soggetto IVA con P.IVA italiana, quindi rientra nel caso “azienda B2B”. Tipicamente i forfettari usano 0000000 + PEC. Se invece intendi un cliente estero senza identificativo IVA italiano, vale la regola del codice XXXXXXX.

    Posso modificare una fattura già accettata dallo SDI con codice errato?

    No, una fattura elettronica accettata dallo SDI non si può modificare. L’unica strada è emettere una nota di credito a storno totale e poi rifare la fattura corretta con il codice destinatario giusto. Per questo, prima di trasmettere, controlla sempre due volte il codice.

    Hai dubbi sulla fattura elettronica? Il CAF Centro Fiscale ti aiuta

    Il codice destinatario è un dettaglio tecnico ma fondamentale: un errore può bloccare i pagamenti, far perdere il controllo dei dati commerciali o costringere a rifare il lavoro. Ogni tipo di cliente (privato, azienda, PA, estero) richiede un codice diverso e regole specifiche.

    Se hai una partita IVA, soprattutto in regime forfettario, e vuoi essere sicuro di emettere e ricevere fatture elettroniche correttamente, il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti a:

    • Configurare correttamente il tuo software di fatturazione e il codice destinatario;
    • Verificare i dati dei tuoi clienti prima dell’emissione;
    • Gestire fatture verso PA, esteri e regimi speciali;
    • Risolvere eventuali scarti SDI e pratiche di rettifica.

    Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale in Viale Giuseppe Tullio 13, Udine. Chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti aiutiamo a mettere ordine nella tua fatturazione e a evitare errori che costano tempo e soldi.

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    Giugno 26, 2026/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-26 14:00:002026-05-24 09:54:40Codice Destinatario Fattura Elettronica 2026: Come Trovarlo e Usarlo Correttamente
    CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Guide Fatturazione Elettronica

    Fattura Elettronica PA: Guida Completa 2026 per Fornitori

    fatturazione elettronica CAF Udine

    Indice dei contenuti

    1. Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA
    2. Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA
    3. Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche
    4. Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona
    5. Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo
    6. Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori
    7. Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona
    8. Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA
    9. Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto
    10. Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA
    11. Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA
    12. Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

    La fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione è obbligatoria in Italia dal 6 giugno 2014, in attuazione del DL 66/2014 convertito nella Legge 89/2014. Questo adempimento rappresenta una vera rivoluzione digitale nel rapporto tra fornitori e PA, con l’obiettivo di semplificare gli scambi, ridurre i tempi di pagamento e contrastare l’evasione fiscale.

    Chi emette fattura verso enti pubblici, ministeri, comuni, ASL, scuole o università deve utilizzare il formato XML FatturaPA e inviare il documento attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate. Non basta più la fattura cartacea o PDF: solo la fattura elettronica conforme ha valore fiscale e consente il pagamento da parte dell’ente.

    In questa guida completa scoprirai tutto quello che devi sapere sulla fatturazione elettronica PA nel 2026: normativa di riferimento, formato obbligatorio, codici univoci, split payment, termini di emissione, sanzioni e strumenti software per gestire correttamente questo adempimento.

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    Normativa di Riferimento sulla Fattura Elettronica PA

    L’obbligo di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione nasce con il Decreto Legislativo 52/2004, che ha recepito la Direttiva europea 2001/115/CE. Il passaggio definitivo al digitale è avvenuto con:

    • Decreto Legge 66/2014 (convertito in Legge 89/2014): introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le PA dal 6 giugno 2014 per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali; dal 31 marzo 2015 per regioni, comuni, ASL, scuole e università
    • Decreto Ministeriale 55/2013 del MEF: definisce le specifiche tecniche del formato XML FatturaPA
    • Legge di Stabilità 2008 (Legge 244/2007, art. 1 comma 209-214): introduce il Sistema di Interscambio (SDI)
    • Decreto MEF del 17 giugno 2014: disciplina lo split payment (scissione dei pagamenti IVA)

    La normativa vigente nel 2026 conferma che la fattura elettronica è l’unico documento fiscalmente rilevante nei rapporti con la PA. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore e non vengono pagate.

    Riferimenti normativi principali:

    • DL 66/2014 (Legge 89/2014)
    • DM MEF 55/2013
    • Legge 244/2007, art. 1 commi 209-214
    • DM MEF 17 giugno 2014 (split payment)

    Quando è Obbligatoria la Fattura Elettronica PA

    La fattura elettronica verso la PA è obbligatoria per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di:

    • Amministrazioni centrali: Ministeri, Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL), Enti pubblici nazionali
    • Amministrazioni locali: Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, Comunità montane
    • Enti del Servizio Sanitario Nazionale: ASL, Aziende ospedaliere, IRCCS
    • Scuole e Università: Istituti scolastici statali, Università pubbliche, AFAM
    • Altri enti pubblici: CONI, Camere di commercio, Ordini professionali, Consorzi pubblici

    L’obbligo si applica a tutti i fornitori, indipendentemente dalla forma giuridica (imprese individuali, società, professionisti) e dal regime fiscale (ordinario, forfettario, semplificato).

    Eccezioni: Sono esclusi dall’obbligo solo i soggetti che emettono fattura per operazioni esenti IVA o fuori campo IVA verso PA, ma in questi casi la fattura elettronica è comunque raccomandata per semplificare i pagamenti.

    Importante: Dal 1° gennaio 2019, la fattura elettronica è diventata obbligatoria anche nei rapporti B2B (tra privati), ma il formato e il canale di trasmissione restano identici per la PA.

    Formato XML FatturaPA: Struttura e Specifiche Tecniche

    La fattura elettronica PA deve essere emessa esclusivamente in formato XML secondo le specifiche tecniche definite dal Decreto MEF 55/2013. Il file XML contiene tutte le informazioni fiscali della fattura in modo strutturato e leggibile dai sistemi informatici.

    Struttura del file FatturaPA:

    • FatturaElettronicaHeader: intestazione con dati del cedente/prestatore (fornitore) e del cessionario/committente (PA)
    • FatturaElettronicaBody: corpo della fattura con dati generali, beni/servizi, importi, IVA, riepilogo

    Informazioni obbligatorie nel file XML:

    • Dati identificativi del fornitore: partita IVA, codice fiscale, denominazione, indirizzo, regime fiscale
    • Dati identificativi della PA: codice fiscale, denominazione, indirizzo, Codice Univoco Ufficio (CUU)
    • Descrizione beni/servizi: natura, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA
    • Codice CIG e CUP: obbligatori per appalti pubblici
    • Totale documento: imponibile, IVA, totale fattura
    • Modalità pagamento: bonifico, RID, altro
    • Dati di pagamento: IBAN, banca, scadenza

    Estensione del file: il file deve avere estensione .xml o .xml.p7m (se firmato digitalmente).

    Nome del file: il nome deve seguire il formato IT[PartitaIVA]_[ProgressivoUnivoco].xml (es. IT12345678901_00001.xml).

    Sistema di Interscambio (SDI): Come Funziona

    Il Sistema di Interscambio (SDI) è il sistema centrale gestito dall’Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche verso la Pubblica Amministrazione (e, dal 2019, anche tra privati).

    Come funziona il processo di invio:

    1. Emissione fattura: il fornitore crea la fattura in formato XML FatturaPA
    2. Invio allo SDI: la fattura viene inviata allo SDI tramite PEC, web service o tramite intermediario
    3. Controlli automatici: lo SDI verifica la correttezza formale del file (formato, partita IVA, codice destinatario)
    4. Esito positivo: se la fattura supera i controlli, lo SDI invia una ricevuta di consegna al fornitore e inoltra la fattura alla PA destinataria
    5. Esito negativo: se la fattura ha errori, lo SDI invia una notifica di scarto al fornitore, che deve correggere e reinviare

    Canali di trasmissione verso lo SDI:

    • PEC (Posta Elettronica Certificata): invio del file XML come allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it
    • Web service: trasmissione diretta tramite protocollo HTTPS (richiede competenze tecniche)
    • FTP (File Transfer Protocol): caricamento dei file su server FTP dedicato (per grandi volumi)
    • Portale “Fatture e Corrispettivi”: compilazione e invio tramite interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate (gratuito)
    • Software gestionali: la maggior parte dei gestionali commerciali si collega automaticamente allo SDI

    Importante: La ricevuta di consegna dello SDI certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Questo documento fa fede per la data di emissione della fattura e per i termini di pagamento.

    Codice Univoco Ufficio (CUU): Cos’è e Dove Trovarlo

    Il Codice Univoco Ufficio (CUU) è un codice alfanumerico di 6 caratteri che identifica univocamente l’ufficio della Pubblica Amministrazione destinatario della fattura elettronica. È un campo obbligatorio nella fattura elettronica PA e serve allo SDI per instradare correttamente il documento.

    Dove trovare il Codice Univoco Ufficio:

    Tutti i CUU delle Pubbliche Amministrazioni sono registrati nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo:

    www.indicepa.gov.it

    Attenzione: Alcuni enti hanno più codici univoci (uno per ogni ufficio o dipartimento). È importante verificare con l’ente quale codice utilizzare per la specifica fornitura. In caso di errore, lo SDI recapita la fattura, ma l’ufficio destinatario potrebbe non riceverla correttamente.

    Cosa succede se il CUU è errato:

    • Lo SDI potrebbe scartare la fattura se il codice non esiste
    • Se il codice esiste ma è sbagliato, la fattura viene recapitata all’ufficio errato e non viene pagata
    • Bisogna emettere nota di credito e riemettere la fattura con il CUU corretto

    Codice CIG e CUP: Quando Sono Obbligatori

    Nelle fatture elettroniche verso la PA, è spesso necessario indicare due codici aggiuntivi: il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unico di Progetto (CUP). Questi codici sono obbligatori in determinati casi e vanno inseriti nel file XML della fattura.

    Codice Identificativo Gara (CIG):

    • Cos’è: codice alfanumerico di 10 caratteri che identifica la procedura di gara o affidamento pubblico
    • Quando è obbligatorio: per tutte le forniture derivanti da appalti pubblici sopra la soglia comunitaria
    • Formato: 10 caratteri alfanumerici (es. Z1234567890)

    Codice Unico di Progetto (CUP):

    • Cos’è: codice alfanumerico di 15 caratteri che identifica un progetto di investimento pubblico
    • Quando è obbligatorio: per forniture legate a progetti di investimento pubblico finanziati con fondi pubblici
    • Formato: 15 caratteri alfanumerici (es. F12A34567890123)

    Sanzioni per omissione CIG/CUP:

    • Mancanza CIG: la PA non può pagare la fattura fino alla regolarizzazione
    • Mancanza CUP: la PA non può effettuare il pagamento. Sanzione amministrativa fino a 5.000 euro

    Split Payment PA: Cos’è e Come Funziona

    Lo split payment (o scissione dei pagamenti) è un meccanismo secondo il quale la Pubblica Amministrazione paga separatamente al fornitore l’imponibile della fattura e versa direttamente all’Erario l’IVA.

    Come funziona lo split payment:

    1. Emissione fattura: il fornitore emette fattura elettronica con IVA esposta normalmente (es. imponibile 1.000 euro + IVA 22% = totale 1.220 euro)
    2. Pagamento da parte della PA: la PA paga al fornitore solo l’imponibile (1.000 euro)
    3. Versamento IVA all’Erario: la PA versa l’IVA (220 euro) direttamente all’Agenzia delle Entrate

    Indicazione dello split payment nella fattura elettronica:

    Nel file XML FatturaPA, lo split payment va indicato nel campo:

    • <EsigibilitaIVA>S</EsigibilitaIVA> (S = scissione pagamenti)

    Inoltre, nella descrizione o nelle note della fattura, è consigliabile riportare la dicitura:

    “Scissione dei pagamenti – art. 17-ter DPR 633/72”

    Gestione IVA per il fornitore:

    • Il fornitore espone l’IVA in fattura normalmente
    • Nella liquidazione IVA periodica, l’IVA a credito da split payment viene compensata con l’IVA a debito
    • Se l’IVA da split payment eccede l’IVA a debito, il credito IVA si accumula e può essere compensato nei periodi successivi o chiesto a rimborso

    Termine di Emissione e Invio della Fattura Elettronica PA

    I termini di emissione e invio della fattura elettronica PA sono regolati dall’art. 21 e 21-bis del DPR 633/72 (Decreto IVA).

    Termine di emissione:

    • La fattura elettronica deve essere emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (cessione beni o prestazione servizi)
    • Data di effettuazione: per cessione di beni: data di consegna o spedizione; per prestazioni di servizi: data di ultimazione della prestazione

    Termine di invio allo SDI:

    • La fattura deve essere trasmessa allo SDI entro lo stesso termine di emissione (12 giorni dall’effettuazione)
    • La decorrenza del termine di pagamento parte dalla data di ricevimento della fattura da parte della PA, certificata dalla ricevuta di consegna dello SDI

    Attenzione: Se la fattura viene inviata allo SDI dopo il termine di 12 giorni, si incorre in sanzioni fiscali.

    Controlli dello SDI e Notifiche: Accettazione e Scarto

    Quando il fornitore invia una fattura elettronica allo Sistema di Interscambio (SDI), il sistema esegue una serie di controlli automatici per verificare la correttezza formale del documento.

    Controlli formali eseguiti dallo SDI:

    • Validità del formato XML: verifica che il file sia conforme allo schema XSD FatturaPA
    • Partita IVA del fornitore: controlla che la P.IVA sia esistente e attiva
    • Codice Univoco Ufficio (CUU): verifica che il codice destinatario esista nell’IPA
    • Dimensione del file: massimo 5 MB per singolo file XML

    Tipologie di notifiche inviate dallo SDI:

    • Ricevuta di consegna (RC): fattura consegnata con successo alla PA
    • Notifica di scarto (NS): fattura scartata per errori formali – correggere e reinviare
    • Notifica di mancata consegna (MC): impossibile recapitare alla PA (es. CUU errato)

    Errori comuni che causano scarto:

    • Codice CUU errato o inesistente
    • Partita IVA fornitore non valida
    • File XML non conforme allo schema
    • Dimensione file superiore a 5 MB

    Importante: La ricevuta di consegna (RC) ha valore legale e certifica che la fattura è stata correttamente trasmessa alla PA. Conservarla insieme alla fattura per 10 anni.

    Sanzioni per Mancato Invio o Ritardo della Fattura PA

    L’invio della fattura elettronica PA è un obbligo fiscale: il mancato invio, il ritardo o l’invio con dati errati comportano sanzioni amministrative previste dal D.Lgs. 471/1997.

    Sanzioni per mancata emissione o mancato invio:

    • Sanzione ordinaria: dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile non documentato, con un minimo di 500 euro
    • Se la violazione non incide sulla determinazione del reddito, la sanzione è ridotta: da 250 a 2.000 euro

    Sanzioni per ritardo nell’emissione:

    • Se la fattura è emessa entro 15 giorni dal termine: sanzione da 250 a 2.000 euro
    • Se il ritardo è superiore a 15 giorni: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA (minimo 500 euro)

    Ravvedimento operoso:

    È possibile ridurre le sanzioni sanando spontaneamente la violazione tramite ravvedimento operoso. Con ravvedimento sprint (14 giorni): riduzione a 1/10 del minimo.

    Nota importante: Oltre alle sanzioni fiscali, il mancato invio della fattura elettronica comporta il mancato pagamento da parte della PA.

    Software e Strumenti per Emettere Fatture Elettroniche PA

    Per emettere e inviare fatture elettroniche alla PA è necessario utilizzare un software o una piattaforma che generi il file XML FatturaPA e lo trasmetta allo SDI.

    1. Portale “Fatture e Corrispettivi” (Agenzia delle Entrate) – GRATUITO

    • Accesso: ivaservizi.agenziaentrate.gov.it
    • Autenticazione: SPID, CIE o credenziali Entratel/Fisconline
    • Funzionalità: compilazione guidata fattura, generazione XML, invio SDI, conservazione digitale gratuita per 10 anni
    • Pro: completamente gratuito, semplice, conservazione inclusa

    2. Software gestionali commerciali

    La maggior parte dei software di contabilità include il modulo fatturazione elettronica:

    • TeamSystem: Fatture in Cloud, Amica 10, Studio 2020
    • Zucchetti: Gestionale 1, Mago.Net
    • Wolters Kluwer: Genya, Adhoc Revolution
    • Aruba: Aruba Fatturazione Elettronica

    Vantaggi software commerciali: integrazione con contabilità, invio automatico allo SDI, gestione massiva, supporto tecnico.

    Costi: da 50-100 euro/anno per soluzioni base cloud, fino a diverse migliaia di euro/anno per gestionali completi.

    Conservazione Sostitutiva Obbligatoria delle Fatture PA

    Le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente per 10 anni secondo le norme sulla conservazione sostitutiva (D.M. 17 giugno 2014 e CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale).

    Cosa si intende per conservazione sostitutiva:

    • È il processo che garantisce la validità legale, l’autenticità, l’integrità e la leggibilità nel tempo dei documenti informatici
    • Sostituisce la conservazione cartacea: non è obbligatorio stampare le fatture elettroniche

    Documenti da conservare:

    • File XML della fattura (fattura attiva e passiva)
    • Ricevute SDI (ricevuta di consegna, notifiche)
    • Eventuali allegati (DDT, contratti)

    Modalità di conservazione:

    1. Conservazione tramite Agenzia delle Entrate (GRATUITA)

    • Chi utilizza il portale “Fatture e Corrispettivi” ha automaticamente la conservazione gratuita per 10 anni
    • Vantaggi: completamente gratuita, conforme alle norme AgID, nessun adempimento aggiuntivo

    2. Conservazione tramite software gestionale

    • La maggior parte dei software commerciali include il servizio di conservazione
    • Costi: da 20-50 euro/anno per piccoli volumi

    Sanzioni per mancata conservazione:

    • Mancata conservazione: da 1.000 a 8.000 euro
    • Esibizione impossibile in caso di controllo: ricostruzione contabilità a carico del contribuente

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    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    Domande Frequenti sulla Fattura Elettronica PA

    Posso ancora emettere fatture cartacee verso la PA?

    No, dal 31 marzo 2015 la fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio e l’unico documento valido per le forniture verso tutte le Pubbliche Amministrazioni. Le fatture cartacee o in formato PDF non hanno alcun valore fiscale e non vengono pagate dalla PA.

    Cosa succede se sbaglio il Codice Univoco Ufficio nella fattura?

    Se il CUU e errato, lo SDI potrebbe scartare la fattura (se il codice non esiste) oppure recapitarla a un ufficio sbagliato. In entrambi i casi la PA non riceve correttamente la fattura e non la paga. Devi emettere nota di credito per annullare la fattura errata e riemettere con il CUU corretto verificato su indicepa.gov.it.

    Come gestisco l’IVA con lo split payment?

    Con lo split payment esponi l’IVA normalmente in fattura, ma la PA ti paga solo l’imponibile. L’IVA incassata (zero) va in detrazione come IVA a credito nella liquidazione periodica. Se il credito IVA eccede il debito, puoi compensarlo con altri tributi in F24 o chiederlo a rimborso annualmente.

    Devo stampare e conservare le fatture elettroniche PA?

    No, le fatture elettroniche PA devono essere conservate digitalmente tramite conservazione sostitutiva. Non e obbligatorio stamparle. Puoi utilizzare il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate (tramite portale Fatture e Corrispettivi) o affidarti a un software gestionale con conservazione certificata.

    Quanto tempo ho per emettere la fattura elettronica PA?

    La fattura deve essere emessa e inviata allo SDI entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione (consegna merce o ultimazione servizio). Il termine di pagamento per la PA decorre dalla data di ricevimento certificata dalla ricevuta di consegna SDI.

    Il regime forfettario e esonerato dalla fattura elettronica PA?

    No, anche i contribuenti in regime forfettario devono emettere fattura elettronica verso la PA tramite Sistema di Interscambio. L’esonero dalla fatturazione elettronica B2B (previsto fino al 2023) non si applica ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, dove l’obbligo e in vigore dal 2014-2015.

    Dove trovo i codici CIG e CUP obbligatori per la fattura PA?

    I codici CIG (Codice Identificativo Gara) e CUP (Codice Unico Progetto) devono essere forniti dalla PA nel contratto, nell’ordine o nella determina di affidamento. Se obbligatori ma non li hai ricevuti, contatta l’ufficio della PA committente prima di emettere fattura, altrimenti la PA non potra pagarti.


    Hai Bisogno di Assistenza per la Fatturazione Elettronica PA?

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con tutti gli adempimenti fiscali legati alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione:

    • Configurazione software e sistemi di fatturazione
    • Compilazione e invio fatture elettroniche PA
    • Gestione pratiche fiscali e contabilità
    • Consulenza su split payment e crediti IVA
    • Assistenza in caso di scarto SDI o errori
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