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CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Prescrizione Decennale IRPEF, IVA e IRES 2026: Guida Completa ai Termini e alle Sezioni Unite

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La prescrizione decennale tributi è uno dei concetti più importanti — e meno conosciuti — del diritto tributario italiano. Sapere quando un debito fiscale si estingue per il decorso del tempo può fare la differenza tra pagare migliaia di euro all’Agenzia delle Entrate Riscossione o liberarsi legittimamente di una pretesa ormai prescritta. La prescrizione decennale tributi riguarda in particolare IRPEF, IVA e IRES, le tre imposte erariali principali del nostro sistema fiscale.

Questo tema interessa tanto il cittadino comune che riceve una cartella esattoriale a distanza di anni, quanto la piccola e media impresa che si vede recapitare un’intimazione di pagamento per imposte di periodi ormai lontani. La Cassazione a Sezioni Unite, con la storica sentenza n. 23397 del 17 novembre 2016, ha finalmente messo ordine in una materia che per anni aveva diviso giurisprudenza e dottrina, stabilendo principi chiari sull’applicazione della prescrizione decennale ai tributi erariali.

In questa guida completa scoprirai la differenza tra decadenza e prescrizione, i termini specifici per ogni imposta, gli atti interruttivi che possono “azzerare” il decorso del tempo, esempi pratici con date concrete e cosa fare se ricevi una cartella che ritieni prescritta. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti accompagna nella verifica di ogni atto ricevuto, sia in sede che online in tutta Italia.

Indice dei contenuti

  1. Differenza tra decadenza e prescrizione tributaria
  2. Prescrizione IRPEF: termini e meccanismi
  3. Prescrizione IVA: la svolta delle Sezioni Unite 2016
  4. Prescrizione IRES e altre imposte sui redditi delle società
  5. Tabella riassuntiva: decadenza vs prescrizione per tributo
  6. Atti interruttivi della prescrizione
  7. Esempi pratici con date concrete
  8. Cosa fare se ricevi una cartella prescritta
  9. Riferimenti normativi e giurisprudenza
  10. Domande frequenti (FAQ)

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Differenza tra decadenza e prescrizione tributaria

Prima di parlare di prescrizione decennale tributi, è fondamentale capire la differenza tra decadenza e prescrizione, due concetti spesso confusi ma giuridicamente molto diversi. La decadenza riguarda il potere di accertamento dell’Amministrazione finanziaria: indica entro quando il Fisco può notificare un avviso di accertamento per contestare un’imposta non pagata o pagata in misura inferiore. Una volta scaduto il termine di decadenza, l’Agenzia delle Entrate perde definitivamente il potere di emettere quell’atto.

La prescrizione, disciplinata dagli articoli 2934-2946 del Codice Civile, riguarda invece il diritto di credito dell’erario una volta che questo è stato regolarmente accertato e iscritto a ruolo. In parole semplici: una volta che il Fisco ha notificato la cartella esattoriale entro i termini di decadenza, ha poi un ulteriore periodo — il termine di prescrizione — per esigere effettivamente il pagamento. Se non riscuote entro quel termine, il debito si estingue.

L’articolo 2946 del Codice Civile stabilisce la regola generale: “salvo casi diversi stabiliti dalla legge, i diritti si estinguono per prescrizione col decorso di dieci anni“. Questa è la cosiddetta prescrizione ordinaria, ed è proprio quella che si applica ai tributi erariali come IRPEF, IVA e IRES. Esistono però anche prescrizioni brevi (5 anni, 3 anni, 1 anno) per situazioni specifiche, come i contributi previdenziali (5 anni) o le sanzioni amministrative (5 anni ex L. 689/1981).

  • Decadenza: termine entro cui il Fisco deve notificare l’atto impositivo (accertamento, cartella)
  • Prescrizione: termine entro cui il Fisco, dopo aver notificato l’atto, deve riscuotere il credito
  • Differenza chiave: la decadenza riguarda il potere di accertare, la prescrizione il diritto di riscuotere

Un altro elemento distintivo è la possibilità di interruzione: la prescrizione può essere interrotta da atti come l’intimazione di pagamento, il ricorso, il riconoscimento del debito (artt. 2943-2944 c.c.). La decadenza, invece, è un termine rigido che non si interrompe se non nei rari casi previsti dalla legge. Capire questa distinzione è essenziale per valutare se una pretesa fiscale sia ancora legittima o ormai estinta.

Prescrizione IRPEF: termini e meccanismi

La prescrizione IRPEF segue un percorso preciso che si articola in due fasi distinte: la decadenza dell’accertamento e la prescrizione del credito riscosso. L’articolo 43 del DPR 600/1973 disciplina i termini di decadenza dell’accertamento per le imposte sui redditi, stabilendo che l’avviso di accertamento debba essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi.

In caso di dichiarazione omessa o nulla, il termine si estende al 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Questi termini sono stati introdotti dalla Legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) e modificati dal D.Lgs. 158/2015, sostituendo i precedenti termini di 4 e 5 anni rispettivamente.

Una volta notificato l’avviso di accertamento e divenuto definitivo (per mancata impugnazione o per sentenza passata in giudicato), o una volta notificata la cartella esattoriale ex art. 25 DPR 602/1973, inizia a decorrere il termine di prescrizione decennale. È qui che entra in gioco l’articolo 2946 c.c.: il credito IRPEF, essendo un tributo erariale soggetto a prescrizione ordinaria, si estingue se non viene riscosso entro dieci anni dalla notifica della cartella.

Esempio pratico di calcolo prescrizione IRPEF

Supponiamo che Marco abbia presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2020 nel 2021. Il Fisco può notificare l’accertamento entro il 31 dicembre 2026 (cinque anni dal 2021). Se l’accertamento viene notificato il 15 ottobre 2026 e diventa definitivo, l’Agenzia Entrate Riscossione iscrive a ruolo il debito e notifica la cartella, ad esempio, il 20 marzo 2027. Da quella data, il credito si prescrive il 20 marzo 2037, salvo atti interruttivi.

È importante sapere che alcune categorie di contribuenti beneficiano di riduzioni dei termini di accertamento: i soggetti ISA (Indici Sintetici di Affidabilità) con punteggio elevato hanno una riduzione di 1 anno, e ulteriore riduzione di 2 anni è prevista per chi garantisce la tracciabilità dei pagamenti. Queste agevolazioni riguardano però la decadenza, non la prescrizione.

Prescrizione IVA: la svolta delle Sezioni Unite 2016

La prescrizione IVA ha rappresentato per anni uno dei terreni più controversi del diritto tributario. La domanda chiave era: dopo la notifica della cartella esattoriale non impugnata, il termine di prescrizione dell’IVA rimane decennale o si applica un termine più breve? La risposta è arrivata con la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 23397 del 17 novembre 2016, che ha fissato principi destinati a fare giurisprudenza.

L’articolo 57 del DPR 633/1972 regola i termini di decadenza dell’accertamento IVA, prevedendo gli stessi termini dell’IRPEF: 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (o settimo anno in caso di omessa dichiarazione). Una volta notificato l’accertamento o la cartella, però, scatta il termine di prescrizione.

Le Sezioni Unite n. 23397/2016 hanno chiarito che la conversione della prescrizione breve in prescrizione decennale ex art. 2953 c.c. opera solo in presenza di una sentenza passata in giudicato. Tuttavia, per l’IVA il discorso è diverso: l’IVA è un tributo erariale che, per sua natura, è soggetto al termine di prescrizione ordinaria decennale ex art. 2946 c.c. fin dall’origine, indipendentemente dalla cartella o dalla sentenza.

Il principio sancito dalle Sezioni Unite

Il principio di diritto fissato dalla Cassazione è il seguente: “il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere la pretesa tributaria resta quello previsto dalla legge per la singola obbligazione”. Per i tributi erariali come IRPEF, IVA e IRES, la legge non prevede prescrizioni brevi: si applica quindi la prescrizione ordinaria decennale. Diverso il caso di contributi previdenziali (5 anni) o sanzioni amministrative (5 anni), che mantengono il loro termine breve anche dopo la cartella.

  • IVA: prescrizione decennale fin dall’origine (art. 2946 c.c.)
  • Sanzioni IVA: prescrizione quinquennale (L. 689/1981)
  • Interessi su IVA: prescrizione quinquennale (art. 2948 n. 4 c.c.)

Questa distinzione è cruciale quando ricevi una cartella esattoriale: spesso l’importo è composto da imposta, sanzioni e interessi, ognuno con il proprio termine di prescrizione. Una verifica accurata permette di contestare almeno le componenti prescritte, anche quando l’imposta principale è ancora esigibile. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio di analisi delle cartelle ricevute, individuando le voci eventualmente prescritte.

Prescrizione IRES e altre imposte sui redditi delle società

La prescrizione IRES segue un regime sostanzialmente parallelo a quello dell’IRPEF. L’IRES (Imposta sul Reddito delle Società) si applica ai redditi prodotti da società di capitali (SpA, SRL, SAPA), enti commerciali, cooperative ed enti non commerciali per l’attività commerciale eventualmente svolta. Essendo un tributo erariale al pari di IRPEF e IVA, anche l’IRES è soggetta alla prescrizione decennale ex art. 2946 c.c.

I termini di decadenza dell’accertamento IRES sono regolati anch’essi dall’art. 43 DPR 600/1973, applicabile a tutte le imposte sui redditi: quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione (settimo in caso di omessa). Una volta notificato l’accertamento o la cartella, parte il termine decennale di prescrizione del credito.

Specificità per le società di capitali

Per le società di capitali, ci sono alcune particolarità da considerare. In primo luogo, la cessazione dell’attività o la cancellazione dal Registro delle Imprese non estingue automaticamente i debiti tributari: l’Agenzia Entrate Riscossione può rivalersi sui soci pro quota (per le società di persone) o sui liquidatori (per le società di capitali) nei limiti previsti dall’art. 36 DPR 602/1973. In secondo luogo, le procedure concorsuali (fallimento, liquidazione giudiziale) possono sospendere i termini di prescrizione fino alla chiusura della procedura.

Anche per l’IRES, come per le altre imposte erariali, le sanzioni seguono il termine quinquennale, mentre l’imposta principale resta decennale. Quando una società riceve una cartella, è quindi sempre opportuno verificare separatamente:

  • Imposta IRES: prescrizione 10 anni dalla cartella
  • IRAP: prescrizione 10 anni (tributo regionale erariale)
  • Addizionali regionali e comunali IRPEF: prescrizione 10 anni
  • Sanzioni: prescrizione 5 anni
  • Interessi di mora: prescrizione 5 anni

Le società che ricevono cartelle relative ad annualità remote dovrebbero sempre far esaminare l’atto da un professionista: spesso si scoprono vizi di notifica, componenti prescritte o errori di calcolo che possono ridurre significativamente l’importo da pagare. La prescrizione decennale tributi, nelle sue applicazioni concrete, può davvero salvare le finanze di un’impresa.

Tabella riassuntiva: decadenza vs prescrizione per tributo

Per orientarti rapidamente nei termini applicabili alle diverse imposte, ecco una tabella riassuntiva che mette a confronto decadenza dell’accertamento e prescrizione del credito per ciascun tributo. Questa tabella è uno strumento sintetico ma indicativo: ogni caso concreto va analizzato nel dettaglio.

TributoDecadenza accertamentoPrescrizione creditoNorma
IRPEF5 anni (7 se omessa)10 anniDPR 600/73 art. 43; c.c. 2946
IVA5 anni (7 se omessa)10 anniDPR 633/72 art. 57; c.c. 2946
IRES5 anni (7 se omessa)10 anniDPR 600/73 art. 43; c.c. 2946
IRAP5 anni (7 se omessa)10 anniDLgs 446/97; c.c. 2946
IMU / TARI5 anni5 anniL. 296/06; c.c. 2948
Bollo auto3 anni3 anniDPR 39/53 art. 5
Contributi INPS5 anni5 anniL. 335/95 art. 3 c. 9
Sanzioni tributariestesso del tributo5 anniDLgs 472/97 art. 20
Interessi—5 annic.c. art. 2948 n. 4
Multe stradali—5 anniL. 689/81 art. 28

Come puoi notare, la prescrizione decennale è la regola per i grandi tributi erariali — IRPEF, IVA, IRES, IRAP — mentre i tributi locali, i contributi previdenziali e le sanzioni hanno termini più brevi. Questa è una delle ragioni per cui è fondamentale, davanti a una cartella esattoriale, scomporre l’importo nelle sue componenti e verificare la prescrizione di ciascuna voce separatamente.

Atti interruttivi della prescrizione

Un aspetto cruciale della prescrizione decennale tributi è il meccanismo degli atti interruttivi, disciplinato dagli articoli 2943 e 2944 del Codice Civile. Un atto interruttivo “azzera” il decorso del termine: dal momento dell’interruzione, ricomincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione di pari durata (10 anni se la prescrizione era decennale, 5 anni se quinquennale). È fondamentale conoscere quali atti hanno effetto interruttivo e quali no.

Atti che interrompono la prescrizione

  • Notifica della cartella esattoriale (art. 25 DPR 602/1973)
  • Intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/1973 (validità 1 anno dalla notifica per l’esecuzione)
  • Avviso di accertamento divenuto definitivo
  • Atto di pignoramento presso terzi o mobiliare
  • Iscrizione di ipoteca ex art. 77 DPR 602/1973
  • Fermo amministrativo di beni mobili registrati
  • Riconoscimento del debito da parte del contribuente (art. 2944 c.c.) — es. richiesta di rateizzazione
  • Notifica di ricorso o appello da parte del Fisco

L’intimazione di pagamento è uno degli strumenti più usati dall Agenzia Entrate Riscossione per evitare la prescrizione di crediti ormai vetusti. Se la cartella è stata notificata più di un anno fa e l’Agenzia vuole procedere con il pignoramento, deve prima notificare un’intimazione ai sensi dell art. 50 DPR 602/1973. Questa notifica interrompe la prescrizione e fa decorrere un nuovo termine decennale.

Attenzione alla richiesta di rateizzazione

Molti contribuenti non sanno che richiedere una rateizzazione all’Agenzia Entrate Riscossione configura un riconoscimento di debito ai sensi dell art. 2944 c.c. e interrompe la prescrizione. Anche un semplice pagamento parziale, una dichiarazione di voler pagare o una domanda di sospensione possono avere effetto interruttivo. Prima di compiere qualsiasi atto che possa essere interpretato come riconoscimento, è essenziale verificare se il debito non sia già prescritto: in tal caso, basterebbe rimanere fermi e contestare l’eventuale azione di riscossione.

Non interrompono invece la prescrizione le comunicazioni informali, gli estratti di ruolo richiesti dal contribuente (Cass. SU 26283/2022), i solleciti bonari di pagamento non aventi natura di atto formale, e i controlli automatizzati ex art. 36-bis DPR 600/73 prima della loro notifica formale tramite cartella. Distinguere atto interruttivo da atto irrilevante è materia da professionisti: un errore di valutazione può costare migliaia di euro.

Esempi pratici con date concrete

Per rendere più comprensibile il meccanismo della prescrizione decennale tributi, vediamo tre casi concreti con cronologia dettagliata. Questi esempi illustrano come si combinano decadenza, prescrizione e atti interruttivi in situazioni reali che potrebbero capitare a chiunque.

Caso 1: Marco riceve una cartella IRPEF dopo 12 anni

Marco, libero professionista, riceve nel gennaio 2026 una cartella esattoriale relativa a IRPEF anno d’imposta 2010. Verifica la cronologia: dichiarazione presentata nel 2011, accertamento notificato regolarmente nel 2013 e divenuto definitivo, cartella esattoriale notificata il 15 marzo 2013. Da allora, l’Agenzia Entrate Riscossione non ha notificato alcun atto: né intimazione, né pignoramento. La nuova cartella del 2026 è quindi nulla per intervenuta prescrizione: dal 15 marzo 2013 al 15 marzo 2023 è decorso il termine decennale. Marco può proporre ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria e ottenere l’annullamento.

Caso 2: Anna e l’intimazione di pagamento

Anna, titolare di una piccola SRL, riceve una cartella IVA notificata il 10 giugno 2015. Il 5 dicembre 2024 riceve un’intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/73. Tale intimazione, notificata prima dei 10 anni dalla cartella originaria (scadrebbero il 10 giugno 2025), interrompe la prescrizione. Da quel momento decorre un nuovo termine decennale che scadrà il 5 dicembre 2034. Anna non può eccepire la prescrizione e deve valutare altre strade: rateizzazione, eventuale rottamazione se prevista, o verifica di altri vizi formali dell’atto.

Caso 3: Luca e la rateizzazione fatale

Luca riceve una cartella IRES nel 2014, relativa a un anno d’imposta lontano. Nel 2018 chiede una rateizzazione all’Agenzia Entrate Riscossione, paga le prime due rate e poi smette. Nel 2026 riceve una nuova intimazione. Luca pensa di poter eccepire la prescrizione, ma il suo legale gli spiega che la richiesta di rateizzazione del 2018 ha costituito riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 2944 c.c., interrompendo la prescrizione. Il nuovo termine decennale scade nel 2028: la pretesa è ancora valida. Questo caso mostra quanto sia importante non compiere atti di riconoscimento senza prima verificare la situazione.

Questi tre casi illustrano come la prescrizione decennale tributi sia un’arma a doppio taglio: può liberare il contribuente da pretese ormai vetuste, ma può anche essere “salvata” dall’Amministrazione con semplici atti formali. La verifica caso per caso è indispensabile: il CAF Centro Fiscale di Udine ricostruisce la cronologia degli atti notificati richiedendo l estratto di ruolo all’Agenzia Entrate Riscossione e valutando ogni passaggio.

Cosa fare se ricevi una cartella prescritta

Se ricevi una cartella esattoriale o un’intimazione di pagamento e sospetti che il credito sia prescritto, è fondamentale agire con tempestività e seguire la procedura corretta. La prescrizione, infatti, non è rilevabile d’ufficio dal giudice: deve essere eccepita dal contribuente, altrimenti il debito resta esigibile. Vediamo i passi da seguire.

1. Richiedere l’estratto di ruolo

Il primo passo è ottenere l estratto di ruolo dall’Agenzia Entrate Riscossione, che mostra tutti gli atti notificati nel tempo. Questa è la base documentale per ricostruire la cronologia degli atti e verificare se siano intervenute interruzioni della prescrizione. Il CAF Centro Fiscale di Udine richiede l’estratto di ruolo e lo analizza con i clienti, ricostruendo la storia di ogni cartella.

2. Ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria

Se la cartella o l’intimazione sono effettivamente prescritte, lo strumento principale è il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado (l’ex Commissione Tributaria Provinciale) entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. Il ricorso deve eccepire espressamente la prescrizione, indicando date e norme di riferimento. Si ricorda che la mediazione tributaria obbligatoria (ex art. 17-bis DLgs 546/1992) è stata abrogata dal DLgs 220/2023 per i ricorsi notificati a partire dal 4 gennaio 2024: per i nuovi ricorsi non è più necessaria la fase preventiva di reclamo-mediazione.

3. Istanza di autotutela

In parallelo o in alternativa al ricorso, è possibile presentare un istanza di autotutela all’Agenzia Entrate Riscossione chiedendo l’annullamento dell’atto per intervenuta prescrizione. L’autotutela non sospende i termini per il ricorso, quindi è sempre prudente presentare contestualmente il ricorso. L’autotutela è gratuita e può portare all’annullamento spontaneo dell’atto se l’Amministrazione riconosce l’errore.

4. Opposizione all’esecuzione

Se la prescrizione è maturata dopo la notifica della cartella (es. l’Agenzia avvia pignoramento dopo 10 anni dalla cartella senza atti interruttivi), lo strumento corretto è l opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. davanti al giudice ordinario, ai sensi dell’art. 57 DPR 602/1973. Questa è materia complessa che richiede assistenza legale specializzata.

  • Non firmare nulla e non chiedere rateizzazioni prima della verifica
  • Conserva tutti gli atti ricevuti nel tempo, anche le notifiche più vecchie
  • Verifica le notifiche: spesso ci sono vizi formali (es. notifica a indirizzo errato)
  • Rivolgiti a professionisti: errori procedurali possono pregiudicare il risultato

Affrontare da soli una contestazione di prescrizione è rischioso: gli atti hanno scadenze brevi (60 giorni per il ricorso) e formalità rigorose. Il CAF Centro Fiscale di Udine si occupa di tutto: dalla richiesta dell’estratto di ruolo all’analisi documentale, fino all’attivazione dei professionisti convenzionati per la fase di ricorso. Prenota un appuntamento in sede o online per una valutazione del tuo caso specifico.

Riferimenti normativi e giurisprudenza

Per chi vuole approfondire la materia della prescrizione decennale tributi, ecco i principali riferimenti normativi e giurisprudenziali. La conoscenza delle fonti è il primo strumento di difesa del contribuente di fronte all Amministrazione finanziaria.

Codice Civile

  • Art. 2934 c.c. — Estinzione dei diritti per prescrizione
  • Art. 2935 c.c. — Decorrenza della prescrizione (dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere)
  • Art. 2943 c.c. — Interruzione della prescrizione (notifica di atti, domanda giudiziale)
  • Art. 2944 c.c. — Interruzione per effetto del riconoscimento del debito
  • Art. 2945 c.c. — Effetti dell’interruzione (decorre nuovo termine)
  • Art. 2946 c.c. — Prescrizione ordinaria decennale
  • Art. 2948 c.c. — Prescrizione quinquennale (interessi, prestazioni periodiche)
  • Art. 2953 c.c. — Conversione in prescrizione decennale per sentenza passata in giudicato

Normativa fiscale

  • DPR 600/1973 art. 43 — Termini di decadenza accertamento imposte sui redditi
  • DPR 633/1972 art. 57 — Termini di decadenza accertamento IVA
  • DPR 602/1973 art. 25 — Termini cartella esattoriale
  • DPR 602/1973 art. 50 — Intimazione di pagamento
  • DPR 602/1973 art. 77 — Iscrizione di ipoteca
  • DLgs 472/1997 art. 20 — Prescrizione sanzioni tributarie (5 anni)
  • L. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) — Modifica termini accertamento
  • DLgs 158/2015 — Riforma sanzioni amministrative tributarie

Giurisprudenza fondamentale

  • Cass. SU 17 novembre 2016, n. 23397 — Principio di diritto sulla prescrizione applicabile ai crediti tributari dopo cartella non impugnata
  • Cass. SU 6 settembre 2022, n. 26283 — Impugnabilità dell’estratto di ruolo
  • Cass. civ. sez. trib. n. 22350/2020 — Conferma prescrizione decennale per tributi erariali
  • Corte Costituzionale — Pronunce sulla legittimità del sistema di decadenza-prescrizione

Le fonti ufficiali per consultare i testi normativi integrali sono Normattiva.it (per le leggi) e Gazzetta Ufficiale (per la pubblicazione di decreti e norme). Per la giurisprudenza, la Corte di Cassazione mette a disposizione il proprio archivio. L Agenzia delle Entrate pubblica circolari e risoluzioni che chiariscono l’applicazione pratica delle norme.

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Domande frequenti (FAQ)

Dopo quanti anni si prescrive un debito IRPEF?

Il debito IRPEF, una volta notificato tramite cartella esattoriale, si prescrive in 10 anni dalla notifica della cartella stessa, in assenza di atti interruttivi. Si applica la prescrizione ordinaria decennale ex art. 2946 c.c., come confermato dalla Cassazione SU 23397/2016 per i tributi erariali. Le sanzioni e gli interessi, invece, si prescrivono in 5 anni.

La prescrizione IVA è davvero di 10 anni?

Sì. L IVA, essendo un tributo erariale, è soggetta a prescrizione decennale ex art. 2946 c.c. fin dall’origine. Le Sezioni Unite con la sentenza 23397/2016 hanno chiarito che la natura erariale dell’IVA giustifica il termine decennale, mentre per contributi previdenziali e sanzioni si applica la prescrizione quinquennale.

Cosa interrompe la prescrizione decennale?

Interrompono la prescrizione decennale tributi: la notifica di cartella esattoriale, l’intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/73, l’iscrizione di ipoteca, il fermo amministrativo, il pignoramento e qualsiasi atto di riconoscimento del debito da parte del contribuente (come la richiesta di rateizzazione). Dopo l’interruzione decorre un nuovo termine decennale.

Chiedere una rateizzazione interrompe la prescrizione?

Sì, la richiesta di rateizzazione costituisce riconoscimento del debito ai sensi dell’art. 2944 c.c. e interrompe la prescrizione. Anche un pagamento parziale ha lo stesso effetto. Per questo motivo, prima di chiedere una rateizzazione, è essenziale verificare se il debito non sia già prescritto: in tal caso, la rateizzazione “rivivrebbe” un credito ormai estinto.

Differenza tra decadenza e prescrizione?

La decadenza riguarda il potere del Fisco di notificare l’atto impositivo (accertamento, cartella): scaduto il termine, l’Amministrazione perde il potere. La prescrizione riguarda invece il diritto di riscuotere il credito già accertato: il debito si estingue per inutile decorso del tempo. La decadenza non si interrompe, la prescrizione sì.

Cosa fare se ricevo una cartella di 12 anni fa?

Richiedi subito l estratto di ruolo all’Agenzia Entrate Riscossione per verificare se siano intervenuti atti interruttivi. Se la cartella è effettivamente prescritta, presenta ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria entro 60 giorni dalla notifica, eccependo formalmente la prescrizione. Affidati a un professionista: la prescrizione deve essere eccepita correttamente, non viene rilevata d’ufficio dal giudice.

Le sanzioni si prescrivono come le imposte?

No. Le sanzioni tributarie si prescrivono in 5 anni ai sensi dell’art. 20 DLgs 472/1997, mentre le imposte erariali (IRPEF, IVA, IRES) si prescrivono in 10 anni. Anche gli interessi seguono la prescrizione quinquennale (art. 2948 n. 4 c.c.). Quando ricevi una cartella, è quindi sempre opportuno scomporre l’importo per voci e verificare la prescrizione di ciascuna componente.

La prescrizione vale anche per i debiti IRES delle società?

Sì. L IRES, in quanto tributo erariale, segue la stessa disciplina di IRPEF e IVA: prescrizione decennale ex art. 2946 c.c. dopo la notifica della cartella. Anche per le società di capitali (SpA, SRL) valgono gli stessi principi, con la particolarità che procedure concorsuali (fallimento, liquidazione giudiziale) possono sospendere i termini di prescrizione.

Affidati al CAF Centro Fiscale di Udine

La prescrizione decennale tributi è uno strumento potente di difesa del contribuente, ma richiede competenze tecniche specifiche per essere fatta valere correttamente. Termini brevi, atti interruttivi nascosti, vizi di notifica: ogni elemento può fare la differenza tra il pagamento di migliaia di euro e l’annullamento totale della pretesa fiscale.

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti affianca in ogni fase: richiesta dell’estratto di ruolo, analisi della cronologia degli atti, individuazione di eventuali prescrizioni o vizi formali, e attivazione dei professionisti convenzionati per il ricorso. Operiamo sia in sede a Udine che online in tutta Italia: ovunque tu sia, possiamo verificare la tua situazione fiscale.

Hai bisogno di assistenza per la verifica di una cartella esattoriale o per far valere la prescrizione decennale? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 15:08:382026-05-31 17:42:59Prescrizione Decennale IRPEF, IVA e IRES 2026: Guida Completa ai Termini e alle Sezioni Unite
Risparmio e Investimenti

BBVA Opinioni Reali 2026: Pro, Contro e Cosa Dicono Davvero i Clienti

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

⚠️ Trasparenza: Questo articolo contiene link di affiliazione. Centro Fiscale può ricevere una commissione se apri un conto attraverso questi link, senza alcun costo aggiuntivo per te. Le nostre opinioni e raccomandazioni restano indipendenti e basate su dati verificabili e recensioni pubbliche.

BBVA Opinioni 2026: 4,3/5 su Trustpilot

Oltre 7.200 recensioni reali dei clienti italiani: pro, contro e verità sul conto BBVA.

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Le bbva opinioni circolano ovunque sul web, tra forum, gruppi Facebook e portali di recensioni bancarie. Per chi sta valutando se aprire un conto con la banca digitale spagnola, capire cosa pensano davvero i clienti italiani è il primo passo prima di prendere una decisione. In questa guida analizziamo in modo bilanciato e onesto le bbva recensioni reali pubblicate su Trustpilot, evidenziando sia i punti di forza sia le criticità segnalate dagli utenti.

Il nostro obiettivo non è fare pubblicità: è fornirti uno strumento di valutazione indipendente per capire se BBVA Italia è la banca giusta per il tuo profilo. Vedremo cosa funziona, cosa non convince e quando potresti preferire un’alternativa.

Indice dei contenuti

  1. BBVA Italia su Trustpilot: 4,3/5 con oltre 7.200 recensioni
  2. I principali punti di forza secondo i clienti
  3. Le criticità più segnalate dagli utenti
  4. Affidabilità di BBVA: chi è la banca dietro il marchio
  5. Sicurezza, IBAN italiano e tutela depositi
  6. Supporto clienti: tempi, canali e qualità
  7. Esperienza con l’app BBVA: cosa funziona e cosa no
  8. Opinioni dei pensionati e accrediti INPS
  9. Verdetto editoriale Centro Fiscale: è affidabile?
  10. Domande frequenti su BBVA Italia

BBVA Italia su Trustpilot: 4,3/5 con oltre 7.200 recensioni

Quando si parla di bbva opinioni, la fonte più consultata è Trustpilot, la piattaforma indipendente dove gli utenti pubblicano recensioni verificate sui servizi che utilizzano. BBVA Italia ha attualmente un punteggio di 4,3 su 5 stelle, calcolato su un campione molto ampio: oltre 7.200 recensioni. Questo numero è significativo perché rappresenta una base statistica solida, capace di restituire un quadro realistico dell’esperienza utente.

Per fare un confronto, molte banche tradizionali italiane si attestano tra 2 e 3 stelle, mentre le migliori banche digitali europee oscillano tra 4 e 4,5 stelle. Le bbva recensioni collocano quindi la banca nella fascia alta del mercato in termini di soddisfazione complessiva, pur non raggiungendo l’eccellenza assoluta. Un voto di 4,3/5 indica che la maggioranza dei clienti è moderatamente o molto soddisfatta, ma esiste una minoranza di utenti che ha vissuto esperienze meno positive.

Vale la pena ricordare che le recensioni online vanno sempre interpretate con spirito critico. Chi scrive una recensione lo fa spesso per due motivi opposti: entusiasmo per un servizio eccellente, o frustrazione per un problema specifico. La maggioranza silenziosa dei clienti soddisfatti non lascia feedback. Per questo motivo, il fatto che BBVA Italia abbia comunque accumulato migliaia di recensioni positive è di per sé un indicatore importante.

I principali punti di forza secondo i clienti

Analizzando le bbva opinioni positive pubblicate sui principali portali di recensioni, emergono alcuni temi ricorrenti. I clienti italiani tendono a premiare soprattutto la semplicità di apertura del conto, che si può completare in pochi minuti direttamente da smartphone, senza recarsi in filiale e senza inviare documenti cartacei. Questo elemento è particolarmente apprezzato da chi ha avuto esperienze negative con la burocrazia delle banche tradizionali.

Un secondo punto di forza ampiamente segnalato è l’assenza totale di canone sul conto corrente, accompagnata da prelievi gratuiti in tutta l’area euro sopra una soglia minima. Anche la promozione 3% lordo per 6 mesi sulle nuove giacenze è uno dei principali driver di soddisfazione: chi entra cercando un rendimento immediato trova esattamente quello che cerca, senza vincoli nascosti.

  • Apertura conto rapida via app con riconoscimento digitale (5-10 minuti)
  • Zero canone a vita, senza condizioni di stipendio o accrediti minimi
  • Promozione 3% lordo per 6 mesi sulle nuove giacenze (fino a 30/06/2026)
  • App moderna e intuitiva, premiata a livello internazionale
  • IBAN italiano (IT) dal 2023, accettato per stipendi, INPS, F24, RID
  • Carta di debito Visa inclusa senza costi aggiuntivi
  • Notifiche push istantanee per ogni movimento

Molti recensori sottolineano anche la trasparenza sui costi: BBVA non applica commissioni nascoste sui movimenti ordinari, e le condizioni economiche sono comunicate in modo chiaro al momento dell’apertura. Questo aspetto è cruciale per chi viene da esperienze con istituti che applicano spese di gestione, commissioni di tenuta conto o costi per operazioni di base. Per approfondire tutti i dettagli del conto, puoi consultare la nostra recensione completa del Conto BBVA.

Le criticità più segnalate dagli utenti

Per fornire un quadro realmente bilanciato, è doveroso analizzare anche le bbva opinioni negative o critiche. Su Trustpilot, una minoranza di utenti segnala situazioni che vale la pena conoscere prima di aprire il conto. Le criticità più ricorrenti riguardano principalmente l’esperienza digitale e l’assenza di un canale fisico. Non si tratta di problemi gravi o sistematici, ma di limiti strutturali tipici di una banca esclusivamente digitale.

Una delle segnalazioni più frequenti riguarda rallentamenti dell’app su alcuni dispositivi, in particolare su smartphone più datati o con sistema operativo non aggiornato. Si tratta di episodi sporadici, generalmente risolti con aggiornamenti software successivi. Alcuni utenti riportano anche casi isolati di accrediti INPS con qualche giorno di ritardo, soprattutto nei primi mesi dall’apertura del conto: il fenomeno non risulta sistematico e tende a normalizzarsi una volta consolidato il rapporto.

  • App più lenta su dispositivi datati o sistemi operativi non aggiornati
  • Accrediti INPS con ritardo occasionale (casi isolati, non sistematici)
  • Blocchi conto temporanei per verifiche antifrode (problema comune in tutto il settore)
  • Mancanza di filiali fisiche: nessun sportello dove parlare con un operatore di persona
  • Supporto solo digitale o telefonico, senza appuntamenti in sede
  • Offerta limitata di mutui e prestiti rispetto alle banche tradizionali
  • Carta di credito non sempre inclusa di base

Anche i blocchi conto per verifiche di sicurezza sono un tema ricorrente, ma è importante contestualizzare: tutte le banche italiane, per obblighi normativi antiriciclaggio, possono bloccare un conto in presenza di movimenti sospetti. BBVA non fa eccezione. Chi pianifica di ricevere bonifici importanti subito dopo l’apertura dovrebbe comunicarlo preventivamente al supporto, per evitare blocchi automatici. La mancanza di filiali fisiche resta forse il limite più strutturale: per chi vuole guardare un operatore negli occhi, BBVA non è la scelta ideale.

Affidabilità di BBVA: chi è la banca dietro il marchio

Per valutare correttamente le bbva opinioni, bisogna prima capire chi è davvero questa banca. BBVA (Banco Bilbao Vizcaya Argentaria) è il secondo gruppo bancario di Spagna dopo Santander, fondato nel 1857. Si tratta di un colosso finanziario con oltre 160 anni di storia, presente in più di 25 paesi, con decine di milioni di clienti in tutto il mondo. BBVA Italia è la succursale italiana del gruppo spagnolo, operativa nel nostro Paese come banca digitale dedicata ai privati.

La struttura societaria garantisce un livello di solidità patrimoniale elevato: BBVA SA è quotata alle borse di Madrid, Londra, New York e Città del Messico, e ogni trimestre pubblica bilanci certificati. La vigilanza è doppia: la Banca Centrale Europea (BCE) e la Banca di Spagna supervisionano la capogruppo, mentre la Banca d’Italia controlla l’operatività della succursale italiana. Questo doppio livello di controllo garantisce gli stessi standard di sicurezza delle banche italiane.

Per chi cerca un riscontro pratico, conviene ricordare che BBVA è classificata come banca sistemica europea: il suo fallimento sarebbe considerato un evento ad alto impatto sistemico, e per questo è soggetta a requisiti patrimoniali rafforzati. In pratica, la reputazione bbva affidabile è oggettivamente molto alta dal punto di vista bancario. Se vuoi approfondire i passaggi per diventare cliente, abbiamo preparato una guida dedicata su come aprire il conto BBVA passo dopo passo.

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Sicurezza, IBAN italiano e tutela depositi

Un dubbio ricorrente nelle bbva opinioni riguarda la tutela dei depositi: i miei soldi sono davvero protetti? Cosa succede se la banca dovesse avere problemi? La risposta è rassicurante. BBVA Italia aderisce al Fondo de Garantía de Depósitos (FGD) spagnolo, che è l’equivalente del FITD italiano. Entrambi i fondi operano nell’ambito della Direttiva UE 2014/49/UE, che ha armonizzato la tutela depositi in tutta l’Unione Europea.

In pratica, i tuoi depositi sono tutelati fino a 100.000 euro per titolare e per banca, esattamente come avviene con una banca italiana. La protezione è automatica, non richiede iscrizioni e copre tutte le forme di deposito (conto corrente, conto deposito, libretti). Per importi superiori, conviene frazionare le somme su più istituti o più cointestatari per beneficiare di soglie di protezione più ampie.

  • Tutela depositi fino a 100.000 EUR via FGD spagnolo (armonizzata UE)
  • Vigilanza BCE sulla capogruppo BBVA SA
  • Vigilanza Banca d’Italia sulla succursale italiana
  • IBAN italiano (IT) dal 2023: accettato per qualsiasi pagamento o accredito
  • Autenticazione forte SCA con biometria o codice OTP
  • Notifiche push in tempo reale per ogni movimento sospetto

L’introduzione dell’IBAN italiano dal 2023 ha risolto uno storico ostacolo: oggi BBVA è accettata senza problemi da datori di lavoro, INPS, Agenzia delle Entrate per i rimborsi fiscali, e da tutte le utenze italiane (Enel, gas, telefonia, RID bancari). Non esistono più scuse tecniche per rifiutare un IBAN BBVA. Sul fronte sicurezza informatica, le bbva recensioni raccontano di un sistema robusto: autenticazione a due fattori obbligatoria, conferma biometrica per le operazioni dispositive, monitoraggio automatico delle transazioni anomale.

Supporto clienti: tempi, canali e qualità

Il supporto clienti è uno degli aspetti più discussi nelle bbva opinioni. Essendo una banca interamente digitale, BBVA non offre filiali fisiche dove recarsi per parlare con un operatore. I canali di assistenza disponibili sono chat integrata nell’app, numero verde telefonico e area messaggi sicuri nell’home banking. Per molti utenti questo è sufficiente, per altri rappresenta un limite.

I tempi di risposta segnalati dagli utenti sono generalmente buoni per problemi standard (carte smarrite, blocco operazioni, chiarimenti sulle promozioni) ma più lunghi per pratiche complesse come blocchi cautelativi, contestazioni di movimenti o questioni legate alla normativa antiriciclaggio. Su questi temi, le bbva recensioni mostrano un punteggio leggermente inferiore alla media: chi si trova in situazioni delicate vorrebbe spesso poter parlare faccia a faccia con un consulente.

Un consiglio pratico: per le pratiche urgenti o complesse conviene usare sempre il numero verde telefonico piuttosto che la chat, perché un operatore in linea può prendere in carico la pratica in tempo reale. Per questioni amministrative non urgenti, la chat funziona bene e offre il vantaggio di mantenere uno storico scritto. Chi cerca un supporto più tradizionale e personalizzato per la gestione fiscale può comunque appoggiarsi al nostro servizio CAF di Udine, sia in ufficio che online.

Esperienza con l’app BBVA: cosa funziona e cosa no

L’app BBVA è uno degli elementi più premiati nelle bbva opinioni positive. Riconosciuta a livello internazionale da analisti del settore come Forrester, l’app è stata progettata con un design moderno, navigazione intuitiva e funzionalità avanzate come la categorizzazione automatica delle spese, il cashback dinamico su alcuni esercizi convenzionati e widget personalizzabili sulla schermata principale. Per molti utenti, l’esperienza utente è superiore a quella offerta dalle app delle banche tradizionali italiane.

Tuttavia, anche qui non mancano segnalazioni critiche. Alcuni utenti lamentano rallentamenti su smartphone più datati, crash occasionali dopo aggiornamenti software, o difficoltà a trovare alcune funzioni avanzate nascoste nei sottomenu. La curva di apprendimento può essere ripida per utenti meno digitalmente alfabetizzati: chi è abituato all’interfaccia semplice di altre banche potrebbe inizialmente sentirsi spaesato.

  • Design moderno e navigazione fluida (premio Forrester)
  • Categorizzazione automatica delle spese mensili
  • Notifiche push istantanee per ogni movimento
  • Bonifici istantanei SEPA direttamente da app
  • Gestione carta in tempo reale: blocco, sblocco, modifica limiti
  • Possibili rallentamenti su dispositivi datati o con poca RAM

Un suggerimento: prima di affidare l’intera operatività a BBVA, conviene testare l’app in parallelo con quella della banca attuale per un paio di mesi. In questo modo si capisce se l’interfaccia si adatta alle proprie abitudini, senza rischi. Visto che il canone è zero a vita, mantenere il conto attivo non comporta costi anche se decidi di usarlo poco.

Opinioni dei pensionati e accrediti INPS

Una categoria particolarmente attenta alle bbva opinioni è quella dei pensionati, spesso preoccupati per il corretto accredito della pensione INPS sul nuovo conto. Buone notizie: dal 2023, con l’introduzione dell’IBAN italiano, l’accredito della pensione su BBVA funziona esattamente come con qualunque altra banca italiana. Basta comunicare il nuovo IBAN all’INPS tramite il portale online, il patronato o un CAF, e il primo accredito utile viene effettuato sul nuovo conto.

Le bbva recensioni dei pensionati sono generalmente positive sulle condizioni economiche (zero canone, zero bollo per saldi sotto 5.000 euro, niente costi nascosti) ma più caute sul fronte assistenziale. Chi è meno avvezzo al digitale può trovare ostico gestire tutto da app: in questi casi è fondamentale farsi aiutare da un familiare o da un consulente di fiducia per la configurazione iniziale, dopodiché l’operatività quotidiana diventa molto semplice. Per approfondire il tema, è in arrivo un nostro approfondimento dedicato su BBVA per pensionati e anziani.

Un caso particolare segnalato in alcune recensioni riguarda ritardi occasionali nel primo accredito INPS: si tratta di situazioni isolate, generalmente legate al ciclo di elaborazione dell’INPS e non a problemi specifici di BBVA. Per evitare disagi, è bene comunicare la variazione IBAN almeno un mese prima della data di accredito mensile, in modo da dare tempo al sistema INPS di aggiornare l’anagrafica beneficiari.

Verdetto editoriale Centro Fiscale: è affidabile?

Dopo aver analizzato in modo bilanciato le bbva opinioni reali pubblicate online, possiamo formulare un verdetto editoriale moderatamente positivo. BBVA Italia è una banca affidabile per chi cerca un conto online remunerato e a zero spese. Le criticità segnalate sono fisiologiche per una banca digitale e si collocano nella media del settore: nessun istituto, neppure le banche tradizionali con migliaia di filiali, riceve recensioni unanimemente positive.

I bbva pro contro che emergono dall’analisi convergono in un giudizio equilibrato. I punti di forza che convincono di più sono la solidità del gruppo BBVA SA (secondo gruppo bancario spagnolo), la tutela depositi armonizzata UE fino a 100.000 euro, la promozione 3% lordo per 6 mesi attiva fino al 30/06/2026, l’IBAN italiano e l’app premiata internazionalmente. I limiti riguardano invece la mancanza di filiali fisiche, l’offerta limitata di mutui e prestiti, e la necessità di gestire tutto in autonomia digitale.

  • Adatta a: profili digital-friendly, lavoratori autonomi, pensionati abituati allo smartphone, chi vuole massimizzare il rendimento della liquidità
  • Meno adatta a: chi cerca consulenza in filiale, chi richiede mutui o prestiti articolati, utenti poco a loro agio con la tecnologia
  • Da provare se: vuoi diversificare le banche, sfruttare la promo 3% e mantenere zero costi fissi

Per profili che cercano supporto in filiale o prodotti di credito complessi (mutui prima casa con condizioni personalizzate, prestiti business, gestione patrimoniale evoluta), BBVA potrebbe non essere la scelta ideale. Ma per chi vuole un conto digitale moderno, remunerato e affidabile, le bbva opinioni ne giustificano ampiamente la considerazione. Se vuoi approfondire la promozione attiva, leggi la nostra guida sul 3% lordo BBVA.

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Domande frequenti su BBVA Italia

BBVA è davvero affidabile?

Sì. BBVA è il secondo gruppo bancario spagnolo dopo Santander, fondato nel 1857. È vigilata da BCE, Banca di Spagna e Banca d’Italia. La reputazione bbva affidabile è oggettivamente molto alta, supportata da 4,3/5 su bbva trustpilot con oltre 7.200 recensioni.

I miei soldi su BBVA sono tutelati?

Sì. I depositi sono tutelati fino a 100.000 euro per titolare tramite il FGD spagnolo, equivalente al FITD italiano nell’ambito della Direttiva UE 2014/49/UE. La protezione è automatica e identica a quella di una banca italiana.

L’IBAN BBVA è italiano?

Sì, dal 2023 BBVA Italia rilascia IBAN italiano (IT), accettato per stipendi, pensioni INPS, rimborsi fiscali, F24, RID bancari e tutte le utenze italiane senza alcuna limitazione tecnica.

Conviene aprire un conto BBVA solo per la promo 3%?

Può essere una scelta razionale, vista l’assenza di canone. Tieni presente che la promozione 3% lordo dura 6 mesi e si applica alle nuove giacenze fino al 30/06/2026. Dopo la scadenza puoi mantenere il conto attivo a costo zero o chiuderlo gratuitamente.

Le recensioni negative su BBVA devono preoccupare?

No, non in modo allarmistico. Le criticità riguardano principalmente l’assenza di filiali fisiche, possibili rallentamenti app e blocchi cautelativi per sicurezza, problemi comuni a tutte le banche digitali. Le bbva opinioni complessivamente positive (4,3/5) dimostrano che si tratta di episodi minoritari.

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Per le condizioni economiche e contrattuali consulta i Fogli Informativi disponibili su bbva.it. Le condizioni della banca possono variare nel tempo: verifica sempre direttamente sul sito ufficiale al momento dell’apertura del conto. Promozione 3% lordo soggetta a regolamento BBVA, con scadenza 30/06/2026.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 15:02:532026-05-27 15:03:03BBVA Opinioni Reali 2026: Pro, Contro e Cosa Dicono Davvero i Clienti
Risparmio e Investimenti

BBVA vs Fineco vs Illimity: Quale Conto Corrente Remunerato Scegliere nel 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

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Scegliere un conto corrente remunerato nel 2026 è diventato un esercizio di equilibrio: tassi più alti per qualche mese, costi nascosti dietro l’angolo, app più o meno usabili. In questo conto remunerato confronto 2026 mettiamo a confronto tre protagonisti molto diversi del panorama italiano: BBVA, la spagnola sbarcata in Italia con un’offerta aggressiva, Fineco, lo storico player digitale ex UniCredit, e Illimity, la banca digitale di Corrado Passera. L’obiettivo è capire qual è la soluzione più conveniente per chi vuole far rendere la propria liquidità senza pagare canoni e senza brutte sorprese.

Il conto remunerato confronto 2026 tra BBVA, Fineco e Illimity ti aiuterà a scegliere in base al tuo profilo: risparmiatore puro, investitore-trader oppure utente digitale che cerca un’esperienza moderna. Analizziamo tassi, canoni, bollo, prelievi, reputazione su Trustpilot e qualità dell’app.

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Indice dei contenuti

  1. Perché confrontare BBVA, Fineco e Illimity nel 2026
  2. Tabella comparativa rapida: tassi, canone, bollo, prelievi
  3. BBVA: tasso 3% per 6 mesi e zero spese a vita
  4. Fineco: come funziona il conto e quali sono i veri costi
  5. Illimity: conto Smart e remunerazione attuale
  6. Trustpilot e reputazione: chi ha la migliore customer experience
  7. App e home banking a confronto: funzionalità e usabilità
  8. Per quale profilo conviene ciascuna banca
  9. Verdetto: il conto più conveniente nel 2026
  10. FAQ sui conti remunerati

Perché confrontare BBVA, Fineco e Illimity nel 2026

Il conto remunerato confronto 2026 ha senso oggi più che mai. Dopo anni di tassi a zero, la BCE ha alzato i tassi di riferimento e le banche si sono trovate costrette a competere per attirare la liquidità dei risparmiatori. Il risultato è una guerra commerciale che porta in dote offerte promozionali con tassi lordi tra il 2% e il 3%, qualcosa di impensabile fino a tre anni fa.

Abbiamo scelto BBVA, Fineco e Illimity perché rappresentano tre filosofie diverse: BBVA punta tutto sul tasso aggressivo a tempo limitato e sullo zero spese; Fineco è la banca-piattaforma per chi vuole investire e fare trading; Illimity è la banca digitale italiana con un’offerta di deposito remunerato e una user experience moderna. Sono tutte e tre conti 100% online, apribili da smartphone in pochi minuti.

Prima di entrare nel dettaglio, è importante capire la differenza tra conto corrente remunerato e conto deposito: il primo è un normale conto operativo che paga un interesse sulla giacenza, il secondo è un prodotto separato dove “parcheggi” la liquidità per un periodo definito. In questo confronto parliamo prevalentemente di conti correnti remunerati, cioè di soluzioni che ti permettono di operare normalmente (bonifici, carte, prelievi) e nel frattempo guadagnare interessi.

Tabella comparativa rapida: tassi, canone, bollo, prelievi

Ecco una tabella di confronto immediato tra le tre banche, con i dati aggiornati a maggio 2026. È il riassunto perfetto se hai poco tempo: ti permette di cogliere al volo le differenze più rilevanti per il tuo conto remunerato confronto 2026.

BancaTasso lordo promoDurataCanoneBolloTutela depositiPer chi
BBVA3% lordo6 mesi (fino 30/06/2026)0 € a vita8,55 €/trim se giacenza media ≥ 5.000 €FGD Spagna (UE 100k)Risparmiatori a breve termine
FinecoVariabile (vedi dettagli)Promo canone 0 primi 3 mesi su tutte le opzioniOpzione “One” canone 0 online; “Classic” azzerabile con asset ≥ 50.000 €StandardFITD italiano (100k)Investitori e trader
Illimity1,50% lordo (Premium fino 30/06/2026, poi 0,50%)Fino al 30/06/2026Conto Classic azzerabile a condizioni; Premium con costi dedicatiStandardFITD italiano (100k)Utenti digitali

Come puoi notare, BBVA è l’unica a offrire un tasso del 3% lordo e contemporaneamente canone zero a vita, una combinazione difficile da battere per chi cerca soltanto liquidità remunerata. Fineco e Illimity hanno offerte più articolate, pensate per profili diversi. Tutte e tre garantiscono la tutela depositi fino a 100.000 €: BBVA tramite il FGD spagnolo (Fondo de Garantía de Depósitos), Fineco e Illimity tramite il FITD italiano. Grazie all’armonizzazione europea della Direttiva 2014/49/UE, la tutela è equivalente in tutta l’Unione.

BBVA: tasso 3% per 6 mesi e zero spese a vita

BBVA è il secondo gruppo bancario di Spagna e nel 2026 è sbarcato in Italia con un’offerta che ha fatto rumore: 3% lordo annuo sulla giacenza fino a 1.000.000 di euro per i primi 6 mesi dall’apertura. La promozione è valida per chi apre il conto entro il 30 giugno 2026. Niente vincoli, niente costi nascosti, e soprattutto zero canone a vita: una proposta che, per il conto remunerato confronto 2026, alza l’asticella in modo significativo.

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche del Conto BBVA:

  • Tasso 3% lordo annuo per i primi 6 mesi su saldo fino a 1.000.000 €
  • Dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2027: tasso pari al 25% del Deposit Facility BCE
  • Ritenuta fiscale del 26% applicata direttamente dalla banca (sostituto d’imposta) → non devi dichiarare nulla in 730 o Redditi
  • Canone 0 € a vita, carta di debito gratuita inclusa
  • Bonifici SEPA gratuiti in entrata e in uscita
  • IBAN italiano (codice IT), accreditabile per stipendio, pensione, RID
  • Prelievi ATM zona Euro: gratuiti se ≥ 100 €, altrimenti 2 € a operazione
  • Bollo: 8,55 €/trim solo se giacenza media trimestrale ≥ 5.000 €
  • Apertura 100% online con SPID in circa 5 minuti

Il vantaggio fiscale non è banale: con ritenuta del 26% alla fonte, il tasso netto effettivo si attesta intorno al 2,22%, comunque tra i più alti del mercato italiano. Su una giacenza media di 20.000 € mantenuta per i 6 mesi promozionali, parliamo di circa 222 € netti di interessi – cifra che, a confronto con un conto tradizionale a tasso zero, fa la differenza. Apri qui il Conto BBVA al 3% lordo e calcola direttamente quanto puoi guadagnare sulla tua giacenza.

Sulla tutela depositi, occhio a un punto importante: BBVA aderisce al FGD spagnolo (Fondo de Garantía de Depósitos), non al FITD italiano. Questo perché la sede legale della banca è in Spagna. Tuttavia, grazie alla Direttiva UE 2014/49/UE, la garanzia è equivalente a quella italiana: fino a 100.000 € per depositante, con copertura immediata in caso di crisi. Qui trovi tutti i dettagli sulla promozione BBVA 2026 con esempi numerici e simulazioni di interesse.

Se hai già le idee chiare e vuoi procedere subito, puoi aprire il Conto BBVA direttamente da qui. Per chi vuole approfondire l’aspetto qualitativo, la nostra recensione completa del Conto BBVA entra nel dettaglio di app, customer care e procedure operative. Se invece stai valutando alternative, questa è la guida ai migliori conti correnti online del 2026.

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Fineco: come funziona il conto e quali sono i veri costi

Fineco è una banca italiana nata come divisione di UniCredit e oggi quotata indipendente. È storicamente apprezzata per la piattaforma di trading, la qualità dell’app (più volte premiata) e la profondità dell’offerta di investimento. Per il conto remunerato confronto 2026, Fineco si presenta con una novità importante: nel febbraio 2026 ha introdotto tre nuove opzioni di conto corrente.

  • Conto Fineco One: canone zero con assistenza solo online
  • Conto Fineco Classic: assistenza completa, canone azzerabile con asset ≥ 50.000 € tra investimenti e depositi
  • Conto Fineco Max: rivolto a clientela di alto profilo, servizi premium con customer care dedicato

Tra le novità trasversali alle tre opzioni segnaliamo l’azzeramento delle commissioni sulle operazioni in valuta con carta di debito e la gratuità del canone per i primi tre mesi. Si tratta di un riposizionamento commerciale che rende Fineco più flessibile rispetto al passato, quando il conto base aveva un canone fisso mensile.

Quanto alla remunerazione della liquidità, Fineco non è storicamente un player aggressivo come BBVA: il suo punto di forza è il Portafoglio Remunerato, un servizio che paga un extra rendimento sui titoli in deposito. È una logica diversa: invece di farti rendere il cash sul conto, Fineco ti incentiva a investire. Per i risparmiatori puri che vogliono lasciare il denaro liquido, l’offerta è meno competitiva del Conto BBVA. Le condizioni sono variabili e cambiano con la politica monetaria BCE: verifica sempre il Foglio Informativo aggiornato su fineco.it prima dell’apertura.

La tutela depositi è garantita dal FITD italiano fino a 100.000 € per depositante, come previsto dalla normativa europea armonizzata. L’app Fineco resta tra le più complete del panorama italiano: ti permette di operare su conto, carte, trading multimercato, fondi e PIR da un’unica interfaccia.

Illimity: conto Smart e remunerazione attuale

Illimity Bank, fondata da Corrado Passera, è la banca digitale italiana che ha puntato sin dall’inizio su un’esperienza utente moderna, tassi competitivi sui depositi e una forte specializzazione nel credito alle PMI. Per il segmento retail, Illimity offre principalmente due prodotti: il Conto Classic e il Conto Premium. È quest’ultimo a essere remunerato.

  • Conto Illimity Premium: giacenza remunerata al 1,50% lordo annuo in via promozionale fino al 30/06/2026, poi scende allo 0,50% lordo
  • Conto Deposito Illimity (separato dal corrente): tassi fino al 3,15% per clienti Premium su linee non svincolabili, fino al 3,40% su durate 36-48-60 mesi
  • Durate disponibili sul deposito: da 6 a 60 mesi, linea svincolabile o non svincolabile
  • Conto Classic: canone azzerabile a determinate condizioni

La differenza chiave rispetto a BBVA è che Illimity Premium offre 1,50% lordo contro 3% lordo di BBVA: in pratica, parliamo di metà del rendimento sulla stessa giacenza. Tuttavia Illimity è interessante per chi vuole abbinare conto corrente e conto deposito vincolato: combinando i due prodotti puoi diversificare le scadenze e sfruttare i tassi più alti sulle durate medio-lunghe.

La tutela depositi di Illimity è coperta dal FITD italiano fino a 100.000 € per depositante. L’app è moderna, pulita e intuitiva, anche se meno ricca di funzionalità rispetto a Fineco sul fronte trading. Per i risparmiatori che vogliono solo “parcheggiare” liquidità rimanendo nel perimetro italiano, Illimity è una valida alternativa al circuito bancario tradizionale.

Trustpilot e reputazione: chi ha la migliore customer experience

La reputazione online è un fattore importante quando si sceglie una banca, specialmente nel conto remunerato confronto 2026 dove si parla di prodotti 100% digitali. Le recensioni reali degli utenti su Trustpilot raccontano molto più dei materiali commerciali: parlano di tempi di apertura, qualità del supporto, gestione di problemi e bug.

Vediamo come si posizionano le tre banche in termini di customer experience percepita:

  • BBVA: 4,3/5 su oltre 7.200 recensioni Trustpilot. Punti di forza segnalati: apertura veloce, app intuitiva, supporto reattivo. Critiche ricorrenti: alcuni utenti lamentano tempi più lunghi per la verifica identità con documenti non standard.
  • Fineco: storicamente ottima reputazione sui ranking di settore (premi app più volte conferiti). Punti di forza: stabilità della piattaforma, profondità dei servizi di investimento, customer care telefonico. Critiche ricorrenti: alcune commissioni considerate elevate dai trader meno attivi.
  • Illimity: banca più giovane e meno presente nelle classifiche aggregate, ma con una community digitale attiva. Punti di forza: UX moderna, processo di apertura rapido. Critiche: assortimento di prodotti più limitato rispetto ai competitor.

Per un’analisi qualitativa più approfondita, consulta la nostra raccolta di opinioni Trustpilot su BBVA con pro, contro e casi concreti. Il dato che emerge è che tutte e tre le banche hanno standard di servizio adeguati per un’utenza digitale, ma BBVA ha il merito di aver costruito velocemente una reputazione solida nonostante l’ingresso recente sul mercato italiano.

App e home banking a confronto: funzionalità e usabilità

Nel conto remunerato confronto 2026, l’app mobile è il vero punto di contatto quotidiano con la banca. Tutte e tre le banche offrono app native iOS e Android, ma con filosofie differenti.

App BBVA

L’app BBVA è pulita e orientata all’operatività quotidiana: bonifici, gestione carta, controllo movimenti, salvadanai automatici. È pensata per essere semplice anche per utenti meno esperti. Non offre funzionalità di trading (BBVA in Italia non propone investimenti). Punto di forza: visione chiara e immediata della giacenza remunerata e degli interessi maturati.

App Fineco

L’app Fineco è probabilmente la più completa del mercato italiano: in un’unica interfaccia gestisci conto, carte, trading multimercato (azioni, ETF, derivati), fondi comuni, PIR, gestioni patrimoniali. Per il trader retail è uno standard di riferimento. Per chi cerca solo un conto remunerato, può risultare leggermente sovraccarica di funzioni.

App Illimity

L’app Illimity ha un’estetica moderna e una navigazione fluida. Si concentra su conto corrente, conto deposito e gestione card. La curva di apprendimento è bassa, particolarmente adatta a utenti digitali nativi. Manca però la profondità delle funzionalità di investimento offerte da Fineco.

Per quale profilo conviene ciascuna banca

Non esiste una banca “migliore in assoluto”: esiste la banca migliore per il tuo profilo. Vediamo come orientarsi nel conto remunerato confronto 2026 in base alle tue esigenze concrete.

Risparmiatore puro a breve termine → BBVA

Se vuoi semplicemente far rendere una liquidità di 10.000-100.000 € per i prossimi 6-12 mesi, senza vincoli e senza pensare a investimenti, BBVA è la scelta più razionale. Il 3% lordo per 6 mesi con zero canone a vita è oggettivamente l’offerta più aggressiva sul mercato italiano. Esempio pratico: con 30.000 € in giacenza per 6 mesi, incassi circa 333 € netti di interessi.

Investitore o trader → Fineco

Se intendi investire attivamente in azioni, ETF, fondi o derivati, Fineco resta il riferimento del mercato italiano: profondità degli strumenti, qualità della piattaforma di trading, ecosistema integrato. Il conto corrente è il “veicolo” verso il vero core business della banca. Con la nuova opzione Fineco One a canone zero, l’attrito iniziale è minimo.

Utente digital-first che vuole alternativa italiana → Illimity

Se cerchi una banca digitale italiana con app moderna e remunerazione di base, Illimity rappresenta un buon compromesso. Il rendimento del Conto Premium (1,50% lordo) è inferiore a BBVA ma superiore alla maggior parte delle banche tradizionali. Se affianchi un Conto Deposito Illimity con vincolo, sali a tassi del 3,15-3,40% sulle durate medio-lunghe.

Verdetto: il conto più conveniente nel 2026

Arrivati al verdetto del conto remunerato confronto 2026, la conclusione è lineare. Per il profilo “risparmiatore puro a breve termine” – quello statisticamente più diffuso tra i nostri lettori – BBVA è la scelta più conveniente nel 2026 senza giri di parole.

I motivi sono concreti e misurabili:

  • 3% lordo per 6 mesi = ~2,22% netto effettivo, contro 1,50% lordo (~1,11% netto) di Illimity Premium
  • Zero spese a vita: canone, carta, bonifici SEPA tutto gratuito
  • IBAN italiano: nessuna complicazione operativa, accreditabile per stipendio/pensione
  • Apertura 100% online in 5 minuti con SPID o CIE
  • Tutela depositi 100.000 € tramite FGD spagnolo (equivalente UE al FITD)

Per chi invece ha esigenze più specifiche: Fineco è primo per investitori e trader grazie alla profondità della piattaforma; Illimity è la scelta per chi cerca un’alternativa digitale italiana con UX moderna e abbinamento conto corrente + deposito. Tutte e tre sono opzioni legittime: la differenza la fa il tuo profilo di utilizzo.

Un’ultima considerazione strategica: la promozione BBVA scade il 30 giugno 2026. Se rientri nel profilo “risparmiatore” e stai valutando, il tempo per agire è oggi. Dopo il 30/06/2026 la promo potrebbe non essere replicata alle stesse condizioni. Nel nostro confronto generale dei migliori conti online 2026 trovi anche altre alternative se vuoi un panorama più ampio.

Promo in scadenza

Hai deciso? Apri il Conto BBVA al 3% lordo

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FAQ sui conti remunerati

Qual è il conto remunerato più conveniente nel 2026?

Nel conto remunerato confronto 2026, BBVA è la soluzione più conveniente per i risparmiatori puri a breve termine: 3% lordo annuo per 6 mesi su saldo fino a 1.000.000 € e zero canone a vita. Per investitori attivi, Fineco resta lo standard di riferimento grazie alla piattaforma di trading.

BBVA è sicura come una banca italiana?

Sì. BBVA è il secondo gruppo bancario di Spagna e aderisce al Fondo de Garantía de Depósitos spagnolo, che tutela i depositi fino a 100.000 € per depositante. Grazie alla Direttiva UE 2014/49/UE, la garanzia è equivalente a quella del FITD italiano.

Come funziona la tassazione degli interessi sul conto remunerato?

Tutte e tre le banche applicano una ritenuta del 26% alla fonte: significa che gli interessi arrivano sul conto già al netto delle tasse. La banca agisce come sostituto d’imposta, quindi non devi dichiarare nulla in 730 o Modello Redditi. È importante invece valutare il bollo: 8,55 €/trimestre se la giacenza media supera 5.000 €.

Posso avere più di un conto remunerato contemporaneamente?

Sì, non ci sono limiti normativi. Anzi, molti risparmiatori scelgono di diversificare: ad esempio aprono un Conto BBVA per sfruttare la promo al 3%, mantengono un conto bancario tradizionale per le utenze e affiancano un Conto Deposito Illimity per la liquidità di medio termine. Ogni conto gode di tutela depositi autonoma fino a 100.000 €.

Cosa succede al conto BBVA dopo i 6 mesi promozionali?

Dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2027, il tasso passa al 25% del Deposit Facility BCE. È un tasso variabile legato alla politica monetaria europea. Il canone resta a zero a vita, quindi anche post-promo il conto continua a essere conveniente: nessuna penale, nessun obbligo di mantenimento.

Hai bisogno di assistenza fiscale o patrimoniale?

Hai bisogno di assistenza per la dichiarazione degli interessi bancari, la pianificazione patrimoniale o la gestione fiscale dei tuoi risparmi? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Per le condizioni economiche e contrattuali consulta i Fogli Informativi disponibili su bbva.it, fineco.it e illimity.com. Le condizioni delle banche citate possono variare nel tempo: verifica sempre direttamente sui siti ufficiali al momento dell’apertura.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 14:40:302026-05-27 14:40:39BBVA vs Fineco vs Illimity: Quale Conto Corrente Remunerato Scegliere nel 2026
NOTIZIE

Rottamazione quater, rata in scadenza il 31 maggio: pagamento posticipato a giugno

ROTTAMAZIONE QUINQUIES 2026

I contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quater devono tenere a mente una data importante: il 31 maggio 2026 scade la prossima rata della rateazione decennale. Si tratta della dodicesima rata complessiva per chi ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023 (legge 197/2022) e ha optato per il piano di pagamento dilazionato fino al 2027. La buona notizia per chi si trova in difficoltà o ha dimenticato la scadenza arriva direttamente dalla normativa: grazie ai 5 giorni di tolleranza previsti dall articolo 3, comma 14-bis del D.L. 119/2018, il versamento può essere effettuato senza decadenza entro il 5 giugno 2026, posticipando di fatto la scadenza operativa al primo giorno utile della settimana successiva.

In questa guida completa analizziamo nel dettaglio cosa cambia per i contribuenti, come calcolare correttamente l importo della rata, quali sono i canali di pagamento disponibili, cosa succede in caso di ritardo e come funziona la riammissione alla rottamazione quater introdotta dal decreto Milleproroghe 2025 (D.L. 202/2024 convertito in legge 15/2025). Vedremo anche le differenze tra la rottamazione quater e la nuova rottamazione quinquies introdotta nel 2026, per orientarsi tra le diverse misure di pace fiscale ancora attive.

Indice dei contenuti

  1. Scadenza del 31 maggio: cosa cambia con il posticipo a giugno
  2. I 5 giorni di tolleranza: la normativa che salva il contribuente
  3. Calendario completo delle rate 2026 della rottamazione quater
  4. Chi deve pagare la rata in scadenza il 31 maggio 2026
  5. Come pagare: modello F24, PagoPA e canali digitali
  6. Decadenza dalla rottamazione: cosa rischia chi non paga
  7. Riammessi alla rottamazione quater: il quadro post Milleproroghe
  8. Esempio pratico: come calcolare l importo della rata
  9. Cosa fare in caso di difficoltà nel pagamento
  10. Rottamazione quater e quinquies: le differenze fondamentali
  11. Il ruolo del CAF nell assistenza alla rateazione
  12. FAQ sulla rata della rottamazione quater di maggio 2026

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Scadenza del 31 maggio: cosa cambia con il posticipo a giugno

La rata della rottamazione quater in scadenza il 31 maggio 2026 rappresenta una delle scadenze più importanti dell anno per chi ha aderito alla definizione agevolata 2023 introdotta dalla legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). Si tratta di un appuntamento ricorrente per i contribuenti che hanno scelto il piano massimo di rateazione, articolato in 18 rate distribuite dal 2023 al 2027 secondo lo schema previsto dalla norma.

Il punto centrale di questa scadenza riguarda la scivolata operativa al mese di giugno. Tecnicamente la rata scade il 31 maggio, ma per due ragioni concorrenti il pagamento effettivo può essere posticipato senza alcuna penalità al primo giorno utile di giugno:

  • I 5 giorni di tolleranza previsti dall articolo 3, comma 14-bis del decreto-legge 119/2018, convertito in legge 136/2018, che si applicano a tutte le rate delle definizioni agevolate
  • La possibile coincidenza del quinto giorno con un giorno festivo o prefestivo, che fa scivolare ulteriormente il termine al primo giorno feriale successivo

Nel concreto, il 31 maggio 2026 cade di domenica. Questa circostanza, di per sé, già sposta il termine ordinario al 1° giugno (lunedì). Considerando poi i 5 giorni di tolleranza, il termine effettivo entro cui versare senza decadere dal beneficio si attesta al 5 giugno 2026. Si tratta di una previsione strutturale del meccanismo della rottamazione, non di una proroga eccezionale: il legislatore ha voluto riconoscere uno spazio di flessibilità per evitare che ritardi minimi facciano perdere ai contribuenti il beneficio dell agevolazione.

Una scadenza che riguarda milioni di contribuenti

Secondo i dati pubblicati da Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER), le domande di adesione alla rottamazione quater hanno coinvolto una platea molto ampia di contribuenti, una larga parte dei quali ha optato per il piano di rateazione massima. La scadenza di maggio 2026 riguarda quindi una platea molto ampia, composta da:

  • Contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quater entro il 30 giugno 2023
  • Soggetti che hanno presentato la domanda integrativa entro il 30 settembre 2023 per ulteriori carichi
  • Decaduti riammessi grazie alla riapertura introdotta dal decreto Milleproroghe 2025

I 5 giorni di tolleranza: la normativa che salva il contribuente

La regola dei 5 giorni di tolleranza è uno degli elementi più importanti da conoscere per chi ha aderito alla rottamazione quater. Si tratta di una previsione normativa strutturale, non di una concessione discrezionale: il termine entro cui pagare per non perdere il beneficio è quello ordinario aumentato di 5 giorni.

La base normativa

Il riferimento è l articolo 3, comma 14-bis del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2018, n. 136. La norma stabilisce che il mancato, insufficiente o tardivo versamento, alle relative scadenze, dell unica rata o di una di quelle in cui è stato dilazionato il pagamento, determina la decadenza dai benefici della definizione agevolata se superiore a cinque giorni.

In parole semplici: pagare entro il quinto giorno successivo alla scadenza ordinaria è come pagare il giorno stesso. Non si tratta quindi di una proroga o di un favore, ma di una franchigia legale che il legislatore ha inserito per evitare effetti decadenziali sproporzionati rispetto a ritardi minimi.

Come si calcolano i 5 giorni

Il calcolo dei 5 giorni segue le regole generali del computo dei termini di diritto civile (art. 2963 del codice civile): si conta a partire dal giorno successivo a quello della scadenza ordinaria. Se il quinto giorno cade in un giorno festivo o di sabato/domenica, il termine slitta automaticamente al primo giorno feriale successivo.

Ad esempio, per la scadenza del 31 maggio 2026 (domenica) il calcolo è il seguente:

  • Scadenza ordinaria: domenica 31 maggio 2026
  • Conteggio 5 giorni di tolleranza a partire dalla scadenza: dal 1° al 5 giugno 2026
  • Termine ultimo per pagare senza decadenza: venerdì 5 giugno 2026 (giorno feriale, nessun ulteriore slittamento)

La prassi consolidata di Agenzia delle Entrate-Riscossione è di computare i 5 giorni a partire dal giorno stesso della scadenza nominale; qualora il quinto giorno cadesse di sabato, domenica o festivo, il termine slitterebbe ulteriormente al primo giorno feriale successivo. Nel caso della rata del 31 maggio 2026 il quinto giorno cade di venerdì, quindi il termine resta fissato al 5 giugno.

Attenzione: la lettura prudenziale che AdER suggerisce ai contribuenti è di considerare la scadenza del 31 maggio come termine ordinario, ricorrendo alla tolleranza solo in caso di reale necessità. Programmare il pagamento già in scadenza tolleranza, infatti, espone a rischi operativi (errori bancari, ritardi di sportello) che possono determinare la perdita irreversibile dell agevolazione.

Calendario completo delle rate 2026 della rottamazione quater

Per chi ha aderito al piano massimo di rateazione previsto dalla rottamazione quater, il 2026 prevede quattro rate trimestrali, secondo lo schema stabilito dall articolo 1, comma 232 della legge 197/2022. Ecco il calendario completo:

Numero rataScadenza ordinariaTermine con tolleranzaNote
Rata 11 (di 18)28 febbraio 20269 marzo 2026 (lunedì)Slitta per festività e tolleranza
Rata 12 (di 18)31 maggio 20265 giugno 2026 (venerdì)Slitta per domenica + tolleranza
Rata 13 (di 18)31 luglio 20265 agosto 2026 (mercoledì)Tolleranza 5 giorni
Rata 14 (di 18)30 novembre 20267 dicembre 2026 (lunedì)Slitta per domenica + tolleranza

Schema generale del piano fino al 2027

Il piano di rateazione completo della rottamazione quater prevede 18 rate distribuite secondo lo schema seguente:

  • 2023: 2 rate (31 ottobre e 30 novembre)
  • 2024-2027: 4 rate annuali (28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio, 30 novembre)

La rata di maggio 2026 rappresenta dunque la dodicesima delle 18 rate complessive e segna il superamento dei due terzi del percorso di pagamento dilazionato. Per chi sta rispettando il piano, ogni rata pagata regolarmente consolida l agevolazione fiscale ottenuta con la rottamazione, eliminando definitivamente sanzioni e interessi di mora.

Chi deve pagare la rata in scadenza il 31 maggio 2026

La rata in scadenza il 31 maggio 2026 riguarda tutti i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quater entro i termini stabiliti e hanno optato per il piano di rateazione massima. Vediamo nel dettaglio le diverse categorie interessate.

Aderenti originari della rottamazione quater

Sono i contribuenti che hanno presentato domanda di adesione entro il termine originario del 30 giugno 2023, successivamente prorogato per i ritardatari. Per questa categoria la rata di maggio 2026 rappresenta la prosecuzione regolare del piano scelto al momento dell adesione.

Aderenti tramite domanda integrativa

Una circostanza meno nota riguarda chi ha presentato una domanda integrativa entro il 30 settembre 2023 per includere ulteriori carichi nella rottamazione quater. Anche per questi soggetti la rata di maggio 2026 corrisponde a una scadenza ordinaria del piano di pagamento.

Decaduti riammessi dal decreto Milleproroghe 2025

La novità più rilevante riguarda i contribuenti riammessi alla rottamazione quater grazie al decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202 (decreto Milleproroghe), convertito in legge 21 febbraio 2025, n. 15. La norma ha previsto la possibilità per i contribuenti decaduti al 31 dicembre 2024 di rientrare nel piano, presentando apposita istanza entro il 30 aprile 2025.

I riammessi seguono un piano di pagamento ad hoc che può prevedere il versamento integrale entro il 31 luglio 2025 oppure in 10 rate di pari importo con scadenze a partire dal 31 luglio 2025. Per chi ha aderito al piano rateale, la rata di maggio 2026 rientra in questo nuovo calendario.

Come pagare: modello F24, PagoPA e canali digitali

Per il versamento della rata della rottamazione quater i contribuenti hanno a disposizione diversi canali di pagamento. La scelta del canale dipende dalle preferenze personali, dalla disponibilità di strumenti digitali e dall importo da versare.

Modello F24 con bollettini precompilati

Il canale tradizionale è rappresentato dai bollettini precompilati inviati dall Agenzia delle Entrate-Riscossione al momento dell adesione. I bollettini riportano:

  • L importo esatto della rata
  • I codici tributo specifici per la definizione agevolata
  • La scadenza di ogni singola rata
  • I dati identificativi del contribuente e della pratica

I bollettini possono essere utilizzati per il pagamento presso banche, uffici postali, sportelli bancomat abilitati, ricevitorie convenzionate (Sisal, Lottomatica) e tabaccai che offrono servizi di pagamento.

Pagamento online tramite area riservata AdER

Sul sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione (agenziaentrateriscossione.gov.it) è possibile accedere all area riservata con SPID, CIE o CNS per visualizzare il piano di pagamento, scaricare i bollettini, monitorare i versamenti effettuati e pagare direttamente online con carta di credito, bonifico online o addebito su conto corrente tramite il circuito PagoPA.

App EquiClick e canali mobile

L Agenzia delle Entrate-Riscossione ha sviluppato anche un app mobile che consente di gestire i pagamenti delle rate da smartphone, ricevere notifiche sulle scadenze e visualizzare lo stato del piano in modo immediato. Questi canali digitali sono particolarmente utili per chi viaggia o per chi vuole avere sempre sotto controllo la propria situazione.

Domiciliazione bancaria

Una soluzione molto comoda per non rischiare di dimenticare le scadenze è l attivazione della domiciliazione bancaria tramite il modulo SDD (Sepa Direct Debit). Una volta attivato, il pagamento avviene automaticamente alla scadenza, senza necessità di intervento da parte del contribuente. La richiesta di domiciliazione deve essere effettuata almeno 30 giorni prima della scadenza della rata per essere operativa.

Decadenza dalla rottamazione: cosa rischia chi non paga

Il mancato pagamento della rata di maggio 2026 entro il termine di tolleranza del 5 giugno 2026 comporta conseguenze gravi e irreversibili per il contribuente. La normativa è chiara: la decadenza dalla rottamazione quater è automatica e produce effetti molto pesanti.

Effetti immediati della decadenza

Quando un contribuente decade dalla rottamazione, si verificano i seguenti effetti automatici:

  • Riemerge il debito originario comprensivo di sanzioni e interessi di mora, che la rottamazione aveva eliminato o ridotto
  • Le somme già versate vengono considerate a titolo di acconto e vengono scomputate dal debito complessivo
  • Riprendono le procedure di riscossione coattiva (pignoramenti, fermi amministrativi, ipoteche)
  • Non si può più rateizzare il debito residuo con la dilazione ordinaria di AdER (art. 19 D.P.R. 602/1973), salvo eccezioni

Cosa significa nella pratica

Immaginiamo un contribuente che ha aderito alla rottamazione quater per un debito originario di 30.000 euro, ridotto a 18.000 euro grazie alla cancellazione di sanzioni e interessi. Ha già pagato 5 rate per un totale di 5.000 euro. Se non paga la rata di maggio 2026 entro il 5 giugno, la situazione cambia drasticamente:

  • Il debito torna a 30.000 euro (importo originario)
  • Vengono scomputati i 5.000 euro già versati
  • Restano dovuti 25.000 euro
  • Su questa somma riprendono a maturare interessi di mora
  • AdER può avviare immediatamente le azioni di recupero coattivo

Possibilità di rateizzazione ordinaria post-decadenza

Una volta decaduto dalla rottamazione, il contribuente può comunque richiedere la rateizzazione ordinaria ad AdER per il debito riemerso. La dilazione ordinaria può arrivare fino a 84 rate mensili (84 mesi = 7 anni) per debiti fino a 120.000 euro, o fino a 120 rate per importi superiori, secondo le regole vigenti nel 2026 introdotte dal D.Lgs. 110/2024 in attuazione della riforma fiscale.

Tuttavia, va sottolineato che la rateizzazione ordinaria non comporta lo sconto su sanzioni e interessi previsto dalla rottamazione. Il contribuente paga l importo pieno con interessi di dilazione, perdendo definitivamente il beneficio fiscale ottenuto con la pace fiscale 2023.

Riammessi alla rottamazione quater: il quadro post Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe 2025 (D.L. 202/2024 convertito in legge 15/2025) ha introdotto una novità di grande rilievo per i contribuenti che erano decaduti dalla rottamazione quater: la riapertura dei termini per la riammissione al piano.

Chi può riammettersi

Il decreto ha consentito la riammissione ai contribuenti che, al 31 dicembre 2024, erano decaduti dai benefici della rottamazione quater per il mancato, insufficiente o tardivo versamento di una o più rate. La riammissione doveva essere richiesta presentando apposita istanza entro il 30 aprile 2025 tramite i canali telematici di Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Modalità di pagamento per i riammessi

I contribuenti riammessi hanno potuto scegliere tra due modalità di pagamento:

  • Pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2025
  • Pagamento dilazionato in un massimo di 10 rate di pari importo con le seguenti scadenze: 31 luglio e 30 novembre 2025; 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre 2026; 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre 2027

Per i riammessi che hanno scelto il piano in 10 rate, la rata in scadenza il 31 maggio 2026 rappresenta la quarta delle 10 rate complessive. Anche a questa categoria si applicano regolarmente i 5 giorni di tolleranza, con possibilità di versare entro il 5 giugno 2026.

Importanza di non perdere la seconda chance

Per i riammessi la rata di maggio 2026 assume un significato particolare: si tratta della seconda opportunità concessa dal legislatore per beneficiare della rottamazione. Una nuova decadenza preclude definitivamente l accesso alla rottamazione quater e impone il pagamento integrale del debito secondo le procedure ordinarie. Per questo motivo è fondamentale rispettare le scadenze e, in caso di difficoltà, valutare per tempo le alternative disponibili con il supporto di un consulente fiscale o di un CAF.

Esempio pratico: come calcolare l importo della rata

Per comprendere meglio come funziona il piano di pagamento della rottamazione quater, vediamo un esempio pratico con numeri concreti.

Il caso di Marco, artigiano di Udine

Marco è un artigiano friulano con sede a Udine. Nel 2023 aveva accumulato debiti con il fisco per un totale di 40.000 euro di cartelle esattoriali, così composti:

  • Tributo iscritto a ruolo: 25.000 euro
  • Sanzioni: 10.000 euro
  • Interessi di mora: 4.500 euro
  • Aggio della riscossione: 500 euro

Aderendo alla rottamazione quater, Marco ha potuto beneficiare della cancellazione integrale di sanzioni, interessi di mora e aggio. L importo da versare si è quindi ridotto al solo tributo, più le spese esecutive e di notifica delle cartelle (di solito poche decine di euro).

Calcolo dell importo da rateizzare

Per Marco l importo definitivo da pagare con la rottamazione è di circa 25.300 euro (25.000 euro di tributo + 300 euro di spese). Avendo optato per il piano massimo di rateazione in 18 rate, il calcolo è il seguente:

  • Rate del 2023 (2 rate, ciascuna pari al 5% del totale, per il 10% complessivo): 1.265 euro a rata = 2.530 euro complessivi
  • Rate dal 2024 al 2027 (16 rate del restante 90%): circa 1.423 euro a rata

La rata di maggio 2026 per Marco ammonta dunque a circa 1.423 euro, da versare entro il 31 maggio (o entro il 5 giugno sfruttando la tolleranza). Su questo importo va aggiunto l interesse del 2% annuo previsto dalla legge 197/2022 per le rate successive alla prima.

Confronto con la situazione senza rottamazione

Senza rottamazione, Marco avrebbe dovuto pagare l intero importo di 40.000 euro, oltre agli interessi di mora che continuavano a maturare nel tempo. Con la rottamazione quater Marco ha ottenuto un risparmio di circa 14.700 euro, pari al 37% del debito originario. È evidente come il rispetto delle scadenze sia fondamentale per non perdere questo importante beneficio.

Cosa fare in caso di difficoltà nel pagamento

Può capitare che, per circostanze impreviste, un contribuente si trovi in difficoltà nel versare una rata della rottamazione quater alla scadenza prevista. Vediamo quali sono le opzioni disponibili.

Utilizzare i 5 giorni di tolleranza

La prima opzione è ovviamente quella di sfruttare appieno i 5 giorni di tolleranza, organizzandosi per reperire la liquidità necessaria. Per la rata di maggio 2026 questo significa avere fino al 5 giugno per provvedere al versamento senza alcuna penalità.

Pagamento parziale: cosa succede

Un errore comune è pensare che un pagamento parziale possa evitare la decadenza. Non è così: la normativa è chiara nel prevedere che il versamento insufficiente (oltre i 5 giorni di tolleranza) determina la decadenza, esattamente come il mancato pagamento. Per evitare la decadenza è necessario versare l intero importo della rata, non somme parziali.

Verificare il piano di pagamento

Prima della scadenza è sempre opportuno verificare il proprio piano di pagamento accedendo all area riservata di AdER. Può capitare che vi siano stati versamenti già effettuati in eccesso che possono compensare la rata in scadenza, oppure che il piano abbia subito modifiche di cui non si era consapevoli.

Quando rivolgersi al CAF

Se la difficoltà nel pagamento non è transitoria ma strutturale, è importante rivolgersi tempestivamente a un consulente fiscale o a un CAF per valutare le alternative. Più ci si rivolge per tempo, più ampia è la gamma di soluzioni esplorabili: dalla pianificazione dei pagamenti residui, all eventuale adesione alla nuova rottamazione quinquies (se applicabile al caso specifico), fino alla richiesta di rateazione ordinaria post-decadenza.

Rottamazione quater e quinquies: le differenze fondamentali

Con l introduzione della rottamazione quinquies nel 2026 (Legge di Bilancio 2026), molti contribuenti si trovano confusi sulle differenze tra le due misure e su quale convenga in caso di scelta. Chiariamo i punti principali.

Periodo dei carichi rottamabili

La differenza più importante riguarda il periodo dei carichi affidati all agente della riscossione:

  • Rottamazione quater (legge 197/2022): carichi affidati ad AdER dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022
  • Rottamazione quinquies (legge di bilancio 2026): carichi affidati ad AdER successivamente, secondo il perimetro temporale stabilito dalla nuova norma

Convenienza economica

Entrambe le rottamazioni prevedono la cancellazione di sanzioni e interessi di mora, lasciando dovuti solo il tributo, le spese di notifica e quelle esecutive. Tuttavia, la quinquies introduce piani di rateazione potenzialmente diversi e modalità di pagamento differenziate.

Possibilità di cumulo

Un contribuente può aderire contemporaneamente alla rottamazione quater (per i debiti precedenti già in piano di pagamento) e alla rottamazione quinquies (per i debiti rientranti nel nuovo perimetro temporale), trattandosi di due procedure distinte. È però importante valutare la sostenibilità complessiva dei pagamenti, perché le scadenze possono sovrapporsi.

Il ruolo del CAF nell assistenza alla rateazione

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza qualificata a tutti i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quater e si trovano a gestire le scadenze di pagamento. La nostra esperienza pluriennale sul territorio friulano ci consente di seguire ogni pratica con la massima cura, garantendo il rispetto delle scadenze e l ottimizzazione fiscale.

I servizi offerti

Per la gestione della rottamazione quater il CAF Centro Fiscale fornisce:

  • Verifica del piano di pagamento e dello stato delle rate pagate
  • Predisposizione dei modelli F24 e supporto per il versamento
  • Attivazione della domiciliazione bancaria SDD per i pagamenti automatici
  • Calendario personalizzato delle scadenze con promemoria
  • Consulenza sulle alternative in caso di difficoltà (rottamazione quinquies, rateazione ordinaria, ecc.)
  • Assistenza per i riammessi dal decreto Milleproroghe 2025

Perché rivolgersi a un CAF

La rottamazione quater è una procedura tecnicamente complessa che richiede attenzione e precisione. Un errore nel pagamento o una scadenza dimenticata possono comportare la perdita definitiva di un beneficio fiscale anche di migliaia di euro. Affidarsi a un CAF significa avere un punto di riferimento competente che monitora le scadenze, predispone la documentazione e assiste in caso di problematiche.

Il CAF Centro Fiscale di Udine, in particolare, vanta una conoscenza approfondita delle problematiche fiscali del territorio friulano e una rete consolidata di rapporti con gli uffici locali di AdER, che ci consente di gestire con efficacia anche le situazioni più complesse.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la verifica della tua posizione fiscale e la gestione delle pratiche di definizione agevolata. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

FAQ sulla rata della rottamazione quater di maggio 2026

Quando scade esattamente la rata della rottamazione quater di maggio 2026?

La scadenza ordinaria è il 31 maggio 2026. Tuttavia, cadendo di domenica, il termine slitta automaticamente al 1° giugno 2026. Considerando i 5 giorni di tolleranza previsti dall art. 3, comma 14-bis del D.L. 119/2018, il termine ultimo per pagare senza decadere è il 5 giugno 2026.

Cosa succede se pago il 6 giugno 2026?

Pagare il 6 giugno 2026 significa pagare oltre i 5 giorni di tolleranza e comporta la decadenza automatica dalla rottamazione quater. Il debito originario riemerge integralmente, comprensivo di sanzioni e interessi di mora, scomputando le somme già versate.

Posso pagare in più tranche entro il 5 giugno?

No. La rata deve essere versata in un unica soluzione entro il termine di tolleranza. Un pagamento parziale, anche se effettuato entro i 5 giorni, equivale a un mancato pagamento e produce la decadenza.

Come faccio a sapere l importo esatto della mia rata?

L importo della rata è indicato nel piano di pagamento trasmesso da Agenzia delle Entrate-Riscossione al momento dell adesione alla rottamazione. Puoi consultarlo nell area riservata del sito AdER accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure utilizzando l app EquiClick. In caso di smarrimento dei bollettini puoi richiederne copia all AdER o al tuo CAF di fiducia.

Quali sono i codici tributo per il modello F24?

I codici tributo per la rottamazione quater sono stati istituiti con specifica risoluzione dell Agenzia delle Entrate. I codici sono riportati direttamente sui bollettini precompilati inviati da AdER. Per chi prepara il modello F24 manualmente è necessario fare riferimento alla risoluzione AdE pertinente o richiedere assistenza al proprio CAF.

Posso aderire alla rottamazione quinquies se sono ancora in rottamazione quater?

Sì, ma per carichi diversi. La rottamazione quater riguarda i carichi dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. La rottamazione quinquies riguarda carichi successivi, secondo il perimetro stabilito dalla legge di bilancio 2026. Le due procedure sono indipendenti e possono coesistere per posizioni debitorie diverse.

Cosa succede se la mia banca esegue il bonifico in ritardo?

Ai fini della rottamazione quater fa fede la data di esecuzione del pagamento, non la data di valuta. Se il bonifico viene disposto in tempo utile ma la banca lo esegue con ritardo per ragioni tecniche, il contribuente non è in colpa, ma rischia comunque la decadenza. Per questo motivo è sempre consigliato pagare con qualche giorno di anticipo rispetto al termine di tolleranza.

La rata di maggio è sempre uguale alle altre rate?

Dipende dal piano scelto. Nel piano massimo di 18 rate, le prime 2 rate del 2023 corrispondevano al 10% del totale (5% ciascuna), mentre le 16 rate successive (dal 2024 al 2027) corrispondono al restante 90% diviso equamente. La rata di maggio 2026 ha quindi lo stesso importo delle altre 15 rate del periodo 2024-2027, aumentato dell interesse del 2% annuo previsto dalla legge.

Cosa devo fare se non riesco a pagare la rata?

Se prevedi di non riuscire a pagare la rata, non aspettare la scadenza. Contatta tempestivamente il tuo CAF di fiducia per valutare le alternative: dalla pianificazione dei pagamenti, alla verifica dell adesione alla rottamazione quinquies (se applicabile), fino alla rateazione ordinaria post-decadenza. Più ci si muove in anticipo, più ampie sono le possibilità di trovare una soluzione sostenibile.

Conclusione: il supporto del CAF Centro Fiscale di Udine

La rata della rottamazione quater in scadenza il 31 maggio 2026 rappresenta un appuntamento importante per migliaia di contribuenti che hanno aderito alla pace fiscale 2023. Grazie ai 5 giorni di tolleranza previsti dalla normativa, il termine effettivo per pagare senza decadere si sposta al 5 giugno 2026, offrendo uno spazio di flessibilità utile a chi avesse necessità di organizzare la liquidità.

Ricordiamo però che la tolleranza non è una proroga: la scadenza ordinaria resta il 31 maggio e l ideale è pianificare il pagamento con largo anticipo, riservando la tolleranza solo a situazioni di reale necessità. Una rata pagata in ritardo oltre i 5 giorni comporta la decadenza definitiva dal beneficio e la perdita dello sconto su sanzioni e interessi di mora.

Il CAF Centro Fiscale di Udine è al fianco dei contribuenti per la gestione completa della rottamazione quater: dalla verifica del piano di pagamento alla predisposizione dei modelli F24, dall attivazione della domiciliazione bancaria fino alla consulenza sulle alternative in caso di difficoltà. La nostra esperienza pluriennale e la conoscenza approfondita del territorio friulano ci permettono di seguire ogni cliente con la massima professionalità.

Hai dubbi sulla rata della rottamazione quater di maggio 2026? Prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine in viale Giuseppe Tullio 13, scala B, chiamaci al numero 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Ti aiuteremo a verificare la tua posizione, calcolare correttamente l importo dovuto e individuare la modalità di pagamento più adatta alle tue esigenze.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/ROTTAMAZIONE-QUINQUIES-2026.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 14:10:272026-05-31 17:43:07Rottamazione quater, rata in scadenza il 31 maggio: pagamento posticipato a giugno
CAF, PARTITA IVA

Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Una nuova sanatoria per le partite IVA torna al centro del dibattito parlamentare. Un emendamento presentato in sede di conversione di uno dei decreti fiscali in discussione punta a riaprire i termini del ravvedimento speciale collegato al Concordato Preventivo Biennale (CPB), dando una seconda possibilità ai contribuenti che non hanno aderito entro la scadenza ordinaria del 16 marzo 2026 oppure che hanno aderito ma non hanno versato per intero la prima rata. L’obiettivo politico dichiarato è duplice: sanare le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 per i soggetti ISA che decidono di entrare nel CPB 2024-2025, e al tempo stesso fare cassa con un’imposta sostitutiva ridotta rispetto alla tassazione ordinaria.

In questa guida operativa il CAF Centro Fiscale di Udine spiega in modo chiaro che cos’è il ravvedimento speciale CPB, perché si parla di “riapertura”, chi può accedervi, come si calcola l’imposta sostitutiva, quali sono le aliquote previste, come si compila il modello F24 e quali sono le possibili nuove scadenze ipotizzate dall’emendamento. Trovi anche esempi pratici di calcolo, una tabella riepilogativa per voto ISA e una FAQ con le risposte ai dubbi più frequenti dei contribuenti che ci contattano allo sportello.

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Indice dei contenuti

  1. Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria
  2. L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare
  3. Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA
  4. Annualità coperte e cause ostative
  5. Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA
  6. Come si calcola la base imponibile del ravvedimento
  7. Esempio pratico di calcolo per un professionista
  8. Scadenze di versamento e rateazione F24
  9. Codici tributo F24 e modalità di compilazione
  10. Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale
  11. Gli errori più comuni da evitare
  12. Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine
  13. Domande frequenti

Cos’è il ravvedimento speciale CPB e perché si parla di sanatoria

Il ravvedimento speciale CPB è una misura fiscale introdotta dall’articolo 2-quater del Decreto Legge 9 agosto 2024 n. 113 (il cosiddetto “Decreto Omnibus”, convertito con modificazioni dalla Legge 7 ottobre 2024 n. 143). Si tratta, in sostanza, di una sanatoria riservata alle partite IVA che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) e che decidono di aderire al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025.

In parole semplici: chi aderisce al CPB può “chiudere i conti” con il Fisco per le annualità precedenti pagando un’imposta sostitutiva una tantum sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo e sul valore della produzione netta IRAP. In cambio, ottiene una protezione dagli accertamenti fiscali per le annualità sanate, con alcune importanti eccezioni che vedremo più avanti.

La norma ha avuto un’accoglienza inferiore alle aspettative del Governo. Per questo motivo, già una prima riapertura era stata disposta con il Decreto Legge 19 ottobre 2024 n. 155 (Decreto Fiscale collegato alla Manovra 2025), che aveva spostato il termine per aderire e pagare la prima rata. Oggi, a maggio 2026, si discute di una seconda finestra di adesione, perché molti contribuenti — anche per scarsa informazione o per timore di pagare troppo — hanno lasciato passare le precedenti scadenze.

L’emendamento di riapertura: contenuti e iter parlamentare

L’emendamento per la riapertura del ravvedimento CPB nasce dall’esigenza di rispondere a tre problemi concreti emersi nei primi mesi del 2026:

  • Adesioni inferiori al previsto: molte partite IVA non hanno aderito al CPB 2024-2025 entro il 31 ottobre 2024 e di conseguenza non hanno potuto attivare nemmeno il ravvedimento speciale.
  • Calcoli complessi sul reddito storico: la base imponibile del ravvedimento dipende dai redditi ISA degli anni precedenti, e molti contribuenti si sono trovati a dover rifare i conti a ridosso della scadenza.
  • Decadenze formali: alcuni soggetti che avevano aderito hanno saltato il versamento della prima rata del 31 marzo 2025, decadendo automaticamente dal beneficio.

L’emendamento, nelle versioni rese note dagli organi di stampa specializzata, prevede in linea di massima quattro misure:

  1. Una nuova finestra temporale per aderire al ravvedimento speciale CPB, ipotizzata a cavallo della seconda metà del 2026.
  2. La possibilità di riammettere chi è decaduto dal beneficio per omesso versamento della prima rata, dietro pagamento di una piccola maggiorazione.
  3. La conferma del meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva basato sul voto ISA e sul reddito storico, senza modifiche sostanziali alle aliquote.
  4. L’estensione del ravvedimento speciale ai contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024 (oggi limitato all’annualità 2024 per i forfettari).

L’iter è ancora in corso. Per questo motivo invitiamo i contribuenti a non assumere decisioni definitive sulla base delle bozze in discussione, ma ad attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del testo definitivo. Nel frattempo, è utile prepararsi raccogliendo la documentazione necessaria e simulando il costo dell’eventuale adesione.

Chi può aderire alla sanatoria delle partite IVA

La sanatoria partite IVA tramite ravvedimento CPB non è aperta a tutti: il legislatore l’ha riservata a una platea ben precisa. Possono aderire i contribuenti che, contemporaneamente, soddisfano le seguenti condizioni:

  • Sono soggetti ISA (cioè applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità nelle dichiarazioni dei redditi).
  • Hanno aderito (o aderiranno, se passa la riapertura) al Concordato Preventivo Biennale per le annualità 2024-2025.
  • Non hanno cause di esclusione automatica (ad esempio, condanne per determinati reati tributari nei dieci anni precedenti).

Cosa significa essere “soggetti ISA”

Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) sono lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate misura il grado di “affidabilità fiscale” di imprese e lavoratori autonomi. Ogni anno, in dichiarazione dei redditi, il contribuente ISA riceve un voto da 1 a 10: più alto è il voto, più premiale è il trattamento fiscale (in termini, ad esempio, di esoneri da visto di conformità o di riduzione dei termini di accertamento). Sono soggetti ISA gli esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo con ricavi o compensi fino a 5.164.569 euro annui, con esclusione dei forfettari (per i quali esiste un CPB specifico e semplificato).

Chi resta escluso anche dopo la riapertura

Anche se l’emendamento dovesse passare, restano esclusi dalla sanatoria:

  • I contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi per una o più delle annualità da sanare (in questo caso si parla di omessa dichiarazione, fattispecie non rimediabile con il ravvedimento speciale).
  • Coloro che hanno ricevuto processi verbali di constatazione (PVC), schemi di atto di accertamento o atti impositivi per le annualità che si intenderebbero sanare e che non sono ancora stati definiti.
  • I soggetti con cause ostative di natura penale previste dal D.Lgs. 74/2000.

Annualità coperte e cause ostative

Il ravvedimento speciale CPB copre cinque annualità d’imposta: 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022. Sono escluse le annualità 2023 e successive, che restano accertabili con le ordinarie regole del ravvedimento operoso o tramite gli istituti deflativi del contenzioso. Il senso dell’operazione è quello di consentire al contribuente che sceglie di “fare pace” con il Fisco aderendo al CPB di chiudere anche eventuali pendenze del passato pagando un’imposta proporzionalmente ridotta.

Sconto specifico per le annualità Covid

Per le annualità 2020 e 2021, che hanno risentito pesantemente della pandemia, la legge prevede una riduzione del 30% dell’imposta sostitutiva dovuta. Questo riconoscimento tiene conto del fatto che, in quegli anni, l’affidabilità fiscale misurata dagli ISA è stata influenzata dagli effetti economici del Covid-19 e dai correttivi straordinari approvati dal MEF.

Cause ostative che fanno decadere la protezione

Anche dopo il pagamento dell’imposta sostitutiva, la protezione dagli accertamenti non è assoluta: decade nei seguenti casi:

  • Decadenza dal Concordato Preventivo Biennale (ad esempio per omesso versamento dell’acconto CPB o per cessazione dell’attività).
  • Applicazione di misure cautelari personali o reali, oppure notifica di provvedimenti che comportano l’esercizio dell’azione penale per i reati tributari più gravi.
  • Mancato pagamento, anche parziale, delle rate del ravvedimento (per chi sceglie la rateazione).

Aliquote dell’imposta sostitutiva in base al voto ISA

Il cuore tecnico della sanatoria partite IVA è il meccanismo di calcolo dell’imposta sostitutiva, che varia in funzione del voto ISA ottenuto in ciascuna annualità da sanare. L’aliquota colpisce sia l’imposta sostitutiva sui redditi (IRPEF/IRES + addizionali) sia, separatamente, una sostitutiva sull’IRAP.

Aliquote sull’imposta sostitutiva dei redditi

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva redditi
ISA pari a 1010%
ISA da 8 a meno di 1012%
ISA inferiore a 815%

Aliquote sull’imposta sostitutiva IRAP

Voto ISA dell’annualitàAliquota imposta sostitutiva IRAP
ISA pari a 103,9%
ISA da 8 a meno di 103,9%
ISA inferiore a 83,9%

L’aliquota IRAP è dunque fissa al 3,9%, indipendentemente dal voto ISA. La progressività del prelievo opera solo sulla parte “redditi”, che è anche quella che pesa di più sul costo complessivo della sanatoria.

Importo minimo dovuto

Per ciascuna delle annualità sanate, l’imposta sostitutiva sui redditi non può comunque essere inferiore a 1.000 euro, anche nel caso in cui il contribuente non abbia conseguito redditi imponibili o abbia chiuso in perdita. Questo importo minimo è una clausola di salvaguardia: serve a evitare adesioni “simboliche” con esborsi irrisori.

Come si calcola la base imponibile del ravvedimento

La base imponibile dell’imposta sostitutiva non coincide con il reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato nell’annualità: è un valore “incrementato” che dipende dal voto ISA. La logica è quella di chiedere un’imposta proporzionale all’incremento teorico del reddito che il Fisco avrebbe potuto contestare in sede di accertamento.

  • Per ISA 10: incremento del 5% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 9: incremento del 10% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 8: incremento del 20% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 7: incremento del 30% del reddito dichiarato.
  • Per ISA 6: incremento del 40% del reddito dichiarato.
  • Per ISA inferiore a 6: incremento del 50% del reddito dichiarato.

Sull’incremento così determinato si applica l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui redditi prevista per quel voto ISA (10%, 12% o 15%). Analogo meccanismo opera per l’IRAP, dove però la base imponibile di riferimento è il valore della produzione netta dichiarato in dichiarazione IRAP per l’annualità da sanare.

Esempio pratico di calcolo per un professionista

Immaginiamo il caso di Marco, ingegnere con partita IVA in regime ordinario semplificato. Marco è soggetto ISA, ha aderito al CPB 2024-2025 e vuole valutare la convenienza del ravvedimento speciale per l’annualità 2022. In quell’anno ha dichiarato:

  • Reddito di lavoro autonomo: 60.000 euro.
  • Voto ISA conseguito: 8,5.
  • IRAP: nessuna, in quanto privo di autonoma organizzazione.

Il calcolo del ravvedimento per il 2022 di Marco si svolge in tre passaggi:

  1. Incremento del reddito: con voto ISA 8,5, applicando il coefficiente di incremento previsto per la fascia ISA 8 (cioè 20%, essendo i coefficienti applicati per voto pieno arrotondato per difetto secondo la prassi operativa più diffusa) → 60.000 x 20% = 12.000 euro di base imponibile incrementale.
  2. Aliquota applicabile: 12% (fascia ISA 8-10) → 12.000 x 12% = 1.440 euro.
  3. Confronto con minimo: 1.440 euro è superiore al minimo di 1.000 euro, quindi è dovuta la cifra calcolata. Marco verserà 1.440 euro per sanare il 2022.

Se Marco decidesse di estendere la sanatoria a tutte e cinque le annualità (2018-2022) — supponendo redditi e voti ISA paragonabili — il costo complessivo si aggirerebbe attorno ai 6.000-8.000 euro. Una cifra significativa, ma da confrontare con il rischio (concreto, per soggetti ISA medio-bassi) di un accertamento ordinario che potrebbe ricostruire ricavi superiori e applicare aliquote IRPEF marginali fino al 43%, oltre a sanzioni dal 90% al 180% dell’imposta evasa.

Variante: l’annualità 2020 con sconto Covid

Se la stessa annualità 2020 avesse generato un’imposta sostitutiva di 1.440 euro, lo sconto Covid del 30% ridurrebbe l’importo a circa 1.008 euro. Tuttavia, scattando il minimo di 1.000 euro, il contribuente verserebbe comunque 1.008 euro (di fatto sopra soglia). Il minimo opera quindi come “pavimento” che limita l’effetto agevolativo dello sconto Covid sulle posizioni meno onerose.

Scadenze di versamento e rateazione F24

Il versamento dell’imposta sostitutiva può essere effettuato in un’unica soluzione oppure in rate mensili. La normativa originaria prevedeva un massimo di 24 rate mensili di pari importo, con applicazione di interessi al tasso legale e con prima rata a marzo 2025. Le riaperture successive — e quella oggi all’esame del Parlamento — riprogrammano le scadenze, ma mantengono la struttura del piano di ammortamento.

Il punto cruciale è che il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza dalla sanatoria, con conseguente perdita della protezione dagli accertamenti per tutte le annualità sanate, salvo il riconoscimento del versato come acconto sulle imposte ordinariamente dovute. È quindi essenziale, prima di optare per il ravvedimento, valutare con realismo la propria sostenibilità finanziaria sui prossimi 24 mesi.

Possibile nuovo calendario con l’emendamento

Le bozze dell’emendamento ipotizzano un calendario di questo tipo (da confermare con il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale):

  • Nuova finestra di adesione: aperta nella seconda metà del 2026 (i tempi precisi dipendono dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto in cui l’emendamento si innesta).
  • Prima rata o pagamento unico: collocato in prossimità della chiusura della nuova finestra di adesione.
  • Rateazione: confermata la possibilità di rateizzare fino a 24 mesi.
  • Riammissione decaduti: per chi è decaduto, possibilità di rientrare versando le rate arretrate maggiorate di interessi e di una piccola sanzione “di rientro”.

Codici tributo F24 e modalità di compilazione

Il versamento avviene tramite modello F24 in modalità telematica (F24 web, Entratel/Fisconline o tramite intermediario abilitato). Per i versamenti del ravvedimento speciale CPB l’Agenzia delle Entrate ha istituito appositi codici tributo dedicati tramite specifica risoluzione pubblicata nell’autunno 2024. I codici tributo sono distinti per tipologia:

  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva sui redditi e relative addizionali per i soggetti ISA che applicano l’art. 2-quater D.L. 113/2024.
  • Un codice tributo dedicato all’imposta sostitutiva IRAP per i medesimi soggetti.
  • Un codice tributo distinto per i contribuenti in regime forfettario che hanno aderito al CPB sperimentale 2024.

Nel modello F24 il contribuente deve indicare, per ciascun codice tributo, l’anno di riferimento dell’annualità sanata (es. 2018, 2019, 2020, 2021 o 2022) e, in caso di rateazione, il numero della rata e il numero totale delle rate (es. “0124” per la prima di 24 rate). È fondamentale prestare attenzione alla corretta indicazione dell’anno: errori nella compilazione possono determinare imputazioni sbagliate e generare avvisi bonari evitabili.

Compensazione con crediti d’imposta

L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB è compensabile orizzontalmente in F24 con altri crediti d’imposta nel rispetto delle regole ordinarie sulle compensazioni (visto di conformità sopra i 5.000 euro per i crediti tributari, tetti di compensazione annuali, eventuali sospensioni per debiti iscritti a ruolo superiori a 100.000 euro). Per i contribuenti che hanno crediti IRPEF, IRES o IVA inutilizzati, la compensazione è una leva utile per ridurre l’esborso di cassa.

Vantaggi, rischi e convenienza del ravvedimento speciale

Prima di firmare l’adesione, occorre fare un bilancio onesto di pro e contro. Il ravvedimento speciale CPB non è una scelta neutra: ha un costo certo immediato (l’imposta sostitutiva) a fronte di un beneficio probabilistico (la riduzione del rischio di accertamento). Ecco una sintesi.

I principali vantaggi

  • Aliquote agevolate (10%, 12% o 15%) molto inferiori alle aliquote IRPEF marginali (fino al 43%) e alle addizionali regionali e comunali.
  • Sterilizzazione del rischio accertamento per le annualità sanate, salvo le cause ostative residuali.
  • Rateazione fino a 24 mesi, utile per chi non può sostenere l’esborso in un’unica soluzione.
  • Compensabilità in F24 con altri crediti d’imposta.
  • Effetto premiale sul rating fiscale: chi aderisce dimostra cooperazione con l’Amministrazione finanziaria, elemento utile in ottica di tax compliance pluriennale.

I rischi da considerare

  • Esborso certo anche in caso di posizione fiscale corretta: chi non ha nulla da temere paga comunque, e questo è il principale motivo di disaffezione verso lo strumento.
  • Decadenza per omesso versamento: la perdita anche di una sola rata azzera il beneficio per tutte le annualità.
  • Decadenza dal CPB: la sanatoria è legata all’adesione al Concordato Preventivo Biennale. Se il contribuente decade dal CPB, perde anche gli effetti del ravvedimento speciale.
  • Eccezioni alla protezione: l’accertamento resta possibile in caso di reati tributari gravi, frode fiscale, e in alcuni casi di reddito non dichiarato emerso da fonti esterne (es. indagini finanziarie).

Quando il ravvedimento conviene davvero

In termini molto pragmatici, il ravvedimento speciale CPB è particolarmente conveniente per:

  • Partite IVA con voti ISA medio-bassi (sotto 8) e redditi storici significativi, che hanno una probabilità di accertamento più elevata.
  • Contribuenti con annualità a rischio di prescrizione “imminente”: il ravvedimento “blinda” il passato.
  • Soggetti che vogliono pianificare il futuro fiscale ripartendo da un foglio pulito, magari in vista di un’operazione straordinaria (cessione d’azienda, ingresso di soci, accesso al credito bancario).

Al contrario, è meno conveniente per chi ha sempre dichiarato in modo trasparente, ha voti ISA elevati (9-10) e nessun elemento di rischio: in questi casi l’imposta sostitutiva diventa di fatto un “premio” pagato per un’assicurazione poco utile.

Gli errori più comuni da evitare

Nel primo anno di applicazione della norma abbiamo visto, presso lo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine, ricorrere alcuni errori tipici. Eccoli, perché la riapertura non si trasformi in una nuova occasione persa.

  • Aderire senza simulare il costo: il calcolo dell’imposta sostitutiva, soprattutto su cinque annualità, richiede attenzione. Procedere senza una simulazione precisa rischia di portare a sorprese di cassa.
  • Confondere il ravvedimento speciale con il ravvedimento operoso ordinario: sono due istituti diversi. Il ravvedimento operoso ordinario sana errori specifici dichiarati spontaneamente; il ravvedimento speciale CPB è una sanatoria forfettaria che copre tutte le annualità incluse, indipendentemente dalla presenza di errori.
  • Saltare il versamento di una rata: come detto, fa decadere l’intera sanatoria. Impostare reminder e domiciliazioni bancarie è fondamentale.
  • Non valutare le cause ostative: aderire avendo già un PVC o un atto in corso significa, in concreto, pagare senza ottenere protezione su quegli atti.
  • Trascurare l’effetto sul CPB: la decadenza dal CPB (es. per omesso versamento dell’acconto annuale) compromette anche il ravvedimento. Tenere insieme i due adempimenti è la regola d’oro.

Assistenza del CAF Centro Fiscale di Udine

Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste le partite IVA del territorio nell’analisi della convenienza del ravvedimento speciale CPB, nella simulazione del costo per ogni annualità, nella compilazione dei modelli F24 e nella gestione delle rate. Offriamo:

  • Check-up preliminare gratuito della posizione ISA degli ultimi cinque anni.
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  • Predisposizione e invio telematico dei modelli F24.
  • Monitoraggio delle scadenze e dei pagamenti, con alert su eventuali rate in scadenza.
  • Consulenza integrata sul Concordato Preventivo Biennale 2024-2025 e sulle adesioni future.

Per fissare un appuntamento, è possibile contattare il CAF tramite il sito centrofiscale.com o chiamando i recapiti pubblicati. Per gli aspetti più tecnici legati alla disciplina, restiamo in attesa del testo definitivo dell’emendamento e ne pubblicheremo un aggiornamento dedicato non appena la legge sarà in Gazzetta Ufficiale.

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Domande frequenti sulla sanatoria partite IVA e il ravvedimento CPB

Posso aderire alla sanatoria senza essere nel Concordato Preventivo Biennale?

No. Il ravvedimento speciale CPB è strutturalmente collegato all’adesione al Concordato Preventivo Biennale 2024-2025: chi non aderisce al CPB non può accedere alla sanatoria. L’emendamento in discussione punta proprio a permettere a chi non aveva aderito al CPB di farlo ora, riaprendo entrambi i termini.

Quali annualità posso sanare con il ravvedimento speciale?

Le annualità d’imposta dal 2018 al 2022 incluse. Le annualità più recenti non rientrano nella sanatoria e devono essere gestite con gli ordinari istituti del ravvedimento operoso, dell’accertamento con adesione o degli altri strumenti deflativi del contenzioso.

Sono in regime forfettario: posso accedere alla sanatoria?

Il regime forfettario ha un proprio Concordato Preventivo Biennale sperimentale limitato al solo 2024 e una versione di ravvedimento speciale dedicata. L’emendamento in discussione potrebbe estenderne l’operatività o riaprirne i termini. Suggeriamo ai forfettari di valutare la propria posizione caso per caso con l’assistenza del CAF.

Cosa succede se salto una rata?

Il mancato pagamento, anche parziale, di una rata fa decadere la sanatoria su tutte le annualità incluse. Il versato resta acquisito a titolo di acconto sulle imposte ordinariamente dovute, ma il contribuente perde la protezione dagli accertamenti. Per questo è essenziale pianificare con cura la rateazione.

L’imposta sostitutiva è deducibile dal reddito?

No. L’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale CPB non è deducibile né dal reddito d’impresa né dal reddito di lavoro autonomo. Si tratta di un costo “puro” che il contribuente sopporta in cambio della chiusura delle pendenze passate.

Se sono stato escluso dal CPB perché ho cessato l’attività, posso comunque sanare?

La cessazione dell’attività è una delle cause di decadenza dal CPB e, di conseguenza, dal ravvedimento speciale. In presenza di cessazione intervenuta dopo l’adesione, la posizione va valutata caso per caso, perché possono esserci profili di tutela dei versamenti già effettuati. Consigliamo di rivolgersi al CAF per un’analisi puntuale della situazione.

Aggiornamento: la pagina sarà aggiornata non appena il testo definitivo dell’emendamento sulla sanatoria delle partite IVA e del ravvedimento speciale CPB verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Per non perdere gli aggiornamenti, iscriviti alla newsletter del CAF Centro Fiscale di Udine.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-27 13:10:272026-09-27 00:04:42Sanatoria Partite IVA 2026: Emendamento per Riaprire il Ravvedimento CPB
CAF, DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Cedolare Secca nel Modello Redditi PF Precompilato 2026: Come Modificare l’Aliquota Errata

cedolare secca

La cedolare secca nel Modello Redditi PF precompilato 2026 è uno degli elementi che generano più dubbi tra i contribuenti italiani. L’Agenzia delle Entrate carica automaticamente i contratti di locazione registrati e calcola l’imposta sostitutiva, ma capita spesso che l’aliquota proposta sia errata: vuoi perché un contratto a canone concordato risulta indicato con il 21% invece del 10%, vuoi perché una locazione breve dal secondo immobile non riporta il nuovo 26% introdotto dal 2024. Il problema è tutt’altro che marginale: una percentuale sbagliata può tradursi in centinaia di euro di imposte versate in eccesso oppure in sanzioni per insufficiente versamento.

In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine vediamo passo passo come verificare e modificare l’aliquota cedolare secca nel Modello Redditi PF 2026 precompilato (anno d’imposta 2025), quali sono le aliquote in vigore (21%, 10% e 26%), come gestire il Quadro RB, quali codici utilizzare e quando conviene rivolgersi a un operatore qualificato per evitare errori. La precompilata è uno strumento utile, ma resta a tutti gli effetti la tua dichiarazione: la responsabilità dei dati inviati è del contribuente.

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Cedolare secca nel precompilato Redditi PF: cosa cambia nel 2026

La cedolare secca è il regime opzionale di tassazione sostitutiva sui redditi da locazione di immobili abitativi, introdotto con il D.Lgs. 23/2011 articolo 3. Chi sceglie la cedolare paga un’imposta unica che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, imposta di registro e imposta di bollo sul contratto: in pratica un solo versamento, calcolato sul canone annuo lordo senza deduzioni o detrazioni.

Nel precompilato Modello Redditi PF 2026, l’Agenzia delle Entrate inserisce automaticamente:

  • i dati catastali degli immobili di tua proprietà,
  • i contratti di locazione registrati presso l’Agenzia (sia per cassa che per competenza),
  • l’importo del canone annuo dichiarato in fase di registrazione,
  • l’opzione cedolare secca se attivata al momento della registrazione o con successivo modello RLI.

La novità del 2026 rispetto alle annualità precedenti riguarda principalmente le locazioni brevi: i contratti di durata inferiore a 30 giorni stipulati nel 2025 sono soggetti alla nuova doppia aliquota (21% per il primo immobile, 26% dal secondo al quarto), e il sistema precompilato deve essere in grado di riconoscerli correttamente. Tuttavia, il riconoscimento non è sempre automatico: ti spiego perché tra poco.

Le aliquote cedolare secca vigenti per il 2026 (anno imposta 2025)

Per compilare correttamente il Modello Redditi PF 2026 devi conoscere le tre aliquote attualmente in vigore. Ognuna si riferisce a una tipologia contrattuale specifica e, nel Quadro RB, viene identificata da un codice utilizzo numerico (colonna 2). Ecco la sintesi aggiornata:

Tipologia contrattoAliquotaCodice utilizzo RBRiferimento normativo
Canone libero (4+4 ex art. 2 c. 1 L. 431/98)21%3D.Lgs. 23/2011 art. 3 c. 2
Canone concordato (3+2 in Comuni alta tensione abitativa)10%8 / 12D.Lgs. 23/2011 art. 3 c. 2 – L. 431/98 art. 2 c. 3
Locazione breve – primo immobile21%3 (sezione II RB)D.L. 50/2017 art. 4
Locazione breve – dal 2° al 4° immobile26%14 (sezione II RB)L. 213/2023 art. 1 c. 63

Attenzione: oltre il quarto immobile destinato a locazione breve nell’anno, l’attività si presume commerciale e la cedolare secca non è più applicabile. In questo caso si rientra nei redditi d’impresa con obbligo di partita IVA.

Quando si applica l’aliquota agevolata del 10%

L’aliquota ridotta del 10% spetta soltanto per i contratti a canone concordato stipulati in base agli accordi territoriali firmati tra organizzazioni dei proprietari e dei conduttori, e solo nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE (delibera 87/2003 e successivi aggiornamenti). Per il 2025-2026 sono confermati Comuni come Udine, Trieste, Pordenone, Roma, Milano, Napoli, Torino e tutti i capoluoghi di provincia. L’elenco completo è disponibile sul portale del MIT-MEF e sui siti dei singoli Comuni.

Per godere del 10% serve l’attestazione di rispondenza rilasciata da una delle organizzazioni firmatarie dell’accordo territoriale. Senza questa attestazione il contratto, pur stipulato in forma 3+2, rischia di non poter beneficiare dell’aliquota agevolata e l’Agenzia può contestarla in fase di controllo.

Perché l’aliquota nel precompilato può risultare errata

L’aliquota cedolare secca proposta dal precompilato Redditi PF 2026 viene dedotta dal codice tipologia contrattuale indicato in fase di registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate (modello RLI). Se al momento della registrazione il codice è stato indicato in modo impreciso, o se successivamente sono cambiate le condizioni del contratto, il precompilato può proporre l’aliquota sbagliata.

I casi più frequenti di errore nel precompilato sono:

  • Contratto registrato come canone libero ma in realtà concordato → l’AdE propone il 21% invece del 10%;
  • Mancata indicazione dell’attestazione di rispondenza → il sistema applica cautelativamente il 21%;
  • Locazioni brevi non comunicate dagli intermediari (es. piattaforme online che non hanno trasmesso i dati con il modello CU locazioni brevi) → il reddito non compare nel precompilato e va aggiunto manualmente;
  • Più immobili in locazione breve nello stesso anno → il precompilato applica il 21% su tutti, mentre dal secondo dovrebbe scattare il 26%;
  • Comproprietà al 50% → l’AdE divide automaticamente, ma se le quote sono diverse (es. 30/70) il dato va corretto;
  • Subentro per successione o donazione in corso d’anno → l’imputazione temporale può risultare imprecisa.

In tutti questi casi devi intervenire manualmente sul Quadro RB del Modello Redditi PF prima di inviare la dichiarazione. Non confidare nel fatto che “se è precompilato, sarà giusto”: come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 19/E del 2025 e nelle istruzioni al Modello Redditi PF 2026, la responsabilità dei dati dichiarati resta sempre del contribuente, anche se i dati provengono dalla precompilata.

Quadro RB del Modello Redditi PF: come modificare l’aliquota cedolare secca

Il Quadro RB del Modello Redditi PF è la sezione dedicata ai redditi dei fabbricati, comprese le locazioni con cedolare secca. È composto da due sezioni principali:

  1. Sezione I – dati identificativi degli immobili (rendita catastale, possesso, utilizzo, canone);
  2. Sezione II – dati relativi ai contratti di locazione (estremi di registrazione, codici tipologia, opzione cedolare).

Per modificare l’aliquota cedolare secca nel precompilato segui questa procedura passo passo:

Passo 1: accesso alla precompilata

Collegati al portale dell’Agenzia delle Entrate sulla sezione “La tua area riservata”, accedi con SPID, CIE o CNS, e dal menu “Dichiarazione precompilata” seleziona il Modello Redditi Persone Fisiche (non il 730, se hai redditi che richiedono il modello unico, come locazioni brevi sopra le 4 unità, redditi da quadro RW o RT). Le credenziali Entratel/Fisconline sono state disattivate dal 2024 per i contribuenti persone fisiche.

Passo 2: apertura Quadro RB

Una volta dentro il Modello Redditi PF, individua il Quadro RB – Redditi dei fabbricati. Vedrai l’elenco degli immobili precompilati con i relativi righi (RB1, RB2, RB3…). Ogni immobile occupa un rigo della Sezione I e, se locato, ha i relativi dati contrattuali nella Sezione II.

Passo 3: clicca su “Modifica” sul rigo da correggere

Il sistema ti consente di intervenire sui singoli campi. Per la cedolare secca, le colonne fondamentali sono:

  • Colonna 2 – Utilizzo: indica il codice tipologia (es. 3 = canone libero, 8 = canone concordato con riduzione, 12 = canone concordato in Comuni colpiti da calamità, 14 = locazioni brevi dal 2° immobile);
  • Colonna 6 – Canone: importo del canone annuo (di norma 100%, salvo scelte particolari);
  • Colonna 11 – Cedolare secca: barrare la casella se l’opzione è stata esercitata;
  • Colonna 12 – Casi particolari IMU: solo se ricorrono;
  • Colonna 8 – Continuazione: si compila in caso di prosieguo del rigo precedente.

Passo 4: cambia il codice utilizzo (questo determina l’aliquota)

Per passare dal 21% al 10% (canone concordato) devi sostituire il codice utilizzo in colonna 2: da 3 (canone libero) a 8 (canone concordato con attestazione di rispondenza). Salva e verifica nel riepilogo dell’imposta che la nuova aliquota sia applicata correttamente.

Passo 5: ricalcolo dell’imposta

Dopo la modifica, il sistema ricalcola automaticamente la cedolare dovuta nel Quadro RB sezione III e aggiorna il Quadro LC – liquidazione imposta cedolare secca. Verifica che gli acconti versati a giugno e novembre 2025 vengano correttamente scomputati e che il saldo a debito o a credito sia coerente.

Passare dall’aliquota 21% al 10% del canone concordato: la procedura

Questo è uno dei casi più frequenti di rettifica nel Modello Redditi PF precompilato. Immagina che Maria abbia stipulato a Udine un contratto di locazione 3+2 a canone concordato per un appartamento (rendita catastale 480 euro, canone annuo 6.000 euro). Il contratto è stato registrato regolarmente con cedolare secca, ma il sistema precompilato propone il 21%, applicando un’imposta di 1.260 euro. In realtà, trattandosi di canone concordato in Comune ad alta tensione abitativa, l’aliquota corretta è il 10%, con un’imposta di soli 600 euro: un risparmio di 660 euro.

Per applicare l’aliquota corretta nel precompilato Maria deve:

  1. Verificare di avere a portata di mano l’attestazione di rispondenza rilasciata da un’organizzazione firmataria dell’accordo territoriale (ad es. SUNIA, SICET, UNIAT, oppure Confedilizia, Asppi, UPPI);
  2. Entrare nel Modello Redditi PF precompilato, Quadro RB, e individuare il rigo relativo all’immobile;
  3. Cliccare su “Modifica” nella Sezione II e cambiare il codice utilizzo da 3 a 8;
  4. Confermare l’opzione cedolare in colonna 11;
  5. Salvare e verificare nel Quadro LC che l’imposta calcolata sia ora il 10% del canone (600 euro nell’esempio).

Importante: conserva l’attestazione di rispondenza per almeno 5 anni dalla presentazione della dichiarazione (termine ordinario di accertamento ex art. 43 DPR 600/1973). In caso di controllo formale, l’Agenzia delle Entrate può richiederla e, se mancante o non valida, il 10% può essere disconosciuto con recupero della differenza, sanzioni e interessi.

Cosa fare se l’attestazione è scaduta o mancante

Se l’attestazione non è mai stata richiesta o è scaduta, puoi richiederla a sanatoria alle organizzazioni firmatarie. Il costo varia da 50 a 150 euro a seconda dell’ente. L’attestazione ha effetto dichiarativo: certifica che il contratto rispetta gli accordi territoriali. Senza di essa, l’aliquota agevolata del 10% è formalmente non spettante anche per i contratti stipulati correttamente come 3+2.

Locazioni brevi 2026: quando si applica il 26% e come segnalarlo nel precompilato

Dal 1° gennaio 2024, in attuazione della Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1 c. 63), la cedolare secca sulle locazioni brevi (contratti di durata inferiore a 30 giorni, anche con servizi accessori non professionali) è cambiata:

  • 21% sul reddito derivante dalla locazione del primo immobile destinato a locazione breve nell’anno;
  • 26% sul reddito derivante dalla locazione dal secondo al quarto immobile destinati a locazione breve nello stesso periodo d’imposta;
  • Cedolare non ammessa oltre il quarto immobile: l’attività si presume imprenditoriale, con obbligo di partita IVA e regime ordinario.

Nel Modello Redditi PF 2026 precompilato, il riconoscimento automatico delle locazioni brevi avviene solo se gli intermediari (Airbnb, Booking, agenzie immobiliari) hanno trasmesso all’Agenzia delle Entrate la CU locazioni brevi entro le scadenze previste. Se la CU non è arrivata, il reddito non risulterà nel precompilato e dovrai inserirlo manualmente nella Sezione II del Quadro RB con il codice 3 (primo immobile) oppure 14 (dal secondo).

Esempio pratico: due immobili in locazione breve

Luca possiede due appartamenti a Trieste che ha affittato come locazioni brevi nel 2025: il primo gli ha fruttato 8.000 euro lordi (al netto delle commissioni dei portali), il secondo 6.000 euro. Per il primo immobile applicherà la cedolare al 21% (1.680 euro), per il secondo il 26% (1.560 euro), per un totale di 3.240 euro di imposta sostitutiva.

Se il precompilato applicasse erroneamente il 21% anche al secondo immobile, Luca verserebbe 1.260 euro invece di 1.560: rischierebbe in seguito un avviso bonario con recupero della differenza (300 euro), sanzione ridotta (90 euro circa) e interessi. Controllare e correggere l’aliquota nel Quadro RB è quindi indispensabile.

Ritenuta del 21% applicata dagli intermediari

Ricorda che gli intermediari che incassano i canoni (es. Airbnb, Booking) operano una ritenuta del 21% a titolo d’acconto. Nel Quadro RB devi scomputarla in colonna apposita e nel Quadro LC sezione II (liquidazione cedolare locazioni brevi). Se hai applicato il 26% dal secondo immobile, devi versare la differenza (5%) tramite F24.

Scadenze Modello Redditi PF 2026 e termini per accettare o modificare la precompilata

Per il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) le date da segnare in calendario sono:

AdempimentoScadenza ordinariaScadenza con maggiorazione
Disponibilità precompilata online15 maggio 2026–
Modifica/invio precompilata (apertura)20 maggio 2026–
Versamento saldo cedolare secca (F24)30 giugno 202630 luglio 2026 (+0,40%)
Primo acconto cedolare 202630 giugno 202630 luglio 2026 (+0,40%)
Secondo acconto cedolare 202630 novembre 2026–
Invio telematico Modello Redditi PF 202630 novembre 2026–

Le scadenze del Modello Redditi PF restano confermate al 30 novembre 2026 come termine ultimo di invio, mentre i versamenti seguono il calendario IRPEF. Conviene modificare il precompilato prima della scadenza dei versamenti (30 giugno 2026), per evitare di pagare F24 calcolati su aliquote errate e doversi poi destreggiare tra ravvedimenti operosi o richieste di rimborso.

Rateizzazione del saldo cedolare

Il saldo cedolare secca può essere rateizzato fino a un massimo di 7 rate mensili (con maggiorazione progressiva degli interessi), con prima rata entro il 30 giugno 2026 e ultima rata entro il 16 dicembre 2026. La rateizzazione si attiva direttamente nel Modello Redditi PF compilando il Quadro RX.

Errori comuni e come evitarli in fase di modifica

Nella nostra esperienza al CAF Centro Fiscale di Udine, gli errori più frequenti che riscontriamo quando i contribuenti modificano in autonomia la cedolare secca nel precompilato sono questi:

  • Modificare il codice utilizzo senza prima salvare la sezione I: porta a perdere i dati appena inseriti;
  • Dimenticare di barrare l’opzione cedolare (colonna 11): senza la spunta il sistema applica la tassazione IRPEF ordinaria, anche se il contratto è registrato con cedolare;
  • Indicare il codice 12 al posto del 8: il codice 12 è riservato ai Comuni colpiti da eventi calamitosi (es. terremoto), non al canone concordato ordinario;
  • Non aggiornare il Quadro LC: dopo la modifica nel Quadro RB, il sistema dovrebbe ricalcolare automaticamente, ma talvolta servono click di conferma aggiuntivi;
  • Inserire due volte lo stesso immobile: tipico quando l’immobile compare nel precompilato e si aggiunge manualmente “non vedendolo”;
  • Sbagliare la quota di possesso: in caso di comproprietà, la quota va indicata in formato percentuale (es. 50 o 33,33);
  • Confondere il periodo di possesso (giorni) con i giorni di locazione: sono due campi diversi e vanno entrambi compilati correttamente.

Un controllo finale utile, prima dell’invio, è confrontare l’imposta cedolare risultante con il calcolo manuale: canone annuo × aliquota = imposta dovuta. Se il valore è palesemente diverso, c’è un errore di compilazione.

Documenti necessari per modificare l’aliquota cedolare secca

Per intervenire correttamente sul Modello Redditi PF 2026 e modificare l’aliquota cedolare secca, è bene avere a portata di mano i seguenti documenti:

  • Copia del contratto di locazione registrato (anche scaricabile dall’area riservata AdE);
  • Ricevuta di registrazione con estremi (data, numero, ufficio territoriale, codice tipologia);
  • Attestazione di rispondenza per i contratti a canone concordato (rilasciata dalle associazioni firmatarie);
  • Modello RLI di opzione cedolare (se l’opzione è stata esercitata dopo la registrazione);
  • Visura catastale aggiornata dell’immobile (rendita, categoria, classe);
  • F24 degli acconti versati nel 2025 (codici tributo 1840 e 1841);
  • Per le locazioni brevi: ricevute delle piattaforme (Airbnb, Booking) con dettaglio canoni incassati e ritenute subite, oltre alla CU rilasciata dall’intermediario;
  • SPID, CIE o CNS per accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate.

Tenere ordinata questa documentazione ti permette di rispondere rapidamente a eventuali richieste di chiarimento da parte dell’Agenzia, che ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo per controllare la dichiarazione (quindi fino al 31 dicembre 2031 per i redditi 2025).

Quando rivolgersi al CAF Centro Fiscale di Udine

Modificare l’aliquota cedolare secca nel Modello Redditi PF precompilato è un’operazione apparentemente semplice, ma diventa delicata in alcune situazioni specifiche. Conviene affidarsi al CAF Centro Fiscale di Udine se ti trovi in uno di questi casi:

  • Più contratti con tipologie diverse (canone libero + concordato + breve) sullo stesso immobile o su immobili diversi;
  • Locazioni brevi con multipli immobili e necessità di gestire il passaggio dal 21% al 26%;
  • Subentro per successione o donazione in corso d’anno (situazione frequente in Friuli Venezia Giulia per via del sistema tavolare, che richiede attenzioni specifiche sull’imputazione temporale dei redditi);
  • Contratti rinegoziati o cambio di destinazione d’uso a metà anno;
  • Errori già commessi negli anni precedenti da sanare con dichiarazione integrativa;
  • Comunicazioni di irregolarità già ricevute dall’Agenzia delle Entrate;
  • Mancata attestazione di rispondenza per contratti concordati passati: il CAF può aiutarti a richiederla a sanatoria.

In Friuli Venezia Giulia vige il sistema tavolare, un registro catastale diverso dal resto d’Italia. Questo richiede competenze specifiche nella gestione delle pratiche immobiliari e delle dichiarazioni dei redditi che coinvolgono successioni con immobili locati: il CAF Centro Fiscale di Udine ha esperienza pluriennale con questo sistema ed è il punto di riferimento per chi opera in regione.

Il nostro staff può verificare la correttezza del precompilato, calcolare la convenienza tra cedolare e regime ordinario IRPEF, gestire la modifica del Quadro RB, predisporre gli F24 con i corretti codici tributo (1840 saldo, 1841 acconti) e seguirti per eventuali comunicazioni successive dall’Agenzia. Prenota un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza dedicata.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo IMU e ILIA per immobili a Udine e provincia, compreso il modello F24. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti sulla cedolare secca nel precompilato

Posso modificare l’aliquota cedolare secca direttamente dal precompilato online?

Sì, una volta entrato nell’area precompilata con SPID/CIE/CNS, selezionando il Modello Redditi PF 2026 puoi modificare i dati del Quadro RB, comprese le aliquote di cedolare secca (codice 3 per aliquota 21%, codice 8 per aliquota 10%, codice 14 per locazioni brevi 26% dal secondo immobile).

Quale aliquota cedolare secca si applica al canone concordato nel 2026?

Il canone concordato (contratti 3+2 ex Legge 431/1998 art. 2 comma 3) gode dell’aliquota agevolata del 10% in tutti i Comuni ad alta tensione abitativa o tra quelli colpiti da calamità. Negli altri Comuni si applica l’aliquota standard del 21%.

Come funziona la cedolare secca al 26% per le locazioni brevi nel 2026?

Dal 2024 (L. 213/2023) la cedolare secca per locazioni brevi è al 21% se loci un solo immobile, e al 26% dal secondo al quarto immobile destinato a locazione breve nell’anno. Oltre il quarto immobile si configura attività d’impresa e la cedolare non è ammessa.

Cosa rischio se accetto il precompilato con l’aliquota cedolare secca sbagliata?

Rischi di pagare imposte maggiori del dovuto (es. 21% invece di 10%) oppure, al contrario, una sanzione per omesso/insufficiente versamento se applichi un’aliquota più bassa di quella spettante. La precompilata accettata senza modifiche evita controlli formali, ma non sana dati errati di partenza: la responsabilità resta del contribuente.

Quanto tempo ho per modificare il Modello Redditi PF 2026 precompilato?

Il Modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025) deve essere inviato entro il 30 novembre 2026. Tuttavia il termine per la cedolare secca legato al versamento del saldo è il 30 giugno 2026 (o 30 luglio con maggiorazione 0,40%). Conviene modificare e inviare prima delle scadenze di pagamento per evitare errori sui versamenti F24.

Devo rivolgermi al CAF anche se il precompilato sembra corretto?

Per dichiarazioni semplici puoi procedere autonomamente. Tuttavia, se hai contratti misti (parte canone libero, parte concordato), locazioni brevi, immobili in comproprietà o quote diverse, è preferibile rivolgersi al CAF per evitare errori sulle aliquote e sugli adempimenti collaterali (es. SIIP per locazioni brevi).

Maggio 27, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
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CAF

Reversibilità ai Figli: Quando Spetta e Fino a Che Età

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La pensione di reversibilità ai figli è una prestazione INPS che tutela i figli rimasti orfani di un genitore pensionato o lavoratore. Ma fino a che età spetta? Quali sono le percentuali? E cosa cambia per i figli studenti o inabili? Scopriamo tutte le regole aggiornate al 2026. Per la guida completa, leggi il nostro articolo sulla pensione di reversibilità 2026.

Indice dei contenuti

  1. Quali figli hanno diritto alla reversibilità
  2. Limiti di età per i figli
  3. Percentuali spettanti ai figli
  4. Figli studenti: requisiti specifici
  5. Figli inabili al lavoro
  6. Orfani di entrambi i genitori
  7. Domande frequenti

Quali figli hanno diritto alla reversibilità

Hanno diritto alla pensione ai superstiti tutti i figli del defunto, compresi:

  • Figli legittimi (nati nel matrimonio)
  • Figli naturali (riconosciuti)
  • Figli adottivi e affiliati
  • Figli legittimati
  • Figli nati da precedente matrimonio del defunto

Il diritto spetta se i figli sono a carico del genitore deceduto al momento della morte e rientrano in una delle categorie previste dalla legge per età e condizione.

Limiti di età per i figli

La reversibilità ai figli è legata all’età e alla condizione del figlio:

Condizione del figlioLimite di età
Figlio minorenneFino a 18 anni
Figlio studente scuola superioreFino a 21 anni
Figlio studente universitarioFino a 26 anni
Figlio inabile al lavoroSenza limite di età

Al compimento dell’età limite (o al termine degli studi), il figlio perde il diritto e la quota viene ricalcolata. Se c’è anche il coniuge superstite, la pensione continua con la percentuale ridotta spettante al solo coniuge.

Percentuali spettanti ai figli

L’importo della reversibilità per i figli dipende dalla presenza o meno del coniuge:

  • Con coniuge superstite: 20% per ciascun figlio (coniuge 60% + figlio 20% = 80%; coniuge + 2 figli = 100%)
  • Senza coniuge (orfani totali): 70% per un solo figlio, 80% per due figli, 100% per tre o più figli

Esempio: se la pensione del genitore defunto era di 1.500 euro al mese e rimangono due figli orfani senza l’altro genitore, riceveranno l’80% cioè 1.200 euro al mese da dividere tra loro.

Importante: le decurtazioni per reddito non si applicano ai figli, ma solo al coniuge. Inoltre, la presenza di figli minori o studenti esclude le decurtazioni anche per il coniuge.

Figli studenti: requisiti specifici

Per i figli studenti, la legge prevede condizioni precise:

  • Studenti di scuola superiore (fino a 21 anni): devono frequentare regolarmente e non lavorare. Se il figlio interrompe gli studi o inizia a lavorare con reddito superiore al trattamento minimo, perde il diritto.
  • Studenti universitari (fino a 26 anni): devono essere iscritti regolarmente e non fuori corso da troppo tempo. L’INPS verifica la continuità degli studi.

Il requisito fondamentale è che il figlio fosse a carico del genitore al momento del decesso, ovvero non avesse un reddito proprio significativo. La soglia di reddito per essere considerato “a carico” segue i parametri fiscali (circa 2.840,51 euro annui, elevati a 4.000 euro per i figli sotto i 24 anni).

Figli inabili al lavoro

I figli riconosciuti inabili al lavoro (con invalidità al 100%) hanno diritto alla reversibilità senza limiti di età, purché:

  • L’inabilità sia stata accertata da commissione medica
  • Fossero a carico del genitore defunto al momento del decesso
  • Non siano titolari di pensione propria

La pensione dura finché persiste lo stato di inabilità. Se il figlio inabile guarisce o trova un’occupazione compatibile, il diritto cessa. L’INPS può disporre visite di revisione periodiche.

Orfani di entrambi i genitori

I figli che perdono entrambi i genitori hanno diritto a una maggiorazione. Se l’unico figlio superstite è orfano di entrambi, la quota sale al 70% (rispetto al 20% che avrebbe percepito con il coniuge). Se l’altro genitore percepiva una propria pensione, i figli possono avere diritto a due pensioni ai superstiti distinte.

Questa situazione richiede un’attenzione particolare nella presentazione delle domande. Il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella gestione di pratiche complesse come queste.

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Domande frequenti

Se mio figlio lavora part-time, perde la reversibilità?

Dipende dal reddito. Se il figlio studente ha un lavoretto con reddito annuo superiore al trattamento minimo INPS, potrebbe perdere il requisito di “a carico” e quindi il diritto alla reversibilità.

Mio figlio si è laureato a 24 anni. Perde subito la reversibilità?

Sì, il diritto cessa alla data di conseguimento della laurea. Se si iscrive a un corso di laurea magistrale, può continuare a percepirla fino a 26 anni.

I figli del coniuge superstite (non del defunto) hanno diritto?

No, la reversibilità spetta solo ai figli del defunto. I figli del coniuge superstite nati da un’altra relazione non hanno diritto.

Hai dubbi sulla reversibilità per i tuoi figli? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine al 0432 1638640 o su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 09:00:002026-05-31 17:43:33Reversibilità ai Figli: Quando Spetta e Fino a Che Età
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi

Regime Forfettario 2026 limiti e controlli

Il regime forfettario è una scelta vantaggiosa per molte partite IVA italiane, ma non è un porto sicuro per sempre. Esistono casi obbligatori in cui devi uscirne (superamento dei limiti di ricavi o cause ostative) e casi volontari in cui ti conviene davvero passare al regime ordinario, soprattutto quando hai costi elevati o investimenti importanti da ammortizzare.

In questa guida completa al passaggio da forfettario a ordinario nel 2026 trovi: i limiti di legge aggiornati (85.000 e 100.000 euro), come si comunica l’opzione all’Agenzia delle Entrate, la soglia di convenienza con esempi numerici reali, le regole su IVA, IRPEF, ammortamenti e detrazioni. Se hai dubbi sulla tua situazione, il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare i conti corretti prima di prendere una decisione che vale anni di tasse.

Indice dei contenuti

  1. Quando passare da forfettario a ordinario: i casi
  2. Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro
  3. Cause ostative sopravvenute
  4. Uscita volontaria: quando conviene
  5. Come passare: opzione e comunicazione AdE
  6. Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP
  7. IVA, liquidazioni periodiche e LIPE
  8. Deducibilità costi e ammortamenti
  9. Calcolo soglia di convenienza con esempi
  10. Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi
  11. Pratica con commercialista o CAF
  12. Domande frequenti

Quando passare da forfettario a ordinario: i casi

Il passaggio dal regime forfettario al regime ordinario può avvenire per due motivi principali: una causa obbligatoria prevista dalla legge (Legge 190/2014 e successive modifiche) o una scelta volontaria fatta per convenienza fiscale. Nel primo caso non hai margine di manovra: appena si verifica il presupposto, devi uscire. Nel secondo caso, invece, devi fare i conti con calma e capire se l’ordinario ti porta davvero un vantaggio.

Le situazioni più frequenti che ci troviamo a gestire al CAF Centro Fiscale sono quattro: superamento del limite di 85.000 euro di ricavi, sforamento della soglia di 100.000 euro (caso più raro ma con conseguenze immediate), insorgere di una causa ostativa (es. partecipazione in una SRL controllata) e la convenienza economica per chi ha costi reali molto alti rispetto al coefficiente di redditività previsto dal forfettario.

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Uscita obbligatoria: limiti 85.000 e 100.000 euro

La normativa prevede due soglie distinte di ricavi/compensi che determinano l’uscita dal forfettario, con effetti molto diversi tra loro. Capire la differenza è fondamentale perché se sbagli la valutazione rischi di emettere fatture senza IVA quando invece dovevi già applicarla, con sanzioni pesanti.

Soglia 85.000 euro: uscita dall’anno successivo

Se nel 2026 incassi più di 85.000 euro ma resti sotto i 100.000 euro, continui a fatturare in regime forfettario fino al 31 dicembre dell’anno corrente. L’uscita scatta dal 1 gennaio 2027. In pratica:

  • Tutto il 2026 fatturi senza IVA con la dicitura forfettaria abituale
  • Paghi sostitutiva 15% (o 5% nei primi 5 anni) sui redditi 2026
  • Dal 1 gennaio 2027 inizi a fatturare in regime ordinario con IVA
  • Devi gestire numerazione fatture, IVA periodica e contabilità ordinaria

Soglia 100.000 euro: uscita immediata stesso anno

Se invece nel 2026 superi i 100.000 euro di ricavi, l’uscita è immediata e retroattiva: dal momento esatto in cui incassi la fattura che ti porta oltre soglia, esci dal forfettario per tutto l’anno 2026. Le conseguenze sono pesanti:

  • La fattura che fa superare 100.000 euro deve essere emessa con IVA
  • Devi ricalcolare l’IVA su tutte le operazioni dell’anno (con scorporo) ed emettere note di variazione
  • Il reddito 2026 è tassato con IRPEF ordinaria a scaglioni, non con sostitutiva
  • Devi tenere contabilità ordinaria o semplificata già per l’anno in corso

Questa norma, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, è stata pensata per evitare comportamenti elusivi: prima si poteva fatturare 200.000 euro in dicembre restando forfettari per tutto l’anno. Oggi non è più possibile. Per approfondire la disciplina del regime, leggi anche la nostra guida al regime forfettario 2026.

Cause ostative sopravvenute

Anche restando ampiamente sotto le soglie di ricavi, esistono cause ostative che ti fanno perdere il diritto al forfettario. Se una di queste si verifica nel 2026, esci dal regime dal 1 gennaio 2027 (non immediatamente). Le più rilevanti sono:

  • Reddito da lavoro dipendente o assimilato superiore a 30.000 euro nell’anno precedente: se nel 2025 hai percepito più di 30.000 euro lordi come dipendente o pensionato, dal 2026 non puoi essere forfettario (eccezione: rapporto cessato durante il 2025)
  • Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari
  • Controllo, diretto o indiretto, di SRL o associazioni in partecipazione che svolgono attività riconducibili a quella del forfettario (es. medesimo codice ATECO)
  • Attività prevalente verso datori di lavoro attuali o di anni precedenti (entro i 2 anni precedenti) o soggetti riconducibili: la cosiddetta “fattura mascherata”
  • Soggetti che si avvalgono di regimi speciali IVA (es. agricoltura, agenzie di viaggio, vendita sali e tabacchi)
  • Residenza fiscale all’estero (salvo Stati UE/SEE con almeno il 75% dei redditi prodotti in Italia)

Attenzione alla partecipazione in SRL: è la causa ostativa più insidiosa. Se controlli (anche tramite familiari conviventi) una SRL e quella SRL fattura ad attività simili alla tua, esci dal forfettario. La verifica va fatta caso per caso analizzando codici ATECO e cessione di servizi/beni tra le due posizioni.

Uscita volontaria: quando conviene davvero

Uscire volontariamente dal forfettario per scegliere l’ordinario può avere senso in quattro situazioni tipiche. Vediamole una per una con le condizioni in cui il calcolo gioca a tuo favore.

1. Spese deducibili elevate (oltre il forfait del coefficiente)

Il forfettario ti riconosce un coefficiente di redditività fisso (40%, 67%, 78%, 86% a seconda del codice ATECO). I costi reali NON contano: anche se spendi 30.000 euro in materiale, paghi le tasse sul forfait. Se invece i tuoi costi reali superano la quota forfettaria, in ordinario li deduci tutti e abbatti la base imponibile.

2. Acquisto di attrezzature, auto o immobili strumentali

Se devi comprare un macchinario da 50.000 euro, un’auto strumentale o un immobile per lo studio, in forfettario non scarichi nulla: né il costo né l’IVA. In ordinario invece detrai l’IVA all’atto dell’acquisto e deduci l’ammortamento per quote annuali. Su acquisti importanti il risparmio può essere di migliaia di euro.

3. Crescita prevista oltre 85.000 euro

Se sai già che nel 2026 supererai abbondantemente i 100.000 euro, conviene passare in ordinario fin dall’inizio dell’anno. Eviti la trappola dell’uscita immediata con ricalcolo IVA retroattivo, gestisci la contabilità in modo lineare dal 1 gennaio e i clienti si abituano da subito a vedere l’IVA in fattura.

4. Necessità di detrarre IVA e fatturare a clienti privati con IVA

Se lavori molto B2B, i tuoi clienti spesso preferiscono ricevere fatture con IVA detraibile per loro. Inoltre se hai acquisti importanti, l’IVA su quelle fatture in forfettario è un costo secco. In ordinario diventa un credito da compensare.

Come passare: opzione e comunicazione AdE

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non avviene automaticamente: devi esercitare l’opzione con due strade alternative, comportamento concludente più comunicazione formale.

Comportamento concludente

Per uscire volontariamente dal forfettario basta iniziare a fatturare con IVA dal 1 gennaio dell’anno scelto. Il comportamento concludente è sufficiente per attivare il regime ordinario, ma deve essere confermato dalla compilazione del quadro VO nella dichiarazione IVA dell’anno successivo.

Quadro VO del modello IVA

Il quadro VO della dichiarazione IVA serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’opzione (o la revoca) per regimi diversi da quello naturale. Per chi esce dal forfettario:

  • Si compila il rigo VO33 barrando la casella 2 (revoca regime forfettario)
  • L’opzione vincola per almeno 3 anni: non puoi rientrare in forfettario subito dopo
  • Si presenta entro la scadenza ordinaria della dichiarazione IVA (fine aprile dell’anno successivo)

Ordinario semplificato vs ordinario contabile

Una volta usciti dal forfettario hai due alternative:

  • Regime ordinario semplificato: è la scelta naturale per professionisti e imprese minori (ricavi sotto 500.000 euro per servizi e 800.000 per altre attività). Tieni solo registri IVA e libro beni ammortizzabili. Tassazione per cassa
  • Regime ordinario contabile: obbligatorio sopra le soglie viste o per opzione. Bilancio completo con stato patrimoniale, registri obbligatori più numerosi, tassazione per competenza

Per la grande maggioranza dei professionisti che escono dal forfettario, il regime semplificato è la soluzione corretta: meno burocrazia, criterio di cassa simile al forfettario.

Tassazione ordinaria: IRPEF, addizionali, IRAP

Il salto più sentito riguarda la tassazione del reddito. Si passa dalla sostitutiva piatta (15% o 5%) all’IRPEF ordinaria progressiva, con effetto pesante sui redditi medio-alti.

Scaglioni IRPEF 2026

Gli scaglioni IRPEF in vigore nel 2026 (dopo la riforma a tre scaglioni resa strutturale) sono:

  • Fino a 28.000 euro: aliquota 23%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: aliquota 35%
  • Oltre 50.000 euro: aliquota 43%

Si aggiungono addizionale regionale (in FVG circa 1,23%) e addizionale comunale (variabile, a Udine 0,8%). Quindi sui redditi più alti si arriva agevolmente al 45% complessivo.

IRAP: chi la paga e chi no

I professionisti senza autonoma organizzazione (dal 2022) sono esonerati IRAP: nessuna dichiarazione, nessun versamento. Le imprese individuali invece la pagano sul valore della produzione netta (aliquota base 3,9%, ma esistono deduzioni che spesso azzerano il dovuto sotto certi importi).

IVA, liquidazioni periodiche e LIPE

Una delle differenze gestionali più pesanti è l’IVA. Da forfettario non te ne occupavi, in ordinario diventa un adempimento mensile o trimestrale.

Aliquote IVA da applicare

L’aliquota IVA standard è 22%, ma per alcune attività si applicano aliquote ridotte: 4% (beni di prima necessità, libri, alcuni servizi), 5% (alcuni servizi sanitari e sociali), 10% (turismo, ristorazione, alcuni alimentari ed edilizia agevolata).

Liquidazioni IVA: mensile o trimestrale

La periodicità di liquidazione IVA dipende dal volume d’affari:

  • Trimestrale: se nell’anno precedente il volume d’affari è stato sotto 500.000 euro (servizi) o 800.000 euro (altre attività). Si versa entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, con maggiorazione 1%
  • Mensile: oltre quelle soglie. Versamento entro il 16 del mese successivo

La quasi totalità dei professionisti che escono dal forfettario rientrano nella liquidazione trimestrale.

LIPE: comunicazioni trimestrali

Le LIPE (Liquidazioni Periodiche IVA) sono comunicazioni trimestrali da inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro la fine del secondo mese successivo al trimestre. Sono obbligatorie anche se non c’è IVA a debito o a credito.

Deducibilità costi e ammortamenti

Il vantaggio più concreto del passaggio in ordinario è la deducibilità dei costi inerenti all’attività. Nel forfettario i costi non si deducevano: nell’ordinario invece tutto ciò che è inerente, documentato e tracciato può essere portato in deduzione.

Costi 100% deducibili

  • Materie prime e merci per la rivendita
  • Cancelleria, software, abbonamenti professionali
  • Affitto ufficio o studio dedicato esclusivamente all’attività
  • Utenze dello studio (luce, gas, internet)
  • Compensi a collaboratori e dipendenti
  • Consulenze (commercialista, legale, marketing)
  • Formazione professionale obbligatoria

Costi a deducibilità parziale

  • Auto aziendale o professionale: 20% deducibile per professionisti, 20% IVA detraibile (40% per agenti e rappresentanti). Tetto di 18.075,99 euro sul costo per l’ammortamento
  • Telefono cellulare: 80% deducibile e 50% IVA detraibile
  • Spese di rappresentanza: deducibili nei limiti dell’1,5% dei ricavi
  • Pasti e alberghi professionali: 75% deducibili, IVA detraibile al 100% (se inerenti)
  • Studio in casa: 50% delle spese se non hai altro studio (regola del “promiscuo”)

Ammortamento beni strumentali

I beni strumentali con costo unitario superiore a 516,46 euro non si deducono in un colpo solo, ma si ammortizzano in più anni in base ai coefficienti ministeriali (DM 31/12/1988). Esempi tipici: macchinari (12,5%), arredi (15%), computer (20%), veicoli (25%). Sotto i 516,46 euro la deduzione è integrale nell’anno di acquisto.

Calcolo soglia di convenienza con esempi

Per capire se ti conviene volontariamente passare in ordinario serve il calcolo della soglia di convenienza: il livello di costi reali oltre il quale l’ordinario inizia a essere più vantaggioso del forfettario.

Formula di base

Nel forfettario il reddito imponibile è fisso al (1 – coefficiente di redditività) dei ricavi. Il margine “presunto” di costi è dunque:

  • Coefficiente 78% (professionisti): margine implicito di costi 22%
  • Coefficiente 67% (intermediari, agenti): margine 33%
  • Coefficiente 40% (commercio): margine 60%
  • Coefficiente 86% (costruzioni e attività varie): margine 14%

Regola pratica: se i tuoi costi reali documentabili superano il margine implicito del coefficiente, l’ordinario inizia a convenire dal punto di vista del reddito imponibile. Ma attenzione: in ordinario paghi IRPEF progressiva (fino al 43%) invece della sostitutiva 15%, quindi il vantaggio si verifica solo con costi significativamente superiori al margine.

Soglie indicative di convenienza

Una stima pratica (al lordo di contributi previdenziali, che sono deducibili in entrambi i regimi):

  • Professionista coefficiente 78%: l’ordinario inizia a convenire con costi reali oltre 35-40% dei ricavi (rispetto al 22% forfait)
  • Intermediario coefficiente 67%: convenienza con costi oltre il 45-50%
  • Commerciante coefficiente 40%: convenienza solo con costi oltre il 70-75% (raro)

Sono indicazioni di massima: il calcolo va sempre personalizzato sulla tua situazione, considerando tipologia di clientela, IVA recuperabile, presenza di familiari a carico (detrazioni), redditi aggiuntivi.

Esempio comparativo: 70.000 ricavi e 25.000 costi

Vediamo un caso reale, semplificato per chiarezza, di un professionista con codice ATECO al coefficiente 78% (es. consulente, libero professionista). Compensi annui 70.000 euro, costi documentati 25.000 euro (quasi il 36% dei ricavi).

Scenario A: regime forfettario

  • Reddito imponibile (78% di 70.000) = 54.600 euro
  • Contributi gestione separata INPS (26,07% su imponibile) = circa 14.234 euro (deducibili dall’imponibile)
  • Reddito netto post contributi = 54.600 – 14.234 = 40.366 euro
  • Imposta sostitutiva 15% (oltre i primi 5 anni) = 6.055 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.289 euro
  • Netto in tasca: 70.000 – 25.000 (costi reali) – 20.289 = 24.711 euro

Scenario B: regime ordinario semplificato

  • Ricavi 70.000 – costi deducibili 25.000 = reddito imponibile lordo 45.000 euro
  • Contributi INPS gestione separata (26,07% su 45.000) = 11.731 euro (deducibili)
  • Reddito netto post contributi = 45.000 – 11.731 = 33.269 euro
  • IRPEF progressiva: 23% su 28.000 (6.440) + 35% su 5.269 (1.844) = 8.284 euro
  • Addizionali regionale + comunale (circa 2%) = 665 euro
  • Totale tasse + contributi: circa 20.680 euro
  • Netto in tasca (al netto IVA gestita): 70.000 – 25.000 – 20.680 = 24.320 euro

Conclusione del confronto

In questo caso il forfettario resta leggermente più vantaggioso (circa 390 euro di differenza netta) anche con costi al 36% dei ricavi. Per il coefficiente 78%, il punto di pareggio si trova intorno al 40-42% di costi reali sui ricavi. Sopra quella soglia l’ordinario inizia a essere più conveniente, anche grazie al recupero IVA sugli acquisti che nell’esempio non è stato conteggiato.

Va detto che l’ordinario diventa molto più conveniente quando: hai familiari a carico (detrazioni IRPEF importanti), acquisti grossi beni strumentali (ammortamenti), fatturi prevalentemente B2B con IVA recuperabile dai clienti, o sei nei primi 5 anni con sostitutiva al 5% nel forfettario (in quel caso il forfettario vince quasi sempre).

Pratica con commercialista o CAF

Il passaggio dal forfettario all’ordinario non è una decisione da prendere a cuor leggero né da gestire da soli. Comporta:

  • Apertura di un sezionale IVA dal 1 gennaio dell’anno di passaggio
  • Gestione delle fatture in corso al 31/12: incassi sotto il forfettario, le successive con IVA
  • Magazzino e rimanenze: vanno valorizzati al costo
  • Fatture differite e operazioni in sospensione: trattamento specifico
  • Compilazione del quadro VO in dichiarazione IVA
  • Eventuale rettifica della detrazione IVA sui beni acquistati in forfettario (recupero parziale)

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a fare il calcolo di convenienza prima della decisione, gestire il passaggio formale, impostare contabilità semplificata e adempimenti IVA, e affianca un commercialista convenzionato per le pratiche di natura strettamente professionale (registri, libro inventari, fatturazione elettronica avanzata).

Se hai una partita IVA forfettaria attiva e stai valutando il passaggio, fissa un appuntamento al CAF Centro Fiscale di Udine, in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B, oppure chiamaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Faremo insieme i conti sulla tua situazione concreta. Per orientarti puoi consultare anche le nostre guide al regime forfettario 2026 e al calcolo tasse forfettario.

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Il CAF Centro Fiscale di Udine offre l’apertura e gestione della partita IVA in regime forfettario o ordinario. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

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Domande frequenti

Posso rientrare nel forfettario dopo essere uscito?

Sì, ma solo dopo almeno 3 anni dal cambio di regime se l’opzione è stata volontaria, e comunque rispettando di nuovo tutti i requisiti (ricavi sotto 85.000 euro, assenza di cause ostative). Se invece l’uscita è stata obbligatoria per superamento soglie, il rientro è possibile dall’anno successivo a quello in cui torni sotto i limiti.

Cosa succede alle fatture incassate dopo il passaggio?

Le fatture emesse in regime forfettario ma incassate dopo il passaggio in ordinario seguono il regime di emissione: restano senza IVA. Le nuove fatture emesse dal 1 gennaio dell’anno di ordinario si emettono con IVA dal primo cliente. Per evitare problemi, conviene chiudere il più possibile gli incassi sospesi entro il 31 dicembre.

Devo cambiare codice ATECO?

No, il codice ATECO non cambia: sei sempre la stessa persona con la stessa attività. Cambia solo il regime fiscale di tassazione. Se invece cambi anche tipologia di attività, allora va aggiornato il codice ATECO con apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12).

Quanto costa la contabilità ordinaria rispetto al forfettario?

I costi di gestione contabile aumentano: si passa da circa 400-800 euro/anno di un forfettario semplice a 1.200-2.500 euro/anno per un ordinario semplificato (cifre indicative, variano per attività e volume). È un costo che va sommato alle tasse nel calcolo di convenienza.

Quando è meglio passare a metà anno o dal 1 gennaio?

Il passaggio volontario avviene sempre dal 1 gennaio: non è possibile cambiare regime in corso d’anno per scelta. L’unica eccezione è l’uscita immediata per superamento dei 100.000 euro, che è obbligatoria e retroattiva sull’anno in corso.

Cosa succede al credito IVA accumulato in forfettario?

In forfettario non si genera credito IVA perché non si emette né si detrae IVA. Si può invece recuperare parzialmente l’IVA sui beni strumentali acquistati negli ultimi 5 anni di forfettario (10 anni per immobili) tramite il meccanismo della rettifica della detrazione nel primo anno di ordinario, in proporzione agli anni residui.

Conviene il passaggio se ho un mutuo per lo studio?

Sì, spesso conviene. Gli interessi passivi del mutuo per immobile strumentale sono deducibili al 100% in ordinario, mentre in forfettario sono persi. Lo stesso vale per spese di manutenzione e ristrutturazione dello studio, che generano deduzioni o crediti d’imposta importanti.

Articolo aggiornato a maggio 2026. Le informazioni hanno carattere divulgativo: per la tua situazione personale ti invitiamo a fissare un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine.

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Maggio 27, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Regime-Forfettario-2026-limiti-e-controlli.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-27 08:00:002026-09-27 09:13:24Passare da Forfettario a Ordinario 2026: Quando Conviene, Procedura e Costi
CAF

Reversibilità e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La pensione di reversibilità può essere ridotta se il beneficiario possiede redditi propri oltre certe soglie. In questa guida analizziamo nel dettaglio i limiti di reddito 2026 per la reversibilità, con la tabella aggiornata delle decurtazioni e gli esempi pratici di calcolo. Per una panoramica completa sulla pensione ai superstiti, consulta la nostra guida alla pensione di reversibilità 2026.

Indice dei contenuti

  1. Come funzionano le decurtazioni
  2. Tabella limiti di reddito 2026
  3. Quali redditi contano nel calcolo
  4. Quando non si applicano le riduzioni
  5. Esempi pratici di calcolo
  6. La clausola di salvaguardia
  7. Domande frequenti

Come funzionano le decurtazioni

Le decurtazioni sulla pensione di reversibilità sono state introdotte dalla Legge n. 335/1995 (Tabella F) e si applicano esclusivamente al coniuge superstite (o all’ex coniuge divorziato titolare di assegno). Non riguardano figli, genitori o fratelli/sorelle.

Il meccanismo è semplice: si confronta il reddito personale del beneficiario con multipli del trattamento minimo INPS. Più alto è il reddito, maggiore è la percentuale di riduzione applicata alla pensione di reversibilità. Il trattamento minimo INPS per il 2026 è pari a circa 7.844,20 euro annui (611,85 euro mensili).

Tabella limiti di reddito 2026

Ecco la tabella completa con le fasce di reddito e le corrispondenti riduzioni sulla reversibilità per il 2026:

Fascia di reddito annuoMultiplo del minimoRiduzioneQuota effettiva
Fino a 23.532,60 euroEntro 3 volte0%60% pieno
Da 23.532,61 a 31.376,80 euroDa 3 a 4 volte25%45% della pensione
Da 31.376,81 a 39.221,00 euroDa 4 a 5 volte40%36% della pensione
Oltre 39.221,00 euroOltre 5 volte50%30% della pensione

Come leggere la tabella: la riduzione si applica alla quota di reversibilità (normalmente il 60% per il solo coniuge). Quindi, se la riduzione è del 25%, il coniuge riceverà il 60% meno il 25% del 60%, cioè il 45% della pensione originaria del defunto.

Quali redditi contano nel calcolo

Non tutti i redditi vengono considerati ai fini della verifica dei limiti. Ecco cosa conta e cosa no:

Redditi che contano:

  • Redditi da lavoro dipendente e autonomo
  • Redditi da pensione propria (diretta)
  • Redditi da fabbricati (affitti)
  • Redditi da capitale e partecipazioni
  • Redditi diversi (collaborazioni, lavoro occasionale)

Redditi esclusi dal calcolo:

  • La stessa pensione di reversibilità
  • Reddito della casa di abitazione
  • TFR e competenze arretrate soggette a tassazione separata
  • Arretrati sottoposti a tassazione separata
  • Assegni familiari e assegno unico

Quando non si applicano le riduzioni

Esiste un’importante eccezione: le decurtazioni non si applicano quando nel nucleo familiare del titolare della reversibilità sono presenti:

  • Figli minori del defunto
  • Figli studenti (fino a 21 anni per scuole superiori, fino a 26 per università)
  • Figli inabili al lavoro

In pratica, se il coniuge superstite convive con un figlio minorenne o studente a carico del defunto, percepirà la reversibilità piena (80% con un figlio) senza alcuna riduzione per reddito, indipendentemente dal proprio reddito personale. Questo è un punto molto importante e spesso sottovalutato.

Esempi pratici di calcolo

Vediamo alcuni esempi concreti per capire come si calcolano le decurtazioni:

Esempio 1: Coniuge senza altri redditi

Maria è vedova e non ha altri redditi. La pensione del marito era di 1.800 euro al mese. Maria riceve il 60% di 1.800 = 1.080 euro al mese, senza alcuna decurtazione perché il suo reddito è zero (ben sotto i 23.532,60 euro annui).

Esempio 2: Coniuge con reddito da lavoro medio

Giuseppe è vedovo e ha un reddito da lavoro di 28.000 euro annui. Rientra nella fascia 3-4 volte il minimo, quindi la reversibilità subisce una riduzione del 25%. Se la pensione della moglie era di 1.200 euro, la reversibilità piena sarebbe 720 euro (60%), ridotta del 25% diventa 540 euro al mese.

Esempio 3: Coniuge con figlio minore

Laura è vedova con un figlio di 10 anni e un reddito da lavoro di 45.000 euro annui. Nonostante il reddito elevato (oltre 5 volte il minimo), non subisce alcuna decurtazione perché ha un figlio minore. Riceve l’80% pieno (coniuge + 1 figlio) della pensione del marito.

La clausola di salvaguardia

La legge prevede una clausola di salvaguardia (o “clausola di cristallizzazione”): l’importo della pensione di reversibilità, sommato al reddito personale, non può essere inferiore a quello che il beneficiario avrebbe percepito se il reddito fosse pari al limite massimo della fascia precedente.

In termini semplici: se il tuo reddito supera di poco una soglia, la riduzione non può penalizzarti al punto da farti guadagnare complessivamente meno di chi sta appena sotto la soglia. L’INPS effettua questo controllo in automatico e applica l’importo più favorevole.

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre il calcolo della pensione, la simulazione della data di pensionamento e la gestione di Quota 103, anticipata e vecchiaia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Ogni anno devo dichiarare il reddito all’INPS?

Sì, ogni anno l’INPS verifica i redditi attraverso i dati fiscali. Se ci sono variazioni significative, l’importo della reversibilità può essere ricalcolato con conguagli a debito o a credito.

La pensione propria viene conteggiata come reddito?

Sì, se percepisci una tua pensione diretta (ad esempio pensione di vecchiaia), questo reddito rientra nel calcolo delle fasce per le decurtazioni sulla reversibilità.

Se il mio reddito cambia, cambia anche la reversibilità?

Sì. Le decurtazioni vengono ricalcolate ogni anno in base al reddito effettivo. Se il tuo reddito diminuisce (ad esempio perdi il lavoro), la reversibilità può aumentare; se il reddito aumenta, può diminuire.

Per un’assistenza personalizzata sul calcolo della reversibilità in base al tuo reddito, rivolgiti al CAF Centro Fiscale di Udine. Chiama il 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121.

Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-26 09:00:002026-05-31 17:43:56Reversibilità e Limiti di Reddito 2026: Tabella Aggiornata
DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Errori Comuni 730 2026 Come Evitarli

Dichiarazione dei redditi 730

La dichiarazione dei redditi tramite modello 730 è uno degli adempimenti fiscali più importanti per milioni di contribuenti italiani. Ogni anno, però, errori comuni nella compilazione del 730 possono causare sanzioni, ritardi nei rimborsi o accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

In questa guida completa per il 730/2026 (anno d’imposta 2025) analizziamo gli errori più frequenti, le conseguenze e soprattutto come correggerli tempestivamente per evitare problemi con il Fisco.

1. Errori nei Dati Anagrafici e nel Codice Fiscale

Uno degli errori più banali ma più comuni riguarda i dati anagrafici: codice fiscale errato, indirizzo di residenza non aggiornato o stato civile non corretto.

Conseguenze

  • Dichiarazione non valida se il codice fiscale non corrisponde
  • Rimborsi inviati all’indirizzo sbagliato
  • Comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate non ricevute
  • Possibili controlli automatici

Come Evitarlo

  • Verificare sempre il codice fiscale sulla tessera sanitaria
  • Controllare che la residenza anagrafica sia aggiornata
  • Comunicare tempestivamente i cambi di indirizzo all’Anagrafe comunale
  • Verificare lo stato civile (celibe/nubile, coniugato, divorziato, vedovo)

2. Familiari a Carico: Errori su Detrazioni e Percentuali

Le detrazioni per familiari a carico sono tra le voci che generano più errori nel 730. Molti contribuenti non sanno che dal 2022 le detrazioni per figli sono sostituite dall’Assegno Unico Universale.

Errori Più Comuni

  • Indicare figli a carico nel 730/2026: le detrazioni per figli under 21 non vanno più indicate (c’è l’Assegno Unico)
  • Percentuale di carico errata tra coniugi (deve essere 50%-50% salvo accordo diverso)
  • Indicare familiari con reddito superiore a 2.840,51 euro (4.000 euro per figli under 24)
  • Non comunicare variazioni (es. figlio che inizia a lavorare)

Come Correggersi

  • Verificare il reddito complessivo di ogni familiare
  • Per i figli, indicare solo quelli over 21 o disabili
  • Accordarsi con il coniuge sulla ripartizione percentuale (50-50, 100-0, ecc.)
  • Conservare documentazione dei redditi dei familiari

3. Spese Sanitarie: Documentazione e Limiti di Detrazione

Le spese mediche e sanitarie sono detraibili al 19% sulla parte eccedente 129,11 euro. Tuttavia, molti contribuenti commettono errori nella loro indicazione.

Errori Tipici

  • Includere spese non tracciabili (pagate in contanti senza fattura elettronica)
  • Non sottrarre la franchigia di 129,11 euro
  • Indicare spese sanitarie di familiari non a carico
  • Inserire ticket e prestazioni già rimborsate da assicurazione/azienda
  • Non conservare le ricevute/fatture per 5 anni

Tracciabilità Obbligatoria dal 2020

Dal 2020, le spese sanitarie devono essere pagate con mezzi tracciabili (bancomat, carta di credito, bonifico) per essere detraibili. Fanno eccezione:

  • Acquisto farmaci e dispositivi medici
  • Prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o accreditate SSN

Come Evitare Errori

  • Verificare che le spese siano nel 730 precompilato (Sistema Tessera Sanitaria)
  • Pagare sempre con mezzi tracciabili
  • Conservare fatture e ricevute
  • Controllare eventuali rimborsi assicurativi da sottrarre

4. Bonus Casa, Ristrutturazioni e Superbonus: Errori Catastali

Le detrazioni per ristrutturazioni edilizie, bonus mobili, ecobonus e superbonus richiedono dati catastali precisi e documentazione specifica.

Errori Frequenti

  • Dati catastali errati (sezione, foglio, particella, subalterno)
  • Anno di sostenimento spesa non corretto
  • Indicare il 100% della detrazione in un solo anno invece di ripartirla in 10 anni
  • Non indicare la quota di detrazione se l’immobile è in comproprietà
  • Confondere bonifico ordinario con bonifico parlante (obbligatorio per le detrazioni)

Superbonus 110%: Attenzione Speciale

Per il Superbonus (ora al 70% nel 2024-2025) è fondamentale:

  • Verificare se si è optato per sconto in fattura o cessione del credito
  • Non indicare spese nel 730 se già cedute
  • Conservare comunicazione di opzione all’Agenzia delle Entrate

Come Correggersi

  • Richiedere visura catastale aggiornata su CatastoOnline
  • Verificare bonifici parlanti con causale corretta
  • Ripartire correttamente le quote annuali (1/10 ogni anno)
  • Conservare comunicazioni ENEA per ecobonus

5. Redditi da Lavoro Dipendente e Pensione: CU Errata

La Certificazione Unica (CU) fornita da datore di lavoro o INPS può contenere errori. Molti contribuenti la inseriscono nel 730 senza verificarla.

Errori Tipici

  • Dati previdenziali errati
  • Giorni di lavoro non corretti
  • Detrazioni applicate in modo errato dal sostituto d’imposta
  • Trattamenti integrativi mancanti o duplicati
  • Non indicare più CU se si hanno avuto più datori di lavoro

Come Verificare

  • Confrontare la CU con le buste paga dell’anno
  • Verificare che tutte le CU siano nel 730 precompilato
  • Controllare giorni di lavoro e detrazioni
  • Richiedere CU sostitutiva al datore di lavoro se errata

6. Contratti di Affitto: Canone e Cedolare Secca

Chi percepisce redditi da locazione deve indicarli correttamente nel 730, scegliendo tra regime ordinario o cedolare secca.

Errori Comuni

  • Indicare il canone annuo invece che quello effettivamente percepito
  • Non comunicare l’opzione per la cedolare secca
  • Errori nel calcolo della percentuale di possesso
  • Non indicare contratti registrati tardivamente
  • Confondere affitto abitazione con affitto commerciale

Cedolare Secca: Come Funziona

La cedolare secca è un’imposta sostitutiva del 21% (10% per contratti a canone concordato) che sostituisce IRPEF, addizionali e imposte di registro/bollo.

  • Va comunicata al conduttore con rinuncia all’aggiornamento ISTAT
  • Si sceglie alla registrazione del contratto o in dichiarazione
  • Vale solo per locazioni abitative a persone fisiche

Come Evitare Errori

  • Conservare copia del contratto registrato
  • Verificare i canoni effettivamente incassati
  • Comunicare tempestivamente l’opzione cedolare secca
  • Indicare correttamente percentuale di possesso

7. Redditi da Lavoro Autonomo e Occasionale

I redditi di lavoro autonomo occasionale (senza partita IVA) vanno indicati nel quadro D del 730, ma molti contribuenti li omettono o li dichiarano in modo errato.

Errori Tipici

  • Non dichiarare collaborazioni occasionali sotto i 5.000 euro
  • Confondere lavoro occasionale con lavoro autonomo abituale
  • Non sottrarre le ritenute d’acconto già versate
  • Indicare compensi lordi invece che netti di contributi

Soglie di Attenzione

  • Lavoro occasionale fino a 5.000 euro/anno: no partita IVA necessaria
  • Oltre 5.000 euro: scatta obbligo di iscrizione Gestione Separata INPS
  • Ritenuta d’acconto del 20% applicata dal committente

Come Dichiarare Correttamente

  • Richiedere ricevute o certificazioni ai committenti
  • Indicare compensi al lordo delle ritenute subite
  • Sottrarre nel quadro D le ritenute già versate
  • Conservare documentazione per 5 anni

8. Oneri Deducibili e Detraibili: Confusione e Limiti

Molti contribuenti confondono oneri deducibili (riducono il reddito imponibile) e oneri detraibili (riducono l’imposta al 19%).

Oneri Deducibili Principali

  • Contributi previdenziali obbligatori
  • Contributi previdenziali integrativi
  • Contributi per fondo pensione (limite 5.164,57 euro)
  • Assegno di mantenimento all’ex coniuge

Oneri Detraibili al 19%

  • Spese mediche (oltre 129,11 euro)
  • Interessi mutuo prima casa (limite 4.000 euro)
  • Spese scolastiche e universitarie
  • Spese funebri (limite 1.550 euro)
  • Attività sportiva figli (limite 210 euro per figlio)

Errori Comuni

  • Inserire oneri deducibili tra quelli detraibili e viceversa
  • Superare i limiti di spesa detraibile
  • Non sottrarre franchigie (es. 129,11 euro per spese mediche)
  • Indicare spese non documentate

9. Come Correggere un 730 Già Inviato

Se ti accorgi di aver commesso un errore dopo aver inviato il 730, puoi correggerlo con diverse modalità a seconda del tipo di errore e del momento.

730 Integrativo (entro il 25 ottobre 2026)

Se l’errore comporta un maggior rimborso o minor debito, puoi presentare un 730 integrativo entro il 25 ottobre dell’anno di presentazione.

  • Si presenta tramite CAF o professionista abilitato
  • Non comporta sanzioni
  • Permette di recuperare maggiori detrazioni dimenticate

Modello Redditi Correttivo (entro il 30 novembre 2026)

Se l’errore comporta un maggior debito o minor credito, devi presentare il modello Redditi PF correttivo entro il 30 novembre.

  • Si paga l’imposta dovuta con ravvedimento operoso
  • Sanzione ridotta: 1/10 del minimo (dal 10% al 1%)
  • Calcolo interessi legali

Dichiarazione Integrativa (entro 5 anni)

Oltre i termini del 730 integrativo, puoi presentare una dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del 5° anno successivo.

  • Modello Redditi PF obbligatorio
  • Ravvedimento operoso con sanzioni e interessi
  • Utile per recuperare detrazioni dimenticate

10. Sanzioni per Errori nel 730: Cosa Rischi

Le sanzioni fiscali per errori nel 730 dipendono dalla natura dell’errore e dal comportamento del contribuente.

Dichiarazione Infedele

Se l’errore comporta un minor versamento di imposte:

  • Sanzione dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta
  • Ridotta al 10% con ravvedimento operoso entro 90 giorni
  • Ridotta a 1/9 del minimo se corretta prima dell’accertamento

Dichiarazione Omessa

Se non presenti il 730 pur essendo obbligato:

  • Sanzione dal 120% al 240% dell’imposta dovuta
  • Minimo 250 euro anche senza imposta dovuta
  • Ravvedimento operoso: sanzione ridotta se presenti entro 90 giorni

Errori Formali Senza Maggiori Imposte

Se l’errore è solo formale (es. dati catastali sbagliati ma spesa corretta):

  • Sanzione da 250 a 2.000 euro
  • Riducibile con ravvedimento operoso
  • Eliminabile se si corregge tempestivamente

Consigli Pratici per Evitare Errori nel 730/2026

  1. Verifica il 730 precompilato: controlla ogni voce, non fidarti ciecamente
  2. Conserva tutta la documentazione: scontrini, fatture, ricevute per almeno 5 anni
  3. Paga con mezzi tracciabili: usa bancomat/carta per spese detraibili
  4. Affidati a un CAF o commercialista: il visto di conformità ti protegge da sanzioni
  5. Controlla le CU: verifica che i dati coincidano con buste paga
  6. Aggiorna dati anagrafici: residenza e stato civile devono essere corretti
  7. Rivedi familiari a carico: verifica requisiti reddituali ogni anno
  8. Non dimenticare redditi occasionali: anche piccoli importi vanno dichiarati
  9. Calcola correttamente le quote pluriennali: ristrutturazioni, mutui, ecc.
  10. Se hai dubbi, chiedi: meglio una consulenza preventiva che sanzioni successive

📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre la compilazione e l’invio del Modello 730 e del Modello Redditi PF. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Conclusione

Evitare errori comuni nel 730/2026 è fondamentale per non incorrere in sanzioni, ritardi nei rimborsi o accertamenti fiscali. La maggior parte degli errori deriva da disattenzione, mancata documentazione o scarsa conoscenza delle regole fiscali.

Se hai commesso un errore, ricorda che puoi sempre correggerlo con il 730 integrativo o il ravvedimento operoso, riducendo notevolmente le sanzioni.

Hai bisogno di aiuto per il tuo 730/2026? Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per la compilazione, verifica e correzione della dichiarazione dei redditi. Contattaci per una consulenza personalizzata e evita errori costosi!

📞 Prenota un appuntamento presso il nostro CAF e presenta il 730 con la certezza di averlo fatto correttamente.

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Maggio 26, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/01/730.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-26 09:00:002026-05-31 17:44:07Errori Comuni 730 2026 Come Evitarli
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