Regime forfettario 2026: tutto sui limiti e i controlli automatici

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Regime forfettario 2026: rischi e controlli automatici

Per le partite IVA in regime forfettario il mese di dicembre è il momento cruciale per effettuare tutti i
controlli di fine anno e capire se sarà possibile continuare ad applicare la flat tax nel 2026.
I verifiche riguardano in particolare ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente e pensione,
oltre alle spese per dipendenti e collaboratori e alle diverse cause ostative che possono
far perdere il regime agevolato.

Un’attenta analisi dei dati entro il 31 dicembre consente di evitare errori e brutte sorprese, come l’uscita forzata dal
regime forfettario con passaggio alla tassazione ordinaria, spesso molto più onerosa
per i professionisti e le piccole imprese.

Limite di ricavi e compensi per il regime forfettario: soglia 85.000 e 100.000 euro

Il primo controllo da effettuare a fine anno per le partite IVA in regime forfettario riguarda il
limite di ricavi e compensi percepiti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025.
Per poter applicare il regime forfettario nel 2026, occorre rispettare la soglia di
85.000 euro.

Se il totale di ricavi e compensi supera questo limite, si presentano due scenari distinti:

  • Se il totale è superiore a 85.000 euro ma inferiore a 100.000 euro,
    si perde il regime forfettario a partire dall’anno successivo, cioè dal 2026.
    In pratica, il contribuente potrà usare ancora il forfettario per il 2025, ma dal 1° gennaio 2026 passerà
    al regime ordinario.
  • Se invece nel corso dell’anno si supera la soglia “antielusione” di
    100.000 euro, la fuoriuscita dal regime forfettario è
    immediata e la flat tax cessa di applicarsi già nel 2025.

Per questo è fondamentale monitorare con precisione l’andamento di fatturato e
incassi durante tutto l’anno, con un controllo puntuale a dicembre, così da non oltrepassare
inavvertitamente le soglie che determinano l’accesso o l’uscita dalla flat tax 2026.

Regime forfettario e criterio di cassa: contano solo gli incassi

Nella verifica della soglia di 85.000 euro, il regime forfettario segue il
criterio di cassa. Questo significa che, ai fini del conteggio, rilevano esclusivamente i
ricavi e compensi effettivamente incassati nell’anno, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

Ad esempio, una fattura emessa il 28 dicembre 2025 ma incassata nel gennaio 2026
non verrà considerata ai fini del limite di 85.000 euro per il 2025, ma peserà sul
calcolo del limite per il 2026. Viceversa, una fattura emessa a fine 2024 e incassata nel 2025 rientra
nel conteggio dei ricavi 2025.

Capire bene la logica del criterio di cassa è essenziale per evitare errori nella stima del
fatturato utile a mantenere il regime forfettario e la flat tax.

Redditi da lavoro dipendente e pensione: limite 35.000 euro per la flat tax 2026

Oltre ai ricavi e compensi della partita IVA, è necessario verificare anche la presenza di
redditi da lavoro dipendente o di pensione. Per mantenere il
regime forfettario nel 2026, il contribuente non deve superare il limite di
35.000 euro di redditi da lavoro o pensione percepiti nell’anno precedente.

Il limite ordinario dei 30.000 euro è stato infatti elevato a 35.000 euro e la soglia
risulta confermata anche per il 2026. Il riferimento è ai redditi da lavoro dipendente e pensione
percepiti nell’anno, al netto degli oneri deducibili, ma senza tenere conto delle somme
sottoposte a tassazione separata.

La verifica non è necessaria se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso del 2025 e nel medesimo
anno non sono stati percepiti ulteriori redditi di lavoro dipendente o redditi di pensione. In tutti gli altri casi,
il superamento del limite comporta la perdita della flat tax e l’uscita dal
regime forfettario.

Spese per dipendenti e collaboratori: tetto massimo 20.000 euro

Un altro controllo fondamentale di fine anno riguarda le spese per dipendenti e collaboratori.
Il regime forfettario prevede infatti un limite massimo di 20.000 euro annui per le
spese sostenute per forza lavoro, superato il quale non è più possibile mantenere la
flat tax nell’anno successivo.

Nel calcolo rientrano tutte le somme corrisposte a:

  • dipendenti;
  • collaboratori a vario titolo;
  • lavoratori a progetto;
  • altri soggetti che prestano la propria attività con forme assimilabili al lavoro dipendente.

Questa regola serve a garantire che il regime forfettario resti uno strumento pensato per
micro imprese e professionisti con una struttura ridotta, escludendo realtà con
organizzazione complessa e costi del personale elevati.

Cause ostative al regime forfettario: ex datore di lavoro, società e partecipazioni

I controlli di fine anno per la flat tax 2026 non si fermano ai limiti numerici di
ricavi, redditi e spese, ma riguardano anche le cause ostative previste dalla normativa.

Tra le principali:

  • La prevalenza dei compensi derivanti da attività svolta nei confronti dell’ex datore di lavoro
    (o soggetti a esso riconducibili) nei due anni precedenti. Se oltre il 50 per cento dei compensi
    della partita IVA deriva dall’ex datore di lavoro, di norma non si può applicare il regime forfettario.
  • La partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari con attività
    riconducibili a quella svolta come persona fisica.
  • Il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata (SRL) o associazioni in
    partecipazione che svolgono attività economiche riconducibili a quella esercitata individualmente.

Questi elementi vanno monitorati con attenzione, perché possono determinare l’esclusione dal
regime forfettario anche in presenza di limiti di ricavi e spese formalmente rispettati.

Checklist pratica dei controlli di fine anno per il regime forfettario

Per gestire correttamente i controlli di fine anno e verificare la possibilità di applicare la
flat tax nel 2026, è utile seguire una semplice checklist operativa:

  • Calcolare tutti i ricavi e compensi incassati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025 e verificare
    il rispetto del limite di 85.000 euro e della soglia 100.000 euro “antielusione”.
  • Controllare i redditi da lavoro dipendente e pensione percepiti nell’anno precedente,
    verificando il limite di 35.000 euro.
  • Sommare tutte le spese per dipendenti e collaboratori sostenute nel 2025 e verificare la soglia
    di 20.000 euro.
  • Analizzare eventuali rapporti con ex datori di lavoro per verificare la prevalenza dei compensi.
  • Verificare la presenza di partecipazioni in società o il controllo di SRL con attività
    riconducibili a quella svolta a titolo individuale.

Questi passaggi permettono di avere un quadro completo e aggiornato della propria posizione rispetto al
regime forfettario e alla flat tax.

Rischi, sanzioni e conseguenze in caso di errori

Ignorare o sottovalutare i controlli di fine anno può comportare conseguenze rilevanti in
termini di accertamenti fiscali, sanzioni e recupero imposte. L’applicazione del
regime forfettario in assenza dei requisiti può portare l’Agenzia delle Entrate a:

  • recuperare le imposte non versate applicando la tassazione ordinaria in luogo della
    flat tax;
  • irrogare sanzioni e interessi per utilizzo indebito del regime agevolato;
  • effettuare controlli incrociati su fatturato, rapporti di lavoro, partecipazioni societarie e
    flussi bancari.

Per questo è opportuno muoversi in modo prudente e documentato, mantenendo sempre traccia delle verifiche
effettuate su ricavi, redditi e spese.

Consigli finali e importanza della consulenza fiscale

I controlli di fine anno sul regime forfettario sono un passaggio fondamentale per chi
vuole continuare ad applicare la flat tax nel 2026 in sicurezza. Le regole su
ricavi e compensi, redditi da lavoro dipendente, pensione,
spese per dipendenti e collaboratori e cause ostative sono numerose e in continua evoluzione.

Per evitare errori nella gestione del regime forfettario e ridurre il rischio di
accertamenti fiscali, è spesso consigliabile affidarsi a una consulenza fiscale specializzata,
in grado di:

  • verificare il rispetto di tutti i requisiti per la flat tax 2026;
  • simulare il confronto tra regime forfettario e regime ordinario in ottica di risparmio fiscale;
  • supportare il contribuente nella corretta gestione di fatture, incassi e adempimenti fiscali.

Un controllo accurato oggi permette di affrontare il 2026 con maggiore serenità, evitando di perdere i vantaggi della flat tax e mantenendo la propria attività in un contesto di piena
regolarità fiscale.

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 significa intraprendere una libera professione sanitaria regolamentata, con regole fiscali specifiche e vantaggi importanti grazie al regime forfettario. Il logopedista è infatti un professionista sanitario riconosciuto dalla Legge 42/1999 e dal D.M. 14/09/1994 n. 742, iscritto all’Albo TSRM-PSTRP, che si occupa della prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento.

In questa guida completa, aggiornata al 2026, spiegheremo passo dopo passo come aprire partita IVA, quale codice ATECO utilizzare, come funziona il regime forfettario al 5% o 15%, quali sono i contributi alla Gestione Separata INPS, come emettere fatture esenti IVA detraibili al 19%, e quanto si paga di tasse con esempi pratici a 25.000 €, 40.000 € e 55.000 € di fatturato.

Indice dei contenuti

  1. Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario
  2. Aree di intervento del logopedista
  3. Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP
  4. Codice ATECO logopedista: 86.90.29
  5. Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote
  6. Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%
  7. Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%
  8. Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972
  9. Fatturazione elettronica logopedista B2C
  10. Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento
  11. Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali
  12. Logopedia pediatrica vs logopedia adulti
  13. Teleriabilitazione e online consulting 2026
  14. Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria
  15. Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K
  16. Come trovare i primi pazienti
  17. FAQ Partita IVA Logopedista 2026

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Chi è il logopedista: profilo professionale sanitario

Il logopedista è un professionista sanitario il cui profilo è stato istituito con il D.M. 14 settembre 1994, n. 742 e successivamente inquadrato dalla Legge 26 febbraio 1999, n. 42, che ha eliminato la dicitura “ausiliaria” e riconosciuto piena autonomia professionale alle professioni sanitarie tecnico-riabilitative. La Legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha completato il quadro normativo istituendo gli Ordini delle Professioni Sanitarie e l’Albo della Federazione Nazionale TSRM-PSTRP.

In termini operativi, il logopedista svolge la propria attività in autonomia o in équipe con medici (foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, otorinolaringoiatri), psicologi, fisioterapisti, neuropsicomotricisti dell’età evolutiva e insegnanti. Non si tratta di un “tecnico” subordinato al medico, ma di un professionista che, sulla base della prescrizione medica, elabora autonomamente il piano di trattamento riabilitativo.

Aree di intervento del logopedista

Il D.M. 742/1994 individua quattro grandi aree di intervento del logopedista:

  • Disturbi del linguaggio e della comunicazione: ritardi del linguaggio, disturbi specifici del linguaggio (DSL), disfasie, afasie post-ictus o post-trauma, disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla).
  • Disturbi della voce: disfonie funzionali e organiche, noduli e polipi delle corde vocali, riabilitazione vocale post-chirurgica, voice training per professionisti della voce (insegnanti, cantanti, attori).
  • Disturbi della deglutizione: disfagie nei pazienti neurologici, oncologici (post-radioterapia testa-collo), pediatrici e geriatrici; disturbi della suzione e dell’alimentazione nel neonato e nel bambino.
  • Disturbi dell’apprendimento: disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, ai sensi della Legge 170/2010.

A queste si aggiungono interventi su balbuzie e disfluenze, disturbi della comunicazione nello spettro autistico, sordità infantile (con riabilitazione protesica e impianto cocleare), deglutizione deviata e ortognatica in collaborazione con ortodontisti, e counseling familiare per supportare genitori e caregiver.

Requisiti per esercitare: laurea e Albo TSRM-PSTRP

Per esercitare la professione di logopedista in Italia nel 2026 sono richiesti due requisiti fondamentali:

  • Laurea triennale in Logopedia (Classe L/SNT2 – Professioni sanitarie della riabilitazione), abilitante alla professione. Il corso prevede 180 CFU, di cui circa 60 di tirocinio pratico nelle strutture sanitarie convenzionate. L’esame finale ha valore di esame di Stato abilitante.
  • Iscrizione all’Albo della professione di Logopedista presso l’Ordine TSRM-PSTRP territoriale di competenza. L’iscrizione è obbligatoria per esercitare sia come dipendente sia come libero professionista, ai sensi della Legge 3/2018.

Per chi desidera proseguire gli studi sono disponibili la Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie (LM/SNT2), utile per ruoli di coordinamento, didattica e ricerca, oltre a master universitari di I e II livello in aree specialistiche (logopedia in età evolutiva, disfagia, voce artistica, neuroriabilitazione cognitiva, DSA).

L’iscrizione all’Albo comporta il pagamento di una quota annuale (mediamente 100-150 euro) e l’obbligo di formazione continua ECM (50 crediti annui, 150 nel triennio) ai sensi del D.lgs. 502/1992.

Codice ATECO logopedista: 86.90.29

Il codice ATECO 2025 (in vigore dal 1° gennaio 2025 e applicato anche nel 2026) corretto per il logopedista che apre partita IVA è il 86.90.29 – Altri servizi di assistenza sanitaria n.c.a. (non classificati altrove). Questo codice raggruppa le professioni sanitarie tecnico-riabilitative diverse dai medici, infermieri, fisioterapisti e psicologi.

In sede di apertura partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12 telematico o tramite intermediario CAF), occorre indicare:

  • Codice ATECO primario: 86.90.29
  • Descrizione attività: “Servizi di logopedia – prestazioni sanitarie di valutazione e trattamento riabilitativo dei disturbi della voce, del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e dell’apprendimento”
  • Natura giuridica: persona fisica (lavoratore autonomo / libero professionista)
  • Regime fiscale: forfettario (codice “CM”) se si rispettano i requisiti
  • Cassa previdenziale: Gestione Separata INPS (non esiste cassa autonoma per logopedisti)

L’apertura della partita IVA è gratuita e immediata. Tramite il CAF Centro Fiscale di Udine è possibile ottenere assistenza completa nella compilazione del modello AA9/12 e nella pianificazione fiscale e previdenziale dell’attività.

Regime forfettario logopedista: limiti e aliquote

Il regime forfettario introdotto dalla Legge 190/2014 e modificato dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) è la scelta più conveniente per la maggior parte dei logopedisti, soprattutto nei primi anni di attività. Le caratteristiche per il 2026 sono:

  • Limite di ricavi: 85.000 euro annui (sopra i 100.000 euro decadenza immediata in corso d’anno)
  • Coefficiente di redditività per ATECO 86.90.29: 78% (gruppo “altre attività”)
  • Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni (regime “start-up” se rispettati i requisiti); 15% dal sesto anno o se non si rispettano i requisiti start-up
  • Esenzione IVA: nessun obbligo di addebito IVA in fattura (a doppio titolo: regime forfettario + esenzione sanitaria art. 10)
  • Niente IRAP e niente studi di settore / ISA
  • Contabilità semplificata: solo registro cronologico delle fatture emesse (con software gestionale o anche in Excel)

Per accedere al regime start-up al 5% sono richiesti tre requisiti cumulativi:

  • Non aver esercitato attività professionale o di impresa nei 3 anni precedenti l’apertura partita IVA
  • L’attività non deve essere mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta come lavoratore dipendente o autonomo (eccetto pratica obbligatoria)
  • Se si prosegue un’attività altrui, i ricavi del cedente nel periodo d’imposta precedente non devono superare 85.000 euro

Il tirocinio universitario svolto durante il corso di laurea in Logopedia non è considerato “attività professionale precedente” e quindi non preclude l’accesso al regime start-up al 5%.

Gestione Separata INPS: aliquote 26,07% e 24%

Il logopedista libero professionista, non avendo una cassa di previdenza autonoma, è obbligatoriamente iscritto alla Gestione Separata INPS ai sensi dell’art. 2, comma 26, della Legge 335/1995. L’iscrizione è gratuita e si effettua online sul portale INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Le aliquote contributive 2026 della Gestione Separata si applicano al reddito imponibile previdenziale (nel forfettario: ricavi × 78%):

  • 26,07%: per professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria (è la situazione standard del logopedista libero professionista a tempo pieno)
  • 24%: per professionisti già iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria (es. lavoratori dipendenti che esercitano in P.IVA in regime di doppio lavoro) o pensionati

Il massimale contributivo 2026 è di circa 119.650 euro (rivalutato annualmente). I contributi si versano tramite modello F24 con due saldi (giugno e novembre) e si calcolano in dichiarazione dei redditi (modello Redditi PF, quadro RR sezione II). I contributi versati sono integralmente deducibili dal reddito ai fini IRPEF (anche nel forfettario, dove riducono direttamente l’imponibile dell’imposta sostitutiva).

Importante: il logopedista in P.IVA può addebitare in fattura al cliente la rivalsa INPS del 4% (art. 1, comma 212, L. 662/1996). Questa rivalsa concorre a formare il reddito imponibile IRPEF/sostitutiva ma non è soggetta a ritenuta.

Sistema Tessera Sanitaria e detraibilità 19%

Il logopedista è obbligato a trasmettere i dati delle prestazioni sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria (STS) ai sensi del D.lgs. 175/2014 e del D.M. 19 ottobre 2020 (che ha inserito gli iscritti agli Albi delle professioni sanitarie tra i soggetti tenuti all’invio).

L’invio dei dati al Sistema TS produce due effetti pratici fondamentali:

  • Detraibilità 19%: il paziente può detrarre le spese sostenute per prestazioni logopediche come spese sanitarie ex art. 15, comma 1, lett. c) TUIR, sopra la franchigia di 129,11 euro, nel modello 730 o Redditi PF. La detrazione è confermata anche per il 2026 (con il limite di reddito complessivo introdotto dalla Manovra per i redditi sopra 75.000 euro).
  • Precompilata: i dati trasmessi confluiscono automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata del paziente, semplificandone la compilazione.

Le scadenze 2026 per l’invio al Sistema TS sono semestrali (entro il 30 settembre per il primo semestre, entro il 31 gennaio dell’anno successivo per il secondo semestre), come stabilito dal D.M. 8 febbraio 2024. Per ogni prestazione il logopedista deve indicare data, importo, tipologia (TK = “altre spese sanitarie”), modalità di pagamento e codice fiscale del paziente.

Il paziente ha sempre diritto al diritto di opposizione alla trasmissione dei propri dati al STS: in tal caso il logopedista non invia i dati di quella prestazione e annota l’opposizione sul registro.

Per beneficiare della detrazione il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta di credito/debito, bancomat, app di pagamento) ai sensi della Legge 160/2019, art. 1, c. 679-680. È quindi sconsigliato il pagamento in contanti.

Esenzione IVA art. 10 DPR 633/1972

Le prestazioni rese dal logopedista sono esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 18, del DPR 633/1972, che esonera le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza”.

L’esenzione si applica indipendentemente dal regime fiscale (ordinario, semplificato o forfettario) e si fonda sul fatto che il logopedista è una professione sanitaria iscritta a un Albo. In fattura va indicata la dicitura: “Operazione esente IVA art. 10, n. 18, DPR 633/1972” e, se in regime forfettario, anche “Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, L. 190/2014”.

Importante: anche in caso di esenzione IVA, sulle fatture in regime forfettario di importo superiore a 77,47 euro va apposta una marca da bollo da 2 euro (art. 13 Tariffa allegata al DPR 642/1972). La marca può essere a carico del cliente (se indicata in fattura) e va versata cumulativamente entro 120 giorni dalla chiusura dell’anno tramite F24 (codice tributo 2505).

Per le prestazioni rese a strutture sanitarie pubbliche o private accreditate (es. ASL, cliniche), è opportuno verificare con il committente se la fattura debba riportare anche il riferimento al D.M. 17 maggio 2002 sull’esenzione delle prestazioni sanitarie rese in regime di accreditamento.

Fatturazione elettronica logopedista B2C

Dal 1° gennaio 2024, con l’entrata a regime della fatturazione elettronica per tutti i forfettari (D.L. 36/2022, art. 18), anche il logopedista deve emettere fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio (SdI). Tuttavia, esiste una regola specifica per le prestazioni sanitarie rese a privati:

  • Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche (B2C) i cui dati sono inviati al Sistema TS NON devono essere trasmesse via SdI in formato elettronico, ma vanno emesse in formato cartaceo o PDF e consegnate al paziente. Lo stabilisce l’art. 10-bis del D.L. 119/2018, prorogato fino al 31 dicembre 2025 (e con tutta probabilità prorogato anche per il 2026 con la Legge di Bilancio).
  • Le fatture verso aziende, enti, ASL, studi medici (B2B) vanno invece emesse tramite SdI in formato XML, indicando il codice destinatario o la PEC del committente. In questo caso il codice destinatario “0000000” si usa solo se il committente non lo ha comunicato.

In pratica, il logopedista che lavora prevalentemente con privati (B2C) non emette fatture elettroniche via SdI, ma cartacee o PDF, e si limita a inviare i dati al Sistema TS. Questo semplifica enormemente la gestione amministrativa.

Elementi obbligatori della fattura del logopedista (anche se cartacea):

  • Numerazione progressiva e data
  • Dati anagrafici e P.IVA del logopedista
  • Codice fiscale del paziente (obbligatorio per il Sistema TS)
  • Descrizione della prestazione (es. “valutazione logopedica”, “trattamento riabilitativo”)
  • Importo della prestazione
  • Dicitura esenzione IVA art. 10 n. 18 DPR 633/1972
  • Dicitura regime forfettario art. 1 c. 54-89 L. 190/2014
  • Eventuale marca da bollo da 2 euro (sopra 77,47 euro)
  • Modalità di pagamento (preferibilmente tracciabile)

Prestazioni tipiche e tariffe di riferimento

Le tariffe del logopedista libero professionista sono liberamente determinate dal singolo professionista (non esistono più tariffari minimi obbligatori dopo la Legge Bersani 248/2006). Tuttavia, sulla base dei tariffari indicativi della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) e di rilevazioni di mercato 2025-2026, le tariffe più diffuse sono:

  • Valutazione logopedica iniziale (60-90 minuti, anamnesi, somministrazione test standardizzati, stesura relazione): 80-120 euro
  • Seduta di trattamento individuale (45-50 minuti): 40-70 euro in base alla città e all’esperienza
  • Bilancio periodico / aggiornamento valutazione: 50-90 euro
  • Counseling familiare (50 minuti): 50-80 euro
  • Relazione clinica per pediatra, scuola o altri specialisti: 40-80 euro
  • Trattamento di gruppo (es. gruppi DSA o di voice training): 20-35 euro a partecipante
  • Teleriabilitazione (videochiamata 30-45 minuti): 35-60 euro

Le tariffe variano sensibilmente in base alla città (Milano, Roma e Bologna sono mediamente più alte di 15-25%), all’esperienza, alla specializzazione (es. disfagia oncologica e voce artistica hanno tariffe più alte) e al tipo di paziente (le sedute di logopedia pediatrica sono mediamente più richieste).

Un logopedista libero professionista a tempo pieno con 25-30 ore settimanali di lavoro clinico (lasciando tempo per refertazione, formazione, counseling) può raggiungere un fatturato annuo di 35.000-55.000 euro, perfettamente compatibile con il regime forfettario.

Aprire studio professionale: SCIA, RC e materiali

Aprire uno studio professionale di logopedia richiede alcuni adempimenti, semplificati rispetto alle strutture sanitarie ambulatoriali ma non assenti:

  • SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale (a seconda della normativa regionale): è una segnalazione certificata di inizio attività che attesta il rispetto dei requisiti igienico-sanitari, di sicurezza e di idoneità dei locali. Per gli studi professionali “monoprofessionali” la procedura è generalmente semplificata e non richiede autorizzazione preventiva.
  • Requisiti dei locali: superficie minima dello studio (10-12 mq utili), bagno con antibagno, areazione e illuminazione naturale, climatizzazione, accessibilità per persone con disabilità (se nuova costruzione/ristrutturazione), insonorizzazione adeguata per le sedute di voice training e teleriabilitazione.
  • Destinazione d’uso: lo studio professionale può essere ubicato anche in unità immobiliari residenziali (categoria A/2, A/3) come “studio professionale” senza necessità di cambio d’uso, ai sensi della Legge 392/1978 art. 27 e della giurisprudenza consolidata.
  • RC professionale: la polizza di responsabilità civile professionale è obbligatoria ai sensi della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) per tutti i professionisti sanitari, con massimali tipicamente di 1-3 milioni di euro. Il costo annuo per logopedisti varia da 150 a 400 euro.
  • Privacy e GDPR: nomina del DPO se si trattano dati di particolari categorie su larga scala, registro dei trattamenti, informativa privacy specifica per dati sanitari.
  • Sicurezza sul lavoro: D.lgs. 81/2008 anche per studi professionali (DVR, formazione, primo soccorso e antincendio se ci sono dipendenti o collaboratori).

Per i materiali professionali, l’investimento iniziale tipico include:

  • Test standardizzati e batterie diagnostiche: PVCL, BVL 4-12, TROG-2, CMF, BVN 5-11, BVN 12-18, ABCA, MT, prove di lettura e scrittura DDE-2, ecc. (1.500-3.500 euro)
  • Strumentazione audio: registratore digitale di alta qualità, cuffie professionali, microfoni, software di analisi spettrografica della voce (Praat è gratuito, software specifici 200-800 euro)
  • Materiali per terapia: schede operative, libri specialistici, giochi terapeutici, software per CAA, app per riabilitazione (300-1.000 euro iniziali)
  • Arredamento: scrivania, sedie ergonomiche, lettino o poltrona pediatrica, armadi chiusi (per privacy dei materiali clinici), specchio da parete (utile per voice training e articolazione)
  • Strumentazione sanitaria di base: abbassalingua monouso, guanti, mascherine, gel disinfettante, cestini differenziati

Investimento iniziale complessivo: circa 3.000-7.000 euro per uno studio piccolo, fino a 15.000 euro per uno studio attrezzato con cabina insonorizzata e strumentazione avanzata.

Logopedia pediatrica vs logopedia adulti

La libera professione del logopedista si articola tipicamente in due grandi filoni, che richiedono competenze, materiali e approcci differenti:

Logopedia pediatrica (0-18 anni): rappresenta il segmento più richiesto del mercato libero professionale. Comprende:

  • Disturbi del linguaggio in età evolutiva (ritardi semplici, DSL, disturbi fonetico-fonologici)
  • Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia
  • Sordità infantile e riabilitazione protesica/cocleare
  • Balbuzie evolutiva e in età scolare
  • Disturbi della deglutizione neonatale e svezzamento difficile
  • Comunicazione nei disturbi dello spettro autistico
  • Deglutizione deviata e ortognatica (in collaborazione con ortodontisti)

Il logopedista pediatrico lavora prevalentemente con genitori paganti privati (la richiesta di valutazioni e trattamenti DSA è in continua crescita), in collaborazione con pediatri di libera scelta, neuropsichiatri infantili e centri di neuropsichiatria. Le tariffe medie sono leggermente più alte e la frequenza delle sedute è generalmente bisettimanale.

Logopedia adulti e geriatrica: comprende:

  • Afasie post-ictus o post-trauma cranico
  • Disartrie nelle malattie neurodegenerative (Parkinson, SLA, sclerosi multipla, Alzheimer)
  • Disfagia neurologica, oncologica e geriatrica
  • Disfonie funzionali e organiche, voice training per professionisti della voce
  • Riabilitazione post-laringectomia e post-chirurgia testa-collo
  • Balbuzie persistente nell’adulto

Il logopedista per adulti collabora frequentemente con neurologi, otorinolaringoiatri, foniatri, fisiatri, oncologi, geriatri e RSA. Una parte significativa del lavoro può svolgersi a domicilio del paziente (afasie, SLA, esiti di ictus), con tariffe maggiorate per il trasferimento.

Molti logopedisti scelgono di specializzarsi in una nicchia specifica (es. solo DSA, solo voce, solo disfagia oncologica) per posizionarsi come riferimento territoriale e applicare tariffe più alte.

Teleriabilitazione e online consulting 2026

La teleriabilitazione logopedica, esplosa durante la pandemia, è ormai una modalità consolidata e regolamentata anche per il 2026. Le linee guida di riferimento sono:

  • Linee di indirizzo nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 17 dicembre 2020 e successivi aggiornamenti del Ministero della Salute), che includono espressamente la teleriabilitazione tra le prestazioni erogabili
  • D.M. 30 settembre 2022 sui requisiti delle piattaforme di telemedicina e i flussi informativi del FSE 2.0
  • Position paper della Federazione Logopedisti Italiani (FLI) sulle buone pratiche della teleriabilitazione logopedica

Dal punto di vista pratico, il logopedista può erogare in modalità telematica:

  • Teleconsulto e counseling familiare (sempre possibile)
  • Trattamento riabilitativo: consigliato dopo una prima valutazione in presenza, per pazienti collaboranti, con setup tecnologico adeguato e supporto del caregiver per i bambini
  • Bilanci periodici e supervisione di programmi di lavoro a casa
  • Formazione e parent training

Aspetti fiscali della teleriabilitazione: la prestazione resta una prestazione sanitaria a tutti gli effetti, esente IVA art. 10, soggetta a invio al Sistema TS e detraibile al 19%. La fattura va emessa con la stessa modalità delle prestazioni in presenza. È buona pratica indicare in fattura la dicitura aggiuntiva “Prestazione erogata in modalità di teleriabilitazione”.

Aspetti tecnologici minimi: piattaforma di videoconferenza GDPR-compliant (Doxee, GoToMeeting Health, Microsoft Teams in versione sanitaria, ecc.), connessione stabile, webcam HD, microfono di buona qualità (essenziale per i disturbi della voce e dell’articolazione), illuminazione adeguata.

Compatibilità dipendente ASL e P.IVA forfettaria

Una situazione molto frequente è quella del logopedista dipendente di ASL o struttura sanitaria pubblica che vuole integrare il proprio reddito con un’attività libero professionale in regime forfettario. La compatibilità è possibile ma con regole specifiche:

  • Autorizzazione del datore di lavoro: il dipendente pubblico deve presentare istanza di autorizzazione all’esercizio della libera professione (D.lgs. 165/2001, art. 53). L’autorizzazione viene concessa salvo conflitti di interesse o incompatibilità con l’orario di servizio.
  • Regime intramoenia o extramoenia: il logopedista dipendente del SSN può aderire al regime intramoenia (con visite a tariffe regolate dal contratto) oppure svolgere la libera professione extramoenia, ma deve sceglierne uno solo per ogni Azienda.
  • Limite reddituale per il forfettario: chi nel 2025 ha avuto redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori a 30.000 euro NON può accedere al regime forfettario nel 2026, salvo che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato (art. 1 comma 57 lett. d-ter, L. 190/2014). Questo è un punto cruciale: molti logopedisti dipendenti ASL superano questa soglia e devono valutare il regime ordinario o semplificato.
  • Aliquota Gestione Separata: il dipendente che apre P.IVA paga la Gestione Separata INPS al 24% (e non al 26,07%) perché ha già altra copertura previdenziale obbligatoria
  • Niente regime start-up al 5%: la prosecuzione di un’attività di logopedia già svolta come dipendente preclude di norma l’aliquota agevolata (salvo eccezioni motivate)

Per il logopedista dipendente privato (es. cliniche, centri convenzionati) le regole sono più morbide: di norma è sufficiente verificare il contratto di lavoro per eventuali clausole di esclusiva e ottenere il consenso scritto del datore. Il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente per il forfettario si applica comunque.

Esempi calcolo tasse: 25K, 40K, 55K

Vediamo concretamente quanto paga di tasse e contributi un logopedista in regime forfettario, con tre scenari realistici. Le formule sono:

  • Reddito imponibile = Ricavi × 78% (coefficiente redditività ATECO 86.90.29)
  • Contributi INPS Gestione Separata = Reddito imponibile × 26,07% (senza altra copertura)
  • Imposta sostitutiva = (Reddito imponibile − Contributi INPS) × 5% (start-up) o 15%
  • Carico fiscale totale = Imposta sostitutiva + Contributi INPS
  • Netto in tasca = Ricavi − Carico fiscale totale

Scenario 1: Fatturato 25.000 euro (logopedista neolaureata, primi anni)

  • Ricavi: 25.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 19.500 €
  • Contributi INPS (26,07% di 19.500): 5.084 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (19.500 − 5.084): 14.416 €
  • Imposta sostitutiva 5% (start-up): 721 €
  • Imposta sostitutiva 15% (regime ordinario forfettario): 2.162 €
  • Netto in tasca con 5%: 25.000 − 5.084 − 721 = 19.195 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 25.000 − 5.084 − 2.162 = 17.754 € (71,0%)

Scenario 2: Fatturato 40.000 euro (logopedista 3-4 anni di attività)

  • Ricavi: 40.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 31.200 €
  • Contributi INPS (26,07% di 31.200): 8.134 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (31.200 − 8.134): 23.066 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.153 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 3.460 €
  • Netto in tasca con 5%: 40.000 − 8.134 − 1.153 = 30.713 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 40.000 − 8.134 − 3.460 = 28.406 € (71,0%)

Scenario 3: Fatturato 55.000 euro (logopedista esperto, studio strutturato)

  • Ricavi: 55.000 €
  • Reddito imponibile (×78%): 42.900 €
  • Contributi INPS (26,07% di 42.900): 11.184 €
  • Imponibile per imposta sostitutiva (42.900 − 11.184): 31.716 €
  • Imposta sostitutiva 5%: 1.586 €
  • Imposta sostitutiva 15%: 4.757 €
  • Netto in tasca con 5%: 55.000 − 11.184 − 1.586 = 42.230 € (76,8%)
  • Netto in tasca con 15%: 55.000 − 11.184 − 4.757 = 39.059 € (71,0%)

Come si vede, il regime forfettario consente al logopedista di trattenere il 71-77% del fatturato, decisamente più del regime ordinario (dove l’IRPEF a scaglioni più contributi può portare il carico fiscale al 38-43%). Il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività comporta una “perdita” di circa il 5,8% del fatturato, da pianificare con attenzione.

Come trovare i primi pazienti

Una volta aperta la partita IVA e allestito lo studio, la sfida principale del logopedista neoprofessionista è costruire la propria clientela. Le strategie più efficaci nel 2026 sono:

  • Convenzioni con studi medici e poliambulatori: contattare otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi, neuropsichiatri infantili, dentisti/ortodontisti, geriatri della propria zona e proporre collaborazioni a tariffa concordata o invii reciproci. Questo è il canale storicamente più produttivo.
  • Referral con pediatri di libera scelta: per chi si occupa di logopedia pediatrica, costruire un rapporto solido con 4-5 pediatri della zona può portare 30-50 valutazioni l’anno. È utile preparare brochure informative e presentazioni di 30 minuti su DSA, ritardi del linguaggio o disfagia neonatale.
  • Convenzioni con scuole, asili e nidi: proporsi per screening del linguaggio nelle scuole materne (in collaborazione con i pediatri di comunità), per formazione agli insegnanti su DSA e per consulenze al doposcuola specializzato.
  • Convenzioni ASL per liste d’attesa: alcune ASL stipulano convenzioni con liberi professionisti per smaltire le liste d’attesa, soprattutto per DSA e ritardi del linguaggio. Le tariffe sono regolate ma il volume è significativo.
  • Google Business Profile: una scheda Google ottimizzata con foto dello studio, recensioni dei pazienti (richieste con tatto e privacy), orari, mappa e categorie corrette (“Logopedista”, “Speech Therapist”) porta in media il 30-40% dei nuovi pazienti privati.
  • Sito web professionale e SEO locale: anche un sito di 5-6 pagine ottimizzato per “logopedista [città]”, “trattamento DSA [città]”, “balbuzie bambini [città]” è un investimento di 800-1.500 euro che genera contatti per anni.
  • Social media specializzati: Instagram e TikTok funzionano bene per logopedia pediatrica e voice training (contenuti educativi per genitori), LinkedIn per il networking professionale con altri sanitari.
  • Iscrizione a piattaforme: MioDottore, Pagine Bianche Salute, Doctolib aumentano la visibilità (ma comportano costi mensili o commissioni).
  • Eventi formativi e divulgativi: organizzare incontri gratuiti su DSA per genitori, screening gratuiti nelle scuole o conferenze per insegnanti è un ottimo modo per farsi conoscere.

Tipicamente serve circa 1 anno di attività per raggiungere un volume di lavoro stabile (15-20 pazienti settimanali) e 2-3 anni per un’agenda completa. Per accelerare, può essere utile partire affittando ore in uno studio già avviato o lavorando come collaboratore in un poliambulatorio nei primi 12-18 mesi.

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FAQ Partita IVA Logopedista 2026

Quanto costa aprire la partita IVA come logopedista?

L’apertura della partita IVA è gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. I costi indiretti includono: marca da bollo per dichiarazione (gratis se telematica), iscrizione Albo TSRM-PSTRP (100-150 euro/anno), iscrizione gratuita alla Gestione Separata INPS, RC professionale (150-400 euro/anno), eventuali costi di consulenza CAF/commercialista (200-600 euro/anno per la dichiarazione dei redditi e la tenuta del registro forfettario).

Posso fare il logopedista in regime forfettario se sono dipendente ASL?

Sì, ma solo se il reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente è stato inferiore o uguale a 30.000 euro. Inoltre serve l’autorizzazione del datore di lavoro (D.lgs. 165/2001) e l’aliquota Gestione Separata sarà del 24% (non 26,07%) perché si ha già altra copertura previdenziale.

Le mie prestazioni di logopedia sono detraibili al 19%?

Sì. Le prestazioni del logopedista sono spese sanitarie detraibili al 19% (oltre la franchigia di 129,11 euro complessivi), trasmesse automaticamente al Sistema Tessera Sanitaria e precaricate nella dichiarazione precompilata del paziente. Il pagamento deve essere tracciabile (no contanti).

Devo fatturare con IVA al 22%?

No. Le prestazioni sanitarie del logopedista sono esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, del DPR 633/1972, indipendentemente dal regime fiscale (forfettario o ordinario). In fattura va indicata la dicitura di esenzione e, sopra 77,47 euro, applicata la marca da bollo da 2 euro.

Devo iscrivermi a una cassa professionale specifica?

No. I logopedisti non hanno una cassa di previdenza autonoma e si iscrivono obbligatoriamente alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota è del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, del 24% per chi è già coperto altrove.

Posso fare teleriabilitazione e fatturarla come prestazione sanitaria?

Sì. La teleriabilitazione è espressamente prevista dalle Linee guida nazionali sulla telemedicina (Conferenza Stato-Regioni 2020) e dal D.M. 30 settembre 2022. È una prestazione sanitaria a tutti gli effetti: esente IVA, soggetta a invio Sistema TS, detraibile al 19%. È buona pratica indicare in fattura la modalità “teleriabilitazione”.

Quanto guadagna un logopedista in regime forfettario?

Con il regime forfettario start-up al 5%, un logopedista trattiene circa il 76-77% del fatturato. Esempi: 25.000 € fatturato → ~19.200 € netti; 40.000 € fatturato → ~30.700 € netti; 55.000 € fatturato → ~42.200 € netti. Con aliquota al 15% (dal sesto anno) la percentuale netta scende a circa il 71%.

Devo fare fattura elettronica via SdI ai privati?

No. Le fatture per prestazioni sanitarie verso persone fisiche i cui dati sono inviati al Sistema TS non vanno trasmesse via SdI (art. 10-bis D.L. 119/2018). Si emettono in cartaceo o PDF e si consegnano al paziente. La fatturazione elettronica via SdI resta obbligatoria solo per le prestazioni B2B (verso aziende, ASL, studi medici).

Serve la SCIA per aprire uno studio di logopedia?

Sì, è generalmente richiesta una SCIA sanitaria al Comune o alla ASL territoriale, con regole che variano da Regione a Regione. Per gli studi monoprofessionali la procedura è semplificata. Vanno rispettati requisiti di idoneità dei locali, igiene, sicurezza e accessibilità. Lo studio può essere ubicato anche in immobile residenziale come “studio professionale” senza cambio d’uso.

Il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarmi?

Sì. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i logopedisti nella scelta del regime fiscale, nell’apertura della partita IVA, nella gestione delle dichiarazioni dei redditi (modello Redditi PF), nell’invio al Sistema Tessera Sanitaria, nel calcolo dei contributi INPS Gestione Separata e nella pianificazione fiscale per ottimizzare il carico tributario. Contattaci per una consulenza personalizzata.

Conclusioni: aprire P.IVA logopedista nel 2026 conviene

Aprire la partita IVA come logopedista nel 2026 rappresenta una scelta professionale e fiscale conveniente per molti motivi: il regime forfettario al 5% per i primi 5 anni consente di trattenere oltre tre quarti del fatturato; l’esenzione IVA art. 10 e la detraibilità 19% rendono le prestazioni più appetibili per i pazienti; la teleriabilitazione apre nuovi mercati anche oltre la propria città; il crescente bisogno di interventi su DSA, balbuzie, disfagia geriatrica e voice training garantisce una domanda sostenuta.

Le criticità da pianificare con attenzione sono il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente (cruciale per chi è già dipendente ASL), la corretta gestione del Sistema TS, la marca da bollo sulle fatture e il salto da 5% a 15% al sesto anno di attività.

Per ricevere assistenza completa nell’apertura della partita IVA, nella scelta del regime fiscale e nella gestione fiscale e previdenziale annuale, il CAF Centro Fiscale di Udine mette a disposizione consulenti specializzati nelle professioni sanitarie. Prenota una consulenza online o in sede.

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Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La proroga dei versamenti delle dichiarazioni fiscali 2026 al 20 luglio per i soggetti che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) e per i contribuenti in regime forfettario rappresenta uno degli appuntamenti più attesi del calendario fiscale italiano. Per l’anno d’imposta 2025, l’Agenzia delle Entrate ha confermato lo slittamento della scadenza ordinaria del 30 giugno 2026, allineandosi a quanto previsto dall’articolo 37 del D.Lgs. 12 febbraio 2024 n. 13 e dai provvedimenti attuativi.

In questa guida completa il CAF Centro Fiscale di Udine spiega chi sono i soggetti beneficiari della proroga, quali versamenti rientrano nello slittamento, come calcolare correttamente saldo IRPEF 2025 e acconti 2026, e come gestire la rateizzazione delle imposte. Sono inclusi esempi pratici, tabelle riassuntive dei codici tributo, e una sezione dedicata agli errori più frequenti.

La proroga non è una sanatoria né una riduzione del debito d’imposta: si tratta di uno spostamento del termine di versamento senza maggiorazioni, finalizzato a consentire ai professionisti, ai commercialisti e ai CAF di gestire i carichi di lavoro derivanti dall’avvio del Concordato Preventivo Biennale (CPB) e dagli adempimenti collegati al modello Redditi PF/SP/SC 2026.

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Indice dei contenuti

  1. Proroga 20 luglio 2026: cosa cambia rispetto al 30 giugno
  2. Chi sono i destinatari: soggetti ISA, forfettari e minimi
  3. Il quadro normativo: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024
  4. Quali versamenti sono prorogati: elenco completo
  5. Calcolo saldo IRPEF 2025 e acconti 2026: esempi pratici
  6. Versamento dal 21 luglio al 20 agosto con maggiorazione 0,40%
  7. Rateizzazione: come pagare in rate mensili
  8. Codici tributo F24: tabella completa
  9. Casi particolari: soci, eredi, contribuenti minimi
  10. Errori più frequenti e ravvedimento operoso
  11. Domande frequenti sulla proroga 2026

Proroga 20 luglio 2026: cosa cambia rispetto al 30 giugno

La scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 per il pagamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi 2026 (anno d’imposta 2025) viene posticipata al 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione per i contribuenti che soddisfano specifici requisiti. Si tratta di una proroga ormai strutturale, confermata anno dopo anno dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per i soggetti che applicano gli ISA e per i forfettari, in considerazione dei tempi tecnici di pubblicazione dei software dichiarativi e delle istruzioni operative dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa significa concretamente? Significa che chi rientra nell’ambito applicativo della proroga potrà:

  • Versare saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026 entro il 20 luglio 2026 (anziché il 30 giugno) senza maggiorazione dello 0,40%;
  • Versare entro il 20 agosto 2026 con maggiorazione dello 0,40% (anziché entro il 30 luglio);
  • Avviare la rateizzazione con prima rata al 20 luglio (rate mensili successive).

La proroga riguarda solo i versamenti, non incide invece sulla scadenza di invio telematico del modello Redditi, fissata al 31 ottobre 2026 (modello Redditi PF/SP/SC) né sulla dichiarazione IRAP (anch’essa al 31 ottobre 2026).

Fonte: Agenzia delle Entrate, sezione “Scadenze fiscali”; art. 17 DPR 435/2001; art. 37 D.Lgs. 13/2024.

Chi sono i destinatari: soggetti ISA, forfettari e minimi

La proroga al 20 luglio 2026 si applica a tre categorie principali di contribuenti:

1. Soggetti che applicano gli ISA

Sono interessati i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA), introdotti dall’art. 9-bis del D.L. 50/2017 in sostituzione degli ex studi di settore. Rientrano nel beneficio:

  • Persone fisiche titolari di partita IVA (artigiani, commercianti, professionisti) con ricavi/compensi fino a 5.164.569 euro;
  • Società di persone (SNC, SAS) e soggetti equiparati che applicano gli ISA;
  • Società di capitali (SRL, SPA) che applicano gli ISA con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare;
  • Soci di società (SAS, SNC) e collaboratori familiari per redditi attribuiti per trasparenza.

Sono esclusi dagli ISA (e quindi non beneficiano automaticamente della proroga in quanto soggetti ISA) i contribuenti con cause di esclusione – ad esempio inizio o cessazione attività nel periodo, periodo non coincidente con anno solare, ricavi superiori a 5.164.569 euro – salvo che rientrino in altri presupposti.

2. Contribuenti in regime forfettario

I contribuenti che applicano il regime forfettario ex art. 1 commi 54-89 della Legge 190/2014, pur essendo esclusi dall’applicazione degli ISA, beneficiano comunque della proroga in virtù di esplicita previsione normativa. Il limite di ricavi/compensi per il regime forfettario nel 2025 è fissato a 85.000 euro.

3. Contribuenti in regime di vantaggio (ex minimi)

Anche i residui contribuenti che ancora applicano il regime dei minimi (art. 27 commi 1 e 2 del D.L. 98/2011), in scadenza al compimento del quinto anno di attività o al compimento del 35esimo anno di età, rientrano nella proroga al 20 luglio 2026.

Casi di estensione della proroga

La proroga si estende anche ai soci di società che partecipano a soggetti ISA o forfettari, in regime di trasparenza fiscale (art. 5, 115 e 116 TUIR). In particolare:

  • Soci di SNC, SAS e società equiparate;
  • Soci di SRL che hanno optato per la trasparenza (art. 116 TUIR);
  • Collaboratori familiari (art. 230-bis Codice Civile).

Il quadro normativo: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024

La proroga dei versamenti per soggetti ISA e forfettari non è una concessione estemporanea: ha radici normative chiare e progressivamente consolidate.

Il punto di partenza: art. 17 DPR 435/2001

La normativa di base sulle scadenze di versamento delle imposte da dichiarazione e l’articolo 17 del DPR 7 dicembre 2001 n. 435, che stabilisce due termini ordinari:

  • 30 giugno: termine ordinario senza maggiorazione;
  • 30 luglio (i 30 giorni successivi): termine con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Le proroghe annuali: dal DPCM al D.Lgs. 13/2024

Negli anni precedenti la proroga era disposta annualmente con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Dal 2024 in poi, l’articolo 37 del D.Lgs. 12 febbraio 2024 n. 13 (attuativo della delega fiscale L. 111/2023) ha previsto una proroga strutturale per i soggetti ISA e forfettari, collegandola all’avvio del Concordato Preventivo Biennale (CPB).

In particolare, per il 2026 (anno d’imposta 2025), la proroga al 20 luglio è collegata anche all’esigenza di dare tempi adeguati per l’adesione al CPB 2025-2026, riservato proprio ai soggetti ISA e forfettari (limitatamente al periodo 2025 con applicazione dell’imposta sostitutiva ad aliquota agevolata 10-15% sull’eccedenza concordata).

Provvedimenti applicativi 2026

Per il 2026 la proroga è stata confermata dai consueti comunicati MEF e dalle FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate sul proprio sito istituzionale. Si veda inoltre la circolare AdE 18/E del 2024 in materia di CPB, che richiama i termini di versamento per i soggetti aderenti.

Riferimenti normativi: D.Lgs. 13/2024 art. 37; DPR 435/2001 art. 17; L. 111/2023 (delega fiscale); circolare AdE 18/E/2024.

Quali versamenti sono prorogati: elenco completo

La proroga al 20 luglio 2026 si applica a tutti i versamenti il cui termine ordinario cade il 30 giugno 2026 e che risultano dalla dichiarazione dei redditi. In particolare, rientrano nel beneficio:

Imposte dirette

  • Saldo IRPEF 2025 (codice tributo 4001) e relative addizionali regionali e comunali (codici 3801, 3844);
  • Primo acconto IRPEF 2026 (codice tributo 4033), pari al 40% dell’imposta dovuta per il 2025 (per il regime forfettario il primo acconto è generalmente al 50% del totale acconto);
  • Saldo IRES 2025 (codice tributo 2003) per società di capitali con esercizio solare;
  • Primo acconto IRES 2026 (codice tributo 2001);
  • Saldo e acconto IRAP 2025 (codici 3800, 3812, 3813).

Imposta sostitutiva per il regime forfettario

  • Saldo imposta sostitutiva 2025 (aliquota 15%, oppure 5% per nuove attività nei primi 5 anni) – codice tributo 1792;
  • Primo acconto imposta sostitutiva 2026 – codice tributo 1790;
  • Secondo acconto imposta sostitutiva 2026 – codice tributo 1791 (scadenza ordinaria 30 novembre 2026, non interessata dalla proroga di luglio).

Imposte sostitutive e patrimoniali

  • Cedolare secca sui canoni di locazione – saldo (codice 1842) e primo acconto (codice 1840);
  • IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero) – codice 4041 saldo, 4044 primo acconto;
  • IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero) – codice 4043 saldo, 4047 primo acconto.

Contributi previdenziali

La proroga si applica anche ai contributi previdenziali INPS Gestione Separata e ai contributi della Gestione Artigiani e Commercianti dovuti a saldo e primo acconto, calcolati sul reddito eccedente il minimale.

IVA annuale

L’IVA annuale 2025 con scadenza al 16 marzo 2026 NON è oggetto della proroga di luglio. Tuttavia, chi ha scelto di rateizzare l’IVA annuale o di posticiparla con la maggiorazione dello 0,40% mensile alla scadenza di giugno-luglio, ricade nei termini della proroga.

VersamentoCodice tributoScadenza ordinariaScadenza prorogata
Saldo IRPEF 2025400130/06/202620/07/2026
Primo acconto IRPEF 2026403330/06/202620/07/2026
Saldo imposta sost. forfettari179230/06/202620/07/2026
Primo acconto imp. sost. forfettari179030/06/202620/07/2026
Saldo IRES 2025200330/06/202620/07/2026
Saldo IRAP 2025380030/06/202620/07/2026
Cedolare secca saldo184230/06/202620/07/2026
Addizionale regionale380130/06/202620/07/2026
Addizionale comunale saldo384430/06/202620/07/2026

Calcolo saldo IRPEF 2025 e acconti 2026: esempi pratici

Vediamo come si calcolano concretamente saldo e acconti per le due principali categorie di contribuenti che beneficiano della proroga.

Esempio 1: Artigiano con ricavi ISA

Mario, idraulico in regime ordinario semplificato, soggetto agli ISA per il codice ATECO 43.22.01, presenta:

  • Reddito d’impresa 2025: 38.000 euro;
  • IRPEF lorda calcolata: 8.450 euro;
  • Detrazioni: 1.880 euro;
  • IRPEF netta: 6.570 euro;
  • Acconti già versati nel 2025 (giugno + novembre): 5.940 euro.

Calcolo:

  • Saldo IRPEF 2025 = 6.570 – 5.940 = 630 euro (codice 4001);
  • Primo acconto IRPEF 2026 = 40% di 6.570 = 2.628 euro (codice 4033);
  • Secondo acconto IRPEF 2026 = 60% di 6.570 = 3.942 euro (scadenza 30/11/2026, codice 4034).

Totale da versare entro il 20 luglio 2026: 3.258 euro (630 + 2.628). Oppure entro il 20 agosto 2026 con maggiorazione 0,40%: 3.258 + 13,03 = 3.271,03 euro.

Esempio 2: Professionista in regime forfettario

Laura, consulente IT, primo anno di attività superato (non più start-up al 5%):

  • Compensi 2025: 52.000 euro;
  • Coefficiente di redditività (codice ATECO 62.02.00): 78%;
  • Reddito imponibile: 52.000 x 78% = 40.560 euro;
  • Contributi INPS Gestione Separata 2025 pagati: 5.200 euro;
  • Reddito imponibile netto: 40.560 – 5.200 = 35.360 euro;
  • Imposta sostitutiva 15%: 5.304 euro.

Calcolo:

  • Saldo imposta sostitutiva 2025 = 5.304 – acconti versati nel 2025 (codice 1792);
  • Primo acconto 2026 (50% del totale) = 2.652 euro (codice 1790);
  • Secondo acconto 2026 (50%) = 2.652 euro entro il 30/11/2026 (codice 1791).

Regola importante (acconti per forfettari): non è dovuto acconto se l’imposta sostitutiva dichiarata è inferiore a 51,65 euro; è dovuto in unica soluzione entro il 30/11 se inferiore a 257,52 euro; è dovuto in due rate (40% + 60%, oppure 50%+50% a seconda del regime) se superiore a 257,52 euro.

Esempio 3: Socio SRL trasparente

Giulia, socia al 50% di una SRL trasparente (art. 116 TUIR), riceve per trasparenza un reddito di partecipazione di 28.000 euro. Anche lei beneficia della proroga al 20 luglio per il versamento del saldo IRPEF e del primo acconto, in quanto socio di soggetto ISA.

Versamento dal 21 luglio al 20 agosto con maggiorazione 0,40%

Chi non riesce a versare entro il 20 luglio 2026 può avvalersi della possibilità di posticipare il pagamento entro i 30 giorni successivi, cioè fino al 20 agosto 2026, applicando una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

La maggiorazione dello 0,40% si applica:

  • Solo sugli importi versati tra il 21 luglio e il 20 agosto 2026;
  • Su tutti i tributi della dichiarazione (IRPEF, IRES, IRAP, imposta sostitutiva, addizionali, cedolare, ecc.);
  • Sui contributi INPS calcolati a saldo e primo acconto.

Esempio di calcolo maggiorazione

Riprendendo Mario dell’esempio 1, se versa il 5 agosto 2026 anziché il 20 luglio:

  • Importo base: 3.258 euro;
  • Maggiorazione 0,40%: 3.258 x 0,4% = 13,03 euro;
  • Totale da versare: 3.271,03 euro.

La maggiorazione va aggiunta direttamente nel modello F24 al campo “Importi a debito versati” insieme all’importo principale. Non esiste un codice tributo separato per la maggiorazione 0,40%.

Attenzione: Il termine del 20 agosto 2026 cade di giovedì – non c’è quindi slittamento al primo giorno lavorativo successivo. Diversamente, quando il termine cade di sabato, domenica o festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo (art. 6 D.L. 330/1994).

Rateizzazione: come pagare in rate mensili

I contribuenti possono decidere di rateizzare gli importi a debito in rate mensili di pari importo, beneficiando comunque della proroga al 20 luglio 2026 come data della prima rata.

Numero massimo di rate

Le rate possono essere distribuite fino al 16 dicembre 2026, con scadenze così articolate:

  • 1a rata: 20 luglio 2026 (oppure 20 agosto con maggiorazione 0,40%);
  • 2a rata: 20 agosto 2026;
  • 3a rata: 16 settembre 2026;
  • 4a rata: 16 ottobre 2026;
  • 5a rata: 17 novembre 2026 (il 16 cade di lunedì – confermare il calendario ufficiale);
  • 6a rata: 16 dicembre 2026 (ultima rata possibile).

Le rate successive alla prima sono maggiorate degli interessi nella misura del 4% annuo (DM 21/05/2009), calcolati su base mensile dal giorno successivo al primo versamento.

Tabella interessi per rate successive

RataScadenzaInteressi su rata
1a20/07/20260,00%
2a20/08/20260,33%
3a16/09/20260,66%
4a16/10/20260,99%
5a16/11/20261,32%
6a16/12/20261,65%

Codice tributo per gli interessi da rateizzazione: 1668.

Cosa NON si può rateizzare

NON sono rateizzabili: il secondo acconto IRPEF, le imposte sostitutive di IRPEF (es. ceduole secche), l’IVA annuale (già con suo regime di rateazione separato fino al 16 dicembre).

Codici tributo F24: tabella completa

Per il versamento delle imposte risultanti dalla dichiarazione 2026, ecco la tabella aggiornata dei principali codici tributo da utilizzare nel modello F24:

CodiceDescrizioneAnno di riferimento
4001IRPEF – saldo2025
4033IRPEF – acconto prima rata2026
4034IRPEF – acconto seconda rata o unica soluzione2026
1790Imposta sost. forfettari – acconto prima rata2026
1791Imposta sost. forfettari – acconto seconda rata2026
1792Imposta sost. forfettari – saldo2025
2003IRES – saldo2025
2001IRES – acconto prima rata2026
3800IRAP – saldo2025
3812IRAP – acconto prima rata2026
3801Addizionale regionale2025
3844Addizionale comunale – saldo2025
3843Addizionale comunale – acconto2026
1842Cedolare secca – saldo2025
1840Cedolare secca – acconto prima rata2026
1668Interessi rateizzazione2026
4041IVIE – saldo2025
4043IVAFE – saldo2025

Per i contributi INPS i codici sono: AP (Artigiani Saldo), AF (Artigiani Acconto), CP (Commercianti Saldo), CF (Commercianti Acconto), PXM/P10 (Gestione Separata).

Casi particolari: soci, eredi, contribuenti minimi

Soci di società di persone (SNC, SAS)

I soci di società di persone che applicano gli ISA o sono in regime forfettario beneficiano della proroga al 20 luglio 2026 anche per le imposte dovute sui redditi attribuiti per trasparenza. Devono comunque presentare il proprio modello Redditi PF entro il 31 ottobre 2026.

Eredi del contribuente deceduto

Gli eredi di un contribuente soggetto ISA o forfettario deceduto nel 2025 beneficiano di un regime speciale di proroga: i termini di versamento e di presentazione della dichiarazione del de cuius sono prorogati di sei mesi (art. 65 DPR 600/1973). Anche la proroga al 20 luglio 2026 si applica ai versamenti dovuti dal de cuius per il 2025, salvo l’ulteriore proroga semestrale.

Inizio o cessazione attività nel 2025

Chi ha iniziato o cessato l’attività nel 2025 è generalmente escluso dagli ISA per cause oggettive. Tuttavia, ai fini della proroga al 20 luglio si guarda alla natura del contribuente (titolare di partita IVA con attività potenzialmente assoggettata a ISA o forfettaria), quindi il beneficio si applica comunque.

Periodo d’imposta non solare

Le società di capitali con esercizio non coincidente con l’anno solare (es. 1/7-30/6) seguono il termine di versamento ordinario al ultimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio. La proroga al 20 luglio 2026 si applica solo a chi ha esercizio solare.

Contribuenti aderenti al CPB (Concordato Preventivo Biennale)

I soggetti che hanno aderito al CPB per il biennio 2025-2026 (o per il singolo periodo 2025 per i forfettari) versano l’imposta sostitutiva sull’eccedenza concordata (aliquota dal 10% al 15% per soggetti ISA, 10% per forfettari) entro il 20 luglio 2026, codici tributo dedicati (4068, 4069, 4070, 4071, 4072 per soggetti ISA in base al livello di affidabilità raggiunto).

Errori più frequenti e ravvedimento operoso

Vediamo i più comuni errori commessi durante i versamenti di luglio e come correggerli tempestivamente con il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997).

Errore 1: Mancato versamento entro il 20 luglio

Chi non versa entro il 20 agosto 2026 (con maggiorazione) è considerato in ritardo. Il ravvedimento permette di sanare con sanzioni ridotte:

  • Ravvedimento sprint (entro 14 giorni): sanzione 0,1% per ogni giorno di ritardo;
  • Ravvedimento breve (entro 30 giorni): sanzione 1,5% (1/10 del 15%);
  • Ravvedimento intermedio (entro 90 giorni): sanzione 1,67% (1/9 del 15%);
  • Ravvedimento lungo (entro un anno): sanzione 3,75% (1/8 del 30%);
  • Ravvedimento ultra-annuale (entro 2 anni): sanzione 4,29% (1/7 del 30%);
  • Ravvedimento oltre 2 anni: sanzione 5% (1/6 del 30%).

A queste sanzioni si aggiungono gli interessi al tasso legale (per il 2025 era 2%, per il 2026 da verificare dopo decreto MEF di fine 2025 – in caso di mancato aggiornamento si applica l’ultimo tasso vigente).

Errore 2: Sbagliare il codice tributo

Un errore comune è versare l’IRPEF con il codice della cedolare secca o viceversa. La correzione si effettua tramite il modello F24 di Variazione (codice tributo da indicare con segno meno e indicazione del codice corretto), oppure tramite richiesta di compensazione via cassetto fiscale.

Errore 3: Calcolare l’acconto sul reddito sbagliato

Per i forfettari l’acconto si calcola sull’imposta sostitutiva e non sul reddito imponibile. Per i soggetti ordinari si calcola sull’imposta IRPEF/IRES netta, al netto delle ritenute subite e dei crediti d’imposta. Errori comuni portano a sovraversamenti che si recuperano in compensazione orizzontale F24 negli anni successivi.

Errore 4: Ignorare la riduzione di acconto per il primo anno

I forfettari al primo anno di attività possono optare per l’aliquota agevolata 5% (anziché 15%), ma in tal caso possono scegliere di NON versare alcun acconto per il periodo d’imposta successivo qualora abbiano applicato per la prima volta il regime. Verificare sempre il quadro LM del modello Redditi PF.

Errore 5: Saltare l’addizionale regionale e comunale

Saldo e acconto delle addizionali (codici 3801, 3844, 3843) seguono la proroga ma sono spesso dimenticati. Il software dichiarativo li calcola in automatico, ma in compilazione manuale è bene controllarli sempre.

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Domande frequenti sulla proroga 2026

1. La proroga vale anche per i contribuenti non titolari di partita IVA?

No. La proroga al 20 luglio 2026 è riservata ai titolari di partita IVA che applicano gli ISA o sono in regime forfettario, ai loro soci/collaboratori e agli eredi. I lavoratori dipendenti, i pensionati e gli altri contribuenti non titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo applicano la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 o quella alternativa del 30 luglio 2026 con maggiorazione 0,40%.

2. Devo presentare la dichiarazione entro il 20 luglio?

No. La proroga riguarda solo i versamenti. La scadenza per la presentazione telematica del modello Redditi PF, SP, SC e IRAP resta il 31 ottobre 2026.

3. Posso compensare il debito con crediti d’imposta?

Sì, è prassi diffusa. Tramite modello F24 si possono compensare i debiti IRPEF/IRES/IRAP con crediti d’imposta disponibili (es. crediti IVA, credito 730, credito IRAP eccedente). Attenzione: la compensazione orizzontale oltre 5.000 euro richiede visto di conformità.

4. Cosa succede se verso il 19 luglio (sabato)?

Il 20 luglio 2026 cade di lunedì, quindi non c’è slittamento. Tuttavia, se si versa il 19 luglio (sabato) o il 18 luglio (domenica) il versamento è accettato come anticipato e valido.

5. Sono pensionato con partita IVA aperta in regime forfettario per consulenze occasionali: beneficio della proroga?

Sì. La proroga si applica in base al regime fiscale (forfettario) e non alla qualifica anagrafica. Anche il pensionato in regime forfettario versa al 20 luglio 2026.

6. Posso versare in compensazione tramite F24 telematico anche dopo il 20 luglio?

Sì, ma con maggiorazione 0,40% se versato tra il 21 luglio e il 20 agosto, o con ravvedimento operoso se oltre. Il termine per la compensazione è quello di versamento.

7. La proroga si applica al diritto camerale CCIAA?

Sì. Il diritto annuale alla Camera di Commercio, codice tributo 3850, ha scadenza coincidente con il primo termine di versamento delle imposte dirette, e quindi beneficia della proroga al 20 luglio 2026 per soggetti ISA e forfettari.

8. Ho dimenticato di versare il primo acconto: posso pagare solo il saldo?

No. Saldo e acconto sono distinti e vanno entrambi versati. Il primo acconto va comunque pagato (può essere ravveduto se in ritardo). In alternativa, se l’acconto era inferiore alla soglia minima (51,65 euro IRPEF) o (51,65 euro imposta sostitutiva), non era dovuto.

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Fonti consultate: art. 17 DPR 435/2001; art. 37 D.Lgs. 13/2024; L. 111/2023; circolare AdE 18/E del 17 settembre 2024; comunicati MEF su scadenze fiscali; sito ufficiale Agenzia Entrate sezione “Scadenze fiscali” e “Modello F24 codici tributo”.

regime forfettario partita iva

Commercialista online forfettario 2026: scegliere la piattaforma digitale giusta può significare risparmiare centinaia di euro all anno e gestire la propria partita IVA direttamente da app, senza file in studio. Però non tutte le soluzioni sono uguali: Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa e gli altri servizi presenti sul mercato hanno prezzi che vanno da 350 a 900 euro all anno, ma offrono livelli di assistenza, integrazioni e profondità di consulenza molto diversi.

In questa guida 2026 analizziamo onestamente pro e contro del commercialista online, confrontiamo le principali piattaforme per forfettari e ti spieghiamo quando questa scelta conviene davvero e quando invece è meglio affidarsi a un CAF o a uno studio tradizionale. Hai già letto la nostra guida sul costo del commercialista per forfettari? Qui scendiamo nel dettaglio operativo delle piattaforme.

Indice dei contenuti

  1. Cos è un commercialista online
  2. Differenze con commercialista tradizionale e CAF
  3. Vantaggi del commercialista online
  4. Svantaggi e limiti del commercialista online
  5. Le principali piattaforme: analisi onesta
  6. Tabella confronto prezzi e servizi
  7. Quando il commercialista online NON è la scelta giusta
  8. L alternativa CAF Centro Fiscale Udine
  9. Come scegliere: 5 domande da farsi
  10. Recensioni e Trustpilot: cosa controllare
  11. Domande frequenti

Cos è un commercialista online

Per commercialista online si intende un servizio professionale di contabilità, fatturazione e dichiarazione dei redditi erogato attraverso una piattaforma digitale (web e app mobile), senza che il cliente debba mai recarsi fisicamente in studio. L iscrizione a un servizio di commercialista online prevede in genere:

  • Un abbonamento annuale o mensile con costi predefiniti e nessun extra a sorpresa.
  • L assegnazione di un commercialista o consulente fiscale di riferimento (in alcune piattaforme dedicato, in altre a rotazione).
  • Un portale web e una app mobile per emettere fatture elettroniche, caricare ricevute, monitorare incassi e tasse in tempo reale.
  • Servizi di supporto via chat, email o videochiamata con tempi di risposta dichiarati.
  • La dichiarazione dei redditi annuale (Modello Redditi PF), spesso inclusa nel canone.

Il modello è nato per partite IVA in regime forfettario e freelance digitali, ma negli ultimi anni si è esteso anche a piccole srl, professionisti in regime ordinario semplificato e piccole imprese. Il numero di iscritti alle principali piattaforme è cresciuto in modo significativo dal 2020 a oggi, con Fiscozen che da sola dichiara di gestire decine di migliaia di partite IVA.

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Differenze con commercialista tradizionale e CAF

Per capire se il commercialista online conviene, bisogna prima chiarire le tre opzioni principali a disposizione di un forfettario nel 2026:

Commercialista tradizionale

È il professionista iscritto all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con studio fisico, che segue il cliente in modo personalizzato. Si occupa di tutto: contabilità, dichiarazioni, consulenza strategica, accertamenti, contenzioso tributario, fatturazione elettronica. Costi medi per un forfettario: 1.000-2.500 euro all anno, a seconda di volume e complessità.

CAF (Centro di Assistenza Fiscale)

Il CAF è un soggetto autorizzato dall Agenzia delle Entrate a fornire assistenza fiscale a privati, partite IVA semplici e famiglie. I CAF (come CAF Centro Fiscale di Udine) offrono dichiarazione redditi, ISEE, modelli RED, successioni, gestione contributi INPS e supporto nelle pratiche con l Agenzia delle Entrate. Costi tipici per un forfettario: 400-900 euro all anno, con servizi accessori (730, ISEE, successione) spesso inclusi o a tariffe agevolate.

Commercialista online

È un servizio digitale standardizzato erogato da società che internamente si avvalgono di commercialisti iscritti all Albo. Il rapporto con il professionista avviene esclusivamente via piattaforma. Costi: 350-900 euro all anno, con piano base focalizzato su forfettari semplici. I servizi extra (consulenza strategica, casi complessi, accertamenti) sono spesso a pagamento separato.

Vantaggi del commercialista online

Le piattaforme di commercialista online hanno conquistato decine di migliaia di forfettari italiani per ragioni concrete. Ecco i principali vantaggi del commercialista online forfettario nel 2026:

1. Prezzi più bassi rispetto al commercialista tradizionale

Il vantaggio più evidente: 350-900 euro all anno contro i 1.000-2.500 euro di uno studio tradizionale. La standardizzazione dei processi (software, workflow, supporto centralizzato) consente alle piattaforme di abbassare i costi e proporre prezzi competitivi anche per chi parte da zero.

2. App dedicata: fatture e contabilità in tempo reale

Tutte le piattaforme moderne offrono app mobile e portale web da cui si può:

  • Emettere fatture elettroniche al SdI in pochi tap.
  • Monitorare in tempo reale ricavi, tasse stimate e contributi INPS dovuti.
  • Caricare ricevute e spese deducibili (anche per regime forfettario, utili per scopi gestionali).
  • Visualizzare scadenze fiscali personalizzate.
  • Scaricare modelli compilati e ricevute pagamenti F24.

3. Onboarding rapido (1-3 giorni)

L apertura della partita IVA tramite piattaforma online avviene tipicamente in 1-3 giorni lavorativi, con tutto gestito da remoto: firma digitale, invio modelli AA9/12 all Agenzia delle Entrate, iscrizione INPS, eventuale CCIAA. Niente appuntamenti in studio, niente tempi di attesa.

4. Supporto via chat, email e videochiamata

Il supporto del commercialista online avviene tramite canali digitali: chat in app, email, videochiamata su prenotazione. I tempi di risposta dichiarati variano da poche ore (Fiscozen) a 24-48 ore. Per i forfettari semplici, questa modalità è spesso più rapida del classico “appuntamento in studio fra due settimane”.

5. Trasparenza dei prezzi: nessun extra a sorpresa

Le piattaforme dichiarano in anticipo cosa è incluso e cosa no. Il canone all-inclusive copre apertura partita IVA, contabilità annuale, dichiarazione redditi, fatture illimitate, supporto base. Eventuali servizi extra (apertura società, consulenze approfondite, F24 fuori canone) sono a listino.

6. Servizio dichiarazione redditi incluso

Il Modello Redditi PF annuale è tipicamente compreso nel canone, con calcolo di IRPEF (o imposta sostitutiva al 5%/15% per i forfettari), contributi INPS, gestione acconti e saldo. La piattaforma genera direttamente il modello F24 da pagare.

Svantaggi e limiti del commercialista online

Il marketing dei commercialisti online enfatizza i benefici, ma è onesto raccontare anche i limiti, soprattutto per chi non è un forfettario “perfettamente standard”:

1. Standardizzazione: poco margine per casi complessi

Le piattaforme funzionano benissimo per forfettari “tipo”: un ATECO, clienti italiani, fatture lineari. Quando il caso si complica (clienti esteri con reverse charge, doppia attività, immobili all estero, redditi misti) la macchina si inceppa: spesso bisogna passare al piano premium o pagare consulenze extra (50-150 euro l ora).

2. Supporto non sempre dedicato (rotazione consulenti)

Su molte piattaforme il consulente che risponde in chat non è sempre lo stesso: ogni richiesta può essere gestita da operatori diversi del team. Per domande complesse questo significa dover rispiegare ogni volta la propria situazione. Solo i piani premium di alcune piattaforme garantiscono un commercialista dedicato.

3. Niente relazione face-to-face

Il rapporto è esclusivamente digitale. Per molti professionisti questo è un vantaggio (rapidità, niente perdite di tempo), ma per chi ha bisogno di una consulenza strategica approfondita (pianificazione fiscale pluriennale, scelta del regime, decisioni sulla forma giuridica) la mancanza del confronto diretto può essere un limite.

4. Difficoltà su accertamenti o ispezioni

In caso di accertamento dell Agenzia delle Entrate, ispezione INPS o cartella esattoriale, le piattaforme online offrono assistenza limitata: spesso la gestione del contenzioso non è inclusa nel canone e va affidata a un professionista esterno. Un commercialista tradizionale, invece, ti segue di persona anche in queste situazioni.

5. Supporto a volte limitato a determinati ATECO

Alcune piattaforme funzionano molto bene per ATECO digitali e freelance del terziario (consulenze, IT, marketing, design), ma sono meno attrezzate su settori specifici (artigiani con magazzino, attività con dipendenti, e-commerce con vendite intra-UE). Verifica sempre prima dell iscrizione che la piattaforma copra il tuo codice ATECO.

Le principali piattaforme di commercialista online: analisi onesta

Ecco una panoramica delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026, con prezzi indicativi, punti di forza e criticità. I prezzi sono aggiornati alla data di pubblicazione e potrebbero variare; verifica sempre il listino sul sito ufficiale della piattaforma.

1. Fiscozen (leader del mercato)

Fiscozen è la piattaforma più conosciuta in Italia per commercialista online dedicato ai forfettari. Fondata a Milano, ha costruito un brand forte attraverso pubblicità, content marketing e partnership con freelance digitali.

  • Prezzo piano base: circa 38 euro al mese (456 euro all anno) + IVA, con offerte introduttive periodiche.
  • Servizi inclusi: contabilità forfettaria, fatturazione elettronica illimitata, dichiarazione redditi PF, F24 contributi INPS, supporto chat e email, app dedicata.
  • Pro: brand riconosciuto, onboarding fluido, app tra le più intuitive del mercato, ottima documentazione e knowledge base.
  • Contro: il piano base non include consulenze approfondite (le call con commercialista costano circa 80 euro all ora); supporto a rotazione nei piani standard.
  • Ideale per: forfettari “semplici” del digitale, freelance, consulenti, professionisti con un ATECO chiaro e clientela italiana.

2. Aziendabile (ex Aziendaperfetta)

Aziendabile (precedentemente conosciuta come Aziendaperfetta) è una piattaforma italiana che si rivolge a forfettari e piccole imprese con un posizionamento di prezzo aggressivo.

  • Prezzo piano base: circa 35 euro al mese (~420 euro all anno).
  • Servizi inclusi: contabilità, dichiarazione redditi, fatturazione elettronica, supporto via piattaforma.
  • Pro: prezzo competitivo, copertura ampia di codici ATECO, processi rodati.
  • Contro: meno integrazioni e meno “marketing” rispetto a Fiscozen, knowledge base meno ricca.
  • Ideale per: chi cerca il miglior rapporto qualità-prezzo e non ha bisogno di un brand “premium”.

3. Idealsofa

Idealsofa è una piattaforma italiana focalizzata sui forfettari e small business, con un offerta orientata alla semplicità.

  • Prezzo: da 350 a 650 euro all anno a seconda del piano.
  • Pro: prezzo basso nel piano essenziale, focus su small business e forfettari, semplicità di utilizzo.
  • Contro: meno funzionalità avanzate rispetto ai leader, comunità meno estesa.
  • Ideale per: forfettari “minimal” che vogliono spendere il meno possibile e gestiscono pochi clienti italiani.

4. ContaBox

ContaBox è un altra piattaforma italiana che propone gestione fiscale e contabile per forfettari e piccole imprese.

  • Prezzo: circa 45 euro al mese (540 euro all anno).
  • Pro: piattaforma robusta, supporto incluso, copertura sia forfettari sia ordinari.
  • Contro: prezzo leggermente sopra la media per il piano base, brand meno conosciuto.
  • Ideale per: chi cerca una soluzione “completa” e ha intenzione di passare in futuro a regime ordinario.

5. Soldo (servizi commercialista integrati)

Soldo nasce come piattaforma di gestione spese aziendali e carte prepagate, ma offre anche servizi di commercialista integrati attraverso partner. Non è un commercialista online “puro” ma una soluzione integrata di gestione finanziaria + fiscale.

  • Prezzo: variabile, dipende dai moduli attivati.
  • Pro: integrazione tra carta aziendale, gestione spese e contabilità.
  • Contro: non è ottimizzato per il forfettario “puro”; più adatto a piccole srl o ditte individuali in regime ordinario.
  • Ideale per: piccole imprese con spese frequenti e necessità di carte aziendali.

6. Marvik, TaxFix e altre piattaforme minori

Sul mercato esistono altre piattaforme:

  • Marvik: servizio di commercialista digitale orientato a freelance e startup, con piani modulari.
  • TaxFix: più focalizzato su dichiarazioni redditi per dipendenti (Modello 730) che su forfettari.
  • Tasse Quotidiane / TaxYourFree / altre boutique digitali: realtà più piccole, spesso con un commercialista dedicato e prezzi customizzati.

La regola generale: se la piattaforma non è tra le top-5 italiane, verifica con cura iscrizione all Albo del referente, recensioni indipendenti e clausole contrattuali prima di firmare.

Tabella confronto: prezzi, servizi, pro e contro

Ecco un confronto sintetico delle principali piattaforme di commercialista online per forfettari nel 2026:

PiattaformaPrezzo annuoDichiarazione inclusaPunti di forzaLimiti principali
Fiscozen~456 euro + IVASìBrand, app, knowledge baseConsulenze a parte (~80 euro/h)
Aziendabile~420 euroSìPrezzo competitivoMeno integrazioni
Idealsofa350-650 euroSìPiano base economicoFunzionalità di base
ContaBox~540 euroSìCopertura forfettari + ordinariBrand meno noto
SoldoVariabileModulo separatoIntegrazione gestione speseNon ideale per forfettari puri
Marvik~400-800 euroSìModulare, orientato freelanceRealtà più piccola
CAF Centro Fiscale Udine400-900 euroSì (incluso 730/RPF)Persona dedicata, presenza fisica, ISEE/successioni inclusiServizio locale

Nota: i prezzi possono variare in base a promozioni, tipologia ATECO e caratteristiche specifiche del cliente. Verifica sempre il preventivo personalizzato.

Quando il commercialista online NON è la scelta giusta

Le piattaforme di commercialista online sono fantastiche per forfettari semplici, ma in alcuni casi un commercialista tradizionale o un CAF rappresentano una scelta decisamente migliore. Ecco i casi tipici in cui NON conviene affidarsi al commercialista online:

1. Forfettari con clienti esteri complessi

Se fatturi a clienti esteri, soprattutto extra-UE, o gestisci reverse charge intra-UE in modo continuativo, la standardizzazione delle piattaforme diventa un limite. Spesso le risposte tardano, le procedure non sono ottimizzate, e il rischio di errore è maggiore. Un professionista dedicato che conosce il tuo caso è più efficace.

2. Più codici ATECO o seconda attività

Se hai doppio codice ATECO (attività prevalente + secondaria), o gestisci una seconda attività in regime forfettario, il calcolo del coefficiente di redditività e l applicazione corretta delle regole richiedono attenzione. Molti piani base delle piattaforme online supportano un solo ATECO o richiedono upgrade.

3. Imprenditori in regime ordinario o semplificato

Se i tuoi ricavi superano 85.000 euro e sei uscito dal forfettario, oppure se hai dipendenti, magazzino, beni strumentali rilevanti, IVA detraibile, hai bisogno di contabilità ordinaria o semplificata: le piattaforme online possono gestirla, ma la qualità della consulenza è spesso inferiore a uno studio tradizionale.

4. Casi con accertamento, ispezione o contenzioso

Se ricevi un avviso di accertamento, una cartella esattoriale, una richiesta di chiarimenti dall Agenzia delle Entrate o un ispezione INPS, hai bisogno di un professionista che ti rappresenti e ti difenda. Le piattaforme online raramente includono queste prestazioni nel canone: dovrai rivolgerti a un commercialista o avvocato tributarista esterno, sostenendo costi aggiuntivi.

5. Chi cerca consulenza fiscale strategica

Se vuoi pianificare la tua fiscalità su più anni (uscita strategica dal forfettario, scelta di trasformazione in srl, ottimizzazione contributi INPS, gestione redditi misti, pensione integrativa), il commercialista online non è ottimizzato per la consulenza strategica: ti risponderà a domande operative, ma la pianificazione complessa richiede un professionista che conosca a fondo la tua storia e i tuoi obiettivi.

L alternativa CAF: il Centro Fiscale di Udine

Per i forfettari italiani semplici esiste una terza via spesso sottovalutata: il CAF (Centro di Assistenza Fiscale). Il CAF Centro Fiscale di Udine offre molti dei vantaggi del commercialista online (prezzo competitivo, gestione completa) con qualcosa in più che le piattaforme digitali non possono garantire.

I vantaggi del CAF rispetto al commercialista online

  • Prezzi simili o migliori: tariffe annue tra 400 e 900 euro, in linea con le piattaforme online ma con servizi extra inclusi.
  • Persona fisica dedicata: al CAF parli sempre con la stessa consulente, che conosce il tuo caso e ti segue nel tempo.
  • Servizi extra inclusi: dichiarazione 730, ISEE, modello RED, dichiarazione di successione, modello Unico (RPF), gestione contributi INPS gestione separata, NASPI, pratiche pensione. Spesso queste prestazioni sono già incluse nel pacchetto annuale o disponibili a tariffe agevolate.
  • Presenza territoriale: uffici a Udine, Viale Giuseppe Tullio 13, raggiungibili facilmente in tutto il Friuli Venezia Giulia.
  • Supporto su accertamenti: se ricevi una comunicazione dall Agenzia delle Entrate o INPS, il CAF ti aiuta a leggere la lettera, capire cosa chiedere e gestire la pratica, anche in presenza.
  • Sistema tavolare FVG: per le successioni ereditarie, il CAF Centro Fiscale conosce le specificità del sistema tavolare austro-ungarico vigente in Friuli, una competenza specialistica che le piattaforme nazionali non hanno.

Vuoi un preventivo personalizzato?

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un preventivo gratuito per la gestione della tua partita IVA forfettaria. Confronta tariffe e servizi prima di scegliere.

Telefono: 0432 1638640

WhatsApp: 366 6018121

Email: info@centrofiscale.com

Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

Come scegliere: 5 domande da farsi prima di decidere

Prima di iscriverti a un commercialista online (o di scegliere il CAF o il commercialista tradizionale), poniti queste 5 domande chiave:

1. Il mio caso è davvero “standard”?

Se sei un freelance italiano con un ATECO chiaro, clienti italiani e ricavi sotto i 50.000 euro, il caso è standard: una piattaforma online va benissimo. Se hai clienti esteri, doppia attività, ricavi sopra i 70.000 euro o stai per uscire dal forfettario, NON è standard.

2. Quanto valore do alla relazione personale?

Alcune persone si trovano benissimo con chat e email, altre preferiscono guardare in faccia il consulente. Se rientri nella seconda categoria, evita le piattaforme puramente digitali e scegli un CAF o uno studio tradizionale.

3. Quante e quali consulenze mi servono nell anno?

Se prevedi di fare poche domande all anno (apertura, dichiarazione, qualche dubbio), il piano base online basta. Se invece prevedi di chiedere consulenze frequenti su scelte importanti (clienti grossi, contratti, ottimizzazione fiscale), conta le ore: 4-5 consulenze a 80 euro l ora fanno già 320-400 euro extra, riducendo il vantaggio di prezzo.

4. Quanto sono autonomo nella gestione digitale?

Le piattaforme richiedono che tu sia in grado di emettere fatture, leggere notifiche, scaricare F24 dall app. Se sei a tuo agio con il digitale e l app: ottimo. Se preferisci che un altro si occupi di tutto, un CAF o uno studio tradizionale ti scaricano del lavoro.

5. Quali servizi extra mi servono oltre alla partita IVA?

Devi fare anche il 730 di tuo marito/moglie? L ISEE per l asilo? Una successione ereditaria? Una pratica NASPI? Le piattaforme di commercialista online non offrono questi servizi: dovresti pagarli a parte. Un CAF li gestisce tutti, spesso in pacchetto.

Recensioni e Trustpilot: cosa controllare

Prima di scegliere una piattaforma di commercialista online, è fondamentale leggere le recensioni indipendenti. Trustpilot, Google Maps e i forum di freelance italiani sono ottime fonti. Ecco cosa controllare:

  • Numero di recensioni: una piattaforma con 5.000+ recensioni è statisticamente più affidabile di una con 50. Verifica anche che il punteggio sia stabile nel tempo.
  • Recensioni negative recenti: leggi le 1 e 2 stelle degli ultimi 6 mesi. Spesso emergono pattern (lentezza nel rispondere, errori nelle dichiarazioni, difficoltà nel cancellarsi).
  • Risposte dell azienda: un brand serio risponde alle recensioni negative in modo professionale, non difensivo.
  • Storie su accertamenti: cerca recensioni di chi ha avuto problemi con l Agenzia delle Entrate. Come ha gestito la piattaforma il caso?
  • Recensioni di chi ha cancellato: il processo di disdetta è fluido o ti tengono “in trappola”? È un indicatore di trasparenza.
  • Iscrizione all Albo: verifica che i commercialisti referenti siano effettivamente iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Le piattaforme serie pubblicano questa informazione.

Una raccomandazione: non scegliere solo in base al prezzo o alla pubblicità. Una piattaforma economica che però ha problemi di supporto o gestione delle dichiarazioni ti costa molto di più in tempo perso (e potenzialmente in sanzioni). Investire 100-200 euro in più per un servizio affidabile spesso ripaga.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti sul commercialista online forfettario

Il commercialista online è davvero un dottore commercialista iscritto all Albo?

Le piattaforme serie (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) si avvalgono internamente di commercialisti iscritti all Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. La piattaforma in sé non è iscritta all Albo (è una società di servizi), ma i professionisti che gestiscono le dichiarazioni sì. Verifica sempre questa informazione prima di firmare il contratto.

Posso cambiare commercialista online a metà anno?

Sì, puoi cambiare commercialista in qualsiasi momento, ma valuta i tempi: la dichiarazione redditi va presentata entro il 31 ottobre dell anno successivo, quindi cambiare fra giugno e settembre potrebbe complicare la gestione. Recupera sempre tutte le tue fatture e ricevute (sono tue per legge) prima di passare a un nuovo professionista.

Il piano base di Fiscozen include la dichiarazione dei redditi?

Sì, il piano base di Fiscozen (e di tutte le principali piattaforme italiane di commercialista online per forfettari) include la dichiarazione dei redditi PF annuale, il calcolo dell imposta sostitutiva, dei contributi INPS gestione separata o artigiani/commercianti, e la generazione del modello F24 da pagare.

Quanto costa aprire la partita IVA con un commercialista online?

Quasi tutte le piattaforme offrono l apertura della partita IVA gratuita o a costo simbolico se ti iscrivi al loro servizio annuale. L apertura “secca” senza abbonamento può costare 100-200 euro. Anche al CAF Centro Fiscale di Udine l apertura della partita IVA forfettaria è gratuita per chi sottoscrive il pacchetto annuale.

Il commercialista online si occupa anche di INPS e contributi?

Sì, le piattaforme di commercialista online gestiscono il calcolo dei contributi INPS (gestione separata o artigiani/commercianti, a seconda dell ATECO), la generazione dei modelli F24 trimestrali e la dichiarazione dei redditi che riepiloga il dovuto. Pratiche più complesse (pensione anticipata, ricongiunzioni, rivalutazioni) richiedono un patronato dedicato, che il CAF Centro Fiscale offre internamente.

Cosa succede se la piattaforma sbaglia la mia dichiarazione?

I contratti delle piattaforme prevedono in genere una garanzia professionale e copertura assicurativa per errori del commercialista. Tuttavia, in caso di errore, il primo onere amministrativo (sanzioni, interessi, ravvedimento) ricade comunque sul contribuente, che poi può richiedere il risarcimento. È sempre buona prassi controllare il modello prima dell invio, anche se preparato dal commercialista.

Conviene di più il CAF o il commercialista online?

Dipende dal tuo profilo: se sei un forfettario digitale, autonomo, italiano, con caso semplice, il commercialista online è comodo. Se hai bisogno di servizi multipli (730, ISEE, successione, NASPI), assistenza in presenza, persona dedicata, o se sei in Friuli Venezia Giulia con questioni successorie tavolari, il CAF Centro Fiscale di Udine offre un pacchetto più completo a costi paragonabili. Spesso il break-even si trova chiedendo un preventivo personalizzato a entrambi.

In sintesi: come scegliere nel 2026

Il commercialista online forfettario nel 2026 è una soluzione moderna, conveniente e funzionale per chi rientra nel profilo “forfettario semplice digitale”. Le piattaforme leader (Fiscozen, Aziendabile, ContaBox, Idealsofa, Marvik) hanno reso accessibile a tutti la gestione della partita IVA, con app dedicate e prezzi tra 350 e 900 euro all anno.

Tuttavia, se il tuo caso non è standard – clienti esteri, doppio ATECO, ricavi vicini al limite, accertamenti, necessità di consulenza strategica – o se vuoi servizi accessori (730, ISEE, successione, NASPI) compresi nello stesso interlocutore, un CAF come il Centro Fiscale di Udine offre vantaggi che le piattaforme digitali non possono replicare: persona fisica dedicata, presenza locale, competenza specialistica sul sistema tavolare friulano, gestione di accertamenti e ispezioni.

Per approfondire i costi e le tariffe, leggi anche la nostra guida completa al costo del commercialista forfettario nel 2026.

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CAF CENTRO FISCALE UDINE: DICONO DI NOI

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Alexandra Bala
04/09/2026
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ Ho avuto il piacere di essere seguita da Sara e mi sono trovata davvero benissimo! È una ragazza dolcissima, gentilissima e super disponibile. Mi ha seguito con tanta pazienza, attenzione e professionalità, spiegandomi tutto con calma e facendomi sentire subito a mio agio. Si vede davvero che ci mette il cuore in quello che fa. ❤️ Grazie mille Sara per la tua disponibilità e gentilezza, sei stata davvero fantastica! Consigliatissima! 🥰
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paolino servidio
03/09/2026
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Esperienza più che positiva, puntualità e professionalità, in particolare un grazie a Edison per la sua competenza e gentilezza. Lo consiglio.
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Lady
01/09/2026
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Prima volta e mi sono trovata molto bene personale gentile ed efficiente Grazie
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Giulia Guida
25/08/2026
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Ogni volta che vengo a svolgere le mie pratiche qua trovo sempre personale disponibile e gentile. Sono pratici non ti fanno tornare svariate volte (come negli altri caf) se si riesce a trovare dei documenti velocemente. La cosa che apprezzo di più è la gentilezza dei professionisti.
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Paola Zilli
07/08/2026
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Ottima esperienza col signor Edison che mi ha seguita nelle pratiche per bonus edilizi con competenza e cortesia.
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Jacqueline B.
06/08/2026
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Parlo per la mia esperienza nella sede di Cividale, seguita da Sara. Mi sono rivolta a questo CAF più volte per pratiche diverse (con ottime tempistiche), e tutte le volte Sara è stata gentilissima, disponibile, precisa, chiara e paziente nello spiegarmi le varie procedure. Colgo l’occasione per ringraziarla ancora, e consiglio assolutamente questo ufficio a chi avesse bisogno d’aiuto per pratiche di loro competenza!
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Maura Masutto
06/08/2026
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Cortesia e tempo rapidi Giovani e bravi!
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Issam Elhefnawi
31/07/2026
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Molto gentile
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Sibongile Moyana
30/07/2026
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Quella che era iniziata come un'esperienza terribile si è trasformata in un'esperienza davvero positiva. Sono felice dell'ottimo servizio che ho ricevuto per la dichiarazione dei redditi. Grazie a Edison per la sua ottima comunicazione e professionalità.
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Sabrina Cirina
23/07/2026
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Caf gestito da giovani fantastici, preparati e competenti. Voto 10 per Edison

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