Il disegno di legge di bilancio 2027 prevede un credito d’imposta cloud fino al 30% dei canoni di abbonamento a servizi di cloud computing sostenuti nel 2027, 2028 e 2029. Spetterebbe alle imprese residenti in Italia e alle stabili organizzazioni di soggetti esteri, entro un tetto di 30 milioni di euro l’anno.
Si tratta per ora di una proposta del Governo: il testo è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 e trasmesso alle Camere, dove può ancora essere modificato.
In sintesi
- Credito d’imposta fino al 30% dei costi di competenza 2027, 2028 e 2029 per i canoni di servizi cloud.
- Beneficiarie: imprese residenti in Italia e stabili organizzazioni di soggetti non residenti.
- Fondi limitati: 30 milioni di euro per ciascun anno dal 2027 al 2029.
- Il credito si usa solo in compensazione, non è tassato e si può cumulare con altre agevolazioni entro il costo sostenuto.
- Servirà un decreto attuativo entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge: l’approvazione è attesa entro il 31 dicembre 2026.
Indice dei contenuti
- Che cos’è il credito d’imposta cloud previsto dalla manovra 2027?
- Chi può ottenere il credito d’imposta cloud?
- Per quali spese spetta il credito d’imposta cloud?
- Quanto vale davvero il bonus: cosa significa «fino al 30%»?
- Come si usa il credito e che trattamento fiscale ha?
- Quando arriverà il decreto attuativo e cosa succede adesso?
- Domande frequenti
- Fonti
Che cos’è il credito d’imposta cloud previsto dalla manovra 2027?
È un contributo che lo Stato riconosce sotto forma di credito d’imposta, cioè uno sconto sulle imposte e sui contributi da versare. L’impresa non riceve denaro: lo usa per pagare altre somme dovute, come imposte o contributi, attraverso il modello F24.
La misura è contenuta nell’articolo 12 del disegno di legge di bilancio 2027, che l’ha intitolata «Contributo, sotto forma di credito d’imposta, per canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing relativi all’utilizzo di beni strumentali immateriali». Il cloud computing è l’uso di programmi e capacità di calcolo forniti online in abbonamento, invece che installati sui computer dell’azienda.
La norma fa parte del pacchetto della manovra descritto nella nostra guida sulla legge di bilancio 2027 e sul percorso del documento programmatico.
Chi può ottenere il credito d’imposta cloud?
Secondo il testo, il beneficio è rivolto a due categorie:
- le imprese residenti nel territorio dello Stato;
- le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, cioè le sedi fisse attraverso cui un’impresa estera svolge la propria attività nel nostro Paese.
Il disegno di legge non indica requisiti ulteriori, come il settore, la dimensione o il fatturato. Eventuali condizioni aggiuntive potrebbero comparire nel decreto attuativo o nelle modifiche parlamentari. Per questo conviene aspettare il testo definitivo prima di fare programmi di spesa.
Per quali spese spetta il credito d’imposta cloud?
Il credito riguarda i canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing relativi all’utilizzo di beni strumentali immateriali, cioè programmi e risorse non fisiche usati nell’attività, di cui all’allegato F del testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117). Contano i costi di competenza di ciascun anno, ossia quelli che appartengono all’esercizio, indipendentemente da quando si pagano.
L’elenco preciso dei beni dell’allegato F non è riportato nell’articolo 12, quindi non è possibile dire oggi quali servizi rientrino. Per sapere se un abbonamento rientra occorrerà verificare l’elenco dell’allegato F nel testo unico delle imposte sui redditi e le indicazioni del decreto attuativo.
Quanto vale davvero il bonus: cosa significa «fino al 30%»?
Il testo parla di un credito «fino al 30 per cento» dei costi: è un massimo, non una percentuale garantita. Un esempio semplice: un’impresa che sostiene 10.000 euro di canoni cloud in un anno potrebbe ottenere al massimo 3.000 euro di credito.
C’è però un limite complessivo: i fondi sono 30 milioni di euro per ciascun anno dal 2027 al 2029. Se le richieste superassero questa cifra, l’importo effettivo potrebbe risultare più basso del 30%, a seconda delle procedure di concessione che stabilirà il decreto attuativo. Per ora non si conoscono né la percentuale effettiva né i tempi o le modalità di presentazione delle domande.
Come si usa il credito e che trattamento fiscale ha?
Il disegno di legge fissa alcune regole importanti:
- Solo compensazione: il credito si utilizza esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 3 del d.lgs. 24 marzo 2025, n. 33, il testo unico sui versamenti e sulla riscossione.
- Senza i limiti ordinari di compensazione: non si applica il limite del comma 10 dello stesso articolo 3 né quello dell’articolo 63, comma 1, del d.lgs. 5 agosto 2026, n. 141.
- Non è tassato: non concorre a formare il reddito né la base imponibile dell’IRAP.
- Rapporto degli articoli 72 e 118, comma 10, del TUIR: non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 72 e 118, comma 10, del testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 117/2026).
Il credito è inoltre cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi costi, purché il totale dei benefici, tenendo conto anche della non tassazione, non superi il costo effettivamente sostenuto.
Quando arriverà il decreto attuativo e cosa succede adesso?
L’articolo 12 rinvia a un decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Dovrà essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge e stabilirà criteri e modalità di attuazione, con particolare attenzione alle procedure di concessione che garantiscano il rispetto dei limiti di spesa annuali.
Il percorso è questo: il Parlamento esamina il disegno di legge di bilancio, può modificarlo, e l’approvazione definitiva è attesa entro il 31 dicembre 2026. Solo dopo l’entrata in vigore della legge e l’emanazione del decreto si potranno conoscere le regole operative. Fino ad allora il bonus resta una previsione e non si possono presentare richieste.
Domande frequenti
Il credito d’imposta cloud è già in vigore?
No. È previsto dall’articolo 12 del disegno di legge di bilancio 2027, che deve essere approvato dal Parlamento, di norma entro il 31 dicembre 2026. Il testo può cambiare durante l’esame.
Il credito d’imposta cloud è sempre del 30%?
No, il disegno di legge parla di un credito «fino al 30%» dei costi. Poiché i fondi sono limitati a 30 milioni di euro l’anno, l’importo effettivo potrebbe dipendere dalle procedure stabilite dal decreto attuativo.
Si può cumulare con altri incentivi?
Sì, secondo il testo è cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi costi, a condizione che il cumulo non superi il costo sostenuto, tenendo conto anche del fatto che il credito non è tassato.
Come si utilizza il credito?
Solo in compensazione, cioè per pagare imposte e contributi tramite F24, senza il limite previsto dal comma 10 dell’articolo 3 del d.lgs. 33/2025 e senza quello dell’articolo 63, comma 1, del d.lgs. 141/2026.
Fonti
- Consiglio dei ministri, comunicato stampa n. 195 del 28 ottobre 2026.
- Disegno di legge di bilancio 2027 (testo bollinato del 30 ottobre 2026, trasmesso alle Camere), articolo 12: contributo, sotto forma di credito d’imposta, per canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing.
Dopo l’approvazione della legge di bilancio, il passaggio decisivo sarà il decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, che chiarirà procedure e importi effettivi. Le informazioni ufficiali sono pubblicate sul sito del Governo e, per le norme definitive, in Gazzetta Ufficiale.
Questo articolo è stato redatto con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dalla redazione di Centro Fiscale, che ne è responsabile dei contenuti.




