Irpef 2026, l’aliquota scende al 33%: quanto risparmi in busta paga per fascia di reddito

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Dal 2026 cambia ancora una volta il volto dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche che ogni lavoratore dipendente e pensionato vede applicata direttamente in busta paga o sul cedolino pensionistico. La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025, art. 1 comma 3) ha infatti ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione, quello che riguarda i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Una modifica che, seppur limitata a due punti percentuali, produce un risparmio concreto per milioni di lavoratori con reddito medio.

Si tratta della prosecuzione del percorso di semplificazione degli scaglioni Irpef avviato con la riforma del 2024, che aveva già ridotto le aliquote da quattro a tre. Vediamo nel dettaglio cosa cambia, chi beneficia della riduzione dell’aliquota Irpef al 33% e quali sono, secondo le prime simulazioni disponibili, i risparmi stimati per fascia di reddito.

Cosa cambia con l’aliquota Irpef 2026 al 33%

Con l’Irpef 2026 la struttura degli scaglioni resta a tre fasce, ma la seconda diventa più leggera. Il sistema attuale prevede infatti la seguente ripartizione dell’imposta sul reddito:

  • 23% sui redditi fino a 28.000 euro (invariato)
  • 33% sui redditi oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro (in calo dal 35%)
  • 43% sui redditi oltre 50.000 euro (invariato)

In pratica, chi ha un reddito imponibile superiore ai 28.000 euro pagherà due punti percentuali in meno di Irpef sulla quota di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro. È bene chiarire che l’aliquota più bassa non si applica sull’intero reddito, ma solo sulla porzione che rientra in quello scaglione: è il meccanismo della progressività per fasce, lo stesso che regola da sempre il calcolo dell’imposta sul reddito in Italia.

Chi beneficia della riduzione e chi resta escluso

La platea interessata dal taglio della seconda aliquota Irpef comprende principalmente lavoratori dipendenti, pensionati e soci di società di persone (Snc e Sas) con reddito imponibile superiore ai 28.000 euro annui. Restano invece fuori dal beneficio gli utili distribuiti dalle Srl ai soci persone fisiche, che scontano una ritenuta a titolo d’imposta del 26% e non gli scaglioni Irpef (il socio che percepisce anche compensi da amministratore o redditi di lavoro resta comunque soggetto alle nuove aliquote), così come i lavoratori con reddito imponibile inferiore a 28.000 euro, che restano nel primo scaglione al 23% e quindi non intercettano la riduzione.

Un aspetto importante riguarda i redditi più alti. Secondo quanto previsto dall’art. 1 comma 4 della Legge di Bilancio 2026, che modifica l’art. 16-ter del Tuir, il beneficio della riduzione al 33% viene integralmente sterilizzato per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro: per questi contribuenti l’ammontare delle detrazioni spettanti è ridotto in misura fissa di 440 euro, cioè esattamente il vantaggio massimo prodotto dal taglio di due punti dell’aliquota. Non si tratta di un meccanismo graduale: la soglia opera in modo netto, perché basta superarla anche di un solo euro perché la riduzione di 440 euro si applichi per intero. L’obiettivo dichiarato dal legislatore è concentrare il vantaggio sui redditi medi, quelli compresi grosso modo tra i 30.000 e i 50.000 euro annui, categoria che comprende una larga fetta di lavoratori dipendenti e pensionati italiani.

Esempi di risparmio Irpef 2026 per fascia di reddito

Quanto vale in concreto il taglio dell’aliquota Irpef al 33%? Di seguito alcuni esempi di simulazione, elaborati sulla base della sola variazione di aliquota (dal 35% al 33%) sulla quota di reddito compresa nello scaglione 28.000-50.000 euro, a parità di altre condizioni. Si tratta di calcoli semplificati a scopo illustrativo, che non tengono conto di detrazioni, bonus e altre variabili individuali: il risparmio reale in busta paga può quindi variare da persona a persona.

  • Reddito 30.000 euro: risparmio stimato di circa 40 euro l’anno (2.000 euro di reddito nello scaglione ridotto x 2%)
  • Reddito 35.000 euro: risparmio stimato di circa 140 euro l’anno (7.000 euro x 2%)
  • Reddito 40.000 euro: risparmio stimato di circa 240 euro l’anno (12.000 euro x 2%)
  • Reddito 45.000 euro: risparmio stimato di circa 340 euro l’anno (17.000 euro x 2%)
  • Reddito 50.000 euro e oltre (fino alla soglia di sterilizzazione): risparmio massimo di circa 440 euro l’anno (22.000 euro x 2%, l’intera ampiezza dello scaglione)

Come si nota, il risparmio cresce in proporzione alla quota di reddito che ricade nello scaglione interessato dalla riduzione, fino a stabilizzarsi a 440 euro annui per i redditi pari o superiori a 50.000 euro: è il tetto massimo del beneficio, interamente riassorbito dalla riduzione delle detrazioni prevista per i redditi complessivi oltre i 200.000 euro. Su base mensile, per un lavoratore con reddito di 35.000 euro, il vantaggio si traduce in una decina di euro netti in più al mese in busta paga.

Quando entra in vigore la riforma Irpef 2026

La riduzione della seconda aliquota Irpef al 33% si applica dal periodo d’imposta 2026, come previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Attenzione a non confondere i due piani: il modello 730/2026 e il Redditi PF 2026, che riguardano i redditi dell’anno d’imposta 2025, applicano ancora la vecchia aliquota del 35%; la nuova aliquota del 33% comparirà in dichiarazione per la prima volta nel 2027 (730/2027 e Redditi PF 2027). Per i lavoratori dipendenti e i pensionati, l’effetto pratico si riflette nelle trattenute operate dai sostituti d’imposta (datori di lavoro ed enti pensionistici) sui cedolini, con eventuali conguagli per i mesi già trascorsi in caso di applicazione non immediata delle nuove aliquote fin da gennaio. Per i lavoratori autonomi e i titolari di partita Iva in regime ordinario, invece, il beneficio si concretizzerà con il calcolo del saldo e degli acconti Irpef relativi all’anno d’imposta 2026, quindi nella dichiarazione dei redditi da presentare nel 2027.

La nuova aliquota non richiede provvedimenti attuativi: i sostituti d’imposta la applicano direttamente alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e sulle pensioni corrisposti dal 1° gennaio 2026 e le eventuali differenze vengono comunque riallineate con le operazioni di conguaglio di fine anno, che il sostituto effettua entro il 28 febbraio dell’anno successivo (art. 23 comma 3 del Dpr 600/1973).

Domande frequenti sull’Irpef 2026 e l’aliquota al 33%

Da quando si applica la nuova aliquota Irpef del 33%?
La riduzione dal 35% al 33% si applica dal periodo d’imposta 2026, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025).

Chi ha un reddito di 28.000 euro risparmia qualcosa con la riforma Irpef 2026?
No, chi ha un reddito imponibile pari o inferiore a 28.000 euro resta interamente nel primo scaglione al 23% e non è interessato dalla riduzione della seconda aliquota.

Qual è il risparmio massimo previsto dal taglio dell’aliquota Irpef al 33%?
Secondo le prime simulazioni disponibili, il risparmio massimo si attesta intorno ai 440 euro annui, per i redditi pari o superiori a 50.000 euro e fino alla soglia di sterilizzazione del beneficio.

I redditi molto alti beneficiano della riduzione Irpef 2026?
Sopra i 200.000 euro di reddito complessivo il vantaggio viene azzerato: le detrazioni spettanti sono ridotte in misura fissa di 440 euro (art. 16-ter del Tuir, come modificato dalla Legge di Bilancio 2026). La riduzione non è graduale e si applica per intero al superamento della soglia, in modo da concentrare il vantaggio fiscale sui redditi medi.

I soci di Srl beneficiano del taglio della seconda aliquota Irpef?
Sugli utili distribuiti no: i dividendi percepiti dai soci persone fisiche scontano una ritenuta a titolo d’imposta del 26% e non passano dagli scaglioni Irpef. Il socio che percepisce anche compensi da amministratore, stipendi o altri redditi soggetti a Irpef beneficia invece della nuova aliquota del 33% sulla quota di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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