PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOAprire Partita IVA a Dicembre 2026 o Aspettare Gennaio 2027? Cosa ConvieneAprire partita IVA a dicembre 2026 oppure aspettare gennaio 2027? È una delle domande più frequenti che ci arrivano negli ultimi mesi dell’anno da chi sta per avviare un’attività autonoma come libero professionista o ditta individuale. La risposta non è mai la stessa per tutti, perché la data di apertura incide su elementi molto concreti: la soglia dei ricavi del regime forfettario, la durata effettiva dell’aliquota agevolata al 5%, i contributi INPS dovuti e gli adempimenti dichiarativi da gestire.Il rischio, in questa fase, è affidarsi a semplificazioni che circolano online e che spesso sono sbagliate. La più diffusa riguarda proprio il limite degli 85.000 euro: molti credono che resti pieno anche aprendo a fine anno, ma non è così. In questa guida analizziamo in modo equilibrato vantaggi e svantaggi di aprire partita IVA a dicembre 2026 rispetto al rinvio a gennaio 2027, con esempi pratici e criteri di scelta. Ogni situazione, però, va valutata caso per caso con un professionista: non esiste una regola universale valida per chiunque.Indice dei contenutiAprire partita IVA a dicembre 2026: perché la data conta davveroSoglia 85.000 euro: cosa succede se apri partita IVA a dicembre 2026Aliquota 5% per i primi 5 anni: il rischio di bruciare un annoContributi INPS: quanto pesa aprire partita IVA a dicembre 2026Adempimenti e dichiarazione dei redditi per pochi giorni di attivitàTabella comparativa: pro e contro di dicembre 2026 e gennaio 2027Quando conviene aprire partita IVA a dicembre 2026Quando conviene aspettare gennaio 2027Fatturazione elettronica e organizzazione: prepararsi prima di partireDomande frequenti su quando aprire la partita IVAAprire partita IVA a dicembre 2026: perché la data conta davveroQuando decidi di aprire partita IVA a dicembre 2026, stai in realtà prendendo una decisione che produce effetti su due anni fiscali diversi. Il motivo è semplice: il sistema tributario italiano ragiona per anno solare, cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre. Anche se la tua attività dura solo venti giorni, quell’anno viene considerato a tutti gli effetti un periodo d’imposta completo, con i suoi obblighi e i suoi conteggi.Facciamo un esempio. Immagina che Marco, grafico freelance, apra la partita IVA il 10 dicembre 2026. Per il fisco Marco ha svolto attività nel 2026: dovrà presentare la dichiarazione dei redditi relativa a quell’anno, avrà consumato un anno della finestra agevolata al 5% e dovrà fare i conti con la soglia dei ricavi rapportata ai giorni effettivi. Se invece Marco aspettasse il 7 gennaio 2027, tutti questi effetti slitterebbero, partendo con un anno fiscale intero davanti.Prima di entrare nel dettaglio, chiariamo un termine tecnico che useremo spesso. Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche con ricavi o compensi contenuti: al posto di IRPEF, addizionali e IRAP si paga una sola imposta sostitutiva, cioè un’unica tassa che sostituisce tutte le altre. Il reddito non si calcola sottraendo le spese reali, ma applicando ai ricavi incassati un coefficiente di redditività, cioè una percentuale forfettaria stabilita per legge in base al codice ATECO dell’attività.Capire questi meccanismi è il primo passo per decidere con consapevolezza. Per una valutazione su misura puoi rivolgerti al CAF Centro Fiscale di Udine, che segue ogni anno decine di nuove aperture di partita IVA in regime forfettario. Soglia 85.000 euro: cosa succede se apri partita IVA a dicembre 2026Qui si concentra l’equivoco più diffuso tra chi valuta di aprire partita IVA a dicembre 2026. Molti pensano che il tetto di 85.000 euro resti intatto anche aprendo a fine anno, e che quindi la data non incida sul limite. Purtroppo non è così, ed è importante saperlo prima di avviare qualsiasi pratica.La norma che disciplina il regime forfettario (art. 1, comma 54, L. 190/2014) prevede infatti che i ricavi e i compensi vadano considerati ragguagliati ad anno. Tradotto in parole semplici: se l’attività non copre tutti i 365 giorni, il limite degli 85.000 euro va riproporzionato ai giorni di effettiva apertura. È un dettaglio tecnico che cambia completamente la valutazione. Come si calcola il ragguaglio ad annoIl calcolo è proporzionale ai giorni di calendario. Supponiamo che tu decida di aprire partita IVA a dicembre 2026, precisamente il 1° dicembre: restano 31 giorni di attività fino al 31 dicembre. Il limite da rispettare per quell’anno diventa quindi 85.000 x 31 / 365, cioè circa 7.219 euro di incassi. Se apri il 15 dicembre, con 17 giorni residui, la soglia scende a circa 3.959 euro.Cosa succede se superi quel valore? Non perdi il forfettario nel 2026, ma esci dal regime agevolato dall’anno successivo, passando al regime ordinario con IVA, registri e contabilità completa. È proprio lo scenario che chi apre a dicembre dovrebbe evitare: incassare in poche settimane una cifra apparentemente modesta può far scattare la fuoriuscita. Su questo tema abbiamo dedicato un approfondimento specifico al superamento della soglia 85.000 euro nel forfettario.Principio di cassa e soglia dei 100.000 euroDue precisazioni utili. La prima: nel forfettario vale il principio di cassa, cioè conta il denaro effettivamente incassato, non la fattura emessa. Una fattura di dicembre 2026 pagata dal cliente a gennaio 2027 rientra nei ricavi del 2027, non del 2026. La seconda: la soglia dei 100.000 euro, che comporta l’uscita immediata dal regime già nell’anno in corso con applicazione dell’IVA, non è soggetta a ragguaglio e resta fissa.Sono meccanismi delicati, che vanno gestiti con attenzione fin dal primo incasso. Un errore di valutazione a dicembre può costare un intero anno di contabilità ordinaria.Aliquota 5% per i primi 5 anni: il rischio di bruciare un annoIl secondo elemento decisivo per chi valuta se aprire partita IVA a dicembre 2026 riguarda l’aliquota agevolata al 5%. Chi avvia una nuova attività e rispetta i requisiti di novità previsti dalla legge paga infatti l’imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni, invece dell’aliquota ordinaria del 15%. Su un reddito imponibile di 30.000 euro la differenza è di circa 3.000 euro l’anno: non è un dettaglio.Il punto critico è che i cinque anni si contano per periodi d’imposta, non per mesi effettivi di lavoro. L’anno di apertura conta come primo anno, anche se l’attività dura tre settimane. Chi apre a dicembre 2026 avrà quindi l’aliquota al 5% per gli anni dal 2026 al 2030, mentre chi apre a gennaio 2027 la avrà dal 2027 al 2031.La differenza pratica è evidente con un esempio. Supponiamo che Giulia apra il 20 dicembre 2026 senza incassare nulla entro fine anno: ha consumato un anno intero di agevolazione producendo zero reddito. Di fatto le restano quattro anni pieni al 5%. Se avesse aspettato gennaio 2027 avrebbe avuto cinque anni pieni di attività agevolata. In termini di risparmio potenziale, aprire a vuoto a dicembre può valere migliaia di euro persi.Il ragionamento si ribalta, ovviamente, se a dicembre incassi già qualcosa di significativo: in quel caso l’anno non è sprecato, perché stai comunque tassando un reddito reale con l’aliquota più bassa. La regola pratica è semplice: aprire partita IVA a dicembre 2026 ha senso soprattutto se dicembre produce fatturato, altrimenti rischi di consumare un anno di agevolazione a vuoto. Contributi INPS: quanto pesa aprire partita IVA a dicembre 2026Il terzo fattore da considerare prima di aprire partita IVA a dicembre 2026 sono i contributi previdenziali INPS, che funzionano in modo molto diverso a seconda della gestione in cui vieni inquadrato. Non è un aspetto secondario: in molti casi i contributi pesano più dell’imposta sostitutiva.Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa di categoria): i contributi si calcolano in percentuale sul reddito effettivo. Se a dicembre non incassi nulla, non versi nulla. L’apertura anticipata, da questo punto di vista, è quasi indolore.Gestione Artigiani e Commercianti (ditte individuali, negozi, artigiani): si versano contributi fissi sul cosiddetto minimale, cioè un importo dovuto a prescindere dal reddito prodotto. Sono rapportati ai mesi di attività, quindi aprire a dicembre comporta la quota relativa a quel periodo e non l’intero anno.Casse professionali (avvocati, medici, ingegneri, architetti e altri albi): ogni cassa ha regole proprie su minimi e frazionamento del primo anno, spesso con agevolazioni per i giovani iscritti.Gli importi esatti, le aliquote e le riduzioni applicabili variano di anno in anno e vengono aggiornati dall’INPS con apposite circolari: non ha senso fare stime approssimative, perché una differenza di poche centinaia di euro può cambiare la convenienza della scelta. Va inoltre ricordato che i forfettari iscritti alla gestione artigiani e commercianti possono chiedere una riduzione contributiva, ma la domanda va presentata entro termini precisi e comporta effetti sull’accredito dei contributi ai fini pensionistici.Proprio perché il quadro contributivo cambia nel tempo, in fase di apertura è indispensabile una verifica puntuale sulla tua posizione: gli operatori del CAF Centro Fiscale di Udine ricostruiscono il costo previdenziale reale prima di procedere, così da evitare sorprese al primo F24. Adempimenti e dichiarazione dei redditi per pochi giorni di attivitàChi sceglie di aprire partita IVA a dicembre 2026 deve mettere in conto anche un costo poco visibile ma reale: quello della burocrazia. Anche per venti giorni di attività nascono obblighi identici a quelli di chi ha lavorato dodici mesi, e la sproporzione tra adempimenti e ricavi può essere notevole.Nel concreto, aprendo a dicembre 2026 dovrai comunque gestire questi passaggi:La dichiarazione dei redditi relativa al 2026, da presentare nel 2027 anche in presenza di ricavi minimi o pari a zero.La gestione della fatturazione elettronica, obbligatoria anche per i forfettari, già dalla prima fattura emessa.Il calcolo di eventuali acconti di imposta sostitutiva e contributi, con le relative scadenze da rispettare.La conservazione digitale dei documenti fiscali e la corretta numerazione delle fatture, che ripartirà poi da uno nel 2027.Chi apre a gennaio 2027 concentra invece tutti questi obblighi su un unico anno, con una gestione più lineare e meno rischio di dimenticanze. Non è un argomento decisivo da solo, ma pesa nella valutazione complessiva, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo delle partite IVA e non conosce ancora scadenze e procedure. Tabella comparativa: pro e contro di dicembre 2026 e gennaio 2027Riassumiamo in modo schematico i vantaggi e gli svantaggi delle due opzioni. La tabella seguente confronta la scelta di aprire partita IVA a dicembre 2026 con quella di attendere l’inizio del nuovo anno solare.AspettoApertura a dicembre 2026Apertura a gennaio 2027Soglia ricavi forfettario85.000 euro ragguagliati ai giorni: limite molto basso per l’anno85.000 euro pieni sull’intero anno solareAliquota 5%Un anno consumato quasi senza attività se non fatturiCinque periodi d’imposta sfruttati per interoContributi INPSRapportati al periodo, ma con adempimenti già attiviDecorrenza pulita dall’inizio dell’annoDichiarazione dei redditiObbligatoria anche con ricavi quasi nulliNessun obbligo per il 2026Opportunità commercialiPuoi accettare subito un incarico già disponibileRischio di perdere il cliente in attesaOrganizzazionePoco tempo per software e procedureSettimane utili per prepararsi con calmaCome si vede, non esiste una risposta valida per tutti. Il fattore che sposta davvero l’ago della bilancia è uno solo: hai già un lavoro da fatturare a dicembre oppure no? Da questa domanda discende quasi tutto il resto.Quando conviene aprire partita IVA a dicembre 2026Ci sono situazioni in cui aprire partita IVA a dicembre 2026 è la scelta corretta, senza troppi dubbi. Il denominatore comune è sempre lo stesso: esiste un’opportunità economica concreta e immediata che verrebbe persa aspettando gennaio.Hai già un cliente pronto che ti chiede una fattura entro dicembre e non può attendere il nuovo anno.Ti è stato offerto un incarico continuativo che parte subito e che rischi di veder assegnato ad altri.Stai passando da collaborazione occasionale a professione e hai già superato o stai per superare i limiti delle prestazioni occasionali.Devi acquistare beni strumentali o sostenere spese che vuoi imputare all’attività fin da subito.In questi casi il valore commerciale supera il costo fiscale. Perdere un cliente importante per risparmiare qualche centinaio di euro di imposta sarebbe un pessimo affare. Attenzione però al calcolo della soglia ragguagliata: se il primo incarico è di importo rilevante e viene incassato entro il 31 dicembre, il rischio di superare il limite proporzionale è concreto. In quel caso può essere utile valutare, insieme a un professionista, i tempi di incasso, tenendo conto che nel forfettario conta la data del pagamento e non quella della fattura. Quando conviene aspettare gennaio 2027All’opposto, ci sono profili per cui rinviare è nettamente preferibile. Se stai valutando di aprire partita IVA a dicembre 2026 solo per portarti avanti o per una generica sensazione di urgenza, quasi sempre conviene aspettare il nuovo anno solare.Il rinvio a gennaio 2027 è la scelta più razionale quando non hai ancora clienti confermati, quando stai ancora definendo il tuo posizionamento o il codice ATECO da utilizzare, quando devi ancora scegliere il software di fatturazione, oppure quando prevedi che i primi incassi arriveranno comunque nella primavera successiva. In tutti questi casi aprire a dicembre significa sostenere adempimenti senza alcun beneficio economico, e soprattutto consumare un anno della finestra al 5% a vuoto.C’è poi un aspetto psicologico da non sottovalutare. Iniziare l’attività il 1° gennaio consente di far coincidere l’anno fiscale con l’anno di lavoro: bilanci, obiettivi di fatturato e verifica della soglia si leggono in modo molto più chiaro. Per chi è alle prime armi questa linearità riduce sensibilmente il rischio di errori e di scadenze dimenticate.Nel dubbio, la cosa più sensata è non decidere da soli: una consulenza preventiva costa molto meno di un errore di impostazione che ti accompagna per anni. Puoi prenotare un appuntamento e valutare insieme lo scenario più adatto al tuo caso.Fatturazione elettronica e organizzazione: prepararsi prima di partireQualunque sia la data scelta, chi valuta se aprire partita IVA a dicembre 2026 deve considerare anche il lato operativo. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari: ogni fattura va emessa in formato digitale e trasmessa tramite il Sistema di Interscambio, non è più ammesso il documento cartaceo o il semplice PDF inviato via email.Questo significa che, prima ancora del primo incarico, servono alcune scelte pratiche: individuare un software di fatturazione affidabile, configurare il codice destinatario, impostare correttamente il regime fiscale e la dicitura obbligatoria che identifica le operazioni senza applicazione dell’IVA. Sono passaggi tecnici che, se sbagliati, generano fatture scartate e ritardi negli incassi.Sul fronte software, una soluzione pensata per forfettari e piccole partite IVA è fatturazioneitalia.it, semplice da usare anche per chi non ha esperienza contabile. Per chi apre a fine anno è utile la pagina Tasse, che spiega il primo anno e la “doppia botta” di saldo e primo acconto e indica quanto mettere da parte ogni mese; i bolli trimestrali escono con il modello F24 già compilato (il pagamento lo fai tu) e i promemoria via email ricordano le scadenze di bollo, INPS e imposta sostitutiva. Si può provare gratis per 14 giorni, senza carta; il piano Start costa 49 € + IVA l’anno (59,78 € IVA inclusa). Se arrivi da un altro gestionale, abbiamo spiegato passo passo la procedura nella guida su come migrare la fatturazione elettronica verso Fatturazioneitalia.Un ultimo elemento spesso trascurato riguarda la prospettiva di lungo periodo. La partita IVA è uno strumento che ti accompagnerà per anni e che produce effetti anche in situazioni particolari, ad esempio in caso di decesso del titolare: ne abbiamo parlato nell’approfondimento sulla successione della partita IVA del defunto. Impostarla bene fin dall’inizio, con il giusto codice ATECO e il corretto inquadramento previdenziale, evita complicazioni future. Domande frequenti su quando aprire la partita IVAAprire partita IVA a dicembre 2026 fa perdere la soglia degli 85.000 euro?Non la fa perdere, ma la riduce proporzionalmente. Per l’anno di apertura il limite di 85.000 euro va ragguagliato ai giorni di effettiva attività: aprendo il 1° dicembre il tetto scende a circa 7.219 euro di incassi. Superarlo comporta l’uscita dal regime forfettario dall’anno successivo.L’aliquota al 5% dura comunque cinque anni se apro a dicembre?Sì, ma i cinque anni si contano come periodi d’imposta e non come mesi lavorati. Aprendo a dicembre 2026 l’agevolazione copre gli anni dal 2026 al 2030: se a dicembre non fatturi nulla, hai di fatto perso un anno di aliquota 5%.Devo presentare la dichiarazione anche se apro a dicembre e non fatturo?Sì. Con la partita IVA attiva la dichiarazione dei redditi per quell’anno va presentata anche in assenza di ricavi. È uno dei motivi per cui aprire a fine anno senza attività reale comporta più oneri che vantaggi.Se emetto fattura a dicembre ma vengo pagato a gennaio, in quale anno conta?Nel regime forfettario vale il principio di cassa: rileva la data dell’incasso. Una fattura emessa a dicembre 2026 e pagata a gennaio 2027 concorre ai ricavi del 2027. È un elemento importante nella valutazione della soglia ragguagliata.Quanto costano i contributi INPS se apro partita IVA a dicembre?Dipende dalla gestione previdenziale. Con la Gestione Separata si versa solo in proporzione al reddito prodotto; con la gestione artigiani e commercianti sono dovuti contributi fissi rapportati ai mesi di attività. Gli importi aggiornati vanno verificati in fase di apertura sulla base dei parametri INPS vigenti.Posso chiudere la partita IVA se apro a dicembre e poi cambio idea?La cessazione è possibile, ma comporta ulteriori adempimenti e non cancella gli obblighi dichiarativi già maturati. Aprire per prova non è mai una buona strategia: meglio valutare bene il momento giusto prima di procedere.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Decidere se aprire partita IVA a dicembre 2026 o aspettare gennaio 2027 non è una questione di regole generali, ma di numeri applicati alla tua situazione: quanto prevedi di incassare, in quale gestione previdenziale rientri, quale coefficiente di redditività si applica al tuo codice ATECO. Bastano poche informazioni per capire quale delle due strade ti fa risparmiare di più.Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in tutto il percorso: analisi preventiva del timing di apertura, scelta del codice ATECO, inquadramento INPS, apertura della pratica e gestione successiva della partita IVA. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine, in Viale Tullio 13, sia online in tutta Italia, con preventivo personalizzato in base alle tue esigenze.Hai bisogno di assistenza per l’apertura della partita IVA in regime forfettario? Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: valutiamo insieme se conviene partire subito o attendere il nuovo anno.Settembre 6, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-06 18:00:002026-10-11 22:24:50Aprire Partita IVA a Dicembre 2026 o Aspettare Gennaio 2027? Cosa Conviene
Medici e Odontoiatri, PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Professionisti SanitariPartita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TSHai appena conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’odontoiatria e stai valutando come avviare la tua attività libero-professionale? Aprire la partita IVA da odontoiatra nel 2026 richiede attenzione a diversi adempimenti specifici: il codice ATECO 86.23.00, il regime IVA esente per le prestazioni sanitarie, l’iscrizione a ENPAM con le sue quote A e B e gli obblighi del Sistema TS (Tessera Sanitaria). In questa guida trovi tutto quello che devi sapere, spiegato in modo chiaro e pratico.Indice dei contenutiIscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)Codice ATECO 86.23.00 per l’OdontoiatraIVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatraRegime forfettario per odontoiatri: conviene?Regime ordinario o semplificato: quando sceglierloENPAM: Quota A e Quota B nel 2026Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenzeAprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisitiAssicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)Fatturazione elettronica e contabilità dello studioDomande frequenti Iscrizione all’Albo Odontoiatri (CAO)Prima di aprire la partita IVA, l’odontoiatra deve essere iscritto all’Albo degli Odontoiatri, gestito dalla Commissione Albo Odontoiatri (CAO) presso l’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) competente per la propria residenza o domicilio professionale.L’iscrizione all’albo è un requisito imprescindibile e preventivo: senza di essa, l’esercizio dell’attività odontoiatrica è abusivo ed è punito penalmente. I documenti richiesti variano da ordine a ordine ma in genere comprendono:Laurea magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria (o diploma di laurea equipollente)Abilitazione all’esercizio professionale (superamento esame di Stato)Certificato penale del casellario giudizialeMarca da bollo e pagamento della quota di iscrizione annualeContestualmente all’iscrizione all’albo viene automaticamente avviata anche l’iscrizione a ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), la cassa previdenziale obbligatoria per la categoria. Codice ATECO 86.23.00 per l’OdontoiatraAl momento dell’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, dovrai indicare il codice ATECO che identifica la tua attività. Per gli odontoiatri il codice corretto è:Codice ATECODescrizioneNote86.23.00Attività degli studi odontoiatriciAttività principale per odontoiatri liberi professionisti (ATECO 2025)86.22.02Altre attività di medicina specialistica svolte da medici specialisti indipendentiPer medici specialisti non dentisti: NON corretto per odontoiatria86.22.01Trattamenti di chirurgia esteticaNON corretto per odontoiatriaIl codice 86.23.00 è specifico per l’odontoiatria e copre tutte le prestazioni tipiche dello studio dentistico: odontoiatria conservativa, endodonzia, parodontologia, implantologia, ortodonzia e chirurgia orale. Non è necessario aprire codici ATECO secondari per le singole specializzazioni se si tratta di prestazioni erogate dallo stesso professionista nella stessa struttura.Se invece svolgi anche attività didattica (docenza universitaria, corsi ECM) o consulenze tecniche d’ufficio (CTU) per i tribunali, potresti valutare l’aggiunta di un codice ATECO secondario specifico per quelle attività. IVA esente art. 10 DPR 633/72: cosa significa per l’odontoiatraUna delle peculiarità più importanti dell’attività odontoiatrica è il trattamento IVA. Le prestazioni sanitarie a scopo terapeutico erogate da odontoiatri iscritti all’albo sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, DPR 633/72.In parole semplici: le tue parcelle per visita, otturazione, estrazione, impianto dentale o apparecchio ortodontico non devono riportare IVA e il paziente non paga il 22% di imposta sul valore della prestazione.Questa esenzione ha però importanti conseguenze operative che devi conoscere:Non detrai l’IVA sugli acquisti: poltrona da dentista, strumentario, materiali di consumo, radiologico digitale. L’IVA che paghi sui tuoi acquisti è un costo definitivo, non recuperabileNessuna liquidazione periodica IVA: non presenti la dichiarazione IVA annuale né le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali)Fatture in esenzione IVA: devi indicare in fattura la dicitura “Operazione esente IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/72” con natura N4Marca da bollo: sulle fatture esenti con importo superiore a 77,47 euro devi applicare una marca da bollo da 2 euroAttenzione: alcune prestazioni erogate da studi odontoiatrici possono essere soggette a IVA, come la vendita di dispositivi medici (bite, protesi rimovibili vendute al dettaglio in contesti specifici) o le prestazioni estetiche senza finalità terapeutica. In caso di dubbio, è sempre consigliabile il consulto di un commercialista esperto del settore sanitario.Per approfondimenti sulla gestione della fatturazione elettronica per il tuo studio, consulta anche la nostra guida su Software di Fatturazione per Odontoiatri 2026: Sistema TS e Fattura Elettronica. Regime forfettario per odontoiatri: conviene?Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato pensato per i professionisti con ricavi o compensi annui fino a 85.000 euro. Chi lo sceglie paga una sola imposta sostitutiva (in luogo di IRPEF, IRAP e addizionali regionali e comunali) calcolata su una base imponibile forfettizzata, cioè pari a una percentuale fissa dei compensi incassati.Per gli odontoiatri il coefficiente di redditività è pari al 78% (categoria “Attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie”). Significa che se incassi 60.000 euro, il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta è 60.000 × 78% = 46.800 euro.L’aliquota d’imposta sostitutiva è:5% per i primi 5 anni di attività (regime di vantaggio per nuovi professionisti)15% dal sesto anno in poiCause ostative al regime forfettario per un odontoiatra:Partecipazione in una società di persone o associazione professionale (studio associato tra odontoiatri)Quota di partecipazione in una S.r.l. odontoiatrica che esercita attività riconducibile alla propriaRedditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (soglia elevata da 30.000 a 35.000 dalla Legge di Bilancio 2025, L. 207/2024 art. 1 c. 12, confermata per il 2026)Superamento della soglia di 85.000 euro di compensi nell’anno precedenteQuando conviene il forfettario per un giovane dentista? Nei primissimi anni di attività, quando i compensi sono ancora contenuti e le spese professionali (strumentario, affitto, collaboratori) sono basse. L’aliquota al 5% per i primi 5 anni può rappresentare un risparmio fiscale significativo rispetto al regime ordinario. Tuttavia è bene ricordare che nel forfettario non si deducono le spese effettive: se hai investito molto in attrezzatura, potrebbe convenire il regime ordinario. Regime ordinario o semplificato: quando sceglierloIl regime ordinario (o semplificato per i professionisti) tassa il reddito effettivo: compensi incassati meno costi effettivamente sostenuti. Per gli studi odontoiatrici strutturati può essere più vantaggioso del forfettario nei seguenti casi:Investimenti rilevanti: acquisto di unità operative (riuniti dentistici), radiologico digitale endorale, CBCT (tomografo volumetrico), laser dentale. Questi beni si deducono tramite ammortamentoSpese correnti elevate: affitto studio, collaboratori, materiali di consumo, sterilizzazione, software gestionaleCompensi superiori a 85.000 euro: il forfettario non è applicabile oltre questa sogliaStudio associato o S.r.l.: strutture societarie richiedono il regime ordinarioCon il regime ordinario puoi anche recuperare parzialmente l’IVA sugli acquisti inerenti all’attività (nei limiti del pro-rata IVA se hai anche operazioni esenti). La scelta tra i due regimi è una decisione che va fatta insieme a un commercialista analizzando la situazione specifica dello studio.ENPAM: Quota A e Quota B nel 2026ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) è la cassa previdenziale obbligatoria a cui sono iscritti tutti gli odontoiatri iscritti all’albo. Il sistema previdenziale ENPAM si articola in due quote distinte: Quota A – contributo fisso obbligatorioLa Quota A è un contributo fisso annuale dovuto da tutti i professionisti iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito prodotto. È la quota previdenziale di base che garantisce una pensione modulare minima. L’importo 2026 è suddiviso per fasce d’età:Fascia d’etàQuota A annuale 2026Studenti universitari di odontoiatria152,37 euroFino a 30 anni304,73 euroDa 30 a 35 anni591,47 euroDa 35 a 40 anni1.109,92 euroOltre 40 anni2.049,83 euroLa scadenza di pagamento della Quota A è il 30 aprile di ogni anno. Per i giovani under 30, l’importo ridotto (304,73 euro) rende l’avvio dell’attività economicamente più accessibile.Quota B – contributo percentuale sul reddito libero-professionaleLa Quota B è il contributo previdenziale principale per il libero professionista. Si calcola applicando un’aliquota percentuale al reddito netto della libera professione (non al fatturato lordo). Il reddito di riferimento è quello dichiarato nel Modello Redditi PF tramite il Modello D ENPAM (scadenza 31 luglio di ogni anno).L’aliquota Quota B ENPAM nel 2026 è:19,5% sul reddito netto fino a 150.000 euro (aliquota piena libera professione)1% (contributo di solidarietà) sulla parte di reddito eccedente 150.000 euro9,75% (aliquota dimezzata, su domanda) per chi è iscritto ad altra previdenza obbligatoria o è pensionato (es. odontoiatri anche dipendenti SSN)2% solo per i redditi da attività intramoenia e per i tirocinanti del corso di formazione in Medicina generaleDifferenze pratiche tra Quota A e Quota B:CaratteristicaQuota AQuota BTipo contributoFisso per fascia d’etàPercentuale sul redditoBase di calcoloImporto fisso ENPAM per fasciaReddito netto libera professioneScadenza pagamento30 aprile anno correnteModello D entro 31 luglio; versamento dal 31 ottobre (anche a rate)Deducibilità fiscaleSì (integralmente)Sì (integralmente)Pensione maturataQuota modulare basePensione proporzionale al redditoImportante: i contributi ENPAM (sia Quota A che Quota B) sono integralmente deducibili dal reddito complessivo, sia nel regime ordinario che nel regime forfettario. Questa deducibilità riduce l’imponibile fiscale e abbassa le tasse dovute.Per un confronto con la situazione degli altri professionisti sanitari, consulta anche la nostra guida su Partita IVA Medico 2026: ATECO 86.21.00, ENPAM Quota A/B e Sistema TS.Sistema TS (Tessera Sanitaria): obblighi e scadenzeIl Sistema TS (Tessera Sanitaria) è uno dei pilastri della compliance odontoiatrica. Gli odontoiatri liberi professionisti hanno l’obbligo di trasmettere telematicamente al Sistema Tessera Sanitaria i dati delle spese sanitarie dei propri pazienti, in modo che questi possano essere precaricati nel modello 730 (precompilato IRPEF).Questa trasmissione serve al paziente per detrarre il 19% delle spese odontoiatriche nella propria dichiarazione dei redditi (entro il limite previsto dalla normativa). Se non trasmetti i dati, il paziente non potrà usufruire automaticamente della detrazione nel 730 precompilato.Cosa trasmettere e quandoDati da trasmettere: per ogni paziente, il codice fiscale, la data e l’importo della spesa sanitaria (prestazione odontoiatrica pagata)Scadenza primo semestre: entro il 30 settembre dell’anno successivo alla spesa (per spese da gennaio a giugno)Scadenza secondo semestre: entro il 28 febbraio dell’anno successivo (per spese da luglio a dicembre)Modalità: via portale web del Sistema TS (tessera-sanitaria.it) o tramite software gestionale dello studio integrato con il sistemaOpposizione del pazienteIl paziente ha il diritto di opporsi alla trasmissione dei propri dati al Sistema TS. In questo caso, l’odontoiatra deve annotare l’opposizione e non trasmettere quei dati. L’opposizione può essere espressa al momento del pagamento o tramite il portale del Sistema TS.Sanzioni per omessa trasmissioneL’omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati al Sistema TS è sanzionata. La sanzione ordinaria è di 100 euro per ogni comunicazione omessa o errata (con un massimo di 50.000 euro per anno). La trasmissione tardiva con correzione spontanea entro i termini può beneficiare di riduzioni. Per un quadro completo, consulta la nostra guida dedicata su Sistema TS per Professionisti Sanitari: obblighi e sanzioni.Aprire uno studio dentistico: autorizzazioni e requisitiAprire uno studio odontoiatrico privato non richiede solo la partita IVA: è necessario ottenere le autorizzazioni sanitarie regionali previste dalla normativa vigente (D.P.R. 14 gennaio 1997 e normativa regionale integrativa).I passaggi principali sono:Individuazione e adeguamento dei locali: il locale deve rispettare i requisiti strutturali e impiantistici previsti dalla normativa regionale (superficie minima, aerazione, impianto idrico, smaltimento rifiuti speciali sanitari)Presentazione SCIA o DIA (Segnalazione/Dichiarazione di Inizio Attività) al Comune competente, che la trasmette alla ASL localeNomina del direttore sanitario: ogni struttura odontoiatrica deve avere un direttore sanitario iscritto all’albo. Se sei l’unico professionista dello studio, puoi essere tu stesso il direttore sanitarioIscrizione nel registro delle strutture sanitarie private della ASL o Regione competenteAdempimenti privacy (GDPR): il registro dei trattamenti e l’informativa ai pazienti sui dati sanitariSmaltimento rifiuti speciali: contratto con ditta autorizzata per rifiuti sanitari pericolosi (aghi, materiali contaminati)Sterilizzazione: autoclave certificata e registri di sterilizzazioneI requisiti specifici variano da Regione a Regione: è indispensabile contattare la ASL locale prima di avviare i lavori di allestimento dello studio. Assicurazione RC professionale obbligatoria (L. 24/2017)La Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) sulla responsabilità professionale sanitaria rende obbligatoria la copertura assicurativa per gli esercenti le professioni sanitarie, inclusi gli odontoiatri liberi professionisti.L’odontoiatra deve stipulare un’assicurazione per la responsabilità civile professionale (RC professionale) che copra:Danni causati al paziente durante le prestazioni sanitarie (colpa professionale)Copertura per claims made (richieste di risarcimento pervenute durante la vigenza della polizza) o per loss occurrence, a seconda della struttura contrattualeMassimali adeguati alla tipologia di interventi eseguiti (implantologia e chirurgia orale richiedono massimali più elevati)Il premio assicurativo è un costo deducibile dal reddito professionale. Ricorda che l’obbligo assicurativo riguarda anche gli odontoiatri collaboratori che operano nello studio altrui: ognuno deve avere la propria copertura individuale.Fatturazione elettronica e contabilità dello studioLa fatturazione elettronica per gli odontoiatri presenta una specificità importante rispetto ad altri professionisti: le spese sanitarie verso privati (persone fisiche) sono esonerate dall’obbligo di fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI), a condizione che vengano trasmesse al Sistema TS.In pratica:Prestazioni a privati (pazienti): puoi emettere ricevute fiscali o fatture cartacee/PDF, con trasmissione al Sistema TS. NON è obbligatoria la fattura elettronica SDI verso il paziente fisico (art. 10-bis D.L. 119/2018)Prestazioni a soggetti IVA (aziende, assicurazioni, Fondi sanitari): la fattura elettronica tramite SDI è obbligatoriaPrestazioni a pazienti che si oppongono al Sistema TS: emetti fattura cartacea o elettronica SDI secondo le regole ordinarieDal punto di vista contabile, lo studio odontoiatrico in regime ordinario deve tenere:Il registro cronologico degli incassi e dei pagamenti (contabilità di cassa per professionisti in regime semplificato)Il registro dei beni ammortizzabili (per attrezzature e strumenti)Il registro degli acquisti (per il pro-rata IVA, se applicabile)Affidati a un commercialista esperto in fiscalità sanitaria: le specificità del settore odontoiatrico (IVA esente, Sistema TS, pro-rata, ENPAM) richiedono una competenza specializzata che non tutti i professionisti contabili possiedono.Per la scelta del software di gestione dello studio, consulta la nostra guida su Software di Fatturazione Elettronica per Professionisti Sanitari 2026. Domande frequentiUn odontoiatra neolaureato deve subito aprire la partita IVA?Sì, non appena inizi a svolgere attività professionale retribuita (anche come collaboratore in uno studio altrui), hai l’obbligo di aprire la partita IVA entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. L’apertura avviene tramite dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12) all’Agenzia delle Entrate.Posso essere sia dipendente che libero professionista come odontoiatra?Sì, è possibile cumulare un rapporto di dipendenza (ad esempio con il SSN o una struttura clinica privata) con l’attività libero-professionale. Tuttavia, dal 2025 (L. 207/2024) il regime forfettario non è accessibile se i redditi da dipendenza superano 35.000 euro nell’anno precedente. Superata questa soglia, scatta la causa ostativa e si deve passare al regime ordinario.Quanto paga di tasse un odontoiatra forfettario con 50.000 euro di compensi?Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 78%, il reddito imponibile è 39.000 euro. Al 15% di imposta sostitutiva (dal sesto anno) si pagano 5.850 euro di tasse. Aggiungendo ENPAM Quota B (circa 7.605 euro al 19,5% su 39.000 euro), il carico complessivo si attesta intorno al 27% del fatturato. Nei primi 5 anni, con aliquota al 5%, il carico fiscale si riduce sensibilmente (circa 1.950 euro di sola imposta sostitutiva).Un odontoiatra in forfettario deve trasmettere al Sistema TS?Sì. L’obbligo di trasmissione al Sistema TS è indipendente dal regime fiscale adottato. Sia il forfettario che il soggetto in regime ordinario devono trasmettere le spese sanitarie dei pazienti entro le scadenze previste.Cosa succede se supero i 85.000 euro da forfettario durante l’anno?Se superi la soglia di 85.000 euro nel corso dell’anno, rimani nel regime forfettario per quell’anno intero ma dal 1° gennaio dell’anno successivo devi passare al regime ordinario. Se invece superi i 100.000 euro in corso d’anno, esci dal forfettario immediatamente e devi applicare l’IVA ordinaria dal mese successivo al superamento.Lo studio dentistico ha bisogno di partita IVA separata dalla mia personale?Se operi come libero professionista individuale, utilizzi la tua partita IVA personale anche per l’attività dello studio. Non è necessaria una partita IVA separata. Se invece vuoi costituire una società odontoiatrica (S.r.l. o S.r.l.s.) per gestire lo studio, quella società avrà la propria partita IVA autonoma.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Gestisci la tua partita IVA con il CAF Centro FiscaleAprire la partita IVA da odontoiatra è solo il primo passo: la gestione fiscale quotidiana — tra IVA esente, ENPAM, Sistema TS e scadenze contabili — richiede un supporto professionale specializzato. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di preventivo personalizzato per odontoiatri e professionisti sanitari che vogliono aprire o riorganizzare la propria attività in modo efficiente e conforme.Contattaci per un appuntamento senza impegno: valuteremo insieme il regime fiscale più adatto alla tua situazione, ti guideremo negli adempimenti ENPAM e Sistema TS e seguiremo la tua contabilità con competenza specifica nel settore sanitario.Errore: Modulo di contatto non trovato. Agosto 30, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-30 08:00:002026-09-27 19:11:35Partita IVA Odontoiatra 2026: ATECO 86.23.00, ENPAM Quota B e Sistema TS