NOTIZIEIVA all’importazione e-commerce: come aderire al regime speciale dal 2026Chi acquista o vende online prodotti provenienti da Paesi extra-UE dovrà fare i conti con importanti novità. Il regime speciale IVA importazione e-commerce è al centro di una riforma che punta a semplificare (ma anche a rendere più stringente) la gestione dell’imposta sulle spedizioni di modico valore in arrivo da fuori Unione Europea. Con le novità entrate in vigore nel corso del 2026, capire come funziona questo meccanismo diventa essenziale sia per i privati che acquistano online da piattaforme extra-UE, sia per i piccoli e-commerce e i dropshipper che gestiscono spedizioni verso l’Italia.In questo articolo vediamo cos’è il regime speciale IVA importazione e-commerce, chi può aderirvi, come si differenzia dal più noto sistema IOSS (Import One Stop Shop) e quali sono le principali novità normative attese.Indice dei contenutiCos’è il regime speciale IVA importazione e-commerceChi può aderire al regime speciale e quali sono i requisitiCome funziona l’adesione e il pagamento dell’IVA all’importazioneRegime speciale IVA importazione e-commerce e IOSS: le differenzeCosa cambia dal 2026 per privati e piccoli e-commerceDomande frequenti sul regime speciale IVA importazione e-commerceCos’è il regime speciale IVA importazione e-commerceIl regime speciale IVA importazione e-commerce è una modalità semplificata che consente di dichiarare e versare l’IVA all’importazione dovuta sulle spedizioni di beni provenienti da Paesi extra-UE, quando il valore intrinseco della merce non supera i 150 euro. In pratica, invece di far pagare l’imposta al consumatore finale al momento dello sdoganamento (con tutti i ritardi e le complicazioni che questo comporta), il pagamento viene gestito in modo aggregato, con una dichiarazione mensile presentata all’Agenzia delle Dogane.Questo sistema è pensato principalmente per gli operatori postali, i corrieri espresso e i doganalisti che agiscono come dichiaranti per conto del destinatario finale della merce, quando quest’ultimo non ha optato per lo IOSS. In parole semplici: se acquisti un prodotto da un venditore extra-UE che non aderisce all’IOSS, sarà il corriere a occuparsi della dichiarazione e della riscossione dell’IVA, applicando proprio questo regime speciale.La normativa di riferimento italiana è contenuta negli articoli 74-quinquies, 74-sexies, 74-sexies.1 e 74-septies del D.P.R. 633/1972, che disciplinano i regimi OSS e IOSS, mentre il meccanismo di dichiarazione aggregata per l’importazione trova la propria base nell’articolo 70.1 del D.P.R. 633/1972 (inserito dal D.Lgs. 83/2021), che disciplina espressamente il regime speciale per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA all’importazione. Chi può aderire al regime speciale e quali sono i requisitiNon tutti possono utilizzare il regime speciale IVA importazione e-commerce: la normativa individua con precisione i soggetti abilitati — cioè chi presenta le merci in dogana per conto del destinatario — e le condizioni da rispettare. Il primo requisito riguarda il valore della merce: la soglia dei 150 euro si applica al valore intrinseco della singola spedizione, cioè al valore complessivo dei beni contenuti in un unico pacco destinato allo stesso acquirente, indipendentemente dal numero di articoli presenti.Sono esclusi dal regime i beni soggetti ad accisa, come alcolici e prodotti da fumo, per i quali restano applicabili le ordinarie procedure doganali. Vediamo nel dettaglio chi può accedere al regime speciale.Operatori postali e corrieri espresso che presentano le dichiarazioni doganali per conto dei destinatari delle merciSpedizionieri doganali abilitati alla rappresentanza indiretta in doganaPiccoli e-commerce e dropshipper che non hanno optato per lo IOSS: non aderiscono direttamente al regime, ma le loro spedizioni vengono gestite con questo meccanismo dal corriere o dall’operatore postale che presenta la merce in doganaConsumatori finali, che non sono soggetti abilitati ma beneficiano indirettamente del regime, perché non devono anticipare l’IVA al momento dello sdoganamento e la versano al corriere alla consegnaUn aspetto importante riguarda le partite IVA che vendono online tramite piattaforme extra-UE: chi gestisce un e-commerce deve prestare attenzione anche alla corretta gestione della fatturazione elettronica e dei codici IVA applicati in fattura. Per approfondire questo tema, può essere utile consultare la nostra guida sui Codici Natura IVA Fattura Elettronica 2026, che chiarisce come indicare correttamente le operazioni di importazione ed esportazione. Come funziona l’adesione e il pagamento dell’IVA all’importazioneL’adesione al regime speciale IVA importazione e-commerce avviene attraverso una comunicazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da parte del soggetto che agisce come dichiarante, tipicamente il corriere o l’operatore postale. Una volta ottenuta l’autorizzazione, il dichiarante può riscuotere l’IVA direttamente dal destinatario al momento della consegna del pacco, senza bisogno di procedure doganali individuali per ogni singola spedizione.Il versamento dell’imposta all’Erario avviene poi con cadenza mensile, in forma aggregata per tutte le spedizioni gestite nel periodo di riferimento. Questo meccanismo riduce notevolmente i tempi di consegna, perché evita che ogni singolo pacco resti bloccato in dogana in attesa del pagamento individuale dell’imposta.Una novità rilevante riguarda il dazio doganale fisso di 3 euro per articolo sulle spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, già in vigore dal 1° luglio 2026 in forza del Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio dell’11 febbraio 2026, che ha soppresso la storica franchigia dai dazi per le spedizioni fino a 150 euro. Si tratta di una misura transitoria, applicabile fino al 1° luglio 2028, dopo la quale le merci acquistate online saranno assoggettate ai dazi ordinari. Il prelievo si applica indipendentemente dal meccanismo utilizzato per l’assolvimento dell’IVA all’importazione, sia esso lo IOSS, il regime speciale oppure la procedura ordinaria, e va ad aggiungersi (non a sostituire) l’imposta sul valore aggiunto già dovuta. Regime speciale IVA importazione e-commerce e IOSS: le differenzeÈ facile confondere il regime speciale IVA importazione e-commerce con lo IOSS, ma si tratta di due strumenti distinti, pur avendo finalità simili. Lo IOSS è un regime opzionale a cui può aderire direttamente il venditore extra-UE (o la piattaforma di marketplace che vende per suo conto): in questo caso l’IVA viene applicata già al momento dell’acquisto online, il consumatore paga il prezzo comprensivo di imposta e il venditore la versa mensilmente tramite un unico Stato membro di identificazione.Il regime speciale, invece, entra in gioco quando il venditore non ha aderito allo IOSS. In questo scenario, è il corriere o l’operatore postale a occuparsi della dichiarazione doganale e a riscuotere l’IVA direttamente dal destinatario al momento della consegna, prima di sdoganare il pacco. Per il consumatore la differenza pratica è evidente: con lo IOSS l’imposta è già inclusa nel prezzo pagato online, mentre con il regime speciale l’IVA viene richiesta al corriere in un secondo momento, spesso insieme a un piccolo diritto di gestione della pratica doganale.Per i piccoli e-commerce, la scelta tra i due sistemi ha ricadute concrete sulla gestione amministrativa e sulla soddisfazione del cliente finale, perché un pacco gestito tramite regime speciale può richiedere tempi di consegna leggermente più lunghi rispetto a uno già coperto da IOSS. Cosa cambia dal 2026 per privati e piccoli e-commerceLa riforma della disciplina IVA sull’e-commerce si inserisce in un più ampio percorso di revisione delle regole doganali europee, che ha già portato all’abolizione della franchigia doganale sotto i 150 euro e punta a contrastare gli abusi legati alla frammentazione artificiosa delle spedizioni. Resta invece ferma, ai fini IVA, la soglia di 150 euro che delimita l’ambito dello IOSS e del regime speciale. Per i privati che acquistano online da venditori extra-UE, la conseguenza pratica è una maggiore trasparenza sui costi: sapere in anticipo se il venditore aderisce allo IOSS (imposta già inclusa nel prezzo) o se si applicherà il regime speciale IVA importazione e-commerce al momento della consegna aiuta a evitare sorprese.Per i piccoli e-commerce e i dropshipper che importano merci da fornitori extra-UE, invece, diventa fondamentale valutare con attenzione quale regime convenga adottare, tenendo conto sia degli obblighi dichiarativi sia dell’impatto del dazio fisso in vigore dal 1° luglio 2026. Una gestione fiscale corretta delle importazioni e delle vendite online richiede competenze specifiche, soprattutto quando si opera con più canali di vendita e con volumi di spedizioni significativi. Domande frequenti sul regime speciale IVA importazione e-commerceCosa si intende per regime speciale IVA importazione e-commerce?È il meccanismo che consente a operatori postali e corrieri di dichiarare e versare mensilmente, in forma aggregata, l’IVA dovuta sulle spedizioni extra-UE di valore intrinseco fino a 150 euro, quando il venditore non aderisce allo IOSS.Qual è la differenza tra IOSS e regime speciale?Con lo IOSS l’IVA è già inclusa nel prezzo pagato online dal consumatore. Con il regime speciale, invece, l’imposta viene riscossa dal corriere direttamente al destinatario al momento della consegna del pacco.Quali beni rientrano nel regime speciale IVA importazione e-commerce?Rientrano i beni con valore intrinseco della spedizione non superiore a 150 euro, ad esclusione dei prodotti soggetti ad accisa come alcolici e tabacchi.Cosa cambia dal 1° luglio 2026 per le importazioni e-commerce?Dal 1° luglio 2026 si applica un dazio doganale fisso di 3 euro per articolo sulle spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, a prescindere dal regime IVA utilizzato. La misura, introdotta dal Regolamento (UE) 2026/382, ha sostituito la franchigia doganale ed è transitoria fino al 1° luglio 2028.Chi versa l’IVA all’importazione nel regime speciale?È l’operatore postale, il corriere espresso o lo spedizioniere doganale a riscuotere l’IVA dal destinatario e a versarla mensilmente in forma aggregata all’Agenzia delle Dogane.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 15, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-15 13:00:002026-09-10 10:20:53IVA all’importazione e-commerce: come aderire al regime speciale dal 2026
Guide Fatturazione ElettronicaFattura Elettronica E-commerce 2026: Obblighi per Vendite Online e MarketplaceVendere online in Italia non è più un’attività di nicchia: dopo il boom del 2020, l’e-commerce italiano ha superato i 58 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e continua a crescere. Che tu venda con un negozio online tuo, su Amazon, eBay, Etsy o tramite dropshipping, c’è un aspetto che non puoi ignorare: la fatturazione elettronica.Le regole del 2026 distinguono tra vendite B2C (al consumatore finale), B2B (tra partite IVA), vendite intra-UE ed extra-UE, ognuna con i propri obblighi. In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, in modo semplice e con esempi pratici, tutti gli obblighi di fatturazione elettronica per chi vende online nel 2026.Indice dei contenutiE-commerce in Italia: il settore in cifreI diversi tipi di e-commerce: scegli il tuo modelloObblighi di fatturazione per e-commerce B2C italianoE-commerce transfrontaliero: vendite UE ed extra-UEVendere su Amazon: regole e fatturazioneeBay, Etsy e altri marketplaceDropshipping: come si fattura davveroShopify e WooCommerce: integrazione fatturazioneSoftware gestionali integrati per e-commerceIVA su spedizione e shippingResi e note di credito: come gestirliScontrino telematico per e-commerceConservazione fatture e documenti: 10 anniRegime forfettario e e-commerce: una scelta vincenteQuando e obbligatoria la partita IVA?Esempi pratici per categoriaDomande frequenti (FAQ)Hai bisogno di aiuto per il tuo e-commerce?E-commerce in Italia: il settore in cifreL’e-commerce italiano ha vissuto una trasformazione profonda dopo il 2020. Quello che era un canale secondario per la maggior parte dei commercianti è diventato il principale (e a volte unico) punto di contatto con i clienti. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, il settore vale ormai oltre 58 miliardi di euro, con una crescita media annua del 7-9%.I numeri raccontano una storia chiara: oltre 33 milioni di italiani acquistano online almeno una volta al mese, le PMI che vendono su marketplace come Amazon sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, e il cross-border (vendite all’estero) rappresenta ormai il 22% del fatturato totale.Per chi vende, però, la crescita del settore ha portato anche una maggiore attenzione del fisco. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli, soprattutto su:Vendite occasionali “mascherate” da privati che in realtà fanno commercio continuativoMancata apertura della partita IVA oltre certi volumiErrori nella gestione IVA per vendite intra-UE ed extra-UEOmessa fatturazione ai clienti B2B ★ Scelta in evidenza · SponsorQonto: il conto business per Partita IVATra le opzioni piu complete sul mercato per liberi professionisti e PMI: IBAN italiano, fatturazione elettronica integrata, supporto in italiano e categorizzazione automatica delle spese.✓ Apertura 100% online in 10 minuti✓ Da 9 euro al mese – Prova gratuita disponibile✓ IBAN italiano (utile per F24 e Agenzia Entrate)✓ Integrazione con Fatture in Cloud, Aruba e altri software Visita Qonto e prova gratis →Link affiliato: aprendo il conto tramite questo link, il CAF puo ricevere una commissione, senza costi aggiuntivi per te.I diversi tipi di e-commerce: scegli il tuo modelloPrima di parlare di obblighi, è importante capire che tipo di e-commerce stai facendo, perché le regole fiscali possono cambiare. In Italia esistono quattro modelli principali, ognuno con caratteristiche e adempimenti specifici.E-commerce diretto (negozio online proprio)È il modello più tradizionale: gestisci un tuo sito web (con Shopify, WooCommerce, PrestaShop o piattaforme simili), vendi direttamente ai clienti e gestisci tu logistica, pagamenti e assistenza. È il modello con maggiore autonomia ma anche con maggiore responsabilità fiscale: tutto passa per la tua partita IVA.Marketplace (Amazon, eBay, Etsy)Vendi attraverso piattaforme di terzi che gestiscono il traffico, parte della logistica e i pagamenti. Tu sei il venditore ufficiale e devi emettere fattura quando richiesta. I marketplace incassano a tuo nome e ti girano l’importo trattenendo le commissioni. Esempio classico: Amazon Seller, dove puoi scegliere tra logistica autogestita (FBM) o gestita da Amazon (FBA).DropshippingVendi prodotti che non possiedi fisicamente. Quando arriva un ordine, lo inoltri al fornitore (spesso estero, tipicamente cinese o europeo), che spedisce direttamente al cliente finale. Tu fatturi al cliente, il fornitore fattura a te. Sembra semplice ma le regole IVA sono complesse, soprattutto se il fornitore è extra-UE.Affiliate marketingNon vendi prodotti tuoi: promuovi prodotti di terzi e guadagni una commissione. Tecnicamente non è e-commerce nel senso tradizionale (non incassi vendite), ma è un’attività che richiede partita IVA quando diventa continuativa. Le commissioni Amazon Affiliates, Awin, TradeTracker o programmi diretti vanno fatturate alla società che le eroga. Obblighi di fatturazione per e-commerce B2C italianoPartiamo dal caso più frequente: vendi a privati italiani (B2C, “Business to Consumer”). Le regole sulla fatturazione cambiano in base all’importo e a chi è il cliente.Sotto i 400 euro: scontrino telematico, non fattura obbligatoriaPer le vendite a privati italiani fino a 400 euro IVA inclusa, non sei obbligato a emettere fattura: è sufficiente lo scontrino telematico (corrispettivo elettronico). Per l’e-commerce esistono software registratori telematici virtuali (RT virtuali) che si integrano con le piattaforme come Shopify, WooCommerce o Magento e trasmettono automaticamente i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.Esempio pratico: Marco vende t-shirt online tramite WooCommerce. Una cliente compra una t-shirt da 35 euro. Marco non deve emettere fattura: basta che il software trasmetta il corrispettivo telematico al SDI.Sopra i 400 euro: fattura elettronica a richiestaQuando la singola operazione supera i 400 euro IVA inclusa, il cliente privato ha diritto a chiedere la fattura elettronica. In questo caso devi emetterla obbligatoriamente, anche se il cliente è un consumatore finale. La fattura va trasmessa al SDI (Sistema di Interscambio) con codice destinatario “0000000” e indirizzo PEC del cliente, oppure tramite cassetto fiscale.Clienti B2B (con partita IVA): sempre fatturaSe il cliente ha una partita IVA italiana, devi sempre emettere fattura elettronica, indipendentemente dall’importo. È una regola valida da gennaio 2019 senza eccezioni: anche se un’azienda compra una penna da 5 euro nel tuo store online, devi fatturare. Per questo molti e-commerce hanno un campo “P.IVA / Codice Fiscale” nel checkout: se compilato, parte automaticamente il flusso di fatturazione elettronica. E-commerce transfrontaliero: vendite UE ed extra-UEVendere all’estero apre opportunità enormi ma complica la gestione IVA. Le regole cambiano radicalmente in base alla destinazione: vendita intra-UE o extra-UE, e in base al volume d’affari.Vendite intra-UE B2C: il regime OSS sopra i 10.000 euroDa luglio 2021 è in vigore il regime OSS (One Stop Shop). Funziona così:Sotto 10.000 euro/anno di vendite a privati UE complessive: applichi IVA italiana e fatturi normalmente in ItaliaSopra 10.000 euro/anno: devi applicare l’IVA del Paese del cliente (Germania 19%, Francia 20%, Spagna 21%, ecc.) e versarla tramite il portale OSS dell’Agenzia delle EntrateEsempio: Laura vende cosmetici online. Nel 2026 fattura 8.000 euro a clienti tedeschi e francesi. Sotto soglia: applica IVA italiana 22%. Nel 2027 supera i 10.000 euro: deve iscriversi al regime OSS, applicare IVA tedesca e francese e versare tramite il portale unico.Vendite extra-UE: fuori campo IVA art. 7-bisLe vendite a clienti fuori dall’Unione Europea (Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Giappone, ecc.) sono fuori campo IVA italiana ai sensi dell’art. 7-bis del DPR 633/1972. Devi emettere fattura senza IVA con dicitura “Operazione non soggetta – art. 7-bis DPR 633/72”. Il cliente paga eventuali dazi doganali e IVA all’importazione nel suo Paese.IOSS: per vendite extra-UE sotto 150 euroEsiste anche il regime IOSS (Import One Stop Shop) per le vendite di beni importati da Paesi extra-UE di valore inferiore a 150 euro venduti a consumatori UE. È utile soprattutto per chi fa dropshipping da Cina e simili. Ne parliamo nella sezione dedicata. Vendere su Amazon: regole e fatturazioneAmazon è il marketplace più utilizzato dai venditori italiani. Comprende due programmi principali con implicazioni fiscali diverse.FBA (Fulfillment by Amazon)Spedisci la merce ai magazzini Amazon, che gestiscono logistica, spedizione e assistenza clienti. Tu paghi una fee per l’utilizzo del servizio. Vantaggio: scalabilità. Svantaggio fiscale: se Amazon stocca la tua merce in Paesi UE diversi dall’Italia (Germania, Polonia, ecc.), devi aprire una posizione IVA in quel Paese per le vendite locali.FBM (Fulfilled by Merchant)Gestisci tu stoccaggio e spedizioni. Amazon è solo la vetrina. È il modello più semplice fiscalmente: tu vendi e fatturi come faresti dal tuo sito.Chi emette la fattura: tu o Amazon?Punto cruciale: la fattura la emetti tu, non Amazon. Amazon emette al cliente solo una ricevuta di acquisto a tuo nome. Se il cliente vuole la fattura (perché ha P.IVA o supera i 400 euro), te la chiede tramite la sezione “Richiedi fattura” del marketplace, e tu hai 12 giorni per emetterla.Per semplificare, Amazon offre il servizio VAT Calculation Service e Amazon Business: in questi casi è Amazon a generare automaticamente le fatture per gli acquirenti business, ma tu resti il soggetto fiscale che le emette (devi configurare correttamente i dati IVA nel pannello Seller Central).Commissioni Amazon: fatture ricevuteLe commissioni Amazon ti vengono fatturate da Amazon EU SARL (Lussemburgo). Sono operazioni intra-UE B2B: Amazon emette fattura senza IVA e tu applichi reverse charge integrando la fattura con IVA italiana 22%. eBay, Etsy e altri marketplaceIl meccanismo è analogo ad Amazon: tu sei il venditore, il marketplace è solo il canale. Le piattaforme come eBay, Etsy, Vinted Pro, Cdiscount, ManoMano agiscono da intermediari ma la responsabilità fiscale resta tua.eBay: emetti tu fattura/scontrino al cliente. Le commissioni eBay sono fatturate da eBay International AG (Svizzera) – quindi extra-UE – e si applica reverse charge IVAEtsy: stesse regole. Etsy fattura le commissioni dall’Irlanda (intra-UE B2B) e applichi reverse chargeVinted Pro: dal 2024 ha introdotto il programma per venditori professionali con obbligo di P.IVA oltre certe soglieImportante: dal 2024 con la direttiva DAC7, i marketplace devono comunicare al fisco italiano i dati dei venditori che hanno effettuato più di 30 transazioni o incassato oltre 2.000 euro in un anno. Fare il “venditore privato” oltre questi limiti senza P.IVA è ormai praticamente impossibile.Dropshipping: come si fattura davveroIl dropshipping è il modello fiscalmente più complesso, perché coinvolge tre soggetti: tu (venditore italiano), il fornitore (spesso estero) e il cliente finale. Le regole IVA dipendono da dove si trova il fornitore.Fornitore in ItaliaCaso semplice. Il fornitore ti emette fattura italiana con IVA 22%. Tu vendi al cliente finale ed emetti fattura/scontrino come un normale e-commerce. Il flusso documentale è lineare.Fornitore in UEAcquisto intra-UE B2B: il fornitore emette fattura senza IVA, tu applichi reverse charge integrando con IVA italiana. Iscrizione obbligatoria al VIES (registro operatori intra-UE). Vendita finale al cliente: come e-commerce normale.Fornitore extra-UE (Cina, USA, ecc.)Qui le cose si complicano davvero. Bisogna distinguere due scenari:Importi la merce in Italia e poi spedisci al cliente: paghi IVA in dogana all’importazione (su valore + dazi + spese), poi vendi normalmente in ItaliaSpedizione diretta dal fornitore estero al cliente: la merce non entra mai fisicamente in Italia. Per pacchi sotto 150 euro venduti a clienti UE, è applicabile il regime IOSS (registrazione e versamento IVA UE tramite portale unico). Sopra 150 euro o in altri casi, l’IVA all’importazione è dovuta dal cliente finale alla consegnaAttenzione: molti dropshipper italiani hanno preso sanzioni perché credevano di non dover gestire l’IVA su merce che “non vedono mai”. Sbagliato: il venditore italiano ha sempre l’obbligo di fatturare al cliente finale, indipendentemente da dove parte la merce. Shopify e WooCommerce: integrazione fatturazioneLe due piattaforme più usate dai negozi online italiani sono Shopify e WooCommerce. Entrambe hanno integrazioni native o tramite plugin per la fatturazione elettronica automatizzata.WooCommerceEssendo basato su WordPress, ha un ecosistema vastissimo di plugin per la fatturazione italiana. I più usati: Fatture in Cloud per WooCommerce, FattureGo, WooCommerce SDI Italia. Generano automaticamente fatture o scontrini telematici a ogni ordine, gestiscono l’invio a SDI e la conservazione sostitutiva.ShopifySu Shopify le integrazioni passano dall’App Store. Le più diffuse in Italia sono Sufio, Fatture in Cloud, QuickFatture e F24 Italia. Permettono fatturazione automatica B2B e B2C, gestione dei codici destinatario SDI, generazione di proforma e gestione dei resi.Software gestionali integrati per e-commerceOltre ai plugin, esistono software gestionali completi che integrano fatturazione, magazzino e e-commerce. Ecco i più diffusi in Italia per il 2026.Fatture in CloudSoluzione cloud-based del gruppo TeamSystem, con plugin nativo per WooCommerce, Shopify, PrestaShop e Magento. Pricing accessibile, ottimo per piccole-medie attività. Genera fatture, gestisce il SDI, fa la conservazione sostitutiva inclusa.Aruba FatturazioneModulo dedicato all’e-commerce con integrazioni per le principali piattaforme. Vantaggi: prezzi competitivi, supporto solido, conservazione a norma inclusa. Adatto a chi cerca una soluzione “tutto Aruba” (PEC, hosting, fatturazione).Danea EasyfattGestionale desktop molto usato dai commercianti tradizionali che si stanno aprendo all’online. Ha moduli per integrazione con PrestaShop, WooCommerce e Shopify. Più “pesante” delle soluzioni cloud, ma molto completo per gestione magazzino e listini.TeamSystemSoluzione enterprise per attività più strutturate. Costa di più ma offre integrazioni avanzate con marketplace (Amazon, eBay), ERP, CRM e contabilità. Tipicamente usato da e-commerce con fatturati a 6-7 cifre. IVA su spedizione e shippingDomanda frequente: quale aliquota IVA applicare alle spese di spedizione? La regola è semplice: la spedizione segue il prodotto venduto.Vendi un libro (IVA 4%) → spedizione al 4%Vendi una t-shirt (IVA 22%) → spedizione al 22%Vendi prodotti misti con aliquote diverse → ripartizione proporzionale, oppure aliquota più alta su tuttoQuesto principio si chiama “accessorietà” (art. 12 DPR 633/1972): le spese accessorie (trasporto, imballaggio, assicurazione) seguono il regime IVA dell’operazione principale. Vale anche per i resi e le note di credito.Resi e note di credito: come gestirliI resi sono parte fisiologica dell’e-commerce. Quando un cliente restituisce un prodotto, devi annullare l’IVA della vendita originale tramite una nota di credito elettronica.Procedura per emettere nota di creditoRicevi il reso e verifichi le condizioni del prodottoEmetti nota di credito elettronica con codice TD04 indicando l’importo del rimborso e il riferimento alla fattura/scontrino originarioTrasmetti al SDIRecuperi l’IVA della vendita originale nella liquidazione del periodoRestituisci l’importo al cliente (bonifico, PayPal, ecc.)Termini per emissioneLa nota di credito va emessa entro 1 anno dalla fattura originaria se la rettifica è dovuta a accordi tra le parti (es. errore di prezzo). Per resi conseguenti a procedure concorsuali o sentenze, i termini sono diversi (10 anni). Per resi standard di e-commerce (recesso del consumatore), generalmente entro 30 giorni dal reso effettivo.Scontrino telematico per e-commercePer le vendite B2C sotto i 400 euro non emetti fattura: emetti il corrispettivo telematico. Per l’e-commerce non puoi usare un registratore di cassa fisico (ovviamente), ma esistono i registratori telematici virtuali (RT virtuali).Sono software certificati dall’Agenzia delle Entrate che si integrano con le tue piattaforme (Shopify, WooCommerce, ecc.) e trasmettono automaticamente i corrispettivi al SDI. Tra i più usati nel 2026:Cassa in Cloud (TeamSystem)Aruba Cassa CloudF24 Cassa TelematicaSumup Solo Plus (per chi vende anche offline)Il vantaggio è che la trasmissione è automatica: ogni ordine genera un corrispettivo elettronico inviato all’Agenzia delle Entrate senza intervento manuale.Conservazione fatture e documenti: 10 anniTutta la documentazione fiscale dell’e-commerce deve essere conservata per 10 anni ai fini civilistici (e per i tempi degli accertamenti fiscali). Per le fatture elettroniche è obbligatoria la conservazione sostitutiva a norma.Cosa devi conservare:Fatture elettroniche emesse e ricevute in formato XMLCorrispettivi telematici giornalieriOrdini ricevuti dalla piattaforma e-commerceDocumenti di trasporto (DDT) e tracking spedizioniNote di credito per resiEstratti conto di pagamenti (PayPal, Stripe, Satispay, ecc.)L’Agenzia delle Entrate offre il servizio gratuito di conservazione nel cassetto fiscale per le fatture elettroniche. Per i corrispettivi telematici la conservazione è automatica nel sistema dell’Agenzia. Per documenti accessori (ordini, DDT, contratti) puoi affidarti a un conservatore accreditato (Aruba, InfoCert, Namirial, ecc.) o a strumenti integrati nel tuo gestionale. Regime forfettario e e-commerce: una scelta vincente per le startupPer chi avvia un e-commerce, il regime forfettario è spesso la scelta più conveniente. I vantaggi principali:Coefficiente di redditività 40% per l’attività di “commercio al dettaglio” (codice ATECO 47.91.10 – commercio al dettaglio via internet). Significa che pagherai imposte sul 40% del fatturatoImposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni (poi 15%) – sostituisce IRPEF, addizionali e IRAPLimite ricavi 85.000 euro annuiNiente IVA in fattura: non addebiti IVA ai clienti, non la versi, non fai dichiarazione IVAEsonero da fatturazione elettronica abolito dal 2024: tutti i forfettari sono ora obbligati alla fatturazione elettronicaAdempimenti contabili minimiEsempio pratico: Sara apre un e-commerce di candele artigianali in regime forfettario. Nel primo anno fattura 30.000 euro. Reddito imponibile: 30.000 × 40% = 12.000 euro. Imposta sostitutiva 5%: 600 euro. A questi vanno aggiunti i contributi INPS (gestione commercianti). Tassazione totale molto bassa rispetto al regime ordinario.Attenzione: se vendi all’estero in regime OSS, anche da forfettario devi gestire l’IVA estera (in deroga al principio “niente IVA”). Il forfettario italiano vale solo per le vendite in Italia.Quando è obbligatoria la partita IVA?Una delle domande più frequenti: “Devo aprire la partita IVA per vendere online?”. La risposta dipende dalla natura dell’attività.Vendite occasionali: niente P.IVASe vendi sporadicamente beni propri non più utilizzati (svuotare la cantina, vendere usato su Vinted, qualche oggetto su Subito.it), non serve partita IVA. Si tratta di “redditi diversi” art. 67 TUIR, dichiarati nel quadro RL del modello Redditi.Vendite continuative: P.IVA obbligatoriaSe l’attività è abituale, professionale e organizzata, devi aprire la P.IVA. Indizi che fanno scattare l’obbligo:Acquisto merce per rivenderla (e non più beni propri)Sito web o profilo da venditore professionaleVolumi continuativi (decine o centinaia di vendite/mese)Promozione attiva (annunci, social, SEO)Soglie DAC7 superate (30 transazioni o 2.000 euro/anno sui marketplace)Non esiste una soglia di euro precisa: è l’abitualità a determinare l’obbligo. Un singolo acquisto-rivendita di un’auto a 20.000 euro può non richiedere P.IVA. Cento vendite all’anno da 50 euro l’una sì.Esempi pratici per categoriaEsempio 1: Negozio di abbigliamento online B2CLucia gestisce uno shop Shopify di abbigliamento. Vende t-shirt da 20-40 euro a privati italiani. Fatturato 2026: 50.000 euro. Modello fiscale: regime forfettario. Strumenti: Shopify + Sufio per fatturazione automatica + cassa cloud per corrispettivi telematici. Niente OSS perché vende solo in Italia.Esempio 2: Amazon Seller con FBA in più Paesi UEMarco vende accessori per smartphone su Amazon. Usa FBA Pan-European: la merce è stoccata in magazzini Amazon in Italia, Germania e Polonia. Fatturato 2026: 200.000 euro, di cui 80.000 verso clienti UE. Modello: regime ordinario. Adempimenti: P.IVA italiana + posizione IVA tedesca + posizione IVA polacca + iscrizione VIES + regime OSS per le vendite intra-UE da magazzino italiano.Esempio 3: Dropshipper con fornitore cineseAlessia fa dropshipping di gadget tecnologici. Fornitore in Cina, spedizione diretta al cliente. Pacchi da 30-80 euro. Modello: regime forfettario + IOSS. Procedura: il cliente paga sul sito, il portale IOSS calcola l’IVA UE, Alessia versa l’IVA tramite portale unico mensile. Il cliente riceve il pacco senza dover pagare IVA in dogana.Esempio 4: Etsy artigianoDavide vende gioielli artigianali su Etsy. Clienti in tutto il mondo. Fatturato 2026: 25.000 euro, di cui 10.000 in Italia, 8.000 UE, 7.000 USA. Regime forfettario. Per Italia: scontrino telematico/fattura. Per UE sopra 10K: applicabile OSS (sotto soglia, fattura italiana). Per USA: fattura non soggetta art. 7-bis, no IVA. Domande frequenti (FAQ)Devo emettere fattura ad ogni vendita online?No. Per vendite a privati italiani sotto i 400 euro è sufficiente lo scontrino telematico. Sopra i 400 euro o per clienti B2B (con P.IVA) la fattura elettronica è obbligatoria.Posso vendere su Amazon senza partita IVA?Solo come venditore privato per oggetti propri usati. Per attività di rivendita, anche piccole, serve P.IVA. Dal 2024 con la direttiva DAC7, Amazon segnala automaticamente al fisco i venditori sopra le 30 transazioni o i 2.000 euro/anno.Cos’è il regime OSS e quando si applica?Il regime OSS (One Stop Shop) si applica quando vendi a privati di altri Paesi UE per più di 10.000 euro/anno complessivi. Permette di versare l’IVA dovuta nei singoli Paesi UE tramite un unico portale italiano dell’Agenzia delle Entrate.Come funziona la fatturazione in dropshipping con fornitore cinese?Per pacchi sotto 150 euro venduti a clienti UE, conviene il regime IOSS: paghi l’IVA UE tramite portale unico. Sopra 150 euro o per clienti extra-UE valgono regole diverse. Tu emetti sempre fattura (se richiesta) o scontrino al cliente finale.Le commissioni Amazon sono detraibili?Sì. Amazon EU SARL ti emette fattura senza IVA (operazione intra-UE B2B). Tu integri con reverse charge (IVA italiana 22%) e detrai l’IVA. La commissione è costo deducibile dal reddito d’impresa.Se sono in regime forfettario devo fare la fatturazione elettronica?Sì, dal 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica, senza più soglie di esonero. Il forfettario non addebita IVA in fattura ma la trasmette comunque al SDI.Per quanto tempo devo conservare le fatture e gli ordini?10 anni per la documentazione civilistica. Le fatture elettroniche vanno conservate a norma con conservazione sostitutiva (servizio gratuito Agenzia Entrate o conservatori privati accreditati).Quale aliquota IVA applico alla spedizione?La stessa del prodotto venduto, in base al principio di accessorietà (art. 12 DPR 633/1972). Se vendi un libro al 4% la spedizione è al 4%. Se vendi t-shirt al 22% la spedizione è al 22%.Hai bisogno di aiuto per il tuo e-commerce?Aprire e gestire un e-commerce significa navigare tra regole IVA, marketplace, regimi fiscali e obblighi di fatturazione che cambiano in base al canale di vendita e ai Paesi di destinazione. Sbagliare può costare caro: sanzioni IVA, accertamenti, contestazioni dei marketplace e blocchi degli account.Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste e-commerce, dropshipper, Amazon Seller e venditori multi-marketplace nella gestione completa di:Apertura partita IVA (regime forfettario o ordinario, codice ATECO corretto)Iscrizione al VIES per operazioni intra-UEIscrizione al regime OSS e IOSS per vendite UE ed extra-UEConfigurazione fatturazione elettronica con i principali software (Fatture in Cloud, Aruba, Easyfatt, TeamSystem)Gestione corrispettivi telematici con RT virtualiDichiarazione IVA, redditi e adempimenti annualiConsulenza per dropshipping e gestione fornitori extra-UEContattaci per una consulenza personalizzata: telefono 0432 1698335, email info@centrofiscale.com oppure prenota un appuntamento direttamente in sede a Udine. Il team del CAF Centro Fiscale ti aiuta a vendere online in regola, evitando sanzioni e ottimizzando la tassazione del tuo e-commerce.★ Scelta in evidenza · SponsorApri un conto business con QontoUna soluzione completa per freelance, professionisti e PMI: gestisci fatturazione, spese e contabilita in un unico posto.🇮🇹IBAN italiano⚡Apertura in 10 min📄Fattura elettronica💳Carta Mastercard 🚀 Visita Qonto e apri il conto →Link affiliato. 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