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Tag Archivio per: fattura elettronica xml

Guide Fatturazione Elettronica

Note di Credito e Debito Elettroniche 2026: Guida Completa con Esempi

fatturazione elettronica CAF Udine

Le note di credito e debito elettroniche sono documenti fiscali fondamentali per correggere, integrare o stornare una fattura già emessa. Dal 2019, in Italia, devono essere emesse obbligatoriamente in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (SdI), esattamente come le fatture. In questa guida 2026 spieghiamo passo passo cosa sono, quando emetterle, come compilarle (con esempi XML reali) e quali sono i limiti temporali previsti dall’art. 26 del DPR 633/72.

Se gestisci una partita IVA, sei un professionista o un imprenditore, prima o poi ti troverai a dover emettere una nota di credito (per uno sconto, un reso o un errore) o una nota di debito (per integrare un importo). Capire come si compilano correttamente è essenziale per evitare sanzioni, scarti dello SdI e problemi con la detrazione IVA.

Indice dei contenuti

  1. Cos’è la nota di credito elettronica
  2. Cos’è la nota di debito elettronica
  3. Codici TipoDocumento: TD04 e TD05
  4. Quando emettere una nota di credito
  5. Quando emettere una nota di debito
  6. Tempi e limiti: art. 26 DPR 633/72
  7. Compilazione della nota di credito XML
  8. Esempio pratico XML
  9. Tre esempi pratici reali
  10. IVA su crediti non riscossi
  11. Contabilizzazione delle note
  12. Note di credito e regime forfettario
  13. Invio tramite SdI e conservazione
  14. Errori comuni da evitare
  15. Domande frequenti (FAQ)

Cos’è la nota di credito elettronica

La nota di credito è un documento fiscale che serve a stornare, ridurre o annullare una fattura precedentemente emessa. In pratica, è una sorta di “fattura al contrario”: riduce il debito del cliente verso il fornitore e, di conseguenza, il ricavo del fornitore.

Immagina che Marco, idraulico in regime ordinario, abbia emesso una fattura da 1.500 euro a un cliente. Il cliente, dopo qualche giorno, restituisce parte del materiale per un valore di 300 euro. Marco non può modificare la fattura originale (è già transitata nello SdI), quindi emette una nota di credito da 300 euro per stornare la parte resa.

Dal 1° gennaio 2019, la nota di credito deve essere emessa obbligatoriamente in formato elettronico e trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI), proprio come la fattura. Non sono più ammesse note di credito cartacee, salvo le rarissime eccezioni previste dalla legge (es. operazioni con soggetti non residenti senza stabile organizzazione).

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Cos’è la nota di debito elettronica

La nota di debito è il documento speculare alla nota di credito: serve ad aumentare o integrare l’importo di una fattura già emessa. Si utilizza quando, dopo l’emissione della fattura, emerge la necessità di addebitare al cliente ulteriori somme.

Esempi tipici di nota di debito:

  • Aumento del prezzo concordato successivamente alla fattura
  • Spese accessorie non incluse nella fattura originale (trasporto, imballaggio, oneri amministrativi)
  • Errori in difetto: la fattura è stata emessa per un importo inferiore a quello dovuto
  • Interessi di mora per ritardato pagamento
  • Penali contrattuali a carico del cliente

Anche la nota di debito è obbligatoriamente elettronica e segue lo stesso iter di trasmissione tramite SdI. La differenza con la nota di credito è il codice TipoDocumento da indicare nel file XML: TD05 invece di TD04.

Codici TipoDocumento: TD04 e TD05

Nel file XML della fatturazione elettronica, il campo TipoDocumento identifica la natura del documento. Per le note esistono due codici specifici:

CodiceDescrizioneUso
TD04Nota di creditoStorno totale o parziale di una fattura
TD05Nota di debitoIntegrazione/aumento di una fattura

Esistono altri codici “TD” per casi particolari (autofatture, integrazioni reverse charge, ecc.), ma per le note “ordinarie” tra cedente e cessionario residenti in Italia i codici da usare sono esclusivamente TD04 e TD05.

Quando emettere una nota di credito

L’art. 26 del DPR 633/72 elenca le situazioni in cui è possibile (e talvolta obbligatorio) emettere una nota di credito. Vediamole una per una con esempi concreti.

1. Errore nella fattura originale

Se hai sbagliato un importo, una descrizione, l’aliquota IVA o i dati del cliente, la fattura è già “viva” nel sistema SdI. Per correggerla devi emettere una nota di credito a storno totale e poi una nuova fattura corretta.

2. Storno di vendita (reso merce)

Il cliente restituisce la merce (in tutto o in parte). La nota di credito storna il valore della merce resa. Tipico nel commercio al dettaglio, e-commerce e B2B.

3. Sconti e abbuoni successivi

Concedi al cliente uno sconto dopo l’emissione della fattura (es. sconto fedeltà, abbuono per pagamento anticipato). La nota di credito documenta la riduzione del prezzo.

4. Procedure concorsuali del cliente

Se il cliente fallisce, è in liquidazione giudiziale o in altra procedura concorsuale, puoi emettere una nota di credito per recuperare almeno l’IVA versata su un credito che non incasserai. La procedura è specifica e richiede documentazione (vedi sezione dedicata).

5. Risoluzione del contratto

Se il contratto viene risolto per inadempimento, recesso, nullità o altra causa, le fatture già emesse vanno stornate con nota di credito. È una causa “sopravvenuta” che non ha limiti temporali.

6. Variazioni in diminuzione del corrispettivo

Qualunque riduzione concordata o imposta dell’importo originario (es. a seguito di contestazioni, perizie, accordi transattivi) richiede l’emissione di una nota di credito.

Quando emettere una nota di debito

La nota di debito si emette quando l’importo originario della fattura deve aumentare. I casi più frequenti sono:

  • Aumento prezzo successivo: il cliente accetta una variazione in aumento (es. costi materie prime aumentati, lavoro extra concordato).
  • Recupero spese non fatturate: trasporto, imballaggio, montaggio o altre spese accessorie non addebitate inizialmente.
  • Errori in difetto: hai fatturato 1.000 euro invece di 1.200. Puoi emettere nota di debito per la differenza di 200 euro (oppure stornare con nota di credito ed emettere fattura corretta).
  • Interessi di mora: per ritardato pagamento, secondo quanto previsto dalle condizioni contrattuali o dal D.Lgs. 231/2002.
  • Penali contrattuali: addebito al cliente di penali previste dal contratto.

Una precisazione importante: non tutte le note di debito sono soggette a IVA. Per esempio, gli interessi di mora e le penali contrattuali sono fuori campo IVA (codice natura N2.2). Il software gestionale dovrebbe gestire correttamente questi casi.

Tempi e limiti: art. 26 DPR 633/72

L’art. 26 del DPR 633/72 distingue due categorie di cause che danno origine a una variazione, ciascuna con tempi diversi per l’emissione della nota di credito:

Cause “originarie” o errori formali: 1 anno

Se la variazione dipende da cause originarie (errore di calcolo, sopravvenuto accordo tra le parti, sconti contrattualmente previsti dopo l’emissione), la nota di credito deve essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione. Oltre questo termine, non è più possibile recuperare l’IVA.

Cause “sopravvenute”: nessun limite temporale

Per le cause sopravvenute (risoluzione contrattuale, dichiarazione di nullità, annullamento, rescissione, fallimento o procedura concorsuale del cliente, ecc.) non è previsto alcun limite temporale. La nota di credito può essere emessa anche dopo molti anni dall’operazione originaria, purché entro la scadenza della dichiarazione IVA dell’anno in cui si è verificato il presupposto per il recupero.

Procedure concorsuali: regola specifica

Per il caso di mancato pagamento del corrispettivo a causa di procedure concorsuali, il D.L. 73/2021 (cd. “Decreto Sostegni-bis”) ha modificato l’art. 26 prevedendo che la nota di credito possa essere emessa già dalla data di apertura della procedura (sentenza dichiarativa di fallimento, decreto di omologazione del concordato, ecc.), senza attendere la chiusura.

Ravvedimento operoso

Se hai dimenticato di emettere una nota di credito nei termini, in alcuni casi è possibile ricorrere al ravvedimento operoso per regolarizzare la posizione, pagando una sanzione ridotta. La valutazione caso per caso è fondamentale: rivolgiti al CAF Centro Fiscale o al tuo commercialista.

Compilazione della nota di credito XML

Il file XML di una nota di credito è strutturalmente simile a quello di una fattura, ma con alcuni campi specifici. Vediamo i punti chiave da compilare correttamente:

  • TipoDocumento: TD04 per nota di credito, TD05 per nota di debito.
  • Data: la data di emissione della nota (non quella della fattura originale).
  • Numero: progressivo univoco. Può essere continuo con quello delle fatture (es. F2026/123, F2026/124 NC) oppure separato con una serie dedicata (es. NC2026/1, NC2026/2). Entrambe le scelte sono ammesse, basta che sia coerente nel tempo.
  • DatiFattureCollegate: blocco fondamentale che identifica la fattura originale a cui la nota si riferisce. Contiene IdDocumento (numero fattura originale) e Data (data fattura originale).
  • Importi: a seconda del software, gli importi possono essere indicati come negativi (es. -200,00) o come positivi con il segno di “diminuzione” intrinseco al TipoDocumento TD04. Verifica come il tuo gestionale gestisce questa casistica.
  • Aliquota IVA: deve essere la stessa applicata nella fattura originale.
  • Causale: campo opzionale ma molto utile (es. “Storno parziale per reso merce”, “Errore di fatturazione”).

Esempio pratico XML di nota di credito

Ecco una porzione semplificata di un file XML di nota di credito (TD04). Mostriamo solo i campi più rilevanti per chiarezza, omettendo intestazioni e dati anagrafici completi:

<FatturaElettronicaBody>
  <DatiGenerali>
    <DatiGeneraliDocumento>
      <TipoDocumento>TD04</TipoDocumento>
      <Divisa>EUR</Divisa>
      <Data>2026-08-31</Data>
      <Numero>NC2026/15</Numero>
      <Causale>Storno parziale per reso merce</Causale>
    </DatiGeneraliDocumento>
    <DatiFattureCollegate>
      <RiferimentoNumeroLinea>1</RiferimentoNumeroLinea>
      <IdDocumento>F2026/107</IdDocumento>
      <Data>2026-07-15</Data>
    </DatiFattureCollegate>
  </DatiGenerali>
  <DatiBeniServizi>
    <DettaglioLinee>
      <NumeroLinea>1</NumeroLinea>
      <Descrizione>Reso parziale merce - storno</Descrizione>
      <Quantita>1.00</Quantita>
      <PrezzoUnitario>200.00</PrezzoUnitario>
      <PrezzoTotale>200.00</PrezzoTotale>
      <AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA>
    </DettaglioLinee>
    <DatiRiepilogo>
      <AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA>
      <ImponibileImporto>200.00</ImponibileImporto>
      <Imposta>44.00</Imposta>
    </DatiRiepilogo>
  </DatiBeniServizi>
</FatturaElettronicaBody>

Il blocco DatiFattureCollegate è obbligatorio: senza di esso lo SdI accetta comunque il documento, ma il cliente non riesce a collegare la nota alla fattura originaria, con problemi di registrazione contabile e detrazione IVA.

Tre esempi pratici reali

Vediamo tre casi tipici che capitano nella pratica quotidiana di una partita IVA, con la soluzione corretta da adottare.

Esempio 1: Errore di importo nella fattura

Maria, consulente in regime ordinario, emette la fattura F2026/45 al cliente Alpha Srl per 1.000 euro + IVA. Si accorge il giorno dopo che il compenso pattuito era 1.200 euro + IVA. Ha sbagliato in difetto.

Soluzioni possibili:

  • Soluzione A (più pulita): Maria emette nota di credito TD04 da 1.000 euro per stornare totalmente la fattura sbagliata, e poi emette una nuova fattura da 1.200 euro. Il cliente registra entrambe e tutto torna.
  • Soluzione B: Maria emette una nota di debito TD05 da 200 euro per integrare la differenza. Più rapida, ma meno chiara dal punto di vista contabile.

Entrambe le soluzioni sono legittime. Il consiglio: se la differenza è piccola, usa la nota di debito; se è significativa o coinvolge altri elementi (descrizione, aliquota), preferisci lo storno totale + nuova fattura.

Esempio 2: Reso parziale di merce

Luca, e-commerce di articoli sportivi, vende a un cliente B2B 5 paia di scarpe per un totale di 500 euro + IVA con fattura F2026/210. Il cliente, dopo una settimana, restituisce 2 paia (200 euro di merce).

Soluzione: Luca emette una nota di credito TD04 da 200 euro + IVA, indicando nel campo DatiFattureCollegate il riferimento alla fattura F2026/210. La nota di credito storna parzialmente la fattura: il cliente paga effettivamente solo 300 euro + IVA per le 3 paia trattenute.

Esempio 3: Cliente in fallimento

Roberto, fornitore di servizi IT, ha emesso nel 2025 una fattura da 5.000 euro + 1.100 euro di IVA = 6.100 euro al cliente Beta Spa. Il cliente non paga e nel 2026 viene dichiarato fallito (oggi: liquidazione giudiziale).

Soluzione: Roberto, dalla data della sentenza di apertura della procedura, può emettere una nota di credito TD04 da 5.000 euro + 1.100 euro IVA. Recupera così l’IVA di 1.100 euro che aveva già versato all’erario. Il credito chirografario di 5.000 euro resta nella massa fallimentare e verrà eventualmente recuperato pro-quota.

Documentazione necessaria:

  • Sentenza dichiarativa di fallimento o decreto di apertura della procedura
  • Eventuale insinuazione al passivo
  • Conservazione della corrispondenza con il curatore

IVA su crediti non riscossi: la procedura specifica

Recuperare l’IVA su crediti non riscossi è uno dei casi più complessi della disciplina delle note di credito. La regola generale prevede che il fornitore possa recuperare l’IVA versata su una fattura non incassata, ma solo in casi specifici e con documentazione precisa.

Casi ammessi al recupero IVA

  • Procedure concorsuali (fallimento, liquidazione giudiziale, concordato preventivo, amministrazione straordinaria)
  • Procedure esecutive individuali rimaste infruttuose (pignoramento negativo)
  • Accordi di ristrutturazione del debito omologati ex art. 182-bis L.F.
  • Piani attestati di risanamento ex art. 67 L.F.

Documentazione giuridica necessaria

Per ogni caso serve documentazione specifica:

  • Sentenza/decreto dell’autorità giudiziaria
  • Atti del curatore o commissario
  • Provvedimenti di omologazione
  • Verbale di pignoramento negativo (per esecuzioni individuali)

Attenzione: il semplice mancato pagamento, senza alcuna procedura giudiziale, non dà diritto al recupero IVA. Anche un cliente “scomparso” o “che non risponde” non basta: serve sempre un atto formale.

Contabilizzazione delle note di credito e debito

Vediamo come si registrano le note in contabilità, dal punto di vista del fornitore (chi le emette) e del cliente (chi le riceve).

Lato fornitore (chi emette la nota di credito)

  • Storna il ricavo precedentemente registrato (in tutto o in parte)
  • Storna l’IVA a debito nella liquidazione del periodo
  • Riduce il credito verso il cliente

Lato cliente (chi riceve la nota di credito)

  • Storna il costo precedentemente registrato
  • Storna l’IVA detratta (se l’aveva detratta)
  • Riduce il debito verso il fornitore

Effetti sulla liquidazione IVA

La rettifica IVA si effettua nella liquidazione del periodo in cui la nota di credito è registrata. Per il fornitore l’IVA precedentemente versata torna a credito; per il cliente l’IVA precedentemente detratta torna a debito. Il sistema si auto-bilancia, garantendo neutralità fiscale.

Note di credito e regime forfettario

Per chi è in regime forfettario le regole sono semplificate, ma esistono comunque alcune particolarità da conoscere.

  • Stesso obbligo di emissione elettronica: dal 2024 anche i forfettari (a prescindere dal volume d’affari) sono tenuti alla fatturazione elettronica, e quindi anche all’emissione elettronica delle note di credito e debito.
  • Nessuna IVA da stornare: il forfettario non addebita IVA in fattura (regime sostitutivo), quindi la nota di credito storna solo l’imponibile.
  • Codice natura N2.2: come nelle fatture, va indicato che l’operazione non è imponibile IVA per regime forfettario.
  • Bollo da 2 euro: se la fattura originale prevedeva l’imposta di bollo (per importi superiori a 77,47 euro), anche la nota di credito potrebbe richiederlo, da gestire secondo le indicazioni del software.
  • Effetto sul fatturato: la nota di credito riduce il fatturato del forfettario nell’anno di emissione. È rilevante per il calcolo del reddito imponibile e per la verifica del limite di 85.000 euro.

Vuoi approfondire le regole del regime forfettario e capire se ti conviene? Leggi la nostra guida completa al regime forfettario 2026.

Invio tramite SdI e conservazione

Le note di credito e debito seguono esattamente lo stesso iter delle fatture elettroniche. Vediamo i passaggi:

  1. Compilazione del file XML tramite il software gestionale (Fatture in Cloud, Aruba, Danea Easyfatt, TeamSystem o altro)
  2. Firma digitale (facoltativa per fatture B2B/B2C, obbligatoria solo per la PA)
  3. Trasmissione allo SdI tramite il proprio canale (web, PEC, FTP, SDIcoop)
  4. Recapito al cliente tramite codice destinatario o PEC indicati nella nota
  5. Ricevuta di consegna o di mancato recapito (con messa a disposizione nell’area riservata del cliente)
  6. Conservazione digitale per 10 anni ai sensi dell’art. 2220 c.c. e dei DM 17/06/2014 e succ. modifiche

Il codice destinatario da indicare nella nota è lo stesso del cliente nella fattura originale. Se il cliente non ha codice SDI, si usa il codice convenzionale “0000000” e si inserisce la sua PEC.

Per la conservazione decennale, l’Agenzia delle Entrate offre il servizio gratuito “Conservazione” tramite il portale Fatture e Corrispettivi: una soluzione comoda e sicura che molti software integrano automaticamente.

Errori comuni da evitare

Anche i professionisti più esperti incappano in errori quando si tratta di note di credito e debito. Ecco i più frequenti, con il modo per evitarli.

1. Dimenticare il blocco DatiFattureCollegate

È l’errore più comune. Se non specifichi il riferimento alla fattura originale, il cliente non riesce a collegare la nota in contabilità e potrebbe rifiutarla. Verifica sempre che il software inserisca correttamente IdDocumento e Data della fattura.

2. Numerazione progressiva sbagliata

Se decidi di tenere una numerazione separata per le note (es. NC2026/1, NC2026/2), assicurati di mantenerla coerente. Saltare numeri o duplicarli causa scarti SDI e problemi nel registro IVA.

3. Emissione fuori termine

Per le cause originarie (errori, sconti) hai 1 anno. Oltre questo termine, l’IVA non è più recuperabile. Tieni un calendario delle fatture aperte e dei resi pendenti per non rischiare di perdere il diritto.

4. Aliquota IVA diversa dalla fattura originale

La nota di credito deve usare la stessa aliquota IVA applicata nella fattura originale. Se la fattura era al 22% e la nota la fai al 10%, lo storno è errato: il cliente registra una rettifica sbagliata.

5. Confondere TD04 e TD05

TD04 = nota di credito (riduce). TD05 = nota di debito (aumenta). Sembra banale, ma molti gestionali permettono la modifica manuale e qualcuno sbaglia. Verifica sempre prima di trasmettere.

6. Non conservare la documentazione di supporto

Per le note di credito su procedure concorsuali o cause sopravvenute, conserva sempre i documenti giuridici (sentenze, decreti, accordi). In caso di verifica fiscale sono indispensabili.

Domande frequenti (FAQ)

Posso emettere una nota di credito cartacea?

No, dal 2019 (e dal 2024 anche per i forfettari) tutte le note di credito tra soggetti residenti in Italia devono essere emesse obbligatoriamente in formato elettronico tramite SdI. Le uniche eccezioni riguardano operazioni con soggetti non residenti senza stabile organizzazione, casi marginali e rari.

La numerazione delle note deve essere separata da quella delle fatture?

Non è obbligatorio. Puoi scegliere se usare una numerazione continua con le fatture (es. F2026/100 e poi NC F2026/101) oppure una numerazione separata con sigla dedicata (NC2026/1, NC2026/2). L’importante è la coerenza nel tempo e l’univocità per anno solare.

Cosa succede se dimentico DatiFattureCollegate?

Lo SdI accetta comunque la nota e la trasmette al cliente. Tuttavia, dal punto di vista contabile, la nota risulta “scollegata” dalla fattura originale: il cliente potrebbe avere difficoltà a registrarla correttamente e a detrarre/stornare l’IVA. Inoltre, in caso di verifica, manca la tracciabilità del rapporto causale. Riemetti subito una nota corretta o concorda con il cliente come gestire la situazione.

Posso emettere una nota di credito a distanza di 5 anni dalla fattura?

Sì, ma solo per cause sopravvenute (risoluzione contrattuale, fallimento, nullità contrattuale, ecc.) e comunque entro la scadenza della dichiarazione IVA dell’anno in cui si verifica il presupposto. Per errori formali o cause originarie, il termine è di 1 anno.

Il forfettario può emettere note di credito senza IVA?

Sì, il forfettario non addebita IVA in fattura (regime sostitutivo) e quindi anche la nota di credito è senza IVA. Si storna solo l’imponibile, indicando il codice natura N2.2 (“operazioni non soggette ad altri casi”). L’effetto è sul fatturato dell’anno e sul calcolo del reddito imponibile.

Cosa fare se il cliente rifiuta la nota di credito?

Lo SdI non prevede il rifiuto di una nota di credito da parte del cliente B2B (a differenza delle fatture verso la PA). Una volta emessa correttamente e trasmessa, la nota è valida ai fini fiscali. Eventuali contestazioni si gestiscono in via stragiudiziale o giudiziale.

Quanti anni devo conservare le note di credito?

Come tutte le scritture contabili, le note vanno conservate per 10 anni in formato digitale (art. 2220 c.c.). Puoi usare il servizio gratuito di conservazione dell’Agenzia delle Entrate o un servizio privato che rispetti i requisiti di legge (DM 17/06/2014).

Posso emettere una nota di debito per interessi di mora?

Sì, gli interessi di mora previsti contrattualmente o per legge (D.Lgs. 231/2002) si addebitano con nota di debito TD05. Sono fuori campo IVA (codice natura N2.2): non hanno natura corrispettiva ma risarcitoria.

Hai bisogno di aiuto con le note di credito e debito?

La gestione delle note di credito e debito è uno degli aspetti più delicati della fatturazione elettronica. Sbagliare un codice TipoDocumento, dimenticare il riferimento alla fattura collegata o emettere fuori termine può costarti caro: scarti SDI, problemi con la detrazione IVA e, in caso di verifica, sanzioni.

Il CAF Centro Fiscale di Udine offre un servizio completo di assistenza alla fatturazione elettronica per partite IVA, professionisti e piccole imprese: dall’emissione delle note alla gestione di casi complessi (procedure concorsuali, recupero IVA, ravvedimento operoso). Lavoriamo con i principali software di fatturazione e ti seguiamo passo passo.

Prenota una consulenza presso il CAF Centro Fiscale di Udine:

  • Indirizzo: Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine
  • Telefono: 0432 1638640
  • WhatsApp: 366 6018121
  • Email: info@centrofiscale.com

Approfondimenti correlati: Fatture in Cloud vs Aruba vs Danea 2026 | Regime forfettario 2026

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Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-08-31 08:00:002026-08-17 11:02:35Note di Credito e Debito Elettroniche 2026: Guida Completa con Esempi
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fatturazione elettronica CAF Udine

Hai ricevuto un’email con un file .xml allegato e, aprendolo, ti sei ritrovato davanti una pagina piena di codice illeggibile? Tranquillo, non sei l’unico. La fattura elettronica in formato XML e’ diventata lo standard obbligatorio in Italia dal 2019, ma ancora oggi molte piccole imprese, professionisti e clienti privati non sanno come aprire e leggere correttamente questi file. In questa guida pratica del CAF Centro Fiscale di Udine ti spieghiamo, passo dopo passo, tutti i metodi gratuiti e ufficiali per visualizzare una fattura elettronica XML, gestire i file firmati digitalmente con estensione .p7m e capire i campi principali del documento.

Indice dei contenuti

  1. Il problema: ho ricevuto un file XML, come lo apro?
  2. Cos’e un file XML e perche le fatture lo usano
  3. Estensione .xml e .xml.p7m: che differenza c’e
  4. Come aprire una fattura XML: le 5 opzioni a tua disposizione
  5. Il formato .p7m: la firma digitale spiegata
  6. Struttura di un XML fattura: i blocchi che la compongono
  7. I campi principali da cercare nel file
  8. Dove trovi e scarichi i file XML delle tue fatture
  9. Cosa fare se non riesci ad aprire il file
  10. Il PDF di cortesia: utile, ma non sostituisce l’XML
  11. Archiviazione personale: cosa conservare e per quanto
  12. Domande frequenti sulla lettura delle fatture XML

Il problema: ho ricevuto un file XML, come lo apro?

La situazione tipica e’ questa: il tuo fornitore ti invia per email una fattura, ma in allegato non c’e’ un comodo PDF, bensi’ un file con estensione .xml (oppure .xml.p7m). Fai doppio clic sull’allegato e il tuo computer ti chiede con quale programma aprirlo; se scegli il browser, vedi una sequenza di righe di codice come <FatturaElettronica>, <CedentePrestatore>, numeri e tag che sembrano scritti in un’altra lingua.

Nessun errore, nessun virus: e’ semplicemente il formato nativo della fattura elettronica obbligatoria. Il file XML e’ il documento fiscalmente valido, mentre la versione “umana” da leggere e stampare deve essere ricavata utilizzando uno strumento di visualizzazione. La buona notizia e’ che esistono metodi gratuiti, ufficiali e sicuri per trasformare quel groviglio di tag in una fattura leggibile in pochi secondi.

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Cos’e un file XML e perche le fatture lo usano

L’acronimo XML sta per eXtensible Markup Language, ovvero “linguaggio di marcatura estensibile”. In parole semplici, e’ un formato di testo strutturato in cui ogni informazione viene racchiusa tra tag (etichette) di apertura e chiusura, ad esempio <Numero>001</Numero>. Questa struttura permette ai computer di leggere e interpretare i dati in modo automatico, indipendentemente dal software o dal sistema operativo utilizzato.

L’Agenzia delle Entrate ha scelto XML come formato obbligatorio per la fattura elettronica perche’ offre tre vantaggi fondamentali:

  • Standardizzazione: tutte le fatture hanno la stessa struttura, definita dal tracciato ufficiale FatturaPA (versione 1.2.2 attualmente in uso nel 2026).
  • Lettura automatica: i gestionali, i programmi di contabilita’ e il Sistema di Interscambio (SDI) possono leggere ed elaborare i dati senza intervento umano.
  • Conservazione digitale: il formato e’ leggero e idoneo alla conservazione sostitutiva a norma di legge per i 10 anni richiesti dal Codice Civile.

Il rovescio della medaglia e’ che, senza un visualizzatore, il file XML non e’ immediatamente leggibile da un essere umano. Ma e’ proprio per risolvere questo problema che l’Agenzia delle Entrate, e molti software gratuiti, mettono a disposizione strumenti di “trasformazione”.

Estensione .xml e .xml.p7m: che differenza c’e

Quando ricevi una fattura elettronica, il file allegato puo’ avere due estensioni diverse, ognuna con caratteristiche specifiche. Riconoscerle al volo ti fa risparmiare tempo e ti aiuta a scegliere lo strumento giusto per aprirla.

  • Estensione .xml: e’ il file fattura “puro”, senza firma digitale apposta. Si apre direttamente con un visualizzatore o con un browser dotato di foglio di stile. E’ tipico delle fatture B2B (business to business) e B2C (business to consumer) inviate tramite SDI.
  • Estensione .xml.p7m: e’ il file fattura firmato digitalmente con tecnologia CAdES. La firma e’ obbligatoria solo in pochi casi (ad esempio fatture verso la Pubblica Amministrazione) ma alcuni emittenti la applicano anche su fatture B2B come ulteriore garanzia di autenticita’.

Il file .p7m, prima di poter essere visualizzato, va “sbustato” (cioe’ va estratto l’XML originale dall’involucro della firma) usando un software di firma digitale. Esistono anche visualizzatori online che gestiscono direttamente il file p7m senza richiedere il passaggio intermedio: ne parliamo nella sezione successiva.

Come aprire una fattura XML: le 5 opzioni a tua disposizione

Non esiste un’unica strada per leggere un file XML di fattura elettronica: la scelta dipende dal contesto in cui ti trovi (sei un’azienda? un privato? un consulente?), dal numero di fatture che gestisci e dalla disponibilita’ di strumenti di autenticazione come SPID o CIE. Vediamo le cinque opzioni principali, partendo dalla piu’ consigliata.

Opzione 1: Visualizzatore Agenzia delle Entrate (la soluzione consigliata)

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un visualizzatore ufficiale gratuito, accessibile senza alcuna registrazione, all’indirizzo: assistenza.agenziaentrate.gov.it/AssistenzaContribuente/visualizzatoreFatture.html. Ti basta caricare il file XML (o il file .p7m: lo gestisce direttamente) e in pochi secondi ottieni una versione “PDF style” ben leggibile, completa di tutti i dati della fattura.

I vantaggi di questa soluzione sono evidenti: e’ gratis, e’ ufficiale (nessun rischio di leggere male i dati), e’ sicura dal punto di vista della privacy perche’ i file caricati non vengono conservati sui server. E’ la soluzione che consigliamo a privati, piccole imprese e a chiunque debba leggere una fattura una tantum.

Opzione 2: Cassetto fiscale Fatture e Corrispettivi

Se sei un’azienda o un libero professionista in possesso di credenziali SPID, CIE o CNS, puoi accedere al portale “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate. Una volta autenticato, vai nella sezione “Consultazione” – “Fatture elettroniche e altri dati IVA”: qui trovi tutte le fatture emesse e ricevute tramite SDI.

Cliccando su qualsiasi fattura, il sistema la apre automaticamente in formato PDF leggibile, senza che tu debba scaricare nulla. E’ la soluzione ideale per chi gestisce un numero medio-alto di fatture e vuole tenere tutto archiviato sul cloud dell’Agenzia delle Entrate (lo Stato conserva le fatture per legge per 12 anni).

Opzione 3: Software di fatturazione elettronica

Se utilizzi un programma di fatturazione come Aruba Fatturazione Elettronica, Fatture in Cloud, TeamSystem, Zucchetti o un gestionale simile, le fatture ricevute vengono automaticamente importate e visualizzate in formato leggibile all’interno del software. Non devi fare nulla: scarichi l’XML dall’SDI e il software lo “renderizza” come una fattura tradizionale.

Questi software sono indicati per partite IVA e aziende che gestiscono un volume costante di fatture. Il costo medio annuo varia tra 30 e 100 euro per le versioni base, con funzionalita’ aggiuntive come la conservazione a norma, la registrazione automatica in contabilita’ e l’invio da app mobile.

Opzione 4: Browser con foglio di stile XSL

Una soluzione tecnica ma gratuita consiste nel scaricare il foglio di stile XSL ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (file FoglioStileAssoSoftware.xsl o fatturaPA_v1.2.2.xsl) e salvarlo nella stessa cartella del file XML. A quel punto, aprendo l’XML con Chrome, Edge o Firefox, il browser applica automaticamente la formattazione e mostra la fattura come se fosse un PDF.

Attenzione pero’: alcuni browser moderni (per ragioni di sicurezza) non caricano piu’ automaticamente i fogli di stile locali. Se incontri questo problema, e’ piu’ pratico ricorrere all’Opzione 1 (visualizzatore AdE).

Opzione 5: Visualizzatori online di terze parti

Esistono diversi siti web che permettono di caricare e leggere file XML di fattura elettronica, ad esempio fatturaonline.com, visualizza-fattura.it o portali come legalmail.it per le PEC. Sono comodi ma vanno usati con cautela: caricare una fattura significa esporre dati sensibili (codice fiscale, partita IVA, indirizzo, importi).

Il nostro consiglio: se l’esigenza e’ occasionale, preferisci sempre il visualizzatore ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (Opzione 1), che offre lo stesso servizio gratuito ma con piena tutela della privacy.

Il formato .p7m: la firma digitale spiegata

Il file .xml.p7m e’ una “busta crittografica” (formato CAdES, ovvero CMS Advanced Electronic Signature) che contiene al suo interno il file XML originale piu’ la firma digitale del mittente e il certificato del firmatario. Lo scopo della firma e’ garantire autenticita’ (chi ha emesso la fattura) e integrita’ (la fattura non e’ stata modificata dopo l’emissione).

Per leggere un file .p7m hai due strade:

  • Software di firma digitale gratuiti: ArubaSign, Dike di InfoCert, FirmaCerta di Namirial, File Protector. Si scaricano dai siti ufficiali, si installano e permettono di “sbustare” il file estraendo l’XML originale.
  • Visualizzatori che gestiscono nativamente il p7m: il visualizzatore dell’Agenzia delle Entrate (Opzione 1) e i software di fatturazione (Opzione 3) accettano direttamente il file .p7m, evitando il passaggio manuale.

Come verificare la validita’ della firma digitale

Se ti serve avere la certezza che la firma sia valida e che il certificato non sia scaduto o revocato, devi usare un software di firma (ad esempio Dike o ArubaSign) che, oltre a sbustare il file, esegue automaticamente la verifica del certificato contro le liste di revoca pubblicate da AgID. Otterrai un esito che indica:

  • Nome, cognome e codice fiscale del firmatario.
  • Validita’ del certificato alla data della firma.
  • Eventuale revoca o sospensione del certificato.
  • Integrita’ del documento (se e’ stato manomesso, la verifica fallisce).

Struttura di un XML fattura: i blocchi che la compongono

Per chi vuole capire come e’ organizzata internamente una fattura elettronica, ecco lo scheletro semplificato del tracciato XML FatturaPA versione 1.2.2, attualmente in vigore:

<FatturaElettronica>
  <FatturaElettronicaHeader>
    <DatiTrasmissione>
      <IdTrasmittente>...</IdTrasmittente>
      <ProgressivoInvio>...</ProgressivoInvio>
      <FormatoTrasmissione>FPR12</FormatoTrasmissione>
      <CodiceDestinatario>...</CodiceDestinatario>
    </DatiTrasmissione>
    <CedentePrestatore>
      <DatiAnagrafici>...</DatiAnagrafici>
      <Sede>...</Sede>
    </CedentePrestatore>
    <CessionarioCommittente>
      <DatiAnagrafici>...</DatiAnagrafici>
      <Sede>...</Sede>
    </CessionarioCommittente>
  </FatturaElettronicaHeader>
  <FatturaElettronicaBody>
    <DatiGenerali>
      <DatiGeneraliDocumento>
        <TipoDocumento>TD01</TipoDocumento>
        <Divisa>EUR</Divisa>
        <Data>2026-07-15</Data>
        <Numero>001/2026</Numero>
        <ImportoTotaleDocumento>1220.00</ImportoTotaleDocumento>
      </DatiGeneraliDocumento>
    </DatiGenerali>
    <DatiBeniServizi>
      <DettaglioLinee>...</DettaglioLinee>
      <DatiRiepilogo>...</DatiRiepilogo>
    </DatiBeniServizi>
    <DatiPagamento>...</DatiPagamento>
  </FatturaElettronicaBody>
</FatturaElettronica>

I due blocchi principali sono Header (intestazione, con i dati di chi emette e di chi riceve) e Body (corpo, con i dettagli del documento, le righe e i pagamenti). Quando apri la fattura nel visualizzatore AdE, ritrovi questi stessi dati ma “tradotti” in italiano comprensibile.

I campi principali da cercare nel file

Quando devi controllare velocemente una fattura ricevuta (per pagarla, registrarla o contestarla), questi sono i campi su cui concentrarti. Li trovi tutti nella vista del visualizzatore AdE oppure, leggendo direttamente l’XML, nei tag corrispondenti.

  • Numero fattura: tag <Numero>. E’ il riferimento univoco assegnato dall’emittente.
  • Data fattura: tag <Data> nel formato AAAA-MM-GG.
  • Importo totale documento: tag <ImportoTotaleDocumento>: la cifra finale che deve essere pagata.
  • Cedente prestatore (chi vende): tag <CedentePrestatore> con denominazione, partita IVA e indirizzo.
  • Cessionario committente (chi compra): tag <CessionarioCommittente>: deve corrispondere ai tuoi dati o a quelli della tua azienda.
  • Aliquota IVA: tag <AliquotaIVA> (es. 22, 10, 5, 4) oppure <Natura> per le operazioni esenti, non imponibili o in reverse charge.
  • Imponibile: tag <ImponibileImporto>, ovvero la base su cui si calcola l’IVA.
  • Imposta di bollo: tag <DatiBollo>, presente nelle fatture esenti IVA superiori a 77,47 euro (importo di 2 euro a carico del cedente).
  • Tipo documento: tag <TipoDocumento> con codici come TD01 (fattura), TD04 (nota di credito), TD05 (nota di debito).

Dove trovi e scarichi i file XML delle tue fatture

I file XML di fattura non arrivano sempre per email: dipende da come l’emittente ha configurato il flusso. Ecco i quattro canali principali da cui puoi recuperarli.

  • Cassetto fiscale “Fatture e Corrispettivi”: questa e’ la fonte ufficiale. Tutte le fatture transitate dallo SDI (sia emesse che ricevute) sono disponibili per il download in formato XML originale.
  • Software di fatturazione elettronica: se utilizzi Aruba, Fatture in Cloud, TeamSystem o simili, le fatture sono nella sezione “Ricevute” o “Documenti” e possono essere esportate in XML.
  • PEC (posta elettronica certificata): se hai indicato un indirizzo PEC come canale di ricezione, il file XML arriva come allegato alla mail di posta certificata. Spesso il file e’ in formato .p7m perche’ la PEC firma automaticamente l’allegato.
  • Email tradizionale dal fornitore: alcuni fornitori, oltre all’invio via SDI, mandano una copia di cortesia per email con il file XML allegato. E’ una prassi commerciale, non un obbligo.

Il consiglio: scarica e archivia sempre l’XML dal cassetto fiscale, perche’ e’ la fonte ufficiale e ti garantisce di avere il file fiscalmente valido e identico a quello transitato dall’SDI.

Cosa fare se non riesci ad aprire il file

A volte, anche seguendo le istruzioni, il file non si apre o mostra errori (file corrotto, formato non riconosciuto, certificato scaduto). Prima di andare nel panico, prova questi tre passaggi diagnostici in sequenza.

  1. Verifica l’estensione del file: assicurati che sia esattamente .xml oppure .xml.p7m. Se il file e’ stato salvato come .txt o .zip per errore, rinominalo correttamente.
  2. Carica il file nel visualizzatore AdE (Opzione 1): se il visualizzatore ufficiale non riesce ad aprirlo, e’ un forte segnale che il file e’ corrotto, manomesso o non e’ un vero XML FatturaPA.
  3. Contatta direttamente il fornitore: chiedi una nuova copia o richiedi il PDF di cortesia per consultazione veloce. L’XML originale dovrai comunque recuperarlo dal cassetto fiscale.

Se il problema riguarda un file scaricato dalla PEC, ricordati che il messaggio PEC e’ a sua volta un file .eml con allegati: alcuni client di posta nascondono gli allegati interni e potresti dover usare un programma come WinRAR o 7-Zip per estrarre manualmente l’XML.

Il PDF di cortesia: utile, ma non sostituisce l’XML

Molti emittenti, oltre alla fattura XML inviata tramite SDI, allegano alle loro email un PDF di cortesia. Si tratta di una versione visualizzabile della fattura, identica nei contenuti all’XML, pensata per chi non ha dimestichezza con i formati elettronici. E’ molto comoda per consultare velocemente l’importo e la scadenza, ma attenzione: il PDF di cortesia non ha alcun valore fiscale.

L’unico documento legalmente valido e’ il file XML transitato dal Sistema di Interscambio. Se devi conservare la fattura per controlli fiscali, detrazioni o contenziosi, dovrai sempre fare riferimento all’XML originale e non al PDF. Considera il PDF come un “duplicato di cortesia” da tenere a portata di mano per consultazione, ma non come sostituto dell’originale.

Archiviazione personale: cosa conservare e per quanto

La buona notizia per i contribuenti che aderiscono al servizio gratuito di conservazione dell’Agenzia delle Entrate (oltre 5 milioni di utenti) e’ che lo Stato si occupa di conservare le fatture per 12 anni a norma di legge. Non serve salvare nulla in locale per essere a posto con il fisco.

Detto questo, dal punto di vista operativo e personale, e’ una buona abitudine creare un piccolo archivio digitale strutturato cosi’:

  • Una cartella “Fatture XML” con i file originali, organizzati per anno e mese (es. 2026/07/Fattura_001_FornitoreX.xml).
  • Una cartella “Fatture PDF” con i PDF di cortesia o quelli generati dal visualizzatore AdE: utili per consultazione veloce, controllo dei pagamenti e archivio personale.
  • Backup periodico su cloud sicuro (Google Drive, OneDrive, NAS personale): un crash del PC non deve compromettere anni di documenti.

Il termine di legge per la conservazione delle fatture e’ 10 anni dalla data di emissione (articolo 2220 del Codice Civile). L’Agenzia delle Entrate puo’ richiederle per controlli e verifiche fino a 5 anni dopo l’anno di presentazione della dichiarazione (8 anni in caso di omessa dichiarazione).

Domande frequenti sulla lettura delle fatture XML

Posso aprire una fattura XML con Word o Excel?

Tecnicamente Word ed Excel possono aprire un file XML, ma il risultato sara’ una visualizzazione “grezza” del codice o una tabella con tutti i tag. Non vedrai la fattura in formato leggibile come faresti con il visualizzatore dell’Agenzia delle Entrate. Per una lettura corretta usa l’Opzione 1 (visualizzatore AdE).

E’ sicuro caricare la fattura sui visualizzatori online?

Il visualizzatore dell’Agenzia delle Entrate e’ completamente sicuro: non conserva i file caricati e tratta i dati nel rispetto del GDPR. I visualizzatori di terze parti possono essere altrettanto sicuri, ma vanno valutati caso per caso, leggendo l’informativa privacy. In caso di dubbi, usa sempre il visualizzatore ufficiale.

Cosa significa il codice TD01 nella fattura?

TD01 e’ il codice del tipo documento “Fattura”. Altri codici comuni sono TD04 (Nota di credito), TD05 (Nota di debito), TD06 (Parcella professionale), TD24 (Fattura differita) e TD17/18/19 (autofatture per integrazione reverse charge o operazioni con l’estero).

Posso modificare un file XML di fattura?

No, una volta che la fattura e’ transitata dal Sistema di Interscambio (SDI) non puo’ essere modificata. Per correggerla bisogna emettere una nota di credito (TD04) che annulla la fattura sbagliata, e poi una nuova fattura corretta. Modificare manualmente il file XML, oltre a essere fiscalmente irregolare, invaliderebbe la firma digitale (se presente).

Quanto costa il visualizzatore di fatture dell’Agenzia delle Entrate?

Il visualizzatore ufficiale dell’Agenzia delle Entrate e’ completamente gratuito e non richiede registrazione. Si accede direttamente dal sito assistenza.agenziaentrate.gov.it nella sezione “Visualizzatore Fatture” e si carica il file XML o p7m.

Cosa devo fare se la fattura ricevuta contiene errori?

Se la fattura presenta errori (importi sbagliati, intestatario errato, partita IVA non valida) non rifiutarla nello SDI (l’opzione di rifiuto vale solo per le fatture verso la PA). Contatta il fornitore e chiedi l’emissione di una nota di credito a storno e di una nuova fattura corretta. Conserva sempre la documentazione (email, comunicazioni) come prova della contestazione.


La gestione corretta delle fatture elettroniche XML e’ fondamentale per la tua attivita’ e per evitare problemi in caso di controlli fiscali. Se hai dubbi, vuoi una verifica della tua contabilita’ o ti serve assistenza nella conservazione digitale a norma, il CAF Centro Fiscale di Udine e’ a tua disposizione: contattaci per una consulenza personalizzata.

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Luglio 29, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-07-29 14:00:002026-05-24 09:36:37Lettura Fattura Elettronica XML 2026: Come Aprirla, Visualizzarla e Interpretarla

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