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Tag Archivio per: licenziamento per giusta causa

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Il datore può denunciare un dipendente che finge malattia? Cosa dice la legge

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Il dipendente finge malattia per stare a casa? È una situazione che molti datori di lavoro hanno vissuto o temono di vivere. Quando un lavoratore si assenta dichiarando un’indisposizione che in realtà non esiste, il datore non è privo di strumenti: la legge italiana prevede un articolato sistema di tutele, che va dalla visita fiscale INPS fino alla denuncia penale e al licenziamento per giusta causa. Vediamo nel dettaglio cosa può fare concretamente il datore di lavoro.

Indice dei contenuti

  1. Cosa si intende per malattia fittizia sul lavoro
  2. Il datore di lavoro puo denunciare il dipendente?
  3. La visita fiscale INPS: lo strumento preventivo
  4. Licenziamento per giusta causa: quando scatta
  5. Le conseguenze penali per il dipendente
  6. Domande frequenti

Cosa si intende per malattia fittizia sul lavoro

Si parla di malattia fittizia quando un dipendente presenta un certificato medico e si assenta dal lavoro, ma in realtà non è realmente malato. Non si tratta di una semplice assenza ingiustificata: il lavoratore ottiene dal medico curante un certificato che attesta uno stato di salute compromesso, anche se nella realtà dei fatti svolge normalmente le attività quotidiane o addirittura lavora altrove.

Questa condotta configura un comportamento illecito su più livelli. Da un lato, il lavoratore percepisce l’indennità di malattia dall’INPS senza averne diritto. Dall’altro, il datore di lavoro subisce un danno organizzativo, dovendo far fronte all’assenza con personale sostitutivo o lasciando scoperto il posto. La giurisprudenza italiana è consolidata nel considerare la simulazione della malattia come una grave violazione del rapporto fiduciario che sta alla base del contratto di lavoro subordinato.

Il datore di lavoro può denunciare il dipendente?

Sì, il datore può denunciare un dipendente che finge malattia. La risposta è affermativa e si articola su due piani distinti: quello penale e quello disciplinare-lavoristico.

Sul piano penale, il datore di lavoro può presentare una denuncia querela all’autorità giudiziaria per il reato di truffa ai sensi dell’articolo 640 del Codice Penale. Il ragionamento giuridico è il seguente: il lavoratore, attraverso l’artifizio del certificato medico, induce in errore sia il datore di lavoro (che eroga comunque la retribuzione o la sua quota integrativa) sia l’INPS (che versa l’indennità di malattia). Questo inganno procura al lavoratore un ingiusto profitto, configurando così tutti gli elementi del delitto di truffa.

La denuncia è ammissibile anche qualora il medico curante non fosse a conoscenza della simulazione: in quel caso, il lavoratore avrebbe agito da solo, ingannando anche il professionista sanitario. Se invece il medico avesse consapevolmente rilasciato un certificato falso, potrebbe rispondere a sua volta di falso ideologico in atto pubblico.

La visita fiscale INPS: lo strumento preventivo

Prima ancora di arrivare alla denuncia, il principale strumento a disposizione del datore di lavoro è la richiesta di visita fiscale INPS. Si tratta di un accertamento medico domiciliare eseguito da un medico incaricato dall’INPS, che verifica se il dipendente assente sia davvero nelle condizioni di salute certificate.

Il datore può richiedere la visita fiscale fin dal primo giorno di malattia, compilando l’apposita procedura telematica sul portale INPS. Il lavoratore ha l’obbligo di trovarsi a casa nelle cosiddette fasce di reperibilità: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00 nei giorni feriali, con alcune eccezioni previste per situazioni particolari (es. visite mediche programmate).

Se il lavoratore non è reperibile durante il controllo domiciliare senza una giustificazione valida, perde il diritto all’indennità INPS per i giorni di assenza non giustificata (fino alla soglia del primo inadempimento). In caso di recidiva o di situazioni particolarmente gravi, le conseguenze possono essere ben più serie, fino alla decurtazione totale delle prestazioni e al recupero delle somme già erogate.

Licenziamento per giusta causa: quando scatta

Sul piano lavoristico, la simulazione della malattia costituisce una delle ipotesi più consolidate di licenziamento per giusta causa ai sensi dell’articolo 2119 del Codice Civile. La giusta causa ricorre quando si verifica una condotta del lavoratore così grave da rendere impossibile la prosecuzione, anche solo provvisoria, del rapporto di lavoro.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione è consolidata nel ritenere che la malattia fittizia integri questa ipotesi, perché la simulazione lede irrimediabilmente la fiducia che deve caratterizzare il rapporto tra datore e dipendente. Questo vale anche quando il datore non subisce un danno economico diretto (ad esempio perché l’indennità è interamente a carico INPS): ciò che conta è la gravità della condotta in sé.

Per i dipendenti pubblici, le regole sono ulteriormente rafforzate: l’articolo 55-quater del D.Lgs. 165/2001 prevede il licenziamento disciplinare obbligatorio per falsa attestazione della presenza in servizio o per giustificazione dell’assenza mediante certificazione medica falsa o riferita a malattia non esistente. In questi casi, la pubblica amministrazione è tenuta ad avviare il procedimento disciplinare senza margini di discrezionalità.

Le conseguenze penali per il dipendente

Le conseguenze per il dipendente che finge malattia possono essere significative sul piano penale. Il reato di truffa (art. 640 c.p.) è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 a 1.032 euro. Se la truffa è commessa ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico — come l’INPS — la pena è aggravata.

Oltre alla truffa, può configurarsi il reato di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato (art. 316-ter c.p.) qualora il lavoratore abbia percepito l’indennità INPS senza averne diritto attraverso dichiarazioni o documenti falsi. In questo caso la pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni.

Sul piano civilistico, il lavoratore sarà tenuto a restituire all’INPS tutte le indennità indebitamente percepite. Il datore di lavoro, a sua volta, potrebbe richiedere il risarcimento del danno subito (costi per il personale sostitutivo, disorganizzazione produttiva), anche nel corso del procedimento penale costituendosi parte civile.

Va ricordato che, in sede penale, la prova della simulazione può essere raggiunta anche attraverso indagini investigative private: è lecito per il datore affidare a un investigatore privato il compito di documentare le attività svolte dal dipendente durante il periodo di malattia dichiarata, purché l’investigazione rispetti i limiti imposti dalla normativa sulla privacy e non violi domicilio o corrispondenza del lavoratore.

Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.

Agosto 29, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-08-29 12:00:002026-08-28 14:32:01Il datore può denunciare un dipendente che finge malattia? Cosa dice la legge

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