Cedolare Secca 2026: Guida Completa, Aliquote e Quando Conviene

cedolare secca

La cedolare secca è un regime fiscale sostitutivo che permette ai proprietari di immobili in affitto di pagare un’unica imposta al posto dell’IRPEF progressiva e delle addizionali regionali e comunali. Per il 2026, questa opzione resta molto conveniente per chi affitta abitazioni, con aliquote del 21% o del 10% a seconda del tipo di contratto. La cedolare secca sostituisce anche l’imposta di registro e l’imposta di bollo sul contratto di locazione, semplificando notevolmente la gestione fiscale degli affitti. Vediamo in dettaglio come funziona, quando conviene e come si applica nel 2026.

Cos’è la Cedolare Secca

La cedolare secca è un’imposta sostitutiva che il proprietario può scegliere al posto del regime ordinario IRPEF per i redditi da locazione. Con la cedolare secca, si paga un’aliquota fissa sul canone di affitto, evitando le aliquote progressive IRPEF che possono arrivare fino al 43%.

Vantaggi principali:

  • Aliquota fissa del 21% o 10% (molto più bassa dell’IRPEF per redditi medio-alti)
  • Esenzione da imposta di registro (normalmente 2% del canone annuo)
  • Esenzione da imposta di bollo (16 euro ogni 100 righe)
  • Esenzione addizionali regionali e comunali
  • Semplificazione fiscale: un’unica imposta da versare

Svantaggi:

  • Rinuncia alla rivalutazione ISTAT: non si può aumentare il canone per inflazione
  • Niente detrazioni sul reddito da affitto (es. spese condominiali)

Aliquote Cedolare Secca 2026

Per il 2026, le aliquote della cedolare secca sono:

1. Aliquota 21% – Contratti a canone libero

Si applica ai contratti di locazione ordinari (canone libero), senza vincoli particolari. È l’aliquota standard per la maggior parte degli affitti residenziali.

2. Aliquota 10% – Contratti a canone concordato

Si applica ai contratti a canone concordato stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa (grandi città come Milano, Roma, Torino, Bologna, Napoli, Firenze, Venezia, Genova, Palermo, e altri elencati nel DPCM).

Requisiti per il 10%:

  • Contratto a canone concordato secondo accordi territoriali
  • Immobile situato in comune ad alta tensione abitativa
  • Applicazione dell’esenzione IMU (se prevista dal comune)

3. Aliquota 21% – Locazioni brevi (max 30 giorni)

Dal 2024, per le locazioni turistiche brevi (fino a 30 giorni) la cedolare secca è al 21% per il primo immobile. Dal secondo in poi, si applica il 26%.

IMPORTANTE: La scelta della cedolare secca è facoltativa. Se non conviene, si può restare nel regime IRPEF ordinario.

Requisiti e Immobili Ammessi

La cedolare secca si può applicare solo se si rispettano questi requisiti:

Requisiti del locatore (proprietario):

  • Essere persona fisica (non società o imprese)
  • Locare l’immobile al di fuori dell’attività d’impresa

Immobili ammessi:

  • Abitazioni (categorie catastali da A/1 a A/11, escluso A/10 uffici)
  • Pertinenze (box, cantine, soffitte) se locate insieme all’abitazione

Contratti ammessi:

  • Contratti di locazione a canone libero (4+4 anni)
  • Contratti a canone concordato (3+2 anni)
  • Locazioni transitorie (studenti, lavoratori)
  • Locazioni brevi (turistiche, max 30 giorni)

NON ammessi:

  • Immobili commerciali (negozi, uffici, capannoni)
  • Locazione con partita IVA (attività d’impresa)
  • Contratti a uso diverso da abitativo

Quando Conviene la Cedolare Secca

La cedolare secca conviene quando l’aliquota fissa (21% o 10%) è più bassa dell’aliquota IRPEF marginale del proprietario.

Confronto con IRPEF ordinaria:

Reddito complessivoIRPEF marginaleCedolare seccaConvenienza
Fino a 28.000 €25%21%✅ Conviene (risparmio 4%)
28.001 – 50.000 €35%21%✅ Conviene (risparmio 14%)
Oltre 50.000 €43%21%✅ Conviene (risparmio 22%)
Qualsiasi (canone concordato)Qualsiasi10%✅ Sempre conveniente

Quando NON conviene:

  • Reddito molto basso (IRPEF al 23%) e necessità di detrazioni elevate
  • Canone di affitto molto basso rispetto alle spese deducibili (ristrutturazioni, interessi mutuo)

Regola generale: Se il tuo reddito complessivo supera i 28.000 euro, la cedolare secca al 21% conviene quasi sempre. Con canone concordato al 10%, conviene sempre.

Come Applicare la Cedolare Secca

Per applicare la cedolare secca, segui questa procedura:

1. Opzione al momento della registrazione del contratto

La scelta va fatta nella dichiarazione di registrazione del contratto (modello RLI) presso l’Agenzia delle Entrate, barrando l’apposita casella.

Scadenza: Entro 30 giorni dalla stipula del contratto.

2. Comunicazione all’inquilino

Il proprietario deve comunicare per iscritto all’inquilino (tramite raccomandata A/R o PEC) la rinuncia alla rivalutazione ISTAT del canone.

Modello lettera: Scaricabile dal sito Agenzia Entrate.

3. Dichiarazione dei redditi

Il reddito da cedolare secca va dichiarato nel quadro RB del modello 730 o Redditi PF, indicando il codice “4” per cedolare secca.

4. Versamento dell’imposta

La cedolare secca si versa con modello F24:

  • Acconto: 30 giugno e 30 novembre (40% + 60% dell’imposta)
  • Saldo: con la dichiarazione dei redditi

5. Opzione anche in corso di contratto

Si può scegliere la cedolare secca anche successivamente, in sede di proroga del contratto o tramite revoca dell’opzione (modello RLI).

Obblighi e Rinunce con la Cedolare Secca

Scegliendo la cedolare secca, il proprietario accetta questi obblighi e rinunce:

1. Rinuncia alla rivalutazione ISTAT

Non si può aumentare il canone di affitto per l’adeguamento Istat (inflazione) durante la validità dell’opzione. Questa rinuncia va comunicata per iscritto all’inquilino.

2. Nessuna detrazione/deduzione sul reddito da affitto

Non si possono dedurre:

  • Spese condominiali
  • Spese di manutenzione ordinaria/straordinaria
  • Interessi passivi su mutuo

3. Esenzione IMU (solo canoni concordati)

Per i contratti a canone concordato, molti comuni prevedono l’esenzione IMU. Verifica sul sito del tuo comune se è applicabile.

4. Revoca dell’opzione

Si può revocare la cedolare secca ogni anno, entro 30 giorni dalla scadenza del contratto o in fase di proroga, tornando al regime IRPEF ordinario.

Domande Frequenti sulla Cedolare Secca

Posso applicare la cedolare secca su un immobile commerciale?

No, la cedolare secca si applica solo agli immobili a uso abitativo (categorie A/1-A/11, escluso A/10). Per immobili commerciali, negozi o uffici si applica sempre la tassazione IRPEF ordinaria.

Se scelgo la cedolare secca, posso cambiare idea l’anno dopo?

Si, puoi revocare l’opzione ogni anno, entro 30 giorni dalla scadenza del contratto o in fase di proroga, tornando al regime IRPEF ordinario. La scelta e annuale e reversibile.

La cedolare secca al 10% vale per tutti i comuni?

No, l’aliquota ridotta al 10% per i canoni concordati si applica solo nei comuni ad alta tensione abitativa, elencati nel DPCM (grandi citta e zone turistiche). Negli altri comuni si applica il 21%.

Devo comunicare all’inquilino se scelgo la cedolare secca?

Si, sei obbligato a comunicare per iscritto all’inquilino (raccomandata A/R o PEC) la rinuncia alla rivalutazione ISTAT del canone. Senza questa comunicazione, rischi sanzioni.

Posso dedurre le spese di ristrutturazione con la cedolare secca?

No, con la cedolare secca non puoi dedurre alcuna spesa dal reddito da affitto (ne ristrutturazioni, ne interessi mutuo, ne spese condominiali). Per questo motivo, se hai molte spese, potrebbe convenire il regime IRPEF ordinario.


La cedolare secca 2026 resta una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi affitta immobili abitativi, soprattutto con redditi medio-alti (aliquota IRPEF superiore al 25%). L’aliquota al 21% per i canoni liberi e al 10% per i canoni concordati permette un notevole risparmio rispetto alla tassazione ordinaria, eliminando anche l’imposta di registro e di bollo. La rinuncia alla rivalutazione ISTAT è un piccolo prezzo da pagare per la semplicità e il risparmio fiscale. Se hai dubbi su quale regime scegliere o vuoi verificare la convenienza nel tuo caso specifico, rivolgiti al nostro CAF.


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