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Tag Archivio per: dropshipping

Guide Fatturazione Elettronica

Fattura Elettronica E-commerce 2026: Obblighi per Vendite Online e Marketplace

fatturazione elettronica CAF Udine

Vendere online in Italia non è più un’attività di nicchia: dopo il boom del 2020, l’e-commerce italiano ha superato i 58 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e continua a crescere. Che tu venda con un negozio online tuo, su Amazon, eBay, Etsy o tramite dropshipping, c’è un aspetto che non puoi ignorare: la fatturazione elettronica.

Le regole del 2026 distinguono tra vendite B2C (al consumatore finale), B2B (tra partite IVA), vendite intra-UE ed extra-UE, ognuna con i propri obblighi. In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, in modo semplice e con esempi pratici, tutti gli obblighi di fatturazione elettronica per chi vende online nel 2026.

Indice dei contenuti

  1. E-commerce in Italia: il settore in cifre
  2. I diversi tipi di e-commerce: scegli il tuo modello
  3. Obblighi di fatturazione per e-commerce B2C italiano
  4. E-commerce transfrontaliero: vendite UE ed extra-UE
  5. Vendere su Amazon: regole e fatturazione
  6. eBay, Etsy e altri marketplace
  7. Dropshipping: come si fattura davvero
  8. Shopify e WooCommerce: integrazione fatturazione
  9. Software gestionali integrati per e-commerce
  10. IVA su spedizione e shipping
  11. Resi e note di credito: come gestirli
  12. Scontrino telematico per e-commerce
  13. Conservazione fatture e documenti: 10 anni
  14. Regime forfettario e e-commerce: una scelta vincente
  15. Quando e obbligatoria la partita IVA?
  16. Esempi pratici per categoria
  17. Domande frequenti (FAQ)
  18. Hai bisogno di aiuto per il tuo e-commerce?

E-commerce in Italia: il settore in cifre

L’e-commerce italiano ha vissuto una trasformazione profonda dopo il 2020. Quello che era un canale secondario per la maggior parte dei commercianti è diventato il principale (e a volte unico) punto di contatto con i clienti. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, il settore vale ormai oltre 58 miliardi di euro, con una crescita media annua del 7-9%.

I numeri raccontano una storia chiara: oltre 33 milioni di italiani acquistano online almeno una volta al mese, le PMI che vendono su marketplace come Amazon sono raddoppiate negli ultimi 5 anni, e il cross-border (vendite all’estero) rappresenta ormai il 22% del fatturato totale.

Per chi vende, però, la crescita del settore ha portato anche una maggiore attenzione del fisco. L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli, soprattutto su:

  • Vendite occasionali “mascherate” da privati che in realtà fanno commercio continuativo
  • Mancata apertura della partita IVA oltre certi volumi
  • Errori nella gestione IVA per vendite intra-UE ed extra-UE
  • Omessa fatturazione ai clienti B2B

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I diversi tipi di e-commerce: scegli il tuo modello

Prima di parlare di obblighi, è importante capire che tipo di e-commerce stai facendo, perché le regole fiscali possono cambiare. In Italia esistono quattro modelli principali, ognuno con caratteristiche e adempimenti specifici.

E-commerce diretto (negozio online proprio)

È il modello più tradizionale: gestisci un tuo sito web (con Shopify, WooCommerce, PrestaShop o piattaforme simili), vendi direttamente ai clienti e gestisci tu logistica, pagamenti e assistenza. È il modello con maggiore autonomia ma anche con maggiore responsabilità fiscale: tutto passa per la tua partita IVA.

Marketplace (Amazon, eBay, Etsy)

Vendi attraverso piattaforme di terzi che gestiscono il traffico, parte della logistica e i pagamenti. Tu sei il venditore ufficiale e devi emettere fattura quando richiesta. I marketplace incassano a tuo nome e ti girano l’importo trattenendo le commissioni. Esempio classico: Amazon Seller, dove puoi scegliere tra logistica autogestita (FBM) o gestita da Amazon (FBA).

Dropshipping

Vendi prodotti che non possiedi fisicamente. Quando arriva un ordine, lo inoltri al fornitore (spesso estero, tipicamente cinese o europeo), che spedisce direttamente al cliente finale. Tu fatturi al cliente, il fornitore fattura a te. Sembra semplice ma le regole IVA sono complesse, soprattutto se il fornitore è extra-UE.

Affiliate marketing

Non vendi prodotti tuoi: promuovi prodotti di terzi e guadagni una commissione. Tecnicamente non è e-commerce nel senso tradizionale (non incassi vendite), ma è un’attività che richiede partita IVA quando diventa continuativa. Le commissioni Amazon Affiliates, Awin, TradeTracker o programmi diretti vanno fatturate alla società che le eroga.

Obblighi di fatturazione per e-commerce B2C italiano

Partiamo dal caso più frequente: vendi a privati italiani (B2C, “Business to Consumer”). Le regole sulla fatturazione cambiano in base all’importo e a chi è il cliente.

Sotto i 400 euro: scontrino telematico, non fattura obbligatoria

Per le vendite a privati italiani fino a 400 euro IVA inclusa, non sei obbligato a emettere fattura: è sufficiente lo scontrino telematico (corrispettivo elettronico). Per l’e-commerce esistono software registratori telematici virtuali (RT virtuali) che si integrano con le piattaforme come Shopify, WooCommerce o Magento e trasmettono automaticamente i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

Esempio pratico: Marco vende t-shirt online tramite WooCommerce. Una cliente compra una t-shirt da 35 euro. Marco non deve emettere fattura: basta che il software trasmetta il corrispettivo telematico al SDI.

Sopra i 400 euro: fattura elettronica a richiesta

Quando la singola operazione supera i 400 euro IVA inclusa, il cliente privato ha diritto a chiedere la fattura elettronica. In questo caso devi emetterla obbligatoriamente, anche se il cliente è un consumatore finale. La fattura va trasmessa al SDI (Sistema di Interscambio) con codice destinatario “0000000” e indirizzo PEC del cliente, oppure tramite cassetto fiscale.

Clienti B2B (con partita IVA): sempre fattura

Se il cliente ha una partita IVA italiana, devi sempre emettere fattura elettronica, indipendentemente dall’importo. È una regola valida da gennaio 2019 senza eccezioni: anche se un’azienda compra una penna da 5 euro nel tuo store online, devi fatturare. Per questo molti e-commerce hanno un campo “P.IVA / Codice Fiscale” nel checkout: se compilato, parte automaticamente il flusso di fatturazione elettronica.

E-commerce transfrontaliero: vendite UE ed extra-UE

Vendere all’estero apre opportunità enormi ma complica la gestione IVA. Le regole cambiano radicalmente in base alla destinazione: vendita intra-UE o extra-UE, e in base al volume d’affari.

Vendite intra-UE B2C: il regime OSS sopra i 10.000 euro

Da luglio 2021 è in vigore il regime OSS (One Stop Shop). Funziona così:

  • Sotto 10.000 euro/anno di vendite a privati UE complessive: applichi IVA italiana e fatturi normalmente in Italia
  • Sopra 10.000 euro/anno: devi applicare l’IVA del Paese del cliente (Germania 19%, Francia 20%, Spagna 21%, ecc.) e versarla tramite il portale OSS dell’Agenzia delle Entrate

Esempio: Laura vende cosmetici online. Nel 2026 fattura 8.000 euro a clienti tedeschi e francesi. Sotto soglia: applica IVA italiana 22%. Nel 2027 supera i 10.000 euro: deve iscriversi al regime OSS, applicare IVA tedesca e francese e versare tramite il portale unico.

Vendite extra-UE: fuori campo IVA art. 7-bis

Le vendite a clienti fuori dall’Unione Europea (Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Giappone, ecc.) sono fuori campo IVA italiana ai sensi dell’art. 7-bis del DPR 633/1972. Devi emettere fattura senza IVA con dicitura “Operazione non soggetta – art. 7-bis DPR 633/72”. Il cliente paga eventuali dazi doganali e IVA all’importazione nel suo Paese.

IOSS: per vendite extra-UE sotto 150 euro

Esiste anche il regime IOSS (Import One Stop Shop) per le vendite di beni importati da Paesi extra-UE di valore inferiore a 150 euro venduti a consumatori UE. È utile soprattutto per chi fa dropshipping da Cina e simili. Ne parliamo nella sezione dedicata.

Vendere su Amazon: regole e fatturazione

Amazon è il marketplace più utilizzato dai venditori italiani. Comprende due programmi principali con implicazioni fiscali diverse.

FBA (Fulfillment by Amazon)

Spedisci la merce ai magazzini Amazon, che gestiscono logistica, spedizione e assistenza clienti. Tu paghi una fee per l’utilizzo del servizio. Vantaggio: scalabilità. Svantaggio fiscale: se Amazon stocca la tua merce in Paesi UE diversi dall’Italia (Germania, Polonia, ecc.), devi aprire una posizione IVA in quel Paese per le vendite locali.

FBM (Fulfilled by Merchant)

Gestisci tu stoccaggio e spedizioni. Amazon è solo la vetrina. È il modello più semplice fiscalmente: tu vendi e fatturi come faresti dal tuo sito.

Chi emette la fattura: tu o Amazon?

Punto cruciale: la fattura la emetti tu, non Amazon. Amazon emette al cliente solo una ricevuta di acquisto a tuo nome. Se il cliente vuole la fattura (perché ha P.IVA o supera i 400 euro), te la chiede tramite la sezione “Richiedi fattura” del marketplace, e tu hai 12 giorni per emetterla.

Per semplificare, Amazon offre il servizio VAT Calculation Service e Amazon Business: in questi casi è Amazon a generare automaticamente le fatture per gli acquirenti business, ma tu resti il soggetto fiscale che le emette (devi configurare correttamente i dati IVA nel pannello Seller Central).

Commissioni Amazon: fatture ricevute

Le commissioni Amazon ti vengono fatturate da Amazon EU SARL (Lussemburgo). Sono operazioni intra-UE B2B: Amazon emette fattura senza IVA e tu applichi reverse charge integrando la fattura con IVA italiana 22%.

eBay, Etsy e altri marketplace

Il meccanismo è analogo ad Amazon: tu sei il venditore, il marketplace è solo il canale. Le piattaforme come eBay, Etsy, Vinted Pro, Cdiscount, ManoMano agiscono da intermediari ma la responsabilità fiscale resta tua.

  • eBay: emetti tu fattura/scontrino al cliente. Le commissioni eBay sono fatturate da eBay International AG (Svizzera) – quindi extra-UE – e si applica reverse charge IVA
  • Etsy: stesse regole. Etsy fattura le commissioni dall’Irlanda (intra-UE B2B) e applichi reverse charge
  • Vinted Pro: dal 2024 ha introdotto il programma per venditori professionali con obbligo di P.IVA oltre certe soglie

Importante: dal 2024 con la direttiva DAC7, i marketplace devono comunicare al fisco italiano i dati dei venditori che hanno effettuato più di 30 transazioni o incassato oltre 2.000 euro in un anno. Fare il “venditore privato” oltre questi limiti senza P.IVA è ormai praticamente impossibile.

Dropshipping: come si fattura davvero

Il dropshipping è il modello fiscalmente più complesso, perché coinvolge tre soggetti: tu (venditore italiano), il fornitore (spesso estero) e il cliente finale. Le regole IVA dipendono da dove si trova il fornitore.

Fornitore in Italia

Caso semplice. Il fornitore ti emette fattura italiana con IVA 22%. Tu vendi al cliente finale ed emetti fattura/scontrino come un normale e-commerce. Il flusso documentale è lineare.

Fornitore in UE

Acquisto intra-UE B2B: il fornitore emette fattura senza IVA, tu applichi reverse charge integrando con IVA italiana. Iscrizione obbligatoria al VIES (registro operatori intra-UE). Vendita finale al cliente: come e-commerce normale.

Fornitore extra-UE (Cina, USA, ecc.)

Qui le cose si complicano davvero. Bisogna distinguere due scenari:

  • Importi la merce in Italia e poi spedisci al cliente: paghi IVA in dogana all’importazione (su valore + dazi + spese), poi vendi normalmente in Italia
  • Spedizione diretta dal fornitore estero al cliente: la merce non entra mai fisicamente in Italia. Per pacchi sotto 150 euro venduti a clienti UE, è applicabile il regime IOSS (registrazione e versamento IVA UE tramite portale unico). Sopra 150 euro o in altri casi, l’IVA all’importazione è dovuta dal cliente finale alla consegna

Attenzione: molti dropshipper italiani hanno preso sanzioni perché credevano di non dover gestire l’IVA su merce che “non vedono mai”. Sbagliato: il venditore italiano ha sempre l’obbligo di fatturare al cliente finale, indipendentemente da dove parte la merce.

Shopify e WooCommerce: integrazione fatturazione

Le due piattaforme più usate dai negozi online italiani sono Shopify e WooCommerce. Entrambe hanno integrazioni native o tramite plugin per la fatturazione elettronica automatizzata.

WooCommerce

Essendo basato su WordPress, ha un ecosistema vastissimo di plugin per la fatturazione italiana. I più usati: Fatture in Cloud per WooCommerce, FattureGo, WooCommerce SDI Italia. Generano automaticamente fatture o scontrini telematici a ogni ordine, gestiscono l’invio a SDI e la conservazione sostitutiva.

Shopify

Su Shopify le integrazioni passano dall’App Store. Le più diffuse in Italia sono Sufio, Fatture in Cloud, QuickFatture e F24 Italia. Permettono fatturazione automatica B2B e B2C, gestione dei codici destinatario SDI, generazione di proforma e gestione dei resi.

Software gestionali integrati per e-commerce

Oltre ai plugin, esistono software gestionali completi che integrano fatturazione, magazzino e e-commerce. Ecco i più diffusi in Italia per il 2026.

Fatture in Cloud

Soluzione cloud-based del gruppo TeamSystem, con plugin nativo per WooCommerce, Shopify, PrestaShop e Magento. Pricing accessibile, ottimo per piccole-medie attività. Genera fatture, gestisce il SDI, fa la conservazione sostitutiva inclusa.

Aruba Fatturazione

Modulo dedicato all’e-commerce con integrazioni per le principali piattaforme. Vantaggi: prezzi competitivi, supporto solido, conservazione a norma inclusa. Adatto a chi cerca una soluzione “tutto Aruba” (PEC, hosting, fatturazione).

Danea Easyfatt

Gestionale desktop molto usato dai commercianti tradizionali che si stanno aprendo all’online. Ha moduli per integrazione con PrestaShop, WooCommerce e Shopify. Più “pesante” delle soluzioni cloud, ma molto completo per gestione magazzino e listini.

TeamSystem

Soluzione enterprise per attività più strutturate. Costa di più ma offre integrazioni avanzate con marketplace (Amazon, eBay), ERP, CRM e contabilità. Tipicamente usato da e-commerce con fatturati a 6-7 cifre.

IVA su spedizione e shipping

Domanda frequente: quale aliquota IVA applicare alle spese di spedizione? La regola è semplice: la spedizione segue il prodotto venduto.

  • Vendi un libro (IVA 4%) → spedizione al 4%
  • Vendi una t-shirt (IVA 22%) → spedizione al 22%
  • Vendi prodotti misti con aliquote diverse → ripartizione proporzionale, oppure aliquota più alta su tutto

Questo principio si chiama “accessorietà” (art. 12 DPR 633/1972): le spese accessorie (trasporto, imballaggio, assicurazione) seguono il regime IVA dell’operazione principale. Vale anche per i resi e le note di credito.

Resi e note di credito: come gestirli

I resi sono parte fisiologica dell’e-commerce. Quando un cliente restituisce un prodotto, devi annullare l’IVA della vendita originale tramite una nota di credito elettronica.

Procedura per emettere nota di credito

  1. Ricevi il reso e verifichi le condizioni del prodotto
  2. Emetti nota di credito elettronica con codice TD04 indicando l’importo del rimborso e il riferimento alla fattura/scontrino originario
  3. Trasmetti al SDI
  4. Recuperi l’IVA della vendita originale nella liquidazione del periodo
  5. Restituisci l’importo al cliente (bonifico, PayPal, ecc.)

Termini per emissione

La nota di credito va emessa entro 1 anno dalla fattura originaria se la rettifica è dovuta a accordi tra le parti (es. errore di prezzo). Per resi conseguenti a procedure concorsuali o sentenze, i termini sono diversi (10 anni). Per resi standard di e-commerce (recesso del consumatore), generalmente entro 30 giorni dal reso effettivo.

Scontrino telematico per e-commerce

Per le vendite B2C sotto i 400 euro non emetti fattura: emetti il corrispettivo telematico. Per l’e-commerce non puoi usare un registratore di cassa fisico (ovviamente), ma esistono i registratori telematici virtuali (RT virtuali).

Sono software certificati dall’Agenzia delle Entrate che si integrano con le tue piattaforme (Shopify, WooCommerce, ecc.) e trasmettono automaticamente i corrispettivi al SDI. Tra i più usati nel 2026:

  • Cassa in Cloud (TeamSystem)
  • Aruba Cassa Cloud
  • F24 Cassa Telematica
  • Sumup Solo Plus (per chi vende anche offline)

Il vantaggio è che la trasmissione è automatica: ogni ordine genera un corrispettivo elettronico inviato all’Agenzia delle Entrate senza intervento manuale.

Conservazione fatture e documenti: 10 anni

Tutta la documentazione fiscale dell’e-commerce deve essere conservata per 10 anni ai fini civilistici (e per i tempi degli accertamenti fiscali). Per le fatture elettroniche è obbligatoria la conservazione sostitutiva a norma.

Cosa devi conservare:

  • Fatture elettroniche emesse e ricevute in formato XML
  • Corrispettivi telematici giornalieri
  • Ordini ricevuti dalla piattaforma e-commerce
  • Documenti di trasporto (DDT) e tracking spedizioni
  • Note di credito per resi
  • Estratti conto di pagamenti (PayPal, Stripe, Satispay, ecc.)

L’Agenzia delle Entrate offre il servizio gratuito di conservazione nel cassetto fiscale per le fatture elettroniche. Per i corrispettivi telematici la conservazione è automatica nel sistema dell’Agenzia. Per documenti accessori (ordini, DDT, contratti) puoi affidarti a un conservatore accreditato (Aruba, InfoCert, Namirial, ecc.) o a strumenti integrati nel tuo gestionale.

Regime forfettario e e-commerce: una scelta vincente per le startup

Per chi avvia un e-commerce, il regime forfettario è spesso la scelta più conveniente. I vantaggi principali:

  • Coefficiente di redditività 40% per l’attività di “commercio al dettaglio” (codice ATECO 47.91.10 – commercio al dettaglio via internet). Significa che pagherai imposte sul 40% del fatturato
  • Imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni (poi 15%) – sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP
  • Limite ricavi 85.000 euro annui
  • Niente IVA in fattura: non addebiti IVA ai clienti, non la versi, non fai dichiarazione IVA
  • Esonero da fatturazione elettronica abolito dal 2024: tutti i forfettari sono ora obbligati alla fatturazione elettronica
  • Adempimenti contabili minimi

Esempio pratico: Sara apre un e-commerce di candele artigianali in regime forfettario. Nel primo anno fattura 30.000 euro. Reddito imponibile: 30.000 × 40% = 12.000 euro. Imposta sostitutiva 5%: 600 euro. A questi vanno aggiunti i contributi INPS (gestione commercianti). Tassazione totale molto bassa rispetto al regime ordinario.

Attenzione: se vendi all’estero in regime OSS, anche da forfettario devi gestire l’IVA estera (in deroga al principio “niente IVA”). Il forfettario italiano vale solo per le vendite in Italia.

Quando è obbligatoria la partita IVA?

Una delle domande più frequenti: “Devo aprire la partita IVA per vendere online?”. La risposta dipende dalla natura dell’attività.

Vendite occasionali: niente P.IVA

Se vendi sporadicamente beni propri non più utilizzati (svuotare la cantina, vendere usato su Vinted, qualche oggetto su Subito.it), non serve partita IVA. Si tratta di “redditi diversi” art. 67 TUIR, dichiarati nel quadro RL del modello Redditi.

Vendite continuative: P.IVA obbligatoria

Se l’attività è abituale, professionale e organizzata, devi aprire la P.IVA. Indizi che fanno scattare l’obbligo:

  • Acquisto merce per rivenderla (e non più beni propri)
  • Sito web o profilo da venditore professionale
  • Volumi continuativi (decine o centinaia di vendite/mese)
  • Promozione attiva (annunci, social, SEO)
  • Soglie DAC7 superate (30 transazioni o 2.000 euro/anno sui marketplace)

Non esiste una soglia di euro precisa: è l’abitualità a determinare l’obbligo. Un singolo acquisto-rivendita di un’auto a 20.000 euro può non richiedere P.IVA. Cento vendite all’anno da 50 euro l’una sì.

Esempi pratici per categoria

Esempio 1: Negozio di abbigliamento online B2C

Lucia gestisce uno shop Shopify di abbigliamento. Vende t-shirt da 20-40 euro a privati italiani. Fatturato 2026: 50.000 euro. Modello fiscale: regime forfettario. Strumenti: Shopify + Sufio per fatturazione automatica + cassa cloud per corrispettivi telematici. Niente OSS perché vende solo in Italia.

Esempio 2: Amazon Seller con FBA in più Paesi UE

Marco vende accessori per smartphone su Amazon. Usa FBA Pan-European: la merce è stoccata in magazzini Amazon in Italia, Germania e Polonia. Fatturato 2026: 200.000 euro, di cui 80.000 verso clienti UE. Modello: regime ordinario. Adempimenti: P.IVA italiana + posizione IVA tedesca + posizione IVA polacca + iscrizione VIES + regime OSS per le vendite intra-UE da magazzino italiano.

Esempio 3: Dropshipper con fornitore cinese

Alessia fa dropshipping di gadget tecnologici. Fornitore in Cina, spedizione diretta al cliente. Pacchi da 30-80 euro. Modello: regime forfettario + IOSS. Procedura: il cliente paga sul sito, il portale IOSS calcola l’IVA UE, Alessia versa l’IVA tramite portale unico mensile. Il cliente riceve il pacco senza dover pagare IVA in dogana.

Esempio 4: Etsy artigiano

Davide vende gioielli artigianali su Etsy. Clienti in tutto il mondo. Fatturato 2026: 25.000 euro, di cui 10.000 in Italia, 8.000 UE, 7.000 USA. Regime forfettario. Per Italia: scontrino telematico/fattura. Per UE sopra 10K: applicabile OSS (sotto soglia, fattura italiana). Per USA: fattura non soggetta art. 7-bis, no IVA.

Domande frequenti (FAQ)

Devo emettere fattura ad ogni vendita online?

No. Per vendite a privati italiani sotto i 400 euro è sufficiente lo scontrino telematico. Sopra i 400 euro o per clienti B2B (con P.IVA) la fattura elettronica è obbligatoria.

Posso vendere su Amazon senza partita IVA?

Solo come venditore privato per oggetti propri usati. Per attività di rivendita, anche piccole, serve P.IVA. Dal 2024 con la direttiva DAC7, Amazon segnala automaticamente al fisco i venditori sopra le 30 transazioni o i 2.000 euro/anno.

Cos’è il regime OSS e quando si applica?

Il regime OSS (One Stop Shop) si applica quando vendi a privati di altri Paesi UE per più di 10.000 euro/anno complessivi. Permette di versare l’IVA dovuta nei singoli Paesi UE tramite un unico portale italiano dell’Agenzia delle Entrate.

Come funziona la fatturazione in dropshipping con fornitore cinese?

Per pacchi sotto 150 euro venduti a clienti UE, conviene il regime IOSS: paghi l’IVA UE tramite portale unico. Sopra 150 euro o per clienti extra-UE valgono regole diverse. Tu emetti sempre fattura (se richiesta) o scontrino al cliente finale.

Le commissioni Amazon sono detraibili?

Sì. Amazon EU SARL ti emette fattura senza IVA (operazione intra-UE B2B). Tu integri con reverse charge (IVA italiana 22%) e detrai l’IVA. La commissione è costo deducibile dal reddito d’impresa.

Se sono in regime forfettario devo fare la fatturazione elettronica?

Sì, dal 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica, senza più soglie di esonero. Il forfettario non addebita IVA in fattura ma la trasmette comunque al SDI.

Per quanto tempo devo conservare le fatture e gli ordini?

10 anni per la documentazione civilistica. Le fatture elettroniche vanno conservate a norma con conservazione sostitutiva (servizio gratuito Agenzia Entrate o conservatori privati accreditati).

Quale aliquota IVA applico alla spedizione?

La stessa del prodotto venduto, in base al principio di accessorietà (art. 12 DPR 633/1972). Se vendi un libro al 4% la spedizione è al 4%. Se vendi t-shirt al 22% la spedizione è al 22%.

Hai bisogno di aiuto per il tuo e-commerce?

Aprire e gestire un e-commerce significa navigare tra regole IVA, marketplace, regimi fiscali e obblighi di fatturazione che cambiano in base al canale di vendita e ai Paesi di destinazione. Sbagliare può costare caro: sanzioni IVA, accertamenti, contestazioni dei marketplace e blocchi degli account.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste e-commerce, dropshipper, Amazon Seller e venditori multi-marketplace nella gestione completa di:

  • Apertura partita IVA (regime forfettario o ordinario, codice ATECO corretto)
  • Iscrizione al VIES per operazioni intra-UE
  • Iscrizione al regime OSS e IOSS per vendite UE ed extra-UE
  • Configurazione fatturazione elettronica con i principali software (Fatture in Cloud, Aruba, Easyfatt, TeamSystem)
  • Gestione corrispettivi telematici con RT virtuali
  • Dichiarazione IVA, redditi e adempimenti annuali
  • Consulenza per dropshipping e gestione fornitori extra-UE

Contattaci per una consulenza personalizzata: telefono 0432 1698335, email info@centrofiscale.com oppure prenota un appuntamento direttamente in sede a Udine. Il team del CAF Centro Fiscale ti aiuta a vendere online in regola, evitando sanzioni e ottimizzando la tassazione del tuo e-commerce.

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Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 12, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-12 14:00:002026-08-17 11:03:16Fattura Elettronica E-commerce 2026: Obblighi per Vendite Online e Marketplace

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