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Tag Archivio per: partita iva e lavoro dipendente

PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario con Dipendenti e Collaboratori 2026: Limiti di Spesa e Costi

regime forfettario partita iva

Sei in regime forfettario e vuoi assumere un dipendente o un collaboratore? La buona notizia e’ che si puo’ fare. La cattiva e’ che esiste un limite di spesa di 20.000 euro lordi annui oltre il quale perdi il regime agevolato. In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine spieghiamo nel dettaglio cosa prevede la normativa 2026, quali tipologie di collaboratori rientrano nel limite, quanto costa davvero assumere e quando conviene farlo restando in forfettario o passando al regime ordinario.

Il forfettario puo’ avere dipendenti? Si’, con un limite

La risposta e’ si’: chi e’ in regime forfettario puo’ assumere lavoratori dipendenti, attivare contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), inserire apprendisti o tirocinanti. Tuttavia, per non perdere il regime agevolato al 5% o 15%, e’ necessario rispettare un tetto preciso di spesa per il personale.

Fino al 2022 il limite era piu’ basso (5.000 euro lordi annui) e questo, di fatto, scoraggiava qualsiasi assunzione strutturata. Dal 1 gennaio 2023, e con conferma anche per il 2026, il tetto e’ stato innalzato a 20.000 euro lordi annui: un importo che permette anche al piccolo professionista o all’artigiano di inserire una collaboratrice part-time o un apprendista senza dover lasciare immediatamente il regime agevolato.

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Il limite dei 20.000 euro lordi annui: cosa prevede la normativa 2026

La Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), confermata nelle disposizioni della Legge di Bilancio 2025/2026, ha modificato l’articolo 1, comma 54 della Legge 190/2014, fissando il nuovo tetto a 20.000 euro lordi annui di spesa per:

  • lavoro accessorio (es. PrestO);
  • lavoratori dipendenti (full-time e part-time);
  • collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.);
  • somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro;
  • compensi a familiari coadiuvanti per le imprese individuali.

Il calcolo si fa sul costo lordo complessivo sostenuto nell’anno solare. Se la somma supera 20.000 euro, scatta la causa ostativa: nel periodo d’imposta successivo non potrai piu’ applicare il regime forfettario e dovrai passare al regime ordinario o semplificato.

Esempio pratico di calcolo

Un consulente forfettario nel 2026 ha sostenuto:

  • Stipendio lordo segretaria part-time: 15.000 euro
  • Compenso co.co.co. progettista esterno: 4.000 euro
  • Totale: 19.000 euro

Restando sotto i 20.000 euro, mantiene il forfettario anche nel 2027. Se invece il totale fosse stato 21.000 euro, dal 1 gennaio 2027 sarebbe uscito automaticamente dal regime.

Tipologie di collaboratori: cosa rientra nel limite e cosa no

Non tutti i rapporti di lavoro o di collaborazione concorrono al tetto dei 20.000 euro. Vediamo nel dettaglio:

Rapporti che CONTANO nel limite di 20.000 euro

  • Lavoratori dipendenti (a tempo indeterminato o determinato, full-time o part-time);
  • Apprendisti (qualsiasi tipologia: professionalizzante, prima qualifica, alta formazione);
  • Co.co.co. (collaborazioni coordinate e continuative);
  • Lavoratori occasionali e prestazioni accessorie (PrestO, voucher);
  • Tirocinanti retribuiti (limitatamente al rimborso/indennita’);
  • Familiari coadiuvanti dell’impresa individuale (per la quota di compenso ad essi attribuita);
  • Associati in partecipazione con apporto di solo lavoro.

Rapporti che NON contano nel limite

  • Fornitori e consulenti con partita IVA (commercialista, avvocato, grafico freelance, agenzia di marketing): sono prestazioni di servizio, non lavoro dipendente;
  • Stage curriculari non retribuiti (universitari/scolastici);
  • Collaboratori autonomi occasionali con ritenuta d’acconto (sotto i 5.000 euro/anno e senza continuita’);
  • Compensi ad amministratori di societa’ (non applicabile al forfettario, che e’ impresa individuale o libero professionista).

Attenzione: la qualificazione del rapporto deve essere reale. Se assumi un “finto autonomo” che lavora solo per te, in modo continuativo e con vincolo di subordinazione, l’INPS o l’Ispettorato del Lavoro possono riqualificare il rapporto in lavoro dipendente, con conseguenze fiscali e contributive pesanti.

Come assumere un dipendente da forfettario: gli adempimenti

Anche se sei in regime forfettario, gli adempimenti per assumere un dipendente sono identici a quelli di qualsiasi datore di lavoro. Ecco i passaggi obbligatori:

1. Apertura della posizione INPS dipendenti

Devi richiedere all’INPS il codice azienda per la matricola DM (gestione dipendenti), separato da quello eventuale come autonomo. La richiesta si fa telematicamente via Cassetto Previdenziale del Contribuente o tramite il consulente del lavoro.

2. Apertura della posizione INAIL

L’INAIL e’ l’ente che assicura il lavoratore contro infortuni e malattie professionali. Va aperta una posizione assicurativa territoriale (PAT) almeno il giorno prima dell’inizio del rapporto, indicando il codice tariffa relativo all’attivita’ svolta.

3. Comunicazione obbligatoria di assunzione (UniLav)

Almeno il giorno prima dell’inizio del lavoro, va inviata la Comunicazione Obbligatoria UniLav al Centro per l’Impiego competente, tramite il portale regionale (in FVG: ClicLavoro FVG). Il modello identifica datore, lavoratore, CCNL applicato, mansione, durata.

4. Scelta del CCNL applicabile

Devi applicare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro coerente con la tua attivita’ (es. Commercio Confcommercio, Studi Professionali, Metalmeccanico Artigiani). Il CCNL determina retribuzione minima, livelli, ferie, permessi, scatti di anzianita’.

5. Lettera di assunzione e busta paga

Va consegnata al lavoratore la lettera di assunzione con tutte le condizioni (data, mansione, livello, retribuzione, periodo di prova). Ogni mese il consulente del lavoro elabora la busta paga, calcola contributi e ritenute, e ti consegna il modello F24 da pagare.

Costi reali per assumere un dipendente in forfettario

Il costo aziendale di un dipendente non coincide con la retribuzione lorda in busta paga. Devi sommare diverse voci:

  • Retribuzione lorda (RAL): include base, scatti, contingenza;
  • Contributi INPS a carico del datore di lavoro: circa 28-32% della retribuzione lorda, variabili per CCNL e tipologia di rapporto;
  • INAIL: variabile per tariffa di rischio, mediamente da 0,4% a 4% della RAL;
  • TFR (Trattamento di Fine Rapporto): pari a circa il 7,4% della RAL annua, da accantonare ogni anno;
  • Tredicesima e quattordicesima (se previste dal CCNL);
  • Ferie e permessi non goduti;
  • Visite mediche, formazione obbligatoria, DPI (sicurezza sul lavoro D.Lgs. 81/2008);
  • Consulente del lavoro: 30-80 euro/mese a busta paga.

Esempio: dipendente con RAL 20.000 euro

  • Retribuzione lorda annua: 20.000 euro
  • Contributi INPS datore (~30%): 6.000 euro
  • INAIL (stima 1%): 200 euro
  • TFR (7,4%): 1.480 euro
  • Consulente del lavoro: 600 euro/anno
  • Costo aziendale totale stimato: circa 28.300 euro

Il dipendente, di contro, ricevera’ un netto in busta di circa 14.500-15.500 euro/anno, considerando ritenute IRPEF e contributi a suo carico (9,19%).

Attenzione al limite forfettario: ai fini dei 20.000 euro contano solo le voci specificate dalla norma (essenzialmente retribuzione lorda + co.co.co. + lavoro accessorio). I contributi datoriali e l’INAIL non concorrono al tetto, ma incidono pesantemente sul tuo bilancio reale.

Il forfettario come sostituto d’imposta sui dipendenti

Il regime forfettario, di regola, non e’ sostituto d’imposta sui compensi dei lavoratori autonomi (per questo non opera ritenute sulla tua fattura al cliente). MA, se assumi dipendenti, la situazione cambia: diventi obbligatoriamente sostituto d’imposta limitatamente ai redditi da lavoro dipendente e assimilati.

Cosa significa concretamente:

  • Trattenute IRPEF: ogni mese trattieni in busta paga l’IRPEF dovuta dal dipendente sulla sua retribuzione;
  • Versamento F24: entro il 16 del mese successivo versi all’erario IRPEF e contributi (codici tributo 1001, 1002, ecc.);
  • Modello 770: entro il 31 ottobre dell’anno successivo presenti il Modello 770 dichiarando ritenute operate e versate;
  • Certificazione Unica (CU): entro il 16 marzo rilasci al dipendente la CU e la trasmetti all’Agenzia delle Entrate;
  • Conguaglio fiscale di fine anno (o alla cessazione del rapporto).

Tutti questi adempimenti sono normalmente gestiti dal consulente del lavoro, che li include nella sua parcella mensile/annuale.

Costi del personale non deducibili: il vero nodo del forfettario

Ecco il punto piu’ delicato. Nel regime forfettario il reddito imponibile si calcola applicando ai compensi un coefficiente di redditivita’ (40%, 67%, 78%, 86%, ecc. a seconda del codice ATECO). Il restante e’ considerato come costo forfettario: non puoi dedurre analiticamente nessuna spesa effettiva, nemmeno quelle del personale.

Questo significa che:

  • I 28.000 euro di costo aziendale di una dipendente NON abbattono il tuo reddito imponibile;
  • Paghi comunque l’imposta sostitutiva (5% o 15%) sul reddito calcolato col coefficiente, come se il dipendente non ci fosse;
  • Tuttavia, lo stipendio lordo entra nel conteggio del tetto 20.000 euro.

Conviene assumere restando in forfettario? Spesso no

Quando i costi del personale diventano significativi, e’ fiscalmente piu’ conveniente passare al regime ordinario o semplificato, dove i costi sono integralmente deducibili. La convenienza dipende da:

  • Coefficiente di redditivita’ della tua attivita’ (piu’ alto = forfettario meno conveniente);
  • Volume dei compensi annui;
  • Entita’ dei costi reali (personale, affitti, beni strumentali);
  • Aliquota agevolata (5% start-up vs. 15% standard).

In linea di massima, se assumi un dipendente con RAL superiore a 12-15.000 euro e hai compensi annui sopra 50-60.000 euro, vale la pena fare una simulazione comparativa con il commercialista prima di confermare il forfettario.

Alternative all’assunzione diretta

Se non vuoi gestire un dipendente strutturato, esistono alternative che possono coprire le tue necessita’ lavorative senza eccessivi costi e adempimenti:

1. Lavoratori autonomi con partita IVA

I collaboratori esterni con partita IVA (freelance, consulenti, professionisti) non rientrano nel limite dei 20.000 euro e i loro compensi non sono soggetti agli adempimenti del lavoro dipendente. Attenzione pero’ alla genuinita’ del rapporto: l’autonomia deve essere reale (orari, sede, modalita’ operative).

2. PrestO (lavoro occasionale digitale)

Il Libretto Famiglia e il contratto di Prestazione Occasionale (PrestO) permettono di pagare prestazioni saltuarie con limiti annui:

  • Massimo 10.000 euro/anno da parte di un committente verso la totalita’ dei prestatori;
  • Massimo 2.500 euro/anno per ogni singolo prestatore dallo stesso committente;
  • Massimo 5.000 euro/anno per ogni prestatore da tutti i committenti.

Le somme PrestO concorrono al limite dei 20.000 euro del forfettario.

3. Stage e tirocini curriculari

Gli stage curriculari universitari o scolastici non comportano costi salariali (eventualmente solo un rimborso spese facoltativo). Sono utili per attivita’ temporanee o per testare un futuro collaboratore.

4. Co.co.co.

Le collaborazioni coordinate e continuative sono ammesse anche in forfettario: il collaboratore e’ iscritto alla Gestione Separata INPS e i suoi compensi rientrano nel tetto dei 20.000 euro. Gestione piu’ leggera del lavoro dipendente, ma occorre verificare che non si configuri etero-organizzazione (rischio riqualificazione).

Familiari coadiuvanti: regole specifiche per le ditte individuali

Se sei un’impresa individuale (artigiano, commerciante) e ti fai aiutare da un familiare nell’attivita’, puoi inquadrarlo come collaboratore familiare. Le regole:

  • Iscrizione alla Gestione Commercianti o Artigiani INPS come coadiuvante familiare;
  • Versamento contributi minimi (anche se non c’e’ compenso);
  • Il compenso eventualmente attribuito al familiare concorre al tetto dei 20.000 euro;
  • Per i liberi professionisti forfettari (non imprese), la figura del familiare coadiuvante non e’ prevista nelle stesse modalita’: occorre un contratto specifico (lavoro dipendente, co.co.co., autonomo).

Esempio pratico: consulente forfettario assume segretaria part-time

Mario, consulente informatico in regime forfettario, ha incassato nel 2026 60.000 euro di compensi. Coefficiente di redditivita’ attivita’ professionali: 78%.

Scenario A: senza dipendenti

  • Reddito imponibile = 60.000 x 78% = 46.800 euro
  • Imposta sostitutiva 15% = 7.020 euro
  • Contributi previdenziali Gestione Separata INPS (~26%): 12.168 euro
  • Carico totale: 19.188 euro

Scenario B: assume segretaria part-time RAL 15.000 euro

  • Costo aziendale segretaria stimato: circa 21.000 euro (lordo + contributi datore + INAIL + TFR)
  • Importo che conta nel limite 20.000 euro: 15.000 euro (RAL) → OK, sotto il tetto
  • Mario resta in forfettario nel 2027
  • L’imposta sostitutiva resta 7.020 euro (i 21.000 euro di costo NON sono deducibili)
  • Carico totale Mario: 19.188 + 21.000 = 40.188 euro

Scenario C: simulazione regime ordinario semplificato

  • Reddito = 60.000 – 21.000 (costi personale) – 4.000 (altri costi reali) = 35.000 euro
  • IRPEF a scaglioni stimata: ~9.500 euro (risparmio rispetto al sostitutiva su 46.800)
  • Contributi Gestione Separata su 35.000 = ~9.100 euro
  • Sommando IVA da gestire e adempimenti, in genere il regime ordinario diventa convenientequando i costi reali superano il differenziale del coefficiente forfettario.

Conclusione: per Mario, con un solo dipendente part-time e compensi di 60.000 euro, restare in forfettario e’ ancora marginalmente conveniente. Sopra i 70-80.000 euro di compensi e con piu’ di un dipendente strutturato, il regime ordinario diventa la scelta migliore.

Cosa succede se superi il limite di 20.000 euro

Il superamento del tetto comporta la fuoriuscita dal regime forfettario dal 1 gennaio dell’anno successivo. Da quel momento:

  • Si applica il regime ordinario (o semplificato in contabilita’ semplificata se si rientra nei limiti);
  • L’IVA torna ad essere applicata in fattura e va versata trimestralmente o mensilmente;
  • I costi diventano interamente deducibili dal reddito;
  • L’IRPEF si applica a scaglioni progressivi (23%, 35%, 43%);
  • Si possono detrarre detrazioni d’imposta su spese personali (sanitarie, ristrutturazioni, ecc.).

Il rientro nel forfettario sara’ possibile solo dopo aver rispettato per un anno tutti i requisiti previsti dalla legge.

Domande frequenti su forfettario e dipendenti

Posso assumere un apprendista in regime forfettario?

Si’, l’apprendistato e’ ammesso. Lo stipendio lordo concorre al limite di 20.000 euro. L’apprendistato professionalizzante gode di sgravi contributivi importanti, riducendo il costo aziendale rispetto a un dipendente standard.

Il commercialista o l’avvocato a cui pago la parcella conta nel tetto 20.000 euro?

No. I compensi a fornitori e consulenti con partita IVA non concorrono al limite. Sono prestazioni di servizio professionale, non lavoro subordinato o parasubordinato.

Se assumo a meta’ anno, il limite si proporziona?

No. Il tetto e’ fisso a 20.000 euro per anno solare indipendentemente dalla durata del rapporto. Se assumi il 1 luglio con RAL annua di 30.000 euro, in 6 mesi spendi 15.000 euro lordi, quindi sei sotto il limite.

Sono forfettario libero professionista: posso assumere un familiare come collaboratore?

Per i liberi professionisti la figura del collaboratore familiare in senso fiscale-contributivo non e’ prevista come per le imprese commerciali. Puoi pero’ assumere un familiare come dipendente, co.co.co. o stipulare con lui un rapporto autonomo se ha partita IVA, applicando le regole ordinarie.

Devo presentare il Modello 770 anche se ho un solo dipendente?

Si’. Il Modello 770 e’ obbligatorio per qualsiasi sostituto d’imposta, anche con un solo dipendente. Lo presenta in genere il consulente del lavoro insieme alla CU.

Conviene davvero assumere se sono in forfettario?

Dipende dal volume dei compensi e dal coefficiente di redditivita’. In linea generale, se il costo dei dipendenti supera il 20-25% dei compensi, il regime ordinario diventa fiscalmente piu’ conveniente perche’ i costi sono deducibili. Una simulazione personalizzata e’ fondamentale.

Posso utilizzare i voucher PrestO per pagare un collaboratore saltuario?

Si’, entro i limiti di legge (massimo 2.500 euro/anno per singolo prestatore, 10.000 euro complessivi annui per il committente). Le somme PrestO contano nel tetto dei 20.000 euro del forfettario.

Vuoi assumere o stai per superare il limite? Affidati al CAF Centro Fiscale

Decidere se assumere un dipendente restando in forfettario o passare al regime ordinario richiede una valutazione personalizzata che tenga conto del tuo coefficiente di redditivita’, dei costi reali, delle prospettive di crescita. Un errore di calcolo puo’ costarti la fuoriuscita dal forfettario o, peggio, una scelta fiscalmente svantaggiosa per anni.

Al CAF Centro Fiscale di Udine ti aiutiamo a:

  • Simulare il carico fiscale forfettario vs ordinario in base alla tua attivita’;
  • Calcolare il costo aziendale reale di un nuovo dipendente o collaboratore;
  • Verificare il rispetto del tetto dei 20.000 euro;
  • Coordinarti con un consulente del lavoro di fiducia per gli adempimenti operativi;
  • Pianificare il passaggio al regime ordinario quando conviene.

Prenota un appuntamento: ti aspettiamo in Viale Giuseppe Tullio 13, scala B – Udine. Chiamaci allo 0432 1638640 o scrivici su WhatsApp al 366 6018121. Email: info@centrofiscale.com.

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Giugno 16, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-16 08:00:002026-05-24 09:54:44Forfettario con Dipendenti e Collaboratori 2026: Limiti di Spesa e Costi
GESTIONE PARTITA IVA, PARTITA IVA

Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici

regime forfettario partita iva

“Posso avere due partite IVA contemporaneamente?” e una delle domande piu frequenti che riceviamo al CAF Centro Fiscale di Udine. La risposta breve e chiara: no, una persona fisica puo avere una sola partita IVA. Pero esistono soluzioni alternative che permettono di gestire piu attivita diverse in regola con il Fisco.

In questa guida 2026 spieghiamo nel dettaglio la regola generale, perche non si possono avere due P.IVA distinte sullo stesso codice fiscale, quali sono le eccezioni reali (poche), come funzionano i codici ATECO multipli in una sola partita IVA, e analizziamo 5 casi pratici tra i piu ricorrenti: designer freelance + e-commerce, medico + affitti, avvocato + influencer, marito imprenditore + moglie professionista, P.IVA forfettaria + amministratore SRL.

Indice dei contenuti

  1. La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica
  2. Perche non si possono avere due P.IVA distinte
  3. Cosa e possibile invece: le alternative legali
  4. Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona
  5. Caso 1: Designer freelance + e-commerce online
  6. Caso 2: Medico + affitti immobiliari
  7. Caso 3: Avvocato + influencer
  8. Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista
  9. Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL
  10. Impresa individuale + libera professione
  11. Societa e partita IVA del socio
  12. Come gestire concretamente piu attivita
  13. Chiusura e riapertura di una partita IVA
  14. Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera
  15. FAQ – Domande frequenti

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La regola generale: una sola partita IVA per persona fisica

L’articolo 35 del DPR 633/1972 (decreto IVA) e il regolamento dell’Agenzia delle Entrate stabiliscono un principio chiaro: a ogni soggetto passivo IVA viene attribuita una sola partita IVA, identificata da 11 cifre, legata al codice fiscale del titolare.

Questo significa che una persona fisica (Mario Rossi, codice fiscale RSSMRA80A01L483Z) puo avere una sola partita IVA, indipendentemente da quante attivita svolge. La P.IVA e l’identificativo unico del soggetto verso il Fisco e l’Agenzia delle Entrate non ne assegna due alla stessa persona.

La conferma arriva direttamente dal modello AA9/12 (apertura partita IVA persone fisiche): nel modello si dichiara un solo codice ATECO principale e si possono indicare uno o piu codici ATECO secondari, ma il numero di P.IVA assegnato resta uno.

Perche non si possono avere due P.IVA distinte

La domanda piu insidiosa e: “Posso aprire una seconda partita IVA per fare un’attivita completamente diversa?”. La risposta e no, e non esistono eccezioni per le persone fisiche. Il sistema fiscale italiano impedisce volutamente di:

  • Frazionare i ricavi tra due partite IVA per restare entrambe sotto la soglia del regime forfettario (85.000 euro)
  • Beneficiare due volte di agevolazioni o aliquote ridotte (5% startup forfettario)
  • Separare artificialmente attivita per ridurre la base imponibile
  • Eludere i limiti di fatturato o le cause ostative del forfettario

Si tratta di una misura antielusiva: l’Agenzia delle Entrate, in base al codice fiscale, vede tutta l’attivita economica del soggetto in modo unitario. Tentare di aprire una seconda P.IVA con lo stesso CF viene rifiutato dal sistema telematico ENTRATEL/Fisconline.

Eccezione apparente: alcuni pensano che impresa individuale e libera professione siano “due partite IVA”. In realta sono due forme di esercizio sotto la stessa P.IVA, come vedremo nel paragrafo dedicato.

Cosa e possibile invece: le alternative legali

Pur non potendo avere due P.IVA distinte, una persona fisica ha diverse strade legittime per gestire piu attivita o piu fonti di reddito:

  • Una sola P.IVA con piu codici ATECO (principale + secondari): la soluzione piu comune per professionisti e ditte individuali con attivita multiple
  • P.IVA persona fisica + cariche in societa: si puo essere titolare di P.IVA individuale ed essere contemporaneamente amministratore di una SRL (compensi separati, soggetti a regole proprie)
  • P.IVA persona fisica + socio di societa di persone: il reddito da partecipazione confluisce nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • P.IVA persona fisica + redditi non professionali: affitti, dividendi, capital gain non richiedono P.IVA dedicata
  • P.IVA italiana + P.IVA estera: solo per residenti all’estero che operano anche in altro Paese (caso particolare, vedi paragrafo dedicato)

Una partita IVA con piu codici ATECO: come funziona

La soluzione piu comune per chi svolge piu attivita differenti e mantenere una sola P.IVA con piu codici ATECO. Funziona cosi:

Codice ATECO principale

E il codice dell’attivita prevalente per fatturato. Si dichiara nel modello AA9/12 al momento dell’apertura o nelle successive variazioni. E il codice che identifica fiscalmente l’attivita principale del contribuente e determina:

  • La cassa previdenziale di iscrizione (INPS Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, casse professionali)
  • Il coefficiente di redditivita in regime forfettario (40%, 67%, 78%, 86%, ecc.)
  • L’iscrizione a Camera di Commercio e/o Albo professionale
  • Gli studi di settore e Indici Sintetici di Affidabilita Fiscale (ISA), per i regimi ordinari/semplificati

Codici ATECO secondari

Si possono aggiungere uno o piu codici ATECO secondari nello stesso modello AA9/12, indicando le altre attivita esercitate. Le fatture devono riportare il codice ATECO corrispondente all’attivita svolta nella singola operazione. La contabilita interna deve permettere di distinguere i ricavi per attivita.

Coefficiente nel regime forfettario con piu ATECO

Nel regime forfettario, quando un contribuente ha piu codici ATECO con coefficienti di redditivita diversi, l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E del 2016 e successive) chiarisce che:

  • Si applica il coefficiente prevalente, ossia quello dell’attivita principale
  • I limiti di ricavi (85.000 euro) sono calcolati sulla somma di tutti i ricavi di tutte le attivita svolte
  • Quando le attivita appartengono a gruppi diversi (es. servizi professionali al 78% + commercio al 40%), si applica il coefficiente del gruppo prevalente per fatturato

Esempio: Marco fattura 30.000 euro come consulente informatico (ATECO 62.02.00, coeff. 67%) e 15.000 euro come venditore online di gadget (ATECO 47.91.10, coeff. 40%). L’attivita principale e la consulenza (prevalente), quindi su tutti i 45.000 euro si applica il coefficiente 67%. Reddito imponibile: 30.150 euro.

Caso 1: Designer freelance + e-commerce online

Situazione: Giulia e una graphic designer freelance (logo, brand identity) e ha aperto un e-commerce su Shopify dove vende stampe artistiche e poster realizzati da lei.

Domanda: Mi servono due partite IVA, una per la consulenza e una per il negozio online?

Risposta: No. Una sola P.IVA con due codici ATECO:

  • ATECO 74.10.30 – Attivita di design grafico (principale, professionale, coeff. forfettario 78%)
  • ATECO 47.91.10 – Commercio al dettaglio prodotti via Internet (secondario, coeff. forfettario 40%)

Attenzione: il codice ATECO 47.91.10 (e-commerce) puo richiedere la SCIA al Comune e l’iscrizione al Registro Imprese alla Camera di Commercio. Inoltre, l’attivita commerciale comporta l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS (con contributi minimi anche in assenza di guadagno), aspetto che puo cambiare la convenienza fiscale rispetto a quando si fattura solo come professionista (Gestione Separata INPS).

Nel forfettario il coefficiente applicato sara quello dell’attivita prevalente per fatturato. Se Giulia fattura piu di design, applichera il 78% sui 100% dei ricavi totali.

Caso 2: Medico + affitti immobiliari

Situazione: Il dottor Bianchi e medico di base con P.IVA (ATECO 86.21.00, iscritto ENPAM) e possiede 3 appartamenti che affitta a privati con contratto 4+4 e cedolare secca al 21%.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA per gli affitti?

Risposta: No, e non serve. Gli affitti di immobili da parte di persona fisica non costituiscono attivita d’impresa finche non si organizzano servizi accessori (pulizia, colazione, accoglienza) o non si superano determinati requisiti dimensionali. I redditi da locazione confluiscono nel Modello Redditi PF (quadro RB) o nel 730 e si tassano separatamente.

Cosa fare in pratica:

  • Continuare a fatturare le visite/prestazioni mediche con la P.IVA esistente
  • Dichiarare i redditi degli immobili nel quadro RB del Modello Redditi PF (o nel 730 quadro B)
  • Optare per cedolare secca (21% o 10% canone concordato) o per la tassazione IRPEF ordinaria con detrazioni

Attenzione: se il medico iniziasse a gestire affitti brevi turistici (Airbnb, Booking) in modo professionale (oltre 4 immobili in locazione breve), scatterebbe la presunzione di attivita d’impresa con conseguenze diverse. In quel caso si potrebbe valutare l’aggiunta del codice ATECO secondario alla P.IVA esistente, oppure costituire una societa separata.

Caso 3: Avvocato + influencer

Situazione: L’avvocato Conti svolge attivita di patrocinio legale (ATECO 69.10.10) ed e diventato un influencer su Instagram con 80.000 follower, ricevendo pagamenti per sponsorizzazioni e contenuti pubblicitari.

Domanda: Devo aprire una seconda P.IVA da influencer?

Risposta: No. Aggiunge il codice ATECO secondario per l’attivita di influencer/content creator alla sua P.IVA esistente. I codici ATECO oggi piu utilizzati per gli influencer sono:

  • ATECO 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari (per chi crea contenuti sponsorizzati)
  • ATECO 90.03.09 – Altre creazioni artistiche e letterarie (per produzione di contenuti originali)
  • ATECO 74.20.20 – Attivita di riprese fotografiche/video (se rilevante)

Punto critico per gli avvocati: il Codice Deontologico Forense impone limiti alla pubblicita personale e potrebbe vietare alcune forme di sponsorizzazione di terzi. Prima di aggiungere l’attivita influencer, l’avvocato deve verificare con il proprio Ordine se le sponsorizzazioni sono compatibili con la professione forense. La parte normativa fiscale, di per se, non e ostativa.

Cassa previdenziale: l’avvocato e iscritto a Cassa Forense per l’attivita legale. I redditi da influencer pero non rientrano in Cassa Forense e potrebbero richiedere l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per quella quota di reddito (situazione tecnica complessa, da valutare caso per caso con il commercialista).

Caso 4: Marito imprenditore + moglie professionista

Situazione: Marco gestisce una ditta individuale di idraulica (ATECO 43.22.01) e la moglie Anna e psicologa libera professionista (ATECO 86.90.30). Sono sposati in comunione legale dei beni.

Domanda: Possiamo avere due partite IVA in famiglia?

Risposta: Si, certo. Marco e Anna sono due persone fisiche distinte, ciascuna con il proprio codice fiscale. Ognuno avra la propria partita IVA intestata al proprio CF. Il regime di comunione dei beni riguarda il patrimonio famigliare ma non incide sulla soggettivita fiscale dei coniugi: ogni coniuge dichiara autonomamente i propri redditi.

Aspetti pratici:

  • Ogni coniuge presenta il proprio Modello Redditi PF (o 730)
  • Si puo presentare il 730 congiunto per semplificare, ma le P.IVA restano separate
  • Eventuali redditi da affitti di immobili in comunione vengono divisi al 50% tra i coniugi
  • Le spese deducibili e detrazioni sono personali (es. contributi previdenziali, spese mediche del coniuge a carico)

Diverso e il caso dell’impresa familiare (art. 230-bis cc): qui il coniuge collaboratore non titolare puo ricevere fino al 49% del reddito senza una propria P.IVA. E uno strumento utile in famiglie dove un coniuge collabora senza essere titolare di attivita autonoma.

Caso 5: P.IVA forfettaria + amministratore SRL

Situazione: Luca ha una P.IVA forfettaria come consulente informatico (ATECO 62.02.00) ed e stato nominato amministratore unico di una SRL (di cui possiede il 30% delle quote).

Domanda: Posso ricevere compensi da entrambe le posizioni?

Risposta: Si, ma con cautela. La P.IVA forfettaria e l’incarico di amministratore SRL sono compatibili, ma occorre rispettare alcune regole fondamentali per non perdere il forfettario.

Compensi da amministratore

I compensi da amministratore di SRL sono redditi assimilati a lavoro dipendente (art. 50 TUIR), non vanno fatturati con la P.IVA professionale. Si tassano IRPEF in busta paga emessa dalla SRL, con ritenute alla fonte e contributi alla Gestione Separata INPS (24% circa, 2/3 a carico della societa, 1/3 a carico dell’amministratore).

Cause ostative al forfettario

Attenzione massima alla causa ostativa dell’art. 1 comma 57 lett. d) della Legge 190/2014: perde il forfettario chi:

  • Controlla, direttamente o indirettamente, una SRL (oltre il 50% di quote o influenza dominante)
  • …e questa SRL svolge attivita riconducibili a quella esercitata in P.IVA

Quindi se Luca ha il 30% della SRL non e in causa ostativa per il punto del controllo. Ma se la SRL fattura a Luca consulenze informatiche o viceversa, occorre verificare con il commercialista se siano “attivita riconducibili” e se si configuri controllo di fatto.

Caso ostativo classico: socio unico di SRL (100% quote) + consulente forfettario verso la propria SRL = esclusione automatica dal forfettario.

Impresa individuale + libera professione

Una situazione ricorrente e quella di chi svolge contemporaneamente un’attivita d’impresa (artigiano, commerciante) e una libera professione. Esempio classico: elettricista artigiano (ATECO 43.21.01) che e anche consulente energetico con iscrizione albo (es. EGE – Esperto Gestione Energia).

E possibile? Si, ma non sono “due partite IVA”: e una P.IVA con due codici ATECO (uno principale, uno secondario) che richiede pero diverse iscrizioni:

  • Camera di Commercio (CCIAA) per l’attivita di elettricista (Registro Imprese)
  • Albo professionale EGE per l’attivita di consulenza energetica
  • INPS Artigiani per i contributi sull’attivita di impresa
  • Eventualmente Gestione Separata INPS per l’attivita professionale (se l’attivita prevalente non e quella professionale)

Punto delicato: la cassa previdenziale. La regola generale e che si versano i contributi alla cassa relativa all’attivita prevalente (in genere). In casi misti, occorre rivolgersi a un consulente del lavoro o al CAF per inquadrare correttamente la posizione contributiva e gestirne eventuali doppi versamenti.

Nel regime forfettario, sommare attivita d’impresa e attivita professionale e possibile, ma il limite di 85.000 euro vale sulla somma totale dei ricavi e compensi. Inoltre, alcune categorie professionali iscritte ad albo specifico (es. avvocati, notai) hanno regimi previdenziali esclusivi che mal si conciliano con attivita d’impresa.

Societa e partita IVA del socio

Una societa (SRL, SAS, SNC, SPA) ha sempre una propria partita IVA, distinta da quella dei soci. La persona fisica socio puo continuare ad avere la propria P.IVA individuale per attivita autonome, sotto certe condizioni.

Socio di SRL

  • La SRL ha la sua P.IVA come societa di capitali
  • Il socio persona fisica puo avere una propria P.IVA per attivita differenti
  • I dividendi distribuiti dalla SRL sono tassati al 26% di ritenuta a titolo definitivo (regime sostitutivo)
  • La P.IVA personale resta autonoma e separata dalla societa

Socio di SNC o SAS

  • La societa di persone ha la propria P.IVA
  • Il reddito della societa viene trasparentemente attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione (art. 5 TUIR)
  • Il socio dichiara la propria quota nel quadro RH del Modello Redditi PF
  • Il socio puo comunque avere una P.IVA personale per attivita autonome diverse

Conflitto cause ostative forfettario

Per restare in regime forfettario il professionista persona fisica non deve:

  • Partecipare a societa di persone (SAS, SNC, SS) o associazioni professionali
  • Detenere il controllo diretto o indiretto di SRL/SARL svolgenti attivita riconducibili
  • Avere quote in imprese familiari

Queste cause ostative servono proprio a impedire forme di doppia P.IVA mascherata attraverso lo schermo societario.

Come gestire concretamente piu attivita

Ecco i passi pratici per gestire piu attivita sotto un’unica P.IVA:

1. Variazione attivita – Modello AA9/12

Per aggiungere un nuovo codice ATECO si utilizza il modello AA9/12 (variazione dati per persona fisica) trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Si compila la sezione delle attivita esercitate indicando il nuovo codice ATECO secondario. La variazione e gratuita e non comporta cambio di P.IVA.

2. Contabilita separata per attivita

Anche se la P.IVA e una sola, e buona prassi (e in alcuni casi obbligatorio) tenere contabilita separata per ogni attivita:

  • Distinguere i ricavi/compensi per codice ATECO
  • Imputare le spese alla rispettiva attivita
  • Per il regime ordinario, tenere registri IVA separati
  • In sede di dichiarazione, compilare i diversi quadri (RG, RE) se necessario

3. Limiti del forfettario su totale attivita

I limiti del regime forfettario si applicano alla somma di tutti i ricavi/compensi, non per singola attivita:

  • Tetto ricavi: 85.000 euro (somma di tutte le attivita)
  • Limite spese personale dipendente/collaboratori: 20.000 euro
  • Limite reddito da lavoro dipendente o pensione: 30.000 euro (anno precedente)

4. Fatturazione

Le fatture devono indicare:

  • La P.IVA unica del titolare
  • La descrizione dettagliata dell’operazione (utile per riconoscere a quale attivita si riferisce)
  • Il codice ATECO non e obbligatorio in fattura, ma alcuni gestionali lo consentono
  • L’aliquota IVA appropriata (per regimi diversi dal forfettario)

Chiusura e riapertura di una partita IVA

Una persona fisica puo decidere di chiudere la propria P.IVA e successivamente riaprirla con una nuova attivita. Vediamo i punti chiave.

Chiusura P.IVA

  • Si presenta il modello AA9/12 con causale “Cessazione attivita”
  • La cessazione va comunicata entro 30 giorni dalla fine effettiva dell’attivita
  • Occorre cancellarsi da CCIAA, eventuale Albo, INPS Artigiani/Commercianti
  • Si presenta la dichiarazione di cessazione ai fini IVA (presentata con la dichiarazione annuale dell’anno di cessazione)

Riapertura

La P.IVA puo essere riaperta in qualsiasi momento. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate genera un nuovo numero di P.IVA diverso dal precedente (la P.IVA originaria e definitivamente chiusa).

Attenzione al forfettario startup: l’aliquota agevolata del 5% nei primi 5 anni spetta solo a chi non ha esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Una chiusura strategica seguita da riapertura immediata non da diritto al 5% startup, perche manca il requisito della novita oggettiva dell’attivita.

Inoltre, e bene non chiudere la P.IVA se ci sono ancora ricavi/compensi pendenti o IVA da gestire: meglio attendere la conclusione delle operazioni economiche prima di formalizzare la cessazione.

Italiano residente all’estero: P.IVA italiana ed estera

Un caso particolare riguarda gli italiani che si trasferiscono all’estero mantenendo attivita in Italia, oppure gli stranieri residenti in Italia che operano anche nel proprio Paese di origine.

Italiano residente all’estero con attivita in Italia

  • Se trasferisce la residenza fiscale all’estero (iscrizione AIRE), in genere chiude la P.IVA italiana
  • Per continuare a fatturare in Italia da estero, si registra una posizione IVA in Italia in qualita di soggetto non residente, oppure nomina un rappresentante fiscale
  • Apre poi una P.IVA nel Paese di residenza secondo le regole locali
  • In questo caso e tecnicamente possibile avere due posizioni fiscali distinte: una italiana (per IVA su operazioni con territorialita Italia) e una estera (residenza fiscale principale)

Convenzioni contro le doppie imposizioni

L’Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni con la maggior parte dei Paesi UE ed extra UE. Queste convenzioni stabiliscono in quale Paese vanno tassati i diversi tipi di reddito (lavoro autonomo, dipendente, redditi immobiliari, dividendi). Il principio generale e quello della residenza fiscale: si paga nel Paese di residenza, con eventuali crediti d’imposta per quanto pagato all’estero.

Casi piu frequenti: lavoratori in smart working dall’estero, professionisti che hanno clienti in piu Paesi UE, italiani che si trasferiscono in Spagna/Portogallo/Dubai. In tutti questi casi si tratta di valutare la residenza fiscale prevalente e applicare le regole della Convenzione bilaterale.

FAQ – Domande frequenti sulla doppia partita IVA

Posso aprire una seconda P.IVA usando il codice fiscale di un familiare?

Assolutamente no. Sarebbe una frode fiscale. Il familiare diventerebbe titolare effettivo della P.IVA con tutti gli obblighi fiscali, contributivi e di responsabilita patrimoniale. Tale operazione configura il reato di interposizione fittizia di persona, sanzionato penalmente.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO secondario?

L’operazione di variazione (modello AA9/12) e gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Possono esserci costi indiretti se la nuova attivita richiede iscrizione a CCIAA (diritto camerale annuale circa 53-200 euro) o ad Albo professionale (variabili per Ordine).

In regime forfettario posso avere piu codici ATECO senza perdere il forfettario?

Si. Il forfettario non vieta i codici ATECO multipli. Si applica il coefficiente di redditivita del codice ATECO prevalente per fatturato. Il limite di 85.000 euro va calcolato sulla somma di tutti i ricavi/compensi delle diverse attivita.

Cosa succede se la mia attivita secondaria diventa prevalente?

Devi presentare un nuovo modello AA9/12 per invertire principale e secondario. Cambia il codice ATECO principale e di conseguenza puo cambiare la cassa previdenziale di iscrizione e il coefficiente forfettario applicato. La verifica si fa annualmente in base al fatturato dell’anno precedente.

Posso essere libero professionista e dipendente contemporaneamente?

Si, in molti casi. La P.IVA professionale e il rapporto di lavoro dipendente sono compatibili, con queste avvertenze: 1) il contratto di lavoro non deve vietare attivita extra (clausola di esclusiva); 2) per i dipendenti pubblici serve l’autorizzazione del datore di lavoro; 3) per restare nel regime forfettario il reddito da lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non deve superare 30.000 euro; 4) le attivita non devono essere svolte prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o degli ultimi 2 anni (causa ostativa forfettario).

Se ho una SRL devo chiudere la P.IVA personale?

No, non necessariamente. La SRL e un soggetto giuridico autonomo con propria P.IVA. Il socio persona fisica puo mantenere una P.IVA personale per attivita differenti. Attenzione pero alle cause ostative del forfettario se controlli la SRL e la societa svolge attivita riconducibili alla tua P.IVA (es. socio unico SRL informatica + libero professionista informatico = esclusione).

Posso avere una P.IVA italiana e una P.IVA in Spagna?

Tecnicamente si, sono Paesi diversi con sistemi fiscali autonomi. Ma occorre stabilire la residenza fiscale prevalente (in genere dove si vive piu di 183 giorni l’anno) per evitare doppia tassazione. Si applica la Convenzione Italia-Spagna contro le doppie imposizioni. Situazione complessa: meglio rivolgersi a uno specialista in fiscalita internazionale.

Se chiudo la P.IVA e la riapro dopo 1 anno, posso accedere al 5% startup?

No. Il 5% startup richiede di non aver esercitato attivita d’impresa o di lavoro autonomo nei 3 anni precedenti. Inoltre la nuova attivita non deve essere “mera prosecuzione” della precedente (stesso settore, stessa clientela). L’Agenzia delle Entrate verifica con attenzione queste situazioni e contesta l’agevolazione in caso di prosecuzione.

Posso usare la P.IVA del coniuge per fatturare?

Solo nel quadro dell’impresa familiare (art. 230-bis cc), dove il coniuge collaboratore puo prestare attivita lavorativa nell’impresa del titolare e ricevere fino al 49% del reddito. Diverso e fatturare al posto del coniuge per attivita propria: questa e simulazione fiscale, sanzionabile.

Conclusione: una sola P.IVA, mille soluzioni

Riassumendo: una persona fisica puo avere una sola partita IVA, ma il sistema fiscale italiano offre soluzioni flessibili per gestire piu attivita. Codici ATECO multipli, partecipazione a societa, gestione di redditi non d’impresa (affitti, dividendi), impresa familiare: tutti strumenti che, ben combinati, consentono di organizzare attivita complesse in modo legale ed efficiente.

Tentare di aggirare il limite con espedienti (P.IVA intestata a familiari, frazionamento artificioso, doppie posizioni fiscali) non funziona e comporta sanzioni pesanti. Meglio impostare correttamente la propria struttura fiscale con il supporto di un professionista.

Al CAF Centro Fiscale di Udine assistiamo quotidianamente professionisti, artigiani, commercianti e persone fisiche con attivita multiple. Aiutiamo a:

  • Aggiungere o modificare codici ATECO con il modello AA9/12
  • Valutare la convenienza di rimanere o entrare nel regime forfettario
  • Verificare cause ostative quando si combinano P.IVA e cariche societarie
  • Gestire le pratiche di chiusura/riapertura di P.IVA
  • Inquadrare correttamente situazioni di residenza fiscale internazionale

Hai un dubbio sulla tua situazione? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per una consulenza personalizzata. Analizziamo il tuo caso specifico e ti indichiamo la soluzione piu corretta per gestire le tue attivita sotto un’unica partita IVA, in piena regola con il Fisco.

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Giugno 12, 2026/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 08:00:002026-05-24 09:54:45Doppia Partita IVA 2026: Si Puo Avere? Regole e Casi Pratici
PARTITA IVA, PARTITA IVA CON REGIME FORFETTARIO

Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza

regime forfettario partita iva

Sempre piu lavoratori dipendenti italiani si chiedono se possano aprire una partita IVA in regime forfettario per portare avanti un’attivita secondaria, magari nel tempo libero o nei weekend. La risposta e si, ma con regole precise che e fondamentale conoscere prima di fare il passo.

Nel 2026 la combinazione tra lavoro dipendente e partita IVA forfettaria resta una delle situazioni piu frequenti: dipendenti che vogliono avviare consulenze, e-commerce, attivita artigianali, prestazioni occasionali strutturate o semplicemente diversificare le entrate. Il limite cruciale dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente e una causa ostativa specifica rendono la scelta meno banale di quanto sembri.

In questa guida del CAF Centro Fiscale di Udine trovi tutto cio che serve sapere: requisiti, compatibilita per ogni tipologia di rapporto (full-time, part-time, Co.Co.Co, pensionati, apprendisti), come funziona la tassazione separata, quali contributi INPS si pagano, un esempio pratico di calcolo e i casi in cui aprire la P.IVA non conviene.

Indice dei contenuti

  1. Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?
  2. Il limite fondamentale dei 30.000 euro
  3. Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro
  4. Compatibilita per tipologia di rapporto
  5. Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita
  6. Tassazione combinata: come funziona
  7. Contributi INPS: cosa cambia
  8. Esempio pratico di calcolo
  9. Vantaggi e rischi di avere entrambi
  10. Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria
  11. Domande frequenti

Si puo avere P.IVA forfettaria e lavoro dipendente?

La risposta e si: la legge italiana non vieta in linea generale ai lavoratori dipendenti del settore privato di aprire una partita IVA, anche in regime forfettario. La possibilita di sommare un reddito da lavoro subordinato con un reddito da attivita autonoma e una realta diffusa, soprattutto tra giovani professionisti, freelance del digitale, artigiani e consulenti. Per chi parte da zero, e utile conoscere prima la procedura completa di apertura partita IVA.

Questa apertura, pero, e accompagnata da tre condizioni fondamentali che la normativa pone per accedere o restare nel regime forfettario:

  • Limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato nell’anno precedente: massimo 30.000 euro lordi.
  • Causa ostativa specifica: l’attivita di P.IVA non deve essere svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o un ex datore degli ultimi due anni.
  • Rispetto degli altri requisiti standard del forfettario (limite ricavi 85.000 euro, no partecipazione qualificata in societa che svolgono attivita assimilabile, etc.).

Per i dipendenti pubblici, invece, esistono vincoli aggiuntivi: il pubblico impiego prevede di norma il regime di esclusivita, salvo specifiche autorizzazioni del datore di lavoro (per dipendenti part-time fino al 50% l’attivita autonoma e generalmente compatibile, per il full-time servono autorizzazioni preventive nei casi previsti dalla legge).

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Il limite fondamentale dei 30.000 euro

Il vero spartiacque per chi ha un lavoro dipendente e vuole aprire o mantenere il regime forfettario e il limite di 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o assimilato percepito nell’anno precedente.

Tradotto in pratica:

  • Per aprire o restare nel forfettario nel 2026, il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025 non deve superare 30.000 euro lordi.
  • Se nel 2025 hai guadagnato 32.000 euro lordi come dipendente, nel 2026 non puoi accedere al forfettario (o devi uscirne se gia eri dentro): dovrai aprire la P.IVA in regime ordinario o semplificato.
  • Il limite si verifica ogni anno: vale anche se ci si entra a meta anno o per chi e gia in regime.

L’eccezione: rapporto di lavoro cessato

La legge prevede una importante eccezione: il limite dei 30.000 euro non si applica se il rapporto di lavoro dipendente e cessato nel corso dell’anno. Esempio concreto:

  • Nel 2025 hai percepito 45.000 euro come dipendente.
  • A novembre 2025 ti sei licenziato (o sei stato licenziato).
  • Nel 2026 puoi aprire la P.IVA forfettaria anche se nel 2025 hai superato i 30.000 euro, purche al momento dell’apertura non hai gia un nuovo rapporto di lavoro dipendente in essere.

Attenzione: se nel corso del 2026 trovi un nuovo lavoro dipendente che ti porta sopra i 30.000 euro, l’eccezione decade per l’anno successivo. La verifica, infatti, va fatta ogni anno.

Cosa rientra nel “reddito da lavoro dipendente”

Per il calcolo del limite valgono i redditi da:

  • Lavoro dipendente classico (a tempo indeterminato, determinato, part-time).
  • Pensione (le pensioni sono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: rientrano nel computo).
  • Co.Co.Co. e collaborazioni assimilate al lavoro dipendente.
  • Borse di studio e assegni di ricerca soggetti a tassazione.
  • Indennita NASPI o ammortizzatori sociali (parificati a redditi assimilati).

Causa ostativa: attivita verso il datore di lavoro

Una delle cause ostative piu insidiose e quella che impedisce di accedere al forfettario quando l’attivita autonoma viene svolta in modo prevalente verso il proprio datore di lavoro o verso un ex datore di lavoro con cui sono intercorsi rapporti negli ultimi due anni.

L’obiettivo della norma e evitare operazioni elusive: il classico caso del dipendente che si licenzia, apre P.IVA e continua a lavorare per la stessa azienda con un risparmio fiscale enorme. Nel dettaglio:

  • Si parla di prevalenza quando oltre il 50% dei ricavi della P.IVA proviene dal datore di lavoro o ex datore.
  • Il controllo opera per i 2 anni precedenti alla data di apertura della P.IVA o di scelta del regime.
  • Sono esclusi dalla causa ostativa i praticanti (es. praticanti avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro).

In altre parole: se sei dipendente di un’azienda informatica e vuoi aprire una P.IVA per fare consulenza IT alla stessa azienda nei weekend, non puoi accedere al regime forfettario. Devi prendere clienti diversi dal tuo datore di lavoro (o ex degli ultimi due anni) per la maggior parte del fatturato.

Compatibilita per tipologia di rapporto

Vediamo nel dettaglio le casistiche piu frequenti che ci capita di analizzare allo sportello del CAF Centro Fiscale di Udine.

Dipendente full-time + P.IVA forfettaria secondaria

Compatibile, a patto di:

  • Rispettare il limite dei 30.000 euro lordi annui da dipendente.
  • Rispettare le clausole di esclusivita o non concorrenza nel contratto di lavoro.
  • Comunicare al datore (consigliato) per evitare conflitti di interesse.
  • Rispettare la causa ostativa (attivita prevalente diretta a soggetti diversi dal datore).

Part-time + P.IVA forfettaria

Compatibile e spesso ottimale: il part-time tipicamente garantisce un reddito sotto i 30.000 euro e lascia tempo libero per l’attivita autonoma. E la combinazione piu flessibile e tutelata.

Co.Co.Co. + P.IVA forfettaria

Compatibile, ma con cautele: il reddito da Co.Co.Co. e assimilato al lavoro dipendente e quindi rientra nel limite dei 30.000 euro. Inoltre i contributi alla Gestione Separata si versano sia per la collaborazione sia per la P.IVA, con una possibile sovrapposizione che merita un controllo professionale.

Pensionato + P.IVA forfettaria

Compatibile. La pensione e un reddito assimilato: vale quindi il limite dei 30.000 euro lordi annui di pensione percepiti nell’anno precedente. Il pensionato che apre P.IVA forfettaria gode di un vantaggio particolare: non versa i contributi INPS sulla P.IVA se ha gia maturato la pensione di vecchiaia (o per categorie specifiche, come ex artigiani gia pensionati).

Apprendistato + P.IVA forfettaria

Compatibile in linea teorica, ma spesso sconsigliato: il contratto di apprendistato e un rapporto a contenuto formativo che presuppone una dedizione formativa rilevante. Aprire una P.IVA secondaria puo essere visto come incompatibile con il percorso formativo. Verificare sempre il contratto collettivo applicato e il percorso formativo previsto.

Lavoratore stagionale + P.IVA

Spesso compatibile perche il reddito stagionale tende a rimanere sotto i 30.000 euro lordi e non c’e sovrapposizione temporale con l’attivita autonoma. Verificare sempre la causa ostativa.

Comunicazione al datore di lavoro e clausole di esclusivita

La legge italiana non impone al dipendente di comunicare al datore l’apertura di una partita IVA. Tuttavia, in pratica, la comunicazione e fortemente consigliata per due motivi:

  1. Verifica delle clausole contrattuali: molti contratti di lavoro contengono clausole di esclusivita, di non concorrenza o di obbligo di comunicazione di altre attivita. Violarle puo portare a richiami, sanzioni disciplinari fino al licenziamento per giusta causa.
  2. Trasparenza e fiducia: aprire un’attivita parallela senza informare il datore puo creare problemi se quest’ultimo lo scopre da fonti terze (registro imprese, social media, segnalazioni).

Prima di aprire la P.IVA, e fondamentale:

  • Leggere con attenzione il contratto individuale di lavoro e il CCNL applicato.
  • Verificare la presenza di clausole di esclusivita o di obbligo di preventiva autorizzazione.
  • Verificare clausole di non concorrenza (es. divieto di svolgere attivita simile a quella del datore).
  • Per il pubblico impiego, richiedere l’autorizzazione preventiva all’amministrazione di appartenenza.

Tassazione combinata: come funziona

Il punto piu importante – e spesso meno compreso – della combinazione forfettario + lavoro dipendente e che le due forme di reddito NON si cumulano ai fini IRPEF. Si tratta di due binari separati. Per approfondire la matematica del regime, leggi anche il nostro articolo sul calcolo tasse del regime forfettario.

Reddito da lavoro dipendente

Tassato a IRPEF ordinaria con scaglioni progressivi:

  • Fino a 15.000 euro: 23%
  • Da 15.001 a 28.000 euro: 25%
  • Da 28.001 a 50.000 euro: 35%
  • Oltre 50.000 euro: 43%

Si applicano inoltre addizionali regionali e comunali e si beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente (decrescenti con il reddito) e di tutte le altre detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese sanitarie, ristrutturazioni, etc.).

Reddito da P.IVA forfettaria

Tassato con imposta sostitutiva separata dall’IRPEF:

  • 5% per i primi 5 anni di attivita (regime startup, se rispetti i requisiti previsti).
  • 15% dal sesto anno in poi.

L’imposta si calcola sul reddito imponibile forfettario, che si ottiene applicando ai compensi/ricavi un coefficiente di redditivita variabile per codice ATECO (dal 40% all’86%), poi sottraendo i contributi previdenziali versati.

I due redditi NON si sommano

Il vantaggio principale e proprio questo: il reddito forfettario non aumenta lo scaglione IRPEF del lavoro dipendente. Esempio: con 25.000 euro lordi da dipendente sei nel 25%, anche se aggiungi 15.000 euro di reddito forfettario il tuo reddito da dipendente continua a essere tassato al 25% (non scivoli nel 35%).

Attenzione alle detrazioni

Un dettaglio fondamentale: il reddito forfettario, pur non essendo soggetto a IRPEF, concorre alla determinazione di alcune soglie per:

  • Detrazioni per lavoro dipendente (potresti perdere parte delle detrazioni se il reddito complessivo cresce).
  • Detrazioni per familiari a carico.
  • ISEE familiare.
  • Bonus sociali e agevolazioni con tetto reddituale.

Contributi INPS: cosa cambia

Lato previdenziale, la combinazione lavoro dipendente + forfettario ha implicazioni interessanti:

Contributi sul lavoro dipendente

Sono versati direttamente dal datore di lavoro e trattenuti in busta paga. Per il dipendente del settore privato, l’aliquota a suo carico e circa il 9,19-9,49% sulla retribuzione lorda; l’aliquota totale (datore + dipendente) e circa il 33%.

Contributi sulla P.IVA forfettaria

Dipende dalla cassa previdenziale di riferimento:

  • Gestione Separata INPS (es. consulenti, professionisti senza cassa, lavoratori del digitale): aliquota piena 26,07% nel 2026 oppure aliquota ridotta del 24% (con piccola variazione annuale) se il professionista e gia coperto da altra forma previdenziale obbligatoria (es. e dipendente con contributi INPS o ha altra cassa). E proprio il caso del dipendente con P.IVA: scatta l’aliquota ridotta.
  • Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi minimi forfettari + percentuale sul reddito. Per il forfettario c’e la riduzione del 35% sui contributi se richiesta.
  • Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, etc.): contributi minimi e percentuali secondo regole proprie della cassa.

Ricorda: i contributi versati alla Gestione Separata o alle casse contribuiscono a maturare una pensione aggiuntiva. La cumulazione dei contributi pensionistici tra fondi diversi puo essere richiesta in fase di pensione.

Esempio pratico di calcolo

Vediamo un caso concreto per capire l’impatto fiscale e contributivo della combinazione.

Dati di partenza

  • Lavoro dipendente: stipendio lordo 28.000 euro / netto stimato circa 22.000 euro all’anno.
  • Partita IVA forfettaria: consulenza informatica, codice ATECO 62.02.00 (coefficiente di redditivita 67%).
  • Compensi annui da P.IVA: 20.000 euro.
  • Aliquota: 5% (regime startup, primi 5 anni).
  • Contributi: Gestione Separata INPS al 24% (aliquota ridotta perche gia dipendente).

Calcolo lavoro dipendente

Il netto annuo stimato e di circa 22.000 euro (gia comprensivo di trattenute IRPEF, contributi a carico del dipendente e detrazioni). Le imposte e i contributi sono gia gestiti dal datore via sostituzione.

Calcolo P.IVA forfettaria

  • Reddito imponibile lordo: 20.000 x 67% = 13.400 euro.
  • Contributi Gestione Separata (24% su 13.400): 3.216 euro.
  • Reddito imponibile netto (per imposta sostitutiva): 13.400 – 3.216 = 10.184 euro.
  • Imposta sostitutiva al 5%: 10.184 x 5% = 509,20 euro.

Riepilogo annuale

  • Netto da dipendente: circa 22.000 euro.
  • Compensi P.IVA: 20.000 euro.
  • Tasse P.IVA (imposta sostitutiva): 509 euro.
  • Contributi INPS P.IVA: 3.216 euro.
  • Netto P.IVA stimato: 20.000 – 509 – 3.216 = 16.275 euro.
  • TOTALE NETTO ANNUO: circa 22.000 + 16.275 = 38.275 euro.

Da notare: se gli stessi 13.400 euro di reddito da P.IVA fossero stati cumulati al reddito da lavoro dipendente in regime ordinario, sarebbero stati tassati al 35% (oltre lo scaglione dei 28.000 euro), con un costo ben superiore ai 509 euro di imposta sostitutiva. Ecco perche la combinazione e cosi interessante.

Vantaggi e rischi di avere entrambi

Vantaggi

  • Stabilita + flessibilita: lo stipendio garantisce la base economica, la P.IVA permette di crescere e diversificare.
  • Diversificazione delle entrate: minor rischio in caso di perdita di una delle due fonti.
  • Aliquota agevolata 5% per i primi 5 anni se requisiti startup rispettati.
  • Tassazione separata: il reddito autonomo non fa salire lo scaglione IRPEF dello stipendio.
  • Maturazione di contributi pensionistici aggiuntivi.
  • Possibilita di testare un’attivita imprenditoriale senza abbandonare il lavoro dipendente.
  • Coperture INPS gia attive (malattia, maternita, NASPI) garantite dal lavoro dipendente.

Rischi e svantaggi

  • Conflitto con il datore di lavoro in caso di clausole di esclusivita o non concorrenza.
  • Stress operativo e burnout: doppio lavoro = doppia gestione (clienti, fatture, scadenze).
  • Rischio di superare il limite 85.000 euro di ricavi P.IVA: in caso di superamento si esce dal forfettario (fino a 100.000 euro si applicano regole ordinarie da subito).
  • Adempimenti contabili: fatturazione elettronica, dichiarazione redditi (LM), contributi INPS, scadenze.
  • Causa ostativa sempre da monitorare se la fatturazione tende a concentrarsi su pochi clienti.
  • Riduzione delle detrazioni IRPEF in alcuni casi.

Quando NON conviene aprire P.IVA forfettaria

La combinazione forfettario + lavoro dipendente non e sempre la soluzione migliore. Ecco i casi in cui e meglio fermarsi a riflettere:

  • Reddito da dipendente sopra i 30.000 euro: non si puo accedere al forfettario, va valutato regime ordinario o semplificato (con costi piu alti). In questo caso e utile leggere la nostra guida al passaggio dal forfettario al regime ordinario.
  • Attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro: causa ostativa attiva, si finisce in regime ordinario.
  • Compensi previsti molto bassi (es. sotto 5.000 euro/anno): meglio valutare la prestazione occasionale (no P.IVA, no fattura elettronica, ritenuta d’acconto 20%).
  • Clausole di esclusivita stringenti nel contratto di lavoro non superabili.
  • Settore pubblico senza autorizzazione: meglio non aprire e attendere/richiedere autorizzazione.
  • Compensi previsti oltre 85.000 euro: il forfettario non e fattibile, si va su regimi ordinari.

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Domande frequenti

Posso aprire P.IVA forfettaria con uno stipendio da 35.000 euro lordi?

No: superi il limite dei 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente. Puoi aprire P.IVA, ma in regime ordinario o semplificato. Resta il forfettario solo se il rapporto di lavoro e cessato nell’anno.

Devo dirlo al mio datore di lavoro?

Non c’e obbligo di legge per il privato (per il pubblico impiego invece serve autorizzazione), ma e fortemente consigliato. Verifica prima il contratto e il CCNL: clausole di esclusivita o non concorrenza vanno rispettate.

Pago doppi contributi INPS?

I contributi sul lavoro dipendente li versa il datore. Sulla P.IVA paghi i contributi alla cassa di pertinenza (Gestione Separata 24% se gia coperto da altra previdenza). Sono due contribuzioni distinte che concorrono a formare la pensione futura.

I redditi si sommano per IRPEF?

No: il reddito forfettario e tassato con imposta sostitutiva separata (5% o 15%). Il reddito da dipendente segue gli scaglioni IRPEF normali. I due binari sono separati ai fini fiscali, ma il reddito complessivo puo influire su detrazioni e ISEE.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi P.IVA?

Se nel corso dell’anno superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito dall’anno in corso e devi aprire la partita IVA con IVA ordinaria.

Posso lavorare per la mia azienda come freelance?

No: la causa ostativa vieta l’attivita prevalentemente diretta al datore di lavoro o ex datore degli ultimi 2 anni. Per accedere al forfettario, oltre il 50% dei tuoi ricavi deve provenire da clienti diversi dal tuo datore.

Sono pensionato: posso aprire P.IVA forfettaria?

Si, con la pensione che entra nel computo del limite 30.000 euro (assimilata al lavoro dipendente). Vantaggio: se hai gia maturato la pensione di vecchiaia, puoi essere esonerato dai contributi INPS sulla nuova attivita autonoma.

Apprendista puo aprire P.IVA?

Tecnicamente si, ma e spesso sconsigliato per la natura formativa del contratto e per possibili conflitti con il percorso di apprendistato. Verifica sempre CCNL e contratto individuale.

Per quanti anni dura l’aliquota al 5%?

L’aliquota agevolata al 5% si applica per 5 anni dall’apertura della P.IVA, a condizione di rispettare i requisiti previsti per il regime startup (no attivita simile svolta nei 3 anni precedenti, no continuazione di attivita altrui, etc.). Dal sesto anno in poi si passa al 15%.

Posso avere P.IVA forfettaria se sono in NASPI?

Si, ma con regole specifiche: la NASPI continua a essere erogata se l’attivita autonoma genera un reddito stimato sotto certe soglie e va comunicata all’INPS. In alcuni casi e possibile chiedere l’anticipo NASPI in unica soluzione per avviare l’attivita.

Conclusioni: come scegliere bene

Combinare regime forfettario e lavoro dipendente e una delle scelte piu intelligenti per chi vuole costruirsi un’attivita parallela senza abbandonare la sicurezza dello stipendio. La normativa italiana lo permette, ma le regole – in particolare il limite 30.000 euro, la causa ostativa verso il datore e la tassazione separata – vanno conosciute e applicate con attenzione.

Ogni situazione e diversa: tipologia di contratto, settore, compensi previsti, presenza di clausole di esclusivita, posizione previdenziale, eta e prospettive pensionistiche. Una simulazione preventiva permette di capire se la combinazione e davvero conveniente nel tuo caso specifico.

Al CAF Centro Fiscale di Udine seguiamo ogni anno centinaia di contribuenti nella scelta del regime piu conveniente, nella corretta apertura della P.IVA, nella gestione delle dichiarazioni e dei contributi. Se stai pensando di aprire una partita IVA forfettaria mantenendo il tuo lavoro dipendente, prenota un appuntamento: analizziamo insieme la tua situazione, calcoliamo costi e benefici e ti seguiamo passo dopo passo.

CAF Centro Fiscale – Udine
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Maggio 31, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Partita-iva-regime-forfettario.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-05-31 08:00:002026-08-17 10:16:56Forfettario e Lavoro Dipendente 2026: Compatibilita, Limiti e Convenienza

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