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Tag Archivio per: investimenti strumentali forfettario

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Investimenti Strumentali Regime Forfettario 2026: Acquisto Beni e Auto

Risparmio e Investimenti

Una delle domande più frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine riguarda gli investimenti strumentali nel regime forfettario: se compro un computer, un’auto o un macchinario per la mia attività, posso scaricarlo dalle tasse? La risposta, purtroppo, è quasi sempre no. Nel forfettario il meccanismo di calcolo delle imposte è completamente diverso da quello del regime ordinario, è questo ha conseguenze importanti per chi deve investire nella propria attività.

In questa guida ti spieghiamo in modo semplice come funzionano gli investimenti strumentali nel regime forfettario 2026, qual e il temuto limite di 20.000 euro sui beni strumentali, cosa rientra e cosa non rientra in questo calcolo, come gestire l’acquisto di un’auto e quando conviene valutare il passaggio al regime ordinario. Troverai anche esempi pratici per categoria professionale e una checklist operativa per non sbagliare.

Indice dei contenuti

  1. Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono
  2. L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali
  3. Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola
  4. Cosa rientra nel limite 20.000 euro
  5. Cosa non rientra nel limite 20.000 euro
  6. Auto in regime forfettario: conviene davvero?
  7. Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere
  8. Attrezzature professionali per categoria
  9. Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti
  10. Registro investimenti e quadro RS
  11. Esempio pratico: il caso di un web designer
  12. Beni usati e acquisti all’estero
  13. Domande frequenti

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Regola fondamentale: nel forfettario i costi non si deducono

Partiamo dal principio più importante, perché è la chiave per capire tutto il resto: nel regime forfettario i costi reali della tua attività non sono deducibili. Questo significa che, qualunque spesa tu sostenga (computer, auto, attrezzature, mobili, software), non potrai sottrarla dai ricavi per ridurre le tasse. La spesa esce dalle tue tasche per intero, senza alcun risparmio fiscale.

Il motivo è semplice: il forfettario calcola il reddito imponibile applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. Il coefficiente di redditività è una percentuale fissa stabilita per legge in base al codice ATECO della tua attività. Per esempio, un consulente con coefficiente 78% paga le tasse sul 78% del fatturato, qualunque siano stati i suoi costi reali. Il restante 22% è considerato “costo forfettario” già compreso nel calcolo. Per questo si chiama “regime forfettario”: i costi sono già stati forfetizzati a monte.

Cosa significa in pratica? Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che Marco, consulente informatico in forfettario, fatturi 50.000 euro nel 2026 e abbia un coefficiente di redditività del 78%. Marco paghera l’imposta sostitutiva del 15% su 39.000 euro (cioè sul 78% di 50.000), quindi circa 5.850 euro di tasse. Se durante l’anno Marco ha comprato un MacBook da 3.500 euro, due monitor da 800 euro l’uno, una sedia ergonomica da 600 euro e un software da 500 euro (totale 6.200 euro), quei 6.200 euro non riducono in nessun modo le sue tasse. Sono soldi usciti dal suo conto e basta.

Questo è un punto su cui molti commettono errori, soprattutto chi viene dal regime ordinario o da un’esperienza da dipendente. Nel forfettario non esistono “spese aziendali da scaricare”. Non esiste l’IVA detraibile. Non esiste l’ammortamento. Non esistono i costi di gestione. Esiste solo il forfait. Per approfondire l’argomento puoi leggere la nostra guida sulle spese deducibili nel regime forfettario 2026, dove trovi l’elenco completo di cio che si può (e cio che non si può) sottrarre.

L’unica vera eccezione: i contributi previdenziali

Se hai letto fin qui pensando “ma quindi proprio nulla e deducibile?”, ti diamo una buona notizia. Esiste una sola eccezione alla regola dell’indeducibilita totale dei costi nel forfettario: i contributi previdenziali obbligatori. Questi contributi (INPS Gestione Separata, Artigiani e Commercianti, oppure Casse private come Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ENPAP, ENPAPI) sono gli unici “costi” che puoi sottrarre dal reddito imponibile prima di applicare l’imposta sostitutiva del 15%.

Il meccanismo e questo: prima si calcola il reddito imponibile applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, poi si sottraggono i contributi previdenziali pagati nell’anno e infine si applica l’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti per il forfettario “startup”). Questo unico spiraglio di deducibilita è regolato in modo preciso e ti consigliamo di approfondirlo nella nostra guida sui contributi previdenziali deducibili nel regime forfettario, dove trovi calcoli, esempi e tutte le casse professionali.

Tutto il resto, invece, segue la regola generale. Niente affitti deducibili, niente carburanti, niente formazione, niente attrezzature: nel forfettario sono considerati già compresi nel coefficiente. Per gli investimenti strumentali, in particolare, c’e una complicazione in più: anche se non li puoi dedurre, devi comunque tenerne traccia perché oltre una certa soglia ti fanno uscire dal regime.

Il limite operativo dei 20.000 euro: cos’e e come si calcola

Veniamo al punto forse più delicato di tutti. Anche se i beni strumentali non sono deducibili, esiste comunque un limite operativo che devi rispettare per restare nel forfettario: il valore complessivo dei beni strumentali utilizzati nei 3 anni precedenti non deve superare 20.000 euro. Se sfori questa soglia, scatta una causa ostativa e nell’anno successivo dovrai uscire dal regime forfettario per passare al regime ordinario.

Attenzione a un dettaglio importante: il limite si calcola sui beni “utilizzati” nei 3 anni precedenti, non solo su quelli acquistati nell’anno in corso. Quindi se ad inizio 2026 hai già un computer comprato nel 2024 da 2.000 euro, una stampante professionale del 2025 da 1.500 euro e attrezzature varie del 2024 per 3.000 euro, sei già a 6.500 euro di beni “in uso” e dovrai calcolare quanto puoi ancora investire prima di sforare.

La logica del legislatore è chiara: il forfettario è pensato per piccole attività con struttura leggera. Se la tua attività richiede investimenti importanti in beni strumentali (un magazzino pieno di macchinari, una flotta di veicoli, server e infrastrutture costose), non e più compatibile con un regime semplificato e devi passare a quello ordinario, dove peraltro potrai dedurti tutti questi costi attraverso l’ammortamento.

Importante: il limite di 20.000 euro è una causa ostativa di permanenza, non di accesso. Significa che si verifica anno per anno guardando ai 3 esercizi precedenti. Se sfori nel 2026, esci dal forfettario nel 2027. Se nel 2027 hai dismesso alcuni beni e torni sotto la soglia, potrai eventualmente rientrare nel forfettario dal 2028 (sempre rispettando tutti gli altri requisiti). Tieni un controllo costante della situazione.

Cosa rientra nel limite 20.000 euro

A questo punto la domanda e: cosa devo conteggiare in quel limite? La regola generale e che rientrano tutti i beni strumentali pluriennali, cioè i beni che durano più di un esercizio e che vengono utilizzati per produrre il reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Vediamo gli esempi più comuni:

  • PC, laptop, smartphone e tablet usati per lavoro: vanno conteggiati al costo di acquisto comprensivo di IVA (perché il forfettario non detrae l’IVA, quindi il costo “reale” include l’imposta).
  • Macchinari professionali di qualsiasi tipo: macchine da cucire per sarti, attrezzature da estetista, strumenti di laboratorio, attrezzi da elettricista, macchine fotografiche professionali.
  • Auto aziendale: rientra al 50% del costo di acquisto, perché si presume un uso promiscuo (privato e professionale). Se hai pagato 30.000 euro per un’auto, ne conti 15.000 nel limite 20K.
  • Mobili e arredi per ufficio o studio: scrivanie, sedie ergonomiche, librerie, lampade da lavoro, armadi per archivio.
  • Software acquistati una tantum: licenze perpetue (es. AutoCAD perpetuo, Office 2024 in versione perpetua, software gestionali con licenza definitiva).
  • Apparecchiature elettroniche di valore: stampanti professionali, server, sistemi di videosorveglianza, attrezzature audio-video.

Il valore da conteggiare e il costo storico di acquisto, cioè quanto hai effettivamente speso al momento dell’acquisto, IVA inclusa (visto che nel forfettario l’IVA non è detraibile). Non si applicano riduzioni per ammortamenti o usura: il bene “vale” quanto l’hai pagato fino a quando lo dismetti dall’attività.

Cosa non rientra nel limite 20.000 euro

Non tutto cio che compri per la tua attività rientra nel calcolo. Vediamo cosa non si conteggia nel limite di 20.000 euro, perché questo ti permette di pianificare meglio gli acquisti senza rischiare di sforare:

  • Materiali di consumo: carta, cancelleria, toner, materiale di pulizia, piccola minuteria. Sono spese ricorrenti che si esauriscono nell’esercizio.
  • Spese ricorrenti e abbonamenti: abbonamenti software SaaS (Adobe Creative Cloud, Microsoft 365 in abbonamento, gestionali in cloud), domini e hosting, abbonamenti a banche dati professionali. Non sono beni strumentali ma servizi.
  • Affitti e leasing operativi: il canone di locazione di un ufficio non rientra. Anche il noleggio a lungo termine (NLT) e il leasing operativo non si conteggiano, perché non c’e acquisto.
  • Materie prime e merci: per artigiani e commercianti, il magazzino e le materie prime usate per produrre i beni venduti non rientrano. Sono costi di produzione, non beni strumentali.
  • Terreni e immobili: per espressa previsione normativa, gli immobili sono esclusi dal calcolo del limite 20K, sia che si tratti di acquisto sia di affitto. Questo vale anche per chi compra lo studio professionale o il negozio.
  • Beni di valore inferiore a 516,46 euro: tradizionalmente sono considerati beni di “modico valore” e secondo la prassi prevalente non rientrano nel calcolo. Su questo punto è sempre meglio confrontarsi con un consulente per casi specifici.

Questo elenco apre opportunita interessanti di pianificazione. Se sai di dover investire molto, puoi orientarti verso soluzioni in abbonamento o noleggio per non saturare il limite di 20.000 euro. Per esempio, scegliere Microsoft 365 in abbonamento annuale anziche Office in licenza perpetua ti tiene fuori dal calcolo. Allo stesso modo, una formula di noleggio a lungo termine per l’auto è fiscalmente più “leggera” rispetto all’acquisto, almeno ai fini del limite.

Auto in regime forfettario: conviene davvero?

L’acquisto di un’auto nel regime forfettario e uno dei temi più spinosi. La domanda che ci sentiamo fare più spesso e: “ma se compro un’auto come partita IVA forfettaria, posso scaricarla?”. La risposta breve è no, non puoi dedurre il costo. Vediamo nel dettaglio cosa succede:

  • Costo di acquisto: completamente non deducibile. L’auto la paghi con i tuoi soldi senza alcun beneficio fiscale.
  • Limite 20.000 euro: il valore dell’auto rientra al 50% del costo di acquisto IVA inclusa. Esempio: auto da 30.000 euro = 15.000 euro contati nel limite, auto da 20.000 euro = 10.000 euro contati.
  • IVA: non detraibile, perché il forfettario non gestisce l’IVA. Tutti i costi auto includono il 22% di IVA che paghi e non recuperi mai.
  • Carburante, manutenzione, assicurazione, bollo: tutti costi non deducibili.

Per fare un confronto onesto: nel regime ordinario un professionista può dedurre il 20% del costo dell’auto attraverso l’ammortamento (con un tetto di costo deducibile di 18.075,99 euro), detrarre il 40% dell’IVA e dedurre il 20% delle spese di gestione. Nel forfettario, invece, zero deduzioni e zero detrazioni IVA. Per le imprese (es. agenti di commercio, autotrasporto) le percentuali ordinarie sono ancora più alte (80% o anche 100% in alcuni casi), rendendo la differenza tra forfettario e ordinario ancora più marcata.

Conclusione pratica: se per la tua attività l’auto è un investimento marginale (un consulente che si sposta poco, un freelance che lavora da casa), il forfettario va benissimo anche con un’auto modesta. Ma se sei un agente di commercio, un installatore, un fotografo che gira tutta Italia, o comunque qualcuno per cui l’auto è uno strumento di lavoro principale, il regime ordinario potrebbe essere economicamente più conveniente nonostante la maggiore complessita.

Leasing, noleggio o acquisto: cosa scegliere

La scelta della modalità di acquisizione del bene ha un impatto importante sul calcolo del limite 20.000 euro. Vediamo le tre opzioni principali:

  • Acquisto diretto: il bene entra nel patrimonio. Si conteggia nel limite 20K per il valore di acquisto (al 50% per le auto).
  • Leasing finanziario: a fine contratto è prevista l’opzione di riscatto. Fiscalmente il bene si considera “utilizzato” e i canoni rientrano nel calcolo del limite 20.000 euro.
  • Leasing operativo o noleggio a lungo termine (NLT): non c’e opzione di riscatto, il bene resta del noleggiatore. Non si conteggia nel limite 20K perché non c’e acquisto e non c’e disponibilita “patrimoniale” del bene.

Per chi e in forfettario e ha bisogno di un veicolo importante, il noleggio a lungo termine (NLT) o il leasing operativo sono spesso la soluzione più intelligente. Non sono deducibili (come tutto il resto nel forfettario), ma almeno non vanno a saturare il limite di 20.000 euro, lasciandoti spazio per altri investimenti come computer, attrezzature o software. In più, il noleggio include spesso assicurazione, manutenzione e bollo in un canone unico, semplificando la gestione.

Anche per i macchinari e l’attrezzatura professionale, il leasing operativo sta diventando un’opzione sempre più diffusa. Per esempio, un fotografo può noleggiare illuminazione professionale per un servizio specifico, un estetista può prendere a noleggio un macchinario per laser senza saturare il limite, un informatico può usare formule di “hardware as a service” per server e workstation.

Attrezzature professionali per categoria

Vediamo concretamente cosa rientra nel calcolo del limite 20.000 euro per alcune categorie professionali tipiche dei nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine:

Fotografo professionista

  • Corpi macchina fotografici professionali (3.000-8.000 euro l’uno)
  • Obiettivi (da 500 a 3.000 euro ciascuno)
  • Sistema di illuminazione, flash, softbox
  • Computer per post-produzione, monitor calibrati, hard disk esterni
  • Software con licenza perpetua (ma Adobe in abbonamento NO)
  • Drone se uso professionale

Un fotografo che inizia con un set completo da 12.000-15.000 euro e già molto vicino al limite. Conviene scaglionare gli acquisti negli anni o orientarsi su noleggio per le attrezzature di nicchia.

Estetista o centro estetico

  • Lettino professionale (1.000-3.000 euro)
  • Macchinari per trattamenti (laser, radiofrequenza, ultrasuoni: 5.000-15.000 euro l’uno)
  • Lampade lupe, sterilizzatori, scaldacera
  • Mobili e arredi del centro
  • Cassa fiscale e POS

Le estetiste sono tra le categorie che più rapidamente saturano il limite 20K, soprattutto se aprono un centro estetico nuovo con macchinari moderni. In molti casi conviene valutare già in partenza il regime ordinario.

Elettricista o artigiano installatore

  • Furgone (al 50% del costo per il limite 20K)
  • Attrezzatura specifica: cercacavi, pinze amperometriche, oscilloscopi, scale
  • Magazzino con materiali di scorta (i materiali sono costi di produzione, non beni strumentali)
  • Trapani, avvitatori, sega circolare

Consulente informatico

  • Workstation potenti (2.000-5.000 euro)
  • Monitor multipli, anche curvi e ad alta risoluzione
  • Server per laboratorio o testing
  • Sedia ergonomica, scrivania regolabile
  • Smartphone professionale (al 100% se uso esclusivo lavorativo)

Per un informatico in forfettario, in genere il limite 20K è gestibile distribuendo gli acquisti su 2-3 anni. La maggior parte dei software professionali oggi e in abbonamento, quindi non incide sul limite.

Quando conviene uscire dal forfettario per gli acquisti

Ci sono due scenari principali in cui valutare il passaggio al regime ordinario diventa una scelta razionale dal punto di vista degli investimenti:

  • Hai bisogno di investire più di 20.000 euro in 3 anni: se la tua attività richiede strumentazione importante, sei comunque costretto ad uscire dal forfettario quando sfori il limite. Tanto vale pianificare il passaggio in modo strategico.
  • Vuoi dedurre costi importanti: se ogni anno sostieni costi reali per più del 30-40% del fatturato (tra investimenti, affitti, dipendenti, materie prime), il forfettario probabilmente ti sta facendo pagare più tasse di quante ne pagheresti in ordinario, anche con aliquota marginale più alta.

La valutazione di convenienza tra forfettario e ordinario è sempre specifica per ogni contribuente. Dipende dal coefficiente di redditività del codice ATECO, dal volume di costi reali, dai contributi previdenziali, dalla situazione familiare (perché in ordinario IRPEF si applicano le detrazioni per familiari a carico, mentre in forfettario no). Al CAF Centro Fiscale di Udine facciamo simulazioni personalizzate per capire qual e il regime più conveniente nel tuo caso specifico.

Nel regime ordinario potrai dedurre il costo dei beni strumentali tramite l’ammortamento, cioè distribuendo la deduzione su più esercizi in base alla vita utile del bene (in genere dal 5% al 25% all’anno a seconda della categoria). Inoltre, per certi tipi di beni esistono incentivi specifici come l’iperammortamento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, che permette deduzioni fino al 130-140% del costo per beni 4.0.

Registro investimenti e quadro RS

Anche se nel forfettario la contabilita e semplificata, gli investimenti strumentali devono essere tracciati e comunicati al Fisco. Vediamo cosa devi fare in pratica:

  • Tieni un registro investimenti: non e formalmente obbligatorio nel forfettario, ma e fortemente consigliato. Annota data di acquisto, descrizione del bene, fornitore, importo IVA inclusa, modalità (acquisto, leasing, NLT). Ti serve per dimostrare in caso di controllo di non aver superato il limite 20K.
  • Conserva fatture e documenti di acquisto: le fatture vanno conservate per 10 anni (5 anni per i normali documenti fiscali, ma per beni strumentali è prudente tenerle finche il bene è in uso più altri 5 anni).
  • Comunica i dati nel Quadro RS della dichiarazione dei redditi: il forfettario compila il quadro LM ma anche un quadro RS specifico dove vanno indicati alcuni dati riepilogativi sui beni strumentali e sui costi sostenuti, anche se non deducibili.

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