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Guide, recensioni e confronti su banche, conti correnti, prestiti, investimenti, software di fatturazione elettronica, energia e assicurazioni.

Aruba Fatturazione, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Aruba Fatturazione: recensione e funzionalita 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Aruba e’ uno dei principali player italiani nel mercato del cloud e dei servizi digitali per aziende e professionisti. Oltre al dominio, al web hosting e alla PEC, Aruba offre anche un software di fatturazione elettronica integrato con i propri servizi. In questa recensione aggiornata al 2026 analizziamo le funzionalita’, il prezzo, i pro e i contro di Aruba Fatturazione.

Cos’e’ Aruba Fatturazione

Aruba Fatturazione (precedentemente nota come Aruba Fatture) e’ il servizio di fatturazione elettronica di Aruba S.p.A., societa’ italiana con sede ad Arezzo, attiva da oltre 25 anni nel mercato ICT. Il software e’ interamente web-based, accessibile da browser e da app mobile, e si distingue principalmente per l’integrazione nativa con la PEC Aruba e per il servizio di conservazione sostitutiva a lungo termine.

Prezzi e piani 2026

Aruba Fatturazione adotta un modello di pricing annuale. Il costo del servizio e’ tra i piu’ competitivi del mercato, con un prezzo annuale particolarmente accessibile per chi e’ gia’ cliente Aruba (hosting, PEC, dominio) e puo’ beneficiare di bundle dedicati.

PianoPrezzo indicativo annuale (IVA esclusa)Caratteristiche
Baseda circa 25-35 euro/annoFatturazione elettronica SDI, 2 GB conservazione, app mobile
Standardda circa 50-70 euro/annoBase + conservazione ampliata, prima nota, report
Pro (con PEC inclusa)da circa 80-100 euro/annoStandard + PEC 1 GB inclusa, utenti aggiuntivi

Attenzione: i prezzi possono variare in base alle promozioni stagionali di Aruba, frequenti soprattutto durante il Black Friday e il periodo di rinnovo. Verifica sempre il listino aggiornato sul sito ufficiale prima dell’acquisto.

Funzionalita’ principali

Fatturazione elettronica e invio SDI

Aruba Fatturazione gestisce l’intero ciclo della fattura elettronica: dalla creazione con campi guidati, alla firma digitale automatica, all’invio allo SDI dell’Agenzia delle Entrate, fino alla ricezione delle notifiche di esito. Il software supporta tutti i tipi di documento (TD01 fattura ordinaria, TD04 nota di credito, TD17/18/19 per operazioni estere, ecc.).

PEC Aruba inclusa (piani superiori)

Uno dei punti di forza distintivi di Aruba e’ l’integrazione con la PEC. Nei piani superiori, la Posta Elettronica Certificata Aruba da 1 GB e’ inclusa nel canone annuale, eliminando un costo aggiuntivo per chi ne ha bisogno (professionisti, aziende che ricevono comunicazioni formali da PA o clienti). Per chi non ha ancora la PEC, e’ un risparmio concreto.

Conservazione sostitutiva a 10 anni

Aruba e’ un conservatore accreditato AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) per la conservazione sostitutiva dei documenti informatici. Il servizio di conservazione delle fatture elettroniche per 10 anni e’ incluso in tutti i piani, in conformita’ con l’art. 2220 del Codice Civile e le norme fiscali italiane sull’archiviazione obbligatoria dei documenti contabili.

Integrazione con il commercialista

Aruba Fatturazione permette di condividere l’accesso con il commercialista tramite un’area dedicata. Il consulente puo’ esportare le fatture in formato XML e PDF, visualizzare la prima nota e scaricare i report necessari per la dichiarazione dei redditi. La funzionalita’ e’ disponibile nei piani Standard e Pro.

Aruba Fatturazione per il regime forfettario

Il software gestisce correttamente le specificita’ del regime forfettario:

  • Fatture senza IVA con dicitura regime di vantaggio/forfettario obbligatoria
  • Calcolo automatico del bollo virtuale da 2 euro per fatture superiori a 77,47 euro verso soggetti privati
  • Codice destinatario SDI per privati (XXXXXXX) e partite IVA
  • Monitoraggio del fatturato annuale con avviso al superamento della soglia di 85.000 euro

Pro e contro di Aruba Fatturazione

Pro

  • Prezzo competitivo — tra i piu’ economici del mercato, specialmente per chi e’ gia’ cliente Aruba
  • PEC inclusa — nei piani superiori, elimina un costo ricorrente
  • Conservazione AgID accreditata — garanzia di compliance a 10 anni
  • Marca riconosciuta — Aruba e’ un brand consolidato, utile per la fiducia dei clienti enterprise
  • Promozioni frequenti — sconti fino al 50% in occasione di Black Friday e campagne stagionali
  • App mobile — emissione fatture da smartphone

Contro

  • Interfaccia meno moderna — rispetto a competitor come Fatture in Cloud, l’UX e’ meno curata e la curva di apprendimento leggermente piu’ ripida
  • Integrazioni limitate — mancano le integrazioni con e-commerce (WooCommerce, Shopify) disponibili in altri software
  • Open banking assente — il collegamento con il conto bancario per la riconciliazione automatica non e’ previsto
  • Supporto tecnico — l’assistenza e’ piu’ orientata al self-service, con tempi di risposta variabili

A chi conviene Aruba Fatturazione?

Aruba Fatturazione e’ la scelta ideale per:

  • Professionisti e partite IVA forfettarie con esigenze di base di fatturazione
  • Chi e’ gia’ cliente Aruba per hosting, dominio o PEC e vuole concentrare i servizi digitali in un unico fornitore
  • Aziende che necessitano della PEC inclusa nel pacchetto
  • Chi cerca il prezzo piu’ basso per la fatturazione elettronica senza integrazioni avanzate

Se invece hai bisogno di integrazioni con e-commerce, collegamento banca per riconciliazione automatica o una UX piu’ moderna, ti consigliamo di valutare anche le alternative nella nostra guida ai software di fatturazione elettronica 2026.

Domande frequenti

La conservazione di Aruba e’ valida a norma di legge?

Si’, Aruba e’ un conservatore accreditato AgID, il che garantisce che la conservazione sostitutiva rispetti le disposizioni del Codice del Consumo Digitale (CAD) e le norme fiscali italiane. Le fatture sono conservate per 10 anni con validita’ legale.

Aruba Fatturazione funziona con il codice destinatario per la PA?

Si’, il software supporta la fatturazione verso la Pubblica Amministrazione (PA) con il codice univoco ufficio (CUU) e il codice fiscale dell’ente. Gestisce correttamente lo split payment obbligatorio per le forniture verso enti pubblici.

Posso migrare da un altro software ad Aruba Fatturazione?

Si’, e’ possibile importare le fatture storiche in formato XML nelle specifiche AdE. Aruba fornisce istruzioni per la migrazione. Le fatture conservate dal precedente software devono pero’ restare nella piattaforma originale per i 10 anni obbligatori.

Luglio 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-09 12:30:002026-06-02 08:13:03Aruba Fatturazione: recensione e funzionalita 2026
Qonto

Qonto e Spese Aziendali 2026: Come Tracciare e Categorizzare le Uscite

regime forfettario partita iva

Tracciare e categorizzare le spese aziendali con precisione è il punto di partenza di una contabilità ordinaria che funzioni. Senza un metodo strutturato, ci si ritrova a fine mese (o peggio, a fine anno) con centinaia di transazioni anonime sull’estratto conto: un bonifico verso “Acme S.r.l.” che potrebbe essere un fornitore di software, un consulente o un cliente che ha sbagliato versamento. Una serie di addebiti carta da “Stripe”, “Google”, “Meta” senza alcuna nota su quale campagna pubblicitaria, quale cliente o quale progetto stiano alimentando. E quando il commercialista chiede l’export dell’anno per la chiusura, partono settimane di lavoro retroattivo per ricostruire le causali, scaricare gli scontrini dimenticati nei cassetti e dividere il deducibile dal non deducibile.

In questa guida vediamo come Qonto trasforma il tracking delle spese aziendali in un processo automatizzato grazie a categorizzazione automatica, etichette per progetti e clienti, allegati fotografici di scontrini e ricevute, riconciliazione bancaria, riconoscimento delle spese deducibili ed export pronto per il commercialista. La guida è pensata per partite IVA forfettarie e ordinarie, SRL, studi professionali e agenzie che vogliono passare dalla contabilità ricostruita a posteriori a un sistema in tempo reale. Vedremo le categorie pre-impostate, come crearne di personalizzate, le etichette per i progetti, il flusso degli allegati, la reportistica disponibile, l’export CSV/Excel/PDF, le integrazioni con Fatture in Cloud, Aruba e TeamSystem e due casi d’uso tipici (forfettario vs ordinario).

DISCLOSURE – Trasparenza e onestà intellettuale

Questo articolo contiene link sponsorizzati a Qonto (banca digitale francese autorizzata Banque de France, operante in Italia con IBAN italiano IT). Se apri un conto tramite i nostri link, potremmo ricevere una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Questo non influenza il contenuto della guida: presentiamo Qonto come scelta in evidenza per il tracking delle spese aziendali, ma indichiamo anche alternative (Revolut Business, Soldo Expense, Pleo, soluzioni gestionali separate come Fatture in Cloud Spese, TeamSystem Spese) per casi specifici. CAF Centro Fiscale non è partner ufficiale Qonto e non è responsabile dei rapporti contrattuali tra te e la banca. Verifica sempre condizioni, prezzi e funzionalità aggiornate sul sito ufficiale qonto.com prima di sottoscrivere.

Scelta in evidenza – Sponsor

Qonto: tracking spese aziendali in tempo reale

Categorizzazione automatica, etichette per progetti e clienti, allegati scontrini fotografati con app, riconciliazione bancaria istantanea, export CSV/Excel/PDF per il commercialista, integrazioni native con Fatture in Cloud, Aruba e TeamSystem. Niente più ricostruzioni a fine anno.

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Indice dei contenuti

  1. Categorizzazione automatica Qonto: come funziona
  2. Categorie pre-impostate: marketing, viaggi, software
  3. Categorie personalizzate
  4. Etichette per progetti e clienti
  5. Allegati: scontrini e ricevute fotografati
  6. Reportistica e dashboard
  7. Export per commercialista (CSV, Excel, PDF)
  8. Riconciliazione bancaria
  9. Riconoscimento spese deducibili
  10. Integrazioni con software contabili
  11. Casi d’uso: forfettario vs ordinario
  12. FAQ: domande frequenti

Categorizzazione automatica Qonto: come funziona

La categorizzazione automatica è il cuore del sistema di tracking spese di Qonto. Ogni volta che effettui una transazione (un addebito carta, un bonifico in uscita, un prelievo allo sportello), il sistema analizza il nome del beneficiario, la causale, l’importo e la tipologia di operazione e propone in automatico una categoria di spesa. Quando paghi su Amazon Business, Qonto suggerisce “Acquisti uffici e attrezzature”. Quando addebitano Google Workspace, propone “Software e abbonamenti SaaS”. Quando paghi un volo Ryanair o ITA, finisce in “Viaggi e trasferte”. Tutto senza che tu debba fare nulla.

Il motore di matching: come Qonto riconosce le spese

Qonto utilizza un motore di matching basato su un database di milioni di merchant europei aggiornato costantemente. Per ogni transazione, il sistema confronta il nome del beneficiario con la sua libreria interna e applica la categoria più probabile. Per i fornitori più comuni (Google, Meta, Amazon, Stripe, Microsoft, Adobe, Notion, Slack, Zoom), il riconoscimento è quasi sempre corretto al primo colpo. Per fornitori italiani meno noti o per bonifici a piccoli professionisti, il sistema può chiedere conferma o lasciare la transazione “Da categorizzare”, così tu puoi assegnarla manualmente.

Apprendimento dalle tue scelte

Il sistema impara dalle tue scelte: la prima volta che ricevi un addebito da “Studio Bianchi Associati” e lo categorizzi come “Consulenze legali”, Qonto memorizza l’associazione. Tutte le volte successive, quel beneficiario verrà automaticamente classificato sotto la stessa categoria. Lo stesso vale per le etichette: se associ tutti i pagamenti di un certo cliente al progetto “Sito Web Rossi 2026”, Qonto suggerisce automaticamente quell’etichetta per le transazioni successive collegate allo stesso flusso.

Cosa fare con le transazioni “Da categorizzare”

In dashboard Qonto trovi una sezione “Da categorizzare” con tutte le transazioni che il sistema non è riuscito a classificare automaticamente. È buona pratica dedicare 5 minuti a settimana (il classico “venerdì amministrativo”) a passare in rassegna queste voci, assegnare la categoria corretta, allegare scontrino o nota e indicare il progetto/cliente. Non è un’attività gravosa: con 5-10 transazioni alla settimana ci metti meno di un caffè, ed eviti accumuli di centinaia di operazioni da sistemare in fretta a fine trimestre.

Categorie pre-impostate: marketing, viaggi, software

Qonto offre un set di categorie pre-impostate che copre la maggior parte delle voci di spesa di una piccola e media impresa italiana. Le categorie sono allineate con la logica del piano dei conti usato dai commercialisti, così l’export è già “in lingua” rispetto al gestionale dello studio. Vediamo le principali.

Marketing e pubblicità

La categoria Marketing e pubblicità raccoglie tutte le spese promozionali: campagne Meta Ads, Google Ads, TikTok Ads, LinkedIn Ads, sponsorizzazioni eventi, stampa di materiale promozionale, fee a influencer e content creator, abbonamenti a piattaforme di email marketing (Mailchimp, ActiveCampaign, Brevo) e CRM (HubSpot, Salesforce). Questa categoria è particolarmente importante per e-commerce e agenzie dove può rappresentare il 20-40% delle uscite mensili.

Viaggi e trasferte

La categoria Viaggi e trasferte include voli, treni Trenitalia/Italo, hotel, taxi/Uber/Free Now, noleggio auto Hertz/Sixt/Europcar, parcheggi aeroportuali, pedaggi autostradali Telepass, carburante per trasferte. Il riconoscimento automatico funziona benissimo per i grandi player (Booking, Airbnb, le compagnie aeree e le ferrovie europee). Per le trasferte è cruciale allegare lo scontrino o la fattura: senza quello, in caso di controllo non puoi dimostrare la natura aziendale della spesa.

Ristorazione e accoglienza

La categoria Ristorazione raccoglie pranzi e cene di lavoro, colazioni con clienti, catering per riunioni interne, consegna pasti via Glovo/Deliveroo/JustEat. Importante: la deducibilità è limitata al 75% dell’IVA in regime ordinario per le spese di ristorazione e alberghiere e si applicano i limiti di legge (art. 109 TUIR per il 75% del costo). Su Qonto puoi separare facilmente i pasti del titolare da quelli con clienti grazie alle etichette, e l’export dedicato aiuta il commercialista a calcolare la quota deducibile corretta.

Software e abbonamenti SaaS

La categoria Software e abbonamenti è una delle più affollate per le aziende digitali: Google Workspace, Microsoft 365, Adobe Creative Cloud, Notion, Slack, Zoom, Dropbox, Figma, Canva Pro, Loom, Calendly, Linear, Asana, Trello, Monday.com, Airtable, Webflow, Shopify, WooCommerce, Zapier, Make. Sono spese ricorrenti mensili o annuali che il motore di Qonto riconosce con precisione. Tieni d’occhio questa categoria: spesso le aziende scoprono di pagare due volte lo stesso strumento (vecchia versione + nuova) o servizi non più usati da mesi.

Servizi professionali

La categoria Servizi professionali raccoglie le parcelle a commercialista, avvocato, consulente del lavoro, notaio, consulenze IT, design freelance, copywriter, traduttori. Sono in genere bonifici verso partite IVA con causale “fattura n. X”. Per queste spese conviene allegare la fattura PDF direttamente alla transazione su Qonto, così quando il commercialista fa la chiusura ha tutto a portata di mano senza dover andare a cercare i documenti su SDI o nelle email.

Altre categorie disponibili

Tra le altre categorie pre-impostate trovi: Affitti e utenze (locazione ufficio, condominio, energia elettrica, gas, internet, telefonia), Cancelleria e materiali ufficio, Hardware e dispositivi (computer, monitor, periferiche), Formazione (corsi, libri, eventi), Assicurazioni, Banca e commissioni (interessi, costi POS), Tasse e contributi (F24, INPS, INAIL), Stipendi e collaboratori, Fornitori commerciali, Trasporti e spedizioni (DHL, GLS, BRT, Poste). In totale superano la trentina di voci predefinite.

Categorie personalizzate

Le categorie pre-impostate vanno bene per la maggior parte delle aziende, ma se hai un settore specifico o una contabilità interna che richiede un dettaglio maggiore, Qonto ti permette di creare categorie personalizzate. Esempi tipici: un’agenzia di marketing che vuole separare “Tools SEO” (Ahrefs, Semrush) da “Tools email” (Mailchimp, ActiveCampaign), uno studio professionale che distingue “Banche dati professionali” (Cerved, Wolters Kluwer) da “Software gestionali” (TeamSystem, Zucchetti), un e-commerce che separa “Logistica magazzino” da “Spedizioni clienti finali”, un’azienda manifatturiera che traccia “Materie prime” e “Lavorazioni esterne” come categorie distinte.

Come creare una categoria personalizzata

Dalla dashboard Qonto, sezione Spese > Categorie, puoi creare una nuova voce in pochi click: assegni un nome, scegli un colore (per visualizzazione rapida nei grafici), opzionalmente la associ a una categoria padre (così “Tools SEO” diventa sotto-categoria di “Software”). Ogni utente con ruolo Owner o Admin può creare nuove categorie; gli Employee in genere possono solo selezionarle, non crearne. Una volta create, le categorie appaiono nelle proposte automatiche e nei report.

Allinearsi al piano dei conti del commercialista

Un consiglio pratico: chiedi al tuo commercialista il piano dei conti che usa nel suo gestionale (TeamSystem, Zucchetti, Profis, Datev) e replica una struttura compatibile su Qonto. Se il commercialista ha codici contabili tipo “B.7) Costi per servizi – pubblicità” e “B.8) Costi per godimento beni di terzi”, crea categorie con nomi simili. Quando arriva l’export, lo studio fa una semplice mappatura uno-a-uno e la riclassificazione richiede minuti invece di ore. Questo è particolarmente utile per le SRL in regime ordinario con bilancio CEE.

Etichette per progetti e clienti

Le categorie rispondono alla domanda “che tipo di spesa è?” (marketing, viaggio, software). Le etichette rispondono a una domanda diversa e complementare: “per chi/per cosa stai spendendo?”. Un freelance può spendere 200 euro su Meta Ads (categoria: Marketing) per il cliente “Pizzeria Da Mario” (etichetta: cliente A) e altri 350 euro su Meta Ads per il cliente “Studio Bianchi” (etichetta: cliente B). Categoria uguale, etichetta diversa. Questo permette di calcolare la marginalità reale per cliente e fatturare correttamente i rimborsi spese.

Etichette per cliente: rifatturazione e marginalità

Per agenzie e freelance che gestiscono più clienti, le etichette per cliente sono fondamentali. Tipico esempio: un’agenzia digital fa il sito a un ristorante e gli vende anche un pacchetto Meta Ads. Per ogni euro speso in pubblicità sul cliente “Trattoria Da Luigi”, l’agenzia deve poterlo rifatturare con il proprio markup. A fine mese basta filtrare le transazioni con etichetta “Trattoria Da Luigi”, esportare il report, e si ha il totale spese da rifatturare al cliente in fattura aggiungendo il margine concordato.

Etichette per progetto: budget e consuntivo

Le etichette per progetto servono a controllare il budget di iniziative complesse: lancio di un nuovo prodotto, partecipazione a una fiera, sviluppo di un MVP per un’idea di business. Crei l’etichetta “Lancio prodotto X 2026”, la associ a tutte le spese collegate (sviluppo software, design, packaging, lancio marketing, formazione team) e a fine progetto hai il consuntivo reale da confrontare con il budget iniziale. Se hai sforato del 30% rispetto al previsto, almeno sai dove e perché.

Etichette per centro di costo

Aziende più strutturate possono usare etichette per centro di costo: “Reparto vendite”, “Reparto marketing”, “Reparto IT”, “Amministrazione”. Questo permette di valutare l’efficienza di ogni area e di calcolare il costo pieno di ciascun reparto. Funziona bene se combinato con il multi-utente Qonto: ogni dipendente ha la propria carta, etichettata automaticamente con il proprio reparto, e il consuntivo per centro di costo si forma in tempo reale senza ulteriore lavoro manuale.

Allegati: scontrini e ricevute fotografati

Il punto più dolente della contabilità tradizionale italiana sono gli scontrini cartacei: pranzi di lavoro, taxi, parcheggi, piccoli acquisti urgenti. Si stipano nei portafogli, si dimenticano in tasca delle giacche, si scoloriscono in due settimane e a fine mese il commercialista trova un sacchetto con 80 fogliettini illeggibili. Qonto risolve il problema con la fotografia istantanea via app: ogni transazione carta o bonifico ha un campo “Allega documento”, apri la fotocamera, fotografi lo scontrino e finisce collegato per sempre alla transazione.

Workflow tipico: pranzo di lavoro a Milano

Esempio concreto: sei a Milano per un appuntamento con un cliente, paghi il pranzo 65 euro al ristorante con la carta Qonto. La transazione appare in app in tempo reale (notifica push); apri l’app, prendi lo scontrino dal tavolo, lo fotografi, lo alleghi alla transazione, aggiungi una nota tipo “Pranzo cliente Rossi – chiusura preventivo 2026” e selezioni etichetta “Cliente Rossi”. Operazione completata in 30 secondi. A fine anno, quando il commercialista fa la dichiarazione, ha già tutti i giustificativi associati senza dover chiedere nulla.

Ricevute fiscali e fatture: differenze normative

Un punto importante che il commercialista CAF Centro Fiscale di Udine ribadisce sempre: in Italia, ai fini della deducibilità del costo, lo scontrino “parlante” non è sempre sufficiente. Per molte tipologie di spesa serve una fattura intestata alla partita IVA con codice destinatario per la fatturazione elettronica. Lo scontrino fotografato è ottimo per documentare l’effettiva uscita di cassa e per spese minute (caffè, parcheggi), ma per spese rilevanti dovresti sempre richiedere fattura. Qonto ti aiuta a tracciare e organizzare entrambi i documenti, ma non sostituisce il rispetto delle regole fiscali italiane.

Riconoscimento OCR del testo

Qonto utilizza tecnologia OCR (Optical Character Recognition) per leggere i dati dello scontrino fotografato: importo totale, IVA, data, ragione sociale del fornitore. Quando l’OCR funziona bene (scontrini ben stampati, foto a fuoco), il sistema confronta automaticamente l’importo dello scontrino con quello della transazione. Se non corrispondono (es. lo scontrino è da 80 euro ma la carta è stata addebitata di 100 perché hai aggiunto la mancia), il sistema segnala la differenza e tu puoi giustificarla con una nota. Questo aiuta a evitare errori di abbinamento.

Conservazione digitale a norma

Importante chiarire: l’allegato di Qonto è una copia digitale di lavoro, utilissima per organizzare la contabilità interna e per fornire il giustificativo al commercialista, ma non sostituisce la conservazione sostitutiva a norma richiesta dalla legge italiana per le fatture elettroniche e per certi documenti fiscali. La conservazione a norma richiede servizi specifici (Aruba PEC, InfoCert, Namirial) certificati AGID. Nella pratica, la stragrande maggioranza degli scontrini cartacei non richiede conservazione sostitutiva, basta tenere copia digitale. Verifica sempre con il tuo commercialista il livello di conservazione richiesto per la tua attività.

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Reportistica e dashboard

La dashboard di reportistica Qonto trasforma le transazioni etichettate e categorizzate in grafici e tabelle consultabili in pochi click. È una funzione che da sola giustifica il passaggio da una banca tradizionale (dove l’estratto conto è un PDF testuale di 30 pagine senza grafica utile) a un conto digitale moderno. Vediamo cosa offre la dashboard.

Spese per categoria: grafico a torta

Il grafico a torta delle spese per categoria mostra a colpo d’occhio dove vanno i tuoi soldi nel periodo selezionato (mese corrente, trimestre, anno, range custom). È utile per individuare squilibri: se il 45% delle uscite va in software SaaS e il 5% in marketing, qualcosa va ribilanciato. Se il “ristorazione e accoglienza” pesa il 12% del fatturato, è il caso di verificare se sia ragionevole rispetto al settore di attività.

Trend mensile delle uscite

Il grafico a barre del trend mensile mostra l’andamento delle spese mese per mese, distinguendo per categoria. Vedi subito se a settembre le spese marketing sono raddoppiate (lancio campagna stagionale), se a luglio i costi di trasferta sono crollati (ferie del team), se a dicembre c’è stato un picco di acquisti hardware. Questi trend ti aiutano nella pianificazione del budget per l’anno successivo: se sai che luglio è sempre un mese a basso fatturato e basse spese, puoi pianificare le ferie senza ansia di liquidità.

Top fornitori e top spese

La sezione Top fornitori mostra la classifica dei beneficiari verso cui hai pagato di più nel periodo. È preziosissima per negoziare condizioni: se scopri di pagare 8.000 euro all’anno a un singolo fornitore di servizi software, hai la leva per chiedere uno sconto fedeltà o valutare un competitor. La sezione Top spese individuali mostra le 10-20 transazioni più rilevanti del periodo: utile per individuare uscite straordinarie da approfondire (un acquisto hardware da 3.500 euro, un viaggio inatteso, un pagamento errato).

Filtri avanzati e personalizzazione

Tutti i grafici della dashboard possono essere filtrati e incrociati per categoria, etichetta, utente (in piani Team), periodo, intervallo di importo. Puoi creare viste come “Tutte le spese marketing del cliente Rossi nel Q1 2026” o “Tutti i pagamenti di Maria nel reparto IT del semestre”. Le viste possono essere salvate come report personalizzati e ripetute con un click ogni mese, senza dover rimettere mano ai filtri.

Export per commercialista (CSV, Excel, PDF)

L’export delle transazioni è il momento in cui il lavoro di tracking e categorizzazione produce il suo valore più tangibile: invii al commercialista un file ordinato con tutte le spese del periodo, già categorizzate, etichettate e con allegati i giustificativi. Il commercialista riceve un dato pulito, finisce la chiusura in una frazione del tempo e spesso questo si traduce in parcelle più contenute o in più tempo dedicato a consulenza vera invece che a data entry.

Export CSV: per l’import nei gestionali

Il formato CSV è quello che il commercialista preferisce quando vuole importare le transazioni nel proprio gestionale. Il file contiene una riga per transazione con colonne: data, beneficiario, importo, valuta, categoria, etichetta, nota, ID transazione. Tutti i principali gestionali italiani (TeamSystem, Zucchetti, Profis, OmniaWeb) hanno un’utility di import CSV mappabile alle proprie colonne. Una volta configurato l’import una prima volta, le importazioni successive sono questione di un click.

Export Excel: per analisi e revisione

Il formato Excel (XLSX) è preferibile quando il commercialista vuole analizzare i dati con tabelle pivot, totali per categoria, formule di controllo. Il file Qonto in Excel arriva già con intestazioni di colonna, formattazione numerica corretta (separatori italiani decimali e migliaia) e celle preimpostate per facili filtri. È il formato più usato anche per la nota integrativa al bilancio nelle SRL, dove servono dettagli analitici delle spese per voce.

Export PDF: per archivio e firma

Il formato PDF è utile per l’archivio definitivo e per i casi in cui serve un documento firmato (richieste banca per finanziamenti, pratiche legali, controllo fiscale). Il PDF Qonto include riepilogo statistico, tabella analitica delle transazioni e link agli allegati conservati su cloud Qonto. È il formato giusto da allegare alle pratiche di mutuo o di affidamento bancario: la banca vede il quadro chiaro delle spese aziendali e valuta l’affidabilità.

Export selettivo: solo deducibili, solo cliente X

Una funzione molto utile è l’export selettivo: invece di esportare tutto, applichi i filtri (per esempio “solo categoria Software” oppure “solo etichetta Cliente Rossi” oppure “solo transazioni con allegato”) e poi esporti solo il sottoinsieme. È molto comodo quando il commercialista chiede dettagli mirati (“mandami tutte le spese di rappresentanza del Q4”) o quando devi rifatturare a un cliente le spese sostenute per suo conto: filtri etichetta = cliente, esporti, alleghi alla fattura.

Riconciliazione bancaria

La riconciliazione bancaria è il processo con cui si confrontano i movimenti del conto con le scritture contabili dell’azienda, per individuare differenze, errori o operazioni non registrate. Tradizionalmente è un’attività manuale, lenta e noiosa, fatta dal commercialista a fine mese o a fine anno scaricando l’estratto conto in PDF e spuntando una a una le righe. Con Qonto la riconciliazione diventa un processo continuo e in tempo reale.

Matching automatico fattura-pagamento

Quando hai un’integrazione attiva con un gestionale di fatturazione (es. Fatture in Cloud), Qonto può fare il matching automatico tra fattura emessa e bonifico ricevuto: il sistema riconosce che il bonifico in entrata di 2.440 euro corrisponde alla fattura n. 47/2026 emessa al cliente Rossi e li abbina automaticamente. Lo stesso vale per le fatture passive: l’addebito di 122 euro a “Aruba” matcha la fattura di hosting domain dell’anno. Il commercialista trova tutto già riconciliato in fase di chiusura.

Movimenti senza fattura: alert

Qonto evidenzia i movimenti senza fattura collegata, sia in entrata sia in uscita. Per le entrate, è importante: se ricevi un bonifico da 5.000 euro senza una fattura emessa corrispondente, c’è qualcosa che non va (forse hai dimenticato di emettere fattura, forse il cliente ha pagato in anticipo per qualcosa di non fatturato, forse è un errore). Per le uscite vale lo stesso: un addebito di 800 euro senza fattura ricevuta è un campanello d’allarme da indagare prima della chiusura.

Riconciliazione F24 e contributi

Qonto consente la riconciliazione automatica degli F24 pagati direttamente dal conto: ogni F24 è marcato con la sua codifica fiscale (codice tributo, anno di riferimento, importo) e categorizzato come “Tasse e contributi”. A fine anno il commercialista ha l’elenco esatto degli F24 versati, utilissimo per la quadratura della dichiarazione. Stessa logica per i contributi INPS, premi INAIL, ritenute d’acconto: tutto categorizzato e identificabile a colpo d’occhio.

Riconoscimento spese deducibili

Una funzione molto richiesta dalle imprese italiane è il riconoscimento delle spese deducibili. La logica è semplice: non tutte le spese che fai con il conto aziendale sono deducibili al 100% dal reddito d’impresa. Alcune sono parzialmente deducibili (es. ristorazione 75%, telefonia mobile 80%, auto aziendale 20% per uso promiscuo), altre sono completamente indeducibili (multe, sanzioni, spese personali del titolare passate per errore sul conto aziendale).

Tag deducibilità: full / parziale / non deducibile

Su Qonto puoi marcare ogni transazione (manualmente o tramite categoria pre-impostata) con un tag di deducibilità: “Deducibile 100%”, “Deducibile parziale (specifica %)”, “Non deducibile”. Questo permette al commercialista di filtrare in fase di chiusura e applicare correttamente le percentuali. Non sostituisce il giudizio professionale del commercialista (che resta l’unico responsabile delle valutazioni fiscali finali), ma fornisce una pre-classificazione che velocizza la sua revisione.

Spese di rappresentanza: limiti normativi

Le spese di rappresentanza (regali a clienti, eventi promozionali, omaggi) hanno limiti specifici di deducibilità definiti dal D.M. 19 novembre 2008: in linea di massima 1,3% dei ricavi fino a 10 milioni, 0,5% per la fascia 10-50 milioni, 0,1% sopra. Su Qonto puoi creare una categoria dedicata “Spese di rappresentanza” e tracciarle separatamente dalle normali spese di marketing. A fine anno il commercialista verifica se hai sforato il limite e calcola la quota indeducibile.

Auto aziendale: uso promiscuo o esclusivo

Se l’azienda ha un’auto aziendale, le spese collegate (carburante Eni, ENI Pay, parcheggi, autostrade Telepass, manutenzione officina) hanno regole di deducibilità diverse a seconda dell’uso: 20% per uso promiscuo dell’amministratore, 70% per fringe benefit a dipendenti con assegnazione, 100% per veicoli esclusivamente strumentali (auto di rappresentanza, agenti commerciali, autoscuole). Tracciare ogni spesa carburante con etichetta “Auto X” su Qonto rende lampante il calcolo a fine anno.

Decisione finale spetta al commercialista

Sottolineiamo un punto delicato: i tag di deducibilità su Qonto sono uno strumento gestionale, non una certificazione fiscale. La decisione finale sulla deducibilità di ogni costo spetta al commercialista, che applica le norme del TUIR (DPR 917/1986) e le interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate. Qonto facilita il lavoro fornendo una pre-classificazione, ma in caso di controllo è il commercialista (e tu come legale rappresentante) a dover difendere ogni voce. Usa Qonto come supporto, non come sostituto del consulente fiscale.

Integrazioni con software contabili

Le integrazioni native con i principali software di fatturazione e gestione contabile italiani sono uno dei punti più forti di Qonto rispetto ad altri conti business. Vediamo le tre integrazioni più rilevanti per il mercato italiano.

Fatture in Cloud (TeamSystem)

L’integrazione con Fatture in Cloud (gruppo TeamSystem) è probabilmente la più diffusa tra freelance e piccole SRL italiane. Una volta attivata via API, il sistema sincronizza in automatico fatture emesse e ricevute con i movimenti bancari di Qonto. Quando un cliente paga la tua fattura, vedi sia il bonifico in entrata su Qonto sia la fattura marcata come “Pagata” su Fatture in Cloud, con riferimento incrociato. Per le fatture passive (acquisti), Qonto importa automaticamente le fatture ricevute via SDI e le abbina ai pagamenti.

Aruba Fatturazione Elettronica

L’integrazione con Aruba Fatturazione Elettronica è particolarmente apprezzata da chi ha già il pacchetto Aruba (PEC, hosting, fatturazione). Il flusso è simile a Fatture in Cloud: fatture emesse e ricevute si sincronizzano con Qonto, i pagamenti si abbinano automaticamente. Punto in più: Aruba offre la conservazione sostitutiva a norma per 10 anni, certificata AGID, inclusa nei piani business. Combinazione Qonto + Aruba copre praticamente tutti gli adempimenti documentali per una piccola P.IVA.

TeamSystem: gestionali professionali

Per studi commercialisti e SRL strutturate, l’integrazione con la suite TeamSystem (Profis, Lynfa Studio, Polyedro) è la più completa: oltre a fatturazione, gestisce contabilità ordinaria, bilancio CEE, dichiarativi, paghe. Il cliente fa l’attività operativa su Qonto, lo studio scarica i dati direttamente nel proprio gestionale TeamSystem senza data entry. Per gli studi che gestiscono molti clienti Qonto, l’integrazione consente di processare 50-100 clienti in batch con risparmio di tempo enorme.

Altre integrazioni: Zucchetti, Sage, Cegid

Qonto supporta anche integrazioni con altri gestionali, italiani ed europei: Zucchetti (Omnia, Ad Hoc), Sage (più diffuso in Spagna e UK ma usato da multinazionali in Italia), Cegid (gestionale francese diffuso nel retail). Sui piani Premium Team queste integrazioni sono sempre incluse. Su piani inferiori potrebbero esserci limitazioni o costi aggiuntivi: verifica sempre la disponibilità sul tuo piano specifico su qonto.com.

Zapier e Make: automazioni custom

Per chi non ha un gestionale supportato nativamente o ha esigenze particolari, Qonto si integra con Zapier e Make (ex Integromat) permettendo automazioni personalizzate: ogni nuova spesa categoria “Marketing” viene aggiunta automaticamente a un foglio Google Sheets di controllo budget; ogni spesa con etichetta “Cliente X” genera una notifica Slack al project manager; ogni transazione sopra 1.000 euro genera un’email all’amministratore. Le possibilità sono praticamente infinite.

Casi d’uso: forfettario vs ordinario

Vediamo come il sistema di tracking spese di Qonto si adatta a due profili tipici di partita IVA italiana, con esigenze contabili e fiscali molto diverse.

Caso 1: P.IVA forfettaria – controllo gestionale

Marco è un web designer freelance in regime forfettario, fattura 55.000 euro all’anno e applica il coefficiente di redditività 67% (codice ATECO 73.11.02 per agenzie pubblicitarie). Per Marco, ai fini fiscali, le spese aziendali non sono deducibili: il regime forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente forfait sul fatturato, senza tenere conto delle spese reali. Marco potrebbe quindi pensare che tracciare le spese su Qonto sia inutile. Sbaglierebbe.

Anche per il forfettario, il tracking spese su Qonto è prezioso per il controllo gestionale: Marco scopre di spendere 4.800 euro all’anno in software SaaS, di cui il 30% sono strumenti che non usa più; di pagare 1.200 euro all’anno di pubblicità che non genera lead; di avere un margine effettivo del 73% (più alto del 67% forfait) e quindi convenienza fiscale nel restare in regime forfettario fino a quando regge il limite di 85.000 euro. Senza Qonto, queste informazioni non emergerebbero. Il forfettario “gestionale-aware” gestisce meglio il proprio business.

Caso 2: SRL ordinaria – deducibilità e bilancio

Beta SRL è una società in regime ordinario, fatturato 320.000 euro all’anno, attività di consulenza IT con 3 dipendenti. Per Beta SRL le spese aziendali sono deducibili (con le percentuali viste sopra: 100% per software e materie prime, 75% per ristorazione, 80% per telefonia mobile, 20% auto promiscua) e impattano direttamente sul reddito imponibile IRES e IRAP. Tracciare bene le spese non è un’opzione, è un obbligo gestionale e fiscale.

L’amministratore di Beta SRL configura su Qonto: 25 categorie personalizzate allineate al piano dei conti CEE, etichette per i 4 progetti aziendali principali, ruoli per i 3 dipendenti (ognuno con la propria carta) e accesso dedicato per il commercialista. Ogni mese il commercialista fa l’export Excel, lo importa su Profis, e in poche ore chiude la contabilità mensile. A fine anno il bilancio CEE è quasi automatico, con risparmio enorme sulla parcella e zero ricostruzioni a posteriori. Tipico ROI Qonto + commercialista smart: 2.000-4.000 euro all’anno di tempo recuperato.

Quale piano Qonto scegliere

Per il forfettario singolo, il piano Solo Smart (intorno a 9-12 euro/mese) include tutto il necessario per il tracking: categorie, etichette, allegati, export, integrazione con Fatture in Cloud. Per la SRL ordinaria con dipendenti, il piano Smart Team o Premium Team (29-149 euro/mese) aggiunge multi-utente, workflow approvazione, integrazioni TeamSystem, accesso commercialista. Verifica i prezzi aggiornati su qonto.com perché possono variare e controlla le promozioni di benvenuto attive.

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FAQ: domande frequenti

Le spese aziendali su Qonto sono deducibili automaticamente?

No. Qonto è un conto corrente business e uno strumento di tracking spese, non un software fiscale che decide cosa è deducibile e cosa no. La deducibilità è stabilita dalla normativa fiscale italiana (TUIR, DPR 917/1986) e dipende dal regime fiscale della tua impresa, dalla natura della spesa, dal rispetto dei requisiti documentali. Qonto ti aiuta a tracciare, classificare ed esportare i dati, ma il commercialista è l’unico che decide cosa entra in dichiarazione come deducibile.

Posso usare Qonto se sono in regime forfettario?

Sì, Qonto è perfettamente compatibile con il regime forfettario. Nel forfettario le spese non sono deducibili (si applica il coefficiente di redditività al fatturato), ma il tracking spese resta utile per il controllo gestionale: capire dove vanno i soldi, individuare sprechi, valutare la marginalità reale, decidere se conviene restare in forfettario o passare a ordinario. Inoltre Qonto offre IBAN italiano IT, fatturazione elettronica nazionale e F24 telematico, tutte funzioni di cui il forfettario ha bisogno.

Lo scontrino fotografato su Qonto vale come giustificativo fiscale?

Lo scontrino fotografato è una copia digitale di lavoro molto utile per organizzare la contabilità interna e per fornire il documento al commercialista. Per gli scontrini “minori” (caffè, parcheggi, piccole spese) la copia digitale è in genere sufficiente. Per spese rilevanti dovresti sempre richiedere fattura intestata alla tua P.IVA con codice destinatario per la fatturazione elettronica: la fattura, non lo scontrino, è il documento che giustifica pienamente la deducibilità del costo. Verifica sempre con il tuo commercialista i requisiti documentali per il tuo settore.

Quante categorie personalizzate posso creare su Qonto?

Il numero di categorie personalizzate dipende dal piano Qonto sottoscritto. Sui piani Solo è possibile creare un numero limitato di categorie personalizzate (in genere 10-20), sui piani Smart Team il limite si alza, sui piani Premium Team le categorie sono illimitate. La maggior parte delle PMI sta comoda con 20-30 categorie totali (predefinite + personalizzate); strutture più complesse possono averne 50-80. Verifica i limiti precisi del tuo piano direttamente in dashboard o su qonto.com.

Posso modificare retroattivamente la categoria di una transazione?

Sì, puoi modificare la categoria, l’etichetta, la nota e gli allegati di qualsiasi transazione, anche quelle vecchie di mesi. La modifica si ripercuote su tutti i report e gli export futuri (se esporti il mese dopo, vedrai la categoria aggiornata). Se hai già esportato il file e l’hai inviato al commercialista, conviene avvisarlo della modifica e magari rifare un export aggiornato. Per evitare confusione, è buona pratica fissare le categorizzazioni entro la chiusura mensile e non modificare più nulla sui mesi già “chiusi” contabilmente.

Qonto distingue tra spese personali e aziendali?

Qonto è un conto business per impresa: tutte le transazioni che vi transitano sono per definizione operazioni dell’impresa. Se per errore paghi una spesa personale (es. fai la spesa al supermercato per casa) con la carta Qonto, devi rimborsare la somma al conto aziendale (o registrarla come prelievo dell’amministratore/utile a soci a seconda del regime) per non creare un buco contabile. La buona pratica è tenere conti separati: Qonto per l’azienda, conto privato per le spese personali. Mai mescolare.

Il mio commercialista può accedere direttamente a Qonto?

Sì, sui piani Team puoi creare un accesso dedicato per il commercialista con ruolo “Accountant” che permette di vedere tutte le transazioni, esportare report e dati, ma non può fare bonifici o pagamenti. È un accesso solo lettura/export molto comodo: il commercialista entra direttamente quando ha bisogno di documenti, scarica quello che gli serve, non disturba l’amministratore con richieste continue. Sui piani Solo l’accesso commercialista è limitato o non incluso: in tal caso si lavora con export inviati periodicamente.

Cosa succede se cambio banca? Posso esportare lo storico?

Sì, in qualsiasi momento puoi esportare l’intero storico delle transazioni con categorie, etichette, allegati e note. L’export può essere fatto in CSV, Excel o PDF e copre tutto il periodo da quando hai aperto il conto. Se decidi di chiudere il conto Qonto e passare a un’altra banca, scarica subito tutto lo storico (transazioni, allegati scontrini, fatture archiviate) e conservalo localmente o su cloud per i 10 anni richiesti dalla legge italiana per la documentazione fiscale. Una volta chiuso il conto, l’accesso ai dati storici potrebbe essere limitato.

Conclusione: tracking spese come pilastro della contabilità ordinaria

Tracciare e categorizzare le spese aziendali in tempo reale non è un lusso da SRL strutturate: è un pilastro della contabilità ordinaria che dovrebbe interessare ogni partita IVA, dal forfettario al regime ordinario, dal singolo freelance alla SRL con dipendenti. Qonto trasforma un’attività tradizionalmente tediosa (estratto conto da scaricare a fine anno, scontrini da ricostruire, categorizzazione manuale post-mortem) in un processo automatizzato e continuo: categorizzazione automatica, etichette per progetti e clienti, allegati fotografici di scontrini e ricevute, riconciliazione bancaria, riconoscimento spese deducibili (come supporto, non come sostituto del giudizio del commercialista), export CSV/Excel/PDF e integrazioni native con Fatture in Cloud, Aruba e TeamSystem.

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste partite IVA forfettarie e ordinarie, SRL e studi professionali nella scelta degli strumenti gestionali più adatti e nell’organizzazione di una contabilità ordinata che renda le chiusure mensili e annuali un’attività veloce e priva di stress. Se hai bisogno di una consulenza per impostare correttamente le tue categorie di spesa, allinearle al piano dei conti del tuo commercialista o valutare il regime fiscale più conveniente per la tua attività, prenota un appuntamento con i nostri consulenti. Ricorda: la decisione finale sulla deducibilità dei costi e sulla classificazione fiscale spetta sempre al commercialista, che applica le norme del TUIR e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Luglio 9, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-09 08:00:002026-05-24 09:36:46Qonto e Spese Aziendali 2026: Come Tracciare e Categorizzare le Uscite
Guide Fatturazione Elettronica

Conservazione Sostitutiva Fatture Elettroniche 2026: Obblighi e Soluzioni

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ un obbligo di legge che riguarda tutti i titolari di partita IVA, compresi i forfettari. Non si tratta di un semplice salvataggio dei file XML su un disco rigido o su Google Drive: e’ un processo strutturato che garantisce alle fatture lo stesso valore legale delle fatture cartacee conservate per 10 anni in archivio. In questa guida completa 2026 ti spieghiamo cos’e’ la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche, perche’ e’ obbligatoria, come fare per metterti in regola (anche gratis con il servizio dell’Agenzia delle Entrate) e quali sono le sanzioni se non lo fai.

Se sei un libero professionista, un artigiano, un commerciante o gestisci una piccola impresa, questa guida e’ fondamentale: la conservazione delle fatture elettroniche non e’ un’opzione, ma un obbligo che, se trascurato, puo’ costarti sanzioni fino a 2.000 euro per ogni dichiarazione e, soprattutto, puo’ privarti del valore probatorio dei tuoi documenti in caso di accertamento fiscale.

Indice dei contenuti

  1. Cos’e’ la conservazione sostitutiva
  2. Obbligo di 10 anni: cosa dice la legge
  3. Differenza tra archiviazione e conservazione
  4. Chi e’ obbligato (anche forfettari)
  5. Cosa conservare nel dettaglio
  6. Come fare la conservazione: 4 opzioni
  7. Servizio gratuito Agenzia Entrate
  8. Tempi: entro quando avviare la conservazione
  9. Cosa succede se non conservi: sanzioni
  10. Controlli AdE: come dimostrare la conservazione
  11. Cambiare conservatore: la portabilita’
  12. Archiviazione parallela: il backup personale
  13. Forfettari e conservazione: la soluzione consigliata
  14. FAQ

Cos’e’ la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche

La conservazione sostitutiva (chiamata anche conservazione digitale o conservazione a norma) e’ il processo che permette di tenere documenti fiscali in formato digitale con lo stesso valore legale dei documenti cartacei. Il termine “sostitutiva” indica proprio questo: il documento digitale conservato a norma sostituisce in tutto e per tutto la versione cartacea.

Per le fatture elettroniche, la conservazione sostitutiva non e’ una scelta ma un obbligo. Quando emetti una fattura elettronica in formato XML attraverso il Sistema di Interscambio (SDI), quel file deve essere conservato per 10 anni in modo che, se l’Agenzia delle Entrate venisse a chiedertelo durante un controllo, tu possa esibirlo con piena validita’ giuridica.

Il processo di conservazione sostitutiva non e’ un semplice “salva con nome”. Comprende l’apposizione di tre elementi tecnici fondamentali che garantiscono autenticita’, integrita’ e leggibilita’ nel tempo:

  • Firma digitale: certifica chi ha generato e conservato il documento, garantendo che non sia stato alterato
  • Marca temporale: attesta in modo certo la data e l’ora in cui il documento e’ stato conservato (cosi’ nessuno puo’ contestare “quando” l’hai conservato)
  • Sigillo elettronico qualificato o riferimento temporale: garantisce l’integrita’ del pacchetto di archiviazione nel tempo

Senza questi tre elementi, anche se hai salvato i file XML su un cloud, tecnicamente non hai conservato a norma e in caso di accertamento i tuoi documenti potrebbero non essere riconosciuti come prova valida.

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Obbligo di conservazione 10 anni: cosa dice la legge

L’obbligo di conservazione delle fatture elettroniche per 10 anni non e’ una novita’ del 2026: e’ una regola che deriva dal Codice Civile e dalle norme fiscali italiane. La conservazione sostitutiva poggia su tre pilastri normativi che e’ utile conoscere, almeno a grandi linee:

  • Articolo 2220 del Codice Civile: stabilisce l’obbligo generale di conservare le scritture contabili e i documenti fiscali per 10 anni dalla data dell’ultima registrazione
  • Articolo 39 del DPR 633/1972 (decreto IVA): obbliga il contribuente a conservare fatture e registri IVA per consentire all’Amministrazione finanziaria di effettuare controlli
  • DM 17 giugno 2014 (Decreto Ministero dell’Economia): definisce le modalita’ tecniche specifiche di conservazione dei documenti rilevanti ai fini tributari
  • CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005): disciplina firma digitale, marca temporale e formati documentali ammessi
  • Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici: aggiornate nel 2021 e applicate dal 2022, integrano e dettagliano le regole tecniche

In pratica, le norme stabiliscono che per ogni anno fiscale tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute devono essere conservate digitalmente per 10 anni dalla loro registrazione. Questo significa che le fatture relative al 2026 dovranno restare conservate fino al 2036 (almeno), e dovranno essere disponibili per consultazione e produzione in caso di richiesta dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza.

Attenzione: per alcune tipologie di documenti i termini possono essere piu’ lunghi. Ad esempio, in caso di contenzioso aperto con l’AdE, l’obbligo di conservazione si estende fino alla definizione del contenzioso, anche oltre i 10 anni. Per questo molti professionisti consigliano una conservazione di sicurezza pari a 15 anni: non a caso, il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate prevede proprio una conservazione quindicennale.

Differenza tra archiviazione e conservazione: perche’ non basta Google Drive

Uno degli errori piu’ comuni e pericolosi e’ confondere archiviazione e conservazione sostitutiva. Sono due cose molto diverse, anche se a prima vista sembrano simili. Capire la differenza ti evita guai con il fisco.

Archiviazione: il semplice salvataggio

L’archiviazione e’ il salvataggio dei file in una qualsiasi locazione: il disco rigido del PC, una cartella su Google Drive, una chiavetta USB, un NAS aziendale. E’ utile per ritrovare velocemente i documenti, ma non ha valore legale autonomo. In altre parole, se l’Agenzia delle Entrate ti chiede una fattura del 2024 e tu la mostri estratta da Google Drive, quella fattura potrebbe non essere considerata prova valida.

Conservazione sostitutiva: il processo con valore legale

La conservazione sostitutiva e’ invece un processo tecnico-giuridico strutturato. Comporta:

  • Apposizione di firma digitale sul pacchetto dei documenti
  • Apposizione di marca temporale certificata
  • Generazione di un indice di conservazione (file IPdA – Indice del Pacchetto di Archiviazione) che descrive il contenuto
  • Adozione di un manuale di conservazione che descrive procedure, ruoli e tempistiche
  • Possibilita’ di esibizione su richiesta secondo modalita’ definite dalle Linee Guida AgID

La differenza pratica e’ enorme: con la conservazione sostitutiva, una fattura elettronica del 2018 esibita nel 2026 ha esattamente lo stesso valore probatorio di una fattura cartacea conservata in archivio. Con la semplice archiviazione, no.

Esempio pratico: immagina che Marco, un freelance, salvi tutte le sue fatture elettroniche scaricate dal cassetto fiscale in una cartella su Dropbox. Crede di essere in regola perche’ “le ha tutte”. Nel 2027 riceve un controllo per l’anno 2024: l’AdE chiede di esibire le fatture conservate a norma. Marco mostra la cartella Dropbox. Risultato: i documenti potrebbero non essere accettati come prova, perche’ manca firma digitale, marca temporale e indice di conservazione. Marco rischia sanzioni e disconoscimento delle fatture.

Chi e’ obbligato alla conservazione (anche i forfettari)

L’obbligo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche riguarda tutti i titolari di partita IVA che emettono o ricevono fatture elettroniche. Non ci sono esoneri legati al regime fiscale: chiunque tratti fatture XML transitate dal Sistema di Interscambio deve conservarle a norma.

In particolare, sono obbligati alla conservazione:

  • Imprese individuali, ditte e societa’ (SRL, SAS, SNC, SPA)
  • Liberi professionisti con e senza Cassa di previdenza
  • Forfettari: dal 1 gennaio 2024 sono tutti tenuti alla fattura elettronica e alla relativa conservazione
  • Artigiani, commercianti, agricoltori
  • Enti non commerciali per la parte di attivita’ commerciale
  • Pubbliche amministrazioni (con regole specifiche per la fatturazione PA)

Forfettari: niente piu’ esoneri dal 2024

Fino al 30 giugno 2022, i contribuenti in regime forfettario con ricavi inferiori a 25.000 euro erano esonerati dalla fatturazione elettronica. Dal 1 luglio 2022 l’obbligo si e’ esteso ai forfettari sopra i 25.000 euro e dal 1 gennaio 2024 riguarda tutti i forfettari senza eccezioni, anche chi fattura solo poche centinaia di euro l’anno.

Conseguenza diretta: tutti i forfettari oggi devono conservare le proprie fatture elettroniche per 10 anni, esattamente come ogni altra partita IVA. La buona notizia, come vedrai piu’ avanti, e’ che il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate risolve il problema in pochi clic, senza costi aggiuntivi.

Cosa conservare nel dettaglio: la lista completa

Quando si parla di conservazione fatture elettroniche, molti pensano al solo file XML della fattura. In realta’ l’obbligo e’ piu’ ampio: bisogna conservare l’intero “fascicolo digitale” che ruota intorno alla fattura. Vediamo cosa nel dettaglio.

  • Fatture elettroniche emesse: il file XML originale firmato e trasmesso al SDI (non la copia di cortesia in PDF, che ha valore solo informativo)
  • Fatture elettroniche ricevute: i file XML scaricati dal cassetto fiscale o ricevuti tramite il proprio canale (PEC, codice destinatario, intermediario)
  • Note di credito elettroniche: documenti di rettifica/storno (codice TD04 e simili)
  • Note di debito: integrazioni della fattura emessa
  • Ricevute SDI di consegna (RC): attestano che la fattura e’ arrivata al destinatario
  • Ricevute SDI di scarto (NS): attestano che la fattura e’ stata rifiutata dal SDI per errori formali
  • Ricevute di mancata consegna (MC): la fattura e’ stata accettata dal SDI ma non consegnata al destinatario (solitamente per problemi tecnici lato ricevente)
  • Notifiche di esito (NE): accettazione o rifiuto da parte della PA per le fatture elettroniche PA
  • Documenti accessori: integrazioni IVA per autofatture (TD16, TD17, TD18, TD19), reverse charge, schede carburante elettroniche
  • Corrispettivi telematici: i file XML con i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi all’AdE (per chi vende al pubblico)

Tutti questi documenti devono essere conservati con i medesimi requisiti tecnici (firma digitale, marca temporale, indice di conservazione). La buona notizia e’ che, se utilizzi un software di fatturazione integrato o il servizio gratuito dell’AdE, queste operazioni avvengono in modo automatico: tu emetti la fattura, e il sistema pensa al resto.

Come fare la conservazione sostitutiva: 4 opzioni a confronto

Esistono 4 modi principali per assolvere all’obbligo di conservazione delle fatture elettroniche. Vediamoli tutti, con pro, contro e costi tipici, in modo che tu possa scegliere consapevolmente.

Opzione 1: Servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate offre un servizio di conservazione gratuita direttamente dal portale Fatture e Corrispettivi. Una volta aderito, tutte le fatture elettroniche transitate dal SDI vengono automaticamente conservate per 15 anni, senza alcun costo e senza ulteriori passaggi da parte del contribuente.

  • Costo: gratuito
  • Durata: 15 anni
  • Adesione: una tantum, tramite firma digitale dell’apposita convenzione
  • Pro: gratuito, automatico, certificato direttamente dall’amministrazione finanziaria
  • Contro: conserva solo le fatture elettroniche XML transitate dal SDI; non gestisce documenti accessori (es. contratti, corrispettivi non elettronici, note interne)

E’ la soluzione consigliata per la maggior parte dei piccoli professionisti, freelance e forfettari: copre l’obbligo principale (le fatture XML) senza alcun costo. Per chi ha esigenze piu’ complesse, puo’ essere il punto di partenza, da integrare poi con altre soluzioni per documenti accessori.

Opzione 2: Software di fatturazione con conservazione integrata

Molti software di fatturazione elettronica includono nel canone annuale la conservazione sostitutiva. Tu emetti le fatture dalla loro piattaforma e il software pensa a firmarle, marcarle temporalmente e conservarle. E’ la scelta piu’ comoda se gia’ usi un gestionale per fatturare.

Esempi tipici (con costi indicativi 2026, da verificare sui siti ufficiali):

  • Aruba Fatturazione Elettronica: piani da circa 24 euro l’anno, conservazione fino a 1.000 fatture; piani superiori per volumi maggiori
  • Fatture in Cloud (TeamSystem): conservazione inclusa nei piani standard
  • Fattureweb (Visura Inc.): conservazione integrata nei piani business
  • TeamSystem Digital: pacchetti per studi e aziende strutturate
  • Zucchetti, Buffetti, Wolters Kluwer: soluzioni integrate per studi commercialisti e PMI
  • Pro: integrato con il gestionale, automatico, gestisce anche documenti accessori legati alla fatturazione
  • Contro: a pagamento (canone annuale), vincolo al fornitore (se cambi software, devi gestire la portabilita’)

Opzione 3: Conservatore terzo accreditato AgID

I conservatori accreditati sono soggetti certificati AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) che svolgono per professione il servizio di conservazione documentale. Sono la soluzione piu’ completa, soprattutto per chi deve conservare anche documenti diversi dalle sole fatture (contratti, libri sociali, libri inventari, scritture contabili).

Esempi di conservatori accreditati AgID:

  • Aruba PEC
  • Namirial
  • InfoCert
  • TeamSystem Digital
  • Buffetti Conservazione
  • Notartel
  • Costo: variabile, indicativamente da 50 a 200 euro l’anno per professionisti, fino a migliaia di euro per imprese strutturate
  • Pro: massima completezza, indipendenza dal software di fatturazione, gestione di documenti eterogenei
  • Contro: costo piu’ elevato; richiede definizione manuale di processi e manuale di conservazione

Opzione 4: Fai-da-te (NON raccomandato)

Tecnicamente, e’ possibile fare la conservazione sostitutiva in autonomia. Le norme non vietano l’autoconservazione, ma servono competenze tecniche, strumenti specifici e una rigorosa procedura documentata. Per fare la conservazione fai-da-te servono:

  • Firma digitale personale (smart card o token, costo circa 50 euro l’anno)
  • Marche temporali certificate (vendute a pacchetti, es. 100 marche per 30-50 euro)
  • Software di conservazione conforme alle Linee Guida AgID
  • Manuale di conservazione redatto secondo le Linee Guida AgID (documento di decine di pagine che descrive procedure, responsabili, formati)
  • Spazio di archiviazione sicuro, ridondato, con backup
  • Conoscenze tecniche di IPdA, formati ammessi, hash, integrita’ del pacchetto
  • Pro: massimo controllo, nessun vincolo a fornitori
  • Contro: costi spesso superiori alle soluzioni automatiche, alto rischio di errori, responsabilita’ totale in caso di contenzioso

Il nostro consiglio: evita la conservazione fai-da-te a meno che tu non sia un professionista IT specializzato. Per il 99% dei contribuenti, il servizio gratuito dell’AdE o un software integrato sono soluzioni piu’ sicure, economiche e rapide.

Servizio gratuito Agenzia Entrate: come aderire passo per passo

Il servizio di conservazione gratuita dell’Agenzia delle Entrate e’ la soluzione piu’ semplice e popolare per i piccoli professionisti e i forfettari. Una volta aderito, tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute via SDI vengono automaticamente conservate a norma per 15 anni. Vediamo passo per passo come attivarlo.

Procedura di adesione (5 passaggi)

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi”: vai su fatture.agenziaentrate.gov.it e fai il login con SPID di livello 2, CIE (Carta d’Identita’ Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Se sei una societa’ o un intermediario abilitato, puoi accedere anche con le credenziali Entratel/Fisconline.
  2. Vai nella sezione “Conservazione”: una volta dentro, individua il menu “Conservazione” o “Servizio di conservazione”. L’AdE mostra una panoramica della convenzione.
  3. Aderisci al servizio firmando la convenzione: dovrai apporre la firma digitale (oppure dare consenso telematico) sulla convenzione di servizio. Senza questo passaggio l’adesione non e’ valida.
  4. Configura i parametri: scegli quali tipologie di documenti far conservare (di default tutte le fatture XML transitate dal SDI), le modalita’ di esibizione e l’indirizzo PEC per le comunicazioni.
  5. Verifica l’adesione: dopo l’attivazione, verifica nella stessa sezione che lo stato sia “Attivo”. Da quel momento, ogni nuova fattura emessa o ricevuta sara’ automaticamente conservata.

Importante: il servizio AdE conserva solo le fatture transitate dal SDI dal momento dell’adesione in poi. Le fatture emesse prima dell’adesione restano a tuo carico (devi conservarle con altri sistemi). Per questo, se non hai ancora aderito, conviene farlo subito: ogni giorno di ritardo e’ un giorno di fatture che dovrai conservare in altro modo.

Cosa fare se hai fatture vecchie non ancora conservate

Se per il passato non hai mai conservato a norma le tue fatture (succede a molti piccoli forfettari che non sapevano dell’obbligo), hai due strade:

  • Affidarti a un conservatore terzo per il pregresso: alcuni conservatori (es. Aruba, Namirial) offrono pacchetti di “conservazione del pregresso”, caricando i file XML che hai scaricato dal cassetto fiscale
  • Recuperare gli XML dal cassetto fiscale e farli conservare: i file XML restano disponibili nel tuo cassetto fiscale per circa 3 mesi dopo la trasmissione, ma per anni precedenti devi richiederli con apposita istanza

Se hai dubbi o vuoi una consulenza personalizzata sul recupero del pregresso e l’attivazione della conservazione, il CAF Centro Fiscale di Udine puo’ aiutarti a regolarizzare la posizione, anche in modalita’ assistita.

Tempi di conservazione: entro quando devi conservare

Una domanda frequente e’: “Entro quando devo avviare la conservazione delle fatture di un anno?”. La risposta e’ chiara: la conservazione deve essere completata entro 3 mesi dalla scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento.

Tradotto in pratica per le fatture 2026:

  • La dichiarazione dei redditi 2026 si presenta entro fine ottobre 2027 (per il modello Redditi PF, salvo proroghe ufficiali)
  • I 3 mesi successivi portano la scadenza al 31 gennaio 2028 per chi presenta la dichiarazione a fine ottobre
  • In via prudenziale, molti operatori parlano di “fine settembre 2027” come termine ragionevole per chi vuole tenersi un margine di sicurezza, soprattutto se ricorrono proroghe della dichiarazione

Con il servizio gratuito dell’AdE o con un software integrato, questo problema non si pone: la conservazione avviene in automatico in tempo reale o quasi, e non rischi mai di “sforare” i termini. Per chi gestisce la conservazione manualmente o tramite conservatore terzo, invece, e’ indispensabile pianificare il caricamento dei pacchetti annuali entro la scadenza.

Esempio pratico

Supponiamo che Lucia, una psicologa forfettaria, emetta nel 2026 le sue fatture elettroniche. Ha aderito al servizio AdE: le fatture vengono conservate automaticamente man mano che le emette. Lei non deve fare nulla, e’ tranquilla. Marco, invece, non ha aderito a nessun servizio: deve assicurarsi che entro il 31 gennaio 2028 tutte le fatture 2026 siano state correttamente conservate, pena sanzioni.

Cosa succede se non conservi: sanzioni e rischi

Le conseguenze di una mancata o irregolare conservazione delle fatture elettroniche sono di due tipi: sanzioni amministrative dirette e rischi indiretti in sede di accertamento. Vediamoli entrambi.

Sanzioni amministrative

L’articolo 9 del D.Lgs. 471/1997 punisce le irregolarita’ nella tenuta e conservazione delle scritture contabili e dei documenti fiscali. La sanzione tipica va da 250 a 2.000 euro per ciascuna dichiarazione di riferimento. La cifra puo’ essere ridotta in caso di ravvedimento operoso, ma resta comunque un esborso significativo, soprattutto se l’irregolarita’ riguarda piu’ anni.

Inoltre, se la mancata conservazione e’ dolosa o sistematica, possono scattare conseguenze ulteriori: ricostruzione induttiva del reddito, disconoscimento dei costi, indagini piu’ approfondite.

Rischi in sede di accertamento

Il rischio piu’ serio non e’ la sanzione amministrativa, ma il disconoscimento dei documenti. Se in sede di accertamento non riesci a esibire una fattura conservata a norma, l’Agenzia delle Entrate puo’:

  • Disconoscere il credito IVA derivante da quella fattura
  • Disconoscere il costo deducibile dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo
  • Procedere con un accertamento induttivo ricostruendo il reddito sulla base di parametri presuntivi
  • Applicare ulteriori sanzioni per dichiarazione infedele

In altre parole: una fattura non conservata a norma e’ come se non l’avessi mai emessa o ricevuta, ai fini probatori. E’ il motivo per cui spesso si dice che non conservare costa molto piu’ che conservare: meglio investire 50 euro l’anno (o aderire al servizio gratuito) che rischiare migliaia di euro in sanzioni e accertamenti.

Controlli AdE: come dimostrare la conservazione corretta

In caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, dovrai essere in grado di dimostrare che le tue fatture elettroniche sono state correttamente conservate. Cosa significa “dimostrare” in pratica?

  • Esibizione del pacchetto di archiviazione: il file (in formato standard, di solito un archivio firmato e marcato temporalmente) che contiene le fatture conservate
  • Indice di conservazione (IPdA): il file XML che descrive il contenuto del pacchetto e i metadati associati
  • Manuale di conservazione: il documento che descrive procedure, ruoli (Responsabile della conservazione), formati, strumenti utilizzati
  • Storico delle marche temporali: la prova che la conservazione e’ avvenuta entro i termini di legge

Se hai aderito al servizio gratuito dell’AdE, sei a posto: l’amministrazione finanziaria e’ essa stessa il conservatore, e i tuoi documenti sono gia’ “in casa” del controllore. In caso di controllo dei tuoi documenti, l’AdE accede direttamente al proprio archivio.

Se invece usi un software o un conservatore terzo, dovrai chiedere al fornitore di esibire i pacchetti di archiviazione richiesti e fornire all’AdE una copia firmata e marcata. La maggior parte dei software offre questa funzione con un clic (“esibisci all’AdE”, “esporta pacchetto di conservazione”).

Cambiare conservatore: la portabilita’ del pacchetto

Una preoccupazione comune e’: “Se cambio software o conservatore, perdo le fatture conservate?”. La risposta e’ no, ma occorre seguire una procedura specifica per garantire la portabilita’ del pacchetto di conservazione.

Le Linee Guida AgID stabiliscono che il conservatore uscente deve consegnare al contribuente (o al nuovo conservatore) il pacchetto di archiviazione completo, comprensivo di:

  • File originali (XML delle fatture, ricevute SDI, eccetera)
  • Indici di conservazione (IPdA)
  • Marche temporali e firme digitali apposte
  • Manuale di conservazione vigente al momento della conservazione

In pratica, quando cambi conservatore: chiedi al vecchio fornitore l’esportazione dei pacchetti, conservali in un luogo sicuro o caricali sul nuovo conservatore. La maggior parte dei conservatori offre il servizio di “presa in carico” del pregresso, a volte gratuitamente, piu’ spesso a pagamento (qualche centinaio di euro per studi di medie dimensioni).

Caso particolare: il servizio gratuito dell’AdE non offre un’esportazione “a pacchetti” particolarmente comoda, ma fornisce comunque la possibilita’ di scaricare i file XML conservati. Per migrare verso un conservatore terzo, occorre quindi un po’ di lavoro tecnico, ma la portabilita’ e’ garantita per legge.

Archiviazione parallela: il backup personale che ti salva la vita

Anche se hai aderito a un servizio di conservazione a norma (gratuito AdE, software integrato o conservatore accreditato), il consiglio dei professionisti e’ di tenere sempre una copia personale di archiviazione in parallelo. Questa “archiviazione di backup” non sostituisce la conservazione sostitutiva, ma ti garantisce di avere sempre i tuoi documenti a portata di mano per la consultazione quotidiana.

Le ragioni per cui un backup parallelo e’ una buona idea sono molte:

  • Consultazione veloce: rivedere una fattura del 2024 dal cloud personale e’ molto piu’ rapido che chiederla al conservatore
  • Continuita’ operativa: se cambi software o conservatore, hai sempre i file originali sottomano
  • Sicurezza in caso di disservizi: rare ma possibili interruzioni del servizio di conservazione (anche dell’AdE)
  • Estrazione dati: per analisi gestionali, riconciliazioni bancarie, controlli interni
  • Trasmissione al commercialista: invio rapido dei file XML

Strumenti tipici per l’archiviazione parallela: Google Drive, OneDrive, Dropbox, NAS aziendale, hard disk esterno cifrato. L’importante e’ che la copia sia ridondata (in 2 luoghi diversi: cloud + locale) e protetta da accessi non autorizzati.

Attenzione: ribadiamo che il backup personale non sostituisce la conservazione sostitutiva. Ti serve come supporto operativo, ma per il fisco vale solo il pacchetto firmato e marcato temporalmente.

Forfettari e conservazione: la soluzione consigliata

Per i contribuenti in regime forfettario, il tema della conservazione e’ relativamente recente: come abbiamo visto, l’obbligo di fattura elettronica si e’ esteso progressivamente fino a coprire tutti i forfettari dal 1 gennaio 2024. Molti forfettari, soprattutto chi ha aperto la P.IVA negli ultimi anni, sono ancora confusi su cosa fare. Ecco la soluzione consigliata.

La combinazione vincente: AdE + backup cloud

Per il 99% dei forfettari, la soluzione ideale e’ questa:

  1. Aderire al servizio gratuito di conservazione dell’AdE: zero costi, zero pensieri, conservazione 15 anni automatica
  2. Tenere un backup personale su Google Drive o OneDrive con i file XML scaricati periodicamente dal cassetto fiscale
  3. Verificare ogni 6 mesi che il servizio AdE risulti “Attivo” nel portale Fatture e Corrispettivi

Questa combinazione copre l’obbligo legale (la conservazione sostitutiva e’ garantita dall’AdE) e ti da’ anche un accesso pratico ai documenti tramite il backup cloud personale. Costo totale: zero.

Quando un forfettario dovrebbe valutare il software a pagamento

Considera un software di fatturazione a pagamento (Aruba, Fatture in Cloud, Fattureweb) se:

  • Emetti molte fatture al mese e ti serve un’interfaccia veloce
  • Vuoi report fiscali, scadenzario, prima nota integrati
  • Hai bisogno di gestire anche corrispettivi telematici, autofatture, integrazioni
  • Vuoi inviare al commercialista un file di prima nota direttamente esportato dal software

In questi casi, la conservazione integrata nel canone (24-50 euro l’anno) e’ un piccolo costo aggiuntivo che ti semplifica la vita.

Vuoi una mano per metterti in regola? Ti aiutiamo noi

Se sei un forfettario, una piccola partita IVA o un libero professionista in provincia di Udine e vuoi essere certo di aver attivato correttamente la conservazione delle fatture elettroniche, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione. Ti aiutiamo a:

  • Verificare se hai gia’ aderito al servizio gratuito AdE
  • Aderire al servizio se non lo hai ancora fatto
  • Recuperare le fatture pregresse non conservate
  • Impostare un sistema di backup parallelo affidabile
  • Gestire la dichiarazione dei redditi tenendo conto delle fatture conservate

Contattaci per fissare un appuntamento: in poco tempo metti in regola la tua posizione e dormi sonni tranquilli.

FAQ: domande frequenti sulla conservazione sostitutiva fatture elettroniche

1. La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ obbligatoria anche per i forfettari?

Si’, dal 1 gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fattura elettronica e, di conseguenza, alla relativa conservazione sostitutiva per 10 anni. La soluzione consigliata e’ aderire al servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate, che copre l’obbligo senza costi.

2. Salvare le fatture XML su Google Drive equivale a conservarle a norma?

No. Salvare i file su Google Drive, OneDrive o un disco rigido e’ una semplice archiviazione, non una conservazione sostitutiva. Manca firma digitale, marca temporale e indice di conservazione, quindi i documenti non hanno valore legale autonomo. Devi affiancare il backup a un servizio di conservazione a norma (es. quello gratuito dell’AdE).

3. Quanto costa la conservazione delle fatture elettroniche?

Dipende dalla soluzione scelta. Il servizio dell’AdE e’ gratuito. I software di fatturazione integrati costano da 24 a 100 euro l’anno indicativamente. I conservatori terzi accreditati AgID partono da 50 euro fino a diverse centinaia per studi strutturati.

4. Per quanti anni devo conservare le fatture elettroniche?

L’obbligo di legge e’ di 10 anni dall’ultima registrazione (articolo 2220 c.c. e art. 39 DPR 633/72). Il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate prevede una conservazione di 15 anni, offrendo un margine di sicurezza in piu’ rispetto al minimo legale.

5. Cosa rischio se non conservo correttamente le fatture?

Le sanzioni amministrative vanno da 250 a 2.000 euro per dichiarazione. In sede di accertamento, l’AdE puo’ disconoscere costi e crediti IVA derivanti da fatture non esibibili a norma, con conseguenze economiche anche rilevanti.

6. Posso aderire al servizio AdE in qualsiasi momento?

Si’, l’adesione e’ possibile in qualsiasi momento dal portale Fatture e Corrispettivi. Tuttavia, il servizio conserva solo le fatture transitate dal SDI dal momento dell’adesione in poi. Le fatture precedenti devi conservarle in altro modo (conservatore terzo o software).

7. Cosa succede se cambio software di fatturazione?

La portabilita’ del pacchetto di conservazione e’ garantita dalle Linee Guida AgID. Devi richiedere al vecchio fornitore l’esportazione del pacchetto di archiviazione completo (file, indici, marche, manuale) e caricarlo presso il nuovo conservatore o tenerlo in proprio.

8. Devo conservare anche le note di credito e le ricevute SDI?

Si’. Oltre alle fatture XML emesse e ricevute, devi conservare note di credito, note di debito, ricevute SDI di consegna, scarto e mancata consegna, notifiche di esito (per la PA) e tutti i documenti accessori (autofatture, integrazioni). Il servizio AdE e i software integrati lo fanno automaticamente.

9. Quando deve essere completata la conservazione?

Entro 3 mesi dalla scadenza della dichiarazione dei redditi dell’anno fiscale di riferimento. Per le fatture 2026, il termine cade tipicamente entro fine gennaio 2028. Con il servizio gratuito AdE non e’ un problema: la conservazione avviene in tempo reale.

10. Il commercialista puo’ conservare le fatture per me?

Si’. Molti commercialisti offrono il servizio di conservazione a norma all’interno del proprio gestionale o tramite conservatore terzo accreditato. La responsabilita’ resta del contribuente, ma il commercialista o un CAF di fiducia possono curare l’intera procedura per tuo conto. Per chi e’ in provincia di Udine, il CAF Centro Fiscale offre consulenza dedicata su questi temi.

11. La conservazione vale anche per i corrispettivi telematici?

Si’, i corrispettivi telematici (i file XML giornalieri trasmessi all’AdE da chi vende al pubblico) sono soggetti agli stessi obblighi di conservazione decennale delle fatture elettroniche. Il servizio gratuito AdE conserva anche questi dati.

Conclusione: in regola in pochi clic

La conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche e’ un obbligo non negoziabile per chiunque abbia una partita IVA, ma non deve essere un grattacapo. Per la stragrande maggioranza dei contribuenti (forfettari, freelance, piccoli imprenditori), il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate risolve il problema in 5 minuti, senza alcun costo, garantendo conservazione 15 anni.

Il messaggio chiave e’ uno: non rimandare. Ogni giorno senza un sistema di conservazione attivo e’ un giorno di rischio in caso di controllo. Aderire al servizio AdE e affiancare un backup personale su cloud richiede meno di 30 minuti e ti mette al sicuro per i prossimi 15 anni.

Se hai dubbi, vuoi una consulenza personalizzata o ti serve una mano per regolarizzare situazioni pregresse, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione. Prenota un appuntamento e in un’unica visita verifichiamo la tua posizione, attiviamo i servizi necessari e ti diamo le indicazioni operative per restare in regola.

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Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 14:00:002026-05-24 09:36:47Conservazione Sostitutiva Fatture Elettroniche 2026: Obblighi e Soluzioni
Finanza & Servizi, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO, Software Fatturazione Elettronica

Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti

fatturazione elettronica CAF Udine

Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica si applica a tutti i titolari di partita IVA in regime forfettario, senza distinzione di soglia di ricavi. Se hai aperto la partita IVA in regime forfettario — o stai pensando di farlo — questa guida ti spiega in modo tecnico e operativo come emettere correttamente le tue fatture elettroniche nel 2026: dal codice natura N2.2 al codice regime fiscale RF19, dall’imposta di bollo alla rivalsa INPS, fino alla conservazione decennale.

Questo articolo NON è una guida generale al regime forfettario (ne esistono già molte): è una guida tecnica focalizzata sugli adempimenti specifici della fattura elettronica per forfettari.

L’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari: la norma

L’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica ai forfettari è avvenuta progressivamente:

  • Dal 1° luglio 2022: obbligo per forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell’anno precedente.
  • Dal 1° gennaio 2024: obbligo per TUTTI i forfettari, senza soglia di ricavo. Anche chi ha ricavi sotto i 25.000 euro o è nel suo primo anno di attività deve emettere fattura elettronica via SDI.

Il riferimento normativo è l’art. 1 c. 1109 della L. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021), che ha esteso l’obbligo introdotto dal D.Lgs. 127/2015 anche ai soggetti in regime forfettario (art. 1 cc. 54-89, L. 190/2014).

Per la guida completa al sistema di fatturazione elettronica, consulta il nostro: Pillar fatturazione elettronica 2026.

Il codice natura N2.2: cos’e e perche il forfettario lo usa

Nel tracciato XML della fattura elettronica (FatturaPA v1.2.2), quando un’operazione non è soggetta a IVA, è obbligatorio indicare il codice natura IVA che spiega perché l’IVA non è applicata. Per il regime forfettario il codice corretto è:

N2.2 — Non soggette ad IVA — altri casi

La definizione completa è: operazioni “non soggette ad IVA ai sensi dell’art. 1, commi 54-89, Legge 23 dicembre 2014, n. 190” (Legge Stabilità 2015 istitutiva del regime forfettario). Si tratta di operazioni che non rientrano nel campo di applicazione dell’IVA in quanto il soggetto emittente è in regime di franchigia.

Nella fattura elettronica XML:

  • Campo AliquotaIVA: valorizzato con 0.00
  • Campo Natura: valorizzato con N2.2

Errori comuni da evitare:

  • Usare N4 (esente): errato, N4 è per operazioni esenti IVA (sanitarie, assicurative, finanziarie), non per il forfettario.
  • Usare N2.1: errato, N2.1 è per servizi a privati extra-UE (art. 7-bis DPR 633/72).
  • Lasciare il campo natura vuoto: lo SDI scarterà la fattura con errore di validazione.

Il codice regime fiscale RF19

Nel tracciato XML FatturaPA il campo RegimeFiscale nell’header identifica il regime IVA del soggetto emittente. Per il regime forfettario il valore corretto è:

RF19 — Regime forfettario (art. 1, cc. 54-89, L. 190/2014)

Questo codice va inserito nell’elemento DatiGeneraliDocumento/DatiTrasmissione del file XML ed è fisso per tutte le fatture emesse da chi opera in regime forfettario. Insieme a N2.2, è il secondo elemento «obbligatorio» che distingue la fattura elettronica del forfettario da quella degli altri contribuenti.

Un software di fatturazione correttamente configurato per il forfettario inserisce automaticamente RF19 in tutte le fatture emesse, senza che tu debba farlo manualmente ogni volta.

La dicitura obbligatoria sulla fattura: esenzione IVA

Oltre ai campi XML, la fattura elettronica del forfettario deve contenere — nel campo Descrizione o come annotazione nel documento — la dicitura obbligatoria che spiega al cliente perché non è indicata l’IVA:

Dicitura obbligatoria (testo consigliato):
“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, comma 54-89, L. 190/2014 — Regime forfettario. Operazione non soggetta ad IVA.”

Questa dicitura risponde all’obbligo informativo verso il cliente (che potrebbe chiedersi perché non riceve una fattura con IVA) e costituisce la motivazione giuridica della non applicazione dell’imposta.

L’imposta di bollo sulle fatture forfettario: 2 euro sopra 77,47 euro

Poiché le fatture del forfettario non espongono IVA, si applica l’imposta di bollo di 2 euro per le fatture di importo superiore a 77,47 euro. La regola:

  • Importo fattura fino a 77,47 euro: nessun bollo.
  • Importo fattura superiore a 77,47 euro: bollo virtuale di 2 euro.

Come si gestisce nella fattura elettronica:
Nella fattura XML il bollo va indicato nel campo DatiBollo con il valore SI e l’importo 2.00. Il bollo viene normalmente addebitato al cliente aggiungendo 2 euro al totale della fattura (o concordando che sia a carico del forfettario).

Versamento dell’imposta di bollo:

  • Versamento trimestrale: l’Agenzia delle Entrate calcola automaticamente il bollo dovuto sulle fatture elettroniche e lo mette a disposizione nell’area riservata. Il versamento avviene tramite F24 con codici tributo da 2521 a 2524 (per trimestre), entro il 20 del mese successivo al trimestre (20 aprile, 20 luglio, 20 ottobre, 31 gennaio).
  • Versamento annuale: se il bollo complessivo dell’anno è inferiore a 5.000 euro, è possibile versarlo in un’unica soluzione entro il 16 marzo dell’anno successivo.

Rivalsa INPS 4%: quando e come inserirla in fattura

I forfettari iscritti alla Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa previdenziale propria) hanno la facoltà — non l’obbligo — di addebitare al cliente la rivalsa INPS del 4% sull’imponibile della fattura (art. 1 c. 212, L. 662/1996).

Se si esercita la rivalsa:

  • Si aggiunge una riga in fattura con descrizione “Contributo previdenziale 4% (rivalsa INPS ex art. 1 c. 212 L. 662/1996)” e importo pari al 4% dell’imponibile.
  • La rivalsa è soggetta a bollo (se la fattura totale supera 77,47 euro, il bollo si calcola sull’importo complessivo inclusa la rivalsa).
  • La rivalsa NON è soggetta a IVA (il codice natura rimane N2.2 anche sulla riga rivalsa).

I forfettari iscritti a una cassa professionale (Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI, Cassa Forense, ecc.) applicano invece le aliquote della propria cassa, che variano da cassa a cassa, con modalità di addebito disciplinate dagli statuti delle singole casse.

L’esterometro: i forfettari sono esonerati

I soggetti in regime forfettario sono esonerati dall’esterometro (comunicazione delle operazioni transfrontaliere tramite SDI con codice destinatario XXXXXXX). L’esonero è applicabile dal 2024 anche per i forfettari che hanno superato la soglia di 25.000 euro e che prima erano obbligati alla fatturazione elettronica.

In pratica: se come forfettario presti servizi a un cliente estero (UE o extra-UE), puoi emettere una fattura cartacea o in formato libero (la trasmissione SDI non è obbligatoria per queste operazioni). Tuttavia, molti software permettono di emettere anche queste fatture via SDI come buona prassi.

Errori SDI tipici del forfettario e come evitarli

I codici di errore SDI più frequenti per i forfettari:

  • Errore 00400 (XML non conforme): il file XML non rispetta il tracciato FatturaPA v1.2.2. Cause comuni: campi obbligatori mancanti, codici non validi nel campo Natura.
  • Errore 00401 (Codice fiscale destinatario errato): il codice fiscale o P.IVA del cliente non corrisponde all’Anagrafe Tributaria. Verifica il CF prima di emettere.
  • Errore 00420 (Natura obbligatoria per aliquota 0%): hai messo aliquota IVA 0.00 ma hai lasciato il campo Natura vuoto o con un valore non valido. Inserisci N2.2.

Un software correttamente configurato per il forfettario pre-valida questi campi prima della trasmissione, riducendo drasticamente la probabilità di scarto.

Conservazione delle fatture: l’obbligo decennale

L’obbligo di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche si applica anche ai forfettari: le fatture vanno conservate per 10 anni (art. 2220 c.c. e D.Lgs. 127/2015).

Le opzioni disponibili:

  • Servizio gratuito Agenzia delle Entrate: l’AdE offre un servizio di conservazione gratuito fino a 15 anni, con adesione tramite accordo di servizio nell’area riservata Fatture e Corrispettivi. È tecnicamente valido ma non offre funzionalità avanzate.
  • Conservazione inclusa nel software: i software di fatturazione professionali includono spesso la conservazione nel canone annuale. È la soluzione più comoda: fatture emesse e conservate in un unico ambiente.

Attenzione al cambio software: se cambi software, verifica cosa succede alle fatture già conservate. Dovresti poter scaricare gli archivi di conservazione o trasferirli al nuovo provider. Un software con conservazione proprietaria senza possibilità di export crea un lock-in pericoloso.

Per chi valuta un software dedicato per forfettari con conservazione inclusa e prezzo stabile: guarda il confronto dei top 5 software fatturazione 2026.

Sanzioni per omessa o tardiva fatturazione e ravvedimento operoso

Anche il forfettario è soggetto alle sanzioni previste per omessa o tardiva fatturazione elettronica:

  • Sanzione minima: 250 euro per omessa fattura
  • Sanzione massima: 90% dell’IVA non documentata (per i forfettari che non applicano IVA, il parametro di riferimento è l’imposta che si sarebbe dovuta applicare se fossero stati soggetti ordinari)

Ravvedimento operoso 2026 (per regolarizzare prima di un accertamento):

  • Entro 30 giorni: 1/10 della sanzione minima = 25 euro
  • Entro 90 giorni: 1/9 della sanzione minima
  • Entro 1 anno: 1/8 della sanzione minima
  • Oltre 2 anni: 1/6 della sanzione minima

Il versamento avviene tramite F24. È sempre conveniente regolarizzare prima di eventuali verifiche fiscali.

Come scegliere il software: cosa cercare per il forfettario

Per un forfettario, il software ideale deve:

  • Pre-configurare automaticamente N2.2, RF19, bollo virtuale 2 euro, rivalsa INPS 4% (opzionale).
  • Calcolare automaticamente il bollo dovuto trimestrale e ricordarti le scadenze.
  • Gestire il Sistema Tessera Sanitaria (se sei un professionista sanitario).
  • Includere la conservazione decennale nel canone senza extra fee.
  • Avere un prezzo stabile: evita software che aumentano il canone al rinnovo.

Configurare tutto manualmente aumenta il rischio di errori e scarti SDI. Fatturazioneitalia.it (soluzione del gruppo BeSmart srl, partner di Centro Fiscale) è pre-configurato zero-config per il regime forfettario con prezzo bloccato 3 anni. Per un confronto completo delle opzioni disponibili, leggi: Migliori software fatturazione elettronica 2026: confronto top 5.

Step-by-step: dalla apertura P.IVA alla prima fattura SDI

  1. Apertura partita IVA in regime forfettario: codice ATECO corretto, apertura telematica tramite CAF o professionista.
  2. Scelta e configurazione del software: verifica che il software gestisca nativamente N2.2, RF19, bollo. Attiva l’adesione al servizio di conservazione (AdE gratuito o incluso nel software).
  3. Prima fattura: inserisci i dati del cliente (P.IVA o CF, codice destinatario o PEC per la trasmissione SDI). Il software compila automaticamente N2.2, RF19, bollo se pertinente.
  4. Trasmissione SDI: il software invia il file XML all’SDI. Riceverai una ricevuta di consegna (o notifica di scarto se ci sono errori).
  5. Monitoraggio bollo trimestrale: controlla nell’area riservata AdE l’importo del bollo calcolato e versa entro le scadenze.
  6. Conservazione: verifica che il software stia effettivamente conservando le fatture o che l’adesione al servizio AdE sia attiva.

FAQ: fatturazione elettronica forfettario 2026

Devo usare il codice N2.2 per TUTTE le mie fatture come forfettario?
Si, per tutte le fatture emesse in qualità di forfettario in Italia. L’unica eccezione riguarda le fatture a clienti esteri: per queste puoi emettere fattura fuori SDI (o via SDI con codice destinatario XXXXXXX), ma il codice natura rimane N2.2 perché sei sempre in regime forfettario.

Cosa succede se emetto una fattura senza indicare N2.2?
La fattura verrà scartata dallo SDI con codice errore 00420 (aliquota 0% senza natura). Hai 5 giorni dalla notifica di scarto per ri-emettere la fattura corretta con la stessa data e numero. Se superi i 5 giorni, si configura un’omessa fatturazione con rischio di sanzione.

Il bollo si applica anche se la mia fattura è inferiore a 77,47 euro?
No. Il bollo di 2 euro si applica solo per fatture di importo superiore a 77,47 euro. Puoi emettere fatture per importi inferiori senza bollo.

Sono un medico in regime forfettario: devo inviare i dati al Sistema TS?
Si. L’obbligo di trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria vale indipendentemente dal regime fiscale (forfettario o ordinario). Se emetti prestazioni sanitarie detraibili, devi inviare i dati al Sistema TS. Per approfondire: Fatturazione Sistema Tessera Sanitaria 2026.

Posso passare al regime ordinario a meta anno? Cosa succede alle fatture emesse?
Il passaggio al regime ordinario avviene di norma dall’inizio dell’anno successivo (se si superano i limiti di ricavo o si perde un requisito). Le fatture emesse durante il periodo forfettario con N2.2 e RF19 rimangono valide: dal cambio di regime si applicano le regole ordinarie IVA.

Hai dubbi sulla tua situazione? Centro Fiscale offre consulenza personalizzata per forfettari: contattaci via WhatsApp al 366 6018121 o via email a info@centrofiscale.com. Scopri anche la nostra recensione di Fatturazioneitalia.it, il software con prezzo bloccato 3 anni consigliato per i forfettari.

Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 09:00:002026-08-17 10:17:58Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti
Fatture in Cloud, Finanza & Servizi, Software Fatturazione Elettronica

Fatture in Cloud: recensione completa 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Fatture in Cloud e’ uno dei software di fatturazione elettronica piu’ diffusi in Italia, con oltre 500.000 partite IVA iscritte. In questa recensione aggiornata al 2026 analizziamo pro, contro, prezzi dei piani disponibili e le principali integrazioni con banche, commercialisti e piattaforme e-commerce, per aiutarti a capire se e’ la scelta giusta per la tua attivita’.

Cosa e’ Fatture in Cloud

Fatture in Cloud (FIC) e’ un gestionale per la fatturazione elettronica sviluppato da TeamSystem, gruppo italiano leader nel software gestionale per PMI e professionisti. Il servizio e’ interamente cloud-based, accessibile da browser e app mobile (iOS e Android), senza necessita’ di installazione locale.

Rispetto ad altri software del mercato, FIC si distingue per l’interfaccia semplice e intuitiva, pensata anche per chi non ha competenze contabili, e per la completezza delle funzionalita’ disponibili anche nel piano base.

Piani e prezzi 2026

Fatture in Cloud offre tre piani principali, con fatturazione annuale o mensile. I prezzi indicati si riferiscono alla fatturazione annuale, che garantisce uno sconto rispetto al mensile.

PianoPrezzo annuale (IVA esclusa)Fatture/annoCaratteristiche principali
Standardda circa 60-80 euro/annoIllimitateFatturazione elettronica, prima nota, app mobile
Premiumda circa 120-160 euro/annoIllimitateStandard + scadenziario, collegamento banca, report avanzati
Proda circa 200-250 euro/annoIllimitatePremium + gestione magazzino, commesse, multi-utente

Nota: i prezzi esatti possono variare in base alle promozioni attive e al numero di utenti aggiuntivi. Prima di acquistare, verifica sempre il listino aggiornato sul sito ufficiale di Fatture in Cloud. E’ disponibile una prova gratuita di 14 giorni per tutti i piani.

Funzionalita’ principali

Fatturazione elettronica e conservazione

FIC gestisce l’intero ciclo della fattura elettronica: creazione, firma digitale, invio allo SDI (Sistema di Interscambio), ricezione delle notifiche di accettazione o scarto. La conservazione sostitutiva a norma di legge e’ inclusa in tutti i piani per 10 anni, un elemento importante per la compliance normativa.

Integrazione con le banche

Dal piano Premium in su, Fatture in Cloud permette il collegamento con il conto corrente bancario tramite open banking PSD2. Una volta connesso, il software importa automaticamente i movimenti di conto e propone la riconciliazione con le fatture emesse e ricevute. E’ supportata la maggior parte delle banche italiane e alcune banche online (Qonto, N26 Business, BBVA).

Collaborazione con il commercialista

Una delle funzionalita’ distintive di FIC e’ la modalita’ di condivisione con il commercialista: puoi invitare il tuo consulente fiscale ad accedere al tuo account con permessi personalizzati. Il commercialista puo’ esportare la prima nota, visualizzare le fatture e scaricare i file necessari per la dichiarazione dei redditi senza che tu debba inviare manualmente documenti.

E-commerce e integrazioni

FIC si integra con le principali piattaforme e-commerce italiane e internazionali: WooCommerce, Shopify, Amazon, eBay. L’integrazione permette di emettere automaticamente le fatture elettroniche per ogni ordine ricevuto, riducendo il lavoro manuale. Sono disponibili anche connettori con CRM (HubSpot, Salesforce) e strumenti di pagamento (Stripe, PayPal).

Fatture in Cloud per forfettari

Per le partite IVA in regime forfettario, il piano Standard e’ in genere sufficiente. FIC gestisce correttamente:

  • L’emissione di fatture senza IVA con dicitura regime forfettario
  • L’invio allo SDI con il codice fiscale del cliente per privati
  • Il tracciamento dei ricavi annuali con avviso al raggiungimento della soglia degli 85.000 euro
  • La generazione del file XML conforme alle specifiche AdE

Il costo annuale del piano Standard e’ competitivo rispetto ad altri software del mercato. E’ disponibile anche una versione gratuita con funzionalita’ limitate (max 5 fatture/mese), adatta a chi e’ appena partito e ha pochi clienti.

Pro e contro di Fatture in Cloud

Pro

  • Interfaccia semplice — intuitiva anche per chi non ha familiarita’ con la contabilita’
  • Prova gratuita 14 giorni — senza carta di credito per tutti i piani
  • Conservazione 10 anni inclusa — nessun costo aggiuntivo per la conservazione sostitutiva
  • App mobile completa — emissione fatture da smartphone con firma del cliente
  • Integrazione banca open banking — riconciliazione automatica dei movimenti
  • Supporto commercialista — modalita’ collaborazione nativa
  • Ecosistema TeamSystem — integrazione con altri prodotti della suite se si scala

Contro

  • Prezzo non trasparente — il listino e’ spesso soggetto a promozioni, difficile capire il prezzo definitivo senza un preventivo
  • Alcune funzioni solo da piano Premium in su — il collegamento banca e’ assente nel piano Standard
  • Assistenza telefonica non sempre immediata — i tempi di risposta del supporto possono allungarsi nei periodi di punta
  • Limite utenti nel piano base — utente singolo; aggiungere collaboratori ha un costo extra

Confronto con i principali concorrenti

Per un confronto diretto tra Fatture in Cloud, Fatturazione Italia, Aruba e altri software del mercato, consulta la nostra guida completa ai software di fatturazione elettronica 2026. Per chi vuole valutare i migliori software in una tabella riepilogativa, trovi anche il nostro confronto diretto 2026.

Fatture in Cloud fa al caso tuo?

Fatture in Cloud e’ una scelta solida per:

  • Partite IVA forfettarie che cercano un software affidabile con buona interfaccia
  • PMI che hanno bisogno di gestione magazzino e commesse (piano Pro)
  • Chi lavora con un commercialista e vuole semplificare la condivisione dei dati
  • E-commerce che necessitano di fatturazione automatizzata per ordini online

Se invece cerchi un’alternativa con prezzo bloccato nel tempo e pensata specificamente per il mercato italiano dei CAF e dei forfettari, potresti valutare Fatturazione Italia, sviluppata da BeSmart con un modello di pricing trasparente a lungo termine.

Domande frequenti

Fatture in Cloud e’ adatto al regime forfettario?

Si’, il software gestisce correttamente le fatture in regime forfettario, incluse le diciture obbligatorie sull’esenzione IVA e il bollo virtuale per fatture superiori a 77,47 euro. Il piano Standard e’ sufficiente per la maggior parte dei forfettari.

Quanti anni conserva le fatture Fatture in Cloud?

La conservazione sostitutiva a norma di legge e’ inclusa in tutti i piani per 10 anni, in linea con i requisiti del Codice Civile (art. 2220) e delle norme fiscali italiane.

Posso integrare Fatture in Cloud con WooCommerce?

Si’, FIC offre un plugin ufficiale per WooCommerce che automatizza l’emissione della fattura elettronica per ogni ordine completato. L’integrazione e’ disponibile a partire dal piano Standard.

Qual e’ la differenza tra Fatture in Cloud e Danea Easyfatt?

Danea Easyfatt e’ un software installato in locale (PC Windows), storico nel mercato italiano, con funzionalita’ avanzate di magazzino. Fatture in Cloud e’ interamente cloud, piu’ adatto a chi lavora da piu’ dispositivi o luoghi diversi. Danea si adatta meglio a negozi fisici con grandi listini prodotti, FIC a professionisti e attivita’ di servizi.

Luglio 8, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-08 08:30:002026-06-02 08:13:02Fatture in Cloud: recensione completa 2026
Conti Business (Partita IVA), Conti Correnti e Banche Online, Finanza & Servizi, Hype Business

Recensione Hype Business: cosa offre nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Hype Business 2026: Recensione Completa con Piani, Prezzi e IBAN Italiano

Hype Business è il conto corrente digitale per partite IVA e freelance di Banca Sella, uno dei maggiori istituti bancari italiani. A differenza di molti competitor digitali (N26 con IBAN tedesco, Revolut con IBAN lituano), Hype Business offre un IBAN italiano (IT), il che risolve molti dei problemi pratici che i liberi professionisti incontrano con i conti esteri. In questa recensione aggiornata al 2026 analizziamo piani, costi, funzionalità e per chi è davvero adatto.

Questo articolo fa parte del nostro Hub Conti Correnti Business per Partita IVA: Conto corrente business per partita IVA: quale aprire nel 2026.

Chi è Hype Business: Banca Sella e il conto digitale

Hype è il servizio di pagamenti digitali lanciato da Banca Sella nel 2015, destinato ai privati. La versione Hype Business è stata introdotta successivamente per rispondere alla domanda di conti digitali dedicati ai professionisti con partita IVA.

Il grande vantaggio di Hype Business rispetto ai competitor puramente digitali è la solidità della casa madre: Banca Sella è una banca italiana con oltre 150 anni di storia, sede a Biella, e una rete capillare di sportelli (anche se Hype Business è gestito interamente via app). Questo si traduce in maggiore affidabilità percepita e nell’IBAN italiano.

I piani Hype Business nel 2026: tabella dei costi

PianoCosto mensileCaratteristiche principali
Hype Business FreeGratuitoIBAN IT, carta Mastercard, bonifici SEPA, statistiche spese, supporto chat
Hype Business Premium9,90 euro/meseTutto il Free + prelievi illimitati, assicurazioni viaggi, cashback, priorità supporto, carte virtuali illimitate, MAV/RAV

Prezzi indicativi al 2026. Verifica sempre le condizioni aggiornate sul sito ufficiale hype.it prima di aprire il conto.

L’IBAN italiano: il grande vantaggio di Hype Business

Il punto di forza più importante di Hype Business rispetto a molti competitor è l’IBAN con prefisso IT (italiano), emesso da Banca Sella. Questo significa:

  • Accettato da tutti gli operatori italiani (utenze, enti pubblici, comuni, PA) senza problemi
  • Domiciliazione bancaria senza eccezioni: puoi domiciliare bollette, tributi e qualsiasi addebito ricorrente
  • Compatibile con i sistemi di pagamento MAV/RAV: pagamenti tipicamente italiani che molte banche digitali estere non supportano
  • Percepito come conto bancario italiano da clienti e fornitori che potrebbero avere dubbi sugli IBAN esteri

MAV e RAV: cosa sono e perché contano per i professionisti

Il MAV (Mediante Avviso) e il RAV (Riscossione mediante Avviso) sono due sistemi di pagamento tipicamente italiani usati per bollette, rette scolastiche, contributi previdenziali di alcune casse, e altri pagamenti verso enti. Hype Business Premium supporta il pagamento di MAV e RAV direttamente dall’app, il che è un vantaggio concreto per chi riceve spesso questi avvisi di pagamento.

Hype Business e il regime forfettario

Hype Business è compatibile con il regime forfettario e con qualsiasi regime fiscale per partite IVA persone fisiche. L’apertura del conto richiede il numero di partita IVA.

Cosa può fare un forfettario con Hype Business:

  • Ricevere i pagamenti dei clienti tramite bonifico (IBAN IT, nessun problema)
  • Pagare le spese aziendali con la carta Mastercard
  • Pagare MAV e RAV (con piano Premium)
  • Emettere carte virtuali per acquisti online
  • Consultare le statistiche delle spese per categoria

Cosa non può fare (ancora) con Hype Business:

  • Pagare l’F24 direttamente dall’app (il pagamento F24 non è supportato — i forfettari devono usare la delega tramite commercialista o altro conto bancario abilitato)
  • Gestire la contabilità in modo integrato (non ha connettori diretti con i software di fatturazione)
  • Eseguire operazioni allo sportello fisico (è un conto 100% digitale)

Pro e contro di Hype Business nel 2026

PRO di Hype Business

  • IBAN italiano: nessun problema con enti pubblici, domiciliazioni, operatori italiani
  • Piano gratuito disponibile con funzionalità di base complete
  • Banca Sella dietro: solidità di un istituto bancario italiano centenario
  • Depositi garantiti fino a 100.000 euro dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) italiano
  • MAV/RAV supportati nel piano Premium
  • Apertura rapida online con riconoscimento video
  • App semplice e intuitiva con statistiche spese
  • Carte virtuali per gli acquisti online sicuri

CONTRO di Hype Business

  • Nessun supporto F24 diretto dall’app
  • Solo per persone fisiche con P.IVA (no SRL, no società di capitali)
  • Funzionalità business limitate: non ha strumenti di gestione team, multi-utente o contabilità avanzata
  • Piano Premium a 9,90 euro/mese è nella fascia medio-alta per un conto con funzionalità di base
  • Supporto clienti solo digitale (chat e email, nessuno sportello)
  • Cashback non incluso nel piano Free (presente nel Premium con condizioni variabili)

Confronto Hype Business vs N26 Business nel 2026

CaratteristicaHype BusinessN26 Business
IBANIT (italiano) – Banca SellaDE (tedesco)
Piano gratuitoSì (Free)Sì (Standard)
Costo piano base premium9,90 euro/mese (Premium)4,90 euro/mese (Smart)
Pagamento F24NoNo
MAV/RAVSì (Premium)No
CashbackVariabile (Premium)0,1% (tutti i piani)
Garanzia depositiFITD italiano (100k)Fondo tedesco (100k)
Banca madreBanca Sella (IT)N26 Bank (DE)

Per chi è adatto Hype Business nel 2026

Hype Business è la scelta giusta se:

  • Vuoi un IBAN italiano senza complicazioni con enti pubblici e domiciliazioni
  • Preferisci la solidità di una banca italiana (Banca Sella) rispetto a una neobanca estera
  • Hai bisogno di pagare MAV e RAV frequentemente
  • Sei un libero professionista o freelance (non una società)
  • Cerchi un conto gratuito per gestire incassi e spese di base

Non è adatto se sei una società (SRL o altra forma societaria), se hai bisogno di pagare l’F24 direttamente dal conto, o se cerchi funzionalità avanzate di gestione aziendale (team, contabilità integrata, multi-valuta).

Domande frequenti su Hype Business

Hype Business è sicuro? I soldi sono al sicuro?

Sì. Hype Business è un servizio di Banca Sella, banca italiana vigilata dalla Banca d’Italia e dalla BCE. I depositi sono protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) italiano fino a 100.000 euro per depositante. Questa garanzia è la stessa che offrono le banche tradizionali italiane.

Posso aprire Hype Business senza essere già cliente Hype personale?

Sì. Hype Business si apre indipendentemente dal conto Hype personale. Puoi averli entrambi o solo il Business. L’apertura avviene tramite l’app Hype Business (separata dall’app Hype personale) con riconoscimento del documento e del numero di partita IVA.

Hype Business è adatto per una P.IVA con regime forfettario?

Assolutamente sì. Hype Business è pensato per le persone fisiche con partita IVA, indipendentemente dal regime fiscale. I forfettari lo usano con successo per ricevere pagamenti e gestire le spese. Per i pagamenti F24 (contributi INPS, imposte sostitutive) sarà necessario usare un canale alternativo (commercialista, Poste, altra banca).

Conclusione

Hype Business nel 2026 si distingue per l’IBAN italiano e la solidità di Banca Sella. Per chi cerca un conto gratuito o a basso costo con le caratteristiche di una banca italiana — senza rinunciare alla comodità digitale — è una delle opzioni più valide sul mercato per freelance e partite IVA.

Per un confronto completo con tutte le opzioni disponibili, consulta il nostro Hub Conti Business per Partita IVA: Conto corrente business per partita IVA: quale aprire nel 2026. Per la gestione fiscale della tua attività da libero professionista, il CAF Centro Fiscale di Udine è sempre a tua disposizione.

Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 17:00:002026-06-02 08:12:59Recensione Hype Business: cosa offre nel 2026
Qonto

Qonto Multi-utente 2026: Gestire un Team con Piu Carte e Permessi

regime forfettario partita iva

Gestire un team aziendale con un solo conto bancario e una sola carta condivisa e una delle situazioni piu frustranti per un imprenditore italiano. Il commerciale che deve pagare un cliente in trasferta chiede continuamente i dati della carta. Il marketing manager che vuole rinnovare l’abbonamento a Meta Ads aspetta l’autorizzazione del titolare. Il commercialista che ha bisogno di scaricare gli estratti conto deve farsi mandare le credenziali via email (con tutti i rischi di sicurezza che ne derivano). E quando arriva il momento di ricostruire chi ha speso cosa, ci si ritrova davanti a centinaia di transazioni con descrizioni generiche, senza modo di capire quale dipendente ha autorizzato cosa.

In questa guida vediamo come la funzione multi-utente di Qonto permette di gestire un team con piu carte fisiche e virtuali, ruoli e permessi differenziati, workflow di approvazione spese e tracking individuale per ogni dipendente. La guida e pensata per SRL, studi professionali e aziende strutturate che hanno superato la fase del titolare unico e vogliono distribuire la responsabilita finanziaria mantenendo controllo, sicurezza e tracciabilita. Vedremo i piani Qonto che includono il multi-utente, i 5 ruoli disponibili, come invitare un utente, le carte aggiuntive per dipendenti, il workflow di approvazione e tre casi d’uso reali.

DISCLOSURE – Trasparenza e onesta intellettuale

Questo articolo contiene link sponsorizzati a Qonto (banca digitale francese autorizzata Banque de France, operante in Italia tramite IBAN italiano IT). Se apri un conto tramite i nostri link, potremmo ricevere una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Questo non influenza il contenuto della guida: presentiamo Qonto come una scelta in evidenza per la gestione di team aziendali, ma indichiamo anche alternative (Revolut Business Team, Soldo, Pleo, banche tradizionali con servizi corporate) per casi specifici. CAF Centro Fiscale non e partner ufficiale Qonto e non e responsabile dei rapporti contrattuali tra te e la banca. Verifica sempre condizioni, prezzi e funzionalita aggiornate sul sito ufficiale qonto.com prima di sottoscrivere.

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Fino a 15 utenti con ruoli differenziati (Owner, Admin, Manager, Employee, Accountant), carte fisiche e virtuali per ogni dipendente, workflow di approvazione spese, tracking individuale e accesso dedicato per il commercialista. Piani Team da 29 EUR/mese con tutto incluso.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’e la funzione multi-utente Qonto
  2. Piani Qonto che includono multi-utente
  3. Ruoli e permessi: i 5 livelli di accesso
  4. Come invitare un utente nel team
  5. Carte aggiuntive per dipendenti
  6. Workflow di approvazione spese
  7. Tracking spese per dipendente
  8. Casi d’uso: SRL, studio professionale, e-commerce
  9. Costi del multi-utente Qonto
  10. FAQ: domande frequenti

Cos’e la funzione multi-utente Qonto

La funzione multi-utente di Qonto consente al titolare di un conto business di aggiungere altri membri del team all’account aziendale, assegnando a ciascuno un ruolo specifico con permessi differenziati. Ogni utente accede al conto con le proprie credenziali (email + password personali, autenticazione a due fattori via app Qonto), vede solo le funzioni che il suo ruolo gli consente e lascia una traccia individuale di ogni operazione effettuata.

Differenza rispetto alla condivisione di credenziali

Molte piccole aziende italiane gestiscono ancora il conto business condividendo username e password tra titolare, soci e dipendenti. Questa pratica e vietata dalla maggior parte delle banche, viola il GDPR (le credenziali sono dati personali) ed espone l’azienda a rischi enormi: se un dipendente viene licenziato, dovete cambiare la password e tutti gli altri perdono l’accesso. Se qualcuno fa un’operazione sospetta, non si capisce chi sia stato. Se il dispositivo del dipendente viene compromesso, l’intero conto e a rischio.

Il multi-utente Qonto risolve tutti questi problemi: ogni persona ha credenziali proprie, accede solo alle funzioni autorizzate, lascia un audit trail di ogni operazione e puo essere disattivata in pochi secondi quando lascia l’azienda – senza che gli altri utenti perdano l’accesso.

Funzioni principali del multi-utente Qonto

Riassumiamo cosa permette di fare il multi-utente nei piani Qonto Team:

  • Inviti via email con configurazione del ruolo prima dell’attivazione
  • 5 ruoli predefiniti (Owner, Admin, Manager, Employee, Accountant) con permessi granulari
  • Carte fisiche e virtuali aggiuntive con limiti personalizzati per ogni utente
  • Workflow di approvazione spese con doppia firma per importi sopra una soglia
  • Audit trail completo: chi ha fatto cosa, quando, da quale dispositivo
  • Tracking spese individuale: report per dipendente, categoria, fornitore
  • Disattivazione utente in un click (con blocco automatico delle carte associate)
  • Accesso dedicato commercialista con permessi solo lettura su tutte le aree

Piani Qonto che includono multi-utente

Non tutti i piani Qonto includono il multi-utente: la capienza in numero di utenti e una delle leve di pricing principali. Vediamo i piani disponibili nel 2026 e le caratteristiche di ciascuno. Verifica sempre i prezzi aggiornati sul sito ufficiale qonto.com perche possono variare in base a promozioni e a piani locali italiani.

Piano Solo: 1 utente (titolare)

Il piano Solo e pensato per liberi professionisti, freelance e ditte individuali che operano da soli. Include un solo utente (il titolare), una carta fisica e una virtuale, IBAN italiano, fatturazione elettronica nazionale, F24 telematico. Non include il multi-utente, quindi se prevedi di assumere collaboratori dovrai fare un upgrade. Costo indicativo da 9-12 EUR/mese per il piano base, fino a 25-30 EUR/mese per la versione premium.

Piano Smart Team: fino a 4 utenti

Il piano Smart Team e l’entry-level per le aziende: include fino a 4 utenti, ognuno con una carta fisica gratuita e carte virtuali illimitate. Permette di configurare ruoli base (Owner, Admin, Employee), gestire i limiti di spesa e l’accesso dedicato per il commercialista. Costo indicativo intorno a 29-39 EUR/mese. E’ adatto a piccole SRL con 2-4 soci/dipendenti, studi associati, agenzie di marketing in fase di startup.

Piano Premium Team: fino a 15 utenti

Il piano Premium Team e il piano top per il segmento PMI: include fino a 15 utenti, tutti i ruoli (Owner, Admin, Manager, Employee, Accountant), workflow di approvazione spese avanzato, multi-valuta EUR/USD/GBP, integrazione completa con software contabili e gestionali, supporto prioritario, account manager dedicato. Costo indicativo intorno a 99-149 EUR/mese. E’ la scelta naturale per SRL strutturate con 5-15 dipendenti, e-commerce in scaling, agenzie consolidate.

Piani Essential e Business: capienza intermedia

Tra Smart Team e Premium Team esistono piani intermedi (denominazioni che possono variare nel tempo) come Essential e Business che offrono 5-10 utenti con prezzo crescente. La logica Qonto e progressiva: piu utenti aggiungi, piu funzioni avanzate ottieni (transfer SEPA Instant, bonifici esteri SWIFT, multi-valuta, integrazioni Premium con Sage e Cegid). Verifica il listino aggiornato perche Qonto cambia periodicamente nomi e bundle.

Aggiungere utenti extra: cosa succede al limite

Se sei vicino al limite di utenti del tuo piano, Qonto offre due opzioni: upgrade al piano superiore (es. da Smart Team 4 utenti a Essential 5 utenti) oppure aggiunta di utenti extra con costo unitario (intorno a 5-9 EUR per utente aggiuntivo). La seconda opzione conviene se devi aggiungere 1-2 utenti, mentre l’upgrade conviene se prevedi crescita continua. Calcola sempre il break-even.

Ruoli e permessi: i 5 livelli di accesso

La forza del multi-utente Qonto sta nei ruoli predefiniti con permessi granulari. Ogni ruolo determina cosa l’utente puo vedere, fare e autorizzare. Vediamo i 5 ruoli disponibili dal piu potente al piu limitato.

1. Owner (proprietario)

L’Owner e il titolare del conto, tipicamente l’amministratore della SRL o il legale rappresentante. Ha accesso completo a tutte le funzioni: gestione utenti, modifica piano, chiusura conto, approvazione di tutte le spese, accesso ai documenti contrattuali. Puo essere uno solo per conto. Se cambi il legale rappresentante della societa, devi contattare Qonto per aggiornare l’Owner attraverso una procedura formale (con visura camerale aggiornata).

2. Admin (gestione completa)

L’Admin ha permessi quasi pari all’Owner ma non puo chiudere il conto ne modificare il piano in autonomia. Tipicamente e il CFO o socio operativo: gestisce la liquidita aziendale, autorizza bonifici, invita nuovi utenti, configura i workflow di approvazione, accede a tutti i report finanziari. Si possono nominare piu Admin (utile in SRL con 2-3 soci che vogliono parita di accesso). Le operazioni piu sensibili (es. bonifici sopra una soglia) possono richiedere doppia firma anche tra Admin.

3. Manager (gestione pagamenti)

Il Manager e un ruolo intermedio: puo effettuare bonifici e pagamenti entro un budget assegnato, gestire le carte del proprio team (es. il responsabile marketing che gestisce le carte virtuali per le campagne Ads), approvare spese di livello inferiore. Non puo invitare nuovi utenti ne accedere ai documenti contrattuali. E’ il ruolo perfetto per responsabili di funzione (marketing manager, head of operations, direttore acquisti) che hanno autonomia di spesa ma non poteri amministrativi.

4. Employee (solo carta)

L’Employee ha l’accesso piu limitato: vede solo le proprie spese effettuate con la carta personale, puo richiedere rimborsi spese, allegare scontrini e fatture alle transazioni. Non vede il saldo del conto, non puo fare bonifici, non vede le spese degli altri. E’ il ruolo per commerciali in trasferta, tecnici di campo, agenti, dipendenti operativi che hanno una carta aziendale per spese specifiche (carburante, pranzi clienti, hotel) ma non devono accedere alla tesoreria.

5. Accountant (solo lettura per commercialista)

L’Accountant e il ruolo dedicato al commercialista esterno: ha accesso in sola lettura a tutti gli estratti conto, transazioni, documenti allegati, ricevute. Puo scaricare i CSV per la prima nota, esportare i dati per il software contabile, vedere le fatture allegate ai bonifici. Non puo fare operazioni dispositive ne modificare nulla. E’ particolarmente prezioso perche elimina la pratica (insicura) di condividere le credenziali del titolare con il commercialista. L’Accountant accede al conto con le sue credenziali e lascia un audit trail separato.

Permessi personalizzabili oltre i ruoli base

Nei piani Premium Team e superiori, Qonto consente di personalizzare i permessi all’interno di ogni ruolo: ad esempio puoi creare un Manager che puo fare bonifici fino a 5.000 EUR senza approvazione e oltre serve la doppia firma di un Admin. Oppure puoi limitare un Employee a poter usare la carta solo presso categorie specifiche (es. solo carburante e ristorazione, escluso e-commerce). Questi permessi avanzati richiedono il piano top.

Come invitare un utente nel team

Aggiungere un nuovo utente al conto Qonto richiede meno di 5 minuti ed e un processo completamente digitale. Vediamo i passaggi.

Passo 1: accesso alla sezione Team

Dall’app Qonto o dal web, l’Owner o un Admin accede al menu “Team” o “Membri” (la dicitura puo variare in base alla lingua dell’interfaccia). Qui vede l’elenco dei membri attuali con il rispettivo ruolo, lo stato (attivo, in attesa di accettazione, sospeso) e le carte associate.

Passo 2: invito via email

Cliccando “Invita un membro” si inserisce nome, cognome ed email personale del nuovo utente (non l’email aziendale generica, deve essere quella personale del dipendente perche le notifiche di sicurezza sono individuali). Si seleziona il ruolo da assegnare (Owner non si puo, gli altri 4 si). Qonto invia un’email di invito al destinatario con un link sicuro.

Passo 3: accettazione e onboarding del nuovo utente

Il nuovo utente clicca sul link, crea la propria password personale, configura l’autenticazione a due fattori (app Qonto su smartphone o SMS), accetta i termini d’uso. In meno di 3 minuti e operativo. Per ruoli che richiedono identificazione (Admin, Manager con poteri di firma), Qonto puo richiedere un video-onboarding KYC con documento d’identita: questo aggiunge 5-10 minuti al processo ma garantisce la conformita normativa.

Passo 4: configurazione carte e limiti

Una volta attivo, l’utente puo (se il ruolo lo prevede) richiedere la propria carta fisica che arriva all’indirizzo aziendale o personale entro 5-7 giorni lavorativi. Nel frattempo puo usare subito una carta virtuale generata istantaneamente per pagamenti online. L’Admin configura i limiti di spesa giornalieri/mensili per quella carta, le categorie autorizzate (es. solo trasporti e ristorazione) e l’area geografica (es. solo UE).

Passo 5: notifica al team

Dopo l’attivazione, e buona pratica notificare al team il nuovo arrivo con una mail interna che spiega il ruolo, le policy aziendali sull’uso della carta, la procedura per richiedere rimborsi spese e i limiti operativi. Qonto offre anche template di policy aziendale scaricabili per chi vuole formalizzare le regole interne.

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Carte aggiuntive per dipendenti

Una delle funzioni piu apprezzate del multi-utente Qonto e la possibilita di emettere carte personalizzate per ogni dipendente con limiti, categorie e durata configurabili. Vediamo le tipologie disponibili.

Carta fisica per ogni utente

Ogni utente del piano Team puo ricevere una carta fisica Mastercard con il proprio nome stampato. Esistono diverse versioni: la One (base, spesso inclusa nel piano), la Plus (con assicurazioni viaggio, costi viaggio rimborso), la X in metallo (top, con concierge e assicurazioni premium). La carta arriva in 5-7 giorni lavorativi all’indirizzo scelto. E’ utilizzabile in tutto il mondo, ATM inclusi (con costi di prelievo variabili in base al piano).

Carta virtuale temporanea

La carta virtuale e generata istantaneamente nell’app Qonto e puo essere usata per pagamenti online (e-commerce, abbonamenti SaaS, advertising digitale). E’ particolarmente utile per:

  • Test di nuovi servizi: crei una carta virtuale dedicata, la usi per il free trial, se non vuoi continuare la blocchi e nessuno puo addebitarti
  • Campagne Ads: una carta virtuale per Meta Ads, una per Google Ads, una per TikTok Ads – tracking spese marketing chirurgico per canale
  • Fornitori a rischio: per pagare un fornitore nuovo o sospetto crei una carta usa-e-getta con limite stretto
  • Sostituzione rapida: se la carta fisica viene rubata, attivi subito una virtuale in 10 secondi

Limiti personalizzati per utente

Ogni carta puo avere limiti differenziati configurabili dall’Admin:

  • Limite giornaliero (es. 200 EUR/giorno per il commerciale, 5.000 EUR/giorno per il responsabile acquisti)
  • Limite mensile (es. 3.000 EUR/mese per il marketing, 500 EUR/mese per i pranzi di rappresentanza)
  • Limite per transazione (es. nessuna transazione singola sopra 1.000 EUR senza approvazione)
  • Categorie escluse (es. niente prelievi ATM, niente acquisti gioco d’azzardo)
  • Aree geografiche (es. solo UE per il commerciale interno, mondo per il sales internazionale)
  • Orari attivi (es. carta attiva solo dalle 8 alle 20 nei giorni lavorativi)

Tutti questi limiti sono modificabili in tempo reale: se il commerciale parte per una trasferta importante, l’Admin alza temporaneamente il limite mensile via app, e quando torna lo riporta al valore originale.

Blocco e disattivazione carte

Se un dipendente perde la carta, puo bloccarla autonomamente dall’app (anche se ha ruolo Employee) e richiederne una sostitutiva. Se un dipendente lascia l’azienda, l’Admin puo disattivare l’utente in 10 secondi e tutte le carte associate vengono bloccate immediatamente. Le transazioni gia autorizzate (es. abbonamenti ricorrenti) non vengono piu addebitate dal mese successivo, evitando code di pagamenti dopo il licenziamento.

Workflow di approvazione spese

Nei piani Premium Team e superiori, Qonto offre un sistema di workflow di approvazione che impone regole automatiche prima che una spesa venga effettivamente eseguita. E’ la differenza tra un’azienda artigianale (chi vuole spende) e un’azienda strutturata (chi spende segue un processo).

Bonifici sopra soglia con doppia firma

L’Owner puo configurare regole come: “ogni bonifico sopra 5.000 EUR richiede l’approvazione di un secondo Admin”. Quando un Admin inserisce un bonifico sopra soglia, il sistema lo mette in stato “in attesa di approvazione” e notifica l’altro Admin via email/push. Solo dopo la seconda firma il bonifico viene eseguito. E’ una pratica standard nelle SRL con 2-3 soci per prevenire frodi interne o errori da fatica (es. firmare un bonifico dopo 14 ore di lavoro).

Approvazione richieste rimborso spese

Quando un Employee usa la carta aziendale, deve allegare la fattura o lo scontrino alla transazione. Il workflow puo richiedere che il responsabile diretto (Manager) approvi la spesa entro X giorni, altrimenti la transazione viene segnalata come “non documentata” nel report mensile. Questo costringe il commerciale a fare la nota spese in tempo reale invece di aspettare fine mese con buste piene di scontrini stropicciati.

Budget per dipartimento

Si possono configurare budget mensili o trimestrali per categoria di spesa: marketing 10.000 EUR/mese, IT 3.000 EUR/mese, viaggi 8.000 EUR/mese. Quando il budget si avvicina al limite, Qonto invia un alert. Quando viene superato, le nuove spese sulla categoria possono essere bloccate (modalita stretta) o solo segnalate (modalita soft). E’ uno strumento di controllo di gestione embedded nel conto, senza bisogno di software ERP esterni.

Notifiche e alert in tempo reale

Ogni operazione genera notifiche push ai destinatari interessati: il dipendente riceve la notifica della transazione effettuata, il Manager riceve la richiesta di approvazione, l’Admin riceve l’alert per superamento budget. Tutto avviene sull’app Qonto, senza email aggiuntive ne sistemi terzi. La trasparenza riduce sensibilmente il rischio di frodi e errori non rilevati.

Tracking spese per dipendente

Il tracking individuale delle spese e una delle funzioni piu utili per il controllo di gestione e la fiscalita. Ogni transazione effettuata da un utente viene etichettata automaticamente con il suo nome, e il sistema produce report aggregati per dipendente, categoria, periodo, fornitore.

Report individuali esportabili

L’Admin puo scaricare in un click un report PDF o CSV con tutte le spese di un singolo dipendente in un periodo (es. “spese di Marco Rossi – aprile 2026”). Il report include: data, importo, categoria, fornitore, allegato (fattura/scontrino), eventuale nota del dipendente. Questo report viene consegnato al commercialista per la contabilita analitica e per documentare le spese deducibili.

Categorizzazione automatica

Qonto categorizza automaticamente ogni transazione in base al merchant: viaggi, ristorazione, IT, marketing, fornitori, utenze. La categorizzazione si basa su MCC (Merchant Category Code) della transazione e puo essere personalizzata. Questo permette di calcolare facilmente quanto ogni dipartimento spende e di confrontare il dato con il budget previsto.

Tag personalizzati per progetti

Oltre alle categorie automatiche, ogni transazione puo essere taggata manualmente con etichette aziendali: nome del progetto, codice cliente, commessa. Questo e fondamentale per agenzie e studi professionali che fatturano a tempo o a progetto e devono ribaltare le spese sul cliente finale. Il commerciale che paga il pranzo con il cliente “ABC SpA” tagga la spesa con #cliente-abc, e a fine mese il commercialista vede esattamente quanto e stato speso per quel cliente.

Confronti periodici e trend

La dashboard Qonto mostra grafici di trend mensili: spese del singolo dipendente nel tempo, confronto tra reparti, top fornitori, top categorie. Permette di individuare anomalie (es. il commerciale Mario ha speso il 300% in piu rispetto alla media negli ultimi 30 giorni) e di prendere decisioni informate sui budget futuri.

Casi d’uso: SRL, studio professionale, e-commerce

Vediamo tre casi d’uso reali con scenari numerici concreti per capire come configurare il multi-utente Qonto in base al tipo di azienda. I dati sono ipotetici ma rappresentativi di situazioni tipiche del tessuto imprenditoriale italiano.

Caso 1: SRL con 5 dipendenti – Smart Team + carte

Profilo: societa di consulenza informatica SRL con sede a Milano, fatturato 480.000 EUR/anno, 5 persone (2 soci/amministratori, 1 project manager, 2 sviluppatori senior).

Configurazione Qonto:

  • Piano Smart Team con 4 utenti (i 2 soci come Admin, project manager come Manager, 1 sviluppatore senior come Employee). Il secondo sviluppatore senior e gestito a parte come freelance e non ha carta aziendale.
  • Carte fisiche Plus per i 4 utenti (assicurazione viaggio inclusa, utile per le trasferte dai clienti)
  • Carte virtuali per ogni utente per pagamenti SaaS aziendali (GitHub, Slack, JetBrains, Figma, AWS)
  • Limite giornaliero: 2.000 EUR per gli Admin, 800 EUR per il PM, 300 EUR per lo sviluppatore
  • Limite mensile categoria viaggi: 4.000 EUR totali
  • Workflow: bonifici sopra 3.000 EUR richiedono doppia firma tra i 2 Admin
  • Accountant: il commercialista esterno con accesso solo lettura

Costo annuo Qonto: circa 35-45 EUR/mese = 420-540 EUR/anno. Risparmio: stop a 5 carte di credito personali con rimborso spese contabilizzato a fine mese (operazione che richiedeva 4-6 ore di lavoro al mese al commercialista, equivalente a 200-300 EUR/mese di parcella). ROI immediato.

Caso 2: Studio commercialisti con 3 collaboratori

Profilo: studio professionale associato a Bologna, 1 dottore commercialista titolare, 2 collaboratori con praticantato concluso, 1 segretaria amministrativa. Fatturato 380.000 EUR/anno, 250 clienti gestiti.

Configurazione Qonto:

  • Piano Smart Team con 4 utenti (commercialista come Owner, collaboratori come Manager – per gestire pagamenti dei clienti -, segretaria come Employee per spese ufficio)
  • Carte fisiche per i 3 collaboratori per acquisti operativi (cancelleria, materiale ufficio, abbonamenti software professionali)
  • Carta virtuale dedicata solo all’abbonamento Agenzia delle Entrate (Entratel, Fatture e Corrispettivi) per evitare interferenze con altri pagamenti
  • Carta virtuale dedicata a F24 e versamenti per conto clienti con limite alto (50.000 EUR/giorno) ma uso autorizzato solo dal titolare
  • Tag personalizzati per ogni cliente (ribaltamento spese)
  • Workflow: bonifici sopra 10.000 EUR richiedono firma del titolare

Vantaggio chiave: la separazione tra spese di studio (cancelleria, formazione, software) e F24 per clienti (operazioni di tesoreria) viene gestita con tag e categorie senza bisogno di aprire 2 conti separati. La contabilita analitica per cliente e automatica.

Caso 3: E-commerce con team marketing che spende su Ads

Profilo: e-commerce SRL nel settore moda, fatturato 1,2 milioni EUR/anno, 8 dipendenti (CEO + CFO, CMO + 2 marketing specialist, head of operations + 2 customer service). Spesa pubblicitaria Meta + Google + TikTok Ads pari a 25.000 EUR/mese.

Configurazione Qonto:

  • Piano Premium Team con 8-10 utenti
  • CEO come Owner, CFO come Admin con piene capacita dispositive
  • CMO come Manager con budget mensile marketing di 30.000 EUR
  • I 2 marketing specialist come Employee con carte virtuali dedicate per piattaforma (uno per Meta + Google, uno per TikTok + DV360 + influencer marketing)
  • Head of operations come Manager con budget logistica/spedizioni
  • I 2 customer service come Employee con limiti stretti per rimborsi clienti urgenti
  • Tag obbligatorio per categoria spesa marketing (#meta, #google, #tiktok, #influencer, #email-marketing)
  • Workflow: ogni spesa marketing sopra 5.000 EUR richiede approvazione del CMO; sopra 15.000 EUR richiede approvazione del CFO
  • Accountant per il commercialista esterno con accesso lettura completo

Vantaggio chiave: la granularita del tracking permette di calcolare il ROAS (return on ad spend) per piattaforma con precisione chirurgica, integrando i dati Qonto con Shopify Analytics. Il CFO sa in tempo reale quanto sta spendendo l’azienda su ogni canale e puo bloccare le campagne meno performanti via app.

Costi del multi-utente Qonto

Vediamo nel dettaglio i costi indicativi del multi-utente Qonto, ricordando che i prezzi possono variare e che la fonte ufficiale e sempre qonto.com.

Costo del piano base

Il piano Smart Team parte da circa 29-39 EUR/mese con 4 utenti inclusi, carte fisiche One gratuite, carte virtuali illimitate. Calcolando 4 utenti, il costo per utente e di circa 7-10 EUR/mese: meno di un caffe al giorno per utente, considerando tutti gli strumenti di team management inclusi.

Costo carte premium aggiuntive

Le carte fisiche premium hanno costi aggiuntivi:

  • Carta One: spesso inclusa nel piano (1 per utente)
  • Carta Plus: circa 6-8 EUR/mese per utente (assicurazioni viaggio incluse)
  • Carta X (metallo): circa 20 EUR/mese per utente (concierge, assicurazioni premium, plafond elevati)

Costo utenti extra oltre il limite del piano

Se sfori il numero di utenti del piano, puoi aggiungere utenti extra a un costo unitario indicativo di 5-9 EUR/mese per utente. Conviene quando devi aggiungere 1-2 utenti senza fare upgrade. Se ne servono di piu, l’upgrade al piano superiore quasi sempre conviene.

Costi nascosti: cosa NON aumenta con il multi-utente

Il multi-utente Qonto NON ha costi aggiuntivi su:

  • Bonifici SEPA inclusi nel piano (es. 30 SEPA/mese inclusi nello Smart Team)
  • Carte virtuali (illimitate)
  • Workflow approvazione (incluso nel Premium Team)
  • Tag e categorizzazione (sempre inclusi)
  • Accesso commercialista come Accountant (incluso)
  • Notifiche push e email (sempre incluse)

Confronto con alternative

Per dare un riferimento, Revolut Business Team ha logiche simili con prezzi paragonabili (29-99 EUR/mese), Soldo e specializzato sulle expense management con costi a partire da 19 EUR/mese ma meno funzioni di conto bancario completo, Pleo e premium (49+ EUR/mese) ma con AI per la categorizzazione spese. Le banche tradizionali italiane (Intesa, Unicredit) offrono soluzioni corporate con multi-firma ma a costi molto piu alti (100-300 EUR/mese di canone) e con UX meno moderna.

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FAQ: domande frequenti su Qonto multi-utente

Quanti utenti posso avere su un conto Qonto?

Dipende dal piano: Solo ha 1 utente (il titolare), Smart Team fino a 4, Essential tipicamente 5, Business tipicamente 10, Premium Team fino a 15. Puoi aggiungere utenti extra al costo unitario o fare upgrade al piano superiore. Per aziende con piu di 15 utenti esistono piani Enterprise custom da concordare con il sales Qonto.

Posso cambiare ruolo a un utente gia attivo?

Si, l’Owner o un Admin puo modificare il ruolo di un utente esistente in qualsiasi momento dall’app. Il cambiamento e immediato: se un Employee viene promosso a Manager, dal momento successivo vede tutte le funzioni Manager. Se un Manager viene retrocesso a Employee, perde immediatamente le funzioni Manager. Non viene cancellato lo storico delle operazioni effettuate con il ruolo precedente: l’audit trail rimane completo.

Il commercialista accede al conto con le mie credenziali?

No, mai! Il commercialista deve essere invitato come Accountant con la sua email professionale. Avra le sue credenziali, le sue notifiche, il suo audit trail. Condividere le credenziali del titolare con il commercialista e una pratica insicura, vietata dalla banca e contraria al GDPR. Qonto risolve questa criticita storica delle aziende italiane offrendo il ruolo Accountant gratuito su tutti i piani Team.

Cosa succede alle carte di un dipendente che lascia l’azienda?

Quando l’Admin disattiva un utente, tutte le sue carte (fisiche e virtuali) vengono bloccate immediatamente. Le transazioni gia autorizzate (es. abbonamenti SaaS pre-autorizzati) possono ancora andare in addebito una o due volte ma poi si interrompono. Il dipendente non puo piu accedere all’app, non vede i dati aziendali, non puo recuperare credenziali. Lo storico delle sue operazioni rimane visibile all’Owner e all’Accountant per esigenze fiscali (10 anni minimo per la documentazione contabile).

Posso impostare limiti diversi per ogni dipendente?

Si, ogni utente puo avere limiti completamente personalizzati: limite giornaliero, mensile, per transazione, per categoria, per area geografica, per orari attivi. I limiti si configurano dall’app dell’Admin in pochi secondi e sono modificabili in tempo reale. E’ una delle funzioni piu apprezzate dagli imprenditori che vogliono dare flessibilita ai dipendenti senza perdere il controllo.

Il multi-utente funziona anche per ditte individuali e forfettari?

Le ditte individuali e forfettari possono usare il multi-utente solo se hanno collaboratori formalizzati (dipendenti o coadiuvanti familiari). In questo caso possono attivare il piano Smart Team o superiore. Tipicamente i forfettari soli usano il piano Solo, mentre quelli con 1-2 collaboratori familiari possono trarre vantaggio dal multi-utente per separare le spese personali del titolare dalle operazioni del collaboratore. Per maggiori dettagli, vedi la nostra guida specifica su Qonto per forfettari.

Posso configurare workflow diversi per persone diverse?

Si, nei piani Premium Team e superiori puoi configurare regole granulari: ad esempio “il marketing manager puo spendere fino a 5.000 EUR senza approvazione, sopra serve un Admin”, “il commerciale puo fare bonifici fino a 1.000 EUR, sopra serve il CFO”, “tutte le spese sopra 10.000 EUR richiedono doppia firma di 2 Admin”. Le regole sono combinabili e si applicano in cascata. Nei piani inferiori i workflow sono piu semplici (regole globali per tutti gli utenti dello stesso ruolo).

Quanto costa aggiungere un utente al piano Smart Team se ho gia raggiunto i 4?

Hai due opzioni: aggiungere un utente extra al costo unitario di circa 5-9 EUR/mese (5/6/7 utenti totali sullo Smart Team), oppure fare upgrade al piano Essential o Business che include piu utenti di base e funzioni avanzate (multi-valuta, SEPA Instant, integrazioni Premium). Calcola il break-even: se devi aggiungere solo 1 utente, l’utente extra conviene; se ne aggiungi 3 o piu, l’upgrade del piano e tipicamente piu vantaggioso e include funzioni utili.

Questo articolo fa parte del nostro cluster di guide Qonto. Per approfondire altri aspetti del conto business Qonto, leggi anche le nostre guide su apertura conto Qonto 2026, conto Qonto per forfettari, Qonto per freelance e Qonto per e-commerce. Per dubbi specifici sulla gestione fiscale del tuo team, contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata.

Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 14:00:002026-05-24 09:36:48Qonto Multi-utente 2026: Gestire un Team con Piu Carte e Permessi
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Verifica XML fattura elettronica 2026: strumenti gratuiti e controlli AdE

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Prima di trasmettere una fattura elettronica al Sistema di Interscambio (SDI), verificare il file XML è una buona pratica che evita scarti, sanzioni e perdita di tempo. Un XML malformato o con dati incoerenti viene rifiutato dallo SDI entro 5 giorni lavorativi, costringendo a riemettere il documento — e se si superano i 12 giorni dall’effettuazione, scattano le sanzioni per tardiva emissione.

In questa guida trovi tutti gli strumenti gratuiti per verificare l’XML prima dell’invio, gli errori più comuni che causano lo scarto, come leggere il tracciato FatturaPA e cosa fare se il documento viene rifiutato dallo SDI.

Indice dei contenuti

  1. Indice
  2. Perché verificare l’XML prima dell’invio
  3. Errori più comuni che causano scarto SDI
  4. Strumenti gratuiti per la verifica XML
  5. Formato XML FatturaPA v1.2.2: struttura e campi
  6. Come leggere l’XML per identificare errori
  7. Controllo firma digitale e marca temporale
  8. Codici scarto SDI: bloccanti vs non bloccanti
  9. Notifiche SDI: consegna, scarto, accettazione
  10. Cosa fare in caso di rifiuto SDI
  11. Esempio pratico: verifica XML in 5 minuti
  12. Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

Indice

  • Perché verificare l’XML prima dell’invio
  • Errori più comuni che causano scarto SDI
  • Strumenti gratuiti per la verifica XML
  • Formato XML FatturaPA v1.2.2: struttura e campi
  • Come leggere l’XML per identificare errori
  • Controllo firma digitale e marca temporale
  • Codici scarto SDI: bloccanti vs non bloccanti
  • Notifiche SDI: consegna, scarto, accettazione
  • Cosa fare in caso di rifiuto SDI
  • Esempio pratico: verifica XML in 5 minuti
  • Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

Perché verificare l’XML prima dell’invio

Il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate esegue automaticamente una serie di controlli formali e sostanziali su ogni XML ricevuto. Se uno o più controlli falliscono, il documento viene scartato con una notifica di tipo “NS” (Notifica di Scarto) contenente il codice errore e la descrizione del problema.

Le conseguenze di uno scarto non gestito correttamente sono:

  • La fattura si considera come non emessa: l’obbligo fiscale non è assolto.
  • Hai 5 giorni lavorativi dalla ricezione della notifica di scarto per riemettere il documento corretto con la data originaria, senza sanzioni.
  • Oltre i 5 giorni (ma entro 12 giorni dall’effettuazione), è ancora possibile riemettere ma si configura una tardiva emissione soggetta a sanzione (da 250 a 2.000 euro per fattura, riducibile con ravvedimento operoso).
  • Superati i 12 giorni, la tardiva emissione comporta sanzioni più elevate (da 90% a 180% dell’IVA per omessa fatturazione).

Verificare preventivamente l’XML elimina quasi completamente il rischio di scarto, soprattutto per chi usa software di fatturazione non aggiornati o compila manualmente il file.

Errori più comuni che causano scarto SDI

Sulla base delle notifiche di scarto più frequenti, questi sono gli errori che causano il maggior numero di rifiuti:

1. Codice destinatario mancante o errato

Il campo CodiceDestinatario deve contenere il codice SDI a 7 caratteri del destinatario (per soggetti IVA italiani) oppure “0000000” se il destinatario ha comunicato la propria PEC. Un campo vuoto o un codice di 6/8 caratteri causa lo scarto immediato con errore 00303.

2. Natura IVA sbagliata o incoerente

Quando l’aliquota IVA nel campo AliquotaIVA è 0,00, è obbligatorio valorizzare il campo Natura con il codice appropriato (N1, N2.1, N2.2, N3.1-N3.6, N4, N5, N6.1-N6.9, N7). Se il campo Natura è assente con aliquota 0 → scarto. Se il campo Natura è valorizzato con aliquota > 0 → scarto.

3. Importi non coerenti tra le sezioni

Il SDI verifica la coerenza matematica: la somma degli imponibili delle righe dettaglio deve corrispondere all’imponibile nel riepilogo IVA. Il totale documento (ImportoTotaleDocumento) deve essere uguale alla somma di imponibile + IVA. Qualsiasi disallineamento, anche di 1 centesimo, causa lo scarto con errore 00415 o 00416.

4. Dati anagrafici errati o partita IVA inesistente

Il SDI verifica che la partita IVA del cedente/prestatore sia valida e registrata nell’Anagrafe Tributaria. Una P.IVA cessata, sospesa o con formato errato (non 11 cifre numeriche per soggetti IT) causa lo scarto con errore 00001 o 00002.

5. Firma digitale invalida o certificato scaduto

Se la firma digitale è presente nel file p7m ma invalida o con certificato scaduto, il SDI scarta il documento. Dal 2019 la firma non è più obbligatoria per la trasmissione al SDI (ma resta obbligatoria per la conservazione a norma). Se la firma è assente, il SDI accetta comunque il file XML.

Strumenti gratuiti per la verifica XML

Esistono diversi strumenti per verificare la correttezza dell’XML prima della trasmissione al SDI. Ecco i più affidabili, tutti accessibili senza costo:

A) Portale AdE “Fatture e Corrispettivi” (strumento ufficiale)

Il Portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un validatore ufficiale gratuito, accessibile con SPID, CIE o CNS. Permette di caricare il file XML o p7m e verificare la conformità al tracciato FatturaPA v1.2.2, la coerenza degli importi, la presenza dei campi obbligatori e la validità della firma digitale (se presente). Il validatore AdE simula esattamente i controlli che eseguirebbe il SDI: un file che supera il validatore difficilmente verrà scartato.

B) Software di fatturazione con validatore integrato

I principali software di fatturazione elettronica italiani integrano un validatore automatico che esegue i controlli prima di inviare al SDI. Tra questi: Aruba Fatturazione Elettronica, Fatture in Cloud (TeamSystem), FatturazionItalia (BeSmart), Zucchetti e Danea Easyfatt. Per un confronto: Fatturazione elettronica 2026: guida completa.

C) Applet gratuita AdE per verifica firma offline

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione anche una applicazione desktop gratuita scaricabile dal sito AdE per la verifica della firma digitale in modalità offline. Utile per chi deve verificare file p7m senza connessione a internet o senza SPID/CIE.

Formato XML FatturaPA v1.2.2: struttura e campi

Il tracciato ufficiale FatturaPA versione 1.2.2 (in vigore dal 1° ottobre 2020) è la struttura XML che deve rispettare ogni fattura elettronica trasmessa allo SDI in Italia. Le sezioni principali sono:

Sezione XMLContenutoObbligatoria
FatturaElettronicaHeaderDati trasmissione (CodiceDestinatario, FormatoTrasmissione), cedente/prestatore, cessionario/committenteSì
DatiGeneraliDocumentoTipoDocumento (TD01/TD04…), divisa, data, numero, importo totaleSì
DatiBeniServizi / DettaglioLineeDescrizione, quantità, prezzo unitario, aliquota IVA, naturaSì (min. 1 riga)
DatiRiepilogoAliquota IVA, imponibile, imposta, esigibilità IVA, natura se 0%Sì
DatiPagamentoModalità pagamento, importo, data scadenza, IBANCondizionale
AllegatiFile allegati in base64 (max 5MB)No

La versione 1.2.2 ha introdotto rispetto alla precedente 1.2.1: nuovi codici Natura (N2.2 per forfettari, N3.1-N3.6 per non imponibili, N6.1-N6.9 per reverse charge), nuovi TipoDocumento (TD16-TD28 per autofatture e integrazioni), e il campo SoggettoEmittente per le fatture emesse da terzi.

Come leggere l’XML per identificare errori

Aprire un file XML con un editor di testo (anche il Blocco Note di Windows) permette di esaminare direttamente il contenuto della fattura. Ecco come orientarsi:

Verifica rapida del mittente e destinatario

Nella sezione CedentePrestatore controlla: IdFiscaleIVA/IdCodice (la tua P.IVA, 11 cifre), Denominazione o Nome + Cognome e Sede/Indirizzo. Nella sezione CessionarioCommittente: IdFiscaleIVA/IdCodice del cliente e CodiceDestinatario a 7 caratteri.

Verifica importi e coerenza

Nella sezione DatiGeneraliDocumento il campo ImportoTotaleDocumento deve essere la somma di tutti i ImponibileImporto + Imposta nel riepilogo IVA. Verifica anche che TipoDocumento sia corretto (TD01 per fattura, TD04 per nota di credito, TD07 per fattura semplificata).

Verifica natura IVA

In ogni DatiRiepilogo con AliquotaIVA = 0,00, il campo Natura deve essere presente con un codice valido. Per forfettari: N2.2. Per esportazioni: N3.1. Per cessioni intraUE: N3.2. Per la guida completa: Codici Natura IVA Fattura Elettronica 2026: Tabella N1-N7.

Controllo firma digitale e marca temporale

La firma digitale nel formato p7m (CAdES-BES) non è obbligatoria per la trasmissione al SDI dal 2019, ma è obbligatoria per la conservazione a norma dei documenti fiscali (D.M. 17/06/2014). Per verificare una firma digitale su un file p7m: strumento AdE gratuito (scaricabile dal portale Fatture e Corrispettivi), Dike (InfoCert) o ArubaSign.

Cosa controllare nella firma: certificato non scaduto alla data di apposizione, algoritmo SHA-256 (SHA-1 è deprecato dal 2016), marca temporale integra se presente.

Codici scarto SDI: bloccanti vs non bloccanti

Il SDI distingue tra errori che causano lo scarto definitivo e anomalie non bloccanti. I codici scarto più frequenti:

Codice SDIDescrizione erroreBloccante
00001P.IVA mittente non trovata nell’Anagrafe TributariaSì
00002Codice fiscale mittente erratoSì
00100Certificato di firma scadutoSì
00200Formato file non valido (non XML/p7m)Sì
00303CodiceDestinatario assente o erratoSì
00411Tipo documento non validoSì
00415Importo totale documento non coerenteSì
00416Imponibile/imposta non coerente con righeSì
00423Natura IVA assente con aliquota 0%Sì
00424Natura IVA presente con aliquota > 0%Sì

Per la procedura completa di correzione dopo uno scarto: Errori Fattura Elettronica 2026: Come Correggere e Ravvedimento Operoso.

Notifiche SDI: consegna, scarto, accettazione

Dopo la trasmissione al SDI, il mittente riceve una delle seguenti notifiche: Ricevuta di consegna (RC) — documento consegnato, obbligo assolto; Notifica di mancata consegna (MC) — canale recapito non disponibile, SDI ritenta per 10 giorni; Notifica di scarto (NS) — errori formali, documento non consegnato, 5 giorni per riemettere; Notifica di esito committente (EC) — accettazione/rifiuto del destinatario (entro 15 giorni, facoltativo); Notifica di decorrenza termini (DT) — 15 giorni scaduti senza risposta, fattura si intende accettata.

Cosa fare in caso di rifiuto SDI

Se ricevi una notifica di scarto (NS), segui questa procedura: 1) leggi il codice errore nella notifica; 2) individua il problema nell’XML; 3) correggi il file nel software di fatturazione; 4) riemetti con la data originaria entro 5 giorni dalla notifica NS; 5) verifica con il validatore AdE prima di trasmettere nuovamente. Se la nota di credito scartata era un TD04: consulta la guida TD04 nota di credito fattura elettronica 2026.

Esempio pratico: verifica XML in 5 minuti

Come verificare rapidamente una fattura XML prima dell’invio usando il validatore AdE: 1) accedi a Fatture e Corrispettivi con SPID o CIE; 2) vai in Strumenti → Verifica file; 3) carica il file XML o p7m; 4) il sistema mostra i risultati: OK o lista errori con codice e descrizione; 5) se ci sono errori, correggi nel software e ripeti.

Output positivo: “Verifica completata. Nessun errore riscontrato. Il file è conforme al tracciato FatturaPA versione 1.2.2.”

Output con errore tipico: “Errore 00423: Campo Natura assente. Per AliquotaIVA = 0,00 il campo Natura è obbligatorio. Riga: 1, sezione: DatiRiepilogo.”

Per la guida sul regime forfettario e il codice N2.2: Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice N2.2.

Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

La verifica dell’XML e la gestione degli scarti SDI richiedono competenza tecnica e conoscenza delle norme. Il CAF Centro Fiscale di Udine affianca professionisti e imprese nella corretta configurazione dei software di fatturazione, nella risoluzione degli errori SDI e nella conformità normativa.

Hai ricevuto una notifica di scarto o hai dubbi sulla tua fatturazione elettronica? Contattaci per una consulenza.

CAF Centro Fiscale Udine
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Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:15:002026-07-05 08:36:56Verifica XML fattura elettronica 2026: strumenti gratuiti e controlli AdE
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TD04 nota di credito fattura elettronica 2026: come emetterla, causali e SDI

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La nota di credito elettronica con codice TD04 e’ uno dei documenti piu’ richiesti dalle partite IVA che operano con la fatturazione elettronica SDI. Si usa quando occorre variare in diminuzione una fattura gia’ emessa: per uno sconto accordato dopo la fatturazione, per un reso merce, per stornare una prestazione annullata o per correggere un errore sull’importo.

Nonostante la frequenza d’uso, molti professionisti e commercianti continuano a farsi domande: quando si puo’ ancora emettere il TD04? Quale riferimento normativo bisogna applicare? Come funziona la trasmissione allo SDI? Questa guida risponde a tutto in modo operativo, con esempi pratici e i riferimenti di legge aggiornati al 2026.

Indice dei contenuti

  1. Indice
  2. Cos’e’ la nota di credito elettronica TD04
  3. Differenza tra TD04, TD01 e TD05
  4. Causali di emissione TD04: quando si usa
  5. Tempistiche: entro quanto emettere il TD04
  6. Contenuto obbligatorio del TD04
  7. TD04 per i forfettari con codice N2.2
  8. Trasmissione al SDI e tempi di consegna
  9. TD04 rifiutato dallo SDI: cosa fare
  10. Contabilizzazione del TD04
  11. Esempi pratici di emissione TD04
  12. Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

Indice

  • Cos’e’ la nota di credito elettronica TD04
  • Differenza tra TD04, TD01 e TD05
  • Causali di emissione TD04: quando si usa
  • Tempistiche: entro quanto emettere il TD04
  • Contenuto obbligatorio del TD04
  • TD04 per i forfettari con codice N2.2
  • Trasmissione al SDI e tempi di consegna
  • TD04 rifiutato dallo SDI: cosa fare
  • Contabilizzazione del TD04
  • Esempi pratici di emissione TD04
  • Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

Cos’e’ la nota di credito elettronica TD04

Il TD04 e’ il codice tipo documento utilizzato nella fatturazione elettronica per emettere una nota di credito, cioe’ un documento che rettifica in diminuzione una fattura precedentemente emessa. La sigla TD sta per “Tipo Documento” ed e’ definita dal tracciato XML FatturaPA versione 1.2.2 gestito dall’Agenzia delle Entrate.

Dal punto di vista civilistico e fiscale, il TD04 corrisponde alla variazione in diminuzione prevista dall’articolo 26 del DPR 633/1972 (Decreto IVA). In sostanza, quando dopo l’emissione di una fattura si verificano eventi che riducono l’imponibile o l’IVA originariamente applicata, il cedente/prestatore deve documentare questa variazione proprio con la nota di credito elettronica.

Il documento viene trasmesso attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, esattamente come una normale fattura elettronica, e viene consegnato al destinatario (cessionario/committente) in formato XML.

Differenza tra TD04, TD01 e TD05

I tre codici piu’ usati nella fatturazione elettronica sono TD01, TD04 e TD05. Ecco le differenze essenziali:

CodiceTipo documentoEffetto sull’IVAQuando si usa
TD01Fattura ordinariaAddebita IVA al clienteCessione beni o prestazione servizi
TD04Nota di creditoRiduce l’IVA precedentemente addebitataVariazione in diminuzione post-fattura
TD05Nota di debitoAumenta l’IVA precedentemente addebitataVariazione in aumento post-fattura

La differenza pratica e’ immediata: il TD04 “storna” in tutto o in parte la fattura originaria (TD01), riducendo l’imponibile e l’IVA. Il TD05, invece, serve per incrementare quanto gia’ fatturato (ad esempio se si e’ dimenticato di applicare un supplemento). Il TD04 e’ di gran lunga il piu’ frequente tra i due.

Per approfondire la guida completa sulla fatturazione elettronica, consulta il nostro articolo hub: Fatturazione elettronica 2026: guida completa all’obbligo, software e adempimenti.

Causali di emissione TD04: quando si usa

L’articolo 26 del DPR 633/1972 elenca i casi in cui e’ possibile (o obbligatorio) emettere una variazione in diminuzione. Ecco le causali piu’ comuni nella pratica quotidiana:

1. Reso totale o parziale della merce

Il cliente restituisce in tutto o in parte i beni acquistati. E’ la causale piu’ frequente nel commercio. Il TD04 annulla o riduce l’importo della fattura originaria in misura pari al valore della merce resa.

2. Sconto o abbuono accordato dopo la fatturazione

Se dopo l’emissione della fattura si concede al cliente uno sconto commerciale (ad esempio per pagamento anticipato o per volumi), il fornitore emette una nota di credito TD04 per l’importo dello sconto.

3. Storno di prestazione non erogata o annullata

Se una prestazione professionale o un servizio viene annullato dopo che la fattura e’ gia’ stata emessa e trasmessa allo SDI, occorre emettere un TD04 per stornare integralmente il documento.

4. Correzione di errori nella fattura originaria

Se la fattura originaria conteneva un errore nell’importo (es. prezzo sbagliato, quantita’ errata), la procedura corretta prevede di emettere una nota di credito TD04 per stornare la fattura errata e poi emettere una nuova fattura TD01 corretta.

5. Mancato pagamento in procedure concorsuali

In caso di fallimento o procedure concorsuali del debitore (concordato preventivo, liquidazione giudiziale, accordi di ristrutturazione omologati), il creditore puo’ emettere un TD04 per recuperare l’IVA versata su crediti che non incassera’ piu’. Questa e’ la fattispecie modificata dal D.L. 73/2021 (Decreto Sostegni bis), che ha semplificato le regole (vedi sezione tempistiche).

Tempistiche: entro quanto emettere il TD04

Le tempistiche per l’emissione della nota di credito TD04 dipendono dalla causale:

Entro 12 mesi dalla fattura originaria (regola generale)

Per le variazioni in diminuzione “facoltative” (reso, sconto, accordo contrattuale, risoluzione del contratto), l’art. 26 c. 3 DPR 633/72 prevede che la nota di credito debba essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione originaria. Superato questo termine, la rettifica e’ ancora possibile dal punto di vista contabile ma non genera il recupero dell’IVA (il fornitore ha gia’ versato l’IVA e non puo’ recuperarla).

Senza limite di tempo: procedure concorsuali (novita’ D.L. 73/2021)

Il D.L. 73/2021 (convertito con L. 106/2021) ha modificato in modo significativo l’art. 26 DPR 633/72 per i crediti inesigibili in procedure concorsuali. Dal 26 maggio 2021, il creditore puo’ emettere la nota di credito TD04 per recuperare l’IVA gia’ dall’apertura della procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione giudiziale), senza dover attendere la chiusura o l’infruttuosita’ della procedura. Non vi e’ piu’ limite temporale in questi casi.

Trasmissione SDI: entro 12 giorni dall’effettuazione

Una volta emessa la nota di credito, la trasmissione allo SDI deve avvenire entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione (art. 21 c. 4 DPR 633/72), esattamente come per le fatture ordinarie immediate. L’emissione si considera effettuata nel momento in cui viene concordata la variazione (reso accettato, accordo firmato, ecc.).

Contenuto obbligatorio del TD04

Il tracciato XML FatturaPA 1.2.2 prevede per il TD04 gli stessi campi della fattura ordinaria, con alcune particolarita’:

  • TipoDocumento: deve essere valorizzato con TD04
  • Riferimento alla fattura originaria: nel tag DatiGeneraliDocumento/DatiFattureCollegate occorre indicare numero e data della fattura TD01 di riferimento. Non e’ obbligatorio dal tracciato ma e’ fortemente consigliato per tracciabilita’ e per il confronto in caso di controllo.
  • Importi negativi: l’imponibile e l’IVA vengono indicati con segno negativo (es. imponibile -1.000,00, IVA -220,00). Questo e’ il segnale al SDI che si tratta di una variazione in diminuzione.
  • Natura operazione: se la fattura originaria aveva una natura IVA specifica (es. N2.2 per forfettari), la nota di credito deve riportare la stessa natura.
  • Codice destinatario: il codice SDI del destinatario deve essere identico a quello della fattura originaria.
  • Numerazione: la nota di credito deve avere una propria numerazione progressiva. Molti software usano la serie NC/anno (es. NC0001/2026).

Per i dettagli sui codici natura IVA da applicare, consulta: Codici Natura IVA Fattura Elettronica 2026: Tabella Completa N1-N7.

TD04 per i forfettari con codice N2.2

I contribuenti in regime forfettario emettono fatture con codice natura N2.2 (operazioni non soggette IVA per regime agevolato) e con la dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, L. n. 190/2014 – Regime Forfettario”.

Quando un forfettario deve emettere una nota di credito TD04, le regole sono le stesse ma con queste specifiche:

  • Il campo Natura deve essere valorizzato con N2.2 (non si applica IVA).
  • L’imponibile viene indicato con segno negativo (es. -500,00).
  • L’IVA e’ assente (il forfettario non addebita IVA).
  • La dicitura N2.2 deve comparire nel documento esattamente come nella fattura originaria.
  • Il riferimento alla fattura originaria (numero e data) va inserito nel campo DatiFattureCollegate.

Approfondimento: Fatturazione elettronica forfettario 2026: codice natura N2.2 e adempimenti.

Trasmissione al SDI e tempi di consegna

La nota di credito TD04 segue lo stesso iter di trasmissione di una fattura ordinaria:

  1. Il mittente (cedente/prestatore) trasmette il file XML firmato digitalmente al SDI tramite il proprio software di fatturazione.
  2. Il SDI esegue i controlli formali (entro 5 giorni lavorativi): verifica del tracciato XML, partita IVA del mittente, coerenza degli importi.
  3. Se i controlli sono superati, il SDI recapita il TD04 al destinatario e trasmette al mittente la ricevuta di consegna.
  4. Il destinatario visualizza la nota di credito nel proprio cassetto fiscale o nel software di contabilita’.

Il SDI non distingue nel processo di trasmissione tra TD01 e TD04: entrambi seguono lo stesso flusso. La differenza sta nella gestione fiscale a valle (il destinatario registra la nota di credito nel registro acquisti con segno negativo, riducendo il credito IVA maturato).

TD04 rifiutato dallo SDI: cosa fare

Se lo SDI scarta il TD04 (errore formale nel tracciato XML), il mittente riceve una notifica di scarto con il codice errore entro 5 giorni lavorativi. In questo caso:

  • Il documento si considera come non emesso: l’obbligo di emissione non e’ stato assolto.
  • E’ possibile riemettere il TD04 corretto entro 5 giorni dalla notifica di scarto, mantenendo la data originaria (art. 21 c. 4 DPR 633/72), senza incorrere in sanzioni per tardiva emissione.
  • Oltre i 5 giorni, la riemissione e’ comunque possibile ma potrebbe configurare una tardiva emissione, soggetta a sanzione (da 250 a 2.000 euro, ridotta da 1/6 a 1/5 con ravvedimento operoso).

Gli errori piu’ frequenti che causano lo scarto del TD04 sono: importo totale incoerente con la somma delle righe, natura IVA non corrispondente a quella della fattura originaria, codice destinatario errato o mancante. Per un elenco completo degli errori e le procedure di correzione: Errori Fattura Elettronica 2026: Come Correggere e Ravvedimento Operoso.

Contabilizzazione del TD04

Dal punto di vista contabile e fiscale, la nota di credito TD04 va registrata nel registro IVA vendite con segno negativo, riducendo l’IVA a debito del periodo. Le principali scritture contabili sono:

Per il mittente (chi emette il TD04)

  • Riduzione del ricavo (o del costo, in caso di reso su acquisti): nota di credito su registro vendite con importo negativo.
  • Riduzione dell’IVA a debito: l’IVA indicata nel TD04 (con segno negativo) riduce l’IVA dovuta nella liquidazione periodica del mese/trimestre di registrazione.
  • Il credito verso il cliente si riduce (o si annulla se il TD04 e’ totale).

Per il destinatario (chi riceve il TD04)

  • Registra la nota di credito nel registro acquisti con segno negativo.
  • Riduzione dell’IVA a credito gia’ maturata sull’acquisto originario.
  • Riduzione del debito verso il fornitore.

Ravvedimento operoso: se il TD04 viene emesso in ritardo rispetto ai 12 giorni previsti, e’ possibile regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso pagando la sanzione ridotta (da 1/9 a 1/5 a seconda della distanza temporale dalla violazione). Per i dettagli sul ravvedimento: Errori Fattura Elettronica e Ravvedimento Operoso 2026.

Esempi pratici di emissione TD04

Esempio 1: Storno prestazione professionale annullata

Un commercialista ha emesso in data 10 giugno 2026 la fattura n. 25/2026 per un compenso di 1.000 euro + IVA 22% (220 euro). Il cliente il 20 giugno annulla l’incarico perche’ ha trovato un altro professionista. Il commercialista deve emettere entro il 2 luglio 2026 (12 giorni dalla data di accordo dello storno) la nota di credito TD04 con:

  • TipoDocumento: TD04
  • Data: 20/06/2026 (data in cui e’ stato raggiunto l’accordo)
  • Importo: -1.000,00 euro (imponibile negativo)
  • IVA: -220,00 euro (IVA negativa)
  • DatiFattureCollegate: n. 25/2026 del 10/06/2026

Esempio 2: Reso merce parziale nel commercio

Un grossista ha venduto 100 pezzi a 50 euro cadauno (imponibile 5.000 euro + IVA 22% = 6.100 euro) con fattura del 15 maggio 2026. Il 10 giugno il cliente restituisce 20 pezzi. Il grossista emette TD04 per:

  • Imponibile: -1.000,00 euro (20 pezzi x 50 euro)
  • IVA: -220,00 euro
  • Totale nota di credito: -1.220,00 euro
  • Riferimento: fattura n. XX/2026 del 15/05/2026

Per ulteriori informazioni sul funzionamento della fatturazione elettronica B2B: Fatturazione Elettronica B2B 2026: Esigibilita’ IVA, Sanzioni e Termini.

Come ti aiuta il CAF Centro Fiscale

La gestione della fatturazione elettronica — note di credito incluse — richiede attenzione ai dettagli normativi e alle tempistiche. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre supporto completo per partite IVA e professionisti: dalla configurazione del software di fatturazione alla gestione delle variazioni in diminuzione, dalla verifica dei codici natura IVA al ravvedimento operoso in caso di errori.

Hai domande sul TD04 o sulla tua situazione fiscale specifica? Prenota un appuntamento o contattaci direttamente.

CAF Centro Fiscale Udine
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Luglio 5, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-05 08:00:002026-07-05 08:36:54TD04 nota di credito fattura elettronica 2026: come emetterla, causali e SDI
Guide Fatturazione Elettronica

ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Quando si parla di ID codice fattura elettronica, è facile fare confusione: con questa espressione gli utenti cercano informazioni molto diverse tra loro, spesso senza distinguere tra identificativo SDI (IdSdi), numero della fattura, codice destinatario, codice univoco ufficio per la PA o semplicemente il codice fiscale del cliente. Ognuno di questi codici ha funzioni completamente diverse, posizioni differenti nel file XML e regole specifiche di compilazione.

In questa guida 2026 chiariamo una volta per tutte cosa significa “ID codice fattura elettronica”, dove trovare ciascun identificativo, a cosa serve l’ID SDI, come compilare correttamente il numero progressivo, come usare CIG e CUP per le fatture verso la Pubblica Amministrazione e come recuperare l’IdSdi di una vecchia fattura dal cassetto fiscale. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste quotidianamente partite IVA, professionisti e aziende nella corretta gestione della fatturazione elettronica: se hai dubbi sui codici da inserire o devi emettere una nota di credito riferita a una fattura precedente, possiamo aiutarti.

Indice dei contenuti

  1. L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”
  2. ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona
  3. NumeroFattura: il progressivo dell’emittente
  4. Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna
  5. Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA
  6. Codice fiscale del cliente privato
  7. Dove trovare l’ID SDI di una fattura
  8. A cosa serve l’ID SDI nella pratica
  9. Come compilare nota di credito con ID SDI
  10. Contatore progressivo fatture 2026
  11. Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT
  12. Esempio XML con tutti gli ID compilati
  13. Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura
  14. Differenza con il numero progressivo di invio
  15. Errori comuni sugli ID della fattura elettronica
  16. Domande frequenti

L’ambiguità del termine “ID codice fattura elettronica”

Quando un utente cerca “ID codice fattura elettronica” sui motori di ricerca, può intendere almeno cinque cose diverse. Questa ambiguità nasce dal fatto che la fattura elettronica contiene numerosi codici identificativi, ognuno con uno scopo specifico. Capire le differenze è fondamentale per evitare errori in fase di emissione, gestione delle note di credito e dialogo con clienti, commercialisti o software gestionali.

Ecco le cinque interpretazioni più frequenti dell’espressione “ID codice fattura elettronica”:

  • ID SDI (IdentificativoSDI): il codice univoco assegnato dal Sistema di Interscambio a ogni fattura accettata, formato da numeri progressivi (es. 1234567890).
  • NumeroFattura: il numero progressivo che l’emittente assegna alla fattura nel proprio registro (es. “001/2026”, “FATT-2026-145”).
  • Codice destinatario: 7 caratteri alfanumerici che identificano il canale telematico del cliente (es. “M5UXCR1”).
  • Codice univoco ufficio: 6 caratteri alfanumerici per le Pubbliche Amministrazioni, tratti dall’Indice IPA.
  • Codice fiscale del cliente: 16 caratteri usati per privati o consumatori senza partita IVA.

Ognuno di questi identificativi viene compilato in campi XML differenti della fattura elettronica e ha una funzione precisa. Confonderli può portare a fatture scartate dal SDI, problemi nella ricezione da parte del cliente o errori nelle note di credito. Nei prossimi paragrafi analizziamo uno per uno tutti i codici, partendo da quello che genera più dubbi: l’ID SDI.

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ID SDI (IdentificativoSDI): cos’è e come funziona

L’ID SDI, formalmente chiamato IdentificativoSDI, è un numero univoco progressivo che il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate assegna a ogni fattura elettronica che supera i controlli e viene accettata. È un identificativo generato automaticamente dal SDI, non dall’emittente: tu non puoi sceglierlo, te lo comunica il sistema solo dopo l’invio del file XML.

L’ID SDI ha le seguenti caratteristiche fondamentali:

  • Formato: numero intero progressivo, generalmente di 9-11 cifre (es. 1234567890).
  • Univocità: ogni fattura ha un proprio IdSdi, anche tra fatture dello stesso emittente nello stesso giorno.
  • Generazione: assegnato dal SDI al momento dell’accettazione del file, non prima.
  • Visibilità: riportato nella ricevuta di consegna (file XML di metadati) e nel cassetto fiscale.
  • Persistenza: rimane associato alla fattura per sempre, anche dopo anni.

È fondamentale capire che l’IdSdi non è il numero della fattura. Il numero della fattura lo decidi tu in fase di emissione (es. “001/2026”), mentre l’IdSdi viene generato dal SDI dopo l’accettazione. Una stessa fattura ha quindi due identificativi distinti: il numero che hai assegnato tu e l’IdSdi assegnato dal sistema.

NumeroFattura: il progressivo dell’emittente

Il numero della fattura elettronica, chiamato tecnicamente NumeroFattura nel tracciato XML, è il numero progressivo che l’emittente assegna autonomamente al documento secondo la normativa fiscale. È contenuto nel campo XML <DatiGenerali><DatiGeneraliDocumento><Numero> ed è completamente sotto il controllo dell’emittente.

La normativa italiana (art. 21 DPR 633/1972) prevede regole precise per la numerazione delle fatture:

  • Sequenza obbligatoria: la numerazione deve essere progressiva, senza salti né duplicazioni.
  • Riparte ogni anno: si può ripartire da 1 ogni anno solare, evitando confusioni tra esercizi diversi.
  • Formato libero: puoi usare numeri puri (“1”, “2”, “3”) o codici alfanumerici (“FATT-2026-001”, “001/A”).
  • Lunghezza: il campo XML accetta fino a 20 caratteri.
  • Unicità annuale: nello stesso anno non possono esistere due fatture con lo stesso numero per lo stesso emittente.

Quando il SDI riceve una fattura, controlla che il numero progressivo non sia già stato usato dallo stesso emittente nello stesso anno (controllo che genera l’errore 00404 – “documento duplicato”). Per questo è essenziale che il software di fatturazione gestisca correttamente la numerazione, soprattutto in caso di sezionali multipli (es. fatture cartacee e elettroniche, registri separati per filiali).

I sezionali sono particolarmente utili quando devi gestire numerazioni separate per tipologie di fatture (es. “1/A” per vendite, “1/B” per servizi). Ogni sezionale ha il suo progressivo indipendente. Ricorda che il sezionale deve essere parte del campo “Numero” e non può essere segnalato altrove nel tracciato XML.

Codice destinatario: i 7 caratteri per la consegna

Il codice destinatario è un identificativo di 7 caratteri alfanumerici che individua il canale telematico attraverso cui il SDI consegnerà la fattura al cliente. È uno dei dati più frequentemente confusi con l'”ID codice fattura”. Va inserito nel campo <DatiTrasmissione><CodiceDestinatario> del file XML.

I valori possibili del codice destinatario sono:

  • 7 caratteri alfanumerici assegnati al cliente da un intermediario (es. “M5UXCR1”, “T04ZHR3”).
  • “0000000”: cliente privato senza canale telematico, oppure cliente che usa la PEC (in tal caso si valorizza anche il campo PECDestinatario).
  • “XXXXXXX”: cliente estero (operatore non residente in Italia).
  • 6 caratteri: codice univoco ufficio per la Pubblica Amministrazione (vedi paragrafo successivo).

Per approfondire come ottenere il proprio codice destinatario o come gestirlo correttamente, abbiamo dedicato una guida specifica al codice destinatario disponibile sul nostro blog. Il codice destinatario è gratuito e si attiva tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate o tramite il proprio software di fatturazione.

Codice univoco ufficio (PA): 6 caratteri da IPA

Quando emetti una fattura verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA), nel campo CodiceDestinatario non devi inserire 7 caratteri ma il codice univoco ufficio di 6 caratteri alfanumerici dell’ente destinatario. Questo codice identifica in modo univoco l’ufficio dell’amministrazione pubblica che riceverà la fattura.

Il codice univoco ufficio si trova sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), accessibile gratuitamente all’indirizzo indicepa.gov.it. Sull’IPA puoi cercare l’ente per nome, codice fiscale o partita IVA e visualizzare tutti gli uffici attivi, ognuno con il proprio codice univoco. È obbligo del cliente PA comunicarti il codice corretto al momento dell’ordine o del contratto.

Esempi tipici di codici univoci ufficio: “UFG3M5”, “X2RNC9”, “AB12CD”. Inserire un codice errato porta tipicamente all’errore 00311 (codice destinatario non valido) o alla mancata consegna alla PA. Quando emetti FatturaPA, oltre al codice univoco devi anche valorizzare il campo FormatoTrasmissione con “FPA12” (per la PA) anziché “FPR12” (per privati e altre partite IVA).

Codice fiscale del cliente privato

Il quinto significato di “ID codice fattura elettronica” che spesso confonde gli emittenti è il codice fiscale del cliente. Quando emetti una fattura a un consumatore privato (B2C) o a un soggetto senza partita IVA, devi compilare il campo <CessionarioCommittente><DatiAnagrafici><CodiceFiscale> con i 16 caratteri del codice fiscale.

Le regole di compilazione sono semplici ma rigorose:

  • Persone fisiche: codice fiscale di 16 caratteri alfanumerici (es. “RSSMRA80A01H501Z”).
  • Soggetti con partita IVA: in genere si valorizza solo la P.IVA (campo IdFiscaleIVA), ma se il cliente è una persona fisica con P.IVA si possono valorizzare entrambi.
  • Cliente estero: codice fiscale “0000000” o convenzionale, con identificativo IVA del paese di residenza.
  • PA: codice fiscale dell’ente, accompagnato dal codice univoco ufficio.

Per i privati, ricordati che il codice destinatario va valorizzato a “0000000”: la fattura non viene consegnata direttamente perché il privato non ha un canale telematico, ma viene messa a disposizione nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” del cliente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Sei comunque tenuto a fornire al cliente una copia analogica (PDF) della fattura.

Dove trovare l’ID SDI di una fattura

Una delle domande più frequenti è: “dove trovo l’ID SDI” della mia fattura? L’identificativo SDI non è scritto sulla fattura stessa: viene generato dal Sistema di Interscambio dopo l’invio e l’accettazione del file. Esistono tre canali principali per recuperare questo codice.

1. Ricevuta di consegna (file XML di metadati)

Quando una fattura viene accettata, il SDI restituisce un file XML di ricevuta chiamato comunemente “metadati” o “ricevuta di consegna”. Aprendo questo file con un qualsiasi editor di testo, troverai un blocco simile a:

<IdentificativoSdI>1234567890</IdentificativoSdI>
<DataOraRicezione>2026-07-01T10:25:00.000+02:00</DataOraRicezione>
<DataOraConsegna>2026-07-01T10:30:15.000+02:00</DataOraConsegna>

Il numero contenuto nel tag <IdentificativoSdI> è l’ID SDI della tua fattura.

2. Cassetto fiscale – sezione Fatture e Corrispettivi

Accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS), nella sezione “Consultazione” puoi cercare le tue fatture emesse o ricevute. Cliccando su una fattura specifica, viene visualizzata una scheda con tutti i dati: emittente, destinatario, importo, data e IdSdi assegnato. Questo è il metodo più sicuro perché direttamente dalla fonte ufficiale dell’Agenzia.

3. Software di fatturazione

Tutti i principali software di fatturazione elettronica mostrano l’IdSdi nel pannello di gestione delle fatture, in colonne come “ID SDI”, “Identificativo SDI” o “ID Trasmissione SDI”. I software più diffusi (Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti) lo riportano accanto al numero della fattura, alla data di emissione e allo stato della trasmissione.

A cosa serve l’ID SDI nella pratica

Comprendere a cosa serve l’ID SDI è essenziale per gestire correttamente la fatturazione elettronica. L’identificativo SDI ha tre funzioni principali nella pratica quotidiana di chi emette o riceve fatture.

  • Tracciabilità: l’IdSdi è la “carta d’identità” della fattura nel Sistema di Interscambio. Permette all’Agenzia delle Entrate di tracciare ogni singolo documento, verificare la sua corretta trasmissione, gestire eventuali contestazioni.
  • Riferimento per nota di credito: quando emetti una nota di credito (TD04) per stornare totalmente o parzialmente una fattura, puoi indicare l’IdSdi della fattura originaria nel campo <DatiFattureCollegate><IdDocumento> per garantire la collegatura automatica nel cassetto fiscale.
  • Identificazione univoca per controlli: durante un eventuale controllo dell’Agenzia delle Entrate, l’IdSdi consente di richiamare la fattura in modo univoco senza ambiguità, particolarmente utile in caso di omonimie o numerazioni complesse.

L’IdSdi è anche utile in contesti di integrazione automatica tra software gestionali, sistemi ERP e portali contabili. I sistemi di pagamento elettronico, i portali del fornitore e i sistemi di matching fattura-pagamento possono usare l’IdSdi come chiave univoca per il riconciliamento.

Come compilare nota di credito con ID SDI

Quando devi emettere una nota di credito (codice TD04) per stornare una fattura precedente, è importante compilare correttamente i campi che collegano la nota alla fattura originaria. La sezione XML interessata è <DatiGenerali><DatiFattureCollegate> e contiene tre campi rilevanti.

  • IdDocumento: numero della fattura originaria (es. “001/2026”). Campo obbligatorio.
  • Data: data della fattura originaria (formato AAAA-MM-GG, es. “2026-03-15”). Campo obbligatorio.
  • NumItem (opzionale): se la nota di credito si riferisce solo ad alcune righe della fattura, indica il numero di riga.

Inoltre, opzionalmente, puoi valorizzare anche il tag <IdSdi> all’interno di DatiFattureCollegate per indicare l’identificativo SDI della fattura originaria. Questo non è obbligatorio, ma agevola il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio pratico di sezione XML in una nota di credito:

<DatiFattureCollegate>
  <IdDocumento>001/2026</IdDocumento>
  <Data>2026-03-15</Data>
  <NumItem>2</NumItem>
</DatiFattureCollegate>

Ricorda che la nota di credito deve avere un suo numero progressivo autonomo: non eredita il numero della fattura originaria. Inoltre, deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (con alcune eccezioni per cessione di crediti), come previsto dall’art. 26 DPR 633/1972.

Contatore progressivo fatture 2026

Il contatore progressivo delle fatture è uno degli aspetti più delicati della numerazione: errori in questa fase possono portare a fatture scartate dal SDI con codice errore 00404 (documento duplicato) o problemi in sede di verifica fiscale.

Le regole fondamentali del progressivo fatture per il 2026 sono:

  • Riparte ogni anno: dal 1° gennaio 2026 puoi ripartire da “001” o “1”. La prima fattura del 2027 sarà nuovamente “001/2027”.
  • Sequenza obbligatoria: niente salti di numerazione. Se passi da 001 a 003, il SDI accetta lo stesso, ma in sede di controllo è un’anomalia da giustificare.
  • Niente duplicati: due fatture non possono mai avere lo stesso numero nello stesso anno per lo stesso emittente.
  • Sezionali: puoi gestire numerazioni separate (es. “1/A”, “1/B”) con contatori indipendenti.
  • Note di credito: hanno una loro numerazione progressiva, separata da quella delle fatture.

Una pratica comune è inserire l’anno nel numero per maggiore chiarezza: “001/2026”, “FATT-2026-001”, “2026/001”. Questa convenzione evita confusioni in caso di consultazione di fatture di anni diversi e facilita la gestione contabile. Ricorda che il campo XML <Numero> accetta fino a 20 caratteri alfanumerici.

Se gestisci un volume elevato di fatture, è consigliabile usare un software di fatturazione automatizzato che gestisce il progressivo in modo automatico, evita duplicazioni e garantisce la sequenza corretta. I software cloud più diffusi (Fatture in Cloud, Aruba, TeamSystem) hanno meccanismi anti-duplicazione integrati.

Altri ID frequenti: CIG, CUP e DDT

Oltre agli identificativi visti finora, in fattura elettronica possono comparire altri codici richiesti in casi specifici, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione o nelle operazioni complesse.

CIG – Codice Identificativo Gara

Il CIG (Codice Identificativo Gara) è un codice di 10 caratteri alfanumerici rilasciato dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) per ogni appalto pubblico. È obbligatorio nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione che derivano da contratti di appalto pubblico, in attuazione della normativa sulla tracciabilità dei flussi finanziari (Legge 136/2010).

Il CIG va inserito nel campo XML <DatiGenerali><DatiOrdineAcquisto><CodiceCIG> oppure nel campo specifico <DatiContratto>. Esempi di CIG: “Z3A2C1B0F4”, “84529836A2”.

CUP – Codice Unico Progetto

Il CUP (Codice Unico Progetto) è un codice di 15 caratteri alfanumerici assegnato dal Dipartimento per la Programmazione e Coordinamento della Politica Economica (DIPE) per ogni progetto di investimento pubblico. È obbligatorio in caso di fatturazione di servizi/forniture relative a progetti di investimento pubblico finanziati con risorse pubbliche, fondi UE o PNRR.

Il CUP va inserito nel campo <CodiceCUP> all’interno di <DatiOrdineAcquisto> o <DatiContratto>. Esempi tipici: “B12C20000900007”, “F19J21000020001”. L’omissione del CUP può portare al rifiuto della fattura da parte della PA.

DDT – Documento Di Trasporto

Il DDT (Documento Di Trasporto) è il numero del documento che ha accompagnato la merce dal fornitore al cliente. Va indicato in fattura quando la fattura è “differita” rispetto al momento della consegna fisica dei beni (art. 21, comma 4 DPR 633/1972). Nel tracciato XML, il riferimento al DDT si valorizza in <DatiDDT><NumeroDDT> con la relativa data.

Il DDT è particolarmente importante nelle fatture differite, dove più consegne effettuate nel mese vengono fatturate cumulativamente entro il giorno 15 del mese successivo. In questi casi, in fattura devono comparire i riferimenti a tutti i DDT del periodo.

Esempio XML con tutti gli ID compilati

Per chiarire definitivamente come si distribuiscono i diversi ID nella fattura elettronica, ecco un esempio semplificato di tracciato XML che evidenzia dove si collocano i principali identificativi. Si tratta di una fattura emessa verso una Pubblica Amministrazione con CIG e CUP.

<FatturaElettronica versione="FPA12">
 <FatturaElettronicaHeader>
  <DatiTrasmissione>
    <IdTrasmittente>
      <IdPaese>IT</IdPaese>
      <IdCodice>01234567890</IdCodice>
    </IdTrasmittente>
    <ProgressivoInvio>00001</ProgressivoInvio>
    <FormatoTrasmissione>FPA12</FormatoTrasmissione>
    <CodiceDestinatario>UFG3M5</CodiceDestinatario>
  </DatiTrasmissione>
  ...
 </FatturaElettronicaHeader>
 <FatturaElettronicaBody>
  <DatiGenerali>
    <DatiGeneraliDocumento>
      <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento>
      <Divisa>EUR</Divisa>
      <Data>2026-07-04</Data>
      <Numero>145/2026</Numero>
    </DatiGeneraliDocumento>
    <DatiOrdineAcquisto>
      <CodiceCUP>B12C20000900007</CodiceCUP>
      <CodiceCIG>Z3A2C1B0F4</CodiceCIG>
    </DatiOrdineAcquisto>
  </DatiGenerali>
  ...
 </FatturaElettronicaBody>
</FatturaElettronica>

In questo esempio puoi notare:

  • ProgressivoInvio “00001”: numero della trasmissione (vedi paragrafo successivo).
  • CodiceDestinatario “UFG3M5”: 6 caratteri perché destinatario PA.
  • Numero “145/2026”: numero progressivo della fattura assegnato dall’emittente.
  • CodiceCUP e CodiceCIG: identificativi dell’investimento pubblico e dell’appalto.

L’IdSdi non compare nel tracciato di emissione: viene generato dal SDI dopo l’invio e restituito nella ricevuta di consegna. In questo esempio sarà visibile, ad esempio, come <IdentificativoSdI>9876543210</IdentificativoSdI> nel file XML di metadati di ritorno.

Come recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura

Capita spesso di aver bisogno dell’IdSdi di una fattura emessa mesi o anni prima, ad esempio per emettere una nota di credito collegata o rispondere a una richiesta dell’Agenzia delle Entrate. La buona notizia è che l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale per tutta la durata di conservazione delle fatture.

Procedi così per recuperare l’ID SDI di una vecchia fattura:

  1. Accedi al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate (fatturaelettronica.agenziaentrate.gov.it).
  2. Autenticati con SPID, CIE o CNS, oppure con credenziali Entratel/Fisconline.
  3. Vai alla sezione “Consultazione” → “Fatture emesse” (o “Fatture ricevute” se cerchi una fattura passiva).
  4. Imposta il periodo di ricerca: anno e mese o intervallo di date.
  5. Filtra opzionalmente per partita IVA del cliente, numero fattura o stato.
  6. Clicca sulla fattura desiderata: si apre la scheda dettaglio che mostra tutti i dati, incluso l’ID SDI.

In alternativa, se hai conservato i file XML delle ricevute di consegna nel tuo software o sul tuo PC, puoi aprire il file di metadati relativo alla fattura cercata e leggere il valore del tag <IdentificativoSdI>. La conservazione obbligatoria delle fatture elettroniche è di 10 anni: nel cassetto fiscale dell’Agenzia rimangono per tutto il periodo di conservazione previsto dalla normativa.

Differenza con il numero progressivo di invio

Un altro identificativo che genera confusione è il ProgressivoInvio, contenuto nel campo XML <DatiTrasmissione><ProgressivoInvio>. Si tratta di un codice di massimo 5 caratteri alfanumerici che identifica univocamente la singola trasmissione al SDI da parte dell’emittente o intermediario.

Le differenze chiave tra ProgressivoInvio, NumeroFattura e IdSdi sono:

  • ProgressivoInvio: assegnato dall’emittente o dal sistema di trasmissione, identifica la singola spedizione (può contenere una o più fatture). Esempio: “00001”, “00002”, “AB123”.
  • NumeroFattura: assegnato dall’emittente, identifica il documento fiscale all’interno della propria contabilità. Esempio: “001/2026”.
  • IdSdi: assegnato dal SDI, identifica la fattura nel sistema centrale dell’Agenzia delle Entrate. Esempio: “1234567890”.

In una giornata, lo stesso ProgressivoInvio non può essere ripetuto dall’emittente. È un dato gestito di solito automaticamente dal software di fatturazione e non richiede intervento manuale. Quando ti capita di vederlo nei messaggi di errore SDI (es. “ProgressivoInvio già utilizzato”), si tratta di un duplicato di trasmissione: il sistema rifiuta la fattura per evitare invii doppi.

Errori comuni sugli ID della fattura elettronica

Lavorando quotidianamente con la fatturazione elettronica, il CAF Centro Fiscale di Udine osserva alcuni errori ricorrenti che riguardano la gestione degli identificativi. Conoscerli aiuta a prevenirli ed evitare scarti SDI o sanzioni.

Confondere il numero della fattura con l’IdSdi

L’errore più comune è scambiare il numero della fattura per l’IdSdi. Quando un cliente o un commercialista chiede “qual è l’ID della fattura?”, spesso si riferisce al numero progressivo (es. “001/2026”), ma se il contesto è una nota di credito o un controllo fiscale potrebbe servire l’IdSdi (es. “1234567890”). Chiedere sempre chiarimenti sul tipo di ID richiesto.

Inserire lo stesso numero fattura su più documenti

Errore frequente quando si emettono fatture con software diversi o si gestiscono sezionali multipli senza coordinare la numerazione. Risultato: il SDI scarta con codice 00404 – documento duplicato. Soluzione: usare sempre lo stesso software di fatturazione per evitare conflitti, oppure adottare sezionali distinti (es. “1/A”, “1/B”) chiaramente separati.

Usare codice destinatario “0000000” per cliente con P.IVA

Inserire il codice destinatario “0000000” verso un cliente con partita IVA che ha invece un canale telematico attivo, comporta la mancata consegna automatica al destinatario. La fattura risulta solo nel cassetto fiscale del cliente, costringendolo a consultarla manualmente. Soluzione: chiedere sempre al cliente il codice destinatario corretto al momento dell’emissione.

Saltare numeri nel progressivo

Cancellare una fattura “in bozza” e proseguire con il numero successivo (es. saltare dal “10” al “12”) crea un buco nella numerazione che, in caso di controllo fiscale, va giustificato. Soluzione: usare software che gestiscono il progressivo in modo automatico e riassegnano il numero in caso di annullamento prima dell’invio al SDI.

Omettere CIG/CUP nelle fatture verso PA

Nelle fatture verso la Pubblica Amministrazione, omettere CIG (per appalti pubblici) o CUP (per investimenti pubblici) provoca quasi certamente il rifiuto della fattura da parte dell’ente. Soluzione: chiedere sempre all’ufficio destinatario quali codici inserire prima di emettere fattura.

Domande frequenti

Cos’è l’ID di una fattura elettronica?

L’espressione “ID di una fattura elettronica” può significare diverse cose: il numero progressivo assegnato dall’emittente (es. “001/2026”), l’IdSdi generato dal Sistema di Interscambio (es. “1234567890”), il codice destinatario di 7 caratteri o, per la PA, il codice univoco ufficio di 6 caratteri. È importante chiarire sempre il contesto per capire a quale identificativo si fa riferimento.

Dove trovo l’IdSdi della mia fattura?

L’IdSdi si trova in tre punti: nel file XML di ricevuta di consegna (tag <IdentificativoSdI>), nel cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi (sezione Consultazione) e nei software di fatturazione (campo “ID SDI” o “Identificativo SDI”). Non compare sulla fattura PDF né nel file XML originario di emissione: viene generato dal SDI solo dopo l’accettazione del documento.

L’IdSdi è uguale al numero della fattura?

No, sono due cose diverse. Il numero della fattura lo decide l’emittente in fase di emissione (es. “001/2026”) e va nel campo <Numero> del file XML. L’IdSdi, invece, viene assegnato automaticamente dal Sistema di Interscambio dopo l’accettazione e ha un formato numerico progressivo (es. 1234567890). Una stessa fattura ha quindi sempre due identificativi distinti.

Devo inserire l’IdSdi nella nota di credito?

L’IdSdi nella nota di credito è opzionale. I campi obbligatori per collegare la nota di credito alla fattura originaria sono il numero della fattura (IdDocumento) e la data della fattura (Data) all’interno di <DatiFattureCollegate>. Aggiungere anche l’IdSdi facilita il matching automatico nel cassetto fiscale e velocizza eventuali controlli, ma non è richiesto dalla normativa.

Cosa fare se inserisco lo stesso numero fattura due volte?

Il SDI scarterà la seconda fattura con il codice errore 00404 – documento duplicato. La fattura scartata è considerata non emessa: hai 5 giorni per correggere il numero (es. usare “002/2026” al posto di “001/2026” duplicato) e re-inviare la fattura mantenendo data e contenuto originari. Per evitare questi errori, usa sempre lo stesso software di fatturazione e gestisci correttamente eventuali sezionali.

Il progressivo fatture si azzera dal 1° gennaio 2026?

Sì, la prassi consolidata è di ripartire da 001 ogni anno solare. Dal 1° gennaio 2026 puoi numerare le fatture come “001/2026”, “002/2026”, ecc., e il 1° gennaio 2027 ripartirai da “001/2027”. Non è obbligatorio, ma è la modalità più diffusa perché aiuta nell’organizzazione contabile e nella consultazione storica delle fatture.

Cosa devo inserire come codice destinatario per cliente privato?

Per un cliente privato senza partita IVA (consumatore) o per un cliente che vuole ricevere la fattura solo via PEC, il codice destinatario va valorizzato a “0000000” (sette zeri). In quest’ultimo caso devi anche compilare il campo <PECDestinatario>. La fattura sarà comunque consegnata al cliente nel suo cassetto fiscale, ma sei tenuto a fornirgli anche una copia analogica (PDF o cartacea).

Posso recuperare l’IdSdi di una fattura emessa nel 2023?

Sì, l’IdSdi rimane sempre disponibile nel cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate per tutto il periodo di conservazione obbligatoria delle fatture (10 anni). Accedi con SPID, CIE o CNS, vai a Consultazione → Fatture emesse, imposta il periodo desiderato e clicca sulla fattura: troverai l’IdSdi nella scheda dettaglio.

Hai dubbi sulla compilazione della fattura elettronica? Contattaci

Capire i diversi identificativi della fattura elettronica è solo il primo passo: la corretta gestione della fatturazione richiede attenzione costante a numerazione, codici destinatario, CIG, CUP e tracciabilità degli IdSdi soprattutto in caso di note di credito. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza fiscale a partite IVA, professionisti e aziende su tutti gli aspetti della fatturazione elettronica: emissione corretta, gestione scarti, recupero ID SDI per controlli, predisposizione di note di credito collegate.

Se hai bisogno di supporto per aprire una partita IVA, scegliere il software di fatturazione più adatto, gestire la numerazione progressiva o predisporre fatture verso la PA con CIG e CUP, contatta il nostro studio. Siamo a tua disposizione per chiarire ogni dubbio e affiancarti nella gestione operativa della fatturazione elettronica.

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Luglio 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-04 14:00:002026-05-24 09:36:49ID Codice Fattura Elettronica 2026: Cos’è, Dove Trovarlo e Come Funziona
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