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Commercialista per forfettario 2026: costo, cosa è compreso e come scegliere

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il costo commercialista forfettario nel 2026 non ha un prezzo fisso: le tariffe professionali sono state abolite e il compenso si concorda liberamente, quindi la cifra dipende soprattutto da quali adempimenti sono compresi nel servizio. Un’assistenza completa per un forfettario dovrebbe includere almeno la dichiarazione dei redditi con il quadro LM, il calcolo e gli F24 di imposta sostitutiva e acconti, i contributi INPS, i bolli sulle fatture elettroniche e un minimo di consulenza sulle soglie del regime. Prima di confrontare i prezzi, quindi, conviene confrontare cosa c’è dentro.

In sintesi

  • Nessuna tariffa di legge: il compenso è libero, ma il professionista deve darti un preventivo scritto o digitale.
  • Il servizio base dovrebbe coprire quadro LM, imposta sostitutiva e acconti (30 giugno e 30 novembre), contributi INPS, bolli e controllo della soglia di 85.000 euro.
  • Apertura, variazioni, chiusura, ravvedimenti e dichiarazioni integrative sono spesso costi extra: chiedi sempre cosa è escluso.
  • Nel forfettario il compenso del commercialista non si deduce: il reddito si calcola con il coefficiente di redditività.
  • Segnali di allarme: niente preventivo scritto, acconti calcolati al 40/60, riduzione del 35% applicata alla Gestione Separata, dove non spetta.

In questa guida vediamo voce per voce cosa deve comprendere il servizio, quali sono i costi extra più frequenti, quali domande fare prima di firmare l’incarico e quali segnali di allarme devono metterti in guardia. Ogni sezione si può leggere anche da sola. Capire bene da cosa dipende il costo commercialista forfettario è il modo più semplice per evitare sorprese a giugno e a novembre.

Cerchi un confronto tra le tariffe? Qui parliamo di cosa deve esserci dentro il servizio. Se vuoi mettere a confronto studio tradizionale, servizi online e CAF, leggi la nostra guida su quanto costa il commercialista per il forfettario: studio, online o CAF.

Quanto costa il commercialista per il forfettario nel 2026?

La risposta onesta è che il costo commercialista forfettario varia in base ai servizi inclusi. Dal 2012 le tariffe professionali non esistono più: l’art. 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 le ha abrogate e ha stabilito che il compenso si pattuisce al momento dell’incarico. La stessa norma, al comma 4, obbliga il professionista a comunicare al cliente un preventivo in forma scritta o digitale, con la complessità dell’incarico e le voci di costo.

Ti capiterà di sentir citare il DM Giustizia 140/2012. Attenzione: non è un listino prezzi. È il regolamento che fissa i parametri che il giudice usa per liquidare i compensi dei professionisti vigilati dal Ministero della Giustizia quando c’è una controversia o manca un accordo. Può servire come riferimento, ma non indica quanto devi pagare per la gestione annuale di una partita IVA forfettaria.

In pratica il preventivo dipende da pochi fattori concreti: il numero di fatture, il tipo di attività (professionista iscritto alla Gestione Separata INPS oppure ditta artigiana o commerciale iscritta alla Camera di Commercio), la presenza di altri redditi (lavoro dipendente, affitti, investimenti all’estero), il fatto di essere al primo anno di attività e chi si occupa materialmente degli F24.

Immagina Giulia, grafica freelance con una quarantina di fatture l’anno e nessun altro reddito, e Marco, idraulico artigiano con contributi fissi trimestrali e un appartamento in affitto. Sono entrambi nel regime forfettario, ma il lavoro richiesto al professionista è molto diverso, e così il preventivo. Per questo confrontare due cifre senza sapere cosa comprendono porta quasi sempre a una scelta sbagliata.

Cosa deve comprendere il servizio del commercialista per un forfettario?

Il regime forfettario è disciplinato dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190, articolo 1, commi 54-89. È un regime semplificato: niente IVA in fattura, niente registri IVA, un’unica imposta sostitutiva. Semplificato, però, non vuol dire senza adempimenti. Vediamo le voci che un servizio completo dovrebbe coprire e che conviene ritrovare scritte nel preventivo.

Apertura, variazioni e chiusura della partita IVA

All’inizio servono la dichiarazione di inizio attività con la scelta del codice ATECO e, a seconda dei casi, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, alla cassa del proprio albo oppure alla Camera di Commercio con le gestioni artigiani o commercianti. Durante la vita della partita IVA possono servire variazioni (indirizzo, attività, PEC) e, alla fine, la chiusura della partita IVA. Spesso queste pratiche sono fatturate a parte: verifica se nel canone sono comprese o no.

Dichiarazione dei redditi con il quadro LM

Il forfettario dichiara il suo reddito nel quadro LM del Modello Redditi Persone Fisiche, approvato per quest’anno con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026. Il reddito non si calcola sottraendo le spese reali, ma applicando ai compensi incassati il coefficiente di redditività, cioè una percentuale fissa stabilita per legge in base all’attività (ad esempio il 78% per le attività professionali). Dal risultato si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati. Per il 2026 l’invio del Modello Redditi scade il 2 novembre 2026, perché il 31 ottobre cade di sabato. Il servizio dovrebbe comprendere anche il quadro RR per i contributi INPS e chiarire se include gli altri redditi del contribuente.

F24, imposta sostitutiva e acconti

L’imposta sostitutiva è una tassa unica che prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP: è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività in presenza dei requisiti di legge. Si paga con il modello F24: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre. Per i forfettari gli acconti sono due rate del 50% ciascuna, come previsto dall’art. 58 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124. Il prossimo appuntamento è il secondo acconto entro il 30 novembre 2026. Nel primo anno di attività non si versano acconti, ma l’anno dopo arrivano insieme saldo e primo acconto: è la cosiddetta doppia botta, che un buon servizio ti segnala in anticipo.

Contributi INPS

Per i professionisti senza cassa la Gestione Separata INPS nel 2026 prevede un’aliquota del 26,07% (24% per chi ha già un’altra copertura pensionistica), fissata dalla circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, senza contributi minimi fissi e senza alcuna riduzione del 35%. Per artigiani e commercianti la circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa aliquote del 24% e del 24,48% e un reddito minimale di 18.808 euro, che si traduce in contributi fissi di 4.521,36 euro (artigiani) e 4.611,64 euro (commercianti). Solo in queste due gestioni i forfettari possono chiedere la riduzione del 35%. Il servizio dovrebbe calcolare saldo e acconti e preparare i relativi F24.

Imposta di bollo sulle fatture elettroniche

Le fatture del forfettario sono emesse senza IVA: per questo, se l’importo supera 77,47 euro, va applicata l’imposta di bollo da 2 euro. Con la fattura elettronica il bollo si paga ogni trimestre con F24, usando i codici tributo 2521, 2522, 2523 e 2524 (uno per trimestre). È un adempimento piccolo ma facile da dimenticare: chiedi se il conteggio e la preparazione dell’F24 sono compresi.

Fatturazione elettronica ed esterometro

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie, in base all’art. 1, comma 3, del D.Lgs. 127/2015 come modificato dall’art. 18 del DL 36/2022. Con l’obbligo è venuto meno anche l’esonero dall’esterometro: gli acquisti dall’estero (ad esempio pubblicità online o abbonamenti a software esteri) si trasmettono allo SdI con le autofatture TD17, TD18 o TD19. Chiarisci se il professionista controlla queste operazioni o se restano a tuo carico.

Consulenza e controllo delle soglie

Infine la consulenza: rispondere ai dubbi durante l’anno e soprattutto tenere d’occhio le soglie. Se superi 85.000 euro di compensi o ricavi esci dal regime dall’anno successivo; oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata, con IVA dovuta dall’operazione che fa superare il limite. Contano anche il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente nell’anno precedente e quello di 20.000 euro di spese per il personale. Un servizio che non ti avvisa per tempo non sta facendo il suo lavoro.

Quali costi extra può chiedere il commercialista al forfettario?

Molte differenze di prezzo nascono da ciò che resta fuori dal canone. Non è scorretto che alcune attività si paghino a parte: è scorretto scoprirlo solo quando arriva la fattura. Ecco le voci che più spesso vengono addebitate come costi extra rispetto al costo commercialista forfettario di base.

  • Apertura, variazione e chiusura della partita IVA, comprese le pratiche presso Camera di Commercio e INPS.
  • Altri redditi in dichiarazione: lavoro dipendente, affitti, quadro RW per conti e investimenti all’estero.
  • Ravvedimenti operosi per versamenti dimenticati o in ritardo e dichiarazioni integrative.
  • Gestione di avvisi, comunicazioni e cartelle dell’Agenzia delle Entrate o dell’INPS.
  • Software di fatturazione, invii al Sistema Tessera Sanitaria per i professionisti sanitari, emissione delle fatture per conto del cliente.
  • Uscita dal regime e passaggio al regime ordinario, che cambia completamente la contabilità.

Un ultimo aspetto spesso frainteso: nel regime forfettario il compenso pagato al commercialista non è deducibile. Il reddito, infatti, è già calcolato in modo forfettario con il coefficiente di redditività, che tiene conto in modo convenzionale di tutte le spese. L’unica voce che si sottrae davvero sono i contributi previdenziali obbligatori. Quando valuti il preventivo, quindi, considera che quella spesa pesa per intero sul tuo bilancio.

Quali domande fare prima di scegliere il commercialista per il forfettario?

Il modo più efficace per confrontare due offerte è fare a entrambi le stesse domande e chiedere le risposte per iscritto. In questo modo il costo commercialista forfettario diventa paragonabile: non due cifre isolate, ma due elenchi di servizi.

  • Il canone comprende il Modello Redditi con quadro LM e quadro RR? E gli altri miei redditi?
  • Chi calcola e prepara gli F24 di imposta sostitutiva, acconti, contributi INPS e bolli? Chi li invia e come vengo avvisato?
  • Mi segnalate in anticipo il totale da versare a giugno e a novembre, così posso accantonare la cifra?
  • Quali attività sono escluse e quanto costano a parte?
  • Come posso contattarvi durante l’anno e in quanto tempo rispondete?
  • Il prezzo resta uguale se aumentano le fatture o se il primo anno arriva la doppia botta di saldo e acconto?

Per alcune categorie conviene aggiungere domande specifiche. Psicologi, fisioterapisti e altri sanitari, ad esempio, devono gestire anche il Sistema Tessera Sanitaria: ne parliamo nelle guide su commercialista o CAF per gli psicologi e commercialista o CAF per i fisioterapisti.

Quali segnali di allarme non bisogna sottovalutare?

Un prezzo basso non è di per sé un problema, così come un prezzo alto non garantisce qualità. Ci sono però alcuni segnali di allarme che indicano un servizio poco affidabile, a prescindere dal costo commercialista forfettario proposto.

  • Nessun preventivo scritto o un incarico vago, senza l’elenco dei servizi compresi.
  • Acconti calcolati al 40% e 60%: per i forfettari la ripartizione è 50% e 50%.
  • Riduzione del 35% applicata alla Gestione Separata: spetta solo ad artigiani e commercianti.
  • Nessun avviso prima delle scadenze o F24 consegnati il giorno stesso del pagamento.
  • Promesse di risparmi fiscali non spiegate o consigli di non fatturare.

Un altro elemento da verificare è la tutela in caso di errore. Il professionista iscritto all’albo deve avere una assicurazione di responsabilità civile professionale: puoi chiedere gli estremi della polizza. Approfondisci il tema nella guida sull’assicurazione RC professionale obbligatoria. Se più segnali si presentano insieme, meglio fermarsi e chiedere un secondo parere.

Il software di fatturazione è compreso nel costo commercialista forfettario?

Quasi mai in automatico. Il costo commercialista forfettario riguarda di solito dichiarazione, versamenti e consulenza, mentre le fatture elettroniche le emette il contribuente con un proprio programma. Conviene quindi chiedere se il professionista lavora con un software preciso, se può accedere alle tue fatture e se il programma ti aiuta con bolli e scadenze. Un buon software non sostituisce la consulenza, ma riduce gli errori e il tempo speso a passare documenti avanti e indietro.

Per trasparenza: il CAF Centro Fiscale ha contribuito a progettare e consiglia Fatturazione Italia, un software di fatturazione elettronica pensato anche per i forfettari. Il piano Start costa 49 € + IVA (59,78 € IVA inclusa) l’anno, con 150 fatture SDI, e comprende la simulazione di imposte e contributi, i bolli trimestrali con l’F24 già compilato (il pagamento lo fai tu) e i promemoria delle scadenze. Si può provare per 14 giorni gratis, senza carta.

Per chi preferisce delegare esiste anche la gestione fiscale completa con il CAF: dichiarazione dei redditi, F24 di tasse e contributi, Sistema TS e consulenza. Se ne occupa il CAF, con il software compreso in un unico canone annuale su preventivo personalizzato.

Commercialista o CAF: come scegliere l’assistenza per il forfettario?

Per una partita IVA forfettaria la scelta non è tanto tra un’etichetta e l’altra, quanto tra servizi più o meno adatti alla tua situazione. Se hai un’attività semplice, poche fatture e nessun reddito complesso, conta soprattutto avere scadenze chiare e F24 pronti per tempo. Se invece hai più redditi, investimenti all’estero, dipendenti o stai per superare le soglie, serve una consulenza più strutturata. In entrambi i casi il criterio è lo stesso: confrontare il costo commercialista forfettario solo dopo aver confrontato cosa comprende.

Il CAF Centro Fiscale di Udine segue la gestione della partita IVA in regime forfettario: dichiarazione con quadro LM, calcolo di imposta sostitutiva e acconti, contributi INPS, bolli e consulenza durante l’anno. Ti consegniamo un preventivo personalizzato con l’elenco scritto di cosa è compreso e cosa no, così sai fin dall’inizio quanto spendi.

Hai bisogno di assistenza per il regime forfettario? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 oppure prenota un appuntamento.

Domande frequenti sul costo del commercialista per il forfettario

Il commercialista per il forfettario ha una tariffa fissa stabilita per legge?

No. Le tariffe professionali sono state abrogate dall’art. 9 del DL 1/2012 e il compenso si concorda liberamente. Il professionista deve però comunicare il preventivo in forma scritta o digitale. Il DM 140/2012 contiene solo i parametri che il giudice usa in caso di contestazione, non un listino di mercato.

Il costo del commercialista è deducibile nel regime forfettario?

No. Nel regime forfettario il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività ai compensi o ricavi incassati, quindi le spese reali, compreso il compenso del commercialista, non si deducono. Si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori versati.

La dichiarazione dei redditi del forfettario è compresa nel canone annuale?

Dipende dal contratto. Un servizio completo dovrebbe comprendere il Modello Redditi PF con il quadro LM e, se dovuti, i contributi INPS nel quadro RR. Verifica sempre se sono compresi anche altri redditi, come quelli da lavoro dipendente, da immobili o da investimenti esteri.

Chi paga gli F24 del forfettario: io o il commercialista?

Il debito è sempre del contribuente. Il servizio può limitarsi a preparare gli F24 oppure comprendere anche l’invio telematico con addebito sul tuo conto. Chiedi per iscritto chi si occupa del pagamento e come vieni avvisato prima delle scadenze, ad esempio prima del secondo acconto del 30 novembre 2026.

Posso cambiare commercialista a metà anno?

Sì. È utile chiedere al precedente professionista copia delle dichiarazioni, degli F24 pagati e delle fatture emesse e ricevute, e verificare il codice destinatario registrato per ricevere le fatture elettroniche. Chi subentra deve conoscere gli acconti già versati per calcolare correttamente il saldo.

Fonti

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

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