Quanto costa assumere una badante tra stipendio e contributi nel 2026?

Quanto costa assumere una badante tra stipendio e contributi nel 2026? È la domanda che si pongono migliaia di famiglie italiane quando devono organizzare l’assistenza a un familiare anziano o non autosufficiente. Il costo badante stipendio contributi dipende da più fattori: il livello di inquadramento previsto dal CCNL Lavoro Domestico, il numero di ore settimanali lavorate, se la lavoratrice è convivente oppure presta servizio solo a ore, e i contributi INPS che il datore di lavoro deve versare ogni trimestre. A questi elementi si aggiungono tredicesima e TFR, che incidono sul costo complessivo annuo. Vediamo come si compone, voce per voce, la spesa per la famiglia datrice di lavoro.

Quanto guadagna una badante nel 2026: i livelli CCNL Colf

Lo stipendio della badante non è libero: viene stabilito dalle tabelle del CCNL Lavoro Domestico, il contratto collettivo che regola anche i rapporti di colf e baby sitter. Il contratto rinnovato il 28 ottobre 2025, con scadenza al 31 ottobre 2028, ha previsto un incremento dei minimi retributivi a cui si aggiunge ogni anno l’adeguamento all’indice ISTAT. Le tabelle retributive 2026, sottoscritte l’11 febbraio 2026 e valide dal 1° gennaio 2026, collocano la retribuzione mensile di una badante convivente su una forbice ampia: si parte dai 908,10 euro del livello A e si arriva a 1.193,84 euro del livello C super (assistenza a persone non autosufficienti non formate) e a 1.474,73 euro del livello D super, a cui per i livelli D e D super si somma un’indennità mensile di 207,69 euro.

Il CCNL individua diversi livelli in base a mansioni ed esperienza, che incidono direttamente sul costo badante stipendio contributi complessivo:

  • Livello A: assistenti familiari non addetti all’assistenza, con mansioni esecutive sotto il controllo del datore di lavoro (nel livello A super rientra l’addetto alla compagnia di persone autosufficienti)
  • Livello B: assistenti familiari con specifica competenza; l’assistenza a persone autosufficienti e la baby sitter sono inquadrate al livello B super
  • Livello C: mansioni svolte con competenze di base e in totale autonomia e responsabilità; l’assistenza a persone non autosufficienti non formate corrisponde al livello C super, il più diffuso per le badanti
  • Livello D: posizioni di lavoro caratterizzate da responsabilità, autonomia decisionale e coordinamento
  • Livello D super: assistente a persone non autosufficienti formato, direttore di casa o educatore formato

Per chi lavora a ore anziché come convivente, la retribuzione si calcola su base oraria, sempre secondo i minimi tabellari del livello di inquadramento. In questo caso il costo dipende soprattutto dal numero di ore settimanali concordate nel contratto.

I contributi INPS a carico del datore di lavoro e del lavoratore

Oltre allo stipendio, chi assume una badante deve versare i contributi INPS trimestrali per colf e badanti. Con la circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026 sono stati comunicati i nuovi importi, rivalutati rispetto al 2025 in base alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Per i rapporti a tempo indeterminato con orario fino a 24 ore settimanali il contributo orario complessivo, comprensivo della quota per gli assegni familiari, è di 1,70 euro per retribuzioni orarie effettive fino a 9,61 euro, 1,92 euro oltre 9,61 e fino a 11,70 euro e 2,34 euro oltre 11,70 euro. Per i rapporti con orario superiore a 24 ore settimanali si applica invece un importo unico di 1,24 euro l’ora, indipendente dalla retribuzione corrisposta e dovuto sin dalla prima ora lavorata nella settimana.

Il contributo va versato ogni trimestre, dal 1° al 10 del mese successivo alla fine del trimestre di riferimento; se il 10 cade di sabato o in un giorno festivo il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo. Per il 2026 le scadenze sono quindi il 10 aprile, il 10 luglio, il 12 ottobre 2026 (il 10 cade di sabato) e l’11 gennaio 2027 (il 10 cade di domenica). Una parte del contributo complessivo resta a carico del datore di lavoro, mentre una quota minore viene trattenuta direttamente in busta paga al lavoratore: 0,43 euro l’ora nella prima fascia e 0,31 euro l’ora nei rapporti oltre le 24 ore settimanali. Questo significa che il costo effettivo per la famiglia non coincide con lo stipendio netto pagato alla badante, ma comprende anche l’intera quota datoriale dei contributi previdenziali.

Per capire come questi importi si riflettono concretamente sul cedolino mensile, può essere utile consultare la nostra guida su come leggere la busta paga della badante, che spiega voce per voce retribuzione, trattenute e netto in busta.

Badante convivente o a ore: le differenze di costo

Una delle scelte che incide di più sul costo badante stipendio contributi è la tipologia di rapporto: convivente oppure a ore. La badante convivente riceve una retribuzione mensile fissa, a cui il CCNL affianca un valore convenzionale per vitto e alloggio quando questi vengono effettivamente forniti dalla famiglia. I contributi INPS, in questo caso, rientrano quasi sempre nella fascia prevista per i rapporti con orario superiore a 24 ore settimanali: si applica cioè l’importo orario unico di 1,24 euro, indipendente dalla retribuzione concordata e dovuto per tutte le ore retribuite.

La badante a ore, invece, viene retribuita in base alle ore effettivamente lavorate e i contributi seguono le tre fasce legate alla retribuzione oraria effettiva, applicabili finché non si superano le 24 ore settimanali presso lo stesso datore di lavoro. Questa formula è spesso più flessibile per chi ha bisogno di un’assistenza parziale, ma va valutata con attenzione: un numero elevato di ore settimanali frazionate su più giorni può avvicinare il costo complessivo a quello di un rapporto convivente. Per un confronto più dettagliato tra le due formule, la guida su badante a ore: costi e contratto approfondisce contratto, costi e obblighi del datore di lavoro.

Tredicesima e TFR: quanto incidono sul costo totale annuo

Il costo badante stipendio contributi calcolato solo su base mensile è incompleto se non si considerano due voci che pesano sul bilancio annuale: la tredicesima mensilità e il TFR (trattamento di fine rapporto). La tredicesima spetta a tutte le lavoratrici domestiche, in proporzione ai mesi effettivamente lavorati nell’anno, e viene generalmente corrisposta entro dicembre.

Il TFR matura invece anno dopo anno e va accantonato dal datore di lavoro, secondo la regola generale che prevede di dividere la retribuzione annua utile per 13,5. Non viene versato mensilmente alla lavoratrice, ma resta un debito del datore di lavoro che si liquida alla cessazione del rapporto (o, in alcuni casi, con anticipazioni concordate). Chi assume una badante deve quindi mettere in conto anche questo accantonamento quando valuta il costo complessivo su base annua.

Va infine ricordato che parte della spesa sostenuta per l’assistenza di un familiare non autosufficiente può essere recuperata in dichiarazione dei redditi. Per i dettagli su importi e requisiti, la guida sulla detrazione spese assistenza anziani nel 730 spiega come funziona il beneficio fiscale collegato a queste spese.

Domande frequenti sul costo della badante nel 2026

Qual è lo stipendio minimo di una badante convivente nel 2026?

Dipende dal livello di inquadramento CCNL: le tabelle in vigore dal 1° gennaio 2026 vanno da 908,10 euro mensili del livello A a 1.474,73 euro del livello D super, con 1.193,84 euro per il livello C super (assistenza a persone non autosufficienti non formate); per i livelli D e D super si aggiunge un’indennità mensile di 207,69 euro.

Come si calcolano i contributi INPS per la badante?

I contributi si calcolano su base oraria e si versano ogni trimestre, secondo le fasce pubblicate ogni anno dall’INPS con apposita circolare (per il 2026 la circolare n. 9 del 3 febbraio 2026): l’importo varia in base alla retribuzione oraria effettiva, alle ore settimanali lavorate e al fatto che il contratto sia a tempo indeterminato o determinato.

La tredicesima è obbligatoria anche per la badante a ore?

Sì, la tredicesima spetta a tutte le lavoratrici domestiche, comprese quelle a ore, in proporzione ai mesi e alle ore effettivamente lavorate durante l’anno.

Chi paga i contributi INPS della badante, il datore di lavoro o la lavoratrice?

Entrambi, ma in misura diversa: la quota maggiore resta a carico del datore di lavoro, mentre una parte minore viene trattenuta direttamente sullo stipendio della lavoratrice.

Il costo della badante convivente è sempre più alto rispetto a quella a ore?

Non necessariamente: dipende dalle ore di assistenza effettivamente necessarie. Per un’assistenza continuativa la formula convivente può risultare più conveniente rispetto a molte ore frazionate a tariffa oraria durante la settimana.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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