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Tag Archivio per: forfettario maternita

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario in Maternità 2026: Indennità INPS Gestione Separata e Diritti delle Lavoratrici Autonome

Maternità INPS CAF Udine

La maternità del forfettario 2026 è un tema delicato per molte professioniste in partita IVA: diventare madri non significa rinunciare ai propri diritti, ma le regole sono diverse rispetto alle lavoratrici dipendenti. Le forfettarie hanno diritto all’indennità di maternità INPS erogata dalla Gestione Separata, pari all’80% del reddito medio degli ultimi 12 mesi, per 5 mesi complessivi.

In questa guida completa al forfettario maternità 2026 spieghiamo come funziona l’indennità, quali sono i requisiti contributivi, come presentare la domanda INPS, se si può continuare a fatturare durante i 5 mesi di astensione e quali sono le tutele aggiuntive previste, incluso il congedo parentale. Una guida pensata per le lavoratrici autonome che vogliono pianificare la gravidanza senza brutte sorprese economiche.

Indice dei contenuti

  1. Diritto delle lavoratrici autonome alla maternità
  2. Indennità di maternità INPS Gestione Separata: importi 2026
  3. Requisiti per accedere all’indennità di maternità
  4. Come presentare la domanda all’INPS
  5. Contributi INPS durante la maternità
  6. Lavoro e fatturazione durante i 5 mesi di maternità
  7. Interdizione anticipata per gravidanza a rischio
  8. Congedo parentale per le forfettarie
  9. Bonus mamma INPS 2026: forfettarie escluse
  10. Esempio pratico: il caso di Anna
  11. Documenti necessari e cosa comunicare al CAF
  12. Dopo la maternità: bonus, detrazioni e ripresa attività
  13. Domande frequenti

Diritto delle lavoratrici autonome alla maternità

La tutela della maternità non è un privilegio riservato alle dipendenti: il D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità e Paternità) riconosce questo diritto anche alle lavoratrici autonome, incluse le professioniste in regime forfettario 2026 iscritte alla Gestione Separata INPS. Le forfettarie iscritte a casse private (avvocate, geometre, ingegnere) seguono invece le regole della propria cassa di categoria.

C’è però una differenza fondamentale rispetto alle dipendenti: la partita IVA non si interrompe automaticamente con la gravidanza. La professionista resta titolare dell’attività, non c’è un datore di lavoro che firma un’astensione obbligatoria. È la lavoratrice stessa a decidere come gestire il periodo, presentando la domanda di indennità all’INPS e organizzando la sospensione dell’attività.

Per le forfettarie iscritte alla Gestione Separata, l’aliquota contributiva 2026 è del 26,07%, di cui lo 0,72% finanzia proprio l’indennità di maternità, la malattia e altre prestazioni a sostegno del reddito. Questo significa che, pagando regolarmente i contributi, ogni forfettaria contribuisce al fondo da cui poi attingerà al momento del bisogno.

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Indennità di maternità INPS Gestione Separata: importi 2026

L’indennità di maternità per il forfettario 2026 iscritto alla Gestione Separata copre 5 mesi complessivi. La modalità classica prevede 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 mesi dopo. Dal 2019 è ammessa anche la flessibilità, con la formula 1 mese prima + 4 mesi dopo, previa certificazione del ginecologo che attesti l’assenza di rischi per madre e bambino.

Calcolo dell’importo: l’80% del reddito medio

L’importo dell’indennità di maternità INPS è pari all’80% di 1/365 del reddito derivante dall’attività professionale dichiarato nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile. Per le forfettarie, il reddito di riferimento è quello imponibile previdenziale, ossia i compensi lordi moltiplicati per il coefficiente di redditività ATECO (78% per gli avvocati, 67% per i consulenti, ecc.).

L’INPS calcola un’indennità giornaliera e la moltiplica per i giorni di astensione (di solito 150). Il risultato è erogato in un’unica soluzione dopo l’approvazione della domanda. È importante avere i contributi in regola: anche un solo mese non versato può ridurre la base di calcolo.

Limiti minimo e massimo 2026

L’indennità di maternità Gestione Separata non può essere inferiore al limite minimo, agganciato al trattamento minimo di pensione INPS: per il 2026 si attesta intorno a 534 euro al mese (cifra rivalutata annualmente). Anche chi nei 12 mesi precedenti ha guadagnato poco ha quindi un tetto minimo garantito che permette di affrontare la maternità con dignità.

Sul lato opposto c’è un limite massimo, parametrato al massimale contributivo annuo della Gestione Separata (per il 2026 circa 119.650 euro). Le professioniste con redditi molto elevati vedono quindi l’indennità calcolata fino a quel tetto, non oltre. Per la maggior parte delle forfettarie, che restano sotto la soglia degli 85.000 euro di compensi, questo limite non è un problema.

Requisiti per accedere all’indennità di maternità

Per ottenere l’indennità di maternità in regime forfettario 2026, l’INPS richiede tre requisiti fondamentali. Il primo è l’iscrizione attiva alla Gestione Separata INPS: la partita IVA deve essere aperta e i contributi versati con la causale corretta nei modelli F24 (codici P10, PXX).

Il secondo requisito è il versamento di almeno 3 mesi di contributi effettivi nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile. Si parla di contributi effettivi, quindi non bastano accrediti figurativi: serve aver dichiarato compensi e versato i relativi contributi previdenziali. Il terzo requisito è la regolarità contributiva: chi ha contributi arretrati rischia il rigetto della domanda.

  • Iscrizione attiva alla Gestione Separata INPS
  • Almeno 3 mesi di contributi versati nei 12 mesi precedenti
  • Regolarità contributiva: nessun debito INPS pendente
  • Coefficiente di redditività applicato correttamente al fatturato
  • Documentazione medica della data presunta del parto

Una nota importante: chi ha aperto la partita IVA da poco può comunque presentare domanda, purché abbia maturato i 3 mesi minimi di contributi. Le neo-forfettarie devono quindi pianificare con attenzione il momento della gravidanza per maturare i requisiti.

Come presentare la domanda all’INPS

La domanda di indennità di maternità per le forfettarie deve essere presentata all’INPS tramite il modello SR23 (versione telematica). La procedura richiede particolare attenzione: errori formali o documentazione incompleta possono ritardare la liquidazione di mesi, creando difficoltà economiche proprio nel momento in cui servono di più. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto, dalla raccolta documenti alla trasmissione telematica.

Tempi e scadenze della domanda

La domanda può essere presentata prima del parto (allegando il certificato di gravidanza con la data presunta) oppure dopo, una volta nato il bambino. Il termine massimo è di 1 anno dalla nascita: oltre questa scadenza il diritto decade. Il consiglio è di muoversi già dal 7° mese di gravidanza, così l’INPS ha tempo di istruire la pratica e l’erogazione arriva nei tempi giusti.

Documenti da allegare

I documenti richiesti per la domanda di maternità INPS includono il certificato medico di gravidanza, il documento di identità della richiedente, il codice fiscale del bambino (dopo la nascita) e gli estremi delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi 2 anni. È utile preparare anche l’estratto contributivo INPS, scaricabile dal cassetto previdenziale, per verificare in anticipo la regolarità dei versamenti.

La compilazione richiede competenza tecnica: il CAF Centro Fiscale di Udine, sia in ufficio che online, accompagna le forfettarie in tutte le fasi della pratica, evitando errori che potrebbero ritardare l’arrivo dell’indennità.

Contributi INPS durante la maternità

Una domanda frequente delle forfettarie riguarda i contributi INPS durante la maternità: vanno versati o sono sospesi? La risposta è chiara: i contributi continuano a essere dovuti secondo le scadenze ordinarie. La Gestione Separata non prevede sospensioni automatiche, quindi gli acconti di giugno e novembre e il saldo di giugno dell’anno successivo restano regolari.

Va però ricordato che se durante i 5 mesi di indennità la forfettaria sospende la fatturazione (scelta quasi obbligata, come vedremo), i compensi 2026 saranno più bassi e di conseguenza anche i contributi calcolati sull’imponibile previdenziale 2026 saranno proporzionalmente ridotti. L’aliquota 2026 è del 26,07%, di cui lo 0,72% finanzia proprio l’indennità di maternità.

  • Contributi non sospesi: scadenze regolari di acconto e saldo
  • Aliquota 2026: 26,07% sul reddito imponibile previdenziale
  • 0,72% finanzia maternità, malattia e altre prestazioni
  • Eventuali contributi minimi non sono dovuti dalla Gestione Separata (a differenza degli artigiani/commercianti)
  • Possibilità di rateizzazione in caso di difficoltà economiche temporanee

Lavoro e fatturazione durante i 5 mesi di maternità

Tema delicato: la forfettaria in maternità può continuare a lavorare e fatturare durante i 5 mesi di indennità? Tecnicamente sì, perché la partita IVA resta aperta e non c’è un divieto formale come per le dipendenti. Ma dal punto di vista pratico, la fatturazione attiva è incompatibile con la percezione dell’indennità INPS.

L’indennità di maternità è infatti una prestazione sostitutiva del reddito: presuppone che la lavoratrice si astenga effettivamente dall’attività. Se l’INPS rileva fatturazione attiva negli stessi mesi coperti dall’indennità, può chiederne la restituzione e contestare un’indebita percezione. La soluzione corretta è quindi sospendere la fatturazione per i 5 mesi e concentrarsi sul recupero post-parto.

Come gestire la sospensione operativa

La sospensione non richiede comunicazioni formali all’Agenzia delle Entrate (la P.IVA resta aperta), ma è buona prassi: avvisare i clienti abituali con anticipo, completare i lavori in corso prima dell’astensione, non emettere fatture nei 5 mesi indennizzati e conservare la corrispondenza che dimostra la sospensione.

Una fattura emessa durante la maternità per servizi effettivamente svolti prima (incassi posticipati) non costituisce di per sé prova di lavoro attivo, ma è bene documentarne le tempistiche reali. Per evitare contestazioni, il CAF Centro Fiscale di Udine aiuta a gestire correttamente la sospensione fiscale e previdenziale.

Interdizione anticipata per gravidanza a rischio

A differenza delle dipendenti, le forfettarie non hanno un’interdizione obbligatoria automatica: nessun datore di lavoro può imporre l’astensione, è la lavoratrice a deciderne l’inizio (al massimo 2 mesi prima della data presunta del parto). È invece prevista l’interdizione anticipata per gravidanza a rischio, su prescrizione medica.

In presenza di patologie che mettono a rischio la gestazione (minaccia di parto prematuro, gestosi, ipertensione, altre complicanze), il ginecologo rilascia un certificato di gravidanza a rischio. Con questo documento, la forfettaria può richiedere all’INPS l’anticipo dell’inizio dell’indennità, anche prima dei 2 mesi standard. L’indennità copre quindi un periodo più lungo di astensione, sempre commisurato all’80% del reddito medio.

  • Necessario il certificato medico ginecologico dettagliato
  • L’indennità copre l’astensione anticipata oltre i 2 mesi standard
  • La domanda all’INPS va presentata tempestivamente con la documentazione clinica
  • In alcuni casi l’INPS richiede una visita medico-legale di conferma

Congedo parentale per le forfettarie

Oltre ai 5 mesi di indennità di maternità, le forfettarie iscritte alla Gestione Separata hanno diritto al congedo parentale: 3 mesi indennizzati al 30% del reddito, fruibili entro i 12 anni di vita del bambino. È una tutela importante che permette di gestire esigenze familiari (malattia del figlio, inserimento scolastico, primi anni di vita) senza perdere completamente il reddito.

Il congedo parentale può essere fruito in modo continuativo o frazionato: ad esempio 1 mese subito dopo la maternità, poi mezzo mese all’anno per qualche tempo. La domanda si presenta all’INPS prima dell’inizio del periodo, con un’organizzazione simile a quella della maternità. Il calcolo del 30% avviene sulla stessa base reddituale dell’indennità di maternità.

Bonus mamma INPS 2026: forfettarie escluse

Una nota dolente per le forfettarie: il Bonus Mamme Lavoratrici 2026 (decontribuzione fino a 3.000 euro annui per le madri con 2 o più figli) è riservato esclusivamente alle lavoratrici dipendenti. Le partite IVA, anche in regime forfettario, sono escluse dalla misura perché si tratta di un esonero della quota contributiva a carico del lavoratore, che le autonome non hanno.

Esistono però altre agevolazioni a cui le forfettarie con figli possono accedere: l’Assegno Unico Universale, il bonus asilo nido basato sull’ISEE, le detrazioni per figli a carico in dichiarazione dei redditi (per le forfettarie tramite Modello Redditi PF), il congedo parentale e l’indennità di maternità stessa. Una rete di sostegno che, ben gestita, permette di affrontare la genitorialità anche con la P.IVA.

Esempio pratico: il caso di Anna

Per chiarire come si calcola l’indennità di maternità del forfettario 2026, vediamo un esempio pratico. Anna è una consulente in regime forfettario, con codice ATECO che prevede un coefficiente di redditività del 78%. Nei 12 mesi precedenti la maternità ha fatturato 35.000 euro.

Il calcolo procede così. Il reddito imponibile previdenziale è 35.000 × 78% = 27.300 euro. L’indennità di maternità INPS è pari all’80% di questo reddito, rapportato a 5 mesi: 27.300 × 80% = 21.840 euro annui, divisi per 12 mesi e moltiplicati per 5 = 9.100 euro circa. Anna riceverà quindi un’unica erogazione di circa 9.100 euro, che le permetterà di affrontare i mesi di astensione senza patemi economici.

  • Compensi lordi 2025: 35.000 euro
  • Coefficiente redditività 78%: 27.300 euro (imponibile previdenziale)
  • Indennità annua teorica 80%: 21.840 euro
  • Indennità per 5 mesi: 9.100 euro circa
  • Erogazione: in unica soluzione dopo approvazione INPS

Se Anna avesse fatturato di meno, ad esempio 20.000 euro, l’indennità sarebbe stata di circa 5.200 euro (20.000 × 78% × 80% × 5/12). In ogni caso, mai sotto il limite minimo agganciato al trattamento minimo INPS, pari per il 2026 a circa 534 euro al mese.

Documenti necessari e cosa comunicare al CAF

La pianificazione della maternità del forfettario richiede dialogo costante con il proprio CAF di fiducia. Già nei primi mesi di gravidanza è bene comunicare la situazione, così da verificare la regolarità contributiva, pianificare la sospensione della fatturazione, organizzare la domanda INPS e gestire correttamente la dichiarazione dei redditi dell’anno della maternità.

Documenti da preparare

  • Certificato medico di gravidanza con data presunta del parto
  • Documento di identità in corso di validità
  • Codice fiscale della richiedente e (dopo nascita) del bambino
  • Estratto contributivo INPS aggiornato
  • Dichiarazioni dei redditi degli ultimi 2 anni
  • F24 versati negli ultimi 12 mesi
  • Certificato di nascita del bambino (dopo il parto)

Quando contattare il CAF

Il momento ideale per il primo confronto con il CAF è il 4°-5° mese di gravidanza, quando la situazione clinica è stabile ma c’è ancora tempo per pianificare. Un secondo incontro è utile poco prima del parto per finalizzare la domanda, e un terzo dopo la nascita per integrare con il certificato del bambino. Il CAF Centro Fiscale di Udine accompagna tutto il percorso, sia in ufficio che online in tutta Italia.

Dopo la maternità: bonus, detrazioni e ripresa attività

Conclusi i 5 mesi di indennità, la forfettaria riprende la fatturazione regolare. È un momento di transizione delicato: i clienti vanno riavvicinati, l’attività riorganizzata, il bilancio annuale rivisto alla luce del calo di compensi. Il regime forfettario non perde validità per la sospensione: il limite degli 85.000 euro resta riferito all’anno solare, quindi il fatturato dei 7 mesi attivi viene considerato per intero.

Bonus e agevolazioni accessibili dopo la maternità

  • Bonus asilo nido INPS: SÌ, basato su ISEE (fino a 3.600 euro annui per ISEE bassi)
  • Assegno Unico Universale: erogato a tutte le madri con figli fino a 21 anni
  • Detrazioni figli a carico: SÌ, in Modello Redditi PF (le forfettarie non fanno il 730)
  • Bonus Mamme Lavoratrici 2026: NO, escluse perché lavoratrici autonome
  • Congedo parentale 30%: SÌ, fino a 12 anni del bambino
  • Detrazione spese istruzione e sportive: SÌ in Modello Redditi PF

Alternative private al sostegno reddituale

Per chi vuole una protezione aggiuntiva, esistono polizze assicurative private maternità che integrano l’indennità INPS, garantendo somme aggiuntive durante i mesi di astensione. È una scelta personale, valida soprattutto per professioniste con redditi elevati che vedono l’indennità INPS coprire solo una parte del fatturato perso. Anche la riduzione dell’attività con il sostegno del coniuge resta una strada praticabile, da pianificare in famiglia.

Domande frequenti

Una forfettaria ha diritto alla maternità INPS?

Sì, le forfettarie iscritte alla Gestione Separata INPS hanno diritto all’indennità di maternità per 5 mesi all’80% del reddito medio dei 12 mesi precedenti, purché abbiano almeno 3 mesi di contributi versati e siano in regola contributiva.

Quanto guadagna una forfettaria in maternità?

L’indennità di maternità del forfettario 2026 è pari all’80% del reddito imponibile previdenziale medio degli ultimi 12 mesi, per 5 mesi. Su un fatturato di 35.000 euro con coefficiente 78%, l’indennità è di circa 9.100 euro. Mai inferiore al limite minimo (circa 534 euro/mese 2026).

Una forfettaria può lavorare durante la maternità?

Tecnicamente la partita IVA resta aperta, ma la fatturazione attiva è incompatibile con la percezione dell’indennità INPS. Si rischia la richiesta di restituzione per indebita percezione. La soluzione corretta è sospendere la fatturazione per i 5 mesi indennizzati.

I contributi INPS si pagano durante la maternità del forfettario?

Sì, i contributi INPS Gestione Separata continuano alle scadenze ordinarie (acconto giugno, acconto novembre, saldo giugno successivo). Saranno proporzionalmente ridotti perché calcolati sui compensi effettivi dell’anno, ridotti dalla sospensione.

Come si fa domanda di maternità per il forfettario?

La domanda si presenta all’INPS con modello SR23 telematico, allegando certificato medico, documento di identità ed estratti contributivi. Il termine massimo è 1 anno dal parto. Il CAF Centro Fiscale gestisce tutta la pratica per evitare errori e ritardi.

Le forfettarie hanno diritto al Bonus Mamme 2026?

No, il Bonus Mamme Lavoratrici 2026 è una decontribuzione riservata alle lavoratrici dipendenti con 2 o più figli. Le forfettarie sono escluse, ma possono accedere ad Assegno Unico, bonus asilo nido e detrazioni figli in dichiarazione dei redditi.

Pianifica la tua maternità in regime forfettario con il CAF

La maternità del forfettario 2026 è un diritto pieno, ma richiede una pianificazione attenta: regolarità contributiva, scelta del momento giusto, documentazione corretta, gestione della sospensione e domanda INPS senza errori. Un percorso che, se gestito bene, garantisce fino a 9.000-10.000 euro di indennità per molte forfettarie, oltre al congedo parentale e ai bonus per i figli.

Hai bisogno di assistenza per il forfettario in maternità? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: ti seguiamo dalla pianificazione della gravidanza alla domanda all’INPS, fino alla ripresa dell’attività dopo il parto.

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Luglio 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/12/maternita.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-02 08:00:002026-05-24 09:54:36Forfettario in Maternità 2026: Indennità INPS Gestione Separata e Diritti delle Lavoratrici Autonome
CONGEDO PARENTALE, MATERNITA', PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, PATRONATO

Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Le lavoratrici autonome e le libere professioniste hanno diritto al congedo parentale, ma con regole diverse rispetto alle dipendenti. Le condizioni di accesso, la durata e soprattutto l’importo dell’indennita variano in base alla categoria previdenziale di appartenenza. In questa guida ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sul congedo parentale per partita IVA e lavoratrici autonome nel 2026.

Vedi anche la guida completa: Congedo parentale 2026: durata, indennita e domanda INPS.

Indice dei contenuti

  1. Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo
  2. Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS
  3. Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome
  4. Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)
  5. Forfettarie: congedo parentale e gestione separata
  6. Congedo parentale per artigiane e commercianti
  7. Professioniste con cassa previdenziale autonoma
  8. Come fare domanda di congedo parentale all’INPS
  9. Domande frequenti sul congedo parentale autonome
  10. Conclusione

Chi sono le lavoratrici autonome con diritto al congedo

Il termine “lavoratrici autonome” ai fini previdenziali include diverse categorie:

  • Iscritte alla gestione separata INPS: freelance, collaboratrici coordinate e continuative (co.co.co.), professioniste senza cassa autonoma, lavoratrici con partita IVA non iscritte ad albo con cassa propria
  • Artigiane e commercianti: iscritte alla gestione artigiani/commercianti INPS
  • Coltivatrici dirette, colone e mezzadre: iscritte alla gestione agricola INPS
  • Professioniste con cassa previdenziale autonoma: avvocate (Cassa Forense), mediche (ENPAM), ingegnere/architette (Inarcassa), psicologhe (ENPAP), ecc. – le regole variano per ciascuna cassa

Congedo parentale per iscritte gestione separata INPS

Le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS (incluse molte partite IVA con regime forfettario senza albo professionale con cassa propria) hanno diritto a:

  • Durata: 3 mesi di congedo parentale entro i 12 anni del bambino (in base al D.Lgs. 105/2022 che ha recepito la Direttiva UE 2019/1158)
  • Indennita: pari al 30% del reddito calcolato sulla base del reddito imponibile medio degli ultimi due anni precedenti al congedo
  • Domanda: va presentata all’INPS prima dell’inizio del congedo
  • Requisito contributivo: almeno 3 mesi di contribuzione alla gestione separata nei 12 mesi precedenti la data di inizio del congedo

Importante: l’indennita del 30% per le iscritte alla gestione separata non sale all’80% per il terzo mese. L’aumento all’80% del terzo mese e una novita prevista dalla riforma del congedo parentale (D.Lgs. 105/2022) valida esclusivamente per i lavoratori dipendenti. Le lavoratrici autonome/gestione separata restano al 30% per tutti e tre i mesi.

Come si calcola l’indennita di congedo parentale per le autonome

Il calcolo dell’indennita per le iscritte alla gestione separata segue questa formula:

Base di calcolo = reddito imponibile previdenziale medio degli ultimi 2 anni precedenti l’evento
Indennita giornaliera = (base di calcolo / 365) x 30%
Indennita mensile = indennita giornaliera x 30 giorni

Reddito imponibile medio annuoIndennita giornaliera (30%)Indennita mensile indicativa
20.000 eurocirca 16,44 euro/giornocirca 493 euro/mese
35.000 eurocirca 28,77 euro/giornocirca 863 euro/mese
50.000 eurocirca 41,10 euro/giornocirca 1.233 euro/mese
85.000 euro (max forfettario)circa 69,86 euro/giornocirca 2.096 euro/mese

Nota: i valori sopra sono indicativi. L’INPS calcola l’importo esatto in base ai contributi effettivamente versati e al reddito dichiarato. Per un calcolo preciso, verifica con il Patronato CAF.

Contributi previdenziali durante il congedo (gestione separata)

Durante il periodo di congedo parentale indennizzato, l’INPS accredita d’ufficio i contributi figurativi alla gestione separata. Questo significa che il periodo di congedo viene conteggiato ai fini previdenziali anche senza versamento di contributi effettivi. E un vantaggio importante per le lavoratrici con pochi anni di contribuzione.

L’aliquota della gestione separata nel 2026 per le iscritte senza altra copertura previdenziale (es. forfettarie che non versano contributi artigiani/commercianti) e del 26,07%. Per le iscritte con altra copertura obbligatoria (es. dipendenti part-time + partita IVA) l’aliquota e del 24%.

Forfettarie: congedo parentale e gestione separata

Le lavoratrici in regime forfettario che non esercitano attivita artigiana o commerciale (e che quindi non versano contributi INPS artigiani/commercianti) sono in genere iscritte alla gestione separata. Per loro si applicano le stesse regole descritte sopra per la gestione separata.

Attenzione: alcune forfettarie che svolgono attivita artigiana o commerciale versano invece i contributi INPS artigiani/commercianti con la riduzione del 35% (contributi con riduzione forfettaria). In questo caso le regole sul congedo parentale sono quelle specifiche per artigiane/commercianti (vedi paragrafo successivo).

Congedo parentale per artigiane e commercianti

Le artigiane e commercianti iscritte alla gestione INPS specifica hanno diritto a:

  • 3 mesi di congedo parentale indennizzato entro i 12 anni del figlio
  • Indennita pari al 30% del salario convenzionale annuo stabilito per legge (non il reddito effettivo)
  • Contributi figurativi accreditati per il periodo di congedo

Professioniste con cassa previdenziale autonoma

Le professioniste iscritte ad albi con cassa previdenziale propria (Cassa Forense, ENPAM, ENPAP, Inarcassa, ENPAPI, ecc.) hanno regole specifiche per ciascuna cassa. In linea generale offrono indennita di maternita e congedo parentale, ma gli importi e le condizioni variano. Alcune casse prevedono integrazioni rispetto al minimo INPS. E fondamentale consultare direttamente la propria cassa di appartenenza o rivolgersi al patronato per conoscere i diritti specifici.

Come fare domanda di congedo parentale all’INPS

  1. Accedi al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cerca il servizio “Congedo parentale per lavoratrici/lavoratori iscritti alla gestione separata”
  3. Compila il modulo online inserendo: periodo di congedo richiesto, dati del figlio, coordinate bancarie per il pagamento
  4. Allega la documentazione richiesta (stato di famiglia, certificato di nascita se non ancora comunicato all’INPS)
  5. Invia la domanda. L’INPS elabora e liquida l’indennita tipicamente entro 30-60 giorni

In alternativa, puoi presentare la domanda tramite patronato CAF, che gestisce l’iter completo per conto tuo.

Domande frequenti sul congedo parentale autonome

Il congedo parentale e compatibile con l’attivita lavorativa? No. Durante il periodo di congedo parentale indennizzato non puoi svolgere attivita lavorativa autonoma. Se riprendi a lavorare, il congedo si interrompe e cessa il diritto all’indennita.

Il padre autonomo ha diritto al congedo parentale? Si, anche il padre lavoratore autonomo/libero professionista iscritto alla gestione separata ha diritto ai 3 mesi di congedo parentale con le stesse modalita della madre.

I 3 mesi di congedo si possono frazionare? Si. Il congedo parentale puo essere fruito in modo continuativo, a mesi, a settimane o a giorni (a seconda della modalita scelta al momento della domanda).

Come influisce il congedo sul calcolo dell’ISEE? L’indennita di congedo parentale erogata dall’INPS concorre al reddito complessivo ai fini ISEE per l’anno in cui viene percepita. Per dubbi su come compilare la DSU in questi casi, il CAF Centro Fiscale puo assisterti.

Conclusione

Il congedo parentale per lavoratrici autonome e partite IVA nel 2026 garantisce 3 mesi di indennita pari al 30% del reddito per le iscritte alla gestione separata. A differenza dei dipendenti, le autonome non beneficiano dell’aumento all’80% per il terzo mese. Per calcolare l’importo esatto della tua indennita e per presentare la domanda all’INPS, il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa. Prenota un appuntamento.

Giugno 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-06-29 08:30:002026-07-03 07:54:52Congedo parentale e lavoratrici autonome: regole 2026

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