PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIOAutofattura TD17 forfettario: guida 2026 a TD18 e TD19 per acquisti da Google, Meta, Amazon ed esteroAutofattura TD17 forfettario: sono tre parole che mettono in difficoltà molti titolari di partita IVA agevolata. Succede quasi sempre allo stesso modo: paghi una campagna su Google Ads o Meta, rinnovi l’abbonamento a Canva o Adobe, ordini merce da un venditore europeo e ricevi una fattura senza IVA. Sembra un risparmio, ma non lo è: quella fattura è il segnale che l’IVA la devi calcolare e versare tu.Molti pensano che il regime forfettario escluda del tutto l’IVA. È vero per le fatture che emetti ai tuoi clienti, ma non per alcuni acquisti dall’estero. In questa guida vediamo in parole semplici quando serve l’autofattura TD17, in cosa si differenzia dalla TD18 e dalla TD19, perché serve la partita IVA comunitaria (VIES), come funziona l’invio allo SdI e come si versa l’IVA. Troverai anche esempi pratici con Google, Canva, Adobe e Amazon.L’obiettivo è uno solo: aiutarti a gestire l’autofattura TD17 nel forfettario senza errori e senza sanzioni, sapendo quando è il caso di farti seguire dal CAF Centro Fiscale.Indice dei contenutiAutofattura TD17 forfettario: cos’è e perché riguarda anche teTD17, TD18 e TD19: le differenze spiegate in modo sempliceQuando il forfettario deve integrare e autofatturareVIES e partita IVA comunitaria: il passaggio da non saltareEsempi pratici: Google Ads, Canva, Adobe e merce da AmazonIVA come costo, invio allo SdI e soglia degli 85.000 euroVersamento dell’IVA sull’autofattura TD17 per i forfettariErrori comuni con le autofatture nel forfettarioCome gestire le autofatture estero con Fatturazione ItaliaDomande frequenti sull’autofattura TD17 forfettarioAutofattura TD17 forfettario: come gestirla senza stressAutofattura TD17 forfettario: cos’è e perché riguarda anche te Per capire l’autofattura TD17 bisogna partire da un meccanismo chiamato reverse charge, in italiano inversione contabile. Di solito è chi vende a mettere l’IVA in fattura e a versarla allo Stato. Con il reverse charge succede il contrario: il fornitore estero non applica l’IVA italiana e l’obbligo di calcolarla e versarla passa a chi compra, cioè a te.Il punto che sorprende molti è che il forfettario, pur non addebitando l’IVA ai propri clienti, resta un soggetto passivo IVA: in pratica è a tutti gli effetti un’impresa o un professionista, anche se con un regime semplificato. Per questo, quando compra servizi o beni da un fornitore estero che fattura senza IVA, deve comunque occuparsi dell’imposta. La regola è scritta nella legge istitutiva del regime (art. 1, comma 58, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190), aggiornata dal D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81 per quanto riguarda i tempi di versamento.Il documento con cui “completi” la fattura estera aggiungendo l’IVA si chiama tecnicamente integrazione quando il fornitore è europeo, e autofattura quando il fornitore è extra-UE. Dal 2022 entrambi viaggiano come fattura elettronica attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), con un codice che indica il tipo di operazione: TD17, TD18 o TD19. Nel linguaggio comune si parla semplicemente di autofatture, ed è il termine che useremo anche noi.TD17, TD18 e TD19: le differenze spiegate in modo semplice I tre codici non sono intercambiabili: ognuno corrisponde a un tipo preciso di acquisto. Sbagliare codice non cambia l’importo dell’IVA, ma rende il documento incoerente e può creare problemi nei controlli dell’Agenzia delle Entrate. Ecco la distinzione di base.TD17 – servizi dall’estero: acquisti di servizi da fornitori UE o extra-UE. È il caso più frequente: pubblicità online, software in abbonamento, piattaforme, consulenze, hosting.TD18 – beni intracomunitari: acquisti di beni (merce, attrezzature) da un fornitore di un altro Paese UE, che arrivano in Italia dall’estero.TD19 – beni già in Italia da fornitore estero: acquisti di beni che si trovano già in Italia (per esempio in un magazzino italiano), venduti da un fornitore estero senza IVA italiana.Un modo pratico per ricordarlo: se compri qualcosa di immateriale (un servizio), quasi sempre serve la TD17. Se compri qualcosa di fisico, devi chiederti da dove parte la merce: da un altro Paese UE è TD18, da un magazzino già in Italia è TD19. Un caso a parte sono i beni che arrivano da Paesi extra-UE (per esempio Cina o Stati Uniti): lì l’IVA si paga in dogana con la bolletta doganale e non si fa l’autofattura.Quando il forfettario deve integrare e autofatturare Non ogni acquisto estero fa scattare l’autofattura TD17 per il forfettario. Il criterio da guardare è la fattura stessa: se il fornitore estero ti ha fatturato senza IVA italiana, perché ti considera un’impresa o un professionista, tocca a te integrare. Vediamo i casi principali.Servizi da fornitori UE ed extra-UE (TD17)Per i servizi la regola è netta: quando un fornitore estero presta un servizio a un soggetto passivo italiano, l’operazione si considera fatta in Italia e l’IVA la versa chi compra. Non c’è una soglia minima: anche un abbonamento da pochi euro al mese richiede la TD17. Questo vale sia per i fornitori con sede in un Paese UE (per esempio l’Irlanda, dove hanno sede molte piattaforme digitali) sia per quelli extra-UE (Stati Uniti, Regno Unito, Australia).Beni da fornitori UE (TD18) e la soglia dei 10.000 euroPer i beni intracomunitari il forfettario ha una particolarità. Rientra tra i soggetti che non possono detrarre l’IVA, e per loro la legge prevede una soglia di 10.000 euro annui di acquisti di beni da altri Paesi UE. Finché non la superi (e non scegli di applicare comunque le regole intracomunitarie), il fornitore europeo ti addebita la sua IVA, come a un privato, e non devi fare nulla. Se superi la soglia, o se hai esercitato l’opzione, il fornitore fattura senza IVA e scatta l’integrazione con la TD18. Poiché la soglia si calcola sull’anno in corso e su quello precedente, conviene farla monitorare a chi tiene la tua contabilità.Beni già in Italia venduti da un fornitore estero (TD19)Il caso della TD19 è meno frequente, ma capita sempre più spesso con i marketplace. Immagina un venditore con sede all’estero che tiene la merce in un magazzino in Italia e ti fattura senza IVA italiana: la merce non attraversa alcun confine, ma il fornitore non è italiano. In questo caso l’IVA la integri tu con un’autofattura TD19.Attenzione al caso opposto: se la fattura estera riporta già l’IVA italiana (succede quando il fornitore è registrato ai fini IVA in Italia o quando non hai comunicato la tua partita IVA), l’autofattura non serve. Se invece la fattura riporta un’IVA straniera su un servizio, è probabile che al fornitore manchino i tuoi dati: in questi casi è meglio far valutare la situazione a un esperto prima di pagare o correggere.VIES e partita IVA comunitaria: il passaggio da non saltare Il VIES (VAT Information Exchange System) è l’archivio europeo delle partite IVA abilitate alle operazioni intracomunitarie. Essere iscritti significa avere una partita IVA comunitaria: il tuo numero, preceduto dal prefisso IT, può essere verificato da qualsiasi fornitore europeo, che così sa di avere davanti un’impresa o un professionista e non un privato.L’iscrizione al VIES non è automatica all’apertura della partita IVA: va richiesta espressamente all’Agenzia delle Entrate, anche nel regime forfettario. Senza iscrizione, piattaforme come Google, Meta o Adobe possono non riconoscere la tua partita IVA e trattarti come consumatore finale, con fatture e adempimenti che non tornano. Con l’iscrizione, invece, il fornitore fattura senza IVA e tu gestisci l’autofattura TD17 in modo lineare.Se lavori con clienti o fornitori esteri, l’iscrizione al VIES è quindi quasi indispensabile. Il CAF Centro Fiscale verifica la tua posizione e, se serve, presenta la richiesta per te, così da impostare correttamente i dati di fatturazione sulle piattaforme che usi. Per un quadro generale sulle vendite verso l’estero puoi leggere anche la nostra guida sulle operazioni con l’estero nel regime forfettario.Esempi pratici: Google Ads, Canva, Adobe e merce da Amazon Vediamo ora come funziona l’autofattura TD17 per il forfettario con alcuni acquisti tipici. Gli importi sono di fantasia e servono solo a capire il meccanismo; l’aliquota usata è quella ordinaria del 22%, che si applica alla gran parte di questi servizi.Fattura Google Ads o Meta: TD17Marco è un fotografo in regime forfettario e a marzo spende 500 euro in pubblicità su Google Ads. La fattura arriva da una società del gruppo con sede in Irlanda, senza IVA e con la dicitura del reverse charge. Marco deve emettere un’autofattura TD17 che riporta i dati della fattura estera, l’imponibile di 500 euro e l’IVA al 22%, pari a 110 euro. Stesso discorso per le campagne su Facebook e Instagram fatturate da Meta: sono servizi da fornitore UE, quindi TD17.Abbonamento Canva o Adobe: TD17Giulia è una grafica freelance e paga un abbonamento annuale a un software di design da 120 euro. Che il fornitore abbia sede in Irlanda (come accade per Adobe in Europa) o fuori dall’UE (come Canva, che ha sede in Australia), si tratta sempre di un servizio: serve una TD17, con 26,40 euro di IVA. Conviene sempre controllare quale società ha emesso la fattura, perché è quella che conta, non il marchio.Merce da Amazon o da un venditore UE: TD18 o TD19Laura ha un piccolo e-commerce e acquista stock di prodotti su Amazon. Qui bisogna guardare chi vende e da dove parte la merce. Se la fattura riporta già l’IVA italiana, è un acquisto normale e non deve fare nulla. Se compra da un venditore tedesco che spedisce dalla Germania senza IVA (perché Laura ha superato la soglia dei 10.000 euro o ha esercitato l’opzione), serve la TD18. Se invece il venditore è estero ma la merce parte da un magazzino in Italia e la fattura è senza IVA, serve la TD19.IVA come costo, invio allo SdI e soglia degli 85.000 euroCi sono tre aspetti dell’autofattura TD17 nel forfettario che generano più dubbi degli altri: chi sopporta davvero l’IVA, come si trasmette il documento e se l’autofattura pesa sul fatturato. Vediamoli uno per uno.Nel forfettario l’IVA è un costo e non si detraeNel regime ordinario l’IVA delle autofatture di solito si compensa: si registra sia a debito sia a credito e alla fine non costa nulla. Nel regime forfettario non è così, perché il forfettario non ha diritto alla detrazione dell’IVA. Tornando all’esempio di Marco, i 110 euro di IVA sui 500 euro di Google Ads sono un costo vero: la sua pubblicità gli costa in tutto 610 euro. E poiché nel forfettario il reddito si calcola con il coefficiente di redditività (una percentuale fissa dei ricavi) e non sottraendo le spese reali, né la spesa né l’IVA riducono le tasse da pagare. È un elemento da mettere in conto quando si valutano i costi dei servizi esteri; ne parliamo anche nella guida sulle spese estere con partita IVA.L’invio allo SdIDal 1° luglio 2022 le integrazioni e le autofatture per acquisti esteri si trasmettono come fatture elettroniche al Sistema di Interscambio (SdI), con il codice TD17, TD18 o TD19. Nel file il fornitore estero compare come cedente (chi vende) e tu come cessionario (chi compra). In linea generale l’invio va fatto entro il 15 del mese successivo a quello in cui hai ricevuto la fattura estera o in cui è stata effettuata l’operazione. Ritardi e omissioni sono sanzionati, per questo conviene registrare le fatture estere appena arrivano, magari con un software di fatturazione elettronica che gestisce anche le autofatture.L’autofattura non è un ricavo e non conta per la soglia di 85.000 euroUna buona notizia: l’autofattura TD17 documenta un acquisto, non una vendita. Anche se la emetti tu, non è un ricavo e non entra nel calcolo della soglia di 85.000 euro che permette di restare nel forfettario, né nel limite dei 100.000 euro oltre il quale si esce subito dal regime. Non concorre neppure al reddito su cui paghi l’imposta sostitutiva e i contributi, per esempio quelli della Gestione Separata INPS. Molti software però sommano tutte le fatture emesse: se il tuo non distingue le autofatture, il fatturato mostrato può risultare gonfiato.Versamento dell’IVA sull’autofattura TD17 per i forfettari Dopo aver emesso l’autofattura TD17 forfettario, l’IVA va versata con il modello F24. Fino a settembre 2025 la regola per i forfettari era il versamento entro il 16 del mese successivo a quello dell’operazione, quindi potenzialmente ogni mese.Il D.Lgs. 81/2025 (art. 6), uno dei decreti correttivi della riforma fiscale, ha introdotto per i forfettari una periodicità trimestrale: per le operazioni effettuate dal 1° ottobre 2025 (decorrenza indicata nella relazione illustrativa al decreto), l’IVA dovuta in reverse charge si versa entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare. In pratica le scadenze diventano:primo trimestre (gennaio-marzo): entro il 16 maggio;secondo trimestre (aprile-giugno): entro il 20 agosto, per la consueta proroga estiva;terzo trimestre (luglio-settembre): entro il 16 novembre;quarto trimestre (ottobre-dicembre): entro il 16 febbraio dell’anno successivo.C’è però un aspetto ancora da chiarire: i codici tributo da indicare nell’F24. Alcune fonti di prassi e di stampa specializzata indicano i codici 6003, 6006, 6009 e 6012, cioè i codici del versamento IVA mensile corrispondenti all’ultimo mese di ciascun trimestre (marzo, giugno, settembre e dicembre); altre segnalano che l’Agenzia delle Entrate non ha ancora emanato codici dedicati a questa fattispecie. In attesa di un provvedimento ufficiale, prima di pagare è bene far verificare il codice corretto a chi segue la tua contabilità. Quando la scadenza cade di sabato, domenica o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.Il cambio di regola è una semplificazione, ma aggiunge scadenze da ricordare accanto a quelle dell’imposta sostitutiva, dei contributi INPS di artigiani e commercianti e del bollo sulle fatture elettroniche. Per non sbagliare, il CAF Centro Fiscale prepara gli F24 e tiene il calendario per te.Errori comuni con le autofatture nel forfettarioNella nostra esperienza allo sportello, gli errori sulle autofatture per acquisti esteri si ripetono spesso. Nella maggior parte dei casi nascono dall’idea che il forfettario “non abbia l’IVA” e quindi possa ignorare le fatture estere. Ecco i più frequenti.Non fare l’autofattura perché “tanto sono forfettario”: l’obbligo c’è e le sanzioni anche.Usare il codice sbagliato, per esempio TD18 per un abbonamento software, che è un servizio (TD17).Dimenticare il versamento dell’IVA con l’F24, pensando che l’invio allo SdI basti.Contare le autofatture nel fatturato e credere di essere più vicini alla soglia di 85.000 euro di quanto si è davvero.Non essere iscritti al VIES e ricevere fatture con IVA estera o come privato, difficili da sistemare dopo.La buona notizia è che quasi tutti questi errori si evitano con due accorgimenti: dati di fatturazione corretti sulle piattaforme estere e uno strumento che ti guidi nella scelta del tipo di documento. Il resto lo fa un consulente che controlla periodicamente la tua posizione.FontiLegge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 (regime forfetario; comma 58, lettera e-bis, versamento trimestrale dell’IVA in reverse charge) – NormattivaDecreto Legislativo 12 giugno 2025, n. 81, art. 6 (termini di versamento IVA dei forfetari per acquisti in inversione contabile) – NormattivaDecreto Legge 30 agosto 1993, n. 331, art. 38 (acquisti intracomunitari, soglia di 10.000 euro per i soggetti senza detrazione) – NormattivaCome gestire le autofatture estero con Fatturazione Italia Per chi vuole emettere l’autofattura TD17 senza perdersi tra codici e campi XML, il portale Fatturazione Italia ha una sezione dedicata, Autofatture estero, pensata proprio per acquisti da Google, Meta, Amazon, software e fornitori UE. Il funzionamento è semplice:scegli il fornitore estero, inserendo anche la sua partita IVA straniera;selezioni il tipo di documento (TD17, TD18 o TD19), con una spiegazione di quando usarlo;inserisci gli estremi della fattura estera e le righe: l’IVA viene calcolata e sommata;l’autofattura ha una numerazione propria (per esempio AF-1/2026) e viene inviata allo SdI, con PDF e XML scaricabili.Un dettaglio utile per i forfettari: le autofatture sono escluse dal fatturato, dalla soglia degli 85.000 euro e dalle statistiche, così il contatore della soglia resta affidabile. Nel pannello dei promemoria del portale c’è anche una voce dedicata all’IVA delle autofatture, che compare come notifica nel portale quando ci sono autofatture da versare.I piani sono annuali, con prezzi IVA inclusa: Start a 49 euro l’anno (150 fatture), Pro a 89 euro l’anno (500 fatture, con il Sistema TS incluso, utile per le figure sanitarie) e Studio a 39 euro per partita IVA l’anno per commercialisti e CAF (minimo 10). Il prezzo è bloccato per 3 anni per contratto. Puoi provarlo con 30 giorni di prova gratuita senza carta di credito, che diventano 60 se ti registri con il link di invito di un amico; chi invita riceve 2 mesi di abbonamento quando l’amico attiva un piano a pagamento. Per un’analisi completa leggi la nostra recensione di Fatturazione Italia.Domande frequenti sull’autofattura TD17 forfettarioIl forfettario deve fare l’autofattura TD17 anche per piccoli importi?Sì. Per i servizi acquistati da fornitori esteri non esiste una soglia minima: anche un abbonamento software da pochi euro, fatturato senza IVA, richiede l’autofattura TD17 e il versamento dell’IVA. La soglia di 10.000 euro riguarda solo gli acquisti intracomunitari di beni.Posso detrarre l’IVA dell’autofattura nel regime forfettario?No. Il forfettario non ha diritto alla detrazione dell’IVA, quindi l’imposta versata sulle autofatture è un costo definitivo. Non riduce nemmeno l’imposta sostitutiva, perché il reddito si calcola con il coefficiente di redditività e non con le spese reali.L’autofattura TD17 fa aumentare il mio fatturato?No. L’autofattura documenta un acquisto, quindi non è un ricavo e non conta per la soglia di 85.000 euro del regime forfettario. Attenzione solo ai software che sommano tutti i documenti emessi senza distinguere.Ogni quanto si versa l’IVA delle autofatture?Per i forfettari, sulle operazioni dal 1° ottobre 2025 il D.Lgs. 81/2025 ha introdotto il versamento trimestrale, entro il 16 del secondo mese dopo il trimestre. I codici tributo da usare nell’F24 attendono ancora una conferma ufficiale dell’Agenzia delle Entrate: fatti seguire da un professionista prima di pagare.Serve la partita IVA comunitaria per comprare da Google o Meta?È fortemente consigliata. L’iscrizione al VIES permette ai fornitori europei di riconoscerti come impresa o professionista e di fatturarti correttamente senza IVA, così da gestire l’autofattura in modo lineare. Il CAF Centro Fiscale può verificare la tua posizione e presentare la richiesta per te.Autofattura TD17 forfettario: come gestirla senza stress L’autofattura TD17 forfettario non è un adempimento difficile, ma è facile dimenticarlo: ogni fattura estera senza IVA, che sia di Google, Meta, Canva, Adobe o di un venditore europeo, va integrata con il codice giusto (TD17 per i servizi, TD18 per i beni UE, TD19 per i beni già in Italia), inviata allo SdI e seguita dal versamento dell’IVA, che per te resta un costo. La parte positiva è che non pesa sulla soglia degli 85.000 euro e che, con gli strumenti giusti, si gestisce in pochi minuti.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Vuoi che qualcuno segua la tua partita IVA forfettaria? Il servizio Partita IVA forfettario del CAF Centro Fiscale costa 350 euro l’anno IVA inclusa, con la dichiarazione dei redditi compresa: controlliamo le autofatture, prepariamo gli F24 e ti ricordiamo le scadenze. Se devi ancora aprirla, l’apertura della partita IVA costa 120-150 euro per i professionisti e 450-600 euro per le ditte con iscrizione in Camera di Commercio. Il servizio è disponibile sia in ufficio a Udine sia online in tutta Italia.Per emettere le autofatture TD17, TD18 e TD19 (e tutte le tue fatture elettroniche) puoi usare Fatturazione Italia: prova gratuita di 30 giorni senza carta, piani da 49 euro l’anno IVA inclusa e prezzo bloccato per 3 anni. Il software è un servizio separato e non è compreso nella gestione del CAF.Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario e le autofatture estere? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.Ottobre 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-10-02 15:00:002026-09-29 07:38:09Autofattura TD17 forfettario: guida 2026 a TD18 e TD19 per acquisti da Google, Meta, Amazon ed estero