NOTIZIEInterpelli Fiscali a Pagamento 2026: Chi Paga e Chi è EsoneratoGli interpelli fiscali a pagamento sono al centro di una riforma che sta cambiando il rapporto tra contribuenti e Agenzia delle Entrate. Il contributo da versare per presentare alcune tipologie di istanze di interpello è stato previsto dal D.Lgs. 219/2023, che ha riscritto l’articolo 11 dello Statuto del contribuente, ed è stato ridefinito dal D.Lgs. 192/2025, che lo circoscrive alle fattispecie particolarmente complesse. Nella pratica, però, gli interpelli sono finora rimasti gratuiti, perché manca ancora il regolamento che stabilisce gli importi. La novità non riguarda tutti gli interpelli: resta la gratuità per le richieste di chiarimento più comuni, mentre il pagamento riguarda le istanze più complesse, come quelle antiabuso o probatorie. Lo schema di regolamento attuativo è già stato esaminato dal Consiglio di Stato, che ha chiesto correttivi prima della pubblicazione definitiva. Vediamo nel dettaglio quali interpelli fiscali a pagamento sono previsti, quanto potrebbero costare e chi resta escluso dall’obbligo.Indice dei contenutiCosa sono gli interpelli fiscali a pagamentoQuali interpelli sono soggetti al contributoQuanto costano gli interpelli fiscali a pagamentoChi è esonerato dal pagamento del contributo per interpelloIter normativo degli interpelli fiscali a pagamentoCosa sono gli interpelli fiscali a pagamentoL’interpello è lo strumento con cui un contribuente chiede in anticipo all’Agenzia delle Entrate un parere su come applicare una norma fiscale al proprio caso concreto, prima di compiere un’operazione che potrebbe avere conseguenze tributarie rilevanti. Immagina un’azienda che sta valutando una riorganizzazione societaria e vuole sapere se il Fisco considererà l’operazione elusiva prima di realizzarla: presentare un interpello le permette di avere una risposta ufficiale e di tutelarsi da future contestazioni. Fino a oggi questo servizio è rimasto di fatto gratuito, indipendentemente dal tipo di istanza o dalle dimensioni di chi la presentava, perché il contributo già previsto dal D.Lgs. 219/2023 non è mai diventato operativo. Con il D.Lgs. 192/2025, che ha riscritto l’articolo 11, comma 3, dello Statuto del contribuente (L. 212/2000), il quadro cambia: il contributo viene circoscritto alle istanze relative a fattispecie particolarmente complesse, mentre le istanze più diffuse restano senza costi. Quali interpelli sono soggetti al contributoLa riforma non estende l’obbligo di pagamento a tutte le tipologie di interpello, ma lo circoscrive alle fattispecie considerate di maggiore complessità istruttoria per l’Agenzia delle Entrate. Restano invece gratuiti gli interpelli di uso più comune tra privati e piccole partite IVA, cioè quelli interpretativi e qualificatori, con cui si chiede semplicemente come si applica una norma a una situazione specifica. Istanze soggette al contributoSecondo quanto emerso dallo schema di regolamento attuativo, il contributo per interpello riguarderebbe:gli interpelli antiabuso, con cui si verifica se un’operazione configura un abuso del diritto tributariogli interpelli disapplicativi, usati per chiedere di non applicare una norma antielusiva in casi particolarigli interpelli probatori, con cui si dimostra la sussistenza di specifici requisiti previsti dalla leggele istanze collegate a nuovi investimentile istanze legate al regime dei neo-residentiQuanto costano gli interpelli fiscali a pagamentoSul fronte degli importi, lo schema di regolamento affida la misura del contributo a una tabella allegata, che incrocia i tre parametri indicati dalla norma: la tipologia di contribuente, il suo volume d’affari o di ricavi e la tipologia di interpello presentata. Per la dimensione economica è stata individuata una soglia di 100 milioni di euro di fatturato o ricavi, che separa i contribuenti in due fasce con tariffe differenziate. Gli importi precisi della tabella non sono a oggi conoscibili: il testo definitivo del regolamento non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e il parere del Consiglio di Stato non riporta i valori delle tariffe. Va inoltre segnalato che il Consiglio di Stato, con il parere n. 1204/2026, ha invitato il Ministero dell’Economia a introdurre una progressività più equa tra le due fasce, per evitare di trattare allo stesso modo imprese di dimensioni molto diverse tra loro. Chi è esonerato dal pagamento del contributo per interpelloNon tutti i contribuenti che presentano un’istanza rientrante tra quelle a pagamento dovranno versare il contributo. Lo schema di regolamento prevede infatti alcune esclusioni. Sono esonerati i soggetti che aderiscono al regime dell’adempimento collaborativo (D.Lgs. 128/2015), il rapporto rafforzato e volontario tra grandi contribuenti e Agenzia delle Entrate basato su trasparenza e dialogo preventivo: chi partecipa a questo regime ha già un canale diretto con il Fisco e non deve pagare per ottenere chiarimenti tramite interpello. È il caso di ricordare che il tema dell’adempimento collaborativo è stato oggetto di recenti chiarimenti operativi da parte dell’Agenzia delle Entrate, approfonditi nell’articolo Adempimento Collaborativo 2026: Guida Completa ai Chiarimenti Operativi. Sono esonerate anche le pubbliche amministrazioni. Per tutte le altre categorie di contribuenti, invece, resta da chiarire con precisione l’eventuale applicazione di riduzioni o franchigie per i soggetti di dimensioni più piccole, aspetto su cui il regolamento definitivo dovrà fare chiarezza. Iter normativo degli interpelli fiscali a pagamentoAl momento la riforma sugli interpelli fiscali a pagamento non è ancora pienamente operativa. Il D.Lgs. 192/2025 ha riscritto l’articolo 11, comma 3, dello Statuto del contribuente (L. 212/2000) ponendo le basi della nuova disciplina, ma serve un regolamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 400/1988, per definire nel dettaglio tariffe, modalità di pagamento e adempimenti procedurali. Su questo schema di regolamento il Consiglio di Stato ha già reso il proprio parere, segnalando la necessità di correttivi sulla progressività degli importi. I prossimi passaggi previsti sono la pubblicazione del testo definitivo del regolamento e, successivamente, uno o più provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate che stabiliranno in concreto come e quando versare il contributo. Fino a quel momento, gli interpelli restano sostanzialmente regolati dalle norme oggi vigenti.La riforma degli interpelli fiscali a pagamento segna un cambio di approccio nel rapporto tra contribuenti e Agenzia delle Entrate: le istanze più complesse, come quelle antiabuso, disapplicative e probatorie, diventeranno a pagamento, mentre resteranno gratuite le richieste interpretative più diffuse. Restano da definire gli importi precisi e alcuni dettagli applicativi, in attesa della pubblicazione del regolamento definitivo del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nei prossimi mesi si attendono ulteriori chiarimenti sulle modalità operative di versamento del contributo. Domande Frequenti sugli Interpelli Fiscali a PagamentoCosa sono gli interpelli fiscali a pagamento?Sono le istanze di interpello per le quali è previsto il versamento di un contributo all’Agenzia delle Entrate: il contributo è stato introdotto dal D.Lgs. 219/2023 nell’articolo 11 dello Statuto del contribuente ed è stato ridefinito dal D.Lgs. 192/2025, che lo limita alle fattispecie particolarmente complesse. Riguardano in particolare interpelli antiabuso, disapplicativi, probatori e alcune istanze su nuovi investimenti o regime dei neo-residenti.Quali interpelli restano gratuiti?Restano gratuiti gli interpelli interpretativi e qualificatori, cioè le istanze più comuni con cui si chiede come applicare una norma fiscale a un caso concreto.Chi è esonerato dal pagamento del contributo per interpello?Secondo lo schema di regolamento attuativo sono esonerati i soggetti aderenti al regime dell’adempimento collaborativo e le pubbliche amministrazioni. Per le altre categorie si attendono chiarimenti definitivi.Quanto costa presentare un interpello a pagamento?Gli importi esatti non sono ancora stati pubblicati in via definitiva: saranno fissati da una tabella allegata al regolamento del MEF, che incrocia tipologia di contribuente, volume d’affari o ricavi (con una soglia di 100 milioni di euro) e tipologia di interpello.Quando entra in vigore il contributo per gli interpelli fiscali a pagamento?La norma non è ancora pienamente operativa: manca la pubblicazione del regolamento attuativo definitivo del MEF, dopo il parere del Consiglio di Stato, e i successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle modalità di pagamento.Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.Settembre 14, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-09-14 14:00:002026-09-09 14:48:54Interpelli Fiscali a Pagamento 2026: Chi Paga e Chi è Esonerato