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Tag Archivio per: disabilita grave

NOTIZIE

Come ottenere i bonus disabilità tramite giudice e tribunale

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Hai fatto domanda per il riconoscimento della disabilità o dell’invalidità civile, ma l’INPS ti ha risposto con un diniego? Oppure la commissione medica ha attribuito una percentuale di invalidità inferiore a quella che ti aspettavi, impedendoti di accedere ai bonus disabilità a cui avresti diritto? Sappi che non sei obbligato ad accettare quella decisione: esiste una strada legale per far valere i tuoi diritti davanti al giudice del tribunale.

In questo articolo spieghiamo in modo semplice come funziona il percorso giudiziario per ottenere il riconoscimento della disabilità e, di conseguenza, i benefici economici e assistenziali collegati.

Indice dei contenuti

  • Cosa sono i bonus disabilità
  • Quando si può ricorrere al giudice
  • Come funziona il ricorso giudiziario
  • Il procedimento davanti al tribunale
  • Tempi e costi del ricorso
  • Domande frequenti

Cosa sono i bonus disabilità

Con il termine bonus disabilità si intende un insieme di prestazioni economiche e agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato italiano alle persone con invalidità o disabilità certificata. A seconda della percentuale di invalidità riconosciuta, si ha diritto a benefici diversi:

  • Assegno di invalidità civile: per percentuali tra il 74% e il 99%
  • Pensione di inabilità: per invalidità al 100%
  • Indennità di accompagnamento: per chi non è in grado di deambulare autonomamente o non può compiere gli atti quotidiani della vita
  • Legge 104: agevolazioni lavorative, permessi retribuiti, detrazioni fiscali
  • Agevolazioni fiscali: detrazioni IRPEF per spese mediche, acquisto di veicoli adattati, IVA agevolata

Per accedere a questi benefici, il punto di partenza è il riconoscimento formale della disabilità da parte delle commissioni mediche dell’INPS. Quando questo riconoscimento viene negato o risulta insufficiente, entra in gioco la possibilità di rivolgersi al giudice.

Quando si può ricorrere al giudice

Il ricorso al tribunale è possibile in due situazioni principali:

  • Diniego totale: l’INPS nega qualsiasi forma di invalidità o disabilità
  • Percentuale insufficiente: la commissione medica riconosce un grado di invalidità inferiore alla soglia necessaria per accedere al beneficio desiderato (ad esempio, riconosce il 60% quando ne servono 74% per l’assegno di invalidità)

Prima di arrivare in tribunale, però, è obbligatorio percorrere una fase preliminare: il cosiddetto accertamento tecnico preventivo (ATP), disciplinato dall’art. 445-bis del Codice di Procedura Civile (introdotto dall’art. 38 del D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011). Si tratta di una procedura che si svolge in sede giudiziaria, ma con un carattere prevalentemente tecnico-medico, finalizzata a valutare le condizioni di salute dell’interessato prima che si apra un vero e proprio processo.

Questa fase è obbligatoria e non può essere saltata: senza l’ATP, il giudice non può essere adito per ottenere il riconoscimento della disabilità o i relativi benefici economici INPS.

Come funziona il ricorso giudiziario

Il percorso giudiziario per ottenere i bonus disabilità si articola in più fasi. Vediamole nel dettaglio.

Fase 1 – Ricorso amministrativo (facoltativo ma consigliato)

Prima ancora di rivolgersi al giudice, è possibile presentare un ricorso amministrativo all’INPS entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento di diniego. La commissione medica superiore dell’INPS rivaluta il caso. Se l’esito è ancora negativo, si procede con la fase giudiziaria.

Fase 2 – Accertamento tecnico preventivo (ATP)

È la fase obbligatoria. Si deposita un ricorso al Tribunale (sezione lavoro) competente per il proprio domicilio, chiedendo la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), cioè un medico nominato dal giudice, che esamina le condizioni di salute del ricorrente.

Il CTU redige una relazione tecnica che valuta il grado di invalidità. Le parti (il ricorrente e l’INPS) possono nominare propri consulenti medici (CTP, Consulente Tecnico di Parte) per partecipare all’accertamento e contestare le conclusioni del CTU se non le condividono.

Se l’INPS accetta le conclusioni del CTU, la procedura si chiude con un accordo e il riconoscimento della disabilità avviene senza necessità di un processo. Se invece l’INPS non accetta, si passa alla fase successiva.

Il procedimento davanti al tribunale

Se l’ATP non si chiude con un accordo, si apre il vero e proprio giudizio di merito davanti al Tribunale, sezione lavoro. Il processo si svolge secondo le regole del rito del lavoro, che è generalmente più veloce rispetto al rito ordinario civile.

Il giudice, sulla base della relazione del CTU e degli atti di causa, emette una sentenza che può:

  • Accogliere il ricorso: riconoscendo la percentuale di invalidità richiesta e condannando l’INPS a erogare le prestazioni spettanti
  • Rigettare il ricorso: confermando la valutazione dell’INPS
  • Riconoscere una percentuale diversa da quella richiesta (ad esempio, il 74% invece del 100%)

In caso di sentenza favorevole, l’INPS è tenuto a pagare anche gli arretrati delle prestazioni non erogate, calcolati dalla data della domanda originaria. Questo è un aspetto molto importante: anche se il processo dura anni, il diritto alle somme decorre comunque dalla domanda iniziale.

Se sei interessato alle tutele legate alla disabilità, potresti trovare utile anche il nostro articolo su rinvio sfratto disabili: tutele e procedura 2026 e quello su Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026.

Tempi e costi del ricorso

Tempi: la fase ATP può concludersi in pochi mesi (3-6 mesi nei tribunali più efficienti), ma nei tribunali più congestionati può richiedere oltre un anno. Il giudizio di merito, se necessario, aggiunge ulteriori 6-18 mesi. In totale, il percorso completo può durare da 1 a 3 anni.

Costi: il ricorso per ATP è esente dal contributo unificato (cioè non si pagano le spese di iscrizione a ruolo) grazie all’esenzione prevista per le controversie previdenziali. Tuttavia bisogna mettere in conto:

  • Il compenso dell’avvocato (obbligatorio per il patrocinio in giudizio)
  • L’eventuale compenso del consulente di parte (CTP)
  • L’anticipazione del compenso del CTU, che viene poi rimborsata in caso di sentenza favorevole

Chi ha un reddito ISEE sotto la soglia di legge (attualmente fissata a 11.746,68 euro) può chiedere il patrocinio a spese dello Stato, che copre le spese legali e le competenze del CTU.

Per sapere se hai i requisiti ISEE per accedere al patrocinio gratuito, puoi consultare il nostro articolo sulla dichiarazione 730 e i servizi del CAF.

Domande frequenti

Posso rivolgermi direttamente al giudice senza fare prima ricorso all’INPS?

Il ricorso amministrativo all’INPS è facoltativo. È invece obbligatorio passare dalla fase ATP davanti al tribunale prima di avviare il giudizio di merito.

Se il giudice mi dà ragione, da quando decorrono le prestazioni?

Le prestazioni economiche decorrono dalla data della domanda amministrativa originaria presentata all’INPS, non dalla data della sentenza. Ciò significa che avrai diritto agli arretrati per tutti gli anni in cui la prestazione non è stata erogata.

Ho bisogno obbligatoriamente di un avvocato?

Sì. Nel procedimento davanti al tribunale (sia nella fase ATP che nel giudizio di merito) è obbligatorio il patrocinio di un avvocato abilitato. Non puoi agire in proprio.

Il patronato può aiutarmi in questa procedura?

Il patronato può assisterti nella fase amministrativa (presentazione della domanda, eventuale ricorso all’INPS) e nel monitoraggio della pratica. Per la fase giudiziaria (ATP e giudizio di merito) è invece necessario un avvocato. Il patronato può indirizzarti verso i professionisti giusti e aiutarti a raccogliere la documentazione medica necessaria.


Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Settembre 3, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-03 19:00:002026-09-01 14:44:12Come ottenere i bonus disabilità tramite giudice e tribunale
INVALIDITA' 104, MALATTIA, INDENNITA' DI ACCOMPAGNAMENTO, PATRONATO

Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

Ferie badanti, Malattia e Permessi

Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?

I permessi della Legge 104/1992 sono uno degli strumenti più importanti a disposizione dei lavoratori dipendenti con familiari disabili o con disabilità propria. Ogni anno milioni di dipendenti usufruiscono di questi giorni di assenza retribuita, ma una domanda sorge spesso spontanea: quali voci della busta paga vengono conteggiate nel calcolo della retribuzione?

La risposta non è scontata. La legge parla di retribuzione globale di fatto, un concetto tecnico che comprende alcune voci e ne esclude altre. Sbagliare il calcolo — o non sapere quali elementi spettano — può significare ricevere meno di quanto dovuto. In questa guida ti spieghiamo tutto in modo chiaro, con esempi pratici e i riferimenti normativi aggiornati al 2026.

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Cosa Prevede l’Art. 33 della Legge 104/1992

La norma di riferimento è l’articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (la cosiddetta “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”). Questo articolo disciplina i permessi lavorativi per i lavoratori dipendenti che assistono un familiare con disabilità grave o che hanno loro stessi una disabilità riconosciuta.

In base all’art. 33, comma 3, il lavoratore ha diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito (o, in alternativa, a due ore di permesso giornaliero, se lavora almeno sei ore al giorno). Questi giorni di assenza sono coperti da un’indennità a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi rimborsata all’azienda.

La legge specifica che i permessi sono retribuiti, ma non dettaglia quali voci retributive debbano essere incluse nel calcolo. Questa lacuna ha generato anni di contenzioso giudiziario, risolto poi dalla Corte di Cassazione attraverso una giurisprudenza consolidata che analizzeremo nel dettaglio.

Il Concetto di Retribuzione Globale di Fatto

La retribuzione globale di fatto è il parametro di riferimento per il calcolo di numerose prestazioni previdenziali e lavoristiche in Italia: ferie, malattia, maternità, cassa integrazione e — appunto — i permessi della Legge 104.

Con questa espressione si intende la retribuzione effettiva e normale percepita dal lavoratore, comprensiva di tutti gli elementi fissi e continuativi che compongono la busta paga. Non si tratta solo della paga base, ma di un insieme più ampio di voci che devono essere sommate per ottenere il corrispettivo giornaliero da moltiplicare per i giorni di permesso fruiti.

Il principio di fondo è semplice: il lavoratore che usa i permessi 104 non deve subire una riduzione della propria busta paga rispetto a un giorno lavorativo normale. Deve percepire, in sostanza, lo stesso importo che avrebbe guadagnato lavorando.

Voci Contrattuali Incluse nella Retribuzione dei Permessi 104

Sulla base della giurisprudenza consolidata della Cassazione e delle istruzioni operative dell’INPS (in particolare la Circolare INPS n. 53/2008 e le successive circolari di aggiornamento), le voci contrattuali che devono essere incluse nel calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104 sono le seguenti:

1. Paga Base (o Minimo Contrattuale)

La paga base è la voce principale della retribuzione, stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile al rapporto di lavoro. Essa varia in base alla categoria professionale e al livello di inquadramento del lavoratore. È sempre inclusa nel calcolo della retribuzione globale di fatto e costituisce il nucleo fondamentale della busta paga.

Esempio: un impiegato di IV livello del settore commercio percepisce un minimo contrattuale mensile di circa 1.750 euro. Questa voce concorre integralmente al calcolo della retribuzione giornaliera per i permessi 104.

2. Indennità di Contingenza

L’indennità di contingenza è una voce storica della retribuzione italiana, introdotta per adeguare i salari al costo della vita. Sebbene la scala mobile sia stata abolita con il Protocollo del 23 luglio 1993, gli importi di contingenza maturati fino a quella data sono rimasti “cristallizzati” nelle buste paga dei lavoratori in forza a quella data.

Questa voce, dove presente, è inclusa nella retribuzione globale di fatto. I nuovi assunti dopo il 1993, nei contratti che l’hanno incorporata nella paga base, non la vedranno come voce separata, ma il suo valore è comunque conteggiato.

3. Scatti di Anzianità

Gli scatti di anzianità sono incrementi retributivi automatici che scattano ogni tot anni di servizio nell’azienda (la cadenza varia da CCNL a CCNL: tipicamente ogni 2 o 3 anni). Rappresentano un compenso fisso e continuativo legato all’anzianità aziendale del lavoratore.

Poiché si tratta di elementi fissi e ricorrenti della retribuzione, gli scatti di anzianità sono inclusi nel calcolo della retribuzione globale di fatto. Su questo punto la giurisprudenza è unanime.

4. Superminimi Individuali e Collettivi

Il superminimo è una maggiorazione della retribuzione rispetto al minimo contrattuale, concordata individualmente tra datore di lavoro e lavoratore (superminimo individuale) oppure prevista dalla contrattazione collettiva aziendale (superminimo collettivo).

I superminimi di natura fissa e continuativa — ossia quelli che vengono erogati ogni mese in misura costante, indipendentemente dalle prestazioni — rientrano nella retribuzione globale di fatto. Al contrario, i superminimi di natura variabile o collegati a obiettivi produttivi seguono le regole dei premi di risultato (esclusi, come vedremo).

5. EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)

L’EDR è un elemento retributivo previsto da molti CCNL come voce aggiuntiva alla paga base. Storicamente legato agli accordi interconfederali degli anni ’90, è spesso un importo fisso mensile di modesta entità (es. 10,33 euro). Dove previsto dal contratto collettivo, è incluso nella retribuzione globale di fatto in quanto elemento fisso e continuativo.

6. Indennità Fisse e Continuative

Rientrano nella retribuzione globale di fatto tutte le indennità di natura fissa e continuativa, ovvero quelle che vengono erogate ogni mese con carattere di stabilità e non sono collegate a specifiche prestazioni o condizioni lavorative variabili. Esempi tipici:

  • Indennità di funzione o di posizione (es. per i quadri o i responsabili)
  • Indennità di sede (quando prevista come voce fissa)
  • Assegni ad personam di natura fissa
  • Terzo elemento (voce prevista da alcuni CCNL dell’artigianato e delle PMI)

Il criterio discriminante è sempre la fissità e la continuità: se la voce viene erogata stabilmente ogni mese, indipendentemente dalla prestazione effettiva, è inclusa nel calcolo.

Tabella Riepilogativa: Voci Incluse ed Escluse

Per chiarire immediatamente il quadro, ecco una tabella che distingue le voci incluse da quelle escluse:

Voce RetributivaInclusa?Note
Paga base / minimo contrattuale✅ SÌSempre inclusa
Indennità di contingenza✅ SÌSe presente come voce distinta
Scatti di anzianità✅ SÌVoce fissa e continuativa
Superminimo fisso (individuale o collettivo)✅ SÌSolo se fisso e continuativo
EDR (Elemento Distinto della Retribuzione)✅ SÌSe previsto dal CCNL
Indennità fisse e continuative✅ SÌCriterio: fissità + continuità
Straordinario❌ NOVoce variabile per eccellenza
Premio di produzione / risultato variabile❌ NOCorrispettivo condizionato a risultati
Indennità di turno (se variabile)⚠️ DIPENDEInclusa se sempre percepita, esclusa se variabile
Indennità di trasferta❌ NORimborso spese, non retribuzione
Rimborsi spese❌ NONon sono retribuzione
Mance e compensi occasionali❌ NONon hanno carattere fisso
Tredicesima / quattordicesima⚠️ DIPENDEIncluse pro-quota secondo alcuni CCNL

Voci Escluse: Cosa Non Rientra nel Calcolo

Altrettanto importante sapere cosa non rientra nella retribuzione globale di fatto. Queste voci, seppur presenti in busta paga, non vengono conteggiate ai fini del calcolo dell’indennità per i permessi 104:

Lavoro Straordinario

Le ore di straordinario — con la relativa maggiorazione — sono escluse per definizione. Lo straordinario è una prestazione aggiuntiva rispetto all’orario contrattuale, ha natura variabile e non è garantita. Non può quindi essere inclusa in un calcolo che deve riflettere la retribuzione “normale” del lavoratore.

Questo principio è stato ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, che ha escluso lo straordinario dalla base di calcolo anche quando il lavoratore lo svolge abitualmente. La rilevanza dell’abitualità è limitata: se lo straordinario è così sistematico da diventare parte integrante del normale orario di lavoro (caso raro e da dimostrare), alcuni giudici di merito hanno ammesso l’inclusione, ma la Cassazione nella sua giurisprudenza più recente resta orientata all’esclusione.

Premi di Produzione e Risultato Variabili

I premi di risultato — compresi i premi di produttività aziendali, i bonus legati al raggiungimento di obiettivi e le componenti variabili della retribuzione — sono esclusi dal calcolo. La ragione è strutturale: si tratta di compensi condizionati, che vengono erogati solo al verificarsi di determinate condizioni (fatturato raggiunto, obiettivi produttivi, KPI aziendali). Non hanno carattere di certezza e continuità.

Attenzione però ai premi che nel tempo sono diventati de facto fissi: se un’azienda eroga ogni anno un “premio di produzione” identico a tutti i lavoratori, indipendentemente da qualsiasi obiettivo, la giurisprudenza tende a riqualificarlo come elemento retributivo fisso, includendolo nella retribuzione globale di fatto.

Indennità di Trasferta e Rimborsi Spese

Le indennità di trasferta e i rimborsi spese (trasporto, vitto, alloggio, uso del mezzo proprio) non sono retribuzione: sono compensi per spese sostenute dal lavoratore nell’interesse dell’azienda. Non avendo natura retributiva, non rientrano nella retribuzione globale di fatto.

Indennità di Turno: Caso Particolare

L’indennità di turno merita un discorso a parte. Nei contratti che prevedono lavoro su turni, l’indennità aggiuntiva può essere:

  • Fissa: erogata ogni mese a prescindere dai turni effettivamente svolti → inclusa
  • Variabile: erogata solo nei mesi in cui il lavoratore ha effettuato turni → esclusa

La distinzione pratica: se nella busta paga del lavoratore l’indennità di turno compare sempre per lo stesso importo, indipendentemente dall’organizzazione dei turni del mese, viene considerata fissa. Se invece l’importo cambia a seconda dei turni effettuati, è variabile e viene esclusa.

Come Si Calcola la Retribuzione Giornaliera per i Permessi 104

Una volta identificate le voci da includere, il calcolo della retribuzione giornaliera segue la formula standard prevista dall’INPS e dai principali CCNL:

Retribuzione giornaliera = Retribuzione mensile globale di fatto ÷ 26

Il divisore 26 è il valore fisso stabilito per la maggior parte dei CCNL (escluse alcune eccezioni)

Il divisore 26 è il parametro standard adottato dall’INPS e dalla maggior parte dei contratti collettivi per trasformare la retribuzione mensile in giornaliera. Alcuni CCNL specifici possono prevedere divisori diversi (es. 30 per alcuni contratti del terziario): in quel caso si applica il divisore contrattuale.

Esempio Pratico di Calcolo

Supponiamo che Marco, impiegato nel settore commercio con 10 anni di anzianità, abbia i seguenti elementi in busta paga:

  • Paga base (minimo CCNL IV livello): 1.750,00 euro
  • Indennità di contingenza: 498,58 euro
  • Scatti di anzianità (5 scatti × 12,91 euro): 64,55 euro
  • EDR: 10,33 euro
  • Superminimo individuale fisso: 100,00 euro

Retribuzione mensile globale di fatto = 1.750,00 + 498,58 + 64,55 + 10,33 + 100,00 = 2.423,46 euro

Retribuzione giornaliera = 2.423,46 ÷ 26 = 93,21 euro

Se Marco ha usufruito di 3 giorni di permesso 104 nel mese, l’importo dell’indennità INPS anticipata in busta paga sarà: 93,21 × 3 = 279,63 euro.

Questo importo comparirà in busta paga come voce positiva a reintegro della retribuzione, a compensazione dell’assenza. Il risultato netto per Marco è che quella settimana di permesso non gli costa alcuna riduzione dello stipendio, a parte le voci variabili (straordinario, eventuali premi) che effettivamente non ha maturato durante i giorni di assenza.

Trattamento Contributivo e Previdenziale

Un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza: i giorni di permesso 104 sono coperti da contribuzione figurativa. Questo significa che:

  • I giorni di permesso non abbassano il montante contributivo ai fini pensionistici
  • L’INPS accredita i contributi come se il lavoratore avesse effettivamente lavorato
  • I periodi di permesso 104 non riducono l’anzianità contributiva
  • Le prestazioni pensionistiche future (pensione di vecchiaia, anticipata) non sono penalizzate

Sul piano pratico, i contributi previdenziali e assistenziali vengono calcolati sull’intera retribuzione globale di fatto (incluse le voci che abbiamo elencato), non solo sulla paga base. Questo garantisce una protezione previdenziale piena al lavoratore che fruisce dei permessi.

Il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e la recupera poi dall’INPS attraverso il meccanismo del conguaglio contributivo o tramite la presentazione della domanda di rimborso.

Differenze tra Settore Pubblico e Privato

Il meccanismo di base è identico in entrambi i settori, ma esistono alcune differenze operative importanti:

Settore Privato

Nel settore privato, la disciplina è quella descritta sopra. L’indennità viene anticipata dal datore di lavoro ed è posta a carico dell’INPS. Il lavoratore deve presentare la domanda di permesso 104 all’INPS (telematicamente, tramite il sito INPS o il CAF di riferimento) prima di fruire dei permessi.

Le voci incluse variano in base al CCNL applicato, ma il principio della retribuzione globale di fatto vale per tutti i contratti del settore privato.

Settore Pubblico

Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, la disciplina dei permessi 104 è integrata dal D.Lgs. 165/2001 (Testo Unico del Pubblico Impiego) e dai contratti collettivi nazionali di comparto (CCNL PA, es. Comparto Funzioni Centrali, Comparto Istruzione, ecc.).

Le differenze principali rispetto al privato:

  • Il costo dei permessi è direttamente a carico dell’amministrazione (non c’è rimborso INPS per la PA)
  • Alcune indennità specifiche del pubblico impiego (es. indennità di comparto, indennità di amministrazione) hanno regole proprie di inclusione/esclusione definite dai CCNL di comparto
  • Per i docenti e il personale scolastico, le istruzioni specifiche del MIUR/MEF possono derogare parzialmente alla disciplina generale
  • Il criterio della fissità e continuità resta comunque il parametro di riferimento anche nel pubblico

Recenti Orientamenti della Cassazione

La Corte di Cassazione ha affinato nel tempo la propria giurisprudenza sulla retribuzione globale di fatto per i permessi 104. Gli orientamenti più rilevanti degli ultimi anni riguardano:

Habitual Overtime Doctrine (Straordinario Abituale)

Alcune sezioni della Cassazione hanno esaminato la questione dello straordinario “strutturale” — quel lavoro straordinario che un dipendente effettua sistematicamente ogni mese, di fatto diventando parte della sua prestazione normale. La tendenza prevalente della Cassazione, ribadita in diverse sentenze degli anni 2020-2024, è di escludere lo straordinario anche se abituale, in quanto intrinsecamente variabile e condizionato alla prestazione effettiva. Tuttavia, qualche sentenza di merito (Tribunali del lavoro) ha aperto alla possibilità di inclusione in casi di straordinario obbligatorio contrattualizzato.

Premi “Di Fatto” Fissi

La Cassazione ha consolidato il principio per cui un premio formalmente variabile ma de facto erogato in misura costante a tutti i lavoratori, senza correlazione a obiettivi reali, deve essere requalificato come elemento retributivo fisso e quindi incluso nella retribuzione globale di fatto. Questo è particolarmente rilevante per le aziende che erogano premi annuali “automatici” senza vera valutazione delle performance.

Indennità Notturna e Festiva

Numerose sentenze hanno confermato che l’indennità per lavoro notturno e festivo, quando il lavoratore è strutturalmente assegnato a turni notturni o festivi (es. infermieri, operatori della grande distribuzione con orari fissi notturni/festivi), deve essere inclusa nella retribuzione globale di fatto. Il principio è che, se il lavoratore avesse lavorato in quel giorno, avrebbe maturato quell’indennità — e quindi la retribuzione del permesso deve rifletterla.

Cosa Fare se la Busta Paga è Sbagliata

Se ritieni che il tuo datore di lavoro stia calcolando in modo errato la retribuzione dei tuoi permessi 104 — escludendo voci che dovrebbero essere incluse — hai diversi strumenti a disposizione:

1. Richiedi un Prospetto Dettagliato

Il primo passo è chiedere al responsabile HR o all’ufficio paghe un prospetto che dettaglia quali voci sono state incluse nel calcolo della retribuzione per i giorni di permesso 104. Hai diritto a questa informazione e spesso l’errore è involontario (impostazione del gestionale paghe non aggiornata, interpretazione errata del CCNL).

2. Consulta il Tuo Rappresentante Sindacale

Il rappresentante sindacale aziendale (RSA/RSU) o il sindacato di categoria di riferimento possono analizzare la tua busta paga e confrontarla con le previsioni del CCNL applicato. Spesso riescono a risolvere la questione in modo informale, senza ricorrere a vie legali.

3. Presenta un Reclamo all’Ispettorato del Lavoro

Se il datore di lavoro non risponde o conferma un calcolo che ritieni sbagliato, puoi presentare un esposto all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente per territorio. L’ITL ha poteri di ispezione e può accertare la correttezza del calcolo retributivo.

4. Rivolgersi al CAF o a un Patronato

Per una prima analisi della busta paga e una verifica della correttezza del calcolo, puoi rivolgerti gratuitamente a un CAF o a un patronato. I consulenti del CAF Centro Fiscale possono esaminare la tua situazione specifica, confrontare le voci retributive con le previsioni del CCNL e aiutarti a capire se hai diritto a un conguaglio.

Puoi anche consultare la nostra guida completa sulla Legge 104: permessi, agevolazioni e domanda 2026 per un quadro d’insieme di tutti i benefici a disposizione.

5. Azione Legale (Causa di Lavoro)

In ultima istanza, se il danno economico è significativo e le vie stragiudiziali non hanno prodotto risultati, è possibile agire in giudizio presso il Tribunale del Lavoro competente. I crediti derivanti da errata retribuzione dei permessi 104 si prescrivono in 5 anni (per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato tutelati dall’art. 18 Stat. Lav.) o in 5 anni dalla cessazione del rapporto (per gli altri casi). Considera che il recupero di eventuali differenze retributive include anche gli interessi legali.

Il Ruolo del CCNL: Ogni Contratto fa Storia a Sé

Un elemento fondamentale da tenere sempre presente: la retribuzione globale di fatto dipende anche dal CCNL applicato al rapporto di lavoro. I contratti collettivi nazionali, pur dovendo rispettare i principi generali della legge e della giurisprudenza, possono avere previsioni specifiche su:

  • Il divisore mensile/giornaliero da usare nel calcolo
  • La qualificazione di specifiche voci retributive (fisse o variabili)
  • L’inclusione o l’esclusione di determinati elementi (es. tredicesima pro-quota)
  • Le modalità di fruizione dei permessi (ore o giorni)

I principali CCNL per numero di lavoratori coperti sono: Commercio e Terziario (Confcommercio), Metalmeccanico (CCNL Federmeccanica-FIOM), Edilizia, Sanità privata, Turismo, Agricoltura, Telecomunicazioni. Ciascuno ha le proprie specificità che possono influenzare il calcolo finale.

Per conoscere le regole specifiche del tuo contratto, fai sempre riferimento al testo del CCNL applicato (disponibile sul sito del CNEL o del sindacato di categoria) oppure rivolgiti a un esperto.

Link Utili e Approfondimenti

Per approfondire gli argomenti correlati ai permessi della Legge 104 e ai diritti dei lavoratori, ti segnaliamo queste risorse utili presenti su centrofiscale.com:

  • Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026 — guida completa su come richiedere i permessi all’INPS
  • Congedo per Malattia Figlio 2026: Durata e Novità — altra tutela per i genitori lavoratori
  • Malattia Professionale e Pensione Anticipata 2026 — agevolazioni pensionistiche per chi ha lavorato in condizioni disagiate
  • NASPI 2026: Guida Completa — indennità di disoccupazione per chi perde il lavoro

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Domande Frequenti (FAQ)

I permessi 104 vengono pagati al 100% dello stipendio?

Sì, i permessi della Legge 104 sono interamente retribuiti. Il lavoratore percepisce la propria retribuzione globale di fatto per ogni giorno di permesso fruito, comprensiva di tutte le voci fisse e continuative della busta paga. L’indennità è a carico dell’INPS, anticipata dal datore di lavoro.

I permessi 104 influenzano la tredicesima?

No. Poiché i permessi 104 sono coperti da retribuzione piena e da contribuzione figurativa, non influenzano il calcolo della tredicesima (né della quattordicesima, dove prevista). I giorni di permesso sono equiparati ai giorni lavorativi ai fini delle mensilità aggiuntive.

I permessi 104 influenzano il calcolo del TFR?

No. Il TFR si calcola sulla retribuzione utile ai fini del trattamento di fine rapporto, e i periodi di permesso 104 non la riducono. I giorni di permesso, essendo equiparati a giornate lavorative retribuite, concorrono normalmente all’accantonamento del TFR.

Ho diritto ai permessi 104 se sono a part-time?

Sì, il lavoratore part-time ha diritto ai permessi 104, ma il calcolo delle ore giornaliere di permesso viene riproporzionato. In base alla circolare INPS n. 53/2008 e alle successive istruzioni, il numero di ore di permesso mensile è pari a 3 giorni × ore medie giornaliere del contratto part-time. Anche in questo caso, la retribuzione è commisurata alla retribuzione globale di fatto del lavoratore part-time.

Cosa succede se uso più di 3 giorni di permesso al mese?

I 3 giorni mensili di permesso retribuito sono il massimo previsto dall’art. 33 L. 104/1992. I giorni eccedenti, se concordati con il datore di lavoro, possono essere coperti da ferie o permessi residui (in quel caso retribuiti normalmente) oppure dalla contrattazione collettiva che in alcuni settori prevede permessi aggiuntivi. Non esiste una “quarta giornata” a carico INPS nell’ambito della Legge 104.

Il datore di lavoro può negare i permessi 104?

Il datore di lavoro non può rifiutare la fruizione dei permessi 104 una volta che il lavoratore ha ottenuto il riconoscimento INPS. Può però organizzare la turnazione in modo da garantire la continuità del servizio, compatibilmente con le esigenze dell’impresa. In alcuni settori (ospedali, forze dell’ordine, ecc.) sono previste modalità specifiche di coordinamento, ma il diritto al permesso è comunque garantito.

Conclusioni

La retribuzione dei permessi Legge 104 deve includere tutte le voci fisse e continuative della busta paga: paga base, indennità di contingenza, scatti di anzianità, superminimi fissi, EDR e indennità fisse di natura continuativa. Sono invece escluse le voci variabili come straordinari, premi di risultato e rimborsi spese.

Il calcolo corretto è fondamentale non solo per la busta paga mensile, ma anche per la giusta contribuzione previdenziale e per le mensilità aggiuntive. Se hai dubbi sulla correttezza del calcolo effettuato dal tuo datore di lavoro, ti consigliamo di rivolgerti a un esperto del lavoro o a un CAF patronato.

Il CAF Centro Fiscale offre assistenza per la verifica della corretta applicazione dei permessi 104 e per la presentazione della domanda all’INPS. Contattaci per un appuntamento: il nostro team è a disposizione per analizzare la tua situazione specifica e garantirti che i tuoi diritti vengano rispettati appieno.

Giugno 2, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/11/ferie-e-malattia-badanti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-02 12:49:372026-06-02 10:27:35Retribuzione Permessi 104: Quali Voci Contrattuali Rientrano?
CAF

Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

La Legge 104/1992 è il principale strumento normativo in Italia a tutela delle persone con disabilità grave e dei loro familiari. Questa legge garantisce permessi lavorativi retribuiti, agevolazioni fiscali e congedi straordinari che rappresentano un aiuto concreto nella vita quotidiana di milioni di italiani. Nel 2026 restano confermate tutte le tutele previste, con alcune semplificazioni procedurali introdotte negli ultimi anni. In questa guida completa scoprirai chi ha diritto alla Legge 104, come ottenere i permessi, quali agevolazioni fiscali spettano e come presentare domanda all’INPS.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la Legge 104/1992
  2. Chi ha diritto alla Legge 104
  3. Permessi retribuiti: 3 giorni al mese
  4. Congedo straordinario di 2 anni
  5. Agevolazioni fiscali Legge 104
  6. Come fare domanda INPS
  7. Documentazione necessaria
  8. Il verbale ASL: come ottenerlo
  9. Novità 2026 sulla Legge 104
  10. Legge 104 e congedi parentali
  11. Domande frequenti

Cos’è la Legge 104/1992

La Legge 5 febbraio 1992, n. 104, nota semplicemente come Legge 104, è la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità. Rappresenta il fondamento legislativo su cui si basano tutte le tutele per i disabili e i loro familiari in Italia.

La legge definisce tre livelli di disabilità:

  • Disabilità (art. 3, comma 1): la persona ha una minorazione fisica, psichica o sensoriale che causa difficoltà di apprendimento, relazione o integrazione lavorativa
  • Disabilità grave (art. 3, comma 3): la minorazione ha ridotto l’autonomia personale in modo tale da rendere necessaria un’assistenza permanente e continuativa. Questo è il requisito per accedere ai permessi lavorativi retribuiti
  • Disabilità con necessità di sostegno: situazioni intermedie valutate caso per caso dalla commissione medica

In parole semplici, la Legge 104 riconosce che chi ha una disabilità grave — o chi se ne prende cura quotidianamente — ha bisogno di tempo e risorse aggiuntive. Per questo prevede permessi dal lavoro, sconti fiscali e altre agevolazioni.

Chi ha diritto alla Legge 104

I beneficiari diretti della Legge 104 sono le persone alle quali viene riconosciuta una disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3. Ma le tutele si estendono anche ai familiari che li assistono.

Hanno diritto ai permessi lavorativi:

  • Il lavoratore disabile stesso, riconosciuto ai sensi dell’art. 3 comma 3
  • Il coniuge o la parte dell’unione civile del disabile grave
  • I parenti e affini entro il 2° grado (genitori, figli, fratelli, suoceri, cognati, nonni, nipoti)
  • I parenti e affini entro il 3° grado, ma solo se il coniuge o i genitori del disabile hanno più di 65 anni, sono deceduti o affetti da patologie invalidanti
  • Il convivente di fatto (ai sensi della Legge 76/2016)

Dal 2023, grazie al Decreto Legislativo 105/2022, non è più necessario indicare un solo referente unico: più familiari possono alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi, purché non negli stessi giorni. Questo ha semplificato molto la gestione per le famiglie con più membri lavoratori.

Permessi retribuiti: 3 giorni al mese

Uno dei benefici più importanti della Legge 104 sono i 3 giorni di permesso mensili retribuiti. Questi permessi vengono pagati dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro) e sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano la pensione.

Come funzionano i permessi:

  • Durata: 3 giorni al mese, anche frazionabili in ore (2 ore al giorno per orario full-time di 8 ore)
  • Retribuzione: 100% della retribuzione giornaliera, a carico INPS
  • Contributi: coperti da contribuzione figurativa INPS
  • Non cumulabili: i giorni non fruiti in un mese non si sommano a quelli del mese successivo
  • Comunicazione: il lavoratore deve concordare con il datore di lavoro le date di fruizione, compatibilmente con le esigenze organizzative

Ad esempio, se Maria assiste la madre anziana con disabilità grave, può prendere 3 giorni al mese di permesso retribuito per accompagnarla alle visite mediche o gestire le pratiche burocratiche, senza perdere lo stipendio.

Per il lavoratore disabile, in alternativa ai 3 giorni, è possibile scegliere 2 ore di permesso giornaliero (1 ora se l’orario è inferiore a 6 ore).

Congedo straordinario di 2 anni

Oltre ai permessi mensili, la Legge 104 prevede il congedo straordinario retribuito di 2 anni (art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001). Si tratta di un periodo continuativo o frazionato durante il quale il lavoratore può assentarsi per assistere un familiare con disabilità grave.

Caratteristiche del congedo straordinario:

  • Durata massima: 2 anni nell’arco della vita lavorativa (non per ogni familiare)
  • Retribuzione: indennità pari all’ultima retribuzione percepita, con un tetto massimo aggiornato annualmente dall’INPS (nel 2026 circa 40.600 euro annui)
  • Contributi: coperti da contribuzione figurativa entro lo stesso tetto
  • Convivenza: è richiesta la convivenza con il disabile (o l’instaurazione della convivenza entro l’inizio del congedo)
  • Ordine di priorità: coniuge convivente, genitori, figli, fratelli/sorelle, parente/affine entro il 3° grado

Il congedo straordinario può essere fruito anche in modo frazionato: ad esempio, 6 mesi consecutivi e poi periodi più brevi in momenti diversi, fino a esaurimento dei 2 anni totali. Per approfondire i congedi disponibili ai lavoratori, consulta la nostra guida sul congedo parentale 2026.

Agevolazioni fiscali Legge 104

La Legge 104 prevede importanti agevolazioni fiscali per le persone con disabilità e i loro familiari. Ecco le principali:

Detrazione IRPEF del 19%

Chi ha a carico fiscalmente una persona con disabilità può detrarre il 19% delle spese mediche e di assistenza specifica. In più, per l’acquisto di mezzi di ausilio e sussidi tecnici (computer, software, dispositivi medici), la detrazione si applica sull’intero importo, senza franchigia. Queste detrazioni si indicano nel modello 730.

IVA agevolata al 4%

Le persone con disabilità grave possono acquistare con IVA ridotta al 4% (anziché 22%):

  • Autoveicoli (fino a 2.000 cc benzina o 2.800 cc diesel), con limite di un veicolo ogni 4 anni
  • Ausili tecnici e informatici: computer, tablet, telefoni con funzionalità assistive
  • Protesi e ausili medici

Esenzione bollo auto

I titolari di Legge 104 con disabilità grave possono ottenere l’esenzione permanente dal pagamento del bollo auto, limitatamente a un solo veicolo. L’esenzione si richiede all’ufficio tributi della propria Regione o, in Friuli Venezia Giulia, all’ACI.

Altre agevolazioni

  • Deduzione spese mediche generiche e assistenza specifica dal reddito complessivo
  • Detrazione 19% sulle spese per addetti all’assistenza personale (badanti), fino a 2.100 euro, con reddito massimo di 40.000 euro
  • Esenzione ticket sanitario per determinate patologie certificate
  • Agevolazioni ISEE: il riconoscimento della disabilità può incidere sul calcolo ISEE e sull’accesso a bonus come l’Assegno Unico

Come fare domanda INPS per la Legge 104

La procedura per ottenere il riconoscimento della Legge 104 prevede due passaggi distinti: prima la visita medica e poi, una volta ottenuto il verbale, la richiesta dei permessi lavorativi. Ecco come fare, passo dopo passo.

Passo 1: Certificato del medico curante

Il percorso inizia dal medico di base, che compila un certificato medico introduttivo in via telematica sul portale INPS. Il certificato descrive le patologie e le limitazioni funzionali. Al rilascio viene assegnato un numero di protocollo che servirà per la domanda.

Passo 2: Domanda telematica all’INPS

Entro 90 giorni dal rilascio del certificato, devi presentare la domanda di accertamento all’INPS. Puoi farlo:

  • Online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS
  • Tramite un CAF o patronato (come il CAF Centro Fiscale di Udine, che ti assiste gratuitamente nella compilazione)
  • Chiamando il Contact Center INPS al numero 803 164

Passo 3: Visita medica di accertamento

L’INPS convoca il richiedente per una visita presso la Commissione medica ASL integrata da un medico INPS. La visita può avvenire anche a domicilio se il paziente non è trasportabile (serve certificazione del medico curante).

Al termine della visita, la commissione rilascia il verbale che certifica la condizione di disabilità e il grado di gravità.

Documentazione necessaria

Per presentare domanda di Legge 104 e ottenere i permessi, dovrai raccogliere questi documenti:

  • Certificato medico introduttivo rilasciato dal medico di base (con numero di protocollo)
  • Documento d’identità valido del richiedente e del disabile
  • Codice fiscale di entrambi
  • Documentazione sanitaria: referti, cartelle cliniche, certificati specialistici che attestano le patologie
  • Verbale di invalidità civile (se già in possesso)
  • SPID, CIE o CNS per l’accesso al portale INPS

Per i permessi lavorativi, dopo il riconoscimento della 104, serve anche:

  • Verbale Legge 104 con il riconoscimento dell’art. 3 comma 3
  • Dichiarazione di responsabilità del lavoratore
  • Certificato di stato di famiglia o autocertificazione del grado di parentela

Il verbale ASL: come ottenerlo e leggerlo

Il verbale ASL è il documento ufficiale che certifica il riconoscimento della Legge 104. Viene inviato tramite raccomandata oppure è consultabile nel cassetto previdenziale INPS.

Come leggere il verbale:

  • Se riporta “portatore di handicap ai sensi dell’art. 3 comma 1”: hai diritto ad alcune agevolazioni fiscali, ma non ai permessi lavorativi
  • Se riporta “portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3”: hai diritto a tutte le agevolazioni, inclusi permessi retribuiti e congedo straordinario

Il verbale può avere una scadenza (revisione) oppure essere definitivo. In caso di revisione, la commissione indicherà la data entro cui ripresentarsi. Se la condizione è stabile o ingravescente, il verbale è solitamente permanente.

Se non sei d’accordo con l’esito della visita, puoi presentare ricorso entro 6 mesi dalla notifica del verbale, tramite un avvocato, con accertamento tecnico preventivo presso il Tribunale competente.

Novità 2026 sulla Legge 104

Nel 2026 la Legge 104 mantiene la sua struttura fondamentale, con alcune novità procedurali:

  • Semplificazione INPS: la procedura di richiesta permessi è stata digitalizzata ulteriormente, con possibilità di gestire tutto online dal portale MyINPS
  • Referente unico abolito: confermata la possibilità (introdotta nel 2023) per più familiari di alternarsi nell’assistenza e fruire dei permessi
  • Smart working prioritario: i lavoratori che assistono persone con disabilità grave hanno priorità nelle richieste di lavoro agile, dove previsto dal contratto collettivo
  • Nuova classificazione disabilità: il D.Lgs. 62/2024 ha introdotto una nuova definizione di disabilità basata sulla Classificazione Internazionale ICF dell’OMS, che sarà gradualmente applicata nelle valutazioni

Legge 104 e congedi parentali

La Legge 104 si integra con il sistema dei congedi parentali. Se hai un figlio con disabilità grave, puoi cumulare i permessi della 104 con i normali congedi parentali previsti dal Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001).

In pratica, questo significa che una madre o un padre lavoratore può:

  • Fruire dei 3 giorni di permesso mensili per la Legge 104
  • Richiedere il congedo parentale ordinario (fino a 10 mesi complessivi tra i genitori, elevabili a 11)
  • Richiedere il congedo straordinario di 2 anni se necessario
  • Accedere al prolungamento del congedo parentale fino ai 12 anni del figlio con disabilità grave

Queste tutele non sono alternative ma cumulabili, a condizione che non si sovrappongano nello stesso giorno. Per una panoramica completa dei congedi disponibili, ti consigliamo la lettura della nostra guida dedicata al congedo parentale 2026.

Domande frequenti sulla Legge 104

Quanto tempo ci vuole per ottenere la Legge 104?

Dalla presentazione della domanda INPS, la visita medica viene fissata entro 30 giorni (15 giorni per patologie oncologiche). Il verbale definitivo arriva solitamente entro 60-90 giorni dalla visita, anche se i tempi possono variare in base alla ASL territoriale.

I permessi della Legge 104 riducono lo stipendio?

No. I 3 giorni di permesso mensili sono interamente retribuiti dall’INPS (anticipati dal datore di lavoro). Non comportano alcuna riduzione dello stipendio. Inoltre, sono coperti da contribuzione figurativa, quindi non penalizzano il calcolo della pensione futura.

Si possono frazionare i permessi in ore?

Sì. I 3 giorni mensili possono essere convertiti in permessi orari: 2 ore al giorno per chi lavora 8 ore (full-time) oppure 1 ora al giorno per chi lavora meno di 6 ore. La scelta tra giorni interi e ore deve essere comunicata mensilmente all’INPS.

La Legge 104 vale anche per i lavoratori autonomi?

I permessi lavorativi retribuiti sono previsti solo per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati). I lavoratori autonomi con partita IVA possono comunque beneficiare delle agevolazioni fiscali (IVA 4%, detrazione 19%, esenzione bollo), ma non dei permessi mensili.

Cosa succede se il verbale scade?

Se il verbale ha una data di revisione, è necessario sottoporsi a una nuova visita di accertamento. Nel frattempo, i benefici restano validi fino alla nuova valutazione, a meno che l’INPS non comunichi diversamente. È consigliabile iniziare la pratica di rinnovo con almeno 2-3 mesi di anticipo.

Più familiari possono usufruire dei permessi per lo stesso disabile?

Sì, dal 2023 è possibile. Più lavoratori possono fruire dei 3 giorni di permesso mensili per assistere la stessa persona con disabilità grave, purché non negli stessi giorni. Il totale dei giorni rimane comunque 3 al mese.


Hai bisogno di assistenza per la Legge 104?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste gratuitamente nella compilazione della domanda INPS per la Legge 104, nella richiesta dei permessi lavorativi e nella gestione delle agevolazioni fiscali. I nostri operatori sono specializzati in pratiche di invalidità e disabilità.

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    Aprile 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
    https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-04-29 09:00:002026-04-05 08:17:25Legge 104: Permessi, Agevolazioni e Domanda 2026

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