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Tag Archivio per: richiamo INPS redditi pensionati

CALCOLO DELLA PENSIONE E PENSIONAMENTO, PATRONATO

Pensionati, richiamo INPS sui redditi 2022: rischio taglio e revoca della pensione

Pensione 2026 INPS

Il richiamo INPS sui redditi 2022 sta raggiungendo in questi mesi migliaia di pensionati italiani: si tratta di una verifica periodica che l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale effettua confrontando i redditi percepiti dai pensionati con i trattamenti previdenziali erogati. Quando emergono discrepanze, le conseguenze possono essere serie: dal taglio dell’assegno pensionistico alla revoca di alcune prestazioni, fino al recupero delle somme indebitamente percepite. Se hai ricevuto una comunicazione dall’INPS oppure temi di essere coinvolto in questi controlli, è fondamentale capire cosa sta succedendo e come difendersi. Il CAF Centro Fiscale di Udine ti spiega tutto quello che devi sapere.

Indice dei contenuti
  • Cos’è il richiamo INPS e perché riguarda i redditi 2022
  • Chi è coinvolto: le pensioni a rischio
  • Come funziona la verifica reddituale INPS
  • Quando scatta il taglio della pensione
  • Revoca della pensione: i casi più gravi
  • Il recupero dell’indebito: come funziona e importi
  • Cosa fare se ricevi una comunicazione dall’INPS
  • Come tutelarsi: ricorso e assistenza del CAF
  • Domande Frequenti

Cos’è il richiamo INPS e perché riguarda i redditi 2022

Il termine richiamo INPS indica il processo attraverso cui l’Istituto verifica, a posteriori, se il pensionato ha dichiarato correttamente i propri redditi e se le prestazioni ricevute erano spettanti nella misura erogata. Non si tratta di una misura nuova: l’obbligo di comunicazione reddituale per i pensionati esiste da decenni e trova il suo fondamento normativo nel Decreto Legislativo 503/1992 e nelle successive disposizioni che regolano le prestazioni previdenziali reddito-dipendenti.

In concreto, l’INPS ogni anno riceve dall’Agenzia delle Entrate i dati reddituali dei pensionati relativi all’anno di imposta precedente. Nel caso attuale, i controlli in corso riguardano i redditi dell’anno 2022, i cui dati sono stati trasmessi all’INPS con i consueti ritardi amministrativi legati ai flussi di dati fiscali. Questo spiega perché i pensionati si trovano oggi, nel 2026, a ricevere comunicazioni relative a un’annualità apparentemente lontana: i tempi di elaborazione e incrocio dei dati fiscali richiedono anni.

È importante capire che il richiamo INPS sui redditi 2022 non colpisce tutti i pensionati indiscriminatamente. Riguarda specificamente chi percepisce prestazioni previdenziali o assistenziali agganciate al reddito, ovvero quelle prestazioni il cui importo varia — o la cui erogabilità dipende — dal livello reddituale del beneficiario e/o del suo nucleo familiare. Chi percepisce una normale pensione di vecchiaia o anticipata calcolata sui contributi versati, senza integrazioni, maggiorazioni o assegni collegati al reddito, in genere non è interessato da questo tipo di richiamo.

Chi è coinvolto: le pensioni a rischio

Le verifiche sui redditi 2022 dei pensionati si concentrano su chi riceve prestazioni reddito-dipendenti. Ecco le categorie più a rischio di taglio o revoca:

  • Integrazione al trattamento minimo: chi percepisce una pensione molto bassa ha diritto a un’integrazione che porta l’assegno alla soglia minima stabilita annualmente dall’INPS. Questa integrazione spetta solo se il reddito complessivo del pensionato non supera certi limiti. Se nel 2022 il reddito era superiore alle soglie, l’INPS recupererà le somme versate in eccesso.
  • Maggiorazione sociale (ex art. 70 L. 388/2000): le maggiorazioni sociali sulle pensioni minime e quelle previste per pensionati ultrasessantenni con redditi bassi sono soggette a verifica reddituale annuale. Sono tra le prestazioni più frequentemente oggetto di richiamo.
  • Assegno sociale (ex pensione sociale): questa prestazione è interamente condizionata al reddito. Se nel 2022 il pensionato ha percepito redditi superiori alle soglie di legge, l’assegno sociale erogato potrebbe essere stato in tutto o in parte indebito.
  • Pensione di invalidità civile e assegno di invalidità: le pensioni di invalidità civile sono prestazioni assistenziali reddito-dipendenti. Il superamento della soglia reddituale comporta la sospensione o la riduzione del beneficio.
  • Pensione di reversibilità: alcune maggiorazioni e integrazioni che accompagnano la pensione di reversibilità sono anch’esse soggette a verifica reddituale, in quanto l’importo della reversibilità può essere ridotto in presenza di altri redditi del superstite.
  • Assegno ordinario di invalidità (AOI): soggetto a verifica reddituale ai fini di eventuali riduzioni legate al reddito da lavoro.

Se appartieni a una di queste categorie e nel 2022 hai avuto redditi più alti del solito — ad esempio per una vendita immobiliare, per redditi da locazione, per dividendi, per liquidazioni o per il lavoro di un familiare convivente — è molto probabile che l’INPS si faccia vivo con una comunicazione di richiamo.

Come funziona la verifica reddituale INPS

Il meccanismo di verifica si svolge in più fasi. Capirlo è fondamentale per sapere cosa aspettarsi e come comportarsi. Il processo, nella sua versione semplificata, funziona così:

Fase 1 — Trasmissione dati fiscali: l’Agenzia delle Entrate trasmette all’INPS i dati reddituali dei contribuenti, tratti dalle dichiarazioni dei redditi (Modello 730 o Modello Redditi PF) e dagli archivi della Certificazione Unica. Questi flussi avvengono con cadenza periodica e con un ritardo fisiologico di 1-3 anni rispetto all’anno di imposta di riferimento. Ecco perché solo ora arrivano i controlli sui redditi 2022.

Fase 2 — Incrocio e liquidazione: l’INPS incrocia i dati reddituali ricevuti con quelli comunicati dai pensionati tramite la dichiarazione reddituale obbligatoria (il modulo RED o le comunicazioni di variazione reddituale). Se emerge una discrepanza — ovvero se il reddito risultante dalla dichiarazione fiscale è superiore a quello dichiarato all’INPS — l’Istituto procede alla riliquidazione della prestazione.

Fase 3 — Comunicazione al pensionato: il pensionato riceve una comunicazione ufficiale dall’INPS che lo informa dell’esito della verifica. Questa comunicazione indica l’importo della prestazione come ricalcolato sulla base dei redditi effettivi del 2022 e l’eventuale debito generato dalla differenza tra quanto percepito e quanto sarebbe spettato.

È importante sapere che l’INPS, prima di procedere al recupero, deve rispettare il principio del contraddittorio: il pensionato ha il diritto di essere informato e di fornire eventuali chiarimenti o documenti aggiuntivi. Non sempre, però, questo avviene in modo trasparente, e molti pensionati si trovano a scoprire il problema solo quando vedono l’assegno ridotto o arriva un provvedimento di recupero.

Attenzione: alcuni pensionati riferiscono di non aver mai compilato alcun modello RED o dichiarazione reddituale. In realtà, l’obbligo di comunicare i redditi all’INPS spettava — e spetta ancora — a tutti i pensionati che percepiscono prestazioni reddito-dipendenti. La mancata comunicazione non esime dall’obbligo: l’INPS può acquisire i dati direttamente dall’Agenzia delle Entrate e procedere ugualmente ai conteggi.

Quando scatta il taglio della pensione

Il taglio della pensione non è una sanzione: è la conseguenza automatica del ricalcolo della prestazione sulla base dei redditi effettivi. Vediamo quando avviene e con quali meccanismi, prestazione per prestazione.

Integrazione al trattamento minimo: le soglie 2022

L’integrazione al trattamento minimo (ITM) porta la pensione fino a una soglia mensile minima stabilita dall’INPS (nel 2022 era pari a circa 525,38 euro mensili (rivalutazione 2022), 13 mensilità). Questo supplemento spetta solo se il reddito personale del pensionato non supera il doppio del trattamento minimo annuo (per il 2022: circa 13.600-13.700 euro per avere l’integrazione piena). Se il reddito supera il doppio ma non il quadruplo del trattamento minimo, l’integrazione è ridotta proporzionalmente; se supera il quadruplo, l’integrazione non spetta affatto. Nel caso di coniuge convivente, si considera anche il reddito coniugale.

Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che Giovanni, 72 anni, percepisca una pensione di 380 euro mensili più l’integrazione al minimo di 143 euro (totale 523,83 euro). Nel 2022 ha percepito, oltre alla pensione, un reddito da locazione di 9.000 euro e una plusvalenza da vendita di un terreno di 8.000 euro. Il suo reddito complessivo 2022 è quindi superiore alla soglia di 13.620 euro. Risultato: l’INPS ricalcola l’integrazione come non spettante o ridotta, e gli chiede di restituire la differenza per tutti i mesi del 2022 in cui ha percepito l’integrazione piena.

Maggiorazione sociale: chi rischia di più

Le maggiorazioni sociali previste dall’art. 70 della Legge 388/2000 (Legge Finanziaria 2001) spettano ai pensionati con più di 60 anni che abbiano redditi entro determinate soglie. Nel 2022, le soglie erano le seguenti: reddito individuale fino a circa 8.469 euro per la prima maggiorazione (da 60 a 65 anni), e fino a circa 12.945 euro per il pensionato di 65 anni e oltre, con ulteriore incremento al compimento di 70 anni. Se convivente col coniuge, il limite reddituale cumulato è circa il doppio. Chi nel 2022 ha sforato questi limiti si vedrà richiedere la restituzione degli importi della maggiorazione percepiti nell’anno.

Pensione di reversibilità e altri redditi

La pensione di reversibilità è soggetta a riduzione percentuale se il superstite ha redditi propri superiori a determinate soglie, ai sensi dell’art. 1, comma 41, della Legge 335/1995. Le riduzioni sono del 25% per redditi tra 3 e 4 volte il trattamento minimo annuo, del 40% per redditi tra 4 e 5 volte il trattamento minimo, e del 50% per redditi superiori a 5 volte il trattamento minimo. Se nel 2022 il superstite aveva redditi propri significativi (ad esempio da lavoro dipendente o autonomo), potrebbe ricevere un richiamo per il ricalcolo della reversibilità.

Revoca della pensione: i casi più gravi

Nei casi più gravi, l’INPS non si limita a ridurre la pensione ma procede alla revoca totale della prestazione, con obbligo di restituzione di tutte le somme indebitamente percepite. Questo scenario si verifica principalmente nei seguenti casi:

  • Assegno sociale non spettante: l’assegno sociale è una prestazione assistenziale erogata ai cittadini con 67 anni o più e reddito inferiore a soglie molto basse (nel 2022 circa 6.085 euro individuali, 12.170 euro coniugali). Se emerge che nel 2022 il percettore aveva redditi superiori, l’assegno viene revocato per quell’anno e le somme percepite devono essere restituite.
  • Pensione di invalidità civile con redditi eccessivi: anche la pensione di invalidità civile (riconosciuta dall’INPS per invalidità compresa tra il 74% e il 99%) è soggetta a soglie reddituali. Per il 2022, la soglia era di circa 17.816 euro (valore soggetto a rivalutazione annuale). Se il reddito 2022 era superiore, la pensione di invalidità civile non era spettante.
  • Indennità di accompagnamento non dovuta: pur non essendo soggetta a limiti di reddito in sé, l’indennità di accompagnamento può essere oggetto di recupero se risulta che il titolare era ricoverato a tempo pieno in struttura con onere a carico dello Stato durante il 2022, circostanza che ne determina la sospensione.

In tutti questi casi, la revoca retroattiva è la conseguenza più temuta, perché costringe il pensionato a restituire somme spesso consistenti, talvolta accumulate per molti mesi o persino anni. Per questo motivo è cruciale agire tempestivamente appena si riceve la comunicazione dall’INPS: affidarsi a un esperto del CAF Centro Fiscale di Udine può fare la differenza tra una restituzione integrale e un accordo di rateizzazione o una riduzione dell’importo richiesto grazie a una verifica accurata dei dati.

Il recupero dell’indebito: come funziona e importi

Quando l’INPS accerta che un pensionato ha percepito somme superiori a quelle spettanti, avvia il procedimento di recupero dell’indebito. Questo procedimento è disciplinato dall’art. 52 della Legge 88/1989 e successive modificazioni, che stabilisce le modalità di recupero e alcune tutele per il pensionato.

Il meccanismo di recupero funziona generalmente mediante trattenuta sulla pensione: l’INPS riduce l’assegno mensile di un certo importo fino al totale recupero del debito. La legge prevede che la trattenuta mensile non possa superare il 20% dell’importo netto dell’assegno pensionistico, per garantire che il pensionato mantenga un reddito sufficiente alla sussistenza. In pratica, se la pensione netta è di 900 euro, l’INPS non può trattenere più di 180 euro al mese.

Tuttavia, esistono situazioni in cui l’INPS non procede al recupero o ne riduce l’entità:

  • Errore dell’INPS: se l’indebito è stato causato da un errore dell’Istituto (e non da una falsa dichiarazione del pensionato), la Corte di Cassazione ha più volte stabilito che il recupero può essere limitato o escluso quando la restituzione comprometterebbe le condizioni di vita del pensionato.
  • Buona fede del pensionato: quando il pensionato non era consapevole dell’irregolarità (ad esempio perché non sapeva che certi redditi influenzavano la sua pensione), il principio della tutela dell’affidamento può giocare a suo favore in sede di ricorso.
  • Prescrizione: il diritto dell’INPS di recuperare le somme erogate indebitamente si prescrive in 5 anni dalla data di ogni pagamento indebito (per le prestazioni assistenziali) o in 10 anni (per le prestazioni previdenziali). È quindi importante verificare se le somme richieste rientrano nel termine prescrizionale.

Un aspetto spesso sottovalutato è la possibilità di richiedere la rateizzazione del debito: l’INPS, su richiesta del pensionato, può consentire un piano di rientro con rate più sostenibili, specialmente se l’importo complessivo è elevato. In alcuni casi, è anche possibile presentare istanza di condono o sgravio nelle ipotesi previste dalla normativa.

Cosa fare se ricevi una comunicazione dall’INPS

Ricevere una lettera dell’INPS sul richiamo redditi 2022 può essere disorientante, specialmente se non si capisce bene cosa l’Istituto stia chiedendo. Ecco i passi fondamentali da seguire, nell’ordine giusto.

  1. Non ignorare la comunicazione: questo è l’errore più grave che si possa fare. L’INPS fissa dei termini perentori (solitamente 30 o 60 giorni) entro cui il pensionato può presentare chiarimenti, documenti integrativi o ricorso. Superato tale termine, il procedimento si consolida e diventa molto più difficile contestarlo.
  2. Leggere attentamente il provvedimento: la comunicazione INPS indica il tipo di prestazione oggetto di verifica, l’anno di riferimento (2022), i redditi risultanti dall’incrocio con l’Agenzia delle Entrate, e l’importo dell’eventuale indebito. Ogni dato va verificato con cura.
  3. Raccogliere la documentazione reddituale 2022: recupera la dichiarazione dei redditi 2022 (Modello 730/2022 o Modello Redditi PF/2022, presentato nel 2023), il CUD/CU 2022, gli estratti conto bancari e qualsiasi documento attestante i redditi percepiti quell’anno. Se hai presentato la dichiarazione tramite il CAF, questo archivio è già disponibile.
  4. Verificare i dati dell’INPS: confronta i redditi indicati dall’INPS con quelli risultanti dalla tua dichiarazione fiscale. Errori di incrocio dati non sono rari: a volte l’INPS attribuisce al pensionato redditi di un omonimo, o considera redditi esenti come imponibili, o sbaglia la composizione del nucleo familiare.
  5. Rivolgerti al CAF o al Patronato: la verifica della fondatezza del richiamo e l’eventuale presentazione di documenti o ricorso richiedono competenze specifiche. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa in questa materia, analizzando il provvedimento INPS e individuando la strategia più efficace.

Come tutelarsi: ricorso e assistenza del CAF

Se ritieni che il richiamo INPS sia infondato o che l’importo del recupero sia errato, hai a disposizione diversi strumenti di tutela. Conoscerli è fondamentale per non subire passivamente decisioni che potrebbero rivelarsi illegittime.

Il ricorso amministrativo all’INPS

Il primo strumento è il ricorso amministrativo, da presentare al Comitato Provinciale dell’INPS competente entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento. Il ricorso è gratuito e sospende (in alcuni casi) l’esecuzione del recupero. In questa sede, il pensionato può presentare documentazione a proprio favore: estratti conto, dichiarazioni fiscali, CU, atti notarili o qualsiasi altro documento utile a dimostrare che i redditi 2022 erano diversi da quelli considerati dall’INPS, oppure che la prestazione era comunque spettante.

Il ricorso amministrativo, nella pratica, ha successo soprattutto quando si tratta di errori materiali dell’INPS (dati sbagliati, confusione di soggetti, mancato conteggio di oneri deducibili) o quando si dimostra che il pensionato era in buona fede e aveva già comunicato i dati reddituali nelle forme previste.

Il ricorso giudiziario

Se il ricorso amministrativo viene rigettato (o se l’INPS non risponde entro 90 giorni, il che equivale a un rigetto implicito), il pensionato può ricorrere al Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro entro 3 anni. In questa sede, l’assistenza di un legale specializzato in diritto previdenziale è essenziale. Il giudice valuterà la legittimità del provvedimento INPS tenendo conto di tutta la documentazione prodotta.

Nella giurisprudenza recente, i Tribunali hanno spesso accolto i ricorsi dei pensionati nei casi in cui: l’INPS ha utilizzato dati fiscali imprecisi o non aggiornati; il pensionato non è mai stato informato in modo chiaro del proprio obbligo di comunicazione reddituale; il recupero avverrebbe a distanza di molti anni, rendendo impossibile per il pensionato reperire le somme nel bilancio familiare.

L’autocertificazione e la regolarizzazione spontanea

In alcuni casi, la strategia migliore non è fare ricorso ma regolarizzare la posizione spontaneamente, soprattutto se i redditi 2022 erano effettivamente superiori alle soglie e non ci sono margini per contestare i dati. In questo caso, contattare il Patronato prima che l’INPS completi il procedimento può permettere di negoziare un piano di rateizzazione più favorevole e di evitare interessi e sanzioni aggiuntive.

Hai ricevuto una comunicazione dall’INPS oppure vuoi verificare preventivamente la tua posizione previdenziale? Il CAF Centro Fiscale di Udine ti offre assistenza personalizzata, sia in ufficio che online in tutta Italia. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: i nostri esperti di patronato analizzeranno la tua situazione e ti guideranno verso la soluzione migliore.

Domande Frequenti sul richiamo INPS redditi 2022

Cosa significa ricevere un richiamo INPS sui redditi 2022?

Il richiamo INPS indica che l’Istituto ha rilevato una discrepanza tra i redditi dichiarati all’INPS e quelli risultanti dalle dichiarazioni fiscali del 2022. L’INPS verifica periodicamente se le prestazioni reddito-dipendenti (integrazione al minimo, assegno sociale, maggiorazioni, ecc.) sono state erogate nella misura corretta. Se emergono differenze, l’INPS procede al ricalcolo e all’eventuale recupero delle somme percepite in eccesso.

Quali pensioni sono a rischio di taglio per i redditi 2022?

Le pensioni a rischio sono quelle collegate al reddito: integrazione al trattamento minimo, assegno sociale, maggiorazioni sociali, pensione di invalidità civile, assegno ordinario di invalidità (AOI) e, in parte, la pensione di reversibilità. Chi percepisce solo la pensione di vecchiaia o anticipata calcolata sui contributi, senza integrazioni o maggiorazioni, generalmente non è interessato.

Entro quanto tempo devo rispondere alla comunicazione INPS?

I termini variano a seconda del tipo di comunicazione, ma in genere si hanno 30 o 60 giorni per presentare documenti integrativi o contestazioni. Per il ricorso amministrativo formale, il termine è di 90 giorni dalla notifica del provvedimento. È fondamentale non ignorare la comunicazione e agire tempestivamente.

L’INPS può recuperare l’intero importo in un’unica soluzione?

No, la legge prevede che il recupero avvenga mediante trattenuta mensile sulla pensione, nella misura massima del 20% dell’importo netto mensile. Questo significa che, se la pensione netta è di 800 euro, l’INPS non può trattenere più di 160 euro al mese. È comunque possibile richiedere un piano di rateizzazione più sostenibile presentando apposita istanza.

Posso contestare il richiamo INPS se penso che i dati siano sbagliati?

Sì, assolutamente. Puoi presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale INPS entro 90 giorni dalla notifica, allegando la documentazione che dimostra l’errore. Gli errori di incrocio dati non sono rari: a volte l’INPS attribuisce redditi di terzi, non considera oneri deducibili o sbaglia la composizione del nucleo familiare. L’assistenza del CAF o del Patronato è fondamentale per costruire un ricorso efficace.

Il richiamo INPS si prescrive?

Sì. Il diritto dell’INPS di recuperare le somme erogate indebitamente si prescrive in 5 anni per le prestazioni assistenziali (come assegno sociale e pensione di invalidità civile) e in 10 anni per le prestazioni previdenziali (come integrazione al minimo su pensioni contributive). È importante verificare se le somme richieste rientrano ancora nei termini di prescrizione, poiché in caso contrario il debito potrebbe essere eccepito come prescritto.

Nota sui valori: Gli importi riportati in questo articolo (trattamento minimo, soglie reddituali) si riferiscono al 2022 e sono stati calcolati sulla base delle rivalutazioni ISTAT comunicate con la Circolare INPS di inizio anno. I valori definitivi possono variare a causa di conguagli successivi. Per i dati ufficiali fare sempre riferimento alle circolari INPS pubblicate su www.inps.it.

Conclusione: non affrontare il richiamo INPS da solo

Il richiamo INPS sui redditi 2022 è una procedura che può avere conseguenze significative sul reddito dei pensionati: dal taglio mensile dell’assegno alla revoca di intere prestazioni, con richiesta di restituzione retroattiva di importi talvolta consistenti. Conoscere i propri diritti, i termini per agire e le opzioni disponibili (ricorso, rateizzazione, regolarizzazione spontanea) è il primo passo per affrontare la situazione con serenità.

Non tutte le comunicazioni INPS sono fondate: spesso emergono errori nei dati, confusioni tra contribuenti o calcoli sbagliati delle soglie reddituali. È quindi essenziale non accettare passivamente il provvedimento senza averlo verificato attentamente con un esperto.

Hai bisogno di assistenza per gestire il richiamo INPS sulla tua pensione? Il CAF Centro Fiscale di Udine è a tua disposizione, sia in ufficio che online in tutta Italia. I nostri esperti di patronato analizzano il provvedimento INPS, verificano la correttezza dei dati e ti assistono in tutta la procedura di ricorso o di rateizzazione. Contattaci al 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121: il team CAF Centro Fiscale ti guida verso la soluzione più adatta alla tua situazione.

Contatta il CAF Centro Fiscale su WhatsApp
Luglio 22, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2026/02/Pensione-INPS-1.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-22 22:34:152026-07-22 21:58:43Pensionati, richiamo INPS sui redditi 2022: rischio taglio e revoca della pensione

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