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cedolare secca

Quando si opta per la cedolare secca sugli affitti, si sceglie un regime fiscale semplificato che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 21% (o 10% per contratti a canone concordato) in luogo dell’IRPEF ordinaria. Ma cosa succede quando l’imposta versata tramite acconti risulta superiore a quella effettivamente dovuta? In questo caso si genera un’eccedenza di cedolare secca, che il contribuente ha diritto di recuperare tramite rimborso o compensazione nel Modello 730.

Questa situazione è più frequente di quanto si pensi: basti pensare a chi ha cessato anticipatamente il contratto di locazione, riducendo i canoni incassati rispetto alle previsioni, oppure a chi ha versato acconti calcolati su redditi sovrastimati. In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine, vediamo nel dettaglio quando si genera un’eccedenza di cedolare secca, come recuperarla nel 730/2026, quali righi compilare, i tempi di rimborso e tutti i casi pratici con esempi di calcolo.

Scoprirai anche le differenze tra credito cedolare e credito IRPEF, le modalità di utilizzo del credito e le verifiche da effettuare per evitare errori che potrebbero ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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Cos’è la cedolare secca e come funziona

La cedolare secca è un regime fiscale opzionale riservato ai proprietari di immobili ad uso abitativo che concedono l’immobile in locazione a persone fisiche per destinazione abitativa. Si tratta di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, che ordinariamente andrebbero pagate sul contratto di affitto.

L’aliquota della cedolare secca può essere del 21% per i contratti a canone libero, oppure del 10% per i contratti a canone concordato (stipulati nei comuni ad alta densità abitativa secondo gli accordi territoriali). L’opzione per la cedolare secca va esercitata al momento della registrazione del contratto di locazione oppure, per i contratti già in corso, in sede di proroga o al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Una volta esercitata l’opzione, il canone di locazione annuo viene moltiplicato per l’aliquota applicabile (21% o 10%) per determinare l’imposta dovuta. Questa imposta si paga attraverso due modalità:

  • Saldo: a conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi, entro le scadenze del 730 o del Modello Redditi
  • Acconti: versamenti anticipati calcolati in base all’imposta dell’anno precedente, da effettuare entro il 30 giugno (primo acconto, pari al 40% del dovuto) e il 30 novembre (secondo acconto, pari al 60% del dovuto)

È proprio il meccanismo degli acconti a generare, in alcuni casi, le eccedenze di cedolare secca. Se gli acconti versati risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta per l’anno di riferimento, il contribuente ha diritto al rimborso dell’eccedenza o alla sua compensazione con altri debiti fiscali.

Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca

Un’eccedenza di cedolare secca si verifica quando l’ammontare delle imposte già versate (tramite acconti o ritenute) risulta superiore all’imposta effettivamente dovuta per l’anno d’imposta considerato. Questa situazione può verificarsi in diversi scenari, che è importante conoscere per prevenire o gestire correttamente il credito maturato.

Casi più frequenti di eccedenza cedolare secca

1. Cessazione anticipata del contratto di locazione

Il caso più comune è quello del contratto di affitto risolto anticipatamente. Supponiamo che Mario abbia un immobile locato a 12.000 euro annui (1.000 euro al mese) con cedolare secca al 21%. A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 1.008 euro (40% di 2.520 euro, l’imposta dell’anno precedente). Tuttavia, il contratto viene disdetto dal conduttore a fine agosto 2025, per cui Mario incassa solo 8 mensilità (8.000 euro). L’imposta effettivamente dovuta per il 2025 è quindi 1.680 euro (21% di 8.000), ma Mario ha già versato 1.008 euro di acconto. Se avesse versato anche il secondo acconto a novembre (1.512 euro), avrebbe un’eccedenza significativa da recuperare.

2. Riduzione del canone concordato

Un altro scenario tipico riguarda i contratti a canone concordato, soggetti a cedolare al 10%. Se il proprietario, per mantenere il conduttore o per difficoltà di mercato, accetta di ridurre il canone rispetto all’anno precedente, gli acconti calcolati sul canone originario risulteranno eccessivi, generando un’eccedenza.

3. Immobile sfitto per parte dell’anno

Se l’immobile resta sfitto per alcuni mesi dell’anno (ad esempio tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo), i canoni effettivamente percepiti saranno inferiori a quelli previsti per l’intero anno, ma gli acconti potrebbero essere stati calcolati sull’intero canone annuale previsto.

4. Errore di calcolo degli acconti

In alcuni casi, l’eccedenza nasce da un errore di calcolo degli acconti da parte del contribuente o del CAF, che ha sovrastimato l’imposta dovuta. Questo può accadere quando si applica erroneamente l’aliquota del 21% invece del 10% (o viceversa), oppure quando si include nel calcolo un immobile che invece non è più locato.

5. Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

Un caso particolare si verifica quando il contribuente passa dal regime ordinario IRPEF alla cedolare secca in corso d’anno. In questo caso, se aveva già versato acconti IRPEF sui redditi da locazione, potrebbe ritrovarsi con un’eccedenza IRPEF da compensare (o eventualmente un minor debito cedolare).

Come calcolare l’eccedenza di cedolare secca

Il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca richiede di confrontare l’imposta dovuta per l’anno di riferimento con le somme già versate a titolo di acconto. La formula è semplice:

Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta

Vediamo i passaggi nel dettaglio:

Step 1: Calcolare l’imposta dovuta per l’anno 2025

L’imposta dovuta si calcola applicando l’aliquota della cedolare secca (21% o 10%) al canone di locazione effettivamente percepito nell’anno 2025. È importante considerare solo i canoni effettivamente incassati (o maturati, in base al principio di cassa), escludendo eventuali mensilità non pagate dal conduttore.

Formula:
Imposta dovuta = Canone annuo percepito × Aliquota (21% o 10%)

Esempio:
Canone mensile: 800 euro
Mesi di locazione nel 2025: 10 mesi (da gennaio a ottobre, poi disdetta)
Canone annuo percepito: 800 × 10 = 8.000 euro
Aliquota cedolare: 21%
Imposta dovuta = 8.000 × 21% = 1.680 euro

Step 2: Sommare gli acconti versati nel 2025

Gli acconti cedolare secca per l’anno 2025 si compongono di due rate:

  • Primo acconto: 40% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 giugno 2025 (o 30 luglio con maggiorazione 0,4%)
  • Secondo acconto: 60% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 novembre 2025

Esempio:
Imposta cedolare 2024: 2.520 euro
Primo acconto 2025 (40%): 2.520 × 40% = 1.008 euro (versato a giugno 2025)
Secondo acconto 2025 (60%): 2.520 × 60% = 1.512 euro (versato a novembre 2025)
Totale acconti versati = 1.008 + 1.512 = 2.520 euro

Step 3: Calcolare l’eccedenza

A questo punto, confrontiamo gli acconti versati con l’imposta effettivamente dovuta:

Eccedenza = 2.520 euro (acconti) – 1.680 euro (imposta dovuta) = 840 euro

Questo importo di 840 euro rappresenta il credito di cedolare secca che il contribuente può recuperare tramite il Modello 730/2026, richiedendo il rimborso in busta paga o sulla pensione, oppure utilizzandolo in compensazione con altri debiti fiscali (F24).

È fondamentale conservare tutta la documentazione che giustifica il calcolo: contratto di locazione, disdetta, ricevute di pagamento dei canoni, F24 di versamento degli acconti. Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua questi calcoli in modo preciso, verificando ogni dato e garantendo la corretta compilazione del 730.

Quali righi del 730 compilare per recuperare l’eccedenza

Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca tramite il Modello 730/2026, è necessario compilare correttamente i righi specifici dedicati ai redditi da locazione e al calcolo dell’imposta sostitutiva. La corretta compilazione garantisce che il credito venga riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate e rimborsato nei tempi previsti.

Quadro B – Redditi dei fabbricati

Il Quadro B del 730 è dedicato ai redditi fondiari, cioè ai redditi derivanti dal possesso di terreni e fabbricati. Per gli immobili concessi in locazione con opzione per la cedolare secca, devi compilare:

  • Colonna 1: Tipologia del reddito (codice “2” per immobili locati)
  • Colonna 2: Utilizzo (lasciare in bianco se l’immobile è locato)
  • Colonna 3: Percentuale di possesso
  • Colonna 4: Codice canone (codice “3” per cedolare secca al 21%, codice “4” per cedolare secca al 10%)
  • Colonna 6: Canone di locazione annuo effettivamente percepito
  • Colonna 8: Numero di giorni di locazione nell’anno (per contratti non annuali)

Attenzione: Nel rigo B6, se hai optato per la cedolare secca, non devi indicare la rendita catastale, ma solo il canone di locazione nella colonna 6. La rendita catastale va indicata solo se l’immobile è soggetto a tassazione ordinaria IRPEF.

Sezione II del Quadro B – Dati relativi ai contratti di locazione

Nella Sezione II del Quadro B devi fornire ulteriori dettagli sul contratto di locazione:

  • Rigo B8: Estremi di registrazione del contratto (ufficio, anno, serie, numero, sottonumero)
  • Rigo B9: Continuazione dell’indicazione dei dati catastali (se più immobili)
  • Rigo B10: Indicazione del codice fiscale del conduttore (se richiesto)

Quadro F – Acconti, ritenute e eccedenze

Il Quadro F è fondamentale per il recupero dell’eccedenza. In questa sezione vanno indicati tutti gli acconti versati e le ritenute subite, nonché eventuali eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione. I righi principali sono:

  • Rigo F4: Acconti cedolare secca versati (primo e secondo acconto)
  • Colonna 1: Totale acconti cedolare secca versati per il 2025
  • Colonna 2: Eventuale eccedenza di cedolare secca risultante dal 730/2025 (anno precedente)

Esempio pratico:
Se hai versato 2.520 euro di acconti cedolare nel 2025 (1.008 + 1.512), indicherai 2.520 euro nella colonna 1 del rigo F4. Se inoltre hai un’eccedenza dell’anno precedente (2024) pari a 300 euro, indicherai 300 euro nella colonna 2.

Rigo F6 – Calcolo dell’eccedenza e scelta del rimborso

Nel rigo F6 il programma del 730 calcola automaticamente se hai diritto a un rimborso o se devi effettuare un versamento a saldo. Se risulta un’eccedenza, devi indicare come intendi utilizzarla:

  • Casella “Rimborso”: spuntare se vuoi ricevere il rimborso direttamente in busta paga o sulla pensione (opzione consigliata per lavoratori dipendenti e pensionati)
  • Casella “Utilizzo in compensazione”: spuntare se preferisci utilizzare il credito in compensazione orizzontale tramite F24 (ad esempio per pagare IMU, TARI, contributi INPS)

Attenzione: La scelta tra rimborso e compensazione è vincolante. Una volta presentato il 730, non puoi modificarla. Valuta bene quale opzione è più conveniente per te: il rimborso è immediato (entro luglio-agosto), mentre la compensazione richiede l’utilizzo tramite F24 entro i termini di legge (16 del mese successivo alla scadenza del tributo da pagare).

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione di tutti questi righi, verificando la correttezza dei dati e suggerendoti la scelta più conveniente tra rimborso e compensazione in base alla tua situazione fiscale complessiva.

Rimborso o compensazione: quale scegliere

Quando risulta un’eccedenza di cedolare secca dal Modello 730, il contribuente può scegliere tra due modalità di recupero del credito maturato: il rimborso diretto oppure l’utilizzo in compensazione. La scelta dipende dalla propria situazione fiscale, dalla presenza di altri debiti tributari e dai tempi di recupero desiderati.

Rimborso diretto in busta paga o sulla pensione

Il rimborso diretto è la modalità più semplice e immediata per recuperare l’eccedenza di cedolare secca, ed è riservata a chi presenta il 730 con sostituto d’imposta (lavoratori dipendenti, pensionati, percettori di NASPI o altri redditi assimilati). In questo caso, il datore di lavoro o l’ente pensionistico provvede a erogare il rimborso direttamente nella busta paga di luglio o agosto 2026 (o nel cedolino della pensione dello stesso periodo).

Vantaggi del rimborso:

  • Tempistica rapida: il rimborso arriva entro 2-3 mesi dalla presentazione del 730
  • Nessun adempimento aggiuntivo: non devi fare nulla, il sostituto d’imposta provvede automaticamente
  • Liquidità immediata: ricevi il denaro direttamente sul conto corrente (se la busta paga è accreditata) o in contanti (se ritiri il cedolino)

Svantaggi del rimborso:

  • Non utilizzabile per chi non ha sostituto: se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, o se il rapporto di lavoro è cessato prima del rimborso, non puoi scegliere questa modalità
  • Importo fisso: ricevi tutto in un’unica soluzione, senza possibilità di dilazionare il recupero

Utilizzo in compensazione orizzontale con F24

L’utilizzo in compensazione consiste nell’impiegare il credito di cedolare secca per pagare altri tributi tramite il modello F24. Questa modalità è obbligatoria per chi presenta il 730 senza sostituto d’imposta o il Modello Redditi, ma può essere scelta anche volontariamente da chi ha diritto al rimborso.

Il credito può essere utilizzato in compensazione orizzontale, cioè per pagare tributi di natura diversa (non solo imposte sui redditi, ma anche contributi INPS, IMU, TARI, bollo auto, ecc.). Tuttavia, esistono dei limiti:

  • Limite annuale di 5.000 euro: per crediti superiori a questa soglia, è necessario il visto di conformità del CAF o del commercialista
  • Limite di 2.000 euro per compensazione INPS: per crediti fiscali utilizzati per pagare contributi previdenziali
  • Termine di utilizzo: il credito può essere utilizzato a partire dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dal giorno di presentazione del Modello Redditi) e non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo (nel nostro caso, entro il 31 dicembre 2027)

Vantaggi della compensazione:

  • Flessibilità: puoi utilizzare il credito quando ne hai bisogno, per pagare i tributi che preferisci
  • Nessuna attesa: non devi aspettare il rimborso, usi il credito direttamente in F24
  • Utilizzo multiplo: puoi frazionare il credito su più F24 (ad esempio, usare 300 euro per l’IMU di giugno e 540 euro per la TARI di settembre)

Svantaggi della compensazione:

  • Richiede competenze tecniche: devi saper compilare correttamente il modello F24 indicando i codici tributo giusti
  • Visto di conformità: per crediti superiori a 5.000 euro, devi rivolgerti a un CAF o commercialista
  • Termine di utilizzo: se non usi il credito entro il 31 dicembre 2027, lo perdi (anche se è raro che ciò accada)

Quale opzione conviene scegliere

La scelta tra rimborso e compensazione dipende dalla tua situazione:

  • Scegli il rimborso se sei lavoratore dipendente o pensionato, preferisci la semplicità e vuoi ricevere il denaro in tempi rapidi senza fare nulla
  • Scegli la compensazione se hai altri debiti fiscali da pagare (IMU, TARI, contributi INPS), non hai un sostituto d’imposta, oppure preferisci gestire il credito in modo flessibile

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti consiglia la scelta migliore in base alla tua situazione fiscale complessiva, valutando anche eventuali debiti in scadenza e opportunità di ottimizzazione fiscale.

Tempi di rimborso dell’eccedenza cedolare secca

I tempi di rimborso dell’eccedenza di cedolare secca variano a seconda della modalità di presentazione della dichiarazione e della scelta effettuata tra rimborso diretto e compensazione. Conoscere le tempistiche è importante per pianificare la propria liquidità e sapere quando aspettarsi il denaro.

Rimborso tramite 730 con sostituto d’imposta

Se hai presentato il 730 con sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e hai scelto il rimborso, i tempi sono i seguenti:

  • 730 presentato entro il 31 maggio 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di luglio 2026
  • 730 presentato tra il 1° giugno e il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di agosto 2026
  • 730 presentato dopo il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di settembre 2026 o mesi successivi (a seconda della data di presentazione)

Il rimborso viene erogato in un’unica soluzione dal sostituto d’imposta, che recupera poi l’importo dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema di compensazione mensile.

Rimborso tramite Modello Redditi o 730 senza sostituto

Se hai presentato il Modello Redditi (ex Unico) oppure il 730 senza sostituto d’imposta, il rimborso dell’eccedenza di cedolare secca avviene direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite accredito sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi sono significativamente più lunghi:

  • Dichiarazione presentata entro settembre 2026: rimborso entro 6-12 mesi dalla presentazione (generalmente tra febbraio e giugno 2027)
  • Dichiarazione presentata oltre settembre 2026: rimborso entro 12-18 mesi dalla presentazione

L’Agenzia delle Entrate comunica l’avvenuto rimborso tramite una ricevuta di liquidazione visibile nell’area riservata del sito o tramite l’app Agenzia Entrate Mobile. È importante verificare che l’IBAN indicato nel 730 sia corretto e attivo, altrimenti il rimborso potrebbe essere respinto e dover essere richiesto nuovamente.

Compensazione con F24

Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, non c’è un “tempo di rimborso” vero e proprio, poiché sei tu a decidere quando utilizzare il credito. Tuttavia, ci sono delle regole temporali da rispettare:

  • Primo utilizzo: puoi iniziare a utilizzare il credito dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dalla data di presentazione del Modello Redditi)
  • Ultimo utilizzo: il credito deve essere utilizzato entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato generato (nel caso dell’eccedenza 2025, entro il 31 dicembre 2027)

Ad esempio, se presenti il 730 il 15 giugno 2026, puoi utilizzare il credito di cedolare secca in F24 a partire dal 25 giugno 2026 e fino al 31 dicembre 2027.

Cosa fare se il rimborso non arriva

Se hai scelto il rimborso tramite sostituto d’imposta ma l’importo non compare nella busta paga nei tempi previsti, le cause possono essere:

  • Errori nella compilazione del 730: verifica che i dati siano corretti e che non ci siano incongruenze
  • Controlli automatici: l’Agenzia delle Entrate potrebbe aver sospeso il rimborso per controlli (riceverai una comunicazione)
  • Rapporto di lavoro cessato: se il rapporto è terminato dopo la presentazione del 730, il sostituto non può erogare il rimborso (dovrai richiederlo direttamente all’Agenzia)

In questi casi, puoi verificare lo stato del rimborso accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, sezione “Consultazione delle dichiarazioni”. Se il problema persiste, il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella richiesta di chiarimenti o nella presentazione di un’istanza di rettifica.

Esempi pratici di calcolo eccedenze

Per comprendere meglio come funziona il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca, vediamo alcuni esempi pratici basati su situazioni reali che si verificano frequentemente.

Esempio 1: Contratto risolto anticipatamente

Situazione: Laura possiede un appartamento che affitta a 900 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 ha percepito l’intero canone annuo (10.800 euro), versando un’imposta di 2.268 euro (10.800 × 21%). A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 907 euro (40% di 2.268) e a novembre 2025 il secondo acconto di 1.361 euro (60% di 2.268). Tuttavia, a settembre 2025 il conduttore disdice il contratto, per cui Laura incassa solo 9 mensilità (8.100 euro).

Calcolo:

  • Canone effettivo 2025: 900 × 9 = 8.100 euro
  • Imposta dovuta 2025: 8.100 × 21% = 1.701 euro
  • Acconti versati 2025: 907 + 1.361 = 2.268 euro
  • Eccedenza = 2.268 – 1.701 = 567 euro

Laura può recuperare 567 euro tramite il 730/2026, scegliendo tra rimborso in busta paga (se è lavoratrice dipendente) o utilizzo in compensazione.

Esempio 2: Riduzione del canone concordato

Situazione: Marco ha un immobile in una zona ad alta tensione abitativa e applica la cedolare secca al 10% su un contratto a canone concordato. Nel 2024 il canone era di 600 euro al mese (7.200 euro annui), con imposta di 720 euro. Nel 2025, per trattenere il conduttore, riduce il canone a 500 euro al mese (6.000 euro annui). Ha già versato gli acconti calcolati sul canone precedente: 288 euro (primo acconto) + 432 euro (secondo acconto) = 720 euro totali.

Calcolo:

  • Canone effettivo 2025: 500 × 12 = 6.000 euro
  • Imposta dovuta 2025: 6.000 × 10% = 600 euro
  • Acconti versati 2025: 720 euro
  • Eccedenza = 720 – 600 = 120 euro

Marco recupera 120 euro nel 730/2026. Anche se l’importo è modesto, è comunque un diritto e conviene recuperarlo (soprattutto se si sceglie il rimborso automatico).

Esempio 3: Immobile sfitto per alcuni mesi

Situazione: Giulia possiede un bilocale che affitta a 750 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 l’immobile è stato locato per tutto l’anno (9.000 euro annui), con imposta di 1.890 euro. A marzo 2025 il contratto termina e Giulia trova un nuovo conduttore solo a luglio 2025. Nel 2025 incassa quindi 9 mensilità (da gennaio a marzo con il vecchio inquilino, da luglio a dicembre con il nuovo): 6.750 euro. Ha già versato acconti per 1.890 euro (756 + 1.134).

Calcolo:

  • Canone effettivo 2025: 750 × 9 = 6.750 euro
  • Imposta dovuta 2025: 6.750 × 21% = 1.418 euro (arrotondato)
  • Acconti versati 2025: 1.890 euro
  • Eccedenza = 1.890 – 1.418 = 472 euro

Giulia recupera 472 euro tramite il 730/2026. Questo esempio dimostra che anche periodi di sfitto relativamente brevi possono generare eccedenze significative.

Esempio 4: Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

Situazione: Stefano nel 2024 tassava i canoni di locazione con il regime ordinario IRPEF, versando IRPEF e addizionali sui redditi fondiari. Nel 2025 decide di optare per la cedolare secca al 21%. Ha un immobile locato a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui). Nel 2024, con aliquota IRPEF marginale del 35%, aveva versato acconti per 4.200 euro. Nel 2025, con cedolare al 21%, l’imposta dovuta è solo 2.520 euro (12.000 × 21%).

Calcolo:

  • Imposta cedolare dovuta 2025: 2.520 euro
  • Acconti IRPEF versati (non applicabili alla cedolare): 0 euro (vanno in detrazione IRPEF generale)
  • Acconti cedolare versati 2025: 0 euro (primo anno di opzione)
  • Saldo cedolare da versare: 2.520 euro

In questo caso non si genera un’eccedenza di cedolare secca, ma Stefano avrà un credito IRPEF derivante dagli acconti IRPEF versati nel 2024, che potrà recuperare nella parte IRPEF del 730. È importante non confondere i due crediti: quello IRPEF e quello cedolare sono separati e non compensabili tra loro.

Differenze tra credito cedolare e credito IRPEF

Una delle domande più frequenti riguarda le differenze tra il credito di cedolare secca e il credito IRPEF. Anche se entrambi sono crediti fiscali recuperabili tramite il 730, hanno caratteristiche, modalità di calcolo e utilizzo diverse. È fondamentale non confonderli per evitare errori nella compilazione della dichiarazione.

Natura giuridica

Il credito IRPEF deriva dall’eccedenza di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) versata rispetto a quella effettivamente dovuta. L’IRPEF è un’imposta progressiva che si calcola applicando aliquote crescenti agli scaglioni di reddito complessivo (23%, 25%, 35%, 43%). Include anche le addizionali regionali e comunali.

Il credito cedolare secca, invece, deriva dall’eccedenza di imposta sostitutiva versata sui canoni di locazione. La cedolare secca è un’imposta proporzionale (aliquota fissa del 21% o 10%) che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e imposta di bollo relativamente ai redditi da locazione.

Calcolo separato nel 730

Nel Modello 730, il credito IRPEF e il credito cedolare secca vengono calcolati in sezioni separate:

  • Credito IRPEF: si calcola nel Quadro N (Determinazione dell’IRPEF), confrontando l’imposta lorda con detrazioni, deduzioni, ritenute e acconti IRPEF. L’eventuale eccedenza risulta nel rigo “Differenza” (che può essere un credito o un debito).
  • Credito cedolare secca: si calcola nella Sezione II del Quadro F, confrontando gli acconti cedolare versati con l’imposta cedolare dovuta sui canoni dichiarati nel Quadro B. L’eccedenza è autonoma rispetto al calcolo IRPEF.

I due crediti non si sommano e non si compensano tra loro. Ad esempio, se hai un credito IRPEF di 500 euro e un debito cedolare di 200 euro, non puoi usare il credito IRPEF per pagare il debito cedolare: devi versare i 200 euro di cedolare e ricevere il rimborso dei 500 euro IRPEF separatamente.

Modalità di utilizzo

Entrambi i crediti possono essere utilizzati in rimborso o in compensazione, ma con alcune differenze operative:

  • Credito IRPEF: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo (IRPEF, IVA, contributi INPS, IMU, TARI, ecc.) tramite F24. Se superiore a 5.000 euro, richiede il visto di conformità.
  • Credito cedolare secca: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo, ma con lo stesso limite di 5.000 euro per il visto di conformità. Può essere riportato nell’anno successivo se non utilizzato.

Esempi di compensazione separata

Caso 1: Credito IRPEF e credito cedolare entrambi positivi

Paolo ha un credito IRPEF di 800 euro e un credito cedolare secca di 300 euro. Può scegliere:

  • Richiedere il rimborso di entrambi (riceverà 1.100 euro totali in busta paga)
  • Usare il credito IRPEF (800 euro) in compensazione per l’IMU e richiedere il rimborso del credito cedolare (300 euro)
  • Usare entrambi i crediti in compensazione per pagare tributi diversi

Caso 2: Credito IRPEF e debito cedolare

Maria ha un credito IRPEF di 600 euro ma un debito cedolare secca di 150 euro. Dovrà:

  • Versare 150 euro di saldo cedolare entro le scadenze (30 giugno o 30 luglio 2026)
  • Ricevere il rimborso di 600 euro IRPEF in busta paga (o usarlo in compensazione)

Non può compensare il debito cedolare con il credito IRPEF: sono due imposte separate.

Tabella riepilogativa delle differenze

CaratteristicaCredito IRPEFCredito Cedolare Secca
NaturaImposta progressiva sul reddito complessivoImposta sostitutiva sui canoni di locazione
AliquotaVariabile (23%-43% a scaglioni)Fissa (21% o 10%)
Quadro 730Quadro N (Determinazione IRPEF)Quadro F, Sezione II (Cedolare secca)
Rimborso con sostitutoSì, in busta pagaSì, in busta paga
CompensazioneSì, con tutti i tributi (F24)Sì, con tutti i tributi (F24)
Limite visto conformità5.000 euro5.000 euro
Compensabile tra loroNO – sono crediti separati

Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua il calcolo separato di entrambi i crediti, verificando la corretta compilazione del 730 e suggerendoti la strategia migliore per il recupero.

Errori comuni da evitare

Nel gestire il rimborso delle eccedenze di cedolare secca, ci sono alcuni errori frequenti che possono compromettere il diritto al credito, ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Conoscerli ti permette di evitarli e di recuperare il tuo denaro senza problemi.

Errore 1: Indicare il canone lordo invece del canone netto percepito

Nel compilare il Quadro B del 730, devi indicare il canone effettivamente percepito nell’anno 2025, non il canone previsto dal contratto. Se il conduttore non ha pagato alcune mensilità, quelle vanno escluse dal calcolo (salvo recupero successivo, che andrà dichiarato nell’anno in cui vengono effettivamente incassate). Indicare un canone superiore a quello realmente percepito riduce artificialmente l’eccedenza e ti fa perdere parte del credito spettante.

Errore 2: Confondere l’aliquota 21% con il 10%

L’aliquota della cedolare secca varia a seconda del tipo di contratto: 21% per canone libero, 10% per canone concordato. Un errore comune è applicare l’aliquota sbagliata nel calcolo dell’imposta dovuta. Se hai un contratto a canone concordato ma indichi il codice “3” (cedolare al 21%) invece del codice “4” (cedolare al 10%), pagherai più del dovuto e non otterrai il rimborso dell’eccedenza reale.

Errore 3: Non indicare gli acconti versati nel Quadro F

Se hai versato acconti di cedolare secca nel 2025 ma dimentichi di indicarli nel rigo F4 del 730, il programma non riconoscerà il credito e ti chiederà di versare nuovamente l’imposta (anche se l’hai già pagata in acconto). Conserva sempre le ricevute F24 degli acconti e verifica che siano riportati correttamente nella dichiarazione.

Errore 4: Scegliere il rimborso senza avere un sostituto d’imposta

Se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, oppure il tuo rapporto di lavoro è cessato prima della data di rimborso, non puoi scegliere il rimborso tramite sostituto. In questo caso, devi necessariamente optare per l’utilizzo in compensazione tramite F24, altrimenti il credito non ti verrà erogato e dovrai presentare un’istanza di rettifica (con tempi molto più lunghi).

Errore 5: Utilizzare il credito in compensazione prima del termine

Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, ricorda che puoi iniziare a usare il credito solo dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730. Se utilizzi il credito prima di questo termine, la compensazione è irregolare e potresti ricevere una richiesta di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate, con possibili sanzioni.

Errore 6: Non conservare la documentazione

L’Agenzia delle Entrate può richiedere in qualsiasi momento (entro i termini di decadenza, generalmente 5 anni) la documentazione che giustifica l’eccedenza di cedolare secca. Conserva sempre:

  • Contratto di locazione registrato
  • Ricevute dei canoni percepiti (bonifici, assegni, estratti conto)
  • Comunicazione di disdetta (se il contratto è cessato anticipatamente)
  • F24 degli acconti versati
  • Copia del 730 presentato

In caso di controllo, se non riesci a dimostrare la correttezza dei dati dichiarati, l’Agenzia può disconoscere l’eccedenza e chiederti la restituzione del rimborso con sanzioni e interessi.

Errore 7: Non verificare l’IBAN per il rimborso

Se presenti il Modello Redditi o il 730 senza sostituto e scegli il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate, assicurati che l’IBAN indicato sia corretto e che il conto corrente sia attivo e intestato a te. Se l’IBAN è errato o il conto è chiuso, il bonifico verrà respinto e dovrai presentare una nuova richiesta, con tempi di attesa aggiuntivi di diversi mesi.

Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua tutti i controlli necessari prima di presentare il 730, verificando la correttezza dei dati, la coerenza tra canoni dichiarati e acconti versati, e la validità dell’IBAN per il rimborso. Affidarsi a professionisti esperti riduce drasticamente il rischio di errori e ti garantisce il recupero completo dell’eccedenza nei tempi previsti.

Domande Frequenti sul Rimborso Eccedenze Cedolare Secca

Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca?

Un’eccedenza di cedolare secca si genera quando gli acconti versati nell’anno risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta. I casi più comuni sono: contratto di locazione risolto anticipatamente, riduzione del canone rispetto all’anno precedente, immobile sfitto per alcuni mesi, errore di calcolo degli acconti. L’eccedenza va recuperata tramite il Modello 730 o Redditi, scegliendo tra rimborso diretto o compensazione con F24.

Come si calcola l’eccedenza di cedolare secca nel 730?

L’eccedenza si calcola confrontando gli acconti versati con l’imposta dovuta. Formula: Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta. L’imposta dovuta si ottiene moltiplicando il canone annuo percepito per l’aliquota cedolare (21 percento o 10 percento). Gli acconti sono costituiti dal primo acconto (40 percento imposta anno precedente) e secondo acconto (60 percento imposta anno precedente). Il risultato va indicato nel Quadro F del 730.

Quali righi del 730 si compilano per il rimborso cedolare secca?

Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca devi compilare: Quadro B (redditi fabbricati) indicando il canone percepito e il codice cedolare (3 per 21 percento, 4 per 10 percento); Quadro F rigo F4 per indicare gli acconti versati; Rigo F6 per scegliere tra rimborso in busta paga o utilizzo in compensazione F24. È fondamentale conservare i documenti (contratto, F24 acconti, ricevute canoni).

Quanto tempo ci vuole per ricevere il rimborso cedolare secca?

I tempi di rimborso variano: con 730 e sostituto d’imposta il rimborso arriva in busta paga o pensione entro luglio-agosto 2026 se presentato entro maggio, settembre se presentato dopo giugno. Con Modello Redditi o 730 senza sostituto il rimborso dall’Agenzia delle Entrate arriva entro 6-12 mesi dalla presentazione tramite bonifico sul conto indicato. Con compensazione F24 puoi usare il credito dal 10esimo giorno dopo la presentazione.

Si può compensare il credito cedolare con debiti IRPEF?

No, il credito di cedolare secca e il credito IRPEF sono separati e non compensabili tra loro. La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che si calcola autonomamente nel Quadro F del 730, mentre l’IRPEF si calcola nel Quadro N. Se hai un credito cedolare e un debito IRPEF dovrai versare l’IRPEF e ricevere il rimborso cedolare separatamente, oppure usare il credito cedolare in compensazione F24 per altri tributi (IMU, TARI, contributi).

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Hai Bisogno di Assistenza per il Recupero dell’Eccedenza Cedolare Secca?

Il CAF Centro Fiscale di Udine ti aiuta a compilare correttamente il 730/2026 per recuperare il tuo credito di cedolare secca.

I nostri esperti verificano:

  • Calcolo esatto dell’eccedenza di cedolare secca
  • Corretta compilazione del Quadro B e Quadro F
  • Scelta ottimale tra rimborso e compensazione
  • Verifica documentazione e F24 acconti
  • Assistenza in caso di controlli Agenzia Entrate

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    cedolare secca

    Quando si opta per la cedolare secca sugli affitti, si sceglie un regime fiscale semplificato che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 21% (o 10% per contratti a canone concordato) in luogo dell’IRPEF ordinaria. Ma cosa succede quando l’imposta versata tramite acconti risulta superiore a quella effettivamente dovuta? In questo caso si genera un’eccedenza di cedolare secca, che il contribuente ha diritto di recuperare tramite rimborso o compensazione nel Modello 730.

    Questa situazione è più frequente di quanto si pensi: basti pensare a chi ha cessato anticipatamente il contratto di locazione, riducendo i canoni incassati rispetto alle previsioni, oppure a chi ha versato acconti calcolati su redditi sovrastimati. In questa guida completa del CAF Centro Fiscale di Udine, vediamo nel dettaglio quando si genera un’eccedenza di cedolare secca, come recuperarla nel 730/2026, quali righi compilare, i tempi di rimborso e tutti i casi pratici con esempi di calcolo.

    Scoprirai anche le differenze tra credito cedolare e credito IRPEF, le modalità di utilizzo del credito e le verifiche da effettuare per evitare errori che potrebbero ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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    Cos’è la cedolare secca e come funziona

    La cedolare secca è un regime fiscale opzionale riservato ai proprietari di immobili ad uso abitativo che concedono l’immobile in locazione a persone fisiche per destinazione abitativa. Si tratta di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo, che ordinariamente andrebbero pagate sul contratto di affitto.

    L’aliquota della cedolare secca può essere del 21% per i contratti a canone libero, oppure del 10% per i contratti a canone concordato (stipulati nei comuni ad alta densità abitativa secondo gli accordi territoriali). L’opzione per la cedolare secca va esercitata al momento della registrazione del contratto di locazione oppure, per i contratti già in corso, in sede di proroga o al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

    Una volta esercitata l’opzione, il canone di locazione annuo viene moltiplicato per l’aliquota applicabile (21% o 10%) per determinare l’imposta dovuta. Questa imposta si paga attraverso due modalità:

    • Saldo: a conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi, entro le scadenze del 730 o del Modello Redditi
    • Acconti: versamenti anticipati calcolati in base all’imposta dell’anno precedente, da effettuare entro il 30 giugno (primo acconto, pari al 40% del dovuto) e il 30 novembre (secondo acconto, pari al 60% del dovuto)

    È proprio il meccanismo degli acconti a generare, in alcuni casi, le eccedenze di cedolare secca. Se gli acconti versati risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta per l’anno di riferimento, il contribuente ha diritto al rimborso dell’eccedenza o alla sua compensazione con altri debiti fiscali.

    Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca

    Un’eccedenza di cedolare secca si verifica quando l’ammontare delle imposte già versate (tramite acconti o ritenute) risulta superiore all’imposta effettivamente dovuta per l’anno d’imposta considerato. Questa situazione può verificarsi in diversi scenari, che è importante conoscere per prevenire o gestire correttamente il credito maturato.

    Casi più frequenti di eccedenza cedolare secca

    1. Cessazione anticipata del contratto di locazione

    Il caso più comune è quello del contratto di affitto risolto anticipatamente. Supponiamo che Mario abbia un immobile locato a 12.000 euro annui (1.000 euro al mese) con cedolare secca al 21%. A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 1.008 euro (40% di 2.520 euro, l’imposta dell’anno precedente). Tuttavia, il contratto viene disdetto dal conduttore a fine agosto 2025, per cui Mario incassa solo 8 mensilità (8.000 euro). L’imposta effettivamente dovuta per il 2025 è quindi 1.680 euro (21% di 8.000), ma Mario ha già versato 1.008 euro di acconto. Se avesse versato anche il secondo acconto a novembre (1.512 euro), avrebbe un’eccedenza significativa da recuperare.

    2. Riduzione del canone concordato

    Un altro scenario tipico riguarda i contratti a canone concordato, soggetti a cedolare al 10%. Se il proprietario, per mantenere il conduttore o per difficoltà di mercato, accetta di ridurre il canone rispetto all’anno precedente, gli acconti calcolati sul canone originario risulteranno eccessivi, generando un’eccedenza.

    3. Immobile sfitto per parte dell’anno

    Se l’immobile resta sfitto per alcuni mesi dell’anno (ad esempio tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo), i canoni effettivamente percepiti saranno inferiori a quelli previsti per l’intero anno, ma gli acconti potrebbero essere stati calcolati sull’intero canone annuale previsto.

    4. Errore di calcolo degli acconti

    In alcuni casi, l’eccedenza nasce da un errore di calcolo degli acconti da parte del contribuente o del CAF, che ha sovrastimato l’imposta dovuta. Questo può accadere quando si applica erroneamente l’aliquota del 21% invece del 10% (o viceversa), oppure quando si include nel calcolo un immobile che invece non è più locato.

    5. Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

    Un caso particolare si verifica quando il contribuente passa dal regime ordinario IRPEF alla cedolare secca in corso d’anno. In questo caso, se aveva già versato acconti IRPEF sui redditi da locazione, potrebbe ritrovarsi con un’eccedenza IRPEF da compensare (o eventualmente un minor debito cedolare).

    Come calcolare l’eccedenza di cedolare secca

    Il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca richiede di confrontare l’imposta dovuta per l’anno di riferimento con le somme già versate a titolo di acconto. La formula è semplice:

    Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta

    Vediamo i passaggi nel dettaglio:

    Step 1: Calcolare l’imposta dovuta per l’anno 2025

    L’imposta dovuta si calcola applicando l’aliquota della cedolare secca (21% o 10%) al canone di locazione effettivamente percepito nell’anno 2025. È importante considerare solo i canoni effettivamente incassati (o maturati, in base al principio di cassa), escludendo eventuali mensilità non pagate dal conduttore.

    Formula:
    Imposta dovuta = Canone annuo percepito × Aliquota (21% o 10%)

    Esempio:
    Canone mensile: 800 euro
    Mesi di locazione nel 2025: 10 mesi (da gennaio a ottobre, poi disdetta)
    Canone annuo percepito: 800 × 10 = 8.000 euro
    Aliquota cedolare: 21%
    Imposta dovuta = 8.000 × 21% = 1.680 euro

    Step 2: Sommare gli acconti versati nel 2025

    Gli acconti cedolare secca per l’anno 2025 si compongono di due rate:

    • Primo acconto: 40% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 giugno 2025 (o 30 luglio con maggiorazione 0,4%)
    • Secondo acconto: 60% dell’imposta dovuta nell’anno precedente (2024), versato entro il 30 novembre 2025

    Esempio:
    Imposta cedolare 2024: 2.520 euro
    Primo acconto 2025 (40%): 2.520 × 40% = 1.008 euro (versato a giugno 2025)
    Secondo acconto 2025 (60%): 2.520 × 60% = 1.512 euro (versato a novembre 2025)
    Totale acconti versati = 1.008 + 1.512 = 2.520 euro

    Step 3: Calcolare l’eccedenza

    A questo punto, confrontiamo gli acconti versati con l’imposta effettivamente dovuta:

    Eccedenza = 2.520 euro (acconti) – 1.680 euro (imposta dovuta) = 840 euro

    Questo importo di 840 euro rappresenta il credito di cedolare secca che il contribuente può recuperare tramite il Modello 730/2026, richiedendo il rimborso in busta paga o sulla pensione, oppure utilizzandolo in compensazione con altri debiti fiscali (F24).

    È fondamentale conservare tutta la documentazione che giustifica il calcolo: contratto di locazione, disdetta, ricevute di pagamento dei canoni, F24 di versamento degli acconti. Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua questi calcoli in modo preciso, verificando ogni dato e garantendo la corretta compilazione del 730.

    Quali righi del 730 compilare per recuperare l’eccedenza

    Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca tramite il Modello 730/2026, è necessario compilare correttamente i righi specifici dedicati ai redditi da locazione e al calcolo dell’imposta sostitutiva. La corretta compilazione garantisce che il credito venga riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate e rimborsato nei tempi previsti.

    Quadro B – Redditi dei fabbricati

    Il Quadro B del 730 è dedicato ai redditi fondiari, cioè ai redditi derivanti dal possesso di terreni e fabbricati. Per gli immobili concessi in locazione con opzione per la cedolare secca, devi compilare:

    • Colonna 1: Tipologia del reddito (codice “2” per immobili locati)
    • Colonna 2: Utilizzo (lasciare in bianco se l’immobile è locato)
    • Colonna 3: Percentuale di possesso
    • Colonna 4: Codice canone (codice “3” per cedolare secca al 21%, codice “4” per cedolare secca al 10%)
    • Colonna 6: Canone di locazione annuo effettivamente percepito
    • Colonna 8: Numero di giorni di locazione nell’anno (per contratti non annuali)

    Attenzione: Nel rigo B6, se hai optato per la cedolare secca, non devi indicare la rendita catastale, ma solo il canone di locazione nella colonna 6. La rendita catastale va indicata solo se l’immobile è soggetto a tassazione ordinaria IRPEF.

    Sezione II del Quadro B – Dati relativi ai contratti di locazione

    Nella Sezione II del Quadro B devi fornire ulteriori dettagli sul contratto di locazione:

    • Rigo B8: Estremi di registrazione del contratto (ufficio, anno, serie, numero, sottonumero)
    • Rigo B9: Continuazione dell’indicazione dei dati catastali (se più immobili)
    • Rigo B10: Indicazione del codice fiscale del conduttore (se richiesto)

    Quadro F – Acconti, ritenute e eccedenze

    Il Quadro F è fondamentale per il recupero dell’eccedenza. In questa sezione vanno indicati tutti gli acconti versati e le ritenute subite, nonché eventuali eccedenze risultanti dalla precedente dichiarazione. I righi principali sono:

    • Rigo F4: Acconti cedolare secca versati (primo e secondo acconto)
    • Colonna 1: Totale acconti cedolare secca versati per il 2025
    • Colonna 2: Eventuale eccedenza di cedolare secca risultante dal 730/2025 (anno precedente)

    Esempio pratico:
    Se hai versato 2.520 euro di acconti cedolare nel 2025 (1.008 + 1.512), indicherai 2.520 euro nella colonna 1 del rigo F4. Se inoltre hai un’eccedenza dell’anno precedente (2024) pari a 300 euro, indicherai 300 euro nella colonna 2.

    Rigo F6 – Calcolo dell’eccedenza e scelta del rimborso

    Nel rigo F6 il programma del 730 calcola automaticamente se hai diritto a un rimborso o se devi effettuare un versamento a saldo. Se risulta un’eccedenza, devi indicare come intendi utilizzarla:

    • Casella “Rimborso”: spuntare se vuoi ricevere il rimborso direttamente in busta paga o sulla pensione (opzione consigliata per lavoratori dipendenti e pensionati)
    • Casella “Utilizzo in compensazione”: spuntare se preferisci utilizzare il credito in compensazione orizzontale tramite F24 (ad esempio per pagare IMU, TARI, contributi INPS)

    Attenzione: La scelta tra rimborso e compensazione è vincolante. Una volta presentato il 730, non puoi modificarla. Valuta bene quale opzione è più conveniente per te: il rimborso è immediato (entro luglio-agosto), mentre la compensazione richiede l’utilizzo tramite F24 entro i termini di legge (16 del mese successivo alla scadenza del tributo da pagare).

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti assiste nella compilazione di tutti questi righi, verificando la correttezza dei dati e suggerendoti la scelta più conveniente tra rimborso e compensazione in base alla tua situazione fiscale complessiva.

    Rimborso o compensazione: quale scegliere

    Quando risulta un’eccedenza di cedolare secca dal Modello 730, il contribuente può scegliere tra due modalità di recupero del credito maturato: il rimborso diretto oppure l’utilizzo in compensazione. La scelta dipende dalla propria situazione fiscale, dalla presenza di altri debiti tributari e dai tempi di recupero desiderati.

    Rimborso diretto in busta paga o sulla pensione

    Il rimborso diretto è la modalità più semplice e immediata per recuperare l’eccedenza di cedolare secca, ed è riservata a chi presenta il 730 con sostituto d’imposta (lavoratori dipendenti, pensionati, percettori di NASPI o altri redditi assimilati). In questo caso, il datore di lavoro o l’ente pensionistico provvede a erogare il rimborso direttamente nella busta paga di luglio o agosto 2026 (o nel cedolino della pensione dello stesso periodo).

    Vantaggi del rimborso:

    • Tempistica rapida: il rimborso arriva entro 2-3 mesi dalla presentazione del 730
    • Nessun adempimento aggiuntivo: non devi fare nulla, il sostituto d’imposta provvede automaticamente
    • Liquidità immediata: ricevi il denaro direttamente sul conto corrente (se la busta paga è accreditata) o in contanti (se ritiri il cedolino)

    Svantaggi del rimborso:

    • Non utilizzabile per chi non ha sostituto: se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, o se il rapporto di lavoro è cessato prima del rimborso, non puoi scegliere questa modalità
    • Importo fisso: ricevi tutto in un’unica soluzione, senza possibilità di dilazionare il recupero

    Utilizzo in compensazione orizzontale con F24

    L’utilizzo in compensazione consiste nell’impiegare il credito di cedolare secca per pagare altri tributi tramite il modello F24. Questa modalità è obbligatoria per chi presenta il 730 senza sostituto d’imposta o il Modello Redditi, ma può essere scelta anche volontariamente da chi ha diritto al rimborso.

    Il credito può essere utilizzato in compensazione orizzontale, cioè per pagare tributi di natura diversa (non solo imposte sui redditi, ma anche contributi INPS, IMU, TARI, bollo auto, ecc.). Tuttavia, esistono dei limiti:

    • Limite annuale di 5.000 euro: per crediti superiori a questa soglia, è necessario il visto di conformità del CAF o del commercialista
    • Limite di 2.000 euro per compensazione INPS: per crediti fiscali utilizzati per pagare contributi previdenziali
    • Termine di utilizzo: il credito può essere utilizzato a partire dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dal giorno di presentazione del Modello Redditi) e non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo (nel nostro caso, entro il 31 dicembre 2027)

    Vantaggi della compensazione:

    • Flessibilità: puoi utilizzare il credito quando ne hai bisogno, per pagare i tributi che preferisci
    • Nessuna attesa: non devi aspettare il rimborso, usi il credito direttamente in F24
    • Utilizzo multiplo: puoi frazionare il credito su più F24 (ad esempio, usare 300 euro per l’IMU di giugno e 540 euro per la TARI di settembre)

    Svantaggi della compensazione:

    • Richiede competenze tecniche: devi saper compilare correttamente il modello F24 indicando i codici tributo giusti
    • Visto di conformità: per crediti superiori a 5.000 euro, devi rivolgerti a un CAF o commercialista
    • Termine di utilizzo: se non usi il credito entro il 31 dicembre 2027, lo perdi (anche se è raro che ciò accada)

    Quale opzione conviene scegliere

    La scelta tra rimborso e compensazione dipende dalla tua situazione:

    • Scegli il rimborso se sei lavoratore dipendente o pensionato, preferisci la semplicità e vuoi ricevere il denaro in tempi rapidi senza fare nulla
    • Scegli la compensazione se hai altri debiti fiscali da pagare (IMU, TARI, contributi INPS), non hai un sostituto d’imposta, oppure preferisci gestire il credito in modo flessibile

    Il CAF Centro Fiscale di Udine ti consiglia la scelta migliore in base alla tua situazione fiscale complessiva, valutando anche eventuali debiti in scadenza e opportunità di ottimizzazione fiscale.

    Tempi di rimborso dell’eccedenza cedolare secca

    I tempi di rimborso dell’eccedenza di cedolare secca variano a seconda della modalità di presentazione della dichiarazione e della scelta effettuata tra rimborso diretto e compensazione. Conoscere le tempistiche è importante per pianificare la propria liquidità e sapere quando aspettarsi il denaro.

    Rimborso tramite 730 con sostituto d’imposta

    Se hai presentato il 730 con sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e hai scelto il rimborso, i tempi sono i seguenti:

    • 730 presentato entro il 31 maggio 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di luglio 2026
    • 730 presentato tra il 1° giugno e il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di agosto 2026
    • 730 presentato dopo il 20 giugno 2026: rimborso in busta paga o cedolino pensione di settembre 2026 o mesi successivi (a seconda della data di presentazione)

    Il rimborso viene erogato in un’unica soluzione dal sostituto d’imposta, che recupera poi l’importo dall’Agenzia delle Entrate tramite il sistema di compensazione mensile.

    Rimborso tramite Modello Redditi o 730 senza sostituto

    Se hai presentato il Modello Redditi (ex Unico) oppure il 730 senza sostituto d’imposta, il rimborso dell’eccedenza di cedolare secca avviene direttamente dall’Agenzia delle Entrate tramite accredito sul conto corrente indicato nella dichiarazione. I tempi sono significativamente più lunghi:

    • Dichiarazione presentata entro settembre 2026: rimborso entro 6-12 mesi dalla presentazione (generalmente tra febbraio e giugno 2027)
    • Dichiarazione presentata oltre settembre 2026: rimborso entro 12-18 mesi dalla presentazione

    L’Agenzia delle Entrate comunica l’avvenuto rimborso tramite una ricevuta di liquidazione visibile nell’area riservata del sito o tramite l’app Agenzia Entrate Mobile. È importante verificare che l’IBAN indicato nel 730 sia corretto e attivo, altrimenti il rimborso potrebbe essere respinto e dover essere richiesto nuovamente.

    Compensazione con F24

    Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, non c’è un “tempo di rimborso” vero e proprio, poiché sei tu a decidere quando utilizzare il credito. Tuttavia, ci sono delle regole temporali da rispettare:

    • Primo utilizzo: puoi iniziare a utilizzare il credito dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730 (o dalla data di presentazione del Modello Redditi)
    • Ultimo utilizzo: il credito deve essere utilizzato entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato generato (nel caso dell’eccedenza 2025, entro il 31 dicembre 2027)

    Ad esempio, se presenti il 730 il 15 giugno 2026, puoi utilizzare il credito di cedolare secca in F24 a partire dal 25 giugno 2026 e fino al 31 dicembre 2027.

    Cosa fare se il rimborso non arriva

    Se hai scelto il rimborso tramite sostituto d’imposta ma l’importo non compare nella busta paga nei tempi previsti, le cause possono essere:

    • Errori nella compilazione del 730: verifica che i dati siano corretti e che non ci siano incongruenze
    • Controlli automatici: l’Agenzia delle Entrate potrebbe aver sospeso il rimborso per controlli (riceverai una comunicazione)
    • Rapporto di lavoro cessato: se il rapporto è terminato dopo la presentazione del 730, il sostituto non può erogare il rimborso (dovrai richiederlo direttamente all’Agenzia)

    In questi casi, puoi verificare lo stato del rimborso accedendo all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, sezione “Consultazione delle dichiarazioni”. Se il problema persiste, il CAF Centro Fiscale di Udine può assisterti nella richiesta di chiarimenti o nella presentazione di un’istanza di rettifica.

    Esempi pratici di calcolo eccedenze

    Per comprendere meglio come funziona il calcolo dell’eccedenza di cedolare secca, vediamo alcuni esempi pratici basati su situazioni reali che si verificano frequentemente.

    Esempio 1: Contratto risolto anticipatamente

    Situazione: Laura possiede un appartamento che affitta a 900 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 ha percepito l’intero canone annuo (10.800 euro), versando un’imposta di 2.268 euro (10.800 × 21%). A giugno 2025 ha versato il primo acconto di 907 euro (40% di 2.268) e a novembre 2025 il secondo acconto di 1.361 euro (60% di 2.268). Tuttavia, a settembre 2025 il conduttore disdice il contratto, per cui Laura incassa solo 9 mensilità (8.100 euro).

    Calcolo:

    • Canone effettivo 2025: 900 × 9 = 8.100 euro
    • Imposta dovuta 2025: 8.100 × 21% = 1.701 euro
    • Acconti versati 2025: 907 + 1.361 = 2.268 euro
    • Eccedenza = 2.268 – 1.701 = 567 euro

    Laura può recuperare 567 euro tramite il 730/2026, scegliendo tra rimborso in busta paga (se è lavoratrice dipendente) o utilizzo in compensazione.

    Esempio 2: Riduzione del canone concordato

    Situazione: Marco ha un immobile in una zona ad alta tensione abitativa e applica la cedolare secca al 10% su un contratto a canone concordato. Nel 2024 il canone era di 600 euro al mese (7.200 euro annui), con imposta di 720 euro. Nel 2025, per trattenere il conduttore, riduce il canone a 500 euro al mese (6.000 euro annui). Ha già versato gli acconti calcolati sul canone precedente: 288 euro (primo acconto) + 432 euro (secondo acconto) = 720 euro totali.

    Calcolo:

    • Canone effettivo 2025: 500 × 12 = 6.000 euro
    • Imposta dovuta 2025: 6.000 × 10% = 600 euro
    • Acconti versati 2025: 720 euro
    • Eccedenza = 720 – 600 = 120 euro

    Marco recupera 120 euro nel 730/2026. Anche se l’importo è modesto, è comunque un diritto e conviene recuperarlo (soprattutto se si sceglie il rimborso automatico).

    Esempio 3: Immobile sfitto per alcuni mesi

    Situazione: Giulia possiede un bilocale che affitta a 750 euro al mese con cedolare secca al 21%. Nel 2024 l’immobile è stato locato per tutto l’anno (9.000 euro annui), con imposta di 1.890 euro. A marzo 2025 il contratto termina e Giulia trova un nuovo conduttore solo a luglio 2025. Nel 2025 incassa quindi 9 mensilità (da gennaio a marzo con il vecchio inquilino, da luglio a dicembre con il nuovo): 6.750 euro. Ha già versato acconti per 1.890 euro (756 + 1.134).

    Calcolo:

    • Canone effettivo 2025: 750 × 9 = 6.750 euro
    • Imposta dovuta 2025: 6.750 × 21% = 1.418 euro (arrotondato)
    • Acconti versati 2025: 1.890 euro
    • Eccedenza = 1.890 – 1.418 = 472 euro

    Giulia recupera 472 euro tramite il 730/2026. Questo esempio dimostra che anche periodi di sfitto relativamente brevi possono generare eccedenze significative.

    Esempio 4: Passaggio da regime ordinario a cedolare secca

    Situazione: Stefano nel 2024 tassava i canoni di locazione con il regime ordinario IRPEF, versando IRPEF e addizionali sui redditi fondiari. Nel 2025 decide di optare per la cedolare secca al 21%. Ha un immobile locato a 1.000 euro al mese (12.000 euro annui). Nel 2024, con aliquota IRPEF marginale del 35%, aveva versato acconti per 4.200 euro. Nel 2025, con cedolare al 21%, l’imposta dovuta è solo 2.520 euro (12.000 × 21%).

    Calcolo:

    • Imposta cedolare dovuta 2025: 2.520 euro
    • Acconti IRPEF versati (non applicabili alla cedolare): 0 euro (vanno in detrazione IRPEF generale)
    • Acconti cedolare versati 2025: 0 euro (primo anno di opzione)
    • Saldo cedolare da versare: 2.520 euro

    In questo caso non si genera un’eccedenza di cedolare secca, ma Stefano avrà un credito IRPEF derivante dagli acconti IRPEF versati nel 2024, che potrà recuperare nella parte IRPEF del 730. È importante non confondere i due crediti: quello IRPEF e quello cedolare sono separati e non compensabili tra loro.

    Differenze tra credito cedolare e credito IRPEF

    Una delle domande più frequenti riguarda le differenze tra il credito di cedolare secca e il credito IRPEF. Anche se entrambi sono crediti fiscali recuperabili tramite il 730, hanno caratteristiche, modalità di calcolo e utilizzo diverse. È fondamentale non confonderli per evitare errori nella compilazione della dichiarazione.

    Natura giuridica

    Il credito IRPEF deriva dall’eccedenza di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) versata rispetto a quella effettivamente dovuta. L’IRPEF è un’imposta progressiva che si calcola applicando aliquote crescenti agli scaglioni di reddito complessivo (23%, 25%, 35%, 43%). Include anche le addizionali regionali e comunali.

    Il credito cedolare secca, invece, deriva dall’eccedenza di imposta sostitutiva versata sui canoni di locazione. La cedolare secca è un’imposta proporzionale (aliquota fissa del 21% o 10%) che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e imposta di bollo relativamente ai redditi da locazione.

    Calcolo separato nel 730

    Nel Modello 730, il credito IRPEF e il credito cedolare secca vengono calcolati in sezioni separate:

    • Credito IRPEF: si calcola nel Quadro N (Determinazione dell’IRPEF), confrontando l’imposta lorda con detrazioni, deduzioni, ritenute e acconti IRPEF. L’eventuale eccedenza risulta nel rigo “Differenza” (che può essere un credito o un debito).
    • Credito cedolare secca: si calcola nella Sezione II del Quadro F, confrontando gli acconti cedolare versati con l’imposta cedolare dovuta sui canoni dichiarati nel Quadro B. L’eccedenza è autonoma rispetto al calcolo IRPEF.

    I due crediti non si sommano e non si compensano tra loro. Ad esempio, se hai un credito IRPEF di 500 euro e un debito cedolare di 200 euro, non puoi usare il credito IRPEF per pagare il debito cedolare: devi versare i 200 euro di cedolare e ricevere il rimborso dei 500 euro IRPEF separatamente.

    Modalità di utilizzo

    Entrambi i crediti possono essere utilizzati in rimborso o in compensazione, ma con alcune differenze operative:

    • Credito IRPEF: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo (IRPEF, IVA, contributi INPS, IMU, TARI, ecc.) tramite F24. Se superiore a 5.000 euro, richiede il visto di conformità.
    • Credito cedolare secca: può essere utilizzato in compensazione con qualsiasi tributo, ma con lo stesso limite di 5.000 euro per il visto di conformità. Può essere riportato nell’anno successivo se non utilizzato.

    Esempi di compensazione separata

    Caso 1: Credito IRPEF e credito cedolare entrambi positivi

    Paolo ha un credito IRPEF di 800 euro e un credito cedolare secca di 300 euro. Può scegliere:

    • Richiedere il rimborso di entrambi (riceverà 1.100 euro totali in busta paga)
    • Usare il credito IRPEF (800 euro) in compensazione per l’IMU e richiedere il rimborso del credito cedolare (300 euro)
    • Usare entrambi i crediti in compensazione per pagare tributi diversi

    Caso 2: Credito IRPEF e debito cedolare

    Maria ha un credito IRPEF di 600 euro ma un debito cedolare secca di 150 euro. Dovrà:

    • Versare 150 euro di saldo cedolare entro le scadenze (30 giugno o 30 luglio 2026)
    • Ricevere il rimborso di 600 euro IRPEF in busta paga (o usarlo in compensazione)

    Non può compensare il debito cedolare con il credito IRPEF: sono due imposte separate.

    Tabella riepilogativa delle differenze

    CaratteristicaCredito IRPEFCredito Cedolare Secca
    NaturaImposta progressiva sul reddito complessivoImposta sostitutiva sui canoni di locazione
    AliquotaVariabile (23%-43% a scaglioni)Fissa (21% o 10%)
    Quadro 730Quadro N (Determinazione IRPEF)Quadro F, Sezione II (Cedolare secca)
    Rimborso con sostitutoSì, in busta pagaSì, in busta paga
    CompensazioneSì, con tutti i tributi (F24)Sì, con tutti i tributi (F24)
    Limite visto conformità5.000 euro5.000 euro
    Compensabile tra loroNO – sono crediti separati

    Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua il calcolo separato di entrambi i crediti, verificando la corretta compilazione del 730 e suggerendoti la strategia migliore per il recupero.

    Errori comuni da evitare

    Nel gestire il rimborso delle eccedenze di cedolare secca, ci sono alcuni errori frequenti che possono compromettere il diritto al credito, ritardare il rimborso o generare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Conoscerli ti permette di evitarli e di recuperare il tuo denaro senza problemi.

    Errore 1: Indicare il canone lordo invece del canone netto percepito

    Nel compilare il Quadro B del 730, devi indicare il canone effettivamente percepito nell’anno 2025, non il canone previsto dal contratto. Se il conduttore non ha pagato alcune mensilità, quelle vanno escluse dal calcolo (salvo recupero successivo, che andrà dichiarato nell’anno in cui vengono effettivamente incassate). Indicare un canone superiore a quello realmente percepito riduce artificialmente l’eccedenza e ti fa perdere parte del credito spettante.

    Errore 2: Confondere l’aliquota 21% con il 10%

    L’aliquota della cedolare secca varia a seconda del tipo di contratto: 21% per canone libero, 10% per canone concordato. Un errore comune è applicare l’aliquota sbagliata nel calcolo dell’imposta dovuta. Se hai un contratto a canone concordato ma indichi il codice “3” (cedolare al 21%) invece del codice “4” (cedolare al 10%), pagherai più del dovuto e non otterrai il rimborso dell’eccedenza reale.

    Errore 3: Non indicare gli acconti versati nel Quadro F

    Se hai versato acconti di cedolare secca nel 2025 ma dimentichi di indicarli nel rigo F4 del 730, il programma non riconoscerà il credito e ti chiederà di versare nuovamente l’imposta (anche se l’hai già pagata in acconto). Conserva sempre le ricevute F24 degli acconti e verifica che siano riportati correttamente nella dichiarazione.

    Errore 4: Scegliere il rimborso senza avere un sostituto d’imposta

    Se sei un lavoratore autonomo senza datore di lavoro, oppure il tuo rapporto di lavoro è cessato prima della data di rimborso, non puoi scegliere il rimborso tramite sostituto. In questo caso, devi necessariamente optare per l’utilizzo in compensazione tramite F24, altrimenti il credito non ti verrà erogato e dovrai presentare un’istanza di rettifica (con tempi molto più lunghi).

    Errore 5: Utilizzare il credito in compensazione prima del termine

    Se hai scelto l’utilizzo in compensazione, ricorda che puoi iniziare a usare il credito solo dal 10° giorno successivo alla presentazione del 730. Se utilizzi il credito prima di questo termine, la compensazione è irregolare e potresti ricevere una richiesta di chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate, con possibili sanzioni.

    Errore 6: Non conservare la documentazione

    L’Agenzia delle Entrate può richiedere in qualsiasi momento (entro i termini di decadenza, generalmente 5 anni) la documentazione che giustifica l’eccedenza di cedolare secca. Conserva sempre:

    • Contratto di locazione registrato
    • Ricevute dei canoni percepiti (bonifici, assegni, estratti conto)
    • Comunicazione di disdetta (se il contratto è cessato anticipatamente)
    • F24 degli acconti versati
    • Copia del 730 presentato

    In caso di controllo, se non riesci a dimostrare la correttezza dei dati dichiarati, l’Agenzia può disconoscere l’eccedenza e chiederti la restituzione del rimborso con sanzioni e interessi.

    Errore 7: Non verificare l’IBAN per il rimborso

    Se presenti il Modello Redditi o il 730 senza sostituto e scegli il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate, assicurati che l’IBAN indicato sia corretto e che il conto corrente sia attivo e intestato a te. Se l’IBAN è errato o il conto è chiuso, il bonifico verrà respinto e dovrai presentare una nuova richiesta, con tempi di attesa aggiuntivi di diversi mesi.

    Il CAF Centro Fiscale di Udine effettua tutti i controlli necessari prima di presentare il 730, verificando la correttezza dei dati, la coerenza tra canoni dichiarati e acconti versati, e la validità dell’IBAN per il rimborso. Affidarsi a professionisti esperti riduce drasticamente il rischio di errori e ti garantisce il recupero completo dell’eccedenza nei tempi previsti.

    Domande Frequenti sul Rimborso Eccedenze Cedolare Secca

    Quando si genera un’eccedenza di cedolare secca?

    Un’eccedenza di cedolare secca si genera quando gli acconti versati nell’anno risultano superiori all’imposta effettivamente dovuta. I casi più comuni sono: contratto di locazione risolto anticipatamente, riduzione del canone rispetto all’anno precedente, immobile sfitto per alcuni mesi, errore di calcolo degli acconti. L’eccedenza va recuperata tramite il Modello 730 o Redditi, scegliendo tra rimborso diretto o compensazione con F24.

    Come si calcola l’eccedenza di cedolare secca nel 730?

    L’eccedenza si calcola confrontando gli acconti versati con l’imposta dovuta. Formula: Eccedenza = Acconti versati – Imposta dovuta. L’imposta dovuta si ottiene moltiplicando il canone annuo percepito per l’aliquota cedolare (21 percento o 10 percento). Gli acconti sono costituiti dal primo acconto (40 percento imposta anno precedente) e secondo acconto (60 percento imposta anno precedente). Il risultato va indicato nel Quadro F del 730.

    Quali righi del 730 si compilano per il rimborso cedolare secca?

    Per recuperare l’eccedenza di cedolare secca devi compilare: Quadro B (redditi fabbricati) indicando il canone percepito e il codice cedolare (3 per 21 percento, 4 per 10 percento); Quadro F rigo F4 per indicare gli acconti versati; Rigo F6 per scegliere tra rimborso in busta paga o utilizzo in compensazione F24. È fondamentale conservare i documenti (contratto, F24 acconti, ricevute canoni).

    Quanto tempo ci vuole per ricevere il rimborso cedolare secca?

    I tempi di rimborso variano: con 730 e sostituto d’imposta il rimborso arriva in busta paga o pensione entro luglio-agosto 2026 se presentato entro maggio, settembre se presentato dopo giugno. Con Modello Redditi o 730 senza sostituto il rimborso dall’Agenzia delle Entrate arriva entro 6-12 mesi dalla presentazione tramite bonifico sul conto indicato. Con compensazione F24 puoi usare il credito dal 10esimo giorno dopo la presentazione.

    Si può compensare il credito cedolare con debiti IRPEF?

    No, il credito di cedolare secca e il credito IRPEF sono separati e non compensabili tra loro. La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che si calcola autonomamente nel Quadro F del 730, mentre l’IRPEF si calcola nel Quadro N. Se hai un credito cedolare e un debito IRPEF dovrai versare l’IRPEF e ricevere il rimborso cedolare separatamente, oppure usare il credito cedolare in compensazione F24 per altri tributi (IMU, TARI, contributi).

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