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ESTRATTO CONTRIBUTIVO

Dilazioni INPS fino a 60 mesi: le nuove regole per chi ha debiti contributivi

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

Se hai accumulato debiti contributivi verso l’INPS, sappi che esistono soluzioni concrete per ripianare la situazione senza dover pagare tutto in un’unica soluzione. Le dilazioni INPS fino a 60 mesi rappresentano oggi uno degli strumenti più utilizzati da artigiani, commercianti, professionisti iscritti alla Gestione Separata e datori di lavoro per regolarizzare la propria posizione previdenziale senza compromettere la continuità dell’attività. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 (D.Lgs. 110/2024) il quadro normativo è cambiato in maniera significativa, ampliando le possibilità di rateazione anche per i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa guida ti spieghiamo chi può ottenere la dilazione, quali sono i nuovi limiti di rate, come calcolare gli interessi e quali documenti servono per presentare la domanda nel 2026.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgono
  2. I due binari della dilazione: fase amministrativa e ruolo
  3. Dilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026
  4. Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024
  5. Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazione
  6. Calcolo degli interessi di dilazione e importo della rata
  7. Come presentare la domanda di dilazione
  8. Decadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rata
  9. Esempi pratici di calcolo della rata
  10. Consigli pratici e ruolo del CAF
  11. Domande frequenti

Cosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgono

La dilazione INPS è uno strumento che consente al contribuente moroso di pagare in più rate mensili i contributi previdenziali e assistenziali non versati alle scadenze ordinarie. In parole semplici: anziché saldare tutto il debito in un’unica soluzione, l’INPS (o l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, se il debito è già stato iscritto a ruolo) ti concede di spalmare l’importo su un piano di rateizzazione che può arrivare fino a 60 rate mensili in fase amministrativa e fino a 120 rate mensili per i carichi affidati alla riscossione coattiva.

Lo strumento è pensato per chi attraversa una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria e non riesce a far fronte all’intero importo dovuto in un’unica soluzione. Possono richiedere la dilazione:

  • Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS che non hanno versato la “fissa” o gli acconti/saldi sul reddito eccedente il minimale
  • Professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS con contributi a percentuale non versati
  • Datori di lavoro (imprese, studi professionali, condomini) che non hanno pagato i contributi UniEmens per i propri dipendenti
  • Committenti che non hanno versato i contributi sui compensi a collaboratori
  • Datori di lavoro domestico con omissioni contributive su colf e badanti
  • Lavoratori autonomi agricoli (coltivatori diretti, IAP) con debiti sulla Gestione speciale CD-CM

La dilazione, oltre a evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili, è una condizione essenziale per ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva): senza DURC regolare, un’impresa non può partecipare ad appalti pubblici, ricevere pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, accedere a bonus edilizi o utilizzare crediti d’imposta in compensazione.

I due binari della dilazione: fase amministrativa e ruolo

Per capire quale tipo di dilazione richiedere, è fondamentale sapere in quale fase si trova il tuo debito contributivo. La distinzione è cruciale perché cambiano l’ente competente, i limiti massimi di rate e gli interessi applicati.

Fase amministrativa (debito gestito dall’INPS)

Il debito contributivo è “in fase amministrativa” finché l’INPS non lo ha ancora iscritto a ruolo e affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa fase la gestione spetta direttamente alla sede INPS competente per territorio e la dilazione è disciplinata dalla Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successivi aggiornamenti.

In sintesi: in fase amministrativa puoi chiedere fino a 24 rate mensili direttamente al Direttore della sede INPS, oppure fino a 60 rate mensili con autorizzazione del Direttore Regionale o del Comitato Amministratore della gestione di riferimento nei casi più complessi.

Fase di riscossione coattiva (debito iscritto a ruolo)

Quando l’INPS, decorsi i termini di pagamento, iscrive il debito a ruolo, la gestione passa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). Riceverai quindi una cartella esattoriale o un avviso di addebito. In questa fase si applica la disciplina dell’art. 19 del DPR 602/1973, come riformata dal D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (“Riforma della Riscossione”), che ha rivoluzionato i limiti di rateazione introducendo un meccanismo progressivo fino a 108 rate (su semplice richiesta) e fino a 120 rate (con documentazione).

Dilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026

Concentriamoci ora sulla dilazione amministrativa, quella che ti permette di rateizzare il debito quando è ancora gestito direttamente dall’INPS, prima che venga iscritto a ruolo.

Rateazione fino a 24 mesi (competenza ordinaria)

La regola di base prevede che il Direttore della sede INPS competente possa concedere una dilazione fino a un massimo di 24 rate mensili. Questa è la modalità più diffusa e si applica alla maggior parte dei contribuenti che si trovano in difficoltà temporanea. Non è richiesta documentazione particolarmente complessa: basta dimostrare la temporanea impossibilità di pagare in unica soluzione e l’INPS valuta l’esistenza dei requisiti formali (anzianità del debito, regolarità delle ultime denunce, assenza di precedenti decadenze).

Rateazione fino a 60 mesi (competenza superiore)

Per dilazioni più lunghe, fino a un massimo di 60 rate mensili, la competenza si sposta a livelli superiori. In particolare:

  • Per importi più consistenti o per situazioni complesse, decide il Direttore Regionale INPS
  • Per importi ancora maggiori e per contribuenti in situazioni di crisi documentata, può intervenire il Comitato Amministratore della Gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, Lavoratori Dipendenti)
  • Nei casi più gravi e in presenza di particolari condizioni (calamità naturali, eventi straordinari, procedure concorsuali) si può arrivare alla dilazione massima

Per ottenere una dilazione superiore a 24 mesi è necessario presentare una documentazione più articolata: bilanci aggiornati, situazione contabile, business plan di rientro, eventuali certificazioni di crisi (es. accordi di ristrutturazione, concordato preventivo, composizione negoziata della crisi).

Tabella riassuntiva: chi decide e quante rate

Organo competenteNumero massimo rateTipologia di caso
Direttore di Sede INPSFino a 24 rateDifficoltà ordinaria documentata
Direttore Regionale INPSFino a 36 rateImporti rilevanti, crisi documentata
Comitato Amministratore della GestioneFino a 60 rateCrisi grave, eventi eccezionali, procedure concorsuali

Nota importante: i valori e le soglie possono essere aggiornati periodicamente con messaggi INPS. Per la situazione aggiornata alla tua specifica richiesta, ti consigliamo di chiedere conferma al CAF o di consultare la sede INPS competente.

Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024

Se il tuo debito contributivo è già stato iscritto a ruolo e hai ricevuto una cartella esattoriale o un avviso di addebito INPS, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). La novità più importante è arrivata con il D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2024, che ha riformato in profondità il sistema della riscossione.

Le nuove regole progressive 2025-2029

Il legislatore ha previsto un aumento progressivo del numero massimo di rate concedibili, calibrato in base all’anno di presentazione della domanda. Le nuove regole valgono per qualsiasi tipo di debito iscritto a ruolo, comprese le cartelle INPS.

Dilazione su semplice richiesta (importi fino a 120.000 euro)

Per debiti complessivi fino a 120.000 euro, è sufficiente una dichiarazione di temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria, senza necessità di documentazione. I limiti progressivi sono:

Anno di presentazione domandaRate massime (importi ≤ 120.000 €)
2025 – 2026Fino a 84 rate mensili (7 anni)
2027 – 2028Fino a 96 rate mensili (8 anni)
Dal 1° gennaio 2029Fino a 108 rate mensili (9 anni)

Dilazione con documentazione (situazione comprovata)

Se invece documenti la tua temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria (anche per importi pari o inferiori a 120.000 euro), puoi accedere a piani più lunghi, fino a un massimo di 120 rate mensili (10 anni). Le rate disponibili crescono progressivamente:

  • Anni 2025-2026: da 85 a 120 rate mensili
  • Anni 2027-2028: da 97 a 120 rate mensili
  • Dal 1° gennaio 2029: da 109 a 120 rate mensili

Per importi superiori a 120.000 euro, è sempre obbligatoria la documentazione e il limite è fisso a 120 rate mensili, indipendentemente dall’anno di presentazione della domanda.

Quali documenti servono per la dilazione documentata

I parametri di valutazione della “temporanea situazione di obiettiva difficoltà” sono individuati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Per imprese e persone giuridiche si guarda generalmente all’indice di liquidità e al rapporto tra debito complessivo e valore della produzione. Per le persone fisiche e le ditte individuali a contabilità semplificata si considera invece l’ISEE del nucleo familiare e il rapporto tra debito e reddito.

Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazione

Non basta avere un debito contributivo per ottenere automaticamente la dilazione. L’INPS verifica una serie di requisiti soggettivi prima di concedere il piano. Vediamo i principali.

Regolarità delle denunce contributive

Il primo requisito è la regolarità formale delle denunce. In pratica, devi aver presentato correttamente UniEmens (per i datori di lavoro), il modello Redditi/Unico (per artigiani, commercianti e professionisti) e tutte le comunicazioni telematiche obbligatorie. Se hai omesso denunce, l’INPS può chiederti di regolarizzarle prima di concedere il piano di dilazione.

Assenza di precedenti decadenze

Se in passato hai già beneficiato di una dilazione e sei decaduto (cioè non hai pagato regolarmente le rate), l’INPS può rifiutare una nuova domanda o concederla con condizioni più restrittive. La decadenza è infatti un campanello d’allarme per l’Istituto, che valuta con maggior rigore la nuova richiesta.

Situazione di temporanea difficoltà

Bisogna dimostrare (o, per i piccoli importi, dichiarare) di trovarsi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. La parola chiave è “temporanea”: la dilazione non è uno strumento per chi è in stato di insolvenza definitiva, ma per chi ha problemi di cassa contingenti e ha prospettive concrete di rientro.

Limiti per crediti contributivi specifici

Alcuni debiti hanno limiti specifici o esclusioni dalla dilazione amministrativa. Ad esempio, i contributi trattenuti ai dipendenti (quota a carico del lavoratore non versata) hanno regole più severe perché si tratta tecnicamente di somme che il datore di lavoro ha già incassato dal dipendente e dovrebbe versare per suo conto. In questi casi spesso è richiesto il versamento immediato di una quota prima dell’avvio della rateazione.

Calcolo degli interessi di dilazione e importo della rata

Una dilazione non è gratuita: oltre al capitale, devi pagare anche gli interessi di dilazione. Le regole di calcolo cambiano a seconda che ti trovi in fase amministrativa o in fase di riscossione coattiva.

Interessi in fase amministrativa INPS

In fase amministrativa, gli interessi di dilazione sono pari al tasso ufficiale di riferimento BCE maggiorato di 6 punti percentuali, come previsto dall’art. 116 della Legge 388/2000. Si tratta dello stesso tasso applicato alle sanzioni civili ridotte per omissione contributiva. Il tasso può variare nel corso del piano di dilazione perché segue le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi.

Esempio: se il tasso ufficiale BCE è al 3%, gli interessi di dilazione INPS in fase amministrativa saranno pari al 9% annuo.

Interessi in fase di riscossione (AdE-R)

Quando il debito è iscritto a ruolo, sulle somme rateizzate si applicano gli interessi di dilazione previsti dall’art. 21 del DPR 602/1973, attualmente fissati al 4,5% annuo. Questo tasso è generalmente più favorevole rispetto a quello applicato in fase amministrativa, ma attenzione: sui ruoli si pagano anche gli aggi e i compensi di riscossione, che incrementano l’importo finale.

Formula di calcolo della rata mensile

Per calcolare l’importo della rata mensile si usa la formula della rata costante (sistema francese), simile a quella dei mutui bancari:

Rata = C × [i × (1+i)^n] / [(1+i)^n – 1]
dove:
C = capitale (debito iniziale)
i = tasso di interesse mensile (tasso annuo / 12)
n = numero di rate

Nella pratica, sia INPS sia AdE-R mettono a disposizione simulatori online nell’area riservata del proprio portale (con SPID, CIE o CNS), che calcolano automaticamente il piano di ammortamento con le rate effettive.

Come presentare la domanda di dilazione

La procedura per ottenere una dilazione è interamente telematica e cambia a seconda dell’ente competente. Vediamo i due canali.

Domanda di dilazione amministrativa INPS

Per presentare la domanda all’INPS in fase amministrativa devi:

  1. Accedere al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cercare il servizio “Rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa”
  3. Selezionare la gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, UniEmens, lavoratori domestici, agricoli)
  4. Indicare il numero di rate richieste (fino a 24 per la competenza ordinaria, oltre con motivazione)
  5. Allegare la documentazione richiesta in caso di piani superiori a 24 rate
  6. Confermare l’invio e attendere il provvedimento di accoglimento o diniego

Il piano viene generalmente comunicato entro pochi giorni, con indicazione delle scadenze mensili e degli importi delle rate. Il pagamento avviene con F24 precompilato o con MAV.

Domanda di dilazione per cartelle esattoriali (AdE-R)

Se il debito è già stato iscritto a ruolo e ti è arrivata una cartella o un avviso di addebito, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione:

  1. Accedi all’area riservata di AdE-R (agenziaentrateriscossione.gov.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Seleziona “Rateizza il debito” e individua le cartelle/avvisi da rateizzare
  3. Per importi fino a 120.000 euro: scegli la dilazione “semplice” (sola dichiarazione) o quella “documentata” (con prova della difficoltà)
  4. Per importi superiori a 120.000 euro: solo dilazione documentata
  5. Carica i documenti richiesti (ISEE, bilanci, indici di bilancio)
  6. Conferma la richiesta: il piano è generalmente concesso entro pochi giorni

Una volta accolta la richiesta, il piano viene caricato nell’area riservata. Le rate si pagano con i bollettini PagoPA inviati da AdE-R, oppure con addebito SEPA automatico (consigliato per evitare dimenticanze).

Decadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rata

La decadenza dalla dilazione è una delle situazioni più temute dai contribuenti, perché comporta conseguenze pesanti. Le regole sono diverse tra fase amministrativa INPS e fase di riscossione AdE-R.

Decadenza in fase amministrativa INPS

Si decade dalla dilazione amministrativa INPS quando si omette il pagamento di una sola rata alla scadenza prevista. La conseguenza è l’iscrizione immediata a ruolo dell’intero residuo del debito (capitale + sanzioni + interessi maturati), con perdita del beneficio della rateazione e passaggio al sistema più costoso della riscossione coattiva.

Decadenza nella riscossione AdE-R

Con la riforma del D.Lgs. 110/2024 sono cambiate anche le regole sulla decadenza. Per i piani concessi dall’AdE-R, la decadenza scatta in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, durante l’intero piano. Si tratta di una soglia più tollerante rispetto al passato, pensata proprio per dare maggior flessibilità al contribuente che attraversa fasi di difficoltà.

Attenzione: in caso di decadenza dalla rateizzazione AdE-R, le somme residue non possono più essere oggetto di una nuova dilazione, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge (per esempio per i debiti diversi da quelli oggetto del piano decaduto).

Esempi pratici di calcolo della rata

Vediamo ora alcuni esempi numerici per renderti più concreto il funzionamento delle dilazioni.

Esempio 1: artigiano con debito IVS in fase amministrativa

Situazione: Marco, artigiano idraulico di Udine, non ha versato 4 rate fisse della Gestione Artigiani per un totale di 18.000 euro. Riceve un avviso bonario INPS prima dell’iscrizione a ruolo. Chiede una dilazione a 24 mesi al Direttore della sede INPS di Udine.

  • Capitale: 18.000 €
  • Rate: 24 mensili
  • Tasso di riferimento (esempio): 9% annuo (BCE 3% + 6 punti)
  • Rata mensile stimata: circa 822 €
  • Totale rimborsato: circa 19.728 € (interessi di circa 1.728 €)

Esempio 2: srl con cartella esattoriale INPS

Situazione: Bianchi Srl, piccola impresa edile di Tavagnacco (UD), riceve nel 2026 una cartella esattoriale per 95.000 euro di contributi UniEmens non versati. Chiede ad AdE-R una dilazione “su semplice richiesta” (debito sotto 120.000 €) per il massimo consentito: 84 rate.

  • Capitale: 95.000 €
  • Rate: 84 mensili (7 anni)
  • Tasso di interesse di dilazione: 4,5% annuo
  • Rata mensile stimata: circa 1.320 €
  • Totale rimborsato: circa 110.880 €

Esempio 3: professionista Gestione Separata in crisi grave

Situazione: Laura, psicologa libero professionista iscritta alla Gestione Separata, ha accumulato 32.000 euro di contributi non versati negli ultimi 3 anni a causa di una grave malattia. Ottiene, con il supporto del CAF, una dilazione a 60 rate dal Comitato Amministratore della Gestione Separata.

  • Capitale: 32.000 €
  • Rate: 60 mensili (5 anni)
  • Tasso di riferimento (esempio): 9% annuo
  • Rata mensile stimata: circa 664 €
  • Totale rimborsato: circa 39.840 €

Gli esempi sopra sono indicativi e basati su tassi di riferimento ipotetici. Gli importi effettivi delle rate dipendono dal tasso BCE vigente al momento della concessione e dalle modalità di calcolo applicate dall’ente competente.

Consigli pratici e ruolo del CAF

Le dilazioni INPS sono uno strumento utile ma vanno gestite con attenzione. Ecco i consigli che diamo ai nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine.

Non aspettare l’iscrizione a ruolo

La fase amministrativa INPS è quasi sempre più conveniente della riscossione coattiva, perché evita aggi, compensi di riscossione e le sanzioni piene. Se hai un avviso bonario o un avviso di addebito non ancora notificato come cartella, attivati subito per la dilazione amministrativa prima che il debito venga affidato ad AdE-R.

Calibra il numero di rate

Chiedere il numero massimo di rate sembra sempre la scelta migliore (rata più bassa, più sostenibile), ma comporta maggiori interessi totali. Valuta con attenzione: se hai una rata di 1.000 euro a 24 mesi e una di 600 euro a 60 mesi, nel secondo caso pagherai più interessi sull’intero periodo. Il CAF può aiutarti a fare la simulazione e scegliere l’opzione migliore.

Attiva l’addebito automatico SEPA

Una rata saltata in fase amministrativa INPS comporta la decadenza immediata. Per evitare questo rischio, attiva l’addebito SEPA automatico sul conto corrente: in questo modo le rate vengono prelevate alle scadenze previste senza che tu debba ricordartene. Verifica però sempre che il conto abbia disponibilità sufficiente.

Pianifica i flussi di cassa

Prima di firmare un piano di rateazione, fai una proiezione realistica dei tuoi flussi di cassa per tutta la durata del piano. Includi anche i contributi correnti (continuano a maturare durante la dilazione!) e le imposte. Un piano sostenibile sulla carta ma troppo aggressivo nella pratica porta inevitabilmente a decadenza.

Affidati al CAF per la pratica

La normativa in materia di dilazioni INPS è in continua evoluzione, soprattutto dopo la Riforma della Riscossione 2024-2026. Le competenze interne dell’INPS (Direttore di sede, Direttore Regionale, Comitato Amministratore), la documentazione da produrre per i piani lunghi, il coordinamento con AdE-R per i carichi già iscritti a ruolo richiedono esperienza specifica. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e datori di lavoro di tutto il Friuli Venezia Giulia nella predisposizione delle domande di dilazione, nella scelta del piano più conveniente e nella gestione del rapporto con INPS e Agenzia delle Entrate-Riscossione.

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📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Posso chiedere la dilazione anche se non ho ancora ricevuto un avviso di addebito?

Sì, è possibile presentare istanza di rateazione anche su debiti contributivi non ancora oggetto di formale richiesta di pagamento, purché siano scaduti e iscritti nella tua posizione contributiva. Anzi, agire tempestivamente è raccomandato per evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili.

Durante la dilazione devo continuare a pagare i contributi correnti?

Assolutamente sì. La dilazione riguarda solo i debiti pregressi indicati nel piano. I contributi correnti (le rate fisse trimestrali per artigiani e commercianti, l’UniEmens mensile per i datori di lavoro, i contributi a percentuale per professionisti) vanno comunque versati alle ordinarie scadenze. Omettere i contributi correnti durante la dilazione genera nuovi debiti e può compromettere il DURC.

La dilazione INPS mi permette di ottenere il DURC regolare?

Sì. Uno dei principali vantaggi della dilazione è il mantenimento del DURC regolare a condizione che paghi regolarmente le rate del piano. Per le imprese che lavorano con la PA o che vogliono usufruire di bonus edilizi e crediti d’imposta, è un requisito essenziale.

Posso estinguere anticipatamente la dilazione?

Sì. In qualsiasi momento puoi versare l’intero importo residuo (capitale + interessi maturati al momento dell’estinzione) e chiudere il piano. L’estinzione anticipata ti fa risparmiare sugli interessi delle rate future.

Se sono in regime forfettario posso rateizzare i contributi INPS Gestione Separata?

Sì, i contributi della Gestione Separata INPS (26,07% nel 2026 per i professionisti senza altra copertura previdenziale, 24% per chi è iscritto ad altre gestioni o pensionati) possono essere rateizzati come qualsiasi altro debito contributivo. Le regole della dilazione amministrativa e di quella sui ruoli sono le stesse.

Cosa succede se decado dalla rateazione?

In caso di decadenza, l’intero residuo del debito (capitale, sanzioni e interessi) diventa immediatamente esigibile. In fase amministrativa, il debito viene iscritto a ruolo e affidato ad AdE-R. In fase di riscossione, partono le procedure esecutive (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento). Inoltre, di norma non è più possibile chiedere una nuova rateazione sullo stesso debito.

Posso chiedere la dilazione a 60 mesi solo se sono in grave crisi?

In fase amministrativa, le dilazioni più lunghe (fino a 60 rate) sono concesse solo in casi di particolare gravità e richiedono documentazione. In fase di riscossione AdE-R, invece, già nel 2025-2026 puoi chiedere fino a 84 rate su semplice dichiarazione (per importi sotto 120.000 €) e fino a 120 rate con documentazione, senza necessità di essere in crisi grave.

Conclusioni e prossimi passi

Le dilazioni INPS rappresentano un’opportunità concreta per uscire da una situazione di debito contributivo senza compromettere la continuità della propria attività o della propria vita professionale. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 il quadro normativo è oggi più favorevole rispetto al passato, soprattutto per i debiti iscritti a ruolo, dove le rate possono arrivare fino a 84 (su semplice richiesta) o 120 (con documentazione).

Tuttavia, ottenere una dilazione richiede attenzione: documentazione corretta, scelta del numero di rate adeguato ai propri flussi di cassa, gestione puntuale dei pagamenti per evitare decadenze. Affidarsi a un CAF esperto come Centro Fiscale di Udine ti permette di valutare la soluzione migliore per la tua situazione specifica, gestire al meglio la documentazione e mantenere il DURC sempre regolare.

Se hai debiti contributivi INPS e vuoi capire quale dilazione ti conviene davvero, prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri consulenti analizzeranno la tua posizione contributiva, simuleranno i piani di rateazione possibili e ti accompagneranno passo dopo passo nella presentazione della domanda. Chiamaci allo 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 o scrivi a info@centrofiscale.com.

Fonti normative principali: D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (Riforma della Riscossione); art. 19 DPR 602/1973 come modificato dal D.Lgs. 110/2024; art. 116 Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (sanzioni civili e interessi di dilazione); Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successive integrazioni in materia di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa.

Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 17:44:562026-05-31 17:46:29Dilazioni INPS fino a 60 mesi: le nuove regole per chi ha debiti contributivi
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Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), comunemente chiamato “liquidazione”, è uno degli istituti più importanti del diritto del lavoro italiano: rappresenta un salario differito che il datore di lavoro accantona ogni anno per il dipendente e gli corrisponde alla cessazione del rapporto. Conoscere come si calcola il TFR, come viene rivalutato, quando può essere chiesto in anticipo e come viene tassato è fondamentale per ogni lavoratore subordinato del settore privato.

In questa guida aggiornata al 2026, il CAF Centro Fiscale di Udine illustra in modo chiaro e completo tutti gli aspetti del TFR alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024), delle ultime circolari INPS e delle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate. Spiegheremo la formula di calcolo prevista dall’art. 2120 del Codice Civile, la rivalutazione annua basata sul coefficiente ISTAT, le ipotesi di anticipo previste dalla legge, la scelta tra TFR in azienda e fondo pensione, l’intervento del Fondo di Garanzia INPS in caso di insolvenza del datore di lavoro e la tassazione separata applicata alla liquidazione finale.

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Cos’è il TFR: definizione e quadro normativo (art. 2120 c.c.)

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è la somma di denaro che spetta al lavoratore subordinato al termine di qualsiasi rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa di cessazione: dimissioni volontarie, licenziamento (anche per giusta causa), pensionamento, scadenza del contratto a termine o decesso del lavoratore. È disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, come modificato dalla Legge n. 297 del 29 maggio 1982, che ha sostituito la vecchia “indennità di anzianità” con l’attuale meccanismo di accantonamento progressivo.

Si tratta a tutti gli effetti di una retribuzione differita: il datore di lavoro accantona ogni anno una quota della retribuzione del dipendente e gliela corrisponde, rivalutata, al momento della cessazione del rapporto. Per questo motivo il TFR è spesso definito “salario tardivo” o “salario sospeso”: è denaro che il lavoratore ha già maturato con la propria prestazione, ma che riceverà soltanto alla fine del rapporto di lavoro.

A chi spetta il TFR

Hanno diritto al TFR tutti i lavoratori subordinati del settore privato, indipendentemente dalla qualifica (operai, impiegati, quadri, dirigenti), dal tipo di contratto (a tempo determinato o indeterminato, full time o part time) e dal settore di appartenenza. Spetta anche ai lavoratori a domicilio, agli apprendisti (al termine dell’apprendistato), ai soci lavoratori di cooperative e, con regole specifiche, ai lavoratori domestici (colf e badanti).

Per i dipendenti pubblici il meccanismo è diverso: si parla di TFS (Trattamento di Fine Servizio) per i lavoratori assunti prima del 1° gennaio 2001, o di TFR per chi è stato assunto successivamente. Le regole di calcolo, erogazione e tassazione presentano significative differenze rispetto al settore privato, di cui parleremo nella sezione dedicata.

Caratteristiche giuridiche del TFR

  • Irrinunciabile: il lavoratore non può rinunciare al TFR né durante né alla fine del rapporto;
  • Impignorabile fino a un quinto: i creditori possono pignorare al massimo 1/5 della somma;
  • Prescrittibile in 5 anni: dalla cessazione del rapporto, il lavoratore ha 5 anni per richiedere il TFR;
  • Trasmissibile agli eredi: in caso di decesso, il TFR spetta al coniuge, ai figli o ai parenti entro il terzo grado conviventi a carico;
  • Garantito dall’INPS: tramite il Fondo di Garanzia in caso di insolvenza del datore.

Come si calcola il TFR: formula e accantonamento annuo

Il calcolo del TFR è disciplinato in modo preciso dal secondo comma dell’art. 2120 c.c., che fissa la formula matematica per determinare l’accantonamento annuo. La regola generale prevede che la quota di TFR maturata in ogni anno sia pari alla retribuzione utile dell’anno divisa per il coefficiente fisso 13,5.

📐 Formula base del TFR

Quota TFR annuale = Retribuzione utile annua ÷ 13,5

Il coefficiente 13,5 deriva dal calcolo: 365 giorni ÷ 27,03 (dove 27,03 corrisponde a circa il 7,40% della retribuzione, percentuale storica dell’accantonamento).

Cosa si intende per “retribuzione utile”

La retribuzione utile ai fini del TFR comprende, salvo diversa previsione del CCNL applicato, tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese. In particolare, vanno conteggiate:

  • Retribuzione lorda mensile (paga base + indennità di contingenza);
  • Tredicesima mensilità e quattordicesima (se prevista dal CCNL);
  • Indennità di mensa, alloggio, trasferta continuativa;
  • Compensi per straordinario quando non hanno carattere occasionale;
  • Premi di produzione, superminimi, indennità di anzianità;
  • Provvigioni e cottimo;
  • Equivalente di prestazioni in natura (auto aziendale ad uso promiscuo, alloggio, etc.).

Sono invece esclusi dalla base di calcolo: i rimborsi spese documentati, le erogazioni occasionali una tantum, l’indennità di mancato preavviso, le diarie e tutto ciò che il CCNL espressamente esclude.

Contributo dello 0,50% a carico del lavoratore

Sulla retribuzione utile va sottratto un contributo dello 0,50% versato all’INPS dal datore di lavoro come “Fondo Adeguamento Pensione” (FAP), introdotto dalla Legge 297/1982 art. 3 comma 15. Questa trattenuta riduce di fatto l’aliquota di accantonamento effettiva dal 7,407% (1/13,5) a circa il 6,907% della retribuzione annua.

Esempio pratico di calcolo

VoceImporto
Retribuzione lorda annua 202530.000 euro
Quota TFR lorda (30.000 ÷ 13,5)2.222,22 euro
Trattenuta 0,50% FAP (30.000 × 0,50%)– 150,00 euro
TFR netto accantonato anno 20252.072,22 euro

Su una retribuzione annua di 30.000 euro lordi, l’accantonamento netto di TFR per il 2025 è quindi di 2.072,22 euro. Dopo 10 anni di servizio (a parità di retribuzione, escludendo le rivalutazioni), il montante teorico sarebbe pari a circa 20.700 euro, che andrà poi rivalutato anno per anno secondo il coefficiente ISTAT.

Rivalutazione annua del TFR: 1,5% fisso + 75% indice ISTAT

Il quarto comma dell’art. 2120 c.c. prevede che il TFR accantonato presso il datore di lavoro venga rivalutato ogni anno per proteggerlo dall’inflazione. La rivalutazione si applica al fondo TFR esistente al 31 dicembre dell’anno precedente (escluse le quote maturate nell’anno in corso) ed è composta da due elementi:

📊 Coefficiente di rivalutazione TFR

Coefficiente = 1,5% (fisso) + 75% × indice ISTAT FOI

  • 1,5% = quota fissa annuale prevista dalla legge;
  • 75% dell’indice ISTAT FOI (Famiglie Operai e Impiegati al netto dei tabacchi) calcolato a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Coefficienti di rivalutazione TFR recenti

Anno di riferimentoIndice ISTAT FOI dicembreCoefficiente TFR finale
202211,30%9,975% (1,5% + 8,475%)
20230,50%1,875% (1,5% + 0,375%)
20241,30%2,475% (1,5% + 0,975%)
2025circa 1,40%2,55% circa (dato definitivo ISTAT gennaio 2026)

Fonte: ISTAT, comunicati mensili indice FOI; Agenzia delle Entrate, tabelle coefficienti TFR.

Tassazione della rivalutazione

Attenzione: la rivalutazione del TFR è soggetta a una imposta sostitutiva del 17%, applicata anno per anno con trattenuta a carico del datore di lavoro (acconto del 16 dicembre e saldo del 16 febbraio dell’anno successivo). L’aliquota era originariamente dell’11% ed è stata aumentata al 17% dalla Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) art. 1 c. 623. Questa imposta riduce la rivalutazione netta che si aggiunge al fondo TFR.

Tassazione separata del TFR: aliquota media degli ultimi 5 anni

Il TFR è soggetto a una tassazione separata dagli altri redditi, disciplinata dall’art. 19 del TUIR (DPR 917/1986). Si tratta di un regime fiscale di favore: invece di sommare la liquidazione al reddito dell’anno in cui viene percepita (con il rischio di salire di scaglione IRPEF), si applica un’aliquota media calcolata sui redditi degli ultimi 5 anni.

Come si calcola l’aliquota media TFR

Il calcolo dell’aliquota di tassazione separata prevede questi passaggi (procedura indicata anche nelle istruzioni della Certificazione Unica e nella circolare AdE n. 29/E del 20/03/2001):

  1. Si determina il “reddito di riferimento”: TFR maturato × 12 ÷ anni di servizio (espressi in mesi/12);
  2. Si calcola l’IRPEF teorica applicando al reddito di riferimento gli scaglioni IRPEF ordinari;
  3. Si ricava l’aliquota media: (IRPEF teorica ÷ reddito di riferimento) × 100;
  4. Si applica tale aliquota sul TFR lordo (al netto della rivalutazione già tassata al 17%).

Scaglioni IRPEF 2026 applicabili

Per il 2026, in seguito alla Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024) e alla L. 207/2024 art. 1 commi 2-3, gli scaglioni IRPEF sono stati confermati a tre:

Scaglione di redditoAliquota IRPEF
Fino a 28.000 euro23%
Da 28.001 a 50.000 euro35%
Oltre 50.000 euro43%

Clausola di salvaguardia

Dal 2023, in seguito alla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022 art. 1 c. 36), è stata introdotta una clausola di salvaguardia: l’Agenzia delle Entrate ricalcola l’aliquota di tassazione separata applicando, se più favorevole, anche l’aliquota media degli scaglioni IRPEF vigenti al momento della cessazione. Se il ricalcolo fa emergere un’imposta inferiore a quella già trattenuta dal datore di lavoro, l’AdE rimborsa la differenza automaticamente al contribuente entro la dichiarazione successiva.

Anticipazione del TFR: requisiti e casi previsti dalla legge

L’art. 2120 c.c. comma 6 e seguenti riconosce al lavoratore il diritto di richiedere, durante il rapporto di lavoro, un’anticipazione del TFR in presenza di specifiche condizioni soggettive (anzianità di servizio) e oggettive (motivazioni tassative). Si tratta di una facoltà importante che consente di accedere a una parte del proprio salario differito prima della cessazione del rapporto, ma è soggetta a limiti rigorosi.

Requisiti soggettivi

  • Almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro (contratto in corso);
  • Massimo 70% del TFR maturato al momento della richiesta;
  • Una sola anticipazione per tutto il rapporto di lavoro (salvo diversa previsione del CCNL);
  • Il datore di lavoro può limitare la concessione al 10% degli aventi diritto e al 4% del totale dei dipendenti ogni anno (per ragioni organizzative).

Casi tassativi previsti dalla legge

CausaleDocumentazione richiesta
Spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche competenti (per sé, coniuge, figli)Prescrizione medica + preventivo o fatture
Acquisto prima casa di abitazione per sé o per i figli (documentata con atto notarile)Atto di compravendita o preliminare + autocertificazione “prima casa”
Spese per congedi parentali (D.Lgs. 151/2001 art. 5)Domanda di congedo + autocertificazione spese
Spese per formazione e aggiornamento professionale (L. 53/2000 art. 7)Iscrizione corso + ricevute pagamento

Tassazione dell’anticipazione

L’anticipazione TFR è soggetta alla medesima tassazione separata del TFR finale: il datore di lavoro applica un’aliquota provvisoria (calcolata sui redditi degli ultimi 2 anni) e l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta a conguaglio negli anni successivi. È importante ricordare che l’anticipazione viene scalata dal TFR finale: si riceve oggi una parte di ciò che si avrebbe ricevuto al termine del rapporto.

Destinazione del TFR: in azienda vs fondo pensione

Dal 1° gennaio 2007, in seguito al D.Lgs. 252/2005, ogni lavoratore del settore privato deve effettuare una scelta esplicita o tacita sulla destinazione del proprio TFR maturando: lasciarlo in azienda (o nel Fondo Tesoreria INPS per aziende sopra 49 dipendenti) o conferirlo a una forma di previdenza complementare (fondi pensione negoziali, aperti o PIP).

Meccanismo del silenzio-assenso

Il neoassunto ha 6 mesi dall’assunzione per scegliere espressamente la destinazione del TFR mediante il modello TFR2. In caso di mancata scelta entro la scadenza scatta il silenzio-assenso: il TFR viene automaticamente trasferito al fondo pensione previsto dal CCNL applicato (fondo negoziale di categoria) o, in mancanza, al FondInps.

Confronto sintetico

ParametroTFR in aziendaTFR in fondo pensione
Rendimento1,5% + 75% ISTAT FOIVariabile, da +2% a +7% medio annuo (linea bilanciata)
Tassazione liquidazione23% – 43% (aliquota media)15% – 9% (riduzione 0,30% per ogni anno oltre il 15° iscrizione, minimo 9%)
Tassazione rivalutazione17%20% (12,5% sui titoli Stato)
Contributo datoreNessunoSì (se previsto dal CCNL e con contributo del lavoratore)
Riscatto totaleSolo a fine rapportoSolo in casi specifici (invalidità, decesso, disoccupazione > 48 mesi)

TFR pubblico (TFS): regole speciali

I dipendenti pubblici assunti prima del 31/12/2000 percepiscono il TFS (Trattamento di Fine Servizio), calcolato con la formula: 80% dell’ultima retribuzione utile × anni di servizio ÷ 12. Dal 2001 in poi, anche per i dipendenti pubblici si applica il TFR come nel privato. La liquidazione del TFS/TFR pubblico avviene in modo dilazionato per importi rilevanti: i tempi di erogazione possono arrivare fino a 24 mesi dalla cessazione, con pagamenti in più rate, secondo le regole della L. 122/2010 art. 12 c. 7.

Fondo di Garanzia INPS: quando interviene

Il Fondo di Garanzia gestito dall’INPS, istituito dall’art. 2 della Legge 297/1982 in attuazione della Direttiva CEE 80/987, interviene quando il datore di lavoro non corrisponde il TFR (in tutto o in parte) al lavoratore alla cessazione del rapporto a causa di una situazione di insolvenza giudizialmente accertata.

Casi di intervento del Fondo

  • Fallimento (oggi “liquidazione giudiziale” ex Codice della Crisi d’Impresa);
  • Concordato preventivo;
  • Liquidazione coatta amministrativa;
  • Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi;
  • Esecuzione individuale infruttuosa nei confronti di datori non assoggettabili a procedure concorsuali (es. piccole imprese o ditte individuali).

Documentazione e iter della domanda

La domanda al Fondo di Garanzia INPS si presenta esclusivamente online tramite portale INPS (con SPID, CIE o CNS), allegando:

  • Sentenza dichiarativa di fallimento o decreto di ammissione alla procedura;
  • Stato passivo esecutivo (documento che certifica il credito ammesso al passivo);
  • Modello TFR-CIG con calcolo analitico del TFR maturato;
  • Ultime buste paga e prospetto retributivo;
  • Documento di identità e codice fiscale.

Il Fondo eroga entro 60 giorni dalla domanda regolarmente presentata il TFR maturato (e anche le ultime 3 mensilità di retribuzione non pagate, fino al massimo di 3 volte la cassa integrazione straordinaria). I termini di prescrizione sono di 5 anni dalla cessazione del rapporto. L’INPS, dopo aver liquidato il lavoratore, si surroga nei diritti di credito verso il datore di lavoro.

Tassazione TFR vs previdenza complementare: vantaggi fiscali del fondo pensione

Una delle decisioni più importanti che ogni lavoratore deve prendere all’inizio del rapporto è la scelta tra TFR in azienda e conferimento a fondo pensione. Da un punto di vista strettamente fiscale, la previdenza complementare offre vantaggi consistenti, regolati dal D.Lgs. 252/2005.

I tre vantaggi fiscali principali del fondo pensione

  1. Deducibilità contributi: i versamenti volontari al fondo pensione (sia del lavoratore che del datore) sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro/anno (importo confermato per il 2026);
  2. Tassazione agevolata sulle prestazioni: l’aliquota sulla prestazione finale è del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione oltre il 15°, fino a un minimo del 9% (con 35 anni di iscrizione);
  3. Rendimenti finanziari tassati al 20% (12,5% sui titoli di Stato): mentre la rivalutazione del TFR in azienda è tassata al 17%, i rendimenti del fondo pensione godono di aliquote variabili ma più favorevoli sul lungo periodo grazie alla composizione degli interessi.

Esempio comparativo (TFR maturato dopo 35 anni)

ScenarioMontante lordoAliquotaNetto
TFR in azienda (rendimento medio 2,2%)circa 95.000 euro25% (media)circa 71.250 euro
TFR in fondo pensione (rendimento medio 4%)circa 115.000 euro9%circa 104.650 euro

Simulazione su base salariale media 30.000 euro/anno per 35 anni. Valori puramente indicativi; i risultati reali dipendono dalla linea di investimento e dall’andamento dei mercati.

Il vantaggio fiscale è particolarmente evidente per chi ha redditi medio-alti (scaglione 35% o 43%): la differenza tra l’aliquota TFR azienda (calcolata sulla media) e il 9% del fondo pensione può tradursi in decine di migliaia di euro di vantaggio netto. È però fondamentale considerare anche il rischio di mercato dei fondi pensione (le linee azionarie possono subire perdite nel breve periodo) e i costi di gestione (espressi come ISC, Indicatore Sintetico dei Costi).

Aggiornamenti soglie INPS 2026 e Legge di Bilancio 2026

La Legge di Bilancio 2026 (L. 207/2024) e i successivi provvedimenti collegati hanno introdotto alcune novità che impattano indirettamente sul TFR e sulle prestazioni collegate. Riepiloghiamo le principali soglie e novità rilevanti.

Aliquote IRPEF e tassazione separata

Sono state confermate strutturalmente le tre aliquote IRPEF (23%, 35%, 43%) e gli scaglioni introdotti dalla riforma 2024. Questa stabilizzazione è importante per i calcoli di tassazione separata del TFR e per le simulazioni di liquidazione futura. Nessuna variazione anche per l’imposta sostitutiva del 17% sulla rivalutazione annua del TFR.

Detassazione premi di produttività

La L. 207/2024 art. 1 c. 385 ha confermato per il 2026 l’imposta sostitutiva ridotta al 5% sui premi di produttività fino a 3.000 euro lordi annui (5.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori), per dipendenti con reddito da lavoro dipendente fino a 80.000 euro nell’anno precedente. Questi premi, se erogati, possono confluire nella retribuzione utile ai fini TFR.

Rinnovo TFR in busta paga (sospeso)

La sperimentazione del TFR in busta paga (QU.I.R.), introdotta dalla L. 190/2014 per il periodo 2015-2018, non è stata riproposta dalla Legge di Bilancio 2026. Resta quindi escluso, per il 2026, il diritto a chiedere la liquidazione mensile della quota TFR maturanda direttamente in busta paga.

Massimale contributivo INPS 2026

Per il 2026 il massimale contributivo INPS (rilevante per il calcolo del TFR sui dirigenti e per i sistemi pensionistici contributivi) è stato rivalutato in base all’indice ISTAT. Il valore esatto è pubblicato annualmente dalla circolare INPS di inizio anno (per il 2025 era pari a 120.607 euro; per il 2026 si attendono i dati definitivi nella circolare di gennaio 2026).

⚠️ Importante: alcune soglie e coefficienti del 2026 (in particolare il dato definitivo della rivalutazione TFR al 31/12/2025) saranno pubblicati nelle circolari INPS e Agenzia delle Entrate dei primi mesi del 2026. Si consiglia di verificare sempre i valori aggiornati prima di effettuare calcoli su importi rilevanti.

Come il CAF Centro Fiscale di Udine può aiutarti

Il calcolo del TFR, la valutazione tra azienda e fondo pensione, la presentazione della domanda al Fondo di Garanzia INPS in caso di fallimento dell’azienda e la verifica della corretta tassazione separata sono operazioni complesse, che spesso richiedono il supporto di un professionista qualificato.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre da anni assistenza a lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie del territorio friulano nella gestione di tutte le pratiche relative al TFR:

  • Verifica del TFR maturato e controllo degli accantonamenti nelle CU annuali;
  • Assistenza alla domanda di anticipazione (casi sanitari, prima casa, formazione, congedi);
  • Calcolo dell’imposta sostitutiva e verifica dei conguagli da CU;
  • Pratica di Fondo di Garanzia INPS per recupero TFR in caso di fallimento del datore di lavoro (servizio specifico erogato dal nostro Patronato);
  • Consulenza sulla destinazione del TFR tra azienda e fondo pensione;
  • Recupero IRPEF da TFR pagato in eccesso (verifica clausola di salvaguardia post-2023).

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Domande frequenti sul TFR (FAQ)

Dopo quanti anni si può chiedere l’anticipo del TFR?

L’art. 2120 c.c. comma 6 richiede una anzianità minima di 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro per poter presentare la richiesta di anticipazione del TFR. L’anticipo non può superare il 70% del TFR maturato al momento della domanda e la causale deve rientrare in uno dei casi tassativi (spese sanitarie, acquisto prima casa, congedi parentali, formazione).

Quanto si guadagna lasciando il TFR in azienda invece di metterlo nel fondo pensione?

Lasciare il TFR in azienda offre un rendimento garantito pari a 1,5% fisso + 75% dell’indice ISTAT FOI: negli ultimi 10 anni il rendimento medio annuo è oscillato tra l’1,9% e il 9,9% (anno record 2022). Il fondo pensione, invece, offre rendimenti potenzialmente più elevati (linee azionarie possono superare il 6-7% medio sul lungo periodo) ma con rischio di mercato. La scelta dipende dal profilo di rischio personale, dall’orizzonte temporale e dal regime fiscale applicabile alla liquidazione.

Si può chiedere il TFR mensilmente in busta paga?

No, per il 2026 non è prevista la possibilità di richiedere il TFR maturando in busta paga (QU.I.R.). La sperimentazione introdotta dalla Legge 190/2014 si è conclusa il 30 giugno 2018 e non è stata riproposta dalle successive Leggi di Bilancio. Resta possibile solo il meccanismo dell’anticipazione previsto dall’art. 2120 c.c.

Cosa succede al TFR se l’azienda fallisce?

In caso di insolvenza accertata del datore di lavoro (fallimento/liquidazione giudiziale, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria), il Fondo di Garanzia INPS – istituito dall’art. 2 L. 297/1982 – eroga al lavoratore il TFR maturato e le ultime 3 mensilità di retribuzione non pagate. La domanda si presenta online tramite portale INPS con SPID/CIE/CNS. Il termine di prescrizione è di 5 anni dalla cessazione.

Come viene tassato il TFR quando si percepisce?

Il TFR è soggetto a tassazione separata ex art. 19 TUIR: si applica un’aliquota media calcolata sui redditi degli ultimi 5 anni, separata dagli altri redditi dell’anno di percezione. La rivalutazione annua è già tassata anno per anno con imposta sostitutiva del 17%. Dal 2023 vige una clausola di salvaguardia: se l’aliquota IRPEF del momento è più favorevole, l’AdE ricalcola e rimborsa la differenza.

Il TFR si perde se cambio lavoro?

No, il TFR non si perde mai: al termine di ogni rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, scadenza contratto) il datore deve liquidare il TFR maturato. Se il TFR è destinato a un fondo pensione, è possibile trasferirlo al fondo del nuovo datore di lavoro (portabilità completa garantita dal D.Lgs. 252/2005 art. 14) senza alcuna penalizzazione fiscale.

Quanto tempo ha il datore di lavoro per pagare il TFR?

Il TFR deve essere liquidato contestualmente alla cessazione del rapporto, salvo diversa previsione del CCNL applicato (che può fissare termini fino a 30-60 giorni). In caso di ritardo, il lavoratore ha diritto agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme non corrisposte. La prescrizione del diritto al TFR è di 5 anni dalla data di cessazione del rapporto.

Conclusioni

Il Trattamento di Fine Rapporto è uno degli istituti più importanti per la sicurezza economica del lavoratore dipendente italiano: rappresenta in media tra il 6,9% e il 7,4% della retribuzione annua e si traduce, dopo una carriera completa di 35-40 anni, in importi spesso superiori a 80-100.000 euro. Comprendere come si calcola, come si rivaluta, quando si può richiedere in anticipo e come scegliere tra azienda e fondo pensione è quindi fondamentale per ogni lavoratore.

Le regole del 2026 confermano sostanzialmente il quadro normativo consolidato (art. 2120 c.c., L. 297/1982, D.Lgs. 252/2005), con l’aliquota del 17% sulla rivalutazione, gli scaglioni IRPEF a tre fasce per la tassazione separata e i vantaggi fiscali della previdenza complementare (deducibilità fino a 5.164,57 euro/anno e aliquota 9-15% sulle prestazioni). Per scelte consapevoli e calcoli precisi sul proprio TFR, è sempre consigliabile rivolgersi a un CAF o a un consulente del lavoro qualificato.

Fonti ufficiali: Codice Civile art. 2120; L. 297/1982; D.Lgs. 252/2005; L. 190/2014; L. 197/2022; L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2026); circolari INPS Fondo Garanzia; Agenzia delle Entrate, circolare n. 29/E del 20/03/2001; ISTAT, indice prezzi al consumo FOI.

Maggio 22, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Dimissioni-Volontarie-2026-TFR-e-Naspi.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-22 16:44:562026-05-31 17:46:38Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo con le soglie INPS 2026
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Modello 770 e Certificazione Unica

CU INPS Errate 2026: Scadenze per Correggere il 730 dei Pensionati

Pensione 2026 INPS

Le CU INPS errate 2026 sono il nuovo grattacapo della stagione dichiarativa: secondo le segnalazioni emerse a partire da maggio 2026, circa 270mila pensionati si sono visti recapitare una Certificazione Unica con dati incompleti o non corretti. Il problema riguarda soprattutto chi nel 2025 ha ricevuto trattamenti integrativi, conguagli o arretrati: in molti casi le somme risultano calcolate male, con effetti diretti sulla dichiarazione dei redditi. La conseguenza pratica è semplice da capire e fastidiosa da affrontare: senza una CU corretta, il 730 2026 precompilato può presentare un debito o un credito sbagliato.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo cosa fare se sei tra i pensionati coinvolti, come verificare la Certificazione Unica INPS sul portale, quali sono le scadenze 730 2026 per intervenire e come il CAF può aiutarti a presentare un 730 integrativo o un modello correttivo. L’obiettivo è uno solo: evitare che un errore di INPS si traduca in tasse pagate in più o, peggio, in rimborsi sbagliati che poi vanno restituiti.

Indice dei contenuti

  1. Cosa è Successo: le CU INPS Errate per 270mila Pensionati
  2. Perché la CU INPS Sbagliata Manda in Tilt il 730
  3. Come Verificare la Tua CU INPS 2026
  4. Scadenze 730 2026: le Date da Tenere a Mente
  5. Hai Già Inviato il 730 con Dati Sbagliati? Cosa Fare
  6. Rettifica della CU: i Tempi di INPS
  7. Il Ruolo del CAF nella Correzione del 730
  8. Domande Frequenti

Cosa è Successo: le CU INPS Errate per 270mila Pensionati

Le CU INPS errate 2026 sono emerse durante la prima fase di consultazione del 730 precompilato, disponibile dal 30 aprile 2026. Numerosi pensionati hanno notato discrepanze tra gli importi indicati nella Certificazione Unica rilasciata da INPS e quanto effettivamente percepito nel 2025. Le segnalazioni riguardano sia pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate, sia trattamenti come NASpI, integrazioni al minimo, tredicesima e arretrati.

Le cause segnalate sono diverse, ma ricorrono soprattutto due tipologie di errore. La prima riguarda l’imposta lorda IRPEF, che in alcuni casi non considera correttamente la rimodulazione degli scaglioni introdotta dalla riforma fiscale (oggi a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre). La seconda riguarda i conguagli di fine 2025: importi rimborsati o trattenuti che non risultano correttamente attribuiti nei righi della CU. In entrambi i casi, l’effetto è un’imposta netta diversa da quella reale.

Il dato di circa 270mila pensionati coinvolti, riportato dalle prime ricostruzioni di stampa, è importante ma va contestualizzato: l’INPS è il sostituto d’imposta di milioni di pensionati italiani, e una percentuale ridotta di anomalie può comunque produrre un numero assoluto rilevante. La buona notizia è che gli errori della CU INPS sono in larga parte correggibili, sia attraverso una rettifica della Certificazione da parte dell’Istituto, sia tramite la presentazione di un 730 corretto con i dati reali.

Perché la CU INPS Sbagliata Manda in Tilt il 730

Per capire l’impatto delle CU INPS errate 2026 serve ricordare cos’è e a cosa serve la Certificazione Unica. È il documento con cui il sostituto d’imposta (INPS, datore di lavoro, ente erogatore) certifica i redditi erogati al contribuente nell’anno solare precedente e le ritenute già versate. Per i pensionati, la CU 2026 riassume tutta la pensione percepita nel 2025: imponibile, ritenute IRPEF, addizionali regionali e comunali, eventuali detrazioni applicate in busta.

Questi dati confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Significa che, se la CU INPS contiene un errore, anche il 730 2026 nasce sbagliato. Il rischio concreto è doppio. Da un lato, potresti vederti recapitare un rimborso superiore a quello dovuto, e l’Agenzia chiederà la restituzione con interessi nei controlli successivi. Dall’altro, potresti pagare un conguaglio a debito più alto del necessario, con un esborso ingiustificato.

Per i pensionati, l’effetto è ancora più diretto. Quando si invia il 730 con sostituto d’imposta, gli eventuali conguagli vengono applicati direttamente sulla rata della pensione di agosto, settembre o ottobre. Un errore sulla CU si traduce quindi in trattenute o rimborsi mensili calcolati su una base imponibile sbagliata, con effetti che si trascinano fino a fine anno. Per questo è fondamentale intervenire prima dell’invio del modello 730.

  • Imponibile errato: cambia il reddito complessivo e quindi l’aliquota IRPEF effettiva.
  • Ritenute errate: l’importo che risulta “già pagato” allo Stato non corrisponde al reale.
  • Detrazioni applicate in busta diverse dal dovuto: errore tipico sulle detrazioni per pensione e familiari a carico.
  • Addizionali regionali e comunali calcolate su una base errata.

Come Verificare la Tua CU INPS 2026

Il primo passo per difendersi dalle CU INPS errate 2026 è verificare la propria Certificazione Unica. Non aspettare il commercialista o il CAF: con pochi minuti puoi fare un controllo preliminare confrontando i dati della CU con quelli che già conosci (ad esempio l’importo netto della pensione ricevuto ogni mese, gli arretrati incassati e il modello ObisM).

Dove scaricare la CU INPS

La CU INPS 2026 è scaricabile gratuitamente in tre modi:

  • Dal portale INPS (sezione “MyINPS > Servizi al cittadino > Certificazione Unica”) con SPID, CIE o CNS.
  • Tramite l’app INPS Mobile, nella sezione “Cassetto previdenziale del cittadino”.
  • Al CAF Centro Fiscale di Udine, dove possiamo recuperarla per te con delega.

Cosa controllare nella Certificazione Unica

Una volta scaricata, concentra l’attenzione sui righi più sensibili. Per i pensionati i punti chiave sono i righi del quadro lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale, in particolare i punti relativi al reddito di pensione, al periodo di lavoro/pensione, all’imposta lorda, all’imposta netta e alle detrazioni applicate. Confronta queste cifre con il modello ObisM 2026 (il certificato di pensione INPS) e con il riepilogo dei cedolini dell’anno precedente: la somma dei netti mensili più ritenute e addizionali dovrebbe corrispondere al lordo certificato.

Se trovi differenze sospette, non è detto sia un errore di INPS: a volte la stranezza dipende da arretrati a tassazione separata, recuperi di pensioni indebite o variazioni dell’addizionale comunale. Per questo prima di gridare allo scandalo è utile rivolgersi al CAF o al patronato, che possono leggere insieme a te la Certificazione Unica e dirti se la differenza è giustificata o se va richiesta una rettifica.

Scadenze 730 2026: le Date da Tenere a Mente

Capire le scadenze del 730 2026 è essenziale quando si ha a che fare con CU INPS errate 2026: ogni data limite ti dà un’opportunità di rimediare, e perderla significa restare con un errore in dichiarazione. La dichiarazione precompilata è disponibile sul portale dell’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile 2026 (una novità del calendario fiscale, che fino al 2025 partiva il 15 aprile).

  • 30 aprile 2026: disponibilità del 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
  • 30 settembre 2026: termine ultimo per l’invio definitivo del 730 2026 (ordinario o tramite CAF/professionista).
  • 25 ottobre 2026: scadenza per la presentazione del 730 integrativo, da usare se ti accorgi di errori a tuo favore (maggior credito o minor debito) dopo aver già inviato il modello.
  • 30 novembre 2026: invio del Modello Redditi PF 2026, alternativa al 730 per chi non può usare il modello semplificato.

Per chi è alle prese con una CU INPS sbagliata, la priorità è non superare il 30 settembre 2026 senza aver chiarito la propria posizione: significa scegliere se inviare un 730 modificato rispetto al precompilato (sostituendo i dati errati con quelli corretti) o, in alternativa, attendere la rettifica della Certificazione Unica da parte di INPS e poi presentare il modello 730. La seconda strada è più sicura, ma vincolata ai tempi di lavorazione dell’Istituto. Per questo molti pensionati scelgono di affidarsi al CAF, che può modificare la dichiarazione precompilata con i dati reali ricostruiti dai cedolini.

Hai Già Inviato il 730 con Dati Sbagliati? Cosa Fare

Una delle domande più frequenti che ci arrivano allo sportello del CAF Centro Fiscale riguarda i pensionati che hanno già inviato il 730 2026 accettando il precompilato senza modifiche e che solo dopo scoprono la CU INPS errata. La buona notizia è che il sistema 730 prevede strumenti appositi per correggere la dichiarazione dei redditi già inviata. La scelta dello strumento giusto dipende da due variabili: quando ti accorgi dell’errore e a favore di chi è la correzione.

Errore a tuo favore: il 730 integrativo entro il 25 ottobre

Se la CU sbagliata ti ha fatto pagare più tasse del dovuto o ridotto il rimborso che ti spettava, puoi presentare un 730 integrativo. Si tratta di una nuova dichiarazione che sostituisce la precedente solo per gli aspetti corretti a tuo vantaggio. Il termine è il 25 ottobre 2026. Il 730 integrativo va presentato esclusivamente tramite CAF o professionista abilitato, anche se la dichiarazione originaria era stata fatta in autonomia.

Errore a debito: dichiarazione correttiva o Redditi PF

Se invece, una volta corretta la CU INPS, risulta che hai dichiarato meno del dovuto (e quindi devi pagare di più allo Stato), il 730 integrativo non basta. In questo caso si presenta il Modello Redditi PF 2026 entro il 30 novembre 2026, indicando il debito aggiuntivo e versando la differenza con eventuali sanzioni e interessi ridotti applicando il ravvedimento operoso. Anche qui, l’assistenza del CAF aiuta a calcolare correttamente l’importo da versare ed evitare ulteriori errori.

Rettifica della CU: i Tempi di INPS

Parallelamente alla correzione del 730, è importante che anche la Certificazione Unica INPS venga rettificata. L’INPS, quando individua o riceve segnalazione di un errore, emette una CU rettificata che viene trasmessa sia al contribuente sia all’Agenzia delle Entrate. Questo passaggio è cruciale perché allinea i dati della dichiarazione precompilata degli anni successivi e gli archivi fiscali del sostituto d’imposta.

Per chiedere la rettifica della CU sbagliata, il pensionato ha diverse strade. Può inoltrare la segnalazione tramite il portale INPS (servizio “Inoltro telematico di istanze, segnalazioni, comunicazioni”), oppure tramite il numero verde 803 164 da rete fissa, o ancora rivolgendosi a un patronato per la trasmissione assistita. Nella richiesta è utile allegare cedolini di pensione e, se disponibile, una ricostruzione del lordo annuo per facilitare la verifica all’Istituto.

I tempi di rettifica non sono normati in modo rigido, ma di solito INPS lavora le richieste in alcune settimane. Per questo, in vista delle scadenze 730 2026, conviene attivarsi subito: aspettare la CU rettificata e poi correre con l’invio della dichiarazione rischia di mettere fretta su un adempimento delicato. La strategia migliore è chiedere la rettifica e, in parallelo, predisporre un 730 corretto con il CAF, da inviare nei tempi previsti.

Il Ruolo del CAF nella Correzione del 730

Quando si parla di CU INPS errate 2026, il CAF non è solo un punto di assistenza tecnica: diventa una vera e propria garanzia di tutela per il pensionato. Il CAF Centro Fiscale di Udine, in particolare, ha sviluppato negli anni un’esperienza specifica nella lettura della Certificazione Unica e nella ricostruzione del reddito di pensione partendo dai cedolini e dal modello ObisM. Questo approccio è prezioso proprio nei casi in cui la CU INPS presenta incongruenze rispetto al percepito.

Operativamente, il CAF svolge tre attività complementari. Per prima cosa, verifica insieme al pensionato la CU e individua gli eventuali errori, segnalandoli per iscritto. In secondo luogo, predispone la dichiarazione 730 2026 modificando i dati del precompilato con quelli reali e applicando correttamente detrazioni, oneri deducibili e bonus pensionati. Infine, supporta la richiesta di rettifica della Certificazione Unica all’INPS, per chiudere il cerchio anche dal punto di vista del sostituto d’imposta.

Un valore aggiunto non trascurabile riguarda la responsabilità del visto di conformità. Quando il 730 viene predisposto dal CAF, è il CAF stesso a rispondere di eventuali errori formali della dichiarazione, sollevando il contribuente da gran parte dei rischi di sanzione. È una protezione concreta che, soprattutto per i pensionati con redditi medi e detrazioni multiple, fa la differenza.

Per saperne di più sulle nostre attività, puoi consultare le pagine dedicate a 730 e dichiarazione dei redditi, al calcolo della pensione e alla Certificazione Unica e Modello 770. Se invece preferisci ricevere un’analisi personalizzata della tua CU INPS, prenota un appuntamento direttamente in sede a Udine o richiedici un primo riscontro telefonico.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande Frequenti

Come capisco se la mia CU INPS è tra quelle errate?

Non esiste un elenco pubblico dei pensionati coinvolti. L’unico modo per scoprirlo è scaricare la Certificazione Unica dal portale INPS e confrontare il reddito di pensione, l’imposta lorda e le ritenute con i tuoi cedolini del 2025 e con il modello ObisM. Se la somma dei netti mensili più ritenute e addizionali non quadra con il lordo certificato, è molto probabile che ci sia un errore. Il CAF Centro Fiscale può fare questa verifica per te in pochi minuti.

Posso modificare il 730 precompilato anche se la CU INPS è sbagliata?

Sì. Il 730 precompilato può essere modificato dal contribuente o, meglio, dal CAF, sostituendo i dati provenienti dalla CU INPS errata con quelli ricostruiti correttamente. In questo caso si perde la “garanzia da controlli formali” sui dati modificati, ma si evita di consolidare un errore. Per i pensionati con CU sospette è quasi sempre la scelta più prudente.

Quanto tempo ho per chiedere a INPS la rettifica della CU 2026?

Non c’è una scadenza perentoria fissata per chiedere la rettifica della Certificazione Unica: puoi farlo anche dopo l’invio del 730. Conviene però attivarsi entro l’estate, sia per avere la CU corretta in tempo utile per il 730 integrativo (scadenza 25 ottobre 2026) sia perché archivi e flussi di precompilato si stabilizzano più rapidamente se la segnalazione arriva nei mesi della campagna dichiarativa.

Se ho già ricevuto un rimborso sbagliato in pensione, cosa succede?

Se hai inviato un 730 2026 con dati della CU INPS errati e hai ricevuto in pensione un rimborso più alto del dovuto, l’Agenzia delle Entrate, una volta ricevuta la CU rettificata o effettuati i controlli, può chiedere la restituzione della differenza, con interessi. Per ridurre il rischio, il CAF può aiutarti a inviare un Modello Redditi PF integrativo in cui regolarizzi spontaneamente la posizione, applicando il ravvedimento operoso e pagando sanzioni e interessi in misura ridotta.

Posso evitare di fare il 730 e aspettare la CU corretta nel 2027?

No. La dichiarazione dei redditi 2026 va presentata comunque entro le scadenze previste (30 settembre 2026 per il 730, 30 novembre 2026 per il Modello Redditi PF). Saltarla per attendere una CU INPS rettificata ti esporrebbe a sanzioni per omessa dichiarazione. La strada giusta è inviare nei tempi un 730 con dati corretti e, in parallelo, chiedere a INPS la rettifica della Certificazione Unica.

Conclusione: Affronta la CU Errata con il CAF Centro Fiscale

Le CU INPS errate 2026 sono un problema che riguarda potenzialmente fino a 270mila pensionati ma che, con i giusti accorgimenti, si risolve. La regola d’oro è non aspettare: scarica la Certificazione Unica, confrontala con i tuoi cedolini, e se hai dubbi rivolgiti al CAF. Le scadenze del 730 2026 – 30 settembre 2026 per l’invio definitivo e 25 ottobre 2026 per l’integrativo – sono i punti fermi attorno ai quali costruire la strategia di correzione.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste ogni anno migliaia di pensionati nella verifica della CU, nella predisposizione del 730 e nei rapporti con INPS per la rettifica delle Certificazioni Uniche. Prenota un appuntamento per portarci la tua CU 2026: un nostro operatore la analizza con te, ti dice subito se ci sono anomalie e ti spiega passo passo come rimettere a posto la tua dichiarazione dei redditi.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 22:39:342026-05-31 17:47:26CU INPS Errate 2026: Scadenze per Correggere il 730 dei Pensionati
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, DICHIARAZIONE DEI REDDITI, Modello 770 e Certificazione Unica

CU INPS errate per 270mila pensionati: scadenze per correggere il 730

Pensione 2026 INPS

A maggio 2026 l’INPS ha riconosciuto un errore di grande portata: circa 270.000 Certificazioni Uniche (CU) inviate ai pensionati risultano errate. Il problema riguarda principalmente l’esposizione delle ritenute IRPEF e dei conguagli, e impatta direttamente la dichiarazione dei redditi 2026 (Modello 730 o Redditi PF) relativa all’anno d’imposta 2025. Per chi ha già scaricato la precompilata o trasmesso il 730, è cruciale conoscere le scadenze per intervenire in tempo, evitando errori di liquidazione, rimborsi mancati o avvisi di pagamento successivi.

In questa guida ti spieghiamo, in modo semplice e operativo, cosa è successo, come capire se la tua CU è tra quelle errate, quali sono le scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026 e come il CAF Centro Fiscale di Udine può seguirti passo passo, anche in modalità integrativa o sostitutiva.

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Indice dei contenuti

  1. CU INPS errate per 270mila pensionati: che cosa è successo
  2. Come capire se la tua CU INPS è tra quelle errate
  3. Impatto sulla dichiarazione precompilata 2026
  4. Scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026
  5. 730 integrativo, sostitutivo o Modello Redditi PF
  6. Come richiedere all’INPS la CU corretta
  7. Esempi pratici di correzione
  8. Rischi di non correggere la dichiarazione
  9. Il ruolo del CAF nella correzione del 730
  10. Cosa fare subito: la checklist operativa
  11. Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine
  12. Domande frequenti
  13. Conclusioni: muoviti per tempo

CU INPS errate per 270mila pensionati: che cosa è successo

La Certificazione Unica è il documento che il sostituto d’imposta – in questo caso l’INPS, in qualità di sostituto per le pensioni – rilascia ogni anno per certificare i redditi corrisposti e le ritenute fiscali operate. Per i pensionati italiani, è il documento centrale per la dichiarazione dei redditi, perché alimenta automaticamente la dichiarazione precompilata messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Nel 2026 l’INPS ha trasmesso oltre 16 milioni di CU per pensionati. Di queste, secondo la comunicazione ufficiale dell’Istituto pubblicata nelle ultime settimane, circa 270.000 risultano errate: il problema riguarda in particolare il calcolo delle ritenute IRPEF, l’esposizione delle addizionali regionali e comunali e, in alcuni casi, la corretta indicazione del cosiddetto bonus IRPEF o del trattamento integrativo.

Le cause tecniche dell’errore

Le cause individuate dall’INPS sono essenzialmente tre:

  • Migrazione di sistema: nel corso del 2025 l’Istituto ha completato il passaggio a un nuovo applicativo per la gestione fiscale dei pensionati, con possibili disallineamenti sulle posizioni di chi ha più trattamenti pensionistici (ad esempio una pensione diretta e una di reversibilità).
  • Conguagli di fine anno non recepiti: per alcuni pensionati gli arretrati e i conguagli operati a dicembre 2025 non sarebbero confluiti correttamente nella CU 2026.
  • Aliquote IRPEF 2025: gli scaglioni IRPEF in vigore dall’1 gennaio 2024 (tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, 35% fino a 50.000 euro, 43% oltre) hanno modificato i calcoli; gli aggiornamenti dei parametri sui software del sostituto d’imposta possono aver generato errori in alcune posizioni complesse.

Come capire se la tua CU INPS è tra quelle errate

Il primo passo è controllare la CU 2026 ricevuta dall’INPS o scaricabile dal sito istituzionale tramite SPID, CIE o CNS. La CU per i pensionati è disponibile dal cassetto previdenziale online (sezione “Certificazione Unica”) oppure tramite il servizio “Certificazione Unica 2026” del portale INPS.

I 4 controlli essenziali

Quando hai in mano la CU, verifica con attenzione questi quattro elementi:

  1. Reddito di pensione (punto 1 – somme corrisposte): deve corrispondere al totale lordo percepito nel 2025. Confrontalo con i cedolini di pensione mensili (scaricabili dal cassetto previdenziale).
  2. Ritenute IRPEF (punto 21): l’importo deve essere coerente con gli scaglioni IRPEF 2025 (23% / 35% / 43%). Calcolo di massima: per una pensione lorda di 18.000 euro annui, l’IRPEF lorda è 18.000 × 23% = 4.140 euro, da cui si sottraggono detrazioni per redditi da pensione e altre detrazioni spettanti.
  3. Addizionali regionali e comunali (punti 22-27): devono essere calcolate sull’aliquota della regione e del comune di residenza al 1° gennaio 2025 e indicate sia come saldo 2024 sia come acconto 2025 dove dovuto.
  4. Detrazioni applicate: in particolare la detrazione per redditi da pensione e quelle per familiari a carico. La detrazione per coniuge a carico è pari a un massimo di 950 euro (modulata in base al reddito complessivo).

Tabella di confronto rapido

Voce CUPunto/SezioneCosa controllare
Reddito pensionePunto 1 – Parte BTotale dei cedolini mensili 2025
Ritenute IRPEFPunto 21Coerenza con scaglioni 23%/35%/43%
Addizionale regionalePunto 22Saldo 2024 + acconto 2025
Addizionale comunalePunto 25-27Saldo + acconto comune di residenza
Detrazioni pensionePunti 361-365Detrazione redditi pensione + familiari
Bonus IRPEF/Trattamento integrativoPunti 391-395Spettanza ed effettiva erogazione

Se ti accorgi che uno o più valori non corrispondono a quanto effettivamente percepito, la tua CU potrebbe essere tra quelle errate.

L’impatto sulla dichiarazione precompilata 2026

La CU non è solo un documento da conservare: rappresenta la fonte principale dei dati inseriti nella dichiarazione precompilata 2026, messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2026, infatti, la precompilata 730/Redditi PF è disponibile dal 30 aprile 2026 (data anticipata di 15 giorni: fino al 2025 la disponibilità era il 15 aprile).

Questo significa che chi ha già scaricato e accettato (o trasmesso) la precompilata tra fine aprile e maggio 2026 potrebbe trovarsi con una dichiarazione basata su una CU errata. Le conseguenze possono essere di due tipi:

  • Liquidazione errata in eccesso: il pensionato risulta a debito o riceve un rimborso inferiore a quello spettante (situazione frequente).
  • Liquidazione errata in difetto: la dichiarazione mostra un credito o un rimborso superiore al dovuto, con il rischio di un futuro avviso bonario o accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede se la CU viene corretta dopo l’invio del 730

L’INPS, dopo aver individuato l’errore, è tenuto a trasmettere all’Agenzia delle Entrate una CU sostitutiva (o annullata) entro i termini di legge. Quando questo avviene, la dichiarazione precompilata viene aggiornata, ma se il contribuente ha già accettato e inviato il 730, è necessario presentare una dichiarazione integrativa o, in alcuni casi, una dichiarazione sostitutiva.

Le scadenze tassative per correggere il 730 nel 2026

Il calendario fiscale 2026 prevede diverse finestre temporali per intervenire sul 730. È fondamentale conoscerle per scegliere lo strumento giusto.

Tabella scadenze 2026 – Dichiarazione dei redditi

ScadenzaAdempimentoCosa fare
30 aprile 2026Disponibilità precompilata 2026Inizia consultazione e verifica dati CU
20 maggio 2026Possibilità invio 730Invio precompilata accettata o modificata
30 settembre 2026Termine ordinario invio 730/2026Termine ultimo per dichiarazione ordinaria
25 ottobre 2026Termine 730 integrativoCorrezioni a favore tramite 730 integrativo tipo 1
30 novembre 2026Termine invio Modello Redditi PFAlternativa al 730 integrativo per correzioni complete
31 dicembre 2030Termine dichiarazione integrativa tardivaIntegrativa entro 5° anno successivo

Le date chiave da segnare in agenda

  • 30 aprile 2026: data in cui la precompilata viene messa a disposizione. È la prima data utile per scaricarla e iniziare il controllo.
  • 30 settembre 2026: scadenza ordinaria per la trasmissione del 730/2026.
  • 25 ottobre 2026: ultimo giorno per inviare un 730 integrativo (modello correttivo a favore del contribuente).
  • 30 novembre 2026: termine per presentare il Modello Redditi PF, anche come strumento correttivo del 730 già inviato.

730 integrativo, sostitutivo o Modello Redditi PF: quale scegliere

La normativa offre più strumenti per correggere una dichiarazione già presentata. La scelta dipende dal momento in cui ti accorgi dell’errore e dal tipo di errore.

730 integrativo (tipo 1, tipo 2, tipo 3)

Il 730 integrativo è lo strumento più rapido e si presenta entro il 25 ottobre 2026. Si distingue in tre tipologie:

  • Tipo 1: rettifica errori che hanno determinato un minor credito, un maggior debito o un maggior rimborso non spettante. È quello tipico per correggere CU INPS errate quando il pensionato risulta a debito eccessivo.
  • Tipo 2: modifica solo i dati del sostituto d’imposta (es. cambio del datore di lavoro o pensione).
  • Tipo 3: rettifica contemporaneamente dati patrimoniali del sostituto e i dati della liquidazione.

Modello Redditi PF correttivo (entro 30 novembre 2026)

Se l’errore viene scoperto dopo il 25 ottobre 2026 ma entro il 30 novembre 2026, è possibile presentare il Modello Redditi PF in alternativa o a integrazione del 730 già inviato. Questa scelta è obbligatoria quando le correzioni riguardano quadri non presenti nel 730 (es. quadro RW per attività estere).

Dichiarazione integrativa “ultratardiva” (entro 5 anni)

Oltre il 30 novembre 2026, è possibile presentare una dichiarazione integrativa tardiva entro il termine ordinario di accertamento (in genere il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria). Per il 730/2026 il termine ultimo è il 31 dicembre 2030.

Tabella riassuntiva degli strumenti

StrumentoTermine ultimo 2026Quando usarloSanzioni
730 integrativo Tipo 125 ottobre 2026Errori a favore del contribuenteNessuna
730 integrativo Tipo 225 ottobre 2026Modifica sostituto d’impostaNessuna
Modello Redditi PF correttivo30 novembre 2026Correzioni complete o quadri non in 730Nessuna se entro termine ordinario
Integrativa tardiva (a favore)31 dicembre 2030Errori a favore scoperti tardiSolo se a debito: ravvedimento operoso
Integrativa tardiva (a sfavore)31 dicembre 2030Errori a sfavore dell’erarioSanzioni + ravvedimento operoso

Come richiedere all’INPS la CU corretta

Per ottenere una CU rettificata da parte dell’INPS, hai diverse strade:

Canali ufficiali per la richiesta di rettifica

  • Portale INPS online: nel cassetto previdenziale, sezione “Certificazione Unica”, è disponibile un servizio di “Segnalazione errori CU” con form dedicato. Accesso con SPID, CIE o CNS.
  • Contact Center INPS: numero verde 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da mobile). Operatore disponibile dal lunedì al venerdì, 8:00-20:00.
  • Patronato: ogni patronato (incluso quello convenzionato con il CAF Centro Fiscale di Udine) può inoltrare la richiesta di rettifica direttamente per via telematica tramite gli applicativi dedicati.
  • Sede INPS territoriale: presentando la richiesta in modalità sportellistica, su prenotazione.

Tempistiche di emissione della CU rettificata

L’INPS, una volta accertato l’errore, è tenuto a emettere la CU rettificata o sostitutiva in tempi normalmente compresi tra 15 e 45 giorni. La CU corretta è poi trasmessa automaticamente all’Agenzia delle Entrate, che la integra nella precompilata (se ancora non inviata) o la rende disponibile per la dichiarazione integrativa.

Esempi pratici di correzione

Per rendere più concreto il discorso, ecco due esempi reali (con dati di fantasia ma realistici).

Esempio 1: pensionato con CU errata a debito

Mario, 68 anni, pensione lorda annua 22.000 euro. La CU INPS 2026 espone ritenute IRPEF per 3.500 euro, ma in realtà sui cedolini mensili Mario ha effettivamente versato 4.300 euro. Differenza: 800 euro non riconosciuti.

Se Mario presenta il 730 con i dati della CU errata, risulterà a debito per circa 800 euro (perché l’IRPEF dovuta calcolata in dichiarazione sarà maggiore delle ritenute esposte). Soluzione:

  1. Mario si rivolge al CAF Centro Fiscale.
  2. Il CAF verifica la discrepanza confrontando CU e cedolini.
  3. Si attende la CU sostitutiva (o si invia comunque il 730 corretto inserendo i valori reali).
  4. Se il 730 ordinario è già stato trasmesso, si presenta un 730 integrativo Tipo 1 entro il 25 ottobre 2026.

Esempio 2: pensionato con due pensioni e CU non consolidata

Anna, 72 anni, percepisce una pensione diretta di 14.000 euro lordi annui e una di reversibilità di 8.000 euro. La CU 2026 espone solo la pensione diretta. La precompilata, di conseguenza, calcola le imposte solo su 14.000 euro, mostrando un rimborso che in realtà non spetta.

Soluzione: Anna deve attendere la CU integrativa per la reversibilità oppure, se i tempi non lo consentono, integrare il reddito mancante direttamente nel 730 (quadro C – redditi da lavoro dipendente e assimilati). Il CAF gestisce questa integrazione manuale verificando la coerenza fiscale complessiva.

I rischi di non correggere la dichiarazione

Non intervenire su una CU errata può comportare diversi rischi fiscali, anche a distanza di anni.

Avvisi bonari e cartelle di pagamento

Se la dichiarazione risulta a credito non spettante (perché la CU sottostimava il reddito), l’Agenzia delle Entrate può inviare un avviso bonario ai sensi dell’art. 36-bis DPR 600/1973, chiedendo il pagamento dell’imposta non versata con sanzioni ridotte (10%) e interessi.

Se l’avviso bonario non viene saldato entro 30 giorni, parte la cartella di pagamento con sanzioni piene (fino al 30%) e ulteriori interessi.

Mancato rimborso

Al contrario, se la CU sovrastimava le ritenute (quindi avresti diritto a un rimborso maggiore), non correggere significa perdere quel rimborso. Il termine per recuperarlo è 5 anni: oltre, il diritto si prescrive.

Sanzioni per dichiarazione infedele

In casi gravi, una dichiarazione palesemente infedele può comportare sanzioni dal 90% al 180% dell’imposta non dichiarata, ridotte tramite ravvedimento operoso (a seconda dei tempi di regolarizzazione).

Il ruolo del CAF nella correzione del 730

I CAF (Centri di Assistenza Fiscale) sono il canale più diffuso per la presentazione del 730 in Italia. Quando si parla di CU errate, il loro ruolo diventa ancora più strategico, perché:

  • Verificano la coerenza tra CU, cedolini e altri redditi del contribuente.
  • Possono presentare il 730 con i dati corretti, scostandosi dalla precompilata e assumendo il visto di conformità.
  • Gestiscono l’integrativa Tipo 1, 2 o 3 entro il 25 ottobre.
  • Inoltrano segnalazioni all’INPS tramite patronato collegato.
  • Si fanno carico degli eventuali errori dichiarativi: con il visto di conformità, il CAF risponde fiscalmente per gli errori formali commessi nella liquidazione.

Il visto di conformità: una garanzia per il contribuente

Il visto di conformità apposto dal CAF (o da un professionista abilitato) attesta la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione con la documentazione e con le risultanze contabili. È una garanzia non solo per l’Agenzia delle Entrate ma anche per il contribuente, perché trasferisce sul CAF la responsabilità per errori di natura formale.

Cosa fare subito: la checklist operativa

Ecco la sequenza di azioni da seguire oggi stesso se sei un pensionato o se accompagni un familiare in pensione nella dichiarazione 2026:

  1. Scarica la CU 2026 dal portale INPS (cassetto previdenziale) o dall’app INPS.
  2. Recupera i cedolini di pensione 2025 (sempre dal portale INPS o dalle copie cartacee).
  3. Confronta i totali: somma dei lordi mensili vs. punto 1 CU; somma delle ritenute mensili vs. punto 21 CU.
  4. Se trovi discrepanze: segna gli importi corretti e contatta il CAF prima di accettare/inviare la precompilata.
  5. Se hai già inviato il 730: contatta subito il CAF per valutare l’integrativa Tipo 1 (termine: 25 ottobre 2026).
  6. Se sei un familiare/caregiver: porta in CAF la documentazione del pensionato con delega scritta o procura.
  7. Conserva tutta la documentazione (CU, cedolini, eventuali rettifiche INPS) per almeno 5 anni.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine, con sede in Viale Giuseppe Tullio 13 (scala B), assiste ogni anno migliaia di pensionati friulani nella dichiarazione dei redditi e nella gestione delle pratiche INPS. Il nostro patronato convenzionato ti permette di gestire in un solo appuntamento sia la correzione della CU sia la presentazione del 730, integrativa compresa.

Per i pensionati che hanno ricevuto una CU sospetta o errata, offriamo un controllo gratuito di pre-diagnosi: in meno di 30 minuti verifichiamo la coerenza tra CU, cedolini e precompilata. Se trovi errori, ti aiutiamo a inoltrare la rettifica all’INPS e a chiudere correttamente la dichiarazione 2026.

Prenota un appuntamento:

  • 📞 Telefono: 0432 1638640
  • 📱 WhatsApp: 366 6018121
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  • 📍 Sede: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se la mia CU INPS è tra le 270mila errate?

Non c’è un elenco pubblico. Il modo più sicuro è controllare manualmente i dati: confronta il totale lordo dei cedolini di pensione 2025 con il punto 1 della CU e la somma delle ritenute mensili con il punto 21. Se ci sono discrepanze, è probabile che la tua CU sia tra quelle errate.

Se la CU viene corretta dopo l’invio del 730, devo rifare tutto?

Non devi rifare tutto, ma devi presentare una dichiarazione integrativa. Se l’errore è a favore del contribuente e l’integrativa è entro il 25 ottobre 2026, è sufficiente un 730 integrativo Tipo 1. Se i tempi sono superati, si usa il Modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre 2026.

Posso modificare la precompilata prima di inviarla?

Sì. La precompilata accettata “in blocco” si limita a confermare i dati pre-inseriti dall’Agenzia. Se la modifichi (anche solo un dato), perdi l’esonero dai controlli formali ma puoi inserire i valori corretti. La modifica è la strada consigliata se hai dubbi sulla CU.

Quanto tempo ho per chiedere il rimborso di un’imposta pagata in più?

Il termine ordinario per la dichiarazione integrativa “a favore” è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione originaria. Per la dichiarazione 2026 (relativa al 2025), il termine ultimo è quindi il 31 dicembre 2030.

Quali sono i rischi se non correggo una CU errata?

I rischi dipendono dal tipo di errore. Se la CU sottostimava il reddito, rischi un avviso bonario o una cartella di pagamento dall’Agenzia delle Entrate (anche dopo anni). Se la CU sovrastimava le ritenute, perdi il diritto al rimborso (prescrizione 5 anni). In casi gravi, possono scattare sanzioni per dichiarazione infedele (90-180% dell’imposta non dichiarata).

Posso ricevere assistenza gratuita dal CAF?

Sì. La presentazione del 730 al CAF è gratuita per la maggioranza dei contribuenti (servizio convenzionato con l’Agenzia delle Entrate). Anche il controllo della CU e la gestione delle correzioni rientrano nei servizi base. Per pratiche più complesse (es. Modello Redditi PF, integrative tardive) può essere prevista una tariffa contenuta. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti illustra in modo trasparente i costi prima di ogni attività.

Il CAF può gestire anche la rettifica della CU presso l’INPS?

Sì, tramite il patronato convenzionato. La richiesta di rettifica viene inoltrata telematicamente, con monitoraggio dell’iter fino all’emissione della CU corretta. Questo permette di gestire in un unico contesto sia l’aspetto previdenziale (INPS) sia quello fiscale (dichiarazione e integrativa).

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Conclusioni: muoviti per tempo

L’errore INPS sulle 270mila CU non è solo una notizia: è un problema che può tradursi in imposte non dovute, rimborsi mancati o avvisi a distanza di anni. La buona notizia è che la normativa italiana offre strumenti chiari per intervenire: il 730 integrativo entro il 25 ottobre 2026, il Modello Redditi PF entro il 30 novembre 2026, l’integrativa tardiva fino al 2030.

La differenza la fa il tempo e il controllo a monte. Verifica oggi la tua CU, confrontala con i cedolini, e se hai anche un solo dubbio rivolgiti al CAF. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per una diagnosi gratuita della tua CU 2026 e per accompagnarti in tutto il percorso, dalla rettifica INPS alla chiusura del 730 corretto.

Non rimandare: ogni mese che passa avvicina le scadenze. Prenota subito una consulenza al numero 0432 1638640 o su WhatsApp 366 6018121.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 17:10:562026-05-31 17:47:35CU INPS errate per 270mila pensionati: scadenze per correggere il 730
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date, Importi e Calendario INPS

Pensione 2026 INPS

Il pagamento delle pensioni di giugno 2026 avviene lunedì 1 giugno 2026, primo giorno lavorativo bancabile del mese. La data è confermata sia per chi riscuote tramite accredito bancario, sia per chi ritira allo sportello postale, che inizia il calendario suddiviso per cognome dallo stesso giorno. Il 2 giugno (Festa della Repubblica) è festivo nazionale ma cade di martedì e non impatta sull’accredito già avvenuto. Il cedolino è disponibile su MyINPS dal 22 maggio 2026 e contiene novità importanti, tra cui le prime informazioni utili per il conguaglio 730/2026 che entrerà sulla pensione tra luglio e agosto. In questa guida trovi date, importi, calendario Poste suddiviso per lettera, trattenute attive a giugno e tutto quello che serve sapere per pianificare il mese.

⚠️ Hai dubbi sulla pensione di giugno o sul conguaglio 730?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a capire ogni voce del cedolino, calcolare il rimborso 730 atteso e prenotare assistenza fiscale. Chiamaci allo 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Indice dei contenuti

  1. Data accredito pensione giugno 2026: lunedì 1 giugno
  2. Calendario ritiro pensione Poste Italiane giugno 2026
  3. Accredito su conto corrente bancario
  4. Importi pensioni giugno 2026 e perequazione
  5. Trattenute giugno 2026: addizionali e conguagli
  6. Conguaglio 730/2026 sui pensionati: tempistiche
  7. Come consultare il cedolino di giugno su MyINPS
  8. Novità cedolino giugno 2026
  9. Assistenza CAF per pensionati
  10. Domande frequenti

Data accredito pensione giugno 2026: lunedì 1 giugno

L’INPS ha confermato che il pagamento della pensione di giugno 2026 avviene lunedì 1 giugno 2026. Si tratta del primo giorno del mese, che cade di lunedì ed è giorno bancabile a tutti gli effetti. Per questo motivo non sono previsti anticipi a fine maggio: l’accredito segue il calendario ordinario.

Il 2 giugno 2026, Festa della Repubblica, cade di martedì ed è giorno festivo nazionale: tuttavia non incide sul pagamento, che è già stato regolarmente accreditato il giorno precedente. Banche e Poste sono chiuse al pubblico solo il 2 giugno; la normale operatività riprende mercoledì 3 giugno.

Riepilogo date utili per giugno 2026:

  • 22 maggio 2026: cedolino di giugno disponibile su MyINPS
  • 1 giugno 2026 (lunedì): accredito sul conto corrente bancario o postale
  • 1 giugno 2026 (lunedì): avvio del calendario di ritiro contante presso gli uffici postali
  • 2 giugno 2026 (martedì): festività nazionale, banche e Poste chiuse
  • 3 giugno 2026 (mercoledì): ripresa operatività ordinaria

Calendario ritiro pensione Poste Italiane giugno 2026

Per i pensionati che ritirano la pensione in contanti allo sportello postale Poste Italiane applica il consueto calendario suddiviso per ordine alfabetico del cognome. La novità di giugno 2026: poiché il martedì 2 giugno è festivo, il calendario salta quel giorno e si svolge su 6 giorni lavorativi tra lunedì 1 e martedì 9 giugno.

Giorno di ritiroCognomi
Lunedì 1 giugnoA – B
Martedì 2 giugnoCHIUSO (Festa della Repubblica)
Mercoledì 3 giugnoC – D
Giovedì 4 giugnoE – K
Venerdì 5 giugnoL – O
Sabato 6 giugno (mattina)P – R
Lunedì 8 giugnoS – Z

Nota importante: il calendario è indicativo e può variare leggermente a seconda dell’ufficio postale. Verifica sempre l’orario del tuo sportello sul sito di Poste Italiane oppure chiamando il numero verde 803 160. Per chi ritira tramite Postamat il pagamento è disponibile dalle ore 00:00 del 1 giugno 2026, senza turnazione.

Accredito su conto corrente bancario

Per chi riceve la pensione tramite accredito su conto corrente bancario, l’importo viene reso disponibile lunedì 1 giugno 2026. Le banche eseguono i bonifici INPS nelle prime ore del mattino: in base alla banca, l’importo può comparire dalle 6:00 alle 12:00 della giornata.

Le principali banche italiane (Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER, Banco BPM, MPS, Crédit Agricole) accreditano simultaneamente. Le banche cooperative del territorio FVG (CrediFriuli, Banca di Cividale) e gli istituti online seguono lo stesso schema. Se al pomeriggio del 1 giugno l’accredito non risulta visibile, contatta la tua filiale.

Importi pensioni giugno 2026 e perequazione

Gli importi delle pensioni di giugno 2026 sono allineati alle mensilità precedenti: la rivalutazione automatica è già stata applicata da gennaio 2026 in base ai dati ISTAT 2025. Il meccanismo di perequazione 2026 prevede:

Fascia importo% rivalutazione
Fino a 4 volte il trattamento minimo (~2.447 €)100%
Da 4 a 5 volte il minimo90%
Da 5 a 6 volte il minimo75%
Oltre 10 volte il minimo22%

La pensione minima giugno 2026 è confermata a 611,85 € mensili (importo lordo), con possibili integrazioni per gli over 70 grazie all’incremento al milione che porta l’importo fino a circa 767,84 € mensili (incremento di 20 € rispetto al 2025). Per approfondire requisiti e procedura della maggiorazione consulta la nostra guida alla maggiorazione sociale 2026.

Importi medi per categoria pensione giugno 2026

Per orientarsi sull’importo netto effettivo della pensione di giugno 2026, ecco una panoramica per le principali tipologie di pensione INPS. I valori sono medi e indicativi; il netto effettivo dipende sempre dalla situazione personale (detrazioni, addizionali, conguagli).

Categoria pensioneLordo medio (€)Netto medio stimato (€)
Pensione di vecchiaia~ 1.450~ 1.215
Pensione anticipata~ 1.880~ 1.530
Pensione di reversibilità~ 760~ 700
Pensione di invalidità~ 530~ 510
Assegno sociale~ 540~ 540
Pensione minima INPS~ 612~ 600

Le pensioni assistenziali (assegno sociale, pensione di invalidità) sono esenti da IRPEF entro determinate soglie e quindi il netto è quasi pari al lordo. Le pensioni dirette di vecchiaia e anticipate, invece, subiscono il prelievo IRPEF mensile e le addizionali, con un netto significativamente inferiore al lordo.

Pensioni in pagamento all’estero

I pensionati italiani residenti all’estero ricevono la pensione tramite Citibank N.A., agente pagatore convenzionato con INPS. Le date di pagamento per giugno 2026 dipendono dal Paese di residenza:

  • Paesi UE e SEE: accredito intorno al 1 giugno 2026 con bonifico SEPA
  • Paesi extra-UE: accredito tra il 2 e il 5 giugno 2026, in base alla valuta locale e al fuso orario
  • Pagamenti in contanti tramite Western Union (per Paesi senza sistema bancario sviluppato): disponibilità dal 5 giugno 2026

Attenzione fiscale per i pensionati AIRE: chi vive stabilmente all’estero (iscritto AIRE) è soggetto a regimi fiscali differenziati. La doppia tassazione tra Italia e Paese di residenza è regolata da convenzioni internazionali. Il CAF Centro Fiscale assiste i pensionati AIRE per la corretta gestione della certificazione di residenza fiscale.

Trattenute giugno 2026: addizionali e conguagli

Sul cedolino di giugno 2026 proseguono le trattenute fiscali iniziate nei mesi precedenti. Ecco le voci attive:

  • IRPEF mensile: 1/12 dell’imposta annua, già al netto delle detrazioni
  • Addizionale regionale IRPEF – 4ª rata su 11 (rate da marzo 2026 a gennaio 2027)
  • Addizionale comunale saldo 2025 – 4ª rata su 9 (rate da marzo a novembre 2026)
  • Addizionale comunale acconto 2026 – 4ª rata su 9 (rate da marzo a novembre 2026)
  • Eventuali recuperi indebiti e rate cessione del quinto attive

A giugno NON è prevista alcuna nuova rata di acconto regionale: l’addizionale regionale è interamente in saldo (i Comuni invece sommano saldo + acconto). Per capire perché la pensione può variare in negativo o in positivo da un mese all’altro, leggi l’approfondimento dedicato alle cause di pensione più bassa nei mesi primaverili.

Conguaglio 730/2026 sui pensionati: tempistiche

Giugno è il mese in cui i pensionati si chiedono quando arriverà il rimborso 730 sulla pensione (oppure quando partirà la trattenuta in caso di debito). L’INPS, in qualità di sostituto d’imposta, applica i conguagli derivanti dal modello 730/2026 secondo un calendario preciso.

Tempistiche conguaglio 730 sulla pensione

Mese di trasmissione 730Mese di rimborso/trattenuta
Entro maggio 2026Luglio o agosto 2026
Entro giugno 2026Agosto 2026
Entro luglio 2026Settembre 2026
Entro settembre 2026Ottobre/novembre 2026

Importante per giugno: sul cedolino di giugno non compaiono ancora le voci del 730 (a meno che non sia un caso di trasmissione anticipatissima). Il rimborso vero e proprio arriva da luglio o agosto. Per gli aspetti tecnici, esempi di calcolo e gestione della rateizzazione del debito, leggi la guida completa al rimborso 730 pensionati 2026.

Quando arriva la quattordicesima? A luglio 2026, non a giugno. Per importi e requisiti consulta la guida alla quattordicesima pensione 2026.

Come consultare il cedolino di giugno su MyINPS

Il cedolino della pensione di giugno 2026 è disponibile dal 22 maggio 2026 sul portale INPS. Tre i modi principali per consultarlo:

  1. MyINPS sul sito INPS: accesso con SPID, CIE o CNS, sezione “Cedolino della pensione”
  2. App INPS Mobile: stesso accesso, comoda per chi usa lo smartphone
  3. Cedolino via email: se attivato, arriva ogni mese in PDF protetto da password

Per la guida dettagliata su come leggere ogni voce del cedolino, dalla pensione lorda al netto effettivo, consulta il nostro approfondimento sul cedolino pensione: come leggerlo riga per riga: la struttura del cedolino è identica anche per giugno.

Novità cedolino giugno 2026

A giugno 2026 si segnalano alcune novità organizzative e fiscali importanti per i pensionati:

  • Avvio invio cedolino via email per nuovi iscritti: chi ha attivato il servizio entro maggio 2026 riceve il primo cedolino digitale a giugno
  • Verifica reddituale annuale: l’INPS sta concludendo le verifiche sui titolari di prestazioni assistenziali (assegno sociale, integrazione al minimo, maggiorazione sociale)
  • Comunicazioni IMU: in vista della scadenza del 16 giugno 2026, alcuni Comuni inviano avvisi bonari ai pensionati sull’acconto IMU
  • Conguaglio 730/2026: se hai presentato il 730 entro maggio, in cedolino di luglio o agosto vedrai le voci di rimborso o trattenuta

Attenzione: i pensionati che non hanno ancora presentato il 730/2026 hanno tempo fino al 30 settembre 2026 per la trasmissione. Tuttavia, anticipare la presentazione conviene perché accelera il rimborso o riduce gli interessi sul debito.

Assistenza CAF per pensionati

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste i pensionati di Udine e provincia con servizi gratuiti e a tariffe convenzionate:

  • Lettura e verifica gratuita del cedolino della pensione
  • Compilazione modello 730/2026 (a partire da 30 € per pensionati)
  • Calcolo IMU 2026 e predisposizione modello F24
  • Verifica diritto a quattordicesima e maggiorazione sociale
  • Pratiche di ricostituzione e supplemento di pensione
  • ISEE e servizi di patronato (gratuiti)

Prenota assistenza al CAF Centro Fiscale

Cedolino, 730 dei pensionati, IMU di giugno: ti aiutiamo a gestire ogni adempimento di giugno 2026.

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📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

La pensione di giugno 2026 è accreditata lunedì 1 giugno 2026, primo giorno bancabile del mese. Non sono previsti anticipi a fine maggio: il calendario è regolare per banche e Poste.

Il 2 giugno (Festa della Repubblica) impatta sul pagamento?

No. Il 2 giugno è festivo ma cade di martedì, quindi il pagamento è già stato effettuato il giorno prima. Banche e Poste sono chiuse solo il 2 giugno; la normale operatività riprende il 3 giugno.

Quando arriva il rimborso 730 sulla pensione?

Il rimborso 730/2026 arriva sul cedolino della pensione tipicamente nei mesi di luglio o agosto 2026, in funzione del mese di trasmissione del modello. Per chi presenta tardi (settembre), il rimborso slitta a ottobre o novembre.

A giugno c’è la quattordicesima?

No. La quattordicesima delle pensioni viene erogata a luglio 2026, per i pensionati che hanno compiuto 64 anni e rispettano i limiti reddituali. A giugno l’importo è quello ordinario.

Pensione e IMU: quando si paga?

L’acconto IMU 2026 scade il 16 giugno 2026. I pensionati proprietari di seconda casa, fabbricati commerciali o terreni devono pagare il 50% dell’imposta annua. La prima casa di abitazione è esente, salvo i casi di abitazioni di lusso (categorie A/1, A/8, A/9). Per regole complete (esenzione prima casa, comodato, AIRE, codici tributo) consulta la nostra guida IMU 2026 per pensionati.

Come consultare il cedolino di giugno 2026?

Il cedolino è disponibile dal 22 maggio 2026 su MyINPS previo accesso con SPID, CIE o CNS. In alternativa puoi consultarlo dall’app INPS Mobile o riceverlo via email se hai attivato il servizio gratuito.

Quanto è la pensione minima a giugno 2026?

La pensione minima INPS è di 611,85 € mensili per il 2026 (619,80 € con la rivalutazione straordinaria 1,3% sugli assegni minimi). Con la maggiorazione sociale e l’incremento al milione, i pensionati over 70 con redditi sotto i limiti previsti possono raggiungere circa 767,84 € mensili.

Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 08:00:002026-05-31 09:44:17Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date, Importi e Calendario INPS
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO

Pensione Maggio 2026 in Ritardo? Cause Reali e Cosa Fare Subito

Pensione 2026 INPS

La pensione di maggio 2026 potrebbe arrivare con qualche giorno di ritardo rispetto al previsto: è una situazione che genera preoccupazione, ma nella maggior parte dei casi ha cause ordinarie e prevedibili. L’accredito tipico è sabato 2 maggio per Poste/BancoPosta e lunedì 4 maggio per le banche, ma il calendario può variare per festività, weekend, problemi tecnici o casi particolari come la pensione AIRE. Vediamo le cause più comuni e cosa fare subito per verificare e risolvere.

Hai bisogno di assistenza per la tua pensione?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta con cedolini, calcoli, ricorsi e domande INPS. Chiama 0432 1638640 o scrivi su WhatsApp al 366 6018121.

Pensione maggio 2026: date attese Poste e banche

L’accredito della pensione di maggio 2026 segue questo calendario standard:

  • Sabato 2 maggio 2026: accredito presso Poste/BancoPosta. Le Poste aprono il sabato mattina per consentire il prelievo agli intestatari di libretto postale e prepagata Postepay.
  • Lunedì 4 maggio 2026: accredito presso le banche convenzionate con INPS. Il 1° maggio è festa nazionale (Festa dei Lavoratori), il 2 e 3 sono sabato e domenica: il primo giorno bancabile utile è lunedì 4.
  • Pensioni AIRE (estero): per i pensionati residenti all’estero, l’accredito segue regole specifiche e può richiedere più tempo a causa dei sistemi bancari internazionali.

Per il dettaglio completo del calendario INPS puoi consultare la guida al pagamento delle pensioni di maggio 2026.

5 cause più comuni di ritardo

Se la pensione non è arrivata nei giorni previsti, le cause più frequenti sono:

  1. Festività o weekend infrasettimanale: come a maggio 2026, il calendario può slittare di 1-3 giorni se il primo giorno bancabile cade dopo una festa.
  2. Tempi tecnici della banca: alcune banche elaborano gli accrediti INPS la mattina molto presto, altre nel pomeriggio. Verifica sempre alla sera del giorno previsto, non al mattino.
  3. Variazioni dell’importo: se INPS sta elaborando ricalcoli o conguagli, l’accredito può essere posticipato di alcuni giorni.
  4. IBAN errato o conto chiuso: se hai cambiato banca senza aggiornare il modello AP04 in INPS, l’accredito può essere bloccato.
  5. Problemi anagrafici o di residenza: cambi di residenza o anagrafici non comunicati all’INPS possono sospendere temporaneamente i pagamenti.

Verifica accredito su MyINPS in 3 passi

Prima di pensare al peggio, controlla lo stato del pagamento sul portale MyINPS:

  1. Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS.
  2. Vai nella sezione “Cedolino della pensione” e seleziona il mese di maggio 2026.
  3. Verifica la data di emissione del pagamento e l’IBAN su cui è stato disposto. Se la data è anteriore a oggi e l’IBAN è corretto, il problema è bancario; se l’IBAN è sbagliato, devi aggiornarlo subito.

Quando contattare la banca e cosa chiedere

Se MyINPS conferma che il pagamento è stato emesso ma non vedi l’accredito sul conto, è il momento di contattare la banca. Chiedi al servizio clienti:

  • Se hanno ricevuto la disposizione di pagamento dall’INPS sul tuo IBAN.
  • Se l’accredito è “in lavorazione” (può capitare nei giorni di festività o ponti).
  • Se ci sono problemi di compatibilità tra l’IBAN registrato in INPS e il conto attuale.
  • Se il conto risulta attivo e capiente a ricevere accrediti.

Conserva sempre il numero di pratica o il CRO comunicato dalla banca: ti servirà se devi aprire un reclamo a INPS.

Contattare INPS: numero verde + 4 canali

Se la banca conferma di non aver ricevuto la disposizione, devi contattare INPS attraverso uno di questi canali:

  • Numero verde 803.164: gratuito da rete fissa, attivo lunedì-venerdì 8:00-20:00 e sabato 8:00-14:00.
  • 06 164.164: numero unico da mobile (a pagamento secondo tariffe operatore).
  • Sportello MyINPS: attiva una richiesta di chiarimento tramite il servizio “Comunica con INPS”.
  • Patronato o CAF: il CAF Centro Fiscale di Udine apre la pratica gratuitamente, dialoga con INPS e ti tiene aggiornato sui tempi.

Caso speciale: pensione AIRE e estero

Per i pensionati residenti all’estero (iscritti AIRE), l’accredito segue regole diverse:

  • L’accredito può richiedere fino a 5-10 giorni lavorativi per arrivare sul conto estero.
  • Si applicano spese di conversione valuta o commissioni internazionali.
  • Ogni anno è richiesta la certificazione di esistenza in vita, gestita da Citibank per conto INPS. Se non viene presentata nei tempi, il pagamento può essere sospeso.
  • Per pagamenti in paesi con sanzioni o restrizioni bancarie, possono esserci ulteriori verifiche.

Quando il ritardo è normale (festività, weekend)

Non tutti i ritardi sono anomalie. Considera “normali” e fisiologici questi casi:

  • Festività nazionali (Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, Ferragosto, Natale): l’accredito slitta al primo giorno bancabile.
  • Sabato e domenica: le banche non elaborano nuovi accrediti, ma le Poste sì il sabato mattina.
  • Cambio di banca o IBAN: dopo l’aggiornamento INPS impiega 1-2 mesi a stabilizzare il nuovo flusso.
  • Inizio nuovo regime fiscale (gennaio): le prime mensilità dell’anno possono avere tempi un po’ più lunghi per ricalcoli.

FAQ

Cosa fare se la pensione non arriva il 2 maggio?

Aspetta fine giornata: l’accredito può arrivare nel pomeriggio. Se a fine giornata non lo vedi, controlla su MyINPS la data di emissione: se è anteriore o coincidente, contatta la banca; se l’emissione è successiva, attendi il primo giorno bancabile utile.

Pensione in ritardo: a chi rivolgersi?

Prima alla tua banca, poi al numero verde INPS 803.164. Se il problema non si risolve in 48 ore, rivolgiti al patronato del CAF Centro Fiscale per aprire una pratica formale.

Qual è il numero verde INPS pensioni?

Il numero verde gratuito è 803.164 da rete fissa (lun-ven 8:00-20:00, sab 8:00-14:00). Da mobile è disponibile il numero unico 06 164.164, a pagamento secondo le tariffe del proprio operatore.

La pensione può arrivare in giornate diverse?

Sì. Tipicamente arriva il primo giorno bancabile, ma se ci sono festività o weekend slitta di 1-3 giorni. Inoltre, le Poste accreditano il sabato mattina, mentre le banche partono dal lunedì successivo.

Che differenza c’è tra accredito Poste e banca?

Le Poste lavorano anche il sabato mattina, quindi accreditano la pensione nel primo giorno utile anche se è sabato. Le banche elaborano gli accrediti solo nei giorni feriali, perciò se il primo giorno del mese cade di sabato o domenica, devi attendere il lunedì.

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Maggio 21, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-21 07:00:002026-05-30 00:53:04Pensione Maggio 2026 in Ritardo? Cause Reali e Cosa Fare Subito
CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS

Pensione 2026 INPS

Il pagamento pensioni giugno 2026 rappresenta un appuntamento molto atteso da milioni di pensionati italiani. Quando arriva la pensione di giugno? Quali importi aspettarsi? E chi riceverà la quattordicesima? In questa guida completa troverai tutte le informazioni aggiornate: la data di accredito su conto corrente, il calendario alfabetico delle Poste per il ritiro in contanti, gli importi rivalutati con l’adeguamento ISTAT e le trattenute fiscali applicate nel mese di giugno. Se sei un pensionato che vuole pianificare le proprie spese, qui trovi tutto quello che ti serve sapere.

Indice dei contenuti

  1. Data accredito pensione giugno 2026
  2. Calendario Poste: ritiro in contanti giugno 2026
  3. Importi pensioni giugno 2026 e rivalutazione ISTAT
  4. Trattenute sulla pensione di giugno 2026
  5. Quattordicesima pensione: chi la riceve a giugno 2026
  6. Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo su MyINPS
  7. Pensione minima e maggiorazione sociale 2026
  8. Tipologie di pensione: vecchiaia, anticipata e reversibilità
  9. FAQ: domande frequenti sul pagamento pensioni giugno 2026

Data accredito pensione giugno 2026

La data di pagamento della pensione di giugno 2026 segue la regola generale stabilita dall’INPS: l’accredito avviene il primo giorno bancabile del mese. Per giugno 2026, il 1° giugno cade di lunedì, quindi è un giorno lavorativo a tutti gli effetti.

Questo significa che la pensione di giugno 2026 verrà accreditata lunedì 1° giugno 2026 per chi riceve il pagamento tramite:

  • Conto corrente bancario – accredito il 1° giugno, disponibile dalla mattina
  • Conto corrente postale (BancoPosta) – accredito il 1° giugno
  • Libretto postale – accredito il 1° giugno, prelevabile in giornata
  • Carta Postepay Evolution – accredito il 1° giugno

Se il primo giorno del mese fosse caduto di sabato, domenica o festivo, il pagamento sarebbe slittato al primo giorno lavorativo successivo. Per giugno 2026 questo problema non si pone: il pagamento arriva puntuale il primo del mese.

Attenzione: in alcuni casi, l’accredito può risultare visibile sul conto nella serata del giorno precedente (31 maggio), soprattutto per i correntisti di alcune banche che anticipano la valuta. Tuttavia, la data ufficiale INPS resta il 1° giugno 2026.

Calendario Poste: ritiro in contanti giugno 2026

Per chi riscuote la pensione in contanti presso gli uffici postali, Poste Italiane prevede un calendario scaglionato per ordine alfabetico del cognome. Questa organizzazione, introdotta durante la pandemia, è stata mantenuta per evitare assembramenti e rendere il servizio più efficiente.

Il calendario ritiro pensione giugno 2026 alle Poste segue indicativamente questa suddivisione (le date esatte vengono comunicate da Poste Italiane qualche giorno prima):

GiornoDataCognomi
Lunedì1 giugno 2026A – B
Martedì2 giugno 2026Festa della Repubblica – Uffici chiusi
Mercoledì3 giugno 2026C – D
Giovedì4 giugno 2026E – K
Venerdì5 giugno 2026L – O
Sabato (mattina)6 giugno 2026P – R
Lunedì8 giugno 2026S – Z

Nota importante: il 2 giugno è la Festa della Repubblica, quindi gli uffici postali saranno chiusi. Questo potrebbe modificare leggermente il calendario rispetto ad altri mesi. Ti consigliamo di verificare il calendario definitivo sul sito di Poste Italiane o direttamente presso il tuo ufficio postale di riferimento.

Chi si presenta in un giorno diverso da quello assegnato potrebbe dover attendere più a lungo o essere invitato a tornare nel giorno corretto.

Importi pensioni giugno 2026 e rivalutazione ISTAT

Gli importi delle pensioni di giugno 2026 riflettono la rivalutazione automatica applicata dall’INPS a partire dal 1° gennaio 2026, in base all’indice di inflazione ISTAT. La rivalutazione (detta anche “perequazione automatica”) serve a proteggere il potere d’acquisto dei pensionati dall’aumento del costo della vita.

Per il 2026, il Ministero dell’Economia ha fissato la rivalutazione provvisoria in base ai dati ISTAT sull’inflazione del 2025. Ecco come funziona il meccanismo a scaglioni:

Fascia di pensioneRivalutazione applicataEsempio su pensione lorda
Fino a 4 volte il minimo (circa 2.400 €/mese)100% dell’indice ISTATRivalutazione piena
Da 4 a 5 volte il minimo (2.400 – 3.000 €)90% dell’indice ISTATRivalutazione parziale
Da 5 a 6 volte il minimo (3.000 – 3.600 €)75% dell’indice ISTATRivalutazione ridotta
Oltre 6 volte il minimo (oltre 3.600 €)50% dell’indice ISTATRivalutazione dimezzata

La rivalutazione piena al 100% spetta solo ai trattamenti pensionistici più bassi, fino a circa 2.400 euro lordi mensili. Chi percepisce pensioni più elevate riceve un adeguamento percentuale inferiore. Questo meccanismo è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2026.

Esempio pratico: supponiamo che Mario percepisce una pensione lorda di 1.500 euro al mese e che l’indice ISTAT sia dell’1,6%. L’aumento sarà di 1.500 x 1,6% = 24 euro lordi mensili. A giugno, Mario troverà già la pensione rivalutata nel cedolino.

Trattenute sulla pensione di giugno 2026

Il mese di giugno è particolarmente significativo per le trattenute fiscali sulla pensione. Oltre alle trattenute ordinarie (IRPEF mensile), a giugno l’INPS applica anche trattenute aggiuntive legate al conguaglio fiscale derivante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente.

Ecco le principali voci che possono comparire sul cedolino pensione giugno 2026:

  • IRPEF mensile ordinaria – la trattenuta fiscale standard calcolata in base allo scaglione di reddito
  • Addizionale regionale IRPEF – trattenuta in 11 rate da gennaio a novembre. A giugno sei alla sesta rata
  • Addizionale comunale IRPEF – suddivisa in rate mensili, varia da comune a comune
  • Conguaglio IRPEF 2025 – se dal ricalcolo risulta un debito fiscale per il 2025, l’INPS lo trattiene a partire da giugno (o dal mese in cui elabora il modello 730)
  • Trattenute per cessione del quinto – se hai un prestito con cessione del quinto sulla pensione
  • Quota associativa sindacale – se hai aderito a un sindacato dei pensionati

Importante: se hai presentato il modello 730/2026 tramite il CAF entro le prime scadenze, il conguaglio fiscale (a debito o a credito) potrebbe comparire già nel cedolino di giugno o luglio. In caso di credito IRPEF, riceverai il rimborso direttamente nella pensione. In caso di debito, la trattenuta verrà applicata sulla mensilità.

Quattordicesima pensione: chi la riceve a giugno 2026

La quattordicesima mensilità (o “somma aggiuntiva”) è un bonus economico erogato dall’INPS a favore dei pensionati con reddito complessivo basso. Normalmente viene pagata con la mensilità di luglio, ma in alcuni casi può essere anticipata o erogata in un momento diverso.

Chi ha diritto alla quattordicesima pensione 2026?

  • Pensionati con almeno 64 anni di età
  • Titolari di pensione di vecchiaia, anticipata, invalidità o ai superstiti (reversibilità)
  • Con reddito complessivo entro determinati limiti (aggiornati annualmente)

Gli importi della quattordicesima variano in base agli anni di contributi versati e alla fascia di reddito:

Anni di contributiImporto (reddito fino a 1,5x minimo)Importo (reddito fino a 2x minimo)
Fino a 15 anni (dipendenti) / 18 (autonomi)437 €336 €
Da 15 a 25 anni (dipendenti) / 18-28 (autonomi)546 €420 €
Oltre 25 anni (dipendenti) / 28 (autonomi)655 €504 €

Quando arriva la quattordicesima a giugno 2026? Di norma, l’INPS eroga la quattordicesima con il cedolino di luglio per chi ha già i requisiti. Tuttavia, per i pensionati che compiono 64 anni nel primo semestre 2026, potrebbe esserci un’erogazione anticipata. Se non la ricevi a luglio e ritieni di averne diritto, puoi presentare domanda tramite il portale INPS o rivolgendoti a un patronato.

Cedolino pensione giugno 2026: come consultarlo su MyINPS

Il cedolino pensione giugno 2026 è il documento che riporta nel dettaglio l’importo lordo, le trattenute e il netto accreditato. Consultarlo è fondamentale per verificare che tutto sia corretto e per capire eventuali variazioni rispetto al mese precedente.

Come accedere al cedolino pensione online:

  1. Vai sul sito www.inps.it
  2. Accedi con SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS
  3. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati”
  4. Seleziona il mese di giugno 2026
  5. Visualizza o scarica il cedolino in formato PDF

Sul cedolino troverai le seguenti informazioni:

  • Importo lordo della pensione
  • Trattenute IRPEF (aliquota applicata e importo)
  • Addizionali regionali e comunali
  • Detrazioni eventualmente spettanti
  • Importo netto accreditato
  • Eventuali arretrati o conguagli
  • La quattordicesima, se erogata nel mese

Il cedolino di giugno 2026 sarà disponibile indicativamente a partire dal 20-25 maggio 2026. Se non riesci ad accedere al portale INPS, puoi richiedere assistenza al numero verde 803 164 (gratuito da fisso) o al 06 164 164 (da mobile, a pagamento).

Pensione minima e maggiorazione sociale 2026

La pensione minima (o “trattamento minimo”) è l’importo minimo garantito dall’INPS ai pensionati che hanno versato contributi insufficienti per raggiungere una pensione adeguata. Per il 2026, il trattamento minimo è stato rivalutato in base all’inflazione ISTAT.

L’importo della pensione minima 2026 è di circa 603-616 euro al mese (l’importo esatto verrà confermato dall’INPS con la circolare definitiva). Per 13 mensilità si tratta di circa 7.800-8.000 euro annui.

Maggiorazione sociale: i pensionati con redditi molto bassi possono beneficiare della maggiorazione sociale, un incremento dell’importo pensionistico previsto dalla legge. La maggiorazione spetta a chi ha compiuto 60 anni e il cui reddito personale (o coniugale, se coniugato) non supera determinati limiti.

  • Maggiorazione per over 60: incremento mensile che porta la pensione a un importo più dignitoso
  • Maggiorazione per over 70: l’incremento è più sostanzioso (fino a circa 700 euro totali al mese)
  • Requisiti reddituali: il reddito personale e quello coniugale non devono superare le soglie fissate annualmente dall’INPS

Se ritieni di avere diritto alla maggiorazione sociale e non la ricevi, è consigliabile rivolgersi a un patronato o al CAF per verificare la tua situazione e presentare domanda.

Tipologie di pensione: vecchiaia, anticipata e reversibilità

Non tutte le pensioni sono uguali. Il sistema previdenziale italiano prevede diverse tipologie di trattamento pensionistico, ciascuna con requisiti e importi differenti. Conoscere la differenza è importante per capire quanto riceverai a giugno e quali regole si applicano al tuo caso.

Pensione di vecchiaia

È la forma più comune di pensione. Spetta a chi raggiunge l’età pensionabile (attualmente 67 anni) con almeno 20 anni di contributi. L’importo dipende dalla retribuzione media e dai contributi versati durante la carriera lavorativa.

Pensione anticipata

Permette di andare in pensione prima dei 67 anni, a patto di aver maturato un numero sufficiente di anni di contributi: 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. L’importo potrebbe essere leggermente inferiore rispetto alla pensione di vecchiaia, perché si percepisce per un periodo più lungo. Esistono anche altre opzioni come la Quota 103 e Opzione Donna con requisiti specifici.

Pensione di reversibilità (ai superstiti)

Spetta al coniuge superstite (e in alcuni casi ai figli) del pensionato deceduto. L’importo è una percentuale della pensione del defunto:

  • 60% al coniuge solo
  • 80% al coniuge con un figlio a carico
  • 100% al coniuge con due o più figli a carico

Se il reddito del superstite supera determinate soglie, la percentuale viene ridotta (del 25%, 40% o 50%). Anche la pensione di reversibilità viene accreditata il 1° giugno 2026 con le stesse modalità.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

FAQ: domande frequenti sul pagamento pensioni giugno 2026

Quando viene pagata la pensione di giugno 2026?

La pensione di giugno 2026 viene accreditata lunedì 1° giugno 2026 su conto corrente bancario, postale, libretto di risparmio o carta Postepay Evolution. Per il ritiro in contanti alle Poste si segue il calendario alfabetico che inizia sempre dal 1° giugno.

Come faccio a vedere il cedolino pensione di giugno 2026?

Puoi consultare il cedolino pensione di giugno 2026 accedendo al portale MyINPS con SPID, CIE o CNS. Cerca il servizio “Cedolino pensione e servizi collegati” e seleziona il mese di giugno. Il cedolino sarà disponibile indicativamente dal 20-25 maggio 2026.

La pensione di giugno 2026 include la quattordicesima?

Di norma, la quattordicesima viene erogata con il cedolino di luglio. Tuttavia, i pensionati che compiono 64 anni nel primo semestre 2026 potrebbero riceverla in anticipo. Controlla il cedolino di giugno per eventuali importi aggiuntivi.

Perché la pensione di giugno è più bassa del solito?

Se la pensione di giugno risulta più bassa, le cause più comuni sono: il conguaglio IRPEF (trattenuta extra dovuta alla dichiarazione dei redditi 2025), le addizionali regionali e comunali in corso di trattenuta, oppure la cessazione di una detrazione che non spetta più. Controlla il cedolino per capire la voce specifica.

Quanto è la pensione minima a giugno 2026?

La pensione minima 2026 è di circa 603-616 euro al mese (importo rivalutato ISTAT). Chi ha redditi molto bassi può beneficiare della maggiorazione sociale, che incrementa l’importo fino a circa 700 euro mensili per gli over 70.

Il 2 giugno le Poste sono aperte per il ritiro pensione?

No, il 2 giugno 2026 è la Festa della Repubblica e gli uffici postali sono chiusi. Il calendario di ritiro pensioni salta questa giornata e riprende il 3 giugno. Se il tuo cognome rientra nella fascia prevista per il 2 giugno, verifica il calendario aggiornato sul sito di Poste Italiane.

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Capire il cedolino pensione, verificare le trattenute e controllare se hai diritto alla quattordicesima o alla maggiorazione sociale può sembrare complicato. Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione per:

  • Leggere e spiegare il tuo cedolino pensione
  • Verificare se hai diritto alla quattordicesima
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    Maggio 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-20 08:00:002026-05-31 17:48:29Pagamento Pensioni Giugno 2026: Date di Accredito, Importi e Calendario INPS
    CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PAC e Pensione, PATRONATO

    Fondi pensione, nuove regole da luglio tra deduzione e nuove modalità di rendita

    I fondi pensione tornano al centro del dibattito previdenziale italiano: a partire da luglio 2026 entrano in vigore alcune importanti novità che riguardano sia il regime di deduzione fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare, sia le modalità di erogazione della rendita una volta maturato il diritto alla prestazione. Si tratta di aggiornamenti rilevanti che impattano sui lavoratori dipendenti, sugli autonomi, sui titolari di partita IVA in regime forfettario e persino sui familiari fiscalmente a carico. Capire come funzionano le nuove regole è il primo passo per decidere se aderire a un fondo pensione, se aumentare i versamenti volontari oppure se rivedere la pianificazione della propria pensione integrativa.

    In questa guida completa analizziamo tutte le novità della previdenza complementare 2026: dal tetto di deducibilità fiscale di 5.164,57 euro annui alle nuove modalità di rendita, dal regime di tassazione agevolata del 15% (riducibile fino al 9%) alla nuova flessibilità nelle anticipazioni e nei riscatti. Spiegheremo cosa cambia per chi versa il TFR al fondo, come si calcola il vantaggio fiscale concreto e quali documenti raccogliere per dichiarare correttamente i contributi nel modello 730/2026. Trovi inoltre tabelle riassuntive, esempi pratici con simulazioni numeriche e una sezione FAQ con le domande più frequenti che riceviamo allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

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    Indice dei contenuti

    1. Cosa sono i fondi pensione e come funzionano
    2. Novità da luglio 2026: cosa cambia per la previdenza complementare
    3. La deduzione fiscale: il tetto di 5.164,57 euro annui
    4. Le nuove modalità di rendita: flessibilità e scelte personalizzate
    5. Tassazione della rendita: dal 15% al 9% con lo sconto di anzianità
    6. TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa conviene nel 2026
    7. Tipologie di fondi pensione: negoziali, aperti e PIP
    8. Anticipazioni, riscatti e RITA: come accedere ai capitali
    9. Esempi pratici: quanto si risparmia davvero con la deduzione
    10. Documenti da portare al CAF per il 730/2026
    11. Errori comuni da evitare nella previdenza complementare
    12. FAQ – Domande frequenti sui fondi pensione 2026

    Cosa sono i fondi pensione e come funzionano

    I fondi pensione sono strumenti di previdenza complementare che permettono di costruire una pensione integrativa rispetto a quella obbligatoria erogata dall’INPS o dalle casse di previdenza dei liberi professionisti. Il sistema è regolato dal D.Lgs. 252/2005, la cosiddetta “riforma Maroni” della previdenza complementare, che ha definito le regole per l’adesione, il versamento dei contributi, le agevolazioni fiscali e l’erogazione delle prestazioni. La vigilanza sui fondi è affidata alla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), che pubblica annualmente la relazione sull’attività di settore e i rendimenti dei singoli fondi.

    Il meccanismo è semplice: l’aderente versa contributi periodici (mensili, trimestrali o annuali) su una posizione individuale intestata al suo nome. Il fondo investe le somme sui mercati finanziari secondo una linea di gestione scelta dall’aderente (garantita, obbligazionaria, bilanciata o azionaria) e capitalizza i rendimenti nel tempo. Al momento del pensionamento, il capitale accumulato si trasforma in rendita vitalizia, in capitale oppure in una combinazione di entrambe le forme, secondo le regole del fondo e le scelte dell’aderente.

    Chi può aderire alla previdenza complementare

    L’adesione a un fondo pensione è volontaria ed è aperta a tutte le categorie di lavoratori e cittadini residenti in Italia:

    • Lavoratori dipendenti del settore privato e del pubblico impiego
    • Lavoratori autonomi e liberi professionisti, anche in regime forfettario
    • Soci lavoratori di cooperative
    • Familiari fiscalmente a carico (coniuge, figli, genitori): possono aderire e beneficiare della deduzione del contribuente che li ha a carico
    • Soggetti senza reddito, che possono comunque aderire ma senza beneficiare della deduzione fiscale

    Novità da luglio 2026: cosa cambia per la previdenza complementare

    A partire da luglio 2026 entrano in vigore alcune modifiche operative significative sulla previdenza complementare. Si tratta di interventi che mirano a rilanciare l’adesione ai fondi pensione, a semplificare la fruizione delle prestazioni e a garantire maggiore flessibilità sulla rendita. L’obiettivo dichiarato del legislatore e della COVIP è aumentare il tasso di copertura della previdenza integrativa, che in Italia si attesta ancora intorno al 37% dei lavoratori, contro percentuali ben superiori in altri Paesi europei.

    Le principali novità in arrivo

    • Maggiore flessibilità sulla rendita: l’aderente potrà scegliere combinazioni più ampie tra capitale e rendita, e disporre di opzioni come la rendita a tasso garantito, la rendita reversibile o la rendita certa per un numero predeterminato di anni
    • Semplificazione del riscatto parziale per i casi previsti dalla legge (acquisto prima casa, ristrutturazione, spese sanitarie, disoccupazione)
    • Conferma del tetto di deduzione a 5.164,57 euro annui per i contributi versati, con il meccanismo di “riporto” per i giovani lavoratori entrati nel mercato dopo il 2007
    • Estensione della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA) per chi è prossimo al pensionamento
    • Maggiore trasparenza sui costi dei fondi, con l’ISC (Indicatore Sintetico dei Costi) reso più visibile in fase di adesione

    Tutte queste novità si inseriscono in un quadro normativo che vede la previdenza complementare come secondo pilastro del sistema pensionistico italiano, accanto alla previdenza obbligatoria gestita dall’INPS e dalle casse professionali. Per chi sta valutando l’adesione o sta già versando in un fondo, il 2026 è un anno chiave per fare il punto della situazione e ottimizzare la propria pianificazione previdenziale.

    La deduzione fiscale: il tetto di 5.164,57 euro annui

    Il principale vantaggio fiscale dei fondi pensione è la deducibilità dei contributi versati dal reddito complessivo IRPEF. La norma di riferimento è l’articolo 8, comma 4 del D.Lgs. 252/2005, che fissa il limite massimo deducibile a 5.164,57 euro annui. Questa cifra apparentemente strana corrisponde a 10 milioni delle vecchie lire ed è rimasta invariata da oltre vent’anni: rappresenta il “tetto” entro il quale è possibile abbattere il proprio reddito imponibile grazie ai versamenti alla previdenza integrativa.

    Cosa significa “deduzione” in pratica

    La deduzione è diversa dalla detrazione: la deduzione abbatte il reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta, mentre la detrazione riduce direttamente l’IRPEF dovuta. Per i contributi alla previdenza complementare si applica la deduzione, il che significa che il vantaggio fiscale dipende dall’aliquota marginale IRPEF del contribuente. Più è alta l’aliquota, maggiore è il risparmio.

    Ad esempio, un lavoratore con un reddito di 35.000 euro lordi, che ricade nello scaglione IRPEF al 35%, versando 5.000 euro nel fondo pensione recupera in dichiarazione circa 1.750 euro di imposte. Per un reddito più basso (scaglione 23%) lo stesso versamento porterebbe a un risparmio di circa 1.150 euro.

    Cosa rientra nella soglia di 5.164,57 euro

    Nella soglia annua sono compresi:

    • I contributi volontari versati direttamente dal lavoratore al fondo
    • Il contributo del datore di lavoro (per lavoratori dipendenti)
    • I contributi versati a favore di familiari fiscalmente a carico

    Sono invece esclusi dal computo della soglia:

    • Il TFR conferito al fondo pensione: il trattamento di fine rapporto destinato alla previdenza complementare non rientra nel tetto di deduzione perché non è considerato un contributo volontario
    • Eventuali contributi versati a fondi pensione esteri non riconosciuti dalla COVIP

    La regola speciale per i giovani lavoratori (under 31 nel 2007)

    Esiste una norma molto vantaggiosa pensata per i giovani: i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 hanno la possibilità, nei primi 20 anni di adesione, di portare in deduzione, in aggiunta al tetto ordinario, le quote di plafond non utilizzate nei primi 5 anni di partecipazione al fondo. In altre parole, se nei primi anni di lavoro il giovane non riusciva a versare l’importo massimo deducibile, può recuperare quel “non utilizzato” negli anni successivi, con un tetto incrementale fino a 2.582,29 euro annui aggiuntivi. Una piccola “premialità” per chi inizia presto a costruirsi la pensione integrativa.

    Le nuove modalità di rendita: flessibilità e scelte personalizzate

    Uno degli aspetti più innovativi delle nuove regole da luglio 2026 riguarda le modalità di erogazione della rendita. Fino a oggi, l’aderente al raggiungimento del diritto alla prestazione complementare poteva scegliere tra:

    1. Rendita vitalizia: una somma mensile erogata fino alla morte dell’aderente
    2. Capitale fino al 50% del montante accumulato, con il restante 50% trasformato in rendita
    3. Capitale al 100% solo in casi particolari (rendita vitalizia inferiore al 50% dell’assegno sociale)

    Con le nuove regole l’aderente avrà a disposizione una gamma più ampia di opzioni, modulabili in base alle proprie esigenze:

    Le tipologie di rendita disponibili

    Tipo di renditaCaratteristicheA chi conviene
    Rendita vitalizia immediataErogata fino alla morte, importo fissoChi vuole un’integrazione sicura per tutta la vita
    Rendita reversibileContinuata, in tutto o in parte, al coniuge o ai figli dopo il decessoChi ha famiglia da tutelare
    Rendita certa per X anni e poi vitaliziaGarantita per 5-10 anni anche in caso di decesso anticipatoChi vuole protezione famiglia nei primi anni
    Rendita con maggiorazione per non autosufficienza (LTC)Aumenta se l’aderente perde l’autosufficienzaChi vuole copertura per non autosufficienza in vecchiaia
    Capitale + rendita combinatiFino al 50% in capitale liquidato subito, resto in renditaChi vuole liquidità immediata mantenendo integrazione mensile

    La novità più importante è la maggiore personalizzazione della scelta: l’aderente potrà confrontare i coefficienti di conversione applicati dal fondo (la formula matematica che trasforma il capitale in rendita) e valutare quale tipologia massimizza il proprio beneficio in base a età, situazione familiare e aspettative di vita.

    Tassazione della rendita: dal 15% al 9% con lo sconto di anzianità

    Un altro punto di forza della previdenza complementare è il regime di tassazione agevolata sulle prestazioni erogate. Quando il fondo eroga la rendita o il capitale a fine carriera, la base imponibile (al netto dei rendimenti già tassati durante la gestione) viene assoggettata a una ritenuta a titolo d’imposta del 15%, ridotta di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione al fondo successivo al quindicesimo, fino a un minimo del 9%.

    Come si calcola lo sconto di anzianità

    La formula è semplice:

    • Aliquota di partenza: 15%
    • Sconto: 0,30% per ogni anno oltre i primi 15 di adesione
    • Aliquota minima raggiungibile: 9% (dopo 35 anni di adesione)

    Confronto con la tassazione IRPEF ordinaria

    Per dare il senso del vantaggio: l’aliquota IRPEF minima nel 2026 è del 23% (sui redditi fino a 28.000 euro), mentre quella massima è del 43% (oltre 50.000 euro). Una rendita tassata al 15% (o anche meno) rappresenta un risparmio considerevole rispetto a un reddito da lavoro o da pensione obbligatoria. È proprio questa la “doppia agevolazione” della previdenza complementare: deduzione in fase di versamento + tassazione ridotta in fase di erogazione.

    Tassazione anche sulle anticipazioni

    Le anticipazioni richieste prima del pensionamento seguono regole diverse a seconda della causale:

    • Spese sanitarie gravi: ritenuta del 15% (con sconto di anzianità fino al 9%)
    • Acquisto/ristrutturazione prima casa: ritenuta del 23%
    • Altre causali (fino al 30% del montante dopo 8 anni): ritenuta del 23%

    TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa conviene nel 2026

    Uno dei dubbi più frequenti dei lavoratori dipendenti riguarda la destinazione del TFR (Trattamento di Fine Rapporto): è meglio lasciarlo in azienda o conferirlo al fondo pensione? La scelta non è banale e dipende da diversi fattori, ma vediamo di chiarire i principali pro e contro.

    TFR in azienda: come viene rivalutato

    Il TFR lasciato in azienda viene rivalutato annualmente in misura pari all’1,5% fisso + 75% del tasso di inflazione rilevato dall’ISTAT. Si tratta di una rivalutazione “sicura” ma generalmente contenuta: negli ultimi anni si è attestata mediamente intorno al 2-3% annuo, salita ai picchi del 9% nel 2022-2023 a causa dell’inflazione, e poi tornata su valori più contenuti.

    La rivalutazione del TFR in azienda è soggetta a un’imposta sostitutiva del 17% trattenuta in fase di liquidazione. La somma finale del TFR è invece tassata con l’aliquota media IRPEF degli ultimi 5 anni di lavoro.

    TFR nel fondo pensione: rendimenti e tassazione

    Il TFR conferito al fondo pensione viene investito secondo la linea di gestione scelta dall’aderente. I rendimenti dipendono dall’andamento dei mercati: la linea garantita rende meno (storicamente 1-2%) ma protegge il capitale; la linea azionaria può rendere il 5-7% medio annuo ma con volatilità elevata. I rendimenti maturati sono tassati al 20% (e al 12,5% per la quota investita in titoli di Stato), comunque meno dell’IRPEF.

    Il punto di forza è la tassazione finale agevolata: come visto, dal 15% al 9% in base agli anni di adesione, contro l’aliquota IRPEF media del lavoratore (tipicamente 23-35%) applicata al TFR aziendale.

    Tabella di confronto

    AspettoTFR in aziendaTFR nel fondo pensione
    Rivalutazione/Rendimento1,5% + 75% inflazione (2-3% medio)Variabile in base alla linea (1-7% medio)
    Tassazione rendimenti17% sostitutiva20% (12,5% su titoli di Stato)
    Tassazione liquidazioneAliquota IRPEF media (23-35%)Dal 15% al 9% (sconto anzianità)
    Contributo datore di lavoroNoSì (in molti CCNL, fino al 2-2,5% RAL)
    Rischio investimentoNessuno (garantito)Variabile (dipende dalla linea scelta)
    Accesso anticipato70% dopo 8 anni per casi specificiFino al 75% per casa, sanitarie, 30% libero dopo 8 anni

    In sintesi, conferire il TFR al fondo pensione conviene soprattutto quando il datore di lavoro offre un contributo aggiuntivo (il cosiddetto “doppio contributo”: tu versi una quota, l’azienda la raddoppia) e quando il lavoratore ha davanti a sé un orizzonte temporale sufficientemente lungo (almeno 10-15 anni di adesione) per beneficiare dei rendimenti finanziari e dello sconto di anzianità sulla tassazione.

    Tipologie di fondi pensione: negoziali, aperti e PIP

    Quando si decide di aderire alla previdenza complementare, ci si trova davanti a tre tipologie principali di fondi: negoziali, aperti e PIP (Piani Individuali Pensionistici). Conoscere le differenze è importante per scegliere lo strumento più adatto al proprio profilo.

    Fondi pensione negoziali (chiusi)

    I fondi negoziali sono nati da accordi collettivi tra associazioni datoriali e sindacati. Sono riservati a specifiche categorie di lavoratori (settore, comparto o azienda). Esempi noti: Cometa (metalmeccanici), Fonchim (chimica), Fonte (commercio), Laborfonds (lavoratori Trentino Alto Adige), Solidarietà Veneto, Pegaso (pubblica amministrazione). Hanno il vantaggio di costi molto bassi (ISC tipicamente sotto lo 0,5%) e prevedono il contributo del datore di lavoro per chi vi aderisce.

    Fondi pensione aperti

    I fondi aperti sono istituiti da banche, SGR, SIM o compagnie assicurative e accolgono adesioni da tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi. Offrono maggiore flessibilità nelle linee di gestione ma hanno generalmente costi più elevati (ISC intorno all’1-1,5%) rispetto ai fondi negoziali. Sono adatti a chi non ha un fondo di categoria o a chi cerca strategie di investimento più articolate.

    Piani Individuali Pensionistici (PIP)

    I PIP sono prodotti di previdenza complementare commercializzati da compagnie assicurative attraverso contratti di assicurazione sulla vita. Hanno la stessa cornice normativa e gli stessi benefici fiscali degli altri fondi, ma costi spesso più alti (ISC anche del 2-3% sui primi anni) a causa delle reti di vendita e delle componenti assicurative. Vanno valutati con attenzione, confrontando bene l’ISC riportato nella nota informativa.

    L’ISC (Indicatore Sintetico dei Costi) è uno dei parametri chiave per valutare un fondo pensione: rappresenta l’incidenza percentuale annua dei costi sul capitale investito. Più è basso, meglio è. La COVIP pubblica annualmente la classifica dei fondi per ISC.

    Anticipazioni, riscatti e RITA: come accedere ai capitali

    Anche prima del pensionamento, il D.Lgs. 252/2005 prevede alcune uscite anticipate dalla previdenza complementare. Sono pensate per situazioni di necessità o per facilitare il passaggio al pensionamento.

    Anticipazioni

    • Spese sanitarie gravi per sé, coniuge o figli: in qualsiasi momento, fino al 75% del montante
    • Acquisto o ristrutturazione prima casa per sé o per i figli: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75% del montante
    • Altre esigenze: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30% del montante (senza necessità di motivare)

    Riscatto

    • Riscatto totale in caso di invalidità permanente che riduca la capacità lavorativa a meno di un terzo, o in caso di cessazione del rapporto di lavoro per disoccupazione superiore a 48 mesi
    • Riscatto parziale (50%) in caso di cessazione del rapporto di lavoro con periodo di disoccupazione tra 12 e 48 mesi, ricorso a cassa integrazione o mobilità
    • Riscatto ai sensi degli statuti per perdita dei requisiti di partecipazione, secondo regole specifiche del singolo fondo

    RITA – Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

    La RITA è una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni: permette ai lavoratori che hanno cessato l’attività e che si trovano a un massimo di 5 anni dalla pensione di vecchiaia (o 10 anni se inoccupati per più di 24 mesi) di ricevere in forma di rendita anticipata, fino al raggiungimento della pensione, tutto o parte del montante accumulato nel fondo pensione. La RITA è tassata in modo molto vantaggioso, con la stessa aliquota agevolata del 15% (riducibile fino al 9%).

    Le nuove regole da luglio 2026 prevedono ulteriori semplificazioni operative per accedere alla RITA, in particolare per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva e la documentazione da presentare al fondo. Lo strumento si conferma una “ponte” preziosa per chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro senza perdere il diritto alla pensione obbligatoria.

    Esempi pratici: quanto si risparmia davvero con la deduzione

    Per capire l’impatto reale della deduzione fiscale, vediamo tre esempi concreti calcolati sulle aliquote IRPEF in vigore nel 2026.

    Esempio 1 – Lavoratore dipendente con reddito medio

    Marco, 35 anni, impiegato. Reddito imponibile: 32.000 euro. Versamento volontario al fondo pensione: 2.500 euro annui.

    • Scaglione IRPEF: 35% (tra 28.000 e 50.000 euro)
    • Risparmio fiscale: 2.500 × 35% = 875 euro
    • Costo effettivo del versamento: 2.500 – 875 = 1.625 euro

    In pratica, Marco mette nel suo fondo 2.500 euro ma “ne paga” solo 1.625 dopo il recupero in dichiarazione.

    Esempio 2 – Professionista con reddito alto

    Laura, 45 anni, commercialista. Reddito imponibile: 70.000 euro. Versamento al fondo: 5.164,57 euro (massimo deducibile).

    • Scaglione IRPEF: 43% (oltre 50.000 euro)
    • Risparmio fiscale: 5.164,57 × 43% = 2.220,76 euro
    • Costo effettivo del versamento: 5.164,57 – 2.220,76 = 2.943,81 euro

    Per Laura, versare 5.164,57 euro al fondo costa effettivamente meno di 3.000 euro: lo Stato “rimborsa” oltre 2.200 euro sotto forma di minori imposte. Un investimento praticamente gratuito sul lungo periodo.

    Esempio 3 – Coniuge a carico

    Anna, casalinga senza reddito, a carico del marito Paolo (reddito 45.000 euro, scaglione 35%). Paolo versa 1.500 euro al fondo pensione di Anna.

    • Risparmio fiscale per Paolo: 1.500 × 35% = 525 euro
    • Anna costruisce comunque la sua posizione previdenziale individuale

    Anche per chi non lavora è possibile beneficiare della previdenza complementare attraverso il contributo del coniuge che la ha a carico fiscale. Una strategia di pianificazione familiare spesso sottovalutata.

    Documenti da portare al CAF per il 730/2026

    Per portare in deduzione i contributi versati al fondo pensione nel modello 730/2026 (relativo all’anno d’imposta 2025), servono pochi ma fondamentali documenti. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a raccogliere tutto e a compilare correttamente il Quadro E rigo E27 (deduzioni per contributi a fondi pensione).

    Documentazione necessaria

    • Certificazione annuale del fondo pensione (rilasciata dal gestore entro fine febbraio dell’anno successivo)
    • Modello CU 2026 del datore di lavoro, dove sono indicati i contributi versati tramite busta paga
    • Codice fiscale del titolare della posizione previdenziale
    • Codice fiscale dei familiari a carico se i contributi sono stati versati per loro
    • Estratto conto del fondo (utile per controllare la corrispondenza degli importi)
    • Documento d’identità e tessera sanitaria

    Compilazione del modello 730

    I contributi alla previdenza complementare vanno indicati nei seguenti righi del Quadro E:

    • Rigo E27: contributi a fondi pensione (deduzione fino a 5.164,57 euro)
    • Rigo E28: contributi versati a favore di familiari a carico
    • Rigo E29: contributi versati da lavoratori di prima occupazione successiva al 2007 (regola speciale)
    • Rigo E30: contributi versati da soggetti in particolari condizioni

    Il consiglio è di portare tutta la documentazione al CAF prima della scadenza ordinaria di presentazione (30 settembre 2026 per il modello 730/2026): un controllo accurato evita errori che potrebbero generare avvisi bonari o, peggio, lettere di compliance dall’Agenzia delle Entrate.

    Errori comuni da evitare nella previdenza complementare

    Negli anni allo sportello del CAF Centro Fiscale abbiamo visto ricorrere alcuni errori tipici tra chi aderisce ai fondi pensione. Eccone i principali per evitarli.

    1. Non dichiarare i contributi versati direttamente dal datore di lavoro: anche questi rientrano nel tetto di 5.164,57 euro e vanno verificati nel modello CU
    2. Confondere TFR e contributi volontari: il TFR conferito al fondo NON è deducibile, mentre i contributi volontari sì
    3. Versare oltre il limite: i contributi eccedenti la soglia di 5.164,57 euro NON sono deducibili e devono essere comunicati al fondo per non subire la doppia tassazione in fase di erogazione
    4. Non sfruttare il bonus giovani: chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 2007 dovrebbe verificare se può applicare il plafond aggiuntivo di 2.582,29 euro
    5. Scegliere la linea di gestione sbagliata: un trentenne che adotta una linea garantita rinuncia a decenni di potenziale rendimento azionario; un cinquantenne che resta sull’azionario rischia di subire perdite poco prima del pensionamento
    6. Ignorare l’ISC: due fondi con stessa linea di gestione ma ISC molto diversi possono produrre risultati finali differenti di decine di migliaia di euro
    7. Non aggiornare i beneficiari in caso di matrimonio, divorzio o nascita di figli

    Pianifica la tua pensione integrativa con il CAF Centro Fiscale

    Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati e famiglie nella scelta, nella gestione e nella dichiarazione dei fondi pensione. I nostri consulenti possono aiutarti a:

    • Valutare la convenienza dell’adesione al fondo pensione di categoria o aperto
    • Calcolare il vantaggio fiscale concreto in base al tuo scaglione IRPEF
    • Compilare correttamente il quadro E del modello 730/2026 e i relativi righi sulla previdenza complementare
    • Confrontare TFR in azienda vs TFR conferito al fondo nella tua situazione specifica
    • Richiedere correttamente anticipazioni e RITA
    • Verificare la posizione previdenziale presso INPS e fondi pensione (estratto conto e simulatore “La mia pensione futura”)

    Per un appuntamento personalizzato, contatta la nostra sede di Udine. La pianificazione previdenziale è un investimento sul futuro, e farla con il supporto di un professionista significa partire con il piede giusto.

    📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

    FAQ – Domande frequenti sui fondi pensione 2026

    Posso aderire a più fondi pensione contemporaneamente?

    Sì, è possibile aderire contemporaneamente a più fondi pensione (negoziali, aperti, PIP). Il tetto annuo di deduzione di 5.164,57 euro è però complessivo: si applica alla somma di tutti i contributi versati ai diversi fondi, non a ciascuno separatamente.

    Cosa succede se cambio lavoro?

    Si può chiedere il trasferimento della posizione individuale a un altro fondo pensione, mantenendo l’anzianità di iscrizione (importante per lo sconto di anzianità sulla tassazione). Il trasferimento è esente da costi se il fondo di partenza è iscritto da almeno due anni.

    Il fondo pensione è pignorabile?

    Le somme accumulate sul fondo pensione sono impignorabili e insequestrabili nei limiti previsti dall’articolo 545 del Codice di Procedura Civile, fino al raggiungimento dei requisiti per la prestazione pensionistica. Una tutela importante in caso di difficoltà finanziarie.

    Posso versare anche se sono in regime forfettario?

    Sì, i contribuenti in regime forfettario possono aderire ai fondi pensione, ma con una particolarità: poiché in regime forfettario non si dichiarano oneri deducibili, i contributi versati non producono risparmio fiscale immediato. In compenso, in fase di erogazione, il fondo applicherà la tassazione agevolata sulla parte di contributi non dedotti (15% o aliquota ridotta), evitando la doppia imposizione.

    Cosa succede al fondo pensione in caso di morte?

    In caso di decesso dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione, il montante viene riscattato dai beneficiari designati o, in mancanza, dagli eredi. La somma è generalmente esente dall’imposta di successione e viene tassata con la ritenuta agevolata del 15% (ridotta fino al 9% per anzianità).

    Come scelgo la linea di gestione giusta?

    La regola generale è guardare l’orizzonte temporale all’andata in pensione: più anni mancano, più si può “rischiare” con linee azionarie ad alto rendimento atteso. Avvicinandosi alla pensione, si dovrebbe gradualmente spostare verso linee più prudenti (bilanciata, obbligazionaria, garantita) per proteggere il capitale accumulato. Il meccanismo del life cycle (ciclo di vita) automatizza questo processo.

    Cosa cambia esattamente da luglio 2026?

    Le principali novità riguardano la flessibilità sulle modalità di rendita (più opzioni tra cui scegliere: vitalizia, reversibile, certa, con maggiorazione LTC), semplificazioni operative sulle anticipazioni e sui riscatti, maggiore trasparenza sui costi in fase di adesione e conferma del tetto di deduzione a 5.164,57 euro annui. Resta inalterato il regime di tassazione agevolata sulle prestazioni (dal 15% al 9%).

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    Fonti normative principali: D.Lgs. 5 dicembre 2005 n. 252 (riforma della previdenza complementare); art. 8 c. 4 D.Lgs. 252/2005 (deducibilità fino a 5.164,57 euro); art. 11 D.Lgs. 252/2005 (prestazioni e tassazione agevolata 15%-9%); art. 17 c. 1 lett. a) D.Lgs. 252/2005 (anticipazioni); legge 27 dicembre 2017 n. 205 (introduzione RITA); regolamenti COVIP e relazioni annuali su covip.it; Agenzia delle Entrate, istruzioni modello 730/2026 sul quadro E righi E27-E30.

    Maggio 20, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2020/01/pensione.jpg 342 640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-20 00:23:262026-06-29 22:07:49Fondi pensione, nuove regole da luglio tra deduzione e nuove modalità di rendita
    CAF, PATRONATO

    Bonus Donne 2026: Requisiti, Domanda e il Dubbio Operativo

    Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

    Il Bonus Donne 2026 è l’esonero contributivo strutturale introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024 n. 207, art. 1 commi 191-193) per incentivare le aziende che assumono a tempo indeterminato donne svantaggiate. A differenza dei bonus precedenti — che erano temporanei e si rinnovavano di anno in anno — questo incentivo è diventato permanente dal 1° gennaio 2025 ed è pienamente operativo per tutto il 2026. In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo nel dettaglio i requisiti, l’importo, la procedura di domanda e — soprattutto — analizziamo il principale dubbio operativo che continua a creare grattacapi a datori di lavoro e consulenti del lavoro: il rapporto tra il nuovo bonus strutturale e l’esonero “storico” ex art. 4 commi 9-11 della Legge 92/2012.

    L’agevolazione vale fino a 650 euro al mese per 24 mesi (per un massimo complessivo di 15.600 euro per lavoratrice) ed è cumulabile con altri incentivi solo entro precise condizioni. Vediamo tutti i dettagli operativi aggiornati alla normativa vigente nel 2026.

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    Che cos’è il Bonus Donne 2026: la nuova struttura permanente

    Il Bonus Donne 2026 è un esonero contributivo totale riconosciuto al datore di lavoro privato che assume con contratto a tempo indeterminato (o trasforma un rapporto a termine in stabile) una donna svantaggiata. La norma è stata stabilizzata dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ai commi 191-193 dell’articolo 1, superando il regime sperimentale del DL 60/2024 (cd. “Decreto Lavoro Coesione”) che aveva fissato il primo intervento solo per il biennio 2024-2025.

    Le caratteristiche essenziali del bonus sono:

    • Esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro
    • Tetto mensile: 650 euro al mese per lavoratrice
    • Durata: 24 mesi (assunzioni a tempo indeterminato) o 12 mesi (trasformazione tempo determinato → indeterminato)
    • Massimale annuo: 7.800 euro per lavoratrice (riparametrato su 12 mesi)
    • Cumulabilità: previa verifica del massimale “de minimis” o regolamento UE 651/2014
    • Beneficiari: tutti i datori di lavoro privati (incluse cooperative), esclusi i datori pubblici e il lavoro domestico

    L’agevolazione si applica anche al settore agricolo, ma con limiti specifici legati alla normativa europea sui Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG) per il settore primario.

    Riferimenti normativi: la cornice giuridica completa

    Per orientarsi correttamente nel “labirinto” del Bonus Donne è fondamentale conoscere la stratificazione normativa, perché esistono due regimi paralleli di esonero per l’assunzione di donne svantaggiate, e capire quale applicare è cruciale per non perdere soldi (o, peggio, per non incorrere in un recupero degli importi indebitamente fruiti da parte di INPS).

    Fonte normativaContenutoStato 2026
    L. 92/2012 art. 4 commi 8-11 (Riforma Fornero)Esonero “storico” 50% per 12-18 mesi per donne svantaggiateVigente
    D.lgs. 150/2015 art. 4 commi 8-11Definizione di “donna svantaggiata”Vigente
    DL 60/2024 (Decreto Coesione) art. 23Primo “Bonus Donne” sperimentale 2024-2025Superato/integrato
    L. 207/2024 art. 1 commi 191-193 (Bdl 2025)Bonus Donne strutturale dal 2025 in avantiVigente e operativo
    Regolamento UE 651/2014 art. 32Esenzione aiuti di Stato per lavoratori svantaggiatiCornice europea
    Circolare INPS attuativaModalità operative codice incentivo UNILAVAtteso aggiornamento 2026

    Il punto cruciale, su cui torneremo ampiamente nel paragrafo dedicato al dubbio operativo, è che la L. 92/2012 NON è stata abrogata dalla Legge di Bilancio 2025: continua a esistere come regime alternativo “ridotto” (50% per 12-18 mesi), e il datore di lavoro deve scegliere quale dei due regimi applicare. Spesso la scelta non è banale.

    Chi è una “donna svantaggiata” ai fini del bonus

    La definizione di “donna svantaggiata” è quella prevista dal Regolamento UE 651/2014 art. 2 punti 4 e 99, recepita nell’ordinamento italiano dal Decreto Interministeriale del 17 ottobre 2017 (Ministero del Lavoro – MEF). Si considera “svantaggiata” la lavoratrice che si trovi in almeno una delle seguenti condizioni:

    1. Senza impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, residente in aree ammissibili ai finanziamenti dei Fondi Strutturali UE (Zone “in transizione” e “meno sviluppate”)
    2. Senza impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, indipendentemente dalla residenza geografica
    3. Donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e che siano occupate in professioni o settori con accentuata disparità occupazionale di genere, con una differenza superiore al 25% rispetto al tasso di occupazione maschile (lista annuale pubblicata con DM Lavoro)

    Cosa si intende per “senza impiego regolarmente retribuito”? Significa che la lavoratrice, nei 6 (o 24) mesi precedenti, non ha prestato attività di lavoro subordinato di durata almeno semestrale, oppure non ha svolto attività di lavoro autonomo o parasubordinato dalla quale derivi un reddito superiore alla soglia annua di “reddito minimo escluso da imposizione” prevista dall’art. 4 del DM 17/10/2017 (si rinvia al testo del decreto e ai successivi aggiornamenti annuali per la quantificazione vigente alla data dell’assunzione).

    Le aree ammissibili ai Fondi Strutturali per il periodo di programmazione 2021-2027 includono le Regioni “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) e le Regioni “in transizione” (tra cui l’Abruzzo, e — in base alle classificazioni annuali — Marche e Umbria). Per il Friuli Venezia Giulia, in particolare per l’area udinese di nostra competenza, vale la regola dei 24 mesi (no impiego in tutta Italia) salvo i settori con disparità di genere accentuata.

    I settori con “disparità di genere accentuata”

    Ogni anno il Ministero del Lavoro pubblica con apposito decreto (l’ultimo riferimento aggiornato è il DM Lavoro 6 dicembre 2024, valido per l’anno solare 2025, in attesa di rinnovo per il 2026) la lista dei settori e delle professioni con disparità di genere superiore al 25%. Storicamente i settori più rappresentati nella lista sono:

    • Costruzioni (NACE F)
    • Estrazione di minerali (NACE B)
    • Trasporto e magazzinaggio (NACE H)
    • Industria manifatturiera in vari sottosettori (NACE C)
    • ICT – Servizi di informazione e comunicazione in posizioni tecniche
    • Agricoltura, silvicoltura e pesca (NACE A) in posizioni operative

    Tra le professioni (classificate ISTAT CP2011) ricorrono regolarmente: artigiani e operai metalmeccanici specializzati, conduttori di impianti industriali, professioni tecniche STEM, conduttori di veicoli. È fondamentale per il datore di lavoro verificare il decreto annuale vigente al momento dell’assunzione, perché la lista può variare di anno in anno e il diritto al bonus matura sulla base del decreto in vigore alla data di inizio del rapporto di lavoro.

    Importo e durata del Bonus Donne 2026

    Il Bonus Donne strutturale (Bdl 2025) prevede un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 650 euro mensili per lavoratrice. La durata dell’agevolazione varia in funzione della tipologia contrattuale:

    Tipologia di rapportoDurata esoneroTetto totale
    Assunzione a tempo indeterminato (anche apprendistato professionalizzante)24 mesi15.600 euro
    Trasformazione tempo determinato → indeterminato18 mesi totali (dalla data di assunzione originaria)11.700 euro
    Assunzione a tempo determinato (settore agricolo)12 mesi7.800 euro

    Importante: il tetto di 650 euro mensili si intende come massimo riconoscibile. Se i contributi effettivamente dovuti per la lavoratrice sono inferiori (es. per part-time o per livelli di inquadramento bassi), l’esonero spetta nei limiti dei contributi effettivi. Se invece i contributi superano i 650 euro/mese (es. per stipendi medio-alti), la quota eccedente rimane a carico del datore di lavoro.

    Esempio pratico di calcolo

    Caso 1 — Impiegata full-time, CCNL Commercio, 1° livello

    • RAL (Retribuzione Annua Lorda): 28.000 euro
    • Aliquota contributiva datore di lavoro: ~30% (variabile per settore)
    • Contributi annui dovuti: 28.000 × 30% = 8.400 euro
    • Contributi mensili: 8.400 / 12 = 700 euro
    • Tetto bonus: 650 euro/mese
    • Risparmio effettivo: 650 × 24 = 15.600 euro su 24 mesi
    • Quota residua a carico azienda: (700 – 650) × 24 = 1.200 euro

    Caso 2 — Operaia part-time 20 ore, CCNL Metalmeccanico

    • RAL: 12.000 euro
    • Contributi annui dovuti: 12.000 × 30% = 3.600 euro
    • Contributi mensili: 300 euro
    • Esonero effettivo: 300 euro/mese (i contributi effettivi sono inferiori al tetto)
    • Risparmio totale: 300 × 24 = 7.200 euro

    Il dubbio operativo: L. 92/2012 vs Bdl 2025 — quale conviene?

    Arriviamo al punto più controverso e meno spiegato dalla manualistica corrente. Come anticipato, sul tema “donne svantaggiate” coesistono due regimi paralleli e non sovrapponibili:

    1. L. 92/2012 art. 4 commi 8-11: esonero 50% dei contributi datoriali per 12 mesi (tempo determinato) o 18 mesi (tempo indeterminato), senza tetto mensile, senza limite di importo de minimis (essendo aiuto in esenzione ex art. 32 Reg. UE 651/2014)
    2. L. 207/2024 art. 1 commi 191-193 (Bdl 2025): esonero 100% dei contributi datoriali per 24 mesi, tetto di 650 euro/mese, soggetto a verifica del massimale aiuti di Stato (anch’esso ex art. 32 Reg. UE 651/2014, ma cumulativamente con altri aiuti per lo stesso lavoratore)

    Il dubbio operativo che assilla i consulenti del lavoro è: per la stessa lavoratrice “svantaggiata”, quale dei due regimi conviene applicare? E ancor più sottile: posso scegliere liberamente o devo applicare obbligatoriamente quello “più favorevole” oppure quello “più recente”?

    La risposta tecnica (con riferimenti)

    La L. 207/2024 NON ha abrogato la L. 92/2012: lo si evince sia dall’assenza di una norma espressa di abrogazione, sia dal fatto che la stessa Legge di Bilancio 2025 al comma 193 dispone che il nuovo bonus “non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni contributive previsti dalla normativa vigente per la medesima lavoratrice”, lasciando implicitamente in vita gli altri regimi come alternative.

    In pratica:

    • Il datore di lavoro deve scegliere ex ante uno dei due regimi (non è ammesso lo “switch” in corso di rapporto)
    • La scelta si effettua tramite il codice incentivo da indicare nella comunicazione obbligatoria UNILAV e nel flusso UniEmens
    • Una volta operata la scelta, non è possibile cambiare regime per la stessa lavoratrice (anche se cambia la durata o se intervengono trasformazioni contrattuali)

    Quando conviene la L. 92/2012 (regime “vecchio”)

    Il regime “storico” L. 92/2012 — apparentemente meno generoso (50% contro 100%) — può paradossalmente convenire in 3 casi specifici:

    1. Stipendi medio-alti: senza tetto mensile, il 50% di una RAL elevata può superare i 650 euro/mese del Bdl 2025. Soglia di indifferenza: contributi mensili dovuti ≈ 1.300 euro/mese (= 650/0,5). Oltre questa soglia, la L. 92/2012 diventa più conveniente in valore assoluto sui primi 18 mesi.
    2. Saturazione del massimale aiuti di Stato: se l’azienda ha già beneficiato di altri aiuti riconducibili al Reg. UE 651/2014 per la medesima lavoratrice, il regime Bdl 2025 può “saturare” il massimale; la L. 92/2012 — anch’essa in esenzione ex art. 32 — potrebbe risultare più gestibile.
    3. Trasformazioni a indeterminato già “in itinere”: la L. 92/2012 si applica anche al tempo determinato sin dall’origine; il Bdl 2025 premia di più la stabilizzazione, ma se l’azienda parte da un contratto a termine breve la L. 92 può offrire una copertura più immediata.

    Quando conviene il Bdl 2025 (nuovo regime)

    Nella stragrande maggioranza dei casi (oltre l’80% delle assunzioni “standard” di donne svantaggiate, per nostra esperienza al CAF di Udine) il regime Bdl 2025 è più conveniente, perché:

    • Copre 24 mesi invece di 18
    • Esonera il 100% (non il 50%) entro il tetto
    • Per RAL fino a circa 40.000 euro/anno il tetto mensile non viene quasi mai raggiunto
    • È stabilizzato e quindi non richiede rinnovi annuali

    Il nostro consiglio operativo: prima di optare, simulare con il consulente del lavoro o con il CAF entrambi gli scenari sui 24 mesi pieni, considerando anche il rischio “saturazione massimale” se ci sono altri incentivi attivi (es. Bonus Sud, Bonus Giovani, decontribuzione Sud agricoltura).

    Il requisito dell’incremento occupazionale netto

    Sia il regime L. 92/2012 sia il Bdl 2025 richiedono il rispetto del requisito di incremento occupazionale netto, previsto dall’art. 31 del D.lgs. 150/2015 e dall’art. 32 del Reg. UE 651/2014. Significa che l’assunzione della lavoratrice deve determinare un aumento del numero di dipendenti dell’azienda rispetto alla media degli ultimi 12 mesi (calcolata in ULA – Unità di Lavoro Annuale).

    L’incremento si verifica confrontando:

    • Numeratore: numero ULA al mese di assunzione
    • Denominatore: media ULA nei 12 mesi precedenti

    Se l’incremento è negativo, il bonus NON spetta, anche se tutti gli altri requisiti soggettivi (donna svantaggiata, ecc.) sono soddisfatti. Eccezione: se la riduzione del personale è dovuta a dimissioni volontarie, pensionamento, decesso o licenziamento per giusta causa/giustificato motivo soggettivo (non economico), il requisito si considera comunque rispettato.

    Come presentare la domanda: procedura step by step

    La fruizione del Bonus Donne 2026 segue una procedura telematica presso INPS, articolata in più passaggi:

    Step 1 — Comunicazione UNILAV

    Entro le 24 ore precedenti l’inizio del rapporto, il datore di lavoro (o il consulente del lavoro, o il CAF abilitato) deve trasmettere la comunicazione obbligatoria UNILAV al Centro per l’Impiego competente, indicando nei campi specifici il codice incentivo dell’agevolazione prescelta (codice dedicato pubblicato annualmente da INPS — per il 2026 è atteso un aggiornamento della Circolare INPS attuativa).

    Step 2 — Istanza telematica INPS

    Successivamente all’assunzione, il datore di lavoro deve presentare istanza tramite il portale “DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente” nel cassetto previdenziale del contribuente sul sito INPS. Nell’istanza vanno indicati:

    • Dati anagrafici della lavoratrice
    • Tipologia contrattuale e data di assunzione
    • Retribuzione mensile lorda
    • Aliquota contributiva
    • Importo dell’esonero richiesto su base mensile
    • Dichiarazione di rispetto del requisito di incremento occupazionale netto
    • Dichiarazione di rispetto dei massimali aiuti di Stato (de minimis e/o Reg. 651/2014)

    Step 3 — Autorizzazione INPS e fruizione

    INPS, ricevuta l’istanza, verifica la disponibilità delle risorse finanziarie stanziate annualmente (per il 2026 il fondo è ripartito ai sensi dell’art. 1 c. 192 della Bdl 2025), accerta il rispetto dei requisiti e autorizza l’esonero. L’autorizzazione viene comunicata nel cassetto previdenziale e da quel momento il datore può “scaricare” l’esonero nel flusso UniEmens mensile, indicando il codice di conguaglio dedicato.

    Step 4 — Monitoraggio e regolarità

    Durante l’intero periodo di fruizione (24 mesi), il datore di lavoro deve mantenere:

    • DURC regolare
    • Rispetto del CCNL applicato
    • Mantenimento del requisito di incremento occupazionale netto
    • Assenza di licenziamenti collettivi nei 6 mesi precedenti
    • Per i 6 mesi successivi all’assunzione: divieto di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo della lavoratrice agevolata o di altro dipendente con stessa qualifica nella medesima unità produttiva

    Cumulabilità con altri bonus e incentivi

    Il comma 193 della L. 207/2024 stabilisce che il Bonus Donne 2026 non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, “per la stessa lavoratrice”. Tuttavia, è ammesso il cumulo con incentivi di natura economica (non contributiva), purché non si superi il massimale aiuti di Stato.

    Altro bonus/incentivoCumulabile?Note
    Bonus Sud / Decontribuzione ZESNOStessa natura (esonero contributivo)
    Bonus Giovani (under 35)NOStessa natura
    Bonus Sud AgricolturaNOStessa natura
    Incentivi assunzione disabili (L. 68/99)SÌPer la stessa lavoratrice, fino a saturazione massimale UE
    Credito d’imposta Mezzogiorno (lavoro)SÌDiversa natura
    Tax credit ZES UnicaSÌVerifica massimale UE
    Esonero L. 92/2012 (50% donne svantaggiate)NOAlternative reciproche

    Casi particolari ed esclusioni

    Il Bonus Donne 2026 non si applica nei seguenti casi:

    • Pubblica amministrazione (datori di lavoro pubblici)
    • Lavoro domestico (colf, badanti, baby-sitter)
    • Assunzioni con contratto intermittente / a chiamata
    • Assunzioni in violazione del diritto di precedenza
    • Assunzione per coprire un posto liberato da licenziamento di altra lavoratrice nei 6 mesi precedenti
    • Datori di lavoro che non hanno DURC regolare
    • Datori di lavoro destinatari di provvedimenti interdittivi ex art. 14 D.lgs. 81/2008

    Casi particolari di applicazione:

    • Cooperative sociali e onlus: ammesse senza limitazioni soggettive
    • Aziende agricole: ammesse con limiti specifici di durata (12 mesi) per il tempo determinato
    • Imprese del Mezzogiorno: cumulo verificato con bonus territoriali (verifica massimale UE)
    • Lavoro somministrato: il bonus spetta all’agenzia per il lavoro, non all’utilizzatore

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