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ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Contributi INPS 2026 Artigiani e Commercianti: Saldo, Acconto, Scadenze e Importi

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

I contributi INPS 2026 per artigiani e commercianti rappresentano uno degli adempimenti previdenziali più importanti per chi gestisce un’attività in proprio. Ogni anno, i titolari di partita IVA iscritti alle Gestioni IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) dell’INPS devono calcolare e versare i propri contributi obbligatori, rispettando scadenze precise e importi minimi fissati dall’Istituto. In questa guida trovi tutto quello che ti serve sapere: aliquote aggiornate, minimale e massimale di reddito, scadenze per il saldo e l’acconto 2026, esempi pratici di calcolo, la riduzione del 35% per il regime forfettario e le sanzioni per ritardi o omissioni.

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Chi deve versare i contributi INPS alla Gestione Artigiani e Commercianti

L’obbligo contributivo riguarda tutte le persone fisiche che svolgono in forma abituale e prevalente un’attività di artigianato (ai sensi della L. 443/1985) o di commercio (ai sensi del D.Lgs. 114/1998), nonché i loro familiari collaboratori. Rientrano nell’obbligo:

  • Artigiani: falegnami, elettricisti, idraulici, meccanici, parrucchieri, estetisti, acconciatori, sarti, panificatori, pittori edili e tutte le attività produttive manuali classificate come artigianato
  • Commercianti: titolari di negozi, esercizi di vicinato, grossisti, agenti e rappresentanti di commercio
  • Coadiuvanti e coadiutori familiari: i familiari (coniuge, figli, genitori) che collaborano nell’impresa con carattere di abitualità e prevalenza
  • Soci lavoratori di società in nome collettivo (SNC) e in accomandita semplice (SAS) che svolgono attività artigiana o commerciale

L’iscrizione avviene automaticamente tramite la Camera di Commercio al momento dell’apertura dell’attività (SCIA/iscrizione albo artigiani). Non è necessario fare una domanda separata all’INPS.

Aliquote contributive INPS 2026 per artigiani e commercianti

Le aliquote per il 2026 sono stabilite annualmente dal Ministero del Lavoro con apposita circolare INPS. La differenza fondamentale tra artigiani e commercianti riguarda lo 0,48% aggiuntivo che i commercianti versano per il finanziamento del Fondo di garanzia trattamento di fine rapporto (INPS Commercio – ex INPDAI).

CategoriaReddito fino al minimaleReddito oltre il minimaleOltre il massimale
Artigiani (titolare < 21 anni)contributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Artigiani (titolare ≥ 21 anni)contributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Commercianti (titolare < 21 anni)contributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS
Commercianti (titolare ≥ 21 anni)contributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS
Collaboratori (familiari) artigianicontributo fisso su minimale24,00%aliquota ridotta IVS
Collaboratori (familiari) commercianticontributo fisso su minimale24,48%aliquota ridotta IVS

Nota: l’aliquota dello 0,48% aggiuntivo per i commercianti riguarda il contributo alla gestione separata INPS Commercio. I collaboratori familiari ultra 21enni applicano le stesse aliquote del titolare.

Aliquote per i collaboratori under 21

I coadiuvanti e coadiutori familiari con meno di 21 anni di età beneficiano di aliquote IVS ridotte rispetto agli over 21 (indicativamente di circa 0,9 punti percentuali in meno, in base alle circolari INPS degli anni precedenti). La riduzione cessa a partire dal 1° gennaio dell’anno in cui il collaboratore compie 21 anni. Per i valori esatti 2026, consulta la circolare INPS di inizio anno o rivolgiti al CAF Centro Fiscale.

Minimale e massimale di reddito 2026

L’INPS fissa ogni anno due soglie fondamentali che determinano l’importo minimo e massimo dei contributi dovuti.

Il reddito minimale (reddito minimo imponibile)

Il reddito minimale per il 2026 è pari a 18.555 euro (dato da verificare con la circolare INPS di inizio anno). Sul minimale si calcola il contributo fisso annuo, che viene suddiviso in quattro rate trimestrali. Chiunque sia iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti deve versare almeno questo contributo, anche se nell’anno non ha prodotto reddito o ha prodotto un reddito inferiore al minimale.

Il contributo minimo annuo 2026 è di circa 4.200 euro per gli artigiani e di circa 4.292 euro per i commercianti (la differenza è dovuta allo 0,48% aggiuntivo). Questi importi vengono comunicati ufficialmente dall’INPS con apposita circolare, generalmente pubblicata a gennaio/febbraio di ogni anno.

Il reddito massimale

Il massimale di reddito imponibile per il 2026 è pari a 119.650 euro circa (primo scaglione, per contribuenti senza anzianità contributiva al 31/12/1995) e a 84.003 euro circa (per coloro che possono applicare il massimale ridotto). Sul reddito che eccede il massimale non sono dovuti ulteriori contributi IVS. Anche questi valori vengono aggiornati annualmente con circolare INPS.

Tabella riepilogativa 2026

VoceArtigianiCommercianti
Reddito minimale annuo~ 18.555 euro~ 18.555 euro
Contributo minimo annuo~ 4.200 euro~ 4.292 euro
Aliquota IVS su reddito eccedente24,00%24,48%
Massimale reddito imponibile (senza anzianità pre-1996)~ 119.650 euro~ 119.650 euro
Massimale ridotto (con anzianità pre-1996)~ 84.003 euro~ 84.003 euro

Attenzione: i valori del minimale e del massimale vengono aggiornati ogni anno con la rivalutazione automatica basata sull’indice ISTAT. Verifica sempre la circolare INPS di inizio anno (generalmente la Circolare n. 15-20 di gennaio/febbraio).

Come si versano i contributi: il sistema saldo e acconto

Il sistema contributivo per artigiani e commercianti prevede due modalità di versamento, che si sovrappongono nello stesso anno fiscale:

1. Rate fisse trimestrali sul minimale

Il contributo calcolato sul reddito minimale viene suddiviso in quattro rate trimestrali di pari importo, con scadenze fisse:

RataScadenza 2026
1ª rata16 maggio 2026
2ª rata20 agosto 2026
3ª rata16 novembre 2026
4ª rata16 febbraio 2027

Le rate trimestrali vengono versate tramite F24, con i codici tributo specifici comunicati dall’INPS nella circolare annuale. Il pagamento può avvenire online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, tramite banca o ufficio postale.

2. Saldo e acconto collegati alla dichiarazione dei redditi

Oltre alle rate fisse, artigiani e commercianti devono versare:

  • Saldo contributi anno precedente: la differenza tra i contributi effettivamente dovuti sull’intero reddito 2025 e quanto già versato con le rate fisse. Si versa entro il 30 giugno 2026 (o 31 luglio con maggiorazione dello 0,40%)
  • Primo acconto contributi 2026: pari al 40% dell’acconto totale dovuto, da versare entro il 30 giugno 2026
  • Secondo acconto contributi 2026: pari al restante 60% dell’acconto totale, da versare entro il 30 novembre 2026

Il calcolo del saldo e dell’acconto viene effettuato nella dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF o Modello 730 per i forfettari – LM): il software di compilazione calcola automaticamente quanto dovuto in base al reddito dichiarato.

Scadenze 2026 riepilogo completo

AdempimentoScadenzaNote
1ª rata fissa trimestrale16 maggio 2026Contributo sul minimale
Saldo 2025 + 1ª acconto 2026 (40%)30 giugno 2026Con dichiarazione redditi
Saldo 2025 + 1ª acconto 2026 (con proroga)31 luglio 2026Con maggiorazione 0,40%
2ª rata fissa trimestrale20 agosto 2026Contributo sul minimale
2ª acconto 2026 (60%)30 novembre 2026Secondo acconto contributi
3ª rata fissa trimestrale16 novembre 2026Contributo sul minimale
4ª rata fissa trimestrale16 febbraio 2027Contributo sul minimale anno 2026

Esempi pratici di calcolo contributi 2026

Vediamo come funziona il calcolo con casi concreti, così puoi capire esattamente cosa ti aspetta in termini di versamenti.

Esempio 1: Artigiano con reddito sotto il minimale

Situazione: Mario è un artigiano (falegname) con reddito imponibile 2025 di 12.000 euro, inferiore al reddito minimale di 18.555 euro.

Calcolo: Anche se il reddito è inferiore al minimale, Mario deve comunque versare il contributo minimo annuo di circa 4.200 euro (equivalente a quello calcolato sul minimale di 18.555 euro x 24%). Non viene calcolato alcun saldo aggiuntivo perché il reddito reale non supera il minimale.

Rate trimestrali 2026: circa 1.050 euro x 4 rate.

Esempio 2: Commerciante con reddito medio

Situazione: Laura è titolare di un negozio di abbigliamento con reddito imponibile 2025 di 35.000 euro.

Calcolo contributi totali dovuti:

  • Sul reddito minimale (18.555 euro x 24,48%) = circa 4.542 euro (parte fissa)
  • Sul reddito eccedente il minimale (35.000 – 18.555 = 16.445 euro x 24,48%) = circa 4.025 euro
  • Totale contributi dovuti per il 2025: circa 8.567 euro

Versamenti effettuati con le rate fisse 2025: circa 4.292 euro (contributo minimo annuo 2025)

Saldo da versare entro il 30 giugno 2026: 8.567 – 4.292 = circa 4.275 euro

Acconto 2026 (calcolato sul totale contributi 2025): circa 8.567 euro x 100% = 8.567 euro, di cui: primo acconto (40%) = 3.427 euro entro 30/06/2026; secondo acconto (60%) = 5.140 euro entro 30/11/2026.

Esempio 3: Artigiano in regime forfettario

Situazione: Giuseppe è un elettricista in regime forfettario con ricavi 2025 di 40.000 euro. Il coefficiente di redditività per la sua categoria è 86% (costruzioni).

Calcolo reddito imponibile ai fini previdenziali: 40.000 euro x 86% = 34.400 euro

Calcolo contributi senza agevolazione: 18.555 x 24% (fisso) + (34.400 – 18.555) x 24% = circa 4.453 + 3.803 = 8.256 euro

Con riduzione forfettari 35%: 8.256 euro x (1 – 35%) = 8.256 x 65% = circa 5.366 euro

Il risparmio contributivo grazie alla riduzione del 35% è di circa 2.890 euro all’anno.

La riduzione contributiva del 35% per il regime forfettario

I titolari di partita IVA in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono beneficiare di una riduzione contributiva del 35% sull’importo totale dei contributi dovuti, incluso il contributo minimo fisso trimestrale. Si tratta di un’agevolazione strutturale introdotta dalla Legge n. 190/2014 (Legge Stabilità 2015) e confermata per il 2026.

Come richiedere la riduzione del 35%

La riduzione non è automatica: deve essere richiesta presentando apposita comunicazione all’INPS tramite:

  • Il portale INPS online (cassetto previdenziale artigiani e commercianti)
  • Il CAF o il professionista abilitato (commercialista, consulente del lavoro)
  • Il Contact Center INPS (803.164 da fisso gratuito, 06.164.164 da mobile)

La comunicazione deve essere presentata entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento per avere effetto da gennaio. Se presentata successivamente, la riduzione decorre dal mese di presentazione. Una volta attivata, la riduzione rimane valida anche negli anni successivi, finché si rimane nel regime forfettario.

Attenzione: la riduzione ha un impatto sulla pensione futura

Versare meno contributi significa anche accumulare meno contribuzione pensionistica. Con la riduzione del 35%, la pensione futura risulterà proporzionalmente più bassa rispetto a un contribuente che versa l’intero importo. È una scelta conveniente nel breve periodo (liquidità immediata), ma va valutata considerando il lungo periodo previdenziale. Ti consigliamo di consultare il tuo estratto contributivo INPS per valutare la situazione personale.

Rateazione dei contributi INPS 2026

Artigiani e commercianti possono rateizzare i contributi dovuti a saldo (con la dichiarazione dei redditi) in caso di difficoltà finanziarie temporanee. La rateazione è possibile nelle seguenti forme:

  • Dilazione ordinaria: i contributi a saldo e le rate di acconto possono essere rateizzati in sede di dichiarazione dei redditi, pagando entro le scadenze ordinarie con eventuali maggiorazioni di interessi
  • Rateazione straordinaria INPS: in caso di debiti contributivi non versati (es. anni precedenti), è possibile presentare domanda di rateazione all’INPS tramite il cassetto previdenziale. La rateazione può arrivare a 60 rate mensili per importi elevati
  • Rottamazione contributi: in presenza di procedure straordinarie di definizione agevolata (come la rottamazione quater o il saldo e stralcio), i contributi INPS possono rientrare in questi benefici

Per le rate fisse trimestrali 2026, non è prevista la rateazione ordinaria: devono essere versate entro le scadenze fisse sopra indicate.

Coordinamento con la dichiarazione dei redditi 2026

I contributi INPS versati nell’anno sono deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF (art. 10 TUIR). Questo significa che i contributi 2025 versati nell’anno 2026 (saldo e acconti) si deducono nella dichiarazione dei redditi 2026 (relativa al 2025), riducendo la base imponibile IRPEF.

Per i forfettari, la situazione è leggermente diversa: i contributi previdenziali si deducono dal reddito determinato forfettariamente, riducendo direttamente la base imponibile prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le start-up).

Il Quadro RR nella dichiarazione dei redditi

Nella dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF), il Quadro RR è dedicato ai contributi previdenziali e assistenziali. In questo quadro vengono riportati:

  • Il reddito imponibile previdenziale (sezione I per artigiani e commercianti)
  • I contributi già versati con le rate fisse
  • Il calcolo del saldo e dell’acconto
  • La riduzione per regime forfettario (se applicabile)

Il software di compilazione (CAF, commercialisti) compila automaticamente il Quadro RR sulla base dei dati inseriti e dei versamenti già effettuati. È importante conservare tutte le ricevute F24 dei versamenti effettuati durante l’anno per evitare discrepanze.

Sanzioni per omesso o tardivo versamento dei contributi

Il mancato o tardivo pagamento dei contributi INPS comporta l’applicazione automatica di sanzioni e interessi. Ecco il quadro sanzionatorio vigente per il 2026:

Sanzioni civili (more)

Le sanzioni civili per omissione/evasione contributiva sono disciplinate dall’art. 116 della L. 388/2000:

TipologiaSanzione civileLimite massimo
Omissione contributiva (obbligo non rispettato per errore, non frode)Tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti (annuale)40% del contributo non versato
Evasione contributiva (occultamento doloso del rapporto di lavoro o del reddito)30% del contributo non versato per anno60% del contributo non versato
Ravvedimento spontaneo (prima di notifica INPS)Sanzione ridotta (see nota)Riduzione fino al 50% in alcuni casi

Il tasso di riferimento BCE (TUR) viene aggiornato dalla Banca Centrale Europea: per il 2026 è necessario verificare il tasso vigente alla data di regolarizzazione.

Come regolarizzare: il ravvedimento operoso

Se hai omesso o tardato un versamento contributivo, puoi regolarizzare la posizione tramite ravvedimento operoso, versando il contributo omesso maggiorato degli interessi calcolati giorno per giorno. Tuttavia, diversamente dal ravvedimento tributario, il ravvedimento sui contributi INPS ha modalità specifiche: ti consigliamo di rivolgerti al CAF o a un consulente del lavoro per calcolare esattamente quanto dovuto e procedere correttamente.

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Domande frequenti (FAQ)

Quando pago le scadenze contributi INPS 2026 come artigiano o commerciante?

Le scadenze principali sono: 16 maggio (1ª rata fissa), 30 giugno (saldo 2025 e 1ª acconto 2026 – 40%), 20 agosto (2ª rata fissa), 30 novembre (2ª acconto 2026 – 60%), 16 novembre (3ª rata fissa), 16 febbraio 2027 (4ª rata fissa).

Qual è l’aliquota INPS 2026 per gli artigiani?

L’aliquota IVS 2026 per gli artigiani è del 24,00% sul reddito eccedente il minimale. Per i commercianti è del 24,48% (0,48% in più per il contributo al Fondo di garanzia TFR). Sul reddito minimo si paga invece un contributo fisso trimestrale.

Quanto pago di contributi INPS se sono in regime forfettario?

Se sei in regime forfettario e iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti, puoi richiedere la riduzione del 35% sui contributi dovuti. La domanda va presentata all’INPS entro il 28 febbraio. Con questa agevolazione, il contributo minimo annuo scende da circa 4.200 euro a circa 2.730 euro per gli artigiani.

Come si calcola il contributo minimo 2026?

Il contributo minimo si calcola applicando l’aliquota IVS (24% artigiani, 24,48% commercianti) al reddito minimale annuo. Per il 2026 il reddito minimale è di circa 18.555 euro, quindi il contributo minimo è di circa 4.200 euro (artigiani) o 4.292 euro (commercianti). Questo importo viene versato in 4 rate trimestrali uguali.

Posso rateizzare i contributi INPS artigiani?

Le rate fisse trimestrali non sono rateizzabili e devono essere versate entro le scadenze previste. Il saldo e l’acconto calcolati in dichiarazione dei redditi possono invece essere rateizzati tramite il modello F24 con le modalità previste. Per debiti contributivi pregressi è possibile richiedere una dilazione all’INPS.

Ho guadagnato meno del minimale: devo comunque pagare?

Sì. Anche se il reddito dell’anno è inferiore al reddito minimale, l’obbligo di versare il contributo minimo fisso rimane. Non è possibile ridurre il contributo in proporzione al reddito effettivo quando questo è sotto il minimale. L’unica eccezione riguarda il primo anno di iscrizione, dove il minimale può essere riproporzionato ai mesi di effettiva attività.

Quali codici tributo F24 si usano per i contributi artigiani e commercianti?

I codici tributo principali (aggiornabili ogni anno con circolare INPS) sono: IVS1 per gli artigiani (contributi fissi), IVS4 per i commercianti (contributi fissi), IVS2 (artigiani, eccedente minimale), IVS5 (commercianti, eccedente minimale). Verifica sempre i codici nella circolare INPS dell’anno in corso o nel cassetto previdenziale online.

Come il CAF Centro Fiscale ti aiuta con i contributi INPS

Gestire i contributi INPS da soli può essere complicato, specialmente per chi non ha familiarità con i calcoli previdenziali. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa per artigiani e commercianti:

  • Calcolo preciso dei contributi dovuti per l’anno in corso
  • Predisposizione e invio della richiesta di riduzione 35% forfettari
  • Compilazione e invio del Modello Redditi PF con Quadro RR
  • Verifica della posizione contributiva e dell’estratto INPS
  • Assistenza in caso di irregolarità o cartelle esattoriali
  • Supporto per domande di rateazione contributi

Puoi contattarci al 0432 1638640, via WhatsApp al 366 6018121 o recandoti direttamente presso la nostra sede in Viale Giuseppe Tullio 13, Scala B, Udine. Siamo disponibili per un appuntamento e per fornirti tutta l’assistenza necessaria.

Giugno 12, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-12 10:08:442026-06-12 08:29:17Contributi INPS 2026 Artigiani e Commercianti: Saldo, Acconto, Scadenze e Importi
ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Estratto contributivo INPS: come richiederlo e leggerlo

Notizie fiscali CAF Centro Fiscale

Estratto Contributivo INPS: Come Richiederlo e Come Leggerlo nel 2026

L’estratto contributivo INPS e il documento che riporta tutta la storia previdenziale di un lavoratore: settimane e mesi di contributi versati, gestioni previdenziali di appartenenza, periodi di contribuzione figurativa e molto altro. E lo strumento fondamentale per verificare la propria posizione pensionistica e pianificare il pensionamento.

Questa guida spiega come richiederlo, come interpretarne le sezioni principali e cosa fare se si trovano errori o lacune. Il patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza gratuita per la verifica della posizione contributiva. Contattaci.

Cos’e l’estratto contributivo INPS

L’estratto contributivo (o estratto conto contributivo) e un documento rilasciato dall’INPS che mostra in modo cronologico tutti i contributi previdenziali versati a nome di un lavoratore, relativi a tutte le gestioni INPS a cui il soggetto ha aderito nel corso della propria vita lavorativa. Include:

  • Contributi versati come lavoratore dipendente (FPLD – Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti)
  • Contributi versati come lavoratore autonomo (artigiani, commercianti)
  • Contributi versati alla Gestione Separata (collaboratori, co.co.co., professionisti senza cassa)
  • Periodi di contribuzione figurativa (maternita, malattia, cassa integrazione, disoccupazione)
  • Periodi di riscatto (es. anni di laurea riscattati ai fini pensionistici)
  • Contributi volontari eventualmente versati

Come richiedere l’estratto contributivo INPS: procedura 2026

  1. Accesso a myINPS: vai su www.inps.it e accedi con SPID (livello 2), CIE (Carta d’Identita Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
  2. Sezione estratto conto: dal menu principale, seleziona “Pensione e previdenza” e poi “Estratto conto contributivo”.
  3. Visualizzazione immediata: l’estratto e disponibile online in tempo reale. Puoi consultarlo direttamente a schermo o scaricarlo in formato PDF.
  4. Richiesta via patronato: se non hai SPID o hai difficolta con il portale, puoi delegare il patronato CAF a richiedere l’estratto per tuo conto. Il servizio e gratuito.

In alternativa, puoi richiedere l’estratto contributivo tramite:

  • Contact center INPS: chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da mobile, a pagamento)
  • Sede INPS territoriale: previo appuntamento, recandoti fisicamente allo sportello

Come leggere l’estratto contributivo INPS: le sezioni principali

L’estratto contributivo INPS e organizzato per gestioni previdenziali. Le sezioni principali che trovi sono:

FPLD – Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti

E la sezione relativa ai periodi di lavoro dipendente. Per ogni anno lavorato trovi: datore di lavoro, periodo di occupazione, settimane di contribuzione, retribuzione imponibile e contributi versati. Questa e la gestione principale per la maggior parte dei lavoratori italiani.

Gestione Separata

Per chi ha svolto attivita di collaborazione coordinata e continuativa, lavoro autonomo occasionale, o attivita professionale senza cassa previdenziale dedicata. L’aliquota contributiva nel 2026 e del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale, o del 24% per chi ha altra copertura (es. iscritti a casse professionali).

Gestione Artigiani e Commercianti

Per lavoratori autonomi iscritti alle gestioni artigiani o commercianti INPS. Include il minimale contributivo annuo (circa 4.200 euro nel 2026) e i contributi eccedentari sul reddito.

Contribuzione Figurativa

Periodi in cui non si lavora ma si accumulano comunque contributi: maternita obbligatoria, malattia, cassa integrazione, disoccupazione (NASpI), congedo parentale, servizio militare. Questi periodi valgono ai fini del diritto alla pensione (anzianita) ma possono avere regole particolari per il calcolo dell’importo.

Errori comuni nell’estratto contributivo: come correggerli

E frequente trovare nell’estratto contributivo periodi mancanti o errori. Le cause piu comuni:

  • Periodi di lavoro non versati: datore di lavoro che non ha versato i contributi pur trattenendoli in busta paga
  • Periodi di lavoro in nero non dichiarati: periodi lavorativi non coperti da contribuzione
  • Ditte cessate senza versamento contributi: aziende fallite o cessate che non hanno regolarizzato la posizione
  • Contributi versati con codice fiscale errato: contributi non attribuiti correttamente
  • Periodi di Cassa Integrazione non registrati: lacune nella registrazione CIG

Come procedere per la correzione:

  1. Raccogli la documentazione che prova il periodo lavorativo mancante (buste paga, CUD, contratti, lettere di assunzione)
  2. Presenta istanza di rettifica all’INPS, tramite il portale myINPS o tramite il patronato CAF
  3. In caso di contributi non versati dal datore, l’INPS puo procedere al recupero coattivo
  4. Se il datore e fallito, l’INPS garantisce la copertura contributiva solo per periodi limitati (Fondo Garanzia INPS)

La busta arancione INPS: estratto conto e previsione pensione

Oltre all’estratto contributivo tradizionale, l’INPS offre la “busta arancione” (Informativa previdenziale individuale): un documento che non solo riepiloga la posizione contributiva attuale, ma fornisce anche una stima della pensione futura in base a diversi scenari di pensionamento (anticipata, di vecchiaia, con diverse aliquote di crescita del PIL).

La busta arancione e accessibile dalla stessa sezione myINPS dell’estratto contributivo. E particolarmente utile per pianificare il pensionamento con anni di anticipo e valutare l’opportunita di riscatti, versamenti volontari o fondi pensione integrativi.

Domande frequenti – Estratto contributivo INPS

Quanto tempo impiega l’INPS a rilasciare l’estratto contributivo?

L’estratto e disponibile immediatamente online su myINPS senza attese. La richiesta tramite patronato viene evasa in genere in pochi giorni lavorativi.

L’estratto contributivo e lo stesso per tutti i tipi di lavoratori?

No, il contenuto varia a seconda delle gestioni a cui il lavoratore e iscritto. Un dipendente avra solo la sezione FPLD, un freelance avra la Gestione Separata, un artigiano la gestione artigiani. Chi ha avuto piu tipi di lavoro vedra tutte le gestioni attive.

Posso verificare i contributi versati dai miei datori di lavoro precedenti?

Si, l’estratto contributivo mostra tutti i contributi versati da tutti i datori di lavoro nel corso della carriera, anche quelli di decenni fa. Se mancano periodi, e possibile presentare istanza di rettifica.

Quanti contributi devo avere per andare in pensione nel 2026?

Per la pensione di vecchiaia nel 2026 servono 67 anni di eta e almeno 20 anni di contributi. Per la pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne), indipendentemente dall’eta. Per le opzioni alternative (Quota 103, APE Sociale) le regole cambiano: contatta il nostro patronato per una verifica della tua posizione specifica.

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Giugno 4, 2026/0 Commenti/da Andrea Damiani
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/12/Notizia-fiscali-.png 924 1640 Andrea Damiani https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Andrea Damiani2026-06-04 12:30:002026-06-02 08:12:33Estratto contributivo INPS: come richiederlo e leggerlo
ESTRATTO CONTRIBUTIVO, PATRONATO

Debiti con l’INPS fino a 60 rate: come ottenere il pagamento agevolato e recuperare i contributi

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

Hai un debito con l’INPS e temi di non riuscire a pagarlo in un’unica soluzione? Da gennaio 2025 le regole sono cambiate in modo significativo: grazie al Decreto Legge 132/2024 (convertito nella Legge 162/2024) e alle nuove disposizioni operative dell’INPS, è ora possibile rateizzare i debiti contributivi fino a 60 rate mensili, ovvero 5 anni. Una vera boccata d’ossigeno per lavoratori autonomi, artigiani, commercianti, professionisti iscritti alla Gestione Separata e datori di lavoro che si trovano in difficoltà.

Ma non è tutto: pagare i contributi arretrati non significa solo “mettersi in regola con l’INPS”. Significa soprattutto recuperare anni di contribuzione utili ai fini pensionistici, evitare il blocco del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), scongiurare l’iscrizione a ruolo da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e bloccare l’accumulo di sanzioni civili che, in alcuni casi, possono superare il 50% del debito originario.

In questa guida completa ti spieghiamo tutto quello che devi sapere sulla rateizzazione dei debiti INPS nel 2026: chi può accedere, come si calcolano gli interessi, quanti documenti servono, come si presenta la domanda e cosa succede se salti una rata. Con esempi pratici, tabelle riassuntive e i riferimenti alle ultime circolari.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa sono i debiti INPS e come nascono
  2. La novità: dilazione fino a 60 rate dal 2025
  3. Chi può richiedere la rateizzazione
  4. Quante rate si possono ottenere: il sistema a tre fasce
  5. Interessi, sanzioni civili e costi della rateizzazione
  6. Documenti necessari e procedura di domanda
  7. Esempi pratici di calcolo della rateizzazione
  8. Recupero contributi ai fini pensionistici
  9. Cosa succede se salti una rata: la decadenza
  10. Differenza tra dilazione INPS e cartella esattoriale
  11. Consigli pratici e ruolo del Patronato
  12. Domande frequenti (FAQ)

Cosa sono i debiti INPS e come nascono

Per debito con l’INPS si intende qualunque somma dovuta all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non versati entro le scadenze previste. Si tratta di una situazione molto più diffusa di quanto si pensi: secondo i dati pubblicati dall’INPS nei suoi rendiconti annuali, milioni di posizioni contributive presentano scoperti, totali o parziali.

I debiti INPS possono nascere per molteplici ragioni:

  • Omessi versamenti: il contribuente non ha pagato i contributi alla scadenza prevista (per artigiani, commercianti e professionisti le scadenze ordinarie sono in maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo);
  • Versamenti insufficienti: l’importo pagato è inferiore a quello dovuto, magari per un errore di calcolo del reddito;
  • Accertamenti d’ufficio: l’INPS, attraverso le verifiche incrociate con l’Agenzia delle Entrate, rileva contributi non dichiarati e li richiede d’ufficio;
  • Conguagli: per i datori di lavoro, situazioni di debito possono nascere dalle differenze tra contributi versati mensilmente e quelli risultanti dal flusso UniEmens;
  • Sanzioni e interessi: anche le maggiorazioni applicate per ritardato pagamento si trasformano, se non saldate, in debito esigibile.

Le conseguenze di un debito INPS non risolto sono pesanti: dall’iscrizione a ruolo (con passaggio della pratica all’Agenzia delle Entrate-Riscossione), al blocco del DURC per imprese e professionisti, fino al mancato accredito dei contributi sulla posizione previdenziale, con effetti diretti sulla futura pensione.

La novità: dilazione fino a 60 rate dal 2025

Fino al 31 dicembre 2024 la rateizzazione ordinaria dei debiti contributivi INPS prevedeva un limite massimo di 24 rate mensili. Per ottenere un piano di dilazione più lungo (fino a 36 mesi) era necessario un decreto autorizzativo del Ministero del Lavoro, mentre per arrivare a 60 mesi serviva addirittura un’autorizzazione “straordinaria” rilasciata in casi eccezionali e con procedure complesse.

Le cose sono cambiate radicalmente con l’articolo 23 del Decreto Legge 9 settembre 2024, n. 132, convertito con modificazioni dalla Legge 13 novembre 2024, n. 162. La nuova norma ha riscritto le regole della dilazione amministrativa dei debiti contributivi, con un duplice obiettivo: aiutare i contribuenti in difficoltà e al tempo stesso aumentare il recupero crediti da parte dell’Istituto, riducendo le iscrizioni a ruolo.

L’INPS ha disciplinato l’applicazione concreta della norma con la Circolare n. 8 del 17 gennaio 2025 e con il successivo Messaggio n. 622 del 13 febbraio 2025, che ha attivato la procedura telematica aggiornata. In sintesi, i punti chiave della riforma sono:

  • Estensione fino a 60 rate mensili della dilazione amministrativa per i debiti contributivi non ancora iscritti a ruolo;
  • Articolazione in tre fasce di rate (fino a 24, da 25 a 36, da 37 a 60) con requisiti progressivamente più stringenti;
  • Gestione interamente telematica tramite il portale “Rateazione” del sito INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS;
  • Applicazione anche ai debiti già esistenti al momento dell’entrata in vigore della norma, purché non siano stati iscritti a ruolo;
  • Mantenimento del calcolo delle sanzioni civili previsto dall’articolo 116, comma 8, della Legge 388/2000.

La Circolare INPS n. 8/2025 ha inoltre chiarito che la nuova disciplina si applica alle domande presentate a partire dal 1° gennaio 2025 e che le rateazioni in corso, autorizzate con le vecchie regole, restano regolate dalla normativa previgente.

Chi può richiedere la rateizzazione

La dilazione amministrativa fino a 60 rate è uno strumento ampio, pensato per intercettare tutte le tipologie di contribuente che hanno maturato un debito previdenziale. Possono presentare domanda:

  • Lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali: artigiani e commercianti iscritti alle rispettive Gestioni INPS;
  • Coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alla Gestione agricoltura;
  • Professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata (lavoratori autonomi occasionali, collaboratori coordinati e continuativi, amministratori di società, dottorandi, ricercatori);
  • Datori di lavoro privati per i debiti relativi ai contributi dei loro dipendenti (sia per lavoratori subordinati che per collaboratori);
  • Datori di lavoro domestico (famiglie che hanno assunto colf, badanti, baby sitter) per i contributi non versati alla Gestione Domestici;
  • Committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa o di prestazione occasionale;
  • Liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata che esercitano attività non coperte da una cassa professionale autonoma.

Sono esclusi dalla rateizzazione amministrativa INPS i debiti già iscritti a ruolo e affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questi casi, occorre rivolgersi direttamente ad ADER per chiedere la rateizzazione esattoriale, che segue regole proprie (e che attualmente prevede fino a 84 rate ordinarie, elevabili a 120 con dichiarazione di temporanea difficoltà economica documentata).

I requisiti di accesso alla rateizzazione

Per ottenere una rateizzazione INPS è necessario:

  • Essere identificato in modo univoco presso l’INPS (codice fiscale, matricola aziendale o numero di iscrizione);
  • Non avere precedenti rateazioni decadute per mancato pagamento di rate (la decadenza preclude nuove richieste, salvo specifiche eccezioni);
  • Presentare un piano coerente con la propria capacità economica, soprattutto per le fasce più alte di dilazione (37-60 rate);
  • Versare regolarmente i contributi correnti durante il piano di rateizzazione: la regolarità contributiva ordinaria non si interrompe e va mantenuta per non incorrere in nuove sanzioni;
  • Pagare la prima rata entro 30 giorni dalla notifica dell’accoglimento, condizione necessaria perché il piano diventi operativo.

Quante rate si possono ottenere: il sistema a tre fasce

La nuova rateizzazione INPS introdotta dal 2025 funziona con un meccanismo a tre fasce progressive. Ogni fascia richiede requisiti più stringenti e una documentazione più articolata. Lo schema è il seguente:

FasciaNumero rateDurata massimaDocumentazione richiesta
Fascia 1 – Ordinariafino a 24 rate2 anniDomanda telematica semplice, senza documentazione economica aggiuntiva
Fascia 2 – Estesada 25 a 36 rate3 anniDomanda telematica + dichiarazione di temporanea difficoltà economica + documentazione comprovante
Fascia 3 – Straordinariada 37 a 60 rate5 anniDomanda telematica + documentazione economico-patrimoniale completa (ISEE, bilanci, indicatori di liquidità) + relazione motivata

L’INPS fissa un importo minimo della singola rata per evitare piani di rateizzazione antieconomici e troppo lunghi in rapporto all’entità del debito. La soglia esatta varia in base alla tipologia di gestione (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, Lavoro Domestico) e alle istruzioni operative pubblicate dall’INPS. In sede di domanda telematica, il sistema verifica automaticamente la congruità della rata proposta rispetto al debito complessivo.

Cosa significa “temporanea difficoltà economica”

Per accedere alle fasce 2 e 3 occorre dimostrare una situazione di temporanea difficoltà economica o finanziaria. La Circolare INPS n. 8/2025 ha chiarito che questa condizione va valutata caso per caso, ma fornisce alcuni indicatori di riferimento:

  • ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) non superiore a determinate soglie, parametrate alla composizione del nucleo familiare;
  • Indice di Liquidità (rapporto tra attività liquide e passività a breve) inferiore a una soglia di sostenibilità, per le imprese;
  • Indice Alfa (rapporto tra debito INPS e valore della produzione o fatturato) superiore a determinate soglie;
  • Documentazione di eventi straordinari (calamità naturali, crisi di settore, perdita di clienti rilevanti, problemi sanitari del titolare).

In pratica, chi richiede 60 rate deve dimostrare di non poter sostenere un piano più breve senza compromettere la propria attività o sostentamento. Il CAF e il Patronato possono aiutare a costruire la documentazione e a redigere la relazione motivata richiesta dalla Fascia 3.

Interessi, sanzioni civili e costi della rateizzazione

La rateizzazione INPS non azzera i costi del debito, ma li struttura in modo prevedibile. Vediamo nel dettaglio le componenti economiche di un piano di dilazione.

Sanzioni civili sul debito

Le sanzioni civili previste dall’articolo 116, comma 8, della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 si applicano a tutti i debiti contributivi non versati alla scadenza. La misura è la seguente:

  • Omissione contributiva (il debito è stato denunciato regolarmente ma non versato): sanzione pari al Tasso Ufficiale di Riferimento BCE + 5,5 punti percentuali, su base annua, fino al limite massimo del 40% del debito;
  • Evasione contributiva (il debito è stato occultato all’INPS): sanzione fissa del 30% del debito su base annua, fino al limite massimo del 60% del debito.

Una volta raggiunto il limite massimo (40% o 60%), continuano a maturare gli interessi di mora al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti, fino all’effettivo pagamento.

Interessi di dilazione

Sull’importo da rateizzare l’INPS applica anche interessi di dilazione, calcolati al tasso ufficiale di riferimento BCE maggiorato di 6 punti percentuali, su base annua. Questi interessi servono a remunerare l’Istituto per la dilazione temporale del pagamento e si aggiungono alle eventuali sanzioni civili già maturate.

Il tasso si determina al momento della concessione del piano e resta fisso per tutta la durata della rateizzazione, salvo modifiche legislative.

Tabella riassuntiva dei costi

Tipo costoImporto / aliquotaLimite massimoNorma
Sanzione omissioneTUR + 5,5 punti annuo40% del debitoL. 388/2000 art. 116 c. 8 lett. a
Sanzione evasione30% annuo60% del debitoL. 388/2000 art. 116 c. 8 lett. b
Interessi di dilazioneTUR + 6 punti annuon.d.Circolare INPS n. 8/2025
Interessi di mora post-limiteTUR + 5,5 punti annuon.d.L. 388/2000 art. 116 c. 8

Il Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR) della Banca Centrale Europea va verificato al momento del piano. Per il 2026, considerata la traiettoria di politica monetaria della BCE, il tasso si colloca intorno al 2-2,5%, quindi gli interessi complessivi di dilazione si aggirano sull’8% annuo. Si tratta di un costo non trascurabile, ma molto inferiore a quello di un finanziamento bancario per importi analoghi e, soprattutto, con la certezza di sbloccare DURC e posizione previdenziale.

Documenti necessari e procedura di domanda

La domanda di rateizzazione INPS si presenta esclusivamente in modalità telematica, attraverso il portale dell’Istituto. La procedura è stata aggiornata e razionalizzata con il Messaggio INPS n. 622 del 13 febbraio 2025.

Come accedere al servizio online

  1. Collegarsi al sito www.inps.it;
  2. Accedere all’area riservata con SPID di secondo livello, CIE 3.0 o CNS;
  3. Cercare il servizio “Rateazione contributi” oppure “Dilazione amministrativa”;
  4. Selezionare la posizione contributiva interessata e il tipo di debito da rateizzare;
  5. Compilare il piano di rateazione, scegliendo il numero di rate (da 1 a 24, da 25 a 36 o da 37 a 60);
  6. Allegare la documentazione richiesta (per fasce 2 e 3);
  7. Confermare e inviare la domanda.

Documentazione per la Fascia 1 (fino a 24 rate)

Per la rateizzazione ordinaria non serve documentazione economica aggiuntiva. Bastano i dati anagrafici, il codice fiscale e l’identificazione della posizione INPS. La domanda viene accolta automaticamente se non ci sono cause ostative (rateazioni precedenti decadute, debiti già iscritti a ruolo, ecc.).

Documentazione per la Fascia 2 (25-36 rate)

  • Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la temporanea difficoltà economica;
  • ISEE in corso di validità per persone fisiche;
  • Ultimo bilancio depositato per società di capitali;
  • Modello Unico/Redditi degli ultimi due anni per ditte individuali e società di persone;
  • Documentazione bancaria recente (estratti conto, situazione affidamenti).

Documentazione per la Fascia 3 (37-60 rate)

  • Tutto quanto previsto per la Fascia 2;
  • Relazione tecnico-economica motivata sulla situazione di difficoltà e sul piano di rientro proposto;
  • Calcolo dell’Indice di Liquidità e dell’Indice Alfa per imprese e società;
  • Eventuale documentazione di eventi straordinari (calamità, crisi di settore, problemi sanitari);
  • Visura camerale aggiornata per imprese iscritte al Registro delle Imprese.

Tempi di risposta

L’INPS, di norma, risponde entro 30 giorni dalla presentazione della domanda. Per le fasce 2 e 3, che richiedono valutazioni più articolate, i tempi possono allungarsi fino a 90 giorni. In caso di silenzio prolungato è possibile inviare un sollecito o rivolgersi alla sede territoriale competente.

Esempi pratici di calcolo della rateizzazione

Per capire concretamente quanto costa una rateizzazione INPS, vediamo due esempi pratici con cifre realistiche. Ipotizziamo un Tasso Ufficiale di Riferimento BCE del 2,15% (valore di riferimento 2026).

Esempio 1: artigiano con debito di 8.000 euro

Marco, idraulico iscritto alla Gestione Artigiani, non ha versato i contributi delle rate di maggio e agosto 2025. Il suo debito complessivo (capitale + sanzioni civili maturate per omissione) ammonta a 8.000 euro. Marco chiede una rateizzazione in 24 mesi (Fascia 1).

  • Debito da rateizzare: 8.000 euro
  • Tasso interessi dilazione: 2,15% + 6 punti = 8,15% annuo
  • Interessi totali sul piano 24 mesi: circa 705 euro
  • Totale da pagare: circa 8.705 euro
  • Rata mensile media: circa 363 euro

Esempio 2: commerciante con debito di 25.000 euro

Giulia, titolare di un negozio iscritta alla Gestione Commercianti, ha accumulato debiti contributivi negli ultimi tre anni per 25.000 euro (capitale + sanzioni). Considerato il calo del fatturato e l’indice di liquidità sotto soglia, chiede e ottiene una rateizzazione in 60 mesi (Fascia 3).

  • Debito da rateizzare: 25.000 euro
  • Tasso interessi dilazione: 2,15% + 6 punti = 8,15% annuo
  • Interessi totali sul piano 60 mesi: circa 5.580 euro
  • Totale da pagare: circa 30.580 euro
  • Rata mensile media: circa 510 euro

Confrontando i due piani si nota che, all’aumentare della durata, cresce il costo complessivo per via degli interessi, ma diminuisce la rata mensile, alleggerendo l’impatto sul flusso di cassa. La scelta della fascia va quindi calibrata sulla propria capacità di pagamento sostenibile nel medio periodo.

Esempio 3: famiglia con colf in debito di 3.000 euro

La famiglia Rossi non ha versato i contributi della Gestione Domestici per due trimestri della propria colf, accumulando un debito di 3.000 euro. Chiede una rateizzazione in 18 mesi (Fascia 1).

  • Debito da rateizzare: 3.000 euro
  • Interessi totali sul piano 18 mesi: circa 200 euro
  • Totale da pagare: circa 3.200 euro
  • Rata mensile media: circa 178 euro

Per le famiglie con lavoratori domestici, la rateizzazione INPS è uno strumento utilissimo per regolarizzare situazioni di morosità senza dover ricorrere a finanziamenti onerosi. Il pagamento delle rate si effettua con il consueto bollettino MAV o tramite addebito SEPA, sempre con codici contributo dedicati alla Gestione Domestici.

Recupero contributi ai fini pensionistici

Uno degli aspetti spesso sottovalutati della rateizzazione INPS riguarda gli effetti sulla posizione previdenziale. Pagare i contributi arretrati, anche a rate, significa riaccreditare anni di contribuzione sulla propria posizione assicurativa, con effetti diretti sul calcolo della futura pensione.

Quando si accreditano i contributi rateizzati

L’INPS ha confermato, anche con la Circolare n. 8/2025, che i contributi inclusi in un piano di rateizzazione vengono accreditati sulla posizione assicurativa man mano che le rate vengono pagate. Questo significa che:

  • Non bisogna attendere la fine del piano per vedere i contributi sulla propria posizione;
  • Ogni rata pagata genera un accredito proporzionale;
  • Solo al completo pagamento del piano l’INPS considera regolarizzata integralmente la posizione contributiva del periodo rateizzato;
  • In caso di decadenza, i contributi accreditati fino a quel momento restano validi.

Effetti sulla pensione

Per chi è vicino al pensionamento, completare il piano di rateizzazione può essere determinante per maturare i requisiti contributivi minimi. I principali requisiti per le pensioni del sistema italiano sono:

  • Pensione di vecchiaia: 67 anni di età e 20 anni di contributi;
  • Pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, a prescindere dall’età;
  • Quota 103 (sperimentale): 62 anni di età + 41 anni di contributi, con specifiche regole di accesso;
  • Opzione Donna: requisiti specifici legati a particolari categorie (caregiver, invalide, lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende in crisi).

Recuperare anche solo uno o due anni di contributi tramite rateizzazione può fare la differenza tra “non avere ancora i requisiti” e “poter andare in pensione”. Il consiglio è sempre quello di richiedere preventivamente l’estratto contributivo INPS per verificare l’esatta situazione previdenziale e calcolare l’impatto della regolarizzazione.

Riscatto e contribuzione volontaria: alternative complementari

La rateizzazione non è l’unico strumento per “ricostruire” la posizione previdenziale. In alcuni casi può essere combinata con:

  • Riscatto di laurea (ordinario o agevolato per i periodi entro i 45 anni di età);
  • Contribuzione volontaria per coprire periodi di interruzione lavorativa;
  • Ricongiunzione contributiva tra gestioni diverse (INPS, casse professionali, gestioni speciali);
  • Totalizzazione dei periodi assicurativi maturati in gestioni differenti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine può effettuare una valutazione personalizzata della tua posizione previdenziale e indicarti la combinazione di strumenti più conveniente in vista del pensionamento.

Cosa succede se salti una rata: la decadenza

La regolarità nel pagamento delle rate è la condizione essenziale per mantenere attivo il piano di dilazione. Le regole sulla decadenza, ribadite dalla Circolare INPS n. 8/2025, sono chiare: il mancato pagamento di un numero predefinito di rate, anche non consecutive, comporta la decadenza automatica del piano.

Soglia di decadenza

La normativa attualmente prevede la decadenza in caso di mancato pagamento di:

  • 5 rate, anche non consecutive, sul totale delle rate previste dal piano;
  • L’ultima rata del piano di rateizzazione.

Una volta verificata la decadenza, l’INPS notifica al contribuente il provvedimento e procede:

  • A iscrivere a ruolo il residuo debito non ancora coperto dai pagamenti effettuati;
  • A trasmettere la pratica all’Agenzia delle Entrate-Riscossione per il recupero forzoso;
  • A negare nuove rateizzazioni sullo stesso debito, salvo eccezioni;
  • A ripristinare il calcolo delle sanzioni civili per i periodi residui non pagati.

È possibile rimediare?

In caso di temporanea impossibilità a pagare una rata, è possibile richiedere all’INPS una sospensione temporanea del piano, motivata da gravi e documentate ragioni. La sospensione non è automatica: serve un’istanza motivata, accompagnata da documentazione, e l’autorizzazione è discrezionale.

In alternativa, sempre prima della decadenza, è possibile chiedere una ridefinizione del piano (ad esempio passando da 24 a 36 rate o da 36 a 60), per allungare la durata e ridurre l’importo della singola rata.

La regola fondamentale è: non aspettare la decadenza, agire prima. Se hai difficoltà a pagare anche solo una rata, rivolgiti immediatamente al Patronato per valutare insieme la soluzione più adatta.

Differenza tra dilazione INPS e cartella esattoriale

È importante distinguere tra due tipi di rateizzazione che riguardano i debiti contributivi:

  • Rateizzazione amministrativa INPS: si applica ai debiti non ancora iscritti a ruolo. È quella di cui abbiamo parlato finora: fino a 60 rate, gestita direttamente dall’INPS, con i requisiti che abbiamo visto;
  • Rateizzazione esattoriale ADER: si applica ai debiti già iscritti a ruolo e affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. È gestita da ADER, segue regole proprie e prevede attualmente fino a 84 rate ordinarie, elevabili fino a 120 in casi di documentata difficoltà.

La scelta della procedura non è discrezionale: dipende dallo stato di lavorazione del debito. Finché il debito è “in casa” INPS (non iscritto a ruolo) si applica la rateizzazione amministrativa; quando è stato già trasmesso all’Agente della Riscossione, si applica la rateizzazione esattoriale.

Tabella comparativa

CaratteristicaDilazione INPSRateazione ADER
GestoreINPSAgenzia Entrate-Riscossione
Stato del debitoNon iscritto a ruoloIscritto a ruolo
Numero massimo rateFino a 60Fino a 120
Importo minimo rataDefinito da istruzioni INPS50 euro
ProceduraTelematica via portale INPSTelematica via portale ADER
DocumentazioneCrescente per fasceCrescente per fasce
Effetto su DURCDURC regolare se piano in regolaDURC regolare se piano in regola

Conviene quindi agire tempestivamente: chiedere la rateizzazione INPS prima dell’iscrizione a ruolo evita aggravi di costi (oneri di riscossione, ulteriori interessi di mora) e mantiene il rapporto direttamente con l’Istituto previdenziale.

Consigli pratici e ruolo del Patronato

La rateizzazione INPS è uno strumento potente ma va gestito con attenzione. Ecco alcuni consigli pratici per evitare errori e massimizzare i benefici.

Prima di chiedere la rateizzazione

  • Richiedi l’estratto contributivo aggiornato per avere chiarezza sulla composizione del debito;
  • Verifica la prescrizione: i contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni. Periodi più antichi potrebbero essere già prescritti e non più dovuti (con eccezioni);
  • Controlla eventuali errori di accertamento d’ufficio: a volte la pretesa INPS si fonda su redditi presunti che non corrispondono alla realtà;
  • Valuta la fascia adatta alla tua capacità di pagamento sostenibile: meglio una rata più alta in tempi brevi che un piano lungo a rischio decadenza.

Durante il piano di rateizzazione

  • Imposta promemoria per ogni scadenza mensile;
  • Attiva l’addebito automatico SEPA per evitare dimenticanze;
  • Continua a versare regolarmente i contributi correnti (la rateizzazione riguarda solo il pregresso);
  • Conserva tutte le ricevute di pagamento;
  • Monitora periodicamente la tua posizione contributiva online.

Il ruolo del Patronato CAF Centro Fiscale

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre assistenza completa e gratuita per la gestione di tutte le pratiche relative ai debiti INPS. In particolare:

  • Analisi della posizione contributiva: estratti contributivi, ricostruzione storica, individuazione di eventuali errori o periodi prescritti;
  • Predisposizione della domanda di rateizzazione: compilazione, raccolta documentazione, presentazione telematica;
  • Assistenza per la Fascia 3: redazione della relazione tecnico-economica, calcolo degli indici, presentazione documentazione completa;
  • Consulenza previdenziale: valutazione dell’impatto della regolarizzazione sulla futura pensione, individuazione di alternative (riscatto, contribuzione volontaria);
  • Monitoraggio del piano: verifica della corretta esecuzione, supporto in caso di difficoltà.

Tutti i servizi del Patronato sono gratuiti per il cittadino, in quanto finanziati con fondi pubblici dedicati. Rivolgersi a un Patronato significa avere al proprio fianco un professionista esperto che conosce procedure, normative e prassi INPS, riducendo drasticamente il rischio di errori o rigetti.

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Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti (FAQ)

Posso rateizzare un debito INPS già iscritto a ruolo?

No, la rateizzazione amministrativa INPS si applica solo ai debiti non ancora iscritti a ruolo. Se il debito è già stato affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, devi presentare domanda di rateizzazione direttamente ad ADER, che applica regole proprie e prevede fino a 84 rate ordinarie (elevabili a 120 in caso di difficoltà documentata).

Quanto tempo ho per chiedere la rateizzazione?

Non esiste un termine perentorio, ma è essenziale agire prima dell’iscrizione a ruolo del debito. Una volta che l’INPS ha trasmesso la pratica ad ADER (di solito entro 12-18 mesi dalla scadenza non rispettata), la rateizzazione amministrativa non è più possibile e occorre rivolgersi all’Agente della Riscossione.

Posso ottenere una rateizzazione se ho già un debito iscritto a ruolo per altre pendenze INPS?

Sì, la valutazione si fa per ogni singolo debito. Puoi avere contemporaneamente una rateizzazione amministrativa INPS per un debito non ancora iscritto a ruolo e una rateizzazione ADER per debiti già ruolizzati. Sono procedure parallele e indipendenti.

Cosa succede al DURC durante la rateizzazione?

Il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) viene rilasciato regolarmente se sei in regola con il piano di rateizzazione (pagamento delle rate alle scadenze) e con il versamento dei contributi correnti. Una sola rata non pagata può compromettere temporaneamente il DURC.

I contributi pagati a rate “valgono” per la pensione anche prima della fine del piano?

Sì, l’INPS accredita i contributi proporzionalmente man mano che le rate vengono pagate. Quindi anche durante il piano la tua posizione assicurativa cresce. Solo a piano completato, però, il periodo viene considerato integralmente regolarizzato.

Posso saldare anticipatamente le rate per chiudere prima il piano?

Sì, è sempre possibile estinguere anticipatamente la rateizzazione pagando il debito residuo in un’unica soluzione. Gli interessi di dilazione vengono ricalcolati e ridotti proporzionalmente al periodo di anticipo.

Quanto costa l’assistenza del Patronato per la rateizzazione INPS?

L’assistenza del Patronato è completamente gratuita per il cittadino. I servizi sono finanziati con fondi pubblici dedicati alla tutela previdenziale e assistenziale. Il CAF Centro Fiscale di Udine offre consulenza completa per la presentazione della domanda di rateizzazione e per tutte le pratiche INPS connesse.

Conclusione: agire subito è la chiave

Avere un debito con l’INPS non è una condanna: la riforma introdotta dal Decreto Legge 132/2024 e attuata con la Circolare INPS n. 8/2025 ha aperto possibilità di rientro molto più ampie rispetto al passato, con piani di rateizzazione fino a 60 mesi e una procedura interamente telematica.

L’importante è agire tempestivamente: prima il debito viene affrontato, minori saranno gli aggravi di sanzioni e interessi, e maggiore sarà la possibilità di evitare l’iscrizione a ruolo. Rateizzare significa non solo “mettersi in regola” con l’INPS, ma soprattutto recuperare anni preziosi di contribuzione per la propria pensione, sbloccare il DURC e ripartire con serenità.

Il CAF Centro Fiscale di Udine è al tuo fianco con un Patronato qualificato che ti assiste in ogni fase: dall’analisi della posizione contributiva alla scelta della fascia di rateizzazione, dalla preparazione della documentazione alla presentazione della domanda, fino al monitoraggio del piano nel tempo. Tutti i servizi sono gratuiti per il cittadino.

Hai un debito con l’INPS o vuoi verificare la tua situazione contributiva? Contatta il CAF Centro Fiscale di Udine per un appuntamento. Un nostro operatore valuterà gratuitamente la tua posizione e ti indicherà la strada migliore per regolarizzare e proteggere il tuo futuro previdenziale.

Maggio 25, 2026/0 Commenti/da Team CAF Centro Fiscale
https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2025/03/contributi-INPS-artigiani-e-commercianti.png 924 1640 Team CAF Centro Fiscale https://centrofiscale.com/wp-content/uploads/2023/04/logo-sito.png Team CAF Centro Fiscale2026-05-25 09:25:432026-05-31 17:44:28Debiti con l’INPS fino a 60 rate: come ottenere il pagamento agevolato e recuperare i contributi
ESTRATTO CONTRIBUTIVO

Dilazioni INPS fino a 60 mesi: le nuove regole per chi ha debiti contributivi

contributi INPS artigiani e commercianti, regime forfettario

Se hai accumulato debiti contributivi verso l’INPS, sappi che esistono soluzioni concrete per ripianare la situazione senza dover pagare tutto in un’unica soluzione. Le dilazioni INPS fino a 60 mesi rappresentano oggi uno degli strumenti più utilizzati da artigiani, commercianti, professionisti iscritti alla Gestione Separata e datori di lavoro per regolarizzare la propria posizione previdenziale senza compromettere la continuità dell’attività. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 (D.Lgs. 110/2024) il quadro normativo è cambiato in maniera significativa, ampliando le possibilità di rateazione anche per i carichi affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa guida ti spieghiamo chi può ottenere la dilazione, quali sono i nuovi limiti di rate, come calcolare gli interessi e quali documenti servono per presentare la domanda nel 2026.

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Indice dei contenuti

  1. Cosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgono
  2. I due binari della dilazione: fase amministrativa e ruolo
  3. Dilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026
  4. Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024
  5. Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazione
  6. Calcolo degli interessi di dilazione e importo della rata
  7. Come presentare la domanda di dilazione
  8. Decadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rata
  9. Esempi pratici di calcolo della rata
  10. Consigli pratici e ruolo del CAF
  11. Domande frequenti

Cosa sono le dilazioni INPS e a chi si rivolgono

La dilazione INPS è uno strumento che consente al contribuente moroso di pagare in più rate mensili i contributi previdenziali e assistenziali non versati alle scadenze ordinarie. In parole semplici: anziché saldare tutto il debito in un’unica soluzione, l’INPS (o l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, se il debito è già stato iscritto a ruolo) ti concede di spalmare l’importo su un piano di rateizzazione che può arrivare fino a 60 rate mensili in fase amministrativa e fino a 120 rate mensili per i carichi affidati alla riscossione coattiva.

Lo strumento è pensato per chi attraversa una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria e non riesce a far fronte all’intero importo dovuto in un’unica soluzione. Possono richiedere la dilazione:

  • Artigiani e commercianti iscritti alla Gestione IVS che non hanno versato la “fissa” o gli acconti/saldi sul reddito eccedente il minimale
  • Professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS con contributi a percentuale non versati
  • Datori di lavoro (imprese, studi professionali, condomini) che non hanno pagato i contributi UniEmens per i propri dipendenti
  • Committenti che non hanno versato i contributi sui compensi a collaboratori
  • Datori di lavoro domestico con omissioni contributive su colf e badanti
  • Lavoratori autonomi agricoli (coltivatori diretti, IAP) con debiti sulla Gestione speciale CD-CM

La dilazione, oltre a evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili, è una condizione essenziale per ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva): senza DURC regolare, un’impresa non può partecipare ad appalti pubblici, ricevere pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, accedere a bonus edilizi o utilizzare crediti d’imposta in compensazione.

I due binari della dilazione: fase amministrativa e ruolo

Per capire quale tipo di dilazione richiedere, è fondamentale sapere in quale fase si trova il tuo debito contributivo. La distinzione è cruciale perché cambiano l’ente competente, i limiti massimi di rate e gli interessi applicati.

Fase amministrativa (debito gestito dall’INPS)

Il debito contributivo è “in fase amministrativa” finché l’INPS non lo ha ancora iscritto a ruolo e affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In questa fase la gestione spetta direttamente alla sede INPS competente per territorio e la dilazione è disciplinata dalla Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successivi aggiornamenti.

In sintesi: in fase amministrativa puoi chiedere fino a 24 rate mensili direttamente al Direttore della sede INPS, oppure fino a 60 rate mensili con autorizzazione del Direttore Regionale o del Comitato Amministratore della gestione di riferimento nei casi più complessi.

Fase di riscossione coattiva (debito iscritto a ruolo)

Quando l’INPS, decorsi i termini di pagamento, iscrive il debito a ruolo, la gestione passa ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). Riceverai quindi una cartella esattoriale o un avviso di addebito. In questa fase si applica la disciplina dell’art. 19 del DPR 602/1973, come riformata dal D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (“Riforma della Riscossione”), che ha rivoluzionato i limiti di rateazione introducendo un meccanismo progressivo fino a 108 rate (su semplice richiesta) e fino a 120 rate (con documentazione).

Dilazione amministrativa INPS fino a 60 mesi: regole 2026

Concentriamoci ora sulla dilazione amministrativa, quella che ti permette di rateizzare il debito quando è ancora gestito direttamente dall’INPS, prima che venga iscritto a ruolo.

Rateazione fino a 24 mesi (competenza ordinaria)

La regola di base prevede che il Direttore della sede INPS competente possa concedere una dilazione fino a un massimo di 24 rate mensili. Questa è la modalità più diffusa e si applica alla maggior parte dei contribuenti che si trovano in difficoltà temporanea. Non è richiesta documentazione particolarmente complessa: basta dimostrare la temporanea impossibilità di pagare in unica soluzione e l’INPS valuta l’esistenza dei requisiti formali (anzianità del debito, regolarità delle ultime denunce, assenza di precedenti decadenze).

Rateazione fino a 60 mesi (competenza superiore)

Per dilazioni più lunghe, fino a un massimo di 60 rate mensili, la competenza si sposta a livelli superiori. In particolare:

  • Per importi più consistenti o per situazioni complesse, decide il Direttore Regionale INPS
  • Per importi ancora maggiori e per contribuenti in situazioni di crisi documentata, può intervenire il Comitato Amministratore della Gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, Lavoratori Dipendenti)
  • Nei casi più gravi e in presenza di particolari condizioni (calamità naturali, eventi straordinari, procedure concorsuali) si può arrivare alla dilazione massima

Per ottenere una dilazione superiore a 24 mesi è necessario presentare una documentazione più articolata: bilanci aggiornati, situazione contabile, business plan di rientro, eventuali certificazioni di crisi (es. accordi di ristrutturazione, concordato preventivo, composizione negoziata della crisi).

Tabella riassuntiva: chi decide e quante rate

Organo competenteNumero massimo rateTipologia di caso
Direttore di Sede INPSFino a 24 rateDifficoltà ordinaria documentata
Direttore Regionale INPSFino a 36 rateImporti rilevanti, crisi documentata
Comitato Amministratore della GestioneFino a 60 rateCrisi grave, eventi eccezionali, procedure concorsuali

Nota importante: i valori e le soglie possono essere aggiornati periodicamente con messaggi INPS. Per la situazione aggiornata alla tua specifica richiesta, ti consigliamo di chiedere conferma al CAF o di consultare la sede INPS competente.

Dilazione cartelle esattoriali INPS: la riforma D.Lgs. 110/2024

Se il tuo debito contributivo è già stato iscritto a ruolo e hai ricevuto una cartella esattoriale o un avviso di addebito INPS, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdE-R). La novità più importante è arrivata con il D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2024, che ha riformato in profondità il sistema della riscossione.

Le nuove regole progressive 2025-2029

Il legislatore ha previsto un aumento progressivo del numero massimo di rate concedibili, calibrato in base all’anno di presentazione della domanda. Le nuove regole valgono per qualsiasi tipo di debito iscritto a ruolo, comprese le cartelle INPS.

Dilazione su semplice richiesta (importi fino a 120.000 euro)

Per debiti complessivi fino a 120.000 euro, è sufficiente una dichiarazione di temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria, senza necessità di documentazione. I limiti progressivi sono:

Anno di presentazione domandaRate massime (importi ≤ 120.000 €)
2025 – 2026Fino a 84 rate mensili (7 anni)
2027 – 2028Fino a 96 rate mensili (8 anni)
Dal 1° gennaio 2029Fino a 108 rate mensili (9 anni)

Dilazione con documentazione (situazione comprovata)

Se invece documenti la tua temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria (anche per importi pari o inferiori a 120.000 euro), puoi accedere a piani più lunghi, fino a un massimo di 120 rate mensili (10 anni). Le rate disponibili crescono progressivamente:

  • Anni 2025-2026: da 85 a 120 rate mensili
  • Anni 2027-2028: da 97 a 120 rate mensili
  • Dal 1° gennaio 2029: da 109 a 120 rate mensili

Per importi superiori a 120.000 euro, è sempre obbligatoria la documentazione e il limite è fisso a 120 rate mensili, indipendentemente dall’anno di presentazione della domanda.

Quali documenti servono per la dilazione documentata

I parametri di valutazione della “temporanea situazione di obiettiva difficoltà” sono individuati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Per imprese e persone giuridiche si guarda generalmente all’indice di liquidità e al rapporto tra debito complessivo e valore della produzione. Per le persone fisiche e le ditte individuali a contabilità semplificata si considera invece l’ISEE del nucleo familiare e il rapporto tra debito e reddito.

Requisiti soggettivi: chi può accedere alla rateazione

Non basta avere un debito contributivo per ottenere automaticamente la dilazione. L’INPS verifica una serie di requisiti soggettivi prima di concedere il piano. Vediamo i principali.

Regolarità delle denunce contributive

Il primo requisito è la regolarità formale delle denunce. In pratica, devi aver presentato correttamente UniEmens (per i datori di lavoro), il modello Redditi/Unico (per artigiani, commercianti e professionisti) e tutte le comunicazioni telematiche obbligatorie. Se hai omesso denunce, l’INPS può chiederti di regolarizzarle prima di concedere il piano di dilazione.

Assenza di precedenti decadenze

Se in passato hai già beneficiato di una dilazione e sei decaduto (cioè non hai pagato regolarmente le rate), l’INPS può rifiutare una nuova domanda o concederla con condizioni più restrittive. La decadenza è infatti un campanello d’allarme per l’Istituto, che valuta con maggior rigore la nuova richiesta.

Situazione di temporanea difficoltà

Bisogna dimostrare (o, per i piccoli importi, dichiarare) di trovarsi in una temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. La parola chiave è “temporanea”: la dilazione non è uno strumento per chi è in stato di insolvenza definitiva, ma per chi ha problemi di cassa contingenti e ha prospettive concrete di rientro.

Limiti per crediti contributivi specifici

Alcuni debiti hanno limiti specifici o esclusioni dalla dilazione amministrativa. Ad esempio, i contributi trattenuti ai dipendenti (quota a carico del lavoratore non versata) hanno regole più severe perché si tratta tecnicamente di somme che il datore di lavoro ha già incassato dal dipendente e dovrebbe versare per suo conto. In questi casi spesso è richiesto il versamento immediato di una quota prima dell’avvio della rateazione.

Calcolo degli interessi di dilazione e importo della rata

Una dilazione non è gratuita: oltre al capitale, devi pagare anche gli interessi di dilazione. Le regole di calcolo cambiano a seconda che ti trovi in fase amministrativa o in fase di riscossione coattiva.

Interessi in fase amministrativa INPS

In fase amministrativa, gli interessi di dilazione sono pari al tasso ufficiale di riferimento BCE maggiorato di 6 punti percentuali, come previsto dall’art. 116 della Legge 388/2000. Si tratta dello stesso tasso applicato alle sanzioni civili ridotte per omissione contributiva. Il tasso può variare nel corso del piano di dilazione perché segue le decisioni della Banca Centrale Europea sui tassi.

Esempio: se il tasso ufficiale BCE è al 3%, gli interessi di dilazione INPS in fase amministrativa saranno pari al 9% annuo.

Interessi in fase di riscossione (AdE-R)

Quando il debito è iscritto a ruolo, sulle somme rateizzate si applicano gli interessi di dilazione previsti dall’art. 21 del DPR 602/1973, attualmente fissati al 4,5% annuo. Questo tasso è generalmente più favorevole rispetto a quello applicato in fase amministrativa, ma attenzione: sui ruoli si pagano anche gli aggi e i compensi di riscossione, che incrementano l’importo finale.

Formula di calcolo della rata mensile

Per calcolare l’importo della rata mensile si usa la formula della rata costante (sistema francese), simile a quella dei mutui bancari:

Rata = C × [i × (1+i)^n] / [(1+i)^n – 1]
dove:
C = capitale (debito iniziale)
i = tasso di interesse mensile (tasso annuo / 12)
n = numero di rate

Nella pratica, sia INPS sia AdE-R mettono a disposizione simulatori online nell’area riservata del proprio portale (con SPID, CIE o CNS), che calcolano automaticamente il piano di ammortamento con le rate effettive.

Come presentare la domanda di dilazione

La procedura per ottenere una dilazione è interamente telematica e cambia a seconda dell’ente competente. Vediamo i due canali.

Domanda di dilazione amministrativa INPS

Per presentare la domanda all’INPS in fase amministrativa devi:

  1. Accedere al portale INPS (www.inps.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Cercare il servizio “Rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa”
  3. Selezionare la gestione di riferimento (Artigiani, Commercianti, Gestione Separata, UniEmens, lavoratori domestici, agricoli)
  4. Indicare il numero di rate richieste (fino a 24 per la competenza ordinaria, oltre con motivazione)
  5. Allegare la documentazione richiesta in caso di piani superiori a 24 rate
  6. Confermare l’invio e attendere il provvedimento di accoglimento o diniego

Il piano viene generalmente comunicato entro pochi giorni, con indicazione delle scadenze mensili e degli importi delle rate. Il pagamento avviene con F24 precompilato o con MAV.

Domanda di dilazione per cartelle esattoriali (AdE-R)

Se il debito è già stato iscritto a ruolo e ti è arrivata una cartella o un avviso di addebito, devi rivolgerti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione:

  1. Accedi all’area riservata di AdE-R (agenziaentrateriscossione.gov.it) con SPID, CIE o CNS
  2. Seleziona “Rateizza il debito” e individua le cartelle/avvisi da rateizzare
  3. Per importi fino a 120.000 euro: scegli la dilazione “semplice” (sola dichiarazione) o quella “documentata” (con prova della difficoltà)
  4. Per importi superiori a 120.000 euro: solo dilazione documentata
  5. Carica i documenti richiesti (ISEE, bilanci, indici di bilancio)
  6. Conferma la richiesta: il piano è generalmente concesso entro pochi giorni

Una volta accolta la richiesta, il piano viene caricato nell’area riservata. Le rate si pagano con i bollettini PagoPA inviati da AdE-R, oppure con addebito SEPA automatico (consigliato per evitare dimenticanze).

Decadenza dalla rateazione: cosa succede se salti una rata

La decadenza dalla dilazione è una delle situazioni più temute dai contribuenti, perché comporta conseguenze pesanti. Le regole sono diverse tra fase amministrativa INPS e fase di riscossione AdE-R.

Decadenza in fase amministrativa INPS

Si decade dalla dilazione amministrativa INPS quando si omette il pagamento di una sola rata alla scadenza prevista. La conseguenza è l’iscrizione immediata a ruolo dell’intero residuo del debito (capitale + sanzioni + interessi maturati), con perdita del beneficio della rateazione e passaggio al sistema più costoso della riscossione coattiva.

Decadenza nella riscossione AdE-R

Con la riforma del D.Lgs. 110/2024 sono cambiate anche le regole sulla decadenza. Per i piani concessi dall’AdE-R, la decadenza scatta in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, durante l’intero piano. Si tratta di una soglia più tollerante rispetto al passato, pensata proprio per dare maggior flessibilità al contribuente che attraversa fasi di difficoltà.

Attenzione: in caso di decadenza dalla rateizzazione AdE-R, le somme residue non possono più essere oggetto di una nuova dilazione, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge (per esempio per i debiti diversi da quelli oggetto del piano decaduto).

Esempi pratici di calcolo della rata

Vediamo ora alcuni esempi numerici per renderti più concreto il funzionamento delle dilazioni.

Esempio 1: artigiano con debito IVS in fase amministrativa

Situazione: Marco, artigiano idraulico di Udine, non ha versato 4 rate fisse della Gestione Artigiani per un totale di 18.000 euro. Riceve un avviso bonario INPS prima dell’iscrizione a ruolo. Chiede una dilazione a 24 mesi al Direttore della sede INPS di Udine.

  • Capitale: 18.000 €
  • Rate: 24 mensili
  • Tasso di riferimento (esempio): 9% annuo (BCE 3% + 6 punti)
  • Rata mensile stimata: circa 822 €
  • Totale rimborsato: circa 19.728 € (interessi di circa 1.728 €)

Esempio 2: srl con cartella esattoriale INPS

Situazione: Bianchi Srl, piccola impresa edile di Tavagnacco (UD), riceve nel 2026 una cartella esattoriale per 95.000 euro di contributi UniEmens non versati. Chiede ad AdE-R una dilazione “su semplice richiesta” (debito sotto 120.000 €) per il massimo consentito: 84 rate.

  • Capitale: 95.000 €
  • Rate: 84 mensili (7 anni)
  • Tasso di interesse di dilazione: 4,5% annuo
  • Rata mensile stimata: circa 1.320 €
  • Totale rimborsato: circa 110.880 €

Esempio 3: professionista Gestione Separata in crisi grave

Situazione: Laura, psicologa libero professionista iscritta alla Gestione Separata, ha accumulato 32.000 euro di contributi non versati negli ultimi 3 anni a causa di una grave malattia. Ottiene, con il supporto del CAF, una dilazione a 60 rate dal Comitato Amministratore della Gestione Separata.

  • Capitale: 32.000 €
  • Rate: 60 mensili (5 anni)
  • Tasso di riferimento (esempio): 9% annuo
  • Rata mensile stimata: circa 664 €
  • Totale rimborsato: circa 39.840 €

Gli esempi sopra sono indicativi e basati su tassi di riferimento ipotetici. Gli importi effettivi delle rate dipendono dal tasso BCE vigente al momento della concessione e dalle modalità di calcolo applicate dall’ente competente.

Consigli pratici e ruolo del CAF

Le dilazioni INPS sono uno strumento utile ma vanno gestite con attenzione. Ecco i consigli che diamo ai nostri clienti del CAF Centro Fiscale di Udine.

Non aspettare l’iscrizione a ruolo

La fase amministrativa INPS è quasi sempre più conveniente della riscossione coattiva, perché evita aggi, compensi di riscossione e le sanzioni piene. Se hai un avviso bonario o un avviso di addebito non ancora notificato come cartella, attivati subito per la dilazione amministrativa prima che il debito venga affidato ad AdE-R.

Calibra il numero di rate

Chiedere il numero massimo di rate sembra sempre la scelta migliore (rata più bassa, più sostenibile), ma comporta maggiori interessi totali. Valuta con attenzione: se hai una rata di 1.000 euro a 24 mesi e una di 600 euro a 60 mesi, nel secondo caso pagherai più interessi sull’intero periodo. Il CAF può aiutarti a fare la simulazione e scegliere l’opzione migliore.

Attiva l’addebito automatico SEPA

Una rata saltata in fase amministrativa INPS comporta la decadenza immediata. Per evitare questo rischio, attiva l’addebito SEPA automatico sul conto corrente: in questo modo le rate vengono prelevate alle scadenze previste senza che tu debba ricordartene. Verifica però sempre che il conto abbia disponibilità sufficiente.

Pianifica i flussi di cassa

Prima di firmare un piano di rateazione, fai una proiezione realistica dei tuoi flussi di cassa per tutta la durata del piano. Includi anche i contributi correnti (continuano a maturare durante la dilazione!) e le imposte. Un piano sostenibile sulla carta ma troppo aggressivo nella pratica porta inevitabilmente a decadenza.

Affidati al CAF per la pratica

La normativa in materia di dilazioni INPS è in continua evoluzione, soprattutto dopo la Riforma della Riscossione 2024-2026. Le competenze interne dell’INPS (Direttore di sede, Direttore Regionale, Comitato Amministratore), la documentazione da produrre per i piani lunghi, il coordinamento con AdE-R per i carichi già iscritti a ruolo richiedono esperienza specifica. Il CAF Centro Fiscale di Udine assiste artigiani, commercianti, professionisti e datori di lavoro di tutto il Friuli Venezia Giulia nella predisposizione delle domande di dilazione, nella scelta del piano più conveniente e nella gestione del rapporto con INPS e Agenzia delle Entrate-Riscossione.

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📍 Sei a Udine o in Friuli Venezia Giulia? Possiamo aiutarti.

Il Patronato CAF Centro Fiscale di Udine offre tutte le pratiche INPS: NASPI, pensione, maternità, invalidità 104 e bonus famiglia. Riceviamo su appuntamento nelle nostre sedi di Udine e Cividale del Friuli oppure interamente online via WhatsApp. Contattaci per una consulenza o chiama il 0432 1638640.

Domande frequenti

Posso chiedere la dilazione anche se non ho ancora ricevuto un avviso di addebito?

Sì, è possibile presentare istanza di rateazione anche su debiti contributivi non ancora oggetto di formale richiesta di pagamento, purché siano scaduti e iscritti nella tua posizione contributiva. Anzi, agire tempestivamente è raccomandato per evitare l’aggravarsi delle sanzioni civili.

Durante la dilazione devo continuare a pagare i contributi correnti?

Assolutamente sì. La dilazione riguarda solo i debiti pregressi indicati nel piano. I contributi correnti (le rate fisse trimestrali per artigiani e commercianti, l’UniEmens mensile per i datori di lavoro, i contributi a percentuale per professionisti) vanno comunque versati alle ordinarie scadenze. Omettere i contributi correnti durante la dilazione genera nuovi debiti e può compromettere il DURC.

La dilazione INPS mi permette di ottenere il DURC regolare?

Sì. Uno dei principali vantaggi della dilazione è il mantenimento del DURC regolare a condizione che paghi regolarmente le rate del piano. Per le imprese che lavorano con la PA o che vogliono usufruire di bonus edilizi e crediti d’imposta, è un requisito essenziale.

Posso estinguere anticipatamente la dilazione?

Sì. In qualsiasi momento puoi versare l’intero importo residuo (capitale + interessi maturati al momento dell’estinzione) e chiudere il piano. L’estinzione anticipata ti fa risparmiare sugli interessi delle rate future.

Se sono in regime forfettario posso rateizzare i contributi INPS Gestione Separata?

Sì, i contributi della Gestione Separata INPS (26,07% nel 2026 per i professionisti senza altra copertura previdenziale, 24% per chi è iscritto ad altre gestioni o pensionati) possono essere rateizzati come qualsiasi altro debito contributivo. Le regole della dilazione amministrativa e di quella sui ruoli sono le stesse.

Cosa succede se decado dalla rateazione?

In caso di decadenza, l’intero residuo del debito (capitale, sanzioni e interessi) diventa immediatamente esigibile. In fase amministrativa, il debito viene iscritto a ruolo e affidato ad AdE-R. In fase di riscossione, partono le procedure esecutive (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento). Inoltre, di norma non è più possibile chiedere una nuova rateazione sullo stesso debito.

Posso chiedere la dilazione a 60 mesi solo se sono in grave crisi?

In fase amministrativa, le dilazioni più lunghe (fino a 60 rate) sono concesse solo in casi di particolare gravità e richiedono documentazione. In fase di riscossione AdE-R, invece, già nel 2025-2026 puoi chiedere fino a 84 rate su semplice dichiarazione (per importi sotto 120.000 €) e fino a 120 rate con documentazione, senza necessità di essere in crisi grave.

Conclusioni e prossimi passi

Le dilazioni INPS rappresentano un’opportunità concreta per uscire da una situazione di debito contributivo senza compromettere la continuità della propria attività o della propria vita professionale. Con la Riforma della Riscossione 2024-2026 il quadro normativo è oggi più favorevole rispetto al passato, soprattutto per i debiti iscritti a ruolo, dove le rate possono arrivare fino a 84 (su semplice richiesta) o 120 (con documentazione).

Tuttavia, ottenere una dilazione richiede attenzione: documentazione corretta, scelta del numero di rate adeguato ai propri flussi di cassa, gestione puntuale dei pagamenti per evitare decadenze. Affidarsi a un CAF esperto come Centro Fiscale di Udine ti permette di valutare la soluzione migliore per la tua situazione specifica, gestire al meglio la documentazione e mantenere il DURC sempre regolare.

Se hai debiti contributivi INPS e vuoi capire quale dilazione ti conviene davvero, prenota un appuntamento presso il CAF Centro Fiscale di Udine: i nostri consulenti analizzeranno la tua posizione contributiva, simuleranno i piani di rateazione possibili e ti accompagneranno passo dopo passo nella presentazione della domanda. Chiamaci allo 0432 1638640, scrivici su WhatsApp al 366 6018121 o scrivi a info@centrofiscale.com.

Fonti normative principali: D.Lgs. 29 luglio 2024, n. 110 (Riforma della Riscossione); art. 19 DPR 602/1973 come modificato dal D.Lgs. 110/2024; art. 116 Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (sanzioni civili e interessi di dilazione); Circolare INPS n. 108 del 12 luglio 2013 e successive integrazioni in materia di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa.

Maggio 22, 2026/da Team CAF Centro Fiscale
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