Finanza & Servizi, Guide Fatturazione Elettronica, Software Fatturazione ElettronicaFatture a Cavallo d’Anno 2026/2027: Guida Completa a Date, Numerazione e Detrazione IVALe fatture a cavallo d’anno sono uno dei passaggi più delicati della vita di una partita IVA. Ogni anno, tra la fine di dicembre 2026 e i primi giorni di gennaio 2027, migliaia di imprese e professionisti si trovano davanti alla stessa domanda: questa fattura va nel 2026 o nel 2027? La risposta non è mai unica, perché una stessa fattura può “valere” per un anno ai fini IVA e per un altro ai fini del reddito.In questa guida spieghiamo, con parole semplici ed esempi concreti, come gestire le fatture a cavallo d’anno: la differenza tra data dell’operazione e data di trasmissione allo SdI, se occorre ripartire la numerazione progressiva dal numero 1 al 1° gennaio, come funziona la competenza economica rispetto al momento impositivo IVA e, soprattutto, quando si può (e quando non si può) portare in detrazione l’IVA di una fattura datata dicembre ma ricevuta a gennaio. Chiudiamo con gli errori più frequenti e le relative correzioni.Per un quadro generale su esigibilità IVA, sanzioni e termini di emissione della fattura elettronica, consulta la nostra guida completa: Fatturazione Elettronica B2B 2026: Esigibilità IVA, Sanzioni e Termini di Emissione. Indice dei contenutiFatture a cavallo d’anno: perché dicembre 2026 e gennaio 2027 creano confusioneData di effettuazione e data di emissione: i 12 giorni che generano le fatture a cavallo d’annoNumerazione progressiva delle fatture al cambio anno: bisogna ripartire da 1?Fattura datata dicembre 2026 e ricevuta a gennaio 2027: due binari separatiCompetenza economica e momento impositivo IVA: le due regole da non confondereDetrazione IVA sulle fatture a cavallo d’anno: i limiti da conoscereFatture a cavallo d’anno nel regime forfettario: conta l’incassoErrori frequenti sulle fatture a cavallo d’anno e come correggerliGestire le fatture a cavallo d’anno senza errori: il supporto del CAF di UdineDomande frequenti sulle fatture a cavallo d’annoFatture a cavallo d’anno: perché dicembre 2026 e gennaio 2027 creano confusioneSi parla di fatture a cavallo d’anno quando l’operazione (la consegna di un bene o la prestazione di un servizio) e il documento che la certifica “cadono” in due periodi d’imposta diversi. Il caso tipico è quello del lavoro concluso il 28 dicembre 2026 e della fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio il 5 gennaio 2027, oppure della fattura datata 31 dicembre 2026 che il cliente riceve solo a gennaio.La confusione nasce dal fatto che su una fattura a cavallo d’anno agiscono contemporaneamente tre regole diverse, che possono portare a tre risultati diversi. Il Sistema di Interscambio (in sigla SdI) è la “posta elettronica certificata” dell’Agenzia delle Entrate attraverso cui transitano tutte le fatture elettroniche: è lui a registrare la data effettiva di trasmissione e di consegna del documento.Regola IVA: stabilisce in quale liquidazione periodica far confluire l’imposta (art. 6 DPR 633/72).Regola reddituale: stabilisce in quale anno il costo o il ricavo concorre a formare il reddito (art. 109 TUIR per i regimi ordinari, principio di cassa per i forfettari).Regola della detrazione: stabilisce quando l’acquirente può recuperare l’IVA pagata al fornitore (art. 19 DPR 633/72, riscritto dal D.Lgs. 148/2026, e art. 1 DPR 100/1998).Comprendere queste tre regole separatamente è l’unico modo per non sbagliare. Nei prossimi paragrafi le affrontiamo una per una, partendo dal punto di partenza di ogni ragionamento sulle fatture a cavallo d’anno: la data. Data di effettuazione e data di emissione: i 12 giorni che generano le fatture a cavallo d’annoNella fattura elettronica esistono due date che non coincidono quasi mai. La prima è la data documento, che deve riportare la data di effettuazione dell’operazione, cioè il giorno in cui la cessione o la prestazione si considera fiscalmente realizzata. La seconda è la data di trasmissione allo SdI, che il sistema registra automaticamente. È proprio lo scarto tra queste due date a generare gran parte delle fatture a cavallo d’anno.Fattura immediata: 12 giorni per la trasmissione, non “immediata” alla letteraLa cosiddetta fattura immediata (tipo documento TD01) non va trasmessa nello stesso istante dell’operazione: l’art. 21 comma 4 del DPR 633/72 concede 12 giorni di tempo dalla data di effettuazione per inviarla al Sistema di Interscambio. Il termine di 12 giorni riguarda la trasmissione, non la data documento, che resta quella dell’operazione.Immagina che Marco, idraulico con partita IVA, completi un intervento il 29 dicembre 2026. Può trasmettere la fattura fino al 10 gennaio 2027, ma nel campo “data” dovrà indicare 29 dicembre 2026. Ai fini IVA l’operazione resta di dicembre 2026 e confluisce nella liquidazione IVA di dicembre, da versare entro il 16 gennaio 2027 per i contribuenti mensili. Ecco perché le fatture a cavallo d’anno vanno lette guardando la data operazione, non il giorno dell’invio.Fattura differita: entro il 15 del mese successivoPer le cessioni di beni accompagnate da DDT (il documento di trasporto che viaggia con la merce) e per le prestazioni di servizi documentate da idonea documentazione è ammessa la fattura differita: un unico documento che riepiloga tutte le operazioni del mese verso lo stesso cliente, da emettere entro il 15 del mese successivo.Nel caso delle fatture a cavallo d’anno questo significa che le consegne effettuate a dicembre 2026 possono essere fatturate entro il 15 gennaio 2027, ma l’IVA confluisce comunque nella liquidazione di dicembre 2026, perché la registrazione avviene con riferimento al mese di effettuazione delle operazioni. Un errore frequente è “spostare” queste fatture nel 2027: così facendo si altera sia la liquidazione IVA sia il volume d’affari dell’anno. Numerazione progressiva delle fatture al cambio anno: bisogna ripartire da 1?Una delle domande più diffuse sulle fatture a cavallo d’anno riguarda la numerazione progressiva. La risposta rassicurante è che non esiste alcun obbligo di ripartire dal numero 1 il 1° gennaio. L’art. 21 comma 2 lettera b) del DPR 633/72 richiede soltanto un numero progressivo che identifichi la fattura in modo univoco, e l’Agenzia delle Entrate ha chiarito con propri documenti di prassi che è legittima anche una numerazione continuativa pluriennale.In concreto, chi ha chiuso il 2026 con la fattura numero 248 può tranquillamente iniziare il 2027 con la numero 249. L’importante è che la progressione sia rispettata e che ogni documento sia identificabile senza ambiguità. Le soluzioni ammesse sono sostanzialmente tre.Numerazione continua pluriennale: 248, 249, 250… senza azzeramenti tra un anno e l’altro.Ripartenza da 1 con indicazione dell’anno: 1/2027, 2/2027, 3/2027, la prassi più diffusa e più leggibile.Registri sezionali: serie distinte (ad esempio 1/A, 1/B) per separare attività, sedi o tipologie di operazioni.I principali software di fatturazione elettronica propongono in automatico la ripartenza da 1 con il suffisso dell’anno: è la scelta più pratica, perché rende immediatamente riconoscibile l’anno di competenza del documento e semplifica i controlli. Il consiglio operativo è uno solo: scegli un criterio e mantienilo per tutto l’anno, evitando cambi in corsa che creano buchi o duplicazioni nella numerazione. Se emetti anche autofatture o documenti con codici diversi dal TD01, valuta un sezionale dedicato per tenere ordinata la contabilità delle fatture a cavallo d’anno. Fattura datata dicembre 2026 e ricevuta a gennaio 2027: due binari separatiQuesto è il cuore del problema delle fatture a cavallo d’anno. Supponiamo che l’azienda Rossi Srl riceva sul proprio canale SdI, il 7 gennaio 2027, una fattura di acquisto datata 30 dicembre 2026 relativa a una consegna di merce avvenuta effettivamente il 30 dicembre 2026. Cosa succede? Succede che il documento viaggia su due binari separati.Ai fini del reddito: il costo è di competenza 2026, perché la consegna è avvenuta a dicembre. Va quindi rilevato in contabilità tra i costi dell’esercizio 2026, anche se la fattura è arrivata dopo.Ai fini IVA: la detrazione non può essere esercitata nella liquidazione di dicembre 2026, perché al 31 dicembre l’azienda non possedeva ancora il documento. L’IVA sarà detraibile dalla liquidazione di gennaio 2027.Il risultato è che lo stesso documento genera un costo 2026 e un’IVA detraibile 2027. Non è un errore: è esattamente il funzionamento previsto dalla normativa. Contabilmente, il costo di competenza viene rilevato al 31 dicembre come fattura da ricevere, mentre l’IVA resta “sospesa” fino all’annotazione sul registro acquisti del nuovo anno. Sapere gestire questo doppio binario è ciò che distingue una contabilità ordinata da una che genera rilievi in caso di controllo. Competenza economica e momento impositivo IVA: le due regole da non confonderePer gestire correttamente le fatture a cavallo d’anno occorre tenere distinti due concetti che spesso vengono usati come sinonimi ma non lo sono: la competenza economica disciplinata dall’art. 109 del TUIR e il momento impositivo IVA disciplinato dall’art. 6 del DPR 633/72.La competenza economica è il principio secondo cui ricavi e costi si imputano all’esercizio in cui l’operazione si è materialmente realizzata, a prescindere dal momento in cui si incassa o si paga. In parole povere: se il lavoro è stato fatto nel 2026, il ricavo è del 2026 anche se il cliente pagherà a marzo 2027.Cessioni di beni: conta la consegna o la spedizionePer le cessioni di beni mobili, l’art. 6 del DPR 633/72 fissa il momento impositivo alla consegna o spedizione; per gli immobili, alla data del rogito. Se però, prima di quel momento, viene emessa la fattura o pagato in tutto o in parte il corrispettivo, l’operazione si considera effettuata (limitatamente all’importo fatturato o pagato) a quella data anteriore.Esempio pratico: merce consegnata il 22 dicembre 2026, pagata a febbraio 2027. L’operazione è 2026 sia ai fini IVA sia ai fini del reddito. Al contrario, un acconto incassato il 20 dicembre 2026 su una consegna prevista per marzo 2027 fa sorgere l’obbligo di fatturare l’acconto nel 2026, mentre il ricavo sarà di competenza 2027.Prestazioni di servizi: conta il pagamento del corrispettivoPer le prestazioni di servizi la regola IVA cambia radicalmente: il momento impositivo coincide con il pagamento del corrispettivo, salvo che la fattura sia emessa prima (in tal caso l’operazione si considera effettuata alla data della fattura, per l’importo fatturato). È qui che nascono moltissime fatture a cavallo d’anno nel mondo dei professionisti.Immagina la consulenza conclusa a dicembre 2026 e pagata il 15 gennaio 2027: ai fini IVA l’operazione è del 2027 (a meno che il professionista scelga di emettere fattura a dicembre, anticipando il momento impositivo). Per un’impresa in contabilità ordinaria, invece, il costo di quella consulenza resta di competenza 2026 se il servizio è stato ultimato entro il 31 dicembre. Ancora una volta, IVA e reddito viaggiano su binari diversi. Detrazione IVA sulle fatture a cavallo d’anno: i limiti da conoscereLa detrazione IVA è il meccanismo che consente a chi ha partita IVA di recuperare l’imposta pagata sugli acquisti, sottraendola da quella incassata sulle vendite. Sulle fatture a cavallo d’anno questo meccanismo incontra un limite preciso, che è bene conoscere prima di chiudere l’anno.L’art. 19 del DPR 633/72 stabilisce che il diritto alla detrazione sorge nel momento in cui l’imposta diventa esigibile. Per esercitarlo servono però due condizioni insieme, chiarite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 1/E del 17 gennaio 2018: il presupposto sostanziale (l’operazione deve essere stata effettuata e l’imposta esigibile) e il presupposto formale (il possesso materiale della fattura e la sua annotazione sul registro acquisti). Su questo nulla è cambiato.L’art. 1 del DPR 100/1998 concede una finestra molto utile: entro il 16 del mese successivo si può detrarre l’IVA delle fatture ricevute e annotate entro quella data, riferendola alla liquidazione del mese precedente. Attenzione però, perché questa regola contiene l’eccezione decisiva per le fatture a cavallo d’anno: la finestra non si applica ai documenti di acquisto relativi a operazioni effettuate nell’anno precedente. È una regola rimasta invariata anche dopo il decreto correttivo del 2026.Fattura datata dicembre 2026 e ricevuta a dicembre 2026: IVA detraibile nella liquidazione di dicembre 2026.Fattura datata dicembre 2026 ma ricevuta a gennaio 2027: IVA non detraibile a dicembre, si detrae da gennaio 2027.Fattura datata e ricevuta a gennaio 2027 per operazione di gennaio: detrazione ordinaria in gennaio 2027.Il nuovo termine: dal 12 agosto 2026 si detrae entro il secondo anno successivoQuello che è cambiato, e che va aggiornato rispetto a tutte le guide degli anni scorsi, è il termine ultimo entro cui la detrazione va esercitata. L’art. 12 del D.Lgs. 7 agosto 2026 n. 148 — il decreto correttivo in materia di imposte sui redditi, IVA e accise pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto 2026 ed entrato in vigore il 12 agosto 2026 — ha riscritto l’art. 19 comma 1 del DPR 633/72 sostituendo le parole «all’anno» con «al secondo anno successivo a quello». Il diritto alla detrazione può quindi essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto.Lo stesso articolo è intervenuto sull’art. 25 del DPR 633/72, che disciplina l’annotazione delle fatture di acquisto: la registrazione va effettuata prima della liquidazione periodica in cui si esercita la detrazione e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione della fattura. È sparito, in particolare, l’inciso «e con riferimento al medesimo anno» introdotto nel 2017.In concreto, per l’IVA divenuta esigibile nel 2026 il termine ultimo non è più la dichiarazione annuale della primavera successiva, ma la dichiarazione IVA relativa al 2028, da presentare entro il 30 aprile 2029 (l’art. 8 del DPR 322/1998 fissa la finestra di presentazione tra il 1° febbraio e il 30 aprile). Il margine di recupero, quindi, si allunga di due anni: ne abbiamo parlato in modo approfondito nell’articolo Detrazione IVA: con il Decreto Omnibus il termine si estende al secondo anno successivo.Attenzione però a non confondere i due piani. L’ampliamento riguarda il termine ultimo di esercizio del diritto, non la liquidazione periodica: l’eccezione dell’art. 1 del DPR 100/1998 sulle operazioni dell’anno precedente non è stata toccata dal correttivo, quindi la fattura di dicembre ricevuta a gennaio continua a non poter entrare nella liquidazione di dicembre. L’eliminazione dell’inciso «con riferimento al medesimo anno» dall’art. 25 ha aperto tra gli operatori la discussione sulla possibilità di imputare la detrazione direttamente all’anno di effettuazione dell’operazione: è una lettura plausibile, ma non ancora confermata da un documento di prassi dell’Agenzia delle Entrate. In attesa di chiarimenti ufficiali, la strada prudente resta quella classica — detrazione nella liquidazione dell’anno in cui la fattura è stata ricevuta — con il vantaggio, oggi, di un termine di recupero molto più lungo in caso di errore.Dal 1° gennaio 2027 cambiano i riferimenti: arriva il Testo Unico IVAC’è un secondo motivo per cui il passaggio tra dicembre 2026 e gennaio 2027 è particolare: dal 1° gennaio 2027 si applica il Testo Unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026 n. 10), che riordina la disciplina oggi contenuta nel DPR 633/72 e ne abroga, dalla stessa data, gran parte degli articoli. Le regole operative viste finora restano identiche, ma cambiano i numeri da citare.Momento di effettuazione dell’operazione: art. 24 del Testo Unico (oggi art. 6 DPR 633/72).Fatturazione e termini di emissione: art. 72 (oggi art. 21), con gli stessi 12 giorni per la fattura immediata e lo stesso 15 del mese successivo per la differita.Detrazione: art. 56 (oggi art. 19), già allineato al nuovo termine del secondo anno successivo.Registrazione degli acquisti: art. 88 (oggi art. 25).Il DPR 100/1998, invece, non rientra tra le disposizioni abrogate: la regola sulla liquidazione periodica e l’eccezione per le operazioni dell’anno precedente restano dove sono. Nella pratica, quindi, una fattura di dicembre 2026 ricevuta a gennaio 2027 si gestisce esattamente come descritto sopra. Per il quadro complessivo su termini di emissione ed esigibilità resta il riferimento la nostra guida sulla fatturazione elettronica B2B 2026.Un ultimo consiglio operativo: nei primi giorni di gennaio scarica sempre tutte le fatture presenti nel cassetto fiscale e verifica le date di consegna registrate dallo SdI. È l’unico modo per sapere con certezza quali fatture a cavallo d’anno rientrano nel 2026 e quali slittano al 2027.Fatture a cavallo d’anno nel regime forfettario: conta l’incassoPer chi opera in regime forfettario il discorso sulle fatture a cavallo d’anno si semplifica moltissimo, ma richiede comunque attenzione. Il forfettario applica infatti il principio di cassa: conta il momento in cui il compenso viene effettivamente incassato, non quello in cui la prestazione è stata eseguita o la fattura emessa.Facciamo un esempio. Giulia è una grafica in regime forfettario. Emette una fattura il 28 dicembre 2026 per un lavoro consegnato a dicembre, ma il bonifico del cliente arriva sul conto il 9 gennaio 2027. Quel compenso concorre al reddito del 2027, non del 2026: finirà nel quadro LM del Modello Redditi relativo all’anno 2027. Per il forfettario, quindi, non esiste alcun problema di “competenza”: esiste solo la data di accredito.Fai attenzione alla soglia degli 85.000 euro di ricavi o compensi incassati: gli incassi di fine anno possono spostare il superamento del limite da un anno all’altro.La data di riferimento per i pagamenti elettronici è quella di accredito sul conto, non quella dell’ordine di bonifico del cliente.Il forfettario emette fattura senza IVA (codice natura N2.2) e non detrae l’IVA sugli acquisti: sulle sue fatture passive l’imposta resta un costo, anche a cavallo d’anno.Proprio quest’ultimo punto merita una precisazione: molti forfettari si preoccupano di “far rientrare” nell’anno una fattura di acquisto per recuperarne l’IVA. Nel regime forfettario questo recupero non è mai possibile, perché il regime esclude in radice il diritto alla detrazione. L’IVA pagata ai fornitori si somma semplicemente al costo del bene o del servizio acquistato. Errori frequenti sulle fatture a cavallo d’anno e come correggerliGli errori sulle fatture a cavallo d’anno sono comuni e, nella maggior parte dei casi, si correggono senza conseguenze gravi se si interviene tempestivamente. Vediamo i più diffusi e le soluzioni corrette.Data documento sbagliata: indicare 3 gennaio 2027 su un’operazione effettuata il 29 dicembre 2026 sposta erroneamente l’IVA nell’anno successivo.Fattura emessa in ritardo: trasmissione allo SdI oltre i 12 giorni, con il rischio di sanzioni per tardiva fatturazione.Detrazione IVA anticipata: inserire in liquidazione di dicembre una fattura ricevuta a gennaio, violando l’eccezione del DPR 100/1998.Costo imputato all’anno sbagliato: rilevare nel 2027 un costo di competenza 2026, alterando il risultato di entrambi gli esercizi.Numerazione disallineata: numeri saltati o duplicati al passaggio tra i due anni.Quando la fattura è già stata accettata dallo SdI non è possibile “modificarla”: occorre intervenire con una nota di variazione ai sensi dell’art. 26 del DPR 633/72. Nella pratica quotidiana i codici più usati sono il TD01 per la fattura ordinaria, il TD04 per la nota di credito (che annulla o riduce un documento già emesso) e il TD08 per la nota di credito semplificata, utilizzabile entro determinati limiti di importo. La procedura tipica per un errore di data è storno con TD04 e successiva riemissione corretta con TD01.Se invece l’errore riguarda una tardiva emissione, lo strumento è il ravvedimento operoso, che consente di sanare la violazione versando una sanzione ridotta in proporzione al ritardo. Il quadro sanzionatorio è stato rivisto dal D.Lgs. 87/2024, che ha ridotto le percentuali applicabili alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024. Accorgersi dell’errore in autonomia e rimediare spontaneamente è sempre più conveniente che attendere una contestazione.Se ti accorgi tardi di un errore di competenza o di una detrazione IVA esercitata nell’anno sbagliato, non tentare aggiustamenti “creativi” nella contabilità dell’anno in corso: la strada corretta passa da una dichiarazione integrativa e da una rettifica delle registrazioni, valutata caso per caso da un professionista.Gestire le fatture a cavallo d’anno senza errori: il supporto del CAF di UdineChiudere bene l’anno significa arrivare al 31 dicembre 2026 con le idee chiare su tre punti: quali operazioni sono state effettuate entro l’anno, quali fatture risultano effettivamente ricevute entro il 31 dicembre e quali documenti vanno invece imputati al 2027. È un controllo che richiede metodo, soprattutto per chi gestisce molte fatture a cavallo d’anno tra dicembre e gennaio.Il CAF Centro Fiscale di Udine segue quotidianamente imprese, professionisti e partite IVA in regime forfettario nella gestione della fatturazione elettronica, nelle liquidazioni IVA e nella chiusura dell’esercizio, sia in ufficio in Viale Tullio 13 a Udine sia online in tutta Italia. I nostri operatori verificano le date di consegna registrate dallo SdI, riconciliano le fatture a cavallo d’anno e ti indicano esattamente in quale periodo far confluire ciascun documento, evitando errori che si trascinerebbero per mesi.Per una gestione della fatturazione elettronica sempre in regola, inoltre, può valere la pena affidarsi a un software dedicato come fatturazioneitalia.it, che gestisce automaticamente numerazione progressiva, sezionali, invio allo SdI e conservazione a norma, riducendo al minimo il rischio di errori proprio nei giorni più critici del passaggio d’anno. Se preferisci un confronto diretto sulla tua situazione, puoi prenotare un appuntamento con i nostri consulenti e ricevere un preventivo personalizzato per la gestione della tua contabilità. Domande frequenti sulle fatture a cavallo d’annoPosso detrarre a dicembre l’IVA di una fattura ricevuta a gennaio?No. Una fattura datata dicembre 2026 ma ricevuta nel 2027 non può essere inserita nella liquidazione di dicembre: l’art. 1 del DPR 100/1998 esclude espressamente dalla finestra del 16 del mese successivo i documenti relativi a operazioni dell’anno precedente. L’IVA diventa detraibile dalla liquidazione di gennaio 2027. Resta fermo il termine ultimo per esercitare il diritto, che dopo il D.Lgs. 148/2026 è la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto.Devo ripartire la numerazione delle fatture da 1 il 1° gennaio 2027?No, non è obbligatorio. La legge richiede solo un numero progressivo univoco: puoi proseguire la numerazione dell’anno precedente oppure ripartire da 1 indicando l’anno (1/2027). Quest’ultima soluzione, adottata di default dalla maggior parte dei software di fatturazione, è la più leggibile e riduce il rischio di confusione sulle fatture a cavallo d’anno.Cosa succede se emetto a gennaio una fattura per un’operazione di dicembre?Nulla di irregolare, se rispetti i termini. La fattura immediata va trasmessa allo SdI entro 12 giorni dall’operazione, indicando come data documento quella di effettuazione (ad esempio 29 dicembre 2026). L’IVA confluisce comunque nella liquidazione di dicembre 2026 e il ricavo è di competenza 2026 per i regimi ordinari.Le fatture differite di dicembre 2026 vanno nel 2026 o nel 2027?Nel 2026. La fattura differita relativa a consegne di dicembre può essere emessa entro il 15 gennaio 2027, ma l’imposta si computa nella liquidazione del mese di effettuazione delle operazioni, cioè dicembre 2026. Lo stesso vale per il volume d’affari dell’anno.Come funzionano le fatture a cavallo d’anno per un forfettario?Per il regime forfettario vale il principio di cassa: il compenso concorre al reddito dell’anno in cui viene incassato. Una fattura emessa a dicembre 2026 e pagata a gennaio 2027 rientra quindi nel reddito 2027. Attenzione agli incassi di fine anno, perché possono spostare il superamento della soglia degli 85.000 euro.Ho sbagliato la data di una fattura già inviata: come la correggo?Una fattura accettata dallo SdI non si può modificare. Occorre emettere una nota di variazione ex art. 26 DPR 633/72, tipicamente una nota di credito TD04 (o TD08 nei casi semplificati) per stornare il documento errato, e riemettere la fattura corretta con codice TD01. Se l’errore ha comportato una tardiva fatturazione, si può sanare la violazione con il ravvedimento operoso.Qual è il termine ultimo per detrarre l’IVA di una fattura del 2026?Dopo le modifiche dell’art. 12 del D.Lgs. 148/2026 (in vigore dal 12 agosto 2026) il diritto va esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto: per l’IVA divenuta esigibile nel 2026 si arriva quindi alla dichiarazione IVA relativa al 2028, da presentare entro il 30 aprile 2029. Occorrono sempre entrambi i requisiti: esigibilità dell’imposta e possesso della fattura con annotazione sul registro acquisti, che l’art. 25 consente ora fino alla dichiarazione del secondo anno successivo a quello di ricezione.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 20, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2024/01/fatturazione-elettronica.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-09-20 11:00:002026-09-20 11:00:00Fatture a Cavallo d’Anno 2026/2027: Guida Completa a Date, Numerazione e Detrazione IVA